Ancora sulla metafora
• RE, 21 ottobre 2013
T: Manovra in Parlamento: partiti pronti ad un assalto da 10
miliardi
• La diligenza della legge di stabilità inizia da domani un
percorso assai pericoloso. Tra le gole delle Commissioni
parlamentari stanno affilando le armi e preparando gli
agguati i Sioux. (Roberto Petrini)
Forme del discorso riportato.
Usi e abusi nel giornalismo
Polifonia
• Quando oggetto della parola è un’altra parola, altrui o propria, che si intreccia
alla prima con forme e intenzioni diverse:
Stratificazione del discorso
dialogismo
intertestualità e intratestualità
discorso riportato (o citazione)
Bachtin (Estetica e romanzo (1975), Einaudi, 1979) ha sottolineato che in una gran
quantità di testi, soprattutto letterari, si devono riconoscere diverse voci, attribuite a
soggetti che parlano simultaneamente.
Ducrot (Le dire et le dit, Paris, 1984) ha sviluppato questa idea (anche sulla scia di
Benveniste) mostrando che la pluralità delle voci è rintracciabile non solo in testi
complessi, ma anche all’interno di un singolo enunciato.
Ma Ducrot esclude dalla polifonia i casi di discorso riportato, che invece vengono
ormai fatti rientrare a pieno titolo tra i fenomeni polifonici.
Polifonia del giornale
Fisiologica: molteplicità di enunciatori delegati
Le diverse voci, ciascuna dotata di un proprio stile
enunciazionale, tendono
• a confluire in una voce coerente della testata (nel caso dei
quotidiani agenda e attivisti)
oppure
• a mantenere la propria specificità come prova della pluralità delle
posizione (nel caso dei quotidiani istituzionali che applicano una
strategia di neutralizzazione, es. del Corriere della sera)
Altro livello di polifonia:
forme del discorso riportato
La trasmissione e la discussione dei discorsi altrui, della
parola altrui è uno dei temi più diffusi e importanti del
discorso umano (Bachtin,Estetica e romanzo, tr.it.
1979:145)
Il giornalismo è il luogo professionalmente deputato alla
resa della parola altrui.
• CdS, 18.3.2012
T. «Riforme condivise, alla politica serve moralità »
T. Monti: basta veti sul lavoro
C. «Tutti cedano qualcosa ». Ma imprese e Cgil: intesa lontana
• RE, 18.3.2012
T. Monti: “Sindacati cedete qualcosa”
C. Gelo da Cgil, Cisl e UIL. Il premier: Fiat può investire dove vuole
T. Napolitano, appello ai partiti
“Moralità contro corruzione”
• St, 18.3.2012
T. Lavoro, Monti ai sindacati
“Rinunciate a qualcosa”
T. Napolitano, la scossa ai partiti
“Comportamenti più trasparenti”
• Li
T. Le nuove tasse di Monti
St. Mario molla i sindacati: l’art. 18 si cambia in settimana. Ma sugli ammortizzatori
rischia il posto
Altri esempi
Libero online 24.4.09
Berlusconi celebra “la libertà di tutti” / Franceschini: ritiri la legge su
Salò
RE online 25.4.09
Berlusconi: ‘No equidistanza fra fascisti e partigiani’ /Il Pd: “Ritiri il ddl
su Salò
St:Celebrato il 25 aprile. A Onna il cavaliere riconosce il contributo dei comunisti e parla
“del rispetto per chi lottò dalla parte sbagliata”. Poi dice: “Potrebbe diventare la Festa
della libertà”. Franceschini: “Parole importanti ma il nome non si cambia”. Napolitano:
“Pietà per tutti”. Folla a Milano, fischi a Formigoni. Roma, Alemanno non va.
Cs online, 25.4.09
Berlusconi: 25 aprile di tutti / Pd: allora fermi il ddl su Salò
St: Il premier prima all’Altare della Patria con Napolitano, poi a Onna:
“Rispetto anche per chi fu dalla parte sbagliata, ma no alla neutralità: la
resistenza valore fondante della nazione”. Il Capo dello Stato: “A nessun
caduto di qualsiasi parte si può negare rispetto e pietà”. Franceschini: “No
a equiparazioni tra repubblichini e partigiani”.
Messaggero online, 25.4.09
25 aprile, Napolitano: pietà per tutti i caduti
Berlusconi: rispettare anche parte sbagliata
St: Franceschini: Pdl ritiri il progetto che equipara repubblichini e partigiani
Alemanno non va a Porta San Paolo: rischio contestazioni
La Moratti diserta le celebrazioni a Milano /contestato Formigoni
il Manifesto online, 25.4.09
Le piazze rubate del 25 aprile /
Una resistenza troppo condivisa
Il 25 aprile celebrato in tutto il Paese
Berlusconi: “Diventi festa della libertà”
Il premier a Onna: “Viva il 25 aprile, la festa di tutti gli italiani, festa che deve diventare
di libertà. La Resistenza, come il Risorgimento, è un valore fondante”. In mattinata il
presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio hanno celebrato la
Liberazione a Roma, al Milite Ignoto. Berlusconi: “Pietà anche per i repubblichini”.
Stop di Franceschini. Napolitano: “Pietà per tutti”.
Il giornale online, 25.4.09
Milano, fischiato il governatore Formigoni
Franceschini: “Il nome della festa non si cambia”
Che cos’è il discorso riportato?
Il discorso riportato è discorso nel discorso, espressione nell’espressione, e
allo stesso tempo è anche discorso sul discorso, espressione
sull’espressione.[…]
Il discorso riportato è considerato dal parlante come un’espressione
appartenente a qualcun altro, un’espressione che era in origine totalmente
indipendente, completa nella sua costruzione, e situata fuori del contesto dato.
Ora, è da questa esistenza indipendente che il discorso riportato viene
trasposto in un contesto di un autore mentre conserva il suo contenuto
referenziale e per lo meno i rudimenti della sua integrità linguistica, della sua
originale
indipendenza
di
costruzione.
L’espressione
dell’autore,
nell’incorporare l’altra espressione, fa entrare in gioco norme sintattiche,
stilistiche e composizionali per la sua parziale assimilazione.[…]
Il meccanismo di questo processo è situato non nell’anima individuale ma nella
società (Vološinov, Marxismo e filosofia del linguaggio (1929), Dedalo, 1976:
199,200,202).
Forme del discorso riportato
Quattro forme fondamentali:
•
•
•
•
Discorso diretto
Discorso indiretto
Discorso indiretto libero
Discorso diretto libero
La tendenza oggi dominante a preferire schematizzazioni di tipo continuo
(fuzzy sets) a schematizzazioni di tipo discreto, ha portato a considerare le
diverse forme di discorso riportato come varietà comprese entro i due estremi
della mimesi (discorso diretto) e della diegesi (discorso indiretto) del discorso
originario o discorso primo, di cui le varie forme di discorso riportato sono una
derivazione.
Mimesi e diegesi
• Sono le due dimensioni costitutive dell’organismo narrativo
• mimesi, ovvero dialogo, citazione o riproduzione di parole:
“testo di personaggi” . La citazione della parola altrui è prima di
tutto riproduzione della immagine che di essa ci si è fatta
(Mortara Garavelli, La parola d’altri, 1985: 82).
• diegesi, cioè racconto, descrizione e avvenimenti: “testo di
narratore”
Criterio fondamentale per distinguere
DD e DI
• La presenza di uno oppure di più centri deittici: distinzione tra diversi
locutori e tra locutori ed enunciatori.
• Nel DI il centro deittico è sempre uno solo e rimanda sempre e soltanto al locutore
dell’atto di enunciazione.
• Nel DD i centri deittici sono sempre almeno due.
Nella grammatica funzionale
• Il DD è un processo verbale di tipo paratattico
• Il DI è un processo mentale fondato sull’ipotassi, nel
quale la parte proiettata non è una riproduzione letterale
ma un significato (Halliday 1985: 250-73).
Criteri di distinzione tra le forme di DR
• Forme dirette vs forme indirette
• Forme legate vs forme libere (cioè prive di elementi introduttori)
Le forme di DIL sono ibridazioni di vario tipo tra DD e DI
“Libero” va inteso soprattutto nel senso di “libero dalle restrizioni tipiche delle forme puramente
diegetiche (come nel DI classico).
• Considerazioni
morfo-sintattiche (subordinatori, cornici esplicite)
(trattamento tradizionale e scolastico del discorso riportato)
• Considerazioni pragmatiche: resa rappresentativa e imitativa
(dimensione polifonica) vs descrittiva (azione discorsiva tra parlanti, in
determinati contesti, e che condividono determinate conoscenze)
Si tratta di criteri spesso discordanti (Calaresu 2004:34), il primo
dipendente da una prospettiva centrata sulla lingua scritta e letteraria,
il secondo da una prospettiva centrata sul parlato.
Introduttori
• Segnalatori espliciti di discorso o clausole citanti (terminologia strutturale-
sintattica), cioè porzioni discorsive che esplicitamente introducono la riproduzione
della parola d’altri.
• La cornice discorsiva può trovarsi prima, dopo o in mezzo alla parte citata
• Varietà di forme:
• X ha detto
• X sostiene, osserva….
• Secondo X
• A parere di X
• Con le parole di X
CdS, 10.5.2011:
•
•
•
•
Definisce
Smentisce
Conclude
attacca
• Ecc.
• In forma parentetica [… (secondo X)…] segnalano una presa di distanza
maggiore del reporter rispetto al discorso riportato
• I due punti danno un tono più incisivo al discorso riportato che segue
Modalità degli introduttori
La modalità riguarda le forme linguistiche utili a segnalare il proprio
atteggiamento e la propria adesione nei confronti del discorso riportato.
Gli introduttori sono strumenti di variazione della modalità epistemica (soggettiva
oppure oggettiva) (Venier 1991)
Calaresu (p. 36) (con Reyes 1994) preferisce utilizzare l’espressione “modalità
evidenziale di tipo citativo”, più ampia rispetto alla precedente, che esprime
credenza, opinione o inferenza del reporter.
Evidenziali: espressioni o segnali che indicano a che tipo di fonte si appoggia il
parlante nell’asserire qualcosa; mezzi linguistici che indicano in che modo il
parlante ha ottenuto l’informazione su cui si basa un’asserzione
Chafe (1986) distingue anche tra fonte di conoscenza (evidenza diretta,
linguaggio, ipotesi) e modo di conoscenza (credenza, induzione, deduzione,
doxa)
Willett (1988) distingue tra tipi diretti di evidenza (visiva, uditiva, percettiva in
generale) e tipi indiretti (riportata: di seconda mano, di terza mano, di senso
comune; inferita).
• È necessario prestare attenzione al contesto citante, al “discorso
riportante” in cui si inserisce il discorso riportato.
• «Coloro che per primi analizzarono le forme del discorso riportato
commisero l’errore fondamentale di separare praticamente il discorso
riportato dal contesto che lo riportava. Ciò spiega perché il loro modo
di trattare queste forme è così statico e inerte (una descrizione
applicabile all’intero campo dello studio sintattico in generale). Invece
il vero oggetto di indagine dovrebbe essere precisamente
l’interdipendenza dinamica di questi due fattori, il discorso che viene
riportato (il discorso dell’altra persona) e il discorso che lo riporta (il
discorso dell’autore). In definitiva i due discorsi esistono realmente,
funzionano e prendono forma soltanto nella loro interrelazione, e non
per conto proprio, l’uno separato dall’altro. Il discorso riportato e il
contesto che lo riporta non sono che termini di una interdipendenza
dinamica.» (Vološinov, Marxismo e filosofia del linguaggio (1929),
Dedalo, 1976:205)
• In generale l’espressione “discorso riportato” individua lo studio
dell ’ insieme del discorso riportante e del discorso riportato. Ma
Calaresu (p. 109) propone di adottare questa espressione solo come
iperonimo di DI, DD, DIL, DDL e di distinguerlo dal discorso riportante
e citante, per utilizzare infine l ’ espressione rappresentazione o
riproduzione di discorsi per indicare il loro insieme.
• La riproduzione della parola altrui è un fenomeno del discorso che
riguarda la messa in relazione di due diversi contesti e due diversi
scopi (quelli del discorso citante e del discorso citato) (Calaresu:107)
• Il DD è una delle forme di rappresentazione del D originario (discorso
primo); resta un discorso secondo anche quando (caso raro)
riproduce esattamente la forma del discorso originario.
• Condizioni del DR secondo Mortara Garavelli (La parola d’altri, 1985):
• Metareferenzialità: quando cioè una enunciazione viene assunta come
oggetto di un’altra enunciazione
• Rappresentatività: è necessario che venga rappresentato l ’ oggetto o
argomento del DR (Calaresu preferisce parlare di “ rappresentazione,
riassuntiva, del tema del discorso: operazione affine alla assegnazione di un
titolo)
• Non-performatività: il verbo dire che funziona da introduttore non deve
svolgere funzione performativa (valido per le autocitazioni)
• Calaresu adotta la prospettiva di Mortara Garavelli, modificando però la
prima condizione attraverso la condizione della multiplanarietà,
preferendo assumere la parte riportata solo come oggetto di citazione
(non dunque necessariamente identificata con il tema del discorso e
dunque non sempre esplicita).
• La multiplanarietà enunciativa comporta la moltiplicazione interna alla
enunciazione dei piani enunciativi, cioè uno sfasamento di piani
enunciativi. Tale sfasamento può essere riprodotto tramite la presenza
di almeno due centri deittici (DD), oppure solo raccontato e descritto,
come nelle forme di citazione indiretta.
Questioni
• Sottostima quantitativa delle possibilità a disposizione del parlante
per riportare la parola d’altri
• Sottostima qualitativa degli aspetti funzionali legati alle diverse forme
del DR
Funzioni del DD
Nel racconto:
• Contestualizzazione del climax di una narrazione (messa in evidenza
dei punti cruciali)
• Intensificazione della dimensione emotiva (riproduzione di scambi di
botta e risposta: esemplificazione delle situazioni di conflitto)
• Distanziamento dalla voce del locutore riportato
Nella argomentazione
• Rafforzamento di una tesi attraverso una strategia di autenticazione:
caso estremo in cui il locutore citato fa da portavoce al locutore
citante.
Altre possibili funzioni verranno attivate di volta in volta dal contesto del
DR
Nel giornalismo:
apparente centralità della funzione di
verità del DD
Problema
• Quando si riportano le parole, ci si conforma a quanto
realmente detto?
• Ricerche di Tannen, Mizzau, Sakita
La posizione di D.Tannen
Talking Voices, Cambridge University Press, 1989
• Nei quotidiani il DD sembra la forma di distanziamento (hedging)
più frequente, soppiantando altre forme con funzione analoga, quali
l’uso di forme discorsive del tipo “forse”, “probabilmente”, “il
cosiddetto”, “il presunto”; verbi modalizzatori o al condizionale.
• Il ricorso al DD nei titoli sembra conferire loro “neutralità”,
introducendo una forza illocutiva globale di tipo espositivo.
• Ma un esame condotto sui titoli di giornali quotidiani conferma
che le frasi tra virgolette contenute nei titoli non rispettano in
alcun modo la letteralità del discorso altrui.
• Proverbio Wolof (1989:101): “Everything can be moved from
one place to another without being changed, except speech”.
Riferire un discorso significa correlarlo alla prospettiva del
ricevente.
• Il DD non assolve una funzione meramente riproduttiva. Più
che riportare le parole effettivamente usate il DD sembra
aggiungere vivacità alla narrazione, fornire la possibilità di
diverse prospettive e dare l ’ impressione di un ’ autentica
ripetizione dell’evento, senza però esserlo davvero.
• Il DD riguarda dunque non la riproduzione di enunciati ma
l’evocazione di situazioni enunciative.
La posizione di Mizzau
La finzione del discorso riportato, in Orletti (a cura di), Fra
conversazione e discorso, Carocci, 1994
La funzione del DD è
• fornire una informazione rapida
• costruire un effetto di immediatezza e massima sinteticità
• Ipersemplificazione
• messa in rilievo di aspetti marginali ma suggestivi
• da parte del lettore, si può assumere una accettazione della
convenzione di autenticità sulla base della condivisione tacita della
operazione di finzione (p. 254).
La posizione di Sakita
Reporting Discourse, Tense and Cognition, Amsterdam, Elsevier, 2002:
fattori contestuali, intertestuali e pragmatici influenzano la scelta tra
diversi stili:
• Un testo lungo e complesso porta preferibilmente a una ripresa nella
forma del DD (e tuttavia, per Tannen, proprio questo tipo di discorso
difficilmente può essere riportato in modo diretto)
• Ma la scelta è dettata anche da finalità comunicative:
• Affidabilità del parlante
• Drammatizzazione
• Rapporto primo piano/sfondo
Sfondo e primo piano
• Elementi in primo
piano: discorso diretto
• Informazioni
contestuali, sfondo:
discorso indiretto
Santulli 2005
• Aggiunge:
• il principio di autorità, che consente di mettere in risalto e dare
risonanza al discorso di un personaggio.
Esempio: Il discorso di Berlusconi a Strasburgo (2.7.2002),
cfr. Santulli, Il potere delle parole, le parole del potere, Angeli, 2005.
Il Giornale:
T. «Così l’Italia ridarà slancio all’Europa»
St. Berlusconi illustra il programma: dall’allargamento ad est alla
riforma delle pensioni
Calaresu
Alle funzioni già evidenziate, Calaresu aggiunge quella della
tipizzazione: il parlante citato viene caratterizzato attraverso le parole
che il parlante citante gli attribuisce.
Stipulazione di autenticità
• Mentre le definizioni tradizionali del DD includono il tratto della fedeltà
al discorso primo, le analisi condotte su forme di DR nella forma
diretta mettono in evidenza una diffusa infedeltà
• L’infedeltà nel riportare discorsi riguarda primariamente il passaggio
da una forma parlata ad una seconda forma parlata, ma anche da
una forma parlata a una forma scritta.
• Più raramente da una forma scritta a una forma scritta (vedi studio di
Santulli sul discorso di Berlusconi a Strasburgo, 1° luglio 2003)
Livelli di fedeltà
Secondo Short (1988) la fedeltà del DD riguarda tre diversi
livelli:
• La forza illocutiva, cioè la funzione comunicativa del discorso primo
• Il contenuto proposizionale del discorso primo
• Il lessico e le strutture del discorso primo
Tipi di infedeltà nel DD
Sulla base di Short, Calaresu individua 4 tipi di infedeltà:
• Di forma rispetto al lessico e alla struttura del discorso primo
• Pragmatica rispetto alla forza illocutiva ma anche agli aspetti
contestuali del discorso primo
• Esistenziale (esistenza stessa del discorso primo)
• Sia formale che pragmatica
L’infedeltà formale e pragmatica produce l’infedeltà
(involontaria) di contenuto o proposizionale
• Infedeltà di forma (la più diffusa):
• Il DD è una parafrasi riassuntiva del discorso primo, più o meno
elaborata o semplificata.
• Infedeltà contestuale o pragmatica (riguarda anche il DI)
• Relativa al mancato rispetto della forza illocutiva: ironia, ordine,
esclamazione ecc.
• Combinazione della infedeltà formale e pragmatica
• Modifica del contesto di inserimento degli enunciati proferiti
• Modifica del tono emotivo
• Modifica della forma lessicale e sintattica
Ma modificare il grado di assertività, la modalità, l’impegno, il lessico
(non esistono sinonimi assoluti) incide sul significato delle parole
riportate.
• Infedeltà esistenziale
• Quando il discorso primo non è mai esistito (è solo immaginato o
evocato). Funzione di drammatizzazione che guida la decodifica e
l’interpretazione dell’interlocutore.
• Secondo Calaresu in questo caso si ha un inversione del ruolo di
portavoce: nel DD il parlante citante fa da portavoce al parlante
citato, nel DD fittivo il parlante (inventato) citato fa da portavoce al
parlante citante, che generalmente gli fa esprimere una propria
valutazione (vedi Percontatio)
• Modalità
tipica della narrazione artistica (letteraria o
cinematografica) oppure del parlato ordinario (anticipazione di
discorsi che potrebbero avvenire o richiamo a discorsi che
avrebbero potuto realizzarsi).
La valutazione delle conseguenze della infedeltà varia sui
tre assi (diastratico, diamesico e diafasico), da una
maggiore tolleranza nei contesti familiari ad una minore
accettabilità nei contesti ufficiali e scritti. Nel discorso
ordinario la richiesta di fedeltà riguarda quasi
esclusivamente i contenuti, nei discorsi formali e ufficiali
riguarda anche la forma.
L’infedeltà esistenziale è molto grave in contesti giudiziari,
giornalistici, politici, scientifici.
Percontatio
(esempio di infedeltà esistenziale)
Finzione di uno scambio di domande e risposte tra l’oratore e l’avversario e
tra l’oratore e il pubblico, tipica degli articoli di fondo:
“Poi stupisce l’altra reazione: «Lo sapevamo». Ma che cosa sapevamo?
Sospettavamo, questo sì […]. Allo stesso modo, stupisce un’altra reazione,
che è corollario della precedente: «Finalmente». Finalmente cosa?
Finalmente che si indaga […]? Finalmente che qualcosa si viene a sapere
[…]? O finalmente che Belzebù è stato preso per la coda […]?” (La Stampa,
29.3.93, in Mortara Garavelli 1999:398)
«Rottamazione? Ma anche no». Silvio Sircana ha fatto una battuta cult: «Mi
metterò una t-shirt per rispondere a Renzi: Ave Matteo, rottamaturi te
salutant»
Massimo Giannini, RE 26.4.2011
«Manovre, congiure, complotti? Sciocchezze. Qui si lavora,
come sempre…». Nonostante i veleni che l ’ hanno
preceduta, Giulio Tremonti racconta di aver passato una
Pasqua «assolutamente tranquilla». Una Pasqua di
«ordinario lavoro», appunto: «business, as usual», come
diceva Churchill agli inglesi ai tempi delle grandi guerre.
Cause della infedeltà
• Riferire un discorso significa sempre
• correlarlo alla prospettiva del ricevente
• Adattarlo a un diverso contesto
• Collocarlo in un diverso genere testuale
• Adattarlo a un diverso mezzo (problema diamesico: passaggio dal parlato
al parlato; dal parlato allo scritto, dallo scritto al parlato, dallo scritto allo
scritto)
La riproduzione della parola d’altri è cioè sempre orientata (Sternberg
parla di fattori costituzionalmente anti-riproduttivi)
• La resa fedele non è la principale funzione del DD nel caso del
parlato e non lo è sempre nel caso dello scritto.
Locutore / enunciatore
Locutore = soggetto della enunciazione (chi parla)
Enunciatore = responsabile dell’atto illocutivo, punto di vista dell’enunciazione
Angelo Acquaro, RE, 3.5.2011
Che sapore ha la vendetta? Wayne Hobbin non avrebbe immaginato di inginocchiarsi
davanti a Ground Zero […].
Renzo Guolo, RE, 3.5.2011
Che ne sarà di Al Qaeda dopo la morte di Bin Laden? L’organizzazione che,
contando sugli ingenti mezzi e contatti del suo fondatore ha segnato un passaggio
epocale […].
Le domande poste dalla prima parte dei due enunciati introducono un
enunciatore (il lettore, che sembra voler sapere qualcosa dal giornalista):
forma non esplicitata di discorso riportato.
Forma eco, che rientra tra i fenomeni di riproduzione del discorso altrui (il
fenomeno eco è una forma di ripetizione) (vedi sopra Percontatio).
DD e ricontestualizzazione
Considerato che ogni DD deve essere ricontestualizzato in
rapporto al lettore e perciò introdurre delle modifiche
rispetto al discorso primo, la questione sarà quella di
stabilire la misura di tali modifiche (cfr. Short 1994, in
Calaresu:61)
Sul piano della produzione: limiti di memoria, vincoli di
spazio grafico e di pregnanza impediscono la
riproduzione fedele di un discorso
La scarsa fedeltà del DD è una conseguenza del ruolo del
giornalista, che
• non è un registratore passivo ma un interprete attivo
• Ha vincoli spaziali
• Vincoli di significatività e di pregnanza
• Sul piano della ricezione la forma del DD risulta più
congeniale alla focalizzazione, perché
• cattura meglio l’attenzione
• Induce il lettore ad accostarsi all’articolo come ad una riproduzione
fedele
• Risulta più immediatamente comprensibile
• È più espressivo, riduce la distanza tra scritto e parlato
• Il DD ha qui funzioni affini a quelle che ha nel parlato (cui in
generale la scrittura giornalistica tende sempre più ad avvicinarsi)
• Ha un forte potere indicale (deitticità, propria delle enunciazioni
dirette)
• Economizza e semplifica
• Drammatizza il racconto e ha un effetto di presa diretta: chi legge
ricava inconsapevolmente un ’ impressione di simultaneità fra
l’avvenimento e la sua ricezione.
DD e intervista
Eco, Sulla stampa, 1997: i giornali traboccano di interviste
Cause:
• Settimanalizzazione, spettacolarizzazione, teledipendenza (Murialdi 2002)
• Influenza del linguaggio politico sempre più immediato e spontaneo
Effetti
• Aumento della polifonia, che diviene sempre più complessa
La diffusione del DD è comune a tutte le tradizioni
giornalistiche?
• No: è decisamente caratteristica del giornalismo italiano
• Ancora una questione di contratto di lettura: cosa significano le
virgolette per il lettore anglofono e cosa significano per il lettore
italiano?
Giornalismo italiano e
giornalismo anglofono
• Il patto tra giornalista e lettore nei paesi anglofoni include
l’esattezza (e dunque la fedeltà) delle citazioni (criterio di
veridicità verbale)
• Quello tra giornalisti e lettori italiani ammette la modifica
dei discorsi tra virgolette, sia per esigenze di sintesi, sia
per evitare la frammentazione del parlato (criterio di
veridicità sostanziale)
• Problema del rapporto tra fatti e interpretazioni
Funzioni del DD nel giornalismo
anglofono
• Segnalare le parole effettive del personaggio (cioè un fatto)
• Distanziarsi
quanto
dichiarato
(deresponsabilizzazione del giornalista)
da
dal
personaggio
• Aggiungere alla narrazione lo stato d’animo, il tono emotivo del
personaggio
In generale il DD è un ’ eccezione, non la regola nella scrittura
giornalistica. La resa attraverso il DI consente di focalizzare meglio il
racconto (A. Bell, The Language of News Media, 1991). Anche
Scollon (Mediated Discouse as Social Interaction. A study of News
Discourse, 1998) sottolinea il maggiore controllo sul racconto
consentito dal DI.
Caratteristiche della tradizione italiana
• Ruolo dell ’ interpretazione, in quanto lettura autorevole dei fatti
(onestà vs oggettività); influenza della prospettiva filosofica
ermeneutica ma anche della tradizione religiosa (Colombo 1995)
• Scarsa
considerazione del ruolo della lingua e in generale
dell’organizzazione verbale del testo (modalità, scelte lessicali ecc.)
• Eccessiva fiducia nelle proprie capacità di resa del contenuto
sostanziale
Vedi anche considerazioni di Papuzzi, Professione giornalista, nuova
edizione 2010: 39-45.
Questione in gioco
• C’è una correlazione tra diversi tipi di testate e uso del DD?
Una ricerca di Santulli ha mostrato che il DD compare più frequentemente nei
quotidiani politicamente schierati, mentre il ricorso al DI è più frequente nei
quotidiani istituzione.
E’ sempre così?
• C’è una correlazione tra sezioni del quotidiano e DD?
• La fedeltà del discorso è una questione etica oppure una questione
linguistica?
Un genere inutile: le interviste
alla gente comune
• Aldo Grasso, CdS, 11.11.2012: Per favore: cancellate le interviste alla gente
comune
• Dieci motivi per la loro definitiva cancellazione:
• Non servono a niente, sono piene di banalità, fanno colore e basta
• Sono altamente manipolabili: il giornalista seleziona quelle che servono a sostenere
la tesi del servizio
• La gente, pur di apparire, è pronta a dire qualsiasi cosa
• Il passante disposto a farsi intervistare per strada da un tg o è un perdigiorno o è un
esibizionista
• L’uomo della strada viene spesso spacciato per opinione pubblica (o vox populi), ma
non è verò: è solo sbornia demagogica
• Le interviste per strada (in cui rientrano anche quelle al citofono) sefvono solo al
giornalista per non assumersi la responsabilità etica di quello che sta mandando in
onda
• Con l’abolizione dell’intervista per strada si eviterebbe che il cronista si avvicini a
una persona che ha appena subito una grave disgrazia per assalirla con la fatale
domanda: «cosa ha provato in quel momento?», oppure «è pronto a perdonare
l’assassino di sua figlia?»
• Bisogna oscurare per sempre i vicini di casa, quelli che richiesti di un parere sul
«mostro» che abita sul loro pianerottolorispondono ogni volta: «Era una persona
normale, a posto, tranquilla».
• Quando Winston Churchill ha pronunciato la famosa frase – «la democrazia è la
peggior forma di governo possibile, eccezion fatta per tutte le altre» – aveva in
mente le interviste radiofoniche alla gente comune
• Esiste la fondata possibilità che gli intervistati non capiscano la domanda,
soprattutto per come è stata posta dai giornalisti. Quindi, è meglio evitare.
Ibridazioni
• Mortara Garavelli (Strutture testuali e retoriche, in Sobrero (a cura di),
Introduzione all’italiano contemporaneo. Le strutture, 1999:398-9) si
chiede: “Che cosa è cambiato oggi nel costume citatorio?” e osserva
che “i cambiamenti dipendono da fatti di struttura: e questi consistono
essenzialmente nella possibilità, per la lingua italiana, di attenuare o
addirittura di eliminare, nelle procedure narrative, i confini tra contesto
citante, discorso indiretto subordinato e non subordinato e stile
indiretto libero, oltre che di alternare, con un procedimento di antica
tradizione, forme citazionali dirette e indirette. Sono strategie
letterarie, praticate con successo nella narrativa dalla metà
dell’Ottocento in poi, ma anticipate, con intenti imitativi del parlato,
già da autori del Seicento, e reperibili ancor prima, sia pure
saltuariamente, in testi trecenteschi, in conseguenza dell’allentarsi
dei rigidi legami subordinativi del periodare latineggiante.”.
• Tendenza ad attenuare o addirittura a eliminare i confini tra contesto
citante, discorso indiretto subordinato e non subordinato e stile
indiretto libero
• Gli indicatori grafici tradizionali vengono usati con molta libertà:
• virgolette citazionali sia per gli enunciati che si vogliono far passare per
autentici sia per quelli che sono chiaramente parafrasi (in forma diretta)
degli originali discorsi diretti privi dei consueti indicatori grafici: il
riconoscimento è affidato alla sola struttura sintattico-pragmatica (uso della
I persona nelle frasi citate) (es.: “Manda un messaggio chiaro: non ci
fermeremo, nessuno ci fermerà”, La Repubblica5.4.93)
• La questione può essere messa in relazione con una importante
riflessione di Vološinov (1976:205-7):
«In quale direzione può muoversi il dinamismo della interdipendenza
tra il discorso riportato e quello dell’autore? Noi lo vediamo muoversi
in due direzioni fondamentali. In primo luogo, la tendenza
fondamentale nel reagire al discorso riportato può essere di
mantenere la sua autenticità e la sua integrità; una lingua può
sforzarsi di creare confini rigidi per il discorso riportato. Questa è
la prima direzione. All’interno del suo campo dobbiamo definire
rigorosamente in quale misura una comunità linguistica data
differenzia la ricezione sociale del discorso da riportare e in quale
misura l’espressività, le qualità stilistiche del discorso, la sua
colorazione lessicale, e così via, sono sentiti come valori distinti e
socialmente importanti. Può darsi che il discorso di un altro sia
ricevuto come un blocco intero di comportamento sociale, come
posizione concettuale, indivisibile, del parlante – nel qual caso viene
ricevuto soltanto il «che cosa» del discorso e il «come» viene
lasciato fuori dalla ricezione.[…].Possiamo chiamare questa prima
direzione in cui si muove il dinamismo dell’inter-orientamento tra
discorso riportato e discorso che riporta stile lineare di riportare il
• «I processi che osserviamo nella seconda direzione in cui si muove
il dinamismo dell’inter-orientamento tra discorso riportato e discorso
riportante sono di natura esattamente opposta. La lingua escogita
mezzi per far penetrare nel discorso riportato la replica e il commento
dell’autore in modo agile e sottile. Il contesto che riporta si sforza
di demolire la compattezza autonoma del discorso riportato, di
scomporla, di cancellarne i confini. Posso chiamare pittorico
questo stile di riportare il discorso. La sua tendenza è quella di
cancellare i contorni esterni, precisi, del discorso riportato; allo stesso
tempo, il discorso riportato viene individualizzato in misura molto
maggiore – la tangibilità delle varie sfaccettature di un’espressione
può essere sottilmente differenziata. Questa volta la ricezione include
non soltanto il significato referenziale dell’espressione, l’affermazione
che essa fa, ma anche tutte le peculiarità linguistiche della sua
realizzazione verbale.
Polifonia patologica:
discorso indiretto libero
Bally (1912) introduce nell’analisi del discorso riportato lo “stile indiretto
libero”
Il DIL sussiste ogni volta che il centro discorsivo (locutore) di una
enunciazione (E) funziona come tale soltanto per il sistema personale e
non anche per gli altri aspetti della deissi e per gli elementi orientativi in
genere. Tutti gli altri elementi che abbiano un qualche grado di
indessicalità (deittici di luogo e di tempo, dimostrativi, forme esclamative,
interiezioni ecc.) sono regolati invece come se il centro discorsivo fosse
costituito dal primo locutore, e ciò conformemente a quanto accade nel
DD. (Mortara Garavelli 1985:113)
Caratteristiche del DIL
(cfr. Loporcaro, 2004:108)
• Sfasatura indicale: mancanza di congruenza tra la deissi
personale e la deissi spaziale e temporale (compresi i
tempi verbali)
• Sfasatura lessicale: scelte lessicali marcate
(caratterizzate sul piano della varietà linguistica)
• Sfasatura espressiva: elementi espressivi (interiezioni,
esclamazioni) non orientati sul locutore0.
Risultato: sfasatura enunciativa o paradosso enunciativo.
• DI: L’imputato dichiarò di essere innocente
• L’enunciazione riportata è formalmente dipendente dalla enunciazione
riportante. Presenza di un unico centro discorsivo
• DD: L’imputato dichiarò: “sono innocente”
• L’enunciazione riportata è formalmente indipendente dalla enunciazione
riportante. Presenza di due centri discorsivi
• DIL: L’imputato fu interrogato. Era sempre stato amico della vittima, era
innocente
• sfasatura enunciativa o paradosso enunciativo; assenza di coerenza tra indicatori di
persona e altri indici di orientamento (spaziale e temporale)
• scelte lessicali connotate sull’asse diastratico e diafasico e marcate dal punto di
vista espressivo
• forma più ambigua: la seconda parte dell’enunciato in questo caso può essere
infatti sia affermazione dell’imputato sia constatazione oggettiva;
• funzione primaria: nascondimento del narratore; messa in scena (mimesi) della
parola dei personaggi; drammatizzazione; punto di vista del personaggio
DIL: esempi
• Si ostinava a dire che il viaggio le avrebbe fatto certo più
male. Oh, buon Dio, se non sapeva più neppure come
fossero fatte le strade!..per carità, per carità, la
lasciassero in pace! (Pirandello)
• E se ne stizzì tanto che improvvisamente si interruppe per
ordinare che, perdio, quel figliolo se ne poteva andare a
piangere di là. Aria! Aria! Un po’ d’aria intorno al letto
(Pirandello, Superior stabat lupus)
Modo e Voce
(Genette)
Discours du récit, 1972)
•Modo: punto di vista di chi orienta la prospettiva narrativa
(chi vede?, focalizzazione)
•Voce: narratore (chi parla)
• Eterodiegetico (assente dalla storia)
• Autodiegetico (protagonista della storia)
• Allodiegetico (narratore testimone della storia)
Focalizzazione
• Focalizzazione zero (assenza di focalizzazione)
• Focalizzazione interna:
la scena è vista dalla prospettiva di un personaggio
• Focalizzazione esterna:
nessun accesso alla prospettiva dei personaggi
Voce e modo nel DIL
Il DIL mescola voce e modo. Cfr. Loporcaro, p. 111:
«L’uso di deittici orientati su un personaggio L1 (caratteristica a) induce
il lettore a vedere la scena dalla prospettiva di quest’ultimo ma rende
nel contempo il modo in cui il personaggio stesso, a partire dal proprio
centro discorsivo, ne parlerebbe. L’uso di parole o espressioni
attribuibili alla varietà di lingua di L1 (caratteristica b) converge a questo
stesso effetto di focalizzazione facendo sentire una voce particolare,
quella del personaggio L1, che si sovrappone a quella del narratore».
Strategie di focalizzazione interna, esempi
• Quattordicenne folgorato a Milano mentre dipinge le pareti esterne di
un convoglio del metrò:
“Più fai metro e più spacchi, è il gergo dei writers” (Tg1, h 20.00, 17.6.2002)
• Paolo Pari era appena salito sulla sua Bmw nera quando l’hanno
giustiziato (Tg1, h 13,30, 28.12.2001)
•Il verbo giustiziare è entrato nell’uso corrente dei mass media dal gergo dei
terroristi
• Uccisi due barboni a Prato:
“Forse un giustiziere” (Tg1, h 20.00, 21.9.2002)
Analogo discorso per il sostantivo esecuzione:
• Servizio sulla missionaria Annalena Tonelli in Somalia:
“Un’esecuzione ancora senza un perché” (Tg1, h 20.00, 6.10.2003)
•Assassinio a Bologna del prof. Marco Biagi:
“Ed è stata pare una vera e propria esecuzione. Questo ha rivelato
l’autopsia” (Tg1, h.20.00. 21.3.2002)
• Altre espressioni gergali ricorrenti:
• “…anche se il taxi sul quale viaggiavano era ‘pulito’”
• “la soffiata arriva da Angelo Siino, il boss di Cosa Nostra
che collabora con la giustizia”
• “ Sei ragazzi decidono di passare una serata
diversa..Doveva essere una serata da sballo”
• “Droga e alcol: una miscela pericolosa che continua a
far vittime fra i giovani in cerca di sballo”
• “Qui il supermarket dello spaccio non conosce sosta: si
lavora a pieno ritmo anche a Natale”
Le parole della mafia
• “Uccisi due coniugi a Corleone”. Il cronista commenta: “Forse avevano
•
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•
visto qualcosa che non dovevano vedere” (forse testimoni di un delitto)
Un giovane di Modugno “freddato con un colpo al petto”
“da più di dieci anni pagava il pizzo” (era soggetto ad estorsione)
“due imprenditori denunciano di essere stati costretti a pagare il pizzo”
“qui a Caccamo il rispetto per Nino (Giuffrè) è ancora grande.
“quando l’hanno arrestato gli hanno trovato addosso una saccata di
bigliettini. I pizzini, come li chiamano in Sicilia
“lo si vede poco anche nelle campagne di R., dove è tornato ad abitare
e dove con Brusca fece le prove dell’attentatuni”
L’adozione del punto di vista del personaggio
• Ripresa delle parole che appartengono all’ambiente del
personaggio, con effetto di focalizzazione interna e di
mimesi
• Le parole mediano un punto di vista: adottare le parole
altrui implica adottare il punto di vista altrui
• Il giornalista non ha più un suo punto di vista (di contro, si
veda l’esempio di Montanelli come giornalismo oggettivo)
• La voce del personaggio si sovrappone a quella
dell’enunciatore
• Il DIL è una forma legittima del testo narrativo, ma non di
quello informativo
• Polifonia patologica nel giornalismo: assumere parole
altrui equivale a veicolare concezioni che a queste parole
sono inscindibilmente legate; avvicinamento alle “parole
della gente”
Saviano a Che tempo che fa
• http://www.youtube.com/watch?v=0lfgsx1u7tg
• Bin Laden e ’o sceriffo controllavano gli affari
• In cella cugino del defunto ‘formaggino’
• Arrestato ’o cappotto
• Delitto Iovine,’o lupo e ‘nasone in tribunale
• Carcere duro per Peppe,’o Padrino
• Blitz dell’arma da ’o mussuto dopo l’agguato a ’u urpacchiello, in
ballo il business del caffè
• Giustiziato sindacalista
Domanda di Saviano
• Perché quest’uso insistito di soprannomi invece del nome
e cognome?
• Che cos’è il soprannome?
Nome e soprannome
• Nominare è il primo atto di conoscenza: “Nomen quasi notare quod res notas
•
•
•
•
efficit” (Il nome ha ricevuto questa definizione perché rende noti gli oggetti e le
cose), Isidoro di Siviglia.
I nomi propri hanno comportamento autonomo rispetto alla categoria generale
del nome comune, dal punto di vista morfologico e sintattico. A causa del loro
valore referenziale specifico non sono sensibili alle categorie grammaticali del
genere e del numero e non subiscono, pertanto, variazioni morfologiche
desinenziali (Beccaria 1996:512)
Il nome proprio non è preceduto dall ’ articolo (tranne che nelle varietà
diatopiche settentrionali)
Il soprannome è l ’ assunzione di un nome comune (morfologicamente
variabile: genere, numero, caso) come nome proprio. Introduce una sfumatura
semantica espressiva, affettiva: livello patemico del discorso
Il ricorso al soprannome è tipico delle situazioni familiari e amicali (informali)
Effetti
• Punto di vista dell’amico, del familiare
• Richiamo affettivo, patemico
• Pervasività
del livello passionale nel discorso
giornalistico, anche dove le singole passioni non sono
nominate: la passione si dice in molti modi e non è
riducibile alla sola manifestazione linguistica di superficie
o agli usi lessicali (Lorusso-Violi 2004: 121-122)
• L’enfatizzazione del livello emotivo varia nelle singole
testate (è maggiore in quelle locali, e nei quotidiani che
ricorrono allo stile soggettivante), ma non è mai
eliminabile completamente.
Griglia per l’analisi del
Discorso riportato
• Quantità di occorrenze del DD e loro collocazione
• Il DD compare in forma libera o legata?
• Quale modalità è attivata dagli introduttori?
• Quale funzione del DD viene privilegiata?
• Sono rispettati tutti i livelli di fedeltà?
• Ci sono forme di DIL?
• Quali sono gli indicatori? Indicali, lessicali o espressivi?
• Chi sono i locutori e chi sono gli enunciatori?
• Quale strategia di focalizzazione viene privilegiata?
NB: l’analisi deve essere condotta mettendo a confronto più
testate possibilmente di diversa nazionalità
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21-23 ottobre 2013 - Dipartimento di Comunicazione e Ricerca