SUSSIDIO N. 60
EVANGELIARIO DELLA CHIESA TRIDENTINA
EVANGELIARIO
DELLA CHIESA TRIDENTINA
A
CURA DELL’UFFICIO
LITURGICO DIOCESANO - TN
N. 60
Vita Trentina Editrice
Vita Trentina Editrice S.c.a.r.l.
Via S. Giovanni Bosco, 5 - Trento
Fotografie di G. Zotta (copertina) e F. Furlini
Lettera di promulgazione
Alla Chiesa di Dio che vive in Trento
Grazia a voi e pace da Dio,
nostro Padre, e dal Signore Gesù Cristo
Rendo grazie alla divina Trinità per il privilegio che mi
è concesso di presentare questo Evangeliario, predisposto
in occasione del Grande Giubileo, per le celebrazioni nelle
comunità, in modo che la Buona Novella possa risuonare
con sempre maggior efficacia nei cuori e sia adeguatamente
onorata.
La parola di Dio, infatti, attua ciò che annuncia (Sap
9,1; Is 55,1s.), è viva ed efficace (Eb 4,12). Essa rivela il
significato della creazione e diventa sacramento di salvezza
(Es 20,1-17; Sal 119); interpella quelli che la sentono,
affinché compiano una scelta per la loro vita (Mt 7,24-27;
13,23). Questo messaggio giunge a noi attraverso la Bibbia
e la vivente tradizione della Chiesa, ma è anzitutto nei
Vangeli che troviamo quanto Gesù “fece e insegnò, dal
principio fino al giorno in cui, dopo aver dato istruzioni
agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo, egli fu
assunto in cielo” (Atti 1,1s.).
Finito di stampare
nel mese di luglio 2001
Nuove Arti Grafiche “Artigianelli” - Trento
28
L’Evangeliario sarà quindi una memoria quanto mai
viva e attuale del Grande Giubileo dell’anno 2000 e della
nostra evangelizzazione. Come Sant’ Agostino ricordava,
“le parole di nostro Signore Gesù Cristo ci vogliono ricordare che esiste un unico traguardo al quale tendiamo,
quando ci affatichiamo nelle svariate occupazioni di questo
1
mondo. Vi tendiamo mentre siamo pellegrini e non ancora
stabili, in cammino e non ancora nella patria, nel desiderio
e non ancora nell’appagamento. Ma dobbiamo tendervi
senza svogliatezza e senza intermissione” (Discorso n.
103).
Nutro la fondata speranza che questo volume, che raccoglie con dignità i testi dei Vangeli per le principali
celebrazioni dell’anno liturgico, contribuisca alla maggiore
conoscenza di Cristo Signore ed alla crescita della vita
spirituale di ognuno, ne incentivi l’impegno di solidarietà
e coerenza, ne illumini il cammino per una crescente fedeltà. E sono grato a quanti hanno collaborato per predisporne
l’edizione.
INDICE
Lettera di promulgazione
dell’Evangeliario della Chiesa Tridentina .......... pag.
7
Premesse .................................................................. »
3
Il trono dell’Evangeliario....................................... »
21
La teca preziosa ...................................................... »
25
Su tutti invoco la protezione di Maria, che conservava
e meditava la parola di Dio nel suo cuore, e di San Vigilio,
che diffuse tra noi con generosità apostolica il seme della
vita. Prego perché, per loro intercessione, tutte le nostre
comunità esperimentino la gioia del dono divino e siano
aiutate a fare della propria condotta “un culto spirituale nel
nome del Signore Gesù, rendendo in Lui grazie al Padre”
(Rm 12,1; Col 3,12.17).
Trento, Natale 1999
Prot. N. A67/99
+ Luigi Bressan
Arcivescovo
2
27
La Teca Preziosa, realizzata in metallo dorato (cornici
e chiusure, in ottone dorato; copertine e dorso, in rame dorato), è larga mm. 310, alta mm. 378 e pesa gr. 2.300.
I rameggi delle copertine e del dorso, i sigilli e le cornici dei medaglioni sono stati eseguiti a cesello e sbalzo.
Tutti i medaglioni, realizzati in similoro, sono stati dorati con 3 micron di oro puro, quindi incisi in profondità per
ricavare gli alveoli in cui contenere gli smalti policromi.
L’Evangeliario, voluto dall’Arcivescovo Mons. Luigi
Bressan e realizzato dall’Ufficio Liturgico Diocesano, è stato stampato dalle Nuove Arti Grafiche Artigianelli di Trento
su carta Arco Print Edizioni gr. 120 della Cartiera Fedrigoni
ed è stato rilegato dalla Legatoria Beber Fabio e Figlio di
Trento.
Si ringrazia Giuseppe Calzà per il prezioso coordinamento del lavoro ed il Credito Cooperativo Trentino per il
dono del pregevole astuccio che protegge il libro sacro.
Per garantire la miglior conservazione dell’Evangeliario
si consiglia di tenerlo costantemente pulito con il panno e di
custodirlo nel suo astuccio originale.
26
PREMESSE
I.
IMPORTANZA E USO DELL’EVANGELIARIO
1.
CENTRALITÀ DELLA LETTURA DEL VANGELO
NELLA LITURGIA DELLA PAROLA
“Cristo Gesù, Sapienza di Dio e Verbo fatto carne, la sua
parola i suoi gesti, la sua morte risurrezione e ascensione
costituiscono il vertice della rivelazione di Dio, il quale
dopo aver parlato molte volte e in molti modi ai Padri per
mezzo dei Profeti, nella pienezza dei tempi ha parlato a noi
nel Figlio che è Splendore della sua gloria e impronta
della sua sostanza, per mezzo del quale egli ha creato
l’universo e che ha costituito erede dei mondi (Eb 1, 1-2).
Allo stesso modo il Vangelo che registra la parola di Cristo
accolta e trasmessa dagli apostoli, le opere mirabili della
sua vita e la sua Pasqua salvifica, costituisce il vertice di
tutte le Scritture ispirate da Dio per il nostro ammaestramento e la nostra salvezza.
L’importanza che il Vangelo gode tra tutte le Scritture è
manifestata dal posto assegnato da sempre dalla Chiesa
alla sua proclamazione nella liturgia e dai gesti di venerazione che tale proclamazione accompagnano.
Il Vangelo è proclamato al culmine della liturgia della
parola, portato in processione circondato da luci e incensi,
preparato dalle letture e dai canti che precedono, ascoltato
3
in piedi, accolto con acclamazioni che manifestano la fede
della Chiesa che si ha in esso una particolare presenza di
Cristo che ancor oggi parla alla comunità dei suoi discepoli, e del suo mistero che attende di compiersi nelle sue
membra”.1
All’ascolto del Vangelo l’assemblea vien preparata dalle
altre letture, proclamate nel loro ordine tradizionale, prima cioè quelle dell’Antico Testamento e poi quelle del
Nuovo”.2
Alla lettura del Vangelo si deve massimo rispetto; lo insegna la liturgia stessa, perchè la distingue dalle altre letture
con particolari onori: sia da parte del ministro incaricato
di proclamarla, che si prepara con la benedizione o con la
preghiera; sia da parte dei fedeli, i quali con le acclamazioni riconoscono e professano che Cristo è presente e
parla a loro, e ascoltano la lettura stando in piedi; sia per
mezzo dei segni di venerazione che si rendono al libro dei
Vangeli”.3
1
2
3
4
Prefazione in SORCI, P., Haec sunt verba sancta. Evangeliario delle Chiese
d’Italia. Introduzione e indici, Palermo, Accetta Ed., 1989, p. 5.
Premesse al Lezionario, parte I, cap. II, n. 13 in Lezionario domenicale e festivo
I, 1, Città del Vaticano, EV, 1995.
Principi e Norme per l’uso del Messale Romano, n. 35 in Messale Romano
riformato a norma dei decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato
da Papa Paolo VI, Città del Vaticano, EV, 1983.
LA TECA PREZIOSA
La Teca Preziosa dell’Evangeliario della Chiesa
Tridentina per il grande Giubileo dell’Anno 2000 è stata realizzata da Mastro 7 - cav. Settimo Tamanini.
Le figure rappresentano: (fronte) nel medaglione centrale, di forma ovoidale, Il Cristo crocifisso; nei quattro medaglioni laterali, di forma ovoidale, (dall’alto, a sinistra, in
senso orario) i quattro profeti maggiori Isaia, Geremia, Daniele ed Ezechiele, che ne predissero l’evento; (verso) nel
medaglione centrale, di forma ovoidale, Il Cristo risorto;
nei quattro medaglioni laterali, di forma ovoidale, (dall’alto,
a sinistra, in senso orario) i quattro evangelisti, Matteo, Giovanni, Luca e Marco, che ne proclamarono l’annuncio.
Per raffigurare il Giardino dell’Eden e legare i medaglioni, l’Artista ha scelto il melograno, frutto antico e ricco
di significanze. Il rameggio delle melagrane, che in forma
ellittica origina dal basso e si eleva verso l’alto, è composto
da diciotto frutti e, di questi, otto sono maturi ed aperti con i
semi.
I due medaglioni centrali sono orlati da ventotto foglie
di acanto ciascuno, mentre gli otto medaglioni laterali ne
contengono venti ciascuno.
Sul dorso, ove è ripreso il motivo del melograno, sono
stati impressi, in basso, Il Sigillo di S. Vigilio e, in alto, una
rielaborazione del logo del Grande Giubileo dell’Anno 2000.
L’Artista, nella disposizione a canna d’organo delle lettere
della parola IUBIILAEUM ha voluto rappresentare il canto
dell’umanità nella quale è entrato Dio fattosi Uomo.
25
2.
L’EVANGELIARIO,
IL PRIMO TRA I LIBRI LITURGICI
“I libri, dai quali si desumono le letture della parola di
Dio, devono, unitamente ai ministri, ai gesti rituali, ai
luoghi e ad altri particolari suscitare negli ascoltatori il
senso della presenza di Dio che parla al suo popolo. Si
deve quindi procurare che anche i libri, essendo nell’azione liturgica segni e simboli di realtà superiori, siano davvero degni, decorosi e belli”.4
“Poichè l’annunzio del Vangelo costituisce sempre l’apice
della Liturgia della Parola, la tradizione liturgica sia
orientale che occidentale ha sempre fatto una certa distinzione fra i libri delle letture. Il libro dei Vangeli veniva
infatti preparato e ornato con la massima cura, ed era
oggetto di venerazione più di ogni altro libro destinato alle
letture. E’ quindi molto opportuno che anche attualmente
nelle cattedrali e almeno nelle parrocchie e chiese più
grandi e più frequentate ci sia un Evangeliario splendidamente ornato, distinto dall’altro libro delle letture. Non
senza ragione lo stesso Evangeliario vien consegnato al
diacono nella sua ordinazione, e nell’ordinazione
episcopale viene posto e tenuto aperto sul capo dell’eletto”.5
4
5
24
Premesse al Lezionario, parte I, cap. II, n. 35 in Lezionario domenicale e festivo
I, 1, Città del Vaticano, EV, 1995.
Premesse al Lezionario, parte I, cap. II, n. 36.
5
“Si raccomanda l’antica consuetudine di pubblicare in
edizione separata il volume per i Vangeli e quello per le
altre letture dell’Antico e del Nuovo Testamento”.6
Fin dall’antichità i libri liturgici sono stati confezionati con
arte, decorati con materiali preziosi e circondati di onori.
Percorso analogo a quello verificatosi per i vasi sacri e la
croce gloriosa.
Infatti il messale e il rituale, eredi dell’antico
Sacramentario riportano le sante parole con le quali il
sommo sacerdote Cristo Signore attualizza, mediante il
ministero dei sacerdoti, l’Eucaristia e i sacramenti. I
lezionari contengono la Parola di Dio. Gli antifonari raccolgono i salmi con i quali Cristo e la Chiesa elevano al
Padre il perenne canto di lode e la supplica incessante.
Tali contenuti domandano dignità e splendore anche nelle
teche che li conservano per destare nei fedeli venerazione
dei santi misteri. Ciò vale soprattutto per il libro dei Vangeli; questo è la parola del Signore, egli stesso parla qui.
L’Evangeliario assurge, anche nella sua materialità, ad oggetto simbolico, significativo della invisibile presenza di
Cristo Maestro. Come tale riceve atti di venerazione: è
elevato in alto durante la processione, presentato allo
sguardo devoto dei fedeli, circondato da ceri e dall’incenso.
6
6
Premesse al Lezionario, parte II, cap. VI, n.113.
l’intronizzazione dei Vangeli viene ripresa nei due ultimi
Concili, il Vaticano I e II.30 L’attuale Cerimoniale dei
Vescovi prevede l’intronizzazione dei Vangeli nella celebrazione del Sinodo diocesano.31 Data la riscoperta da parte
del Concilio Vat. II della speciale presenza del Signore
nella sua Parola,32 e la valorizzazione di liturgie della
Parola anche fuori della Messa, si ritiene conveniente l’uso
del segno dell’Evangeliario esposto sul suo trono, soprattutto nelle più solenni celebrazioni della Parola, quali le
“stazioni” di Avvento e Quaresima. Non solo quindi nelle
grandi assisi della Chiesa universale, ma anche nelle più
umili celebrazioni della parrocchia l’Evangeliario sul trono
può esprimere la presenza del Cristo Maestro, che oggi
continua a rivolgere alla sua Chiesa la Parola della salvezza.33
30
31
32
33
idem, pp. 15-19: Dopo quattrocentotrentun anni, l’8 dicembre 1869, gli Evangeli furono riportati sul trono conciliare.
Caerimoniale Episcoporum, nn. 1172 e 1174.
SC 7: “giacchè è Lui che parla quando nella Chiesa si leggono le sacre
Scritture”.
Vi è una certa analogia tra il culto eucaristico e la celebrazione della Parola:
come lo sviluppo del culto eucaristico fuori dalla Messa, tipico del secondo
millennio, si è espresso nell’uso dell’ostensorio esposto sul trono, così - fatte
le debite distinzioni dogmatiche, teologiche e liturgiche - il senso della presenza del Signore nella celebrazione della Parola anche fuori della Messa,
riproposta dal Concilio Vaticano II, potrebbe trovare nell’Evangeliario esposto
sul suo trono una efficace espressione.
23
sto”.27 Nei Concili successivi questo ricco simbolismo liturgico viene abbandonato; il suo posto è preso dal trono
papale nei concili occidentali e dal trono imperiale in quelli
orientali. 28 Ad eccezione del Concilio di Ferrara, 29
28
29
22
collocato il venerando Evangelo, il quale poco mancò che non gridasse ai santi
vescovi: giudicate secondo giustizia, decidete fra i santi Evangelisti e i clamori
di Nestorio”. Così egli scrisse all’Imperatore Teodosio II.
Anche un altro presidente di Concilio, Tarasio di Costantinopoli, riferì a papa
Adriano sulla presenza del trono con gli Evangeli nel Niceno II (787).
“Essendoci seduti tutti, costituimmo presidente Cristo. Fu deposto infatti nel
sacro seggio il santo Evangelo che a tutti noi convenuti, uomini sacri, diceva:
giudicate secondo giustizia: Decidete fra la Chiesa di Dio e la attuale novità
(l’iconoclastia)”. Il posto del trono era dunque in coerenza con la profonda
attitudine dell’età patristica, e medievale anche, a identificare Cristo con
l’Evangelo, sì da far scrivere ad Amelano, come in sintesi, Evangelium
Christus est. I testi di Cirillo e Tarasio chiariscono l’altro, stereotipato, degli
atti dei Concili di Calcedonia (451), del III di Costantinopoli (680-681), del
II di Nicea (787): “posto nel mezzo il santissimo e intemerato Evangelo”...
idem, p. 22: Il posto che l’Imperatore occupa nell’arte e nei concili orientali
è preso dal trono papale in quelli latini e nella relativa iconografia. E’ stato
un danno forse assai grave che tra orientali e occidentali sia lentamente
scomparsa la coscienza del significato degli Evangeli intronizzati fino al punto
da interrompere la tradizione della presidenza conciliare data a Cristo, che si
era mantenuta quanto meno da Efeso al IV Costantinopolitano.
idem, p. 13: con il 28 febbraio 870 si chiudeva la serie dei Concili orientali
e si rompeva anche, con l’unità dei cristiani, la tradizione degli Evangeli
intronizzati, almeno sino all’8 gennaio 1439, quando convenientemente
riapparvero nella cattedrale di Ferrara richiamati di certo dalla presenza dei
greci in quel Concilio. La testimonianza di un metropolita, nei suoi termini, si
ricollega a quella di S. Cirillo. “Nel mezzo del tempio, fra i due ceri, davanti
alla sacra mensa, era posto un trono bellissimo, adornatissimo e parato di un
velo aureo, nel quale si assise il grande e giusto giudice il Signore nostro Gesù
Cristo, cioè il santo Evangelo, avendo ai lati le teste dei santi apostoli Pietro
e Paolo davanti alle quali ardevano ceri”. Entrando nell’aula conciliare del
duomo di Ferrara si restava presi soprattutto dalla presenza del trono con gli
Evangeli, essendovi disposti ai lati da una parte quello del Papa con gli altri
dell’Imperatore di Germania e dei Cardinali e dall’altra quello di Giovanni
VIII Paleologo con gli altri del Patriarca di Costantinopoli Giuseppe II e di altri
orientali.
Esso esercita un ruolo rituale più esteso rispetto al servizio
pur principale di offrire le pericopi per la proclamazione
solenne del Vangelo. Per questo è oggetto di una straordinaria cura, soprattutto nella copertina, riccamente ornata
con materiali e pietre preziose; su di essa si delinea tutto
un contenuto telogico relativo alla Parola di Dio mediante
la rappresentazione della morte e risurrezione di Cristo, e
la raffigurazione dei quattro profeti maggiori e degli evangelisti, secondo una regola universale della tradizione sia
orientale che occidentale.
3.
USO LITURGICO DELL’EVANGELIARIO
NELLA LITURGIA DOMENICALE
E FESTIVA
“L’Evangeliario dovrà essere normalmente utilizzato nelle
domeniche e nelle principali feste dell’anno liturgico e si
dovrà dare risalto al segno della processione, con la quale
il diacono e i ministranti si recano all’ambone per la
proclamazione del Vangelo”.7
“Sopra l’altare si può collocare il libro dei Vangeli, distinto dal libro delle altre letture, a meno che non venga
portato nella processione d’ingresso”.8
7
8
Comitato Centrale del grande Giubileo dell’Anno Duemila, Benedetto il Signore
nei secoli. Celebrazioni e preghiere per l’Anno Santo, Roma, S. Paolo Ed.,
1999, p. 91.
Principi e norme per l’uso del Messale Romano, n. 79.
7
“Tra i riti della Liturgia della Parola si deve tener presente
la venerazione dovuta alla lettura del Vangelo. Dove è a
disposizione l’Evangeliario, portato processionalmente dal
diacono o dal lettore durante i riti iniziali, è molto opportuno che il diacono o, in sua mancanza, un presbitero,
prenda l’Evangeliario stesso dall’altare, e preceduto da
ministranti con ceri e incenso, lo porti all’ambone. I fedeli
stanno in piedi, acclamano il Signore e fanno atto di
venerazione al libro dei Vangeli.”9
“Come Cristo, Verbo incarnato è la parola ultima e definitiva del Padre, così il Vangelo, che di quella parola è il
principale testimone, si trova sempre a conclusione della
proclamazione delle Scritture.
La proclamazione è preceduta da una solenne processione
dell’Evangeliario con lumi, incensi e acclamazioni, che in
Oriente, come in Occidente vuole rappresentare l’ingresso
di Cristo nel mondo”.10
Dopo la seconda lettura, mentre si dispone la processione
al Vangelo, se è necessario, si dovrà togliere dall’ambone
il lezionario per consentire che vi si possa porre comodamente l’Evangeliario. Il lezionario è portato da un
ministrante sulla credenza.
Nella solenne celebrazione pontificale il diacono, conclusa
la proclamazione del Vangelo, mentre l’assemblea acclama
nuovamente “Alleluia”, si reca alla sede presentando
9
10
8
Premesse al Lezionario, parte I, cap. II, n. 17.
Introduzione all’Evangeliario, in SORCI, P., Haec sunt verba sancta, p. 23.
IL TRONO DELL’EVANGELIARIO
L’Evangeliario, secondo l’antica tradizione liturgica e figurativa, è spesso posto sul trono, a richiamare la presenza del
“Kyrios”, nell’atto del suo divino magistero. Tale simbolo
ha la sua origine nell’etimasìa,26 il trono preparato per il
ritorno glorioso del Signore e per il suo giudizio. Ben
presto sul trono compare la croce gemmata o il prezioso
codice dei Vangeli, oppure tutti e due insieme.
L’intronizzazione dei Vangeli è testimoniata anche nella
liturgia dei primi otto Concili ecumenici della Chiesa indivisa, secondo le parole dei Padri: “Noi costituimmo Cristo
presidente” e “Il Santo Sinodo diede la presidenza a Cri26
27
DI MAIO, ROMEO, Il libro del Vangelo nei Concili ecumenici, Biblioteca
Apostolica Vaticana, 1963, p. 20: E’ noto che il trono per sé, anche in ambiente
precristiano e non cristiano, indicò la maestà o l’autorità divina, e chi vi sedeva
ne era rivestito. Dal V secolo e probabilmente dal IV, la figurazione del trono
vuoto (etimasia) in Italia prima e dopo in Oriente e altrove ancora significò
l’attesa del giudizio di Cristo. Il trono Gli era preparato, poteva venire dunque.
Etimasia (in greco) (interpretando il salmo 9, 9) è la preparazione del trono
divino.
idem, p. 20: “Noi costituimmo Cristo presidente” e “Il Santo Sinodo diede la
presidenza a Cristo”. Queste dichiarazioni di due Padri conciliari, Cirillo e
Tarasio, sono fondamentali per cogliere il significato del trono con gli Evangeli
nel Concilio.
idem, p. 10: Le prime testimonianze letterarie sugli Evangeli in trono si
riferiscono al concilio di Efeso (431) e sono estremamente indicative della loro
significazione antieresiale. “... deposto nel mezzo del trono il santo Evangelo
che ci mostrava Cristo stesso presente”. Questa annotazione della lettera del
Sinodo degli Imperatori già di per sé esprime energicamente la singolare
posizione del trono e la sua funzione. Tuttavia essa può essere completata dalle
parole di S. Cirillo d’Alessandria, che presiedette il Concilio. “Allora certo il
santo Sinodo non senza difficoltà fu radunato nella santa chiesa detta di Maria,
e costituì suo membro anzi come suo capo Cristo; infatti sul santo trono fu
21
l’Evangeliario aperto al Vescovo, il quale lo bacia e pronuncia a voce sommessa le parole “Per evangelica
dicta...”. Quindi l’Evangeliario viene collocato sulla credenza.11
4.
LA CONSEGNA DELL’EVANGELIARIO
L’Evangeliario, oltre che per la proclamazione del Vangelo,
viene valorizzato con altri significati liturgici:
è imposto aperto sul capo dell’eletto nell’ordinazione
episcopale,12 è consegnato nei riti esplicativi dell’ordinazione del vescovo e del diacono.13
Poiché è consegnato ai ministri ordinati in quanto ad essi
compete la proclamazione liturgica del Vangelo, conviene
che l’Evangeliario sia posto sul feretro nelle esequie dei
vescovi, presbiteri e diaconi.14
5.
L’INTRONIZZAZIONE DELL’EVANGELIARIO
Un uso particolarmente solenne dell’Evangeliario si ha nel
Concilio ecumenico, nei Concili plenari e provinciali, nel
Sinodo diocesano e in altre analoghe convocazioni ecclesiali.
11
12
Trono usato in Cattedrale a Trento
per la celebrazione del Mandato Giubilare
(7 gennaio 2001)
20
13
14
Caerimoniale Episcoporum, n. 141.
Caerimoniale Episcoporum, n. 574.
Caerimoniale Episcoporum, n. 512.
Cf. anche Caerimoniale Episcoporum, n. 824.
9
Qui l’Evangeliario viene posto su un “trono” in mezzo al
presbiterio e di lì presiede l’assemblea quale segno di
Cristo Maestro.15
Il rito dell’intronizzazione ha luogo nel momento culminante della liturgia della Parola. L’Evangeliario, portato
nella processione d’ingresso, è collocato - come di solito sulla mensa dell’altare. Durante il canto dell’Alleluia viene
prelevato dall’altare e portato solennemente all’ambone per
la proclamazione del Vangelo; conclusa la lettura,
l’Evangeliario è posto sul “trono” in mezzo al presbiterio
o in altra posizione ben visibile, dal quale presiede l’assemblea liturgica.16
La liturgia del grande Giubileo del 2000 presenta
l’intronizzazione dell’Evangeliario. Nel rito di apertura
dell’anno giubilare, infatti, si prevede “la collocazione
dell’Evangeliario su un tronetto o in un altro luogo adatto,
dove rimarrà in permanenza durante l’intero anno giubilare”.17
Tale rito è significativo anche in altre celebrazioni, particolarmente incentrate sull’ascolto della Parola di Dio,
come le “Stazioni” di Avvento e Quaresima.
15
16
17
10
Caerimoniale Episcoporum, nn. 1172 e 1174.
Ibidem.
COMITATO CENTRALE DEL GRANDE GIUBILEO DELL’ANNO DUEMILA, Benedetto il
Signore nei secoli. Celebrazioni e preghiere per l’Anno Santo, Roma, S. Paolo
Ed., 1999, p. 91.
19
“Questa cura e questa devozione esprimono al pari del
gesto di Maria di Betania che sparse trecento denari di
nardo purissimo per ungere il corpo di Gesù, il desiderio
ardente che il Cristo resti vivo anche nel nostro tempo con
la sua parola di vita eterna, di cui nulla è più prezioso per
gli uomini, pellegrini di speranza”.25
Accogliendolo con gioia nelle nostre parrocchie e comunità
religiose, ci faccia sentire la presenza del Signore, vivo e
operante nelle azioni liturgiche ed apra i nostri cuori al
soffio dello Spirito Santo che ha ispirato e rende attuale ed
efficace la Parola contenuta nelle sacre pagine.
Ed i fedeli, alimentati dalla Parola di Cristo Gesù, unico
Salvatore dell’uomo, diventino annunziatori forti e miti
della “Buona Novella del Regno” nelle nostre valli trentine.
25
18
Prefazione in SORCI, P., Haec sunt verba sancta, p. 6.
6.
IL BACIO ALL’EVANGELIARIO
L’Evangeliario posto sulla mensa dell’altare nei riti d’inizio
viene venerato dal ministro insieme con l’altare.
L’Evangeliario è baciato dal diacono o dal presbitero che
ha proclamato il Vangelo; nella celebrazione della messa
solenne stazionale viene pure portato al vescovo che lo
accoglie alla cattedra e lo bacia.
In particolari riti questo segno liturgico può venir esteso ai
fedeli che si accostano a venerare il santo vangelo baciando
l’Evangeliario.
“Ancora nel 1700 a Vienna e a Tours il libro veniva
presentato aperto ai singoli perchè lo baciassero. Nella
liturgia copta ancor oggi l’Evangeliario viene baciato da
tutti i fedeli”.18
18
Introduzione all’Evangeliario in SORCI, P., Haec sunt verba sancta, p. 24.
11
II.
L’EVANGELIARIO DIOCESANO del 2000:
STRUTTURA, COMPOSIZIONE E SIGNIFICATO
1.
L’EVANGELIARIO DIOCESANO, MEMORIA
DEL GRANDE GIUBILEO DEL 2000
Questo Evangeliario ha carattere diocesano ed è stato realizzato per essere segno del Giubileo del 2000.
“Il Papa per primo varcherà la porta santa nella notte tra
il 24 e il 25 dicembre 1999. Attraversandone la soglia
mostrerà alla Chiesa e al mondo il Santo Vangelo, fonte di
vita e di speranza per il terzo millennio che viene.”19
Lo stesso segno verrà valorizzato dai Vescovi per l’inaugurazione del Giubileo nelle diocesi.20
L’acquisto e l’uso dell’Evangeliario prezioso nelle liturgie
parrocchiali diventa memoria dell’Anno Santo di grazia e
misericordia; segno della riscoperta del valore della Parola
di Dio, della necessità dell’annuncio del Vangelo per la
nascita della fede, della reale presenza del Risorto quando
viene proclamata la sua Parola (SC 7).
danno dignità e prestigio all’azione liturgica. In continuità
con questo spirito è importante promuovere sempre più una
cultura dell’estetica liturgica, per sensibilizzare la comunità
cristiana e ricercare i modi e gli strumenti più adeguati a
esprimere il divino ineffabile dei riti liturgici.
7.
I sacerdoti e i diaconi utilizzando l’Evangeliario nei sacri
riti potranno educare i fedeli, mediante la catechesi liturgica e il modo stesso di celebrare la Parola, ad una profonda
adorazione di Dio che parla al suo popolo, di Cristo risorto
presente nell’assemblea convocata, dello Spirito Santo che
apre i cuori alla comprensione delle Sacre Scritture.
Così, con la mediazione dei riti e dei simboli la Chiesa si
pone in un più fecondo atteggiamento di ascolto e di
venerazione per accogliere con maggior efficacia la Parola
divina e tradurla nelle opere, divenendo così “luce del
mondo e sale della terra”.
8.
19
Incarnationis Mysterium, n. 8.
20
Ibidem, n. 6.
12
DAL SEGNO DELL’ EVANGELIARIO
AL MISTERO DI CRISTO,
MAESTRO INVISIBILE
L’EVANGELIARIO, DONO D’AMORE DELLA
CHIESA TRIDENTINA
L’Evangeliario ora è affidato alla Chiesa Tridentina ed
entra nelle nostre assemblee liturgiche “ornato di un manto
regale”.
17
fedeli quando il Libro è posto aperto sul “trono”.
In corrispondenza con le feste più solenni sono rappresentati i misteri della vita del Signore.24
6.
L’EVANGELIARIO
NELLA LITURGIA PARROCCHIALE
DEL TERZO MILLENNIO
L’Evangeliario non è solo un simbolo caratteristico del
Grande Giubileo del 2000, ma deve continuare ad essere il
segno dell’onore dovuto alla Parola del Signore quando
viene proclamata solennemente nell’assemblea, al vertice
della liturgia della Parola.
Conviene che ogni parrocchia abbia l’Evangeliario, ne
faccia un opportuno uso liturgico e lo conservi in luogo
d’onore nella sagrestia.
Così la celebrazione parrocchiale, almeno nelle solennità e
nelle feste, può contare su un ulteriore segno liturgico che
contribuisce a dare credito e importanza all’annuncio della
Buona Novella, che permette più facilmente di comprendere la liturgia della Parola come vera e propria celebrazione
dell’evento salvifico in grado di determinarsi ogni qual
volta la Parola è proclamata e viene accolta dall’assemblea.
La riforma liturgica del Concilio Vaticano II ha contribuito
non poco a potenziare la sensibilità verso i valori che
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16
Le immagini sono tolte in parte da un messale romano del 1747 usato nella
Chiesa Tridentina, ora presso la Biblioteca Diocesana Rosmini, e in parte dai
“quadri” di Gustavo Dorè in Santi Evangeli, Milano Treves editori, 1890.
2.
L’EVANGELIARIO DIOCESANO,
MEMORIA DEL 16° CENTENARIO
DELLA MORTE DI S. VIGILIO
L’Evangeliario, preparato appositamente per la Diocesi
Tridentina, ricorda anche il 16° centenario della morte di
san Vigilio ed è offerto per la liturgia soprattutto delle
parrocchie.
Fa pure memoria del recente giubileo dei Martiri
Anauniesi. Nella “Peregrinatio Martyrum” avvenuta in
Diocesi negli anni 1997-98 infatti il libro dei Vangeli
precedeva l’urna con le reliquie, per invitare le nostre
comunità cristiane ad accogliere nuovamente quel lieto
Annunzio che, a prezzo del sangue dei martiri, ebbe nel
Trentino il suo glorioso esordio.21
Consegnato dall’Arcivescovo ai decani nel pellegrinaggio
giubilare alla Cattedrale nel corso dell’anno 2000,
l’Evangeliario rimane nelle parrocchie il segno e l’impegno
per la nuova evangelizzazione alle soglie del terzo millennio in continuità con la prima opera missionaria realizzata
tra noi in modo paziente e instancabile dal santo vescovo
Vigilio e dai martiri Sisinio, Martirio e Alessandro.
21
ARCIDIOCESI DI TRENTO, Sisinio, Martirio e Alessandro, pellegrini nella Diocesi
Tridentina, Trento, Edizioni Diocesane, 1996, p. 9.
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3.
LA PREZIOSA TECA
L’Evangeliario nelle due copertine della preziosa teca
esprime il nucleo dell’annunzio apostolico, il “Kerigma”,
espresso dall’apostolo Paolo in uno dei testi più antichi del
Nuovo Testamento:
“Vi rendo noto, fratelli, il Vangelo che vi ho annunziato e
che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, e dal quale
anche ricevete la salvezza. Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì
per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è
risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture” (1 Cor 15, 12a. 4-4).
Per questo da una parte vi è il Cristo crocifisso con i
quattro profeti maggiori, che ne predissero l’evento, e
dall’altra il Cristo risorto con i quattro evangelisti, che ne
proclamarono l’annunzio. Portando alto e mostrando
l’Evangeliario ai fedeli il diacono manifesta visivamente il
mistero del Cristo morto e risorto, cuore del messaggio
evangelico.22
4.
LA COMPOSIZIONE
DELLE PERICOPI EVANGELICHE
Fra i vari criteri di composizione, adottati nella storia della
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La teca preziosa è stata realizzata dall’artista trentino Mastro 7, cav. Settimo
Tamanini di Mattarello (TN).
liturgia, si è scelto quello ritenuto più pratico per l’uso
liturgico.
L’Evangeliario presenta le pericopi evangeliche contenute
nel lezionario della Messa secondo la successione delle
celebrazioni dell’anno liturgico e con gli stessi caratteri
tipografici usati nei lezionari. Così il diacono o il sacerdote
trova nell’Evangeliario la pericope evangelica relativa al
giorno liturgico come è nel normale lezionario; ciò ne
facilita l’uso.23
L’Evangeliario contiene i Vangeli delle domeniche, solennità e feste per gli anni A.B.C.; riporta inoltre per intero i
Vangeli del lezionario proprio della Chiesa Tridentina.
Un indice liturgico permette di ricercare i Vangeli del
Comune dei santi, delle messe rituali, per varie necessità,
votive, dei defunti e della vigilia domenicale.
5.
L’ICONOGRAFIA DELL’EVANGELIARIO
Le pagine centrali dell’Evangeliario sono impreziosite dall’icona di Cristo Maestro e dall’“incipit” del Vangelo di
Giovanni per richiamare l’attenzione e la devozione dei
23
Questa scelta si pone in continuità con una prassi liturgica diocesana, come è
documentato dall’Evangeliario ancora in uso nel XVIII sec. nella nostra Chiesa
locale. Cf. Evangelia totius anni tam in proprio de tempore quam in festis
sanctorum ex praescripto missalis romani sacri Concilii Tridentini decreto
restituti necnon Clementis VIII. et Urbani VIII. auctoritate recogniti, Romae,
apud Salvioni, 1746, usato nella Chiesa Tridentina, ora presso la Biblioteca
Diocesana Rosmini.
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