PERIODICO DI INFORMAZIONE DEL GRUPPO BANCA POPOLARE DI VICENZA
ANNO 8 - N. 33 - OTTOBRE/DICEMBRE 2004
Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma
Madonna con Bambino, San Giuseppe, Santa Caterina e gli angeli che porgono datteri
olio su tela, cm 76 x 92.
Collezione Banca Popolare di Vicenza
In prima di copertina.
Giandomenico Tiepolo
Gli Innamorati
Vicenza, Foresteria di Villa Valmarana ai Nani
DOPO AVER GIOCATO PER ANNI UN RUOLO DI SECONDO PIANO
ORA LE BANCHE STRANIERE VOGLIONO CONTARE DI PIÙ
INTERVENTI
di Paolo Madron
Vice direttore
di Panorama
S
ono quattro, e tutte con partecipazioni che danno loro il diritto di considerarsi azioniste forti: Crèdit Agricole, la presenza più antica, dal 1989 socio di
riferimento dell’allora Banco Ambrosiano Veneto poi ingranditosi a suon di
acquisizioni fino a diventare Banca Intesa. Abn Amro, il colosso olandese che
guida la lista di soci di ben due istituti di rango come Capitalia e Antonveneta. E
le due spagnole: Santander Central Hispano e Banco di Bilbao Vizcaya, che pur
seguendo strategie diverse detengono
partecipazioni importanti rispettivamente nel Sanpaolo-Imi e nella Bnl.
Per anni, sono state un socio discreto e
silente, ligio nel mostrare rispetto
verso un mercato e un Paese che, a
differenza di altri, non aveva mai
sbarrato loro le porte. Poi, di punto in
bianco, qualcuna ha cominciato a farsi
sentire. Abbandonata la logica dello
“sleeping partner”, del socio dormiente, le banche straniere hanno
assunto un ruolo più attivo. E ora,
complice l’introduzione della moneta
unica e la globalizzazione dei mercati
finanziari, chiedono di contare di più.
Negli ultimi mesi, il pressing sulla
Banca d’Italia perché acconsentisse di
far crescere il loro peso in quegli istituti in cui già figurano come soci rilevanti, si
è trasformato in un vero e proprio accerchiamento. Fino ad ora il governo e il
governatore hanno avuto buon gioco nell’opporre un invalicabile muro. Che
Antonio Fazio sia sempre stato piuttosto restio ad assecondare l’espansionismo
delle banche estere non è un mistero. Il suo timore, più volte manifestato, è che
approfittando della forza che deriva loro dall’operare in mercati ben più grandi e
3
BPVOGGI
Antonio Fazio,
Governatore della
Banca d’Italia
correlati del nostro, esse finiscano con
l’innescare un processo di colonizzazione. E
soprattutto di destabilizzazione di tutto il sistema.
Ma c’è davvero questo rischio? Per certi versi sì, perché il
risparmio degli italiani, un tesoro rilevante ancorché l’aumento
del costo della vita ne abbia notevolmente assottigliato il tasso di
crescita, fa gola ai colossi stranieri. Un esempio ? Il rapporto tra il
Credit Agricole, uno dei primi ad aver valicato le Alpi, e Banca
Intesa, di cui è socio di riferimento. Da
qualche tempo i francesi premono per far
confluire Nextra, la controllata di Intesa
attiva nel risparmio gestito, in un maxi polo europeo
del settore, un matrimonio transnazionale che li vede
però nel ruolo di parte aggregante. Ciò a dimostrazione che per molti protagonisti esteri si ragiona già considerando l’Europa come un grande mercato unico. La
Banca d’Italia, però, pur non opponendosi in linea di principio al formarsi di unioni tra istituti di differenti paesi,
ritiene che il mercato italiano abbia ancora molto spazio per
ulteriori fusioni domestiche, e non solo tra realtà di più
contenute dimensioni come possono essere ad esempio le
banche popolari, ma anche tra gli istituti più grandi.
Consapevoli di questo, gli stranieri cercano di avere voce in
capitolo per non assistere da comparse alla nascita di nuovi
soggetti. Il governatore Fazio sinora ha resistito, respingendo le richieste pressanti di due di loro: il Bilbao, che non ha
fatto mistero di voler rimpinguare il suo 15% di Bnl, una
partecipazione che coincide con la soglia massima finora
consentita dalla Banca d’Italia a un istituto straniero. E Abn
Amro, che dalla possibile fusione tra Capitalia e
4
BPVOGGI
Antonveneta
(un
progetto
ufficialmente sempre
smentito, ma di cui si è
molto parlato a livello di indiscrezioni) potrebbe diventare
il leader della potente aggregazione.
Le sue ragioni, oltre che sulla esigenza di conservare l’italianità di un sistema creditizio strumento vitale per il supporto e lo sviluppo della nostra economia, fanno leva
anche sul principio della reciprocità. Il governatore, in
sostanza, ritiene che le banche straniere possano aumentare il loro peso solo a condizione che i loro paesi d’origine
aprano le porte ai gruppi italiani. La reciprocità è un antidoto contro il pericolo della colonizzazione, consente una
omogenea circolazione dei capitali, evita il drenaggio del
risparmio locale e il suo utilizzo in contesti avulsi dalle
necessità del territorio. Detto in parole povere, si vuole evitare che i soldi raccolti in Italia vengano impiegati altrove,
magari a favore di aziende o gruppi industriali concorrenziali ai nostri. Una battaglia, quella del governatore, che si
scontra con l’ineluttabile processo di liberalizzazione caldeggiato dall’Unione europea. Ed è proprio a Bruxelles che
5
BPVOGGI
le banche straniere guardano come il possibile grimaldello in grado di abbattere ogni
forma di protezionismo. Recentemente, a una
delle ultime riunione dell’Ecofin, l’organismo
che riunisce i ministri finanziari dei paesi Ue,
ben tre banchieri hanno denunciato gli ostacoli di natura politica che nei singoli stati
impedisce il libero svilupparsi dei processi di
aggregazione. Ineluttabili, a sentire loro,
anche perché l’introduzione dal prossimo
gennaio
dei
principi
contabili
Ias
(International Accounting Standards), che impongono un cambiamento all’insegna del rigore nelle procedure contabili e una loro uniformazione a livello europeo, non faranno altro che favorire nuovi matrimoni. Diversamente, le banche
estere minacciano ricorsi alle autorità europee denunciando nel protezionismo
delle banche centrali una violazione dei principi di libera concorrenza. È probabile dunque che dal 2005 assisteremo a un nuovo forte pressing per abbattere la fatidica soglia del 15% che impedisce agli stranieri di dilagare al di qua delle Alpi.
Naturalmente, come ogni lobby che si rispetti, l’agguerrito plotone conta anche su
molti sostenitori. Sventolando il vessillo della concorrenza, c'è chi è convinto che
una deregulation bancaria non solo possa portare benefici al sistema economico
di un paese, ma che di fatto riduca i costi del credito, ne favorisca l’accesso e ne
migliori l’allocazione. Se c’è poca concorrenza, sostengono i paladini del libero
mercato, le relazioni finanziarie tra banche e imprese finiscono con l’obbedire a
criteri di tipo personalistico, e sono poco rispettose del principio di trasparenza.
Specie, aggiungono, in un paese come l’Italia, dove i legami tra politica, industria
e mondo del credito sono particolarmente stretti. Specie, aggiungiamo noi, là
dove la crisi della grande industria sta portando a una bancarizzazione del sistema che rischia far passare in secondo piano le esigenze della piccola e media
industria in materia di credito.
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BPVOGGI
OLTRE A SVOLGERE ANCHE UN RUOLO SOCIALE PER CHI HA REDDITI PIÙ BASSI
IL CREDITO ALLE FAMIGLIE È FONTE DI SVILUPPO ECONOMICO
S
econdo l’ultimo rapporto Assofin-Crif-Prometeia il credito alle famiglie
“oltre ad agire da propulsore dei consumi con effetti positivi nell’economia,
svolge anche un ruolo sociale nei confronti delle fasce di clientela con redditi inferiori. Allocare il credito in modo consapevole
può permettere il soddisfacimento di bisogni non primari alle famiglie con reddito medio-alto, ma anche
consentire ai segmenti di clientela con redditi più
bassi o di qualità subprime di risolvere situazione di
difficoltà domestica e di soddisfare bisogni importanti sia abitativi, che di consumo”.
Queste considerazioni sintetizzano l’importanza del
credito alle famiglie, che in Italia è in espansione, ma
che rimane meno diffuso che all’estero. I dati sono
sempre più eloquenti. L’indebitamento per abitante
in Italia è al 31.12.2002 pari a 5.254 euro contro una
media europea di 17.963 euro. Il debito delle famiglie
in rapporto al PIL al 31.12.2002 è da noi pari al 34,1%
rispetto ad una media europea di 109,6%.
Tali differenze sembrano essere correlate con l’andamento dello sviluppo economico. I paesi con tassi di
indebitamento familiare più alti sono infatti quelli
che hanno tassi di sviluppo più alti. Non è forse un
caso che l’Italia, che ha l’indebitamento più basso,
abbia anche lo sviluppo più lento. A titolo di esempio
ricordo che la ripresa dell'economia francese nella
prima parte del 2004 è largamente dovuta al rilancio
dei consumi, a sua volta in buona parte promosso da
una politica creditizia espansiva e caratterizzata da
tassi d'interesse molto contenuti. Il fenomeno riguarda anche la tenuta pluriennale dell'economia britan7
BPVOGGI
INTERVENTI
di Roberto Ruozi
Professore
Emerito
Università Bocconi
nica, nella quale le famiglie hanno raggiunto un livello di indebitamento che supera il 130% del loro reddito.
Analogamente dicasi per l’andamento del mercato
immobiliare, che è strettamente legato al volume e alle
condizioni del credito all’abitazione.
Queste considerazioni valgono anche nei confronti
con Stati Uniti e Giappone, dove l’indebitamento
delle famiglie supera le più alte vette europee.
A proposito degli Stati Uniti, l’alto indebitamento
delle famiglie è collegato al loro basso tasso di
risparmio, che molti giudicano negativamente.
Un’analisi approfondita dimostra invece che il comportamento finanziario delle famiglie americane
negli ultimi anni è stato intelligente. I flussi di
risparmio familiare sono stati ridotti soprattutto
perché il valore del patrimonio delle famiglie americane si era nel frattempo fortemente incrementato per
l’andamento favorevole dei mercati finanziari e immobiliari. Si è invece approfittato dei bassi tassi d’interesse per forzare l’indebitamento e non è un caso che gli americani, contrariamente agli europei, abbiano preferito indebitarsi a tasso fisso e abbiano allungato la
scadenza media dei loro debiti. Di fronte alle prospettive di aumento dei tassi
d’interesse le loro scelte sembrano azzeccate.
Ciò dimostra anche che qualsiasi ragionamento sull’indebitamento delle famiglie
non può prescindere dalla trattazione dei relativi flussi di reddito e di risparmio
e dall’evoluzione del relativo patrimonio. Da questo punto di vista chi continua a
dire che gli americani sono troppo indebitati dimentica che il patrimonio delle
famiglie americane rimane 5.5 volte superiore al loro indebitamento e che le attività liquide delle stesse famiglie sono 10 volte superiori alle loro passività a breve
termine.
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BPVOGGI
La razionalità del comportamento finanziario
delle famiglie americane sembra confermata
anche dal basso livello di insolvenze da esse manifestato.
Tassi di insolvenza superiori caratterizzano
invece diversi paesi europei, dove il fenomeno ha creato preoccupazioni sociali non
indifferenti. Si pensi al caso della Francia o
della Svizzera o di qualche paese scandinavo dove l’erogazione del credito alle
famiglie ha seguito impostazioni diverse
da quelle americane privilegiando elementi
di carattere sociale e famiglie relativamente
marginali dal punto di vista finanziario.
Da noi tutto questo, almeno per il momento, non
esiste sia per il basso livello dell’indebitamento delle
famiglie italiane e sia perché il ricorso al credito è ancora concentrato su quelle a reddito medio-alto.
Non stupisce quindi constatare che la qualità del credito alle
nostre famiglie rimane buona, che il loro debito risulta sostenibile e che
esistono sostanziali equilibri fra impegni finanziari delle famiglie e redditi correnti.
Il problema è che, a questi livelli, il credito alle famiglie non può svolgere bene
nessuna delle funzioni precedentemente citate. Affinchè questo avvenga occorre
accelerare le tendenze in atto. Da un lato, occorre che le famiglie prendano sempre maggior coscienza dell’importanza generale della gestione dei loro flussi
finanziari. Dall’altro lato, occorre che le istituzioni finanziarie (banche e non banche) dedichino al credito alle famiglie maggiori risorse e maggiore attenzione.
Esso può utilmente servire a diversificare e frazionare il rischio dei loro portafogli, a rimpinguare il loro conto economico, a fidelizzare la clientela e, anche di
9
BPVOGGI
fronte alle nuove norme di
vigilanza bancaria internazionale note come Basilea 2,
a migliorare l’utilizzazione
dei loro patrimoni. In termini tecnici importanti passi in
avanti sono del resto già stati
compiuti. La gamma dei prodotti offerti dalle istituzioni
finanziarie è stata ampliata e
aggiornata. La clientela
potenziale è stata diversificata. Le modalità di valutazione del merito creditizio e di
selezione degli affidati sono
state automatizzate. I criteri
garantistici di un tempo
sono stati archiviati. La promozione e il marketing stanno diventando più aggressivi, anche in presenza di una
concorrenza sempre maggiore, che vede in prima linea anche primari finanziatori esteri che vantano tradizioni molto più solide delle nostre.
Se lo sviluppo economico dell’Italia potesse beneficiare del contributo positivo di
un aumento dei consumi connessi al credito, sarebbe quindi estremamente positivo. Anzi, a questo proposito sarebbe assai opportuno che l’argomento coinvolgesse direttamente la politica economica e quella creditizia, che sembrano sempre
più assenti in uno scenario economico in cui ci muoviamo ormai quasi esclusivamente a vista, in modo spontaneo e spesso improvvisato.
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BPVOGGI
INTERVENTI
E IL 2005 APPARE DENSO DI INCOGNITE
ECONOMIA ITALIANA 2004, OCCASIONE MANCATA
di Luca Paolazzi
Giornalista
de Il Sole 24 Ore
P
ronti, partenza… Al via della gara
Italia ancora in salita
per la ripresa l’economia italiana è
rimasta ferma sui blocchi. Poi si è
Variazioni % annue
alzata a fatica e ha cominciato ad avanzare. Non di corsa, e nemmeno con passo di
2003
marcia spedita. Ma con un’andatura
incerta, un po’ più rapida in alcuni
Consumi famiglie
1,2
momenti primaverili, e poi di nuovo
Investimenti macchinari
lenta in estate e al principio dell’autunno.
e mezzi di trasporto
-4,9
Così anche il 2004 va archiviato come
un’occasione mancata, in cui il rilancio si
Investimenti in costruzioni
1,8
è rivelato ancora una volta un miraggio.
Eppure tutto sembrava pronto. Dalla
Domanda finale interna
0,7
metà del 2003 le condizioni internazionali sono diventate favorevoli: i mercati
Esportazioni
-3,9
esteri registrano tassi di incremento
Importazioni
-0,6
molto elevati, a cominciare dagli Stati
Uniti che quest’anno hanno messo a
Pil
0,4
segno un incremento del Pil degno del
boom da new economy; per proseguire
Fonte: elaborazione dell’autore su dati Istat, Prometeia
con il redivivo Giappone, che dopo oltre
un decennio di malattia e convalescenza
è scattato (+3,8%); e per non parlare della Cina, nuova stella gigante nel firmamento dell’economia globale (+9,2%), e poi di Russia, India, America Latina.
Perfino la tartaruga Eurolandia sfiora il 2%.
Invece l’Italia va già bene se finisce appena oltre l’1%, penalizzata da una totale
domanda interna che non ha accelerato rispetto al 2003 (+1,3% allora, +1,2% adesso), ma anche da un incremento dell’export (+3,9%) pari alla metà di quello della
domanda estera, con ulteriore perdita di quote di mercato. Mentre le importazioni hanno conquistato ulteriori fette della domanda domestica. Oltre al fatto che il
11
BPVOGGI
2004
1,2
3,8
2,9
1,6
3,9
4,2
1,1
Industria: chi vince e chi perde nel 2004
(Italia - Var. % annua nei primi otto mesi)
Produzione
8
Fatturato
3
C
-2 oria
it
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a
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Pe
i
ie
lz
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atu
re
-7
-12
Fonte: elaborazione dell’autore su dati Istat
made in Italy appare meno capace di un tempo di cavalcare le onde della ripresa
mondiale, all’appello con l’accelerazione della crescita sono mancati i consumi: la
spesa delle famiglie è salita appena dell’1,2%, bissando il dato fiacco già osservato l’anno precedente. Tutti questi numeri sono in termini reali, cioè al netto del
l’aumento dei prezzi.
Il comportamento di spesa delle famiglie è stato comunque anomalo. Di solito,
infatti, quando decidono di risparmiare oppure quando la crescita del reddito è
insufficiente, vengono tagliati gli acquisti di beni costosi, normalmente durevoli,
come le autovetture e gli elettrodomestici, mentre non subiscono grandi contraccolpi i generi alimentari e i servizi. Viceversa, in questo 2004, che molti hanno
chiamato di impoverimento, ma che i macrodati non confermano come tale (ripetiamo, la quantità dei consumi è salita, seppure poco), le vendite di beni di consumo durevoli sono andate a gonfie vele, mentre sono stati penalizzati i servizi e
le vendite di alimentari. È possibile che ciò sia stata una reazione al passato
andamento dei listini, che hanno beneficiato di sconti corposi nei beni durevoli,
mentre sono stati in crescita negli altri due tipi di beni. Nel corso del 2004 si è
invertita la tendenza per gli alimentari, i cui listini si sono adeguati alla debolezza della domanda, frenando la corsa prima e poi ingranando addirittura la retromarcia; questo potrebbe portare a un ripensamento nel comportamento della
spesa nei prossimi trimestri. A proposito di impoverimento: il reddito delle famiglie nel 2004 è salito di circa l’1,6% (sempre al netto dell’inflazione), e in particolare sono aumentate le retribuzioni dei lavoratori dipendenti, molto più della
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BPVOGGI
remunerazione dei lavoratori autonomi. Ma quali settori dell’industria sono
andati meglio e quali sono rimasti indietro? Premesso che è stato un altro anno di
stagnazione per la produzione manifatturiera nel suo complesso, un vero e proprio exploit è stato ottenuto dalla carta, stampa ed editoria (oltre il 6% la produzione), seguita dai mobili (4%), dal legno esclusi i mobili (+3%), da chimica e siderurgia (+2% entrambe), mentre ha cominciato a risvegliarsi la produzione di macchinari (+1%), grazie al fatto che nel mondo è stata molto robusta la domanda di
beni di investimento. All’opposto, hanno continuato a marciare a gambero, con
paurosi salti indietro, le attività legata alle pelli che, comprese la calzature, hanno
registrato un tonfo di oltre il 10% e la produzione di apparecchi elettrici (-4%).
Male anche l’attività nei minerali non metalliferi, che includono tra gli altri le piastrelle, con un calo di oltre il 2%. Questa graduatoria viene sostanzialmente confermata se si prende come indicatore il fatturato.
Il fatturato esprime il valore delle vendite. È quindi diverso dal volume della produzione per tre importanti aspetti: l’andamento dei listini; la politica delle scorte;
il decentramento di lavorazioni in altri Paesi. L’andamento del fatturato 2004 è
stato nettamente migliore di quello della produzione, e ciò è stato dovuto a un
mix di rialzi dei listini (confermato dall’aumento dei prezzi alla produzione),
riduzione delle scorte (che erano salite molto nella seconda metà del 2003) e delocalizzazione (che è un fenomeno strutturale). Questi tre fattori hanno sostenuto
soprattutto il bilancio degli apparecchi elettrici, della siderurgia (notevole il balzo
del prezzo dell’acciaio), dei mezzi di trasporto e dei minerali non metalliferi.
Mentre in due soli casi hanno giocato contro: i mobili e la carta-editoria. In
entrambi il fatturato è andato peggio della produzione; segno che le imprese avevano scorte basse e hanno dovuto contenere i listini.
Insomma, non è stata un’annata da cinque stelle, per quantità e qualità. E forse
nemmeno da tre. La ripresa è rimasta fiacca e solo verso la fine del periodo è
apparsa un po’ più vivace. Ma sono segnali ancora poco convincenti. Non è certo
un buon viatico per un 2005 che tra frenata cinese, caropetrolio, conti americani
da aggiustare e dollaro a rischio di svalutazione, appare denso di incognite.
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BPVOGGI
INTERVENTI
di Salvatore
Costanza
Storico
IL DUPLICE DESTINO DELLA GENTE DELLA BELLISSIMA TERRA DI CALABRIA
TRA EMIGRAZIONE E SVILUPPO
“B
isogna venirci in Calabria – scriveva Olindo Malagodi in uno dei suoi
reportages pubblicati su “La Tribuna” di Roma – onde smentire i luoghi comuni accumulatisi negli anni, per mala fede o ignoranza, e
intendere bene le ragioni e i sentimenti del popolo”. L’invito alla “rivelazione”
della realtà calabra dinanzi all’opinione pubblica nazionale veniva dopo il terremoto del 1905, che sembrava avesse scoperto, insieme con le dilacerate componenti telluriche, le antiche angustie sociali e le latitanze
civili di cui soffriva quella comunità.
I “Provvedimenti a favore della Calabria”, approvati dal
Parlamento alla fine di quell’anno, erano preceduti da una
relazione informativa sullo stato economico della regione,
che giustificava il varo di quei provvedimenti e “ammoniva” sul triplice ordine dei doveri dello Stato verso quel territorio: “il ministero della carità”, l’urgenza delle opere di
ricostruzione e il sostegno allo sviluppo dell’economia
locale, specie dell’agricoltura. Sulla efficacia della legge si
sarebbero poi misurati i tempi lunghi delle provvidenze, le
difficoltà frapposte, le latitanze ulteriori dello Stato. Ma era
senza dubbio importante che la classe politica avesse superato vecchi pregiudizi, spingendo verso una doverosa solidarietà nazionale al fine di rafforzare l’ancor fragile tessuto
unitario dell’Italia; mentre si affidavano agli stessi
Calabresi le sorti del miglioramento “razionale” dell’agricoltura, convinti che se il Mezzogiorno non era il paradiso
naturale di cui favoleggiavano alcuni pedestrian tours, non
era però nemmeno lo “sfasciume geologico”, il tormentato
paesaggio, arido e selvaggio, di cui scrivevano alcuni meridionalisti.
Nei cento anni trascorsi da quella pubblica “rivelazione” di
politici e giornalisti si sarebbero corretti molti pregiudizi,
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Disegno di Legge
per i provvedimenti
a favore della Calabria
(1905)
BPVOGGI
A fianco. Lo scrittore
Corrado Alvaro
(1895-1956).
Sotto. Distribuzione
della coltura del cedro
in provincia
di Cosenza
mentre la storia segnava il duplice destino dei Calabresi. Di quanti avevano
lasciato la Calabria per inseguire, oltre oceano, la speranza di una vita meno angariata dalla miseria; e di chi era rimasto a lavorare per sfruttare al meglio le risorse della propria terra.
I flussi migratori verso le Americhe e verso l’Africa erano iniziati con la “fuga” di
contadini e artigiani – dal Cosentino, prima, poi anche dalle altre due provincie –
alla fine degli anni ’70 del secolo XIX. Undicimila emigrati
fino al 1880, aumentati a quarantamila nel quinquennio successivo, e a sessantaduemila dall’86 al 1890. Alla data del
1905, quando l’inchiesta parlamentare siglava le cifre del
fenomeno verificatosi nel trentennio precedente, gli emigrati calabresi erano calcolati nel numero di 477.112, registrando poi fino al 1915 altre quattrocentomila unità.
Se le Americhe erano state, in prevalenza, le destinatarie
dell’emigrazione (non solo calabrese), un certo flusso di
uscita verso l’Africa si ebbe nell’ultimo ventennio
dell’Ottocento, sostituito da un discreto movimento di
Calabresi verso la Francia nel quindicennio precedente la
prima guerra mondiale.
Cifre che debbono essere lette in relazione a fattori diversi
del mercato del lavoro interno e internazionale, ma anche a
particolari contingenze politiche. La stessa diversità dei
livelli occupazionali da zona a zona, dello sviluppo agricolo, dei processi, pur limitati, di modernizzazione in alcune
aree della regione, produceva gli effetti variabili del fenomeno.
Così, ad esempio, come si rileva da un recente studio di
Giuseppe Masi, nel distretto di Palmi “prosperava una fiorente coltura degli agrumi, sparsa in fitti giardini razionali e
molto redditizi, e degli olivi, che risultava la prima, fra tutte
15
BPVOGGI
le regioni d’Italia, per la produzione di olio”; e così anche nella
piana di Gioia Tauro, con le sue colture specializzate e un regime contrattuale che aveva spezzato, per questo, gli antichi rapporti semifeudali tra proprietari e contadini.
Le spinte migratorie non erano state – né lo saranno in seguito – generalizzate, sia
per quanto riguardava i paesi di provenienza e quelli di destinazione, sia anche
per la composizione sociale dei singoli emigranti e delle loro famiglie. A questa
complessa realtà si guardava, quindi, come a un fenomeno che coinvolgeva tanto
le dinamiche demografiche, quanto le entità sociali e affettive, per le conseguenze che ricadevano sulla vita morale, oltre che su quella economico-sociale. Se poi
gli emigranti tornavano al loro paese, non era per loro semplice il recupero di
posizioni e affetti, perché la reintegrazione nella vita paesana portava con sé,
insieme con le esperienze della “fuga” e dello sradicamento, anche la formazione
dei nuovi “miti” della civiltà industriale e del benessere.
È su questa trama umorale che si formeranno le fabule dei racconti calabresi di
Corrado Alvaro e Leonida Rèpaci, sensibili ai retaggi agro-pastorali dei paesi e
della “gente”, ma pure consapevoli del trauma sentimentale creato dall’impatto
con la civiltà moderna. Una Calabria “in fuga” verso terre lontane, e anelante
“miti” di benessere; e una Calabria sospesa tra passato e presente, tra devozione
patriarcale e pulsioni di modernità. Questa ambivalente realtà fisica e umana era
già sottesa nelle auliche considerazioni del relatore che presentò, nel 1905, il disegno di legge per i provvedimenti a favore della Calabria: “Forma con la Sicilia
quasi un solo paese; guarda da una parte verso la Grecia e l’Asia Minore, e dall’altro spazia dominatrice sul lago che fu la grande via umana della civiltà universale... La varietà meravigliosa di contorni, di altitudini, di clima in questo bel
paese, che da altipiani levati come specola immensa fra due mari digrada in colline, in poggi, in valli fertili e dilettose e rompe in seni, in rade, in golfi infiniti, fa
sì che tutte quasi le industrie agricole, che fioriscono attorno al Mediterraneo, vi
trovino stanza felice e vi rendano possibile ogni forma di lavoro ed ogni ragione
di ricchezza”. Difendere il paesaggio naturale, curare la sistemazione idraulica di
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BPVOGGI
R. Gambogi,
Gli Emigranti, Livorno,
Museo Civico
“G. Fattori”
pianura e dei bacini montani, provvedere al rimboschimento di
aree depauperate dall’originario manto boschivo, e accelerare i
lavori per la bonifica dei terreni, erano le finalità intermedie del
legislatore per raggiungere lo scopo di uno sviluppo organico e
complessivo dell’agricoltura.
La stessa elencazione delle risorse agricole della Calabria, della produttività e del
mercato, contenuta nella citata relazione, costituiva la base per progettare il futuro possibile e auspicabile del territorio. Dopo cento anni, le risposte più convincenti, i risultati meno aleatori, provengono ancora da quella base progettuale. Le
colture dell’olivo, della vite, del bergamotto e degli agrumi, sparse in zone confacenti, rendono bene ai coltivatori, e alimentano un mercato consolidatosi nel
tempo. Come è consolidato il mercato dei cereali, che alimenta l’industria alimentare. Una coltura tradizionale – quella del cedro – ha poi assunto per la sua
specificità una posizione di rilevanza mondiale. L’area che accoglie tale coltura,
favorita da particolari condizioni climatiche, è situata lungo la costa tirrenica fra
Praia a Mare e Cetraro, nel Cosentino. Migliaia di piccoli imprenditori conducono in forma specializzata la coltura del cedro, la cui produzione viene utilizzata
per la preparazione di liquori, essenze e sciroppi, e ora soprattutto per la fabbricazione dei canditi usati nell’industria dolciaria.
Il paesaggio che si configura attraverso i piccoli e folti gruppi di alberi di cedro,
protetti da schemi di canne e frasche entro una robusta intelaiatura costruita con
pali, è tra i più suggestivi e caratteristici. La diffusione del cedro nell’area mediterranea (dai Romani era chiamato pomo di Media) era pure legata alla sua funzione ornamentale e sacrale, che veniva accolta soprattutto dagli Ebrei. L’uso medicinale del cedro doveva poi entrare nelle ricette della “Scuola salernitana”.
Dunque, una tradizione illustre, che le particolari condizioni di suolo e di clima
della Calabria hanno saputo conservare e valorizzare, gratificando il lavoro e la
genialità dei produttori. Come anche, per la coltura del bergamotto, da cui si
estrae l’essenza, la natura del suolo e il clima favorevole hanno creato le condizioni più propizie allo sviluppo del settore.
17
BPVOGGI
CULTURA
di Enrico Maria
Dal Pozzolo
Docente
Universitario
LA VANITAS DI BERNARDO STROZZI PARODIATA DA PIETRO DELLA VECCHIA
SCHERZI DA PITTORI
N
el recente catalogo della Pinacoteca di Palazzo Thiene non è compresa
questa bizzarra tela di Pietro della Vecchia, pervenuta nelle raccolte della
Banca Popolare di Vicenza subito dopo la pubblicazione del volume, a
infoltire la già ampia selezione di opere dell’artista lagunare conservatevi (foto a
fronte in alto) (1).
Il dipinto è stato acquisito presso la casa d’aste viennese Dorotheum, che l’aveva
posto in vendita – con la corretta attribuzione al Vecchia – il 21 marzo del 2002.
Già in precedenza era tuttavia apparso sul mercato dell’arte: ad un’asta veneziana di Semenzato nel 1985 (2) e due anni dopo in un’inserzione nel catalogo della
XV mostra di Palazzo Strozzi a Firenze, allorché pubblicizzava l’attività di Plinio
Calore, restauratore ed esperto di arte antica operante tra Milano e Venezia (3).
Non mi risulta tuttavia che esso sia mai stato presentato in qualche pubblicazione scientifica, a dispetto del suo indubbio interesse tematico.
Il dipinto infatti – eseguito su tela e misurante cm 71x100,5 – si presenta come una
reinterpretazione grottesca di una delle più nobili ideazioni di Bernardo Strozzi,
maestro genovese nato nel 1581/82 e attivo per lo più a Venezia, dove si spense
nel 1644. Di lui si conoscono ben cinque composizioni in cui una donna anziana e
discinta si specchia affiancata da un paio di ancelle: la più celebre, al Museo
Puskin di Mosca, per l’equilibrio, la ricchezza cromatica e la sapienza del tocco è
senza dubbio uno dei capolavori massimi non solo dell’artista, ma dell’intero
Seicento italiano (foto a fronte in basso) (4).
Quella di Strozzi è, all’evidenza, un’allegoria della caducità della bellezza, dove
la donna (i cui tratti regolari alludono a una venustà perduta) tenta inutilmente di
(1) Commentate da B. Aikema, Il “camaleontico” Pietro Vecchia, in La Pinacoteca di Palazzo Thiene, a cura di F. Rigon,
Milano, 2001, pp. 49-53.
(2) Dipinti antichi e dell’800, Venezia, Palazzo Giovannelli, 31/3/1985, lotto n. 41.
(3) Mostra Mercato Internazionale dell’Antiquariato di Palazzo Strozzi a Firenze (19 Settembre-11 ottobre 1987),
Firenze, 1987, p. 467.
(4) Ragionata di recente da E. Gavazza e A. Orlando, in Bernardo Strozzi. Genova 1581/82-Venezia 1644. Catalogo
della mostra (Genova, 6/5-6/8/1995), a cura di E. Gavazza, G. Nepi Sciré e G. Rotondi Terminiello, Milano, 1995,
pp. 68 e 250.
18
BPVOGGI
Pietro della Vecchia,
Brutta allo specchio,
Vicenza, Banca
Popolare di Vicenza
(tela, 71x100,5)
rimediare alle offese del tempo indossando le vesti
più eleganti, i gioielli più preziosi, gli ornamenti più
vezzosi, e reggendo due rametti di rosa e gelsomino
(?) appena colti nella pienezza della loro fioritura.
Ma non basta. Ella è come pietrificata dalla visione
di sé vecchia, persa nel mistero della vita che inesorabilmente fugge. Una pagina nobile, intrisa di
dignità, come già evidenziato dalla critica (5), che
intreccia il tema della Vanitas a quello – pure di
lunga tradizione – del cosiddetto Memento mori
(“ricorda che devi morire”).
La reiterazione di questa iconografia da parte del
genovese attesta l’indubbia fortuna commerciale e
collezionistica riscossa all’epoca. A dire il vero, in
alcune redazioni egli sembra perdere un po’ della
misura che caratterizza l’esemplare moscovita: in
una tela di collezione privata parigina la donna
inforca addirittura gli occhiali per verificare meglio
il precipitare dei suoi seni un tempo turgidi (6). Il pittore veniva così incontro al gusto di quanti godevano di quella poetica dell’eccentrico, dell’imprevisto e
del macabro ampiamente divulgata in letteratura
dai cosiddetti marinisti. Se il loro ispiratore,
Giovanni Battista Marino, s’era spesso soffermato a
ritrarre la sua “bella” allo specchio – rimeditando
un’idea che era stata già di Torquato Tasso – costoro,
a partire dal secondo decennio del ‘600, si scatenaro(5) R. Rearick, Bernardo Strozzi: un aggiornamento, in “Saggi e memorie di storia dell’arte”, 20, 1996, pp. 227-275,
p. 262.
(6) Si veda in L. Mortari, Bernardo Strozzi, Roma, 1966, pp. 59-60, fig. 288.
19
BPVOGGI
Bernardo Strozzi,
Allegoria della Vanità,
Mosca, Museo Puskin
(tela, 135x109)
In alto a sinistra.
Pietro della Vecchia,
La pappa, già Venezia,
mercato antiquario
(tela, 74x100).
In alto al centro.
Pietro della Vecchia,
Tre soldati che giocano
a dadi, già Venezia,
mercato antiquario
(tela, 74 x 100)
no in un’efferata ‘galleria degli orrori’, in cui la donna da bella e ambita diventava brutta ma adorna di gioielli (Tingoli), con capelli posticci e macchie rosse sul
volto (Sempronio), imbellettata (Basile), con occhiali e invecchiata (Artale; Di
Pers), pidocchiosa (Narducci) ecc. Era l’antitesi a un topos ormai ritrito, cui si reagiva con prosaico cinismo. Ma che tutto, nel prototipo di Strozzi, si riagganci ad
esso, lo testimonia perfino un elemento come la piuma sistemata nei capelli, che
si ritrova, ad esempio, nel Canzoniere di Rinaldi (7).
Certo è che se già in Strozzi (almeno nel quadro di collezione privata parigina) si
coglie una vena dissacrante e a tratti comica, quello qui proposto da Pietro della
Vecchia appare un totale rovesciamento semantico, all’insegna della parodia più
sfrontata, amorale e carnascialesca.
Va rimarcato che questo singolarissimo pittore veneziano (1602/3-1678) fece dell’anticonformismo uno dei suoi tratti distintivi (8). Ebbe una formazione, per così
dire, un po’ dissociata, giacché i poli che la indirizzarono furono da un lato il mito
solare del classicismo tizianesco propugnato da Alessandro Varotari detto il
Padovanino e dall’altro i drammi chiaroscurali caravaggeschi di Carlo Saraceni.
Ne sortì un’estrema versatilità tecnica, che lo condusse a risultati tra loro molto
difformi. Se nella ritrattistica, ad esempio, egli fu un naturalista impegnato nella
descrizione oggettivante dei tratti dei suoi committenti, nella pittura pubblica
sacra e profana – pale, teleri, cartoni per mosaici (a San Marco) – non mancò mai
di piegare i suoi personaggi alle leggi di un racconto teatrale sempre caricato e talvolta grottesco. Ma il suo ventaglio espressivo fu così ampio da giungere a parodie visive come quella della tela vicentina. Filosofi, soldati, perfino balie (foto in
(7) Su questi temi in letteratura si rinvia in primis a O. Besomi, Ricerche intorno alla “Lira” di G.B. Marino, Padova,
1969, pp. 61-64, 74, 92-94.
(8) Su di lui si vedano, in particolare, gli ormai ventennali studi di B. Aikema: Pietro della Vecchia, a profile, in
“Saggi e memorie di storia dell’arte”, 14, 1984, pp. 77-100; Pietro Della Vecchia and the Heritage of the Renaissance
in Venice, Firenze 1990; Marvellous Imitations and Outrageous Parodies: Pietro della Vecchia Revisited, in Continuity,
Innovation, and Connoisseurship. Old Master Paintings at the Palmer Museum of Art. Proceedings of an international
symposium held at the Palmer Museum of Art (31/3-2/4/1995), a cura di M.J. Harris, Pennsylvania, 2003, pp. 110133; inoltre, Il “camaleontico” Pietro Vecchia, in La Pinacoteca di Palazzo Thiene, cit. pp. 49-53.
20
BPVOGGI
alto a sinistra): differenti categorie sociali vennero deformate sotto la sua spietata
lente beffarda, a costituire una sorta di registro buffo parallelo a certa iconografia
ufficiale (9). E fu proprio in questo versante che egli diede spesso il meglio di sé,
sfoderando una pennellata rapida e satura di colore con cui schiaffeggiava tele
grezze dalle quali fiorivano figure da un lato degne di Dubuffet e dall’altro – paradossalmente – simili ad alcune in cui ancor oggi ci s’imbatte in certe osterie e in
certe calli di Venezia.
Una vena sarcastica a 360 gradi, quindi, da cui a ben vedere non salvò neppure la
sua stessa opera: anzi. Un dipinto come questo (foto in alto a destra) – da poco passato sul mercato antiquario fiorentino – richiama tematicamente i Tre alchimisti che
in ben altri termini aveva immaginato in una grande tela ai Musei Civici di
Padova (10); allo stesso modo i Tre soldati giocatori di dadi – compagno alla ‘Pappa’
(9) Riproduco questa scena perché citata, ma non illustrata, da Aikema, Pietro Della Vecchia and the Heritage, cit.,
p. 146 n. 196, aggiungendo che, dopo l’asta londinese di Sotheby’s (12/12/1979) segnalata dallo studioso, assieme al pendant con i Tre soldati giocatori di dadi, è apparsa a un’asta veneziana di Semenzato del 8/4/1984, lotti 504
e 505. Sul fenomeno della pittura buffa a fine ‘500, si veda inoltre B. Wind, Picture ridicole: some Late Cinquecento
comic Genre Paintings, in “Storia dell’arte”, 20, 1974, pp. 25-35.
(10) Semenzato Casa d’Aste. Mobili ed oggetti d’arte provenienti dalle successioni di Carlo de Carlo, Mary Pavan De Carlo
e da altre collezioni private, Firenze, 11/6/2003, lotto n. 167. L’esemplare patavino menzionato è schedato da E.
Saccomani, in Da Padovanino a Tiepolo. Dipinti dei Musei Civici di Padova del Seicento e Settecento. Catalogo della
mostra (Padova, dal 22/3/1997), a cura di D. Banzato, A. Mariuz, G. Pavanello, Milano, 1997, pp. 139-140.
In alto a destra.
Pietro della Vecchia,
Tre alchimisti, già
Firenze, mercato
antiquario (tela 73x96).
Qui a fianco.
Pietro della Vecchia,
Socrate e due allievi,
attuale ubicazione
sconosciuta
(tela, 75x99)
sopra illustrata – vennero sovente descritti da mestierante ‘paracaravaggesco’, ma
talora trasformati in esilaranti ‘fumettoni’ (foto al centro delle pagine precedenti). Per
esemplificare al meglio simili rimpalli di registro su di un medesimo canovaccio,
si consideri un altro caso che ruota proprio attorno al tema dello specchio. Una
delle composizioni più ‘colte’ di Pietro della Vecchia fu senza dubbio quella che
vedeva uno o più vecchi sapienti che insegnano ai giovani discepoli a cercare loro
stessi di fronte a uno specchio (foto di pagina 21 in basso). Ebbene, egli giunse a
parodiarsi platealmente da solo, come dimostra in questa esuberante Allegoria
della vista (entro una serie dedicata ai Cinque sensi), in cui adotta il medesimo schema in chiave, per l’appunto, di sfrenata deformazione fantastica (foto in alto) (11).
Se queste operazioni venissero svolte solo con intenti ludici o non piuttosto come
estremo segno di una sorta di agnosticismo in cui venne a comprendere anche
l’arte tout court, e addirittura la sua stessa arte, non è facile a dirsi. Certo è che,
quando egli si trovò a sostare, ammirato, innanzi al capolavoro del collega genovese – e sarà stato verso la fine degli anni ’30 del Seicento, o poco oltre (12) – non
riuscì a resistere alla tentazione di inscenare l’imitazione buffa di quella scena
insieme sontuosa, drammatica e necrofila, travestendo con cura le sue protagoniste come “peggio” non avrebbe saputo fare.
Pietro della Vecchia,
La vista,
Milano, collezione
privata (tela, 73x139)
(11) L’osservazione è già di Aikema, Pietro Della Vecchia and the Heritage, cit., p. 69.
(12) Alla seconda metà del quarto decennio data il prototipo di Strozzi la Orlando, in Bernardo Strozzi, cit., con
Rearick, Bernardo Strozzi, cit., che precisa l’anno 1637. Che la desunzione di Vecchia non sia di molto successiva
lo dichiara, a mio avviso, il tipo di pennellata, fluida e di superficie, paragonabile a quella della Crocifissione oggi
in San Giorgio Maggiore a Venezia, del 1637, e a quella della pala di Santa Giustina alle Gallerie dell’Accademia,
del 1640: si vedano in Aikema, Pietro della Vecchia and the Heritage, cit., figg. 12, 28.
22
BPVOGGI
GRANDISSIMI ATLETI CHE HANNO DATO LUSTRO ALL’ITALIA NEL MONDO
I CAMPIONI DELLO SPORT FRIULANO
SPORT
di Massimiliano
Oleotto
Giornalista sportivo
I
l Friuli è terra di campioni dello sport, da sempre. Atleti
straordinari che hanno fatto della bravura, del coraggio,
dell’onestà, della risolutezza, della sobrietà, della tenacità,
tutti valori propri dell’indole friulana, i tratti distintivi di avvenimenti sportivi già leggendari. Quelle che seguono sono quattro di queste vicende, le più esemplari. Quattro epoche, quattro
discipline, quattro stili di vita che risultano accomunati da un
unico inconfondibile sapore: la vittoria.
Il primo campione friulano è Primo Carnera, considerato il più
forte pugile italiano di tutti i tempi. Carnera nasce nel 1906 a
Sequals, un paesino che si trova una quarantina di chilometri a
nordovest di Udine. A 18 anni è costretto a emigrare in Francia
per divenire bracciante, manovale, spaccapietre, addirittura
fenomeno da circo grazie a un fisico colossale, 2.05 metri di
altezza per 125 chili di peso. La boxe arriva nel 1928, il primo
match, vincente, il 12 settembre di quello stesso anno a Parigi.
Sul ring il Golia delle Alpi mostra una certa velocità e scioltezza a dispetto della mole. Mostra anche un certo disagio che non
è viltà ma timore di fare del male all’avversario con la mostruosa potenza che si ritrova, tanto da fargli meritare il soprannome di Gigante Buono. Bastano pochi successi per renderlo
famoso in tutta Europa e farlo sbarcare in America. Siamo nel
1929 che è sì l’anno della Grande Crisi ma non per il pugilato.
Nel 1930 combatte 24 volte con 23 vittorie, molte truccate probabilmente, come
truccate erano probabilmente le vittorie precedenti, anche se Carnera non ha mai
nutrito dubbi sulla regolarità dei suoi matches. C’è da credergli almeno per l’affermazione contro Paulino Uzcudun a Barcellona il 30 novembre 1930, giunta ai
punti dopo 15 durissime e massacranti riprese. È un’affermazione vera che fa dilagare nel mondo il mito dell’Ercole del Friuli e che porta il fascismo ad additarlo
23
BPVOGGI
In alto. Una fase
dell’incontro tra Primo
Carnera e Jack Sharkey
a New York il 29
giugno 1933, che
laurea il friulano
Campione del mondo
dei pesi massimi.
In basso. Primo
Carnera vittorioso al
termine dell’incontro
Una fase della gara
delle 400 iarde
a ostacoli corsa
a Milano l’8 ottobre
1950 che consente
ad Armando Filiput
di ottenere il nuovo
primato mondiale
della specialità
come simbolo della razza italica tutta. Gli anni che seguono sono una lunga corsa
verso la cintura mondiale dei pesi massimi, che conquista il 29 giugno 1933 a New
York mettendo giù alla sesta ripresa Jack Sharkey. L’uomo più forte del mondo
difenderà il titolo con successo per due volte, ma dovrà arrendersi il 14 giugno
1934 a New York a Max Baer. È l’inizio di un declino che si concluderà con il ritiro del 1937 dopo aver incontrato e perso contro un’altra leggenda della boxe, Joe
Louis. Da quel momento sfrutterà la sua immensa celebrità come comparsa nel
cinema e come lottatore nel catch. Gravemente malato, farà ritorno nella sua
Sequals per morire a 61 anni.
A Carnera è intitolato il Palazzetto dello Sport di Udine. Quello di Ronchi dei
Legionari, invece, è intitolato ad Armano Filiput, un campionissimo dell’atletica
italiana. Proprio a Ronchi Filiput nasce nel 1923 da genitori friulani, precisazione
non irrilevante perché Ronchi, sita a una quarantina di chilometri a sudest di
Udine, appartiene alla Bisiacaria, territorio mezzo friulano e mezzo giuliano. Per
il giovane Armando l’atletica è un trastullo scolastico fino al 26 aprile 1942 quando corre il suo primo 400 metri a ostacoli. Il tempo è promettente, 59”5, ma nulla
lascia presentire che nel volgere di sei mesi il ronchese possa vincere 5 titoli italiani, vestire la maglia azzurra e realizzare con 54”9 una delle migliori prestazioni mondiali stagionali. A interrompere ogni sogno di gloria ci pensa la guerra, non
solo perché per tre anni viene sospesa ogni competizione sportiva ma anche perché quando si torna a gareggiare Filiput fa fatica a trovare un posto da maestro di
scuola elementare a Ronchi e dintorni. In più l’atletica lo accantona in favore dello
zaratino Ottavio Missoni, oggi noto stilista, pure lui campione dei 400 metri a
ostacoli e finalista nel 1948 alle Olimpiadi di Londra. La svolta arriva nel 1949:
Armando si trasferisce a Brescia dove trova un lavoro stabile e un allenatore capace di portarlo a due successi fantastici. Il primo è datato 27 agosto 1950 ed è il titolo di campione europeo dei 400 metri a ostacoli ottenuto a Bruxelles con 51”8. Il
secondo è datato 8 ottobre 1950 ed è il record del mondo delle 440 iarde a ostacoli ottenuto a Milano con 51”9. In Belgio Filiput migliora un primato italiano vec24
BPVOGGI
Dino Zoff con
la maglia della
Nazionale Italiana
chio di 21 anni, mentre nel capoluogo lombardo il passaggio ai 400 metri – 440
iarde misurano 402.34 metri – è 51”6, record europeo uguagliato. Il nuovo fenomeno dell’atletismo mondiale nel 1951 non conosce sconfitta e nel 1952 partecipa
da favorito alle Olimpiadi di Helsinki, che conclude però al sesto posto solo a
causa di condizioni fisiche precarie. Già nel 1951, tuttavia, aveva fatto ritorno a
Ronchi, dove vivrà fino al 1982 come insegnante di educazione fisica.
Sulla strada che da Udine porta a Trieste Ronchi è una decina di chilometri dopo
Mariano del Friuli, la cittadina che ha dato i natali il 28 febbraio 1942 a Dino Zoff,
portiere tra i più grandi nella storia del calcio planetario. Un portiere atipico in
quanto concreto, equilibrato, saggio, sicuro. Un portiere che guardando il padre
affaccendarsi nei campi impara presto che per tagliare i propri traguardi servono
fatica e sacrificio. Zoff ha 15 anni e lavora come meccanico a Gorizia quando inizia a sistemarsi tra i pali della Marianese. È l’Udinese ad acquistarlo nel 1959 e a
farlo esordire in serie A il 24 settembre 1961. Dino non riesce a essere profeta in
patria, troppe le critiche, troppi i rimproveri, così nel 1963 passa al Mantova e nel
1967 al Napoli. La città più estroversa della Penisola accoglie quell’uomo chiuso e
riflessivo con amore e rispetto, lanciandolo in Nazionale un mese e mezzo prima
del trionfo agli Europei del 1968. Ma il bello deve ancora venire poiché nel 1972
arriva la chiamata della Vecchia Signora, un rapporto che durerà 11 stagioni e che
gli permetterà di vincere 6 Scudetti, 2 Coppe Italia e 1 Coppa Uefa. Gli anni alla
Juve sono gli anni dei record, come le 570 presenze in serie A con 903 minuti di
imbattibilità, o le 112 partire con la Nazionale con un’imbattibilità che in questo
caso giunge addirittura a 1134 minuti. Con la maglia bianconera Zoff vive anche
le stagioni più importanti in azzurro. Se ai Mondiali in Argentina del 1978 finisce
sul banco degli imputati per un quarto posto mal digerito dall’opinione pubblica,
si rifà ai Mondiali in Spagna del 1982 giacché è lui, il capitano, a sollevare a 40
anni suonati la Coppa al cielo la sera dell’11 luglio, un’immagine che fa il giro del
mondo finendo addirittura sulla copertina di Time. Lascia il calcio un anno più
tardi, ma per lui è pronta una carriera come dirigente e come tecnico. E da alle25
BPVOGGI
Gabriella Peruzzi
vince la Coppa
del Mondo 2003/2004
giungendo nona
nella 15 km
di Pragelato
natore i risultati più prestigiosi li otterrà proprio con la Juventus – nel 1990 vince
Coppa Italia e Coppa Uefa - e con la Nazionale – nel 2000 è secondo all’Europeo.
Sono due i friulani capaci di conquistare la medaglia d’oro individuale ai Giochi
Olimpici. Il caso vuole che siano entrambi donne e sciatrici di fondo, anche se solo
Gabriella Paruzzi è ancora in attività. “Gabri” nasce a Udine il 21 giugno 1969 e
vive nei pressi di Tarvisio, estremo lembo montagnoso di terra friulana che si protende verso Austria e Slovenia. Gli sci ai piedi ce li ha sin da bambina, una passione che diviene maglia azzurra già a 18 anni. Il destino però non sembra riservarle una carriera da campionessa, la stessa che vive negli anni Novanta l’altra
friulana, la carnica Manuela Di Centa. È vero, dal 1991 è più volte medagliata a
Mondiali e alle Olimpiadi, ma con la staffetta e in ruoli da gregaria. Poi, nel marzo
del 1998, è quarta in una 15 km di Coppa del Mondo a Falun e scatta in lei la sensazione che può fare di meglio. Quel meglio arriva con l’aiuto di un nuovo tecnico che la fa rinascere, perché nelle sue prove ora c’è cuore, grinta, esperienza,
costanza e, soprattutto, umiltà, dote prima e magnifica dei fuoriclasse. Nel gennaio del 2001 giunge il primo podio in Coppa del Mondo a Salt Lake City nell’inseguimento. Passa un anno appena e in quella stessa città americana la Paruzzi
vive il suo giorno dei giorni nell’occasione più importante, le Olimpiadi. Nella 30
km Gabriella rischia come nessun’altra poiché parte con ai piedi un paio di sci
senza sciolina, ma l’azzardo paga, complice l’eliminazione per doping della russa
Lazutina, prima sul traguardo. Così, il 23 febbraio 2002 la Paruzzi è, dopo la Di
Centa, la seconda friulana a laurearsi campionessa olimpica. Dicono sia la vittoria
di un giorno, la vittoria di una che non ha vittorie. Sbagliano. Nel marzo 2003
ottiene il primo successo in Coppa del Mondo a Lahti nella 10 km, mentre il 13
marzo 2004 vince la Coppa del Mondo a Pragelato dopo aver incamerato altri tre
successi parziali. Anche in questa circostanza giunge al successo dopo la Di Centa,
capace di conquistare la Coppa sia nel 1994 sia nel 1996, ma la sfera di cristallo
dimostra che la vincitrice di un giorno è diventata ormai la campionessa di una
stagione intera.
26
BPVOGGI
LA NOSTRA BANCA È TRA LE PRIME A DISPORRE DI UNA TELEVISIONE AZIENDALE
IN ONDA CON BPVICHANNEL
NOTIZIE
DALLA
BANCA
a cura di
Luciano Zanini
“B
PVI Channel” è il nome della televisione aziendale realizzata dalla
nostra Banca, la cui programmazione ha preso il via verso la metà
dell’anno. Si tratta di un’iniziativa realmente innovativa che colloca
la Popolare di Vicenza nel novero delle pochissime aziende italiane dotate di una
tv aziendale e, tra di esse, prima banca ad aver adottato la nuova tecnologia satellitare digitale interattiva.
Ma perché la televisione in banca? Perché questo formidabile strumento consentirà un sensibile miglioramento della comunicazione interna e della diffusione
dell’informazione tra le varie componenti del nostro Gruppo bancario che conta
ormai più di 4.500 dipendenti e oltre 500 sportelli. Un Gruppo che, come noto, è
passato negli ultimissimi anni da una dimensione locale ad un ruolo di valenza
nazionale, in virtù delle presenze non solo nel Nord Italia con la Capogruppo, ma
anche nel Centro e nel Sud rispettivamente con Cariprato e Banca Nuova.
L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con la divisione tv di Class Editori:
dopo un periodo di sperimentazione del canale avvenuta tra fine 2003 e la prima
parte del 2004 la programmazione ufficiale di BPVIChannel è divenuta realtà.
L’attuale palinsesto è formato da un notiziario finanziario del mattino, telegiornali economico-finanziari curati da CFN, un telegiornale aziendale settimanale e
servizi di approfondimento su temi ed eventi aziendali.
I contenuti e i servizi relativi ai fatti aziendali vengono realizzati nella struttura
appositamente creata presso la sede centrale dell’Istituto a Vicenza, mentre il supporto tecnico viene fornito dalla divisione business tv di Class editori che, usando le tecnologie adottate da Cfn/Cnbc, irradia tramite satellite-dati i filmati su
tutti i computer dei dipendenti.
È anche in fase di sperimentazione avanzata la possibilità di ricevere la tv aziendale via cellulare, come pure è allo studio anche una nuova versione dello strumento
di visualizzazione dei filmati che consentirà a BPVIChannel di utilizzare tutte le
funzioni digitali interattive già previste dalle infrastrutture tecnologiche. Un cruscotto informativo integrerà video, notizie testuali scorrevoli interne, dall’Italia e
dal mondo, sullo stile dei notiziari satellitari e digitali di ultima generazione.
27
BPVOGGI
La nuova televisione aziendale della Popolare di
Vicenza è stata presentata alla stampa e ai media
radiotelevisivi nazionali e locali nel corso di una conferenza stampa svoltasi presso la sede centrale della
Banca cui hanno partecipato numerosi giornalisti e i
vertici di BPVI e Class Editori. Nel presentare l’iniziativa il presidente Zonin ha sottolineato l’importanza
di BPVIChannel “quale nuovo modo di fare comunicazione, formazione e aggiornamento all’interno del
Gruppo, all’insegna della rapidità, efficienza e innovazione. La nostra tv aziendale ci posiziona all’avanguardia del sistema bancario italiano, quanto all’adozione
di strumenti di comunicazione interna tecnologicamente avanzati e integrati tra
di loro, come appunto tv, intranet, house organ, video, cellulare, sms e
mms.”“L’accordo raggiunto con la BPVI testimonia la qualità dei servizi forniti da
Class Editori, frutto dell’esperienza maturata nel campo della corporate-tv per la
distribuzione di contenuti multimediali alle filiali delle banche e delle competenze acquisite nella televisione”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Class
Editori, Paolo Panerai che ha messo in rilievo la leadership raggiunta dalla sua
società nel settore della tv digitale e nell’interattività finanziaria.
I programmi di BPVIChannel
Vediamo più da vicino il palinsesto della tv aziendale, composto in sostanza da:
Morning Calls (avvisi finanziari quotidiani), i Tg CFN (notiziari quotidiani economico-finanziari di Class Editori) e BPVIChannel Tg (il telegiornale aziendale
settimanale). A completare il quadro ci sono anche gli eventi e approfondimenti e
l’e-learning.
Morning Calls: le notizie del mattino
È stata predisposta, a cura della Direzione Finanza dell’Istituto, un’edizione gior28
BPVOGGI
Un momento della
conferenza stampa
di presentazione di
BPVI Channel.
Da destra:
Divo Gronchi,
Gianni Zonin,
Paolo Panerai,
Luciano Colombini
e Samuele Sorato
naliera di notiziario finanziario, curandone la predisposizione dello script e la sua
lettura. Le registrazioni vengono effettuate presso lo studio a regia remota predisposto nella saletta videoconferenza della stessa Direzione Finanza a Milano.
TG CFN : la professionalità al servizio della Banca
Sono quattro le edizioni del telegiornale economico di CFN, gestite interamente
da Class Editori, irradiate quotidianamente a tutti i dipendenti dell’Istituto.
L’obiettivo è quello di fornire informazioni chiare e professionali su eventi e
aspetti economici dall’Italia e dal mondo.
BPVIChannel Tg: il notiziario settimanale
Ogni settimana viene trasmesso un telegiornale aziendale – realizzato dalla redazione di BPVIChannel negli studi ricavati presso la sede centrale – che riporta
notizie e informazioni sulla vita e sull’operatività dell’Istituto, su nuovi prodotti,
strategie, etc. La formula ricalca quella dei veri e propri telegiornali: servizi, interviste, brevi news. Il prodotto semilavorato viene poi recapitato a Class editori che
provvede alla post-produzione.
Eventi e approfondimenti : rapidità dell’informazione
Oltre al telegiornale settimanale gli eventi e gli appuntamenti di rilievo per la
Banca e per i suoi dipendenti vengono diffusi tempestivamente dalla redazione
con servizi ad hoc.
Ciò è reso possibile grazie ad un efficace lavoro di squadra con i giornalisti di
Class Editori.
E-learning : formazione a distanza
Le possibilità offerte dall’utilizzo del “satellite dati” – ossia la trasmissione di molteplici informazioni a completamento del filmato – consentiranno di utilizzare il
canale tv aziendale anche per dare vita a corsi di formazione a distanza all’interno della Banca e del Gruppo.
29
BPVOGGI
NOTIZIE
DALLA
BANCA
NASCE UN’IMPORTANTE REALTÀ
NUOVA MERCHANT, BANCA D’AFFARI DEL CENTRO SUD
I
n questa seconda parte dell’anno ha
mosso i suoi primi decisi passi sulla
via della piena operatività Nuova
Merchant, la banca d’affari dedicata a
sostenere e sviluppare progetti imprenditoriali nel Centro e Sud Italia. La nuovissima società – costituita a metà 2004 e
frutto dell’accordo tra la società Livolsi &
Partners, Banca Popolare di Vicenza e
Banca Nuova che, come noto, insieme a
Cariprato fa parte del Gruppo BPVI – ha
sede a Roma e uffici a Palermo e Bari.
Dal punto di vista societario Nuova
Merchant fa parte integrante del Gruppo
Livolsi & Partners, con Banca Nuova che
detiene una quota pari al 20% del capitale ( possiede comunque un’opzione per salire al 30%), mentre un ulteriore 10% è
destinato ad un gruppo selezionato di primari imprenditori italiani.
L’obiettivo principale della nuova banca d’affari è senz’altro quello di diventare,
il più rapidamente possibile, punto di riferimento per tutti quegli imprenditori,
sia pubblici che privati che intendono “fare impresa” cogliendo e valorizzando al
meglio le peraltro numerose opportunità che attendono di essere sviluppate e utilizzate nei territori del Sud d’Italia.
La sua struttura è costituita da professionisti provenienti da Livolsi & Partners
che si muovono interagendo con le professionalità presenti in Banca Nuova e con
una qualificata compagine di liberi professionisti, di varie specializzazioni, che
già operano da tempo nel Mezzogiorno d’Italia.
Se l’approccio di Nuova Merchant consente di capitalizzare le già numerose esperienze maturate da Livolsi & Partners soprattutto nelle regioni meridionali, il raccordo con il nostro Gruppo consentirà di mantenere e sviluppare i collegamenti
30
BPVOGGI
con l’imprenditoria del Nord canalizzando risorse e know
how verso la realizzazione di progetti di sviluppo e la
valorizzazione del sistema economico e finanziario centromeridionale.
I principali settori di mercato presidiati dalla nuova banca
d’affari, che copre un’ampia gamma di servizi, sono: il
turismo, comparto primario da potenziare e valorizzare;
l’agroalimentare, fortemente radicato nel territorio d’elezione della merchant; la logistica, presupposto indispensabile al decollo delle attività industriali e turistiche dell’area; la pubblica amministrazione, impegnata nell’ammodernamento della propria struttura operativa anche in
virtù dei nuovi strumenti messi a disposizione dall’evoluzione dei mercati e delle regolamentazioni di settore.
Particolarmente soddisfatto della nuova iniziativa si è
detto il presidente di Nuova Merchant, Ubaldo Livolsi:
“questa realtà nasce col preciso obiettivo di affiancare
operatori pubblici e privati impegnati a favorire il consolidamento dell’economia e delle imprese nel
Centrosud Italia, dove il gruppo Livolsi ha sempre investito con forza. Sono
grato alla Popolare di Vicenza per l’appoggio determinante dato alla realizzazione di questo importante progetto.”
Il presidente della Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, ha sottolineato che :
Ubaldo
“il Gruppo BPVI ha scelto di essere presente nel Mezzogiorno sin dal 2000
Livolsi
tramite Banca Nuova che oggi rappresenta una realtà bancaria e finanziaria
importante e apprezzata dala cientela. Sono convinto che questa nuova iniziativa si affermerà
velocemente come strumento efficace per fornire
un ulteriore contributo alla crescita economica
Gruppo Banca Popolare di Vicenza
del territorio.”
Banca Nuova
31
BPVOGGI
NOTIZIE
DALLA
BANCA
SU INIZIATIVA DELLA BANCA APERTA AL PUBBLICO VILLA VALMARANA AI NANI
L’ARTE TRA VENEZIA E VICENZA
V
enezia – tra mostre, iniziative culturali di
vario tipo e manifestazioni storiche – è sempre al centro dell’attenzione del mondo
intero; anche quest’anno la città dei Dogi ha vissuto
intensamente la propria stagione culturale, richiamando moltitudini di amanti dell’arte e di semplici
turisti. Tra le iniziative di cartello del 2004, va annoverata la mostra della Fondazione Cini dal titolo
“Tiepolo. Ironia e Comico” organizzata per celebrare il bicentenario della morte di Giandomenico
Tiepolo, inaugurata ai primi di settembre e conclusasi nella prima decade di dicembre. Per oltre tre
mesi, sull’isola di San Giorgio Maggiore, si sono
potuti ammirare più di centoquaranta disegni e
dipinti dello stesso Giandomenico e del padre
Giambattista, provenienti dalle collezioni dei principali musei del mondo, alcuni dei quali esposti per
la prima volta in Italia. La rassegna ha messo in luce
la straordinaria importanza e il valore di questi
disegni, sia quelli dedicati a scene di vita contemporanea dove affiora tutta la corrosiva capacità di
rappresentare in chiave grottesca la società del
tempo, sia quelli incentrati nella figura di
Pulcinella, come “doppio” dell’uomo comune,
amara rappresentazione della risibilità della Storia.
Poi, accanto a questa, va segnalata l’altra grande
mostra, svoltasi a Cà Rezzonico: anche qui si è voluta ricordare ed esaltare l’opera tiepolesca, la grandezza di questi sommi artisti e, con loro, di Venezia.
Come noto i Tiepolo, padre e figlio, hanno avuto
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Giambattista Tiepolo,
Minerva che trattiene
Achille dall’uccidere
Agamennone, Stanza
dell’Iliade
BPVOGGI
Giambattista Tiepolo,
Enea presenta Cupido
nelle vesti di Ascanio
a Didone, Stanza
dell’Eneide
comunque modo di esprimersi anche fuori Venezia, come è avvenuto in terra
vicentina: si devono, infatti, a Giambattista Tiepolo, gli affreschi di due note ville
beriche, la villa Cordellina e la villa Loschi Dal Verme, nonchè varie opere pittoriche presenti in alcune chiese e al museo civico di Vicenza (nella stessa pinacoteca del nostro Istituto, allestita in Palazzo Thiene, figura un ritratto di mercante,
considerato tra i capolavori di Giandomenico).
Ed è sempre a Vicenza che i due grandi artisti hanno dato vita ad uno dei loro
capolavori assoluti, il ciclo di affreschi più celebre, quello conservato in villa
Valmarana ai Nani, a due passi dalla celeberrima “Rotonda “del Palladio.
Così, nell’intento di celebrare i Tiepolo, in occasione del bicentenario della morte
di Giandomenico, come è avvenuto a Venezia, anche Vicenza con l’intervento del
nostro Istituto ha dato vita ad una iniziativa speciale: l’apertura gratuita al pubblico per un’intera giornata della Villa Valmarana, ancora oggi dimora dell’omonima famiglia che due secoli e mezzo fa, commissionò gli affreschi.
La risposta del pubblico è stata sorprendente: tantissime persone si sono infatti
presentate ai cancelli della villa e qui, con appositi tour guidati ad orario continuato, hanno potuto ammirare i famosi affreschi.
Realizzato da Giandomenico Tiepolo insieme al padre Giambattista, il ciclo della
Villa ai Nani di Vicenza, viene universalmente considerato il vertice espressivo
della pittura del Settecento e, in virtù del suo contesto architettonico, si colloca fra
le testimonianze più alte della civiltà della villa affermatasi in Italia con il diciot33
BPVOGGI
Giandomenico
Tiepolo, Gli Innamorati
(a fianco), e Passeggiata
invernale (sotto),
Foresteria.
tesimo secolo.
Gli affreschi, imponenti e magnifici, ornano gli
interni della Palazzina e della Foresteria della
villa. Proprio in questi due ambiti, più che in
altre opere di Giambattista e Giandomenico, si
possono cogliere con evidenza le diverse matrici
ispiratrici dei Tiepolo. Partendo dalla vocazione
al “sublime” del padre, superbamente testimoniata nelle scene mitologiche e cavalleresche
della Palazzina, dove si passa dal salone centrale
con l’affresco del sacrificio di Ifigenia in visione
tridimensionale, alla stanza dell’Iliade di Omero,
in cui si può vedere Briseide, schiava di Achille,
portata di forza al suo nuovo padrone
Agamennone; dalla stanza dell’Orlando Furioso
con Angelica, principessa del Catai, legata ad
uno scoglio dai pirati, che sta per essere liberata
da Ruggiero, alla stanza dell’Eneide di Virgilio
dove Venere appare ad Enea e, infine, all’ultima
stanza dedicata alla Gerusalemme Liberata del
Tasso, con la maga Armida che cerca di ostacolare l’avanzata dei Cristiani.
Quindi, la Foresteria con la vocazione alla “naturalità”, tipica di Giandomenico e acutamente
esemplificata nel realismo tenero e ironico con
cui sono rappresentati signori e contadini del suo
tempo.
Grazie alle varie iniziative alla fine si può ben
dire che tra Venezia e Vicenza la grandezza dei
Tiepolo sia stata degnamente celebrata.
34
BPVOGGI
CON UN NUOVO MODELLO DI LAY-OUT E MODERNI INTERVENTI TECNOLOGICI
È REALTÀ LA FILIALE INNOVATIVA DELLA BPVI
A
bbiamo scritto più volte in questi anni delle numerose iniziative concretizzate dall’Istituto nell’intento di offrire il meglio dei prodotti e servizi
bancari e finanziari alla propria clientela. E anche questa volta siamo di
fronte ad un’iniziativa decisamente importante, di quelle che fanno notizia, che
segnano un punto di svolta. Si tratta della realizzazione della nuova “filiale laboratorio” dell’Istituto, situata presso il Centro Servizi a Vicenza, perfettamente operativa da qualche mese. La nuova “creatura”, di cui vedremo qui di seguito le
caratteristiche principali, costuisce lo sportello pilota dove sperimentare le idee, i
sistemi e le attrezzature più avanzate nel campo dell’allestimento della filiale bancaria. Da questa “filiale laboratorio” saranno insomma ricavate le migliori propo-
35
BPVOGGI
PRODOTTI
E SERVIZI
a cura di
Luciano Zanini
ste da estendere poi all’intera rete del Gruppo.
Vediamole dunque le principali novità, avendo presente che si è voluto creare una
struttura realmente innovativa orientata prima di tutto ad una maggiore soddisfazione dei clienti in rapporto all’accoglienza e alla sicurezza degli stessi; poi, è
stata curata l’implementazione delle migliori apparecchiature self service con
un’attenzione specifica alla comunicazione interattiva; infine, è stata adottata
un’immagine moderna, semplice e rassicurante.
Partiamo dall’accoglienza, dall’ingresso in filiale, per sottolineare la realizzazione
di un’area self service, disponibile 24 ore su 24, di forte impatto tecnologico e operativo, studiata con materiali e colori che aiutano la distinzione delle aree operative delle macchine e delle aree di transito e vengono ripresi all’interno della filiale per assicurare continuità all’ambiente nell’apertura giornaliera.
Nell’area retail, in prossimità dell’ingresso, è stata creata una postazione di supporto e orientamento clienti dove opera un consulente-retail che accoglie la clientela , la indirizza verso la sala di attesa, all’uso del ticket di prenotazione e invita
ad utilizzare la zona self service e multicanale. La sala di attesa rappresenta una
zona completamente nuova rispetto alla struttura delle filiali esistenti ed è finalizzata all’intrattenimento del cliente che può sedersi, guardare le notizie di borsa,
scorrere su maxischermo gli avvisi commerciali, ascoltare la musica di sottofondo, sfogliare giornali, compilare distinte, etc. Un angolo è dedicato anche all’intrattenimento dei bambini che l’apprezzano molto e ora si divertono ad accompagnare i nonni e i genitori in banca giocando sul pc touch screen.
Nell’area retail, adiacente alla sala di attesa, sono stati ideati vari moduli operativi biposto concepiti per ospitare sia un operatore-unico per le operazioni di cassa,
identificato a pavimento dal colore giallo, che un consulente-privati-retail per l’attività di consulenza, identificato dal colore arancione.
Le postazioni di operatore-unico e di consulente-privati-retail prevedono che i
clienti stiano seduti di fronte a loro ed abbiano una chiara sensazione di riserva36
BPVOGGI
tezza, grazie anche alla musica di sottofondo.
L’area direzione e consulenza-affluent, che prevede un
ulteriore contenuto di riservatezza, risulta fisicamente
separata con una porta a vetri dall’area retail, ha una sua
attesa, una sala riunioni ed è caratterizzata da un ambiente distintivo.
Nell’ambito della comunicazione sono state poi apportate
numerose e interessanti novità sia sul fronte degli strumenti che delle modalità operative. In particolare, sono
stati introdotti strumenti audio video fruibili sia all’esterno
che all’interno della filiale, eliminando i manifesti cartacei
e inserendo un palinsesto televisivo aziendale; sono disponibili postazioni self service interattive di supporto per la
clientela che consentono l’accesso ai siti internet aziendali
e cittadini, a tutti i documenti relativi alla privacy e alla trasparenza, a demo dei servizi multicanale della banca.
Di particolare interesse risultano quindi gli strumenti e le
tecnologie innovative nell’uso dell’illuminazione, dei
suoni e soprattutto degli aromi e delle essenze sulla base
degli ultimi ritrovati del marketing olfattivo.
Infine, ma non da ultimo, vanno citate le strumentazioni
pensate anche per l’utilizzo da parte dei portatori di handicap.
Certo, questa descrizione può dare un’idea della “filiale
laboratorio”, ma per rendersi conto di tutta la sua carica di
novità e di modernità (aromi compresi) bisognerebbe farci
un salto dentro!
37
BPVOGGI
PRODOTTI
E SERVIZI
UN LIBRETTO DI DEPOSITO E UN CONTO CORRENTE VERAMENTE SPECIALI
LA BANCA AMICA DEI GIOVANI
S
i avvia a diventare un grande successo l’iniziativa, rivolta espressamente al
mondo giovanile, messa in cantiere dalla nostra Banca ai primi di settembre
2004. Un’iniziativa che riguarda più precisamente i bambini di età compresa da zero a dodici anni e i ragazzi dai tredici ai diciassette e che coinvolge naturalmente anche i genitori, nel senso che li fa partecipare lasciando però che siano
i giovani i veri “protagonisti”.
L’idea di partenza è stata quella di voler avvicinare bambini e ragazzi in maniera
naturale e spontanea alla gestione del denaro e, più in generale, al risparmio in
senso lato. Ecco allora due prodotti specifici, messi a disposizione presso tutte le
filiali: il libretto di deposito denominato “Primi
Amici 0- 12” e il conto corrente “Conto Amici”.
Il primo strumento messo a disposizione è un libretto di deposito nominativo da intestare appunto ai
bambini da 0 a 12 anni, sottoscritto dal genitore che
potrà utilizzarlo per versamenti sino a 10.000 euro.
Caratteristica di questo libretto di deposito, davvero
speciale, è che non richiede alcuna spesa di accensione e per operazione, e inoltre non è prevista alcuna
commissione di movimentazione o imposta di bollo.
L’altra novità riguarda invece i ragazzi più grandi.
Ricaricare il telefonino, fare benzina al motorino,
andare al cinema o allo stadio, comprarsi una felpa,
un libro, un cd: sono cose che anche i ragazzi dai 13 ai 17 anni possono ora tranquillamente fare, grazie al conto corrente “Conto Amici”. Basta recarsi con un
genitore in filiale, firmare il contratto e diventare titolare del conto corrente, come
un “grande”: fare versamenti in contanti e, entro certi limiti, prelevamenti anche
giornalieri, con l’opportunità di controllare via Internet, in qualsiasi momento, le
operazioni effettuate e il saldo del conto (in ogni caso è comunque previsto l’invio mensile a domicilio dell’estratto conto cartaceo).
Proprio Internet si conferma attualmente lo strumento più comodo per controlla38
BPVOGGI
re l’andamento del conto e grazie ad @time – il
servizio della BPVI online offerto da Conto
Amici in una speciale versione esclusivamente
informativa – il ragazzo può visualizzare la propria situazione bancaria, a partire dai movimenti e dal saldo di conto corrente. Anche in questo
caso, come per il libretto di deposito, nessun
canone mensile, niente spese di accensione o per
operazione e nemmeno il “bollo”. Per il giovane
titolare di Conto Amici c’è inoltre la possibilità di
abbinare la Carta Amici, una speciale carta prepagata ricaricabile a pagamento che permette di prelevare denaro contante, ricaricare il cellulare dagli
sportelli automatici della Banca e fare acquisti in
migliaia di negozi.
Ora, trattandosi di prodotti veramente particolari,
l’Istituto ha voluto renderli ancor più appetibili collegandoli ad un concorso a premi con in palio ben
dieci viaggi negli USA. Si tratta più precisamente di
volo e soggiorno per tre persone, da trascorrere nel regno della fantasia e dell’immaginazione, con l’aggiunta del fascino del grande continente americano. Per
partecipare a questo concorso denominato “Vola a Walt Disney World Resort in
Florida”, basta diventare titolari di un libretto “Primi
Amici” o di un “Conto Amici” entro marzo 2005,
rivolgendosi semplicemente ad uno qualsiasi degli
sportelli BPVI. C’è ancora tempo e ne vale veramente
la pena.
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BPVOGGI
BANCA
E SPORT
LA MARATONINA “CITTÀ DI UDINE” HA APPASSIONATO UN GRANDE PUBBLICO
UNA VERA FESTA DELLO SPORT
L’
estate 2004, dal punto di vista sportivo, non sarà facilmente dimenticata.
Basta andare con la mente al momento forse più significativo delle
Olimpiadi di Grecia dello scorso agosto, alla corsa olimpica per eccellenza, la Maratona. Sì, la Maratona scritta con l’iniziale maiuscola sia per il valore
etico-sportivo di questa gara – fatta di immensa fatica, sudore, solidità psichica
fuori del comune – sia perché riproposta questa volta sulle orme del celebre primo
maratoneta della storia, quel Fidippide che portò ad Atene la notizia della decisiva vittoria sui dei Greci sui Persiani. Come non entusiasmarsi, anche a distanza di
tempo, nel vedere entrare per primo nello stadio, dopo oltre quaranta chilometri
di corsa, un atleta italiano, Stefano Baldini, accolto dal sincero entusiasmo e dagli
La Maratonina
“Città di Udine” al via
40
BPVOGGI
I primi tre classificati.
Al centro il vincitore
James Kwambai
applausi scroscianti del pubblico, ammirato da miliardi di telespettatori di ogni
parte del globo? Una vittoria veramente eccezionale che, se ce ne fosse bisogno,
accresce ulteriormente il fascino di questa prova.
E la “20 km di marcia”? Anche qui grande vittoria italiana con Ivano Brugnetti,
che a dispetto dei tanti fuoriclasse alla vigilia più accreditati per il successo olimpico, ha regalato al nostro Paese una stupenda medaglia d’oro. Quando si dice...
“il favore degli dei”.
Con precedenti di questo tipo, cioè maratona e marcia che esprimono in due atleti italiani i loro massimi alfieri a livello mondiale, anche alla quinta edizione della
“Maratonina Città di Udine”, svoltasi a fine settembre, doveva arridere giocoforza un grande successo, come in effetti è stato, guarda caso il più grande successo
di pubblico sinora raggiunto. È stata ancora una volta una festa dello sport, nel
senso più completo e vero del termine, resa perfetta da un’impeccabile organizzazione e da una splendida giornata di sole.
Le gazzelle del Kenya
Al via qualcosa come milleduecento partecipanti alla gara: un vero e proprio mare
di atleti, maschi e femmine, pronti a dare il meglio di sé sugli oltre venti chilometri del tracciato di gara. Lo spettacolo è già lì, alla partenza, quando le energie
sono ancora intatte e il pubblico, la banda musicale, fanno da cornice: ci vogliono
quasi due minuti per far passare tutti i concorrenti. Poi le gambe si muovono sempre più veloci e si entra in pieno clima agonistico. Passo dopo passo, chilometro
dopo chilometro, la dura legge dello sport fa la selezione. Ecco allora gli atleti del
Kenia, filiformi e leggerissimi, a dettare il loro ritmo e a imporre l’andatura superiore. Saranno infatti proprio sette keniani alla fine a piazzarsi nei primi sette
posti, anche se l’Italia quest’anno non ha affatto sfigurato, grazie alla grande prestazione della palermitana Anna Incerti in ambito femminile e alla buona prova
del nostro Ottavio Andriani, piazzatosi all’ottavo posto, alle spalle delle “gazzelle nere”.
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BPVOGGI
Le prime tre classificate.
Al centro la vincitrice
Ellen Cherono
La corsa si è svolta ricalcando le previsioni delle vigilia con i keniani Muli e
Karanga a fare l’andatura, in modo da tenere alto il ritmo. Già a metà percorso si
forma il plotoncino dei migliori che si impegna allo spasimo, tanto che il favorito
Kwambai rimane a tu per tu con il solo Benson Cherono. È la fase più emozionante della maratonina, perché i due battistrada si danno battaglia senza risparmio, transitando al diciassettesimo chilometro con un tempo da record mondiale
assoluto. Poi c’è un leggero comprensibile calo; Kwambai ne approfitta per staccare definitivamente il rivale e presentarsi solitario al traguardo accolto dalle
acclamazioni del pubblico. L’edizione 2004 della Maratonina “Città di Udine” va
così al giovane keniano James Kwambai che ha fatto segnare un tempo ancora una
volta straordinario – si tratta della terza migliore prestazione stagionale –, mentre
nella gara femminile ha prevalso nettamente la connazionale Ellen Cherono.
StraUdine e Minirun
La Maratonina “Città di Udine” non è però solo la mezza maratona. È anche
StraUdine e Minirun, ossia due percorsi non competitivi – senza classifica e quindi senza vincitori – che hanno visto correre ben milleseicento partecipanti, equamente distribuiti tra le due corse. Il tracciato della StraUdine ricalca grossomodo
la circonvallazione del capoluogo friulano e misura poco più di sette chilometri,
ossia circa mezz’ora di corsa o un’ora di camminata. La Minirun, invece, è lunga
appena un chilometro e mezzo, essendo specificatamente rivolta ai bambini di
scuole elementari e medie.
Entrambe le corse – che rappresentano il genuino lato popolare della maratonina
– hanno avuto per testimonial tre grandi atleti friulani, molto conosciuti: la campionessa olimpica e mondiale dello sci di fondo Gabriella Paruzzi, il saltatore in
alto Alessandro Taloti e il decatleta Paolo Casarsa, questi due ultimi protagonisti
alle recenti Olimpiadi di Atene nelle loro specialità.
Testimonial, comunque, non solo sulla carta, visto che i tre atleti hanno partecipato allegramente alle corse per la gioia di grandi e bambini.
42
BPVOGGI
IN PALIO ANCHE IL PREMIO DELLA BANCA POPOLARE
GRANDE IPPICA A VICENZA
I
l settembre sportivo vicentino ha vissuto i suoi bei momenti emozionanti
regalati da una pratica altamente spettacolare come la corsa equestre ad ostacoli, da molti ancora considerata d’elite sebbene gli addetti ai lavori assicurino che anno dopo anno questa disciplina stia diventando sempre più popolare, e
in grado di attrarre i giovani. Certamente attrae pubblico numeroso e partecipe,
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BPVOGGI
BANCA
E SPORT
Il magnifico scenario
di Parco Querini
come è accaduto in occasione del Concorso Ippico internazionale di salto ad ostacoli “Città di Vicenza”, manifestazione promossa dalla Federazione Italiana Sport
Equestri, con il sostegno di diversi sponsor, tra cui appunto la nostra Banca, nell’intento di trasformare l’equitazione da sport di nicchia a divertimento e spettacolo popolari, da passione per amazzoni e cavalieri ad attività sportiva diffusa.
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BPVOGGI
Tre giorni è durato l’appuntamento ippico e
sono stati tre giorni di vera festa dell’equitazione all’interno di uno scenario incantevole, il
parco Querini, vera oasi di verde nel cuore della
città del Palladio. Quella di quest’anno è stata la
settima edizione del premio che ormai è divenuto una delle vetrine più belle dell’equitazione
italiana: nel calendario nazionale dei grandi
avvenimenti equestri di salto a ostacoli, il concorso vicentino è secondo solo a pochissimi
altri. Del resto sono sufficienti pochi numeri per
rendere l’idea: 210 cavalli, 90 tra amazzoni e
cavalieri, 15 i Paesi rappresentati.
Tre giornate di gara, caratterizzate ciascuna da
altrettante competizioni con montepremi diversi a seconda delle difficoltà del percorso. Dalla
categoria mista con ostacoli posti a m. 1,35, alla
categoria a tempo con ostacoli a m. 1,40; da
quella a fasi consecutive con ostacoli a m. 1,45 a
quella clou dell’ultima giornata a due manches
con ostacoli posti a m. 1,50, ossia il Gran Premio
vero e proprio.
Tra le amazzoni e i cavalieri scesi in campo
numerose le stelle della specialità: gli italiani
Vincenzo Chimirri, reduce dalle buone prove
disputate alle recenti Olimpiadi di Atene,
Gianni Covoni e Alessia Marioni, campionessa
di fama internazionale e gli “stranieri” di fama,
come la svedese Malin Baryard e il francese
Michel Robert.
45
BPVOGGI
Per la cronaca il Gran Premio finale, quello degli ostacoli a m. 1,50, è andato al
belga Ives Simon che, dopo aver commesso un errore nei primi tre ostacoli, ha inanellato tutta una serie di salti pressoché perfetti, mettendo in fila gli avversari che
hanno dovuto inchinarsi al vincitore.
Nell’ambito del concorso si è corso il premio sponsorizzato dalla Banca Popolare
di Vicenza, ossia la categoria mista a tempo con ostacoli a m. 1,40: l’ha vinto il
cavaliere irlandese Harry Marshall che ha regolato i “colleghi” Maguire, inglese,
e Kraus, tedesco.
Appuntamento ora alla prossima edizione che, neanche a dirlo, gli organizzatori
stanno già definendo e che dovrebbe risultare ancora più “importante”.
46
BPVOGGI
SOMMARIO
INTERVENTI
ORA LE BANCHE STRANIERE VOGLIONO CONTARE DI PIÙ ..................................................3
IL CREDITO ALLE FAMIGLIE È FONTE DI SVILUPPO ECONOMICO ..........................................7
ECONOMIA ITALIANA 2004, OCCASIONE MANCATA ..........................................................11
TRA EMIGRAZIONE E SVILUPPO .........................................................................................14
CULTURA
SCHERZI DA PITTORI ..........................................................................................................18
SPORT
I CAMPIONI DELLO SPORT FRIULANO...............................................................................23
NOTIZIE DALLA BANCA
IN ONDA CON BPVICHANNEL ...........................................................................................27
NUOVA MERCHANT, BANCA D’AFFARI DEL CENTRO SUD ................................................30
L’ARTE TRA VENEZIA E VICENZA .....................................................................................32
PRODOTTI E SERVIZI
È REALTÀ LA FILIALE INNOVATIVA DELLA BPVI ...............................................................35
LA BANCA AMICA DEI GIOVANI ........................................................................................38
BANCA E SPORT
UNA VERA FESTA DELLO SPORT .........................................................................................40
GRANDE IPPICA A VICENZA ..............................................................................................43
HTTP://WWW.POPOLAREVICENZA.IT
Banca Nuova
Gruppo Banca Popolare di Vicenza
BPVOGGI
EDITORE: BANCA POPOLARE DI VICENZA
DIRETTORE RESPONSABILE: LUCIANO ZANINI
REDAZIONE: RELAZIONI STAMPA BPV, VIA BTG. FRAMARIN, 18
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periodico di informazione del gruppo banca popolare di vicenza