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Vita Olgiatese
Quindicinale della Parrocchia di Olgiate Comasco
Anno 71° - N. 15 - 11 Ottobre 2015 - € 1,00
DROGA, CHE FARE?
Un uomo di 36 anni
morto e una donna di 32
agonizzante. Li hanno
trovati i soccorritori nel
pomeriggio di domenica
20 settembre. Li hanno
trovati qui a Olgiate, in
un bosco non lontano
dalla rotatoria di via
Repubblica.
È solo l’ultimo episodio
legato alla droga riportato dalle cronache locali.
Quasi ogni giorno, infatti,
si segnalano sequestri di
sostanze stupefacenti di
vario tipo, spaccio diffuso
un po’ dovunque, violenze varie, proteste sempre
più frequenti di cittadini
esasperati… I giornali
parlano di “un fiume di
droga” che si riversa
r e g o l a r m e n t e
sull’Olgiatese e sono
addirittura in grado di stilare una mappa precisa
dei luoghi dove se ne
organizza la vendita.
Passata l’emozione iniziale suscitata da questo
dramma e le inevitabili
code polemiche, credo
che sia tempo di raccogliere le idee e ragionare
in modo più sereno. Lo
faccio a partire da tre
semplici affermazioni.
1.Lo spaccio di sostanze stupefacenti è un
reato e va represso.
Sembra quasi impossibile che non si riesca a
intervenire in modo
drastico e definitivo su
questo
fenomeno.
Eppure, visti gli scarsi
risultati, si deve concludere che la cosa è
molto più difficile di
quanto si pensi. Il fatto
è che il mercato della
droga è gestito, anche
qui da noi, da vere e
proprie organizzazioni
mafiose, ben strutturate e disposte a tutto.
Organizzazioni
che
reclutano ogni giorno
nuovi spacciatori: tossicodipendenti senza
soldi, ragazzi di origine
straniera abbagliati da
facili guadagni, picciotti
vari che devono dimostrare di saperci fare…
Il risultato è che se le
forze dell’ordine intervengono in un luogo,
subito la “piovra” alza
la testa in un altro
luogo e il gioco si ripete all’infinito.
Non ci sono, sicuramente, ricette magiche. Credo, invece, che
ognuno debba fare la
sua parte con costanza
e
determinazione,
senza scoraggiarsi: le
forze di polizia, le istituzioni… ma anche i
semplici cittadini. Solo
un maggior coordinamento e una maggior
fiducia
reciproca
potranno portare a
qualche
risultato
apprezzabile.
2.I tossicodipendenti
sono persone malate, che soffrono, e
vanno assistite.
Purtroppo è più facile
giudicare e prendere le
distanze, puntare il
dito e accusare. Se si
riflettesse un po’ di
più, invece, sul dramma delle famiglie che
si ritrovano a dover
affrontare un simile
problema, forse si
cambierebbe opinione.
Qualche decennio fa,
quando il fenomeno
droga ha cominciato a
manifestarsi in modo
preoccupante, c’era
stato un notevole
impegno di sensibilizzazione, sostenuto,
soprattutto, dalle varie
“comunità di recupero”
presenti anche nel
nostro territorio. La
gente era invogliata a
capire, ad approfondire, e anche a stare
vicino, per quanto possibile, alle persone e
alle famiglie coinvolte.
Poi è sopravvenuta una
specie di assuefazione
e il silenzio. E così, sia
i tossicodipendenti che
le loro famiglie si sono
trovati completamente
abbandonati, quando
non addirittura volutamente emarginati.
Come cristiani non
possiamo lasciar cadere l’appello del papa
che ci invita a prenderci cura delle “periferie”
e, tantomeno, ridurlo a
una specie di slogan o
di frase ad effetto. E
tra le “periferie” ci
sono
sicuramente
anche tutte le persone
toccate, in qualche
modo, dalla triste
realtà della droga.
Bisogna tornare a
prendersi cura di loro
in modo più attento e
continuo, senza paure
e pregiudizi.
3.La via maestra per
sconfiggere questo
triste fenomeno è
l’impegno educativo.
Lo dice anche la legge
fondamentale del mer-
cato: non c’è l’offerta
se non c’ è la domanda. In altri termini: se
il mercato della droga
è così florido, è perché
si è in presenza di una
forte domanda di
droga
(lo
stesso
discorso si può fare
anche a riguardo di un
altro annoso problema
diffuso sul nostro territorio: la prostituzione…). Visto che è quasi
impossibile intervenire
in modo efficace sull’offerta (è risaputo che
gli interventi di repressione il più delle volte
lasciano il tempo che
trovano…), si deve
puntare tutto sulla
riduzione della domanda, cioè sull’educazione delle nuove generazioni. Dobbiamo chiederci seriamente: perché molti ragazzi sono
attratti dalle droghe?
Probabilmente perché
la famiglia non è riusci-
ta a trasmettere valori
veri; oppure perché
non hanno avuto la
fortuna di relazioni
costruttive con il gruppo di amici; oppure
perché hanno vissuto
esperienze negative a
scuola…
Insomma,
soprattutto per sofferenze dovute a carenze
educative. E allora è a
questo livello che bisogna rinnovare l’impegno e unire le forze:
dalla famiglia alla
scuola, dalle società
sportive all’oratorio,
ecc.
Circa vent’anni fa ho
dovuto accompagnare
al cimitero un ragazzo
di 22 anni morto per
overdose. Figlio di una
famiglia con grossi
problemi, per qualche
tempo era cresciuto
praticamente con me,
quasi come un figlio;
mangiava spesso a
casa mia, lo assistevo
nel fare i compiti
(quando li faceva…),
mi aiutava volentieri in
alcuni mestieri, talvolta
si fermava anche a
dormire. Eppure l’attrattiva della droga è
stata più forte. Ho
ancora davanti agli
occhi lo stato a cui si
era ridotto negli ultimi
tempi, barcollante e
completamente perso;
lo vedo ancora disteso
agonizzante ai bordi di
una piazza… Devo
essere sincero: ho vissuto tutta la vicenda
come una sconfitta
personale e con molta
sofferenza.
Però,
ripensandola in seguito
con più freddezza, mi
sono ulteriormente
convinto che lo sforzo
massimo va fatto proprio a livello educativo
e che al riguardo non
bisogna mai dare nulla
per scontato. È qui che
bisogna moltiplicare gli
sforzi ed è qui che si
gioca il futuro delle
nuove generazioni.
Insomma: solo se riusciamo a ridurre la
domanda, si esaurirà
presto anche l’offerta
e, insieme, anche le
conseguenze negative
che il mercato della
droga porta con sé. Ma
per arrivare a questa
meta, è necessario che
tutti coloro che hanno
responsabilità educative facciano la propria
parte e la facciano
bene.
don Marco
OTTOBRE MISSIONARIO
La missione è passione per Gesù Cristo e nello stesso
tempo è passione per la gente. Quando sostiamo in preghiera davanti a Gesù crocifisso, riconosciamo la grandezza del suo amore che ci dà dignità e ci sostiene; e nello
stesso momento percepiamo che quell’amore che parte dal
suo cuore trafitto si estende a tutto il popolo di Dio e all’umanità intera; e proprio così sentiamo anche che Lui vuole
servirsi di noi per arrivare sempre più vicino al suo popolo
amato e a tutti coloro che lo cercano con cuore sincero. Nel
comando di Gesù: “andate” sono presenti gli scenari e le
sfide sempre nuovi della missione evangelizzatrice della
Chiesa. In essa tutti sono chiamati ad annunciare il
Vangelo con la testimonianza della vita; e in modo speciale
ai consacrati è chiesto di ascoltare la voce dello Spirito che
li chiama ad andare verso le grandi periferie della missione,
tra le genti a cui non è ancora arrivato il Vangelo.
All’interno di questa complessa dinamica, ci poniamo
l’interrogativo: “Chi sono i destinatari privilegiati dell’annuncio evangelico?”. La risposta è chiara e la troviamo nel
Vangelo stesso: i poveri, i piccoli e gli infermi, coloro che
sono spesso disprezzati e dimenticati, coloro che non
hanno da ricambiarti (cfr Lc 14,13-14). L’evangelizzazione
rivolta preferenzialmente ad essi è segno del Regno che
Gesù è venuto a portare: «Esiste un vincolo inseparabile
tra la nostra fede e i poveri. Non lasciamoli mai soli».
(dal messaggio del Papa per la Giornata Missionaria 2015)
“Dalla parte dei poveri” non è solamente un invito a ‘schierarsi’ a favore di una categoria generale di persone, di cui magari sentiamo sempre parlare, ma senza ‘incontrarli’ veramente… E’ invece il modo di agire di Cristo stesso, che emerge dall’ascolto del
Vangelo, perché il Signore non si è mai posto ‘contro’ qualcuno,
ma a fianco di tutti, camminando insieme a coloro che incontrava,
poveri, malati nel corpo e nello spirito, uomini e donne in ricerca,
delusi dalla vita… A ciascuno di essi Gesù ha offerto uno sguardo
nuovo, lo sguardo della sua Misericordia, capace di guarire ogni
vita! In ogni anno liturgico noi celebriamo il “Mistero di Cristo”
che non è un ‘segreto da svelare’ ma un dono da approfondire
sempre meglio, cioè la lieta notizia di un Dio che è Padre ed ama
talmente l’umanità da offrire nel Figlio la vita e la salvezza ad ogni
uomo e donna della storia. Ma questo anno sarà davvero particolare per le nostre comunità, dato che nel 50° anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II, Papa Francesco ha voluto offrire
alla Chiesa tutta un Anno Santo della Misericordia, perché “la
Chiesa possa rendere più visibile la sua Missione”, cioè l’impegno
(che era già proposto da Papa Giovanni XXIII quando volle indire
il Concilio!) di vivere “usando la medicina della misericordia,
piuttosto che imbracciare le armi del rigore”!
VEGLIA MISSIONARIA DEI RAGAZZI
E DELLE LORO FAMIGLIE
Venerdì 16 ottobre
Ritrovo Piazza Volta alle ore 20.30
fiaccolata verso la chiesa parrocchiale
VEGLIA MISSIONARIA PER I VICARIATI
di OLGIATE e di UGGIATE
Sabato 17 ottobre ore 20.45
a Somazzo di Uggiate
GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE
Domenica 18 ottobre
Tutte le offerte raccolte durante le
Messe di questa domenica sono
destinate alle missioni attraverso le
Pontificie Opere Missionarie.
11 Ottobre 2015
2
Vita Olgiatese
UNA VOCE DALL’INTERNO DELLA SIRIA
Lettera di padre Ibrahim
Carissimi amici,
Consiglio Pastorale
Seduta del 5 ottobre 2015
L’inizio della seduta è stato dedicato ad una riflessione sul
messaggio inviato dal Vescovo alla diocesi in vista del prossimo
anno pastorale che sarà caratterizzato dalla celebrazione dell’anno
giubilare straordinario della Misericordia. Alla lettura del messaggio è seguita la discussione sulla bozza delle proposte diocesane
per vivere bene l’evento del Giubileo, la cui organizzazione è stata
affidata all’apposita commissione “Misericordia e Famiglia”.
Sulla base degli esiti della discussione, e non appena saranno confermate le iniziative diocesane, sarà preparato un programma specifico per la nostra parrocchia: si pensa di poterlo definire per la
prossima seduta del CPP. Per il momento, sono state segnalate
alcune linee generali di impegno: è stata proposta una maggior
attenzione per i malati e gli anziani, curando anche l’amministrazione del sacramento dell’Unzione degli Infermi; una maggior
cura del sacramento della Riconciliazione, arricchito anche da
momenti penitenziali non sacramentali; una nuova valorizzazione
della figura di San Gerardo, testimone esemplare della misericordia, ripensando anche tempi e modalità di alcune celebrazioni a lui
dedicate; la proposta di un pellegrinaggio parrocchiale a Roma
(tempi e modi in via di definizione).
Al secondo punto dell’ordine del giorno si è fatta una verifica
sulle principali iniziative del mese di settembre appena concluso.
Il Consiglio ha valutato, anzitutto, l’andamento della “Festa dei
Canestri”: il giudizio è stato positivo, sia per l’esito economico,
sia per l’organizzazione e il coinvolgimento di tante persone,
anche se, purtroppo, il tempo cattivo ha penalizzato alcune iniziative della domenica pomeriggio e sera. Si è poi passati a una
prima verifica della “Scuola di Pastorale” proposta dalla diocesi e
svolta qui da noi per i vicariati di Olgiate e di Uggiate gli scorsi 26
e 27 settembre. Dopo aver giudicato come scarsamente adeguate
le modalità organizzative predisposte dalla diocesi, si è lodata la
disponibilità organizzativa di tante persone della nostra parrocchia
che ha permesso di realizzare in modo decoroso tutto il programma previsto. La “Scuola di Pastorale” è servita sia per conoscere
esperienze e persone diverse che lavorano nella catechesi
dell’Iniziazione Cristiana, sia per imparare a programmare le attività catechistiche secondo il nuovo progetto approntato dalla
nostra diocesi (a tutti i partecipanti è stato anche distribuito il
libretto che contiene il progetto diocesano nella sua versione definitiva). Buona anche la realizzazione della Festa della Madonna
del Rosario, specialmente nel momento pomeridiano del Vespro e
della processione, ben organizzata e un vero momento di preghiera e riflessione sul tema della famiglia (la data del 4 ottobre coincideva con l’apertura, a Roma, del Sinodo sulla famiglia).
L’attenzione del Consiglio si è poi spostata alle attività in
calendario per questo mese di ottobre, in particolare sulle iniziative per il mese missionario, quali la veglia missionaria del 17 ottobre p.v. per i due vicariati di Olgiate e di Uggiate, che si svolgerà a
Somazzo, la veglia missionaria per i ragazzi, che si svolgerà nella
nostra parrocchia il 16 ottobre p.v. e la Giornata Missionaria
Mondiale di domenica 18.
Infine, per le varie ed eventuali, è stato riportato il calendario
annuale dell’ACR (Azione Cattolica Ragazzi), il cui gruppo si riunirà un sabato al mese per le attività, a cui seguiranno la partecipazione alla santa Messa delle ore 18.00 e la cena insieme. È stata
inoltre fissata per il 25 ottobre p.v. la tradizionale “Festa del
CIAO”.
Con la preghiera conclusiva, la seduta si è sciolta. Ci si riconvocherà, salvo variazioni, il prossimo martedì 3 novembre.
Dalla “MISERICORDIAE VULTUS”
(Bolla di indizione del Giubileo
straordinario della Misericordia)
L’Anno Santo si aprirà
l’8 dicembre 2015, solennità
d e l l ’ I m m a c o l a t a
Concezione. Questa festa
liturgica indica il modo dell’agire di Dio fin dai primordi
della nostra storia. Dopo il
peccato di Adamo ed Eva,
Dio non ha voluto lasciare
l’umanità sola e in balia del
male. Per questo ha pensato e voluto Maria santa e
immacolata nell’amore (cfr
Ef 1,4), perché diventasse
la Madre del Redentore dell’uomo. Dinanzi alla gravità
del peccato, Dio risponde
con la pienezza del perdono. La misericordia sarà
sempre più grande di ogni
peccato, e nessuno può
porre un limite all’amore di
Dio che perdona. Nella
festa
dell’Immacolata
Concezione avrò la gioia di
aprire la Porta Santa. Sarà
in questa occasione una
Porta della Misericordia,
dove chiunque entrerà
potrà sperimentare l’amore
di Dio che consola, che perdona e dona speranza.
La domenica successiva,
la Terza di Avvento, si aprirà
la Porta Santa nella
Cattedrale di Roma, la
Basilica di San Giovanni in
Laterano. Successivamente,
si aprirà la Porta Santa nelle
altre Basiliche Papali. Nella
stessa domenica stabilisco
che in ogni Chiesa particolare, nella Cattedrale che è la
Chiesa Madre per tutti i
fedeli,
oppure
nella
Concattedrale o in una chiesa di speciale significato, si
apra per tutto l’Anno Santo
una uguale Porta della
Misericordia. A scelta
dell’Ordinario, essa potrà
essere aperta anche nei
Santuari, mete di tanti pellegrini, che in questi luoghi
sacri spesso sono toccati
nel cuore dalla grazia e trovano la via della conversione. Ogni Chiesa particolare,
quindi, sarà direttamente
coinvolta a vivere questo
Anno Santo come un
momento straordinario di
grazia e di rinnovamento
spirituale. Il Giubileo, pertanto, sarà celebrato a Roma
così come nelle Chiese particolari quale segno visibile
della comunione di tutta la
Chiesa.
Ho scelto la data dell’8
dicembre perché è carica di
significato per la storia
recente della Chiesa. Aprirò
infatti la Porta Santa nel cinquantesimo anniversario
della conclusione del
Concilio
Ecumenico
Vaticano II. La Chiesa sente
il bisogno di mantenere vivo
quell’evento. Per lei iniziava
un nuovo percorso della sua
storia. I Padri radunati nel
vi ringrazio per quello che state cercando di fare per noi tutti: essere
oggi il “buon Samaritano” per
i fratelli sofferenti d’Aleppo.
Per cercare di farvi immedesimare nella nostra situazione di oggi, provo a raccontarvi
quello che qui sta accadendo,
proprio a partire dei bisogni
primari della gente, delle famiglie, bisogni la cui soddisfazione non trova da troppo tempo
una risposta adeguata.
Parto dai fatti concreti successi in questi ultimi tre giorni.
Un missile è caduto proprio
dietro la nostra Chiesa di san
Francesco, nel quartiere di
Azizieh, in una zona densamente abitata e affollata di
gente che di pomeriggio si
stava riposando o camminando
tranquillamente per le strade.
Il giorno seguente sono
uscito a visitare le case danneggiate dall’esplosione e ho
visto un’immensità di ruderi e
macerie. Dobbiamo ringraziare il Signore poiché questa
volta i danni sono stati circoscritti principalmente alle abitazioni, con solo alcune persone ferite leggermente. Ho percepito tanto dolore e tristezza
nei cuori della gente, tanto
spavento e tanta disperazione.
Ho pregato con loro nelle case
danneggiate, aspergendo tutti e
tutto con l’acqua santa.
Appena sono rientrato al convento, ho provveduto a distribuire aiuti per la riparazione
delle case, aiuti che sono stati
consegnati all’istante alle
famiglie che ne avevano
bisogno.
Senza un attimo di tregua,
vengo a sapere di altri bombardamenti atroci in diverse
zone d’Aleppo da famiglie che
arrivando al convento, con
disperazione, mendicano il
nostro aiuto. Un padre mi confessa di aver già provveduto a
Davanti agli orrori che giornali e televisioni ci pongono
quotidianamente sotto gli
occhi, davanti all’orgia di commenti di ogni colore e tendenza, davanti all’incredibile battage pubblicitario dei carnefici
che allestiscono set cinematografici su cui immolare le vittime, ci viene spontaneo fare
silenzio, si resta senza parole o,
forse, per definire i feroci persecutori, ce ne viene in mente
una sola: “maledetti”.
Non per metterci al posto di
Dio, ma per ribadire con forza
che questi esseri, che si fa fatica a definire umani e che sembrano invincibili, non potranno
sfuggire a quel giudizio finale
che il Vangelo presenta. Al
cap. 25,31-46 del Vangelo di
Matteo, infatti, si legge, fra
l’altro: “Venite, benedetti del
Padre mio…”; e poi: “Via, lontano da me, maledetti, nel
fuoco eterno…”. Ecco il senso
della maledizione.
Maledetto chi calpesta la
dignità dell’uomo, di “ogni”
uomo, chi lo umilia, lo tortura,
lo crocifigge, lo riduce in
schiavitù, lo uccide godendo
della sua sofferenza.
Maledetto chi in nome di un
insensato fanatismo distrugge le
Concilio avevano percepito
forte, come un vero soffio
dello Spirito, l’esigenza di
parlare di Dio agli uomini del
loro tempo in un modo più
comprensibile. Abbattute le
muraglie che per troppo
tempo avevano rinchiuso la
Chiesa in una cittadella privilegiata, era giunto il tempo
di annunciare il Vangelo in
modo nuovo. Una nuova
tappa dell’evangelizzazione
di sempre. Un nuovo impegno per tutti i cristiani per
testimoniare con più entusiasmo e convinzione la loro
fede. La Chiesa sentiva la
responsabilità di essere nel
mondo il segno vivo dell’amore del Padre.
papa Francesco
riparare la sua casa, danneggiata dalle bombe, per ben due
volte. Ma questa terza volta lui
non ce la fa più nemmeno a
pensare di ricominciare con
una nuova riparazione. Così
lui è scappato con tutta la sua
famiglia, moglie e bambini,
trovando rifugio dai suoceri,
nonostante che la loro casa sia
molto molto piccola.
Diverse famiglie hanno
avuto le case distrutte e non
c’è modo di rimediare, poiché i
loro quartieri sono diventati un
bersaglio continuo ed è quindi
sconsigliato ritornarci a vivere
I bombardamenti purtroppo
non finiscono, anzi, stanno
aumentando notevolmente sia
di giorno che di notte. La gente
soffre tantissimo. Molti non
riescono più a dormire nemmeno un’ora per notte e quei
pochi fortunati che hanno
ancora un lavoro, la mattina,
nonostante tutto, vanno a lavorare.
Come se tutto questo non
bastasse, ieri è venuta a mancare di nuovo l’acqua. E’
cominciato quindi un altro
periodo d’intensa distribuzione
dell’acqua, mediante camioncini che la portano alle case
oppure attraverso contenitori
di plastica fatti avere, con sollecitudine e precedenza, agli
anziani i quali non possono
aspettare.
La vita qui è assurda e non
domando più perché la gente
cerca di emigrare, perché si
“butta nel mare” rischiando il
tutto per tutto: la vita stessa.
Per i fatti che vediamo accadere, secondo la ragione umana,
rimanere qui ad Aleppo parrebbe un’assurdità.
Noi frati, comunque, rimaniamo per aiutare la gente. E’
questo il tempo di essere presenti, in modo più deciso,
facendoci prossimi e prendendoci cura dei poveri e di tutti
quelli che soffrono: noi che
con loro siamo poveri, con loro
soffriamo e preghiamo il Padre
provvidente e “ricco di misericordia”.
Voglio ringraziarvi tutti
poiché, sebbene lontani, pregate per noi; voi che avete a
cuore di pensare a noi facendovi disponibili al soffio dello
Spirito santo, così da diventare
quella presenza attenta, tenera
e
attiva
del
“buon
Samaritano”, che si prende
cura della povera gente sofferente ad Aleppo.
Dalle macerie e dalle catacombe di Aleppo, una preghiera s’innalza sempre dal nostro
cuore sulle nostre labbra per
ciascuno di voi.
Che il Signore vi benedica!
fra Ibrahim, parroco della
comunità latina di Aleppo
(Siria)
MALEDETTI…
radici e le memorie di una
civiltà che appartiene all’uomo
e alla sua storia; maledetto chi
pretende di cancellare ogni traccia ed orma della persona
“diversa” dallo stereotipo creato
da una fede cieca e intollerante.
Maledetto chi traffica in
SANTUARI GIUBILARI
nella nostra diocesi
Como-Cattedrale (in collegamento con la Basilica
del Santo Crocifisso per
alcune celebrazioni penitenziali ed eucaristiche);
Santa Maria del Sasso a
Caravate (VA);
Santa Trinità Misericordia
a Maccio (CO);
Beata
Vergine
del
Soccorso a Ossuccio
(CO);
Beata Vergine della
Misericordia a Gallivaggio
(SO);
Beata Vergine di Tirano
(SO).
esseri umani e li trasporta su
barconi destinati al naufragio e
lascia che i più poveri e disperati muoiano soffocati, chiusi a
chiave dentro le stive.
Maledetto chi fa cadere con
uno sgambetto un padre che
corre verso la salvezza portando in braccio il suo bambino;
maledetto chi getta il cibo tra la
gente affamata come si fa con
gli animali allo zoo; maledetto
chi costruisce a tempo di record
muri destinati a cadere ma che
oggi chiedono un grosso tributo
in termini di sofferenza e di
speranza delusa.
E maledetti anche noi, se su
tanto dolore calerà solo il velo
del nostro egoismo e della
nostra indifferenza.
Spesso ci piace definirci
“cittadini del mondo” perché fa
molto “in”, ma sarebbe poi
utile precisare di che mondo si
parla. Ci fa comodo dimenticare che in un passato non poi
troppo remoto anche noi siamo
scappati con in mano le nostre
valigie di cartone, quando le
avevamo, e che spesso lo
abbiamo fatto “solo” per
migliorare le nostre condizioni
di vita, cosa che oggi pare inaccettabile. Scappare dalla fame è
forse più disdicevole e meno
drammatico che fuggire dalla
persecuzione e dalla guerra?
Stiamo assistendo a una tragedia immane e ne siamo coinvolti, ma non sarà la politica
dello struzzo o del ghetto a salvarci da questa “invasione”.
Non sarà neppure il minimizzare “ma perché questa gente non
la rimandiamo a casa sua?” fingendo di non ricordare da che
cosa stanno scappando. Mi chiedo: quanti di noi, mediamente
sani di mente, si metterebbero in
“viaggio” in simili condizioni
con la famiglia al seguito o
spesso, mandando avanti i bambini, da soli, perché almeno loro
possano salvarsi?
Quel bimbo morto sulla
spiaggia è stato, credo per tutti,
un pugno nello stomaco. Ci ha
messo, però, di fronte anche ai
limiti della nostra indignazione:
l’emozione e le lacrime diventano inutili se non fanno spazio, dentro ciascuno di noi, a
un po’ di consapevolezza e di
determinazione: ognuno deve
fare la sua parte, nei limiti e
nella ricchezza delle proprie
capacità, responsabilità e competenze. Occorre recuperare un
concetto che pareva acquisito, a
prescindere dal credo religioso:
quello di umanità, che diventa
giustizia, condivisione, fratellanza. Occorre anche che la
Chiesa ci aiuti a capire che il
celebre assioma “Nessuno tocchi Caino” è ancora l’unica
possibile risposta per non cadere nella spirale dell’odio e della
vendetta.
Ho riletto il brano evangelico del giudizio finale fino in
fondo e, sul mio sdegno, è
scesa la vergogna del mio quotidiano. Ho ricordato che Dio
maledice anche per molto
meno, almeno secondo il pensiero degli uomini: “avevo
fame e sete, ero nudo e perseguitato, forestiero, carcerato,
malato e voi non…”
E. P.
11 Ottobre 2015
3
Vita Olgiatese
M&D: MATRIMONIO, SINODO E CULTURE
Guardando le immagini che girano sul web o sugli schermi
televisivi a proposito del Sinodo dei vescovi che è in corso in
questi giorni in Vaticano, mi colpisce la varietà dei volti dei
padri sinodali, spesso considerati a modo di massa informe e allo
stesso tempo uniforme. Sotto gli zucchetti paonazzi o del colore
dei martiri e oltre le lunghe tonache nere, ci sono uomini che
portano all’attenzione del Papa la vita delle Chiese che rappresentano, con la cultura e i costumi che le caratterizzano: vescovi
provenienti da tutto il mondo, che aiutano l’unica Chiesa a confrontarsi con le gioie e le fatiche concrete di fedeli di ogni latitudine.
San Giovanni Paolo II si spese molto affinché la Chiesa prestasse attenzione alle molteplici condizioni culturali e storiche di
ogni popolo e la sua simpatica abitudine di indossare i copricapo
tipici in occasione dei viaggi apostolici rappresentava un semplice indice di questa sensibilità.
Domando: ma il matrimonio può variare da cultura a cultura,
oppure costituisce una realtà identica per tutti gli esseri umani,
prescindendo dall’epoca storica e/o dalla provenienza geografica
o culturale? Sappiamo bene che il matrimonio è un’istituzione
naturale, propria dell’uomo ma, proprio perché profondamente
radicata nella natura umana, è segnato dalle condizioni culturali
e storiche di ogni popolo. Nell’Antico Testamento ad esempio
troviamo esperienze di poligamia o – come ricordava il Vangelo
di domenica scorsa – addirittura norme che prevedevano il ripudio unilaterale della donna da parte del marito. L’incontro con il
Cristo ha poi portato una nuova luce sulla realtà matrimoniale,
permettendo così di comprendere meglio il progetto originario di
Dio sull’uomo, quindi la sua dignità e la centralità dell’amore
nel patto tra gli sposi. Alla donna è stata così restituita la propria
originaria dignità, con la conseguente abolizione della poligamia
La Chiesa interpreta i
“segni dei tempi”:
il Concilio Ecumenico
Vaticano II
6Il
e una rinnovata capacità di dialogo con il proprio coniuge.
Ed oggi? In Occidente le dinamiche dell’antico mondo biblico
sopra descritte sono motivo di indignazione per cui quando scopriamo situazioni di poligamia o di violenza sulle donne ci arrabbiamo e invochiamo giustizia. Ma è soltanto questa realtà che
caratterizza le altre culture, o vi è dell’altro?
Provo a fare qualche accenno a ciò che viene considerato
come valore fondamentale in altri contesti socio-culturali a modo
di provocazione, auspicando una riflessione circa la “nostra” cultura del matrimonio.
Nel matrimonio tradizionale cinese ad esempio la generazione
dei figli è di estrema importanza in quanto è garanzia di perpetuità della famiglia: i figli possono assicurare il culto e la preghiera per gli antenati e questo è certezza di eternità nel tempo.
Nel matrimonio tradizionale africano invece è fondamentale
l’assenso delle famiglie di origine per cui la libertà di scelta del
proprio coniuge deve tenere in conto lo spirito comunitario, evitando lo scontro tra clan familiari ma allo stesso tempo cercando
di creare una nuova famiglia, autonoma e indipendente da quella
dei genitori. Un altro tratto tipico del matrimonio tradizionale
africano è la presenza di figli, ricchezza della famiglia e vera
garanzia di stabilità: l’uomo che non ha figli è più propenso
all’infedeltà fino a tollerare la ricerca di una seconda compagna
al fine di supplire alla incapacità procreativa che, ovviamente, è
sempre attribuita alla sposa.
Interessante anche quanto avviene nella cultura cosiddetta
“zingara”, dove qualità essenziale per la validità del matrimonio
tradizionale oltre alla fecondità della donna è il suo stato verginale, segno di virtù e di affidabilità.
I popoli convocati all’assemblea sinodale sono molti. I loro
interpreti sono stati raggiunti dalla luce del Vangelo ed ora le loro
storie sono all’attenzione del Santo Padre affinché la Chiesa,
posta alla Scuola della Famiglia, possa annunciare nella lingua di
ogni uomo la perenne bellezza del progetto d’amore di Dio per
l’uomo, creato come coppia, a propria immagine e somiglianza.
d. marco jr
50° di ORDINAZIONE SACERDOTALE del VESCOVO
Il nostro vescovo, mons. Diego Coletti celebra proprio in
questi giorni il cinquantesimo anniversario di ordinazione
sacerdotale all’interno del pellegrinaggio diocesano a
Lourdes.
Per l’occasione la diocesi ha predisposto un libro fotografico che propone i momenti più importanti della sua vita.
È in vendita anche nella nostra parrocchia (presso gli uffici parrocchiali) al prezzo di € 10,00. Il vescovo ha deciso che
tutto il ricavato andrà in beneficenza.
Affrettarsi perché il numero di copie è limitato
Diabete: una malattia silente ma pericolosa
Una patologia in crescente espansione in tutti i Continenti
Forse non tutti sanno che
in Italia i malati di diabete
sono tre milioni e mezzo,
senza contare coloro che
non conoscono ancora di
esserne soggetti perché non
hanno mai fatto il controllo
della glicemia. Controlli a
parte, un indicatore semplice, molto evidente ed importante per capire se si soffre
di diabete è il sovrappeso.
Ebbene nel nostro Paese
la metà delle persone sono
in sovrappeso; ma il dato più
sconfortante lo danno sempre le statistiche: di questa
percentuale soltanto il 10%
è costituita da persone adulte, la restante parte, purtroppo, è rappresentata dai
bambini o dai giovani. In
famiglia molto spesso non si
dà molto peso alla dieta dei
ragazzi, mentre sarebbe
opportuna una maggiore
attenzione a quello che
mangiano i giovani, un’attenzione unita ad un cambiamento di stile di vita, con
l’inserimento nella quotidianità di una buona dose di
attività fisica; perché questi
ragazzi, con il peso sopra la
norma, saranno con tutta
probabilità, i diabetici del
futuro.
Del diabete, di come
conoscerlo ed affrontarlo,
soprattutto attraverso una
corretta alimentazione, si è
parlato a Como nel corso di
una conferenza, che si è
svolta presso la Biblioteca
Comunale.
Sempre le statistiche ci
dicono che a livello mondiale oggi i diabetici sono quasi
400 milioni; la proiezione per
il 2035 è di quasi 600 milioni
di individui. Il diabete è una
malattia silente ma galoppante in ogni continente,
con parecchie patologie correlate come la retinopatia,
alcune neoplasie e patologie
cardiovascolari; è una
malattia che, una volta contratta, si può curare ma non
debellare definitivamente.
Nel clima della globalizzazione e dei flussi migratori
a poco a poco si stanno perdendo le buone tradizioni
della cucina mediterranea
che spinge l’individuo alla
socializzazione ed alla convivialità attorno a piatti ricchi
di cereali, frutta, verdura ed
olio. Una cucina che nella
sua piramide alimentare ha
soltanto in cima la carne e i
dolci, ricordando che carne
e dolci non sono scartati a
priori, ma vengono consumati saltuariamente (come
era un tempo: soltanto nei
giorni di festa ….).
Certamente
il
Mediterraneo non è soprattutto l’Italia; anche nella
cucina araba, per esempio,
si raccomanda un uso
moderato di carne (con il
divieto di quella di maiale),
oppure si preferisce un piatto unico con parecchi alimenti in piccole dosi, piuttosto che numerose portate
naturalmente ricche di grassi e di calorie. Il mondo occidentale con il così detto
“benessere economico” ha
ribaltato questo tipo di dieta
introducendo nell’alimentazione un apporto esagerato
di carni e di dolciumi, tipico
del modello americano.
Carne in grande quantità,
dolci, biscotti, cibo “spazzatura” alzano l’indice glicemico soprattutto se questi alimenti non sono accompagnati da ortaggi, frutta, verdura e fibre vegetali.
Dieta mediterranea, attività fisica e ripresa delle
buone abitudini alimentari
con attenzione particolare a
quello che mangiano ragazzi
e giovani, possono contribuire validamente a prevenire
una malattia tipica della
nostra società, non molto
propensa a rispettare le
regole neppure in campo alimentare a scapito però della
salute.
P.D.
Decreto sull’attività
missionaria della Chiesa
“AD GENTES” (1)
Il decreto Ad Gentes (AG) si compone di 6 capitoli. I primi due - che trattano dei principi dottrinali e della testimonianza, predicazione e formazione della comunità cristiana sono quelli che contengono le più significative modifiche rispetto al tradizionale concetto di missione. I successivi capitoli sono invece dedicati ad aspetti organizzativi.
Nel primo capitolo viene sottolineato lo stretto legame
tra la missione e l’essenza stessa della Chiesa: “la Chiesa durante il suo pellegrinaggio sulla terra è per sua natura missionaria, in quanto è dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che essa, secondo il piano di Dio Padre, deriva la propria origine” (AG – 2). Non è dunque la
Chiesa che fa la missione, ma è la Chiesa stessa coinvolta
nella missione, cioè non è colei che manda, ma è colei che è
mandata. Pertanto non ci può essere Chiesa se non dentro
un’iniziativa missionaria che genera, alimenta e fa crescere la
comunità. In questo senso il Concilio rappresenta una grande svolta storica che recupera l’autentico ed originario significato della missione così come era intesa dal Maestro. Da
segnalare anche il fondamento trinitario dell’azione missionaria che riprende il senso primo e fondamentale che già
troviamo nella costituzione Lumen Gentium.
Nel secondo capitolo, che tratta dell’Opera missionaria
in se stessa, rinveniamo un’idea di missione intesa in senso
religioso (non più politico e coloniale) ed ecclesiale (non
esclusivamente individualistica). Sono tre le modalità attraverso le quali si concretizza l’azione missionaria: la testimonianza della vita, la predicazione del Vangelo, l’istituzione
della Chiesa.
Pertanto, fondamentale è che “tutti i cristiani, dovunque
vivano, sono tenuti a manifestare con l’esempio della loro
vita e con la testimonianza della loro parola l’uomo nuovo”
(AG – 11). Il contenuto pregnante della testimonianza diventa allora la carità che significa rispetto, collaborazione, disinteresse e, essenziale, servizio: “la Chiesa…non desidera affatto intromettersi nel governo della città terrena. Essa non
rivendica a se stessa altra sfera di competenza, se non quella
di servire gli uomini amorevolmente e fedelmente, con
l’aiuto di Dio”(AG – 12). Quindi un atteggiamento nuovo
nei confronti di un mondo che vuole essere autonomo, in
perfetta linea con lo stile di Cristo, incarnatosi “non per essere servito, ma per servire” (Mc 10,45).
Anche la seconda modalità di attuazione della missione,
la predicazione del Vangelo, rompe con la precedente impostazione della missione: non più una semplice aggregazione di individui, ma attenzione alla presentazione della persona del Cristo attraverso la predicazione dei contenuti
evangelici, così da creare una relazione personale con Gesù.
L’uomo nuovo deve formarsi gradualmente, attraverso un
progressivo cambiamento di mentalità che si raggiunge con
un talvolta lungo itinerario di catecumenato. Quindi nessuna spinta ad una conversione quasi “obbligata”. Infatti “la
Chiesa proibisce severamente di costringere o di indurre e
attirare alcuno con inopportuni raggiri ad abbracciare la fede, allo stesso modo in cui rivendica energicamente il diritto
che nessuno con ingiuste vessazioni sia distolto dalla fede
stessa” (AG – 13). Si ritorna alle modalità originarie della
missione cristiana, distaccandosi da una prassi che, per troppo tempo, aveva caratterizzato l’azione evangelizzatrice.
Lo sviluppo di queste due azioni porta alla fondazione di
nuova Chiesa, terza componente dell’azione missionaria.
Nuova Chiesa che si forma con l’adesione di nuovi cristiani
che in modo libero e pienamente convinti hanno aderito alla fede. Ne consegue che “fin dall’inizio la comunità cristiana deve essere formata in modo che possa provvedere da
sola, per quanto possibile, alle proprie necessità” (AG – 15).
Si sottolinea poi la necessità che queste nuove comunità siano caratterizzate dalla presenza di un autentico laicato:
“grande importanza hanno per il raggiungimento di questi
obiettivi, e perciò vanno particolarmente curati, i laici, cioè
i fedeli che, incorporati per il battesimo a Cristo, vivono nel
mondo. Tocca proprio a loro, penetrati dello Spirito di Cristo, agire come un fermento nelle realtà terrene, animandole dall’interno e ordinandole in modo che siano sempre secondo Cristo” (AG -15). Si tratta allora di riempire di contenuti tali l’azione missionaria in modo che le neonate comunità “non siano fotocopia delle istituzioni occidentali, ma
espressione autentica della cattolicità, ossia di una universalità che coniuga incessantemente l’unità della fede con la
specificità delle diverse culture umane” (1).
Ciò non significa che si debbano formare chiese a loro
volta racchiuse in un ambito esclusivo, ma comunità aperte
che siano anch’esse soggetti di un’azione missionaria.
Anche AG, seppur con le necessarie mediazioni, rappresenta un momento di svolta rispetto ad una vecchia concezione dell’azione missionaria. Solo il futuro ci dirà se la recezione di questo decreto avrà apportato l’auspicato cambiamento del concetto di evangelizzazione.
(59 – continua) (erre emme)
Note
(1) Saverio Xeres: “Chiaro di Luna”, Ed. Ancora, pag. 305
Le citazioni in grassetto sono tratte da Ad Gentes. I numeri
tra parentesi indicano il paragrafo.
Lunedì 19 ottobre ore 18,15
Santa Messa
per i profughi che hanno perso la vita
in questi anni in modo tragico.
4
Sabato 26 e domenica 27
settembre si è tenuto nella
nostra parrocchia per il nostro Vicariato e quello di Uggiate, la scuola di formazione pastorale sull’Iniziazione
Cristana.
Hanno aderito circa 150
catechisti e accompagnatori
nei due pomeriggi proposti.
Non possiamo nascondere la
difficoltà organizzativa con
gli uffici diocesani, che però
è stata ben compensata dall’iniziativa dei volontari della
parrocchia ospitante (la nostra).
L’obiettivo di questi incontri è stato quello di condividere una nuova metodologia e non di insegnare “cose” nuove.
Dal progetto che guiderà
l’azione catechistica di tutta
la Diocesi esce sin dall’inizio
il ruolo fondamentale della
comunità che accompagna
famiglie e ragazzi nell’itinerario di fede.
“La parrocchia è il luogo
ordinario dell’iniziazione cristiana! È la Chiesa sul territorio. Casa tra le case, la parrocchia è il luogo concreto e
storico in cui ancora oggi
possiamo incontrare l’esperienza cristiana incarnata in
un territorio e in una cultura,
attraverso ricchezze di arte,
11 Ottobre 2015
Vita Olgiatese
Un percorso nella comunità cristiana
di storia e iniziative organiche di proposta del messaggio cristiano. Cristiani non si
nasce, ma si diventa: la parrocchia è orientata al primo
annuncio del vangelo di Gesù Cristo, celebrato nella
Santa Assemblea e comunicato da persona a persona; e
cammina nel tempo per essere popolo di Dio, secondo
uno stile sempre più familiare. Casa in cui nascere alla vita cristiana, la parrocchia ge-
nera i suoi figli alla fede e rigenera se stessa, accompagnando e sostenendo i cammini di Iniziazione Cristiana
e di fede matura” (Diego Coletti, il Maestro è qui e cammina con noi, piano pastorale 2012, pag. 11).
La Chiesa, nel concreto
delle comunità parrocchiali,
è chiamata dal Signore a ritrovare la sua capacità originaria di generare alla fede, di
essere madre della fede. Il
suo grembo generatore, infatti, sembra in alcuni momenti affaticato fino a diventare sterile. Quando parliamo di Chiesa che genera
nuovi cristiani, intendiamo la
comunità cristiana adulta,
che è feconda nella misura in
cui è adulta nella fede, appassionata e fedele al suo Signore.
“Siamo stati amorevoli in
mezzo a voi, come una madre che ha cura dei proprio
figli” (1Ts 2,7): l’espressione
paolina introduce il tema
della maternità della chiesa, a cui Paolo aggiungerà anche
la metafora paterna (cfr. 1 Ts
2,11) - per indicare una comunità che, su mandato del
Signore e nella forza dello
Spirito, genera alla fede.
La strada, quindi, è quella
di coinvolgere nell’Iniziazione Cristiana un gruppo di
adulti nella fede, superando
l’abitudine alla delega al parroco e alle catechiste della
catechesi dell’Iniziazione.
(PICbr)
Gita parrocchiale al lago d’Orta
3 ottobre
Festa degli anniversari di ordinazione sacerdotale
per don Pierangelo Livio (60), don Antonio Panariello (50), don Marco Folladori e
don Alfonso Rossi (40), don Marco Nogara e don Rossano Quercini (10)
sotto il campanile del fico
Per i bisogni
della Chiesa
I famigliari ricordando
Messina Rosa € 100 –
Offerta famiglia Facchinetti
€ 200 – NN € 20 – NN € 40
– In mem. di Ferrario Pierino
€ 20 – NN € 50 – In mem. di
Malfasi Fiorino € 100 – NN
€ 150 – Offerte malati € 170
– I familiari in occasione del
10° anniversario di sacerdozio di don Rossano € 100.
Chiesa di Somaino
Per uso salone oratorio € 30.
Chiesa di S. Gerardo
Funerale di Ranalli Sandra
€ 100 – NN € 50.
Note di bontà
Per Caritas: NN € 100 +
€ 200 – Pane di S. Antonio
€ 92.
Progetti "Mettici il cuore"
€ 240.
Per restauro organo
NN € 50 – NN € 50 –
Matrimonio di Nicoletti Pina
€ 100 – NN € 50.
Dai registri
parrocchiali
Matrimoni
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Con approvazione ecclesiastica.
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Nicoletti Maverick con
Pina Stefania
Mazza
Manuel
Romanati Fabrizia
Vita Olgiatese
Esce la seconda e la quarta
domenica del mese
con
Morti
Malfasi Fiorino di anni 93
– via Roncoroni, 16
Pini Francesca di anni 88
– Casa Anziani
Abbonamento annuale:
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Via Vittorio Emanuele, 5
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Vita Olgiatese del 11 ottobre 2015