Prefazione S olo chi si è lasciato (almeno) mezzo secolo di vita alle spalle, può rievocare l’emozione intima trasmessa da quei capolavori di gusto ed eleganza che furono i calendarietti tascabili, con i fogli tenuti insieme da un leggiadro cordoncino di seta con nappa, offerti in bustine trasparenti di carta velina e spesso profumati d’essenze penetranti. Oggetti ormai anacronistici, ma proprio per questo degni d’esser rivalutati e non solo dai tanti collezionisti che con feticistica goduria continuano a trattarli con la cura e la dedizione che di solito si riserva ai gioielli d’inestimabile valore o agli animali in via d’estinzione. Tanta dedizione per i nostri... eroi è meritata e ha una profonda ragion d’essere. In tempi in cui internet e cellulari, e persino radio e tv, erano larvate utopie, follie tecnologiche allo stato puro, essi aiutarono i nostri avi a vivere un po’ meglio, condendo un’esistenza spesso dura con il sale della fantasia e dell’immaginazione. Non furono infatti, e a lungo, dei semplici prodotti commerciali o pubblicitari, il cadeau di fine anno per clienti di riguardo, ovvero il subdolo strumento di propagande insinuanti e occulte. No. Costituirono il biglietto d’ingresso in un mondo poetico e romantico che l’inesisten5 calendarietti.indd 5 09/10/2012 11.56.09 za degli attuali mezzi di comunicazione rendeva semmai ancor più ampio e sconfinato. In certi ambienti – nei villaggi rurali, ad esempio, o nelle suburre urbane – rappresentavano un autentico passpartout, talvolta l’unico, per i paradisi fittizi del sogno. Una sorta di tessera d’adesione al club dei viveur... sia pur di poche pretese. Sarebbe tuttavia riduttivo circoscrivere a fattori emotivi e sentimentali, le ragioni che li rendono preziosi. I calendarietti possiedono anzitutto un valore documentale: hanno attraversato un secolo abbondante di vita, dal 1880 al 1980 almeno. Hanno superato guerre, rivoluzioni, sciagure e trionfi. Hanno illustrato fatti ed episodi lieti e tragici, immortali ed effimeri, le grandi imprese come le gioie domestiche di intere generazioni. Tutto. Esprimono ideali intrinsecamente estetici. Disegnati da autori spesso collocati in precisi movimenti e correnti artistiche, riflettono in maniera chiara l’evoluzione degli stili pittorici e letterari coevi, dal Liberty all’Art Decò, dalla Scapigliatura al Futurismo, all’avanguardia e oltre. Molto oltre. Palesano le mode e i costumi delle comunità nelle quali si diffusero e che in certi casi contribuirono a determinare. I calendarietti profumati dei barbieri, ad esempio, traducevano in immagini il contenuto delle chiacchiere tipiche dei saloni. Furono anche un fattore economico non trascurabile. Una voce attiva dell’industria tipografica. Ne venivano stampati a milioni di esemplari 6 calendarietti.indd 6 09/10/2012 11.56.09 ogni anno (circa quattro nel 1969), davano lavoro a centinaia di persone e generavano un giro d’affari complessivo di svariati miliardi (considerando anche la massa di danaro mosso dalle... mance). Per questo e per altro, per molto altro, meritano rispetto e attenzione. A quanti vorranno ripercorrerne l’appassionante epopea, quest’opera è dedicata. Buona lettura. 7 calendarietti.indd 7 09/10/2012 11.56.10 8 calendarietti.indd 8 09/10/2012 11.56.10 Gli almanacchi A lmanacchi e lunari furono, nello spirito e nella filosofia, gli antenati dei moderni calendarietti. Entrambi si distinguono dal calendario vero e proprio, perché, oltre a indicare le date (mesi e giorni della settimana), sono ricchi di informazioni aggiuntive di natura eterogenea. Le più ampie possibili, dipendendo soltanto dalla volontà del redattore. In più, contengono illustrazioni. Destinati soprattutto all’uso familiare e domestico e finalizzati a soddisfare le magre esigenze di un pubblico popolare, di gente alla buona, non hanno grande dignità scientifica né la pretendono. Si segnalano per il brio, la forma espositiva lieve e accattivante e la presenza di figure che li rendeva fruibili anche agli analfabeti in tempi di scolarizzazione assai carente. Nella forma più matura, contenevano di tutto un po’: massime morali, proverbi quotidiani, date di feste e celebrazioni, fiere, credenze e aneddoti, ricette di cucina, anticipazioni sull’andamento meteorologico periodico, consigli elementari di economia, elenchi di manutenzioni casalinghe, scadenziari di lavori agresti influenzati dagli astri (semine, arature, sovesci) e persino una serie di previsioni spicce sul futuro. Una sorta di mélange quindi tra saggezza, buon senso, tradizione e superstizione, del quale però molti si fidavano e 9 calendarietti.indd 9 09/10/2012 11.56.10 10 calendarietti.indd 10 09/10/2012 11.56.11 continuano tuttora a fidarsi, come dimostrano le cifre da bestseller del cinese I Ching, ancor oggi diffuso in centinaia di milioni di copie, dopo oltre 4000 anni di pubblicazione ininterrotta e considerato esso stesso un potente talismano da tenere appeso all’uscio di casa! Almanacco è parola di probabile origine araba e, secondo non pochi, sarebbe il termine corretto per indicare i calendarietti. L’etimologia non è univoca ed esistono diverse versioni, tutte più o meno riconducibili all’idea del tempo e delle sue fasi: “clima”, “stagione”, “tappa”. Giunto in Occidente nel Medioevo e conosciuto anche come “pronostico”, a sottolinearne la presunta funzione premonitrice, mantenuta peraltro nel verbo italiano “almanaccare”, serviva in origine a stabilire connessioni tra date e giorni della settimana e conteneva tavole di conversione per computi del tempo differenti. Incontrò notevole fortuna tra i sudditi incolti, tanto che ben presto i pubblici poteri pensarono di trasformarlo in una fonte di reddito erariale, tassandone la stampa e la circolazione. La versione iniziale prevalente coincideva con un unico foglio di grandi dimensioni da affiggere alla parete, in bella vista, consultabile immediatamente alla bisogna con un unico colpo d’occhio. La copia si otteneva col metodo xilografico, ovvero per mezzo di due tavolette di legno incise con caratteri e figure a rovescio, ognuna con un semestre. Poteva essere annuale o, più spesso, considerati i costi notevoli, perpetuo. In quest’ultimo caso, riportava soltanto gli elementi più o meno 11 calendarietti.indd 11 09/10/2012 11.56.11 12 calendarietti.indd 12 09/10/2012 11.56.14 fissi, come le date del cambio di stagione, i segni zodiacali e tutta una serie di indicazioni che, a noi moderni, sembrano astruse formule magiche di significato oscuro, ma che servivano appunto, combinate tra loro, a calcolare anno per anno il giorno della settimana da abbinare ad ogni singola data, nonché le feste mobili come la Pasqua. Termini affascinanti come epatta, lettera domenicale, numero d’oro meriterebbero una trattazione approfondita che, ahimè, non è possibile approntare in questa sede. Un cenno, rapidissimo, è tuttavia loro dovuto. L’epatta coincide con la cosiddetta “età della luna”, ovvero i giorni intercalari tra l’ultimo novilunio e l’inizio dell’anno nuovo. La lettera domenicale è una delle prime sette dell’alfabeto (da A ad F), utile a posizionare ogni singolo giorno nel calendario perpetuo: ovviamente cambia ogni anno e si ricava da operazioni successive sulle cifre dello stesso. Il numero d’oro, infine, è un valore tra 1 e 19 che, sfruttan- 13 calendarietti.indd 13 09/10/2012 11.56.14 do le proprietà del cosiddetto “ciclo di Metone”, consente di risalire alle date dei pleniluni di ogni anno. A titolo di curiosità, un almanacco del 1930 indicava i seguenti valori, rispettivamente: 30, E, 12. Il primo almanacco a stampa, secondo un’interpretazione corrente, è un pronostico con le effemeridi solari, lunari e planetarie impresso a Lipsia nel 1448. Appena un ventennio più tardi, ne apparirono in latino e in volgare. Gli almanacchi conobbero da allora un’inarrestabile diffusione, si arricchirono di notizie di contorno e raggiunsero lo zenit nel XVIII secolo sia nella versione murale a foglio unico, sia in quella a libretto che dalle poche pagine degli esordi arriva fino alle ben 400 del periodo fascista. Nella pubblicazione di almanacchi e calendarietti si distingue ben presto la Bemporad & 14 calendarietti.indd 14 09/10/2012 11.56.18 Figlio di Firenze. Enrico, rimasto unico titolare dopo la morte del padre Roberto, già associatosi alla editrice Paggi (Pinocchio), indirizza l’azienda ancor più verso la specializzazione nel settore dei fumetti e della grafica per ragazzi (Il giornalino di Gian Burrasca di Vamba). Vocazione esaltata in un calendarietto del 1913 dal titolo Fantasia, nel quale il famoso disegnatore Antonio Augusto Rubino realizza tavole ispirate alle favole del burattino e di Cappuccetto Rosso, nonché ai racconti immaginari di Edgar Allan Poe e Luigi Capuana. Al 1896 risale la nascita dell’Almanacco Italiano dalle copertine tricolori e definito con felice sintesi, nel sottotitolo, “un’enciclopedia popolare della vita pratica”: durerà fino al secondo dopoguerra, malgrado nel 1938 l’azienda sia costretta a cambiare nome in Marzocco per gli effetti delle leggi razziali. 15 calendarietti.indd 15 09/10/2012 11.56.19