La Rivoluzione Industriale
Lezione del corso di
Storia della Tecnologia
28/04/2006
Filippo Nieddu
La Rivoluzione Industriale
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Gli storici comprendono
sotto il nome di
rivoluzione industriale
l’insieme dei mutamenti
di carattere economico e
sociale avvenuti in
Inghilterra nell’arco
compreso tra la seconda
metà del Settecento e la
prima metà
dell’Ottocento.
Rivoluzionaria o no?
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Alcuni storici hanno messo in dubbio l’effettiva portata
“rivoluzionaria” dei cambiamenti avvenuti in Inghilterra nel
Settecento. Tuttavia, occorrono alcune precisazioni:
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In primo luogo, gli anni della rivoluzione industriale furono anni di
rapida crescita della popolazione cosicché la curva del reddito pro
capite è attenuata dai cambiamenti demografici in atto.
In secondo luogo, lo sviluppo economico non necessariamente
richiede il cambiamento industriale, ma può avere le proprie radici
nell'agricoltura e nel commercio.
Infine, il reddito pro capite non è in grado di rappresentare
adeguatamente la situazione economica in periodi di rapido
mutamento.
England first
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Nel secolo XVIII una
serie di invenzioni
trasformarono la
manifattura del cotone in
Inghilterra e diedero
origine a un nuovo modo
di produzione: il sistema
di fabbrica.
La fabbrica
I filoni
dell’innovazione / 1
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Fu importante l’uso di
nuove e assai più
abbondanti materie
prime, in particolare,
secondo Wrigley (1987)
si verificò la sostituzione
di sostanze minerali a
quelle vegetali o animali.
Secondo Cipolla (1965)
l’energia crescente fu il
fattore chiave.
Schema di impianto per la produzione del coke
I filoni
dell’innovazione / 2
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Più di recente, secondo
Mokyr (1990), si è invece
sottolineata la varietà dei
cambiamenti: la crescita del
cotone a spese della lana e
del lino, i miglioramenti
dell'efficienza dei motori
idraulici, lo sviluppo
dell'illuminazione a gas,
quello delle macchine utensili.
Mc Closkey (1981) definisce
la rivoluzione industriale
come l’età del cambiamento,
piuttosto che quella del
cotone o del vapore.
Impianto per la produzione di gas illuminante
Disagi in città per la posa della rete del gas
I fattori determinanti / l’agricoltura
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Dal Cinquecento in Europa furono introdotte piante
come il mais, la patata, la canna da zucchero, il tè, il
caffè, il cacao.
Queste specie nei decenni centrali del Settecento
portarono a una rivoluzione dei consumi.
I miglioramenti delle tecniche agricole consentirono
inoltre di rendere minori i pericoli delle carestie,
favorendo un’alimentazione migliore e più regolare.
Le tecniche relative alla rotazione delle colture
furono sviluppate e applicate massicciamente.
I fattori determinanti / la pace
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La relativa immunità dell’Inghilterra dai
perturbamenti e dalle distruzione della guerra nel
periodo considerato, almeno fino agli attacchi di
Napoleone, permise lo sviluppo della nazione in
modo regolare, soprattutto per ciò che concerne le
invenzioni e le innovazioni.
I fattori determinanti / l’immigrazione
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Il flusso di immigrati stranieri, soprattutto in alcuni
settori chiave delle attività produttive, permise lo
sviluppo o il perfezionamento di tecniche e settori
Caso paradigmatico è quello dell’orologeria, che
vide l’afflusso di artigiani dall’estero. Questi
consentirono dapprima l’imitazione degli stili
continentali, e poi lo sviluppo di un’industria
nazionale indipendente.
I fattori determinanti / la flotta
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L’accesso dei centri produttori ai trasporti marittimi
fu fattore che permise di raggiungere mercati
lontani.
Allo stesso tempo, l’accessibilità dei porti permise di
mantenere i costi bassi, a vantaggio della
competitività.
L’Inghilterra aveva alle spalle una forte tradizione
marinara e i suoi sforzi erano rivolti a ottenere
privilegi commerciali e alla creazione di un Impero
coloniale.
I fattori determinanti / la demografia
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Il XVIII secolo vide il miglioramento delle condizioni
igieniche di vita della popolazione inglese.
Ciò si ripercosse sulla mortalità infantile, oltre che
sulla speranza media di vita degli individui.
In generale, gli uomini potevano lavorare meglio e
più a lungo, con effetti benefici sulla capacità
produttiva.
Il potere d’acquisto e il tenore di vita erano
notevolmente più alti che sul continente.
Il reddito era anche meglio distribuito che sul
continente.
I fattori determinanti / i confini
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Grazie alla mancanza di barriere doganali interne o
di gabelle feudali, l’Inghilterra era il più grande
mercato omogeneo dell’Europa.
I fattori determinanti / la geografia e
le materie prime
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L’unità politica inglese era rafforzata dalla geografia
dell’isola:
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la massa territoriale era modesta;
la topografia agevole;
la costa frastagliata;
inoltre dalla metà del Seicento si era investito
nell’estensione del sistema dei canali e nella costruzione di
nuove strade e ponti.
Le risorse offerte dall’isola erano molte, soprattutto
per ciò che concerne:
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legno prima e carbone poi;
ferro.
I fattori determinanti /
l’etica industriale - 1
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Non solo superiore livello di capacità tecniche, ma
un atteggiamento verso la tecnica assai più aperto
che in ogni altro paese europeo.
I creatori delle macchine inglesi venivano dalla
classe media: non era disdicevole per un rampollo
inglese impratichirsi delle arti tecniche.
Ad esempio, Edmund Cartwright era figlio di un
gentiluomo e si era laureato a Oxford.
La mancanza di corporazioni e privilegi industriali è
stato a lungo visto come un forte argomento per la
supremazia inglese.
I fattori determinanti /
l’etica industriale - 2
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Gli inventori ottenevano più facilmente finanziamenti
per i loro progetti e la rapidità con cui i prodotti del
loro ingegno trovavano favore presso le società di
manifattura.
La maggiore accumulazione di capitale e la
presenza di tassi di interesse più bassi consentiva a
un imprenditore di iniziare la propria attività con una
spesa minima.
In nessun altro paese d’Europa esisteva una
struttura finanziaria così avanzata e un pubblico
così avvezzo agli strumenti cartacei come in
Inghilterra.
I fattori determinanti /
l’etica industriale - 3
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Sia la nobiltà che la gentry praticavano la
primogenitura: il maschio primogenito ereditava il
titolo e la terra.
Ciò aveva due conseguenze di massima:
accresceva la responsabilità economica del
capofamiglia e costringeva la maggior parte dei figli
a guadagnarsi da vivere
Il commercio era così visto come attività rispettabile,
mentre il maggior sfruttamento della terra era
ottenuto con le recinzioni e con il sistema delle
rotazioni.
I mercati e i trasporti
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La crescita dell’industria richiede nuovi mercati:
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per smaltire i beni prodotti nel paese di origine;
per procurarsi materie prime.
A favorire questo rifornimento e a provvedere alla
distribuzione dei prodotti lavorati contribuisce
pesantemente l’evoluzione dei mezzi di trasporto.
Nel 1803 lo statunitense Robert Fulton (1765-1815)
applica il vapore alla propulsione delle navi
Nel 1814, l’inglese George Stephenson costruisce la
prima locomotiva a vapore.
Intanto i singoli governi affrontano la costruzione di
una rete stradale sempre più ampia ed efficiente.
I mutamenti sociali
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Dall’inizio dell’Ottocento, commerci e scambi si
intensificano e l’industria siderurgica, metallurgica e
meccanica assumono a poco a poco dimensioni
gigantesche.
Nasce una nuova classe sociale, il proletariato,
costituita da coloro che dispongono soltanto di
braccia per lavorare e di una “prole” da sfamare.
Ha inizio il fenomeno dell’inurbamento, l’afflusso di
imponenti masse di lavoratori giunte dalle
campagne con la speranza di migliori condizioni di
vita, ma che finiranno poi per doversi adattare a
vivere spesso nell’estremo disagio sotto il costante
incubo della disoccupazione e della fame.
Una visione del tempo
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The political and moral advantages of this country, as a seat of
manufactures, are not less remarkable than its physical
advantages. The arts are the daughters of peace and liberty. In
no country have these blessings been enjoyed in so high
degree, or for so long a continuance, as in England. Under the
reign of of just laws, personal liberty and property have been
secure; mercantile enterprise has been allowed to reap its
reward; capital has accumulated in safety; the workman has
"gone forth to his work and to his labour until the evening;"
and, thus protected and favoured, the manufacturing prosperity
of the country has struck its roots deep, and spread forth its
branches to the ends of the earth. [Edward Baines, The History
of the Cotton Manufacture in Great Britain, 1835]
“La conoscenza è potere”
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La visione di Francis Bacon (1561-1626) poneva al
centro dell’attenzione la filosofia naturale (la
scienza) e la sua applicazione (la tecnologia).
Solamente per mezzo di esse l’uomo poteva essere
perfettamente libero, perché solamente attraverso la
scienza e la tecnologia l’uomo acquisiva potere sulla
natura.
Si tratta di una visione ottimistica e progressiva, che
sarà ripresa dal Sapere aude! di Immanuel Kant.
Il cotone
• E’ una fibra vegetale,
resistente, molto più adatta
alle macchine.
• Quando entrarono sul
mercato le piantagioni
nordamericane, e la
sgranatrice rese redditizio
l’impiego degli schiavi, poteva
essere acquistata per poco.
• Inoltre, il mercato dei prodotti
di cotone era più elastico e
ampio di quello della lana.
La sgranatrice di Whitney (cotton gin)
La lavorazione
del cotone
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La R.I nasce con una diversa
lavorazione del cotone.
Le innovazioni non sono
adottate dalla ricca industria
laniera, per motivi tecnologici.
Il cotone si prestava assai
meglio della lana alla
meccanizzazione.
La navetta volante di John
Kay (1733) e il filatoio di
Wyatt e Paul (1738) (nelle
figure) furono le invenzioni
fondamentali.
La spinning jenny
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Questa macchina permise
l’utilizzo pieno della navetta
volante, che permetteva
l’aumento della produttività a
patto che non ci fossero colli
di bottiglia nel processo
produttivo.
Si aumentò la produttività
della filatura, mentre il costo
della macchina rese
necessario lo spostamento
dal lavoro a domicilio a quello
nella fabbrica.
La spinning jenny
La macchina
a vapore / 1
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A partire dal 1700 l'energia
tratta del carbon fossile
fornisce, grazie alla macchina
atmosferica di Newcomen,
con una dispersione
straordinaria e rendimenti
minimi (1%), un piccolo
apporto di energia nobile,
meccanica.
Dal 1780 nelle officine prende
le mosse la vera rivoluzione
energetica, quando i materiali
a disposizione lo permettono.
La macchina di Newcomen
La macchina
a vapore / 2
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La macchina a vapore
permette la delocalizzazione
delle attività produttive
rispetto alla rete idrica.
La macchina ha una coppia
alta a bassi regimi, ciò che la
rende estremamente duttile
nelle applicazioni.
La macchina a vapore di James Watt
L’idraulica
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Mariotte, Newton e Daniel
Bernoulli (nel 1727) si
occuparono delle pale.
Il perfezionamento principale
non fu dovuto al lavoro
teorico degli scienziati, ma a
esperimenti su modelli ridotti
(John Smeaton nel 1762 e
1763 e Borda nel 1767).
All'inglese Smeaton si deve
l'aumento regolare dei
rendimenti dei motori idraulici
tra il 1750 e il 1780
Apparecchio da laboratorio di Smeaton
per testare le pale dei mulini
La metallurgia – alcune date / 1
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1589: primo brevetto per l’impiego del carbone nella fabbricazione del ferro
1625-35: in Inghilterra sono prodotte annualmente 26000 t di ghisa. Il combustibile
è solo il carbone di legna.
1698: Savery mette a punto una macchina a vapore, senza stantuffo o elementi
mobili, che con il funzionamento di tre valvole svolge un’azione di drenaggio
dell’acqua a livello superiore.
Newcomen (1663-1729) sviluppa la prima macchina a vapore di valore pratico. La
macchina ha la sua diffusione nelle miniere della Cornovaglia.
1709: Adam Darby, a Coalbrookdale nello Shropshire in Inghilterra, fonde il ferro
per mezzo del coke.
1720: la produzione annua di ghisa in Inghilterra si aggira sulle 20-25000 t. Si
inizia a sentire la mancanza di legname.
1740: Benjamin Huntsman produce l’acciaio fuso con combustione di coke e
insufflaggio di aria.
1747: prima menzione scritta dell’impiego del coke nella fabbricazione della ghisa.
La metallurgia – alcune date / 2
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1765: Smeaton cerca di eliminare il bilanciere nella macchina a vapore di
Newcomen. Quest’ultima produce un moto alternato utilizzabile solamente per
azionare una pompa a stantuffo.
1770: l’altoforno delle ferriere di Carron è dotato di un mantice a vapore.
1775: in Scozia si costruisce l’ultima fornace a carbone di legna. John Wilkinson
sviluppa una alesatrice in grado di lavorare internamente le canne dei cilindri.
Boulton e Watt mettono a punto una efficiente macchina a vapore.
1783: Henry Cort brevetta il puddellaggio (con cui si eliminava l’ossido di
carbonio) e le successive operazioni di laminazione dei lingotti di acciaio prodotti.
Con il laminatoio di Cort, azionato a vapore, si ottiene una produttività di 15 volte
quella dei metodi tradizionali a maglio.
1784: a Londra è costruito un mulino con il meccanismo di trasmissione del moto
interamente in ghisa.
1786: entra in funzione a Londra il primo mulino a vapore, l’Albion.
Il coke / 1
Il coke / 2
•Il coke è un residuo solido carbonioso di litantrace bituminoso con
bassi livelli di cenere e di solfuri, dal quale le componenti volatili
siano state estratte attraverso la cottura in fornaci alla temperatura di
1000°C e in assenza di ossigeno. Questo procedimento permette di
fondere insieme il carbonio fissato e le ceneri.
•Il coke è utilizzato come carburante e come agente di riduzione nelle
fornaci per la fusione dei minerali metalliferi. È grigio, duro e poroso,
e ha capacità di riscaldamento di 24,8 milioni di Btu/ton (29,6 MJ/kg).
I sottoprodotti della conversione del carbone in coke sono catrame o
pece, ammoniaca, oli leggeri e "carbone gassificato", o "gas di
carbone".
•Il coke ottenuto come residuo dei processi di raffinazione del petrolio
può assomigliare a quello proveniente dal carbone, ma contiene
troppe impurità per essere utilizzato in applicazioni metallurgiche
Riferimenti bibliografici essenziali
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Richard LANDES, Prometeo liberato, Torino : Einaudi,
1969
Carlo Maria CIPOLLA, Uomini, tecniche, economie,
Milano : Feltrinelli, 1962
Joel MOKYR, La leva della ricchezza: creatività
tecnologica e progresso economico, Bologna : Il
Mulino, 1990
Nathan ROSENBERG, Dentro la scatola nera:
tecnologia ed economia, Bologna : Il Mulino, 1991
Edward A. WRIGLEY, La rivoluzione industriale in
Inghilterra : continuita, caso e cambiamento, Bologna
: Il Mulino, 1992
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