Poste Italiane SpA - Spedizione in abb.to postale D. L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 n. 46) Art. 1 comma 1 - DCB Cagliari Ascolta! FM: 95,000 - 97,500 - 99,900 102,200 - 104,000 Tel. 070 523162 Fax 070 523844 www. radiokalaritana.it DOMENICA 3 FEBBRAIO 2013 ANNO X N.5 SETTIMANALE DIOCESANO DI € 1.00 CAGLIARI Il sostegno alla famiglia CARLO PISANO* iovanni Paolo II nella Familiaris Consortio incoraggiava le famiglie a diventare protagoniste della costruzione del bene comune per non restare vittime della medesima indifferenza. Da questa sollecitazione è nato il Forum delle Associazioni Familiari al quale a livello nazionale aderiscono 50 associazioni. Il Forum garantisce un impegno fattivo con le istituzioni affinché la famiglia, cellula fondamentale della società, sia riconosciuta soggetto attivo e risorsa, venga finalmente raccontata come una buona notizia nella società, nella cultura e nella politica. Non è possibile che si sviluppi una società senza che si valorizzi la famiglia. Troppo spesso si parla di essa solo quando non funziona, omettendo (volutamente?) di raccontare la sua capacità di coesione sociale, di cura verso i più deboli e di responsabilità educativa. Il Forum intende dare voce a questa esigenza, sostenendola nel confronto costante e aperto con la politica e con le istituzioni, in modo che si possa costruire un paese a misura di famiglia che è un paese a misura di persona. Oggi questo impegno continua ad essere una priorità! Lo rivelano in primis i dati sulla crisi economica e demografica. Far nascere e crescere dei bambini viene talvolta percepito come un fatto privato e G non come un bene di inestimabile valore sociale, etico e persino economico. Anche per questo le risposte degli organi legislativi ed esecutivi, non vanno nella direzione del sostegno e del riconoscimento della famiglia così come sancisce la nostra Costituzione agli artt. 29, 30 e 31. Mancano politiche familiari strutturali. La Francia dedica più del 4% del PIL alla famiglia, l' Italia solo l'1,3%; in Francia le famiglie numerose sono il 18% e c'è una vivace natalità, che porta allegria e speranza. L’Italia vive un vero e proprio inverno demografico, c’è un'emergenza famiglia che è un’emergenza futuro! In Sardegna la situazione non è più rosea: l’indice di natalità pari allo 7,9% ci pone tristemente agli ultimi posti mentre quello di mortalità 9% rivela il progressivo invecchiamento della popolazione (Istat 2011). Nel 2050 meno del 15% della popolazione avrà meno di 14 anni mentre il 30% supererà i 65 anni. Per cercare di invertire questo trend negativo, un anno fa, alla I^ Conferenza Regionale della Famiglia, il Forum con le associazioni familiari avevano avanzato una serie di proposte al tavolo istituito dall'Assessore regionale alla Sanità. Le stesse proposte sono state rappresentate anche ai capigruppo in Consiglio Regionale e condivise con quei consiglieri più sensibili alle nostre tematiche. Ci divide poco più di un anno dalla fine della legislatura: auspichiamo la ripresa della discussione in commissione, in vista della sua definitiva approvazione in Aula, della Legge regionale sulla famiglia. All’interno di quest’ultima, inserito quale parte organica, il Fattore Famiglia potrebbe rappresentare uno strumento di equità fiscale a favore delle famiglie sarde con il riconoscimento del valore e del peso dei carichi familiari (figli, anziani, persone non autosufficienti), anche nella determinazione delle imposte locali e nell’accesso ai servizi alla persona. Sabato 2 febbraio alle ore 10 presso “Hostel Marina” – Scalette s. Sepolcro a Cagliari - si terrà l’incontro dal titolo “Famiglia Oggi?”, importante momento di analisi e studio sulle politiche familiari in Sardegna e di confronto con le forze politiche e istituzionali che parteciperanno. Introdurrà i lavori l’arcivescovo di Cagliari Mons. Miglio, mentre Francesco Belletti, Presidente nazionale del Forum, presenterà i risultati di una indagine svolta in tutte le Regioni sulle politiche familiari e la piattaforma programmatica predisposta per le elezioni politiche di febbraio. La proposta, rivolta a tutti i candidati, è consultabile attraverso il sito www.forumsardegna.org. Per l’occasione potranno essere raccolte le adesioni da parte dei candidati sardi che potranno utilizzare sul materiale elettorale il logo "Io corro per la famiglia". * Presidente regionale Forum delle associazioni familiari SOMMARIO POLITICA 2 Il cardinal Bagnasco: “Cattolici e voto, no al disimpegno” LAVORO 3 Stefano Tunis: “Occorre porre un freno all’abuso dei tirocini” TESTIMONI 5 Marco Tangheroni, cattolico autentico e vero maestro COMUNICAZIONE 7 La Chiesa nel web, interviene il presidente dell’Ordine dei Giornalisti DIOCESI I primi novant’anni delle suore del Buon Pastore 14 2 Il PortICo IL PORTICO DEL TEMPO domenICa 3 febbraIo 2013 Politica. In una lunga intervista al settimanale dei Paolini, il presidente della Cei analizza l’imminente tornata elettorale. “I cattolici coscienza critica della società, non è consentita l’atmosfera del disimpegno” Per il cardinal Bagnasco “valori non negoziabili e valori sociali stanno o cadono insieme: prima di tutto deve esserci il rispetto della persona”. Il ruolo chiaro dei cattolici FRANCESCO FURCAS L CONCILIO HA RESO PIÙ chiara la responsabilità dei laici, ma non l’ha prodotta automaticamente. Imbattersi in persone credibili oltre che credenti è una testimonianza che parla a tutti,ovunque ci si trovi. Non basta dunque esserci. Occorre starci con “un punto di vista” e con una coerenza personale che creano attenzione e rispetto, anche se non è possibile evitare, a volte, contestazioni e perfino persecuzioni”. Lo ha dichiarato il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco, a Famiglia Cristiana, in una lunga intervista rilasciata nei giorni scorsi. “Sottrarsi al conformismo diffuso che porta a mimetizzarsi e dare invece ragione della propria fede, con I le sue implicazioni antropologiche, etiche e sociali - ha aggiunto - è chiesto oggi in una forma ancor più urgente. Se manca tale testimonianza nessuna supplenza, mi creda, è possibile”. Parole che suonano come un forte richiamo all’impegno e al discernimento: sono tanti, infatti, i candidati “cattolici” presenti in schieramenti diversi. Sul punto il cardinale è stato chiaro: “La presenza di esponenti cattolici in schieramenti differenti dovrà accompagnarsi a una concreta convergenza sulle questioni eticamente sensibili. L’insignificanza, infatti, si produce quando all’appartenenza dichiarata non segue un’azione centrata sui valori di riferimento dell’antropologia cristiana e si perseguono lo- giche più vicine al proprio tornaconto che al perseguimento del bene comune”. Quindi un invito, una raccomandazione a conoscere le posizioni della Chiesa sui vari temi, un incitamento a documentarsi, perchè “se non si dice nulla di significativo - ha avvertito il presidente dei Vescovi italiani - perché non si conosce o per convenienza, si diventa irrilevanti”. Ai nostalgici della Dc, il cardinale Bagnasco risponde che “bisogna guardare avanti. I cattolici sono chiamati in una società lacerata e priva di slancio vitale a riprendere il cammino perché è ancora possibile riscattare un Paese che ha un potenziale enorme. Penso però che l’Italia non riprenderà a girare senza riappro- priarsi della sua sensibilità umanistica che è innegabilmente cristiana. Qui sta l’apporto che ci si attende da politici credenti,un contributo non generico, ma come esige la storia oggi, sempre più puntuale e concreto”. Il rispetto per la vita, il sostegno alla famiglia, la libertà di educazione sono valori troppo spesso messi tra parentesi. Invece costituiscono una “piattaforma necessaria” con cui risolvere anche gli altri problemi: la crisi del mondo del lavoro - “la mancanza di lavoro è la prima urgenza del nostro Paese”, dice in un’altra parte dell’intervista - le disuguaglianze sociali, la questione ambientale, ha esemplificato. L’intervista al settimanale dei Paolini prosegue con un richiamo a quanti avvertono una forte delusione nei confronti della politica: “A un cattolico - ha avvertito - quest’atmosfera di disimpegno non è consentita e partecipare con il voto è già un modo concreto per non disertare la scena pubblica”. Sui valori non negoziabili, il ragionamento è preciso: “È falso ritenere che i valori non negoziabili siano “divisivi” mentre quelli sociali sarebbero unitivi. In realtà stanno o cadono insieme. E questo per una semplice ragione: perché i valori so- ciali stanno in piedi se a monte c’è il rispetto della dignità inviolabile della persona”. Il cardinale aggiunge: “Se non si rispetta la vita di una creatura indifesa, si avrà forse più attenzione per un lavoratore che è considerato come un peso? Se non si aiuta un anziano privo di autosufficienza, si sarà forse più impegnati a ridurre altre forme di indigenza, come quella degli immigrati?La Chiesa si interessa dell’inizio e della “fine” proprio per salvaguardare il “durante”. Ciò che le sta a cuore è tutto l’uomo, la cui dignità non è a corrente alternata”. “Un cattolico che sta a destra - ha poi specificato - dovrà farsi riconoscere quando si tratta di fare pressione per i valori della solidarietà.E se sta a sinistra, verrà allo scoperto proprio quando sono in gioco i temi della bioetica. Così entrambi diventano coscienza critica all’interno del loro mondo di riferimento e il Vangelo più che essere diluito diventa fermento”. Sulla famiglia, il cardinale è tornato nella prolusione al Consiglio permanente (v. colonnino a pag. 3). Quanto alla rete, “occorre sviluppare un senso critico che metta al riparo dalla superficialità e soprattutto non impoverisca la relazione immediata che mai potrà essere abbandonata”. I candidati sardi al Senato per le elezioni politiche di febbraio 2013 DIRITTI E LIBERTÀ CENTRO DEMOCRATICO Patrizio Rovelli, Salvatore Piana, Mauro Massa, Pier Santino Piras, Giuseppe Podda PARTITO SARDO D’AZIONE Giacomo Sanna, Andrea Prato, Mario Angelo Giovanni Carta, Gilda Usai Cermelli, Giorgio Murino LA DESTRA STORACE Danilo Preto, Rossella Romualdi, Marco Caracciolo, Gonario Puligheddu, Salvatore Mario Deiana PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI Marco Ferrando, Gianfranco Camboni, Augusto Fonnesu, Verdina Maria Esposito, Tiziana Mantovani INDIPENDENZA PER LA SARDEGNA SOBERANIA Bustianu Cumpostu, Giuseppe Marini, Zoe Aramu, Silvio Cambera, Giovanni Antonio Fancello Francesco Schirru, Carlo Temussi, Franco Uselli, Giuseppe Antonio Altana Ignazio Etzi, Enrico Franco Magi, Ignazio Silanos, Francesco Dessì MOVIMENTO 5 STELLE Manuela Serra, Roberto Cotti, Alessandro Polese, Massimiliano Soddu, Angelo Congiu ARBAU LA BASE SARDEGNA Ignazio Piras, Stefano Aresu, Gianluca Locci, Caterina Culeddu Dore, Marco Tuveri LEGA NORD MARONI Giulio Tremonti, Tore Giorico, Chiara Zarlocco, Giorgio Bianchi, Maddalena Pandolfi AMNISTIA GIUSTIZIA LIBERTÀ Antonella Casu, Maria Isabella Puggioni, Paolo Ruggiu, Antonio Cerrone, Fiorella Mancuso INGROIA RIVOLUZIONE CIVILE Luigi Manca, Lucente Giovanna Corrias, Anna Paola Zaccheddu, Roberto Copparoni, Tiziana Mori SEL - SINISTRA ECOLOGIA LIBERTÀ Luciano Uras, Lilli Pruna, Angelo Cossu, Maria Rita Pau, Giuseppe Marco Dessena PD PARTITO DEMOCRATICO Bachisio Silvio Lai, Giuseppe Luigi S. Cucca, Ignazio Angioni, Luigi Manconi, Paolo Fadda PDL POPOLO DELLE LIBERTÀ Silvio Berlusconi, Emilio Floris, Fedele Sanciu, Carmelo Porcu, Silvestro Ladu MIR SAMORÌ Salvatore Andrea Pala, Roberto Tomassetti, Maria Leonarda Pinna, Luigi Bachis, Antonio Sena CON MONTI PER L’ITALIA Mario Sechi, Liliana Lorettu, Attilio Maria Antonio Dedoni, Antonio Mura, Vincenzo Piras MOVIMENTU EUROPEU RINASCHIDA SARDA Cristina Giov. Puddu, Luciano La Mantia, Antonio Meloni, Donatella Agus, Lorenzo Pusceddu BASTA TASSE Ugo Paglietti, Carlo Paglietti, Gianni Utzeri, Valerie Norma FARE PER FERMARE IL DECLINO Tiziana Maria Frongia, Anna Aloi, Giuseppe Lo Nardo, Davide Piano, Sebastiano Monello Nuccio PENSIONATI GRANDE SUD Renato Copparoni, Giampiero Borrielli, Maria Lilia Cuneo, Giovanni Garippa, Francesco Manconi FRATELLI D’ITALIA Guido Crosetto, Giuseppe Cossiga, Claudia De Lucia, Nicola Silenti, Liviana Murgia FORZA NUOVA Il sistema elettorale prevede che i candidati vengano eletti in rigoroso ordine di lista, in proporzione ai voti riportati da ciascun partito. Si vota, infatti, senza esprimere alcuna preferenza. Più alta è la posizione in lista, più alte sono le probabilità di essere eletti. Per motivi di spazio pubblichiamo solo i primi cinque nomi delle liste per il Senato, pur consapevoli che in qualche caso ne saranno eletti di più. Sul prossimo numero pubblicheremo quelle per la Camera. domenICa 3 febbraIo 2013 IL PORTICO DEGLI EVENTI Lavoro. Il direttore dell’Agenzia per il lavoro e le polemiche sull’ultimo bando. “Servono misure più selettive contro l’attuale abuso dei tirocini” Per Stefano Tunis è necessario “escludere i soggetti pubblici che non siano in grado di rendere stabile il rapporto di lavoro col tirocinante”. E più controlli in azienda questo strumento non produce i risultati sperati. Però, per il momento attuale, è sempre meglio che non far nulla. L’anno scorso cercavano laureati per pulire i cinema, ora si parla di “baristi laureati”. Che ne pensa? Tutto può essere proposto, ma tutto è sottoposto all’attenta valutazione dell’Agenzia. Il professor Loy, su Il Portico, propone di abbinare il tirocinio alla professionalità del candidato. Ho letto le proposte: sono convinto che, se uscissimo dalla logica del tirocinio come strumento di accesso di massa, sarebbe possibile farlo, introducendo anche misure selettive ancora più severe. Il secondo suggerimento è porre un freno alla ripetibilità del tirocinio. E’ già previsto. Il terzo è premiare i datori di lavoro che integrano il contributo con una somma propria. Lo abbiamo sperimentato con Master&Back. Si può fare, ma ope- rare su graduatorie richiede numeri più piccoli di quelli su cui abbiamo operato noi. Cioè? Questa è un’operazione di massa: immaginate di fare una procedura di valutazione di 5mila progetti, e pensate a cosa vuol dire in termini di risorse umane, di raccolta dati, e quant’altro. E’ comunque un elemento da tenere presente. Con Master&back com’è andata? L’abbiamo fatto, stilando una graduatoria. Poi il Consiglio regionale non ne ha tenuto conto e ha esteso la graduatoria fino all’ultimo, con una grave perdita di reputazione da parte dell’amministrazione. Se fai impegnare i privati e stili una graduatoria, e siccome la richiesta è grande chiami fino all’ultimo in lista, la volta successiva l’imprenditore che ha offerto il 35% non offrirà più nulla, perché sa che tanto, alla fine, l’amministrazione scorre la lista fino alla fine. Come cambierebbe il sistema? Escluderei soggetti pubblici non in grado di offrire una seria prosecuzione lavorativa e chi ha già attivato tirocini senza assumere nessuno. Poi mi accerterei che si tratti di vera formazione on the job, e non di lavoro aggiuntivo. Per questo occorrono molti più servizi per il lavoro rispetto a quelli attuali, e bisogna mettere in campo i colleghi dei Centri di servizio per il lavoro, che ora sono a casa. Cosa dire a queste persone, che i capigruppo del Consiglio regionale hanno chiesto all’assessore al lavoro di attribuire all’Agenzia da lei diretta? Li stiamo aspettando. appello pubblico: “La Chiesa difende ogni vita, per cui durante lo stato di guerra ovunque sarà possibile farà appello alla calma, alla cessazione della violenza, alla rinuncia alle lotte fratricide. Non esiste un valore più grande della vita umana, perciò io stesso mi appellerò alla ragione anche a prezzo di ricevere insulti e chiederò, dovessi andare scalzo e in ginocchio: non combatta polacco contro polacco”. In modo simile andò quando nell’ottobre ‘84 le forze di sicurezza del regime di Jaruzelski uccisero un noto sacerdote dissidente, Jerzy Popieluszko, oggi beato. Il 20 maggio del 2000 a Varsavia fece un pubblico esame di coscienza e chiese perdono per la paura dopo l'introduzione della legge marziale e per non aver fatto abbastanza per salvare la vita di padre Popiełuszko. Si oppose sempre al regime, confermando sempre la sua amicizia con Solidarnosc, si dice abbia contribuito - nella Polonia libera - a far eleggere Walesa presidente della Repubblica. Grazie anche al lavoro dei cattolici, la Polonia ha una legislazione sull’aborto molto restrittiva in parte in vigore ancora oggi e l’introduzione dell’educazione cattolica obbligatoria nelle scuole pubbliche. SERGIO NUVOLI A REGIONE CERCA SCHIAVI”. Non ha usato mezzi termini L’Espresso, per bollare l’ultimo bando per tirocini formativi indetto dalla Regione e finito al centro della bufera scatenata da un presunto attacco hacker che ha reso molto difficile - per non dire impossibile l’accesso al bando via web. Nell’occhio del ciclone è finita l’Agenzia regionale del lavoro, braccio operativo della giunta, soggetto attuativo di disposizioni di altri, diretta da Stefano Tunis. Cresciuto a pane e politica, discendente 38enne di una famiglia democristiana, accetta di parlare a ruota libera con Il Portico. Cos’è successo? All’attivazione del portale oltre 4500 progetti erano pronti per la presentazione. I primi 1400 sono riusciti a presentarlo prima degli altri. Dal primo febbraio partono i tirocini in azienda. Perché prima il presidente Cappellacci ha parlato di annullamento, salvo ripensarci? Credo si sia trattato di un difetto di comunicazione. Si è parlato di un attacco hacker. L Può dirci se è vero? C’è stato un tentativo di accesso, definito “hacker” in maniera anomala, da un indirizzo ip (il termine localizza un pc, ndr) che ha trasmesso circa un milione di tentativi di accesso. Tutto è oggetto di accertamento della Procura della Repubblica. In ogni caso, questi tentativi hanno ristretto la banda, ma non hanno impedito al sistema di funzionare. Cosa dire di chi sostiene che sia tutto un gioco per favorire alcuni? Sono affermazioni destituite di ogni fondamento: il sistema è completamente automatico, nessuno è in grado di condizionarlo. Come è stato realizzato? Attraverso un progetto in house dell’agenzia, che si è fornita di esperti per costruire un know how che resta proprietà dell’agenzia. Perché quando di parla di tirocini, si moltiplicano le polemiche? Il tirocinio non è il miglior modo di accesso al lavoro, in una situazione normale l’utilizzo massivo di È morto Jòsef Glemp, l’amico di Papa Wojtyla Guidò la Chiesa polacca per 20 anni, si oppose al regime I. P. UANDO SUCCESSE AL cardinale Stefan Wyszynski, si definì il “piccolo Primate”, rispetto a quello che - non solo ai suoi occhi - era un vero Principe della Chiesa. E’ deceduto nei giorni scorsi a 83 anni Jòzef Glemp, per vent’anni a capo della Chiesa polacca, e non per caso grande amico di Giovanni Paolo II. Con la stessa umiltà seppe affrontare due periodi storici molto diversi ma ugualmente difficili, prima per il comunismo poi per la riconquistata libertà del suo popolo, e tutti i rischi che l’arrivo di ideologie differenti comportarono. Riuscì sempre a tenere uniti i cattolici polacchi, in tutte le fasi storiche. Q Con Papa Wojtyla ebbe un ruolo importante nell’opposizione della Chiesa cattolica al regime comunista, accanto al movimento sindacale Solidarnosc di Lech Walesa. Era divenuto sacerdote nel ‘56, e per 12 anni era stato consulente legale del cardinal Wyszynski. Quando questi morì, Glemp era vescovo dell’importante diocesi di Warmia. C’è un episodio che in tanti ricordano, all’indomani della legge marziale indetta dal generale Wojciech Jaruzelski nel paese: il regime dichiarò fuori legge Solidarnosc e arrestò Lech Walesa, proprio nel momento in cui il sindacato da lui guidato contava milioni di iscritti, e robuste simpatie in tutta Europa. Glemp, a capo della Chiesa polacca da pochi mesi, rivolse un accorato Il PortICo 3 blocnotes IL CARDINAL BAGNASCO La famiglia, naturale moltiplicatore di risorse “La famiglia si è mostrata ancora una volta come l’elemento fondamentale per la coesione sociale delle diverse generazioni, la cellula primordiale e il patrimonio incomparabile su cui poggia la società. Per queste ragioni nulla può esserle equiparata, nè tanto nè poco. Nè può essere indebolita da ideologie antifamiliari o simil-familiari, che vorrebbero ridefinire la famiglia e il matrimonio mutando l'alfabeto naturale e istituendo modelli alternativi che la umilierebbero alimentando il disorientamento educativo”. Parole chiare, quelle pronunciate dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella prolusione al Consiglio permanente nei giorni scorsi a Roma. “Si sente dire che 'dove c'è amore c'è famiglia’ - ha proseguito il cardinale - Mi sembra un'affermazione suggestiva ma qualunquista, perchè la coppia - per fare famiglia - oltre l'amore richiede anche altri elementi costitutivi: capacità, doveri e diritti, su cui la società conta e per i quali s'impegna”. “Uno dei motivi per cui si continua a riproporre il tema dei matrimoni omosessuali, quasi si trattasse di un approdo inevitabile ha aggiunto il presidente della Cei - è la rimozione della cultura del limite, in quanto ritenuta negazione della libertà individuale e dello slancio vitale. Dunque, non conveniente e ingiusta. Si tratta, a ben vedere, di una sorta di moderno delirio di onnipotenza che nella storia umana è già stato più volte sperimentato”. “Una distorsione radicale - l’ha definita il cardinal Bagnasco - del desiderio di libertà e di autorealizzazione, una sorta di fuga dal realismo fattuale e dalla ragione stessa”. Il naturale e insostituibile moltiplicatore di ogni più piccola risorsa “è la famiglia - ha insistito - Non c'è un rigore istituzionale degno di questo nome se non ci sono formazioni politiche che lo assumono su di sè, lo interpretano con scrupolo, ciascuna con le proprie sensibilità, ma alla fine su di esso sostanzialmente convergono. Si respira uno sbilanciamento tra il desiderio popolare di uscire dal tunnel e ciò che viene messo in campo perchè l'impresa riesca grazie all'iniziativa dei pubblici poteri. Di qui la percezione di un Paese perennemente incompiuto, che costa molto a se stesso ma non riesce ad ottenere i risultati che merita”. Quanto alla nuova tornata elettorale, la Prolusione al Consiglio permanente parla di “dovere irrevocabile” di partecipare al voto. Il cardinal Bagnasco ha introdotto il concetto di “bioeconomia”, cioè un'economia in cui il primato antropologico sia affermato senza incertezze. “La società deve avere alla base un progetto di bene comune, altrimenti cadrà fatalmente in balia di pressioni o interessi contrastanti, dove sarà ascoltato e esaudito chi fa la voce più forte e insistente”. 4 Il PortICo IL PORTICO DEL TEMPIO Il Papa. Nell’udienza del mercoledì Benedetto XVI si è soffermato sulla fede di Abramo “Il senso cristiano del ‘Carpe diem’: cogliere l’oggi in cui Dio ci chiama” ha celebrato i Vespri nella Basilica di San Paolo fuori le Mura. Il Papa ha sottolineato come l’unità dei credenti sia decisiva per dare forza alla testimonianza cristiana nel mondo odierno: «l’unità è in se stessa un mezzo privilegiato, quasi un presupposto per annunciare in modo sempre più credibile la fede a coloro che non conoscono ancora il Salvatore, o che, pur avendo ricevuto l’annuncio del Vangelo, hanno quasi dimenticato questo dono prezioso. Lo scandalo della divisione che intaccava l’attività missionaria fu l’impulso che diede inizio al movimento ecumenico quale oggi lo conosciamo. La piena e visibile comunione tra i cristiani va intesa, infatti, come una caratteristica fondamentale per una testimonianza ancora più chiara». Ricevendo in udienza il Tribunale della Rota Romana in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario Benedetto XVI ha richiamato il legame tra la fede e il matrimonio: «a nessuno sfugge come sulla scelta dell’essere umano di legarsi con un vincolo che duri tutta la vita influisca la prospettiva di base di ciascuno, a seconda cioè che sia ancorata a un piano meramente umano, oppure si schiuda alla luce della fede nel Signore. Solo aprendosi alla verità di Dio, infatti, è possibile comprendere, e realizzare nella concretezza della vita anche coniugale e familiare, la verità dell’uomo quale suo figlio, rigenerato dal Battesimo». In settimana è stato diffuso anche il messaggio del Papa per la prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che ha come tema “Reti sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione”: «i credenti avvertono sempre più che se la Buona Notizia non è fatta conoscere anche nell’ambiente digitale, potrebbe essere assente nell’esperienza di molti per i quali questo spazio esistenziale è importante. L’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani». ticano II, Frère John ha messo in evidenza come i “i cerchi concentrici con cui la Lumen gentiumdisegna il rapporto della Chiesa con i suoi membri, con i non-cattolici e i noncristiani costituiscono non solo l’affermazione del principio, ma anche la ricerca delle vie per rendere visibile e reale il fatto che «tutti gli uomini sono chiamati a formare il nuovo popolo di Dio»”. Successivamente, nell’approfondire gli aspetti essenziali dell’Unitatis redintegratio, il decreto conciliare sull’unità dei cristiani, Frère John ha richiamato i principi cattolici sull’ecumenismo e i modi di esercizio, sottolineando la necessità della conversione interiore, l’unione nella preghiera, la reciproca conoscenza e la formazione ecumenica. Frère Leandro, intervenendo nel dibattito, ha parlato dell’Incontro europeo promosso dalla Comunità di Taizé e svoltosi nell’ultima settimana di dicembre, che coinvolto migliaia di giovani, giunti a Roma come veri pellegrini in cammino verso una comunione più personale con Dio e verso una comunione più profonda gli uni con gli altri. Al termine del dibattito è intervenuto l’arcivescovo di Cagliari, monsignor Arrigo Miglio, per condividere la propria esperienza con la Comunità di Taizé, iniziata nel 1964 quando vi andò, per la prima volta, da giovane seminarista. “Un’esperienza - ha detto monsignor Miglio - che ha rivestito una componente importante nel mio cammino di credente e anche di sacerdote: come esperienza di Chiesa serena, non polemica, di preghiera con un uso nuovo dei salmi e dei canti, come scoperta di un linguaggio nuovo della fede di sempre, ma soprattutto come icona di Frère Roger”. Infatti, “senza Frère Roger, la comunità di Taizé, esperienza vivente che ci dice che nessuna divisione è insuperabile, sarebbe difficile da capire”. ROBERTO PIREDDA LL’ANGELUS IL SANTO Padre ha approfondito il significato del Vangelo domenicale che presentava il passo di Luca nel quale Gesù nella sinagoga di Nazaret proclama chiaramente che in lui si compiono le promesse antiche («Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ora ascoltato», Lc 4,21). Il Papa richiama il fatto che «è Gesù stesso “l’oggi” della salvezza nella storia, perché porta a compimento la pienezza della redenzione». Questa pagina evangelica interpella i credenti nel loro “oggi”: «prima di poter parlare di Dio e con Dio, occorre ascoltarlo, e la liturgia della Chiesa è la "scuola" di questo ascolto del Signore che ci parla. Infine, ci dice che ogni momento può divenire un «oggi» propizio per la nostra conversione. Ogni giorno può diventare l’oggi salvifico, perché la salvezza è storia che continua per la Chiesa e per ciascun discepolo di Cristo. Questo è il senso cristiano del “carpe diem”: cogli l’oggi in cui Dio ti chiama per donarti la salvezza!». Al termine dell’Angelus il Santo Padre ha ricordato la “Giornata della memoria” per le vittime del nazismo e la Giornata dei malati di lebbra. All’Udienza Generale del Mercoledì Benedetto XVI ha iniziato una serie di catechesi dedicate al Credo A soffermandosi in particolare sulla testimonianza di fede di Abramo: «Abramo, il padre dei credenti, continua ad essere padre di molti figli che accettano di camminare sulle sue orme e si mettono in cammino, in obbedienza alla vocazione divina, confidando nella presenza benevola del Signore e accogliendo la sua benedizione per farsi benedizione per tutti. È il mondo benedetto della fede a cui tutti siamo chiamati, per camminare senza paura seguendo il Signore Gesù Cristo». In occasione della Festa della Conversione di San Paolo, a conclusione della Settimana di Preghiera per l’unità dei cristiani, Benedetto XVI Il Concilio Vaticano II e l’ecumenismo In Facoltà teologica l’incontro con la comunità di Taizè FRANCO CAMBA a Cagliari, nell’aula magna della Facoltà Teologica, il quarto ed ultimo incontro del ciclo di conferenze organizzate dalla stessa Facoltà e dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose in collaborazione con il Pontificio Seminario Regionale Sardo e l’Arcidiocesi di Cagliari, con l’obiettivo di approfondire, nell’Anno della Fede, la conoscenza del Concilio Vaticano II in occasione del 50° anniversario della sua apertura. La conferenza, dal titolo “Il Concilio Vaticano II e l’ecumenismo”, è stata tenuta da Frère John e Frère Leandro della Comunità di Taizé, la cui storia ha avuto inizio nel 1940 per iniziativa di Frère Roger. Dopo i saluti iniziali di padre Maurizio Teani, preside della Facoltà Teologica, la presentazione dei relatori è stata fatta da don Mario Farci, di- S I È SVOLTO VENERDÌ SCORSO rettore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Cagliari. Nel suo intervento Frère John, originario di Philadelphia e dal 1974 membro della Comunità monastica di Taizé, dopo aver illustrato il contesto nel quale papa Giovanni XXIII ha intuito la celebrazione del Concilio Vaticano II, ha richiamato l’immagine dei “cerchi concentrici” con cui lo Spirito Santo è significato nei testi conciliari e che sospingono a pervenire al cerchio più interno che è la Chiesa. Un’immagine questa che, in particolare nella Lumen gentium, richiamando l’idea dell’irradiazione della luce, si contrappone a quella pre-conciliare di una Chiesa concepita come societas perfecta ed esprime la triplice dimensione dell’unità come viene intesa dai documenti conciliari: unità dei cattolici tra loro, con tutti i cristiani, con tutti gli uomini di buona volontà. Nell’approfondire il significato dell’unità come intesa dal Concilio Va- domenICa 3 febbraIo 2013 pietre MESSICO Minacce di morte ai sacerdoti Il Vescovo della diocesi di Netzahualcoyotl, Mons. Luis Hector Morales Sánchez, ha denunciato che i sacerdoti che lavorano nella parte orientale dello Stato di Mexico sono stati minacciati di morte da membri della criminalità organizzata. Almeno 10 parroci della diocesi di Netzahualcoyotl, che comprende anche i comuni di Ixtapaluca mexiquenses e Los Reyes La Paz, hanno dovuto dare soldi alle organizzazioni criminali per evitare di essere uccisi. In alcune dichiarazioni alla stampa il Vescovo ha detto che ci sono anche una serie di ministri della Chiesa cattolica che hanno ricevuto minacce telefoniche, a cui però non hanno dato importanza. IN INDIA Nel 2012 contro i cristiani 135 attacchi Nell'anno 2012 sono stati censiti ufficialmente 135 attacchi contro fedeli cristiani in India: lo afferma un nuovo Rapporto inviato all'Agenzia Fides dal “Consiglio globale dei cristiani indiani” (Gcic), presentato in occasione della “Giornata de Martiri”. La Giornata è stata proclamata da gruppi e comunità cristiane nel paese, nell'anniversario del massacro del Pastore protestante Graham Staines, arso vivo da estremisti indù, con i suoi due figli, nel 1999. Secondo il Rapporto a guidare la tragica classifica degli stati indiani dove le persecuzioni sono più accese è il Karnataka (India centrale) con 41 casi di attacchi. Seguono l'Orissa con 16, il Tamil Nadu con 15 casi, il Madhya Pradesh con 14. In Chhattisgarh gli episodi censiti sono 7, ma spiccano, fra gli altri, anche Kashmir e Kerala, ognuno con 5 casi. SIRIA Suore comboniane soccorrono i profughi "Migliaia di donne siriane incinte e madri con figli molto piccoli rischiano di morire di fame, sete e ustioni nell'area desertica a sud della Giordania. In fuga dalla Siria non hanno trovato posto nei campi regolari allestiti nel nord del Paese. Insieme ai loro figli hanno attraversato a piedi il deserto". È il drammatico racconto di suor Alessandra Fumagalli, religiosa comboniana e direttrice dell'Ospedale italiano di Karak a circa 150 km dalla capitale, da mesi impegnata nell'assistenza a questi profughi dimenticati. Secondo la religiosa i rifugiati siriani nella regione di Karak sono oltre 10mila e hanno come unico punto di riferimento il poliambulatorio gestito dalle suore. IL PORTICO DEI GIOVANI domenICa 3 febbraIo 2013 Il PortICo 5 Persone. Gabriele Colombini racconta Marco Tangheroni: medievista toscano, insegnò anche in Sardegna. Un uomo netto, una fede che fonda la vita Testimone di un Dio che entra nella storia Dall’incontro nello studio di un dipartimento al rapporto con la malattia: allievo di Alberto Boscolo, ripeteva che “la Storia si fa con i se e con i ma” e insegnava la vera ricerca S. N. abriele Colombini, chi era Marco Tangheroni? Una persona eccezionale, un maestro, ma allo stesso tempo un uomo normale, alla mano. Ricordo il primo incontro con lui: giovane universitario, avevo sbagliato la scelta della facoltà. Dopo un anno e mezzo, avevo deciso di tornare all’umanistico. Lo trovai seduto accanto ad un bidello al dipartimento di Medievistica, dove mi ero recato per recuperare due firme per evitare di partire militare. Me lo ricordo col suo cappello verde da cacciatore e una piuma di fagiano, il poncho e un bastone, barbetta rada e sguardo sornione. Non sapevo chi fosse, ma quando si allontanò, il bidello mi consigliò di parlargli. E quindi l’incontro nel suo studio. Sì, in un quarto d’ora mi conquistò. All’inizio mi prese in giro, consigliandomi di tornare a Ingegneria perché laureandomi in Lettere non avrei trovato lavoro. Quell’incontro diede una svolta alla mia vita universitaria. Emergeva il suo essere cattolico durante le sue lezioni? Era un grande appassionato di Tolkien, un autore la cui opera è profondamente cattolica, eppure sfido chiunque a trovare un solo riferimento diretto alla religione. Tan- G gheroni era così: un uomo vero, netto, in cui era evidente una fede fondante, che reggeva tutta la vita che conduceva. Una carriera accademica pienissima di impegni, sempre in giro per convegni – premurandosi prima di organizzarsi la dialisi – e una disponibilità eccezionale verso gli studenti: un’apertura e una comprensione autentica, ed un’assoluta dedizione all’insegnamento. Era davvero un maestro. Cosa la convinse a chiedergli la tesi di laurea? Fu un fatto naturale, venivo da Ingegneria in cui l’ambiente era molto diverso. Tangheroni, pur essendo una figura autorevole, incoraggiava alla confidenza, si lasciava contattare. La sua simpatia umana mi convinse a continuare gli studi seguendo lui, solo dopo apprezzai le sue doti di storico. Come nacque il coinvolgimento nella sua passione culturale, al di là dell’università? Incontrai nei corridoi del dipartimento un amico che doveva dare il mio stesso esame con lui: conosceva Tangheroni tramite Alleanza cattolica. Così ho cominciato anch’io a frequentarlo. Lui fondò quell’associazione per dire che la fede ha qualcosa da dire in tutti i campi. Che effetto le fece? Nel proseguo degli studi e nella visione della storia mi ha influenzato molto. Tangheroni scrisse che “la storia si fa con i se e con i ma”: il contrario di quello che si sente dire… Già, il contrario di quanto sostiene la storiografia hegeliana, marxista, immanentista. Tangheroni, provocatoriamente, capiva bene cosa intendeva dire Hegel e sosteneva che la storia si fa con i se e con i ma, perché al di là delle sovrastrutture, alla base dei percorsi storici e dell’agire c’è sempre la libertà umana. In tutto: dal coraggio alla codardia, in tutti gli aspetti che per esempio caratterizzano i grandi condottieri. Bisogna considerare tutto, tenendo conto dei tanti fattori in gioco: così l’arte e la cultura non sono solo sovra- strutture, ma tutto contribuisce ad influenzare la componente umana che crea la storia. E’ un aspetto che mi ha colpito e influenzato: mi ci sono ritrovato, era difficile confinarmi in uno schema ideologico. Cioè? La scuola degli Annales francesi combatteva la storia cosiddetta “cronologica”, quella dei grandi avvenimenti: il re, il Papa, i grandi principi, la Chiesa e l’impero. La grande storia parte dalla piccola storia: Tangheroni era d’accordissimo, ma invitava a non fermarsi. La grande storia si fa con queste cose, ma anche con il re, il Papa, ecc. Un concetto inclusivo. Che rapporto avevaTangheroni con la Sardegna? Era la parte centrale dei suoi studi: qui aveva fatto la tesi, era allievo di Alberto Boscolo. Era legatissimo. Il suo rapporto con la sofferenza, con la malattia: eppure era un uomo che non ha rinunciato a nulla. E’ vero, non si piangeva mai addosso. Ha lasciato scritte delle pagine molto belle sul rapporto con la morte. Si riferiva spesso alla partita a scacchi del cavaliere del film Il Settimo Sigillo: sapeva il futuro che l’aspettava, ma non conosceva il tempo che gli restava. Per noi allievi invece era immortale: aveva subìto 28 interventi chirurgici, era il più vecchio dializzato d’Italia. Cosa indica il suo rapporto con la malattia? Una fede enorme, una grandissima fiducia. Anche alla storia applicava queste convinzioni: affascinava la compenetrazione tra la storia, la sua vita e i suoi studi. Diceva che ci dobbiamo fidare di quello che ci dice la Storia. Per il fatto di essere una storia“guidata”? Esatto: ripeteva che, quando uno deve uscire di casa, se qualcuno dice che fuori fa freddo, si fida e si veste. E’ lo stesso che accade con la storia: mi devo fidare che Napoleone sia esistito, anche se non l’ho mai conosciuto. E’ la base della fede: un testimone. Io sono cattolico perché Gesù è nato in quell’anno e in quel luogo. E’ un Dio che entra nella storia, e dà una testimonianza. Cosa chiedere di più? La fede di Tangheroni non è mai stata ostentata. E’ così? Sì, bisognava insistere perché ne parlasse. Ne parlammo quando morì mio padre: sentiva piuttosto l’urgenza della vita: “aspettatemi come un ladro nella notte”. Amava molto citare due studiosi francesi che parlando del mestiere dello storico, si riferivano anche all’inevitabile “senso dello scacco finale”. Quando ci parlava della Storia, nelle sue lezioni, sottolineava la passione per quello che non c’era più: non come l’antiquario, ma come chi cerca di comprendere ciò che altri hanno vissuto per capire quello che noi stiamo vivendo ora, e vivremo. Più volte ci diceva: “Vi auguro di entrare in un archivio e toccare con mano una pergamena in cui si racconta di un contadino che ha dovuto impegnare due vacche perché doveva comprare grano da seminare per non morire di fame. Da quella pergamena trasuda tutta la sofferenza di quell’uomo: è questa la storia che dovete comprendere”. Cosa resta oggi di Tangheroni? La cosa fondamentale sono gli studi: più di 130 articoli scientifici, diverse monografie monumentali, ha aperto numerosi filoni storici. Ha dato un respiro ampio, inserendo per esempio la Sardegna in un movimento più ampio, come tentiamo di fare noi nei nostri studi. Purtroppo oggi non c’è un suo erede. ne e straniere. E’ stato collaboratore de Il Messaggero Veneto, di Avvenire, del Secolo d’Italia, de il Giornale e L’Unione Sarda, nonché delle riviste Cristianità, Jesus, Storia e Dossier e Medioevo, ha curato l’edizione italiana di opere di grande valore storico, fra cui il volume di Jacques Heers, La città del Medioevo (trad. it., Jaca Book, Milano 1995) e ha collaborato alla redazione del quinto volume di The New Cambridge Medieval History, dedicato al periodo compreso fra il 1189 e il 1300, curato da David Abulafia e pubblicato nel 1999 dalla Cambridge University Press. Fondò l’associazione Alleanza Cattolica, e con essa promosse - senza mai risparmiarsi - convegni, incontri, dibattiti e approfondimenti sulla dottrina sociale della Chiesa, da laico vero, e come tale osteggiato anche in ambiente accademico. Curò anche l’edizione italiana di due opere sul Medioevo di pensatori francesi del calibro di Gustave Thibon e Regine Pernoud. Cattolico tutto d’un pezzo, integrale nel senso più buono e completo del termine, non esitò a scagliarsi anche contro Umberto Eco, che secondo lui ne “Il nome della Rosa” ha dato un’immagine falsata di quel periodo storico. Storico di rango, cattolico appassionato Nove anni fa moriva il professor Marco Tangheroni I. P. UOMO DEL MEDIO Evo sapeva di avere un solo padrone, Dio, e un solo giudice cui rispondere, Gesù Cristo. Noi, credendo di rifiutare padroni e giudici, li abbiamo in realtà moltiplicati”. Così Marco Tangheroni rispondeva a Vittorio Messori nell'intervista pubblicata nel libro “Inchiesta sul Cristianesimo”. Ed è proprio questa impostazione ad emergere anche nel ritratto fatto - nell’intervista che pubblichiamo - dal suo allievo Gabriele Colombini. Storico di rango, medie- L’ vista stimatissimo, Marco Tangheroni insegnò anche all’Università di Cagliari, senza mai dimenticare la propria fede, mai ostentata ma sempre cordialmente vissuta. Nato a Pisa il 24 febbraio 1946 e morto esattamente l’11 febbraio di nove anni fa, nella cittadina toscana studiò per poi laurearsi a Cagliari con una tesi discussa con il professor Alberto Boscolo. E’ stato docente nelle due università sarde (a Sassari è stato anche preside di facoltà), a Barcellona e a Pisa, dove è stato professore ordinario di Storia Medievale e direttore del dipartimento di Medievi- Un’immagine di Marco Tangheroni. stica fino alla morte. Nei suoi studi ha approfondito i vari aspetti della realtà medioevale, da quelli economici a quelli religiosi, indirizzandosi soprattutto all’area mediterranea. Fu autore di diversi volumi sulla storia di Pisa, della Toscana e della Sardegna, oltre a un centinaio di articoli scientifici su riviste italia- 6 Il PortICo IL PORTICO DEI GIOVANI DOMENICA 3 febbraIo 2013 Scuola. le famiglie sarde sono alle prese in questi giorni con la delicata scelta dell’istituto superiore da frequentare. “Agronomia o diritto, greco o economia: ciò che conta è la passione di chi insegna” grande aiuto per quelli che non hanno le idee chiare e, di fatto, hanno paura di sbagliare. Nelle famiglie si discute: “Io non mi voglio accontentare – dice Anna, 13 anni- voglio diventare brava in quello che faccio. Ora so bene cosa mi piace, ho letto un libro che mi ha fatto appassionare alla storia e voglio diventare archeologa: so che la scuola migliore in questo caso è il classico, ma ce la farò? Dicono tutti che è difficile… E poi ho paura di cambiare idea : magari vorrò diventare dentista per una qualche ragione sconosciuta, ma non potrò più farlo”. Marta, la sua gemella, adora disegnare ma non vorrebbe limitarsi a questo, sa di poter cambiare idea nei primi anni del percorso ma, nel suo pragmatismo giovanile, dice che “non vuole perdere tempo”. Anche la mamma, Luisa - 42 anni, medico manifesta qualche perplessità: “Chiedere a una ragazza di 13 anni di decidere adesso del suo futuro, mi sembra caricarla di una responsabilità troppo grande. Ammetto che mi piacerebbe una scuola che desse una buona preparazione generale e permettesse di rimandare la scelta, ma ho il timore che in questo modo mie figlie non sviluppino le loro potenzialità specifiche, mi piacerebbe che andando avanti provassero sempre maggiore interesse a studiare, sempre più passione ad allenare il cervello”. Anche per Laura (50 anni, casalinga) la passione è importante: “Stefano finora non ha manifestato nessun interesse particolare e ho già visto, con i suoi otto fratelli più grandi, che quando hanno trovato un professore a cui piaceva la propria materia, si sono trovati benissimo. Mi preoccupa un po’ se invece gli insegnanti non si rendono conto che possono davvero incidere positivamente nella vita dei ragazzi. Se fossi sicura che in una scuola pubblica ci sono due o tre docenti entusiasti di quello che fanno, credo che cercherei di orientare lì mio figlio a prescindere dall’indirizzo”. Agronomia o diritto, greco o economia: “L’importante - riprende - è essere appagati da ciò che si fa. Se ancora le attitudini e le preferenze non sono definite, incontrare qualcuno innamorato di quello che insegna è un’occasione preziosa per appassionarsi a nuove cose. Ma l’unica cosa che io posso fare come genitore è fermarmi a parlare con mio figlio perché possa scoprire se stesso, dargli l’occasione di riflettere sulle proprie aspirazioni, per valorizzare le sue capacità senza avere paura ”. come in passato, aiuterà la scuola nel suo compito formativo e culturale facendo emergere, “negli” e “dagli” alunni, gli interrogativi radicali sulla vita, sul rapporto tra l’uomo e la donna, sulla nascita, sul lavoro, sulla sofferenza, sulla morte, sull’amore, su tutto ciò che è proprio della condizione umana. I giovani domandano di essere felici e chiedono di coltivare sogni autentici. L’Irc a scuola è in grado di accompagnare lo sviluppo di un progetto di vita, ispirato dalle grandi domande di senso e aperto alla ricerca della verità e alla felicità, perché si misura con l’esperienza religiosa nella sua forma cristiana propria della cultura del nostro Paese. Cari genitori, studenti e docenti, ci rivolgiamo a voi consapevoli che l’Irc è un’opportunità preziosa nel cammino formativo, dalla scuola dell’infanzia fino ai differenti percorsi del secondo ciclo e della formazione professionale, perché siamo convinti che si può trarre vera ampiezza e ricchezza culturale ed educativa da una corretta visione del patrimonio cristiano-cattolico e del suo pecu- liare contributo al cammino dell’umanità. Riteniamo nostro dovere di Pastori ricordare, a tutti coloro che sono impegnati nel mondo della scuola, le parole del Papa per questo Anno della fede: «Ciò di cui il mondo oggi ha particolarmente bisogno è la testimonianza credibile di quanti, illuminati nella mente e nel cuore dalla Parola del Signore, sono capaci di aprire il cuore e la mente di tanti al desiderio di Dio e della vita vera, quella che non ha fine» (Benedetto XVI, Porta fidei, n. 15). Entro la fine del mese deve essere perfezionata l’iscrizione on line sul sito del ministero: ecco quali sono alcuni elementi da tenere presenti al momento della scelta ALESSANDRA DE VALLE ULLA QUARTA DI copertina del prezioso libretto preparato dalla Provincia di Cagliari per gli studenti della terza media campeggia una bella rosa dei venti divisa in tre spicchi: licei, tecnici, professionali. Sotto, l’incoraggiante frase: “Orientarsi verso la scuola superiore”. L’insieme costituisce un confortante inizio in stile marinaresco per chi temesse di naufragare in questo mare: entro febbraio bisogna decidere tra 15 licei, 16 istituti tecnici e 6 istituti professionali, un totale di 37 possibilità rese più accattivanti (e intricate) da una miriade di indirizzi e profili. Se per oltre il 50% degli studenti la scelta della scuola non ha presentato difficoltà - così riporta la statistica riferita agli studenti dello scorso anno - ancora per troppi di loro il panorama rimane confuso, e si rischia di venire attratti più dalla di- S stanza della scuola da casa che dall’interesse per le materie che vi vengono insegnate. Lodevole quindi l’iniziativa dell’assessorato provinciale alla Pubblica Istruzione di fornire indicazioni importanti e dettagliate, nonché alcune pagine che possono aiutare il ragazzo e il genitore a fare un’importante introspezione, indispensabile per capire l’elemento fondamentale di ogni scelta: quali sono le mie attitudini? Cosa mi piace fare? Purtroppo il libretto non si fa apprezzare allo stesso modo per la facilità del linguaggio e per la mole dei dati forniti, col risultato che gli interessati, dissuasi anche dalla dimensione dei caratteri, lo sfogliano come un elenco telefonico e lo mettono via. Peccato: a piccole dosi e letto con attenzione sarebbe un L’ora di religione, opportunità preziosa La lettera della Presidenza della Cei a genitori e studenti ARI STUDENTI E GENITORI, nelle prossime settimane sarete chiamati a esprimervi sulla scelta di avvalersi dell’Insegnamento della religione cattolica (Irc). L’appuntamento si colloca in un tempo di crisi che investe la vita di tutti. Anche la scuola e i contesti educativi, come la famiglia e la comunità ecclesiale, sono immersi nella medesima congiuntura. Noi Vescovi italiani, insieme e sotto la guida di Benedetto XVI, animati dallo Spirito Santo che abita e vivifica ogni tempo, vogliamo ribadire con convinzione che la «speranza non delude» (Rm 5,5). Sono proprio i giovani – ricorda a tutti il Santo Padre – che «con il loro entusiasmo e la loro spinta ideale, possono offrire una nuova speranza al mondo… Essere attenti al mondo giovanile, saperlo ascoltare e valorizzare, non è so- C lamente un’opportunità, ma un dovere primario di tutta la società, per la costruzione di un futuro di giustizia e di pace. Si tratta di comunicare ai giovani l’apprezzamento per il valore positivo della vita, suscitando in essi il desiderio di spenderla al servizio del Bene» (Benedetto XVI, Messaggio per la XLV Giornata Mondiale della Pace, 8 dicembre 2011). Noi Vescovi vogliamo anzitutto ascoltare le domande che vi sorgono dal cuore e dalla mente e insieme con voi operare per il bene di tutti. Lo abbiamo fatto nel redigere le nuove indicazioni per l’Irc nella scuola dell’infanzia, del primo e del secondo ciclo, con l’impegno di sostenere una scuola a servizio della persona. Siamo persuasi, infatti, che la scuola sarà se stessa se porterà le nuove generazioni ad appropriarsi consapevolmente e creativamente della propria tradizione. L’Irc, oggi DOMENICA 3 febbraIo 2013 IL PORTICO DI CAGLIARI IL PORTICO 7 Il futuro dell’informazione. Il presidente dell’Ordine dei giornalisti interviene su media e social network. “Ad essere in crisi non è il giornalismo, ma il business dei proprietari delle testate” Oggi il 90% delle notizie che circolano in rete sono prodotte da tv e giornali tradizionali. Sono i giornalisti, come mediatori responsabili, a garantire i cittadini copie in edicola, a essere entrato in crisi non è il giornalismo in quanto tale (anzi, mai la sua produzione è stata così ampia) ma il business dei proprietari delle testate e, di conseguenza, lo stipendio del giornalista, come dimostrano i tagli degli organici nelle redazioni e la crescita del lavoro precario sottopagato. Insomma, in giro per il mondo c'è un numero record di notizie che però non gratifica in termini economici le aziende e il lavoro. Da come si risolverà questa contraddizione non dipende solo il destino del giornalismo ma anche il diritto dei cittadini a essere correttamente e liberamente informati. Può la Rete sostituire il giornalismo per come l'abbiamo sinora conosciuto? Spadaro sembra convinto di sì quando dice che sui social network tutti possono essere giornalisti, evidentemente a titolo volontario e gratuito. Ma il confronto è aperto anche dentro la Chiesa, come dimostra la recentissima dichiarazione di Dino Boffo, direttore di Tv2000: "Basta con questa ubriacatura da social network, i nuovi media possono aggiungersi ma non sostituirsi a quel- li classici". La situazione è complessa e a risolverla, in una direzione o nell'altra, saranno le ragioni di ordine economico. I giornali tradizionali stanno perdendo copie, anche per loro il futuro è il web ma a condizione che riescano a portare sulla nuove piattaforme multimediali i ricavi sinora ottenuti dalle vendite e dalla pubblicità. Altrimenti resteranno in piedi solo le aziende di editori che investono nell'informazione (nonostante le perdite) solo per sostenere altri interessi, politici o economici. Se è vero che l'informazione è uno dei pilastri della democrazia e della vita sociale, il problema riguarda tutti. Ci potrà essere una libera informazione senza il giornalismo? Oggi i dati dicono di no. Basti pensare che, secondo una ricerca, oltre il 90 per cento delle notizie che circolano su internet sono prodotte da tv e giornali tradizionali o dalle nuove testate web comunque giornalistiche. Gli altri utenti del social network si limitano in gran parte a rilanciare e a commentare le notizie prodotte da redazioni o da giornalisti che si sono specializzati su singoli settori. È una funzione molto importante questa dei social network, perché consente per la prima volta, come ha sottolineato anche Spadaro, un rapporto diretto tra giornalisti e lettori, facendo sentire i primi sotto controllo e i secondi protagonisti di un sistema finalmente più aperto. Un solo esempio: difficilmente oggi è possibile farla franca se si pubblica una notizia falsa. Ma se le aziende non potranno più permettersi di retribuire le redazioni, chi produrrà le notizie da mettere in circolazione? Ci si potrà dav- vero affidare ai lanci di singoli visitatori dei social network? Chi avrà i rapporti con le fonti? Chi le controllerà? E chi verificherà le notizie prima di metterle in Rete? Nel dibattito internazionale le risposte sono le più varie. La più ottimistica vede la trasformazione del giornalismo professionale in relazione ai social network: una sinergia per accrescere il pluralismo informativo. Sempre che, naturalmente, il giornalismo professionale conservi una base di natura economica. La risposta più pessimistica, invece, indica una soluzione inevitabile se il giornalismo professionale dovesse cedere il passo: il suo posto verrebbe preso inevitabilmente dalle fonti organizzate (governi, partiti politici, lobbies, eccetera) in grado di diffondere notizie non controllabili e di soverchiare il peso degli utenti dei social network. Che nel campo dell'informazione sia necessario un mediatore libero e responsabile lo ha detto con chiarezza la Corte costituzionale con la sentenza 11 del 1968 che ha difeso la legittimità dell'Ordine dei giornalisti, cioè il giornalismo come professione autonoma. La motivazione della Consulta è semplice ma robusta: il redattore, nell'esercizio del diritto-dovere di informare correttamente i cittadini, va messo al riparo dallo strapotere economico dell'editore. Se editori e giornalisti non ci saranno più chi sarà in grado di contrastare i potentati politici ed economici che da sempre cercano (e spesso riescono già ora) di condizionare l'informazione? L'augurio, non solo per gli addetti ai lavori, è che questa domanda non diventi mai di attualità. * Presidente dell'Ordine dei giornalisti della Sardegna essere nella posizione di ricevere messaggi senza cercarli. L’uomo si sta trasformando in un decoder: senza attendere le risposte, non cerca più”. Quindi l’avvertenza: “Il problema oggi non è reperire il messaggio di senso, ma decodificarlo, riconoscerlo. Non è più importante dare risposte, ma saper riconoscere le domande spirituali, capire quelle vere, quelle fondamentali”. Inevitabile il passaggio: “Una buona parte delle risposte ci raggiunge con i social network: nella società digitale, decisivo è lo scambio di contenuti all’interno delle relazioni. Nella rete la condivisione fa diventare comunicazione il mio contenuto”. Per questo Benedetto XVI ha ricordato – nel messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali – che in rete si comunica se stessi. “La Chiesa – ha sottolineato padre Spadaro – deve essere testimone nella realtà in cui è chiamata, reale o digitale, senza schizofrenie o divisioni”. In più, il direttore della Civiltà cattolica, aggiunge che ormai il giornalismo sarebbe “una dimensione antropologica nella vita di ognuno”. “La rete richiama un tratto di Dio – ha detto mons. Miglio nel suo intervento – Dio ha bisogno di comunicare, di socializzare in tutti i modi: siamo chiamati ad annunciare il Suo volto in questo nuovo areopago, mostrandone il volto antico, per molti ancora ignoto”. “Basta con questa ubriacatura da social network, anche dentro la Chiesa. Basta, basta. Questa ubriacatura la pagheremo cara, ci sve- glieremo che non avremo più i nostri media cattolici, quelli classici”. A sostenerlo - pochi giorni dopo il convegno di Cagliari con padre Spadaro - è stato Dino Boffo, direttore di Tv2000, intervenendo all'incontro organizzato in Patriarcato a Venezia per la festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Ne ha dato notizia l’Asca, l’agenzia di stampa cattolica. “Permettetemi di dire - ha aggiunto il giornalista - che non lo vedo l'85enne Papa, teologo e pensoso, ad avere a che fare con twitter”. Boffo ha quindi invitato ad una maggiore prudenza quanti, anche nella Chiesa, si lasciano fagocitare dai new media. “Questi mezzi sembrano dare sprint, ti portano à la page, sembrano darti un tocco di notorietà a buon prezzo - ha aggiunto Boffo - ma i nuovi media possono aggiungersi, non sostituirsi a quelli classici, che non sono la sopravvivenza di ruderi, ma i media che ci mettono a contatto con il cuore vivo della comunità cristiana”. FILIPPO PERETTI* UL FUTURO DELL'informazione e in particolare sul rapporto tra il giornalismo e i social network il dibattito è da anni apertissimo sia tra chi esercita la professione, sia tra chi ha il compito di studiarla. La Chiesa, che sui mezzi di comunicazione sociale ha sempre elaborato tesi di grande importanza anticipando talvolta gli addetti ai lavori, non si è certo tirata indietro e, anzi, ha stupito il mondo con l'ingresso del Papa in Twitter. L'incontro di Cagliari con padre Spadaro, organizzato dall'Ucsi, ha fornito nuovi interessanti spunti di riflessione su una materia decisiva per la vita sociale e la democrazia. Il direttore di Civiltà Cattolica ha diviso il suo intervento in due parti. La prima dedicata al cosiddetto "ambiente digitale" e al messaggio di Benedetto XVI sui nuovi "spazi di evangelizzazione". L'"ambiente digitale", ha detto Spadaro, "non è un mondo parallelo ma l'estensione dello spazio vitale". La seconda parte ha riguardato il più generale ruolo dei social network e le nuove possibilità di diffondere le notizie: in S estrema sintesi, la trasformazione del giornalismo. Il relatore non ha tratto una conclusione definitiva ma l'ha fatta intravvedere: la mediazione del giornalista tra il fatto e i lettori è possibile quando le notizie sono poche, mentre non è più necessaria con le nuove tecnologie e con il numero impressionante di informazioni che esse mettono in circolazione. In sostanza, ha affermato, sulla Rete tutti possono essere giornalisti. Il giornalismo, nato sulla carta stampata, ha sempre tratto grande giovamento dall'introduzione delle nuove tecnologie: prima le rotative e poi la radio e la televisione hanno consentito di moltiplicare la diffusione delle notizie e di potenziare quindi le redazioni. Una crescita che poteva sembrare inarrestabile. L'avvento di internet ha aumentato in modo esponenziale la circolazione delle informazioni ma - questo è il punto - ha introdotto la novità della gratuità, riducendo o addirittura eliminando i guadagni delle aziende editoriali: oggi con la perdita delle Disinvolti o prudenti nel continente digitale In Facoltà teologica la lezione di padre Antonio Spadaro I. P. TEVE JOBS HA TRASCINATO l’emotività delle persone perché le macchine da lui prodotte toccano dimensioni sempre più elevate. L’iphone non è una 500: coinvolge la capacità di pensare, di volerci bene, di comunicare un’emozione. L’Ipad mi aiuta ad essere aggiornato, mi aiuta ad amare, a pensare, a informarmi e formarmi spiritualmente”. Con questa iperbole, forse un po’ forzata, da appassionato del mondo Apple, padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà cattolica - la storica rivista dei Gesuiti - ha condotto il pubblico alla scoperta dei S meandri del continente digitale, nel recente incontro in Facoltà teologica. Il gesuita 46enne ha invitato a “vedere con occhi nuovi la tecnologia, interrogandoci sul suo ruolo nella vita. Già il Vaticano II ne parlò come di una cosa meravigliosa”. E citando Paolo VI, ha aggiunto: “Il cervello meccanico viene in aiuto di quello spirituale, e quanto più questo si esprime nel linguaggio proprio – il pensiero – tanto più quello sembra godere di questa realtà”. Riferendosi all’attualità, ha spiegato che “oggi il giornalismo si basa su un’informazione abbondante. Cambia dunque la concezione della professione, perché l’uomo è oggi abituato ad 8 IL PORTICO DE Il PortICo IV DOMENICA DEL T. O. (Anno C) dal Vangelo secondo Luca Insegnava nelle loro Lc 4,21-30 DON ANDREA BUSIA I il portico della fede I n quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. l brano di oggi è la prosecuzione di quello di domenica scorsa in cui Gesù, nella sinagoga di Nazareth, aveva letto la profezia di Isaia che parla del consacrato di Dio. Ora Gesù applica a sé quella profezia esponendosi, così, al confronto con i suoi concittadini. La prima reazione dei presenti è positiva e, se leggiamo solo il vangelo di Luca, risulta difficile capire perché Gesù si esprima in maniera tale da attirare l’avversione dei suoi cittadini: l’evangelista non riporta il motivo per cui Gesù non voglia compiere miracoli nella sua città. Il vangelo di Marco parla esplicitamente di “incredulità” degli abitanti di Nazareth (Mc 6,6) ma Luca non sottolinea esplicitamente questo aspetto. Come abbiamo già notato commentando il brano del vangelo di domenica scorsa, anche in quello odierno, non solo le cose dette, ma soprattutto quelle sottintese dall’evangelista (come la ragione del rifiuto opposto da Gesù) risultano importanti. Per capire bene il messaggio dobbiamo riassumere brevemente i due episodi a cui Gesù fa riferimento. All’inizio Gesù ricorda come (1Re 17,7-16), durante una carestia, Elia fu mandato da una vedova che, nonostante avesse cibo soltanto per preparare un ultimo pasto per sé e suo figlio, si fidò del profeta e diede da mangiare innanzitutto a lui; Elia, infatti, le aveva preannunziato che la farina e l’olio non si sarebbero esauriti per tutto il tempo della carestia, e così fu. Quella della vedova non era una fiducia da poco, in gioco c’era la sua vita e quella del figlio. Il secondo episodio (2Re 5) riguarda invece Eliseo, il discepolo, e successore nel ministero, di Elia, dal quale si presentò un arameo di nome Naamàn, comandante dell’esercito di Aram, per essere guarito dalla lebbra. Quando Eliseo gli disse che, per essere guarito, doveva bagnarsi nelle acque del Giordano, questi andò via offeso perché la soluzione prospettata non era quella che lui aveva previsto, salvo poi, convinto dai suoi servitori, accettare di bagnarsi nel Giordano e vedersi quindi gua- rito. Leggendo i due brani si nota come, per l’autore sacro, la cosa importante riguardo alla vedova e a Naamàn non sia l’essere stranieri, bensì lo sforzo interiore richiesto loro per compiere ciò che il profeta chiedeva: la vedova rischia di dover rinunciare all’ultimo pasto, Naamàn deve rinunciare al suo orgoglio. Questo ci permette di capire meglio il discorso di Gesù presentato nel nostro brano: Gesù non vuole assolutamente sottolineare che i suoi concittadini, per il solo fatto di essere tali, sono esclusi dalla grazia che lui è venuto a portare (cosa che neppure avrebbe senso). Il problema che Gesù intravvede negli abitanti di Nazareth, è quello di pensare che la sua grazia, i suoi miracoli, siano un diritto acquisito, e non siano invece un dono libero di Dio, che può anche richiedere una risposta, un cambiamento, da parte di chi lo riceve, come è avvenuto per la vedova e per Naamàn. Un dono “libero” non può, per sua stessa natura, essere preteso, e in questo si vede che Gesù aveva visto giusto, la reazione dei suoi concittadini alle sue parole esprime uno sdegno tale da sfociare in una volontà omicida, come se fossero stati privati di un loro innegabile diritto. Ragionare come gli abitanti di Nazareth è, ancora oggi, più facile di quanto si possa pensare: ci può capitare ad esempio quando pretendiamo una grazia “in virtù delle nostre opere buone”, o quando, dimenticandoci della libertà assoluta di Dio, gli rimproveriamo di non averci esaudito, o anche quando guardiamo qualcuno con invidia per i doni che ha ricevuto, pensando che Dio avrebbe fatto meglio a darli a noi anziché a lui… Corriamo il rischio di scambiare la libertà di Dio con un suo “presunto” capriccio, e quindi di volergli insegnare come deve fare le cose o addirittura di accusarlo, e proprio in questo si gioca una parte fondamentale della nostra fede: nel riconoscere che Dio usa la sua libertà sempre e comunque per il nostro bene, anche quando le sue vie appaiono incomprensibili, e nel mantenere, anche in questi momenti, la fiducia in Lui. ANDARE CONTROCORRENTE PER VIVERE LA FEDE Nell’ultima catechesi all’Udienza generale Benedetto XVI ha iniziato una riflessione dedicata al Credo. La professione di fede che accompagna il cammino dei credenti inizia con le parole “Io credo in Dio” andando subito al cuore della questione della fede e spalancando la grande realtà del mistero di Dio e del rapporto che l’uomo è chiamato ad avere con il Signore. Credere in Dio, spiega il Papa, «è insieme un dono – Dio si rivela, va incontro a noi – e un impegno, è grazia divina e responsabilità umana, in un’esperienza di dialogo con Dio che, per amore, “parla agli uomini come ad amici” (Dei Verbum, 2), parla a noi affinché, nella fede e con la fede, possiamo entrare in comunione con Lui». Per mettersi in dialogo con Dio e poter vivere nella sua amicizia è fondamentale partire dalla Sacra Scrittura: «tutta la Bibbia parla di fede e ci insegna la fede narrando una storia in cui Dio porta avanti il suo progetto di redenzione e si fa vicino a noi uomini, attraverso tante luminose figure di persone che credono in Lui e a Lui si affidano, fino alla pienezza della rivelazione nel Signore Gesù». La riflessione del Santo Padre si concentra poi in modo particolare sulla figura biblica di Abramo, testimone esemplare della fede in Dio. La fede, mostra Benedetto XVI; «conduce Abramo a percorrere un cammino paradossale. Egli sarà benedetto ma senza i segni visibili della benedizione: riceve la promessa di diventare grande popolo, ma con una vita segnata dalla sterilità della moglie Sara; viene condotto in una nuova patria ma vi dovrà vivere come straniero; e l’unico possesso della terra che gli sarà consentito sarà quello di un pezzo di terreno per seppellirvi Sara. Abramo è benedetto perché, nella fede, sa discernere la benedizione divina andando al di là delle apparenze, confidando nella presenza di Dio anche quando le sue vie gli appaiono misteriose». Ogni credente quando afferma “Io credo in Dio” vive l’at- teggiamento di fiducioso abbandono testimoniato da Abramo. «ma non come a Qualcuno a cui ricorrere solo nei momenti di difficoltà o a cui dedicare qualche momento della giornata o della settimana. Dire "Io credo in Dio" significa fondare su di Lui la mia vita, lasciare che la sua Parola la orienti ogni giorno, nelle scelte concrete, senza paura di perdere qualcosa di me stesso». Abramo ci ricorda poi il fatto che siamo pellegrini su questa terra: «inseriti nel mondo e nella storia, ma in cammino verso la patria celeste. Credere in Dio ci rende dunque portatori di valori che spesso non coincidono con la moda e l’opinione del momento, ci chiede di adottare criteri e assumere comportamenti che non appartengono al comune modo di pensare. Il cristiano non deve avere timore di andare “controcorrente” per vivere la propria fede, resistendo alla tentazione di uniformarsi». di don Roberto Piredda ELLA FAMIGLIA domenICa 3 febbraIo 2013 sinagoghe... 9 Discorso di Benedetto XVI alla Rota romana. La tenerezza del Papa per gli sposi abbandonati ALDO PUDDU prezioso il sacrificio offerto dal coniuge abbandonato o che abbia subìto il divorzio, se, - riconoscendo la indissolubilità del vincolo matrimoniale valido - riesce a non lasciarsi coinvolgere in una nuova unione”. E’ il passaggio forse più delicato e commovente, certamente da meditare, del discorso rivolto dal Papa nei giorni scorsi al personale della Rota romana ricevuto in udienza per l'inaugurazione dell'Anno giudiziario. Abituati a pensare - sbagliando - a discorsi freddi e tecnici, è un passaggio che certamente colpisce. Occorre comunque ricordare che la Chiesa non annulla un matrimonio, ma si limita a dichiararne la nullità fin dall’inizio. Un discorso denso di importanti riferimenti e commenti, quello del Papa ai giudici. Il passaggio più ripreso dai giornali è stato naturalmente un altro: il matrimonio cattolico, per restare un sacramento, “non richiede la fede personale dei nubendi; ciò che si richiede, come condizione minima necessaria, è l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa”. Un passaggio che molti hanno interpretato come un’apertura, non si sa bene poi a cosa. In realtà, hanno scritto autorevoli commentatori, il Papa continua a muoversi nel solco della Tradizione e del Magistero. “Ma - ha aggiunto Benedetto XVI se è importante non confondere il problema della intenzione con quello della fede personale dei contraenti, non è tuttavia possibile separarli totalmente”. Già Giovanni Paolo II, ricorda il Papa, spiegò che un atteggiamento degli sposi “che non tenga conto della dimensione soprannaturale nel matrimonio può renderlo nullo solo se ne intacca la validità sul piano naturale”. “Circa questa problematica - ha chiesto papa Ratzinger - soprattutto nel contesto attuale, occorrerà promuovere ulteriori riflessioni”. Citando sia Giovanni Paolo II che Tertulliano, Benedetto XVI ha poi rimarcato l'esempio di tanti sposi che vivendo “l'unione matrimoniale nella prospettiva cristiana, sono riusciti a superare anche le situazione più avverse”. Papa Ratzinger ha inoltre voluto È RISCRITTURE LA CONFUSA IDEOLOGIA DELLA LIBERTÀ “Il concetto di discriminazione viene sempre più allargato, e così il divieto di discriminazione può trasformarsi sempre di più in una limitazione della libertà di opinione e della libertà religiosa. Ben presto non si potrà più affermare che l’omosessualità, come insegna la Chiesa cattolica, costituisce un obiettivo disordine nello strutturarsi dell’esistenza umana. (...) Una confusa ideologia della libertà conduce ad un dogmatismo che si sta rivelando sempre più ostile verso la libertà. (...) Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno in questo momento della storia sono uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo. La testimonianza negativa di cristiani che parlavano di Dio e vivevano contro di Lui, ha oscurato l’immagine di Dio e ha aperto la porta all’incredulità. Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando da lì la vera umanità. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in modo che il loro intelletto possa parlare all’intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri. Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini”. Joseph Ratzinger, 1 aprile 2005 Monastero di Santa Scolastica, Subiaco sottolineare il concetto di «bonum coniugum»: «la fede - ha osservato - è importante nella realizzazione dell'autentico bene coniugale, che consiste semplicemente nel volere sempre e comunque il bene dell'altro, in funzione di un vero e indissolubile consortium vitae». L'«accentuato soggettivismo e relativismo etico e religioso» della cultura contemporanea, - con l'idea che un «legame che duri per tutta la vita» «non corrisponda alla natura dell'uomo e sia piuttosto in contrasto con la sua libertà e autorealizzazione» - rende difficile comprendere il matrimonio cristiano. Parole, come si vede, dettate da un estremo realismo. Ad ogni buon conto, Benedetto XVI ha sottolineato: “Non intendo certamente suggerire alcun facile automatismo tra carenza di fede e invalidità della unione matrimoniale, ma piuttosto evidenziare come tale carenza possa, benché non necessariamente, ferire anche i beni del matrimonio”. Il problema che sembra essere posto è quello dei “divorziati risposati”. Grande è la riflessione della Chiesa, da sempre, su questo delicatissimo tema. “Nessuno di noi – disse –Benedetto XVI già nel 2005 - ha una ricetta fatta, anche perché le situazioni sono sempre diverse. Direi particolarmente dolorosa è la situazione di quanti erano sposati in Chiesa, ma non erano veramente credenti e lo hanno fatto per tradizione, e poi trovandosi in un nuovo matrimonio non valido si convertono, trovano la fede e si sentono esclusi dal sacramento. Questa è realmente una sofferenza grande e quando sono stato Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede ho invitato diverse conferenze episcopali e specialisti a studiare questo problema: un sacramento celebrato senza fede. Se realmente si possa trovare qui un momento di invalidità perché al sacramento mancava una dimensione fondamentale non oso dire. Io personalmente lo pensavo, ma dalle discussioni che abbiamo avuto ho capito che il problema è molto difficile e deve essere ancora approfondito. Ma data la situazione di sofferenza di queste persone, è da approfondire”. 10 IL PORTICO DEI LETTORI Il PortICo domenICa 3 febbraIo 2013 LETTERE A IL PORTICO Gentile direttore, il 26 e 27 Gennaio 2013 la Comunità Primavera del Rinnovamento Carismatico Cattolico con i gruppi aderenti e altri partecipanti, in occasione dell’Anno della Fede indetto dal Santo Padre, si sono riuniti nel Seminario Arcivescovile di Cagliari per meditare sul tema “State saldi nella Fede” (1Cor 16,13). Si sono intercalati nelle relazioni il consigliere spirituale della Comunità padre Ignazio Melis, cappuccino, il rettore del Seminario arcivescovile don Paolo Sanna, ed il presidente della Comunità “Maranathà” del Rinnovamento Carismatico di Malta John Bonnici. Il sabato sera, dopo alcuni canti di lode è intervenuto padre Ignazio Melis, il quale ha evidenziato che nella Parola di Dio c’è quella forza interiore che ti aiuta ad andare oltre le tue possibilità: è la forza dello Spirito Santo che sta in noi a non farci arrendere nella fede. La giornata della domenica ha avuto un’ampia partecipazione e sono convenuti diversi fedeli della diocesi. La mattina è cominciata con una bellissima lode partecipata da tutti con canti e inni, guidata dagli animatori e, successivamente don Pao- lo Sanna, in modo coinvolgente ed efficace, ha sviluppato una relazione sul tema della giornata “Vigilate, state saldi nella fede, comportatevi da uomini, siate forti”, asserendo che la Chiesa cresce e si sviluppa attraverso la santità dei suoi membri e ogni fedele deve sentirsi responsabile dell’annuncio del Vangelo, senza aspettarsi un’evangelizzazione che venga dall’alto. Nel sottolineare che “credere” significa affidarsi a Dio con una fede vissuta nel quotidiano, don Paolo ha espresso che ciascun cristiano, in virtù del Battesimo, è in cammino verso la santità e necessita di una fede straordinaria nel tempo ordinario. Il pomeriggio è ripreso con la recita della Coroncina alla Divina Misericordia. Di seguito i musicisti e il coro hanno coinvolto l’assemblea con una potente e festosa lode al Signore. Il dr. John Bonnici si è soffermato sul tema “Figlia, la tua fede ti ha salvata” (Mc 5,24-34), affermando che la finalità di ogni guarigione consiste principalmente nell’incontrare Gesù nella nostra vita. Gesù, infatti, ci vuo- le rendere completi; Egli non è venuto per salvare solo l'anima, ma per salvare tutto l'uomo. Seppure dobbiamo curarci con la scienza e la medicina che Dio ci mette a disposizione, con i limiti che le stesse hanno, non dobbiamo mai avere paura di metterci davanti al Signore per chiederGli la guarigione: per Lui non ci sono cose piccole o cose grandi. Gesù, vuole guarirci completamente, e siamo qui perché ci riconosciamo tutti malati e crediamo che Lui, Gesù il Signore, possa guarirci. L’arcivescovo di Cagliari mons. Miglio è stato accolto da un lungo applauso e dalle parole del presidente Inviate le vostre lettere a Il Portico, via mons. Cogoni 9, 09121 Cagliari o utilizzare l’indirizzo [email protected], specificando nome e cognome, ed una modalità per rintracciarvi. La pubblicazione è a giudizio del direttore, ma una maggiore brevità facilita il compito. Grazie. S an Charbel Malklouf è il santo più conosciuto in Libano, il “padre Pio del Libano” (N.d.A.). L’anacoreta nacque l’8 maggio 1828, nel villaggio di Bicaa’kafra, nel Libano del nord. Rimasto orfano del padre a tre anni passò sotto la tutela dello zio paterno Tanios. A quattordici anni si ritirò in una grotta fuori del paese a pregare per ore e ore (oggi la grotta è chiamata “la grotta del santo”). Pur sentendo di essere chiamato alla vita monastica, egli non poté farlo prima dei 23 anni, vista la forte opposizione dello zio Tanios. Nel 1851 entrò come novizio nel Monastero d‘Annaia, dell’Ordine Libanese Maronita. Trascorso il primo anno di noviziato, fu trasferito da Annaia al monastero di Mayfouq, per il secondo anno di studi. Emessi i voti solenni, il 1° novembre 1853, adottò il nome di Charbel, martire cristiano del II secolo. Il religioso fu poi mandato al collegio di Kfifan, dove insegnava anche Ni’matallah Kassab Al-Hardini. Nel 1859, Charbel fu ordinato sacerdote e rimandato nel monastero di Annaia, dove stette per quindici anni; dopo sua richiesta, ottenne di farsi eremita nel vicino eremo di Annaia, situato a 1400 m. sul livello del mare, dove si Paolo VI lo beatificò durante il Concilio Vaticano II San Charbel, il santo più amato in Libano di P. FADI RAHI, C.Ss.r sottopose alle più dure mortificazioni. Il religioso mentre celebrava la Santa Messa in rito siro - maronita, il 16 dicembre 1898, al mo-mento dell’elevazione dell’ostia consacrata e del calice con il vino e, mentre stava recitando la bellissi-ma preghiera eucaristica, fu colto da un colpo apoplettico; trasportato nella sua stanza, vi passò otto giorni di sofferenza ed agonia, finché il 24 dicembre 1898, lasciò questo mondo. Dopo alcuni mesi dal- la morte avvennero fenomeni straordinari sulla sua tomba. Apertala, il corpo fu trovato intatto e morbido. Allora fu collocato in un’altra cassa e tumulato in una cappella, e, poiché il corpo emetteva del sudore rossastro, gli erano cambiate le vesti due volte la settimana. Nel 1927, essendo iniziato il processo di beatificazione, le spoglie mortali furono di nuovo tumulate. Nel febbraio del 1950, monaci e fedeli vide- della comunità Giuliano Monaco il quale, nel dargli il benvenuto, ha brevemente illustrato l’apostolato della stessa. Mons. Miglio, durante la celebrazione eucaristica da lui presieduta, prendendo spunto dalla Liturgia, si è rivolto ai convenuti con il dire che “Spirito” e “Corpo” sono inscindibili: ciascun membro della Chiesa, nella diversità dei doni e ministeri ricevuti dallo Spirito Santo, è chiamato a collaborare per l’unità del Corpo di Cristo, perché la storia di oggi possa diventare storia di vita e di speranza. Abbiamo vissuto una giornata davvero speciale, dove lo Spirito Santo ha soffiato su tutti i presenti. Un vento gagliardo e soffice come una carezza data con amore intenso da un Padre che ama i Suoi figli senza limiti. Pina Castagna ro che dal muro del sepolcro stillava un liquido viscido, e supponendo un’infiltrazione d’acqua, presente la comunità monastica fu riaperta la tomba; la bara era intatta, il corpo era ancora morbido e conservava la temperatura dei corpi viventi. Il superiore con un amitto asciugò il sudore rossastro dal viso del beato Charbel, e il volto rimase impresso sul panno. Sempre nel 1950, ma ad aprile, le autorità religiose con un'apposita commissione, composta di tre medici, riaprirono la cassa, e stabilirono che il liquido emanato dal corpo era lo stesso di quello analizzato nel 1899 e nel 1927. Fuori la folla implorava con preghiere la guarigione d’infermi, ivi portati da parenti e fedeli; molti recuperi della salute istantanea avvennero in quell’occasione. Si sentiva da più parti gridare: “Miracolo! Miracolo! Miracolo!”. Fra la folla vi era chi chiedeva la grazia anche non essendo cristiano o cattolico. Il Papa Paolo VI , lo beatificò il 5 dicembre 1965 davanti a tutti i Padri Conciliari durante il Concilio Ecumenico Vaticano II e venne canonizzato il 9 ottobre 1977. Tante grazie e guarigioni straordinarie sono ricevute per la sua intercessione, si contano ad oggi quasi milletrecento intercessioni e grazie straordinarie. La sua festa liturgica ricorre il 23 luglio. Uno spazio per mettere in rete progetti e iniziative del mondo dell’associazionismo sardo. Una finestra aperta sulla società civile, l’attualità politica, la cultura. Volontariato, società, immigrazione, politica, cultura, scuola, università, cooperazione internazionale, ambiente, sanità, sport… domenICa 3 febbraIo 2013 IL PORTICO DI CAGLIARI Società. Sono stati recentemente sfregiati il convento di Sant’Ignazio e quello di Oristano. Dietro gli episodi contro i santuari avanza l’ombra della cristianofobia Il primo a parlarne è stato Jean Guitton, ma sono tante le campagne mediatiche che paiono suggerire le accuse più infamanti contro la Chiesa e i cristiani P. FABRIZIO CONGIU, ofmcap RECENTI AVVENIMENTI della nostra città e della nostra isola stimolano una riflessione che ci porta ben più lontani dai nostri confini non solo territoriali. Appena un mese fa sono comparse scritte blasfeme su uno dei monumenti simbolo della spiritualità cristiana del capoluogo, il santuario di sant’Ignazio da Laconi. “Una ragazzata” ha commentato qualcuno. E così si potrebbe pensare se non fosse che le “ragazzate” cominciano ad essere un po’ troppe e, tra l’altro, accompagnate da un clima avverso al cristianesimo che si respira un po’ da tutte le parti, soprattutto in Occidente. Nelle grandi città come Roma le giovani generazioni misconoscono il significato simbolico di un abito religioso e, quando va bene, insultano il religioso di passaggio. Non è raro sentire bestemmie, forse per provare la “carità“ del malcapitato utente. I Viene quasi spontaneo pensare che il clima culturale che questa generazione sta producendo sia per certi versi antireligioso, oppure proprio “cristianofobo”. Pare che la parola cristianofobia sia stata coniata dallo studioso René Guitton che nel 2009 ha pubblicato un saggio intitolato appunto “Cristianofobia. La nuova persecuzione”. Questo studio si occupa delle varie e nuove persecuzioni contro i cristiani ad ogni livello, facendo presente come la società odierna sembra essersi dimenticata che nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo viene menzionata, oltre alla libertà di coscienza e di pensiero, anche quella di religione (cfr. D.U.D.U. art. 18: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione tale diritto include la libertà di cam- biare di religione o di credo, e la libertà di manifestare isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti”). Se si tratti di persecuzione è difficile stabilirlo, senz’altro il crescente secolarismo in ogni campo della nostra società crea una situazione di ignoranza della religione e del cristianesimo in particolare, tanto da farli diventare, a volte, dei nemici. Inoltre oggi sembra che la manifestazione della propria opinione o del proprio credo, individualmente o comunitariamente, sia diventato un attacco alla non religione. Per cui è sufficiente semplicemente esprimere il proprio pensiero che si è perfino additati come omofobi; a questo proposito, solo pochi giorni Lebbra, quello stigma ancora duro a morire Mariella Pisano (Aifo): “Sosteniamo milioni di malati” MASSIMO LAVENA NNA MARIA PISANO, medico in pensione, è stata cooperante per circa 10 anni in diversi Paesi africani con varie Ong. È la Presidente dell’Associazione Italiana Amici di Raoul Follerau che si occupa dal 1961 di lotta alla lebbra. Qual è la considerazione della lebbra oggi? La lebbra c’è ancora, rimane un problema di emarginazione sociosanitario, si annida nelle regioni con problemi di povertà ed igiene e non ci sono centri sanitari. Solo il 5% delle persone che prendono il batterio si ammala veramente, la maggior parte è immune. Ha un tempo di incubazione da 1 a 20 anni e non si può mai dire che sia sparita da un luogo: dopo 5 o 10 anni si può ripresentare qualche caso. La soglia dell’attenzione si è allentata soprattutto nei Paesi poveri e in via di sviluppo, dove la popolazione non si fa controllare una macchia, perché per farlo deve fare centinaia di chilometri o due giorni in barca. I Governi, an- A che dietro le raccomandazioni delle Organizzazioni internazionali stanno interrompendo i controlli nei villaggi: la gente era sensibilizzata a farsi visitare ai primi sintomi. Questo ha provocato un aumento del numero di nuovi malati che non accenna a scendere. In India, anzi, è aumentato: lì si arrivò a vietare alle organizzazioni di volontariato di ricercare i malati. Adesso ci sono molti casi multi-bacillari, quelli contagiosi: avendo fatto passare molti anni senza politiche sanitarie adeguate, l’India, un tempo uno degli Stati con i migliori specialisti, deve chiedere aiuto alle missioni per controllare la lebbra. E in Europa ed Italia? L’Europa non dà notizie all’Organizzazione Mondiale della Sanità. In Italia come AIFO seguiamo invece per legge tutti i casi, la cui diagnosi principale deve avvenire nel laboratorio nazionale di Genova. Tutti gli anni ci sono 7/8 nuovi casi. Ci sono 4 punti di riferimento medico: quello nazionale di Genova e poi Cagliari, Messina e Gioia del Mariella Pisano. Colle. A Genova tutti i casi vengono convalidati, ottengono la fine della cura e sono seguiti una quarantina di pazienti. Le leggi stabiliscono che la cura duri più di un anno per avere la certezza della negatività anche infettiva, ma un malato resta sotto controllo per sempre. In Italia raramente abbiamo casi endemici dal territorio, ma casomai di italiani che hanno vissuto in zone a rischio. La maggior parte dei malati sono immigrati da zone dove la lebbra c’è, e si presentano dal medico più facilmente: sono più attenti ai sintomi. Qual è allora il problema? I nostri medici non sanno più cosa sia la lebbra. All’università la lebbra non viene quasi più considerata, come fosse sparita. Cerchiamo di fare corsi per chi è interessato (dermatologi, infettivologi ecc.) a riconoscere ed affrontare la lebbra. All’Ospedale Santissima Trinità, a Ca- fa, alcune attiviste del movimento femminista ucraino “Femen”, hanno urlato al Papa durante l’Angelus in piazza san Pietro: “Taci, omofobo”. Non è difficile pensare che, culturalmente parlando, vi sia un collegamento tra questi episodi e le scritte blasfeme del santuario dei cappuccini a Cagliari. Così come non è difficile pensare che le varie ondate mediatiche anticlericali stiano portando i loro frutti. Questo clima che si sta formando sempre di più nella società odierna, dovrebbe stimolare nella Chiesa e tra i cristiani una maggiore e più profonda riflessione sul modo di vivere e testimoniare la fede. A volte infatti, occorrerebbe far sentire di più la propria voce, tenendo presente che questo comporta maggiore autenticità e coerenza. gliari, nel reparto di dermatologia c’è il centro Hanseniani. Attualmente ci sono due malati, molto anziani e ricoverati da molti anni. Sono lì perché non hanno dove andare. Inizialmente le medicine non guarivano, ma bloccavano il morbo e si prendevano per tutta la vita. Dal 1982 si usa una polichemioterapia multipla che cura davvero la malattia. Ci sono poi una decina di pazienti curati ambulatorialmente. La lebbra oggi c’è ancora, perché? Nel 2013 siamo costretti a parlare di lebbra perché si parla ancora di fame, di miseria, di povertà. Tanti bambini muoiono perché non ci sono ospedali, non ci sono soldi per fare i lunghi viaggi per fare i controlli. C’è l’emarginazione e i malati di lebbra si nascondono. Si parla di 230mila nuovi casi all’anno nel mondo. Moltissimi altri non si presentano, e se sono multibacillari sono contagiosi. Curare la lebbra costa pochissimo: 130 euro per la cura completa che dura un anno nei malati gravi, ma circa un terzo in quelli leggeri. Stiamo agendo per i milioni di lebbrosi malati che debbono essere seguiti, facendoli sentire uomini come gli altri, contro disabilità ed emarginazione, facendoli diventare – come diceva Raoul Follerau- uomini come gli altri. Ancora il lebbroso è scacciato, anche quello guarito: la lebbra non si deve mostrare. Il PortICo 11 il ricordo SUOR GIUSEPPINA NICOLI Cinque anni fa la beatificazione Esattamente cinque anni fa veniva beatificata Giuseppina Nicoli, la suora de is piccioccus de crobi, tanto amata in città e ovunque abbia operato. Pioveva a dirotto, quella mattina, ma la pioggia non fermò le decine di migliaia di persone che accorsero dal primo mattino nella piazza dei Centomila - ai piedi della scalinata della Basilica di Bonaria - per partecipare alla celebrazione con cui l’allora prefetto della Congregazione per le cause dei santi, il cardinal Saraiva Martins, elevò agli onori degli altari la religiosa appartenente alle Figlie della Carità. Grande emozione si visse anche durante il collegamento video con la piazza San Pietro, e i saluti in diretta del Papa. Fu un momento di fede, di popolo, di Chiesa, che idealmente concluse le due settimane di Missione cittadina che caratterizzarono quell’anno: quasi 400 missionari - tra sacerdoti e religiosi - avevano percorso le strade della diocesi per ripetere l’annuncio di Cristo che salva. Il processo di beatificazione di suor Nicoli fu iniziato dall’allora arcive- scovo di Cagliari, mons. Piovella, ma il miracolo che ha concluso la procedura, riconosciuto per poterla annoverare tra i beati, riguarda un giovane militare di Milano guarito improvvisamente da un tumore osseo con tumefazione lombare. La religiosa, nativa di Casatisma (un paese vicino a Pavia) giunse nella nostra città all’inizio del 1885, aveva 21 anni. La sua - raccontano le cronache - fu una vocazione improvvisa: lasciò una famiglia agiata (il padre era pretore, il nonno avvocato) per cominciare la formazione tra le Figlie della Carità. A Pavia aveva conseguito il diploma di maestra, a Cagliari era destinata al Conservatorio della Provvidenza (lo stabile incredibilmente abbandonato a due passi da Porta Cristina), ma nel 1886 esplose il colera: da quel momento si dedicò con le sue consorelle alla cura dei bambini più poveri e delle loro famiglie. Li riuniva nell’Asilo Umberto e Margherita facendo loro scuola di catechismo, stimolandoli ad una vita di aiuto fraterno ed educandoli ad una sana socialità. Continuò a farlo per tutta la vita, anche in altre zone della città, specie alla Marina, nonostante la malattia che la colpì: molti di loro, grazie a lei, trovarono la forza per cambiare vita. Sono ancora loro oggi, i “Marianelli” - e commuove dirlo - che con le Figlie della Carità (vero pilastro della solidarietà a Cagliari) mantengono vivo ogni giorno il ricordo di suor Giuseppina, senza dimenticare suor Teresa Tambelli, che ne proseguì l’opera e che loro sperano di veder presto seguire la stessa sorte, tra i beati e i santi di Dio. 12 IL PORTICO DEI PAESI TUOI Il PortICo brevi DALL’11 AL 13 MARZO Pellegrinaggio a Roma, prime indicazioni In occasione della “Visita ad limina” dei Vescovi sardi, si terrà il pellegrinaggio regionale a Roma per l’Anno della fede. Il programma prevede: martedì 12 marzo la Messa nella Basilica di San Pietro (orario da definire). Mercoledì 13 marzo l’Udienza con il Santo Padre (al mattino) e la Messa per i pellegrini della diocesi di Cagliari (nel pomeriggio). L’agenzia di viaggi SARDIVET ha sta predisponendo un programma per i giorni compresi tra l’11 e il 13 marzo. La spesa prevista è intorno ai 465 €. Coordina il pellegrinaggio don Walter Onano ( 340.177.18.66 – [email protected]). Per le iscrizioni si potrà fare riferimento direttamente alla SARDIVET (tel. 070 288978-280279-292473 – Fax 070 281784 – [email protected]). Anche chi si organizzerà personalmente per il viaggio dovrà comunicare la propria partecipazione a don Walter Onano. INCONTRO DEL MEIC Il rinnovamento della politica Si terrà il 5 febbraio alle 18 nel Chiostro di san Domenico, a Cagliari, l’incontro dal titolo “Il rinnovamento della politica”. L’iniziativa è del Movimento ecclesiale di impegno culturale, guidato da Gianfranco Del Rio. Interverrà Francesco Sitzia (foto), docente di Istituzioni di diritto romano. DOMENICA 3 febbraIo 2013 Guamaggiore. Presentati nei giorni scorsi i lavori di restauro terminati nella parrocchiale. Rinvenuta un’antica predella del retablo risalente al Cinquecento I lavori di recupero delle preziose opere sono stati eseguiti da una ditta di Firenze, grazie ai finanziamenti regionali e del comune ROBERTO COMPARETTI N FRAMMENTO di retablo, sette statue lignee policrome, un organo a canne e gli stalli del coro ligneo. È il patrimonio della parrocchia di Guamaggiore che è stato oggetto di lavori di restauro ed i cui lavori finali sono stati presentati nei giorni scorsi nella chiesa di San Sebastiano. Le opere sono databili tra il 1600 ed il 1700 e nel corso del restauro degli stalli del coro è stata fatta una scoperta. “Nello smontare quella parte - afferma il curatore del progetto, l'architetto Terenzio Puddu - è stata rinvenuta una predella del retablo risalente al Cinquecento. In sostanza si tratta della parte inferiore del retablo, posizionato nell'antico altare maggiore della chiesa, che a causa della eccessiva permanenza in zona umida ha subito una vistosa caduta di colore. È un'opera di notevole importanza dal punto di vista dell'architettura in Sardegna: potrebbe ben figurare in un museo ed è stata adeguatamente collocata con sistemi di protezione antiproiettile all'in- U La predella restaurata; sotto la conferenza di presentazione dei restauri. terno della chiesa parrocchiale”. Durante i lavori è stato possibile intervenire nel risanamento del pavimento del coro: umidità e infiltrazioni avevano danneggiato il pavimento in marmo settecentesco, è stato realizzato un vespaio arieggiato sul quale sono state rimontate tutte le lastre in marmo. Il lavoro di recupero è stato lungo e paziente ed è stato portato avanti da un'azienda specializzata di Firenze, che aveva già restaurato il grande retablo di Villamar. Anche le statue lignee policrome hanno portato alla luce scoperte altrettanto importanti. “Dopo la rimozione di diversi strati di vernice, che nel corso dei secoli si sono sovrapposti, tre statue, quelle di San Pietro, di San Michele e della Madonna del Carmelo - dice ancora l'architetto -, hanno mostrato l'originaria policromia in damaschinatura a foglia d'oro, quella che oramai è conosciuta come “estafado de oro”, perché le vesti sono trattate con le foglie oro, con motivi floreali che richiamano i preziosi tessuti in damasco. C'è poi una statua, quella del Cristo Risorto, di cui si aveva notizia e che è possibile attribuire a Antonio Lonis, uno degli scultori sardi più importanti. Per ciò che concerne gli stalli del coro ligneo sono di un falegname sardo del Settecento: 18 sedili, ricchi di intagli, in legno di castagno e sistemati dietro l'altare. C'è poi l'organo a canne, datato 1772 ed attribuito al lombardo Lazzari, organaro molto attivo in Sardegna. Anche qui l'organo risultava ridipinto più volte, specie nel secolo scorso, privo dell'originaria tastiera e dei mantici ma con l'apparato fonico conservato, quindi canne di piombo e di legno quasi integre. Nel corso del restauro sono emersi i colori originali”. Gli interventi su tutte queste opere sono state resi possibili grazie ai finanziamenti della legge regionale n.14, ed anche al sostegno del comune di Guamaggiore con un 30% sull'importo totale. “Queste operazioni - conclude Puddu sono possibili quando c'è la sensibilità e l'impegno delle amministrazioni comunali. In questo caso il sindaco Nello Cappai si è mosso per ridare splendore alle opere d'arte, custodite ora in un piccolo comune come quello di Guamaggiore. Importante è stato anche l'apporto della Sovraintendenza che ha seguito tutti l'iter dei lavori”. domenICa 3 febbraIo 2013 IL PORTICO DEI PAESI TUOI Iniziative. Il 2 febbraio tutti alla parrocchia di San luca (margine rosso) per fare festa insieme. Uniti nelle diversità, una festa semplice per conoscersi meglio Il gruppo Caritas della parrocchia guidata da don Albino Lilliu propone un momento di aggregazione sociale, per crescere insieme nel dialogo e nel confronto GIOVANNI LORENZO PORRÀ ABATO 2 FEBBRAIO, dopo il successo dello scorso anno, la Caritas della parrocchia di San Luca a Quartu ripropone nuovamente la manifestazione “Uniti nelle diversità”. Una serata dedicata alle persone con disabilità, alle loro famiglie, ma più semplicemente a chiunque voglia divertirsi in compagnia. “L’anno scorso era aprile, quest'anno a febbraio: abbiamo scelto una data lontana dalle feste – spiega la responsabile dell’organizzazione Simona Vivarelli, che dirige anche il Centro di ascolto per far conoscere le situazioni di persone meno fortunate e far capire che esistono sempre, anche se spesso la gente se ne ricorda solo durante le festività, quando si deve fare i buoni”. L’appuntamento è nella sede della parrocchia, in via Su Forti, nella zona del Margine Rosso: si comincia alle 16, alle 19 è prevista la messa, ma poi si andrà avanti ancora fi- S Una simpatica foto di gruppo dell’edizione dello scorso anno. no a tarda sera. Diversi gli invitati: “partecipano i gruppi scout, l'oratorio del Santissimo Crocifisso, l'ASCE Rom (Associazione Sarda contro l'Emigrazione), che si è occupata spesso dei diritti di questo popolo, perché i rom fanno parte della Chiesa universale – elenca Vivarelli – il divertimento sarà assicurato dal cori polifonici di Villasimius e dei Venti Armonici da Cagliari, poi da un'associazione che organizza balli di gruppo, dalla musica dal vivo...sarà sicuramente un bella festa”. Naturalmente non mancheranno le autorità: il sindaco di Quartu Mauro Contini e l'assessore alle po- litiche sociali dello stesso comune, Pino Boi, l'assessore alle politiche sociali del comune di Cagliari, Susanna Orrù il presidente della Provincia di cagliari, Angela Quaquero, ”ma le vere autorità – interrompe Vivarelli - sono le persone che parteciperanno, i ragazzi in carrozzina, tutti quelli che si fanno aiutare perché magari non vedono, che hanno problemi a esprimersi”. L'elenco poi continua: i ragazzi del team sardo di Special Olimpics, dove si allenano i disabili per far partecipare una rappresentanza alle paraolimpiadi; l'associazione Sa.Spo. (Sardegna Sport), che or- ganizza anch'essa attività sportive per i disabili, gli Angeli di Sardegna che faranno servizio d'ordine. “L'anno scorso eravamo in trecento e quest'anno speriamo di essere ancora di più, per mostrare quanto è bello e accogliente il nostro ambiente: un luogo dove si possono coltivare e fare nuove amicizie”. Quella di san Luca è una realtà periferica ma importante: “Ogni anno la nostra parrocchia accoglie 7mila persone, e non pochi ricorrono anche al nostro aiuto – spiega Vivarelli - questa è la zone delle ville, ma al di là dei bei giardini e dei profumi di Chanel, anche qui purtroppo c'è povertà”. Anche durante l'anno la Caritas di San Luca ha organizzato diverse iniziative sportive per i disabili, come calcio, basket, tiro con l'arco. Poi gli incontri con i richiedenti asilo, un progetto di promozione per affidi e adozioni, una piccola casa famiglia, il taxi sociale, che trasporta anche i disabili, il centro di ascolto, lo sportello dello psicologo e del consulente legale, progetti di inserimento lavorativo, di scambio culturale: “Sempre in accordo con il parroco, il valore aggiunto sono i nostri volontari – ci tiene a specificare Vivarelli circa 30, e il loro numero aumenta sempre di più: è importante anche far conoscere tutto quello che fanno, senza chiedere nulla. Per me sono un patrimonio dell'umanità. Alcuni di loro hanno vissuto esperienze terribili come il carcere o l'emigrazione, o la povertà. Tutti comunque possono unirsi a noi”. Concorso di presepi, si ripete la tradizione I È RINNOVATO sabato scorso l'annuale appuntamento con la premiazione del concorso dedicato ai presepi che la Pro Loco di Monserrato bandisce prima delle feste natalizie. La giuria composta da cinque persone, in rappresentanza delle tre comunità di Monserrato, ha selezionato i vincitori tra una cinquantina di presepi che sono stati allestiti in altrettante case. Sono risultati primo il presepe allestito da Carlo Leo, secondo quello realizzato da Maria Meloni, terzo quello fatto da Andrea Corti e quarto quello costruito da Vincenzo Tartaglia. Una sezione era poi dedicata ai più piccoli ed i primi tre classificati sono stati in ordine Francesco Murtas, Alessandro Perra e Riccardo Sessini. “È stato un lavoro lungo e paziente quello che i partecipanti hanno fatto per realizzare al meglio il loro S presepe - dice Giovanni Ledda, componente della commissione giudicatrice del concorso. A noi è spettato il compito di visitare ciascuno dei presepi verificarne le caratteristiche per poi in una riunione decidere la rosa dei vincitori”. Il concorso dei presepi è tra le diverse attività che la Pro - Loco monserratina porta avanti. Quella di quest'anno è stata un'edizione molto partecipata, a dimostrazione di quanto la tradizione del presepe sia forte, anche perché nelle stesse comunità parrocchiali c'è una grande sensibilizzazione per la realizzazione dei presepi in casa. C'è chi occupa anche una delle stanze di casa per ricreare l'ambiente che ricorda la nascita di Gesù. Giochi d'acqua, figure in movimento, luci che si alternano, rumori di sottofondo, personaggi ricreati per dare quanto più visibilità e attenzione ad un mistero così grande, la nascita del Salvatore. Sotto ai ripiani su cui sono collocati 13 brevi PASTORALE FAMILIARE Gli appuntamenti per il nuovo anno L'Ufficio per la Pastorale Familiare, guidato da don Marco Orrù, ha organizzato alcuni appuntamenti. Domenica 3 febbraio dalle 17.30 alle 19.30 al via nella Basilica San Saturnino i mensili incontri di spiritualità per coppie. Sabato 16 Febbraio dalle 18 alle 22 nei locali del Seminario è previsto un incontro per fidanzati sul tema “Dio e l'amore”. Domenica 17 Marzo dalle 9.30 alle 18 in Seminario è prevista la Festa delle famiglie. ALL’HOSTEL MARINA Famiglia oggi? Incontro il 2 febbraio Comincerà alle 10 di sabato 2 febbraio con l’intervento di mons. Miglio l’incontro dal titolo “Famiglia oggi?”, organizzato dal Forum delle associazioni familiari. Sono previsti gli interventi del presidente regionale, Carlo Pisano, e del coordinatore regionale di Famiglie numerose, Eugenio Lao. Quindi, molto atteso, l’intervento del presidente nazionale, Francesco Belletti, dal titolo “Territori e welfare familiare. Il Forum interroga trenta mesi di politiche familiari”. Alle 11.30 prevista una tavola rotonda moderata dal presidente dell’Assostampa Sardegna, Francesco Birocchi: sono stati invitati la presidente del Consiglio regionale, Claudia Lombardo, i capigruppo in Consiglio regionale, e il presidente della VII Commissione del Consiglio (Sanità), Felice Contu. Le conclusioni - il termine dei lavori è previsto per le 13 - sono affidate al presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari, Francesco Belletti. UNA COLLETTA TRA I DETENUTI Primi classificati premiati sabato scorso dalla Pro loco I. P. Il PortICo A Buoncammino la solidarietà è di casa i presepi è un fiorire di cavi, tubi e quant'altro necessità a rendere maggiormente accattivante il presepe. “Per molti - conclude Ledda - la preparazione del presepe significa tanto lavoro e soprattutto notti insonni e pomeriggi impegnativi, ma la fatica non crea problemi se poi alla fine il risultato è veder premiato il lavoro dalla Pro - Loco, con questo concorso giunto alla sua terza edizione e che registra sempre più consensi”. Il concorso viene bandito a dicembre ed i partecipanti fin dalla metà del mese iniziano a predisporre il loro presepe. Nelle settimane successive la commissione esaminatrice passa a visionare ogni presepe e alla fine esprime il suo giudizio. Sabato scorso nel corso della premiazione era grande la gioia dei partecipanti che hanno visto riconosciuto il loro impegno ed il loro sacrificio, anche perché, in alcuni casi, si trattava di mantenere in buone condizioni le piante ed in efficienza i meccanismi presenti nei presepi. Una iniziativa che di certo verrà ripetuta anche alla fine del 2013, in prossimità delle festività natalizie. Poco più di una settimana fa è mancato per un incidente stradale ad Assemini un giovane, Fabrizio Pireddu. “E’ stato in carcere per un periodo di tempo - racconta il cappellano padre Massimiliano Sira - ora stava fuori da diversi mesi. Ha lasciato una compagna con un bambino e uno in arrivo. I detenuti di Buoncammino - con un gesto di solidarietà - hanno proposto una colletta e raccolto alcune centinaia di euro per la famiglia. La mamma mi ha chiesto di ringraziarli, e anch’io mi unisco al ringraziamento: “Ringrazio tutti i detenuti del carcere di Buoncammino - ha scritto la mamma di Fabrizio - per la loro solidarietà e l’affetto che hanno avuto verso mio figlio Fabrizio e verso di noi, suoi familiari. Vi ringrazio di cuore tutti e vi mando un bacio grande”. 14 IL PORTICO DELLA DIOCESI Il PortICo cronaca Congregazioni. Ha compiuto 90 anni l’opera del buon pastore, fondata da mons. angioni. DOMENICA SCORSA Anno della fede, incontro a Decimomannu Nel pomeriggio di domenica 27 gennaio, i fedeli delle parrocchie della forania di Decimomannu si sono riuniti nella chiesa parrocchiale di Sant’Ignazio da Laconi in Serramanna per celebrare il grande dono della fede. In questo anno, che Benedetto XVI ha voluto dedicato alla riscoperta della fede, i sacerdoti della forania di Decimo hanno programmato alcune iniziative, la prima delle quali si è realizzata proprio domenica 27, con la celebrazione eucaristica; vi hanno partecipato gli stessi sacerdoti e oltre cinquecento fedeli dalle varie parrocchie. Nella celebrazione eucaristica, momento privilegiato di comunione con il Cristo e con i nostri fratelli di fede, i presenti hanno rivissuto il mistero pasquale del Signore crocifisso, morto e risorto, fondamento della nostra fede cristiana. Ha presieduto la celebrazione mons. Ferdinando Caschili, vicario foraneo, che ha evidenziato nell’omelia come la fede scaturisca dall’ascolto della Parola di Dio. Con un gesto solenne e suggestivo, compiuto intorno al cero pasquale, memoria viva del mistero pasquale, tutti i fedeli ed i sacerdoti presenti hanno rinnovato le promesse del battesimo. Ogni parroco ha acceso alla luce del cero una lampada, segno della fede, che ha consegnato ad un rappresentante della propria parrocchia, per significare che la fede parte dall’annuncio e dall’esperienza del risorto, e si diffonde poi per tutta la terra, illuminando la nostra vita di senso e di salvezza. La prossima iniziativa della forania sarà il pellegrinaggio in cattedrale, oltre quelle promosse a livello diocesano e suggerite dalle recenti Indicazioni Pastorali dell’Arcivescovo mons. Miglio. Essendo la più grande forania della diocesi, saranno promossi due pellegrinaggi, uno in Quaresima e uno nel periodo pasquale. “Diamo gloria a Dio per il servizio svolto verso i fratelli più deboli” Sulla frontiera avanzata del bisogno, assiste tantissimi cagliaritani in difficoltà per la crisi. In aumento le richieste di un pasto caldo alla mensa di via Verdi R. C. ONO TRASCORSI 90 anni da quel 25 gennaio 1923 quando l'allora parroco di San Giacomo a Villanova, don Virgilio Angioni, lasciata la comunità, per trasferirsi a San Benedetto, in un vecchio convento in disuso, e fondare l'Opera del Buon Pastore, ed assistere così giovani ragazze che vivevano ai margini in forte povertà. Accanto al sacerdote all'inizio vi furono alcune volontarie venute da San Giacomo ma poi venne fondata la Congregazione delle suore “Figlie di Maria Santissima Madre della Divina Provvidenza e del Buon Pastore”, che ottenne l'approvazione pontificia solo dopo la sua morte. Fin qui la storia, ufficiale. Ma parlare di monsignor Angioni e delle suore del Buon Pastore significa parlare di una realtà che a Cagliari vuole dire aiuto e sostegno ai più deboli. Novant'anni di costante ed attento servizio ai più bisognosi, specie in questi ultimi tempi di grande crisi economica. “In effetti - afferma suor Maria Luisa, una delle religiose che opera a San Benedetto - negli ultimi anni le richieste di aiuto sono cresciute e la nostra mensa cerca per quanto è possibile di venire incontro alle esigenze dei tanti che sono in gravi difficoltà. All'inizio il nostro impegno riguardava la somministrazione di S Indigenti in fila ala mensa; sotto, la chiesa del Buon Pastore. pasti ai più poveri che poi li consumavano fuori ma ci sembrava una modalità infelice per la gente. Per cui, grazie alla disponibilità di alcuni volontari che si sono associati e ai locali che abbiamo adibito a mensa, oggi tanti possono trovare un pasto caldo tutti i giorni”. La Provvidenza è poi il vero motore che spinge questa realtà. “In effetti sono tanti i donatori, - afferma la religiosa - penso ai panettieri che quotidianamente ci donano il pane, o all'azienda che ci rifornisce di carne, così come il Banco Alimentare che ci sostiene anche se le richieste sono tante e le risorse più o meno le stesse. Ogni giorno non mancano episodi nei quali si manifesta ciò che il nostro fondatore ci ha sempre detto, ovvero che a tutto provvede la Divina Provvidenza”. Abbònati a 48 numeri a soli domenICa 3 febbraIo 2013 30 euro Puoi effettuare un versamento sul conto corrente postale n. 53481776 intestato a Associazione culturale “Il Portico” - via Mons. Cogoni, 9 09121Cagliari. Oppure disporre un bonifico bancario sul conto corrente n. 1292 intestato a Associazione culturale “Il Portico” via Mons. Cogoni, 9 09121Cagliari presso Banca Prossima Sede di Milano, IBAN IT 39 U033 5901 6001 0000 0001 292 e, se sei già abbonato, controlla la scadenza del tuo abbonamento Ci sono poi molti donatori silenziosi, quelli che portano buste della spesa o altro e che vano via subito. “Soprattutto a Natale abbiamo ricevuto tanto da persone che oltre alla loro spesa compravano qualcosa per aiutare chi si rivolgeva a noi, ed è la dimostrazione che a Cagliari c'è tanta generosità da parte della gente. In particolare ci sono stati due giovani che hanno voluto offrire un pranzo completo ai nostri ospiti della mensa, un atto grande generosità. C'è anche chi invece di fare il necrologio sul giornale destina quella cifra ad un offerta per le nostre attività”. Oggi l'opera Buon Pastore non assiste solo i poveri ma anche gli anziani in via Sonnino sempre a Cagliari, ha una residenza assistita sul litorale di Quartu, un istituto Furtei ed un altro a Quartu città. Le suore sono poi presenti a Sanluri, a Serramanna e Sinnai, ed anche nelle province di Oristano e Nuoro. Per mandare avanti tutte le attività è necessario l'impegno di tanti. I volontari non mancano e sono un prezioso dono che l'Opera ha sempre avuto. “Questo novantesimo di fondazione - conclude suor Maria Luisa - non è stato un modo per far vedere quanto siamo state brave quanto invece quello di dare gloria a Dio per il servizio di aiuto ai più deboli fatto in tutti questi anni”. IL PORTICO DEL CUORE domenICa 3 febbraIo 2013 Ordini. Il giorno del Lume, 19 febbraio 1789: messa di ringraziamento il 7 febbraio. Vorrei che tutto il mondo ti amasse ADORATRICI PERPETUE uando Iddio, Padre di tutti i lumi, si degnò farmi capire che facessi questa fondazione, l’anima mia provò molto contento sul riflesso del gran compiacimento che avremmo dato a Gesù con le nostre continue adorazioni …”. (Esortazione della Beata Maria Maddalena dell’Incarnazione Caterina Sordini 1770-1824) Il tempo sembra fermarsi nel povero refettorio del monastero francescano di Ischia di Castro dove un’umile novizia, Sr. M. Maddalena, attendeva al suo lavoro. Il tempo si ferma e la parete si squarcia per invadere di una luce divina l’anima della futura fondatrice delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento. Lo chiamiamo il giorno del “Lume”. È il giorno in cui il Signore illuminò la Madre sulla futura fondazione dell’Ordine: una schiera di Adoratrici che l’avrebbe adorato giorno e notte per “riparare alla mancanza d’amore che il mondo non ha per Lui”. Questo è il fine principale del Santo Ordine che nasce come Luce nuova per contrastare le false luci che, in quel periodo storico, tentavano di eclissare ogni rapporto con il soprannaturale, e quindi con Dio. È il tempo dell’Illuminismo, il secolo del lume della ragione considerata come misura di tutte le cose e norma unica e suprema della vita. È quindi il tempo della persecuzione di ogni forma di religione, soprattutto il Cristianesimo fondato su verità di fede soprannaturale che gli illuministi negavano. È in questo oscuro contesto che Dio irrompe nella vita della Beata M. Maddalena per ristabilire il Suo Primato nella vita e nel cuore degli uomini. E in qual modo se non rimettendo al centro della pietà il Sacra- Q mento del Suo Amore, l’Eucaristia, che ricorda continuamente all’uomo l’amore di un Dio che si è fatto uomo, che ha vissuto in mezzo agli uomini e per il desiderio folle del suo cuore, ha voluto rimanersene ancora vivo negli accidenti del pane e del vino? Attraverso quest’Ordine specifico Dio si “ripropone” all’uomo anche oggi in cui il senso religioso viene soffocato dalla superficialità della vita. Egli è lì, esposto tutto il giorno, adorato dalle Sue Adoratrici, che attende che tutti gli uomini vadano ad incontrarlo, si fermino ad adorarlo, così come pregava la Beata M. Maddalena: “Gesù, mio Sommo Bene, vorrei che tutto il mondo ti amasse, anche a costo di molte pene e della mia vita”. È l’anelito del cuore di Dio che vuole riportare a sé la sua creatura, fatta tutta di amore, tendente all’amore, creata ad immagine e somiglianza dell’amore. Sono trascorsi più di duecento anni da quel giorno benedetto. Il tempo continua a correre, ma il mondo resta sempre lo stesso, “niente di nuo- vo sotto il sole”. Anche ai nostri giorni preme l’urgenza di richiamare gli uomini alla verità delle cose, alla verità del loro essere che non può essere spiegato solo attraverso la ragione. Il nostro vivere non può fermarsi solo a ciò che possiamo capire con la nostra intelligenza, solo a ciò che è spiegabile. Abbiamo un cuore, abbiamo un’ anima che vivono, anche se non li vediamo, che hanno bisogno di respirare aria pura, di bere acqua fresca di sorgente. Ed essa è lì nell’Eucaristia che attende ogni uomo: “Io qui vi attendo con pazienza,vi ricevo con amore,io qui rimango ancora dopo che voi ve ne siete andati, lasciando a voi il desiderio di presto tornarvi”(Direttorio). È lì che Dio ci attende per donarsi a noi. È lì la vera luce che può illuminare il senso della nostra vita e darle una direzione più conforme alle sue intime aspirazioni. L’uomo è un essere religioso per natura, cioè in continua ricerca del suo esistere, della sua origine, quindi alla ricerca di Dio Creatore. “E Dio non si stanca di chiamare ogni uomo a cer- PERSONAGGI DELLA BIBBIA Benaià di MICHELE ANTONIO CORONA na carriera straordinaria a suon di omicidi d’eccezione. In questo modo possiamo cristallizzare la parabola narrativa di uno dei trenta guerrieri più noti e famosi del regno di Davide. Tra essi, alcuni si distinsero particolarmente per delle azioni belliche importanti e fondamentali nel consolidamento del potere nelle mani del figlio di Yesse. Benaià fu il secondo personaggio più importante tra i Trenta. Le sue prodezze, narrate in 2Sam 23,20-23, annoverano l’uccisione di due moabiti, l’abbattimento di un leone all’interno di un pozzo, la vittoria su un egiziano di alta statura armato di lancia. Tre aneddoti vivaci che tracciano un profilo eroico del soldato, divenuto presto U capo dell’esercito. La promozione avvenne durante il governo di Salomone, a causa di una fedele e cieca obbedienza nei confronti del re. Si sa che un monarca stima e promuove chi gli ubbidisce senza porsi problemi di coscienza! Yoab, capo dell’esercito davidico, appoggiò l’ascesa al trono di Adonia contro la pretesa del minore, Salomone. Purtroppo, la sua scelta si rivelò sbagliata dal momento che Adonia venne sconfitto.Yoab intuì la sorte che sarebbe toccata ai sostenitori dello sconfitto e decise di appellarsi all’altare del Signore per essere risparmiato. Era consuetudine che l’altare di Dio fosse il luogo più sicuro per chi chiedeva grazia e asilo. Anche durante il Medioevo era consuetudine che un colpevole ot- tenesse la grazia a patto che si rifugiasse in un luogo sacro e vi passasse il resto della vita. Inoltre, strappare una persona aggrappata all’altare di Dio era un gesto di assoluta blasfemia. Il grande Salomone dimostrò immediatamente quali fossero le sue prerogative di potere e quanta autorità volesse e potesse esercitare su Israele. Ordinò a Benaià di uccidere Yoab. Benaià trovò Yoab aggrappato all’altare e gli intimò di staccarsi per poter essere giustiziato. L’ex-generale sfidò Benaià ed il re, chiedendo di ricevere in quel luogo la sentenza di morte, sperando che la consuetudine di gra- carlo perché viva e trovi la felicità” (CCC 30). E la Madre M. Maddalena coglie in questa nuova fondazione il desiderio di Dio verso l’uomo. Dio non si è ancora stancato di rimanersene vivo e vero nell’Eucaristia: “Io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo”, non per un anno o due, per un decennio o due, o per un solo secolo, ma sino alla fine, finché ci sarà sulla terra un solo uomo da salvare, da ricondurre a Sé. Per questo la riparazione e l’intercessione per i peccatori è parte fondante nell’Ordine, attraverso questa presenza silenziosa di Adoratrici che tengono compagnia giorno e notte a Colui che si è fatto compagno nella nostra vita. Nelle sue preghiere spontanee la Madre è pervasa da questo desiderio di Dio che abita in lei: “O,Amor mio, Tu che puoi tutto, riscalda, dilata, infiamma tutti i cuori verso di Te, unico nostro Bene”(Aspirazioni 10). La sola ragione non basta per scandagliare il mistero dell’uomo perché “egli porta in sé un germe di eternità irriducibile alla sola materia” (GS 18). Ha bisogno della luce della fede che in questi tempi rischia di affievolirsi anche negli stessi cristiani. Ma “senza il Creatore la creatura svanisce” (GS 26). Ecco perché anche la B. M. Maddalena dell’Incarnazione, come tutti i santi, si sente spinta a portare questa luce a tutti coloro che ignorano Dio o lo rifiutano, la luce della fede che si trova in ginocchio davanti all’Eucaristia, dove l’uomo ritrova se stesso, creatura nel Creatore. Le Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento invitano alla S. Messa di ringraziamento e di lode al Signore, per il dono prezioso di questo Santo Ordine, il 7 febbraio alle ore 16:30 nella Chiesa di San Cesello in Via San Giovanni 212 a Cagliari. zia si rinnovasse. Benaià, fedele e arrendevole servitore del vincente, riferì a Salomone le frasi di Yoab. Il re non esitò ad ordinare l’esecuzione nel luogo sacro affidando a Dio stesso il compito di far ricadere il sangue delle vittime di Yoab sulla sua testa e sulla sua discendenza. Yoab aveva infatti ucciso Abner ed Amasà, con la bramosia di divenire il capo militare di Israele. Benaià eseguì l’ordine del re, permettendogli di divenire lui stesso il nuovo capo di stato maggiore di Israele. Pertanto, il regno salomonico, famoso per lo splendore economico e sapienziale, iniziò nel modo più gretto ed umano possibile: eliminazione fisica di tutti i nemici politici e militari. Questo fatto non ci stupisce, dal momento che la bibbia non è un libro di ‘fioretti’, ma la più alta testimonianza del modo in cui l’Amore per eccellenza ha voluto percorrere le umane strade di morte e peccato, trasformandole in itinerari di salvezza e redenzione. Il PortICo 15 detto tra noi Politica è diventata un arcobaleno di D. TORE RUGGIU Vista la varietà dei colori e dei simboli che animeranno la campagna elettorale, la politica italiana si potrebbe definire “arcobaleno”o anche “arlecchino”. Il Ministero degli Interni ha dato il via libera a 169 simboli su 219! I ricusati sono stati 34, che potranno fare ricorso nelle 48 ore, 16 bocciati per carenza di documentazione e 34 taroccati. Non sono mancati i contrassegni di fantasia: “dimezziamo lo stipendio ai politici” e “movimento bunga bunga”, tanto per fare qualche esempio. Anche questa è la politica italiana! Frammentazioni, protagonismo, sogni da realizzare, interessi personali? Metteteci tutto quello che volete: siete sicuri di non sbagliare! Se poi andiamo a leggere i programmi (o promesse elettorali) dei Big, di quelli cioè che si contendono la poltrona di Premier, non impieghiamo molto tempo a capire quanto siano poveri di contenuti e ricchi di promesse irrealizzabili. Ma, soprattutto, prevalgono l'attacco all'avversario, l'attacco menzognero e, come sempre, lo spettacolo. Che cosa capiterà dopo il 24 febbraio? Questa domanda fu posta tanti anni fa al grande giornalista Indro Montanelli il quale, senza scomporsi, rispose con assoluta fermezza: “non cambierà, dolente….come sempre in Italia”. Pessimismo? Può darsi! Realismo? Più probabile! Basta avere qualche anno oltre gli “enta” per avere un riferimento concreto di quanto è accaduto finora. E poi chi sono questi signori che si permettono di fare tante promesse, di accusarsi a vicenda, di prendere le distanze perfino dai provvedimenti votati e voluti da loro stessi? Sono sempre gli stessi personaggi. In tutti gli schieramenti (a parte il movimento dei grillino che presenta personaggi nuovi), ci parlano di novità i soliti professionisti di ruolo della politica! Comunque il fatto che siano stati presentati 219 simboli per la competizione, la dice lunga sull'appetibilità del piatto. In altre parole, molti (o meglio: tutti) sanno che fare politica conviene, e molto! Per questo non ci meraviglia che tanti si presentino pronti a scendere in campo. Come e quanto siamo lontani dal senso vero che la politica dovrebbe avere: il servizio per il bene comune, un servizio da rendere ai cittadini perché vedano riconosciuti e rispettati i loro diritti, perché possano stare meglio, perché sia garantita una più equa distribuzione della ricchezza e della tassazione, per avere dei servizi migliori, perché di diritti fondamentali (vita, salute, istruzione….) siano difesi e garantiti per tutti. Questo dovrebbe essere il vero scopo di ogni buon politico, non l'interesse personale o quello dei propri protetti! Anzi: ogni buon politico dovrebbe avere come protetti i più deboli e più poveri. Un sogno? Rimarrà tale? Purtroppo, a meno che non capiti un miracolo, dopo il 24 febbraio ci troveremo ancora di fronte ad un sogno irrealizzato! Che Dio illumini tutti: chi vota e chi sarà votato. 16 IL PORTICO DELLA DIOCESI Il PortICo Chiesa. Il 2 febbraio si celebra la 17ma Giornata mondiale della Vita consacrata. “Siate segni di vera comunione” curiosità SETTIMANALE DIOCESANO DI CAGLIARI Registrazione Tribunale Cagliari n. 13 del 13 aprile 2004 Direttore responsabile Sergio Nuvoli Editore Associazione culturale “Il Portico” via Mons. Cogoni, 9 Cagliari I. P. ESTIMONI E annunciatori della fede”: è il titolo del messaggio della Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata per la 17ª Giornata mondiale della vita consacrata. “I contesti che viviamo - si legge nel documento - sono segnati spesso da problemi relazionali, solitudini, divisioni, lacerazioni, sul piano familiare e sociale; essi attendono presenze amorevoli, segni di fiducia nei rapporti umani, inviti concreti alla speranza che la comunione è possibile”. Dopo aver richiamato l’Anno della fede indetto dal Papa e il Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione, il documento elenca i principali ambiti d’impegno dei consacrati: catechesi e formazione cristiana; ambienti educativi a servizio delle famiglie, nella scuola, in centri giovanili, in centri di formazione professionale, a favore dell’integrazione degli emigrati, in luoghi di emarginazione; nel servizio della carità; “sul piano sociale e della cultura, con iniziative che promuovono la giustizia, la pace, l’integrazione degli immigrati, il senso della solidarietà e della ricerca di Dio”. A proposito della difficoltà odierna a stabilire relazioni umane profonde e costruttive, il documento dei vescovi prosegue esortando i consacrati a farsi promotori di un umanesimo accogliente: “Una proposta credibile del Vangelo esige una particolare cura dei processi rela- domenICa 3 febbraIo 2013 T Segreteria e Ufficio abbonamenti Natalina Abis- Tel. 070/5511462 Segreteria telefonica attiva 24h- su 24h e-mail: [email protected] Fotografie Archivio Il Portico Amministrazione via Mons. Cogoni, 9 Cagliari Tel.-fax 070/523844 e-mail: [email protected] (Lun. - Mar. 10.00-11.30) Pubblicità: [email protected] zionali e ha bisogno di appoggiarsi a segni di vera comunione. La vostra carità apostolica sia animata da vero spirito di servizio dal desiderio di suscitare la fede. Il vostro apostolato ha una sua specificità nella missione della Chiesa: sa partire dalla persona, dal malato, dal povero, dal più debole, tante volte dal più lontano dall’esperienza ecclesiale”. I consacrati sono “chiamati a essere segno dell’amore e della grazia di Dio sin dal primo contatto con le persone che incontrate. Siete chiamati - soprattutto coloro che operano coi giovani e nell’educazione - a integrare profondamente e dinamicamente la preoccupazione evangelizzatrice e la preoccupazione educativa. Il servizio all’uomo ha sostegno e garanzia nella fedeltà a Dio e nel tener sempre vivo lo sguardo e il cuore sul Re- gno di Dio”. Ma il documento della Commissione entra anche nei dettagli: “Vivete le situazioni umane, sociali, culturali, nelle quali operate, facendovi segno dell’agire di Dio, e siate sempre presenza profetica di vera umanità anche quando ciò esige di andare controcorrente”. Rifacendosi al Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione, nel documento per la Giornata sulla vita consacrata si legge: “‘Ovunque si sente il bisogno di ravvivare una fede che rischia di oscurarsi in contesti culturali che ne ostacolano il radicamento personale e la presenza sociale, la chiarezza dei contenuti e i frutti coerenti’. In questo contesto ecclesiale e culturale e in questo tempo peculiare si inserisce la testimonianza dei consacrati. Il messaggio finale del Sinodo interpreta tale testimo- nianza “in rapporto al senso profondo della vita - prosegue il documento -, ponendola in relazione, con felice intuizione, con la testimonianza della famiglia, come a dire: mentre la famiglia è custode della sacralità della vita nella sua origine, la vita consacrata, in quanto chiamata alla conformazione a Cristo, è custode del senso ultimo, pieno e radicale della vita”. Così, affermano i vescovi italiani, “la testimonianza dei consacrati, come il Sinodo riconosce, ha un intrinseco significato escatologico. Voi consacrati siete testimoni dell’‘orizzonte ultraterreno del senso dell’esistenza umana’, e la vostra vita, in quanto ‘totalmente consacrata a lui [al Signore], nell’esercizio di povertà, castità e obbedienza, è il segno di un mondo futuro che relativizza ogni bene di questo mondo’”. Stampa Grafiche Ghiani - Monastir (CA) Hanno collaborato a questo numero: Fabrizio Congiu, Roberto Piredda, Andrea Busia, Tore Ruggiu, Fadi Rahi, Filippo Peretti, Carlo Pisano, Francesco Furcas, Franco Camba, Gabriele Colombini, Massimo Lavena, Alessandra De Valle, Giovanni Lorenzo Porrà, Michele Antonio Corona, Roberto Comparetti. L’Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a Associazione culturale Il Portico, via mons. Cogoni, 9 09121 Cagliari. 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