DIOCESI di FOSSANO
Corso Formazione Catechisti
09 Ottobre 2012
UNA CATECHESI INCARNATA
Da una fede da indossare
ad una fede da incarnare
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CATECHESI 2.0
Un giorno che ricevette degli ospiti eruditi, Rabbi Mendel di Kozk li stupì chiedendo loro a
bruciapelo: «Dove abita Dio?». Quelli risero di lui: «Ma che ti prende? Il mondo non è forse pieno
della sua gloria?». Il Rabbi diede lui stesso la risposta alla domanda.
«Dio abita dove lo si lascia entrare».
Ci troviamo di fronte ad una questione che da sempre ci sta a cuore: come fare in modo che il seme della
Parola gettato nei cuori dei nostri bambini e ragazzi possa essere accolto e dare frutto? Come comunicare il
messaggio biblico in pochi minuti e far in modo che non venga subito dopo dimenticato?
“Dio abita dove lo si lascia entrare”. Mano a mano che l’individuo cresce l’accoglienza della Parola si fa
sempre più scelta dettata dalla libertà individuale, ma con i nostri bambini e ragazzi, qual è il peso di noi
educatori nel trovare quelle chiavi in grado di renderli ospitali alla Parola di Dio?
«Esce il seminatore a seminare. Ed ecco, una parte del seme cade lungo la
strada e vengono gli uccelli e la divorano. Un’altra cade tra i sassi; ma, appena
spuntato, il grano dissecca per mancanza di terra buona. Un’altra parte cade
tra le spine, che la soffocano. Un’altra cade sul terreno buono: qui cresce e
porta frutto.» Mc 4,1-9.
Il primo atto di sapienza del catechista, che cerca il suo metodo educativo, è il
riconoscimento dell’azione di Dio. Dio non soltanto si rivela e si dona, ma apre e
sostiene le vie della fede. (CEI, Il rinnovamento della catechesi).
“Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere. Ora né chi
pianta è qualcosa, né chi irriga, ma chi fa crescere, Iddio” (1Cor 3,6-7).
Tanto più è valido il metodo del catechista, quanto più egli, consapevole della
propria debolezza, sa mostrare l’autorità di Dio che si rivela. (CEI, Il rinnovamento
della catechesi).
“Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa
potenza straordinaria viene a Dio e non da noi.” (2 Cor 4,7)
Noi siamo ministri, al servizio della sua Parola: è Lui il vero Seminatore, è Lui acqua e sole in grado di far
crescere questo seme e far in modo che porti molto frutto. Spostiamo allora l’attenzione sul terreno: sta a noi
la preoccupazione di far trovare al seme un terreno buono, lavorato, affinché possa essere accolto, affinché il
Signore sia fatto entrare.
TRE RISCHI NEL COMUNICARE LA PAROLA
Nella parabola del seminatore Gesù ci mette in guardia su tre possibili rischi:
1. Il seme lungo la strada: la superficialità nell’ascolto. Se il seme è gettato ma il cuore
dei ragazzi è distante, è distratto, la Parola scivola via e si perde. Occorre metterli in
gioco, coinvolgerli nella loro integralità (corpo, mente, anima).
2. il seme tra i sassi: difficoltà di conservare la Parola. La Parola deve poter mettere
radici per crescere. Necessita di fare ESPERIENZA, d’INCARNARSI in azioni, gesti concreti.
3. il seme tra le spine: la paura di lasciare crescere la Parola. L’educatore allora come
narratore è prima di tutto un testimone: racconta storie che l’hanno salvato e che gli
sono state donate, lasciandosi coinvolgere intensamente in esse. Occorre allora creare
spazi narrativi e di ascolto.
UNA CATECHESI DESCOLARIZZATA
La catechesi ha la finalità non solo di trasmettere i contenuti della fede, ma di educare la
“mentalità di fede”, di iniziare alla vita ecclesiale, di integrare
fede e vita, insegnandoci a leggere il nostro tempo alla luce della parola di Dio.
(Conferenza Episcopale Italiana - Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la
catechesi, Annuncio e Catechesi. Lettera alle comunità, ai presbiteri e ai catechisti nel quarantesimo del
Documento di base Il rinnovamento della catechesi, 2010, n. 2)
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CATECHESI 2.0
Compito della catechesi è educare la ‘mentalità di fede’ e non solo trasmettere dei contenuti. Oggi si insiste
spesso sul tenere ben distinte la scuola dalla catechesi, ma poi, per consuetudini ed abitudini ne conserviamo
molti aspetti:
la catechesi si svolge all’interno di aule;
l’arredo della stanza della catechesi mantiene gli stessi elementi di
quella scolastica: tavoli, sedie, cartelloni,…;
si organizzano riunioni di inizio e fine anno con i genitori per
comunicazioni e valutazioni dell’anno;
si organizza una, massimo due gite l’anno;
si mantiene il nome delle classi di scuola;
si usano i catechismi come libri di testo;
il metodo usato è spesso trasmissivo e cognitivo;
in alcuni casi si assegnano compiti e verifiche ed è possibile ripetere
l’anno.
Continuare a dire che la catechesi non è come la scuola e poi utilizzare il paradigma scolastico come
implicito riferimento organizzativo, porta bambini e ragazzi ad avere una percezione ben diversa della
situazione… e quello che conta non è tanto ciò che diciamo ma la percezione che l’altro ne ha!
Gli incontri di catechesi continuano spesso a mantenere una struttura di tipo scolastico: trasmissiva, solo
cognitiva, poco coinvolgente, distante dalla vita dei destinatari. Un incontro deve poter coinvolgere il
bambino o il ragazzo in tutta la sua persona; questo è possibile non solo attraverso metodologie attive ed
esperienze concrete, ma anche mediante la struttura interna dell’incontro, la relazione tra catechista e
ragazzi, la possibilità di vivere veri e profondi momenti di preghiera e servizio, di sentirsi accompagnato come
essere unico e irripetibile e non come un gruppo di soggetti indistinti.
La differenza tra scuola e catechesi, allora, non è data dalla sola differenza di contenuti e di metodi, ma
principalmente dalla diversa finalità (da una parte l’apprendimento dall’altra un’esperienza di incontro) che
richiede una diversità di linguaggi. I linguaggi usati nella catechesi sono mezzi che ci permettono di vivere,
con modalità diverse, l’incontro d’amicizia con Gesù:
-
il LINGUAGGIO BIBLICO: entro in contatto con Gesù attraverso la sua Parola
il LINGUAGGIO NARRATIVO-AUTOBIOGRAFICO: attraverso la narrazione della vita del catechista o di
altri testimoni, conosco e incontro Gesù nel mondo
il LINGUAGGIO ESPERIENZIALE: con azioni, gesti, servizi, esperienze, incarno la Parola di Dio e mi facci
simili a Gesù
il LINGUAGGIO LITURGICO-SIMBOLICO: sperimento il dialogo diretto con Lui
LA STANZA DELLA CATECHESI
Se vado alla catechesi non per ascoltare lezioni su Gesù, ma per conoscerlo attraverso le testimonianze dei
miei catechisti, incontrarlo nella Parola e nella preghiera, o riconoscerlo attraverso i miei compagni e la
comunità, non posso pensare ad una stanza che sa di scuola. Sono ben diverse le finalità e lo stile. Inoltre, se
la Chiesa riconosce “la centralità della catechesi in ogni azione pastorale” e che “tutto nella Chiesa ha
bisogno di catechesi” 1 (intesa qui non solo come iniziazione cristiana), non può essere relegata in spazi
angusti, a volte disordinati e sporchi. La catechesi al pari della liturgia dovrebbe avere a disposizione spazi di
massima dignità e cura.
Una stanza bella, ordinata, curata ma non solo. Una stanza che mi parla di Dio, dove poter incontrare Gesù
attraverso tutti i miei sensi, dove potermi avvicinare a Lui attraverso i diversi linguaggi della catechesi. Non
crediamo esista uno schema assoluto in base al quale modellare la propria stanza della catechesi, per cui
riportiamo di seguito solo alcune delle idee emerse dai partecipanti ai nostri
corsi durante delle esercitazioni.
SPAZIO BIBLICO. “La Scrittura è il ‘Libro’; non un sussidio, fosse pure il primo” 2.
Non un libro ma il libro! Come possiamo comunicare questo in modo chiaro
e concreto? Ricordiamoci che è più importante soprattutto con i bambini
ciò che l’altro percepisce e sente e non ciò che dico: posso benissimo dirgli
‘la Bibbia è un libro straordinario’, ma non basta se poi lo prendo dalla
libreria (come un libro tra i tanti), se lo uso senza cura e distrattamente,…
eppure il sacerdote durante la messa non va all’ambone con il Lezionario
sotto braccio, ma la Parola è valorizzata in un apposito spazio della Chiesa.
Scegliere uno spazio speciale nella stanza dove custodire la Bibbia e dove
1
2
CEI, Lettera dei Vescovi per la riconsegna del testo “il rinnovamento della catechesi”, 1988, n. 6.
CEI, Documento Base. Il rinnovamento della catechesi, op. cit., n. 107.
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CATECHESI 2.0
recarsi per ascoltarla può aiutare molto bambini e ragazzi a percepirne l’importanza e il valore. Ecco alcuni
suggerimenti pratici:
tenere la Bibbia su un apposito leggio o su un bel cuscino;
mettere davanti alla Bibbia un tappeto e dei cuscini per far sedere i bambini in ascolto della Parola;
i corpi sono orientati verso la Bibbia;
un vaso con i fiori per sottolineare la bellezza della Parola;
un’immagine di Gesù, un’icona, per indicare che per mezzo della Parola Lui ci parla;
una candela da accendere prima della lettura, “lampada per i miei passi è la tua parola” (Sal 109,
105).
SPAZIO NARRATIVO. Uno dei linguaggi della catechesi è quello narrativo e autobiografico: luogo del narrare e
del narrarsi, di ascolto di parole che si fanno volti, incontri che si fanno storia di salvezza. Cosa ci può essere
utile:
un tappeto dove sedersi in cerchio per ascoltare;
un videoproiettore dove mostrare storie, immagini, foto di persone incontrate o luoghi visitati,
documenti di vita;
della musica da trasmettere in sottofondo.
SPAZIO ESPERIENZIALE. Uno degli obiettivi della catechesi è coinvolgere integralmente il bambino e renderlo
protagonista per fare esperienze concrete di comunione, servizio, ma anche per essere messo alla prova e far
emergere, sperimentare, i talenti e i doni che Dio che gli ha dato. Questo coinvolgimento nella catechesi non
può ridursi a mero attivismo o ad uno stratagemma per solo a tener a bada i più agitati. Fare esperienza è
uno dei cardini del percorso d’iniziazione, è uno dei metodi propri della crescita umana e spirituale dei
ragazzi, non si tratta di un optional. In questo caso, lo spazio non deve essere interpretato solo a livello fisico, in
quanto si possono fare molte esperienze anche al di fuori di una stanza: visitare delle persone, dei luoghi
significativi, svolgere dei servizi per la comunità o bisognosi… Alcuni consigli emersi nei corsi:
un baule o contenitore con pezzi di stoffa vari, da poter usare per semplici drammatizzazioni bibliche;
materiali vari di cancelleria (dai colori alla plastilina, dai fogli di carta a scatoloni in cartone da
modellare,…), per realizzare oggetti, simboli, suggeriti da un brano biblico o una storia di vita, da
usare poi nello spazio celebrativo o narrativo;
strumenti musicali;
macchina fotografica per andare a scattare delle foto da riversare poi su pc, in modo da realizzare
insieme una presentazione a tema;
materiali ludici (palle, corde, fettucce di filo colorato,…), per introdurre un tema o sperimentare con il
gioco un messaggio importante dell’incontro.
SPAZIO CELEBRATIVO. Pregare insieme non è sempre un’esperienza facile da proporre al gruppo. Lo spazio
costituisce un elemento importante per predisporre le persone ad un momento così intenso e coglierne
(come prima per la Bibbia) lo spessore. Si tratta di un tempo qualitativamente diverso dagli altri, in cui
l’oggetto non è il confronto tra noi o l’esprimere opinioni e idee, ma il colloquio diretto e comunitario con Dio.
Come vedremo meglio nel capitolo dedicato al rapporto tra catechesi e liturgia, qui il linguaggio corporeo, la
sua posizione e postura, i movimenti, e il linguaggio simbolico, sono determinanti. La fase celebrativa
potrebbe anche svolgersi in un altro ambiente appositamente preparato, per rafforzare ritualmente il dialogo
diretto con Gesù. Alcune indicazioni pratiche:
un tappeto;
sgabelli o cuscini;
una luce soffusa, con la possibilità di disporre di un faretto mirato su un elemento simbolico in rilievo;
un’immagine sacra verso la quale orientarsi;
candele;
un simbolo legato al tema biblico o di fede trattato;
post-it per preghiere personali;
chitarra e strumenti per animare la preghiera.
ATTENZIONE: non si vuole dire che una stanza deve avere quattro diversi spazi in cui muoversi e fare
esperienze diverse. Si tratta di riflettere sui linguaggi propri della catechesi, che hanno dei loro codici per
poter essere vissuti ed esprimersi, codici che non possono non essere anche visibili e riconoscibili nel luogo
dove si svolge l’incontro. Il consiglio che ci sentiamo sempre di dare è di inserire, in relazione anche alla stanza
a disposizione, alcuni degli elementi sopra indicati, poi gradualmente inserirne altri, coinvolgendo gli stessi
bambini e ragazzi. È sicuramente più bello se i piccoli partecipano alla creazione della stanza della catechesi
o, a turni, si occupano di alcuni dei suoi elementi: portare fiori, accendere la candela, aprire la Parola,…
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CATECHESI 2.0
I QUATTRO PILASTRI DELLA CATECHESI
“Ogni itinerario di Iniziazione cristiana è un tirocinio di vita cristiana. Esso deve prevedere tutti gli
elementi che concorrono all’iniziazione: l’annuncio-ascolto-accoglienza della Parola, l’esercizio
della vita cristiana, la celebrazione liturgica e l’inserimento nella comunità cristiana”.
Nota del Consiglio Permanente della CEI, L’iniziazione cristiana 2.
Orientamenti per l’iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni, Roma 1999, n. 30.
Quattro pilastri allora vengono evidenziati per un percorso che aiuti a diventare cristiani: la Parola, la vita, la
celebrazione, la comunità.
LA PAROLA: cuore dell’incontro catechetico. E’ importante tornare a narrare i grandi racconti biblici,
ripercorrere la Storia della Salvezza, e ricercare in essa la propria storia di salvezza.
LA VITA: integrare fede e vita, far in modo che quanto ascoltato sia significativo per la vita dei ragazzi, abbia
un riscontro e chieda anche una trasformazione, un atteggiamento nuovo… faccia luce per la nascita di un
uomo nuovo in Cristo… per arrivare a dire, come San Paolo, ‘non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in
me’.
LA COMUNITA’: il coinvolgimento della comunità, con alcuni suoi membri o in forma liturgica, per renderla
responsabile di questo percorso e testimone credibile verso i più piccoli.
LA CELEBRAZIONE: vivendo esperienze di preghiera intensa, anche insieme ai propri genitori (per rieducare
anch’essi alla preghiera), momenti in cui fare sintesi di un percorso ed esprimersi attraverso i linguaggi propri
del colloquio filiale.
La ‘vita’ non diviene solo un riferimento al vissuto dei ragazzi, al trovare esempi significativi ed efficaci per loro,
ma si traduce in vero e proprio tirocinio: affinare i propri talenti e il senso profondo che è nell’uscire da sé
(esistere, etimologicamente ex-sistere, stare fuori di sé), scoprire le mie povertà e lì farsi accogliere e amare. E’
la Parola che si incarna in gesti, atteggiamenti, azioni, scelte, pensieri, interpretazioni, idee.
La ‘comunità’ allora è la palestra di vita, dove i ragazzi incontrano testimoni, cercano di imitarli impegnandosi,
migliorandosi nell’esercizio della carità, del servizio pastorale, nell’espressione pubblica della propria fede in
famiglia, a scuola, con gli amici. Nel gruppo e con la comunità possono così celebrare, entrare in una
comunione più forte e profonda con gli altri e con Dio, traendo da questo l’energia, la forza, la speranza, in
grado di ri-crearsi per poi essere in grado a loro volta di essere con-creatori nel mondo.
UN PERCORSO PER CONOSCERE, VIVERE, CONTEMPLARE, CELEBRARE
Nell’esortazione apostolica Catechesi Tradendae, Giovanni Paolo II ci
ricorda che “lo scopo definitivo della catechesi è di mettere qualcuno
non solo in contatto, ma in comunione, in intimità con Gesù Cristo” 3.
L’avventura in cui ci troviamo ad accompagnare i nostri ragazzi è quella
della scoperta di Gesù, di un incontro personale e di gruppo, il solo in
grado di cambiare profondamente le loro vite. Un incontro che noi per
primi, come catechisti, dovremmo aver sperimentato, come evidenziava
il vescovo Tonino Bello:
“Insomma, non si può parlare di Gesù vivo, sol perché si è visitata una
galleria di quadri su di lui, o perché si esibisce, a chi te ne chiede
informazioni, il catalogo dei reperti di museo che lo riguardano. Da
questa legge non si sfugge: abbiamo il diritto di parlare compiutamente
del Signore solo quando lo si è fissato «con i nostri occhi».” 4
3
4
Giovanni Paolo II, Catechesi Tradendae, n. 5.
Tonino Bello, Scrivo a voi – lettere di un vescovo ai catechisti, 1992, EDB, Bologna, pag. 46.
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4
CATECHESI 2.0
Se la catechesi è accompagnare ad un incontro, allora non può limitarsi ad una lezione. “I compiti
fondamentali della catechesi: aiutare a conoscere, celebrare, vivere e contemplare il mistero di Cristo.” 5 Non
si tratta solo di un apprendimento mnemonico, conoscitivo, ma di contatto intimo, profondo, con Gesù.
Conoscerlo, celebrarlo, viverlo, contemplarlo: l’esperienza di un incontro, di uno scambio di sguardi, di una
tenerezza inaspettata ma certa nel riconoscimento dell’amore. Come generare tutto questo se non destando
nel ragazzo sorpresa, meraviglia, attesa, emozione, scambio, dono, rischio, fatica, gioia? Sostantivi propri di un
incontro vero, autentico, che allo stesso tempo si fa percorso, sentiero per addentrarsi sempre più nel mistero
di Dio.
1. CONOSCERE CRISTO
Conoscere Cristo è mettersi in ascolto della sua Parola, nutrirsi di essa per guardare a Lui come maestro,
riconoscere il suo amore per noi e fare di questo amore linfa per portare anche noi frutto. “Educare al
pensiero di Cristo, a vedere la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui,
a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo. […] Questa è la
missione fondamentale di chi fa catechesi a nome della Chiesa.” 6
IN ASCOLTO DELLA PAROLA. Ci si dispone in ascolto della Parola, ponendo
attenzione non solo a cosa si legge ma anche al come e al dove.
LA BIBBIA. Una Bibbia bella! Non scarabocchiata o rimediata all’ultimo
momento, spiegazzata o impolverata. Una Bibbia bella, come segno della
bellezza della Parola di Dio e dell’attenzione e del rispetto che abbiamo nei
Suoi confronti. Si tratta di un libro, è vero, ma ciò che conta è la cura,
l’attenzione e l’importanza verso la Parola in esso contenuta, che riusciamo a
trasmettere ai bambini e ai ragazzi. Leggere i brani biblici dal testo del
catechismo non è valorizzare la Parola: sembra di assistere ad una lezione di
italiano dove si leggono brani antologici di autori selezionati… ma la Parola
di Dio è molto di più di un antologia, e questo si comunica ai bambini non tanto a parole ma attraverso il
nostro stile educativo.
DOVE. Sarebbe bene dedicare uno spazio apposito della stanza dove collocare e leggere la Bibbia. Uno
spazio che stimoli attenzione e ascolto. I bambini potrebbero anche ascoltare seduti a terra su di un tappeto. I
corpi in questo caso non sono in cerchio o intorno ad un tavolo ma tutti protesi verso la Parola, la fonte di vita.
COME. Aiutare a fare silenzio, divenendo silenzio. Il silenzio come premessa per l’ascolto 7. Si invoca attraverso
una breve preghiera o un canto lo Spirito Santo: “né va mai dimenticato che la Scrittura deve essere letta e
interpretata con l’aiuto dello Spirito Santo, che l’ha ispirata e fa ancora risuonare la viva voce del Vangelo
nella Chiesa.” 8 Lo Spirito rende ancora viva la Parola in chi l’ascolta. Introdurre brevemente il brano con
chiarimenti sul contesto storico e i personaggi. La lettura deve essere chiara ma né piatta ne teatrale. Si può
ritualmente far precedere o seguire la lettura da alcuni gesti rituali: accendere una candela (“lampada ai
miei passi è la tua parola”, Salmo 188), baciare il libro, come il sacerdote alla messa dopo aver proclamato il
Vangelo ("Quanto amo la tua legge, Signore!" o "Quanto sono dolci al mio palato le tue parole, più del miele
per la mia bocca!", Salmo 119, 97.103).
LA PAROLA MI DICE. Aiutare i presenti a scorgere il messaggio profondo del brano biblico appena
proclamato.
DOVE. Si ripone la Bibbia e si invita il gruppo a disporsi in modo nuovo: non si è ora solo in ascolto ma inizia un
momento di lavoro e confronto. Ci si può disporre in cerchio al centro della stanza.
COME. Sono varie le modalità che si possono usare per stimolare il gruppo a riflettere sulla Scrittura. La forma
di stare intorno al tavolo e fare domande per comprendere quanto i ragazzi hanno capito e ciò che li ha
colpiti non sempre è efficace, soprattutto se il gruppo è numeroso e se molti non parlano o al contrario
monopolizzano il confronto.
LA PAROLA M’INTERROGA. E’ tempo di raccogliere quanto finora fatto e dargli un nome, scorgerne il
messaggio centrale., vedere come la Parola parla alla nostra vita, sia importante per la vita concreta di
ognuno di noi. Si può procedere con delle domande aperte:
- “Mi è mai capitata una situazione simile, in cui…?”
- “C’è stato/C’è qualcuno nella mia vita che…?”
- “Tra i miei amici…?”
5
Congregazione per il Clero, Direttorio Generale della Catechesi, n. 85.
C.E.I., Il rinnovamento della catechesi, n. 38.
7
“E’ necessario che anche nella catechesi l’accostamento alla sacra Scrittura avvenga in clima di preghiera, affinché il colloquio tra
Dio e l’uomo possa svolgersi nella luce e nella grazia dello Spirito Santo.”, Il Rinnovamento della Catechesi, n. 108.
8
CEI, Il Rinnovamento della Catechesi, n. 107.
6
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5
CATECHESI 2.0
- “Nella mia famiglia…?”
- “Dove posso trovare…?”
- …
Compito del catechista è sottolineare e mettere in evidenza i collegamenti tra la Parola e i racconti dei
ragazzi.
Con i preadolescenti e gli adolescenti il momento biblico può essere preceduto da una fase più di taglio
esistenziale.
OSSERVO LA VITA. Obiettivo di questo momento è far emergere le posizioni,
l’immaginario, i possibili pregiudizi che i ragazzi hanno verso l’argomento
proposto. È, allo stesso tempo, raccogliere parole, termini, riflessioni proprie del
mondo dei ragazzi, sia nell’ottica di una loro ridefinizione o ristrutturazione
significativa, sia valorizzandoli per un loro uso comunicativo volto a rendere più
incisivi i nostri messaggi usando espressioni a loro affini e riconosciute. Il rischio
che si vuole evitare, è quello di affrontare un tema senza tener conto del loro
punto di vista, del loro immaginario, parlando così un linguaggio o
proponendo delle immagini distanti o contrarie alle loro percezioni, con le
possibili conseguenze di una chiusura o di un disinteresse al confronto.
Per realizzare questo scopo possiamo far uso di apposite tecniche di
animazione per la gestione della comunicazione di gruppo.
Successivamente si farà sintesi di quanto emerso e pronti a rileggerlo alla luce della Storia della Salvezza.
Seguirà alla lettura della Bibbia un commento da parte del catechista, in modo da far sintesi tra quanto finora
discusso e condiviso (i pensieri e le esperienze dei ragazzi) e la Parola di Vita. Tutto quanto raccolto nelle fasi
precedenti potrà ora essere illuminato dalla vita di Cristo. Sarà conoscerlo in quanto anche Lui ha vissuto e
sperimentato ogni aspetto della nostra umanità (Fil 2, 1-11; 2Cor, 8-9).
2. VIVERE CRISTO
La Parola diviene evento, s’incarna nella vita, nella realtà che viviamo. Se in precedenza questo è avvenuto
confrontando la nostra storia e gli eventi presenti con la Parola di Dio, che sempre opera in essi, ora si tratta di
metterla in pratica. È l’atto creativo dove toccare con mano, per aprire gli occhi e il cuore alla realtà di
Cristo, dove plasmare la realtà e la nostra esperienza per renderla sempre più ad immagine e somiglianza di
Dio. È avere Gesù come modello e mettere in pratica i suoi insegnamenti, educarci a divenire come Lui e
giungere a dire un giorno come Paolo, “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2, 20).
Non si tratta di impegnare i ragazzi in un semplice attivismo, che li tenga occupati nel fare qualcosa di
interessante o divertente. Il ‘fare’ deve qui scaturire dalla Parola letta e meditata in precedenza.
È un tempo speciale, che può assumere forme diverse, in base all’età, al contenuto, al tempo a disposizione.
• È TEMPO DI IMPEGNARSI
• TEMPO DI USCIRE
o incontro al creato
o incontro ad un testimone
o incontro alla sofferenza
o incontro alla bellezza
• TEMPO DI INCONTRO CON LA COMUNITA’ (tramite uno spettacolo, un incontro aperto, una preghiera
comunitaria, un libretto, una mostra…)
• TEMPO DI IDEARE iniziative e progetti insieme ai ragazzi
3. CONTEMPLARE CRISTO
È tempo di fare memoria del percorso fatto, per poi fare memoriale, celebrando l’esperienza vissuta.
Ora c’è chiesto di ricordare quanto ascoltato, detto, fatto insieme, di puntare il nostro sguardo per scorgere il
senso profondo del cammino fin qui compiuto: contemplare il volto di Cristo che in filigrana emerge dagli
sguardi, i gesti, le parole, i luoghi, gli oggetti,… di cui si è fatto esperienza.
Si dà un nome a ciò che si è vissuto prendendo atto che si è acquisito qualcosa di nuovo. Si issano le reti per
vedere e valutare i frutti della pesca, e contemplare Cristo che è presente ed opera, attraverso di noi, nella
catechesi, nella comunità e nella Chiesa.
4. CELEBRARE CRISTO
È il momento dell’incontro comunitario con Gesù cha abbiamo conosciuto attraverso la Parola e che è
presente nel mondo e nella nostra vita. Non è sufficiente fare memoria ma occorre fare memoriale di quanto
abbiamo ascoltato e vissuto. “Il memoriale non è soltanto il ricordo degli avvenimenti del passato, ma la
proclamazione delle meraviglie che Dio ha compiuto per gli uomini. La celebrazione liturgica di questi eventi li
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CATECHESI 2.0
rende in certo modo presenti e attuali. […] sono resi presenti alla memoria dei
credenti affinché conformino ad essi la propria vita.” 9
È tempo di benedire, ringraziare, lodare, invocare Dio per quanto ha operato
su noi. È tempo di celebrare, sostare come gruppo, come piccola Chiesa,
come Maria a Betania ai piedi di Gesù (Lc 10, 39), stare del tempo con Lui,
assaporare i frutti raccolti lungo il cammino, portare alla Luce il tesoro per il
quale ci si è messi in viaggio, in ricerca.
Celebrare nella catechesi 10. A pregare s’impara. Quelle che seguono sono
solo delle indicazioni operative per vivere momenti di preghiera con il proprio
gruppo di bambini e ragazzi.
LO SPAZIO. Per vivere pienamente un momento di preghiera è necessario un luogo che favorisca il
raccoglimento e che crei percettivamente uno stacco dalle attività precedenti. Sarà come per Mosé recarsi
davanti al roveto ardente, togliendosi i sandali (Es 3, 1ss), o nella tenda del convegno, ‘faccia a faccia’ (o
traducendo letteralmente ‘bocca a bocca’) con Dio (Es, 33, 11).
I TEMPI. Quello della preghiera comunitaria è un tempo speciale, non può trattarsi di un ritaglio iniziale o finale
di incontro. Per i bambini più piccoli può trattarsi di un momento non lungo, dove andare da Gesù a
chiedergli qualcosa, mostrare quanto fatto, ringraziarlo, cantare a Lui, facendo uso anche delle espressioni e
dei simboli presenti nella Parola annunciata. Per i ragazzi dalle medie in su, si possono organizzare dei veri e
propri incontri celebrativi, posti in momenti specifici del percorso, per richiamare quanto ascoltato, vissuto,
fatto e ricapitolarlo tutto in Cristo. Come catechista ho preparato incontri rivolti a ragazzi delle medie con
taglio celebrativo, della durata di 45 minuti circa: creando il giusto clima, predisponendo un adeguato spazio,
usando il linguaggio proprio dell’azione liturgica, non si sono annoiati e non hanno fatto confusione.
Ovviamente, questo ci chiede una cura particolare nel progettare e nel condurre l’esperienza.
UN SIMBOLO. Un oggetto o un’immagine che attragga l’attenzione dei presenti, che sia sintesi del percorso
vissuto e aiuti ad e-vocarlo.
IL CORPO. Non si può restare sempre nella stessa posizione, il corpo ci aiuta a vivere ciò che si celebra, guida
la nostra percezione e amplifica i nostri sensi interiori. È importante considerare: dove è rivolto il corpo dei
bambini o dei ragazzi, se sono seduti o in piedi; i gesti da compiere in alcuni momenti, che possono riprendere
quelli compiuti dai personaggi biblici di cui si è narrato o in uso nelle celebrazioni liturgiche.
IL CANTO. Un corpo ha una voce, e il canto aiuta a rendere le tanti voci una sola 11. Il canto e la sua melodia
inoltre ci coinvolgono integralmente, rispetto ad una lettura o ripetizione di formule.
LA PAROLA. Proclamata, viene rifatta risuonare, per ritrovare in essa il senso di quanto vissuto, come momento
di sintesi dove l’esperienza acquista un volto più chiaro, contorni più netti, e ci chiama a risponderLe.
L’ALFABETO DEL PREGARE. Come rispondere alla Parola? Torniamo a cercare nel nostro scrigno, la liturgia.
Nella liturgia eucaristica sono presenti tutte le forme di preghiera: di lode e di ringraziamento, di domanda, di
pentimento, d’intercessione. Un conto è invitare i nostri ragazzi a dire una preghiera qualsiasi, un altro invitarli
ad usare, in funzione del percorso che si è fatto, una di quelle particolari forme, per familiarizzare con questo
linguaggio. Se abbiamo trattato la parabola del Padre misericordioso, potrei invitare ad una preghiera di
pentimento o di ringraziamento, se invece si è narrato del Buon Samaritano potrei invitare ad una preghiera
d’intercessione, e così via. Ai diversi tipi di preghiera si può abbinare un gesto, così il corpo mi aiuta ad
esprimere con tutto me stesso quella risposta a Dio che mi chi-ama.
BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA
F. Carletti, Accendere la catechesi – Un metodo creativo per incontri coinvolgenti,
Paoline, 2011
F. Carletti, Lo spettacolo della preghiera in Circus Musical, Città Nuova
A. Cenini, Ciurma questo silenzio cos’è, Paoline.
E. Carosio, A. Cenini, Accomodati qui si sta bene!, Paoline.
M. Rosenstiehl, H. Zuber, Raccontare la Bibbia, LDC.
A.M. Lusuardi, “Il cappotto di Dio – come animare incontri di adorazione per bambini
e ragazzi”, ed. Paoline
A. Gerhards, La liturgia della nostra fede, ed. Qiqajon, Magnano (BI) 2010.
Saberschinsky A., La liturgia, fede celebrata. Introduzione allo studio della liturgia,
Queriniana, Brescia, 2008.
Wackenheim M., Gesti e segni della fede, Elledici, Torino 2011, p. 32.
Daniele Castellari, I bambini vedono Dio – esperienze di narrazione e di ascolto, EMI
9
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1363.
Una trattazione più specifica del tema con del materiale operativo può essere trovata nel testo Accendere
la Catechesi, op. cit., al capitolo 10.
11
M. Wackenheim, Gesti e segni della fede, Elledici, Torino 2011, p. 32.
10
Per info e contatti
www.creativ.it; www.creativformazione.it; www.creativementi.it
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