La No tra
Salute
LA LEGA ITALIANA PER LA LOTTA CONTRO I TUMORI INFORMA • NUMERO 2/2010
Il cuore della LILT
i volontari
La No tra
Salute
n. 2 • Giugno 2010
Direttore responsabile
Marco Rosselli Del Turco
Redazione
Elisabetta Bernardini
Segreteria
Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori
Sezione provinciale di Firenze
Viale D. Giannotti 23 - 50126 Firenze
Telefono: 055 576939 - Fax 055 580152
e-mail: [email protected]
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Progetto grafico e stampa
Elisabetta Bernardini - Gianni Cammilli - Tipografia ABC
Tariffa Associazioni senza fini di lucro: “Poste Italiane S.p.A. Sped. in abb. post. - D.L. 353/2003
(conv. in L. 27.02.2004 n. 46), art. 1 comma 2° DCB Fi”
Autorizzazione del Tribunale di Firenze n° 3127 dell’11.04.1983
Questo numero è stato stampato in 20.000 copie inviate e distribuite gratuitamente a Soci e amici della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori
Sezione di Firenze
Membri del Consiglio Direttivo
Dr.ssa Elena Bartalucci
Dr. Alessandro Bussotti
Dr.ssa Alessandra Chiarugi
Dott.ssa Ida Cipparrone, Presidente
Dr.ssa Luisa Fioretto
Dott.ssa Eleonora Frescobaldi
Dr. Alexander Peirano, Vice Presidente
Sig.ra Elisabetta Gentile, Segretario
Sig.ra Roberta Ciurekgian Scandurra
Dott.ssa Elena Toppino
Dott. Alberto Zanobini
Membri del Collegio dei Revisori dei Conti
Dott.ssa Antonietta Donato, Presidente
Dott. Francesco Fantigini
Dott. Matteo Scalini
Delegazioni LILT
Empoli
lun - giov 10-12
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Via San Mamante, 4
50053 Empoli (FI)
Tel. e Fax 0571 73193
Mugello
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Siamo aperti dal lunedì al giovedì con orario 9-13.30 14.30-18
e il venerdì dalle 9 alle 13,30
SOCIO ORDINARIO euro 10
SOCIO SOSTENITORE euro 150
Per avere informazioni sui benefici fiscali della tua donazione consulta il sito www.legatumorifirenze.it
Grazie a te, possiamo stanziare fondi per:
• Ce.Ri.On. - Centro di Riabilitazione Oncologica Firenze
• Servizio Donna Come Prima per le donne operate di tumore al seno
• Servizio di Prevenzione ed Educazione alla Salute
• Servizio C.A.M.O. Centro di Aiuto al Malato Oncologico
• Unità di Cure Palliative zona nord ovest (personale)
• Finanziamenti per la ricerca
Il nostro più grande obiettivo:
un futuro senza cancro.
Editoriale
Presidente Ida Cipparrone
C
ari amici, abbiamo voluto dedicare la copertina di questo numero ai volontari: sono soprattutto loro che rendono possibile il nostro lavoro quotidiano a sostegno
del malato oncologico.
In una Regione come la nostra che vanta oltre 3.500 associazioni e più di 115.000 persone impegnate (la Toscana del “terzo settore” e del “non profit” è infatti una delle realtà più importanti d’Italia), siamo ormai abituati a sentir parlare di volontariato: questa “sana abitudine” fa parte per fortuna della nostra realtà di cittadini e sappiamo bene qual è l’apporto sociale di coloro che dedicano parte del loro tempo per gli altri.
Potrei farvi decine di esempi di volontari LILT che con il loro impegno solidale, da anni sorreggono questa Associazione e ne rappresentano il motore trainante.
Un pensiero a due amiche storiche: Roberta Ciurekgian Scandurra, Responsabile del Servizio Donna come Prima e Anna Franci, per anni Presidente dell’Associazione Laringectomizzati diventata poi Responsabile del Servizio Laringectomizzati della LILT. Sono entrambe un esempio pluriventennale di donazione di se stesse con il volontariato. Possono
essere fiere del lavoro che hanno fatto e la più grande ricompensa è sicuramente il sorriso nei volti di tutti coloro che hanno aiutato. Grazie di cuore ad entrambe!
A proposito di volontariato, vorrei raccontarvi dell’ultimo episodio, in ordine di tempo,
che ci ha permesso di risparmiare risorse economiche che potranno essere così dirottate a sostegno delle attività istituzionali.
Sul retro della palazzina di viale Giannotti, nostra nuova sede, abbiamo un bel giardino che speriamo potrà essere goduto dai futuri utenti dei servizi che abbiamo in progetto di attivare in sede e di cui vi parleremo prossimamente.
Dopo la nevicata invernale e a causa dello stato di abbandono in cui versava questa
area verde, si sono resi necessari interventi di ripulitura e nell’ottica del risparmio e
dell’ottimizzazione delle risorse che è sempre in testa ai nostri pensieri, abbiamo deciso di non chiamare dei professionisti ma di farlo autonomamente.
Paolo Nuzzo, nostro consulente informatico da anni e oggi volontario a tutti gli effetti,
si è offerto di darci una mano nell’impresa. Armato di motosega, decespugliatore e tanta, tanta buona volontà, ci ha aiutati a tagliare, potare e pulire tutto il giardino. Il tempo ci ha voluto bene e un bel sole ci ha fatto compagnia per tutta la giornata. Tanta fatica, ma anche tanta soddisfazione alla fine per il risultato. Un grazie di cuore anche ai
dipendenti LILT che in questa giornata sono diventati volontari affiancando con entusiasmo il “nuovo giardiniere”.
Prendo Paolo come esempio di tutti i nostri volontari che ci donano tempo, forze ed energie.
Di coloro che vanno nelle piazze per la raccolta fondi, di chi inserisce dati, delle volontarie di
Donna come Prima che tengono aperto un servizio con orario continuato tutta la settimana,
di chi aiuta a portare ausili sanitari con il Camo. Dico grazie a questa infaticabile generosità di cui approfitteremo sempre molto volentieri.
I nostri volontari non fanno parte della Lilt. Loro SONO la Lilt. Sono la disponibilità e la flessibilità, sono l’altruismo, sono la dedizione e l’impegno, sono il lavoro disinteressato a sostegno di una Associazione in prima linea nella lotta contro il cancro. Sono il cuore della Lilt.
I volontari
sono il cuore della LILT.
Se hai un po’
di tempo
da dedicarci
chiama lo
055 576939.
Ti aspettiamo!
3
L’approfondimento
Gli screening
uno strumento che può ridurre
le diseguaglianze nella salute
Donella Puliti*, Gianfranco Manneschi*, Carlotta Buzzoni*,
Emanuele Crocetti* e Marco Zappa*
È
e
noto da tempo, e confermato recentemente in Gran Bretagna, che fattori sociali, economici e culturali
possono avere influenza sulla qualità dei
servizi sanitari goduti dai cittadini (le
classi più agiate hanno mediamente più
facile accesso a diagnosi più tempestive e
cure migliori). Ciò è causa di differenze significative in termini di salute, che tendono ad aumentare nel tempo.
Tutti gli studi presenti in letteratura
concordano nel sostenere che la sopravvivenza per cancro differisce a secondo dello status sociale del soggetto
(IARC 1997;
Woods et al,
2006). Anche
fattori sociali, economici
per il tumore
culturali possono avere influenza della mammella esistosulla qualità dei servizi sanitari no numerose
evidenze che
goduti dai cittadini
la probabilità di sopravvivere per una donna appartenente al
gruppo sociale dei soggetti relativamente
deprivati è inferiore rispetto a quella di
una donna di classe sociale più elevata
(Dalton et al, 2007; Halmin et al, 2008;
Gentil-Brevet et al, 2008). Inoltre, il differenziale di sopravvivenza tra soggetti
svantaggiati e non svantaggiati, chiamato
“deprivation gap”, diventa sempre più
marcato nel corso del tempo (Rachet et al,
2008).
*U.O.
Lo Studio Longitudinale Toscano (Biggeri
Epidemiologia
et al, 1998) ha permesso di definire un
Clinica
ampio quadro delle disuguaglianze socioe Descrittiva
economiche nella salute presenti nella noIstituto
per lo Studio
stra Regione. I risultati dello studio hane la Prevenzione
no mostrato che queste disuguaglianOncologica
ze, non solo sono presenti nel nostro
(ISPO)
territorio, ma tendono ad aumentare
Via San Salvi 12,
nel tempo nonostante il progressivo miFirenze
“
”
4
glioramento dello stato di salute della popolazione e l’allungamento della durata
media della vita.
Diventa quindi di grande importanza nella programmazione sanitaria valutare
l’efficacia di interventi destinati alla riduzione delle disuguaglianze e a tutela dei
gruppi svantaggiati.
Gli screening organizzati, con l’inserimento dell’intera popolazione bersaglio
all’interno di percorsi diagnostici e terapeutici di qualità controllata, possono
rappresentare un efficace strumento
riequilibratore. È quanto ha dimostrato
uno studio sulla popolazione della città di
Firenze condotto dalla U.O. di Epidemiologia Clinica e Descrittiva dell’Istituto per
lo Studio e la Prevenzione Oncologica
(ISPO).
Il primo passo è stato quindi classificare le donne per classe sociale. Lo si
è fatto ricorrendo ai dati del censimento
Istat 2001 che suddivide i cittadini per
“sezione”, microaree geografiche in cui in
media vivono circa 70 donne. Una classificazione che può far storcere il naso ai puristi della statistica ma che è piuttosto
pragmatica: è noto infatti che le diverse
aree della città sono popolate da caratteristiche socio-economiche e culturali diverse. Qui si tratta di piccoli agglomerati
di pochi palazzi e ci sono convincenti prove che gli abitanti al loro interno siano
sufficientemente omogenei dal punto di
vista socio – culturale.
A questo punto si è passati alla costruzione di una misura (definita indice di
deprivazione) che mettesse insieme, in un
unico valore, lo status socio-economico e il
livello culturale delle donne. Da qui si è
partiti per costruire le due classi da
confrontare: quella delle donne definite
“svantaggiate” (cioè con alto indice di deprivazione), in cui è compreso il 33 per
“d
de
cento più deprivato della popola- Tabella
zione censita, e la classe di riferi- Sopravvivenza causa-specifica a 10 anni dalla diagnosi per
mento, comprendente tutte le al- status socio-economico.
tre.
Il confronto della sopravvivenza, per tumore alla mammella (dati ricavati dal Registro
Tumori Toscano) in queste classi
è stato invece l’evento sanitario
studiato.
Per valutare se l’introduzione del
programma di screening mammografico nel comune di Firenze
abbia ridotto le differenze in termini di sopravvivenza sono stati
messi a confronto i valori che la
sopravivenza assumeva nelle vaindicatore che differiva invece nel periodo precedenrie classi in tre diversi periodi: prima dell’introduzione dello screening (1985-1986), nei primi tre
te allo screening (61% contro il 69% di stadi avanzaround di screening (1991-1996) e nei successivi tre
ti). L’insieme di questi risultati fa pensare che l’azio(1997-2002) – Vedi tabella.
ne riequilibratrice dei programmi di screening
sia intervenuta non solo al momento della diagnosi ma anche sui percorsi terapeutici successivi garantendo ad una porl’azione riequilibratrice dei programmi
zione della popolazione che prima ne era
esclusa un trattamento di alta qualità.
di screening garantisce ad una porzione
Ed è anche per questo che gli screening sono nati.
della popolazione che prima ne era esclusa
Se è bene mantenere una certa cautela nelun trattamento di alta qualità
la valutazione complessiva di uno studio
con queste caratteristiche e innovativo anche nelle metodologie, tuttavia i risultati descritti
I risultati dello studio mostrano che prima delsono suggestivi: quando il programma di screening
l’introduzione del programma di screening le donriesce effettivamente a raggiungere la maggioranne con tumore della mammella appartenenti al
za della popolazione, le differenze fra il gruppo dei
gruppo delle svantaggiate avevano una probabilipiù deprivati e quelli che lo sono meno nella sotà di sopravvivere di quindici punti percentuali
pravvivenza per tumore alla mammella tendono a
più bassa di quelle della classe di riferimento. Quescomparire. Le differenze invece si mantengono
sta differenza di sopravvivenza scompare complefuori dalle fasce di screening.
tamente nel periodo 1997-2002 per le donne nella
fascia di età compresa tra i 50 ed i 74 anni. A riprova che questo livellamento sia dovuto proprio agli
screening vi è un altro dato: le differenze presenti
nella classe di età al di sotto dei 50 anni che, quindi non si sottopongono agli screening, rimangono
invariate nel periodo recente.
E’ stato successivamente studiato tutto il percorso diagnostico ed è stato visto che la partecipazione allo screening non differiva nelle due classi sociali e che l’accuratezza diagnostica era simile fra
i due gruppi.
Per valutare quanto le differenze socio-economiche
sono dovute ad un diverso stadio alla diagnosi e
quanto ad un differente trattamento abbiamo effettuato una ulteriore analisi tenendo conto dello
stadio del tumore alla diagnosi. Dopo l’attivazione del programma di screening le donne nelle due
classi sociali mostrano un simile stadio alla diagnosi,
Il gruppo della U.O. Epidemiologia Clinica e Descrittiva ISPO
“
”
5
Rubrica
il medico domanda
il medico risponde
a cura di Grazia Grazzini, Dirigente Medico U.O. Screening ISPO
La riabilitazione oncologica
la persona al centro
Intervista alla dr.ssa Maria Grazia Muraca
C
ari lettori, l’ospite di questo numero della nostra rubrica è la dr.ssa
Maria Grazia Muraca, specialista in Chirurgia dell’apparato digerente ed endoscopia digestiva,
responsabile
S.S. Riabilitazione Oncologica ISPO.
La dr.ssa Maria
Grazia Muraca
6
Cara Mariella
(è così che ti
chiamano gli
amici), dal tuo
primo amore
professionale,
che era la chirurgia, sei diventata oggi
una delle maggiori esperte italiane
nella riabilitazione, in particolare
delle donne operate al seno.
Puoi dirci in cosa consiste il tuo lavoro e come sei arrivata oggi a dirigere
una delle strutture più efficienti di
Riabilitazione Oncologica?
Fin da piccola volevo fare il medico; aiutare le persone sofferenti e fragili. Dalla lontana Calabria sono venuta a studiare a
Firenze e già dal quarto anno di medicina
ho iniziato la frequenza nel reparto di
Chirurgia Generale dove la maggior parte degli interventi erano su donne con
tumore alla mammella. Nonostante le
difficoltà (a quei tempi non c’erano le
“quote rosa”: la chirurgia era al maschile),
l’amore e l’odore della sala operatoria erano per me irresistibili.
In quegli anni ho visto tanti corpi mutilati e sofferenti e tanti occhi spauriti e incerti sul futuro. Ho cominciato a pensare che il tumore andava affrontato
in tutte le sue sfaccettature; non solo
con il bisturi, la chemioterapia o la radioterapia; quelle persone avevano bisogno
di qualcosa di più, di altro e di oltre.
Durante un congresso ho incontrato colleghi dell’Istituto Tumori di Milano che già
facevano qualcosa in tal senso. E’ stata
per me la conferma. Ho continuato a fare
il chirurgo ma ponendo attenzione anche
agli altri bisogni dei pazienti. Così è iniziata l’avventura che mi ha portata nei
primi anni novanta ad abbandonare definitivamente la sala operatoria ed ad occuparmi a tempo pieno del dopo sala operatoria.
Prima una serie di borse di studio e poi
l’approdo definitivo al CSPO (oggi ISPO),
dove già esisteva un piccolo servizio di
riabilitazione che curava i “grossi bracci”
dopo la mastectomia, mi hanno permesso
di sviluppare sempre più la convinzione
che bisogna curare la persona “tutta”.
L’incontro con le donne operate di tumore
alla mammella - volontarie della LILT - è
stato un ulteriore e prezioso osservatorio.
Le persone che hanno incontrato il tumore nel proprio cammino di vita, percepiscono meglio di chiunque altro la necessità di curare insieme al corpo ferito anche
l’anima in subbuglio (“ho lasciato sul
letto operatorio una parte del mio seno e tutta la mia anima”, ha scritto
una nostra paziente).
Da tanti incontri, dall’ascolto delle persone, da circostanze favorevoli e stimolanti
si è pian piano sviluppato un lavoro
fatto di riabilitazione psico-fisica con
cui si pone al centro la persona con
tutti i suoi bisogni e le sue necessità.
A Firenze, presso Villa delle Rose,
uno dei Presidi dell’Istituto per lo
Studio e la Prevenzione Oncologica
(ISPO) è stato istituito il CE.RI.ON,
in collaborazione con la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori sez.
di Firenze. Come è nata questa collaborazione e quali attività sono svolte
presso il Centro?
Il Centro di Riabilitazione Oncologica (Ce.Ri.On) è il punto di
arrivo e di partenza di tutto il
percorso. La collaborazione
stretta tra le competenze del
Servizio Sanitario Regionale
(Ispo-ITT) ed il Volontariato
(LILT e Toscana Donna) ha permesso la creazione, nel maggio
del 2005, di una rete regionale
per la riabilitazione oncologica, coordinata da tre centri
pilota (Firenze, Livorno e Siena); in ogni Centro le persone
operate di tumore vengono accolte e riabilitate nel corpo e
nell’anima.
Le persone operate sono trattate
secondo un protocollo il quale,
oltre alla compilazione di un
questionario sulla qualità della
vita e lo stress psico-fisico, prevede una visita generale multidisciplinare finalizzata ad evidenziare tutte le problematiche
psico-fisico-oncologiche.
Pian piano le limitazioni ed i problemi fisici vengono trattati da fisioterapisti, enterostomisti, infermieri, mentre le problematiche
psicologiche sono curate da psicologi e psichiatri operando tutti in
stretta collaborazione. A cadenza
mensile si tiene una riunione di
tutta l’equipe riabilitativa (infermieri, medici, psicologi, fisioterapisti e volontari) durante la quale
si approfondisce (mediante ampia discussione) ogni problematica psico-fisica delle persone in
trattamento. Prezioso, in tutto
il percorso, è lo strategico
ruolo svolto dalle volontarie
di Donna come Prima della
LILT le quali quotidianamente
(dalle ore 9 alle ore 18) sono presenti a Villa delle Rose per l’importante funzione di accogliere,
consigliare, consolare e mettere a
proprio agio tutte le persone che
al Ce.Ri.On giungono.
A quale tipo di pazienti si rivolge la tua attività?
Trattiamo non solo donne operate di tumore al seno ma anche
persone operate di tumori del
colon-retto (portatori di stomia),
del distretto testa-collo (laringectomizzati), della cute, dell’apparato genito-urinario ed altri
tumori meno frequenti.
Che ruolo ha la riabilitazione nella qualità della vita di
questi malati?
Credo che la riabilitazione psico-fisica alla quale sottoponiamo le persone migliori molto
la qualità della loro vita; l’attenzione all’equilibrio tra corpo
e mente facilita molti processi
“riparatori”; le varie tecniche
che usiamo favoriscono e facilitano il raggiungimento di un
nuovo equilibrio dopo la malattia. Ho sentito dire spesso dai
pazienti: “la malattia ha migliorato la mia esistenza perché mi
ha fatto capire cos’è veramente
importante”.
In particolare per le donne
operate al seno, cosa può offrire la riabilitazione e quali
sono le prestazioni offerte
dal Centro?
La riabilitazione per i tumori
della mammella (femminile e
raramente anche maschile) si
articola in due grossi gruppi:
riabilitazione post-operatoria precoce e riabilitazione
degli esiti a distanza.
Nel primo percorso sono previste sedute di mobilizzazione e
scollamento delle cicatrici e dei
tessuti, con particolare attenzione sia all’articolazione scapoloomerale sia agli impianti di protesi nella chirurgia ricostruttiva. Vengono inoltre prescritte
protesi mammarie esterne e
messo in atto il relativo addestramento all’uso.
Nel secondo percorso trattiamo
principalmente il “linfedema” ossia il “braccio grosso” con massaggi manuali o meccanici (linfodrenaggio e pressoterapia) seguiti da
un bendaggio funzionale o da un
bracciale elasto-contenitivo allo
scopo di mantenere il miglioramento ottenuto con il massaggio.
Entrambi i percorsi sono integrati con attività fisica-psi-
cologica di gruppo: attività
motoria, ginnastica posturale, yoga, danza egiziana, dragon boat,
arte-terapia, rilassamento (argomenti già affrontati in precedenti numeri del notiziario, ndr).
Anche chi è stato operato
per un tumore dell’intestino
ed è portatore di una stomia,
può usufruire dei servizi del
Centro. Quali sono i servizi
offerti per questi malati?
Le persone operate, portatrici di
“sacchetto” (stomia) tendono a
nascondersi, ad isolarsi. Bisogna,
anche in questo caso, lavorare sia
sul piano fisico (utilizzo e scelta
del sacchetto, dieta adeguata) sia
su quello emotivo (colloqui psicologici individuali con il paziente
ed i suoi familiari). Anche il lavoro dell’infermiere enterostomista
è molto delicato ed importante
per il raggiungimento della completa autonomia della persona.
Vuoi aggiungere ancora qualcosa per i nostri lettori?
Mi piace concludere sottolineando che questo peculiare tipo di
riabilitazione globale è stata realizzata al Ce.Ri.On. - ISPO grazie al determinante apporto
della LILT di Firenze che oltre
a mettere a disposizione tanti
volontari, finanzia, con il contributo di “Corri la Vita”, tutte le
attività di supporto non convenzionate con il Sistema Sanitario
Regionale. Tutto insieme insomma, diventa fondamentale affinché si realizzi un servizio di qualità e professionalità che gratifica operatori ed utenti.
Cara Mariella, è stato veramente piacevole ascoltarti. Ti ringrazio vivamente delle tue informazioni. Spero che ancora una volta
i nostri lettori accolgano l’invito
a scriverci a [email protected] per chiedere ulteriori
informazioni o indicarci altri argomenti da approfondire tra
quelli di cui abbiamo parlato.
Al prossimo numero!
7
Rubrica
voci
a cura di Giovanna Franchi,
Psicologa Psicoterapeuta LILT Firenze
“Per dirlo loro”
La diagnosi di tumore
e il rapporto madre-figlio
Intervista al dr. Giorgio Maria Baratelli
“Un segreto
sta nel sapere condividere
le emozioni, senza paura,
con serenità.
Potrai stupirti ed essere fiera
della loro capacità
d’affrontare i problemi
e di trovare nuove soluzioni”
da “Per dirlo loro”
8
Q
uante volte nella vita da
genitori capita di ingoiare una preoccupazione,
un malumore, per non pesare
con le proprie ansie sul cuore dei
figli…
Immaginiamo quale dilemma si spalanca per una madre quando le cade sulle
spalle la diagnosi di tumore.
Che fare con i figli, dirglielo o
non dirglielo? Come spiegare loro le cure, gli interventi, gli effetti collaterali?
L’istinto genitoriale suggerisce
spesso di proteggerli, di evitare
loro questo trauma. Farsi
coraggio e
cercare di
far finta di
niente. Ma
così si corre il rischio
di restare
impantanati nella
“congiura del silenzio”.
Quando
succede, i
figli, che
sono capaci di interpretare anche i più lievi segnali non verbali, finiscono per intuire che sta
accadendo qualcosa di brutto,
talmente brutto che non se ne
può nemmeno parlare. E restano soli, nel silenzio, con la loro
paura.
Meglio quindi parlarne. Ma
qual è il modo giusto? Quali le
giuste parole?
Non ci sono regole rigide a cui
far riferimento. La scelta del
momento, del tono di voce, di
quanto dire non può essere fatta
che dai genitori, che meglio di
chiunque altro possono conoscere e rispettare quello che i figli
sono in grado di sostenere.
Ma è possibile essere accompagnati in questo passaggio.
Uno strumento utile, che spesso
usiamo per aiutare le mamme a
cercare di condividere con i figli le
proprie emozioni senza paura,
con serenità, è il libretto “Per
dirlo loro”, scritto dal dottor
Giorgio Maria Baratelli, chirurgo oncologo, Direttore dell’Unità di Senologia dell’Ospedale Moriggia-Pelascini
di Gravedona (Como) e del
Centro di Senologia della Delegazione Alto Lario della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, insieme a Roberta Barbone e ad Elisa Carrillo,
due infermiere professionali della
LILT Alto Lario. E’ un libretto
prezioso, che mette bene in luce
come nei momenti difficili della
vita è possibile far emergere il
meglio di noi stessi e che suggerisce come spesso i bambini
hanno molte più risorse di
quelle che immaginiamo.
Abbiamo chiesto al dottor
Baratelli di raccontarci da
quali esperienze è nata
l’idea di scrivere questo libretto a sostegno delle mamme che si trovano ad affrontare la drammatica esperienza di tumore vicino ai
loro figli.
Ho iniziato la mia carriera come
chirurgo generale. Con il tempo
mi sono dedicato alla senologia e
poi, proprio per la prevalenza
del tumore della mammella, sono stato “felicemente” costretto a
fare solo questo.
Pertanto mi sono confrontato e
relazionato con pazienti donne;
questo ha contribuito alla mia crescita
soprattutto come uomo e di conseguenza
come professionista.
L’idea di scrivere il
Come
libretto mi è venuta
dalla richiesta, a volte esplicita altre volte inespressa, delle
mie pazienti che si sono trovate
nella situazione incerta di come
comunicare la loro malattia ai
figli.
Nell’introduzione al libretto,
si legge questa frase: “E’ importante aiutare i tuoi figli a
capire la tua esperienza. Oltre alla tua malattia e alle
tue ansie, devi saper affrontare la loro angoscia”. Un
compito difficile per chi sta
vivendo un carico di vita così pesante. Cosa in particolare può aiutare una madre in
questo percorso?
Il libretto, che è una sorta di vademecum, spesso è di per sé un
valido aiuto, soprattutto perché
la paziente capisce che la comunicazione con i figli è un
problema già affrontato da
altre donne che si sono trovate
nella sua situazione ed è un problema così importante tanto da
essere stato messo su carta.
Comunque il libretto, pur essendo semplice e completo,
non può sostituirsi al contatto umano, che si esprime
nell’empatia tra chi cura (medi-
co ed infermiera) e chi è curato.
Come lei scrive, le reazioni
dei figli alla malattia della
mamma possono essere molto diverse a seconda dell’età.
Quali sono le differenze più
significative?
Le maggiori difficoltà sono
spesso riscontate nelle figlie
adolescenti, perché, proprio in
relazione al particolare periodo
che stanno vivendo, avvertono
la malattia come un impedimento all’indipendenza che
“Che fare con i figli,
Penso che sia compito del medico instaurare con la paziente
un rapporto di fiducia basato
sulla sincerità. Questo di conseguenza aiuta la comunicazione
con i figli, in quanto anch’essa
deve essere permeata della stessa sincerità.
A volte ho incoraggiato le
pazienti a farsi accompagnare per le medicazioni e i controlli dai loro figli, anche
piccoli. Questo momento di
condivisione ha facilitato molto
la comunicazione, abbattendo
barriere culturali e di ruolo che
continuano ad essere presenti.
Nel retro della
copertina si afferma: “Tutta la
spiegare loro le cure, gli interventi, tua famiglia
scoprirà di posgli effetti collaterali?
sedere
insospettate riserve
stanno conquistando (la madre d’amore e forza interiore”.
potrebbe aver bisogno di loro) e Che ruolo può giocare la rete
soprattutto come un contrat- familiare in questa esperientempo che scombussola i loro za, visto che come lei afferma “la malattia si ripercuote
progetti di vita.
Per questo possono avere una su tutta la famiglia”?
reazione di ribellione, a volte
Che “la malattia si ripercuote su
manifestata con eccesso d’agtutta la famiglia” è una constagressività, mentre altre volte si
tazione che può apparire ovvia
comporteranno in modo infantile; altri invece si faranno carico ma che così ovvia non è in quandi responsabilità gravose che le to, tanto per fare un esempio
faranno maturare troppo in fret- concreto, non ci è insegnata alta, mentre altre ancora affronte- l’università.
ranno la situazione con appa- Questo invece è un aspetto molto
importante da tener presente.
rente disinvoltura.
Infine le ragazze, quando la Nel libretto l’attenzione è focamamma è ammalata di tumore lizzata su come parlare della
della mammella, di solito vivono malattia ai figli, ma occorre esil problema con angoscia mag- sere allo stesso modo attenti
giore perché si sentono minac- alle reazioni degli altri comciate proprio nel simbolo stesso ponenti della famiglia (il pardella femminilità, che si sta svi- tner in primo luogo, poi le sorelle e i fratelli, i genitori…).
luppando nel loro corpo.
I rapporti familiari, se conosciuNel libretto si afferma l’im- ti (e questo fa parte dei compiti
portanza di essere sinceri dello specialista), possono essere
con i propri figli e informar- “utilizzati” positivamente nel
li sulla malattia. Come si può processo di cura.
coniugare questo con la tendenza spesso presente di ta- Il più delle volte si scoprono
cere le cattive notizie per risorse familiari sorprenproteggerli?
denti ed inaspettate.
dirglielo o non dirglielo?
”
9
Rubrica
sano&buono
a cura di Simonetta Salvini
Dietista, Collaboratore ISPO, Unità Operativa di Epidemiologia Molecolare e Nutrizionale
Più pesce in tavola
ma è davvero così caro?
S
tavolta si parla di pesce: ci dicono in tutte le
salse che dobbiamo mangiarne tanto, almeno
due o tre volte alla settimana, ma spesso si
sente una certa riluttanza da parte dei consumatori. C’è chi dice “mi spunteranno le pinne a furia di
mangiar pesce”, ma non è chiaro come mai nessuno dica “incomincerò a muggire e grugnire” visto
che il consumo di carni rosse e salumi è certamente molto superiore a quello del pesce.
Scherzi a parte, mangiando pesce non spuntano le
pinne (che peraltro potrebbero essere utili per chi
ama nuotare), ma sicuramente qualcosa di positivo
succede. Mentre il consumo di burro, carne, salumi e
formaggi tende a far aumentare nel nostro sangue
l’LDL, il cosiddetto colesterolo cattivo, il consumo
abbondante e frequente di pesce ci arricchisce
di acidi grassi polinsaturi, ed in particolare di acidi grassi cosiddetti omega-3, soprattutto quelli a lunga catena (EPA e DHA) che aiutano a proteggere in
particolare da malattie cardiovascolari e infiammatorie. Qualcuno dirà che si fa prima a prenderli rinchiusi in una bella capsulina trasparente, ma, a meno di
esigenze particolari e patologie in corso, dovremmo
cercare di assumere tutti i nutrienti necessari attraverso la dieta più che attraverso gli integratori.
Sembra strano, ma in un Paese come l’Italia, con migliaia di chilometri di costa bagnata dal mar Mediterraneo, i consumi di pesce sono abbastanza bassi.
In media si consumano ogni giorno circa 110 g di
carni fresche e conservate (tra cui 20 g di pollame e
30 g di salumi) e solo 40 g di pesce. In un Paese marino come il nostro mangiamo quindi tre volte
più carne che pesce! Nel meridione i consumi sono un po’ più alti della media nazionale, ma
siamo comunque lontani dai consumi degli
altri paesi mediterranei (Spagna e Grecia)
e dei paesi del nord Europa (Norvegia, Svezia, Danimarca).
I motivi che trattengono la gente dal consumare pesce sono molti: costa troppo, non
ho un pescivendolo vicino a casa, “mi fa
fatica” pulirlo e via di seguito. Vediamo un po’ se possiamo sfatare questi
miti negativi e invogliare ad un consumo più frequente di pesce.
Prima di tutto, cosa intendiamo dire
quando parliamo di pesce? Il pesce
10
propriamente detto è un animale vertebrato che vive in acque dolci o salate (quindi mare, fiumi, laghi):
per intenderci i pesci con la lisca. Spesso parlando di
pesce si fa di ogni erba un fascio e si includono anche
molluschi e crostacei. Ovviamente le differenze sono
molte e anche le caratteristiche nutrizionali variano.
Mentre i pesci, soprattutto quelli grassi come il pesce azzurro, sono per l’appunto particolarmente ricchi in acidi grassi omega-3, crostacei e molluschi tendono invece ad essere piuttosto ricchi in colesterolo,
e quindi a volte guardati con un po’ di sospetto. Per
comodità possiamo comunque tenerli tutti insieme
perché in ogni caso anche le indagini di consumo
mettono insieme tutte le informazioni. L’importante come sempre è variare i consumi.
Costa troppo?
Questa forse è l’obiezione più comune. E’ vero: il pesce fresco, pescato, pregiato, può avere un prezzo anche di 30-40 euro al chilo, mentre una carne rossa,
pregiata, in genere non supera i 20-25 euro al chilo.
Ma è veramente necessario consumare un pesce così costoso? Ci sono pesci molto più abbordabili,
come il pesce azzurro dei nostri mari (sardine,
alici o acciughe, sgombri); per questi il prezzo si aggira sui 4-8 euro al chilo, a seconda del periodo. In
questa fascia possiamo trovare anche cefali, suri o
sugherelli, moli e tanti altri pesci del nostro mare. Ci
sono poi pesci di fascia intermedia, divenuti ormai
molto abbordabili per via degli allevamenti. Orate,
cefali e branzini, tipici dei nostri mari, oppure salmoni e dentici che vengono da lontano, costano dai 5 ai
15 euro al chilo, a seconda del luogo di acquisto e na-
turalmente, della stagione.
Se poi vogliamo cernie, rane pescatrici, pesce spada, tonno, scorfani o
altro ancora il prezzo può certo salire, come pure sale per tutti i crostacei pregiati, dalle mazzancolle,
ai gamberoni, alle aragoste. Ma
non è certo necessario includerli
nella nostra dieta abituale.
Trucchi per spendere meno.
Anche il pesce si può acquistare a
chilometro zero. In molte città e
paesi marini è possibile recarsi direttamente alla banchina dei pescherecci e comprare il pesce appena pescato, evitando quindi il
ricarico sul prezzo per il confezionamento, il trasporto e la vendita
al dettaglio. Questo naturalmente
vale per chi abita vicino al mare o
per chi va in vacanza al mare.
Sul prezzo del pesce
influisce poi l’origine dello stesso: pescato o di allevamento? Circa il
30% del pesce che
noi mangiamo deriva oggi da allevamenti, diffusi ormai ovunque dal
Mediterraneo agli Oceani, al Mare del Nord. Il pesce allevato è
molto meno caro di quello
“selvaggio” e quindi l’allevamento rende possibile un più diffuso consumo di questo alimento
salutare: non sarebbe infatti pensabile poter mangiare il pesce 23 volte alla settimana servendoci
solo di quello pescato. Chi si preoccupa del suo valore nutrizionale può stare tranquillo: gli omega-3 abbondano anche nel pesce allevato, soprattutto perché
questi pesci, ben nutriti e un po’
più sedentari dei loro simili che
vivono in libertà, tendono ad essere più grassocci. Certo la carne
sarà forse meno saporita e soda,
stessa differenza che notiamo tra
un cinghiale ed un maiale d’allevamento. Ma come non pretendiamo di mangiare abitualmente
selvaggina, non si vede perché
far tanto gli schizzinosi sul pesce.
Dal punto di vista ambientale dicono che qualche problema ci
possa essere e non lo metto in
dubbio. L’ecosistema, in prossimità degli allevamenti, subirà certo
qualche variazione, ma ancora la
soluzione perfetta per sfamare il
mondo non si è trovata e dobbiamo continuare ad accettare compromessi, ovviamente cercando
di limitare i danni.
Consumare meno proteine
animali?
Gli esperti dicono che il pianeta
starebbe meglio se tutti mangiassimo meno prodotti di origine animale, non per nulla i movimenti vegetariani e vegani sono sempre più diffusi. Ho fatto
quindi qualche conto per vedere
come starebbe il nostro portafoglio spostando i consumi
verso una dieta più “verde”:
ho considerato una dieta “abi-
mente riusciamo a liberarci.
Il pesce è controllato e il rischio di
accumulo dovrebbe essere limitato,
ma si raccomanda sempre di variare le tipologie di pesce consumato e alternare pesci piccoli a pesci grandi: i pesci più grossi tendono ad accumulare queste
sostanze. Particolare attenzione a
bambini e donne in gravidanza e
durante l’allattamento.
E i parassiti?
Avrete sentito parlare dell’anisakis, un nematode che può essere
presente in molte varietà di pesce
da noi comunemente disponibili. La
cottura elimina questo parassita, come pure la surgelazione.
Se volete mangiare il pesce crudo,
congelatelo prima! A -20° per almeno 24 ore, a -15° per almeno 96 ore.
Questa norma dovrebbe
essere rispettata dai ristoranti che servono “sushi”.
abbondante e frequente
“il consumo
di pesce aiuta a proteggerci
dalle malattie cardiovascolari”
tuale” con tutti i giorni carne
rossa o salumi, 2 volte alla settimana pollo o tacchino, 1 volta le
uova, 2 volte i formaggi, 1 volta
il pesce ed una volta i legumi. Il
costo approssimativo, considerando porzioni medie (e considerando solo l’ingrediente principale senza condimenti o altro) è
di circa 18 euro alla settimana.
Se invece di mangiare tutti giorni carne ribaltassimo la situazione e mangiassimo tutti i giorni i
legumi, mentre solo 1 volta alla
settimana carne e salumi, 1 volta il pollo, 1 volta i formaggi, 2
volte le uova e 2 volte il pesce, il
costo scenderebbe ad 11 euro, poco più della metà!! Pensiamoci...
Inquinamento dei mari e dei
fiumi: un pericolo?
Cautela di sicuro, come sempre,
e controlli ben fatti. Il pesce può
contenere inquinanti, come il
metilmercurio, e come i policlorobifenili (PCB), questi ultimi considerati inquinanti organici persistenti, di cui difficil-
La fatica di pulirlo.
Questa si risolve facilmente, facendolo pulire in pescheria o comperando
il pesce già sfilettato.
La puzza sulle mani?
Sciacquarsi bene con l’aceto,
oppure mettetevi i guanti di
gomma per pulirlo e prepararlo.
Non avete una pescheria sotto casa?
Organizzatevi: andate al mercato o in pescheria una volta ogni
tanto e poi surgelate il pesce in
casa. Oppure comprate il pesce
già surgelato (non i bastoncini,
però). Ogni trucco è buono
per consumarne di più.
Le informazioni sono state prese da:
www.medfish.it/marecoltura.html
www.stradadelpesce.it/documenti/
specie_ittiche.pdf
www.legapesca.coop/contentpartviewer.aspx?ID=*filiera%20corta
www.cibo360.it/alimentazione/cibi/
pesce/pesce_crudo.htm
Kris-Etherton et al. Fish Consumption,
Fish Oil, Omega-3 Fatty Acids, and
Cardiovascular Diseas. Circulation
2002;106;2747-2757.
Leclercq C et al. The Italian National
Food Consumption Survey INRANSCAI 2005-06: main results in terms of
food consumption. Public Health Nutr.
2009;12 (12): 2504-32.
11
Rubrica
alleniamociastarbene
a cura di Associazione Sportiva Firenze Marathon
Sulle orme di mio padre
per tenere alti i valori dello sport
Intervista a Francesco Franchi in vista dei Mondiali di Pallavolo 2010
ominciamo col dire che il suo
cognome ricorda quello di un
personaggio sportivo di non
poco rilievo per la nostra città e per
il mondo sportivo. Suo padre era infatti l’Artemio Franchi al quale è intitolato lo Stadio del capoluogo fiorentino. Come vive gli inevitabili riferimenti ad una figura di tale livello?
Quando ero piccolo credevo che mio Padre
fosse un agente segreto o un extraterrestre: erano gli anni ’60 e non eravamo certo
abituati, cosa invece normale oggi, a viaggiare da un continente all’altro come faceva
spesso lui. La conseguenza di tutto questo
C
Purtroppo nel 1983 a causa di un tragico incidente automobilistico nelle campagne senesi, papà venne a mancare e fu un duro colpo; ma l’affetto che tutta la città di Siena gli
tributò insieme alle centinaia di persone
giunte da tutta Italia e dall’estero durante i
giorni di veglia funebre e durante il trasporto del feretro verso Porta Camollia (da dove
sarebbe partito alla volta di Firenze per il
saluto ufficiale del mondo sportivo al “Centro Tecnico Federale di Coverciano” e poi al
Cimitero di Soffiano, dove tuttora riposa),
confermarono a me e a tutta la famiglia, la grandezza internazionale dell’uomo e la terribile perdita che ci aveva colpito. Oggi, a distanza
di quasi 27 anni dalla sua
scomparsa, la nostra sofferenza è lenita dalle continue
dimostrazioni di stima e di affetto tributate dal mondo del
calcio alla sua memoria: la
conferma maggiore di ciò è
evidente nel fatto di avere, come unico caso
in Italia, due stadi intestati a suo nome,
quello di Firenze e quello di Siena. C’è poi il
lavoro della “Fondazione Artemio Franchi”,
fondata nel 1985, che cerca, attraverso promozione, premi di laurea, borse di studio,
convegni e ricerche, di proseguire il lavoro di
mio padre per tenere alti i valori dello sport.
Era un uomo con una grande cultura,
“con
capacità manageriali non comuni
”
e una passione enorme verso il mondo del calcio
Questo
numero
è stato
realizzato da
Eleonora Gatti
12
viaggiare era che in casa lo vedevamo poco,
però, ogni volta che tornava, era un susseguirsi di racconti emozionanti sui suoi viaggi e sulle diverse avventure d’un viaggiatore
di quegli anni. Una volta per esempio raccontò che in Africa, in occasione di un ricevimento in suo onore, aveva assaggiato un
piatto particolare con una carne dolciastra
che poi, con suo grande ribrezzo, scoprì essere carne di scimmia… Insomma, per un giovanotto con tanta fantasia come me, era veramente emozionante poter immaginare e
sentir raccontare così tante avventure.
L’unico rammarico, ma è stato più evidente
crescendo, era che ci eravamo frequentati
poco e che solo verso i miei 18 anni avevamo trovato quella confidenza così
bella tra padre e figlio che mi aveva permesso di scoprire che non era né marziano,
né agente segreto, ma un uomo con una
grande cultura, con capacità manageriali
non comuni e una passione enorme verso il
mondo del calcio: insomma, una persona
straordinaria e con qualità eccezionali.
Suo padre sarà stato per lei sicuramente un motivo di spinta e di avvicinamento allo sport: come si è legato in
particolare al mondo della pallavolo?
Nel 1986 Francesco Bosi, allora assessore
allo sport del Comune di Firenze mi chiese,
come erede del “Grande Franchi”, di dare
una mano alla Società Pallacanestro Firenze che, guidata da Giuseppe Varrasi, stava
cominciando un importante processo di
crescita: accettai con gioia e cercai di dare
il mio contributo di idee ed entusiasmo ad
un’avventura che si dimostrò fortunata;
riuscimmo infatti a far crescere nei cuori
degli appassionati di pallacanestro fiorentina un grande amore verso una società
Francesco Franchi
al “Premio Siena Artemio Franchi”
che è riuscita poi a raggiungere la
Serie A grazie a campioni come
Ebeling, Anderson e un grande allenatore come D’Amico. Successivamente alcune incomprensioni
con l’allora presidente della società mi costrinsero alle dimissioni e
ad allontanarmi dalla pallacanestro. Nel 1987 fui contattato da
Gianfranco Briani, allora segretario generale della Federazione
Italiana Pallavolo che, tramite Ettore Calogero, mi chiese di presiedere il Comitato Organizzatore
delle qualificazioni di Pallavolo
maschile per le Olimpiadi di Seul.
La manifestazione si chiamava
“Mondovolley Firenze ’88”, fra
gli ospiti dell’evento figurava anche Ruben Acosta, presidente
del volley mondiale che, tra l’altro,
aveva conosciuto mio padre durante i Mondiali di calcio di Messico’70. Proprio Acosta, felicissimo
del fatto che un Franchi si avvicinasse alla pallavolo, mi chiese di
fare il possibile perché la manifestazione riuscisse al meglio. La
fortuna, oltre al lavoro di tutti i
membri del comitato, aiutarono il
risultato straordinario della manifestazione: l’Italia si qualificò
per la prima volta alle Olimpiadi ed avemmo un gran successo di pubblico, oltre che un notevole riscontro sui media, grazie anche ai tanti sponsor con i quali
avevamo collaborato. Dopo quel
successo, sempre Acosta, propose
alla Federazione Italiana di tenermi in considerazione. Nel ‘92 partecipai alle elezioni e fui eletto restando in carica a lungo tempo nel
consiglio della Federazione Mon-
La mascotte dei Mondiali Volley 2010
diale. A partire
dal 2000, e per
cinque anni, sono
stato Presidente
della Lega Pallavolo femminile di
Serie A, mentre
dal 2006 sono
membro
del
Comitato Esecutivo
della
FIVB, Federazione Internazionale Pallavolo.
Lei riveste una carica importante in quanto è uno dei più
alti dirigenti della pallavolo
mondiale, nonché, come ci ha
appena detto, membro dell’Esecutivo della F.I.V.B, la Federazione Internazionale Volleyball: di cosa si occupa in
particolare?
Dal 2007 presiedo il Consiglio
della World League, un evento di
pallavolo maschile che vede coinvolte le 16 migliori squadre nazionali del mondo, con montepremi
per oltre 20 milioni di dollari; nell’esecutivo ci occupiamo in particolare di gestire il bilancio della federazione e, con il contributo delle
numerose commissioni dello sviluppo, della pallavolo nel mondo.
Ad oggi, qual è la situazione
della pallavolo in Italia e in
particolar modo, cosa può
dirci sul movimento sportivo
nella nostra città?
In Italia la pallavolo sta attraversando un momento
magico al femminile, dove
continua a crescere il numero di
tesserate e dove i risultati della
nostra Nazionale maggiore e
delle Nazionali giovanili sono
di assoluto valore. A livello
maschile, anche se negli
ultimi anni, dopo quasi
quindici di assoluto dominio internazionale, i risultati
sono stati meno brillanti, ci si
prepara a gestire un mondiale “in casa” dove sicuramente la nostra Nazionale farà
vedere una grandissima pallavolo. A Firenze le cose vanno un
po’ peggio; la pallavolo di base è
molto praticata, la Federazione
a livello regionale e provinciale è
molto ben gestita, ma manca la
pallavolo “che conta”; il problema
è che non si riesce a trovare risorse economiche necessarie a
sviluppare attività di vertice. Così, dopo i successi della Grande
Ruini degli anni ‘60/70 e le buone
performances al femminile degli
anni ’90, i tanti appassionati di
pallavolo sono costretti ad aspettare le partite della nostra Nazionale per riempire il Nelson
Mandela Forum.
Dal 24 settembre al 10 ottobre 2010 si svolgeranno in
Italia i mondiali di volley maschile. Firenze, insieme ad altri 9 capoluoghi italiani tra
le quali Roma, Milano, Reggio Calabria ecc.., è stata
scelta come sede dei quarti
di finale: come si prepara la
città per accogliere al meglio
il grande avvenimento?
Insieme al Comune di Firenze, alla
Provincia ed alla Regione Toscana
stiamo preparando tutta una serie
di manifestazioni collaterali, anche
culturali, per accogliere i tanti supporters provenienti da tutto il mondo ed i tantissimi appassionati di
Pallavolo della nostra città che, dal
1 al 10 ottobre, assisteranno al
Nelson Mandela Forum di Firenze,
alle performances di grandissima
pallavolo che le nazionali presenti
offriranno al pubblico. Il Comune
ha anche avviato una serie di lavori di rinnovamento dell’impianto
(spogliatoi, sala stampa etc. etc.) oltre ad aver messo in cantiere la
realizzazione della climatizzazione
che resterà patrimonio della città.
13
Il CAMO informa
a cura di Andrea Romanelli, Responsabile Servizio CAMO
Ti chiediamo di essere volontario CAMO
ecco perché...
I
l servizio del Centro d’Aiuto al Malato Oncologico della LILT Firenze costituisce un legame
ormai collaudato e profondo tra l’Associazione,
i cittadini e il territorio.
La nostra collaborazione con le Unità di Cure
Palliative-Leniterapia dell’Azienda Sanitaria
Fiorentina ci ha permesso di operare in profonda
sintonia con medici, infermieri e volontari impegnati quotidianamente nell’assistenza domiciliare
al paziente oncologico su tutto il territorio della
Provincia di Firenze, comprendente le zone delle
tre corrispettive Società della Salute di Firenze Centro, della zona Sud-Est (Comuni del Valdarno, Val di Sieve, Val di Pesa) e quella della zona
Nord-Ovest (Comuni di Scandicci, Signa, Lastra a
Signa, Campi Bisenzio, Calenzano, Sesto Fiorentino, Vaglia e Fiesole).
Si tratta di un lavoro imponente per garantire
non soltanto la rapidità dell’intervento ma
soprattutto la qualità e l’attenzione per lo
stesso.
Il rapporto umano che si viene inevitabilmente a
creare, la considerazione della figura del paziente
e dei suoi familiari nell’ambito così delicato e particolare delle cure di fine vita, rappresentano
l’esperienza maturata in anni del personale impiegato nel servizio e, oltre a costruire giorno per giorno i nostri risultati, rappresenta anche la nostra
soddisfazione e la causa del nostro impegno volto a
rendere l’intervento domiciliare più pratico,
confortevole e dignitoso.
Nel corso del 2009 abbiamo seguito 499 nuovi pazienti su un totale di 1000 assistiti, compiendo
1450 interventi e movimentando 3081 ausili.
Sono risultati importanti che hanno visto la più
completa soddisfazione di tutti i soggetti coinvolti,
costituendo così un importante esempio, unico nel
suo genere, su come volontari, professionisti del
servizio pubblico, membri del terzo settore e pazienti con i loro familiari, costituiscano una rete
di competenze, affetto e professionalità, profonda e soprattutto efficace.
L’azione che possiamo dedicare, secondo le nostre
attitudini e le nostre disponibilità, nel contribuire a
portare avanti un lavoro così prezioso e peculiare,
con l’impegno sia fisico che psicologico che questo
richiede, rappresenta un patrimonio di cultura e
umanità che oggi chiediamo, a chiunque sia
interessato, di accrescere e condividere.
Essere volontari del servizio CAMO richiede una predisposizione alla cura e all’attenzione, in un contesto
particolarmente delicato che vede i nostri singoli interventi legarsi all’esigenza della maggior efficacia
con il minimo disturbo e necessitano di una grande
capacità di afferrare l’importanza delle azioni compiute in un’ottica di primo acchito poco comprensibile in termini di riconoscenza e gratificazione.
Inoltre il trasporto degli ausili impiegati nel servizio,
richiede un impegno fisico non indifferente, se pensiamo che alcuni degli ausili movimentati, come ad
esempio i letti, pesano qualche decina di chili.
Quel che si potrebbe ben definire un lavoro ingrato, apparentemente! Altresì, questo impegno, che si
va costruendo giorno per giorno, rappresenta un
arricchimento e un ampliamento della propria
esperienza personale direttamente legato alla volontà e alla sensibilità con cui si compie.
Se siete interessati ad offrire il vostro aiuto in
questo compito potete contattarci allo 055-576939,
oppure venire a trovarci direttamente nella nuova
sede in Viale Giannotti, 23.
A.I.P. Associazione Italiana Prostatectomizzati
Continua l’attività dell’A.I.P. per cercare di sensibilizzare ed informare i cittadini sulla prevenzione del tumore alla prostata e sulle possibilità a cui possono accedere i pazienti prostatectomizzati.
Richiedete informazioni all’AIP per sapere quale sono le agevolazioni che spettano di diritto ai pazienti prostatectomizzati.
Inoltre una raccomandazione:
Dai 40 anni in poi, se presenti fattori di rischio (casi in famiglia di tumore alla prostata) e
in generale dai 50 anni in poi, non esitare a rivolgerti al tuo medico curante.
Ti suggerirà gli esami idonei e ti consiglierà un’eventuale visita specialistica per una valutazione approfondita.
L’AIP ha sede a Firenze presso il Centro di Riabilitazione Oncologica, Via Cosimo il Vecchio, 2 tel. 055
32697805, fax 055 32697800 ed è aperta tutti i giovedì, dalle ore 10.00 alle ore 12.00.
Per qualsiasi informazione gli interessati possono anche contattare direttamente il Presidente Sig. Pietro
Scialpi al 347 8856327, considerando il valore aggiunto di parlare con persone che sono passate attraverso la stessa malattia e che hanno la sensibilità e la comprensione del problema.
Ricordando che non si è soli contro le difficoltà
che si devono saper affrontare, senza reticenze
14
e a Gin
prendi
nota
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Nuovo IBAN
31 Maggio
per i bonifici bancari a favore
della LILT
Giornata Mondiale Senza Tabacco
Dal 1 giugno la LILT Firenze avrà nuove coordinate
bancarie:
Cassa di Risparmio di Firenze Agenzia 25
IBAN IT92M0616002825100000000175
Vi ricordiamo di specificare la causale nel caso vogliate
sostenere dei progetti specifici. Per le donazioni in
memoria di una persona cara, se lo spazio a disposizione nella causale non è sufficiente, potete scrivere i dati
della Famiglia cui manderemo comunicazione dell’offerta, al nostro indirizzo di posta elettronica [email protected] o al nostro fax 055.580152, insieme agli
estremi del versamento.
Grazie.
Ti aiutiamo a dire
basta alla sigaretta!
Smettere di fumare è difficile, ma è possibile
e i metodi per provarci sono tanti. Il nostro si
basa sul gruppo come fonte di solidarietà e sostegno reciproco ed è
focalizzato a risolvere gli aspetti psicologici della dipendenza da tabacco.
Se vuoi avere informazioni sui nostri
gruppi, contattaci allo
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26 Settembre 2010
Iniziate ad allenarvi...
Se stai per
sposarti
o per un’occasione
particolare
Grazie agli sposi
Michele e Anna, Gianni e Franca
Nicola e Cristina,
a Cristiano per la sua Cresima
ai piccoli Martina, Ginevra,
Sara e Alessio
per il loro Battesimo,
a Giulia per la sua Laurea
e a Gino e Siria per il loro cinquantesimo
Anniversario di Matrimonio
Per rendere ancora più speciale il tuo matrimonio, puoi scegliere di
rinunciare alle tradizionali bomboniere per devolvere la cifra
destinata a tale scopo alla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori.
Noi forniremo le lettere o, a scelta, le pergamene da dare a
parenti e amici, insieme alla spilla LILT, in cui viene
spiegato il motivo di un gesto così importante.
Allo stesso modo anche per compleanni, comunioni,
anniversari o altri momenti particolari, puoi decidere di fare un
regalo diverso, facendo una donazione alla LILT e sostenendo
l’impegno che portiamo avanti da 80 anni.
Per ulteriori informazioni chiamaci in sede allo 055.576939
Ricorda che le donazioni alla LILT, in quanto Onlus,
godono di benefici fiscali. Per saperne di più consulta il sito
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La Legge Finanziaria 2006 (L.266 del 23 dicembre 2005) ti permette di destinare una quota pari al 5 per mille del tuo IRPEF alla Lega Italiana per
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I modelli per la dichiarazione dei redditi 730, CUD e UNICO
contengono un apposito spazio dedicato al cinque per mille,
in cui puoi firmare nella sezione relativa al volontariato ed indicare il
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