/////////////////////// Anno IX / n. 4 - 2015 / Luglio-Agosto / Bimestrale / € 1, 00 / Poste Italiane SpA / Spedizione in Abbonamento Postale / 70% LO/BS ///////////////////////
lari v istadi
S al u t E - B enessere - B E L L E Z Z A
La Doppia Vita
delle gemelle
ALIMENTAZIONE
D’ESTATE
IPERTENSIONE
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FARMACI
IN VALIGIA
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PER IL SENO
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ESTIVI
La vignetta di Qmino
/////////////////////// Anno IX / n. 4 - 2015 / Luglio-Agosto / Bimestrale / € 1, 00 / Poste Italiane SpA / Spedizione in Abbonamento Postale / 70% LO/BS ///////////////////////
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S al u t E - B enessere - B E L L E Z Z A
Concessionaria per la pubblicità
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Luigi Cavalieri
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Tiber SpA - brescia
Anno IX - Numero 4 - 2015
www.profilosalute.it
Redazione e Marketing
Federica Peretti
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AUTORIzzAzIOnE TRIbUnALE
DI bRESCIA n. 48/2008
del 24.10.2008
Poste Italiane SpA
Spedizione in Abbonamento Postale
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in collaborazione con:
3
Numero 4 - 2o15 // Luglio-Agosto 2015 // www.profilosalute.it
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COVER
STORY
In questo numero
Profilo-salute
Laura e Silvia Squizzato
ci parlano di “Doppia Vita
Il linguaggio segreto
dei gemelli”
Ipertensione
arteriosa
e caldo estivo
Estate: non lasciamo a casa
le buone abitudini alimentari
EDITORIALE
7 Consigli per vacanze serene
di Luigi Cavalieri
IL PUNTO
9 Novità nella chirurgia
polmonare
ATTUALITà
10 La Sindrome da affaticamento
cronico e il valido aiuto
di GinPent®
FARMACIA
13 Sanità, sistema da riformare
per rimanere sostenibile
di Alessandro Cavalli
14 Cannabis in farmacia
di Francesco Rastrelli
INTERVISTA
16 Il linguaggio segreto
dei gemelli
di Luigi Cavalieri
MAMMA E
BAMBINO
21 Come si sviluppa
l’udito nel primo
anno di vita
di Guido Vertua
4 SOMMARIO
24 Allattamento al seno
ed osteopatia
di Simona Caffi
26 Estate: non lasciamo a casa
le buone abitudini alimentari
29 Beauty case dei
bimbi in vacanza
di Chiara Kron
Morelli
PARLA LO
SPECIALISTA
30 La Maculopatia
di Andrea Russo
32 Ipertensione arteriosa
e caldo estivo
di Stefano Taddei
35
L’HPV colpisce donne
e uomini
di Claudio Paganotti
38 Risponde lo specialista Valeriana ed epatotossicità
di Claudio Paganotti
a cura di Stefano Taddei
40
43
Lo stress fa male al cuore
di Franco Pesciatini
SALUTE E BENESSERE
43 I medicinali in vacanza con noi
MEDICINA NATURALE
67 Il giuggiolo contro l’ansia
di Simonetta Elseri
di Antonio Marinelli
48 Gambe
in primo piano
di Monica Chirico
51 Consigli per l’igiene intima
di Serena Schiavo
54 A Brescia la prima
banca del seme
di Tommaso Revera
di Antonio Schiavo
73 Mare, sole e salsedine
mi trucco o no?
di Roberta Rossi
74 Capelli al sole
di Marta Simoni
76 I profumi dell’estate
di Giovanna Saleri
78 Snelle e in forma
56 Benvenuto sole...
61 Scopriamo la curcuma
ALIMENTAZIONE
80 Additivi sì e no
ma con attenzione
di Antonella Boldini
di Roberto Scalvini
64 Finalmente in ferie!
82 Alimurgiche:
in tempi record!
di Enrico Filippini
alimento o medicina?
di Giulio Francesco Valeriano
84 Oggi mangio… insetti
di Federica Peretti
additiva e protesi
mammarie
di Enrico Motta
69
BELLEZZA
69 Mastoplastica
45 La Zona Mediterranea
a cura di Giovanna Saleri
32
I profumi
dell’estate
a cura di ENRICO MOTTA
a cura di SIMONETTA ELSERI
26
76
Mastoplastica
additiva e
protesi mammarie
I medicinali
in vacanza
con noi
86 L’ importanza della nutrizione
di Michele Vanossi
88 Pelle e nutrizione
di Erica Denti
91 Le ricette senza glutine
dello chef Marco Scaglione
Caponata alla palermitana
con cous cous di mais
GRAFOLOGIA
93 In punta di penna
di Candida Livatino
RICETTA
94 Zucchine sfiziose
di Laura e Silvia Squizzato
di Gianni Fochi
98 La simbologia del convivio
e del cibo nella storia dell’arte
di Alberto D’Atanasio
103Favorire il benessere
col training autogeno
di Elena Gadaldi
L’ODONTOIATRA RISPONDE
107L’ortodonzia invisibile
di Belsorriso
AMICI ANIMALI
113 I parassiti dei nostri
amici animali
di Nicola Bertoni
NOTIZIE DALLE AZIENDE
109
LabQuarantadue
111
IDShooter
COPIA OMAGGIO OFFERTA DELLA TUA FARMACIA
ATTUALITà
96 Scopriamo in un
libro come nascono le
medicine
SOMMARIO 5
EDITORIALE
di LUIGI CAVALIERI
Direttore Responsabile
Consigli per
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Q
Tanti suggerimenti preziosi per il benessere del nostro organismo d’estate
uesto numero della rivista vi accompagnerà durante la stagione estiva e proprio
di questo periodo abbiamo voluto tener
conto nei diversi articoli.
L’estate tutti noi la stavamo attendendo
con ansia, perché è sinonimo di vacanze,
di viaggi in Paesi esotici, di mare,
di montagna, di lago, complessivamente di vita all’aria aperta
col desiderio di poter recuperare e
rilassarci dopo i lunghi mesi trascorsi fra quattro pareti.
Per essere al top abbiamo cercato
di seguire i consigli, che, di volta in volta, ci sono stati proposti
e quanto più saremo stati bravi
tanto più ne potremo trarre i benefici.
Anche ora, però, i fastidi, che possono rovinare le
nostre vacanze, sono sempre dietro l’angolo e vogliamo, quindi, nel limite
del possibile, aiutarvi ad
evitarli. Prima di partire, è sempre opportuno
preoccuparsi
dei farmaci che
nella valigia
non dovrebbero mai
mancare:
sono utili
specie per
chi ha come destinazione località in cui non sempre sarà facile reperire quel che, invece, avremmo
dovuto avere a portata di mano.
Anche per l’esposizione al sole, piacevole e non
dannosa se moderata e con le dovute precauzioni,
specie per i nostri bambini e chi ha la pelle chiara,
siamo prodighi di suggerimenti
in questo numero.
Non vorremmo mai che la nostra
pelle dovesse invecchiare troppo
precocemente!
Insistiamo, come sempre, sull’importanza del movimento, che
vale per giovani e meno giovani
e che nella bella stagione siamo
più propensi a praticare.
Correre fa certamente bene e dobbiamo approfittarne per togliere
qualche chilo di troppo accumulato durante l’inverno.
Non mancano neppure, come sempre, altri servizi
in cui farmacisti, medici, specialisti sono prodighi di
informazioni su come affrontare diverse patologie.
Infine abbiamo voluto dedicare la nostra copertina
alle gemelle Squizzato, nostre apprezzate collaboratrici. Nella loro recente fatica editoriale ci aiutano
ad approfondire le caratteristiche dei gemelli: chi
meglio di loro, d’altra parte, poteva farlo!
Buone Vacanze.
è opportuno
preoccuparsi
dei farmaci da
mettere in valigia
Le immagini utilizzate hanno il solo scopo di illustrare il prodotto.
cioli
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EDITORIALE 7
KILLER BUZZ
Novità nella
chirurgia polmonare
a cura della Redazione
Prioritarie una corretta prevenzione e protezione per tutti
N
el passato la chirurgia
polmonare richiedeva
grandi accessi toracotomici, con ampia divaricazione delle coste, oggi
non più proponibili.
La chirurgia toracica video-assistita (VATS) è stata, senza dubbio, la più importante innovazione in chirurgia toracica. Nata
negli anni ‘90, è stata per lungo
tempo utilizzata per il trattamento di patologie benigne. Con lo
sviluppo di strumentari dedicati
e la nascita di suturatrici meccaniche affidabili anche per l’utilizzo vascolare le indicazioni sono
state estese anche al trattamento
di casi selezionati di patologie
maggiori, quali le neoplasie del
polmone.
Le tecniche mini-invasive hanno
largamente soppiantato l’approccio tradizionale. Attualmente il
40% circa delle procedure chirur-
Le tecniche mini-invasive
hanno largamente
soppiantato l’approccio
tradizionale
VATS
Acronimo di
chirurgia toracica video-assistita.
Nata negli anni ‘90, è oggi
utilizzata per il trattamento
anche di casi selezionati di patologie
maggiori, quali le neoplasie
del polmone
8 IL PUNTO
Il dolore
post-operatorio
risulta assai
ridotto rispetto
alla tecnica
tradizionale
Il dott. Aldo Manzato ed il dott. Mauro Benvenuti
giche maggiori sul polmone vengono eseguite con metodica VATS.
La lobectomia polmonare videotoracoscopica per il trattamento
di neoplasie polmonari in stadio
iniziale, oltre ad un esito estetico
assai migliore, consente una più
rapida ripresa post-operatoria ed
una degenza media ospedaliera
più breve. Il dolore post-operatorio risulta assai ridotto rispetto alla tecnica tradizionale ed
anche l’analisi complessiva dei
costi, nonostante l’utilizzo di suturatrici dedicate, depone per le
resezioni polmonari in VATS, che
risultano comparabili o addirittura meno dispendiose rispetto
alla toracotomia.
Presso la Chirurgia Toracica degli
Spedali Civili di Brescia vengono
eseguiti ogni anno circa 600 interventi chirurgici; di questi, circa
il 50% vengono eseguiti con tecniche videoassistite o mini-invasive, sia in elezione che in emergenza-urgenza.
Recentemente è stata trattata
chirurgicamente una donna affetta da neoplasia del polmone
destro con elevato rischio all’intubazione e con rara forma di coagulopatia, che condizionava un
elevato rischio di trombosi.
è stata sottoposta ad intervento chirurgico di resezione lobare
del polmone destro in videotoracoscopia (VATS Lobectomy) a
paziente non intubata, in respiro
spontaneo e con sola sedazione
ed anestesia peridurale.
Questo tipo di trattamento è stato eseguito, per la prima volta in
Italia, con pieno successo, in assenza di complicanze e rapida dimissione della paziente in quarta
giornata post-operatoria.
Il chirurgo toracico dr. Mauro
Benvenuti ed il collega anestesista dr. Aldo Manzato sottolineano che questo approccio è stato
deciso per permettere una rapidissima mobilizzazione della paziente ed un recupero immediato
già pochi minuti dopo il termine
della procedura chirurgica.
“La lobectomia polmonare videotoracoscopica VATS – precisa il
dr. Benvenuti – è tecnica sicura e
con risultati oncologici sovrapponibili alla metodica tradizionale
nel trattamento di tumori polmonari in stadio non avanzato”.
La scelta, nel caso descritto, di
ricorrere alla sedazione senza intubazione né anestesia generale,
richiede grande affiatamento di
tutti i membri dell’équipe (chirurghi, anestesista ed infermieri).
L’intervento a polmone ventilante risulta più difficoltoso dal punto di vista tecnico e la gestione
anestesiologica richiede grande
competenza.
Tradizionalmente l’anestesia generale, con ventilazione monopolmonare ed utilizzo di un tubo
endotracheale doppio lume, è
stata considerata mandatoria
sia nella chirurgia “open” che
toracoscopica. L’anestesia generale con intubazione orotracheale può, tuttavia, produrre effetti
avversi quali lesioni tracheali,
danni polmonari indotti dal ventilatore, nausea o vomito e blocco
residuo neuromuscolare.
Benché la lobectomia polmonare a paziente sveglio, eseguibile
solo presso Centri di alta specializzazione, non abbia un utilizzo
estensivo, può essere considerata
ed utilizzata in casi particolari
estremamente selezionati.
IL PUNTO 9
La Sindrome
da affaticamento cronico
e il valido aiuto di GinPent®
a cura della Redazione
L’esposizione ripetitiva allo stress può causare dolori muscolari, diarrea, stipsi e insonnia
L
a causa della Sindrome da affaticamento
cronico è, a tutt’oggi, sconosciuta, sebbene
siano stati invocati quali agenti virus come
quello della mononucleosi e batteri (stafilococchi). Tuttavia nessuno studio è riuscito, finora, a dimostrare con certezza
una simile etiologia.
Molte ricerche hanno appurato lo stress,
specie se ricorrente e di varia origine,
quale fattore di insorgenza di una CFS
(Dobbins 1995)-(Reyes 1996). In altri
termini l’esposizione ripetitiva allo stress,
soprattutto se multifattoriale e nei soggetti
ipersensibili, determinerebbe con il tempo
l’instaurarsi di una sindrome da affaticamento, quale espressione di un esaurimento dei meccanismi di difesa. La CFS
sarebbe, quindi, nient’altro che una “sindrome da esaurimento cronico” dell’organismo. I sintomi più frequenti correlati alla CFS,
oltre, naturalmente all’affaticamento
cronico, sono i dolori muscolari, le
turbe dell’alvo (diarrea, stipsi, dolori addominali) e l’insonnia.
Non esistono, a tutt’oggi, terapie farmacologiche valide per la CFS: analgesici e antinfiammatori sono impiegati in terapia, ma con risultati non incoraggianti. Sono stati, inoltre, utilizzati
gli antidepressivi triciclici per migliorare la qualità
del sonno e mitigare i dolori muscolari.
Obiettivi
Sulla scorta di queste considerazioni abbiamo rite-
10 ATTUALITà
nuto utile verificare l’efficacia della somministrazione del Gin Pent® nei soggetti affetti da CFS.
Il Gin Pent® è una varietà della pianta di origine
asiatica Gin Pent® naturalmente selezionata ed
acclimatata ai nostri climi dal botanico bresciano Giovanni Ambrogio. Tra le attività più importanti ricordiamo quella antiossidante,
adattogena, vasoregolatore, immunostimolante e antistress.
Ad alcuni pazienti (uno studio di
circa 20) è stato somministrato il
Gin Pent® sotto forma di compresse da 350 mg cadauna, disponibili in
commercio sotto la denominazione di Dianid®, alla dose giornaliera di 3 compresse
(2 al mattino e 1 al pomeriggio) per un periodo di tre mesi. I risultati, allo scadere dei
tre mesi di trattamento, sono stati ottimi in
6 casi (30%), con la scomparsa completa o
netta riduzione dell’affaticamento, buoni in 13
casi (68% circa) con una sensibile riduzione
della stanchezza e dei sintomi correlati.
Conclusioni
Pur ritenendo limitato il numero di pazienti e la
durata dello studio, possiamo affermare la sicura
validità dell’utilizzo del Gin Pent® nelle sindromi
da affaticamento cronico, specie nei soggetti meno
anziani e con una storia più breve, in assenza di
effetti collaterali degni di nota. Visti i risultati preliminari, s’intende proseguire nella sperimentazione,
ampliando il numero di pazienti e il periodo di osservazione, riferendone gli esiti appena possibile.
Sanità
sistema da riformare
per rimanere sostenibile
a cura di Alessandro Cavalli
Farmacista
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Il prof. Pecorelli e il dr. Rastrelli a confronto con una platea di giovani operatori sanitari
U
na chiacchierata sul
tema “Università e Sanità”, organizzata da
GenerAZIONE e
For
Art, ha visto confrontarsi una sessantina di
giovani farmacisti, giovani medici e studenti universitari con due
eccellenze della sanità bresciana
ed italiana.
Il prof. Sergio Pecorelli, Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco e Rettore Università degli
Studi di Brescia e il dr. Francesco
Rastrelli, Presidente dell’Ordine
dei Farmacisti di Brescia e coordinatore degli Ordini Lombardi,
hanno, infatti, dato vita ad una
serata di assoluta qualità.
Il prof. Pecorelli ha tenuto a sottolineare come sia fondamentale
cercare d’impartire non solo una
istruzione adeguata ai giovani,
ma anche di trasmettere una
vera e propria educazione. Grande interesse è stato suscitato dai
dati ufficiali annunciati dal prof.
Pecorelli sulla spesa farmaceutica italiana e sui nuovi farmaci di
futuro utilizzo: “L’EMA annuncia
che sono in arrivo 21 nuovi far-
maci a costi elevati, per decine di
migliaia di euro a paziente. Il sistema va, dunque, riformato perché rimanga sostenibile”.
Dopo i farmaci in grado di sradicare completamente il virus
dell’Epatite C, e non solo di rallentare la progressione della patologia, sono, dunque, in arrivo
numerosi altri farmaci biotecno-
tolineato come i farmacisti italiani siano pronti ad affrontare nuove sfide, come, ad esempio, quella
relativa all’aderenza terapeutica.
Il rapporto, infatti, tra farmaco e
paziente deve essere migliorato,
bisogna evitare che vengano assunti farmaci in dosaggi eccessivi o
insufficienti, che vengano interrotte le terapie senza il consenso del
i farmacisti
italiani DEVONO
affrontare
la sfida
dell’aderenza
terapeutica
logici, che porteranno alla cura
di malattie fino ad ora ritenute
incurabili, come il cancro e l’HIV.
La richiesta di riforma del sistema
farmaceutico è stata sostenuta
anche dal dr. Rastrelli, che ha sot-
medico o del farmacista, è, inoltre,
necessario che il paziente conosca
gli effetti dei farmaci che assume,
le reazioni avverse, le interazioni
non solo con gli altri farmaci, ma
anche con gli alimenti.
FARMACIA 13
Modalità
di somministrazione
Modalità di somministrazione in
bustine filtro: si prepara un infuso
(infiorescenze) facendo bollire in un
tegame coperto 0,5g di cannabis per
15 minuti in 1/2L di acqua, filtrare per
eliminare i residui solidi e addolcire a
piacere con miele o zucchero.
Cannabis
in farmacia
a cura di Francesco Rastrelli
Presidente Ordine dei Farmacisti della Provincia di Brescia
Prescrizione medica per gli usi terapeutici consentiti
D
a quando sono comparse in ambito farmaceutico alcune specialità
medicinali contenenti
la Cannabis sono sorte
delle difficoltà riguardanti l’acquisto e, quindi, la reperibilità della stessa, il dosaggio
idoneo, la forma farmaceutica e
soprattutto la qualità (se sintetica o naturale).
Va ricordato che la Cannabis
(volgarmente chiamata “Canapa”) è una pianta largamente
adattabile a diverse condizioni
climatiche e territoriali: può essere coltivata sia in collina che in
montagna fino a 1500 metri di
14 FARMACIA
altitudine.
Esistono alcune specie che sviluppano dei metaboliti in gran
quantità (chiamati “tetraidrocannabinoli” ed i “cannabinoidi”) superiore al normale, crescendo a quote molto elevate.
La Cannabis ha origini antichissime (tracce sono state ritrovate
nei pressi del lago di Albano , risalenti a 11.000 anni a.c.) in Asia
centrale e medio oriente, si è poi
La Cannabis è nota,
in primo luogo, per
i suoi effetti psicoattivi
estesa in Africa, Europa ed anche
in America.
La storia di questa pianta meriterebbe una trattazione a parte, che
esula da questa breve presentazione. La Cannabis, pur prestandosi ad innumerevoli usi, è nota,
in primo luogo, per i suoi effetti
psicoattivi. Oggetto di repressione
attraverso il proibizionismo americano a partire dagli anni trenta
del secolo scorso, la Cannabis è divenuta simbolo della contestazione giovanile nel corso degli anni
sessanta del Novecento.
Si è, poi, largamente diffusa
come “droga” ricreazionale, tanto da rappresentare la sostanza
psicoattiva ed illegale più diffusa nella civiltà occidentale e da
coniare parole come “hashish”
(resina) e “marijuana” (infiorescenza) della Cannabis. La Cannabis è stata oggetto di studio sin
dall’antichità, ma nel Novecento
sono stati fatti progressi notevoli
sia dal punto di vista chimico che
farmacologico.
Nel 1964 fu isolato ed identificato
il “delta-9-tetraidrocannabinolo”
(delta 9THC), che viene considerato il capostipite di tutti i farmaci cannabinoidi.
Le sostanze ritrovate sono circa
quattrocento, di cui settanta studiate e catalogate. Tuttavia ciò
che rende la droga a base di Cannabis particolarmente attraente
è l’effetto immediato, che si ottiene quando viene fumata, come il
senso di benessere ed il calo delle
inibizioni a basse dosi, mentre a
dosi più forti si ottiene un’ alterazione delle percezioni sensoriali,
del tempo e dello spazio.
L’aspetto negativo del “delta-9THC” risiede nel fatto che è “psicoattivo”, agisce cioè sul cervello
con possibilità di determinare
squilibri, come: allucinazioni,
senso di angoscia, disturbi della
memoria, difficoltà di ragionamento e problemi psichiatrici
(schizofrenia).
Al di là delle controversie sull’uso
della canapa come
stupefacente,
va
tenuto presente che
essa è stata per migliaia di anni
un’importante pianta medicinale, fino all’avvento del proibizionismo della cannabis.
Negli ultimi decenni si è accumulato un gran numero di ricerche
sulle attività farmacologiche della cannabis e sulle sue possibili
è efficace
per contrastare
il dolore e gli
spasmi muscolari
applicazioni.
è stata dimostrata la sua efficacia per contrastare il dolore e gli
spasmi muscolari nella sclerosi
multipla, nella sclerosi laterale
amiotrofica e contro il dolore in
generale.
In molti Paesi, come Canada,
Gran Bretagna, Olanda e Belgio,
farmaci a base di cannabis sono
stati autorizzati da tempo per il
trattamento di nausea, vomito
nella chemioterapia antitumorale e per l’anoressia in malati di
AIDS. L’utilizzo dei cannabinoidi
a scopo medico non si riferisce necessariamente al “delta-9-tetraidrocannabinolo”, che ha effetti
psicotropi, ma anche ad altri cannabinoidi non psicoattivi come il
“Cannabidiolo” o alla loro associazione, utilizzando, comunque,
dosaggi diversi e lontani da quelli
dell’abuso. La grande burocrazia,
richiesta per ottenere alcuni prodotti, ha scoraggiato molte persone al loro uso. Da alcuni anni sono stati messi
a disposizione iniziando dall’Olanda e, poi, in altri Paesi europei dei farmaci a base di infiorescenze di cannabis flos, da usare
per via inalatoria od alternativamente come tisana. La notizia
interessante è che anche in Italia
ora è disponibile in varie forme
farmaceutiche: nelle Farmacie
di comunità la formulazione più
semplice ed economica è sotto
forma di cartine.
Le Farmacie attrezzate e dotate di
un laboratorio galenico per preparazioni magistrali e officinali
sono organizzate ed attente ai
diversi bisogni e necessità sanitarie che riguardano: la reperibilità
della materia prima, la sostenibilità della terapia e l’assistenza dei
pazienti, garantendo la continuità terapeutica Ospedale/Territorio attraverso la dispensazione su
prescrizione medica del preparato “Cannabis flos” per gli usi terapeutici consentiti.
FARMACIA 15
Il linguaggio segreto
dei gemelli
a cura di LUIGI CAVALIERI
Direttore Responsabile
Il libro delle gemelle Squizzato risponde a tante curiosità
N
essuno aveva scritto sinora un libro sui
gemelli, o meglio, se
qualcuno ne aveva
scritto, l’aveva sempre
fatto dall’esterno, come
è successo a medici, antropologi,
genetisti, psicologi.
A colmare tale lacuna hanno
provveduto le gemelle omozigoti
Laura e Silvia Squizzato, giornaliste e volti televisive Rai, col libro
“ ” edito da Mondadori.
La nostra intervista alle belle gemelle, apprezzate collaboratrici
della nostra rivista, cerca di sciogliere alcuni degli interrogativi
che tutti noi ci poniamo.
Cosa si prova da piccoli quando
si scopre che chi vive al nostro
fianco ci assomiglia in tutto?
Fin da bambine ci siamo accor-
16 INTERVISTA
te che eravamo “speciali” nella
nostra uguaglianza, perché tutti
fermavano la nostra mamma,
quando eravamo a passeggio insieme a lei, facendo sorrisi e chiedendole: ”Sono gemelle?”. Ma per
noi essere due era una cosa naturale ed assolutamente normale. Noi eravamo noi e dall’altra
parte c’erano gli altri. Per molti
anni ci siamo viste quasi come
un’entità unica. Ci spieghiamo
Per molti anni
ci siamo viste
quasi come
un’entità unica
meglio: pur essendo autonome l’una dall’altra a scuola,
pur discutendo, pur avendo i
nostri spazi nettamente divisi
(cassetti, armadi) e, quindi, pur
essendo assolutamente coscienti del fatto di essere due persone
distinte, tuttavia eravamo unite
come in una sorta di bolla, che ci
separava nettamente dal mondo
esterno.
Quando al telefono qualcuno
chiedeva a Silvia se era a casa da
sola, lei rispondeva di sì, anche se
in realtà c’era anche Laura, e viceversa. Fino ai dodici anni il giorno del compleanno era il nostro
compleanno e basta e, quindi,
gli altri facevano auguri e
regali a noi. Solo a 11 anni
Silvia ha fatto il primo regalo a Laura e da quell’anno
abbiamo cominciato a farci sempre reciprocamente
gli auguri ed i regali (a
Siamo entrambe spiritose,
ma Laura si è specializzata
nel racconto di spassose barzellette
volte ci è capitato senza saperlo che fossero uguali!).
Con la crescita come è mutato il vostro carattere ed in cosa
vi siete maggiormente differenziate.
Nelle scelte importanti di vita, come lavoro e passioni, i gusti
sono rimasti molto simili; solo che Silvia è leggermente più
diplomatica e paziente in alcune situazioni (ma non fatela
arrabbiare, perché, poi, non si ferma più), mentre Laura
è più impulsiva e tende a dire subito in faccia quello che
pensa.
Siamo entrambe spiritose, ma Laura si è specializzata nel
racconto di spassose barzellette, che durante le cene riscuotono grande successo tra tutti!
Vi sarà certamente capitato di essere scambiate.
Come vi siete comportate? Avete fatto finta di
niente o...
Dipende dalle situazioni. A volte ci giochiamo un
po’, ma, quando la situazione può diventare “pericolosa”, lo diciamo subito. Una volta Silvia è stata
accusata di tradimento dal suo fidanzato di allora,
perché un amico l’aveva vista a Milano con un altro ragazzo in teneri atteggiamenti. In quel caso è stato necessario chiarire subito che si trattava di Laura
a passeggio col suo fidanzato milanese!
Nei primi amori avete avuto qualche problemino
di identità? O di gelosia? Crescendo, anche in questo campo cos’è cambiato?
Solo all’asilo ci è piaciuto lo stesso bambino; poi, forse per
reazione, abbiamo avuto sempre gusti molto diversi. Laura
dice a Silvia scherzando che le piacciono uomini non bellissimi, Silvia rimprovera a Laura che le sue scelte vadano su
uomini dal carattere un po’ puntiglioso. Comunque a scegliere siamo noi e non l’uomo, che giustamente in una fase
iniziale potrebbe sentirsi imbarazzato di fronte alla nostra
uguaglianza. Inoltre non litigheremmo mai per un uomo!
INTERVISTA 17
In un capitolo
parliamo di
nascite plurime
e straordinarie
che fanno sempre
notizia
Gli uomini passano, la sorella resta!
I gemelli famosi non mancano,
nel vostro libro ne parlate?
Sì, nel nostro libro parliamo di
molti gemelli famosi. E facciamo
una panoramica in tutti i campi, spaziando dagli Stati Uniti
all’Europa all’Australia senza dimenticare l’Oriente. Nello sport
abbiamo citato i gemelli bresciani Filippini, Emanuele e Antonio,
ad esempio.
Parlate anche di nascite plurime e straordinarie?
In un capitolo parliamo di nascite plurime e straordinarie, che
fanno sempre notizia. Già la nascita di due gemelli crea stupore,
figuriamoci cosa succede quando
ne nascono otto! Per ora a detenere il primato per aver avuto il
maggior numero di gemelli tutti
sopravvissuti al parto è una donna californiana, la Suleman, che
ha otto gemelli.
Ma anche di feti fantasma?
18 INTERVISTA
Il fenomeno del feto fantasma è
più noto in ambito medico, ma,
in generale, sono ancora in pochi
a conoscerlo. Noi ci siamo documentate ed abbiamo sentito anche medici, perché è un fenomeno
davvero incredibile. Sapevate, ad
esempio, che una gravidanza su
otto inizia come gemellare? È una
percentuale elevatissima di cui si
è presa coscienza solo ora che le
ecografie precoci sono molto più
diffuse di un tempo. Solo che entro i primi tre mesi uno dei due feti
muore e letteralmente scompare,
viene riassorbito e non se ne hanno più tracce nelle successive ecografie. Il perché succeda ancora
non è chiaro. Quanti misteri si celano dietro al mondo dei gemelli!
Quali abitudini alimentari possono favorire un parto gemellare?
La nascita di gemelli dovrebbe
avere un carattere ereditario, che
da solo, però, non basta. Secondo
alcuni studiosi le donne, che non
mangiano latticini e le donne ve-
getariane in generale, sono meno
predisposte ad avere gemelli. Ma
sul perché nascono gemelli ancora ci sono molte discussioni e poche certezze.
Ci raccontate qualche aneddoto curioso di cui parlate nel vostro libro?
Ogni coppia di gemelli vive nel
corso della vita un’infinità di
equivoci o coincidenze. Una volta
Silvia è entrata in un negozio due
ore dopo Laura ed ha comprato
lo stesso vestito, dello stesso colore, sotto gli occhi increduli della
commessa, che pensava di trovarsi coinvolta in qualche candid
camera! Divertente, non trovate?
I gemelli anche utili nelle ricerche medico-scientifiche per prevenire malattie genetiche.
I gemelli sono utilissimi per studiare le malattie genetiche o sulla
predisposizione ad alcune malat-
Ogni coppia di gemelli
vive nel corso della vita
un’infinità di equivoci
o coincidenze
tie, per capire quanto l’ambiente
e lo stile di vita possano ritardare
o accelerare la comparsa di alcune malattie come l’Alzheimer, ad
esempio. In Italia c’è il Registro
Nazionale dei Gemelli (RNG), a
cui noi siamo iscritte ed invitiamo
tutti i gemelli (sia omozigoti che
eterozigoti) a registrarsi. Lo scopo
è quello di raccogliere dati sui gemelli e nell’occasione è possibile
sottoporsi ad esami e test mirati a
ricerche e indagini specifiche su alcune malattie. Per il bene di tutti.
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Come si sviluppa l’udito
nel primo anno di vita
a cura di guido VERTUA
Pediatra - Responsabile dei contenuti medici di www.mammaepapa.it
Il bambino avverte benissimo i rumori esterni già all’interno del pancione
L
Tutta la delicatezza della Natura
per il tuo bambino.
o sviluppo dell’udito alla
nascita è sicuramente
più avanzato rispetto
ad altri sensi, come, ad
esempio, la vista. Già
all’interno del pancione
della mamma il feto è, infatti, in
grado di avvertire i suoni, anche
se solo alla fine del secondo trimestre di gestazione si completa
lo sviluppo del nervo acustico, la
struttura nervosa che permette
agli stimoli sonori di arrivare al
cervello. Il bambino avverte be-
nissimo i rumori esterni (anche
se, ovviamente, gli giungono attutiti ed ovattati dal liquido amniotico in cui si trova immerso),
tanto da riconoscere la voce della
madre o da sobbalzare, quando
ascolta un rumore improvviso. è
stato, inoltre, dimostrato che un
suono intenso vicino alla pancia
della mamma provoca un’accelerazione del battito cardiaco fetale.
Quando nasce, il bebè è perciò
perfettamente in grado di percepire i suoni, anche se non è in grado
di localizzare bene la loro origine.
Riconosce la voce della madre e
persino eventuali brani musicali,
che può avere ascoltato, quando
ancora si trovava nell’utero materno. Il piccolo reagisce ai rumori
forti, come può essere una porta
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che sbatte o una persona che grida, sussultando o sbattendo le palpebre o reagendo con il cosiddetto
“riflesso di Moro” (è una reazione
involontaria per cui il bambino allarga le braccia e apre le dita delle mani), o infine, ma raramente,
mettendosi a piangere.
Tra il secondo ed il terzo mese di
vita il bebè è già in grado di individuare la fonte di un suono e di
ruotare la testa in quella direzione. Smette di piangere, quando
la mamma gli si avvicina parlando ad alta voce o si tranquillizza,
quando ascolta un suono ritmico,
come può essere quello di un carillon. Dimostra di apprezzare i suoni dolci e sussurrati, come le parole
che ascolta, quando la mamma gli
parla, mentre fa il bagnetto o gli
cambia il pannolino, mentre lo infastidiscono i rumori forti. Ha difficoltà a sentire i toni di voce bassi
e profondi, come può essere una
voce maschile.
Dal quinto, ma soprattutto dal
sesto mese di vita il piccolo ruota immediatamente la testa verso
la fonte di qualsiasi suono di una
certa entità come, ad esempio, un
televisore che si accende. Il lattante inizia ad apprezzare il rumore
che fa un oggetto, quando gli cade
dalle mani, e questo lo fa spesso
strillare di piacere. Tenta di ripro-
panellini, posti dal lato opposto
alla direzione dello sguardo, a circa 20 cm dall’orecchio: il piccolo,
se ci sente bene, smette di osservare l’oggetto e ruota la testa verso la
sorgente sonora. Dopo un congruo
intervallo di tempo, nel corso del
quale l’attenzione del bambino
viene nuovamente catturata dal
bastoncino rosso o dai due anelli
concentrici ruotanti, l’esame viene ripetuto dalla parte opposta. I
due campanellini per lato emettono suoni di frequenza diversa e
permettono perciò di valutare la
risposta uditiva a toni acustici di
diverso tipo.
Tra i 9 e i 10 mesi di vita ripete
chiaramente, e spesso con un tono
di voce piuttosto alto, “mamma”,
“pa-pa”, ”ta-ta” e altre parole, anche se, probabilmente, non comprende in pieno il significato di
questi vocaboli. Quando, invece,
è arrabbiato, mostra tutto il suo
disappunto urlando forte ed emettendo sillabe gutturali come “br”,
“gr” e “tr”.
Tra gli 11 ed i 12 mesi è capace
di obbedire a ordini molto semplici come “batti le manine”, “apri la
bocca”, “prendi quell’oggetto”. è
in grado di comprendere perfettamente il proprio nome e di girarsi
immediatamente, quando qualcuno lo chiama. Interrompe, inoltre, quello che sta facendo, se
gli viene detto “No”. Gli piacciono molto i giocattoli, che
emettono rumori e suoni di
qualsiasi tipo. Sa dire mamma e papà in modo chiaro,
dimostrando di sapere chi vuole
chiamare o indicandolo quando pronuncia
tali parole.
l
Ea
IL test di Boel
valuta numerosi
aspetti del
comportamento
infantile
durre i suoni appena ascoltati e riconosce le sillabe delle parole, che
prova a ripetere.
Tra il settimo e l’ottavo mese
il bambino è capace di afferrare
rumori anche molto lievi come il
fruscio delle pagine di un giornale.
Inizia a balbettare in modo forte
e chiaro e le prime sillabe che sa
riprodurre, con sua enorme soddisfazione, sono “la”, “pa”, “ma”,
“ta”. Il piccolo gioca con la propria
voce (che ama ascoltare), e la capacità di ripetere i suoni, che sente, e di provare ad imitarli, è la migliore conferma che ci sente bene.
All’incirca all’ottavo mese di vita
è opportuno eseguire il test di
Boel, attraverso cui il medico è in
grado di valutare, oltre all’udito
del lattante, numerosi aspetti del
comportamento infantile come la
capacità di contatto con il mondo,
lo sviluppo psico-motorio in senso
generale e la vista. L’attrezzatura
per eseguire l’esame consiste in
quattro campanellini d’argento
fissati con anelli alle dita dell’esaminatore (due per mano), in un
bastoncino rosso e in due anelli
ruotanti concentrici. Il medico si
pone di fronte al bambino, che
viene tenuto sulle ginoc- c h i a
della mamma e l’attenzione del bambino viene mantenuta
viva
per mezzo del
bastoncino
rosso o dei due
anelli concentrici ruotanti.
A questo punto
l’esaminatore fa
suonare con le
dita uno dei
quattro cam-
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Nel neonato le
tecniche sono
essenzialmente
basate sul
modellamento
Allattamento al
seno ed osteopatia
a cura di Simona Caffi // [email protected]
Chinesiologa, Osteopata
Non dovrebbero esserci dubbi sulla necessità di sostenerlo
I
benefici
dell’allattamento
al seno materno sulla salute dei neonati, delle madri,
della società sono talmente
evidenti che non dovrebbero
esserci dubbi sulla necessità
di promuoverlo e sostenerlo. Gli
operatori della salute ed i servizi
per la maternità hanno un ruolo fondamentale in tale sfida e
nella dichiarazione congiunta
Oms-Unicef sono stati individuati 10 passi per favorire il successo
dell’allattamento al seno. In tale
24 MAMMA E BAMBINO
documento si afferma che ogni
punto di nascita e di assistenza
al neonato dovrebbe:
1. Definire un protocollo scritto
per la promozione.
2.Addestrare il personale sanitario affinché possa mettere in
pratica tale protocollo.
3.Informare le donne già durante la gravidanza sui vantaggi
e sulla conduzione dell’allattamento al seno.
4. Aiutare le madri perché comincino ad allattare al seno en-
tro mezz’ora dal parto.
5. Mostrare alle madri come allattare e come mantenere la produzione di latte anche in caso di
separazione dal neonato.
6. Non somministrare al neonato alimenti o liquidi diversi dal
latte materno, salvo indicazioni
mediche.
7.Praticare il rooming-in, permettere cioè alla madre ed al
bambino di restare insieme 24
ore su 24 durante la permanenza
in ospedale.
8. Incoraggiare l’allattamento al
seno a richiesta.
9.Non dare tettarelle artificiali
o succhiotti durante il periodo di
allattamento.
10. Favorire lo stabilirsi di gruppi di sostegno all’allattamento
al seno ai quali le madri possano rivolgersi dopo la dimissione
dall’ospedale o dalla clinica.
Problemi nella dinamica della suzione
La suzione nutritiva del neonato coinvolge il movimento coordinato della lingua, dello ioide,
della mandibola e del labbro inferiore, che spinge vigorosamente
la lingua verso il palato molto
rapidamente. Il corpo della lingua del neonato deve entrare
completamente in contatto con il
palato e poi spostarsi velocemente per generare la forza negativa
necessaria per succhiare e convogliare latte nell’orofaringe, affinché ciò possa accadere in modo
armonioso ed efficace.
L’innervazione motoria delle
strutture deputate alla suzione è
a carico quasi esclusivo del nervo
ipoglosso ( 12° nervo cranico, che
fuoriesce a livello della base del
cranio). Il cranio fetale, sotto l’effetto delle pressioni intra-uterine,
si accomoda, subisce un modellamento, modifica la propria forma al fine di adattarsi al canale
nel quale deve defluire. Il cranio
del feto, benchè resistente, può
reagire alle costrizioni meccaniche in utero o perinatali.
L’espulsione del feto avviene generalmente per appoggio dell’occipite sulle branche pubiche; le
lesioni ossee dell’occipite interessano le parti condiloidee, le masse laterali e la squama, che possono venire compresse dalle forze
meccaniche del travaglio uterino
al momento del parto.
Questa situazione potrebbe determinare un’alterazione funzionale
a carico del nervo ipoglosso, che
si manifesterà con una suzione
difficoltosa, nonostante il valido
sostegno del personale sanitario.
Visione osteopatia:
ascolto e valutazione
Essa consiste nel valutare i diversi tessuti: la mano dell’osteopata
registra qualcosa come una sensazione di movimento ritmico nei
diversi piani dello spazio. L’ascolto, inoltre, permette di valutare la
mancanza di mobilità dei diversi tessuti del corpo, di cogliere le
zone più limitate e, di conseguenza, di normalizzarle. Il primo contatto può avvenire con il neonato
sulle ginocchia dell’operatore con
una mano sotto l’occipite ed una
sotto il sacro, ma, se il bambino
manifesta disagio, cerchiamo una
posizione più favorevole: sulle ginocchia della madre, sul letto o al
seno. Verifichiamo anche la libertà delle fasce e delle membrane
della dura madre, che uniscono il
cranio al bacino, così come la sincronia dei diaframmi.
Nel neonato le tecniche sono essenzialmente basate sul modellamento: seguiamo i tessuti, i loro
ritmi, rispettandone i loro micro
movimenti: i neonati si abbandonano totalmente, assumendo
da soli quelle posizioni che ci
permettono di arrivare fino ad
un accumulo delle tensioni. Si
può concludere che la valutazione osteopatica del neonato nelle
prime ore di vita e l’applicazione
di tecniche specifiche possono, in
sintonia con la raccolta di una
accurata anamnesi, fornire un
contributo alla risoluzione di importanti problemi, che si potranno manifestare nell’immediato
(disturbi di suzione) o nel proseguo della vita. L’articolo è stato
realizzato prendendo in considerazione la bibliografia ufficiale e
la nostra personale esperienza di
osteopati in un noto ospedale.
MAMMA E BAMBINO 25
Estate
non lasciamo a casa le
buone abitudini alimentari
a cura della Redazione
I consigli del pediatra per una corretta nutrizione anche in vacanza
È
tempo d’estate, di sport
all’aria aperta e di gite
fuori porta. Arriva, quindi, uno dei periodi in cui
maggiormente si modificano le abitudini alimentari. Si cede a qualche concessione in più e può aumentare la
disattenzione anche nei confronti
dell’alimentazione dei più piccoli, ma non bisogna abbassare il
livello di guardia. Modificare l’alimentazione dei bambini, anche
solo per un breve periodo, rischia
di abituarli ad assumere comportamenti non sani.
Come spiega il prof. Gianvincen-
26 MAMMA E BAMBINO
zo Zuccotti, Direttore della Clinica
Pediatrica L. Sacco di Milano, Università degli Studi di Milano che ha
condotto lo studio Nutrintake sulle
abitudini alimentari dei bambini
italiani da 6 a 36 mesi, .”Il periodo
delle vacanze è tradizionalmente
quello in cui si verificano le maggiori trasgressioni alimentari. Orari sfasati rispetto al solito, meno
attenzione alle regole alimentari e
alle indicazioni dei pediatri portano spesso i genitori a commettere
errori a tavola. Uno dei principali è l’eccesso di zucchero nei piatti
dei più piccoli: la quasi totalità dei
bambini, già prima dell’anno di
età, ne consuma il limite massimo
raccomandato nella dieta quotidiana e, dopo il primo anno di vita,
tutti i bambini ne assumono in eccesso rispetto alle raccomandazioni.Gli zuccheri sono fondamentali
per la crescita e il sostentamento
quotidiano, ma è sbagliato eccedere e non è necessario aggiungerli
soprattutto agli alimenti che li contengono già naturalmente.
Dare al bambino alimenti ricchi
di zucchero non lo aiuta ad impostare buone abitudini alimentari e può contribuire al rischio di
sviluppare carie dentaria, obesità
e patologie associate”.
Ma come bisogna comportarsi in
estate, quando si è in vacanza ed
i bambini sono piccoli?
Il prof. Zuccotti propone un
“Pacchetto di buone regole alimentari” da mettere in valigia
per aiutare i genitori a vivere con
serenità le vacanze.
L’importanza della colazione Che la
colazione sia il pasto più importante della giornata è ormai
risaputo. D’estate, però, capita
che i bimbi, se non allattati al
seno, non abbiano voglia di bere
bevande calde e che rifiutino il
latte. Si tratta della tipica inappetenza mattutina, che si risolve,
generalmente, in pochi minuti.
Basta solo aspettare, senza far
mai mancare il primo pasto della
giornata. Anche in vacanza, se il
latte materno manca, fate sempre attenzione a non introdurre il
latte vaccino prima del 12° mese,
I bambini non
hanno bisogno
di “ricostituenti”
o di Alimenti
ipercalorici
meglio sarebbe dopo il secondo
anno, ricordate che è troppo ricco
di proteine e povero di ferro.
Merenda sì, ma sana e bilanciata Il
maggior movimento, i giochi
all’aria aperta ed il maggiore
sforzo fisico dei bambini durante l’estate comportano un aumentato consumo di calorie, che
non deve, però, creare allarmismi nei genitori. I bambini non
hanno bisogno di “ricostituenti”
o di essere rifocillati con alimenti
iperzuccherati e ipercalorici. Lo
spuntino dopo il gioco o dopo
il bagno al mare è importante
e rientra nei 5 pasti consigliati
della giornata, ma deve essere
“tenuto a bada”. Patatine, gelati o merendine inappropriate e
troppo zuccherate, se assunti con
frequenza, tendono a sbilanciare
l’equilibrio nutrizionale e deviare le preferenze alimentari del
bambino. Meglio scegliere snack
o merende specifiche per la sua
crescita.
Attenzione a come reintegrare i liquidi.
No a bevande gassate e zuccherate Generalmente d’estate il corpo perde
molti liquidi e, sali minerali e, per
ritrovare un equilibrio fisiologico,
brucia meno calorie, avendo spesso come conseguenza il rifiuto del
cibo e la perdita di peso. Questo
fenomeno preoccupa i genitori, i
quali, a volte, commettono l’errore
di proporre ai propri figli bevande gassate ed anche zuccherate,
pensando che possano rifornire il
corpo di sali minerali, zuccheri e
vitamine. Questa pratica scorretta
comporta, se ripetuta nel tempo,
una progressiva abitudine ad un
gusto sempre più dolce, impostando un’abitudine
alimentare poco salutare e tra le più pericolose per il rischio di
sviluppare sovrappeso e obesità.
Far conoscere la frutta,
ma senza aggiungere lo
zucchero L’estate
è il momento
principe per
far conoscere
ai più piccoli la
frutta. Bisogna
far
scoprire
il suo sapore naturale
senza aggiungere lo zucchero. La
frutta è un alimento naturalmente
dolce, che fornisce un complesso
di zuccheri, ma che porta con sé
anche altre importanti sostanze
quali fibre, vitamine, minerali con
un valore nutritivo ben superiore
a quello fornito dal solo fruttosio
in essa contenuto. Stare lontano,
quindi, dalla tentazione di insaporire le fragole con 2/3 cucchiaini di
zucchero e scegliere alimenti senza
zucchero aggiunto che rispettano
il profilo zuccherino degli ingredienti da cui derivano.
Cena e pranzo fuori casa Essere in vacanza porta spesso a consumare
cibo fuori casa, inducendo di frequente i genitori a fare uno strappo alla regola, facendo mangiare
ai bambini le loro stesse pietanze. Uno degli errori più comuni
è, infatti, quello di considerare il
bambino come un “piccolo adulto”, senza pensare che ha esigenze specifiche e che è più sensibile di un adulto ai contaminanti
ambientali. In pochi sanno, infatti, che gli alimenti “da adulti” orientano il suo gusto verso
un’alimentazione non corretta, spesso troppo dolce o salata, o troppo
proteica. Importante,
quindi, ricordare che
nei primi anni di vita
i piccoli hanno bisogno di un’alimentazione specifica,
che garantisca
un equilibrio nutrizionale
adeguato
all’insegna
della massima sicurezza.
MAMMA E BAMBINO 27
Beauty case dei
bimbi in vacanza
La scelta dei prodotti richiede accuratezza
E
vviva si parte!
Sono arrivate le attese
vacanze e con loro anche l’ansia da valigia,
soprattutto se si hanno
bambini.
Piacerebbe
molto, a noi mamme, avere un
unico prodotto cosmetico formato famiglia, pratico, che occupi poco spazio e che soddisfi
le esigenze di tutti! In realtà la
scelta di cosa portare con noi richiede accuratezza, perché i nostri piccoli siano protetti e coccolati in qualsiasi occasione.
Ecco allora che nel beauty case
dell’estate non possono mancare una crema solare protettiva e
possibilmente resistente all’acqua, accanto a creme doposole
lenitive e rinfrescanti... Magari
approfittate di qualche promozione nella vostra farmacia!
Non possono mancare nemmeno prodotti per la detersione,
in base all’età del bambino: in
questo caso è facile optare per
cosmetici due in uno, formulati in modo che siano delicati sia
per il corpo che per i capelli, per
il bagnetto o per la doccia.
Per i più piccini, abituati alla
coccola prima della nanna,
consiglio oli per il massaggio
eudermici e leggermente profumati vendibili anche in taglie
mini; per i più grandi consiglio
un pratico sapone neutro per il
approfittate
DELLE promozionI
PRESENTI nella
vostra farmacia
viso e le mani oltre allo spazzolino da denti e al dentifricio
adatto all’età.
Non dimentichiamo un detergente intimo che riduca le irritazioni da sabbia o da salsedine; e
ancora: una pasta per il cambio
senza ossido di zinco, che possa
essere perfetta anche per rossori,
dovuti al sudore, per esempio,
in altre zone del corpo. Teniamo a portata di mano salviettine detergenti poco profumate e
adatte in ogni occasione, anche
se in fondo, se sei mamma, le
hai sempre in borsa!
Infine un pratico antizanzara
alla citronella, in spray, crema o
roll-on e per i neonati in patch o
bracciali che si attaccano al passeggino, possono sempre servire!
E... buone vacanze!
a cura di
CHIARA KRON MORELLI
Farmacista
MAMMA E BAMBINO 29
interessa circa
il 10% della
popolazione tra
66 e 74 anni di età
Figura 2
La Maculopatia
a cura di ANDREA RUSSO // www.centrooculisticobresciano.it // [email protected]
Medico Chirurgo Oculista, Responsabile Centro Oculistico Bresciano
Una patologia frequente nella terza età
G
razie ai continui progressi della Medicina e
al miglioramento generale della qualità di vita
assistiamo ad una continua crescita di quelle
che sono le patologie tipicamente
(ma non solo) della terza età. Tra
queste la maculopatia è certamente una delle più importanti a
livello numerico nella popolazione over 60 e, non a caso, viene denominata come Degenerazione
Maculare Legata all’Età (DMLE)
dalla comunità scientifica. Con
varie forme e severità interessa
circa il 10% della popolazione tra
66 e 74 anni di età. Tale percentuale sale al 30% nei pazienti tra
75 e 85 anni. Purtroppo, se non
diagnosticata in tempo, ha un
impatto deleterio sulla qualità di
30 PARLA LO SPECIALISTA
vita del paziente, conducendo a
risultati disastrosi per la vista con
la perdita anche completa della
visione centrale. Si tratta, infatti,
di una malattia della retina ed in
particolare della macula (Figura
1), ossia la zona più nobile della
retina stessa, dedicata alla visione centrale. La maculopatia può,
quindi, portare ad una incapacità più o meno completa nella lettura, nel riconoscere le persone,
nella guida ed in generale nella
visione (Figura 2).
Screening e diagnosi precoce
La maculopatia, come altre malattie dell’occhio (tra cui il glaucoma), ha un andamento subdolo,
poiché non presenta dolore e l’attenzione del paziente può essere
risvegliata solamente nelle fasi
più avanzate, quando il danno è
ormai irrimediabilmente avvenu-
Figura 1
to. A tale riguardo gioca un ruolo
fondamentale la diagnosi precoce,
oggigiorno facilitata da esami veloci, non invasivi e di elevatissima
tecnologia come l’OCT (Figura 3),
ossia una sorta di TAC ad elevatissima risoluzione sulla retina
mediante una sorgente laser. È
raccomandabile che tutta la popolazione sopra i 60 anni effettui periodicamente una visita oculistica
con scansione OCT, in particolare
nei casi di parentela con pazienti
affetti da maculopatiam, poiché
recenti studi evidenziano in tali
situazioni un rischio 12 volte superiore rispetto alla norma. La griglia
di Amsler (Figura 4) può essere un
valido aiuto per il paziente. Non
si sostituisce all’OCT ed alla visita
oculistica, ma in caso di distorsione delle sue linee è certamente un
importante segno di malattia.
Malattie e trattamento
Varie possono essere le forme di
maculopatia, che interessano la
retina. Schematicamente queste possono essere distinte in due
grandi categorie: le forme secche
e quelle umide. Le prime sono
caratterizzate da una lenta e progressiva degenerazione degli strati, che compongono la retina, con
tipiche lesioni quali le drusen e
le pseudodrusen. Tali lesioni possono, in alcuni casi, condurre ad
atrofie retiniche o alla forma umida della malattia. Quest’ultima
è caratterizzata dalla presenza
di neovasi retinici anomali, che
sovvertono la struttura retinica
antiossidanti ed in particolare di
luteina e zeaxantina, come supportato da recenti grossi studi clinici (AREDS e AREDS2).
Il trattamento della forma umida
o essudativa comporta, invece, l’iniezione intravitreale di specifici
farmaci diretti contro i fattori di
crescita dei neovasi anomali. Si
tratta di iniezioni di anticorpi monoclonali diretti contro il fattore
di crescita vascolare endoteliale
(anti-VEGF). Tali iniezioni (Figura
5) vengono effettuate mensilmente nella prima fase della terapia,
per essere, poi, maggiormente di-
Figura 3
ed essudano materiale proteico e
liquido con conseguente edema
intraretinico e morte delle cellule
retiniche. L’andamento della malattia è estremamente aggressivo
sul tessuto retinico, che non è in
grado di rigenerarsi, come, invece, avviene nelle normali ferite
cutanee. Ciò comporta che la maculopatia essudativa agisca come
un incendio, che rapidamente
brucia una foresta: è fondamentale intervenire con tempestività a
spegnere l’incendio per preservare
il maggior numero di cellule retiniche integre e funzionanti.
Il trattamento della forma secca
prevede l’assunzione di supplementi vitaminici con alte dosi di
Figura 4
luite nel corso del tempo secondo
l’andamento della malattia.
L’importanza di una visita oculistica completa di OCT, in una
popolazione che invecchia, è,
quindi, fondamentale per una
completa valutazione retinica.
Figura 5
PARLA LO SPECIALISTA 31
si improvvisamente e non sempre alla riduzione della dose (ad
esempio mezza compressa di una
terapia standard) corrisponde una
parallela riduzione dell’efficacia
terapeutica.
Una seconda regola è di non confondere i sintomi da caldo eccessivo con quelli dell’ ipotensione:
entrambe le condizioni causano
disturbi molto simili quali la spossatezza. Tuttavia la riduzione dei
valori pressori diventa sintomatica
solo quando la pressione sistolica
scende sotto 110 mmHg, in quanto
esiste un meccanismo di autoregolazione che mantiene il flusso cerebrale costante e, pertanto, disturbi
come i “giramenti di testa” solo
raramente sono dovuti all’ ipotensione.
Ipertensione
arteriosa
e caldo estivo
Va evitata
l’autogestione
della terapia
farmacologica
a cura di Stefano Taddei
Direttore U.O. Medicina Generale 1 Universitaria - Centro di riferimento regionale per la
diagnosi e cura dell’ipertensione arteriosa - Azienda Ospedaliera Universitaria - Pisa
Quando e come ridurre la terapia farmacologica antipertensiva
I
valori di pressione arteriosa
possono essere modificati da
numerosi fattori quali l’alimentazione, i disturbi del
tono dell’umore (soprattutto
ansia ed attacchi di panico),
alcuni tipi di farmaci (ad esempio gli antinfiammatori incluso il
cortisone, gli spray nasali o la terapia estroprogestinica) e le variazioni climatiche, che si osservano
con il susseguirsi delle stagioni.
Con l’avvicinarsi dell’estate si as-
32 PARLA LO SPECIALISTA
siste ad una riduzione dei valori
pressori, che può rappresentare
un problema in chi assume una
terapia antipertensiva per la comparsa di disturbi causati da valori
troppo bassi. In alcuni pazienti è
un problema e certamente diventa
necessario modificare la terapia,
ma altri i sintomi, che si avvertono col caldo, non sono realmente
riferibili a valori pressori eccessivamente ridotti.
Quali sono, quindi, le principa-
li regole e consigli da tenere in
considerazione per evitare errori, che potrebbero compromettere il nostro stato di salute?
Innanzitutto è bene ricordare che
va evitata l’autogestione della terapia farmacologica sulla base di
sensazioni e/o convinzioni spesso
errate. è buona regola rivolgersi
sempre al proprio medico, soprattutto se si ritiene necessario modificare lo schema terapeutico. Molti
farmaci non possono essere sospe-
Il disturbo più frequente dovuto
al caldo è l’ipotensione ortostatica
e cioè la brusca riduzione dei valori di pressione sistolica (a volte
anche 30 mmHg) quando si assume la posizione eretta. In genere
questo è un fenomeno transitorio,
che si risolve spontaneamente, ma
che può dare origine a cadute. è
buona regola, quindi, soprattutto
quando è molto caldo, alzarsi con
prudenza, pronti a rimettersi seduti o sdraiati alla prima sensazione
di mancamento.
In ogni caso un solo episodio non
deve allarmare né indurre a frettolose modificazioni di terapia. I
valori pressori sono un parametro clinico estremamente labile e,
quindi, molto spesso isolati valori
pressori troppo bassi o troppo alti
allarmano senza motivo i pazienti
(e purtroppo anche molti medici)
ed inducono a modificare schemi
terapeutici che stanno funzionando molto bene.
Il caldo eccessivo determina una
reale riduzione dei valori, tale da
richiedere un aggiustamento terapeutico.
Che cosa si può fare? Innanzitutto
si può intervenire con una buona
idratazione, affidata sia al consumo di bevande, ma soprattutto aumentando il consumo di frutta. La
frutta ha elevati contenuti di acqua.
Un’altra
possibilità è
aumentare
il
consumo
di sale. Come
erroneamente si
crede, il sale non
è un nemico giurato
dell’ipertensione purché
se ne usino dosi ragionevoli. Quello che va sicuramente evitato è l’uso eccessivo di
sale.
Per la terapia farmacologica è ragionevole ridurre il dosaggio ed il
numero dei farmaci, ma, anche in
questo caso, è necessario seguire
alcune regole ben precise.
Ad esempio, per alcune classi di
farmaci (come gli ACE-inibitori),
la riduzione della dose è una procedura scorretta, in quanto tali farmaci hanno un meccanismo d’azione particolare, definito “curva
dose-risposta piatta”. Che cosa significa? L’aumento o diminuzione
della dose modifica solo la durata
d’azione e non la potenza del farmaco. Pertanto, se un paziente assume un farmaco di questa classe
ed i valori pressori, durante l’estate, fossero troppo bassi, è ragionevole sospendere la terapia, probabilmente non più necessaria.
Al contrario, con farmaci come i
calcio-antagonisti o i diuretici, è,
invece, assolutamente corretto ridurre la dose, per, poi, valutare il
comportamento dei valori pressori.
Un errore, che osserviamo frequentemente, è di ridurre la posologia
assumendo mezza compressa di
farmaci, che sono in realtà combinazioni (cioè due
farmaci racchiusi nella stessa
compressa).
Moltissimi
pazienti assumono,
infatti, combinazioni
di
farmaci quali
gli ACE-inibitori o
gli AT-1 antagonisti
associati a diuretici. In
questi casi, se è necessario
diminuire la terapia, si deve
ridurre la dose del solo diuretico,
se il paziente assume la combinazione con una dose alta di diuretico. Se, invece, il paziente assume
la combinazione con la dose bassa di diuretico, dovrà tornare alla
monoterapia (cioè assumere esclusivamente il farmaco che era associato al diuretico).
Nel periodo estivo è necessaria
una particolare attenzione ai valori pressori, senza che diventi una
causa di ansia o di eccessive preoccupazioni.
PARLA LO SPECIALISTA 33
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L’HPV colpisce
donne e uomini
a cura di CLAUDIO PAGANOTTI // www.paganotti.it
Specialista in Ostetricia e Ginecologia
Consulente in Sessuologia Clinica. Istituto Clinico “Città di Brescia”
Il Papilloma virus si trasmette coi rapporti sessuali
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Che cos’è il Papilloma virus umano
(HPV)?
L’HPV è un gruppo di virus (oltre
120 diversi tipi), che comunemente colpisce donne e uomini.
L’infezione si trasmette in particolare con i rapporti sessuali, anche non completi. Talvolta l’infezione è trasmessa da una persona
all’altra molti anni dopo che una
delle due persone l’ha contratta,
quindi l’infezione può non avere
nulla a che fare col compagno
attuale.
L’infezione è spesso asintomatica; in altri casi i sintomi, che si
avvertono, come bruciore e prurito, possono essere facilmente
confusi con altre patologie.
Chi può essere colpito dall’HPV?
Tutte le persone sessualmente attive sono esposte al rischio di contrarre l’HPV. Nelle donne i picchi
di infezione si registrano subito
dopo l’inizio dell’attività sessuale
ed in menopausa; comunque il
rischio di infezione non si annul-
Tutte le persone
sessualmente attive
sono esposte al rischio
di contrarre l’HPV
la mai, colpisce 8 persone su 10,
anche se, nella maggioranza dei
casi (50% nel corso di un anno
e 80% in due anni), scompare
spontaneamente senza conseguenze per la salute.
Quali malattie provoca l’HPV?
L’HPV causa numerose patologie.
Gli HPV 16 e 18 sono responsabili
PARLA LO SPECIALISTA 35
di circa il 70% dei tumori del collo
(cervice) dell’utero, della vagina,
dell’ano e del perineo, di un terzo
dei tumori della vulva e di una
parte dei tumori del cavo orale.
Gli HPV 6 e 11 sono responsabili
dei condilomi (lesioni benigne simili a piccole verruche) genitali.
Come prevenire l’HPV?
L’accurata igiene intima personale e l’uso del preservativo non
sono sempre efficaci. Lo screening cervicale, in abbinamento
alla vaccinazione, è l’arma di
prevenzione più efficace per le
malattie da HPV.
Lo screening cervicale
I test di screening per la prevenzione del tumore del collo dell’utero sono il Pap-test e l’HPV-test.
Il Pap-test è un esame semplice e indolore, che si esegue prelevando con una spatola e uno
spazzolino del materiale a livello del collo dell’utero, che viene
“strisciato” e fissato su un vetrino
e, quindi, analizzato al microscopio. Con il Pap-test è possibile
evidenziare lesioni pre-tumorali
e/o tumori del collo dell’utero in
36 PARLA LO SPECIALISTA
fase precoce. Lo screening prevede l’esecuzione del test ogni 3
anni dai 25 anni fino ai 65 anni.
L’HPV-test si effettua in maniera
simile al Pap-test, però il materiale
prelevato non è letto al microscopio, ma sottoposto ad un esame di
laboratorio per la ricerca del virus.
Lo screening con l’HPV-test al posto del Pap-test è possibile perché
l’PHV-test trova più lesioni del collo dell’utero di quelle che trova il
Pap-test e trova queste lesioni più
precocemente. Lo screening prevede l’esecuzione dell’HPV-test ogni 5
anni dai 30-35 anni, perché nelle
donne più giovani le infezioni da
HPV, anche se sono molto frequenti, nella maggioranza dei casi regrediscono spontaneamente.
L’accurata igiene
intima e l’uso
del preservativo
non sono sempre
efficaci
La vaccinazione
Esistono due vaccini efficaci e sicuri nella prevenzione del tumore
del collo dell’utero:
1. il vaccino bivalente, che protegge dagli HPV 16 e 18, è indicato nella prevenzione delle lesioni
precancerose del collo dell’utero
e del tumore del collo dell’utero
nelle donne dai 9 ai 25 anni;
2. il vaccino quadrivalente, che
protegge dagli HPV 6, 11, 16 e
18, è indicato nella prevenzione
delle lesioni precancerose del collo dell’utero, del tumore del collo dell’utero, della vagina, della
vulva e dei condilomi genitali
nelle donne dai 9 ai 45 anni.
Recentemente è stato immesso in commercio un vaccino
per l’HPV, che protegge contro 9 tipi di papilloma virus
(6,11,16,18,31,33,45,52,58).
Poiché i vaccini non proteggono
da tutti i tipi di HPV, è importante sottoporsi a controlli regolari,
ogni 3 anni, con il Pap-test anche
dopo la vaccinazione.
La vaccinazione HPV in Italia
Il Ministero della Salute ha iniziato una Campagna di vaccinazione gratuita per le ragazze
di 11 anni compiuti, per le quali
il vaccino è somministrato presso i Centri vaccinali. Nella maggior parte delle Regioni è attivo il
prezzo sociale, cioè la possibilità
per le ragazze e le donne, che non
rientrino nell’offerta gratuita, di
ottenere la vaccinazione ad un
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LO SPECIALISTA RISPONDE
valeriana
ed epatotossicità
Egregio Direttore,
sono un’assidua lettrice della vostra rivista che prendo
alla farmacia del mio Comune di residenza. Ho letto
l’articolo “Menopausa, non solo soia” apparso sul numero di Gennaio 2015 e, poiché assumo una pastiglia
di Valeriana tutte le sere, chiedo, se può darmi qualche
altra informazione a proposito della sua epatotossicità
(il mio medico curante non è a conoscenza dell’argomento.)
Vi ringrazio per la risposta. Buon lavoro.
Rosanna
Gentile Signora, la Valeriana quando è assunta a
dosi elevate, ma soprattutto per un tempo prolungato, può essere responsabile di danni epatocellulari, che sono rilevati dall’aumento di alcuni enzimi
del fegato: le transaminasi.
L’uso non dovrebbe protrarsi per oltre tre mesi, mentre il dosaggio è diverso per i vari preparati a base di
Valeriana. Comunque, segni di sovradosaggio sono
la nausea e la cefalea.
L’epatotossicità, inoltre, è accentuata, quando la
Valeriana è assunta insieme con altri epatotossici
come per esempio alcune piante (scutellaria) e diversi farmaci (paracetamolo, tetracicline, clorpromazina, metotrexate, …).
Infine, le ricordo che la Valeriana potenzia l’effetto
dell’alcool, noto agente epatotossico.
Dott. Claudio Paganotti
Specialista in Ostetrica e Ginecologia
www.paganotti.it
38 PARLA LO SPECIALISTA
giusto peso, fare esercizio in quantità e qualità commisurata all’età
ed alle condizioni di salute, riposare bene ed a sufficienza specialmente durante le ore notturne. è
importante ricorrere prontamente
Lo stress
fa male al cuore
a cura di FRANCO PESCIATINI
Specialista in Cardiologia, Dietologia, Fisiatria
C
Come combattere il logorio della vita moderna
he tra cuore e psiche vi siano legami è noto
da secoli. Già Ippocrate, il padre della medicina, nel 400 a.C. sosteneva che la mente
ed il corpo sono tutt’uno. Non so dire come
il medico sia arrivato a valutare il paziente
dal punto di vista prevalentemente organico, somatico, trascurando la
componente psicologica, ma
da alcuni anni si sta verificando un’ inversione di tendenza,
anche perché le relazioni tra
psiche e corpo sono state di-
40 PARLA LO SPECIALISTA
mostrate scientificamente. Numerosi studi hanno
accertato che, in occasione di condizioni di stress,
l’organismo produce sostanze, tra cui l’adrenalina
ed il cortisone, che aumentano la frequenza dei battiti del cuore e la pressione arteriosa. è stato evidenziato che quanti di più soffrono lo stress, hanno un
maggiore rischio di sviluppare
una malattia coronarica e di
soffrire di problemi cardiaci. Un
evento sporadico può non causare problemi, ma, se lo stress si
protrae nel tempo, può arrivare
Già Ippocrate sosteneva
che la mente ed il corpo
sono tutt’uno
a danneggiare
le pareti
delle arterie,
favorendo la formazione di placche (restringimenti) al loro interno. In caso di stress prolungato
viene esaltata l’azione dannosa
di altri fattori di rischio, come il
fumo, la sedentarietà, le scorretta alimentazione, tutte abitudini
proprie delle persone stressate,
già di per sé dannose per la salute. Si è anche visto che nella
maggioranza dei casi uno stress
improvviso può rappresentare la
classica goccia, che fa traboccare il vaso. Se il sistema cardiovascolare non è in perfetta salute,
non solo le emozioni, ma anche
l’attività fisica possono essere
pericolose: sforzi rapidi e intensi, specialmente in persone non
allenate e già un po’ avanti negli anni, possono rappresentare
una violenta condizione di stress
ed essere anche fatali. L’attività sessuale, che di per sé non è
rischiosa in molti di coloro che
hanno avuto un infarto, lo può
diventare, se svolta con il partner
non abituale ed affrontata con
Se il sistema
cardiovascolare
non è in perfetta
salute l’attività
fisica può essere
pericolosa
intensa “ ansia da prestazione”.
Anche pranzi e cene troppo abbondanti possono scatenare aritmie ed infarti, in quanto durante
la digestione il sangue viene convogliato prevalentemente verso
l’apparato digerente e, se le coronarie non sono perfettamente libere da restringimenti, è possibile
che una scorpacciata diventi uno
“stress fatale”.
Come, allora, non farsi “cogliere
impreparati” dagli stress? Per prima cosa è necessario conoscere
adeguatamente il nostro apparato cardiovascolare (cuore e arterie), sottoponendosi a controlli
specialistici periodici, specialmente dopo i 50-60 anni: il controllo
della pressione una volta al mese,
l’esame del sangue per ricercare
possibili fattori di rischio almeno
ogni 1-2 anni, un elettrocardiogramma eseguito annualmente
ed eventualmente un test da sforzo. Oltre a queste misure di prevenzione, occorre mantenere il
al cardiologo, se sono presenti sintomi che indirizzano sull’apparato cardiovascolare, allo psichiatra
o allo psicologo, se ci rendiamo
conto che la componente ansiosa
e/depressiva sta prendendo il sopravvento. Altrettanto importante
è la gestione dello stress: possono
essere utili le tecniche di rilassamento come lo yoga e la meditazione. Se non si ha tempo o voglia
per questo tipo di corsi, molto può
fare anche l’attività fisica regolare
e costante: un corretto allenamento, eseguito quotidianamente con
la giusta concentrazione ed impegno, ci aiuta a liberare la mente
dai pensieri e dalle preoccupazioni e col tempo riduce la frequenza
cardiaca e la pressione arteriosa.
Una passeggiata rilassante, magari con la vista di un bel panorama, dimenticando almeno per
un’ora i problemi familiari o lavorativi, è una buona ed efficace
cura contro il “logorìo della vita
moderna”.
PARLA LO SPECIALISTA 41
I medicinali
in vacanza con noi
A quale categoria di vacanzieri appartenete?
A
quale categoria di va- possono risultare micidiali), cerotcanzieri appartenete?
ti anti-vesciche, in caso di jet-lag
Al modello “Se mi ser- melatonina e/o valeriana.
ve qualcosa, lo compro Raccomandazione
sul posto” o a quello Chi segue una terapia cronica
“Chiocciola”, che, po- (ad esempio per diabete, ipertentendo, porterebbero con sé an- sione, problemi cardiaci o pillola
che la casa?
anticoncezionale) deve dotarsi di
La scelta dei prodotti da mettere una scorta sufficiente a coprire il
in valigia dipende anzitutto dalla periodo di vacanza. Spesso repedestinazione e dalle caratteristiche rire questi farmaci all’estero può
del viaggio. In ogni caso, sia che rivelarsi difficile o costoso. Semla vostra meta siano le affollate pre consigliabile partire muniti
spiagge romagnole, sia che an- di una dichiarazione del proprio
diate a fare trekking sulle Ande, medico, in cui sia annotato anecco una lista di farmaci che non che il nome del principio attivo
dovrebbero mai mancare: analge- del farmaco da assumere.
sico (mal di testa, di denti), antipi- Se la destinazione è un Paese a rischio
retico (febbre), antinfiammatorio Verificare sempre se sono con(dolori muscolari, strappi), anti- sigliate vaccinazioni specifiche;
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dicazione (soprattutto se ci sono I farmaci vanno protetti da tembimbi), termometro, pomata con- perature troppo elevate e, quintro botte e/o distorsioni, prodotto di, possono essere conservati in
contro la diarrea e fermenti lattici, contenitori termici. Meglio, in
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Uno stile di vita contro l’infiammazione cellulare
l termine “dieta” per gli antichi greci significava “modo
di vivere”o, come dicono
i contemporanei, “stile di
vita”. Oggi, invece, viene per
lo più interpretato come semplice privazione di cibo allo scopo
di perdere peso.
La strategia della Zona, come vedremo, è di modificare lo stile di
vita delle persone con l’obiettivo
di incrementarne la salute, senza
preoccuparsi direttamente del dimagrimento.
Dopo 20 anni dall’introduzione di
questo regime alimentare si sono
succeduti diversi studi scientifici,
che hanno avvalorato l’efficacia
della Zona nella prevenzione di
molte malattie cronico-degenerative. Lo scopritore della Zona, dr.
Barry Sears, è stato ospite dei farmacisti bresciani per presentare
le novità sulle ricerche, che hanno dato vita ad un nuovo libro.
La Zona Ormonale
Gli ormoni sono i messaggeri
ed i regolatori di molte funzioni
dell’organismo: a seconda dell’equilibrio fra i diversi ormoni si
possono avere effetti positivi o
negativi sulla salute.
Purtroppo il loro rilascio e funzionamento è automatico ed indipendente dalla nostra volontà,
ma abbiamo imparato che possiamo “programmarli” semplicemente curando l’alimentazione.
Alcuni alimenti promuovono il
rilascio di alcuni ormoni e sopprimono quello di altri.
Il dr. Barry Sears, un biochimico statunitense, ha scoperto “la
formula alimentare”, che mantiene i principali ormoni nella
“zona corretta”, ovvero quella
della salute. Da questo deriva il
nome Zona, che significa, quindi,
“zona ormonale”.
L’effetto antinfiammatorio
L’infiammazione sistemica a
basso grado è responsabile di
SALUTE E BENESSERE 45
* Promozione valida nelle Farmacie aderenti
fino ad esaurimento scorte.
molte delle patologie cronico-degenerative, che affliggono
gli esseri umani: dalle cardiovascolari a quelle del sistema nervoso sino alla predisposizione
ad alcuni tipi di cancro.
Il bilanciamento ormonale,
indotto dall’alimentazione in
Zona associato all’ integrazione con acidi grassi polinsaturi
Omega 3 (EPA e DHA), previene
e combatte questi processi infiammatori.
L’effetto di dimagrimento
Non bisogna confondere il dimagrimento con la perdita di peso.
Dimagrire significa perdere tessuto adiposo, mentre la semplice
perdita di peso potrebbe essere
anche a carico di tessuti nobili
come quello muscolare o, peggio,
degli organi interni.
L’applicazione dei principi della
Zona regola l’equilibrio fra l’insulina e gli ormoni controinsulari (in particolare il glucagone),
facendo in modo che non venga
più accumulato nuovo grasso
corporeo.
Le regole della Zona Mediterranea
1 - L’olio di pesce
L’alimentazione moderna è molto povera degli acidi grassi essenziali Omega 3 (EPA e DHA), che
46 SALUTE E BENESSERE
provengono soprattutto dal pesce. L’introduzione di questi grassi, opportunamente purificati e
concentrati, è il primo passaggio
per raggiungere la Zona
2 - L’alimentazione 40-30-30
Con questa formula sintetica
s’intende specificare che l’apporto calorico, per ogni singola
assunzione di cibo, deve essere
fornito per il 40% dai Carboidra-
Non bisogna
confondere il
dimagrimento con
la perdita di peso
ti, per il 30% dalle Proteine e per
il restante 30% dai Grassi. Per
stabilire il fabbisogno individuale giornaliero è innanzitutto necessario misurare con precisione
la Massa Magra di ogni singolo
soggetto tramite spettrometria
BIA ACC. Questo dato viene,
poi, moltiplicato per un fattore
proporzionale al grado di attività
fisica, che il soggetto stesso svolge
abitualmente.
La scelta dei carboidrati (favorevoli, sfavorevoli o neutri) e dei grassi è di
fondamentale importanza così come
la distanza fra i
vari pasti che non
deve mai superare le
cinque ore.
Per mantenere le proporzioni 40-30-30 si può usare
il metodo a blocchi o quello,
più semplice, ad occhio.
3 - L’esercizio fisico
Il mezzo più efficace per abbassare la glicemia (e l’insulina) e bruciare grassi è l’esercizio aerobico,
cioè quell’attività fisica svolta a
ritmo blando (60-80% della Frequenza Cardiaca Massima), che
consente ai muscoli di essere ossigenati a sufficienza e che, quindi, non dà adito a formazione di
acido lattico.
4 -La gestione dello stress
La vita moderna è caratterizzata
da una componente di stress cronico di diversa natura, che porta
alla perturbazione degli equilibri
ormonali e del sistema nervoso
autonomo . Ciò è dovuto principalmente all’intervento del cortisolo, che ha il compito di ridurre
gli eicosanoidi favorenti l’infiammazione. L’eccesso di cortisolo ha
effetti deleteri sulla salute.
5 -L’importanza
della personalizzazione
La personalizzazione e soprattuttto il controllo costante dei
risultati sono un fattore chiave
per il successo della Zona. Tramite gli spettrometri BIA ACC,
che si trovano presso i medici e
le farmacie specializzate, si può
misurare il grado infiammatorio senza la necessità di prelievi ematici e soprattutto si possono misurare accuratamente le
masse metabolicamente attive
per calcolare l’esatto numero
di blocchi necessari.
Inoltre gli atleti o gli sportivi
molto impegnati fisicamente
hanno la necessità di adeguare le proporzioni degli alimenti
alle loro caratteristiche specifiche: la regola del 40-30-30 è
valida in generale, ma va calibrata in particolare in caso di
attività fisica estrema.
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Gambe
in primo piano
a cura di Monica Chirico
Farmacista
Salute e bellezza vanno di pari passo
L
a salute e la bellezza delle
gambe vanno di pari passo. Purtroppo l’80% delle
donne soffre di insufficienza venosa cronica, il
che predispone a diverse
complicazioni: dai formicolii agli
edemi, dall’aspetto cianotico della
cute, dovuta a scarsa ossigenazione dei tessuti, a vene ben evidenti
in superficie, dall’aspetto nodoso
e serpentiforme.
Quando si manifesta l’insufficien-
48 SALUTE E BENESSERE
za venosa? Quali i primi campanelli d’allarme?
lnsufficienza venosa vuol dire
apparato venoso e linfatico compromesso sia a livello anatomico
che funzionale. Non è legata necessariamente all’età anagrafica
avanzata.
Anche una ventenne può soffrire
di insufficienza venosa.
Immaginiamo l’apparato venoso
come un albero con diverse diramazioni. Nelle braccia dell’albero
corrono diversi vasi collegati tra
loro, caratterizzati da diversi calibri.
Se il flusso sanguigno scorre in un
letto pulito e sgombro da ostacoli,
la circolazione fila via liscia, ma,
se, ahimè, i vasi sono poco elastici, il flusso rallenta ed i rami diventano nodosi, dall’andamento
tortuoso. Sembrano quasi volersi
aggrovigliare tra loro.
Le vene sono paragonabili a tubi
elastici, che conducono il sangue
di ritorno dalla periferia al centro
(ossia al cuore).
La forza di gravità rema contro. In
condizioni normali le valvole consentono il flusso sanguigno verso
l’alto. Quando le pareti venose e
le valvole perdono di tono, diventando meno elastiche, diventa più
difficoltosa la risalita del sangue.
Si instaura così una condizione
di insufficienza venosa con ristagno di liquidi e sangue nelle vene.
Non trascuriamo, quindi, i piccoli
disturbi, perché non si risolvono
da sé... c’è una progressione a stadi della patologia venosa.
Si inizia con l’avvertire dei fastidiosi formicolii alle caviglie, prurito, secchezza cutanea (dovuto
alla scarsa ossigenazione dei tessuti), pesantezza delle gambe fino
all’affiorare delle vene superficiali
e alla rottura dei capillari (teleangectasie).
Col progredire della malattia vengono man mano coinvolte le vene
a grosso calibro, che “emergono
“in superficie” a mo’ di cordoni
dall’aspetto serpentiforme.
Gli edemi diventano ancora più
pronunciati, le caviglie si gonfiano, compaiono ematomi bluastri.
La pelle diventa sempre più sottile e biancastra, tanto che piccoli
traumi possono provocare ferite,
che evolvono in piaghe (ulcere
varicose) dalla lenta guarigione
e possono lasciare antiestetiche
cicatrici.
La predisposizione familiare incide parecchio. Infatti circa il 50%
Le vitamine C - P
esplicano un’azione
protettiva sulla
parete capillare
Anche una ventenne
può soffrire di
insufficienza venosa
delle persone, che soffrono di vene
varicose, riferiscono di diversi casi
analoghi tra i loro familiari.
Il primo step terapeutico è rappresentato dall’uso delle calze a
compressione. Grazie alla compressione, che parte dal piede ed
avvolge caviglie e polpacci fino
ad arrivare alle cosce, si facilita il
ritorno del sangue dalla periferia
al cuore. Si riducono, di conseguenza, anche le zone edematose,
i disturbi alle gambe, dalla pesantezza ai formicolii, sono alleviati
e la pelle riappare gradualmente
compatta e rosea.
Non esistono scuse... le calze si
mettono in ogni stagione… ed a
qualsiasi età.
La terapia farmacologica fa da
supporto a quella meccanica delle
calze compressive. Non ci si può
aspettare che le varici guariscano
da sé, ma nemmeno che guariscano unicamente con l’ausilio
di pilloline magiche. I farmaci
possono ridurre l’edema… migliorare la permeabilità vasale, ma… il problema è ben
lontano dalla risoluzione,
se non si associano norme
igienico-comportamentali
(più movimento), astuzie
mirate ad hoc (calze a
compressione). Mentre non è possibile
intervenire
sui
fattori genetici, è
doveroso intervenire sui vari fattori
favorenti l’insufficienza
venosa (stazione eretta o seduta
prolungata, esposizione a fonti
di calore, sovrappeso, stipsi, etc.)
e seguire una alimentazione corretta.
In fitoterapia sono utilizzate piante medicinali, che manifestano sia
un’azione venotonica (aumento
del tono venoso), che permette
di rafforzare le pareti venose impedendone lo sfiancamento, che
un’azione di permeabilizzazione
della parete venosa così che si
riducono gli edemi. Grazie a tali
proprietà si riduce sia la sensazione di pesantezza e stanchezza alle
gambe. Le piante medicinali utili in materia sono davvero tante:
ippocastano, centella, mirtillo,
ruscus, vitis vinifera.
In genere questi rimedi sono consigliabili sotto forma di gemmoderivati, poiché, a giudizio medico, possono essere assunti anche
in gravidanza.
Le vitamine C e P esplicano un’azione protettiva sulla parete capillare, incrementandone la resistenza. La vitamina E, invece, ha
una potente azione anti radicali liberi, il che è utile per allontanare il pericolo di complicazioni infiammatorie.
Ampiamente utilizzati
sono i flavonoidi: Diossina,
Esperidina, Troxerutina, Curarina Antocianosidi del mirtillo.
Hanno notevole importanza
sia nella prevenzione
dell’insufficienza venosa che nella cura della
stessa, sia il movimento
fisico (più tono muscolare e riattivazione del flusso
sanguigno) che la dieta,
ricca di acqua, frutta e
verdura.
SALUTE E BENESSERE 49
Consigli
per l’igiene intima
a cura di Serena SCHIAVO
Farmacista
I probiotici utili per un corretto equilibrio batterico
L
a zona intima non è
sterile né asettica, anzi
è un’area densamente
popolata, dove vivono
pacificamente numerose
popolazioni di microrganismi, che costituiscono quello
che i medici chiamano “ecosistema flora vaginale”.
Seguendo un perfetto
meccanismo
di
pesi e contrappesi, la flora batterica
con-
51
sente che abitanti di “razze” anche molto diverse tra loro, alcune
potenzialmente in conflitto come
funghi e batteri, convivano non
solo senza farsi la guerra, ma
condividendo il medesimo am-
biente in perfetta armonia.
Fino a quando regna la pace,
la zona intima sta bene, è forte, pronta a respingere attacchi
esterni e ad affrontare con successo anche i problemi interni.
Poichè si tratta pur sempre di una
convivenza delicata, madre natura ha predisposto che la zona
i bacilli di Doederlein
SONO GLI artefici
dell’equilibrio vaginale
intima sia costantemente pattugliata da veri e propri guardiani
dell’ecosistema: i cosiddetti bacilli
di Doederlein, i veri artefici dell’equilibrio vaginale.
Il loro compito, infatti, non si limita a sorvegliare l’area ed a vegliare sull’ordine e sui rapporti di
buon vicinato, ma partecipano
attivamente alla creazione di un
ambiente locale ostile ai nemici
esterni.
Alla nascita la vagina è
colonizzata dalla flora
batterica molto simile
a quella della don-
SALUTE E BENESSERE 51
intensivo
ALOE VERA PG
na adulta (gli ormoni materni
persistono per alcune settimane
nel corpo della bambina). Nella prima infanzia, quando l’influenza degli ormoni materni
scompare, la flora della bambina
è composta da batteri cutanei e
digestivi fino alla pubertà.
Dopo la pubertà abbiamo la
comparsa degli estrogeni e l’aumento delle secrezioni vaginali.
Grande è la trasformazione della
flora dell’adolescente nella flora
di una donna adulta.
I lattobacilli vaginali furono
scoperti da Doederlein nel 1892.
Sono batteri non patogeni, che
vivono sia in presenza di ossigeno, che in sua assenza, sia in
ambienti a ph acido, che in quelli
a ph alcalino (sebbene quest’ultimo tolga importanti sostanze nutritive, quali il glicogeno).
Le funzioni, che questi batteri
hanno a livello vaginale, sono
molte e fondamentali:
- fermentano il glicogeno (attivato dagli estrogeni) trasformandolo
in acido lattico, che contribuisce
al mantenimento di un ph acido;
- producono perossido di idrogeno (acqua ossigenata) inibendo
la crescita dei batteri patogeni
anaerobi e dei batteri aerobi, in
quanto, oltre ad apportare ossigeno letale per gli anaerobi, il perossido ha azione tossica sulle cellule
batteriche non lattobacillari;
- producono batteriocine, sostanze con effetti antibiotici naturali;
- si nutrono delle stesse sostanze
utili ai microrganismi patogeni
anaerobi (per esempio l’arginina)
togliendo loro, quindi, nutrimento.
Può accadere che, a causa di fattori esterni, quali lo stress o terapie antibiotiche, o a causa di momenti di particolare debolezza, il
Gli integratori probiotici Aiutano
il mantenimento ED IL RIPRISTINO
di un corretto equilibrio batterico
corretto microbismo della vulva e
della vagina possa risultare alterato, con conseguenze sgradevoli
e potenzialmente dannose.
Alcuni studi hanno evidenziato
come l’utilizzo regolare di integratori probiotici possa essere
di grande aiuto nel mantenimento e nel ripristino di un corretto
equilibrio batterico, in particolare in caso di vaginosi batterica,
candida e di altre infezioni del
tratto urinario.
I ceppi fondamentali, per ripristinare la flora batterica, sono
sicuramente il Lattobacillo Acidophilus e Lattobacillo Rhamnosus da associare sempre ad un
ripristino del Ph vaginale.
Per mantenere in equilibrio la
flora vaginale è importante:
- detergere correttamente le zone
intime. Sia un’igiene personale
scadente, sia una detersione ossessiva, contribuiscono ad alterare la microflora locale. Si consi-
glia l’utilizzo di un sapone a pH
fisiologico (4 o 5), mentre vanno
limitati deodoranti intimi e lavande interne;
- evitare di indossare biancheria
intima sintetica, jeans e pantaloni troppo stretti, poiché trattengono umidità e calore, creando condizioni favorevoli allo sviluppo di
microrganismi dannosi. Analogo
discorso per i salvaslip, che nei
giorni di flusso dovrebbero essere
cambiati frequentemente;
- evitare di stare a lungo con il costume da bagno umido;
- seguire una dieta sana ed equilibrata (ridurre, in particolare, il
consumo di dolci e zuccheri semplici); concedersi saltuariamente
delle pause rigeneranti e praticare regolare esercizio fisico. Queste
piccole attenzioni per il proprio
corpo verranno ripagate con una
migliore efficacia immunitaria e,
di riflesso, con un miglior equilibrio della flora vaginale.
SALUTE E BENESSERE 53
VICINA ALLA TUA SALUTE
A Brescia la prima
banca del seme
a cura di Tommaso Revera
Giornalista
Attiva presso l’Istituto Clinico Città di Brescia, una delle
18 strutture di eccellenza del Gruppo Ospedaliero San Donato
P
resentata la nuova banca per la crioconservazione del seme per
la tutela della fertilità
maschile in caso di trattamenti medici e chirurgici. Si tratta della prima realtà
attivata in provincia di Brescia.
Per presentare la nuova iniziativa, sono intervenuti, nel corso di
una conferenza stampa, il dott.
Paolo Rotelli, Vice Presidente del
Gruppo Ospedaliero San Donato,
l’ing. Marco Centenari, Amministratore Delegato degli Ospedali
Bresciani del Gruppo, il dott. Carlo Gastaldi, primario di Ostetricia
e Ginecologia, e il Dott. Danilo
54 SALUTE E BENESSERE
Zani, primario di Urologia.
Da sempre in prima linea per la
terapia dell’infertilità di coppia che solo grazie al programma di
Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), intrapreso nel 1999,
ha eseguito oltre 6.000 interventi
di II e III livello, che hanno consentito la nascita di oltre 1.600
bambini - l’Istituto Città di Brescia aggiunge un nuovo, fondamentale, tassello alla propria offerta sanitaria. A completamento
di tale programma il servizio,
appena avviato per la tutela della fertilità maschile, va ad aggiungersi alla banca per la crioconservazione degli ovuli e degli
embrioni ottenuti nell’ambito del
programma di PMA, già esistente
all’interno dell’Istituto. Per saperne di più rispetto a questo nuovo,
rivoluzionario, servizio sanitario
unico per Brescia e provincia, abbiamo raccolto le considerazioni
del dott. Carlo Gastaldi e del dott.
Danilo Zani.
“La crioconservazione omologa
del seme o del tessuto testicolare
è una metodica che permette di
conservare i propri gameti per un
tempo indefinito, dando l’oppor-
si rivolge ai pazienti
che devono eseguire
trattamenti in ambito
oncologico
tunità di preservare la fertilità in
previsione di trattamenti medici
o chirurgici, che potrebbero alterarla. Ciò offre alla coppia la
possibilità di accedere successivamente a tecniche di Procreazione
Medicalmente Assistita” – ci ha
raccontato il dott. Carlo Gastaldi,
Responsabile dell’U.O. di Ostetricia e Ginecologia dell’Istituto
Clinico Città di Brescia: “Pensiamo, ad esempio, ai soggetti che
devono effettuare trattamenti in
ambito oncologico per una leucemia o una neoplasia testicolare,
tutte patologie che possono colpire soggetti in età riproduttiva”.
“La medicina della riproduzione
è una branca innovativa che si
sviluppa sia in ambito ginecologico che uro-andrologico. Come
per altri settori della medicina,
l’interdisciplinarietà sembra essere il fattore che fa la differenza nei risultati. Punto di forza
del nostro Centro è una stretta
collaborazione tra le due unità
operative, per un approccio più
completo alla coppia e non al
singolo soggetto”- ha aggiunto il
dott. Danilo Zani, Responsabile
dell’Unità di Urologia dell’Istituto
Clinico Città di Brescia. “Inoltre
lo scopo di una crioconservazione è anche quello di conservare
gameti in quei pazienti affetti
da patologie progressive, che determinano una diminuzione nel
numero degli spermatozoi, sempre nell’ottica di una procedura
di PMA”.
A quali pazienti si rivolge
questo nuovo servizio?
“La crioconservazione omologa
del seme si rivolge ai pazienti,
che devono eseguire trattamenti
in ambito oncologico o autoimmune, che possono danneggiare
L’accesso
al servizio prevede
anche un percorso
diagnostico con
visita ed ecografia
in maniera definitiva la capacità
fertile, oppure a coloro che dovranno subire interventi chirurgici in ambito uro-genitale, ed, ancora, a soggetti esposti a sostanze
tossiche che potrebbero causare
mutazioni genetiche”.
Quali prestazioni contempla
l’accesso a questo servizio?
“L’accesso al servizio prevede anche un percorso diagnostico con
visita ed ecografia, una valutazione del profilo ormonale ed alcuni esami funzionali. In questo
ambito clinico vogliamo mettere
a disposizione dei nostri pazienti
tutte le migliori tecnologie per tutelare la salute dell’uomo e della
donna che desiderano avere dei
figli. L’apertura della banca per
la crioconservazione omologa
del seme ci consente di offrire ai
nostri pazienti un percorso clinico-diagnostico completo”.
Quali sono i costi?
“La raccolta spontanea o il trasferimento da altro Centro di
Crioconservazione
contempla
un costo di 600 euro, che include
una visita urologica di valutazione con colloquio informativo, la
compilazione della cartella clinica con la firma dei consensi e
la raccolta, la crioconservazione
e il mantenimento per il primo
anno. La raccolta, invece, mediante biopsia testicolare richiede 700 euro ed include la raccolta
del materiale in corso di biopsia
chirurgica del testicolo, la preparazione del materiale e la crioconservazione e il mantenimento
per il primo anno”.
Non è un caso, dunque, se
nell’ambito della PMA il Gruppo
Ospedaliero San Donato vanta
un’esperienza straordinaria, con
tecnologie all’avanguardia e con
la più alta casistica italiana (ben
più di 7.000 procedure all’anno),
potendo contare su un network di
strutture ospedaliere, che lavorano in sinergia. Attualmente i Centri PMA del Gruppo Ospedaliero
San Donato eseguono oltre il 30%
dei cicli di fecondazione assistita
eseguiti in Regione Lombardia.
SALUTE E BENESSERE 55
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a cura di Antonella Boldini // [email protected]
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C
Come prevenire e curare le conseguenze del sole in quattro semplici mosse!
aldo, sole, caldo, sole…
questi due sono i temi
più ricorrenti in farmacia. Ecco, allora, un vademecum per una corretta esposizione e per
prevenire o, se necessario, curare
le conseguenze.
Cos’è l’eritema solare?
è un arrossamento della cute. Si
può considerare un’ustione di
primo grado e, come tale, va trattata sapendo che può provocare
anche lesioni bollose.
Cos’è un’insolazione?
Detta più volgarmente colpo di
sole, l’insolazione è una
condizione
patologi-
ca, in cui avviene un surriscaldamento della temperatura corporea. L’organismo è stato sottoposto
ad un’eccessiva esposizione solare, ignorando che il nostro corpo
ha un limite di sopportazione dei
raggi solari, superato il quale non
è più in grado di produrre il sudore necessario a regolare il calore
interno. E così arriva la febbre.
Come prevenire?
Sicuramente bevendo molta acqua non fredda. Quando ci si
espone al sole, mangiare frutta e
verdure, continuare ad applicare
le creme con un adeguato fattore di protezione a seconda della
propria pelle ed evitare l’esposizione durante le ore più calde.
Ottimi rimedi sono le vitamine
E ed A e tutti gli integratori a
base di betacarotene o ancora il rimedio omeopatico Herp
Sol: 5 granuli tutte le mattine
al risveglio oppure Natrum
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iniziando
una settimana prima e continuando per
tutto il periodo dell’esposizione.
Dalla gemmoterapia si ha, invece, a disposizione il Ribes Nigrum
e il Ficus Carica, che, somministrati in 50 gocce di entrambi
almeno una settimana prima
dell’esposizione solare, riducono
la comparsa di sintomi fastidiosi.
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Come curare?
Una volta comparso l’eritema, si
può massaggiare la parte irritata con della Calendula in crema,
mentre, se ci sono delle bolle, stando bene attenti a non romperle, si
può applicare dell’Aloe gel, possibilmente freddo anche tre volte al
giorno, alternato ad impacchi di
acqua fresca, evitando assolutamente, però, l’utilizzo del ghiaccio per raffreddare la parte lesa,
perché può creare un’ulteriore
ustione, in questo caso da freddo.
Apis Mellifica 5CH è di sicuro il rimedio più funzionale in fase acuta: 5 granuli anche ogni mezz’ora, fino a quando non scompare
il prurito. È bene ricordare anche
che la pelle va sempre mantenuta in uno stato d’idratazione: bere
acqua è fondamentale, anche se
non si ha sete, quando ci si espone al sole.
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Sulle tracce di
Ermengarda
a cura di Tommaso Revera
Giornalista
Il romanzo di Silvana Piva Viganò evidenzia lo spessore psicologico dell’ultima nata di Re Desiderio
U
n romanzo storico dalla
forza struggente, le cui
memorie sono radicate
nel territorio bresciano.
Stiamo parlando del libro
“Sulle tracce di Ermengarda”, la seconda “fatica” letteraria
firmata dalla prof.ssa Silvana Piva
Viganò uscita in seguito alla pubblicazione del volume “Langobardia. Storia di Eoghan e di Adelchi”.
“è da Adelchi, dalla sua tragica
figura di uomo, che ho voluto
partire - ci ha spiegato l’autrice.
Nell’anno in cui i siti longobardi
sono diventati Patrimonio dell’UNESCO, ovvero il 2013, la storia
di Adelchi e del suo scudiero, figlio del fabbro di San Michele
del fundus Calvisius, si dipana
all’ombra dei conventi di Santa
Giulia di Brescia e di San Salvatore di Leno, tra i difficili rapporti
con la Chiesa, la guerra aperta
con Carlo, le trame del diacono
Martino, l’alleanza con Costantinopoli fino allo scontro finale,
60 NEWS
che vedrà soccombere un popolo
ingiustamente dimenticato”.
Dare spazio alle vicende del popolo Franco ed al personaggio
di Pipino Il breve, padre di Carlo
Magno, attraverso una narrazione basata su una bibliografia, ma
con la riproposizione di alcuni episodi non cronologicamente esatti:
questa, in estrema sintesi, l’ambizione dell’autrice, che, nonostante
una preponderante ed inevitabile
presenza di personaggi maschili,
ha voluto narrare una storia tutta
al femminile. Perché, storicamente, le donne sono state spesso relegate ad un ruolo di comparse e
della loro reale importanza spesso
non è rimasta alcuna traccia.
Le abbiamo chiesto, allora, cosa
è stato più difficile nella stesura
Storicamente le donne
sono state relegate ad
un ruolo di comparse
di questo romanzo... “Dare spessore psicologico al personaggio di
Ermengarda - ci ha risposto l’autrice. O, come mi piace chiamarla, l’ultima nata di Re Desiderio,
della quale, purtroppo, non esiste
alcun cenno storico. Rischiavo,
infatti, di costruire un personaggio troppo moderno, descrivendo
una ragazza del nostro tempo”.
Non è un caso, dunque, se tra
scontri e battaglie, inganni, tradimenti e menzogne, l’immagine di
Desiderata (l’Ermengarda manzoniana), l’ultima figlia di Re Desiderio, rivela un animo femminile
dedito alla pietà ed alla concordia.
Inevitabile la riflessione spontanea, che scaturisce al termine della lettura del romanzo e che, di
fatto, corrisponde all’interrogativo, a cui ci indirizza volutamente
l’autrice sin dalle prime pagine:
che sia vero che le vicende storiche
sarebbero state meno tragiche, se
le donne non fossero state relegate
al solo ruolo di comparse?!
Scopriamo
la curcuma
a cura di Roberto Scalvini // [email protected]
Farmacista
La sua polvere ha un valore nutrizionale notevole
L
a Curcuma Longa è una
delle piante di maggiore interesse nell’attuale
panorama scientifico. è
originaria dell’India ed è
coltivata principalmente nell’Asia tropicale. Dai rizomi
(parti sotterranee della pianta) si
ricava l’omonima spezia, polvere
poco considerata per molto tempo dal mondo occidentale, ma
conosciuta ed apprezzata da millenni in Oriente, dove è utilizzata
in cucina, nei prodotti cosmetici
e nell’industria alimentare. La
polvere di curcuma ha un valore
nutrizionale notevole (contiene
amido, vitamine, minerali e proteine) ed è ricca di principi attivi.
Gli indiani ed i cinesi la consuma-
la curcuma
è ben tollerata
dall’uomo
anche a dosi alte
no ogni giorno, da sola o in associazione con altre spezie, come
nel famoso curry. La curcuma è
presente, da sempre, nelle Farmacopee di molti Paesi orientali
e negli ultimi quarant’anni le ricerche scientifiche hanno confermato che le sostanze in essa contenute sono utili nel trattamento
di molte patologie. Il principio attivo, maggiormente responsabile
degli effetti benefici sull’uomo, è
la curcumina. La sua quantità
nella spezia varia tra il due e il
cinque per cento. La polvere può
essere concentrata e l’estratto secco, così ottenuto, è utilizzato per
formulare integratori in capsule
SALUTE E BENESSERE 61
o compresse. è dimostrato che la
curcuma è ben tollerata dall’uomo: il suo utilizzo è sicuro, anche
a dosi alte.
Sul sistema digerente
L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce ufficialmente
che la curcuma esercita un’azione efficace su colite, dispepsia,
gastrite, diarrea, flatulenze, gonfiori, nausea e ulcera. Inoltre
sembra avere un’attività contro
l’Helicobacter pylori, batterio spesso responsabile di gastrite.
Potere antiossidante
Gli studi scientifici hanno rilevato che un’alimentazione ricca
di curcuma è in grado di ridurre
lo stress ossidativo, causato dai
radicali liberi in eccesso e primo
responsabile dell’invecchiamento cellulare. Quest’aspetto è di
grande valore, visto che la maggior parte delle malattie degenerative è legata allo stress ossidativo. L’effetto è dovuto soprattutto
alla curcumina, il cui potere antiossidante è paragonato a quello
della vitamina C e della vitamina E. La curcuma previene l’ossidazione del colesterolo LDL,
detto “cattivo”, impedendone
il deposito nelle arterie e bloccando, quindi, il fenomeno
di aterosclerosi. Le prospettive
sono buone anche nell’anti-età,
settore in grande fermento, che
si occupa di prevenzione ed attenuazione dei “segni” del tempo.
62 SALUTE E BENESSERE
Azione antinfiammatoria
La curcumina presenta una spiccata attività antinfiammatoria.
Non esistono controindicazioni
per l’apparato digerente, a differenza di molti antinfiammatori
“classici”. L’efficacia è paragonabile a quella dei farmaci cortisonici, senza i tipici effetti collaterali. Il campo di applicazione
è vastissimo, in casi sia acuti sia
cronici, ad esempio: infiammazioni articolari, respiratorie, intestinali e nevralgie.
Curcuma e cancro
Un grande numero di ricerche,
per lo più recenti, è stato rivolto
al potere che la curcuma avrebbe contro i tumori. Le analisi,
condotte su topi di laboratorio,
mostrano risultati incoraggianti, specialmente nel cancro del
colon, del seno, della prostata e
della pelle. Un consumo regolare
di curcuma svolge un’importante
azione preventiva e sembra attenuare gli effetti collaterali di chemioterapia e radioterapia.
E ancora…
La curcuma presenta proprietà epatoprotettive, anticoagulan-
ti, ipoglicemizzanti, antinfettive
ed, applicata esternamente, lenisce sintomi muscolari e articolari
e accelera la guarigione delle ferite. Studi sperimentali mostrano
un suo possibile impiego nella
prevenzione e nel trattamento
del morbo di Alzheimer.
Alla luce di tutto questo la curcuma andrebbe consumata tutti
i giorni! Si consiglia di assumere
un cucchiaino di polvere al giorno, meglio se mescolato con del
pepe nero, che ne aumenta l’assorbimento dei principi attivi a livello gastro-intestinale (ne basta
pochissimo). Se si ricerca un’azione curativa, le dosi vanno concordate con il medico o il farmacista. Estratti molto concentrati
sono sconsigliati in gravidanza
e allattamento. Sono necessari
nuovi approfondimenti, soprattutto per chiarire le reali applicazioni nella lotta contro il cancro
e per definire meglio i limiti di
sicurezza del suo utilizzo.
*Non contiene glutine o i suoi derivati. L’indicazione consente una decisione informata ai soggetti con “Sensibilità al glutine non-celiaca (Gluten Sensitivity)”. **Anche contenuti residuali di
nickel possono creare, in particolare nei soggetti predisposti, reazioni allergiche o sensibilizzazioni. Quindi ogni lotto è analizzato per garantire un contenuto di nickel inferiore a 0,00001%.
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Finalmente
in ferie!
a cura della Redazione
Consigli per il viaggio e per un sana alimentazione
E
state, tempo di vacanze.
Attenzione però: per poter godere appieno il meritato riposo, é innanzitutto necessario arrivare
sani e salvi alla meta.
Quindi, se abbiamo scelto l’auto
per spostarci da casa, sarà opportuno che al pasto i piatti siano
poco conditi e di facile digeribilità. Meglio pasta o riso al pomodoro o con altre verdure o un’insalata, magari con tonno, uovo,
formaggio o prosciutto (ma senza
esagerare) e accompagnata da
una fetta di pane. Per concludere
un frutto ed acqua come bevanda. Magari un caffè, e assolutamente niente alcolici per chi sta
al volante.
È sbagliato digiunare, sia prima sia durante il viaggio, col rischio di crisi ipoglicemiche. Mai
mangiare un panino, mentre si
sta guidando: meglio fermarsi,
sgranchirsi le gambe e consumare un pasto con calma. Se si ha
fretta, per uno spuntino veloce
va preferito un panino leggero
(mozzarella e pomodoro, bresaola e rucola) o un gelato, sempre
64 SALUTE E BENESSERE
con frutta e acqua per combattere il caldo.
Se si parte presto, è indispensabile una
buona prima colazione.
Chi soffre il mal d’auto deve mangiare
in maniera ancora più leggera, preferendo cibi solidi (grissini, crackers) e
poca acqua, bevuta a piccoli sorsi.
Una volta arrivati, soprattutto al mare
e col caldo, é meglio continuare a mangiare in modo leggero.
La colazione e la cena devono essere i
pasti cui dedicare maggior attenzione,
specie se trascorriamo la giornata fuori.
Alla sera cerchiamo di mangiare più verdura e frutta fresca, anche per recuperare
La colazione e la cena devono
essere i pasti cui dedicare
maggior attenzione
acqua e sali minerali persi durante l’esposizione al sole o le passeggiate in montagna.
È sconsigliato bere alcol quando fa caldo, sia perché ci fa sentire ancora più accaldati, sia perché
responsabile della maggior parte dei collassi e delle
congestioni in mare. È molto importante, invece,
bere molta acqua durante il giorno per reintegrare
i liquidi persi col caldo.
È il mese ideale per fare un po’ di
attività fisica, favorita dalla vita
all’aria aperta, a contatto con
la natura. Per ammirare i
paesaggi, muoviamoci
a piedi e lasciamo i
soliti mezzi di locomozione.
Chi va in vacanza
nel Mediterraneo
deve sapere che in
quest’area vi é un modello
alimentare comune, diversamente declinato a seconda delle tradizioni locali. Vale la pena, dunque, provare piatti differenti, ma,
al tempo stesso, simili ai nostri,
senza rimpiangere la classica pastasciutta!
Sapore d’estate
L’alimentazione deve essere più
leggera, ricca di frutta e ortaggi, senza dimenticare l’attività
fisica, anche d’estate quando fa
caldo. L’estate, più di ogni altra
stagione, ci regala frutta e verdura in abbondanza, dai colori
e sapori più differenti. In realtà
dovremmo mangiarne tutto l’anno ed almeno cinque porzioni al
giorno: sono un vero e proprio
concentrato di salute e ci forniscono nutrienti preziosi come
zuccheri, minerali e vitamine.
Frutta e verdura, infatti, sono una
fonte eccellente di vitamine, dai
folati ed altre vitamine del gruppo B alla vitamina C ed al carotene, precursore della vitamina
A. I prodotti più ricchi di carotene
sono quelli di colore giallo-arancione, come carote, peperoni, zucca, arance, pesche e albicocche, o
quelli di colore verde scuro, come
gli spinaci o la rucola.
Ma i prodotti dell’orto sono fonti importanti anche di minerali
L’alimentazione deve essere più leggera,
ricca di frutta e ortaggi, senza
dimenticare l’attività fisica
come il magnesio e il potassio.
Buono anche l’apporto di calcio e
ferro, anche se la biodisponibilità di questi minerali dai vegetali
é inferiore a quella dei prodotti
animali. Per assorbire un po’ di
ferro in più, basterà aggiungere alle verdure cotte o crude un
po’ di limone spremuto o anche
mangiare un frutto a fine pasto.
Non mancano, infine, il selenio e
lo zinco, altri minerali importanti per la salute.
Una dieta variata, ricca di frutta
e verdura, ci assicura anche altre
sostanze benefiche, come molte
molecole ad azione antiossidante e soprattutto fibra. Questa non
ha valore energetico o nutritivo,
perché non siamo in grado di
digerirla, tuttavia serve da nutrimento alla flora batterica intestinale, ci permette di combattere la
stitichezza e ci aiuta a prevenire
ed a controllare il diabete e le
malattie cardiovascolari, perché
regola l’assorbimento ed il livello nel sangue di zuccheri e grassi. Inoltre il potere saziante della
fibra ci fa sentire “pieni” più facilmente (ecco perché i vegetali
sono uno spezza-fame ideale).
Sempre più studi tendono a confermare che un adeguato e costante consumo di frutta e verdura contribuisce a prevenire le
malattie cardiovascolari (infarto
e ictus), alcuni tipi di tumore, sovrappeso, obesità e diabete, ipertensione, ecc.
L’alimentazione deve essere,
quindi, più leggera, ricca di frutta ed ortaggi, senza dimenticare l’attività fisica anche d’estate
quando fa caldo. Si può nuotare,
ad esempio, oppure passeggiare
all’ombra, unendo divertimento
e consumo di calorie.
SALUTE E BENESSERE 65
Il giuggiolo
contro l’ansia
a cura di ANTONIO SCHIAVO // www.farmaciaschiavo.it
Farmacista
Ne è affetto l’80% degli uomini oltre i 55 anni
O
gnuno di noi attraversa
nella propria vita momenti di difficoltà, che
possono essere legati
a particolari periodi
o eventi, oppure stati
d’animo, che fatichiamo a comprendere ed a sopportare.
Alcune di queste difficoltà richiedono un aiuto per essere affrontate. Problemi di relazioni di
coppia, di lavoro e di famiglia
gestione di eventi dolorosi, lutti,
malattie, separazioni, perdita di
lavoro, gestione di passaggi di
vita: trasferimenti, nascita di figli, cambiamento di lavoro, pensionamento.
Sofferenza che si manifesta sotto
forma di sintomi “fisici o psicologici”: emozioni e pensieri
intensi e disturbanti, che
possono limitare la nostra vita quotidiana,
presentandosi
sotto forma
di
ansia,
attacchi di
panico, depressione,
ipocondria.
In tutte queste
situazioni l’aiuto di un buon prodotto di estrazione naturale, consigliato da un buon professionista, può essere fondamentale per
migliorare la nostra situazione di
salute, inficiata e dominata dalla
sindrome ansiosa.
Tra i numerosi prodotti, che la
natura ci propone per attenuare la sintomatologia ansiosa,
voglio menzionare il Giuggiolo
(Zizyphus Jujuba), pianta dalle
numerose virtù, comunemente
prescritta nella medicina tradizionale cinese per controllare le
sovraeccitazioni del sistema nervoso centrale.
I principi attivi di questa pianta
si ricavano dai semi del frutto
gradevolmente
commestibile.
Recenti studi clinici
hanno evidenziato che queste
proprietà, sfruttate da molti anni
dalla medicina tradizionale cinese, sono reali ed attendibili.
Sono stati trattati per 45 giorni
un gruppo di soggetti particolarmente ansiosi con 100 milligrammi di estratto secco di Giuggiolo
I principi attivi
si ricavano dai
semi del frutto
titolato al 2% di jujuboside e si è
ottenuto un soddisfacente risultato di rilassamento e sedazione,
che ha modulato in maniera significativa la sintomatologia ansiogena nei soggetti trattati.
La relazione finale di questo studio ha puntualizzato che una
buona e corretta integrazione
con estratto di semi di giuggiolo
riduce il senso di inquietudine del
nostro vivere quotidiano e può
sciogliere tutte le tensioni emotive, che invadono la vita di tutti i
giorni, favorendo il rilassamento
ed il benessere mentale.
MEDICINA NATURALE 67
e se stavolta provassi
l’ Omeopatia?
Ti bruciano gli occhi? Sono rossi e irritati?
I medicinali omeopatici possono dare un rapido sollievo agli occhi stanchi, secchi, irritati per cause diverse: polvere,
pollini, smog, raggi solari, cloro dell’acqua delle piscine, uso prolungato di videoterminali, lenti a contatto.
I medicinali omeopatici esistono in specifiche forme orali come granuli, globuli e in colliri anche monodose
e possono essere utilizzati da grandi e piccoli.
Parlane con il tuo Medico e con il tuo Farmacista, sapranno prescriverti
e consigliarti un medicinale omeopatico adatto ai tuoi sintomi.
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L’omeopatia un altro modo di curarti
Sfondo tratto da un’opera di Gregorio Mancino
Occhi Rossi?
MASTOPLASTICA
ADDITIVA
e protesi mammarie
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Chirurgo plastico - Master in Chirurgia estetica morfodinamica, Master in medicina estetica
Un seno più sviluppato il sogno di molte donne
U
n seno poco sviluppato
oppure una sua riduzione di volume dopo un
dimagramento o dopo
una gravidanza può essere corretto attraverso
una mastoplastica additiva. Si
tratta di uno tra gli interventi di
chirurgia estetica tra i più desiderati dalle donne e tra i più diffusi.
La mastoplastica può essere ese-
guita attraverso molteplici tecniche, ognuna delle quali presenta vantaggi e svantaggi, per cui è opportuno individuare la più idonea in
funzione delle specifiche esigenze della paziente. È necessario valutare
dove localizzare l’incisione, che
permetterà l’introduzione della
protesi. L’accesso dall’ascella ha
il vantaggio di non lasciare cicatrici nella regione mammaria, ma
lascia postumi evidenti nel cavo
ascellare. L’accesso dal solco sottomammario prevede un’incisione
L’accesso dall’areola
è il più praticato
perché lascia una
cicatrice poco evidente
BELLEZZA 69
che può rivelarsi piuttosto antiestetica, ma è la più idonea all’impianto di grande volume. L’accesso dall’areola è il più praticato,
perché lascia una cicatrice poco
evidente, ma può prevedere alterazioni temporanee della sensibilità della cute in questa regione.
L’accesso dall’ombelico necessita
di un taglio piccolissimo, ma non
permette l’impianto di protesi in
silicone.
Dove alloggiare le protesi? Esiste
la possibilità di collocare l’impianto in una posizione superficiale rispetto al piano muscolare
oppure in uno spazio più profondo. Gli impianti sopramuscolari
sono chirurgicamente più semplici e meno dolorosi nel periodo
post operatorio, ma poco adatti
alle pazienti magre, in quanto
le protesi risultano piuttosto evidenti. Gli impianti sottomuscolari o parzialmente sottomuscolari
prevedono un maggior impegno,
ma spesso risultano più stabili e
gradevoli.
Esiste anche una discreta variabilità tra le protesi mammarie.
La quasi totalità degli impianti è
in silicone, ma ne esistono anche
riempite con fisiologica o rivestite in poliuretano, mentre, per
quanto riguarda la forma, si distinguono protesi tonde e protesi
anatomiche.
La paziente portatrice di protesi
è opportuno
individuare la
tecnica più idonea
alla paziente
La paziente
portatrice
di protesi
mammarie può
TRANQUILLAMENTE
allattare
mammarie può sottoporsi, senza
alcuna limitazione, agli esami
diagnostici come l’ecografia o la
mammografia e può allattare. Le
protesi non devono necessariamente essere sostituite dopo qualche anno. L’intervento chirurgico
può essere eseguito in anestesia
generale o in sedazione in regime di day hospital o con un ricovero di 24 ore. La storia della
mastoplastica additiva risale alla
metà del secolo scorso, infatti il
primo tentativo di abbellire il
seno con l’aggiunta di un corpo
estraneo risale al 1942, quando
un chirurgo eseguì, per la prima
volta, iniezioni di paraffina nelle mammelle con il solo intento
di aumentarne il volume. Tra gli
anni cinquanta e i primi anni
sessanta furono effettuati ulteriori tentativi impiantando chirurgicamente materiali spugnosi
o silicone liquido, ma la prima
vera svolta avvenne nel 1962,
quando furono introdotte le prime protesi in silicone. Si trattava
di un sistema costituito da una
massa di gel di silicone avvolto da una membrana di silastic
con risultati incoraggianti, pur
presentando una percentuale significativa di complicanze con la
necessità, in molti casi, di sostituire le protesi dopo un breve periodo. Nel 1965 sono nate le protesi
gonfiabili e nel 1974 le protesi a
doppio lume, ma un significativo passo in avanti si è verificato
negli anni 80 con l’introduzione
sul mercato di impianti in gel di
silicone con superficie rinforzata
e testurizzata.
Un ulteriore miglioramento è avvenuto nel 1992 con la comparsa
di protesi di forma anatomica; si
tratta di impianti in gel di silicone,
che riproducono al meglio la forma di una mammella naturale.
BELLEZZA 71
05/02/2015
In estate ...
CHI ABBANDONA
LA TERAPIA
PEGGIORA LA
PATOLOGIA!
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SENZA RETINOIDI
NON FOTOTOSSICO
NON FOTOSENSIBILIZZANTE
Mare, sole
e salsedine
mi trucco o no?
I consigli per essere belle d’estate
C
ome ogni anno la stagione estiva è arrivata
ed il pallore, che ha
caratterizzato il nostro
viso per tutto l’inverno,
lascia spazio ad un bel
colorito ambrato. In molte don- pelle del mio viso?
ne però nasce la domanda: è Durante l’esposizione solare si
proprio necessario rinunciare consiglia di utilizzare una crema
al make-up durante il giorno con filtri protettivi adeguati, maal mare? La risposta è: No!
gari anche colorata, ma non un
Sono lontani i tempi in cui in fondotinta. L’abbronzatura può
spiaggia si poteva indossare essere considerata un make-up
solo il mascara (primo cosme- naturale, in quanto dona colore
tico resistente all’acqua). Oggi e copre molti degli inestetismi,
ogni tipologia di trucco esiste che si cerca di correggere con il
sia in formato normale che re- trucco. Il make-up lasciamolo
sistente. Quindi possiamo uti- per la sera. Osiamo con colori
lizzare tutto quello che ci serve luminosi e vivaci, utilizzando
anche al mare: fondotinta, ma- terre illuminanti, in crema o in
tite, ombretti e rossetto. I pro- polvere e nella versione “shimdotti waterproof, però, non sono mer”, dove la presenza di miprivi di inconvenienti, primo di nerali illuminanti alza zigomi,
questi la difficoltà a stenderli e palpebre e contorno del volto.
sfumare. Inoltre, se usati ecces- Vanno messi in risalto gli occhi
sivamente, rischiano di compro- con mascara, ombretti dai colori
mettere la necessaria ossigena- metallici, che rendono lo sguarzione della pelle. Bisogna porre do magnetico e irresistibile. Inuna certa attenzione anche alla fine le labbra: rossetti, lucidi e
loro rimozione utilizzando pro- brillanti dai colori aranciati.
dotti adeguati.
Pronta la valia cura di
gia e si parte.
ROBERTA ROSSI // [email protected]
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BELLEZZA 73
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Capelli al sole
a cura di MARTA SIMONI // [email protected]
Farmacista
Semplici accorgimenti per proteggerli
I
ndaffarati a salvaguardare il
nostro corpo dai raggi solari
con creme protettive, schermati dietro ampi occhiali, ci
scordiamo spesso che il nostro capo è l’estremità esposta al sole con maggiore frequenza... è, invece, il caso di “avere la
testa sulle spalle”!
Anche se non si scottano, i capelli possono, comunque, essere
danneggiati dal sole, dal vento,
dall’acqua salata o dal cloro delle piscine. L’esposizione a questi
elementi altera lo strato della cuticola del capello, che dovrebbe,
invece, essere liscio.
Il danno indotto dalle radiazioni
74 BELLEZZA
solari provoca drammatiche modificazioni delle proprietà fisiche
del capello, con riduzione della
resistenza alla tensione, facilità
alla rottura, minor efficacia dei
trattamenti cosmetici, aumento
dei danni dei trattamenti chimici
e imbibizione di acqua.
Una volta irritata, la pelle produce superossido, una sostanza an-
I raggi UV determinano
un cambiamento della
composizione chimica
del capello
tinfiammatoria, che ammortizza
sì la scottatura, ma, allo stesso
tempo, può danneggiare i follicoli: è, quindi, importante salvaguardare il cranio durante le lunghe giornate passate in spiaggia!
Al mare o in ogni caso durante
l’esposizione eccessiva al sole è
importante proteggere i capelli.
Diversi studi hanno dimostrato
che, oltre a causare un forte stress
ossidativo su tutto il capello, dal
follicolo pilifero al fusto, e ad indurre photobleaching (lo sbiadimento), i raggi del sole agiscono
su particolari proteine, le desmogleine, che hanno il compito di
trattenere il pelo dentro il follicolo pilifero: in sostanza la caduta
dei capelli è anticipata.
I meccanismi biologici alla base
del danno al capello sono legati all’induzione dell’apoptosi e
della morte cellulare, provocato
dalle radiazioni al DNA in varie
zone del bulbo. L’effetto di morte cellulare, causato dalle radiazioni, è maggiore nelle cellule
dell’organismo soggette a rapida
proliferazione cellulare, ed il bulbo del capello in fase di anagen
è una delle strutture a maggior
attività mitotica e proliferativa
dell’organismo.
I raggi UV determinano un cambiamento della composizione chimica del capello, che subisce un
effetto di fotossidazione. La melanina naturale all’interno del fusto
è un mezzo di protezione estremamente debole per controllare
l’effetto negativo dei raggi solari:
tuttavia, maggiore è la concentrazione della melanina contenuta
nella corteccia, minore è il danno.
La cuticola non contiene melanina e non possiede, quindi, fattori
naturali di protezione, subendo
perciò i danni più importanti.
Ecco semplici accorgimenti per
proteggere i nostri capelli.
Salsedine, sabbia, polvere e sudore devono essere asportate ogni
sera con uno shampoo leggero: se
il cuoio capelluto non traspira, si
irrita. L’aceto di mele per l’ ultimo
risciacquo é un ottimo rimedio
per ripristinare il pH!
Almeno un paio di volte la settimana, prima dello shampoo, i
capelli andrebbero nutriti con un
impacco d’olio: perfetti quelli di
jojoba, di mandorle dolci e di germe di grano.
Durante i mesi estivi l’ alimentazione dovrebbe essere particolarmente ricca di betacarotene e
vitamine C ed E: queste sostanze
sono efficaci antiossidanti, che
neutralizzano i radicali liberi, presenti in misura maggiore nella
luce solare intensa. I radicali liberi
danneggiano o distruggono le cellule e possono essere contrastati
con antiossidanti, che si ritrovano
in modo particolare nelle bacche,
nella frutta e nella verdura, come
albicocche, uva, broccoli e spinaci.
L’abbinamento della dieta all’ utilizzo di integratori di olio di germe
di grano, miglio, vitamina E, vitamina C, carotenoidi, polifenoli è
garanzia di un ottimo sinergismo!
Salsedine, sabbia
E polvere devono
essere asportatE
ogni sera con uno
shampoo leggero
In spiaggia ottimo filtro protettivo
dà mettere sui capelli è il burro di
karitè, un grasso vegetale estratto dal seme della bacca del
Butyrospermum parkji,
un albero d’alto fusto
noto in Africa come
“albero della salute”.
Il burro di karitè,
ottenuto per pressione a freddo, è
una pasta color
bianco avorio
con
proprietà
emol-
lienti, antiossidanti e idratanti.
Basta scaldare tra le mani una
quantità pari a un cucchiaino di
burro e poi stenderlo sui capelli e
sulla testa al posto dei normali filtri solari chimici. Sarebbe buona
abitudine la sera, dopo lo shampoo, applicare su cuoio capelluto
e capelli un prodotto trattante,
preferibilmente a base di camomilla, aloe vera o avena, sostanze
ristrutturanti lenitive.
Alcune nonne consiglierebbero
una miscela preparata con un
cucchiaio di olio di germe di grano, un tuorlo d’uovo, un cucchiaino di miele e uno di cognac....
oltre all’utilizzo diurno di un bel
cappellino!
Betulla ed Equiseto sono ideali per
capelli sfibrati, sottili e tendenti
alle doppie punte. Della betulla si
usa il macerato glicerico: 70 gocce
di Betulla verrucosa, una volta al
giorno, mentre l’Equiseto si prende sotto forma di tintura, 20 gocce
in mezzo bicchiere d’acqua, due
volte al giorno lontano dai pasti
per un paio di mesi.
Utile l’impacco con olio di cumino
nero, estratto dai semi della Nigella sativa. Essendo una
miniera di acidi grassi
essenziali (linoleico e
linolenico), aminoacidi, sali minerali e
vitamine, previene
l’invecchiamento e
stimola il microcircolo. Ne basta un
cucchiaio massaggiato sulla testa!
La cura di sé richiede
rispetto, conoscenza e
tempo... almeno l’ultimo ingrediente, in vacanza, siamo sicuri di
poterlo trovare!
BELLEZZA 75
ma da gustare per merenda o a
colazione con un frullato fresco.
Secondo alcuni esperti di aromaterapia il cocco, che per tante
persone riporta immediatamente
Gli agrumi
Sono la base per
qualsiasi profumo
con ambizioni
di freschezza
I profumi
dell’estate
a cura di GIOVANNA SALERI
Farmacista
è opportuno farsi consigliare da chi le fragranze le conosce bene
D
urante l’estate i profumi
ci avvolgono rendendo più intense e vive le
atmosfere di un luogo,
la percezione delle persone e delle situazioni.
Recenti ricerche mediche hanno
dimostrato che i profumi influenzano l’umore, svolgono una funzione antistress e risvegliano la
memoria provocando un’ondata
di benessere dal corpo alla mente.
Perché l’estate è immediatamente
sinonimo di buon umore? L’intensa luce solare insieme alle buone
76 BELLEZZA
condizioni climatiche invoglia il
corpo ad essere sempre in movimento godendo di sole, ossigeno,
colori ed a sperimentare la vivacità della natura trascorrendo più
tempo all’aperto.
Sono molti i profumi e le fragranze, regalate dalla natura, che ci
fanno sognare, palpitare e gode-
I profumi freschi sono
quelli che d’estate
vengono più utilizzati
re appieno della stagione calda,
amplificandone le emozioni.
Col clima cambiano le abitudini ed anche… le fragranze che
indossiamo. I migliori profumi
estivi sono quelli freschi e dal
carattere spensierato e floreale. I profumi freschi sono quelli
che d’estate vengono più utilizzati: sono fragranze piacevoli, che
non solo lasciano una gradevole
scia, ma regalano refrigerio e benessere. I bouquet frizzanti non
sono, però, i soli a fornire il benessere e la freschezza che piace
ricevere nella stagione calda.
La bella stagione porta con sé il
profumo della frutta fresca, otti-
all’aroma delle vacanze, può influenzare positivamente l’umore,
così come la pesca e l’albicocca:
via libera, quindi, agli spruzzi golosi fruttati.
L’odore del mare è sinonimo
di estate, i luoghi dove regna
l’acqua apportano incalcolabili
benefici per la salute ed il benessere. L’acqua salata, lo iodio ed
i sali minerali come il magnesio
aiutano l’equilibrio del sistema
nervoso, la bellezza della pelle
ed il benessere del sistema respiratorio. Purtroppo non è possibile
racchiudere il profumo del mare
in una bottiglia, ma la ricerca
dell’industria dei maestri profumieri è riuscita a sintetizzare
molecole odorose, che rievocano
l’aria frizzante del mare, la carezza salata sul viso, l’ossigeno ed il
senso di freschezza blu, che solo
una passeggiata in riva al mare
riesce a dare.
Come separare l’estate dalla vitalità sgargiante dei fiori che la contraddistinguono? Rose dai colori accesi e dal profumo avvolgente,
gelsomini
capaci di
farci immergere
immediatamente
in un’atmosfera da fiaba, lavanda, gardenie, magnolia: circondati di natura, fuori e dentro
casa. Le essenze, ricavate dai fiori,
forniscono da sole oltre la metà
del “fabbisogno” per la produzione profumiera pour femme. Le
fragranze estive non sono fuori da
questo calcolo, anzi… più di altre
sono basate su jus floreali di ogni
tipo. Ma quali sono le varietà più
adatte, quelle che caratterizzano
questi profumi estivi? Esistono
fiori, i cui effluvi hanno il dono
della leggerezza e, quindi si prestano più di altri alla produzione
di profumi freschi: il mughetto, la
rosa, la violetta e la lavanda. Ma
è dalla combinazione di diverse
varietà che si ottengono i migliori
risultati, dall’unione con altre essenze di altra natura.
L’estate è caratterizzata anche dal profumo intrigante
della menta e dall’ odore del
basilico, capace di riportare
immediatamente a casa, nella
cucina della nonna ed alle domeniche in famiglia, insieme a
maggiorana, origano e rosmarino, il quale, come confermato
da diversi studi, aiuta la rigenerazione cellulare ed ha effetti sulla memoria. Spruzzare sul corpo
un’acqua profumata con una
concentrazione ridotta di oli essenziali di menta, maggiorana e
limoncello regala alla nostra immagine un’allure pulita, serena
ed, allo stesso tempo, sensuale.
Estate è anche luce, sole e colori
brillanti: la profumeria attinge al
grosso patrimonio, che forniscono gli oli essenziali estratti dagli
agrumi, per rievocare il senso di
gioia ed allegria che caratterizza questa stagione. Gli agrumi
forniscono gli ingredienti base
per qualsiasi profumo con ambizioni di freschezza. Fiori d’arancio, bergamotto, cedro, limoni,
pompelmi… sono al centro della
maggior parte delle storiche acque di colonia, create per fornire un piacevole benessere prima
ancora che per lasciare una persistente scia profumata al passaggio. Sono proprio le antiche
acque di colonia ad avere ispirato tutta una serie di fragranze
estive basate sugli agrumi.
La scelta è, dunque, amplissima,
non ci resta che affidarci a chi
le fragranze le conosce bene per
farci consigliare quella più adatta alla nostra percezione di estate
ed al nostro umore.
BELLEZZA 77
Snelle e in forma
in tempi record!
LINEA
a cura di ENRICO FILIPPINI
Oggi in farmacia c’è
Dimalosio Complex
il regolatore
dell’intestino.
Professore a contratto in “Nutrizione Clinica” - Roma
Piano d’attacco su più fronti. Scopri quali con i consigli dell’esperto
I
nutile dire che non è vero.
Quando giunge l’estate, il
caldo, la piscina, il mare ci
obbligano a riflettere sulla nostra condizione di forma. Noi
medici specialisti in medicina
estetica ed endocrinologia del Poliambulatorio medico-chirurgico
dott. Enrico Filippini siamo abituati, da molti anni, a dover effettuare
terapie urgenti e veloci, al limite
delle possibilità di buona riuscita,
nonostante le raccomandazioni
fondamentali su quanto sia importante iniziare programmi dimagranti e modellanti a partire
dall’inverno e permettere in questo modo l’esplicarsi dell’effetto
terapeutico. Alla fine, però, luglio
e agosto sono i mesi delle terapie
urgenti, per non sembrare troppo
goffi con la maglietta a maniche
corte, con il costume da bagno,
con le scollature della sera.
Primo: dieta proteica
Quando volete dimagrire con una
certa velocità, è meglio che vi facciate consigliare dal vostro medico
endocrinologo di fiducia, perché è
importante utilizzare gli strumenti più adatti ed evitare di nuocervi
alla salute. La terapia dimagrante, che può fare al caso vostro, è la
dieta proteica, possibilmente con
78 BELLEZZA
qualche pasto sostitutivo, in modo
da ottimizzare la perdita di grasso
preservando la massa muscolare
ed evitando di perdere la tonicità
della pelle, soprattutto del viso e
del contorno occhi.
Secondo: terapie ad hoc per diminuire
nei punti giusti
Altro aspetto molto importante è
capire bene, aiutate dal vostro endocrinologo esperto in medicina
estetica, la zona dove soprattutto
avete desiderio di diminuire: sembra un’affermazione inutile, ma
non è vero. Infatti, per riuscire a dimagrire in alcune zone particolari
del corpo come la radice delle cosce, i fianchi, le braccia, è necessario scegliere tra una delle numerose
diete normoproteiche, attraverso
la sinergia di terapie generali e
terapie locali. Le prime per determinare lo stimolo al dimagrimento
e le seconde per indirizzarlo soprattutto nel punto desiderato. Sarebbe
un grave errore, purtroppo assai
frequente, non considerare la quasi
sicura scarsa risposta alla dieta di
molte parti del corpo, bloccate da
fattori genetici, ma soprattutto endocrino-ormonali.
Terzo: attività fisica
Difficile riuscire a dimagrire velocemente senza aumentare l’atti-
vità fisica, che in estate può essere favorita dal clima gradevole e
stimolata dall’attraente fioritura
dei parchi pubblici attrezzati per
lo sport. Anche la piscina offre la
possibilità di svagarsi piacevolmente, mentre viene praticata
una delle più salutari ed efficaci
pratiche sportive.
Quarto: integratori e termogenici
Quando dobbiamo cercare di perdere peso con una certa rapidità,
possiamo utilizzare in sinergia
anche un valido termogenico,
scegliendo tra quelli presenti in
natura ed ormai abilmente trasformati dai farmacologi. Tè verde, caffè verde, peperoncino, pepe,
arancio amaro, alghe sono tra i
più noti estratti naturali, che possono essere utilizzati dal vostro
medico dietologo, endocrinologo
per eliminare la stanchezza, farvi
sentire in forza e con minor fame.
Ricordate che, anche e soprattutto
nell’utilizzo di tutti gli integratori,
è sempre consigliato chiedere al
vostro medico specialista di fiducia, per evitare effetti indesiderati.
Quinto: crema anticellulite
Per finire, cari lettori, non dimentichiamoci la crema anticellulite. Ce ne sono di molto efficaci ed
anche la crema rassodante, essenziale per evitare smagliature
e gravi perdite di tono durante il
dimagrimento.
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STIPSI?
Sveglia
l’intestino
combatti
la stitichezza
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Aiuta a mantenere l’equilibrio del peso corporeo.
(E.s. Guaranà, Coleus Forskohlii)
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Naturalmente in linea
senza fastidiosi gonfiori,
aiuta la digestione.
Q
uando
l’intestino
si “addormenta” e
perde la sua regolare puntualità è possibile
andare incontro ad episodi
di stitichezza che possono
causare cattiva digestione,
senso di gonfiore con tensione addominale e alitosi.
Secondo le recenti linee
guida il problema può essere affrontato con una dieta
ricca di fibre indispensabili
per ritrovare e mantenere la
corretta motilità intestinale.
Kilocal Caffè Verde
Sostiene la tua voglia di perdere peso.
(E.s. Caffè Verde, Cromo, Iodio)
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Ritrovare l’equilibrio psicofisico per il bene della
coppia.
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I prodotti devono essere impiegati nell’ambito di una dieta ipocalorica adeguata seguendo uno stile di vita sano con un buon livello di attività fisica. Se la dieta viene seguita per periodi
prolungati, superiori alle tre settimane, si consiglia di sentire il parere del medico. Leggere le avvertenze sulle confezioni.
Seguendo queste direttive
è stato formulato Dimalosio Complex, un preparato a base di Psillio e Glucomannano, fibre naturali, arricchito con Lattulosio
ed estratti vegetali, componenti attivi che agiscono
in sinergia per “risvegliare”
la corretta motilità intestinale senza irritare.
Dimalosio Complex sveglia l’intestino pigro, usato
con regolarità svolge un’azione come regolatore intestinale, favorisce la crescita
della flora batterica ed aiuta
a combattere quel fastidioso gonfiore addominale
facilitando una normale
evacuazione.
Dimalosio Complex lo
trovate in Farmacia, disponibile in confezione da 20
bustine al gradevole gusto
pesca.
Da ALKAMED In Farmacia
Additivi sì e no
a cura di Gianni Fochi
È il caso di molti coloranti: nei
cibi se ne potrebbe far tranquillamente a meno. A scanso d’equivoci, non si tratta di sostanze pericolose: nessun additivo
ammesso nei cibi in Europa lo
è, a quanto se ne sa. Ogni tanto
per qualcuno il progredire della scienza scopre una nocività
che prima era sconosciuta: per
questo le norme sono soggette a
una tranquillizzante revisione
periodica. Non dimentichiamo,
comunque, che sorprese sgradite
arrivano di continuo nei campi
in vari tipi
d’alimento non si
può far a meno
dei conservanti
Chimico e Giornalista scientifico
Alcuni additivi alimentari sono indispensabili, altri superflui
E
poca strana, la nostra.
Viviamo un progresso tecnico impensabile
qualche decennio fa e si
diffonde la sensazione
esagerata che le conquiste scientifiche e tecnologiche
possano risolvere ogni problema.
Nello stesso tempo, però, sono altrettanto diffuse mille fobie immotivate o almeno poco motivate,
che esasperano il nostro istintivo
senso d’insicurezza e ci fanno convivere con gli spettri di catastrofi
incombenti.
Un campo, in cui questo è particolarmente vero, è quello degli additivi alimentari, sostanze aggiunte
80 ALIMENTAZIONE
ai cibi con gli scopi più diversi.
Esse intervengono in vario modo
su lavorabilità, conservazione,
proprietà dietetiche, sapore, consistenza, aspetto. In una grossa
friggitrice, per esempio, l’emulsione dell’olio col liquido acquoso,
che in cottura esce dalle patatine,
tenderebbe a schiumare, creando
difficoltà: alcuni produttori rimediano con l’E900, un tipo di silicone, che non ha inconvenienti
sanitari o ambientali.
Di sicuro qualche lettore storcerà
il naso, pensando che sarebbe meglio far a meno di roba del genere, anche se la quantità massima
ammessa dalle norme europee
nell’olio di frittura è davvero bassa: dieci parti di E900 su un milione di parti d’olio. La dose, già così
limitata, s’abbassa ancora parecchio, se teniamo conto che di olio
nelle patatine ne resta poco.
In generale siamo tutti portati a
prediligere i cibi più genuini possibile e la repulsione verso tutto
ciò che va sotto la dicitura d’additivo alimentare, viene istintiva.
La realtà è, tuttavia, troppo complessa per essere liquidata con
un no categorico, come del resto
anche un sì acritico sarebbe sbagliato. In effetti alcuni additivi
non portano nessun beneficio al
consumatore, ma soltanto al produttore, nel senso che hanno la
sola funzione d’invogliare all’acquisto.
più diversi: persino ingredienti
in uso da tempo immemorabile,
che siano o no naturali, possono
venire prima o poi sconsigliati, o
addirittura messi al bando.
D’altronde molti additivi sono
indispensabili: se un giorno la
scienza arrivasse a ritenere no-
civi proprio quelli, bisognerebbe
assolutamente che fornisse subito
alternative più sicure. Per citare
una categoria, in vari tipi d’alimento non si può immaginare di
far a meno dei conservanti.
Agli insaccati vengono aggiunti
certi sali di sodio o di potassio, i
cosiddetti nitriti, sebbene presentino rischi sanitari, se il dosaggio è
esagerato. Evitar d’ingerirli anche
entro il limite ammesso (80 milligrammi per chilo d’alimento)
sarebbe un bene? Solo in astratto.
Senza di essi incorreremmo, infatti, in un rischio assai peggiore:
un batterio, quel botulino che ha
acquistato popolarità per trattamenti antirughe. D’ora in avanti
Chi è Gianni Fochi
Gianni Fochi, chimico della Scuola Normale
Superiore di Pisa, ha fatto ricerca sperimentale in Laboratori universitari e industriali,
lavorando in Italia e al Politecnico di Zurigo (ETH). È autore di libri di chimica per le
Scuole medie superiori e per l’Università. Da
molti anni si dedica anche alla divulgazione
scientifica, collaborando a quotidiani e periodici vari. Ha pubblicato libri divulgativi
con la Longanesi (“Il segreto della chimica”
e “Fischi per fiaschi nell’italiano scientifico”) e con la Giunti (“La chimica fa bene”):
i lettori potranno trovarvi approfondimenti
dei temi trattati nell’articolo.
fate caso alle non poche volte in
cui le cronache riferiscono le stragi che esso compie in famiglie o
gruppi di convitati: intossicazioni
spesso letali.
Altro esempio: gli antiparassitari
nelle patate. La natura ha dotato
la patata d’un pesticida appunto
naturale: la solanina, che in condizioni normali sta nella buccia
per tener fuori i parassiti. Purtroppo non fa miracoli e qualche
aggressore, minuscolo, ma agguerrito, ogni tanto riesce a penetrare dentro il tubero. La pianta
reagisce arretrando la solanina
verso l’interno, nel tentativo d’inseguire l’invasore e d’intensificare il contrattacco. Così, mangiando la patata, c’intossichiamo noi
anche se la buccia è stata tolta.
Meglio, allora, sull’esterno un
buon antiparassitario di sintesi,
più efficace della solanina contro
gli intrusi e più controllato nei
suoi effetti su di noi. A quel punto la solanina resta all’esterno
e, quando sbucciamo la patata,
non va nel piatto, ma nei rifiuti insieme col presidio aggiunto
dall’uomo.
ALIMENTAZIONE 81
Alimurgiche:
alimento o medicina?
a cura di Giulio Francesco Valeriano
Farmacista diplomato in Omeopatia
Un mix di sostanze benefiche per la salute
A
limento o medicina?
L’uno e l’altra! Sì, le alimurgiche (piante edibili
che crescono spontanee)
presentano questo dualismo. Capaci di appagare anche i palati più esigenti,
apportano un mix di sostanze benefiche per la salute. Conservare
un buono stato di salute implica
una sana e corretta alimentazione, tant’ è che negli antichi testi di medicina cinese il cibo era
considerato un farmaco. Le fitoalimurgiche contengono sali minerali, fibre, mucillagini, antiossidanti e molte altre sostanze utili
al nostro metabolismo. Tarassaco, ortica e malva: tre piante
spontanee conosciute in cucina
e molto usate anche in farmacia.
Il tarassaco, dente di leone o piscialetto, è ottimo in insalata (le
foglie più giovani) o spadellato,
utilissimo anche come drenante
in virtù delle sue proprietà diuretiche. Lo troviamo in tisane, capsule e sciroppi, per contrastare la
ritenzione idrica, che causa l’antiestetica e fastidiosa cellulite ed i
gonfiori alle caviglie nella stagio-
82 ALIMENTAZIONE
ne calda. Anche l’irritante ortica,
conosciuta per il famoso risotto
e per le frittate, trova impiego
come depurativo ematico e della
pelle, oltre ad essere utile nei casi
di astenia . In omeopatia l’ortica
si usa per i disturbi reumatici e le
affezioni della pelle, i cui sintomi
sono simili a quelli che la pianta causerebbe per contatto con la
pelle. Ancora la malva, conosciuta per le sue proprietà emollienti
e lenitive (molto utili i cataplasmi), dovute alla sua ricchezza
in mucillagini, che la rendono
adatta per le pelli irritate dal sole
o dagli agenti atmosferici, molto
usata anche per contrastare la
stitichezza e dar sollievo ad un
intestino irritato. Troviamo la
malva anche in sciroppi e colliri. Anche in cucina questa pianta
trova il suo posto, entrando nei
nostri piatti come ingrediente di
insalate oppure cotta e spadellata. Secondo la mtm (medicina
tradizionale mediterranea) la
malva è collegata all’elemento
acqua e, per questo, capace, in
forma di tisana, di quietare il
nostro mare interiore e stimolare
un fisiologico sonno ristoratore.
Come sempre si raccomanda l’uso di piante fresche di provenienza sicura (luoghi non contaminati dall’inquinamento) e raccolte
solo se si è certi di riconoscerle.
Per i prodotti già pronti che troviamo in farmacia, il farmacista
può fornire tutte le informazioni necessarie per usarli
al meglio.
Oggi mangio…
insetti
a cura di Federica Peretti // [email protected]
sione Europea all’Autorità per la
sicurezza alimentare, che ha sede
a Parma, che dovrebbe esprimersi
nel merito entro luglio.
Giornalista
Inusuali, ma gustosi e nutrienti
C
hi avrebbe mai immaginato che un giorno
avremmo potuto sentirci offrire ragni fritti,
scorpioni o cavallette.
In estremo Oriente, in
Africa ed in Sudamerica, l’entomofagia, cioè la consuetudine
di mangiare insetti, rappresenta una normalità, perché larve,
scorpioni e locuste rappresentano
un’autentica fonte alimentare.
Non si tratta di una rivoluzione
o di una nuova moda culinaria,
ma di un’abitudine diffusa in
molte parti del mondo, dove gli
insetti rappresentano un’importante fonte di nutrienti, specialmente
proteine.
84 ALIMENTAZIONE
Tutti gli insetti, infatti, hanno un
elevato contenuto nutrizionale:
sono ricchi di proteine, grassi,
calcio, ferro e zinco. Per quanto riguarda l’apporto energetico
rappresentano un cibo di alta
qualità. Presentano, inoltre, un
buon contenuto di minerali e vitamine con potassio, calcio, ferro e magnesio. Le vitamine del
gruppo B (niacina, riboflavina e
tiamina) sono ben rappresentate
ed in alcune specie anche le vitamine A, E e D.
Non è un caso che EXPO 2015 abbia scelto come tema “Nutrire il
Pianeta, Energia per la Vita”. L’en-
In molti Paesi
asiatici mangiare
insetti è un’usanza
accettata da tutti
i ceti sociali
tomofagia è una pratica diffusa
in larga parte del mondo (l’80%
circa); ciononostante ha da sempre suscitato scarso interesse nei
popoli occidentali, perché considerata usanza bizzarra, povera e
poco igienica. Solo recentemente
le autorità internazionali hanno
cominciato a porre reale attenzione all’argomento ed a realizzare
l’importanza di una maggiore
dignità e diffusione di questa pratica alimentare. Secondo la Fao
circa due miliardi di persone consumano già oggi regolarmente insetti. Attualmente nel nostro Paese non è consentito l’utilizzo degli
insetti, ma un parere scientifico è
già stato richiesto dalla Commis-
Cenni storici
Durante la preistoria l’uomo non
aveva ancora strumenti per cacciare grossi animali né tecniche
per l’agricoltura, si può supporre
quindi, che gli insetti fossero una
importante fonte alimentare. Con
l’avvento dell’uso del fuoco la raccolta di prove si è semplificata:
dalle analisi delle ceneri sono state
ritrovate tracce di insetti. Erodoto
narra di popolazioni libiche, che
usavano mangiare locuste mescolate col latte. Aristotele scrive di
come le cicale siano più buone allo
stato di crisalide. Nella sua Naturalis Historia Plinio parla di una
larva chiamata Cossus, servita in
delicatissimi piatti nei banchetti
degli antichi romani. Anche i Vangeli citano Giovanni Battista che
mangiava locuste e miele selvatico. Pochi sono a conoscenza della
passione di Leonardo da Vinci per
la cucina. In un libro raccoglie i
suoi suggerimenti culinari e le sue
bizzarie e sono presenti anche ricette con gli insetti. Elenca come
commestibili: grilli, api e alcuni
bruchi e non commestibili: ragni,
coleotteri e mosconi.
In molti Paesi asiatici mangiare insetti è un’usanza accettata da tutti
i ceti sociali. In alcuni Paesi occidentali come Usa, Regno Unito,
Francia, Olanda e Belgio hanno
cominciato a diffondersi compagnie, che vendono prodotti a base
di insetti, Festival dedicati o ristoranti che li propongono nel loro
menu. Tuttavia, specialmente in
Europa, sono pochissimi gli insetti
consumati tradizionalmente. Ancora noto e diffuso è il “formaggio
coi vermi” tipico di alcune Regioni
della Francia, Germania e Italia,
come la Sardegna, la Sicilia, il Piemonte, il Friuli, l’Abruzzo e l’Emilia-Romagna. Infine alcuni estratti
di insetto, come il rosso cocciniglia,
vengono ampiamente utilizzati
per colorare cibi come yogurt, caramelle, il Campari ed altro.
Ristorazione
I ristoranti, che in Europa propongono pietanze a base di insetti, sono diversi, alcuni, forse,
conosciuti solo per passaparola,
altri più rinomati. Tra questi ultimi ci sono: Spektakel, De Apenheul
e ‘t Rubenshuis in Olanda, Manitou
a Francoforte, Never Never Land
a Berlino, Archipelago a Londra,
Noma a Copenaghen, Le Festin
Nu a Parigi, Aphrodite a Nizza.
Attualmente i piatti proposti sono
burro di noccioline alle camole
della farina, crema di cocco e gelatina di vodka, api nel loro miele
accompagnate da caramello biscotto croccante e gelato al burro,
locuste ricoperte di cioccolata, rucola con salsa agrodolce di locuste
e grilli e camole della farina disidratate, quinoa e spinaci con grilli
saltati e uvetta accompagnati da
bacche rosse secche.
Nessuno è particolarmente saporito, probabilmente perché il gusto è coperto dagli altri ingredienti abbinati. Quello che risalta è la
croccantezza.
La mentalità della gente è ancora
lontana dal considerare gli insetti
nella loro dieta quotidiana. Nessuno trova ci sia una reale ragione
per farlo. Solo i media ed anni di
esperienza potranno far cambiare
idea alla gente. Li si mangia per
curiosità o per sfida, ma essi sono
culturalmente ben lontani dall’essere un’esperienza quotidiana. Il
pregiudizio degli occidentali è ancora molto diffuso.
ALIMENTAZIONE 85
probabilità maggiore di ammalarsi”. Di conseguenza bisogna assolutamente adottare uno
stile di vita corretto, iniziando da
una congrua alimentazione, sup-
gli alimenti
“ad alto indice
glicemico” ci
fanno ingrassare
L’ importanza della
nutrizione
a cura di Michele Vanossi
Giornalista de Il Giornale, Ulisse e Maxim
Prof. Franco Berrino: 10 basilari raccomandazioni per ridurre
la possibilità di ammalarsi di patologie tumorali e croniche
I
l prof. Franco Berrino collabora col direttore del Reparto
di Epidemiologia dell’Istituto
dei Tumori di Milano Vittorio Krog e con la dottoressa
Anna Villarini, coordinatrice del “Progetto Diana”. Di frequente è colui che introduce la
presentazione dei Corsi di cucina
naturale per la prevenzione e la
gioia di vivere, aperti a tutti, che
si svolgono alla Cascina Rosa
86 ALIMENTAZIONE
di Milano, organizzati dall’Associazione Salute Donna Onlus
([email protected]).
Con parole semplici, ma efficaci
ricorda sempre le 10 basilari e già
note raccomandazioni del Fondo
Mondiale per la Ricerca sul Cancro (WCRF), consultabili sul sito:
http://cancer-code-europe.iarc.fr.
Ma la sua “mission” è quella di
soffermarsi su alcuni suggerimenti alimentari (approvati e
supportati da studi e da ricerche
scientifiche), adottando i quali,
ridurremmo del 30% circa la probabilità di ammalarci di patologie tumorali e croniche. “Bisogna mangiare, in media, circa
il 20% in meno rispetto alle nostre consuetudini, rieducando
il gusto”– afferma – ricordando
quanto la pressione economica
svolga talvolta un ruolo negativo inducendoci a fagocitare
cibo spazzatura. Quindi come
dovremmo comportarci? ”è fondamentale mantenersi in forma, chi è in sovrappeso ha una
portata dal movimento fisico costante (che può consistere in una
semplice passeggiata a passo sostenuto per 30 minuti al giorno).
Optare a favore di una dieta sana
significa consumare abitualmente cereali integrali (molto ben assimilabili dal nostro organismo),
frutta secca, legumi (rallentano
la velocità di assorbimento degli
zuccheri), tanta verdura, frutta e
tutti quegli alimenti a basso indice glicemico individuabili con facilità anche su internet. Il tutto a
beneficio di un organo di fonda-
mentale
importanza: l’intestino. Se funziona
bene, ne trae giovamento anche il sistema immunitario.
La lista dei cibi che il professore
reputa dannosi è abbastanza
lunga: le farine raffinate, le patate (soprattutto le patatine), fino
ad arrivare al sale, del quale dovremmo ridimensionare drasticamente l’utilizzo. Sono, in sostanza, quei prodotti o quegli alimenti
“ad alto indice glicemico” che
causano repentini picchi glicemici e che ci fanno ingrassare perché sopiscono il senso di fame per
breve tempo. Semaforo rosso anche per gli di zuccheri (comprese le bevande zuccherate), per il
fruttosio e per l’aspartame (vero
killer per chi soffre di diabete). Il
prof. Berrino giudica negativa-
mente
le attuali e
tanto modaiole diete ultraproteiche.
Costituiscono un’arma a
doppio taglio, perché danno un
dimagrimento immediato, ma,
stancano e, per bruciare l’eccesso
di proteine, costringono il metabolismo a produrre residui tossici che intaccano il centro (e il
regolatore) del nostro appetito:
l’ipotalamo. E ancora: incrementano la produzione dell’ormone
grelina durante il loro passaggio
nell’apparato digerente stuzzicando ed aumentando, di conseguenza, l’appetito. Prevenire
significa limitare (non eliminare) anche il consumo di latte e
derivati e di proteine di origine
animale (l’OMS raccomanda che
il totale giornaliero non superi
l’8% per gli italiani la media corrisponde al 20%) e soprattutto le
carni rosse, perché ricche di una
tipologia di ferro altamente ossidante, che sarebbe il responsabile principale di alcune tipologie
di carcinomi all’apparato digerente, all’intestino, all’esofago e
al colon. Ma la novità rivelata
dal professore è quella emersa
da recenti studi “Epic”, secondo
i quali l’abuso di proteine, protratto nel tempo, causerebbe
anche una demineralizzazione
ossea con conseguente rischio
di osteoporosi e di fratture.
Il prof. Franco Berrino
ALIMENTAZIONE 87
Pelle
e vitamine
a cura di Erica Denti // [email protected]
Farmacista
P
L’elenco di quelle che non dovrebbero mai mancare nell’alimentazione
arlando di pelle luminosa, sana, elastica e morbida, siamo abituati a
chiederci quali, tra i prodotti cosmetici più innovativi, dalla detersione
alla crema da giorno e da notte,
dobbiamo scegliere per ottenere
risultati straordinari.
Spesso ci dimentichiamo che non
basta la cura dall’esterno per una
pelle sana e giovane, è necessario scegliere il giusto nutrimento
dall’interno: vitamine, acqua,
antiossidanti e tutti i micronutrienti, forniti da una dieta varia
ed equilibrata, sono di fondamentale aiuto nel rallentare l’in-
88 ALIMENTAZIONE
vecchiamento cutaneo e garantire una pelle invidiabile.
Dovremmo badare alla nutrizione ed anche allo stile di vita:
LA Vitamina A migliora
l’idratazione
e favorisce
l’elasticità DELLA PELLE
banditi alcol e fumo, mai esagerare con il caffè, ricordarci di fare
attività fisica regolarmente per
ossigenare i tessuti, bere almeno
2 litri di acqua al giorno, evitare
diete ipocaloriche sbilanciate.
Ecco le 5 vitamine contenute nei
cibi alleati della nostra pelle, che
non dovrebbero mai mancare
nella nostra alimentazione: A, B,
C, D, E.
Vitamina A: migliora l’idratazione
e favorisce l’elasticità stimolando la produzione di collagene,
aumenta lo spessore del derma
e rende la pelle più tonica e resistente.
Le principali fonti sono l’uovo,
latticini e formaggi, verdura e
frutta di colore giallo-arancione
nella quale sono presenti i caro-
tenoidi ovvero i precursori della
vitamina A.
Vitamine B: svolgono un ruolo fondamentale favorendo il ricambio
e rallentando l’invecchiamento
cellulare oltre a proteggere il microcircolo ed avere spiccata attività antiossidante.
Le vitamine del gruppo B sono
presenti in quantità elevata nel
lievito di birra, soia, germe di
grano, lenticchie, frutta secca,
latte, uova, fegato e pollo.
Vitamina C: è un ottimo antiossidante in grado di limitare i danni
dei radicali liberi ed è fondamentale nella sintesi di collagene ed
elastina per garantire una pelle
elastica e tonica.
Agrumi, fragole, ciliegie, kiwi,
ananas, ma anche spinaci, peperoni, pomodori, prezzemolo ne
sono ricchi e non dovrebbero mai
mancare sulle nostre tavole.
Vitamina D: è una vitamina che il
nostro organismo è in grado di
produrre quando ci esponiamo al
sole, ma, purtroppo, non in tutte
le regioni il sole è garantito tutto
l’anno.
Possiamo integrarla consumando
pesce quale sgombro, sardine, spada, ma anche mandorle, sesamo,
olio di germe di grano e cereali,
perché la vitamina D è fondamentale nel garantire l’equilibrio del
film idrolipidico della nostra pelle per una migliore idratazione,
elasticità e luminosità.
Vitamina E: è un potentissimo antiossidante ed aiuta a rallentare
l’invecchiamento cutaneo limitando i danni cellulari dei radicali liberi, mantenendo un’ottima
elasticità e prevenendo le macchie cutanee causate dai raggi
UV. Utilissima in caso di eritemi
e arrossamenti cutanei, perché
anche gli Omega 3
sono fondamentali
per formare
i tessuti di sostegno
della pelle
ristabilisce presto l’idratazione e
lenisce efficacemente.
Bastano 2 o 3 cucchiai al giorno
di oli vegetali o qualche spuntino
con frutta secca e l’abitudine nel
prediligere farine integrali per
garantire un apporto ottimale.
Non solo le vitamine, ma anche
gli Omega 3 sono fondamentali
per formare i tessuti di sostegno
della pelle; la principale fonte è il
pesce, ma anche noci, mandorle
e semi di chia.
Nel fegato, frutti di mare, cereali
integrali, legumi e verdure verdi
troviamo un’ottima fonte di ferro, che sosterrà l’ossigenazione
dei tessuti,il circolo e la nutrizione. Anche il magnesio non dovrà
mai mancare, perché sostiene e
stimola la formazione del collagene; possiamo aiutarci consu-
mando tisane di foglie di te, spezie, noci e semi vari.
Yogurt, formaggi, nocciole, spinaci, cereali ed acciughe integrano
lo zinco, che coopera rallentando
l’invecchiamento cellulare.
Selenio e rame combattono anch’essi i radicali liberi attenuando le rughe: li troviamo nelle
noci, cavoli, cetrioli, broccoli, carne di pollo e tacchino, pesci come
tonno e sardine, crostacei, riso e
cereali integrali, fegato, fagioli,
germe di grano.
Lo stato di salute della nostra
pelle dipende, dunque, da molteplici fattori: dal punto di vista
nutrizionale non dovranno mai
mancare grassi, proteine,vitamine, sali e soprattutto l’acqua,
l’elemento vitalizzante e ringiovanente per eccellenza in grado
di idratare, ma anche di ripulire l’organismo spazzando via le
tossine. Il “segreto” è imparare a
dosare tutti questi semplici ingredienti naturali nel menu di ogni
giorno, scegliendo tra gli ortaggi
e la frutta di stagione freschi, pesce ed oli ricchi di acidi grassi saturi, semi oleosi, cereali integrali
e proteine, ma senza dimenticarci dell’acqua, dello sport e di buoni momenti di relax.
ALIMENTAZIONE 89
LE RICETTE SENZA GLUTINE
dello chef Marco Scaglione
ILTESTDIAGNOSTICO
PIU’COMPLETOPER
VALUTARELASALUTE
DELTUOINTESTINO
INFLORASCAN
L’intestino è un organo caratterizzato da complesse funzionalità:
digestione ed assorbimento di nutrienti, produzione di anticorpi per
difendere l’organismo, produzione
di ormoni e neurotrasmettitori che
regolano il senso di fame e sazietà
e il ritmo della peristalsi. Il benessere
dell’intestino si traduce in benessere generale della persona.
La buona funzionalità intestinale
dipende da numerosi fattori tra cui
l’equilibrio della flora batterica, il
sistema immunitario nella mucosa,
l’assenza di stati infiammatori, la
presenza di batteri patogeni, virus
o miceti.
INFLORA SCAN è un test innovativo, completo e non invasivo che
valuta la presenza di microorganismi patogeni, specifici marker di infiammazione intestinale, capacità
digestiva, permeabilità intestinale,
funzione immunitaria intestinale e
disbiosi.
NATRIX È IL LABORATORIO DI ANALISI
DI RIFERIMENTO PER VALUTARE LA
SALUTE DELL’INTESTINO.
INFLORASCAN è consigliato a tutti,
per valutare il benessere dell’intestino e particolarmente utile a chi
soffre di diarrea o stipsi, gonfiori
addominali, tensioni e crampi addominali, flatulenza, infezioni genitali ricorrenti (candida), malassorbimento, difficoltà digestive, a chi
conduce ritmi frenetici e stressanti
a chi ha una alimentazione scorretta, ricca di cibi raffinati e povera di
fibre.
INFLORA SCAN è indicato anche
a chi soffre di patologie croniche
non intestinali, in quanto un disturbo o un’infiammazione intestinale
si può ripercuotere a livello di vari
distretti dell’organismo: mal di testa
ed emicrania, stanchezza cronica,
stati di ansia e sbalzi di umore, problemi dermatologici.
Natrix Lab: il laboratorio certificato
(UNI-ENI-ISO 9001 : 2000) di riferimento
per le tue analisi personalizzate:
• FOOD INTOLERANCE TEST: valutazione delle intolleranze alimentari IgGmediate, metodo ELISA.
• CELIACTEST: Valutazione immunitaria
della positività al morbo celiaco.
• ANTIAGING PROFILE: (Free Radical
Test + Antioxidant Capacity Test) valutazione globale dello stress ossidativo.
• CELLULAR AGING FACTORS: valutazione dell’invecchiamento cellulare
(ossidazione, metilazione, glicazione,
infiammazione).
• LIPIDOMIC PROFILE: valutazione del
profilo lipidomico plas-matico e di
membrana (acidi grassi).
• CARDIO WELLNESS TEST: analisi globale del benessere cardiovascolare,
integrato con l’indice di rischio di
contrarre patologie a carico del
sistema cardiovascolare.
• ZONA PLUS TEST: valutazione del
rapporto
(AA/EPA),
Glicemia,
Insulina, indice HOMA.
• HORMONALPROFILES: dimagrimento,
stress, sport, buona notte, donna
fertile, donna menopausa, uomo.
• MINERAL EVO: valutazione approfondita di minerali nutrizionali e metalli pesanti su capello.
Tutte queste analisi sono eseguibili
anche tramite un semplicissimo prelievo
capillare o salivare.
Caponata
alla palermitana
con cous cous di mais
Autore: Marco Scaglione
Fotografo: Iuri Niccolai
INGREDIENTI
per 6 persone:
250 g di cous cous di mais
1-2 melanzane
15 g di uvetta sultanina
1 cipolla bianca
1 costa di sedano
3 pomodori ramati
1 cucchiaino di zucchero sem.
50 ml di aceto di vino
15 olive verdi denocciolate
30 g di capperi sotto sale
70 g di pinoli sgusciati
40 g di mandorle sgusciate e tritate
16 foglie di basilico
olio per friggere
olio extravergine di oliva
sale fino
pepe nero in grani
Tempo: 1 ora + tempo di riposo
Difficoltà: Media
PROCEDIMENTO:
Lavare le melanzane, spuntarle, tagliarle
a dadini e friggerle in una padella con
abbondante olio bollente; scolarle con una
schiumarola su carta assorbente da cucina.
Fare ammollare l’uvetta in acqua per 5 minuti,
quindi scolarla, strizzarla e tenerla da parte.
Sbucciare la cipolla, dividerla a metà, affettarla
sottilmente e farla appassire in una padella
antiaderente con 1-2 cucchiai di acqua per 5-6
minuti, a fuoco moderato.
Spuntare il sedano, con l’aiuto di un
pelapatate privarlo dei filamenti, quindi
lavarlo e affettarlo sottilmente; cuocerlo in
acqua bollente salata per 2 minuti, poi scolarlo
e unirlo nella padella con la cipolla e l’uvetta.
Lavare i pomodori, eliminare il picciolo e
cuocerli in acqua bollente per 15 secondi;
scolarli, privarli della pelle e dei semi
all’interno e tagliare la polpa a cubetti.
Aggiungerla alle verdure nella padella e unirvi
lo zucchero, l’aceto e 4 foglie di basilico lavate
e spezzettate. Cuocere per altri 8 minuti a fuoco
vivace. Unire infine le melanzane, i pinoli, le
olive e i capperi sciacquati e cuocere per 6-7
minuti, regolando alla fine di sale e di pepe.
Tostare le mandorle tritate in una teglia senza
alcun condimento, lasciandole per 2 minuti
sotto il grill acceso del forno.
Disporre il cous cous in una teglia larga,
distribuendolo in modo uniforme. Portare a
ebollizione 2,5 dl di acqua con una presa di
sale, quindi versarla sul cous cous e mescolare,
in modo che venga del tutto assorbita.
Utilizzando una forchetta, mescolare quindi
il cous cous, separando i grani fino a quando
risulterà freddo; unire 1 cucchiaio di olio e un
pizzico di sale e mescolare nuovamente.
Comporre le fondine individuali: distribuirvi
il cous cous e farvi un profondo foro al
centro. Riempirlo con la caponata di verdure,
completare con il restante basilico e servire.
ALIMENTAZIONE 91
IL PERITO GRAFOLOGO
Candida Livatino analizza la vostra scrittura
IN PUNTA
DI PENNA
www.livatinocandida.it
La scrittura di Anna Maria rivela una rigidità di pensiero
ed un forte legame con la famiglia.
C
ara Anna Maria,
la sua è una scrittura priva di inclinazione, rigida, che rispecchia
la sua rigidità di pensiero. Non si
discosta dalle sue idee, perché è sempre
convinta di essere nel giusto e che siano
gli altri a sbagliare.
è testarda e irremovibile nelle sue decisioni, anche se questo le può creare qualche problema relazionale.
Non accetta i consigli degli altri, vuole
fare tutto di testa sua, pronta a pagarne
le conseguenze.
Noto, inoltre, che ha lasciato poco spazio
tra una parola e l’altra.
è la conferma che ha poco senso critico,
in particolare verso se stessa. Se qualcuno
la contraddice, reagisce immediatamente, con atteggiamenti a volte condizionati
dall’impulsività.
Nell’affettività fa fatica a lasciarsi andare,
perché, nonostante sia un po’ ansiosa,
cerca di tenere sotto controllo le pulsioni.
Questo suo atteggiamento nasce dalla
paura di soffrire, una sofferenza, che,
forse, ha provato in passato e non vuole
più rivivere.
In realtà, in cuor suo, desidera essere
coccolata e colmata di attenzioni affettive. Vorrebbe tornare bambina per essere
accudita e riempita di quell’affetto che
forse le è mancato.
Noto, inoltre, che la sua grafia è priva di
allunghi superiori ed inferiori e si sviluppa tutta in orizzontale.
è il segnale del desiderio di farsi notare,
di non passare inosservata e di ricevere
attestati di apprezzamento da parte delle
persone con le quali si relaziona.
La firma, spostata nella parte sinistra
del foglio (che rappresenta il passato),
evidenzia il forte legame con la famiglia
d’origine, in particolare con la figura materna.
Un caro saluto.
Per ricevere profili grafologici corretti utilizzare una penna nera, usare fogli bianchi non a righe o a quadretti, apporre la propria firma ed inviare a: [email protected]
GRAFOLOGIA 93
TEMPO DI PREPARAZIONE
20 minuti circa
INGREDIENTI PER 4 PERSONE
800 gr circa di zucchine
più una zucchina di decorazione
1 spicchio d’aglio (facoltativo)
2 cucchiai di pinoli
1 mazzetto abbondante
di basilico fresco
3 cucchiai di Parmigiano Reggiano grattugiato
Sale
Speck a cubetti a piacere
3 cucchiai di olio extravergine
PREPARAZIONE
Mettete sul fuoco dell’acqua e portatela a ebollizione; nel frattempo lavate le zucchine e asciugatele; tagliate
LA RICETTA
una zucchina a rondelle, che metterete da parte per la decorazione del piatto. Il
resto delle zucchine, invece, tagliatele a bastoncini lunghi 4 centimetri; buttatele
nell’acqua bollente salata e lasciatele “sbollentare” per circa 5 minuti. Mettete in un
frullatore il basilico, i pinoli, eventualmente l’aglio (ma si può anche evitare) ed il
formaggio grattugiato, frullate fino a che non otterrete una crema abbastanza liscia.
Prendete una pentola antiaderente (noi abbiamo usato l’ottima Risolì), mettetela
sul fuoco con la salsa preparata e, dopo qualche istante, aggiungete le zucchine,
precedentemente scolate. Lasciate andare per qualche minuto a fuoco vivo mescolando le zucchine con delicatezza. Se necessario, aggiustate di sale. Un minuto
prima di spegnere il
fuoco, aggiungete
lo speck e spegnete, non appena comincia a diventare
rosato.
Servite caldo in un
piatto di portata,
dove avrete posizionato le zucchine
tagliate a rondelle
come decorazione.
a cura di LAURA E SILVIA SQUIZZATO // www.gemellesquizzato.it // www.doppiavita.tv
Giornaliste, conduttrici e attrici, per 5 anni inviate del programma “Mezzogiorno in famiglia” su Rai Due e autrici del libro di cucina
“I nostri dolci light” (Gribaudo Editore) e di “Doppia Vita - il linguaggio segreto dei gemelli” (Oscar Mondadori)
Zucchine sfiziose
I
Un piatto facile da preparare e bello da vedere
l piatto che vi proponiamo è molto leggero, facile
da preparare e anche bello da vedere. è un piatto
unico perfetto per un pranzo. Anche se siamo in
estate, è un piatto caldo, ma, comunque, dal sapore fresco. Le zucchine, che noi adoriamo tutto
l’anno, sono ricche, tra l’altro, di potassio e magnesio e, quindi, perfette per la stagione estiva in cui
è facile sentirsi spossati (a meno che non siate in vacanza!). Sono, inoltre, un alimento molto povero in calorie, quindi ottime anche per chi sta a dieta. Questa
ricetta permette di renderle un po’ più sfiziose, senza
appesantire eccessivamente il piatto con condimenti.
Le cistiti non complicate
interessano
solo la vescica
94 RICETTA
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Scopriamo
in un libro
come nascono le medicine
Il Direttore di ProfiloSalute ne parla con uno degli autori
I
l dott. Maurizio D’Incalci,
medico e farmacologo, Direttore del reparto di Oncologia
dell’Istituto Mario Negri di
Milano, è l’autore con la dott.
ssa Lisa Vozza, biologa,divulgatrice scientifica e Chief Scientific Officer dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro di
un libro particolarmente interessante dal titolo “Come nascono le
medicine - La scienza imperfetta dei
farmaci” (Zanichelli Editore, pp
232, euro 12,90).
Il libro cerca di rispondere, in
una forma semplice e piana, alle
domande, che spesso molti di noi
si pongono e che non sempre ricevono risposte puntuali.
In farmacia si trovano oltre
13.000 medicine.
La risposta di un farmaco e,
quindi, la sua efficacia variano
da persona a persona. Corrisponde al vero o c’è una soglia
per cui va bene a tutti?
C’è chi ha gli occhi azzurri, chi
marroni, chi è alto, chi è basso,
etc.: è evidente a tutti noi che esi-
96 ATTUALITà
ste una forte variabilità genetica
tra soggetti diversi. La stessa variabilità esiste per gli effetti che
hanno i farmaci. La stessa dose,
anche normalizzata per il peso
corporeo, può essere molto attiva
in un individuo ed inattiva in un
altro. Esistono, infatti, differenze
genetiche, che sono responsabili
della trasformazione di un farmaco nel nostro corpo e la sensibilità ai suoi effetti può variare
moltissimo.
Bisogna tener presente questa
variabilità, quando si studia un
nuovo farmaco A e si vuole dimostrare che sia migliore del farmaco B, utilizzato fino ad oggi per
una determinata patologia.
Infatti, per dimostrare che il nuovo farmaco A sia più efficace del
La lettura del libro
può aiutarci a scoprire
un pianeta composto
da 13.000 medicine
farmaco B, è necessario confrontare i loro effetti su due popolazioni del tutto omogenee, affette
dalla stessa malattia. Si procederà, quindi, all’analisi statistica dei risultati per stabilire, se la
percentuale dei casi rispondenti
al farmaco A sia maggiore o minore di quella riscontrata con il
farmaco B.
Sui generici o meglio equivalenti si nutrono ancora dei dubbi in merito alla loro effettiva
efficacia, tant’è che molti pazienti li rifiutano.
La ringrazio per questa domanda.
Purtroppo siamo abituati a pensare che, se un prodotto costa meno,
sia di peggiore qualità. Allora si è
portati a pensare che un farmaco
generico sia di qualità inferiore rispetto a quello di marca. Ciò non
è affatto vero. è forse utile ricordare che il principio attivo di un farmaco è un composto chimico ben
definito. Il farmaco generico ha
la stessa struttura chimica del farmaco di marca e, quindi, non vi
è alcuna ragione per pensare che
abbia una diversa efficacia o un
diverso profilo di tossicità rispetto
al farmaco di marca.
L’ i d e n t i t à
chimica
del
farmaco generico viene
controllata accuratamente con
metodi altamente
specifici che sono
del tutto affidabili e, per escludere che ci sia qualche differenza imputabile agli eccipienti
(sostanze inerti aggiunte nella
preparazione
farmaceutica),
vengono anche fatte prove per
controllare che le concentrazioni
del principio attivo nel sangue siano equivalenti dopo la somministrazione del farmaco di marca e
del generico. Queste prove ci permettono di escludere possibili differenze di efficacia tra il farmaco
generico e quello di marca.
Si sente sempre più spesso parlare di farmaci biosimilari, ma
si fatica a comprendere quali
sono ed a che servono.
Anche per i farmaci biologici, nel
momento in cui il brevetto scade,
ci possono essere delle aziende
farmaceutiche interessate a produrre e commercializzare il far-
Il dott. Maurizio D’Incalci
Il farmaco
generico ha la
stessa struttura
chimica del
farmaco di marca
maco biologico equivalente.
Trattandosi di molecole molto
più grandi e complesse rispetto
ai farmaci ottenuti per sintesi
chimica ci possono essere piccole differenze tra le diverse preparazioni. Infatti la produzione di
farmaci biologici avviene spesso
con dei passaggi all’interno di
organismi viventi e questo rende
più difficile un controllo completo della loro struttura chimica.
Pertanto, prima di autorizzarne
la commercializzazione, sono
necessari studi comparativi della
loro efficacia e sicurezza rispetto
ai prodotti brevettati e già clinicamente utilizzati.
Fatti questi controlli, si può ritenere che, anche in questo caso, i
farmaci biosimilari, che hanno
un costo inferiore, siano equivalenti a quelli di marca.
Si parla anche di “farmaci per
malattie inesistenti”. Faccia capire ai nostri lettori a cosa ci si
riferisce.
In Inglese si chiama “Disease
mongering”, che letteralmente
significa trafficare con malattie.
Sappiamo tutti come siamo bombardati da messaggi dei media,
che non sono sempre veritieri. Anche i messaggi, che riguardano la
medicina, sono spesso inaccurati
ed influenzati dalla propaganda delle case farmaceutiche. Un
esempio molto chiaro di questo
meccanismo è quello della terapia
ormonale sostitutiva in donne in
menopausa. La menopausa non
è una malattia, ma negli anni
novanta si è affermata l’idea che
fosse necessario rimpiazzare la
minore produzione degli ormoni
prodotti dall’ovaio somministrando gli ormoni stessi. Milioni di
donne sono state sottoposte a queste terapie, non soltanto per brevi periodi di tempo, ma in modo
cronico, nonostante fossero noti
possibili rischi per il sistema cardiocircolatorio, per la induzione
di tumori e anche per la funzione
cerebrale. Gli studi epidemiologici
hanno successivamente dimostrato in modo piuttosto convincente
che questa terapia era associata a
notevoli rischi e le Agenzie regolatorie in Europa e negli Stati Uniti
hanno richiesto di modificare il
foglietto illustrativo avvertendo
dei rischi e consigliando di limitare l’impiego delle terapie ormonali sostitutive a periodi brevi per il
controllo di alcuni sintomi.
ATTUALITà 97
LA SIMBOLOGIA
del convivio e del cibo
nella storia dell’arte
a cura di ALBERTO D’ATANASIO
Docente di Storia dell’Arte ed Estetica dei Linguaggi Visivi - Urbino
Identità fra l’atto del mangiare e quello del vivere
L’
Esposizione Universale
Milano 2015 ha come
tema Nutrire il pianeta, energia per la vita
ed è un’ottima opportunità per parlare di
come questo magnifico pianeta
possa tornare a essere recuperato nel rispetto delle sue energie
98 ATTUALITà
e degli uomini che lo abitano.
Anche l’Arte e la Storia dell’Arte propongono la loro riflessione, ma non si risolve solo nella
esposizione di nature morte o
di soggetti che mangiano varie
portate. Ciò che è un messaggio
importante e che l’arte può dare
è insito nell’essenza che da sem-
pre costituiva la motivazione
per riunire gli uomini intorno a
una tavola imbandita. Un tempo nel ritrovarsi intorno alla tavola si svolgeva inconsapevole,
spontaneo e necessario un rito,
era il convivio. Nell’etimologia
il termine deriva da “cum vivere”, vivere insieme. Nel modo più
semplice e immediato la parola
propone un’identità fra l’atto
del mangiare e quello del vivere.
IL CONVIVIO NON ERA
SOLO il condividere
un pasto,
quanto piuttosto il
condividere la vita
Non era il condividere un pasto,
quanto piuttosto il condividere la vita, i ricordi, la memoria,
col raccontarsi. In questo modo
si tramandava un patrimonio
composto di novelle e di fasti.
Quell’affabulare intorno alla tavola permetteva alla tradizione
orale la sopravvivenza di memorie, che poi sono diventate tradizioni ed a queste di divenire letteratura, storia. La Storia dell’Arte,
dalle grotte di Lascaux fino agli
artisti contemporanei, propone
innumerevoli icone in cui sono
rappresentati quegli eventi che
venivano narrati, cantati nel
tempo del convivio. Gli affreschi,
che decorano una chiesa o le
pareti di un palazzo, non erano
soltanto ornamento, quanto il
dare immagine a ciò che si era
raccontato a ciò che si era udito
intorno alla mensa. L’effetto del
convivio continuava nella chiesa
e nel palazzo e la storia accomunava, dava identità
al gruppo e ci si sentiva
più fieri, più forti, più
capaci di guardare
al futuro oltre che
con
speranza,
con autentica
fiducia negli
altri
perché gli altri
non erano
estranei, ma
avevano condiviso la vita
mangiando
insieme. Nelle sale o
nelle cucine c’erano
dei caminetti talmente ampi da contenere panche e sedute, perché ci si
potesse raccogliere dopo il pasto
a sentire la fabula. Il fuoco riscaldava il corpo e la brace poi
avrebbe riscaldato la camere nei
bracieri, ma il cuore e la mente si
riscaldavano al fuoco magnifico
della fantasia e dell’immaginazione con i racconti. Un tempo
le mamme e le nonne raccontavano una favola antica, il
mito di Proserpina e Ade,
scolpita magistralmente
nel marmo da Gian
Lorenzo Bernini o dipinto da Luca Giordano. Il racconto
iniziava con
un
grido:
guardatele il volto e
le lacrime,
guardatele le mani ed
i capelli, sentite
come una donna
cambiò per sempre
l’inferno! Proserpina,
benché fosse una dea,
stava sulla terra e giocava
con le ninfe. Ade, il Dio degli inferi, chiese a suo fratello Giove di
poter prendere una dea, Proserpina di cui era innamorato. Un
ATTUALITà 99
Gian Lorenzo Bernini, Il Ratto di Proserpina
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giorno, mentre Proserpina era
attenta ad intrecciar corolle, dalla terra emerse Plutone con il suo
cocchio, trainato da quattro cavalli neri e la prese. Lei si oppose
e fece di tutto per divincolarsi,
ma nulla poté contro la forza e la
passione di lui. Demetra, la madre di lei, la cercò per nove giorni
e nove notti e pianse. Chiese a
tutti, uomini e dei, se di sua figlia avessero notizie, ma nessuno osava parlare per paura del
furore del dio degli inferi. Allora
Demetra chiese a Elio, che, essendo veritas, non poté non dire ciò
che era accaduto. Allora lei si vestì da vecchia e cominciò a vagare tra gli uomini. Ma la sua presenza nell’olimpo permetteva lo
scorrere delle stagioni e la fertilità della terra e di lì a poco gli uomini cominciarono a soffrire di
carestie e fame. Gli uomini pregarono gli dei e le suppliche arrivarono fino a Giove, che mandò Hermes a parlare con Ade,
il quale fu irremovibile. Ma il
messaggero degli dei lo ammonì
dicendo che il suo comportamento stava decimando gli umani e
nessuno avrebbe più fatto riti né
offerto sacrifici e preghiere a causa del suo egoismo e possesso.
Così Ade capì che doveva acconsentire e permise a Proserpina di
andarsene, ma prima la pregò
di mangiare quel cibo da regina,
che aveva fatto preparare per lei.
La fanciulla prese una metà di
una melagrana e ne mangiò sei
semi. Grande fu la gioia di Demetra alla vista di Proserpina,
fu lungo e commuovente l’abbraccio tra madre e figlia, poi
Demetra chiese alla fanciulla, se
avesse mangiato qualcosa negli
inferi, perché ben sapeva che chi
mangia nell’Ade rimane agli inferi per sempre senza possibilità
di risalire ad ispirare gli umani.
Hermes avvertì Zeus dell’inganno, il quale stabilì il tempo in
cui Proserpina sarebbe divenuta Persefone, regina degli inferi:
sarebbero stati sei mesi, uno per
chicco di melagrana mangiato,
ma sei mesi dopo sarebbe tornata Proserpina. Da allora l’intera
vicenda veniva ricordata ai convivi nelle grandiose celebrazioni di Eleusi, che duravano nove
giorni. Da allora le anime, che
oltrepassano lo Stige, trovano
la regina Persefone che indica
il melograno
sta a simboleggiare
la passione che
unisce i morti
coL mondo dei vivi
loro la strada migliore per vivere
nell’oltretomba e ispirare nel migliore dei modi gli umani sulla
terra. Da allora il melograno sta
a simboleggiare la passione che
unisce i morti con il mondo dei
vivi, è così che il melograno sta a
simboleggiare la passione di Cristo, che vinse la morte e i chicchi
di quel frutto divennero il sangue
di Gesù e della eucaristia. Come
Proserpina, mangiando il cibo
dell’Ade, si legò per sempre alla
casa di Plutone, così chi si ciba
del Buon Cibo si lega alla Casa di
Dio, il Paradiso. Siamo quel che
mangiamo.
ATTUALITà 101
Favorire
il benessere col
training autogeno
a cura di Elena Gadaldi // [email protected]
Psicologa e Life Coach
Praticato correttamente, può consentire di raggiungere un addestramento al cambiamento psicofisico
I
tine
Senza glu
In caso di diarrea e alterazione della microflora intestinale, Codex può essere una soluzione.
Grazie al suo principio attivo, il Saccharomyces Boulardii, un lievito resistente agli antibiotici,
è indicato per la profilassi ed il trattamento della diarrea.
Codex:
arriva intatto nell’intestino
può essere assunto insieme alla terapia antibiotica
È un medicinale. Leggere attentamente il foglio illustrativo. Autorizzazione in data 04/11/2014.
Il soggetto-paziente
HA un ruolo molto
più attivo nel
raggiungimento
del rilassamento
l Training Autogeno (T.A.) è una tecnica di
rilassamento, nata agli inizi del ‘900, grazie agli studi dello psichiatra tedesco Johannes H. Schultz.
A partire dalle tecniche ipnotiche ed in particolare dalle ricerche sul sonno di Oskar
Vogt, Schultz mise a punto una tecnica, che, a
differenza delle precedenti metodiche, attribuiva
al soggetto-paziente un ruolo molto più attivo ed
indipendente dal terapista nel raggiungimento
dello stato di rilassamento.
Con il termine Training Autogeno J.H. Schultz
definì un metodo di autodistensione da concentrazione psichica, che consente di ottenere una
serie di modificazioni sia somatiche che psichiche.
Il T.A., acronimo con cui tale tecnica viene ormai
usualmente indicata, se praticato correttamente e costantemente, può consentire di raggiungere un’autosuggestione ed un addestramento
al cambiamento psicofisico, migliora il contatto con se stessi e rappresenta una risorsa dalle
immense potenzialità per aiutare la mente sia
a migliorare le quotidiane performances che ad
alleviare disagi psicosomatici di vario tipo.
ATTUALITà 103
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ritrovata!
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Ma vediamo meglio cos’è il T.A.
La tecnica consiste in una serie di
esercizi di concentrazione, che si
focalizzano su diverse zone corporee, allo scopo di ottenere un generale stato di rilassamento sia a
livello fisico che psichico.
La caratteristica principale di questo metodo sta nella possibilità di
effettuare modifiche corporee attraverso esercizi mentali.
Ciò è possibile perché l’organismo
umano è un’unità unica, mente e
corpo non sono indipendenti l’una
dall’altro, ma sono strettamente
correlati in un rapporto di influenza reciproca; pertanto, attraverso
semplici attività mentali, è possibile raggiungere modificazioni organiche e viceversa.
Per fare un esempio concreto, basta
pensare all’effetto del cibo, quando si ha fame: in questi momenti
il solo pensiero di un buon pranzo
produce delle modificazioni fisiologiche (la cosiddetta acquolina in
bocca) molto simili a quelle che il
corpo produce davanti ad un reale
piatto di cibo. Pertanto che si mangi realmente o che lo si immagini,
il cibo produce nel nostro corpo le
medesime reazioni.
Il T.A funziona seguendo la stessa
logica, ossia genera distensione
fisica-corporea, che, a sua volta,
produce distensione psichica.
Per ottenere questi risultati, è necessario fare esercizio, il termine
Training significa, appunto, allenamento cioè apprendimento
IL TRAINING AUTOGENO
Viene largamente
usato nello sport
e in ambito lavorativo
graduale di una serie di esercizi
di concentrazione psichica, particolarmente studiati e concatenati
allo scopo di portare progressivamente al realizzarsi di spontanee
modificazioni psicofisiche.
Come conseguenza dell’apprendimento di questo nuovo atteggiamento mentale, si sviluppano
spontaneamente
modificazioni
opposte a quelle provocate da stati
di tensione, ansia o stress.
Se il T.A viene applicato e seguito con regolarità, già dopo poche
settimane se ne possono sentire i
benefici.
Quando è utile il T.A.?
La pratica del T.A ha tra le sue finalità principali un maggior controllo di stress, ansia e tensione
emotiva, inoltre può essere utile
nella cura di insonnia, emicrania,
asma, attacchi di panico, insicurezza, irritabilità, disturbi dell’alimentazione e tutte le patologie in
cui vi è una compromissione psicosomatica.
Viene largamente usato nello sport
ed in ambito lavorativo in quanto favorisce il recupero di energie
positive, migliora la concentrazione ed aiuta a controllare l’emotività agendo positivamente sulle
prestazioni. Può essere applicato
anche ai più giovani per migliorare le capacità di concentrazione
e memorizzazione, per migliorare
alcuni aspetti legati alla timidezza
o alle paure. In ostetricia, invece,
viene largamente impiegato come
tecnica di profilassi di preparazione al parto.
Si può dire che non esiste malattia,
che non possa essere migliorata
dal T.A.
Chi può fare il T.A.?
è importante precisare che il T.A.
deve essere applicato solo da
operatori qualificati, perché, pur
essendo relativamente privo di
pericoli, comporta una serie di implicazioni fisiche e psichiche, che
devono necessariamente essere gestite da un operatore preparato. La
persona, che impara il metodo da
autodidatta, può commettere errori, che, se non colti o corretti, possono portare a risultati negativi.
Durante il Training, inoltre, possono verificarsi delle reazioni psicofisiche più che normali che lo specialista sa riconoscere e trattare.
Solo dopo una fase di apprendimento l’individuo lo potrà applicare in autonomia.
Generalmente il periodo di apprendimento dura circa 12 sedute,
variabili in base alle situazioni.
ATTUALITà 105
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L’ODONTOIATRA RISPONDE
a cura di BELSORRISO
L’ortodonzia
invisibile
Un sistema che rispetta l’estetica del sorriso
Ho sentito parlare di ortodonzia invisibile, che
cos’è?
Angela (Livorno)
Con il termine ortodonzia invisibile si intende la
possibilità di trattare i pazienti affetti da
malocclusione cioè che richiedono
un intervento di tipo Ortodontico
con sistemi che, essendo poco
visibili, aiutano la terapia rispettando l’estetica del sorriso. L’apparecchio invisibile rappresenta da diversi
anni una soluzione innovativa nell’ortodonzia
moderna. Esso consente di
effettuare, al tempo stesso,
un trattamento individuale
estetico efficace.
L’ortodonzia invisibile consente di realizzare l’allineamento
dei denti attraverso un programma
personalizzato.
Lo studio di radiografie, di foto, unitamente
alla presa di impronte della dentatura del paziente, consente di realizzare un “Piano di trattamento”
a supporto del quale vengono realizzate apposite
“mascherine” in materiale elastico trasparente.
Tali mascherine verranno utilizzate nel corso della
terapia in relazione al programma ortodontico de-
scritto nel “Piano di trattamento”.
Le mascherine, appositamente realizzate in materiale plastico trasparente, una volta applicate, risultano “invisibili” e possono essere rimosse per consentire al paziente di mangiare ed effettuare una
corretta pulizia dei denti. La generazione delle mascherine, che serviranno durante il trattamento,
viene effettuata con sofisticati programmi in grado di “calcolare” tutte le
fasi degli spostamenti dentari
così come previsto dal Piano di
trattamento, sino all’ottenimento del risultato voluto.
In tale modo “l’apparecchio invisibile” é in grado
di determinare il progressivo allineamento dentario
con la stessa efficacia dei
tradizionali apparecchi in
metallo o ceramica, senza,
tuttavia, causare i tipici disagi quali, ad esempio, la difficoltà di eseguire una corretta
igiene orale dopo i pasti o le irritazioni procurate dalla presenza di attacchi e fili metallici nel cavo orale, e ancora più
i disagi di una non piacevole estetica.
In tale modo le caratteristiche altamente innovative di “impianto ortodontico invisibile” e l’impatto
estetico ottimale permettono facilmente di salvaguardare la normale vita di relazione, di lavoro e
del tempo.
L’ODONTOIATRA RISPONDE 107
NOTIZIE DALLE AZIENDE
L.E.S.C.
Lipoemulsione
Sottocutanea
Intervista alla dott.ssa Sandra Bogetti di LabQuarantadue
L
L’innovativa metodica soft per combattere gli accumuli adiposi localizzati
a L.E.S.C., lipoemulsione sottocutanea, è una novità assoluta nell’ambito della medicina estetica. Prevede la
riduzione degli accumuli adiposi con un livello molto
basso di invasività. La rapidità di esecuzione, la mancanza di convalescenza, il recupero immediato delle
attività rendono questa tecnica un vero e proprio
programma di rimodellamento corporeo.
Abbiamo consultato la dott.ssa Sandra Bogetti, medico di medicina estetica ed agopuntore di LabQuarantadue.
Dott.ssa Bogetti le adiposità localizzate, come la culotte de cheval e le maniglie
dell’amore, sono un vero problema, soprattutto ora che l’estate è alle porte, esistono tecniche
per eliminare o ridurre il problema di queste
adiposità in tempi brevi?
Certamente. Nei nostri ambulatori ci avvaliamo di
una tecnologia all’avanguardia, che richiede un’unica seduta, ma è molto meno invasiva rispetto alla tradizionale liposuzione: la lipoemulsione sottocutanea
(LESC). La LESC è una procedura mini invasiva ambulatoriale, che consente di ridurre accumuli di grasso in eccesso da
vari distretti corporei. Rimodella il profilo corporeo creando
un’emulsione del grasso stesso mediante ultrasuoni.
Quindi non si tratta di un trattamento invasivo che richiede
convalescenza? Come funziona?
La procedura prevede l’esecuzione di 2 o più micro tagli d’accesso
(2mm circa) per l’introduzione della sonda cavitazionale. Le sedi,
dove questo trattamento può essere effettuato, sono la regione sottomentoniera, l’addome, i fianchi, la regione trocanterica e la superficie laterale e interna delle cosce , le ginocchia, le braccia interne, le
caviglie e i polpacci e, più in generale, le aree di accumulo localizzato di tessuto adiposo.
I taglietti vengono fatti a seguito di anestesia locale e sono talmente piccoli che vengono chiusi al termine
del trattamento con cerotti senza necessità di
punti di sutura. Al termine del trattamento
di una zona, che può durare 10-20 minuti,
con un’altra sonda viene rimossa una piccola quantità di tessuto adiposo (max 100 cc),
mentre il restante grasso emulsionato viene
lentamente eliminato attraverso le normali
vie escretorie.
E i risultati si vedono subito?
No, i primi due giorni la zona trattata potrebbe essere
lievemente gonfia o presentare degli ematomi che si
riassorbono velocemente. Il risultato, poiché, come detto, è collegato al fisiologico riassorbimento dell’emulsione, richiede alcune settimane di tempo per evidenziarsi
completamente (2-3 mesi), e presenta delle variazioni
individuali dovute all’età, alla zona trattata e alle capacità metaboliche dell’organismo. Per tale motivo non è da
escludere la necessità di eseguire interventi di ritocco.
Ci tengo a specificare che, seppur si tratti di un trattamento di facile
e veloce esecuzione, vi consigliamo, comunque, di rivolgervi sempre
ad un professionista e ad un Centro medico sicuro.
NOTIZIE DALLE AZIENDE 109
NOTIZIE DALLE AZIENDE
TUTTO SOTTO CONTROLLO!
Con IDSHOOTER
qr code
Un sistema per gestire situazioni d’emergenza
I
DShooter srl è un’innovativa start up con sede a Brescia. Tutti
i prodotti della linea IDShooter si basano sul collegamento
tra un qr code ed una pagina web, nella quale si dispone
di uno spazio illimitato per l’inserimento di informazioni testuali o immagini, che possono essere modificate con facilità
in qualsiasi momento.
Con il semplice utilizzo di uno smartphone e la relativa applicazione gratuita è possibile per chiunque visionare i dati salvati che
l’utente desidera divulgare. Il sistema IDShooter è stato applicato
a svariate categorie merceologiche, riferendosi, prima di tutto, al
tema della sicurezza della persona.
Il sistema IDShooter offre, infatti, la possibilità di avere sempre
con sé e rendere accessibili ad altri informazioni utili per gestire
eventuali situazioni di emergenza, come, ad esempio, il gruppo
sanguigno o la presenza di eventuali allergie/patologie e contatti
telefonici di riferimento.
I prodotti sviluppati ed attualmente commercializzati da IDShooter
srl sono:
IDSafe: Qr applicato ad un braccialetto per la sicurezza della persona. L’utente inserisce nella pagina web tutte le informazioni utili
in caso di emergenza come, ad esempio, contatti dei familiari, allergie, etc...
Con IDsafe potete davvero stare tranquilli: al mare o in montagna,
sui mezzi pubblici o per le strade di città turistiche, se il vostro bambino dovesse allontanarsi , grazie al braccialetto IDsafe chiunque
lo trovi si potrà mettere in contatto con voi in modo semplice e
sicuro.
IDPuppy: Qr applicato ad una medaglietta per cani e gatti. L’utente
inserisce, sulla rispettiva pagina web, sia tutti quei dati che aumentano le possibilità di essere contattati in caso di smarrimento
del proprio cucciolo (numero del cellulare, dell’ufficio, del veteri-
nario, indirizzo di casa) sia dati relativi al cucciolo stesso (allergie,
vaccini, alimentazione, ecc). IDpuppy offre, inoltre, un servizio di
geolocalizzazione, che consente, a chi ritrova il cucciolo, di inviare
al proprietario dello stesso le coordinate geografiche del luogo del
ritrovamento. Per il 2015, inoltre, sarà attivo il libretto veterinario
digitale, che consentirà di utilizzare la medaglietta IDPuppy per gestire tutte le informazioni di tipo medico.
Pronto per essere lanciato sul mercato è, invece, IDBike: uno sticker
in pvc resistente all’acqua ed applicabile al casco o a qualunque
altro accessorio della moto. Proprio come IDSafe, IDBike consente di avere sempre con sé tutti i dati utili in caso di emergenze e
permette, inoltre, la creazione di un profilo per la gestione delle
informazioni relative alla propria motocicletta come, ad esempio,
numero di polizza assicurativa o data del tagliando.
NOTIZIE DALLE AZIENDE 111
I parassiti
dei nostri amici animali
a cura di NICOLA BERTONI // www.veterinariobertoni.it
Medico Veterinario
Conoscerli per combatterli: pulci e zecche
È
importante conoscere i
parassiti, in quanto vivono nel nostro ambiente
(parchi pubblici, giardini) e possono entrare ed
infestare le nostre case
attraverso i nostri animali. Inoltre gli spostamenti per le vacanze
possono portare i nostri animali
a contatto con parassiti “inusuali” (come la Leishmaniosi).
Le pulci
Sono insettini privi di ali, di colore marrone, con il corpo appiattito lateralmente, delle dimensioni
di circa 2-3 mm e con tre paia di
arti, che consentono lungi salti.
Le pulci adulte (vita media 50 gg)
vivono sull’animale ospite, dove
si nutrono di sangue e producono
le uova, che cadono dall’animale
ed in 2-5 giorni si schiudono liberando le larve, che si nutrono di
detriti organici presenti nell’ambiente e delle feci delle pulci
adulte. Le larve, poi, diventano
pupe (possono resistere 4-5 mesi),
protette da un bozzolo setoso rivestito da detriti, da dove nasceranno, poi, gli individui adulti,
che producono uova ed il ciclo si
ripete. Il tutto dura appena 3-4
settimane. Le pulci rappresentano la sola “punta” dell’iceberg,
infatti solo il 5% delle pulci si trova sull’animale, il restante 95%
è rappresentato da uova, larve e
pupe disseminate nell’ambiente.
Vediamo ora quali malattie possono trasmettere:
• Dermatite Allergica da Pulci
(DAP): durante il morso la pulce
deposita una piccola quantità di
saliva nella cute del cane o gatto.
La saliva della pulce può innescare la DAP, che induce un forte
prurito. L’animale può grattarsi
o mordersi eccessivamente soprattutto nella zona della coda,
dell’inguine o del dorso e possono
comparire croste o tumefazioni
sul collo o sul dorso.
• Anemia: i principali segni dell’anemia sono il pallore delle mucose orali, la debolezza e la letargia.
• Tenie: soprattutto nei gatti. Le
larve delle pulci possono nutrirsi
delle uova di questo verme piatto,
quando il gatto si toeletta leccan-
AMICI ANIMALI 113
dosi, ingerisce la pulce infestata e
si infesta esso stesso.
• Malattia da graffio di gatto:
colpisce l’uomo ed è causata dal
graffio o dal morso del gatto. Le
persone colpite presentano una
pustola nella sede di infezione, febbre moderata, aumento di volume
dei linfonodi ed irrequietezza.
Il controllo di questi parassiti deve
avvenire su più fronti: fondamentale risulta il trattamento degli
animali con prodotti specifici, con
cadenza regolare o addirittura
tutto l’anno. Nel caso di forti infestazioni va assolutamente trat-
(fino a 100 volte il peso iniziale!)
Il loro ciclo vitale si compie
nell’arco di uno o più anni, passando da 4 stadi: uovo, larva
ninfa e adulto e necessitano di
un pasto di sangue sull’ospite
per evolvere negli stati successivi,
durante il quale la zecca rimane
costantemente attaccata all’ospite. Le zecche depongono le uova
in aree nascoste con vegetazione
folta e si schiudono in 2 settimane circa; dopo la schiusa, le larve
si spostano sui fili d’erba alti e si
lasciano cadere sull’ospite, rilevato grazie a sensori di CO2, per il
sia l’uomo. I segni clinici includono zoppia, perdita di appetito,
affaticamento e aumento di volume dei linfonodi.
• Babesiosi: i sintomi acuti possono essere costituiti da febbre,
perdita di appetito e deterioramento delle condizioni generali.
Possono verificarsi shock, coma o
morte dopo meno di un giorno di
letargia, soprattutto nei cuccioli
di 4-12 settimane d’età.
• Ehrlichiosi: è una malattia infettiva del sangue, che colpisce i
globuli bianchi, danneggiando
il sistema immunitario. I sintomi
primo pasto di sangue; dopo aver
compiuto il loro primo pasto, le
larve evolvono in ninfe ed iniziano la ricerca di un altro ospite.
Dopo un ulteriore pasto di sangue, la ninfa matura e diviene
un insetto adulto. Sempre sull’ospite la femmina si accoppia, poi
cade a terra e depone le uova in
un posto appartato, dando vita a
un nuovo ciclo vitale.
La trasmissione delle malattie
dalla zecca all’ospite avviene
dopo 48 ore dall’inizio del pasto,
esse possono trasmettere:
• Malattia di Lyme: infezione
batterica, che colpisce sia il cane
includono febbre, depressione, dimagrimento e perdita di appetito.
• Encefalite da zecche: sporadica in Italia, ma endemica
nell’Europa dell’Est.
La prevenzione di questi parassiti
va attuata su più fronti: innanzitutto trattando gli animali domestici con sostanze spot-on acaro
repellenti prima della stagione a rischio (fine febbraio-inizio marzo),
poi eliminando dal proprio giardino l’habitat delle zecche tagliando
regolarmente l’erba e potando i cespugli. Esaminare l’animale verificando quotidianamente la presenza di zecche sul cane e sul gatto.
LE ZECCHE DOPO
IL PASTO possono
“gonfiarsi”
ed essere ben
visibili sul corpo
dell’animale
tato anche l’ambiente domestico
utilizzando spesso l’aspirapolvere
nelle zone frequentate dal cane o
gatto, soprattutto su tappeti, divani e automobile (se utilizzata per
trasportare l’animale). Ciò permette di rimuovere il maggior numero possibile di forme immature
(uova, larve e pupe).
Le zecche
Le zecche sono acari, ematofaghe,
hanno corpo piatto e 3 paia di
zampe delle dimensioni di qualche mm, ma dopo il pasto di sangue possono “gonfiarsi” ed essere
ben visibili sul corpo dell’animale
114 AMICI ANIMALI
Numero Verde Brescia
Numero Verde Brescia
Numero Verde Milano
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La Doppia Vita delle gemelle