ESERCIZI SPIRITUALI DIOCESANI PER ADULTI DI AC
Casa “San Paolo”, Lanzo di Martina Franca (Ta), 7-9 marzo 2014
UNA SINGOLARE E FORTE ESPERIENZA DI DIO:
GLI ESERCIZI SPIRITUALI
**
Don Giuseppe Costantino Zito
1. Cosa si intende per Esercizi Spirituali1
Nessuno dubita dell’importanza degli Esercizi Spirituali; tuttavia, la difficoltà nasce, quando si vuole
precisare il concetto di tale pratica di vita cristiana. Sono molti, infatti, gli elementi che vi confluiscono.
Anzitutto, è bene precisare che essi non sono un tempo di studio, né solamente un tempo di semplice
raccoglimento e di preghiera. Sono un’«esercitazione sotto la guida dello Spirito Santo», un ricercare la
volontà salvifica di Dio sulla propria esistenza. Afferma in merito il grande maestro spirituale,
Sant’Ignazio: «Come il passeggiare, il camminare, il correre sono esercizi corporali o fisici, così con il
nome di Esercizi Spirituali si intende ogni modo di esaminare la coscienza, di meditare, di contemplare,
di pregare oralmente e mentalmente, ogni altra attività spirituale … e tutti i modi di preparare e
disporre l’anima a liberarsi da tutti i legami disordinati e, dopo averli tolti, a cercare e trovare la
volontà divina nell’organizzazione della propria vita per la salvezza dell’anima»2.
Tuttavia, né il Magistero, né gli autori spirituali, fino al Concilio Ecumenico Vaticano II, avevano
fissato con chiarezza quali fossero le forme concrete di questa pratica; per cui nel 1972, in piena crisi di
tanti valori ecclesiali, fra i quali gli stessi Esercizi spirituali, il Padre gesuita Iparraguirre osservava:
«Molti vedono gli Esercizi Spirituali come un tempo lugubre, fatti in un clima cupo che ombreggia tutte
le meditazioni, nel quale si ritorna continuamente alla considerazione delle più terrificanti verità,
soprattutto, di quella dell’inferno, che viene descritta in maniera orrida. Nella migliore delle ipotesi, si
pensa a giorni tristi, magari torturati da scrupoli, sempre in un clima di severa austerità»3.
2. Una definizione condivisa
Nell’Assemblea della FIES4, tenuta a Camaldoli dal 30 giugno al 3 luglio 1970, la Federazione
progettò e, poi, rielaborò una definizione di Esercizi Spirituali, che ha incontrato un favorevole
consenso. «Gli Esercizi Spirituali – fu detto – costituiscono una forte esperienza di Dio, suscitata
dall’ascolto della Sua Parola, compresa e accolta nel proprio vissuto personale, sotto l’azione dello
Spirito Santo che, in clima di silenzio e di preghiera e con la mediazione di una guida spirituale, dona la
* Questa catechesi sugli Esercizi Spirituali è presente in G. C. ZITO, L’Azione Cattolica, palestra di santità. Nella comunione
e nella missione della Chiesa, Tau, Todi (PG) 2008 (= Collana di Spiritualità Laicale «Benigno Luigi Papa», 1), pp. 111-119.
** L’Autore è anche Vice Delegato Regionale FIES per la Regione Ecclesiastica Pugliese e membro del Consiglio Nazionale
e del Centro Studi dell’omonima Federazione Italiana.
1
Cfr. P. - H. KOLVENBACH, Una esigente sequela Christi, AdP, Roma 2008 (= Esercizi Spirituali - Studi, 9). Il volume,
pubblicato in occasione del termine del generalato del Superiore Generale dell’ordine, padre Peter-Hans Kolvenbach,
raccoglie alcuni suoi principali scritti sul tema degli Esercizi Spirituali.
2
S. IGNAZIO DI LOYOLA, Esercizi Spirituali, a cura di padre Pietro Schiavone, Paoline, Cinisello Balsamo (MI) 1992, p. 263,
Note esplicative n. 1. Il titolo integrale delle Note esplicative è: Note per avere qualche chiarimento sugli Esercizi spirituali
che seguono e perché ne traggano aiuto chi deve darli e chi deve riceverli, pp. 35-60. La prima Nota è alle pagine 35-36. La
stesura del testo Esercizi spirituali del 1967, delle edizioni Àncora, curata dal padre Aurelio Dionisi, usa la parola
Annotazioni invece che di Note.
3
I. IPARRAGUIRRE, Problematica attuale degli Esercizi Spirituali, in “Presenza pastorale” 42 (1972), pp. 691-692.
4
La FIES è la Federazione Italiana Esercizi Spirituali.
1
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Via della Transumanza, 1 – 74123 TARANTO - Tel.: +(39) 329 62 91 618; E-mail: [email protected]; Sito web http: www.actaranto.it
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capacità del discernimento, in ordine alla purificazione del cuore, alla conversione della vita e alla
sequela di Cristo, per il compimento della propria missione nella Chiesa e nel mondo»5.
Questa descrizione, con le varie sfumature possibili, è diventata la base comune, non solo il minimo
comune denominatore, ma anche il massimo comune denominatore degli animatori di Esercizi Spirituali.
E «anche se non si può negare che la fondamentale struttura della descrizione si rifà alla dinamica
degli Esercizi ignaziani, si deve però prendere atto che essa è maturata in un fraterno clima di
collaborazione di diversi esponenti di varie spiritualità ed esprime bene la dinamica degli Esercizi
Spirituali, che si distinguono da corsi vari di spiritualità, di liturgia, di ascesi, in cui prevale l’elemento
conoscitivo, mentre gli Esercizi vogliono sottolineare l’elemento esperienziale e la ricchissima
applicazione della predicazione di Gesù, riassunta nell’appello: “Convertitevi e credete al Vangelo”
(Mc 1, 15)»6.
3. Gli elementi costitutivi degli Esercizi Spirituali
Secondo questa definizione o descrizione, gli elementi costitutivi degli Esercizi Spirituali sono,
dunque, i seguenti:
 una forte esperienza di Dio: non basta un’esperienza qualsiasi, ma dev’essere un’esperienza
‘forte’. Deve distinguersi, cioè, da quell’esperienza di Dio, che ogni persona può avere nella vita
ordinaria di preghiera e di pratica sacramentale. Dev’essere un’esperienza vitale, che prende tutto
l’uomo, tutta la sua persona e che investe l’uomo nel suo ambito personale, secondo tutte le sue
dimensioni naturali e soprannaturali, affettive ed intellettuali, individuali e sociali. Dev’essere
un’esperienza viva del Dio trinitario, che è entrato ed entra continuamente nella storia dell’umanità e di
ciascun individuo, del Dio che crea e che perdona, del Dio che salva e che si è fatto uomo come noi, che
muore e risorge, che ci chiama e si china su ognuno di noi. Questa esperienza di Dio si può verificare
soprattutto nella preghiera;
 l’ascolto della Parola di Dio: gli Esercizi Spirituali costituiscono un tempo propizio per
mettersi all’ascolto della Parola di Dio, quale ci è tramandata dalla Scrittura e insegnata attualmente
dalla Chiesa. Gli Esercizi non sono un tempo per dedicarsi a pie letture o ad approfondimenti speculativi
della Bibbia o del Magistero della Chiesa, ma un tempo privilegiato di contatto e di meditazione della
Parola di Dio7;
 nel proprio vissuto personale: gli Esercizi Spirituali non devono ridursi ad una considerazione
platonica o estetica della Parola di Dio, ma devono calarla nelle circostanze concrete di colui che
l’ascolta, nella sua condizione morale, ambientale, fisica, intellettuale e psicologica. Difatti, è l’oggi
dell’esistenza concreta che va inserita nel clima degli Esercizi Spirituali. E in questo settore non ci
possono essere ripetizioni o copioni, giacché ogni uomo è irripetibile con i suoi meriti e demeriti, con le
sue virtù, i suoi difetti, i suoi problemi. Perciò ogni persona che compie questa esperienza spirituale va
seguita singolarmente e individualmente, così come l’esercitante è in concreto. Negli Esercizi ignaziani,
questo elemento è sottolineato e richiamato tante volte8. Da qui l’impegno e la difficoltà della guida
spirituale – vero ‘diacono’ dello Spirito Santo – che funge da tramite, da mediatore tra la Parola eterna e
la singola persona;
5
Tempi dello Spirito, 30 (1970), p. 29.
Ivi.
7
Cfr. C. M. MARTINI, La Parola di Dio negli Esercizi Spirituali, in AA. VV., L’ascolto della Parola di Dio negli Esercizi,
LDC, Leumann (TO) 1973, pp. 32-33.
8
Cfr. S. IGNAZIO DI LOYOLA, Esercizi …, op. cit., Note esplicative, nn. 18-20.
6
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 sotto l’azione dello Spirito Santo: lo Spirito Santo, infatti, è il principale autore e ispiratore
degli Esercizi Spirituali e non può essere sostituito da nessuna creatura per quanto dotta e santa essa sia;
 il clima necessario è quello del silenzio e della preghiera. Questi due importanti fattori
costituiscono la caratteristica principale di questa esperienza, distinta da qualunque altra esperienza
religiosa di studio o di preghiera;
 gli Esercizi spirituali devono condurre l’esercitante al discernimento9, cioè, alla conoscenza e
alla valutazione concreta di quello che egli è dinnanzi a Dio, di quello che Dio vuole da lui e di ciò che
egli deve concretamente scegliere per poter corrispondere a Lui; alla purificazione del cuore sempre
maggiore e più perfetta; alla conversione della vita, che non è mai completamente e totalmente realizzata
e alla sequela di Cristo, poiché in ogni ‘settore’ della vita cristiana, Dio chiama sempre personalmente
l’uomo. Da qui l’importanza che un vero corso di Esercizi Spirituali possa portare ad una scelta
definitiva della propria vocazione, forse già intuita, ma non ancora totalmente scoperta e realizzata;
 infine, gli Esercizi Spirituali devono contemporaneamente condurre l’esercitante al
compimento della propria missione nella Chiesa e nel mondo: si tratta di rinnovare questa scelta
cristologica ed umana, cristiana e sociale, alla luce del Vangelo. L’azione di Dio, infatti, non è mai
solamente circoscritta al singolo uomo che lo interpella, ma abbraccia sempre tutto il mondo e l’uomo
stesso, in quanto parte di questo mondo amato da Dio. La sua vita, il suo bene e il suo male vanno perciò
inseriti nell’insieme della Chiesa e della società.
Questa definizione o descrizione degli Esercizi Spirituali appare particolarmente ricca e permette di
comprendere come non ci si possa avvicinare agli Esercizi Spirituali con schemi o impostazioni
prestabiliti, proprio perché la Parola di Dio è insondabilmente ricca e le persone, che ne partecipano,
possono presentare difficoltà e/o problemi quanto mai vari. Il periodo degli Esercizi Spirituali va
considerato in un contesto di vita teologale e di tutta quella realtà che san Gregorio Magno chiamava –
applicandola al governo delle anime – l’«arte delle arti»10, mai sufficientemente imparata. Pertanto,
sono molti gli elementi da tenere presenti e da valutarsi con attenzione, affinché l’anima entri negli
Esercizi Spirituali con le dovute disposizioni e vi trovi l’aiuto necessario per proseguire il proprio
cammino di continua conversione e di fedeltà alla propria vocazione personale, nel mistero di Cristo e
del mondo.
Da qui si comprende quanto sia difficile fare bene gli Esercizi Spirituali e forse quanto sia molto più
difficile trovare chi li sappia guidare con vero profitto di tutti coloro che vi partecipano11.
4. Il luogo geografico
Sant’Ignazio raccomandava, anzitutto, di fare gli Esercizi Spirituali in un luogo diverso dal proprio
ambiente abituale: «Ordinariamente – egli afferma – chi fa questi esercizi ricava tanto più frutto quanto
più si distacca da amici, conoscenti e da ogni preoccupazione materiale. Per esempio, può cambiare la
casa in cui dimora e trasferirsi in un’altra casa o in un’altra camera per abitarvi con il maggior
raccoglimento possibile; così, gli sarà facile partecipare ogni giorno alla messa e ai vespri, senza
9
Cfr. A. BARUFFO, Discernimento, in Nuovo Dizionario di Spiritualità, a cura di Stefano De Fiores e Tullio Goffi, Cinisello
Balsamo (MI), 19854, pp. 419-430; G. MELLINATO, Alla ricerca della volontà di Dio. Gli Esercizi Spirituali, in “Rivista di
Vita Spirituale” 36 (1982), pp. 202-211. Circa l’utilità dell’apporto, offerto al discernimento da parte delle scienze umane, si
confronti F. CASTELLANA, Discernimento e scienze umane, in AA. VV., Il discernimento spirituale del cristiano oggi, FIES,
Roma 1988, pp. 145-166.
10
S. GREGORIO MAGNO, Regola pastorale, parte I, 1.
11
Per una sintetica visione dei compiti dei singoli ‘attori’ degli Esercizi Spirituali si confronti C. BERNARD, La guida
spirituale negli Esercizi. Servizio da offrire, dono da accogliere, in AA. VV., Testimoni per i tempi nuovi. (Atti della XIVa e
XVa Assemblea Nazionale), FIES, Roma 1992, pp. 109-153.
3
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timore di essere disturbato dai conoscenti. Da questo isolamento derivano, fra molti altri, tre vantaggi
principali. Primo: chi si distacca da molti amici e conoscenti e anche da molte occupazioni, non bene
ordinate per servire e lodare Dio nostro Signore, acquista un grande merito davanti alla divina Maestà.
Secondo: chi sta così appartato, non avendo la mente distratta da molte cose ma ponendo tutta
l’attenzione in una sola, cioè, nel servire il Creatore e nel giovare alla propria anima, costui può
impegnare più liberamente le proprie facoltà naturali per cercare con diligenza quello che tanto
desidera. Terzo: quanto più un’anima si trova sola e appartata, tanto più diventa capace di avvicinarsi e
di unirsi al suo Creatore e Signore e, quanto più Gli si unisce, tanto più si dispone a ricevere grazie e
doni dalla somma e divina Bontà»12. Per questo scopo, infatti, sono nate le cosiddette ‘Case di Esercizi’,
che favoriscono quella concentrazione, quel ‘deserto’ anche esteriore, quel silenzio che facilita in noi
l'azione salvifica e salutare della Grazia.
5. Le giuste attitudini e disposizioni
Ancora, Sant’Ignazio affermava che «giova molto che chi fa gli Esercizi li intraprenda con animo
aperto e generoso verso il suo Creatore e Signore, mettendogli a disposizione tutta la propria volontà e
libertà, in modo che la divina Maestà possa disporre di lui e di quanto possiede secondo la Sua
santissima volontà»13.
Dunque, ben si comprende che Sant’Ignazio considerava gli Esercizi non come ‘opera sua’, bensì
come un ‘dono di Dio’ per tutta la Chiesa. Gli Esercizi non erano stati studiati e composti a tavolino, ma
sperimentati nel suo eremo di Manresa. Questo lo portava a precisare che gli Esercizi fossero ‘fatti’, non
letti. Non voleva, perciò, che il libretto degli Esercizi fosse in mano a tutti, perché dalla semplice lettura
si può ottenere ben poco. Né voleva che chi predicava gli Esercizi si dilungasse in spiegazioni. I punti di
meditazione dovevano essere brevi, perché vale più quello che l'anima scopre da se stessa, anziché una
lunga e didattica spiegazione.
Considerazioni conclusive
A proposito dell’attualità degli Esercizi Spirituali, così si espresse Paolo VI: «La pratica degli
Esercizi costituisce non solo una pausa tonificante e corroborante per lo spirito in mezzo alle
dissipazioni della chiassosa vita moderna ma, altresì, una scuola ancor oggi insostituibile per
introdurre le anime ad una maggiore intimità con Dio, all’amore della virtù e alla scienza vera della
vita, come dono di Dio e come risposta alla Sua chiamata»14.
Gli Esercizi, quindi, sono un ‘carisma’: un dono di Dio alla Chiesa per la sua edificazione e per il suo
rinnovamento! L’esperienza di innumerevoli persone – anche giovani – che ancor oggi ne traggono
giovamento, è la prova che lo Spirito Santo, attraverso gli Esercizi, continua veramente ad illuminare, ad
alimentare e a corroborare le anime nell’itinerario della vita spirituale.
12
S. IGNAZIO DI LOYOLA, Esercizi …, op. cit., p. 301.
Ivi.
14
PAOLO VI, Discorso ai partecipanti alla I Assemblea Generale della FIES, Roma 29 dicembre 1965, in “Tempi dello
Spirito” 4 (1966), pp. 6-7. Per una panoramica completa di tutti gli interventi di Paolo VI e di Giovanni Paolo II in favore
della FIES cfr. Tempi dello Spirito 29 (1993), pp. 153-181.
13
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