(Allegato 1)
SCHEDA PROGETTO PER L’IMPIEGO DI VOLONTARI IN
SERVIZIO CIVILE IN ITALIA
ENTE
1) Ente proponente il progetto:
ASSOCIAZIONE COMUNITA’PAPA GIOVANNI XXIII
2) Codice di accreditamento:
NZ00394
3) Albo e classe di iscrizione: NAZIONALE
1
CARATTERISTICHE PROGETTO
4) Titolo del progetto:
Fuori le mura
5) Settore ed area di intervento del progetto con relativa codifica (vedi allegato
3):
A 02 – A 06 Assistenza minori e disabili
6) Descrizione del contesto territoriale e/o settoriale entro il quale si realizza
il progetto con riferimento a situazioni definite, rappresentate mediante
indicatori misurabili:
Il progetto di servizio civile nazionale “Fuori le mura” è pensato in continuità ciclica con i due
precedenti progetti di SCN attivati dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII in provincia di
Catania negli anni 2005/6 e 2006/7, “Ragazzi fuori le mura” I e II.
Il monitoraggio dei due precedenti progetti ha permesso di valutarne gli aspetti positivi, che in
questo progetto si cerca di consolidare, e di ritarare e ripensare alcuni obiettivi specifici e,
conseguentemente, alcune attività.
Minori
La Sicilia è una delle regioni Italiane con il più alto numero di minorenni, 1.096.856, seconda solo
alla Campania. (Il dato di riferimento in Italia è 10.090.805, fonti Istat).
Le attività dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII nella Provincia di Catania, dove è
presente dal 1992, si innestano in un tessuto sociale, in riferimento alla condizione dei minori, tra
i più disastrati dell’intero territorio italiano. Il “Primo Rapporto Eurispes sulla Sicilia”, pubblicato nel
marzo 2004, fotografa un quadro allarmante sotto diversi aspetti: criminalità, tossicodipendenza,
bassa scolarizzazione, episodi di bullismo. Ciò è confermato dalla relazione annuale
sull’andamento della giustizia nel distretto della Corte d’appello di Catania, Tribunale per i
Minorenni (in allegato), che recita:
“(…) La circoscrizione è una della più travagliate d’Italia. Qui la criminalità minorile, di minori
italiani, presenta aspetti di primato nazionale; qui la domanda di giustizia civile è vasta, crescente,
impellente; qui i servizi sociali sono in un tale stato da rendere necessarie defatiganti supplenze
(…)”.
Da ricordare che In tutta la regione Sicilia ci sono 4 Procure della Repubblica per minori, dato
unico tra tutte le regioni italiane che mediamente ne hanno una, due al massimo.
Chiaramente sono diversi, e spesso intuibili, i motivi alla base di questa situazione; ne possiamo
indicare alcuni:
- la frammentazione del tessuto sociale: l’allentamento delle reti primarie (di parentela) comporta
un maggiore isolamento delle famiglia (questo è un fattore particolarmente traumatico per quelle
realtà del Sud Italia, come la provincia di Catania, dove il sistema della famiglia allargata
costituiva il nucleo della vita personale dell’individuo). La frammentazione comporta anche un
progressivo impoverimento del capitale sociale (relazioni fiduciarie e cooperative) primario
generato dalla famiglia e necessario per la coesione sociale nelle comunità locali.
- A partire dagli anni 80 in Italia lo stato sociale è via via declinato, ed oggi, per una serie
complessa di fattori, dà sempre meno considerazione alle famiglie ed all’infanzia.
- La scuola non riesce a rispondere adeguatamente ai bisogni educativi e di integrazione sociale
dei minori. La Sicilia (dati Eurispes) è tra le regioni italiane con la popolazione scolastica più
numerosa. Ma anche quella con la più alta percentuale di bocciature e la seconda per abbandoni
scolastici. A ciò si deve aggiungere una grossa carenza di strutture doposcuola e ricreative.
Come conseguenza abbiamo un alto numero di “quartieri a rischio”: grandi quartieri dormitorio
privi di infrastrutture, di attività economiche, di luoghi di aggregazione.
- L’Osservatorio Epidemiologico dell’Assessorato alla Sanità della Regione Sicilia fornisce cifre
che indicano un costante aumento dei tossicodipendenti, in particolare tra i giovanissimi, che
qualche anno rientravano a malapena nelle stime ufficiali. Nella provincia di Catania i
tossicodipendenti censiti dai Ser.T. sono 2736, di cui 131 minorenni (fonte Ausl 3 Catania).
Il rapporto minori/tossicodipendenza in Sicilia va però analizzato dal punto di vista degli episodi di
criminalità per spaccio di sostanze stupefacenti. “Negli ultimi anni le organizzazioni mafiose
storiche e nuove hanno fatto registrare significativi mutamenti in risposta alle ondate repressive e
alle novità del contesto. Cosa Nostra siciliana, dopo la stagione delle stragi, si è sommersa e
inabissata, cioè è tornata alla mediazione, e per arginare l’emorragia dei pentiti ha innalzato le
barriere della segretezza e della compartimentazione, rivedendo i criteri di reclutamento e
disciplinando più rigidamente le relazioni tra i vari sodalizi. Il traffico di droga costituisce ancora
una delle entrate più redditizie per le cosche.”(Da una relazione di Umberto Santino, direttore del
Centro Siciliano di documentazione Giuseppe Impastato). In questo disegno in Sicilia i minori
vengono reclutati per le attività di spaccio sul territorio.
- Il contesto culturale è ancora dominato da un clientelismo mafioso, retaggio anche
dell’inefficienza delle strutture statali in passato. Soprattutto i giovani spesso mancano della
consapevolezza che la scelta di autoregolamentarsi per stabilire una cultura di legalità e
democrazia è nelle loro possibilità. I giovani dei grandi quartieri dormitorio (i cd “quartieri a
rischio”, immensi agglomerati urbani privi di qualsiasi attività commerciale, culturale o ricreativa)
costituiscono la potenziale manovalanza della criminalità mafiosa. Ed in una situazione dove
mancano le possibilità di istruzione, di un lavoro adeguato (la disoccupazione sfiora punte del
25%, dato Istat 2005), il terreno in tal senso diventa molto fertile. Senza un’alternativa, il giovane
è attratto dall’attività illecita, che dà anche la sensazione illusoria di potere.
Approfondimento: minori e carcere.
L’uso della detenzione è residuale rispetto ad altri tipi di interventi penali nei confronti dei minori,
ma persiste ancora, e in misura sproporzionata alle necessità. Il nuovo codice di procedura
penale minorile avrebbe dovuto portare ad una diminuzione drastica delle presenze di minori
negli Istituti penali, invece così non è stato.
Se però gli italiani minori diminuiscono, gli stranieri aumentano. In Italia gli Istituti Penali Minorili
sono 20, localizzati soprattutto a sud, in particolare 2 nella provincia di Catania (Catania,
Acireale) Da rilevare che al nord e al centro, gli “ospiti” sono soprattutto stranieri (il 91,8% dei
minori stranieri in carcere è in questa parte del paese); vi è anche una cospicua presenza
femminile, nella quasi totalità composta da ragazze immigrate. Nel Mezzogiorno invece i minori
italiani si riprendono il loro primato in carcere, costituendo la manovalanza dei gruppi criminali
autoctoni.
L’analisi statistica dei dati relativi ai flussi di utenza dei Servizi della Giustizia Minorile nell’anno
2004 ha evidenziato, rispetto all’anno precedente, un aumento del numero dei minori negli Istituti
penali per i minorenni, nei Centri di prima accoglienza, nelle Comunità e del numero dei minori
segnalati agli Uffici di servizio sociale per minorenni. L’analisi statistica di recente pubblicazione,
realizzata dal Dipartimento per la Giustizia Minorile (Ufficio II - Servizio Statistico) riguarda i
minori che costituiscono l’utenza dei Servizi della Giustizia Minorile.
In particolare nel 2004 nei Centri di Prima Accoglienza (per quanto riguarda i minori arrestati,
fermati o accompagnati, ospitati dal C.P.A. fino all’udienza di convalida) sono stati registrati 3.966
ingressi , valore in aumento rispetto all’anno precedente (+9,8%).
Dato nazionale 2004, Fonte Ministero di Giustizia
Presenza media giornaliera negli Istituti penali per i minorenni nell'anno
2004: composizione percentuale secondo la nazionalità
Italiani
45%
Stranieri
55%
Dato sulla Provincia di Catania: IPM di Catania e Acireale, dati 2004
Minori italiani 91,7%
Minori stranieri 8,3%
Nei primi anni settanta la realtà dei minori detenuti si caratterizzava per la totale assenza di
percorsi alternativi al carcere, e l’unico strumento utilizzato dai giudici nella fase delle indagini
preliminari per consentire la liberazione del ragazzo era la “libertà provvisoria”, come peraltro
accadeva per gli adulti. Processualmente non esisteva nessuna garanzia, l’unica differenza, in
caso di condanna, era la concessione dell’attenuante della minore età, che quasi sempre era
equivalente alle aggravanti.
Oggi, sia a livello legislativo, con l’insorgere di provvedimenti alternativi alla detenzione, che a
livello culturale, si sta affermando il principio che sia quanto mai opportuno ed urgente affrontare
il disagio dei minori carcerati, in vista di un recupero emotivo, educativo e relazionale (secondo
un dato della Regione Sicilia il 90% dei minori usciti di due IPM ripete il reato). Questo comporta
una ridefinizione della funzione – e della struttura carceraria, a cui i diversi soggetti, pubblici e
privati, devono necessariamente collaborare. E comporta la creazione di opportunità formative
per tutti le figure, professionali e del volontariato, che intervengono in questo percorso.
Disabilità
Prima di presentare un quadro generale delle stime relative ai disabili è necessario chiarire alcuni
punti critici. Una prima difficoltà riguarda la definizione di disabilità, che non è universale in
quanto cambia a seconda della rilevazione statistica e di chi la effettua. In secondo luogo si
riscontra molta più difficoltà nel rilevare le disabilità mentali rispetto a quelle fisiche per la
presenza di resistenze e pregiudizi culturali che spingono gli interessati o i loro familiari a non
entrare in contatto con i servizi pubblici competenti e a non rispondere in modo adeguato alle
domande presenti in ricerche ed indagini.
Un contributo rilevante che può aiutare a far luce nella confusione delle cifre riguardanti i disabili
in Italia è lo Studio statistico, applicato ai dati provenienti dall’Indagine Multiscopo Istat sulla
Condizione di salute e ricorso ai servizi sanitari condotto congiuntamente dall’Università di
Modena e Reggio e dall’Istat (a cura di Carlo Hanau, Alessandra Battisti, anni 1999-2000). Si
tratta di un’indagine che ha lo scopo di fornire uno strumento per classificare la disabilità secondo
il livello di gravità e individuare quante sono le persone disabili e non autosufficienti nel nostro
paese.
Rimandando allo Studio stesso per le definizioni e gli approfondimenti, riportiamo qui, per
esigenze di sintesi, i dati analitici relativi alla provincia di Catania nelle rilevazioni che ci
interessano ai fini progettuali.
Il dato relativo alla provincia di Catania permette di stimare la popolazione disabile maggiore di 14
anni in una percentuale (analoga a quella dell’intera regione Sicilia) superiore alla media
nazionale, ovvero intorno al 6% (contro il 5%), con parametri di 68,9 disabili per 1000 abitanti
contro il 48,5% disabili per 1000 del valore medio nazionale (tassi standardizzati). Anche la spesa
sanitaria dedicata è nettamente superiore di circa 2 punti percentuali rispetto alla spesa sanitaria
totale (in Italia 4,4%, in Sicilia 6,5%).
In uno specifico studio sulla popolazione dei disabili in provincia di Catania condotto dalla Ausl 3
nel corso del 2000 su 459 soggetti (Un’esperienza di studio sui portatori di handicap) si evidenzia
che 52 sono privi di famiglia (in stato di abbandono), 20 appartengono a nuclei familiari
totalmente disgregati, 19 sono privi di genitori (deceduti), 68 hanno solo un genitore vivente.
Aggregando i dati, si conclude che il 25% del campione non ha nessun supporto di tipo familiare
e rientra completamente a carico dell’assistenza pubblica e delle strutture del privato sociale. Il
dato però più rilevante dal punto di vista epidemiologico è legato alla tipologia ed all’incidenza
delle menomazioni (grafico 1). Quelle di tipo motorio rappresentano il 25%, mentre si osserva
un’altissima percentuale di turbe comportamentali e relazionali (psichiche, non francamente
psichiatriche) che sfiora una percentuale di circa il 70% di tutti i degenti esaminati e che giustifica
il pressante bisogno delle famiglie di rivolgersi a strutture esterne (ospedaliere, residenziali, etc),
perché incapaci di gestire da sole questo tipo di problematica.
Realtà
residenziali di
accoglienza
4%
mentali 30%
motori 25%
sensoriali 40%
altro 5%
Centri diurni
9%
Grafico 1: tipologia menomazioni
Fonte: AUSL 3 Catania
nessuna
struttura 87%
Sezione 4
Grafico 2 : strutture pubbliche e
privato sociale
Fonte AUSL 3 Catania
Come spiega la relazione dell’Annuario Statistico Sanitario 2003/05 – Elementi dello stato di
salute della popolazione etnea – Ausl 3 Catania:
“in questi anni purtroppo gli Enti Locali hanno effettuato pochi e parcellari interventi nella realtà
numerosa e variegata della disabilità ed hanno molto spesso trascurato il loro fondamentale ruolo
in virtù della certezza che l’ambito sanitario provvedesse sicuramente alle urgenze e reali
necessità vitali dei disabili.
Moltissime risorse in atto impiegate in ambito sanitario potrebbero essere condivise e quindi
meglio spese per un numero maggiore di utenti. Sono pochissime le realtà residenziali di
accoglienza (case famiglia, comunità alloggio e gruppi appartamento) disponibili nella nostra
provincia e ciò ha spesso vanificato o reso inutile il lungo percorso riabilitativo ed abilitativo
intrapreso per anni presso strutture sanitarie riabilitative ed assistenziali. Non esistono centri
diurni per disabili dove accoglierli, intrattenerli per l’intera giornata impegnandoli e dando anche
sollievo alle famiglie per quelle ore. Solo pochi comuni e solo per pochissimi utenti è stato attivato
concretamente l’aiuto personale e domestico necessario a consentire ai propri soggetti disabili
gravi di rimanere presso il proprio domicilio in alternativa all’istituzionalizzazione presso strutture
socio-assistenziali.” (grafico 2)
Altro punto critico che emerge dalla lettura e sintesi dei dati è che, da parte delle strutture
pubbliche, le forme di assistenza sono solide e attente nei confronti dei minori: una volta
compiuta la maggiore età il soggetto rientra praticamente a tempo pieno a carico della famiglia
(se presente).
Approfondimento: disabilità mentale
Delineare la “fisionomia” della salute mentale in una popolazione comporta la valutazione di
parametri quali benessere e sicurezza sociale, qualità della vita, integrazione, etc, influenzati a
loro volta da una serie di fattori personali, sociali e culturali, determinando una complessità
difficilmente adattabile ad un tentativo di quantificazione. Pur con questo limite, per cercare di
descrivere in modo analitico lo stato della salute mentale nella provincia di Catania, anche qui
siamo partiti dall’osservazione – dal punto di vista clinico – dei servizi territoriali e di ricovero.
Infatti, partendo dal presupposto che per poter offrire un servizio di salute mentale il più possibile
rispondente alle necessità dell’utente inserito nel suo contesto di vita, sia necessario disporre di
informazioni accurate, il dipartimento di salute mentale dell’AUSL 3 Catania ha attivato una banca
dati che permette di agevolare la presa in carico del paziente longitudinalmente, a partire
dall’analisi delle patologie, passando per i trattamenti, per arrivare agli esiti.
I dati che presentiamo sono estrapolati dall’Annuario statistico sanitario della Ausl 3 Catania
sopra citato.
Nel corso dell’anno 2005 i pazienti maggiori di 14 anni che si sono rivolti al dipartimento di salute
mentale ed alle case di cura accreditate sono stati circa 18000, di cui il 93% residenti nel territorio
provinciale (rappresentano il 17,93 su mille abitanti circa della popolazione residente maggiore di
14 anni).
L’assistenza viene offerta principalmente prevedendo trattamenti domiciliari prolungati per evitare
la decontestualizzazione del paziente e del suo disturbo. In alcuni casi è necessario il ricorso al
ricovero in reparti ospedalieri per pazienti acuti. Dalle tabelle pubblicate è facilmente
evidenziabile come il ricovero in reparto sia necessario solo per una piccola percentuale di
pazienti (meno di 1,5 su mille). Ricordiamo che dall’osservazione sfuggono le patologie più lievi
che non richiedono interventi pluriprofessionali complessi.
Elemento fondamentale da sottolineare è che la domanda a cui dare una risposta efficace ed
efficiente è quella della cronicità del disturbo mentale (emerge che il 92% dei disturbi curati non
arriva all’esito della guarigione). Cronicità intesa spesso, non solo a livello letterale, ma purtroppo
nella cultura e nell’immaginario collettivo, come, appunto, inguaribilità. Si corre spesso il rischio di
prevedere programmi riabilitativi che tendono a sradicare il paziente dal suo contesto sociale
occupandolo in attività virtuali che sempre più lo allontanano dal mondo reale. Se però
intendiamo la guarigione come un tornare alla normalità, ovvero cessare di essere deboli e
misurarsi con i forti, il malato psichiatrico è inguaribile. Ridefinendo il concetto di guarigione - una
non necessarietà di essere forti per misurarsi con i forti – ma deboli e forti che entrano in scambio
permanente di interessi e competenze, anche il malato psichiatrico è guaribile. In questo senso “il
Dipartimento di salute mentale della provincia di Catania è fortemente impegnato nella
promozione di quei cambiamenti culturali necessari per l’attuazione di reali interventi di cura. Tali
interventi si fondano sullo spostamento della prospettiva dalla malattia alla persona, dai luoghi di
cura ospedalieri ed ambulatoriali alla comunità, dall’individuo alla collettività (…) In sintesi, il DSM
non è più solo il protagonista della cura, ma il coprotagonista insieme alle altre istituzioni,
famiglia, volontariato, enti locali, mondo del lavoro, con l’obiettivo di ridare diritto di cittadinanza al
paziente psichiatrico”. (Annuario cit, pag 192).
In questa direzione vanno anche gli interventi tesi a creare per il paziente dei contesti di vivibilità
adeguati, che gli permettano di interagire a livello sociale, in particolar modo per tutti coloro che
non hanno una famiglia in grado di sostenerli, economicamente ma soprattutto a livello
psicologico.
7) Obiettivi del progetto:
L’obiettivo generale proprio a tutte le modalità operative dell’ ente e delle forme associative
ad esso collegate, nei diversi contesti dov’è presente, è la realizzazione di un intervento
integrato a più livelli in grado di agire sulla rimozione delle cause del disagio e della
marginalità sociale con una metodologia nonviolenta. Tale modello è fondato sulla
sperimentazione di esperienze personali di condivisione piena e diretta con le persone
svantaggiate e socialmente escluse. A partire da queste relazioni concrete vengono
intraprese azioni di educazione, sensibilizzazione, informazione, finalizzate alla promozione
di una cultura di solidarietà, pace e cooperazione tra i popoli.
Gli obiettivi generali che caratterizzano la gestione di tutti i progetti di servizio civile
si sviluppano su tre livelli:
Rispetto all’Ente:
• qualificare l’azione sociale ed educativa dell’ente attraverso il coinvolgimento
sempre crescente di una società civile giovanile motivata all’incontro con l’altro, il
diverso, l’escluso con il quale cerca di costruire relazioni significative.
• Integrare l’intervento globale dell’ente con l’istituto del servizio civile nazionale,
quale esperienza di cittadinanza attiva volta a “concorrere in alternativa al servizio
militare obbligatorio, alla difesa della Patria con mezzi ed attività non militari”, così
come recita l’Art. 1 della L. 64/2001.
Rispetto al volontario:
• offrire un’occasione istituzionalmente riconosciuta di formazione civica attraverso
un’esperienza di cittadinanza attiva, volta da una parte alla crescita personale,
dall’altra all’accrescimento di competenze di base trasversali e specificoprofessionali.
• offrire uno spazio di coinvolgimento nelle attività dell’ente, attraverso la
sperimentazione di una dimensione di vita comunitaria basata sull’accoglienza, la
condivisione e la nonviolenza: in questo modo il giovane qualifica e porta un plus
valore alle attività stesse.
Rispetto agli utenti:
• Utenza in senso stretto (beneficiari diretti delle attività rispetto alle quali i volontari in
servizio civile portano un valore aggiunto):
favorire l’integrazione fra soggetti svantaggiati e giovani, nel tentativo di costruire
relazioni fondate su un rapporto di gratuità, sostanzialmente differente dal rapporto
operatore professionale/utente.
•
Utenza in senso ampio (beneficiari indiretti: società civile, istituzioni pubbliche e
private, realtà associative, territorio):
difendere la Patria partendo dal proprio territorio attraverso l’esperienza del servizio
civile,quale occasione di partecipazione ad iniziative motrici di cambiamento sociale.
L’esperienza di cittadinanza attiva e responsabile in cui Il volontario è protagonista,
rende il giovane testimone di una cultura di solidarietà e portavoce delle situazioni di
povertà, disagio ed esclusione sociale che durante l’esperienza incontra. In questo
contesto, assume un’importanza fondamentale il percorso formativo di volontari, e viene
“ridefinito” il concetto di difesa della Patria: una difesa del patrimonio umano del nostro
paese, dei suoi valori educativi, solidali, di cooperazione e tutela dei diritti fondamentali.
OBIETTIVO GENERALE 1 DEL PROGETTO:
Sostegno alle strutture di Casa Famiglia dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII,
nate con l’obiettivo generale di permettere a chiunque sia stato privato, per vicissitudini
varie, del calore di una famiglia e l’amore necessario per un corretto equilibrio psicoaffettivo, di poter ritrovare nella dimensione della Casa Famiglia un luogo dove abitare,
intendendo come abitazione uno spazio che possiede una connotazione psicologica e
affettiva e non solo l’aspetto materiale, fisico di un tetto sotto il quale prendere alloggio.
Rispetto ai minori, l’obiettivo si inserisce a pieno titolo nelle finalità stabilite dalla legge n.149
del 28 marzo 2001, Diritto del minore ad una famiglia, che:
a) Promuove l'istituto dell'affidamento familiare e la necessità di rendere tale strumento più
flessibile e idoneo alle effettive esigenze di tutela del minore.
b) Riconosce particolari requisiti per le realtà comunitarie preposte all'accoglimento di
bambini vittime di esperienze traumatiche.
c) Incentiva comunità in cui è prevista la presenza di famiglie
d) Favorisce la sperimentazione di forme innovative di accoglienza
e) Rende effettivo il divieto di collocare minori sotto i 6 anni negli istituti, e prevede la
chiusura degli stessi entro il 31 dicembre 2006.
Obiettivi specifici:
• Favorire l’inserimento di minori, delle persone con disagio psichico e disabili gravi e
medio gravi nell’ambito delle Case Famiglia
• Incentivare l'istituto dell'affidamento familiare, come forma di tutela per il minore.
• Rispondere ai bisogni reali delle persone accolte, con programmi individualizzati e
valorizzando le abilità di ognuno
• Favorire l’attuazione di misure alternative alla pena detentiva in favore dei minori
•
sottoposti a provvedimenti giudiziari; misure finalizzate all’accoglienza dei minori
nelle strutture comunitarie, con la possibilità di estinguere il reato attraverso un
percorso di reale reintegrazione sociale. Ciò anche sviluppando maggiormente le
collaborazioni con le autorità giudiziarie e i servizi sociali.
Favorire la disponibilità delle famiglie ad accogliere minori soggetti a misure
alternative alla pena.
Indicatori rilevanti:
- Aumento degli utenti disabili inseriti nelle strutture dell’Associazione in provincia di
Catania.
- Aumento dei provvedimenti di affidamento, sia giudiziario che consensuale, alle famiglie
della Comunità
- Soddisfazione degli accolti rispetto alla qualificazione delle figure professionali che
operano all’interno delle strutture, rilevabile attraverso apposite indagini.
- Incremento del numero di provvedimenti di semilibertà, custodia cautelare, sospensione
del processo e messa alla prova, libertà vigilata in favore di minori
- Incremento del numero di famiglie che si dichiarano disponibili ad accogliere minori in
pena alternativa
OBIETTIVO GENERALE 2 DEL PROGETTO
Sostegno alle strutture di Cooperativa Sociale e Centro Diurno dell’Associazione Comunità
Papa Giovanni XXIII, nate per rispondere alle esigenze di soggetti svantaggiati (che siano
minori, disabili, ex tossicodipendenti, carcerati, donne in difficoltà) per favorirne, attraverso
percorsi di formazione, educativi e lavorativi, le possibilità di aggregazione e partecipazione
alla vita sociale.
Obiettivi specifici:
• Sostenere l’inserimento di minori e disabili nella società, attraverso la
valorizzazione di percorsi già sperimentati di riabilitazione(attività lavorative,
ricreative, culturali e ludiche) e la sperimentazione di attività innovative.
• Rinsaldare il legame tra le cooperative sociali “Rò la Formichina” e “la Casa di
Alberto”, e la comunità locale, per la realizzazione di una maggiore integrazione sul
territorio degli utenti delle due cooperative sociali, sia sviluppando maggiormente
attività all’esterno delle strutture stesse (squadra di calcio, gruppo teatrale), sia
favorendo la partecipazione di persone esterne agli spazi organizzati delle
cooperative
• Supportare le famiglie con soggetti disabili, per rispondere alla sensazione di
inadeguatezza ed all’isolamento sociale in cui si trovano.
Indicatori:
- Aumento degli inserimenti nelle due cooperative
- Effettivo incremento del numero di attività sviluppate, sia all’interno della cooperativa, sia
sul territorio
- Efficacia ed effettività dell’azione delle cooperative rilevabile attraverso apposite indagini
- Incremento del numero di famiglie che entrano in relazione con le due strutture
- Rilevazione dei servizi nuovi offerti attraverso apposite indagini
OBIETTIVO GENERALE 3 DEL PRGETTO:
Partendo dalla “condivisione diretta con gli ultimi” e dalla modalità della nonviolenza attiva,
creare azioni per la sensibilizzazione del contesto territoriale alle problematiche del disagio
e dell’esclusione sociale, per l’affermazione di una cultura di solidarietà, legalità e la
rimozione delle cause che determinano l’ingiustizia.
Obiettivi specifici:
• Produrre e incentivare un’informazione qualificata e fruibile che agevoli la
conoscenza delle realtà di disagio di minori e disabili.
• Promuovere reti di collaborazione e scambi di esperienze, favorire le occasioni di
incontro, riflessione e dibattito, sui temi della disabilità, delle problematiche minorili,
in particolare in luoghi frequentati da giovani e con gruppi organizzati (associazioni,
parrocchie, scout).
•
•
•
Presenza costante dell’Associazione nei “quartieri a rischio”, attraverso relazioni
stabili di condivisione con le persone che vi abitano
Organizzazione di eventi specifici (marcia per la pace, campi estivi, teatro di strada)
nei “quartieri a rischio” per creare un dialogo ed un legame tra chi vive in queste
aree.
Testimoniare, anche con semplici segnali, una risposta agli episodi malavitosi,
contro la cultura dell’illegalità e in opposizione agli atti di intimidazione delle cosche
mafiose.
Indicatori rilevanti:
- Quantità e fruibilità dell’informazione effettivamente prodotta
- Numero di collaborazioni, stabili e a progetto, create
- Numero di eventi organizzati nei “quartieri a rischio”
- Numero di contatti con famiglie dei “quartieri a rischio”
- Partecipazione popolare agli eventi stessi (quantificabile in numero di persone, contatti,
richieste di informazioni)
- Efficacia delle azioni contro il pagamento del “pizzo mafioso” rilevabile attraverso apposite
indagini tra la cittadinanza.
OBIETTIVI SPECIFICI RISPETTO AI VOLONTARI IN SERVIZIO CIVILE
•
•
•
•
Attraverso la condivisione diretta con gli accolti, favorire l’acquisizione di un
bagaglio esperienziale utile per un percorso di crescita umana che contempli gli
ultimi, gli esclusi, come parte integrante della società e portatori di valori che
arricchiscono la società stessa
Acquisizione di abilità specifiche all’interno delle modalità di relazione con minori a
rischio e disabili
Partecipazione dei volontari a percorsi di sistematizzazione e riprogettazione
dell’esperienza di Scn, con una particolare attenzione all’elaborazione di strumenti
comunicativi che consentano la restituzione dell’esperienza stessa al territorio della
comunità locale
Nell’interazione dei volontari con i membri della Comunità Papa Giovanni XXIII,
tendere ad una contaminazione reciproca culturale e valoriale.
Indicatori:
- numero di volontari che, al termine del periodo di servizio civile, continuano a frequentare
ed a collaborare con le strutture della Comunità
- aumento delle competenze del volontario rilevabile dai questionari agli Olp, ai tutor e ai
volontari, inseriti nel sistema di monitoraggio regolarmente accreditato presso L’Unsc, sulla
valutazione competenze
- Coinvolgimento del volontario nelle attività di riprogettazione dell’esperienza, rilevabile dai
questionari (agli Olp e al volontario) di monitoraggio sugli obiettivi del progetto, inseriti nel
sistema di monitoraggio regolarmente accreditato presso l’Unsc.
- soddisfazione degli utenti, rilevabile dal questionario “Valutazione degli obiettivi del
progetto” a cura del destinatario regolarmente accreditato nel sistema di monitoraggio
presso l’Unsc.
8) Descrizione del progetto e tipologia dell’intervento che definisca dal punto di
vista sia qualitativo che quantitativo le modalità di impiego delle risorse umane
con particolare riferimento al ruolo dei volontari in servizio civile:
Le Case Famiglia dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
La Casa famiglia, come risposta creativa alle situazioni di disagio sociale, è descritta in un
recente documento dell’Associazione: “Con questo termine si intende una struttura
educativa residenziale che si caratterizza per la convivenza continuativa e stabile di due
adulti (di norma coppia sposata con o senza figli) che risiede presso la struttura, che
accolgono minori e adulti con età e caratteristiche diverse, prive di ambiente familiare
idoneo, allo scopo di garantire un contesto di vita caratterizzato da un clima di disponibilità
affettiva con rapporti individualizzati per assicurare sviluppo e maturazione affettiva,
educazione, mantenimento, assistenza, partecipazione alla vita sociale. Ospitalità in una
organizzazione della vita quotidiana di tipo familiare. L’accoglienza è “complementare”
secondo il metodo attuato da oltre 30 anni nella Comunità Papa Giovanni XXIII in Italia e
all’Estero”. Dove per complementare si intende completa che non distingue tra patologia e
patologia. Che nel diffuso linguaggio socio-sanitario è detta “multiutenza”. Quindi non solo
nelle Casa famiglia in oggetto non si accoglie per fascia di utenza, ma, al contrario, persone
diverse per età, genere, bisogno, figli naturali e non, costituiscono una proprietà distintiva
delle Case famiglia e una peculiare forza terapeutica, in opposizione radicale alle risposte
tradizionali per cui: "alle persone che soffrono di carenze relazionali e quindi cercano
sicurezza, identificazione, identità, originalità, spesso proponiamo una vita con altre sei o
sette persone che soffrono della stessa cosa e presentano gravi disturbi psicopatologici, il
che accentua il sovrapporsi di problemi all'interno del gruppo, moltiplica le interazioni
patologiche, i mimetismi, i livellamenti che non hanno nulla a che vedere con i bisogni di
relazione di queste persone”.
La costituzione della Casa famiglia fornisce uno schema familiare assimilabile alla famiglia
allargata. La presenza di figure genitoriali e parentali di età e vissuti diversi, può
rappresentare le differenti componenti di una famiglia allargata (padre madre fratelli,
nonni,zii, cugini) e funzionare da collettore relazionale, lì dove la perdita dei legami familiari
d’origine ha causato o potrebbe causare conseguenze disastrose, che possono andare dai
comportamenti antisociali alla perdita di una identità spaziale e temporale con conseguente
disgregazione della personalità fino a disturbi psicotici gravi (sono in aumento i casi di
persone con disturbi psichici, segnalati dai servizi sociali, che si trovano a non avere più
una famiglia perché rifiutati dalla loro famiglia di origine o perché non l'hanno mai avuta).
Le strutture di cooperativa sociale (ed i centri diurni annessi)
Le cooperative sociali, senza scopo di lucro, perseguono l’interesse generale della
Comunità alla promozione umana ed all’integrazione sociale dei cittadini e si propongono di
svolgere attività di solidarietà sociale, finalizzate all’inserimento lavorativo di persone
svantaggiate, come previsto dall’articolo 4 della legge n° 381/91. “ Si ispirano alla mutualità
allargata, alla solidarietà, ad un lavoro non strutturato sullo sfruttamento, alla priorità
dell’uomo sul denaro, al rispetto della centralità della persona, al principio per cui le persone
non sono oggetti di assistenza, all’impegno a favorire lo sviluppo delle capacità specifiche di
ogni persona, alla condivisione della vita delle persone accolte, alla promozione
dell’inserimento degli emarginati nel tessuto sociale, alla rimozione delle cause”.
La cooperativa è una struttura complementare alla Casa famiglia, uno spazio dove continua
e si perfeziona la modalità di intervento sociale che sta a fondamento della creazione delle
Case famiglia.
8.1 Piani di attuazione previsti per il raggiungimento degli obiettivi
Come prima illustrato, la modalità d'intervento scelta dall’Associazione non è settoriale,
diretta ad una singola "categoria" d'utenza, e ciò comporta anche la necessità di
diversificazione degli strumenti e delle competenze degli operatori e una certa flessibilità di
approccio. Proprio perché sono strutturate come “case” e “famiglie”, centri diurni o
cooperative sociali per soggetti svantaggiati, le strutture dell’Associazione non sviluppano
fasi tipiche di altre modalità d’intervento progettuale, bensì sono caratterizzate dalla
dimensione della circolarità temporale, della ciclicità delle azioni, scandendo così
nell’impegno quotidiano, settimanale, mensile, il cambiamento personale e gruppale, e
quindi conseguendo gli obiettivi.
Per questo motivo ha un senso scandire i piani di attuazione rispetto al percorso specifico
dei volontari stessi, e rispetto agli obiettivi specifici indicati.
•
FASE 1 (mesi 1-3)
Formazione, conoscenza e inserimento nella struttura (mesi 1-3)
In questa fase è compresa anche la formazione specifica all’attività e mansioni che il
volontario andrà a svolgere nella struttura
• FASE 2 (mesi 3-12)
Operatività del lavoro del volontario, affiancato dagli operatori locali di progetto (mesi 3-12)
• FASE 3 (mesi 6-12)
Autonomizzazione: il volontario oltre a portare avanti le attività stabili e di routine, entrerà a
far parte dell’equipe di struttura a pieno titolo, con la possibilità di proporre attività innovative
e diventare referente per alcuni percorsi specifici degli utenti
• FASI PERIODICHE (ogni fine trimestre, mesi 3-6-9-12)
Incontri con il responsabile della struttura, gli operatori e i volontari per l’analisi del lavoro
svolto, la verifica ed eventuale riprogrammazione
8.2 Complesso delle attività previste per la realizzazione dei piani di attuazione.
L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII è attiva in Sicilia da 15 anni.
Le attività del progetto si sviluppano in 10 strutture di Casa famiglia e 2 strutture di
Cooperativa Sociale.
Attività delle 10 Case Famiglia
Le strutture sono a carattere residenziale. La modalità di intervento è caratterizzata dal
tentativo di garantire un contesto di vita basato su rapporti personalizzati tendenti ad
assicurare sviluppo e maturazione affettiva, educazione, assistenza e partecipazione alla
vita sociale.
L'organizzazione della vita quotidiana è su base familiare. L’utente non viene considerato
destinatario di una prestazione, ma si cerca di integrarlo, a seconda delle potenzialità che
riesce ad esprimere, in una normale quotidianità operativa ed affettivo/relazionale.
Attraverso la condivisione di vita si vuole dare una risposta concreta alle situazioni di
disagio e marginalità, e favorire proposte di cambiamento nel contesto in cui si opera,
valorizzando le potenzialità delle persone in difficoltà, trasformandole da limite in risorsa.
L’accoglienza è rivolta perlopiù a minori ed adolescenti con diverse tipologie di
problematiche, minori istituzionalizzati, minori in espiazione alternativa della pena, minori in
affido giudiziario, disabili adulti (prevalentemente con disagio psichico).
È importante tenere presente il contesto familiare e relazionale d’origine del soggetto
accolto, eventualmente anche al fine di un reinserimento nel proprio ambiente di
appartenenza. Per far questo sono tenuti attivi i contatti, su vasta scala, tra la Casa
Famiglia e la famiglia d’origine (lì dove è possibile, in dialogo con i servizi sociali di
appartenenza del soggetto). Ai fini dell’attuazione e espletamento delle attività previste non
sono contemplate figure di dipendenti ma solamente la figura di volontari in sostegno alle
figure genitoriali responsabili della casa famiglia.
Ogni struttura di accoglienza conta con uno o due operatori presenti 24 ore su 24, dedicati
interamente all’accoglienza, quindi alle attività quotidiane di routine e alle esigenze delle
persone accolte. Molti operatori hanno anni di esperienza in questo ambito, spesso hanno
vissuto a lungo nella stessa struttura. I responsabili hanno conoscenza e competenze sia in
riferimento all’attività che alle persone accolte.
Riguardo alla divisione del lavoro, la Casa-famiglia è così articolata:
- rispetto ai ruoli (figure di riferimento, operatori, volontari, persone accolte, volontari in
servizio civile);
- rispetto alle attitudini e capacità di ogni componente;
- rispetto agli obiettivi individuati (es. sviluppo delle autonomie/responsabilità o
collaborazione/sostegno);
- globalmente si cerca una partecipazione attiva e responsabile di tutti coloro che vivono
nella struttura.
In particolare per le strutture dell’Ente inserite a progetto in provincia di Catania, proprio in
virtù degli obiettivi che ci si è dati, da diverso tempo si è stabilito un rapporto di
collaborazione con le forze istituzionali (Tribunale dei minori, Prefettura, Servizi sociali,
ASL) e con diverse realtà di volontariato. Ciò ha portato ad un effettivo intervento sul
territorio, attraverso attività di animazione nel carcere minorile, nei quartieri a rischio,
incontri con minori segnalati dall’autorità giudiziaria e dai servizi sociali.
Dettaglio delle attività all’esterno della struttura:
Gestione e animazione della Scuola Calcio
La scuola di calcio conta circa 25 iscritti (tutti ragazzi, anche disabili). Tra gli istruttori vi
sono due giovani pregiudicati di cui uno in espiazione della pena. Indubbiamente è una
scuola tecnica per l’insegnamento del gioco del calcio, ma è imprescindibile l’aspetto
educativo per i minori: imparare a stare insieme, a rispettarsi, a rispettare le regole. Un
modo quindi per superare le “malizie” della vita (ad es. il vincere per forza). Per i successi
ottenuti, si intende ampliare le attività sportive, anche in considerazione dell’entusiasmo
riscontrato nei minori. E’ stato possibile anche coinvolgere ragazzini dei “quartieri a rischio”,
che passano la maggior parte del loro tempo in strada, dando loro la possibilità di stare
insieme in modo sano e corretto.
Compagnia teatrale
La compagnia teatrale organizza laboratori di recitazione, danza, clowneria, spettacoli
teatrali e musical. Coinvolge diversi minori e adolescenti. Attualmente sono inserite 54
persone. Fin’ora sono stati realizzati 15 spettacoli in Sicilia.
Gruppo di aggregazione giovanile
Questa realtà coinvolge disabili, ragazzi in cammino terapeutico, ex carcerati. Le attività del
gruppo sono concordate tra i partecipanti, che hanno in questo modo un’opportunità di
crescita. Tra le iniziative riveste particolare importanza la realizzazione di un campo di
animazione e condivisione per giovani, denominato “Campo fuori le mura”; questo si svolge
in un quartiere “a rischio” di Fontanelle Milo (in provincia di Trapani), proprio nell’ottica della
presenza significativa al fianco dell’oppressione e del disagio, nelle aree ad alto rischio di
mafia.
L’esperienza va avanti da sette anni e ogni volta coinvolge una cinquantina di giovani
provenienti da varie zone d’Italia.
Animazione e ascolto dei ragazzi all’interno dell’ Istituto Penale Minorile
Da dodici anni volontari dell’Associazione con cadenza settimanale visitano i detenuti del
carcere minorile di Acireale, organizzando diverse attività di animazione
(sport,teatro,cinema, giochi, feste), veicolo per iniziare un dialogo con i ragazzi in un modo
semplice ma profondo.
In alcuni casi si è riusciti a coinvolgere le famiglie, supportando il percorso di inserimento in
Comunità con una pena alternativa e a mantenere un rapporto nel “dopo” detenzione.
Nel rapporto estremamente positivo venutosi a creare con il Tribunale dei Minori, la Procura
della Repubblica, l’Ufficio Sociale del Ministero della Giustizia e con la Direzione dell’Istituto
Penale Minorile di Acireale, si sono creati diversi percorsi alternativi alla detenzione e la
disponibilità ad accogliere i ragazzi detenuti, in semilibertà o in permessi premio.
Possiamo affermare tranquillamente di avere un rapporto molto originale e particolare con i
ragazzi e con gli operatori.
Organizzazione e partecipazione di incontri di formazione e prevenzione
L’intervento dell’Associazione nel territorio locale si sviluppa anche attraverso
l’organizzazione e la partecipazione ad eventi pubblici, quali convegni, dibattiti, feste,
organizzati in collaborazione con le istituzioni pubbliche, la Diocesi, le parrocchie, incontri
nelle scuole su tematiche della pace, nonviolenza, educazione alla legalità, servizio civile
ed esclusione sociale.
Nel territorio di Santa Venerina nel corso dell’ ultimo semestre ci sono stati sei attentati di
stampo mafioso. L’Associazione ha risposto organizzando una serie di incontri. E, nella
consapevolezza che, come già affermavano Falcone e Borsellino, già parlare di mafia è
combattere la mafia, la Cooperativa Rò la Formichina ha esposto un cartello all’entrata:
“In questa cooperativa non si paga il pizzo a nessuno. Si prega di non insistere. Dio solo è
la nostra forza, a Lui solo siamo debitori.”, per dare un segnale piccolo, ma deciso.
Attività delle cooperative sociali – centri diurni
Le strutture di Cooperativa Sociale possono essere di tipo B, per l’inserimento lavorativo di
soggetti svantaggiati in territori che spesso non offrono questa opportunità neppure ai
normodotati oppure di tipo A, per rispondere ai bisogni socio-assistenziali ed educativi delle
persone svantaggiate più deboli che non sono ancora pronte o non possono affrontare
inserimenti lavorativi.
“Rò la Formichina”
Cooperativa di tipo misto, A e B. La cooperativa di tipo A ha annesso un centro diurno
strutturato in vari laboratori (teatrale, palestra riabilitativa, musicale ecc.). La cooperativa di
tipo B è preposta allo svolgimento di attività finalizzate all’inserimento lavorativo di persone
svantaggiate.
Attività:
Falegnameria con produzione di oggetti per la casa, bauli , mensole e mobili vari, servizi di
piccole manutenzioni, gestione del verde.
Il programma delle attività del Centro Diurno, finalizzate al recupero sociale, psico-fisico e
relazionale di ogni utente, viene svolto attraverso varie aree di intervento:
Area espressiva: ecocarta, laboratori espressivi con creta, drammatizzazione, laboratori
teatrali, musica e danza.
Area cognitiva: attività cognitiva, informatica, doposcuola
Area occupazionale-lavorativa: attività manuali volte all’assunzione di ruoli lavorativi, piccoli
lavori di falegnameria, assemblaggio, confezionamento di bomboniere, laboratorio di cucito
e laboratorio di cucina.
Area sportiva e correttiva (o riabilitativa): piscina, attività motoria, ginnastica correttiva,
scuola calcio. Viene inoltre proposto un percorso di psicomotricità globale.
Area autonomie personali, sociali e spirituali: autonomia di base e relazionali,
ricerca,spiritualità.
Attività volte all’educazione per un corretto rapporto con l’ambiente sociale: conoscenza
dell’orologio, del denaro. Uso dei mezzi pubblici.
“La Casa di Alberto”
Cooperativa di tipo misto, tipo A per la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi, tipo B
per lo svolgimento di attività finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate
Attività:
Agricoltura con produzione ortaggi biologici, apicoltura, produzione di miele biologico, cera
e prodotti dell’alveare, assemblaggio e confezionamento oggetti conto terzi, manutenzione
e ristrutturazione, servizi di verniciatura e tinteggiatura interni ed esterni, impianti elettrici in
edilizia abitativa.
E’ annesso il centro di aggregazione ed accoglienza per portatori di handicap psichico e
fisico con lo scopo della socializzazione e del confronto. Attraverso un laboratorio artistico si
propongono varie attività che aiutano a sviluppare la creatività, lo spirito di iniziativa il lavoro
di equipe e la collaborazione.
Altra attività è la promozione del commercio equo e solidale attraverso “La bottega della
solidarietà”. Si effettua vendita di prodotti provenienti dai paesi più poveri, di prodotti
dell’agricoltura biologica e promozione dello sviluppo sostenibile.
Stage formativi
Gli stage formativi nelle cooperative sono rivolti a minori con misura alternativa alla
detenzione, minori con disagio psichico medio lieve e con disabilità fisica, o maggiorenni
dichiarati interdetti. Ad oggi sono inseriti 4 ragazzi con disagio psichico e fisico e 2 detenuti
in pena alternativa, seguiti da 2 operatori. E’ molto importante dare a questi ragazzi la
dignità attraverso il lavoro. Fino ad oggi alcuni ragazzi in pena alternativa, dopo un periodo
medio-lungo, sono stati inseriti in un contesto di lavoro esterno all’Associazione. Le attività
lavorative sono falegnameria, giardinaggio, service per spettacoli.
8.3 Risorse umane complessive necessarie per l’espletamento delle attività previste,
specificando se volontari o dipendenti a qualunque titolo dell’ente.
CF Angeli Custodi
CF San Francesco
CF Madonna della
Provvidenza
CF Santa Maria
dell’Odigitria
CF Famiglia
Garuccio
2 volontari full time
(5 accolti)
2 volontari full time
(6 accolti)
3 volontari full time
(7 accolti)
3 volontari full time
(8 accolti)
3 volontari full time
(4 accolti)
2 volontari SCN richiesti
3 volontari SCN richiesti
3 volontari SCN richiesti
2 volontari SCN richiesti
2 volontari SCN richiesti
CF Giovanni Paolo II
CF Shalom Abba
CF Cristo Vivo
CF il Sicomoro
CF Madre della
Resurrezione
Cooperativa Sociale
Rò la Formichina
e Centro Diurno
Cooperativa Sociale
La Casa di Alberto
e Centro Diurno
2 volontari full time
(6 accolti)
1 volontario full time
4 personale volontario part
time
(6 accolti)
1 volontario full time
2 volontari part time
(5 adulti)
3 volontari full time
(3 accolti)
2 volontario full time
(6 accolti)
2 dipendenti full time
4 dipendenti con
assunzione speciale
categorie disagiate
2 soci lavoratori
2 volontari full time
3 volontari part time
3 dipendenti full time
1 dipendente con
assunzione speciale
categorie disagiate
3 soci lavoratori
10 volontari part time
1 volontari SCN richiesti
1 volontari SCN richiesti
1 volontari SCN richiesti
1 volontari SCN richiesti
1 volontari SCN richiesti
4 volontari SCN richiesti
2 volontari SCN richiesti
8.4 Ruolo ed attività previste per i volontari nell’ambito del progetto.
Le attività dei volontari vengono descritte suddividendo la tipologia di struttura nella quale
vengono inseriti. E’ importante sottolineare che, proprio per le peculiarità prima descritte, il
piano specifico di attività non può essere definito a priori in dettaglio, ma va stabilito nello
specifico tenendo conto delle attitudini e capacità dei volontari stessi.
Nelle strutture di Casa Famiglia – 17 volontari SCN richiesti
Aiutare e stimolare gli utenti nelle normali attività di gestione della casa quali: pulizie,
preparazione dei pasti e igiene personale, con l’attenzione a mantenere o far sviluppare
delle autonomie indispensabili per permettere una maggiore indipendenza.
In alcuni casi verrà chiesto al volontario di seguire gli utenti in semplici esercizi di
riabilitazione motoria o di supporto in alcune attività igieniche e fisiche dei portatori di
handicap. L’accompagnamento degli utenti a scuola, nelle cooperative, nei centri sportivi e
Parrocchiali, alle visite con i famigliari o presso i Centri di riabilitazione socio/educativi.
seguire i minori disabili della struttura nel percorso del recupero scolastico, aiutandoli nello
svolgere i compiti.
Collaborazione con gli operatori nei riguardi degli utenti adulti, accompagnandoli
nell’integrazione lavorativa.
Oltre alle mansioni elencate, il volontario ha il compito di contribuire a creare una “normalità
di vita famigliare” e affettiva, realizzando relazioni importanti e stimolando gli utenti ad
esprimere le proprie capacità, attraverso il coinvolgimento degli stessi in relazioni amicali
esterne alle strutture e portando altri giovani a conoscere l’esperienza del volontariato e del
Servizio Civile.
E’ da evidenziare che il volontario va ad operare in una specifica struttura, ma ognuna, è
inserita in una “rete” comunitaria, quindi compito del giovane in Servizio Civile è anche
quello di collaborare e sostenere le attività pubbliche che l’Associazione propone nel
territorio d’appartenenza quali incontri, dibattiti, seminari e convegni.
Una particolare attenzione verrà attribuita alla presenza e partecipazione del volontario sia
nella fase di progettazione delle attività che nella fase dell’attuazione.
I volontari sono seguiti nel loro percorso da un OLP che è a loro disposizione per eventuali
problematiche e per indirizzarlo, per aiutarlo nello svolgimento della parte burocratica
inerente al servizio. All’inizio, a metà e alla fine percorso viene verificato il percorso del
servizio civile insieme al volontario tramite l’ausilio di appositi questionari.
Nelle cooperative – centri diurni – 6 volontari SCN richiesti
Ai volontari in SCN viene chiesto di affiancare gli operatori e sostenere i progetti educativi
individualizzati partecipando attivamente alla loro realizzazione non solo nella fase attuativa
ma anche nelle fasi di ideazione e verifica, attraverso un confronto costante con gli
operatori. Ruolo del volontario è anche costruire una relazione costruttiva con la persona
accolta in modo da facilitarle il cammino di crescita e di inserimento sociale.
In particolare:
• 1 volontario – cooperativa Ro’ la formichina
Affiancare e sostenere gli utenti nei lavori di falegnameria.
Attività di trasporto e accompagnamento in caso di necessità.
• 3 volontari al Centro diurno Ro’ la Formichina
Collaborazione ai laboratori di ecocarta, ai laboratori espressivi con creta, attività di
drammatizzazione, ai laboratori teatrali, di musica e danza.
Attività di doposcuola
Sostegno agli utenti nelle attività manuali volte all’assunzione di ruoli lavorativi,
nell’assemblaggio e confezionamento di bomboniere.
Organizzazione e gestione del laboratorio di cucito e laboratorio di cucina.
Accompagnamento in piscina, nell’attività motoria, ginnastica correttiva, scuola calcio, nel
percorso di psicomotricità globale.
Attività di accompagnamento e trasporto se necessarie.
• 2 volontari – Cooperativa la Casa di Alberto e Centro Diurno
Affiancamento ed accompagnamento degli utenti nelle attività agricole, di apicoltura e
produzione di miele biologico, cera e prodotti dell’alveare.
Attività di accompagnamento e trasporto se necessarie
Affiancamento agli utenti nel laboratorio di riciclaggio della carta di volantini per creare
(attraverso passaggi del trituramento, immersione in acqua e colla, essiccamento su tela,
stiratura) dei bigliettini d’auguri.
Attività di lettura di favole seguita da una rielaborazione personale fatta da ognuno dei
ragazzi. (con l’immissione di fantasie, vissuti personali, giudizi).
Laboratorio educativo attraverso i testi delle canzoni: se ne sceglie una insieme, si cerca di
leggerla e di comprenderla e quindi di interpretarla. In conclusione vengono realizzati
disegni o cartelloni poi appesi all’interno del centro stesso.
Comune è il momento di riflessione comune a fine attività, condotto tramite spunti i
riflessione lanciati dall’operatore. Questo momento è spesso sede di riconciliazione per gli
screzi avuti durante la giornata o per la condivisione gioie e fatiche.
Attività comuni a tutti i volontari:
All’inizio del periodo di SCN, a seconda delle personali attitudini, capacità e motivazione, i
volontari entreranno a far parte delle diverse equipe organizzative del Gruppo di
aggregazione giovanile, dell’Animazione e ascolto dei ragazzi all’interno dell’ Istituto Penale
Minorile, dell’Organizzazione e partecipazione di incontri di formazione e prevenzione.
Si terranno incontri con cadenza periodica, nei quali verranno programmate le attività
specifiche (visite al carcere, organizzazione di eventi, percorsi di formazione, campi di
condivisione, etc.)
Altra attività comune richiesta e tutti i volontari impiegati nel progetto, è la partecipazione ad
incontri ed eventi pubblici, i cui tempi e modalità saranno di volta in volta stabiliti in equipe
con gli operatori locali ed il tutor. L’ente ritiene fondamentale questa attività di testimonianza
come restituzione al territorio dell’esperienza di SCN.
9) Numero dei volontari da impiegare nel progetto:
23
10)Numero posti con vitto e alloggio:
12
11)Numero posti senza vitto e alloggio:
8
12)Numero posti con solo vitto:
3
13)Numero ore di servizio settimanali dei volontari, ovvero monte ore annuo: 35
14)Giorni di servizio a settimana dei volontari (minimo 5, massimo 6) :
6
15)Eventuali particolari obblighi dei volontari durante il periodo di servizio:
I volontari durante lo svolgimento del servizio civile sono tenuti a:
- rispettare le norme in materia di igiene, sicurezza e salute sui luoghi di lavoro
- rispettare le regole delle strutture, orari, linguaggio e abitudini consolidate
- mantenere la necessaria riservatezza per quanto attiene a dati, informazioni o conoscenze
acquisite durante lo svolgimento del servizio civile
- disponibilità a trasferimenti in italia per incontri di formazione, sensibilizzazione e
promozione del scv
- flessibilità oraria dovuta alla particolarità delle persone a cui si presta servizio
Si ricorda, inoltre, che la formazione è obbligatoria e quindi, nelle giornate di formazione
non è possibile prendere giornate di permesso.
CARATTERISTICHE ORGANIZZATIVE
16)Sede/i di attuazione del progetto ed Operatori Locali di Progetto:
N.
1
2
Sede di
attuazione del
progetto
Casa Famiglia
Angeli Custodi
Casa Famiglia
S. Francesco
Comune
Indirizzo
Santa
Venerina
Via Sabotino 53
Randazzo
Via Cappuccini 10
Cod. N. vol.
ident.
per
sede sede
15197
Nominativi degli Operatori Locali di Progetto
Cognome e nome
Data di nascita
C.F.
Pennisi Alberto
03-02-1973
PNNLRT73B03C351L
Parisi Maria Carmela
12-02-1969
PRSMCR69B52C351K
11-10-1972
RPSRFL72R51C351S
07-04-1963
LBTLRA63D47F351X
11-09-1961
SCLMPT61P51F611T
2
21345
3
3
4
5
6
7
8
9
10
Casa Famiglia
Madonna Della
Provvidenza
Casa Famiglia
S. M. Dell’
Odigidria
Famiglia Aperta
Garuccio
Casa Famiglia
Giovanni Paolo
II
Casa famiglia
Shalom Abba
Casa Famiglia
Cristo Vivo
Casa Famiglia il
Sicomoro
Casa Famiglia
Madre della
Resurrezione
Giarre
Corso Sicilia 40b
21329
3
Santa
Venerina
Via provinciale 11
Trapani
Via Marsala 157
9964
Trecastagni
Via Michelagelo Buonarroti,
7b
Catania
4976
Rapisarda Raffaella
Lubatti Laura
2
2
Scalambrino M. Patrizia
62909
1
Tzrepizur Renata
19/01/1977
TRZ RTT 77A59 Z127R
Via Nicola Coviello 4
29027
1
Russo Caterina
02/08/1969
RSS CRN 69M42 C351W
Catania
Via Caronda 460 b
62905
1
Spampinato Daniela
04/03/1978
SPM DNL 78C44 C351G
Catania
Via Androne 38
29020
1
Gentile Rosalba
31/07/1953
GNT RSB 53L71 C351B
Catania
Via Passo del Fico c.da
Milisinni Bicocca
29022
1
Pennisi Sebastiana
02/06/1965
PNN SST 65H42 F205Y
11
12
Cooperativa Rò
La Formichina
Cooperativa la
Casa di Alberto
S. Venerina
Via Provinciale 11
4944
Catania
Via Passo del fico c.da
Milisinni Bicocca
67177
4
Marco Lovato
2
D’Antonio Marta
22-05-1966
LVTMRC66E22E512R
07/10/1982
DNT MRT 82R47 C351H
13
14
15
16
17
18
vedi allegati 1
17)Altre figure impiegate nel Progetto:
TUTOR
N.
1
2
3
4
5
Sede di
attuazione del
progetto
Casa Famiglia
Angeli Custodi
Casa Famiglia
S. Francesco
Casa Famiglia
Madonna Della
Provvidenza
Casa Famiglia
S. M. D.
Odigidria
Famiglia Aperta
Garuccio
Comune
Indirizzo
Santa
Venerina
Via Sabotino 53
Randazzo
Cod. N. vol.
ident.
per
sede sede Cognome
e nome
15197
Via Cappuccini 10 21345
2
3
3
Giarre
Corso Sicilia 40b
21329
Santa
Venerina
Via Provinciale 11
4976
Trapani
Via Marsala 157
9964
Alfio
Polisano
Alfio
Polisano
Alfio
Polisano
RESP. LOCALI ENTE ACC.
Data
Data
C.F.
Cognome
di
C.F.
di
e nome
nascit
nascit
a
a
05-03- PLSLFA73C05C Iabichino 27-02BCHCCT79B67I535B
1973
351Y
Concetta 1979
05-03- PLSLFA73C05C Iabichino 27-02BCHCCT79B67I535B
1973
351Y
Concetta 1979
05-03- PLSLFA73C05C Iabichino
27-021973
351Y
Concetta
BCHCCT79B67I535B
1979
2
Alfio
Polisano
05-03- PLSLFA73C05C
1973
351Y
Iabichino
Concetta
2
Alfio
Polisano
05-03- PLSLFA73C05C
1973
351Y
Iabichino
Concetta
27-02BCHCCT79B67I535B
1979
27-02BCHCCT79B67I535B
1979
6
7
8
9
10
11
12
Casa Famiglia
Giovanni Paolo
II
Casa famiglia
Shalom Abba
Casa Famiglia
Cristo Vivo
Casa Famiglia il
Sicomoro
Casa Famiglia
Madre della
Resurrezione
Cooperativa Rò
La Formichina
Cooperativa la
Casa di Alberto
Trecastagni
Catania
Catania
Catania
Catania
S. Venerina
Catania
Via Michelagelo
Buonarroti, 7b
Via Nicola
Coviello 4
Via Caronda 460
b
Via Androne 38
62909
29027
62905
29020
Via Passo del Fico
c.da Milisinni
29022
Bicocca
Via Provinciale 11
4944
Via Passo del fico
c.da Milisinni
67177
Bicocca
1
1
1
1
1
4
2
Bambara 21/07/
Emanuele 1984
BMB MNL
84L21 C351U
Chiarenza
13/01/
Antonio
1968
Bambara
Emanuele
Bambara
Emanuele
Bambara
Emanuele
Bambara
Emanuele
BMB MNL
84L21 C351U
BMB MNL
84L21 C351U
BMB MNL
84L21 C351U
BMB MNL
84L21 C351U
Chiarenza
Antonio
Chiarenza
Antonio
Chiarenza
Antonio
Chiarenza
Antonio
21/07/
1984
21/07/
1984
21/07/
1984
21/07/
1984
CHR NTN 68S13
C351N
13/01/
1968
13/01/
1968
13/01/
1968
CHR NTN 68S13
C351N
CHR NTN 68S13
C351N
CHR NTN 68S13
C351N
13/01/
1968
CHR NTN 68S13
C351N
Alfio
05-03- PLSLFA73C05C Iabichino 27-02BCHCCT79B67I535B
Polisano 1973
351Y
Concetta 1979
Bambara 21/07/
BMB MNL
Chiarenza
13/01/
CHR NTN 68S13
Emanuele 1984
84L21 C351U
Antonio
1968
C351N
13
14
15
16
17
18
vedi allegati 2
18)Eventuali attività di promozione e sensibilizzazione del servizio civile
nazionale:
L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII da più di 30 anni investe le proprie risorse
nella promozione e gestione di progetti di servizio civile, prima come obiezione di coscienza
sostitutiva al servizio militare, poi come servizio civile nazionale, sia in Italia che all’estero.
Per questa ragione, credendo profondamente nello strumento del Servizio Civile e nei valori
che trasmette a livello sociale, riteniamo che la promozione e la sensibilizzazione non
debbano essere limitate al singolo progetto o strettamente all’arco temporale di emanazione
e scadenza del bando, ma siano permanenti e attraversino trasversalmente le altre attività
dell’Ente.
L’Associazione ha implementato da dieci anni un ufficio centrale finalizzato alla gestione dei
progetti di servizio civile, con una sede locale per le varie aree, italiane ed estere, dove
opera.
Nel corso di tutto l’anno solare riceviamo richieste di partecipazione ai progetti da parte dei
giovani, cosi come durante tutto l’anno portiamo avanti azioni di sensibilizzazione,
discussione, elaborazione riguardanti i vari aspetti del SCN.
Programma di promozione del progetto
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Incontro pubblico (all’atto dell’eventuale approvazione del progetto a
bando) che illustri e chiarifichi ai giovani interessati a presentare domanda
il percorso progettuale. Ci si avvarrà di testimonianze dei giovani che hanno
concluso il periodo di SCN in progetti analoghi dell’Ente, con preferenza di
quelli attivati nello stesso territorio, se presenti. Tempo: 3 ore
Interventi nelle scuole: 3 moduli da 2 ore ciascuno per incontri formativi
nelle scuole superiori della provincia/e interessata/e al progetto Tempo: 6
ore
“Volontariamente party – il Servizio Civile in festa”: occasione promozionale
che coinvolge i volontari impegnati in tutti i progetti dell’Ente, sia in Italia
che all’estero, e gli ex volontari. Si tiene ogni anno a Rimini nel mese di
luglio e prevede al suo interno una manifestazione pubblica (con un
convegno) in cui i giovani incontrano il territorio. Tempo: 10 ore
Banchetto in occasione della “Tre Giorni Generale” dell’Associazione
Comunità Papa Giovanni XXIII, che si svolge a cadenza annuale (nel mese
di maggio) alla Fiera di Rimini, e a cui partecipano persone provenienti da
tutta Italia e da diverse zone estere. Tempo: 24 ore
Collaborazione fissa con il mensile “Sempre” attraverso la rubrica “Frontiere
di pace”, redatta a cura del Servizio Obiezione di Coscienza e pace
dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII che presenta
testimonianze (e illustra i relativi contesti e progetti dove operano) di
volontari in servizio civile nazionale sia in Italia che all’estero. Tempo: 36
ore
Incontro pubblico all’interno del “Campo Condivisione Giovani” di
Fontanelle Milo (TP) Tempo: 3 ore
2 incontri pubblici presso le parrocchie di S.Antonio Abate (CT) e San
Salvatore (Scicli) Tempo: 3X2= 6 ore
Incontro a pubblico a Trapani all’interno del “Congrosso” (manifestazione a
cui partecipano giovani da tutta Italia partecipanti ai Campi di condivisione
giovani della Comunità) Tempo: 3 ore
Attività diverse per cui non è possibile quantificare, per loro natura, un
tempo di realizzazione, come: promozione su siti web, interventi in qualità
di relatori o testimonianze di volontari ed ex volontari in incontri pubblici e
seminari, banchetti in numerose manifestazioni nazionali, sportello
informativo telefonico, etc.
•
All’atto dell’eventuale approvazione del progetto a bando, l’Ente si impegna
a compilare una scheda sintetica dello stesso, da pubblicare sul sito web,
sui depliant e volantini promozionali, al fine di rendere chiara ed immediata
agli aspiranti volontari la comprensione del progetto.
TOTALE ORE: 91
19)Eventuali autonomi criteri e modalità di selezione dei volontari:
Si prevede di utilizzare il sistema di selezione approvato dal direttore generale del servizio
civile con determinazione del 30 maggio 2002
20)Ricorso a sistemi di selezione verificati in sede di accreditamento (eventuale
indicazione dell’Ente di 1^ classe dal quale è stato acquisito il servizio):
NO
21)Piano di monitoraggio interno per la valutazione dei risultati del progetto:
Si utilizzerà il sistema di monitoraggio verificato dall’UNSC in sede di accreditamento
22)Ricorso a sistemi di monitoraggio verificati in sede di accreditamento
(eventuale indicazione dell’Ente di 1^ classe dal quale è stato acquisito il
servizio):
SI
ASSOCIAZIONE COMUNITA’PAPA GIOVANNI XXIII
23)Eventuali requisiti richiesti ai canditati per la partecipazione al progetto oltre
quelli richiesti dalla legge 6 marzo 2001, n. 64:
Nessuno
24)Eventuali risorse finanziarie aggiuntive destinate in modo specifico alla
realizzazione del progetto:
Il progetto prevede l’impiego di risorse finanziarie aggiuntive destinate alle attività del
progetto e alle risorse tecniche previste alla voce 26. Si ricorda che a tutti i volontari in
servizio civile, per la partecipazione della formazione generale che si realizza presso la
sede centrale di gestione nelle vicinanze di Rimini e di quella specifica, in località diverse
da quella di residenza vengono rimborsate le spese di trasporto effettuate con mezzi
pubblici.
:
RISORSE FINANZIARIE FORMAZIONE SPECIFICA
Voci di spesa formazione
specifica
Rimborso volontari
Materiale didattico
Organizzazione logistica
Risorse finanziarie
600 euro
1000 euro
600 euro
Formatori
Totale spesa
2000 euro
4.200 euro
RISORSE FINANZIARIE – SEDI: CASE FAMIGLIA
Voci di spesa risorse tecniche
e strumentali
Rimborso Volontari
Ammortamento automezzi
Personale specifico
Attività riabilitative
Materiale didattico e manuale
Totale spesa
Risorse finanziarie
300 euro
7000 euro
4000 euro
2000 euro
1400 euro
14700 euro
RISORSE FINANZIARIE SEDE: COOPERATIVE
Voci di spesa risorse tecniche
e strumentali
Materiale didattico manuale
Ammortamento Computer
Ammortamento Automezzo
Ausili facilitazione attività disabili
Attività di laboratori (teatrale,
falegnameria, cucina, etc)
Attività ricreative (scuola calcio,
attività ludiche, Campo di
condivisione, etc)
Personale, con indicazione del
tempo destinato esclusivamente
al progetto di servizio civile:
Materiali per attività di apicultura
Totale spesa
TOTALE RISORSE FINANZIARIE AGGIUNTIVE:
Risorse finanziarie
1000 euro
1000 euro
800 euro
2000 euro
4000 euro
3000 euro
5000 euro
2000 euro
18800 euro
37700 euro
25)Eventuali copromotori e partners del progetto con la specifica del ruolo
concreto rivestito dagli stessi all’interno del progetto:
Parrocchia Sant’Antonio Abate – Aci S. Antonio – Catania
Promozione, disponibilità di spazi.
Parrocchia SS Salvatore – Scicli
Promozione, disponibilità di spazi, incontri di formazione.
Istituto Cortivo – Centro di formazione profssionale
Di questo partner si allega lettera di copromozione della sede centrale legale di Padova. Ha
sedi sparse in tutta Italia, di cui 9 in Sicilia, una delle quali a Catania.
Attività di promozione e sensibilizzazione.
Realizzazione di un modulo del percorso di formazione per volontari
Collaborazione alla costruzione di un percorso formativo per tutor
Vedi allegati 3
26)Risorse tecniche e strumentali necessarie per l’attuazione del progetto:
CASE FAMIGLIA
- Auto e pulmini attrezzati con sollevatore per il trasporto di disabili in carrozzina
- Testi didattici specialistici
- materiale per le attività creative e di cancelleria di vario genere
- materiale di facile consumo per l’igiene (guanti monouso, spugnette, detergenti per
igiene personale)
Il volontario potrà disporre di materiale didattico specifico per svolgere le attività previste dal
progetto (giochi in scatola e testi per minori, fogli colorati, cartelloni, tempere, registratore
musicale, videoregistratore)
COOPERATIVE E CENTRI DIURNI
- Aula ludico-ricreativa, multimediale ed audiovisivi
- Laboratori attrezzati ( laboratorio ergoterapico, laboratorio attività manipolative,
laboratorio per attività espressivo, …)
- Il volontario potrà disporre di materiale didattico specifico per disabili (giochi in
scatola e testi, fogli colorati, cartelloni, tempere, registratore musicale,
videoregistratore)
- sede di riunioni di equipe
- piscina interrata
- 2 pulmini attrezzati con sollevatore per il trasporto di disabili in carrozzina;
- 3 personal computer per la predisposizione delle relazioni di verifica, dell’analisi dei
questionari di soddisfazione e in altre pratiche che si rendessero necessarie.
- 2 personal computer con relativi software per utilizzo e facilitazioni persone disabili
- materiale di facile consumo per l’igiene (guanti monouso, spugnette, detergenti per
igiene personale).
CARATTERISTICHE DELLE CONOSCENZE ACQUISIBILI
27)Eventuali crediti formativi riconosciuti:
Non presenti
Vedi allegati 4
28)Eventuali tirocini riconosciuti :
•
Si allega copia della convenzione tra la Facoltà di Scienze della Formazione
dell’Università degli Studi di Catania e l’Associazione Comunità Papa Giovanni
XXIII che riconosce l’attribuzione fino a un massimo del 70% delle ore di tirocinio
previste per le attività esterne pari a n. 8 crediti.
•
Si allega copia della convenzione tra la Facoltà di Scienze della Formazione
dell’Università degli Studi di Bologna e l’Associazione Comunità Papa Giovanni
XXIII che riconosce l’attribuzione ai periodi di servizio civile volontario svolto dagli
studenti/esse iscritti ai propri corsi di laurea un valore di tirocinio formativo per un
massimo di 400 ore per il Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione, II indirizzo e
300 ore per il Corso di studio per Educatore Professionale, pari a 12 crediti formativi
(art.1). Tali attività di tirocinio formativo saranno effettuate presso le strutture e
all’interno dei progetti gestiti dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
(art.3).
Si evidenzia che l’Università degli Studi di Bologna accoglie studenti provenienti da tutte le
regioni di Italia, per cui si allega la presente convenzione al progetto con sede nella
provincia di Catania al fine di non penalizzare molti degli studenti siciliani fuori sede.
Vedi allegati 5
29)Competenze e professionalità acquisibili dai volontari durante l’espletamento
del servizio, certificabili e validi ai fini del curriculum vitae:
Il progetto “Fuori le Mura” consente l’acquisizione delle seguenti competenze rinvenibili nel
“PRONTUARIO PROVVISORIO ED IN PROGRESSIONE DELLE COMPETENZE
EVENTUALMENTE ATTRIBUIBILI CON “DICHIARAZIONE” FORMALE DELLA REGIONE
IN CAPO AI VOLONTARI IN SERVIZIO CIVILE”, predisposto dalla Regione EmiliaRomagna, come da allegati 6
1 – COMPETENZE DI BASE
E’ in grado di:
- Riconoscere il ruolo e le funzioni delle Autonomie Locali e dei loro organi di governo
2 COMPETENZE TECNICO PROFESSIONALI
2c)
PERSONE CON HANDICAP ( O DISABILI)
- E’ in grado di:
- Assistere la persona handicappata, in condizione di medio o grave insufficienza
mentale e/o alterazioni psichiche / compromessa attività motoria / incapacità della cura di se
stesso.
- Applicare tecniche di animazione, socializzazione (attività di intrattenimento,
occupazionali, culturali, sportive, di gioco ecc...) per favorire l’integrazione dei singoli e dei
gruppi.
- Mantenere condizioni di igiene ambientale, nonché pulizia e cura della persona.
- Aiutare nell’assunzione dei pasti, nella deambulazione e nell’uso corretto degli
ausili
- Utilizzare gli automezzi per disabili
- Applicare le principali norme igieniche, di sicurezza e di primo soccorso.
- Calibrare la propria relazione d’aiuto in ragione dei bisogni del disabile e della sua
famiglia
- Distinguere le figure professionali operanti nel settore cura/recupero delle persone
disabili, riconoscendone ruoli e competenze specifiche
- Individuare le principali caratteristiche di un servizio residenziale, semiresidenziale e
domiciliare per disabili
2d – 2f) MINORI, SCUOLA E PROGETTI ESTIVI
E’ in grado di:
- Applicare tecniche di animazione, socializzazione e di gioco per favorire l’integrazione
dei singoli e dei gruppi;
- Di accompagnare e supportare il minore nell’attività di studio e ricreativa;
- Collaborare alla progettazione, organizzazione e conduzione di attività di
socializzazione, di ricostruzione della rete relazionale.
- Utilizzare le tecniche specifiche di animazione, attività di intrattenimento (giochi, musica,
film), attività culturali (drammatizzazione), supporto alle attività scolastiche (compiti).
3 - COMPETENZE TRASVERSALI
E’ in grado di:
- Adottare stili di comportamento propositivi, improntati alla cordialità e alla cortesia
- Collaborare con il personale dell’Ente, con i colleghi e con i professionisti coinvolti nel
progetti, in relazione ai propri compiti e ai risultati da raggiungere
- Adeguarsi al contesto: linguaggio e atteggiamenti, rispetto delle regole e orari
- Gestire la propria attività con la dovuta riservatezza ed eticità
- Controllare la propria emotività rispetto alla sofferenza
- Lavorare in team per produrre risultati collettivi
- Trasferire/mediare agli operatori professionali le specifiche richieste degli utenti
- Fronteggiare situazioni di emergenza/imprevisti, controllando la propria emotività
rispetto a situazioni di difficoltà.
Le suddette competenze verranno certificate mediante il rilascio della “Dichiarazione delle
competenze, a valere come credito formativo” (allegato 3), e riconosciute dalla Regione
1
Emilia- Romagna in attuazione dell’articolo 10, primo comma, della L.R. 20 del 2003 .
INOLTRE
il progetto “Fuori le Mura ” rende possibile l'acquisizione delle seguenti competenze,rilevabili
1
si richiama il testo dell’articolo 10, comma 1, della L.R. 20 del 2003 («la Regione EmiliaRomagna stabilisce, a favore dei giovani che abbiano effettuato le prestazioni di servizio civile
volontario di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c) per l'intero periodo individuato nei progetti
d'impiego, un'adeguata valutazione dei relativi titoli indicati dall'interessato nell'ambito della
documentazione richiesta per le selezioni pubbliche finalizzate all'assunzione nei ruoli regionali, sia a
tempo determinato che indeterminato.«), che costituisce riconoscimento regionale delle
competenze maturate dai volontari durante il servizio civile, in coerenza le figure messe a
concorso. In proposito potrebbero esserci analoghi riconoscimenti di competenze da parte
degli enti locali che hanno attivato la facoltà prevista dall’articolo 11, comma 2, della stessa
L.R. («Gli Enti locali possono, altresì, nei limiti delle proprie competenze, prevedere benefici e
riconoscimenti a favore dei volontari in servizio civile per le stesse finalità ed entro i limiti previsti
dalla presente legge, nonché dal documento di programmazione triennale di cui all'articolo 7.») o da
parte di altri enti, associazioni, cooperative;
Questo sistema, peraltro, si colloca in coerenza con le previsioni della L.R. 12 del 2003
"NORME PER L'UGUAGLIANZA DELLE OPPORTUNITA' DI ACCESSO AL SAPERE, PER OGNUNO E PER
TUTTO L'ARCO DELLA VITA, ATTRAVERSO IL RAFFORZAMENTO DELL'ISTRUZIONE E DELLA
FORMAZIONE PROFESSIONALE, ANCHE IN INTEGRAZIONE TRA LORO" in particolare con l'art.
5,
primo comma ("Ogni persona ha diritto ad ottenere il riconoscimento formale e la certificazione
delle competenze acquisite. Il riconoscimento può essere utilizzato, anche in ottemperanza alle
disposizioni comunitarie, per conseguire un diploma, una qualifica professionale o altro titolo
riconosciuto. A tal fine la Regione promuove accordi con le componenti del sistema formativo e con le
parti sociali per la definizione di procedure per il riconoscimento, la certificazione e l'individuazione
degli ambiti di utilizzazione delle diverse competenze, nonchè per il riconoscimento delle competenze
acquisite nel mondo del lavoro, utilizzabili come crediti per i percorsi formativi.") e con il
successivo art. 6 ("1. Gli studenti, all'atto della prima iscrizione ad attività di istruzione o di
formazione professionale successiva all'assolvimento dell'obbligo scolastico, possono richiedere il
rilascio del libretto formativo personale, nel quale sono iscritti i titoli, le qualifiche e le certificazioni
conseguite.
2. La Giunta regionale, sentita la commissione consiliare competente, definisce con proprio atto le
caratteristiche del libretto formativo,
nonchè le modalità per il rilascio dello stesso a tutti coloro che lo richiedono.
3. Nel libretto possono essere iscritti anche gli attestati di frequenza in esito a percorsi dell'educazione
non formale, le competenze ed i crediti formativi comunque acquisiti e documentati, nonchè
dichiarazioni di autoformazione.")
secondo il sistema di valutazione e monitoraggio accreditato presso l'Ufficio Nazionale
Servizio Civile dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII.
1. Conoscenza ed esperienza pratica rispetto all’applicazione delle principali strategie di
relazione d’aiuto;
2. Capacità di integrarsi con altre figure professionali nella costruzione e gestione del lavoro di
equipe;
3. Conoscenza ed esperienza pratica rispetto alle tecniche fondamentali dell’assistenza di
base a soggetti disabili sia fisici che psichici
4. Conoscenza delle strategie di reinserimento sociale;
5. Conoscenza ed esperienza pratica in merito alle principali metodologie del lavoro in rete
con le istituzioni;
6. Capacità di mediazione nonviolenta dei conflitti;
7. Conoscenza di base delle strategie di tutela dei diritti umani
Le suddette competenze verranno certificate e riconosciute dal Consorzio Condividere
Papa Giovanni XXIII quale Ente terzo, secondo il protocollo di intesa denominato
“Protocollo di intesa fra il Consorzio Condividere Papa Giovanni XXIII e l’associazione
Comunità Papa Giovanni XXIII per il riconoscimento delle competenze acquisibili attraverso
la partecipazione a progetti di servizio civile nazionale ai sensi della legge n 64/2001 e
successive circolari e direttive” (allegati 6).
Vedi allegati 6
Formazione generale dei volontari
30) Sede di realizzazione:
Presso le sedi adibite alla formazione dall' ente Ass.Com.Papa Giovanni XXIII
31)Modalità di attuazione:
b) in proprio presso l’ente con formatori dell'Ente
32)Ricorso a sistemi di formazione verificati in sede di accreditamento ed
eventuale indicazione dell’Ente di 1^ classe dal quale è stato acquisito il
servizio:
SI
ASSOCIAZIONE COMUNITA PAPA GIOVANNI XXIII
33)Tecniche e metodologie di realizzazione previste:
L’intero percorso formativo si realizza privilegiando una metodologia attiva che favorisca il
coinvolgimento dei volontari in lezioni frontali, lavori di gruppo, simulazioni, esercitazioni,
testimonianze e momenti di dibattito. La formazione generale si effettua in modo
residenziale, cercando ove possibile di unire volontari di progetti diversi, per favorire un
ambiente pedagogico adeguato all’apprendimento e alla condivisione di contenuti utili a
comprendere, rielaborare e contestualizzare l’esperienza di servizio civile.
Elementi metodologici generali:
-
Training
Lezioni frontali
Teatro dell’Oppresso (TDO)
Simulazioni
Giochi di ruolo
Materiali video
Dibattiti
Brainstorming
Lavoro di gruppo
Formazione di Gruppo
Tutoring specifico rispetto ai bisogni formativi
Momenti di servizio ed attività comuni al gruppo
Materiali cartacei (dossier etc.)
Libri e testi
Cd-Rom tematici
Testimonianze e lezioni di esperti in materia
Lezioni preparate dai volontari stessi.
Attribuzione di responsabilità nel processo formativo.
Verifiche periodiche
Utilizzo di risorse formative ed occasioni formative esterne all’ente,
eventualmente offerte dal territorio
Cineforum
Laboratori tematici
La formazione generale prevede momenti iniziali ed intermedi è suddivisa in due moduli
per un totale di 42 ore che si realizzeranno entro il quinto mese di servizio.
34)Contenuti della formazione:
Il percorso formativo proposto si compone di contenuti utili allo sviluppo delle mansioni
richieste ma ancor prima punta ad offrire ai volontari un’occasione di educazione alla
cittadinanza attiva ed alla coscienza di essere attuatori del sacro dovere di difesa della
patria sancito dall’ art.52 della Costituzione italiana, con mezzi ed attività non militari e
nonviolenti.
La formazione risulta così utile a collocare l’esperienza dei volontari nei contesti, via via più
ampi, che li coinvolgono: il gruppo formativo, l’ente ove si presta servizio, la realtà locale, la
società italiana, europea e mondiale.
Primo modulo: formazione generale iniziale
1) L’identità del gruppo in formazione
Conoscenza fra i volontari
Condivisione di motivazioni e aspettative
Si tratta di un laboratorio nel quale il formatore lavorerà alla definizione di un’identità di
gruppo dei volontari partendo dal background individuale e di gruppo. Il gruppo, nel corso
del modulo, si collocherà rispetto al servizio civile condividendo idee, aspettative,
motivazioni ed obiettivi individuali.
2) Presentazione dell’Ente
L'associazione Comunità Papa Giovanni XXIII:
Approfondimenti:
la storia,
i valori ,
la mission dell’ente
struttura dell’ente: zone e servizi
L’intervento sociale dell’ ente:
modalità,
tipologie d’intervento,
beneficiari
il progetto di servizio civile
Durante la lezione, per fornire ai volontari gli elementi di conoscenza del contesto in cui si
troveranno a svolgere il servizio civile, vengono presentate la storia, le caratteristiche
specifiche e le modalità organizzative ed operative dell’ente.
3) Il servizio civile : origine, evoluzione, valori
La storia del servizio civile la sua evoluzione
Cenni storici su obiezione di coscienza
La costituzione italiana
Il dovere di difesa della patria
Nuovo Modello di Difesa ed il possibile ruolo dei civili
I valori le finalità della legge 64/2001
La carta di impegno etico
La difesa civile non armata e nonviolenta
Gli attori del servizio civile :
UNSC
Enti (figure coinvolte nel servizio civile );
I Volontari
Ruolo del volontario
Diritti e doveri del volontario in servizio civile
Partendo dall’origine dell’obiezione di coscienza al servizio militare, alla luce della
costituzione italiana, si approfondiranno il concetto di difesa civile e difesa popolare
nonviolenta, riportando alcuni esempi storici, fino ad arrivare alla legge 64/2001, al sistema
del servizio civile nazionale e alla carta di impegno etico.
Verranno inoltre illustrate le normative vigenti che regolano il servizio civile ed in modo
particolare i volontari, cercando di definirne il ruolo.
4) Il conflitto e la nonviolenza
Elementi fondamentali del conflitto
Dimensioni e livelli del conflitto
Individuazione di strategie di gestione e di soluzione nonviolenta dei conflitti;
Gli strumenti della nonviolenza.
L’obiettivo principale sarà quello di analizzare il concetto di conflitto, approfondendone le
caratteristiche principali e gli ambiti nei quali esso si può manifestare. Si evidenzierà la
“dimensione creativa” del conflitto mettendo in luce le potenzialità che ne possono derivare.
Si introdurrà infine il tema della gestione nonviolenta dei conflitti come modalità di
prevenzione delle situazioni di guerra e di violenza, attraverso la descrizione di alcuni
esempi storici.
5) Solidarietà sociale, cittadinanza attiva e volontariato
Ruolo del volontario in servizio civile nella società;
Concetto di cittadinanza attiva;
Ruolo delle istituzioni e del Terzo Settore;
Difesa della patria e difesa dell’ambiente: la Protezione Civile.
L’obiettivo sarà quello di offrire ai volontari una visione ampia della società e delle possibili
risposte di fronte a problematiche quali povertà, esclusione sociale e sviluppo. Definendo
insieme il ruolo del volontario in servizio civile si analizzerà il concetto di cittadinanza attiva
e solidarietà per poi estendere l’analisi sulle attività sociali e di volontariato delle istituzioni e
del Terzo Settore. Infine si descriverà ’esperienza della Protezione Civile a titolo d’esempio
di quanto trattato precedentemente.
6) Lavoro per progetti
Metodologia della Progettazione: dalla definizione degli obiettivi alla valutazione
dell’efficienza ed efficacia
Si presenterà ai volontari il progetto di servizio civile nel quale sono inseriti illustrandone la
struttura generale con particolare attenzione agli obiettivi, sia generali che specifici.
Verranno introdotti i concetti di monitoraggio e valutazione e si presenteranno gli strumenti
del sistema di monitoraggio che l’ente utilizza per seguire l’andamento dei progetti e per
apportare eventuali modifiche.
Inoltre si effettueranno una verifica e una valutazione del primo modulo formativo.
Secondo modulo: formazione generale intermedia
1) L’identità del gruppo in formazione
Durante questo laboratorio si recupereranno, tramite attività interattive e dinamiche, gli
aspetti motivazionali, l’identità di gruppo e le aspettative iniziali che hanno portato i volontari
alla scelta del servizio civile.
Ridefinizione dell’identità di gruppo
Recupero delle motivazioni iniziali
2) Il conflitto e la nonviolenza
Si approfondirà il tema della nonviolenza, affrontato nel 1° modulo ed in più si analizzeranno
alcune situazioni conflittuali che i volontari hanno vissuto o stanno vivendo nella loro
esperienza di servizio civile.
Modello M-m e modello E
La pace positiva e pace negativa
Il conflitto interpersonale e l’esperienza di servizio civile
3) Solidarietà sociale, cittadinanza attiva e volontariato
Attraverso alcuni laboratori di educazione alla pace si affronteranno le seguenti tematiche:
- Diritti Umani;
Dichiarazione dei diritti umani
Organismi di tutela
Strumenti di osservazione e monitoraggio dei diritti umani
Strumenti e tecniche di tutela e difesa dei diritti umani
- Dinamiche internazionali legate alla globalizzazione e al sottosviluppo;
- Il ruolo degli organismi internazionali.
4) Lavoro per progetti
Dopo circa 4 mesi dall’avvio al servizio, il formatore condurrà i volontari ad analizzare e
verificare l’andamento del loro servizio sotto diversi aspetti e cercherà di rispondere ai
quesiti aperti che sono sorti in questa prima fase.
Verifica e valutazione della fase di inserimento dei volontari
Analisi dell’andamento del servizio: punti di debolezza e punti di forza
Inoltre si effettuerà la verifica del secondo modulo formativo.
35) Durata:
Moduli di Formazione Generale
L’identità del gruppo in formazione: 8 h
Presentazione dell’Ente: 4h
Il servizio civile : origine, evoluzione, valori 8h
Il conflitto e la nonvolenza: 8h
Solidarietà sociale, cittadinanza attiva e volontariato: 8h
Il lavoro per progetti: 6 h
durata complessiva : 42h
Formazione specifica (relativa al singolo progetto) dei volontari
36) Sede di realizzazione:
Presso le sedi individuate dall’ associazione Comunità Papa Giovanni XXIII per
l’adempimento della formazione.
37) Modalità di attuazione:
In proprio presso l’ente, con formatori dell’ente
38) Nominativo/i e dati anagrafici del/i formatore/i:
Giungi Cristina, cod fisc GNGCST73D43H294O
Lapenta Nicola, cod fisc LPNNCL74D09B111P
Luca Pieri, cod. fisc.PRI LCU 54DO7A944U
Iabichino Concetta, cod. fisc BCHCCT79B67I535B
Lubatti Laura, cod. fisc. LBTLRA63D47F351X
Muratori Mario, cod. fisc. MRTMRA64E18A182A
Parisi Maria Carmela cod. fisc. PRSMCR69B52C351K
Gentile Rosalba GNT RSB 53L71 C351B
Chiarenza Antonio cf CHRNTN68S13C351N
39) Competenze specifiche del/i formatore/i:
Giungi Cristina, cod fisc GNGCST73D43H294O
Laureata in psicologia con esperienze circa le tematiche di relazione di aiuto,
relazione educativa e sviluppo e recupero psicologico;
Lapenta Nicola, cod fisc LPNNCL74D09B111P
Responsabile del servizio civile, con esperienza di intervento in aree e
situazioni di conflitto, formazione al servizio civile di obiettori di coscienza,
volontari ed operatori, educazione alla pace;
Luca Pieri, cod. fisc.PRI LCU 54DO7A944U
Laureato in scienze politiche con esperienza circa le tematiche di relazione
d’aiuto, devianza, disabilità, inserimento al lavoro, formazione di operatori
sociali e pace ;
Iabichino Concetta, cod. fisc BCHCCT79B67I535B
Responsabile di casa famiglia , animatrice del serv. Obiezione e pace
,esperienza di formazione obiettori di coscienza e volontari ;
Marco Lovato , cod.fisc. LVTMRC66E22E512R
Responsabile di zona, responsabile casa famiglia, con esperienze di
animazione in carceri e quartieri a rischio
Lubatti Laura, cod. fisc. LBTLRA63D47F351X
Responsabile Casa famiglia animatrice e referente per Acireale dell’Affido,
con collaborazione con comuni, servizi sociali e Tribunali per minori
Animatrice di una compagnia teatrale per ragazzini disagiati e portatori di
handicap.
Muratori Mario, cod. fisc. MRTMRA64E18A182A
Responsabile di casa famiglia, animatore presso carceri con esperienze di
volontariato con adolescenti ed adulti in disagio familiare, con handicap e
tossicodipendenti
Parisi Maria Carmela cod. fisc. PRSMCR69B52C351K
Responsabile casa famiglia, laureata in medicina con specializzazione in
pediatria;Specializzazione in sessuologia
Gentile Rosalba GNT RSB 53L71 C351B
Laureata in scienze politiche.
Esperta di affido familiare, politiche sociali, politiche di sviluppo.
Impiegata presso l’Ufficio Affido Familiare del Comune di Catania
Chiarenza Antonio cf CHRNTN68S13C351N
Esperto di gestione delle risorse umane
Competenze specifiche in materia di giustizia minorile
____
Vedi allegati 7
40) Tecniche e metodologie di realizzazione previste:
La formazione specifica dei progetti presentati dall' Associazione Comunità Papa Giovani
XXIII, si struttura su due livelli:
Un primo livello che prevede la partecipazione contemporanea di tutti i volontari in servizio
Civile, all'occorrenza suddivisi in gruppi di max 25 persone, a carattere residenziale.
Un secondo livello che prevede una serie di incontri periodici, fra i volontari che prestano
servizio sul medesimo territorio.
La metodologia adottata è classificabile come metodologia attiva in quanto favorisce il
coinvolgimento dei volontari, non solo in lezioni frontali ma anche lavori di gruppo,
simulazioni, esercitazioni, testimonianze e momenti di dibattito.
Entrambi i livelli hanno come obiettivo la fornitura dei contenuti specifici necessari ai
volontari per la realizzazione delle azioni previste dal progetto ma si differenziano per
tempistica e periodicità degli eventi formativi.
Elementi metodologici generali:
-
Training
Lezioni frontali
Teatro dell’Oppresso (TDO)
Simulazioni
Giochi di ruolo
Materiali video
Dibattiti
Brainstorming
Lavoro di gruppo
Momenti di servizio ed attività comuni al gruppo
Materiali cartacei (dossier etc.)
Libri e testi
Cd-Rom tematici
Testimonianze e lezioni di esperti in materia
Verifiche periodiche
Utilizzo di risorse formative ed occasioni formative esterne all’ente, eventualmente
offerte dal territorio
Cineforum
Laboratori tematici
41) Contenuti della formazione:
Come indicato al precedente punto 40 la formazione specifica si realizza su due livelli,
entrambi volti a fornire le competenze utili a concorrere alla realizzazione degli obiettivi
generali e specifici, attraverso le azioni previste dal progetto;
Primo livello
I contenuti caratterizzanti di questo primo livello, che coinvolge simultaneamente tutti i
volontari in servizio civile presso l'ente sono:
• La relazione d'aiuto:
Elementi generali ed introduttivi
Il rapporto “aiutante-aiutato”
le principali fasi della relazione di aiuto la fiducia
le difese all’interno della relazione di aiuto
presa in carico della persona aiutata
ascolto ed empatia
gestione della rabbia e dell’aggressività
il disagio psicologico dei minori
l’handicap fisico e psichico
la devianza
Elementi di approfondimento suddivisi per aree
1.Area Minori
Il mondo interno del bambino
Il passaggio dalla dipendenza all’autonomia
L’attaccamento
Il vissuto psicologico del bambino in affido
L’induzione di ruolo nelle relazioni educative
La gestione dell’aggressività nella relazione con il minore
2.Area Handicap Fisico e Psichico
Il vissuto psicologico della persona con handicap
Le principali forme di handicap psichico
Il Burn Out come rischio nelle relazioni educative
3.Area Devianza
Le radici della devianza
Principali manifestazioni comportamentali della devianza
La conquista della fiducia e la gestione dell’aggressività nella relazione di aiuto
con adolescenti devianti
• Il lavoro per progetti
Verifica, valutazione ed analisi di:
- Obiettivi del progetto
- Andamento del servizio
- Competenze acquisite
- Il sistema formativo
L’obiettivo di questo ultimo modulo è quello di avere un quadro complessivo e una
valutazione di esito, di efficacia ed efficienza del progetto. A tal fine il formatore guiderà
il gruppo all’analisi e alla rielaborazione del servizio svolto cercando di cogliere i punti
critici e gli aspetti problematici incontrati. Farà emergere i punti di forza e, sulla base di
questi, stimolerà il gruppo a migliorare e riprogettare l’esperienza di servizio civile.
Si effettuerà un laboratorio di auto-valutazione delle competenze. In una prima fase di
lavoro individuale, ogni volontario ricostruirà la storia del proprio servizio civile:
analizzerà le azioni svolte e le conoscenze, le capacità e le caratteristiche personali
necessarie all’espletamento di ognuna di esse. Il formatore, sulla base del lavoro
precedente, inviterà ognuno dei volontari a costruire un proprio profilo dal punto di vista
delle conoscenze e competenze acquisite ed un ipotesi sul proprio percorso formativo e
professionale futuro, che verrà esplicitato in modo assembleare.
B. Secondo livello
Questo secondo livello di formazione specifica si caratterizza per l'ulteriore specificità
dell' esperienza di servizio civile nel contesto territoriale.
I contenuti degli incontri periodici sono:
La relazione educativa con minori in situazione di disagio
- La gestione quotidiana di minori con un vissuto di disagio
- La relazione educativa con minori portatori di handicap fisico e psichico
- Affettività e corporeità nei minori con handicap fisico e psichico
- L’ inserimento di un minore in struttura di accoglienza: dalla preparazione alla
gestione
L’Affido
- Affido: riferimenti normativi
- La famiglia affidataria e la famiglia adottiva
- Organi di servizio competenti: collaborazione territoriale tra i vari Servizi sociali, Enti
e Tribunali per Minori.
- Il lavoro di rete negli interventi sui minori.
La devianza
-Varie forme di devianza e le loro radici
-La tossicodipendenza, e le altre droghe
-I minori e la mafia: le possibili conseguenze dell’ambiente mafioso sullo
sviluppo psicoaffettivo del minore
-Il carcere minorile
-Inserimento nel mondo del lavoro di ragazzi devianti
-Laboratori teatrali: il teatro come strumento di riabilitazione e di prevenzione
della devianza
Attività ed interventi nel territorio dell’APGXXIII
-La storia dell’ Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
-Le varie strutture, la loro gestione e caratteristiche
-Sensibilizzazione sulla legalità e lotta non violenta alle ingiustizie
42) Durata:
Primo livello:
moduli di formazione specifica
A. Modulo residenziale iniziale
La relazione d'aiuto:
Elementi generali ed introduttivi
Elementi di approfondimento suddivisi per aree
Durata 8h
B. Modulo residenziale intermedio
La relazione d'aiuto
Elementi di approfondimento suddivisi per aree
Durata 8 h
C. Modulo finale
Il lavoro per progetti
Verifica, valutazione ed analisi di:
- Obiettivi del progetto
- Andamento del servizio
- Competenze acquisite
- Il sistema formativo
Durata 8 h
Secondo livello:
I contenuti caratterizzati in questo secondo livello, che coinvolge simultaneamente
tutti i volontari in servizio civile presso il nostro ente ,diviso territorialmente sono:
A Relazione educativa con minori in situazione di disagio:Durata 15 ore
B Affido: Durata 10 ore
C Devianza: Durata 15 ore
D Attività ed interventi dell’ente: Durata 10 ore
Durata h
Totale ore= A+B+C+D =_50 ore___
Altri elementi della formazione
43)Modalità di monitoraggio del piano di formazione (generale e specifica)
predisposto:
Si utilizzerà il sistema di monitoraggio verificato dall’UNSC in sede di accreditamento
Data
30 ottobre 2006
Il Progettista
Francesca Ciarallo
Il Responsabile legale dell’ente/
Il Responsabile del Servizio civile nazionale
Nicola Lapenta