Laboratorio di storia contemporanea Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» - Istrevi No. FT/2013/1 ISTITUTO STORIA DELLA RESISTENZA E DELL’ETÀ DELLA CONTEMPORANEA PROVINCIA DI VICENZA ETTORE GALLO Fonti e testimonianze Responsabile di collana Giuseppe Pupillo – [email protected] Commemorazione di Neno Coldagelli di Egidio Pasetto EGIDIO PASETTO (1949) Segretario generale della Cgil vicentina dal maggio 1983 al maggio 1988. La collana del Laboratorio di storia contemporanea è pubblicata a cura dell’Istrevi e intende raccogliere memorie, interviste e documenti utili per ricostruire le vicende politiche, sociali ed economiche del Novecento vicentino e veneto. I quaderni del Laboratorio di storia contemporanea sono scaricabili all’indirizzo: www.istrevi.it/lab Per contatti: [email protected] Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» c/o Museo del Risorgimento e della Resistenza – Villa Guiccioli Viale X Giugno 115 - I-36100 Vicenza Laboratorio di storia contemporanea Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» - Istrevi No. FT/2013/1 Grazie Neno Commemorazione di Neno Coldagelli Egidio Pasetto Scrivevo il 9 settembre del 2007 (ricordando Bruno Trentin). “...ero studente alle medie superiori e partecipavo con impegno, con molti della mia generazione, a attività politico-sociali. Erano anni di intensa elaborazione post-conciliare da parte dei cattolici e io avevo maturato una rottura profonda (e irreversibile) con le organizzazione cattoliche parrocchiali. Il mio impegno si rivolgeva in due direzioni: la costruzione del movimento studentesco a Vicenza e l’avvio di un giornale nella vallata dell’Agno. Proprio operando nel giornale avevo conosciuto Gildo Palmieri, segretario dei tessili (FIOT) per una intervista sulla Marzotto, e sullo sviluppo territoriale della Valle dell’Agno. Palmieri mi presentò il neo segretario della Fiom Neno Coldagelli, appena venuto dalla Fiom Nazionale e che era avviato a diventare Segretario della Camera del Lavoro di Vicenza. L’incontro con Palmieri fu centrato sulla grande fabbrica e sulle condizioni di lavoro e per me, figlio di un dipendente Marzotto, fu la scoperta di una chiave di lettura del mondo del lavoro che non conoscevo, mentre Coldagelli si manifestò, tra l’altro, con vivo interesse su quanto stava succedendo nel mondo cattolico. Aveva una notevole conoscenza del dibattito generale acceso dal Concilio, ma era poco a conoscenza dell’articolazione che le idee conciliari avevano assunto nella realtà vicentina. Ricordo che gli accennai alle vicende del rettore del Seminario Vescovile, le cui posizioni di frontiera lo avevano posto in difficoltà nei confronti del Vescovo di Vicenza Carlo Zinato e lo portarono prima alla sua sostituzione e poi alla sua emarginazione. Coldagelli non era a conoscenza nemmeno degli aspetti generali di questi problemi e ciò mi confermava l’opinione che avevo della sinistra vicentina e cioè che evocava di frequente il tema dei cattolici, ma nella realtà non lo conosceva, e non sapeva come e con chi affrontarlo. Coldagelli era (ed è) persona affascinante ed intelligente e quindi iniziò ad approfondire queste tematiche. Portò un segno di novità, proprio sul terreno specifico del sindacato, interpretando in senso innovativo la dottrina sociale della chiesa, che proprio in quel tempo si stava ponendo domande radicali. Coldagelli intessé un rapporto nuovo con la CISL, superando giudizi (e pregiudizi) largamente presenti sia nella CGIL che nel partito di riferimento, il PCI. Questo suo interesse lo rese attento alle mie posizioni in quanto espressione del legame che mi univa al mondo cattolico e allo stesso tempo al mondo del lavoro, anche se ero ben lontano dal capire come si 2 Laboratorio di storia contemporanea Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» - Istrevi No. FT/2013/1 sarebbero potuti sviluppare dei fecondi punti di incontro tra queste due realtà. Il dibattito che aveva luogo nella chiesa vicentina era difficile da interpretare dall’esterno. Avveniva spesso con linguaggio e con modalità criptiche, per addetti ai lavori. Il dissenso si sentiva minoranza e appariva per lo più timido; c’era la paura della repressione e di essere cacciati dal cattolicesimo ufficiale. Per i dirigenti della sinistra era difficile incrociare queste tematiche, interpretare in modo attivo la riflessione che si stava sviluppando nel cattolicesimo vicentino, conoscerne i protagonisti. La sinistra vicentina ha sempre corso il rischio di essere “esterna alla realtà locale”, come appunto poteva avvenire per il “romano Coldagelli” o per il “ciociaro piemontese” Palmieri. Coldagelli tuttavia ebbe la capacità di imprimere una svolta: trovò interlocutori sensibili ai temi sia nel mondo del sociale (CISL, ACLI), sia in persone che si intersecavano con l’attività politica, generati dal ricco e creativo movimento che si andava ingrossando a ridosso del ’68. Seppe creare distinzioni, articolare valutazioni, percepire le differenze: in sostanza creò interlocuzioni nuove e seppe proporle nella ricca ed effervescente discussione in corso. Ebbe l’idea e la forza di organizzare un seminario a Marano Vicentino con operai di provenienza cattolica, con appartenenti alla CISL e con altri di formazione CGIL, tra cui emergevano giovani operai comunisti, e invitò a parteciparvi Bruno Trentin, di cui era amico. Fui invitato a questo incontro, probabilmente perché ero interessato ai temi post conciliari e allo stesso tempo manifestavo curiosità per i temi sindacali. Mi colpiva, in questi incontri, il modo con cui alcuni esponenti del dissenso cattolico guardavano alla sinistra, con uno spiccato interesse per tutto ciò che esprimeva di creativo e di eretico. Si guardava alla sinistra non ufficiale, interessavano quei personaggi che erano (o sembravano) interpretare i nuovi conflitti da persone critiche; quelli che non avevano “precetti” ben definiti da proporre, come nel caso del socialismo con tutto il suo ricettario, ma proponevano un percorso critico, fatto di approcci diversi, di metodi nuovi. Ricordo che avevamo fatto un elenco di queste persone: nel PCI c’erano Pietro Ingrao e coloro che diedero vita poi al Manifesto, nel PSI c’era Lombardi, nel PSIUP Basso e Libertini, nella CGIL c’erano Foa e i giovani Trentin e Garavini. Avevamo cominciato a leggere i loro interventi sull’Avvenire d’Italia diretto da Raniero La Valle, e successivamente in quel fiorire di giornali e riviste la cui nascita segnò quella stagione e che si caratterizzavano invariabilmente per il suffisso “Nuovo” aggiunto al titolo di testata. Andai a quella riunione su invito di Coldagelli, e Trentin fece un discorso travolgente ... ” 3 Laboratorio di storia contemporanea Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» - Istrevi No. FT/2013/1 La rivista che pubblicava questo ricordo vide la luce nel novembre successivo (Economia e Società Regionale, numero 98/2007). Una sera di quel novembre, mi raggiunge una telefonata: “ Dio …cagnaccio, guarda, sei riuscito a farmi commuovere”. Non sentivo Neno dal funerale di Galbo. Ma il suo impareggiabile intercalare, la sua voce squillante, il suo sorriso che “vedevi” dall’altra parte del telefono, mi creò una profonda emozione, ed io, esiliato volontario dalla Cgil, ritrovavo all’improvviso il piacere di sentire quel mio maestro, che un tempo lontano mi seppe essere guida precisa, puntuale nel correggermi, discreto negli atteggiamenti, capace di incitarmi nei momenti di sconforto. E’ stata una coincidenza: per ricordare Bruno Trentin, nel pieno dell’emozione della sua scomparsa, avevo fatto ricorso alla memoria e dentro alla memoria ho ritrovato il luogo in cui collocare la riconoscenza, l’affetto, la stima, nei confronti di Neno. Questa coincidenza mi ha permesso di dire a Neno, vivo, ciò che pensavo di lui. Mi sono anche immaginato la scena che precedeva la telefonata. Neno che chiama Marisa e le dice: senti, come si chiama quello di Vicenza, Barretto, Pestetto, Quadretto, insomma sai quel casinaro con i baffi amico di Gildo. Sai ha fatto anche il Segretario della Camera del Lavoro. E Marisa: forse Pasetto? A si si, Pasetto. Aspetto chiamo Gigi e gli chiedo il numero di telefono. Gigi, hai il telefono di Pasetto, sai lo devo chiamare per quella cosa che ha scritto su di me. Marisa, ma come si chiama di nome Pasetto? E Marisa: ma guarda sulla rivista. Quando concluse la telefonata (e fu una carrellata di persone di cui mi chiedeva “come sta?”, puntualmente sottolineata dal nomignolo che aveva per tutti. A proposito sono sue le espressioni “nazika” per dire tedesco, “contadinia” per dire russo, “pretagna” per dire di un cattolico un po’ falso), ho chiesto a “ma tu come stai?” e capii che non andava bene e non ebbi il coraggio di chiedergli le ragioni del malessere: temevo quello fisico, perché quello politico era scontato. Ho poi seguito la sua parte finale di vita attraverso le puntuali informazioni del caro amico Gigi Agostini. 4 Laboratorio di storia contemporanea Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» - Istrevi No. FT/2013/1 Che storia è stata quella di Neno nel Veneto? Ma al di là delle mie considerazioni, che storia è stata quella di Neno nel Veneto? Come sapete arriva nel febbraio del 1967, come segretario generale della Fiom di Vicenza e coordinatore della Fiom del Veneto (che era una nomina della segreteria nazionale Fiom). Ha scritto Neno sui “Quaderni del Centenario della Camera del Lavoro di Vicenza”: “Non nascondo che l’impatto con la realtà vicentina fu indiscutibilmente forte”. Brutalizzo io: dalle stanze soffici, intellettualmente elaborate ed articolate della Fiom Nazionale, agli uffici angusti della Cdl di Vicenza (in Via Corpus Domini!!), sotto le logiche ferree del sergente prussiano (doc di Neno) Natalino Cervio, all’incontro con Gildo Palmieri che, quando si accorgeva che si perdeva tempo, andava al ciclostile tirava 20.000 volantini e chiamava tutti davanti le portinerie al primo turno alle 5 del mattino. Un nucleo non numerosissimo (anzi proprio piccolo) di combattenti, intelligenti e generosi compagni, guidati da un personaggio che inciderà moltissimo nella vita di Neno anche se scomparso troppo presto (morirà 5 anni dopo la venuta di Neno a Vicenza) Romano Carotti. Nella CCdL di Vicenza, nel PCI Vicentino e nel Psiup, nella sinistra socialista, si formarono gruppi dirigenti nelle fabbriche e nel sindacato e nei partiti, che ebbero un ruolo decisivo negli anni successivi nel portare la sinistra a ruoli meno precari ed isolati e la Cgil a giocare un ruolo fondamentale per la crescita e lo sviluppo della democrazia sociale ed economica e nel processo di emancipazione. Qual è il ruolo di Neno a Vicenza e come si caratterizza il suo ruolo? Qui cominciano i dolori per il biografo: Neno non ha scritto niente. A parte le memorie raccolte nel citato volume, un articolo scritto da lui nel 1981 su Rassegna Sindacale per uno sciopero generale dei chimici ed un’altra memoria, non ho trovato articoli o saggi con la sua firma. Pigrizia? Ho più di un indizio, oltre che la memoria diretta, a tal proposito. Si Neno era pigro. Le sue relazioni si svolgevano con appunti molto estesi, ma raramente l’ho visto presentare un documento pienamente elaborato e scritto (spero che in qualche parte quelle relazioni ci siano ancora). Pigrizia, si, ma credo fosse anche altro. Fra gli atti della CdL ho trovato una relazione del giugno del 1969 per un convegno sullo sviluppo economico del Bassanese, gestito dalla locale CdL. È una relazione sullo stato dell’economia nella zona: sono 15 pagine dattiloscritte, fittissime, ricca di tabelle, riferimenti a dati locali e nazionali, sull’andamento economico; analisi altrettanto articolata sulle forze in campo, sulle tendenze delle aziende. Ebbene questa relazione è firmata: la Segreteria Generale della Camera Confederale del Lavoro di Vicenza”. Cerco di capire chi fosse questo ente ed ho verificato che non c’era nessun Segretario Generale Aggiunto, nessun Vice Segretario. Deduco che la firma fosse un’ escamotage per evidenziare la funzione collettiva del gruppo dirigente, l’assunzione di responsabilità nella formazione delle scelte. Provate a leggere la sua testimonianza del 5 Laboratorio di storia contemporanea Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» - Istrevi No. FT/2013/1 periodo in cui lui svolge il compito di Segretario Generale. Parla di tutti e di tutto, ma “io ho fatto”, “io ho deciso” non lo dice mai. E questo è stato il suo tratto caratteristico. Quel gruppo dirigente è continuamente stimolato e scosso dalla straordinaria personalità di Carotti, ma è anche evidente che avesse problemi di coesione e di unità. Neno intuisce e vede questa situazione e la modifica, con il metodo che allora si chiamava “collegiale” e che adesso, dopo le discese in campo, si chiama “di squadra”. Lui è stato un costruttore paziente, tenace, talvolta mediatore cocciuto, sempre con la visione del significato dei percorsi che intraprendeva. Giuseppe Pupillo, che non è solo uno studioso di rara profondità e precisione della storia del movimento operaio vicentino, ha anche conosciuto bene Neno, formando per un paio d’anni il quadrunvirato dei dirigenti “romani” delle organizzazioni sindacali e politiche della sinistra vicentina, nella prefazione del Quaderno citato dice “Il ruolo di Coldagelli, nel Sindacato Vicentino e Veneto, a partire dal 1967, è ritenuto dallo scrivente più ampio e incisivo di quanto non appaia nella sua intervista, del resto improntata al caratteristico understatement di quel dirigente”. Scriveva poco, in compenso curava in modo maniacale il giornaletto della Camera del Lavoro, dove voleva che ci fossero gli operai che scrivessero. Ho trovato le sue correzioni agli articoli, osservazioni di merito, non nella forma, della quale preferiva magari qualche ruvidezza linguistica, ma che fossero espressione, di quel Commissario Interno, o di quel delegato poi. Ho visto il modo preciso con cui ha elaborato (finalmente anche a Vicenza) un piano formativo per quadri di fabbrica: curava nel dettaglio le modalità operative dell’attività didattica, cercava i finanziamenti dal Ministero, curava la partnership con Umana, faceva in modo che le attività di aula potessero generare un ottimo risultato, coinvolgeva da Broglia, a Garavini, da Fernex, a Tonini e Giovannini per avere docenti di alto livello. La sua formazione intellettuale la metteva al servizio di questo progetto, che con la venuta a Vicenza, prendeva corpo. Nelle due relazioni scritte che ho trovato, certamente ascrivibili a lui per grande parte, e negli interventi che ho trovato in un volumetto della Fiom del Veneto della primavera del 1968 che pubblica il dibattito sulle Sezioni Sindacali nelle aziende più importanti, è chiaro il suo apporto strategico. Della sinistra comunista e sindacale era arrivato con una profonda elaborazione sui temi dello sviluppo neocapitalistico (come lo chiamò in un riuscito convegno il Cespe nel 1962) e della lettura fordista dello sviluppo e di quale risposta dare: la costruzione di un potere dal basso che sapesse generare processi di controllo, l’azione per cambiare le condizione di lavoro (in ordine salario, salute, orario). Il ragionamento è chiarissimo: controllo e negoziazione, sviluppo della democrazia dal basso, costruzione dell’unità di classe come parte della costruzione dell’unità del sindacato e di una nuova visione sociale e politica. È quasi incredibile come, a distanza di quarant’anni, il 18 settembre del 2008, in una lettera a Oscar Mancini (segretario della CCdL di 6 Laboratorio di storia contemporanea Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» - Istrevi No. FT/2013/1 Vicenza) in occasione dell’uscita di un libro sul 1968 alla Marzotto (La statua nella polvere. Ediesse), scrive “… la forza originaria del consiglio dei delegati risiedeva certo nella democrazia, ma si nutriva di una politica sindacale di grande spessore che, per dirla in soldoni, aveva al suo centro la contestazione dell’organizzazione capitalistica del lavoro….”. A Vicenza porta a compimento l’esperienza. La sua stima per Carotti come precursore (coadiuvato negli ultimi anni dal giovane Cestonaro) e per Gildo Palmieri come artefice operativo di questa strategia, che riesce in mezzo a difficoltà enormi, a sviluppare questa politica, Neno la comunica in tutti i modi. Nella testimonianza dichiara tutto il suo affetto e stima per questi dirigenti e sembra sminuire il suo ruolo. Il suo understatement , può trarre in inganno chi leggesse quella testimonianza in assenza di un proprio pensiero critico, perché il rischio è di sottovalutare il ruolo e le capacità di Neno di portare a maturazione l’elaborazione e il progetto nato con il gruppo dirigente nazionale della Fiom, e che è riuscito a sperimentarlo nella prassi quotidiana, con i lavoratori in carne ed ossa a Vicenza. Attraverso queste scelte concepisce il rinnovamento del sindacato. Polemizza aspramente con due posizioni che percepisce dentro allo sviluppo del movimento: quelle pansindacali o quelle spontaneistiche. Per questo lavora alla costruzione di una nuova leva di dirigenti sindacali aziendali che a partire dalle Sas prima e con la nascita dei delegati poi, costruisca una nuova generazione di quadri capaci non solo dell’azione rivendicativa, ma di dare continuità, di diventare organizzazione. Va citata inoltre la partecipazione attiva di Neno nel gruppo dirigente del PCI Vicentino, di cui sposa le scelte maggioritarie e le rafforza, con quelle sue sensibilità che lo portano ad intessere il dialogo anche con chi la pensava in modo diverso da lui. Neno cita, a proposito del PCI, l’XI° congresso, che Cossutta gestisce a nome della segreteria e che, non potendo polemizzare direttamente con Carotti, uso la sua espressione “nelle conclusioni mi ha fatto nuovo”. 7 Laboratorio di storia contemporanea Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» - Istrevi No. FT/2013/1 Alla Direzione Generale della Camera del Lavoro di Venezia Nel 1971, accetta la proposta di sostituire Berto Conte alla Direzione Generale della Camera del Lavoro di Venezia. Il suo lavoro a Vicenza era ormai ben avviato: il movimento impetuoso stava inondando le fabbriche, dalle grandi alle piccole, i Consigli di Fabbrica si stavano consolidando, il processo unitario pareva inarrestabile, la Cgil aveva intrapreso un rinnovamento dei suoi gruppi dirigenti fino alla fondamenta. Venezia era Marghera. Era una delle capitali di quella tumultuosa, e, per molti versi, rivoluzionaria stagione. Non ho avuto relazioni dirette con Neno in quel periodo, a parte una sua proposta affinché, finito il militare, accettassi un incarico nel sindacato veneziano; abbiamo avuto una frequentazione molto intensa negli incontri negli organismi dirigenti del Pci e del Sindacato. Il tratto caratteristico dell’esperienza di Neno a Venezia (pur essendo un’esperienza sostanzialmente breve, è durata solo due anni e mezzo) è stata in tre direzioni: 1. Dare alla Camera del Lavoro una nuova sinesi unitaria, centrata sul ruolo dei Consigli di fabbrica, questione che trovava ancora divisioni, soprattutto in alcune componenti dei chimici (Piovesan) e qualche timidezza nella Fiom diretta da Ghisini; 2. Accelerare il rinnovamento dei gruppi dirigenti. In questa direzione favorirà, con molto coraggio, l’ inserimento di giovani provenienti sia dalle aziende, che dalla scuola (Luciano De Gasperi e Paolo Perulli per tutti, ma vi informo che, per un quarto d’ora, portò anche Massimo Cacciari); 3. Costruire un nesso logico e diretto fra rivendicazione aziendale e politiche territoriali. La cosiddetta strategia delle riforme ebbe una originale sua interpretazione attraverso non solo le piattaforme territoriali (casa, trasporti e diritto allo studio in primis), ma in quella lunga e complessa vertenza sicurezza al Petrolchimico in cui cercò di coniugare la fabbrica e gli investimenti a Marghera (con il controllo dei Consigli di Fabbrica), con la costruzione degli strumenti di medicina del lavoro a livello territoriale, sperimentando relazioni fra le Università di Medicina di Padova e Verona. Quindi delegati di fabbrica e ruolo dell’Ente Locale. Questa sua impostazione lo porterà certamente a crescere sul piano personale. La città di Venezia è altra cosa rispetto a Vicenza: l’opportunità di relazioni fanno tutt’uno con il suo fascino. Dal giovane ed emergente Cacciari con tutto il suo gruppo davvero ampio di giovani intellettuali che influenzeranno molti ambienti dell’Università, della Ricerca e della Politica, a grandi artisti come il pittore Vedova o il musicista Gigi Nono. La presenza di un nuovo politico nel Pci, come Rino Serri lo incoraggerà a cercare nuove strade che avranno su due temi il centro della sua elaborazione: la relazione tra fabbrica e società coniugata attraverso la cosiddetta strategia delle riforme e dall’altra il tema dello sviluppo e dunque della programmazione, attraverso la contaminazione fra il 8 Laboratorio di storia contemporanea Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» - Istrevi No. FT/2013/1 piano e il controllo con strumenti territoriali, quali i Consigli di Zona per i lavoratori ed il Sindacato, e gli EELL come centro della democrazia statuale. Questa impostazione lo porterà a far crescere la sua statura e prestigio, ma gli provocherà anche profonde incomprensioni con un personaggio chiave della sinistra comunista veneziana Cesco Chinello. Nelle sue poderose opere di storico del movimento operaio e sindacale veneziano, chioserà Neno con asprezza. Ma tant’è. Ormai Neno è un dirigente che si è guadagnato sul campo i galloni del leader: entra nel Comitato Direttivo nazionale e, quando prende corpo la riforma della Cgil dopo il Congresso di Bari del 1973, viene chiamato ad essere il primo Segretario Generale della CGIL del Veneto, di una struttura con valenza congressuale e con poteri di direzione. Ovviamente si porterà il fedele e sodale Palmieri come responsabile dell’organizzazione, perché, diceva lui, non sono neanche capace di guidare la macchina. In compenso Gildo era capace di andare da Vicenza a Mestre in autostrada in seconda per 70 km. Nei quasi 6 anni di Direzione al Regionale, caratterizzerà il percorso su questi tre aspetti: 1. Un profondo rinnovatore dei gruppi dirigenti, sapendo comprendere compagni di lunga esperienza, con la presenza di giovani e giovanissimi (segretari regionali con meno di 30 anni erano all’ordine del giorno, ma tutti dovevano aver avuto l’iniziazione con percorsi di direzione e responsabilità di gestione di vertenze aziendali); 2. Un tenace riformatore della Cgil, che, secondo lui, avrebbe dovuto anticipare la riforma dello stato con lo scioglimento delle Province (meditate!!!!!!!)per costruire i comprensori, che sarebbero dovuto essere la dimensione ottimale di programmazione territoriale ed ente intermedio fra Regione e Comuni. La Cgil, per sostenere tale progetto, scioglierà le CCdL Provinciali, costituirà i propri comprensori come luogo previlegiato per sviluppare e consolidare i CdZ, come continuità dei CdF; 3. Infine la creazione di un sistema vertenziale che avesse al centro la Pianificazione Regionale, un insieme di vertenze aziendali che contrattavano gli investimenti dei grandi gruppi nella dimensione regionale (PPSS, Eni, ecc.), per determinare la qualità di uno nuovo sviluppo. All’interno di questo progetto e della riforma della Cgil mi coinvolgerà direttamente, chiamandomi a dirigere la costituenda Federazione della Funzione Pubblica, che accorperà tre sindacati del Pubblico Impiego. In realtà la sua motivazione era un po’ più radicale: voleva qualcuno che sapesse di contrattazione aziendale, di Consigli di Fabbrica e capace di distinguere fra la lotta dura e la “jacquerie”, che si manifestò con i 41 giorni di sciopero degli ospedalieri fra il 1978 e il 1979. 9 Laboratorio di storia contemporanea Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» - Istrevi No. FT/2013/1 A proposito ancora del suo understatement E a proposito ancora del suo understatement. In occasione della celebrazione del centenario della Cgil, si tiene a Venezia un convengo sulla Cgil Regionale. Lui viene chiamato a fare la sua testimonianza. Si presenta come sempre con la sua eleganza innata del portamento, ma soprattutto con l’eleganza del pensiero. Ha con sé un libretto della sua amica e straordinaria giornalista Tina Merlin, sulle lotte della ceramica del 1971. Si mette a leggere la testimonianza di una giovane delegata sindacale della Cgil che (e cito a memoria) dice ”prima della vertenza ero una persona. Dopo ero un’altra. La lotta, la sua costruzione, le discussioni con le compagne, il rapporto con i sindacalisti, la piattaforma, i risultati, avevano costruito in me una nuova coscienza e consapevolezza: ero emancipata”. È la sintesi di due pagine, con cui Neno, con quella lettura, volle significare tante cose: l’omaggio all’amica e compagna di lotte Tina Merlin, l’omaggio alla giovane donna lavoratrice, il processo di emancipazione che si costruisce dentro ad obiettivi strategici, in una forma davvero partecipata, perché fondante degli obiettivi stessi. Per lui, queste due pagine raccoglievano il significato del suo essere dirigente del Veneto e forse della sua militanza stessa. Alla fine del ’79 accetta il “ritorno” a Roma. Crede ( ed aveva ragione) che il suo lavoro nel Veneto fosse concluso. In tutte e tre le esperienze era stato un costruttore di orientamenti politici chiari, ma anche un profondo rinnovatore del Sindacato. Andò a Roma e fu chiamato a dirigere la Filcea, come Segretario Generale Aggiunto. Andò nel sindacato industriale che era il più lontano dalle sue sensibilità politiche e dalle sue storie personali. Negli incontri che facevamo soprattutto ad Ariccia, non ho più ritrovato in Neno la gioia che aveva sempre nello sguardo, ed anche l’ottimismo che trasmetteva e che gli era innato, si era diradato ed il dirigente che avevo conosciuto per 13/14 anni, l’ho visto cambiare. Ovviamente sono mie impressioni e mi piacerebbe trovassero conferme o smentite da chi ha continuato ad essergli vicino negli anni successivi di dirigente della Cgil nazionale e del Lazio. Quando se ne andò dal Veneto, lo andai a trovare con Lucia, mia moglie, nella sua bella casa nel Ghetto di Venezia, per consegnargli un nostro ricordo e ringraziamento. Il dono era un dipinto di mia moglie, dalle tonalità rosa, dalla inequivocabile pittura astratta che caratterizza la sua opera artistica. Non ci ponemmo il problema se quella pittura era nella sua sensibilità, o in quella di Marisa. Ci pareva più importante dare il segno con un oggetto che era profondamente nostro, ma che volevamo condividere con un compagno, con un amico, che aveva profondamente inciso nelle nostre vite, di persone impegnate nella politica e nella militanza sindacale, ed anche nelle nostre vite private. 10 Laboratorio di storia contemporanea Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» - Istrevi No. FT/2013/1 Sono più di vent’anni che ho lasciato la Cgil. Lavorando su questi appunti e sulla memoria, non riesco ancora a darmi la spiegazione di cosa sia successo in questi. Osservo che l’effetto è stato quello di produrre una eliminazione di un patrimonio di persone, di intelligenze, di strutture ed organizzazioni, che avevano una legittimazione di massa senza precedenti nella storia. Se servisse il dolore che oggi celebriamo, a riaprire qualche canale di comunicazione, per capire innanzitutto cosa è successo e poi vedere cosa si può fare, sarebbe un gran modo di ricordare Neno. Io, Neno, lo sento ancora vivo così. Se vogliamo, possiamo cercare ancora. Egidio Pasetto Vicenza/Roma, 4 aprile 2013 11