Poste Italiane Spa - spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1 - DCB) PER LE STRADE D’EUROPA M E N S I L E D E L L A U I LT R A S P O R T I ANNO XVIII - NUMERO 2/3 - FEBBRAIO/MARZO 2009 5 MARZO 1950 Alle spalle la tragedia di una guerra, un paese alla ricerca di se stesso, il movimento sindacale da poco diviso. Nasce per “conquistare” il futuro, la UIL democratica, riformista, indipendente. Accompagnerà il cammino dell’Italia e del movimento operaio sempre al servizio dei deboli e degli oppressi 5 MARZO 2009 Fedele al proprio DNA la UIL non desiste dalla sua battaglia. Negli anni ci sono state conquiste importanti. Ma c’è ancora un lungo cammino per acquisire maggiore benessere e dignità per il mondo del lavoro EDITORIALE GUIDA AL NUMERO EDITORIALE - Con “questo” spirito e con “questo” sindacato di Giuseppe Caronia I CONVEGNI DELLA UIL - Il momento del rilancio - La relazione di Caronia - Gli interventi (Matteoli, Sabelli, Pugliesi, Angeletti) ANNIVERSARIO FONDAZIONE UIL - 5 marzo: 59, ma non li dimostra… di Camillo Benevento LE VIE DEL MARE - Firmato l’accordo del rinnovo del CCNL... di Angelo Patimo - Privatizzazione con regole certe di Agostino Falanga 1 2 3 9 15 18 20 FS: E’ TEMPO DI ANALISI - La situazione del gruppo e delle aziende... di Salvatore Ottonelli 23 I CONTRATTI - L’assistenza sanitaria integrativa... di Claudio Tarlazzi 26 LA CULTURA DELLA PREVENZIONE - Sicurezza stradale: il valore della vita di Silvano Miniati 27 MOBILITA’ E SVILUPPO - La prestazione dei lavoratori mobili di Santino Fortino 29 NON SOLO ENGLARO… - Libero Stato in libera Chiesa di Cleto Catalano 30 TOSSICODIPENDENZA E SICUREZZA - La nuova procedura LAVORO E DIGNITA’ - Formazione professionalità: terra di frontiera… di Luigi Annunziato LA CONSULTA NAZIONALE CAF-UIL - Continuare così di Lallo - Non lasciare mai soli i lavoratori la relazione di Gilberto De Santis - Gli interventi di Proietti, Polito, Angeletti PER LE STRADE D’EUROPA - Brrr che freddo … di Carola Patriarca 34 41 47 47 51 58 LA UIL NEL TERRITORIO - Dalle nostre redazioni regionali 62 Roberto Monticelli (Lombardia); Cesare Menini (Emilia Romagna); Vincenzo Esposito, Annalisa Servo, Gennaro Gambardella (Campania); Nello Fusaro (Piemonte); Denti, C. Mosca, B. Giubellini (Liguria); Bruno Zacchei (Veneto). 1 Con “questo” spirito e con “questo” sindacato S ettimane particolarmente intense verete l’eco nelle pagine seguenti) quelle che abbiamo vissuto di senza pretendere di possedere da soli il recente: rese ancora più “parteci- dono della “verità” ma ponendoci in pate” dal momento assolutamente un confronto aperto con Governo, eccezionale che caratterizza il nostro forze sociali, aziende e territorio. Paese, la sua economia e stabilità pro- Mentre questo giornale va in stampa, è duttiva così come l’economia e la sta- in corso un altro “confronto dibattito” bilità produttiva dell’intero Pianeta. sul nuovo modello contrattuale della La chiamano “grande crisi” e a noi non viabilità e della mobilità del quale rifeinteressa misurarne la portata sulla riremo nel prossimo numero. base di un raffronto con i “precedenti” Temi, tutti, che toccano da vicino non del 1929: quello che più ci sembra soltanto aspetti di efficienza produttiurgente e necessario è come affrontare va e di compatibilità economica ma qui e subito una situazione che, se anche dei diritti del lavoro e della citlogorata ulteriormente, potrebbe farci tadinanza connessi con l’azione sindacadere in una fase di non cale e con la tutela degli ritorno dalle conseguenze interessi dei lavoratori e imprevedibili. DI GIUSEPPE CARONIA della collettività. E’ nello scenario di questi Abbiamo detto che noi su eventi che abbiamo dovuquesti temi vogliamo to affrontare, noi della Uiltrasporti così, metterci la faccia e per questo, chiaro e come credo l’intero movimento sinda- tondo, abbiamo espresse le nostre opicale del nostro Paese, alcuni problemi nioni in proposito così come abbiamo complessi e interdipendenti nella loro fatto e stiamo facendo per le sorti possibilità di soluzione e sui quali della nostra flotta pubblica delle sue abbiamo il dovere di misurarci “met- rotte, dei suoi problemi occupazionali tendoci la faccia” e non tirandoci indie- problematiche queste, che nonostante tro. la loro importanza per il Paese e nonoNon c’è dubbio che l’universo trasporti stante il nostro impegno, vengono sia uno dei gangli vitali di questa anali- ignorate dal Governo che sembra non si delle cose da fare, e l’avvio ad un volersene affatto curare. discorso serio sul come affrontare la Sono tutte problematiche sulle quali ristrutturazione dei diversi settori che la sarebbe bene, per il sindacato, andare compongono sia propedeutico ad ogni uniti al confronto per far pesare di più provvedimento legislativo o contrat- il “valore lavoro” ma affinché ciò sia tuale che voglia essere tempestivo ed possibile occorre che alcune pregiudiefficace. ziali ideologiche cedano il passo alla Abbiamo aperto un discorso sul tra- ragionevolezza ed al dialogo per poter sporto aereo e sulle prospettive della affrontare i problemi nella loro vera nuova Alitalia, discorso non separabile consistenza. da quello dell’intero settore aeropor- Certo è difficile conciliare il diavolo tuale italiano e per certi versi europeo. con l’acqua santa. Quando subentrano Ne abbiamo dibattuto a lungo (ne tro- crisi che hanno momenti o anche PER LE STRADE D’EUROPA I CONVEGNI DELLA UILT 2 periodi di media-lunga durata, bisogna riuscire a conciliare situazioni in apparenza di difficile conciliazione: occupazione, livelli salariali, produttività, efficienza aziendale, garanzia dei diritti, salvaguardia delle regole comunitarie, competitività, fanno tutte parte di un risiko di cui soltanto un sindacato veramente riformista, laico, democratico, e disponibile al dialogo e al confronto può venirne a capo. In questo numero si ricorda anche il 59° anniversario della nascita della UIL: un sindacato che per ben più di mezzo secolo ha presentato costantemente tutte quelle caratteristiche. Intendiamo con questo sindacato e con questo spirito porci di fronte a questa sfida. Giuseppe Caronia Segretario Generale Uiltrasporti Direttore Responsabile SANDRO DEGNI Redazione: Roma - Via di Priscilla, 101 - tel. 06.862671 Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 00445/92 del 14/07/1992 Comitato di redazione: Enrico Cimmino, Santino Fortino, Salvatore Ottonelli, Angelo Patimo, Roberta Rossi Segreteria di redazione: Carola Patriarca Grafica e impaginazione: Franco Bottoni Studio e-mail: [email protected] Una copia Euro 2,00 Abbonamento annuale Euro 22,00 Abbonamento sostenitore Euro 300,00 Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana EDIZIONI “PER LE STRADE D’EUROPA SRL - PIAZZA DELLA LIBERTÀ, 10 - ROMA STAMPA: LEGALL INDUSTRIA GRAFICA SRL - VIA ASCIANO, 9 - ROMA FINITO DI STAMPARE MARZO 2009 PER LE STRADE D’EUROPA IL MOMENTO DEL RILANCIO La Uilt si confronta con i problemi del trasporto aereo nel nostro Paese Q ui è Rodi, qui salta… ricordate quel vecchio detto dei nostri padri? (Hic Rhodus hic Salta...). Ce lo ha fatto venire in mente il “titolo” con il quale la UIL ha voluto introdurre il suo convegno sul trasporto aereo: “Il Momento del Rilancio” dedicato essenzialmente alla “risorgente” Alitalia, ma che ha spaziato sull’intero settore del Trasporto Aereo. E in effetti dalla relazione del Segretario Generale della Uiltrasporti, Giuseppe Caronia, e dagli interventi (tutti ad alto livello, secondo il parere del Vostro Cronista) degli oratori che si sono succeduti si è potuto costatare il forte impegno di tutto il mondo del trasporto aereo del nostro Paese (ma non del solo mondo del trasporto aereo…) per uno “scatto in avanti” di tutti anche in costanza di una situazione difficile e dura per l’intero universo economico produttivo non soltanto italiano, ma, ormai, pressocchè planetario. Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Senatore Altero Matteoli ha preso la parola al termine della relazione di Caronia, e al suo intervento hanno fatto seguito quelli dell’Amministratore Delegato di Alitalia, Ing. Rocco Sabelli, del Presidente dell’ENAC Prof. Vito Riggio, del Presidente Assaereo Ing. Fausto Cereti, del Presidente Assoclearance Dott. Carlo Griselli, del Prof. Marco Marazza, professore ordinario di Diritto del Lavoro, del Com.te Silano Manera, Direttore generale ENAC, del Prof. Bruno Franchi, Presidente dell’ANSV, del Generale Giuseppe Bernardis, Sotto Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, del Dott. Guido Pugliesi, Amm.re Delegato ENAV e del Segretario Generale della UIL Luigi Angeletti che ha concluso i lavori coordinati e presieduti da Marco Veneziani Segretario Nazionale della Uiltrasporti. Nelle pagine seguenti diamo un’ampia sintesi degli interventi sin’ora pervenuti in redazione (gli altri cercheremo di pubblicarli nel prossimo numero). Ed il testo integrale della relazione del Segretario Generale della Uiltrasporti Giuseppe Caronia. I CONVEGNI DELLA UILT 3 La relazione di Caronia A utorità, Gentili Ospiti, porgo a tutti Voi il nostro benvenuto e Vi ringrazio per essere intervenuti. Un ringraziamento particolare al Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Altero Matteoli che nonostante i suoi tanti impegni ha voluto oggi essere qui con noi. Ci auguriamo che questo nostro incontro possa costituire un’occasione importante per fare insieme, Istituzioni, Imprese, Sindacato ed Enti Regolatori, il punto della situazione, analizzare le difficoltà nelle quali ci si trova e ricercare le migliori soluzioni possibili nell’interesse dei lavoratori, delle imprese e del Paese. Abbiamo sempre creduto in un modello di relazioni industriali costruttivo e capace di permettere al sistema di lavorare unito per obiettivi comuni, ed è in questa logica che abbiamo organizzato questo nostro Convegno sul Trasporto Aereo. Lo scenario nel quale ci confrontiamo è caratterizzato da una forte congiuntura negativa, la crisi mondiale che si è abbattuta sull’economia ha determinato contraccolpi, se non veri e propri sconvolgimenti, nel sistema finanziario ed industriale globalizzato. Crollo della produzione, calo dell’occupazione e stagnazione dei consumi sono malanni ormai conosciuti e drammaticamente reali anche per quelle aree del pianeta fino a ieri con percentuali di crescita a due cifre. In particolare, per quanto riguarda il Trasporto Aereo, Stati Uniti, Sud Est Asiatico e Paesi del Golfo Persico, che nell’ultimo quinquennio hanno tirato la volata alla crescita esponenziale dei voli e degli ordini di aeromobili Boeing ed Airbus, stanno segnando una decisa battuta d’arresto. Il calo del fatturato è sensibile in tutto il mondo e la diminuzione dei ricavi mette in seria difficoltà le imprese, costrette a confrontarsi comunque con una concorrenza agguerrita e con un livello dei costi difficilmente comprimibile in tempi sincroni con il mercato. Le caratteristiche di business del trasporto aereo sono infatti tali da richiedere tempistiche di medio/lungo periodo sia per gli investimenti che per l’eventuale ridimensionamento degli assetti industriali, tempi che l’attuale crisi economica non ha lasciato agli operatori. Il ritardo con il quale, storicamente, l’Italia è riuscita a mettere in campo le riforme strutturali necessarie ad adeguarsi alla concorrenza globale, ci ha esposto maggiormente ai venti di crisi e, contemporaneamente, ha reso più difficile per i nostri operatori approfittare della ripresa dei mercati. Analizzando la situazione Italiana, balza immediatamente agli occhi, uno stato di difficoltà generalizzato di tutto il comparto del Trasporto Aereo. Vettori in crisi sia nel settore passeggeri che merci, calo di transiti negli aeroporti ed inevitabile conseguente sofferenza per tutto l’indotto di un settore che costituisce, da solo oltre l’uno per cento del Pil nazionale. L’unico indicatore in ascesa esponenziale, al momento, è quello relativo alle richieste di accesso agli ammortizzatori sociali. Il caso emblematico che racchiude in sé gli stilemi di una crisi annunciata è stata senza dubbio la vicenda Alitalia. Anni di immobilismo, di forte ingerenza della politica, di veti incrociati, di soluzioni tampone ed in ultimo, non certo per importanza, alcune responsabilità sindacali che, fatte le debite differenze, hanno condotto la compagnia di bandiera, un tempo fiore all’occhiello dell’Italia nel mondo, al punto di non ritorno. La difficile vertenza che ne è conseguita e che ha visto impegnato il Governo, la Uiltrasporti , il Sindacato in generale ed i lavoratori del Gruppo Alitalia ed Air One, può oggi essere considerata sulla via della risoluzione. Le criticità non sono ancora, ovviamente, del tutto superate ma la nuova Alitalia è viva, vola, e si confronta con il mercato dopo essere passata attraverso il commissariamento ed aver drammaticamente sfiorato il baratro del fallimento. Quello è stato il momento in cui è stato necessario assumersi la responsabilità di effettuare scelte di certo non facili e noi non ci siamo tirati indietro. Abbiamo assolto il principale e forse più importante compito del Sindacato cioè quello di raggiungere accordi e, nell’interesse dei Lavoratori e del Paese, grazie anche all’autorevole mediazione del Governo con il decisivo contributo del Sottosegretario alla Presidenza, Dott. Gianni Letta, che ancora una volta voglio ringraziare, abbiamo costruito e sottoscritto un’intesa che ha consentito di scongiurare la tragedia del fallimento, e garantito la rinascita di Alitalia con il mantenimento del salario per quanti sarebbero stati assunti dalla nuova Compagnia, e la garanzia di strumenti di PER LE STRADE D’EUROPA 4 I CONVEGNI DELLA UILT sostegno al reddito senza precedenti per quantità e per durata, per i lavoratori esclusi nell’immediato. La nostra Federazione con l’indispensabile sostegno della Confederazione e del suo Segretario Generale, Luigi Angeletti, si è fortemente spesa, affinché a tutte le categorie dei lavoratori di Alitalia, Piloti, Assistenti di Volo, Quadri, Funzionari Tecnici di linea e Personale di terra, fosse data una seconda opportunità ed al Paese non venisse a mancare la sua Compagnia di bandiera. Non possiamo però dimenticare che abbiamo vissuto mesi difficili, nei quali anche esprimere una opinione equilibrata e responsabile nei luoghi di lavoro era pretesto strumentalmente utilizzato da minoranze chiassose ed a volte violente per avvelenare il clima tra gli stessi colleghi. Sono stati momenti da dimenticare e sono convinto che il senso di responsabilità che ha prevalso e che ha guidato l’azione coordinata di Governo, Parti Sociali ed Enti regolatori, permettendo la ripartenza di Alitalia, costituisca un patrimonio di collaborazione che non dobbiamo assolutamente disperdere ma che, anzi, dobbiamo con perseveranza coltivare, affinché si assicuri quel riassetto del trasporto aereo che è fondamentale non solamente per il suo rilancio ma anche per la ripresa economica e sociale dell’intero Paese . E’ però indispensabile che si affrontino i nodi atavici del settore, partendo dalla gestione degli aeroporti, per evitare che politiche localistiche rendano il nostro sistema, da anni impegnato in lotte intestine campanilistiche, debole nei confronti dei competitori internazionali. Deve essere definitivamente individuato ed attuato un piano nazionale degli aeroporti che ci consenta di reggere la sfida con l’Europa e con i Paesi extraeuropei, soprattutto in vista della rivoluzione epocale portata dagli accordi Open Skies. Noi vogliamo continuare ad essere parte attiva del processo di rilancio del trasporto aereo italiano. Siamo una forza sociale responsabile PER LE STRADE D’EUROPA con idee progressiste, lavoriamo per proporre soluzioni e per unire, piuttosto che per alimentare scontri e divisioni sempre dannosi per i lavoratori e per le imprese, senza però mai dimenticare le differenze dei ruoli di ognuno. Le Aziende devono mettere i Lavoratori nelle condizioni di poter condividere gli obiettivi ed i benefici che, una volta raggiunti, ne discendono. Il Sindacato, dal canto suo, deve essere pungolo per le imprese spingendole ad investire in strumenti produttivi e cresci- ta del personale e deve saper confrontarsi con le aziende in modo sempre meno conflittuale e sempre costruttivo. Ma anche quando il conflitto diventa inevitabile, questo deve essere efficacemente regolato in maniera da poter assicurare i necessari equilibri. Equilibrio tra il diritto di sciopero e tra quello alla mobilità. Ma non solo: equilibrio tra i diritti della maggioranza e quelli della minoranza. I lavoratori per primi e gli utenti non possono più pagare il prezzo del ricatto di minoranze irresponsabili che in ragione di una, sino ad ora, poco efficace regolamentazione del diritto di sciopero, hanno messo sotto scacco l’intero Paese e determinato un clima ostile nei confronti dell’intera categoria. Il sacrosanto strumento dello sciopero deve essere utilizzato con consapevolezza ed attuato solamente quando non è possibile difendere in altro modo i diritti collettivi dei lavoratori e mai per sostenere interessi o peggio privilegi corporativi che finiscono, tra l’altro per depotenziare e delegittimare l’azione sindacale. La nostra capacità, quindi, deve essere quella di saper coniugare la difesa di diritti sostanziali dei lavoratori con le esigenze dei processi di ristrutturazione, nella consapevolezza che la difesa dei diritti non si ottiene con l’immutabilità delle cose, ma con il loro adeguamento alle trasformazioni che si sono verificate nell’ambito della nostra società. Più saremo propositivi, più riusciremo ad innovare. Più difenderemo i diritti delle persone garantendo loro un sistema di protezione sociale e di tutele adeguato alla evoluzione della nostra società, più saremo capaci di realizzare il necessario equilibrio tra gli interessi che noi rappresentiamo, cioè quelli dei lavoratori, con gli interessi più generali del Paese. Salutiamo quindi con favore il disegno di legge delega relativo alla revisione del diritto di sciopero approvato dal Consiglio dei Ministri il 27 Febbraio scorso che se pur ha raccolto la sostanza delle nostre posizioni ed anche alcuni nostri suggerimenti come ad esempio lo “sciopero Virtuale”, modalità questa, a mio avviso, non sempre praticabile e che non può essere resa comunque obbligatoria, che la UIL propone dal lontano 2001 e che la UILTRASPORTI ha praticato con successo in diverse occasioni proprio nel Trasporto Aereo, necessita comunque di approfondimenti (la “legge delega” lo permette). Siamo comunque contrari alla previsione della dichiarazione preventiva di adesione allo sciopero ed al ruolo, tutto da rivedere, della “Commissione per le relazioni di lavoro” nuova denominazione della “vecchia Commissione di I CONVEGNI DELLA UILT garanzia” le cui prerogative, negli anni, sono andate, a mio avviso, ben aldilà delle iniziali attribuzioni come cercherò in seguito di spiegare. Ed è in questa stessa logica di confronto costruttivo, lo sottolineiamo, che il Sindacato negli ultimi anni ha firmato, con il Governo, protocolli d’intesa di importanza fondamentale per il risanamento ed il rilancio del trasporto aereo, purtroppo mai concretamente realizzato, che hanno però costretto le lavoratrici ed i lavoratori di questo settore a sacrifici enormi, non più replicabili, che rischiano di andare perduti, se non finalizzati a prospettive certe e definitive di consolidamento e di sviluppo. Non è dunque più possibile incidere sul costo del lavoro ed occorre un impegno congiunto con l’obiettivo di reimpiegare il prima possibile i Lavoratori posti in Cigs; è giunto il momento, insomma, di vedere tutti gli altri “attori dello scenario del trasporto aereo” impegnati in uno sforzo simile a quello che i lavoratori hanno già fatto. Non v’è dubbio che il lavoro sia cambiato: accanto a nuclei sempre più ristretti di lavoratori a tempo indeterminato, ci sono lavoratori posti in cassa integrazione ed altri con i più diversi contratti di lavoro: part-time, tempo determinato, formazione lavoro, collaborazione coordinata e continuativa, e così via. Mi riferisco ad un fenomeno, ad un brutto fenomeno a mio avviso, quello di un precariato diffuso e spesso immotivato che tocca una buona parte del mercato del lavoro e quello del trasporto aereo in particolare, dove il precariato è una realtà esasperata: per buona pace di coloro che sostengono che in Italia non ci sia flessibilità! La flessibilità “sfrenata” non si coniuga però per niente con le regole della quali- tà. Una flessibilità eccessiva pregiudica quel minimo di fedeltà e di continuità necessari nel rapporto tra il lavoratore e l’impresa. Poiché, soprattutto nel trasporto aereo, le aziende ed i vettori competeranno sulla base del parametro “qualitativo”, la flessibilità portata alle estreme conseguenze non sarà un fattore particolarmente indicato. Se un’azienda investe in formazione e crea professionalità, deve essere interessata a non perderne il valore e, di conseguenza, ad incentivare la nascita di nuove modalità di lavoro a tempo indeterminato. Il lavoro, comunque, era e rimane un elemento fondamentale di identificazione della persona nel suo rapporto con gli altri. Il settore del trasporto aereo ha subito negli ultimi anni una trasformazione profonda, ove la liberalizzazione dei mercati di pertinenza dei Vettori e dei Gestori aeroportuali ha messo in evidenza tutta la fragilità del sistema, per come questo ha risentito delle variazioni dei fattori di crescita economica e di stabilità politica sia a livello interno che globale. La nuova Compagnia di bandiera ha bisogno, per poter partire nel migliore dei modi ed aggredire il mercato, di operare in un contesto regolamentato e sano. Oggi, a differenza del passato, può muo- 5 versi seguendo solamente scelte di tipo industriale dettate dal razionale impiego di uomini e mezzi e utilizzando le infrastrutture più congeniali alle sue esigenze, senza dover più soddisfare tossiche richieste della politica o di qualche sindacato o dover soccombere a spinte campanilistiche. Ma tutto ciò non è ancora sufficiente. E’ fondamentale che il Governo dia la possibilità ad Alitalia, per consentirne il suo definitivo decollo, di lavorare in un contesto aeroportuale definito e regolamentato. Il sistema degli aeroporti esige una profonda rivisitazione. E’ necessario eliminare i fenomeni di campanilismo da cui deriva il cannibalismo tra strutture limitrofe che di fatto impediscono un esercizio di reti e traffico coerente e competitivo con gli scali europei, che continuano a prosperare anche grazie al continuo afflusso di passeggeri Italiani. Si deve capire che la raccolta dei flussi di passeggeri non potrà cosi mai essere concentrata come avviene in Francia, Germania ed Inghilterra. Vanno dunque identificati i bacini di riferimento ed individuate le missioni di ciascuna struttura, così come è stato fatto nel resto d’Europa. E’ necessario che l’organo politico attui una strategia che porti ad una pianificazione coerente con le necessità del nostro Paese. Si deve ben comprendere che le esigenze di mobilità del cittadino italiano, considerato che il potenziamento dei collegamenti terrestri è reso difficoltoso dalla impossibilità di dotarsi in tempi brevi di nuove infrastrutture quali strade, autostrade e linee ferroviarie, incredibilmente costose nel nostro Paese a causa anche degli ostacoli quali le Alpi o gli Appen- PER LE STRADE D’EUROPA 6 I CONVEGNI DELLA UILT nini, potranno essere soddisfatte solamente con il potenziamento del trasporto aereo e pertanto gli aeroporti vanno considerati infrastrutture indispensabili. La crisi economica ha schiacciato verso il basso i redditi della popolazione italiana e il risultato di una minore disponibilità economica delle famiglie si riscontra nella crescita della domanda di consumi a basso costo, che e ha portato al consolidamento delle compagnie low cost . Mantenere un atteggiamento passivo volto a dimostrare che il mercato è oramai povero, significherà assecondare sostanzialmente un’offerta di basso valore aggiunto, a vantaggio di vettori per lo più stranieri. Va da sé che il voler fare riferimento all’utilizzo di aeroporti esteri e compagnie straniere, come suggerito da alcuni opinionisti, che per usare un eufemismo possiamo aggettivare, “confusi”, non rappresenta certamente un risultato favorevole per il nostro paese. E’ inammissibile che in Italia ci siano compagnie primarie che pagano le previste tariffe e tasse aeroportuali ed altre, magari straniere, che ottengono forti sconti o addirittura non pagano nulla. In alcuni casi percepiscono addirittura incentivi economici per il solo fatto di collegare uno scalo dalle pretenziose speranze di sviluppo. Chiediamo, e crediamo di averne il diritto, una puntuale verifica da parte delle Istituzioni. Persino l’attività di Aviazione Generale, delle scuole di volo e delle aziende di lavoro aereo (soccorso, anti-incendio, agricolo, taxi, ecc.) è stata sempre immaginata come onerosa ed elitaria. Dell’aviazione Generale non è mai stato pienamente riconosciuto il formidabile ritorno per la collettività, senza considerare la ricaduta qualitativa ed economica che comporterebbe un pieno sviluppo in questo campo, in analogia con quanto recentemente avviato nel settore nautico diportistico. L’incentivazione dell’Aviazione Generale comporterebbe comunque vantaggi nello sviluppo dell’industria delle costruzioni aeronautiche (già forte di una storica presenza), nel campo della PER LE STRADE D’EUROPA ricerca, della tecnologia avanzata e della componentistica, nello sviluppo di iniziative intermodali, turistiche, sociali, con un considerevole vantaggio occupazionale di tipo altamente qualificato. Torniamo sempre al medesimo punto critico: la mancanza di condivisione di strategie che portino al rilancio di questo importante settore. Anche le scuole di volo, che in molti casi rappresentano piccoli esempi di eccellenza organizzativa, hanno bisogno di muoversi all’interno di una struttura organica ed integrata nel Trasporto aereo Nazionale, per produrre occupazione ed apportare forze fresche ed innovative al sistema. A tale proposito ritengo fondamentale ricordare come la nostra Aeronautica Militare, per decenni fucina di altissime professionalità nel ruolo Piloti e Tecnici, non può più necessariamente essere considerata l’unica struttura a sopportare il peso ed il costo della formazione e dell’addestramento. Anch’essa deve fare fronte a sfide innovative che non possono più permettere la costante fuoriuscita di personale altamente qualificato a vantaggio dei settori civili. Il trasporto aereo deve insomma impara- re a camminare con le proprie gambe curandosi anche, alla stregua di altri settori altrettanto specializzati, della formazione. Uno dei temi più strettamente attinenti al ruolo di Sindacato è indubbiamente la trattativa contrattuale. In tale ambito il trasporto aereo non si smentisce e permane in testa alla classifica per carenza di innovazione. La Uiltrasporti da anni chiede che si affronti il tema del Contratto Nazionale per Piloti, Assistenti di Volo e Personale di terra. Un contratto che regoli le attività delle diverse professionalità che operano attorno al volo nel rispetto delle loro specificità, e che fornisca agli operatori un chiaro quadro di riferimento a tutela dei lavoratori e delle imprese che seriamente affrontano il mercato garantendo sicurezza e qualità. Abbiamo avanzato la richiesta di pervenire ad un Contratto Nazionale per tutto il personale di terra del trasporto aereo e delle attività aeroportuali che contempli quindi le specificità e le tipologie di attività così come previste dal decreto Legislativo 18/99, nonché le altre svolte nelle compagnie aeree, e, in genere, nel settore aeroportuale. I CONVEGNI DELLA UILT La nostra richiesta, è rafforzata anche dall’esigenza di superare, attraverso un impianto capace di tutelare l’insieme del lavoro ed in una prospettiva di più ampio respiro, antiche logiche aziendali monopolistiche, inserite in un contesto liberalizzato. E’ necessario estendere la “clausola sociale”, strumento concreto ed esigibile per affrontare senza traumi il passaggio di attività e quindi di lavoratori tra aziende esercenti i servizi aeroportuali di assistenza a terra, garantire l’allineamento delle diverse condizioni e recuperare nel contempo aree di incertezza interpretativa o peggio di applicazione diversificata di uno stesso istituto nei vari scali italiani. Se pensiamo al rilancio del Trasporto Aereo non possiamo non avviare riflessioni su due questioni fondamentali quali la eccessiva conflittualità e la persistente frammentazione sindacale, entrambe strettamente intrecciate tra loro. Alla luce delle esperienze maturate nel corso degli anni, salutiamo con favore, come ho già detto prima l’intervento in atto, di revisione della legislazione sulla regolamentazione dell’esercizio di sciopero per gli evidenti limiti palesati nella sua applicazione pratica. A nostro giudizio, la normativa in materia aveva sostanzialmente fallito i propri obiettivi in quanto non era riuscita a coniugare le esigenze degli utenti con quelle dei lavoratori, non aveva assicurato pari dignità alle parti e non aveva ridotto la frammentazione sindacale. Un primo dato che si evidenziava, era la mancata tutela delle organizzazioni sindacali più rappresentative a causa della rarefazione oggettiva che consentiva a qualsiasi associazione sindacale, prescindendo dalla propria rappresentatività, di prenotare la giornata per effettuare lo sciopero. Un sistema che determina un indubbio vantaggio dei sindacati più corporativi che tendevano ad occupare molte delle date disponibili vietando, di fatto, alle organizzazioni confederali di praticare nei casi che lo richiedono, il diritto di sciopero (emblematico e clamoroso quanto accaduto in Enav dove, nel 2004, furono proclamati ben 112 scioperi, di cui solo 20 effettuati!). Non vi è dubbio, poi, che il problema principale sorto nella applicazione della 146/1990 concerne il ruolo della ormai ex Commissione di garanzia, oggi Commissione per le relazioni di lavoro, nella definizione delle regole da osservare nell’esercizio del diritto di sciopero. Al riguardo, è bene ricordare che il legislatore del 1990 aveva inteso affidare alle parti sociali la definizione delle regole dell’esercizio del diritto di sciopero rimettendo all’accordo tra le parti l’individuazione delle prestazioni indispensabili da garantire in occasione dello stesso e che, nell’impianto originario, la Commissione, in mancanza di accordo o di accordo valutato inidoneo, aveva solo un potere di proposta dei minimi di servizio da garantire. Al contrario, le innovazioni introdotte dalla legge 83/2000 hanno profondamente minato il potere normativo delle organizzazioni sindacali di definizione delle regole sullo sciopero, attribuendo alla provvisoria regolamentazione della 7 Commissione una funzione sostitutiva dell’accordo con ciò espropriando le stesse organizzazioni sindacali del potere di dettare le regole sullo sciopero ed altrettanto concretamente l’equilibrio fra le parti in conflitto. Nel prosieguo della sua attività, la Commissione ha, a mio avviso, ulteriormente occupato spazi interpretativi che non le competevano. Occorre quindi che il disegno di legge delega, riprenda lo spirito iniziale che portò nel 1990 alla introduzione della legge sulla regolamentazione dell’esercizio del diritto di sciopero rafforzando tutta la fase relativa alla prevenzione del conflitto ed alla sua regolazione. Nelle aziende dei servizi pubblici e non solo in quelle del trasporto si assiste purtroppo ad una vera e propria “atomizzazione della rappresentanza”. Non comprendiamo pertanto e per inciso perché la “riforma” debba interessare solamente questo settore. Tuttavia non possiamo disconoscere la necessità di intervento nel comparto dei trasporti in generale ed del trasporto aereo in particolare considerato che in quest’ultimo vi operano o operavano decine di sigle sindacali che si contendevano spazio politico e ruolo contrattuale con la conseguenza di avere “scioperi a sciame”, “effetto alone” sulla stampa e un elevato impatto negativo sull’opinione pubblica. Ma a tutto ciò speriamo possa efficacemente porre rimedio la riforma in atto. Se pensiamo al rilancio del trasporto aereo non possiamo non avviare una importante riflessione sull’ ENAC Abbiamo più volte sottolineato l’importanza dell’assetto normativo e della necessaria organizzazione delle funzioni di controllo: l’Ente Nazionale dell’Aviazione Civile, è ai sensi del codice della navigazione, l’unica autorità di regolazione tecnica, certificazione, vigilanza e controllo sull’intero settore dell’aviazione civile. PER LE STRADE D’EUROPA 8 I CONVEGNI DELLA UILT Siamo convinti che l’ENAC nello svolgimento della propria attività istituzionale di regolazione e controllo nel settore debba essere il promotore dello sviluppo dell’Aviazione Civile, garantendo al paese, in particolare agli utenti e alle imprese, la sicurezza dei voli, la tutela dei diritti, la qualità dei servizi e l’equa competitività nel rispetto dell’ambiente. È fondamentale che l’ENAC rivolga l’attenzione ai cittadini specie sulla qualità dei servizi offerti ai passeggeri i cui bisogni costituiscono la vera “mission” dell’Ente. L’Ente è uno dei principali attori dell’azione di sviluppo dell’Aviazione Civile sia nell’ambito nazionale che internazionale e tale azione deve essere perseguita attraverso una forte collaborazione di tutti i soggetti coinvolti, istituzioni, operatori del settore e forze sociali. L’ENAC, al fine di svolgere la missione istituzionale affidatagli, deve essere dotato di maggiori risorse umane e mezzi finanziari. La sua struttura deve essere in grado di formare una compagine capace ed autorevole, in grado di individuare e sostenere le migliori strategie per lo sviluppo nazionale ed internazionale dell’Ente, superando i momenti di grande sofferenza, frammentazione ed incertezza che caratterizzano l’attuale panorama del trasporto aereo. Alcuni passi in avanti sono stati compiuti negli ultimi anni relativamente ad alcune delicate materie, giungendo ad una più chiara definizione delle competenze delle parti coinvolte ovvero il Ministero, l’ENAC, ENAV e Gestori Aeroportuali. In particolare le ultime decisioni legislative, che affidano all’ENAC il ruolo di unico soggetto di regolazione, vigilanza e controllo nel settore del trasporto aereo, hanno rappresentato un primo passo in senso migliorativo. PER LE STRADE D’EUROPA Appare palese come il rafforzamento del ruolo dell’Ente sia cruciale e debba necessariamente passare attraverso una rivalutazione dell’autonomia decisionale e gestionale ed una valorizzazione delle risorse interne . Nell’ ambito del panorama europeo e delle competenze sempre più numerose trasferite dalle Autorità nazionali all’EASA, Agenzia Europea per la Sicurezza del Volo, si avverte la pressante esigenza di garantire nel nostro Paese, una forte accelerazione nel processo di completa adozione della normativa internazionale e delle procedure ad essa collegate. Un esempio su tutti. Dopo anni non si è ancora provveduto al recepimento della normativa FCL 3 in materia di requisiti psicofisici per il personale navigante e l’ENAC, competente in materia , non si è ancora dotato di una sezione di medicina aeronautica attraverso la quale svolgere le competenze affidate all’Ente in materia medica. Auspichiamo che attraverso opportuni provvedimenti organizzativi, si provveda rapidamente a recuperare il divario con l’Europa. Sempre a livello europeo ricordiamo che è stata emanata una Direttiva che ha come obiettivo quello di definire un quadro comune di regole e principi che disciplini gli aspetti fondamentali della regolazione tariffaria e di dettare principi comuni per la definizione e riscossione dei diritti aeroportuali negli aeroporti Comunitari. Tale direttiva prevede che i Governi nazionali designino un’Autorità indipendente di vigilanza responsabile della corretta applicazione delle misure previste, e a nostro avviso tale Autorità non può che essere l’ENAC. L’Autorità di vigilanza può avvalersi di un sistema di finanziamento che comprenda l’imposizione di diritti a carico degli utenti degli aeroporti e dei gestori e fissa procedure, condizioni e criteri non discriminatori, trasparenti e obiettivi per la risoluzione delle controversie in caso di disaccordo tra gestori aeroportuali e vettori. Tale previsione consentirebbe di rivedere il ruolo dell’ENAC accentrando in capo ad esso altre funzioni oltre a quelle già previste dal decreto legislativo 250/1997 istitutivo dell’Ente. Il nuovo contesto normativo delineatosi a seguito delle innovazioni prodotte dal mutato scenario internazionale esige che l’ENAC, sottoposto alla vigilanza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, assuma sempre di più la configurazione di un Ente cui viene affidata l’attuazione degli indirizzi elaborati in sede governativa ma al contempo, che sia dotato di maggiore autonomia. In conclusione proponiamo con convinzione che tale maggiore autonomia si concretizzi attraverso: • Adeguata flessibilità delle risorse umane; • Maggiori poteri ispettivi sui soggetti vigilati; • Autofinanziamento. In assenza di tali provvedimenti, le scelte governative sopratutto in materia economica continueranno a vincolare fortemente l’operatività dell’Ente che sarà costretto a svolgere le proprie funzioni in maniera precaria e senza la possibilità di incidere sull’intero settore. Poiché non è nostro desiderio che il Trasporto Aereo Italiano abbia un ruolo subordinato rispetto agli altri Paesi Europei, continueremo a batterci affinché l’ENAC I CONVEGNI DELLA UILT sia all’altezza del contesto europeo e internazionale . Anche per Agenzia Nazionale Sicurezza Volo valgono alcune considerazioni fatte per l’ENAC, ovvero la necessità di un cambiamento strutturale ed organizzativo che garantisca maggiore autonomia. Negli ultimi anni non abbiamo registrato alcun provvedimento in grado di rilanciare in modo efficace l’azione dell’ANSV che continua, con notevoli difficoltà, a garantire lo svolgimento di compiti istituzionali, malgrado il notevole sotto-organico. Con accenti sostanzialmente positivi e dulcis in fundo parliamo di ENAV Ente Nazionale di Assistenza al Volo, che negli ultimi anni si è saputo dare un indirizzo internazionale e dimostra oggi un capillare presidio del sistema. Con la sottoscrizione del rinnovo del Contratto di lavoro 2008-2011, si è raggiunto un importante obiettivo, che ha soddisfatto le attese dei lavoratori e dell’azienda. Questi risultati sono stati raggiunti grazie ad un clima collaborativo che nasce da anni di relazioni industriali basate sul rispetto e sulla correttezza reciproca, che solo un grande Sindacato ed una grande azienda possono instaurare. Abbiamo, insieme al management aziendale, istituito “l’Osservatorio Nazionale”, un istituto che coinvolge il Sindacato nei processi organizzativi, e ci permetterà di partecipare alle politiche economiche, di investimento, di sviluppo e di indirizzo della stessa. Vorrei, nel concludere questo mio, forse lungo ma spero non troppo noioso, intervento, auspicare che, grazie anche a questa giornata di lavori, si riesca a stringere un patto forte tra tutte le parti interessate affinché lo slogan di questo nostro convegno possa diventare una realtà e segni davvero il momento del rilancio del trasporto aereo e, permettetemi questa nota di ottimismo, della ripresa economica e sociale del nostro Paese. Grazie per l’attenzione che avete voluto concedermi. 9 L’intervento del Ministro Matteoli S ono molto contento di partecipare a questo incontro, perché mi da’ l’opportunità di fare, con voi, il punto della situazione e scambiarci le idee su come operare, anche alla luce dell’ampia relazione di Caronia. Sono grato alla Uil Trasporti che, proseguendo una consolidata tradizione di impegno sociale e civile, ci invita a riflettere sulle prospettive del trasporto aereo nel nostro Paese e sulle scelte fondamentali da compiere per ridare certezza, qualità, competitività, ad un sistema fondamentale per la mobilità dei cittadini. Un sistema che sta attraversando una lunga fase di travaglio e incertezza. E’ proprio questa fase di travaglio - per molti aspetti dolorosa e, certo, controversa che si è conclusa il 12 gennaio scorso che ci costringe a uscire dalla logica delle denunce, dalla sterile contrapposizione e ci sprona a decidere, a deliberare su quali problematiche sia opportuno intervenire e quali strumenti applicare per una revisione delle norme, adeguando comportamenti, riqualificando il pubblico ed il privato. Il Governo ha l’onore e l’orgoglio di avere portato a positiva soluzione la crisi Alitalia, e dà atto volentieri alle parti sociali, ai sindacati confederali, all’azienda integralmente privata che è subentrata alla vecchia e ormai dissestata Alitalia statale, agli enti di controllo, in particolare ad ENAC e soprattutto alla stragrande mag- gioranza dei lavoratori, di aver segnato un punto rilevante in una partita difficile, il cui esito poteva essere molto negativo per l’immagine del Paese e per la concreta sorte del settore. Il Governo, a cominciare dal Presidente del Consiglio, ha svolto in questa vicenda un compito doveroso e difficile e si è assunto, diversamente da altri, l’onere di decidere al termine di un dibattito sempre aperto, ampio e partecipato. Una decisione così difficile - come quella di privatizzare senza perdere il riferimento alla dimensione nazionale e non per ragioni puramente patriottiche, ma perché il Paese è autorevole se non perde terreno nei settori più avanzati - non si sarebbe ottenuta senza la cooperazione di tutti. E di questo consentitemi ancora una volta di ringraziare il Commissario Tajani che ha svolto con rigore ed imparzialità il suo compito nell’interesse comune dell’Europa e del nostro Paese. Ma veniamo al merito delle questioni urgenti che dobbiamo affrontare con la stessa determinazione che abbiamo mostrato già nel settore degli investimenti in infrastrutture per il rilancio dell’economia in una fase tra le più difficili del dopoguerra. Una prima questione è posta dal dato sul calo del trasporto aereo merci e parzialmente anche di quello passeggeri. La IATA, ottimamente guidata da PER LE STRADE D’EUROPA 10 I CONVEGNI DELLA UILT Giovanni Bisignani, ci informa che il calo del mese di dicembre relativamente al settore merci è stato di oltre il 20%. Molto di più che nel settembre 2001 quando tutto il mondo venne paralizzato dalla violenza terroristica. La ripresa potrà avvenire prima se tornerà la fiducia dei mercati e degli investitori. Compito, questo, che il governo italiano, d’intesa con i governi europei e con una ampia concertazione internazionale, sta perseguendo con ogni cura e con tutti i mezzi che le finanze pubbliche e le regole comunitarie mettono a disposizione. C’è infatti una strettissima correlazione tra l’andamento dell’economia e quello del settore del trasporto aereo. Inoltre, al di là della recessione, si registra un forte rallentamento dell’economia cinese e di quella indiana, finora principali artefici della forte ripresa dell’ultimo triennio. Questo significa anche una riduzione degli ordinativi degli aeromobili prevista dalle aziende del settore, sostanzialmente un duopolio europeo-americano in cui l’Italia, come è noto, partecipa in maniera determinante attraverso aziende all’avanguardia nella componentistica avanzata e nella produzione specialistica di settore. Siamo preoccupati per le conseguenze di tale rallentamento e per questa ragione dobbiamo attuare insieme una politica di investimenti in ricerca e formazione, attraverso la sinergia tra Governo e parti sociali, affinché il comparto tenga e si rilanci. E’ necessario sostenere la nostra produzione, favorire la ricerca aerospaziale, investire sull’ingegnosità ed i saperi specialistici delle nostre università ed aziende di settore, per non trovarsi nelle secche dei mancati investimenti quando la crisi sarà superata. Nel campo internazionale questo comporta che la concertazione dovrà essere attuata attraverso intese e accordi bilaterali che un tempo furono veicolo di comunicazione tra Stati ed oggi, dopo l’Open Sky con gli USA e con il Canada, diventeranno la porta d’accesso ai mercati internazionali con robuste dosi di PER LE STRADE D’EUROPA liberalizzazione tra le grandi aree del mondo. Noi stiamo facendo la nostra parte, come già avevamo fatto, direttamente e tramite l’ENAC, con la concessione di autorizzazioni provvisorie in attesa della formalizzazione degli accordi. Il Ministero degli Affari Esteri e quello delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ho l’onore di guidare, lavoreranno con sempre maggior impegno per aprire, stimolare e rilanciare il traffico sia merci sia passeggeri. E’ anche giunto il tempo di verificare l’attendibilità attuale dei piani di investimento, di dare poteri sanzionatori in caso di inadempimento, di disegnare un piano nazionale degli aeroporti cui l’ENAC, con fondi ministeriali, sta già lavorando. Tra l’andamento dell’economia e quello del settore del trasporto aereo esiste una stretta correlazione Si tratti pure di una programmazione meramente indicativa, tuttavia è essenziale che si esca dal municipalismo in una materia così vasta e complessa. Sollecito dunque ENAC a presentarmi il piano che dovrà essere discusso ampiamente in tempi certi per divenire la nuova road map del trasporto aereo alla ricerca di più valore, di più efficienza e di maggiore caratura industriale. Dobbiamo anche ricostruire e dare centralità al passeggero e l’ulteriore stimolo ci viene dalla nuova direttiva europea in materia di tariffe aeroportuali, che va affidata ad un’autorità indipendente. Semplificare, aprire, accelerare, in modo da avere non solo certezza di entrate e, quindi, maggiore possibilità di investimento, ma dosando ogni variazione tariffaria in rapporto alla soddisfazione del cliente. E’ del tutto evidente, infatti, che la sicurezza e la qualità dei servizi resi al passeggero devono restare il faro principale dell’azione tecnica e dell’indirizzo politico ministeriale. La cultura dell’accoglienza, che non è solo imposta dalla dura legge del mercato, deve essere un valore irrinunciabile della persona e del suo diritto alla mobilità, al lavoro, al commercio nel senso più alto dell’espressione, come scambio non solo di oggetti e beni, ma anche di culture, di valori, di desideri e di conquiste. Infine, devo rammentare che l’Enac è riuscita in questo primo decennio a mettere in campo competenza e cooperazione istituzionale, sempre attenta e limpida nei confronti del Ministro vigilante. Non era facile far nascere un nuovo organismo da due storie così radicate, l’una nella cultura amministrativa dell’aviazione civile e l’altra in quella tecnologica delle certificazioni del registro aeronautico. Ma oggi, anche qui, bisogna andare avanti per realizzare veramente l’Autorità unica del settore, anche attraverso una rivisitazione normativa che colga lo spunto della direttiva comunitaria per aggiornare funzioni, competenze e soprattutto la flessibilità di impiego. Una riforma che certamente include l’Enac, ma riguarderà tutto il settore. Anche per esso la politica dovrà svolgere il suo precipuo compito di servizio e di tutela dell’interesse generale. Vi assicuro che accoglierò con molto favore ogni vostro suggerimento e il mio impegno sarà teso a risolvere le problematiche in un’azione condivisa e concertata, per il rilancio del settore. In conclusione, condivido le considerazioni di Caronia sul disegno di legge che intende innovare la materia che regolamenta gli scioperi. Fa piacere che una parte importante del sindacato intenda confrontarsi con il governo ed il Parlamento per dare al Paese una norma moderna che impedisca al settore dei trasporti di rimanere preda e, quindi, bloccato dalle innumerevoli ed irrazionali proteste ed astensioni dal lavoro spesso immotivate ed utili solo all’interesse di pochi e che colpiscono, fino ad annullarlo, l’interesse generale dei cittadini privati del sacrosanto diritto alla mobilità. I CONVEGNI DELLA UILT 11 Rocco Sabelli alla tribuna Amministratore delegato di Alitalia C auto ottimismo, e determinata volontà di operare, bene e subito, nelle parole del A.D. di Alitalia, Ing. Rocco Sabelli. E’ una partita, (ha esordito così il suo intervento) che Alitalia si può giocare e vincere se saremo tutti attenti e collaborativi a portare avanti il “progetto”. Nei primi 50 giorni ha detto l’A.D. abbiamo trasportato circa 60 mila passeggeri (29.065 Alitalia, 29.065 Airone) ed abbiamo garantito al 98% la regolarità dei nostri voli. C’è costato uno sforzo, che pensiamo sia valsa la pena, far volare aerei anche vuoti o non sufficientemente pieni pur di mantenere integra l’immagine e la fiducia nella Compagnia. Devo dire ha proseguito Sabelli che se non fossero stati assunti tempestivamente, già alcuni mesi fa, i provvedimenti presi di carattere industriale e sociale (ammortizzatori sociali in primis) oggi alla luce della crisi non sarebbe stato possibile erogarli. Dobbiamo far tesoro di questo “vantaggio”: e a proposito della crisi l’A.D. di Alitalia ha ricordato i dati I.A.T.A. secondo i quali il 2008 si è chiuso con il 12% di perdite del trasporto aereo mondiale (8 miliardi di euro: 1 miliardo riguarda Alitalia). C’è stato un ridimensionamento mondiale dovuto alla “grande crisi”, noi lo avevamo avuto con qualche mese di anticipo… Dopo aver definito “terribili” i primi 50 giorni di Alitalia, Sabelli si è spinto a dire: “adesso va meglio, (i primi giorni di Marzo abbiamo raggiunto il 60% di load factor) cominciamo a riempire gli aerei”, siamo pronti a misura di “concorrenza” sul mercato, offerta nuova sulle tariffe, taglio dei costi più attuabili, prezzi più bassi, ripristino delle frecce alate, introduzione di 2 nuovi aerei al mese, in un anno faremo 1 miliardo di nuovi investimenti. L’A.D. di Alitalia ha toccato il tema delicato (e spinoso…) della concorrenza con F.S. specificando quanto è in procinto di fare la Compagnia, specie per quanto riguarda la Roma-Milano. Stiamo lavorando su due fronti. Il primo, logistico, che ha come obiettivo la riduzione dei tempi di viaggio, intervenendo sui tempi morti a terra. Stiamo lavorando con Aeroporti di Roma e SEA per mettere in piedi sia varchi d’ingresso che banchi d’accettazione dedicati solo a questa tratta. Puntando anche a imbarcare i passeggeri dai cosiddetti “finger”, evitando il trasferimento in bus. “Con queste mosse stimiamo di recuperare 20-25 minuti”. L’altro cantiere aperto è quella di una completa rivoluzione tariffaria, con l’introduzione di una serie di tariffe low cost per il servizio tra Linate e Fiumicino. Le tariffe più basse (i prezzi per i viaggi nel week-end sono già calati di molto) sarebbero riservate a chi prenota in anticipo di tre-quattro giorni, puntando sui voli (di solito quelli a metà giornata) che tradizionalmente viaggiano con coefficienti di riempimento più basso. Non sono mancati, nell’intervento di Sabelli i riferimenti allo stato delle “relazioni industriali” dell’Azienda. Ed il discorso è scivolato sul “comportamento” tenuto dai sindacati che a parere dell’Amministratore Delegato debbono essere “orgogliosi” del loro fecondo apporto alla soluzione della vertenza Alitalia, ma c’è di più, ha aggiunto: se oggi si può parlare di nuove regole sullo sciopero e di maggiore trasparenza dei comportamenti nonché sulla necessità di stabilire norme chiare sulla rappresentanza sindacale, tutto questo si deve anche ai comportamenti responsabili tenuti dalle parti sociali in esito ai problemi insorti in questo essenziale e strategico settore. PER LE STRADE D’EUROPA 12 I CONVEGNI DELLA UILT L’intervento di Guido Pugliesi D esidero innanzitutto ringraziare la UIL per l’invito a questo interessante confronto sulle problematiche del settore del trasporto aereo, ed un ringraziamento particolare a Caronia per le sue parole di apprezzamento nei confronti di ENAV. A chi parla tra gli ultimi è fatto obbligo di essere sintetico ed io cercherò di attenermi a questo. Il titolo del convegno parla di rilancio e la voglia di rilancio non è soltanto un ovvio auspicio, ma anche il modo migliore per rispondere attivamente a questa profonda crisi, che non è solo italiana ma mondiale; condivido quanto detto da Sabelli, che questa crisi appare sottovalutata. Crisi che sta fortemente deteriorando i volumi di traffico e “minando” di conseguenza l’equilibrio economico di tutti gli operatori del settore, ENAV compresa . Ricordo che ENAV vive con i corrispettivi dei servizi resi, e non ha sostanzialmente contributi dallo Stato. Dai dati di traffico infatti emerge, soprattutto nell’ultimo trimestre del 2008, una decisa e repentina contrazione della domanda a livello mondiale che ha portato, per i soli vettori, una perdita di circa 8 miliardi di dollari nel 2008. Ed è proprio in relazione a tale trend che IATA ha rivisto nei giorni scorsi le stime di traffico, riducendo di ben 12 punti percentuali la precedente previsione di crescita per il prossimo biennio 2009-2010: la peggiore previsione degli ultimi 50 anni. Comunque IATA prevede che la domanda riprenderà il trend PER LE STRADE D’EUROPA Amministratore delegato Enav positivo di crescita a partire dal 2011: cosa naturalmente auspicata da tutti noi. In Italia poi la crisi é ancora più pesante, perché alla crisi mondiale si sommano gli effetti della vicenda Alitalia. Un dato significativo di questa congiuntura è rappresentato dal confronto dicembre 2008-dicembre 2007 del traffico gestito da ENAV, che si è ridotto del 14,5%, con un numero di voli Alitalia, fatturati da EUROCONTROL (e quindi un dato ufficiale) diminuiti del 58%. Ricordo che ENAV tiene conto del volato e non del numero dei passeggeri. Un ulteriore motivo di criticità è la concorrenza del treno ad Alta Velocità: è notizia di questi giorni che sul volo Roma – Linate si imbarcano 2mila pas- seggeri in meno al giorno, a favore dei treni veloci. Mi stupisce peraltro che questa concorrenza sia stata scoperta solo ora: da tempo si sapeva che la TAV stava arrivando. Mi è comunque piaciuto ascoltare da Sabelli come Alitalia sta reagendo a questa concorrenza, così da migliorare tutto il sistema. Per fare fronte a questa situazione cosa stiamo facendo noi come ENAV? 1) innanzitutto stiamo continuando nell’opera di efficientamento che ci ha consentito di ridurre i costi operativi di parecchio negli ultimi 5 anni, con una conseguente diminuzione del 34% delle tariffe di terminale e del 5% delle tariffe di rotta. Quest’anno peraltro siamo l’unico tra i principali provider europei ad aver ridotto la tariffa di rotta (permettetemi di ricordare l’apprezzamento di IATA, IACA e IBAR; IATA in una sua nota ufficiale ha indicato ENAV come eccellente esempio anche per gli altri provider). In proposito va detto che la riduzione delle tariffe, oltre ad essere un concreto contributo al settore ed alle Compagnie Aeree in particolare, è anche un nostro strumento della politica commerciale per attirare dall’estero più sorvoli sugli spazi aerei da noi gestiti, la quota più remunerativa in termini di tariffa. Ciò ci ha consentito nel 2008 di compensare, in parte, le perdite del traffico dei vettori nazionali, I CONVEGNI DELLA UILT consentedoci di chiudere il Bilancio in attivo. 2) Oltre che nell’efficientamento economico, stiamo proseguendo anche nell’efficientamento dei servizi di assistenza al volo nello spazio aereo nazionale. Abbiamo riconfigurato diverse rotte ed ottimizzato alcuni percorsi con la conseguente riduzione delle distanze e dei tempi di volo, e quindi del consumo di carburante e delle emissioni inquinanti. Infatti a fine 2009 avremo 1 milione e 400mila miglia in meno, un risparmio di oltre 67mila tonnellate di carburante e oltre 211mila tonnellate di anidride carbonica in meno nell’atmosfera. Per questo, anche Eurocontrol ha apprezzato la nostra iniziativa ed invitato tutti gli altri service provider europei a seguire l’esempio italiano. 3) Tutti questi risultati sono stati consentiti dalla fortissima implementazione tecnologica che ENAV ha effettuato negli ultimi anni, grazie ad un investimento di oltre 1,5 miliardi. Disponiamo ormai di una tecnologia tra le migliori al mondo, con elevati livelli di sicurezza e con performance di qualità del servizio che, sempre la stessa Eurocontrol, ha riconosciuto come di altissimo livello. 4) ENAV sta poi dando un forte contributo all’accelerazione della realizzazione del Cielo Unico Europeo, seguendo anche l’invito in tal senso del Vice Pre- sidente della Commissione Europea e Commissario ai Trasporti Tajani. Siamo infatti impegnati da tempo per garantire entro breve un nuovo concetto operativo dei sistemi di assistenza al volo, in grado – anche attraverso il progetto SESAR - di assicurare la gestione di una quantità di traffico – spero - maggiore rispetto ai valori attuali, di diminuire i costi per singolo volo nonché di rispettare i vincoli ambientali. Il tutto naturalmente mantenendo invariati i livelli di sicurezza: caro Franchi, la sicurezza resta sempre la nostra stessa ragione di esistere. In questo quadro si inserisce anche l’impegno di ENAV di portare a termine 13 quanto prima il blocco funzionale di spazio aereo del mediterraneo. A tal fine abbiamo assunto un ruolo leader in Blue Med, progetto che interessa oltre all’Italia, Albania, Cipro, Egitto, Giordania, Grecia, Malta e Tunisia. Ricorderete tutti che nel novembre scorso il Ministro Matteoli ha ospitato qui in Italia i 7 suoi colleghi dei citati paesi per la firma dell’accordo di avvio della fase finale del progetto. 5) Per quanto riguarda più direttamente gli effetti della crisi sui conti ENAV, stiamo sviluppando nuove opportunità per compensare il calo dei ricavi. In proposito abbiamo concluso un importante accordo commerciale con SELEX Sistemi Integrati (azienda leader del Gruppo Finmeccanica) per esportare insieme le rispettive competenze distintive. E questo consentirà all’Italia di presentarsi all’estero con un’offerta completa “chiavi in mano”, in cui ai produttori di tecnologie e di sistemi avanzati come Finmeccanica, ci affiancheremo noi quali gestori dei servizi di assistenza al volo, esperti di procedure operative e anche quali manutentori di questi sistemi (con la nostra controllata Techno Sky). In conclusione - come già detto - stiamo sviluppando una serie di attività ed iniziative volte ad offrire un contributo proattivo alla crescita del trasporto aereo in Italia e al suo rilancio. PER LE STRADE D’EUROPA 14 I CONVEGNI DELLA UILT Le conclusioni di Luigi Angeletti Q uando abbiamo cominciato la trattativa, c’era il fondato timore che l’azienda Alitalia sarebbe potuta fallire. Ma erano in molti, invece, a credere che, così come in passato si era sempre trovata una soluzione, anche quella sarebbe stata l’ennesima occasione per sfuggire ad una crisi verticale. Noi eravamo preoccupati non solo per il fatto che l’azienda potesse fallire, ma anche perché temevamo che la soluzione su cui si stava discutendo potesse naufragare per scarsa volontà, per scarsa determinazione, per troppa paura o per troppo opportunismo.Noi abbiamo fatto una scommessa: l’unica alternativa era perdere subito. Certo, andiamo incontro ad un periodo in cui questo mercato avrà fasi di criticità, ci saranno meno soldi, i fatturati delle compagnie aeree e delle strutture aeroportuali diminuiranno perché ci saranno meno passeggeri. Resta, insomma, il problema serio di reggere la concorrenza in una fase difficile. Ma questo può essere il momento per dare corso a processi di razionalizzazione. Più ristrutturiamo il sistema in maniera rapida e razionale più, sul serio, affronteremo la crisi in condizioni migliori e creeremo le opportunità per stare sul mercato in maniera competitiva. La competizione è il motore dello sviluppo. Ogni qualvolta, in qualunque settore ed in qualunque paese, la competizione è diminuita, quel paese è diventato più povero e si sono create meno occasioni di lavoro. Analogo PER LE STRADE D’EUROPA ragionamento vale anche per i sindacati. Il conflitto sindacale avviene tra chi lavora e chi dà lavoro ed ogni volta che non c’è l’equilibrio tra le due parti, le cose degenerano. Nei trasporti, e in particolare nel trasporto aereo, esiste un paradosso: le aziende hanno dei sistemi di produzione del fatturato che non dipendono da un normale mercato. Ebbene, qui il conflitto è prevalentemente rivolto contro i passeggeri. Così non può funzionare perché si distrugge ricchezza. Il conflitto deve essere invece ricondotto tra le persone che lavorano e le aziende e, se i danni si riverberano sui soggetti che gestiscono quel conflitto, allora siamo in una situazione razionale. Un conflitto virtuoso che serva a trovare il punto di equilibrio è la soluzione: poiché, in questo caso, ci si danneggia realmente, vedrete che il sistema delle relazioni sarà più razionale.All’interno di Alitalia ci sono molti sindacati che vivono – o, sarebbe meglio dire, che vivevano - in una forma di vera e propria consociazione. Molti sostengono che i sin- Segretario Generale UIL dacati debbano stare insieme per essere più forti. Ma la forza di un sindacato sta, soprattutto, nella buona politica che è in grado di fare per risolvere i problemi. Poi occorre anche la forza organizzata per raggiungere l’obiettivo: ma, se la politica è sbagliata, i risultati sono catastrofici.Io sono favorevole ai referendum perché costringono i sindacati a lavorare molto di più ma con risultati migliori. Non c’è nulla di antidemocratico, dunque, nel sostenere che i sindacati debbano avere un certo consenso e che questo consenso debba essere misurato anche quando viene programmato uno sciopero, perché questo ci costringe a spiegare le nostre ragioni. Noi viviamo in un mondo in cui bisogna avere un certo livello di coraggio. La crisi che stiamo attraversando è veramente diversa. Non stiamo discutendo se ristrutturare un settore piuttosto che un altro: il punto è se l’intero sistema sopravviverà.Molti sostengono che la crisi sia una crisi di sfiducia: la gente ha timore. Come si fa a vincere il timore? Con gli appelli? Non credo. Occorrono una politica che sia comprensibile, gruppi dirigenti che riescano a spiegare, in maniera chiara, che cosa fare e comportamenti che diano l’idea che si crede in ciò che si dice. Bisogna dire quello che si pensa e cercare di fare quello che si dice. Non è un problema di regole, è una questione di assunzione di responsabilità. Chi ha il potere deve avere la responsabilità. ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELLA UIL 15 5 marzo: 59 ma non li dimostra... I l 5 marzo la UIL ha compiuto 59 anni. Ed ha celebrato il suo anniversario con una manifestazione “importante”, per due ragioni. La prima ragione è il clima di entusiasmo e di “partecipazione” che ha coinvolto i presenti (alcune migliaia…), il che la dice lunga sulla adesione dei suoi iscritti e militanti alla “linea” dell’Organizzazione; la seconda ragione è nei “contenuti” dell’intervista che il compagno Angeletti Segretario Generale della UIL ha concesso alla giornalista (della RAI) Monica Retta. Perché dalle risposte date alle domande di una collega dimostratosi competente e aggiornata (anche in virtù delle sue origini “sindacali”…) Angeletti ha fatto chiaramente intendere che “la UIL non ha cambiato DNA e non ha rinunciato ad alcuna delle ragioni per le quali nacque e si sviluppò negli anni a seguire. Siamo un sindacato riformista, laico e democratico, ha sostenuto il Segretario Generale della UIL e questa nostra caratteristica non è mai venuta meno. Sono cambiate le vicende, sono cambiate le situazioni si sono alternati i governi, le maggioranze, le relazioni nella società, ma il nostro punto fermo è stato sempre e comunque quello di difendere “al meglio” e non nella “utopia” gli interessi dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani in cerca di lavoro: a cui, purtroppo si sono aggiunte altre pesanti realtà, PER LE STRADE D’EUROPA 16 ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELLA UIL quelle cioè del precariato e delle espulsioni dal ciclo produttivo. Non ci fanno e non ci hanno mai fatto velo pregiudizi ideologici o “prese di schieramento” precostituite, ha risposto Angeletti ad una precisa domanda della intervistatrice. Governi amici o nemici non esistono nel nostro immaginario: sono amici quando compiono atti e mantengono comportamenti che riteniamo utili agli interessi del Paese e segnatamente dei lavoratori e delle fasce più esposte dei cittadini, non esitiamo a porci in contrapposizione quando viceversa valutiamo leggi e provvedimenti che discrimino o penalizzino il mondo del lavoro. Certo, ha incalzato la giornalista: il mondo del lavoro non appare in questo momento molto unito e concorde… il fatto è ha risposto Angeletti che noi non abbiamo né perseguiremo mai la politica del tanto peggio tanto meglio : né ci ripromettiamo di portare avanti “rivoluzioni” fuori dalla storia e dalla realtà. Noi cerchiamo in ogni nostro comportamento il PER LE STRADE D’EUROPA “meglio” e, vabbè, magari al limite anche il “meno peggio”. Questo ci impone comportamenti realistici volti a “portare a casa” quanto più possibile in ogni determinata circostanza. Siamo ben lieti di poterlo fare tutti insieme ed uniti (saremmo ovviamente più forti) ma non demordiamo dal nostro impegno se altri se ne dissociano. Non potevano mancare, a quel punto le domande sulla “crisi”. La UIL rivendica, ha detto Angeletti , di aver sempre sostenuto che non si supera una crisi così grave come l’attuale (perché è crisi grave, inutile nasconderlo) senza dare ossigeno e risorse a salari pensioni e sostegno alle piccole e medie imprese. Occorre, prima ancora di dover aiutare chi perde il lavoro (il che comunque va fatto) impedire che il lavoro si perda. Ma queste cose, che pure ci sembrano di buon senso, non sono ancora entrate nell’agenda “del fare”. Ci dispiace e ci preoccupa: sia chiaro chi entra “male” nella battaglia per uscire dalla crisi, quando questo avverrà ne uscirà “peggio”. E questo lo dobbiamo evitare. Non lasciando nulla al caso o alla “creatività” ma cercando semmai di cogliere i pochi segni positivi che potrebbero consentire di uscire migliori e più efficienti dalla tempesta. (n.d.r. Così ci sembra debbano parlare i veri riformisti) La manifestazione è stata aperta dal Segretario Organizzativo della UIL Carmelo Barbagallo, che dopo aver salutato la (straripante) sala dell’Auditorium ha dato il via ad uno spettacolo allietato dalla partecipazione di noti artisti della canzone e dell’intrattenimento che hanno voluto, a modo loro e come è costume degli artisti “impegnati” prestare non soltanto (a titolo gratuito) la loro opera, ma portare anche un messaggio di solidarietà alla UIL e a tutto il mondo del lavoro. Si sono succeduti sul palco, nell’ordine Jimmy Fontana, Cecilia Gayle, Gegia, Antonio Mazzancella, B. Mora, manco a dirlo, tutti iscritti alla UIL. Camillo Benevento CHI NON RISPETTA I LIMITI DI VELOCITÀ, NON RISPETTA NIENTE. 18 LE VIE DEL MARE Firmato l’accordo del rinnovo del CCNL del trasporto marittimo di ANGELO PATIMO E ra ragionevolmente auspicabile che il rinnovo del biennio economico 2009-2010 del settore marittimo, lungi dal configurarsi in una mera operazione di routine, si svolgesse in quel clima ormai storico di relazioni industriali caratterizzate da un responsabile quanto efficace spirito concertativo tra le parti. Uno spirito concertativo, comunque, che non ha mai prevalso sulle esigenze di confrontarsi compiutamente con la controparte attraverso l’approfondimento di tutte le materie oggetto di rivendicazioni, specialmente salariali, cosi come su quelle normative. Per la qualcosa, sia ben chiaro, in passato, cosi come in occasione di questo rin- PER LE STRADE D’EUROPA novo biennale, non sono stati mai pregiudicati tutti i legittimi diritti dei marittimi rivenienti dalle dinamiche reddittuali regolate da accordi interconfederali e non. Un auspicio, quello dello spirito concertativo, però, in questo caso, fortemente a rischio, dal momento che due, non certamente prevedibili circostanze, concorrevano a produrre effetti assolutamente non positivi. Effetti non positivi, che avrebbero potuto fortemente condizionare il confronto al tavolo della trattativa che nel frattempo si stava sviluppando. Infatti, delle due circostanze, la prima, costituiva un elemento di “disturbo” alla dinamica della contrattazione che si era sviluppata nell’arco di qualche mese. Elemento di disturbo, per effetto della inaspettata sottoscrizione avvenuta il 22 gennaio 2009, tra Sindacato Confederale CISL, UIL e Confindustria, dell’Accordo Quadro sulla Riforma degli Assetti Contrattuali. Sottoscrizione che si “inseriva” all’interno di un quadro complessivo di trattative per il rinnovo del biennio economico del settore marittimo, per l’armamento pubblico e privato, il cui tavolo aveva ormai perfezionato ipotesi, maturate e portate a sintesi, non solo all’interno dei rapporti unitari, ma anche e specialmente, argomentate, dibattute e condivise con la controparte. Questo, sino all’ultimo incontro effettuato il 15 gennaio 2009, prima della formalizzazione dell’intesa con la firma del rinnovo biennale, il 3 febbraio 2009. E’ facilmente intuibile che, anche e spe- LE VIE DEL MARE cialmente, per l’inusitata rottura della CGIL sull’accordo di riforma del contratto, oltre che per il mutato assetto delle regole alla base degli assetti contrattuali, potevano innescarsi strumentalizzazioni che avrebbero potuto, inevitabilmente, radicalizzare fortemente il confronto. Tutto questo, in una condizione politicaeconomica che sta vivendo il Paese, non certo favorevole per le motivazione di seguito sviluppate. La seconda circostanza, infatti, quella assolutamente più preoccupante, è legata alla congiuntura di natura economica che il Paese ed il mondo intero sta attraversando. Questo per effetto della gravissima crisi finanziaria che ha scatenato un vero e proprio stato di tensione nel sistema della produzione. Circostanza che pesava come un macigno sul risultato del rinnovo, considerato che l’impatto della crisi finanziaria si ripercuoteva conseguentemente, in maniera gravissima, nel settore del trasporto marittimo, determinando una condizione di crisi attraverso il collasso del mercato dei noli. Infatti, il terremoto finanziario ha provocato un drastico abbattimento dei finanziamenti all’industria armatoriale, con la conseguenziale operazione del disarmo di navi. Questo il quadro complessivo all’interno del quale le parti si sono confrontate per ricercare quelle adeguate compatibilità economiche necessarie ad un costo di rinnovo che facesse rigorosamente riferimento ad un ragionevole, quanto realistico, tasso di inflazione. Un tasso di inflazione realistico, perseguito e conseguito, al fine di sostenere e valorizzare il potere di acquisto per la categoria attraverso il miglioramento del reddito. Un risultato quindi, assolutamente positivo, nonostante le difficoltà per le non favorevoli condizioni descritte che hanno messo a dura prova il confronto tra le parti. A conferma, si può dire che l’incremento salariale di rinnovo è stato sostanzialmente eguale a quello del biennio precedente conseguito allora in un quadro generale favorevole del cluster marittimo, e quindi del trasporto marittimo, perché in una condizione di forte sviluppo economico. Infatti, l’aumento in paga base conglobata del Mozzo(parametro di riferimento) di 50 Euro mensile produce un aumento complessivo di Euro 124,72, per il Nostromo Euro 175,39, per il Primo Ufficiale Euro 253,30. I suddetti aumenti saranno riconosciuti in due trance di pari importo, la prima dall’1/1/09 e la seconda dall’1/1/10. 19 Ed inoltre il risultato va valorizzato complessivamente, non solo per l’incremento salariale, ma anche dal fatto che il rinnovo economico è stato accompagnato, a sostegno del welfare solidaristico per il settore marittimo, da alcuni significativi interventi sociali. Interventi sociali come quello nella direzione del Fondo Previdenziale Integrativo con l’aumento dello 0.5% della quota carico dell’azienda, cosi come pure quello in direzione del FANIMAR con l’aumento delle Provvidenze per morte, infortunio ed invalidità permanente elevate ciascuna a 50.000 Euro, a partire dall’1/1/10. Infine, le OO.SS FILT-CGIL, FIT-CISL e UILTRASPORTI hanno assunto l’impegno con le Associazioni Armatoriali dell’Armamento Privato e Pubblico di avviare tutte le iniziative necessarie a trasformare il Comitato Paritetico per la Formazione in Ente Bilaterale, al fine di dare maggiore impulso ai progetti formativi, anche e specialmente attraverso una regia ad indirizzo nazionale. Questo, in considerazione delle risorse che si renderanno disponibili per effetto del decreto firmato dal Ministro Matteoli il 17 dicembre 2008 sull’obbligo di formazione alle imprese marittime che si avvalgono del diritto all’opzione prevista dalla tonnage-tax. PER LE STRADE D’EUROPA LE VIE DEL MARE 20 GRUPPO PUBBLICO: TIRRENIA, CAREMAR, TOREMAR SIREMAR E SAREMAR PRIVATIZZAZIONE CON REGOLE CERTE di AGOSTINO FALANGA H anno risposto positivamente i marittimi e gli amministrativi delle Società Siremar e Tirrenia, allo sciopero indetto dalle Segreterie Nazionali per i giorni 4 e 5 febbraio, con manifestazione il 5 Febbraio a Palermo. Le Segreterie Regionali di Filt-Cgil FitCisl e Uiltrasporti hanno cercato di dare la massima visibilità sindacale, oltre che rilevanza politica, alla vertenza del Gruppo Tirrenia, attraverso diverse manifestazioni che contemporaneamente si sono svolte nei territori delle Regioni interessate (Campania, Sardegna, Sicilia e Toscana). Per quanto riguarda la Siremar e Tirrenia c’è stata a Palermo una massiccia partecipazione dei lavoratori del mare, atteso che alla manifestazione ha partecipato circa il 70% dei marittimi della Siremar, mentre il restante 30% è stato impossibilitato a partecipare alla manifestazione stessa in quanto impegnato a garantire i servizi minimi essenziali con le Isole Minori della Sicilia cosi’ come previsto dalla Legge 146/90. Il corteo si è mosso dal porto di Palermo, dove si sono riuniti i marittimi provenienti da Messina, Milazzo, Lipari, Trapani e Porto Empedocle, per arrivare a Piazza Indipendenza, presso la sede della Presidenza della Regione Sicilia, dove una delegazione dei sindacati composta da Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti e una dei lavoratori, sono state ricevute dalla V Commissione, Lavoro Formazione e Cultura dell’ARS. La stessa Commissione, preoccupata dalle ricadute occupazionali sui lavoratori e sull’in- PER LE STRADE D’EUROPA dotto in tutta la Sicilia, non ha fatto mancare il suo sostegno, impegnandosi a trovare una soluzione positiva al dramma che sta attraversando la Società Siremar . In seguito le stesse delegazioni si sono recate dal Vice Presidente della Regione Sicilia, con delega all’Assessorato dei Trasporti e Turismo, Titti Bufardeci. All’incontro ha partecipato anche il deputato Regionale del Gruppo Misto Marianna Caronia, componente della V Commissione Parlamentare all’ARS. L’Assessore Bufardeci ha riferito alle OO.SS di Filt-Cgil Fit-Cisl e Uiltrasporti, che è suo intendimento voler rappresentare,oltre che gli interessi della Sicilia e dei Siciliani, ma anche e specialmente quelli dei Lavoratori della Siremar. Questo,attraverso un suo concreto impegno affinché, dopo la proroga per il 2009, si raggiunga in tempi brevi una decisione in grado di dare certezze sui collegamenti marittimi delle Isole Minori e sul mantenimento dei livelli occupazionali. Aspettiamo con fiducia!!!!. Vogliamo ora ripercorrere alcuni passaggi riguardanti la privatizzazione del Gruppo Tirrenia. Se ne era cominciato a parlare all’inizio del 2000 con un progetto di cessione che prevedeva, per le Società dell’orbita IRI, una progressiva dismissione di quote. Il vero e proprio conto alla rovescia per il Gruppo Tirrenia è partito nel 2007 con il via libera del CIPE alla bozza della nuova convenzione per il cabotaggio pubblico. Un passaggio importante e propedeutico per il successivo ok di Bruxelles al rinnovo della convenzione e, appunto il progressivo processo di privatizzazione delle Società del Gruppo il cui contratto con lo Stato è scaduto il 31 dicembre 2008. Da qui è partita un’ LE VIE DEL MARE accelerazione alla procedura di vendita delle Società Gruppo Tirrenia. Pare opportuno ricordare che la Tirrenia, sino ad ora, è regolata da diversi decenni, ossia da molto prima, quindi, della liberalizzazione comunitaria, dalla legge n.684/74 di riordino del gruppo Fimmare, società finanziaria delle partecipazioni marittime dell’Iri, in seguito disciolto, ed aveva per obiettivo dichiarato quello di realizzare una nuova politica dei trasporti marittimi per sviluppare i traffici e potenziare la flotta nazionale. A tal fine le Società del Gruppo (allora costituito da Tirrenia, Adriatica, Italia di Navigazione e Lloyd Triestino) avevano il compito di coprire i servizi di collegamento con le isole maggiori ed i servizi passeggeri di prevalente interesse nazionale. Dal 1976 in seguito alla Legge 169/75 al Gruppo si sono aggiunte le Società Regionali (Caremar, Siremar, Toremar) e dal 1988 anche la Saremar. Le Società di PIN (prevalente interesse nazionale) erano così diventate ben sette, tutte dedicate allo sviluppo dei traffici nazionali passeggeri, traghetti, merci. Successivamente le regole di mercato rendevano necessaria la privatizzazione di Italia di Navigazione e del Lloyd Triestino mentre di recente la divisione Adriatica confluiva in Tirrenia che, dopo la soppressione di Finmare, diventava la Capogruppo e l’unico azionista. Questa la storia fino ad oggi, nel momento in cui si pone la questione della liberalizzazione del cabotaggio pubblico. Ma, avviare per il Gruppo Tirrenia un processo di liberalizzazione, senza una previa ristrutturazione per il risanamento aziendale, compatibilmente con i tempi necessari che non possono essere che quello di una proroga della convenzione sino al 2012/14, significa realizzare una privatizzazione selvaggia che, per effetto dei costi maggiori che gravano sull’azienda, rispetto all’armamento pri- vato, costi rivenienti dagli obblighi per il pubblico servizio, porterebbe inevitabilmente allo smembramento del Gruppo, ritrovandosi rapidamente nelle identiche condizioni di Alitalia. Il Governo ha appena deliberato di avviare le procedure per la privatizzazione di Tirrenia, aprendo un percorso, che sembra voler essere di brevissima durata, compatibilmente di un anno, finalizzato a sottrarre le azioni dell’azienda alla finanziaria Fintecna per immetterle sul mercato. Inoltre, per quanto riguarda la situazione delle Società Regionali le OO.SS. confederali ribadiscono la volontà che le stesse vengono affidate alle Regioni, con le sovvenzioni necessarie ad assicurare i collegamenti garantendo la continuità territoriale. Il trasferimento delle Società Regionali in capo alle Regioni, di cui alla Legge 133/08 che, peraltro, è una Legge di conversione della finanziaria del 2008, offriva un’opportunità unica anche alla Regione Sicilia: poter trasferire l’intero pacchetto azionario della Società Siremar, a titolo gratuito, qualora, la stessa Regione Sicilia, ne avesse fatto espressa richiesta entro la data del 28/10/08. Purtroppo il termine stabilito del 28 ottobre 2008, è andato a scadenza,anche perché non è stata data la possibilità di acquisire fondamentali notizie, per una valutazione responsabile da parte della Regione Sicilia, della opportunità del trasferimento in capo alla Regione dei servizi resi dalla Siremar. 21 Cionondimeno, essendo scaduto tale termine, è comunque indispensabile una norma che renda obbligatorio il trasferimento delle Società Regionali in capo alle Regioni,cosi come pure delle relative sovvenzioni, nella necessaria quantità atta a garantire gli obblighi di servizio di trasporto pubblico locale, così come previsto dall’art.21 del dlg 422/97 che attribuisce alle regioni i compiti e le funzioni anche in materia di servizi pubblici di cabotaggio marittimo. Tale trasferimento delle Società Regionali è in ogni caso necessario in considerazione che le sovvenzioni saranno comunque erogate, non più nel complessivo al Gruppo Tirrenia, ma direttamente ad ogni singola Regione. Regione che deve evitare di decidere di utilizzarle affidando il servizio ad altre aziende determinando l’immediata scomparsa delle società Caremar, Toremar, Saremar e Siremar con una conseguente tragedia sociale, per di più, molto verosimilmente, offrendo un servizio peggiore agli Isolani ed all’utenza tutta. E’ importante, per comprendere la distribuzione delle sovvenzioni erogate dallo Stato all’intero Gruppo (pari per il 2008 a 181,3 milioni di euro), precisare che alla Tirrenia sono andati solamente 45,3 milioni di euro mentre alle Società Regionali, che assicurano la dovuta continuità territoriale con le isole Minori, sono stati erogati rispettivamente: Caremar 35 milioni, Saremar 14 milioni, Siremar 70 milioni, Toremar 16 milioni. Va poi messo in evidenza che i 45,3 milioni di euro erogati a Tirrenia si sono in effetti ridotti soltanto a 3 milioni in quanto 9,7 sono serviti a remunerare il capitale dell’azionista, 23,4 per agevolazioni tariffarie, 1,2 per imposte, 3 per oneri finanziari per ritardati pagamenti dello Stato, 9 per corrispettivi dei servizi e 6 per i corrispettivi dei collegamenti con le isole Tremiti. Appare pertanto chiaro come gli stanziamenti richiesti siano assolutamente PER LE STRADE D’EUROPA 22 necessari ed a fronte del servizio complessivamente erogato, davvero irrisori. In atto servivano circa 108 milioni di euro a completamento dello stanziamento per un fabbisogno complessivo di 210 milioni di euro per l’anno 2009. Ne sono stati stanziati solo 65 milioni con un residuo di circa 45 milioni. Va però evidenziato come il fabbisogno complessivo di 210 milioni di euro per il 2009 sia in gran parte necessario per poter assicurare la continuità territoriale con le isole minori collegate dalle Società Regionali. In assenza di adeguati provvedimenti, in particolare delle necessarie integrazioni delle sovvenzioni, si aprirebbe uno scenario molto preoccupante ancorché ingovernabile, in quanto, ad esempio, con le sovvenzioni attualmente previste verrebbero cancellate linee con conseguente fermo di navi, esubero di personale e danno grave per l’utenza, alla quale non sarebbe garantita la continuità territoriale, senza considerare che in questo modo la privatizzazione del Gruppo avverrebbe alle condizione peggiori per l’Erario ma MOLTO vantaggiose per l’armamento privato. Va rilevato inoltre il negativo impatto PER LE STRADE D’EUROPA LE VIE DEL MARE occupazionale che verrebbe a ricadere proprio nelle aree più depresse del mezzogiorno d’Italia dalle quali proviene nella massima parte il personale marittimo ed amministrativo delle Società del Gruppo Tirrenia, per un complessivo di 3.000 unità di cui 2,490 assunte a tempo indeterminato ma prive, nei casi di crisi, di ammortizzatori sociali come, ad esempio la cassa integrazione. A fronte di questo “quadro” oltremodo preoccupante, va precisato che, un’eventuale privatizzazione ed assegnazione del bando di gara delle Società Regionali, le nuove Società subentranti dovranno garantire dei parametri indispensabili per poter correttamente gestire i servizi e cioè: • Pieno rispetto di tutte le Leggi e dei C.C.N.L.: • applicazione della contrattazione di secondo livello; • assicurazione della continuità territoriale per 365 giorni l’anno e 24 ore al giorno; • unica società regionale per gestire tutti i collegamenti già in concessione alle Società Regionali ; • rispetto di tutte le norme igienico sanitarie; • confort passeggeri; • rispetto dell’ambiente e prevenzione inquinamento; • trasparenza fiscale; • naviglio adeguato alla tipologia del servizio al cui deve essere preposto; • rispetto di tutte le normative vigenti sulla sicurezza, security e PMR ( persone a mobilità ridotta); • garanzia per chi avrà assegnato l’appalto di un contratto non inferiore a 5 anni ma a condizione che svolgano servizio pubblico di linea così’ come già svolti dalla Società Regionali. In conclusione l’obiettivo dei lavoratori del Gruppo e dei Sindacati che li tutelano, è quello di ottenere dallo Stato il prolungamento della Convenzione per la Tirrenia ed il passaggio delle Regionali in capo alle regioni interessate con mantenimento/miglioramento degli attuali servizi. In subordine e nella scellerata ipotesi che ciò non accadesse, è quantomeno indispensabile garantire quanto fatto per Alitalia in materia di ammortizzatori sociali e garanzie d’impiego. Nella storia della Repubblica i casi di Tirrenia e di Alitalia non sono certo fatti eccezionali e sappiamo che nessuno, ultima Alitalia, è stato abbandonato a se stesso dal Governo. La nostra speranza è che la solidarietà continui ad essere presente nelle scelte dello Stato italiano. Agostino Falanga F.S.: E’ TEMPO DI ANALISI... 23 Qual è la situazione del gruppo e delle aziende operative RFI e Trenitalia INCONTRI DEI SINDACALITI CON I VERTICI DI FS PER UNA ANALISI A TUTTO CAMPO. IL CONTRIBUTO FONDAMENTALE DEL “FATTORE LAVORO” NON PUÒ ESSERE MISCONOSCIUTO di SALVATORE OTTONELLI elevato. Inoltre, pur non figurando a economiche e finanziarie non disponibibilancio perché non consentito dalla li per FS. La sola intermodalità, che rapella prima metà del mese di feb- legislazione vigente, esistono corrispet- presenta il 90% della attività di cargo, de braio abbiamo sviluppato una tivi da Stato per servizi resi e non pagati finanziata, incide per quasi 80 mil. di prima serie di incontri con i ver- pari a 4 mld €. euro. tici di FS per una analisi della situazione del Gruppo ed un dettaglio delle posiRFI Piano industriale 2007-2011 zioni economiche delle aziende operati- Secondo il vertice di FS l’impianto man- Lo stato patrimoniale della società regive Rfi e Trenitalia. tiene una sua coerenza necessitando di stra un capitale di 30 miliardi di euro a Dalla analisi è stato possibile ricavare un una “manutenzione” alla luce dei man- fronte di circa 3 miliardi di passività. È primo spaccato sugli scostamenti che si cati finanziamenti. una condizione patrimoniale significatisono determinati nelle società del Grup- Gli effetti della crisi economica ribalta- va per solidità. po rispetto alle ipotesi disegnate nel no ulteriori problemi sul mondo FS sia In conto investimenti l’afflusso dei Piano Industriale 2007-2011. Inoltre è per il trasporto delle merci, in forte con- finanziamenti, seppure in flessione stata sviluppata una prima ricognizione trazione, sia per il trasporto passeggeri rispetto alle previsioni, sembra essere circa le ricadute sul piano industriale che fa registrare anche flessioni nel traf- congruente rispetto alla capacità di alla luce della definizione dei rapporti fico turistico. La filosofia del Piano spesa dell’azienda che presenta un quacon il Governo in materia di contratti di rimane inalterata mantenendo una forte dro allineato alle previsioni in termini di servizio, unitamente ad un primo quadro razionalizzazione e confermando i biso- avanzamento delle opere infrastrutturali di macro ipotesi di lavoro relative a pos- gni e i problemi individuati. Si evidenzia previste dal Piano al fine di aumentare e sibili azioni correttive. sempre più una penalizzazione specifica fluidificare la capacità. per il Sud determinata dalla mancanza di Articolata è, invece, la situazione in Gruppo FS chiarezza dello stato secondo variabili conto esercizio. Il contributo da stato per Il bilancio consolidato del Gruppo consente agli amministratori di poter presentare un risultato sostanzialmente positivo e leggermente superiore alle attese di Piano. Infatti risulta recuperato il deficit di due anni fa pari a 2.120 mil € dati in Mil. € cons. 2008 budget 2009 diff. con un risultato netto positivo di una Ricavi totali 2.521 2.331 -190 ottantina di milioni di €. Significativo appare il MOL, ritornato da infrastrutture 1.053 863 -190 positivo per 1 mld per effetto di una da pedaggi 1.468 1.468 0 riduzione dei costi di 800 mil ed un incremento dei ricavi pari a 700 mil di €. costi operativi totali 2.502 2.490 -12 Da evidenziare che la situazione debitodi cui costo lavoro 1.638 1.623 -15 ria del Gruppo rappresenta un limite oggettivo alle manovre di risanamento Ris. Netto 36 -152 -188 del bilancio in quanto il peso del finanziamento del debito rimane piuttosto N RFI c/economico PER LE STRADE D’EUROPA 24 F.S.: E’ TEMPO DI ANALISI... FS conto esercizio Fabbisogno 2009 Legge Finanziaria2009 2.518 1.743 436 -259 254 106 0 -148 2.031 1.545 436 -50 154 93 0 -61 RFI 1.180 863 0 -317 FS Gruppo 3.698 2.606 480 -576 dati in Mil. € Trenitalia tot. Passeggeri NI Tr.Regionale Merci oneri di infrastruttura ammonta a 863 mil. Si tratta di una delle due fonti di finanziamento di Rfi che attraverso questo canale ottiene da stato i denari necessari al mantenimento in efficienza (manutenzione ordinaria) della infrastruttura per renderne pienamente disponibile la capacità di traffico. Il fabbisogno finanziario stimato da Rfi si aggira intorno ai 1.180 milioni di euro. L’ipotesi di budget conferma la sostanziale invarianza del secondo canale di finanziamento: i ricavi da mercato pari 1.468 mil di euro (trattasi dei pedaggi, al 95% provenienti da Trenitalia). È un dato molto prudente che non tiene conto dei ridimensionamenti produttivi di Trenitalia e delle difficoltà derivanti dalla crisi economica. In tema di costo del lavoro i dati appaiono piuttosto singolari. Viene prevista una contrazione di 15 mil di euro (pari al 0.9%) PER LE STRADE D’EUROPA per il 2009 pur ammettendo una riduzione delle consistenze di personale di oltre 1600 addetti (circa il 4.5%) nel corso del 2008. Il differenziale negativo risulta, quindi, di 317 milioni che determina una perdita in conto economico stimata per il 2009 di 152 mil di €. L’ipotesi di budget, pertanto, prevederebbe per il 2009 il mantenimento degli attuali livelli di attività scaricando sul conto economico il differenziale della contribuzione. Decreto legge 185/08 diff. Lo scenario che si profila, però, è connotato da azioni che nel corso dell’anno imposteranno efficientamenti da tecnologie (SCC, ACC, ecc,.) e dalla necessità di assumere iniziative strutturali di revisione dell’organizzazione produttiva a partire dalla manovra per toccare anche il movimento e la manutenzione. Trenitalia Per quanto attiene Trenitalia la situazione presenta un segno chiaramento opposto e meno tranquillizzante di Rfi. Lo stato patrimoniale denuncia un indebitamente di circa 6 miliardi di euro (dei quali due sono determinati da investimenti per tecnologie di controllo della marcia del treno) a fronte di 1 miliardo di capitale sociale. La situazione in conto esercizio, per effetto dei provvedimenti legislativi F.S.: E’ TEMPO DI ANALISI... finora adottati da Governo e Parlamento è la seguente: • 148 milioni di saldo negativo, pari al 58% per il servizio universale passeggeri N/I; • 50 milioni di saldo negativo, pari al 2,5% in conto contratti di servizio con le istituzioni competenti sul trasporto regionale; • 61 milioni di mancata contribuzione, pari ad oltre il 39% per il trasporto merci. Da segnalare che neanche quest’anno è stata prevista la ricapitalizzazione della società che in totale doveva ammontare a 2 mld di euro nell’arco di Piano. 25 La Divisione ipotizza per il 2009 una produzione pari a 34,8 mil di tr.Km/anno, circa 273 treni. Divisione Regionale I finanziamenti complessivi (Stato, Regioni, Province autonome) ammonta complessivamente a 1.981 mil di euro con un leggero decremento rispetto al Piano (-50 mil di euro) ma pur sempre in aumento rispetto al consuntivato 2008 equilibrio; per effetto dei maggiori contribuiti che • disdetta dei contratti con differenziale pervengono dalle Regioni. Lo scenario di costo elevato (superiore ai 10 che si profila, quindi è di un leggero €/km) Divisione Cargo incremento della produzione pari a • spostamento servizi da notte a giorno, La domanda di trasporto registra un 189.3 mil tr.km/anno rispetto ai 187.5 per effetto dell’aumentata capacità; decremento pari al 35% nell’auto, 40% mil. Tr.km/anno del 2008. • nel trasporto merci focalizzazione su nel siderurgico, 20% nel chimico, 30% val padana e valichi con qualche resinel combinato; a cui si aggiunge l’effetAzioni dua concentrazione al sud to della riduzione dei trasferimenti da Da quanto fin qui emerso possiamo • attività manutentive concentrate in Stato che sono definiti per l’anno 2009 cominciare a delineare un primo quadro periodi e fasce orarie predeterminate; in 93 mil di euro con una contrazione delle azioni che l’azienda si appresta a • garanzia di presidio delle linee in pari al 39%. definire: caso di degrado; In termini di produzione circa un -10% • nel trasporto passeggeri razionalizza- • modifica orari di presenziamento su di tr.Km/anno che si vanno a concentrazione rispetto load factor con inter6700 km di linee con meno di 40 re prevalentemente nelle aree a sud di venti commerciali alternativi al taglio treni/giorno; Napoli e di Ancona, sulla Tirrenica, dei contributi; rimodulazione dell’of- • passaggio da turni in terza a turni in sulle direttrici verso il nord-est e la ferta attraverso l’accorciamento e seconda con abilitazione max 18 ore Roma-Ancona. l’accorpamento di relazioni oggi – 9 per turno. duplicate sull’asse Sud/Nord con È evidente che trattasi di una situazione Divisione Passeggeri N/I attestazione e interscambio su Geno- che si delinea complessa e particolarI trasferimenti da Stato per l’anno 2009 va e Bologna; mente delicata. Difficoltà dello scenario ammontano a 106 milioni di euro, a • taglio dei servizi nel segmento uni- macro-economico esterno all’azienda si fronte dei 227 del 2008 (-58%). versale e nel merci che non stanno in sommano a ragionamenti di razionalizzazione tutti interni al Gruppo. Le azioni di scenario non sono del tutto chiare e troppo indefinite sono le indicazioni sulle ricadute sul lavoro e sugli strumenti che saranno proposti e adottabili. Al momento possiamo affermare che i risultati positivi fin qui raggiunti non sono solo merito dei vertici aziendali. Il lavoro ha dato un contributo fondamentale che deve essere riconosciuto. Le emergenze e le difficoltà che si profilano non potranno essere scaricate tutte sul lavoro e, soprattutto, non potranno essere utilizzate per ridisegnare una ferrovia piccola piccola. Salvatore Ottonelli PER LE STRADE D’EUROPA 26 I CONTRATTI L’assistenza sanitaria integrativa per il settore portuale è finalmente una realtà di CLAUDIO TARLAZZI C on l’intesa sottoscritta il giorno 27 gennaio 2009 tra ASSOPORTI, ASSOLOGISTICA, ASSITERMINAL, FISE, FILT CGIL, FIT CISL e UILTRASPORTI, si è concluso il negoziato per l’istituzione dell’Assistenza Sanitaria Integrativa nel settore portuale. Già nel 2004, con il rinnovo del CCNL “ dei lavoratori dei porti”, avevamo previsto uno specifico articolo contrattuale nel quale si concordava su tale opportunità, ma al di là degli obiettivi di principio, il percorso negoziale ha dovuto superare non poche difficoltà sull’aspetto dei costi, considerato anche che il rinnovo economico del CCNL era stato significativo, e su aspetti tecnici, considerata la novità per il settore. Il nostro obiettivo rimaneva fornire ai lavoratori un prodotto assicurativo veramente valido ad un costo sostenibile e solo con l’Accordo del 28 maggio 2007 siamo riusciti a concordare con le controparti l’importo annuo di euro 168,00 (ai quali si aggiunge il 10% di contributi previdenziali) per ogni lavoratore a tempo indeterminato a carico delle aziende/enti per finanziare l’istituenda assistenza sanitaria integrativa del SSN. In tale intesa le Associazioni datoriali avevano preteso che anche i lavoratori partecipassero con una quota a loro carico, introducendo il principio dell’ adesione su base volontaria. Solo con l’intesa del 22 dicembre 2008, si è concordato con le controparti che a carico dei lavoratori non doveva essere posto alcun costo, modificando il sistema di adesione, da base volontaria, che PER LE STRADE D’EUROPA avrebbe messo a rischio il risultato del progetto, al sistema automatico di copertura assicurativa per tutti i lavoratori con rapporto di lavoro stabile. Anche sul piano tecnico i problemi sembravano prevalere sulla fattibilità del programma. Stante la presenza, infatti, di centinaia di aziende/enti alle quali viene applicata la norma contrattuale, andavano stabilite le modalità operative nella fase di start-up e nello specifico come attuare il controllo del flusso dei contributi tra le aziende/enti e la Cassa di assistenza sanitaria integrativa interaziendale, dal momento che questa non è attrezzata per lo svolgimento della parte burocratica per l’attivazione della polizza assicurativa. Altre scelte sarebbero state più appropriate ma avrebbero rappresentato un costo che avrebbe diminuito le risorse economiche a disposizione, che invece abbiamo dedicato interamente al prodotto assicurativo per maggiori garanzie ai lavoratori. Se non fosse stato per la struttura di UNISALUTE e della LABORFIN, quest’ultima rappresentata dal Dott. Aldo Ortolani, disponibili a svolgere il ruolo operativo della parte burocratica preventiva, difficilmente avremmo avuto questo risultato. Con tale intesa a decorrere dal 1 aprile 2009 tutti i lavoratori con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ai quali si applica il CCNL “dei lavoratori dei porti”, beneficeranno di un prodotto assicurativo garantito da UNISALUTE SPA, il cui premio annuo di ? 168,00 è interamente carico dell’azienda/ente. Considerato che è condizione imprescindibile, per l’attivazione di tale polizza, il raggiungimento minimo di 4000 lavoratori, è necessario che le aziende rispettino però gli adempimenti a loro carico previsti dall’intesa e pertanto ogni nostra struttura territoriale/aziendale dovrà essere impegnata nelle necessarie verifiche, oltre che a dare ampia diffusione tra i lavoratori del risultato raggiunto. La realizzazione nel settore portuale di un sistema di assistenza sanitaria, ad integrazione del SSN, era da tempo uno dei nostri obiettivi, per i crescenti costi dei servizi e delle prestazioni sanitarie, e per una domanda sempre meno soddisfatta e sempre meno garantita per efficienza all’interno del bilancio dello Stato e quindi del SSN. LA CULTURA DELLA PREVENZIONE L’esigenza, infatti, di tenere sotto controllo la spesa pubblica ha indotto i vari governi che si sono succeduti ad intervenire sui costi dello stato sociale, riducendo fortemente gli stanziamenti per la spesa sanitaria e quindi la qualità delle prestazioni offerte dal sistema pubblico. A ciò va aggiunto che le modificazioni demografiche legate all’invecchiamento della popolazione, i crescenti costi dei servizi ed il costante aumento del ricorso alla sanità privata, pongono problemi di equità sociale ai quali va data una risposta. In tal senso il decreto del ministro della Salute Livia Turco del marzo 2008, per la prima volta in modo concreto, attuando quanto previsto dalla Finanziaria 2008, consolida il principio secondo il quale la sanità in generale deve essere intesa come un sistema complessivo di enti, strutture e organizzazioni che investono sulla promozione della salute e la fornitura di prestazioni mediche e assistenziali senza finalità di lucro. In questo ambito rientrano i Fondi integrativi del SSN e i numerosi Enti, Casse di assistenza sanitaria no profit a carattere categoriale o aziendale che forniscono prestazioni assistenziali integrative e obbligatoriamente anche prestazioni odontoiatriche e prestazioni legate all’assistenza per i non autosufficienti. Di fatto, per necessità o per opportunità, nel nostro paese si è ormai strutturato un sistema sanitario aperto alla partecipazione attiva dei cittadini, incentivato anche sul piano fiscale, e consolidato il sodalizio tra la sanità pubblica e l’assistenza sanitaria integrativa, sempre più “ secondo pilastro” del SSN. E’ pertanto motivo di grande soddisfazione per tutti noi essere riusciti a dare ulteriori tutele ai lavoratori, proteggendo in modo reale il loro reddito e aumentando l’offerta per un migliore livello di protezione della salute. Segretario nazionale Claudio Tarlazzi 27 Sicurezza stradale: il valore della vita di SILVANO MINIATI I l problema della sicurezza stradale e dei costi umani e sociali della incidentalità andrebbe affrontato non solo riscoprendo il principio che prevenire costa meno che curare ma anche una buona dose di freddezza e razionalità. Solo la scoperta del grande valore della prevenzione può indurre i decisori politici ad abbandonare la politica dei tagli e a destinare alle politiche di sicurezza le risorse necessarie che non sono sicuramente poche. Una adeguata politica delle infrastrutture si può fare solo stanziando le risorse necessarie e mettendo assieme gli sforzi di governo, regioni, province, Anas e gestori di autostrade per incrementare le risorse disponibili e abbandonare la strada senza sbocco degli interventi “mordi e fuggi”. Ma prevenzione significa anche un impegno davvero eccezionale per creare tra i cittadini un senso comune favorevole alla prevenzione il che in sintesi significa costruire una nuova cultura della sicurezza che non chiami in causa solo i doveri e gli obblighi altrui ma anche i propri. Per dirla con un esempio non basta affatto migliorare la strada (più corsie, meno buche, curve adeguate, segnaletica moderna, più rotonde ecc.) occorre anche cambiare le leggi e soprattutto il nostro modo di ragionare e comportarci sia alla guida che come pedoni avendo chiaro che non è detto affatto che una strada più scorrevole e senza buche sia a priori anche una strada con meno incidenti. Se in una città come Roma oltre un terzo dei pedoni attraversa fuori dalle strisce, se buona parte dei motorini sorpassano a destra, non si fermano al rosso e ti arrivano sui piedi quando attraversi le strisce, se in moto, in auto, ma anche a piedi e in mezzo alla strada tutti usano il telefonino come se fossero comodamente seduti nel salotto di casa, non si può poi Le condizioni della polizza alla quale fa riferimento l’articolo si possono trovare sul sito www.uiltrasporti.it/ausiliari PER LE STRADE D’EUROPA 28 LA CULTURA DELLA PREVENZIONE accusare soltanto il pessimo stato delle strade e neppure il gran volume di traffico per spiegare il fatto che Roma è dietro soltanto a Riga e Vilmus nella graduatoria degli incidenti nelle capitali europee e registra un tasso di mortalità tre volte e mezzo superiore a quello di Vienna, Parigi, Stoccolma, Helsinki, Oslo e Berlino e due volte più alto di quelli di Londra, Madrid e Praga. Si potrebbe affermare che se Roma avesse lo stesso tasso di incidentalità delle maggiori capitali europee nel 2007 anziché 201 morti e 26.299 feriti avrebbe contato 50 morti e 7.500 feriti. Quei 150 morti e 19.000 feriti in più sono ad esempio la misura dello scarto di sicurezza tra Roma e Parigi. Se ci fermassimo un attimo a riflettere non solo sul carico di sofferenze che ogni incidente lascia dietro di se ma anche sui costi materiali che si scaricano sulla società apparirebbe chiaro che buona parte delle risorse in più dedicate alla sicurezza potrebbero derivare dai minori costi della incidentalità. Un’altra voce che potrebbe essere incrementata, almeno per alcuni anni, è quella relativa alle multe che andrebbero molto estese dopo aver chiarito bene che i loro proventi senza distogliere un centesimo vanno investiti in sicurezza. Chi parcheggia in divieto di sosta, in doppia fila o sul marciapiede, chi invade le corsie preferenziali deve sapere che quasi sicuramente sarà multato e non co- PER LE STRADE D’EUROPA me avviene oggi una volta ogni tanto. Analogo ragionamento per chi usa il telefonino alla guida, chi supera i limiti di velocità, chi attraversa fuori dalle strisce che deve sapere che così facendo corre davvero il rischio di essere colto in fallo. Il nostro sta diventando un paese che ha un rapporto davvero strano con le tasse. I proclami antitasse uniti ai tanti esempi di impunità per chi non le paga, oltre alle tante disinvolte promesse elettorali rendono incredibile l’ipotesi che vi sia qualcuno , tra i politici, disposto a chiedere ad ogni automobilista qualcosa di più, magari sul bollo da destinare alla sicurezza. Dieci euro in più sul bollo potrebbero provocare gravi “sommovimenti popolari” proprio a opera di chi paga però senza quasi battere ciglio 5/6 volte tanto per una multa. Migliaia di multe in più seguite dai ritiri di patente; controlli al veicolo e norme molto più rigide a sostegno dell’utenza più debole possono cambiare la situazione soprattutto se a partire dai bambini per finire agli anziani saremo in grado di avviare una grande campagna di informazione e formazione. Dobbiamo finirla con lo scarica barile del “ci pensi la scuola” visto che il bambino impara dal padre e dal nonno comportamenti che poi la scuola non può cancellare. Dobbiamo rendere chiaro a tutti che la prima reazione positiva alla lotta contro l’incidentalità deve venire dalla testa di ognuno di noi, che certo vanno chiuse le buche, rese visibili le strisce e la segnaletica, installati nuovi semafori e molte altre rotonde, vigilate le corsie preferenziali, tolte non solo auto, motorini e biciclette dal marciapiede ma anche tavoli o pedane abusive che li rendono impercorribili. Ma anche l’ottica del codice stradale va ribaltata. Al primo posto deve stare l’utenza debole. Investire un pedone o un ciclista deve diventare, in caso di colpa accertata, un reato grave, molto più grave e oneroso di oggi. I cittadini devono inoltre avere la garanzia che chi provoca morti o lesioni gravi sotto gli effetti della droga e dell’alcool non incorre in atto doloso ma bensì volontario e che sconterà una pena adeguata. Una politica per la sicurezza stradale dovrebbe infine chiamare pesantemente in causa i costruttori di autoveicoli e di motocicli ai quali occorre chiedere maggiore inventiva per introdurre congegni tesi a limitare la velocità, rumore e emissioni oltre a sistemi che permettano di rilevare a posteriori eventuali comportamenti scorretti alla guida. Silvano Miniati Coord. Consulta Nazionale Sicurezza Stradale Cnel MOBILITA’ E’ SVILUPPO 29 La prestazione dei lavoratori mobili La nuova pubblicazione della Uiltrasporti su un tema particolarmente articolato e complesso di SANTINO FORTINO I n occasione dell’entrata in vigore del Decreto Legislativo 19.11.2007 n. 234, il Coordinamento Nazionale T.P.L. e Mobilità della Uiltrasporti ha elaborato una pubblicazione che raccoglie tutte le norme legali e contrattuali che regolano la materia relativa alla questione dei cosiddetti lavoratori mobili addetti, come recita il titolo della pubblicazione, al trasporto via terra di persone e merci. È noto a tutti che l’argomento è molto complesso e in non pochi casi di difficile interpretazione e che dunque questo lavoro va considerato come un contributo per orientarsi tra le norme di legge, sia di fonte europea che di fonte nazionale, in rapporto alle norme contrattuali nazionali vigenti. I contratti presi a riferimento sono quelli dei lavoratori addetti: • Alla logistica e al trasporto merci e alle spedizioni; • Al trasporto ferroviario (rete FS); • Al trasporto ferroviario locale ed alla navigazione interna (contratto autoferrotranvieri); • Al trasporto urbano; • Al trasporto extraurbano. Il Coordinamento Nazionale T.P.L. e Mobilità si augura, come indicato nella presentazione, che questo contributo possa essere utile, in una logica di comprensione ed eventuale semplificazione delle norme contrattuali, ad una migliore conoscenza della materia da parte di tutte le strutture periferiche deputate a verificare l’osservanza delle regole contenute nelle varie leggi e nei contratti nazionali vigenti, nonché ad esercitare le deleghe riconosciute loro dalle norme citate. Questo quaderno di informazione rappresenta un esperimento, un tentativo di fornire un supporto informatico (e volendo cartaceo) agile, semplice da consultare e nello stesso tempo completo. Per il Segretario Generale della Uiltrasporti Giuseppe Caronia, che ne ha redatto la presentazione, “il quaderno rappresenta senza dubbio una importante iniziativa tesa ad allargare la conoscenza delle leggi comunitarie e nazionali ed a rendere patrimonio comune di tutti i dipendenti e della nostra UILT, le norme contrattuali di carattere nazionale che contraddistinguono appunto la prestazione dei cosiddetti lavoratori mobili. Questa iniziativa vuole anche essere un primo tentativo di far prendere coscienza, agli operatori dei trasporti, delle differenze, a volte pienamente giustificate, di trattamento esistenti nel suo insieme e in ordine a molti istituti contrattuali. Forse una maggiore conoscenza può, è questo il messaggio implicito che lancia questo “Quaderno”, concorrere a semplificare e ad avvicinare, senza escludere le specificità, le norme contenute ora nei vari contratti nazionali”. Il Segretario Generale della UILT ha trovato particolarmente appropriato lo spirito che contraddistingue l’impostazione del lavoro trattandosi di una iniziativa pressoché senza precedenti, aperta ad eventuali osservazioni, e ha rivolto un plauso ed un ringraziamento a quanti ne hanno reso possibile la pubblicazione ed in particolare agli amici Patriarca, Napoleoni e Colonna, in collaborazione con Simona Zualdi ed infine, non per ultimo con l’amico Cleto Catalano che ha messo, come sempre, a disposizione dell’Organizzazione la sua preziosa preparazione e la sua lunga esperienza nella cura di pubblicazioni analoghe. A quelli del Segretario Generale si aggiungono i miei personali ringraziamenti. Per il sottoscritto è motivo di piacere e orgoglio poter presentare la pubblicazione di questa specie di “bignami” che testimonia ancora una volta quanto sia ricca di capacità e competenze la nostra organizzazione sindacale. PER LE STRADE D’EUROPA 30 NON SOLO ENGLARO... Libero Stato in Libera Chiesa S icuramente tutti ricordano che il principio ispiratore della formalizzazione degli accordi tra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica era rappresentato dalla necessità di garantire alla Chiesa Cattolica la massima libertà di professione di fede all’interno dello Stato. Da qui il riconoscimento di tutta una serie di diritti e di privilegi rispetto alle altre professioni religiose, tanto da riconoscere alla Chiesa Cattolica lo “status” di religione di stato. In questa sede è necessario ricordare che lo Stato Italiano, oltre a garantire la libertà di professione di fede e di apostolato, ha riconosciuto alla Chiesa Cattolica non pochi benefici di ordine economico (cfr gli obblighi posti a carico dello Stato dal Concordato e dalle leggi fiscali), non solo, ma ha dato valenza civile a tutti gli effetti al matrimonio religioso, nonché dell’annullamento dello stesso da parte della Sacra Rota. Che a ben vedere rappresenta e riveste un importantissimo segno del valore che lo Stato riconosce alla Chiesa Cattolica. Sicuramente lo Stato ha voluto e tenuto conto del fatto che la stragrande maggioranza dei cittadini si professa di religione cattolica, quindi, si può pensare che gli accordi formali tra Stato e Chiesa non rappresentino altro che l’adeguamento dello Stato al comune sentire dei cittadini, anche se questi ultimi, chiamati ad esprimer- PER LE STRADE D’EUROPA si attraverso alcuni “referendum” hanno scelto di pronunciarsi su alcuni temi di estrema rilevanza (aborto e divorzio ad esempio) in modo difforme da quanto affermato con forza e con tutti i mezzi possibili della Chiesa. Questa breve premessa mi occorreva per chiarire le ragioni del titolo dell’articolo. Se l’assunto “libera Chiesa” in “libero Stato” va considerato non solo corretto ma l’unico come soddisfacente per garantire la libertà di culto da parte dei cittadini e la possibilità della Chiesa, quale loro espressione, per realizzare il suo magistero spirituale e non solo. Ciò oltretutto significava e deve significare che lo Stato Italiano non può e non deve interferire né nelle questioni di culto, né nell’attività (intesa in tutti i sensi) della Chiesa. Credo sia però altrettanto necessario che si realizzi il principio della reciprocità vale a dire se lo Stato non deve interferire nell’attività e nelle scelte della Chiesa, quest’ultima dovrebbe essere tenuta a non interferire con gli affari e le scelte dello Stato. di CLETO CATALANO Ho sempre avuto il convincimento, credo comune a molti italiani anche se cattolici, che spesso, troppo spesso, la Chiesa abbia interferito, si sia ingerita negli affari dello Stato, tentando con ogni mezzo, di orientare l’opinione dei cittadini italiani su molti spetti, della vita civile e cosa ancor più seria le azioni delle istituzioni. In questa sede credo opportuno tralasciare di parlare della discesa diretta in campo politico, tendente a favorire le formazioni politiche apparentemente (più o meno) vicine alla dottrina ed alla morale cattolica, per porre l’accento su alcuni interventi, a mio parere assolutamente inopportuni operati dalla Chiusa su questioni di grande rilevanza civile. Mi riferisco, in particolare, al riconoscimento di alcuni diritti alle convivenze di fatto, al testamento biologico e, soprattutto, alle posizioni assunte nella vicenda di Emanuela Englaro. Una precisazione: la Chiesa ben conosce la distinzione tra divieto/obbligo e diritto/facoltà, nonché la distinzione tra “peccato” secondo la morale cattolica e fatto lecito secondo le regole civili. Molte azioni considerate “peccato” sono riconosciute illecite e quindi vietate e sanzionate anche dall’ordinamento dello Stato, altre invece sono considerate magari non del tutto corrette, ma certamente non sono né vietate né sanzionate. Sappiamo tutti che l’ordinamento giuridico non è immutabile nel tempo, ma segue, anche NON SOLO ENGLARO... se non in tempi brevissimi, l’evoluzione dei costumi sociali ed i progressi scientifici. Se lo Stato Italiano ritiene necessario, nell’interesse dei suoi cittadini, ritenere dei comportamenti, delle azioni ritenute illecite o addirittura reati non più tali non può significare e non significa che pone a loro carico un obbligo, una imposizione, ma riconosce ai cittadini solo la facoltà di tenere, senza incorrere in sanzioni amministrative o penali, quel determinato comportamento. La legge italiana non impone alle donne di abortire o alle persone sposate di divorziare ma riconosce loro solo la facoltà di farlo. Qualora venisse approvata una norma che preveda la facoltà di fare il testamento biologico, non significa che si impone di farlo né che si introduce nel nostro ordinamento l’eutanasia, ma si riconosce ai cittadini italiani la facoltà di rifiutare trattamenti che tendono solo a prolungare la vita, trasformandola in una sorta di sofferenza inaudita o peggio ancora in una vita esclusivamente vegetativa. La Chiesa ha tutti gli strumenti per convincere i credenti e a non ricorrere all’aborto, al divorzio, al testamento biologico, quali l’esclusione dalla comunità ecclesiale, e la scomunica. Quando la Chiesa pretende che la legislazione italiana si adegui alla sua visione ed ai suoi precetti può o significare che ritiene il suo magistero insufficiente a convincere i fedeli a tenere comportamenti consoni ai suoi insegnamenti o che vuole imporre la sua visone indiscriminatamente a tutti i cittadini italiani credenti e non, nonché a quei cittadini che professano altre religioni. Né va sottaciuto che la Chiesa oltre ad interferire nelle questioni di principio di enorme importanza quali quelle che ho indicato sopra, in molte circostanze tende ad indirizzare quasi ad imporre allo Stato Italiano le sue linee di politica sociale ed economica. Ciò facendo travalica senza alcun dubbio anche in questo caso il magistero ecclesiastico per trasformarsi se non proprio in un partito politico in un reale supporto alle formazioni politiche di volta in volta più vicine alle sue posizioni. Credo che il punto più alto di interferenza la Chiesa lo abbia raggiunto nella vicenda tragica che riguarda la famiglia Englaro. Quando al di la delle critiche alla sentenza della magistratura ormai definitiva ed esecutiva ha invitato i medici cattolici ad opporre l’obiezione di coscienza ad eseguirla e convincendo alcuni rappresentanti delle istituzioni (Ministro del Welfare e Governatore della Lombardia) a frapporre ogni ostacolo possibile alla applicazione delle sentenze dei giudici italiani. Non so, tra l’altro, quanto i comportamenti di tali rappresentanti delle Istituzioni siano da attribuirsi a profondi convincimenti religiosi e/o filosofici, oppure siano determinati da interessi politici o di partito. Voglio chiudere queste brevi note, oltretutto un pò farraginose, precisando che non ho nulla contro la Chiesa 31 Cattolica in quanto tale o contro il suo Magistero, credo solamente che lo Stato Italiano debba esprimere appieno la sua sovranità, uscendo da quella specie di tutela che ancor oggi (in maniera più o meno morbida) esercita la Chiesa nei suoi confronti. Infine, sarebbe interessante sperimentare l’atteggiamento che terrebbe la Chiesa, se lo Stato Italiano rifiutasse di riconoscere gli effetti civili agli annullamenti dei matrimoni sanciti dalla Sacra Rota, se decidesse di sottoporre a referendum il permanere dei benefici fiscali e delle sovvenzioni alla Chiesa ed alle sue istituzioni per devolvere l’entità degli stessi ai cittadini italiani meno fortunati, se ritenesse si esprimere il proprio placet all’affidamento di alcuni incarichi religiosi che abbiano anche risvolti civili, se vietasse la discriminazione dei sacerdoti gay ed infine se decidesse che ai religiosi dichiaratamente negazionisti (vedi il caso di alcuni Lefrebiani) fosse vietato il magistero religioso e sospesi “a divinis”. In questa ultima ipotesi è sicuramente da stigmatizzare l’atteggiamento di tutti i partiti politici, che non hanno avuto nemmeno il coraggio di chiedere al Papa un suo pronunciamento diretto, solo alcuni leader hanno condannato le tesi sostenute dal vescovo lefrebviano, senza però chiedere che nei suoi confronti la Chiesa adottasse gli opportuni, anzi necessari, provvedimenti. Anche in questo caso forse, anzi sicuramente, non ho tenuto conto della realtà, credendo che la teoria del principio: Libera Chiesa in Libero Stato, significhi anche Libero Stato in Libera Chiesa, sostenuto da illustri, importanti politici e filosofi italiani, possa trovare pratica applicazione. Cleto Catalano PER LE STRADE D’EUROPA Le nuove procedure per gli accertamenti sanitari di assenza di tossicodipendenza o di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope per i lavoratori che svolgono mansioni che comportano particolari rischi per la sicurezza, l’incolumità e la salute di terzi PER LE STRADE D’EUROPA 34 TOSSICODIPENDENZA E SICUREZZA Guida utile a lavoratori e strutture sindacali sulle procedure per gli accertamenti sanitari di assenza di tossicodipendenza per i lavoratori addetti a mansioni che comportano particolari rischi per la sicurezza, l’incolumità e la salute di terzi a cura del Dipartimento nazionale TPL e Mobilità Premessa La presente guida intende essere un utile strumento volto ad aiutare lavoratori e strutture sindacali nella prima fase di applicazione delle nuove procedure per gli accertamenti sanitari di assenza di tossicodipendenza o di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope.. Eviteremo quindi di fare riferimento a Contratti, Leggi o Accordi, e limiteremo l’analisi alle tematiche di interesse del lavoratore, indicando in maniera semplice quanto prevede la normativa ed evidenziando le tematiche su cui essa è talmente lacunosa da richiede un approfondimento in sede di contrattazione. Di cosa stiamo parlando? Le procedure oggetto della presente guida, come detto in premessa, sono volte all’accertamento sanitario di assenza di tossicodipendenza e di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope nei lavoratori che svolgono mansioni che comportano particolari rischi per la sicurezza, l’incolumità e la salute di terzi. Si tratta di accertamenti a scopo preventivo che, per le oggettive difficoltà di rilevazione e di descrizione delle modalità e della frequenza di assunzione delle sostanze da parte del lavoratore, non possono fare distinzione tra uso occasionale, uso regolare o presenza di dipendenza al fine di attivare la sospensione cautelativa. Le procedure devono essere effettuate in modo tale da garantire la privacy, il rispetto e la dignità della persona sottoposta ad accertamento e non devono in alcun modo rappresentare strumenti persecutori lesivi della libertà individuale o tesi ad allonta- PER LE STRADE D’EUROPA nare arbitrariamente la persona dalla sua e) personale addetto alla circolazione e a attività lavorativa. sicurezza delle ferrovie in concessione Tale accertamento non è da intendere e in gestione governativa, metropolitacome accertamento «pre-assuntivo» ma ne, tranvie e impianti assimilati, filocome «visita medica preventiva» post vie, autolinee e impianti funicolari, assuntiva da eseguire comunque sul lavoaerei e terrestri; ratore prima di essere adibito al servizio f) conducenti, conduttori, manovratori e lavorativo nella mansione specifica a addetti agli scambi di altri veicoli con rischio. binario, rotaie o di apparecchi di sollevamento, esclusi i manovratori di carri ponte con pulsantiera a terra e di Quali lavoratori dei trasporti ne monorotaie; sono sottoposti? a) conducenti di veicoli stradali per i g) personale marittimo di I categoria delle sezioni di coperta e macchina, limitataquali è richiesto il possesso della mente allo Stato maggiore e sottuffipatente di guida categoria C, D, E, e ciali componenti l’equipaggio di navi quelli per i quali è richiesto il certificamercantili e passeggeri, nonché il perto di abilitazione professionale per la sonale marittimo e tecnico delle piattaguida di taxi o di veicoli in servizio di forme in mare, dei pontoni galleggiannoleggio con conducente, ovvero il ti, adibito ad attività off-shore e delle certificato di formazione professionale navi posatubi; per guida di veicoli che trasportano h) controllori di volo ed esperti di assimerci pericolose su strada; stenza al volo; b) personale addetto direttamente alla circolazione dei treni e alla sicurezza del- i) personale certificalo dal Registro aeronautico italiano; l’esercizio ferroviario che esplichi attività di condotta, verifica materiale l) collaudatori di mezzi di navigazione marittima, terrestre ed aerea; rotabile, manovra apparati di sicurezza, formazione treni, accompagnamen- m)addetti ai pannelli di controllo del movimento nel settore dei trasporti; to treni, gestione della circolazione, manutenzione infrastruttura e coordi- n) addetti alla guida di macchine di movimentazione terra e merci. namento e vigilanza di una o più attività di sicurezza; c) personale ferroviario navigante sulle Consigli per la consultazione navi del gestore dell’infrastruttura fer- Al fine di poter meglio comprendere i vari roviaria con esclusione del personale passaggi della complessa procedura predi camera e di mensa; vista, è opportuno visualizzarne la d) personale navigante delle acque inter- sequenza nello schema allegato in ultima ne con qualifica di conduttore per le pagina. Per favorirne l’identificazione imbarcazioni da diporto adibite a ogni singolo passaggio è individuato con noleggio; una lettera maiuscola (A, B, C, ecc.) TOSSICODIPENDENZA E SICUREZZA GUIDA alle procedure per gli accertamenti sanitari datore di lavoro. Pertanto, il datore di lavoro, seleziona i lavoratori da inviare e sottoporre di volta in volta agli accertamenti previsti, mediante l’utilizzo di Il provvedimento prevede due distinti un processo casuale di individuazione livelli di accertamento: che escluda la possibilità di scelta • il primo interamente affidato al medi- volontaria. Tutto questo deve avvenire co competente; compatibilmente con le esigenze lavo• il secondo a cura delle strutture com- rative e di programmazione aziendale. petenti (Servizio per le tossicodipendenze dell’A.S.L o la struttura indivi- Accertamento per ragionevole dubbio: duata nella Direzione Sanità di R.F.I. il lavoratore viene sottoposto ad accerta(già Servizio Sanitario delle Ferrovie mento di idoneità alla mansione anche dello Stato) con compiti di approfondi- (oltre al controllo sanitario periodico) mento diagnostico-accertativo. quando sussistano indizi o prove sufficienti di una sua possibile assunzione di A - ATTIVAZIONE DELLA PROCE- sostanze illecite. Le segnalazioni di DURA (vedi schema in ultima pagina) ragionevole dubbio, in via cautelativa e Il datore di lavoro comunica al medico riservata, vengono fatte dal datore di competente, per iscritto, i nominativi dei lavoro o suo delegato al medico compelavoratori da sottoporre ad accertamento tente che provvederà a verificare la fondi assenza di tossicodipendenza e di datezza del ragionevole dubbio e, se del assunzione di sostanze stupefacenti o psi- caso, ad attivare gli accertamenti clinici cotrope in base alla mansione (vedi pag. 2 previsti di sua competenza. di questa guida) (lista che dovrà essere, a cura del datore di lavoro, puntualmente Accertamento dopo un incidente: il aggiornata). lavoratore, in caso di ragionevole dubIl lavoratore può essere sottoposto agli bio, deve essere sottoposto, dal medico accertamenti in oggetto per una delle competente nei casi in cui è previsto, ad seguenti ragioni: accertamento di idoneità alla mansione successivamente ad un incidente avvenuAccertamento pre-affidamento della to alla guida di veicoli o mezzi a motore mansione: viene stabilita l’idoneità del durante il lavoro, per escludere l’assunsoggetto a poter svolgere la mansione a zione di sostanze stupefacenti o psicotrorischio. È necessario un risultato negativo pe. per confermare l’assenza di controindicazioni, prima di un eventuale inizio dell’attività. B - MEDICO COMPETENTE (vedi Accertamento periodico: il lavoratore schema in ultima pagina) è sottoposto ad accertamento periodico, Entro trenta giorni dal ricevimento deldi norma con frequenza annuale, atto l’elenco dei nominativi trasmesso dal alla verifica dell’idoneità alla mansione datore di lavoro, il medico competente a rischio. In situazione di elevata nume- stabilisce e trasmette al datore il cronorosità dei soggetti da sottoporre all’ac- gramma per l’accesso dei lavoratori agli certamento, va tenuto conto, inoltre, accertamenti, definendo date e luogo di che nel rispetto delle procedure di esecuzione degli stessi in accordo con il accertamento si dovranno garantire le datore di lavoro, tenuto conto della caratteristiche di non prevedibilità da numerosità dei lavoratori da sottoporre parte dei lavoratori della data di effet- ad accertamento. Il datore di lavoro è tuazione dell’accertamento e, contem- tenuto a comunicare al lavoratore la data poraneamente, si dovrà escludere la ed il luogo degli accertamenti, con un possibilità di scelta volontaria dei can- preavviso di non più di un giorno dalla didati agli accertamenti da parte del data stabilita per l’accertamento. 35 C - PROCEDURE ACCERTATIVE DI PRIMO LIVELLO (vedi schema in ultima pagina) L’accertamento svolto dal medico competente è obbligatorio, se il lavoratore si sottrae alle procedure di accertamento cd. di primo livello le conseguenze variano a seconda che vi sia: • rifiuto del lavoratore: sospensione dalla mansione per “impossibilità materiale a svolgere gli accertamenti”; • assenza alla visita senza aver presentato valida e documentata giustificazione al riguardo: sospensione dalla mansione in via cautelativa e riconvocazione entro 10 giorni; • assenza della visita con giustificazione valida e documentata: riconvocazione entro 10 giorni dalla data di cessazione dei motivi che hanno impedito l’accertamento; • La mancata presentazione obbliga comunque il medico competente, anche in caso di esito negativo della visita poi eseguita, ad effettuare almeno altri tre controlli nei 30 giorni successivi e ad osservazioni di maggior durata in caso di ragionevole dubbio. L’accertamento di primo livello comprende una visita medica orientata all’identificazione di segni e sintomi che facciano sospettare l’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope. In sede di visita il medico competente potrà svolgere un test tossicologico rapido o in alternativa potrà essere eseguito un test presso idonee strutture di laboratorio (nella visita avverrà la sola raccolta del campione). In entrambi i casi gli accertamenti analitici dovranno comunque, se positivi, prevedere una conferma dei risultati mediante cromatografia accoppiata a spettrometria di massa. Nell’ambito della visita medica il medico competente deve inoltre valutare: • eventuali precedenti trattamenti sociosanitari per tossicodipendenza presso strutture pubbliche o private anche attraverso l’acquisizione di informazioni sanitarie previo consenso dell’interessato; • eventuali notizie relative ad infortuni lavorativi e precedenti incidenti avve- PER LE STRADE D’EUROPA 36 TOSSICODIPENDENZA E SICUREZZA nuti sia in occasione del lavoro, sia al di fuori dell’ambito lavorativo, ritiri di patente, ecc.; • assunzione di farmaci psicoattivi che possono essere prescritti o non prescritti; • eventuale sussistenza di segni e/o sintomi di assunzione o intossicazione in atto o meno di sostanze stupefacenti o psicotrope. Prelievo del campione La matrice biologica utilizzata è l’urina che deve essere prelevata sotto controllo del medico competente o di un operatore sanitario qualificato, garantendo il rispetto della dignità della persona ma introducendo misure atte ad evitare la possibilità di manomissione del campione, anche prevedendo che il soggetto non venga lasciato solo durante la raccolta; l’urina deve essere raccolta in apposito contenitore monouso di plastica; è richiede una quantità non inferiore 60 ml. Qualora la quantità di urina prodotta sia insufficiente, il campione incompleto viene sigillato e viene riaperto solo alla presenza del soggetto per la successiva integrazione in un nuovo contenitore, a tal fine il soggetto può assumere bevande analcoliche gassate o non gassate. Una volta completata l’operazione di raccolta, il medico competente esegue il test di screening immunochimico rapido o provvede al trasferimento del campione, suddiviso in tre aliquote sigillate e denominate «A», «B» e «C» di almeno 20 ml ciascuna, al laboratorio individuato per tale finalità; se il test di screening è negativo, l’urina non deve essere conservata; se il test risulta positivo, l’urina viene travasata alla presenza del lavoratore dal recipiente di prima raccolta in due contenitori che devono contenere almeno 20 ml cadauno; i contenitori devono essere dotati di tappo a chiusura ermetica antiviolazione oppure chiusi e sigillati con un sigillo adesivo a nastro non rinnovabile, sul quale il lavoratore e il medico appongono congiuntamente la propria firma, e contrassegnati con lettere B e C. Sui contenitori devono essere altresì indicati nome e cognome del lavoratore, del PER LE STRADE D’EUROPA medico e la data e ora del prelievo; il medico competente è responsabile della custodia del campione; i contenitori devono essere inseriti in apposito contenitore termico per la spedizione, dotato di adeguato elemento refrigerante. Per i test di primo livello, sia a titolo di screening immunochimico che di conferma cromatografica, che verranno eseguiti utilizzando laboratori esterni, le borse con i campioni biologici devono essere inviate nel più breve tempo possibile e comunque entro 24 ore dal prelievo al laboratorio per l’esecuzione del test di screening e/o delle analisi di conferma e per l’eventuale analisi di revisione. Il trasporto deve avvenire secondo le norme vigenti con allegata copia del verbale di prelievo. Alla consegna, il laboratorio diventa responsabile della custodia e conservazione del campione. Se le analisi vengono effettuate dal laboratorio entro le 24 ore il campione verrà conservato in frigo a + 4°C; qualora il medico competente si avvalga per gli accertamenti di primo livello di idoneo laboratorio esterno, provvede in concomitanza della visita al prelievo del campione con le modalità sopra riportate, suddividendolo in tre aliquote, di cui una denominata con la lettera A verrà utilizzata per analisi di screening, con metodica immunochimica, e le altre due aliquote B e C saranno utilizzate rispettivamente per la conferma mediante cromatografia spettrometria di massa e per l’eventuale analisi di revisione; in caso di negatività il laboratorio provvede all’eliminazione delle aliquote residue secondo le disposizioni di legge, comunicando l’esito negativo al medico competente. Verbale di prelievo e trasmissione del campione Il medico competente compila per ciascun lavoratore il verbale di prelievo in triplice copia; detto verbale deve riportare generalità del lavoratore e del medico competente, luogo in cui è stato eseguito il prelievo, data e ora del prelievo, quantità di urina raccolta, esito delle eventuali analisi di screening rapido; il verbale deve essere firmato dal medico responsabile del prelievo del campione e controfirmato dal lavoratore il quale, in tal modo, attesta la corretta esecuzione del prelievo. Il lavoratore può chiedere che vengano riportate sul verbale eventuali dichiarazioni. Il verbale riporterà l’elenco dei farmaci eventualmente assunti negli ultimi sette giorni; una copia del verbale viene consegnata al lavoratore, una copia rimane al medico competente e l’altra, in caso di positività al test, viene trasmessa al laboratorio, di norma inserita nel contenitore termico per il trasporto dei campioni; il trasporto per l’invio al laboratorio deve avvenire secondo le norme vigenti; alla consegna il laboratorio diventa responsabile della custodia e conservazione dei campioni; l’apertura del contenitore termico, contenente i campioni, avviene presso la sede del laboratorio che esegue le analisi di conferma. Il laboratorio accerta l’integrità dei campioni e la corrispondenza al verbale di prelievo. Redige un verbale per eventuali non conformità riscontrate e le comunica al medico competente; il campione «A») viene usato per lo screening immunochimica, il campione «B» viene usato per la conferma e il campione «C» (conservati a -20°) per l’eventuale controanalisi richiesta dal lavoratore. Le analisi del campione «B»,eseguite utilizzando metodica cromatografica abbinata a spettrometria di massa sono finalizzate a confermare la presenza degli analiti trovati nei test di screening o, comunque, portare all’identificazione di sostanze precedentemente non rilevate nei test di screening valide per la diagnosi di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope, anche in caso di dubbi rilevati durante l’effettuazione della visita medica precedente. Le analisi devono essere eseguite entro dieci giorni e il risultato comunicato al medico competente e al lavoratore; l’eventuale test di revisione sul campione «C» potrà essere eseguito presso lo stesso laboratorio o altro laboratorio pubblico. L’effettuazione dell’analisi sul campione C deve avvenire entro trenta giorni dalla richiesta e la data deve essere comunicata al lavoratore e al medico competente con un anticipo di almeno quindici giorni TOSSICODIPENDENZA E SICUREZZA rispetto all’effettuazione dell’analisi. Il lavoratore ha facoltà di assistere personalmente o tramite un proprio consulente tecnico assumendone l’onere economico. In caso di risultato discordante, la rivalutazione ulteriore, mediante riconsiderazione dei dati prodotti dagli accertamenti precedenti e non attraverso una ulteriore analisi, andrà eseguita da una struttura di tossicologia forense per quanto possibile, di concerto tra il datore di lavoro e il lavoratore, che dovrà esprimere un giudizio finale; il campione «C», qualora non utilizzato per il test, il lavoratore potrà chiedere la ripetizione dell’analisi sullo stesso campione precedentemente prelevato dalla struttura sanitaria competente. Cosa succhede: In caso di NEGATIVITÀ degli accertamenti di primo livello, D - CERTIFICAZIONE DI IDONEITÀ (vedi schema in ultima pagina) il medico competente onclude l’accertamento con giudizio certificato di «idoneità» allo svolgimento della mansione O - COMUNICAZIONE A DATORE DI LAVORO (vedi schema in ultima pagina) e RIENTRO nella mansione a rischio. In caso di POSITIVITÀ degli accertamenti di primo livello, E - INIDONEITÀ TEMPORANEA (vedi schema in ultima pagina) si procederà come di seguito: a) viene data formale comunicazione al lavoratore e contestualmente al datore di lavoro che provvederà, nel rispetto della dignità e della privacy della persona, a sospendere temporaneamente, in via cautelativa, il lavoratore dallo svolgimento della mansione a rischio; b) viene comunicata al lavoratore la possibilità di una revisione del risultato in base al quale è stato espresso il giudizio di non idoneità, che dovrà essere richiesta entro i 10 giorni dalla comunicazione dell’esito di cui sopra; d) il lavoratore viene inviato alle strutture sanitarie competenti per l’effettuazione degli ulteriori approfondimenti diagnostici di secondo livello. L’invio è previsto in tutti i casi in cui il medico competente lo ritenga motivatamente necessario. F - PROCEDURE ACCERTATIVE DI SECONDO LIVELLO (vedi schema in ultima pagina) Il lavoratore risultato positivo agli accertamenti di primo livello effettuati dal medico competente, viene inviato dallo stesso alla struttura sanitaria competente per la visita medica da effettuare in conformità alle procedure diagnostico-medico legali e chimico-tossicologiche. I Sert, in particolare, dovranno entro non oltre trenta giorni dal momento della richiesta, accertare la presenza o assenza di tossicodipendenza, rilevando inoltre le modalità e la frequenza di assunzione delle sostanze. Tali accertamenti prevedono: • accertamenti clinici mediante visita medica; • accertamenti tossicologici-analitici. Accertamenti clinici mediante visita medica La visita medica si espleta mediante un esame medico-legale, clinico-documentale, clinico-anamnestico, psicocomportamentale e clinico-obiettivo. La finalità generale, oltre a quella di stabilire se vi sia o vi sia stato uso di sostanze, è di definirne la tipologia di sostanze utilizzate, le modalità di assunzione e la frequenza (per quanto possibile ricostruire sulla base delle dichiarazioni del soggetto sottoposto ad accertamenti). Oltre a questo sarà necessario definire se vi sia o no stato di dipendenza, al fine di proporre al lavoratore un appropriato percorso di cura e riabilitazione. L’esame clinico - documentale è mirato a verificare la sussistenza o l’esclusione di documentazione clinica attendibile attestante o correlabili condizioni di uso/abuso/dipendenza da sostanze stupefacenti; la sussistenza di patologie correlate all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, di stati o condizioni cliniche 37 generali giustificanti terapie farmacologiche in atto, con possibile interferenza con gli accertamenti tossicologici, altre patologie in grado di interferire con le funzioni neuro-cognitive generali. Sono esaminate eventuali certificazioni rilasciate da divisioni ospedaliere, unità di pronto soccorso, SERT, unità di alcoologia, comunità terapeutiche accreditate indicanti diagnosi di disturbo da uso di sostanze psicoattive, eventuale comorbità psichiatrica o internistico / infettivologica, esiti di monitoraggio chimico - tossicologici, terapie mono o multimodali praticate, farmacologiche (sostitutive, psicotrope o aspecifiche) e/o psicologiche e/o interventi socioriabilitativi. L’esame clinico-anamnestico: l’acquisizione dei dati anamnestici deve fondarsi su esperienza clinica specialistica nell’ambito delle dipendenze e/o medicolegale e sulla capacità di instaurare una adeguato setting relazionale e accertativo. L’esame psicocomportamentale può essere integrato con l’applicazione dei criteri del DSM IV finalizzati alla diagnosi multiassiale di disturbo da uso di sostanze psicoattive mediante somministrazione di una serie di domande standardizzate volte a verificare la presenza ed il soddisfacimento di ciascun criterio diagnostico. L’esame clinico - obiettivo, deve essere connotato da accuratezza ed elevata specificità nel rilievo disegni e sintomi di: 1) intossicazione acuta; 2) intossicazione cronica; 3) astinenza; 4) stato di dipendenza; 5) patologie correlate all’uso di sostanze stupefacenti e/o psicotrope con particolare attenzione all’ambito psichiatrico, neurologico ed internistico/infettivologico; 6) precedenti clinici di rilievo (es. esiti di traumi,interventi chirurgici, ecc.); 7) eventuali segni di assunzione mediante iniezione o aspirazione endonasale. Accertamenti tossicologici - analitici L’accertamento chimico-tossicologico viene effettuato utilizzando entrambe le matrici biologiche urinaria e cheratinica, in base alle seguenti modalità: PER LE STRADE D’EUROPA 38 TOSSICODIPENDENZA E SICUREZZA Matrice urinaria: la struttura sanitaria competente dovrà provvedere al prelievo di nuovi campioni in numero e per un periodo di osservazione idoneo a formulare una corretta diagnosi clinica secondo le modalità già previste, eseguendo preliminarmente un test di screening e, in caso di positività, un test di conferma. I test di «conferma» vanno eseguiti con metodi cromatografici accoppiati alla spettrometria di massa con i seguenti valori di concentrazioni soglia (cut-off) per le singole sostanze al fine di confermare il risultato positivo rilevato allo screening o, comunque, di indicare una positività non rilevata al test di screening. Il test di «revisione», richiedibile dal lavoratore al fine della verifica del precedente riscontro di positività, si avvale dei medesimi metodi e fa riferimento ai medesimi cut-off. Matrice cheratinica: la struttura sanitaria competente esegue detti accertamenti, in aggiunta agli accertamenti sulle urine, su un prelievo di matrice pilifera che verrà suddiviso in due aliquote: • prima aliquota denominata «A», per i primi accertamenti analitici e la seconda aliquota, denominata «B» conservata per eventuale accertamento di revisione. Per i capelli Lunghezza raccomandata = 5 cm, partendo dal cuoio capelluto. Viene recisa una ciocca (non strappata - il bulbo non ha nessuno scopo al fine dei presenti accertamenti) nella regione del vertice posteriore del capo, di almeno 200 mg (grossolanamente corrispondente allo spessore di una matita), che alla presenza del lavoratore viene divisa in due aliquote di simile peso («A» e «B») di ognuna delle quali viene fissata l’estremità prossimale. Esse vengono inserite in separati contenitori non trasparenti recanti tappi a chiusura ermetica e sigillati con nastro inamovibile, etichettati come indicato sopra per la matrice urinaria, e conservati a temperatura ambiente. Per i peli è necessario tagliare 200 mg di peli dalla regione pubica; i peli così raccolti vengono suddivisi in due aliquote «A» e «B». PER LE STRADE D’EUROPA Verbale di prelievo: segue le medesime indicazioni della matrice urinaria illustrata nel primo livello, con l’ulteriore indicazione del colore dei capelli e di eventuali trattamenti cosmetici. Analisi di laboratorio sull’aliquota «A» viene effettuata l’indagine analitica con procedura di pre-trattamento, estrazione e analisi strumentale cromatografica abbinata alla spettrometria di massa. Sull’aliquota «B» viene effettuato il test di revisione a richiesta del lavoratore interessato, che proceduralmente seguirà le indicazioni già riportate per la matrice urinaria. Deve essere premesso che l’analisi del previsto campione di capelli (della lunghezza definita di 5 cm) fornisce indicazioni circa l’esposizione cronica o ripetuta del soggetto a sostanze stupefacenti o psicotrope in un periodo di circa 4/6 mesi antecedentemente il prelievo. Mentre l’analisi del pelo pubico riflette l’esposizione in un lasso di tempo di almeno dodici mesi pur con ampia variabilità individuale. Deve essere inoltre precisato che la letteratura internazionale ha chiarito che il rilievo nel pelo di concentrazioni significative di sostanze e talora di loro metaboliti, può riflettere non solo assunzione cronica o ripetuta delle stesse ma anche contaminazione ambientale da parte delle medesime sostanze in assenza di assunzione diretta da parte del soggetto. Sulla base di queste premesse un risultato negativo degli accertamenti sulla matrice cheratinica sarà utilizzabile direttamente per la formulazione della conclusione diagnostica di non uso di sostanze. Qualora gli accertamenti clinici e tossicologici di secondo livello risultino positivi, verrà data comunicazione scritta al medico competente, corredata degli esiti degli esami di laboratorio effettuati e i riscontri clinici anamnestici rilevati, il quale, a sua volta, certificherà l’inidoneità temporanea del lavoratore alla mansione e informerà il datore di lavoro che provvederà tempestivamente a far cessare dall’espletamento della mansione il lavoratore interessato. Cosa avviene: In caso di NEGATIVITÀ degli accertamenti di secondo livello, D - CERTIFICAZIONE DI IDONEITÀ (vedi schema in ultima pagina) il medico competente conclude l’accertamento con giudizio certificato di «idoneità» allo svolgimento della mansione O - COMUNICAZIONE A DATORE DI LAVORO (vedi schema in ultima pagina) e RIENTRO nella mansione a rischio. In caso di POSITIVITÀ degli accertamenti di secondo livello, verrà data comunicazione scritta al medico competente, corredata degli esiti degli esami di laboratorio effettuati e i riscontri clinici anamnestici rilevati, il quale, a sua volta, certificherà l’inidoneità temporanea del lavoratore alla mansione e informerà il datore di lavoro che provvederà tempestivamente a far cessare dall’espletamento della mansione il lavoratore interessato. Gli accertamenti di secondo livello valuteranno la presenza di tossicodipendenza e: SE NON DIPENDENTE H - MONITORAGGIO CAUTELATIVO (vedi schema in ultima pagina) vedi sotto SE DIPENDENTE G - AVVIO DEL PROCESSO DI CURA E RIABILITAZIONE (vedi schema in ultima pagina) al fine di poter attivare precocemente un percorso di riabilitazione e/o un’idonea terapia, dovrà essere garantita la possibilità al lavoratore di accedere a tale trattamento con la conservazione del posto di lavoro. La presenza di stato di tossicodipendenza andrà comunicato per iscritto al medico competente. I - CERTIFICAZIONE (vedi schema in ultima pagina) della fine trattamento e del periodo di riabilitazione, dichiarato e certificato dal SERT come «remissione completa» secondo i criteri dell’OMS. TOSSICODIPENDENZA E SICUREZZA H - MONITORAGGIO CAUTELATIVO (vedi schema in ultima pagina) o accertamento di follow up: il lavoratore, trovato positivo per il quale sia stata certificata l’assenza di tossicodipendenza o se tossicodipendente solo al termine del periodo di riabilitazione (G e I), prima del suo rientro nella mansione a rischio, dovrà comunque essere controllato ad intervalli regolari dopo la sospensione per esito positivo per assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope. Questo al fine di verificare nel tempo il permanere dello stato di non assuntore. Gli accertamenti andranno eseguiti con periodicità almeno mensile con date non programmabili dal lavoratore e da stabilire di volta in volta. La durata minima prevista sarà di almeno 6 mesi (vedi specifiche riportate in seguito). L - TEST DI RIENTRO (vedi schema in ultima pagina) Superato il monitoraggio cautelativo il lavoratore dovrà essere sottoposto ad accertamento di idoneità alla mansione per garantire il suo stato di non assuntore, prima di riprendere a svolgere la mansione a rischio. Il medico competente, a scopo cautelativo, potrà decidere se applicare nei successivi ulteriori 6 mesi una osservazione con eventuali accertamenti con maggior frequenza rispetto a quelle ordinarie previste. Se POSITIVO N - ESONERO DEFINITIVO (vedi schema in ultima pagina) Se NEGATIVO M – CERTIFICAZIONE (vedi schema in ultima pagina) di possibilità di rientro nella mansione a rischio O - COMUNICAZIONE A DATORE DI LAVORO (vedi schema in ultima pagina) e RIENTRO nella mansione a rischio. Tariffe I costi degli accertamenti previsti sono a carico dei datori di lavoro e, per le controanalisi, a carico del lavoratore che li richiede. Le tariffe da applicare per gli accertamenti sanitari previsti sono quelle stabilite dai Nomenclatori tariffari regionali. Le regioni e P.A. potranno stabilire ulteriori costi (anche a forfait) derivanti dalle spese (contenitori, trasporti, utilizzo locali etc.) qualora non previste dai Nomenclatori. Le tariffe per gli accertamenti da parte della struttura sanitaria competente (SERT), con esclusione degli esami di laboratorio sono stabilite dalle Regioni e province autonome di Trento e Bolzano. Conclusioni e valutazioni La presente guida ha illustrato la procedura individuata dalla normativa in materia di accertamenti sanitari di assenza di tossicodipendenza. Pur trattandosi di una formulazione particolarmente ricca e particolareggiata essa lascia non chiariti alcuni punti ed evidenzia alcune lacune che sarà indispensabile analizzare e valutare in ogni settore coinvolto in sede di contrattazione sia nazionale che territoriale. Per fare chiarezza citiamo brevemente alcuni argomenti sui quali la normativa non presenta sufficienti indicazioni: Visite pre-assuntive La normativa non ritiene legittime le visite “pre-assuntive”, espressamente vietate dal D. Lgs. n. 81 del 9 aprile 2008 (art. 41 comma 3 lettera a) che recita: “le visite mediche di cui al comma 2 non possono essere effettuate in fase pre-assuntiva…”. Anche nel caso di settori per i quali le visite preassuntive sono previste, come avviene spesso nei trasporti, è da ritenersi che sia inopportuno inserire tali accertamenti nei capitolati di verifica dell’idoneità alle mansioni. La ragione di tale inopportunità deriva dalle oggettive difficoltà di rilevazione e di descrizione delle modalità e della frequenza di assunzione delle sostanze stupefacenti e psicotrope da parte del lavoratore; le analisi, che avrebbero conseguenze risolutive sulla possibilità di impiego, non possono fare distinzione tra uso occasionale, uso regolare o presenza di dipendenza. 39 Conseguenze degli accertamenti sul rapporto di lavoro Si è visto che nel caso in cui: il lavoratore si rifiuti di sottoporsi agli accertamenti, non si presenti all’accertamento senza aver prodotto documentata e valida giustificazione, sia risultato positivo agli accertamenti di primo livello, l’azienda, ricevuta debita comunicazione da parte del medico competente, procede a sospendere il lavoratore dalle mansioni a rischio. Non è chiarito in cosa consiste tale sospensione (potrà anche in parte consistere in concessione di ferie o permessi retribuiti) anche se a giudizio del sindacato è necessario fare in modo che il lavoratore conservi un trattamento economico adeguato. Nel caso in cui la positività del lavoratore venga confermata anche dal SERT (secondo livello), l’azienda si troverà di fatto un lavoratore inidoneo alla mansione, dovrà quindi applicarsi, se esiste, la contrattazione di settore in materia. È invece indubbio che il lavoratore del quale sia stata accertata la tossicodipendenza può essere adibito a mansioni diverse da quelle a rischio, fermo restando il diritto alla conservazione del posto di lavoro. Tempo impiegato per effettuare gli accertamenti Partendo dal presupposto che la normativa non affronta la questione relativa ai tempi per lo svolgimento dei suddetti accertamenti, riteniamo che tale problema sia stato volutamente rimandato, per la specifica definizione, alla contrattazione nazionale e territoriale. Conseguenze di eventuali erronei risultati smentiti da controanalisi La normativa specifica che il costo delle controanalisi è a carico del lavoratore. Non specifica però quali siano le conseguenze qualora le stesse smentiscano i precedenti risultati. A giudizio del sindacato vanno rifuse da parte del datore di lavoro sia il costo delle controanalisi sia il danno economico per i giorni di sospensione preventiva ingiustamente comminata. PER LE STRADE D’EUROPA 40 PER LE STRADE D’EUROPA TOSSICODIPENDENZA E SICUREZZA LAVORO E DIGNITA’ 41 FORMAZIONE PROFESSIONALE: terra di frontiera tra formazione e lavoro di LUIGI ANNUNZIATO IL PROLOGO Finito di scrivere questo articolo mi sono interrogato, seriamente, dopo tanti anni, sul perché scrivo, per chi scrivo, come scrivo, fatto salvo, ovviamente cosa scrivo. Domande che nascono per il silenzio assordante che avvolge scritti e scrittori senza che si tragga evidente spunto(o sputo) di riflessione, di confronto. Un articolo nasce in un livello ben prima della penna, del gesto di portarlo sul foglio; è una fase che può durare attimi, ma anche giorni o anni e, se non trova lettori, è lavoro sprecato, non è completo, non è finito; è come preparare un banchetto nutriente e poi lasciarlo marcire sotto la pioggia. Ciò non testimonia tuttavia una insaziabile mania di essere letto quanto di evitare un monologo in un contesto formato dalla grande famiglia dei lavoratori dei trasporti nella quale circolano comunque tante idee(condivise, condivisibili, non condivise o contrarie, non sempre accettate). Dopo tanti argomenti analizzati in tanti articoli impegnati (e impegnativi cioè non mera cronaca o resoconti di lavori sindacali) mi sono chiesto se le cose che dico e scrivo possano interessare qualcuno2 e se cioè abbiano un peso, inteso come valore di contenuto, non siano una noiosa ed inutile (ri)scrittura del mio pensiero che poi io stesso, e solo io, (ri)leggo, scritto su pagina patinata e colorata. Con questo articolo tento di darmi una risposta entrando a gamba tesa sul tema della formazione in considerazione del fatto che non sto scriven- I critici sono come gli eunuchi di un harem: sanno come si fa, lo vedono fare tutti i giorni, però non sono capaci di farlo. (Brendam Behan)1 do, ingenuamente, alla parte più povera ed oppressa della società ovvero a quella a mala pena alfabetizzata ma sicuramente rischio di destare qualche sospetto(o sprezzo?), per le ragioni, come sempre nobili, che sostengono ogni mio scritto. E questo già potrebbe essere un responso ai miei dubbi. IL FATTO La percentuale di persone in cerca di lavoro diminuisce con l’aumentare del titolo di studio3. Infatti tra i giovani (15-19 anni)in possesso di diploma di scuola media il tasso di disoccupazione è del 36% circa4; tra i giovani diplomati (20 -24 anni) il tasso è del 20% circa che scende al 10% per i giovani compresi tra i 25 ed i 29 anni; tra i laureati (25-29 anni), i disoccupati sono il 22% circa ma diminuiscono dra- sticamente (8% circa) per i 30-34enni indicando però con chiarezza che la laurea aumenta le possibilità di occupazione dopo i 30 anni. Nel confronto con gli altri Paesi dell’UE, il tasso di disoccupazione italiano per i diplomati (uomini) tra i 25-64 anni di età è inferiore (3,8%) alla media europea (5,8%), mentre è superiore (4,3% rispetto al 3,8%) per i laureati. L’Italia è l’unico Paese in cui i diplomati hanno un tasso di occupazione maggiore dei laureati anche se il vantaggio si perde col passare degli anni, come detto prima. Acquisita l’importanza strategica del titolo di studio scolastico spendibile nel mercato del lavoro, vediamo quale è il livello di scolarità della forza lavoro(occupati e disoccupati) utilizzando i dati ISTAT 2007, pubblicati nell’Annuario n.13/2008. La Tabella 1 ci indica che il 32,7% della forza lavoro ha al massimo la licenza media5, il 44,3% ha un diploma secondario(il 40,5% tra i disoccupati); tra gli occupati solo il 16% ha una laurea universitaria(11,5% tra i disoccupati) mentre il 48% dei disoccupati (8,8%+39,2%) può contare solo sulla licenza della scuola d’obbligo (licenza media inferiore). In sostanza solo 60% della forza lavoro possiede un titolo di studio (diploma o laurea) oltre quello dell’obbligo (licenza media) rispetto all’obiettivo dell’85% fissato per l’Europa6 dal Trattato di Lisbona per il 2010. PER LE STRADE D’EUROPA LAVORO E DIGNITA’ 42 TABELLA 1 – LIVELLO DI SCOLARITÀ DELLA FORZA LAVORO Anno 2007 TOTALE Con licenza elementare Con licenza media Con diploma Con laurea Forza lavoro(1) Occupati In cerca di occupazione (disoccupati) 24.728.000 7,3% 32,7% 44,3% 23.222.000 7,3% 32,2% 44,5% 1.506.000 8,8% 39,2% 40,5% 15,7% 16% 11,5% (1) Occupati + in cerca di occupazione (disoccupati) E’ importante rilevare come, nel 2006, circa il 21% dei giovani(18-24enni) abbandonino gli studi (obiettivo di Lisbona è il 10%) mentre tra gli adolescenti minorenni (14-17 anni), formalmente soggetti all’obbligo formativo circa 48 mila sono apprendisti e non svolgono alcuna attività formativa ed altri 113 mila sono esclusi da ogni forma di percorso formativo. Tra tutta la popolazione adulta risulta che circa il 51% degli italiani abbia un diploma (contro il 70% dell’UE) e che il 20% dei giovani non riesca ad andare oltre la licenza media. 7 Vi è però da osservare come, rispetto ai primi degli anni 90, la quota di laureati fino a 25 anni si è quasi quadruplicata. Un breve excursus tra i lavoratori occupati di età compresa tra i 55 ed i 64 anni di età ci indica che essi sono il 32,5% ma, con riferimento al livello di istruzione, il 50% degli stessi possiede al massimo la licenza media ed il 20% la laurea. Questo è lo scenario costruito, oggi, mediante il sistema di istruzione scolastica. Nonostante che si registri un costante incremento di diplomati e laureati, il tasso di disoccupazione si mantiene ancora elevato e sicuramente, di fronte alla crisi attuale, è destinato a crescere. Una risposta la possiamo trovare nella insufficienza e nella dispersione del sistema di istruzione scolastica (causa esterna) e, quello che in questo scritto ci PER LE STRADE D’EUROPA preme maggiormente sottolineare, nella marginale interazione, come strumento di raccordo, che esiste tra la formazione professionale ed il mercato del lavoro (causa interna); non sono da escludere tuttavia altre ragioni organizzative e strutturali8. Dobbiamo evidenziare il grande squilibrio territoriale nel quale il Sud, dove è situato il 30% circa della forza lavoro9, ha gli indici percentuali di scolarità più bassi del Paese acuendo così ulteriormente le già note difficoltà occupazionali. Inquadrata con siffatte caratteristiche l’istruzione della forza lavoro vediamo come lo strumento della formazione professionale10 può incidere sui livelli occupazionali e sulla qualità del lavoro. Intanto possiamo definire la formazione professionale come un insieme di percorsi formativi finalizzati a sviluppare, sul piano prevalentemente operativo, le abilità, le culture e le competenze professionali necessarie a creare, per tutti, pari opportunità di accesso al mercato del lavoro e che quindi ha la funzione di completare l’istruzione scolastica acquisita; cioè avvicina ed integra la cultura con la professione, il sapere della scuola con il saper fare richiesto dal mercato del lavoro. La formazione professionale non è dunque scuola e non rilascia titoli di studio11 ma completa il bagaglio di conoscenze necessarie per svolgere qualsiasi attività in modo “professionale” Della formazione professionale in verità si parla poco, si sa ancora meno12, non se ne discute quasi mai(e comunque male) e, dulcis in fundo, se ne fa anche un uso scorretto; è, dunque, sicuramente sottovalutata. Perché mai la formazione professionale dovrebbe assumere un ruolo centrale e strategico per la progettazione formativa, diversa, ripetiamo, dalla istruzione scolastica, ma collegata allo sviluppo dell’occupazione e del territorio stesso13? Per la evidente ed ampia varietà delle tipologie di formazione che è in grado di offrire ad una vasta platea(oltre 600 mila allievi ogni anno) che presenta diverse esigenze di lavoro e di occupazione, per la sua diffusione su tutto il territorio14 e per l’offerta di servizi complementari e connessi(analisi del mercato del lavoro e dei connessi fabbisogni professionali, consulenza di progettazione formativa). Abbiamo evidenziato, seppur succintamente, le potenzialità della formazione professionale che devono però essere colte e sviluppate, soprattutto negli accordi sindacali, in modo coerente con le scelte di organizzazione della produzione e del lavoro nel senso che queste ultime non devono essere poi vanificate da processi formativi scarsi o nulli che non ne assicurino il successo e l’attuazione considerando il fatto che le professionalità sono in costante evoluzione e LAVORO E DIGNITA’ che ad esse non può rispondere la rigida istruzione scolastica. Cioè il ricorso estemporaneo alla formazione professionale è come chiamare il 113: potrebbe essere inutile o tardi. I dati che prima abbiamo esposto in Tabella 1 non sembrano suscettibili di modifiche nel breve periodo perché il sistema scolastico non consente un recupero immediato dei livelli di istruzione necessari all’inserimento attivo nel mondo del lavoro per la diversa funzione che sussiste tra l’istruzione scolastica e la formazione professionale. L’Europa e la globalizzazione dei mercati (ri)chiedono però più istruzione(80% di diplomati rispetto al nostro 44%!). Allora la formazione professionale può, ed aggiungiamo deve, integrare l’istruzione scolastica e favorire l’incontro con il lavoro professionale e, mediante i percorsi professionalizzanti, ridurre le cosiddette fasce a rischio dei lavoratori soggetti a mobilità, degli inoccupati e/o dei disoccupati dando così un ruolo alle stesse istituzioni locali (Province e Regioni) e senza disperdere il bagaglio di conoscenze e di competenze acquisite dai centri di formazione accreditati a livello regionale.15 Occorre ricordare che l’articolo 117 della Costituzione attribuisce alle Regioni la potestà per “l’istruzione e formazione professionale”. Evitiamo la discussione sulle possibili interpretazioni sull’endiadi istruzione-formazione per affermare con maggiore certezza che comunque il termine “professionale” resta una chiara ed inscindibile competenza dell’offerta formativa territoriale in collegamento con le politiche del lavoro e con lo sviluppo del territorio. Il sistema produttivo e dei servizi, cui spesso viene attribuita la perdita di competitività, risente, in realtà, a monte delle scarse innovazioni di prodotto e di processo e del modesto svi- luppo della ricerca cui si somma la bassa cultura tecnica, tecnologica e professionale16 che è un deficit strutturale dell’intero sistema formativo del Paese (scolastico+formazione professionale); deficit che, per l’attuale crisi, è destinato sicuramente ad acuirsi nelle grandi imprese e, forse, a scomparire del tutto in quelle piccole e medie che sono impegnate ad evitare il crollo esistenziale. E’ proprio da queste esigenze di cambiamento che bisogna subito costruire le basi per contenere e recuperare gli effetti negativi sulla forza lavoro che, come ben sappiamo, è la soluzione più praticata nelle ristrutturazioni aziendali. L’apprendistato professionalizzante, ad esempio, non è disciplinato da accordi chiari, e territorialmente omogenei, tra le parti sociali17 in modo da garantire un controllo paritetico della formazione svolta dalle aziende o dai centri di formazione(ed affidata alla successiva responsabilità della certificazione delle Regioni) facendolo così apparire uno strumento obsoleto e superato18. I contratti di formazione e lavoro si traducono sempre più in lavoro senza formazione, peraltro senza alcun riconoscimento pubblico delle conoscenze acquisite. Vi è da rilevare che il sistema della formazione professionale è prevalentemente orientato alla formazione dei giovani 43 anche se, secondo l’ISFOL, solo il 50% circa, tra coloro che non hanno mai frequentato corsi di formazione, si è dichiarato interessato a sviluppare competenze personali mentre è il 58% circa degli occupati con istruzione più elevata (diploma o laurea) propenso a svolgere formazione professionale. Un indicatore relativo alla qualità della formazione è la sua utilità per l’occupazione. Ebbene tra i giovani (20-34 anni) diplomati che hanno concluso un iter formativo solo il 20% ha trovato occupazione mentre un interessante 60,4% di coloro che hanno ricevuto una formazione professionale tecnica superiore (IFTS) ha trovato lavoro ed il 17,3% è ancora disoccupato(dati 2002-2003). Particolarmente elevato (il 37%) è dunque il numero di persone che continuano ad essere in cerca di lavoro anche dopo la formazione. Queste ultime osservazioni ci portano a dire che il sistema della formazione professionale, per la scarsa considerazione che l’ha accompagnata nel tempo, possiede al suo interno difficoltà a predisporre un’offerta formativa necessaria ed utile a sostenere non solo i processi produttivi di nuova generazione ma soprattutto quelli di mobilità e reinserimento che oggi sono quanto mai di attualità. Spesso la formazione viene vissuta dalle aziende (e non solo) come ammortizzatore sociale nei processi di riorganizzazione, e quindi di mobilità, dimenticando che essa deve svolgere invece un ruolo di intermediazione tra l’organizzazione della produzione ed il lavoro o meglio il mercato del lavoro proprio perché si vanno a ridisegnare continuamente e profondamente i contenuti professionali dei profili e quindi la loro competenza professionale. Mentre, infatti, sono facilmente evidenziabili le abi- PER LE STRADE D’EUROPA 44 lità tecniche del saper fare, resta da acquisire, attraverso la formazione professionale, un insieme di altre conoscenze19 che caratterizzano i contenuti generali e specifici del lavoro professionale che sono alla base della qualità del lavoro e soprattutto del governo della mobilità e/o della nuova occupazione. Forse andrebbe meglio dibattuta e definita la competenza professionale con specifico riferimento alle singole attività aziendali per, poi, poterne meglio progettare la formazione. Ne consegue la necessità di una forte attenzione ai protocolli ed accordi contrattuali, alla pubblicizzazione adeguata di questo strumento formativo20, alla definizione dei contenuti, alla puntuale verifica, attraverso osservatori di monitoraggio, dei risultati e dell’adeguatezza dei metodi in modo da modificare prontamente eventuali carenze (di contenuto e metodo formativo) rispetto anche alle esigenze e caratteristiche degli allievi. Un primo punto da sottolineare fortemente è la mancanza di interazione tra il mondo delle imprese (capitale) e il mondo sindacale (lavoro) come è storicamente, e sintomaticamente, testimoniato dal modesto ruolo affidato agli organismi bilateriali ma più in generale, e con molta onestà intellettuale, allo scarso rilievo dato alla formazione nella contrattazione. La stessa formazione continua si è trasformata nel tempo in un noioso ed inutile “corsificio” richiesto e concesso per compiacere, per lo più, la controparte che non i lavoratori a rischio di mobilità21. Un modello di formazione sicuramente efficace per costruire la competenza professionale è basato sull’alternanza tra formazione e lavoro (stage). La competenza professionale, infatti, l’abbiamo riferita a un ambito di esperienza vissuta, a un insieme di abilità e conoscenze certificate, a caratteristiche necessarie ad un contesto lavorativo. Nessuno di tali aspetti, da solo, consente di dare conto e di riconoscere la competenza nella sua globalità connessa con l’esercizio di una professione, che dipende dai margini effettivi di autono- PER LE STRADE D’EUROPA LAVORO E DIGNITA’ mia e innovazione che tale esercizio richiede e consente, dalle forme con cui è possibile svolgere un dato lavoro, dai modelli di autorità e dalla divisione di compiti che esiste nel contesto organizzato. Per questo è difficile valutare la qualità di singole prestazioni e apprezzare, nel suo complesso, una competenza professionale solo sulle acquisizioni realizzate in ambito scolastico, a percorsi di apprendimento informale in momenti e sedi diverse rispetto alle sedi lavorative, prescindendo dall’approccio della pratica che favorisca invece un sapere acquisito sul campo. Se una qualunque professione può essere esercitata a livelli più o meno elevati di capacità e abilità, la “competenza” è la messa in pratica delle risorse cognitive che guidano ogni azione e decisione e da cui poi dipende la qualità della prestazione e questo requisito vale per tutti, per gli operai come per i dirigenti. L’ottica è quindi di assumere le realtà di lavoro come sedi di potenziale acquisizione del sapere22, nel senso di considerare l’azione formativa professionale (fatta di contenuti e abilità da acquisire) per ottenere un maggiore controllo del contesto di lavoro e del sistema di relazioni tra tutte le fasi del lavoro che sono insite nell’attività lavorativa stessa; vale a dire che bisogna pensare alla formazione professionale come a un controllo del saper fare(monitoraggio) che può avere anche momenti seminariali d’aula, ma che non è necessariamente un “corso” e di ipotizzare quindi un eventuale formatore a fianco del tecnico in azienda ma non in una struttura esterna. Questo approccio supera la distinzione tra grandi e piccole aziende e pone tre ordini di problemi tecnici e politici: • la pianificazione e il controllo di una formazione in alternanza: solo accordi tra le parti sociali possono evitare abusi che banalizzino interventi di questa natura riducendoli a mero addestramento; • la definizione di istanze di certificazione e/o di inquadramento contrattuale possibile che garantiscano la formalizzazione di acquisizioni realizzate mediante percorsi specifici(non sequenziali) di apprendimento; • la qualificazione di operatori in grado di operare su contenuti quali emergono dalla realtà di lavoro costruendo progressivamente un curricolo logico di formazione. Su questa base è possibile avviare un LAVORO E DIGNITA’ esame serio sulle procedure da adottare nell’affrontare i problemi di riqualificazione in situazioni di mobilità senza trascurare il fatto che le crisi aziendali hanno caratteristiche e ripercussioni sull’occupazione che vanno a modificare il bacino della forza lavoro(vedi caso Alitalia). L’EPILOGO Se dunque il sindacato stesso è portatore(sano) di progetti e proposte di modifiche e trasformazioni del lavoro e delle professioni, deve, per coerenza con le scelte, riposizionare la domanda occupazionale, e la stessa mobilità professionale, ai fabbisogni della produzione correlandoli alla formazione professionale in modo cioè da ampliare la capacità attrattiva verso i nuovi mestieri e modelli professionali e richiamando, in tal senso, l’impegno e l’interesse dell’azienda. Alla base di ogni progetto formativo si colloca allora la puntuale analisi dei fabbisogni, per qualità e quantità del lavoro, sulla quale si devono poi impiantare e sviluppare i percorsi formativi relativi sia per le nuove forze di lavoro sia per quelle già presenti in azienda. La formazione professionale è come il letame: non serve se non è sparso. P.S. La recente Direttiva del Ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali, firmata il 10 febbraio 2009, richiama disposizioni di legge23 in forza delle quali il percettore di trattamento di Cassa Integrazione e altre indennità pubbliche, che rifiuta di essere avviato a corso di formazione o di riqualificazione o che non lo frequenti regolarmente, perde il diritto al trattamento stesso. Una norma che è solamente “contro qualcuno” ma non trasforma gli interventi assistenziali in promozionali per il miglioramento del sistema formativo e soprattutto non riconosce alcun ruo- lo effettivo agli accordi tra imprese e sindacati circa la determinazione delle priorità e della qualità dell’offerta formativa; impone solo, giustamente per certi versi, a chi è in difficoltà occupazionali, senza valutare condizioni familiari, di età, logistiche, di requisiti, ecc., un percorso di formazione o riqualificazione lasciando totalmente irrisolti tutti gli altri problemi giacenti a monte (politiche del lavoro e sviluppo, ricerca e innovazione, fabbisogni, giovani disoccupati, inoccupati, disabili, ecc). L’ansia (di fare) è come (stare su)una sedia a dondolo: stai sempre in movimento, ma non fai un passo avanti. 1 Drammaturgo e scrittore irlandese (Dublino, 23 febbraio 1923 – Dublino, 20 marzo 1964). 2 Mai un argomento svolto a comando o preconfezionato privo quindi di emozioni e sensazioni profonde e vere; solo così lo scritto diventa vero veicolo di valori e di cultura. 3 Fonte OCSE ed ISTAT del 2005. 4 L’obbligo di istruzione è stato elevato a 16 anni con il conseguente ritardo dell’età minima per l’inserimento lavorativo. 5 1.810.000 appartenenti alla forza lavoro hanno la sola licenza elementare (7,3%). 6 Oltre il 65% dei giovani non considera più sufficiente il diploma per trovare lavoro ed il 90% si dichiara disponibile a svolgere un periodo di stage o apprendistato. 7 Rapporto ISFOL 2007 8 L’attuale situazione economica e finanziaria, che si sta appalesando in tutta la sua estesa profondità investendo tutti i settori della vita produttiva e sociale come confermano i diversi indicatori economici (calo della domanda interna, flessione della produzione, riduzione degli investimenti, peggioramento della bilancia commerciale, e, in sostanza, riduzione del PIL),sta producendo effetti devastanti sull’occupazione con l’aumento costante della Cassa Integrazione. 9 Poco più del 20% è al Centro e circa il 50% è al Nord. 10 In generale, è rivolta a giovani e adulti disoccupati o in cerca di prima occupazione, con più di 18 anni in possesso almeno di licenza media, quindi anche diploma o laurea, ovvero adulti apprendisti o in Contratto di Formazione Lavoro, ovvero a diversamente abili o con problemi di inserimento sociale. 11 Rilascia però “attestati di frequenza”, di “quali- 45 fica”, di “specializzazione”, “abilitazione professionale”, “patente di mestiere” ad opera della Regione committente, previo superamento di specifico esame. 12 Accanto alla formazione al lavoro(di ingresso, formazione tecnica superiore post diploma IFTS), si sviluppa la formazione sul lavoro (aggiornamento, apprendistato, riqualificazione, riconversione, mobilità), quella per legge (es.626, sicurezza sul lavoro) nonché i tirocini formativi e di orientamento; ognuna poi si disarticola in subtipologie. Ci preme sottolineare la “formazione continua” per l’aggiornamento delle competenze per i lavoratori delle piccole e medie imprese e la “formazione permanente” che svolgono in genere (ma poco) le grandi aziende per mantenere elevato il livello di competenze dei propri dipendenti. 13 Anche se la partecipazione ai corsi non dà l’automatica certezza dell’occupazione ma consente sicuramente la spendibilità delle competenze, acquisite ed accertate, sul mercato del lavoro. 14 L’80-85% della formazione al lavoro e di quella sul lavoro si svolge al Centro e al Nord; questa difformità è certamente un problema concreto delle politiche di sviluppo sociale. 15 CERTAM (centro studi, ricerche e formazione su trasporti, ambiente mobilità e servizi) era il centro unitario FILT-FIT-UILT che, accreditato e certificato ISO 9001:2000, aveva svolto attività formativa con fondi pubblici del FSE, delle Regioni e di aziende private. In Italia le sedi formative, nel 2007, sono 8.454 ben distribuiti sul territorio. 16 Negli ultimi 15 anni gli istituti tecnici hanno registrato una perdita di iscritti del 27%. (Fonte ISFOL 2007). 17 Tra i Fondi paritetici interprofessionali, cui aderiscono oltre 400mila imprese (l’82% delle quali sono piccole imprese fino a 9 lavoratori) con circa 6 milioni di dipendenti, citamo Fondimpresa (40%) e Forte (24%). 18 Solo il 20% degli apprendisti riceve una formazione esterna considerata, comunque, di scarsa qualità.(Rapporto ISFOL 2007) ma tra i 25-64enni solo il 6,1% partecipa ad attività di apprendimento permanente rispetto al 12,5% del Trattato di Lisbona. 19 Quali ad esempio la soluzione dei problemi, la capacità di relazione, il lavoro di gruppo, l’assunzione di responsabilità e di decisione, ecc. 20 Il 33% degli studenti delle medie (ed il 25% dei genitori) dichiarano di non sapere nulla della formazione professionale, mentre il 50% tra diplomati e laureati non sa nulla dei corsi di formazione superiore(IFTS). 21 Tra i lavoratori dipendenti del settore privato che hanno partecipato ad almeno una attività di formazione continua c’è il 18% in possesso di licenza media, il 30% di diploma ed il 61% di laurea cui corrisponde il 16,4% di operai, il 38,1% di impiegati ed ilo 4,7% di dirigenti e quadri. 22 Fatto non solo di ripetizione di movimenti 23 Legge 3 dicembre 2004 n. 291; legge 28 gennaio 2009 n. 2. PER LE STRADE D’EUROPA CONSULTA NAZIONALE CAF UIL Continuare così Q uando il Sindacato italiano “scoprì” quelli che in seguito sarebbero stati chiamati “organi collaterali” e cioè quando il movimento sindacale italiano prese a considerare l’aspetto di “cittadinanza” del lavoratore come un valore aggiunto della propria missione nella società, molti stentarono a comprendere tutta la forza innovativa di questa “vocazione globale” del sindacato nel quadro della difesa degli interessi dei lavoratori. A distanza di qualche decennio molti dei cosiddetti “scettici” si sono dovuti ricredere. Oggi un’organizzazione sindacale che faccia della “Confederalità” la propria linea guida, non soltanto non può fare a meno di poggiare la sua presenza nel territorio e nelle fabbriche sul quotidiano contatto con le esigenze civiche di base del cittadino lavoratore (fisco, pensione, sanità, tempo libero, sicurezza) ma deve esaltare al massimo la funzione e la efficienza degli organismi creati per questo scopo. Per la UIL questo discorso vale doppio, posto che proprio la UIL è stata ed è nel nostro Paese l’avanguardia di quella filosofia del “sindacato dei cittadini” che riempie il “logo” (e l’orgoglio…) della propria sigla. Questa quindicesima Consulta Nazionale del CAF-UIL non ha soltanto dimostrato tutta la validità di quanto abbiamo detto sin ora ma ha fornito (dati, comportamenti e risultati alla mano) la prova del grande grado di efficienza raggiunto dal CAF-UIL medesimo ormai all’avanguardia delle analoghe strutture Confederali del nostro Paese. E’ una bella notizia. Ma bisogna continuare così… Lallo 47 Non lasciare mai soli i lavoratori LA RELAZIONE DI GILBERTO DE SANTIS I l primo approccio della relazione del Presidente del CAF-UIL è un saluto caloroso e non certo formale agli “operatori” presenti in sala per partecipare alla Consulta Nazionale 2008. Gilberto De Santis non è certo alle prime armi nella materia: ma l’intensità e la “qualità” delle prestazioni fornite dal CAF UIL nell’anno testè trascorso non lasciano dubbi sulla efficienza di un “apparato” che conta ormai 108 Province e 2.200 operatori. Per questo, lo svolgersi della reazione è stato prodigo di dati che tuttavia l’oratore non si è limitato ad enunciare ma ha voluto “vestire” di un profondo contenuto sociale. Perché sono atti, azioni, comportamenti, che dietro ogni numero hanno un volto, una storia, spesso un problema. Sono lavoratori, cittadini, famiglie, che compiono un dovere essenziale per una democrazia, ma intendono (e pretendono) di poterlo fare nel migliore dei modi e nella più garantita rispondenza alle leggi. Ne ha dunque parlato “Gilberto” (ormai nel CAF UIL il nome è di prammatica…) ed eccone alcuni in sintesi: 986.657 modelli /730) con un aumento di 46.000 (4,8%) contribuenti rispetto all’anno precedente (va ricordato che il mercato globale” di attività di tutti i CAF è calato dell’1% ma per il CAF UIL ci sono soltanto dati in crescita); 55.665 modelli Unico persone Fisiche (+55,2%); 313.493 titolari RED (+20.963 pari al 7,2%); Modelli ISEE 437.072 (+55.665 pari al 14,6%); Detrazioni (è la prima volta) 195.000. Va detto, per quest’ultimo dato che sempre maggiore attenzione va spesa perché riguarda soggetti deboli ed esposti ad errore. Con le nuove attività sopraggiunte, Social-card, Bonus famiglie (il CAF UIL ha diffuso in proposito decine di migliaia di volantini in più lingue…) Bonus energia, sono stati superati i due milioni di dichiarazioni in WEB. Siamo, in sostanza, in presenza di una crescita forte e costante in tutti questi anni e in tutte queste attività ma occorre anche un’analisi attenta dei dati sia interni sia comparati con tutti i CAF. E occorre anche, ha proseguito De Santis poter disaggregare i dati, i 730 per Regioni e Comuni, incrocio dei dati sulle fidelizzazioni 730 – RED –ISEE corrispondenti per Comune e per fasce d’età… E’ un lavoro utile anche pe tutta la UIL, per l’ITAL, per la UIL Pensionati. Elemento molto positivo, ha proseguito il Presidente del CAF UIL è il sempre maggiore impegno posto dai corrispondenti sulle “nuove” attività. (successioni, buste paga, invii on line di contratti di affitto). E questa crescita, ha sottolineato De Santis fa parte degli obiettivi che abbiamo raggiunto nel 2008, obiettivi che ci eravamo proposti di raggiungere, e non abbiamo perciò “mancato il bersaglio”! PER LE STRADE D’EUROPA 48 CONSULTA NAZIONALE CAF UIL Abbiamo così ottenuto per tutte le strutture la certificazione di qualità e abbiamo consolidato il controllo er il mantenimento dei livelli di qualità acquisiti. Ancora più importante è il rafforzamento di “audit intern” che il nostro responsabile all’Assistenza Fiscale (Sergio Scibetta n.d.r.) ha fortemente voluto, impostato, e che dirige con grande professionalità ed efficienza. E’ per noi motivo di di grande soddisfazione constatare come da uno stato di quasi fastidio e di scetticismo le nostre strutture siano oggi passate in proposito ad una piena condivisione, così da essere loro a chiederci un intervento di supporto. Abbiamo raggiunto il 100% del collegamento della rete interna per tutte le attività più importanti: 730, ISEE, RED, Unico, detrazioni, Social Card, Bunus, ed è così che come accennavo poc’anzi nel 2008 abbiamo superato i 2 milioni di dichiarazioni sul Web. Un crescita seppur lenta dobbiamo registrare per quanto concerne l’archiviazione ottica (aumentata da 35.000 pratiche del 2007 alle 121.000 del 2008) e dobbiamo attrezzarci meglio per lo Sportello del Contribuente” (PIN) e per la gestione appuntamenti Call Center. Dobbiamo anche pensare a sviluppare nuove iniziative ad esempio una nostra presenza sul Web TV, una formazione on line per categorie e regioni. E poi fornire nuovi servizi essenziali nel difficile momen- PER LE STRADE D’EUROPA to economico che attraversiamo: piccoli prestiti, mutui, anticipazioni sui contributi, assegni maternità. Di grande supporto a tutto ciò, ha proseguito “Gilberto”, dovrà essere una campagna “mirata”: immagini, radio, giornali che è nostra intenzione per un impegno organizzativo che realizzi una maggiore presenza del CAF UIL nel territorio, nelle aziende, nei centri sociali: insomma per essere “più vicini” ai cittadini in tutti i sensi. Un ringraziamento, il Presidente del CAF UIL, ha rivolto alla Confederazione (e segnatamente ai servizi Organizzazione ed alla Tesoreria) per l’impegno comune volto all’apertura di nuove sedi, ed è poi passato a trattare un tema che a lui e a tutto il CAF UIL sta evidentemente molto a cuore. In breve: dobbiamo intensificare i rapporti con le categorie, estendendo a tutte il rapporto costruttivo realizzato in questi anni (ne ha citate alcune, dalla UILCOM alla UIL FPL, dalla UILA alla UIL Scuola, dalla UILT alla Feneal, dalla UILM alla UILTUCS dalla UILP alla UIL Polizia…). Nostro punto di forza, ha aggiunto De Santis, è stato e dovrà continuare ad essere il controllo e la informazione che il nostro responsabile dell’Assistenza Fiscale ha svolto nel 2008: puntuali le circolari interpretative e informative, puntuali l’assistenza, dove necessaria, anche diretta a sostegno delle verifiche delle DRE. Così come indispensabile il lavoro del Dr. Scibetta (è lui il responsabile Assistenza Fiscale suaccennato n.d.r.) anche nella fase di elaborazione e di realizzazione dei nuovi progetti in tutti i settori tradizionali e innovativi. Dobbiamo portare molta attenzione, ha proseguito il Presidente del CAF-UIL, per quanto riguarda il livello nazionale alle attività Confederali che ci riguardano molto da vicino dallo Statuto dei Contribuenti al dibattito sul Federalismo fiscale, dai provvedimenti assunti in tema di stato sociale a quelli più generali della politica fiscale comunitaria. E a questo proposito, così ha concluso “Gilberto” vorrei ricordare che complessità e interdipendenza dei problemi che ci stanno di fronte ci impongono di ricercare una collaborazione sempre più stretta di tutti i servizi della UIL: noi, l’ITAL, l’ADOC, l’UNIAT, LABORFIN, CPO. In una comune visione: la crescita dell’ “altro” è la “mia” crescita, l’avvio di una parte dei problemi di un cittadino, di un lavoratore che si rivolge a un “servizio” o a una qualsiasi “struttura” della UIL è il presupposto per un inserimento psicologico, morale organizzativo di quel cittadino, di quel lavoratore, nella grande famiglia della UIL. Dirò di più: è il certificato della nostra presenza nella società civile di questo Paese. CONSULTA NAZIONALE CAF UIL 49 Sergio Scibetta: quell’intervento che risponde all’intervista... Un modo originale per rispondere ad una intervista richiestagli da “Per le Strade d’Europa”, in tema di politica fiscale e dell’azione del CAF-UIL, il responsabile dell’assistenza fiscale Sergio Scibetta lo ha usato nel suo intervento alla tribuna della Consulta. Il suo discorso è stato così ampiamente esaustivo dei questi (li pubblichiamo qui a seguire) rivoltigli. E, ovviamente non solo a questo si è rivolto l’intervento. P agare le tasse, in uno stato di diritto è un dovere civico: forse il primo è più importante di un cittadino perché è attraverso la fiscalità che si realizza il patto sociale che dà vita allo Stato medesimo. Che sensazioni avete, voi, della validità, e soprattutto della realtà di questo assunto, nell’espletamento del vostro lavoro? Si dice che l’evasione fiscale nel nostro Paese sia tra le più alte, se non la più alta d’Europa. E tuttavia non risulta che il carico fiscale in Italia sia altrettanto “il più alto”. E allora quali a tuo modo di vedere le principali cause di questo fenomeno? C’è un concorso attivo da parte dei CAF e segnatamente del CAF UIL a “creare” una coscienza e una cultura della “fiscalità” nei cittadini”? Se tutti pagassero il dovuto quale potrebbe essere il minor aggravio per i cittadini contribuenti che adempiono fino in fondo ai loro doveri? La valenza dei patti è data dal loro rispetto. In uno Stato di diritto è certamente un dovere civico pagare le tasse, al cui adempimento il cittadino deve attendere nell’ambito della natura etica del prelievo fiscale che, tuttavia, deve essere ricondotto in una dimensione di corrispettività. Tra Erario e contribuente nasce un rapporto difficile per definizione. LA SPESA PUBBLICA servizi sociali è ancor più inefficiente, in termini di equità e sistematicità, di quella finalizzata all’erogazione di servizi. Il generico, difficile rapporto dei contribuenti con l’Erario è difficilissimo per il contribuente italiano. Ne deriva la convinzione, per la generalità dei contribuenti, della sostanziale irrazionalità del prelievo fiscale (rispetto alla corrispettività ed allo stato sociale, e della sua iniquità). Il fatto che una parte rilevante del gettito IRPEF derivi da lavoro dipendente non è sintomo di maggiore propensione di tali soggetti al pagamento: il meccanismo di sostituzione di imposta non lascia loro scelta (ma gli stessi si rendono evasori in concorso quando non si fa fatturare per risparmiare). Questa generica convinzione rende patologico in toto il fenomeno di evasione ed economia sommersa, da portare a livello fisiologico solo attenuando o rimuovendo questa percezione diffusa. In un Paese perfetto in cui lo Stato adempie ai propri obblighi verso i cittadini con puntualità, equità ed efficienza il pagamento delle imposte rappresenterebbe l’adempimento di un dovere, prima del soddisfacimento del bisogno; ancor più vero nel nostro Paese, reale ed imperfetto, le imposte non sono, di per sé, etiche o estetiche (qualcuno di recente ne ha decantato la “bellezza”): è il loro impiego da parte dell’ente impositore che attribuisce o no tale valenza; è la spesa pubblica che qualifica, in positivo o in negativo, la natura etica del prelievo fiscale, ma questo principio non intende ridurre tutto ad una corrispettività in termini di servizi al cittadino: vi è una palese dimensione sociale del preI CONTROLLI lievo fiscale. In Italia la corrispettività della spesa I controlli delle Agenzie delle Entrate pubblica finalizzata all’erogazione di della Guardia di Finanzia, per quanto PER LE STRADE D’EUROPA CONSULTA NAZIONALE CAF UIL 50 efficienti, non potranno mai essere risolutivi anzi il loro potenziamento (più Banche dati accessibili?…) può far sorgere come effetto la percezione non di ventate di legalità sul fronte tributario ma di instaurazione di un regime di polizia fiscale. SERVE UNA RIVOLUZIONE CULTURALE da svolgere su due piani: politico: • occorre rimuovere la percezione di irrazionalità ed iniquità del prelievo fiscale per la corrispettività non in equilibrio sul fronte di servizi e stato sociale (compito abnorme ma da affrontare)?…; tecnico: • occorre rimuovere la percezione di iniquità e irrazionalità insita nel sistema tributario che ha raggiunto vette di complessità incomprensibile. Occorre semplificare e razionalizzare le norme ed i rapporti tra i principali attori delle dinamiche fiscali. FEDERALISMO Lo schema di Legge delega, varato dal Governo, è momento rilevante per i principi della riforma, ma vi è timore che si riveli un’altra riforma all’italiana che possa comportare aggravi di oneri per il cittadino. Enunciati?… “?…ci guadagnerà il Nord, non ci perderà il Sud?…”; “...ci guadagneranno le Regioni non ci perderà lo Stato?…”; “...ci guadagneranno gli Enti locali non ci perderà la perequazione e la solidarietà?…”. Ma in Economia, come in fisica, “nulla si crea e nulla si distrugge”: da dove arriverà il surplus che si genererà dal Federalisimo Fiscale? (dalla riduzione di sprechi, da maggiore efficienza ?…?) TECNICO E’ essenziale che il Legislatore e l’Amministrazione Finanziaria sappiano cooptare i soggetti cui la legge e la generalità dei contribuenti riconoscono com- PER LE STRADE D’EUROPA petenza specifica. Fra questi i professionisti e gli intermediari fiscali dovrebbero avere un coinvolgimento attivo e concreto nel processo di costruzione della norma Tributaria e nel sistema dei controlli per: 1) pervenire ad un quadro di certezza delle scadenze fiscali (abbandonare la svilente politica delle proroghe dell’ultimo minuto) per costruire un sistema di scadenze fiscali non parametrato alla chiusura dei periodi d’imposta, ma al rilascio della modulistica da parte dell’Agenzia delle Entrate considerando i termini tecnici per il rilascio del software, la formazione ed altri; 2) gli Uffici Finanziari sempre più sensibili all’operatività degli intermediari fiscali utilizzati come veicoli di semplificazione di rapporto con i contribuenti; 3) I CAF sono ormai partner strategici riconosciuti; 4) dovrebbe concretizzarsi un rapporto di semplificazione reciproca tra gli Enti interessati che elimini il “senso unico”; 5) L’Agenzia delle Entrate, consapevole dei carichi di maggiore lavoro degli intermediari fiscali dovrebbe concentrare avvisi, cartelle ed altri atti nella parte più calma dell’anno al fine di assicurare migliore assistenza nell’interesse dell’ottimale funzionamento del sistema; 6) nell’ambito dell’AUDIT è necessario assicurare uniformità operativa. Il PIANO NORMATIVO richiede la semplificazione e la razionalizzazione delle regole che presiedono al calcolo delle basi imponibili e delle imposte correlate rimuovendo le crescenti contraddizioni che hanno creato un groviglio casistico anziché un corpo giuridico sistematico quale deve essere il diritto tributario. Si avverte la necessità di un Fisco più trasparente, della comprensibilità delle norme, della funzione effettiva dell’interpello, della tutela dei diritti del contribuente, della funzione del Garante, dell’attivazione dello Statuto del contribuente ed altri. A mero titolo esemplificativo enuncio alcune espressioni del groviglio normativo che sembrano affliggere il contribuente: 1) limitazione alla deducibilità di Interessi passivi dal reddito d'impresa (società di capitali), che si è rivelata inopportuna per la logica di fondo quanto improvvida nell'attuale fase economico-finanziaria; 2) proliferare di limitazioni alla deducibilità di componenti negativi di reddito e lavoro autonomo; 3) disciplina su rimborsi spese di vitto e alloggio (fuori controllo da qualsivoglia razionalità); 4) ripristino degli Studi di Settore su basi applicative conformi alla logica di loro introduzione; 5) irretroattività della norma; 6) norme per adeguamenti automatici dei plafond massimi di deducibilità e detraibilità; 7) Exit Strategy dall'IRAP (definita CONSULTA NAZIONALE CAF UIL Imposta Rapina): tutti convinti della sua abrogazione tracciata nello schema di Legge sul federalismo. Rimane l'interrogativo sull'esito e sulla procedura che possa consentire di evitare di sfilacciare i conti dello Stato. Ci auguriamo che l'imposta possa costituire monito per il futuro nell'affermazione della coerenza del presupposto imponibile astraendosi da obblighi esogeni come l'invarianza del gettito; 8) no agli interventi "patacca": la Social Card (muro della vergogna), una su tre senza copertura finanziaria! Sul PIANO ATTUATIVO la U.I.L. si è fatta promotrice di numerose iniziative rivolte a migliorare la legalità fiscale, la lotta all’evasione, il ruolo del Garante ed altri istituti, contribuendo così in maniera significativa alla da me auspicata rivoluzione culturale. Sul piano attuativo occorre finalizzare gli interventi per individuare gli adempimenti con costo societario per il contribuente più elevato dell’utilità. A questi fini sono già apparsi numerosi segnali quali l’abolizione dell’elenco clienti e fornitori, la tracciabilità dei compensi dei lavoratori autonomi, nuove modalità di rateizzo delle debenze tributarie ed altre. Molte iniziative devono essere ancora perfezionate su molti fronti: a mero titolo esemplificativo il riconoscimento delle ritenute alla fonte subite dal sostituito in mancanza di certificazione del sostituto Si tratta di un atteggiamento inaccettabile in quanto la certificazione è strumento probatorio e non esclusivo, non presupposto al diritto. Il meccanismo della sostituzione di imposta non è opzionale ma obbligo per il contribuente che non deve subire conseguenze che devono ricadere solo in capo al sostituto. Ritengo così che occorra, senza indugio, razionalizzare e semplificare per eliminare complessità inutili o addirittura dannose alfine di rendere il sistema tributario aderente al principio costituzionale della capacità contributiva individuale. 51 L’intervento di Domenico Proietti* O ggi voglio fare alcune riflessioni più legate alla nostra linea di politica economica e fiscale e come questo si collega all’attività del CAF, perché come sapete da un paio di anni mi occupo di queste cose e credo che la riflessione che noi dobbiamo fare, partendo dalle cose che diceva Gilberto, è come coniughiamo l’attività dei nostri servizi, ma in particolare del CAF con la linea di politica sindacale. Noi siamo consapevoli che il sistema CAF nel suo complesso è la più grande innovazione che ci sia stata negli ultimi quindici anni nel rapporto tra cittadini e Amministrazione, sia finanziaria, ma poi anche quella della previdenza. C’è stata una innovazione formidabile che ha portato i livelli di efficienza della P.A. e servizi resi ai cittadini a livelli altissimi, questo si è potuto verificare grazie ad una sorta di piccolo miracolo che il sistema CAF nel suo complesso, non solo i CAF di emanazione sindacale che pure sono gran parte del sistema, hanno portato. Questo oggi ci viene riconosciuto anche dall’attuale ministro dell’economia che fino a qualche anno fa aveva un atteggiamento avverso a questa impostazione. Ricordo quanto abbiamo dovuto lavorare con Gilberto, Canepari, i precedenti coordinatori della CGIL, per far comprendere il ruolo del sistema dei CAF e l’importanza che essi rivestono. Oggi finalmente questo avviene, però a noi spetta il compito di continuare a tenere distinti i ruoli dell’attività dei centri di assistenza fiscale con i ruoli di linea di politica economica e fiscale che le singole centrali sindacali portano avanti. Faccio un paio di esempi che ci riguardano direttamente. La UIL ha manifestato molte perplessità sullo strumento della Social Card dal punto di vista del suo utilizzo, si potevano seguire altre strade, ecc., ma questo non ha impedito al CAF della UIL un minuto dopo che questo provvedimento era legge dello stato, di essere al servizio attraverso il CAF dei cittadini che intendevano utilizzare questo strumento. C’è stato un momento nel quale si poteva rischiare una confusione tra la valutazione di carattere generale e la valutazione sulla operatività che i Centri di Assistenza Fiscale devono avere. Noi questa differenza non la dobbiamo mai dimenticare, commetteremmo il più grande errore nel mischiare questi due livelli di valutazione perché solo in questo modo riusciamo, da un lato a garantire un servizio ai lavoratori, ai cittadini, in questo caso alle fasce più deboli, ma dall’altro a salvaguardare la peculiarità e la funzione dei CAF. Questo vale per la vicenda della Social Card, ma anche su un insieme di altre questioni che sono state qui ricordate. Se si continua a fare questo come sta facendo molto bene il CAF UIL, e anche unitariamente questa linea si è affermata, PER LE STRADE D’EUROPA 52 CONSULTA NAZIONALE CAF UIL noi possiamo guardare con grande fiducia al futuro perché è vero il dato che veniva riportato sia da Gilberto, sia dal coordinatore della CGIL, che in termini assoluti c’è stata in questi ultimi due anni una leggera flessione della capacità di raccolta e di penetrazione dei CAF di emanazione sindacale. Ma non dobbiamo dimenticare che noi siamo passati, nel giro di quatto-cinque anni da 84 soggetti quali erano i CAF prima dell’ultimo intervento fatto dal ministro Tremonti, ad una platea potenziale che si avvicina ai 130 mila, quindi non vi sfugge il dato eclatante. Questo cosa significa? Complessivamente, i lavoratori, i cittadini si rivolgono con fiducia ai nostri centri di assistenza perché ricevono un trattamento di grande qualità, di grande professionalità, i dati sugli errori statistici forniti dall’Agenzia delle Entrate lo stanno a dimostrare, quindi, come diceva bene Gilberto bisogna continuare sotto questo punto di vista. Ma c’è un secondo aspetto che a me interessa sottolineare, noi vediamo uno stretto legame tra l’attività di assistenza che i CAF svolgono presso i contribuenti e l’idea che la UIL ha della fiscalità. Noi siamo portatori di una visione della cultura della legalità fiscale, una cultura che si basa su un elemento molto semplice, si è cittadini di una comunità se si assolve al proprio dovere con il fisco. Pagare le tasse in modo giusto ed equo è un modo per accedere ai diritti di cittadinanza, quindi, da un lato abbiamo la rivendica- PER LE STRADE D’EUROPA zione di diritti, dall’altra siamo consapevoli che dobbiamo assolvere a dei doveri. Qui torna il legame inscindibile che è alla base di ogni idea di comunità, di Stato del legame tra diritti e doveri. Questa concezione è propria della visione che la UIL ha del sistema fiscale, che si è sviluppata in tutti questi ormai sessant’anni della nostra storia. Ma è una battaglia che ha avuto risultati positivi, ma è ancora lungi dall’essere conclusa. Pensate cosa sarebbe il nostro paese, rispetto ai momenti di grave crisi economica internazionale che abbiamo se ad esempio, voglio mantenermi sulla stima più bassa, venissero recuperati ogni anno un decimo dei 100 miliardi di evasione fiscale così come affermato dalla Guardia di Finanza. Noi avremmo risorse a sufficienza per cominciare a ridurre le tasse a chi le paga, avremmo risorse per intervenire seriamente con un piano per gli ammortizzatori sociali. Questo è il vero punto sul quale noi possiamo e dobbiamo ritrovare anche un rapporto unitario. Noi avevamo pre- parato una bellissima piattaforma unitaria sui temi fiscali lo scorso autunno, che era innovativa, non era solo il frutto di una rivendicazione sacrosanta, quella di diminuire le tasse alle persone che noi rappresentiamo, ma era una vera e propria proposta di politica economica valida per tutto il paese. Le cose sono andate come sappiamo, noi abbiamo avuto momenti più drammatici nei rapporti unitari, penso all’84, quindi sono convinto che questo è un momento difficile, ma dobbiamo avere la capacità di guardare avanti e soprattutto riaffermando questo nostro ruolo e questa nostra vocazione, quella di essere una forza sindacale in grado di coniugare gli interessi delle persone che rappresenta con gli interessi collettivi, generali. Questa è l’idea del sindacato confederale italiano che si è affermata in Italia. Se una preoccupazione abbiamo avuto come UIL in queste settimane, ci siamo spesi in tutti i modi per ritenere insieme le nostre organizzazioni nella chiarezza, è che vedevamo un arretramento di questa idea del sindacato confederale. Son è importante se questo indebolisce più o meno questa o quella forza sindacale, ma se arretra l’idea del ruolo del sindacato come forza intermedia, come soggetto, come corpo sociale intermedio che aggrega le persone, le fa contare all’interno del processo di partecipazio- CONSULTA NAZIONALE CAF UIL ne democratica, è una piccola sconfitta per tutti. Mi permetto di dire che soprattutto è una piccola e grande sconfitta per la UIL che è nata per affermare questa idea, quella di un sindacato confederale che guarda all’insieme dei problemi. Noi ci siamo spesi in queste settimane con la guida del nostro Segretario Angeletti, affinché questo arretramento non ci fosse, finora non abbiamo avuto il successo che speravamo, ma contiamo nelle prossime settimane di riprendere una iniziativa che va in questa direzione, ma nella chiarezza, perché sui temi dei quali abbiamo discusso e sui quali ci siamo divisi, non si possono trovare pasticci, ci vuole chiarezza di posizioni. La richiesta che viene anche da parte del mondo del lavoro va esattamente in questa direzione. Un’ultima battuta la voglio fare su un passaggio della relazione di Gilberto che è molto importante e deve permeare fino in fondo tutta la UIL, lui l’ha definita la cultura dell’anti invidia, nessuno di noi deve essere invidioso se il nostro collega, il nostro vicino ottiene dei risultati positivi nella sua azione, nel suo campo, perché quei risultati positivi portano beneficio anche a noi, dobbiamo diffondere questa cultura della crescita attraverso lo sforzo e l’impegno di tutti. Sotto questo punto di vista il CAF, nel lavoro che ha svolto in questi anni ha introdotto, all’interno della nostra organizzazione, un potente antivirus che va in questa direzione, l’entusiasmo di centinaia di ragazzi, di giovani che hanno lavorato nei CAF, che hanno vissuto questa nuova esperienza con grande entusiasmo hanno contagiato molta parte della nostra organizzazione. Bisogna continuare in questa direzione e io sono convinto che tramite il lavoro che è stato proposto dal CAF e dal grado di coordinamento molto avanzato e positivo che c’è stato nel campo dei servizi, dall’azione più generale di sintesi fatta dalla Confederazione, da Angeletti, da Carmelo, da tutti noi, possiamo continuare utilmente a lavorare lungo questa strada. *Segretario Confederale Uil 53 Aldo Polito alla tribuna Direttore Relazioni Esterne Agenzia delle Entrate U n grazie a De Santis per l’invito che mi pare non sia rituale, anche se è il terzo appuntamento che mi vede partecipe ai vostri lavori. Devo dire che ci vengo sempre con molto piacere per due ordini di considerazioni, primo. In questi anni abbiamo notato una qualche riduzione dell’età media degli operatori in sala, è una organizzazione che si sta ringiovanendo, come mi pare di percepire, questo è un segnale positivo, l’organizzazione è vita e in qualche modo sta facendo largo alle giovani generazioni, cosa non sempre frequente nel nostro paese che è un po’ gerontocratico, quindi avere una organizzazione che riesce a fare largo ai giovani mi pare un segnale molto importante, ovviamente non è sufficiente essere qui, ma è necessario anche valorizzarle. Da questo punto di vista mi pare che una qualche riflessione sull’immediato e anche in prospettiva ci faccia perlomeno sperare bene, una volta le strutture facevano i 730 come unica attività, anzi, c’era il 740. Oggi invece la complessità, non solo del sistema fiscale ma del sistema Paese, che in qualche modo rende necessaria una serie di appuntamenti che vanno anche al di là della dichiarazione annuale fiscale, che però poi hanno un intreccio. Si citava prima il tema dell’ISEE, ma c’è anche il tema della Social Card, anche un po’ faticoso, mi pare di capire, il tema del Bonus Famiglia, ci troviamo sempre più in presenza di una serie di istituti che vanno ad introdursi nell’ordinamento giuridico, a volte occasionalmente a volte in maniera sistematica dove il momento fiscale si allarga e dove, quindi, l’appuntamento di giugno-luglio non è più l’unico nell’anno ma ce ne sono altri perché da un lato c’è la complessità del sistema, dall’altro lato anche i bisogni che vengono dalla società a cui si danno risposte, più o meno condivisibili. E’ indubbio che c’è una complessità del sistema e un bisogno di centralità del cittadino che solo una organizzazione come quella dei CAF, anche di altre organizzazioni che operano sul territorio nazionale, possono dare. Il contatto quotidiano, la presenza, la capacità di rapporto diretto che c’è tra i vostri operatori e il cittadino è il valore aggiunto reale nella capacità di chiarire il passaggio, di spiegare le opportunità, quando ci sono o magari motivare e illustrare le non possibilità quando non ci sono. Ma soprattutto è il momento delle opportunità che è importante. Sapete meglio di me come tutta una serie di istituti danno dei vantaggi fiscali, sono poco conosciuti, e come la componente professionale che in qualche modo contraddistingue le grandi organizzazioni dei CAF è in grado di dare un valore aggiunto in termini di conoscenza perché poi la comunicazione nazionale non basta, è solo il contatto diretto che riesce a dare questa capacità di conoscenza, quin- PER LE STRADE D’EUROPA 54 CONSULTA NAZIONALE CAF UIL di la possibilità di utilizzare queste opportunità. Ritengo che questo sia un valore aggiunto notevolissimo di una organizzazione come i CAF, che grosso modo credo oggi abbiano oltre diecimila punti di contatto in giro per l’Italia. Sono forse una delle ramificazioni più articolate e dettagliate della società italiana che hanno quindi questa capacità di intercettare bisogni, esigenze e dare risposte. E’ ovvio che quanto più la qualità della risposta è alta, maggiore ovviamente poi si vince in termini di competizione, e c’è una certa competizione come è giusto che sia. De Santis mi lanciava una provocazione alla quale non mi voglio sottrarre anche perché lui sa bene che è un tema a me abbastanza caro, quello della qualità dell’azione dei CAF. Io ho avuto modo di apprezzare anche i sistemi di organizzazione interna vostra, me ne parlava Scibetta poco fa, ma anche in altre circostanze ho avuto modo verificarlo e coglierne l’importanza. E’ indubbio che su questo si gioca la partita perché è inevitabile che probabilmente un sistema che funziona su ottanta CAF in altri casi non funziona, dove poi non tutti sono dei veri CAF. Però la sfida la vinciamo sulla qualità della prestazione, da un lato, poi sulle cose che deve fare anche l’Amministrazione. Da questo punto di vista noi abbiamo un rapporto abbastanza intenso con la Consulta dei CAF, De Santis, Canepari che è il coordinatore, Ruffolo che da poco ha assunto il suo ruolo all’interno del CAFCGIL. Devo dire, esprimo un giudizio positivo spero che lo sia altrettanto per la Consulta, una serie di momenti di confronto sono stati proficui per l’amministrazione sicuramente, ma ritengo anche per l’organizzazione dei CAF. Penso anche ai tempi in cui quest’anno abbiamo licenziato il modello, quando abbiamo licenziato specifiche tecniche, circolari di controllo e di liquidazione che consenta alla vostra organizzazione metà febbraio di essere pronta ai nastri di partenza mi auguro senza grandissimi problemi e incidenti in corso d’opera. Lo dico pur essendo un’annualità non PER LE STRADE D’EUROPA semplicissima, perché tutta la partita del bonus famiglia ricompresa nella dichiarazione non è stato né semplicissimo, né agevole. Tuttavia anche l’elenco dei quesiti che le organizzazioni ci inviano ogni anno, questa volta è stato molto più asciutto, questo è un segnale di un rapporto che si sta fluidificando e che consente di avviare una stagione che sarà importante e impegnativa con la sufficiente serenità. Ma volevo tornare un attimo su un argomento che è quello della qualità e di come operiamo in questa circostanza. Credo che dobbiamo fare una sessione di lavoro, un confronto più serrato tra la consulta e l’Amministrazione sul tema della qualità e sul tema della individuazione di chi opera correttamente sul mercato rispetto a chi non opera, forse è arrivato il momento di stringere di più anche perché siamo in un momento in cui altri temi sono meno pressanti e probabilmente abbiamo avvito sulla strada giusta altri argomenti. Non ho difficoltà a dare la disponibilità sull’argomento perché mi pare ne vada dell’interesse complessivo di tutti e forse soprattutto dell’Amministrazione. Torno un attimo sul problema del 730/4 perché mi è caro, la dico con una simbologia, nel sistema dichiarativo c’è un flusso univoco, dal contribuente al fisco, dal CAF al fisco, l’operazione del 730/4 telematico che è un’operazione avviata l’anno scorso forse un po’ in sordina, quest’anno stiamo cercando di dargli un po’ più di risalto, pensiamo di metterla a regime velocemente l’anno prossimo, è un tema in cui oltre a risolvere alcuni problemi del CAF, diciamo la verità, ma c’è un elemento filosofico sottostante a cui attribuisco una particolare importanza, cioè il fatto che non c’è più una direzione univoca tra un soggetto e l’amministrazione ma essa diventa parte di una triangolazione informativa, che assume un triplice vantaggio in termini di certezza della informazione per come è viaggiata da parte del CAF rispetto a noi, che assume un ulteriore vantaggio anche in prospettiva in termini di riduzione dei costi per i sostituti di imposta, sappiamo tutti come in questo momento dobbiamo lavorare anche per l’abbattimento dei costi delle imprese, consente in qualche modo un rafforzamento della certezza dell’andare a buon fine del momento topico che è poi il momento del conguaglio, debito e credito del contribuente. Dico questo perché l’operazione 730/4 funziona se ne e nella misura in cui nelle province che abbiamo individuato, nella sperimentazione e che fanno parte del provvedimento emanato un po’ di tempo fa, noi riusciamo poi a mettere in cantiere anche iniziative di sensibilizzazione. L’operazione funziona se entro il 31 marzo i sostituti di imposta fanno le comunicazioni di rito previste dal provvedimento. Ma sappiamo tutti che se non andiamo a rafforzare in quelle realtà momento di confronto tra il CAF, l’Amministrazione, i CAF Impresa, le organizzazioni associative degli imprenditori, le associazioni dei lavoratori, non vinciamo questa sfida perché non c’è il sostituto di imposta che spontaneamente, leggendo sul sito dell’Agenzia che è uscito il provvedimento per cui c’è il 730/4, poi fa la comunicazione di rito. Funziona se e nella misura in cui tutti i soggetti che in qualche modo ruotano intorno al datore di lavoro, forse è quello che meno fa le cose, siamo in grado di sensibilizzarlo sul vantaggio dell’operazione. Da questo punto di vista dobbiamo mettere in cantiere delle iniziative, insieme, come Amministrazione e CAF, ma insieme con i CAF impresa, con i consulenti del lavoro, con le associazioni datoriali, perché è probabilmente un passaggio importante. Tra l’altro è un passaggio importante che probabilmente libera anche risorse organizzative all’interno del CAF per la riduzione degli scambi che oggi sono ancora basati sul cartaceo. Volevo soffermarmi ancora su un paio di argomenti che mi hanno colpito, soprattutto guardando la cartellina dei lavori. Qualche anno fa in appuntamenti del genere c’erano i documenti per il 730 e qualcos’altro, ho visto con piacere che avete pubblicizzato la nostra applicazione web sui contratti di locazione e anche CONSULTA NAZIONALE CAF UIL qui esiste una quantità di contratti di locazione impressionante che vengono registrati ogni anno, credo che siamo ad oltre due milioni di contratti di locazione l’anno, materiale che viaggia tutto carta, in maniera impressionante. Una delle scelte che abbiamo fatto, questa delle ultime applicazioni web che è stata messa in rete una quindicina di giorni fa, è proprio quella di capire se riusciamo, anche attraverso questa innovazione tecnologica, a virtualizzare questa attività perché è ovviamente un vantaggio per il contribuente che ha maggiori certezze informative della corretta registrazione, ma anche per l’amministrazione. Da questo punto di vista credo che qualche passo in avanti mediante questa applicazione si possa fare, probabilmente possiamo rafforzare un po’ di sinergie sulla materia. Così come pure stiamo lavorando sul tema delle successioni che è stato citato da De Santis, perché vorremmo fondamentalmente innovare in termi- ni di trasmissione telematica delle denunce di successione in modo da consentirvi di operare secondo gli standards ormai a voi consueti. C’è, quindi, uno sforzo dell’Amministrazione che sta cercando di operare in termini di innovazione tecnologica su altri segmenti dell’attività che sono diversi rispetto alle dichiarazioni fiscali tradizionali che voi ben conoscete, personalmente mi auguro che questo sforzo di innovazione tecnologia poi sia in qualche modo utilizzato appieno da strutture come le vostre. Tra l’altro ho l’impressione che non facciate molta fatica quest’anno a superare il milione, vi faccio i miei auguri, mi pare che il traguardo sia molto vicino e a portata di mano. Quest’anno probabilmente anche la presenza del bonus famiglia all’interno della dichiarazione fungerà in parte da volano per una serie di soggetti in termini di utilizzo della dichiarazione, vuoi anche per il bonus stes- Le conclusioni di Luigi Angeletti F 55 so, quindi mi pare che il traguardo sia a portata di mano, perlomeno da un punto di vista quantitativo. Credo che gli obiettivi che vi ponevate siano anche e soprattutto qualitativi e da questo punto di vista i numeri non li spiegano sempre, sono altri i termometri. Me ne parlava diffusamente Scibetta prima, su come un sistema di forte governance e i controllo interno, in qualche modo sta producendo anche effetti qualitativi nell’azione della vostra organizzazione. All’interno del mondo dell’organizzazione sindacale credo che la realtà del CAF in qualche modo sta facendo anche da volano in termini di rappresentare un’organizzazione che ha costi, ricavi, deve avere momenti di equilibrio del bilancio, quindi deve fare i conti con la realtà. Questo non sempre succede in certe organizzazioni, quindi da questo punto di vista il CAF probabilmente è anche un momento di ricchezza interna di un sindacato. Segretario Generale della UIL arò alcune considerazioni cercan- stato d’animo, un approccio politico do di esprimere una preoccupa- quando questo fenomeno è collettivo, zione ed una soluzione, secondo analogo alla battuta che facevo prima: un motto che molti di voi non conoscono, ma appare paradossale nella sua efficacia: i problemi che non hanno soluzione non esistono. Noi abbiamo qualche problema, soprattutto ne avremo, e dobbiamo cercare di trovare delle soluzioni. Non voglio partire da lontano, ma ricordarci tutti che stiamo attraversando una di quelle crisi che nessuno di noi ha mai vissuto in precedenza. Quindi, non abbiamo né una teoria, né una memoria, tanto meno delle soluzioni su come uscirne. Normalmente, quando ci si trova in queste condizioni non solo si va a tentoni, il che è quasi naturale, ma soprattutto si ha un atteggiamento, uno siccome non c’è soluzione, il problema non c’è; siccome non intravediamo una soluzione facciamo finta che il problema non esista e aspettiamo che la soluzione di un problema che non abbiamo generato, che non comprendiamo venga da altri, confidando che in questo periodo nel quale comincia una crisi, fino al momento che ne esce, non si sa come e quando, da chi ci farà uscire da questa crisi, non ci accada nulla di irreparabile. Questo è lo stato d’animo prevalente, nessuno è sicuro che quanto dice non solo sia praticabile, ma abbia una sua efficacia. Si va a tentoni. D’altronde è esattamente la condizione in cui si trovano tutti, non solo noi, visto che questa è la prima crisi dell’era globale, quindi ovviamente, le ripercussioni come è PER LE STRADE D’EUROPA 56 CONSULTA NAZIONALE CAF UIL noto sono globali. Anche i più disattenti si stanno rendendo conto che non è sfuggito nessuno e nessuno sfuggirà, neanche i cinesi che sono apparsi essere il fenomeno del XXI secolo non usciranno indenni da questa crisi. Figuriamoci se ne usciremo noi. Quando non si hanno delle teorie sperimentali, in qualche modo affidabili, su cosa fare, come approcciare la crisi, come risolverla, bisogna cercare di utilizzare il cervello, la capacità che hanno gli essere umani di riflettere, di pensare, di elaborare, di inventare, di creare soluzioni. Come tutti voi, io ho il dovere e l’obbligo di fare tutte queste riflessioni, vi dico quello che secondo me è necessario che ci apprestiamo a metabolizzare, non a dire, neanche a fare, prima di farla in maniera efficace. Nessuno sa quando ne usciremo, più in là ne usciremo, più sarà devastante. E’ come un patrimonio che noi abbiamo, ognuno di noi singolarmente e collettivamente, che si viene a perdere. La perdita di questo valore, di questa ricchezza è continua, più o meno veloce a seconda delle situazioni, più tempo passa e più il patrimonio si svaluterà. Ci sono aspetti che ci appaiono addirittura soddisfacenti, il prezzo del petrolio è diminuito, pagheremo meno la benzina, meno l’energia, le bollette saranno meno care, appare questo un grande PER LE STRADE D’EUROPA vantaggio, i tassi di interesse diminuiscono, tutti coloro che hanno dei debiti pagheranno meno interessi, la gente ci guadagna. Però sapete cosa accade contemporaneamente? Chi ha una casa questa vale di meno, non se ne accorgono, la stragrande maggioranza ci abita, quindi non ha questo problema, ma l’anno prossimo varrà ancora di meno. Questa fase negativa non colpirà tutti nello stesso modo, con la stessa velocità, nel 2009 verranno toccati solo quelli che perderanno il posto di lavoro, tutti gli altri ci guadagneranno perché i loro redditi non diminuiranno, forse aumenteranno anche modestamente, i prezzi diminuiranno, quindi il potere di acquisto addirittura aumenterà. Il che non rassicura nessuno, neanche coloro che sono non teoricamente, praticamente dei beneficiari i quali sanno perfettamente che, appunto, la perdita continua, prima o poi intaccherà pure le loro tasche. Come reagire? C’è qualcosa che noi possiamo e dobbiamo fare? La prima cosa da fare è smetterla di considerarla una fatalità, una cosa sulla quale noi non possiamo intervenire, perché quando questo processo finirà avremo che tutte quelle imprese, quelle strutture economiche, quelle associazioni, quelle organizzazioni che costituiscono la cosiddetta società civile, che saranno efficienti, produttive, cioè che saranno capaci di produrre beni o fornire servizi in maniera migliore degli altri, saranno coloro che si salveranno e ripartiranno per primi, qualunque sarà il livello a cui saremo scesi, in cui si sarà trovata quella determinata struttura o impresa. La continua perdita di valore di tutti questi beni che l’umanità ha conquistato, produrrà anche una selezione delle strutture che producono beni e servizi. Quando c’è una bolla speculativa per cui qualunque cosa si fa si guadagna, chi più chi meno, quando avviene il contrario, cioè una bolla depressiva, tutti perdono, è esattamente la stessa cosa, ma come in un caso come nell’altro, coloro che saranno più efficienti, nel primo caso quelli che avranno guadagnato di più, nel secondo quelli che perderanno di meno e che saranno pronti a rimettersi in piedi. Siccome la vita continua, quindi prima o poi si continuerà a produrre e vendere automobili, vestiti, usare Internet piuttosto che i telefoni e fare quello che normalmente fa il mondo fondato sui consumi com’è il nostro mondo. Saranno diversi, avranno caratteristiche tecnologiche diverse, ma sicuramente ci sarà bisogno di gente che fornirà dei beni e servizi, noi forniamo servizi. Voi, più che noi, perché noi forniamo altri tipi di servizi, il CAF così come tutta la nostra rete, fornisce, appunto, dei servizi a dei clienti. L’efficienza e la qualità dei servizi che riusciremo ad offrire nei prossimi mesi e nei prossimi anni, deciderà del nostro e del vostro futuro. Per tornare al paragone che facevo prima, quando le cose vanno bene, anche modesti incrementi di produttività garantiscono modesti incrementi, ma li garantiscono. Quando le cose vanno male si gioca un’altra partita, quella di esserci, anche in futuro. Non è semplice passare repentinamente da una condizione come quella che abbiamo vissuto fino a pochi mesi fa di grande espansione. In questa situazione la capacità di essere efficiente per una struttura, di considerare il rapporto tra costi e benefici, o per dirla come Scibetta, tra quanto costa e quanto sono i ricavi, è una questione CONSULTA NAZIONALE CAF UIL fondamentale nel senso letterale del termine, non accessoria, non “è meglio se..”, è decisivo “se..” Io ho ascoltato molte cose che ha detto Scibetta circa il nostro efficace, eccezionale sistema di controllo e di monitoraggio di quanto si rispettino le regole e l’efficienza che abbiamo nel gestire le strutture del CAF a livello periferico. Permettetemi di dirvi cosa penso dal profondo del cuore, faccio una premessa che per molti di voi può sembrare scontata, ma per questo la faccio. Presumo di conoscere abbastanza bene come funziona, quali sono le logiche, le motivazioni, le ragioni per cui la gestione dei CAF viene fatta in certi luoghi in maniera ottima, in altri luoghi in maniera buona, in altri sufficiente e in rarissimi casi in maniera disastrosa. Lo so perfettamente, ovviamente, le ragioni e quant’altro. Adesso questo è un lusso che non ci possiamo più permettere, dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare e di agire con la stessa velocità con cui cambia il mondo, non con quella a cui siamo abituati e nemmeno con quella che ci fa comodo, ma dobbiamo cambiare con la velocità con cui il mondo gira e quindi capire che questo è il momento nel quale l’efficienza è fondamentale. Quindi, la qualità dei servizi è assolutamente fondamentale. Noi abbiamo preso alcune decisioni come confederazione che andavano in questa direzione, certo lo abbiamo fatto con la lentezza consueta, in tempi normali, con la bonarietà tipica dei tempi normali, quella di dire: bisogna farla finita di pensare ognuno al proprio orticello, noi abbiamo bisogno di fare sul serio delle sinergie fra tutte le strutture che si occupano di servizi e non è più, non dico tollerabile, ma non è sopportabile che una persona entri in un ufficio della UIL Servizi per fare una dichiarazione dei redditi, poi la pratica per la pensione e l’addetto non si accorge che quella persona sta per andare in pensione, quindi dirgli: perché non passi al CAF e viceversa? Queste cose succedono, ho detto una banalità ma altre. Perché non vai dal mio amico seduto nel- 57 l’altra scrivania, magari in un’altra stanza o addirittura nella stessa stanza che si occupa di un altro servizio di cui avrai bisogno? In tempi normali queste cose accadono e non accadono, ma noi non stiamo vivendo tempi normali, per cui bisogna capire che questa capacità di offrire sul serio tutti i servizi di cui noi teoricamente disponiamo è una cosa necessaria, è esattamente quello che noi dobbiamo fare. Noi siamo una organizzazione sindacale di successo, non perché ce lo diciamo da soli, per fortuna sono i fatti che lo dimostrano, dal punto di vista degli iscritti, dei consensi e quant’altro, come i CAF sono sicuramente una società di successo, basta guardare i grafici come farebbe qualunque componente o azionista di una società che va leggere i grafici per vedere come va il fatturato e come vanno i ricavi. Adesso però dobbiamo fare un patto, continuare ad essere una società di successo, in condizioni diverse da quelle che avevamo avuto fino a ieri, per continuare ad esserlo, non abbiamo che una risorsa, voi, non altre, che fisicamente, concretamene, tutti i giorni, consolidate quel patto tra i contribuenti e lo Stato. Io aggiungo, che tutti i giorni voi consolidate anche un altro patto, quello tra la UIL e le persone, i cittadini che entrano dentro le sedi e quando ne escono noi crediamo che debbano continuare a pensare, anche se non lo dicono, ma è importante lo pensino, che di noi ci si può fidare. PER LE STRADE D’EUROPA 58 PER LE STRADE D’EUROPA BRRRR CHE FREDDO di CAROLA PATRIARCA F inalmente è arrivato il natale, e con esso il freddo, i doni, il traffico e … le vacanze! Questa volta la “mitica K”, (la moto che uso per i viaggi), rimane al calduccio del garage. Unico mezzo di trasporto è la macchina. Naturalmente con annessi e connessi, visto che le previsioni non sono ottime e la protezione civile e la soc. Autostrade consigliano di portare generi di sostentamento in caso di lunghe code. Si verificasse “il caso” non mi troverò a pesare sui soccorsi, visto che parto con panettoni avanzati, torroni, acqua, vino, salatini vari e una bottiglia di liquore (solo perché l’alcool non gela in caso di basse temperature!). Meta di questo viaggio è un giro della Padania che da Parma e i suoi castelli arriverà a Mantova e Ferrara. I presagi c’erano ma non gli abbiamo dato peso. All’incontro a Settebagni già una prima “nebbiolina” offusca il paesaggio, la temperatura è “rigidina” ma tollerabile. Così il viaggio procede comodo fin quando non arriviamo a Sasso Marconi. Evviva c’è la neve! Certo PER LE STRADE D’EUROPA giusto una spolverata, ma è bellissimo questo paesaggio montano. E poi nel mio immaginario è così che deve essere il natale: con la neve. Il sole brilla e la tentazione di fare a “pallate” è troppo forte per resistere. Naturalmente scendendo verso Bologna la neve è solo uno spruzzo sui campi e la luminosità è sempre più sui toni del grigio, da adesso in poi credo di non aver visto più il cielo. Si potrebbe dire che Parma è bellissima, se non considerassimo il fatto che la città è affollatissima per la “Mostra del Correggio”, che noi un po’ per mancanza di tempo un po’ per pigrizia (le file erano inter- minabili) non abbiamo visto e poi fa FREDDISSIMO. Giriamo alla ricerca delle opere del Correggio e del Parmigianino che sono dappertutto a Parma, dalla Cattedrale a “croce latina” decorata da affreschi ispirati al tema della’assunzione della Vergine, alla grande cupola ottagonale del Correggio, alla Chiesa dei Benedettini, San Giovanni Evangelista anche qui la cupola è opera del medesimo. Adesso queste cupole, da poco restaurate, sono accessibili tramite i ponteggi ancora montati. Naturalmente solo per chi ha fatto quelle “file” di cui vi parlavo. Noi “pigri” riusciamo a sbirciare da lontano. Del resto ho appena detto che Parma è bellissima! La Chiesa della Steccata ha absidi ad ogni braccio è in puro stile rinascimentale ed è decorata da grandi maestri tra i quali il “Parmigianino”. Particolare anche il PER LE STRADE D’EUROPA Battistero, tutto in marmo rosa è a pianta ottagonale chiuso da una grande cupola “a ombrello” che dall’esterno non si intuisce, ma dentro riusciamo a vederla in tutto il suo splendore. Naturalmente questo pellegrinare da una chiesa ad un’altra è da temerari perché in particolare la sera la temperatura si abbassa scendendo a 6-7 gradi sotto zero, la nebbia (perenne) si gela addosso e rischiamo di trasformarci in statue di ghiaccio. Ci si scongela nei caffè in Piazza Garibaldi dove dopo pochi minuti il pericolo è un altro … fondersi. Si perché questo ho notato. Più fuori fa freddo più tengono alti i riscaldamenti all’interno dei bar, negozi, alberghi. Così vagando da un posto all’altro siamo pronti per la polmonite. Adesso non vorrei infierire perché gli Emiliani sono anche simpatici, ma poverini che vita di …gelo!!! E che dire di questi “parmigiani”, che dopo il tramonto non circolano più, e i pochi che si vedono sono stretti intorno alle stufe da esterno fuori dei wine-bar. O delle biciclette “poggiate” fuori ai locali. Bellissime, leggerissime, carissime, in leghe di alluminio con sellini in puro cuoio. Non ho scritto “parcheggiate” ma “poggiate”. Fantastico il nord. A mia madre, a Fiumicino, hanno rubato una vecchia “Graziella” che pesava 50-60 kili, per guidarla era obbligatoria “l’antitetanica”, ed il valore maggiore era quello del lucchetto (che naturalmente per rubarla avranno rotto). Anche dal punto di vista “enogastronomico” qui si toccano cime vertiginose. Non vi descrivo il “carrello di bolliti” (sublime), ne il “prosciutto di Parma”; due parole le spenderei per il “culatello” ma vi grazio (non è giusto infierire su chi non sa o non può). Non vi parlerò nemmeno degli “anolini” ne dei” tortelli d’erbetta” o il “Parmigiano”. Il fatto che “non” ve ne parli non vuol dire che non ho assaggiati tutto (e la bilancia me lo ha ricordato)! Riprendiamo il viaggio alla scoperta di castelli e fortezze nel Ducato di Parma e Piacenza. Iniziando dalla “Rocca Sanvitale” di Fontanellato. Ecco giustappunto “rocca”. Dato per scontato che “rocca”, per me, è una costruzione edificata su una collina, montagna o sperone roccioso (da qui il termine “arroccato” che ho sempre accomunato a “sito impervio-inaccessibile”). No, le “rocche” qui sono in pianura, a volte nemmeno circondate da cinte murarie. Del resto dove la trovi un’aspra pendenza in mezzo alla Pianura Padana? Tornando a Fontanellato, la “Rocca” è circondata da un fossato di difesa, in seguito usato come peschiera. Una romantica scala quattrocentesca conduce dalla loggia superiore al porticato nel piano terra, da li si accede al giardino pensile, dove non è difficile immaginare nobili dame in abiti fruscianti intende a 59 sospirare alle promesse di eterno amore di prodi cavalieri al baglior delle fiaccole. Prossima destinazione Palazzo Ducale di Colorno. Nell’ampio giardino all’italiana (più di 4 km), le basse siepi di bosso disegnano nella neve un perfetto mosaico a due colori. Il palazzo venne assegnato da Luigi XV alla prediletta figlia, Luisa Elisabetta detta Babette, che lo trasformò in residenza reale. Alla sua morte andò al figlio Ferdinando Duca di Parma, che effettuò ulteriori trasformazioni . Mentre ci troviamo all’interno del grande cortile (tutte le finestre sono ancora chiuse) si ode una voce tonante: “…è svegliooo!”. Non c’è niente da fare… siamo romani e l’analogia con il risveglio del “Barone del Grillo” è stata irresistibile. Altra tappa da non perdere senz’altro è Sabbioneta. Dichiarata dall’Unesco “città perfetta” ci accoglie con i suoi alti bastioni che sbucano all’improvviso dalla nebbia. Le vie sono pressoché deserte e col nostro girovagare non arriviamo neanche alla Piazza Ducale perché attratti da un’insegna che indica “la posta più antica d’Europa”. E li siamo rapiti. Si si avete letto bene, proprio rapiti, sequestrati, naturalmente in modo benevolo, da un distinto signore di mezza età, il Conte Michelangelo Moretti che, PER LE STRADE D’EUROPA 60 PER LE STRADE D’EUROPA con l’autorità datagli dall’antica nobiltà di casato ci trasporta in vorticoso tour dei suoi palazzi “strapieni” di oggetti antichi, frutto della raccolta di tre generazioni di antiquari. Così entriamo in un mondo parallelo, travolti dalla estrosità dell’ultimo Conte di Sabbioneta, un po’ architetto, un pò poeta, un po’ “Principe de Curtis”, molto ciarliero, stravagante e spiritoso che ci mostra un “Tavolo dei Templari”, più grande del mio appartamento, che come basamento ha una testa d’ariete e la “porta di Leonardo” che con un geniale chiavistello riccamente istoriato è l’antesignana della “porta blindata”. L’approccio osè che il Conte ha con le signore, come pure la descrizione di evoluzioni amorose su ottocenteschi letti con baldacchino, fanno parte del personaggio, come pure il giro di valzer al suono di un vecchio grammofono ed il baciamano. Non resta che dire grazie a questo istrionico personaggio che brilla nella nebbia di questi giorni. E sempre nella nebbia ho visto anche i “prosciuttifici”. Qui la domanda vi sorgerà spontanea… che ne sai tu come sono i prosciuttifici? In questo caso mi è venuto comodo il prezioso amico “parmigiano” (stagionato da almeno 30 anni) ed anche per tutte le altre indicazioni (è stato la nostra PER LE STRADE D’EUROPA guida-turistica per quasi tutto il viaggio). E’ lui che mi ha fatto riconoscere in quegli edifici dalle lunghe finestre gli stabilimenti del prezioso salume, e sono proprio quelle finestre che permettono l’ingresso del “vento” che renderà così sopraffino il gusto del prosciutto di questa zona. Sempre a proposito di nebbia, durante il percorso verso Mantova ci imbattiamo in un fenomeno meteorologico a me sconosciuto. Credevo fosse una leggera nevicata ed è invece “la galaverna”. Fantastico evento cli- matico che a causa del poco vento, ma in contemporanea una temperatura rigidissima (ve l’ho detto che non superiamo mai i -3° vero?), ghiaccia la nebbia su tutte le superfici, rendendo, a differenza della neve che “copre”, ogni cosa una splendente scultura di ghiaccio. Ve lo immaginate come può essere spettacolare un albero con ogni singola foglia ghiacciata? O ogni filo d’erba di un prato? E gli arbusti nello spartitraffico? Una meraviglia della natura. Fin quando non succede a noi di essere tra- PER LE STRADE D’EUROPA 61 sformati in statue di ghiaccio al nostro arrivo a Mantova. Conosco già questa bella città circondata dai suoi laghi, ma consiglio a tutti di andarci in un periodo dell’anno più mite perchè i miei amici non hanno visto ne i laghi ne la grandiosa P.zza Sondello o quella delle Erbe. Proviamo a cercare il lato romantico della passeggiata tra le brume prendendo “Il Trenino Ludovico”, servizio turistico dell’APAM di Mantova, che con ? 2,00 ci trasporta per il centro storico. Simpatico modo di girare per gli antichi rioni ideato dal Trasporto Pubblico Locale ma… c’è sempre un ma…il trenino è tutto aperto e …brrr che freddo! Ci salviamo dal congelamento in un antico ristorante dove “degustiamo” gli ottimi “ravioli di zucca” accompagnati dalla musica di un pianista per la delizia del palato e dell’anima. Da qui ci dirigiamo a Cento, nota località per il Carnevale e per essere la residenza della mia simpaticissima cognata. Avrete da obiettare che le due cose non sono un ugual modo note, ma dato che non è carnevale ci passiamo lo stesso per salutare la cognatina. Ultima tappa Ferrara. Non per essere monotona ma qui la nebbia la tagli con il coltello, il freddo è sempre più intenso, le previsioni sono a neve, la Soc. Autostrade consiglia di anticipare i rientri, i viveri sono terminati e la bottiglia di liquore…. bha… deve essere evaporato perché è vuota! Quasi quasi Ferrara la vediamo in primavera, poi se rientriamo prima io questa notte esco di nuovo, ho un lavoro da fare... questa volta a cavallo di una “fiammante Tonchita”. Carola Patriarca PER LE STRADE D’EUROPA 62 LA UILT NEL TERRITORIO: QUI MILANO Prime valutazioni sulle criticità del progetto NEWco dalla nostra redazione LOMBARDA I n merito alle notizie divulgate via stampa, e alle informazioni ricevute circa il progetto costitutivo di una società che dovrebbe gestire l’intero trasporto ferroviario in Lombardia, esprimiamo di seguito il nostro punto di vista sul merito dell’ operazione con lo scopo di aprire la discussione in ambito sindacale e più in generale fra tutti i lavoratori per le opportune riflessioni e decisioni che saremo chiamati a prendere. Con le intese che si intendono sottoscrivere fra Regione, FS e Ferrovie Nord si avvierà l’attuazione del progetto di fusione dei due vettori in un’ unica azienda di trasporto ferroviario regionale denominata NEWco. Dopo anni di discussione su come organizzare il servizio ferroviario regionale , si sono rimesse in moto procedure, gli atti preliminari per realizzare entro l’anno l’obiettivo. Sono previsti tempi abbastanza stretti. Per dare il via all’operazione NEWco sono stati predisposti gli atti preliminari con accordi sulla formazione del conto economico societario, la partecipazione azionaria paritetica o meno, la tempistica attuativa, la richiesta di parere alla commissione antitrust per il nulla osta a procedere. Si prevede il decollo della nuova società entro il mese di aprile del c.a. Entro la fine del 2009 verranno incorporate nella società NEWco sia LEnord, sia il ramo d’impresa del TpL - Lombardia di Trenitalia. Cosa ci aspetta: • Circa 1200 lavoratori di Lenord e 2800 di Trenitalia saranno trasferiti in NEWco. In merito alla prospettiva NEWco tra Trenitalia e Le Nord, in attesa di cono- PER LE STRADE D’EUROPA scere gli aspetti di merito dell’eventuale accordo, si possono preliminarmente sollevare le seguenti questioni: • Diverso peso e dimensione quantitativa riferita al personale dei due rami d’azienda che farebbe presupporre una prevalenza, anche nelle scelte contrattuali, del ramo d’azienda “Trenitalia”. In questo senso, rispetto alle ipotesi di accordo sembra che sia stata completamente trascurata la vicenda relativa al personale dipendente che rappresenta però la preponderante voce di costo aziendale per entrambi i rami d’azienda della costituenda NEWco e quindi la leva principale su cui agire nel dichiarato obiettivo di rendere oltre che più efficace anche più efficiente il sistema del trasporto ferroviario in Lombardia. Il passaggio del personale se da un punto di vista tecnico/ procedurale appare semplice e indolore, nel senso che è sufficiente avviare le procedure nei tempi stabiliti dalla Legge (almeno 25 giorni prima dell’atto ufficiale di conferimento) che possono concludersi anche con un verbale di mancato accordo tra azienda e OO.SS, molto diverso appare da un punto di vista sostanziale, tenendo conto che l’impianto contrattuale dei due rami d’azienda risulta essere profondamente diverso. In questo senso per forza di cose, per tutto il personale dipendente della NEWco, ipotizzare regole di utilizzo e trattamenti retributivi comuni. Per giungere a questo obiettivo bisogna in primo luogo definire un unico CCNL di riferimento, e in una logica di efficientamento tale riferimento contrattuale dovrebbe essere quello degli Autoferrotranvieri, a cui dovrebbe seguire un’opera di armonizzazione dei trattamenti anche attraverso la previsione, per istituti economici, di compensi ad personam integralmente assorbibili nel corso del tempo. Anche in questo caso però si deve tener conto di come si possano armonizzare per così dire al ribasso i trattamenti di circa 2.800 addetti provenienti da Trenitalia a fronte di circa 1200 provenienti da Le Nord; sarebbe sicuramente più immediata un’operazione inversa con conseguente “plafonamento” verso l’alto dei trattamenti economici e normativi, tutta a discapito però della prospettata maggior efficienza del sistema che si dovrebbe generare con la creazione della NEWco. Solo a titolo esemplificativo si deve pensare che per il personale di Lenord l’attribuzione dei trattamenti contrattuali previsti dal CCNL delle Attività ferroviarie, anche in riferimento alla modalità di utilizzo del personale, potrebbero generare costi aggiuntivi stimabili in misura non inferiore al 20%. Quanto prospettato per la creazione della NEWco, sottraendo di fatto la società Le Nord al controllo del gruppo FNM, farebbe venire meno il senso stesso del gruppo FNM, anche in riferimento alle già concluse vicende legate al controllo dell’altra società del gruppo dedita alle merci. Che senso avrebbe ancora un Gruppo FNM per presidiare le funzioni di gestione e manutenzione dell’infrastruttura ferroviaria, per la quale basterebbe una società dedicata, magari da “associare”, anche in questo caso,alla rete lombarda di R.F.I.? Un’effettiva operazione finalizzata all’efficientamento del sistema, pas- LA UILT NEL TERRITORIO: QUI BOLOGNA sando attraverso la creazione di una NEWco, oltre agli aspetti contrattuali sopra evidenziati, dovrebbe comportare, per ottenere l’effetto sperato, una semplificazione delle strutture, eliminando le ridondanze ed ottimizzando la prestazione lavorativa dei singoli, il che, partendo dal presupposto sopra individuato, che non di fatto il gruppo FNM, comporterebbe delle ripercussioni su tutte le società del Gruppo, non solo per LeNORD. Per meglio chiarire tale osservazione, in un contesto normativo che, aldilà di ogni valutazione di opportunità gestionale e sindacale, non prevede esuberi e collocamento in mobilità del personale, non si comprende come possa avvenire questa operazione di razionalizzazione sia per la costituenda NEWco che per le altre società del gruppo. In questo quadro confuso, di stallo nelle relazioni sindacali, di mancanza assoluta di informazione preventiva sulle disposizioni aziendali, assistiamo ad assunzioni nel ruolo impiegatizio e in contemporanea a bandi di selezione per la mobilità del personale degli uffici verso LeNORD. Sono queste operazioni che preludono volontà aziendali di alleggerimento delle sovrastrutture, tanto più se si pensa di affidare, i servizi di supporto a qualche struttura esterna. (SERFER?), in previsione del ridimensionamento del Gruppo Societario F.N.M. Forse in un ottica di effettivo efficientamento del servizio e delle strutture organizzative sarebbe stato preferibile, anche se meno suggestivo, pensare ad una serie di progressive cessioni di linee con conseguenti trasferimenti di ramo d’azienda dall’operatore meno efficiente a quello con migliore modello di gestione, magari prevedendo una diversa partecipazione societaria per l’azienda cessionaria dei vari rami d’azienda connessi alle singole linee da gestire. Uiltrasporti Lombardia Settore Autoferrotranvieri R. Monticelli Milano 4 marzo 2009 63 Voci fuori dal coro, anzi dal CUD dalla nostra redazione EMILIA-ROMAGNA di CESARE MENINI L a crisi. Chi di noi non ha sentito o non sta vivendo la crisi che attanaglia le economie e il lavoro di tutto il mondo? I governi fanno a gara per adottare provvedimenti tampone per arginare quello che sembra, dalle voci più disparate, un volo nel vuoto, senza tra l’altro capire quanto tempo manchi per toccare il fondo… Più si fa alta l’altezza della caduta, maggiori saranno i danni. I paracaduti che le amministrazioni di questo mondo stanno mettendo in atto sono appunto paracaduti per rallentare e attutire la caduta, non deltaplani o aerei tali da far volare mentre gli altri cadono. Nessuno pare aver compreso pienamente che la crisi non ha origine dal crollo dell’economia “reale” ma è l’effetto velenoso di una contaminazione tutta finanziaria di un’economia “virtuale” che sarebbe forse più corretto definire amorale. Se le imbottiture di gommapiuma ser- vono per ovattare questa caduta, non escludono di certo rotture, anche sociali. Sono pure queste, le imbottiture e forse anche le eventuali rotture, figlie delle teorie applicate che hanno partorito questa crisi. Ahimè siamo tutti degli Icaro che hanno creduto di volare e di crescere, salire sempre… e ora come Icaro… La crisi ha diversi padri benché qualche profeta che ne aveva anticipato l’arrivo è stato visto come Cassandra. Le colpe dei padri non è vero che non ricadono sui figli. Ve lo dice uno che è parecchio arrabbiato e che fatica a tenere unito il concetto di solidarietà generazionale con le generazioni precedenti visto il mondo che ci hanno donato: dalle pensioni future al debito pro capite. A parte questa dissertazione non sono qui per un’invettiva o per una lamentela ma per scrivere un articolo sperando che qualcuno lo legga e trovi spunti di riflessione, e perché no, di azione, come è accaduto per i precedenti contributi riguardo: • Nome in codice: Amen. Riguardo la PER LE STRADE D’EUROPA 64 LA UILT NEL TERRITORIO: QUI BOLOGNA raccolta di firme per avviare un’azione di lobbing per un’equa applicazione del sistema sanzionatorio dell’art. 186 Dlgs 30 aprile 285 come modificato dal Dl. 92/2008, comma 2 punto a) sull’alcool test (Per le strade d’Europa, Ottobre 2008); • No Uil. No Party. Riguardo il mancato pagamento di 5 festività soppresse per tutti gli autisti che fanno meno di 74 riposi (Per le strade d’Europa, Novembre 2008). Di quest’ultimo fatto mi è giunta voce dal bolognese del Dipartimento Nazionale che anche la Treccani della Uil Trasporti Nazionale, Cleto Catalano, ha detto che uno sbarbo come me poteva avere ragione. Per onestà intellettuale e per dare a Cesare quel che è di Cesare, occorre dire che delle festività non pagate se ne è accorto un pensionato che sta dando una mano alla Uil Trasporti Atc di Bologna nell’ambito di un difficile processo formativo di nuovi delegati, scarsi per numero e per formazione propria, ma abbastanza volenterosi. Qui a Bologna cerchiamo di valorizzare i giovani, sperando nella solidarietà generazionale-nazionale. Il signore in questione è un tipico esemplare di animale sindacale dotato di una memoria storica impressionante guidata da un’inesauribile curiosità alimentata dalla lettura di almeno 4 quotidiani al giorno. Il presente articolo vuol essere un’altra “chicca”, l’ultima in ordine di tempo, offerta alla Uil… Speriamo non l’ultima perché pare le chicche non manchino, anzi… A giugno del 2008 in virtù dei provvedimenti legislativi che detassavano straordinari, premi e voci retributive tipicamente aziendali legate alla produttività, la Uil chiese un incontro ad Atc Bologna per sapere quali voci aveva intenzione di inserire nell’elenco di quelle soggette a DETASSAZIONE. Il menefreghismo di tutte le altre OO.SS. fece da paravento alla non risposta aziendale. PER LE STRADE D’EUROPA Il 2008 passò, confermando la potenza e il ruolo del sindacato! Solo a gennaio 2009, la Uil e le altre OO.SS., ottennero un incontro e l’elenco delle voci. L’elenco poteva sembrare una presa per i fondelli per chi sapeva leggere dietro quelle lettere, infatti era un copia e incolla delle voci della busta paga abbreviate, più simile ad una lista di codici fiscali. Aramaico antico… ma se sai l’aramaico antico sai cosa c’è scritto… o non scritto. Nessuno guardò l’elenco o parve prestarvi attenzione ad eccezione di quel pensionato di cui sopra. Per giorni scartabellò tra vecchi contratti degli anni ’80 e ’90 per cercare conferme. Essendo allergico al computer e a qualsiasi forma di tecnologia (doveva essere uno di fondatori del luddismo) mi fece scaricare circolari, decreti, e qualsiasi cosa che vertesse sull’argomento. Come un segugio aveva fiutato qualcosa. Aveva già scavato nel sottobosco una volta con le festività soppresse… Chiese così un ulteriore incontro con Atc per parlare di busta paga che da noi a Bologna è un mistero avvolto in un enigma… Ma credo che a tal riguardo, come mi conferma Raffaele Abete di Parma, non siamo gli unici dilettanti allo sbaraglio a brancolare nel buio. Altro che stele di Rosetta! L’atteggiamento delle altre OO.SS. e dell’azienda erano sempre gli stessi anche nel secondo incontro a febbraio: le OO.SS. sempre quasi seccate per la perdita di tempo che la Uil faceva compiere… Anche per le festività soppresse per loro si perdeva tempo... vedremo… Il “nostro” non disse nulla lasciando parlare gli altri che dopo aver dato fiato alla bocca per diversi minuti dissero che non avevano niente da dire sull’argomento, né tanto meno circa l’elenco fornito dall’azienda. Con fare sornione e quasi sfidato dalle altre OO.SS. l’attempato giovinotto azzimato uillino chiese all’azienda come mai non comparivano nell’elenco alcune voci aziendali che a suo umile avviso, forte delle circolari dell’agenzia delle entrate, potevano essere inserite. L’azienda sembrava in difficoltà e, dopo affermazioni che diedero adito a richieste di altri incontri chiarificatori, si riservò di fornire spiegazioni più compiute. Siamo ancora, al momento della scrittura del presente articolo, in dolce attesa. Speriamo che non si debba attendere 9 mesi. Ora sarà difficile che quelle voci che mancano vengano inserite nell’elenco del 2008: i CUD sono già stampati e quei soldi detassati sono andati giù per le scale di cantina. Ricordo che anche nel 2009 vale la detassazione di alcune voci della retribuzione. La circolare 59/e dell’Agenzia delle Entrate, il cui oggetto è “Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie – art. 2 del decreto legge 27 maggio 2008, n. 93 – “Misure sperimentali per l’incremento della produttività del lavoro” Ulteriori chiarimenti”, recita a pagina 5, punto 6: «… le indennità LA UILT NEL TERRITORIO: QUI BOLOGNA o maggiorazioni di turno o comunque le maggiorazioni retributive corrisposte per lavoro normalmente prestato in base a un orario articolato su turni, stante il fatto che l’organizzazione del lavoro a turni costituisce di per sé una forma di efficienza organizzativa, così come le speciali indennità aggiuntive che diano luogo a incrementi di produttività, innovazione ed efficienza organizzativa, nonché le somme erogate per lo svolgimento di mansioni promiscue e intercambiabilità e, in generale, tutti gli altri emolumenti, anche riconosciuti in misura fissa e stabile, purché connessi, nel loro complesso, a incrementi di produttività, innovazione ed efficienza organizzativa e ad altri elementi di competitività e redditività legati all’andamento economico della impresa …» … ovvero nell’elenco di voci da detassare vanno inserite quelle aziendali laddove, in base ai contratti, esistono indennità di turno, di guida, per autobus snodato, filobus ecc. ecc. Nel nostro elenco mancano per esempio le voci riferite all’indennità che Atc corrisponde se guido un filobus oppure un autosnodato. L’essere poliedrico e flessibile, come va di moda ultimamente, dal punto di vista delle abilitazioni necessarie per l’efficienza organizzativa che si basa sull’interscambio del personale su diversi mezzi è, a mio modesto e non competente avviso, un elemento di produttività ed efficienza organizzativa, per parafrasare l’altra circolare, la 49, dell’Agenzia delle Entrate che cita: “Ove pertanto i contratti collettivi, anche di secondo livello o aziendali, prevedano che una retribuzione abbia carattere straordinario, ovvero che determinati emolumenti siano corrisposti «in relazione a incrementi di produttività, innovazione ed efficienza organizzativa e altri elementi di competitività e redditività legati all’andamento economico dell’impresa»”. Questo è ovviamente solo un esempio riguardo voci mancanti… pare un coro. Nasce quindi un contenzioso (pesante!) di merito sulla detassazione solo per la mancanza di un confronto preventivo con il sindacato confederale, confronto richiesto tra l’altro solo dalla Uil. Ora che i CUD 2008 sono già stati fatti e in distribuzione LA NON DETASSAZIONE DELLE SUDDETTE VOCI SALARIALI SONO COSTATI IN TASSE AI LAVORATORI che non hanno recuperato potere e tanto meno potere d’acquisto: invece di pagare XX euro di tasse i lavoratori ne avrebbero forse potute pagare meno, a fronte dei provvedimenti legislativi governativi, e spendere la differenza. Al momento io non sento le voci ma sento che potrebbe mancare qualcosa nel mio portafoglio e voi? Le vostre voci cosa dicono? Il racconto scritto in maniera semi seria vuole porre una riflessione e una considerazione che già si poteva desumere tra le righe fin’ora scritte: SE IL SINDACATO NON CONTROLLA E NON SA FARE NEMMENO IL SUO RUOLO E DOVERE, SE IL SUO RUOLO E DOVERE SONO LA TUTELA DEI DIRITTI DEI LAVORATORI E DEI CITTADINI, CHE COSA FA? Dilata il suo ruolo in altri ambiti? La crisi morde lacerando non solo il salario ma anche la dignità del lavoratore nella sua espressione massima, il lavoro appunto, e la sua contropartita, il corrispettivo economico. Siamo nella rossa (rossa?) Bologna e non vorrei, e sicuramente non è, che l’apparente menefreghismo di alcune OO.SS. sia dettato da scelte ideologiche. E’ chiara la questione “politica” e il suo risvolto concreto retributivo, ovvero più denaro detassato nelle tasche dei lavoratori? Le OO.SS. Confederali firmano l’accordo per il nuovo modello contrattuale, non tutte! Dentro vi è la “spinta” per il salario aziendale di produttività, là dove esiste, là dove si produce, là dove si contratta e si distribuisce. Parallelamente i provvedimenti governativi (Ministro delle finanze, del Lavo- 65 ro ecc. ecc.) che diminuiscono le tasse su rilevanti quote salariali vengono “disattesi” e\o quanto meno non resi noti e oggetto di non confronto-colloquio-controllo preventivo sindacale se il sindacato non si interessa del salario reale è meglio che vada a vangare… - perché ci sono OO.SS. che “nicchiano”!!! Proprio quelle che sparano a zero sul nuovo modello contrattuale e le altre tacciono… Chi tace acconsente? COME SI PUÒ PRETENDERE POI CHE I LAVORATORI NON VADANO IN PIAZZA A PROTESTARE QUANDO, ANZI, È IL NON CONTROLLO CHE SPINGE ALLA PIAZZA?!?! E poi si parla di crisi economica, di bassi salari e via discorrendo… se non si prendono i treni che passano!!! Proprio noi che lavoriamo nei trasporti… Sarebbe il colmo!!! Chi non ha firmato quegli accordi è certo interessato a che queste opportunità non vengano pienamente accolte e rese concretamente operative ed evidenti nei loro effetti di sostanziale aumento retributivo netto nelle buste paghe mensili dell’area dei lavoratori interessati ma vengano sottovalutate, sminuite, taciute e “avvolte nelle nebbie”. Chi non ha firmato farà il pesce in barile, frenerà, parlerà d’altro. Lo sta già facendo con mobilitazioni nazionali, ancorché scarse. E noi? Questo scritto è falsato nei tempi di pubblicazione, mentre chi di dovere sta parallelamente telefonando alle diverse città per conoscere, coordinare e fare massa critica. Mentre questa macchina un po’ ferrosa e lenta si mette in moto FATE CHIAREZZA NELLE VOSTRE BUSTE PAGA! Fate l’elenco delle voci retributive aziendali e nazionali. Guardate avanti… anche per quanto previsto nella piattaforma nazionale sul contratto della mobilità! … MEDITATE GENTE, MEDITATE MA SOPRATTUTTO CONTROLLATE LE VOCI DEL SALARIO… BUON LAVORO DETASSATO A TUTTI. PER LE STRADE D’EUROPA LA UILT NEL TERRITORIO: QUI NAPOLI 66 VITA DA FERROVIERE: L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI IS Viaggio nell’attività lavorativa dei tecnici FS deputati agli impianti di sicurezza dalla nostra redazione CAMPANA di U. ESPOSITO, A. SERVO O gni giorno i tecnici degli impianti di sicurezza, della trazione elettrica e del tronco lavori si impegnano affinché il Gruppo FS possa raggiungere i suo obiettivo: trasportare merci e persone in sicurezza ed in orario. Ogni settore riveste un ruolo decisivo nell’offerta di un servizio impeccabile ai viaggiatori, ma è sui tecnici dell’IS che si vuole puntare l’attenzione. La manutenzione è solo una parte del loro lavoro, poiché è sui guasti che interviene tutta la loro competenza. Nella soluzione di problemi non strutturati, caratterizzati da prospettive multiple e notevoli incertezze, si rispecchia l’esperienza e la preparazione di una categoria da sempre sottoposta a continui incrementi di carichi di lavoro e stress. Il minimo errore è inammissibile, risolvere un guasto con qualche minuto di ritardo costa migliaia di euro, risolverlo male potrebbe costare centinaia di vite. Immaginate di dovervi svegliare nel cuore della notte, quando fuori è tutto buio e fermo e voi, ancora sbronzi di sonno, dopo esservi vestiti in un tempo da far invidia ai tecnici Ferrari, mettete in moto la vostra auto per raggiungere il luogo del guasto. Mentre guidate avete solo due cose in mente, metterci il minor tempo possibile e le parole del DCIE (Dirigente Centrale Impianti Elettrici), che in poche sillabe ha cercato di indicarvi la natura del problema. “Sono arri- PER LE STRADE D’EUROPA vati gli operai!” è la frase che spesso il dirigente di movimento comunica al proprio coordinatore quando arriva la squadra IS sul luogo dell’avaria, quattro semplici parole che nascondono tutta la rabbia degli agenti, i quali si aspettano, almeno dai colleghi, di essere riconosciuti come tecnici. Negli ultimi anni RFI ha attivato un pesante processo di razionalizzazione che ha investito tutte le aree, per effetto di questo molti settori sono stati ridimensionati ed altri sono scomparsi o si avviano ad esserlo. Spesso le incombenze derivanti da queste divisioni, ancora presenti ma non più così strategiche da giustificare squadre dedicate, sono state dirottate verso l’IS. Questo ha richiesto ai tecnici una maggiore polifunzionalità, che nel tempo si è spinta sempre più verso l’alto, né è un esempio l’abilitazione SDAM (Servizio Deviatori per Agenti della Manutenzione), che ha permesso agli addetti IS di sostituire quasi completamente il Dirigente di Movimento. A tutto ciò va aggiunto che RFI con ritmo incalzante implementa nuovi sistemi per la circolazione dei treni in sicurezza, con una velocità tale da non permetterle sempre di supportare i tecnici con specifici corsi, i quali devono affidarsi solo alle conoscenze derivate dalla pratica e dalla dedizione. Ne è un esempio la recente implementazione dell’SCMT (impianto che attua la protezione della marcia del treno, rispetto alle condizioni imposte dai segnali), avvenuta in pochi mesi, che ha richie- sto il rapido apprendimento del sistema in tutte le sue tre varianti (Bombardier, Alstom ed Ansaldo). Le capacità del tecnico IS, pertanto, non solo devono essere specifiche, ma anche ampie e trasversali. In un lavoro che prevede dalla lubrificazione dei deviatoi alla programmazione di un Hard Disk, dalla verifica del serraggio della bulloneria alla programmazione di una boa, nulla può essere prevedibile o dato per certo. La necessità di farsi trovare pronti e preparati in ogni evenienza da sempre contraddistingue il ferroviere, che per molti è solo un mestiere, ma per chi conosce il settore è un modo di essere. La nuova sfida competitiva dell’AV ha dato ancora maggiore risalto ai tecnici della sicurezza, tanto che nel compartimento di Napoli l’azienda ha richiesto una nuova organizzazione dell’orario di lavoro. Giustificata dalla necessità di garantire un servizio di qualità, RFI ha chiesto a persone che per decenni hanno effettuato un turno giornaliero, di rivoluzionare la loro vita lavorativa e privata, istituendo turni in terza o in seconda, un intervento che ha investito solo il settore IS. Ancora una volta, dunque, si chiede l’appoggio di tale settore, il cui sostegno non è mai mancato. Ora, però, si spera che questo ulteriore sacrificio possa donare maggiore dignità e potere ad una categoria che anche grazie al suo significativo contributo ha permesso al Gruppo FS di fregiarsi del titolo di ferrovia più sicura d’Europa. LA UILT NEL TERRITORIO: QUI NAPOLI 67 ANNO NUOVO, VITA NUOVA! IL FUTURO DI CTP L’obiettivo del Piano Industriale è l’abbattimento dei costi e il miglioramento della qualità del servizio dalla nostra redazione CAMPANA di GENNARO GAMBARDELLA “C aro amico ti scrivo così mi distraggo un pò…”, è cosi che con la famosa e indimenticabile canzone di Lucio Dalla, “L’anno che verrà”, si prova a commentare il nuovo anno che si appresta a vivere un’azienda come CTP. Quindi anno nuovo, vita nuova? Nelle intenzioni declamate proprio non è chiaro, ma si sa, tra le intenzioni e la pratica può esserci sempre una notevole differenza e quindi perché non sperare! Il management aziendale, ed anche il c.d.a., hanno subito sostanziali modifiche, lasciando pressoché intatte e presenti in azienda molte problematiche ed inefficienze, che hanno segnato negli ultimi anni l’isolamento e lo scollamento della CTP sia al suo interno che nello scenario cittadino dei trasporti. Problematiche che ancora al palo sembrano aspettare un nuovo illuminato che le risolva! Lo si è ripetuto tantissime volte, lo si è chiesto a più riprese : “più regole, più rispetto di procedure, meno anarchia”. Regole chiare e semplici a cui tutti, dal primo dipendente entrato in CTP all’ultimo dirigente, possano guardare con fiducia e determinazione. L’auspicio è quello di una nuova fase, capace di ripristinare un sistema di relazioni interne ed esterne per rilanciare l’azienda con una nuova linfa per il futuro di CTP, lavorando e remando tutti dalla stessa parte. Le previsioni meteo annunciano, però, mare grosso e vento in aumento. Cominciando a parlare del piano industriale presentato dal C.d.A., un primo punto ipotizza l’abbattimento drastico dei costi senza intaccare la qualità del servizio: ottima come intenzione, ma la domanda è “in che direzione s’intende tagliare i costi?” Speriamo non a danno della sicurezza e mai unilateralmente sulla pelle dei dipendenti. Magari una soluzione potrebbe essere tagliare nettamente le consulenze ed internalizzare quanto più possibile ciò che ora è disperso in mille rivoli. Il nuovo piano industriale invece punta sostanzialmente e come al solito, allo sfoltimento netto dei dipendenti CTP ad oggi poco più di 1400, mentre, fra 5 anni, dovrebbero essere circa 1100 a parità di produzione ma con una singolarità: sicuramente “nell’interesse comune” si nota prima un innalzamento degli addetti alla guida e poi, lentamente, in futuro, probabilmente quando ci saranno “altri” alla guida, anche queste figure strategiche diminuiscono così d’incanto quasi a far pensare ad un miracolo produttivo che altri dovranno sostanziare. Questa ipotesi potrebbe avere due chiavi di lettura. La prima, porterebbe ad ipotizzare un aumento di professionalità dell’intero organico aziendale, atto a colmare la riduzione di personale con l’immissione di nuove ed efficienti tecnologie? (Mah!). La seconda, e anche questa un pò maliziosa, porta a ragionare su di un PER LE STRADE D’EUROPA 68 LA UILT NEL TERRITORIO: QUI NAPOLI aspetto alquanto inquietante, probabilmente pensato da chi, nel tentativo di fare tutto e subito, vuole disegnare una veloce azienda, capace da qui a Giugno di lanciare speranze e progetti utili, che poi difficilmente potranno avere ricadute sul futuro, se non altro per essere stati confezionati con una scadenza prefissata e senza tener conto di cosa sta succedendo in giro per il mondo. Le note vicende politiche che hanno travolto CTP (vedi abbandono del Comune, gara di Caserta) hanno sconvolto l’assetto economico già di per se malmesso dell’azienda, risucchiandola in un vortice pericoloso. Da qui forse l’ipotesi, paventata e maldestra, di farla inginocchiare ancora più, fino a farla scomparire (magari inglobandola nell’E.A.V.) dal panorama del trasporto pubblico Campano, a dispetto dei progetti di Area Metropolitana e dei trasporti integrati, che forse richiederebbero una discussione armonica e partecipata anche con gli altri soggetti operanti nel bacino metropolitano, ma senza trucchi, precon- cetti e istinti uccisori, che hanno portato alla deresponsabilizzazione della proprietà e del gruppo dirigente. Con lo stato di confusione regnante e con un piano industriale mai confrontato con le parti sociali tutte le ipotesi sono legittime, finanche quelle maligne, e quindi si vedrà se l’anno che verrà dirà o, solo mestamente, annuncerà! Gennaro Gambardella QUI TORINO Appalti ferroviari: Qui custodet custodes? dalla nostra redazione PIEMONTESE di NELLO FUSARO T orino. “L’Itala cambia” si sente dire da tempo immemore a ricordare come, questo nostro sfortunato paese, ad ogni levar del sole sia diverso dal giorno prima. In realtà, a ben osservare scevri da ogni personalismo, ci si rende conto di come il nostro piccolo mondo non si modifichi più di tanto, sia nelle micro come nelle macro situazioni. La politica, in fondo, è la politica di un’italietta che non vuole crescere. In economia come nella finanza, lo scenario è lo stesso e, più osserviamo i vari settori della società e del mondo industriale, il senso di PER LE STRADE D’EUROPA appartenenza e lo spirito che fecero grande un tempo il nostro paese in varie epoche e contesti, ci appaiono sopiti e relegati ad un oblio devastante. In questo contesto, che si può osservare ogni giorno in molteplici aspetti della vita quotidiana e che delinea una deriva sociale che, essenzialmente è di carattere culturale/morale, la fanno da padrone gli interessi particolari, le collusioni tra lobby e interessi collegati, tanto che alla libera concorrenza, alla normale vita di un popolo civile che vuole andare avanti, si sostituisco valori in cui la mediocrità, l’ipocrisia, il cattivo gusto, le collusioni con il malaffare, sono l’abito logoro di una società destinata ad un peri- coloso declino. In questo contesto nulla è più un valore, nulla è più motivo di orgoglio collettivo. Tutto trova la sua collocazione in un esclusivo termine: il profitto. Ad ogni costo e con meno regole possibile per sé e per i propri sodali. E non è neppure di una questione di pura morale che parliamo, ma solo di uno squisito ed elementare insieme di regole cui nessuno più si rifà. Da tempo e con autorevoli esempi governativi. Stamane leggendo la prima pagina di un grande quotidiano siamo rimasti colpiti dal titolo di apertura: L’Italia è il paese che ha il più elevato numero di LA UILT NEL TERRITORIO: QUI TORINO reati! L’articolo poi, elaborando il tema anticipato nel titolo e nel sottotitolo, portava a conoscenza di alcuni dettagli in cui, quello che maggiormente risaltava, era la notizia che l’Italia è collocata al 156° posto nella corrispondente graduatoria mondiale. Dopo paesi dell’Africa emergente! Insomma, siamo sempre un paese di primati (ovviamente intesi non come scimmie...). Non c’è dubbio che questo guinness sia rifiutato dalla coscienza collettiva di una certa parte del popolo civile, ma va da sé che laddove un paese non ha regole certe (anche le più minute e per casi minimi), e non è capace di porre in atto comportamenti che siano universalmente accettati e riconosciuti, come espressione della cultura del popolo che in esse vi si riconosce, ritenendole giuste e adeguate, il caos regna sovrano, il male affiora nella società ad ogni angolo, le differenze tra cittadini, tra i loro “diritti” e quelli di coloro che si sentono “al di sopra delle regole”, siano marcate sempre più da un’anarchia che non è cultura ma solo l’espressione della povertà intellettuale del popolo stesso. In questo contesto, tutto vale quanto il contrario di tutto; la prevaricazione, gli interessi a latere, sono la regola principale e quanto di peggio può partorire la società; l’anarchia del costume e l’impoverimento della cultura sulla quale si erigono le basi della società stessa, divengono le uniche regole valide. Qui, tutto viene posto sul piatto del mero profitto; tutto acquisisce un valore merceologico e la vita stessa diviene una moneta di scambio e nulla più. Ecco quindi apparire lo spettro dello sfruttamento più becero e dannoso, tutto è in funzione di un abbassamento dei valori minimi (come nel caso del costo della manodopera) a fronte del fatto che i costi si devono contenere. Il più possibile e ad ogni costo. Ed è a questo punto che una domanda ci è balzata in mente prepotentemente: “fino a che punto si possono accettare e svolgere lavori al ribasso? Fino a che punto una società può fare un’offerta in una gara d’appalto, ben sapendo che il prezzo che offrirà dovrà esser costituito da una miriade di voci che non potrà abbassare, senza poi dover generare ricadute sulla qualità dei servizi offerti o sugli stipendi dei dipendenti, sulla sicurezza del lavoro ecc.?” L’11 dicembre scorso le segreterie delle OO.SS. hanno reiterato al Governo e al Gruppo F.S. la richiesta di attivare un confronto (più volte richiesto senza esito) al fine di affrontare il grande stato di crisi e di incertezza in cui versa l’intero settore degli appalti ferroviari. Ma nulla è accaduto. Il sindacato da parte sua, non ha mai nascosto come la situazione complessiva sia decisamente critica sotto vari aspetti, ad iniziare da quello più allarmante della normativa che condiziona la partecipazione alle gare di appalto, limitando di fatto, la possibilità delle imprese di poter presentare offerte per più gare, cosa che genera notevole apprensione nelle maestranze. Questo aspetto, che tocca non solo il discorso di Trenitalia ma anche altri committenti all’interno dell’intero Gruppo F.S. è particolarmente delicato, poiché, di fatto, crea le condizioni affinché considerevoli gruppi di dipendenti che oggi lavorano per aziende appaltatrici dell’intero gruppo ferroviario, nel caso in cui le gare vengano vinte da altre società partecipanti, possano trovarsi dalla sera al mattino senza lavoro, e ciò anche se l’art. 2 dell’accordo di confluenza di settore del 19.11.2005 offra speranza di tutele reddituali: la paura della perdita di lavoro, in un’epoca in cui il lavoro stesso è un bene di elevata preziosità, non si vince facilmente. Siamo “scesi” tra i lavoratori di questa Torino fredda e umida, li abbiamo osservati mentre svolgono le loro attività principali e quelle chiamate “aggiuntive/accessorie”. Nel freddo tremendo di questo inverno inclemente che ti blocca le mani, con “la goccia al naso che perennemente cola inarrestabile”, affrontano il loro lavoro con l’attenzione e il rispetto che ogni uomo, anche il più umile e semplice merita. Li abbiamo osservati a lungo e, quando qualcuno che ci conosce da tempo, ci saluta con una mano mestamente levata e, 69 un “buongiorno capo...”, ci sentiamo pienamente solidali con loro, con le loro battaglie riconoscendogli il diritto di ogni uomo di vivere laboriosamente, anche con il più umile dei lavori, cui alcuno non può togliere dignità dalla sera al mattino come dicevamo poc’anzi. Sovente, come utenti, ci siamo domandati come mai il servizio di pulizia sia non sempre all’altezza, anzi sia talvolta scadente. Malgrado tutto... In tutta onestà, ci siamo domandati di chi fosse la colpa, la responsabilità e se i “j’accuse” troppo comodi di tanti, non sia altro che la scusa per non assumerci ognuno le nostre responsabilità. Se le pulizie non sono sempre “Ok” è possibile che possa essere dovuto alle responsabilità gestionali di chi comanda il servizio, di chi lo controlla, ma anche di coloro che viaggiando non rispettano quelle proprietà che sono della collettività, nessuno escluso. La strada per avere un servizio migliore passa necessariamente attraverso una interazione tra varie componenti: chi commissiona il servizio e lo controlla con zelo e attenzione (senza voltarsi davanti ad un omertoso silenzio complice), tra chi svolge il proprio lavoro non considerandolo solo “otto ore” e nulla più e, soprattutto, coloro che ne sono i fruitori che hanno anch’essi una cospicua percentuale di responsabilità. Non è solo con appalti al ribasso, che si possono ottenere migliori risultati ma ad esempio con controllori esterni alle F.S. (ad esempio legando tale compito ad una supervisione delle associazioni di consumatori) per gli accertamenti sulla qualità del servizio, poiché con la sola ipocrisia del profitto, derivante anche dalla riduzione dei costi, non si può andare da alcuna parte. Al massimo si può solo peggiorare l’insieme del servizio poiché non è un caso che, sotto una soglia minima di costo, non si possa scendere. Nel caso contrario si potranno di sicuro contenere le spese ma, di certo i risultati saranno sotto gli occhi di tutti, com’è da anni e, sia ben chiaro, non solo per quanto riguarda i servizi in appalto. Nello Fusaro PER LE STRADE D’EUROPA 70 LA UILT NEL TERRITORIO: QUI GENOVA Raccolta differenziata, una scelta per il futuro di ANTONIO DENTI e CARLO MOSCA dalla nostra redazione LIGURE È un progetto che parte da lontano. La realtà con cui tutti noi ci confrontiamo ogni giorno fa capire che sarà necessario affrontare e costruire un progetto importante che porti ad uno sviluppo del ciclo dei rifiuti; da una parte i rapporti mondiali che c’informano di quanto le risorse del pianeta si assottiglino sempre più, dall’altra la crisi finanziaria, che come un’onda travolge, giorno dopo giorno, l’economia di tutti gli Stati e dei suoi cittadini, diminuendo il loro potere d’acquisto. Tutto questo ci spinge a risparmiare, consumare con oculatezza e riutilizzare lo stesso oggetto ed il materiale di cui è fatto, più e più volte.Inoltre ci sono richieste sempre più pressanti da più soggetti, quali: • I cittadini, in virtù di una coscienza ecologista responsabile e sostenibile, in cui tutti hanno il loro dovere da compiere; • Le direttive della comunità europea, le quali dettano principi sulla raccolta dei rifiuti solidi urbani; • Le nuove leggi, che impongono per la raccolta differenziata, percentuali da raggiungere, sempre più alte. Tali esigenze spingono le aziende a adoperarsi per raggiungere quei livelli richiesti da consentire un riciclo dei materiali riutilizzabili talmente considerevole, da ottenere un risparmio sia delle materie prime, sia delle risorse energetiche del nostro pianeta, sono i punti di partenza da cui inizia questo cammino, la raccolta differenziata. Teniamo presente che proprio la raccolta differenziata ha un suo valore aggiunto, in pratica oltre che a dare un risparmio può creare un vantaggio, in altre PER LE STRADE D’EUROPA parole attraverso le giuste tecnologie, può produrre altre materie prime, nuove fonti d’energia e quindi nuovi profitti, di conseguenza una nuova economia. Il pericolo, neanche troppo velato, è che, qualche Azienda, per rimanere in questa fetta di mercato vada ad incidere sul costo del lavoro direttamente sui lavoratori, l’anello debole della catena. Di questo dovranno farsi carico gli enti preposti sovvenzionando tali attività, diversamente rimangono molte alternative quella di aumentare la tariffa d’igiene urbana, soluzione decisamente impopolare in un momento di recessione quale viviamo. L’azienda in cui lavoriamo, A.M.I.U. Genova s.p.a., sostiene, con la collaborazione delle OO.SS i rinnovamenti necessari nel percorso innovativo, al fine di renderlo meno oneroso per i lavoratori. La nostra Organizzazione ha sempre sostenuto che le innovazioni sono il futuro delle aziende e visto il momento difficile che l’economia mondiale sta attraversando, ma si corre il rischio che tali cambiamenti ricadano proprio sulla parte più debole dell’azienda, perché purtroppo quando si parla d’innovazioni molto, troppe, spesso significa tagli e riduzioni di personale, giustificati con ristrutturazioni e costruzione degli impianti e ammodernamento del parco automezzo, costi, che graveranno come macigni, sui bilanci delle nostre aziende. Per questo motivo, l’incremento della raccolta differenziata, può essere il futuro di vecchi e nuovi posti di lavoro. Infatti, proprio con la nostra azienda abbiamo lavorato sia con intese, sia entrando nel merito dell’organizzazione del lavoro, al superamento degli ostacoli incontrati su questo percorso che potrebbe diventare determinante per la sopravvivenza delle aziende stesse. Nel nostro contesto, abbiamo e stiamo affrontando le problematiche analogamente sorte con gli investimenti sostenuti per riorganizzare la raccolta nelle sue specificità, da una parte la ristrutturazione dei percorsi della raccolta rifiuti, dall’altra l’inserimento parallelo di nuovi circuiti per la differenziata, ed infine l’acquisto d’automezzi tecnologicamente più avanzati e cassonetti di conferimento dei rifiuti, adeguati. Tutto questo non è stato indolore, abbiamo dovuto rivedere posizioni incomprensibili, per tutelare il personale addetto. In passato questi costi si sono pagati in nome del progresso e della tecnologia, ora rischiamo di pagarla nel nome dell’ecologia, però la quale potrebbe dare quella spinta necessaria alla realizzazione del progetto del riciclo dei rifiuti in un’ottica ecologista, o meglio la raccolta differenziata potrebbe trasformarsi in quel trampolino di lancio tanto agognato, per spingere il rilancio dell’occupazione e della sua qualità. Responsabili settore igiene ambientale Uiltrasporti Genova LA UILT NEL TERRITORIO: QUI GENOVA O ggi 29 gennaio 2009 a Genova è una giornata splendida, il sole è già alto. Sono in porto per parlare con i Lavoratori Portuali dell’incendio sviluppatosi nel garage del traghetto Tirrenia quando questi era già in alto mare e precipitosamente rientrato a Genova. Parlo con questi giovani Portuali che non nascondono l’entusiasmo di essere stati protagonisti,correndo molti rischi, allo sbarco dei mezzi ancora in fiamme e a far si che l’incidente non assumesse proporzioni più gravi, visto che a bordo vi erano molti passeggeri, alcuni dei quali con inizi di intossicazione. Siamo tutti convinti che sia stato grazie alla loro professionalità e al gioco di squadra che si è raggiunto il risultato; ripetono che questa volta è andata bene , parlano con rabbia e commozione, dei colleghi che hanno perso la vita sul lavoro e ti impressiona quando ripetono l’età dei compagni caduti, ricordando addirittura i nomi delle mogli, dei figli piccoli, perché il lavoro del Portuale è si faticoso, ma è un lavoro che salda gli uomini, li rende complici e granitici “ma che tante volte, forse troppe, fa dimenticare anche le più elementari norme sulla prevenzione e la sicurezza sul lavoro. Ad esempio: i lavoratori entrati nel garage del traghetto pare avessero in dotazione solo mascherine e non autorespiratori e come tutti, non fossero a conoscenza di quale sostanza si stesse sprigionando dall’incendio. Bisognerà monitorare la salute dei lavoratori impiegati e far si che interventi di quel tipo vengano svolti ma con tutte le cautele del caso”. (nota UILT.) Con il passare dei minuti i discorsi si diversificano, passando inevitabilmente alla brutta fase della divisione tra CGIL CISL e UIL sulla riforma della contrattazione trovando in tutti la certezza che mai e poi mai si doveva arrivare a firmare, su un tema di interesse generale, un accordo senza un’Organizzazione Sindacale qualsiasi sigla fosse. Quando tenti di ribattere che qualche distinguo bisogna farlo, non accettano confronti, perché, ripetono, in tutti i momenti difficili per il Paese, il Sindacato Unitario ha agito Quello che... per i portuali genovesi di Bruno Giubellini dalla nostra redazione ligure con responsabilità e con una sola voce e a costo di sacrifici, lotte, scioperi ne è sempre uscito più forte e i lavoratori sempre più uniti .Probabilmente sono certezze che hanno acquisito sentendo fin da piccoli i discorsi dei padri, quasi tutti come loro ex portuali, e che al Sindacato hanno dedicato (e in molti continuano a dedicare) tanto tempo e militanza in anni ben più difficili. Parlano come un fiume in piena e a volte si tacciono l’un l’altro esternando la grande preoccupazione sul loro futuro, su un sistema che pare abbia deciso di sferrare un brutto attacco al lavoro portuale, un attacco che non vuole considerare il Patto del Lavoro (siglato nel 2002 a Genova da Sindacato e Terminalisti) fonte di lavoro e ricchezza per il porto e l’indotto. Non fanno discorsi filosofici, grandi strategie, ma parlano di una sola cosa. LAVORO. I PORTUALI GENOVESI VOGLIONO SOLO LAVORARE, accettando e onorando quel Patto del Lavoro accennato in precedenza. Sono considerazioni, quelle fatte dai Lavoratori, in reazione a decine di interventi apparsi sui quotidiani locali, e visto che non crediamo, o perlomeno non vorremmo pensare, “siano riflessioni da lavatoi”, nei quali a Genova si lavava e si chiacchierava molto, prendiamo come molto serie alcune di queste dichiarazioni, perché stanno dentro a una logica padronale del “corri corri che mi fai contento” e che avranno ( nel caso ottenessero risultati) l’inevitabile risultato di far correre ancora più lesti altri porti che stanno emergendo, che sono emersi o che vogliono emergere.Non interessa proprio la questione delle tariffe nelle 71 loro diverse dimensioni da porto a porto. Interessa invece il fatto di fondo delle Compagnie Portuali che da organismi operai si sono in parte trasformate via via in qualcosa di diverso , in organismi cioè partecipanti a quella sorta di gara in senso della quale ho cercato di sintetizzare il titolo di queste note: “corri, corri, che mi fai contento”. Nel quadro dell’imprenditorialità ci sta anche la corsa, la concorrenza tariffaria. Il problema è decidere, una volta per tutte, se il portuale deve stare dentro alla logica della legge della domanda e della offerta o se invece esso debba collocarsi nella sua dimensione più naturale e tradizionale di prestatore d’opera che vende la sua forza lavoro e che lascia a chi comanda il compito di trattare le tariffe, di dirigere i canali di traffico secondo necessità e razionalità, come accade in ferrovia (nel sistema di trasporto su rotaia) dove il ferroviere non si strappa i capelli se i treni passano più da Milano che da Genova o da Torino o da Livorno. E’ un grosso problema che va affrontato con coraggio e spregiudicatezza, avendo presenti le esperienze che sono maturate e stanno maturando nei porti di altri paesi, in materia di gestione portuale, ricordando che la scelta sarà quella della cosiddetta autogestione ed imprenditorialità. Con esse ci saranno anche le inevitabili responsabilità connesse con l’assunzione dei compiti di imprenditore, di imprenditore-imprenditore e non di imprenditore “atipico”, perché… o la responsabilità c’è oppure non c’è. Bisognerà affrontare in modo radicale il problema della omogeneizzazione dei trattamenti e delle normative delle due componenti fondamentali del mondo del lavoro dei porti: L’autorità portuale, la decasualizzazione del lavoro. In un quadro di tale natura non ci saranno più il Console x o il Console Y a correre per far contenta l’utenza, ma solo una classe lavoratrice che contratta il proprio salario, i turni, gli orari di lavoro e le proprie normative. Il compito delle tariffe resterebbe a colui che avrà il compito di dirigere e gestire il servizio portuale. PER LE STRADE D’EUROPA 72 LA UILT NEL TERRITORIO: QUI VENEZIA SAFETY DAY dalla nostra redazione VENETA Sul tema “Porto sicuro, da obbligo normativo a investimento” si è svolto a Venezia presso la stazione marittima (19 Dicembre 2008) un convegno, il “Safety Day” organizzato dall’Autorita’ Portuale. Si tratta di una iniziativa annuale alla quale partecipano anche organismi nazionali interessati alle tematiche trattate dal convegno medesimo. Tra gli interventi svolti dai protagonisti dell’iniziativa vi segnaliamo quello svolto dal Segretario Regionale UILT del Veneto, Brunero Zacchei, che è stato dallo stesso portato a sintesi per i nostri lettori. Ed ecco dunque i passi salienti dell’intervento. L a giornata di oggi è un importante momento di confronto che rappresenta, senza dubbio, la volontà comune di non dare tregua, di incalzare su di un problema drammatico, come quello degli infortuni e delle morti sul lavoro. Cinicamente ricordo che la non sicurezza (oltre agli inaccettabili drammi personali), rappresenta un costo enorme per l’intera collettività ed al sistema produttivo. Dico questo per ribadire l’importanza di maggiori investimenti che sarebbero coerente ed oltremodo convenienti. Un conosciuto statista era solito riprtere che ogni paese va a cercare la sua guerra sbagliata. Non è certamente il nostro caso, la guerra alla non sicurezza è una guerra giusta, che dobbiamo riuscire a vincere, ne va del ns grado di civiltà. Appuntamenti come quello di oggi sono utili (anzi indispensabili) se non si limitano a fare autocelebrazione di quanto è già stato fatto, ma pur ritenendo di aver imboccato un giusto percorso, lo considerano comunque insufficiente e si concentrano sul da farsi. Per avere una concreta possibilità di successo, il PER LE STRADE D’EUROPA da farsi deve essere corale, un approccio globale, sinergico tra tutti gli attori e fra tutte le azioni: approccio culturale del mondo delle imprese (la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro rappresenta un bene personale, irrinunciabile e certamente non indennizzabile – la sicurezza deve rappresentare un investimento e non un costo al sistema produttivo), approccio culturale nel mondo del lavoro (una corretta autocoscienza che porti a non fidarsi sole dell’esperienza o peggio ancora delle abitudini), una legislazione adeguata e se il caso anche più facilmente interpretabile, rispetto delle norme ( adeguamento organico Spisal – Supporto all’azione delle RLS che non devono essere solo ignari testimoni delle sciagure), Condizioni concrete di lavoro ( tipologia contratti, ritmi, orari – sapere che lavoro precario rappresenta molte volte sicurezza precaria), informazione, formazione. Credo che il porto di Venezia sia riuscito a mettere in atto una importante azione corale a favore della prevenzione e della sicurezza sul lavoro, al riguardo è importante il Protocollo 2008 e prila ancora: la Commissione Formazione, la Commissione Tecnica Sicurezza, interpretazione delle buone pratiche, il libretto individuale, il progetto Feretra. Sarebbe pertanto da irresponsabili non pensare di esportare tale esperienza anche fuori dal porto di venezia, al riguardo mi permetto di riproporre la costituzione di uno strumento bilaterale, UN ENTE BILATERALE REGIONALE tra tutti i porti del Veneto, altre Piattaforme Logistiche, il Metadistretto, che indirizzi la Formazione sulla sicurezza, ma guardi anche al lavoro, all’ambiente e all’igiene del lavoro, che diventi un osservatorio permanente, con la presenza del CFLI come pilastro dell’azione formativa ed informativa