COMUNE
di BUDRIO
Sabato 11 maggio
ore 21 (ingresso libero)
serata finale e
premiazione del
XI° CONCORSO
INTERNAZIONALE
DI CANTO
LIRICO ANSELMO
COLZANI
ORCHESTRA CITTÀ DI FERRARA
L’Orchestra Città di Ferrara, associazione autogestita di musicisti, nasce nel 1992
con il sostegno del M° Claudio Abbado. Il primo concerto ha avuto luogo al Teatro
Comunale di Ferrara con musiche del novecento ispirate alla mostra su Marc
Chagall. Immediatamente, il repertorio si è allargato al Romanticismo mitteleuropeo
(Beethoven, Mendelssohn, Schubert, Wagner, Brahms, Schuman, Chopin, fino a
Richard Strauss). Diverse le incursioni nel Settecento, dal barocco al classicismo
viennese (Corelli, Vivaldi, Bach, fino a Salieri, Haydn e naturalmente Mozart).
Ma le più significative e caratterizzanti esplorazioni hanno riguardato il repertorio
del novecento e non soltanto i classici (Stravinskij, Hindemith, Bartòk, De Falla,
Schönberg, Prokof’ev, Ravel, Copland, Barber, Weill, Rota, Respighi) ma soprattutto
i contemporanei come Berio, Sciarrino, Corghi, Barristelli. Hanno collaborato con
l’Orchestra Città di Ferrara, fra gli altri, direttori e solisti come William Conway,
Douglas Boyd, Paul Meyer, Daniele Damiano, Michel Dalberto, Charles Rosen,
Lu Jia, Michael Halàsz, Giampaolo Bisanti, Enrique Mazzola, Giuseppe Grazioli,
Rudolf Buchbinder, Yoram David, Pedro Alcalde, George Schmoe, Oliver von
Dohnanyi, David Garforth, Rowland Lee, Georgy Rath, Lothar Koenigs, Johnathan
Webb, Maria José Trullu, Jean-Bernard Pommier, Pier Narciso Masi, Jacques Zoon,
Alexander Vedernikov, Diego Fasolis, Nikolas Brochot, Cristoph Muller, Micha
Hamel, Peter Csaba, Laura Polverelli, Daniele Pollini, Federico Mondelci, Andrea
Griminelli, Danielle Lavalle, Sylvie Guillem, Arnoldo Foà, Lucio Dalla. Varia e
articolata l’esperienza nell’opera e nel balletto. Da citare: Le astuzie femminili di
Cimarosa, Prova d’orchestra di Battistelli, Clemenza di Tito, The death of Klinghoffer
di John Adams, la prima esecuzione assoluta di Isabella di Azio Corghi al Rossini
Opera Festival di Pesaro, Nozze di Figaro di Mozart al Festival di Montepulciano, Il
lago dei cigni (col Ballet de l’Opéra de Paris e con la compagnia inglese Adventures
in Motion Pictures), Romeo e Giulietta di Prokofiev con il Balletto dell’Opera di
Monaco di Baviera e la prima assoluta de Il fiore delle mille e una notte di Giorgio
Battistelli. Nel 2004 l’Orchestra ha avviato, grazie al Comune di Ferrara, Provincia
di Ferrara, Regione Emilia Romagna il progetto “Orchestra Città di Ferrara – veicolo
di cultura tra città e territorio” producendo sino ad oggi più di 200 concerti. Ha inciso
per Polygram, Auvidis, Denon-Columbia, Tactus
Teatro Consorziale di Budrio - mercoledì 24 aprile 2013
Rigoletto
Melodramma in tre atti di GIUSEPPE VERDI (1813-1901)
Libretto di Francesco Maria Piave
dal dramma Le roi s’amuse di Victor Hugo
1°ma esecuzione: Venezia, Teatro La Fenice, 11 marzo 1851
Interpreti
Personaggi
SERGIO BOLOGNA Rigoletto
GIORGIO CASCIARRI Duca di Mantova
SONIA CIANI Gilda
CARLO TALLONE Sparafucile
CLAUDIA MARCHI Maddalena
CESARE LANA Conte di Monterone
ALBERTO BIANCHI Marullo
LUCA MARCHESELLI Conte di Ceprano
NADIA PIRAZZINI Contessa di Ceprano
ROBERTO CARLI Matteo Borsa
Giovanna, Usciere di Corte, Paggio della Duchessa
Cavalieri, Dame, Paggi, Alabardieri.
Il soggetto di Rigoletto si ispirò a Le roi s’amuse , dramma in cinque atti di Victor
Hugo, andato in scena a Parigi nel novembre 1832. L’opera, ambientata a Mantova e
nei suoi dintorni nel secolo XVI, inizia con una festa al palazzo ducale.
Coro del Bicentenario Verdiano
Direttore ANDREA BIANCHI
Orchestra CITTÀ DI FERRARA
Maestro Concertatore e Direttore
ALDO SALVAGNO
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Scene SORMANI
Costumi ROBERTO PUNZI
Regia
SERGIO BOLOGNA
Comunale di Bologna sotto la direzione di D’Agostini; quindi nei ruoli di Giovanna
e Maddalena in Rigoletto al Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” di Spoleto e ha
avuto un ruolo di solista ne Les Noces al Teatro Comunale di Bologna.
ROBERTO CARLI, tenore.
Nato a Bologna, ha iniziato gli studi musicali con Giorgio Bianchi per poi proseguire
canto con il M°Gastone Sarti. Debutta al Teatro di Rosignano Solvay nel Piccolo
Spazzacamino di Britten e al Teatro Storchi di Modena interpreta alcuni ruoli mozartiani
come Wogesang nell’Impresario e Monostato nel Flauto Magico. Ha eseguito la
parte del tenore nel Manfred di Schumann al Teatro Valli di Reggio Emilia quindi
al Teatro Regio di Parma il Messo nel Trovatore e Guido Stozzi nel Marin Faliero.
E’ stato il Principe Yamadori nella Madama Butterfly presso il Teatro Comunale di
Modena con repliche al Municipale di Piacenza e al Comunale di Ferrara.
Sempre al Teatro Comunale di Modena ha interpretato i ruoli del Remendado in
Carmen, l’Advocate nel Peter Grimes, il Venditore di Canzonette, l’Amante e Il
Tenorino nel Tabarro. Ha ricoperto più volte i ruoli di Matteo Borsa nel Rigoletto,
Gastone in Traviata, il Giudice in Un ballo in Maschera e Spoletta nella Tosca.
ANDREA BIANCHI, direttore coro
Diplomato a pieni voti in Organo e Composizione Organistica ed in Canto (tenore),
alterna la propria attività concertistica per organo (organista titolare dell’organo dei
F.lli Fedeli datato 1781 - Cento), harmonium e cembalo, a quella di direttore di coro e
orchestra, da quella di corista in diversi festival e stagioni liriche a quella di cantante
solista in produzioni di opere del periodo barocco. Non da ultimo, svolge un’intensa
attività di organizzatore di eventi e stagioni teatrali presso il Teatro Borgatti di Cento.
Ha inoltre insegnato Pianoforte complementare al Conservatorio di Ferrara. Coltiva
la passione per gli strumenti a fiato, in particolare per gli ottoni, suonando il basso
tuba in diverse bande comunali, dirigendo la banda Verdi di Cento ed insegnando
strumenti a fiato nella scuola di Musica “Giulio Borghi” di Cento. Ha frequentato
corsi internazionali con il M° K. Schnorr ed il M° M.Clerc, ha perfezionato la tecnica
vocale con il M° Gloria Banditelli presso il laboratorio per la musica barocca di
Bazzano. Oltre al repertorio barocco, si è dedicato anche al contemporaneo, in
particolare al Musical, affrontando autori come Bernstein, Rodger, Gerchwin,
ecc… Dirige la corale Santa Maria Maggiore di Pieve di Cento e come direttore ha
affrontato diversi repertori, la cantata di J. S. Bach BWV 140 Wachet auf, ruft uns
die stimme per soli, coro e orchestra, El Romancero Gitano, per coro e chitarra, di
Mario Castelnuovo Tedesco su testi di Federico Garcia Lorca, la Berliner Messe di
Arvo Part, per coro ed organo, la Passione secondo San Marco di Lorenzo Perosi,
per soli, coro ed orchestra, il Requiem in Do minore di Luigi Cherubini, per coro e
orchestra e lo Stabat Mater di Rossini.
Ha diretto il Coro del Teatro Borgatti di Cento, in Così fan tutte e Don Giovanni di
W.A. Mozart, Falstaff di Giuseppe Verdi sotto la direzione del M° Claudio Desderi e
la Petite Messe solennelle di Rossini.
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Tokyo per la trionfale tournèe scaligera del 2003 cui si sono affiancati, nel tempo,
alla Scala, La Traviata, Tosca, Gianni Schicchi, Turandot e Macbeth. Si è avvicinato,
di recente, al repertorio antico e barocco per la corda di basso.
ALBERTO BIANCHI bassobaritono
Nato a Cento, si dedica allo studio della musica fin dalla tenera età con il pianoforte
che lo porta a scoprire la sua vera passione per la musica lirica. Decide così di
iscriversi al corso di canto presso il conservatorio G. Frescobaldi di Ferrara
conseguendo il diploma nel 2001 con il massimo dei voti. Predilige come repertorio
quello mozartiano e rossiniano portandolo a frequentare numerosi corsi su tale tipo
di vocalità anche se interpreta ruoli di tutto il repertorio lirico italiano e di musica
sacra. Debutta nel 1998 nel ruolo di Tarabotto nell’Inganno felice di Rossini e ricopre
in seguito ruoli come Figaro delle Nozze di Figaro, Leporello, Guglielmo, Geronio,
Germano, Gaudenzio, Don Magnifico, Don Basilio, Mustafà, Dulcamara, Falstaff
che lo portano in diversi teatri in Italia e all’estero tra i quali l’Operà Comique di
Parigi.
LUCA MARCHESELLI, basso
Ha studiato canto col M° Graziano Monachesi presso il Conservatorio Rossini,
sezione di Fermo. Vincitore della Borsa di Studio al “Concorso per Voci Soliste”
indetto dalla Società dell’Opera Buffa di Milano ha interpretato il ruolo di Pagnotta
nella Frascatana di Paisiello. Quindi i ruoli di Hermann Augustus, Beer Keeper
e Inquisitor nel Candide di Bernstein, Il Bonzo e il Commissario Imperiale nella
Madama Butterfly, Angelotti, Sciarrone e il Carceriere in Tosca, Sam, Tom e Silvano
nel Ballo in Maschera, Sparafucile, Monterone e Ceprano in Rigoletto, il Barone e il
Dottore nella Traviata, il Sacerdote nel Nabucco, un Araldo nell’Otello, il Notaio in
Don Pasquale, Fiorello nel Barbiere di Siviglia, Benoit nella Boheme.
NADIA PIRAZZINI, mezzosoprano
Si è diplomata al Conservatorio “G.B. Martini” di Bologna e al “G. Frescobaldi” di
Ferrara. Tiene numerosi concerti a Bologna, Ravenna, Ferrara (nella stagione del
Ridotto del Teatro Comunale, con l’Orchesta del Conservatorio di Ferrara e con
l’Orchestra Città di Ferrara). Frequenta il Corso Mythos per Artisti del Coro tenuto
dalla Fondazione “Arturo Toscanini” presso il Teatro Verdi di Busseto; nell’ambito
del corso ha cantato nella Traviata di Verdi diretta da Placido Domingo con la
regia di Franco Zeffirelli e nella IX Sinfonia di Beethoven diretta da Gelmetti. Ha
inoltre partecipato al corso “Giuseppe Verdi: cultura e tradizione” della Fondazione
Toscanini, che le ha consentito di tenere concerti con l’orchestra e debuttare in
Rigoletto di Verdi al fianco di Leo Nucci. Nel 2004 Nadia Pirazzini ha debuttato nell’
Opera da Tre Soldi di Weill al Teatro Comunale di Ferrara; nello stesso anno ha vinto
il ruolo di Cherubino nelle Nozze di Figaro di Mozart per il Concorso Internazionale
Giuseppe Di Stefano “I Giovani e l’Opera” di Trapani. Al Teatro Verdi di Sassari ha
debuttato in Mosè in Egitto (Amenofi) di Rossini e nella Traviata (Flora) di Verdi. È
del 2006 il debutto di Nadia Pirazzini nel ruolo di Zaida nel Turco in Italia di Rossini
al Teatro dell’Opera di Roma. Successivamente ha interpreato Musetta nella Bohéme
con l’Orchestra della Fondazione Toscanini e L’Olimpiade di Leonardo Leo al Teatro
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RIGOLETTO Trama dell’opera
Atto I - A Mantova, nel XVI secolo. Una festa in un salone del palazzo ducale. Il Duca
di Mantova (tenore) confida al cortigiano Matteo Borsa (tenore) che intende arrivare
presto alla conclusione dell’avventura con la bella e scono­sciuta fanciulla che da tre mesi
egli incontra tutte le domeniche in chiesa. Gli espone quindi, in una vivace ballata, la
sua concezione dell’amore: per lui tutte le donne sono uguali, e non intende concedere
a nessuna il suo cuore per più di un giorno («Questa o quella per me pari sono»).
Riprendo­no le danze, ed a tempo di Minuetto il Duca si mette a corteggiare la Contessa
di Ceprano (mezzosoprano), la più bella della festa. Fa una breve comparsa in scena
Rigoletto (baritono), il gobbo buffone di corte, commen­tando le abitudini goderecce del
suo signore. Si balla quindi un Perigordi­no, una vivace danza francese, ed il cortigiano
Marullo (baritono) informa i presenti, con loro grande stupore, che Rigoletto possiede
un’amante. Il buffone rientra quindi in scena, suggerendo al Duca di liberarsi del geloso
Conte di Ceprano, per poterne meglio insidiare la moglie: potrebbe farlo incarcerare,
esiliarlo, o addirittura fargli tagliare la testa. La pesante ironia di Rigoletto suscita
ovviamente le ire del Conte, e fa nascere un desiderio di vendetta in tutti i cortigiani, da
tempo infastiditi dai modi del buffone. Men­tre i cortigiani cantano in coro il loro odio per
Rigoletto, questi si dice sicuro di essere intoccabile come protetto del Duca, ed il Duca lo
rimprovera bona­riamente. La tensione si risolve ben presto, comunque, ed il gaio spirito
della festa prende di nuovo il sopravvento. Improvvisamente irrompe in scena il Conte di
Monterone (baritono), venuto a chiedere ragione al Duca, che ha sedotto la sua giovane
figlia. Rigoletto si prende ferocemente gioco di lui, deridendolo, facendogli il verso, e
fingendosi il Duca per rispondere alle sue accuse. Il Duca fa arrestare Monterone, e questi
scaglia allora una solenne maledizione contro di lui e contro Rigoletto, che ha osato
ridere del dolore di un padre. Tutti i presenti, dapprima quasi sussurrando e poi sempre
più forte, uniscono le loro voci per invitare Monterone ad andarsene, ed a temere le gravi
conseguenze dell’ira del Duca; il Conte continua intanto a ripetere la sua maledizione,
e Rigoletto incomincia a meditare spaventato sul suo orribi­le gesto («Oh tu che la festa
audace hai turbato»).
Quella sera stessa, in una strada buia. Rigoletto ripensa alla maledizione di Monterone,
temendo che le sue parole possano rivelarsi presaghe di sventura. Egli incontra quindi
il brigante Sparafucile (basso), che gli offre i suoi servigi: per denaro egli è disposto
ad uccidere qualsiasi nemico. Rigo­letto rifiuta l’offerta, ma gli chiede comunque
informazioni sul suo modo di agire, e si fa dire dove possa ritrovarlo in caso di bisogno
(«Signor? Va, non ho niente»). Il buffone ripensa ancora alla maledizione del vecchio, e
medi­ta sulla sua scellerata condizione: se egli è così acido e crudele, la colpa non è sua,
ma dei cortigiani che lo hanno reso tale («Pari siamo!»). Da una casa della via esce in quel
momento una fanciulla, gettandosi fra le sue braccia: quella che i cortigiani credevano
l’amante di Rigoletto, è in realtà sua figlia, Gilda (soprano). La ragazza vorrebbe sapere
chi sia in realtà suo padre, quale vita conduca, e chi sia stata sua madre, che ella non ha mai
conosciu­to: ma per paura che possa venirle fatto del male, Rigoletto la tiene all’oscu­ro di
tutto, e le impedisce addirittura di uscire di casa se non per recarsi in chiesa, facendola
sorvegliare ed accudire dalla fida Giovanna (mezzosopra­no). I due si scambiano a lungo
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le espressioni del loro grande e reciproco amore; quindi il buffone raccomanda ancora
una volta a Giovanna di ve­gliare su sua figlia, e dato un ultimo abbraccio a Gilda si
allontana. Durante le ultime battute di Rigoletto, compare in giardino il Duca, che ode
non visto la conversazione tra i due, e capisce quindi che Gilda è la figlia del gobbo
buffone. Allontanatosi Rigoletto, Gilda confessa a Giovanna di avere dei rimorsi, per
non aver raccontato al padre del giovane che da tempo la segue in chiesa. Proprio in quel
momento il Duca, che era rimasto celato in giardino, si fa avanti e dichiara a Gilda il suo
amore, dicendo di essere uno studente povero di nome Gualtiero Maldé («T’amo... È il
sol dell’anima»). Dopo l’ardente duetto d’amore il Duca si allontana, e Gilda, rimasta
sola, canta il suo amore per lui («Caro nome»). I cortigiani del Duca, intanto, hanno
deciso di rapire la ragazza, credendola l’amante di Rigoletto. Il buffo­ne proprio allora
ritorna verso casa, ed i cortigiani lo convincono che essi sono lì per rapire la Contessa di
Ceprano: dopo averlo bendato, senza che egli se ne accorga, essi fanno reggere proprio a
lui la scala che servirà loro per introdursi nella casa («Zitti, zitti, moviamo a vendetta»).
Udite le urla di sua figlia, e resosi conto della verità quando è ormai troppo tardi, Rigoletto
cade a terra privo di sensi.
Atto II - Un salotto nel Palazzo Ducale. Il Duca è in ansia per Gilda: spinto da uno strano
presentimento era infatti tornato sui suoi passi, e si era accorto che ella era stata rapita
(«Ella mi fu rapita!... Parmi veder le lagrime»). Giungono frettolosamente i cortigiani,
e rivelano al Duca di aver rapito l’amante di Rigoletto e di averla condotta a Palazzo: il
Duca capisce che si tratta di Gilda, e si precipita nella stanza in cui i cortigiani l’hanno
rinchiusa («Possente amor mi chiama»). Entra quindi in scena Rigoletto, fingendo
indifferenza, ma in realtà attentissimo alle parole ed ai gesti dei cortigiani, per cercar
di scoprire dove essi abbiano condotto Gilda. I cortigiani, natu­ralmente, fingono di non
ricordare nulla di quella notte; ma quando entra un paggio della Duchessa (mezzosoprano),
venuto per cercare il Duca, dall’imbarazzata reazione dei cortigiani il buffone comprende
immediata­mente che sua figlia si trova con il Duca nella stanza accanto. Rigoletto fa per
slanciarsi verso la stanza, ma i cortigiani lo trattengono, dicendogli di trovarsi un’altra
amante. Rigoletto urla allora che si tratta di sua figlia, e quindi impreca contro di loro, li
minaccia; ma poi li prega, li supplica di aiutarlo, addirittura piangendo e prostrandosi ai
loro piedi («Cortigiani, vil razza dannata»). In quel momento Gilda esce dalla stanza e si
getta tra le braccia del padre. Rigoletto allontana imperiosamente tutti i presenti per poter
rimanere solo con lei, e la ragazza gli narra del suo amore con il Duca, che ella credeva
uno studente, e della vergogna ora subìta. («Tutte le feste al tempio»). Mentre Rigoletto
consola amorevolmente la figlia, il Conte di Monterone attraversa la scena, condotto al
carcere da due guardie, e constata con amarezza che la sua maledizione non ha avuto
alcun effetto sul Duca. Ma il buffone gli grida che anch’egli desidera ora vendicarlo,
mentre Gilda - sedotta, ma ancora innamorata del Duca - cerca di calmare la sua ira («Sì,
vendetta, tremenda vendetta»).
Atto III - Una casa mezzo diroccata sulla riva destra del Mincio, un mese dopo.
Rigoletto ha condotto Gilda nei pressi della casa in cui Sparafucile abita con la sorella
Maddalena (contralto), per mostrarle che il Duca non l’ama affatto ed è invece sensibile
alle lusinghe della sorella del bandito. Non visti, i due odono infatti giungere il Duca,
che canta un allegro e sprezzante motivetto («La donna è mobile»). Sparafucile esce
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Carlo Guelfi diretta da Massimo De Bernart, quello di Fenena in Nabucco all’Operà
de Marseille diretta da Michelangelo Veltri ed a fianco di Leo Nucci, Preziosilla
ne La Forza del Destino al Teatro Sociale di Rovigo,i ruoli di Quikly e Meg nel
Falstaff al Teatro Regio di Torino e ripreso poi all’Opernhouse di Lipsia (D) ed
all’Opera de Nice (F) con Raimondi, Dessì e Florez, diretta da R.Palumbo; Ulrica
in Un Ballo in Maschera (Teatro Bellini di Catania) e Maddalena in Rigoletto di
Verdi al Gran Teatro La Fenice di Venezia diretta da A.Campori, nonché all’Opera
de Marseille ed ultimamente al Teatro Regio di Torino. Tra gli altri importanti ruoli
debuttati ricordiamo Carmen, debuttato all’opera National du Rhin di Strasburgo (F)
nel Giugno 2001, Santuzza nella Cavalleria Rusticana debuttato al Teatro Grande
di Brescia con la regia di Liliana Cavani, Marguerite ne La Damnation de Faust al
Vilnius Festival. Ed ancora il Trittico di Puccini (Frugola, Ciesca e Suora Zelatrice)
all’Opera de Toulouse (F) diretta da M.Armiliato, Andrea Chenier (Bersì e Madelon)
all’Opera di Mahon (Minorca ES) a fianco di Juan Pons, Madama Butterfly (Suzuky)
debuttata al Festival Puccini di Torre del Lago diretta da M.Arena, Siberia (Nikkona)
di Giordano al Festival di Wexford in Irlanda. Il Matrimonio Segreto di Cimarosa
all’Opera do Toulon (F), Maria Di Rohan (Gondì) e nel Don Sebastiano (Zaida)
all’Opera di Aachen(D). In ultimo ricordiamo l’opera moderna di F. Rendine Un
Segreto di Importanza (La Guida) al Teatro Comunale di Bologna. Claudia Marchi
ha alcune incisioni discografiche al suo attivo tra cui ricordiamo La Fattucchiera
(title role) di V.Cujas registrata dal vivo al Gran Teatro Liceo de Barcelona, incisa
per Columna Musica. Inoltre ha inciso Gianni Schicchi per Naxos records, Il
Socrate Immaginario ed Il Divertimento Dei Numi di Paisiello andate in scena con
la regia d Michele Placido, ed infine La Romanziera e l’Uomo Nero di Donizetti per
Bongiovanni records.
CESARE LANA, baritono
Nato a Milano, risiede a Ferrara. Dopo avere conseguito la laurea in Scienze
Geologiche, si avvicina allo studio del canto in modo casuale durante il periodo di
ferma militare. Ritornato alla vita civile, dopo alcuni anni di studio, segue il consiglio
datogli dal M° Sesto Bruscantini e intraprende attività solistica. Ha conseguito premi
e riconoscimenti in concorsi nazionali ed internazionali. Debutta nel 1996 nel ruolo
di Monterone a Riccione e contemporaneamente interpreta Cold Genius, First Priest
e Comus nella prima italiana del King Arthur di H. Purcell nel cortile di Palazzo Pitti
a Firenze (produzione ASLICO). Si dedica completamente alla lirica dal 1998. Da
qui l’inizio di un’attività che lo ha portato a esibirsi nei teatri più prestigiosi d’Italia
ed Europa, a fianco ad alcuni tra i più grandi artisti lirici del nostro tempo come, P.
Domingo, L. Nucci, N. Ghiaurov, D. Dessì, M. Alvarez, a collaborare con grandi
direttori quali R. Muti, B. Bartoletti, R. Palumbo, D. Gatti, G. Bertini, J. Conlon,
M. Plasson, N. Luisotti, S. Ranzani, ad essere apprezzato da grandi registi tra cui G.
Vick, H. Brockhaus, L. Puggelli, P.L. Pizzi, M. Martone, G. Del Monaco, G. Lavia
e a presenziare in più stagioni nei cartelloni dei Teatri più prestigiosi. Da ricordare
la partecipazione all’allestimento storico del Teatro Alla Scala di Milano di Otello di
G. Verdi nel ruolo di Montano, nell’occasione del commiato dalla sala del Piermarini
(07/12/2001) prima dei recenti restauri (direttore: M° Riccardo Muti, con Placido
Domingo, Leo Nucci e Barbara Frittoli - regia di Graham Vick) - ruolo ripreso a
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(Don Carlo), Il Grande Inquisitore (Don Carlo), Il Grande Sacerdote (Nabucco), Il
Re (Aida), Simone (Gianni Schicchi), Ferrando (Il Trovatore), Raimondo (Lucia di
Lammermoor), Conte Rodolfo (La Sonnambula), Colline (La Bohème), Don Basilio
(Il Barbiere di Siviglia), Sarastro (Die Zauberflöte), Wurm (Luisa Miller. Quanto
alla Musica Antica, ha interpretato il ruolo di Plutone ne “Il Ballo delle Ingrate”
di C. Monteverdi; Il Capo de’ Filistei nel “Sansone” di B. Ferrari , diretto dal M°
Alan Curtis per la Sagra Musicale Umbra 1996. Nell’ambito dei Poemi Sinfonici,
ha cantato i seguenti ruoli: Hérode ne L’Enfance du Christ, H. Berlioz (dir. Errol
Gildrestone), Père de Famille per il Festival de Musique Sacrée di Antibes (Francia);
Raguele, Mosè di L. Perosi ed Il Padre dell’Ossesso, ne La Trasfigurazione di Cristo
di L. Perosi nell’ambito dei Festival Perosiana 1998 a Tortona e Perosiana 2000
a Lugano (trasmesso dal vivo alla Radio Svizzera) entrambi diretti dal M° Arturo
Sacchetti (incisioni live a cura dell’Editore Bongiovanni di Bologna). Ha inoltre al
proprio attivo: Messe de Sainte Cécile di C. Gounod, Messa in mi bemolle di F.
Schubert, Requiem di A. Dvorak, Requiem k 626 di W. A. Mozart, Coronation Mass
in C major kv 317 di W. A. Mozart, Messa kv 258 (Spaurmass) di W. A. Mozart.
Nel 2008 ha interpretato Sparafucile in una fortunata tournée (undici recite) nei
Teatri delle capitali di Guatemala, Nicaragua, Salvador, Panama e Costarica sotto la
direzione del M° Bruno D’Astoli del Teatro Colòn di Buenos Aires e con la regia di
Massimo Pezzutti. Ha cantato sotto la direzione di celebri maestri concertatori quali
Massimo De Bernart, Alain Guingal, Reynald Giovaninetti, Gianluigi Gelmetti, Alan
Curtis, Arturo Sacchetti, Aldo Salvagno, Errol Gildrestone, Bruno D’Astoli, Marie
Claude Chevalier, Paul Emmanuel Thomas, Giampiero Bisanti, Roberto Tolomelli,
Giovanni Di Stefano, Lorenzo Castriota, Antonio Brena, Claudio Morbo, Giuseppe
Della Valle, Tulio Gagliardo, Mario Cavallaro, Roberto Cognazzo e noti registi come
Edoardo Siravo, Marco Daperno, Francesco Esposito, Massimo Pezzutti, il soprano
Gabriella Ravazzi, Jonathan Miller, John Cox, Giancarlo Cobelli, Beppe De Tomasi,
Ulisse Santicchi, Filippo Crivelli.
CLAUDIA MARCHI, contralto
Ha vinto due concorsi lirici internazionali ed ha iniziato la sua carriera internazionale
nel 1992 col Sigismondo di Rossini (title role) diretta da Richard Bonynge.
Nel corso della stagione 2000 ha debuttato il ruolo della Principessa di Buillon
in Adriana Lecovreur ed ha ripreso il ruolo di Rosina ne Il Barbiere di Siviglia di
Rossini, e quello di Maddalena nel Rigoletto di Verdi, al Teatro Regio di Torino
diretta da Patrick Fournillier. Nel corso della sua carriera ha debuttato i principali
ruoli per mezzosoprano iniziando col repertorio Rossiniano. In quest’ambito si
ricorda Il Barbiere di Siviglia (Rosina), ruolo debuttato all’Opera Royal de Wallonie
di Liege (B), La Scala di Seta (Lucilla) al Rossini Opera Festival di Pesaro diretta
da Alberto Zedda con la regia di Luca De Filippo, L’Itaiana in Algeri (Isabella) al
Teatro Carlo Felice di Genova con la regia di J.P.Ponnelle ed il concerto rossiniano a
fianco di Cecilia Gasdia al Teatro alla Scala di Milano.
Claudia Marchi si è poi dedicata al repertorio verdiano che le ha dato notevoli
riscontri a cominciare dalla tourneè australiana nella quale ha cantato la Messa da
Requiem di G.Verdi a fianco di Luciano Pavarotti, diretta da Gustav Khunn. Ha poi
debuttato il ruolo di Azucena ne Il Trovatore all’Opera Giocosa di Savona a fianco di
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intanto dalla casa e si avvicina a Rigoletto per chiedergli se vuole che il suo uomo viva
oppure muoia, ma il buffone gli dice di ritornare più tardi per avere una risposta. Il
Duca inco­mincia a corteggiare la ragazza, e nel quartetto che segue odiamo mescolarsi
le schermaglie amorose tra lui e Maddalena con il dolore di Gilda e la determinazione di
vendetta di Rigoletto («Bella figlia dell’amore»). Rigoletto ordina a Gilda di indossare
degli abiti maschili e di partire subito per Verona, dove egli la raggiungerà al più presto,
e si incontra poi con Sparafucile per perfezionare il suo contratto: in cambio di venti
scudi questi ucciderà il Duca e gli consegnerà il cadavere chiuso in un sacco, per gettarlo
nel fiume. Canticchiando il suo motivetto, il Duca va intanto a dormire, mentre si
odono i primi tuoni di un temporale che si avvicina. Maddalena, però, si è invaghita
del giovane sconosciuto, e prega il fratello di non ucciderlo («è amabile invero cotal
giovinotto»). Il fratello esita, perché non vuol venire meno alla parola data a Rigoletto,
e soprattutto perché non vuol perdere il denaro promessogli; alla fine, però, cede alle
insistenti preghiere della sorella, e decide di uccidere al suo posto il primo viandante
che passerà per la strada e busserà alla loro porta. Mentre il temporale si fa sempre più
minaccioso, Gilda, in abiti maschili, si avvicina alla casa, ed ode non vista i progetti dei
due briganti. Ella è ancora innamo­rata del Duca, e decide quindi di bussare alla porta,
sacrificando volutamen­te la sua vita per salvare quella del suo amato. Il temporale giunge
al suo culmine, e Gilda entra nella casa dove verrà uccisa dai due briganti. A mezzanotte
ritorna Rigoletto, per pagare il prezzo concordato e per ritirare il sacco con il cadavere
del Duca; ma mentre si allontana per gettare il sacco dove l’acqua è più profonda, ode
in lontananza lo sprezzante motivetto del Duca. Terrorizzato, apre il sacco, ed alla luce
dei lampi scorge il volto di Gilda. Prima di esalare l’ultimo respiro, ella trova ancora la
forza di chieder­gli perdono, e gli promette che pregherà per lui dal cielo («Mia figlia!...
Dio!... Mia figlia!...). Disperato, Rigoletto cade svenuto sul corpo esanime della ragazza.
Nella storia dell’opera italiana Rigoletto ha curiosi precedenti, sicuramente ignoti
a Verdi, dal momento che gli studi sul melodramma del XVII secolo sono recenti.
Ad esempio la figura del buffone di corte compare in varie opere, a volte godendo
una certa libertà di linguaggio in senso satirico, come il Momo (basso) del Pomo
d’oro di Antonio Cesti (Vienna 1668). Più singolare è che nel Giasone di Francesco
Cavalli (Venezia 1649) un personaggio, Oreste, canti una canzone sulla volubilità
delle donne (“Fiero amor l’alma tormenta”) nella quale la seconda strofa inizia «È
leggier la piuma al vento», anticipando così «La donna è mobile/ qual piuma al
vento» del duca di Mantova.
Va ora ricordato che tra l’11 marzo 1851 e il 6 marzo 1853, cioè in due anni, Verdi
diede alle scene Rigoletto , Trovatore e Traviata , che sono, con tutta probabilità,
le sue opere più popolari. Ciò che colpisce del Rigoletto , rispetto alle precedenti
opere, è anzitutto la rapidità con la quale gli eventi si succedono, senza però che
questo pregiudichi la caratterizzazione dell’ambiente e dei personaggi. Osserverà
con amarezza Rigoletto nel secondo atto, dopo aver confortato Gilda ‘disonorata’ dal
duca: «E tutto un sol giorno cangiare poté». Colpisce in particolare il ritmo del primo
atto. Dopo il preludio, si susseguono la ballata “Questa o quella” e il duettino con
la contessa di Ceprano, che sono già una compiuta raffigurazione scenico-musicale
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del duca. Analogamente, la prima frase di Rigoletto, «In testa che avete, signor di
Ceprano», esprime i provocatori atteggiamenti che il buffone di corte si consente a
spese dei cortigiani. A loro volta, con l’arrivo di Marullo, i cortigiani apprendono che
in casa di Rigoletto vive una donna e, scambiandola per la sua amante, preparano
la vendetta. Tutto questo ha una incalzante raffigurazione melodica, il cui ritmo è
frenato soltanto dall’ingresso di Monterone e dalla sua fatale maledizione.
Segno evidente dell’evoluzione di Verdi rispetto alle precedenti opere, in fatto di
ambientazione e, insieme, di tratteggio dei personaggi, è l’incontro RigolettoSparafucile della scena successiva. La melodia d’un violoncello e di un contrabbasso
- sommessa, in sordina - emerge sugli ‘staccati’ dei fiati e sui ‘pizzicati’ degli
archi; ed è cupa, sinistra, come le frasi che i due personaggi si scambiano. Quanto
al “Pari siamo” di Rigoletto, che si sviluppa su continui mutamenti di tempo, è
evidente il gioco di un genere di declamazione melodica altrettanto cangiante. Qui
subentra tuttavia un contrasto tra ciò che per il pubblico era mitico e ciò che la
‘toscanizzazione’ dei direttori d’orchestra ha sancito. Fino a tempi recenti i baritoni
erano soliti emettere un sol acuto su «follia», invece del dimesso mi naturale previsto
da Verdi. L’effetto scenico era notevole, ma menomava un altro particolare effetto
previsto dal compositore, giacché gli applausi che premiavano l’acuto del baritono
si sovrapponevano allo spettacolare scoppio dell’Allegro vivo a piena orchestra, che
coincide proprio con la ‘a’ di «follia» e con lo slancio con il quale Gilda, alla sua
prima comparsa in scena, si getta fra le braccia del padre. Il duetto che segue alterna
momenti di affannosa concitazione, come l’Allegro vivo iniziale introdotto dalla
piena orchestra (“Figlia!”, “Mio padre”), ad altri di canto disteso e affettuoso: così
l’Andante “Deh, non parlare al misero”, melodia nostalgica di Rigoletto alla quale
Gilda risponde con frasi trepidanti, all’unisono con il primo oboe e il primo violino.
Questo duetto procede con trapassi di tono, come il veemente “Culto, famiglia, patria/
il mio universo è in te”, la cui iperbolica enfasi faceva inorridire i cultori dell’aulica
compostezza rossiniana. Ma Verdi mirava all’eloquenza scenica, che d’altronde non
precludeva melodie ampie e di calda affettuosità come il “Veglia, o donna, questo
fiore” rivolto a Giovanna, la ‘custode’ di Gilda. Ricompare a questo punto il duca,
che capovolge il principio romantico del tenore vittima del baritono (vale a dire
del giovane eroe, ricco di virtù, piegato dalla scaltra virulenza di un uomo maturo),
ergendosi per di più, data l’ampiezza della sua parte, quasi a coprotagonista. Monterone
prima, quindi Gilda e Rigoletto sono le sue vittime; consapevolmente, va aggiunto.
Quando il duca, introdottosi nella casa di Rigoletto con la complicità di Giovanna,
ascolta l’ultima parte del duetto baritono-soprano e apprende che Gilda è figlia del
suo buffone di corte, si limita a un solo laconico commento, «Sua figlia!». Malgrado
questo, il pubblico ha sempre prediletto il cinico gallismo del duca di Mantova, che
tra l’altro, a differenza del Don Giovanni mozartiano, esce sempre appagato dalle sue
avventure. Ma di Gilda il duca sembra, inizialmente, sinceramente invaghito. Anzi
lo è, tanto Gilda differisce dalle sue abituali conquiste. Di qui l’appassionato “È il
sol dell’anima, la vita è amore” e la candida risposta di Gilda (“Ah de’ miei vergini
sogni son queste”). L’enfatica stretta finale (“Addio, addio, speranza ed anima”) pone
il problema che investe tanta parte dell’operismo verdiano. Apparente faciloneria
musicale, ma ciononostante aderenza all’effetto scenico; giacché il candore di Gilda
è come travolto dalla dialettica del duca. Segue il celebre “Caro nome” di Gilda. Qui
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all’Arena di Verona. Bianca e Fernando al Teatro Bellini di Catania. Unicef Gala ad
Anversa. Concerto di Capodanno Sala dell’Istituto di Cultura Italiano di Budapest.
2008: Rigoletto ad Ascoli. La Rondine a Nizza. La Bohème a Livorno, Pisa e Prato. Un
Ballo in Maschera al Nederlandse Opera di Amsterdam. Trovatore a Belgrado e Bucarest.
Nabucco all’Arena di Verona. La Traviata e La Bohème all’Opera Festival di Firenze.
2009: Requiem di Verdi a Milano. Butterfly a Palermo. La Traviata a Helsinki. Lucia
di Lammermoor a Copenhagen. Il Trovatore a Trieste.
2010: Beatrice di Tenda a Catania. Rigoletto ad Anversa. Tosca a Rotterdam e Gent.
Rigoletto a Weimar. Attila al Festival di Aquileia. Traviata a Helsinki. Un Ballo in
Maschera a Helsinki.
2011: Linda di Chamounix a Toulon. La Traviata a Tokio. Aida a San Pietroburgo. La
Bohème a Siena. Gianni Schicchi a Genova.Opera
SONIA CIANI, soprano
Nata a Roma nel 1981 inizia lo studio del canto sotto la guida del M° Stefania Magnifico.
Consegue il diploma di canto al Conservatorio S.Cecilia e si laurea in lettere moderne
con una tesi sperimentale in storia contemporanea. Nel 2007 prende parte al recupero
dell’opera I Shardana di E. Porrino, in collaborazione con il Conservatorio di Musica
di Stoccarda. Nel 2008 é Frasquita in Carmen al Teatro Nazionale di Roma (La
magia dell’Opera). Nello stesso anno è ammessa ai corsi di perfezionamento Opera
Studio dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia sotto la direzione della soprano
Renata Scotto, al termine dei quali canta presso la Sala Petrassi dell’Auditorium
Parco della Musica in Ratto dal serraglio (Costanza). In seguito si esibisce ancora
per conto di Opera Studio ed è Regina della Notte in Flauto Magico,Norina in Don
Pasquale e Costanza nel Ratto dal serraglio. Nel 2010 è Fiorilla nel Turco in Italia a
Viterbo. Nel 2011 è vincitrice assoluta del Primo concorso Lirico “Villa in Canto” a
Verona dove debutta come Violetta in Traviata, Adina nell’Elisir d’Amore e Musetta
nella Bohème. E’ di nuovo Norina in Don Pasquale a Bologna; poi ancora Frasquita
in Carmen in tournée estiva a Massa Marittima (Festival Lirica in Piazza), Pescara e
San Vito al Tagliamento. Debutta a Genova in Die Zauberflöte e Lauretta in Gianni
Schicchi. Nel 2012: Regina della notte (Flauto magico) per la produzione As.Li.
Co. - Opera Domani; Frasquita (Carmen) - La Fenice a Venezia; Gilda (Rigoletto) in
Emilia; Elvira (L’italiana in Algeri) - Como, Brescia, Cremona e Pavia. Nel 2013:
Elvira (L’italiana in Algeri) - Ravenna; La voce dal cielo (Don Carlo) - Torino;
Frasquita (Carmen)- La Fenice a Venezia.
CARLO TALLONE, basso
Nato ad Imperia, vincitore e finalista di concorsi nazionali ed internazionali (“A.
Lazzari”, Genova 1990 – I° assoluto; “G.B. Somis”, Susa (TO) 1991 – I° assoluto;
borsa di studio, Adria (RO) –1992; finalista al “V. Bellini”, Torricella Peligna
(CH) – 1992), debutta nel 1994 con il ruolo di Sparafucile (Rigoletto) presso il
Teatro Chiabrera di Savona dove, nelle successive stagioni, interpreta il Dottor
Grenvil (La Traviata), Raimondo (Lucia di Lammermoor) ed Il Commendatore
(Don Giovanni). Seguono, presso diversi Teatri Italiani ed Esteri: Il Dottor Grenvil
(La Traviata), Cesare Angelotti (Tosca), Sciarrone (Tosca), Lodovico (Otello),
Lo Zio Bonzo (Madama Butterfly), Pistola (Falstaff), Sparafucile (Rigoletto), Il
Commendatore (Don Giovanni), Zuniga (Carmen), Le Bailli (Werther), Il Frate
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Sutej, F. Chaslin, M. Plasson, H. Soudan, D. Callegari, R. Rizzi Brignoli, S. Ranzani,
D. Lipton, F. Rosa, M. Zambelli, M. Benzi, L. Karitinos, J. Kovacev, N. Luisotti,
G. Andretta, K. Martin, B. Dal Bon, A.Veronesi, J. Acs, F.M.Colombo, D. Oren,
A.Rota, C. Rizzi. Ha lavorato con prestigiosi Registi: P. L. Pizzi, G. Vick, W. Herzog,
H. Brockhaus, L. Cavani, F. Crivelli, P. Olmi, E. Sagi, M. Van Hoecke, F. Lopez,
P. Fassini, A. Bernard, M. Gandini, I. Guerra, P.Panizza, G. Landi, F. Esposito,
U. Santicchi, S. Marchini, P. Maestrini, F. Valeri, R. Laganà, M. Bolognini, J. L.
Pichon, U. Gregoretti, P. E. Fourny, J.Ratke, E. Brusa, F. Tiezzi, D. Krief, P. Panizza,
L. Amato. Discografia: Giuseppe Verdi - Rigoletto – CANTOLOPERA, Gaetano
Donizetti - La Figlia del Reggimento – NAXOS, Charles Gounod - Polyeucte –
DYNAMIC, Giuseppe Verdi - Jerusalem - RAITRADE - Tdk DVD Video, Giuseppe
Verdi - Stiffelio – DYNAMIC, Giacomo Puccini / Michele Puccini - Sacred Works
– BONGIOVANNI.
1997: La Traviata al Regio di Parma, al Comunale di Modena e Ferrara. La Fille
du Regiment al Massimo di Palermo, Sociale di Rovigo e Comunale di Treviso.
Rigoletto al Municipal di Marsiglia. Lucia diLammermoor al Sociale di Mantova.
Gianni Schicchi al San Carlo di Lisbona. Un Giorno di Regno al Regio di Parma.
1998: La Favoritè e La Fille du Regiment all’Opera di Roma. La Favorita al
ConcertGebown di Amsterdam. Lucia Di Lammermoor all’Opera di Detroit e al Festival
di Koblenz. Rigoletto a Parma, Piacenza e al Verdi di Padova. L’Elisir d’Amore al Sociale
di Rovigo e al Comunale di Treviso. Gianni Schicchi al Comunale di Firenze.
1999: I Capuleti e i Montecchi al Politeama Greco di Lecce. Rigoletto a Francoforte,
Salerno e Salisburgo. Lucia di Lammermoor e L’Elisir d’ Amore Cover al Met di New
York. Idomeneo al Festival dell’ Aurora di Crotone. Rosenkavalier al Verdi di Trieste.
2000: Rigoletto a Busseto, Budapest, Ravenna e Berlino. Gianni Schicchi al
Filarmonico di Verona. La Favorita all’A.B.A.O. di Bilbao. Faust al Carlo Felice di
Genova. Stiffelio al Verdi di Trieste.
2001: I Puritani al Carlo Felice di Genova e al Verdi di Trieste. Rigoletto a Lecce,
Siena e Prato. Lucia di Lammermoor a Valladolid. Giovanna D’Arco al Carlo Felice
di Genova. Requiem di Verdi a Cali (Colombia). La vedova Allegra al Verdi di
Trieste. Un Ballo in Maschera all’Opera di Tenerife.
2002: Rigoletto a La Scala, La Fenice, Macerata, Rovigo, Pisa, Trento, Bolzano,
Genova, Stoccolma e Las Palmas. Capuleti e i Montecchi a Las Palmas. I Puritani a
Lodz. Lucia di Lammermoor al Megaron di Atene.
2003: Rigoletto a Pavia. Lucia di Lammermoor al Carlo Felice di Genova e al
Municipal di Nizza. La Traviata allo Sferisterio di Macerata e a Rieti. Rigoletto
Cover all’ Arena di Verona. La Vedova Allegra a Siena, Pisa e Prato.
2004: Rigoletto a Oviedo. La Figlia del Reggimento a Bergamo e Chieti. I Capuleti e i
Montecchi a Lipsia. La Traviata alla Volksoper di Vienna. I Puritani Cover Staatsoper di
Vienna. La Favoritè alla Staatsoper di Vienna. Polyeucte di C. Gounod al Festival della
Val d’Itria. Romeo e Juliette al Festival di Macao. Le Roy de Lahore alla Fenice di Venezia.
2005: Il Teatro delle Novità a Bergamo. La Favoritè alla Staatsoper di Vienna.
Edgar a Danzica. Un Giorno di Regno a Nancy. La Bohème a Firenze. La Traviata a
Dublino. Rigoletto a Seoul. Guillaume Tell cover Staatsoper Vienna.
2006: Rigoletto a Valladolid. Gianni Schicchi al G. Verdi di Firenze. - In Filanda
di P. Mascagni al Goldoni di Livorno. Les Pecheurs de perles a Palma di Maiorca.
Carmen e Traviata a Opera Festival di Firenze. Trovatore a Cremona, Como, Brescia,
Pavia. Unicef Gala ad Anversa.
2007: Anna Bolena (cover) al Filarmonico di Verona. Rigoletto a Graz. Lucia di
Lammermoor a Copenaghen. Rigoletto e Tosca a Opera Festival di Firenze. Nabucco
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Verdi si rifà, concettualmente, ma con maggior sagacia, a un altro Allegro moderato,
quello dell’aria “Lo vidi e il primo palpito” della protagonista di Luisa Miller (Napoli
1849). Anche qui le parole spezzate da pause evocano il battito tumultuoso del cuore.
Ma in “Caro nome”, a parte l’invenzione melodica più attraente, intervengono anche
trilli brevissimi, gioiosa espressione del primo amore di un’adolescente. Nondimeno,
i gorgheggi e l’ornamentazione di “Caro nome” vanno verso i cosiddetti soprani
leggeri o di ‘coloratura’, mentre altri momenti richiederebbero maggior espansione
vocale. È una questione da tempo dibattuta e che chiama in causa, tra l’altro, la più
metodica preparazione tecnica dei soprani della metà del secolo scorso, nei cui ranghi,
sul puro piano vocale, la versatilità era abituale. Verdi compose la parte di Gilda per
Teresina Brambilla, che alternava Sonnambula e Puritani a Ernani , Nabucco , Attila
, e che proprio nel 1851, alla Fenice di Venezia, eseguì Lucia di Lammermoor e Luisa
Miller prima del Rigoletto .
Il Rigoletto vanta anche una parte corale di rilievo. Il “Zitti, zitti, moviamo a
vendetta” dei cortigiani che rapiscono Gilda è un Allegro fortemente ritmato, mentre
subito dopo, a conclusione del primo atto, è l’orchestra a delineare la disperazione di
Rigoletto. La scena e aria del duca che apre il secondo atto si attiene, diversamente
dagli altri ‘assoli’ di questo personaggio, alla struttura rituale: recitativo (“Ella mi fu
rapita”), Adagio (“Parmi veder le lacrime”) e cabaletta (Allegro “Possente amor mi
chiama”), dilazionata dal coro “Scorrendo uniti remota via” dei cortigiani. Anche se il
recitativo e l’Adagio sono ragguardevoli e cari al pubblico (non così la cabaletta, che
il più delle volte è soppressa nelle normali esecuzioni), è evidente che si tratta d’un
omaggio al tenorismo, seguito tuttavia da scene fondamentali. L’iniziale, simulata
veemenza di “Cortigiani, vil razza dannata”, che poi si muta in un’implorazione
(“Miei signori, perdono, pietade”) iterata dal corno inglese accompagnato dai soli
archi; l’entrata improvvisa di Gilda, mentre fiati e archi prorompono in un Allegro;
il patetico racconto “Tutte le feste al tempio”; il concitato “Solo per me l’infamia”
di Rigoletto, seguito dall’accorato “Piangi, piangi, fanciulla” si susseguono con
straordinaria continuità di ispirazione, per poi prorompere nell’Allegro vivo “Sì,
vendetta, tremenda vendetta”: clamoroso, plateale, primordiale sotto certi aspetti, ma
teatralmente travolgente.
Il terzo atto è contrassegnato da un’inventiva melodica grazie alla quale ambientazione
e avvenimenti procedono simultaneamente, pur con marcati contrasti di tono. Allo
sconsolato colloquio iniziale fra Rigoletto e Gilda segue l’elettrizzante cinismo della
canzone “La donna è mobile” del duca, che Verdi tenne segreta ancora a prove iniziate
e che la sera della prima rappresentazione fu ‘trissata’. Quindi un breve, tetro dialogo
Rigoletto-Gilda, ma subito dopo lo stupefacente quartetto Gilda-Maddalena-ducaRigoletto, che armonizza e fonde quattro diversi stati d’animo. Quindi la tempesta,
con la singolare trovata del vento mimato a bocca chiusa dalle voci maschili del
coro, il dialogo Sparafucile-Maddalena e l’estremo sacrificio, mentre la tempesta
s’intensifica. Poi, mentre l’uragano si smorza, l’orgoglioso soliloquio di Rigoletto,
che crede d’aver annientato un uomo potente, ma è richiamato alla realtà dal canto
del duca, che ancora una volta intona “La donna è mobile”. Infine, l’ultima melodia
dell’agonizzante Gilda (“Lassù in cielo, vicino alla madre”) e l’estremo grido di
Rigoletto, evocante la maledizione di Monterone.
pag. 9
Rigoletto
Opera in tre atti
Musica di Giuseppe Verdi
Libretto di Francesco Maria Piave
Il Duca di Mantova Tenore
Rigoletto, buffone di Corte Baritono
Gilda, figlia di Rigoletto Soprano
Sparafucile, bravo Basso
Maddalena, sua sorella Contralto
Giovanna, custode di Gilda Mezzosoprano
Il Conte di Monterone Baritono
Marullo, cavaliere Baritono
Matteo Borsa, cortigiano Tenore
Il Conte di Ceprano Basso
La Contessa, sua sposa Mezzosoprano
Usciere di Corte Basso
Paggio della Duchessa Mezzosoprano
Cavalieri, Dame, Paggi, Alabardieri.
La scena si finge nella città di Mantova e suoi dintorni.
Epoca, il secolo XVI.
Atto Primo
Atto Primo - Scena I
Sala magnifica nel palazzo ducale, con porte nel fondo che mettono ad altre sale,
pure splendidamente illuminate.
Folla di Cavalieri e Dame che passeggiano nelle sale del fondo - Paggi che vanno e
vengono - Nelle sale in fondo si vedrà ballare. Da una delle sale vengono parlando
fra loro il Duca e Borsa.
DUCA: Della mia bella incognita borghese
Toccare il fin dell’avventura io voglio.
BORSA: Di quella giovin che vedete al tempio?
DUCA: Da tre mesi ogni festa.
BORSA: La sua dimora?
DUCA: In un remoto calle;
Misterioso un uom v’entra ogni notte.
pag. 10
Pasquale (Malatesta) e L’elisir d’amore (Belcore) Nella stagione estiva di Mantova
aggiunge un altro ruolo verdiano: Don Carlo ne La forza del destino Sempre nel
2010 aggiunge un altro debutto: Escamillo in Carmen di Bizet. Sempre nel 2010
affronta a Vienna un altro ruolo donizettiano con Maria Padilla. Nel 2011 dopo aver
ripreso Rigoletto, Carmen e Il barbiere di Siviglia in molti teatri italiani, riprende
in gennaio il ruolo di Renato in Un ballo in maschera a Torino. In giugno 2011
è stato Amonasro nell’Aida-Kolossal allo stadio S. Siro di Milano a fianco di D.
Theodossiou sotto la direzione del M° A. Veronesi. E ne Il Trovatore a Massa con
P. Giuliacci, D. Theodossiou, E. Fiorillo per la direzione del M° V. Galli. Sempre in
giugno, allo stadio di Torino, è stato Nabucco ancora diretto dal M° A. Veronesi nello
spettacolo kolossal a fianco di D. Theodossiou, al Festival Pucciniano di Torre del
Lago veste i panni di Sharpless in Madama Butterfly per la regia di Takao Okamura.
Prosegue con Rigoletto a Mantova nel Palazzo Ducale, Madama Butterfly all’E.A.
di Cagliari e Rigoletto al Verdi di Pisa. Nel 2012 Torna al Comunale di Bologna nel
ruolo di Germont, interpreta il Conte di Luna nel Trovatore al Teatro Alfieri di Asti,
debutta al festival di Zvolen Slovacchia nell’opera Beatrice di Tenda di Bellini in
prima nazionale nel ruolo di Filippo, interpreta Rigoletto alla Soka Performing art
Center di Los Angeles per la direzione del M° Vignati, nuovamente Filippo nella
Beatrice di Tenda al landestheater-niederbayern di Passau per la direzione di Basil
H. E. Coleman e i Carmina Burana al teatro Politeama di Palermo per la direzione
di Martin Sieghart. Nel 2013 è Jago nell’Otello di Verdi al teatro Verdi di Pisa per la
regia di Enrico Stinchelli e direzione di Claudio Maria Micheli. Per la Kicco Music
ha inciso Rigoletto ed un recital in memoria di A. Kraus e per la Phenix ha inciso la
Messa di Gloria di P. Mascagni.
GIORGIO CASCIARRI, tenore
Fiorentino, allievo di Jorge Ansorena, debutta nel 1992, nel ruolo del ”Duca di
Mantova” in Rigoletto al Teatro Piccinni di Bari, ruolo che ha poi interpretato per
circa 200 volte in tutto il mondo. Ha cantato in molti dei più importanti teatri italiani
e internazionali tra cui La Scala di Milano, Il Comunale di Firenze, La Fenice di
Venezia, L’Opera di Roma, il Carlo Felice di Genova, il Verdi di Trieste, Il Bellini
di Catania, il Massimo di Palermo, Il Regio di Parma, il Donizetti di Bergamo, il
Grande di Brescia, il Ponchielli di Cremona, il Goldoni di Livorno, il Verdi di Pisa,
il Comunale di Modena e Ferrara, l’Arena e il Filarmonico di Verona, lo Sferisterio
di Macerata, il Festival di Torre del Lago, il Festival della Val D’Itria, ecc. All’estero
il Metropolitan di New York, lo Staatsoper di Vienna, la Deutsche Oper di Berlino,
il Festspielhaus di Salisburgo, Nederland Opera di Amsterdam, Opera Royal di
Copenaghen, il Finish Opera di Helsinki, il Municipal di Marsiglia, il Municipal di
Nizza, il Municipal di Nancy, il Municipal di Toulon, il San Carlo di Lisbona, Opera
di Oviedo, Staatsoper di Lipsia, Francoforte e Colonia, Opera Royal di Stoccolma,
Opera di Detroit, Cujas di Las Palmas, Opera di Tenerife, A.B.A.O. di Bilbao, Opera
di Valladolid, Concert Gebown di Amsterdam, Volksoper di Vienna, Staatsoper di
Graz, Opera di Budapest, Festival di Macao, Ireland Opera di Dublino, Opera di
Weimar, ecc. Ha collaborato con numerosi Direttori d’orchestra, tra i quali: M. de
Bernart, M. Viotti, N. Santi, B. Bartoletti, D. Renzetti, J. Conlon, P. Bellugi, M.
Benini, V. Jurowski, P. Morandi, A. Campori, G. Carella, A. Guingal, F. Carminati, V.
pag. 43
il Teatro dell’Opera di Nizza. Dal luglio del 2005 lavora al teatro di Irun in Spagna
dove ha diretto finora Don Pasquale, Elisir d’amore, La Traviata e Tosca, Nozze di
Figaro, Don Giovanni e Rigoletto.
Ha diretto negli Stati Uniti nell’aprile del 2005 la Dearborn Symphony Orchestra
al Performing Arts Center di Detroit nel Michigan. Dal 2004 lavora stabilmente
in Australia dove ha diretto la prima versione di Madama Butterfly, in prima
assoluta per l’Australia (Melbourne, Melbourne opera, His majesty Theatre), ancora Madama Butterfly e Turandot (Adelaide, State opera Of South Australia, Adelaide
Symphony Orchestra), La fanciulla del West (Perth, West Australia Opera) Ha
inaugurato la 35° edizione del Festival della Valle d’Itria a Martina Franca, dirigendo
un’inedita versione di Orfeo ed Euridice di Gluck ed inoltre ha diretto a Crema, in
prima esecuzione in epoca moderna Ero e Leandro di Bottesini con protagonista
Roberto Scandiuzzi. Dal 2007 è direttore artistico del Concorso internazionale di
Canto “Anselmo Colzani” che si svolge annualmente al Teatro Consorziale di Budrio.
SERGIO BOLOGNA, baritono
Nato a Carrara, si diploma presso il Conservatorio “G. Puccini” di La Spezia sotto la
guida del soprano Antonietta Cannarile. Nel 1996 vince i concorsi “Città di Roma”
ed “Iris Adami Corradetti” di Padova, debuttando quale Figaro ne Il Barbiere di
Siviglia. Dopo il debutto rossiniano il repertorio diventerà belcantista con particolare
predilezione dei ruoli donizettiani. A Bergamo nel 1997 e nel 1998, in occasione
del bicentenario donizettiano, infatti partecipa a tutte le produzioni in cartellone
con Lucia di Lammermoor, Don Pasquale (Malatesta), Adelia e Il furioso all’Isola
di Santo Domingo (Kaidamà) ed alla prima esecuzione assoluta in epoca moderna
della prima opera di Donizetti: L’ira di Achille. Sempre nel 1997 debutta in entrambi
i ruoli de L’elisir d’amore. Successivamente affronta anche il teatro pucciniano
con Madama Butterfly, La Bohéme (Marcello e Schaunnard) Turandot e, nel 2006
Manon Lescaut a Tel Aviv. Nel 1997 a Como debutta il suo primo ruolo verdiano
ne Il Trovatore a cui seguiranno tanti dei grandi titoli verdiani che diventeranno
il terreno d’elezione del baritono carrarese: Rigoletto, La Traviata, Luisa Miller,
Otello, Nabucco, Un ballo in maschera, Alzira, Simon Boccanegra, Aida, Attila,
La forza del destino. A fianco di questi ruoli compaiono poi titoli del verismo
come Cavalleria rusticana, Andrea Chenier, Adriana Lecouvreur (produzione del
centenario dell’opera) e Pagliacci in cui alterna Tonio e Silvio e con cui ha fatto il
suo debutto al Teatro dell’Opera di Tel Aviv con la regia di F. Zeffirelli. Nel gennaio
2005 ha partecipato alla prima ripresa in epoca moderna dell’opera I Normanni
a Salerno di T.Marzano al Teatro Verdi di Salerno. Nel suo repertorio non manca
V.Bellini (I Puritani) ed il teatro contemporaneo con Il gatto con gli stivali di M.
Tutino in una produzione del Teatro dell’Opera di Roma, ruolo ripreso a Trapani
nell’aprile 2008. Nel gennaio 2008 ha aggiunto al suo repertorio Carmina Burana
di C. Orff in una lunga tournèe in Francia e, nell’ottobre 2008, ha debuttato in un
altro ruolo verdiano: Ezio in Attila a fianco di D. Theodossiou. Nel 2009 è al Teatro
Comunale di Bologna con Madama Butterfly (Sharpless), teatro dove torna nel
2010 con La Traviata (Germont) diretto dal M° M. Mariotti. Nel gennaio 2010 è di
nuovo Rigoletto al Teatro Goldoni di Livorno. In aprile 2010 è ancora Nabucco a
fianco di D. Theodossiou a Carrara. Nell’estate 2010 è a Massa Marittima con Don
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BORSA: E sa colei chi sia l’amante suo?
DUCA: Lo ignora.
(Un gruppo di dame e cavalieri attraversano la sala)
BORSA: Quante beltà!... Mirate.
DUCA: Le vince tutte di Cepran la sposa.
BORSA: Non v’oda il conte, o Duca...
DUCA: A me che importa?
BORSA: Dirlo ad altra ei potria...
DUCA: Né sventura per me certo saria.
Questa o quella per me pari sono
a quant’altre d’intorno, d’intorno mi vedo;
del mio core l’impero non cedo
meglio ad una che ad altra beltà.
La costoro avvenenza è qual dono
di che il fato ne infiora la vita;
s’oggi questa mi torna gradita,
forse un’altra, forse un’altra doman lo sarà,
un’altra, forse un’altra doman lo sarà.
La costanza, tiranna del core,
detestiamo qual morbo, qual morbo crudele;
sol chi vuole si serbe fidele;
non v’ha amor, se non v’è libertà.
De’ mariti il geloso furore,
degli amanti le smanie derido;
anco d’Argo i cent’occhi disfido
se mi punge, se mi punge una qualche beltà,
se mi punge una qualche beltà.
Atto Primo - Scena II
Detti, il Conte di Ceprano che segue da lungi la sua sposa servita da altro
Cavaliere. Dame e Signori entrano da varie parti.
DUCA: (alla Contessa di Ceprano movendo ad incontrarla con molta galanteria)
Partite?... crudele!...
CONTESSA DI CEPRANO: Seguire lo sposo
m’è forza a Ceprano.
DUCA: Ma dee luminoso
in Corte tal astro qual sole brillare.
Per voi qui ciascuno dovrà palpitare.
Per voi già possente la fiamma d’amore
(con enfasi baciandole la mano)
inebria, conquide, distrugge il mio core.
pag. 11
CONTESSA DI CEPRANO: Calmatevi...
DUCA: La fiamma d’amore
inebria, conquide, distrugge il mio core.
CONTESSA DI CEPRANO: Calmatevi, calmatevi...
DUCA: Per voi già possente la fiamma d’amore
inebria, conquide,
(dà il braccio alla Contessa ed esce con lei)
distrugge il mio core.
Atto Primo - Scena III
Detti e Rigoletto, che s’incontra nel signor di Ceprano; poi Cortigiani
RIGOLETTO: (al Conte Ceprano) In testa che avete, signor di Ceprano?
(Ceprano fa un gesto d’impazienza e segue il Duca)
RIGOLETTO: (ai Cortigiani) Ei sbuffa! Vedete?
CORO: Che festa!
RIGOLETTO: Oh sì!..
BORSA: Il Duca qui pur si diverte!...
RIGOLETTO: Così non è sempre? Che nuove scoperte!
Il giuoco ed il vino, le feste, la danza,
battaglie, conviti, ben tutto gli sta.
Or della Contessa l’assedio egli avanza,
(ridendo)
e intanto il marito fremendo ne va.
(esce)
Atto Primo - Scena IV
Detti e Marullo
MARULLO: (entra premuroso) Gran nuova! Gran nuova!
BORSA: Che avvenne? parlate!
MARULLO: Stupir ne dovrete...
BORSA: Narrate, narrate...
MARULLO: (ridendo) Ah, ah!... Rigoletto...
BORSA: Ebben?
MARULLO: Caso enorme!...
BORSA: Perduto ha la gobba? non è più difforme?
MARULLO: Più strana è la cosa!
(con gravità)
Il pazzo possiede...
BORSA: (con sorpresa) Infine?
MARULLO: Un’amante!
pag. 12
ALDO SALVAGNO, direttore d’orchestra
Nato a Salerno, si è diplomato in composizione nel 1996 al conservatorio
“G.B.Martini” di Bologna e si è laureato con il massimo dei voti in Storia della
musica nel 1995 al Dams di Bologna con il prof. R.Di Benedetto.
Ha collaborato con la tv francese (TF 1) dirigendo nel 2001 un concerto al Palazzo
Reale di Milano in occasione del Centenario verdiano e nel 2002 un concerto a
Venezia in occasione della Mostra del Cinema.
Ha diretto concerti in Germania, Ungheria, Francia, Svizzera, Montecarlo (Forum
Grimaldi), Stati Uniti. Giappone e Australia lavorando con orchestre quali la Kyoto
Philarmonic Orchestra, l’Adelaide Symphomy Orchestra, la Melbourne Opera
Orchestra, l’Orchestra Filarmonica di Torino e l’Orchestra Internazionale d’Italia.
Dal 2002 è direttore principale dell’Orchestra Filarmonica del Piemonte mentre
dal 2003 al 2005 è stato anche direttore principale della stagione lirica del teatro
Civico di Vercelli dove ha diretto: La Vedova Allegra , Il Trovatore , Don Giovanni,
Rigoletto, Tosca, La Traviata , Don Pasquale, Turandot, Lucia di Lammermoor,
l’Elisir d’amore, Simon Boccanegra, La Sonnambula..
Ha inoltre diretto La Serva padrona di Paisiello ( Villa di Camerano, Rimini),
Rigoletto, Tosca e Turandot (“Un’opera per la vita”, Cuneo), La Traviata (Teatro
Cagnoni Vigevano) Il Barbiere di Siviglia, Bastien und Bastienne, La Boheme
, Carmen, La Traviata ed Elisir d’amore (Festival, Una provincia all’opera,
Alessandria) e Rigoletto, Don Giovanni, Die Fledermaus e Eine Nacht in venedig
di J.Strauss, Traviata, Trovatore, Barbiere di Siviglia (Teatro Consorziale di Budrio,
Bologna.) L’Histoire du Soldat di Stravinsky (Bologna, Sala del Conservatorio
G.B.Martini) e il Requiem di Verdi (Chiesa di S.Maria delle Grazie a Milano), La
Boheme, Cavalleria Rusticana, Pagliacci, Falstaff, Un Ballo in maschera (Nichelino,
teatro Superga), Falstaff , Tosca e Turandot (Lecco) Ha debuttato in Giappone con
Il Tabarro di Puccini e Cavalleria Rusticana al Loft Theatre di Nagoja nel 2002 e
successivamente Madama Butterfly nel 2004 alla Kyoto Concert Hall con la Kyoto
Philarmonic Orchestra. Nel dicembre 2004 ha inoltre diretto Carmen per l’Opera de
Chambre de France al Palais de l’Europe di Menton in Francia in collaborazione con
pag. 41
Atto Terzo - Scena ULTIMA
Rigoletto e Gilda
RIGOLETTO: Mia figlia!.. Dio!.. mia figlia!..
Ah, no!.. è impossibil!.. per Verona è in via!..
Fu vision!.. è dessa!..
(inginocchiandosi)
Oh mia Gilda!.. fanciulla... a me rispondi!..
l’assassino mi svela... Olà?
(picchia disperatamente alla porta)
Nessuno!.. nessun!.. Mia figlia?.. mia Gilda?.. oh mia figlia?..
GILDA: Chi mi chiama?
RIGOLETTO: Ella parla!.. si move!.. è viva!.. oh Dio!
Ah, mio ben solo in terra... mi guarda, mi conosci...
GILDA: Ah... padre mio!..
RIGOLETTO: Qual mistero!.. che fu!.. sei tu ferita?.. dimmi...
GILDA: L’acciar...
(indicando il core)
qui... qui mi piagò..
RIGOLETTO: Chi t’ha colpita?..
GILDA: V’ho l’ingannato... colpevole fui...
l’amai troppo... ora muojo per lui!..
RIGOLETTO: (da sè) (Dio tremendo! ella stessa fu côlta
dallo stral di mia giusta vendetta!)
(a Gilda)
Angiol caro, mi guarda, m’ascolta...
parla, parlami, figlia diletta!
GILDA: Ah, ch’io taccia!.. a me... a lui perdonate!..
benedite... alla figlia... o mio padre..
lassù... in cielo, vicina alla madre...
in eterno per voi ... pregherò.
RIGOLETTO: Non morir... mio tesoro, pietade...
se t’involi qui sol rimarrei...
non morire, o qui teco morrò!..
GILDA: Non più... A lui... perdonate...
mio padre... Ad... dio!
(Muore)
RIGOLETTO: Gilda! mia Gilda! è morta!..
Ah! la maledizione!!
(Strappandosi i capelli cade sul cadavere della figlia)
FINE
pag. 40
BORSA: (con sorpresa) Un’amante! Chi il crede?
MARULLO: Il gobbo in Cupido or s’è trasformato...
BORSA: Quel mostro? Cupido!
BORSA, MARULLO: Cupido beato!
Atto Primo - Scena V
Detti e il Duca, seguito da Rigoletto, poi da Ceprano
DUCA: (a Rigoletto) Ah, più di Ceprano importuno non v’è...
La cara sua sposa è un angiol per me!
RIGOLETTO: Rapitela.
DUCA: È detto; ma il farlo?
RIGOLETTO: Sta sera.
DUCA: Non pensi tu al conte?
RIGOLETTO: Non c’è la prigione?
DUCA: Ah no.
RIGOLETTO: Ebben... s’esilia.
DUCA: Nemmeno, buffone.
RIGOLETTO: Allora... (indicando di farla tagliare)
allora la testa...
CONTE DI CEPRANO: (Oh l’anima nera!)
DUCA: (battendo colla mano una spalla al Conte) Che dì, questa testa?...
RIGOLETTO: È ben naturale!
Che far di tal testa? A cosa ella vale?
CONTE DI CEPRANO: (infuriato brandendo la spada) Marrano!
DUCA: (a Ceprano) Fermate!
RIGOLETTO: Da rider mi fa.
MARULLO: In furia è montato!
DUCA: (a Rigoletto) Buffone, vien qua.
BORSA: In furia è montato!
MARULLO: In furia è montato!
CORO: In furia è montato!
DUCA: Ah sempre tu spingi
lo scherzo all’estremo.
CONTE DI CEPRANO: (a Cortigiani) Vendetta del pazzo!
Contr’esso un rancore di noi chi non ha?
RIGOLETTO: Che coglier mi puote? Di loro non temo.
DUCA: Quell’ira che sfidi, colpir... ti potrà...
CONTE DI CEPRANO: Vendetta! In armi chi ha core
BORSA, MARULLO Ma come?
RIGOLETTO: Del duca il protetto nessun... toccherà.
CONTE DI CEPRANO: doman sia da me. A notte.
pag. 13
BORSA, MARULLO: Sì. Sarà.
DUCA: Ah sempre tu spingi
RIGOLETTO: Che coglier mi puote? Di loro non temo,
BORSA, MARULLO, CONTE DI CEPRANO: Vendetta del pazzo!
Contr’esso un rancore
DUCA: Lo scherzo all’estremo,
RIGOLETTO: Del duca il protetto nessun toccherà, no, no,
BORSA, MARULLO, CONTE DI CEPRANO: Pei tristi suoi modi di noi chi non ha?
DUCA: Ah sempre tu spingi lo scherzo all’estremo,
RIGOLETTO: Nessun, nessuno, nessun, nessuno
CONTE DI CEPRANO: Vendetta! vendetta!
BORSA, MARULLO: Vendetta! vendetta!
DUCA: Quell’ira che sfidi,
quell’ira che sfidi, colpir ti potrà.
RIGOLETTO: nessun, nessuno
del duca il protetto, nessuno toccherà.
CONTE DI CEPRANO: Vendetta! Sta notte chi ha core sia in armi da me.
BORSA, Marullo: Vendetta! sì! a notte sarà.
DUCA: Ah sempre tu spingi
RIGOLETTO: Che coglier mi puote? Di loro non temo,
BORSA, MARULLO, CONTE DI CEPRANO: Vendetta del pazzo! Contr’esso un rancore
DUCA: Lo scherzo all’estremo,
RIGOLETTO: Del duca il protetto nessun toccherà, no, no,
BORSA, MARULLO, CONTE DI CEPRANO: pei tristi suoi modi di noi chi non ha?
DUCA: Ah sempre tu spingi lo scherzo all’estremo,
RIGOLETTO: Nessun, nessuno, nessun, nessuno
CONTE DI CEPRANO: Vendetta! vendetta!
BORSA, MARULLO Vendetta! vendetta!
DUCA: Quell’ira che sfidi,
quell’ira che sfidi, colpir ti potrà.
RIGOLETTO: Nessun, nessuno del duca il protetto,
nessuno toccherà.
CONTE DI CEPRANO: Vendetta!
sta notte chi ha core sia in armi da me.
BORSA, MARULLO: Vendetta! sì! a notte sarà.
BORSA: Sì vendetta!
MARULLO: Sì, vendetta!
CEPRANO: Sì, vendetta!
(La folla dei danzatori invade la sala)
DUCA, RIGOLETTO: Tutto è gioja!
BORSA: Sì vendetta!
MARULLO: Sì, vendetta!
pag. 14
RIGOLETTO: in terra un omicidio!..
Oh come in vero qui grande mi sento!..
(L’orologio suona mezzanotte)
Mezza notte!..
(batte alla porta)
Atto Terzo - Scena VIII
Detto e Sparafucile dalla casa
SPARAFUCILE: Chi è là?
RIGOLETTO: Son io...
SPARAFUCILE: Sostate.
(rientra e torna trascinando un sacco)
è qua spento il vostr’uomo!..
RIGOLETTO: Oh gioja!.. Un lume!..
SPARAFUCILE: Un lume?.. No, il danaro.
Lesti, all’onda il gettiam...
RIGOLETTO: (gli dà una borsa) No... basto io solo.
SPARAFUCILE: Come vi piace... Qui men atto è il sito...
più avanti è più profondo il gorgo... Presto,
che alcun non vi sorprenda... Buona notte.
(rientra in casa)
Atto Terzo - Scena IX
Rigoletto, poi il Duca a tempo
RIGOLETTO: Egli è là!.. morto!.. oh sì!.. vorrei vederlo!
ma che importa!.. è ben desso!.. Ecco i suoi sproni!..
Ora mi guarda, o mondo!..
Quest’è un buffone, ed un potente è questo!
Ei sta sotto i miei piedi!.. è desso! oh gioja!..
è giunta alfine la tua vendetta, o duolo!..
Sia l’onda a lui sepolcro,
un sacco il suo lenzuolo!.. All’onda! all’onda!
(fa per trascinare il sacco verso la sponda, quando è sorpreso dalla lontana voce
del Duca, che nel fondo attraversa la scena)
RIGOLETTO: Qual voce!.. illusion notturna è questa!..
(traselando) No, no!..egli è desso!..Maledizione!
(verso la casa)
Olà... dimon bandito?..
Chi è mai, chi è qui in sua vece?..
(taglia il sacco) Io tremo... è umano corpo!..
(lampeggia)
pag. 39
MADDALENA: Si picchia?
SPARAFUCILE: Fu il vento...
(Gilda batte ancora)
MADDALENA: Si picchia, ti dico.
SPARAFUCILE: È strano!.. Chi è?
GILDA: Pietà d’un mendico;
asil per la notte a lui concedete.
MADDALENA: Fia lunga tal notte!
SPARAFUCILE: (va a cercare nel credenzone) Alquanto attendete.
MADDALENA: Su, spicciati. presto, fa l’opra compita
anelo una vita con altra salvar.
SPARAFUCILE: Ebbene... son pronto,
quell’uscio dischiudi;
più ch’altro gli scudi
mi preme salvar.
GILDA: Ah! presso alla morte, sì giovine, sono!
Oh ciel, per gl’empi ti chieggo perdono!
Perdona tu, o padre, questa infelice! ...
Sia l’uomo felice - ch’or vado a salvar.
MADDALENA: Su spicciati, presto fa l’opra compita
Anelo una vita - con l’altra salvar.
SPARAFUCILE: Bene.. son pronto
quell’uscio dischiudi;
più ch’altro gli scudi
mi preme salvar;
(fulmine, lampo, e tuono Gilda picchia di nuovo. Sparafucile va a postarsi con un
pugnale dietro la porta; Maddalena apre, poi corre a chiudere la grande arcata di
fronte, mentre entra Gilda, dietro a cui Sparafucile chiude la porta, e tutto resta
sepolto nel silenzio e nel bujo)
Atto Terzo - Scena VII
Rigoletto solo si avanza dal fondo della scena chiuso nel suo mantello. La violenza
del temporale è diminuita, nè più si vede e sente che qualche lampo e tuono
RIGOLETTO: Della vendetta alfin giunge l’istante!
da trenta dì l’aspetto
di vivo sangue a lagrime piangendo,
sotto la larva del buffon...
(esaminando la casa)
Quest’uscio è chiuso!..
Ah, non è tempo ancor!.. S’attenda.
Qual notte di mistero!
una tempesta in cielo!..
pag. 38
CEPRANO: Sì, vendetta!
DUCA, RIGOLETTO: Tutto è festa!
TUTTI: Tutto è gioja, tutto è festa;
tutto invitaci a godere!
Oh guardate, non par questa
or la reggia del piacere!
Oh guardate, non par questa,
oh guardate, non par questa
or la reggia del piacer!
Oh guardate, non par questa
or la reggia del piacer!
Atto Primo - Scena VI
Detti ed il Conte di Monterone
MONTERONE: (entro la scena) Ch’io gli parli.
DUCA: No!
MONTERONE: (presentandosi) Il voglio.
BORSA, RIGOLETTO, MARULLO, CEPRANO: Monterone!
MONTERONE: (fissando il Duca con nobile orgoglio) Sì, Monteron... la voce mia
qual tuono vi scuoterà dovunque.
RIGOLETTO: (al Duca contraffacendo la voce di Monterone) Ch’io gli parli.
(con caricatura) Voi congiuraste,
voi congiuraste contro noi, signore;
e noi, e noi, clementi in vero, perdonammo...
Qual vi piglia or delirio, a tutte l’ore
di vostra figlia a reclamar l’onore?
MONTERONE: (guardando Rigoletto con ira sprezzante) Novello insulto!
(al Duca)
Ah sì, a turbare, ah sì, a turbare sarò vostr’orgie...
verrò a gridare fino a che vegga restarsi inulto
di mia famiglia l’atroce insulto;
e se al carnefice pur mi darete.
spettro terribile mi rivedrete,
portante in mano il teschio mio,
vendetta a chiedere,
vendetta a chiedere al mondo, al mondo, a Dio.
DUCA: Non più, arrestatelo.
RIGOLETTO: È matto!
BORSA, MARULLO, CEPRANO: Quai detti!
MONTERONE: (al Duca e Rigoletto) Ah, siate entrambi voi maledetti!
pag. 15
BORSA, MARULLO, CEPRANO: Ah!
MONTERONE: Slanciare il cane a leon morente
è vile, o Duca... e tu, serpente,
(a Rigoletto)
tu che d’un padre ridi al dolore,
sii maledetto!
RIGOLETTO: (da sè colpito) (Che sento! orrore!)
DUCA, BORSA, MARULLO, CEPRANO: Oh tu che la festa audace hai turbato,
da un genio d’inferno qui fosti guidato;
RIGOLETTO: (Orrore!)
DUCA, BORSA, MARULLO, CEPRANO: è vano ogni detto, di qua t’allontana
va, trema, o vegliardo, dell’ira sovrana
è vano ogni detto, di qua t’allontana
va, trema, o vegliardo, dell’ira sovrana
tu l’hai provocata, più speme non v’è,
un’ora fatale fu questa per te,
un’ora fatale fu questa per te, fu questa per te,
(Monterone parte fra due alabardieri, tutti gli altri seguono il Duca in altra
stanza).
Atto Primo - Scena VII
L’estremità più deserta d’una via cieca.
A sinistra una casa di discreta apparenza con una piccola corte circondata da
muro. Nella corte un grosso ed alto albero ed un sedile di marmo; nel muro una
porta che mette alla strada; sopra il muro un terrazzo praticabile, sostenuto da
arcate. La porta del primo piano dà sul detto terrazzo. A destra della via è il muro
altissimo del giardino, e un fianco del palazzo di Ceprano. È notte.
Rigoletto chiuso nel suo mantello. Sparafucile lo segue, portando sotto il mantello
una lunga spada.
RIGOLETTO: (Quel vecchio maledivami!)
SPARAFUCILE: Signor?...
RIGOLETTO: Va, non ho niente.
SPARAFUCILE: Né il chiesi... a Voi presente
Un uom di spada sta.
RIGOLETTO: Un ladro?
SPARAFUCILE: Un uom che libera
Per poco da un rivale,
E voi ne avete...
RIGOLETTO: Quale?
SPARAFUCILE: La vostra donna è là.
RIGOLETTO: (Che sento!)
E quanto spendere
Per un signor dovrei?
pag. 16
MADDALENA: Somiglia un Apollo quel giovine... io l’amo...
ei m’ama...riposi... nè più l’uccidiamo.
GILDA: (ascoltando) Oh cielo!
SPARAFUCILE: (gettandole un sacco) Rattoppa quel sacco...
MADDALENA: Perchè?
SPARAFUCILE: Entr’esso il tuo Apollo, sgozzato da me,
gettar dovrò al fiume...
GILDA: L’inferno qui vedo!
MADDALENA: Eppure il danaro salvarti scommetto,
serbandolo in vita.SPARAFUCILE: Difficile il credo.
MADDALENA: M’ascolta... anzi facil ti svelo un progetto.
De’scudi già dieci dal gobbo ne avesti;
venire cogl’altri più tardi il vedrai...
Uccidilo e, venti allora ne avrai,
Così tutto il prezzo goder si potrà.
GILDA: Che sento! mio padre!
SPARAFUCILE: Uccider quel gobbo!... che diavol dicesti!
Un ladro son forse?... Son forse un bandito?...
Qual altro cliente da me fu tradito?...
Mi paga quest’uomo... fedele m’avrà
MADDALENA: Ah, grazia per esso.
SPARAFUCILE: È duopo ch’ei muoja...
MADDALENA: (va per salire) Fuggire il fo adesso.
GILDA: Oh buona figliuola!
SPARAFUCILE: (trattenedola) Gli scudi perdiamo.
MADDALENA: È ver!…
SPARAFUCILE: Lascia fare…
MADDALENA: Salvarlo dobbiamo.
SPARAFUCILE: Se pria ch’abbia il mezzo la notte toccato
Alcuno qui giunga, per esso morrà.
MADDALENA: È buia la notte, il ciel troppo irato,
Nessun a quest’ora di qui passerà.
GILDA: Oh qual tentazione!… morir per l’ingrato!…
Morire!… e mio padre!… Oh cielo pietà!
(battono le undici e mezzo)
SPARAFUCILE: Ancor c’è mezz’ora...
MADDALENA: (piangendo) Attendi, fratello...
GILDA: Che! piange tal donna!.. N’è a lui darò aita!..
Ah, s’egli al mio amore divenne rubello,
io vo’per la sua gettar la mia vita...
(scoppio di fulmine, lampo, e tuono; colpi di battente Gilda batte all porta)
pag. 37
SPARAFUCILE: Oh, grazie.
MADDALENA: (piano al Duca) Ah, no, partite.
DUCA: (a Maddalena) Con tal tempo?
SPARAFUCILE: (piano a Maddalena) Son venti scudi d’oro.
(al Duca)
Ben felice d’offrirvi la mia stanza...
se a voi piace tosto a vederla andiamo.
(prende un lume e s’avvia per la scala)
DUCA: Ebben! sono con te... presto... vediamo.
(dice una parola all’orecchio di Maddalena e segue Sparafucile)
MADDALENA: Povero giovin!.. grazioso tanto!
Dio, qual notte è questa!
DUCA: (sul granaio) Si dorme all’aria aperta? bene, bene!..
Buona notte.
SPARAFUCILE: Signor, vi guardi Iddio.
(il Duca depone la spada e il cappello)
DUCA: Breve sonno dormiam...
stanco son io.
(Depone il cappello, la spada e si stende sul letto, dove in breve addormentasi.
maddalena frattanto siede presso la tavola, Sparafucile beve della bottiglia lasciata
dal Duca. Rimangono ambidue taciturni per qualche istante, e preoccupati da
gravi pensieri)
MADDALENA: È amabile in vero cotal giovinotto!
SPARAFUCILE: Oh sì, venti scudi ne dà di prodotto.
MADDALENA: Sol venti?.. son pochi!.. valeva di più.
SPARAFUCILE: La spada, s’ei dorme, va... portami giù.
MADDALENA: (Sale al granaio e contemplando il dormiente) Peccato è pur bello!
(Ripara alla meglio il balcone e scende).
Atto Terzo - Scena VI
Detti e Gilda, che comparisce nel fondo della via in costume virile, con stivali e
speroni, e lentamente si avanza verso l’osteria, mentre Sparafucile continua a bere.
Spessi lampi e tuoni.
GILDA: Ah, più non ragiono!..
Amor mi trascina!.. mio padre, perdono...
Qual notte d’orrore!.. Gran Dio, che accadrà!
MADDALENA: (sarà discesa ed avrà posata la spada del Duca sulla tavola) Fratello?..
GILDA: Chi parla?.. (osserva per la fessura)
SPARAFUCILE: Al diavol ten va...
pag. 36
SPARAFUCILE: Prezzo maggior vorrei...
RIGOLETTO: Com’usasi pagar?
SPARAFUCILE: Una metà s’anticipa,
Il resto si dà poi...
RIGOLETTO: (Dimonio!) E come puoi
Tanto securo oprar?
SPARAFUCILE: Soglio in cittade uccidere.
Oppure nel mio tetto.
L’uomo di sera aspetto
Una stoccata, e muor.
RIGOLETTO: E come in casa?
SPARAFUCILE: È facile...
M’aiuta mia sorella...
Per le vie danza,.. è bella...
Chi voglio attira... e allor...
RIGOLETTO: Comprendo...
SPARAFUCILE: Senza strepito...
È questo il mio stromento,
(mostra la spada)
Vi serve?
RIGOLETTO: No... al momento...
SPARAFUCILE: Peggio per voi...
RIGOLETTO: Chi sa?...
SPARAFUCILE: Sparafucil mi nomino...
RIGOLETTO: Straniero?...
SPARAFUCILE: (Per andarsene) Borgognone...
RIGOLETTO: E dove all’occasione?...
SPARAFUCILE: Qui sempre a sera.
RIGOLETTO: Va.
(Sparafucile parte).
Atto Primo - Scena VIII
Rigoletto, guardando dietro a Sparafucile
RIGOLETTO: Pari siamo!... io la lingua, egli ha il pugnale;
L’uomo son io che ride, ei quel che spegne!...
Quel vecchio maledivami!...
O uomini!... o natura!...
Vil scellerato mi faceste voi...!
Oh rabbia!... esser difforme!... esser buffone!...
Non dover, non poter altro che ridere!...
Il retaggio d’ogni uom m’è tolto... il pianto!...
pag. 17
RIGOLETTO Questo padrone mio,
Giovin, giocondo, sì possente, bello,
Sonnecchiando mi dice:
Fa ch’io rida, buffone...
Forzarmi deggio, e farlo!... Oh, dannazione!...
Odio a voi, cortigiani schernitori!...
Quanta in mordervi ho gioia!..
Se iniquo son, per cagion vostra è solo...
Ma in altr’uom qui mi cangio!...
Quel vecchio malediami!... tal pensiero
Perché conturba ognor la mente mia!.,.
Mi coglierà sventura?... Ah no, è follia.
(Apre con chiave, ed entra nel cortile.)
Atto Primo - Scena IX
Detto e Gilda ch’esce dalla casa e si getta nelle sue braccia.
RIGOLETTO: Figlia...
GILDA: Mio padre!
RIGOLETTO: A te dappresso
Trova sol gioia il core oppresso.
GILDA: Oh quanto amore!
RIGOLETTO: Mia vita sei!
Senza te in terra qual bene avrei?
(Sospira)
GILDA: Voi sospirate!... che v’ange tanto?
Lo dite a questa povera figlia...
Se v’ha mistero... per lei sia franto...
Ch’ella conosca la sua famiglia.
RIGOLETTO: Tu non ne hai...
GILDA: Qual nome avete?
RIGOLETTO: A te che importa?
GILDA: Se non volete
Di voi parlarmi...
RIGOLETTO: (interrompendola) Non uscir mai
GILDA: Non vo’ che al tempio.
RIGOLETTO: Or ben tu fai.
GILDA: Se non di voi, almen chi sia
Fate ch’io sappia la madre mia.
RIGOLETTO: Deh non parlare al misero
Del suo perduto bene...
Ella sentia, quell’angelo,
pag. 18
RIGOLETTO: M’odì!... ritorna a casa...
oro prendi, un destriero,
una veste viril che t’apprestai,
e per Verona parti...
Sarovvi io pur doman...
GILDA: Or venite...
RIGOLETTO: Impossibil.
GILDA: Tremo.
RIGOLETTO: Va!
(Il Duca e Maddalena stanno fra loro parlando, ridendo e bevendo. Rigoletto va
dietro la casa, e ritorna con Sparafucile, contandogli delle monete)
Atto Terzo - Scena IV
Sparafucile, Rigoletto, il Duca e Maddalena
RIGOLETTO: Venti scudi hai tu detto?... Eccone dieci;
e dopo l’opra il resto.
Ei qui rimane?
SPARAFUCILE: Sì.
RIGOLETTO: Alla mezzanotte ritornerò.
SPARAFUCILE: Non cale.
A gettarlo nel fiume basto io solo.
RIGOLETTO: No, no, il vo’ far io stesso.
SPARAFUCILE: Sia!... Il suo nome?
RIGOLETTO: Vuoi saper anche il mio?
Egli è Delitto, Punizion son io.
(Parte. Entro le scene si vedrà un lampo)
Atto Terzo - Scena V
Detti meno Rigoletto
SPARAFUCILE: La tempesta è vicina!...
più scura fia la notte.
DUCA: (per prenderla) Maddalena...
MADDALENA: (sfuggendogli) Aspettate... mio fratello
viene...
DUCA: Che importa?
MADDALENA: Tuona!
SPARAFUCILE: (entrando in casa) E pioverà fra poco.
DUCA: Tanto meglio!
(a Sparafucile)
Tu dormerai in scuderia...
all’inferno... ove vorrai.
pag. 35
DUCA: Ogni saggezza chiudesi
nel gaudio e nell’amore...
(le prende la mano)
La bella mano candida!...
MADDALENA: Scherzate voi, signore.
DUCA: No, no.
MADDALENA: Son brutta.
DUCA: Abbracciami.
GILDA: Iniquo!
MADDALENA: Ebro!...
DUCA: (ridendo) D’amor ardente.
MADDALENA: Signor l’indifferente,
vi piace canzonar?
DUCA: No, no, ti vo’sposar.
MADDALENA: Ne voglio la parola...
DUCA: Amabile figliuola!
RIGOLETTO: (a Gilda che avrà tutto osservato ed inteso) E non ti basta ancor?
GILDA: Iniquo traditor!
DUCA: Bella figlia dell’amore,
schiavo son de’vezzi tuoi;
con un detto sol tu puoi
le mie pene consolar.
Vieni e senti del mio core
il frequente palpitar.
Con un detto sol tu puoi
le mie pene consolar.
MADDALENA: Ah! ah! rido ben di core,
chè tai baje costan poco,
quanto valga il vostro gioco,
mel credete so apprezzar.
Sono avvezza, bel signore
Ad un simile scherzar.
GILDA: Ah così parlar d’amore
a me pur l’infame ho udito!
Infelice cor tradito,
per angoscia non scoppiar,
Perché o credulo mio core,
un tal uomo dovevi amar!
RIGOLETTO: (a Gilda) Taci, il piangere non vale;
Ch’ei mentiva or sei sicura...
Taci, e mia sarà la cura
la vendetta d’affrettar.
Pronta fia sarà fatale,
io saprollo fulminar.
pag. 34
RIGOLETTO Pietà delle mie pene...
Solo, difforme, povero,
Per compassion mi amò,
Moria... le zolle coprano
Lievi quel capo amato...
Sola or tu resti al misero...
O Dio, sii ringraziato!...
(Singhiozzando)
GILDA: Quanto dolor!... che spremere
Sì amaro pianto può?
Padre, non più, calmatevi...
Mi lacera tal vista...
Il nome vostro ditemi,
Il duol che sì v’attrista...
RIGOLETTO: A che nomarmi?... è inutile!...
Padre ti sono, e basti...
Me forse al mondo temono,
D’alcuno ho forse gli asti...
Altri mi maledicono...
GILDA: Patria, parenti, amici
Voi dunque non avete?
RIGOLETTO: Patria!... parenti!... dici?...
Culto, famiglia, patria,
(con effusione)
Il mio universo è in te!
GILDA: Ah se può lieto rendervi,
Gioia è la vita a me!
Già da tre lune son qui venuta,
Né la cittade ho ancor veduta;
Se il concedete, farlo or potrei...
RIGOLETTO: Mai?... mai!... uscita, dimmi unqua sei?
GILDA: No.
RIGOLETTO: Guai!
GILDA: (Che dissi!)
RIGOLETTO: Ben te ne guarda!
(Potrien seguirla, rapirla ancora!
Qui d’un buffone si disonora
La figlia, e ridesi... Orror!) Olà?
(Verso la casa)
Atto Primo - Scena X
Detti e Giovanna dalla casa.
pag. 19
GIOVANNA: Signor!
RIGOLETTO: Venendo, mi vede alcuno?
Bada, di’ il vero...
GIOVANNA: Ah no, nessuno.
RIGOLETTO: Sta ben... la porta che dà al bastione
È sempre chiusa?
GIOVANNA: Lo fu e sarà.
RIGOLETTO: Veglia, o donna, questo fiore
(a Giovanna)
Che a te puro confidai
Veglia attenta, e non sia mai
Che s’offuschi il suo candor.
Tu dei venti dal furore
Ch ‘altri fiori hanno piegato
Lo difendi, e immacolato
Lo ridona al genitor
GILDA: Quanto affetto!... quali cure!
Che temete, padre mio?
Lassù in cielo, presso Dio
Veglia un angiol protettor.
Da noi stoglie le sventure
Di mia madre il priego Santo;
Non fia mai divelto o infranto
Questo a voi diletto fior.
Atto Primo - Scena XI
Detti ed il Duca in costume borghese dalla strada.
RIGOLETTO: Alcuno è fuori...
(Apre la porta della corte e, mentre esce a guardar sulla strada, il Duca guizza
furtivo nella corte e si nasconde dietro l’albero, gettando a Giovanna una borsa la
fa tacere)
GILDA: Cielo!
Sempre novel sospetto...
RIGOLETTO: (a Gilda tornando) Alla chiesa vi seguiva mai nessuno?
GIOVANNA: Mai.
DUCA: (Rigoletto!)
RIGOLETTO: Se talor qui picchiano
Guardatevi da aprir...
GIOVANNA: Nemmeno al duca...
RIGOLETTO: Meno che a tutti a lui...
Mia figlia addio.
pag. 20
DUCA: La donna è mobile
qual piuma al vento,
muta d’accento e di pensiero.
Sempre un amabile
leggiadro viso,
in pianto o in riso, è menzognero.
È sempre misero
chi a lei s’affida,
chi le confida mal cauto il core!
Pur mai non sentesi
felice appieno
chi su quel seno non liba amore!
(Sparafucile rientra con una bottiglia di vino e due bicchieri che depone sulla
tavola, quindi batte col pomo della sua lunga spada due colpi al soffitto. A quel
segnale una ridente giovane, in costume di zingara, scende a salti la scala. Il Duca
corre per abbracciarla, ma ella gli sfugge. Frattanto Sparafucile, uscito sulla via,
dice a parte a Rigoletto)
SPARAFUCILE: È là il vostr’uomo... viver dee o morire?
RIGOLETTO: Più tardi tornerò l’opra a compire.
(Sparafucile si allontana dietro la casa lungo il fiume)
Atto Terzo - Scena III
Gilda e Rigoletto sulla via, il Duca e Maddalena nel piano terreno
DUCA: Un dì, si ben rammentomi,
o bella, t’incontrai...
mi piacque di te chiedere,
e intesi che qui stai.
Or sappi, che d’allora
sol te quest’alma adora.
GILDA: Iniquo!...
MADDALENA: Ah, ah!... e vent’altre appresso
le scorda forse a desso?
Ha un’aria il signorino da vero libertino...
DUCA: (per abbracciarla) Sì... un mostro son...
GILDA: Ah padre mio!...
MADDALENA: Lasciatemi, stordito.
DUCA: Ih, che fracasso!
MADDALENA: Stia saggio.
DUCA: E tu sii docile,
non farmi tanto chiasso.
pag. 33
Atto Terzo
Atto Terzo - Scena I
Deserta sponda del Mincio. A sinistra è una casa a due piani, mezzo diroccata,
la cui fronte, volta allo spettatore, lascia vedere per una grande arcata l’interno
d’una rustica osteria al pian terreno, ed una rozza scala che mette al granaio, entro
cui, da un balcone senza imposte, si vede un lettuccio. Nella facciata che guarda la
strada è una porta che s’apre per dietro; il muro poi è sì pieno di fessure che dal
di fuori si può facilmente scorgere quanto avviene nell’interno. Il resto del teatro
rappresenta la destra parte del Mincio, che nel fondo scorre dietro un parapetto in
mezza ruina; al di là del fiume è Mantova. È notte.
Gilda e Rigoletto, inquieto, sono sulla strada. Sparafucile nell’interno dell’osteria,
seduto sopra una tavola, sta ripulendo il suo cinturone senza nulla intendere di
quanto accade al di fuori.
RIGOLETTO: E l’ami?
GILDA: Sempre.
RIGOLETTO: Pure
tempo a guarirne t’ho lasciato.
GILDA: Io l’amo.
RIGOLETTO: Povero cor di donna!.. Ah il vile infame!..
Ma ne avrai vendetta, o Gilda...
GILDA: Pietà, mio padre...
RIGOLETTO: E se tu certa fossi
ch’ei ti tradisse, l’ameresti ancora?
GILDA: Nol so... ma pur m’adora.
RIGOLETTO: Egli!
GILDA: Sì.
RIGOLETTO: (la conduce presso una delle fessure del muro, ed ella vi guarda)
Ebben, osserva dunque.
GILDA: Un uomo vedo.
RIGOLETTO: Per poco attendi.
Atto Terzo - Scena II
Detti e il Duca, che, in assisa di semplice ufficiale di cavalleria, entra nella sala
terrena per una porta a sinistra.
GILDA: (trasalendo) Ah padre mio!
DUCA: (a Sparafucile) Due cose, e tosto...
SPARAFUCILE: Quali?
DUCA: Una stanza e del vino...
RIGOLETTO: Son questi i suoi costumi!
SPARAFUCILE: Oh il bel zerbino!
pag. 32
(entra nell’interno)
DUCA: (Sua figlia!)
GILDA: Addio, mio Padre.
(S’abbracciano e Rigoletto parte chiudendosi dietro la porta)
Atto Primo - Scena XII
Gilda, Giovanna, il Duca nella corte, poi Ceprano e Borsa a tempo sulla via.
GILDA: Giovanna, ho dei rimorsi...
GIOVANNA E perché mai?
GILDA: Tacqui che un giovin ne seguiva al tempio.
GIOVANNA: Perché ciò dirgli?... l’odiate dunque
Cotesto giovin, voi?
GILDA: No, no, ché troppo è bello e spira amore...
GIOVANNA: E magnanimo sembra e gran signore.
GILDA: Signor né principe - io lo vorrei;
Sento che povero - più l’amerei.
Sognando o vigile - sempre lo chiamo.
E l’alma in estasi - gli dice t’a...
DUCA: (esce improvviso, fa cenno a Giovanna d’andarsene, e inginocchiandosi a’ piedi di Gilda termina la frase): T’amo!
T’amo ripetilo - sì caro accento,
Un puro schiudimi - ciel di contento!
GILDA: Giovanna?... Ahi misera! -non v’è più alcuno
Che qui rispondami!... - Oh Dio!... nessuno!...
DUCA: Son io coll’anima - che ti rispondo...
Ah due che s’amano - son tutto un mondo!...
GILDA: Chi mai, chi giungere - vi fece a me?
DUCA: S’angelo o demone - che importa a te?
Io t’amo...
GILDA: Uscitene.
DUCA: Uscire!... adesso!...
Ora che accendene - un fuoco istesso!...
Ah inseparabile - d’amore il dio
Stringeva, o vergine, - tuo fato al mio! È il sol dell’anima, - la vita è amore,
Sua voce è il palpito - del nostro core...
E fama e gloria, - potenza e trono.
Terrene, fragili - cose qui sono.
Una pur avvene - sola, divina,
È amor che agli angeli - più ne avvicina!
Adunque amiamoci, - donna celeste,
D’invidia agli uomini - sarò per te.
pag. 21
GILDA: (Ah de’ miei vergini - sogni son queste
Le voci tenere - sì care a me!)
DUCA: Che m’ami, deh ripetimi...
GILDA: L’udiste.
DUCA: Oh me felice!
GILDA: Il nome vostro ditemi...
Saperlo non mi lice?
CEPRANO: Il loco è qui...
(A Borsa dalla via)
DUCA (pensando): Mi nomino...
BORSA: Sta ben...
(A Ceprano e partono)
DUCA: Gualtier Maldè...
Studente sono... povero...
GIOVANNA: (tornando spaventata) Romor di passi è fuore...
GILDA: Forse mio padre...
DUCA: (Ah cogliere
Potessi il traditore
Che sì mi sturba!)
GILDA: (a Giovanna) Adducilo
Di qua al bastione... ite...
DUCA: Di’ m’amerai tu?...
GILDA: E voi?
DUCA: L’intera vita... poi...
GILDA: Non più... non più... partite...
A 2 DUCA E GILDA: Addio... speranza ed anima
Sol tu sarai per me.
Addio... vivrà immutabile
L’affetto mio per te.
(Il Duca entra in casa scortato da Giovanna. Gilda resta fissando la porta ond’è partito)
Gilda
Atto Primo - Scena XIII
GILDA: Gualtier Maldè!... nome di lui sì amato,
Scolpisciti nel core innamorato!
Caro nome che il mio cor
Festi primo palpitar,
Le delizie dell’amor
Mi dêi sempre rammentar!
Col pensiero il mio desir
pag. 22
pag. 31
RIGOLETTO: Ah!
(da sè)
(Solo per me l’infamia
a te chiedeva, o Dio...
ch’ella potesse ascendere
quanto caduto er’io...
Ah presso del patibolo
bisogna ben l’altare!..
ma tutto ora scompare...
l’altare... si rovesciò!)
(a Gilda)
Piangi! piangi fanciulla, fanciulla piangi...
scorrer, scorrer fa il pianto sul mio cor.
GILDA: Padre, in voi parla un angel
per me consolator.
RIGOLETTO: Compiuto pur quanto a fare mi resta...
lasciare potremo quest’aura funesta.
GILDA: Sì
RIGOLETTO: (da sè) (E tutto un sol giorno cangiare potè)
Atto Secondo - Scena VII
Detti, un usciere e il Conte di Monterone che attraversa la scena fra gli alabardieri
Usciere: (alle guardie) Schiudete... ire al carcere Monteron dee.
MONTERONE: (fermandosi verso il ritratto del Duca)
Poichè fosti invano da me maledetto,
nè un fulmine o un ferro colpiva il tuo petto,
felice pur anco, o duca, vivrai!...
(esce fra le guardie dal mezzo)
RIGOLETTO: No, vecchio t’inganni... un vindice avrai!
Atto Secondo - Scena VIII
Rigoletto e Gilda
RIGOLETTO: (con impeto volto al ritratto) Sì, vendetta, tremenda vendetta
di quest’anima è solo desio...
di punirti già l’ora saffretta,
che fatale per te tuonerà.
Come fulmin scagliato da Dio,
te colpire il buffone saprà.
GILDA: O mio padre, qual gioja feroce
balenarvi ne gl’occhi vegg’io!..
Perdonate, a noi pure una voce
GILDA: di perdono dal cielo verrà,
(Mi tradiva, pur l’amo, gran Dio!
per l’ingrato ti chiedo pietà!)
(escono dal mezzo)
pag. 30
GILDA A te ognora volerà,
E pur l’ultimo sospir,
Caro nome, tuo sarà.
(Entra in casa e comparisce sul terrazzo con una lucerna per vedere ancora una
volta il creduto Gualtiero, che si suppone partito dall’altra parte)
Atto Primo - Scena XIV
Marullo, Ceprano, Borsa, Cortigiani armati e mascherati dalla via. Gilda sul
terrazzo che tosto rientra.
BORSA (indicando Gilda al Coro): È là.
CEPRANO: Miratela...
CORO: Oh quanto è bella!
MARULLO: Par fata od angiol.
CORO: L’amante è quella
Di Rigoletto!
Atto Primo - Scena XV
Detti e Rigoletto concentrato.
RIGOLETTO: (Riedo!... perché?)
BORSA: Silenzio... all’opra... badate a me.
RIGOLETTO: (Ah da quel vecchio fui maledetto!)
(Urta in Borsa)
 
Chi è là?
BORSA:(ai compagni) Tacete... c’è Rigoletto.
CEPRANO: Vittoria doppia!... l’uccideremo...
BORSA: No, ché domani più rideremo...
MARULLO: Or tutto aggiusto...
RIGOLETTO: (Chi parla qua?)
MARULLO: Ehi Rigoletto?... Di’?
RIGOLETTO: (con voce terribile) (Chi va là)
MARULLO: Eh non mangiarci!... Son...
RIGOLETTO: Chi?
MARULLO: Marullo.
RIGOLETTO: In tanto bujo lo sguardo è nullo.
MARULLO: Qui ne condusse ridevol cosa...
Torre a Ceprano vogliam la sposa.
RIGOLETTO: (Ohimè respiro!...)
Ma come entrare?
MARULLO: (piano a Ceprano) La vostra chiave?
(A Rigoletto)
Non dubitare
pag. 23
MARULLO: Non dee mancarci lo stratagemma..
(Gli dà la chiave avuta da Ceprano)
Ecco le chiavi...
RIGOLETTO: Sento il tuo stemma.
(Palpandole)
(Ah terror vano fu dunque il mio!)
(Respirando)
N’è là il palazzo... con voi son ‘io.
MARULLO: Siam mascherati...
RIGOLETTO: Ch’io pur mi mascheri
A me una larva?
MARULLO: Sì, pronta è già.
Terrai la scala...
(Gli mette una maschera, e nello stesso tempo lo benda con un fazzoletto, e lo pone
a reggere una scala, che avranno appostata al terrazzo)
RIGOLETTO: Fitta è la tenebra...
MARULLO: (ai compagni) La benda cieco e sordo il fa.
TUTTI: Zitti, zitti moviamo a vendetta,
Ne sia colto or che meno l’aspetta.
Derisore sì audace costante
A sua volta schernito sarà!...
Cheti, cheti, rubiamgli l’amante,
E la corte doman riderà.
(Alcuni salgono al terrazzo, rompon la porta del primo piano, scendono, aprono ad
altri ch’entrano dalla strada, e riescono, trascinando Gilda, la quale avrà la bocca
chiusa da un fazzoletto. Nel traversare la scena, ella perde una sciarpa)
GILDA (da lontano): Soccorso, padre mio...
CORO: Vittoria!...
GILDA: (Più lontano) Aita!
RIGOLETTO: Non han finito ancor!...
qual derisione!...
(Si tocca gli occhi)
Sono bendato!...
(Si strappa impetuosamente la benda e la maschera, ed al chiarore d’una lanterna
scordata riconisce la sciarpa, vede la porta aperta, entra, ne trae Giovanna
spaventata: la fissa con istupore, si strappa i capelli senza poter gridare;
finalmente, dopo molti sforzi esclama:
Ah!... la maledizione!!
(sviene)
pag. 24
RIGOLETTO: Dio! mia Gilda!..
Signori... in essa... è tutta la mia famiglia...
Non temer più nulla, angelo mio...
(ai Cortigiani)
fu scherzo!.. non è vero? Io che pur piansi orrido...
(a Gilda)
E tu a che piangi?..
GILDA: Ah l’onta, padre mio...
RIGOLETTO: Cielo! Che dici?
GILDA: Arrosir voglio innanzi a voi soltanto...
RIGOLETTO: (rivolto al Cortigiani con imperioso modo)
Ite di qua, voi tutti...
Se il duca vostro d’appressarsi osasse,
ch’ei non entri, gli dite, e ch’io ci sono.
(si abbandona sul seggiolone)
BORSA, MARULLO, CEPRANO: (tra loro) Coi fanciulli e co’dementi
spesso giova il simular.
Partiam pur, ma quel ch’ei tenti
non lasciamo d’osservar.
(partono)
Atto Secondo - Scena VI
Rigoletto e Gilda
RIGOLETTO: Parla... siam soli...
GILDA: (Ciel dammi coraggio!)
Tutte le feste al tempio
mentre pregava Iddio,
bella e fatale un giovine
offriasi al guardo mio...
se i labbri nostri tacquero,
dagl’occhi il cor, il cor parlò.
Furtivo fra le tenebre
sol ieri a me giungeva...
Sono studente, povero,
commosso mi diceva,
e con ardente palpito
amor mi protestò.
Partì... il mio core aprivasi
a speme più gradita,
quando improvvisi apparvero
color che m’han rapita,
e a forza qui m’addussero
nell’ansia più crudel.
pag. 29
RIGOLETTO: (che a parte è stato attentissimo al dialogo, balzando improvviso tra loro prorompe) Ah! ella è qui dunque!.. Ella è col Duca!..
BORSA, MARULLO, CEPRANO: Chi?
RIGOLETTO: La giovin che sta notte al mio tetto rapiste...
Ma la saprò riprender... Ella è la...
BORSA, MARULLO, CEPRANO: Se l’amante perdesti, la ricerca altrove.
RIGOLETTO: Io vo’ mia figlia...
BORSA, MARULLO, CEPRANO: La sua figlia!..
RIGOLETTO: Sì... la mia figlia... D’una tal vittoria...
che?.. adesso non ridete?..
(corre verso la porta, ma i cortigiani gli attraversano il passaggio)
Ella è la!.. la vogl’io... la rendete.
Cortigiani, vil razza dannata,
per qual prezzo vendeste il mio bene?
A voi nulla per l’oro sconviene!..
ma mia figlia è impagabil tesor.
La rendete... o se pur disarmata,
questa man per voi fora cruenta;
nulla in terra più l’uomo paventa,
se dei figli difende l’onor.
(si getta ancora sulla porta che gli è nuovamente contesa)
Quella porta, assassini, assassini, m’aprite,
la porta, la porta, assassini, m’aprite.
(lotta alquanto coi cortigiani, poi torna spossato sul davanti della scena)
Ah! voi tutti a me contro venite!..
(piange)
tutti contra me!.. Ah!..
Ebben, piango... Marullo... signore,
tu ch’hai l’alma gentil come il core,
dimmi tu dove l’hanno nascosta?..
È là? non è vero? ... tu taci!.. ohimè!
(piange)
Miei signori.. perdono, pietate...
al vegliardo la figlia ridate...
ridonarla a voi nulla ora costa,
tutto al mondo è tal figlia per me.
Atto Secondo - Scena V
Detti e Gilda ch’esce dalla stanza a sinistra e si getta nelle braccia del padre
GILDA: Mio padre!
pag. 28
Atto Secondo
Atto Secondo - Scena I
Salotto nel palazzo ducale. Vi sono due porte laterali, una maggiore nel fondo che
si chiude. Al suoi lati pendono i ritratti, in tutta figura, a sinistra del Duca, a destra
della sua sposa. V’ha un seggiolone presso una tavola coperta di velluto e altri
mobili
(Entra il Duca agitatissimo)
DUCA: Ella mi fu rapita!
E quando, o ciel... ne’brevi istanti, prima
che il mio presagio interno
sull’orma corsa ancora mi spingesse!
Schiuso era l’uscio!... e la magion deserta!
E dove ora sarà quell’angiol caro?...
colei che prima potè in questo core
destar la fiamma di costanti affetti?...
colei sì pura, al cui modesto sguardo
quasi spinto a virtù talor mi credo!...
Ella mi fu rapita!
E chi l’ardiva?... Ma ne avrò vendetta
lo chiede il pianto della mia diletta.
Parmi veder le lagrime
scorrenti da quel ciglio,
quando fra il dubbio e l’ansia
del subito periglio,
dell’amor nostro memore,
Il suo Gualtier chiamò.
Ned ei potea soccorrerti,
cara fanciulla amata,
ei che vorria coll’anima
farti quaggiù beata;
ei che le sfere agli angeli,
per te non invidiò.
(entrano frettolosi i cortigiani)
Atto Secondo - Scena II
Marullo, Ceprano, Borsa ed altri Cortigiani
BORSA, MARULLO, CEPRANO: Duca, duca?
DUCA: Ebben?
pag. 25
BORSA, MARULLO, CEPRANO: L’amante fu rapita a Rigoletto.
DUCA: Come? e donde?
BORSA, MARULLO, CEPRANO: Dal suo tetto.
DUCA: Ah, ah! dite, come fu?
(siede)
BORSA, MARULLO, CEPRANO: Scorrendo uniti remota via,
brev’ora dopo caduto il dì,
come previsto ben s’era in pria,
rara beltà ci si scoprì.
Era l’amante di Rigoletto,
che, vista appena, si dileguò.
Già di rapirla s’avea il progetto,
quando il buffone vêr noi spuntò;
che di Ceprano noi la contessa
rapir volessimo, stolto credé;
la scala, quindi, all’uopo messa,
bendato, ei stesso ferma tenè.
Salimmo, e rapidi la giovinetta
a noi riusciva quindi asportar.
Quand’ei s’accorse della vendetta
restò scornato ad imprecar, ad imprecar.
DUCA: (da sè) (Cielo! è dessa!..la mia diletta!)
(al coro)
Ma dove or trovasi la poveretta?
BORSA, MARULLO, CEPRANO: Fu da noi stessi addotta or qui.
DUCA: (da sè) (Ah, tutto il ciel non mi rapì!)
(da sè, alzandosi con gioia)
(Possente amor mi chiama,
volar io deggio a lei;
il serto mio darei
per consolar quel cor.
Ah! sappia alfin chi l’ama,
conosca alfin chi sono,
apprenda ch’anco in trono
ha degli schiavi Amor)
(Esce frettoloso dal mezzo)
BORSA, MARULLO, CEPRANO: Oh qual pensier or l’agita,
come cangiò d’umor!)
Atto Secondo - Scena III
Marullo, Ceprano, Borsa, altri Cortigiani, poi Rigoletto
MARULLO: Povero Rigoletto!
pag. 26
RIGOLETTO: (entro la scena)
La rà, la rà, la la, la rà, la rà, la rà, la rà la rà, la la, la rà, la rà.
TUTTI: Ei vien! Silenzio.
(Rigoletto entra in scena affettando indifferenza)
BORSA, MARULLO, CEPRANO: Oh buon giorno, Rigoletto...
RIGOLETTO: (Han tutti fatto il colpo!)
CEPRANO: Ch’hai di nuovo, buffon?..
RIGOLETTO: (contraffacendo Ceprano) Ch’hai di nuovo, buffon?..
Che dell’usato più nojoso voi siete.
BORSA, MARULLO, CEPRANO: (ridendo) Ah! ah! ah!
RIGOLETTO: (aggirandosi per la scena)
La rà, la rà, la la la rà, la rà, la rà, la rà.
(spiando inquieto dovunque)
(Ove l’avran nascosta?)
BORSA, MARULLO, CEPRANO: Guardate com’è inquieto!
RIGOLETTO:
La rà, la rà, la rà, la rà, la rà, la rà, la rà, la rà, la rà, la rà, la rà.
BORSA, MARULLO, CEPRANO: Sì! sì! guardate com’è inquieto!
RIGOLETTO: (a Marullo) Son felice
che nulla a voi nuocesse
l’aria di questa notte.
MARULLO: Questa notte!..
RIGOLETTO: Sì... Oh fu il bel colpo!..
MARULLO: S’ho dormito sempre!
RIGOLETTO: Ah, voi dormiste!.. Avrò dunque sognato!..
(S’allontana cantarellando, e visto un fazzoletto lo afferra)
La rà, la rà, la la, la rà, la rà, la rà, la la.
BORSA, MARULLO, CEPRANO: (Ve’, come tutto osserva!)
RIGOLETTO: (gettando il fazzoletto) Non è il suo. Dorme il Duca tuttor?
BORSA, MARULLO, CEPRANO: Sì, dorme ancora.
Atto Secondo - Scena IV
Detti e un Paggio della Duchessa
PAGGIO: Al suo sposo parlar vuol la Duchessa.
CEPRANO: Dorme.
PAGGIO: Qui or or con voi non era?..
BORSA: È a caccia...
PAGGIO: Senza paggi!.. senz’armi!..
BORSA, MARULLO, CEPRANO: E non capisci
che per ora vedere non può alcuno?..
pag. 27
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libretto rigoletto - Teatro Consorziale di Budrio