Direttore Responsabile: Pierpaolo Zucchetti
Editore:
Editrice Europea srl - società unipersonale
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Centro Uffici Time for Business
Via Guicciardi, 7 - 42122 Reggio Emilia (sede legale)
P. Iva 12173350153
Strategia Europea
sulla disabilità 2010-2020
pagina 3
Accessibilità
pagina 4
Partecipazione
pagina 9
Uguaglianza
pagina 17
Occupazione
pagina 20
Istruzione e Formazione
pagina 23
Protezione Sociale
pagina 27
Salute
pagina 31
Attuazione
pagina 37
Testata: Guida del Cittadino
Autorizzazione del Tribunale di Reggio Emilia n. 939
del 23/01/1997
Supplemento al n. 20 della
“Guida del Cittadino”
Data prima pubblicazione: 31 Marzo 2014
Aggiornamento: 30 Giugno 2014
2
Strategia Europea
Strategia europea sulla
disabilità 2010-2020
Il 15 novembre 2010 l'Unione
europea ha adottato la nuova
Strategia europea per la disabilità 2010-2020, una strategia
che promuove le pari opportunità per le persone con disabilità con l'obiettivo di mettere
loro in condizione di esercitare
tutti i loro diritti e di beneficiare
di una piena partecipazione alla
società e all'economia europea.
I risultati del piano d'azione
dell'UE a favore delle persone
con disabilità 2003-2010 costituiscono il punto di partenza
per arrivare al quadro più
ampio dell'attuazione della
Convenzione ONU.
Diritti delle Persone con disabilità
cittadinanza dell'Unione. Questa
strategia deve contribuire a:
• eliminare gli ostacoli alla
mobilità delle persone disabili,
in qualità di individui, consumatori, studenti, attori economici
e politici;
• garantire la qualità dell'assistenza ospedaliera e dell’accoglienza in residenze specializzate, grazie al finanziamento dei
fondi strutturali;
• garantire l’accessibilità di organizzazioni, strutture e servizi,
inclusi quelli sportivi e culturali.
Uguaglianza
Sono state individuate otto
aree di intervento: l'accessibilità, la partecipazione, l'uguaglianza, l'occupazione, l'istruzione e la formazione, la protezione sociale, la salute e le azioni esterne.
Occorre attuare una serie di
politiche attive per promuovere
l’uguaglianza a livello europeo e
negli
Stati
membri.
La Commissione garantirà inoltre
la piena applicazione della legislazione europea in materia di
lotta contro le discriminazioni
fondate sulla disabilità e, in particolare,
della
direttiva
2000/78/CE a favore della parità
di trattamento in materia di
occupazione e di lavoro.
Accessibilità
Occupazione
Le persone disabili devono
avere accesso ai beni, ai servizi
e ai dispositivi di assistenza.
Inoltre, deve essere assicurato
loro, su una base di uguaglianza
con gli altri, l’accesso ai trasporti, alle strutture, alle tecnologie
dell’informazione e della comunicazione.
L’azione europea deve permettere un aumento del numero
dei lavoratori disabili sul mercato del lavoro aperto, in particolare attraverso l’elaborazione di
politiche attive dell’occupazione e il miglioramento dell’accessibilità ai luoghi di lavoro.
È necessario inoltre agire in collaborazione con le parti sociali
per favorire la mobilità intraprofessionale (anche nei laboratori
protetti), incoraggiare il lavoro
autonomo e migliorare la qualità del lavoro.
Le aree di intervento
Partecipazione
Le persone con disabilità devono
poter esercitare pienamente i
loro diritti fondamentali legati alla
3
Istruzione
e formazione
Gli allievi e gli studenti disabili
devono disporre di un sistema
d’istruzione accessibile e programmi d’istruzione permanente. Di conseguenza, la strategia
sostiene l’accessibilità dei sistemi educativi generali, le misure
di accompagnamento individuale e la formazione delle figure professionali del sistema
educativo.
Inoltre, occorre informare
meglio i disabili in merito alle
possibilità di formazione e di
mobilità, soprattutto nell’ambito dell’iniziativa Gioventù in
movimento e della strategia
Istruzione e formazione 2020.
Protezione sociale
I sistemi di protezione sociale
possono compensare le disparità di reddito, i rischi di povertà
ed esclusione sociale ai quali
sono esposti i disabili. In questo
contesto, è necessario valutare
le prestazioni e la sostenibilità
dei sistemi di protezione sociale, compresi i sistemi pensionistici, i programmi di alloggio
sociale e l’accesso ai servizi di
base. La strategia incoraggia
l’utilizzo dei fondi strutturali e
l’adozione di misure nazionali
adattate.
Salute
Le persone con disabilità devono disporre di un accesso equo
ai servizi e alle strutture sanitarie, compresi i centri di salute
mentale. Per garantire questo
principio di uguaglianza, i servizi devono avere un prezzo
accessibile ed essere adeguati
alle necessità specifiche delle
persone. Inoltre, particolare
attenzione va dedicata alla salute e alla sicurezza dei lavoratori
disabili.
Azione esterna
L’UE si impegna a promuovere i
diritti delle persone disabili a
livello internazionale. Essa agisce soprattutto nell’ambito
della politica di allargamento, di
vicinato e di aiuti allo sviluppo,
oltre che in seno a istanze internazionali come il Consiglio
d’Europa e l’ONU.
Attuazione
La strategia si fonda sull’impegno comune delle istituzioni
dell’UE e degli Stati membri.
Le loro azioni comuni puntano a:
• sensibilizzare la società sulle
problematiche legate alla disabilità e a promuovere i diritti dei
disabili;
• sviluppare le possibilità di
finanziamento europeo;
• migliorare la raccolta e il trattamento dei dati statistici;
• assicurare il monitoraggio dell’attuazione della convenzione
delle Nazioni Unite negli Stati
membri e in seno alle istituzioni
europee.
Accessibilità al Web
Accessibilità
Forum
Europeo
sulla
Disabilità
Il Forum Europeo sulla Disabilità
(EDF) è un’ Organizzazione non
Governativa indipendente che
rappresenta gli interessi di 80
milino di Europei con disabilità.
EDF è l’unica piattaforma europea messa in piedi da persone
con disabilità e dalle loro famiglie. Il Forum è una piattaforma
leader per i diritti dei disabili e si
propone per dare voce alle persone con disabilità in Europa.
EDF è stato creato nel 1996 per
essere sicuri che le decisioni
riguardanti le persone disabili
siano prese “con” e “da” persone disabili.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Accessibilità al web
Accessibilità al web significa un
sito internet o un servizio basato sul web (inclusi quelli per
apparecchi mobili) che sia facile
da utilizzare, semplice da trovare, essenziale nel funzionamento e nella interattività, il cui uso
sia sicuro e possa essere utilizzato in modo indipendente
anche da chi è disabile, garan-
tendo quindi la dignità di una
persona disabile in ogni circostanza, inclusi i casi di emergenza.
Questo non esclude l’uso di
dispositivi di supporto e di
comunicazione alternativa per
consentire l’accessibilità a particolari gruppi di persone con
disabilità qundo questo sia
necessario.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Accessibilità al web:
EDF a Bruxelles
Lo scorso 25 Aprile 2013, il
Movimento Europeo per la
Disabilità è stato invitato a partecipare alla riunione della
Commissione
Parlamentare
Europea per il mercato interno
e la protezione dei consumatori. Dal momento che invitare o
accettare personalità esterne da
parte della Commissione è un
evento del tutto eccezionale,
EDF ha accolto questo invito
come una buona opportunità di
portare al Parlamento Europeo
le opinioni di 80 milioni di persone con disabilità sull’accessibilità dei siti delle pubbliche
amministrazioni europee.
Rappresentato dal suo segretario, Rodolfo Cattani, EDF ha sot-
4
Accessibilità al Web
Accessibilità
tolineato durante l’assemblea
che l’accesso ai siti internet è
una pre-condizione necessaria
all’accesso all’istruzione, al lavoro, alla vita sociale e culturale
non solo per persone con disabilità, ma anche per molti altri
utenti, comprese le persone
anziane. “Più dei 2/3 dei siti pubblici non sono accessibili, ma la
realtà è anche peggiore: il 92%
dei siti che rilasciano servizi basici ai cittadini non sono accessibili ai disabili.
Si rende quindi necessaria una
legge che permetta agli Europei
con disabilità di raggiungere il
diritto all’informazione nello
stesso modo in cui lo raggiungono gli altri cittadini”, ha detto
Rodolfo Cattani, mettendo l’accento sulla necessità di cambiamenti nella proposta legislativa
corrente sull’accessibilità dei siti
della pubblica amministrazione.
“L’obiettivo della proposta di
legge è quello di allargarsi in
modo da interessare tutti i siti
telematici dei settori pubblici e i
siti che offrono servizi destinati
alla cittadinanza. La proposta
attuale è infatti limitata a settori
pubblici cui appartengono soltanto 12 categorie. Le 12 categorie stabilite sono un criterio
obsoleto dal momento che il
panorama offerto in rete si è
notevolmente incrementato dal
2001, quando è stato definito il
criterio stesso”.
Cosa si può migliorare
Il Movimento europeo per la
Disabilità (EDF) crede che soltanto una proposta di legge che
allarghi il suo obiettivo e rinforzi
il meccanismo possa produrre
un reale cambiamento.
Il Movimento è convinto che
l’obiettivo dell’attuale legislatura
sia troppo restrittivo e che l’obbligo di accessibilità debba
essere esteso a tutti i siti di organismi pubblici che erogano
direttamente servizi al pubblico,
come scuole, università, biblioteche, servizi di impiego, presidi
sanitari e trasporti pubblici.
Inoltre il Movimento europeo
per la Disabilità (EDF) è convinto
che senza un meccanismo di
supporto e un efficiente sistema
di monitoraggio che coinvolga le
persone con disabilità e i rappresentanti delle loro associazioni, la proposta di legge non
riuscirà ad assicurare l’accessibilità dei siti in questione.
L’accessibilità al web non
dovrebbe focalizzarsi soltanto
sulle persone disabili, ma anche
sui benefici finanziari e sociali in
generale.
Il ruolo del mercato è infatti
anche quello dell’inclusione
sociale, dell’eguaglianza, nondiscriminazione e giustizia sociale. Questo permetterebbe un
effettivo cambiamento per 80
milioni di cittadini europei con
disabilità.
(Fonte: www.edf-feph.org)
CON IL CUORE
PER LA
NOSTRA CITTA’
Rodolfo Cattani, segretario EDF in Parlamento a Bruxells
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Turismo Accessibile
Accessibilità
Treni bianchi: la disabilità sale sull'alta
velocità
Viaggerà su Italo il primo pellegrinaggio dell'Unitalsi Lombarda
a Loreto in alta velocità. I circa
400 pellegrini (volontari, anziani, disabili e malati) inaugureranno la tratta Milano - Ancona.
Metti insieme un’associazione
conosciuta da 110 anni per
essere “quella dei treni bianchi”
e un’azienda di trasporto ferroviario e il risultato è il primo pellegrinaggio ad alta velocità. I
protagonisti di questa iniziativa
sono l’Unitalsi (Unione nazionale trasporto ammalati a Lourdes
e Santuari internazionali) e Ntv Italo.
«La disabilità sale sull’alta velocità» annuncia Vittore De Carli,
presidente della Sezione
Lombarda di Unitalsi che ricorda la genesi dell’iniziativa che
porterà, dal 17 al 20 giugno,
circa 400 pellegrini, persone
con disabilità, anziani e volontari a Loreto. «Il punto di partenza è stato la ricerca di un
modo per accompagnare i
nostri anziani, gli ammalati e i
disabili offrendo loro un servizio sicuro, efficiente e a portata
di portafoglio» e la ricerca ha
portato a Italo che, proprio con
il viaggio da Milano di giugno,
inaugura la tratta Milano -
Ancona.
E la risposta è stata entusiasta:
circa 400 persone parteciperanno al pellegrinaggio che partirà da Milano Porta Garibaldi e
in tre ore raggiungerà Ancona
da dove con i pullman si arriverà a Loreto «per molte persone,
soprattutto per anziani e disabili, fare un viaggio in pullman di
quasi otto ore era un ostacolo
insormontabile» sottolinea De
Carli. Alla presentazione ufficiale del primo pellegrinaggio ufficiale di Unitalsi a bordo di Italo,
a Roma, accanto ai vertici nazionali dell’Unitalsi - il presidente
nazionale Salvatore Pagliuca e il
vice Dante D’Elpidio - c'erano il
presidente di Ntv, Antonello
Perricone, l’arcivescovo di
Loreto monsignor Giovanni
Tonucci e la madrina dell’iniziativa, l’atleta paralimpica nonché
volontaria dell’Unitalsi, Giusy
Versace.
Perricone nel sottolineare come
il pellegrinaggio dell’Unitalsi sia
il “battesimo” del servizio commerciale sulla tratta Milano Ancona che sarà ufficialmente
inaugurato a dicembre si è
detto particolarmente onorato
dell’iniziativa che, «è la prova
provata che Italo è un treno per
tutti. Siamo felici di questa unione tra Unitalsi e Ntv - Italo».
L’auspicio del presidente di Ntv
è che quello di giugno possa
diventare «il primo dei tanti
6
treni speciali dedicati al mondo
della solidarietà e dell’assistenza». Perricone ha anche rivelato
un retroscena personale «La
base di Italo è la stazione
Ostiense di Roma, ma per me
per molti anni ha voluto dire
treni bianchi, mia madre per
quarant’anni è stata una dama
dell’Unitalsi e la possibilità oggi
di agevolare i pellegrini e i malati che vogliono visitare Loreto è
una cosa che ci fa molto piacere».
(Fonte: www.vita.it)
Turismo Accessibile
Il turismo accessibile nasce dall’esigenza di mettere ogni persona con i suoi bisogni al centro del sistema turistico.
Il turismo accessibile è in un
certo senso l’espressione più
alta di questo obiettivo che è
prima di tutto un obiettivo di
civiltà, che rappresenta anche
un’indubbia attrattiva moderna
e attuale, che può riportare in
alto l’immagine del turismo italiano nel mondo. L’accessibilità,
ovvero sia l’assenza di barriere
architettoniche, culturali e sensoriali, è la condizione fondamentale per consentire la piena
fruizione del patrimonio turistico italiano.
Questa fruibilità dovrebbe essere estesa al sistema complessivo
dei trasporti, intermodalità,
medio e lungo raggio, su ruota,
rotaia e anche ai sistemi del trasporto locale. Quando si parla
di una destinazione turistica, si
fa riferimento al sistema turistico
locale, insomma al sistema dei
servizi e dell’offerta come per
esempio alla ristorazione, alla
balneazione,
alla
cultura
all’enogastronomia, ma anche
all’accessibilità urbana e alla
disponibilità di informazioni in
diversi formati.
Parlare di turismo accessibile
significa prima di tutto parlare di
un turismo attento alle esigenze
di tutti. Essere attenti ai bisogni
di tutti significa saper dare delle
risposte concrete ai bisogni dei
bambini, degli anziani, delle
mamme che spingono le carrozzine, delle persone con disabilità che si muovono lentamente,
che non vedono e non sentono, che hanno allergie o difficoltà di tipo alimentare, come
le persone affette da celiachia.
Questa cosa presuppone una
Turismo Accessibile
Accessibilità
qualità dell’offerta turistica
molto elevata, che si rivolge a
milioni di persone.
Affrontare un discorso sul turismo accessibile, significa saper
coniugare le ragioni dell’impresa
turistica con la capacità di
rispondere a una domanda di
ospitalità che deve avere come
requisiti fondanti, una diffusa
qualità per quel che riguarda
l’accoglienza, il dialogo e le
conoscenze tecniche.
Il concetto di turismo accessibile non si può ridurre alla sola
disabilità delle persone, dando
una immagine di esso, puramente medico-ospedaliera, perché
in questo modo si restringe in
ambiti ristretti un problema che
è molto più complesso e articolato. In sintesi, turismo accessibile significa stesso prezzo, stessa località e più turisti.
Stiamo parlando del concetto
di accoglienza in tutta la sua
accezione, che deve essere la
struttura portante del concetto
stesso di accoglienza legata
all’offerta turistica e non solo
per quel che concerne le barriere architettoniche e percettive, che fanno parte di un
discorso più ampio e complesso.
(Fonte:
www.diversamenteagibile.it)
spiaggia e mare siano sinonimi di
turismo ecosostenibile ed
accessibile. Il progetto coniuga
la sostenibilità ambientale e la
sostenibilità sociale, privilegiando l’uso di materiali eco-compatibili, fonti energetiche alternative e la creazione di un ambiente che sostiene la condivisione
di strutture e spazi, senza “ghettizzare” persone ed esigenze.
La nuova “Spiaggia LiberAtutti”
ha inaugurato un percorso di
modernizzazione delle strutture
ricettive balneari nell’ottica di
un turismo europeo, sia sostenibile che accessibile, attento al
contenimento degli impatti
ambientali
(sostenibilità
ambientale) quanto all’abbattimento delle barriere architettoniche (sostenibilità sociale).
Infatti, gli interventi ed opere
sono stati attuati per garantire
un’ampia accessibilità a 360° a
tutti i servizi dello stabilimento
dando opportune garanzie e
supporti ai diversabili per le attività di balneazione.
Ogni diversamente abile sarà
libero di poter scegliere il proprio stabilimento balneare valutando la qualità dei servizi offerti senza dover dipendere, come
oggi accade, dalla necessaria
quanto vincolante assistenza di
una persona.
(Fonte:
Spiaggia LiberAtutti
Il Bagno Giulia n°85 di Riccione
è la prima “SpiaggialiberAtutti”,
un progetto pilota nell’ambito
dell’accessibilità delle strutture
balneari: un’opportunità di adeguamento degli stabilimenti
verso un’offerta di qualità, dove
www.diversamenteagibile.it)
7
Turismo Accessibile
Accessibilità
Village for all
Salento per tutti
Village for all è una organizzazione no profit a carattere nazionale
che ha come obiettivo l’inclusione turistica e lo sport di tutti; con
le sue informazioni intende soddisfare i bisogni di tutti: famiglie
con bambini piccoli in passeggino, donne in gravidanza, anziani,
disabili e persone che vogliono
consumare una vacanza etica, un
turismo
accessibile.
L’Associazione visita tutti i villaggi
e campeggi con propri esperti
per raccogliere dati oggettivi
(misure, larghezze, dotazione dei
servizi), è impegnata nella formazione al personale e affianca gli
uffici tecnici per una assistenza
alla progettazione mirata alla realizzazione di un’accessibilità trasparente. Village for all è un network di villaggi e campeggi accessibili alle persone disabili e ad
oggi vi aderiscono 25 strutture
disseminate in tutta l’Italia turistica
che conta; tutte le informazioni
sono consultabili sul sito www.villageforall.net
Village for all è patrocinato da:
Ministero del Turismo; l’ENIT Agenzia Nazionale del Turismo;
FAITA - Federazione delle
Associazioni Italiane dei complessi turistico ricettivi all’Aria Aperta,
FISH - Federazione Italiana
Superamento Handicap, SiPuò Laboratorio Nazionale Turismo
Accessibile®
(Fonte: www.diversamenteagibile.it)
Offrire ai i turisti, nessuno escluso,
le stesse opportunità. È questa la
filosofia ispiratrice del progetto
Salento per tutti, un nuova sezione tematica del progetto di promozione turistica “Città aperte”
con cui l’Azienda di Promozione
Turistica di Lecce e l’Assessorato
al Mediterraneo, Cultura e
Turismo della Regione Puglia
hanno inteso rispondere alle esigenze di quanti - bambini, giovani, adulti - non hanno sufficiente
autonomia per assaporare tutti i
piccoli e grandi piaceri di una
vacanza. Certo, ci vuole molto
altro per rimediare agli errori (e
orrori) di miopia culturale del
8
passato perché, si sa, tutto nelle
città italiane - dagli alberghi agli
accessi al mare, dai bar ai ristoranti ai bagni pubblici - è strutturato per marcare differenze,
allungare distanze… in una parola, è costruito sulla separatezza.
Ma chi è nel Salento in vacanza o,
più semplicemente, vi arriva per
una visita fugace, oggi potrà contare su una rete di servizi mirati
che gli permetterà di accedere
agevolmente alle strutture balneari private e, con pari assistenza, di prendere il sole nelle spiagge cosiddette libere.
Mare e fondali non saranno più
off limits ai turisti non vedenti, per
i quali sono previsti immersioni
subacquee e corsi anche per i
bambini; alcuni sentieri dei parchi
e delle riserve naturali sono stati
selezionati per agevolarne la fruizione da parte dei disabili motori; mentre - grazie a tour in barca
- le persone fisicamente non
autosufficienti potranno ammirare le zone più suggestive della
costa salentina.
Non solo. I bellissimi centri storici
di alcune città d’arte - Lecce e
Galatina per iniziare - non avranno segreti: con la carrozzina ci si
potrà addentrare tra vicoli e chiese, cattedrali e castelli grazie a
tour guidati e gratuiti, opportunamente selezionati, che prevedono anche momenti di ristoro e
shopping.
(Fonte: www.diversamenteagibile.it)
Partecipazione
Campagna
europea
sulla libertà
di movimento
I trattati europei garantiscono
alcuni diritti fondamentali:
- Libertà di movimento delle
persone (tutti i cittadini di uno
stato membro europeo ha il
diritto di muoversi, lavorare,
studiare e vivere in un altro
paese membro)
- Libera movimentazione delle
merci (le merci prodotte in uno
stato membro europeo possono
essere vendute in un altro stato
membro a certe condizioni
- Libera fruizione dei servizi
(tutti i cittadini hanno il diritto
di dare e ricevere servizi in un
altro stato membro.
Nonostante questo, le persone
con disabilità non possono usufruire pienamente della loro
libertà di movimento ed hanno
difficoltà ad accedere ai canali
di distribuzione delle merci e
dei servizi, alle stesse condizioni di un altro cittadino europeo.
La Freedom Guide,
disponibile sul sito EDF
Libertà di movimento
Le persone disabili non hanno
le stesse opportunità delle persone non disabili: essi infatti
incontrano barriere nello studio, nel cercare un lavoro, nel
viaggiare, nel ricevere merci o
servizi o semplicemente nell’accedere alle informazioni.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Detrazione per le
spese di eliminazione
delle barriere
architettoniche
E' possibile fruire della detrazione Irpef del 36% sulle spese di
ristrutturazione edilizia (50%
per quelle effettuate nel periodo 26 giugno 2012 - 30 giugno
2013). Rientrano tra queste
spese quelle sostenute per l’eliminazione delle barriere architettoniche, riguardanti, ad
esempio, ascensori e montacarichi, elevatori esterni all’abitazione e le spese effettuate per
la realizzazione di strumenti
che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro
mezzo tecnologico, favoriscono la mobilità interna ed esterna delle persone portatrici di
handicap grave (articolo 3,
comma 3, L. 104/1992). La
detrazione per l’eliminazione
delle barriere architettoniche
non può essere fruita contemporaneamente alla detrazione
del 19% a titolo di spese sanitarie riguardanti i mezzi necessari
al sollevamento del disabile. La
detrazione del 19%, pertanto,
spetta soltanto sulla eventuale
parte di spesa eccedente la
quota già agevolata con la
detrazione del 36% (o del
50%).
Per le prestazioni di servizi rela-
9
tive all’appalto di questi lavori,
è inoltre applicabile l’aliquota
Iva agevolata del 4%, anziché
quella ordinaria del 21%.
“L’obiettivo della proposta di
legge è quello di allargarsi in
modo da interessare tutti i siti
telematici dei settori pubblici e
i siti che offrono servizi destinati alla cittadinanza. La proposta
attuale è infatti limitata a settori
pubblici cui appartengono soltanto 12 categorie. Le 12 categorie stabilite sono un criterio
obsoleto dal momento che il
panorama offerto in rete si è
notevolmente incrementato dal
2001, quando è stato definito il
criterio stesso”.
(www.agenziaentrate.gov.it)
Disabile? Anch'io
faccio sport estremo!
L’Associazione sportiva dilettantistica Free White Ski Team insieme a FIAT organizzano giornate
di sport per far vivere alle persone con disabilità fisico-motoria l'esperienza della montagna
senza barriere. Da 17 anni il
programma Autonomy di Fiat
realizza soluzioni tecniche per
chi ha ridotte capacità motorie,
in modo da permettergli di utilizzare qualunque modello di
vettura o veicolo commerciale
(Fiat, Lancia, Alfa Romeo,
Abarth,
Jeep
e
Fiat
Professional).
Il programma, lanciato in Italia e
successivamente esteso al
Brasile, opera attraverso 21
Centri di Mobilità, gestiti in collaborazione con associazioni
locali e centri di riabilitazione
motoria, autorità sanitarie e con
la Motorizzazione Civile. I centri
offrono una vasta gamma di servizi, dalla consulenza e supporto per affrontare l’iter burocratico, legale e tecnico alla prevalutazione dell’idoneità al conseguimento della patente speciale, alle prove su strada e alle
pratiche per il rinnovamento
della patente per diversamente
abili. I centri offrono, inoltre,
simulatori di guida per la misurazione delle capacità residue e
vetture multi-allestite per prove
dinamiche.
Autonomy, inoltre, organizza
annualmente eventi destinati
alla promozione dello sport per
dare a tutti, e non solo ai campioni, la possibilità di soddisfare
la propria passione sportiva.
Per info: www.freewhite.eu
(fonte: www.fiatspace.com)
Montagne Olimpiche e Paralimpiche OFF ROAD - 19/22 settembre 2012
Partecipazione
Diritto alla libertà
di movimento:
i montascale
Una barriera architettonica è un
impedimento agli spostamenti
di una persona, anziana o disabile, dovuto al posizionamento
o alla tipologia di elementi
costruiti dall'uomo. Le barriere
architettoniche sono quindi
qualcosa di strettamente legato
al concetto di libertà di muoversi, un aspetto fondamentale
per la valutazione della qualità
di vita di chiunque. Negli ultimi
anni la legislazione nazionale
ed europea è stata pian piano
migliorata fino a rendere obbligatorio l'adeguamento per una
serie di enti pubblici e privati a
questi principi di libertà di
movimento. Uno degli strumenti
più spesso utilizzati per l'abbattimento delle barriere architettoniche è l'installazione di
miniascensori o montascale (o
servoscala), impianti per il sollevamento di persone impossibilitate a salire autonomamente le
scale o a superare ostacoli.
Un montascale, ausilio
indispensabile alla libertà
di movimento
Libertà di movimento
I montascale devono rispondere a specifiche normative sia per
quanto riguarda gli aspetti edilizi (normativa per il superamento delle barriere architettoniche) sia per gli aspetti di prodotto (norme UNI).
Queste indicazioni normative
sono presenti in Italia da molti
anni, proprio in corrispondenza
alla comparsa sul mercato dei
primi prodotti e ausili dedicati
all'abbattimento delle barriere.
La prima norma UNI in materia è
infatti del 1991, sostituita nel
2009 da una norma più recente. La UNI EN 81-40:2009, versione ufficiale in lingua inglese
della norma europea EN 81-40,
specifica i requisiti di sicurezza
per la costruzione, fabbricazione, installazione, manutenzione
e lo smontaggio di servoscala
elettrici fissati alla struttura di un
edificio.
Nella legislazione italiana il riferimento normativo per gli aspetti edilizi dei montascale è contenuto nel DM 236/89,
"Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità,
l'adattabilità e la visitabilità degli
edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell'eliminazione delle
barriere architettoniche".
Il testo del Decreto Tecnico è
strutturato in due parti: alcuni
articoli più generali in cui vengono evidenziati i criteri progettuali e altri articoli che contengono le specifiche tecniche.
L'ordinamento italiano regolamenta poi anche quelle che
sono le "Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati", Legge 9
gennaio 1989, n. 13, che racco-
10
glie le categorie che hanno
diritto e le modalità per richiedere i contributi per l'installazione di montascale o servoscala nell'ottica di superamento
della barriere.
Tali norme valgono per la progettazione ed installazione di
ogni tipo di montascale, del
tipo con poltroncina per persona seduta, con piattaforma per
persona in piedi o con piattaforma per il trasporto di carrozzine. Categoria a parte è poi
costituita dai montascale mobili, ovvero privi di installazione
fissa, che possono essere trasportati ed usati in particolare
per il superamento di gradini o
dislivelli.
I montascale si confermano
quindi un indispensabile ausilio
per garantire a tutti una piena
libertà di movimento.
(Fonte: www.disabili.com)
Centri di mobilità
FIAT Autonomy
Sono strutture che offrono a
tutti i clienti disabili un aiuto
concreto per risolvere i problemi relativi alla guida di una vettura adattata alle proprie capacità. In ogni Centro il cliente
può testare le proprie capacità
motorie residue tramite speciali
simulatori, prendere confidenza
con i veicoli modificati e chiedere il parere di medici e fisioterapisti e degli operatori dei
centri stessi.
I Centri di Mobilità realizzati da
Fiat Group Automobiles vogliono garantire a tutti, concretamente e gratuitamente, la possibilità di testare e migliorare la
qualità del proprio movimento.
I clienti disabili hanno a propria
disposizione simulatori di guida
per valutare con precisione la
propria capacità motoria residua e vetture modificate per
provare la guida per la prima
volta o per testare nuovi adattamenti rispetto a quelli già posseduti.
Frequentando un Centro di
Mobilità il disabile può ottenere
un attestato che può facilitare il
compito di valutazione della
Commissione medica locale
durante la visita d'idoneità. Il
simulatore di guida è una sofisticata strumentazione elettronica
che valuta le capacità motorie,
visive e cognitive della persona
disabile e gli consente di prendere confidenza con le apparecchiature che utilizzerà sulla
vettura.
I simulatori sono disponibili per
le persone con disabilità sia agli
arti inferiori che agli arti superiori.
Per maggiori informazioni rivolgersi a: Ufficio Autonomy
Tel. 011 0037456
(Fonte: www.fiatautonomy.com)
Libertà di movimento
Partecipazione
Dalla carrozzina alla
barca… E le scogliere
non sono più uno
“scoglio”
Il Salento, si sa, è caratterizzato dalla bellezza della costa, la
quale, soprattutto nel versante
Adriatico, si contraddistingue
per la presenza di scogliere e
grotte dai colori vivi e dalle
geometrie fantasiose.
Il problema, anche questo lo si
sa, è nell’accessibilità. Alcuni
operatori lo hanno superato
attrezzando barche e postazioni di partenza delle stesse,
in modo che le persone con
disabilità motorie possano, per
un giorno, ritagliarsi la possibilità di vivere l’ebbrezza di navigare lungo i bellissimi tratti di
costa salentini. Le Leghe Navali,
in particolare quelle di Otranto
e San Foca, attente alla temati-
ca delle disabilità, hanno organizzato delle iniziative accessibili ai disabili motori e si stanno
attrezzando in tal senso.
Inoltre, è possibile effettuare
tour della Costa a pagamento
con la barca Mistral accessibile
ai disabili motori. Partenze
giornaliere da Otranto per
Santa Cesarea, Castro, Leuca.
Durante il tragitto è previsto il
pranzo a bordo.
Sono anche previste soste
bagni e visita alle grotte che
però spesso non sono accessibili ai disabili. Info: Società
Onda Blu
Info: (+39) 329 3137519 (+39) 329 8070991
(+39) 327 3640652
(Fonte: www.viaggiareinpuglia.it)
Albatros Progetto
Paolo Pinto
L’Associazione “Albatros progetto Paolo Pinto” nasce per
commemorare le gesta dell'avvocato barese Paolo Pinto, straordinario campione mondiale di
nuoto di gran fondo, autore di
epiche traversate.
Gli scopi principali dell'associazione sono sociali, morali, sportivi, ludici e ricreativi finalizzati
principalmente al miglioramento della vita di non vedenti e
ipovedenti nonché alla loro
integrazione sociale.
In quest'ottica l'incontro con
l'istruttore subacqueo Manrico
Volpi e le reciproche affinità di
STUDIO DENTISTICO
ASSOCIATO
Dott. Paolo Pignatti
e Dott. Stefano Arboit
SALUS
istituto radiologico
e fisiokinesiterapico
UNITI PER
VIVERE MEGLIO
DE PIZZOL
RENATO
MANFROI ANGELO
s.a.s.
11
Partecipazione
intenti in questo campo hanno
permesso di ideare, sviluppare
e mettere a punto il progetto di
elaborazione di una nuovissima
metodologia didattica per l'insegnamento dell'immersione
subacquea ai non vedenti.
Oggi questa metodica può vantare un periodo di applicazione
ormai consolidato - con tanto
di standard, supporti didattici,
manualistica pubblicata e diversi corsi già effettuati a Bari,
Gallipoli, Pulsano, Venezia, nel
pieno successo di tutti i partecipanti, comprese immersioni
particolari, come quelle sotto i
ghiacci, ecc. – che ne ha messo
in luce tutta l’efficacia. La novità radicale di questa metodologia, rispetto alla quale tutte
le altre appaiono rimaste ferme
ai pionieristici primordi di svariati anni fa (come testimoniano gli stessi protagonisti non
vedenti) consiste essenzialmente in un'impostazione rivoluzionaria che - con un'adeguata formazione del corpo
docente - riesce a soddisfare in
ogni fase un principio di “autonomia consapevole” del non
vedente e, al contempo, di
autentica
“conoscenza
ambientale” da parte sua.
In pratica, l'ottenimento tangibile dell'obiettivo di considerare il non vedente non più solo
trasportabile passivamente sott'acqua, bensì protagonista
assoluto di sé stesso in immersione, con l'apporto del suo
accompagnatore limitato al
solo ruolo che il cane-guida ha
nella vita di tutti i giorni. In sin-
Libertà di movimento
tesi non più un disabile bensì
un subacqueo a tutti gli effetti,
che può effettuare turismo
subacqueo ed immergersi in
ogni mare del mondo.
Si tratta di un approccio e una
filosofia estendibili a livello
internazionale, come lo sono le
problematiche della disabilità,
che non conoscono confini e si
assomigliano sotto qualsiasi latitudine, al pari delle opportunità che offrono.
Tra cui quella di un contenuto
dallo straordinario potere formativo dal punto di vista psicopedagogico, anche per l'aggiornamento di un qualunque
operatore didattico, perfino
nel suo comune lavoro coi sub
normodotati.
Oggi a sancire tutto questo arriva il prestigioso riconoscimento
della Cmas, ottenuto da
Albatros come ideale sigillo di
qualità e innovazione. Inoltre
Albatros ha siglato un protocollo d'intesa con Federparchi
finalizzato a rendere sempre
più accessibili per i non vedenti le aree protette.
(Fonte: www.albatros-scubablindinternational.it)
12
Giochi fai-da-te per
bambini disabili
L'altalena di francesca ha un
sostegno che le sorregge
schiena e testa: l'ha costruita
suo nonno modificando un
normale seggiolino per adattarlo alla sua crescita. Il deambulatore di Leonardo è una
Ferrari dal design innovativo,
mentre la moto senza pedali,
che i genitori hanno realizzato
per Alberto, è superaccessoriata con sirene, clacson, fanali e chiavi.
Sono tante le famiglie che
hanno modificato o immaginato e poi costruito i giochi per i
propri bambini, correggendoli
in base al tipo di disabilità
oltre che a esigenze individuali in continuo cambiamento.
Pensandoli anche capaci di
allenare, riabilitare e valorizzare le competenze. Per loro c'è
ora la possibilità di condividere successi e difficoltà grazie
all'associazione
''Gioco
anch'io'', che ha sede a
Villafranca di Verona e che ha
messo in rete un "catalogo" di
giochi fai-da-te. Una possibilità
di condivisione importante per
genitori, ma anche per terapisti, che offre stimoli e suggerimenti pratici. "Il gioco - spiega
la presidente Fosca Franzosi,
fisioterapista neurologica da
33 anni - è uno strumento di
terapia ed è l'unica via d'accesso al mondo del bambino".
Da questa convinzione è nato
nel 2004 un gruppo di studio,
formato da fisioterapisti, operatori di assistenza scolastica,
psicopedagogisti, fisiatri e
insegnanti, che nell'anno successivo si è trasformato nell'associazione "Gioco anch'io",
per promuovere il gioco per
tutti, con particolare attenzione ai bambini disabili. Ma vengono anche organizzati incontri, eventi formativi e una grande festa annuale in occasione
della Giornata del gioco, che
cade il 28 maggio.
Molti giocattoli in commercio
sono già accessibili e adatti a
problematiche che interessano
i cinque sensi. Negli anni sta
anche crescendo la sensibilità
dei progettisti e dei costruttori.
Ma per alcuni genitori questo
non basta. La mamma e il papà
di Alberto, come raccontano
on line, hanno ideato e
costruito una moto perché
non riuscivano a reperire in
commercio un articolo simile ai
tradizionali trenino (senza
pedali) o coccinella che
potesse sostenere il peso del
loro bambino, di misure tali da
rendergli agevole il movimento
e insieme rinforzargli la muscolatura del polpaccio.
Così hanno progettato un veicolo speciale utilizzando
materiale facilmente reperibile: le ruote, per esempio, sono
pezzi di carrelli usati nell'industria meccanica. Anche l'altalena di Francesca è nata per
rispondere alle esigenze più
specifiche della bambina e al
suo sviluppo.
(Fonte: www.superabile.it)
Partecipazione
Libertà di movimento
EasyWay - L’app per
segnalare i luoghi
accessibili a tutti
Alla scoperta di Roma,
una guida turistica ad
alta comprensibilità
Molte strutture di pubblica utilità e di intrattenimento delle
nostre città presentano ancora
numerose barriere architettoniche, ma le tecnologie e lo spirito di partecipazione dei cittadini possono offrire nuove opportunità per superarle. Per decidere se andare o meno in un
determinato luogo, le persone
con disabilità devono sapere
prima se la loro meta è accessibile oppure no.
Il progetto EasyWay, sviluppato
con il supporto e l'esperienza
della rete associativa della FISH,
vuole contribuire a migliorare le
informazioni a disposizione,
dando a chi userà i dati la possibilità di diventare a sua volta
un generatore di informazioni
per tutta la comunità. In questa
prima fase sono state fatte delle
rilevazioni partendo dalle città
di Roma e Milano ma possiamo
coprire tutta l'Italia. Il progetto
infatti consiste in un'applicazione per smartphone e in un sito,
due strumenti che ti consentono di esprimere la tua valutazione di accessibilità rispetto a uno
o più punti di interesse.
Affidiamo l'inserimento delle
valutazioni di accessibilità alla
comunità degli utenti: ciascuno
può diventare protagonista e
attivarsi in prima persona per
aumentare e migliorare il numero di informazioni. Per ogni
punto di interesse che vuoi
Ci sono il Colosseo, Castel
Sant'Angelo, piazza Navona, ma
anche il Gianicolo e Ponte
Milvio fra i monumenti scelti dai
sei redattori con sindrome di
Down che hanno realizzato una
Guida turistica di Roma in alta
comprensibilità. Il volume, realizzato dall'Aipd (Associazione
Italiana Persone Down) all'interno del progetto europeo Smart
Tourism in collaborazione con
le associazioni di persone con
sindrome di Down di Lisbona e
di Dublino, è stato presentato
oggi a Roma nei locali dell'associazione Binario 95 alla stazione
Termini.
Cento pagine con foto, testi e
colori che forniscono in linguaggio semplice e immediato informazioni generali sulla città e sui
mezzi di trasporto: c'è la sezione "10 cose da vedere", che
oltre ai luoghi già citati prende
in considerazione anche San
Pietro, Campo de' fiori, il
Pantheon, Fontana di Trevi,
piazza di Spagna e i Musei capitolini), con tutte le informazioni
utili per la visita. Sono proposti
anche due diversi itinerari a
piedi (il primo con partenza da
largo Argentina, il secondo da
piazza Trilussa) e una gita fuori
città (ad Ostia Antica).
"Nella guida- ha spiegato Moira
Oliverio, redattrice con sindrome di Down - abbiamo deciso
di mettere informazioni concrete: che tipo di prese elettriche
ci sono nel nostro paese, quanto costa il biglietto per i traspor-
segnalare (ad esempio un ristorante, un albergo, un museo
ecc), puoi esprimere sia una
valutazione di accessibilità
generale, sia una valutazione
specifica sugli spazi della struttura (Parcheggio; Entrata; Spazi
interni; ecc.) in relazione a una
o più tipologie di disabilità
motoria scelte in base alle tue
competenze (carrozzina elettronica; carrozzina manuale
senza accompagnatore; carrozzina manuale con accompagnatore; difficoltà di deambulazione). Non è ancora attiva la rilevazione e la segnalazione delle
particolari barriere esistenti per
le persone con disabilità di tipo
sensoriale, ma l'obiettivo è di
crescere e migliorare giorno
dopo giorno. Oggi chi vuole
consultare le informazioni presenti nella banca dati, può cercare un punto di interesse nella
città e leggere la valutazione di
accessibilità che gli è stata attribuita da un altro utilizzatore.
È importante che la comunità
delle persone con disabilità, dei
loro familiari, amici e operatori
si attivi in prima persona per
arricchire le mappe di un numero via via crescente di valutazioni di accessibilità.
(Fonte: www.fishonlus.it)
13
ti, cosa sono bar, pizzerie a
taglio, pub, paninoteche. Per i
dieci monumenti che abbiamo
scelto come i più belli abbiamo
dato informazioni su come arrivarci e quanto costa visitarli. La
guida è facile da usare e da leggere, la possono usare tutti, se
venite a Roma portatela con voi
e divertitevi!". Il linguaggio utilizzato nella guida - ha invece
spiegato Carlotta Leonori,
Operatrice Aipd e co-responsabile del progetto Smart Tourism
- è frutto di uno specifico progetto di semplificazione, per
rendere il testo fruibile a persone con disabilità intellettiva, a
bambini o a chi parla poco la
nostra lingua: "Abbiamo utilizzato diversi accorgimenti come
scrivere con parole semplici,
frasi brevi, stampare in carattere
grande e maiuscolo, differenziare gli argomenti per colore,
affiancare foto alla parte scritta
per una maggiore immediatezza, non andare mai accapo con
le parole, indicare chiaramente i
numeri e gli orari precisando,
per il tempo, se parlavamo di
mattina o pomeriggio. Questi
sono solo alcuni degli accorgimenti seguiti per la promozione
del movimento in città in autonomia e della conoscenza attiva
del territorio".
(Fonte: www.superabile.it)
Partecipazione
Genny, la prima e unica
carrozzina a due ruote
Si tratta di una novità assoluta,
una carrozzina che permette di
muoversi con un semplice spostamento del proprio baricentro e lascia completamente
libere le mani. Abbiamo intervistato Paolo Badano, il suo ideatore.
Paolo, com'è nata l'idea della
carrozzina Genny?
L'idea di Genny è nata da una
mia
esigenza,
io
sono
Paraplegico da 15 anni, a seguito di un incidente stradale e da
allora sono sempre alla ricerca
di una maggiore autonomia.
Da anni vedo il Segway, quel
geniale mezzo che permette ad
un uomo di spostarsi in piedi su
due ruote parallele, un giorno
mi sono domandato: se è in
grado di portare in sicurezza
un uomo in piedi su due ruote,
perché non potrebbe fare lo
stesso con un uomo seduto?
Quindi oltre un anno mezzo fa,
non avendo trovato nulla in
commercio di simile ne ho
acquistato uno ed ho cominciato ad adattarlo alle mie esigenze, con tutte le sicurezze e le
modifiche necessarie che mi
permettano di fermarmi di salire
e scendere,e dopo oltre un
anno di lavoro è nata Genny,
oggi la mia compagna inseparabile. Genny è un mezzo che mi
ha letteralmente cambiato la
vita ed ho capito immediatamente che avrebbe potuto
cambiare la vita a molti altri
disabili.
In cosa consiste la grande
novità di questa carrozzina a
due ruote? E su quale tecnologia si basa? Per quali patologie
e per quali attività è stata
testata Genny?
La novità è pressoché unica,
poiché si passa per la prima
volta nella storia da quattro
ruote a due ruote, e questo
non è solo un fattore estetico, il
quale ha la sua importanza, ma
è soprattutto un fattore funzionale, che grazie alla tecnologia
auto-bilanciante di Segway ed
in particolare al principio dei
giroscopi e ai due motori elettrici, riesce a stare in equilibrio
su due ruote. Questo comporta
Libertà di movimento
la possibilità di spostarsi su
qualsiasi terreno come la sabbia, la neve e su strade dissestare, senza il problema classico di
incastrarsi con le ruote anteriori. Essendo già questo di per sé
una novità assoluta per una
sedia a rotelle, la sua caratteristica più incredibile è data dal
fatto che non è dotata ne di
acceleratore ne di freni, ma è
semplicemente con minimi spostamenti del corpo/busto avanti
e indietro che si crea il movimento, mi verrebbe da dire che
Genny si muove praticamente
con il pensiero, una vera magia.
Questo lascia spazio alla fantasia poiché credo che sia la
prima volta al mondo che un
disabile si possa spostare su una
sedia a rotelle avendo le mani
libere lasciando la libertà quindi
di telefonare, tenere la fidanzato/a per mano, mangiare un
gelato, bere,
tenere un
ombrello, e perché no giocare
a pallone... con la massima
libertà di riscoprire e di inventarsi cose nuove. Un altro lato
che sto scoprendo utilizzando
Genny tutti i giorni, credo da
non sottovalutare, è lo stupore
che vedo nel viso delle persone
che mi domandano coma faccia
a stare in piedi su due ruote e
non chiedendomi più, come
succedeva solitamente prima,
che cosa mi fossi fatto, quindi
questo mi induce a pensare
che non sia sparita la mia disabilità ma che sia sparito il collegamento mentale che spesso si fa
tra disabile e sedia a rotelle.
Genny quindi è un rivoluzionario mezzo che è in grado di eliminare molte barriere architettoniche, ma è capace soprattutto di eliminare le barriere
mentali.
Ritengo che Genny possa essere usata per diverse disabilità,
siamo in corso di valutazione.
L'utilizzo di questa carrozzina
permetterà probabilmente di
eliminare l'esigenza di una carrozzina diversa per l'interno e
per l'esterno, per quali fondi
stradali è particolarmente indicata Genny?
La mia invenzione, Genny, è
piaciuta moltissimo al Direttore
Marketing di Segway Italia
"Tiziano Centulani" che avendo
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sposato in pieno la mia causa mi
ha fornito la disponibilità di un
Segway I2 con una larghezza
notevolmente inferiore al
modello da me utilizzato, questo, mi permetterà di realizzare
a breve,una sedia con larghezza simile alle sedie a rotelle
convenzionali.
Genny è commercializzata e si
possono trovare tutte le informazioni a riguardo sul sito:
http://www.gennymobility.com
(Fonte: www.disabili.com)
Uffici inaccessibili,
Poste Italiane devono
risarcire
Il Tribunale di Jesi ha condannato l’ente Poste per comportamenti discriminatori nei confronti di una donna con disabilità motorie, che sarà risarcita.
La limitazione dell’autonomia
della persona disabile, come
purtroppo ben sappiamo, arriva
anche da un “semplice” gradino
che impedisca una normale attività, come può essere quella di
entrare e muoversi in un ufficio.
Questa la vicenda: a seguito
d'intervento dell'Associazione
Luca Coscioni, sulla base del
ricorso avanzato dal Consigliere
Generale
dell’Associazione
Luca Coscioni, l’avvocato
Alessandro Gerardi, il tribunale
di Jesi si è espresso ordinando
all’ente delle Poste la “cessazione dei comportamenti discriminatori” nei confronti di una
donna con disabilità motoria, la
quale non riusciva ad accedere
agli uffici a causa della presenza
di barriere architettoniche.
Ebbene, il Tribunale ha dunque
stabilito che la donna dovrà
messere messa in condizione di
accedere agli spazi, ed ha inoltre condannato l’ente postale al
versamento di tremila euro
quali danni morali. La vicenda
ha, tra l’altro, del paradossale,
come fa notare l’avvocato
Gerardi, il quale ricorda come
Poste Italiane avesse emesso
poco più di un anno fa un francobollo celebrativo proprio in
materia di abbattimento delle
barriere architettoniche.
Scuolabile
Insegnare giocando, e imparare
divertendosi. Quale strumento
è migliore del gioco per insegnare qualcosa ai bambini?
Ma ora non si tratta di insegnar
loro la storia o la geografia, le
nozioni o la cultura più tradizionale: bisogna abituarli ad un
nuovo tipo di cultura, quella
che scende in campo non solo
a scuola, ma anche a casa e al
parco giochi, in ogni momento
della giornata; una cultura che
deve formarsi adesso e che li
accompagni per tutta la vita.
E' importante avvicinare i piccoli al mondo della diversità, così
lontana da loro perchè così
poco conosciuta e troppo
spesso vista con timore anche
dagli adulti. La disabilità è ben
presente nella nostra società,
tanto da coinvolgere il 15%
delle famiglie italiane, costrette
a traumatiche e sostanziali
variazioni nello stile di vita; ma
la disabilità è anche ricchezza
ed è questo che si deve mostrare ai piccoli: insegnare la diversità spiegandone le potenzialità. Nasce così l'idea di creare
una fiaba, che da sempre offre
all'immaginazione nuove dimensioni e possibilità ed è la forma
migliore per suggerire al bambino che le difficoltà che ognuno
di noi incontra nella vita possono essere affrontate. Inoltre
nelle fiabe si incontra spesso il
tema della diversità: ci sono storie nelle quali si incontrano personaggi molto piccoli, come
Pollicino, oppure sciocchi e
incapaci e per questo derisi o
ignorati; a volte si incontrano
principesse che non sanno parlare, o eroi mostruosi: solo alla
fine, dopo numerosi prove, il
protagonista viene riconosciuto
e premiato. Continuando su
questa strada, anche nella letteratura contemporanea molti
scrittori utilizzano i loro racconti per aiutare i bambini a comprendere meglio gli altri e il
mondo della diversità.
Ecco allora ScuolABILE, il primo
progetto completo che vuole
coinvolgere i bambini delle
scuole elementari, gli insegnanti
e i genitori attraverso una campagna di sensibilizzazione su
misura, realizzata con la collaborazione di uno staff di psicopedagogisti e dello scrittore per
ragazzi Luigi Dal Cin, e con il
patrocinio
della
Regione
Veneto. (www.disabili.com)
Partecipazione
Il diritto di voto e
l'accessibilità dei
seggi elettorali
Esistono precise indicazioni
normative per favorire l'esercizio del diritto di voto da parte
delle persone con disabilità.
FARSI ASSISTERE
Secondo la normativa vigente
sono da considerarsi "elettori
fisicamente impediti", "i ciechi,
gli amputati delle mani, gli affetti da paralisi o da altro impedimento di analoga gravità".
Le persone con queste disabilità, e non con altre, possono
esercitare il diritto di voto con
l'aiuto di un elettore della propria famiglia o di un altro elettore, volontariamente scelto
come accompagnatore. La
Legge n. 17 del 5 febbraio
2003 ha precisato che non è
necessario che l'elettore che
risulta quale accompagnatore
sia iscritto nelle liste elettorali
dello stesso comune dell'assistito. L'unico requisito richiesto per l'accompagnatore dell'elettore disabile è quello
della iscrizione nelle liste elettorali di un qualsiasi comune
italiano.
Qualora la disabilità non sia
evidente, oppure non sia nota
al presidente di seggio, deve
essere richiesto uno specifico
certificato rilasciato da medici
designati dall'Azienda Usl. Tale
documento deve precisare
che "l'infermità fisica impedisce
all'elettore di esprimere il voto
senza l'aiuto di altro elettore".
Questi certificati devono essere rilasciati immediatamente,
gratuitamente e in esenzione a
qualsiasi diritto o applicazione
di marche. Il certificato viene
poi allegato agli atti della
sezione elettorale. Nel caso
dell'elettore cieco può essere
esibito, quale documento probatorio, il cosiddetto "libretto
di pensione" dal quale si evince la cecità accertata. È utile
precisare che chi necessita di
essere accompagnato solo fino
alla cabina elettorale, ma poi è
in grado di esercitare autonomamente il voto, non occorre
che presenti alcun certificato.
Nessun elettore può esercitare
la funzione di accompagnatore
per più di un disabile. Sul cer-
Partecipazione politica
tificato elettorale dell'accompagnatore è apportata un'apposita annotazione dal presidente del seggio nel quale egli
ha assolto tale compito.
I comuni devono assicurare un
servizio di trasporto pubblico
in modo da garantire il raggiungimento del seggio elettorale.
VOTARE IN UN'ALTRA SEZIONE
Qualora la propria sezione
elettorale sia inaccessibile, il
disabile con difficoltà o impedimenti alla deambulazione
può votare presso un'altra
sezione, del proprio comune,
priva di barriere architettoniche. Nei comuni ripartiti in più
collegi (senatoriali, collegi uninominali, collegi provinciali) o
in occasione dell'elezione
degli organi circoscrizionali, la
sezione scelta per la votazione
deve appartenere al medesimo
collegio o alla medesima circoscrizione, nei quali è compresa
la sezione nelle cui liste l'elettore stesso è iscritto. Per sapere se la sezione scelta corrisponde a questi requisiti è
possibile rivolgersi all'Ufficio
elettorale del Comune o al
presidente della sezione stessa.
Per poter essere ammesso al
voto, il disabile deve presentare, assieme al certificato elettorale, un'attestazione medica
rilasciata, anche in precedenza
per altri scopi, dalla propria
Azienda Usl locale o copia
autentica della patente di
guida speciale, purché dalla
documentazione esibita risulti
l'impossibilità o la capacità gravemente ridotta di deambulazione. Nel caso non si disponga di alcuna certificazione
oppure nell'ipotesi in cui dalla
certificazione non sia possibile
evincere con chiarezza che
sussiste un'incapacità alla
deambulazione, è possibile
richiedere - senza alcun costo
- una visita all'Azienda Usl di
competenza.
Le Aziende Usl nei tre giorni
precedenti la consultazione
elettorale, devono garantire in
ogni comune la disponibilità di
un adeguato numero di medici
autorizzati e preposti per il
rilascio di queste certificazioni.
Sarà cura del presidente di
seggio iscrivere il disabile nella
lista elettorale della sezione e
di prenderne nota nel verbale.
15
L'ACCESSIBILITÀ
DEI SEGGI ELETTORALI
Le disposizioni vigenti forniscono indicazioni circa l'accessibilità dei seggi elettorali.
Gli arredi della sala di votazione delle sezioni elettorali
devono essere disposti in
modo da permettere agli elettori non deambulanti di leggere il manifesto contenente le
liste dei candidati, di votare in
assoluta segretezza, nonché di
svolgere anche le funzioni di
componente di seggio o di
rappresentante di lista e di
assistere, ove lo vogliano, alle
operazioni dell'ufficio elettorale. Deve essere predisposta
almeno una cabina per consentire agevolmente l'accesso
agli elettori e deve essere previsto un secondo piano di
scrittura, eventualmente ribaltabile, all'altezza di circa
ottanta centimetri, o un tavolo
munito di ripari che garantisca
la stessa segretezza. I seggi
debbono essere poi raggiungibili anche dall'esterno, dove
deve essere segnalata l'accessibilità attraverso il simbolo
della carrozzina, tramite percorsi accessibili. I comuni
devono provvedere al censimento delle barriere esistenti
nei locali adibiti a seggi elettorali e devono intervenire di
conseguenza allo scopo di evitare che si ripresenti la stessa
situazione nelle future consultazioni. Su quest'ultimo aspetto la normativa non precisa se
l'intervento debba per forza
consistere nella rimozione
delle barriere architettoniche
o nella scelta di altra sede
accessibile da adibire alle consultazioni elettorali.
VOTO A DOMICILIO
PER I DISABILI GRAVISSIMI
La Legge 22 del 27 gennaio
2006,
successivamamente
modificata dalla Legge 7 maggio 2009, n. 46, prevede la
possibilità di esercitare il diritto di voto presso il proprio
domicilio per alcune categorie
di persone affette da grave
disabilità
Possono, ad oggi, votare al
proprio domicilio:
1. gli elettori affetti da gravissime infermità, tali che l'allontanamento dall'abitazione in cui
dimorano risulti impossibile,
anche con l'ausilio dei servizi
di cui all'articolo 29 della legge
5 febbraio 1992, n. 104, cioè
siano
“intrasportabili”.
Il
Legislatore sembra, quindi sottolineare, che il voto a domicilio non possa essere richiesto
solo perchè non c’è alcun servizio di accompagnamento al
seggio;
2. gli elettori affetti da gravi
infermità che si trovino in condizioni di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali tali da
impedirne l’allontanamento
dall’abitazione in cui dimorano; in questo caso la sottolineatura è sulla dipendenza
continuativa e quindi sul
rischio per l’incolumità personale del Cittadino.
Da sottolineare che, in nessun
passaggio, il Legislatore richiede il possesso di certificati di
handicap (art. 3, Legge
104/1992) o di invalidità. Ci si
riferisce strettamente a infermità gravi e, quindi, a situazioni
sanitarie anche non definitive.
(Fonte: www.handylex.org)
Partecipazione
Partecipazione
Scolastica
Nonostante la presenza di una
legislazione avanzata in termini
di inclusione scolastica, le risorse dedicate alle attività di sostegno e integrazione degli alunni
con disabilità nella scuola ordinaria risultano spesso inadeguate. Nell’anno scolastico 20112012 circa il 9% delle famiglie
con alunni con disabilità ha presentato ricorso al Tribunale civile o amministrativo per ottenere
un aumento delle ore di sostegno. (Fonte: Istat 2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”).
Nel Mezzogiorno gli alunni con
disabilità risultano più svantaggiati. Nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado la
quota di famiglie meridionali
che ha fatto ricorso per le ore
di sostegno è circa il doppio
Partecipazione scolastica
rispetto a quella del Nord (nella
scuola primaria rispettivamente
12,7% e 6%; nella scuola
secondaria di primo grado
rispettivamente 11,5% e 4,3%).
(Fonte:
Istat
2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”). Al fine della
realizzazione del progetto
individuale è molto importante
garantire la continuità del rapporto tra insegnante di sostegno e alunno con disabilità.
Rispetto all’anno scolastico
precedente hanno cambiato
insegnante di sostegno il
41,7% degli alunni con disabilità della scuola primaria e il
39,3% di quelli della scuola
secondaria di primo grado.
(Fonte:
Istat
2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie
e secondarie di primo grado
statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”). Il suppor-
16
to didattico fornito dall’insegnante di sostegno dovrebbe
essere accompagnato dalla
presenza di figure professionali che supportino la socializzazione e l’autonomia del singolo. Gli alunni con disabilità
totalmente non autonomi ricevono al Nord un numero medio
di ore settimanali di assistenza
educativa culturale o ad personam (AEC) circa doppio rispetto a quello registrato nel
Mezzogiorno (nella scuola primaria rispettivamente 12,3% e
5,1%; nella scuola secondaria
di primo grado rispettivamente
13,2% e 5,5%). (Fonte: Istat
2013, “L’integrazione degli
alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di
primo grado statali e non statali. Anno scolastico 20112012”). Il processo d’inclusione scolastica dovrebbe prevedere una completa partecipazione dell’alunno con disabilità
a tutte le attività della classe,
anche se tale partecipazione
potrebbe implicare a volte una
maggiore complessità organizzativa. Nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado
quasi la metà degli alunni con
disabilità non partecipa alle
attività extrascolastiche organizzate dalla scuola, e tale
fenomeno assume una maggiore
consistenza
nel
Mezzogiorno. (Fonte: Istat
2013, “L’integrazione degli
alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di
primo grado statali e non statali. Anno scolastico 20112012”)
(Fonte: www.fishonlus.it)
Uguaglianza
Uguaglianza nel lavoro:
una sfida continua
I più discriminati nel mondo del
lavoro sono le donne, i migranti
e le persone con disabilità.
Queste le conferme dal terzo
rapporto dell'ILO (International
Labour Organization delle
Nazioni Unite) Equality at work:
The continuing challenge.
LA DISABILITA' - Stando ai dati
dell'ILO la disabilità interessa
circa il 10% della popolazione
mondiale, circa 470 milioni di
persone in età lavorativa. Negli
stati Uniti, nel 2007, il reddito
medio di una persona con disabilità con un lavoro a tempo
pieno tutto l'anno era di 34.200
dollari, rispetto ai 40.700 dollari per le persone non disabili.
Nel paesi in via di sviluppo
l'80% della popolazione con
disabilità vive in povertà.
LE ALTRE DISCRIMINAZIONI - Le
disuguaglianze salariali tra uomini e donne persistono, per non
parlare della gravidanza e della
maternità che continuano ad
essere viste come un grave
impedimento. Le molestie sessuali sono all'ordine del giorno.
Le discriminazioni razziali sono
fortissime, in particolare nei confronti dei lavoratori migranti che
sono spesso esclusi dal sistema
di protezione sociale, oltre che
discriminati nell'accesso al lavoro. In crescita anche la discriminazione per motivi religiosi e per
orientamento sessuale.
I PROVVEDIMENTI - Il Rapporto
denuncia che durante i periodi
di recessione economica la tendenza è quella di dare meno
spazio alle politiche di lotta alla
discriminazione, anche se è difficile monitorare e valutare l'im-
Discriminazioni sul lavoro
patto di queste stesse politiche,
a causa dell'assenza di dati. Per
questo l'ILO raccomanda alcune
misure indispensabili a contrastare la discriminazione: la promozione della ratifica universale
e dell'applicazione delle due
Convenzioni fondamentali sull'uguaglianza e la non discriminazione; lo sviluppo e la condivisione di conoscenze sull'eliminazione della discriminazione nell'impiego e nelle professioni; lo
sviluppo delle capacità istituzionali dei costituenti dell'ILO nell'attuazione più efficace del diritto fondamentale di non discriminazione nel lavoro; e il rafforzamento dei partenariati internazionali con attori principali che si
occupano di uguaglianza. La
Convenzione sull'uguaglianza di
retribuzione del 1951 e la
Convenzione sulla discriminazione del 1958 sono state ratificate
rispettivamente da 168 e 169
Stati, su un totale di 183 Stati
membri dell'ILO. L'obiettivo è la
ratifica universale.
L'ILO Organizzazione
Internazionale del Lavoro, è
l'agenzia della Nazioni Unite specializzata nel promuovere la giustizia sociale, i diritti umani e
quelli del lavoratore internazionalmente riconosciuti. Formula
gli standard minimi internazionali delle condizioni di lavoro e dei
diritti del lavoratore attraverso la
stipula di Convenzioni e
Raccomandazioni. Libertà di
associazione, diritto di organizzazione, contratti collettivi, abolizione del lavoro forzato, uguaglianza di opportunità e di trattamento sono i suoi obiettivi.
(Fonte: www.disabili.com)
17
Un impegno attivo per
la piena inclusione
In media, solo il 50% dei cittadini europei con disabilità ha un
lavoro, rispetto a oltre il 68%
delle persone non disabili.
Le probabilità che un disabile
sia inattivo sono quasi doppie
rispetto a quelle di un cittadino
non disabile. Eppure, basterebbe un piccolo aiuto aggiuntivo
per far entrare, o rientrare,
milioni di europei disabili nel
mercato del lavoro. La strategia
riveduta di Lisbona per la crescita e l’occupazione è tesa in
modo particolare ad aumentare
i tassi di occupazione, relativamente bassi, dei disabili in
Europa. Gli Stati membri predispongono le proprie politiche
sull’occupazione in base agli
orientamenti della strategia
europea per l’occupazione
(SEO) e ogni anno riferiscono
alla Commissione in merito alle
iniziative adottate in materia di
occupazione, tra cui quelle
riguardanti le persone disabili.
L’azione politica comunitaria in
materia di protezione e inclusione sociale aiuta gli Stati membri nell’elaborazione delle politiche per l’inclusione sociale,
Strategia europea per la parità
delle opportunità
l’assistenza sanitaria e i servizi
sociali, dando in tal modo ai
disabili maggiori possibilità di
trovare e mantenere il lavoro.
Tribunale dei diritti
dei disabili
IL TRIBUNALE DEI DIRITTI DEI
DISABILI, unico nel suo genere,
è nato nel 1999 per volontà di
Anffas Onlus e della Nazionale
italiana Magistrati. Persegue lo
scopo di fornire un aiuto concreto di natura giurisprudenziale alle persone con disabilità ed
alle loro famiglie. Il Tribunale è
divenuto negli anni una realtà
tangibile, un appuntamento
importante ed atteso, che dà
un contributo autorevole e
concreto affinché, anche per le
persone con disabilità, l'uguaglianza dei diritti e la pari dignità sociale siano condizioni pienamente raggiunte e non meri
dettami legislativi. Il Tribunale
affronta, attraverso pubblici
dibattimenti che si svolgono sul
modello di quelli reali, situazioni effettivamente accadute in
cui sono stati violati i diritti delle
persone con disabilità e la loro
dignità sociale. Oltre ai casi
affrontati pubblicamente durante le sessioni, scelti tra i più
significativi, la segreteria giuridica del Tribunale esamina ogni
anno centinaia di altre situazioni particolari, svolgendo un
lavoro costante e quotidiano di
consulenza tecnica.
Uguaglianza
L’ICT: lavoro
e integrazione
L’integrazione sociale ha un
effetto positivo sulle persone
disabili e di conseguenza
anche sulla società. Il fatto di
avere un handicap, non esclude che la persona possa dare
un contributo alla comunità e
alla famiglia grazie alle proprie
capacità.
Le tecnologie ICT offrono
l’opportunità di facilitare l’apprendimento di capacità tecniche e contribuiscono alla
realizzazione della persona
disabile. Il ruolo delle tecnologie ICT dovrebbe iniziare
nelle scuole con la formazione degli studenti disabili.
Il lavoro degli insegnanti e dei
professionisti si dovrebbe
concentrare su soluzioni
informatiche adeguate per
ogni esigenza individuale
dello studente disabile. Le
Discriminazioni sul lavoro
tecnologie ICT sono strumenti
nell’ambiente lavorativo delle
aziende. Nel 2008 è stato realizzato uno studio dal
Politecnico di Milano in collaborazione con la Fondazione
ASPHI Onlus per avere una
visione d’insieme dell’accessibilità, per le persone disabili,
delle applicazioni ICT nelle
aziende.
L’analisi ha considerato un
campione di 165 responsabili
risorse umane di medie e
grandi aziende. Sono stati
esaminati due aspetti: organizzazione aziendale per
favorire l’inserimento dipendenti disabili e livello di
accessibilità dei sistemi informativi.
L’organizzazione aziendale è
diretta all’adempimento degli
obblighi di legge con assunzioni tramite il collocamento
mirato. I dipendenti assunti
hanno varie condizioni di
disabilità ed è stata rilevata
18
una predominanza di persone
con disabilità motorie.
I dipendenti disabili sono
gerarchicamente dipendenti
dai responsabili risorse umane
o dai capi del personale e
hanno limitati rapporti con i
responsabili del settore informatico.
Non è stata riscontrata una
massiccia presenza di politiche aziendali per favorire l’inserimento del lavoratore disabile nell’ambito lavorativo.
È stato dichiarato dalle aziende un livello paritario tra lavoratori nell’accesso agli strumenti ICT, con un minimo divario digitale.
Non sono stati rilevati particolari interventi sugli strumenti
ICT per favorire l’utilizzo da
parte dei lavoratori disabili. La
presenza di un sistema informativo con un tale elevato
livello di accessibilità può
avere anche una spiegazione
diversa.
Le persone disabili assunte
hanno capacità tecniche che
permettono l’utilizzo degli
strumenti ICT presenti in
azienda, senza particolari
interventi, oppure i dipendenti disabili svolgono mansioni che non richiedono l’utilizzo di tali strumenti.
In entrambi i casi non si permette di far emergere il problema e si sottovaluta la
necessità del dipendente
disabile. Sono stati riscontrati
casi, invece, di consapevolezza della situazione da parte
dell’azienda e di reali interventi per arrivare a un’elevata
accessibilità del sistema informativo.
La conferma della presenza di
una bassa percentuale di tecnologie di supporto per i
lavoratori disabili, deriva
anche da un’analisi di 1060
PMI.
(Fonte: meetinability.net)
Uguaglianza
"Abilità diverse. Stessa
voglia di vita"
Prosegue
l’attività
del
Dipartimento Italiano per le Pari
Opportunità per informare e sensibilizzare le cittadine e i cittadini
sul tema della disabilità. In occasione della giornata internazionale dei diritti delle persone con
disabilità parte, infatti, la nuova
edizione della campagna di
comunicazione dal titolo “Abilità
diverse. Stessa voglia di vita”.
Università, lavoro e sport sono i
contesti all’interno dei quali i protagonisti dello spot partecipano
alla vita sociale di tutti i giorni. La
coinvolgente familiarità delle
situazioni non lascia spazio agli
stereotipi e ai pregiudizi secondo
i quali l’esistenza delle persone
con disabilità ruota solo ed
esclusivamente intorno alla diversità.Riconoscendoci immediatamente nei giovani e nei bambini
della campagna ancor prima di
intuire la loro condizione di disabilità percepiamo la stessa voglia
di vita al di là delle barriere archi-
Discriminazioni culturali
tettoniche o culturali esistenti.
Diffondere i temi legati alla disabilità, sensibilizzare l’opinione pubblica sui concetti di dignità, diritti
e benessere delle persone disabili, accrescere la consapevolezza dei benefìci che possono derivare dall’integrazione delle disabilità in ogni aspetto della vita
sociale sono i princìpi ispiratori
della Giornata Internazionale dei
diritti delle persone con disabilità
e devono entrare a far parte della
vita di tutti. “Dobbiamo creare
delle società che valorizzino la
diversità e l’inclusione”. (estratto
del messaggio in occasione del 3
dicembre 2012 del Segretario
Generale dell’ONU Ban Ki-Moon)
(www.pariopportunita.gov.it)
Immagine e pubblicità:
una doppia discriminazione per le donne
disabili
"La pubblicità influenza le
donne in particolare, in quanto
genere subalterno. E le donne
disabili sono doppiamente
19
discriminate perché subiscono
anche il processo di "interiorizzazione" che, storicamente,
l'Occidente ha portato avanti
nei confronti delle persone con
un aspetto diverso". A riflettere
sul potere della pubblicità nella
vita delle donne disabili è Laura
Corradi, docente di Studi di
genere all'Università della
Calabria e autrice di un saggio
pubblicato nel 2012 da Ediesse:
Specchio delle sue brame.
Analisi socio-politica delle pubblicità: genere, classe, razza,
età
ed
eterosessismo.
L'intervista alla sociologa è pubblicata sul mensile "SuperAbile
Magazine", edito dall'Inail, nell'inchiesta di marzo tutta dedicata ai diritti delle donne con
disabilità, di cui viene data
un'anticipazione.
Qual è l'impatto della pubblicità sulle donne disabili?
La pubblicità dà un'idea di
norma, di bellezza e di prestanza fisica che è un insulto per
tutte le donne e lo è doppiamente per le donne con disabilità. Queste ultime, infatti, sono
escluse in partenza rispetto a
un ideale di bellezza talmente
lontano e irreale da cozzare
contro la realtà della stragrande
maggioranza delle donne.
C'è modo di scalfire la forza di
questo modello?
Negli ultimi mesi tante cose
sono cambiate: nel mondo
della pubblicità sono comparse
persone più "normali". Come
cinque ex top model degli anni
Ottanta reinserite nel mercato
pubblicitario per reclamizzare
creme di bellezza. Sono donne
non più giovani, che io trovo
assolutamente appropriate per
la pubblicità di prodotti di bellezza destinati a chi è avanti
con gli anni.
Alcune donne disabili cercano
di essere protagoniste nella
pubblicità e nella moda. Che
ne pensa?
Accanto alla lotta per i diritti
sociali e civili, esiste anche una
lotta per i diritti cosiddetti simbolici. Non è indecente che una
donna disabile porti una scollatura o una minigonna. Un
tempo le persone con disabilità
venivano chiuse in casa, mentre
oggi possono viaggiare, fare
politica, lavorare. Domani
potranno girare in bikini e nessuno troverà oscena l'esposizione della loro "difformità" rispetto a una norma sempre meno
tale. Quindi ben venga il giorno
in cui una casa di cosmetici
deciderà di avvalersi di una
donna disabile per reclamizzare
un profumo. Tuttavia, non
penso che si tratti di un focus
prioritario. Ci sono battaglie più
urgenti da portare avanti, come
quelle per il lavoro, per l'istruzione e contro gli stereotipi
dominanti.
(Fonte: www.superabile.it)
Percorsi accessibili
sugli alberi
Un percorso sospeso tra gli alberi
interamente accessibile, un giardino terapeutico, un'area giochi
senza barriere e una ludoteca
pensata appositamente per i
bambini disabili e i loro genitori.
A Bologna il divertimento per gli
under 18 è assicurato, e in buona
parte per merito dell'Aias e della
sanità locale: un'esperienza raccontata nel numero 11 del magazine SuperAbile. Nel capoluogo
emiliano, l'Associazione italiana
assistenza spastici e l'Ausl hanno
infatti sollecitato l'amministrazione cittadina per ottenere quello
che volevano. In poco più di
dieci anni sono nati così il giardinetto Acerbi, pensato per tutti i
bambini, la Stanza dei giochi, una
ludoteca con angoli morbidi e
giocattoli adattati per essere fruita dai più piccoli (anche quelli
con disabilità), un parco terapeutico con indicazioni multisensoriali, cartelli in braille e diffusori
acustici sparsi tra i cespugli, oltre
a un percorso accessibile sospeso a quattro metri d'altezza.
Queste ultime due esperienze, in
realtà, fanno parte di Corte
Roncati, il polo multifunzionale
per la disabilità dell'Ausl di
Bologna, dove la onlus collabora
solo
per
la
gestione
dell'Ausilioteca. Per dondolare
sospesi tra gli alberi bisogna chiedere l'autorizzazione ai servizi
sociosanitari o far parte di un percorso di riabilitazione specifico.
Inoltre, è necessario che sia presente
un
istruttore
del
Montepizzo Adventure park.
(Fonte: www.superabile.it)
Occupazione
Riforma Fornero:
più posti grazie
ai riconteggi
La riforma del lavoro approvata
dal Ministro Fornero (divenuta
legge 92/12 e pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale il 28 giugno
2012) ha portato una serie di
novità riguardanti non solo pensionamenti e esodati, ma anche la
categoria delle persone con disabilità, come indicato nel comma
27 dell'articolo 4 della riforma. In
particolare la novità riguarda la
base occupazionale sulla quale le
aziende devono calcolare il
numero di assunzioni obbligatorie di persone disabili.
LA LEGGE 68/99 - L'articolo 4,
comma 1 della legge 68/99 è
quello che fa riferimento alle
quote di assunzione riservate a
lavoratori disabili. Si tratta di tranche che sono scaglionate a
seconda del numero di dipendenti dell'azienda e della sua
grandezza, alle quali corrispondono dei posti che le aziende
sono tenute a riservate a lavoratori disabili. La legge impone
quindi ai datori di lavoro pubblici
e privati di assumere un lavoratore disabile se si hanno da 15 a 35
dipendenti, due lavoratori per un
organico dai 36 ai 50, e il 7% del
totale dei lavoratori quando si
superano i 50 dipendenti.
Lavoro per i disabili
NUOVI CONTEGGI - La novità
introdotta con la riforma riguarda
la considerazione della base
occupazionale sulla quale effettuare il calcolo. Ovvero: quanti
sono considerati "assunti" per calcolare la percentuale di quote
riservate ai lavoratori disabili. In
questo senso, la legge vede un
evidente aumento della base
occupazionale (e quindi delle
relative quote riservate), poiché
sono inclusi nel computo tutti i
lavoratori assunti con vincolo di
subordinazione, ad eccezione di
lavoratori assunti tramite collocamento obbligatorio, i soci di cooperative di produzione e lavoro, i
dirigenti, i contratti di inserimento, i lavoratori somministrati presso l'utilizzatore, i lavoratori assunti per attività all'estero (per la corrispondente durata), gli Lsu, i
lavoratori a domicilio, i lavoratori
emersi ex legge 383/2001, gli
apprendisti.
Tra i conteggiati, anche gli assunti
con contratto a tempo determinato fino a 9 mesi.
COSA DEVONO FARE LE AZIENDE
- Tenuto conto delle novità introdotte nel computo delle quote
riservate, le aziende dovranno
procedere a riconteggiare la loro
posizione provvedere a mettersi
in regola, pena l'applicazione di
sanzioni. Per quelle aziende che
prima erano fuori dalla prima
fascia (15-35 dipendenti) e che
col nuovo riconteggio si troveranno a farne parte, l'obbligo di
20
copertura della quota è entro i
60 giorni dalla nuova assunzione.
IL COLLOCAMENTE MIRATO Ricordiamo che per accedere agli
strumenti del collocamento mirato, la persona deve avere una percentuale di invalidità uguale o
superiore al 46%, unitamente a
una certificazione che attesti e
descriva le capacità residue al
lavoro che viene rilasciata da una
commissione per l'accertamento
delle capacità lavorative residue
operante in tutte le ASL. Le aziende che devono adempiere all'obbligo di assunzione di lavoratori
con disabilità, presentano richiesta
presso i Centri per l'impiego, che si
occupano di incrociare le liste dei
disoccupati con disabilità.
(Fonte: www.disabili.com)
Impiegati con autismo
cercasi nell’IT
Dopo il successo dei progetti
pilota in India e in Irlanda, la
SAP, nota impresa tedesca a
livello internazionale, con l'aiuto di Specialisterne, ha annunciato di voler impiegare 500
persone autistiche nella propria
azienda, in qualità di software
tester, programmatori e specialisti in qualità dei dati. Le persone affette da autismo, grazie
alle loro particolari intuizioni,
possono contribuire enormemente al successo di un business, facendosi portatori di
innovazioni. In Irlanda è attualmente in corso la fase di screening per la copertura di cinque
posti entro il 2013. In India, grazie al contributo di sei persone
con autismo, la SAP ha incrementato la sua produttività nei
settori di punta. Inoltre, perseguendo l' obiettivo generale di
integrazione con la comunità
locale e di soddisfazione delle
esigenze dei lavoratori, i laboratori indiani hanno anche messo
a punto un'applicazione per
iPAD, BOL, per assistere i bambini autistici nello sviluppo delle
abilità comunicative. SAP, da
quest'anno, espanderà il suo
progetto in Germania, USA e
Canada.
(Fonte: www.superabile.it)
Occupazione
L'inserimento
lavorativo dei disabili
Per promuovere l'inserimento
e l'integrazione lavorativa
delle persone disabili nel
mondo del lavoro la legge prevede una serie di servizi di
sostegno e di collocamento
mirato.
Il collocamento mirato è
costituito da un insieme di
strumenti per la valutazione
delle capacità lavorative delle
persone disabili finalizzata
all'inserimento nel posto adatto attraverso:
• attività di analisi di posti di
lavoro
• forme di sostegno
• azioni positive soluzioni di
problemi che possono insorgere nei luoghi di lavoro.
Sono previste inoltre una serie
di agevolazioni contributive a
favore delle imprese e degli
Lavoro per i disabili
enti pubblici che assumono
disabili con determinate percentuali di invalidità. La riforma
del mercato del lavoro introduce nuove opportunità per
favorire l'inserimento dei lavoratori svantaggiati attraverso:
• convenzioni tra le Agenzie di
somministrazione e gli enti
pubblici
• incentivi per le aziende che
affidano commesse alle cooperative sociali che occupano
soggetti svantaggiati
• il contatto di inserimento.
Le persone svantaggiate disoccupate che aspirano ad un'occupazione conforme alle proprie capacità lavorative possono iscriversi al collocamento
obbligatorio presso il Centro
per l'impiego competente per
territorio, nell'apposito elenco
costituito da un'unica graduatoria.
(Fonte: www.lavoro.gov.it)
21
Collocamento mirato
L’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale di persone
con disabilità sono obiettivi
fondamentali cui le istituzioni
hanno cercato di dare attuazione nel corso degli ultimi
anni.
Tra gli strumenti più importanti
vi sono il collocamento mirato,
da cui deriva l’istituto delle
assunzioni obbligatorie, e gli
incentivi per le assunzioni di
persone diversamente abili.
Misure finalizzate a rimuovere
gli ostacoli e assicurare a tutti
l’accesso al lavoro. Per avere
indicazioni è possibile rivolgersi ai Centri per l’Impiego territoriali o chiedere supporto ad
una delle associazioni nazionali e locali impegnate nella
tutela e nella promozione dei
diritti dei disabili. Queste
tematiche vengono trattate
anche da "SuperAbile", il
Portale dell'Inail che coniuga
sezioni documentali costantemente aggiornate a servizi di
consulenza attraverso il call
center 800.810.810.
Superabile è un "Contact
Center Integrato" costituito
principalmente da un portale
di informazione e di documentazione sulle tematiche della
disabilità, aggiornato quotidianamente, e da un servizio gratuito di consulenza telefonica,
il call center SuperAbile
800.810.810.
Eventi sui territori regionali
insieme all'animazione virtuale
su canali multimediali di web
radio/tv e social network completano l'offerta di servizi e di
opportunità agli utenti.
Occupazione
Job Disabili
torna in rete
Un'intervista che lascia intendere
un percorso ad ostacoli, ma
fascinoso e affascinante nella
sfida: dare alle persone con disabilità una piattaforma all'interno
della quale orientarsi e orientare
per trovare il posto di lavoro più
vicino alle proprie esigenze fisiche e personali. Dopo il lancio
del nuovo Job Disabili, trasformazione del più vecchio progetto "Agenzia Lavoro Disabili",
Daniele Regolo, l'imprenditore
non udente di Macerata, spiega
a SuperAbile.it il percorso fin qui
fatto e le aspettative per il futuro. Già premiato nel 2012 nell'ambito dell'Italian round della
Global
Social
Venture
Competition (Gsvc), premio
internazionale ideato dalla
Università di Berkeley per sviluppare idee imprenditoriali a forte
rilevanza sociale e basso impatto
ambientale, Job Disabili guarda
al futuro con umiltà ma anche
con ambizione.
"La cosa più difficile - ha infatti
spiegato Daniele Regolo - è stato
garantire l'accessibilità del sito.
La Legge Stanca, benché avanzata, non è applicata a pieno.
Mancano buoni esempi cui affidarsi. La prima esperienza di Job
Disabili non era pienamente
accessibile. Mesi di lavoro per la
seconda versione ci dicono
quanto sia difficile l'accessibilità.
Il punto di un buon sito non è la
grafica, ma il suo funzionamento.
La strada è questa: lo scopo
infatti è quello di aiutare veramente l'incontro tra domanda e
offerta di lavoro".
"In termini di aspettative - ha poi
continuato -, ci muoviamo dalla
nostra prima esperienza: oltre
2.900 contatti di candidature
personali e 70 aziende accreditate. L'aspettativa è quella di
Lavoro per i disabili
superare l'idea di un sito che
sostituisca un Ufficio di collocamento; vogliamo che Job Disabili
diventi un punto di riferimento.
Anche per il collocamento.
Raggiungere, cioè, il limbo di chi
non viene mai chiamato". Ma
cos'è Job Disabili e perché si arriva ad un'idea del genere è quello che ci ha sempre reso curiosi
di questo progetto. "Job Disabili
- ha spiegato Regolo - sintetizza
tutte le mie esperienze fallimentari in tema di lavoro. Questo
progetto ha dato sostanza a tutti
i miei fallimenti: lavoravo in Asl a
tempo
indeterminato.
Burocrazia, disinteresse, superficialità mi hanno collocato allo
sportello. Io, non udente, allo
sportello? Mi sono licenziato. La
prima scelta adulta della mia vita.
Sono diventato facilitatore e
questo desidero essere. Job
Disabili vuole facilitare appunto
la vita di chi, a prescindere dalla
disabilità, ha voglia di mettersi in
gioco. Da disabile so quanto è
difficile lavorare e farlo in ufficio,
sia esso pubblico o privato:
regole e procedure non aiutano
a inserirsi".
"Nasciamo - ha poi concluso il
giovane imprenditore marchigiano - con un finanziamento europeo. Oggi siamo una Srl. La squadra è in ampliamento, ma tutto
funzionerà come un incubatore:
i migliori professionisti con disabilità si adopereranno con noi
per arrivare ad un obiettivo
comune.
Ovvero, insistere sulla qualità
delle persone in quanto tali.
Come del resto dice la
Convenzione Onu sui diritti delle
persone con disabilità: il cambio
di visione è esemplare.
E' l'ambiente a rendere le persone disabili. Aiutiamo dunque
l'ambiente, in questo caso di
lavoro, ad essere più accogliente
e disponibile".
(Fonte: www.superabile.it)
22
La ricerca del lavoro
viaggia sul web
Inflazione che incombe, imposte che non lasciano tregua, e
disoccupazione incalzante. E’
questo il panorama dei nostri
giorni, ed è per questo che è
fondamentale affilare tutte le
frecce al nostro arco, per trovare lavoro. Diversi sono gli
strumenti che permettono a
chi sta cercando una occupazione, di emergere. A questo
proposito, si stanno diffondendo alcuni siti internet che
hanno la funzione di mettere
in comunicazione domanda
ed offerta.
Uno di questi è Experteer,
portale adatto alla ricerca di
lavoro in Italia ed Europa. La
cosa che lo differenzia da altri
siti simili, è il fatto di essere
progettato specificamente
per persone che cercano
lavoro con una qualifica superiore e background accademico: si rivolge quindi a professionisti manager e dirigenti. Se
sei un candidato, puoi dunque iscriverti in maniera gratuita, per accedere alle oltre
90.000 offerte di lavoro inserite da responsabili delle risorse umane, nelle quali sono
comprese le richieste di personale appartenete alle categorie protette.
Qui puoi effettuare una ricerca delle offerte, in base al
tipo di mansione o alla città,
alla funzione, all’azienda o al
settore.
Se sei in cerca di lavoro, la
cosa fondamentale è poi
“metterti in vetrina”. E su
Experteer è proprio quello
che puoi fare: inserendo il
proprio profilo è possibile
quindi venire contattati direttamente da Head hunter che
siano interessati alle tue qualifiche. I base agli obiettivi di
carriera inseriti, puoi essere
informato via e-mail sulla presenza di offerte di lavoro che
possano fare al caso tuo. La
funzione benchmark retributivi ti permette poi di calcolare
lo stipendio medio di una
certa posizione e confrontarlo con quello che guadagni.
ASSUNZIONI DISABILI - Questi,
dunque, gli strumenti. Ma
quanto al lavoro? Gli ultimi
dati ci dicono che negli anni è
migliorata la percezione della
persona con disabilità al lavoro, e gli sforzi ne hanno prodotto un maggiore accesso al
mercato
occupazionale.
Maggiore accesso, quindi, ma
per meno tempo. Secondo i
dati di un sondaggio Isfol del
2012, gli avviamenti al lavoro
sono sì aumentati, ma la tipologia prevalente di contratti
vede rapporti a tempo determinato.
COLLOCAMENTO MIRATO Ricordiamo che la legge di
riferimento è la 68/99, la
quale prevede l’inserimento
lavorativo di persone disabili
e delle categorie protette tramite collocamento mirato. In
particolare, le aziende da 15
dipendenti in su sono tenute
ad assumere all’interno del
loro organico almeno un lavoratore disabile. Le tranche di
assunzione seguono poi in
questo modo: due lavoratori
per un organico dai 36 ai 50,
e il 7% del totale dei lavoratori quando si superano i 50
dipendenti. La legge prevede
delle esenzioni a questo
obbligo, e riguarda le aziende
con procedure di mobilità,
cassa integrazione o che stanno effettuando procedure di
ristrutturazioni industriali. Per
poter accedere al collocamento mirato e ai suoi servizi,
la persona disabile deve essere iscritta presso dei registri
provinciali presentando le
opportune certificazioni rilasciate dalle autorità preposte.
(Fonte: www.disabili.com)
Istruzione e Formazione
Diritto all’educazione
e all’istruzione
L'istruzione è un’importante tramite per l'integrazione sociale della
persona handicappata. Lo si rimarca in diversi punti della legge
104/92. L'articolo 8, ad esempio,
sottolinea l'importanza di disporre
di adeguate dotazioni didattiche
e tecniche, prove di valutazione, e
personale qualificato per garantire
alla persona con handicap il diritto
allo studio. Necessario, poi, estendere l'attività educativa con proposte extrascolastiche.
Istruzione come diritto dalla scuola materna fino all'università, ribadisce l'articolo 12.
Tra i commi, si prevede che per
ogni studente con handicap
venga realizzato un profilo dinamico-funzionale. Questo, sulla base
delle caratteristiche fisiche, psichiche, sociali ed affettive dell'alunno, mette in rilievo sia le difficoltà
di apprendimento dovute alla
situazione di handicap, sia le possibilità di recupero, oltre alle capacità individuali che devono essere
sostenute e rafforzate.
Realizzato dagli operatori delle
unità sanitarie locali assieme al
personale insegnante specializzato della scuola, e con la collaborazione dello studente e della famiglia, il profilo viene aggiornato al
termine delle scuole materna, elementare e media, come pure
periodicamente durante le scuole
superiori. Per gli studenti in età
scolare e costretti temporaneamente ad assenze perché ricoverati, si prevede l'organizzazione di
classi ordinarie quali sezioni staccate della scuola statale.
L'articolo 13, ribadendo l'importanza del coordinamento tra
scuole, servizi sanitari, socio-assistenziali, ricreativi e culturali, cita
poi due casi in particolare: l'integrazione nelle università e negli
asili nido. Nel caso degli atenei, si
stabilisce la programmazione di
interventi adeguati sia al bisogno
della persona che al piano di studio individuale. Si sottolinea
anche l'importanza degli interpreti
per venire incontro agli studenti
sordi. Sussidi tecnici, didattici e
Diritto all’Istruzione
servizi di tutorato vengono poi
previsti nelle università, nei limiti
del loro bilancio e delle risorse
destinate alla copertura di queste
attività.
Nel caso degli asili nido, si prevede
che le unità sanitarie locali possano adeguarne l'organizzazione e il
funzionamento per avviare precocemente il recupero e la socializzazione dei bambini con handicap. A questo obiettivo contribuisce anche l'assegnazione di insegnanti e assistenti specializzati. La
loro presenza, comunque, deve
essere garantita nelle scuole di
ogni ordine e grado, come sottolinea l'articolo in più punti.
Proprio al ruolo degli insegnanti di
sostegno e alle loro attività è dedicato l'articolo 14.
Si punta l'attenzione sull'importanza di un aggiornamento costante
in materia di handicap, come pure
di un confronto tra docenti del
ciclo inferiore e superiore per agevolare l'esperienza scolastica dello
studente disabile.
Gran parte dell'articolo, poi, fornisce indicazioni sui piani di studio
che gli aspiranti docenti devono
seguire per essere abilitati all'attività didattica di sostegno.
Sempre in fatto di organizzazione,
l'articolo 15 prevede l'istituzione
di appositi gruppi di lavoro in ogni
ufficio scolastico provinciale, in
ogni circolo didattico e negli istituti di scuola secondaria di primo e
secondo grado. I membri di questi
gruppi hanno il compito di collaborare nelle attività organizzate
per integrare gli alunni con difficoltà di apprendimento. Per quanto
riguarda la valutazione dello studente, l'articolo 16 stabilisce che
nel piano educativo individualizzato devono essere indicati per
quali discipline siano stati usati criteri didattici particolari, e le eventuali attività integrative e di sostegno. Lo stesso articolo si sofferma
poi sugli esami del rendimento
dello studente. Nella scuola dell'obbligo, si prevedono prove corrispondenti agli insegnamenti
impartiti e in grado di valutare il
progresso dell'alunno in rapporto
al suo livello iniziale. Nella scuola
secondaria di secondo grado,
sono consentite prove equipol-
23
lenti e, nel caso di quelle scritte,
tempi più lunghi. L'alunno, poi,
può contare sulla presenza di assistenti per l'autonomia e la comunicazione, e può utilizzare gli ausili
necessari. All'università prove
equipollenti, tempi più lunghi e
mezzi tecnici sono consentiti previa intesa con il docente della
materia d'esame e con l'ausilio del
servizio di tutorato. Scuola come
avvio al lavoro: è quanto succede
in particolare con la formazione
professionale. A questo tema è
dedicato l'articolo 17, che sottolinea come gli appositi centri pubblici e privati debbano tenere in
considerazione le diverse capacità
ed esigenze degli alunni handicappati.
Se questi non possono seguire gli
ordinari metodi di apprendimento, devono essere garantite loro
attività specifiche, sulla base anche
del piano educativo individualizzato.
(Fonte: www.disabili.com)
Dislessia, strumenti
tecnologici di supporto
alla didattica
In tutto il mondo, sempre più
bambini e ragazzi mostrano di
avere Disturbi Specifici di
Apprendimento (DSA), soprattutto dislessia. Non sono affetti
da alcuna patologia, non hanno
bisogno di cure mediche, sono
intelligenti e creativi, però imparano in modo diverso. In Italia la
loro specificità è stata riconosciuta dalla L. 170/10 e riguarda il 5%
della popolazione scolastica.
Ancora più alta è la percentuale
nei Paesi anglosassoni. La nostra è
infatti una lingua con pochi grafemi e fonemi e fra la fonologia e
l'ortografia la sovrapposizione è
pressoché totale; nell'Inglese,
invece, a fronte di 40 fonemi, vi
sono 1.120 grafemi; si tratta perciò una lingua complessa per chi
ha problemi con la lettura. Il
disturbo sembra essere dovuto
ad una neurodiversità, che consente di leggere e scrivere solo
impegnando al massimo capacità
ed energie.
Poiché risulta difficile leggere in
maniera automatica, chi ha tale
disturbo si stanca rapidamente,
commette errori, rimane indietro,
non impara. Occorre pertanto
che sia seguito in modo attento.
Gli esperti dell'Istituto di ortofonologia sottolineano la necessità
di un corretto approccio terapeutico, che preveda interventi
psicologici, di ambito specialistico e didattico, in modo da creare un contesto motivante e con
competenze diffuse.
(Fonte: www.disabili.com)
Istruzione e Formazione
Gita scolastica e
studenti disabili
La scuola, lo diciamo sempre, è un
momento importante nel quale
gettare le basi dell’integrazione.
Partecipare alla vita di classe senza
esserne separati, abituarsi a condividere attività ludiche e formative
con i compagni con disabilità, è il
modo più naturale di crescere con
la consapevolezza che la diversità
fa parte della vita. Fanno parte di
questi momenti anche le gite scolastiche, piccoli eventi che nel vissuto della classe danno la possibilità
di rafforzarne l’unione, con la condivisione di esperienze al di fuori
dell’aula scolastica. Considerato
ciò, va detto che talvolta succede
che proprio le gite scolastiche
siano gravate di problemi di gestione pratica dell’alunno disabile, tali
da impedirgli di prendere parte a
questo importante momento formativo, con il giusto disappunto di
genitori che, talvolta, pur di non far
perdere al figlio l’esperienza, si attivano per colmare le carenze della
scuola. Ma quali sono i diritti degli
studenti con disabilità, quanto alle
gite scolastiche? Cosa deve garanti-
Diritto all’Istruzione
re la scuola in merito a questo
importante momento relazionale
dell’alunno e di tutta la classe? E’
necessario che lo studente sia
accompagnato da un famigliare?
L’eventuale costo aggiuntivo per il
suo trasporto è a carico dell’intera
classe? Su questo torna utile un
approfondimento del servizio legale della Ledha - Lega per i diritti
delle persone con disabilità-, che
proprio su questo mette in chiaro
alcuni elementi. In primis l’appello
all'art. 3 della Costituzione Italiana e
del principio di integrazione scolastica, ribadendo il diritto degli alunni con disabilità a partecipare a
viaggi di istruzione e visite guidate,
esattamente come tutti gli altri
compagni, sulla base del principio
di uguaglianza. Come fare, quindi, a
garantire parità di diritti a tutti gli
studenti, anche nel corso della gita
scolastica? Innanzitutto partendo
da una organizzazione che tenga
conto delle esigenze e delle difficoltà dell’alunno con disabilità.
Ricordiamo infatti che è la singola
scuola a decidere circa le gite
d’istruzione, quindi sarà necessaria
una seria valutazione circa il luogo
da visitare, ma anche il trasporto da
utilizzarsi, il programma di visite e
l’accessibilità di spazi e servizi relativi. E’ quindi a capo dell’istituzione
scolastica la messa in atto di tutti gli
accorgimenti necessari (c.d. accomodamenti ragionevoli) a far sì che
l’alunno con handicap possa partecipare al viaggio d’istruzione. Se
così non fosse, si entrerebbe in
contrasto con l’articolo 2 della
Convenzione Onu sui diritti delle
persone disabili, configurandosi
come discriminazione.
Partendo quindi dall’organizzazio-
ne del viaggio, chiariamo subito
che, come ricordato dal testo di
Ledha, la scuola non può in alcun
caso subordinare il diritto di partecipazione di un alunno con disabilità alla presenza di un suo familiare
che lo accompagni. Questo significa che la scuola non può pretendere che ci sia un famigliare ad
accompagnare l’alunno. Può essere
un familiare, ma non è obbligatorio.
Spetta infatti agli organi collegiali
della scuola designare un accompagnatore qualificato che può
essere un qualunque membro
della comunità scolastica (docenti,
personale ausiliario, o familiari).
(Fonte: www.disabili.com)
Universitari con
disabilità, 10.000
in più in dieci anni
Da 4.816 a 14.171: è una vera e
propria impennata, la crescita del
numero di studenti iscritti alle università italiane dal 2000/2001 al
2010/2011: il dato arriva dal ministero dell'Istruzione, che lo ha riferito alcuni mesi fa, in occasione del
seminario nazionale sull'inclusione
scolastica. Un dato che non compare nelle rilevazioni ufficiale degli
iscritti all'università, in cui da alcuni
anni la variabile disabilità non è
compresa. Sarebbero comunque
in costante e forte aumento i giovani con disabilità che bussano alle
porte egli atenei: merito soprattutto della legge 17/1999, che impone alle università di adottare un
approccio di tipo sistematico in
materia di integrazione e supporto
agli studenti disabili, garantendo
sussidi tecnici e didattici specifici,
tutorato specializzato, un docente
delegato dal rettore per funzioni di
coordinamento, monitoraggio e
supporto, trattamento individualizzato per il superamento degli esami
universitari. In base a questi criteri,
secondo una classifica recentemente stilata dal Sole 24 Ore, le
migliori università italiane per studenti disabili sono il Politecnico di
Milano, il Politecnico di Torino e
l'Università di Modena e Reggio
Emilia. Agli ultimi posti, tre atenei
del Sud: l'Università Parthenope e
l'Orientale (entrambe di Napoli) e
l'Università del Salento. La valutazione è stata fatta sulla base dei
dati Miur, Almalaurea, Stella e Istat.
A guidare la classifica, è quindi il
Politecnico di Milano, dove è stato
costituito un gruppo di lavoro composto da professionisti capaci di
intervenire in ogni momento del
percorso formativo, offrendo agli
studenti in situazioni di disabilità
supporto personalizzato e servizi
tecnici e didattici. Nelle graduatorie
annuali per l'assegnazione di alloggi, viene inoltre riconosciuta una
priorità agli studenti con invalidità
non inferiore al 66%, i quali sono
anche esonerati dalla tassa d'iscrizione e dai contributi universitari. Al
secondo posto, c'è il Politecnico di
Torino, seguito dall'Università di
Modena e Reggio Emilia. Maglia
nera invece per le università di
Napoli (Partenope e l'Orientale) e
del Salento, dove i servizi di accoglienza e tutoraggio per gli studenti disabili faticano a decollare.
Le buone prassi e le esperienze
innovative, tuttavia, si stanno diffondendo nei singoli atenei, su tutto il
territorio nazionale.
(Fonte: www.superabile.it)
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24
Istruzione e Formazione
Sostegno: quando e
come richiederlo
E’ infatti sempre compito della
scuola presentare richiesta di personale specializzato per l’integrazione degli allievi disabili, individuando le ore necessarie per ciascun allievo. In caso di nuovi iscritti o nuove certificazioni, dopo
consenso formale da parte dei
genitori, tale richiesta sarà attivata
quantificando le ore in base alla
diagnosi presentata dalla famiglia
ed alle indicazioni contenute in
essa. In caso di allievi già certificati
in precedenza, essa si baserà sulla
documentazione già acquisita e,
se vi è stato rinnovo, terrà conto
delle indicazioni fornite dalla diagnosi più recente. In questi ultimi
casi, nella stesura di tale richiesta,
gli insegnanti forniscono indicazioni utili sulla classe di appartenenza, sulle difficoltà dell’alunno e sui
percorsi di integrazione attivati, in
modo da individuare le ore di
sostegno necessarie. Sarà poi
compito del dirigente scolastico
inoltrare le diverse richieste prodotte per ciascun allievo agli uffici
scolastici di competenza.
Cosa accade se diagnosi e certificazione vengono prodotte in
ritardo, se vi sono nuovi iscritti, se
cambia il numero delle classi o vi
sono modifiche nella diagnosi?
Dopo la fine delle lezioni, di solito
a luglio, la scuola può eventualmente presentare una rinnovata
richiesta di risorse all’ufficio scolastico, di integrazione delle ore già
assegnate complessivamente.
Essa dev’essere motivata, indican-
Diritto all’Istruzione
do il cambiamento dei dati presentati nella prima fase. In questi
casi, l’amministrazione valuta le
richieste sulla base del contingente provinciale di cui dispone e
assegna eventualmente ulteriori
risorse di sostegno. Come orientarsi nel caso in cui le ore di sostegno assegnate siano infine non sufficienti? Le norme hanno nel
tempo individuato diversi parametri cui attenersi, fino all’assegnazione media di un insegnante ogni
due alunni. Oggi questo criterio
non è sempre rispettato, soprattutto nei casi di disabilità di grado
lieve o medio. La Corte
Costituzionale, però, con sentenza n. 80/10 ha ritenuto questo criterio non rispondente all’esercizio
del diritto allo studio per gli alunni
con disabilità di particolare rilievo
e, pertanto, ha stabilito il diritto
all’assegnazione di ore in deroga.
Negli ultimi anni, pertanto, sono
state numerose le famiglie che
hanno scelto di rivolgersi ai tribunali amministrativi per ottenere o
riottenere le ore di sostegno non
assegnate. I tribunali si sono in tutti
casi pronunciati accogliendo le
loro richieste e, pertanto, le diverse circolari sugli organici che si
sono susseguite, si sono ormai
adeguate a tale disposizione.
Al momento, pertanto, gli allievi
con grave disabilità hanno diritto
all’assegnazione di un docente
per tutte le ore del suo servizio
che, ricordiamo, sono 25 nella
Scuola dell’Infanzia, 22 nella
Scuola Primaria e 18 nella Scuola
Secondaria.
(Fonte: www.disabili.com)
Il Fonzie di Happy
Days parla di dislessia
Vi ricordate di Fonzie, la sua giacca
di pelle nera e il suo inconfondibile “EHI”? Fonzie, il personaggio
della serie televisiva Happy Days,
interpretato dall’attore Henry
Winkler? Il Fonzie che conoscevamo è oggi uno scrittore, che a l
Salone del Libro di Torino ha presentato al pubblico il 15 maggio
scorso la serie di libri per ragazzi
da lui scritta, che ha per protagonista Hank Zipzer, un ragazzino
dislessico. Le avventure di Hank
Zipzer, ispirate alla vita dello stesso
Winkler e da lui scritte insieme a
Lin Oliver, raccontano di un ragazzo disordinato e con problemi di
apprendimento, ma pieno di idee
creative. Nel suo intervento, Henry
Winkler, ha parlato di quando lui
era piccolo: Quando ero un
ragazzo a New York nessuno
sapeva che cosa fosse la dislessia.
A me è stato detto che ero stupido, pigro, che non sfruttavo le mie
potenzialità. I miei genitori mi chiamavano stupido cane, che grande
sostegno! Le parole di Henry
Winkler non fanno che confermare quanto sia fondamentale sostenere i bambini dislessici e non,
incoraggiarli. Ero imbattibile a
pranzo, ha confessato, ma a scuola andavo malissimo. Per Henry
Winkler scrivere in inglese era difficile, la storia era difficile, e la matematica…difficilissima! Ma le difficoltà che si incontrano a scuola
non hanno niente a che fare con
quanto grandi possiamo essere.
Per raggiungere i propri obiettivi,
ha ricordato Winkler, sono necessarie la tenacia che fa arrivare proprio lì dove si vuole e la gratitudine che non fa provare rabbia
durante il percorso. Il messaggio è
arrivato forte e chiaro: bisogna aiutare i bambini dislessici, avvicinarsi
a loro e capire che non sono
malati, ma sono persone che
imparano diversamente.
(Fonte: www.disabili.com)
Berlino, la città
accessibile
Berlino vince il
premio 2013 come città europea
più accessibile per i disabili.
La capitale tedesca si è aggiudicata il riconoscimento in occasione della Giornata Internazionale dedicata ai potatori di
handicap, concorrendo in-sieme
ad altre 98 municipalità provenienti da 20 Stati membri. La
giuria ne ha riconosciuto l'efficienza dei trasporti e delle
infrastrutture, l'impegno nel
garantire servizi accessibili e
sostenibili, la costanza nell'incoraggiare altre realtà europee
nell'adottare le mi-gliori pratiche esistenti. Nantes (Francia) e
Stoccolma (Svezia) le altre due
finaliste.
25
Istruzione e Formazione
Scuola, quiz Invalsi.
Proteste contro la
discriminazione dei
disabili
L’Invalsi è l‘Istituto Nazionale
per la Valutazione del Sistema
educativo di Istruzione e di
formazione che, attraverso
dei test scritti nelle scuole
elementari, medie e superiori,
ha l’obiettivo di monitorare il
livello di apprendimento degli
studenti e la qualità formativa
e didattica offerta dalle scuole.
Il protocollo di somministrazione è standard per tutte le
scuole: prevede un test di italiano, uno di matematica e un
questionario dello studente.
Ogni prova va svolta in un
tempo massimo a seconda del
grado scolastico: 45 minuti
nelle scuole elementari,
un’ora e 15 minuti nelle medie
e un’ora e mezza nelle superiori.
Per gli allievi con bisogni educativi speciali ci sono dei protocolli da rispettare: possono
partecipare alle prove ed è
ammesso l’uso di sistemi
dispensativi, purché non
modifichino in alcun modo le
condizioni di somministrazione per sé e per gli altri alunni.
Non è possibile dunque la lettura ad alta voce né la presenza dell’insegnante di sostegno, a meno che l’alunno con
gravi disabilità o con disturbi
specifici di apprendimento
Diritto all’Istruzione
non venga allontanato fisicamente dal resto della sua classe.
In più è prevista la segnalazione del codice di disabilità, in
modo da considerare separatamente la valutazione dei
test e non inserirla nella statistica dei risultati del resto dei
compagni.
Secondo quanto cita la legge
104 del 1992, che tutela l’integrazione sociale e i diritti
delle persone disabili, “la
Repubblica ne promuove la
piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nella società
e nel lavoro…e predispone
interventi volti a superare stati
di emarginazione e di esclusione sociale della persona
handicappata».
Partendo da questo, genitori,
docenti e membri del Cesp,
Centro Studi per la scuola
pubblica, hanno avviato una
raccolta firme denunciando la
sospensione dei più elementari diritti di integrazione scolastica. Secondo una docente
di sostegno, «l’istituto Invalsi
vuole fotografare la realtà
della scuola italiana, ma da
questa foto escono tanti
buchi perché gli oltre duecento mila alunni disabili non vengono considerati.
È grave perché la scuola pubblica punta all’inclusività, mentre così si rischia di discriminarli
senza esclusione di colpi”.
(Fonte: www.edscuola.eu)
26
DE MIN MARIO s.a.s.
Impianti Elettrici
DALLA PARTE
DEI CITTADINI
CONSULENTI DEL LAVORO
BERATI E BARP
BFB
Politiche sociali
Protezione Sociale
Politiche per i disabili
al bivio
Le politiche per i disabili sono a
un bivio e proprio su questo
tema si è celebrata il 15 maggio
scorso la terza edizione del Fand
Day. La giornata nazionale della
Federazione tra le associazioni
nazionali delle persone con
disabilità (Fand). A Roma, in
occasione del Fand Day 2013
l'Auditorium dell'Inail ha ospitato
la giornata con un incontro dal
titolo “Politiche per i disabili al
bivio”, proposte e richieste
delle Associazioni della disabilità
per scongiurare i crescenti rischi
di esclusione sociale. Si è trattato di un incontro di proposta e
di confronto per discutere le esigenze e, anzitutto, le possibili
soluzioni, per affrontare le crescenti difficoltà vissute dai disabili in questi tempi di recessione
economica e crisi del Welfare.
La Fand ha riunito a Roma i quadri centrali e periferici delle sue
7 associazioni aderenti (Anmic,
Anmil, Ens, Uici, Unms, Anglat e
Arpa), in rappresentanza dei
problemi e delle richieste di
oltre 4 milioni di persone con
disabilità: invalidi civili, del lavoro
o per servizio; ma anche cittadini affetti da cecità o sordità,
oppure disabili psichici. Tante
sono infatti le diverse realtà che
compongono
il
variegato
mondo della disabilità che in
questa occasione si incontra per
convergere su obiettivi comuni.
Le attuali politiche sociali e sanitarie per esempio, già sottofi-
nanziate e progressivamente
tagliate dalla crisi e dalla spending review, non riescono a
garantire pari opportunità e
diritti di cittadinanza. Lo Stato si
disimpegna ogni giorno di più
nell’assicurare assistenza, istruzione, servizi sociali. Il rischio
pertanto di smantellare il tradizionale Welfare state senza essere riusciti prima a costruire validi
modelli alternativi sul territorio
diventa concreto. Così come
concreto diviene, come conseguenza, il rischio di ricacciare i
cittadini disabili e anziani non
autosufficienti verso l’esclusione
o la ghettizzazione sociale.
Le Associazioni dei disabili aderenti alla Fand, nel sollecitare
l’attenzione dell’opinione pubblica e del nuovo Governo su
questi temi fondamentali per la
coesione sociale del Paese,
hanno invitato a partecipare alla
propria Giornata nazionale i
ministri e i rappresentanti delle
Istituzioni nazionali competenti
in materia, nonché Parlamentari
e Autorità degli Enti locali.
(Fonte: www.vita.it)
UNAR: la crisi rischia di
ridurre le misure di
inclusione
In occasione della Giornata internazionale delle persone con
disabilità svoltasi il dicembre scorso, l'Unar - Ufficio nazionale antidiscriminazioni del Dipartimento
per le Pari Opportunità della
Presidenza del Consiglio dei
Ministri - ha raccolto l'appello lanciato dall'Onu per discutere di
misure concrete per ridurre il gap
fra le buone intenzioni dei governi centrali e territoriali e le prassi
che purtroppo denotano, ancora
oggi, la permanenza di numerose
barriere e comportamenti discriminatori. Marco De Giorgi, direttore dell'Unar, riprendendo titoli
di giornali e scavando nella
memoria fa un rapido elenco di
alcuni dei casi trattati dall'Ufficio
nel corso del 2012: "Un albergatore: vostra figlia disabile deve
mangiare in orari diversi dagli altri
perché disturba la clientela, la
famiglia fa le valigie e va via.
Negato l'accesso di un disabile a
Villa d'Este, capolavoro del
Rinascimento italiano dichiarato
dall'Unesco patrimonio dell'umanità e, quindi, di tutti.
Impossibilità per un disabile di utilizzare i mezzi pubblici nel fiorentino perché gli autobus sono
sprovvisti di pedana elettrica o
perché non funzionante. Un
bambino disabile di sei anni si è
visto negare da una scuola del
casertano il sostegno scolastico
perché figlio di immigrati ghanesi
irregolari". "Per non parlare poi aggiunge - di quelli in cui si assiste
a discriminazioni multiple che colpiscono donne disabili o disabili
rom in cui vengono denunziate
delle situazioni di gravissima marginalità ed esclusione sociale". "In
un contesto di forte crisi economica - prosegue l'Unar nel suo
appello - c'è il rischio che alcune
misure di inclusione, prima garantite, anche dagli enti locali, ora
vengano negate a causa del taglio
dei fondi. Per tali motivi, in questi
giorni si sta discutendo anche in
Europa, nell'ambito della nuova
proposta di Direttiva comunitaria
contro tutti i tipi di discriminazione, la portata del concetto di
'soluzioni ragionevoli' finalizzate a
garantire l'inclusione dei disabili
secondo un serio giudizio di congruità e adeguatezza fra finalità
perseguite e mezzi impiegati. Ma
obiettivo dell'Unar- conclude De
Giorgi- è "mantenere alta la soglia
di allarme su questi problemi
anche in periodo di congiuntura,
per fare in modo che i diritti dei
disabili siano considerati diritti
umani inderogabili e non diritti
finanziariamente condizionati".
Disabilità: approvato il
Programma di azione
La Legge 18/2009, oltre a ratificare la Convenzione ONU, ha previsto la redazione di un Programma
d’azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione
delle persone con disabilità in
attuazione della legislazione
nazionale e internazionale. Il
Programma di azione è stato elaborato dall’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone
con disabilità, istituito dalla stessa
Legge 18/2009, che lo ha definitivamente approvato in seduta
plenaria il 12 febbraio scorso. Il
testo approvato sarà adottato
con decreto del Presidente della
Repubblica, su proposta del
Ministro del Lavoro e delle
Politiche sociali, sentita la
Conferenza unificata, che si esprime entro trenta giorni, e previa
deliberazione del Consiglio dei
Ministri. “Si tratta di un atto che,
per la sua ampiezza e profondità,
è particolarmente importante per
le persone con disabilità e le loro
famiglie. – commenta Pietro
Barbieri,
presidente
della
Federazione Italiana per il
Superamento dell’Handicap – È
un documento attorno al quale vi
è stato un confronto ‘storico’ fra
diverse esperienze, professionalità, associazioni, enti.” Non appena la situazione politica e istituzionale avrà assunto contorni
maggiormente definiti, la FISH
presenterà come istanza prioritaria l’attuazione del Programma di
azione. (Fonte: www.fishonlus.it)
La disabilità vista con gli occhi di una bambina
"Phoebe, crescendo a un ritmo diverso".
È questo il titolo di una video-inchiesta che mostra la realtà della disabilità attraverso la storia di una bambina spagnola di 9 anni con
deficit di attenzione e iperattività. Nei 5 minuti di video Phoebe Martinez, questo il nome della protagonista, racconta come passa le
giornate, quello che le piace fare, chi sono i suoi amici. Vengono mostrate immagini dei suoi incontri nello studio medico che la segue,
ma anche riprese di una gita al parco o in spiaggia in compagnia dei suoi cari. Oltre alla testimonianza di Phoebe, che ha potuto superare problemi
di udito e disabilità fisiche che la colpivano fin da neonata, nel cortometraggio si può ascoltare anche la voce del della zia, sua tutrice legale, e della
psicologa. Testimonianze che aiutano a comprendere meglio l'intensa vita di questa sorridente bambina. Frutto di un progetto dell'associazione spagnola Verdiblanca, il video non vuole mostrare solo gli ostacoli, le preoccupazioni e i bisogni quotidiani dei bambini disabili. Vuole rendere visibile
l'invisibile, evidenziando le motivazioni che i ragazzi come Phoebe hanno dentro e quello che possono offrire a coloro che li circondano.
27
Politiche sociali
Protezione Sociale
I centri diurni:
politiche di inclusione
o discriminazione?
I centri diurni per handicappati
nascono attorno alla fine degli
anni Sessanta inizio degli anni
Settanta: non solo l’istituzionalizza zione in termini di ricovero, ma
il sistema stesso di servizi specializzati per l’handicap consolidatosi nel decennio precedente
(scuole speciali, laboratori protetti, centri riabilitativi, ecc.) viene
messo in discussione e violentemente attaccato.Parallelo e separato rispetto al circuito per la
“normalità”, tale sistema di servizi
viene contestato in nome di una
concezione della riabilitazione
che non punta più sul versante
igienicosanitario, ma su quello
sociale: quello che conta è la
socializzazione che ha come
mezzo principale, e come fine,
l’inserimento nei luoghi e nelle
istituzioni della vita quotidiana,
luoghi e istituzioni che devono
cambiare sotto il profilo delle
strutture come della cultura per
adattarsi e accogliere chi fino a
quel momento era stato escluso
in quanto ritenuto e vissuto come
“diverso”. Inizialmente tali centri
hanno faticato a trovare un
nome: centro gravi, centro diurno, centro medico sociale, centro socioriabilitativo e tante altre
etichette che definivano organizzazioni e progetti diversi, ma che
con il tempo hanno assunto, pur
nella originalità di ciascuno, alcuni
punti
di
continuità.
Attualmente i centri diurni sono
strutture territoriali non residenziali previste per ospitare in ore
diurne soggetti handicappati
medio-gravi in età post-scolare,
allorché si ritiene superata la fase
evolutiva, che presentino condizioni di non autosufficienza e
pertanto abbiano bisogno di
continua assistenza e per i quali
non sia stato possibile l'inserimento al lavoro "normale" o "protetto"; nei centri diurni sono,
quindi, ammessi i soggetti con
disabilità tali da comportare una
notevole compromissione dell'autonomia delle funzioni elementari, e per i quali siano stati
esperiti tutti gli interventi di tipo
riabilitativosanitario e psicosociale atti a garantire un reale
inserimento in strutture rivolte alla
generalità delle persone. In esse
si cerca di assicurare il proseguimento dell'iter socio- riabilitativo,
attraverso un insieme organico di
attività evitando l'istituzionalizzazione del soggetto handicappato. Il centro diurno è strutturato
come una comunità di vita nella
quale ognuno trova i sostegni
materiali, relazionali ed affettivi
per una vita “autonoma”, l’obiettivo principale è la crescita dei
soggetti nella prospet tiva di una
progressiva e costante socializzazione per sviluppare, pur nella
consapevolezza dei limiti oggettivi, le capacità residue e di operare al massimo per il mantenimento dei livelli acquisiti. E’ una struttura intermedia , affinché non
diventi meta definitiva per chi vi
entra; aperta, affinché tutta la vita
non si esaurisca all’interno, ma si
ricerchino le forme possibili di
esperienze e di collegamento
esterni; è, infine, una struttura di
appoggio alla vita familiare particolarmente necessaria per consentire di mantenere al proprio
interno la persona handicappata.
Tali strutture devono essere dotate di diverse figure professionali
stabili: educatori, assistenti domiciliari e dei servizi tutelari, infermieri, medici, che concorrono,
nell’ambito delle proprie competenze, a soddisfare i bisogni nella
loro globalità, avendo come
momento unificante delle loro
specifiche prestazioni il progetto
mirato e personalizzato. Per esi-
28
genze diagnostiche e riabilitative
possono avvalersi di altri servizi
del territorio. Le prestazioni
socio- educative- assistenziali
sono assicurate dagli educatori i
quali, nel rispetto del principio
dell’individualizzazione del processo educativo, orientano i loro
interventi a raggiungere un più
adeguato rappor to della persona handicappata con se stessa,
con gli altri e con l’ambiente, e ad
acquisire, per quanto ad ognuno
è possibile, compor tamenti e
funzioni indispensabili per la vita
di tutti i giorni. L’azione educativa
deve coinvolgere anche il nucleo
familiare per renderlo compartecipe del progetto e parte attiva
nel realizzarlo. Si possono individuare più aree in cui inserire una
serie di attività diversificate, tali da
soddisfare i principali bisogni dei
soggetti che frequentano i centri:
- attività educative rivolte al mantenimento e allo sviluppo delle
capacità residue e potenziali
dell’utente nell’autonomia personale;
- attività educative con significato
prevalentemente psicomotorio;
- attività educative e di socializzazione;
- attività educative con significato
prevalentemente
occupazionale;
- attività mirate al mantenimento
del livello culturale raggiunto;
- attività sanitarie.
Per garantire prestazioni adeguate e un soddisfacente rapporto
tra soggetti ed operatori, il numero degli utenti non dovrebbe
superare le 20 unità. Così come si
è visto per l’assistenza domiciliare, anche il centro diurno ha
come fine principale quello di
mantenere il soggetto handicappato nel suo contesto socioambientale.
(Fonte:
www.conosciamocimeglio.it)
Ict: intesa AsphiConfindustria Digitale
per inclusione
digitale disabili
Promuovere l'integrazione nel
lavoro, nella scuola e nella societa' delle persone svantaggiate
attraverso l'uso delle tecnologie
digitali. E' questo lo scopo della
collaborazione avviata oggi con la
sigla di un protocollo d'intesa fra
Confindustria Digitale, la federazione che in Italia rappresenta le
imprese Ict, e la Fondazione
Asphi onlus, impegnata da tempo
sui temi della disabilita' e delle
tecnologie Ict per favorire autonomia e partecipazione di persone con disabilita' e anziani. Con
questa azione si intende facilitare
iniziative tra le imprese associate
a Confindustria Digitale ed Asphi
per qualificare sempre meglio servizi e prodotti in modo che siano
accessibili e fruibili anche a una
'utenza fragile', come disabili ed
anziani. Regole applicabili, spiegano Confindustria Digitale e
Fondazione Asphi, applicabili in
ambito e-government, accessibilita' ai siti della Pa e agli open data;
per valorizzare le capacita' lavorative delle persone disabili attraverso l'uso di tecnologie Ict e
promuovere la creazione di nuovi
ambienti di apprendimento
accessibili con didattiche inclusive; per identificare soluzioni e
ausili digitali nell'ambito di progetti di Smart Communities e
Smart Cities. (Fonte: adnKronos 21/05/2013)
Politiche sociali
Protezione Sociale
Politiche di assistenza
dei disabili
La parola assistenza viene spesso
collegata solo alle prestazioni
economiche ma non è così. Per
assistenza s’intende una rete di
interventi che, utilizzati anche in
modo integrato tra loro, siano di
suppor to ad un’azione di integrazione sociale per quei cittadini che, a causa delle loro condizioni psicofisiche, si trovino in
situazioni di svantaggio. Con il
termine assistenza sociale ci si
riferisce, quindi, all’insieme delle
attività e dei servizi volti a prevenire o ridurre situazioni di bisogno connesse all’età, a stati di
svantaggio fisico e psichico o ad
altre condizioni di emarginazione. Un’adeguata rete territoriale
di servizi sociali è una condizione necessaria per realizzare
un’effettiva integrazione delle
persone handicappate nel quotidiano ambiente di vita.
L’assistenza sociale in favore dei
disabili comprende, quindi,
interventi integrativi e sostitutivi
al nucleo familiare (assistenza
domiciliare, affido, strutture residenziali), interventi per facilitare
la vita di relazione (servizi di
accompagnamento in sedi informative, trasporto scolastico, frequenza di centri sociali e educativi, ecc.), interventi per particolari situazioni di disagio economico e sociale (contributi economici vari, assegnazione alloggi, ecc.). L’atteggiamento
dell’Amministrazione Pubblica,
del mondo politico e della
società in generale è ancora
sostanzialmente passivo rispetto
alla realtà dell’handicap che
invece si evolve, si modifica, si
trasforma. Mentre si discute di
prevenzione, di diagnosi precoce, di recupero, di inserimento,
mentre si mettono a fuoco, in
sostanza, i problemi assistenziali
del bambino e dell’adolescente
con handicap, il tetto dell’età
media di un’ampia fascia di questi soggetti va progressivamente
alzandosi, grazie anche alle sempre maggiori conoscenze in
campo medico e riabilitativo.
In una cultura contadina e in un
sistema di famiglie patriarcali,
c’era la possibilità di una gestione “privata” del congiunto handicappato adulto; il passaggio
ad una civiltà industriale e
postindustriale, alla famiglia
mononucleare hanno reso questa pratica impossibile, o comunque difficile, imponendo per
questi casi soluzioni “sociali”.
Se in passato, per molti giovani
disabili giunti all’età adulta, la
scelta dell’istituzione chiusa, del
manicomio, della clinica specializzata era stata praticamente
obbligata, oggi la battaglia per la
deistituzionalizzazione dà i suoi
frutti, anche se crea inevitabilmente dei problemi diversi.
La pianificazione dell'intervento,
la conoscenza approfondita
della realtà e dei soggetti sui
quali si va ad incidere, sono elementi fondamentali di un
approccio esemplare al problema che soprattutto i responsabili del Servizio Sanitario Nazionale
dovrebbero adottare come
schema di riferimento per una
politica corretta in tema di handicap. L'intervento personalizzato precoce, il tentativo di realizzare un percorso educativo finalizzato al raggiungimento di una
ragionevole autonomia, sono
delle linee di tendenza valide in
assoluto, e propedeutiche, in
ogni caso, alla programmazione
e alla gestione della vita nell’età
adulta. La svolta nella politica
dell'handicap può venire solo
dalla formazione, dall'educazione, dall'informazione dell'opinione pubblica, da una strategia
corretta e mirata che non può
cadere dall'alto, improvvisamente, ma deve venire per gradi,
con un processo di maturazione
dal basso.
(Fonte: www.conosciamocimeglio.it)
Disabilità e Lavoro
in Italia
Il tema dell’integrazione lavorativa delle persone disabili rappresenta al riguardo un caso verosimilmente paradigmatico. Se
infatti da un lato l’inserimento
lavorativo nel mercato aperto è
stato sinora visto come una priorità e uno degli strumenti essenziali per l’inclusione sociale delle
persone disabili, sia a livello di
singoli paesi che di organizzazioni sovranazionali (Unione europea, OECD, ILO ecc.), dall’altro
l’evoluzione delle dinamiche
produttive, sotto la spinta della
globalizzazione, ha favorito progressivamente l’emergere di una
diffusa consapevolezza circa i
rischi e le difficoltà insiti nell’identificazione di questa stessa
integrazione lavorativa con il
modello classico del lavoro fisso
full time, tipico del breadwinner
maschio (e magari bianco, sposato ecc.), spina dorsale produttiva della società industriale,
almeno fino agli anni Sessanta
(Abberley, 1999). Avendo come
obiettivo un modello esclusivo
di integrazione lavorativa standard, si finisce con il ricadere nel
paradosso dell’impacchettamento: una definizione ideologica,
non tematizzata, di ciò che è o
non è disabilità non può che
aggravare la dimensione della
segregazione e quindi dell’esclusione che si vuole combattere.
Come si è già avuto modo di
argomentare (Checcucci, 2006),
quelle che il modello sociale
definisce barriere disabilitanti
finiscono anche in questo caso
per interagire con la valutazione
che la singola persona compie
circa l’ammontare delle proprie
risorse, considerate sia in termini
di capitale individuale (istruzione, condizioni di salute ecc.), sia
di capitale sociale disponibile
(familiare ed extrafamiliare). Se
l’investimento giudicato necessario per raggiungere un livello
per definizione irraggiungibile di
prestazione lavorativa standard
verrà giudicato dal soggetto
eccessivo, egli tenderà ad
autoescludersi, al fine di evitare
più elevati livelli di frustrazione,
in caso di fallimento. Il risultato,
quello che Boudon chiama effetto di amplificazione, sarà la
segregazione delle persone interessate (Boudon, 1980, pp. 100108). Sul versante delle organizzazioni produttive, considerato
l’investimento aggiuntivo richiesto dall’inserimento di un lavoratore disabile, sembra ragionevole aspettarsi che il datore di lavoro, pubblico o privato che sia a
parità di altre condizioni, tenda
a preferire candidati che non
lascino intravedere gli stessi livelli di rischio e rigidità nell’ambito
delle relazioni organizzative
(Checcucci, 2006).
(Fonte: www.isfol.it)
Spiagge per tutti: regalatevi il mare del Salento
Il mare, risorsa preziosa che dona immancabilmente vigore, benessere e relax.
Sono note fin dall’antichità le qualità terapeutiche dell’acqua ed è importante che questo patrimonio inestimabile sia condiviso da tutti e con tutti, senza divieti, complicazioni e barriere. In molte spiagge e lidi
del Salento, grazie al progetto Spiagge per Tutti, sono disponibili le sedie “JOB”: impermeabili, sicure e fruibili gratuitamente. Consentono ai disabili motori di stare a galla in acqua in modo agevole e in autonomia e di muoversi sulla
sabbia senza bisogno di passerelle. È prevista inoltre la presenza di operatori specializzati, appositamente formati e
coordinati dall’Associazione SFIDA, secondo un piano che prevede, nelle spiagge libere, orari differenziati e postazioni sparse su tutto il litorale salentino.
29
Politiche sociali
Protezione Sociale
Disabilità: la chiamano
inclusione, praticano
discriminazione
Nel corso dei giorni ho voluto
vedere con i miei occhi alcune
realtà legate alle “opportunità”
offerte li adolescenti e degli
adulti con grave handicap. E’
stata una pugnalata inflitta nel
mezzo della mia fronte.
Ho pensato che qui le cose sono
due: o sono matta io o sono
matti loro. Provo a spiegare
quello che ho visto, cosa ho
pensato, chiedendo più che mai
un confronto aperto.
1. Centri diurni che svolgono
progetti e attività che devono
favorire l’inserimento, l’inclusione e la crescita di persone in
condizione di handicap.
Bene. Decido di capire meglio.
Esco di casa al mattino e ne giro
alcuni. Non ho trovato niente di
inclusivo e nessuna opportunità
se non quella (per certi aspetti
meritevole considerato che pare
sia l’unica o quasi) di baby parking per persone adulte. Non
voglio sparare a zero sulla buona
volontà e sull’impegno di risorse
dei singoli. Però qualcuno mi
deve spiegare come si può favorire qualsiasi obiettivo di inclusione tenendo le persone chiuse
a fare cose tra di loro. Ho provato a riflettere sulla parola inclusione. Se non sbaglio, si dovrebbe invece prevedere un gruppo
A e un gruppo B che vengono in
contatto tra di loro costruendo
qualcosa di omogeneo. Ma se il
gruppo A sta a ponente e quello B a levante come si fa?
Le azioni, i progetti.
Accomunano sempre per larga
parte l’handicap su gambe.
Quello su ruote è sempre o quasi
troppo difficile se manca l’autospinta. E questa cosa mi fa arrabbiare tantissimo. I progetti sono
sempre gli stessi: si dipinge, si
guardano video di vario tipo, si
sta in compagnia (?). Nei casi più
fortunati si balla e si cucina. Siamo
davvero avanti! Sono rimasta
disarmata. Ampi spazi, giardini,
disegni alle pareti come quelli
della scuola per l’infanzia, ma
l’obiettivo mi è parso non solo
lontano, bensì molte volte assente. A discapito di realtà fortunatamente diverse e decisamente più
vive e concrete, altri aspetti mi
hanno buttato giù.
2) La relazione con l’esterno è
praticamente nulla.
Sempre diversificando con i rari
esempi di cooperative che hanno
un risvolto concreto verso l’esterno e realmente contribuiscono
ad un inserimento, l’handicap
grave trova ancora tutti impreparati. Allora voglio dirlo apertamente e provocare: che si può far
fare a uno con ritardo cognitivo
grave che non può muoversi?
Nessuno lo sa. Chi lo sa rinuncia
perché costa di più in termini
economici e professionali. E io mi
arrabbio ancora di più. Esistono
tecnologie di avanguardia che
aiutano sul serio, ma è molto
meno impegnativo prendere le
tempere e far dipingere. Lo fanno
i disabili, chi mai si permetterà di
dire che quel lavoro fa pena? E io
non ci sto un’altra volta. A meno
che qualcuno non mi spieghi perché i disabili devono essere tutti
buoni, tutti pittori, tutti amanti
della musica.
3) Arrabbiata per la discriminazione: possibile che non si riesce a prevedere un vero approc-
30
cio alla persona e a capirne i
punti di forza?
Assegnare a questa un vero assistente specializzato che la includa, nei contesti che la persona
richiede di frequentare o mostra
di frequentare al meglio? Ma
insomma, siccome i miei occhi
vedono senza capire io mi fermo
alla carrozzina spinta da qualcuno e alle competenze diverse
dalle mie. Poi sentenzio: siccome
io come tutti faccio così e lui no,
lui è diverso quindi va a dipingere/ascoltare/passare tempo in un
centro. Centro ? centro di che ?
4)Il desiderio: se le famiglie
avessero l’assegno di cura avrebbero un portone spalancato alle
opportunità.
E nessuno più di noi ha voglia e
capacità di individuare le vere
opportunità, che sono ben
distinte dai parcheggi. Se la professionalità non fosse acquisita
per caso ma scelta a monte
sarebbe più facile accedere ai
servizi delle tecnologie. Se i
mezzi pubblici, le strade, gli uffici
fossero accessibili non sulla carta
e in foto ma sul serio, tutti
potremmo girare di più. Avete
idea di quanti montascale stanno
li per scena? Vi siete mai chiesti
perché barriera equivale sempre
a orrore ? Fior fiore di architetti e
non si riesce ad avere uno scivolo decente!
5)La speranza: includere il
mondo c.d. normodotato in
quello della disabilità e non più
il contrario.
6) La certezza: a mio giudizio
non è rimasto che rovesciare il
parametro di riconoscimento
sociale.
Post polemico e arrabbiato. Ma è
una presa in giro dire inclusione e
fare discriminazione. Non voglio
che questa sia l’unica opportunità. E non credo di essere l’unica .
(Fonte: Blog di Fabiana Gianni,
attivista per i diritti dei disabili:
www.ilfattoquotidiano.it/blog/fgi
anni/)
Per una disabilità
sostenibile
Per lungo tempo la disabilità è
stata considerata una caratteristica
“anomala” dell’individuo, legata a
menomazioni fisiche e/o mentali.
Per tale motivo le persone con
disabilità sono state a lungo escluse dai processi del modello di sviluppo socio-economico basato su
criteri di “normalità”. A partire
dalle prime riflessioni sociologiche
degli anni 60 e grazie alle spinte
innovative dei movimenti organizzati delle persone disabili il rapporto fra società e disabilità ha
subìto una rimodulazione progressiva. Si è passati dal concetto di
handicap come svantaggio dell’individuo ad un approccio alla disabilità di tipo bio-psico-sociale, che
consente di valutare la funzionalità
della persona, demandando agli
Stati il compito di valorizzare le
capacità dell’individuo, promuovendone l’autonomia in ogni
campo della vita sociale. Sotto
questa prospettiva l’esperienza
italiana rappresenta un’eccellenza
solo in pochi campi. L’Italia rimane
agli ultimi posti tra i Paesi europei
per risorse destinate alla tutela e
all’inclusione sociale delle persone
con disabilità. Si spendono 438
euro pro-capite annui contro i
531 della media europea, ben
lontani dai 754 del Regno Unito. Al
di là del dato economico puro, lo
stato delle condizioni di vita delle
persone con disabilità nel nostro
Paese è dato dai livelli occupazionali, dall’accessibilità a tutti gli
ambienti di vita e dalla fruibilità dei
servizi che, come mostrano le
indagini esistenti, non sono ancora adeguati alle direttive europee.
(Fonte: www.ais-sociologia.it)
Diritto alla salute
Salute
Diritto alla salute per i
disabili, un percorso a
ostacoli
In un sistema in crisi, e spesso
sotto attacco, il diritto alla salute
delle persone con disabilità è
particolarmente a rischio, vieppiù nelle situazioni ad elevato
carico assistenziale, di malattie
rare o di particolari necessità farmacologiche, terapeutiche o
diagnostiche. Obiettivi: introdurre e garantire nel Sistema
Sanitario Nazionale elementi di
particolare tutela per i Cittadini
con maggiori o peculiari necessità sanitarie; garantire il diritto di
scelta e il coinvolgimento in particolare
nei
processi
abilitativi/riabilitativi. Interventi:
- è necessario ripensare il sistema riabilitativo seguendo le indicazioni dell’articolo 26 della
Convenzione Onu sui diritti delle
persone con disabilità, in particolare offrendo spazi di innovazione rispetto alla medicalizzazione del percorso riabilitativo
ed a un modello centrato quasi
esclusivamente su attività fisioterapiche. Il modello è quello del
coinvolgimento attivo (empowerment) della persona e del
raggiungimento della massima
autodeterminazione possibile;
- il tema riguardante gli ausili non
può e non deve sfuggire al percorso di riabilitazione di cui
deve divenire parte integrante.
Per quanto riguarda il sistema
erogativo, il Sistema Sanitario
Nazionale deve recuperare la
sua funzione di orientamento
della spesa proprio attraverso la
funzione di valutazione che
deve essere ricollocata nell’ambito del percorso riabilitativo e
abilitativo;
- va garantito un aggiornamento
in campo tecnologico costante
nel tempo che non sia vincolato
all’approvazione dei Lea, ma ad
un aggiornamento di un repertorio nazionale che a singolo codice faccia corrispondere un prodotto con marca e modello, ed
ovviamente l’indicazione del
costo;
- va rimodulata, in specie per le
persone con patologie croniche
e comunque invalidanti, la distribuzione delle terapie farmacologiche che assicuri, su progetto
terapeutico individuale, anche la
continuità della cura. L’adozione
della Distribuzione Diretta e
Distribuzione Per Conto dei farmaci, oltre a determinare una
garanzia verso fenomeni d’irreperibilità variamente generati,
determinerebbe un notevole
risparmio sui costi della distribuzione;
- è necessario affrontare urgentemente i temi ritenuti prioritari
per la generalità delle malattie
rare, allargando il ristrettissimo
elenco degli attuali beneficiari, e
cioè il diritto di tutti i malati rari
alla cura, generalizzato sul territorio nazionale (dalla diagnosi
alla riabilitazione); la semplificazione delle procedure e la competenza specifica di coloro che
effettuano l’accertamento dell’invalidità; la presa in carico integrata e la continuità dell’assistenza; il rafforzamento della rete
territoriale che deve avere per
nodi centri veramente specializzati e sul territorio altri presidi in
stretto collegamento; l’implementazione l’estensione delle
biobanche; la formazione dei
medici di medicina generale e
dei pediatri; il diritto del malato
o di chi lo rappresenta a conoscere nel più breve tempo possibile la diagnosi sintomatica ed
anche eziologica, ricorrendo agli
esami di biochimica e di biologia
molecolare che oggi sono sempre più precisi ed economici;
- sul modello delle Linee Guida
n. 21 sull’Autismo emanate
dall’Istituto Superiore di Sanità e
31
rese applicative dall’accordo
della Conferenza Unificata del 22
novembre 2012, è necessaria
l’emanazione di Linee Guida per
ambiti di patologia affinchè vengano garantiti trattamenti sanitari
appropriati.
(Fonte: www.fishonlus.it)
L’onoterapia, una
pet-therapy per
aiutare i disabili
All’interno delle pet-therapy si
sta sviluppando sempre più
l’onoterapia. Le caratteristiche
proprie dell’asino, quali la docilità, l’intelligenza, la pazienza,
l’empatia, la morbidezza e la lentezza di movimento, consentono infatti di entrare facilmente in
comunicazione con il paziente,
attraverso attività spontanee e
ludiche, ma anche strutturate ed
attive, con il supporto di un operatore. La comunicazione non
verbale diventa il canale che
rende possibile l’espressione più
intima di sé. Quella con gli asini è
un tipo di pet therapy già ben
strutturata in Inghilterra, Francia,
Spagna, Stati Uniti e Svizzera ma
ancora poco diffusa in Italia. Nel
nostro Paese, infatti, non esiste
una normativa omogenea che
regolamenti le varie forme di
terapia assistita con gli animali.
Una Commissione ministeriale sta
però studiando una legge che
potrebbe essere approvata
entro la fine dell’anno.
L’ONOTERAPIA IN ITALIA – In
Veneto esiste una delibera di
giunta del 2007 ed è in discussione una vera e propria legge
sulle pet-therapy. A Polverara
(PD), esiste l’unico Centro sperimentale di formazione e ricerca
sulle attività e terapie assistite
con gli asini in Italia: La città degli
asini, collegata al Centro di referenza nazionale per gli interven-
ti assistiti dagli animali (pet therapy). Si tratta di un’oasi di verde
dove un’equipe multidisciplinare
pratica l’onoterapia. Gli asini
vengono formati per il loro lavoro di terapia, che si basa sulla
loro capacità di entrare in relazione con pazienti dalle problematiche diversificate: persone
con disturbi del comportamento, dell’attenzione, dell’apprendimento e del linguaggio, ma
anche autistici, persone con
disturbi dell’alimentazione o
trattati con cure palliative. E’
inoltre in preparazione un progetto di ricerca sulla Sindrome
da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).
L’onoterapia è una pet-therapy
rivolta ad a un’utenza eterogenea; è infatti adatta nei casi di
disturbi della personalità ma
anche ai cardiopatici ed ipertesi,
ai disabili motori, audiolesi o non
vedenti, alle persone con problemi di ansia, stress o con disarmonia emotiva. E’ una prassi diffusa per la cura del disagio nell'infanzia e i risultati sono a volte
stupefacenti. Ci auguriamo perciò che questa buona prassi
possa trovare sempre più diffusione anche nel nostro Paese.
(Fonte: www.disabili.com)
Diritto alla salute
Salute
Disabilità: una Carta
per abbattere
le barriere sanitarie
In Italia le persone disabili vanno
in ospedale il doppio delle volte
rispetto a quelle senza disabilità,
ma i nosocomi italiani, tranne iniziative isolate, non prevedono
percorsi di cura personalizzati.
Secondo i più recenti dati Istat, il
24,2% delle persone disabili
effettuano almeno un esame
diagnostico contro l'11,3% dei
non disabili. E il 46% ha fatto
una visita specialistica a fronte
del 23% dei non disabili. La
mancanza di percorsi di cura
ad hoc rende più difficile diagnosticare le malattie, con
gravi conseguenze sulla salute
e sulla qualità della vita di queste persone che in Italia rappresentano il 4,8% della popolazione (cioè sono circa 2
milioni e 600 mila).
Per riconoscere alle persone
con disabilità il pieno diritto
alle cure ospedaliere e rendere le strutture sanitarie adeguate alle loro esigenze fisiche,
psicologiche e sensoriali nasce
la prima Carta dei diritti delle
persone con disabilità in ospedale,
realizzata
dalla
Cooperativa sociale Spes
Contra Spem e adottata per la
prima volta in Italia dal
Policlinico
Gemelli
dell'Università Cattolica di
Roma, dove è stata presentata
il 7 marzo scorso.
«Questo progetto, che nasce
dal caso concreto di una persona a noi cara, intende spingersi dal particolare all’universale - spiega Luigi Vittorio
Berliri, presidente di Spes contra Spem - cioè ha come obiettivo ultimo aiutare il sistema
sanitario nazionale a fornire le
giuste e concrete risposte per
tutte le persone con disabilità.
Auspichiamo che questa Carta
venga adottata da tutti gli
ospedali italiani perché ogni
struttura sanitaria deve essere
in grado di predisporre misure
e percorsi che siano a misura di
disabili».
Il documento è stato sottoscritto da numerose associazioni nazionali attive nel settore della disabilità (Fish,
Duchenne parent project,
Sibilings, ABC-Bambini cerebrolesi, Fantasia, Associazione
persone Down e Disabili visivi)
che hanno aderito all'iniziativa
e ha ottenuto il patrocinio del
ministero della Salute e della
Regione Lazio. La Carta è suddivisa in 14 articoli (dedicati
all’accesso in ospedale, agli
standard delle cure, alla sicurezza e ai diritti come utenti
dei servizi) e affronta la problematica del diritto alle cure con
la consapevolezza dei maggiori bisogni di mediazione,
empatia, privacy delle persone
con disabilità. Distingue tra i
concetti di disabilità e malattia,
guarda alla necessità della formazione del personale medico
e infermieristico e alle esigenze
dei disabili rispetto ai macchinari da utilizzare nella diagnostica. Si basa sugli stessi diritti
formulati nella Carta europea
dei diritti del malato per sottolineare che non esistono diritti
speciali per le persone con
disabilità, ma che le loro limitazioni hanno bisogno di strumenti e percorsi adeguati per
essere rimosse. «Nello spirito
della convenzione Onu - chiosa Nicola Panocchia, medico
del Policlinico Gemelli - la carta
non propone nuovi diritti o
diritti speciali per le persone
con disabilità. Propone il riconoscimento di un diritto, quello alla salute, che è un diritto di
tutti i cittadini ma che, nei fatti,
spesso è difficile da esigere per
le persone con disabilità. Un
diritto che deve essere garantito, per un principio di giustizia,
in tutte le Regioni italiane. Un
ospedale a misura di disabile è
un ospedale a misura di tutti».
(Fonte: www.healthdesk.it)
32
Diritto alla salute dei
disabili: una Carta
Diritto alla salute
non garantito
La cooperativa sociale "Spes
contra spem" ha redatto una
Carta per i diritti dei disabili in
ospedale. Il Policlinico Gemelli di
Roma è stato il primo in Italia ad
adottarla. Da un'esperienza vissuta, da una storia particolare è
nato lo stimolo per una riflessione
di carattere universale. Da un
caso di malasanità, o meglio di
Sanità che non riesce a tenere in
considerazione le necessità particolari di un malato, viene l'impegno in favore del riconoscimento
di un diritto, quello alla salute,
che deve essere garantito a tutti
per un principio di giustizia, come
sancito dalla Costituzione italiana.
2 milioni e 600 mila persone. Il 4,8
per cento della popolazione.
Sono gli italiani con disabilità che,
secondo l'Istat, vivono in famiglia.
190 mila sono invece le persone
ricoverate in istituto. Quasi la
metà di loro ha più di 80 anni, ma
i nosocomi italiani non prevedono percorsi di cura personalizzati, nonostante le persone disabili
si rechino in ospedale il doppio
delle volte delle persone senza
disabilità. Eppure un ospedale a
misura di disabile sarebbe un
ospedale aperto a tutti, capace
di soddisfare le esigenze particolari di ogni paziente. Sono questi
i presupposti che hanno guidato
la cooperativa sociale "Spes contra spem" nella redazione di una
Carta per i diritti dei disabili in
ospedale, che per la prima volta
è stata adottata in Italia dal
Policlinico universitario Gemelli
di Roma.
(Fonte: www.famigliacristiana.it)
Diritto alla salute non rispettato
(per l'89 per cento degli intervistati); mancanza di una libera
scelta per i presidi medici e gli
ausili (70 per cento) e del rispetto dei Livelli essenziali di assistenza (57 per cento). È questa la
percezione che i cittadini romani
hanno dei diritti dei malati e delle
persone disabili secondo un'indagine realizzata, su un campione di 2368 utenti di ospedali e
Asl (1853 persone hanno risposto direttamente e 515 anonimamente on line) dall'Osservatorio
permanente sulla sicurezza
(Onps). Dieci in tutto i quesiti
somministrati alle persone al di
fuori dei grandi ospedali romani
(dal Sant'Andrea al policlinico
Umberto I fino a Tor Vergata etc)
e delle principali Asl. "I risultati
della nostra indagine sono del
tutto negativi - spiega la presidente di Onps Claudia Corinna
Benedetti. Abbiamo verificato
che il diritto alla salute non è
rispettato, così come il diritto agli
ausili e alle protesi. Questo è
senza dubbio docìvuto ai tagli al
sistema sanitario che stanno creando diversi problemi alle persone". Tra gli altri risultati dell'indagine emerge che il 76 per cento
degli intervistati non crede che il
Servizio sanitario nazionale sia
garante del diritto alla salute,
neanche nei confronti delle persone con disabilità (90 per
cento).
(Fonte: www.superabile.it)
Diritto alla salute
Salute
Tutti Pazzi per la 181
Una proposta di legge di iniziativa popolare per valorizzare la
partecipazione attiva di utenti,
familiari, operatori e cittadini nei
servizi di salute mentale e per
garantire buone cure in tutta
Italia. E' la "legge 181" presentata
ufficialmente oggi a Roma. A scrivere il testo è stata l'associazione
"Le parole ritrovate", che è pronta a raccogliere le 50.000 firme
necessarie in tutta Italia con il
motto "Tutti pazzi per la 181".
Perché sarebbe necessaria, oggi,
una legge 181 lo spiega Renzo
De Stefani, referente nazionale
dell'associazione e direttore
Dipartimento di salute mentale
di Trento: "A 35 anni di distanza
dalla legge 180 si può dire che in
alcune zone d'Italia molto è
stato fatto per garantire cure
dignitose a chi soffre di malattie
mentali -. Questo, però, non è
avvenuto dappertutto, proprio
per l'assenza di direttive precise
a livello nazionale. La 180 ha
portato alla grande conquista
della chiusura dei manicomi, ma
è rimasta incompiuta proprio
perché non era nata per indicare le cose da fare nel quotidiano
della salute mentale e non è
stata seguita da atti che andassero in questa direzione. Ecco perché oggi arriva questa proposta
di legge 181, con l'obiettivo di
dare gambe alla 180 e, quindi,
andare verso una buona salute
mentale in tutta Italia". Il testo
della legge è "originale e fuori
dagli schemi". Un concentrato di
"buone pratiche ed esperienze
concrete virtuose - prosegue De
Stefani - che vengono messe a
disposizione della salute mentale italiana affinché da Bolzano a
Palermo tutti i pazienti dei Servizi
possano avere cure uguali e
dignitose". I pilastri sono "parolechiave come fiducia e speranza",
ma "soprattutto si sottolinea la
necessità di rendere i servizi di
salute mentale luoghi "accoglienti e colorati". E basterebbe poco
per renderli tali: poltroncine
33
colorate, quadri alle pareti, foto
e disegni. Queste cose li renderebbero posti migliori nei quali
tutti possano sentirsi meglio"
dice De Stefani. "Un aspetto
innovativo introdotto dalla legge
sono gli Ufe, ovvero Utenti familiari esperti. Si parte dal presupposto che, oltre al sapere degli
operatori, sia indispensabile il
sapere esperienziale di utenti e
familiari, che possono mettere al
servizio degli altri le loro esperienze vissute in prima persona.
Insomma, si parla di luoghi accoglienti e caldi, utenti e familiari al
centro, apertura alla cittadinanza, reinserimento nella società
attraverso il lavoro, indipendenza nell'abitare. Concetti che possono sembrare astratti ed utopici, ma che in diverse zone d'Italia
sono diventati realtà grazie alla
perseveranza e alla concretezza
di operatori, familiari e semplici
cittadini. Un vero e proprio
modello che si traduce in una
parola: fareassieme".
(Fonte: www.superabile.it)
Una proteina la causa
della sindrome di
down?
Ad appena una decina di giorni
dalla Giornata Mondiale sulla
Sindrome di Down, dagli Stati
Uniti arriva una notizia che
potrebbe cambiare completamente le conoscenze quanto alla
Trisomia 21. Un team di ricercatori del Sanford-Burnham Medical
Research Institute sarebbe giunto
a una scoperta in grado di dirci
come il cromosoma 21 incida
nell’alterazione dello sviluppo
cerebrale dei soggetto affetti da
Sindrome di Down. Stando a i
risultati della ricerca Usa, pubblicata nella rivista scientifica Nature
Medicine, responsabile dei ritardi
cognitivi e dei difetti comportamentali sarebbe la proteina chiamata “nexin 27”, o SNX27. O
meglio, la sua scarsa presenza,
riscontrata nelle persone con la
Sindrome di Down. Il cromosoma
21 fungerebbe quindi da inibitore alla produzione di questa proteina, causando in questo modo
un danno alle funzionalità dell’apparato cerebrale. I risultati
delle sperimentazioni, realizzate
sugli animali, hanno dimostrato
che ripristinando nei topi con
Trisomia 21 (difetto della
Sindrome di Down) la produzione della proteina SNX27, si registrava un miglioramento non solo
sul piano cognitivo che in quello
comportamentale. Risultato che
ha dunque indotto i medici statunitensi a ritenere che, almeno in
parte, la scarsa presenza di questa proteina possa costituire
causa dei difetti di sviluppo. E’
ovviamente prematuro parlare di
scoperta della causa della
Sindrome di Down, ma forse una
strada importante,dal punto di
vista scientifico, si è tracciata. E se
su questo versante i passi sono
importanti ma lenti, vale la pena
di sottolineare come su quello
della percezione sociale delle
persone affette da Sindrome di
Down qualche bel segnale arrivi.
(Fonte: www.disabili.com)
Diritto alla salute
Salute
Realtà virtuale per la
riabilitazione
La realtà virtuale a servizio della
riabilitazione. Sembra fantascienza, ma lo è solo in apparenza. Perché in un futuro non troppo lontano anche una persona
con ridotta o nessuna capacità
motoria potrebbe bere un bicchiere d'acqua senza dover ringraziare nessuno, se non un
robot alter-ego che esegue i
comandi del suo cervello, senza
neppure il bisogno di un battito
di ciglia. È a questo ambizioso
progetto che sta lavorando il
gruppo diretto dal professor
Salvatore Maria Aglioti, presso la
Fondazione Santa Lucia di Roma,
una di quelle eccellenze italiane
all'avanguardia nella ricerca e
nella riabilitazione delle persone
che hanno subito lesioni spinali.
La sperimentazione condotta
all'interno del laboratorio di
Neuroscienze sociali e cognitive
attivato dalla Fondazione Santa
Lucia in collaborazione con
l'Università La Sapienza di Roma
fa parte del progetto europeo
Vere (Virtual Embodiment and
Robotic Re-Embodiment): attraverso una Camera di realtà virtuale immersiva i ricercatori lavorano affinché individui con deficit legati a lesioni spinali possano
gestire un avatar mediante l'attività del proprio cervello.
"Insieme al Collegio Sant'Anna di
Pisa abbiamo costruito un 'cave'
dove studiare tutte le sensazioni
visive e somatiche che portano
alla possibilità di immedesimarsi
in un avatar e - successivamente
- un robot", racconta Aglioti, che
è professore di Psicologia e neuroscienze sociali presso La
Sapienza e ricercatore della
Fondazione Santa Lucia. Fino ad
ora la sperimentazione ha coin-
volto circa 20 persone, tra cui
alcune con lesioni alla parte alta
del midollo spinale, e quindi
impossibilitate a muovere le
gambe e le braccia. "Le persone
si immergono nella realtà virtuale, immedesimandosi in un personaggio che provano a muovere attraverso la sola attività cerebrale - prosegue il ricercatore -.
Oggi imparano a muovere un
avatar ma la speranza è che, alla
fine del percorso, il personaggio
virtuale verrà sostituito da un
robot". Un assistente personale,
appunto, che potrebbe prendere un bicchiere d'acqua, accendere il televisore o scacciare una
mosca in luogo di un uomo o di
una donna da cui verrà diretto
con il solo atto del pensiero.
Insomma, l'obiettivo futuribile è
quello di arrivare a usare l'attività
cerebrale per sopperire a gravi
problemi di mobilità. Un progetto di "assoluta avanguardia" lo
definisce il ricercatore, anche
perché basato su una "tecnologia non invasiva", che non usa
elettrodi, ma la sola forza del
pensiero. Insomma, un'utopia
che potrebbe diventare realtà a
patto - naturalmente - che la
ricerca venga sostenuta e finanziata. Ma anche un campo di
applicazione della realtà virtuale
a dir poco sterminato: si va dal
contrasto alla violenza sulle
donne mediante l'immedesimazione dello stupratore nell'oggetto dello stupro al "giornalismo immersivo", che consente
soprattutto ai reporter diretti in
zone di guerra di testare in anticipo, e in ambiente virtuale, le
proprie reazioni di fronte ai pericoli. "Ma sono solo alcuni esempi - conclude Aglioti -. Perché
l'uso della realtà virtuale immersiva presenta davvero un ventaglio
incredibile di possibilità".
(Fonte: www.superabile.it)
34
Screening neonatale,
da 50 anni è possibile
prevenire la disabilità
e la morte precoce
Le cause di disabilità motoria o
intellettiva sono molte, molto
diverse tra loro. Una delle possibili cause genetiche di disabilità è
rappresentata dalle malattie
metaboliche ereditarie, patologie
croniche che se non riconosciute
immediatamente
provocano
danni irreversibili. Sono causate
da disfunzioni del metabolismo,
spesso dall’assenza o dalla carenza di enzimi specifici, che attraverso complesse reazioni chimiche eliminano le sostanze tossiche prodotte dall’organismo
umano. L’accumulo di tali sostanze può essere la causa di gravissime disabilità fisiche o intellettive,
oltre ad essere spesso causa di
morte precoce. Per evitare di
incorrere in danni gravi è necessario che queste malattie siano
diagnosticate immediatamente, a
pochi giorni dalla nascita. La diagnosi permette infatti di iniziare
immediatamente la terapia corretta (che può essere una dieta
ferrea o una terapia farmacologica vera e propria), prevenendo i
danni da accumulo di sostanze
dannose. La diagnosi precoce è
possibile grazie al test di screening neonatale: dal prelievo di
una goccia di sangue del neonato è infatti possibile determinare il
rischio di più di 40 patologie. Una
volta effettuato il test, qualora i
risultati fossero positivi, si passa
immediatamente all’indagine diagnostica vera e propria e all’avvio
della terapia, il tutto in pochi giorni. Si tratta di una metodica sicura, viene infatti effettuata ormai
da 50 anni.
Il primo test è stato messo a
punto dal microbiologo america-
no Robert Guthrie, ispirato dalla
nipotina malata di fenilchetonuria. Dalla sua idea è poi nato il
primo screening neonatale che,
adottato ufficialmente nel 1963,
ha salvato migliaia di bambini.
Grazie ai progressi scientifici negli
USA è possibile effettuare il test
di screening per 31 diverse patologie, che ogni anno salvano circa
12.000 bambini da un futuro di
sofferenza o da una morte precoce. “E’ ormai chiaro - spiega il
Prof.
Roberto
Cerone,
Responsabile del Centro regionale di riferimento per lo screening
neonatale e la diagnosi delle
malattie metaboliche dell’IRCCS
Ospedale Gaslini di Genova e
Presidente della SIMMESN - che
diagnosticare e curare in tempo
una malattia che può portare a
disabilità grave conviene anche in
termini economici, non è solo un
principio etico.” Anche in Italia è
disponibile lo screening per le
malattie metaboliche, definito
"screening allargato", con il quale
è possibile indagare la presenza
di ben 40 patologie. Purtroppo
però lo screening allargato non
rientra nei LEA ed è oggi disponibile solo per i nuovi nati di
Toscana, Umbria, Emilia-Romagna
e Liguria. Sono molti i progetti
pilota avviati nelle altre regioni,
che non garantiscono però pari
opportunità ai neonati italiani.
(Fonte: www.disabili.com)
Diritto alla salute
Salute
Umanizzazione dei
servizi: come sono
i nostri ospedali?
Persone, non numeri. E' questo
quello che a gran voce i cittadini ricoverati richiedono agli
ospedali e alle strutture sanitarie. Ferma restando la necessità
prioritaria di cure di qualità,
l'aspetto dell'accoglienza e del
servizio al degente non va sottovalutato né relegato alla fine
della lista. Sentirsi accolti, poter
porre domande al medico, non
temere di chiedere una spiegazione in più, sono necessità che
l'ammalato sente con una
urgenza di poco inferiore a
quella della cura. In sostanza,
riportare al centro il paziente,
così come è giusto che sia.
Partendo da questo presupposto, è quindi utile vedere a che
punto sono i nostri ospedali su
questo fronte. A far luce sulla
situazione, i risultati di una ricerca che ha rilevato la qualità dei
servizi di accoglienza delle strutture ospedaliere italiane, pubblicati in questi giorni.
L'obiettivo di Agenas (Agenzia
nazionale per i servizi sanitari
regionali) e dall'Agenzia di
Valutazione
Civica
di
Cittadinanzattiva, che hanno
portato avanti lo studio, denominato Sperimentazione e trasferimento di modelli di empowerment organizzativo per la
valutazione e il miglioramento
della qualità dei servizi sanitari,
era quello di valutare la situazione attuale nel panorama nazionale, per poi declinare il concetto di "empowerment organizzativo" per quello che concerne la partecipazione dei cittadini a un processo di cambiamento. La ricerca, pubblicata nel
numero 32 di Monitor, la rivista
di Agenas, evidenzia subito la
disomogeneità tra struttura e
struttura, con differenze da
zone e zone, pur confermando
valutazioni mediamente positive.
Scopriamo quindi - o ne abbiamo la conferma - che il nostro
paese presenta una condizione
molto differenziata, quanto a
umanizzazione delle strutture di
ricovero. La ricerca ha esaminato
54 strutture ospedaliere di 16
regioni italiane, per lo più ospe-
dali pubblici, e si è servita di 110
organizzazioni di cittadini per la
rilevazione, tramite questionario, del livello di qualità e umanizzazione dei servizi, dando un
voto da 1 a 10 rispetto ai 4 fattori presi in considerazione:
- processi assistenziali e organizzativi orientati al rispetto e alla
specificità della persona;
- accessibilità fisica, vivibilità e
comfort dei luoghi di cura;
- accesso alle informazioni, semplificazione e trasparenza;
- cura della relazione con il
paziente e con il cittadino
La media generale delle singole
voci si attesta sulla sufficienza,
con valutazioni che rincuorano,
come il 7,12 per il fattore indicato come "Accessibilità fisica, vivibilità e comfort dei luoghi di
cura"; 8,86 per la semplificazione
delle modalità di accesso alle
prestazioni , 8,26 per l'orientamento e segnaletica dei percorsi.
Ma i punti deboli non mancano.
Ad esempio, per ciò che riguarda il basilare rapporto col
paziente, per il quale gli intervistati hanno indicato in media
appena la sufficienza; malissimo
per ciò che concerne il rispetto
delle specificità linguistiche
(4,62) e poco meglio per le esigenze
di
culto
(6,12).
Insufficiente la semplificazione di
uno dei processi più importanti,
come quello delle modalità di
prenotazione, per le quali il voto
non raggiunge la sufficienza,
attestandosi su un 5,21, poco
accettabile. Cosa da sottolineare, ancora una volta, il divario tra
le "eccellenze" - con strutture
che, ad esempio alla voce
"accessibilità fisica…" hanno raggiunto un 8,7 - e altre, piombate
a un impietoso 3,6. Un dato su
cui sembra utile soffermarsi,
quello del fattore di "Cura della
relazione con il paziente e con il
35
Diritto alla salute
Salute
cittadino". Si potrebbe dire
l'abc, il rapporto umano.
Ebbene, in questo caso il voto
medio è stato poco più che sufficiente (6,89), con picchi degli
estremi che vanno da 10 a 2,1.
Interessante notare come la
valutazione più alta all'interno di
questa categoria se la sia aggiudicata la voce "assunzione di
impegni nei confronti del cittadino", mentre la maggiore carenza
sia proprio al punto "accoglienza e contatto col cittadino".
Ora, al di là dei dati, la cosa su
cui concentrarsi è senz'altro la
promozione del cittadino come
soggetto attivo in questo processo di valutazione. Un cittadino che, esprimendosi, diventa
parte attiva di quella cittadinanza che è destinataria e al contempo motore principale dei
processi di organizzazione e
mobilitazione volti alla messa in
atto di azioni strategie differenziate per il bene comune.
(Fonte: www.disabili.com)
La sfida alla sclerosi
multipla è globale
E’ una malattia subdola, che si
presenta con sintomi che possono essere anche differenti, e
che preferisce le donne, in età
giovane solitamente, per fare la
sua comparsa. Si tratta della
sclerosi multipla, patologia cronica e invalidante che interessa
il sistema nervoso centrale, che
nel nostro paese colpisce
68mila persone: una diagnosi
ogni 4 ore. Subdola, dicevamo.
Perché compare prevalentemente nel periodo più produtti-
36
vo della vita: la giovinezza. La
fascia di esordio è, infatti, tra i
venti e i trent’anni, quando cioè
una persona è nel pieno della
sua realizzazione. I sintomi della
malattia possono limitare - in
maniera che varia da caso a
caso - le attività lavorative e
sociali di chi ne è colpito.
LA SETTIMANA DELLA SCLEROSI
MUTIPLA - Ma con la sclerosi
multipla si può convivere. Le
terapie attualmente applicate
non sono in grado di sconfiggerla, ma tentano nell’arginarne la
progressione e i sintomi. Ma
cosa ne sa il mondo di questa
patologia che colpisce seicen-
tomila persone in Europa e
quasi 3 milioni nel mondo?
Poco, ancora. E’ quindi con
l’obiettivo di far conoscere la
SM e le condizioni di vita di chi
ne è colpito, che da domani al 2
giugno si svolgerà la settimana
internazionale dedicata alla
sclerosi multipla, che avrà il suo
culmine nella giornata di mercoledì 29 maggio, il World MS Day.
Durante la settimana si parlerà
anche di ricerca in 40 convegni
in tutta Italia dove si potranno
incontrare i ricercatori e 'toccare con mano' i progressi nella
lotta alla malattia, ma non solo.
(Fonte: www.disabili.com)
Attuazione
Inclusione sociale,
il rapporto Isfol
La produzione di informazioni
ed indicazioni utili sui temi
delle politiche per la disabilità,
a livello europeo, nazionale e
territoriale rappresenta uno
dei compiti che l’Isfol è chiamato a svolgere. L’obiettivo
delle numerose attività di
ricerca consiste nel fornire al
decisore politico elementi
conoscitivi riguardo il livello di
applicazione delle norme, di
utilizzo degli strumenti impiegati ed alle eventuali criticità
ancora esistenti.
A questo scopo l’Isfol ha
costruito un sistema di indagini
e monitoraggi - utili anche alle
periodiche
Relazioni
al
Parlamento sulle Leggi di riferimento (Legge 104/92 – Legge
quadro sulla disabilità e Legge
68/99 sul collocamento lavorativo) che esamina anche il
complesso di reti e servizi territoriali coinvolti nel processo
di inclusione dei soggetti interessati. L’Istituto è inoltre referente della convenzione
sull’Osservatorio
nazionale
sulla condizione delle persone
con disabilità, stipulata con la
Direzione
generale
per
l’Inclusione e le politiche
sociali del Ministero del Lavoro
e delle Politiche Sociali.
(Fonte: www.isfol.it)
Disabilità e non
autosufficienza
Le iniziative promosse dal
Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali nel campo
della disabilità sono finalizzate, in particolare, alla tutela e
promozione dei diritti e delle
pari opportunità per tutti, al
raggiungimento della piena
inclusione sociale e della
costruzione di una "società
per tutti", anche attraverso la
rimozione delle cause che
impediscono o limitano l'accessibilità ai diversi ambiti
della vita delle persone. Tali
iniziative sono definite anche
in attuazione della normativa
nazionale e degli impegni
assunti in sede comunitaria ed
internazionale.
Legislazione e attuazione
Le principali attività sono indirizzate a:
• Promuovere, sostenere e
coordinare progetti ed iniziative finalizzate all’inclusione
delle persone con disabilità,
alla promozione dell’accesso a
tutto per tutti, alla partecipazione attiva nello sviluppo
sociale nonché a diffondere
una nuova cultura della disabilità, fondata sul riconoscimento della pari dignità e delle
pari opportunità per tutti.
• Assicurare la piena attuazione della normativa in materia
di disabilità, con particolare
riferimento alla legge quadro 5
febbraio 1992, n. 104 e successive modificazioni, alla
legge 8 novembre 2000, n.
328, alla disciplina sulla tutela
giuridica anche attraverso attività di assistenza e consulenza
sull'applicazione delle normative.
• Fornire supporto informativo
ad istituzioni e cittadini anche
al fine di verificare adeguati
standard di qualità e utilizzabilità dei servizi socio-assistenziali.
• Curare le attività volte alla
predisposizione di iniziative
legislative nonché a promuovere analisi e rapporti sulla
condizione delle persone con
disabilità.
• Assicurare il raccordo con le
organizzazioni rappresentative
delle persone con disabilità,
con le organizzazioni di volontariato, delle parti sociali, e
con le formazioni della cittadinanza attiva per la promozione e il coordinamento di interventi in favore delle persone
con disabilità.
• Favorire lo scambio di buone
pratiche, anche in raccordo
con le regioni e gli enti locali,
in materia di integrazione delle
persone con disabilità, assistenza, progetti innovativi per
la vita indipendente, “dopo di
noi”.
• Partecipare alle attività promosse dall'Unione europea,
dal Consiglio d'Europa, dalle
Nazioni Unite e da altri organismi internazionali nel campo
della disabilità anche in collaborazione con le competenti
istituzioni di altri Paesi.
(Fonte: www.lavoro.gov)
37
Promozione dei diritti
e integrazione dei
disabili
È disponibile il testo del primo
Programma d’azione biennale
per la promozione dei diritti e
l'integrazione delle persone
con disabilità in attuazione
della legislazione nazionale e
internazionale, ai sensi dell'art.
5, co. 3, della Legge 3 marzo
2009, n. 18. Il programma è
stato approvato in sessione
plenaria dall’ Osservatorio
nazionale sulla condizione
delle persone con disabilità. Il
programma italiano, che segue
l’invio alle Nazioni Unite nel
novembre del 2012 del primo
Rapporto sull’implementazione
della Convenzione ONU sui
diritti delle persone con disabilità, segna la realizzazione di
un fondamentale risultato nel
quadro della elaborazione di
politiche a favore delle persone con disabilità. Ai sensi del
Decreto interministeriale n.
176 del 2010, il testo approvato dall’Osservatorio sarà adottato
con
Decreto
del
Presidente della Repubblica, su
proposta del Ministro del
Lavoro e delle Politiche Sociali,
sentita la Conferenza unificata,
che si esprime entro trenta giorni, e previa deliberazione del
Consiglio dei Ministri.
(Fonte: www.lavoro.gov)
Pari opportunità
ancora lontane
Nel nostro paese la Disabilità è
trattata come una "questione" di
assistenza, mentre negli altri
paesi europei gli sforzi vengono
compiuti nell’ottica dell’integrazione sociale e della promozione di pari diritti. I disabili hanno bisogni reali in termini
di autonomia e vita indipendente e non sono soo soggetti
che hanno bisogno di assistenza sanitaria e/o sociale.
Diciamo che più è elevato il
tessuto sociale che consente
una buona autonomia e un
buon livello di integrazione,
minori sono i casi che hanno
necessità di un intervento
eccezionale. Le leggi italiane
sulla inclusione scolastica, ad
esempio, una volta all’avanguardia, sono spesso disattese
e incompiute. L’inclusione scolastica, che pure è un’eccellenza italiana in Europa, rischia di
essere svuotata, di fatto, a
causa delle politiche di contenimento dei costi. E il senso di
abbandono e di solitudine
delle persone con disabilità e
delle loro famiglie aumenta. È
quanto emerge da un’indagine
presentata a Roma, "I bisogni
ignorati delle persone con
disabilità. L’offerta di cura e
assistenza in Italia e in Europa",
realizzata dal Censis nell’ambito del progetto pluriennale
"Centralità della persona e della
famiglia nei sistemi sanitari: realtà
o obiettivo da raggiungere?"
promosso dalla Fondazione
Cesare Serono.
(Fonte: www.censis.it)
Attuazione
Think different, think
Europe - La cittadinanza attiva è possibile
per tutti
Settanta persone in tutto, tra
persone con sindrome di Down
e caregivers, provenienti da 10
paesi europei, hanno preso
parte al progetto europeo
"Think different Think Europe",
che si è concluso venerdì 10
maggio, sotto la guida dell'associazione
capofila,
l'Aipd
(Associazione italiana persone
Down). Partecipazione politica,
diritto di voto e conoscenza
dell'Europa e delle sue istituzioni sono stati i temi su cui i partecipanti si sono confrontati nei
diversi appuntamenti in programma: dall'accoglienza a Radio
Vaticana, ai lavori presso il
Parlamento Europeo. Cuore dell'evento è stato l'incontro con il
Presidente del Senato Pietro
Grasso
presso
palazzo
Giustiniani. Soddisfatte le varie
delegazioni. Marion Dupas, una
delle due operatrici che ha
accompagnato il gruppo francese, ha commentato: "Per noi è
stato molto importante partecipare a questo progetto a livello
europeo, perchè l'Europa è il
futuro. Lavoriamo molto a livello
nazionale sulla auto rappresentazione, e qui in questo contesto è stato fondamentale vedere
lavorare tante persone con sindrome di Down insieme e in
prima persona". Sulla centralità
dello scambio di idee e di progetti ha parlato anche l'operatore ungherese, Tibor Kiss: "Il
Legislazione e attuazione
momento più importante per me
è stato il confronto sui nostri
obiettivi, materiale alla base dell'incontro di novembre a Parigi".
Per Arantxa Garrigues, operatrice spagnola, il bello è stato invece la possibilità di scambiarsi
'buone pratiche': "Abbiamo parlato di tutto insieme, e ognuno
ha raccontato le proprie conquiste in ogni ambito. Centrale
secondo me è stato il confronto
sull'integrazione al lavoro. Sono
stati davvero dei giorni preziosi".
La delegazione ucraina partecipava per la prima volta ad un
progetto del genere, l'operatrice Tania Mykhailenko ha avuto
difficoltà ad indicare una cosa
che l'ha colpita più di altre, tutto
è stato utile e bello. "Forse il
momento più emozionante - ha
spiegato - è stato sentire i ragazzi durante l'intervista a Radio
Vaticana. Mi ha stupito la loro
chiarezza su quello che vogliono, che desiderano per il loro
futuro, ed è fondamentale che
le loro parole saranno ascoltate
in radio nel nostro paese".
A conclusione Anna Contardi,
coordinatrice nazionale AIPD ha
affermato "L'incontro ha superato le nostre aspettative, siamo
riusciti a comunicare bene,
nonostante la presenza di 10 lingue diverse e anche l'attenzione
che il Presidente Grasso ha dato
al nostro lavoro ci ha confermato
che , continuando a lavorare
così, sarà possibile far riconoscere, non solo dalle leggi, ma dall'opinione pubblica l'essere cittadini a tutti gli effetti delle persone con sindrome di down. Le
domande, le opinioni espresse
dai partecipanti ci hanno mostra-
La delegazione dei progetto “Think different - Think Europe”
38
to l'interesse e l'urgenza del
tema. Non ci fermeremo qui".
(Fonte: www.superabile.it)
Disabilità e non
autosufficienza
Unità, comunione d'intenti e
obiettivi condivisi: queste le
parole d'ordine che sono risuonate durante il Fand Day 2013,
che si è svolto stamattina presso
la sede centrale dell'Inail, a
Roma. Non mancava nessuno dei
presidenti delle sette associazioni della Federazione, che complessivamente rappresentano
oltre 4 milioni di persone con
disabilità: Giovanni Pagano (presidente Anmic e presidente
Fand), Tommaso Daniele (presidente Uici), Alessandro Bucci
(Unms), Giuseppe Petrucci
(Ens), Sabina Savagnone (Arpa),
Roberto Romeo (Anglat), Franco
Bettoni (Anmil).
Al centro della discussione, le
condizioni socio-economiche
delle persone con disabilità e
delle loro famiglie, anche alla
luce della crisi economica in
corso e della nuova stagione
politica che si è aperta.
In un contesto simile, le associazioni chiedono da un lato interventi di tipo "emergenziale",
quindi provvedimenti immediati
di sostegno del redito e delle
famiglie: incrementi delle pensioni, assegni e indennità di
accompagnamento, il cui importo è attualmente ben distante
dai minimi pensionistici previsti
dalle leggi vigenti. Accanto alle
misure emergenziali, le associazioni chiedono però una riforma
strutturale del settore assisten-
ziale, quindi un ripensamento
dell'intero sistema, a partire da
una "pacificazione sociale, dopo
anni di demonizzazione indiscriminata e strumentale del mondo
della disabilità", come denunciano le associazioni in una nota.
Concretamente, le richieste
avanzate dalle associazioni, sintetizzate in una lettera inviata
nei giorni scorsi a tutti i parlamentari eletti:
- inserimento lavorativo, attraverso politiche di formazione professionale e incentivi per le
assunzioni;
- sostegno scolastico, con particolare attenzione al riconoscimento della lingua italiana dei
segni e ai bisogni dei ragazzi con
disabilità sensoriale e intellettiva
- sostegno economico alle famiglie e incremento delle prestazioni economiche per le persone disabili e invalide per servizio
- superamento delle barriere
architettoniche e sostegno alla
mobilità, con particolare attenzione ai sistemi di concessione e
rinnovo delle patenti
- potenziamento e ottimizzazione dei servizi e revisione delle
tabelle d'invalidità, nonché
riconsiderazione del grado di
menomazione indennizzabile
per i lavoratori infortunati;
- piena rappresentanza delle
associazioni di categoria nelle
istituzioni di riferimento
Richieste quindi diversificate, ma
accomunate da un intento e un
obiettivo comune: la partecipazione attiva delle persone disabili e delle loro famiglie alla vita
politica e sociale del paese e un
coinvolgimento delle loro rappresentanze nei tavoli istituzionali di riferimento.
(Fonte: www.superabile.it)
Attuazione
Migliorare l’indennità
di accompagnamento
trasformata in voucher
Una "voucherizzazione" dell'indennità di accompagnamento,
per migliorare l'intervento
dedicato alle persone non
autosufficienti e valorizzare
anche il lavoro di cura informale. È questa una delle misure
allo studio del ministero del
Lavoro e delle politiche sociali.
Lo ha detto la viceministra al
Lavoro e alle politiche sociali,
Maria Cecilia Guerra, a margine
della presentazione - due giorni fa a Roma - della ricerca sui
servizi alla persona, realizzata
dal Censis e dall'Ismu per il
ministero. "Stiamo lavorando a
una strutturazione per tappe
di un programma di welfare
universale.
E nell'ottica di un miglioramento dell'intervento, che sia più
funzionale e non escluda il
lavoro formale e informale,
penso anche a una voucherizzazione dell'indennità di
accompagnamento". Guerra ha
spiegato di avere in mente un
programma alla tedesca, che
prevede la presa in carico del
soggetto, la valutazione del
suo bisogno socio/sanitario e l'
indirizzo verso le cure e il
sostegno di cui necessita. E in
questa prospettiva, per quanto
riguarda la non autosufficienza,
tra gli strumenti potrebbero
esserci anche i voucher per le
famiglie.
"Oggi se c'è una critica che si
può fare all'indennità di
accompagnamento è che non
permette di vincolare l'uso al
bisogno - sottolinea la viceministra - . Nell'ottica di un
miglioramento dell'intervento,
pensiamo a un programma che,
tenendo saldo il diritto soggettivo, non escluda il lavoro
informale. Ci sono persone che
restano a casa per accudire i
propri cari anche per periodi
lunghi - spiega- con un questo
sistema potrebbero evitare di
perdere i contributi in quel
lasso di tempo". In pratica l'attuale indennità di accompagnamento potrebbe essere trasformata in un sistema per
pagare le forme di assistenza,
non regolamentate da un rego-
Legislazione e attuazione
lare contratto di lavoro, garantendo i contributi a cui fornisce
la prestazione."Il problema
delle politiche di welfare è che
sono politiche ‘cenerentola':
troppo frammentate, in alcuni
casi virtuose, ma senza una
reale strutturazione. Quando
le risorse si esauriscono il programma messo in campo è
destinato a dissolversi - aggiunge -.Non c'è un pensiero generale, come nel campo della
non autosufficienza, dove è
necessario arrivare a un finanziamento strutturato. Ma bisogna soprattutto identificare il
bisogno e fare in modo che gli
strumenti siano incardinati sui
livelli essenziali delle prestazioni". Questa frammentazione,
per la viceministra, dà luogo
anche a "uno spreco enorme
perché i singoli progetti non
sono valorizzati e portati a
sistema".
Un'altra questione centrale è
quella dell'occupazione femminile: "è un tema che ho
molto a cuore perché il tasso
di inattività delle donne è
ormai troppo elevato - aggiunge - . Bisogna cominciare a
pensare a come strutturare il
sostegno al lavoro domestico e
di cura: un elemento fondamentale per far fare al paese
un passo in avanti rispetto alla
differenza di genere. Il lavoro
di cura è oggi per il 70 per
cento sulle spalle delle donne continua Guerra - Una cifra
altissima rispetto agli altri paesi
sviluppati. Ed è un tema che sta
diventando emergenziale nell'ambito dell'evoluzione della
struttura familiare".
(Fonte: www.superabile.it)
Maggiorazioni sociali:
Fish spinge la proposta
di legge
Da circa cinque anni alla Camera
giace una proposta di legge di
iniziativa popolare che estende
le maggiorazioni sociali delle
pensioni anche agli invalidi di età
inferiore ai 60 anni: la maggiorazione sociale spetterebbe alle
sole persone con disabilità con
redditi esigui e porterebbe la
pensione da 275 a 630 euro.
Rispetto al momento della pre-
39
sentazione la crisi economica è
esplosa e con essa la condizione
di vita delle persone con disabilità è diventata sempre più difficile. Da un paio di settimane
questa proposta, giacente dal
luglio 2008, è stata assegnata in
sede referente alla Commissione
Affari sociali. Pietro Barbieri, presidente della Federazione italiana per il Superamento
dell’Handicap (Fish) nel sostenere questa proposta osserva: «Le
condizioni di vita delle persone
con disabilità di questo Paese si
sono drammaticamente aggravate negli ultimi due anni.
I fatti, i dati, le cifre e migliaia di
storie personali descrivono una
realtà di progressivo ulteriore
impoverimento, di esclusione
dal mondo del lavoro, di riduzione di servizi e sostegno, di
pesante difficoltà economica.
Per questo motivo accogliamo
con favore qualsiasi ipotesi
possa offrire aiuto alle famiglie e
alle persone con disabilità,
anche se sono necessari interventi strutturali».
Le parole di Barbieri sono la premessa al sostegno che la Fish
esprime alla rapida discussione
della proposta di legge (Atti
della Camera, n. 1).
La Fish del resto ha formalmente
richiesto al presidente della
Commissione una rapida calendarizzazione e discussione della
proposta che prevede anche
l’acquisizione del parere delle
Commissioni Lavoro e Bilancio.
«Quando la proposta sarà calendarizzata chiederemo di essere
auditi dalla Commissione.
Il terzo articolo della proposta,
quello relativo alla copertura, ci
inquieta non poco. Prevede,
infatti, che per l’attuazione delle
future disposizioni si attinga al
già esangue Fondo per la non
autosufficienza, peraltro nemmeno finanziato per il 2014.
Il contrasto all’impoverimento e
alla discriminazione che derivano dalla disabilità hanno necessità di ben altre risorse e impegni
politici! E in questo senso il Piano
di Azione sulla disabilità è il
primo atto che il Governo deve
approvare proprio per definire il
‘copione’ sul quale impostare
coerentemente le politiche per
la disabilità», conclude Barbieri.
(Fonte: www.vita.it)
Attuazione
Addio vecchio simbolo,
i disabili cambiano
logo
Carrozzina statica addio. Una
rivoluzione sta per abbattersi su
uno dei simboli sociali più noti,
quello che contraddistingue i
parcheggi, i bagni e le altre strutture pensate per i disabili: su
sfondo azzurro, una figura stilizzata bianca sta seduta in carrozzina, con la schiena appoggiata
e un atteggiamento statico. Una
rappresentazione "passiva e
inerme" secondo gli studenti di
un College privato di ispirazione
cristiana
con
sede
nel
Massachusetts,
il
Gordon
College, che mesi fa si sono
messi al lavoro per creare un
altro simbolo: stesso fondo
azzurro, stessa figura bianca ma
atteggiamento completamente
diverso: qui il disabile è proiettato in avanti, le braccia vanno
all'indiestro a spingere la carroz-
il professor Brian Glenney del
Gordon College mostra
il contrassegno inventato dai
suoi studenti
Legislazione e attuazione
zina, le gambe sono inclinate in
avanti e le ruote del mezzo sono
in movimento.
Insomma, un persona che partecipa, si muove, è attiva e non
dipende semplicemente dagli
altri. Non attende il proprio
posto, al parcheggio o in coda
alla cassa del supermercato: se
lo va a cercare. All'inizio gli studenti hanno semplicemente
sostituito il vecchio simbolo con
il nuovo negli spazi limitati del
college: ma ora la notizia-bomba
è che la città di New York ha
deciso di adottare il logo "in
movimento" del Gordon College
per tutte le aree e i servizi per
disabili, mandando in pensione
quello vecchio entro l'estate.
"E' un passo avanti", ha commentato Victor Calise, commissario
del sindaco Bloomberg a capo
del New York mayor's Office for
People With Disabilities e lui stesso costretto in carrozzina in
seguito a un incidente occorsogli nel 1994, all'età di 22 anni.
Secondo Calise il vecchio simbolo, creato da uno studente di
design svedese nel lontano
1968, "è statico, fermo" e "fa
pensare che noi disabili non facciamo niente in prima persona".
Il team di studenti del Gordon
College che ha messo a punto
l'idea è ovviamente galvanizzato,
e con loro il professore di filosofia che ha costituito il gruppo,
Brian Glenney, che ha spiegato
come finora il contrassegno era
stato utilizzato dentro il college
e da alcuni piccoli Comuni limitrofi, ma niente di più. "Siamo
felici che la nostra idea sia piaciuta", ha detto il professore,
che ha confessato di aver praticato, in gioventù, la street art
con un gruppo di amici graffitari
nella metropolitana della sua
città e oggi è un apprezzato
blogger dell'Huffington Post (qui
un post in cui spiega il proprio
lavoro sulla disabilità). Non che
Glenney e i suoi studenti non
avessero provato a diffondere il
loro progetto: nella speranza di
essere presi in considerazione,
avevano bussato anche alle
porte delle Nazioni Unite, contattando uno dei segretari della
Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, Fred
Doulton. In puro stile diplomatico, Doulton aveva risposto che
non poteva prendere una decisione immediata, ma che ne
avrebbe parlato con chi di dovere; in barba allo scetticismo degli
studenti, il funzionario ha preso
poi in mano il telefono e ha contattato Calise. Il resto è storia.
"Sono sicuro che questo simbolo farà il botto", ha dichiarato
Wayne Sailor, co-fondatore di
Tash, una delle maggiori associazioni americane di advocacy dei
disabili, che è anche professore
alla Kansas University. "Farà tendenza e altre città lo adotteranno. Da tempo gruppi come il
nostro stavano chiedendo un
aggiornamento del logo standard, che mette troppo l'accen-
to sulla necessità di assistenza
delle persone con disabilità, e
non sul loro ruolo attivo e sulle
loro risorse".
(Fonte: www.vita.it)
Le 6 scuole di pensiero
sull'impresa sociale
In Europa l’anno prossimo entrerà in vigore un nuovo programma di finanziamento a sostegno
del microcredito, dell’impresa
sociale e dell’innovazione sociale con un budget di quasi un
miliardo di euro. Naturale quindi
che in Italia - in Parlamento e
fuori - si sia riacceso il dibattito
sull’impresa sociale a cui il numero del mensile in edicola dedica
un approfondimento di quattro
pagine che prova a mettere a
fuoco le parti in causa. In questa
ottica il servizio individua sei
scuole di pensiero che stanno
animando con sensibilità talvolta
differenti, talvolta meno - la
discussione.
(Fonte: www.vita.it)
Immersione
di vitalità
per non udenti
e disabili motori
Su iniziativa della Pro Loco di
Lecce, accesso per tutti alle
profondità marine. Curato
dall’Associazione nazionale
istruttori subacquei (Anis),
che mette a disposizione i suoi
istruttori, il servizio è rivolto
a subacquei udenti, non udenti e/o con difficoltà motorie, in
possesso di brevetto per immersione.
I sub interessati hanno la possibilità di scegliere il punto
della costa in cui desiderano
immergersi.
Il servizio prevede la disponibilità della sedia Job e, su
richiesta, dell’attrezzatura
necessaria all’immersione.
www.anis.it
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Diritti delle Persone con disabilità 3