Giugno 2011 Volume 9· Number 2 In questo numero... 2-3 Perche vado in missione? Fate Anche Voi 4-5 Convegno VOICA 2011 6 Riflessione da Timor Leste 7 Fame: Una Vera Storia 8 Respirando Amore News News News!!! VOICA Via Aurelia Antica, 180 00165 ROMA - ITALY Tel. +39 06 39375103 Fax +39 06 689686506 www.voica.org [email protected] Settembre 2008 Notiziario del Volontariato Internazionale Canossiano Volume 6 · Numero 3 Carissimi amici e volontari, molti eventi a livello mondiale hanno toccato profondamente la nostra vita in questi ultimi mesi. Le distruzioni e morti in Giappone, le guerre negli stati del Nord Africa e morte di leader, hanno risvegliato in noi interrogativi sui valori della vita, chi siamo, dove siamo, e dove andiamo. Come ricollegare i grandi problemi che si pongono all’umanità odierna al miracolo della resurrezione, da poco celebrato? Un terzo dell’umanità ha fame; due terzi della popolazione del globo non hanno ancora imparato a conoscere il nome di Cristo. Come collegare tutto ciò alla resurrezione? Cristo è dappertutto. Tutta la vicenda umana si svolge in lui, lo cerca, lo celebra, lo combatte, lo ritrova. Lui è diventato il fermento dell’intera esistenza umana. Matteo al cap. 25 ci dice: “ Ho avuto fame, e mi avete dato da mangiare…” Il povero, al dire di Giovanni Crisostomo, è il sacramento di Cristo, e Cristo è presente ogni volta che si verifica un vero incontro e un po’ d’amore si manifesta... come nei seguenti eventi: La Beatificazione di Papa Giovanni Paolo II. La sua testimonianza di vita “donata con gioia” ha riacceso in molti la speranza e la fiducia in un mondo migliore. * La celebrazione della festa di Santa Maddalena di Canossa, l’otto maggio. Riunite nel ringraziare Dio per il carisma ”del più grande amore”, vissuto in pienezza da Santa Giuseppina Bakhita e dalle madri che camminato nel quotidiano impegno di “fare conoscere ed amare Gesù”. * L’apertura della Biblioteca di Aru a cui le volontarie VOICA hanno dedicato innumerevoli ore di lavoro fatto con tanto amore. * Gli incontri di formazione di una cinquantina di volontari dei Tempi Brevi, a Verona e a Roma, in vista dell’esperienza missionaria di agosto nelle varie missioni. I prossimi mesi saremo impegnate nei preparativi del Convegno VOICA. Volontari provenienti dai cinque continenti uniti ai nostri d’Italia “ Passo dopo passo cammineremo insieme” nella riflessione del dono offerto, e con lo sguardo rivolto al futuro. Auguro un gioioso incontro, camminando insieme a Maria, Madre della Speranza, alla cui protezione ci affidiamo con filiale affetto. Sr Angela Sambusida, FdCC Coordinatrice Internazionale, VOICA Giugno 2011 Settembre 2008 Volume69·· Numero Number 3 2 Volume Perché vado in missione?? -Difficile dire le motivazioni che ci spingono ad un passo così importante e significativo. Tanti sono i dubbi e le paure, la limitatezza del mio essere umana mi porta a dovermi scontrare contro di esse ogni giorno, ma ogni volta che la mia volontà vacilla la risposta e la scelta di partire viene riconfermata con più forza. Essa viene riposta nel mio cuore dall'alto e comprendo che sono solo una mera esecutrice di una volontà superiore, quel vento caldo che mi ha chiamata un anno fa, mi ha convertita e che tutti i giorni mi accompagna nel mio cammino. Il mio Cammino verso Santiago non si è ancora concluso, continua nella mia vita di tutti i giorni e mi ha portato a voi casualmente così come casualmente mi portò a camminare verso una meta sconosciuta, in una terra sconosciuta, insieme a tanti pellegrini sconosciuti, in compagnia solo di una gran fiducia nel cuore. Mi sono fidata di questa chiamata senza crearmi aspettative camminando fin dove i miei piedi avrebbero resistito, condotti dal cuore. Ne ho ricevuto ciò che mai avrei immaginato e desiderato: il dono della Fede. Ed oggi eccomi qui da voi seguendo di nuovo il mio cuore, quella fiducia che ancora non oso chiamare Fede, diretta dove le forze e i piedi mi condurranno. Portando con me nient'altro che me stessa, la mia piccola esperienza e queste care parole "sia fatta la tua volontà".Valentina Andrianò Gibran nel suo romanzo il Profeta dice: “quando l'amore chiama segui il segno”, sono sempre più convinta che andare in missione significhi seguire il segno che l'amore di Dio mi sta indicando essendo consapevole che quello che sto facendo è la cosa giusta da fare. Andare in missione è un sogno che si avvera, conoscerò un paese lontano e gente nuova, ma sopratutto imparerò a conoscere me stessa e miei limiti guidoni chiara Perchè ho bisogno di confrontarmi con realtà diverse dalla mia.Per me è impensabile sapere di essere NATA e non conoscere chi è diverso da me.Questa sensazione mi accompagna da quando ho l'età della ragione Se poi,posso dare anche una mano,sono doppiamente felice... Lia Pratesi 2 Oggi, come di consueto il mercoledì, ho visitato il così detto « Cabanò », vale a dire la sezione dei detenuti nell’ ospedale civile di Tokoin. Le condizioni dei prigionieri ammalati è ancora peggiore di quella che hanno in carcere, che di per sè è disumana. Non solo chi non ha visite non mangia sufficientemente (in prigione: un polentino di mais al giorno; qui: un pugno di riso mattina e sera, a seconda che le guardie fuori abbiano più o meno fame!), ma neppure viene curato. Le due stanzette senza finstre sono un sudicio e puzzolente parcheggio per una trentina di carcasse umane. Ci si consola pensando che, almeno, è gratuito! Naturalmente, come ovunque, c’ é chi ha una famiglia, c’ é chi sta economicamente bene e può permettersi anche di fumare e ci sono i nostri. I primi sono tutti insieme nella stanza più grande; le loro brande sono dignitosamente rivestite di stoffe dai colori sbiaditi (i pagne), ma più o meno puliti. Hanno buste di latte in polvere, scatolette di sardine, qualcuno una pagnotta, altri una scodella con della zuppetta di pesciolino e verdura filante insieme a del riso. Hanno chi si prende cura di loro. I nostri, sono dei poveracci ridotti pelle e ossa e, ammucchiati sui loro materassi strappati e lerci, hanno bottiglie di plastica opaca vuote, il libretto della Messa del mese di giugno, anno 2005 e manco un cuscino. Ah, si, quasi dimenticavo: nessuna visita! Durante il fine settimana scorso, Monsieur Kofi è partito. Si usa dire così qui. Nessuno usa la parola morte, sembra faccia paura, come se la realtà quotidiana consumata là dentro fosse altra cosa. Non aveva neanche il pagne per essere avvolto, prima di essere portato all’ obitorio. Me l’ hanno detto gli altri, stamane, quando ho portato loro alcune nostre vecchie lenzuola per coprire i materassi. Non pensavo potessero avere anche questo fine. Pensare che avevo paura di non ritrovare più il sotto letto di Monsieur Koffi, e invece... invece lui, stamattina, era steso sul suo materasso, dei pezzi di cartone sotto il bacino. É in coma. Completamente in putrefazione, oserei dire. Non ci sono altre parole e non c’è una sola parte del suo corpo emaciato senza piaghe aperte. Ricordo come due settimane fa fosse steso a pancia in giù, sulle reti metalliche della sua cuccietta, assoulutamente nudo, con una scodellina rosa pastello sotto, a raccogliere l’ urina. Aveva chiesto lui stesso di essere messo in quella posizione. Le lesioni sul dorso erano maggiori di quelle sul torace e, forse, sentiva meno male in quel modo. La scorsa settimana, invece, era addirittura per terra, uno straccio per pulire il pavimento sotto il femore. Era ridotto così per aver tentato di rubare una pecora nel quartiere in cui abitava. Qualcuno l’ ha preso, legato con una corda ai piedi, e trascinato con una moto sull’ asfalto. Poi denunciato e finito qui direttamente. Qui si usa questa forma di “punizione”, ci sono delle bande di “giustizieri della Giugno 2011 Settembre 2008 Volume 9· 6 ·Number Numero23 notte” che vanno a caccia dei malfattori. Di solito torturano, tun po’ prima immobilizzano con copertoni vecchi e danno fuoco. Forse il nostro amico avrebbe preferito abbrostolire per mezz’ ora, piuttosto che marcire in un mese. E oggi, mentre esco a prendere una bibita fresca (desiderio di un ragazzo ammalato di Aids che dimagrisce a vista d’ occhio e non riesce a mangiare nulla perchè non ce la fa più a reggere il disagio di vomito e diarrea... i due bagni sono nella piccola stanza dei nostri... ), finalmenete, decide di partire anche lui. Riconosco il lenzuolo azzurrino che ho portato poco fa avvolto su sè stesso, che fame o stanchezza. Prof. Beketi prende in mano il suo dossier e dimostra di ricordarselo bene questo caso. Il ragazzo era stato ospitalizzato per un mese circa e alla famiglia era stato detto chiaro che si era trattato di un incidente molto grave. Koami non potrà mai più camminare, non c’ è nulla da fare. Abla spiega, in Ewé e con gli occhi gonfi di lacrime, che suo fratello adesso non riesce nemmeno a stare sdraiato a causa delle piaghe formateglisi sulle natiche. La risposta prende la forma di un rimprovero ora. Certo, la famiglia era stata messa in guardia che sarebbe potuto succedere. Ce ne torniamo a casa, io e lei, in Panda. Ancora non ha ...se qualcuno non si sentisse preparato, c’ è il Maestro che non aspetta altro. ora passa su una barella stile fine seconda guerra mondiale. Finirà nella fossa comune col suo compagno Koffi, se nessuno reclama le loro salme. Proseguo il mio tour e accompagno la mamma di 17 anni a far la visita neurochirurgica al suo piccolino di soli 15 giorni. E penso “Sono io che accompagno, ma mi sembra sia il Signore ad accompagnarmi in questo primo giorno di Quaresima”. Lazare è nato con una malformazione celebrale, un’ idrocefalia. La sua testa abnorme ha una circonferenza di 43 cm ed è tutta molle, fino a livello delle orecchie. Non piange mai, neanche se ha fame; mangia poco e non si muove. Eppure, è tanto tenero e bello. Il professore che lo visita dice che deve tornare venerdì e, forse, lo potranno operare lunedì prossimo, sempre se avremo i soldi a sufficienza per acquistare materiale operatorio e pagare la prestazione dei medici! Il risultato non è garantito. Ora, non mi resta che mostrare allo stesso neuro chirurgo, la situazione clinica di un ragazzo di 23 anni, caduto dal primo piano mentre lavorava come muratore, ed ora paralitico. E Gesù dov’ é? “Dove sei, Gesù?! Vieni, ci serve il miracolo!” Cosa ci faccio io qui?! Cosa faccio adesso? Non ho nemmeno il coraggio di dirgli la verità di completamente paralizzato. Sua sorella è con me da stamattina ore 7.30. Sono le 14.00! ma, la speranza di sentirsi dire qualcosa di buono è tale per cui ha tenuto duro fin’ ora, manifestando un alcun che minimo sintomo di esaurito la sua fonte di speranza e mi prega, con un sorriso disarmante, di entrare da lei. La scena finale non potevo immaginarmela più “pittoresca”: nel cortile di terra rossa, sotto una pergola di frasche secche, attorniato da polli che starnazzano e due gatti che si leccano a vicenda, trovo, su un letto fatto da due bancali e uno strato di spugna bello alto, questo ragazzo dal viso così bello e fine. Mi sembra di essere in una parabola. Sì, è quello sento. Sono nella parabola del quanto il dottore ha detto. Koami, che parla un buon francese a differenza della sorella maggiore, mi dice che sente dolore alla testa, che ha finito il Paracetamolo, che anche le garze per la medicazione delle piaghe di decubito son finite. Mi chiede cosa può fare per i piedi gonfi ed allora glieli tiro su, senza pensarci due volte; Abla mi aiuta, mentre la madre resta a guardare, curiosa. Il suo sorriso, la sua approvazione, la sensazione di benessere e sollievo che trasmettono i suoi occhi grandi mi urlano in faccia “eccolo un miracolo!”. Riacquisto fiducia e speranza; abitiamo vicini, posso portargli i medicinali e visitarlo senza problemi anche più volte alla settimana. Sa leggere e gli portero’ i libri che abbiamo a casa, di modo che possa volare via da questo cortile, almeno per un momento, e sognare cose belle. Gli troveremo una sedia a rotelle, e quando starà meglio, magari, lo potremo caricare in macchina e portare all’ oceano. Ma quanti miracoli posso fare??? Su quest’ onda, ripenso agli altri che ho visto durante la giornata (che sembra non finire mai) e ringrazio il Signore di avermi fatto sentire la Sua voce. “ANDATE, E COSì, FATE ANCHE VOI”. Grazie ai piccoli miracoli che ognuno di voi è in grado di fare. E se qualcuno non si sentisse preparato, c’ è il Maestro che non aspetta altro. Con affetto, Federica (missionaria laica in Togo) 3 Giugno 2011 Settembre 2008 Volume69·· Numero Number 3 2 Volume 4 Giugno 2011 Settembre 2008 Volume69·· Numero Number 3 2 Volume SPIEGAZIONE DI LOGO DI CONVEGNO 2011 BIBLIOTECA IN ARU fiamme di diversi colori— ogni colore un continente, un'idea, una preghiera, lungo una strada di 150 anni di missione canossiana e di 10 anni di VOICA, camminando insieme passo dopo passo. Grazie mille a Marco Menestrina che ha fatto questo lavoro bellissimo! E’ veramente fatto con amore! TOGO: Aiuto al dispensario CONGO: Aru: Aiuto alla missione Ariwara: Costruzione piccolo mensa BRASILE: Agosto Feliz Grest In poco piu’ di un mese abbiamo TANTISSIMO lavoro da fare, e un piccolissimo budget a disposizione. Dobbiamo finire qualche piccolo dettaglio di costruzione, montare le finistre, ripulire, allestire gli scaffali, posizionare ed etichettare i libri...e fare un milione di piccole cose affinche’ tutto sia pronto per l’apertura. E’ un sacco di lavoro, ma sono pronta a mettere a punto la biblioteca per l’apertura e so che ne sara’ valsa la pena, quando avremo la nostra grande festa di apertura l’8 Maggio. Devo ammettere che e’ spaventoso avere il compito di allestire questa biblioteca, specialmente con cosi’ poche risorse. Ma anche se la realta’ di quello che abbiamo adesso non rispecchia l’idea che avevo in mente per la biblioteca, sono cosi’ eccitata – e pronta – di poterla, finalmente, aprire. Saro’ piu’ che impegnata per il prossimo mese per mettere tutto a punto. Al momento la biblioteca ricorda piu’ un cantiere o uno spogliatoio di ragazzi che un tempio del sapere. (La squadra della ditta di costruzione si cambia i vestiti nel sala computer e lascia li’ i panni sporchi...Ho detto loro che, a partire dal Primo Maggio, daro’ fuoco ad ogni cosa che trovero’ in giro che non sia parte della biblioteca. Hanno riso. Ho anche detto loro di smetterla di lasciare le loro cose nella sala computer, cosi’ li hanno rimessi nella prima sala lettura, invece che in una delle stanza non ancora ultimate. Sigh). Con un po’ di sforzi concentrati nel mio tempo libero (quando ad esempio non sto configurando la rete wireless o sistemando i serve nella `Cyber’...ma questa e’ un’altra storia!) penso che la biblioteca sara’ “pronta” – ovvero potra’ aprire – per l’8 Maggio! tempo libero (quando ad esempio non sto configurando la rete wireless o sistemando i serve nella `Cyber’...ma questa e’ un’altra storia!) penso che la biblioteca sara’ “pronta” – ovvero potra’ aprire – per l’8 Maggio! - Karen D’Onfor ofrio 5 Giugno 2011 Settembre 2008 Volume69·· Numero Number 3 2 Volume pulite? La richiesta di descrivere brevemente la nostra vita in Timor-Leste mi è giunta da Diggy e così ho deciso di fissare la mia riflessione su qualcosa di importante. Probabilmente voi pensate che mi metterò a scrivere circa la preghiera, l’amicizia, entrambi realtà vitali per la sopravvivenza, ma mi soffermerò sull’acqua. Acqua? Sì, l’acqua. Qualsiasi persona che abbia vissuto o viaggiato nei paesi in via di sviluppo conosce bene quanto significativa sia questa essenziale risorsa in un paese povero, data invece come scontata da molti altri paesi. Quello che noi giornalmente sperperiamo riempiendo le nostre piscine, inaffiando i campi di golf e trascorrendo 20 minuti sotto la doccia, qui l’acqua è la sorgente di energia sistematica per rifornire e acquistare quantità per l’uso. Non abbiamo altra alternativa e siamo riconoscenti d’avere quell’acqua. Alcuni dei nostri amici non hanno neppure un serbatoio per c u i v i v o n o quotidianamente con l’acqua razionata. Era pure la situazione nella casa dei nostri volontari, finché, recentemente, abbiamo ricevuto una pompa. Ringraziamo Sr. Aurora per questo utilissimo mezzo, inoltre per le pareti dipinte di fresco, l’arredamento della casa in A giorni alterni cerchiamo di riempire un serbatoio bambù e i materassi nuovi di zecca! arancione di 700 litri con acqua presa da un piccolo pozzo sotto la casa in cui abitiamo. Il tentativo è, certamente, L’acqua potabile costituisce uno degli affari in Dili, una città limitato per la mancanza di elettricità e anche per il riconosciuta come una delle più costose del mondo circa il numero di persone che attingono l’acqua nel medesimo tenore di vita, nonostante sia uno dei paesi più poveri. Dopo tempo. Dopo tutti i nostri tentativi, si decise che il tempo aver pagato un dollaro, David porta a casa, ma con qualche migliore per avere l’acqua era dalle 9 alle 12, difficoltà, i caratteristici 19 litri di acqua in bottiglie, comprati da mezzogiorno. Infatti eravamo riusciti ad avere acqua pulita due diverse persone del vicinato, ed è riconoscente per le brevi per un certo numero di mesi, ma le cose sono cambiate distanze. Continua a chiedersi se non ci sia un sistema migliore ultimamente. Con il susseguirsi delle piogge tropicali e, di versare l’acqua nel distributore, perchè nel versarla si spande quindi, torrenziali, l’acqua è diventata sporca e fangosa. sempre la preziosa risorsa. Lo sporco si annida sul fondo del serbatoio e poi lascia ancora un fondo verdastro giallognolo nella doccia. Anche Come potete immaginare, lo scolo della città, i fiumi e le strade dopo aver pulito il contenitore, è piuttosto scoraggiante sono ricolme di contenitori vuoti di ogni genere di acqua riempirlo con acqua sporca! Pur usando una quantità potabile con tanti sacchetti di plastica di cibo preconfezionato, maggiore di sapone e di shampoo, la pulizia del corpo e generalmente qualificato come “junk food”. Non si può fare a dei capelli non risulta come dovrebbe essere, abbiamo meno di considerare quanto sia povera la nutrizione contenuta in deciso allora di accontentarci di quello che c’è. La stessa questi pacchetti, che i genitori danno ai loro figli come colazione, acqua è usata, certamente, per lavare i vestiti e i piatti. pranzo e cena. David recentemente ha letto che Timor-Leste ha Aggiungendo ancora sapone, le cose forse sono più un’alta percentuale nel mondo di bambini rachitici e i genitori non capiscono cosa dovrebbero dare ai loro figli, ma non avrebbero neppure mezzi per supplire all’altro cibo. Vediamo molte persone con bottiglie di acqua potabile, ma non abbiamo ancora scoperto se quell’acqua “pulita” è la salubre per la gente di questo paese. Chiederei una preghiera per il popolo di Timor-Leste, che ha buone capacità di ricupero, è felice e dedito al lavoro, nonostante la povertà terribile, l’oppressione subita nel passato e le risorse limitate. Il mondo si è reso conto della situazione del paese e ha speso molto denaro in aiuto della popolazione. Comunque, gli aiuti che provengono da altri paesi provocano molti molti problemi e Timor-Leste non è immune dal peggiore di questi, cioè, la grave corruzione nello spendere il denaro. Pregate per noi e per tutti volontari del VOICA, perchè possiamo rappresentare le Canossiane e la Chiesa Cattolica collaborando con amore e rispetto con coloro coi quali Dio ha posto accanto a noi. 6 - Rory Hoipkemier Giugno 2011 Settembre 2008 Volume69·· Numero Number 3 2 Volume Fame: una storia vera Nel 1878, Giuseppina Bakhita, all’età di nove anni, è rapita dalla sua casa in Sudan e resa schiava per nove anni. Un vice-console d’Italia in Khartoum la compera da un venditore di schiavi, la porta a Genova, Italia, e la dona alla famiglia di un amico. Bakhita diventa la babysitter della bambina, Mimmina. La famiglia introduce, senza saperlo, Bakhita alla fede Cattolica. L’occasione avviene quando Mimmina per la sua educazione è portata presso il Convento delle Figlie della Carità, Canossiane, a Venezia e Bakhita rimane con lei. Dopo dieci mesi, Bakhita informa la famiglia che desidera stare con le Figlie della Carità e diventare una Suora Canossiana. Pronuncia i suoi primi voti l’8 dicembre 1896, e continua a vivere e a condividere l’amore di Dio per tutta la sua vita. È conosciuta come la “Madre Moretta”. È canonizzata e chiamata “Sorella Universale” e la devozione a Bakhita si sparge in tutta l’Africa. Ogni giovedì mattina, come volontario, servo al Centro Bakhita per i Bambini Malnutriti. Dalle 9 alle 12 (mezzogiorno) i genitori dei villaggi vicini portano alla clinica i loro bambini malnutriti, ammalati o bisognosi di medicine. Molte mamme arrivano dopo aver camminato per ore con il loro bambino avvolto sulla schiena. Sono soprattutto mamme, qualche papa, alcuni nonni e anche ragazzini che portano i loro fratellini più piccoli. Sono sudati, stanchi e affamati, ma sorridono sempre. Quando arrivano, rovistano fra la pila delle carte, cercando il documento con il nome del loro bambino, l’età e la sua storia medica. Quando finalmente lo trovano, vengono da me e io peso il bambino. I bambini si presentano sporchi, coperti di stracci, a volte non hanno la camicia o i pantaloncini e la maggior parte di essi sono scalzi. Alcuni hanno ferite e chiazze che coprono il corpo e altri hanno gambe o braccia gonfie. La maggioranza sono estremamente malnutriti e mentre li prendo dalla loro mamma o padre, o nonno, o fratello, devo ricordarmi di sorridere e non mostrare di essere colpito dal peso del bambino. Non è così raro trovare qui un bambino di quattro mesi che pesi solo due chili. I bambini gridano e piangono, perchè non vogliono essere messi sui ruvidi e disgustosi pezzi di stoffa, usati per appenderli sulla bilancia o si spaventano, perchè sono l’unica persona dalla pelle bianca, che incontrano per la prima volta. Ma io sorrido e i genitori ridono. Nonostante tutto questo, i bambini vengono pesati e portati dall’infermiera per verificare il grado di malnutrizione. L’infermiera chiede informazioni, verifica gli occhi del bambino e i capelli (il colore arancio dei capelli è segno di una grave malnutrizione), poi scrive la prescrizione medica. Quando ho detto che gridano e piangono, è vero, ma ci sono bambini così deboli e malnutriti che non hanno neppure la forza di piangere. Un giorno, mentre osservo i genitori cercare fra tutte le carte, ammucchiate nella stanza, la carta del loro bambino mi viene in mente di preparare nuovi fogli, metterli in un raccoglitore con la divisione alfabetica. Giovedì, 20 gennaio 2011, è il giorno in cui porto la mia perforatrice con tre buchi, di nuovo scrivo le informazioni su fogli nuovi. Sono determinato di riportare un po’ di ordine in quella confusione. Ringraziando il cielo, giovedì non c’è molta gente per cui ho il tempo di schedare fino all’ultimo nome. Quel mattino, viene una bambina, che non avevo mai visto prima. Mentre chiedo alla madre alcune informazioni, il nonno rimane in un angolo della sala. La bambina sembra uguale alle altre e dopo averla esaminata, il medico chiede al nonno di avvicinarsi. Il nonno si siede su una sedia di fronte a me e gli pongo delle domande, ma la sua voce è appena percettibile. La forza della sua voce si accorda con la sua assoluta fragilità fisica. All’età di 45 anni, può appena appena parlare. Guardo nei suoi occhi, non scorgo segni di vita. Leggo solo pena, spossatezza e miseria. Osservandolo accanto ai bambini, prego il Signore che nella sua vita l’uomo abbia conosciuto anche felicità e non l’abbia trascorsa sempre e solo lavorando e soffrendo per la fame. E mentre gli occhi mi si riempiono di lacrime, cerco con tutta la mia forza di non piangere. Ma gli sforzi sono inutili. Terminato di avere informazioni, l’infermiera gli chiede di rimuovere la camicia per misurare la larghezza del suo braccio. L’uomo cerca di rimuovere la camicia, ma non ha la forza. Ella gira attorno la scrivania e si mette fra l’uomo e il resto delle madri, offrendo una certa riservatezza. Mai in tutta la mia vita ho visto una persona così emaciata come lui; senza camicia, sembrava uno scheletro, non una persona umana. A questo punto, più di ogni altra esperienza, cerco di immaginare come sia vissuto, se ci siano stati momenti nella sua vita in cui abbia riso così tanto da piangere, momenti di felicità, di gioia nel giorno del suo matrimonio o quando per la prima volta ha tenuto fra le braccia i suoi figli, o la semplice gioia per il nuovo giorno, bello e ordinario: cerco qualchecosa che mi possa confermare che abbia vissuto una vita buona. Nessuna persona dice una parola, nemmeno i bambini. Nessuno parla, nessuno ride, piange o grida. Le emozioni che si scorgono negli occhi dei presenti sono solo tristezza, pietà e paura; paura per essere così vicini a qualcuno prossimo alla morte, sapendo di non poter far nulla per impedire ciò. Mentre guardo il mio raccoglitore, penso quanto sia insignificante. Perchè? Perchè l’uomo sta per morire, come migliaia di altre persone che moriranno di fame quest’anno. Questa esperienza mi insegna l’importanza di prendersi cura degli altri non solo, ma anche di esprimere il nostro amore. Non posso salvare questo uomo dalla fame e dalla malattia che hanno avuto il sopravento sulla sua vita, ma posso testimoniargli l’amore e la compassione di Gesù Cristo e posso offrirgli un sorriso. Amen, Io vi dico, qualunque cosa fate ad uno di questi miei fratelli, lo fate a Me. Matteo 25: 40 - Katie Hile 7 Giugno 2011 Settembre 2008 Volume69·· Numero Number 3 2 Volume RESPIRANDO AMORE O dolce amato cuore mio, vorrei guardarti per un solo istante. Vorrei sapere se sei felice di battere dentro di me. Il tuo amore si irradia in ogni poro del mio interno. Vorresti uscire da questo pagliaccio di pelle e sorridere al mondo intero. Perché non lotti sempre più, per essere l’unico autore di ogni mio gesto? Perché permetti alla mente di sopraffare ogni momento. Ruggisci, grida che sei grande e non lasciarti vincere. No, io non vincerò più. Sarai tu la guida verso un futuro di pace, amore, rispetto. Non esisteranno pregiudizi. Non lascerai che gli occhi dettino le regole, saprai governare ogni situazione con destrezza e la tua fortezza sarà inespugnabile. Le mie dita accarezzeranno il sole senza scottarsi. Il vento mi spingerà al di là di ogni barriera. Volerò alto senza paura di cadere. I colori di questa terra. Il profumo dei suoi fiori. Come la voce di un bimbo, dolce, leggera, innocente, nuova. Come la neve bianca, ti appoggerai su di me e mi sussurrerai che mi ami. Io sono tuo e tu sei mio. O dolcissimo cuore mio, nessun filo spinato ti potrà mai più incatenare. Il tuo amore abbatterà ogni porta e vincerà ogni differenza. Orgoglio sarà dimenticato e soffrirà, lotterà per prevalere contro il mondo intero e contro te, ma non aver paura perché io ti sento. - Stefano Cherubini VOICA Office Tel. 06 39375103 Sor. Angela 3278340496 E-mail [email protected] www.voica.org 8 Aprile 10 Aprile - Digna ha condiviso la sua esperienza missionaria nelle Filippine presso la parrocchia di San Lorenzo al Verano 14 Aprile - Chiara Di Nunzio è arrivata per dare una mano e per partecipare all’incontro dei volontari estivi del Centro-Sud. 16 Aprile - Terzo incontro di formazione per i volontari del Centro-Sud a casa VOICA (Roma) 18 Aprile - Gino – un aspirante volontario – ha dato una mano nel giardino delle Madri 18-24 Aprile - Fiorenza – un’aspirante volontaria – è arrivata e si è fermata per una settimana di formazione, per prepararsi a un periodo di volontariato a tempi brevi in Togo 19 Aprile – Sr. Angela ha partecipato all’incontro FOCSIV che si è tenuto a Trastevere 27 Aprile - Elena Stefaroi (di nazionalità rumena) è venuta per una breve sessione di formazione con Sr. Angela per prepararsi al suo servizio di volontariato in Congo 29 Aprile - Cinque visitatrici si sono fermate a casa VOICA in occasione della beatificazione di Papa GP II 30 Aprile – Quarto incontro di formazione per i volontari del Centro-Sud – Sr. Silvana è stata invitata come oratrice per parlare di Solidarietà e Carità Maggio 1 Maggio – Beatificazione di Papa Giovanni Paolo II 7 Maggio – Digna è partita per una visita di un mese alla sua famiglia nelle Filippine 15 Maggio – Quinto incontro di formazione per i volontari a tempi brevi a Verona 21 Maggio – Quinto incontro di formazione per i volontari a tempi brevi a Rome 28-29 Maggio – Esercizi spirituali per i volontari a tempi brevi a Costermano, Verona Giugno 6- 17 Giugno – Formazione di Inge (collaboratrice laica di Timor Est) sulla vita di Maddalena e sulle missioni Canossiane 7 Giugno – Digna è tornata a Roma 10-18 Giugno – Formazione intensive di Daniel Williams in preparazione per il servizio di volontario a tempi brevi che svolgerà in Congo 12 Giugno - Messa del mandato per i volontari a tempi brevi del Nord a Vimercate 18 Giugno - Messa del mandato per i volontari a tempi brevi del Centro-Sud a Roma