La cooperazione nel cuore del Mediterraneo Progetto Strategico “Rete dei Porti turistici per la Sostenibilità Ambientale” Sottoprogetto A “SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE E NAUTICA SOCIALE” Carta comportamentale del diportista Ottobre 2011 Partners di Progetto PROVINCIA LIVORNO
U. S. Programmazione Economica
Dipartimento Ambiente
Assessorato al Turismo
Union des Ports de Plaisance de Corse
1 Introduzione ......................................................................... 3 1.1 1.2 1.3 1.4 FINALITÀ DELLA CARTA ........................................................................................................................................ 3 METODOLOGIA ................................................................................................................................................. 3 DESTINATARI ..................................................................................................................................................... 3 CONTENUTI ...................................................................................................................................................... 4 2 L’ambiente dell’alto Mediterraneo ........................................ 5 2.1 2.2 2.3 2.4 L’ALTO MEDITERRANEO: CARATTERISTICHE AMBIENTALI E AREE DI SENSIBILITÀ ............................................................... 5 2.1.1 Biocenosi di fondo ........................................................................................................................... 5 2.1.2 La superficie del mare ..................................................................................................................... 6 2.1.3 I grandi vertebrati marini ............................................................................................................... 6 LE AREE MARINE PROTETTE E IL SANTUARIO DEI CETACEI ............................................................................................ 8 LA RETE NATURA 2000 ....................................................................................................................................... 9 ATTIVITÀ DIPORTISTICA NELL’ALTO MEDITERRANEO ................................................................................................ 12 3 Diportismo e salvaguardia del mare .................................... 14 3.1 3.2 3.3 PROTEGGERE IL MARE ....................................................................................................................................... 14 NORME PRINCIPALI SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI DI BORDO, ANCHE IN RELAZIONE PROTEZIONE DELL’AMBIENTE DA INQUINAMENTO .............................................................................................................................................. 17 I PRINCIPALI IMPATTI AMBIENTALI DEL DIPORTISMO ................................................................................................ 19 4 Bibliografia e siti web consultati .......................................... 21 Allegati .................................................................................. 22 1 Realizzazione a cura di NIER Ingegneria Spa, via Altabella, 3 40126 Bologna Questo documento è formattato per favorirne la stampa fronte/retro. Coordinamento: Paolo G. Albano Testi e cartografie a cura di: Paolo G. Albano, Giuditta Flachi, Marco Francese 2 1INTRODUZIONE 1.1 Finalità della carta La presente Carta è stata prodotta nell’ambito del Progetto Strategico “Rete dei Porti Turistici per la sostenibilità ambientale”, il cui obiettivo generale è lo sviluppo della nautica da diporto mediante la realizzazione di un sistema di governance integrato dei porti turistici dell’area, volta in particolare al raggiungimento di elevati standard ambientali uniformi e di un’elevata qualità dell’offerta turistica nell’area transfrontaliera dell’Alto Mediterraneo. La carta comportamentale del diportista rientra in particolare tra le attività di comunicazione previste dal Progetto, ed è incentrata sulla formazione e l’informazione ai diportisti relativamente alla Politica Ambientale e alle buone norme comportamentali per un diportismo sostenibile e a ridotto impatto ambientale. 1.2 Metodologia Per la realizzazione della Carta, è stata presa in considerazione la documentazione già sviluppata nell’ambito del Progetto Mistral, con l’obiettivo di attuare le indicazioni metodologiche e contenutistiche già ampiamente presenti. Tali indicazioni sono state poi integrate, dove pertinente, con modelli, buone pratiche e esperienze sviluppate a livello nazionale ed internazionale nell’ambito del diportismo. Inoltre la validazione dei contenuti ha visto il coinvolgimento dei soggetti che operano nel settore e territorio di pertinenza, in modo da privilegiare gli argomenti e i temi più efficaci e coerenti nel contesto dell’Alto Mediterraneo. 1.3 Destinatari Il documento è rivolto a tutti i soggetti coinvolti nell’attività del diportismo, e in particolare: ‐
ai diportisti: fornendo indicazioni per minimizzare l’impatto ambientale durante la navigazione turistica e nello svolgimento delle attività ad essa collegate ‐
ai porti turistici: facendo emergere i servizi che è necessario prevedere in un’ottica di salvaguardia dell’ambiente secondo un approccio coordinato e comune a gestori e utenti dei porti. 3 1.4 Contenuti La presente carta comportamentale del diportista comprende i seguenti capitoli: ‐
2 L’ambiente dell’alto Mediterraneo in cui si descrivono sinteticamente il contesto ambientale, gli elementi di vulnerabilità dell’area, con particolare attenzione alle zone di pregio: aree marine protette e Santuario dei Cetacei e l’attività diportistica nella zona. ‐
3 Diportismo e salvaguardia del mare in cui sono raccolti i principi e le norme generali per la tutela dell’ecosistema marino a livello europeo e la descrizione degli impatti ambientali connessi con l’attività del diportismo ‐
4 Bibliografia e siti web consultati in cui si riportano le principale fonti bibliografiche e i link a siti di interesse utilizzati per la stesura dei documenti ‐
0 Allegati: in cui si riportano la Carta del Diportista vera e propria, intesa come la raccolta dei principi e delle buone pratiche da mettere in atto per il diportismo sostenibile e il Piano di Comunicazione in cui sono riportate le attività e i mezzi per la diffusione e la comunicazione dei contenuti della Carta 5.1 le buone pratiche 5.2 il piano di comunicazione 4 2L’AMBIENTE DELL’ALTO MEDITERRANEO 2.1 L’Alto Mediterraneo: caratteristiche ambientali e aree di sensibilità L’area dell’alto Tirreno presenta una ampia varietà e ricchezza di habitat di alto valore conservazionistico, come si evidenzia dalla concentrazione di parchi nazionali e regionali e aree marine protette presenti in questa area. Vi sono infatti 12 aree marine protette, tra cui il Santuario dei Cetacei, e 16 parchi e riserve naturali costieri. Gli elementi principali che connotano maggiormente questo territorio e sulle quali le attività di diportismo hanno un elevato impatto sono principalmente le biocenosi di fondo: il coralligeno, le praterie di Posidonia oceanica, e i mammiferi marini. Parallelamente ne risentono delle attività nautiche anche le parti superficiali del mare, quell’interfaccia aria‐acqua, quella zona fotica, così delicata per le fondamenta della piramide trofica.
2.1.1 Biocenosi di fondo ‐
Il coralligeno è una biocenosi creata dall’attività di organismi che producono strutture di carbonato di calcio ed è tipica dei fondali rocciosi del Mar Mediterraneo. Tra gli organismi costruttori di questa struttura vi sono principalmente le alghe calcaree. Tra gli animali costruttori ci sono le spugne, le madrepore, le gorgonie, i briozoi, i bivalvi e gli anellidi. Lo stratificarsi delle spoglie calcaree di questi organismi forma un agglomerato una notevole tridimensionalità, in quanto ricco di fessure e cavità, substrato ottimale per ospitare numerose altre specie di organismi vegetali ed animali. Il coralligeno riveste una considerevole importanza per la sua biodiversità. È però altrettanto vulnerabile all’inquinamento (es.: scarichi industriali e civili) e alle pressioni antropiche (es.: ancoraggio, pesca). ‐
La Posidonia oceanica è una delle quattro fanerogame spontanee del Mar Mediterraneo. Le fanerogame marine, quali colonizzatrici dei fondali marini incoerenti sabbiosi e melmosi, presentano nel Mar Mediterraneo il loro massimo sviluppo. Riconosciuta come l’endemismo più caratteristico del Mediterraneo, la Posidonia riveste un ruolo fondamentale nell'ecologia della fascia costiera, contribuendo fortemente al mantenimento dell'equilibrio e della ricchezza di questo ambiente. È infatti un ecosistema ad alta produttività, con un importante ruolo di ossigenazione delle acque, che ospita molte 5 specie nei loro stadi giovanili (contribuendo così al ripopolamento anche di altri habitat) e che fornisce numerosi altri servizi. Pochi sono gli organismi che si cibano direttamente delle foglie di Posidonia. Moltissimi sono però quelli che si nutrono degli epifiti (batteri, micro e macroflora) delle foglie e dei rizomi. Inoltre i residui disgregati sono fonte di alimento per tutti gli organismi detritivori. È inoltre un habitat ad alta biodiversità e con comparti ecologici distinti e sovrapposti. Queste semplici considerazioni mettono in evidenza la valenza ecologica di una specie, la cui salvaguardia interessa direttamente attività economiche legate al turismo e alla pesca. 2.1.2 La superficie del mare Come da Direttiva UE Habitat, tra gli habitat protetti riveste una grande importanza il comparto “mare aperto e aree di marea”. Queste zone sono particolarmente colpite da inquinamento di origine antropica legata anche alle attività da diporto nautico. Gli idrocarburi riversati in mare anche in piccole quantità formano una sottile pellicola superficiale che di fatto impedisce lo scambio gassoso aria‐acqua provocando fenomeni di impoverimento di ossigeno, soprattutto in caso di persistenza prolungata come nei porti a scarso ricambio d’acqua. La pellicola superficiale, inoltre, limita o impedisce la penetrazione dell’energia luminosa fattore fondamentale per la vita di alghe e organismi vegetali (diminuzione attività fotosintetica e quindi di produzione primaria), aderisce agli organismi che vivono a livello dell’interfaccia aria‐acqua impedendone le normali funzioni vitali. 2.1.3 I grandi vertebrati marini CETACEI La elevata concentrazione di cetacei è dovuta alla grandissima quantità di sostanze nutritive che risalgono dai fondali grazie a forti correnti di risalita denominate "upwelling" che innescano catene alimentari abbondantissime e diverse, creando le condizioni più favorevoli per la loro alimentazione. Tra le principali specie vi sono: ‐ Balenottera comune (Balaenoptera physalus), lunga circa 20‐22 metri e di colore grigio ardesia, che si riconosce per la testa a cuneo e per il suo particolare profilo di galleggiamento ‐ Capodoglio (Physeter macrocephalus), con il suo corpo grigio scuro che può raggiungere i 18 metri di lunghezza, è caratterizzato dall’avere un'enorme e squadrata testa e un caratteristico soffio piegato in avanti a sinistra ‐ Zifio (Ziphius cavirostris), animale di circa 5‐7 metri, di colore variabile da grigio a caffelatte e il muso a "becco d’oca" ‐ Grampo (Grampus griseus), dal caratteristico corpo ricoperto di graffi ‐ Globicefalo (Globicephala melas), lungo 6‐7 metri, di color ebano, che mostra una peculiare forma della testa da cui deriva il suo nome ‐ Stenella striata (Stenella coeruleoalba) delfino lungo circa 2 m, dal corpo slanciato, di colore grigio scuro sul dorso che sfuma nel bianco del ventre, percorso da strisce scure sui fianchi ‐ Delfino comune(Delphinus delphis), specie ormai rara dal dorso nero ed uno strano disegno a clessidra sui fianchi ‐ Tursiope (Tursiops truncatus), delfino esibito in acquari e delfinari I cetacei costituiscono l’anello essenziale di una catena biologica la cui interruzione può avere conseguenze gravi per l’ambiente. Tale rischio esiste a causa dei danni che le specie hanno subìto nel 6 passato e stanno tuttora subendo a causa della caccia indiscriminata e dell’aumento dell’inquinamento dei mari. Si tratta infatti di animali particolarmente sensibili al degrado ambientale. Anche i suoni in acqua, se emessi a potenza elevata sulla banda ultra‐sonora da eco‐scandagli, da sonar da pesca o da sonar di unità militari arrecano danno a queste specie: molti spiaggiamenti sono causati appunto dal disorientamento che questi animali subiscono per l’azione di tali emissioni. TARTARUGHE Tutte le tartarughe marine sono considerate specie in estinzione e quindi protette da leggi nazionali ed internazionali. Tra le sette specie che popolano i mari solamente tre frequentano il Mar Mediterraneo: -
-
tartaruga liuto (Dermochelys coriacea), è una specie molto rara in quanto frequenta acque profonde e si nutre esclusivamente di meduse. Può raggiungere i 2 m di lunghezza ed è provvista del caratteristico carapace carenato coperto da una pelle molto spessa. Tartaruga verde (Chelonia mydas), è una specie vegetariana che può superare il metro di lunghezza. E’ riconoscibile per il colore bruno‐verdastro del carapace tartaruga comune (Caretta caretta), può raggiungere il metro di lunghezza ed è onnivora. Il carapace è di colore rosso marrone. Tra le principali fonti di disturbo e di pericolo ricordiamo il passaggio di imbarcazioni a motore nella vicinanza delle spiagge di nidificazione, che può portare lesioni traumatiche, spesso mortali, agli esemplari in cerca del sito idoneo per la deposizione delle uova. Spesso si ritrovano esemplari annegati dopo essere rimasti impigliati nelle reti o lenze dei pescatori o ancora esemplari morti per occlusione intestinale o lesioni causate dall’ingestione di sacchetti e oggetti di plastica scambiati per meduse. SQUALI Gli squali rivestono un ruolo importante nelle catene alimentari marine, spesso agendo da predatori superiori ed aiutando a regolare l’equilibrio di ecosistemi marini. La scomparsa degli squali può quindi compromettere questo equilibrio, causando modifiche imprevedibili nella diversità ed abbondanza di altre specie. Tra le specie presenti nel Mediterraneo alcune hanno subito drastiche riduzioni (anche del 99%) nella popolazione. Si ricordano: la verdesca (Prionace glauca) che comune nei nostri mari usa le zone di acqua bassa, spesso oggetto di impatto antropico, come nursery; è stata oggetto di molte campagne di “tag and release”; ‐ squali smerigli, (Lamna nasus) può raggiungere i tre metri di lunghezza, forse anche i 3,50. E’ un nuotatore efficace e un predatore molto attivo, ha denti piccoli e appuntiti, di cui si serve per catturare un’ampia varietà di prede, in particolare pesci (sgombri, sardine, merluzzi tra gli altri), calamari ma anche altri squali come gattucci e cagnesche. ‐ squali mako (Isurus oxyrinchus) Si nutre di pesce azzurro e calamari. Non di rado attacca anche pesci di grosse dimensioni. 7 2.2 Le aree marine protette e il Santuario dei Cetacei Di seguito si riporta l’elenco dei parchi e delle Aree Marine Protette presenti in Toscana, Liguria, Sardegna e Corsica. REGIONE
NOME
CLASSIFICAZIONE
ESTENSIONE
[ha]
Sardegna
Arcipelago della Maddalena
Parco Nazionale
15.046
Sardegna Asinara
Parco Nazionale
5.200
Sardegna Molentargiu
Parco Regionale
1.622
Sardegna Porto Conte
Parco Regionale
5.200
Sardegna Capo Carbonara
Area Marina Protetta
8.598
Sardegna Penisola del SInis-Isola Mal di Ventre
Area Marina Protetta
25.673
Sardegna Tavolara-Punta Coda Cavallo
Area Marina Protetta
15.357
Sardegna Capo Caccia- Isola Piana
Area Marina Protetta
2.631
Sardegna Isola dell’Asinara
Area Marina Protetta
10.732
Toscana
Arcipelago Toscano
Parco Nazionale
56.776
Toscana Migliarino San Rossore Massaciucoli
Parco Regionale
23.115
Toscana Secche della Meloria
Area Marina Protetta
9.372
Liguria
Le Cinque Terre
Parco Nazionale
3.860
Liguria Bergeggi
Riserva Naturale
Regionale
Liguria Beiqua
Parco Regionale
8.715
Liguria Porto Venere
Parco Regionale
279
Liguria Portofino
ParcoRegionale
Liguria Cinque Terre
Area Marina Protetta
4.591
Liguria Isola di Bergeggi
Area Marina Protetta
215
Liguria Portofino
Area Marina Protetta
346
Corsica Sardegna Parco Marino internazionale Corsica
Sardegna
Parco sovranazionale
Corsica
Bocche di Bonifacio
Area Marina Protetta
Corsica Bocche di Bonifacio
Riserva naturale
Corsica Girolata
Parco Regionale
Corsica Scandola
Area Marina Protetta
919
Corsica Scandola
Riserva naturale
650
Corsica Biguglia
Riserva naturale
1450
Liguria, Toscana,
Sardegna
Corsica Santuario dei Cetacei
8
1056
80.000
300.000
10.000.000
Tab. 1 ‐ Elenco Parchi e Riserve naturali e Aree marine Protette nell’alto Mediterraneo 8 2.3 La rete Natura 2000 Natura 2000 è il sistema organizzato ("rete") di aree (“siti”) destinate alla conservazione della biodiversità presente nel territorio dell'Unione Europea, ed in particolare alla tutela di una serie di habitat e di specie animali e vegetali rari e minacciati. Le aree che attualmente compongono Natura 2000 sono denominate SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e ZPS (Zone di Protezione Speciale). I SIC, dopo una fase di verifica ad opera della Commissione Europea saranno trasformati in ZSC (Zone Speciali di Conservazione) mentre le ZPS, istituite per la protezione specifica degli uccelli, entrano direttamente nella Rete Natura 2000. L'individuazione dei siti è stata realizzata in Italia, per il proprio territorio, da ciascuna Regione con il coordinamento del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Di seguito vi è l’elenco dei SIC marini delle regioni partner. REGIONE
NOME
CODICE
ESTENSIONE
[ha]
Sardegna
Stagno di Pilo e di Casaraccio
ITB010002
1.882
Sardegna Stagno e ginepreto di Platamona
ITB010003
1.613
Sardegna Monte Russu
ITB010006
1.989
Sardegna Capo Testa
ITB010007
1.216
Sardegna Arcipelago La Maddalena
ITB010008
20.951
Sardegna Capo Figari e Isola Figarolo
ITB010009
851
Sardegna Isole Tavolara, Molara e Molarotto
ITB010010
16.002
Sardegna Capo Caccia (con le Isole Foradada e
Piana) e Punta del Giglio
ITB010042
7.410
Sardegna Stagno di San Teodoro
ITB010011
820
Sardegna Coste e Isolette a Nord Ovest della
Sardegna
ITB010043
3.740
Sardegna Isola dell'Asinara
ITB010082
17.186
Sardegna Lago di Baratz - Porto Ferro
ITB011155
1.309
Sardegna Isola Rossa - Costa Paradiso
ITB012211
5.412
Sardegna Berchida e Bidderosa
ITB020012
2.660
Sardegna Palude di Osalla
ITB020013
985
Sardegna Golfo di Orosei
ITB020014
28.972
Sardegna Area del Monte Ferru di Tertenia
ITB020015
2.625
Sardegna Entroterra e zona costiera tra Bosa, Capo
Marargiu e Porto Tangone
ITB020041
29.625
Sardegna Lido di Orrì
ITB022214
488
Sardegna Stagno di S'Ena Arrubia e territori
limitrofi
ITB030016
279
Sardegna Stagno di Corru S'Ittiri
ITB030032
5.712
Sardegna Stagno di Mistras di Oristano
ITB030034
1.621
Sardegna Stagno di Putzu Idu (Salina Manna e
Pauli Marigosa)
ITB030038
598
9 REGIONE
NOME
CODICE
ESTENSIONE
[ha]
Sardegna Isola di Mal di Ventre e Catalano
ITB030080
26.897
Sardegna Media Valle del Tirso e Altopiano di
Abbasanta - Rio Siddu
ITB031104
9.054
Sardegna Sassu – Cirras
ITB032219
220
Sardegna Is Arenas
ITB032228
1.289
Sardegna Is Arenas S'Acqua e S'Ollastu
ITB032229
326
Sardegna Stagni di Murtas e S'Acqua Durci
ITB040017
744
Sardegna Foce del Flumendosa - Sa Praia
ITB040018
519
Sardegna Stagni di Colostrai e delle Saline
ITB040019
1.151
Sardegna Isola dei Cavoli, Serpentara, Punta
Molentis e Campulongu
ITB040020
9.062
Sardegna Costa di Cagliari
ITB040021
2.624
Sardegna Stagno di Molentargius e territori limitrofi
ITB040022
1.275
Sardegna Stagno di Cagliari, Saline di
Macchiareddu, Laguna di Santa Gilla
ITB040023
5.983
Sardegna Isola Rossa e Capo Teulada
ITB040024
3.715
Sardegna Promontorio, dune e zona umida di Porto
Pino
ITB040025
2.697
Sardegna Isola di San Pietro
ITB040027
9.274
Sardegna Punta S'Aliga
ITB040028
694
Sardegna Costa di Nebida
ITB040029
8.433
Sardegna Capo Pecora
ITB040030
3.823
Sardegna Monte Arcuentu e Rio Piscinas
ITB040031
11.486
Sardegna Bruncu de Su Monte Moru - Geremeas
(Mari Pintau)
ITB040051
139
Sardegna Da Piscinas a Riu Scivu
ITB040071
2.899
Sardegna Isola della Vacca
ITB040081
60
Sardegna Punta Giunchera
ITB042210
54
Sardegna Stagno di Piscinnì
ITB042218
445
Sardegna Serra is Tres Portus (Sant'Antioco)
ITB042220
261
Sardegna Is Pruinis
ITB042225
94
Sardegna Stagno di Porto Botte
ITB042226
1.222
Sardegna Porto Campana
ITB042230
203
ITB042247
611
ITB042250
532
Sardegna Is Compinxius - Campo Dunale di
Bugerru – Portixeddu
Da Is Arenas a Tonnara (Marina di
Gonnesa)
Toscana Secche della Meloria
IT5160018
8.727
Toscana
Scoglietto di Portoferraio
IT5160019
154
Toscana
Scarpata continentale dell'Arcipelago Toscano
IT5160020
473
IT1315670
709
IT1315971
877
IT1315972
473
Sardegna Liguria Fondali di Capo Berta - Diano Marina Capo Mimosa
Fondali di Porto Maurizio – San Lorenzo
al Mare – Torre dei Marmi
Liguria Fondali di Riva Ligure – Cipressa
Liguria
10 REGIONE
NOME
CODICE
ESTENSIONE
[ha]
Liguria Fondali di Arma di Taggia – Punta San
Martino
IT1315973
450
Liguria Fondali di San Remo – Arziglia
IT1316274
564
Liguria Fondali di Capo Mortola – San Gaetano
IT1316175
339
Liguria Fondali di Varazze – Albisola
IT1322470
91
Liguria Fondali di Noli – Bergeggi
IT1323271
135
Liguria Fondali di Finale Ligure
IT1324172
48
Liguria Fondali di Loano – Albenga
IT1324973
541
Liguria Fondali di Capo S.Croce – Gallinara –
Capo Lena
IT1324974
213
Liguria Fondali di Capo Mele – Alassio
IT1325675
206
Liguria Fondali di Arenzano - Punta Invrea
IT1332477
306
Liguria Fondali di Boccadasse-Nervi
IT1332576
526
Liguria Fondali di Nervi-Sori
IT1332575
609
Liguria Fondali del Monte di Portofino
IT1332674
544
Liguria Fondali del Golfo di Rapallo
IT1332673
99
Liguria Fondali di Punta Sestri
IT1333372
29
Liguria Fondali di Punta Manara
IT1333371
148
Liguria Fondali Punta Baffe
IT1333370
24
Liguria Fondali di Punta Moneglia
IT1333369
36
Liguria Fondali di Punta Apicchi
IT1343474
52
Liguria Fondali di Anzo
IT1344273
43
Liguria Fondali di Punta Levanto
IT1344272
57
Liguria Fondali di Punta Picetto
IT1344271
16
Liguria Fondali di Punta Mesco - Riomaggiore
IT1344270
546
FR9400574
50.227
FR9402018
74.139
Corsica Corsica
Porto/Scandola/Revellata/Calvi/Calanches
De Piana
Cap rossu, Scandola, Pointe de la
Reveletta, Canyon de Calvi
Corsica Agriates
FR9400570
29.670
Corsica Plateau du Cap Corse
FR9402013
178.265
Corsica Grand herbier de la côte orientale
FR9402014
43.079
Corsica Bouches de Bonifacio, Iles des Moines
FR9402015
94.612
Corsica Pointe de Senetosa et prolongements
FR9402016
3.535
Corsica Golfe d'Ajaccio
FR9402017
47.374
11 2.4 Attività diportistica nell’Alto Mediterraneo L’area dell’Alto Mediterraneo comprende i territori della Liguria, Toscana, Sardegna e Corsica e rappresenta una zona particolarmente sensibile, sia per la vulnerabilità dell’ecosistema, sia per l’elevata pressione delle attività turistiche e diportistiche che risultano particolarmente intense, soprattutto nel periodo estivo. E’ da sottolineare, infatti, come Liguria, Sardegna e Toscana siano rispettivamente la prima, la seconda e la terza tra le regioni italiane per disponibilità dei posti barca. Dal punto di vista delle strutture portuali per il diportismo o polifunzionali al 2010 erano presenti nell’area complessivamente 1941 infrastrutture, per un totale di 58.902 posti barca così suddivisi: % posti barca sul totale Regione Totale Infrastrutture N° posti barca disponibili nell’area Liguria 53 21.850 34% Toscana 43 17.187 26% Sardegna 78 19.415 30% Corsica 20 6.718 10% Tab. 2. Infrastrutture portuali nell’area dell’Alto Mediterraneo La maggior parte delle infrastrutture è rappresentata da porti polifunzionali e, in misura minore, da marine private e punti di ormeggio. Una rilevanza particolare riveste la capacità dei porti di accogliere navi da diporto (lunghezza superiore a 24 m). Complessivamente tali strutture sono 101 su 194, ovvero il 52%, ad indicare una presenza consistente di queste imbarcazioni sul territorio. Regione Totale infrastrutture infrastrutture > 24 m % sul totale Liguria 53 27 51% Toscana 43 18 42% Sardegna 78 42 54% Corsica 20 14 70% Tab. 3. Infrastrutture portuali nell’area dell’Alto Mediterraneo capaci di accogliere navi da diporto 1 Fonte: Pagine azzurre e "OSSERVATORIO NAUTICO NAZIONALE, Rapporto sul Turismo Nautico n° 2 ‐ anno 2010 (www.osservatorionautico.org)". Sono state prese in considerazione solo le infrastrutture per le quali pagine azzurre indica il numero di posti barca disponibili 12 Sul Rapporto sul Turismo Nautico n° 2 ‐ anno 2010 dell’Osservatorio Nautico Nazionale è riportata la densità di imbarcazioni in rapporto ai posti barca per le regioni italiane. Regione Numero imbarcazioni per posto barca Liguria Toscana Sardegna Media ITALIA Media FRANCIA
6,1 2,5 1,8 3,8 2,1 Tab. 4. Densità di imbarcazioni per posto barca disponibile Dai dati emerge con chiarezza che la pressione dovuta alle attività di diportismo nell’area di interesse (in particolare in Liguria) è destinata ad aumentare, in quanto le strutture sono attualmente insufficienti ad assorbire i flussi consistenti di turismo nautico. Dal punto di vista della qualità delle strutture, prendendo in considerazione l’indice elaborato dall’Osservatorio Nautico Nazionale, sulla base dei 12 servizi censiti da Pagine Azzurre2, e ripreso nel Report “Carta dei Servizi al Diportismo sostenibile dell’Alto Mediterraneo” si osserva che per Liguria e Toscana la maggior parte delle infrastrutture portuali possiede più della metà dei servizi censiti, mentre per Sardegna e Corsica la situazione è sostanzialmente ribaltata. Si segnala che nessuno dei porti censiti offre tutti e 12 i servizi. Regione Liguria Strutture con più della metà dei servizi sui 12 censiti 59% Toscana 56% Sardegna 42% Corsica 40% Tab. 5. Presenza di servizi nei porti 2 I servizi presi in considerazione dall’Osservatorio Nautico Nazionale sono: Carburante, acqua, energia elettrica, scivolo, scalo d’alaggio, gru, travel lift, servizi igienici, servizi antincendio, servizio meteo, riparazione motori, riparazioni elettriche 13 3DIPORTISMO E SALVAGUARDIA DEL MARE 3.1 Proteggere il mare L’ ambiente marino comprende le acque del mare (superficiali e non), il fondo marino ed il sottosuolo corrispondente nonché tutte le forme sia di natura biologica (pesci e flora) che di natura fisica. Particolare rilevanza rivestono le acque costiere. Se da un lato sono quelle maggiormente soggette al degrado causato da inquinanti provenienti da industrie, dall’agricoltura, da centri abitati oltre che dal traffico marittimo, dall’altro sono le più interessanti per le attività umane, quali pesca, balneazione e diporto nautico. Le misure di protezione del mare previste a livello istituzionale, discendono dalla strategie per l’ambiente marino elaborate dalla Unione Europea nella Direttiva 2008/56,con la finalità di: a) proteggere e preservare l’ambiente marino, prevenirne il degrado, laddove possibile, ripristinare gli ecosistemi marini nelle zone in cui abbiano subito danni; b) prevenire e ridurre gli apporti nell’ambiente marino, nell’ottica di eliminare progressivamente l’inquinamento, per garantire che non vi siano impatti o rischi significativi per la biodiversità marina, gli ecosistemi marini, la salute umana o gli usi legittimi del mare. La Direttiva europea 2008/56/CE, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino (direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino) stabilisce dei principi comuni sulla base dei quali gli Stati membri devono elaborare le proprie strategie, in collaborazione con gli altri Stati, per il raggiungimento di un buono stato ecologico nelle acque marine di cui sono responsabili entro il 2020. Le acque marine europee si dividono in quattro regioni: il Mar Baltico, l’Atlantico nord‐
orientale, il Mar Mediterraneo e il Mar Nero Per buono stato ecologico si intende il rispetto dei seguenti parametri: 14 BUONO STATO ECOLOGICO DELLE ACQUE 1. La biodiversità e' mantenuta. La qualità e la presenza di habitat nonché la distribuzione e l'abbondanza delle specie sono in linea con le prevalenti condizioni fisiografiche, geografiche e climatiche. 2. Le specie non indigene introdotte dalle attività umane restano a livelli che non alterano negativamente gli ecosistemi. 3. Le popolazioni di tutti i pesci e molluschi sfruttati a fini commerciali restano entro limiti biologicamente sicuri, presentando una composizione per età e dimensioni della popolazione indicativa della buona salute dello stock. 4. Tutti gli elementi della rete trofica marina, nella misura in cui siano noti, sono presenti con normale abbondanza e diversità, e con livelli in grado di assicurare l'abbondanza a lungo termine delle specie e la conservazione della loro piena capacità riproduttiva. 5. E' ridotta al minimo l'eutrofizzazione di origine umana, in particolare i suoi effetti negativi, come perdite di biodiversità, degrado dell'ecosistema, proliferazione dannosa di alghe e carenza di ossigeno nelle acque di fondo. 6. L'integrità del fondale marino e' ad un livello tale da garantire che le strutture e le funzioni degli ecosistemi siano salvaguardate e gli ecosistemi bentonici, in particolare, non subiscano danni. 7. La modifica permanente delle condizioni idrografiche non influisce negativamente sugli ecosistemi marini. 8. Le concentrazioni dei contaminanti presentano livelli che non danno origine a effetti inquinanti. 9. I contaminanti presenti nei pesci e in altri frutti di mare destinati al consumo umano non eccedono i livelli stabiliti dalla legislazione comunitaria o da altre norme pertinenti. 10. Le proprietà e le quantità di rifiuti marini non provocano danni all'ambiente costiero e marino. 11. L'introduzione di energia, comprese le fonti sonore sottomarine, e' a livelli che non hanno effetti negativi sull'ambiente marino. La Direttiva individua anche le pressioni e gli impatti ambientali che compromettono la salute del mare: TIPOLOGIA PRESSIONI E IMPATTI Perdita fisica ‐ Soffocamento (ad esempio con strutture antropiche o attraverso lo smaltimento di materiali di dragaggio) ‐ Sigillatura (ad esempio con costruzioni permanenti) Danni fisici ‐ Cambiamenti dell’interramento (ad esempio scarichi, aumento del dilavamento, dragaggio/smaltimento di materiali di dragaggio) ‐ Abrasione (ad esempio impatto sul fondo marino causato da pesca commerciale, navigazione, attracco) ‐ Estrazione selettiva (ad esempio esplorazione e sfruttamento delle risorse 15 biologiche e non, sul fondo marino e sottosuolo) Altre perturbazioni fisiche ‐ Rumore sottomarino (ad esempio causato da trasporti marittimi, attrezzatura acustica sottomarina) ‐ Rifiuti marini Interferenze con processi idrologici ‐ Cambiamenti importanti del regime termico (ad esempio scarichi delle centrali elettriche) ‐ Cambiamenti importanti del regime di salinità (ad esempio costruzioni che ostacolano la circolazione dell’acqua, estrazione di acqua) Contaminazione da sostanze pericolose ‐ Introduzione di composti sintetici (ad esempio sostanze prioritarie di cui alla direttiva 2000/60/CE che hanno pertinenza con l’ambiente marino, come pesticidi, agenti antivegetativi, prodotti farmaceutici, provenienti ad esempio da perdite da fonti diffuse, inquinamento provocato da navi, deposizione atmosferica e sostanze biologicamente attive) ‐ Introduzione di sostanze e composti non sintetici (ad esempio metalli pesanti, idrocarburi, provenienti ad esempio da inquinamento provocato da navi nonché da esplorazione e sfruttamento di giacimenti di petrolio, gas e minerali, deposizione atmosferica, apporti fluviali) ‐ Introduzione di radionuclidi Emissione sistematica e/o intenzionale di sostanze ‐ Introduzione di altre sostanze, siano esse solide, liquide o gassose, nelle acque marine, derivante dalla loro emissione sistematica e/o intenzionale nell’ambiente marino, consentita in conformità di altra legislazione comunitaria e/o di convenzioni internazionali. Arricchimento di nutrienti e sostanze organiche ‐ Apporti di fertilizzanti e altre sostanze ricche di azoto e fosforo (ad esempio provenienti da fonti puntuali e diffuse anche di origine agricola, acquacoltura, deposizione atmosferica) ‐ Apporti di materiale organico (ad esempio fognature, maricoltura, apporti fluviali) Perturbazioni biologiche ‐ Introduzione di patogeni microbici ‐ Introduzione di specie non indigene e traslocazioni ‐ Estrazione selettiva di specie comprese le catture accidentali non bersaglio (ad esempio attività di pesca a scopi commerciali e ricreativi) Per raggiungere il buono stato ecologico dei mari di cui sono responsabili,gli Stati membri dovranno elaborare i seguenti strumenti: 1. VALUTAZIONE INIZIALE dello stato ecologico attuale delle acque considerate e dell’impatto ambientale esercitato dalle attività umane su tali acque 2. TRAGUARDI AMBIENTALI con i corrispondenti indicatori per le loro acque marine in modo da orientare gli sforzi verso il conseguimento di un buono stato ecologico dell’ambiente marino 3. PROGRAMMI DI MONITORAGGIO coordinati per la valutazione continua dello stato ecologico delle loro acque marine, in funzione degli traguardi ambientali 4. PROGRAMMI DI MISURE al fine di conseguire o mantenere nelle loro acque marine un buono stato ecologico L’attuazione completa di queste misure è prevista per il 2014.
16 3.2 Norme principali sulla gestione dei rifiuti di bordo, anche in relazione protezione dell’ambiente da inquinamento D.LGS 182 DEL 24.06.2003 recepisce la direttiva europea CE 59/2000 Il presente decreto ha l'obiettivo di ridurre gli scarichi in mare, in particolare quelli illeciti, dei rifiuti e dei residui del carico prodotti dalle navi che utilizzano porti situati nel territorio dello Stato, nonché di migliorare la disponibilità e l'utilizzo degli impianti portuali di raccolta per i suddetti rifiuti e residui. Il presente decreto si applica: a) alle navi, compresi i pescherecci e le imbarcazioni da diporto, a prescindere dalla loro bandiera, che fanno scalo o che operano in un porto dello Stato, ad esclusione delle navi militari da guerra ed ausiliarie o di altre navi possedute o gestite dallo Stato, se impiegate solo per servizi statali a fini non commerciali; b) ai porti dello Stato ove fanno scalo le navi di cui alla lettera a). Rifiuti prodotti dalla nave Tutti i rifiuti comprese le acque nere e i residui diversi da quelli di carico, comprese le acque di sentina, prodotti a bordo di una nave e che rientrano nell’ambito dell’applicazione degli allegati I (prevenzione dell’inquinamento da idrocarburi: morchie, acque di sentina, fanghi), IV (prevenzione dall’inquinamento dai liquami o acque nere), V (prevenzione dell’inquinamento provocato dai rifiuti delle navi: rifiuti solidi: alimenti, plastica, vetro, carta, ecc) della convenzione Marpol 73/78 La norma generale del decreto prevede l’obbligo di conferirli ad appositi impianti portuali di raccolta (strutture fisse, galleggianti o mobili all’interno del porto. Tale disciplina porta ad una ovvia differenziazione di trattamento tra le unità da diporto (imbarcazioni da diporto e pescherecci) rispetto alle navi mercantili, in particolare per il regime tariffario e per le sanzioni (103‐500 contro 3.000/30.000 €) Distinzione Vecchie unità da diporto: potranno essere installati sistemi di ritenzione/stoccaggio delle acque di sentina e delle acque nere (vedi “accorgimenti per non inquinare 2002” e “una nuova normativa sugli scarichi delle barche” di Franco Bechini) Nuove unità: esiste l’obbligo di costruirle già predisposte per la prevenzione degli scarichi dei rifiuti secondo la direttiva CE 94/25, direttiva 2003/44 CE e Codice per la Nautica da Diporto dove tale conformità è requisito essenziale ai fini dell’immissione in commercio. La prevenzione dello scarico è assicurata in questo caso dalla presenza di opportuni impianti che permettano di trasferire a terra i rifiuti prodotti (allegato II, regola 5.8 del Codice da diporto). Per le sostanze inquinanti (acque di sentina) e per le acque nere l’unita dovrebbe essere dotata di serbatoi permanenti o di dispositivi per evitare gli scarichi in mare anche accidentali provvisti di connessione di scarico standard per lo scarico a mezzo manichetta, e 17 un sistema di valvole per consentire una chiusura a tenuta stagna dei tubi destinati all'evacuazione dei rifiuti umani. Obiettivo del decreto è provvedere all’installazione su tutto il territorio nazionale sistemi adeguati dove le unità da diporto possano conferire i loro rifiuti di bordo. NB Le unità da diporto esistenti e le unità da diporto nuove omologate per il trasporto di meno di 15 persone, dotate di servizi igienici, possono effettuare l'immissione in mare delle acque di scarico non trattate oltre il limite delle 3 miglia dalla costa. A condizione che l'unità sia in navigazione con rotta fissa e alla massima velocità consentita, ma non inferiore ai 4 nodi. Le unità da diporto nuove omologate per il trasporto di oltre 15 persone, possono effettuare l'immissione in mare delle acque di scarico trattate oltre il limite di 3 miglia dalla costa, e delle acque di scarico non trattate oltre il limite di 12, sempre a condizione che l'unità sia in navigazione con rotta fissa e a una velocità non inferiore ai 4 nodi». Le unità omologate al trasporto di più di 12 persone hanno l’obbligo di notifica dei rifiuti prodotti (rifiuti derivanti dalle attività di bordo, compresi i rifiuti alimentari provenienti da Paesi extra‐UE; oli esauriti e residui oleosi; rifiuti speciali pericolosi e non; acque nere) e sono tenute a conferire i rifiuti notificati prima di lasciare il porto salva autorizzazione per il loro mantenimento a bordo. Nel caso in cui dette unità stazionino in un approdo la notifica deve avvenire obbligatoriamente con cadenza mensile. D.Lgs 152/2006: si applica alle navi, ai pescherecci e alle imbarcazioni da diporto D.Lgs del 5 febbraio 1997 n.22 – Il cosiddetto “decreto Ronchi sui rifiuti” Tale normativa, che si pone come legge quadro della materia, disciplina la gestione dei rifiuti quale funzione di pubblico interesse ai fini della salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica. Per quel che riguarda l’ambiente marino tale normativa vieta espressamente di abbandonare o depositare in modo incontrollato i rifiuti sul suolo e nel suolo nonché l’immissione di rifiuti nelle acque superficiali e sotterranee. Codice Penale Articolo 733. Danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale. Chiunque distrugge, deteriora o comunque danneggia un monumento o un’altra cosa propria di cui gli sia noto il rilevante pregio, è punito, se dal fatto deriva un nocumento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale, con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda non inferiore a lire quattro milioni Articolo 734. Distruzione o deturpamento di bellezze naturali. Chiunque, mediante ostruzioni, demolizioni, o in qualsiasi altro modo, distrugge o altera le bellezze naturali dei luoghi soggetti alla speciale protezione dell’Autorità, è punito con l’ammenda da lire due milioni a dodici milioni Legge 6/12/1991 n. 394: legge quadro sulle aree marine protette 18 3.3 I principali impatti ambientali del diportismo La portualità turistica riproduce, fortunatamente su scala minore, i potenziali impatti di quella commerciale: le acque di sentina e i piccoli sversamenti di carburante, l’uso delle vernici e di altre sostanze impiegate nel trattamento degli scafi, i liquami cloacali (laddove i servizi non siano assicurati) producono un inquinamento chimico e fisico ‐ batteriologico che insiste su specchi acquei a scarso ricambio idrico e su fondali soggetti a periodici dragaggi. I principali rischi ambientali per le acque costiere interessate dalle attività di diportismo sono3: • Rischio di Distrofia: stato di alterazione dell’ambiente marino causato da eccessivi accumuli di sostanza organica che porta a situazioni di ipossia/anossia dell’acqua e del sedimento, allo sviluppo di cattivi odori legati alla liberazione di solfuri, a morie di organismi bentonici ed, in casi estremi, di pesci; • Rischio Chimico: legato all’accumulo nelle acque e nei sedimenti di sostanze di origine antropica quali metalli, idrocarburi, PCB, ecc... che possono provocare danni sia sui singoli organismi marini che su tutto l’ecosistema; • Rischio Igienico‐Sanitario: legato alla presenza di microorganismi potenzialmente patogeni per l’uomo, in grado di fungere da vettori di infezione, rivestendo quindi interesse per la tutela della salute pubblica. Le tre categorie di rischio possono essere relazionate ad alcuni fattori causali tipici dell’ambiente portuale. Qui di seguito vengono riportate alcuni dei più significativi: RISCHIO •
Rischio di Distrofia Rischio Chimico •
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Rischio Igienico‐Sanitario •
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3 Fonte: Progetto LIFE PHAROS (http://www.lifepharos.it/) 19 FATTORE DI IMPATTO Elevate immissioni e produzioni di sostanza organica nella colonna d’acqua/sedimento Stratificazione termica del corpo idrico Scarso rinnovo delle acque Presenza di immissioni fluviali Pressioni antropiche (scarichi di origine fognaria, acquacoltura, n° di imbarcazioni, ecc...) Scarichi industriali Attività cantieristiche Stazioni di rifornimento di carburante Acque di dilavamento di piazzali e banchine Acque di percolazione di terreni agricoli Emissione diffusa e/o accidentale da natanti (vernici, oli e combustibili) Grado di attività del porticciolo (n° di imbarcazioni, ecc...) Scarichi di origine fognaria Acque di percolazione da allevamenti Acquacoltura Grado di attività del porticciolo (scarichi RISCHIO FATTORE DI IMPATTO accidentali, ecc...) Il diportista ha la responsabilità pertanto di ridurre il proprio impatto ambientale che viene esercitato sia in ambito portuale, sia durante la navigazione . Prendendo in considerazione le pressioni e gli impatti ambientali sulle acque marine definite dalla Direttiva europea 2008/56/CE, quelli esercitati in particolare dalle attività del turismo nautico sono i seguenti: TIPOLOGIA Danni fisici PRESSIONI E IMPATTI Abrasione, impatti sul fondo marino Altre perturbazioni fisiche Rumore sottomarino Altre perturbazioni fisiche Rifiuti marini Contaminazione inquinamento provocato da navi da sostanze pericolose Arricchimento di nutrienti e sostanze organiche Perturbazioni biologiche Apporti di nutrienti e di materiale organico Introduzione di patogeni microbici Estrazione selettiva di specie ATTIVITA’ CRITICA Ancoraggio: questa operazione impatta pesantemente sulle biocenosi di fondo, attraverso gli urti e il trascinamento sul fondale (danneggiamento del coralligeno e dei letti di maerl) e lo strappo della vegetazione durante il recupero (danni a posidonia). Emissioni sonore : motori rumorosi e tenuti ad alto numero di giri recano disturbo non solo alle persone, ma anche alla fauna acquatica. I suoni in acqua, se emessi a potenza elevata sulla banda ultra‐sonora da eco‐scandagli, da sonar da pesca o da sonar di unità militari arrecano danno ai cetacei, in quanto li confondono: molti spiaggiamenti sono causati appunto dal disorientamento che questi animali subiscono per l’azione di tali emissioni. Rilascio rifiuti solidi:i rifiuti solidi non biodegradabili (carta, plastica, metallo, ecc.) provocano gravi danni agli ecosistemi marini e alle spiagge dove in genere vengono trasportati dalle correnti. E’ pertanto vietato il loro smaltimento e quello di batterie (che contengono piombo e acidi pericolosi), razzi e altri rifiuti pericolosi in mare. Questi rifiuti vanno conservati e smaltiti in porto . Scarichi intenzionali o accidentali di liquidi pericolosi (oli, carburanti, ecc):lo sversamento di queste sostanze in mare è responsabile di danni a volte permanenti su tutto l’ecosistema, acqua, aria, fauna e flora, con ripercussioni su tutta la catena alimentare. Scarichi in mare dei servizi igienici e di sentina Lo scarico di questi reflui sotto costa provoca la formazione di schiume a causa dei tensioattivi anche in piccole quantità, oltre all’inquinamento biologico delle acque balneabili. Pesca sportiva: può determinare danni gravi sia per disturbo dei fondali, sia a causa di catture accidentali e non di specie protette o rare 20 4BIBLIOGRAFIA E SITI WEB CONSULTATI BIBLIOGRAFIA Osservatorio Nautico Nazionale, Rapporto sul Turismo Nautico n° 2 ‐ anno 2010 Lega Navale Italiana, Ambiente marino e diporto Sostenibile SITI WEB http://www.parks.it/ www.islepark.it http://www.airesmarines.org http://www.lifepharos.it/ http://www.pagineazzurre.com/ http://www.minambiente.it/home_it/ 21 ALLEGATI Allegato 1 – Carta dei comportamenti del diportista (in italiano e francese) Allegato 2 – Il Piano di Comunicazione (in italiano e francese) 22 La cooperazione nel cuore deel Mediterraneo
Proge
etto Strate
egico “Rette dei Porti turisticii per la So
ostenibilitàà Ambientale” Sotttoprogetto
o A “SOSSTENIBILITTA’ AMBIEENTALE E NAUTICA
A SOCIALE”” Carta ccomportaamentale
e del dipo
ortista Allegaato 1 – C
Carta dei comporttamenti d
del diporrtista Ottobre 2011
1 Partn
ners di Proggetto PRROVINCIA LIVORNNO
U. S. Proogrammazione Econnomica
Dippartimento Ambientte
Asssessorato al Turism
mo
Union des Ports de Plaisance de Corse
PREMESSA L’ambiente è un bene comune, un capitale che genera benessere ed economia, un tesoro dal valore economico elevatissimo che se viene gestito male e sprecato non si recupera più. Acque pulite, coste non degradate, animali e vegetali che popolano il mare, non sono un dono inalterabile che si mantiene così per destino o per fortuna, ma il frutto dell’impegno civile di tutti. Ecco perché tutelare il nostro benessere va di pari passo con l’attenzione per l’ambiente che ci accoglie. Nel leggere questo elenco di buone pratiche e nel decidere di adottarle come regole di comportamento, sarà possibile ritrovare spunti per una crescita consapevole verso un tipo nuovo di “donne e uomini di mare”, un affascinante diportista sostenibile. Le buone pratiche del diportista sostenibile, in questa Carta Comportamentale, sono divise per momenti, ovvero quell’insieme di azioni della vita di una persona appassionata di mare e navigazione. Le buone pratiche sono riportate su sfondo verde chiaro e vengono anche riassunte in uno slogan ed in un concetto sintetico. Le possibili conseguenze nel non seguire le buone pratiche sono invece evidenziate da uno sfondo arancione chiaro. Gli approfondimenti relativi alle buone pratiche o alle conseguenze che ne possono derivare sono riportate in riquadri dallo sfondo grigio chiaro. Le cose che può fare un Club o Circolo Nautico od un Marina commerciale per favorire questi comportamenti virtuosi sono infine riportate in modo sintetico su sfondo azzurro chiaro. 1 SCELTA DELL’IMBARCAZIONE Che la tua barca sia nuova o usata, fai che in ambiente sia delicata. Un’impronta ecologica leggera per una imbarcazione moderna che può frequentare il Tirreno ed il resto del Mar Mediterraneo a basso impatto. -
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Scegliere cantieri che rispettano in modo rigoroso la normativa internazionale e che sono in grado di fornire dati tecnici sulle prestazioni della barca in funzione del suo uso e il grado di benessere a bordo oltre agli aspetti estetici e alla velocità. Scegliere predisposizioni per future soluzioni ecocompatibili (per accumulatori di energia da fonti rinnovabili, per comunicazioni integrate via web, per nuove soluzioni di carburante o di propulsione etc.). Valutare tutta la gestione di vita della barca dalla sua produzione alla demolizione, dando preferenza ai cantieri che utilizzano prodotti eco‐compatibili o a basso impatto ambientale. Verificare la presenza del serbatoio integrato per la raccolta delle acque nere o la possibilità di eseguire la sua installazione a posteriori. Requisito essenziale per ottenere il Bollino Blu per l’accesso alle AMP. È possibile anche prevedere l’installazione di piccoli sistemi di trattamento chimico di rifiuti biologici o di acque reflue. Verificare l’efficienza e le prestazioni del motore nonché il piano per la sua manutenzione al fine di limitare le emissioni di gas dannosi (NOx, CO), idrocarburi (gasolio, benzina) e polveri sottili. Scegliere impianti eolici o fotovoltaici, già installati o già con la predisposizione all’installazione, quali fonti di energia alternativa anche solo complementare per gli accumulatori a bordo. Non scegliere una barca innovativa o trasformare la propria con piccoli accorgimenti, non porta conseguenze, è solo un’occasione perduta nel dare il proprio contributo a cambiare le cose. Ed il Circolo Nautico o l’approdo turistico che può fare ? - Fornire una descrizione dettagliata dei cantieri e dei materiali utilizzati per la costruzione delle nuove imbarcazioni “ecologiche”. - Fornire un elenco di case costruttrici “motori verdi”. - Dare informazioni sulle case produttrici di serbatoi per la raccolta delle acque nere 2 IN BANCHINA E PRIMA DI PARTIRE In approdo come in mare, buone pratiche devi adottare. La vita al molo di un Marina o di un porto è comunque un ambito in cui mantenere un comportamento virtuoso, da persona consapevole e rispettosa dell’ambiente e degli altri. -
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Utilizzare i servizi igienici di terra evitando comunque gli sprechi di acqua e prediligendo l'uso di detergenti biodegradabili. Si contribuisce così a non aumentare il carico organico in zone a scarso ricambio d’acqua. Scaricare i serbatoi per la raccolta delle acque nere mediante gli appositi sistemi di pompaggio. Verificare sempre la presenza di attrezzature specifiche negli approdi. Evitare lo spreco di energia elettrica e di acqua dolce per la pulizia dell'imbarcazione (ad es. non usando a lungo l’aspirapolvere o altre macchine pulitrici, installando sistemi di acqua‐stop sulla manica dell’acqua). Utilizzare possibilmente detergenti bio per acqua salata nel lavaggio dell’imbarcazione, risciacquando solo in finale con acqua dolce. Evitare, se non strettamente necessario, l’accensione del motore e del generatore elettrico per ridurre l'inquinamento acustico nel rispetto altrui e della fauna marina. Rispettare gli orari di approvvigionamento elettrico (ricorda che le isole sono spesso dotate di generatore a combustibile). Fare molta attenzione nei collegamenti alle colonnine di energia elettrica ed approfittare del collegamento alla tensione a terra per ricaricare tutte le strumentazioni elettroniche. Nonostante il collegamento a terra, ridurre l'inquinamento luminoso (ad es. i faretti subacquei sono proprio necessari ?) Fare cambusa prediligendo prodotti alimentari privi di imballaggio, evitando l'acquisto di stoviglie usa e getta e prediligendo detergenti biodegradabili o specifici per l'impiego con acqua marina. Se si vuole mangiare pesce, acquistare quello locale e non acquistare specie protette (datteri, pinna nobile, etc…). Se possibile, far ghiacciare i panetti refrigeranti per conservare frutta e verdura per qualche giorno in una borsa frigo, senza riempire il frigorifero. Non esagerare nel rifornimento di acqua in bottiglia: se i serbatoi dell’imbarcazione sono a posto e usi cautela, l’acqua resta potabile e sicuramente sempre buona per bollire o fare caffè e the. Mentre si riempiono i serbatoi dell’acqua fare attenzione a non inquinarli con residui sul ponte o a causa di tubi di gomma sporchi; è buona norma avere un proprio terminale da infilare nel bocchettone, magari anche con una cartuccia di filtro come quelle domestiche. 3 -
Fare scorta d’acqua in modo proporzionato alle riserve a terra (ricorda che le isole spesso hanno cisterne e non fiumi o falde) e quindi programmare la quantità consumabile nei giorni successivi a seconda della rotta e delle destinazioni pianificate. L’eccessiva concentrazione di sostanza organica in aree ristrette e con scarso ricambio d’acqua provoca fenomeni di eutrofizzazione con incrementi nella crescita di alghe e piante acquatiche, impoverimento progressivo delle risorse ittiche e una generale degradazione della qualità dell’acqua che ne riducono e precludono l’uso. Gli effetti principali che si verificano sono: • peggioramento della qualità delle acque con fenomeni di intorbidamento del fondo, di perdita di trasparenza generale e di colorazione delle acque (dal rosso al verde) • produzione di cattivi odori • morie di pesci e della fauna bentonica • estrema semplificazione delle comunità (diminuzione della biodiversità) • impossibilità di utilizzo dell’acqua per uso potabile • danni alle attività economiche, soprattutto turistiche (limitazioni alla balneazione) - Lo scarico diretto in mare delle acque nere può portare ad un inquinamento di tipo microbiologico con proliferazione e diffusione di agenti patogeni con conseguente rischio igienico sanitario. - La produzione di energia elettrica con generatore, oltre a consumare una risorsa non rinnovabile, produce anche un inquinamento in aria e aumenta la concentrazione di CO2. Lo stesso vale, per i motori delle imbarcazioni, in modo proporzionato alla loro dimensione. - Rumore e vibrazioni (causati dal motore o da apparati radio) in acqua si propagano molto più velocemente che in aria creando un inquinamento di tipo acustico anche a grandi distanze dalla fonte. Le principali conseguenze sono riscontrabili nell’allontanamento della fauna acquatica. - Le riserve di cibo non adatte alla vita in barca, possono generare molti rifiuti, in particolare contenitori in plastica, e rischiano di essere sprecate se mal conservate durante la lontananza da terra. - L’acqua è un bene prezioso ed il suo spreco costringe uno sforzo energetico sproporzionato per ripristinare le riserve in luoghi dove non ce n’è e deve essere raccolta o trasportata. -
Ed il Circolo Nautico o l’approdo turistico che può fare ? - Dare a disposizione dei Soci e degli Ospiti servizi igienici efficienti e puliti. - Creare apposite zone di lavaggio stoviglie/bucato (tipo campeggio). - Predisporre servizi di mobilità sostenibile (bici/motorini/auto elettriche). 4 -
Adottare sistemi di arginamento carburante per eventuali fuoriuscite dalle imbarcazioni. Mettere a disposizione dei Soci/ospiti materiali assorbenti per oli e carburanti. Predisporre servizi in banchina o a bordo per la raccolta differenziata dei rifiuti. Adottare sistemi di pompaggio acque nere e di sentina. Segnalare punti boa/ormeggio convenzionati. 5 OPERAZIONI DI RIFORNIMENTO DEL CARBURANTE Per far il pieno di gasolio o di benzina, versar non devi manco una gocciolina. Nelle operazioni di rifornimento bisogna prestare molta attenzione ad evitare sversamenti e contaminazioni dell’imbarcazione. -
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Scegliere distributori dotati del dispositivo automatico di blocco in caso di “troppo pieno”. Prestare comunque la massima attenzione durante la fase di rifornimento per evitare che il carburante possa fuoriuscire dal bocchettone del serbatoio e dalla valvola di sfiato del “troppo pieno”. Predisporre opportuni materiali assorbenti in prossimità del bocchettone per il rifornimento in modo tale da evitare che il gasolio o la benzina eventualmente fuoriusciti possano riversarsi in mare. Evitare in ogni modo l’utilizzo di acqua o detergenti che possano aumentarne la dispersione del carburante nell’ambiente. Un solo litro di carburante in mare si disperde per diversi m2 e inquinare un milione di litri d’acqua. Gli idrocarburi possono passare facilmente dall’acqua nei tessuti e sono letali per i pesci sulle uova e nelle prime fasi della vita. Questo potrebbe seriamente compromettere la salute delle popolazioni ittiche, con conseguente riduzione a lungo termine in ritorni economici per le attività di pesca. Per rimuovere gli sversamenti di idrocarburi oleosi in mare, si utilizzano varie tecniche,ma va fatto notare che i disperdenti, secondo le nuove normative nazionali, devono essere approvati da una serie di saggi biologici, i cui protocolli sono stati testati e stabiliti dal lavoro del Gruppo ad Hoc di ISPRA UNICHIM per la tossicità della acque marine e salmastre. 6 IN NAVIGAZIONE Se lontan da terra solchi il mare, le buone norme devi adottare. Durante la navigazione l’attenzione ai consumi ed ai rifiuti dev’essere massima, così come l’impegno a segnalare avvistamenti di contaminazioni in ambiente o di animali marini in difficoltà. -
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Fare attenzione alla velocità nelle rade, così come si fa nei porti e approdi turistici: 3 nodi limitano le onde che possono alterare elementi sulla costa, limitano il rumore che può disturbare le comunità di acqua bassa e sicuramente gli altri diportisti. Non riversare direttamente a mare nessun tipo di rifiuto (biodegradabile e non, solido e liquido) nonché gli scarichi dei servizi igienici di bordo (scarichi diretti o del serbatoio delle acque nere) o le acque di sentina in prossimità di zone balneabili, di porti, di marina o di zone riservate all'ormeggio al gavitello (vedi in sintesi le limitazioni, nel riquadro della pagina successiva). Utilizzare sempre carta igienica ecologica, non inquina e non danneggia il maceratore del wc marino elettrico. Oppure in alternativa installare un piccolo cestino con accanto un dispenser di sacchetti igienici: consentirà di raccogliere la carta igienica utilizzata e smaltirla con i rifiuti. Ridurre i consumi di acqua dolce, impiegare detergenti da usarsi con acqua di mare e biodegradabili e valutare la scelta di un desalinizzatore. Dotarsi di filtro per il carico di acqua dolce in modo da poterla impiegare anche a scopi alimentari evitando l'acquisto di acqua potabile in bottiglie di plastica. Utilizzare l’acqua della pasta/riso per il lavaggio delle stoviglie (l’amido e il calore sono ottimi sgrassanti) oppure acqua di mare impiegando detersivi biodegradabili. Predisporre a bordo la raccolta differenziata dei rifiuti assicurandosi che nessun oggetto/materiale possa essere gettato anche casualmente in mare. Ridurre, riciclare, riutilizzare e riparare son le “4R” e consentono una corretta gestione dei rifiuti anche sulle imbarcazioni, soprattutto per quanto riguarda gli imballaggi in plastica dei prodotti alimentari, i barattoli di vetro e la carta. In particolare ci sono delle accortezze da seguire per alcuni rifiuti ingombranti tipici della nautica da diporto (vedi il riquadro alla pagina successiva). Prevedere nel proprio Piano di Sicurezza di bordo la non dispersione in mare di idrocarburi o altre sostanze inquinanti in caso di incidenti non gravi (serbatoi e gavoni facilmente sigillabili). Non sostare mai nei pressi degli scarichi delle imbarcazioni, si a in navigazione che in brevi soste per la balneazione; il monossido di carbonio è insidioso. Avvisare prima possibile la Capitaneria di Porto di competenza o le altre forze dell’Ordine in mare (tramite canale 16 o 70 dell’apparato VHF o telefonando al numero blu 1530), nel caso si avvisti spargimenti di sostanze inquinanti. 7 -
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In presenza di mammiferi marini (delfini o balene) evitare di entrare in acqua o di dare cibo agli animali e rispettare il libero movimento dei cetacei mantenendo una distanza di almeno 50m, diminuendo i giri del motore, il volume degli apparati radio e spegnendo qualsiasi strumento che emetta ultrasuoni in acqua (ecoscandaglio). Avvisare la Capitaneria di Porto di competenza, o lo staff di gestione dell’Area Marina Protetta più vicina, nel caso si avvistino cetacei e rettili marini spiaggiati o impigliati in reti da pesca. RIFIUTI INGOMBRANTI TIPICI DELLA NAUTICA DA DIPORTO (E LORO DESTINO ) LIMITAZIONI NORMATIVE GENERALI ALLO SCARICO DI ACQUE REFLUE DA IMBARCAZIONI I pezzi di vetroresina, le cime e le vele ingombranti verranno triturati per termovalorizzazione, le boe ed i parabordi possono andare nel riciclo della plastica, i barattoli finiti di vernici ed i residui di levigazioni andrebbero trattati come sostanze pericolose, nelle reti da pesca il piombo va separato dalla trama, le bussole non vanno nell’indifferenziato perché hanno materiali fosforescenti che sono rifiuti tossici ed infine i razzi scaduti vanno consegnati alle Capitanerie o a negozi specializzati. Le unità da diporto meno recenti, abilitate a trasportare fino a 15 persone e dotate di servizi igienici, possono effettuare lo scarico a mare dei liquami non trattati a norma della normativa Marpol soltanto oltre alle 3 miglia dalla costa, in navigazione con rotta fissa ed alla velocità massima consentita non inferiore ai 4 nodi. Le unità da diporto costruite dopo l’agosto 2005, invece, se omologate al trasporto di meno di 15 persone possono immettere in mare acque di scarico trattate soltanto oltre i 200 metri dalle rive basse e 100 metri dalle scogliere (se non sono trattate, oltre le 3 miglia), in navigazione con rotta fissa ed a velocità non inferiore ai 4 nodi; se omologate al trasporto di 15 o più persone possono immettere acque di scarico trattate soltanto oltre le 3 miglia dalla costa (12 miglia per i reflui non trattati) in navigazione con rotta fissa e ad una velocità non inferiore ai 4 nodi. A decorrere dal 1° agosto 2005, alle unità di nuova costruzione, abilitate a trasportare più di 15 persone, si applica la normativa convenzione "Marpol 73/78": il costruttore deve realizzare a bordo un sistema di raccolta dei rifiuti. Nel provvedimento, alla luce delle norme internazionali dettate dalla convenzione "Marpol 73/78", si sollecitano infatti le autorità marittime a emettere specifiche ordinanze per disciplinare lo scarico prodotto dai liquami di bordo sia delle navi che delle unità da diporto. Le capitanerie che hanno già adottato la direttiva prevedono controlli e sanzioni da 200 a 1.000 euro e dove vi siano Aree Marine Protette è stato introdotto l'obbligo di versare i liquami negli appositi impianti di raccolta. -
Velocità sostenute in rada provocano onde che erodono la costa e spaventano la fauna ed i bagnanti. La presenza di rifiuti solidi galleggianti può presentare rischio alla navigazione e danneggiare o uccidere organismi e mammiferi acquatici. Le sanzioni per lo scarico dei rifiuti in zone non consentite sono di oltre 2.000 euro, ma il danno provocato ha un valore economico decisamente maggiore. I tempi di degrado dei rifiuti sono insospettabilmente lunghi (vedi il riquadro di seguito). L’acqua è un bene prezioso ed il suo spreco ne aumenta i costi per la collettività. A danneggiare i cetacei è l’inquinamento chimico da rifiuti e acque reflue versati in mare, che sotto forma di composti organici o ioni di metalli pesanti si concentra nelle loro carni, oppure quello acustico causato dalla navigazione, dalle rilevazioni sismiche, dalle trivellazioni per estrarre petrolio. 8 TEMPI DI DEGRADO IN MARE PER I RIFIUTI MACROSCOPICI Fazzolettino di carta 3 mesi; polistirolo 1000 anni; cotton‐fioc da 20 a 30 anni; bottiglie di vetro 1000 anni; fiammifero 6 mesi; bottiglia di plastica mai del tutto; mozzicone di sigaretta da 1 a 5 anni; gomma da masticare 5 anni; buste di plastica da 10 a 20 anni; buccia di frutta 1 mese; prodotti di nylon da 30 a 40 anni; torsolo di mela da 3 a 6 mesi; lattina di alluminio 500 anni; assorbenti igienici e pannolini per bambini 200 anni; buccia di banana 2 anni; carte telefoniche e tessere 1000 anni; giornale quotidiano 6 settimane; Lana 8 – 10 mesi; stoffa comune 10 mesi; Tessuti sintetici 500 anni. 9 ANCORARE Al fondo ti devi aggrappare, ma da lì nulla puoi strappare. Dove non esistono approdi turistici o gavitelli per l’ormeggio è bene riconoscere le zone adatte all’ancoraggio, evitando quelle che hanno praterie di fanerogame o rocce delicate. Valutare sempre con molta attenzione il tipo di fondo dove ancorare, ricordando che alcuni, come quello roccioso, sono cattivi tenitori. In ogni caso cercare di non danneggiare il fondale. Evitare di calare l’ancora su fondali colonizzati da Posidonia oceanica, poiché si danneggia facilmente la prateria, unica difesa delle coste sabbiose dai marosi. Il tipo di ancoraggio sulle praterie di fanerogame non offre sicurezza: una volta strappate le radici della pianta dal fondo sabbioso l’ancora perde la sua tenuta. Portare l’imbarcazione a picco sull’ancora prima di salparla, in modo da evitare che la catena e l’ancora stessa arino il fondo. -
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La Posidonia oceanica è una vera pianta, provvista di radici, fusto, foglie, fiori e frutti e quindi non un’alga, come tanti erroneamente pensano. La Posidonia e le sue praterie rivestono un’enorme importanza per la vita del mare: infatti 1 ettaro di queste può ospitare fino a 350 specie diverse di animali ed 1 m2 di fili d’erba sommersa produce con la fotosintesi fino a 14 litri di ossigeno al giorno. Sono però zone molto delicate, poiché basta interrompere in un punto la matte (il substrato fatto di rizomi, scaglie, radici e sedimento intrappolato) perché il mare vi lavori dentro e sradichi grosse porzioni di prateria sommersa. Da ciò si pensi che 1 m2 di prateria che scompare equivale ad una perdita (minor produzione di ossigeno, erosione e ripascimento dei litorali) in danaro che va da 39.000 a 89.000 euro l’anno. -
Se durante la fase di ancoraggio prima dell’affossamento dell’ancora si è ancora in marcia avanti con abbrivio oppure se si inserisce la retromarcia e si manovra tracciando degli archi si rischia di spedare l’ancora e arare il fondo danneggiandolo. 10 NAVIGARE NELLE AREE PROTETTE Logico appare: regole speciali per un’area speciale. La normativa che regolamenta le Aree Marine Protette è molto più restrittiva che nelle altre parti di mare al fine di tutelare un ecosistema con peculiarità naturalistiche. -
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Consultare carte nautiche aggiornate, e contattare gli Enti gestori delle aree marine protette o le locali Capitanerie di Porto prima di intraprendere la navigazione con la propria unità da diporto. E’ infatti necessario conoscerne regole e limiti geografici. Rispettare le regolamentazioni dell’ente gestore. Le aree marine protette sono suddivise in diverse zone A B C, sottoposte a diverso grado di protezione e segnalate da boe e da mede di colore giallo munite di lampeggiante notturno (vedi riquadro di seguito). Il monitoraggio non può essere sempre un costo per la collettività: l’impegno di tutti i naviganti è anche quello di vigilare e segnalare eventuali pericoli o eventi positivi per l’ecosistema marino alle Capitanerie o alle forze dell’Ordine o al proprio Circolo Nautico / Marina. A non è consentita nessuna attività, compreso navigare, dare alla fonda, ormeggiare e fare il bagno. In alcuni rarissimi casi sono consentite la navigazione a remi, la balneazione e le immersioni subacquee, disciplinate e gestite dagli enti locali, Direzioni marittime e o Capitanerie. B di norma consentite e disciplinate dagli enti gestori: la navigazione a vela o a remi, la navigazione a motore per natanti e imbarcazioni a velocità ridotta, l'ormeggio nei campi boe predisposti, l'ancoraggio in zone limitate individuate e segnalate, la balneazione, la pesca sportiva, mentre la pesca subacquea è vietata. C disciplinate dagli enti gestori, come il punto B. -
Catturare, raccogliere e danneggiare le specie animali e vegetali o asportare minerali e reperti archeologici crea un danno enorme in Aree Protette, dove si conservano gli ultimi francobolli di natura integra. -
Alterare l'ambiente geofisico e le caratteristiche chimiche e idrobiologiche delle acque crea un pericolo per le facies e le nicchie ecologiche tipiche di quell’area. -
I reati commessi ai danni di una Area Marina Protetta sono sempre reati penali. Nel Testo Unico del Codice Penale si ritrova l’articolo 733 che dice: danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale. Chiunque distrugge, deteriora o comunque danneggia un monumento o un’altra cosa propria di cui gli sia noto il rilevante pregio, è punito, se dal fatto deriva un nocumento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale, con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda non inferiore a lire quattro milioni. L’articolo 734 del Testo Codice Penale recita così: “Distruzione o deturpamento di bellezze naturali. Chiunque, mediante ostruzioni, demolizioni, o in qualsiasi altro modo, distrugge o altera le bellezze naturali dei luoghi soggetti alla speciale protezione dell’Autorità, è punito con ammenda”. 11 ATTIVITA’ LUDICO‐SPORTIVE Divertiti e gioca ma non esagerare, che tu sia giovane o vecchio gli altri ed il mare devi rispettare. Attività di nuoto, esplorazione con maschera pinne e boccaglio o in immersione, navigazione con mezzi galleggianti o a motore come le moto d’acqua, devono essere fatte con serietà e coscienza, mantenendo il gioco e non mettendo a rischio l’ambiente che ci ospita. -
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Nuotare non distanti dall’imbarcazione più di alcune decine di metri. Per fare snorkeling (nuoto lento in superficie con maschera pinne e boccaglio) oppure immersioni con autorespiratore, oltre alla capacità tecnica, bisogna essere segnalati da un galleggiante distante pochi metri dallo sportivo. Durante le esplorazioni non staccare o rompere nulla; se si vuole osservare il guscio di un organismo morto si può raccoglierlo per poi rimetterlo dov’era: i frammenti degli scheletri di questi animali fanno belle le sabbie. Non sacrificare animali facendoli seccare sotto i raggi del sole. Per stelle marine, ricci, cavallucci marini, meduse e piccoli granchi, questo non è un gioco, ma solo crudeltà. Pescare usando gli attrezzi consentiti al pescatore dilettante e non quelli da professionisti. Quello che si cattura si deve mangiare, oppure va liberato subito. Per i piccoli pesciolini soffrire lentamente in un secchiello con l’acqua calda come il brodo non è un gioco, ma solo crudeltà. Se usi materassini o piccoli canotti gonfiabili, non allontanarti dall’imbarcazione più di alcune decine di metri e non lasciare cime a strascico in mare. Per usare la moto d’acqua (acqua scooter) o i tender, bisogna avere la patente nautica ed essere maggiorenni. Per l’utilizzo di questo mezzo in zone d’approdo la velocità dev’essere minima (inferiore ai 3 nodi) e non bisogna avere perdite di liquidi lubrificanti o carburanti. Per usare il tender, bisogna avere pratica nautica ed è meglio essere in compagnia di un adulto In entrambi i casi (con tender o acqua scooter) l’impiego deve sempre tener conto della sicurezza altrui ed associarsi al rispetto per l'ecosistema marino. Bisogna evitare rumore o onde e turbolenze violente.... Il surf è uno sport faticoso; bisogna essere allenati. Perciò mai allontanarsi troppo dall’imbarcazione o troppo al largo. Se si va verso la spiaggia bisogna usare i corridoi preposti. Per lo sport dello sci nautico o il traino di supporti gonfiabili idonei (NB le camere d’aria o i materassini gonfiabili non lo sono) bisogna avere tutte le dotazioni di sicurezza e specchi retrovisori ampi, bisogna navigare a velocità non superiore ai 10 nodi, distanti 12 dalla costa e da zone balneari, salvi appositi corridoi, per trainare i passeggeri ad un massimo di 12 metri di distanza. -
Le zone sotto costa hanno le rive spesso delicate, crearvi turbolenza ed onde favorisce l’erosione e l’allontanamento della fauna -
L’asportazione di animali di fondo sottrae cibo o “spazzini” decompositori, utili organismi per mantenere i delicati equilibri dell’ecosistema marino; sfregando le rocce con piedi si impedisce al substrato algale di attecchire. -
Gli organismi marini disturbati dal sollevamento di onde per elevate velocità sotto costa spesso sono cuccioli (avannotti di pesce o stadi larvali di crostacei) e se disturbai andranno a popolare un’altra parte di mondo. 13 MANUTENZIONE e CURA DELL’IMBARCAZIONE Cura consapevole: questo è il segreto per allungar la vita di una barca e del mare. Efficienza nel controllo, manutenzioni oculate ed ecocompatibili dell’imbarcazione e la scelta di prodotti giusti rendono una barca sicura per chi la occupa e sostenibile per l’ecosistema marino. -
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Eseguire scrupolosamente e periodicamente la manutenzione del motore e dei generatori di bordo per evitare perdite o consumo eccessivo di carburante/olio. Ricontrollare durante le manutenzioni la distribuzione dei pesi di bordo in barca, onde evitare consumi inutili di carburante in crociera. Verificare l’efficienza di tutti gli impianti e delle attrezzature di bordo. Dove possibile sostituire le lampade con quella a basso consumo e inserire interruttori per frazionare i circuiti di utilizzo. Effettuare il recupero degli oli esausti, dei filtri, delle batterie e delle pile nelle apposite isole ecologiche. Non contaminare l’olio esausto con altri prodotti chimici (benzina, gasolio, solventi, sgrassanti). L’olio contaminato non può essere versato nelle isole ecologiche di raccolta degli oli esausti. Lasciare sgocciolare per almeno 24 ore i filtri dell’olio e del carburante prima di essere scaricati. Predisporre un quaderno di bordo dove segnare tutti i controlli eseguiti e le date di scadenza delle verifiche. Scegliere un cantiere provvisto di sistemi di raccolta e depurazione delle polveri e delle acque di lavaggio della carena (con alte concentrazioni di metalli disciolti), nel rispetto delle norme ambientali e di sicurezza. Utilizzare vernici antivegetative ecologiche (prive di zinco, piombo e cromo) o a rilascio zero. Leggere attentamente le caratteristiche del prodotto sulla scheda tecnica soprattutto in riferimento alla resa, al fine di evitare sprechi di materiale, e alle modalità di conservazione e smaltimento. Preferire l’applicazione di sistemi di detersione ecologici (privi di fosforo e di tensioattivi) o naturali (vd. riquadro a seguire) al posto di quelli chimici e possibilmente acquistarli alla spina o con il minor contenuto di imballaggi. PROBLEMA SOLUZIONE ECOLOGICA Sbiancatura delle superfici Borato idrato di sodio (borace) oppure perossido di idrogeno (acqua ossigenata) Lucidatura dell’acciaio inox Bicarbonato di sodio disciolto in acqua; aceto per rimuovere le macchie
Pulizia dell’alluminio Creme di tartaro ed acqua calda
Pulizia dell’ottone Salsa Worcester oppure emulsione di aceto, sale e acqua Pulizia del rame Succo di limone e sale oppure impasto di limone, sale e farina Pulizia delle superfici cromate Aceto di mele per la pulizia; olio per bambini per la lucidatura Pulizia delle parti interne di frigoriferi e freezer
Bicarbonato di sodio disciolto in acqua
Pulizia delle macchie dalla vetroresina Impasto di bicarbonato di sodio, sale e acqua
14 Pulizia delle superfici in perspex, lexon, ecc Emulsione di aceto e acqua
Rimozione delle muffe Succo di limone e sale in parti uguali oppure aceto e sale in parti uguali
Pulizia delle superfici interne in legno Emulsione olio di oliva e aceto (rapporto 3:1) oppure olio di mandorle
Pulizia della tappezzeria
Colla d’amido nebulizzata; lasciare asciugare ed aspirare Pulizia degli scarichi dell’impianto sanitario Acqua bollente con bicarbonato di sodio ed aceto Pulizia dei piani di calpestio 1 tazza di aceto in 5 litri d’acqua
Pulizia generale Bicarbonato di sodio e aceto oppure succo di limone e borace Pulizia del corpo e dei capelli Bicarbonato di sodio e acqua
Pulizia delle mani Margarina
Pulizia delle stoviglie Acqua calda, aceto e succo di limone
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Trascurare la manutenzione dell’imbarcazione inficia la sicurezza in mare. -
Sono causa di inquinamento: olio motore ed idraulico esausto, filtri e olio carburante, grassi lubrificanti, solventi organici, resine bicomponenti, pitture, impregnanti per il legno, spray sbloccanti, lubrificanti, batterie al piombo, al nichel‐cadmio, alcaline, ecc, anodi di zinco e magnesio, medicinali. -
La perdita di carburante/olio, l’abbandono di batterie e razzi di segnalazione e l’uso improprio di prodotti per la pulizia personale e dell’imbarcazione sono sanzionabili e provocano inquinamento di tipo chimico con alterazione degli ecosistemi marini, in particolare e con conseguenze più drastiche nei porticcioli con scarso ricambio d’acqua, lungo la costa, nelle aree marine protette e nelle zone sensibili. -
Navigare con la carena (opera viva) e elica/piedi poppieri sporchi o incrostati da organismi porta ad un maggior consumo di carburante e ad una minor manovrabilità dell’imbarcazione. 15 Il Circolo Nautico o l’approdo turistico che può fare? - Predisporre e segnalare punti boa/ormeggio convenzionati - Sottoscrivere convenzioni con rivenditori per l’acquisto di prodotti ecologici - Fornire prodotti alla spina - Organizzare corsi di educazione ambientale, sull’uso corretto dei prodotti per la cura dell’imbarcazione, sulla corretta manutenzione del motore… - Posizionare isole ecologiche per la raccolta dei rifiuti speciali (oli, batterie.…) - Fornire indicazioni per lo smaltimento dei razzi di segnalazione o fornire il servizio di raccolta - Stipulare convenzioni con cantieri a norma. 16 COMUNICARE In finale il lato bello: per gli altri, diventa un modello ! Farsi promotori verso gli altri dell’idea di un diportista divenuto sostenibile è un comportamento virtuoso e non deprecabile: promotori di diffusione di una cultura rispettosa dell'ambiente e delle esigenze altrui. Al contempo si può richiedere ai Circoli Nautici ed ai Marina, in misura idonea a quanto sono in grado di realizzare, servizi ed infrastrutture ad accontentarle esigenze di questo “marinaio di nuovo corso”. 17 La coopération
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1 Partenaires du projet PRROVINCIA LIVORNNO
U. S. Proogrammazione Econnomica
Dippartimento Ambientte
Asssessorato al Turism
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Union des Ports de Plaisance de Corse
AVANT‐PROPOS L’environnement est un bien commun, un capital qui génère bien‐être et économie, un trésor d'une valeur économique très élevée qui devient irrécupérable s'il est mal géré et gaspillé. Des eaux propres, des côtes non dégradées, des animaux et des végétaux qui peuplent les mers ne sont pas un don inaltérable de par leur destin ou par chance, mais le fruit de l'engagement civil de tous. Voilà pourquoi le fait de protéger notre bien‐être va de pair avec l’attention pour l’environnement qui nous entoure. En lisant cette liste de bonnes pratiques et en décidant de les adopter comme des règles comportementales, nous pourrons retrouver des opportunités pour une croissance responsable vers un nouveau type de "femmes et d'hommes de la mer", un charmant plaisancier écologique. Dans cette Charte Comportementale, les bonnes pratiques du plaisancier écologique sont divisées en moments, considérés comme l'ensemble de la vie d'une personne passionnée par la mer et la navigation. Les bonnes pratiques sont indiquées sur un fond vert clair et récapitulées en un slogan et un concept synthétique. En revanche, les éventuelles conséquences du non respect des bonnes pratiques sont signalées par un fond orange clair. Les approfondissements relatifs aux bonnes pratiques ou aux conséquences qui peuvent en dériver sont indiqués dans des cases à fond gris clair. Ce que peut faire un Club ou un Cercle Nautique ou une Marina commercial pour favoriser ces comportements vertueux sont enfin spécifiés de façon synthétique sur fond bleu clair. 1 CHOIX DE L'EMBARCATION Que vous possédiez un bateau neuf ou d'occasion, veillez à ce qu'il soit délicat pour l'environnement. Une empreinte écologique légère pour une embarcation moderne qui peut fréquenter la Mer Tyrrhénienne et le reste de la Méditerranée à faible impact. -
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Choisir des chantiers qui respectent rigoureusement la réglementation internationale et qui sont en mesure de fournir des données techniques sur les performances du bateau en fonction de son utilisation et le degré de bien‐être à bord outre les aspects esthétiques et la vitesse. Choisir des dispositions pour des solutions écologiques (pour les accumulateurs d'énergie renouvelable, pour les communications intégrées par l'intermédiaire du web, pour de nouvelles solutions de carburant ou de propulsion, etc.). Évaluer toute la gestion de la vie du bateau de sa production à sa démolition, en privilégiant les chantiers qui utilisent des produits écologiques ou à faible impact sur l'environnement. Vérifier la présence du réservoir intégré pour la collecte des eaux usées ou la possibilité d'exécuter son installation a posteriori. Il s'agit d'une exigence essentielle pour obtenir le "Bollino Blu" (Vignette Bleue) pour l’accès aux AMP (ZMP ‐ Zone Marine Protégée). On peut également prévoir l’installation de petits systèmes de traitement chimique des déchets biologiques ou des eaux résiduaires. Vérifier le bon état de fonctionnement et les performances du moteur ainsi que le plan d'entretien, afin de limiter les émissions de gaz nocifs (NOx, CO), hydrocarbures (gasoil, essence) et poussières fines. Choisir des installations éoliennes ou photovoltaïques, déjà installées ou disposées pour l'installation, comme les sources d'énergie alternative même simplement complémentaire pour les accumulateurs situés à bord. Ne pas choisir un bateau innovant ni transformer votre propre embarcation en y installant de petites modifications ; cela n'a pas de conséquences, mais c’est une chance ratée de contribuer à changer les choses. Et que peut faire le Cercle Nautique ou le port touristique ? - Fournir une description détaillée des chantiers et des matériaux utilisés pour la construction des nouvelles embarcations “écologiques”. - Fournir une liste de constructeurs de “moteurs écologiques”. 2 -
Donner des informations concernant les producteurs de réservoirs pour la collecte des eaux usées 3 SUR LE QUAI ET AVANT DE PARTIR Au port comme en mer, vous devez adopter de bonnes pratiques. Le quai d'une marina ou d'un port est toujours un environnement dans lequel un comportement vertueux s'impose, digne de personnes consciencieuses et respectueuses de l'environnement et des autres. -
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Utiliser les sanitaires à terre en évitant toujours les gaspillages d'eau et en privilégiant l'utilisation de détergents biodégradables. On contribue ainsi à ne pas augmenter la charge organique dans des zones à faible taux de renouvellement d'eau. Vider les réservoirs de collecte des eaux usées par l'intermédiaire des systèmes de pompage spécifiques. Toujours vérifier la présence d'équipements spécifiques dans les ports. Éviter le gaspillage d'énergie électrique et d'eau douce pour le lavage de l'embarcation (par ex. en évitant d'utiliser trop longuement l’aspirateur ou d'autres machines nettoyeuses, en installant des systèmes aquastop sur la manche de l'eau). Utiliser si possible des détergents biologiques pour l'eau salée lors du lavage de l'embarcation, en réservant le rinçage à l'eau douce pour la fin. Si cela n'est pas strictement nécessaire, éviter d'allumer le moteur et le générateur électrique pour réduire la pollution acoustique, dans le respect des personnes et de la faune marine. Respecter les horaires d'approvisionnement électrique (n'oubliez pas que les îlots sont souvent équipés d'un générateur à combustible). Faire très attention lors des raccordements aux colonnettes d'énergie électrique et profiter du branchement sur la tension à terre pour recharger toute l'instrumentation électronique. Malgré le raccordement à terre, réduire la pollution lumineuse (par ex. les spots immergés sont‐ils vraiment nécessaires ?) S'alimenter en privilégiant les produits alimentaires sans emballage, en évitant d'acheter de la vaisselle jetable et en préférant les détergents biodégradables ou spécifiques pour l'eau de mer. Si l'on souhaite manger du poisson, acheter le produit de la pêche locale et refuser les espèces protégées (dattes de mer, grandes nacres, etc.). Si possible, congeler les accumulateurs de froid pour conserver les fruits et légumes pendant quelques jours dans un sac de réfrigération, sans remplir le réfrigérateur. Éviter l'excès d'approvisionnement en bouteilles d'eau : si les réservoirs de l'embarcation sont en bon état et si vous prenez des précautions, l'eau reste potable et utilisable pour la faire bouillir ou préparer du café et du thé. Lorsqu'on remplit les réservoirs d'eau, faire attention à ne pas les polluer avec des résidus sur le pont ou des tubes en caoutchouc encrassés ; il est recommandé de 4 -
disposer de son propre terminal à introduire dans le goulot, et, pourquoi pas, muni d'une cartouche filtrante identique aux cartouches domestiques. Faire des réserves d'eau proportionnellement aux réserves à terre (n'oubliez pas que les îles disposent souvent de citernes et non de rivières ou de nappes d'eau) et programmer la quantité consommable les jours suivants en fonction du cap suivi et des destinations planifiées. La concentration excessive de substances organiques, dans des zones restreintes et présentant un faible taux de renouvellement de l'eau, provoque des phénomènes d'eutrophisation avec une augmentation de la croissance des algues et des plantes aquatiques, un appauvrissement progressif des ressources de poisson et une dégradation générale de la qualité de l'eau qui en réduisent et en empêchent l'utilisation. Les principaux effets qui se vérifient sont : • la détérioration de la qualité des eaux avec des phénomènes de fond trouble, de perte de la transparence générale et de coloration des eaux (du rouge au vert) • la production de mauvaises odeurs • la haute mortalité des poissons et de la faune benthonique • la simplification extrême des communautés (diminution de la biodiversité) • l’impossibilité d'utiliser de l'eau pour l'usage potable • les dommages subis par les activités économiques, surtout touristiques (limitations de la balnéation) - L'évacuation des eaux usées directement en mer peut mener à une pollution de type microbiologique avec la prolifération et la diffusion d'agents pathogènes représentant un risque hygiénique et sanitaire. - La production d'énergie électrique au moyen d'un générateur consomme une ressource non renouvelable, pollue l'air et augmente la concentration de CO2. Il en est de même pour les moteurs des embarcations, proportionnellement à leur dimension. - Le bruit et les vibrations (provoqués par le moteur ou par des appareils radio) dans l'eau se propagent beaucoup plus rapidement que dans l'air, créant une pollution de type acoustique également très loin de la source. On relève les principales conséquences dans l'éloignement de la faune aquatique. - Les réserves de nourriture non adaptées à la vie en bateau peuvent générer de nombreux déchets, en particulier les récipients en plastique, et l’on risque de le gaspiller, si elles sont mal conservées en mer. - L'eau est un bien précieux et son gaspillage contraint à fournir un effort énergétique disproportionné pour rétablir les réserves dans des lieux qui en sont dépourvus, pour la collecter ou la transporter. -
Et que peuvent faire le Cercle Nautique et le port touristique ? 5 -
Mettre à la disposition des Associés et des Visiteurs des sanitaires efficaces et propres. Créer des zones spécifiques de lavage de la vaisselle/linge (comme au camping). Disposer des services de mobilité durable (bicyclettes/cyclomoteurs/voiturettes électriques). Adopter des systèmes d'endiguement du carburant pour d'éventuelles fuites par les embarcations. Mettre à la disposition des Associés/visiteurs du matériau absorbant pour huiles et carburants. Disposer des services sur le quai ou à bord pour la collecte sélective des déchets. Adopter des systèmes de pompage des eaux usées et de cale. Signaler des points de bouée/amarrage conventionnés. 6 OPÉRATIONS D'APPROVISIONNEMENT EN CARBURANT Pour faire le plein de gasoil ou d'essence, on ne gaspille pas la moindre goutte. Au cours des opérations d'approvisionnement, éviter absolument les déversements et les contaminations de l'embarcation. -
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Choisir des distributeurs équipés du dispositif automatique de blocage en cas de “trop plein”. Toujours faire très attention durant la phase d'approvisionnement, pour éviter que le carburant ne s'écoule par le goulot du réservoir et par l'évent du “trop plein”. Disposer des matériaux absorbants opportuns à proximité du goulot pour l'approvisionnement, de manière à éviter que le gasoil ou l'essence ayant éventuellement fui ne se déverse dans la mer. Toujours éviter d'utiliser de l'eau ou des détergents qui risquent d'augmenter la dispersion du carburant dans la nature. Un seul litre de carburant en mer se déverse sur plusieurs m2 et pollue un million de litres d'eau. Les hydrocarbures peuvent passer facilement de l'eau aux tissus et ils sont mortels pour les poissons, les œufs et au cours des premières phases de la vie. Cela risque de compromettre sérieusement la santé des populations de poissons, entraînant une réduction des gains dans le secteur de la pêche. Pour éliminer les déversements d'hydrocarbures huileux en mer, on utilise différentes techniques ; on signale toutefois que, conformément aux nouvelles réglementations nationales, les dispersants doivent être approuvés par une série d'essais biologiques dont les protocoles ont été testés et établis par le travail du Groupe Ad Hoc d'ISPRA UNICHIM, pour la toxicité de l'eau de mer et des eaux saumâtres. 7 EN MER Si vous naviguez loin des terres, vous devez adopter les bonnes pratiques. Durant la navigation, il faut prêter la plus grande attention aux consommations et aux déchets, et signaler les localisations de contaminations environnementales ou d'animaux marins en difficulté. -
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Respecter la vitesse dans les rades, tel qu'on le fait dans les ports et à proximité des embarcadères touristiques : 3 nœuds limitent les vagues qui peuvent altérer des éléments sur la côte, ainsi que le bruit qui peut déranger les communautés des eaux peu profondes et sans aucun doute les autres plaisanciers. Ne jeter aucun type de déchet directement en mer (biodégradable ou non, solide et liquide) ainsi que les évacuations des sanitaires de bord (évacuations directes ou du réservoir des eaux usées) ou les eaux de cale à proximité des zones de baignade, des ports, des Marina ou des zones réservées à l'amarrage à la bouée (voir en synthèse les limitations, dans la case de la page suivante). Toujours utiliser du papier hygiénique écologique car il ne pollue pas et n'endommage pas le macérateur du wc marin électrique. On peut également installer une petite corbeille flanquée d'un distributeur de sachets hygiéniques pour collecter le papier hygiénique utilisé et l'éliminer avec les déchets. Réduire les consommations d'eau douce, utiliser des détergents pour l'eau de mer et biodégradables et évaluer le choix d'un système de désalinisation. Se munir d'un filtre pour le remplissage en eau douce, de manière à pouvoir également l'utiliser à usage alimentaire en évitant d'acheter de l'eau potable dans des bouteilles en plastique. Utiliser l'eau des pâtes/riz pour laver la vaisselle (l’amidon et la chaleur sont d'excellents dégraissants) ou de l'eau de mer en utilisant des détersifs biodégradables. Disposer la collecte sélective des déchets à bord en s'assurant qu'aucun objet/matériel ne puisse être jeté en mer, même accidentellement. Réduire, recycler, réutiliser et réparer : ce sont les “4R” qui permettent une gestion correcte des déchets même sur les embarcations, surtout en ce qui concerne les emballages en plastique des produits alimentaires, les pots en verre et le papier. En particulier, il y a des mesures à suivre pour certains déchets encombrants typiques de la nautique de plaisance (voir la case à la page suivante). Prévoir dans le Plan de Sécurité de bord la non dispersion en mer d’hydrocarbures ou d'autres substances polluantes, en cas d'accidents légers (réservoirs et coquerons facilement scellables). Ne jamais se déplacer dans les environs des évacuations des embarcations, durant la navigation et les courts arrêts pour la baignade ; le monoxyde de carbone est insidieux. 8 -
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Informer dès que possible la Capitainerie de compétence ou les autres forces de l'Ordre en mer (par l'intermédiaire du canal 16 ou 70 de l'appareil VHF ou en téléphonant au numéro bleu 1530), si l'on a localisé des déversements de substances polluantes. En présence de mammifères marins (dauphins ou baleines), éviter d'entrer dans l'eau ou de nourrir les animaux et respecter la liberté de mouvement des cétacés en maintenant une distance d'au moins 50 m, en réduisant les tours du moteur, le volume des appareils radio et en éteignant tout instrument émettant des ultrasons dans l'eau (sondeur acoustique). Informer la Capitainerie de compétence, ou l'équipe de gestion de la Zone Marine Protégée la plus proche, si on localise des cétacés et des reptiles marins échoués ou emprisonnés dans des filets de pêche. DÉCHETS ENCOMBRANTS TYPIQUES DE LA NAUTIQUE DE PLAISANCE (ET LEUR DESTIN) LIMITATIONS RÈGLEMENTAIRES GÉNÉRALES À L'ÉVACUATION DES EAUX RÉSIDUAIRES DES EMBARCATIONS Les bateaux de plaisance les moins récents, autorisés à transporter jusqu'à 15 personnes et équipés de sanitaires, peuvent procéder à l'évacuation en mer des eaux usées non traitées conformément à la réglementation Marpol, au‐delà de 3 milles de la côte uniquement, durant la navigation à cap fixe et à une vitesse maximale admise non inférieure à 4 nœuds. En revanche, les bateaux de plaisance construits après le mois d'août 2005, s'ils sont homologués pour le transport de moins de 15 personnes, peuvent évacuer en mer des eaux usées traitées au‐delà de 200 mètres des rives basses et de 100 mètres des rochers uniquement (si elles ne sont pas traitées, au‐delà de 3 milles), durant la navigation à cap fixe et à une vitesse non inférieure à 4 nœuds ; s'ils sont homologués pour le transport de 15 personnes ou plus, ils peuvent évacuer des eaux usées traitées au‐delà de 3 milles de la côte uniquement (12 milles pour les eaux résiduaires non traitées), durant navigation à cap fixe et à une vitesse non inférieure à 4 nœuds. À compter du 1er août 2005, les bateaux neufs, autorisés à transporter plus de 15 personnes, sont soumis à la réglementation de la convention "Marpol 73/78" : le constructeur doit réaliser à bord un système de collecte des déchets. À la lumière des normes internationales dictées par la convention "Marpol 73/78", on sollicite en effet, dans la disposition, les autorités maritimes à émettre des arrêtés spécifiques pour réglementer l'évacuation produite par les eaux usées de bord des navires et des bateaux de plaisance. Les capitaineries qui ont déjà adopté la directive prévoient des contrôles et des sanctions de 200 à 1000 euros ; en outre, on prévoit l'obligation, dans les Zones Marines Protégées, de verser les eaux usées dans les installations de collecte. Les morceaux de vitrorésine, les bouts et les voiles encombrants seront broyés par thermovalorisation, les bouées et les défenses peuvent être destinés au recyclage du plastique, les pots vides de peinture et les résidus du ponçage devraient être traités comme des substances dangereuses ; dans les filets de pêche, séparer le plomb de la trame, les boussoles ne peuvent pas être destinées à la collecte non sélective car elles sont constituées par des matériaux phosphorescents qui sont des déchets toxiques ; enfin, les fusées périmées doivent être remises aux Capitaineries ou à des magasins spécialisés. -
Des vitesses élevées en rade provoquent des vagues qui érodent la côte et effraient la faune et les baigneurs. La présence de déchets solides flottants peut représenter un risque pour la navigation et endommager ou tuer des organismes et des mammifères aquatiques. Les sanctions appliquées en cas d'évacuation des déchets dans des zones interdites s'élèvent à plus de 2000 euros, mais le dommage provoqué a une valeur économique bien supérieure. 9 -
Les délais de la dégradation des déchets sont insoupçonnablement longs (voir la case ci‐
après). L'eau est un bien précieux et son gaspillage en augmente les coûts pour la collectivité. Les cétacés souffrent de la pollution chimique provenant des déchets et des eaux résiduaires déversés en mer, qui se concentre sous forme de composés organiques ou d'ions de métaux lourds dans leurs viandes, ou de la pollution acoustique provoquée par la navigation, par les relevés sismiques et par les forages pétroliers. DÉLAIS DE LA DÉGRADATION EN MER POUR LES DÉCHETS MACROSCOPIQUES Mouchoir en papier 3 mois ; polystyrène 1000 ans ; coton‐tige de 20 à 30 ans ; bouteilles en verre 1000 ans ; allumette 6 mois ; bouteille en plastique jamais complètement ; mégot de cigarette de 1 à 5 ans ; chewing‐gum 5 ans ; sachets en plastique de 10 à 20 ans ; pelure de fruits 1 mois ; produits en nylon de 30 à 40 ans ; trognon de pomme de 3 à 6 mois ; boîte en aluminium 500 ans ; serviettes hygiéniques et couches‐culottes 200 ans ; peau de banane 2 ans ; cartes téléphoniques et cartes 1000 ans ; journal quotidien 6 semaines ; Laine 8 – 10 mois ; étoffe commune 10 mois ; tissus synthétiques 500 ans. 10 ANCRER Agrippez‐vous au fond sans rien arracher. En l'absence de points et de bouées d’amarrage, il est important de savoir reconnaître les zones indiquées pour l'ancrage, en évitant les prairies de phanérogames ou les roches délicates. Toujours évaluer avec une grande attention le type de fond pour l'ancrage, sans oublier que les fonds rocheux, par exemple, ne permettent pas une bonne prise. Toujours essayer de ne pas endommager le fond. Éviter de jeter l’ancre sur des fonds colonisés par la Posidonia oceanica, car la prairie, qui représente la seule défense des côtes sableuses contre la houle, est très fragile. Le type d'ancrage sur les prairies de phanérogames n'offre aucune sécurité : une fois qu'on a arraché les racines de la plante du fond sableux, l'ancre perd toute tenue. Amener l’embarcation à pic au‐dessus de l'ancre avant de lever cette dernière, de manière à éviter que la chaîne et l'ancre ne labourent le fond. -
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La Posidonia oceanique est une véritable plante avec des racines, une tige, des feuilles, des fleurs et des fruits, et non une algue, comme on le pense souvent par erreur. La Posidonia et ses prairies ont une importance énorme pour la vie de la mer : en effet, 1 hectare de cette plante peut accueillir jusqu'à 350 espèces différentes d'animaux et 1 m2 de fils d’herbe submergée produit, grâce à la photosynthèse, jusqu'à 14 litres d'oxygène par jour. Il s'agit toutefois de zones très fragiles, car il suffit d'interrompre la matte en un seul point (le substrat fait de rhizomes, d'écailles, de racines et de sédiment piégé) pour que la mer s'y acharne et déracine de grandes portions de prairie submergée. On rappelle que1 m2 de prairie qui disparaît équivaut à une perte (baisse de la production d'oxygène, érosion et remblayage des littoraux) en argent de 39 000 à 89 000 euros par an. -
Si, durant la phase d'ancrage et avant l'immersion de l'ancre, l'embarcation continue d'avancer sur son erre, ou bien si l'on passe la marche arrière et que l'on manœuvre en traçant des arcs, on risque de décrocher l'ancre et de labourer le fond en l'endommageant. 11 NAVIGUER DANS LES ZONES PROTÉGÉES Cela semble logique : des règles spéciales pour une zone particulière. La réglementation des Zones Marines Protégées est beaucoup plus restrictive que dans les autres régions marines afin de protéger un écosystème qui présente des particularités naturalistes. -
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Consulter des cartes nautiques récentes, et contacter les Organismes qui gèrent les Zones Marines Protégées ou les Capitaineries locales avant d'affronter la navigation avec le bateau de plaisance. En effet, il est nécessaire d'en connaître les règles et les limites géographiques. Respecter les réglementations de l'organisme de gestion. Les Zones Marines Protégées sont divisées en plusieurs zones A B C, soumises à un degré de protection différent et signalées par des bouées et par des balises jaunes munies d'une lampe clignotante nocturne (voir la case ci‐après). La surveillance ne peut pas être un coût constant pour la collectivité : l'engagement de tous les navigateurs consiste également à surveiller et à signaler les dangers éventuels ou les événements positifs pour l’écosystème marin aux Capitaineries ou aux forces de l'ordre ou au Cercle Nautique / Marina d'appartenance. A aucune activité n'est admise, y compris la navigation, le mouillage, l'amarrage et la baignade. Dans certains cas très rares, on admet la navigation à rames, la baignade et la plongée, rélementées et gérées par les organismes locaux, les Directions maritimes et ou les Capitaineries. B les organismes de gestion admettent et réglementent généralement : la navigation à voile ou à rames, la navigation à moteur pour navires et embarcations à vitesse réduite, l'amarrage dans les champs de bouées disposés, l'ancrage dans des zones limitées identifiées et signalées, la baignade, la pêche sportive, tandis que la pêche sous‐marine est interdite. C réglementées par les organismes de gestion, comme au point B. -
Le fait de capturer, de recueillir et d'endommager les espèces animales et végétales ou de prélever des minéraux et des objets archéologiques, crée d'énormes dégâts à l'intérieur des Zones Protégées, qui sont les dernières oasis de nature intacte. -
L'altération de l'environnement géophysique et des caractéristiques chimiques et hydro‐
biologiques des eaux crée un danger pour les faciès et les créneaux écologiques typiques de cette zone. -
Les délits commis au détriment d'une Zone Marine Protégée sont toujours punis par la Loi. Le Texte Unique du Code Pénal contient l’article 733 suivant : Endommagement du patrimoine archéologique, historique ou artistique national. Quiconque détruit, détériore ou endommage un monument ou autre dont la grande valeur est connue, est puni, si le fait nuit au patrimoine archéologique, historique ou artistique national, par la réclusion jusqu'à un an ou par une amende d'un montant non inférieur à quatre millions de lires. L’article 734 du Texte du Code Pénal contient le texte suivant : “Destruction ou 12 défiguration de beautés naturelles. Quiconque détruit ou altère les beautés naturelles des lieux soumis à la protection spéciale de l'Autorité, par des obstructions, des démolitions ou de toute autre manière, sera condamné à verser une amende”. 13 ACTIVITÉS LUDIQUES ET SPORTIVES Amusez‐vous et jouez, mais sans exagérer : quel que soit votre âge, vous devez respecter la mer et les autres. Les activités de natation, d'exploration avec un masque, des palmes et un tuba ou en plongée, de navigation avec un équipement flottant ou à moteur comme les motos aquatiques, doivent être pratiquées avec sérieux et conscience, en conservant l'aspect ludique sans pour autant compromettre l'environnement qui nous accueille. -
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Nager à quelques dizaines de mètres de l'embarcation uniquement. Pour le snorkeling (nage lente en surface avec un masque, des palmes et un tuba) ou la plongée avec un respirateur autonome, il faut posséder des capacités techniques considérables et signaler la présence du sportif au moyen d'un flotteur placé à quelques mètres de ce dernier. Au cours des explorations, ne jamais rien détacher ni casser ; si l'on souhaite observer la coque d'un organisme mort, on peut le ramasser puis le replacer à l'endroit où on l'a trouvé: les fragments des squelettes de ces animaux embellissent les sables. Ne pas sacrifier d'animaux en les laissant sécher sous les rayons du soleil. Pour les étoiles de mer, les hippocampes, les méduses et les petits crabes, cela n'est pas un jeu mais un acte de cruauté. Pour la pêche, utiliser l'équipement admis pour les amateurs et non du matériel de professionnel. Il faut manger les animaux que l'on capture, ou les libérer immédiatement. Pour les petits poissons, la mort lente dans un seau d'eau chaude comme un bouillon n'est pas un jeu, mais un acte de cruauté. Si vous utilisez des matelas ou de petits canots gonflables, s'éloigner au maximum de quelques dizaines de mètres de l’embarcation et ne pas laisser des bouts traîner en mer. Pour conduire une moto aquatique (aquascooter) ou un tender, il faut posséder le permis de conduire et être majeur. Dans les zones d'amarrage, l'embarcation doit avancer à une vitesse très faible (inférieure à 3 nœuds) et ne pas présenter de fuites de lubrifiants ou de carburants. Pour pouvoir utiliser un tender, il faut avoir familiarisé avec le nautisme et être, si possible, accompagné d'un adulte. Dans les deux cas (avec un tender ou un aquascooter), on doit toujours tenir compte de la sécurité d'autrui et partager les concepts de la préservation de l'écosystème marin. Il faut éviter le bruit ou les vagues, ainsi que les turbulences violentes.... Le surf est un sport fatigant ; il faut être entraîné. Il est donc recommandé de ne jamais trop s'éloigner de l’embarcation ou de prendre le large. Utiliser les couloirs disposés, lorsqu'on se dirige vers la plage. 14 -
Pour pratiquer le ski nautique ou tracter des supports gonflables adéquats (N.B. : les chambres à air ou les matelas gonflables ne le sont pas), il faut posséder tout l'équipement de sécurité nécessaire ainsi que de grands rétroviseurs ; il faut naviguer à une vitesse maximale de 10 nœuds, loin de la côte et des zones de baignade, à l'exception des couloirs prévus, pour tracter les passagers à une distance maximale de 12 mètres. -
Les zones côtières présentent souvent des rives fragiles ; les turbulences et les vagues provoquées favorisent l'érosion et l'éloignement de la faune. -
Si vous prélevez des animaux vivant sur le fond, vous enlevez de la nourriture ou des "nettoyeurs" décomposeurs, des organismes utiles pour préserver les équilibres fragiles de l'écosystème marin ; en frottant les rochers avec les pieds, on empêche le substrat d'algues de se fixer. -
Les organismes marins dérangés par la montée des vagues dues à une grande vitesse sont souvent des petits (des alevins de poisson ou des stades larvaires de crustacés) ; s'ils sont dérangés, ils iront peupler une autre partie du monde. 15 ENTRETIEN ET MAINTENANCE DE L'EMBARCATION Maintenance responsable : c'est le secret pour prolonger la vie d'un bateau et de la mer. Un contrôle efficace, un entretien réfléchi et écologique de l'embarcation ainsi que le choix des bons produits permettent d'avoir un bateau sûr pour ses occupants et durable pour l’écosystème marin. -
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Procéder à un entretien scrupuleux et périodique du moteur et des générateurs de bord, pour éviter les fuites et des consommations excessives de carburant/huile. Durant l'entretien, contrôler la distribution des poids à bord du bateau, pour éviter les consommations inutiles de carburant à la vitesse de croisière. Vérifier le bon fonctionnement de toutes les installations et des équipements de bord. Si possible, utiliser des ampoules à faible consommation et installer des interrupteurs pour fractionner les circuits d'utilisation. Déposer les huiles usées, les filtres, les batteries et les piles dans les îlots écologiques prévus à cet effet. Ne pas contaminer l’huile usée avec d'autres produits chimiques (essence, gasoil, solvants, substances dégraissantes). L’huile contaminée ne peut pas être déversée dans les conteneurs des îlots écologiques de collecte des huiles usées. Laisser égoutter les filtres à huile et à carburant pendant au moins 24 heures, avant de les vider. Disposer un cahier de bord, pour y enregistrer tous les contrôles réalisés et les dates d'échéance des vérifications. Choisir un chantier équipé de systèmes de collecte et d'épuration des poussières et des eaux de lavage de la carène (avec de hautes concentrations de métaux dissous), conformément aux normes environnementales et de sécurité. Utiliser des peintures anti‐végétatives écologiques (sans zinc, plomb, chrome) ou à zéro rejet. Lire attentivement les caractéristiques du produit sur la fiche technique, surtout en ce qui concerne le rendement, afin d'éviter les gaspillages de matériel, et les modalités de conservation et d'élimination. Privilégier l’application de systèmes de détersion écologiques (sans phosphore, ni tensioactifs) ou naturels (voir la case ci‐après) à la place des systèmes chimiques et, si possible, les acheter au distributeur ou avec le moins d'emballages possible. PROBLÈME SOLUTION ÉCOLOGIQUE Blanchiment des surfaces
Borate de sodium (borax) ou peroxyde d'hydrogène (eau oxygénée) Polissage de l'acier inox
Bicarbonate de soude dissous dans l'eau ; vinaigre pour éliminer les taches
Nettoyage de l'aluminium
Crème de tartre et eau chaude
Nettoyage du laiton Sauce Worcester ou émulsion de vinaigre, sel et eau Nettoyage du cuivre Jus de citron et sel ou mélange à base de citron, de sel et de farine Nettoyage des surfaces chromées Vinaigre de pommes pour le nettoyage; huile de bébé pour le polissage
Nettoyage des parties internes de réfrigérateurs
et des freezers Bicarbonate de soude dissous dans l'eau
Nettoyage des taches sur la vitrorésine Mélange de bicarbonate de soude, de sel et d'eau 16 Nettoyage des surfaces en perspex, lexon, etc.
Émulsion de vinaigre et d'eau
Élimination des moisissures Jus de citron et sel en parts égales ou vinaigre et sel en parts égales Nettoyage des surfaces internes en bois Émulsion d'huile d'olive et de vinaigre (rapport 3:1) ou huile d'amandes
Nettoyage de la tapisserie
Colle d'amidon vaporisée ; laisser sécher et aspirer Nettoyage des évacuations de l'installation sanitaire Eau bouillante avec bicarbonate de soude et vinaigre Nettoyage des surfaces de piétinement 1 tasse de vinaigre dans 5 litres d'eau
Nettoyage général Bicarbonate de soude et vinaigre ou jus de citron et borax Nettoyage du corps et des cheveux Bicarbonate de soude et eau
Nettoyage des mains Margarine
Lavage de la vaisselle Eau chaude, vinaigre et jus de citron
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Un entretien négligé de l'embarcation compromet la sécurité en mer. -
On considère les éléments suivants comme des agents polluants : huile moteur et hydraulique usée, filtres et huile carburant, graisses lubrifiantes, solvants organiques, résines bi‐composants, peintures, imprégnants pour le bois, spray débloquants, lubrifiants, batteries au plomb, au nickel‐cadmium, alcalines, etc., anodes de zinc et de magnésium, médicaments. -
La fuite de carburant/huile, l’abandon de batteries et de fusées de signalement, ainsi que l'utilisation impropre de produits pour le nettoyage personnel et de l'embarcation sont des actes punis par la Loi ; ils provoquent une pollution de type chimique entraînant une altération des écosystèmes marins. Et notamment, et avec des conséquences plus sérieuses, dans les petits ports présentant un faible taux de renouvellement de l'eau, le long de la côte, dans les Zones Marines Protégées et dans les zones sensibles. -
La navigation avec une carène (œuvres vives) et une hélice/pieds de moteur encrassés ou incrustés d'organismes, entraîne une forte consommation de carburant et une manœuvrabilité moins bonne de l'embarcation. 17 Que peuvent faire le Cercle Nautique ou le port touristique ? - Disposer et signaler les points bouée/amarrage conventionnés - Signer des conventions avec les revendeurs, pour l'achat de produits écologiques - Distribuer des produits en vrac - Organiser des stages d'éducation environnementale, en ce qui concerne l'utilisation correcte des produits pour la maintenance de l'embarcation, l'entretien du moteur, etc. - Positionner des îlots écologiques pour la collecte des déchets spéciaux (huiles, batteries, etc.) - Fournir des indications pour l'élimination des fusées de signalement, ou fournir le service de ramassage - Stipuler des conventions avec des chantiers réglementaires. 18 COMMUNIQUER Pour terminer, un point positif : devenez un modèle pour les autres ! Devenir le promoteur, auprès des autres, de l'idée d'un plaisancier entièrement écologique est un comportement vertueux et à encourager : diffuser une culture respectant l'environnement et les exigences d'autrui. On peut simultanément demander aux Cercles Nautiques et aux Marina, dans la mesure où ils peuvent les réaliser, des services et des infrastructures, pour satisfaire les exigences de ce "marin au nouveau cours”. 19 La cooperazione nel cuore deel Mediterraneo
Proge
etto Strate
egico “Rette dei Porti turisticii per la So
ostenibilitàà Ambientale” Sotttoprogetto
o A “SOSSTENIBILITTA’ AMBIEENTALE E NAUTICA
A SOCIALE”” Carta ccomportaamentale
e del dipo
ortista Allegatto 2 – Il P
Piano di C
Comunicaazione Ottobre 2011
1 Partn
ners di Proggetto PRROVINCIA LIVORNNO
U. S. Proogrammazione Econnomica
Dippartimento Ambientte
Asssessorato al Turism
mo
Union des Ports de Plaisance de Corse
Task 01 Creazione del "TUTORE DEL DIPORTO" Attori Provincia, Capitanerie, comuni rivieraschi, associazioni ambientaliste, associazioni di categoria (cantieristica e turismo) Tempo necessario 3 mesi Budget di massima (€) 8‐10.000 (sito web interattivo 3‐6.000) Attività Sul modello del National Trust inglese, e del Conservatoire du Littoral francese si ipotizza di creare una sorta di Tavolo dei Servizi per le criticità della nautica da Diporto. La prima attività sarà quella di comporre un gruppo di persone, disponibili al confronto e con sufficiente tempo libero per svolgere le attività. In seguito sarà necessario domiciliare questo organo presso la Provincia e dotarlo di un minimo di strumenti di rappresentanza Verrà quindi creato un sito web interattivo (multilivello negli accessi regolati da password riservate). Per quel che riguarda la diffusione ampia, si aggiornerà sempre lo stato di avanzamento dell’iniziativa, allestendo altresì link da altri siti web. Infine il Tutore del Diporto si metterà a disposizione di tutti gli attori coinvolti in Provincia per cercare di far coagulare gli interessi sui temi prioritari e trovare soluzioni mediate. Su queste idee, una volta divenute comuni, cercherà e promuoverà le iniziative di progettualità a valersi sulla finanza agevolata, ma di cui non ne sarà mai titolare.. 1 Task 02 EDIZIONE della CARTA del Diportista e delle BUONE PRATICHE Attori Provincia, studio grafico, redattori del documento Tempo necessario 4 mesi Budget di massima 7.000 – 12.000 (NB preventivi da verificare a seconda della tiratura) Attività La sintesi della Carta del Diportista e delle Buone pratiche, così come concepite in questo documento, dovranno essere stampate in versione grafica adeguata creando un libretto di facile utilizzo ed un flyer plastificato per i bimbi o per gli adulti. Il libro sarà quadrato (15x15cm ca) ed a seconda del verso di apertura potrà essere letto in una delle 2 lingue: italiano o francese. I contenuti riporteranno quanto scritto in questo documento, ovvero le azioni del diportista sostenibile, saranno divise per momenti, ovvero quell’insieme di azioni della vita di una persona appassionata di mare e navigazione e poi per ogni momento vi saranno . Le buone pratiche si confronteranno con le conseguenze possibili in caso di comportamenti non consoni ed avranno approfondimenti normativi o scientifici con anche elencate le iniziative in essere o in divenire promosse dai Circoli Nautici e dai Marina. Foto e piccole finestre a fumetto ne aiuteranno la comprensione dando un senso estetico alla pubblicazione. La prima tiratura sarà limitata alle 2.500 copie Il flyer plastificato sarà invece sintetico, ovvero manterrà la stessa divisione per momenti e lo stesso ordine ma riporterà lo slogan talvolta rimato, sull’edizione per i bimbi e un concetto incisivo per l’edizione degli adulti. La tiratura di questo sarà proporzionato al costo del materiale utilizzato per renderlo impermeabile. Infine verranno prodotte delle cartoline in cui random vi sarà riportata una Buona pratica, oppure verrà indicato l’eco‐comportamento auspicato (votato sul sito web) dai cittadini. Verranno realizzate in collaborazione con gruppi di lavoro di ragazzi nel tempo libero pomeridiano Queste “cartoline” saranno poi inviate tramite mail e posta a coloro che si registreranno ai Forum o sul sito Internet. 2 Task 03 FORUM PORTICCIOLO, per la diffusione della Carta del Diportista e delle Buone Pratiche Attori Stakeholder locali, Provincia, soci di Circoli Nautici e operatori del settore turistico nautico. Tempo necessario 12 mesi Budget di massima 20‐35.000 (la variabilità sarà proporzionata nel numero di appuntamenti e nelle facilitazioni in sale e rinfreschi che le amministrazioni metteranno a disposizione) Attività In modo classico, sarà istituito un Forum specifico con portatori di interesse locali, denominato “Porticciolo”. Le prime attività degli stakeholder saranno quelle di confronto (metodi OST, Metaplan, Scenario Workshop) per fare in modo condiviso una analisi iniziale degli approdi turistici (“porticcioli”) e dei Marina, anche con puntate in campo, in piccoli gruppi tematici chiamati “gli esploraporti”, o anche con l’intervento di testimoni ed esperti. Si procederà a sviscerare tutti i processi del sistema “porticciolo”, individuando in successione gli aspetti e gli impatti dei processi interni e le criticità o opportunità relative alla messa in atto delle Buone Pratiche. Seguirà poi il lavoro sulla ”percezione di un porticciolo”, somministrando agli utenti adulti un questionario che mostra ogni aspetto del diportismo di quel sito in due versioni, la sostenibile e quella non compatibile, chiedendo di esprimersi in merito secondo la scelta tra risposte multiple. Il questionario sarà elaborato da un esperto appartenente al gruppo di progettazione. L’elaborazione dei dati raccolti permetterà di clusterizzare le sensazioni della gente e di individuare bene le spigolature sulle quali intervenire. In tal modo si formalizzeranno anche i rapporti con gli stakeholders dei Marina (Club, Associazioni culturali, Società di gestione dei servizi, etc..) che a vari livelli potranno essere coinvolti nelle procedure di formazione e comunicazione. 3 Task 04 “processo di COoperazione e PArtecipazione per la diffusione degli eco‐COmportamento al MAre e nei porticcioli”, acronimo CO.PA.CO.MA Attori Direzioni ed istituti scolastici, Provincia, esperti, agenzie esterne di divulgazione scientifica Tempo necessario 4+4 mesi Budget di massima 30‐40.000 (le attività saranno cofinanziate da progetti didattici) Attività Questa attività di divulgazione rivolta al mondo della scuola sarà esempio su budget a disposizione dei singoli distretti didattici o progettando l’iniziativa nel quadro di programmazione annuale o triennale o ancora istituendo un progetto di stimolazione della Cittadinanza Attiva tra gli abitanti più giovani. Si tratterà di un processo bottom up interno alle scuole ed ai Marina da diporto con il quale si intende far evolvere la popolazione scolastica al ruolo di attori centrali e permanenti nel processo di sostenibilità ambientale dei porticcioli, anche come espressione di futuri associati ai club nautici o di futuri operatori del settore. Questo potrà essere un nuovo modo di “lavorare” orientato allo sviluppo sostenibile attraverso metodi interdisciplinari, partecipativi, informativi, responsabilizzati: una nuova metodologia per l’istruzione, dunque. Per la scuola inoltre serve a rinsaldare il collegamento al proprio territorio e partecipare dunque in forma di cittadinanza attiva alla soluzione dei suoi problemi. Rivolto alle scuole di istruzione primaria di primo e secondo grado (in fase di definizione esecutiva si valuterà l’opportunità di includere i primi anni delle scuole secondarie) Gli obiettivi generali saranno dunque: •Conoscere gli elementi e i processi del diportismo •Promuovere presso la popolazione scolastica un senso di responsabilità verso una gestione sostenibile delle infrastrutture sportive e del tempo libero. Per quanto riguarda gli attori e le fasi il percorso si rivolgerà alla comunità scolastica in tutte le sue componenti, alunni, docenti, personale ATA e genitori. La dinamica del progetto prevederà la costituzione di unità operative facendole coincidere là dove possibile con le figure e organi gestionali delle scuole (Consigli d’istituto, di classe, interclasse, funzioni obiettivo, etc..) Verranno selezionate delle scuole/classi pilota, una per ogni principale porto da diporto (massimo 9). In tutte le fasi le scuole saranno affiancate da un esperto (al loro fianco o in remoto) appartenente al gruppo di progettazione, che avrà il ruolo di facilitatore per le azioni da intraprendere. A supporto dell’attività con le scuole, verrà realizzato 1 kit didattico composto da un manuale per l’insegnante e supporti per le attività per gli studenti. Per ogni scuola pilota selezionata verrà caratterizzato il porticciolo di 4 riferimento da adottare. L’inquadramento è necessario a definire la vulnerabilità del territorio rispetto agli aspetti e agli impatti ambientali generati dai processi all’interno del porticciolo. Alla fine di un ciclo di attività verranno organizzate direttamente dalle classi pilota delle visite periodiche, per chiunque fosse interessato, nei porticciolo preso in esame e nel territorio circostante, per raccontare cosa si è scoperto e come ci si può comportare meglio. Una “paternale” in buona sostanza ma in senso inverso, dai più piccoli ai più grandi. Inoltre questa iniziativa permetterà a chi partecipa di conoscere "da vicino", per "leggere" il contesto e le sue interrelazioni, per individuare le possibili fonti di informazione e raccogliere direttamente notizie, storie, esperienze. 5 Task 05 Testo Integrato del DIportismo COnsapevole (acronimo TI DICO)” Attori Rappresentanti che hanno operato nei task 03 e 04, Provincia, Enti di ricerca applicata (Poli Tecnologici), stakeholder decisionali (decision maker) Tempo necessario 5 mesi Budget di massima 10‐15.000 Attività Impostato come un PAL (Piano di Azione Locale), in seconda battuta ci si propone di redigere e promuovere presso enti e realtà private della nautica l’adesione ad un Testo Integrato del DIportismo Consapevole. In questo documento verrebbero riversati i risultati del Forum porticciolo e dell’iniziativa CO.PA.CO.MA. Il Testo Integrato si prefiggerà di promuovere un “diportismo consapevole” non più come all’inizio con una Carta del Diportista, ma con la pianificazione di una serie di attività ed obiettivi chiari e perseguibili, conformi ai principi dello sviluppo durevole, manifestando la volontà delle associazioni e aziende che gestiscono i club nautici, così come delle amministrazioni competenti sugli ambiti costieri ed infine i professionisti del turismo. Con l’adesione a TI DICO si impegneranno i firmatari ad attuare una strategia a livello locale, a ricercare un rafforzamento di tutte le interazioni positive fra l’attività sportiva e del tempo libero e gli altri settori del territorio. Il “diportismo consapevole”, insomma, ha l’ambizione di recuperare quel sentire comune nell’usare un territorio, anche se esso è marino. Infatti TI DICO potrebbe costituire lo strumento per attivare anche un partenariato duraturo, consentendo di organizzare la ripartizione delle responsabilità, in quanto definisce l’impegno individuale e collettivo: dal singolo diportista alla società nautica, dall’amministrazione pubblica, all’impresa turistica o dell’indotto commerciale. L’adesione al Testo Integrato potrà condurre alla definizione di una strategia pluriennale e di un programma di iniziative di medio‐lungo periodo. A questo punto il collegamento alle altre iniziative globali magari già in essere (bandiere blu, certificazioni ambientali tipo EMAS, etc) diventerà parte di un piano integrato. 6 Task 06 DIFFUSIONE DEI RISULTATI di progetto Attori Amministrazioni e partecipanti alle varie iniziative Tempo necessario 3‐5 mesi (in relazione alle adesione ai corsi) Budget di massima 5.000 – 10.000 (i corsi saranno cofinanziati dai partecipanti) Attività Verranno organizzati 2 convegni, con sessioni parallele come workshop o Focus Group. Il compito sarà quello di utilizzare ogni metodo e strumento per la diffusione dei risultati raggiunti (potrà essere utilizzata anche la forma di rappresentazione teatrale o di creazione di inserti pubblicitari radiofonici e su giornali). Parallelamente si avvieranno i primi programmi di Formazione degli operatori nelle strutture e aziende connesse al diportismo. La formazione costituirà uno strumento fondamentale per l’attuazione della strategia di sviluppo del diportismo in modo durevole sul territorio. Si organizzeranno dei programmi di formazione sul tema delle buone pratiche per indurre eco‐comportamenti e di cosa sia necessario perché questi diventino una abitudine negli utenti. Peraltro, il personale verrà sensibilizzato alle misure di economia delle risorse idriche ed energetiche, alle tipologie di infrastrutture per la gestione dei reflui e rifiuti solidi urbani provenienti dalle imbarcazioni e dalle case della società nautica. Sarà anche fatto un approfondimento sull’utilizzo di prodotti “eco” o “bio” o preferibilmente riciclabili o il cui processo di produzione e di imballaggio sia attuato nel rispetto dell’ambiente. La formazione costituirà uno strumento fondamentale per la realizzazione degli impegni assunti in progetto. A tal proposito si potrà provvedere all’organizzazione di un brevi seminari tecnici su soluzioni tecnologiche (ad es. le pitture antivegetative). 7 La coopératiion au cœur de laa Méditerranée
Proje
et stratégiique « R
Réseau de
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plaisancieer écologgique Annexxe 2 – Plaan de Communication Octobre 2011
1 Partenaires du projet PRROVINCIA LIVORNNO
U. S. Proogrammazione Econnomica
Dippartimento Ambientte
Asssessorato al Turism
mo
Union des Ports de Plaisance de Corse
Tâche 01 Création du "TUTEUR DE PLAISANCE" Acteurs Province, Capitaineries, communes littorales, associations environnementalistes, associations professionnelles (activités de chantier et tourisme) Temps nécessaire 3 mois Budget de principe (€) 8‐10 000 (site web interactif 3‐6 000) Activité Sur le modèle du National Trust anglais ou du Conservatoire du Littoral français, on envisage la création d'une sorte de Table des Services destinée aux criticités de la navigation de plaisance et pour l'amélioration de la Gouvernance côtière. La première activité sera de former un groupe de personnes, disposées à la confrontation et avec suffisamment de temps libre pour exercer les activités prévues. Par la suite, il sera nécessaire de domicilier cet organe auprès de la Province et de l'équiper d'un minimum d'instruments de représentation. On créera ensuite un site web interactif (multi‐niveaux avec accès par mots de passe confidentiels). En ce qui concerne la grande diffusion, on actualisera toujours l'état d'avance de l'initiative, en aménageant également des liens à partir d'autres sites web. Enfin le Tuteur de Plaisance se mettra à la disposition de tous les acteurs impliqués à la Province, pour essayer de faire concentrer les intérêts autour des thèmes prioritaires et de trouver des solutions immédiates. En particulier, différents Tables/Groupes Techniques devront affronter le thème de la “requalification au niveau de la gestion des petits ports, c'est‐à‐dire les ports touristiques, dans le but d'abandonner le plus rapidement possible le concept des “petits ports parking”, nés suivant la logique d'“un petit port pour chaque commune”, des lieux résidentiels ou de stationnement temporaire pour les navigateurs non professionnels, non reliés au reste du territoire. Ces Tables/Groupes Techniques devront faciliter le dialogue programmatique, pour aboutir à des plans d'action visant à améliorer le raccordement de ces structures et à créer un tissu d'échange de services et de produits avec les réalités locales. On affrontera également les critères de sélection des labels de qualité (Systèmes de Gestion Environnementale, Services ISO, produits de marque, Bio, etc.) pour favoriser la création d'une “Métamarque” promue par les régions côtières de ce projet, reconnaissant la garantie fournie par l'autocontrôle à l'égard de l'environnement et de l'usager. Cela sera ensuite relié à ce qui est prévu par la Tâche 05. Autour de ces idées, la Table cherchera et promouvra les initiatives de conceptualité à utiliser au niveau des finances simplifiées, en coagulant la disponibilité des acteurs locaux, sans jamais, toutefois, en devenir le titulaire. 1 Tâche 02 ÉDITION DE LA CHARTE DU PLAISANCIER ET DES BONNES PRATIQUES Acteurs Province, cabinet de graphiste, rédacteurs du document Temps nécessaire 4 mois Budget de principe 7 000 – 12 000 (N.B. devis à vérifier en fonction du tirage) Activité La synthèse de la Charte du Plaisancier et des Bonnes pratiques, telles qu'elles sont conçues dans ce document, devront être imprimées dans la version graphique appropriée, sous la forme d'un livret facile à utiliser et d'un flyer plastifié pour enfants ou adultes. Le livre sera carré (15x15cm env.) et, selon le sens d'ouverture, on pourra le lire dans une des deux langues : italien ou français. Il contiendra tout ce qui figure dans ce document, c'est‐à‐dire les actions du plaisancier écologique, et sera divisé en moments, c'est‐à‐
dire l'ensemble des actions de la vie d'une personne passionnée de mer et de navigation. Les bonnes pratiques seront confrontées aux conséquences possibles, en cas de comportements non conformes et seront accompagnées d'approfondissements normatifs ou scientifiques et d'une liste des initiatives en cours ou futures promues par les Cercles Nautiques et les Marina. Des photos et de petites fenêtres sous forme de bande dessinée en favoriseront la compréhension, donnant un sens esthétique à la documentation. Le premier tirage sera limité à 2500 exemplaires. Le flyer plastifié sera en revanche une synthèse ; il maintiendra la même division en moments et le même ordre, mais l'édition pour les enfants présentera un slogan parfois en vers et l’édition pour les adultes un concept incisif. Le tirage des flyers sera proportionnel au coût du matériel utilisé pour le rendre imperméable. Enfin, on réalisera des cartes postales présentant chacune, au hasard, une bonne pratique, ou l'éco‐comportement souhaité (voté sur le site web) par les citoyens. Elles seront réalisées en collaboration avec des groupes de travail de jeunes se réunissant l'après‐midi, durant le temps libre. Ces “cartes postales” seront ensuite envoyées par email et par la poste à ceux qui s'inscriront aux Forums ou au site Internet. Ce matériel sera ensuite calibré au tirage et éventuellement réélaboré, selon une ligne graphique intégrée pour les activités de promotion éventuellement identifiées dans la tâche 06. 2 Tâche 03 FORUM PETIT PORT, pour la diffusion de la Charte du Plaisancier et des Bonnes Pratiques Acteurs Stakeholders locaux, Province, associés des Cercles Nautiques et opérateurs du secteur touristique nautique. Temps nécessaire 12 mois Budget de principe 20‐35 000 (la variabilité sera proportionnelle, en ce qui concerne le nombre de rendez‐vous et de facilités au niveau des salles et des réceptions organisées par les administrations) Activité On instituera, de façon classique, un Forum spécifique avec des porteurs d'intérêt locaux, dénommé “Petit Port”. Les stakeholders commenceront par se confronter (méthodes OST, Métaplan, Scénario Workshop), pour partager une analyse initiale des ports touristiques (“petits ports”) et des Marina, en organisant également des sessions sur le terrain, en petits groupes thématiques appelés “les explore‐ports”, ou moyennant l’intervention de témoins et d'experts. On examinera tous les processus du système “petit port”, en identifiant de façon consécutive les aspects et les impacts des processus internes, ainsi que les criticités ou les opportunités relatives à l'application des Bonnes Pratiques. Cette analyse sera suivie du travail sur la ”perception d'un petit port”, en soumettant aux usagers adultes un questionnaire illustrant chaque aspect de la navigation de plaisance de ce site en deux versions, la version durable et la version non compatible, en demandant de faire un choix parmi différentes réponses. Le questionnaire sera traité par un expert qui appartient au groupe d'étude. Le traitement des données collectées permettra de réunir les sensations des gens et de bien identifier les aspérités au niveau desquelles on devra intervenir. Le Forum Petit port affrontera ensuite le thème de la “Bonne Gouvernance Côtière”, un nœud critique qui concerne les Communes littorales, les petits ports et les institutions. Un aspect important, pour ce Forum, sera la prise en considération attentive de la dimension appropriée pour activer des processus et modifier des comportements. Comme on l'a montré au cours des projets de stimulation territoriale sur les côtes tyrrhéniennes (dont justement le cadre dans lequel a été rédigée cette Charte), il existe une limite dimensionnelle à l'intérieur de laquelle le petit port et le territoire correspondant sont actifs et peuvent modifier quelque chose. On formalisera ainsi de façon concrète et pratique les rapports entre les stakeholders : Marina, Club Nautiques, Associations culturelles, Sociétés de gestion des services, Artisans et producteurs locaux, Agriculteurs et peseurs locaux, associations professionnelles économiques locales, associations environnementalistes et centres d'éducation environnementale du lieu, gérants de zones protégées et leurs fournisseurs pour la divulgation et l’écotourisme, etc. Ces acteurs pourront donc être impliqués dans les procédures de 3 formation et de communication, de promotion des initiatives, mais surtout dans la nouvelle Gouvernance côtière. 4 Tâche 04 “processus de COopération et PArticipation pour la diffusion des éco‐COmportements en Mer et dans les petits ports”, acronyme CO.PA.CO.M Acteurs Directions et établissements scolaires, Province, experts, agences externes de vulgarisation scientifique Temps nécessaire 4+4 mois Budget de principe 30‐40 000 (les activités seront cofinancées par des projets pédagogiques) Activité Cette activité de vulgarisation s'adressant au monde des écoles sera, par exemple, exercée en fonction du budget à disposition des différents districts didactiques, ou en concevant l'initiative dans le cadre d'une programmation annuelle ou triennale ; ou encore, en créant un projet de stimulation de la Citoyenneté Active parmi les jeunes habitants. Il s'agira d'un processus bottom up interne aux écoles et aux Marina de plaisance, à travers lequel on souhaite transformer la population scolaire en acteurs centraux et permanents du processus de durabilité environnementale des petits ports, également en tant que futurs associés des clubs nautiques ou de futurs opérateurs du secteur. On peut y voir une nouvelle manière de "travailler", orientée vers le développement durable à travers des méthodes interdisciplinaires, participatives, informatives, responsabilisées : bref, une nouvelle méthode pour l'instruction. En outre, au niveau des écoles, elle sert à renforcer le lien avec le territoire et donc à participer en tant que population active à la résolution de ses problèmes. Destiné aux écoles primaires et aux collèges (en phase de définition exécutive, on évaluera l’opportunité d'inclure les premières années des lycées) Les objectifs généraux seront donc : •Connaître les éléments et les processus de la navigation de plaisance
•Promouvoir auprès la population scolaire un sens de responsabilité , quant à une gestion durable des infrastructures sportives et des loisirs. En ce qui concerne les acteurs et les phases, le parcours s'adressera à la communauté scolaire dans son ensemble (élèves, enseignants, personnel techniques et parents. La dynamique du projet prévoira la constitution d'unités opérationnelles en les faisant coïncider, lorsque cela est possible, avec les fonctions et les organes de gestion des écoles (Conseils d’établissement, de classe, interclasse, fonctions objectif, etc.) On sélectionnera une école/classe pilote par chaque port de plaisance principal (pour un maximum de 9). Au cours de toutes les phases, les écoles seront suivies par un expert (sur place ou à distance) appartenant au groupe d'étude, dont le rôle sera de faciliter les actions à entreprendre. On réalisera un kit 5 pédagogique, à l'attention des écoles, constitué par un manuel pour l'enseignant et des supports pour les activités des élèves. Pour chaque école‐pilote sélectionnée, on identifiera le petit port de référence à lui confier. L’encadrement est nécessaire pour définir la vulnérabilité du territoire, par rapport aux aspects et aux impacts environnementaux générés par les processus à l'intérieur du petit port. Au terme du cycle d'activité, des visites périodiques dans le petit port examiné et sur le territoire environnant, seront directement organisées par les classes‐pilotes pour toutes les personnes intéressées, pour raconter ce qu'on a découvert et comment on peut améliorer le comportement. Un véritable “sermon” en bonne et due forme, mais dans le sens inverse, des plus petits aux plus grands. En outre, cette initiative permettra aux participants de connaître "de près", pour "lire" le contexte et ses interrelations, pour identifier les sources d'information possibles et recueillir directement des informations, des histoires, des expériences. 6 Tâche 05 Texte intégré sur la navigation de plaisance responsable Acteurs Représentants qui ont participé aux tâches 03 et 04, Province, Organismes de recherche appliquée (Pôles Technologiques), stakeholders décisionnels (decision maker) Temps nécessaire 5 mois Budget de principe 10‐15 000 Activité Configuré comme un PAL (Plan d'Action Local), on a l'intention de rédiger et de promouvoir, dans un second temps, auprès d'organismes publics et privés de la nautique, l’adhésion à un Texte Intégré relatif à la Navigation de Plaisance Responsable. Ce document proposerait les résultats du Forum petit port et de l'initiative CO.PA.CO.M. Le Texte Intégré se proposera de promouvoir une “navigation de plaisance responsable” non plus comme au départ, moyennant une Charte du Plaisancier, mais en planifiant une série d'activités et d'objectifs clairs et poursuivables, conformes aux principes du développement durable, en manifestant la volonté des associations et des entreprises qui gèrent les club nautiques, mais aussi des administrations compétentes des régions côtières et enfin des professionnels du tourisme. En adhérant au Texte Intégré, les signataires s'engageront à appliquer une stratégie au niveau local, à rechercher un renforcement de toutes les interactions positives entre l’activité sportive et du temps libre et les autres secteurs du territoire. Bref, la “navigation de plaisance responsable” a l’ambition de récupérer ce sentiment commun relatif à l'utilisation d'un territoire, même si celui‐ci est marin. En effet, le Texte Unifié pourrait constituer l'instrument pour activer également un partenariat durable, et permettre d'organiser la répartition des responsabilités Car il définit l’engagement individuel et collectif : de chaque plaisancier à la société nautique, de l’administration publique à l'entreprise touristique ou exerçant des activités commerciales liées.
L’adhésion au Texte Intégré pourra mener à la définition d'une stratégie pluriannuelle et d'un programme d'initiatives à moyen et long terme. 7 Tâche 06 DIFFUSION DES RESULTATS DU PROJET Acteurs Administrations et participants aux différentes initiatives Temps nécessaire 3‐5 mois (par rapport aux adhésions aux stages) Budget de principe 5 000 – 40 000 (les stages seront cofinancés par les participants) Activité Les actions de diffusion des résultats du projet et, en particulier, des différentes Tâches du Plan de Communication seront proportionnelles aux ressources dont disposeront les administrations. On prévoit que le résultat minimum attendu est l'organisation de deux congrès, avec des sessions parallèles comme des ateliers ou des Focus Groups. Parallèlement à l'augmentation de l'engagement, on prévoit d'organiser des programmes de formation des opérateurs, au sein des structures et des entreprises liées à la navigation de plaisance. La formation constituera un instrument fondamental pour la mise en œuvre d'une stratégie de développement durable de la navigation de plaisance sur le territoire. On organisera des programmes de formation sur le thème des bonnes pratiques, pour encourager les éco‐comportements, faire en sorte que ceux‐ci deviennent une habitude parmi les usagers. Par ailleurs, le personnel sera sensibilisé aux mesures d'économie des ressources en eau et en énergie, aux types d'infrastructures de gestion des eaux résiduaires et des déchets solides urbains en provenance des embarcations et des bâtiments de la société nautique. On promouvra également l'utilisation de produits “écologiques” ou “biologiques”, ou de préférence recyclables, ou dont le processus de production et d'emballage respecte l'environnement. La formation constituera un instrument fondamental pour la réalisation des engagements pris en phase de projet. À ce propos, on pourra organiser de courts séminaires techniques relatifs aux solutions technologiques (par ex. les peintures anti‐végétatives). En cas de moyens financiers plus importants, éventuellement obtenus par le Tuteur de Plaisance (voir Tâche 01), on prévoit une action de communication de masse, à travers les médias publics (quotidiens locaux, revues spécialisées, télévisions locales et régionales, radios locales et émissions populaires transmises par des radios nationales (en particulier RAI2). Les thèmes affrontés seront ceux de cette Charte, répartis dans les moments de la vie d'un plaisancier, diffusés non pas en bloc mais en succession et extrêmement simplifiés (au niveau d'un slogan publicitaire). Enfin, suivant la logique du processus de diffusion des résultats de projet et de façon compatible avec le budget à disposition, on pourra prévoir des instruments de diffusion, comme les reconstructions numériques stéréoscopiques (3D), ou par exemple la représentation théâtrale. 8 
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Carta comportamentale del diportista