1)
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8)
Distintivi con decorazione e Dame Patronesse
Distintivi dorati: piccoli, medi e grandi
Portachiavi: smaltato
Orologio
Crest grande
Labaretto
Emblema Araldico
Cartolina, cartoncino doppio e busta
9)
10)
11)
12)
13)
14)
15)
Fermacarte in onice
Posacenere
Attestato di Benemerenza
Cravatta: disponibile in lana e seta
Foulards in seta
Mug
Fermacarte peltro
Tutta l’oggettistica è in vendita presso le Federazioni che in caso di carenza di materiale possono richiederlo alla Presidenza Nazionale
dell’Istituo. Le spese di spedizione saranno a carico delle Federazioni ed aggiunte al costo del materiale.
PERIODICO
NAZIONALE
DELL’ISTITUTO
DEL NASTRO
AZZURRO FRA
COMBATTENTI
DECORATI
AL VALORE
MILITARE
ANNO XLIX - N. 3 - MAG./GIU. 2010 - Bimestrale - Poste Ital. S.p.A. Sped. in abb. postale D.L. n. 353/2003 (Conv. in L. 27/2/2004 n. 46) Art. 1 comma 2, DCB Roma
NUMERO SPECIALE PER IL 150° ANNIVERSARIO DELL’UNITA’ D’ITALIA
Il n.° 1-2011 (gen. feb.) de “Il Nastro
Azzurro” sarà costituito da uno speciale
dedicato
interamente
al
150°
Anniversario dell’Unità d’Italia. Trattandosi di una pubblicazione particolarmente
significativa per i valori e gli ideali propugnati dal nostro Istituto, le Federazioni
potranno proficuamente utilizzarne copie
anche a scopi promozionali. Si richiede
pertanto ai sig.ri Presidenti che fossero
intenzionati a procedere come indicato, di
voler prenotare al più presto il numero di
copie richiesto, affinché sia possibile
conoscere per tempo l’esatta tiratura
della rivista da produrre. Le copie aggiuntive saranno disponibili al prezzo di 5 Euro
l’una, comprese le spese postali.
* * *
QUINTA EDIZIONE DEL LIBRO DI ZANARDI
La
segreteria
della
Presidenza
N a z i o n a l e
dell’Istituto
del
Nastro Azzurro è
finalmente in condizione di accontentare tutte le richieste,
rivolteci
al
Congresso
di
Bologna, di acquistare il libro del
C o m a n d a n t e
Zanardi che ad ottobre era esaurito e
del quale è stata
pubblicata una quinta edizione.
Il libro potrà essere acquistato al prezzo di
15 (quindici) Euro con le stesse modalità
previste per l’oggettistica del Nastro
Azzurro pubblicata sulla quarta di copertina del nostro periodico.
• Comunicazioni
Pag.
• 24 maggio: Festa del Decorato
“”
• Grazie amici!
“”
• Lettere al Direttore
“”
• Il gen. S. A. Giuseppe Bernardis è il nuovo
Capo di Stato Maggiore dell’A.M.
“”
• 25 aprile: l’unità d’Italia e le Istituzioni
finalmente tornano tema centrale
“”
• Il primo volo dell’A400M
“”
• Il dovere della memoria
“”
• La preghiera del Marinaio ha origini bresciane “”
• Giovanni Gentile
“”
• A Bergamo una stele ricorda i Caduti della
Divisione “Legnano”
“”
• Un saggio sulla Resistenza in dono agli studenti “”
• I Mille di Garibaldi
“”
• Medaglie d’Oro eccellenti: Mons. Enelio Franzoni“”
• Enti e città decorati al V.M.: Bologna MOVM “”
• Detto fra noi
“”
• Notizie in Azzurro
“”
• Episodi di guerra sul mare
“”
• Un eccezione alla regola
“”
• L’ultima terza liceo
“”
• Azzurri che si fanno onore
“”
• Cronache delle Federazioni
“”
• Azzurri nell’azzurro del cielo
“”
• Recensioni
“”
• Oggettistica del Nastro Azzurro
“”
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In copertina:
25 aprile 2010: festa nazionale di tutti gli italiani
“IL NASTRO AZZURRO”
Ha iniziato le pubblicazioni a Roma il 26 marzo 1924
(La pubblicazione fu sospesa per le vicende connesse al secondo conflitto mondiale e riprese nel 1951)
Direz. e Amm.: Roma 00161 - p.zza Galeno, 1 - tel. 064402676 - fax 0644266814 - Sito internet: www.istitutonastroazzurro.org
- E-mail: [email protected] - Direttore Editoriale: Carlo Maria Magnani - Presidente Nazionale dell’Istituto Direttore Responsabile: Antonio Daniele - Comitato di Redazione: Carlo Maria Magnani, Antonio Daniele, Giorgio Zanardi,
Giuseppe Picca, Francesco Maria Atanasio, Antonio Teja, Antonio Valeri, Graziano Maron - Segretaria di Redazione: Barbara
Coiante - Autorizzazione del Tribunale Civile e Penale di Roma con decreto n.° 12568 del 1969 - Progetto Grafico e stampa: Arti Grafiche San Marcello s.r.l. - v.le Regina Margherita, 176 - 00198 Roma - Finito di stampare: aprile 2010
Per abbonarsi i versamenti possono essere effettuati su C/C Postale n. 25938002 intestato a “Istituto del Nastro Azzurro”, oppure su C/C Bancario CASSA DI RISPARMIO DI FERRARA - Filiale di Roma - P.zza Madonna Loreto, 24 - c/c n. 0722122-3 - CIN IT “A” ABI 06155 - CAB 03200 - IBAN: IT69A0615503200000000002122 - C.F. 80226830588
Abbonamento ordinario: 20 Euro; sostenitore: 25 Euro; benemerito: 30 Euro e oltre.
Associato alla Unione Stampa Periodica Italiana
IL NASTRO AZZURRO
IL 24 MAGGIO: FESTA DEL DECORATO
logica conseguenza della nascita di nuove province,
l Piave mormorava calmo
sono stati individuati nuovi Commissari che cerchee placido al passaggio dei
ranno di rivitalizzare Federazioni da tempo "assopiprimi
fanti
il
24
te". E' un'opera continua che richiede la piena e
maggio… con queste paroleale collaborazione dei Soci a tutti i livelli, un'interle inizia la Leggenda del
pretazione ed una applicazione "col cuore" del
Piave, marcia che con le sue
nostro Statuto, lontano dalla ricerca pretestuosa di
note accompagna da semcavilli che non portano alcun contributo positivo
pre l'omaggio che viene
bensì un inutile spreco di risorse che potrebbero
reso ai tutti i nostri Caduti.
essere riservate a problematiche più pregnanti.
Ed il 24 maggio è stato scelVorrei citare come esempio positivo il caso una
to per ricordare tutti i
Federazione inattiva a cui mancavano gli organi
Decorati al Valor Militare che, con il loro eroismo e
direttivi. Per risolvere il problema i presidenti delle
il loro sacrificio, spinto molte volte fino all'estremo,
principali Associazioni Combattentistiche e d'Arma
hanno tracciato la storia della nostra Italia. Negli
si sono uniti ad alcuni Soci aderenti, si sono iscritti
archivi del nostro Istituto vi sono molte fotografie
all'Istituto e dopo due giorni hanno eletto il presiche testimoniano le cerimonie che si sono succedudente ed il consiglio. Inoltre essendo la provincia
te negli anni all'Altare della Patria nella giornata
una realtà geograficamente
del Decorato e, nonostante
ripartita in due distinte zone,
che la ricorrenza sia stata acco... DAL 2007, SU INIZIATIVA DEL
per realizzare una par condicio
munata nel calendario ufficiacampanilistica hanno eletto
le, alla Festa delle Forze
NOSTRO PRESIDENTE ONORARIO
due
Vice
Presidenti
di
Armate il 4 novembre, dal
GIORGIO ZANARDI, I NOSTRI
Federazione. Lo Statuto non lo
2007, su iniziativa del nostro
LABARI SONO TORNATI A SALIRE
prevede, ma se questa soluzioPresidente Onorario Giorgio
LE SCALE DEL SACELLO IL 24
ne servirà ad ottenere risultati
Zanardi, i nostri Labari sono
positivi, ben venga lo strappo
tornati a salire le scale del
MAGGIO.
alla regola.
Sacello il 24 maggio.
Infine un invito. Il Consiglio
La cerimonia di anno in
Nazionale ha deciso di riprendere una vecchia traanno ha assunto una rilevanza sempre maggiore,
dizione che caratterizzava il nostro Istituto: la reacon una presenza istituzionale rilevante.
lizzazione una cartolina commemorativa di un
Quest'anno per la prima volta, oltre ai Gonfaloni di
Decorato. Quest'anno, ricorrendo il 150° anniversaalcune città Decorate al Valor Militare, saranno prerio della sua nascita, la scelta è caduta sul Generale
senti dei giovani studenti: ci auguriamo di riuscire a
degli Alpini Antonio Cantore, Medaglia d'Oro al
coinvolgerli e di trasmette loro quei valori inusuali
Valor Militare. E' una bella cartolina, inedita, disenell'accezione moderna quali l'altruismo, il sacrifignata da una di noi, che con l'annullo postale può
cio, l'abnegazione, il valore. Se saremo capaci di
far gola a dei collezionisti o diventare un omaggio
ottenere questo risultato, avremo sicuramente ragassolutamente economico. Ci aspettiamo che le
giunto uno degli obiettivi previsti dal nostro
richieste giungano numerose da tutte le
Statuto.
Federazioni.
In questi primi mesi dell'anno si sono riaperte
A tutti Voi, consentitemi, un ideale abbraccio.
Federazioni da tempo inattive, ne sono sorte altre
Carlo Maria Magnani
I
GRAZIE AMICI!
All'Istituto del Nastro Azzurro saranno erogati complessivamente 15.430 corrispondenti a 108
scelte nel 2007 e 208 scelte nel 2008 effettuate per la devoluzione del 5 x mille con le rispettive dichiarazioni dei redditi. In un momento di particolare difficoltà a far quadrare i conti per la consistente riduzione (45% negli ultimi due anni) del contributo straordinario della Difesa e l'abolizione delle agevolazioni per la spedizione della stampa periodica che ne ha più che quadruplicato i costi, è stata una
vera boccata di ossigeno. Ringrazio pertanto tutti coloro che, con una semplice firma assolutamente
gratuita, hanno contribuito a questo importante risultato e colgo l'occasione per sensibilizzare voi
tutti, Soci o semplici lettori che condividete i nobili scopi dell'Istituto del Nastro Azzurro, a sottoscrivere la devoluzione del 5 x mille a suo favore anche con la prossima dichiarazione dei redditi 2009.
Ricordo a tale fine che il codice fiscale da indicare è "80226830588".
Il vostro Presidente Nazionale
Carlo Magnani.
3
IL NASTRO AZZURRO
Caro Direttore
Lo scambio di vedute sulla Monarchia fra Te e il Presidente della nostra Federazione di Siracusa, comparsi nel numero scorso ha Indotto anche me, ex monarchico, ad esprimere un pensiero in merito.
Pur convinto come sono che Vittorio Emanuele III non è stato nel ventennio fascista all'altezza del comportamento
tenuto nei momenti più drammatici della prima guerra mondiale, penso che sia doveroso ricordare la fermezza e il
coraggio che ha dimostrato l'8 settembre 1943 nel corso del Consiglio della Corona, da lui convocato quando gli anglo
americani hanno fatto trapelare la notizia dell'armistizio che aveva firmato il generale Castellano a Cassibile, notizia
che a Roma aveva erroneamente creduto sarebbe stata resa nota solo il 12 settembre.
Quando il Re nel corso di quel Consiglio ha capito che la maggioranza delle autorità militari presenti, soprattutto il
generale Carboni, responsabile della difesa di Roma, e lo stesso Badoglio, con la scusa dell'anticipo della proclamazione dell'armistizio, propendevano, per paura dei tedeschi, per una sua sconfessione, ha deciso di ritirarsi per riflettere
in solitudine: rientrato dopo pochi minuti ha ordinato al Capo del Governo di dare alla Nazione la notizia dell'avvenuta richiesta e dell'ottenuto armistizio.
È poi, profondamente ingiusto, definire fuga l'immediato spostamento del Re da Roma a Brindisi perché ciò è avvenuto in ottemperanza della prima clausola del già firmato armistizio.
Il vero sbaglio del re è stato quello di non abdicare subito dopo la sconfitta come invece aveva fatto Carlo Alberto
dopo aver perduto a Novara all'inizio del Regno d'Italia.
Giorgio Zanardi
Carissimo Presidente Giorgio Zanardi,
come potrei non essere d'accordo su tutto quanto affermi? Il pubblico scambio di opinioni con il Presidente della
Federazione di Siracusa, e Consigliere Nazionale, avv. Atanasio, più che sulla Monarchia come istituzione, verte sulla figura di Vittorio Emanuele III, un buon Re fino a poco dopo la prima guerra mondiale, che successivamente ha assunto un
atteggiamento che potremmo definire un po' troppo distante dalla sostanza delle decisioni politiche. In tale ottica, gli si
possono ascrivere molti errori, che hanno inciso profondamente sulla storia della nostra Patria (la dittatura fascista e la
firma delle leggi razziali ne sono due esempi) tra i quali l'8 settembre, inteso non come coerenza agli accordi di Cassibile,
ci mancherebbe, ma come accondiscendenza verso Badoglio nella gestione disastrosa di un momento prevedibilmente
complesso e delicato.
Proprio quest’ultimo episodio merita un approfondimento. Obiettivo dell'armistizio ovviamente era la cessazione
delle ostilità in Italia. La firma, apposta il 3 settembre sull'accordo, è stata solo l'atto finale di un'attività politica e diplomatica iniziata già a luglio 1943, subito dopo l'arresto di Mussolini (se non fosse stato per il proposito di chiudere con la
guerra agli alleati, non c'era scopo ad arrestare il Duce, bastava prendere atto delle sue dimissioni e sostituirlo). Quindi,
non appena la diplomazia diede segnali di buona riuscita dei contatti con gli alleati, si sarebbero dovuti preparare tempestivi e minuziosi piani per adeguarsi alla nuova prevedibile situazione. Non è stato fatto nulla del genere, né Vittorio
Emanuele III, massimo ispiratore di quell’armistizio, ha mai svolto alcuna pressione in tal senso sul governo Badoglio.
Qualcuno sostiene che due “Ordini di Operazioni”, uno addirittura della fine di luglio (sic!), contenessero adeguate istruzioni per tutti i comandi militari, ma basta leggerli per capire che non è vero. Invece, era talmente vero che tali piani non
esistevano, che il Re ci ha rimesso la vita di sua figlia, la principessa Mafalda, arrestata dai nazisti a Roma e morta dopo
lunga e tormentata detenzione a Buchenwald.
La sofferta decisione del Re di tenere fede ai patti, alla quale fai riferimento, dimostrava la tempra della nuova classe
politica subentrata al fascismo: non avendo organizzato pressoché nulla in previsione dell’armistizio, i nuovi governanti
temevano la reazione dei tedeschi, presenti ormai in forze in Italia, dimenticando che comunque gli italiani ”giocavano
in casa”. In più, per un’incredibile serie di errori e facilonerie, inammissibili in tale frangente, il governo italiano riteneva
che la data concordata per l’armistizio fosse il 12 settembre, mentre gli alleati avevano deciso subito per il giorno 8, ma
non fidandosi completamente degli italiani, avevano concordato una procedura di preavviso molto breve col generale
Castellano (al quale fu letteralemnte impedito di spiegarla). Essi supponevano che gli italiani avessero pianificato le azioni da compiere e fossero pronti a metterle in pratica, ma non era così: lo Stato Maggiore diede solo indicazioni vaghe ed
imprecise; il generale Carboni, responsabile della difesa di Roma, era letteralmente preso dal panico. Gli alleati avevano
pianificato una serie di sbarchi e di aviosbarchi (operazione “Giant 2”) per sostenere gli italiani e prendere subito Roma,
ma fu proprio il governo italiano, il 7 settembre a convincerli a rinviare l’operazione, manco a dirlo, al giorno 12. “Giant
2”, già avviata, venne fermata e poi non venne più attuata. Alle ore 18,15 il generale Eisenhower diede per primo alla
radio l’annuncio dell’armistizio (peraltro la notizia era già trapelata da alcune agenzie di stampa di New York), Badoglio,
che avrebbe dovuto farlo subito dopo tramite un collegamento diretto con l’EIAR, che per un altro errore non era stato
predisposto, si dovette recare personalmente alla sede della radio e ciò comportò altre due ore di ritardo. L’unica clausola del trattato rispettata tempestivamente fu proprio lo spostamento a Brindisi dell'intero governo, Re in testa. Tale movimento durò tre giorni durante i quali tutti i comandanti militari in Italia e sui vari fronti di guerra nel mondo non sapevano cosa fare e a chi rivolgersi. Come noto, ne è conseguita la “liquefazione” delle nostre Forze Armate e l’occupazione tedesca.
Dopo tale disastro, il Re, come hai giustamente evidenziato, non ha abdicato. Eppure, diversi alti personaggi a lui vicini, preso atto di quel caos, glielo consigliavano prevedendo anche, nella sua ostinata volontà di rimanere sul trono, un
pericolo per la Corona in quanto istituzione.
Il parallelo con Carlo Alberto evidenzia la differenza di spessore tra i due sovrani: l'iniziatore delle guerre di
Indipendenza lascia il trono perché ha perso in battaglia a Novara mettendo a rischio il suo Regno per un ideale nel quale
comunque credevano tutti i patrioti italiani, piemontesi e non; Vittorio Emanuele III decide di rimanere sul trono nonostante lo spostamento a Brindisi sia stato condotto, certo non per sua diretta colpa, ma sotto la sua egida e responsabilità, in maniera pasticciona e gravida di nefaste conseguenze, rifiuta di abdicare anche quando ormai il suo carisma è talmente logorato che tutti glielo chiedono. Solo a giugno 1944, dopo la liberazione di Roma, concede al figlio Umberto, la
"reggenza" con tutte le responsabilità politiche e amministrative, ma non la Corona, infine decide di abdicare a maggio
1946 quando il referendum istituzionale è già stato proclamato, cioè abbandona il campo da Re, lasciando a Umberto II
il discutibile privilegio di amministrare il cambio di istituzioni ormai nell'aria.
Ritengo quindi che un simile comportamento difficilmente possa essere riscattato dalla fermezza di una decisione,
peraltro inevitabile, come quella di mantenere fede ai patti stipulati con chi sta vincendo ormai in modo inarrestabile.
Ti ringrazio della testimonianza e del contributo di pensiero estremamente utile affinché possiamo approfondire il
4
IL NASTRO AZZURRO
confronto su uno dei momenti più tragici e gravidi di conseguenze per la nostra Patria di tutto il ventesimo secolo.
Un caro affettuoso saluto
Antonio Daniele
preg.ma redazione,
mi si consenta di … porgere gli auguri più sinceri e che per il vostro tramite io possa sottoporre al mio neo presidente
brig. generale Carlo Maria Magnani e a tutto il suo staff. Augurio che, chiedo … venga esteso al caro comandante
Zanardi.
… Giorni orsono, nell'espletare un servizio per i miei propri compiti d'istituto, ho rinvenuto in una discarica un quadro con inserita una foto ritraente alcuni mutilati della guerra 1915/18 con la foto del re ed il nome di un comune. E
pensare che tali giovani di allora, che io considero eroi della nostra Patria, hanno combattuto e sofferto sostenuti da
sentimenti patriottici anche per momenti belli della loro vita come questi.
Un tale rinvenimento mi ha fatto soffrire moltissimo.
Cordiali saluti.
rag. Mazzuca Alberino
(socio Istituto Nastro Azzurro - Cosenza)
Caro Mazzuca,
esperienze come la Sua, purtroppo oggi sono la norma. Talvolta gli odierni occupanti di uffici pubblici hanno la necessità
di rinnovare gli arredi e, senza preoccuparsi del significato storico e morale di ricordi che sono presenti in quelle stanze
da tempo immemorabile, lasciano che gli addetti alla ristrutturazione, del tutto ignari, compiano lo scempio.
Di chi la colpa? Di nessuno, ma forse di tutti.
Sono profondamente colpito e addolorato dall'ignoranza abissale in cui versa la nostra gioventù. Sto facendo da tre
anni anche l'esperienza di insegnante in un istituto superiore e rimango sempre sconcertato di fronte alla povertà del linguaggio, alla pressoché totale incapacità di calcolo mnemonico ed alla notevole difficoltà di concentrazione dei giovani.
Quando mi rendo conto che fare lezione è inutile (non capirebbero nulla) mi lascio andare e racconto un episodio della
nostra storia patria: li vedo subito interessati. Alla fine mi dicono in coro che vorrebbero studiare la storia così! Io rispondo che, ai miei tempi, "si doveva" studiare in modo da sapere le cose con la profondità e la conoscenza che ancora oggi,
io ricordo. Loro mi guardano meravigliati da un "sapere" che sembra lontano anni luce dalle proprie possibilità.
Ma come gliela hanno insegnata la storia? E l'Italiano? E la semplice aritmetica? E se sono questi i risultati, come ci si
può meravigliare che una fotografia relativa ad un episodio di grande importanza morale, ed anche storica, finisca in una
discarica?
Non mi piace citare in latino, ma in questo caso "Oh tempora, Oh mores!" Ci sta proprio bene. Un caro saluto.
Antonio Daniele
Caro Direttore,
permettimi, caro Amico, un pensiero a freddo sul nostro ultimo congresso, senz' altro positivo … per la svolta storica
che ne deriverà, perché da oggi in avanti, i presidenti non saranno, salvo rarissime eccezioni dei decorati al Valor
Militare.
… Ascoltando i vari interventi mi sono accorto che i problemi sono uguali per tutti: mancanza di risorse.
… Ho sentito parlare di borse di studio, ma quando ho saputo degli importi distribuiti, ho pensato: ma le borse di
studio sono altra cosa e forse si sono offese. Ritengo positivo distribuire piccoli libretti a risparmio ma lo farei in altro
modo: sotto forma di premio per una gara del comporre, come avveniva quando frequentavo le scuole elementari in
occasione della giornata del risparmio alla fine di Ottobre. Erano proposti dei temi in classe in terza e quinta elementare ed anche nelle classi superiori: l'argomento era il risparmio. Il premio, conservo ancora il libretto che vinsi nel 1942,
era di Lire 20,00. Non si partecipa per il denaro ma per il ricordo che ti rimarrà per tutta la vita. Suggerisco a tutti di
interpellare una banca locale, in ogni sede di Federazione ne esiste una, proponendole di mettere a disposizione dei
piccoli premi in libretti a risparmio: da 50 euro per le elementari fino a un massimo di euro 150,00 da assegnare agli
alunni che hanno svolto il miglior tema su qualcosa di spirituale e che serve alla conservazione della memoria.
Con pochi euro le banche si faranno della pubblicità, mentre noi cercheremo di proporre temi importanti che devono coinvolgere insegnanti e alunni, per mettere fine a quella campagna denigratoria che accompagna da sempre le
nostre Forze Armate e quelle dell'Ordine. Avere prestato servizio militare è un onore che non tutti possono permettersi di sbandierare, essere decorati è qualcosa di elevato che la presunzione odierna difficilmente può capire. A noi il compito di ricordarlo…
Un fraterno abbraccio.
Tuo Giovanni Bartolozzi
(Vice Presidente Federazione di Lecco)
Carissimo Bartolozzi,
innanzitutto Ti chiedo perdono per la drastica "riduzione" che ho apportato al testo della Tua lettera. Spero però di averne preservato il significato originale, consistente nella Tua interessante proposta di premio sovvenzionato dalle banche
che il Nastro Azzurro dovrebbe assegnare a studenti meritevoli che abbiano ben sviluppato un tema relativo ai valori di
Patria e Onore militare.
Si tratta di una proposta interessante che, in qualche caso è già operante in maniera simile a quella che hai proposto.
Tre esempi che mi vengono in mente sono: il premio annuale che rispettivamente la Federazione di Alessandria e la
Federazione di Napoli assegnano agli studenti di una scuola superiore delle loro città, e l'interessante iniziativa patrocinata dalla Presidenza Nazionale tramite la Federazione di Ferrara relativamente al progetto "Ideali e Valori" che, sviluppato in tutte le scuole di Ferrara, ha portato alla pubblicazione di un libro.
Se tutte le Federazioni dell'Istituto svolgessero attività analoghe in ogni città d'Italia, il seme dell'ideale sarebbe già in
germoglio. Un caro saluto.
Antonio Daniele
5
IL NASTRO AZZURRO
IL GENERALE DI SQUADRA AEREA GIUSEPPE
BERNARDIS È IL NUOVO CAPO DI STATO MAGGIORE
DELL’AERONAUTICA
Pilota istruttore di tattiche sul velivolo F-104,
al 20° Gruppo di Addestramento Operativo
dove nel 1980, Tenente Colonnello, assume
l'incarico di Capo Sezione Addestramento.
Nel 1982 viene riassegnato al 313° Gruppo
Pattuglia Acrobatica Nazionale quale
Comandante. Nel 1986 è trasferito allo Stato
Maggiore Aeronautica (Roma) quale
Aiutante di volo del Capo di Stato Maggiore.
Nel 1989, Colonnello, assume l'incarico di
Capo Ufficio Elettronica e Difesa Aerea del 6°
Reparto dello Stato Maggiore Aeronautica.
Nel 1990 viene assegnato al 6° Stormo Cacciabombardieri (Ghedi) quale Vice Comandante
e poi Comandante. Nel 1992 viene riassegnato al 6° Reparto dello Stato Maggiore
Aeronautica quale Capo Ufficio Difesa Aerea
e Comando e Controllo. Nel 1995 ha assunto
l'incarico di Capo dell'Ufficio del Capo di
Stato Maggiore dell'Aeronautica ed è stato
promosso al grado di Generale di Brigata
Aerea nel gennaio del 1996. Nel 1997 assume
l'incarico di Addetto Aeronautico e per la
Difesa presso l'Ambasciata d'Italia in
Washington D.C. (USA). Dal 20 ottobre 2000
al 20 ottobre 2002 è stato Capo del 4°
Reparto S.M.A.. Nel Gennaio del 2001 è promosso Generale di Divisione Aerea. Dal 28
Ottobre del 2002 ha assunto l'incarico di
Capo del 4° Reparto di Segredifesa. Nel
Gennaio del 2006 è promosso Generale di
Squadra Aerea. Dal 1° novembre 2006 assume l'incarico di Sottocapo di Stato Maggiore
dell'Aeronautica e lo mantiene fino all’8
marzo 2010 quando assume l’icarico di Capo
di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare,
subentrando al generale di Squadra Aerea
Daniele Tei, collocato a riposo per ragiunti
limiti di età.
È insignito delle seguenti onorificenze:?Commendatore dell'Ordine al Merito della
Repubblica Italiana, Medaglia Mauriziana al
Il generale Bernardis
Merito per i dieci lustri di Onorato Servizio
Militare; Medaglia Militare Aeronautica di
Lunga Navigazione Aerea (Oro); Croce d'Oro per
l giorno 8 marzo 2010, sulla base aerea di Pratica di
Anzianità di Servizio; Medaglia di benemerenza per le
Mare (Roma), ha avuto luogo la cerimonia del passagoperazioni di soccorso in Friuli; Medaglia al Merito di
gio di consegne nell’incarico di Capo di Stato
Lungo Comando; Decorazione Interforze d'Onore
Maggiore dell’Aeronautica tra il generale Daniele Tei
S.M.D..
(uscente) e il generale Giuseppe Bernardis (subentrante).
è altresì insignito delle seguenti onorificenze stranieNato a Porcia (Pordenone) il 5 gennaio 1948,
re: The Legion of Merit (Onorif. USA); Medaglia
Giuseppe Bernardis ha frequentato l'Accademia
all'Ordine del merito Aeronautico con il grado di
Aeronautica negli anni 1968-71 con il Corso "Grifo III".
"Ufficiale" (Onorif. Brasile).
Nel 1973 ha conseguito presso la base aerea di Webb
Il Generale BERNARDIS è sposato con la Signora
(Texas) il brevetto di pilota militare su velivolo T38 ed ha
Caterina ed ha una figlia: Irene.
all'attivo oltre 3600 ore di volo su 19 diversi tipi di veliL’Istituto del Nastro Azzurro augura al generalke
voli. Ha frequentato il Corso Normale, il Corso Superiore
Giuseppe Bernardis di cogliere ancora lusinghieri succesdella Scuola di Guerra Aerea e l'Air War College presso
si nel nuovo prestigioso incarico ed esprime al generale
l'Air University dell'U.S.A.F.. Nel 1974-75, Tenente, è
Daniele Tei calorosi sentimenti di ringraziamento per l’estato impiegato come pilota caccia-ricognitore prima nel
quilibrio e la capacità con cui ha condotto la Forza
132°, poi nel 28° Gruppo della 3^ Aerobrigata
Amata azzurra negli ultimi difficili anni mantenendone
(Villafranca). A fine 1975, Capitano, è stato assegnato al
alta l’efficienza ed onorando tutti gli impegni operativi
313° Gruppo - Pattuglia Acrobatica Nazionale "Frecce
richiesti, pur in presenza di una crisi finanziaria del bilanTricolori" (Rivolto) dove ha comandato la 540^
cio dello stato senza precedenti.
Squadriglia. Nel 1979, Maggiore, viene assegnato, come
I
6
IL NASTRO AZZURRO
25 APRILE 2010: L'UNITÀ D'ITALIA E LE ISTITUZIONI
FINALMENTE TORNANO TEMA CENTRALE
F
inalmente dopo sessantacinque anni, il 25 aprile è
stato solennizzato in maniera adeguatamente rappresentativa del profondo significato della ricorrenza da parte di coloro i quali incarnano le Istituzioni.
Primo fra tutti il Presidente della Repubblica, On. Sen.
Giorgio Napolitano, che, oltre alla consueta deposizione
della corona d'alloro all'Altare della Patria, ha presenziato a due commemorazioni, una a Milano il giorno 24 ed
una a Roma in Quirinale il 25 stesso. In entrambe ha tenuto a divulgare un messaggio di forte richiamo all'unità
nazionale ed ai valori profondi che essa significa, rifacendosi non tanto e non solo alla ricorrenza del 25 aprile
1945, data in cui ufficialmente termina la "Campagna
d'Italia" con la Liberazione di Milano, l'uccisione di
Mussolini e la precipitosa ritirata delle truppe tedesche
oltre confine, ma anche ai valori di volontà di unione
nazionale chiaramente emersa senza distinzioni di nord e
sud nell'ottocento, che era poi sfociata nel Risorgimento
italiano.
Cruciali alcuni passaggi del discorso tenuto da
Napolitano a Milano: "il 25 aprile non è solo Festa della
Liberazione: è festa della riunificazione d'Italia". Il
Presidente della Repubblica ha rievocato lo spirito che
animò i Costituenti e auspicato che questo anniversario
sia celebrato con "una rinnovata identità e unità della
nazione italiana … Così si stabilisce un ponte ideale con il
prossimo centocinquantenario della nascita dello Stato
unitario". Il presidente ha quindi citato testualmente una
frase pronunciata un anno fa a Onna dal presidente del
Consiglio. "Il nostro Paese ha un debito inestinguibile
verso quei tanti giovani che sacrificarono la vita per
riscattare l'onore della patria". Ed ha poi messo in guardia da chi riduce il movimento di Liberazione e la
Resistenza "a oggetto di dispute astratte", ricordando
che "mai in queste celebrazioni, e dunque nemmeno in
quella di oggi, si può smarrire il riferimento ai fatti, al vissuto, a quel che fu un viluppo di circostanze concrete, di
dilemmi, di scelte difficili, di decisioni coraggiose e costose, di sconfitte e di successi".
Richiamandosi a quanto avvenuto il giorno precedente alla cerimonia di Milano organizzata dal Comune,
dall'Anpi e dal Comitato Antifascista, il Presidente della
Repubblica ha analogamente sottolineato, nel corso
della cerimonia tenutasi al Quirinale, ancora il valore del
25 aprile come "Giorno della liberazione e insieme della
riunificazione d'Italia, a conclusione di una drammatica
divisione in due e di una profonda lacerazione del nostro
paese". Un valore che bisogna preoccuparsi di trasmettere correttamente alle nuove generazioni, parlando di
quel biennio 1943-1945 con "grande serenità".
Napolitano ha insistito molto sul "significato nazionale"
del 25 aprile, sul "valore di riconquista e condivisione del
senso della nazione e della Patria, di riaffermazione di
una rinnovata identità e unità nazionale". E ha chiesto di
riunirsi in un grande sforzo comune, superando gli steccati politici, proprio come avvenne durante il
Risorgimento e la Resistenza. Un richiamo che oggi ha
trovato implicitamente eco nel messaggio televisivo di
Silvio Berlusconi.
Infatti, il premier ha celebrato l'anniversario della
Liberazione in "forma presidenziale", con un messaggio
agli italiani attraverso la tv. "I nostri padri seppero accantonare le differenze politiche più profonde e sancirono
nella Costituzione repubblicana il miglior compromesso
possibile per tutti. Dopo 65 anni la nostra missione scrive-
Il Presidente della Repubblica e il Presidente
del Consiglio a Milano per la Cerimonia di
apertura della celebrazione del 25 aprile
re una nuova pagina della storia è andare oltre quel compromesso e costruire l'Italia del futuro sempre nel rispetto assoluto dei principi di democrazia e di libertà", ha
detto il presidente del Consiglio.
"Il nostro obiettivo è quello di rinnovare la seconda
parte della Costituzione del 1948 che è già stata in parte
modificata, per definire l'architettura di uno Stato
moderno, più vicino al popolo sulla base del federalismo,
più efficiente nelle istituzioni e nelle azioni di governo,
più equo nell'amministrazione di una giustizia veramente giusta. Vogliamo farlo insieme a tutte quelle forze
politiche che - ha concluso - come fecero i nostri padri
costituenti, non rifiutano a priori il dialogo e hanno a
cuore la libertà".
Sulla stessa linea il Presidente del Senato Schifani, che
ha presenziato alla cerimonia commemorativa della
Liberazione tenutasi nella sua Palermo, e il Presidente
della Camera Gianfranco Fini che, intervistato da Lucia
Nunziata nella trasmissione RAI "Mezz'ora", mentre
smorzava le polemiche che nei giorni precedenti lo avevano visto in forte contrapposizione al Premier, ha posto
anch'egli l'accento sull'urgente necessità della riforma
costituzionale.
In pratica, questo 25 aprile è stato celebrato come si
conviene finalmente in una democrazia matura, cioè, le
massime cariche istituzionali dello stato hanno scelto
momenti significativamente istituzionali per lanciare
messaggi a forte contenuto istituzionale all'intera comunità nazionale. Con ciò si è superato lo schema che da
molti anni vedeva il 25 aprile come una "Festa dei
Partigiani" e non come una Festa Nazionale.
Senza nulla togliere all'importanza della lotta partigiana nel 1944-45, è giunto il momento di sottolineare
che solo inquadrandola in un più vasto orizzonte nazionale la si nobilita quale componente essenziale di quel
periodo che taluni arrivano a chiamare "Secondo
Risorgimento", ma al quale hanno contribuito tutti gli
italiani, compresi 1.200.000 militari rimasti fedeli al legittimo governo del Sud, come ha tenuto a sottolineare il
Ministro della Difesa On. Ignazio La Russa nel suo intervento durante la celebrazione istituzionale tenutasi al
Quirinale.
L'auspicio è che anche il 25 aprile dei prossimi anni
potremo assistere a celebrazioni degne di una "Festa
Nazionale" come quest'anno.
7
IL NASTRO AZZURRO
IL PRIMO VOLO DELL'A400M
L’A400M in decollo
Spagna, Italia, Lussemburgo, Regno Unito e Belgio),
ai quali si aggiunse poi la Turchia, ritennero necessario sviluppare un assetto totalmente nuovo in grado
di soddisfare le esigenze NATO, nazionali ed europee, senza dipendere dall'alleato di oltre oceano. Al
gruppo FIMA, si aggiunsero le industrie aerospaziali
dei paesi nuovi entrati nel progetto, Alenia e CASA,
e nacque Euroflag (European Future Large Aircraft
Group). Successivamente lo sviluppo del velivolo
venne affidato all'Airbus Military.
Il velivolo si sarebbe collocato, in termini di prestazioni e caratteristiche, tra il C-130J Super Hercules
ed il C-17 Globemaster III, con simile raggio di azione
(circa 3.500 chilometri), capacità di operare da piste
di volo corte e/o semi preparate e dispositivi di auto
protezione adeguati ad operare in presenza di elevato livello di minaccia. Dopo lunghe trattative, fu deciso di non perseguire l'obiettivo di realizzare una
completa capacità di trasporto “outsize”. Per l'apparato propulsivo, fu scartata l'opzione turbofan e si
diede il via alla realizzazione del più potente motore
turboelica in Occidente. Ciò, consentì alle aziende
che avevano originariamente composto il consorzio
FIMA di rispolverare il vecchio progetto FLA che, se
da un lato faceva prevedere una discreta limitazione
dei costi di sviluppo, dall'altro impedirà al futuro
A400M di trasportare carri armati tipo MBT e materiale pesante del Genio (carri recupero, carri ponte,
carri gru, ecc.).
Il velivolo avrebbe dovuto essere prodotto in vari
stabilimenti dislocati in Europa, per essere poi assemblato nello stabilimento di Siviglia (Spagna).
Il progetto fu definitivamente avviato nel 2002,
ma l'Italia uscì dall'iniziativa, già nel 2003, con una
travagliata decisione che, forse per la prima volta
nella storia nazionale, ebbe ripercussioni gravi a
livello politico. La componente da trasporto tattico
C
on poco clamore, il trasporto militare europeo
A400M ha avuto il suo battesimo dell'aria lo
scorso 11 dicembre 2009 a Tolosa. Nato da un
progetto, famoso per le ripercussioni politiche che
seguirono alla travagliata decisione del governo italiano di non parteciparvi, che risale al 1982, quando
si costituì il gruppo Future International Military
Airlifter (FIMA), composto da Aerospatiale, British
Aerospace, Lockheed e MBB con l'intento di sviluppare un nuovo aereo da trasporto militare, inizialmente denominato FLA (Future Large Aircraft), che
avrebbe dovuto sostituire i Lockheed C-130 e i
Transall C-160. Cambiamenti nei requisiti e complicazioni di politica internazionale ne rallentarono il processo di realizzazione e finirono col fermarlo del
tutto a fine anni '80. Nel 1989 Lockheed lancia il progetto C-130J Super Hercules (ben più che un semplice aggiornamento del C-130) ed esce dal progetto.
Dopo l'11 settembre 2001, con la partecipazione
diretta alla Guerra al Terrorismo, la NATO ha profondamente aggiornato la sua dottrina di impiego (già
in corso di revisione dopo la fine della guerra fredda), perseguendo sempre di più la capacità cosiddetta "expeditionnary", ossia essere in grado di dispiegare reparti militari completamente operativi in
qualsiasi luogo del pianeta con tempistiche di attivazione molto ristrette.
Gli assetti davvero in grado di assicurare la "expeditionnary" alle Forze NATO erano esclusivamente
disponibili da parte del MAC (Military Airlift
Command) americano, e si trattava dei grandi aerei
da trasporto strategico Lockheed C-5 Galaxy e
McDonnell Douglas C-17 Globemaster III. Era anche
possibile ricorrere al noleggio di voli civili condotti
con i russi Antonov An-124 e Ilyushin Il-76, che assicuravano il trasporto unitario di pesanti carichi a grandi distanze. Alcuni Paesi europei (Francia, Germania,
8
IL NASTRO AZZURRO
proprio spreco di risorse ben più utili in altri settori.
Inoltre, considerando che il velivolo comunque non
era un vero trasporto strategico, proprio per la mancanza della completa capacità “outsize”, e che,
nonostante continue pressioni politiche e diplomatiche sui partner europei nel progetto non si riuscivano a soddisfare in maniera accettabile le esigenze
nazionali di politica industriale (non si raggiunse un
accordo soddisfacente sulle quote di partecipazione
delle industrie nazionali alla produzione delle varie
parti del velivolo), il Ministro Martino prese quindi
l'iniziativa di proporre al governo l'uscita dell'Italia
dal progetto. Ma si scontrò col Ministro degli Esteri
Renato Ruggero. La querelle raggiunse toni molto
accesi e, per la prima volta in Italia, decisioni tecniche, come quella in argomento, vennero alla ribalta
sui giornali (talvolta in maniera troppo semplicistica
e quasi sempre preconcetta).
Infine passò la linea Martino, ma il travaglio e le
polemiche erano stati così forti che Ruggero rassegnò le dimissioni da Ministro degli Esteri.
Il primo volo dell'A400M, previsto per l'inizio del
2007, ha avuto luogo con oltre due anni di ritardo,
ma il progetto ha accumulato anche un sensibile
incremento dei costi di ricerca e sviluppo, passati,
secondo fonti ufficiali, da circa due miliardi di dollari a oltre cinque. Finora, come si evince dalla tabella,
sono stati raccolti ordini per 184 velivoli.
Nel frattempo, nell'ambito dell'Unione Europea è
nata la European Air Transport Fleet (EATF), gestita
direttamente dall'Agenzia Europea per la Difesa
(EDA), che disporrà di una capacità di trasporto
aereo strategico basata su assetti A400M, alle dipendenze del Comando Europeo del Trasporto Aereo
(EATC, European Air Transport Command, attualmente in avanzata fase di realizzazione).
In tal caso l'Italia concorrerà con i suoi C-130J e C27J e, all'occorrenza, potrà disporre di servizio di trasporto effettuato anche con A400M di un altro partner.
dell'Aeronautica Militare era basata su una linea
ridotta a soli dodici vecchi C-130H e a una quarantina di G.222 leggermente meno anziani, ma comunque obsoleti e afflitti fin dall'inizio del loro impiego
da alcune gravi limitazioni operative. A fine anni '90,
il governo aveva deciso di sostituire completamente
tale linea con ventidue nuovissimi Lockheed C-130J
Super Hercules (all'epoca erano in corso i voli test) ed
erano in atto trattative con Alenia per l'acquisto di
un certo numero di esemplari del C-27J, aggiornamento del G.222 decisamente migliorato, che condivide col C-130J i propulsori, l'avionica e parte degli
impianti di bordo.
Già in tale scenario, l'entrata dell'Italia in
Euroflag era di difficile comprensione, se non per
consentire alla nostra industria di intrattenere sempre maggiori legami con le consorelle europee. Ci si
dovette però rendere conto che le risorse economiche che il progetto richiedeva esorbitavano dalle
possibilità del magro bilancio della Difesa che, nel
decennio successivo avrebbe dovuto affrontare notevoli spese a sostegno di una formidabile ristrutturazione dell'Esercito Italiano (che da essenzialmente
stanziale, si stava trasformando in un novero di
reparti specializzati, altamente flessibili e proiettabili), il rinnovamento
di parte del naviglio per la Marina
Militare (tra cui spiccava l'acquisizione della nuova porta aeromobili
"Cavour" già in avanzata realizzazione), il totale rinnovamento della
Difesa Aerea (l'anzianissimo F-104
doveva assolutamente essere pensionato e il grave ritardo del programma Eurofighter richiedeva l'inserimento di una linea caccia "interinale" costituita dal sempreverde
F-16).
In tale situazione, partecipare
ad un progetto per l'acquisizione,
sia pure in soli dieci esemplari, di un
nuovo velivolo da trasporto militare, quando una delle poche componenti della Difesa appena ammodernate era proprio la linea da trasporto dell'Aeronautica Militare,
vide il Ministro della Difesa pro
Il moderno e funzionale
tempore, Antonio Martino, dichiacockpit dell’A400M
rarsi d'accordo con gli Stati
Maggiori nel considerarlo un vero e
9
IL NASTRO AZZURRO
IL DOVERE DELLA MEMORIA
Militari italiani
Friuli doveva passare sotto il dominio di Belgrado ..." e la
lettera al Presidente Bonomi, la lettera di don Pietro
Occelli parroco della chiesa di Cristo Re, pubblicata da “Il
Tempo” l'8 settembre 1973, dove denuncia la soppressione di venti e forse più Cappellani, da parte di "... abietti
compagni d'arme, disonore della clandestinità, partigiani
fattisi assassini …", le denuncie di Giampaolo Pansa ne "Il
sangue dei vinti" e tante altre cose. Ignorato il "Viaggio
nella Memoria" del Presidente Ciampi, che ha tentato di
mettere in giusta luce i meriti dei Militari ed i tantissimi
riconoscimenti, auspici e promesse, fatti da noti personaggi e dalle Autorità, in particolare durante la celebrazione del 50° Anniversario della Liberazione. Questi alcuni stralci dei tanti discorsi:
– Palmiro Togliatti (29 dicembre 1945 - congresso della
ricostruzione del PCI): "… ricorderemo in eterno i soldati e gli ufficiali inglesi, degli Stati Uniti, della
Francia, dell'Africa del sud, dell'Australia, del Brasile i
quali hanno lasciato la loro vita o versato il sangue
loro per liberare il suolo della nostra Patria. Il loro
nome vivrà nel cuore del nostro popolo …";
– Stefano Fabrizi, Sindaco di Corinaldo "… Nel ricordo
del dolore di ieri per le morti di quei giorni, oggi deve
essere riaffermata la volontà per un mondo di pace e
fratellanza. Questa deve essere la nostra battaglia
quotidiana affinché il futuro della nostra Nazione
non debba bagnarsi di sangue. ... Ora è legittimo sperare che queste manifestazioni perdano finalmente
quella ingessatura retorica che progressivamente - in
questi decenni - ha finito non solo per oscurare gli
ideali e le forze della Liberazione, ma impedito ai giovani una reale comprensione dei processi che essa
mise in moto nel vivo della società italiana. ... Non
sarà facile in questa occasione evitare la retorica celebrativa, le rimozioni, i facili umanismi, i discorsi ufficiali nei quali è solita comparire l'ambigua condanna
del totalitarismo di ogni colore che ha finito per rias-
S
ono lieto che "Il Nastro Azzurro" mi abbia offerto
l'opportunità di esprimere il mio pensiero sul dovere
della Memoria. Mi riferisco in particolare al periodo
1943-1945 della seconda guerra mondiale, che fu per
l'Italia particolarmente difficile.
Sono numerosi gli atti e i fatti posti in essere dalle
nostre Forze Armate, nel periodo compreso tra l'8 settembre 1943 e il 2 maggio 1945, totalmente ignorati
dalla storiografia ufficiale in base alla quale è stata diffusa, in tutti i settori ed in particolare nelle Scuole e nelle
Università, una versione di tali fatti non sempre corretta,
talvolta fuorviante, piena di colpevoli silenzi, omissioni e
anche manipolazioni, che finisce col condannare all'oblio
gli 87.000 Militari Caduti, i 530.000 Combattenti nei
Reparti Regolari delle FF.AA., gli 80.000 Militari
Combattenti nelle Formazioni partigiane, i 590.000 italiani presi Prigionieri dai nazisti per aver rifiutato la collaborazione,
la
Campagna
d'Italia
degli
Alleati ed i loro
Caduti venuti da
lontano
per
combattere e
morire per la
nostra Libertà.
Ignorati
il
triangolo della
morte, gli eccidi
della
Osoppo
(Porzus) e di
Codevigo (PD),
Morannino, gli
accordi
di
Togliatti
con
Kardely, "... il
Palmiro Togliatti
10
IL NASTRO AZZURRO
sorbire l'immagine della Resistenza. Lo sforzo, non
Principe Ereditario Umberto
facile da compiersi, in un contesto sociale così connoche, quale Luogotenente del
tato dalla perdita di memoria e di connessione col
Regno, comandava le forze itapassato e dalla reticenza della società adulta, compreliane sul nostro fronte. La sua
sa la famiglia e la scuola. Il grande impegno che tutti
potente ed attraente personai cittadini ora debbono attuare è sicuramente basato
lità, la sua padronanza dell'insulla riconciliazione. Qualsiasi steccato alzato ora è
tera situazione militare e politisolo per pura demagogia …"
ca erano davvero motivo di
– Alighiero Nuciari, Presidente del Consiglio Regionale
conforto, ed io ne trassi un
delle Marche "… Passaggi fondamentali nella storia
senso di fiducia più vivo di
della Repubblica come quello della Resistenza e della
quello che avevo provato
Guerra di Liberazione, che hanno segnato per il
durante il colloquio con gli
nostro Paese la riconquista della libertà e la nascita
uomini politici. ..."
della democrazia, non possono essere passati sotto
A guerra finita, il 14 settemsilenzio e vanno vissuti con orgoglio, senza retorica
bre 1945, il Ministro della
ma con solennità. … Va pure data testimonianza di
Guerra, on. Stefano Jacini, scrigratitudine verso quanti, con grande slancio e abneve al Principe di Piemonte: "...
gazione, hanno generosamente combattuto e sofferColgo con piacere questa occato o sono valorosamente caduti per il bene comune. È
sione per rimettere a V.A.R. il
importante trasmettere il loro messaggio, attualizdistintivo della vittoriosa
Silver Star
zandolo, per fare in modo che quei sacrifici non sono
Campagna di Liberazione
avvenuti invano. … il patrimonio ideale della
1943-1945 alla quale V.A.R. ha
Resistenza e della Guerra di Liberazione, deve costipartecipato
direttamente
insieme
al
Primo
tuire una preziosa guida nell'azione del presente …";
Raggruppamento Motorizzato, al Corpo Italiano di
– il "grazie" di Walter Vitali, Sindaco di Bologna, "… ad
Liberazione ed ai Gruppi di Combattimento. Le truppe
essi e all'esercito italiano, erede di questo slancio di
che hanno visto V.A.R. sulla linea di combattimento dal
orgoglio nazionale, vada l'abbraccio caloroso di una
Volturno a Bologna, saranno fiere di vederLa fregiarsi di
Bologna che non li dimenticherà mai. La nostra
questo umile segno, che ricorda l'opera da essi svolta per
Costituzione è un ode alla libertà. La stessa che ci porla rinascita della Patria ...".
tarono gli eserciti alleati, la stessa che ci hanno regaLa lettera conferma, con chiarezza, che il principe ha
lato i partigiani, la stessa che dobbiamo al rinato
partecipato a tutte le operazioni da Monte Lungo a
Esercito Italiano …".
Bologna ed oltre, ma di questo fatto, come di altri, non
L'elenco potrebbe continuare, ma sarebbe troppo
se ne parla mai.
lungo.
Per tutto quanto ho finora ricordato e per molto altro
Anche il trasferimento di Vittorio Emanuele III° e del
ancora, che per ovvie ragioni di spazio non posso qui
Governo legittimo a Brindisi, previsto da una delle clauriportare, è divenuto ormai indispensabile l'impegno di
sole dell'Armistizio, è stato poi definito una "fuga" da
tutti per recuperare la memoria storica sull'immenso
più parti, ancora oggi, addebitata personalmente al Re.
patrimonio dei valori derivanti dai fatti e dagli atti posti
Winston Churchill dichiarò a tal proposito alla Camera
in essere dalle nostre Forze Armate per liberare l'Italia dal
dei Comuni: "… Quelli che vogliono la scomparsa di
nazifascismo.
Vittorio Emanuele, sono superstiti dei partiti politici, nesÈ necessario prendere iniziative coraggiose e concresuno dei quali possiede il minimo titolo per governare né
te per ricordare che le Regie Forze Armate sono state le
per elezione né per diritto …" e "…
prime a prendere posizione contro i
il governo di Vittorio Emanuele è
nazisti, nonché rievocare tutte le
quello legittimo all'ordine del quale
azioni da esse effettuate durante la
le truppe, i marinai e gli aviatori
Resistenza e nella Guerra di
stanno combattendo al nostro fianLiberazione. Si tratta del Secondo
co ..."
Risorgimento Italiano!
Ignorati i riconoscimenti al
Secondo Longo (Un Popolo alla
Principe Umberto, compresa la promacchia) i Partigiani erano 130.000
posta del generale Clark, per il cone 150.000 secondo Togliatti
ferimento della "Silver Star", la pre(Consiglio dei Ministri notte 10-11
stigiosa decorazione al Valor
giugno 1946), mentre i Militari
Militare Americana, per aver voluto
erano più di 1.200.000. Eppure il
svolgere personalmente, il 7 dicemcontributo che una così imponente
bre 1943, la pericolosa ricognizione
massa umana diede è praticamente
aerea su Cassino e su Monte Lungo,
misconosciuto.
necessaria per acquisire informazioPer recuperare una corretta
ni di vitale importanza per l'azione
memoria del passato e non tradire il
del giorno successivo. Durante la
futuro, la soluzione dovrà essere
ricognizione, che durò più di venti
trovata nella presenza, oggi inspieminuti, il velivolo fu fatto segno da
gabilmente non prevista, di rappreun nutrito fuoco di artiglieria consentanti delle Forze Armate in tutte
traerea. La decorazione non fu conle organizzazioni culturali e sociali
cessa per mero opportunismo politiche si occupano di quelle vicende, a
co.
cominciare dal Comitato del Museo
Winston Churchill, nella sua
Storico della Liberazione di Via
Il Presidente Ciampi
opera
"La
Seconda
Guerra
Tasso "Santuario della Resistenza
a El Alamein
Mondiale", scrive: "... Incontrai il
Romana" dal quale, assurdamente,
11
IL NASTRO AZZURRO
sono stati esclusi i rappresentanti
dei Reparti Militari artefici della
difesa di Roma (quando si combatteva a Porta San Paolo le formazioni partigiane non esistevano ancora - ndr).
È ormai necessario far piena
luce sull'impegno e sul tributo di
sangue e di gloria e sul ruolo svolto dalle nostre Forze Armate e da
quelle Alleate per la conquista
della Libertà e della Democrazia.
Ognuno di noi, Combattenti
della Guerra di Liberazione, ha
qualcosa da raccontare per ricostruire il mosaico della storia,
tenendo ben presente il discorso
del Sindaco di Filottrano (10 luglio
1994, 50° della liberazione della
Cittadina da parte del CIL):
"…dobbiamo avere il coraggio di
affermare e testimoniare che
anche nella Guerra di Liberazione
c'è stata una manipolazione,
costante e preconcetta, dei fatti
per minimizzare le gesta dei
Militari ed esaltare quelli dei
Partigiani. Non dobbiamo e non
vogliamo alimentare rancori, ma
dobbiamo dire la verità, anche se
queste verità daranno luogo a
polemiche ...".
I giovani hanno il diritto di
conoscere la verità. A noi il dovere di testimoniarla.
È assurdo continuare a seminare odio e contrapposizione tra vincitori e vinti, dimenticando come la riconciliazione tra i combattenti dell'ultimo conflitto mondiale
è stata celebrata a Cassino, in occasione del 50°
Anniversario di quella battaglia. I Combattenti di allora
sono tornati in quel lembo di terra non come portatori di
morte, ma profeti di pace, per testimoniare la loro avversione alla guerra e per gridare al mondo il loro anelito di
fratellanza e di amore. Accomunati dalla commozione,
vincitori e vinti, di quella che è ritenuta una delle stagioni più dure della seconda guerra mondiale, hanno pregato e pianto insieme, onorando tutti i Caduti. "Mai più
guerre" hanno detto. Il generale Clark, nel suo messaggio, ha affermato: "… è giunto il momento per i Veterani
di tutti i Paesi di riprendere la lunga via del ritorno e
ritrovarci, questa volta, in amicizia con spirito di riconciliazione … ed esprimere il comune desiderio di non voler
risolvere mai più le nostre divergenze su un campo di battaglia ma solo col dialogo. Con questo incontro, tutti
insieme, vogliamo cancellare gli odi del passato e guardare al futuro di pace per noi e per i nostri figli …".
Considerato che l'Europa, nel cui ambito scoppiò la
guerra, oggi è una realtà, l'Italia non può più dilazionare
la riconciliazione, realizzata persino dalla Croazia.
L'Unione Europea potrebbe organizzare, l'8 maggio di
ogni anno (anniversario della fine della Guerra in
Europa), una manifestazione in tutte le Nazioni, coll'accensione di un falò nelle capitali per ricordare e far ricordare quei tragici eventi e onorare tutti i Caduti.
Per chiudere in bellezza il nostro Parlamento avrebbe
il dovere di approvare senza ulteriori indugi la legge sulla
concessione della Onorificenza di "Cavalieri del
Tricolore", come previsto dalle proposte, presentate nella
XIII legislatura, dal senatore Manfredi e dall'on.
Giannattasio, rinnovate nelle successive legislature, e ancora in
attesa di discussione.
Noi Combattenti della Guerra
di Liberazione dobbiamo dire, con
chiarezza e senza possibilità di
equivoci, che l'Associazione
Nazionale Partigiani d'Italia
(ANPI) non può continuare ad
essere l'unica associazione nazionale che si attribuisce "... il compito della tutela materiale e morale
della Resistenza, e anzitutto di
custodire la memoria storica e collettiva di quei valori da tramandare alle generazioni giovani ..." in
quanto ciò contrasta con la realtà
dei fatti. Non è più possibile esaltare solo il Partigiano liberatore,
senza un cenno alle nostre Forze
Armate ed a quelle Alleate. Tutti
concorsero
insieme
alla
Liberazione della Patria.
Sarebbe bene continuare nella
strada aperta da Michele Placido,
che ha realizzato per la RAI la fiction "Il Sangue dei Vinti" tratta
dall'omonimo libro di Giampaolo
Pansa, con la realizzazione, da
parte, oltre che della RAI, anche di
altre reti televisive nazionali, di filmati che mettano in evidenza gli
atti e i fatti posti in essere dalle
nostre Forze Armate dall'8 settembre 1943 al 2 maggio 1945. Il
generale Enrico Boscardi, che ha coordinato più di trenta
convegni sul tema e ne ha fatto stampare gli atti, potrebbe fornire un notevole e prezioso contributo di idee e
materiali.
Sia chiaro, nessuno vuole sminuire il contributo ed i
meriti dei Partigiani ma è necessario "dare a Cesare quel
che è di Cesare": non sono stati i soli a combattere la
Guerra
di
Liberazione.
Per stimolare i
giovani a calarsi nel
passato, interrogarsi, analizzare ed
approfondire i fatti,
gli atti e anche le
atrocità (commesse
non solo da parte
nazifascista), con
coerenza e rigore,
un buon metodo
sarebbe quello di
indire concorsi nelle
scuole e nelle università con la consegna di borse di studio.
Occorre anche
che si dia alle Forze
Armate il ruolo e il
riconoscimento di
cui godono in tutte
le
nazioni
del
mondo e che l'inUmberto II
credibile avversione
12
IL NASTRO AZZURRO
Il Governo, mentre ha inserito l'UNUCI nell'elenco
degli Enti inutili, benedice e sostiene, con adeguate assegnazioni di fondi, locali e personale, le quattro
Fondazioni Partigiane, che continuano a svolgere una
campagna antiamericana, sebbene, com'è noto, gli
Americani durante la Campagna d'Italia sono stati molto
generosi nel lancio oltre le linee di viveri, armamenti,
munizioni e soldi, sono intervenuti per concedere la
M.O.V.M. ad Arrigo Boldrini - Bulow -, "mitico eroe partigiano", e hanno negato a Umberto di Savoia la "Silver
Star" proposta per lui dal generale Clark. Per non dimenticare gli aiuti concessi a guerra finita per la ricostruzione
e la rinascita della Nazione, a cominciare dal piano
Marshall, a fronte delle opposte pretese di Mosca per
danni di guerra.
Infine, lo Stato non sostiene adeguatamente le
Associazioni d'Arma e Combattentistiche, rendendo problematica la loro sopravivenza, mentre manda i militari a
ripulire Napoli dall'immondizia.
Sarebbero auspicabili maggiore rispetto e più considerazione per le Forze Armate e le loro Associazioni, a
cominciare dall'UNUCI, che, non solo deve vivere, ma
deve godere di adeguati contributi per poter divulgare,
unitamente alle altre Associazioni, la Memoria, con il
libero accesso nelle Scuole e nelle Università, ove poter
raccontare la verità storica sul contributo dato dai militari nella Resistenza, nella Guerra di Liberazione, in occasione delle pubbliche calamità e nelle odierne missioni all'estero, riannodando i fili del passato col presente al fine di
realizzare la Riconciliazione.
Il continuo richiamo all'antifascismo non come valore,
ma come contrapposizione, i continui, talvolta davvero
assurdi, ostacoli frapposti al percorso che potrebbe portare rapidamente alla vera Riconciliazione, ci impongono
una profonda riflessione sull'origine dell'odierna spaccatura sociale e politica presente in Italia.
I chicchi del grano morendo producono frutti.
Aspettiamo fiduciosi che il sacrificio di tante giovani vite
produca buoni frutti, cioè il riconoscimento della verità
storica sulla Liberazione, la fine delle contrapposizioni e
della semina dell'odio ed una politica onesta e rigorosa al
servizio della collettività.
Soldato americano festeggiato come liberatore
politica nei loro riguardi abbia finalmente un termine. I
fatti elencati di seguito (e sono solo alcuni) dimostrano
che, nonostante roboanti affermazioni talvolta pronunciate in ben determinate occasioni, siamo ancora ben lontani dal raggiungere quanto sopra auspicato:
– il ministro della Difesa pro tempore Parisi, alla
Cerimonia del Memorial Day del 2006, al Cimitero di
Guerra Americano di Nettuno, ha nominato solo i
Partigiani, senza alcun cenno al ruolo svolto dalle
nostre Forze Armate nella Resistenza e nella Guerra di
Liberazione e ha ignorato il Medagliere
dell'ANCFARGL ed i Veterani della Guerra di
Liberazione presenti alla Cerimonia, allibiti e sconcertati;
– l'on. Fausto Bertinotti, nel suo discorso di insediamento alla Presidenza della Camera, ha elogiato i
Partigiani Liberatori, ignorando il contributo delle
Forze Armate;
– l'on. Taviani, in un suo libro, definisce i Caduti di
Cefalonia (oltre cinquemila militari della Divisione
Acqui - ndr) "Partigiani Caduti all'estero";
– l'ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro,
il 19 settembre 2005, nel Salone della Giunta
Comunale della Città di Cuneo, ha benedetto, con la
"Lezione dal Paese dell'8 settembre 1943 al Paese
dell'8 settembre 2005" il Comitato, per la richiesta
della "Proclamazione dell'8 settembre: giornata
nazionale della rinascita dell'Italia libera e democratica". Di tale comitato fanno parte solo le Associazioni
Partigiane e collaterali, con la totale esclusione dei
rappresentanti delle Unità Militari che, per prime, si
sono opposte ai nazisti e di quelle che hanno partecipato alla Resistenza ed alla Guerra di Liberazione.
Giuseppe Valencich
(Purtroppo, il generale Giuseppe Valencich ci ha lasciato
prima di vedere pubblicato questo suo interessante contributo su “Il Nastro Azzurro”. La Presidenza ringrazia
per la preziosa collaborazione e rinnova le più sentite
condoglianze alla famiglia Valencich)
Striscione inneggiante alla Resistenza
partigiana e all’antimperialismo (USA?)
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IL NASTRO AZZURRO
CURIOSITÀ STORICHE
LA PREGHIERA DEL MARINAIO HA ORIGINI BRESCIANE
T
utte le sere, all'ammaina bandiera, al tramonto, il più giovane ufficiale di ogni
nave della Marina Militare Italiana, con tutto il personale di bordo schierato sulla
tolda, recita la "Preghiera del Marinaio":
A Te, o grande eterno Iddio,
Signore del cielo e dell'abisso,
cui obbediscono i venti e le onde, noi,
uomini di mare e di guerra, Ufficiali e Marinai d'Italia,
da questa sacra nave armata della Patria leviamo i cuori.
Salva ed esalta, nella Tua fede, o gran Dio, la nostra Nazione.
Dà giusta gloria e potenza alla nostra bandiera,
comanda che la tempesta ed i flutti servano a lei;
poni sul nemico il terrore di lei;
fa che per sempre la cingano in difesa petti di ferro,
più forti del ferro che cinge questa nave,
a lei per sempre dona vittoria.
Benedici, o Signore, le nostre case lontane, le care genti.
Benedici nella cadente notte il riposo del popolo,
benedici noi che, per esso, vegliamo in armi sul mare.
Benedici!
Questa breve ma sentita cerimonia si ripete dal lontano 23 febbraio 1902 quando il
capitano di vascello Giambattista Viotti, comandante dell'incrociatore corazzato
"Giuseppe Garibaldi", lesse al suo equipaggio la "Preghiera del Marinaio" scritta su uno
speciale stendardo creato per l'occasione dalla Marchesa Eleonora Pallavicini.
Ebbene questa Preghiera, che da allora ha subito poche correzioni, venne composta
da un alto prelato bresciano Mons. Geremia Bonomelli, che nei 1902 era vescovo di
Cremona. Fu la stessa marchesa Pallavicini, donna di elevate virtù e benefattrice che,
intrattenendo rapporti epistolari con l'alto prelato bresciano, gli inviò una lettera datata 2 gennaio 1902, sollecitandolo a comporre una preghiera riguardante la Regia
Marina Militare Italiana.
Colpito e stupito da questa singolare richiesta. Mons. Geremia Bonomelli si mise subito al lavoro mettendo in pratica quella che era sempre stata la sua aspirazione di avvicinare la Chiesa Cattolica al patriottismo italiano in un momento di profonda divisione
politica e sociale.
Per rendere questa preghiera più incisiva dal punto di vista poetico, il Vescovo di
Cremona si rivolse al senatore Antonio Fogazzaro, noto romanziere dell'epoca, dicendogli che non era sufficiente un testo spirituale e religioso come lui stesso aveva già preparato, ma ci voleva anche un contenuto patriottico.
Fogazzaro accolse subito questa forma di collaborazione, suggerendo al vescovo bresciano il titolo della preghiera che era "Preghiera vespertina per gli equipaggi delle navi
da guerra". Il titolo venne poi leggermente modificato dal monsignore, ma la preghiera era cosa fatta ed il 23 febbraio, ufficialmente, entrò a far parte delle cerimonie della
Marina Militare Italiana.
Sandro Albertini
Federazione Provinciale di Brescia
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IL NASTRO AZZURRO
GIOVANNI GENTILE
I
l 15a aprile 2010 ricorre il 66° anniversario dell'uccisione del più grande filosofo
che l'Italia moderna abbia avuto,
Giovanni Gentile, caduto sessantanovenne
in un agguato in Firenze davanti alla sua
abitazione di Villa Mottalto. Ritornava dal
suo ufficio di presidenza dell'Accademia
d'Italia in Palazzo Serristori. L'Accademia si
era trasferita a Firenze in seguito all'arrivo
a Roma degli Anglo Americani. Quel giorno
il gappista Bruno Fanciullacci in bicicletta,
uccideva con altri tre a pistolettate il filosofo.
Il figlio di Gentile, recatosi in Prefettura,
a nome della madre e dei fratelli pregava di
desistere da qualsiasi rappresaglia, per
rispettare le idee del padre, che deplorava
la tragica inutilità del ripetersi indefinito di
una crudele successione di rappresaglie.
Il filosofo Gentile riceveva solenni onoranze in Santa Croce, è la fu sepolto tra gli
spiriti magni della Nazione nella cappella a
sinistra dell'Altare maggiore, sotto la lastra
di marmo che porta il suo nome.
In questi 66 anni nessuno ha osato
rimuovere i resti mortali del filosofo dalla
sua tomba d'onore, forse per un rispetto
alla sacralità di Santa Croce, o forse per un
rimorso storico per quel delitto della guerra civile, che tolse la vita all'anziano professore, ma non lo sbalzò dallo stallo che
aveva nella storia della Filosofia.
Ministro riformatore della scuola, costruttore di quell'autentico monumento alla cultura
che è l'Enciclopedia Treccani, il filosofo Gentile
non occupava un posto di comando tale da giustificare la sua uccisione.
Era il Presidente dell'Accademia d'Italia, un
consesso di uomini armati soltanto di alto sapere. Di lui è rimasta famosa l'orazione su
Giovanni Battista Vico nel 200° anniversario
della morte; nella rievocazione, il 19 marzo
1944, il filosofo disse in chiusura del discorso:
"Per questa Italia noi ormai vecchi siamo vissuti. Di essa abbiamo parlalo ai giovani accertandoli che essa è sempre stata nelle menti e nei
cuori ed è immortale, per essa se occorre
vogliamo morire, perché senza di essa non
sapremo che farci dei rottami del miserabile
naufragio". Si avvicinava l'apoteosi di Santa
Croce nella fraterna solidarietà degli altri
Immortali che lo attendevano, nel trapassare
dal tumulto terreno al regno dello spirito dove
Dio solo è giudice.
L'Accademia d'Italia, alta distinzione per la
nostra Patria, varata dal Consiglio dei Ministri il
25 marzo 1926, è stata abrogata da questa
repubblica.
Oggi l'Italia è l'unica Nazione a non avere
più un'Accademia. L'uccisione del filosofo resta
un pesante discredito per il popolo italiano, la
grandezza della vittima ha reso ancora più
nefasto il delitto, il suo sacrificio potrà un giorno servire a dare alla storia la misura della,
cecità in cui l'odio aveva fatto cadere una parte
degli Italiani. Il filosofo Gentile operò fortemente sul terreno della realtà, della logica e
della fatalità storica italiana, soffrì e combatté
per difendere la civiltà classica e cattolica
dell'Italia.
Roberto Stocchi
(Sindaco della Federazione di Roma)
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IL NASTRO AZZURRO
A BERGAMO UNA STELE RICORDA I CADUTI
DELLA DIVISIONE "LEGNANO" NELLA GUERRA
DI LIBERAZIONE
te della "Legnano", il Ten. Col. Edoardo
Cristofari, promotore, finanziatore ed anima
dell'iniziativa, ha pronunciato un appassionato
ed applaudito intervento:
"Appartengo alla generazione dei ragazzi
costretti a trovare una nuova Patria nella seconda guerra mondiale. Il grandioso cammino percorso dal "Legnano", a cui ho appartenuto sin
dal 2 febbraio 1943, la sua palingenesi storica
conclusiva della cronaca degli avvenimenti, così
poco conosciuti dagli italiani, dal tempo della
"rivolta ideale" dell'8 settembre 1943 al tragico"esame " di Montelungo con le battaglie
dell'8 e 16 dicembre, alla risalita adriatica dopo
gli scontri sulle Mainarde, a Filottrano e Jesi,
all'intervento risolutivo dei Gruppi di
Combattimento, fino alla luce del trionfale 21
aprile 1945 con la liberazione di Bologna, abbiamo potuto trarre motivo di conforto e certezza
nell'avvenire della Nazione, che valorizzano e
confermano l'assunto iniziale, riaffermando con
la presente testimonianza, che riconduce inconfutabilmente al 67° e 68° Fanteria Legnano ed al
LIO Battaglione Bersaglieri, Allievi Ufficiali di
complemento, l'essenza dell'onore che spetta
agli antesignani di una alta idealità, di passare
ai posteri per aver scritto, per la loro leggendaria illuminazione, la più bella pagina della storia
dell'Italia moderna.
"Gloria a quei ragazzi protagonisti, Legione
Sacra, che ergendosi indomita sulle ceneri di un
mondo in rovina, mai hanno disperato, sempre
hanno creduto nell'eternità della Patria." Ed a
loro in particolare che dedico questo momento,
impegno assunto l'8 dicembre ed a loro, quando
ho visto scendere dalle prime balze di
Montelungo i miei amici, insanguinati e laceri e
quando non ho più visto altri rimasti nel campo
di battaglia stesi in abbandono all'alito della
Bergamo Alta - Stele commemorativa dei Caduti
morte.
della Divisione “Legnano”
Oggi, noi ultimi reduci del Gruppo di
Combattimento "Legnano" a cui abbiamo
Bergamo Città Alta, una bellissima stele ricordonato i nostri vent'anni, per tutta la Guerra di
do (peso 12 quintali, altezza 3 metri larghezLiberazione, siamo oltremodo fieri ed orgogliosi di
za 2), opera del pittore e scultore bergamasco
aver realizzato un Monumento ai Caduti della
Bruno Visini, è dedicata ai caduti della Divisione
nostra Divisione e della Guerra di Liberazione 1943Legnano. Sul pannello posteriore sono riportate le
1945. Dopo 64 anni anch'io mi posso liberare dai
cifre dei Caduti e dei Deportati con una citazione
traumi psicologici dettati dalla storia, ma tremendaparticolare per le tre Medaglie d'Oro al Valor
mente sofferti, ora posso vivere il resto della vita in
Militare ber-gamasche: Giuseppe Riccardi di Gorno,
completa serenità.
Giuseppe Nembrini di Grumello del Monte e Mario
Un particolare ringraziamento al Sindaco di
Glores.
Bergamo, avvocato Bruni, che dopo aver accettato e
In occasione della cerimonia di inaugurazione
rinforzato il Museo Storico della Città con i cimeli
della stele, avvenuta il 30 aprile 2007, alla presenza
storici della "Legnano" ha esaudito il nostro grande
di numerose autorità civili, militari e militari, tra cui
ed ultimo desiderio: lasciare ai giovani di oggi ed a
il generale Pietro Poscia, che fu l'ultimo comandanquelli delle future generazioni i ricordi della marcia
A
16
IL NASTRO AZZURRO
storia di noi suoi figli storia dell'Italia ritornata libera e democratica."
Il monumento è costato 36.000 euro, una cifra
importante per la sezione di Bergamo della
"Associazione Nazionale Combattenti della Guerra
di Liberazione". Nei travagli passati per poter acquisire la stele è emersa tutta la passione del Presidente
Cristofari che è riuscito non solo a finanziare adeguatamente l'opera, ma anche a raccogliere ulteriori fondi per la pubblicazione di un volume di memorie dei sopravissuti della Divisione "Legnano".
trionfale della nostra Divisione, che con altre cinque
consorelle, ha percorso, cobelligeranti con gli angloamericani, tutta la penisola dal sud al nord per ridare all'Italia libertà e democrazia. Grazie ancora a Lei,
Signor Sindaco, perché oggi si è eternata nel bronzo
di questo monumento la vera storia di quel periodo
1943-1945 che si è conclusa proprio qui a Bergamo il
30 aprile 1945. Grazie a tutti quelli che hanno dato
una mano per realizzare questo grande evento storico, grazie a tutti i miei collaboratori e grazie infine
a voi tutti che avete accolto il mio invito a questa
cerimonia. Ecco, così il Legnano è diventato storia,
(DA “L’ECO DI BERGAMO” DI DOMENICA 17 MAGGIO 2009)
UN SAGGIO SULLA RESISTENZA DEGLI ITALIANI
IN DONO AGLI STUDENTI DELLE SUPERIORI
Sono migliaia le
copie del saggio "La
Resistenza degli italiani" che in questi giorni
sono in distribuzione
nelle scuole medie superiori di città e provincia per iniziativa dell'Ufficio scolastico provinciale e della sezione
b e r g a m a s c a
dell'Associazione
Nazionale Combattenti
nella
Guerra
di
Liberazione. "Grazie a
un accordo fatto con il
dirigente Luigi Roffia e
con il patrocinio delle
Amministrazioni provinciali e comunali - spiega
il colonnello Edoardo
Cristofari, fondatore e
presidente della sezione
bergamasca
dell'
A s s o c i a z i o n e
Combattenti guerra di
Liberazione (nella foto all'inaugurazione del monumento in Rocca) - abbiamo iniziato la distribuzione
gratuita nelle scuole superiori, in particolare nelle classi quinte, di questo prezioso libretto scritto da
Alberto Zignani ed edito da "La rivista militare", che ripercorre le drammatiche vicende degli ultimi due
anni della Seconda Guerra mondiale, con particolare riferimento ai fatti italiani dopo 1'8 settembre
1943". "La prospettiva adottata dal testo - scrive Luigi Roffia in una circolare inviata a tutti i dirigenti scolastici degli istituti di secondo grado per illustrare l'iniziativa - è di focalizzare il ruolo delle Forze Armate
a sostegno della Resistenza, nel ricordo dei militari che per, la Liberazione hanno combattuto e sacrificato la vita, e delle centinaia di migliaia di militari italiani deportati nei campi di concentramento nazisti".
La distribuzione del saggio nelle scuole superiori intende portare un contributo alla ricerca storiografica
sui fatti relativi all'opposizione al nazifascismo dopo 1'8 settembre e proporre all'attenzione degli studenti i valori della pace, della libertà e della cittadinanza.
R. V.
17
IL NASTRO AZZURRO
I MILLE DI GARIBALDI
fratelli Bandiera e di Carlo Pisacane nel
Mezzogiorno o al triste esito dei moti insurrezionali
colà scoppiati dal 1820 in poi (l'ultimo in ordine di
tempo esploso a Palermo il 4 aprile 1860), tutti
repressi con violenza. Ecco invece il successo di
Calatafimi, la presa di Palermo e le vittorie di
Milazzo e al Volturno all'interno di un ciclo di operazioni militari che videro Garibaldi e i suoi volontari battere un esercito professionale, superiore per
effettivi, armi e mezzi, che doveva solo difendersi,
avvantaggiato in questo da un territorio aspro e
privo di vie di comunicazione interne. Il Nizzardo si
rifece a una collaudata tecnica difensiva-controffensiva, attuata grazie alla rigida disciplina imposta ai
suoi Turr, Bixio, Medici, Cosenz, Pallavicino, Sirtori,
Missori e alle sue "camicie rosse", e al suo personale
carisma e sprezzo del pericolo che lo portava a combattere in prima fila a rischio della vita. Lasciata così
Marsala e assunta a Salemi la "dittatura" in nome di
Vittorio Emanuele II "Re d'Italia", il 15 maggio a
Calatafimi incontra i reparti borbonici: i Mille dopo
avere retto all'attacco iniziale dei "regii", scesi nell'avvallamento che divideva le due postazioni avversarie, situate ciascuna su un collina, anche grazie a
un manipolo di riserva, contrattaccano e li sbaragliano costringendoli a rifugiarsi nel castello di Alcamo.
L'effetto di questo primo successo è tanto dirompente che i borbonici sono costretti a ritirarsi verso
Palermo fra le campagne in rivolta. Riunitosi a
Misilmeri con le squadre di volontari siciliani di La
Masa e di Rosolino Pilo (il generoso patriota siciliano caduto in uno scontro il 21 maggio), Garibaldi
con una manovra diversiva divide il nemico, che
invia quattro dei suoi migliori battaglioni al comando del col. von Mechel a inseguire la "colonna"
Orsini (salmerie e pochi militari) in marcia verso
Corleone. Con l'alto comando borbonico convinto di
essersi liberato di lui, Garibaldi la notte del 26 maggio si presenta davanti a Palermo a Porta Termini e
dopo un violentissimo scontro al ponte
dell'Ammiraglio (cade Tukory e rimangono gravemente feriti Cairoli e Carini) il 27 entra in città e
installa il suo quartier generale al Palazzo
Municipale. Palermo insorge e i combattimenti contro i 20.000 borbonici di presidio si frantumano fra
le vie e le piazze irte di barricate, mentre la flotta
napoletana e il forte di Castellammare la sottopongono a un feroce bombardamento, che causerà oltre
600 vittime fra i civili. I borbonici, scacciati da tutti i
loro capisaldi, il 31 maggio chiedono una tregua e il
6 giugno capitolano con il permesso di allontanarsi
via mare. La caduta di Palermo è senza precedenti e
tutta la stampa italiana ed europea (persino l'autorevole "Revue des Deux Mondes") tesse le lodi del
"dittatore".
Il nemico, arroccatosi nella zona di Messina, cerca
di fermare i garibaldini, ora aumentati per l'arrivo
dei volontari di Medici, a Milazzo: situata a sud di
L'
11 maggio 1860 con lo sbarco a Marsala iniziava l'epopea dei Mille di Giuseppe
Garibaldi, che si concluderà il 26 ottobre successivo quando l'"Eroe dei due mondi" consegnerà
simbolicamente presso Teano a Vittorio Emanuele II
il Mezzogiorno d'Italia.
Tante e diverse le interpretazioni di quegli eventi, che impressero un'accellerazione inaspettata al
Giuseppe Garibaldi
processo unitario nazionale dopo l'apparente stasi
seguita all'armistizio di Villafranca del luglio 1859.
Cosa fu l'impresa dei Mille al di là dell'oleografia
risorgimentale? Il frutto di un'alchimia politica fra
"moderati" e "democratici", di un compromesso fra
"guerra règia" e movimento "popolare" o di accordi diplomatici fra Francia e Inghilterra da un lato e
Piemonte dall'altro? Forse! Ma fu anche e soprattutto l'esempio di una brillante conduzione strategica
di forze numericamente inferiori, ma assai motivate,
e di eccezionali risoluzioni tattiche che seppero aver
ragione di ostacoli naturali e carenze logistiche, il
tutto riconducibile alle capacità militari di Garibaldi,
già sperimentate in America Latina, nella difesa
della Repubblica Romana del 1849 e nella campagna
con i "Cacciatori delle Alpi" del 1859 (per la quale
Vittorio Emanuele II gli conferirà la medaglia d'oro
al valor militare).
Nessuno, infatti, poteva prevedere il successo dei
Mille se si pensava ai fallimenti delle spedizioni dei
18
IL NASTRO AZZURRO
ma sull'ala destra a Maddaloni l'attacco di von
Mechel, proveniente dall'alto Volturno, è infranto
da Bixio e il colonnello svizzero ripiega. Con una
decisione coraggiosa Garibaldi preleva da Caserta
3.000 uomini di riserva e ne invia metà a S.Angelo,
dove i "regii" stanno sfondando e l'altra metà verso
Capua per tagliare le comunicazioni nemiche con la
base di partenza. Dopo 10 ore di combattimento
l'arrivo di queste truppe fresche costringe i borbonici a ripiegare. Il 2 ottobre una colonna di 2.500 soldati, che era riuscita a passare le linee fra Telese e
Caiazzo e a minacciare Caserta alle spalle dello
schieramento garibaldino, viene circondata e si
arrende. La battaglia del Volturno è vinta: i garibaldini lamentano quasi 2.000 perdite fra caduti, feriti
e prigionieri a fronte delle 1.300 dei borbonici, la cui
unica possibilità è ormai quella di rinchiudersi a
Gaeta.
"Nella prima (e ultima) battaglia campale della
guerra, l'unica in cui dalle due parti sono stati schierati migliaia di uomini, Garibaldi ha padroneggiato
la situazione meglio dell'avversario. Non è un teorico dell'arte militare…ma ha idee chiare sulla possibilità di impiego delle forze disponibili e sugli obbiettivi che può prefiggersi. Sul Volturno ha manovrato
con sagacia i reparti, ha combattuto in prima fila nei
momenti difficili, come a Calatafimi e a Milazzo;
contemporaneamente ha avuto la visione generale
della situazione, nelle successive fasi e nella frammentazione degli scontri, e quindi ha utilizzato le
riserve al momento favorevole" (A. Scirocco,
Giuseppe Garibaldi, Laterza, 2001, pag. 264).
L'impresa dei Mille giunge così al termine: l'assedio di Gaeta, ultimo baluardo borbonico, sarà compito dell'armata piemontese. Ma Garibaldi e i suoi
uomini scriveranno ancora un'altra pagina di eroismo e di abnegazione quando saranno costretti di li
a poco a ritirarsi in buon ordine dinanzi alla "ragion
di Stato", che esigeva la "normalizzazione" della
situazione dinanzi all'Europa.
una stretta penisola, ha fra il centro abitato e il promontorio un castello con una guarnigione di 1000
uomini e 40 cannoni. A incrementarne le difese è
giunto il colonnello Bosco con 2.500 "cacciatori" di
linea, uno squadrone dei "Lancieri Due Sicilie" e una
batteria da campagna, favorito da un terreno frastagliato di fabbricati e muri, propizio a chi deve difendersi e ostile a chi deve attaccare. Il 20 luglio inizia
lo scontro, che dura dieci ore sotto il cocente sole
siciliano ed è senza quartiere. I garibaldini (che conteranno alla fine 800 caduti fra morti e feriti contro
i 150 dei borbonici) sono impegnati in una serie di
assalti sotto il fuoco dei cannoni nemici, che vengono presi e perduti, e di ripetute cariche di cavalleria:
ad un certo momento lo stesso Garibaldi sta per soccombere quando viene salvato da Giuseppe Missori
e Vincenzo Statella (l'episodio sarà ricordato da
Abba, da Bandi, da Dumas…). Alla fine grazie al
piroscafo "Tukory" (l'ex borbonica "Veloce" rifugiatasi a Palermo), che dal mare tira a mitraglia sull'ala
destra dello schieramento nemico neutralizzandola,
la pressione dei garibaldini sulla sua ala sinistra riesce a scompaginare le linee difensive dei borbonici,
costretti a ritirarsi nel castello e il 24 luglio si arrendono. Il 21 si arrende il presidio di Messina e il 1 agosto quelli di Augusta e Siracusa.
La Sicilia è ormai tutta libera: il 18 agosto partendo da Giardini (vicino Taormina), anzicchè da
Messina, Garibaldi elude la flotta napoletana e sbarca con 3.500 uomini a sud di Reggio Calabria: ancora una volta il comando borbonico, che si aspettava
i garibaldini a Villa San Giovanni, va in crisi, Reggio
viene espugnata e l'esercito comincia a sbandarsi
anche per l'atteggiamento rinunciatario dei suoi
capi. Dopo un'ammutinamento di 30.000 militari a
Soveria Mannelli il 30 agosto e poi a Padula, l'insurrezione delle Calabria, di Potenza e di Bari,
Francesco II il 5 settembre lascia Napoli per trincerarsi con i reparti rimastigli fedeli fra Capua e Gaeta.
Due giorni dopo, Garibaldi entra nell'antica capitale
accolto da una popolazione in festa.
Ma l'armata borbonica, forte ancora di 50.000
uomini perfettamente equipaggiati anche in
ragione di alcune improvvide manovre di Turr,
riesce a riconquistare Caiazzo, importante centro abitato al di là del fiume Volturno. Garibaldi,
che ha posto il suo quartier generale a Caserta
di fronte alla città fortificata di Capua, la base
più avanzata del nemico, schiera i suoi ormai
20.000 volontari su un fronte a forma di arco
che va da Santa Maria Capua Vetere a
Maddaloni: l'inferiorità numerica e la scarsità di
artiglieria lo costringono a subire l'offensiva
borbonica, che si scatena il 1 ottobre. L'esercito
di Francesco II , uscito di notte da Capua, dà battaglia su tutto il fronte e varca in più punti il
Volturno: le difese garibaldine reggono con
forti perdite fra Santa Maria e S.Angelo in
Formis e il "dittatore", che sta spostandosi verso
questa località da Caserta, è quasi travolto da
una pattuglia nemica e si salva in extremis. La
pressione dei borbonici dura per tutto il giorno,
Avv. Francesco Atanasio
(Presidente della Federazione di Siracusa)
Battaglia di Palermo
19
IL NASTRO AZZURRO
MONS. ENELIO FRANZONI
lager di Tambov a quelli di Krinowaia, di
Michurinsckj, di Suzdal, soffrendo la fame, il freddo, ammalandosi di tifo petecchiale, lavorando da
deportato e rischiando la vita per poter celebrare
nascostamente la Messa o recitare il rosario per i
suoi compagni di sventura. È stato, insieme a don
Brevi, don Mazzoni e don Oberto, uno dei quattro
cappellani decorati di Medaglia d'Oro al Valor
Militare, ma solo lui e don Brevi sono tornati: gli
altri appartengono alla schiera dei cinquantadue
cappellani militari caduti in Russia, di cui diciannove morti nei lager. Ha raccontato don Franzoni: "I
nostri martiri di prigionia non hanno avuto nemmeno il conforto di un palmo di terra a loro destinato. Durante l'epidemia del tifo i nostri morti
venivano portati in una camera buia, lasciati nudi
l'uno sull'altro. Quando calava la notte venivano
caricati su uno slittone e... gettati in una fossa
ons. Enelio Franzoni è nato a San Giorgio in
comune, coperti di un velo di terra". Lui pronunciava
Piano (BO) ed è stato ordinato sacerdote il 28
per quelle vittime una preghiera che non doveva essemarzo 1936. Nel 1941 venne inviato in Russia
re udita. La mattina nel campo passava una ragazza e
(C.S.I.R.) come tenente cappellano della "Pasubio" sul
chiedeva "Skolte Kaputt?". Ossia: quanti morti? Era per
Don. Medaglia d'Oro al Valor Miliotare, classe 1913, è
il calcolo delle razioni, una in meno per ogni morto
stato uno degli eroi di quella tragica epopea dei nostri
nella notte. Franzoni mostrava i cadaveri e diceva che
soldati in Russia. Un eroe della Croce e della carità cridormivano, così i vivi potevano mangiare la loro porstiana che, il 16 dicembre 1942 quando si scatenò l'ofzione.
fensiva sovietica, rimase volontariamente con i soldati
Il cognato di Togliatti, Robotti, si rammaricava che
accerchiati nel caposaldo "Venere", per non abbandonon fosse stato "fatto fuori" durante un viaggio a
narli sapendo che così avrebbe dovuto affrontare al
Vienna dopo il rientro in Italia, per far tacere un testiloro fianco la prigionia. Successivamente egli raccontamone della crudeltà con cui i delegati del Pci agli ordiva quel suo gesto con la semplicità del parroco che
ni di Togliatti avevano agito nei confronti dei prigioniesdrammatizza: "La nostra salvezza è stata che il cucinieri italiani.
re del caposaldo aveva continuato a cucinare il rancio e
Dopo il rimpatrio, nel 1946, gli venne affidata la
i nostri non l'avevano potuto
Parrocchia di San Giovanni in
toccare, perché era iniziata la
Persiceto,
poi
quella
di
Mons. Franzoni
ritirata. Questi russi hanno sentiCrevalcore dal 1952 al 1967 e,
to il profumo del minestrone e,
infine, quella di Santa Maria
evidentemente affamati, si sono
delle Grazie in S. Pio V. Nel 1951
lanciati a mangiarlo. È stata
è stato insignito della Medaglia
quella la nostra salvezza, perché
d'Oro al Valor Militare, per esserquando sono ritornati un po' rinsi prodigato, durante la guerra,
vigoriti non ci hanno fatto
nel salvare la vita dei propri comfuori".
militoni, anche a rischio della
Franzoni, arrivato in Urss il 29
propria.
luglio 1941 con la divisione
…. Un collega, rivolgendosi al
"Celere", tornò in Italia soltanto
Vescovo Mons. Marra, voleva iroa fine agosto del 1946, dopo
nizzare: "… come può il buon
avere rifiutato il rimpatrio per
Dio ascoltare insieme il cappellarestare ancora una volta con i
no che prega per i suoi di qua
suoi soldati trattenuti per cerveldalla trincea e il cappellano che
lotiche accuse di sabotaggio (delprega per i suoi dall'altra parte
l'ideologia marxista?).
della trincea ..." Mons. Marra,
Sei un matto, sei un santo, sei
lentamente, scuotendo il capo
un cretino, hai fatto bene; ognu"… e voi; quei ragazzi, vorreste
no dice la sua. Attraverso il cortilasciarli soli?! …"
le; mi portano davvero dall'altra
Mons. Franzoni si è spento a
parte. "Ragazzi, i russi hanno
Bologna il 6 marzo 2007 all'età
accettato la mia domanda.. ho
di 94 anni. la cerimonia funebre
chiesto di restare con voi" (dalle
si è tenuta in San Felice alla presue " memorie")
senza di un picchetto della
In quegli anni era passato dai
Brigata Friuli e delle Associazioni
L’ultima messa celebrata da Don
Enelio Franzoni prima di essere
preso prigioniero
M
20
IL NASTRO AZZURRO
Alpine e d'Arma che gli furono compagne in Russia.
Comune e Regione inviarono semplici "rappresentanti". Ha lasciato molti dei ricordi del tempo di guerra,
come la cotta di lenzuola ricamata in grigioverde e il
calice in legno di betulla scolpito con un chiodo, all'ossario di Cargnacco (Udine).
Brano tratto dalla conferenza tenuta da mons. Enelio Franzoni al Circolo Ufficiali Centro studi storico-militari "gen. Gino Bernardini" in bologna il 12 aprile 1996: "Un cappellano in Russia"
Chi è il Cappellano militare?. È un prete come
tutti gli altri, si fa carico delle gioie, dolori, fatiche, speranze di quanti gli vengono affidati…: è
la vicenda, fra le tante, di Don Primo Mazzolari
e di Don Carlo Gnocchi. Cappellano militare può
essere un tranquillo Padre Francescano che vive
nel suo Convento (Padre Pio) e un giorno gli
vien detto che dovrà deporre il saio per indossare la divisa grigioverde e andare in un Ospedale
da Campo. …. Il Cappellano dunque non spara?
Può capitare che il plotone veda cadere il tenente; c'è lo sbandamento; il Cappellano è lì; bisogna salvarli quei fanti; e l'unico modo è di prendere l'arma in pugno e di mettersi alla testa del
plotone: e così fece Don Silvio Marchetti il 20
dicembre 1942 a Kantemirowka. Fu sopraffatto;
fu ucciso; ma non importa; in quel momento
egli doveva fare così. .. Ma l'arma vera, l'arma in
dotazione, obbligatoria per il Cappellano in
guerra, non è tanto la croce rossa cucita sul
taschino della giubba, ma il Crocifisso, un
Crocifisso vero, e l'altarino con il Calice. S.
Caterina da Siena chiamava i preti "ministri del
Mons. Franzoni col cappelleo alpino
sangue" definizione che il Card. Giulio
Bevilacqua applicava in particolare ai Cappellani
militari; diceva: "Noi siamo i ministri del sangue; con quello di Cristo, il sangue di chi ci cade accanto, il nostro
stesso sangue, nell'unico calice, per la redenzione del mondo." Quando fra le due guerre, negli anni venti, il
Governo italiano discusse l'opportunità o meno della presenza permanente del Cappellano nell'Esercito, qualcuno obiettò che in guerra il Cappellano non contribuisce a rafforzare i nervi del soldato per l'assalto: il
Cappellano, al soldato ricorda troppo la mamma lontana: non aiuta il soldato a stringere i denti….Cappellano,
ma tu, alla Patria vuoi bene sì o no?! Hai parlato di famiglia, di fede, ma la tua Patria dov'è?! Al Cappellano
non è difficile rispondere: se esorto i soldati a compiere il loro dovere fino alla morte, lo faccio perché credo
alla Patria che dobbiamo amare fino a dare la vita per lei. Il 26 dicembre 1941 cade nella battaglia di
Petropawlowka Don Giovanni Mazzoni del 3° Reggimento Bersaglieri. Il 26 agosto 1942 Don Francesco
Mazzocchi del II Battaglione Chimico. Il 16 dicembre 1942, sempre in combattimento, cade Don Felice
Stroppiana, dell'81° Reggimento Fanteria della Divisione "Torino."…Non è che questi Cappellani si siano gettati nella mischia per cercare la bella morte sia pure nel nome di Cristo: avevano qualcuno da salvare! A questo punto, una parentesi: Nel campo di prigionia in Russia, campo 74, scoppia il tifo petecchiale. Vengo chiamato da un alpino che sta morendo. "Cappellano, vedi come mi tocca morire! Guarda che squallore! Venendo in
guerra, sapevo che potevo morire ma non in un lazzaretto di appestati; morire combattendo! Gridando!
Gridando Viva l'Italia!". Dovrei piangere ma non ne ho la forza; guardo; guardo con tutta la tenerezza quella
vita, quella luce che si spegne. Ma l'alpino riprende a parlare: "Cappellano, è la stessa cosa: anche qui muoio
per l'Italia." La morte gli dischiude la mano; nella mano, il piccolo Tricolore che uso a dir messa. Quel giovane
alpino aveva attinto dalla sua bandiera stretta forte durante l'agonia, la forza di morire con la dignità di un
eroe. Ho conservato quella bandiera dall'aprile 1943 fino al settembre 1946 quando a Fossano la potei consegnare a sua madre.
Mons. Enelio Franzoni
Motivazione della Medaglia Or o al Valor Militar e a don Enelio Franzoni
"Cappellano addetto al comando di una Grande Unità, durante accaniti combattimenti recava volontariamente il conforto religioso ai reparti in linea. In caposaldo impegnato in strenua difesa contro
schiaccianti forze nemiche, invitato dal Comandante ad allontanarsi, finché ne aveva la possibilità,
rifiutava decisamente e, allorché i superstiti riuscirono a rompere il cerchio avversario, restava sul
posto, con sublime altruismo per prodigare l'assistenza spirituale ai feriti intrasportabili. Caduto prigioniero e sottoposto a logorio fisico prodotto da fatiche e privazioni, noncurante di se stesso, con
sovrumana forza d'animo, si prodigava per assolvere il suo apostolato. Con eroico sacrificio rifiutava
per ben due volte il rimpatrio onde continuare tra le indicibili sofferenze dei campi di prigionia la sua
opera che gli guadagnò stima, affetto, riconoscenza ed ammirazione da tutti. Animo eccelso votato al
costante sacrificio per il bene altrui".
Fronte Russo, dicembre 1942 - Campo di prigionia, 1942/46
21
IL NASTRO AZZURRO
BOLOGNA MEDAGLIA D'ORO AL V.M.
Mancò l'insurrezione, non la lotta
sta Quadri e dal repubblicano Francesco Colombo, cui si
sarebbero poi aggiunti anche esponenti liberali e democristiani. Vennero rapidamente costituiti Gruppi di
Azione Partigiana (GAP) che già dal mese di novembre
intrapresero risolute azioni militari, quali il lancio di una
bomba contro tedeschi davanti al ristorante Fagiano (4
novembre) e l'attacco al comando germanico a Villa
Spada (15 dicembre). Simili atti aumentavano il consenso
popolare verso i "ribelli" e, grazie all'azione dei sindacalisti, agevolavano collegamenti all'interno delle fabbriche, dove militanti comunisti erano riusciti a farsi nominare fiduciari dall'autorità fascista e reclutavano uomini
per le formazioni partigiane in costituzione
sull'Appennino: gli scioperi operai del marzo '44, organizzati su più vasta scala, furono perciò intensi anche a
Bologna e contribuirono ad alimentare un
clima di ostilità verso
l'occupante. Al contempo la 7a GAP passò alla
eliminazione degli elementi più in vista del
fasciso
bolognese,
come
il
federale
Eugenio Facchini (26
gennaio '44) e due
componenti
del
Tribunale Straordinario
di Firenze. Il Comando
Unico Militare Emilia
Romagna (CUMER) guidato da Ilio Barontini
("Dario"), affiancandosi al locale Comitato di
Liberazione Nazionale
(CLN) assunse il coordinamento di tutte le forMario Jacchia
mazioni partigiane, servendosi di ufficiali di
collegamento e di commissari politici: l'importanza della
sua funzione fu non soltanto militare ma anche politica,
con l'attuazione di una vera unitarietà d'intenti tra
patrioti molto distanti ideologicamente.
Le reazioni dei tedeschi incrudelirono il regime d'occupazione, con operazioni mirate a smantellare le organizzazioni
patriottiche. Jacchia fu
imprigionato e torturato dalle SS, per poi
scomparire in circostanze misteriose (MOVM).
Sempre in agosto fu
catturata
Irma
Bandiera
(MOVM),
staffetta della 7a GAP:
non fece i nomi dei
compagni neanche nel
corso di una tortura
durata sette giorni, per
finire uccisa sulla pubblica via (da lei prese il
nome la 1a Brigata SAP
operante in città). Nel
settembre 1944, in
seguito a delazione,
Irma Bandiera
furono arrestati i capi
Bologna - Sacrario dei Caduti
H
o sempre ritenuto ingenerosa la motivazione della
MOVM alla città di Bologna. Troppo stringata e
intrisa di una retorica che, anziché esaltare, quasi
riduce il sacrificio dei Bolognesi (rimasti per otto mesi praticamente in prima linea, con il fronte di guerra a poca
distanza, reclusi nella cerchia muraria divenuta
Sperrzone) e il coraggio di coloro che si opposero agli
invasori tedeschi e ai residui fascisti; quasi omissiva nella
sua dimenticanza dei bolognesi presenti nelle formazioni
militari all'estero e deportati nei campi di concentramento e prigionia in Germania, come se non avessero
anch'essi onorato la città, e degli antifascisti "storici",
legati per lo più ai partiti di sinistra, che pure lasciarono
impronta indelebile nelle coscienze dei giovani cresciuti
alla loro scuola.
Furono difatti gli antifascisti della prima ora - comunisti e socialisti - a sopportare l'esilio (tra essi Ennio Gnudi,
sindaco nel 1920, e Giuseppe Dozza) e le condanne del
Tribunale Speciale mirate a spazzare via le organizzazioni avversarie, mentre coloro che poterono continuare a
operare in clandestinità mantennero vive le istanze
democratiche fra i lavoratori delle industrie e delle campagne. Certamente i danni provocati da costoro all'immagine del fascismo furono minimi, ma ciò non toglie
che la continuità del lavoro politico-sindacale d'opposizione abbia rappresentato un punto di riferimento solido
quando, dopo la caduta del regime, tanti giovani si resero disponibili alla lotta patriottica. Oltre alle tradizionali
strutture di sinistra esisteva dal 1939 anche il movimento
Giustizia e Libertà, che
Massenzio Masia
era diffuso fra i giovani
intellettuali e annoverava tra gli elementi di
spicco
Massenzio
Masia,
Armando
Quadri e Mario Jacchia.
Fu però dopo l'armistizio, e precisamente il 16 settembre '43,
che si costituì il
Comitato
di
Liberazione Nazionale
bolognese, composto
dal socialista Verenin
Grazia, dal comunista
Paolo Betti, dall'azioni-
22
IL NASTRO AZZURRO
di Giustizia e Libertà:
sette, tra cui i citati
Masia
(MOVM)
e
Quadri (MAVM), morirono
fucilati
al
Poligono di tiro mentre
altri cinque vennero
deportati nei lager. Il 10
ottobre tredici partigiani furono appesi al
cavalcavia
di
Casalecchio di Reno col
filo spinato al collo e
poi falciati a raffiche di
mitra. Il 20 ottobre un
gruppo di GL dell'8a
Masia fu attaccato
Sante Vincenzi
dalle Brigate Nere nei
locali dell'università,
dove si fornivano carte false a ebrei e prigionieri alleati in
fuga: fra i sei caduti vi fu anche Mario Bastia (MOVM).
Nel mese di novembre si combatterono battaglie importanti: il 7 a Porta Lame, in pieno centro urbano, dove 230
gappisti della 7a Brigata riuscirono dopo aspra lotta a
disimpegnarsi dai tedeschi e dai fascisti; il 15 novembre
alla Bolognina, un rione operaio, dove 17 gappisti si scontrarono con i tedeschi perdendo sei uomini. In dicembre
a Sabbiuno di Paderno fu compiuto un massacro di massa
di partigiani prelevati dalle carceri di San Giovanni in
Monte: nell'impossibilità di quantificare i fucilati, si è stabilito il numero convenzionale di 100.
Bolognesi dettero vita anche a importanti formazioni
in montagna: è il caso della 36a Brigata costituita sul
monte Faggiola e comandata da Libero Lossanti
("Lorenzini"), fucilato nel giugno '44 e MOVM, i cui componenti dopo alcuni scontri passarono il fronte e concorsero a costituire il Gruppo di combattimento Cremona.
Va detto inoltre che la lotta partigiana a Bologna fu
sostenuta da una sorta di seconda linea del fronte resistenziale, costituita da patrioti impegnati in attività informative, custodia di armi, stampa, finanziamento, realizzazione e gestione di radio clandestine, supporto logistico ecc., esposti anch'essi al rischio di perquisizioni, arresti
e deportazioni; di contro, i nazifascisti mantennero sempre attiva una fitta rete d'infiltrati e delatori, costringendo i patrioti a continue azioni di spionaggio e controspionaggio. In particolare dopo il famoso "proclama" di
Alexander del 13 novembre, che ordinava la sospensione
delle operazioni per l'inverno, i tedeschi concentrarono
tutti i loro sforzi contro i patrioti, che dovettero continuare la lotta in piccoli gruppi mobili.
Negli ultimi mesi di guerra il movimento partigiano,
in rapida espansione, disponeva di una struttura militare
all'interno della città, denominata Divisione Bologna, al
comando del colonnello Mario Trevisani, e di un
Comando Piazza al comando del colonnello Mario
Imbergamo, con un piano insurrezionale già approntato
d'intesa con il CUMER e gli Alleati. L'ufficiale di collegamento con gli Alleati era Sante Vincenzi, che con loro
definì il piano nel corso di rischiose missioni di attraversamento del fronte. Egli era l'unico a conoscere il messaggio speciale "Domani all'Ippodromo avranno luogo le
corse" che la radio avrebbe diffuso nell'imminenza della
liberazione: il messaggio fu regolarmente trasmesso ma,
mentre Vincenzi s'incontrava con il socialista Giuseppe
Bentivogli per nominare il nuovo comandante della
Brigata Matteotti Città, i due furono catturati dai fascisti
e uccisi. Era la notte fra il 20 e il 21 aprile 1945, la stessa
in cui i tedeschi, incalzati dall'8a Armata, evacuarono la
città. Ecco perché a Bologna non vi fu insurrezione.
Nonostante ciò i partigiani occuparono i punti strategici,
accogliendo in una città ormai sotto il loro controllo i
reparti militari del 2° Corpo Polacco, le Divisioni 34a e 9a
della 5a Armata statunitense, i bersaglieri del Battaglione
Goito inquadrati nell'esercito regolare e i partigiani della
Brigata Majella.
A buon diritto,
quindi, gli esponenti del CLN
poterono affacciarsi dal balcone del Palazzo
Comunale per
parlare
alla
popolazione.
Il luogo della
memoria
per
eccellenza della
resistenza
petroniana
è
forse la facciata
esterna
del
P a l a z z o
d'Accursio, sede
del
Comune,
dove i fascisti
appendevano a
ganci di macelleria i cadaveri degli uccisi, facendone il
"posto di ristoro per gappisti": lì, subito dopo la liberazione, i familiari dei caduti appesero le foto dei loro cari
anticipando quello che poi fu il Sacrario che ancora oggi
raccoglie i ritratti dei caduti della guerra di liberazione, la
cui memoria si è iscritta nel DNA della cittadinanza.
Alessandro Ferioli
(Socio della Federazione di Bologna)
MOTIVAZIONE DELLA MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE ALLA CITTÀ DI BOLOGNA
Città partigiana, fedele alle antiche tradizioni, non volle soggiacere alla prepotenza del tedesco invasore, e col sangue purissimo di migliaia dei suoi figli migliori, con le sue case distrutte ed in epici, diuturni combattimenti sostenuti con le armi strappate al nemico, fu all'avanguardia nell'impari lotta e nell'insurrezione che, nell'alba radiosa, dell'aprile 1945, portò la
Patria alla riconquista della sua libertà.
Settembre 1943 - aprile 1945
23
IL NASTRO AZZURRO
D
E
T
T
O
RIFLESSIONI SU COME ATTIVARE LA SOLIDARIETÀ
Gli anni che vanno dal 1943 al 1945 non furono solo il periodo più tragico della seconda guerra mondiale, ma anche la stagione della libertà e della solidarietà. Infatti, oltre agli episodi militari, emersero,
nel corso della Guerra di Liberazione, esperienze di grande spessore morale, che maturarono nell'amore
e nella fratellanza. Basti pensare:
– all'opera del clero e dei religiosi, che spesso pagarono con la vita l'aiuto dato ai perseguitati e alla
popolazione sofferente;
– alla gente delle campagne che, a suo rischio e pericolo, ospitò e sfamò i prigionieri "sbandati";
– ai più o meno giovani, che salirono sulle montagne per entrare nella Resistenza in nome della libertà;
– alla popolazione civile che non ebbe paura a dare accoglienza, rifugio e conforto agli ebrei ricercati.
Prese forma, quindi, piano piano un mondo di generosità e di altruismo e fiorirono ideali lontani anni
luce da qualsiasi egoismo: una bella lezione per gli uomini del terzo millennio. Infatti nella attuale società
del libero mercato conta solo il profitto personale, il sapersi imporre, il far valere ad ogni costo i propri
diritti a scapito di quelli altrui: l'altro non è un uomo uguale a me, ma un mio concorrente e a volte un
nemico da sopraffare.
Mi sto domandando dove sia finita quella spontanea generosità degli anni della mia giovinezza, che
da sola riuscì a mantenere intatte la fiducia e la speranza in un mondo migliore, nonostante che la morte
e la distruzione fossero la tragica realtà di ogni giorno. A noi, ragazzotti di allora e anziani di oggi, non
resta che rispolverare quell'antica solidarietà e viverla di nuovo tra noi iscritti all'Associazione, aiutandoci a vicenda in ogni difficoltà che l'esistenza ci chiamerà a superare.
L'importante per noi, che abbiamo già vissuto tanto, non è dare giorni alla vita, ma vita ai giorni, come
disse un vecchio saggio. E per vita intendo la sua essenza: l'amore.
Mario LIVI
(Federazione di Pistoia)
FRA MEMORIA E STORIA
F
R
A
N
O
I
Noi siamo eredi di quella generazione che ha vissuto, in vari modi e con varie esperienze, gli anni
difficili dell'ultimo conflitto mondiale, quindi dobbiamo porci la domanda se condividere il giudizio
politico e storico di quel periodo. Inoltre, a fronte della revisione del giudizio storico di quegli
avvenimenti che sta avvenendo in questi ultimi anni, dobbiamo decidere se partecipare a questo
processo culturale o se dedicare la nostra attenzione alla salvaguardia delle nostre tradizioni
nazionali.
Avendo accettato di partecipare alla vita dell'Istituto del Nastro Azzurro abbiamo anche raggiunto
la convinzione che le nostre azioni devono indirizzarsi al mantenimento delle tradizioni e della
memoria di quegli avvenimenti che i Combattenti Decorati hanno vissuto. E dobbiamo ritenerci
fortunati se ciò ci è possibile in quanto il secolo da poco trascorso è ancora nel campo della memoria
e non già nel campo della storia.
Lo storico Pierre Nora asserisce che memoria e storia non sono sinonimi. "La memoria è la vita,
sempre portata da gruppi viventi e quindi in permanente evoluzione aperta alla dialettica del ricordo
e dell'amnesia, incosciente delle sue deformazioni successive. La storia è invece la ricostruzione
problematica ed incompleta di quello che non è più.
La memoria è un fenomeno sempre attuale, un legame vissuto in un eterno presente. Poiché è
affettiva, appassionata e magica, la memoria si accontenta dei dettagli che la confortano e si nutre
di ricordi vaghi, fluttuanti, simbolici. In questo senso è soggetta a censure o proiezioni o transfert. La
storia al contrario, in quanto operazione intellettuale e laicizzante, esige analisi e discorso critico. La
memoria è un valore sacro al ricordo. La storia glielo toglie. Lo dissacra. Lo rende prosaico. Ci sono
tante memorie quanti sono i gruppi e frazioni. Per principio la storia appartiene a tutti e a nessuno.
Questo le dà una vocazione universale che la memoria non ha. L'ambizione della storia non è
l'esaltazione di ciò che è accaduto, ma la sua annichilazione.
Le passioni, che scarichiamo su quella parte del novecento di cui sentiamo ancora il fiato sul collo,
sono ancora particolarmente accese in un paese come il nostro dove le correnti ideologiche del secolo
scorso, anche se abbandonate, sono ancora parte viva della memoria. Ma adesso, settant'anni dopo
la guerra, le giovani generazioni scoprono quel bagno di sangue nelle inevitabili rievocazioni. La
memoria è una tappa obbligata, quindi. Essa è il valico che deve unire la visione del passato alla
valutazione storica; è un passaggio delicato che richiede tempo ed intelligenza."
Queste note mi hanno particolarmente stimolato e portato alla domanda su cosa possiamo fare
noi nella veste di eredi di Decorati al Valor Militare. La nostra partecipazione all'Istituto del Nastro
Azzurro deve impegnarci a fare in concreto tutto ciò che è possibile per collezionare la memoria nel
miglior modo possibile, tanto da agevolare con essa il passaggio alla storia.
Concludo ricordando che in uno dei primi contatti avuti con i vertici dell'Istituto espressi la
convinzione che il compito di noi "giovani" è quello di evitare che le vostre azioni finiscano come quel
libricino che viene posto in alto su di uno scaffale di una pur fantastica libreria senza che alcuno ne
conosca resistenza e lo legga.
Maurizio de Stasio
(Compianto Vice presidente Nazionale deceduto in incidente aereo a maggio 2008)
24
IL NASTRO AZZURRO
NOTIZIE IN AZZURRO - NOTIZIE IN AZZURRO NOTIZIE IN AZZURRO
CERIMONIA PER LE 100000 ORE DI VOLO DEI FALCON DEL 31° STORMO
Il 13 luglio 2009 è stato celebrato all'aeroporto militare di Ciampino, sede del 31° Stormo Trasporti di Stato
dell'Aeronautica Militare, il raggiungimento delle 100.000 ore di volo sui velivoli Falcon 50 e Falcon 900. Il primo
Falcon 50 fu consegnato al 31° Stormo il 19 dicembre 1985. Il primo Falcon 900 EX giunse a Ciampino il 4 settembre 1999. Il 31° Stormo ha operato con un massimo di quattro Falcon 50 e di tre Falcon 900 EX e due Falcon 900
Easy.
Il Comandante di Stromo, col. Pil. Michele Fucci, ha sottolineato l'importante ruolo del supporto tecnico fornito
costantemente dalla ditta "Dassault Falcon Service" (DFS), che ha affiancato l'Aeronautica Militare nella manutenzione dei velivoli. Il dott. Yves Gueyffier, Direttore Generale della DFS, ha ricordato come l'impiego dei velivoli,
soprattutto nei primi anni, sia stato "impressionante: oltre 1300 ore di volo per Falcon" all'anno, un'intensità di
impiego ben superiore a quella ipotizzata a livello di progetto.
ELIMINATO IL LIMITE DI ALTEZZA PER GIUSY PEZZULO
Giusy, figlia del sottotenente Giovanni Pezzulo, ucciso in Afghanistan il 13 febbraio del 2008, grazie ad una piccola modifica all'articolo 6 del decreto legislativo 82 del 2001, che stabiliva i limiti fisici all'arruolamento dei congiunti delle vittime militari nelle missioni di pace, potrà seguire le orme del padre. Prima di questa modifica, per essere
arruolati, gli uomini dovevano essere alti almeno 165 centimetri, le donne 161: troppi per Giusy. Ma le sue parole
al funerale del padre (Sei il mio eroe. Continuerò il tuo lavoro) non potevano essere smentite da un cavillo burocratico. Ora l'arruolamento può avvenire "fermo restando l'accertamento dell'idoneità psico-fisica ed attitudinale"
e questa è la modifica ad personam per Giusy, "ad eccezione del limite di altezza che è stabilito in misura non inferiore a metri 1,50".
"Sono contentissima - ha detto Giusy - Adesso potrò realizzare quello che ho sempre voluto. Certo mi mancherà
qualcosa, una pacca di papà sulle spalle per dirmi "brava, ce l'hai fatta".
MENTANA INCONTRA...2011
Il Comitato "Mentana Incontra … 2011" ha dato il via alle celebrazioni per il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia
con la mostra iconografica di dipinti, litografie, foto e cartoline d'epoca del Risorgimento Italiano dal titolo
"Immagini del Risorgimento".
La mostra è rimasta aperta dal 19 settembre al 18 ottobre 2009 alla Galleria "Borghese" di Mentana (Roma).
PROSPETTIVE DI VOLO - FUTURISMO E AERONAUTICA
Tommaso Marinetti, dopo un volo su un idrovolante effettuato a la Spezia, pubblica il 22 settembre 1929, sul quotidiano torinese la Gazzetta del Popolo, l'articolo "Prospettive di volo e aeropittura" che, firmato successivamente
anche da Balla, Somenzi, Benedetta, Depero, Dottori, Fillia e Prampolini diventerà il "Manifesto dell'Aeropittura".
L'aeropittura si diffonde negli anni '30 di pari passo con la crescita dell'Arma Azzurra, in una sorta di connubio tra
volo ed arte. Molte opere futuriste trovano spazio sulle mura di infrastrutture dell'Aeronautica Militare.
I numerosissimi eventi dedicati ultimamente al futurismo ne hanno, generalmente, celebrato i più noti esponenti,
trascurando la schiera dei "minori". Il 22 settembre 2009, l'Associazione Arma Aeronautica ha tenuto il seminario
"Prospettive di volo - Futurismo e aeronautica" presso la "Casa dell'Aviatore" con l'intento di ricordare l'originale
e innovativa espressione artistica degli artisti futuristi minori in occasione dell'ottantesimo anniversario del
Manifesto dell'Aeropittura.
CALABRIA - AFGANISTAN UN PONTE DI COOPERAZIONE AL FEMMINILE
Carmensita Furlano, Consigliere Comunale di Cosenza, ha avviato una raccolta di materiali di utilità immediata da
consegnare in Afghanistan nella zona dove opera il Contingente Italiano per il Natale 2009, grazie all'impegno del
l° Reggimento Bersaglieri, cittadino onorario di Cosenza. Con questo gesto l'On. Furlano intende far sentire i civili
coinvolti nelle operazioni in Afganistan, allo scopo di offrire una possibilità di miglioramento alle donne ed ai bambini afgani, garantendo la sicurezza e contemporaneamente portando aiuti immediati. Dopo, si potrebbero far partire progetti a più ampio respiro, che nel tempo allontanerebbero gli afghani dalla povertà e dalla guerra.
L'operazione è stata presentata presso la Caserma "Luigi Settino" a Cosenza, sede del 1° Reggimento Bersaglieri,
mercoledì 14 ottobre 2009. Il materiale raccolto per l'Afghanistan è stato essenzialmente costituito da medicinali,
attrezzature meccaniche (pompe per pozzi d'acqua, generatori di elettricità, ecc…), materiale scolastico e indumenti per i bambini, distribuito dai militari e dal personale delle O.N.G. italiane operanti nel paese, prima di Natale.
25
IL NASTRO AZZURRO
EPISODI DI GUERRA
SUL MARE
gendarie come la famosa Beffa di Buccari. Molti conoscono la Campagna di Crimea, le azioni dell'esercito
tedesco e di quello Romeno, famoso l'assedio e la caduta di Sebastopoli, ma pochi sanno che ruolo ebbe la
Marina Italiana in tutto questo.
L'inverno del 1941 segnò l'arresto dell'avanzata
tedesca in Russia lungo una linea, che si svolgeva per
circa 2000 chilometri, che aveva i suoi estremi nel Lago
Ladoga a nord e nella foce del Dorrete a sud. Era la fine
di ogni speranza di guerra lampo in Russia e l'iniziativa
passò decisamente in mano sovietica. Il tallone di
Achille della linea tedesca era costituito dalla piazzaforte di Sebastopoli, che ancora resisteva insieme a
Kerc mentre già il resto della Crimea era caduta in
mano tedesca. L'assedio di Sebastopoli sembrava non
trovare alcuna via d'uscita e teoricamente sarebbe
potuto durare all'infinito. La piazzaforte riceveva
infatti i rifornimenti via mare e grazie al dominio
incontrastato della Marina e dell'Aviazione sovietiche sul Mar Nero, era sufficiente una flotta mercantile di 120 mila tonnellate di stazza per garantire la sopravvivenza della città. A difesa dei propri
mercantili la Marina sovietica aveva schierato una
vecchia corazzata la "Parisko a Kommuna", due
incrociatori di tipo Kirow da 5000 tonnellate, 29
sommergibili e un certo numero di vedette e Mas.
La Marina Romena poteva ben poco contro un
tale schieramento di forze ridotta com'era a sole
cinque unità, tutte di vecchia costruzione che trascorrevano più tempo in cantiere che in mare.
Anche la Marina Bulgara si trovava in analoghe
condizioni e d'altra parte il suo unico compito era
quello di difendere le proprie coste, non essendo in
guerra con l'Unione Sovietica.
Il comando tedesco si trovò così in una situazione di estremo disagio. Sebastopoli era una fastidio-
C
'è una frazione di storia della seconda guerra
mondiale che è stata quasi dimenticata tra gli
archivi della Marina Militare e qualche vecchio
diario di chi l'ha vissuta in prima persona. È una frazione di storia che ha preso forma in luoghi relativamente
lontani dai classici teatri di scontro della seconda guerra mondiale, ne sono stati protagonisti uomini che
hanno vissuto i momenti cruciali di una guerra totale e
devastante rinchiusi nel loro piccolo cosmo fatto di
azioni eroiche di tensioni, di paure, di conflitti continui,
un cosmo legato al resto del mondo dal sottile cordone
dell'informazione nazista. Il Mar Nero è stato il teatro
di questa loro piccola guerra, una vera e propria guerra, nata all'ombra di una tradizione eroica fatta di
nomi come D'Annunzio, Ciano, Rizzo, e di imprese leg-
Sommergibile tascabile
classe CB
26
IL NASTRO AZZURRO
classe "A" dell'ing. Forrati, che avevano solo 8 miglia di
autonomia in immersione. Anche i CB, ultima generazione dei tascabili, riveleranno qualità marine non brillanti, ma essi rappresentavano effettivamente quanto
di meglio la tecnologia del tempo potesse offrire, come
dimostrerà il confronto con mezzi simili della marina
Tedesca e di quella Giapponese. Basti evidenziare che
l'autonomia dei CB in immersione era di 24 ore e di 450
miglia in superficie.
Se dunque i Mas e gli altri mezzi d'assalto avevano
già dato prova della propria qualità, per i tascabili il
Mar Nero costituiva un importante banco di prova. Il
trasporto della flottiglia fino alla base operativa di
Costanza fu una delle operazioni più grandiose di tutta
la campagna: i Mas furono trasportati da Venezia a
Vienna per via stradale, sebbene il percorso fosse stato
studiato attentamente, le difficoltà non mancarono;
spesso l'altezza dei ponti creò dei problemi e i Mas
dovettero essere scaricati dai camion e fatti proseguire
su dei rulli. Una volta giunti a Vienna furono rimorchiati fino a Galatz lungo il Danubio. I mezzi speciali con
tutti i mezzi ausiliari giunsero Sinferopoli in ferrovia e
di qui a Foros per strada. I CB infine fecero l'intero tragitto La Spezia Costanza in ferrovia.
La base operativa fu stabilita nel porticciolo turistico di Valla. L'avventura dei nostri marinai ebbe inizio
con i primi giorni di Giugno. Gli uomini della quarta
Mas erano carichi di entusiasmo. Cominciarono a scorazzare per il Mar Nero con i loro rombanti motoscafi,
sa spina nel fianco dell'esercito germanico e d'altra
parte qualsiasi aiuto via mare era reso impossibile dal
controllo che esercitava sui Dardanelli la neutrale
Turchia. Fu allora che l'Ammiraglio Reader pensò di
chiedere all'Italia l'intervento dei suoi famosi mezzi
speciali che avevano il grosso merito di essere trasportabili via terra. La richiesta divenne ufficiale durante un
incontro che Reader ebbe con l'Ammiraglio Riccardi a
Garmisch, in Baviera, il 14 gennaio 1942. Il Comando
italiano stabilì di inviare 4 Mas (570, 571, 572, 573), 5
motoscafi siluranti del tipo MTMS e 5 barchini esplosivi. Ultimo elemento della flottiglia era un gruppo particolare di mezzi che, per la prima volta, venivano
impiegati in azioni di guerra di una certa importanza:
si trattava di 6 sommergibili di 16/45 tonnellate di dislocamento ciascuno e 4 uomini di equipaggio, erano i
cosiddetti sommergibili "tascabili" della classe CB
(costiero tipo B). Frutto di un'idea nata durante la
prima Guerra Mondiale e maturata in anni di studi e
tentativi, i tascabili rappresentavano la realizzazione di
un sogno che era quello di creare un mezzo, sopratutto in funzione antisommergibile, più insidioso dei sommergibili stessi, che potesse agire sottocosta o all'interno dei porti. Diretti discendenti dei tascabili della classe CA, che furono ridotti poi al trasporto degli "uomini
gamma" (sommozzatori d'assalto), per la scarsa funzionalità e la cattiva stabilità a quota periscopica, i CB vantavano un gran numero di antenati, tutti grandi campioni di inefficienza a partire dai famosi tascabili della
Caratteristiche dei sommergibili CB
Lunghezza:
Larghezza:
Immersione:
Dislocamento:
Potenza:
Velocità:
Armamento:
Equipaggio:
15 m
3m
2,10 m
36 t in superficie
45 t in immersione
90 cv diesel;
100 cv elettrici
7,5 nodi in superficie;
7 nodi in immersione
2 siluri da 450 mm
1+3
27
IL NASTRO AZZURRO
Yalta. In effetti i risultati degli agguati dei Mas furono
i primi a farsi sentire: la notte del 10 giugno il Mas 573
colpì con un siluro una motonave da 5000 tonnellate
che affondò; il M.T.S.M. 210 colpì la notte del 12 giugno una nave passeggeri da 10.000 tonnellate poi
affondata dagli Stukas nel porto di Sebastopoli. Da
questo momento in poi i rifornimenti a Sebastopoli cessarono quasi del tutto.
Anche i CB incominciarono a solcare il mare in cerca
di prede, ma si trovarono subito a dover far fronte a
una serie di inconvenienti tecnici. Il primo problema fu
quello del periscopio; le dimensioni ridotte del mezzo
avevano imposto un periscopio fisso, alto 4 metri e
mezzo, per stare a quota periscopica era quindi necessario che il mare fosse molto calmo (evento alquanto
raro nelle turbolente acque del Mar Nero, in caso contrario la scarsa stabilità del mezzo creava seri problemi
ai suoi occupanti. Fu perciò estremamente difficile
usare i CB come dei veri e propri sommergibili. Tutti gli
agguati furono eseguiti, con molto ardimento, in
superficie, confidando nelle dimensioni ridotte del
mezzo. Le dimensioni crearono poi delle grosse difficoltà anche agli uomini dell'equipaggio, gli agguati
duravano in genere due notti e tre giorni e per gli
uomini non c'era alcuna possibilità di riposo, all'interno
di ogni battello c'era appena lo spazio per stare seduti,
difficilmente era possibile riuscire a prendere sonno. A
questi problemi si aggiunsero quelli più o meno frequenti su tutti i sommergibili del tempo. Al CB 3 successe di vedersi sfuggire l'incrociatore Voroscilov perché i
siluri subito dopo il lancio affondarono a causa di un
guasto meccanico. Il CB 1, la mattina del 18 giugno,
visse una avventura drammatica. Attaccato da due
bombardieri sovietici, il tascabile fu costretto ad effettuare una immersione rapida ma l'appesantimento
improvviso della prora causò la formazione di una sacca
d'aria nel doppiofondo di poppa impedendo al battello di immergersi rimanendo per parecchi minuti con la
poppa stessa fuori esposta al fuoco nemico; furono
ovviamente per l'equipaggio momenti d'ansia. Poco
dopo l'inconveniente si ripeterà: infatti, dopo intensissimo bombardamento subacqueo, da parte di alcune
motovedette sovietiche, il Comandante Lesen ordinò
l’emersione, convinto che il nemico si fosse allontanato.
Al contrario, il battello era circondato dalle motovedette in attesa, per cui dovette immergersi con le conseguenze sopra descritte.
Nonostante tutti questi problemi che limitavano
notevolmente le possibilità operative dei mezzi, anche
i CB riuscirono a far sentire la loro voce. Il 15 giugno il
CB3, al comando del Tenente di Vascello Sorrentino,
affondò un sommergibile sovietico. La notte del 18 giugno il CB2, al comando del Sottotenente di Vascello
Russo, lo imitò e riscosse lo stesso successo.
Ben presto però i nostri piccoli sommergibili furono
fatti oggetto di una caccia spietata da parte di unità
russe. La notte del 17 giugno il CB 1 fu soggetto al lancio di 17 bombe di profondità mentre tentava di penetrare nel porto di Balaclava. 5 bombe toccarono al CB4
nel pomeriggio del 21. Ma ogni record fu battuto dal
CB4 il 27 giugno con ben 58 bombe.
Nel frattempo i Mas e gli altri mezzi speciali continuarono la loro attività con agguati, combattimenti
contro imbarcazioni Russe e pattugliamenti. Già nella
prima quindicina di giugno lo scopo dei nostri mezzi
era stato raggiunto. Il Mar Nero era stato completamente sconvolto e i sovietici avevano già abbandonato
Sebastopoli alla sua sorte. Il 12 luglio 1942, sottoposta
all'intenso bombardamento degli Stukas, stremata
ormai più che collaudati, e ad infastidire i convogli
sovietici. Le azioni dei siluranti furono avvolte in un
mitico alone di leggenda; l'aneddotica sulle gloriose
imprese degli uomini dei Mas e dei mezzi d'assalto non
manca: celebre è rimasto l'episodio che vide protagonisti il Capitano di Corvetta Aldo Lonzi e i tenenti di
Vascello Roberto Romano, Aldo Massarini e Luigi
Cugia. Partecipando all'azione di appoggio all'esercito
tedesco per la presa di Forte Goriki, i quattro ufficiali
riuscirono a intrappolare e far prigionieri un gran
numero di nemici all'interno dei cunicoli che conducevano fuori dal Forte. Ma l'atmosfèra epica che avvolgeva gli uomini della quarta Mas lasciava in disparte i
sommergibilisti dei CB. I primi tascabili (CB1, 2 e 3)
giunsero a Yalta il 5 giugno del 1942 e già due giorni
dopo effettuarono il loro primo agguato: gli altri tre
Sommergibile tascabile
classe CB
battelli arrivarono in giugno.
Che Yalta non fosse difesa bene da eventuali attacchi aerei, se ne era reso ben conto il Comandante
Minbelli: si legge nel suo rapporto a Supermarina "La
difesa contraerea è molto limitata, ma ho avuto assicurazione che essa sarà notevolmente potenziata in previsione dell'arrivo dei nostri mezzi navali". In realtà
non ci fu nessun potenziamento della contraerea. Solo
alcune mitragliere proteggevano i nostri mezzi dagli
attacchi dal cielo. E proprio i CB saranno i primi a pagare; all'alba del 13 giugno un attacco congiunto di aerei
e di Mas sovietici al porto di Yalta, costò ai nostri mezzi
il CB 5 che, colpito da un siluro, esplose.
Gli attacchi aerei furono frequenti a Yalta e costituirono sempre un grosso problema per il Comando
Italiano. Racconta mio nonno Mario Agodi, all'epoca
Capo Motorista imbarcato sul CB 1: "Gli attacchi arrivavano senza alcun preallarme; d'altra parte era difficile
preannunciare un attacco a pochi chilometri dal fronte.
Ricordo che la mattina in cui fui ferito, mentre stavamo
ormeggiandoci al rientro di una missione, sentii il
rombo dei motori degli aerei, guardai verso la postazione contraerea ma gli uomini addetti alle armi prendevano tranquillamente il sole. Pensai allora che si trattasse di aerei tedeschi e non mi preoccupai. Dopo pochi
istanti gli aerei ci attaccarono mitragliando a bassa
quota e sganciando bombe.
I sovietici si rendevano perfettamente conto della
portata reale del danno che i nostri mezzi avrebbero
potuto causare in Mar Nero e non diedero tregua a
28
IL NASTRO AZZURRO
Barchino esplosivo
con tutti i mezzi speciali. I CB rimasero in Mar Nero
unici rappresentanti della IV flottiglia. Il primo agosto
furono dislocati a Sebastopoli e compirono fino all'armistizio 21 missioni, una delle quali valse al CB 4
l'affondamento di un sommergibile russo.
Al momento dell'armistizio i CB erano ancora tutti
in perfette condizioni di funzionamento e la
Repubblica Sociale decise il riamo e sembra che in quest'ultimo periodo di attività sia stato affondato un altro
sommergibile russo. Gli uomini della IV flottiglia ricevettero elogi e prove di solidarietà e di stima da diverse parti. Per prima fu Supermarina nel messaggio al
Comandante Minbelli prima del rimpatrio a congratularsi: "Voi e i vostri avete tenuto ben alto il nome della
Marina e dell'Italia". Anche Minbelli, nella risposta,
affermava fiero: "In questi ultimi giorni della nostra
permanenza in Crimea siamo stati oggetto di manifestazioni di stima e cameratismo da parte di autorità ed
ufficiali della Marina Germanica, realmente commoventi".
Ma la storia si è dimenticata presto di questi uomini e nelle voci di chi ha vissuto quell'esperienza si sente
oggi l'aspra fierezza di essere dimenticato. La realtà è
che quel periodo in Mar Nero fu veramente leggendario e fra le righe dei rapporti di Supermarina, nell'ultimo periodo di attività della IV flottiglia, si legge il desiderio di ritirare uomini e mezzi dal Mar Nero anche per
non rovinare il buon nome costruito "ai tempi di
Sebastopoli".
Davide Ronchieri
ormai dal lungo periodo di assedio, Sebastopoli cadde.
Contemporaneamente, un nostro gruppo di mezzi
d'assalto al comando del Capitano di Corvetta Todaro,
entrò nel porto di Balaclava per testimoniare il ruolo
che l'Italia aveva avuto nella presa delle piazzeforti
sovietiche. Le truppe di von Manstein quando entrarono a Sebastopoli trovarono quasi tutte le armi funzionanti ma prive di munizioni, prova tangibile dell'importanza decisiva che i nostri mezzi avevano avuto nella
presa della città.
Dopo la presa di Sebastopoli l'attività dei nostri
mezzi non cessò. Ci fu un periodo di riposo che durò in
pratica fino alla fine di luglio, ma nell'agosto-settembre del '42 i mezzi speciali svolsero altre azioni. In particolare, furono attivi i Mas che in questo bimestre
affondarono un incrociatore e un piroscafo.
L'inverno del '42/'43, che coincise con la grande
offensiva sovietica, fu un periodo di stasi perla IV flottiglia. Lo scarso rendimento dei CB in condizioni meteorologiche avverse indusse il Comando a passarli in disarmo per il periodo invernale. Anche i mezzi speciali svernarono in totale inattività mentre solo i Mas fecero
diverse uscite di pattugliamento senza però ottenere
alcun risultato. Con la primavera del '43 si chiude il
periodo di attività della IV flottiglia. Supermarina decise il ritiro degli uomini vista ormai la decadenza della
situazione sul fronte russo e la necessità di uomini nel
mediterraneo. Il 20 maggio 1943 i Mas furono consegnati alla marina germanica; l'autocolonna
Moccagatta fu invece rimpatriata nel febbraio del '43
29
IL NASTRO AZZURRO
UN'ECCEZIONE ALLA REGOLA
La corazzata “Qeen
Elizabeth” in navigazione
contendenti si differenza da questi obiettivi di delitti
contro l'umanità, perché essa si prefigge, naturalmente
sempre allo scopo di conseguire una superiorità rispetto
all'avversario, di danneggiare o distruggere i suoi mezzi
navali, e non nel mirato eccidio dei suoi uomini. Ed anzi,
dopo una vittoria conseguita in uno scontro, i vinti,
nella maggior parte dei casi naufraghi, saranno considerati alleati ai vincitori contro il comune nemico che è il
mare.
Ma non è questo il motivo della scelta del titolo che
ho voluto dare a questo mio breve racconto, che trae
invece lo spunto da un triste, abominevole episodio, che
A
ffermare che le guerre - giuste o ingiuste che
siano - ma a volte purtroppo necessarie - siano un
flagello contro l'umanità, non è certo fare la scoperta dell'America. Quando due eserciti avversari si
affrontano in un campo di battaglia, lo scopo che essi si
prefiggono è quello di conseguire una superiorità
rispetto al nemico facendone fuori il maggior numero
possibile. Anche i massacranti bombardamenti aerei
altro scopo non hanno che quello di causare il maggior
numero di vittime per abbattere il morale della nazione
attaccata, e tutto questo è certamente orribile!
Per contro la guerra combattuta sul mare da due
Il “Maiale” di Durand de la Penne in avvicinamento alla sua preda
30
IL NASTRO AZZURRO
ritengo utile narrarvi in seguito,
l'equipaggio per evitarne una
come un piccolo frammento veriinutile strage.
tiero di Storia.
Particolare
interessante:
Non sono invece mancati, per
quando, al termine del conflitto,
fortuna anche nell'ultimo conflitil nostro protagonista della gloto mondiale, esempi che conferriosa azione, Luigi Durand de la
mano ed esaltano la nobile tradiPenne, al rientro dalla prigionia,
zione di umana solidarietà che
in una predisposta cerimonia
regna fra tutti i marinai, amici o
veniva decorato di Medaglia
nemici. Ma questo assioma di
d'Oro al Valor Militare per l'aziosolidarietà, da ascriversi ad onore
ne da lui compiuta, questo matenostro o dei nostri nemici, ha
riale gesto fu preteso proprio dal
radici più profonde e risale a
Comandante della corazzata
tempi assai più lontani. Per non
inglese che era presente alla ceriandare troppo indietro nel passamonia e che testualmente disse:
to citiamo un episodio, da ascri"Spetta a me affiggere al collo di
versi questo a nostro onore e gloquesto eroe la medaglia d'Oro".
ria, avvenuto nel novembre 1918
Un apporto sia pure modesto,
durante la prima guerra mondiaanzi modestissimo, a sostegno
le, quando alcuni nostri mezzi
della nobile solidarietà che affrainsidiosi pilotati da Paolucci e
tella gli uomini di mare riguarda
Rossetti (le cosiddette mignatte
anche il sottoscritto poiché nel
progenitrici dei famosi "maiali"
1942, nelle acque africane del
costruiti 25 anni dopo dalla
Mediterraneo, con il Mas da me
nostra Marina) riuscirono a minacomandato, riuscii a salvare,
re la corazzata austriaca "Viribus
recuperandolo dalle acque, l'eUnitis" nella rada di Pola.
quipaggio di un apparecchio
Scoperti e catturati su questa
inglese, che vi era precipitato colnave ammiraglia, i due assaltatopito dalla nostra contraerea.
ri invitarono il comandante della
Questa citazione personale
Luigi Durand de la Penne
nave, che presto sarebbe saltata
non è fatta per millanteria, ma
in aria a causa degli ordigni
per esprimere il mio smisurato
esplosivi applicati al suo scafo, a sbarcare l'equipaggio
orgoglio per l'azione umanitaria che ebbi la fortuna di
per evitare una loro inutile strage.
compiere ...e per ringraziare ancor oggi il buon Dio che,
Analogo episodio, anche questo a nostro onore e
forse per premiare il mio generoso gesto, mi preservò
gloria, si verificò molti anni dopo, nel novembre 1941,
da sicura morte quando, il 7 giugno 1943, il Mas 539 su
durante il secondo conflitto mondiale, a dimostrazione
cui ero imbarcato fu sottoposto nelle acque di
di come sia imperitura la tradizione marinara, quando
Lampedusa ad un massacrante bombardamento da una
nostri mezzi di assalto (i cosiddetti Maiali) attaccarono i
trentina di aerei britannici, e quando vidi, testualmente
loro ordigni esplosivi allo scafo della corazzata britannividi, un centinaio di bombe che mi piovevano addosso,
ca "Queen Elizabeth" decretandone la inevitabile fine
ed io ne rimasi miracolosamente incolume, perché la
dopo pochi minuti. Scoperti e catturati su questa nave,
mano del Signore mi fece da schermo protettivo!
i nostri operatori informarono il comandante che presto
Anche da parte dei nostri avversari inglesi non mansarebbe saltata in aria, pregandolo quindi di sbarcarne
carono prove, da ascrivere a loro onore, di umana solidarietà nei nostri confronti. Basta citare per tutti, l'episodio che si verificò il 28 marzo 1941 nello storico scontro di Capo Matapan, tragico per la nostra Marina, in cui
perdemmo oltre 2.000 uomini di ogni grado.
Ben più elevato sarebbe stato questo numero se
unità nostre nemiche (inglesi e greche) non si fossero
prodigate amorevolmente nel salvataggio di molti
nostri marinai naufraghi, che disperatamente stavano
lottando per la loro sopravvivenza, ma soprattutto se
l'Ammiraglio Cunningham, che comandava la flotta britannica, non avesse trasmesso in chiaro un telegramma
al nostro Comando supremo Supermarina , in cui si precisava il punto esatto dove stavano lottando disperatamente contro la morte ancora nostri diversi marinai
naufraghi, invitando ad inviare sul luogo, per il loro
recupero e salvataggio, una nave, possibilmente ospedale, assicurando che essa non sarebbe stata ostacolata
in alcun modo.
Per la storia, il nostro Capo di Stato Maggiore della
Marina ringraziò, con un telegramma anch'esso in chiaro, l'Ammiraglio Cunningham per il suo generoso messaggio.
Non posso però tralasciare di riferire un ultimo epiCapo Matapan
sodio, sempre a nostro onore e vanto, perché è quello
31
IL NASTRO AZZURRO
più umano e commovente e che riguarda il nostro sommergibile Cappellini. Il 17 ottobre 1940 questa unità,
comandata dal Capitano di Corvetta Salvatore Todaro,
in perlustrazione nell'Oceano Atlantico, affondò il piroscafo armato belga "Kabalo" di 5.200 tonnellate con un
carico di prezioso materiale bellico diretto in Inghilterra
(Todaro aveva allora appena 28 anni). Dopo aver tentato di rimorchiare verso la terra più vicina le imbarcazioni di salvataggio del piroscafo stracariche di personale
ed essendo questa operazione divenuta impossibile per
lo stato del mare, il Comandante Todaro accolse addirittura a bordo del Cappellini i numerosi sventurati naufraghi, sbarcandoli due giorni dopo sulle coste dell'isola
di Santa Maria delle Azzorre, facendo una digressione
di oltre un centinaio di miglia dalla zona assegnatagli, e
mettendo a grave rischio il suo battello per un più probabile avvistamento, e relativo attacco, da parte di aerei
avversari.
Al suo rientro a Bordeaux (Betasom), il Comandante
Todaro fu rimproverato dall'Ammiraglio che comandava la base, che gli fece osservare che un Comandante
tedesco non avrebbe mai perduto tanto tempo per salvare naufraghi nemici. Il Comandante Todaro gli rispose in tal modo: "Ma un Comandante tedesco non ha
sulle spalle il peso di 2.000 anni di civiltà come noi
Italiani."
Ma l'apprezzamento ed il riconoscimento per il suo
comportamento fu una lettera pervenuta al nostro
Ministero Marina nel novembre 1940, e scritta in lingua
francese, da una persona che volle mantenere l'anonimato (ma che probabilmente era il congiunto di uno dei
tanti naufraghi salvati del Kabalo), lettera che integralmente trascriviamo perché è un significativo documento:
"Io vorrei, se possibile, che questa mia lettera fosse
recapitata al Comandante del Sommergibile Italiano
che il 17 ottobre scorso ha affondato nelle acque
dell'Atlantico il piroscafo Kabalo, per dirgli:
Fortunato il Paese che ha dei figli come Voi!
I nostri giornali hanno dato il resoconto del vostro
comportamento verso l'equipaggio di una nave che il
dovere vi ha costretto ad affondare. Esiste un eroismo
barbaro ed un altro davanti al quale l'anima si mette in
ginocchio!
Questo è il vostro!
Siate benedetto per la vostra bontà che fa di voi un
eroe non solo dell'Italia ma della intera umanità.
Il sommergibile “Cappellini” in navigazione
Novembre 1940
Firma illeggibile"
Per la Storia precisiamo che il Comandante Salvatore
Todaro (che guadagnò l'epiteto di "Cavaliere senza
macchia e senza paura") immolò la sua giovane esistenza il 14 dicembre 1942 nel porticciolo dell'isola de La
Galite, colpito da un colpo di mitraglia di un aereo
attaccante mentre, al comando di un gruppo di mezzi
d'assalto, si preparava a forzare il porto di Bona. Quale
triste ironia della sorte per un Uomo che aveva al suo
attivo il salvataggio di tanti nemici!
Ricordati, per dovere di cronaca, questi positivi ed
apprezzabili episodi che esaltano lo spirito di solidarietà
esistente fra tutti i marinai, veniamo ora a narrare quello da cui ha tratto lo spunto il Titolo che appare nella
copertina, riferendo ciò che accadde nel Maggio 1941,
nelle acque dell'Egeo, in prossimità dell'isola di Creta.
I nostri alleati tedeschi stavano effettuando un
poderoso attacco, con un corpo d'armata aviotrasportato della Luftwaffe, per la conquista di quest'isola che
era diventata una preoccupante base aereo/navale
inglese. Era la prima azione di massa nella storia di truppe aviotrasportate che subirono, nell'occasione, perdite
immense, nella misura di circa due terzi della forza iniziale. Era, d'altra parte, indispensabile, in ogni caso, che
truppe trasportate via mare sbarcassero nell'isola per
appoggiare e completare la loro azione. Furono, a questo proposito, organizzati convoglietti di piccoli pescherecci (i cosiddetti "caicchi") che, partendo dal Pireo e
concentrandosi nell'isola di Milo, trasportassero contingenti di truppe tedesche a Creta.
A scortare queste inermi imbarcazioni
rimase disponibile soltanto la torpediniera
"Lupo" poiché, delle altre due presenti in
zona, la torpediniera "Curtatone" era affondata su mine greche il 20 maggio e la torpediniera "Sirio" era immobilizzata nell'isola di
Milo per una avaria al suo apparato motore.
Erano inoltre stati allertati i MAS della 13^
Squadriglia, di base al Pireo, sulla quale poco
dopo il sottoscritto prese imbarco, divenendone alla fine anche il Capo Squadriglia.
Ultimato il concentramento a Milo delle
navicelle greche che avevano imbarcato
2.330 militari tedeschi, il piccolo convoglio
partì la sera de 20 maggio alla volta dell'isola di Creta, ma per la scarsa velocità dei
"caicchi" dovuta anche alle cattive condizioni del mare, era evidente che di quel passo
(non superiore a 2 nodi) lo sbarco da eseguiI cannoni del “Pola” non tuonarono a capo Matapan
re tassativamente di giorno, secondo gli
32
IL NASTRO AZZURRO
ordini ricevuti, non sarebbe potuto avvenire in tali conMa veniamo ora, a conclusione di questo mio articodizioni.
lo, all'episodio da cui ha tratto lo spunto il titolo da me
Ma il Comandante Mimbelli decise di proseguire
conferitogli.
egualmente e, verso le ore 22, in una notte senza luna
La mattina del 22 Maggio, nel contesto degli avvenie visibilità mediocre si trovava a circa 5 miglia a
menti dianzi riferiti, il Cacciatorpediniere "Greyhound",
Nord/Nordest di capo Spada, promontorio nord occinelle acque dell'Egeo, in prossimità dell'isola di Creta,
dentale dell'isola di Creta.
attaccò una imbarcazione, un grosso caicchio, presso l'iIn quel momento furono avvistati, a poco più di
sola dei Pori, scambiandolo per un superstite del convo1.000 metri di distanza, unità nemiche che gli Inglesi
glio "Lupo", mentre si trattava di una motobarca che
avevano inviate nella zona, allo scopo di impedire, o
svolgeva l'ordinario servizio di traghetto fra le isole di
almeno di ostacolare, l'azione di sbarco che paventavaCerigo e Cerigotto, e che quel giorno, oltre ad alcuni
no.
marittimi greci, imbarcava dieci disgraziatissimi soldati
La formazione nemica comprendeva 3 incrociatori
tedeschi.
("Dido", "Aiax" ed "Orlon" armati ciascuno con 6 canIl Cacciatorpedinere britannico, dopo aver affondanoni da 152) e quattro Cacciatorpediniere ("Janus",
to (bello sforzo!) il natante, prese a mitragliare i naufra"Kimberley", "Hosti" e "Heverard"), e quindi sproporghi ed al fuoco delle mitragliere aggiunse anche quello
zionatamente superiore alla nostra scorta costituita soldel suo cannone prodiero dopo che i superstiti erano
tanto dalla Torpediniera "Lupo".
riusciti a raggiungere uno scoglio.
Eppure questa nostra unità, nel tentativo di protegDel tutto ignobile ed ingiustificato fu il comportagere il convoglio, si lanciò contro il nemico sparando col
mento del Caccia inglese contravvenendo a quello spirisuo cannoncino da 100, e lanciando una coppiola di siluto di solidarietà che contraddistingue i marinai di ogni
ri che affondarono un incrociatore, distendendo inoltre
colore amici o nemici, di ogni nazione. Per fortuna però
cortine di fumo per occultare i pescherecci affidati alla
detto episodio costituisce un'eccezione all'opposto sensua cura.
timento di solidarietà che regna fra gli uomini di mare
Naturalmente, date anche le riavvicinatissime
e di cui abbiamo dato avanti significativi esempi!
distanze, fu tempestato da un nutritissimo fuoco avverNon conosco il nome del Comandante del Caccia
sario, e diversi proiettili attraversarono da parte a parte il suo scafo, senza
comprometterne, per sua fortuna, gli
organi essenziali, provocando però la
morte di 14 membri del suo equipaggio ed il ferimento di altri 26.
Createsi una mischia in cui gli
inglesi, per errore, si spararono anche
fra loro e ritenuto ormai di non poter
fare più nulla per assistere i motovelieri, si sottrasse al bersaglio nemico e
trovò scampo allontanandosi dalla
zona.
L'eccezionale sua sostanziale incolumità nelle condizioni così disperate
in cui venne a trovarsi, valse alla
nostra torpediniera lo scherzoso epiteto di "la nave più fortunata della
flotta". Al suo Comandante, Capitano
di Fregata Francesco Mimbelli, fu concessa, per questa valorosa azione, la
Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Successivamente il "Lupo", la torpediniera "Libra" ed i Mas della 13^ e
I micidiali bombardieri a tuffo “Stuka” affondarono
3^ Squadriglia salvarono 64 naufrain un quarto d’ora il Greyhound
ghi, ed altri 178 sopravvissuti furono
recuperati da idrovolanti tedeschi. Un
gruppo, su alcuni gommoni di salvataggio riuscì ad approdare anche a Creta, dopo una
inglese protagonista di questo ignobile comportamennotte ed un giorno di tormentosi disagi, riunendosi ai
to, ma ...il grande eterno Iddio, Signore del cielo e degli
loro colleghi paracadutisti.
abissi,cui obbediscono i venti e le onde (ho adoperato le
Ho voluto raccontarvi nei dettagli queste operaziostesse parole con cui inizia la famosa nostra Preghiera
ni, senza alcun dubbio gloriose per le forze dell'Asse e
del Marinaio) volle infliggergli una giusta punizione per
che alla fine portarono alla conquista dell'isola di Creta
il vandalico episodio seppellendone il ricordo nelle stessia pure ottenuta a carissimo prezzo, e desidero anche
se acque in cui si verificò, quasi a volerlo cancellare dalla
trascrivervi, per farvi rivivere certi memorabili momenti,
Storia. Ed infatti, l'essersi attardata troppo a fare questo
il nostro Bollettino di Guerra del 23 Maggio 1941:
disumano tiro al bersaglio non giocò alla silurante
"Una nostra torpediniera, al comando del Cap.
inglese che, attaccata improvvisamente da otto bomFregata Francesco Mimbelli, scontratasi con 6
bardieri tedeschi Ju 87, giunti senza preavviso, fu cenIncrociatori e CC.TT. avversari li ha attaccati malgrado il
trata in pieno, affondando nel giro di un quarto d'ora,
fuoco delle forze nemiche ed ha colpito con siluro un
con gravi perdite del suo equipaggio.
incrociatore nemico, riuscendo quindi a disimpegnarsi."
Enrico RICCIARDI
33
IL NASTRO AZZURRO
L'ULTIMA TERZA LICEO
te le truppe e le autorità croate. Tale convincimento fu
condiviso dal .comando della 114ª divisione Jager, dalla
quale dipendevano e dai comandi superiori. Con ciò, per
tutta la durata dell'occupazione tedesca, fu conservata
l'amministrazione italiana e impedito l'ingresso delle
truppe e delle autorità croate, preannunciato con manifestini sganciati dai loro aerei il 10 settembre '43, e che
aspettavano alle porte della città per prenderne possesso..
Zara divenne "Deutsche Bezetzung Zara"
(Occupazione tedesca di Zara), uno status singolare e atipico di diritto internazionale. In tal modo conservava di
fatto l'Amministrazione italiana in attesa di decisioni
superiori.
All'infuori dei mezzi militari tedeschi, Zara era collegata con il resto d'Italia soltanto dal piccolo piroscafo
"Sansego" che diventò leggendario e che faceva la spola
con Pola e Trieste, viaggiando di notte per sfuggire sia ai
sommergibili inglesi che all'aviazione anglo-americana.
La città era circondata da formazioni militari croate di
Pavelic e da partigiani jugoslavi rinvigoriti dal crollo italiano.
Alla fine di quella estate erano già partiti molti compagni di classe con le loro famiglie. Partirono per prime
le famiglie dei funzionari del "Governatorato della
Dalmazia" che venne sciolto in agosto. Altri compagni di
classe si arruolarono in un reparto di volontari che avrebbero dovuto difendere Zara ma che poco dopo i tedeschi
trasferirono nel Nord Italia.
Al Caffè Centrale una vivace orchestrina triestina suonava canzoni folk e allegri motivi in voga. Al cinema
all'aperto, in Riva Derna, a fianco della pescheria, si
proiettava da molti giorni il film "La voce nella tempesta" con Lawrence Oliver.
In quella cornice ed atmosfera aveva inizio l'anno scolastico 1943-44. Per noi della III Liceo con la convinzione
che alla fine dell'anno scolastico saremmo stati chiamati
alle armi.
L
a III Liceo dell'incompiuto anno scolastico 1943-44 al
"Liceo-Ginnasio G. D'Annunzio" di Zara era composta da otto studenti, dei quali una collega, superstiti
dell'affollata e allegra I Liceo.
Nel volgere di due anni era scomparsa l'atmosfera
euforica della guerra vittoriosa, di Zara capitale della
Dalmazia, centro di fiorenti attività commerciali con il
retroterra e opulenta retrovia di cospicue forze armate
dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, dislocate
nella regione. Ed era scomparsa la spensieratezza dei
nostri anni.
La II Liceo era stata caratterizzata da un periodo di
transizione. All'inizio aveva seguito l'abbrivio festoso
dell'anno precedente anche se mancavano alcuni colleghi degli "ultimi banchi" che non avevano superato gli
scrutini ed erano stati i più vivaci animatori della classe.
Poi, giorno dopo giorno, con crescente accelerazione, i
bollettini di guerra, diffusi dall'altoparlante sopra la cattedra, che ascoltavamo silenziosamente in piedi, palesarono continui e irreversibili rovesci militari. In sintonia
con essi giungevano voci dell'aumentata frequenza di
imboscate e attentati da parte dei partigiani jugoslavi
nell'immediato retroterra oltre la cinta confinaria della
città. La popolazione cominciava ad avvertire l'angosciosa sensazione dell'isolamento dalla madrepatria senza
altro collegamento all'infuori di un piccolo piroscafo che
faceva la spola con Pola e Trieste. Il collegamento con
Ancona era sospeso da tempo per il pericolo dei sottomarini inglesi.
La nostra giovinezza aveva continuato tuttavia il suo
moto spensierato a scuola, negli incontri allo stadio o
nell'attiguo campo di pattinaggio, nelle passeggiate
serali in Calle Larga con le ragazze e nelle partite a
bigliardo, anche se cominciavano a farsi sentire le preoccupazioni delle proprie famiglie e i preparativi della partenza di molti colleghi.
Nelle vacanze estive del 1943 gli avvenimenti precipitarono in maniera improvvisa e imprevedibile. Alle perplessità del crollo del regime e dell'arresto di
Mussolini seguì il caotico e sconvolgente armistizio
dell'8 settembre, come fu vissuto a Zara. Migliaia e
migliaia di soldati sbandati erano affluiti nella città
dopo aver abbandonato i presidi del retroterra e
delle isole circostanti. Tutti in cerca di una nave per
raggiungere la madrepatria. Molti di essi festeggiavano la fine della guerra e il ritorno a casa. Due giorni dopo si trovarono abbandonati a se stessi senza
l'aeronautica e la marina, senza navi da trasporto,
senza i loro comandi mentre esigui reparti tedeschi
entravano a Zara e li facevano prigionieri.
Per reazione all'armistizio italiano, Hitler, nella
notte dell'8 settembre, assegnò la Dalmazia, Zara
compresa, allo Stato Libero di Croazia di Ante
Pavelic. Per breve fortuna della città, i comandanti
del Platzkommadantur, inizialmente il maggiore
Teissl e successivamente il colonnello von Schnehen,
si convinsero ad accettare la richiesta delle autorità
cittadine italiane di conservare l'Amministrazione
italiana, in attesa di decisioni superiori, al fine di evitare gravi incidenti nella città, nel caso fossero entra-
L’ultima terza del Liceo-Ginnasio “Gabriele
D’Annunzio” di Zara
34
IL NASTRO AZZURRO
Non c'era più all'ingresso della scuola il silenzioso
ordine imposto dalla presenza autoritaria del preside ma
una autodisciplina che, anche nei giovanissimi dei primi
anni del Ginnasio, non profittava della assenza di controlli. I rapporti con i professori erano divenuti confidenziali, l'interrogazione un dialogo, i compiti a casa ridotti
all'essenziale.
L'anziano e burbero prof. Filippi, docente di italiano,
così severo nei due precedenti anni del Liceo, trascinava
una stanca e sofferta fine della vita che lo colse poco
tempo dopo l'inizio dell'anno scolastico. Era stato professore anche di mio padre nello stesso Liceo. Lui stesso in
quella scuola aveva conseguito la maturità nell'anno scolastico 1902-03 portandone l'impronta della profonda
cultura umanistica. Al suo tempo coloro che c conseguivano la maturità venivano definiti "abiturienti distintamente maturi" ed il giudizio di merito veniva suddiviso
nelle qualifiche di "prima classis cum eminentia", "prima
classis accedens ad eminentiam" e "prima classis" semplicemente. In quell'epoca veniva solennemente celebrato
il centenario della scuola con l'apposizione di una lapide
che ne avrebbe ricordato per sempre l'italianità. Ciò
avveniva un anno dopo che il prof. Filippi aveva conseguito la maturità e mio padre frequentava i primi anni
del Ginnasio.
Il prof. Inchiostri, quasi coetaneo del prof. Filippi, portava mestamente il lutto per i due figli recentemente
morti in guerra. Nelle sue lezioni di storia indugiò a
descrivere la coraggiosa coerenza di Federico il Grande di
Prussia traendo il confronto con le vicende che si stavano
vivendo. A suo giudizio la storia insegnava che il senso
del dovere è l'unico punto di riferimento nelle scelte
drammatiche della vita dei singoli e delle nazioni.
Il prof. Calestani, che insegnava chimica e scienze
naturali, era stravagante come al solito, come andasse
sempre alla ricerca di insetti o piante. Un giorno si fermò
a leggere un
manifesto
murale, non
lo persuase e
lo stracciò.
Fu arrestato
e
liberato
poche ore
dopo
dai
suoi allievi
che facevano
parte
della "compagnia dei
volontari
universitari".
Era uno che
diceva
di
non
aver
fatto niente
per la Patria
e invece si
sapeva che
nella prima
guerra mondiale
era
stato decorato
di
Medaglia
Il piroscafo “Sansego”
d'Argento al Valor Militare.
La sera del 2 novembre passeggiavo in Calle Larga,
come di consueto, prima della cena con Toto Cattalini,
compagno di classe sin dalla prima Ginnasio e dall'anno
precedente anche compagno di banco. Chiacchieravamo
con due sue giovani amiche quando fummo sorpresi da
una improvvisa illuminazione a giorno proveniente da
bengala che scendevano dal cielo lentamente con piccoli paracadute. Appena allora suonò la sirena dell'allarme
aereo. Insieme alla gente che si trovava in Calle Larga
corremmo nelle cantine del vicino Tribunale che erano
state trasformate in rifugio anti-aereo.Non avevamo la
più pallida idea di ciò che fosse un bombardamento
aereo e riprendemmo, tra la calca della gente, la conversazione interrotta .Improvvisamente calò il silenzio quando si udirono boati lontani e tremori sussultori dell'edificio. Prima ancora che la sirena suonasse il cessato allarme
giunse la notizia di centinaia di morti in un rifugio "tubolare" che era stato colpito a Cereria.
Il giorno seguente le scuole, gli uffici e le altre attività
cittadine avevano ripreso la normale funzionalità tanto
era radicata la convinzione che la piccola città, insignificante militarmente, avrebbe potuto essere oggetto soltanto di sporadiche incursioni tendenti a colpire il porto
nel caso ci fosse stata la presenza di navi.
Poco più di tre settimane dopo, nella soleggiata e
calda mattinata domenicale del 28 novembre, vestito
con l'abito blù da festa, stavo andando in città per incontrarmi con la compagna di classe. Lungo il percorso, verso
le ore 11 proprio in Piazza d'armi, nella zona più colpita,
ho avvertito il rombo di aerei e mi sono affiancato ad
altre persone che stavano guardando due grosse formazioni di aerei provenienti da Sud sotto i quali luccicavano
degli oggetti. "Sono manifestini" disse qualcuno e subito dopo il suono della sirena dell'allarme aereo si
mescolò con il boato delle bombe. Avevo fatto appena in
tempo a buttarmi a terra. Vicinissimi erano i sibili delle
bombe e il loro successivo boato dopo il quale sentivo
piccole pietre che mi cadevano sul corpo. Quando si
allontanò il rombo dei motori e mi sollevai, la Piazza
d'Armi era immersa in una intensa nuvola di polvere e in
un acre odore di esplosivo. Il rombo degli aerei ritornò
subito dopo ed ebbe inizio la seconda ondata di sibili e
di boati. Questa volta sentii invocazioni di soccorso, e
quando mi rialzai tra la polvere che si stava diradando
sono apparsi i feriti che venivano portati al vicino ospedale. Più avanti, ai margini della strada vidi sgomento un
piccolo torace nudo senza testa e senza il resto del corpo.
.Da quel mattino la mia giovinezza, che non aveva anco-
35
IL NASTRO AZZURRO
mia madre. Tutti gli altri si
erano rifugiati in una vicina
casa di abitazione. Eravamo
convinti che fosse un posto di
assoluta sicurezza e di osservazione, protetti alla vista dalle
fronde degli alberi. in mezzo a
terreni coltivati a fianco di un
lungomare brado e deserto con
qualche rara piccola casa. Il
rombo degli aerei si era fatto
assordante. La loro rotta era
nella
nostra
direzione.
Vedemmo il luccichio sotto le
carlinghe e ci gettammo a terra
a pancia in giù, le gambe divaricate e le mani a protezione
della testa. Il sibilo diventava
sempre più acuto e vicino.
Sentii avanzare i primi scoppi
sempre più vicini e l'aumento
dei sussulti del terreno. Poi sentii un boato frastornante e una
pioggia di terriccio che mi
cadeva sulla testa e sulla schiena. Mi sollevai a fatica quando i boati degli scoppi si
erano allontanati. Davanti ai miei occhi si presentò il cratere di una bomba esplosa ad un paio di metri di distanza su terra coltivata, mio cognato sbalzato a una decina
di metri di distanza con un filo di sangue che gli colava
dal naso ma incolume e accanto ai miei piedi quelli del
cugino di mia madre che si dimenavano mentre tutto il
resto del corpo era coperto dal cumulo di terra che si era
formato intorno al cratere aperto dalla bomba. Con l'aiuto di mio cognato lo estraemmo. Si alzò e letteralmente
sparì senza proferire neppure una parola.
Il rombo degli aerei ricominciò ad avvicinarsi. Mio
cognato ed io corremmo nella vicina casa dove si erano
rifugiati gli altri. Nella cantina c'era tanta gente pregante e impaurita con materassi o coperte sopra le teste.
Altre tre volte sentimmo i boati delle successive ondate
che colpivano anche le immediate vicinanze della casa.
Tutte le volte che si avvicinavano i boati le preghiere
alzavano il tono e si intrecciavano a invocazioni. Quando
finalmente gli aerei se ne furono andati tornammo a
casa. Mio padre ci era venuto incontro. Ci informò che lui
e la zia si erano riparati agli angoli della cucina (che era
al pianterreno) mentre Febo, rimasto con loro, si era infilato dentro al mobile che conteneva i piatti quando la
pressione dell'aria dei primi scoppi ne aveva spalancato
gli sportelli.
Tutta la zona era ancora avvolta da una densa nube
di polvere. Soltanto quando siamo giunti vicino alla casa
ci siamo accorti che il tetto era stato scoperchiato e che
le finestre di un lato erano state divelte. Tutto intorno
alla casa c'erano cumuli di tegole rotte, di pietre del vicino terreno carsico, terriccio e vetri rotti. L'interno era
pieno di calcinacci per la caduta dei soffitti. Mio padre si
allontanò per recarsi alla Prefettura. La città era ancora
avvolta dalla polvere. Poco dopo la strada principale di
Borgo Erizzo, sulla quale si affaccia la nostra casa, si
riempì di un fiume di gente proveniente dalla città. Ci
dissero che Zara era un cumulo di macerie. All'inizio della
notte, mentre ancora continuava il flusso della gente
fuggita dalla città con solo qualche borsa che aveva con
ra compiuto 18 anni, fu travolta dagli eventi.
Dopo quel bombardamento le lezioni vennero sospese. Gli allarmi aerei si susseguivano anche varie volte al
giorno. La popolazione aveva cominciato ad impaurirsi e
non credere più al mito che Zara era troppo insignificante per venire bombardata. Parte della popolazione cittadina si rifugiò precauzionalmente in periferia. La nostra
casa ospitò 9 persone amiche di famiglia. Tuttavia era
impensabile che avvenisse un bombardamento come
quello del 16 dicembre 1943. Una data storica per la città.
Dei 54 bombardamenti di Zara quello del 16 dicembre fu
il più massiccio e distruttivo per il numero dei quadrimotori che vi parteciparono, la quantità di bombe sganciate e la distruzione dell' 80% della città. I successivi bombardamenti furono piogge sul bagnato. Coloro che si
sono trovati nell'area colpita sono in buona parte sopravvissuti casualmente perchè non esistevano rifugi antiaerei di assoluta sicurezza.
Io abitavo fuori del centro urbano, nella zona periferica di Borgo Erizzo, vicina alla città, che era affiancata da
terreni confinanti con il lungomare e che fu lambita dal
bombardamento. Nella piccola Zara la parte centrale fu
letteralmente rasa al suolo. Non si seppe quanti furono i
morti rimasti sotto le macerie e quelli divorati dalle fiamme degli incendi.
Nella mattinata c'era stato un allarme aereo, sempre
preceduto nella mia casa dall'abbaiare del nostro cane
Febo. Si trattava di un solo aereo da ricognizione. Nel
primo pomeriggio Febo cominciò ad abbaiare come al
solito prima che suonasse la sirena. Fu l'ultima volta che
funzionò la sirena dell'allarme. Scrutando il cielo terso
verso Sud scorgemmo in lontananza un nugolo di aerei
in formazione serrata e a media quota. Mio padre, la zia
e Febo restarono a casa. Mia madre, mia sorella con il
bambino, suo marito, io e gli ospiti corremmo verso i terreni delle Colovare, poco più di un centinaio di metri da
casa e a pochi metri dal mare.
Mio cognato ed io restammo all'aperto accanto ad un
filare di alberi di fico di un nostro terreno che affianca il
lungomare delle Colovare. Si associò a noi un cugino di
36
IL NASTRO AZZURRO
se al momento del bombardamento, l'abbaiare di Febo
segnalò un'altro inaspettato allarme aereo. La sirena dell'allarme da quel pomeriggio non funzionò mai più. Sulla
città distrutta, illuminata dai primi focolai di incendio,
vennero sganciate, senza far uso di bengala illuminanti,
altre bombe, e a detta degli esperti, spezzoni incendiari.
Il bagliore delle fiamme del Liceo-Ginnasio e delle
case attigue illuminò per quasi una settimana le partenze notturne del "Sansego" nel convulso e atterrito inizio
dell'esodo di massa. Poi del "Liceo-Ginnasio
G.D'Annunzio" rimasero soltanto mozziconi di muri perimetrali.
Perchè una piccola città come Zara, allora militarmente insignificante, sia stata distrutta con tanto accanimento sarà spiegato dagli storici. Fu l'ultimo rifugio della
componente latino-veneta in Dalmazia e la distruzione
del suo Liceo-Ginnasio può essere una chiave interpretativa.
Nella settimana del rogo del Liceo-Ginnasio di Zara,
dopo il bombardamento del 16 dicembre 1943, andò
distrutta la roccaforte e il simbolo della cultura italiana in
Dalmazia. Seguirono altri 51 bombardamenti sulla città
distrutta , persino nella tarda mattinata del 31 ottobre
1944 dopo la ritirata notturna dei tedeschi e quando
cominciavano ad affluire le formazioni partigiane jugoslave. Dalla primavera del 1944 era iniziata anche la quotidiana visita mattutina di due aerei da caccia che sparavano su tutto ciò che vedevano muoversi.
Con il bombardamento del 16 dicembre la città e i
sobborghi restarono senza energia elettrica, senza acqua
corrente, e senza un solo forno per il pane. Divennero
beni preziosi da usare con oculata parsimonia le candele,
le lampade a petrolio e i fiammiferi. I pochissimi rimasti
nella città e nella periferia immediata dormivano vestiti
e in giacigli nelle case parzialmente danneggiate. Molto
tempo dopo venne ripresa l'erogazione dell'acqua corrente e della corrente elettrica nella periferia. Gli uffici
pubblici vennero trasferiti in forma ridotta nel paese di
Casali, ad un paio di chilometri dalla città e il Municipio
negli uffici ed abitazione del custode del cimitero. Nelle
ore delle incursioni mattutine dei due aerei da caccia
l'ambulatorio
dell'anziano
medico
condotto
(dott.Nicolich) funzionava in una tomba di recente
costruzione ed i pazienti attendevano il turno nella vicina cappella o ponendosi al riparo delle adiacenti tombe
monumentali.
Il 9 febbraio 1944 si tenne, nella scuola elementare di
Casali, una sessione straordinaria di esami autorizzata
dal Ministero della Pubblica istruzione. Per gli esami di
maturità classica ci ritrovammo in quattro della nostra
terza Liceo (Antonio Cattalini, Dario Pivac, io e Augusto
Zanne). Presiedeva la Commissione esaminatrice il prof.
Calestani. Festeggiammo il conseguimento del diploma
di maturità classica nell'orto della mia casa con una bottiglia di Cherry Brandy, in piedi e senza bicchieri. Cattalini
e Pivac aspettavano il turno di partenza con il "Sansego"
Due settimane dopo compivo 18 anni. In quel periodo la popolazione sfollata della periferia profittava del
tramonto per rientrare nelle proprie case e prelevare
delle suppellettili. Taluni anche per pernottare, incoraggiati dal fatto che a quell'ora non passavano formazioni
di bombardieri. Ci fu anche chi restò nelle proprie abitazioni preferendo sfidare i bombardamenti che adattarsi
alla vita di sfollati nei paesi del circondario.
Nell'estate del 1944 il Comando tedesco dispose l'eva-
Zara bombardata
bombardata
cuazione dei pochi abitanti rimasti in città e nelle periferia costiera per costruire difese anti-sbarco. Un embrione
di vita si era ricostituito nelle frazioni di Casali, Bellafusa,
Boccagnazzo e nei pressi del cimitero dove erano state
costruite delle baracche. Ma il piroscafo Sansego era
stato affondato e la città era rimasta senza più alcun collegamento con l'Italia.
Verso la fine di ottobre, per quanto cercassero di
simulare un avvicendamento con altre unità, erano palesi i preparativi di ritirata dei tedeschi.
Il 29 ottobre ho accompagnato mio padre al saluto
che il Prefetto Serrentino ha dato all'Ossario militare italiano, alla vigilia della sua partenza con la ritirata tedesca. C'erano Serrentino, mio padre in qualità di Vice
Prefetto e Commissario al Comune, il Prof. Fiengo capo
di gabinetto, un autista ed io. Lungo il percorso, dall'ingresso del cimitero all'Ossario, parlavano quasi sottovoce. L'autista ed io camminavamo alcuni passi dietro a
loro. Era un'ora vicina al tramonto di una giornata nuvolosa con un caldo e pesante vento di scirocco. Quando si
fermarono davanti all'Ossario l'autista ed io ci allineammo a loro. Dopo alcuni istanti di silenzio Fiengo mormorò :"Beati loro che non hanno conosciuto questo giorno !" Restarono ancora in silenzio e quando li guardai mi
accorsi che avevano il viso rigato di lacrime.
La ritirata tedesca avvenne la notte del giorno
seguente con tanti piccoli mezzi da sbarco e chiatte. Nel
tardo mattino successivo entrarono i primi partigiani
37
IL NASTRO AZZURRO
jugoslavi. Sul campanile del Duomo sventolò per alcune
ore la bandiera italiana e una formazione di bombardieri effettuò due incursioni sul porto vuoto.
Ciò che avvenne dopo deve essere raccontato da
tante voci che hanno pianto sui manifesti murali di condanne a morte e su coloro che furono prelevati e non si
seppe più nulla di loro. Nella tarda mattinata il tricolore
che fu fatto sventolare sul campanile del Duomo venne
tolto dalle formazioni partigiane jugoslave di Tito. Da
quel momento ha avuto inizio la dominazione jugoslava
comunista. Nelle rovine della città distrutta per l'80 %
erano rimasti circa 7.000 zaratini. Tutti i carabinieri e tutti
i membri della polizia furono immediatamente arrestati
ed ebbe inizio anche l'arresto di civili. Alcune fucilazioni
di civili furono annunciate con manifesti murali. Di tanti
altri non si seppe più nulla. Correvano voci che oltre alle
fucilazioni taluni fossero stati annegati, compresa una
bambina di pochi anni. Sulla piccola comunità di zaratini
rimasti nelle macerie della città distrutta, circa un terzo
della popolazione residente prima dei bombardamenti,
si scatenò la furia di una barbarie feroce che lo scrittore
jugoslavo Dragan Velikic ,descrisse nel romanzo "Ulica
Pula" ("Via Pola" edito nel 1985 e tradotto in tedesco)
analizzando finalità e metodi che furono usati con gli italiani di Pola. Dalle recenti opere storiografiche risultano
oltre 150 vittime nella piccola comunità italiana di Zara.
Dopo la disgregazione della ex Jugoslavia la stampa
croata ha fornito un parziale elenco ed ha affermato che
si trattava in tutti i casi di vittime innocenti. Ai morti per
fucilazione ed annegamento, agli scomparsi dei quali
non si ebbero più notizie, vanno aggiunti i zaratini deceduti per i quali i medici hanno attribuito la diagnosi di
"inedia".
Verso la metà del mese di novembre tutti gli uomini
dai 18 ai 45 anni furono mobilitati e inviati nelle brigate
d'assalto della XIX Divisione dalmata. Zanne ed io, gli
unici rimasti dell'ultima terza Liceo fummo destinati alla
stessa brigata d'assalto ma in battaglioni diversi e soltanto un paio di volte ci siamo incontrati al fronte.
Mi congedarono alla fine del 1945. A Zara erano state
sgomberate soltanto le macerie dalle vie di transito e
riattivate le case abitabili anche se lesionate. Nel tratto
della Calle Larga tra la Piazza dei Signori e il Teatro
Nazionale che era stato il meno colpito dalle bombe si
svolgeva, sia pure in forma ridotta, la consueta passeggiata serale della gioventù zaratina rimasta e dei nuovi
venuti slavi, che avevano subito adottato quella abitudine.
I giovani frequentavano un neo-istituito "Ginnasio
italiano" sistemato nella ex scuola elementare di
S.Grisogono, l'unico edificio che sia pure lesionato si era
salvato insieme alla chiesa dalle distruzioni di quella
zona. Era una scuola onnicomprensiva dalle elementari
alle medie superiori sulla quale erano stati fatti affluire
gli studenti italiani provenienti dagli studi più diversi,
senza libri e con insegnanti in buona parte improvvisati.
Cessò di esistere nell'estate del 1948 quando a seguito
del Trattato di Pace (15 settembre 1947) e delle opzioni
da esso previste per la conservazione della cittadinanza
italiana, avvenne l'esodo totale degli ultimi zaratini rimasti ed anche ultimi dalmati-veneti superstiti in Dalmazia.
Nella proibizione di qualsiasi canzone che avesse riferimenti patriottici gli studenti del "Ginnasio italiano"
uscivano da scuola cantando la canzone "Miniera" come
se fosse la marsigliese dando l'ardore di un appassionato
Centro
Centro cittadino dopo i bombardamenti
bombardamenti
canto patriottico alle parole del refrain "portami in
sogno verso la Patria mia, portale un cuor che muore di
nostalgia". Alcuni di loro sebbene appena adolescenti
furono tenuti in carcere con l'imputazione di tentativo di
fuga in Italia con barche. Altri subirono interrogatori
quando furono collocati fiori sull'Ossario militare italiano. Prima dell'esodo avevano presentato all'ex Teatro
Nazionale un divertente spettacolo di canzoni, balletti
classici, parodie, skechs umoristici ecc. che ebbe successo
ma non fu replicato.
Con una studentessa di quel ginnasio sono andato a
rivedere le rovine del vecchio Liceo-Ginnasio. L'ultimo
giorno di scuola era stato il 27 novembre 1943. Lo rivedevo ridotto ad un cumulo di macerie sulle quali spuntava
l'erba. Persino il grande giardino interno alberato era
scomparso. Non c'era più traccia di niente.
----------Nella primavera del 1982 ha avuto luogo a Recco il
primo convegno degli ex colleghi dell'ultima terza Liceo
del Liceo-Ginnasio G.D'Annunzio di Zara. Molti dei partecipanti si rivedevano per la prima volta dopo quasi 40
anni. Tutti avevano portato vecchie fotografie, lettere,
cartoline, piccoli cimeli che rievocavano lontani ricordi di
scuola e della giovinezza. All'uscita dalla messa, celebrata dall'ex professore di greco, la fotografia del gruppo
davanti all'ingresso della chiesa sembrava ricomporre
una immaginaria e festosa fine dell'anno scolastico 194344 con la consueta foto-ricordo davanti alla chiesa di
S.Grisogono.
Pino Vuxani
(Presidente della federazione di Trieste)
38
IL NASTRO AZZURRO
AZZURRI CHE SI FANNO ONORE
L
'Ardito tenente degli Alpini Giuseppe Cigliana è "Commendatore al Merito della Repubblica
Italiana". lI Presidente della Repubblica, on. sen. Giorgio Napolitano, dopo la Stella al Merito del
Lavoro concessa a Giuseppe Cigliana 1° maggio 2008, gli ha conferito, su proposta del Presidente
del Consiglio dei Ministri, l'Onorificenza di Commendatore dell'Ordine "AI merito della Repubblica
Italiana", con proprio decreto del 27.11.2009.
L'Istituto del Nastro Azzurro esprime all'Azzurro Giuseppe Cigliana le più vive congratulazioni.
S
abato 4 luglio 2009, nella splendida sede della Casa dell'Aviatore in Roma, il Cavaliere al Merito della
Repubblica Bruno Lazzarotto è stato insignito del dottorato in "Scienze Ingegneristiche" dalla prestigiosa Jean
Monnet Università Europeenne A. L. S. B. L. di Bruxelles.
I suoi meriti acquisiti in una vita di costante impegno, fruttuoso lavoro, pregevoli realizzazioni sono stati illustrati dal Rev.mo Mons. Padre Bruno Lima. Mentre le alte virtù morali, umane e di italianità sono state rivissute in
una commovente e spontanea dedica dalla figlia dott.ssa Dora a nome di tutta la famiglia. Il diploma è stato consegnato durante una suggestiva cerimonia dall'Ecc.mo dott. Prof. Lino Mungari di Capocolonna, delegato per
l'Italia dell'Università Jean Monnet. Grande riconoscenza per la squisita sensibilità dimostrata va:
- al dott. Gabriele Marrone ed al dott. Prof. Natale Santucci - rispettivamente Direttore Didattico e Rettore della
prestigiosa Ruggero University e ai membri del Senato Accademico;
- al dott. Vincenzo Cortese, Marchese di Villa San Giorgio, ed al dott. Riccardo Giordani, Duca di Willemburg, rispettivamente Segretario Generale e Gran Cerimoniere della Norman Academy;
- al Rev.mo Mons. Gino Di Ciocco, eccellentissimo Patrono Spirituale.
Al M.C. Maurizio Cancelli va un gran riconoscimento per l'organizzazione perfetta e l'alto prestigio di tutta la
manifestazione in una cordialissima e calorosa atmosfera.
L
'Amministrazione Comunale di Foggia, ha ritenuto dedicare ed intestare n° 23 strade cittadine a decorati al Valor
Militare della Capitanata, rilevando i nominativi dall'"Albo" edito dalla Federazione. Mi piace ricordare che tra i
23 figura Luigi Pilotti, abruzzese di nascita, ma vissuto sempre a Foggia, ove ha trovato l'anima gemella nella
Signora Clementina D'Agostino. Era della classe 1913 ed è deceduto a Foggia nell'anno 1994.
Il Pilotti, assertore dell'amore per la Patria e la famiglia, si arruolo nell'Arma Aeronautica con tanta passione e
dedizione. I voli erano diventati la sua Patria e gli aerei il suo luogo di lavoro. Viaggiò in tutto il mondo e nel secondo conflitto mondiale seppe distinguersi effettuando oltre 400 ore di volo bellico, ponendosi sempre in evidenza per
la sua serietà, la sua preparazione, la sua capacità e per le sue belle doti di combattente, tanto da meritarsi una medaglia d'Argento al Valor Militare.
T.Col. Giovanni Battista Corvino
(Presidente della federazione di Foggia)
MOTIVAZIONE DELLA MEDAGLIA D’ARGENTO AL VALOR MILITARE A LUIGI PILOTTI
"Specializzato marconista di bordo, capo del servizio radiotelegrafico di sezione, in numerose azioni
belliche condotte a grande raggio e nelle operazione di polizia coloniale, per oltre 400 ore di volo bellico, poneva costantemente in evidenza le sue belle doti di combattente valoroso, ardito ed entusiasta.
Durante un'azione di bombardamento e spezzonamento a bassa quota nel cielo di Agresalam, avendo
avuto l'apparecchio duramente colpito dalla reazione nemica, conscio delle gravi avarie che minacciavano la stabilità del velivolo, fermo al suo posto di responsabilità e di sacrificio, con precisione somma
manteneva costantemente il contatto tra l'aereo pericolante e la base di arrivo.
In Dancalia sul Garamullata ed in altre località, svolgeva sempre magistralmente la propria missione e
coadiuvava nel bombardare e mitragliare il nemico dalle quote più basse, confermando le sue doti di
coraggio, calma e cosciente sprezzo del pericolo, già precedentemente dimostrate."
Cielo dell'Impero, giugno 1936-agosto 1937
L
o scorso 6 marzo 2010, la Norman Academy, prestigiosa organizzazione culturale e di servizio internazionale, ha conferito l'onorificenza di "Cavaliere Accademico" al generale Antonio Daniele, direttore responsabile di questa rivista, per gli "… alti meriti acquisiti nel campo della solidarietà ...".
L'evento si è svolto alla Casa dell'Aviatore in Roma nell'ambito dell'Assemblea semestrale della
Norman Accademy durante la quale è stato approfondito il tema delle "Attività comuni col Rotary
International" a fini filantropici. L’onorificenza, che va ad aggiungersi alle altre delle quali già si fregia, è stata conferita al generale Daniele dal Segretario Generale della Norman Academy, dott.
Vincenzo Cortese, Marchese di Villa San Giorgio.
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IL NASTRO AZZURRO
CRONACHE DELLE FEDERAZIONI
Montevarchi. La commemorazione, che ha avuto
luogo nella piazza del Municipio, si è aperta con gli
onori militari ai resti mortali da parte di un picchetto armato e della Fanfara ANB. I successivi discorsi
commemorativi da parte del Presidente della
Federazione Provinciale del Nastro Azzurro
Stefano Mangiavacchi, del Sindaco Giorgio
Valentini e del Presidente della Provincia Roberto
Vasai, hanno preceduto la S.Messa di suffragio celebrata nella Chiesa del Redentore. Dopo, i resti mortali sono stati tumulati nel cimitero cittadino alla
presenza della sorella e del fratello del Caduto.
Presenti i Gonfaloni della Provincia di Arezzo
MOVM e del Comune di Montevarchi, il
Comandante Provinciale CC Col. Antonio
Frassinetto Decorato di OMI, il Col Di Paola del
Ministero della Difesa, il Presidente del Consiglio
Comunale Gianluca Monicolini e numerose Autorità
Civili e Militari. Per il Nastro Azzurro presenti il
Medagliere della Fed. Provinciale di Arezzo ed i
Medaglieri delle Sezioni di Montevarchi, Cortona,
Bibbiena e Sansepolcro, con i Consiglieri della
Federazione Cap. Riccardo Bartolini, Sig. Alberto
Romanelli, Sig. Mario Rondoni, Sig. Carlo
Caporaso, Cav Enzo Mangiavacchi, e numerosi
soci. Per la buona riuscita della cerimonia è stata
preziosa la collaborazione dei Presidenti delle
Associazioni d'Arma cittadine, molti dei quali Soci
Simpatizzanti dell'Istituto;
ALESSANDRIA
Nel bimestre, la Federazione Provinciale di
Alessandria ci ha comunicato la partecipazione ai
seguenti eventi e cerimonie:
– i soci della Federazione, insieme a quelli del locale
gruppo ANUPSA, si sono scambiati gli auguri natalizi sabato 13 dicembre 2009 nel corso di un concerto
del maestro di pianoforte Dario Albano.
Alessandria - Scambio doni al termine del
Concerto di Natale
AREZZO
Nel bimestre, la Federazione Provinciale di Arezzo ci
ha comunicato la partecipazione ai seguenti eventi e
cerimonie:
– venerdi 4 dicembre 2009 il Vice Presidente
Nazionale Stefano Mangiavacchi e il Presidente
Regionale ANB Toscana Alfio Coppi, socio della
Federazione Nastro Azzurro di Arezzo, hanno partecipato alla cerimonia per l'avvicendamento tra il
Gen. B. Luciano Milighetti e il Gen. D. Antonio Venci
nell’incarico di Ispettore per l'Arma di Fanteria e
Comandante della Scuola, svoltasi nella Caserma
"Ugo Bartolomei" di Cesano. Alla cerimonia era
presente il Comandante dei Supporti delle Forze
Operative Terrestri Generale C.A. Vincenzo Lops;
– il periodico aretino “In Comune” nel riportare notizia del Congresso dell’Istituto del Nastro Azzurro
tenutosi a Bologna ha reso noto che è stato eletto
“Vice Presidente Nazionale dell'Istituto Stefano
Mangiavacchi di Montevarchi, gia Presidente della
Federazione del Nastro Azzurro di Arezzo. Il riconoscimento dell'importante carica di Vice Presidente
testimonia l'impegno e l'opera svolta a livello
nazionale da Stefano Mangiavacchi in favore
dell'Ente Morale e nella difesa della memoria e dei
valori della nostra Nazione”;
– sabato 19 dicembre 2009 in Montevarchi si è svolta
la cerimonia per il ritorno in Patria, dal cimitero
Militare d'Onore di Amburgo, dei resti mortali del
Caduto Primo Valentini, fante di Montevarchi,
morto a 20 anni durante la prigionia nel lager di
Dorsten in Germania. L'iniziativa è stata promossa
dalla famiglia Valentini e dall'Istituto del Nastro
Azzurro in collaborazione con Comune di
Montevarchi, Provincia di Arezzo, ed Assoarma
Montevarchi (AR) - Cerimonia per il ritorno
in Patria delle spoglie mortali di Primo
Valentini
–
–
40
giovedì 24 dicembre si è tenuta a Loro Ciuffenna la
cerimonia commemorativa per il 68° anniversario
della morte del Ten.Cappellano Giovanni Mazzoni
Caduto in Russia, Pluridecorato al VM, alla cui
memoria è intitolata la Federazione del Nastro
Azzurro di Arezzo, presente il presidente Stefano
Mangiavacchi, il Presidente Regionale ANB Alfio
Coppi ed il Presidente della Sez. ANB Danilo Baldi;
Giovedì 24 dicembre si è tenuta a Loro Ciuffenna la
cerimonia commemorativa per il 68° anniversario
della morte del Ten.Cappellano Giovanni Mazzoni
Caduto in Russia Pluridecorato al VM, alla cui
memoria è intitolata la Federazione Nastro Azzurro
di Arezzo, presente il Presidente della Federazione
Stefano Mangiavacchi, il Presidente Regionale
ANB Alfio Coppi ed il Presidente della Sez. ANB
Danilo Baldi.
IL NASTRO AZZURRO
corona al monumento ai Caduti, il corteo è giunto
nella antica Piazza Sedile. Al termine dei discorsi ufficiali, sono state donate alla Sezione, dall’Assessore alla
cultura, la copia di tutte le Decorazioni al VM concesse nelle varie guerre ai cittadini di Modugno. Le medaglie saranno ora affisse sul Labaro della Sezione.
BARI
Nel bimestre, la Federazione Provinciale di Bari ci ha
comunicato la partecipazione ai seguenti eventi e cerimonie:
– nella ricorrenza dell’omonima battaglia, la
Federazione di Bari ha organizzato un pellegrinaggio al Sacrario di Mignano Montelungo dove riposano 974 caduti nella Guerra di Liberazione. I partecipanti si sono poi recati a S. Pietro in Fine, il paese
distrutto nelle battaglie innanzi a Cassino e mai più
ricostruito. Un moderno museo e alcuni video d'epoca hanno reso ancor più suggestiva la visita che si
è conclusa all’Abazia di Montecassino;
– con una gita a Galatina e a Tricase, la Federazione ha
completato il programma di visite ai reparti AM ed
ha festeggiato, con un giorno di anticipo, la fine dell’anno. A Galatina è stato visitato il 61° Stormo A.M.,
l'“Università dell'aria", dove attualmente si formano
i nostri piloti e che, a breve con l'entrata in linea
dell'Aermacchi M.346, diventerà la scuola di volo
internazionale della Nato per l'addestramento avanzato. Nel pomeriggio, dopo una visita doverosa alla
chiesa tardo romanica di S. Caterina di Alessandria,
che custodisce un completo ciclo di affreschi di scuola giottesca mediata da inftuenze napoletane, i soci
della Federazione hanno proseguito per Tricase, graziosa cittadina del Salento nota per la quercia vallonea dei "100 cavalieri" alla cui ombra, pare, si sia
ristorato Federico II, e per il presepio vivente composto da ben 250 figuranti, in costume;
– il 7 gennaio, la "Festa del Tricolore", organizzata
dalla sezione di Modugno, si è aperta con la Messa
nella cattedrale seguita dal corteo per le vie del centro. Ne facevano parte: la banda municipale, gli studenti di tre circoli didattici, le Autorità cittadine con
i vertici della Federazione e della Sezione, il
Gonfalone del Comune ed i Labari dell'Istituto
seguiti da una cinquantina di Soci, tutti in rigoroso
abito blu con i distintivi sociali e una coccarda tricolore all'occhiello, e infine i vessilli e i soci delle altre
Associazioni d'Arma e Combattentistiche. Il corteo,
dopo una sosta di fronte all'ex ospedale CRI, dove si
spensero nell'ultima guerra 63 militari per le gravi
ferite riportate, ed una sosta di fronte al monumento ai Caduti, dove è stata deposta una corona, è
giunto nella antica piazza Sedile, dove sono stati
pronunciati i discorsi ufficiali e sono state donate
alla Sezione, dall'Assessore alla cultura, la copia di
tutte le Decorazioni al VM concesse nelle varie
guerre ai cittadini di Modugno. Le Medaglie saranno ora affisse sul Labaro della Sezione.
BRESCIA
Il Presidente Nazionale, Gen. Carlo Maria
Magnani, il Pres. della Federazione di Brescia,
Raffaele Rivolta ed il Vice Presidente, Comm.
Alessandro Albertini, hanno partecipato alla consegna, da parte del Prefetto di Brescia, dottoressa Narcisa
Brassesco, delle Medaglie d'Onore ai cittadini bresciani
insigniti in quanto vittime delle deportazioni e degli
internamenti durante la seconda guerra mondiale.
BRINDISI
Nel bimestre, la Federazione Provinciale di Bari ci ha
comunicato la partecipazione ai seguenti eventi e cerimonie:
– il 12 novembre 2009, nel piazzale antistante il
Monumento al Marinaio d'Italia, è stata celebrata
"la giornata del ricordo dei marinai periti in mare",
istituita nel 2002 dall'allora Presidente della
Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, per commemorare i marinai militari e civili che, nelle due guerre
mondiali, hanno sacrificato la propria vita per la
Patria in combattimento. Il Comandante in capo
dello Ionio e del Canale d'Otranto, Ammiraglio
Gian Maria Faggioni, ha ricordato che furono circa
6.000 nella guerra del 15-18 e 33.900 nella seconda
guerra mondiale i marinai che alla fine non risposero all'appello. Le navi affondate furono 870 da
guerra e 2.274 mercantili e con esse, non pochi
comandanti, rimasti a bordo nel rispetto d'una vecchia tradizione marinara. Come l'Ammiraglio
Faggioni, anche il celebrante, Monsignor Renato
Pizzigallo, ha ricordato i caduti di Nassirya. Il
Labaro della Federazione Provinciale di Brindisi
dell'Istituto del Nastro Azzurro, sorretto dal vicepresidente CGVM Gianfranco Melfi e accompagnato
dai soci comm. Antonio Martongelli e dal
Comm.Salvatore Toma, ha fatto ingresso sul luogo
della cerimonia unitamente al Medagliere della
Marina Militare, scortato da un Ufficiale del
Reggimento San Marco in tenuta operativa e due
Sottufficiali in grande uniforme invernale;
Brindisi - Giornata del ricordo dei marinai
periti in mare
BARI
Sez. di Modugno
Il 7 gennaio 2010 la Sezione di Modugno, un comune di 40000 abitanti a pochi km da Bari, ha organizzato con la sponsorizzazione del Comune la Festa del
Tricolore. Dopo la Messa nella cattedrale, un lungo corteo preceduto dalla banda musicale, si è snodato per le
vie del centro. Ne facevano parte gli studenti di tre circoli didattici, le Autorità cittadine con i vertici della
Federazione e della Sezione, il Gonfalone del Comune
ed i Labari dell’lstituto, seguiti da una cinquantina di
Soci, e infine i vessilli e i soci delle altre associazioni
d’arma e combattentistiche. Dopo aver deposta una
41
IL NASTRO AZZURRO
–
per fare il bilancio delle attività svolte nel corso dell'anno che sta per chiudersi. Nell'occasione è avvenuta la
consegna degli attestati di benemerenza ai soci iscritti
da oltre 20 anni. Un sodalizio in ottima salute quello
ferrarese, come ha ricordato il vice-presidente Col.
Claudio Baldini, forte dei suoi 235 soci (25 decorati,
74 familiari di decorati e bem 136 simpatizzanti). Al termine dell'incontro, davanti a un ricco buffet, i partecipanti si sono scambiati reciprocamente gli auguri di
buone feste.
il 27 gennaio 2010, nell'ambito delle celebrazioni
del “Giorno della Memoria”, il Prefetto di Brindisi
dottor Domenico Cuttaia, ha consegnate sei
Medaglie d'Onore, conferite dal Presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano, tre a
viventi preseti e tre a figli degli aventi diritto, deceduti, segno tangibile del riconoscimento morale, del
sacrificio dei deportati e internati nell'ultimo conflitto mondiale. Fra i viventi, è stato Decorato il
Capitano di Fregata Vincenzo Cafaro, Presidente
dell'Istituto della Federazione Provinciale di
Brindisi. Ha consegnato la medaglia il Capitano di
Vascello Claudio CILIBERTI, Comandante della
Capitaneria di Porto di Brindisi. Eroe fortunato di
quei 30.000 internati italiani sopravvissuti contro i
600.000 morti nei Lager Nazisti. “La Shoah è un'esperienza tragica, ma carica di insegnamenti e di
valori ...” ha dichiarato il Prefetto.
LECCO
L'annuario 2010 è stato sofferto più del solito. Il
Vice Presidente della Federazione di Lecco, Giovanni
Bartolozzi, curatore dell’edizione 2010, presentandolo
ricorda che erano già predisposte l’introduzione
auguraIe e la conclusione quando è avvenuto il fatto di
Kabul. Sono state riviste la copertina e la conclusione
ma soprattutto l'indirizzo auguraIe, che ora tiene
conto dei sette militari italiani Caduti. Ne è nato un
annuario che ha una quadruplice funzione: la prima,
quella naturale, ricordare un ufficiale lecchese Caduto
nell’ultimo conflitto, il Cap. Bers. geom. Emilio Marella,
la seconda onorare con Lui il fatto d'arme che ci ha privato di sette giovani militari; terzo ricordare i quattro
fratelli Bechi Luserna, dell'Arma di Cavalleria, tutti
Caduti per la Patria e tutti e quattro Decorati di
Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria;
quarto, terminare con EI Alamein, collina che ha consacrato il Valore dei combattenti italiani in Africa. È il 18°
annuario della serie, non è un atto dovuto, ma un atto
sentito di ringraziamento rinnovato ogni anno a uno
Brindisi - Consegna delle Medaglie d’Onore
Lecco - Copertina dell’Annuario 2010
FERRARA
Il 15 dicembre, presso la sede di Corso Giovecca 165,
si è svolta come consuetudine l'Assemblea Generale di
tutti gli iscritti alla Federazione Provinciale del Nastro
Azzurrro di Ferrara, l'associazione che raccoglie i
Combattenti Decorati di Medaglia al Valor Militare,
Ferrara - Assemblea annuale della
Federazione
42
IL NASTRO AZZURRO
dei tanti giovani lecchesi che ci hanno protetti.
Continuando nella tradizione del ricordo dei nostri
Caduti e Decorati, l'anno prossimo, la Sezione onorerà con l’annuario un altro ufficiale lecchese Caduto:
il S. Ten. fant. Arsenio Meles, classe 1919, immolatosi
sul Fronte Greco (Bregu Rapit 14 marzo 1941) e
Decorato di M.B.V.M. alla memoria. Bartolozzi ha
concluso il suo intervento di presentazione con un
pensiero "rubato" a una lettera del tenente Gino
Prinetti Castelletti, M.O.V.M. alla memoria, Caduto
sul Colle della Bertagnina (VC) il 9 Agosto 1944: "Non
sono sicuro che sarò un buon soldato. Non so provare
odio per nessuno, soltanto amore per il mio paese, che
difenderò con tutte le mie forze, ma soltanto per
amore."
MILANO
Il 17 dicembre 2009, nei locali della Federazione
milanese, si è svolta la cerimonia dello scambio di
Auguri Natalizi fra Soci e Autorità locali.
L'avvenimento, presieduto dal Presidente della
Federazione, gen. Arnaldo Cassano, che è anche Vice
Presidente Nazionale Vicario, ha avuto inizio nella
Galleria degli Eroi, tempio e scuola del Valore Militare
italiano, con la benedizione religiosa impartita dall'arciprete della adiacente parrocchia di San Barnaba.
Quest'anno, con la loro presenza. hanno dato lustro
alla cerimonia il Presidente Nazionale dell'Istituto gen.
Carlo Maria Magnani, il Comandante della Regione
Militare Esercito Lombardia gen. Camillo de Milato, il
Presidente del Consiglio della Provincia di Milano dott.
Bruno Dapei, il Presidente del Consiglio del Comune di
Milano dott. Manfredi Palmeri. Erano presenti inoltre
numerosi Presidenti di Associazioni combattentistiche e
d'Arma fra i quali il Dott. Fabris, Presidente Nazionale
dell'UNIRR, il gen. Sciuto dell'UNUCI, il neo iscritto gen.
Torsiello dell'ANUPSA, il dott. Metzgec dell'ANMIG, il
Sig. Bazza dell'ANMI di Monza, i Presidenti e Capi
Gruppo delle Sezioni e Gruppi della Federazione.
Nell'occasione sono state consegnate tessere a nuovi
soci fra cui il gen. de Milato, Decorato di Medaglia
d'Argento al Merito dell'Esercito, al quale il gen.
Magnani ha conferito il titolo di "Socio Benemerito"
dell'Istituto. Dopo che il gen. Cassano ha illustrato con
orgoglio la storia della Galleria degli Eroi, il Presidente
Nazionale ha espresso la sua viva soddisfazione per il
lavoro svolto e per la numerosa presenza di soci, auspicando più ambiziosi traguardi. Il gen. de Milato si è
dichiarato orgoglioso di far parte del nostro glorioso
Istituto al quale è stato ed è sempre vicino. Il dott.
Dapei, ha reso noto che si prodigherà affinché la nostra
Sede sia considerata come luogo di visita nella guida
della Provincia di Milano. Il dott. Palmeri, nipote di due
nonni Decorati al V.M., ha donato alla Federazione un
cofanetto contenente due preziosi volumi sulla
Miniatura Lombarda e sui Codici Miniati Lombardi
dalla Trivulziana. La cerimonia si è conclusa negli ospitali locali dell'attigua Sezione dell'ANMIG con un
sobrio vin d'honneur.
MACERATA
Sez. di Recanati
La Sezione è intervanuta alla cerimonia del 6
dicembre che ha celebrato la ricorrenza della Festa di
Santa Barbara nella città di Numana. Dopo la funzione Religiosa, su un lato del Municipio antistante la
piazza principale, è stata deposta una lapide e un'ancora di sommergibile in ricordo dei marinai Numanesi
caduti durante l'ultima guerra. Erano presenti
Autorità istituzionali di Ancona, Autorità militarii e,
per l'Associazione Nazionale Marinai d'Italia era presente il vice presidente Nazionale. Tutti gli oratori
hanno esaltato l'eroismo e l'estremo sacrificio dei
caduti.
Milano - Scambio degli auguri natalizi della
Federazione con le autorità locali
NAPOLI
Numana (AN) - Monumento ai Marinai
Caduti in Guerra
La Federazione Provinciale di Napoli, avendo in
comune con la Federazione Regionale della "ANIOC"
43
IL NASTRO AZZURRO
poesie di personaggi illustri della campagna di Russia
da parte dell'attore Angelo Blasetti. Domenica, presso
il 'Giardino Caduti sul fronte russo" si è svolta una sfilata a cui hanno partecipato Associazioni
Combattentistiche e d'Arma con i Labari, il Gonfalone
della Regione Lazio, un Reparto dei Lancieri di
Montebello a cavallo, rappresentanti della Croce Rossa
Italiana, dei Carabinieri, dei Vigili del Fuoco e del
Sovrano Militare Ordine di Malta, la Fanfara Alpina di
Borbona (RI), sette Reduci di Russia a bordo di due
camionette militari, molti familiari dei Reduci e una
scolaresca di Sora (FR) che ha redatto un libro intitolato "I fantasmi del passato". Dopo la sfilata, la Santa
Messa celebrata dal Cappellano del Santo Padre Mons.
Giacomino Feminò, Socio della nostra Federazione,
Segretario di S.E. Mons Arrigo Pintonello Capo dei cappellani Militari in Russia nel 1941-1943. Durante la cerimonia è stata deposta una corona di alloro alla targa
toponomastica dell'Azzurro Cap. Giorgio lannicelli
(M.O.V.M.), Caduto sul fronte russo. Per il nostro
Istituto l'Alfiere della Federazione Sig. Giuliano Fefè
con il Labaro provinciale. Alla fine della cerimonia è
stata donata ai partecipanti una medaglia commemorativa del 67° Anniversario della Battaglia di
Nikolajewka.
gli stessi ideali di amor di Patria, senso del dovere e
memoria storica delle tradizioni risorgimentali, i soci
della Federazione di Napoli del Nastro Azzurro hanno
celebrato insieme la "Festa degli Auguri" presso
l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli. I partecipanti,
molti dei quali soci di entrambi i sodalizi, sono stati
accolti dal Col. Antonio Giuseppe Di Fiore al quale,
l’Avv. Cav. Gran Croce Gennaro Perrella, Presidente di
entrambi i sodalizi, ha offerto in ricordo un crest
dell'Istituto del Nastro Azzurro e poi, nel corso dell’evento, dopo un particolare ringraziamento al Gen. C. A.
Franco De Vita Presidente Onorario della Federazione
Provinciale di Napoli, presente con la Consorte, ha
anche realzionato sul congresso nazionale svoltosi in
ottobre a Bologna. Il Presidente Perrella ha rivolto
inoltre un particolare augurio ai Delegati
dell'A.N.I.O.C., tra i quali il Preside Comm. Pasquale
Campo. Il Vice Presidente Comm. Mario lIardo ha
offerto ai partecipanti un opuscolo, da lui redatto, sull'origine e la storia del "Nastro Azzurro". In particolare
ha evidenziato le nobili iniziative intraprese dalla
Federazione di Napoli che indice ogni anno un premio
di Studio in un diverso Istituto Scolastico napoletano
per ricordare l'impresa eroica di un Combattente
Decorato di Medaglia d'Oro al V. M., ha infine ricordato il lavoro redatto in collaborazione con i soci
Antonio Cimmino ed Elisa Savarese dal titolo:
"Uomini di mare e di Guerra. Decorati e Caduti del
Compartimento Marittimo di Castellammare di
Stabia”. L’evento è proseguito in un clima amichevole e
sereno, complici gli ottimi cibi e l’ambiente raffinato
dell’Accademia Aeronautica. Alle Signore intervenute,
come è tradizione, è stato offerto un ricordo. La magnifica "Festa degli Auguri 2009" si è infine conclusa con il
brindisi augurale formulato dal Gen. De Vita.
ROVIGO
Concadirame (Ro) - Cerimonia per l’inserimento di 16 nuovi nomi di Caduti
A Concadirame (Ro), Domenica 8 novembre 2009 è
stata inaugurata una nuova lapide apposta sul
Monumento ai Caduti, riportante 16 nomi di Caduti
durante la Grande Guerra. Il Nostro Presidente ha,
ancora una volta, voluto curare col massimo impegno
tutto l'iter burocratico presso le Amministrazioni,
necessario alla realizzazione dell'opera. La cerimonia,
svoltasi sotto una pioggia battente, ha registrato una
diffusa e commossa partecipazione di cittadini a fianco
delle autorità quali il Questore Luigi de Matteo, il
Presidente della Provincia Tiziana Virgili e il Sindaco di
Rovigo Prof. Fausto Merchiori, e dei Labari delle
Associazioni d'Arma. Il Picchetto d'Onore Armato,
inviato dal Col. Eugenio Gallo del Comando 5°
Reggimento Artiglieria, ha reso gli Onori alla
Cerimonia insieme ai Carabinieri in alta uniforme e alla
protezione civile. Dopo la lettura, da parte del
Presidente dell'AVIS Maestro Gianluca Munegato, della
lettera dell'Ammiraglio Comandante dell'Istituto Studi
Militari Marittimi di Venezia Amm. Div. Vittorio
Emanuele Di Ceccoè stata letta quella inviata dal
Pozzuoli (NA) - Festa degli auguri 2009 della
Federazione Provinciale di Napoli
ROMA
Le Penne nere non dimenticano l'immane tragedia
della Campagna di Russia e, come ogni anno, a gennaio
celebrano l'anniversario della battaglia di Nikolajewka:
una vicenda epica e tragica che il 26 gennaio 1943 consentì agli alpini superstiti della battaglia sul Don di
sfondare l'ultimo baluardo sovietico e fare ritorno in
Patria. La cerimonia commemorativa si è tenuta a
Roma, sabato 23 e domenica 24 gennaio u.s.. Sabato è
stata organizzata una conferenza illustrata dal Gen. B.
Dr. Tullio Vidulich, intitolata "Nikolajewka...ultima speranza", durante la quale sono state declamate delle
44
IL NASTRO AZZURRO
Ministro della Difesa On. Ignazio La Russa al Presidente
della Federazione Provinciale di Rovigo dell'Istituto del
Nastro Azzurro quale rappresentante di tutti i Decorati
al Valor Militare.
–
SIRACUSA
–
Il 28 novembre 2009, su iniziativa della Delegazione
Prov. dell'Istituto Nazionale Guardie d'Onore Reali
Tombe Pantheon e della Federazione Provinciale
dell'Istituto del Nastro Azzurro di Siracusa, è stato promosso un convegno per ricordare la campagna 19401941 nell'Africa Orientale Italiana e in particolare la
battaglia di Culquabert (6 agosto- 21 novembre 1941).
Il Circolo Ufficiali del 34° Gruppo Radar ha ospitato il
significativo evento, aperto con la lettura della motivazione della M.O.V.M. concessa alla Bandiera
dell'Arma dei Carabinieri per i fatti di Culquaber, del
messaggio inviato da Amedeo di Savoia e i saluti
dell'On.Vincenzo Vinciullo, che ha portato l'adesione
dell'Assemblea Regionale Siciliana, del dott. Michele
Mangiafico, Presidente del Consiglio Provinciale di
Siracusa, e del Col. Salvo Gissara, Comandante del 34°
Gruppo Radar. Il Presidente della Federazione
Provinciale Francesco Atanasio ha poi presentato l'evento e i due relatori: l'Avv. Antonello Forestiere,
direttore del civico Museo della Piazzaforte di Augusta
e Vice Presidente della Federazione e il Generale di
Brigata dei Carabinieri dott. Nicola Snaiderbaur, che
hanno trattato rispettivamente il ciclo delle operazioni
in A.O. e i combattimenti di Culquabert. Il convegno,
che ha visto la presenza del dott. Augusto Santangelo,
Presidente della Prima Sezione della Corte di Appello di
Catania, del Col. Massimo Minnitti, Comandante
Provinciale dei Carabinieri di Siracusa, della sig.ra
Amalia Guttadauro, figlia della M.O.V.M. Emanuele
Guttadauro e del sig. Vincenzo Maiore, fratello della
M.O.V.M. Francesco Maiore, dei Presidenti delle Sez.
dell'Istituto di Noto Cav. Francesco Maiore, di Lentini
Cav. Ivan Grancagnolo, di Augusta Comm. Cesare
Failla, con i rispettivi Soci, si è concluso con la consegna di un attestato di benemerenza al sig. Michele
Garro (classe 1919), reduce di Gondar.
altri Soci alla cerimonia di consegna delle Medaglie
d'Onore ai Soldati Italiani deportati nel corso della
Seconda Guerra Mondiale;
ha presenziato con il Presidente ed altri Soci con
incarichi direttivi in altre Associazioni alla cerimonia
degli auguri natalizi con le Autorità della Provincia;
ha presenziato con il Presidente, il Segretario, il
Labaro portato dall'Alfiere Arrigo Mattiussi e dal
Vice Alfiere Franco Silva, il Socio Aurelio Moiola
nonché i Soci Mario Rumo, Claudio Cometti,
Carlo Plozza, tutti e tre quali rappresentanti della
Sezione Ana di Tirano, S. Ten. Fausto Giugni, S.
Ten. Pierangelo Leoni e C.le Antonio Cao, in
uniforme; questi ultimi quali rappresentanti del
Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, il giorno
23 gennaio a Morbegno (SO) alle cerimonie commemorative delle battaglia di Warwarowka;
TORINO
Nel bimestre, la Federazione Provinciale di Sondrio ci
ha comunicato la partecipazione ai seguenti eventi e
cerimonie:
– il 28 novembre 2009 l'Arciconfraternita dei S.S.
Maurizio e Lazzaro ha celebrato la festa di S.
Maurizio, Protettore e Patrono delle Armi italiane,
delle Opere ospedaliere nella Magistrale Basilica
Mauriziana di Torino, con una tradizionale solenne funzione religiosa alla quale hanno partecipato
molte Autorità civili e militari della città. Presenti
anche molte Associazioni combattentistiche con le
loro insegne, tra cui spiccava il Labaro della
Federazione di Torino dell'Istituto del Nastro
Azzurro e di alcuni Consiglieri e molti Decorati al
Valor Militare;
– 5 dicembre 2009, seguendo una vecchia tradizione
per le festività di fine anno, la Federazione
Provinciale di Torino dell'Istituto del Nastro Azzurro
ha fatto celebrare una Santa Messa in ricordo dei
Caduti e dei Soci defunti, presso la Chiesa della
Confraternita del S.S. Sudario di Torino. Durante la
Messa è stata letta la preghiera del "Decorato" . E'
seguito un buffet di amicizia, nei locali della
Confraternita dove ha sede la Federazione.
Quest'anno, più che mai, hanno aderito all'invito le
più alte Autorità Militari del territorio, le
Associazioni d'Arma, le autorità istituzionali, nonché i Presidenti di alcuni autorevoli Enti di Torino.
Unitamente al Labaro del Nastro Azzurro, erano
presenti i Gonfaloni della Città di Torino, della
Provincia e della Regione del Piemonte, insieme ai
Labari delle Associazioni Combattentistiche. Alla
Santa Messa hanno affiancato il Presidente della
Federazione Provinciale, Magg. Ing. Carlo Gastone
Bertolotti, i rappresentanti del Consiglio
dell'Istituto e in gran numero gli Azzurri con parenti e amici, simpatizzanti ed altri sostenitori.
Siracusa - Convegno sulla battaglia di
Culquabert
SONDRIO
Nel bimestre, la Federazione Provinciale di Sondrio
ci ha comunicato i seguenti eventi e cerimonie:
– ha presenziato l'11 dicembre con il Presidente ed
45
IL NASTRO AZZURRO
AZZURRI NELL’AZZURRO DEL CIELO
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IL NASTRO AZZURRO
RECENSIONI
KINDU una missione senza ritorno di Elena Mollica Herald Editore - Luglio 2008 - ISBN 978-88-89672-82-2 24x17,5 - pp. 193 - Euro 18,00 - Illustrato con foto d’epoca
B/N e alcune foto a colori in appendice.
Il Presidente della Federazione di
Arezzo dell’Istituto del Nastro
Azzurro, cav. Stefano Mangiavacchi,
unitamente ai soci Mario Rondoni e
Carlo Caporaso, ha presenziato alla
presentazione del libro di Elena
Mollica "KINDU una missione senza
ritorno", svoltasi venerdì 30 gennaio dello scorso anno 2009 presso il
Circolo di Cultura Politica “Fratelli
Rosselli” di Firenze. Presenti gli
Onorevoli Valdo Spini e Marco
Boato, il Sindaco di Montevarchi
Giorgio Valentini, il Generale di
Divisione Aerea Nino Pasquali, il
Comandante della 46° Brigata
Aerea dell’Aeronautica Militare
Generale di Brigata Aerea Vitantonio Cormio e numerosi
familiari dei Caduti.
Il volume raccoglie le memorie del sacrificio dei tredici aviatori della 46a Aerobrigata di Pisa, trucidati a Kindu.
Nel 1960 il Governo italiano partecipa per la prima volta ad
un intervento di pace sotto l'egida delle Nazioni Unite e
invia nel Congo, logorato dalla guerra civile, alcuni velivoli
ed equipaggi appartenenti alla 46a Aerobrigata Trasporti
Medi, di stanza presso l'aeroporto militare di Pisa S. Giusto,
e una unità della Croce Rossa Italiana. In un quadro geopolitico complesso ed estremamente pericoloso, l'11 novembre
1961 tredici aviatori vengono uccisi da bande di soldati
ammutinati a Kindu. Sono passati 47 anni e questo libro, grazie alla documentazione, alle testimonianze e ai racconti,
può ricordare quei tredici uomini, le cui storie di vita, amore
e quotidianità sono state tragicamente spezzate.
Interessante la ricostruzione storica delle vicende che portarono all’eccidio e della successiva inchiesta che ne chiarì bene
le circostanze, ma non altrettanto bene le motivazioni.
Ancor più interessante il paragrafo finale dedicato alla strana ipotesi, sollevata dopo oltre vent’anni, che la motivazione dell’eccidio fosse da ricercarsi in un diverso scopo della
missione, tenuto segreto, relativo ad un presunto traffico
d’armi. L’indagine immediatamente promossa dal procuratore di Venezia Mastelloni, non ha mai risposto al quesito, ma
ha dato adito a ombre e polemiche per le quali i familiari
delle vittime dell’eccidio si sono costituiti in “Comitato” ed
hanno chiesto più volte, ma inutilmente (anche questo è
documentato) di essere ricevuti dal Capo dello Stato ed essere tranquillizzati sull’attività realmente svolta dai loro familiari in quella tragica occasione.
Una lunghissima e ricchissima appendice fotografica e documentale completa il libro rendendolo un testo, oltre che
interessante per chi vuole conoscere l’evento nelle sue più
recondite sfaccettature, anche molto utile per i ricercatori
storici.
centinaia di migliaia di uomini
hanno scritto lettere semplici o elaborate per comunicare ciò che vedevano, per esprimere ciò che provavano, per confidare sogni e speranze in un futuro migliore. Molte lettere, per vari motivi, si sono perdute. Ma alcune, oltre ad essere custodite dai familiari, sono state sottratte dall'oblio perché conservate negli
archivi. È questo il caso delle lettere
scritte dai soldati di Monte San
Giovanni Campano, custodite
dall’Archivio Storico Comunale, rese
ora pubbliche grazie a questo libro
che costituisce una rara e preziosa
testimonianza della vita dei cittadini
del piccolo comune del frusinate attraverso le alterne vicende storiche di cui è stata protagonista l’Italia intera.
I soldati scrivono alle famiglie per avere notizie, sollecitare
documenti e richiedere favori. Trapelano alcuni fuggevoli
cenni ai fatti bellici. Si percepiscono le incertezze, le esitazioni di coloro che stanno al fronte. Non potevano parlare apertamente in quanto le strette maglie della censura avrebbero
inesorabilmente cancellato le missive.
Il libro è suddiviso in due sezioni. Nella prima sono raccolte
le lettere dei soldati rinvenute nell'Archivio Storico
Comunale. Si inizia dalla testimonianza di un reduce garibaldino che ha partecipato nel 1867 allo scontro della Casina
Valentini e si conclude con le lettere di un prigioniero in attesa di rimpatrio, a due anni dalla fine del secondo conflitto
mondiale. Nella seconda parte, con dedizione e meticolosità,
è trascritto dalla figlia Anna Maria il diario del bersagliere
Nazzareno Raponi, arricchito da documenti e foto.
VEDESSI AURELIA CHE SERATA! - A cura di Carlo Cetteo
Cipriani ed Eleonora Scarabello - Pubblicato dalla “Società
Dalmata di Storia Patria - Roma” per conto della Editrice “Il
Calamo” - Dicembre 2007 - 24x17 - pp. 184 - Euro 15,00 Illustrato B/N in appendice.
Il libro nasce dalla necessità di conoscere la fine di Severino
Scarabello, maestro elementare inviato alla scuola di Zirona
Piccola, un'isoletta dalmata nelle
vicinanze di Spalato. Egli aveva
regolarmente scritto belle ed accorate lettere alla moglie Aurelia fino
al 1943 quando, dopo l'armistizio, le
vicende del confine orientale divennero particolarmente gravi per gli
italiani. Sembra che lo Scarabello sia
stato fucilato, ma non si sa neppure
bene da chi e perché. La nipote
Eleonora, coautrice del libro insieme
a Carlo Cetteo Cipriani, ufficiale
A.M., scrittore e studioso delle
vicende dalmate, vuole approfondire l'evento. Ne nasce un libro decisamente interessante che, attraverso
la storia molto ben documentata
delle difficoltà che il governo italiano incontrava cercando di
far funzionare il sistema scolastico in Dalmazia durante il
secondo conflitto mondiale, evidenzia molto bene la difficile convivenza tra le due etnie, italiana e slava, in quelle terre.
Il libro si divide in due parti: nella prima sono pubblicate le
lettere di Severino Scarabello alla moglie, la seconda parte
approfondisce gli eventi storici che fanno da sfondo alla
vicenda personale del protagonista.
Si tratta di un testo molto interessante sia sul piano umano,
sia per la prospettiva storica delle convulse vicende del confine orientale nel periodo 1941-1943.
PRONTA RISPOSTA E BUONE NOTIZIE - A cura di Anna
Maria Raponi e Fulgido Velocci - Edizioni Comune di San
Giovanni Campano - Giugno 2006 - 21x15 - pp. 115 Illustrato B/N - Edizione fuori commercio reperibile presso il
Comune di San Giovanni Campano o presso la Federazione
Provinciale di Frosinone.
Il titolo del libro riporta la frase con la quale i soldati chiudevano le loro lettere dal fronte per esprimere il desiderio di
una sollecita risposta e l'augurio di ricevere notizie positive
Da sempre i soldati hanno cercato di comunicare con i propri
cari.
Nel corso delle vicende più drammatiche del secolo scorso,
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maggio-giugno 2010 - Istituto del Nastro Azzurro