1) 2) 3) 4) 5) 6 7) 8) Distintivi con decorazione e Dame Patronesse Distintivi dorati: piccoli, medi e grandi Portachiavi: smaltato Orologio Crest grande Labaretto Emblema Araldico Cartolina, cartoncino doppio e busta 9) 10) 11) 12) 13) 14) 15) Fermacarte in onice Posacenere Attestato di Benemerenza Cravatta: disponibile in lana e seta Foulards in seta Mug Fermacarte peltro Tutta l’oggettistica è in vendita presso le Federazioni che in caso di carenza di materiale possono richiederlo alla Presidenza Nazionale dell’Istituo. Le spese di spedizione saranno a carico delle Federazioni ed aggiunte al costo del materiale. PERIODICO NAZIONALE DELL’ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO FRA COMBATTENTI DECORATI AL VALORE MILITARE ANNO XLIX - N. 3 - MAG./GIU. 2010 - Bimestrale - Poste Ital. S.p.A. Sped. in abb. postale D.L. n. 353/2003 (Conv. in L. 27/2/2004 n. 46) Art. 1 comma 2, DCB Roma NUMERO SPECIALE PER IL 150° ANNIVERSARIO DELL’UNITA’ D’ITALIA Il n.° 1-2011 (gen. feb.) de “Il Nastro Azzurro” sarà costituito da uno speciale dedicato interamente al 150° Anniversario dell’Unità d’Italia. Trattandosi di una pubblicazione particolarmente significativa per i valori e gli ideali propugnati dal nostro Istituto, le Federazioni potranno proficuamente utilizzarne copie anche a scopi promozionali. Si richiede pertanto ai sig.ri Presidenti che fossero intenzionati a procedere come indicato, di voler prenotare al più presto il numero di copie richiesto, affinché sia possibile conoscere per tempo l’esatta tiratura della rivista da produrre. Le copie aggiuntive saranno disponibili al prezzo di 5 Euro l’una, comprese le spese postali. * * * QUINTA EDIZIONE DEL LIBRO DI ZANARDI La segreteria della Presidenza N a z i o n a l e dell’Istituto del Nastro Azzurro è finalmente in condizione di accontentare tutte le richieste, rivolteci al Congresso di Bologna, di acquistare il libro del C o m a n d a n t e Zanardi che ad ottobre era esaurito e del quale è stata pubblicata una quinta edizione. Il libro potrà essere acquistato al prezzo di 15 (quindici) Euro con le stesse modalità previste per l’oggettistica del Nastro Azzurro pubblicata sulla quarta di copertina del nostro periodico. • Comunicazioni Pag. • 24 maggio: Festa del Decorato “” • Grazie amici! “” • Lettere al Direttore “” • Il gen. S. A. Giuseppe Bernardis è il nuovo Capo di Stato Maggiore dell’A.M. “” • 25 aprile: l’unità d’Italia e le Istituzioni finalmente tornano tema centrale “” • Il primo volo dell’A400M “” • Il dovere della memoria “” • La preghiera del Marinaio ha origini bresciane “” • Giovanni Gentile “” • A Bergamo una stele ricorda i Caduti della Divisione “Legnano” “” • Un saggio sulla Resistenza in dono agli studenti “” • I Mille di Garibaldi “” • Medaglie d’Oro eccellenti: Mons. Enelio Franzoni“” • Enti e città decorati al V.M.: Bologna MOVM “” • Detto fra noi “” • Notizie in Azzurro “” • Episodi di guerra sul mare “” • Un eccezione alla regola “” • L’ultima terza liceo “” • Azzurri che si fanno onore “” • Cronache delle Federazioni “” • Azzurri nell’azzurro del cielo “” • Recensioni “” • Oggettistica del Nastro Azzurro “” 2 3 3 4 6 7 8 10 14 15 16 17 18 20 22 24 25 26 30 34 40 42 46 47 48 In copertina: 25 aprile 2010: festa nazionale di tutti gli italiani “IL NASTRO AZZURRO” Ha iniziato le pubblicazioni a Roma il 26 marzo 1924 (La pubblicazione fu sospesa per le vicende connesse al secondo conflitto mondiale e riprese nel 1951) Direz. e Amm.: Roma 00161 - p.zza Galeno, 1 - tel. 064402676 - fax 0644266814 - Sito internet: www.istitutonastroazzurro.org - E-mail: [email protected] - Direttore Editoriale: Carlo Maria Magnani - Presidente Nazionale dell’Istituto Direttore Responsabile: Antonio Daniele - Comitato di Redazione: Carlo Maria Magnani, Antonio Daniele, Giorgio Zanardi, Giuseppe Picca, Francesco Maria Atanasio, Antonio Teja, Antonio Valeri, Graziano Maron - Segretaria di Redazione: Barbara Coiante - Autorizzazione del Tribunale Civile e Penale di Roma con decreto n.° 12568 del 1969 - Progetto Grafico e stampa: Arti Grafiche San Marcello s.r.l. - v.le Regina Margherita, 176 - 00198 Roma - Finito di stampare: aprile 2010 Per abbonarsi i versamenti possono essere effettuati su C/C Postale n. 25938002 intestato a “Istituto del Nastro Azzurro”, oppure su C/C Bancario CASSA DI RISPARMIO DI FERRARA - Filiale di Roma - P.zza Madonna Loreto, 24 - c/c n. 0722122-3 - CIN IT “A” ABI 06155 - CAB 03200 - IBAN: IT69A0615503200000000002122 - C.F. 80226830588 Abbonamento ordinario: 20 Euro; sostenitore: 25 Euro; benemerito: 30 Euro e oltre. Associato alla Unione Stampa Periodica Italiana IL NASTRO AZZURRO IL 24 MAGGIO: FESTA DEL DECORATO logica conseguenza della nascita di nuove province, l Piave mormorava calmo sono stati individuati nuovi Commissari che cerchee placido al passaggio dei ranno di rivitalizzare Federazioni da tempo "assopiprimi fanti il 24 te". E' un'opera continua che richiede la piena e maggio… con queste paroleale collaborazione dei Soci a tutti i livelli, un'interle inizia la Leggenda del pretazione ed una applicazione "col cuore" del Piave, marcia che con le sue nostro Statuto, lontano dalla ricerca pretestuosa di note accompagna da semcavilli che non portano alcun contributo positivo pre l'omaggio che viene bensì un inutile spreco di risorse che potrebbero reso ai tutti i nostri Caduti. essere riservate a problematiche più pregnanti. Ed il 24 maggio è stato scelVorrei citare come esempio positivo il caso una to per ricordare tutti i Federazione inattiva a cui mancavano gli organi Decorati al Valor Militare che, con il loro eroismo e direttivi. Per risolvere il problema i presidenti delle il loro sacrificio, spinto molte volte fino all'estremo, principali Associazioni Combattentistiche e d'Arma hanno tracciato la storia della nostra Italia. Negli si sono uniti ad alcuni Soci aderenti, si sono iscritti archivi del nostro Istituto vi sono molte fotografie all'Istituto e dopo due giorni hanno eletto il presiche testimoniano le cerimonie che si sono succedudente ed il consiglio. Inoltre essendo la provincia te negli anni all'Altare della Patria nella giornata una realtà geograficamente del Decorato e, nonostante ripartita in due distinte zone, che la ricorrenza sia stata acco... DAL 2007, SU INIZIATIVA DEL per realizzare una par condicio munata nel calendario ufficiacampanilistica hanno eletto le, alla Festa delle Forze NOSTRO PRESIDENTE ONORARIO due Vice Presidenti di Armate il 4 novembre, dal GIORGIO ZANARDI, I NOSTRI Federazione. Lo Statuto non lo 2007, su iniziativa del nostro LABARI SONO TORNATI A SALIRE prevede, ma se questa soluzioPresidente Onorario Giorgio LE SCALE DEL SACELLO IL 24 ne servirà ad ottenere risultati Zanardi, i nostri Labari sono positivi, ben venga lo strappo tornati a salire le scale del MAGGIO. alla regola. Sacello il 24 maggio. Infine un invito. Il Consiglio La cerimonia di anno in Nazionale ha deciso di riprendere una vecchia traanno ha assunto una rilevanza sempre maggiore, dizione che caratterizzava il nostro Istituto: la reacon una presenza istituzionale rilevante. lizzazione una cartolina commemorativa di un Quest'anno per la prima volta, oltre ai Gonfaloni di Decorato. Quest'anno, ricorrendo il 150° anniversaalcune città Decorate al Valor Militare, saranno prerio della sua nascita, la scelta è caduta sul Generale senti dei giovani studenti: ci auguriamo di riuscire a degli Alpini Antonio Cantore, Medaglia d'Oro al coinvolgerli e di trasmette loro quei valori inusuali Valor Militare. E' una bella cartolina, inedita, disenell'accezione moderna quali l'altruismo, il sacrifignata da una di noi, che con l'annullo postale può cio, l'abnegazione, il valore. Se saremo capaci di far gola a dei collezionisti o diventare un omaggio ottenere questo risultato, avremo sicuramente ragassolutamente economico. Ci aspettiamo che le giunto uno degli obiettivi previsti dal nostro richieste giungano numerose da tutte le Statuto. Federazioni. In questi primi mesi dell'anno si sono riaperte A tutti Voi, consentitemi, un ideale abbraccio. Federazioni da tempo inattive, ne sono sorte altre Carlo Maria Magnani I GRAZIE AMICI! All'Istituto del Nastro Azzurro saranno erogati complessivamente 15.430 corrispondenti a 108 scelte nel 2007 e 208 scelte nel 2008 effettuate per la devoluzione del 5 x mille con le rispettive dichiarazioni dei redditi. In un momento di particolare difficoltà a far quadrare i conti per la consistente riduzione (45% negli ultimi due anni) del contributo straordinario della Difesa e l'abolizione delle agevolazioni per la spedizione della stampa periodica che ne ha più che quadruplicato i costi, è stata una vera boccata di ossigeno. Ringrazio pertanto tutti coloro che, con una semplice firma assolutamente gratuita, hanno contribuito a questo importante risultato e colgo l'occasione per sensibilizzare voi tutti, Soci o semplici lettori che condividete i nobili scopi dell'Istituto del Nastro Azzurro, a sottoscrivere la devoluzione del 5 x mille a suo favore anche con la prossima dichiarazione dei redditi 2009. Ricordo a tale fine che il codice fiscale da indicare è "80226830588". Il vostro Presidente Nazionale Carlo Magnani. 3 IL NASTRO AZZURRO Caro Direttore Lo scambio di vedute sulla Monarchia fra Te e il Presidente della nostra Federazione di Siracusa, comparsi nel numero scorso ha Indotto anche me, ex monarchico, ad esprimere un pensiero in merito. Pur convinto come sono che Vittorio Emanuele III non è stato nel ventennio fascista all'altezza del comportamento tenuto nei momenti più drammatici della prima guerra mondiale, penso che sia doveroso ricordare la fermezza e il coraggio che ha dimostrato l'8 settembre 1943 nel corso del Consiglio della Corona, da lui convocato quando gli anglo americani hanno fatto trapelare la notizia dell'armistizio che aveva firmato il generale Castellano a Cassibile, notizia che a Roma aveva erroneamente creduto sarebbe stata resa nota solo il 12 settembre. Quando il Re nel corso di quel Consiglio ha capito che la maggioranza delle autorità militari presenti, soprattutto il generale Carboni, responsabile della difesa di Roma, e lo stesso Badoglio, con la scusa dell'anticipo della proclamazione dell'armistizio, propendevano, per paura dei tedeschi, per una sua sconfessione, ha deciso di ritirarsi per riflettere in solitudine: rientrato dopo pochi minuti ha ordinato al Capo del Governo di dare alla Nazione la notizia dell'avvenuta richiesta e dell'ottenuto armistizio. È poi, profondamente ingiusto, definire fuga l'immediato spostamento del Re da Roma a Brindisi perché ciò è avvenuto in ottemperanza della prima clausola del già firmato armistizio. Il vero sbaglio del re è stato quello di non abdicare subito dopo la sconfitta come invece aveva fatto Carlo Alberto dopo aver perduto a Novara all'inizio del Regno d'Italia. Giorgio Zanardi Carissimo Presidente Giorgio Zanardi, come potrei non essere d'accordo su tutto quanto affermi? Il pubblico scambio di opinioni con il Presidente della Federazione di Siracusa, e Consigliere Nazionale, avv. Atanasio, più che sulla Monarchia come istituzione, verte sulla figura di Vittorio Emanuele III, un buon Re fino a poco dopo la prima guerra mondiale, che successivamente ha assunto un atteggiamento che potremmo definire un po' troppo distante dalla sostanza delle decisioni politiche. In tale ottica, gli si possono ascrivere molti errori, che hanno inciso profondamente sulla storia della nostra Patria (la dittatura fascista e la firma delle leggi razziali ne sono due esempi) tra i quali l'8 settembre, inteso non come coerenza agli accordi di Cassibile, ci mancherebbe, ma come accondiscendenza verso Badoglio nella gestione disastrosa di un momento prevedibilmente complesso e delicato. Proprio quest’ultimo episodio merita un approfondimento. Obiettivo dell'armistizio ovviamente era la cessazione delle ostilità in Italia. La firma, apposta il 3 settembre sull'accordo, è stata solo l'atto finale di un'attività politica e diplomatica iniziata già a luglio 1943, subito dopo l'arresto di Mussolini (se non fosse stato per il proposito di chiudere con la guerra agli alleati, non c'era scopo ad arrestare il Duce, bastava prendere atto delle sue dimissioni e sostituirlo). Quindi, non appena la diplomazia diede segnali di buona riuscita dei contatti con gli alleati, si sarebbero dovuti preparare tempestivi e minuziosi piani per adeguarsi alla nuova prevedibile situazione. Non è stato fatto nulla del genere, né Vittorio Emanuele III, massimo ispiratore di quell’armistizio, ha mai svolto alcuna pressione in tal senso sul governo Badoglio. Qualcuno sostiene che due “Ordini di Operazioni”, uno addirittura della fine di luglio (sic!), contenessero adeguate istruzioni per tutti i comandi militari, ma basta leggerli per capire che non è vero. Invece, era talmente vero che tali piani non esistevano, che il Re ci ha rimesso la vita di sua figlia, la principessa Mafalda, arrestata dai nazisti a Roma e morta dopo lunga e tormentata detenzione a Buchenwald. La sofferta decisione del Re di tenere fede ai patti, alla quale fai riferimento, dimostrava la tempra della nuova classe politica subentrata al fascismo: non avendo organizzato pressoché nulla in previsione dell’armistizio, i nuovi governanti temevano la reazione dei tedeschi, presenti ormai in forze in Italia, dimenticando che comunque gli italiani ”giocavano in casa”. In più, per un’incredibile serie di errori e facilonerie, inammissibili in tale frangente, il governo italiano riteneva che la data concordata per l’armistizio fosse il 12 settembre, mentre gli alleati avevano deciso subito per il giorno 8, ma non fidandosi completamente degli italiani, avevano concordato una procedura di preavviso molto breve col generale Castellano (al quale fu letteralemnte impedito di spiegarla). Essi supponevano che gli italiani avessero pianificato le azioni da compiere e fossero pronti a metterle in pratica, ma non era così: lo Stato Maggiore diede solo indicazioni vaghe ed imprecise; il generale Carboni, responsabile della difesa di Roma, era letteralmente preso dal panico. Gli alleati avevano pianificato una serie di sbarchi e di aviosbarchi (operazione “Giant 2”) per sostenere gli italiani e prendere subito Roma, ma fu proprio il governo italiano, il 7 settembre a convincerli a rinviare l’operazione, manco a dirlo, al giorno 12. “Giant 2”, già avviata, venne fermata e poi non venne più attuata. Alle ore 18,15 il generale Eisenhower diede per primo alla radio l’annuncio dell’armistizio (peraltro la notizia era già trapelata da alcune agenzie di stampa di New York), Badoglio, che avrebbe dovuto farlo subito dopo tramite un collegamento diretto con l’EIAR, che per un altro errore non era stato predisposto, si dovette recare personalmente alla sede della radio e ciò comportò altre due ore di ritardo. L’unica clausola del trattato rispettata tempestivamente fu proprio lo spostamento a Brindisi dell'intero governo, Re in testa. Tale movimento durò tre giorni durante i quali tutti i comandanti militari in Italia e sui vari fronti di guerra nel mondo non sapevano cosa fare e a chi rivolgersi. Come noto, ne è conseguita la “liquefazione” delle nostre Forze Armate e l’occupazione tedesca. Dopo tale disastro, il Re, come hai giustamente evidenziato, non ha abdicato. Eppure, diversi alti personaggi a lui vicini, preso atto di quel caos, glielo consigliavano prevedendo anche, nella sua ostinata volontà di rimanere sul trono, un pericolo per la Corona in quanto istituzione. Il parallelo con Carlo Alberto evidenzia la differenza di spessore tra i due sovrani: l'iniziatore delle guerre di Indipendenza lascia il trono perché ha perso in battaglia a Novara mettendo a rischio il suo Regno per un ideale nel quale comunque credevano tutti i patrioti italiani, piemontesi e non; Vittorio Emanuele III decide di rimanere sul trono nonostante lo spostamento a Brindisi sia stato condotto, certo non per sua diretta colpa, ma sotto la sua egida e responsabilità, in maniera pasticciona e gravida di nefaste conseguenze, rifiuta di abdicare anche quando ormai il suo carisma è talmente logorato che tutti glielo chiedono. Solo a giugno 1944, dopo la liberazione di Roma, concede al figlio Umberto, la "reggenza" con tutte le responsabilità politiche e amministrative, ma non la Corona, infine decide di abdicare a maggio 1946 quando il referendum istituzionale è già stato proclamato, cioè abbandona il campo da Re, lasciando a Umberto II il discutibile privilegio di amministrare il cambio di istituzioni ormai nell'aria. Ritengo quindi che un simile comportamento difficilmente possa essere riscattato dalla fermezza di una decisione, peraltro inevitabile, come quella di mantenere fede ai patti stipulati con chi sta vincendo ormai in modo inarrestabile. Ti ringrazio della testimonianza e del contributo di pensiero estremamente utile affinché possiamo approfondire il 4 IL NASTRO AZZURRO confronto su uno dei momenti più tragici e gravidi di conseguenze per la nostra Patria di tutto il ventesimo secolo. Un caro affettuoso saluto Antonio Daniele preg.ma redazione, mi si consenta di … porgere gli auguri più sinceri e che per il vostro tramite io possa sottoporre al mio neo presidente brig. generale Carlo Maria Magnani e a tutto il suo staff. Augurio che, chiedo … venga esteso al caro comandante Zanardi. … Giorni orsono, nell'espletare un servizio per i miei propri compiti d'istituto, ho rinvenuto in una discarica un quadro con inserita una foto ritraente alcuni mutilati della guerra 1915/18 con la foto del re ed il nome di un comune. E pensare che tali giovani di allora, che io considero eroi della nostra Patria, hanno combattuto e sofferto sostenuti da sentimenti patriottici anche per momenti belli della loro vita come questi. Un tale rinvenimento mi ha fatto soffrire moltissimo. Cordiali saluti. rag. Mazzuca Alberino (socio Istituto Nastro Azzurro - Cosenza) Caro Mazzuca, esperienze come la Sua, purtroppo oggi sono la norma. Talvolta gli odierni occupanti di uffici pubblici hanno la necessità di rinnovare gli arredi e, senza preoccuparsi del significato storico e morale di ricordi che sono presenti in quelle stanze da tempo immemorabile, lasciano che gli addetti alla ristrutturazione, del tutto ignari, compiano lo scempio. Di chi la colpa? Di nessuno, ma forse di tutti. Sono profondamente colpito e addolorato dall'ignoranza abissale in cui versa la nostra gioventù. Sto facendo da tre anni anche l'esperienza di insegnante in un istituto superiore e rimango sempre sconcertato di fronte alla povertà del linguaggio, alla pressoché totale incapacità di calcolo mnemonico ed alla notevole difficoltà di concentrazione dei giovani. Quando mi rendo conto che fare lezione è inutile (non capirebbero nulla) mi lascio andare e racconto un episodio della nostra storia patria: li vedo subito interessati. Alla fine mi dicono in coro che vorrebbero studiare la storia così! Io rispondo che, ai miei tempi, "si doveva" studiare in modo da sapere le cose con la profondità e la conoscenza che ancora oggi, io ricordo. Loro mi guardano meravigliati da un "sapere" che sembra lontano anni luce dalle proprie possibilità. Ma come gliela hanno insegnata la storia? E l'Italiano? E la semplice aritmetica? E se sono questi i risultati, come ci si può meravigliare che una fotografia relativa ad un episodio di grande importanza morale, ed anche storica, finisca in una discarica? Non mi piace citare in latino, ma in questo caso "Oh tempora, Oh mores!" Ci sta proprio bene. Un caro saluto. Antonio Daniele Caro Direttore, permettimi, caro Amico, un pensiero a freddo sul nostro ultimo congresso, senz' altro positivo … per la svolta storica che ne deriverà, perché da oggi in avanti, i presidenti non saranno, salvo rarissime eccezioni dei decorati al Valor Militare. … Ascoltando i vari interventi mi sono accorto che i problemi sono uguali per tutti: mancanza di risorse. … Ho sentito parlare di borse di studio, ma quando ho saputo degli importi distribuiti, ho pensato: ma le borse di studio sono altra cosa e forse si sono offese. Ritengo positivo distribuire piccoli libretti a risparmio ma lo farei in altro modo: sotto forma di premio per una gara del comporre, come avveniva quando frequentavo le scuole elementari in occasione della giornata del risparmio alla fine di Ottobre. Erano proposti dei temi in classe in terza e quinta elementare ed anche nelle classi superiori: l'argomento era il risparmio. Il premio, conservo ancora il libretto che vinsi nel 1942, era di Lire 20,00. Non si partecipa per il denaro ma per il ricordo che ti rimarrà per tutta la vita. Suggerisco a tutti di interpellare una banca locale, in ogni sede di Federazione ne esiste una, proponendole di mettere a disposizione dei piccoli premi in libretti a risparmio: da 50 euro per le elementari fino a un massimo di euro 150,00 da assegnare agli alunni che hanno svolto il miglior tema su qualcosa di spirituale e che serve alla conservazione della memoria. Con pochi euro le banche si faranno della pubblicità, mentre noi cercheremo di proporre temi importanti che devono coinvolgere insegnanti e alunni, per mettere fine a quella campagna denigratoria che accompagna da sempre le nostre Forze Armate e quelle dell'Ordine. Avere prestato servizio militare è un onore che non tutti possono permettersi di sbandierare, essere decorati è qualcosa di elevato che la presunzione odierna difficilmente può capire. A noi il compito di ricordarlo… Un fraterno abbraccio. Tuo Giovanni Bartolozzi (Vice Presidente Federazione di Lecco) Carissimo Bartolozzi, innanzitutto Ti chiedo perdono per la drastica "riduzione" che ho apportato al testo della Tua lettera. Spero però di averne preservato il significato originale, consistente nella Tua interessante proposta di premio sovvenzionato dalle banche che il Nastro Azzurro dovrebbe assegnare a studenti meritevoli che abbiano ben sviluppato un tema relativo ai valori di Patria e Onore militare. Si tratta di una proposta interessante che, in qualche caso è già operante in maniera simile a quella che hai proposto. Tre esempi che mi vengono in mente sono: il premio annuale che rispettivamente la Federazione di Alessandria e la Federazione di Napoli assegnano agli studenti di una scuola superiore delle loro città, e l'interessante iniziativa patrocinata dalla Presidenza Nazionale tramite la Federazione di Ferrara relativamente al progetto "Ideali e Valori" che, sviluppato in tutte le scuole di Ferrara, ha portato alla pubblicazione di un libro. Se tutte le Federazioni dell'Istituto svolgessero attività analoghe in ogni città d'Italia, il seme dell'ideale sarebbe già in germoglio. Un caro saluto. Antonio Daniele 5 IL NASTRO AZZURRO IL GENERALE DI SQUADRA AEREA GIUSEPPE BERNARDIS È IL NUOVO CAPO DI STATO MAGGIORE DELL’AERONAUTICA Pilota istruttore di tattiche sul velivolo F-104, al 20° Gruppo di Addestramento Operativo dove nel 1980, Tenente Colonnello, assume l'incarico di Capo Sezione Addestramento. Nel 1982 viene riassegnato al 313° Gruppo Pattuglia Acrobatica Nazionale quale Comandante. Nel 1986 è trasferito allo Stato Maggiore Aeronautica (Roma) quale Aiutante di volo del Capo di Stato Maggiore. Nel 1989, Colonnello, assume l'incarico di Capo Ufficio Elettronica e Difesa Aerea del 6° Reparto dello Stato Maggiore Aeronautica. Nel 1990 viene assegnato al 6° Stormo Cacciabombardieri (Ghedi) quale Vice Comandante e poi Comandante. Nel 1992 viene riassegnato al 6° Reparto dello Stato Maggiore Aeronautica quale Capo Ufficio Difesa Aerea e Comando e Controllo. Nel 1995 ha assunto l'incarico di Capo dell'Ufficio del Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica ed è stato promosso al grado di Generale di Brigata Aerea nel gennaio del 1996. Nel 1997 assume l'incarico di Addetto Aeronautico e per la Difesa presso l'Ambasciata d'Italia in Washington D.C. (USA). Dal 20 ottobre 2000 al 20 ottobre 2002 è stato Capo del 4° Reparto S.M.A.. Nel Gennaio del 2001 è promosso Generale di Divisione Aerea. Dal 28 Ottobre del 2002 ha assunto l'incarico di Capo del 4° Reparto di Segredifesa. Nel Gennaio del 2006 è promosso Generale di Squadra Aerea. Dal 1° novembre 2006 assume l'incarico di Sottocapo di Stato Maggiore dell'Aeronautica e lo mantiene fino all’8 marzo 2010 quando assume l’icarico di Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, subentrando al generale di Squadra Aerea Daniele Tei, collocato a riposo per ragiunti limiti di età. È insignito delle seguenti onorificenze:?Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Medaglia Mauriziana al Il generale Bernardis Merito per i dieci lustri di Onorato Servizio Militare; Medaglia Militare Aeronautica di Lunga Navigazione Aerea (Oro); Croce d'Oro per l giorno 8 marzo 2010, sulla base aerea di Pratica di Anzianità di Servizio; Medaglia di benemerenza per le Mare (Roma), ha avuto luogo la cerimonia del passagoperazioni di soccorso in Friuli; Medaglia al Merito di gio di consegne nell’incarico di Capo di Stato Lungo Comando; Decorazione Interforze d'Onore Maggiore dell’Aeronautica tra il generale Daniele Tei S.M.D.. (uscente) e il generale Giuseppe Bernardis (subentrante). è altresì insignito delle seguenti onorificenze stranieNato a Porcia (Pordenone) il 5 gennaio 1948, re: The Legion of Merit (Onorif. USA); Medaglia Giuseppe Bernardis ha frequentato l'Accademia all'Ordine del merito Aeronautico con il grado di Aeronautica negli anni 1968-71 con il Corso "Grifo III". "Ufficiale" (Onorif. Brasile). Nel 1973 ha conseguito presso la base aerea di Webb Il Generale BERNARDIS è sposato con la Signora (Texas) il brevetto di pilota militare su velivolo T38 ed ha Caterina ed ha una figlia: Irene. all'attivo oltre 3600 ore di volo su 19 diversi tipi di veliL’Istituto del Nastro Azzurro augura al generalke voli. Ha frequentato il Corso Normale, il Corso Superiore Giuseppe Bernardis di cogliere ancora lusinghieri succesdella Scuola di Guerra Aerea e l'Air War College presso si nel nuovo prestigioso incarico ed esprime al generale l'Air University dell'U.S.A.F.. Nel 1974-75, Tenente, è Daniele Tei calorosi sentimenti di ringraziamento per l’estato impiegato come pilota caccia-ricognitore prima nel quilibrio e la capacità con cui ha condotto la Forza 132°, poi nel 28° Gruppo della 3^ Aerobrigata Amata azzurra negli ultimi difficili anni mantenendone (Villafranca). A fine 1975, Capitano, è stato assegnato al alta l’efficienza ed onorando tutti gli impegni operativi 313° Gruppo - Pattuglia Acrobatica Nazionale "Frecce richiesti, pur in presenza di una crisi finanziaria del bilanTricolori" (Rivolto) dove ha comandato la 540^ cio dello stato senza precedenti. Squadriglia. Nel 1979, Maggiore, viene assegnato, come I 6 IL NASTRO AZZURRO 25 APRILE 2010: L'UNITÀ D'ITALIA E LE ISTITUZIONI FINALMENTE TORNANO TEMA CENTRALE F inalmente dopo sessantacinque anni, il 25 aprile è stato solennizzato in maniera adeguatamente rappresentativa del profondo significato della ricorrenza da parte di coloro i quali incarnano le Istituzioni. Primo fra tutti il Presidente della Repubblica, On. Sen. Giorgio Napolitano, che, oltre alla consueta deposizione della corona d'alloro all'Altare della Patria, ha presenziato a due commemorazioni, una a Milano il giorno 24 ed una a Roma in Quirinale il 25 stesso. In entrambe ha tenuto a divulgare un messaggio di forte richiamo all'unità nazionale ed ai valori profondi che essa significa, rifacendosi non tanto e non solo alla ricorrenza del 25 aprile 1945, data in cui ufficialmente termina la "Campagna d'Italia" con la Liberazione di Milano, l'uccisione di Mussolini e la precipitosa ritirata delle truppe tedesche oltre confine, ma anche ai valori di volontà di unione nazionale chiaramente emersa senza distinzioni di nord e sud nell'ottocento, che era poi sfociata nel Risorgimento italiano. Cruciali alcuni passaggi del discorso tenuto da Napolitano a Milano: "il 25 aprile non è solo Festa della Liberazione: è festa della riunificazione d'Italia". Il Presidente della Repubblica ha rievocato lo spirito che animò i Costituenti e auspicato che questo anniversario sia celebrato con "una rinnovata identità e unità della nazione italiana … Così si stabilisce un ponte ideale con il prossimo centocinquantenario della nascita dello Stato unitario". Il presidente ha quindi citato testualmente una frase pronunciata un anno fa a Onna dal presidente del Consiglio. "Il nostro Paese ha un debito inestinguibile verso quei tanti giovani che sacrificarono la vita per riscattare l'onore della patria". Ed ha poi messo in guardia da chi riduce il movimento di Liberazione e la Resistenza "a oggetto di dispute astratte", ricordando che "mai in queste celebrazioni, e dunque nemmeno in quella di oggi, si può smarrire il riferimento ai fatti, al vissuto, a quel che fu un viluppo di circostanze concrete, di dilemmi, di scelte difficili, di decisioni coraggiose e costose, di sconfitte e di successi". Richiamandosi a quanto avvenuto il giorno precedente alla cerimonia di Milano organizzata dal Comune, dall'Anpi e dal Comitato Antifascista, il Presidente della Repubblica ha analogamente sottolineato, nel corso della cerimonia tenutasi al Quirinale, ancora il valore del 25 aprile come "Giorno della liberazione e insieme della riunificazione d'Italia, a conclusione di una drammatica divisione in due e di una profonda lacerazione del nostro paese". Un valore che bisogna preoccuparsi di trasmettere correttamente alle nuove generazioni, parlando di quel biennio 1943-1945 con "grande serenità". Napolitano ha insistito molto sul "significato nazionale" del 25 aprile, sul "valore di riconquista e condivisione del senso della nazione e della Patria, di riaffermazione di una rinnovata identità e unità nazionale". E ha chiesto di riunirsi in un grande sforzo comune, superando gli steccati politici, proprio come avvenne durante il Risorgimento e la Resistenza. Un richiamo che oggi ha trovato implicitamente eco nel messaggio televisivo di Silvio Berlusconi. Infatti, il premier ha celebrato l'anniversario della Liberazione in "forma presidenziale", con un messaggio agli italiani attraverso la tv. "I nostri padri seppero accantonare le differenze politiche più profonde e sancirono nella Costituzione repubblicana il miglior compromesso possibile per tutti. Dopo 65 anni la nostra missione scrive- Il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio a Milano per la Cerimonia di apertura della celebrazione del 25 aprile re una nuova pagina della storia è andare oltre quel compromesso e costruire l'Italia del futuro sempre nel rispetto assoluto dei principi di democrazia e di libertà", ha detto il presidente del Consiglio. "Il nostro obiettivo è quello di rinnovare la seconda parte della Costituzione del 1948 che è già stata in parte modificata, per definire l'architettura di uno Stato moderno, più vicino al popolo sulla base del federalismo, più efficiente nelle istituzioni e nelle azioni di governo, più equo nell'amministrazione di una giustizia veramente giusta. Vogliamo farlo insieme a tutte quelle forze politiche che - ha concluso - come fecero i nostri padri costituenti, non rifiutano a priori il dialogo e hanno a cuore la libertà". Sulla stessa linea il Presidente del Senato Schifani, che ha presenziato alla cerimonia commemorativa della Liberazione tenutasi nella sua Palermo, e il Presidente della Camera Gianfranco Fini che, intervistato da Lucia Nunziata nella trasmissione RAI "Mezz'ora", mentre smorzava le polemiche che nei giorni precedenti lo avevano visto in forte contrapposizione al Premier, ha posto anch'egli l'accento sull'urgente necessità della riforma costituzionale. In pratica, questo 25 aprile è stato celebrato come si conviene finalmente in una democrazia matura, cioè, le massime cariche istituzionali dello stato hanno scelto momenti significativamente istituzionali per lanciare messaggi a forte contenuto istituzionale all'intera comunità nazionale. Con ciò si è superato lo schema che da molti anni vedeva il 25 aprile come una "Festa dei Partigiani" e non come una Festa Nazionale. Senza nulla togliere all'importanza della lotta partigiana nel 1944-45, è giunto il momento di sottolineare che solo inquadrandola in un più vasto orizzonte nazionale la si nobilita quale componente essenziale di quel periodo che taluni arrivano a chiamare "Secondo Risorgimento", ma al quale hanno contribuito tutti gli italiani, compresi 1.200.000 militari rimasti fedeli al legittimo governo del Sud, come ha tenuto a sottolineare il Ministro della Difesa On. Ignazio La Russa nel suo intervento durante la celebrazione istituzionale tenutasi al Quirinale. L'auspicio è che anche il 25 aprile dei prossimi anni potremo assistere a celebrazioni degne di una "Festa Nazionale" come quest'anno. 7 IL NASTRO AZZURRO IL PRIMO VOLO DELL'A400M L’A400M in decollo Spagna, Italia, Lussemburgo, Regno Unito e Belgio), ai quali si aggiunse poi la Turchia, ritennero necessario sviluppare un assetto totalmente nuovo in grado di soddisfare le esigenze NATO, nazionali ed europee, senza dipendere dall'alleato di oltre oceano. Al gruppo FIMA, si aggiunsero le industrie aerospaziali dei paesi nuovi entrati nel progetto, Alenia e CASA, e nacque Euroflag (European Future Large Aircraft Group). Successivamente lo sviluppo del velivolo venne affidato all'Airbus Military. Il velivolo si sarebbe collocato, in termini di prestazioni e caratteristiche, tra il C-130J Super Hercules ed il C-17 Globemaster III, con simile raggio di azione (circa 3.500 chilometri), capacità di operare da piste di volo corte e/o semi preparate e dispositivi di auto protezione adeguati ad operare in presenza di elevato livello di minaccia. Dopo lunghe trattative, fu deciso di non perseguire l'obiettivo di realizzare una completa capacità di trasporto “outsize”. Per l'apparato propulsivo, fu scartata l'opzione turbofan e si diede il via alla realizzazione del più potente motore turboelica in Occidente. Ciò, consentì alle aziende che avevano originariamente composto il consorzio FIMA di rispolverare il vecchio progetto FLA che, se da un lato faceva prevedere una discreta limitazione dei costi di sviluppo, dall'altro impedirà al futuro A400M di trasportare carri armati tipo MBT e materiale pesante del Genio (carri recupero, carri ponte, carri gru, ecc.). Il velivolo avrebbe dovuto essere prodotto in vari stabilimenti dislocati in Europa, per essere poi assemblato nello stabilimento di Siviglia (Spagna). Il progetto fu definitivamente avviato nel 2002, ma l'Italia uscì dall'iniziativa, già nel 2003, con una travagliata decisione che, forse per la prima volta nella storia nazionale, ebbe ripercussioni gravi a livello politico. La componente da trasporto tattico C on poco clamore, il trasporto militare europeo A400M ha avuto il suo battesimo dell'aria lo scorso 11 dicembre 2009 a Tolosa. Nato da un progetto, famoso per le ripercussioni politiche che seguirono alla travagliata decisione del governo italiano di non parteciparvi, che risale al 1982, quando si costituì il gruppo Future International Military Airlifter (FIMA), composto da Aerospatiale, British Aerospace, Lockheed e MBB con l'intento di sviluppare un nuovo aereo da trasporto militare, inizialmente denominato FLA (Future Large Aircraft), che avrebbe dovuto sostituire i Lockheed C-130 e i Transall C-160. Cambiamenti nei requisiti e complicazioni di politica internazionale ne rallentarono il processo di realizzazione e finirono col fermarlo del tutto a fine anni '80. Nel 1989 Lockheed lancia il progetto C-130J Super Hercules (ben più che un semplice aggiornamento del C-130) ed esce dal progetto. Dopo l'11 settembre 2001, con la partecipazione diretta alla Guerra al Terrorismo, la NATO ha profondamente aggiornato la sua dottrina di impiego (già in corso di revisione dopo la fine della guerra fredda), perseguendo sempre di più la capacità cosiddetta "expeditionnary", ossia essere in grado di dispiegare reparti militari completamente operativi in qualsiasi luogo del pianeta con tempistiche di attivazione molto ristrette. Gli assetti davvero in grado di assicurare la "expeditionnary" alle Forze NATO erano esclusivamente disponibili da parte del MAC (Military Airlift Command) americano, e si trattava dei grandi aerei da trasporto strategico Lockheed C-5 Galaxy e McDonnell Douglas C-17 Globemaster III. Era anche possibile ricorrere al noleggio di voli civili condotti con i russi Antonov An-124 e Ilyushin Il-76, che assicuravano il trasporto unitario di pesanti carichi a grandi distanze. Alcuni Paesi europei (Francia, Germania, 8 IL NASTRO AZZURRO proprio spreco di risorse ben più utili in altri settori. Inoltre, considerando che il velivolo comunque non era un vero trasporto strategico, proprio per la mancanza della completa capacità “outsize”, e che, nonostante continue pressioni politiche e diplomatiche sui partner europei nel progetto non si riuscivano a soddisfare in maniera accettabile le esigenze nazionali di politica industriale (non si raggiunse un accordo soddisfacente sulle quote di partecipazione delle industrie nazionali alla produzione delle varie parti del velivolo), il Ministro Martino prese quindi l'iniziativa di proporre al governo l'uscita dell'Italia dal progetto. Ma si scontrò col Ministro degli Esteri Renato Ruggero. La querelle raggiunse toni molto accesi e, per la prima volta in Italia, decisioni tecniche, come quella in argomento, vennero alla ribalta sui giornali (talvolta in maniera troppo semplicistica e quasi sempre preconcetta). Infine passò la linea Martino, ma il travaglio e le polemiche erano stati così forti che Ruggero rassegnò le dimissioni da Ministro degli Esteri. Il primo volo dell'A400M, previsto per l'inizio del 2007, ha avuto luogo con oltre due anni di ritardo, ma il progetto ha accumulato anche un sensibile incremento dei costi di ricerca e sviluppo, passati, secondo fonti ufficiali, da circa due miliardi di dollari a oltre cinque. Finora, come si evince dalla tabella, sono stati raccolti ordini per 184 velivoli. Nel frattempo, nell'ambito dell'Unione Europea è nata la European Air Transport Fleet (EATF), gestita direttamente dall'Agenzia Europea per la Difesa (EDA), che disporrà di una capacità di trasporto aereo strategico basata su assetti A400M, alle dipendenze del Comando Europeo del Trasporto Aereo (EATC, European Air Transport Command, attualmente in avanzata fase di realizzazione). In tal caso l'Italia concorrerà con i suoi C-130J e C27J e, all'occorrenza, potrà disporre di servizio di trasporto effettuato anche con A400M di un altro partner. dell'Aeronautica Militare era basata su una linea ridotta a soli dodici vecchi C-130H e a una quarantina di G.222 leggermente meno anziani, ma comunque obsoleti e afflitti fin dall'inizio del loro impiego da alcune gravi limitazioni operative. A fine anni '90, il governo aveva deciso di sostituire completamente tale linea con ventidue nuovissimi Lockheed C-130J Super Hercules (all'epoca erano in corso i voli test) ed erano in atto trattative con Alenia per l'acquisto di un certo numero di esemplari del C-27J, aggiornamento del G.222 decisamente migliorato, che condivide col C-130J i propulsori, l'avionica e parte degli impianti di bordo. Già in tale scenario, l'entrata dell'Italia in Euroflag era di difficile comprensione, se non per consentire alla nostra industria di intrattenere sempre maggiori legami con le consorelle europee. Ci si dovette però rendere conto che le risorse economiche che il progetto richiedeva esorbitavano dalle possibilità del magro bilancio della Difesa che, nel decennio successivo avrebbe dovuto affrontare notevoli spese a sostegno di una formidabile ristrutturazione dell'Esercito Italiano (che da essenzialmente stanziale, si stava trasformando in un novero di reparti specializzati, altamente flessibili e proiettabili), il rinnovamento di parte del naviglio per la Marina Militare (tra cui spiccava l'acquisizione della nuova porta aeromobili "Cavour" già in avanzata realizzazione), il totale rinnovamento della Difesa Aerea (l'anzianissimo F-104 doveva assolutamente essere pensionato e il grave ritardo del programma Eurofighter richiedeva l'inserimento di una linea caccia "interinale" costituita dal sempreverde F-16). In tale situazione, partecipare ad un progetto per l'acquisizione, sia pure in soli dieci esemplari, di un nuovo velivolo da trasporto militare, quando una delle poche componenti della Difesa appena ammodernate era proprio la linea da trasporto dell'Aeronautica Militare, vide il Ministro della Difesa pro Il moderno e funzionale tempore, Antonio Martino, dichiacockpit dell’A400M rarsi d'accordo con gli Stati Maggiori nel considerarlo un vero e 9 IL NASTRO AZZURRO IL DOVERE DELLA MEMORIA Militari italiani Friuli doveva passare sotto il dominio di Belgrado ..." e la lettera al Presidente Bonomi, la lettera di don Pietro Occelli parroco della chiesa di Cristo Re, pubblicata da “Il Tempo” l'8 settembre 1973, dove denuncia la soppressione di venti e forse più Cappellani, da parte di "... abietti compagni d'arme, disonore della clandestinità, partigiani fattisi assassini …", le denuncie di Giampaolo Pansa ne "Il sangue dei vinti" e tante altre cose. Ignorato il "Viaggio nella Memoria" del Presidente Ciampi, che ha tentato di mettere in giusta luce i meriti dei Militari ed i tantissimi riconoscimenti, auspici e promesse, fatti da noti personaggi e dalle Autorità, in particolare durante la celebrazione del 50° Anniversario della Liberazione. Questi alcuni stralci dei tanti discorsi: – Palmiro Togliatti (29 dicembre 1945 - congresso della ricostruzione del PCI): "… ricorderemo in eterno i soldati e gli ufficiali inglesi, degli Stati Uniti, della Francia, dell'Africa del sud, dell'Australia, del Brasile i quali hanno lasciato la loro vita o versato il sangue loro per liberare il suolo della nostra Patria. Il loro nome vivrà nel cuore del nostro popolo …"; – Stefano Fabrizi, Sindaco di Corinaldo "… Nel ricordo del dolore di ieri per le morti di quei giorni, oggi deve essere riaffermata la volontà per un mondo di pace e fratellanza. Questa deve essere la nostra battaglia quotidiana affinché il futuro della nostra Nazione non debba bagnarsi di sangue. ... Ora è legittimo sperare che queste manifestazioni perdano finalmente quella ingessatura retorica che progressivamente - in questi decenni - ha finito non solo per oscurare gli ideali e le forze della Liberazione, ma impedito ai giovani una reale comprensione dei processi che essa mise in moto nel vivo della società italiana. ... Non sarà facile in questa occasione evitare la retorica celebrativa, le rimozioni, i facili umanismi, i discorsi ufficiali nei quali è solita comparire l'ambigua condanna del totalitarismo di ogni colore che ha finito per rias- S ono lieto che "Il Nastro Azzurro" mi abbia offerto l'opportunità di esprimere il mio pensiero sul dovere della Memoria. Mi riferisco in particolare al periodo 1943-1945 della seconda guerra mondiale, che fu per l'Italia particolarmente difficile. Sono numerosi gli atti e i fatti posti in essere dalle nostre Forze Armate, nel periodo compreso tra l'8 settembre 1943 e il 2 maggio 1945, totalmente ignorati dalla storiografia ufficiale in base alla quale è stata diffusa, in tutti i settori ed in particolare nelle Scuole e nelle Università, una versione di tali fatti non sempre corretta, talvolta fuorviante, piena di colpevoli silenzi, omissioni e anche manipolazioni, che finisce col condannare all'oblio gli 87.000 Militari Caduti, i 530.000 Combattenti nei Reparti Regolari delle FF.AA., gli 80.000 Militari Combattenti nelle Formazioni partigiane, i 590.000 italiani presi Prigionieri dai nazisti per aver rifiutato la collaborazione, la Campagna d'Italia degli Alleati ed i loro Caduti venuti da lontano per combattere e morire per la nostra Libertà. Ignorati il triangolo della morte, gli eccidi della Osoppo (Porzus) e di Codevigo (PD), Morannino, gli accordi di Togliatti con Kardely, "... il Palmiro Togliatti 10 IL NASTRO AZZURRO sorbire l'immagine della Resistenza. Lo sforzo, non Principe Ereditario Umberto facile da compiersi, in un contesto sociale così connoche, quale Luogotenente del tato dalla perdita di memoria e di connessione col Regno, comandava le forze itapassato e dalla reticenza della società adulta, compreliane sul nostro fronte. La sua sa la famiglia e la scuola. Il grande impegno che tutti potente ed attraente personai cittadini ora debbono attuare è sicuramente basato lità, la sua padronanza dell'insulla riconciliazione. Qualsiasi steccato alzato ora è tera situazione militare e politisolo per pura demagogia …" ca erano davvero motivo di – Alighiero Nuciari, Presidente del Consiglio Regionale conforto, ed io ne trassi un delle Marche "… Passaggi fondamentali nella storia senso di fiducia più vivo di della Repubblica come quello della Resistenza e della quello che avevo provato Guerra di Liberazione, che hanno segnato per il durante il colloquio con gli nostro Paese la riconquista della libertà e la nascita uomini politici. ..." della democrazia, non possono essere passati sotto A guerra finita, il 14 settemsilenzio e vanno vissuti con orgoglio, senza retorica bre 1945, il Ministro della ma con solennità. … Va pure data testimonianza di Guerra, on. Stefano Jacini, scrigratitudine verso quanti, con grande slancio e abneve al Principe di Piemonte: "... gazione, hanno generosamente combattuto e sofferColgo con piacere questa occato o sono valorosamente caduti per il bene comune. È sione per rimettere a V.A.R. il importante trasmettere il loro messaggio, attualizdistintivo della vittoriosa Silver Star zandolo, per fare in modo che quei sacrifici non sono Campagna di Liberazione avvenuti invano. … il patrimonio ideale della 1943-1945 alla quale V.A.R. ha Resistenza e della Guerra di Liberazione, deve costipartecipato direttamente insieme al Primo tuire una preziosa guida nell'azione del presente …"; Raggruppamento Motorizzato, al Corpo Italiano di – il "grazie" di Walter Vitali, Sindaco di Bologna, "… ad Liberazione ed ai Gruppi di Combattimento. Le truppe essi e all'esercito italiano, erede di questo slancio di che hanno visto V.A.R. sulla linea di combattimento dal orgoglio nazionale, vada l'abbraccio caloroso di una Volturno a Bologna, saranno fiere di vederLa fregiarsi di Bologna che non li dimenticherà mai. La nostra questo umile segno, che ricorda l'opera da essi svolta per Costituzione è un ode alla libertà. La stessa che ci porla rinascita della Patria ...". tarono gli eserciti alleati, la stessa che ci hanno regaLa lettera conferma, con chiarezza, che il principe ha lato i partigiani, la stessa che dobbiamo al rinato partecipato a tutte le operazioni da Monte Lungo a Esercito Italiano …". Bologna ed oltre, ma di questo fatto, come di altri, non L'elenco potrebbe continuare, ma sarebbe troppo se ne parla mai. lungo. Per tutto quanto ho finora ricordato e per molto altro Anche il trasferimento di Vittorio Emanuele III° e del ancora, che per ovvie ragioni di spazio non posso qui Governo legittimo a Brindisi, previsto da una delle clauriportare, è divenuto ormai indispensabile l'impegno di sole dell'Armistizio, è stato poi definito una "fuga" da tutti per recuperare la memoria storica sull'immenso più parti, ancora oggi, addebitata personalmente al Re. patrimonio dei valori derivanti dai fatti e dagli atti posti Winston Churchill dichiarò a tal proposito alla Camera in essere dalle nostre Forze Armate per liberare l'Italia dal dei Comuni: "… Quelli che vogliono la scomparsa di nazifascismo. Vittorio Emanuele, sono superstiti dei partiti politici, nesÈ necessario prendere iniziative coraggiose e concresuno dei quali possiede il minimo titolo per governare né te per ricordare che le Regie Forze Armate sono state le per elezione né per diritto …" e "… prime a prendere posizione contro i il governo di Vittorio Emanuele è nazisti, nonché rievocare tutte le quello legittimo all'ordine del quale azioni da esse effettuate durante la le truppe, i marinai e gli aviatori Resistenza e nella Guerra di stanno combattendo al nostro fianLiberazione. Si tratta del Secondo co ..." Risorgimento Italiano! Ignorati i riconoscimenti al Secondo Longo (Un Popolo alla Principe Umberto, compresa la promacchia) i Partigiani erano 130.000 posta del generale Clark, per il cone 150.000 secondo Togliatti ferimento della "Silver Star", la pre(Consiglio dei Ministri notte 10-11 stigiosa decorazione al Valor giugno 1946), mentre i Militari Militare Americana, per aver voluto erano più di 1.200.000. Eppure il svolgere personalmente, il 7 dicemcontributo che una così imponente bre 1943, la pericolosa ricognizione massa umana diede è praticamente aerea su Cassino e su Monte Lungo, misconosciuto. necessaria per acquisire informazioPer recuperare una corretta ni di vitale importanza per l'azione memoria del passato e non tradire il del giorno successivo. Durante la futuro, la soluzione dovrà essere ricognizione, che durò più di venti trovata nella presenza, oggi inspieminuti, il velivolo fu fatto segno da gabilmente non prevista, di rappreun nutrito fuoco di artiglieria consentanti delle Forze Armate in tutte traerea. La decorazione non fu conle organizzazioni culturali e sociali cessa per mero opportunismo politiche si occupano di quelle vicende, a co. cominciare dal Comitato del Museo Winston Churchill, nella sua Storico della Liberazione di Via Il Presidente Ciampi opera "La Seconda Guerra Tasso "Santuario della Resistenza a El Alamein Mondiale", scrive: "... Incontrai il Romana" dal quale, assurdamente, 11 IL NASTRO AZZURRO sono stati esclusi i rappresentanti dei Reparti Militari artefici della difesa di Roma (quando si combatteva a Porta San Paolo le formazioni partigiane non esistevano ancora - ndr). È ormai necessario far piena luce sull'impegno e sul tributo di sangue e di gloria e sul ruolo svolto dalle nostre Forze Armate e da quelle Alleate per la conquista della Libertà e della Democrazia. Ognuno di noi, Combattenti della Guerra di Liberazione, ha qualcosa da raccontare per ricostruire il mosaico della storia, tenendo ben presente il discorso del Sindaco di Filottrano (10 luglio 1994, 50° della liberazione della Cittadina da parte del CIL): "…dobbiamo avere il coraggio di affermare e testimoniare che anche nella Guerra di Liberazione c'è stata una manipolazione, costante e preconcetta, dei fatti per minimizzare le gesta dei Militari ed esaltare quelli dei Partigiani. Non dobbiamo e non vogliamo alimentare rancori, ma dobbiamo dire la verità, anche se queste verità daranno luogo a polemiche ...". I giovani hanno il diritto di conoscere la verità. A noi il dovere di testimoniarla. È assurdo continuare a seminare odio e contrapposizione tra vincitori e vinti, dimenticando come la riconciliazione tra i combattenti dell'ultimo conflitto mondiale è stata celebrata a Cassino, in occasione del 50° Anniversario di quella battaglia. I Combattenti di allora sono tornati in quel lembo di terra non come portatori di morte, ma profeti di pace, per testimoniare la loro avversione alla guerra e per gridare al mondo il loro anelito di fratellanza e di amore. Accomunati dalla commozione, vincitori e vinti, di quella che è ritenuta una delle stagioni più dure della seconda guerra mondiale, hanno pregato e pianto insieme, onorando tutti i Caduti. "Mai più guerre" hanno detto. Il generale Clark, nel suo messaggio, ha affermato: "… è giunto il momento per i Veterani di tutti i Paesi di riprendere la lunga via del ritorno e ritrovarci, questa volta, in amicizia con spirito di riconciliazione … ed esprimere il comune desiderio di non voler risolvere mai più le nostre divergenze su un campo di battaglia ma solo col dialogo. Con questo incontro, tutti insieme, vogliamo cancellare gli odi del passato e guardare al futuro di pace per noi e per i nostri figli …". Considerato che l'Europa, nel cui ambito scoppiò la guerra, oggi è una realtà, l'Italia non può più dilazionare la riconciliazione, realizzata persino dalla Croazia. L'Unione Europea potrebbe organizzare, l'8 maggio di ogni anno (anniversario della fine della Guerra in Europa), una manifestazione in tutte le Nazioni, coll'accensione di un falò nelle capitali per ricordare e far ricordare quei tragici eventi e onorare tutti i Caduti. Per chiudere in bellezza il nostro Parlamento avrebbe il dovere di approvare senza ulteriori indugi la legge sulla concessione della Onorificenza di "Cavalieri del Tricolore", come previsto dalle proposte, presentate nella XIII legislatura, dal senatore Manfredi e dall'on. Giannattasio, rinnovate nelle successive legislature, e ancora in attesa di discussione. Noi Combattenti della Guerra di Liberazione dobbiamo dire, con chiarezza e senza possibilità di equivoci, che l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI) non può continuare ad essere l'unica associazione nazionale che si attribuisce "... il compito della tutela materiale e morale della Resistenza, e anzitutto di custodire la memoria storica e collettiva di quei valori da tramandare alle generazioni giovani ..." in quanto ciò contrasta con la realtà dei fatti. Non è più possibile esaltare solo il Partigiano liberatore, senza un cenno alle nostre Forze Armate ed a quelle Alleate. Tutti concorsero insieme alla Liberazione della Patria. Sarebbe bene continuare nella strada aperta da Michele Placido, che ha realizzato per la RAI la fiction "Il Sangue dei Vinti" tratta dall'omonimo libro di Giampaolo Pansa, con la realizzazione, da parte, oltre che della RAI, anche di altre reti televisive nazionali, di filmati che mettano in evidenza gli atti e i fatti posti in essere dalle nostre Forze Armate dall'8 settembre 1943 al 2 maggio 1945. Il generale Enrico Boscardi, che ha coordinato più di trenta convegni sul tema e ne ha fatto stampare gli atti, potrebbe fornire un notevole e prezioso contributo di idee e materiali. Sia chiaro, nessuno vuole sminuire il contributo ed i meriti dei Partigiani ma è necessario "dare a Cesare quel che è di Cesare": non sono stati i soli a combattere la Guerra di Liberazione. Per stimolare i giovani a calarsi nel passato, interrogarsi, analizzare ed approfondire i fatti, gli atti e anche le atrocità (commesse non solo da parte nazifascista), con coerenza e rigore, un buon metodo sarebbe quello di indire concorsi nelle scuole e nelle università con la consegna di borse di studio. Occorre anche che si dia alle Forze Armate il ruolo e il riconoscimento di cui godono in tutte le nazioni del mondo e che l'inUmberto II credibile avversione 12 IL NASTRO AZZURRO Il Governo, mentre ha inserito l'UNUCI nell'elenco degli Enti inutili, benedice e sostiene, con adeguate assegnazioni di fondi, locali e personale, le quattro Fondazioni Partigiane, che continuano a svolgere una campagna antiamericana, sebbene, com'è noto, gli Americani durante la Campagna d'Italia sono stati molto generosi nel lancio oltre le linee di viveri, armamenti, munizioni e soldi, sono intervenuti per concedere la M.O.V.M. ad Arrigo Boldrini - Bulow -, "mitico eroe partigiano", e hanno negato a Umberto di Savoia la "Silver Star" proposta per lui dal generale Clark. Per non dimenticare gli aiuti concessi a guerra finita per la ricostruzione e la rinascita della Nazione, a cominciare dal piano Marshall, a fronte delle opposte pretese di Mosca per danni di guerra. Infine, lo Stato non sostiene adeguatamente le Associazioni d'Arma e Combattentistiche, rendendo problematica la loro sopravivenza, mentre manda i militari a ripulire Napoli dall'immondizia. Sarebbero auspicabili maggiore rispetto e più considerazione per le Forze Armate e le loro Associazioni, a cominciare dall'UNUCI, che, non solo deve vivere, ma deve godere di adeguati contributi per poter divulgare, unitamente alle altre Associazioni, la Memoria, con il libero accesso nelle Scuole e nelle Università, ove poter raccontare la verità storica sul contributo dato dai militari nella Resistenza, nella Guerra di Liberazione, in occasione delle pubbliche calamità e nelle odierne missioni all'estero, riannodando i fili del passato col presente al fine di realizzare la Riconciliazione. Il continuo richiamo all'antifascismo non come valore, ma come contrapposizione, i continui, talvolta davvero assurdi, ostacoli frapposti al percorso che potrebbe portare rapidamente alla vera Riconciliazione, ci impongono una profonda riflessione sull'origine dell'odierna spaccatura sociale e politica presente in Italia. I chicchi del grano morendo producono frutti. Aspettiamo fiduciosi che il sacrificio di tante giovani vite produca buoni frutti, cioè il riconoscimento della verità storica sulla Liberazione, la fine delle contrapposizioni e della semina dell'odio ed una politica onesta e rigorosa al servizio della collettività. Soldato americano festeggiato come liberatore politica nei loro riguardi abbia finalmente un termine. I fatti elencati di seguito (e sono solo alcuni) dimostrano che, nonostante roboanti affermazioni talvolta pronunciate in ben determinate occasioni, siamo ancora ben lontani dal raggiungere quanto sopra auspicato: – il ministro della Difesa pro tempore Parisi, alla Cerimonia del Memorial Day del 2006, al Cimitero di Guerra Americano di Nettuno, ha nominato solo i Partigiani, senza alcun cenno al ruolo svolto dalle nostre Forze Armate nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione e ha ignorato il Medagliere dell'ANCFARGL ed i Veterani della Guerra di Liberazione presenti alla Cerimonia, allibiti e sconcertati; – l'on. Fausto Bertinotti, nel suo discorso di insediamento alla Presidenza della Camera, ha elogiato i Partigiani Liberatori, ignorando il contributo delle Forze Armate; – l'on. Taviani, in un suo libro, definisce i Caduti di Cefalonia (oltre cinquemila militari della Divisione Acqui - ndr) "Partigiani Caduti all'estero"; – l'ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, il 19 settembre 2005, nel Salone della Giunta Comunale della Città di Cuneo, ha benedetto, con la "Lezione dal Paese dell'8 settembre 1943 al Paese dell'8 settembre 2005" il Comitato, per la richiesta della "Proclamazione dell'8 settembre: giornata nazionale della rinascita dell'Italia libera e democratica". Di tale comitato fanno parte solo le Associazioni Partigiane e collaterali, con la totale esclusione dei rappresentanti delle Unità Militari che, per prime, si sono opposte ai nazisti e di quelle che hanno partecipato alla Resistenza ed alla Guerra di Liberazione. Giuseppe Valencich (Purtroppo, il generale Giuseppe Valencich ci ha lasciato prima di vedere pubblicato questo suo interessante contributo su “Il Nastro Azzurro”. La Presidenza ringrazia per la preziosa collaborazione e rinnova le più sentite condoglianze alla famiglia Valencich) Striscione inneggiante alla Resistenza partigiana e all’antimperialismo (USA?) 13 IL NASTRO AZZURRO CURIOSITÀ STORICHE LA PREGHIERA DEL MARINAIO HA ORIGINI BRESCIANE T utte le sere, all'ammaina bandiera, al tramonto, il più giovane ufficiale di ogni nave della Marina Militare Italiana, con tutto il personale di bordo schierato sulla tolda, recita la "Preghiera del Marinaio": A Te, o grande eterno Iddio, Signore del cielo e dell'abisso, cui obbediscono i venti e le onde, noi, uomini di mare e di guerra, Ufficiali e Marinai d'Italia, da questa sacra nave armata della Patria leviamo i cuori. Salva ed esalta, nella Tua fede, o gran Dio, la nostra Nazione. Dà giusta gloria e potenza alla nostra bandiera, comanda che la tempesta ed i flutti servano a lei; poni sul nemico il terrore di lei; fa che per sempre la cingano in difesa petti di ferro, più forti del ferro che cinge questa nave, a lei per sempre dona vittoria. Benedici, o Signore, le nostre case lontane, le care genti. Benedici nella cadente notte il riposo del popolo, benedici noi che, per esso, vegliamo in armi sul mare. Benedici! Questa breve ma sentita cerimonia si ripete dal lontano 23 febbraio 1902 quando il capitano di vascello Giambattista Viotti, comandante dell'incrociatore corazzato "Giuseppe Garibaldi", lesse al suo equipaggio la "Preghiera del Marinaio" scritta su uno speciale stendardo creato per l'occasione dalla Marchesa Eleonora Pallavicini. Ebbene questa Preghiera, che da allora ha subito poche correzioni, venne composta da un alto prelato bresciano Mons. Geremia Bonomelli, che nei 1902 era vescovo di Cremona. Fu la stessa marchesa Pallavicini, donna di elevate virtù e benefattrice che, intrattenendo rapporti epistolari con l'alto prelato bresciano, gli inviò una lettera datata 2 gennaio 1902, sollecitandolo a comporre una preghiera riguardante la Regia Marina Militare Italiana. Colpito e stupito da questa singolare richiesta. Mons. Geremia Bonomelli si mise subito al lavoro mettendo in pratica quella che era sempre stata la sua aspirazione di avvicinare la Chiesa Cattolica al patriottismo italiano in un momento di profonda divisione politica e sociale. Per rendere questa preghiera più incisiva dal punto di vista poetico, il Vescovo di Cremona si rivolse al senatore Antonio Fogazzaro, noto romanziere dell'epoca, dicendogli che non era sufficiente un testo spirituale e religioso come lui stesso aveva già preparato, ma ci voleva anche un contenuto patriottico. Fogazzaro accolse subito questa forma di collaborazione, suggerendo al vescovo bresciano il titolo della preghiera che era "Preghiera vespertina per gli equipaggi delle navi da guerra". Il titolo venne poi leggermente modificato dal monsignore, ma la preghiera era cosa fatta ed il 23 febbraio, ufficialmente, entrò a far parte delle cerimonie della Marina Militare Italiana. Sandro Albertini Federazione Provinciale di Brescia 14 IL NASTRO AZZURRO GIOVANNI GENTILE I l 15a aprile 2010 ricorre il 66° anniversario dell'uccisione del più grande filosofo che l'Italia moderna abbia avuto, Giovanni Gentile, caduto sessantanovenne in un agguato in Firenze davanti alla sua abitazione di Villa Mottalto. Ritornava dal suo ufficio di presidenza dell'Accademia d'Italia in Palazzo Serristori. L'Accademia si era trasferita a Firenze in seguito all'arrivo a Roma degli Anglo Americani. Quel giorno il gappista Bruno Fanciullacci in bicicletta, uccideva con altri tre a pistolettate il filosofo. Il figlio di Gentile, recatosi in Prefettura, a nome della madre e dei fratelli pregava di desistere da qualsiasi rappresaglia, per rispettare le idee del padre, che deplorava la tragica inutilità del ripetersi indefinito di una crudele successione di rappresaglie. Il filosofo Gentile riceveva solenni onoranze in Santa Croce, è la fu sepolto tra gli spiriti magni della Nazione nella cappella a sinistra dell'Altare maggiore, sotto la lastra di marmo che porta il suo nome. In questi 66 anni nessuno ha osato rimuovere i resti mortali del filosofo dalla sua tomba d'onore, forse per un rispetto alla sacralità di Santa Croce, o forse per un rimorso storico per quel delitto della guerra civile, che tolse la vita all'anziano professore, ma non lo sbalzò dallo stallo che aveva nella storia della Filosofia. Ministro riformatore della scuola, costruttore di quell'autentico monumento alla cultura che è l'Enciclopedia Treccani, il filosofo Gentile non occupava un posto di comando tale da giustificare la sua uccisione. Era il Presidente dell'Accademia d'Italia, un consesso di uomini armati soltanto di alto sapere. Di lui è rimasta famosa l'orazione su Giovanni Battista Vico nel 200° anniversario della morte; nella rievocazione, il 19 marzo 1944, il filosofo disse in chiusura del discorso: "Per questa Italia noi ormai vecchi siamo vissuti. Di essa abbiamo parlalo ai giovani accertandoli che essa è sempre stata nelle menti e nei cuori ed è immortale, per essa se occorre vogliamo morire, perché senza di essa non sapremo che farci dei rottami del miserabile naufragio". Si avvicinava l'apoteosi di Santa Croce nella fraterna solidarietà degli altri Immortali che lo attendevano, nel trapassare dal tumulto terreno al regno dello spirito dove Dio solo è giudice. L'Accademia d'Italia, alta distinzione per la nostra Patria, varata dal Consiglio dei Ministri il 25 marzo 1926, è stata abrogata da questa repubblica. Oggi l'Italia è l'unica Nazione a non avere più un'Accademia. L'uccisione del filosofo resta un pesante discredito per il popolo italiano, la grandezza della vittima ha reso ancora più nefasto il delitto, il suo sacrificio potrà un giorno servire a dare alla storia la misura della, cecità in cui l'odio aveva fatto cadere una parte degli Italiani. Il filosofo Gentile operò fortemente sul terreno della realtà, della logica e della fatalità storica italiana, soffrì e combatté per difendere la civiltà classica e cattolica dell'Italia. Roberto Stocchi (Sindaco della Federazione di Roma) 15 IL NASTRO AZZURRO A BERGAMO UNA STELE RICORDA I CADUTI DELLA DIVISIONE "LEGNANO" NELLA GUERRA DI LIBERAZIONE te della "Legnano", il Ten. Col. Edoardo Cristofari, promotore, finanziatore ed anima dell'iniziativa, ha pronunciato un appassionato ed applaudito intervento: "Appartengo alla generazione dei ragazzi costretti a trovare una nuova Patria nella seconda guerra mondiale. Il grandioso cammino percorso dal "Legnano", a cui ho appartenuto sin dal 2 febbraio 1943, la sua palingenesi storica conclusiva della cronaca degli avvenimenti, così poco conosciuti dagli italiani, dal tempo della "rivolta ideale" dell'8 settembre 1943 al tragico"esame " di Montelungo con le battaglie dell'8 e 16 dicembre, alla risalita adriatica dopo gli scontri sulle Mainarde, a Filottrano e Jesi, all'intervento risolutivo dei Gruppi di Combattimento, fino alla luce del trionfale 21 aprile 1945 con la liberazione di Bologna, abbiamo potuto trarre motivo di conforto e certezza nell'avvenire della Nazione, che valorizzano e confermano l'assunto iniziale, riaffermando con la presente testimonianza, che riconduce inconfutabilmente al 67° e 68° Fanteria Legnano ed al LIO Battaglione Bersaglieri, Allievi Ufficiali di complemento, l'essenza dell'onore che spetta agli antesignani di una alta idealità, di passare ai posteri per aver scritto, per la loro leggendaria illuminazione, la più bella pagina della storia dell'Italia moderna. "Gloria a quei ragazzi protagonisti, Legione Sacra, che ergendosi indomita sulle ceneri di un mondo in rovina, mai hanno disperato, sempre hanno creduto nell'eternità della Patria." Ed a loro in particolare che dedico questo momento, impegno assunto l'8 dicembre ed a loro, quando ho visto scendere dalle prime balze di Montelungo i miei amici, insanguinati e laceri e quando non ho più visto altri rimasti nel campo di battaglia stesi in abbandono all'alito della Bergamo Alta - Stele commemorativa dei Caduti morte. della Divisione “Legnano” Oggi, noi ultimi reduci del Gruppo di Combattimento "Legnano" a cui abbiamo Bergamo Città Alta, una bellissima stele ricordonato i nostri vent'anni, per tutta la Guerra di do (peso 12 quintali, altezza 3 metri larghezLiberazione, siamo oltremodo fieri ed orgogliosi di za 2), opera del pittore e scultore bergamasco aver realizzato un Monumento ai Caduti della Bruno Visini, è dedicata ai caduti della Divisione nostra Divisione e della Guerra di Liberazione 1943Legnano. Sul pannello posteriore sono riportate le 1945. Dopo 64 anni anch'io mi posso liberare dai cifre dei Caduti e dei Deportati con una citazione traumi psicologici dettati dalla storia, ma tremendaparticolare per le tre Medaglie d'Oro al Valor mente sofferti, ora posso vivere il resto della vita in Militare ber-gamasche: Giuseppe Riccardi di Gorno, completa serenità. Giuseppe Nembrini di Grumello del Monte e Mario Un particolare ringraziamento al Sindaco di Glores. Bergamo, avvocato Bruni, che dopo aver accettato e In occasione della cerimonia di inaugurazione rinforzato il Museo Storico della Città con i cimeli della stele, avvenuta il 30 aprile 2007, alla presenza storici della "Legnano" ha esaudito il nostro grande di numerose autorità civili, militari e militari, tra cui ed ultimo desiderio: lasciare ai giovani di oggi ed a il generale Pietro Poscia, che fu l'ultimo comandanquelli delle future generazioni i ricordi della marcia A 16 IL NASTRO AZZURRO storia di noi suoi figli storia dell'Italia ritornata libera e democratica." Il monumento è costato 36.000 euro, una cifra importante per la sezione di Bergamo della "Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione". Nei travagli passati per poter acquisire la stele è emersa tutta la passione del Presidente Cristofari che è riuscito non solo a finanziare adeguatamente l'opera, ma anche a raccogliere ulteriori fondi per la pubblicazione di un volume di memorie dei sopravissuti della Divisione "Legnano". trionfale della nostra Divisione, che con altre cinque consorelle, ha percorso, cobelligeranti con gli angloamericani, tutta la penisola dal sud al nord per ridare all'Italia libertà e democrazia. Grazie ancora a Lei, Signor Sindaco, perché oggi si è eternata nel bronzo di questo monumento la vera storia di quel periodo 1943-1945 che si è conclusa proprio qui a Bergamo il 30 aprile 1945. Grazie a tutti quelli che hanno dato una mano per realizzare questo grande evento storico, grazie a tutti i miei collaboratori e grazie infine a voi tutti che avete accolto il mio invito a questa cerimonia. Ecco, così il Legnano è diventato storia, (DA “L’ECO DI BERGAMO” DI DOMENICA 17 MAGGIO 2009) UN SAGGIO SULLA RESISTENZA DEGLI ITALIANI IN DONO AGLI STUDENTI DELLE SUPERIORI Sono migliaia le copie del saggio "La Resistenza degli italiani" che in questi giorni sono in distribuzione nelle scuole medie superiori di città e provincia per iniziativa dell'Ufficio scolastico provinciale e della sezione b e r g a m a s c a dell'Associazione Nazionale Combattenti nella Guerra di Liberazione. "Grazie a un accordo fatto con il dirigente Luigi Roffia e con il patrocinio delle Amministrazioni provinciali e comunali - spiega il colonnello Edoardo Cristofari, fondatore e presidente della sezione bergamasca dell' A s s o c i a z i o n e Combattenti guerra di Liberazione (nella foto all'inaugurazione del monumento in Rocca) - abbiamo iniziato la distribuzione gratuita nelle scuole superiori, in particolare nelle classi quinte, di questo prezioso libretto scritto da Alberto Zignani ed edito da "La rivista militare", che ripercorre le drammatiche vicende degli ultimi due anni della Seconda Guerra mondiale, con particolare riferimento ai fatti italiani dopo 1'8 settembre 1943". "La prospettiva adottata dal testo - scrive Luigi Roffia in una circolare inviata a tutti i dirigenti scolastici degli istituti di secondo grado per illustrare l'iniziativa - è di focalizzare il ruolo delle Forze Armate a sostegno della Resistenza, nel ricordo dei militari che per, la Liberazione hanno combattuto e sacrificato la vita, e delle centinaia di migliaia di militari italiani deportati nei campi di concentramento nazisti". La distribuzione del saggio nelle scuole superiori intende portare un contributo alla ricerca storiografica sui fatti relativi all'opposizione al nazifascismo dopo 1'8 settembre e proporre all'attenzione degli studenti i valori della pace, della libertà e della cittadinanza. R. V. 17 IL NASTRO AZZURRO I MILLE DI GARIBALDI fratelli Bandiera e di Carlo Pisacane nel Mezzogiorno o al triste esito dei moti insurrezionali colà scoppiati dal 1820 in poi (l'ultimo in ordine di tempo esploso a Palermo il 4 aprile 1860), tutti repressi con violenza. Ecco invece il successo di Calatafimi, la presa di Palermo e le vittorie di Milazzo e al Volturno all'interno di un ciclo di operazioni militari che videro Garibaldi e i suoi volontari battere un esercito professionale, superiore per effettivi, armi e mezzi, che doveva solo difendersi, avvantaggiato in questo da un territorio aspro e privo di vie di comunicazione interne. Il Nizzardo si rifece a una collaudata tecnica difensiva-controffensiva, attuata grazie alla rigida disciplina imposta ai suoi Turr, Bixio, Medici, Cosenz, Pallavicino, Sirtori, Missori e alle sue "camicie rosse", e al suo personale carisma e sprezzo del pericolo che lo portava a combattere in prima fila a rischio della vita. Lasciata così Marsala e assunta a Salemi la "dittatura" in nome di Vittorio Emanuele II "Re d'Italia", il 15 maggio a Calatafimi incontra i reparti borbonici: i Mille dopo avere retto all'attacco iniziale dei "regii", scesi nell'avvallamento che divideva le due postazioni avversarie, situate ciascuna su un collina, anche grazie a un manipolo di riserva, contrattaccano e li sbaragliano costringendoli a rifugiarsi nel castello di Alcamo. L'effetto di questo primo successo è tanto dirompente che i borbonici sono costretti a ritirarsi verso Palermo fra le campagne in rivolta. Riunitosi a Misilmeri con le squadre di volontari siciliani di La Masa e di Rosolino Pilo (il generoso patriota siciliano caduto in uno scontro il 21 maggio), Garibaldi con una manovra diversiva divide il nemico, che invia quattro dei suoi migliori battaglioni al comando del col. von Mechel a inseguire la "colonna" Orsini (salmerie e pochi militari) in marcia verso Corleone. Con l'alto comando borbonico convinto di essersi liberato di lui, Garibaldi la notte del 26 maggio si presenta davanti a Palermo a Porta Termini e dopo un violentissimo scontro al ponte dell'Ammiraglio (cade Tukory e rimangono gravemente feriti Cairoli e Carini) il 27 entra in città e installa il suo quartier generale al Palazzo Municipale. Palermo insorge e i combattimenti contro i 20.000 borbonici di presidio si frantumano fra le vie e le piazze irte di barricate, mentre la flotta napoletana e il forte di Castellammare la sottopongono a un feroce bombardamento, che causerà oltre 600 vittime fra i civili. I borbonici, scacciati da tutti i loro capisaldi, il 31 maggio chiedono una tregua e il 6 giugno capitolano con il permesso di allontanarsi via mare. La caduta di Palermo è senza precedenti e tutta la stampa italiana ed europea (persino l'autorevole "Revue des Deux Mondes") tesse le lodi del "dittatore". Il nemico, arroccatosi nella zona di Messina, cerca di fermare i garibaldini, ora aumentati per l'arrivo dei volontari di Medici, a Milazzo: situata a sud di L' 11 maggio 1860 con lo sbarco a Marsala iniziava l'epopea dei Mille di Giuseppe Garibaldi, che si concluderà il 26 ottobre successivo quando l'"Eroe dei due mondi" consegnerà simbolicamente presso Teano a Vittorio Emanuele II il Mezzogiorno d'Italia. Tante e diverse le interpretazioni di quegli eventi, che impressero un'accellerazione inaspettata al Giuseppe Garibaldi processo unitario nazionale dopo l'apparente stasi seguita all'armistizio di Villafranca del luglio 1859. Cosa fu l'impresa dei Mille al di là dell'oleografia risorgimentale? Il frutto di un'alchimia politica fra "moderati" e "democratici", di un compromesso fra "guerra règia" e movimento "popolare" o di accordi diplomatici fra Francia e Inghilterra da un lato e Piemonte dall'altro? Forse! Ma fu anche e soprattutto l'esempio di una brillante conduzione strategica di forze numericamente inferiori, ma assai motivate, e di eccezionali risoluzioni tattiche che seppero aver ragione di ostacoli naturali e carenze logistiche, il tutto riconducibile alle capacità militari di Garibaldi, già sperimentate in America Latina, nella difesa della Repubblica Romana del 1849 e nella campagna con i "Cacciatori delle Alpi" del 1859 (per la quale Vittorio Emanuele II gli conferirà la medaglia d'oro al valor militare). Nessuno, infatti, poteva prevedere il successo dei Mille se si pensava ai fallimenti delle spedizioni dei 18 IL NASTRO AZZURRO ma sull'ala destra a Maddaloni l'attacco di von Mechel, proveniente dall'alto Volturno, è infranto da Bixio e il colonnello svizzero ripiega. Con una decisione coraggiosa Garibaldi preleva da Caserta 3.000 uomini di riserva e ne invia metà a S.Angelo, dove i "regii" stanno sfondando e l'altra metà verso Capua per tagliare le comunicazioni nemiche con la base di partenza. Dopo 10 ore di combattimento l'arrivo di queste truppe fresche costringe i borbonici a ripiegare. Il 2 ottobre una colonna di 2.500 soldati, che era riuscita a passare le linee fra Telese e Caiazzo e a minacciare Caserta alle spalle dello schieramento garibaldino, viene circondata e si arrende. La battaglia del Volturno è vinta: i garibaldini lamentano quasi 2.000 perdite fra caduti, feriti e prigionieri a fronte delle 1.300 dei borbonici, la cui unica possibilità è ormai quella di rinchiudersi a Gaeta. "Nella prima (e ultima) battaglia campale della guerra, l'unica in cui dalle due parti sono stati schierati migliaia di uomini, Garibaldi ha padroneggiato la situazione meglio dell'avversario. Non è un teorico dell'arte militare…ma ha idee chiare sulla possibilità di impiego delle forze disponibili e sugli obbiettivi che può prefiggersi. Sul Volturno ha manovrato con sagacia i reparti, ha combattuto in prima fila nei momenti difficili, come a Calatafimi e a Milazzo; contemporaneamente ha avuto la visione generale della situazione, nelle successive fasi e nella frammentazione degli scontri, e quindi ha utilizzato le riserve al momento favorevole" (A. Scirocco, Giuseppe Garibaldi, Laterza, 2001, pag. 264). L'impresa dei Mille giunge così al termine: l'assedio di Gaeta, ultimo baluardo borbonico, sarà compito dell'armata piemontese. Ma Garibaldi e i suoi uomini scriveranno ancora un'altra pagina di eroismo e di abnegazione quando saranno costretti di li a poco a ritirarsi in buon ordine dinanzi alla "ragion di Stato", che esigeva la "normalizzazione" della situazione dinanzi all'Europa. una stretta penisola, ha fra il centro abitato e il promontorio un castello con una guarnigione di 1000 uomini e 40 cannoni. A incrementarne le difese è giunto il colonnello Bosco con 2.500 "cacciatori" di linea, uno squadrone dei "Lancieri Due Sicilie" e una batteria da campagna, favorito da un terreno frastagliato di fabbricati e muri, propizio a chi deve difendersi e ostile a chi deve attaccare. Il 20 luglio inizia lo scontro, che dura dieci ore sotto il cocente sole siciliano ed è senza quartiere. I garibaldini (che conteranno alla fine 800 caduti fra morti e feriti contro i 150 dei borbonici) sono impegnati in una serie di assalti sotto il fuoco dei cannoni nemici, che vengono presi e perduti, e di ripetute cariche di cavalleria: ad un certo momento lo stesso Garibaldi sta per soccombere quando viene salvato da Giuseppe Missori e Vincenzo Statella (l'episodio sarà ricordato da Abba, da Bandi, da Dumas…). Alla fine grazie al piroscafo "Tukory" (l'ex borbonica "Veloce" rifugiatasi a Palermo), che dal mare tira a mitraglia sull'ala destra dello schieramento nemico neutralizzandola, la pressione dei garibaldini sulla sua ala sinistra riesce a scompaginare le linee difensive dei borbonici, costretti a ritirarsi nel castello e il 24 luglio si arrendono. Il 21 si arrende il presidio di Messina e il 1 agosto quelli di Augusta e Siracusa. La Sicilia è ormai tutta libera: il 18 agosto partendo da Giardini (vicino Taormina), anzicchè da Messina, Garibaldi elude la flotta napoletana e sbarca con 3.500 uomini a sud di Reggio Calabria: ancora una volta il comando borbonico, che si aspettava i garibaldini a Villa San Giovanni, va in crisi, Reggio viene espugnata e l'esercito comincia a sbandarsi anche per l'atteggiamento rinunciatario dei suoi capi. Dopo un'ammutinamento di 30.000 militari a Soveria Mannelli il 30 agosto e poi a Padula, l'insurrezione delle Calabria, di Potenza e di Bari, Francesco II il 5 settembre lascia Napoli per trincerarsi con i reparti rimastigli fedeli fra Capua e Gaeta. Due giorni dopo, Garibaldi entra nell'antica capitale accolto da una popolazione in festa. Ma l'armata borbonica, forte ancora di 50.000 uomini perfettamente equipaggiati anche in ragione di alcune improvvide manovre di Turr, riesce a riconquistare Caiazzo, importante centro abitato al di là del fiume Volturno. Garibaldi, che ha posto il suo quartier generale a Caserta di fronte alla città fortificata di Capua, la base più avanzata del nemico, schiera i suoi ormai 20.000 volontari su un fronte a forma di arco che va da Santa Maria Capua Vetere a Maddaloni: l'inferiorità numerica e la scarsità di artiglieria lo costringono a subire l'offensiva borbonica, che si scatena il 1 ottobre. L'esercito di Francesco II , uscito di notte da Capua, dà battaglia su tutto il fronte e varca in più punti il Volturno: le difese garibaldine reggono con forti perdite fra Santa Maria e S.Angelo in Formis e il "dittatore", che sta spostandosi verso questa località da Caserta, è quasi travolto da una pattuglia nemica e si salva in extremis. La pressione dei borbonici dura per tutto il giorno, Avv. Francesco Atanasio (Presidente della Federazione di Siracusa) Battaglia di Palermo 19 IL NASTRO AZZURRO MONS. ENELIO FRANZONI lager di Tambov a quelli di Krinowaia, di Michurinsckj, di Suzdal, soffrendo la fame, il freddo, ammalandosi di tifo petecchiale, lavorando da deportato e rischiando la vita per poter celebrare nascostamente la Messa o recitare il rosario per i suoi compagni di sventura. È stato, insieme a don Brevi, don Mazzoni e don Oberto, uno dei quattro cappellani decorati di Medaglia d'Oro al Valor Militare, ma solo lui e don Brevi sono tornati: gli altri appartengono alla schiera dei cinquantadue cappellani militari caduti in Russia, di cui diciannove morti nei lager. Ha raccontato don Franzoni: "I nostri martiri di prigionia non hanno avuto nemmeno il conforto di un palmo di terra a loro destinato. Durante l'epidemia del tifo i nostri morti venivano portati in una camera buia, lasciati nudi l'uno sull'altro. Quando calava la notte venivano caricati su uno slittone e... gettati in una fossa ons. Enelio Franzoni è nato a San Giorgio in comune, coperti di un velo di terra". Lui pronunciava Piano (BO) ed è stato ordinato sacerdote il 28 per quelle vittime una preghiera che non doveva essemarzo 1936. Nel 1941 venne inviato in Russia re udita. La mattina nel campo passava una ragazza e (C.S.I.R.) come tenente cappellano della "Pasubio" sul chiedeva "Skolte Kaputt?". Ossia: quanti morti? Era per Don. Medaglia d'Oro al Valor Miliotare, classe 1913, è il calcolo delle razioni, una in meno per ogni morto stato uno degli eroi di quella tragica epopea dei nostri nella notte. Franzoni mostrava i cadaveri e diceva che soldati in Russia. Un eroe della Croce e della carità cridormivano, così i vivi potevano mangiare la loro porstiana che, il 16 dicembre 1942 quando si scatenò l'ofzione. fensiva sovietica, rimase volontariamente con i soldati Il cognato di Togliatti, Robotti, si rammaricava che accerchiati nel caposaldo "Venere", per non abbandonon fosse stato "fatto fuori" durante un viaggio a narli sapendo che così avrebbe dovuto affrontare al Vienna dopo il rientro in Italia, per far tacere un testiloro fianco la prigionia. Successivamente egli raccontamone della crudeltà con cui i delegati del Pci agli ordiva quel suo gesto con la semplicità del parroco che ni di Togliatti avevano agito nei confronti dei prigioniesdrammatizza: "La nostra salvezza è stata che il cucinieri italiani. re del caposaldo aveva continuato a cucinare il rancio e Dopo il rimpatrio, nel 1946, gli venne affidata la i nostri non l'avevano potuto Parrocchia di San Giovanni in toccare, perché era iniziata la Persiceto, poi quella di Mons. Franzoni ritirata. Questi russi hanno sentiCrevalcore dal 1952 al 1967 e, to il profumo del minestrone e, infine, quella di Santa Maria evidentemente affamati, si sono delle Grazie in S. Pio V. Nel 1951 lanciati a mangiarlo. È stata è stato insignito della Medaglia quella la nostra salvezza, perché d'Oro al Valor Militare, per esserquando sono ritornati un po' rinsi prodigato, durante la guerra, vigoriti non ci hanno fatto nel salvare la vita dei propri comfuori". militoni, anche a rischio della Franzoni, arrivato in Urss il 29 propria. luglio 1941 con la divisione …. Un collega, rivolgendosi al "Celere", tornò in Italia soltanto Vescovo Mons. Marra, voleva iroa fine agosto del 1946, dopo nizzare: "… come può il buon avere rifiutato il rimpatrio per Dio ascoltare insieme il cappellarestare ancora una volta con i no che prega per i suoi di qua suoi soldati trattenuti per cerveldalla trincea e il cappellano che lotiche accuse di sabotaggio (delprega per i suoi dall'altra parte l'ideologia marxista?). della trincea ..." Mons. Marra, Sei un matto, sei un santo, sei lentamente, scuotendo il capo un cretino, hai fatto bene; ognu"… e voi; quei ragazzi, vorreste no dice la sua. Attraverso il cortilasciarli soli?! …" le; mi portano davvero dall'altra Mons. Franzoni si è spento a parte. "Ragazzi, i russi hanno Bologna il 6 marzo 2007 all'età accettato la mia domanda.. ho di 94 anni. la cerimonia funebre chiesto di restare con voi" (dalle si è tenuta in San Felice alla presue " memorie") senza di un picchetto della In quegli anni era passato dai Brigata Friuli e delle Associazioni L’ultima messa celebrata da Don Enelio Franzoni prima di essere preso prigioniero M 20 IL NASTRO AZZURRO Alpine e d'Arma che gli furono compagne in Russia. Comune e Regione inviarono semplici "rappresentanti". Ha lasciato molti dei ricordi del tempo di guerra, come la cotta di lenzuola ricamata in grigioverde e il calice in legno di betulla scolpito con un chiodo, all'ossario di Cargnacco (Udine). Brano tratto dalla conferenza tenuta da mons. Enelio Franzoni al Circolo Ufficiali Centro studi storico-militari "gen. Gino Bernardini" in bologna il 12 aprile 1996: "Un cappellano in Russia" Chi è il Cappellano militare?. È un prete come tutti gli altri, si fa carico delle gioie, dolori, fatiche, speranze di quanti gli vengono affidati…: è la vicenda, fra le tante, di Don Primo Mazzolari e di Don Carlo Gnocchi. Cappellano militare può essere un tranquillo Padre Francescano che vive nel suo Convento (Padre Pio) e un giorno gli vien detto che dovrà deporre il saio per indossare la divisa grigioverde e andare in un Ospedale da Campo. …. Il Cappellano dunque non spara? Può capitare che il plotone veda cadere il tenente; c'è lo sbandamento; il Cappellano è lì; bisogna salvarli quei fanti; e l'unico modo è di prendere l'arma in pugno e di mettersi alla testa del plotone: e così fece Don Silvio Marchetti il 20 dicembre 1942 a Kantemirowka. Fu sopraffatto; fu ucciso; ma non importa; in quel momento egli doveva fare così. .. Ma l'arma vera, l'arma in dotazione, obbligatoria per il Cappellano in guerra, non è tanto la croce rossa cucita sul taschino della giubba, ma il Crocifisso, un Crocifisso vero, e l'altarino con il Calice. S. Caterina da Siena chiamava i preti "ministri del Mons. Franzoni col cappelleo alpino sangue" definizione che il Card. Giulio Bevilacqua applicava in particolare ai Cappellani militari; diceva: "Noi siamo i ministri del sangue; con quello di Cristo, il sangue di chi ci cade accanto, il nostro stesso sangue, nell'unico calice, per la redenzione del mondo." Quando fra le due guerre, negli anni venti, il Governo italiano discusse l'opportunità o meno della presenza permanente del Cappellano nell'Esercito, qualcuno obiettò che in guerra il Cappellano non contribuisce a rafforzare i nervi del soldato per l'assalto: il Cappellano, al soldato ricorda troppo la mamma lontana: non aiuta il soldato a stringere i denti….Cappellano, ma tu, alla Patria vuoi bene sì o no?! Hai parlato di famiglia, di fede, ma la tua Patria dov'è?! Al Cappellano non è difficile rispondere: se esorto i soldati a compiere il loro dovere fino alla morte, lo faccio perché credo alla Patria che dobbiamo amare fino a dare la vita per lei. Il 26 dicembre 1941 cade nella battaglia di Petropawlowka Don Giovanni Mazzoni del 3° Reggimento Bersaglieri. Il 26 agosto 1942 Don Francesco Mazzocchi del II Battaglione Chimico. Il 16 dicembre 1942, sempre in combattimento, cade Don Felice Stroppiana, dell'81° Reggimento Fanteria della Divisione "Torino."…Non è che questi Cappellani si siano gettati nella mischia per cercare la bella morte sia pure nel nome di Cristo: avevano qualcuno da salvare! A questo punto, una parentesi: Nel campo di prigionia in Russia, campo 74, scoppia il tifo petecchiale. Vengo chiamato da un alpino che sta morendo. "Cappellano, vedi come mi tocca morire! Guarda che squallore! Venendo in guerra, sapevo che potevo morire ma non in un lazzaretto di appestati; morire combattendo! Gridando! Gridando Viva l'Italia!". Dovrei piangere ma non ne ho la forza; guardo; guardo con tutta la tenerezza quella vita, quella luce che si spegne. Ma l'alpino riprende a parlare: "Cappellano, è la stessa cosa: anche qui muoio per l'Italia." La morte gli dischiude la mano; nella mano, il piccolo Tricolore che uso a dir messa. Quel giovane alpino aveva attinto dalla sua bandiera stretta forte durante l'agonia, la forza di morire con la dignità di un eroe. Ho conservato quella bandiera dall'aprile 1943 fino al settembre 1946 quando a Fossano la potei consegnare a sua madre. Mons. Enelio Franzoni Motivazione della Medaglia Or o al Valor Militar e a don Enelio Franzoni "Cappellano addetto al comando di una Grande Unità, durante accaniti combattimenti recava volontariamente il conforto religioso ai reparti in linea. In caposaldo impegnato in strenua difesa contro schiaccianti forze nemiche, invitato dal Comandante ad allontanarsi, finché ne aveva la possibilità, rifiutava decisamente e, allorché i superstiti riuscirono a rompere il cerchio avversario, restava sul posto, con sublime altruismo per prodigare l'assistenza spirituale ai feriti intrasportabili. Caduto prigioniero e sottoposto a logorio fisico prodotto da fatiche e privazioni, noncurante di se stesso, con sovrumana forza d'animo, si prodigava per assolvere il suo apostolato. Con eroico sacrificio rifiutava per ben due volte il rimpatrio onde continuare tra le indicibili sofferenze dei campi di prigionia la sua opera che gli guadagnò stima, affetto, riconoscenza ed ammirazione da tutti. Animo eccelso votato al costante sacrificio per il bene altrui". Fronte Russo, dicembre 1942 - Campo di prigionia, 1942/46 21 IL NASTRO AZZURRO BOLOGNA MEDAGLIA D'ORO AL V.M. Mancò l'insurrezione, non la lotta sta Quadri e dal repubblicano Francesco Colombo, cui si sarebbero poi aggiunti anche esponenti liberali e democristiani. Vennero rapidamente costituiti Gruppi di Azione Partigiana (GAP) che già dal mese di novembre intrapresero risolute azioni militari, quali il lancio di una bomba contro tedeschi davanti al ristorante Fagiano (4 novembre) e l'attacco al comando germanico a Villa Spada (15 dicembre). Simili atti aumentavano il consenso popolare verso i "ribelli" e, grazie all'azione dei sindacalisti, agevolavano collegamenti all'interno delle fabbriche, dove militanti comunisti erano riusciti a farsi nominare fiduciari dall'autorità fascista e reclutavano uomini per le formazioni partigiane in costituzione sull'Appennino: gli scioperi operai del marzo '44, organizzati su più vasta scala, furono perciò intensi anche a Bologna e contribuirono ad alimentare un clima di ostilità verso l'occupante. Al contempo la 7a GAP passò alla eliminazione degli elementi più in vista del fasciso bolognese, come il federale Eugenio Facchini (26 gennaio '44) e due componenti del Tribunale Straordinario di Firenze. Il Comando Unico Militare Emilia Romagna (CUMER) guidato da Ilio Barontini ("Dario"), affiancandosi al locale Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) assunse il coordinamento di tutte le forMario Jacchia mazioni partigiane, servendosi di ufficiali di collegamento e di commissari politici: l'importanza della sua funzione fu non soltanto militare ma anche politica, con l'attuazione di una vera unitarietà d'intenti tra patrioti molto distanti ideologicamente. Le reazioni dei tedeschi incrudelirono il regime d'occupazione, con operazioni mirate a smantellare le organizzazioni patriottiche. Jacchia fu imprigionato e torturato dalle SS, per poi scomparire in circostanze misteriose (MOVM). Sempre in agosto fu catturata Irma Bandiera (MOVM), staffetta della 7a GAP: non fece i nomi dei compagni neanche nel corso di una tortura durata sette giorni, per finire uccisa sulla pubblica via (da lei prese il nome la 1a Brigata SAP operante in città). Nel settembre 1944, in seguito a delazione, Irma Bandiera furono arrestati i capi Bologna - Sacrario dei Caduti H o sempre ritenuto ingenerosa la motivazione della MOVM alla città di Bologna. Troppo stringata e intrisa di una retorica che, anziché esaltare, quasi riduce il sacrificio dei Bolognesi (rimasti per otto mesi praticamente in prima linea, con il fronte di guerra a poca distanza, reclusi nella cerchia muraria divenuta Sperrzone) e il coraggio di coloro che si opposero agli invasori tedeschi e ai residui fascisti; quasi omissiva nella sua dimenticanza dei bolognesi presenti nelle formazioni militari all'estero e deportati nei campi di concentramento e prigionia in Germania, come se non avessero anch'essi onorato la città, e degli antifascisti "storici", legati per lo più ai partiti di sinistra, che pure lasciarono impronta indelebile nelle coscienze dei giovani cresciuti alla loro scuola. Furono difatti gli antifascisti della prima ora - comunisti e socialisti - a sopportare l'esilio (tra essi Ennio Gnudi, sindaco nel 1920, e Giuseppe Dozza) e le condanne del Tribunale Speciale mirate a spazzare via le organizzazioni avversarie, mentre coloro che poterono continuare a operare in clandestinità mantennero vive le istanze democratiche fra i lavoratori delle industrie e delle campagne. Certamente i danni provocati da costoro all'immagine del fascismo furono minimi, ma ciò non toglie che la continuità del lavoro politico-sindacale d'opposizione abbia rappresentato un punto di riferimento solido quando, dopo la caduta del regime, tanti giovani si resero disponibili alla lotta patriottica. Oltre alle tradizionali strutture di sinistra esisteva dal 1939 anche il movimento Giustizia e Libertà, che Massenzio Masia era diffuso fra i giovani intellettuali e annoverava tra gli elementi di spicco Massenzio Masia, Armando Quadri e Mario Jacchia. Fu però dopo l'armistizio, e precisamente il 16 settembre '43, che si costituì il Comitato di Liberazione Nazionale bolognese, composto dal socialista Verenin Grazia, dal comunista Paolo Betti, dall'azioni- 22 IL NASTRO AZZURRO di Giustizia e Libertà: sette, tra cui i citati Masia (MOVM) e Quadri (MAVM), morirono fucilati al Poligono di tiro mentre altri cinque vennero deportati nei lager. Il 10 ottobre tredici partigiani furono appesi al cavalcavia di Casalecchio di Reno col filo spinato al collo e poi falciati a raffiche di mitra. Il 20 ottobre un gruppo di GL dell'8a Masia fu attaccato Sante Vincenzi dalle Brigate Nere nei locali dell'università, dove si fornivano carte false a ebrei e prigionieri alleati in fuga: fra i sei caduti vi fu anche Mario Bastia (MOVM). Nel mese di novembre si combatterono battaglie importanti: il 7 a Porta Lame, in pieno centro urbano, dove 230 gappisti della 7a Brigata riuscirono dopo aspra lotta a disimpegnarsi dai tedeschi e dai fascisti; il 15 novembre alla Bolognina, un rione operaio, dove 17 gappisti si scontrarono con i tedeschi perdendo sei uomini. In dicembre a Sabbiuno di Paderno fu compiuto un massacro di massa di partigiani prelevati dalle carceri di San Giovanni in Monte: nell'impossibilità di quantificare i fucilati, si è stabilito il numero convenzionale di 100. Bolognesi dettero vita anche a importanti formazioni in montagna: è il caso della 36a Brigata costituita sul monte Faggiola e comandata da Libero Lossanti ("Lorenzini"), fucilato nel giugno '44 e MOVM, i cui componenti dopo alcuni scontri passarono il fronte e concorsero a costituire il Gruppo di combattimento Cremona. Va detto inoltre che la lotta partigiana a Bologna fu sostenuta da una sorta di seconda linea del fronte resistenziale, costituita da patrioti impegnati in attività informative, custodia di armi, stampa, finanziamento, realizzazione e gestione di radio clandestine, supporto logistico ecc., esposti anch'essi al rischio di perquisizioni, arresti e deportazioni; di contro, i nazifascisti mantennero sempre attiva una fitta rete d'infiltrati e delatori, costringendo i patrioti a continue azioni di spionaggio e controspionaggio. In particolare dopo il famoso "proclama" di Alexander del 13 novembre, che ordinava la sospensione delle operazioni per l'inverno, i tedeschi concentrarono tutti i loro sforzi contro i patrioti, che dovettero continuare la lotta in piccoli gruppi mobili. Negli ultimi mesi di guerra il movimento partigiano, in rapida espansione, disponeva di una struttura militare all'interno della città, denominata Divisione Bologna, al comando del colonnello Mario Trevisani, e di un Comando Piazza al comando del colonnello Mario Imbergamo, con un piano insurrezionale già approntato d'intesa con il CUMER e gli Alleati. L'ufficiale di collegamento con gli Alleati era Sante Vincenzi, che con loro definì il piano nel corso di rischiose missioni di attraversamento del fronte. Egli era l'unico a conoscere il messaggio speciale "Domani all'Ippodromo avranno luogo le corse" che la radio avrebbe diffuso nell'imminenza della liberazione: il messaggio fu regolarmente trasmesso ma, mentre Vincenzi s'incontrava con il socialista Giuseppe Bentivogli per nominare il nuovo comandante della Brigata Matteotti Città, i due furono catturati dai fascisti e uccisi. Era la notte fra il 20 e il 21 aprile 1945, la stessa in cui i tedeschi, incalzati dall'8a Armata, evacuarono la città. Ecco perché a Bologna non vi fu insurrezione. Nonostante ciò i partigiani occuparono i punti strategici, accogliendo in una città ormai sotto il loro controllo i reparti militari del 2° Corpo Polacco, le Divisioni 34a e 9a della 5a Armata statunitense, i bersaglieri del Battaglione Goito inquadrati nell'esercito regolare e i partigiani della Brigata Majella. A buon diritto, quindi, gli esponenti del CLN poterono affacciarsi dal balcone del Palazzo Comunale per parlare alla popolazione. Il luogo della memoria per eccellenza della resistenza petroniana è forse la facciata esterna del P a l a z z o d'Accursio, sede del Comune, dove i fascisti appendevano a ganci di macelleria i cadaveri degli uccisi, facendone il "posto di ristoro per gappisti": lì, subito dopo la liberazione, i familiari dei caduti appesero le foto dei loro cari anticipando quello che poi fu il Sacrario che ancora oggi raccoglie i ritratti dei caduti della guerra di liberazione, la cui memoria si è iscritta nel DNA della cittadinanza. Alessandro Ferioli (Socio della Federazione di Bologna) MOTIVAZIONE DELLA MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE ALLA CITTÀ DI BOLOGNA Città partigiana, fedele alle antiche tradizioni, non volle soggiacere alla prepotenza del tedesco invasore, e col sangue purissimo di migliaia dei suoi figli migliori, con le sue case distrutte ed in epici, diuturni combattimenti sostenuti con le armi strappate al nemico, fu all'avanguardia nell'impari lotta e nell'insurrezione che, nell'alba radiosa, dell'aprile 1945, portò la Patria alla riconquista della sua libertà. Settembre 1943 - aprile 1945 23 IL NASTRO AZZURRO D E T T O RIFLESSIONI SU COME ATTIVARE LA SOLIDARIETÀ Gli anni che vanno dal 1943 al 1945 non furono solo il periodo più tragico della seconda guerra mondiale, ma anche la stagione della libertà e della solidarietà. Infatti, oltre agli episodi militari, emersero, nel corso della Guerra di Liberazione, esperienze di grande spessore morale, che maturarono nell'amore e nella fratellanza. Basti pensare: – all'opera del clero e dei religiosi, che spesso pagarono con la vita l'aiuto dato ai perseguitati e alla popolazione sofferente; – alla gente delle campagne che, a suo rischio e pericolo, ospitò e sfamò i prigionieri "sbandati"; – ai più o meno giovani, che salirono sulle montagne per entrare nella Resistenza in nome della libertà; – alla popolazione civile che non ebbe paura a dare accoglienza, rifugio e conforto agli ebrei ricercati. Prese forma, quindi, piano piano un mondo di generosità e di altruismo e fiorirono ideali lontani anni luce da qualsiasi egoismo: una bella lezione per gli uomini del terzo millennio. Infatti nella attuale società del libero mercato conta solo il profitto personale, il sapersi imporre, il far valere ad ogni costo i propri diritti a scapito di quelli altrui: l'altro non è un uomo uguale a me, ma un mio concorrente e a volte un nemico da sopraffare. Mi sto domandando dove sia finita quella spontanea generosità degli anni della mia giovinezza, che da sola riuscì a mantenere intatte la fiducia e la speranza in un mondo migliore, nonostante che la morte e la distruzione fossero la tragica realtà di ogni giorno. A noi, ragazzotti di allora e anziani di oggi, non resta che rispolverare quell'antica solidarietà e viverla di nuovo tra noi iscritti all'Associazione, aiutandoci a vicenda in ogni difficoltà che l'esistenza ci chiamerà a superare. L'importante per noi, che abbiamo già vissuto tanto, non è dare giorni alla vita, ma vita ai giorni, come disse un vecchio saggio. E per vita intendo la sua essenza: l'amore. Mario LIVI (Federazione di Pistoia) FRA MEMORIA E STORIA F R A N O I Noi siamo eredi di quella generazione che ha vissuto, in vari modi e con varie esperienze, gli anni difficili dell'ultimo conflitto mondiale, quindi dobbiamo porci la domanda se condividere il giudizio politico e storico di quel periodo. Inoltre, a fronte della revisione del giudizio storico di quegli avvenimenti che sta avvenendo in questi ultimi anni, dobbiamo decidere se partecipare a questo processo culturale o se dedicare la nostra attenzione alla salvaguardia delle nostre tradizioni nazionali. Avendo accettato di partecipare alla vita dell'Istituto del Nastro Azzurro abbiamo anche raggiunto la convinzione che le nostre azioni devono indirizzarsi al mantenimento delle tradizioni e della memoria di quegli avvenimenti che i Combattenti Decorati hanno vissuto. E dobbiamo ritenerci fortunati se ciò ci è possibile in quanto il secolo da poco trascorso è ancora nel campo della memoria e non già nel campo della storia. Lo storico Pierre Nora asserisce che memoria e storia non sono sinonimi. "La memoria è la vita, sempre portata da gruppi viventi e quindi in permanente evoluzione aperta alla dialettica del ricordo e dell'amnesia, incosciente delle sue deformazioni successive. La storia è invece la ricostruzione problematica ed incompleta di quello che non è più. La memoria è un fenomeno sempre attuale, un legame vissuto in un eterno presente. Poiché è affettiva, appassionata e magica, la memoria si accontenta dei dettagli che la confortano e si nutre di ricordi vaghi, fluttuanti, simbolici. In questo senso è soggetta a censure o proiezioni o transfert. La storia al contrario, in quanto operazione intellettuale e laicizzante, esige analisi e discorso critico. La memoria è un valore sacro al ricordo. La storia glielo toglie. Lo dissacra. Lo rende prosaico. Ci sono tante memorie quanti sono i gruppi e frazioni. Per principio la storia appartiene a tutti e a nessuno. Questo le dà una vocazione universale che la memoria non ha. L'ambizione della storia non è l'esaltazione di ciò che è accaduto, ma la sua annichilazione. Le passioni, che scarichiamo su quella parte del novecento di cui sentiamo ancora il fiato sul collo, sono ancora particolarmente accese in un paese come il nostro dove le correnti ideologiche del secolo scorso, anche se abbandonate, sono ancora parte viva della memoria. Ma adesso, settant'anni dopo la guerra, le giovani generazioni scoprono quel bagno di sangue nelle inevitabili rievocazioni. La memoria è una tappa obbligata, quindi. Essa è il valico che deve unire la visione del passato alla valutazione storica; è un passaggio delicato che richiede tempo ed intelligenza." Queste note mi hanno particolarmente stimolato e portato alla domanda su cosa possiamo fare noi nella veste di eredi di Decorati al Valor Militare. La nostra partecipazione all'Istituto del Nastro Azzurro deve impegnarci a fare in concreto tutto ciò che è possibile per collezionare la memoria nel miglior modo possibile, tanto da agevolare con essa il passaggio alla storia. Concludo ricordando che in uno dei primi contatti avuti con i vertici dell'Istituto espressi la convinzione che il compito di noi "giovani" è quello di evitare che le vostre azioni finiscano come quel libricino che viene posto in alto su di uno scaffale di una pur fantastica libreria senza che alcuno ne conosca resistenza e lo legga. Maurizio de Stasio (Compianto Vice presidente Nazionale deceduto in incidente aereo a maggio 2008) 24 IL NASTRO AZZURRO NOTIZIE IN AZZURRO - NOTIZIE IN AZZURRO NOTIZIE IN AZZURRO CERIMONIA PER LE 100000 ORE DI VOLO DEI FALCON DEL 31° STORMO Il 13 luglio 2009 è stato celebrato all'aeroporto militare di Ciampino, sede del 31° Stormo Trasporti di Stato dell'Aeronautica Militare, il raggiungimento delle 100.000 ore di volo sui velivoli Falcon 50 e Falcon 900. Il primo Falcon 50 fu consegnato al 31° Stormo il 19 dicembre 1985. Il primo Falcon 900 EX giunse a Ciampino il 4 settembre 1999. Il 31° Stormo ha operato con un massimo di quattro Falcon 50 e di tre Falcon 900 EX e due Falcon 900 Easy. Il Comandante di Stromo, col. Pil. Michele Fucci, ha sottolineato l'importante ruolo del supporto tecnico fornito costantemente dalla ditta "Dassault Falcon Service" (DFS), che ha affiancato l'Aeronautica Militare nella manutenzione dei velivoli. Il dott. Yves Gueyffier, Direttore Generale della DFS, ha ricordato come l'impiego dei velivoli, soprattutto nei primi anni, sia stato "impressionante: oltre 1300 ore di volo per Falcon" all'anno, un'intensità di impiego ben superiore a quella ipotizzata a livello di progetto. ELIMINATO IL LIMITE DI ALTEZZA PER GIUSY PEZZULO Giusy, figlia del sottotenente Giovanni Pezzulo, ucciso in Afghanistan il 13 febbraio del 2008, grazie ad una piccola modifica all'articolo 6 del decreto legislativo 82 del 2001, che stabiliva i limiti fisici all'arruolamento dei congiunti delle vittime militari nelle missioni di pace, potrà seguire le orme del padre. Prima di questa modifica, per essere arruolati, gli uomini dovevano essere alti almeno 165 centimetri, le donne 161: troppi per Giusy. Ma le sue parole al funerale del padre (Sei il mio eroe. Continuerò il tuo lavoro) non potevano essere smentite da un cavillo burocratico. Ora l'arruolamento può avvenire "fermo restando l'accertamento dell'idoneità psico-fisica ed attitudinale" e questa è la modifica ad personam per Giusy, "ad eccezione del limite di altezza che è stabilito in misura non inferiore a metri 1,50". "Sono contentissima - ha detto Giusy - Adesso potrò realizzare quello che ho sempre voluto. Certo mi mancherà qualcosa, una pacca di papà sulle spalle per dirmi "brava, ce l'hai fatta". MENTANA INCONTRA...2011 Il Comitato "Mentana Incontra … 2011" ha dato il via alle celebrazioni per il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia con la mostra iconografica di dipinti, litografie, foto e cartoline d'epoca del Risorgimento Italiano dal titolo "Immagini del Risorgimento". La mostra è rimasta aperta dal 19 settembre al 18 ottobre 2009 alla Galleria "Borghese" di Mentana (Roma). PROSPETTIVE DI VOLO - FUTURISMO E AERONAUTICA Tommaso Marinetti, dopo un volo su un idrovolante effettuato a la Spezia, pubblica il 22 settembre 1929, sul quotidiano torinese la Gazzetta del Popolo, l'articolo "Prospettive di volo e aeropittura" che, firmato successivamente anche da Balla, Somenzi, Benedetta, Depero, Dottori, Fillia e Prampolini diventerà il "Manifesto dell'Aeropittura". L'aeropittura si diffonde negli anni '30 di pari passo con la crescita dell'Arma Azzurra, in una sorta di connubio tra volo ed arte. Molte opere futuriste trovano spazio sulle mura di infrastrutture dell'Aeronautica Militare. I numerosissimi eventi dedicati ultimamente al futurismo ne hanno, generalmente, celebrato i più noti esponenti, trascurando la schiera dei "minori". Il 22 settembre 2009, l'Associazione Arma Aeronautica ha tenuto il seminario "Prospettive di volo - Futurismo e aeronautica" presso la "Casa dell'Aviatore" con l'intento di ricordare l'originale e innovativa espressione artistica degli artisti futuristi minori in occasione dell'ottantesimo anniversario del Manifesto dell'Aeropittura. CALABRIA - AFGANISTAN UN PONTE DI COOPERAZIONE AL FEMMINILE Carmensita Furlano, Consigliere Comunale di Cosenza, ha avviato una raccolta di materiali di utilità immediata da consegnare in Afghanistan nella zona dove opera il Contingente Italiano per il Natale 2009, grazie all'impegno del l° Reggimento Bersaglieri, cittadino onorario di Cosenza. Con questo gesto l'On. Furlano intende far sentire i civili coinvolti nelle operazioni in Afganistan, allo scopo di offrire una possibilità di miglioramento alle donne ed ai bambini afgani, garantendo la sicurezza e contemporaneamente portando aiuti immediati. Dopo, si potrebbero far partire progetti a più ampio respiro, che nel tempo allontanerebbero gli afghani dalla povertà e dalla guerra. L'operazione è stata presentata presso la Caserma "Luigi Settino" a Cosenza, sede del 1° Reggimento Bersaglieri, mercoledì 14 ottobre 2009. Il materiale raccolto per l'Afghanistan è stato essenzialmente costituito da medicinali, attrezzature meccaniche (pompe per pozzi d'acqua, generatori di elettricità, ecc…), materiale scolastico e indumenti per i bambini, distribuito dai militari e dal personale delle O.N.G. italiane operanti nel paese, prima di Natale. 25 IL NASTRO AZZURRO EPISODI DI GUERRA SUL MARE gendarie come la famosa Beffa di Buccari. Molti conoscono la Campagna di Crimea, le azioni dell'esercito tedesco e di quello Romeno, famoso l'assedio e la caduta di Sebastopoli, ma pochi sanno che ruolo ebbe la Marina Italiana in tutto questo. L'inverno del 1941 segnò l'arresto dell'avanzata tedesca in Russia lungo una linea, che si svolgeva per circa 2000 chilometri, che aveva i suoi estremi nel Lago Ladoga a nord e nella foce del Dorrete a sud. Era la fine di ogni speranza di guerra lampo in Russia e l'iniziativa passò decisamente in mano sovietica. Il tallone di Achille della linea tedesca era costituito dalla piazzaforte di Sebastopoli, che ancora resisteva insieme a Kerc mentre già il resto della Crimea era caduta in mano tedesca. L'assedio di Sebastopoli sembrava non trovare alcuna via d'uscita e teoricamente sarebbe potuto durare all'infinito. La piazzaforte riceveva infatti i rifornimenti via mare e grazie al dominio incontrastato della Marina e dell'Aviazione sovietiche sul Mar Nero, era sufficiente una flotta mercantile di 120 mila tonnellate di stazza per garantire la sopravvivenza della città. A difesa dei propri mercantili la Marina sovietica aveva schierato una vecchia corazzata la "Parisko a Kommuna", due incrociatori di tipo Kirow da 5000 tonnellate, 29 sommergibili e un certo numero di vedette e Mas. La Marina Romena poteva ben poco contro un tale schieramento di forze ridotta com'era a sole cinque unità, tutte di vecchia costruzione che trascorrevano più tempo in cantiere che in mare. Anche la Marina Bulgara si trovava in analoghe condizioni e d'altra parte il suo unico compito era quello di difendere le proprie coste, non essendo in guerra con l'Unione Sovietica. Il comando tedesco si trovò così in una situazione di estremo disagio. Sebastopoli era una fastidio- C 'è una frazione di storia della seconda guerra mondiale che è stata quasi dimenticata tra gli archivi della Marina Militare e qualche vecchio diario di chi l'ha vissuta in prima persona. È una frazione di storia che ha preso forma in luoghi relativamente lontani dai classici teatri di scontro della seconda guerra mondiale, ne sono stati protagonisti uomini che hanno vissuto i momenti cruciali di una guerra totale e devastante rinchiusi nel loro piccolo cosmo fatto di azioni eroiche di tensioni, di paure, di conflitti continui, un cosmo legato al resto del mondo dal sottile cordone dell'informazione nazista. Il Mar Nero è stato il teatro di questa loro piccola guerra, una vera e propria guerra, nata all'ombra di una tradizione eroica fatta di nomi come D'Annunzio, Ciano, Rizzo, e di imprese leg- Sommergibile tascabile classe CB 26 IL NASTRO AZZURRO classe "A" dell'ing. Forrati, che avevano solo 8 miglia di autonomia in immersione. Anche i CB, ultima generazione dei tascabili, riveleranno qualità marine non brillanti, ma essi rappresentavano effettivamente quanto di meglio la tecnologia del tempo potesse offrire, come dimostrerà il confronto con mezzi simili della marina Tedesca e di quella Giapponese. Basti evidenziare che l'autonomia dei CB in immersione era di 24 ore e di 450 miglia in superficie. Se dunque i Mas e gli altri mezzi d'assalto avevano già dato prova della propria qualità, per i tascabili il Mar Nero costituiva un importante banco di prova. Il trasporto della flottiglia fino alla base operativa di Costanza fu una delle operazioni più grandiose di tutta la campagna: i Mas furono trasportati da Venezia a Vienna per via stradale, sebbene il percorso fosse stato studiato attentamente, le difficoltà non mancarono; spesso l'altezza dei ponti creò dei problemi e i Mas dovettero essere scaricati dai camion e fatti proseguire su dei rulli. Una volta giunti a Vienna furono rimorchiati fino a Galatz lungo il Danubio. I mezzi speciali con tutti i mezzi ausiliari giunsero Sinferopoli in ferrovia e di qui a Foros per strada. I CB infine fecero l'intero tragitto La Spezia Costanza in ferrovia. La base operativa fu stabilita nel porticciolo turistico di Valla. L'avventura dei nostri marinai ebbe inizio con i primi giorni di Giugno. Gli uomini della quarta Mas erano carichi di entusiasmo. Cominciarono a scorazzare per il Mar Nero con i loro rombanti motoscafi, sa spina nel fianco dell'esercito germanico e d'altra parte qualsiasi aiuto via mare era reso impossibile dal controllo che esercitava sui Dardanelli la neutrale Turchia. Fu allora che l'Ammiraglio Reader pensò di chiedere all'Italia l'intervento dei suoi famosi mezzi speciali che avevano il grosso merito di essere trasportabili via terra. La richiesta divenne ufficiale durante un incontro che Reader ebbe con l'Ammiraglio Riccardi a Garmisch, in Baviera, il 14 gennaio 1942. Il Comando italiano stabilì di inviare 4 Mas (570, 571, 572, 573), 5 motoscafi siluranti del tipo MTMS e 5 barchini esplosivi. Ultimo elemento della flottiglia era un gruppo particolare di mezzi che, per la prima volta, venivano impiegati in azioni di guerra di una certa importanza: si trattava di 6 sommergibili di 16/45 tonnellate di dislocamento ciascuno e 4 uomini di equipaggio, erano i cosiddetti sommergibili "tascabili" della classe CB (costiero tipo B). Frutto di un'idea nata durante la prima Guerra Mondiale e maturata in anni di studi e tentativi, i tascabili rappresentavano la realizzazione di un sogno che era quello di creare un mezzo, sopratutto in funzione antisommergibile, più insidioso dei sommergibili stessi, che potesse agire sottocosta o all'interno dei porti. Diretti discendenti dei tascabili della classe CA, che furono ridotti poi al trasporto degli "uomini gamma" (sommozzatori d'assalto), per la scarsa funzionalità e la cattiva stabilità a quota periscopica, i CB vantavano un gran numero di antenati, tutti grandi campioni di inefficienza a partire dai famosi tascabili della Caratteristiche dei sommergibili CB Lunghezza: Larghezza: Immersione: Dislocamento: Potenza: Velocità: Armamento: Equipaggio: 15 m 3m 2,10 m 36 t in superficie 45 t in immersione 90 cv diesel; 100 cv elettrici 7,5 nodi in superficie; 7 nodi in immersione 2 siluri da 450 mm 1+3 27 IL NASTRO AZZURRO Yalta. In effetti i risultati degli agguati dei Mas furono i primi a farsi sentire: la notte del 10 giugno il Mas 573 colpì con un siluro una motonave da 5000 tonnellate che affondò; il M.T.S.M. 210 colpì la notte del 12 giugno una nave passeggeri da 10.000 tonnellate poi affondata dagli Stukas nel porto di Sebastopoli. Da questo momento in poi i rifornimenti a Sebastopoli cessarono quasi del tutto. Anche i CB incominciarono a solcare il mare in cerca di prede, ma si trovarono subito a dover far fronte a una serie di inconvenienti tecnici. Il primo problema fu quello del periscopio; le dimensioni ridotte del mezzo avevano imposto un periscopio fisso, alto 4 metri e mezzo, per stare a quota periscopica era quindi necessario che il mare fosse molto calmo (evento alquanto raro nelle turbolente acque del Mar Nero, in caso contrario la scarsa stabilità del mezzo creava seri problemi ai suoi occupanti. Fu perciò estremamente difficile usare i CB come dei veri e propri sommergibili. Tutti gli agguati furono eseguiti, con molto ardimento, in superficie, confidando nelle dimensioni ridotte del mezzo. Le dimensioni crearono poi delle grosse difficoltà anche agli uomini dell'equipaggio, gli agguati duravano in genere due notti e tre giorni e per gli uomini non c'era alcuna possibilità di riposo, all'interno di ogni battello c'era appena lo spazio per stare seduti, difficilmente era possibile riuscire a prendere sonno. A questi problemi si aggiunsero quelli più o meno frequenti su tutti i sommergibili del tempo. Al CB 3 successe di vedersi sfuggire l'incrociatore Voroscilov perché i siluri subito dopo il lancio affondarono a causa di un guasto meccanico. Il CB 1, la mattina del 18 giugno, visse una avventura drammatica. Attaccato da due bombardieri sovietici, il tascabile fu costretto ad effettuare una immersione rapida ma l'appesantimento improvviso della prora causò la formazione di una sacca d'aria nel doppiofondo di poppa impedendo al battello di immergersi rimanendo per parecchi minuti con la poppa stessa fuori esposta al fuoco nemico; furono ovviamente per l'equipaggio momenti d'ansia. Poco dopo l'inconveniente si ripeterà: infatti, dopo intensissimo bombardamento subacqueo, da parte di alcune motovedette sovietiche, il Comandante Lesen ordinò l’emersione, convinto che il nemico si fosse allontanato. Al contrario, il battello era circondato dalle motovedette in attesa, per cui dovette immergersi con le conseguenze sopra descritte. Nonostante tutti questi problemi che limitavano notevolmente le possibilità operative dei mezzi, anche i CB riuscirono a far sentire la loro voce. Il 15 giugno il CB3, al comando del Tenente di Vascello Sorrentino, affondò un sommergibile sovietico. La notte del 18 giugno il CB2, al comando del Sottotenente di Vascello Russo, lo imitò e riscosse lo stesso successo. Ben presto però i nostri piccoli sommergibili furono fatti oggetto di una caccia spietata da parte di unità russe. La notte del 17 giugno il CB 1 fu soggetto al lancio di 17 bombe di profondità mentre tentava di penetrare nel porto di Balaclava. 5 bombe toccarono al CB4 nel pomeriggio del 21. Ma ogni record fu battuto dal CB4 il 27 giugno con ben 58 bombe. Nel frattempo i Mas e gli altri mezzi speciali continuarono la loro attività con agguati, combattimenti contro imbarcazioni Russe e pattugliamenti. Già nella prima quindicina di giugno lo scopo dei nostri mezzi era stato raggiunto. Il Mar Nero era stato completamente sconvolto e i sovietici avevano già abbandonato Sebastopoli alla sua sorte. Il 12 luglio 1942, sottoposta all'intenso bombardamento degli Stukas, stremata ormai più che collaudati, e ad infastidire i convogli sovietici. Le azioni dei siluranti furono avvolte in un mitico alone di leggenda; l'aneddotica sulle gloriose imprese degli uomini dei Mas e dei mezzi d'assalto non manca: celebre è rimasto l'episodio che vide protagonisti il Capitano di Corvetta Aldo Lonzi e i tenenti di Vascello Roberto Romano, Aldo Massarini e Luigi Cugia. Partecipando all'azione di appoggio all'esercito tedesco per la presa di Forte Goriki, i quattro ufficiali riuscirono a intrappolare e far prigionieri un gran numero di nemici all'interno dei cunicoli che conducevano fuori dal Forte. Ma l'atmosfèra epica che avvolgeva gli uomini della quarta Mas lasciava in disparte i sommergibilisti dei CB. I primi tascabili (CB1, 2 e 3) giunsero a Yalta il 5 giugno del 1942 e già due giorni dopo effettuarono il loro primo agguato: gli altri tre Sommergibile tascabile classe CB battelli arrivarono in giugno. Che Yalta non fosse difesa bene da eventuali attacchi aerei, se ne era reso ben conto il Comandante Minbelli: si legge nel suo rapporto a Supermarina "La difesa contraerea è molto limitata, ma ho avuto assicurazione che essa sarà notevolmente potenziata in previsione dell'arrivo dei nostri mezzi navali". In realtà non ci fu nessun potenziamento della contraerea. Solo alcune mitragliere proteggevano i nostri mezzi dagli attacchi dal cielo. E proprio i CB saranno i primi a pagare; all'alba del 13 giugno un attacco congiunto di aerei e di Mas sovietici al porto di Yalta, costò ai nostri mezzi il CB 5 che, colpito da un siluro, esplose. Gli attacchi aerei furono frequenti a Yalta e costituirono sempre un grosso problema per il Comando Italiano. Racconta mio nonno Mario Agodi, all'epoca Capo Motorista imbarcato sul CB 1: "Gli attacchi arrivavano senza alcun preallarme; d'altra parte era difficile preannunciare un attacco a pochi chilometri dal fronte. Ricordo che la mattina in cui fui ferito, mentre stavamo ormeggiandoci al rientro di una missione, sentii il rombo dei motori degli aerei, guardai verso la postazione contraerea ma gli uomini addetti alle armi prendevano tranquillamente il sole. Pensai allora che si trattasse di aerei tedeschi e non mi preoccupai. Dopo pochi istanti gli aerei ci attaccarono mitragliando a bassa quota e sganciando bombe. I sovietici si rendevano perfettamente conto della portata reale del danno che i nostri mezzi avrebbero potuto causare in Mar Nero e non diedero tregua a 28 IL NASTRO AZZURRO Barchino esplosivo con tutti i mezzi speciali. I CB rimasero in Mar Nero unici rappresentanti della IV flottiglia. Il primo agosto furono dislocati a Sebastopoli e compirono fino all'armistizio 21 missioni, una delle quali valse al CB 4 l'affondamento di un sommergibile russo. Al momento dell'armistizio i CB erano ancora tutti in perfette condizioni di funzionamento e la Repubblica Sociale decise il riamo e sembra che in quest'ultimo periodo di attività sia stato affondato un altro sommergibile russo. Gli uomini della IV flottiglia ricevettero elogi e prove di solidarietà e di stima da diverse parti. Per prima fu Supermarina nel messaggio al Comandante Minbelli prima del rimpatrio a congratularsi: "Voi e i vostri avete tenuto ben alto il nome della Marina e dell'Italia". Anche Minbelli, nella risposta, affermava fiero: "In questi ultimi giorni della nostra permanenza in Crimea siamo stati oggetto di manifestazioni di stima e cameratismo da parte di autorità ed ufficiali della Marina Germanica, realmente commoventi". Ma la storia si è dimenticata presto di questi uomini e nelle voci di chi ha vissuto quell'esperienza si sente oggi l'aspra fierezza di essere dimenticato. La realtà è che quel periodo in Mar Nero fu veramente leggendario e fra le righe dei rapporti di Supermarina, nell'ultimo periodo di attività della IV flottiglia, si legge il desiderio di ritirare uomini e mezzi dal Mar Nero anche per non rovinare il buon nome costruito "ai tempi di Sebastopoli". Davide Ronchieri ormai dal lungo periodo di assedio, Sebastopoli cadde. Contemporaneamente, un nostro gruppo di mezzi d'assalto al comando del Capitano di Corvetta Todaro, entrò nel porto di Balaclava per testimoniare il ruolo che l'Italia aveva avuto nella presa delle piazzeforti sovietiche. Le truppe di von Manstein quando entrarono a Sebastopoli trovarono quasi tutte le armi funzionanti ma prive di munizioni, prova tangibile dell'importanza decisiva che i nostri mezzi avevano avuto nella presa della città. Dopo la presa di Sebastopoli l'attività dei nostri mezzi non cessò. Ci fu un periodo di riposo che durò in pratica fino alla fine di luglio, ma nell'agosto-settembre del '42 i mezzi speciali svolsero altre azioni. In particolare, furono attivi i Mas che in questo bimestre affondarono un incrociatore e un piroscafo. L'inverno del '42/'43, che coincise con la grande offensiva sovietica, fu un periodo di stasi perla IV flottiglia. Lo scarso rendimento dei CB in condizioni meteorologiche avverse indusse il Comando a passarli in disarmo per il periodo invernale. Anche i mezzi speciali svernarono in totale inattività mentre solo i Mas fecero diverse uscite di pattugliamento senza però ottenere alcun risultato. Con la primavera del '43 si chiude il periodo di attività della IV flottiglia. Supermarina decise il ritiro degli uomini vista ormai la decadenza della situazione sul fronte russo e la necessità di uomini nel mediterraneo. Il 20 maggio 1943 i Mas furono consegnati alla marina germanica; l'autocolonna Moccagatta fu invece rimpatriata nel febbraio del '43 29 IL NASTRO AZZURRO UN'ECCEZIONE ALLA REGOLA La corazzata “Qeen Elizabeth” in navigazione contendenti si differenza da questi obiettivi di delitti contro l'umanità, perché essa si prefigge, naturalmente sempre allo scopo di conseguire una superiorità rispetto all'avversario, di danneggiare o distruggere i suoi mezzi navali, e non nel mirato eccidio dei suoi uomini. Ed anzi, dopo una vittoria conseguita in uno scontro, i vinti, nella maggior parte dei casi naufraghi, saranno considerati alleati ai vincitori contro il comune nemico che è il mare. Ma non è questo il motivo della scelta del titolo che ho voluto dare a questo mio breve racconto, che trae invece lo spunto da un triste, abominevole episodio, che A ffermare che le guerre - giuste o ingiuste che siano - ma a volte purtroppo necessarie - siano un flagello contro l'umanità, non è certo fare la scoperta dell'America. Quando due eserciti avversari si affrontano in un campo di battaglia, lo scopo che essi si prefiggono è quello di conseguire una superiorità rispetto al nemico facendone fuori il maggior numero possibile. Anche i massacranti bombardamenti aerei altro scopo non hanno che quello di causare il maggior numero di vittime per abbattere il morale della nazione attaccata, e tutto questo è certamente orribile! Per contro la guerra combattuta sul mare da due Il “Maiale” di Durand de la Penne in avvicinamento alla sua preda 30 IL NASTRO AZZURRO ritengo utile narrarvi in seguito, l'equipaggio per evitarne una come un piccolo frammento veriinutile strage. tiero di Storia. Particolare interessante: Non sono invece mancati, per quando, al termine del conflitto, fortuna anche nell'ultimo conflitil nostro protagonista della gloto mondiale, esempi che conferriosa azione, Luigi Durand de la mano ed esaltano la nobile tradiPenne, al rientro dalla prigionia, zione di umana solidarietà che in una predisposta cerimonia regna fra tutti i marinai, amici o veniva decorato di Medaglia nemici. Ma questo assioma di d'Oro al Valor Militare per l'aziosolidarietà, da ascriversi ad onore ne da lui compiuta, questo matenostro o dei nostri nemici, ha riale gesto fu preteso proprio dal radici più profonde e risale a Comandante della corazzata tempi assai più lontani. Per non inglese che era presente alla ceriandare troppo indietro nel passamonia e che testualmente disse: to citiamo un episodio, da ascri"Spetta a me affiggere al collo di versi questo a nostro onore e gloquesto eroe la medaglia d'Oro". ria, avvenuto nel novembre 1918 Un apporto sia pure modesto, durante la prima guerra mondiaanzi modestissimo, a sostegno le, quando alcuni nostri mezzi della nobile solidarietà che affrainsidiosi pilotati da Paolucci e tella gli uomini di mare riguarda Rossetti (le cosiddette mignatte anche il sottoscritto poiché nel progenitrici dei famosi "maiali" 1942, nelle acque africane del costruiti 25 anni dopo dalla Mediterraneo, con il Mas da me nostra Marina) riuscirono a minacomandato, riuscii a salvare, re la corazzata austriaca "Viribus recuperandolo dalle acque, l'eUnitis" nella rada di Pola. quipaggio di un apparecchio Scoperti e catturati su questa inglese, che vi era precipitato colnave ammiraglia, i due assaltatopito dalla nostra contraerea. ri invitarono il comandante della Questa citazione personale Luigi Durand de la Penne nave, che presto sarebbe saltata non è fatta per millanteria, ma in aria a causa degli ordigni per esprimere il mio smisurato esplosivi applicati al suo scafo, a sbarcare l'equipaggio orgoglio per l'azione umanitaria che ebbi la fortuna di per evitare una loro inutile strage. compiere ...e per ringraziare ancor oggi il buon Dio che, Analogo episodio, anche questo a nostro onore e forse per premiare il mio generoso gesto, mi preservò gloria, si verificò molti anni dopo, nel novembre 1941, da sicura morte quando, il 7 giugno 1943, il Mas 539 su durante il secondo conflitto mondiale, a dimostrazione cui ero imbarcato fu sottoposto nelle acque di di come sia imperitura la tradizione marinara, quando Lampedusa ad un massacrante bombardamento da una nostri mezzi di assalto (i cosiddetti Maiali) attaccarono i trentina di aerei britannici, e quando vidi, testualmente loro ordigni esplosivi allo scafo della corazzata britannividi, un centinaio di bombe che mi piovevano addosso, ca "Queen Elizabeth" decretandone la inevitabile fine ed io ne rimasi miracolosamente incolume, perché la dopo pochi minuti. Scoperti e catturati su questa nave, mano del Signore mi fece da schermo protettivo! i nostri operatori informarono il comandante che presto Anche da parte dei nostri avversari inglesi non mansarebbe saltata in aria, pregandolo quindi di sbarcarne carono prove, da ascrivere a loro onore, di umana solidarietà nei nostri confronti. Basta citare per tutti, l'episodio che si verificò il 28 marzo 1941 nello storico scontro di Capo Matapan, tragico per la nostra Marina, in cui perdemmo oltre 2.000 uomini di ogni grado. Ben più elevato sarebbe stato questo numero se unità nostre nemiche (inglesi e greche) non si fossero prodigate amorevolmente nel salvataggio di molti nostri marinai naufraghi, che disperatamente stavano lottando per la loro sopravvivenza, ma soprattutto se l'Ammiraglio Cunningham, che comandava la flotta britannica, non avesse trasmesso in chiaro un telegramma al nostro Comando supremo Supermarina , in cui si precisava il punto esatto dove stavano lottando disperatamente contro la morte ancora nostri diversi marinai naufraghi, invitando ad inviare sul luogo, per il loro recupero e salvataggio, una nave, possibilmente ospedale, assicurando che essa non sarebbe stata ostacolata in alcun modo. Per la storia, il nostro Capo di Stato Maggiore della Marina ringraziò, con un telegramma anch'esso in chiaro, l'Ammiraglio Cunningham per il suo generoso messaggio. Non posso però tralasciare di riferire un ultimo epiCapo Matapan sodio, sempre a nostro onore e vanto, perché è quello 31 IL NASTRO AZZURRO più umano e commovente e che riguarda il nostro sommergibile Cappellini. Il 17 ottobre 1940 questa unità, comandata dal Capitano di Corvetta Salvatore Todaro, in perlustrazione nell'Oceano Atlantico, affondò il piroscafo armato belga "Kabalo" di 5.200 tonnellate con un carico di prezioso materiale bellico diretto in Inghilterra (Todaro aveva allora appena 28 anni). Dopo aver tentato di rimorchiare verso la terra più vicina le imbarcazioni di salvataggio del piroscafo stracariche di personale ed essendo questa operazione divenuta impossibile per lo stato del mare, il Comandante Todaro accolse addirittura a bordo del Cappellini i numerosi sventurati naufraghi, sbarcandoli due giorni dopo sulle coste dell'isola di Santa Maria delle Azzorre, facendo una digressione di oltre un centinaio di miglia dalla zona assegnatagli, e mettendo a grave rischio il suo battello per un più probabile avvistamento, e relativo attacco, da parte di aerei avversari. Al suo rientro a Bordeaux (Betasom), il Comandante Todaro fu rimproverato dall'Ammiraglio che comandava la base, che gli fece osservare che un Comandante tedesco non avrebbe mai perduto tanto tempo per salvare naufraghi nemici. Il Comandante Todaro gli rispose in tal modo: "Ma un Comandante tedesco non ha sulle spalle il peso di 2.000 anni di civiltà come noi Italiani." Ma l'apprezzamento ed il riconoscimento per il suo comportamento fu una lettera pervenuta al nostro Ministero Marina nel novembre 1940, e scritta in lingua francese, da una persona che volle mantenere l'anonimato (ma che probabilmente era il congiunto di uno dei tanti naufraghi salvati del Kabalo), lettera che integralmente trascriviamo perché è un significativo documento: "Io vorrei, se possibile, che questa mia lettera fosse recapitata al Comandante del Sommergibile Italiano che il 17 ottobre scorso ha affondato nelle acque dell'Atlantico il piroscafo Kabalo, per dirgli: Fortunato il Paese che ha dei figli come Voi! I nostri giornali hanno dato il resoconto del vostro comportamento verso l'equipaggio di una nave che il dovere vi ha costretto ad affondare. Esiste un eroismo barbaro ed un altro davanti al quale l'anima si mette in ginocchio! Questo è il vostro! Siate benedetto per la vostra bontà che fa di voi un eroe non solo dell'Italia ma della intera umanità. Il sommergibile “Cappellini” in navigazione Novembre 1940 Firma illeggibile" Per la Storia precisiamo che il Comandante Salvatore Todaro (che guadagnò l'epiteto di "Cavaliere senza macchia e senza paura") immolò la sua giovane esistenza il 14 dicembre 1942 nel porticciolo dell'isola de La Galite, colpito da un colpo di mitraglia di un aereo attaccante mentre, al comando di un gruppo di mezzi d'assalto, si preparava a forzare il porto di Bona. Quale triste ironia della sorte per un Uomo che aveva al suo attivo il salvataggio di tanti nemici! Ricordati, per dovere di cronaca, questi positivi ed apprezzabili episodi che esaltano lo spirito di solidarietà esistente fra tutti i marinai, veniamo ora a narrare quello da cui ha tratto lo spunto il Titolo che appare nella copertina, riferendo ciò che accadde nel Maggio 1941, nelle acque dell'Egeo, in prossimità dell'isola di Creta. I nostri alleati tedeschi stavano effettuando un poderoso attacco, con un corpo d'armata aviotrasportato della Luftwaffe, per la conquista di quest'isola che era diventata una preoccupante base aereo/navale inglese. Era la prima azione di massa nella storia di truppe aviotrasportate che subirono, nell'occasione, perdite immense, nella misura di circa due terzi della forza iniziale. Era, d'altra parte, indispensabile, in ogni caso, che truppe trasportate via mare sbarcassero nell'isola per appoggiare e completare la loro azione. Furono, a questo proposito, organizzati convoglietti di piccoli pescherecci (i cosiddetti "caicchi") che, partendo dal Pireo e concentrandosi nell'isola di Milo, trasportassero contingenti di truppe tedesche a Creta. A scortare queste inermi imbarcazioni rimase disponibile soltanto la torpediniera "Lupo" poiché, delle altre due presenti in zona, la torpediniera "Curtatone" era affondata su mine greche il 20 maggio e la torpediniera "Sirio" era immobilizzata nell'isola di Milo per una avaria al suo apparato motore. Erano inoltre stati allertati i MAS della 13^ Squadriglia, di base al Pireo, sulla quale poco dopo il sottoscritto prese imbarco, divenendone alla fine anche il Capo Squadriglia. Ultimato il concentramento a Milo delle navicelle greche che avevano imbarcato 2.330 militari tedeschi, il piccolo convoglio partì la sera de 20 maggio alla volta dell'isola di Creta, ma per la scarsa velocità dei "caicchi" dovuta anche alle cattive condizioni del mare, era evidente che di quel passo (non superiore a 2 nodi) lo sbarco da eseguiI cannoni del “Pola” non tuonarono a capo Matapan re tassativamente di giorno, secondo gli 32 IL NASTRO AZZURRO ordini ricevuti, non sarebbe potuto avvenire in tali conMa veniamo ora, a conclusione di questo mio articodizioni. lo, all'episodio da cui ha tratto lo spunto il titolo da me Ma il Comandante Mimbelli decise di proseguire conferitogli. egualmente e, verso le ore 22, in una notte senza luna La mattina del 22 Maggio, nel contesto degli avvenie visibilità mediocre si trovava a circa 5 miglia a menti dianzi riferiti, il Cacciatorpediniere "Greyhound", Nord/Nordest di capo Spada, promontorio nord occinelle acque dell'Egeo, in prossimità dell'isola di Creta, dentale dell'isola di Creta. attaccò una imbarcazione, un grosso caicchio, presso l'iIn quel momento furono avvistati, a poco più di sola dei Pori, scambiandolo per un superstite del convo1.000 metri di distanza, unità nemiche che gli Inglesi glio "Lupo", mentre si trattava di una motobarca che avevano inviate nella zona, allo scopo di impedire, o svolgeva l'ordinario servizio di traghetto fra le isole di almeno di ostacolare, l'azione di sbarco che paventavaCerigo e Cerigotto, e che quel giorno, oltre ad alcuni no. marittimi greci, imbarcava dieci disgraziatissimi soldati La formazione nemica comprendeva 3 incrociatori tedeschi. ("Dido", "Aiax" ed "Orlon" armati ciascuno con 6 canIl Cacciatorpedinere britannico, dopo aver affondanoni da 152) e quattro Cacciatorpediniere ("Janus", to (bello sforzo!) il natante, prese a mitragliare i naufra"Kimberley", "Hosti" e "Heverard"), e quindi sproporghi ed al fuoco delle mitragliere aggiunse anche quello zionatamente superiore alla nostra scorta costituita soldel suo cannone prodiero dopo che i superstiti erano tanto dalla Torpediniera "Lupo". riusciti a raggiungere uno scoglio. Eppure questa nostra unità, nel tentativo di protegDel tutto ignobile ed ingiustificato fu il comportagere il convoglio, si lanciò contro il nemico sparando col mento del Caccia inglese contravvenendo a quello spirisuo cannoncino da 100, e lanciando una coppiola di siluto di solidarietà che contraddistingue i marinai di ogni ri che affondarono un incrociatore, distendendo inoltre colore amici o nemici, di ogni nazione. Per fortuna però cortine di fumo per occultare i pescherecci affidati alla detto episodio costituisce un'eccezione all'opposto sensua cura. timento di solidarietà che regna fra gli uomini di mare Naturalmente, date anche le riavvicinatissime e di cui abbiamo dato avanti significativi esempi! distanze, fu tempestato da un nutritissimo fuoco avverNon conosco il nome del Comandante del Caccia sario, e diversi proiettili attraversarono da parte a parte il suo scafo, senza comprometterne, per sua fortuna, gli organi essenziali, provocando però la morte di 14 membri del suo equipaggio ed il ferimento di altri 26. Createsi una mischia in cui gli inglesi, per errore, si spararono anche fra loro e ritenuto ormai di non poter fare più nulla per assistere i motovelieri, si sottrasse al bersaglio nemico e trovò scampo allontanandosi dalla zona. L'eccezionale sua sostanziale incolumità nelle condizioni così disperate in cui venne a trovarsi, valse alla nostra torpediniera lo scherzoso epiteto di "la nave più fortunata della flotta". Al suo Comandante, Capitano di Fregata Francesco Mimbelli, fu concessa, per questa valorosa azione, la Medaglia d'Oro al Valor Militare. Successivamente il "Lupo", la torpediniera "Libra" ed i Mas della 13^ e I micidiali bombardieri a tuffo “Stuka” affondarono 3^ Squadriglia salvarono 64 naufrain un quarto d’ora il Greyhound ghi, ed altri 178 sopravvissuti furono recuperati da idrovolanti tedeschi. Un gruppo, su alcuni gommoni di salvataggio riuscì ad approdare anche a Creta, dopo una inglese protagonista di questo ignobile comportamennotte ed un giorno di tormentosi disagi, riunendosi ai to, ma ...il grande eterno Iddio, Signore del cielo e degli loro colleghi paracadutisti. abissi,cui obbediscono i venti e le onde (ho adoperato le Ho voluto raccontarvi nei dettagli queste operaziostesse parole con cui inizia la famosa nostra Preghiera ni, senza alcun dubbio gloriose per le forze dell'Asse e del Marinaio) volle infliggergli una giusta punizione per che alla fine portarono alla conquista dell'isola di Creta il vandalico episodio seppellendone il ricordo nelle stessia pure ottenuta a carissimo prezzo, e desidero anche se acque in cui si verificò, quasi a volerlo cancellare dalla trascrivervi, per farvi rivivere certi memorabili momenti, Storia. Ed infatti, l'essersi attardata troppo a fare questo il nostro Bollettino di Guerra del 23 Maggio 1941: disumano tiro al bersaglio non giocò alla silurante "Una nostra torpediniera, al comando del Cap. inglese che, attaccata improvvisamente da otto bomFregata Francesco Mimbelli, scontratasi con 6 bardieri tedeschi Ju 87, giunti senza preavviso, fu cenIncrociatori e CC.TT. avversari li ha attaccati malgrado il trata in pieno, affondando nel giro di un quarto d'ora, fuoco delle forze nemiche ed ha colpito con siluro un con gravi perdite del suo equipaggio. incrociatore nemico, riuscendo quindi a disimpegnarsi." Enrico RICCIARDI 33 IL NASTRO AZZURRO L'ULTIMA TERZA LICEO te le truppe e le autorità croate. Tale convincimento fu condiviso dal .comando della 114ª divisione Jager, dalla quale dipendevano e dai comandi superiori. Con ciò, per tutta la durata dell'occupazione tedesca, fu conservata l'amministrazione italiana e impedito l'ingresso delle truppe e delle autorità croate, preannunciato con manifestini sganciati dai loro aerei il 10 settembre '43, e che aspettavano alle porte della città per prenderne possesso.. Zara divenne "Deutsche Bezetzung Zara" (Occupazione tedesca di Zara), uno status singolare e atipico di diritto internazionale. In tal modo conservava di fatto l'Amministrazione italiana in attesa di decisioni superiori. All'infuori dei mezzi militari tedeschi, Zara era collegata con il resto d'Italia soltanto dal piccolo piroscafo "Sansego" che diventò leggendario e che faceva la spola con Pola e Trieste, viaggiando di notte per sfuggire sia ai sommergibili inglesi che all'aviazione anglo-americana. La città era circondata da formazioni militari croate di Pavelic e da partigiani jugoslavi rinvigoriti dal crollo italiano. Alla fine di quella estate erano già partiti molti compagni di classe con le loro famiglie. Partirono per prime le famiglie dei funzionari del "Governatorato della Dalmazia" che venne sciolto in agosto. Altri compagni di classe si arruolarono in un reparto di volontari che avrebbero dovuto difendere Zara ma che poco dopo i tedeschi trasferirono nel Nord Italia. Al Caffè Centrale una vivace orchestrina triestina suonava canzoni folk e allegri motivi in voga. Al cinema all'aperto, in Riva Derna, a fianco della pescheria, si proiettava da molti giorni il film "La voce nella tempesta" con Lawrence Oliver. In quella cornice ed atmosfera aveva inizio l'anno scolastico 1943-44. Per noi della III Liceo con la convinzione che alla fine dell'anno scolastico saremmo stati chiamati alle armi. L a III Liceo dell'incompiuto anno scolastico 1943-44 al "Liceo-Ginnasio G. D'Annunzio" di Zara era composta da otto studenti, dei quali una collega, superstiti dell'affollata e allegra I Liceo. Nel volgere di due anni era scomparsa l'atmosfera euforica della guerra vittoriosa, di Zara capitale della Dalmazia, centro di fiorenti attività commerciali con il retroterra e opulenta retrovia di cospicue forze armate dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, dislocate nella regione. Ed era scomparsa la spensieratezza dei nostri anni. La II Liceo era stata caratterizzata da un periodo di transizione. All'inizio aveva seguito l'abbrivio festoso dell'anno precedente anche se mancavano alcuni colleghi degli "ultimi banchi" che non avevano superato gli scrutini ed erano stati i più vivaci animatori della classe. Poi, giorno dopo giorno, con crescente accelerazione, i bollettini di guerra, diffusi dall'altoparlante sopra la cattedra, che ascoltavamo silenziosamente in piedi, palesarono continui e irreversibili rovesci militari. In sintonia con essi giungevano voci dell'aumentata frequenza di imboscate e attentati da parte dei partigiani jugoslavi nell'immediato retroterra oltre la cinta confinaria della città. La popolazione cominciava ad avvertire l'angosciosa sensazione dell'isolamento dalla madrepatria senza altro collegamento all'infuori di un piccolo piroscafo che faceva la spola con Pola e Trieste. Il collegamento con Ancona era sospeso da tempo per il pericolo dei sottomarini inglesi. La nostra giovinezza aveva continuato tuttavia il suo moto spensierato a scuola, negli incontri allo stadio o nell'attiguo campo di pattinaggio, nelle passeggiate serali in Calle Larga con le ragazze e nelle partite a bigliardo, anche se cominciavano a farsi sentire le preoccupazioni delle proprie famiglie e i preparativi della partenza di molti colleghi. Nelle vacanze estive del 1943 gli avvenimenti precipitarono in maniera improvvisa e imprevedibile. Alle perplessità del crollo del regime e dell'arresto di Mussolini seguì il caotico e sconvolgente armistizio dell'8 settembre, come fu vissuto a Zara. Migliaia e migliaia di soldati sbandati erano affluiti nella città dopo aver abbandonato i presidi del retroterra e delle isole circostanti. Tutti in cerca di una nave per raggiungere la madrepatria. Molti di essi festeggiavano la fine della guerra e il ritorno a casa. Due giorni dopo si trovarono abbandonati a se stessi senza l'aeronautica e la marina, senza navi da trasporto, senza i loro comandi mentre esigui reparti tedeschi entravano a Zara e li facevano prigionieri. Per reazione all'armistizio italiano, Hitler, nella notte dell'8 settembre, assegnò la Dalmazia, Zara compresa, allo Stato Libero di Croazia di Ante Pavelic. Per breve fortuna della città, i comandanti del Platzkommadantur, inizialmente il maggiore Teissl e successivamente il colonnello von Schnehen, si convinsero ad accettare la richiesta delle autorità cittadine italiane di conservare l'Amministrazione italiana, in attesa di decisioni superiori, al fine di evitare gravi incidenti nella città, nel caso fossero entra- L’ultima terza del Liceo-Ginnasio “Gabriele D’Annunzio” di Zara 34 IL NASTRO AZZURRO Non c'era più all'ingresso della scuola il silenzioso ordine imposto dalla presenza autoritaria del preside ma una autodisciplina che, anche nei giovanissimi dei primi anni del Ginnasio, non profittava della assenza di controlli. I rapporti con i professori erano divenuti confidenziali, l'interrogazione un dialogo, i compiti a casa ridotti all'essenziale. L'anziano e burbero prof. Filippi, docente di italiano, così severo nei due precedenti anni del Liceo, trascinava una stanca e sofferta fine della vita che lo colse poco tempo dopo l'inizio dell'anno scolastico. Era stato professore anche di mio padre nello stesso Liceo. Lui stesso in quella scuola aveva conseguito la maturità nell'anno scolastico 1902-03 portandone l'impronta della profonda cultura umanistica. Al suo tempo coloro che c conseguivano la maturità venivano definiti "abiturienti distintamente maturi" ed il giudizio di merito veniva suddiviso nelle qualifiche di "prima classis cum eminentia", "prima classis accedens ad eminentiam" e "prima classis" semplicemente. In quell'epoca veniva solennemente celebrato il centenario della scuola con l'apposizione di una lapide che ne avrebbe ricordato per sempre l'italianità. Ciò avveniva un anno dopo che il prof. Filippi aveva conseguito la maturità e mio padre frequentava i primi anni del Ginnasio. Il prof. Inchiostri, quasi coetaneo del prof. Filippi, portava mestamente il lutto per i due figli recentemente morti in guerra. Nelle sue lezioni di storia indugiò a descrivere la coraggiosa coerenza di Federico il Grande di Prussia traendo il confronto con le vicende che si stavano vivendo. A suo giudizio la storia insegnava che il senso del dovere è l'unico punto di riferimento nelle scelte drammatiche della vita dei singoli e delle nazioni. Il prof. Calestani, che insegnava chimica e scienze naturali, era stravagante come al solito, come andasse sempre alla ricerca di insetti o piante. Un giorno si fermò a leggere un manifesto murale, non lo persuase e lo stracciò. Fu arrestato e liberato poche ore dopo dai suoi allievi che facevano parte della "compagnia dei volontari universitari". Era uno che diceva di non aver fatto niente per la Patria e invece si sapeva che nella prima guerra mondiale era stato decorato di Medaglia Il piroscafo “Sansego” d'Argento al Valor Militare. La sera del 2 novembre passeggiavo in Calle Larga, come di consueto, prima della cena con Toto Cattalini, compagno di classe sin dalla prima Ginnasio e dall'anno precedente anche compagno di banco. Chiacchieravamo con due sue giovani amiche quando fummo sorpresi da una improvvisa illuminazione a giorno proveniente da bengala che scendevano dal cielo lentamente con piccoli paracadute. Appena allora suonò la sirena dell'allarme aereo. Insieme alla gente che si trovava in Calle Larga corremmo nelle cantine del vicino Tribunale che erano state trasformate in rifugio anti-aereo.Non avevamo la più pallida idea di ciò che fosse un bombardamento aereo e riprendemmo, tra la calca della gente, la conversazione interrotta .Improvvisamente calò il silenzio quando si udirono boati lontani e tremori sussultori dell'edificio. Prima ancora che la sirena suonasse il cessato allarme giunse la notizia di centinaia di morti in un rifugio "tubolare" che era stato colpito a Cereria. Il giorno seguente le scuole, gli uffici e le altre attività cittadine avevano ripreso la normale funzionalità tanto era radicata la convinzione che la piccola città, insignificante militarmente, avrebbe potuto essere oggetto soltanto di sporadiche incursioni tendenti a colpire il porto nel caso ci fosse stata la presenza di navi. Poco più di tre settimane dopo, nella soleggiata e calda mattinata domenicale del 28 novembre, vestito con l'abito blù da festa, stavo andando in città per incontrarmi con la compagna di classe. Lungo il percorso, verso le ore 11 proprio in Piazza d'armi, nella zona più colpita, ho avvertito il rombo di aerei e mi sono affiancato ad altre persone che stavano guardando due grosse formazioni di aerei provenienti da Sud sotto i quali luccicavano degli oggetti. "Sono manifestini" disse qualcuno e subito dopo il suono della sirena dell'allarme aereo si mescolò con il boato delle bombe. Avevo fatto appena in tempo a buttarmi a terra. Vicinissimi erano i sibili delle bombe e il loro successivo boato dopo il quale sentivo piccole pietre che mi cadevano sul corpo. Quando si allontanò il rombo dei motori e mi sollevai, la Piazza d'Armi era immersa in una intensa nuvola di polvere e in un acre odore di esplosivo. Il rombo degli aerei ritornò subito dopo ed ebbe inizio la seconda ondata di sibili e di boati. Questa volta sentii invocazioni di soccorso, e quando mi rialzai tra la polvere che si stava diradando sono apparsi i feriti che venivano portati al vicino ospedale. Più avanti, ai margini della strada vidi sgomento un piccolo torace nudo senza testa e senza il resto del corpo. .Da quel mattino la mia giovinezza, che non aveva anco- 35 IL NASTRO AZZURRO mia madre. Tutti gli altri si erano rifugiati in una vicina casa di abitazione. Eravamo convinti che fosse un posto di assoluta sicurezza e di osservazione, protetti alla vista dalle fronde degli alberi. in mezzo a terreni coltivati a fianco di un lungomare brado e deserto con qualche rara piccola casa. Il rombo degli aerei si era fatto assordante. La loro rotta era nella nostra direzione. Vedemmo il luccichio sotto le carlinghe e ci gettammo a terra a pancia in giù, le gambe divaricate e le mani a protezione della testa. Il sibilo diventava sempre più acuto e vicino. Sentii avanzare i primi scoppi sempre più vicini e l'aumento dei sussulti del terreno. Poi sentii un boato frastornante e una pioggia di terriccio che mi cadeva sulla testa e sulla schiena. Mi sollevai a fatica quando i boati degli scoppi si erano allontanati. Davanti ai miei occhi si presentò il cratere di una bomba esplosa ad un paio di metri di distanza su terra coltivata, mio cognato sbalzato a una decina di metri di distanza con un filo di sangue che gli colava dal naso ma incolume e accanto ai miei piedi quelli del cugino di mia madre che si dimenavano mentre tutto il resto del corpo era coperto dal cumulo di terra che si era formato intorno al cratere aperto dalla bomba. Con l'aiuto di mio cognato lo estraemmo. Si alzò e letteralmente sparì senza proferire neppure una parola. Il rombo degli aerei ricominciò ad avvicinarsi. Mio cognato ed io corremmo nella vicina casa dove si erano rifugiati gli altri. Nella cantina c'era tanta gente pregante e impaurita con materassi o coperte sopra le teste. Altre tre volte sentimmo i boati delle successive ondate che colpivano anche le immediate vicinanze della casa. Tutte le volte che si avvicinavano i boati le preghiere alzavano il tono e si intrecciavano a invocazioni. Quando finalmente gli aerei se ne furono andati tornammo a casa. Mio padre ci era venuto incontro. Ci informò che lui e la zia si erano riparati agli angoli della cucina (che era al pianterreno) mentre Febo, rimasto con loro, si era infilato dentro al mobile che conteneva i piatti quando la pressione dell'aria dei primi scoppi ne aveva spalancato gli sportelli. Tutta la zona era ancora avvolta da una densa nube di polvere. Soltanto quando siamo giunti vicino alla casa ci siamo accorti che il tetto era stato scoperchiato e che le finestre di un lato erano state divelte. Tutto intorno alla casa c'erano cumuli di tegole rotte, di pietre del vicino terreno carsico, terriccio e vetri rotti. L'interno era pieno di calcinacci per la caduta dei soffitti. Mio padre si allontanò per recarsi alla Prefettura. La città era ancora avvolta dalla polvere. Poco dopo la strada principale di Borgo Erizzo, sulla quale si affaccia la nostra casa, si riempì di un fiume di gente proveniente dalla città. Ci dissero che Zara era un cumulo di macerie. All'inizio della notte, mentre ancora continuava il flusso della gente fuggita dalla città con solo qualche borsa che aveva con ra compiuto 18 anni, fu travolta dagli eventi. Dopo quel bombardamento le lezioni vennero sospese. Gli allarmi aerei si susseguivano anche varie volte al giorno. La popolazione aveva cominciato ad impaurirsi e non credere più al mito che Zara era troppo insignificante per venire bombardata. Parte della popolazione cittadina si rifugiò precauzionalmente in periferia. La nostra casa ospitò 9 persone amiche di famiglia. Tuttavia era impensabile che avvenisse un bombardamento come quello del 16 dicembre 1943. Una data storica per la città. Dei 54 bombardamenti di Zara quello del 16 dicembre fu il più massiccio e distruttivo per il numero dei quadrimotori che vi parteciparono, la quantità di bombe sganciate e la distruzione dell' 80% della città. I successivi bombardamenti furono piogge sul bagnato. Coloro che si sono trovati nell'area colpita sono in buona parte sopravvissuti casualmente perchè non esistevano rifugi antiaerei di assoluta sicurezza. Io abitavo fuori del centro urbano, nella zona periferica di Borgo Erizzo, vicina alla città, che era affiancata da terreni confinanti con il lungomare e che fu lambita dal bombardamento. Nella piccola Zara la parte centrale fu letteralmente rasa al suolo. Non si seppe quanti furono i morti rimasti sotto le macerie e quelli divorati dalle fiamme degli incendi. Nella mattinata c'era stato un allarme aereo, sempre preceduto nella mia casa dall'abbaiare del nostro cane Febo. Si trattava di un solo aereo da ricognizione. Nel primo pomeriggio Febo cominciò ad abbaiare come al solito prima che suonasse la sirena. Fu l'ultima volta che funzionò la sirena dell'allarme. Scrutando il cielo terso verso Sud scorgemmo in lontananza un nugolo di aerei in formazione serrata e a media quota. Mio padre, la zia e Febo restarono a casa. Mia madre, mia sorella con il bambino, suo marito, io e gli ospiti corremmo verso i terreni delle Colovare, poco più di un centinaio di metri da casa e a pochi metri dal mare. Mio cognato ed io restammo all'aperto accanto ad un filare di alberi di fico di un nostro terreno che affianca il lungomare delle Colovare. Si associò a noi un cugino di 36 IL NASTRO AZZURRO se al momento del bombardamento, l'abbaiare di Febo segnalò un'altro inaspettato allarme aereo. La sirena dell'allarme da quel pomeriggio non funzionò mai più. Sulla città distrutta, illuminata dai primi focolai di incendio, vennero sganciate, senza far uso di bengala illuminanti, altre bombe, e a detta degli esperti, spezzoni incendiari. Il bagliore delle fiamme del Liceo-Ginnasio e delle case attigue illuminò per quasi una settimana le partenze notturne del "Sansego" nel convulso e atterrito inizio dell'esodo di massa. Poi del "Liceo-Ginnasio G.D'Annunzio" rimasero soltanto mozziconi di muri perimetrali. Perchè una piccola città come Zara, allora militarmente insignificante, sia stata distrutta con tanto accanimento sarà spiegato dagli storici. Fu l'ultimo rifugio della componente latino-veneta in Dalmazia e la distruzione del suo Liceo-Ginnasio può essere una chiave interpretativa. Nella settimana del rogo del Liceo-Ginnasio di Zara, dopo il bombardamento del 16 dicembre 1943, andò distrutta la roccaforte e il simbolo della cultura italiana in Dalmazia. Seguirono altri 51 bombardamenti sulla città distrutta , persino nella tarda mattinata del 31 ottobre 1944 dopo la ritirata notturna dei tedeschi e quando cominciavano ad affluire le formazioni partigiane jugoslave. Dalla primavera del 1944 era iniziata anche la quotidiana visita mattutina di due aerei da caccia che sparavano su tutto ciò che vedevano muoversi. Con il bombardamento del 16 dicembre la città e i sobborghi restarono senza energia elettrica, senza acqua corrente, e senza un solo forno per il pane. Divennero beni preziosi da usare con oculata parsimonia le candele, le lampade a petrolio e i fiammiferi. I pochissimi rimasti nella città e nella periferia immediata dormivano vestiti e in giacigli nelle case parzialmente danneggiate. Molto tempo dopo venne ripresa l'erogazione dell'acqua corrente e della corrente elettrica nella periferia. Gli uffici pubblici vennero trasferiti in forma ridotta nel paese di Casali, ad un paio di chilometri dalla città e il Municipio negli uffici ed abitazione del custode del cimitero. Nelle ore delle incursioni mattutine dei due aerei da caccia l'ambulatorio dell'anziano medico condotto (dott.Nicolich) funzionava in una tomba di recente costruzione ed i pazienti attendevano il turno nella vicina cappella o ponendosi al riparo delle adiacenti tombe monumentali. Il 9 febbraio 1944 si tenne, nella scuola elementare di Casali, una sessione straordinaria di esami autorizzata dal Ministero della Pubblica istruzione. Per gli esami di maturità classica ci ritrovammo in quattro della nostra terza Liceo (Antonio Cattalini, Dario Pivac, io e Augusto Zanne). Presiedeva la Commissione esaminatrice il prof. Calestani. Festeggiammo il conseguimento del diploma di maturità classica nell'orto della mia casa con una bottiglia di Cherry Brandy, in piedi e senza bicchieri. Cattalini e Pivac aspettavano il turno di partenza con il "Sansego" Due settimane dopo compivo 18 anni. In quel periodo la popolazione sfollata della periferia profittava del tramonto per rientrare nelle proprie case e prelevare delle suppellettili. Taluni anche per pernottare, incoraggiati dal fatto che a quell'ora non passavano formazioni di bombardieri. Ci fu anche chi restò nelle proprie abitazioni preferendo sfidare i bombardamenti che adattarsi alla vita di sfollati nei paesi del circondario. Nell'estate del 1944 il Comando tedesco dispose l'eva- Zara bombardata bombardata cuazione dei pochi abitanti rimasti in città e nelle periferia costiera per costruire difese anti-sbarco. Un embrione di vita si era ricostituito nelle frazioni di Casali, Bellafusa, Boccagnazzo e nei pressi del cimitero dove erano state costruite delle baracche. Ma il piroscafo Sansego era stato affondato e la città era rimasta senza più alcun collegamento con l'Italia. Verso la fine di ottobre, per quanto cercassero di simulare un avvicendamento con altre unità, erano palesi i preparativi di ritirata dei tedeschi. Il 29 ottobre ho accompagnato mio padre al saluto che il Prefetto Serrentino ha dato all'Ossario militare italiano, alla vigilia della sua partenza con la ritirata tedesca. C'erano Serrentino, mio padre in qualità di Vice Prefetto e Commissario al Comune, il Prof. Fiengo capo di gabinetto, un autista ed io. Lungo il percorso, dall'ingresso del cimitero all'Ossario, parlavano quasi sottovoce. L'autista ed io camminavamo alcuni passi dietro a loro. Era un'ora vicina al tramonto di una giornata nuvolosa con un caldo e pesante vento di scirocco. Quando si fermarono davanti all'Ossario l'autista ed io ci allineammo a loro. Dopo alcuni istanti di silenzio Fiengo mormorò :"Beati loro che non hanno conosciuto questo giorno !" Restarono ancora in silenzio e quando li guardai mi accorsi che avevano il viso rigato di lacrime. La ritirata tedesca avvenne la notte del giorno seguente con tanti piccoli mezzi da sbarco e chiatte. Nel tardo mattino successivo entrarono i primi partigiani 37 IL NASTRO AZZURRO jugoslavi. Sul campanile del Duomo sventolò per alcune ore la bandiera italiana e una formazione di bombardieri effettuò due incursioni sul porto vuoto. Ciò che avvenne dopo deve essere raccontato da tante voci che hanno pianto sui manifesti murali di condanne a morte e su coloro che furono prelevati e non si seppe più nulla di loro. Nella tarda mattinata il tricolore che fu fatto sventolare sul campanile del Duomo venne tolto dalle formazioni partigiane jugoslave di Tito. Da quel momento ha avuto inizio la dominazione jugoslava comunista. Nelle rovine della città distrutta per l'80 % erano rimasti circa 7.000 zaratini. Tutti i carabinieri e tutti i membri della polizia furono immediatamente arrestati ed ebbe inizio anche l'arresto di civili. Alcune fucilazioni di civili furono annunciate con manifesti murali. Di tanti altri non si seppe più nulla. Correvano voci che oltre alle fucilazioni taluni fossero stati annegati, compresa una bambina di pochi anni. Sulla piccola comunità di zaratini rimasti nelle macerie della città distrutta, circa un terzo della popolazione residente prima dei bombardamenti, si scatenò la furia di una barbarie feroce che lo scrittore jugoslavo Dragan Velikic ,descrisse nel romanzo "Ulica Pula" ("Via Pola" edito nel 1985 e tradotto in tedesco) analizzando finalità e metodi che furono usati con gli italiani di Pola. Dalle recenti opere storiografiche risultano oltre 150 vittime nella piccola comunità italiana di Zara. Dopo la disgregazione della ex Jugoslavia la stampa croata ha fornito un parziale elenco ed ha affermato che si trattava in tutti i casi di vittime innocenti. Ai morti per fucilazione ed annegamento, agli scomparsi dei quali non si ebbero più notizie, vanno aggiunti i zaratini deceduti per i quali i medici hanno attribuito la diagnosi di "inedia". Verso la metà del mese di novembre tutti gli uomini dai 18 ai 45 anni furono mobilitati e inviati nelle brigate d'assalto della XIX Divisione dalmata. Zanne ed io, gli unici rimasti dell'ultima terza Liceo fummo destinati alla stessa brigata d'assalto ma in battaglioni diversi e soltanto un paio di volte ci siamo incontrati al fronte. Mi congedarono alla fine del 1945. A Zara erano state sgomberate soltanto le macerie dalle vie di transito e riattivate le case abitabili anche se lesionate. Nel tratto della Calle Larga tra la Piazza dei Signori e il Teatro Nazionale che era stato il meno colpito dalle bombe si svolgeva, sia pure in forma ridotta, la consueta passeggiata serale della gioventù zaratina rimasta e dei nuovi venuti slavi, che avevano subito adottato quella abitudine. I giovani frequentavano un neo-istituito "Ginnasio italiano" sistemato nella ex scuola elementare di S.Grisogono, l'unico edificio che sia pure lesionato si era salvato insieme alla chiesa dalle distruzioni di quella zona. Era una scuola onnicomprensiva dalle elementari alle medie superiori sulla quale erano stati fatti affluire gli studenti italiani provenienti dagli studi più diversi, senza libri e con insegnanti in buona parte improvvisati. Cessò di esistere nell'estate del 1948 quando a seguito del Trattato di Pace (15 settembre 1947) e delle opzioni da esso previste per la conservazione della cittadinanza italiana, avvenne l'esodo totale degli ultimi zaratini rimasti ed anche ultimi dalmati-veneti superstiti in Dalmazia. Nella proibizione di qualsiasi canzone che avesse riferimenti patriottici gli studenti del "Ginnasio italiano" uscivano da scuola cantando la canzone "Miniera" come se fosse la marsigliese dando l'ardore di un appassionato Centro Centro cittadino dopo i bombardamenti bombardamenti canto patriottico alle parole del refrain "portami in sogno verso la Patria mia, portale un cuor che muore di nostalgia". Alcuni di loro sebbene appena adolescenti furono tenuti in carcere con l'imputazione di tentativo di fuga in Italia con barche. Altri subirono interrogatori quando furono collocati fiori sull'Ossario militare italiano. Prima dell'esodo avevano presentato all'ex Teatro Nazionale un divertente spettacolo di canzoni, balletti classici, parodie, skechs umoristici ecc. che ebbe successo ma non fu replicato. Con una studentessa di quel ginnasio sono andato a rivedere le rovine del vecchio Liceo-Ginnasio. L'ultimo giorno di scuola era stato il 27 novembre 1943. Lo rivedevo ridotto ad un cumulo di macerie sulle quali spuntava l'erba. Persino il grande giardino interno alberato era scomparso. Non c'era più traccia di niente. ----------Nella primavera del 1982 ha avuto luogo a Recco il primo convegno degli ex colleghi dell'ultima terza Liceo del Liceo-Ginnasio G.D'Annunzio di Zara. Molti dei partecipanti si rivedevano per la prima volta dopo quasi 40 anni. Tutti avevano portato vecchie fotografie, lettere, cartoline, piccoli cimeli che rievocavano lontani ricordi di scuola e della giovinezza. All'uscita dalla messa, celebrata dall'ex professore di greco, la fotografia del gruppo davanti all'ingresso della chiesa sembrava ricomporre una immaginaria e festosa fine dell'anno scolastico 194344 con la consueta foto-ricordo davanti alla chiesa di S.Grisogono. Pino Vuxani (Presidente della federazione di Trieste) 38 IL NASTRO AZZURRO AZZURRI CHE SI FANNO ONORE L 'Ardito tenente degli Alpini Giuseppe Cigliana è "Commendatore al Merito della Repubblica Italiana". lI Presidente della Repubblica, on. sen. Giorgio Napolitano, dopo la Stella al Merito del Lavoro concessa a Giuseppe Cigliana 1° maggio 2008, gli ha conferito, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, l'Onorificenza di Commendatore dell'Ordine "AI merito della Repubblica Italiana", con proprio decreto del 27.11.2009. L'Istituto del Nastro Azzurro esprime all'Azzurro Giuseppe Cigliana le più vive congratulazioni. S abato 4 luglio 2009, nella splendida sede della Casa dell'Aviatore in Roma, il Cavaliere al Merito della Repubblica Bruno Lazzarotto è stato insignito del dottorato in "Scienze Ingegneristiche" dalla prestigiosa Jean Monnet Università Europeenne A. L. S. B. L. di Bruxelles. I suoi meriti acquisiti in una vita di costante impegno, fruttuoso lavoro, pregevoli realizzazioni sono stati illustrati dal Rev.mo Mons. Padre Bruno Lima. Mentre le alte virtù morali, umane e di italianità sono state rivissute in una commovente e spontanea dedica dalla figlia dott.ssa Dora a nome di tutta la famiglia. Il diploma è stato consegnato durante una suggestiva cerimonia dall'Ecc.mo dott. Prof. Lino Mungari di Capocolonna, delegato per l'Italia dell'Università Jean Monnet. Grande riconoscenza per la squisita sensibilità dimostrata va: - al dott. Gabriele Marrone ed al dott. Prof. Natale Santucci - rispettivamente Direttore Didattico e Rettore della prestigiosa Ruggero University e ai membri del Senato Accademico; - al dott. Vincenzo Cortese, Marchese di Villa San Giorgio, ed al dott. Riccardo Giordani, Duca di Willemburg, rispettivamente Segretario Generale e Gran Cerimoniere della Norman Academy; - al Rev.mo Mons. Gino Di Ciocco, eccellentissimo Patrono Spirituale. Al M.C. Maurizio Cancelli va un gran riconoscimento per l'organizzazione perfetta e l'alto prestigio di tutta la manifestazione in una cordialissima e calorosa atmosfera. L 'Amministrazione Comunale di Foggia, ha ritenuto dedicare ed intestare n° 23 strade cittadine a decorati al Valor Militare della Capitanata, rilevando i nominativi dall'"Albo" edito dalla Federazione. Mi piace ricordare che tra i 23 figura Luigi Pilotti, abruzzese di nascita, ma vissuto sempre a Foggia, ove ha trovato l'anima gemella nella Signora Clementina D'Agostino. Era della classe 1913 ed è deceduto a Foggia nell'anno 1994. Il Pilotti, assertore dell'amore per la Patria e la famiglia, si arruolo nell'Arma Aeronautica con tanta passione e dedizione. I voli erano diventati la sua Patria e gli aerei il suo luogo di lavoro. Viaggiò in tutto il mondo e nel secondo conflitto mondiale seppe distinguersi effettuando oltre 400 ore di volo bellico, ponendosi sempre in evidenza per la sua serietà, la sua preparazione, la sua capacità e per le sue belle doti di combattente, tanto da meritarsi una medaglia d'Argento al Valor Militare. T.Col. Giovanni Battista Corvino (Presidente della federazione di Foggia) MOTIVAZIONE DELLA MEDAGLIA D’ARGENTO AL VALOR MILITARE A LUIGI PILOTTI "Specializzato marconista di bordo, capo del servizio radiotelegrafico di sezione, in numerose azioni belliche condotte a grande raggio e nelle operazione di polizia coloniale, per oltre 400 ore di volo bellico, poneva costantemente in evidenza le sue belle doti di combattente valoroso, ardito ed entusiasta. Durante un'azione di bombardamento e spezzonamento a bassa quota nel cielo di Agresalam, avendo avuto l'apparecchio duramente colpito dalla reazione nemica, conscio delle gravi avarie che minacciavano la stabilità del velivolo, fermo al suo posto di responsabilità e di sacrificio, con precisione somma manteneva costantemente il contatto tra l'aereo pericolante e la base di arrivo. In Dancalia sul Garamullata ed in altre località, svolgeva sempre magistralmente la propria missione e coadiuvava nel bombardare e mitragliare il nemico dalle quote più basse, confermando le sue doti di coraggio, calma e cosciente sprezzo del pericolo, già precedentemente dimostrate." Cielo dell'Impero, giugno 1936-agosto 1937 L o scorso 6 marzo 2010, la Norman Academy, prestigiosa organizzazione culturale e di servizio internazionale, ha conferito l'onorificenza di "Cavaliere Accademico" al generale Antonio Daniele, direttore responsabile di questa rivista, per gli "… alti meriti acquisiti nel campo della solidarietà ...". L'evento si è svolto alla Casa dell'Aviatore in Roma nell'ambito dell'Assemblea semestrale della Norman Accademy durante la quale è stato approfondito il tema delle "Attività comuni col Rotary International" a fini filantropici. L’onorificenza, che va ad aggiungersi alle altre delle quali già si fregia, è stata conferita al generale Daniele dal Segretario Generale della Norman Academy, dott. Vincenzo Cortese, Marchese di Villa San Giorgio. 39 IL NASTRO AZZURRO CRONACHE DELLE FEDERAZIONI Montevarchi. La commemorazione, che ha avuto luogo nella piazza del Municipio, si è aperta con gli onori militari ai resti mortali da parte di un picchetto armato e della Fanfara ANB. I successivi discorsi commemorativi da parte del Presidente della Federazione Provinciale del Nastro Azzurro Stefano Mangiavacchi, del Sindaco Giorgio Valentini e del Presidente della Provincia Roberto Vasai, hanno preceduto la S.Messa di suffragio celebrata nella Chiesa del Redentore. Dopo, i resti mortali sono stati tumulati nel cimitero cittadino alla presenza della sorella e del fratello del Caduto. Presenti i Gonfaloni della Provincia di Arezzo MOVM e del Comune di Montevarchi, il Comandante Provinciale CC Col. Antonio Frassinetto Decorato di OMI, il Col Di Paola del Ministero della Difesa, il Presidente del Consiglio Comunale Gianluca Monicolini e numerose Autorità Civili e Militari. Per il Nastro Azzurro presenti il Medagliere della Fed. Provinciale di Arezzo ed i Medaglieri delle Sezioni di Montevarchi, Cortona, Bibbiena e Sansepolcro, con i Consiglieri della Federazione Cap. Riccardo Bartolini, Sig. Alberto Romanelli, Sig. Mario Rondoni, Sig. Carlo Caporaso, Cav Enzo Mangiavacchi, e numerosi soci. Per la buona riuscita della cerimonia è stata preziosa la collaborazione dei Presidenti delle Associazioni d'Arma cittadine, molti dei quali Soci Simpatizzanti dell'Istituto; ALESSANDRIA Nel bimestre, la Federazione Provinciale di Alessandria ci ha comunicato la partecipazione ai seguenti eventi e cerimonie: – i soci della Federazione, insieme a quelli del locale gruppo ANUPSA, si sono scambiati gli auguri natalizi sabato 13 dicembre 2009 nel corso di un concerto del maestro di pianoforte Dario Albano. Alessandria - Scambio doni al termine del Concerto di Natale AREZZO Nel bimestre, la Federazione Provinciale di Arezzo ci ha comunicato la partecipazione ai seguenti eventi e cerimonie: – venerdi 4 dicembre 2009 il Vice Presidente Nazionale Stefano Mangiavacchi e il Presidente Regionale ANB Toscana Alfio Coppi, socio della Federazione Nastro Azzurro di Arezzo, hanno partecipato alla cerimonia per l'avvicendamento tra il Gen. B. Luciano Milighetti e il Gen. D. Antonio Venci nell’incarico di Ispettore per l'Arma di Fanteria e Comandante della Scuola, svoltasi nella Caserma "Ugo Bartolomei" di Cesano. Alla cerimonia era presente il Comandante dei Supporti delle Forze Operative Terrestri Generale C.A. Vincenzo Lops; – il periodico aretino “In Comune” nel riportare notizia del Congresso dell’Istituto del Nastro Azzurro tenutosi a Bologna ha reso noto che è stato eletto “Vice Presidente Nazionale dell'Istituto Stefano Mangiavacchi di Montevarchi, gia Presidente della Federazione del Nastro Azzurro di Arezzo. Il riconoscimento dell'importante carica di Vice Presidente testimonia l'impegno e l'opera svolta a livello nazionale da Stefano Mangiavacchi in favore dell'Ente Morale e nella difesa della memoria e dei valori della nostra Nazione”; – sabato 19 dicembre 2009 in Montevarchi si è svolta la cerimonia per il ritorno in Patria, dal cimitero Militare d'Onore di Amburgo, dei resti mortali del Caduto Primo Valentini, fante di Montevarchi, morto a 20 anni durante la prigionia nel lager di Dorsten in Germania. L'iniziativa è stata promossa dalla famiglia Valentini e dall'Istituto del Nastro Azzurro in collaborazione con Comune di Montevarchi, Provincia di Arezzo, ed Assoarma Montevarchi (AR) - Cerimonia per il ritorno in Patria delle spoglie mortali di Primo Valentini – – 40 giovedì 24 dicembre si è tenuta a Loro Ciuffenna la cerimonia commemorativa per il 68° anniversario della morte del Ten.Cappellano Giovanni Mazzoni Caduto in Russia, Pluridecorato al VM, alla cui memoria è intitolata la Federazione del Nastro Azzurro di Arezzo, presente il presidente Stefano Mangiavacchi, il Presidente Regionale ANB Alfio Coppi ed il Presidente della Sez. ANB Danilo Baldi; Giovedì 24 dicembre si è tenuta a Loro Ciuffenna la cerimonia commemorativa per il 68° anniversario della morte del Ten.Cappellano Giovanni Mazzoni Caduto in Russia Pluridecorato al VM, alla cui memoria è intitolata la Federazione Nastro Azzurro di Arezzo, presente il Presidente della Federazione Stefano Mangiavacchi, il Presidente Regionale ANB Alfio Coppi ed il Presidente della Sez. ANB Danilo Baldi. IL NASTRO AZZURRO corona al monumento ai Caduti, il corteo è giunto nella antica Piazza Sedile. Al termine dei discorsi ufficiali, sono state donate alla Sezione, dall’Assessore alla cultura, la copia di tutte le Decorazioni al VM concesse nelle varie guerre ai cittadini di Modugno. Le medaglie saranno ora affisse sul Labaro della Sezione. BARI Nel bimestre, la Federazione Provinciale di Bari ci ha comunicato la partecipazione ai seguenti eventi e cerimonie: – nella ricorrenza dell’omonima battaglia, la Federazione di Bari ha organizzato un pellegrinaggio al Sacrario di Mignano Montelungo dove riposano 974 caduti nella Guerra di Liberazione. I partecipanti si sono poi recati a S. Pietro in Fine, il paese distrutto nelle battaglie innanzi a Cassino e mai più ricostruito. Un moderno museo e alcuni video d'epoca hanno reso ancor più suggestiva la visita che si è conclusa all’Abazia di Montecassino; – con una gita a Galatina e a Tricase, la Federazione ha completato il programma di visite ai reparti AM ed ha festeggiato, con un giorno di anticipo, la fine dell’anno. A Galatina è stato visitato il 61° Stormo A.M., l'“Università dell'aria", dove attualmente si formano i nostri piloti e che, a breve con l'entrata in linea dell'Aermacchi M.346, diventerà la scuola di volo internazionale della Nato per l'addestramento avanzato. Nel pomeriggio, dopo una visita doverosa alla chiesa tardo romanica di S. Caterina di Alessandria, che custodisce un completo ciclo di affreschi di scuola giottesca mediata da inftuenze napoletane, i soci della Federazione hanno proseguito per Tricase, graziosa cittadina del Salento nota per la quercia vallonea dei "100 cavalieri" alla cui ombra, pare, si sia ristorato Federico II, e per il presepio vivente composto da ben 250 figuranti, in costume; – il 7 gennaio, la "Festa del Tricolore", organizzata dalla sezione di Modugno, si è aperta con la Messa nella cattedrale seguita dal corteo per le vie del centro. Ne facevano parte: la banda municipale, gli studenti di tre circoli didattici, le Autorità cittadine con i vertici della Federazione e della Sezione, il Gonfalone del Comune ed i Labari dell'Istituto seguiti da una cinquantina di Soci, tutti in rigoroso abito blu con i distintivi sociali e una coccarda tricolore all'occhiello, e infine i vessilli e i soci delle altre Associazioni d'Arma e Combattentistiche. Il corteo, dopo una sosta di fronte all'ex ospedale CRI, dove si spensero nell'ultima guerra 63 militari per le gravi ferite riportate, ed una sosta di fronte al monumento ai Caduti, dove è stata deposta una corona, è giunto nella antica piazza Sedile, dove sono stati pronunciati i discorsi ufficiali e sono state donate alla Sezione, dall'Assessore alla cultura, la copia di tutte le Decorazioni al VM concesse nelle varie guerre ai cittadini di Modugno. Le Medaglie saranno ora affisse sul Labaro della Sezione. BRESCIA Il Presidente Nazionale, Gen. Carlo Maria Magnani, il Pres. della Federazione di Brescia, Raffaele Rivolta ed il Vice Presidente, Comm. Alessandro Albertini, hanno partecipato alla consegna, da parte del Prefetto di Brescia, dottoressa Narcisa Brassesco, delle Medaglie d'Onore ai cittadini bresciani insigniti in quanto vittime delle deportazioni e degli internamenti durante la seconda guerra mondiale. BRINDISI Nel bimestre, la Federazione Provinciale di Bari ci ha comunicato la partecipazione ai seguenti eventi e cerimonie: – il 12 novembre 2009, nel piazzale antistante il Monumento al Marinaio d'Italia, è stata celebrata "la giornata del ricordo dei marinai periti in mare", istituita nel 2002 dall'allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, per commemorare i marinai militari e civili che, nelle due guerre mondiali, hanno sacrificato la propria vita per la Patria in combattimento. Il Comandante in capo dello Ionio e del Canale d'Otranto, Ammiraglio Gian Maria Faggioni, ha ricordato che furono circa 6.000 nella guerra del 15-18 e 33.900 nella seconda guerra mondiale i marinai che alla fine non risposero all'appello. Le navi affondate furono 870 da guerra e 2.274 mercantili e con esse, non pochi comandanti, rimasti a bordo nel rispetto d'una vecchia tradizione marinara. Come l'Ammiraglio Faggioni, anche il celebrante, Monsignor Renato Pizzigallo, ha ricordato i caduti di Nassirya. Il Labaro della Federazione Provinciale di Brindisi dell'Istituto del Nastro Azzurro, sorretto dal vicepresidente CGVM Gianfranco Melfi e accompagnato dai soci comm. Antonio Martongelli e dal Comm.Salvatore Toma, ha fatto ingresso sul luogo della cerimonia unitamente al Medagliere della Marina Militare, scortato da un Ufficiale del Reggimento San Marco in tenuta operativa e due Sottufficiali in grande uniforme invernale; Brindisi - Giornata del ricordo dei marinai periti in mare BARI Sez. di Modugno Il 7 gennaio 2010 la Sezione di Modugno, un comune di 40000 abitanti a pochi km da Bari, ha organizzato con la sponsorizzazione del Comune la Festa del Tricolore. Dopo la Messa nella cattedrale, un lungo corteo preceduto dalla banda musicale, si è snodato per le vie del centro. Ne facevano parte gli studenti di tre circoli didattici, le Autorità cittadine con i vertici della Federazione e della Sezione, il Gonfalone del Comune ed i Labari dell’lstituto, seguiti da una cinquantina di Soci, e infine i vessilli e i soci delle altre associazioni d’arma e combattentistiche. Dopo aver deposta una 41 IL NASTRO AZZURRO – per fare il bilancio delle attività svolte nel corso dell'anno che sta per chiudersi. Nell'occasione è avvenuta la consegna degli attestati di benemerenza ai soci iscritti da oltre 20 anni. Un sodalizio in ottima salute quello ferrarese, come ha ricordato il vice-presidente Col. Claudio Baldini, forte dei suoi 235 soci (25 decorati, 74 familiari di decorati e bem 136 simpatizzanti). Al termine dell'incontro, davanti a un ricco buffet, i partecipanti si sono scambiati reciprocamente gli auguri di buone feste. il 27 gennaio 2010, nell'ambito delle celebrazioni del “Giorno della Memoria”, il Prefetto di Brindisi dottor Domenico Cuttaia, ha consegnate sei Medaglie d'Onore, conferite dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, tre a viventi preseti e tre a figli degli aventi diritto, deceduti, segno tangibile del riconoscimento morale, del sacrificio dei deportati e internati nell'ultimo conflitto mondiale. Fra i viventi, è stato Decorato il Capitano di Fregata Vincenzo Cafaro, Presidente dell'Istituto della Federazione Provinciale di Brindisi. Ha consegnato la medaglia il Capitano di Vascello Claudio CILIBERTI, Comandante della Capitaneria di Porto di Brindisi. Eroe fortunato di quei 30.000 internati italiani sopravvissuti contro i 600.000 morti nei Lager Nazisti. “La Shoah è un'esperienza tragica, ma carica di insegnamenti e di valori ...” ha dichiarato il Prefetto. LECCO L'annuario 2010 è stato sofferto più del solito. Il Vice Presidente della Federazione di Lecco, Giovanni Bartolozzi, curatore dell’edizione 2010, presentandolo ricorda che erano già predisposte l’introduzione auguraIe e la conclusione quando è avvenuto il fatto di Kabul. Sono state riviste la copertina e la conclusione ma soprattutto l'indirizzo auguraIe, che ora tiene conto dei sette militari italiani Caduti. Ne è nato un annuario che ha una quadruplice funzione: la prima, quella naturale, ricordare un ufficiale lecchese Caduto nell’ultimo conflitto, il Cap. Bers. geom. Emilio Marella, la seconda onorare con Lui il fatto d'arme che ci ha privato di sette giovani militari; terzo ricordare i quattro fratelli Bechi Luserna, dell'Arma di Cavalleria, tutti Caduti per la Patria e tutti e quattro Decorati di Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria; quarto, terminare con EI Alamein, collina che ha consacrato il Valore dei combattenti italiani in Africa. È il 18° annuario della serie, non è un atto dovuto, ma un atto sentito di ringraziamento rinnovato ogni anno a uno Brindisi - Consegna delle Medaglie d’Onore Lecco - Copertina dell’Annuario 2010 FERRARA Il 15 dicembre, presso la sede di Corso Giovecca 165, si è svolta come consuetudine l'Assemblea Generale di tutti gli iscritti alla Federazione Provinciale del Nastro Azzurrro di Ferrara, l'associazione che raccoglie i Combattenti Decorati di Medaglia al Valor Militare, Ferrara - Assemblea annuale della Federazione 42 IL NASTRO AZZURRO dei tanti giovani lecchesi che ci hanno protetti. Continuando nella tradizione del ricordo dei nostri Caduti e Decorati, l'anno prossimo, la Sezione onorerà con l’annuario un altro ufficiale lecchese Caduto: il S. Ten. fant. Arsenio Meles, classe 1919, immolatosi sul Fronte Greco (Bregu Rapit 14 marzo 1941) e Decorato di M.B.V.M. alla memoria. Bartolozzi ha concluso il suo intervento di presentazione con un pensiero "rubato" a una lettera del tenente Gino Prinetti Castelletti, M.O.V.M. alla memoria, Caduto sul Colle della Bertagnina (VC) il 9 Agosto 1944: "Non sono sicuro che sarò un buon soldato. Non so provare odio per nessuno, soltanto amore per il mio paese, che difenderò con tutte le mie forze, ma soltanto per amore." MILANO Il 17 dicembre 2009, nei locali della Federazione milanese, si è svolta la cerimonia dello scambio di Auguri Natalizi fra Soci e Autorità locali. L'avvenimento, presieduto dal Presidente della Federazione, gen. Arnaldo Cassano, che è anche Vice Presidente Nazionale Vicario, ha avuto inizio nella Galleria degli Eroi, tempio e scuola del Valore Militare italiano, con la benedizione religiosa impartita dall'arciprete della adiacente parrocchia di San Barnaba. Quest'anno, con la loro presenza. hanno dato lustro alla cerimonia il Presidente Nazionale dell'Istituto gen. Carlo Maria Magnani, il Comandante della Regione Militare Esercito Lombardia gen. Camillo de Milato, il Presidente del Consiglio della Provincia di Milano dott. Bruno Dapei, il Presidente del Consiglio del Comune di Milano dott. Manfredi Palmeri. Erano presenti inoltre numerosi Presidenti di Associazioni combattentistiche e d'Arma fra i quali il Dott. Fabris, Presidente Nazionale dell'UNIRR, il gen. Sciuto dell'UNUCI, il neo iscritto gen. Torsiello dell'ANUPSA, il dott. Metzgec dell'ANMIG, il Sig. Bazza dell'ANMI di Monza, i Presidenti e Capi Gruppo delle Sezioni e Gruppi della Federazione. Nell'occasione sono state consegnate tessere a nuovi soci fra cui il gen. de Milato, Decorato di Medaglia d'Argento al Merito dell'Esercito, al quale il gen. Magnani ha conferito il titolo di "Socio Benemerito" dell'Istituto. Dopo che il gen. Cassano ha illustrato con orgoglio la storia della Galleria degli Eroi, il Presidente Nazionale ha espresso la sua viva soddisfazione per il lavoro svolto e per la numerosa presenza di soci, auspicando più ambiziosi traguardi. Il gen. de Milato si è dichiarato orgoglioso di far parte del nostro glorioso Istituto al quale è stato ed è sempre vicino. Il dott. Dapei, ha reso noto che si prodigherà affinché la nostra Sede sia considerata come luogo di visita nella guida della Provincia di Milano. Il dott. Palmeri, nipote di due nonni Decorati al V.M., ha donato alla Federazione un cofanetto contenente due preziosi volumi sulla Miniatura Lombarda e sui Codici Miniati Lombardi dalla Trivulziana. La cerimonia si è conclusa negli ospitali locali dell'attigua Sezione dell'ANMIG con un sobrio vin d'honneur. MACERATA Sez. di Recanati La Sezione è intervanuta alla cerimonia del 6 dicembre che ha celebrato la ricorrenza della Festa di Santa Barbara nella città di Numana. Dopo la funzione Religiosa, su un lato del Municipio antistante la piazza principale, è stata deposta una lapide e un'ancora di sommergibile in ricordo dei marinai Numanesi caduti durante l'ultima guerra. Erano presenti Autorità istituzionali di Ancona, Autorità militarii e, per l'Associazione Nazionale Marinai d'Italia era presente il vice presidente Nazionale. Tutti gli oratori hanno esaltato l'eroismo e l'estremo sacrificio dei caduti. Milano - Scambio degli auguri natalizi della Federazione con le autorità locali NAPOLI Numana (AN) - Monumento ai Marinai Caduti in Guerra La Federazione Provinciale di Napoli, avendo in comune con la Federazione Regionale della "ANIOC" 43 IL NASTRO AZZURRO poesie di personaggi illustri della campagna di Russia da parte dell'attore Angelo Blasetti. Domenica, presso il 'Giardino Caduti sul fronte russo" si è svolta una sfilata a cui hanno partecipato Associazioni Combattentistiche e d'Arma con i Labari, il Gonfalone della Regione Lazio, un Reparto dei Lancieri di Montebello a cavallo, rappresentanti della Croce Rossa Italiana, dei Carabinieri, dei Vigili del Fuoco e del Sovrano Militare Ordine di Malta, la Fanfara Alpina di Borbona (RI), sette Reduci di Russia a bordo di due camionette militari, molti familiari dei Reduci e una scolaresca di Sora (FR) che ha redatto un libro intitolato "I fantasmi del passato". Dopo la sfilata, la Santa Messa celebrata dal Cappellano del Santo Padre Mons. Giacomino Feminò, Socio della nostra Federazione, Segretario di S.E. Mons Arrigo Pintonello Capo dei cappellani Militari in Russia nel 1941-1943. Durante la cerimonia è stata deposta una corona di alloro alla targa toponomastica dell'Azzurro Cap. Giorgio lannicelli (M.O.V.M.), Caduto sul fronte russo. Per il nostro Istituto l'Alfiere della Federazione Sig. Giuliano Fefè con il Labaro provinciale. Alla fine della cerimonia è stata donata ai partecipanti una medaglia commemorativa del 67° Anniversario della Battaglia di Nikolajewka. gli stessi ideali di amor di Patria, senso del dovere e memoria storica delle tradizioni risorgimentali, i soci della Federazione di Napoli del Nastro Azzurro hanno celebrato insieme la "Festa degli Auguri" presso l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli. I partecipanti, molti dei quali soci di entrambi i sodalizi, sono stati accolti dal Col. Antonio Giuseppe Di Fiore al quale, l’Avv. Cav. Gran Croce Gennaro Perrella, Presidente di entrambi i sodalizi, ha offerto in ricordo un crest dell'Istituto del Nastro Azzurro e poi, nel corso dell’evento, dopo un particolare ringraziamento al Gen. C. A. Franco De Vita Presidente Onorario della Federazione Provinciale di Napoli, presente con la Consorte, ha anche realzionato sul congresso nazionale svoltosi in ottobre a Bologna. Il Presidente Perrella ha rivolto inoltre un particolare augurio ai Delegati dell'A.N.I.O.C., tra i quali il Preside Comm. Pasquale Campo. Il Vice Presidente Comm. Mario lIardo ha offerto ai partecipanti un opuscolo, da lui redatto, sull'origine e la storia del "Nastro Azzurro". In particolare ha evidenziato le nobili iniziative intraprese dalla Federazione di Napoli che indice ogni anno un premio di Studio in un diverso Istituto Scolastico napoletano per ricordare l'impresa eroica di un Combattente Decorato di Medaglia d'Oro al V. M., ha infine ricordato il lavoro redatto in collaborazione con i soci Antonio Cimmino ed Elisa Savarese dal titolo: "Uomini di mare e di Guerra. Decorati e Caduti del Compartimento Marittimo di Castellammare di Stabia”. L’evento è proseguito in un clima amichevole e sereno, complici gli ottimi cibi e l’ambiente raffinato dell’Accademia Aeronautica. Alle Signore intervenute, come è tradizione, è stato offerto un ricordo. La magnifica "Festa degli Auguri 2009" si è infine conclusa con il brindisi augurale formulato dal Gen. De Vita. ROVIGO Concadirame (Ro) - Cerimonia per l’inserimento di 16 nuovi nomi di Caduti A Concadirame (Ro), Domenica 8 novembre 2009 è stata inaugurata una nuova lapide apposta sul Monumento ai Caduti, riportante 16 nomi di Caduti durante la Grande Guerra. Il Nostro Presidente ha, ancora una volta, voluto curare col massimo impegno tutto l'iter burocratico presso le Amministrazioni, necessario alla realizzazione dell'opera. La cerimonia, svoltasi sotto una pioggia battente, ha registrato una diffusa e commossa partecipazione di cittadini a fianco delle autorità quali il Questore Luigi de Matteo, il Presidente della Provincia Tiziana Virgili e il Sindaco di Rovigo Prof. Fausto Merchiori, e dei Labari delle Associazioni d'Arma. Il Picchetto d'Onore Armato, inviato dal Col. Eugenio Gallo del Comando 5° Reggimento Artiglieria, ha reso gli Onori alla Cerimonia insieme ai Carabinieri in alta uniforme e alla protezione civile. Dopo la lettura, da parte del Presidente dell'AVIS Maestro Gianluca Munegato, della lettera dell'Ammiraglio Comandante dell'Istituto Studi Militari Marittimi di Venezia Amm. Div. Vittorio Emanuele Di Ceccoè stata letta quella inviata dal Pozzuoli (NA) - Festa degli auguri 2009 della Federazione Provinciale di Napoli ROMA Le Penne nere non dimenticano l'immane tragedia della Campagna di Russia e, come ogni anno, a gennaio celebrano l'anniversario della battaglia di Nikolajewka: una vicenda epica e tragica che il 26 gennaio 1943 consentì agli alpini superstiti della battaglia sul Don di sfondare l'ultimo baluardo sovietico e fare ritorno in Patria. La cerimonia commemorativa si è tenuta a Roma, sabato 23 e domenica 24 gennaio u.s.. Sabato è stata organizzata una conferenza illustrata dal Gen. B. Dr. Tullio Vidulich, intitolata "Nikolajewka...ultima speranza", durante la quale sono state declamate delle 44 IL NASTRO AZZURRO Ministro della Difesa On. Ignazio La Russa al Presidente della Federazione Provinciale di Rovigo dell'Istituto del Nastro Azzurro quale rappresentante di tutti i Decorati al Valor Militare. – SIRACUSA – Il 28 novembre 2009, su iniziativa della Delegazione Prov. dell'Istituto Nazionale Guardie d'Onore Reali Tombe Pantheon e della Federazione Provinciale dell'Istituto del Nastro Azzurro di Siracusa, è stato promosso un convegno per ricordare la campagna 19401941 nell'Africa Orientale Italiana e in particolare la battaglia di Culquabert (6 agosto- 21 novembre 1941). Il Circolo Ufficiali del 34° Gruppo Radar ha ospitato il significativo evento, aperto con la lettura della motivazione della M.O.V.M. concessa alla Bandiera dell'Arma dei Carabinieri per i fatti di Culquaber, del messaggio inviato da Amedeo di Savoia e i saluti dell'On.Vincenzo Vinciullo, che ha portato l'adesione dell'Assemblea Regionale Siciliana, del dott. Michele Mangiafico, Presidente del Consiglio Provinciale di Siracusa, e del Col. Salvo Gissara, Comandante del 34° Gruppo Radar. Il Presidente della Federazione Provinciale Francesco Atanasio ha poi presentato l'evento e i due relatori: l'Avv. Antonello Forestiere, direttore del civico Museo della Piazzaforte di Augusta e Vice Presidente della Federazione e il Generale di Brigata dei Carabinieri dott. Nicola Snaiderbaur, che hanno trattato rispettivamente il ciclo delle operazioni in A.O. e i combattimenti di Culquabert. Il convegno, che ha visto la presenza del dott. Augusto Santangelo, Presidente della Prima Sezione della Corte di Appello di Catania, del Col. Massimo Minnitti, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Siracusa, della sig.ra Amalia Guttadauro, figlia della M.O.V.M. Emanuele Guttadauro e del sig. Vincenzo Maiore, fratello della M.O.V.M. Francesco Maiore, dei Presidenti delle Sez. dell'Istituto di Noto Cav. Francesco Maiore, di Lentini Cav. Ivan Grancagnolo, di Augusta Comm. Cesare Failla, con i rispettivi Soci, si è concluso con la consegna di un attestato di benemerenza al sig. Michele Garro (classe 1919), reduce di Gondar. altri Soci alla cerimonia di consegna delle Medaglie d'Onore ai Soldati Italiani deportati nel corso della Seconda Guerra Mondiale; ha presenziato con il Presidente ed altri Soci con incarichi direttivi in altre Associazioni alla cerimonia degli auguri natalizi con le Autorità della Provincia; ha presenziato con il Presidente, il Segretario, il Labaro portato dall'Alfiere Arrigo Mattiussi e dal Vice Alfiere Franco Silva, il Socio Aurelio Moiola nonché i Soci Mario Rumo, Claudio Cometti, Carlo Plozza, tutti e tre quali rappresentanti della Sezione Ana di Tirano, S. Ten. Fausto Giugni, S. Ten. Pierangelo Leoni e C.le Antonio Cao, in uniforme; questi ultimi quali rappresentanti del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, il giorno 23 gennaio a Morbegno (SO) alle cerimonie commemorative delle battaglia di Warwarowka; TORINO Nel bimestre, la Federazione Provinciale di Sondrio ci ha comunicato la partecipazione ai seguenti eventi e cerimonie: – il 28 novembre 2009 l'Arciconfraternita dei S.S. Maurizio e Lazzaro ha celebrato la festa di S. Maurizio, Protettore e Patrono delle Armi italiane, delle Opere ospedaliere nella Magistrale Basilica Mauriziana di Torino, con una tradizionale solenne funzione religiosa alla quale hanno partecipato molte Autorità civili e militari della città. Presenti anche molte Associazioni combattentistiche con le loro insegne, tra cui spiccava il Labaro della Federazione di Torino dell'Istituto del Nastro Azzurro e di alcuni Consiglieri e molti Decorati al Valor Militare; – 5 dicembre 2009, seguendo una vecchia tradizione per le festività di fine anno, la Federazione Provinciale di Torino dell'Istituto del Nastro Azzurro ha fatto celebrare una Santa Messa in ricordo dei Caduti e dei Soci defunti, presso la Chiesa della Confraternita del S.S. Sudario di Torino. Durante la Messa è stata letta la preghiera del "Decorato" . E' seguito un buffet di amicizia, nei locali della Confraternita dove ha sede la Federazione. Quest'anno, più che mai, hanno aderito all'invito le più alte Autorità Militari del territorio, le Associazioni d'Arma, le autorità istituzionali, nonché i Presidenti di alcuni autorevoli Enti di Torino. Unitamente al Labaro del Nastro Azzurro, erano presenti i Gonfaloni della Città di Torino, della Provincia e della Regione del Piemonte, insieme ai Labari delle Associazioni Combattentistiche. Alla Santa Messa hanno affiancato il Presidente della Federazione Provinciale, Magg. Ing. Carlo Gastone Bertolotti, i rappresentanti del Consiglio dell'Istituto e in gran numero gli Azzurri con parenti e amici, simpatizzanti ed altri sostenitori. Siracusa - Convegno sulla battaglia di Culquabert SONDRIO Nel bimestre, la Federazione Provinciale di Sondrio ci ha comunicato i seguenti eventi e cerimonie: – ha presenziato l'11 dicembre con il Presidente ed 45 IL NASTRO AZZURRO AZZURRI NELL’AZZURRO DEL CIELO 46 IL NASTRO AZZURRO RECENSIONI KINDU una missione senza ritorno di Elena Mollica Herald Editore - Luglio 2008 - ISBN 978-88-89672-82-2 24x17,5 - pp. 193 - Euro 18,00 - Illustrato con foto d’epoca B/N e alcune foto a colori in appendice. Il Presidente della Federazione di Arezzo dell’Istituto del Nastro Azzurro, cav. Stefano Mangiavacchi, unitamente ai soci Mario Rondoni e Carlo Caporaso, ha presenziato alla presentazione del libro di Elena Mollica "KINDU una missione senza ritorno", svoltasi venerdì 30 gennaio dello scorso anno 2009 presso il Circolo di Cultura Politica “Fratelli Rosselli” di Firenze. Presenti gli Onorevoli Valdo Spini e Marco Boato, il Sindaco di Montevarchi Giorgio Valentini, il Generale di Divisione Aerea Nino Pasquali, il Comandante della 46° Brigata Aerea dell’Aeronautica Militare Generale di Brigata Aerea Vitantonio Cormio e numerosi familiari dei Caduti. Il volume raccoglie le memorie del sacrificio dei tredici aviatori della 46a Aerobrigata di Pisa, trucidati a Kindu. Nel 1960 il Governo italiano partecipa per la prima volta ad un intervento di pace sotto l'egida delle Nazioni Unite e invia nel Congo, logorato dalla guerra civile, alcuni velivoli ed equipaggi appartenenti alla 46a Aerobrigata Trasporti Medi, di stanza presso l'aeroporto militare di Pisa S. Giusto, e una unità della Croce Rossa Italiana. In un quadro geopolitico complesso ed estremamente pericoloso, l'11 novembre 1961 tredici aviatori vengono uccisi da bande di soldati ammutinati a Kindu. Sono passati 47 anni e questo libro, grazie alla documentazione, alle testimonianze e ai racconti, può ricordare quei tredici uomini, le cui storie di vita, amore e quotidianità sono state tragicamente spezzate. Interessante la ricostruzione storica delle vicende che portarono all’eccidio e della successiva inchiesta che ne chiarì bene le circostanze, ma non altrettanto bene le motivazioni. Ancor più interessante il paragrafo finale dedicato alla strana ipotesi, sollevata dopo oltre vent’anni, che la motivazione dell’eccidio fosse da ricercarsi in un diverso scopo della missione, tenuto segreto, relativo ad un presunto traffico d’armi. L’indagine immediatamente promossa dal procuratore di Venezia Mastelloni, non ha mai risposto al quesito, ma ha dato adito a ombre e polemiche per le quali i familiari delle vittime dell’eccidio si sono costituiti in “Comitato” ed hanno chiesto più volte, ma inutilmente (anche questo è documentato) di essere ricevuti dal Capo dello Stato ed essere tranquillizzati sull’attività realmente svolta dai loro familiari in quella tragica occasione. Una lunghissima e ricchissima appendice fotografica e documentale completa il libro rendendolo un testo, oltre che interessante per chi vuole conoscere l’evento nelle sue più recondite sfaccettature, anche molto utile per i ricercatori storici. centinaia di migliaia di uomini hanno scritto lettere semplici o elaborate per comunicare ciò che vedevano, per esprimere ciò che provavano, per confidare sogni e speranze in un futuro migliore. Molte lettere, per vari motivi, si sono perdute. Ma alcune, oltre ad essere custodite dai familiari, sono state sottratte dall'oblio perché conservate negli archivi. È questo il caso delle lettere scritte dai soldati di Monte San Giovanni Campano, custodite dall’Archivio Storico Comunale, rese ora pubbliche grazie a questo libro che costituisce una rara e preziosa testimonianza della vita dei cittadini del piccolo comune del frusinate attraverso le alterne vicende storiche di cui è stata protagonista l’Italia intera. I soldati scrivono alle famiglie per avere notizie, sollecitare documenti e richiedere favori. Trapelano alcuni fuggevoli cenni ai fatti bellici. Si percepiscono le incertezze, le esitazioni di coloro che stanno al fronte. Non potevano parlare apertamente in quanto le strette maglie della censura avrebbero inesorabilmente cancellato le missive. Il libro è suddiviso in due sezioni. Nella prima sono raccolte le lettere dei soldati rinvenute nell'Archivio Storico Comunale. Si inizia dalla testimonianza di un reduce garibaldino che ha partecipato nel 1867 allo scontro della Casina Valentini e si conclude con le lettere di un prigioniero in attesa di rimpatrio, a due anni dalla fine del secondo conflitto mondiale. Nella seconda parte, con dedizione e meticolosità, è trascritto dalla figlia Anna Maria il diario del bersagliere Nazzareno Raponi, arricchito da documenti e foto. VEDESSI AURELIA CHE SERATA! - A cura di Carlo Cetteo Cipriani ed Eleonora Scarabello - Pubblicato dalla “Società Dalmata di Storia Patria - Roma” per conto della Editrice “Il Calamo” - Dicembre 2007 - 24x17 - pp. 184 - Euro 15,00 Illustrato B/N in appendice. Il libro nasce dalla necessità di conoscere la fine di Severino Scarabello, maestro elementare inviato alla scuola di Zirona Piccola, un'isoletta dalmata nelle vicinanze di Spalato. Egli aveva regolarmente scritto belle ed accorate lettere alla moglie Aurelia fino al 1943 quando, dopo l'armistizio, le vicende del confine orientale divennero particolarmente gravi per gli italiani. Sembra che lo Scarabello sia stato fucilato, ma non si sa neppure bene da chi e perché. La nipote Eleonora, coautrice del libro insieme a Carlo Cetteo Cipriani, ufficiale A.M., scrittore e studioso delle vicende dalmate, vuole approfondire l'evento. Ne nasce un libro decisamente interessante che, attraverso la storia molto ben documentata delle difficoltà che il governo italiano incontrava cercando di far funzionare il sistema scolastico in Dalmazia durante il secondo conflitto mondiale, evidenzia molto bene la difficile convivenza tra le due etnie, italiana e slava, in quelle terre. Il libro si divide in due parti: nella prima sono pubblicate le lettere di Severino Scarabello alla moglie, la seconda parte approfondisce gli eventi storici che fanno da sfondo alla vicenda personale del protagonista. Si tratta di un testo molto interessante sia sul piano umano, sia per la prospettiva storica delle convulse vicende del confine orientale nel periodo 1941-1943. PRONTA RISPOSTA E BUONE NOTIZIE - A cura di Anna Maria Raponi e Fulgido Velocci - Edizioni Comune di San Giovanni Campano - Giugno 2006 - 21x15 - pp. 115 Illustrato B/N - Edizione fuori commercio reperibile presso il Comune di San Giovanni Campano o presso la Federazione Provinciale di Frosinone. Il titolo del libro riporta la frase con la quale i soldati chiudevano le loro lettere dal fronte per esprimere il desiderio di una sollecita risposta e l'augurio di ricevere notizie positive Da sempre i soldati hanno cercato di comunicare con i propri cari. Nel corso delle vicende più drammatiche del secolo scorso, 47