N°7
Aprile 2012
Anno XXIX
N° 250
N O T I Z I AR I O
M.A.S.C.I.
M.A.S.C.I. Prato
La ciclo-pedonale nella zona centrale
Informazioni, programmi, attività, a cura del Movimento Adulti Scouts
Cattolici Pratesi - Piazza Mercatale 149, Prato - Stampato in proprio
www.masciprato.com
Catechesi MASCI 2011/2012
Calendario del mese di aprile 2012
GEREMIA: UN PROFETA
DEL NOSTRO TEMPO
Lunedì 2, ore 21,15
Riunione di Consiglio in sede.
Domenica 8 - Santa Pasqua
Lunedì 9 - Lunedì dell’Angelo
Sabato 14, ore 17,30
In sede, proiezione del film "Welcome" (non proiettato il 25 febbraio
per motivi tecnici). Come al solito seguirà la discussione e......dopo
mangeremo qualcosa insieme preparato dalla cambusa. E' richiesto
un contributo di 10 euro.
Per la cena bisogna prenotare telefonando a Rita Gori Sanesi - tel.
0574 27970, cell.335 8725601 . Vedi a pag. 15.
Venerdì 20, ore 21,15
In sede, 2a riunione di Comunità sulla tematica dei Migrantes :
"L'Accoglienza nell'ottica cristiana". Vedi a pag. 6.
Sabato 21
- Ore 16,45 Vespri in sede.- Ore 17,30 S. Messa di
Comunità
Domenica 22
“Camminare Insieme”, 6° appuntamento; Da Vaiano a P rato sulla
ciclabile, km 11 circa. Questo percorso era in programma domenica
5 febbraio, ma fu rimandato per neve e gelo. Pranzo a sacco in sede. Vedi a pag. 13.
GEREMIA. PROFETA DI DIO NELLA STORIA DEGLI UOMINI
6. DARÒ A VOI NUOVI PASTORI E PROFETI 23, 1Si può andare verso una nuova giustizia nella responsabilità politica, di governo e nel gestire il bene pubblico?
Dal libro del profeta Geremia 23, 1-8
1
«Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio
pascolo. Oracolo del Signore. 2Perciò dice il Signore, Dio d'Israele,
contro i pastori che devono pascere il mio popolo: Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco io vi punirò per la malvagità delle vostre opere. Oracolo
del Signore. 3Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte
le regioni dove le ho scacciate e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno. 4Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere
né sgomentarsi; non ne mancherà neppure una. Oracolo del Signore.
5
Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore –
nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto,
che regnerà da vero re e sarà saggio
ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra.
6
Nei suoi giorni Giuda sarà salvato
e Israele vivrà tranquillo,
e lo chiameranno con questo nome:
Signore-nostra-giustizia.
Venerdì 27, ore 21,15
In sede, Riunione di Catechesi con P. Gino - “Darò a voi nuovi pastori e nuovi profeti” - 23 1-8. Vedi a pag. 2.
Buona Pasqua di
Resurrezione
7
Pertanto, ecco, verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali
non si dirà più: «Per la vita del Signore che ha fatto uscire gli Israeliti dalla terra d'Egitto!», 8ma piuttosto: «Per la vita del Signore
che ha fatto uscire e ha ricondotto la discendenza della casa d'Israele dalla terra del settentrione e da tutte le regioni dove li aveva dispersi!»; costoro dimoreranno nella propria terra».
1
2
Commento
Il monito e la minaccia contro i pastori infedeli
v. 1 Guai ai pastori...:
Il termine indica genericamente le classi dirigenti, ma si riferisce particolarmente agli ultimi re di Giuda per il loro comportamento malvagio che invece di guidare nell’unità il popolo,
come un gregge, lo hanno disperso e fatto
perire.
v. 2a Voi avete disperso, sperperato...
Israele è il particolare possesso, proprietà di
Jahvé (cf Es 19,5).
I pastori che non si sono presi cura del popolo, non lo hanno mantenuto fedele a Dio e all'Alleanza, e violandola essi stessi, hanno
sperperato, dissipato e disperso la preziosa “proprietà”, il gregge di
Jahvé.
v 2b E Dio dice: io vi punirò per la vostra malvagità…
Jahvé stesso si preoccuperà di punire coloro che non si sono preoccupati di procurare il bene del popolo a loro affidato.
Sono le conseguenze del peccato…
Dio stesso si prenderà cura delle sue pecore
v. 3 Annuncio che ci sarà una restaurazione di ciò che sopravvivrà e
si manterrà fedele a Dio, il Resto di Israele.
- Dio stesso interverrà; sarà lui a radunare quello che “resta” delle
pecore disperse, a causa del male che avevano commesso….(
- da tutti i paesi: prima di tutto dall'esilio babilonese, di cui parlano
le fonti storiche (Gr 52; 2Re 25), ma intende anche da tutti e gli
altri paesi dove potranno essere avvenute delle deportazioni.
(diaspora).
- Torneranno ai loro pascoli, ai pascoli di Dio, dell’alleanza che era
stata infranta. cf (Gr 29,14; cf anche Dt 30,3; Ez 37,21).
- Ci sarà una nuova fecondità e una nuova prosperità.
v. 4 Dio costituirà sopra di esse pastori che le faranno pascolare,
così che non dovranno più temere né sgomentarsi; e non ne
mancherà neppure una. Ognuno sarà chiamato per nome…
Nella promessa di pastori che si cureranno veramente del bene religioso e sociale del popolo è possibile vedere designati anzitutto i
personaggi protagonisti della restaurazione: Sesbassar, Zorobabele,
Giosuè (cf Esd 1,11; 2,2; 3,2; 7,25) e soprattutto Esdra e Neemia.
Annuncio messianico di un nuovo pastore e di una nuova vita
v. 5 Oltre i pastori del v. 4, il profeta annuncia che ci sarà un nuovo
personaggio, strumento della salvezza definitiva di Jahvé per il suo
popolo.
3
Ecco, verranno giorni nuovi …una nuova era…
Sarà nella linea delle antiche profezie messianiche
fatte al re Davide.
- Da lui spunterà un germoglio bello, giusto, inatteso,
come da un tronco secco e marcio…
- Sarà una persona che regnerà da vero re e sarà
saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra.
- io susciterò a Davide un Germe giusto: il termine
Germe, o Germoglio (ebr. semah), usato in senso messianico, è di uso tipicamente profetico. Lo usano Isaia 4,2 e, dopo Geremia (qui e 33,15), Zaccaria 3,8; 6,12 sempre in senso messianico.
Le promesse messianiche, a partire da 2Sm 7, sono in favore di Davide, cioè della sua casa o discendenza, che Jahvé edificherà al re secondo il suo cuore (cf 1Sm 13,14). Ma la restaurazione non sarà soltanto
etnica (ricostituzione della comunità in patria), ma soprattutto religiosa
e sociale sulla base della giustizia: saggezza, diritto e giustizia distingueranno il regno del Germoglio.
v. 6a Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele vivrà tranquillo.
Salvezza e sicurezza saranno la conseguenza e le caratteristiche dello
stato di giustizia che il nuovo pastore instaurerà: giustizia nei rapporti
del popolo col suo Dio e dei membri del popolo tra loro.
È questa la situazione ideale su cui profeti insistono (cf Gr 30,10; 42,11; Is 41, 3-14; 43,5-7; 44,2-5; Dn 9,24 il regno di giustizia e diritto, legato alla profezia delle 70 settimane).
- La restaurazione prevede la riunificazione di tutto il popolo di Dio;
Israele e Giuda non saranno più divisi, come in passato (cf anche Ez
37,15-28).
v 6b e lo chiameranno con questo nome: Signore-nostra-giustizia.
Il messia avrà il nome del suo Dio, un nome simbolico che indica il suo
programma e il suo disegno di amore per il suo popolo.
- Jahvé-Giustizia-Nostra: nome simbolico (cf Is 7,14: l’Emmanuele)
che Geremia applica al re Messia per dare risalto alla caratteristica fondamentale del suo regno: far trionfare la giustizia di Jahvé tra il suo
popolo.
L'intero v. non è altro che una parafrasi del concetto di pace, conseguenza primaria dello stato di giustizia. Isaia intesse la sua profezia
attorno binomio giustizia-pace (cf Is 9,6.7; 32,17-18; 4,10; cf anche
Mic 5,5; Ba 5,4). Nel Salmo 85,11 Malizia e pace sono presentate in
stretta redazione insieme a misericordia e verità.
vv. 7-8
Ci sarà un nuovo tempo di grazia, di salvezza, dove si celebrerà la gioia
di un nuovo esodo.
4
16
Il protagonista dell’esodo sarà sempre e solo il Signore: Per la vita
del Signore che ha fatto uscire e ha ricondotto…
Ma il vecchio Esodo sarà attualizzato negli eventi presenti, e avrà
una portata più ampia perché avverrà da tutte le regioni dove li aveva dispersi,
E ci sarà anche una nuovo modo di dimorare nella terrà promessa: costoro dimoreranno nella propria terra».
Lo stesso tema di questo testo di Geremia, sarà poi ampiamente
ripreso in Ez 34, in cui ogni espressione di Geremia troverà larga risonanza.
Gesù Buon Pastore
Sulla scia di questi testi prenderà tutto il suo rilievo la
rivelazione che Gesù farà di se stesso come del buon
pastore rispetto ai mercenari (cf Gv 10,1-17).
Giovanni 10, 1-17
1
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra
nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da
un'altra parte, è un ladro e un brigante. 2Chi invece
entra dalla porta, è pastore delle pecore. 3Il guardiano gli apre e le
pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna
per nome, e le conduce fuori. 4E quando ha spinto fuori tutte le sue
pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. 5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma
fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 6Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di
che cosa parlava loro.
7
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. 8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato;
entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10Il ladro non viene se non per
rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la
vita e l'abbiano in abbondanza.
11
Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita
per le pecore. 12Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e
fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; 13perché è un mercenario e
non gli importa delle pecore.
14
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15così come il Padre conosce me e io conosco il
Padre, e do la mia vita per le pecore.
5
E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno
un solo gregge, un solo pastore. 17Per questo il Padre mi ama: perché
io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. 18Nessuno me la toglie:
io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di
nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».
19
Sorse di nuovo dissenso tra i Giudei per queste parole. 20Molti di
loro dicevano: «È indemoniato ed è fuori di sé; perché state ad ascoltarlo?». 21Altri dicevano: «Queste parole non sono di un indemoniato;
può forse un demonio aprire gli occhi ai ciechi?».
Per la riflessione
♦ Come esercitiamo le nostre responsabilità verso gli altri: come potere o come servizio?
♦ Quando possiamo dire di esserci dispersi e quando abbiamo fatto
esperienza di riconciliazione?
♦ Che senso di appartenenza abbiamo alla comunità degli uomini?
Sentiamo il senso di fratellanza?
♦ Come andare oggi verso una nuova giustizia nella responsabilità
politica, di governo e nel gestire il bene pubblico?
P. Gino
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Prima riunione sul tema
"Migrantes"
(L'accoglienza degli immigrati
nel nostro paese)
Dossier Immigrazione in Italia
“La situazione nazionale"
La presentazione del rapporto nazionale sull'immigrazione giunto quest'anno alla XXI edizione, è accompagnato da questo slogan:
"Oltre la crisi … insieme”.
I migrantes oggi, non sono più da considerare un corpo estraneo ma una componente strutturale dl sistema Italia: la missione da
compiere è di risollevare le sorti del paese da parte dei vecchi e nuovi
cittadini.
La popolazione straniera residente in Italia
Sono 4.570.317 gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2011, 335 mila in più rispetto all'anno precedente (+7,9%). L'incremento è leggermente inferiore a quello registrato nel 2009 (343 mila unità).
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La popolazione straniera residente in Italia
Sono 4.570.317 gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2011, 335 mila in più rispetto all'anno precedente (+7,9%). L'incremento è leggermente inferiore a quello registrato nel 2009 (343 mila unità).
Il numero degli stranieri residenti nel corso 2010 è cresciuto soprattutto per effetto dell'immigrazione dall'estero (425 mila individui).
Nel 2010 sono nati circa 78 mila bambini stranieri, il 13,9% del
totale dei nati da residenti in Italia. L'aumento
rispetto all'anno precedente, è stato dell'1,3%,
valore nettamente inferiore a quello (+6,4%) registrato nel 2009.
La quota di cittadini stranieri sul totale dei
residenti (italiani e stranieri) continua ad aumentare: al 1° gennaio 2011 è salita al 7,5% dal 7%
registrato un anno prima.
L'86,5% degli stranieri risiede nel Nord e
nel Centro del Paese, il restante 13,5% nel Mezzogiorno. Gli incrementi maggiori della presenza straniera rispetto
all'anno precedente, anche nel 2010, si sono manifestati nel Sud
(+11,5%) e nelle Isole (+11,9%).
Al 1° gennaio 2011 i cittadini rumeni, con quasi un milione di
residenti (9,1% in più rispetto all'anno precedente), rappresentano la
comunità straniera prevalente in Italia (21,2% sul totale degli stranieri).
Il mondo del lavoro
E' falso che gli immigrati tolgano posti di lavoro agli italiani, in
quanto vanno a fare dei lavori non più ricercati dai lavoratori italiani;
anche se in possesso di un titolo di studio i migrantes svolgono lavori
a bassa qualifica, per tanti diventano complementari.
Se i migrantes perdono il posto di lavoro hanno 6 mesi per trovarne un altro; se non riescono devono tornare al loro paese, oppure
entrare in clandestinità. In tempo di crisi sono molto più vulnerabili
dei lavoratori italiani (fra altro nelle famiglie d'immigrati è solo uno a
lavorare) I migranti guadagnano in genere, un quarto in meno, degli
italiani( Se un operaio italiano guadagna in media 1200 euro al mese
un immigrato ne guadagna 800.
Grande problema degli immigrati è poi quello dell'abitazione; se
non è adeguata non sono possibili i ricongiungimenti familiari.
I contributi dei lavoratori stranieri per il welfare e pensioni (fra
l'altro la gran parte di loro sono giovani) e una risorsa per tutti gli italiani.
I figli dei cittadini stranieri (2a generazione) rappresentano il
18% del totale delle nascite ed il loro numero totale è di circa 700mila.
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In Italia non c'è il diritto della cittadinanza automatica per chi
nasce nel nostro paese (neppure per chi nasce da genitori stabilmente
inseriti e che lavorano nel nostro paese).
Ogni anno crescono i matrimoni misti, anche perché è uno dei
modi per ottenere la cittadinanza con maggior facilità.
Il messaggio finale è quello di vedere l'immigrazione come un
fattore strutturale della popolazione italiana. E' tempo di por mano alle
politiche, che favoriscono la costituzione di un paese interculturale.
L'accoglienza degli stranieri in Italia
"Ero straniero e mi avete accolto" (Mt 25,35).
Ed il Santo Padre per la GMM 2009 - "Non è
possibile realizzare questa dimensione di fraterna
accoglienza vicendevole,insegna S.Paolo, senza
disponibilità all'ascolto e all'accoglienza della Parola
predicata e ascoltata."
"Più la comunità è unita a Cristo, più diviene
sollecita nei confronti del prossimo, rifuggendo il giudizio,il disprezzo,e
lo scandalo ed aprendosi all'accoglienza reciproca."
Ma il Card. Bagnasco ha osservato che, il problema dell'immigrazione resta uno degli ambiti più critici della nostra vita nazionale..... Se
fino a ieri non c'erano state spaccature sociali o situazioni drammaticamente fuori controllo … nell'ultimo periodo stanno emergendo nel
nostro paese, segnali di contrapposizione anche violenta .. che sarà
bene non sottovalutare".
Vogliamo credere che non sia una regressione culturale in atto...
Il tema è amplissimo e per non perdersi seguiremo lo schema della
relazione di Padre Bruno Mioli sul Quaderno di "Strade Aperte" n.4.
1. L’accoglienza dello straniero - Valore umano ed evangelico
Solo un accenno alla Parola di Dio: l'accoglienza rientra nel
"comandamento nuovo" è manifestazione dell'agape.
Per il magistero della Chiesa dunque <La buona accoglienza è
espressione della carità ecclesiale intesa nella sua natura profonda e
nella sua universalità> Essa abbraccia una serie di disposizioni che
vanno dall’ospitalità, alla comprensione, alla valorizzazione, che è il
presupposto psicologico per la reciproca conoscenza, dimentica dei
pregiudizi per una convivenza serena in armonia. L’accoglienza si traduce, inoltre, in testimonianza cristiana (Lettera della Pontificia commissione per la pastorale delle migrazioni e del turismo Chiesa e mobilità umana, 26.05.1978, n. 22, in Enchiridion della Chiesa per le migrazioni, n. 1440).
8
Un atteggiamento di accoglienza è richiesto, infatti, in chi vuole comprendere ed evangelizzare il mondo di oggi.
Il progresso nella capacità di convivenza dell’intera famiglia
umana è strettamente legato alla crescita di una mentalità di accoglienza. Ogni persona in pericolo che si presenta alle frontiere ha
diritto alla protezione.
Il senso dell’accoglienza dev’essere un segno distintivo della
psicologia del cristiano dal momento che all’inizio della sua esistenza c’è il gesto d’accoglienza della Chiesa nella sua casa: quel gesto,
in un qualche modo, deve caratterizzare tutta la sua esperienza di
discepolo di Cristo e di membro di una Chiesa che è comunità e si
propone di suscitare, dovunque e fra tutti, solidarietà, recupero, pace, in una parola: comunione.
La virtù dell’accoglienza, quale virtù tipicamente eucaristica,
che nasce e s’irrobustisce dalla frequentazione del convito pasquale,
si fa riconoscere per un atteggiamento consequenziale di calda e
fraterna intesa, di sincera e partecipe amicizia, di mutua e profonda
solidarietà.
Prima di addentrarsi nel senso cristiano di accoglienza, cerchiamo di coglierne il valore nella sua dimensione umana:
2. Accoglienza come filantropia
Nella nostra "forma mentis" è la persona umana, vista nel profilo individuale e sociale, che richiama il valore dell'accoglienza.
La dignità della persona umana, incomprimibile rispetto a qualsiasi
condizionamento, sta alla base del .... rispetto, di quelli che Benedetto XVI ha più volte chiamato valori non negoziabili … e affinché
la dignità di ogni persona sia rispettata, l'immigrato
venga accolto come fratello e tutta l'umanità formi
una famiglia unita.
La stessa società civile e politica, è autentica e
rispondente al bene comune, quanto è accogliente
verso tutti compreso lo straniero! Per essere accogliente un popolo come, il nostro, ha il "dovere della
solidarietà umana" e non di "sola carità cristiana".
Non per nulla quando si affronta il problema delle
migrazioni, si parla di convivenza fra i popoli, dialogo
fra etnie e culture diverse, d'integrazione in una nuova società. .... del diritto ad emigrare.
Con grande concretezza Benedetto XVI, constata che il drammatico problema della fame nel mondo è causa dei massicci esodi e
afferma: "si tende ad agire motivati solamente o principalmente da
considerazioni tecniche ed economiche, dimenticando la priorità della dimensione etica, del dare da mangiare agli affamati".
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Dunque insiste su considerazioni di ordine etico, condotte sul
piano di una semplice saggezza umana, ed è per questo che dell'accoglienza deve farsi carico anche la società civile e politica.
La Chiesa, quale "esperta in umanità" all'inizio del "Compendio
di dottrina sociale della Chiesa" offre i principi di riflessione,e le direttive d'azione per promuovere un umanesimo integrale e solidale.Questo umanesimo dunque è il quadro ideale, non per i soli cristiani, ma per ogni essere umano. E' questo che costituisce la piattaforma solida, per l'intesa e la collaborazione, in campo migratorio,
con forze sociali e culturali d'ispirazione laica.
3. Accoglienza nell'ottica cristiana
E' un passo in più rispetto alla filantropia.Come testo di riferimento
prendiamo questo passo della Lettera ai Romani di San Paolo" Accoglietevi gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi" (Rom.15,7)
che adatta al problema dei migrantes il comandamento di Gesù
"come io vi ho amato, così anche voi amatevi gli uni gli altri." Da
questo testo possiamo delineare una progressione:
A) Cristo è volto accogliente e rivela il volto accogliente del Padre:
"Cristo ha accolto voi".
B) Cristo è modello e ragione ultima dell'accoglienza reciproca:
"Come anche Cristo".
C) Cristo è imperativo categorico di questa accoglienza:" Accoglietevi." Questo pensiero paolino può essere arricchito da altri aspetti
non marginali.
D) Cristo si identifica con i fratelli:-Giovanni Paolo II, citando Mt 10,40 "Chi accoglie voi accoglie me", si chiedeva come i battezzati
avrebbero potuto pretendere di accogliere Cristo, se avessero
chiuso la porta allo straniero che si presentava loro.
E) Chi è in condizione di aiutare, riconosce che proprio in questo modo viene aiutato anche lui.Il vero benefattore è benificato. (Deus
Caritas est - Benedetto XVI).
F) Accogliere è benevolenza prima che beneficenza (Inno alla carità
nella 1a Lettera ai Corinzi, capo 13). Questa benevolenza non è
sempre spontanea, è frutto di lungo esercizio virtuoso e di sistematica opera educativa.
G) Accoglienza però è anche beneficenza, perché, "senza le opere, la
carità è morta" (Gal 2, 17).
4. Accoglienza e i suoi limiti
• Limiti legati alla nostra condizione umana
Non si può essere onnipresenti, ne tantomeno onnipotenti. Questo
limite vissuto come impotenza, impossibilità di venire incontro a chi
chiede aiuto provoca sofferenza e frustrazione. Questo però è un limite che dobbiamo accettare con serenità e fiducia "Colui che ha iniziato in voi quest'opera buona, la porterà a compimento" (Paolo ai
Filippesi).
10
♦ Limiti posti dalle politiche migratorie
I limiti necessariamente derivano dal diritto dovere del pubblico potere di gestire il fenomeno migratorio in vista del Bene Comune. La Nota Pastorale della CEI del 1990 richiamava la necessità di regole e tempi adeguati, perché l'accoglienza senza regole
non si trasformasse in dolorosi conflitti. Purtroppo constatiamo
spesso che le norme non sono né prudenti né lungimiranti come
richiede la Chiesa, né funzionali al bene comune, perché frutto di
compromessi fra diverse ideologie e forze politiche. In questo caso
è doveroso l'intervento del cristiano presso l'istituzioni con apporti
critici e propositivi.Un caso tipico e ricorrente è quello delle quote
d'ingresso d'immigrati, soprattutto dai paesi colpiti dal sottosviluppo.
Quale criterio adottare? La Chiesa non ha competenze per
suggerire la giusta misura, ha però un criterio che fa appello ai valori superiori, così più volte formulato da Giovanni Paolo II. Anche
se i Paesi sviluppati non sono sempre in grado di assorbire l'intero
numero di coloro che si avviano all'emigrazione, tuttavia va rilevato che il criterio per determinare la soglia della sopportabilità non
può essere semplicemente quello della difesa del proprio benessere, senza tener conto delle necessità di chi è drammaticamente
costretto a chiedere ospitalità.
a cura di Egisto
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La nostra Comunità, nell'affrontare il complesso fenomeno delle
migrazioni e "dell'accoglienza degli stranieri in Italia", uno degli
ambiti più critici della nostra vita nazionale, segue il quadro tracciato
da Padre Bruno Mioli,scalabriniano e consulente della Fondazione
Migrantes. (Quaderno di Strade Aperte n.4)
Al Consiglio è sembrato opportuno che si conoscesse meglio
questa congregazione.
Missionari Scalabriniani
Una piccola congregazione
La Congregazione dei Missionari di San Carlo - Scalabriniani è una comunità internazionale di religiosi, che, in 30 paesi dei cinque continenti, seguono i migranti di varia cultura, fede, ed etnia.
È stata fondata il 28 novembre 1887 dal Beato Giovanni Battista
Scalabrini (839-1905), vescovo di Piacenza (Italia). Era l'epoca
della grande emigrazione dall'Italia e dall'Europa verso le Americhe: un imponente fenomeno di cui Scalabrini seppe cogliere la
portata sotto il profilo sia sociale che ecclesiale.
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La Congregazione è composta da 710 religiosi dei quali 588
sacerdoti, 11 Fratelli missionari, 104 religiosi studenti e 7 confratelli
vescovi. (dati del 21.01.2009).
Tra Cielo e Terra: lo stemma dell'angelo
Il beato Giovanni Scalabrini aveva scelto come
motto del suo stemma episcopale "Video Dominum
innixum scalae", ispirandosi alla scala di Giacobe (cfr.
Gn 28,12).
Metafora di un uomo di Dio che ha voluto essere
alla frontiera del dialogo tra Cielo e Terra, tra Dio e il
suo Popolo, tra Chiesa e Mondo, tra Fede e Patria.
La speranza come cammino, la fede come scala, l'amore come visione.
San Carlo Borromeo per patrono
"È venuto il momento, o miei cari,di porre definitivamente la Congregazione nostra sotto il patrocinio di un Santo, e (...) si affacciò alla mente più radiosa e più soave che mai la figura del grande S.
Carlo. (...)
Vi onorerete pertanto di chiamarvi d'ora innanzi Missionari di San Carlo. Esempio di quell'impavida
costanza, di quella generosa pazienza, di quell'ardente carità, di quello zelo illuminato, indefesso, magnanimo, di tutte quelle virtù che formano di un uomo un vero apostolo di Gesù Cristo.
“Egli ha sete di anime!" (Ai Missionari per gli Italiani nelle Americhe, 15.3.1892, Piacenza).
L'humilitas come stile di vita e di diaconia
Del patrono S. Carlo Borromeo i Missionari hanno ereditato anche il motto: "Humilitas",
che ne qualifica lo stile di vita e di servizio tra i
migranti.
"Le anime - diceva San Carlo Borromeo si conquistano con le ginocchia ".
Si conquistano cioè con la preghiera, e preghiera umile al
"Cristo mite ed umile di cuore" che umiliò se stesso per essere solidario con tutta l'umanità.
12
Camminare insieme
6° appuntamento
Domenica 22 aprile 2012
Da Vaiano a Prato per la ciclabile
(11 km circa)
Ritrovo ore 8.00 davanti alla stazione centrale
♦ Ciascuno dovrà preoccuparsi di acquistare un biglietto della CAP
per Vaiano: la biglietteria è proprio accanto all'ingresso della stazione F.S. Costo del biglietto 2.10 euro.
♦ Il BUS parte alle 8.25 : noi scenderemo prima di arrivare a Vaiano
al ponte di Gabolana sulla SS 325 (intorno alle ore 8.55). Si lascia
la via bolognese, e si attraversa il ponte sul Bisenzio in direzione di
Sofignano, fino ad imboccare la ciclo pedonale Vaiano - Prato
"Marco Pantani" che corre lungo la sponda sinistra del fiume Bisenzio, come l'antica via che seguivano i pastori per la transumanza in
Maremma, e detta per questo "via maremmana".
♦ In circa tre ore, anche con passo molto tranquillo, raggiungeremo
senza dubbio la nostra sede in Piazza Mercatale. Pertanto, l'ora del
pranzo in sede sarà intorno alle 12.30.
♦ Sarà una occasione per osservare ancora una volta "la valle onde
Bisenzio si dichina” (Inferno-Canto XXXII) e camminando, chiacchierare piacevolmente fra noi di tante cose, anche della ferrovia
direttissima Firenze-Prato-Bologna, che corre a fianco del Bisenzio
e della ciclabile, inaugurata proprio il 22 aprile 1934.
♦ La linea nacque moderna, a doppio binario con trazione elettrica, e
necessitò di opere molto complesse da realizzare, come la galleria
dell'Appennino lunga, 18.5 km, la seconda al mondo per lunghezza all'epoca, che richiese 11 anni di lavoro.
♦ Il prezzo pagato a quest'opera dell'ingegno umano fu molto alto,
sia in termine di vite umane a causa dei numerosi incidenti che funestarono i cantieri, sia per lo strascico di malati di silicosi che
lasciò.
♦ La direttissima tuttavia dette un forte impulso all'economia della
vallata, creando una eccezionale possibilità di lavoro e ponendo un
freno alle migrazioni stagionali verso la Corsica e la Maremma, per
il taglio dei boschi ed a fare carbone, a cui gli uomini delle zone più
alte erano costretti a ricorrere per sbarcare il lunario.
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Amici miei, sono convinto che il tempo che
trascorriamo insieme camminando e scambiando
fra noi pensieri, emozioni sia formativo ed importante, come quello dedicato alle riunioni a carattere
religioso oppure di approfondimento alle tematiche
sociali, che noi facciamo nelle riunioni del venerdì
sera!
Il Pranzo è a sacco in sede; ciascuno dovrà provvedere per sé
(ma è bene che porti anche qualcosa da condividere!). Il consiglio,
provvederà al vino, grappa e caffè.
Sarà richiesto una partecipazione alle spese di 3 euro!
Egisto
SAN GIORGIO INTERREGIONALE
TOSCANA-EMILIA ROMAGNA-UMBRIA
Vallombrosa (Fi) - 5-6 maggio 2012
“L’UOMO CUSTODE DELLA NATURA”
Sabato 5 maggio 2012
14,30
Accoglienza
15,30
Cerchio di apertura
16,00
S. Messa celebrata dal vescovo di Fiesole Mons. Meini
17,30
Inizio attività. “Conoscenza e storia del luogo”
20,00
Cena-agape fraterno, con specialità delle varie regioni
21,30
Bivacco con canti e scenette
23,00
Tutti a letto.
Domenica 6 maggio 2012
07,00
Lodi, per chi lo desidera, insieme ai frati dell’Abbazia
09,00
Visita dell’Abbazia
10,15
Inizio attività “Viviamo il bosco”
12,30
Pranzo
14,30
Cerchio di chiusura.
Spesa €. 60
N.B.— Portare scarpe comode e alcuni capi invernali.
La scheda di iscrizione è disponibile in sede.
Anna Ponzecchi (0574 693090 - 348 7011866) è disposta
a raccogliere e ad inviare le
iscrizioni entro il 15 aprile p.v.
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Welcome
Un film di Philippe Lioret
Storia d'amore e di amicizia tra un uomo e un
ragazzo che affronta con lirismo la
realtà nelle sue manifestazioni più crude, disumane e inaccettabili.
Perché è importante vedere il film
"Welcome“
Nella riunione di Comunità di venerdì 23
marzo, per continuare nel nostro percorso educativo programmato
all'inizio dell'anno, abbiamo cominciato ad affrontare il complesso
problema dei "Migrantes".
Anche per molti di noi che aderiamo al MASCI, un movimento
ecclesiale, l'arrivo di tante persone alle nostre frontiere, è fonte di
non pochi dubbi e di non poche perplessità.
Quale atteggiamento tenere verso questi stranieri, che a volte
ci disturbano e ci irritano, .... con le loro richieste ed i loro bisogni...., bisogno di saziare la fame prima di tutto, bisogno di un lavoro e di un tetto?
Eppure nel Vangelo di Matteo, si legge "Chi accoglie voi, accoglie me (Mt. 10,40) "Ero straniero e mi avete accolto (Mt: 25,35)"
.... Parole che al Santo Padre Giovanni Paolo II fanno venire spontanea la domanda: "Come potranno i battezzati pretendere di accogliere Cristo, se chiudono la porta allo straniero che si presenta loro?"
"Welcome", film d'apertura della sezione panorama al Festival
di Berlino 2009, fu premiato dal pubblico a Berlino e campione d'incassi in Francia. In questa pellicola, il regista francese Philippe Lioret polemizza apertamente con la legge sull'immigrazione voluta da
Sarkozy, che infligge sanzioni severe, ai residenti colpevoli di aiutare gli
stranieri e richiama l'attenzione sul processo di disumanizzazione
dell'Europa contemporanea, in cui l'immigrato è una persona da
sfruttare o da espellere.Una storia splendida, magistralmente interpretata dagli attori Vincent Lindon (Simon l'istruttore di nuoto) e
Firat Ayverdi (Bilal il ragazzo curdo che vuole attraversare a nuoto
la Manica per entrare clandestinamente in Inghilterra).
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“Seconda generazione”
Concorso letterario
“La città vista dai pratesi di seconda generazione”
Fresco di stampa è stato presentato in Provincia (che ne ha curato il
progetto) “Seconda generazione”, un libretto scaturito da un concorso tra
gli studenti delle scuole superiori di Prato, figli di immigrati. Il libretto riporta le prefazioni del presidente Lamberto Gestri, di Edoardo Nesi, di Sandro Veronesi e di Loretta Baldassar.
Rimanendo in tema dell’ “accoglienza” e dell’ “immigrazione” che Egisto ha documentato attentamente su queste pagine, è interessante rendersi conto di come questi giovani si sentono “accolti” in una città in cui, peraltro, molti di loro sono nati. Ne è così scaturita una significativa raccolta
di commenti di ragazzi e ragazze i cui occhi, a volte, riescono a notare cose
che noi pratesi “autoctoni” non vediamo più.
In chiusura della sua prefazione, Loretta Baldassar, professore di antropologia e studiosa della migrazione, dice: “Quello che risulta chiaramente, nel parlare con questi giovani, è la loro speranza che Prato, l’Italia e la
nuova Europa riescano a maturare la comprensione e l’apertura mentale
necessarie per riconoscerli ed accettarli per quel che sono: non soltanto il
prodotto della cultura ancestrale del proprio paese d’origine, ma anche e
soprattutto italiani”.
Riporto per primi alcuni stralci di quanto scritto da Wu (di tutti cito
solo il nome), liceale cinese in classe con mia nipote, Wu è Prato da dieci
anni, ed ha vinto il primo premio ex-aequo del concorso.
Anna
… A scuola .. mi trattano troppo bene, mi aiutano, cercano di coinvolgermi nei loro affari … Io non ho mai sognato di
trovarmi in una classe meglio di quella che ho .. .
Per ironia della sorte vivo in un condominio; i vicini hanno fatto la coalizione contro la mia famiglia; a turno vengono
a lamentarsi dei rumori che facciamo durante la sera; loro invece hanno sei p sette cani che abbiano dalla mattina fino alla
sera … .
… Nei litigi non vinco mai perché gli italiani come arma
finale ci minacciano di denunciare ai carabinieri ed è brutto arrendersi in
questo modo, ma sono in Italia e non posso farci nulla in casi come questi
…
… Vorrei sapere perché la mia comunità è tanto chiusa, la seconda
generazione come la prima preferisce stare coi cinesi che con gli italiani ..
Anch’io mi sento più tranquillo con i cinesi perché non temo i loro giudizi. …
Io penso che l’integrazione avvenga per una necessità di comunicazione
ma io ho l’impressione che a Prato si sta bene anche senza una grande comunicazione.
… Ogni sera il mio babbo ritorna a casa tardi … mi chiede sempre se
gli italiani mi hanno trattato bene, l’andamento scolastico non gli salta
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nemmeno in mente. Io rispondo sempre con un “sì” … quando diventerà un “no” mio babbo mi spedirà in Cina con il biglietto di sola andata.
… Molti cinesi sono arrivisti che sperano di guadagnare tanti
quattrini per poi ritornare definitivamente in Cina … ma Prato non offre
più ciò che offriva una volta. … Gli italiani erano indifferenti quando
eravamo poveri, ora sono soliti a lamentarsi dei cinesi troppo ricchi.
Non m’importa delle opinioni altrui … direi solo che il guadagno
altrui è sempre concepito come una perdita. … Un tempo ammiravo
molto i cinesi perché erano laboriosi, coraggiosi … disonesti fino a un
certo punto, conoscevano le leggi italiane meglio degli italiani e inventavano sempre modi originali per infrangerle, poi erano soliti inciampare e rialzarsi .. Il mio nonno mi diceva che il successo è soltanto
l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere la propria
grinta. …
Pur inaccettabile per gli italiani, io penso che far lavorare i bambini sia una cosa giusta, da piccolo lavoravo per il mio babbo e sono
orgoglioso di averlo fatto. … Chi si vergogna a fare lavori umili si vergogni a mangiare. Per mio babbo guadagnare i soldi degli europei equivale a riprendere ciò che gli europei hanno preso dalla Cina due secoli fa.
Raulet, ragazza araba, con vena romantica
descrive affettuosamente Prato e il suo fiume e,
con una metafora, l’accoglienza che la stessa ha
ricevuto.
… Mi convincevo sempre più che lei, la città
di Prato, e lui, il fiume Bisenzio avessero ricevuto
una benedizione dai padri di quest’angolo della
terra, i monti, eterni custodi di questo sacro legame. … Ogni pianta prima di mettere le radici, inevitabilmente, per sua
natura e per il suo carattere diffidente, ha bisogno di tastare il terreno.
Ed il terreno a sua volta, prima di permettere alla pianta di radicarsi,
diffida e controlla. … Ma nel sogno la pianta si lascia guidare dal
vento … mi lasciavo trasportare dalle correnti della città, che mi portavano da una realtà all’altra, da un sogno all’altro, da una delusione
all’altra. Il mio luogo più amato è diventato il binario uno della stazione
Borgonuovo, quasi sempre vuota. La sera mi rifugiavo lì per assaporare il silenzio dei monti ed esser poi travolta da una fortissima ondata di
vento … portata da un treno in transito.
A distanza d’anni il terreno si è consolidato e la pianta riesce a
fiorire. Il suo fiore ha tutti i petali diversi, tutti di un colore diverso,
tutti di una forma diversa. Una tale diversità non rappresenta un ostacolo se si riesce a resistere al vento.
Luisa, ragazza cinese, descrive i sentimenti di chi è sradicato
dalla propria terra. Qui parla di suo padre, cioè della “prima generazione”
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… Quanto sudore versato e quante lacrime … era amaro vivere lontani dalla patria, dai familiari, quasi come un esiliato. Pochi potrebbero
immaginare quale sentimento possa provare uno sperduto, come Dante
in mezzo alla selva oscura, senza punti di riferimento. Ora considera la
selva oscura di un tempo come la sua seconda patria, a cui è molto legato …. È una città diversa dalle altre e questa diversità la rende speciale ..
Perché qui ha imparato molte cose e qui ha lasciato le sue tracce più
profonde e significative.
Un altro contributo di Mariglena, ragazza albanese.
… La cosa che più non capisco è perché Prato è diventata
un’unione di zone o vie straniere quando può semplicemente continuare
a essere Prato, la Prato italiana, quella toscana, che ospita popoli di altre
etnie.
… Quale straniero si è accorto veramente di quello che c’è a Prato?
Delle chiese, dei musei, delle sculture, delle mura, del bellissimo castello, della storia magnifica che questa città ha avuto e soprattutto perché
non ci accorgiamo della grande possibilità che ci ha dato per migliorare
le nostre condizioni di vita, soprattutto ai giovani che avranno
l’istruzione e quindi non faranno i facchini, i muratori, le donne delle pulizie o le badanti ma qualcosa in più?
E’ chiaro che io amo Prato, ed è la pura verità, la amo così com’è
anche con i suoi difetti e mi vengono le lacrime agli occhi al solo pensiero di dover lasciare un domani la città.
L’ultimo, accorato appello di Nadia, ragazza pachistana.
Cara Prato, camminando lungo le tue vie mi chiedo: cosa devo fare
per essere accettata da te e dai tuoi cittadini? Quattordici dei miei quindici anni di vita li ho trascorsi con te, conosco meglio te che la mia città
natale; usare l’espressione “mi garba” quando qualcosa mi è gradito,
oppure pronunciare “coca cola” con la “c” aspirata, di sicuro non basta
per essere considerata pratese, ma allora cosa devo fare?
… Tu, in realtà, sai che coloro che calpestano il tuo
suolo non sono tutti così (malfattori, N.d.R.), sai che invece
siamo venuti da te affidandoti le nostre speranze e il nostro
futuro, quel futuro che senza di te sarebbe stato buio.
Quando chiudo gli occhi ho una serie di ricordi, fantasie e
tanti progetti e tu ci sei sempre; spero infatti di poter diventare medico nel tuo ospedale, spero anche di poter continuare ad animare i tuoi oratori e di poter camminare nelle
tue vie senza che, come spesso accade, qualcuno mi urli
contro perché un documento ha stabilito che io non sono tua cittadina.
Spero però che tu faccia capire al mondo intero che noi altri non
siamo un peso in più, non siamo invasori, ma speranzosi sognatori a cui
stai dando un posto dove stare.
Ti saluto, cara Prato.
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Aprile 2012