PMI® Northern Italy Chapter Giugno 2013 N. 2 Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni Editoriale Ai lettori di Annamaria Giacomelli, PMP® PM di questa newsletter In apertura di questa NewsLetter desidero ringraziare Andrea Innocenti, che ha curato in qualità di project manager la precedente edizione e che, nel passarmi il testimone, mi ha fornito preziosi consigli e indicazioni. Nel mio percorso esperienza di avvicinamento al PMI®-NIC, recentemente intrapreso, ho potuto apprezzare un comitato editoriale ben affiatato e un format redazionale consolidato; ma soprattutto ho trovato una nutrita rete di colleghi Volontari che ha risposto con sollecitudine al tam-tam di raccolta di articoli, notizie ed informazioni. Il Volunteering è il tema cardine dell’Editoriale di questa Newsletter, nel quale Michela Ruffa, in qualità di membro del Comitato Direttivo del ® PMI -NIC e Volunteer Director, fornisce fra l’altro utili istruzioni per accedere alle varie opportunità di volontariato proposte dal Chapter e dai Branch. ARTICOLI: apre con un interessante contributo proveniente da Salvatore Barile e Ciro Di Palma del PMI®-SIC, relativo all’analisi quantitativa dei rischi nel settore delle costruzioni. Alexandra Storari prosegue nell’approfondimento dei temi legati alla progettazione europea dando continuità al percorso iniziato nella precedente NewsLetter. Conclude la sezione un articolo proveniente dal Branch Friuli Venezia Giulia nel quale Paolo Birsa affronta il “lato umano” del Project Management: un leader più consapevole ed efficace riesce nel costruire un team di progetto più motivato ed efficiente. IN QUESTO NUMERO EVENTI: contiene i commenti relativi ® a quattro recenti convegni PMI -NIC: ”Benvenuto EDMF”, “L’analisi dei rischi applicata ad uno scenario della Seconda Guerra Mondiale”, ”Scacchi: una palestra per il Project Manager” ed “Echi da Istanbul”. EDITORIALE ............................................ 1 A I LETTORI ............................................. 1 V OLONTARI PMI®-NIC - ISTRUZIONI PER L'USO ..................................................... 2 ARTICOLI ................................................. 3 A NALISI QUANTITATIVA DEI RISCHI – M ETODO APPLICATIVO PER LA STIMA DELLA CONTINGENCY NEL CAMPO DELLE FINESTRA SU: ci permette di seguire il programma Kubunina e le novità riguardanti il progetto scuole che vede coinvolte 7 scuole italiane e 7 scuole congolesi. LESSONS LEARNED: si prosegue con l’appuntamento fisso a cura di Cristiano Ottavian che ci propone un confronto con il suo interlocutore relativo all’esperienza di uno start-up produttivo. COSTRUZIONI ......................................... 3 LA PROGETTAZIONE EUROPEA - UN APPROFONDIMENTO SULLA MATRICE L OGICAL FRAMEWORK ............................ 7 C ONOSCERE SE STESSI E MIGLIORARE IL TEAM ..................................................... 9 EVENTI ................................................... 10 A GILE PROJECT MANAGEMENT ............. 10 L’ANALISI DEL RISCHIO APPLICATA AD UNO SCENARIO DELLA SECONDA GUERRA M ONDIALE............................................ 11 BENVENUTO EDMF - IL NUOVO PMI® E THICAL DECISION-MAKING FRAMEWORK A SUPPORTO DELLE DECISIONI ETICHE ... 12 S CACCHI: UNA PALESTRA PER IL P ROJECT M ANAGER ............................................ 13 RECENSIONI: “Surfing the Edge of Chaos” di R.Pascale, M.Millemann e L. Gioja. NOTIZIE: festeggiamo con gli amici Project Manager del Trentino Alto Adige l’inaugurazione del loro nuovo Branch. 3 4 – VOLUNTEER’S CORNER: Ritroviamo la voce diretta del volontariato del NIC attraverso 3 domande rivolte a 3 volontari da Michele Ambrosio. Grazie per l’attenzione e buona lettura! FINESTRA SU........................................ 19 KUBUNINA: ....................................... 19 LESSONS LEARNED ........................... 23 LESSONS LEARNED DI "START-UP" ........ 23 AGENDA ................................................ 25 RECENSIONI ......................................... 25 S URFING THE EDGE OF CHAOS: THE LAWS OF NATURE AND THE NEW LAWS OF B USINESS ............................................ 25 NOTIZIE .................................................. 26 EVENTO INAUGURALE BRANCH TRENTINO AA/SÜD TIROL ..................................... 26 ® I non-soci PMI -NIC che volessero iscriversi alla mailing list della NewsLetter possono farlo scrivendo a [email protected] 4 3 - VOLUNTEER’S CORNER.............. 28 3 DOMANDE , 3 VOLONTARI, 3 RISPOSTE ... TUTTO IN 3 MINUTI ................................ 28 INFORMAZIONI SUL PMI®-NIC ........... 30 Next >> Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni Volontari PMI®-NIC Istruzioni per® l'uso di Michela Ruffa, PMP PMI®-NIC Volunteer Director ® Siete soci del PMI Northern Italy Chapter e apprezzate l’offerta di opportunità e servizi che il Chapter propone? Avete voglia di partecipare attivamente alle attività che il PMI®NIC svolge e avete un po’ di tempo che potreste dedicare? Siete alla ricerca di occasioni per accrescere le vostre competenze professionali (e magari anche per guadagnare PDU) e per allargare la vostra rete di contatti “qualificati”? Allora potreste essere interessati a diventare ® Volontari del PMI -NIC, e questo è proprio l’articolo che fa per voi. La figura del Volontario è da sempre cruciale per il PMI® . Il contributo dei soci che, nell’ambito di iniziative locali o globali, decidono di mettere a disposizione il proprio bagaglio di esperienza e di conoscenza professionale per la crescita dell’associazione e del Project Management è, a mio parere, la leva ® che ha fatto del PMI l’associazione n°1 nel mondo, quella più diffusa e riconosciuta. Tutto quello che il PMI® centrale è e fa, escludendo la sola “macchina” organizzativa per far funzionare il tutto, è definito e realizzato da Volontari. Tutto quello che i Chapter sono e fanno a livello locale è realizzato da Volontari. Sui Volontari il PMI® investe molto in termini di opportunità e di crescita, perché senza i Volontari, tutti i ® Volontari, il PMI non esisterebbe. ® Nel PMI i Volontari hanno la possibilità di incidere davvero per costruire la professione, l’associazione e la comunità che vorrebbero, e, mentre offrono il proprio contributo di conoscenza ed esperienza, al tempo stesso trovano occasioni di confronto, di crescita, di networking. 2 Nell’ambito del nuovo assetto strategico che il PMI®-NIC si è dato nel 2012, è stato deciso che i Volontari diventino uno dei valori fondamentali su cui puntare per la crescita e lo sviluppo del Chapter, innanzi tutto coinvolgendo più attivamente un sempre maggior numero di soci nel funzionamento e nelle attività dell’associazione. È stato pertanto deciso di creare nuove e diversificate opportunità di volontariato che riguardano (e riguarderanno) il supporto al lavoro dei Direttori di Chapter e di Branch, la partecipazione a progetti di ricerca, la realizzazione di eventi e proposte varie per i soci. Per sapere quali siano le opportunità di volontariato che il Chapter offre, è necessario accedere al Volunteer Relationship Management System, il sistema che il PMI® ha sviluppato e messo a disposizione di tutti i soci per far incontrare domanda e offerta rispetto alla possibilità di diventare Volontari. Grazie al VRMS, i soci possono qualificarsi come potenziali Volontari definendo nel sistema il proprio profilo di esperienze e di interessi, per poi andare alla ricerca delle opportunità che meglio si adattano alle loro esigenze, a livello locale e anche globale. Il PMI®-NIC ha scelto di adottare il VRMS per il coinvolgimento dei propri Volontari perché in questo modo le opportunità offerte entrano a far parte dello scenario collettivo, i soci hanno un unico punto di accesso a tutte le proposte del PMI® (locali e globali) e la rendicontazione delle PDU relative risulta molto più semplice e veloce (il PMI® ha riscontro evidente dell’associazione socio-attività). Il processo di qualificazione e di ricerca delle opportunità è abbastanza semplice, di seguito sono riassunti i passi fondamentali: Accesso al VRMS (https://vrms.pmi.org/), con le << Prev / Next >> credenziali utilizzate normalmente per l’accesso al sito del PMI®. Creazione/aggiornamento del proprio profilo di volontario nel VRMS (generalità e riferimenti, interessi specifici, curriculum ed esperienze all’interno del PMI®). Ricerca di un’opportunità aperta dal PMI®-NIC, inserendo la chiave «pminic» nel campo "Narrow your results with search terms" della pagina di ricerca di un’opportunità, come illustrato nella figura che segue. Candidatura, una volta identificata l’opportunità di interesse, secondo quanto specificato nell’opportunità stessa e rigorosamente entro la data di scadenza (dopo tale data l’opportunità non è più visibile/accessibile). Alcuni dei requisiti indicati nel profilo del ruolo proposto non risultano bloccanti ai fini della sottomissione della candidatura, ma saranno oggetto di verifica da parte del referente dell’opportunità che valuterà le candidature pervenute e potranno rappresentare una discriminante per la loro accettazione. Valutazione delle candidature da parte del Referente dell’opportunità, una volta concluso il periodo di “call for” e, se i requisiti sussistono, selezione. Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni Invio di una mail dal VRMS ai Candidati selezionati, in cui viene richiesto di confermare o meno l’accettazione dell’opportunità. Se i candidati confermano, il loro stato sul VRMS si aggiorna automaticamente e da quel momento risultano Volontari «ufficiali» per l’opportunità di interesse, in grado di rendicontare PDU cat. E. A questo punto non resta che… provarci! Tutte le info relative alle opportunità di volontariato in essere, nonché le istruzioni per la candidatura che sono state qui riassunte e i riferimenti alle iniziative che verranno man mano messe in campo dal Chapter per i suoi Volontari saranno a breve ® disponibili sul sito del PMI -NIC. Per qualunque necessità di chiarimento potete scrivere all'indirizzo [email protected]. Vi aspettiamo! Passion & Professionalism Articoli Analisi quantitativa dei rischi – Metodo applicativo per la stima della contingency nel campo delle costruzioni ® di Salvatore Barile, PMP e Ciro di Palma Abstract L’idea del presente lavoro nasce dalla convinzione che l’uso delle informazioni storiche può essere di grande utilità per i decisori delle Aziende, in particolare l’utilizzo dei dati riguardanti i costi sostenuti per esperienze edilizie già realizzate, nel caso in cui si voglia ripetere una volta in più la stessa attività. L’argomento ci porta nel campo delle scienze statistiche, che aiutano a sintetizzare numericamente i fenomeni reali, e più specificatamente in quella parte della materia che supporta le decisioni e che va sotto il nome di probabilità. Nel caso proposto è stata adottata, quale modello che meglio interpreta il fenomeno della variabilità dei costi sostenuti per la realizzazione di un’opera edilizia, la curva di distribuzione di probabilità “Beta”, e da essa sono stati estrapolati gli indicatori di valutazione delle scelte. Tale strumento ci consentirà di valutare numericamente il rischio che si vuole assumere una volta prefissato il costo massimo a cui ci si vuole esporre e viceversa. Queste informazioni risultano di capitale importanza in contesti dove la portata finanziaria è notevole e dove le implicazioni derivanti da insuccessi, anche per una sola iniziativa, possono essere fatali per la vita dell’Azienda. << Prev / Next >> 1. Introduzione La disciplina del Project Management dà grande attenzione alla raccolta delle informazioni che emergono dai progetti eseguiti (historical information), sia di quelle positive, che raccontano del raggiungimento dei risultati attesi, sia di quelle negative, che mostrano, invece, le inefficienze. Le informazioni storiche possono essere preziose quando bisogna ricalcare un progetto che replica una porzione o tutto il lavoro già fatto; esse sintetizzano i momenti cruciali della vita del progetto. Tutti siamo abituati a fare uso delle informazioni storiche; magari, il più delle volte non ce ne accorgiamo e facciamo inconsapevolmente leva sulla nostra memoria, sforzandoci di ricordare i problemi, spiacevoli o allettanti, che ci sono capitati in quella particolare esperienza. Le informazioni concernenti le passate esperienze possono essere di varia natura e provenienza, possono riguardare costi, tempi, rischi e altro, così come possono derivare dall’interno o dall’esterno dell’organizzazione; in tutti i casi sono caratterizzate da precipui attributi qualitativi e quantitativi. Smarrire o, peggio ancora, tralasciare la cura delle informazioni storiche costituisce un danno per le aziende, poiché esse compongono parte del loro patrimonio intangibile. In passato, le aziende memorabili, come le Ferrovie dello Stato, disponevano di archivi grafici prodotti a mano, per la realizzazione di archi in muratura, muri di sostegno, canali di raccolta e allontanamento acqua, che erano vere e proprie opere d’arte; non era da meno l’ambito impiantistico. Purtroppo ciò avveniva solo nel campo tecnico e in alcuni casi questo importante valore conoscitivo è andato perduto. Non è difficile vedere oggi opere e manufatti privi dei criteri basilari di progettazione; cosa che nel secolo scorso era impensabile, sia 3 Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni per la bravura delle figure artigiane che partecipavano al processo costruttivo, sia per le applicazioni dei tecnici dell’ingegneria. Eppure oggi sono disponibili tecnologie per raccogliere e consultare grandi quantità d’informazioni sui più disparati argomenti (risorse umane, logistica, rischi, comunicazione, capital budgeting, ecc.). Naturalmente consapevoli del fatto che il solo sapere non si materializza in assenza del saper fare. Il nostro articolo vuole quindi mostrare una strada analitica per il riutilizzo delle informazioni storiche nel campo del capital budgeting e in particolare si vuole far vedere come utilizzare i costi di costruzioni di opere già eseguite per farsi guidare nelle scelte future. Ragionando sui costi a metro quadrato effettivamente sostenuti per la realizzazione di un certo numero di edifici confrontabili per caratteristiche architettoniche, strutturali e impiantistiche, realizzati nello stesso sito, in un ambito temporale di circa un decennio, si vuole in questa sede determinare una misura del rischio economico, ovvero della probabilità di successo che si assume quando ci si propone di realizzare ancora una volta lo stesso edificio a un determinato costo. La relazione che lega la cifra da investire alla probabilità di successo dell’iniziativa (cioè il rischio), permette di definire, su base quantitativa, l’importo aggiuntivo da dover allocare per fare fronte a eventuali rischi che potrebbero impattare sul progetto; questo importo è detto, nella terminologia corrente, “contingency” di costo del progetto. Il modello matematico che meglio rappresenta il fatto reale e che fornisce la relazione ricercata è dato dalla curva di distribuzione 4 cumulativa di probabilità. Le distribuzioni di tipo continuo più usate per definire il valore atteso del costo di una certa attività sono la Beta, la Normale e la Log Normale, a volte può essere anche usata una distribuzione di tipo uniforme, ma solo nei casi in cui non si ha nessun ragionevole motivo per supporre che determinati valori interni all'intervallo definito dagli estremi possano verificarsi con una maggiore probabilità. Nel caso specifico la curva individuata è la “Beta”, che meglio delle altre rappresenta il fenomeno in esame e che, tra l’altro, viene anche impiegata all'interno della tecnica definita PERT (Project Evaluation and Review Techniques), per stimare la durata delle attività di un progetto. La distribuzione di probabilità di tipo Beta è scelta per alcune caratteristiche utili quando si deve modellare la variabile aleatoria “durata di un’attività”. Infatti: è troncata inferiormente e superiormente, cioè presenta un valore minimo e massimo della durata; è unimodale o, nel caso limite in cui rappresenta una distribuzione uniforme, non ha moda; ha la moda che può variare nel campo di definizione della distribuzione; presenta semplici operazioni di stima approssimata dei principali parametri che la caratterizzano. 2. Costruzione della distribuzione “BETA” Come disegniamo la distribuzione cumulativa di probabilità Beta? I metodi che possono aiutarci a rispondere a questa domanda sono prevalentemente tre. Primo metodo - Sulla base della stima a tre punti, valori ottenuti intervistando i principali stakeholder esperti, si procede alla stima “attesa” << Prev / Next >> dei costi delle attività, tramite una funzione di distribuzione triangolare o una Beta con media e varianza date da formule note. Nel caso della distribuzione Beta, ci si avvale delle seguenti approssimazioni: ; Formule 1-2 con “a” e “c” rispettivamente il valore ottimistico e pessimistico della stima a tre punti e “b” il valore più probabile o meglio la moda. Una volta note media e varianza si procede come illustrato di seguito, con il terzo metodo. L’aspetto interessante di questo primo metodo risiede nel fatto che le informazioni storiche, relative ai dati che occorrono per costruire la distribuzione di probabilità, sono assunte da valutazioni da parte di esperti. Secondo metodo - Simulazione Montecarlo. Il modello di progetto, e quindi la distribuzione di probabilità cercata, è desunto da un calcolo iterativo eseguito molte volte con dati in input casuali che nel nostro caso corrispondono alle stime dei costi. Il metodo tende a simulare un numero elevato di volte il progetto, attraverso un modello matematico che è alimentato da dati in input generati in modo casuale, quasi a rappresentare in maniera empirica il fenomeno, e in conformità ad una forma di distribuzione di probabilità data. Terzo metodo – In quest’ultimo metodo, che corrisponde proprio al caso che si vuole illustrare, è impiegato l’insieme dei dati storici, accumulati nel tempo dall’organizzazione, per la definizione della distribuzione di probabilità Beta. In particolare si procedere alla stima dei parametri ( e ) della ricercata distribuzione, con il metodo dei momenti. Questi possono essere Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni cumulativa di probabilità Beta (CDF), determinati univocamente dalla media e dalla varianza: ossia se PDF= f(x) CDF= , di seguito rappresentate in maniera qualitativa. Formule 3-4 Per entrambe le figure, l’area sottesa dalla curva è pari all’unità, ossia all’evento certo (la probabilità che accada un evento certo è uguale a 1). nel caso in cui la distribuzione è definita in [0 , 1]. Se questo non è, la media e la varianza nelle formule appena viste sono sostituite rispettivamente da: Formule 5-6 on “l” e “h” limiti inferiore e superiore dell'intervallo di definizione della distribuzione della beta, che sarà quindi definita nell’intervallo [l , h]. Ovviamente si preferisce utilizzare, qualora ve ne sia la possibilità, gli stimatori classici ai minimi quadrati di media e varianza, avvalendosi di un campione di dati storici; nel nostro caso corrispondenti ai costi sostenuti per la realizzazione di edifici similari, attualizzati per renderli confrontabili. Naturalmente se questi dati non fossero stati conservati insieme a tutta la storia dell’iniziativa, non sarebbe stato possibile preparare lo strumento decisionale di cui si parla. Il prospetto seguente sintetizza i dati accertati nel passato. Da essi estraiamo la media aritmetica e la varianza del costo di costruzione al metro quadrato. Riduciamo a [0,1] l’intervallo di definizione della nostra variabile, “standardizzando” media e varianza sopra indicate grazie alle formule 5 e 6 e procediamo alla stima dei parametri e della distribuzione Beta per i costi del progetto, utilizzando le formule di cui ai punti 3 e 4, ricavando così i seguenti valori: =0,7032; =0,6261 Ricordiamo che dalla distribuzione di probabilità Beta (PDF), attraverso un’operazione di integrazione, si deriva la funzione distribuzione Anziché leggere il valore della probabilità in corrispondenza del costo a metro quadrato desiderato, attraverso la CDF, è preferibile semplificare e leggere questo dato direttamente dalla PDF, la quale, in corrispondenza di un determinato valore del costo, restituisce la probabilità che si verifichi l'evento. La curva è limitata dai valori (a, b) che nel nostro caso corrispondono al minimo e massimo costo registrato nella serie di dati storici (1.271,05 e 831,07 €/mq). Pertanto, venendo all’utilità della curva definita e rammentando che il valore medio a metro quadrato per costruire la tipologia di edificio considerato è pari a.1.063,81€/mq, poniamoci le seguenti utili domande. A. Quanto è la probabilità di successo che si assume, se si vuole realizzare un nuovo edificio dalle caratteristiche di quelli realizzati, volendo tenere un costo a budget pari al valore medio di 1.063,81€/mq? Ebbene dalla CDF, in corrispondenza del valore a metro quadro di €.1.063,81, possiamo notare come il nostro valore è di appena il 53% di probabilità che il progetto si concluda con successo. Questo dato probabilmente non ci conforta poiché è appena superiore alla probabilità che possiamo avere provando a indovinare il risultato di una moneta lanciata in aria. << Prev / Next >> 5 Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni (che potrebbe essere la stima analitica di progetto), se si vuole operare con una sufficiente sicurezza. Possiamo allora pensare al problema inverso, ossia: B. Quanto deve essere il valore unitario del costo a metro quadro se si vuole realizzare con una probabilità più ragionevole di successo pari, ad esempio, al 75%? Per rispondere a questa domanda bisogna invertire la funzione CDF in modo da poter leggere, in corrispondenza della probabilità desiderata, il valore del costo di costruzione a metro quadro da mettere a budget. In questo caso si nota che per avere una probabilità del 75% occorre preventivare un valore a budget di 1.200,39 €/mq, il che, rispetto al dato precedente, significa considerare un appostamento di fondi (contingency) pari al 13% rispetto al valore medio 6 3. Conclusione In definitiva il metodo illustrato vuole essere uno strumento di supporto alle decisioni da prendere nel campo delle costruzioni, consapevoli che è una meta illusoria pensare di selezionare possibilità basandosi esclusivamente su quanto emerge dal calcolo. Prendere una decisione in un ambiente aziendale è sempre qualcosa di molto complesso sia per il numero di variabili che entrano in gioco, sia per come esse variano al mutare delle condizioni al contorno. Ciò nondimeno è buona regola pensare al futuro tenendo ben in mente cosa l’esperienza ha insegnato; affidarsi solo ai propri metodi pur sapendo che esistono fonti ausiliarie che possono arricchire le nostre convinzioni, non è proprio un esempio di efficienza da imitare. BIBLIOGRAFIA International Mathematical Forum, 5, 2010, no. 18, 861 – 868. Estimating the Mean and Variance of Activity Duration in PERT - N. Ravi Shankar, K. Surya Narayana Rao, V. Sireesha PMBOK® Guide – Fourth Edition Changes - 14 Campus Boulevard Newtown Square, PA 190733299 USA Prof. N. Morano e altri - Stima del patrimonio immobiliare dell’Università degli studi di Salerno – dicembre 2009 (*)Salvatore Barile, Presidente Commissione Project Management Ordine Ingegneri Salerno. piccole e grandi imprese edili. Dal ’97 svolge attività per funzioni (manutenzione- << Prev / Next >> gestione patrimonio) e per progetti presso l’Università di Salerno. Nel 2005 ha contribuito alla nascita del Chapter Southern Italy e dal 2006 è certificato PMP®. Certificato Facility Manager Professional dal 2009 presso International Facility Management Association ed è stato coautore di specifici progetti di gestione di facility management, riconosciuti come best practice dal laboratorio nazionale TEROTEC. In quest’ultimo periodo è impegnato in progetti di riorganizzazione degli asset logistici e patrimoniali per l’introduzione della contabilità economico-patrimoniale e analitica per l’Università di Salerno. Nel 2012 gli è stato riconosciuto il premio ARCHIBUS Awards of Excellence. (**)Ciro Di Palma - Nato a Nocera Inferiore (SA) il 03/11/1982, ingegnere gestionale e project manager, attualmente responsabile trasporti e logistica per conto di BMS - Bonetti Management Services una società del Gruppo Bonetti.. Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni La progettazione europea - un approfondimento sulla matrice Logical Framework di Alexandra Storari In Italia si sta sempre più diffondendo la consapevolezza del Project Cycle Management (PCM) come strumento fondamentale per un corretto approccio alla progettazione europea. Adottato dalla Commissione Europea sin dal 1992 nel settore della cooperazione allo sviluppo, il PCM rappresenta una serie di metodologie necessarie per una corretta, efficiente ed efficace progettazione, realizzazione e gestione dei progetti comunitari. Il testo fondamentale è il Project Cycle Management Guidelines, Vol. I, pubblicato per la prima volta nel 1993, e successivamente rivisto nelle due edizioni del 2001 e del 20041; gli elementi a comune tra PCM e PMBOK® non sono pochi, ma questo merita ulteriori approfondimenti. 2 In un mio precedente articolo , ho descritto a grandi linee cosa significa operare sui programmi di finanziamento comunitari e ho sottolineato come un progetto europeo sia non solo “un insieme coordinato di attività volte a raggiungere specifici obiettivi in un arco temporale delimitato e con risorse e budget definiti”, ma anche la realizzazione e la condivisione di un metodo di lavoro progettuale comune all’interno di un partenariato internazionale, l’integrazione tra modi di operare diversi, l’uniformazione graduale di strumenti, metodi, prassi tra soggetti dei diversi Paesi europei. Ho altresì evidenziato come il primo elemento da cui partire per una corretta progettazione europea consista nel sapere che il progetto ha un suo ciclo di vita, suddiviso in Programmazione, Identificazione, Formulazione, Finanziamento, Implementazione e Valutazione, e che ciascuna di queste fasi ha precisi strumenti operativi. Particolarmente significativa è la fase di identificazione, in cui si presentano e si selezionano le opzioni/idee progettuali da approfondire (studi di pre-fattibilità). In questa prima parte gli staff di progetto dei Paesi partner condividono l’area d’intervento e l’idea progettuale da proporre. È una fase fondamentale, in cui è necessario verificare le possibili alternative operative di risposta a uno o più problemi, propri del settore di riferimento (cultura, ambiente, formazione, ecc.) e selezionare insieme la/le soluzione/i proposta/e. Questo momento di negoziazione permette non solo di individuare la proposta progettuale comune più consona e completa rispetto alle diverse realtà europee, ma anche di stabilire una condivisione iniziale sulla proposta in sé, fondamentale per la successiva coesione del team di progetto che dovrà eventualmente operare insieme in caso di successo della proposta progettuale e della sua relativa implementazione. Gli strumenti utilizzati consistono nel creare la mappa degli stakeholder, ossia dei soggetti che a vario titolo opereranno o incideranno sulla futura ipotesi progettuale; nel descrivere l’albero dei problemi e l’albero degli obiettivi, che permettono in maniera speculare di illustrare la situazione problematica a cui si intende dare, anche parzialmente, risposta; nel scegliere l’ambito d’intervento, ossia la precisa area d’intervento, il problema specifico a cui la proposta progettuale vuole dare risposta. Si ha cioè la definizione dei confini del progetto, l’individuazione degli obiettivi realisticamente raggiungibili. Definita l’area d intervento, la fase di progettazione continua con la Logical Framework Matrix o Matrice Logica, che permette di individuare gli obiettivi generali di medio-lungo periodo, gli obiettivi specifici del progetto, i risultati attesi e le attività. La matrice logica è la rappresentazione grafica del percorso logico che si deve seguire per strutturare una buona proposta progettuale. 1 Il manuale scaricabile al seguente indirizzo web: http://ec.europa.eu/europeaid/multi media/publications/publications/man uals-tools/t101_en.htm 2 Newsletter PMI-NIC, n. 1, marzo 2013, pp. 9-11 << Prev / Next >> 7 Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni Di fatto, preparare in maniera completa e dettagliata la matrice logica significa fissare in maniera chiara e inequivocabile gli elementi fondamentali del progetto. Da questo punto di vista, essa può essere considerata lo strumento principe della progettazione, l’elemento che mette già in luce tutti gli aspetti fondamentali che saranno poi sviluppati in maniera più articolata all’interno del formulario (application form).Grazie alla matrice logica, si fissano infatti in maniera chiara gli obiettivi generali e specifici del progetto, la qualità del sistema di misurazione, la strutturazione gerarchica delle attività con i relativi mezzi e costi necessari per realizzarle, l’esplicitazione dei rischi e delle condizioni, esterne al progetto ma necessarie per la buona realizzazione dello stesso. La matrice logica si sviluppa su quattro colonne: la prima definisce la logica d’intervento secondo un approccio top-down. Questa si compone a sua volta dei seguenti elementi: Obiettivi generali del progetto (overall objectives): rappresentano gli impatti del progetto nel contesto settoriale o territoriale in cui interviene. Sono impatti di lungo periodo a favore dei gruppi della società nel suo complesso (beneficiari indiretti). Sono congruenti con il programma e la politica comunitaria. Scopo del progetto (project purpose): si tratta dell’obiettivo specifico del progetto. È’ il beneficio atteso per uno o più gruppi di individui (beneficiari diretti). Risultati (results): sono i beni, servizi, prodotti, realizzati dal progetto per raggiungere il suo scopo e destinati ai target group del progetto stesso. 8 Attività (activities): azioni da realizzare per produrre i risultati. L’insieme delle attività costituisce il programma di lavoro del progetto (Work Program). Tali azioni saranno poi specificate all’interno della WBS (Work Breakdown Structure), definibile come il raggruppamento gerarchico del lavoro del progetto orientato ai risultati (deliverable), e rappresentate in maniera temporale sul diagramma di Gantt, che permette di visualizzare in modo immediato e chiaro le diverse attività progettuali con i relativi tempi di esecuzione e l’ambito temporale richiesto per la realizzazione completa del progetto. Si noti che le caselle di questa colonna sono collegate tra loro da un rapporto “mezzi-fini”. Ciò significa che solo se sarannod’intervento svolte le attività previste, si raggiungeranno i risultati definiti; solo se si raggiungono tali risultati sarà possibile raggiungere lo scopo del progetto; e solo se si ottiene lo scopo del progetto si può prevedere un contributo del progetto agli obiettivi generali dello stesso in accordo con il programma e il bando comunitario corrispondente. Una volta definita la logica d’intervento, si passa alla definizione della quarta ed ultima colonna. Essa descrive infatti gli assunti e le condizioni che influenzano la logica di intervento e, risalendo dal basso verso l’alto secondo un approccio bottom-up, in misura sempre più indipendente dal controllo diretto del gruppo di progetto. Si tratta, in altre parole, delle condizioni esterne che da un lato sono necessarie affinché il progetto abbia successo, dall’altro non sono controllabili in maniera diretta dal team di progetto. Secondo ® la logica del PMI , le informazioni presenti in questa colonna sono la base per definire il risk assessment e predisporre il relativo piano dei rischi. << Prev / Next >> La seconda e la terza colonna della matrice logica costituiscono il sistema di valutazione del progetto. Nella seconda colonna è descritto il sistema di indicatori. Si noti che gli indicatori devono essere in primo luogo SMART, ossia specifici rispetto all’obiettivo (specific), misurabili (measurable), disponibili a costi accettabili (available), rilevanti rispetto alle necessità informative di cui si ha bisogno (relevant), e correlati al tempo (timebound). Inoltre, un buon indicatore deve rendere misurabile l’obiettivo, ossia deve essere composto da una variabile, un valore di riferimento di partenza e un arco temporale di riferimento. Solo in questo modo si può misurare e valutare l’effettivo raggiungimento dei diversi obiettivi declinati nella logica d’intervento (prima colonna). Infine, rispetto alla logica d’intervento, un buon indicatore può essere quantitativo o qualitativo. Se si tratta di valutare i risultati (result) del progetto, siamo di fronte a degli output di tipo quantitativo, ossia a dei prodotti, beni, servizi, rivolti agli specifici target group. Rispetto alla valutazione dello scopo del progetto (project purpose), gli indicatori sono invece dei benefici (outcome) di tipo quantitativo e qualitativo a favore dei beneficiari diretti. Infine, abbiamo gli indicatori d’impatto, che misurano in termini qualitativi gli effetti finali, di mediolungo periodo, che la nostra azione progettuale ha avuto sulla società nel suo insieme (beneficiari indiretti). Nella terza colonna inseriremo le fonti di verifica, ossia le modalità di rilevazione da utilizzare. Esse permettono di definire i costi di ciascun indicatore sulla base di chi raccoglie l’informazione, come, e con che frequenza. In questo modo, la matrice logica è completata. Con essa termina la fase di definizione e identificazione dell’idea progettuale e si può finalmente passare alla compilazione Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni del formulario. Amata/odiata dai progettisti europei, la matrice logica è uno strumento importantissimo, grazie al quale la fase finale di formulazione appare più chiara, semplice, immediata. Rappresenta le fondamenta senza le quali il progetto rischia di essere un edificio incoerente e incongruente, fondato sulle sabbie mobili. Conoscere se stessi e migliorare il team di Paolo Birsa(*), PMP®, ITIL® Una delle più grandi sfide del Project Manager nella gestione dei progetti è la capacità di creare e sviluppare un team efficace, efficiente, nel quale a ogni membro è stato assegnato il task più adeguato alle sue capacità e preferenze al fine di creare un clima positivo. La conoscenza di sé, un profondo insight, è il punto di partenza per lo sviluppo di capacità relazionali e comunicative, di leadership e di gestione dei conflitti, necessarie a vincere tale sfida. Nella mia esperienza di Project Manager per raggiungere tali obiettivi di team building e autoconsapevolezza, mi sono affidato al test di personalità MBTI, uno strumento che può avere un grande impatto sulla nascita e sviluppo dei progetti e sulla comprensione delle dinamiche intrinseche agli stessi. Il Myers Briggs Type Indicator (MBTI) si basa sulle teorie di Carl Jung, sviluppate per tentare di spiegare le differenze di personalità fra le persone sane. Sulla base delle sue osservazioni, Jung comprese che le differenze nel comportamento sono dovute a tendenze innate delle persone a usare la propria mente in maniera diversa le une dalle altre. Il test MBTI è un questionario psicometrico creato per misurare le preferenze psicologiche su come le persone percepiscono il mondo e prendono decisioni. Le preferenze considerate dal test riguardano quattro dimensioni dicotomiche dalla combinazione delle quali si ottengono 16 tipi di personalità: (E) EXTRAVERSION – (I) INTROVERSION: Direzione in cui è focalizzata l’energia. Ognuno di noi trascorre del tempo a relazionarsi con il mondo esterno. Tutti noi inoltre trascorriamo del tempo a parlare con noi stessi. L’estroversione implica focalizzare la nostra attenzione ed energia al di fuori di noi stessi. L’introversione implica focalizzare la nostra attenzione ed energia all’interno di noi stessi. (S) SENSING – (N) INTUITION: Funzioni percettive, acquisizione informazioni. Tutti noi mettiamo insieme informazioni Il modo in cui le raccogliamo è il punto di partenza per tutte le interazioni umane. Quando due persone raccolgono informazioni in modo diverso, tutte le comunicazioni successive sono a rischio. Alle volte ci focalizziamo su “quale potrebbe essere” l’informazione – Cerchiamo quale può essere il significato delle cose, cosa è possibile e come le cose si relazionano fra loro. Alle volte le nostre decisioni sono impersonali – cerchiamo di essere obiettivi. Alle volte le nostre decisioni sono basate su ciò che conta per noi o per gli altri – siamo “individuocentrici”. (J) JUDGING – (P) PERCEIVING: Attitudine verso il mondo Determinare e percepire sono due modalità opposte di affrontare il mondo. Alle volte organizziamo il mondo esterno, talvolta ci lasciamo trasportare e facciamo le cose spontaneamente. Ogni volta che vogliamo il nostro mondo esterno organizzato e stabilito, stiamo vivendo un atteggiamento “determinante” – Determinare significa decidere le cose. Ogni volta che vogliamo esplorare opinioni, essere flessibili, spontanei e adattabili nel nostro mondo esterno stiamo vivendo un atteggiamento “percettivo” – Percepire significa farsi trasportare. Lo scoring del test fornisce un profilo di 4 lettere composto da un mix delle 4 dimensioni considerate. La seguente tabella espone le 16 combinazioni con un pay-off (T) THINKING – (F) FEELING: Funzioni di giudizio, presa di decisioni Tutti noi giudichiamo, sviluppiamo conclusioni e prendiamo decisioni. << Prev / Next >> 9 Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni indicativo di ogni tipologia. In concreto, lo strumento porta benefici ai team di progetto nei seguenti modi: Riduce il lavoro improduttivo migliorando la comunicazione. Aiuta ad individuare forze e debolezze del team e degli individui (Project Manager compreso). Spiega alcuni comportamenti del team. Crea una struttura obiettiva per gestire i conflitti. Aiuta il team a comprendere come differenti punti di vista e metodi possono risolvere i problemi. Aiuta a predire problemi potenziali. Insegna ai membri di un team a stimare la forza degli altri. Max Wideman e Aaron Shenhar, nel loro “Professional and Personal Development: A Practical Approach to Education and Training” (Project Management for Business Professionals, edited by Joan Knutson, 2001) hanno analizzato come i diversi tipi di personalità si adattano ai possibili ruoli nei team di progetto, ovvero Leader, Follower o Inadatti: Partendo da un livello personale per arrivare a integrare una tipologia di team di progetto, MBTI spiega come le persone elaborano le informazioni in modi molto diversi, come interpretano diversamente la vita e sono motivate da cose diverse. Riconoscendo queste differenze, prima di tutto riguardo se stesso, il Project Manager acquisisce l’empowerment per essere un leader più efficace che porterà a sua volta ad avere un team più motivato ed efficiente. (*) Con oltre 20 anni di esperienza in ambienti IT, Paolo Birsa passato dalla consulenza free-lance su ambienti wintel-as400 ricoprire il ruolo di Project Manager per IBM Italia dal 2005, gestendo alcuni dei maggiori progetti servizi IT per clienti internazionali presenti in Friuli Venezia Giulia. Membro attivo del Project Management Institute® iscritto all'Ordine degli Psicologi del FVG, gestisce un blog personale incentrato sul “lato umano” del Project Management sulla tecnologia supporto (www.thecloudcube.com). Eventi Agile Project Management Firenze, 3 marzo 2013 Consiglio Regionale Toscana di Luigi De Laura,PMP® Dopo l'evento sul Lean Thinking organizzato a Firenze presso la sede dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Firenze, continua il viaggio del PMI®-NIC Branch Toscana-Umbria nel mondo “Agile” alla ricerca dei punti di contatto tra le pratiche di Project Management e gli elementi necessari per dare consistenza al business nelle dinamiche relative alla coesistenza tra progetto e progetto. Infatti a Firenze lo scorso 6 marzo si è svolto, nella prestigiosa e bellissima sala delle Feste della Regione Toscana, l’importante convegno dedicato all’“Agile Project Management”(APM), con l’obiettivo di presentare e discutere di modelli e pratiche focalizzate sull’applicazione dell’APM come disciplina trasversale per gestire progetti complessi. L'evento, che nasce dall'esigenza di un aggiornamento sull'argomento da parte di soci e simpatizzanti del PMI®NIC Branch Toscana-Umbria, ha attratto un centinaio di partecipanti provenienti da ogni parte d’Italia. Un successo di partecipazione che è un palese sintomo di quanto il tema sia sentito e di una presa di coscienza della necessità di essere sempre più concreti. Dopo l’introduzione di Luigi De Laura, Project Manager dell’evento e moderatore del convegno, e i saluti di 10 << Prev / Next >> Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni benvenuto della Regione Toscana, sponsor dell’evento, portati da Carlo Cammelli, responsabile IT del Consiglio della Regione Toscana, Donatella Calderini, direttore del PMI®-NIC Branch Toscana-Umbria, ® ha aperto i lavori presentando il PMI e l’attività del Branch svoltasi in tutti questi anni. Con la prima sessione pomeridiana “Un approccio snello nella gestione della complessità dei progetti”, Walter ® Ginevri, Presidente del PMI -NIC, ha fornito un quadro efficace dello stato dell’arte dell’APM, partendo dai sistemi complessi, dalla differenza tra complessità e complicazione nelle dinamiche relative alla coesistenza tra progetti e attività ricorrenti, fino a concludere con una panoramica sull’approccio Agile come sfida alla complessità evidenziando i rischi e le opportunità della sua applicazione. Semplificare procedendo per successive iterazioni senza rinunciare alla qualità, considerare il cambiamento come un’opportunità, focalizzarsi più sulla collaborazione con il cliente e tra i membri del team di progetto e meno sui processi e sui contratti è in sintesi il messaggio che emerge dall’intervento di Walter Ginevri. L’adozione delle metodologie Agili nella gestione di progetto è volta quindi a rispondere efficacemente ai cambiamenti. Con la seconda sessione pomeridiana “La governance dei progetti agili: esperienze a confronto” Pascal Jansen, Managing Director e Partner di “inspearit”, ha sintetizzato i principi di base dell’APM soffermandosi sulle metodologie e sugli strumenti di gestione di progetto comunemente utilizzati nell’ambito dello sviluppo software e fornendo informazioni riguardanti il loro utilizzo. Un importante punto di riflessione, sottolinea Pascal Jansen basandosi sull’esperienza maturata sul campo, è che il metodo risulta efficace se il gruppo è fisicamente concentrato: la probabilità di successo infatti decresce se il team è distribuito. Nonostante la provata efficacia, inoltre, sussistono quasi sempre ostacoli all’adozione di nuovi metodi dovuti alla difficoltà e alla resistenza nel realizzare cambiamenti organizzativi. Com’è nello stile degli eventi organizzati dal PMI®-NIC Branch Toscana-Umbria, la parte conclusiva viene riservata all’esposizione di un caso pratico. Infatti con l’intervento “Un approccio snello nella gestione della complessità dei progetti - Il caso AZUR: una azienda Lean”, Domenico Casella, Procuratore delegato di Azur, ha presentato una testimonianza concreta del modo in cui vengono gestiti i progetti e della loro interazione con il ciclo di vita del prodotto in un’azienda che ha adottato un modello organizzativo basato sul Lean Thinking. Un intervento interessante in quanto ha consentito di affrontare la gestione “Agile” dei progetti da un punto di vista diverso da quello del mondo software, nel quale l’APM si è sviluppato e trova la sua massima applicazione. Nella parte finale dell’evento riservata al dibattito, moderato da Mirella ® Conti, Direttore aggiunto del PMI NIC Branch Toscana-Umbria, il messaggio di base che è stato declinato in tutti gli interventi è che “Agile” non è solo veloce, snello, ma anche orientamento alla concretezza, qualità che lo rende efficace in un mercato dinamico e mutevole. L’APM non esclude l’approccio tradizionale della gestione dei progetti in << Prev / Next >> quanto dipende molto dal contesto di applicazione e quindi nella gestione di un programma i due approcci possono coesistere, applicati su work package differenti. Pertanto un Project Manager deve conoscere entrambe le metodologie, essere in grado di individuare il contesto di pertinenza ed applicarle in modo appropriato, proprio come un musicista che sappia suonare sia la musica classica che la musica jazz.” L’analisi del rischio applicata ad uno scenario della Seconda Guerra Mondiale Modena, 13 marzo 2013 Dedalus S.p.A. di Eustachio Nicoletti Lo scorso 13 marzo si è tenuto a Modena, presso la sede della società Dedalus SpA, l’evento organizzato dal Branch Emilia Romagna e Marche, dal titolo “L’analisi del rischio applicata ad uno scenario della Seconda Guerra Mondiale”, il primo degli eventi che quest’anno il branch vuole dedicare al tema del Risk Management. L’evento era composto di due momenti: uno formativo, con gli interventi di Carlo Muzzarelli e Luca 11 Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni Costa, e l’altro di carattere pratico dove tutti i partecipanti, divisi in gruppi di lavoro, erano chiamati ad analizzare una situazione politicomilitare con gli strumenti del Risk Management e a stabilire la strategia conseguente. L’intervento di Carlo Muzzarelli aveva come tema la leadership e l’attitudine al rischio, attraverso l’esemplificazione di alcune situazioni che presentavano due scenari, con un elemento di certezza l’uno e di incertezza l’altro seppur con una componente “positiva”. Ha spiegato come le persone si dividono essenzialmente in due categorie, Rsk Averse e Risk Seeker, e come le decisioni sono inevitabilmente condizionate dalla emotività (Teoria del Prospetto). Carlo Muzzarelli ha poi parlato degli stili di leadership possibili (autoritario, democratico, delegante) e che un buon leader, un buon generale per esempio, è una persona che è tipicamente un risk averse che basa le sue decisioni su elementi razionali e certi. Nel suo affascinante e appassionato intervento, Luca Costa ha letto con gli strumenti del Risk Management come la Germania e l’Inghilterra, durante la II Guerra Mondiale, hanno proceduto ad analizzare delle situazioni di rischio e la strategia che hanno fatto conseguire. Dato l’obiettivo che la Germania nazista aveva in mente - la conquista di territori ad est - Luca ha fatto prima l’analisi SWOT delle due controparti, da qui ha quindi derivato i rischi (minacce e opportunità) e ha realizzato l’analisi qualitativa usando la matrice probabilità/impatto con l’aggiunta della urgenza. Ne è risultato come la Germania, con un atteggiamento di tipo risk averse, ha adottato una strategia che puntava tutto sulla opportunità dell’armistizio con l’Inghilterra, mitigando ed evitando alcuni rischi ma senza nessun contingency plan per questi. 12 L’Inghilterra ha invece adottato un atteggiamento di tipo risk seeker, ha accettato e gestito in maniera attiva i rischi, sia quelli a breve, sia quelli a medio/lungo periodo. Si è poi arrivati alla parte pratica dell’evento. I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi, Risk Averse, Balanced e Risk Seeker sulla base dell’attitudine al rischio (alcuni giorni prima dell’evento ai partecipanti era stato distribuito un questionario) quindi sono stati chiamati a definire la strategia che il governo autoritario di uno stato A (non definito) doveva mettere in atto per perpetuare e rafforzare il proprio potere, il tutto in un contesto politico-militare pieno di rischi che vedeva la presenza di due altri stati B, in tregua armata con A, C una superpotenza che occupava un territorio T conteso con A e che certamente avrebbe risposto con le armi se A avesse provato ad invadere. I gruppi sono passati quindi al lavoro analizzando una serie di elementi che definivano il contesto, usando la SWOT e la matrice probabilità/impatto. Al termine del lavoro è stato sorprendente constatare come le strategie decise hanno confermato le tendenze personali e quindi la composizione dei gruppi: quello dei Risk Averse ha scelto la strategia di occupare il territorio T con la certezza di provocare la reazione di C, quello dei Risk Seeker ha stabilito di entrare in conflitto con lo stato B preferendo quindi una strategia con più elementi di incertezza. È’ stato interessante trovare conferma da parte di tutti i partecipanti come la gestione dei rischi è un importante elemento per le decisioni strategiche e un campo di esercizio della leadership estremamente ricco ed esemplare. Infine, è degna di menzione la conclusione di Carlo Muzzarelli: il Risk Seekeer sceglie il rischio perché << Prev / Next >> ama il senso di incertezza (anche se le condizioni non sono tutte razionalmente favorevoli). In questa condizione riesce a trarre il massimo vantaggio dal suo operato. Il Risk Averse sceglie di agire perché non sopporta le condizioni di stallo incerte: indipendentemente dal risultato finale l’importante è essersi tolti dall’incertezza della situazione. Benvenuto EDMF - Il nuovo PMI® Ethical Decision-Making Framework a supporto delle decisioni etiche Milano, 15 marzo 2013 Unione del Commercio di Michele Ambrosio,PMP® Nel pomeriggio del 15 marzo, presso la Sede dell’Unione del Commercio di Corso Venezia a Milano, si sono aperti i lavori di presentazione dell’EDMF che supporta l’utilizzo del “Code of Ethics and Professional ® Conduct” del PMI . ® Il PMI – NIC e il Team dedicato a ProgEtica, dopo vari workshop di successo tenuti nel 2012, hanno ritenuto opportuno proporre un approfondimento “allargato” sul tema dell’EDMF, strumento progettato e ® deliverato dal PMI per aiutare PM e addetti ai lavori ad assumere decisioni nel momento in cui si presenta un “dilemma” etico. I lavori sono stati aperti da Michela Ruffa e da un’appassionante introduzione di Giusi Meloni sulla nascita del framework, tool utilizzato a livello mondiale alla cui stesura ha contribuito attivamente la stessa Giusi in qualità di componente dell’Ethics Member Advisory Group ® del PMI . Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni Elemento poco noto ma di potenza enorme, il PMI® è una delle poche organizzazioni mondiali (escludendo ambiti medici/psicologici) ad avere non solo un Codice Etico, ma anche un processo a supporto delle decisioni (identificato dall’EDMF). In tutto ciò il PMI®–NIC ha svolto e continua a svolgere un ruolo di primo piano, poiché da anni promuove il dibattito intorno ai temi dell’etica e, con quanto emerso dai workshop del 2012, ha anche contribuito direttamente alla prima revisione dell’EDMF. Sin dalle prime battute e commenti alle tre relazioni presentate, è emerso che i temi trattati sono d’interesse primario e che l’obiettivo del PMI® e del PMI®–NIC di diffondere la conoscenza dell’EDMF per aiutare chi si trova di fronte a dilemmi di tipo etico sarà coronato da successo. L’utilità di questi incontri è evidente: alla domanda di Giusi su chi conoscesse il Codice Etico del PMI®, solo poche timide mani si sono levate. Il termine “Etica” deriva dal greco “ethos”, carattere/comportamento/costume: quale migliore conclusione di un evento dedicato all’EDMF che sperimentare un approccio pratico? Dalla “teoria” si è passati a un “role game” in cui sono stati scelti tre volontari tra il pubblico, con un’intensa e attiva partecipazione di gran parte dei Soci presenti. Il personaggio centrale si trovava di fronte ad un dilemma etico (relativo a un tema lavorativo) mentre gli altri due volontari rappresentavano due aspetti della coscienza individuale: uno la parte di “diavolo” e l’altro la parte di “angelo”. In questa cornice, il pubblico veniva spronato a fare commenti e a dare indicazioni. Con la governance di Michela e Giusi, i volontari si sono messi in gioco cambiando ruoli e decisioni, provocando sia momenti d’intensa partecipazione, sia considerazioni e confronti sulle possibili azioni e correzioni al comportamento, utilizzando il tool EDMF, in un’atmosfera “partecipata” e positiva. Meritevole quindi la scelta di utilizzare questo approccio Learning by Doing che ha sottolineato come essere etici vuole dire fondamentalmente farsi continuamente domande. Come diceva Sherlock Holmes il problema non è trovare risposte, ma farsi le domande giuste. Il Codice Etico e il documento EDMF del PMI®, quindi, devono essere interpretati e utilizzati come un supporto alla continua ricerca di domande di fronte a problemi, temi ETICI. Per gli interessati le slide presentate sono disponibili sul sito del PMI®-NIC. Scacchi: una palestra per il Project Manager Chivasso, 16 aprile 2013 Palazzo Einaudi-Aperitasso Provate ad immaginare quattro amici che si ritrovano attorno ad un tavolino dell'Università per confrontarsi sulle similitudini tra una partita a scacchi e un progetto. Stravaganti? Forse, ma quante analogie, tecniche e strategie li accomunano! Ne è nato un "Aperitasso", gli incontri di Project Management a Chivasso, di cui vi presentiamo la sintesi. Ilaria Marletti, PMP®, Branch Piemonte - Valle d'Aosta ® Paolo Sasso, PMP , Project ;anager Marco Bruera, istruttore federale di scacchi e Project Manager Cinzia Garetto, psicologa Gli scacchi cosa sono? Sono 32 pezzi che si muovono all’interno di una scacchiera in maniera vorticosa? Il neofita vede in una partita di scacchi caos, complessità e noia e pensa “ma chi è lo stolto che ha inventato un simil gioco”. Non sempre è così: provate a vedere il 3 filmato “Scacchi ed il tifo ”. I prodi che invece si appassionano a questo gioco vengono rapiti com’è successo a Luke Skywalker conquistato dalla Forza in Star Wars. Tutto questo può essere affascinante ma qual è il nesso con il Project Management? L’aforisma “Negli scacchi, la tattica ti insegna che cosa fare quando c'è qualche cosa da fare, mentre la strategia consiste nel sapere che fare quando non c'è più 3http://www.youtube.com/watch?feature=playe r_embedded&v=6ixwKBwfT38 << Prev / Next >> 13 Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni nulla da fare!” (Xavier Tartacover) ci porta verso la risposta alla domanda: infatti si evidenziano già alcuni concetti quali la strategia, la pianificazione e, andando più in profondità, il coordinamento dei pezzi e via dicendo. Vediamo più in dettaglio alcuni concetti per comprendere meglio come gli scacchi agonistici possano diventare una palestra per il Project Manager. Fasi della partita: una partita di scacchi si divide in tre fasi: apertura, mediogioco e finale. L’apertura rappresenta circa le prime 15 mosse, il mediogioco dalle 15 in avanti e il finale è quella fase nella quale rimangono tendenzialmente il re e i pedoni. Le fasi di una partita si possono collegare alle fasi di un progetto: avviamento, esecuzione e completamento. Strategia / Tattica: La strategia permette ai giocatori di costruire un piano di gioco a lungo termine e di variarlo al cambiamento delle condizioni al contorno (mosse dell’avversario). La tattica rappresenta combinazioni di mosse per ottenere un piccolo/grande vantaggio ed è al servizio della strategia. Nel diagramma seguente potete vedere un esempio di tattica, tocca al bianco muovere, con una mossa ottiene un vantaggio. Il Project Manager (PM) deve possedere sia la visione strategica del progetto per garantire di mantenere sempre la visione complessiva su tutte le attività, sia una visione tattica che gli consenta di superare rischi e cogliere opportunità magari inaspettate che gli si possono presentare. Il PM ha necessità di saper sfruttare tatticamente quello che gli si presenta perché deve essere in grado di prendere talvolta decisioni rapide e che gli consentano di sfruttare tali opportunità inaspettate, ma sempre mantenendo al contempo la visione strategica del Progetto. Tuttavia il PM deve maturare consapevolezza del pensiero strategico che deve consentirgli di avere una visione complessiva e deve guidare anche le sue scelte strategiche: è sulla base del pensiero strategico che il PM potrà decidere se e quali opportunità tattiche cogliere. A questo punto sorge spontanea una domanda: il pensiero strategico corrisponde a una nostra modalità spontanea o è una facoltà da sviluppare con l’esercizio (magari imparando a giocare a scacchi)? Provate a concentrarvi per un attimo su un problema che vi sta a cuore e chiedetevi qual è la prima cosa che vi viene in mente. Forse la preoccupazione di non riuscire a risolverlo, forse una possibile soluzione che non riuscite ad implementare… se invece vi viene in mente l’obiettivo che volete raggiungere siete sulla buona strada per diventare degli strateghi. Come scriveva Seneca: “Se non sai verso quale porto andare ogni vento è sbagliato“. Pianificazione: "Gli scacchi insegnano l'importanza della pianificazione a lungo termine" diceva Garry Kasparov, probabilmente il più grande scacchista di tutti i tempi. 14 << Prev / Next >> E per il PM allo stesso modo la pianificazione è uno degli elementi più importanti e più critici di un progetto. Definire le attività lungo tutto il ciclo di vita del progetto e disporle nel tempo è sempre difficile per ogni PM indipendentemente da quanta esperienza egli abbia. Gestire una WBS e gestirne lo schedule nel tempo è una grande fonte di stress per ogni PM perché, come lo scacchista che gioca una partita "rapida" in cui l'avversario non è solo colui che ha di fronte ma anche l'orologio, anche lui è costretto a mantenere gli obiettivi di progetto sapendo che uno degli elementi chiave è proprio la consegna nei tempi stabiliti. Coordinamento dei pezzi: per perseguire un piano efficace lo scacchista deve imparare a coordinare i propri pezzi in modo che collaborino per ottenere il risultato voluto. Nel diagramma seguente potete vedere come tutti i pezzi del bianco siano pronti per scatenare un violento attacco al re Nero. Il tema del coordinamento delle risorse e della leadership sono molto importanti per un PM. È essenziale che egli abbia nei suoi soft skill queste capacità per garantire che tutti i membri del suo team procedano uniti verso l'obiettivo comune del progetto. Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni Psicologia: Gli scacchisti sono personaggi un po’ particolari? Forse, guardate il filmato e non avrete più dubbi: “Ivanchuk e l'orologio”4 Dal punto di vista delle scienze cognitive la pratica scacchistica si basa sull'attivazione dei seguenti processi: - Memoria prospettica Il giocatore di solito imposta una o due strategie iniziali e generali che tenterà di mettere in pratica in una lunga successione di mosse future, ricordando continuamente a se stesso gli obiettivi iniziali, intermedi e finali di ciascuna tattica specifica. Il PM cerca di definire al meglio tutte le attività che dovrà affrontare durante il progetto. Inizialmente imposterà una strategia fatta di una serie di azioni pianificate che gli consentiranno di perseguire l'obiettivo finale. Definirà le attività in una WBS per poterle meglio controllare e si confronterà con il suo team per valutare le possibilità che potrà sfruttare. Progetterà quindi le azioni ed anche il suo atteggiamento per garantire di arrivare al soddisfacimento del suo cliente finale. - Problem-solving È inevitabile che nel corso la partita il giocatore si trovi a fronteggiare mosse dell'avversario che sono prevedibili soltanto in parte. Ogni situazione di pericolo o di scacco prodotta dalle mosse dell'avversario innesca un'attiva ricerca di possibili soluzioni, in cui nella prima fase è utile una fase di analisi libera e creativa grazie alla quale il giocatore può far emergere dal subconscio nuove combinazioni immagazzinate nella memoria a lungo termine. Dopo questa fase il giocatore può 4http://www.youtube.com/watch?v=mZ_vyNyA 81M&list=PL8iaAgXaStUcb4270lWmAOoNE2uw dRhjM selezionare criticamente le strategie e monitorare la reale efficacia delle strategie prescelte. Per il PM, proprio come per lo scacchista, ogni angolo nascosto, ogni meeting, ogni attività può racchiudere in sé qualcosa che non si è potuta prevedere fino in fondo. Di fronte a queste situazioni inaspettate il PM può seguire due strade: da un lato può decidere che sarà solo suo compito definire la strategia per oltrepassare la difficoltà, dall'altro potrà decidere di analizzarla con la collaborazione del suo team per migliorare la visione di eventuali ulteriori problemi attraverso una prima fase di brainstorming. In questa fase tutto è concesso e l'inventiva è fondamentale; "inventatevi come mettere un piolo quadrato in un buco rotondo" diceva il responsabile del volo dell'Apollo 13 alla sua squadra quando scoprirono che le cartucce di ricambio per l'ossigenazione della navicella erano di forma differente sul modulo lunare: tutti sappiamo che seppure l'Apollo non fosse sceso sulla Luna quello fu un progetto di grande successo perché tutti tornarono vivi alla base. Solo dopo un attento confronto il PM deciderà quale strada affrontare per superare un imprevisto e a volte riuscirà anche a trasformarlo in un'opportunità ottenendone vantaggio. Prendere decisioni a volte può essere difficile, soprattutto se si ha la sensazione di non avere a disposizione tutti gli elementi che occorrono. In realtà, la maggior parte delle nostre scelte si basa su delle “scorciatoie” cognitive che aggirano le difficoltà insite nella mancanza di dati conosciuti. Ad esempio: come fate a scegliere un buon melone dal fruttivendolo? C’è un solo modo razionale per scegliere il melone migliore: comprarli e assaggiarli tutti prima di decidere! Un metodo dispendioso e lento, e infatti, di solito, ci affidiamo ad altre << Prev / Next >> possibilità, più rapide ma esposte all’errore. Attenzione: uno dei fattori che possono indurci a decisioni affrettate (e spesso sbagliate) è un’emotività eccessiva. - Autocontrollo emotivo Durante la partita il giocatore va soggetto a livelli di stress da lieve a moderato; è necessario dunque acquisire buone capacità di autocontrollo per impedire che sentimenti di ansia, sconforto, impazienza o impotenza appresa tolgano lucidità alla strategia di gioco. Anche su questo aspetto non sempre i professionisti sono così ineccepibili come dimostra il filmato: “Grischuk – Nakamura5” Anche il PM affronta differenti livelli di stress durante lo svolgimento del progetto: dall'eccitazione iniziale avviare un progetto nuovo e sfidante è elettrizzante per ogni PM - allo scoramento quando deve fronteggiare difficoltà che sembrano insormontabili magari senza poter contare su un pieno appoggio di uno sponsor. Il PM deve saper fronteggiare lo stress, deve saper mantenere lo stesso autocontrollo in tutte le fasi del progetto: è un'abilità che nessun PM può imparare, qualcosa che è parte del suo stesso carattere e del suo modo di fronteggiare tutti i progetti, compreso quello che ognuno di noi deve affrontare ogni giorno: il progetto della propria vita. BIBLIOGRAFIA. L. Desiata - Scacchi e strategie aziendali - Ed. Hoepli C.Pantaleoni R.Messa F.Benetti Corso completo di scacchi - Ed. Le due torri www.scacchivasso.com/teoria.php 5http://www.youtube.com/watch?feature=playe r_embedded&v=1bsOpcezKsI 15 Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni Echi da Istanbul Milano, 3 maggio 2013 Unione del Commercio di Annamaria Giacomelli, PMP ® Come tutti gli anni ci siamo ritrovati per condividere una selezione degli interventi, italiani e non, tenuti all’evento PMI® Global Congress 2013 – EMEA, che ha chiamato a raccolta 800 partecipanti da 40 Nazioni nella cornice di Istanbul, l’affascinante città turca affacciata sul Bosforo; un brillante risultato organizzativo per il giovane Chapter Turco, che annovera già circa 300 iscritti. Come ogni edizione il Congresso è stato preceduto dal più ristretto Leadership Institute Meeting che ha visto partecipare 185 membri del Board dei vari Chapter appartenenti a 40 nazioni. Gli “Echi da Istanbul” sono stati trasmessi ai convenuti alla Camera di Commercio di Milano da Walter Ginevri, Giusi Meloni, Michele Maritato e Maria Cristina Barbero, che hanno partecipato al Congresso in qualità di speaker, e da Giorgio Luoni che ha accettato l’invito di condividere impressioni, messaggi e valori raccolti nel corso della sua partecipazione all’evento. In apertura dell’evento, Walter Ginevri ha sottolineato la qualificata partecipazione italiana al Congresso; su 55 presentazioni ® totali, il PMI -NIC ha contribuito con 6 speaker, il SIC e il Branch Roma relativamente con 1. Degna di nota è stata anche la cerimonia di consegna dei Leadership Master Class Awards che ha visto protagonisti Michele Maritato, Fabio Rigamonti e Donatella Calderini fra i 18 insigniti del riconoscimento. Il messaggio forte trasmesso da questa edizione del Congresso, 16 enfatizzato in particolare da Mark Langley nel suo discorso di apertura, è il rafforzamento del ruolo del Project Manager in ottica business, concetto che è stato poi ripreso nell’intervento di Michele Maritato. Nel corso del suo intervento “On Balance - Five Strategies for Resilient Project Managers” Giusi Meloni condivide con la platea le riflessioni da lei maturate relativamente all’“Equilibrio”, quel bilanciamento delicato e difficile da mantenere in contesti conflittuali e di stress o fra vita personale e professionale. Partendo dal motto socratico “conosci te stesso” Giusi Meloni segue un percorso interiore in compagnia di alcuni personaggi e delle loro strategie. Per uscire da situazioni difficili può essere utile imparare da Sherlock Holmes a cogliere i segnali deboli, sia mettendosi nei panni dell’altro che osservando da una posizione distaccata; la curiosità di Alice nel Paese delle Meraviglie può aiutarci a superare un atteggiamento istintivo di chiusura in situazione di stress, stimolando creatività e la ricettività nel cogliere vie alternative per la gestione del caos. Ulteriori compagni di viaggio - come Mary Poppins, Peter Pan, Mago Merlino e Cristoforo Colombo forniscono preziose indicazioni per mantenere o ristabilire la rotta dell’Equilibrio. << Prev / Next >> Michele Maritato ha riassunto il suo intervento “Mastering Project Requirements” presentato al ® congresso PMI , nel quale viene schematizzata la stretta relazione fra le due discipline di Business Analysis e Project Management. Ogni progetto nell’azienda nasce da esigenze di business ed è compito del Project Manager realizzare il cambiamento che permette di ottenere i benefici di business richiesti. Tali benefici saranno tanto più corrispondenti ai requisiti di business quanto più il Project Manager sarà impegnato ancor prima dell’inizio del progetto a identificarli, trasmetterli fino a verificarne il raggiungimento in fase di riconciliazione. Maritato cita in conclusione Mark Langley che nella sua definizione di Leader afferma: “A global leader cultivates business, sets business strategy at a global level and manages globally diversed and dispersed teams”. Maria Cristina Barbero apre il suo intervento, relativo all’introduzione dello standard ISO 21500 con una domanda provocatoria: “Era necessario un nuovo standard sul Project Management oltre a quelli già esistenti?” Nel corso del suo intervento ci illustra a grandi linee le caratteristiche principali dello standard che propone linee guida valide per ogni tipo di progetto ed organizzazione e racconta come sia stato utilizzato con Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni facilità e ottimi risultati in un caso “reale” di consulenza. Quali caratteristiche principali, Maria Cristina Barbero evidenzia come il brand ISO sia universalmente riconosciuto ed affidabile. Viene inoltre sottolineata la chiarezza e la sintesi proposta dallo standard che si rivolge non solo ai PM, ma anche ai Senior PM e Project Sponsor, ai quali fornisce ogni elemento necessario per comprendere principi e “best practice” del Project Management e permettere loro di fornire adeguato supporto ai PM e ai team di progetto. Il contesto di progetto è affrontato in sei pagine che forniscono una sorta di checklist di aspetti da valutare e indirizzare relativamente all’organizzazione nella quale vengono implementati i progetti. Vengono poi introdotti i 39 processi che compongono il Project Management, descritti sinteticamente e che corrispondono a quelli descritti con maggior dettaglio nel PMBOK®, al quale si può far quindi ricorso per ottenere approfondimenti. L’ISO 21500, a differenza delle altre pubblicazioni, fornisce un’utile schematizzazione delle interazione fra i vari processi nei diversi gruppi. Lo standard ISO 21500 è stato utilizzato come “punto di partenza e sintesi” da Nexen in un’attività di consulenza volta a fornire all’azienda cliente una serie di standard e strumenti per la gestione dei progetti in ambito IT interno. La valutazione di Maria Cristina Barbero del nuovo standard è quindi positiva. A differenza dei precedenti relatori, Giorgio Luoni ha partecipato al Congresso in qualità di spettatore, spinto principalmente dall’opportunità di sviluppare “networking” con gli innumerevoli colleghi internazionali in una sede così piacevole come Istanbul. Fra le Focus Session a cui ha partecipato, Luoni ha selezionato tre interventi che hanno suscitato il suo maggior interesse. La Focus Session condotta da Puian Masudifar “Integration of Income Management and Cost Management: a Complementary for Financial Analysis of Projects” ha sottolineato l’importanza ed efficacia nel complementare la Gestione dei Costi con la Gestione dei Ricavi, ottenendo fra i principali benefici la possibilità di calcolare il ricavo associato al singolo work package, finalizzata, fra l’altro, a supportare la decisione di affidarlo in outsourcing. Luoni si è soffermato in particolare sull’intervento, “Strategic Investments in a Turbulent World – What are your options?” di Jan Van Broeck, “co-founder” e CEO di Threon Europe, dove l’analisi della profittabilità di un progetto è stata calata nel turbolento contesto economico attuale. Il suggerimento di Van Broeck è di tenere in considerazione la variabile “Volatilità del Mercato” nel valutare l’opportunità di investimento in un progetto utilizzando tecniche di analisi elaborate da Johnathan Mun6. La terza ed ultima Focus Session sintetizzata da Giorgio Luoni è stata “Fourteen Project Leadership Skills To Boost Your Career” nella quale J. LeRoy Ward ha focalizzato skill necessari da sviluppare nelle tre aree: Consulting, Stakeholders Management e High Potential Team Development. L’intervento conclusivo dell’evento è stato affidato nuovamente a Walter Ginevri, che ha sottolineato come AGILE è stato ancora una volta elemento centrale delle sessioni di approfondimento. In particolare ha riportato le testimonianze di aziende, la polacca Allegro Group operante nel settore ecommerce rappresentata da Michal Raczka e da un’azienda canadese, leader nel settore dei sistemi di pagamento con carta di debito rappresentata da Waffa Karkukly. L’adozione di AGILE ha permesso ad entrambe le aziende di effettuare con successo una trasformazione dimensionale ed organizzativa. A conclusione dell’evento, Ginevri ha “lanciato” il prossimo PMI® Global Congress – EMEA che si terrà a Dubai e, per tenere sempre alta la ® bandiera del PMI -NIC mantenendo alta l’attenzione ai costi di partecipazione, ha invitato i convenuti a candidarsi come speaker congressuale. 6 Johnathan Mun, Real Options Analysis: Tools and Techniques for Valuing nd Strategic Investment and Decisions, 2 Edition (Wiley Finance) << Prev / Next >> A tutti noi cogliere la sfida! 17 PMI® Northern Italy Chapter Giugno 2013 N. 2 Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni Next >> Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni Finestra su KUBUNINA: Il Progetto Scuole di Roberta Lupo, PMP ® Nel contesto del programma KUBUNINA, il progetto umanitario a favore delle scuole del Congo, promosso e gestito dal nostro Chapter e dall’Associazione di Veterinari e Agronomi AVEC-PVS, è stato implementato nel corso dell’anno scolastico 2012-2013 il modulo progettuale denominato “Progetto Scuole”, per la formazione in Project Management nelle scuole italiane e congolesi e per la realizzazione di un programma di gemellaggio fra le scuole dei due paesi. Il Progetto Scuole prevede di coinvolgere le scuole italiane e congolesi in un’iniziativa comune, basata sulla solidarietà e sulla conoscenza reciproca, realizzata su due importanti filoni di attività a scopo educativo: 1. 2. Gemellaggio fra le scuole italiane e congolesi, per favorire l’avvicinamento fra le due culture, con la conoscenza delle reciproche realtà e lo scambio diretto di esperienze fra i ragazzi dei due paesi, e come strumento di crescita per comprendere l’importanza e il significato della solidarietà e del rispetto del diverso. Insegnamento dei principi e dei metodi di base del Project Management nelle scuole in Italia e in Congo, con l’implementazione del Kit “Progetti dal Futuro”, tramite l’applicazione pratica nella gestione di un vero progetto da realizzare nel corso dell’anno scolastico, quale la recita di fine anno, l’organizzazione di una gita scolastica, o lo stesso progetto di gemellaggio, e con l’obiettivo di fornire ai ragazzi strumenti e competenze organizzative utili per la vita quotidiana, ma anche per progettare il proprio futuro. Sono attualmente coinvolte nel progetto 7 scuole italiane e 7 scuole congolesi, per un totale di 44 classi, 22 in Italia e 22 in Congo, con la partecipazione di più di 1.500 bambini e ragazzi come beneficiari diretti e principali protagonisti. In Italia si tratta di tre scuole elementari, “Scuola Primaria” di Cavaglià (BI), Scuola Elementare “G. Catti” di San Mauro Torinese (TO) e Scuola Primaria “Cinque Giornate” di Milano, una scuola media “Istituto Comprensivo Bernardino Lanino” di Vercelli, e tre istituti superiori, Liceo Turistico “P. Martinetti” di Caluso (TO), “Institut Agricole Regional” di Aosta e Istituto Superiore “P. Levi” di Bollate (MI). In Congo, quattro scuole appartengono al distretto del lago Tanganika, nella regione del Katanga, con centro operativo a Kalémie, dove ha sede la ONG locale Adipet, nostro primo partner locale nel progetto Kubunina, e tre scuole sono situate nell’area di Kasongo, capoluogo dell’omonimo territorio nella provincia del Maniema, dove nostro partner locale è l’ong CARS (www.cars-asbl.org) che ha sede principale a Kinshasa. Durante la missione in Congo dello scorso febbraio 2013, i membri del team Kubunina Andrea Dominici di AVEC-PVS e Miriam Frea del PMI®NIC, accompagnanti dal sociologo << Prev / Next >> Jean Pierre Kapalay, membro della ONG Adipet e nostro referente in Congo per il Progetto Scuole, hanno incontrato tutte le scuole congolesi coinvolte nel gemellaggio. Andrea e Miriam sono stati letteralmente travolti dall’entusiasmo e dal calore dell’accoglienza dei ragazzi, ma anche dall’impegno e dalla passione dimostrati dagli insegnanti, dai genitori e da tutto il personale coinvolto. La visita è stata l’occasione per fare la conoscenza reciproca, ma anche per consegnare a tutte le classi il materiale preparato dai ragazzi italiani delle classi gemellate: foto e presentazioni di se stessi e della propria scuola, domande e curiosità rivolte agli amici congolesi in merito alla loro vita quotidiana e alla loro scuola, primi elaborati progettuali delle attività in corso in Italia (schede progetto per le scuole medie e superiori, lettere e lavoretti dei bambini per le scuole elementari). In cambio, oltre ad alcuni lavori artigianali molto creativi (con bambù, 19 Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni legno e resti di ciabatte di plastica), i ragazzi congolesi hanno preparato per gli amici italiani canti e danze che sono stati raccolti in foto e filmati video, consegnati al rientro dal Congo alle scuole italiane gemellate. Un nuovo invio di materiale verso il Congo è previsto entro la fine dell’anno scolastico in corso, per documentare l’avanzamento o il termine delle attività progettuali implementate in Italia. Tutto quello che non potrà essere spedito o condiviso in formato elettronico, verrà inviato con un container, previsto in partenza nel mese di ottobre 2013, mentre a dicembre partirà una seconda missione in Congo, per monitorare l’avanzamento dell’intero programma. Durante la missione in Congo, Andrea e Miriam hanno effettuato la formazione di base sul Project Management, con due sessioni dedicate, una giornata a Kalémie e una a Kasongo, rivolte a tutti gli operatori coinvolti: insegnanti, famiglie, ONG, istituzioni. Quindi, a partire da marzo, Jean Pierre è ritornato in tutte le scuole per avviare e coordinare le attività nelle classi, con sessioni operative sui singoli progetti scelti dalle scuole. Per quanto riguarda l’implementazione del Kit “Progetti dal futuro” e l’insegnamento dei principi e delle buone pratiche della gestione progetti, le attività nelle scuole italiane sono partite a settembre 2012, in coincidenza con l’inizio dell’anno scolastico 2012-2013, ma con tempistiche differenziate nei vari istituti, concordate con gli insegnanti in funzione della programmazione didattica dell’anno scolastico in corso. Nelle scuole in Congo, essendo la missione dello scorso febbraio propedeutica all’inizio delle attività, l’implementazione del Kit è partita a marzo 2013, in lieve ritardo rispetto alle scuole italiane. 20 Il progetto della Scuola Media Statale “B. Lanino” di Vercelli L’esperienza con la scuola “B. Lanino” di Vercelli rappresenta la prima sperimentazione del Kit << Prev / Next >> “Progetti dal Futuro” nella scuola media in Italia. Entusiasmo e passione sono state sin dall’inizio la cifra distintiva di questa esperienza e non sono mai venute meno lungo tutto l’arco progettuale, che ha visto impegnata attivamente la scuola da novembre 2012 a tutto maggio 2013. Hanno partecipato al progetto le cinque classi di terza media, per un totale di 101 studenti, insieme agli insegnanti di tutte le materie scolastiche. Nostra referente nella scuola e coordinatrice del progetto è la professoressa Tiziana Bongianino, che ha creduto da subito alla nostra iniziativa ed è stata una collaboratrice preziosa, attenta e sempre disponibile. Su consiglio del nostro presidente Walter Ginevri, creatore del kit insieme a Mariù Moresco, e grande sostenitore del programma Kubunina, abbiamo applicato nella scuola media lo stesso approccio previsto per la scuola primaria e già ampiamente sperimentato negli scorsi anni: nessun intervento in aula degli esperti PM, ma sessioni propedeutiche di formazione sul Kit rivolte ai docenti, che hanno poi coordinato in prima persona le attività progettuali in aula con gli studenti. Da parte nostra sono stati garantiti il supporto e l’assistenza durante tutto il progetto, sia a distanza che con la Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni programmazione in corso d’opera di incontri di verifica e avanzamento lavori. Il progetto scelto dalla scuola, intitolato “ITALIA-CONGO: Conosciamoci, saremo più vicini”, è un progetto educativo di conoscenza del Congo, attraverso lo studio interdisciplinare in tutte le materie scolastiche, inserito nella programmazione didattica delle cinque classi di terza media, con approfondimento di temi e problematiche legati alla situazione attuale del Congo. Si tratta di un approccio educativo alla complessità, attraverso la conoscenza e lo studio dei problemi e delle potenzialità del paese Congo, con l’obiettivo di comprenderne le relazioni e le interazioni reciproche. Argomento comune, sviluppato in tutte le classi, è stato il tema delle risorse energetiche ed energie rinnovabili, con studio di impianti fotovoltaici e a idrogeno. Obiettivo di fine progetto è stata l’organizzazione di un evento di fine anno dedicato al Congo, per presentare i risultati del progetto alle famiglie con il racconto diretto dei ragazzi e per raccogliere i fondi necessari all’acquisto di un bollitore solare per sterilizzare l’acqua, da inviare in Congo. Nel corso del 2012 sono stati effettuati incontri propedeutici presso la scuola, per la presentazione generale del programma Kubunina, per la definizione delle modalità di applicazione e la scelta del progetto da inserire nel Piano di Offerta Formativa dell’anno scolastico 2012-2013, e per la pianificazione operativa dell’intero percorso progettuale e di gemellaggio. novembre 2012, con il primo incontro presso la scuola per l’introduzione al programma di gemellaggio. grande potenzialità di coinvolgimento diretto per gli studenti. Non è stato quindi necessario effettuare sessioni intermedie per l’applicazione su casi studio, ma si è preferito procedere direttamente all’implementazione sul progetto già scelto dalla scuola. Nel mese di dicembre 2012 sono iniziate le attività in classe, guidate dagli insegnanti, con approfondimenti sul Congo in tutte le materie scolastiche (storia, geografia, scienza e tecnologia, ambiente e territorio, economia). Con la testimonianza diretta di Jean Pierre Kapalay e di Andrea Dominici, è stato offerto ai ragazzi un racconto inedito del Congo, attraverso la sua storia, le sue bellezze naturali e la sua difficile situazione attuale, ancora drammatica in molte zone del paese. Attraverso sessioni di brainstorming, ogni classe ha scelto, e successivamente approfondito, uno o più temi sulla realtà attuale del Congo, individuati sulla base degli spunti offerti da Andrea durante gli incontri a scuola. A fine novembre 2012 è stata effettuata la sessione formativa per gli insegnanti, due ore per illustrare i principi di base della disciplina del Project Management e l’applicazione in ambito scolastico, attraverso l’utilizzo del Kit “Progetti dal Futuro”. Siamo partiti dalla definizione di progetto, per arrivare alle tecniche con cui si costruisce un piano delle attività da fare e se ne controlla l’avanzamento nel tempo. Il metodo è stato ben compreso dai docenti, che ne hanno apprezzato subito il valore partecipativo e la Gli approfondimenti sono quindi diventati oggetto degli elaborati finali, sotto forma, prima, di cartelloni tematici, e poi di documento di presentazione, ogni gruppo sul proprio tema, da illustrare alle famiglie nell’evento di fine anno, pianificato per la sera del 15 maggio. Le attività operative sono partite a << Prev / Next >> 21 Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni Futuro”, con la predisposizione dell’albero delle attività (WBS) e del calendario di progetto. Nel mese di gennaio 2013, in previsione della missione in Congo in partenza a febbraio, tutto il team si è impegnato nella preparazione del materiale da inviare agli amici delle classi gemellate in Congo, sotto forma di documenti in formato word e in formato cartaceo, tradotti anche in francese: il logo, la scheda progetto, le presentazioni delle cinque classi (file word con le foto dei ragazzi, e in forma di fumetto, i nomi, gli hobbies e gli interessi di ciascuno), una raccolta di domande ai ragazzi congolesi, le lettere degli insegnanti. In occasione della missione di febbraio 2013, Andrea e Miriam, insieme a Jean Pierre, hanno incontrato le cinque classi gemellate in Congo, e hanno consegnato loro il materiale portato dall’Italia, raccogliendo in cambio foto e video con i canti e le danze che gli amici congolesi hanno voluto offrire ai ragazzi di Vercelli, e che sono stati consegnati alla scuola nell’incontro con Andrea di fine marzo. Nel mese di aprile 2013 è terminata la fase di lavoro interdisciplinare nelle classi, con la produzione di cartelloni tematici sul Congo (cultura, storia, problemi, economia e territorio), ed è iniziata la preparazione dei documenti di presentazione per la serata di fine anno. Sempre ad aprile, sul tema risorse energetiche ed energie rinnovabili, è stato effettuato un incontro con la società Atena, l’azienda municipalizzata che gestisce la distribuzione di acqua, luce e gas per il comune di Vercelli, per illustrare agli studenti il funzionamento di un modellino di un sistema fotovoltaico e di un impianto ad idrogeno. Il mese di maggio è stato invece dedicato alla preparazione delle presentazioni per la serata finale. Il tutto organizzato, pianificato e controllato secondo il Kit “Progetti dal 22 << Prev / Next >> Finalmente, il 15 maggio 2013 è arrivata la serata della presentazione dedicata al Congo, con grande emozione dei ragazzi, per la prima volta davanti a un pubblico, sotto gli occhi attenti dei loro insegnati e delle famiglie che sono arrivate numerose per ascoltarli e sostenerli. I lavori presentati hanno dimostrato tutto l’impegno messo in campo, e sono stati la migliore testimonianza della consapevolezza sociale e personale acquisita dai ragazzi, grazie alla guida costante degli insegnanti, che hanno coordinato al meglio le attività progettuali, indirizzando e incoraggiando sempre i ragazzi in questo nuovo percorso di crescita individuale, e non perdendo mai di vista gli obiettivi finali da raggiungere. L’esperienza di Vercelli è solo uno degli esempi che contribuiscono a rendere più bella la storia di Kubunina, e ci dimostra ancora una volta come la passione e la Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni professionalità di tanti sappiano rendere virtuoso l'entusiasmo intorno alle cause importanti, moltiplicando le energie e facendo diventare reali obiettivi che sembravano impossibili. Il racconto del progetto è diventato un fotolibro, che dedichiamo alla scuola di Vercelli e a tutti gli amici in Congo. E il nostro cammino continua. www.kubunina.org I soci del nostro Chapter che fanno parte del team Kubunina sono: Walter Ginevri – Program Sponsor Esther Cobos – Program Manager Patrizia Baldisseri – Project Manager progetto Scuole Italia Elena Vercelli – Team Progetto Scuole Superiori Italia Roberta Lupo – Coordinatrice Progetto Scuole Medie Italia Eros Viganò – Project Manager progetto Biblioteche e Internet Point Mariù Moresco – Team progetto scuole Marina Venturini – Team progetto scuole Miriam Frea – supporto al PMO Giacomo Dal Piaz – Contributi al Progetto Biblioteche Se volete anche voi offrire le vostre competenze e diventar parte del team Kubunina potete scrivere un’e-mail a Esther Cobos, Program Manager del nostro programma ([email protected]) Se volete contribuire, potete farlo a costo zero destinando il 5x1000 oppure con una donazione a uno dei nostri progetti. Per farlo basta un click su http://www.kubunina.org/donate/ Lessons learned Anche in questa edizione ricorriamo all’esperienza vissuta da un professionista, un contributo che potremmo definire “Lessons Learned di Start-up”. Mi spiego subito: trattasi della trascrizione di un confronto con Daniele Somenzi, oggi Head of Quality e Procurement di IMAT SpA (Gruppo Marcegaglia), ma che qualche anno fa si è occupato dell’avvio di uno stabilimento produttivo in Polonia. Durante una condivisa tratta di viaggio si è sviluppata una chiacchierata proprio in merito a tale esperienza, un vero e proprio start-up produttivo durante il quale Somenzi ritiene di aver colto degli insegnamenti che poi ha recepito nel suo modus operandi, a beneficio dei successivi progetti, attività e, in fin dei conti, carriera. Cristiano Ottavian Lessons learned di "Start-up" Intervista a Daniele Somenzi A cura di Cristiano Ottavian CO: Daniele, lei ha condotto un progetto di start-up produttivo, me lo racconta in breve a beneficio dei lettori? Intendo le informazioni essenziali per inquadrarlo. DS: Certo, si è trattato di un avvio industriale, a Praszka (Polonia). La missione constava nel riconvertire un ex sito produttivo di 33.000 mq in uno stabilimento dotato di linee produttive efficienti ed ottimizzate, con personale addestrato ed organizzato, << Prev / Next >> 23 Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni in grado di produrre scambiatori termici. Il tutto in tre anni, al fine di avere oggi, otto anni dopo, uno stabilimento in grado di fornire i maggiori player del settore del freddo operanti nel mercato Europeo. CO: Certamente un caso di successo, è evidente, un’impresa che lascia il segno, sia umanamente, sia professionalmente. Credo anche che insieme alle soddisfazioni ed ai successi, ci siano stati dei momenti difficili, dei problemi. Probabilmente dall’esperienza fatta ha tratto degli insegnamenti, che recepiti nel suo modus operandi le permettono ancor oggi di affrontare con maggior confidenza le sue attività. Se le chiedessi di evidenziare tre insegnamenti che si è portato a casa dall’esperienza Polacca, cosa mi direbbe? DS: Sì, il bagaglio (di esperienza) del viaggio di ritorno era sicuramente più pesante di quello di partenza. Nonostante l’obiettivo fosse di trasferire delle competenze tecnologiche mature, il diverso contesto socio-economico-culturale ha richiesto revisioni ed adattamenti che hanno permesso il conseguimento del risultato. Ho visto franare rovinosamente dei tentativi di condurre le attività previste, pianificate e programmate, che non tenevano conto di aspetti che all’apparenza erano poco rilevanti, ma in effetti erano determinanti. Talvolta essi erano di natura tecnologica, ma spesso la chiave di volta era motivazionale o comunque di comunicazione e gestione delle risorse umane. Sì, di lezioni ne ho imparate molte. Direi che se dovessi eleggerne tre a rappresentarle tutte, potrei fare la seguente selezione e definizione: 1) attenzione all’eccesso di zelo; 2) massima delega, ma con controllo; 3) monitoraggio dall’alto dei 24 processi, ma verticalizzazioni spinte sulle risorse. CO: Già questo approccio mi incuriosisce, mi spiega cosa intende? DS: Certo, veniamo al primo, attenzione all’eccesso di zelo, al fattore di sicurezza. Supponiamo di conoscere perfettamente quello che vogliamo fare; anzi, lo abbiamo già fatto e siamo già in grado di poter realizzare - da subito - dei processi (e relative attività, dimensionamenti, layout, etc.) evoluti, secondo criteri di flessibilità, versatilità, efficienza ed eliminazione di sprechi. In pratica saltare qualche passo del normale cammino evolutivo del ricorsivo ciclo di Deming (PDCA) ed approdare ad un livello che beneficia dell’esperienza acquisita (in pratica lessons learned!). Bene. Cosa accade spesso? Che comunque si introducono - nelle assunzioni, nelle scelte, nei dimensionamenti, nei layout - dei fattori correttivi, di tutela. Banalmente ci si tiene “più larghi”; non si sa mai. Quindi si è un po’ portati a svincolarsi da ciò che si conosce bene, per introdurre dei gradi di libertà. Ciò ha la componente positiva di non procedere “col paraocchi”, ma bisogna porre attenzione a non allargare troppo lo sguardo. Questo anche perché in ogni progetto (e quindi anche in uno start-up) fin dall’inizio si sono operate “scelte di massima”, che via via si sono affinate (perché le condizioni permettevano maggior precisione e dettaglio). Andare a re-introdurre “margini di sicurezza” che allargano alcuni “range” di processo - spesso concatenati gli uni agli altri – può creare grossi problemi. Il pericolo è che si determini una “forbice” fra potenzialità e necessità, la cui riduzione risulta più onerosa di quanto sarebbe stato necessario fare se si fosse fatto pedissequamente quanto definito, e solo in seguito << Prev / Next >> fossero mutare le condizioni di partenza. Credo che ognuno possa facilmente trovare – nelle proprie esperienze - un esempio calzante. CO: Sì, capisco, un po’ come quando, usando male le tolleranze, si può sia eccellere in precisione, sia pure avere solo scarto. Ma cosa mi dice della seconda definizione, sembra quasi una contraddizione: massima delega, ma con controllo. DS: Pensi alla seguente situazione: sapere che tal giorno qualcuno (giovane ed inesperto) deve essere in grado di agire al posto nostro nel migliore dei modi, senza avere possibilità di chiedere aiuto, nemmeno in caso di situazioni nuove. Ciò è “massima delega” e per poterla dare quel giorno è necessario un cammino in cui mettere in campo fin da subito un mix ben calibrato di selezione, formazione, addestramento, coinvolgimento, motivazione, responsabilizzazione. Solo così si abilitano risorse al passaggio del testimone di fine missione. Ma la delega deve essere accompagnata dalla sistematica verifica che le risorse in questione siano sufficientemente allineate rispetto al necessario e rendersi conto di quando diventino realmente proprietarie di quanto gli si sta trasmettendo in termini di informazioni, atteggiamenti, comportamenti. Uno dei maggiori rischi di queste delicate fasi della vita aziendale è quello di non poter essere certi in anticipo - o comunque fino a fasi anche inoltrate del progetto - se le risorse selezionate in loco siano quelle giuste. Il grado di apprendimento deve essere continuamente monitorato e verificato, ed ecco il “con controllo”. In effetti, si tratta di indurre un cambiamento di stile di vita, non solo di lavoro, cercando di alimentare Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni l’autocritica costruttiva, in modo che si creino e si propaghino esempi positivi e stili comportamentali che l’azienda ritiene funzionali al successo dello start-up. Per questo sono necessarie molta determinazione e moltissima pazienza, e assicuro che la delusione è sempre dietro l’angolo. Ritengo che così si riducano significativamente gli errori ed i ritardi tipici di uno scorretto, incompleto o prematuro passaggio di consegne. CO: Beh, molto interessante. Credo sia importante generare un effetto domino positivo nelle risorse umane, soprattutto dal momento che - come mi diceva - avete deciso di assumere solo personale rigorosamente under 23. Una scelta che, a quanto pare, accompagnata da “massima delega controllata”, ha portato ad ottimi risultati. DS: Sì, è vero. Aggiungo che, e veniamo al terzo insegnamento, quando si monitorano le attività, i processi, la stessa esecuzione del progetto, è bene seguire i parametri e gli indicatori che permettono di riassumere sinteticamente ed a livello generale il tutto, ma non basta. È sempre meglio integrare con delle forti verticalizzazioni (abbandonare la “quota” del punto di vista che permette una visione generale) sulle risorse umane specificamente coinvolte nell’attività di cui stiamo monitorando gli indicatori. Ciò non solo può darci conferme (o smentite) sui dati già in nostro possesso – cioè gli indicatori – ma soprattutto darci delle indicazioni su come si svilupperà in futuro lo stesso indicatore, consentendoci di introdurre le manovre correttive opportune al contenimento di deviazioni da quanto desiderato. Provocazione: le cose stanno andando bene, c’è efficacia ed efficienza, gli indicatori dicono che siamo nel range prestabilito, ma… è un caso? E se accadesse “X”, quale sarebbe la reazione? Meglio rendersi conto prima che la “X” arrivi, se la reazione sarebbe corretta o meno. Nel ringraziare Daniele Somenzi per la sua disponibilità e per il suo contributo, ricordo ai lettori di inviare i propri contributi a questa rubrica a [email protected] . Agenda Si avvicina il tempo delle vacanze e con esso un periodo meno denso di eventi. È quindi il momento di alcune riflessioni e bilanci. La prima è la statistica di gradimento degli eventi (scala 1-5, con 5 valore massimo) del PMI®-NIC disponibile sul sito www.pmi-nic.org e riportato nella seguente tabella, che fa da sprone a tutto il PMI®-NIC per mantenere e migliorare continuamente la qualità degli eventi stessi. La seconda è rivolta a noi tutti, per meditare sulla possibilità di dedicare una porzione del proprio tempo al ® volontariato nel PMI -NIC: le opportunità non mancano, in tutti gli ambiti, dal sociale all’accademico. Per cui, fatevi avanti e soprattutto… BUONE VACANZE! << Prev / Next >> Recensioni Surfing the edge of chaos: The Laws of Nature and the New Laws of Business Un libro di diversi anni fa che mi piace riproporre, quasi un “back to basics”. Tutti i giorni fronteggiamo situazioni complesse (si vedano ad esempio gli articoli a puntate di Mario Damiani, apparsi nelle NL numero 3 del 2010, 1, 2 e 3 del 2012, 1 del 2013) con ansia e preoccupazione, con una sensazione di non riuscire a fare ordine nel caos, in un tentativo sempre vano di semplificare… La trattazione parte proprio dall’impossibilità di raggiungere l’obiettivo “semplificazione”, dandone i razionali e costringendoci quindi a trovare strade alternative rispetto alla ricerca di quell’ordine che ci aiuterebbe ad avere certezze e punti fermi nella vita quotidiana. I progetti rispondono infatti a leggi assimilabili a quelle della natura, che non sono semplificabili, per quanto a noi possa far piacere pensare così: nei progetti come nella natura, infatti, tradizione e cambiamento si fronteggiano, con un elevatissimo numero di variabili in gioco. Ostinarsi a semplificare vuol dire semplicemente andare inconsciamente verso il fallimento (oppure consciamente se si sono 25 Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni affrontati i temi proposti in questo testo…). Se così è, allora la soluzione è quella di abbracciare (non semplicemente accettare) la realtà, imparando non a dominarla, ma a “surfarla”, un’immagine doppiamente valida, in quanto impone una visione da dentro (il surfista è nel mare!), ma dall’alto (con visibilità dunque), con un approccio dinamico ed adattativo. Il libro approfondisce aspetti pratici che coprono argomenti quali l’importanza dell’auto-organizzazione degli organismi (e quindi l’importanza del concetto di delega), del dare attenzione ai segnali deboli, dell’essere “disegnati per l’emergenza”, della disciplina (apparirebbe quasi un controsenso) nell’indirizzare la complessità. La chiusura è illuminante da questo punto di vista: gli autori si soffermano su come portare vita alle organizzazioni e organizzazione alla vita, conducendo quindi il lettore alla conclusione di un percorso in cui biologia e organizzazione aziendale appaiono ben più vicine di quanto si sarebbe detto prima di intraprendere la lettura. In sintesi, questo libro non pretende di dare regole auree per il successo, ma contribuisce ad allargare i nostri orizzonti e l’approccio mentale che ne consegue, mostrando come ciò che solitamente è evitato (il caos) sia invece da ricercare e per l’appunto “surfare”, visto che è naturale e costituisce l’essenza (anche aziendale) della vita di tutti i giorni, che ci piaccia o no! Giampiero Tidu, PMP® Autori: Richard Pascale, Mark Milleman, Linda Gioja Editore: Crown Business ISBN: 9780609808832 Pubblicazione: dicembre 2001 Se avete dei libri da segnalare per questa rubrica scrivete a [email protected] e a [email protected] Notizie Evento inaugurale Branch Trentino AA/Süd Tirol S.Michele all’Adige, 10 maggio 2013 Anche il Trentino Alto Adige può contare sulla presenza attiva sul territorio del Branch regionale del PMI®. La costituzione del Branch Trentino Alto Adige è stata ufficializzata nel corso dell’evento “Progettare il Cambiamento”, tenutosi il 10 maggio a San Michele all’Adige e promosso da Informatica Trentina, Fondazione Mach e Trentino Sviluppo. Numerosa la partecipazione di professionisti locali all'evento. Il PMI® raggruppa professionalità e competenze differenziate per settore e aziende che, grazie ad un confronto continuo, promuovono la crescita e l’innovazione puntando su una nuova e complessa tecnologia: la persona. Le attività della sezione locale dell'organizzazione saranno focalizzate su ricerca e innovazione, con una particolare attenzione ai servizi pubblici e al mondo della sanità, in un percorso che prevede il coinvolgimento sempre più attivo DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA DEI SOCI DEL PMI-NIC AL 31/12/2012 26 << Prev / Next >> Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni dell’università da un lato e delle piccole e medie imprese dall’altro. L’evento che ha lanciato la sezione regionale del PMI® si è occupato del tema della gestione del cambiamento ed è stato promosso nella consapevolezza che, soprattutto oggi, le tecniche dei Project Management rappresentano un supporto fondamentale alla capacità d’innovazione di un territorio. Fondamentale risulta proprio la capacità dei Project Manager di confrontarsi, “contaminarsi” a vicenda e evolvere professionalmente per dare un contributo sempre più fattivo alla crescita di un territorio. La multidisciplinarietà delle competenze del Project Manager, infatti, è un valore aggiunto ormai necessario in tutti gli ambiti professionali in cui è necessario guidare un progetto. "Il tema delle metodologie di Project Management - spiega Massimo Carnevali, dirigente del Servizio Sistemi Informativi, Organizzazione e Comunicazione della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige - è solitamente associato ad una visione industriale o consulenziale. Abbiamo deciso di partecipare all'organizzazione di questo evento e di ospitarlo per ricordare che anche la ricerca, la didattica e il trasferimento tecnologico, in qualsiasi ambito si collochino (compresi quelli agroalimentare e ambientale, che sono il "core business" della Fondazione Mach) possono trarre vantaggio dall'utilizzo di metodologie strutturate di gestione dei progetti". “Per Informatica Trentina il tema della formazione continua sul Project Management – precisa Clara Fresca Fantoni, Direttore Generale di Informatica Trentina - è centrale soprattutto per supportare le professionalità interne con strumenti e metodi aggiornati al fine di gestire in modo sempre più efficiente i progetti che portiamo avanti”. “Il contesto in cui lavoriamo, però – aggiunge Fantoni - si sta ampliando e diversificando: a fianco del Project Management classico sta emergendo la necessità di dotarsi di altre competenze specifiche, come ad esempio quella del Program Management, necessaria per gestire al meglio la pianificazione di medio periodo dei programmi ICT del sistema pubblico. Queste e altre competenze simili, come il Risk Management o il Portfolio Management, saranno sempre più fondamentali per aiutarci a gestire in maniera più mirata le risorse destinate ai vari progetti di cambiamento”. Proprio per questo Informatica Trentina, la Fondazione Edmund Mach e la Fondazione Bruno Kessler << Prev / Next >> hanno avviato un percorso di certificazione delle competenze di Project Management dedicato ai propri collaboratori, favorendo quindi la crescita di quel network di professionisti che trovano nel nuovo Branch locale del PMI® un luogo di raccolta delle necessità locali, di promozione di seminari ed eventi tematici, e in generale di condivisione delle proprie competenze. Durante l’incontro che ha visto la ® nascita del Branch locale del PMI , moderato dal coordinatore del neo costituito Branch Alberto Perli, sono ® intervenuti il Presidente del PMI -NIC Walter Ginevri e il Direttore Branch Development Stefano Morpurgo. Walter Ginevri, ha così commentato la nascita del Branch Trentino Alto Adige: “Il nostro obiettivo è di contribuire alla crescita professionale del Project Management attraverso programmi ed iniziative basati sulle necessità locali. Per questo diventa fondamentale che ogni territorio abbia la propria organizzazione di riferimento, in grado di promuovere attività di ricerca multidisciplinare e seminari personalizzati sul contesto locale che rafforzino le competenze professionali dei Project Manager. Essere presenti sul territorio, inoltre, vuol dire contribuire in modo concreto a far conoscere la professione, i principi e le tecniche del Project Management presso aziende, scuole e università ed altre associazioni professionali, innescando ulteriormente la spirale di innovazione e cambiamento che in questa fase può aiutarci a dare una spinta alla nostra economia e al nostro sviluppo”. 27 Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni 4 3 - Volunteer’s Corner 3 domande, 3 volontari, 3 risposte ... tutto in 3 minuti ® a cura di Michele Ambrosio PMP ® Cari Amici e Soci PMI –NIC eccoci alla seconda uscita di 3 alla quarta, con 3 volontari che risponderanno alle 3 domande stabilite per il 2013: 1. Perché ritieni importante l’apporto tuo e quello del volontariato ® all’interno del PMI –NIC? 2. Che cosa significa per te trasparenza ed etica? 3. La comunità dei Project Manager non vive, ovviamente, isolata ma in un contesto economico-sociale che oggi in Italia è in grande difficoltà; un'idea per un'ulteriore ® azione concreta che il PMI –NIC e la comunità dei PM può fare per dare il proprio contributo in questo specifico momento storico ? Cominciamo da Massimo Amati, laureato in Fisica nel 1984 e successivamente impegnato presso la Ricerca e Sviluppo di 2 Aziende Leader delle Telecomunicazioni (Siemens TLC e Alcatel). Sin dal 1998 Massimo si occupa di Project Management per la Divisone Optical Transmission di Alcatel-Lucent, gestendo diversi Progetti internazionali in Cina, Spagna, India e Messico. A partire dal 2001 Massimo ha contribuito allo sviluppo del PMO in Alcatel per la gestione di Progetti e Programmi a livello worldwide. Massimo è PMP® sin dal 2001 ed è uno dei maggiori relatori in 28 ambito PMI®–NIC per il Progetto “P3MO concept”. 1. Un ente che si prenda cura della cultura di Project Management nell’ambito del contesto italiano riveste un ruolo fondamentale nell’evitare il rischio di provincializzazione. Il volontariato come contributo di PM esperti ne è il portante. Personalmente auspico opportunità di volontariato anche in entità che non si possono permettere di mettere a ruolo PMP® ma che trarrebbero vantaggio da un approccio di pianificazione ed execution più ® rigoroso. Il PMI –NIC dovrebbe favorire questo, penso alle ONLUS e simili creando contatti. 2. Domanda quasi religiosa nell’attuale contesto italiano… mi verrebbe ovvio parlare nel mio piccolo di rispetto scrupoloso degli stakeholder, di capacità di mettere sul tavolo rischi e opportunità con il giusto rigore analitico offrendo ai decision maker un completo spettro di opzioni con valutazione pro e contro, e di sapere poi passare all’execution meticolosa dell’opzione selezionata. I Project Manager in contesto aziendale possono fare parecchio per questo, magari mettendoci un ‘’po’ di grinta’’ nel superare visioni di parte e agende personali, quasi come fossero consulenti interni. 3. Torno al concetto di volontariato di cui sopra , ma anche all’individuazione di supporti parttime e/o temporanei e/o a progetto per aziende in difficoltà, a contratti definiti e a tempo. Il PMI®–NIC dovrebbe trovare sempre più modi e creare opportunità per mettere in contatto la community e le realtà dove la competenza necessita, ‘’certificando’’ in qualche modo i curriculum e le competenze, nonché collaborando con agenzie di outplacement e << Prev / Next >> scouting, a beneficio sia delle realtà aziendali (e non) sia dei nostri professional. Non dimentichiamo che il PM è una delle professioni in cui l’età tutto sommato conta poco, e che può contribuire a lungo senza alterare significativamente gli equilibri dei “ruolini” aziendali dei livelli di management più elevati. Il secondo ospite è Damiano Bragantini, PMP®, ingegnere civile, opera nel Project e Program Management del gruppo AGSM, importante multiutility italiana. Damiano è recognised teacher all’Università di Liverpool e ha contribuito alla stesura definitiva di diversi standard del PMI®. È autore dell’articolo “Il modello Stakeholder Shape” e coautore del paper “Beyond the iron triangle: year zero”. 1. Volontariato deriva da voluntas, volontà, ovvero conforme alla volontà, cioè che procede da un impulso interno. Una spinta, dunque, che deriva nel mio caso dalla volontà di mettersi in gioco, di capire come altri affrontino problemi simili e verificare se ciò che sto facendo è "il meglio" che si possa fare. Questo, ancora più della possibilità di arricchire i contatti e la rete di professionisti, mi ha spinto ad aggregarmi ai progetti di volontariato del PMI®– NIC. E la somma di tutti questi “interni impulsi” genera un valore positivo. Attenzione, però, questo valore non è tanto quello dei singoli impulsi, che possono derivare anche da egoismi personali (pubblicizzazione della nostra immagine, spirito di competizione…), ma è il valore che risiede nel fine ultimo del progetto di volontariato e cioè la generazione di un “qualcosa” che arricchisce il contesto Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni professionale e sociale del nostro paese. 2. Da parte mia ho sempre trovato stupefacente come, in ambito professionale, si parli tantissimo di logos (capacità/conoscenze) oppure di pathos (passione/motivazione) e pochissimo di ethos (etica). L’ho sempre ritenuta un’occasione persa! Mi è capitato spesso di chiedere agli studenti quali siano le tre prerogative di un PM e mai, dico mai, l’etica era tra queste tre prerogative. Sono dell’idea che è il momento di invertire la rotta e di seminare la parola etica nel mondo professionale. E se è vero che una delle possibili traduzioni della parola etica è proprio “inizio” allora quale migliore occasione per avventurarsi in questo nuovo cammino? Senza dubbio il nostro codice etico e l’impegno del nostro PMI®–NIC in tal senso portano un prezioso contributo a questa rivoluzione culturale che auspico (un po’ da utopista) possa veramente diventare patrimonio professionale: l’etica è connessa alla morale e troppo spesso dimentichiamo che l’efficienza (cui ci si riferisce sempre in termini di logos e/o pathos) è un valore morale. 3. Non posso discostarmi troppo da quanto sopra riportato. È’ mia profonda convinzione che gli sforzi ® del PMI –NIC devono essere orientati alla rivoluzione culturale legata all’etica. È’ il mondo dei piccoli che va trasformato, la rivoluzione dovrebbe partire dalle scuole. Prima dicevo che l'efficienza ha valore morale, perciò il substrato culturale dei nuovi professionisti dovrà poggiare le sue fondazioni su questo nuovo, e vecchissimo, triple constraint: logos, pathos, ethos. Perché non cominciare a ragionare sui cardini di questo nuovo triangolo? Perché non proporlo come aspetto metodologico professionale? Ecco, mi piacerebbe davvero che ® attraverso il PMI –NIC questo potesse essere fatto, divulgato, insegnato: a cominciare dai nostri bambini. Noi siamo i loro eroi, i grandi, e davvero è venuto il momento per dimostrarlo. Ed eccoci infine con Michela Ruffa, PMP®, consulente e formatrice, si occupa dell'introduzione di processi, metodologie e strumenti di Project e Portfolio Management in ambiti organizzativi complessi in vari settori produttivi (manifatturiero, ICT, servizi, aeronautico…) e per Clienti differenziati, dalle medie aziende alle multinazionali. ® Socia PMI -NIC dal 2003 e certificata ® PMP dal 2005, è membro del Comitato Direttivo del PMI® Northern Italy Chapter dal gennaio 2009, attualmente con il ruolo di Volunteer Director. Per il Chapter coordina anche le attività che riguardano l'etica applicata al contesto di progetto (ProgEtica) ed è parte del gruppo di ricerca che indaga la relazione fra progetti e teorie della complessità. 1. Perché il PMI® è un’associazione professionale fondata sul contributo dei volontari e chi sceglie di diventare volontario ha la possibilità, reale e concreta, di contribuire in prima persona alla crescita e alla diffusione del Project Management. Fare il volontario nel PMI®-NIC, che per il biennio 2013 – 2014 ha deciso di investire molto sui volontari, significa poter contribuire allo sviluppo della professione nel proprio territorio, all’interno di una comunità di professionisti con cui confrontarsi, dialogare, crescere; significa arricchire le proprie competenze ed esperienze; << Prev / Next >> significa far crescere quantitativamente, ma soprattutto qualitativamente, la propria rete di relazioni. In una parola significa accrescere il valore della propria professionalità, insieme al valore del Chapter. 2. Etica significa scegliere insieme il modo migliore di stare, di agire e di procedere, singolarmente e come comunità. Questa scelta, per noi che siamo soci e certificati ® del PMI , è rappresentata dal codice etico e di condotta professionale che l’associazione ha definito, ed è una scelta che rinnoviamo ogni qual volta decidiamo di riconoscerci nella professionalità che l’associazione promuove. Non è un “devo”, ma un “voglio”. È’ quindi innanzi tutto un fatto di responsabilità e di coerenza, in ogni azione che compiamo, ma è anche una questione di dubbi, di domande e di continua, trasparente, ricerca. 3. Continuare a credere in quello che sta facendo come comunità professionale e cercare di farlo sempre meglio. In questi tempi bui si sente molto il bisogno di “senso”, e il “senso” del nostro essere professionisti, professionisti della progettualità che può realizzare futuri migliori del presente che abbiamo, è proprio quello che il PMI®–NIC, in ultima analisi, costruisce e propone. Eccoci alla fine di questo secondo appuntamento e già penso alle risposte dei prossimi Ospiti. Vorrei solo aggiungere che a oggi ho avuto la possibilità di leggere ed analizzare le risposte di 6 amici che per me sono 6 differenti “vision” che hanno offerto diversi spunti per azioni e riflessioni. 29 Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni Informazioni sul PMI®-NIC Sei studente universitario? Allo scopo di diffondere la cultura del Project Management fra i giovani, il ® PMI -NIC ha deciso di offrire agli studenti universitari con età inferiore ai 28 anni la partecipazione a tutti1 gli eventi del Chapter alle stesse condizioni dei soci. Per usufruire di questa opportunità basta iscriversi ® agli eventi del PMI -NIC inviando una mail a [email protected] , specificando di essere studenti iscritti a un'università, di avere meno di 28 anni e allegando alla mail la copia del libretto o del tesserino universitario. Al momento della registrazione gli iscritti sono tenuti a mostrare in originale il libretto universitario, o un qualsiasi altro documento che attesti l'iscrizione all'università, e la carta d’identità. Nuove opportunità Sei alla ricerca di nuove opportunità professionali? Vieni a visitare la pagina dove le aziende cercano professionisti nel Project Management. www.pmi-nic.org/opportunita.asp Sponsorizzaci Vuoi fare conoscere la tua attività o quella della tua azienda a tutti i soci del PMI®-NIC e ai molti altri che ricevono questa Newsletter? 1 Per le iniziative a numero chiuso, l'iscrizione sarà accettata solo nell'ultima settimana e a condizione che siano rimasti posti disponibili. 30 Vuoi aiutarci a diffondere tutto quello che succede nell’ambito del nostro Chapter? SPONSORIZZA QUESTA NEWSLETTER! Contattaci via mail a: [email protected] Convenzioni 1. UNIONE COMMERCIO Corso Venezia 49, Milano Presentare il proprio badge di iscrizione al PMI®. 2. LIBRERIA HOEPLI Via Hoepli 5, Milano Sconto 10% con tessera PMI® . 3. ISTITUTO INTERNAZIONALE DI RICERCA Via Forcella 3, Milano Sconto sul prezzo di alcuni corsi di formazione. 4. E-NETWORK Corso di P.ta Romana 46 e Corso Lodi 24, Milano Via Ostiense 30, Roma Sconto del 15% sul noleggio aule. 5. GEC SERVICE Piazza della Marina 1, Roma Sconto sull’affitto di uffici e sale riunioni. 6. Madrelingua spagnola, traduzioni dall'italiano/inglese allo spagnolo e viceversa. Condizioni di favore per i soci del PMI®-NIC. Per informazioni: Valeria Albanese Tel. 02-9081517 Cell. 3497552315 E-mail: [email protected] << Prev / Next >> 7. EUREKA SERVICE C.so di P.ta Romana 46, Milano Tel. 02-36593124 via Troilo il Grande 3, Roma Tel. 06-41294141 Sconto del 25% sull’abbonamento a PMP® Selftest. 8. OTTICA CENISIO Via Borgese 1, angolo via Cenisio 18, Milano Tel. 02/347071 Sconti dal 10% al 40% per i soci del PMI®-NIC. 9. www.insight.com ® Sconti per i soci del PMI -NIC sull'acquisto di software. Editoriale | Articoli | Eventi | Finestra su | Lessons learned | Agenda | Recensioni | Notizie | 3 4 | Informazioni Comitato Direttivo PM di questa Newsletter Presidente Walter Ginevri Annamaria Giacomelli V.P. Finance Maria Cristina Barbero Comitato Editoriale Responsabile Francesca Guglielmi Vice Responsabile Giampiero Tidu V.P. Organizzation & Processes Michele Maritato Direttori Aggiunti Daniele Di Lorenzo – Professional Development Michele Ambrosio Gianmarco Antonelli Giorgio Difronzo - Marketing & Giovanna Cardella Communications Franco Guarrella - Membership Leandro Franzoni Annamaria Giacomelli Stefano Morpurgo - Branch development Andrea Innocenti Michela Ruffa - Volunteers Stefano Setti – Research & Innovation Eustachio Nicoletti Cristiano Ottavian Gianni Papa Branch Emilia Romagna – Marche Gianmarco Antonelli Daniele Sgarbi Enrico Zanolin Branch Friuli Venezia Giulia Giorgio Bensa Paolo Guglia Branch Piemonte – Valle D’Aosta Esther Cobos Ilaria Marletti www.pmi-nic.org Branch Toscana – Umbria Donatella Calderini Mirella Conti Branch Trentino Alto Adige/Süd Tirol Alberto Perli Paolo Mabboni Branch Veneto Alberto Roveda Barbara Scarso << Prev / Next >> 31