Il sistema d’impianto a spalliera applicato a ribes rosso
M. Zago, Centro Sperimentale di Laimburg
Il ribes rosso in Alto Adige è coltivato su una superficie di circa 10 ettari. Questa situazione
è determinata in gran parte da un’organizzazione commerciale inadeguata per questo tipo
di frutta e da una scarsa considerazione che il ribes gode sul mercato italiano, a causa del
suo gusto molto acidulo. Nei paesi del nord questo frutto è sicuramente molto piú richiesto,
ma grossi quantitativi di ribes provengono soprattutto dai paesi dell’est europeo a costi
molto bassi e pertanto non sono possibili grandi oscillazioni di prezzo verso l’alto. Questa
situazione penalizza le nostre zone di produzione, in cui non si riesce a produrre a costi
così bassi. Pertanto questa coltivazione è ritenuta poco lucrativa.
Ciononostante il ribes rosso ha una certa tradizione in zone di montagna dell’Alto Adige. I
suoi grappoli di colore rosso rubino sono utilizzati per la produzione di marmellate e
succhi, ma quasi esclusivamente in stile ‘casalingo’, tramandato di generazione in
generazione, con ricette quasi antiche.
Come tutti i settori della frutticoltura, anche la coltivazione del ribes rosso ha avuto una
sua evoluzione e le tecniche produttive sono state migliorate con il trascorrere degli anni.
L’introduzione della ‘spalliera’ ha sicuramente portato a grossi miglioramenti: meno ore di
manodopera durante la raccolta, grazie ad una resa per ora quasi quadruplicata. Anche la
qualità dei frutti è notevolmente superiore, se paragonata al tradizionale allevamento a
‘cespuglio’.
La spalliera
Per formare una spalliera si utilizzano piante, preferibilmente di due anni, con 3-4 branche
lunghe circa 50 cm. La distanza tra una pianta e l’altra varia in base al tipo di spalliera, che
si vuole ottenere. Normalmente si moltiplicano 30-40 cm per il numero delle branche che
formano la spalliera. Se vogliamo dunque costruire una spalliera a due branche, la
distanza sarà di 60-80 cm tra le singole piante, mentre in quella a tre branche essa sarà di
90-120 cm.
Le piante sono da mettere a dimora in modo tale, che le branche prescelte per la
costruzione dell’impalcatura siano posizionate secondo la direzione del filare. Questo
piccolo accorgimento renderà più semplice la legatura delle branche stesse ai fili di
sostegno e la loro naturale posizione ne favorirà lo sviluppo. In caso contrario esso
potrebbe essere inibito a causa di forzature (per esempio piegature eccessive).
Le branche in eccesso si eliminano subito dopo il trapianto, al momento dell’idonea
sistemazione delle piante (figura 1).
Fig.1: Spalliera a tre astoni
30°
Sono molto importanti, come si può notare nella figura 1, le canne di bambù per ogni
pianta, perché permettono di legare ad esse il germoglio in sviluppo, favorendone cosí
l’accrescimento verticale. Infatti, ogni germoglio durante il suo sviluppo non deve essere
sottoposto ad eccessive sollecitazioni (per esempio quelle dovute al vento), altrimenti esso
fa più fatica a crescere in alto.
Molto importante per favorire lo sviluppo delle branche è l’eliminazione delle gemme
laterali concorrenti all’apice. Quest’intervento rafforza la gemma apicale e se durante la
vegetazione si eliminano anche gli altri germogli eventualmente concorrenti, si favorirà
ancora meglio il relativo sviluppo. È inoltre necessario pulire le rispettive branche fino a
circa 40 cm dal terreno e togliere anche i polloni che si potranno sviluppare dal colletto
radicale, per evitare un indebolimento della branca principale.
Questi piccoli accorgimenti favoriscono lo sviluppo delle due o tre branche dominanti, con
le ramificazioni relative di un anno disposte lungo il loro asse. Proprio su questi rami
fruttiferi il ribes rosso produrrà i suoi grappoli migliori.
Sul legno più vecchio la qualità dei grappoli è notevolmente meno pregiata (fig.2) ed i costi
della raccolta aumentano notevolmente (grappoli con peduncolo corto e di lunghezza
inferiore).
Fig.2: Spalliera a tre branche con i
rispettivi rami fruttiferi
Fig.3: Grappoli di qualità meno pregiata sul legno
vecchio
Per ottenere un rapporto ideale tra produzione e sviluppo vegetativo, il numero dei rami
fruttiferi per branca non dev’essere superiore a otto. In questo modo si crea un equilibrio
che favorirà la vitalità della pianta. I rami fruttiferi in eccesso si devono raccorciare a
‘sperone’: in tal modo si stimola il ricaccio di legno giovane, indispensabile per la
produzione di grappoli di buona qualità (Fig.4).
Cosí s’ottengono branche molto vitali, che possono rimanere produttive per parecchi anni.
Nel caso in cui una branca dovesse dare segni di ‘stanchezza’ e non producesse più alcun
ricaccio, è utile sostituirla con una nuova, facendola ripartire dalla base.
Struttura di sostegno
La costruzione della struttura di sostegno è molto semplice. Si può fare una struttura con
filo d’acciaio, oppure usando opportunamente le canne di bambù.
Nella costruzione della struttura con fili d’acciaio è importante tenere una distanza
abbastanza ravvicinata tra filo e filo. Il primo filo va collocato ad un’altezza di circa 40-50
cm da terra, mentre i restanti tre fili saranno tirati rispettivamente a 40-50 cm di distanza
uno sopra l’altro, arrivando così a circa 180 cm. È indispensabile un numero elevato di fili
per favorire una buona legatura delle branche alla struttura.
Con il secondo sistema, mediante l’impiego delle canne di bambù, s’ottiene una struttura
ugualmente stabile, ma leggermente più efficace come sostegno alle branche in via di
sviluppo, poiché esse possono essere legate con maggiore frequenza alla relativa canna,
migliorando cosí le condizioni della crescita.
Un primo filo va fissato ad un’altezza di 80 cm dal suolo, mentre il secondo è posto a circa
160-180 cm. A seconda del tipo di spalliera, le canne di bambù verranno disposte tra 30° e
45° (fig.1). Per entrambi i sistemi di sostegno si utilizzano pali in cemento da 7x7, lunghi
2,60 m, distanti tra loro sul filare circa 6-7 metri. La stabilità dell’impalcatura dipende
essenzialmente dall’ancoraggio dei pali di testa, che quindi deve essere ben curato!
Questi due sistemi di sostegno s’adattano bene anche per l’allevamento del ribes bianco e
dell’uva spina. Il ribes nero invece non può essere allevato a spalliera, in quanto la sua
tipologia di sviluppo tende al formare cespuglio (‘cassis’).
Fig.4: Ricaccio di germogli da uno ‘sperone’
Fig.5: Una disposizione omogenea dei grappoli facilita la raccolta
(‘Rovada’)
Riassunto
L’allevamento a spalliera rappresenta un notevole miglioramento per la coltivazione del ribes,
perché facilita le operazioni colturali, in particolar modo la potatura e la raccolta. Esso incrementa
inoltre, in modo decisivo la produzione di frutti di prima qualità, grazie alla possibile selezione di
rami fruttiferi specifici. Se si tiene conto di tutti i piccoli accorgimenti descritti, si può facilmente
entrare in piena produzione già al terzo anno, che a seconda della varietà può variare tra le 15 e le
25 tonnellate per ettaro.
Una distribuzione omogenea dei rami fruttiferi lungo le branche rende ben visibile la zona
produttiva facilitando così notevolmente le operazioni indispensabili della manodopera:
l’allevamento a cespuglio consente, infatti, una raccolta media di circa 5 kg per ora, mentre
l’allevamento a spalliera permette di elevarla fino a 20 kg/ora.
Edizione rivista e corretta da Dr. Sergio Boscheri
Fotografie di Hans Gasser
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Allevamento a spalliera sul ribes rosso