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psicologia di comunita'
Università : Università degli studi di Messina
Facoltà : Sc.Politiche
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Donald W. Winnicott.
DAL LUOGO DELLE ORIGINI.
Raffaello Cortina Editore, Milano 1990
(Collana di Psicologia).
Edizione italiana a cura di Renata De Benedetti Gaddini.
Titolo originale: "Home is where we start from"
Penguin Books, London 1986.
Copyright 1986, the Estate of D.W. Winnicott by arrangement with Mark Paterson.
Traduzione di Anna Margaretha Chagas Bovet e Renata De Benedetti Gaddini.
Redazione di Stefano Re.
Donald W. Winnicott (1896 - 1971), figura di primo piano del movimento psicoanal
itico della generazione successiva a Freud e tra i maggiori psicoanalisti ingles
i, è conosciuto dal pubblico italiano per i suoi studi sulla natura delle relazion
i umane e sui bambini disturbati. Per i nostri tipi sono apparsi "Il bambino dep
rivato", "I bambini e le loro madri", le "Lettere" e "Sulla natura umana".
INDICE.
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Introduzione all'edizione italiana.
Prefazione.
Ringraziamenti.
co
Psicoanalisi e scienza: amici o parenti?
e.
Parte prima. Salute e malattia.
AB
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Il concetto di individuo sano:
(Premessa - Maturità ed età - Il rapporto madre-bambino - L'ambiente facilitante - L
e zone erogene - L'individuo e la società - I primi stadi dello sviluppo - Riepilo
go - Lo scopo della vita - Sommario).
Vivere creativamente:
(Definizione di creatività - Le origini della creatività - Mantenere la creatività - V
ita creativa e creazione artistica - Vita creativa nel matrimonio - Ancora sulle
origini della vita creativa).
Sum, io sono.
Il concetto del falso Sé.
Il valore della depressione:
(Sviluppo emotivo individuale - Psicologia della depressione - Il Sé come unità - Na
tura della crisi - Impurità dell'umore depresso - Sommario).
Aggressività, colpa e riparazione:
(Primo caso - Secondo caso - Terzo caso - Quarto caso).
La delinquenza come segno di speranza:
(Discussione).
Vari tipi di psicoterapia:
Prima categoria [psiconevrosi] - Seconda categoria [fallimento nelle prime cure]
- Terza categoria [deprivazione]).
La cura.
Parte seconda. La famiglia.
Il contributo della madre alla società.
Il bambino nel gruppo familiare:
(Il gruppo in rapporto all'individuo - Il principio di realtà - Escursioni e ritor
ni - Lealtà e slealtà).
L'apprendimento dei bambini.
L'immaturità dell'adolescente:
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(Osservazioni preliminari - Ancora confusione - La morte e l'omicidio nel proces
so adolescenziale - La natura dell'immaturità - Il potenziale dell'adolescenza - C
ostruzione, riparazione, restituzione - Idealismo - Sommario).
Parte terza. Riflessioni sulla società.
Ct
INTRODUZIONE ALL'EDIZIONE ITALIANA.
rib
e.
co
m
Il pensiero e l'inconscio.
Quanto costa trascurare la ricerca psicoanalitica:
(La psichiatria degli adulti - La pratica medica - L'educazione - Il rapporto ma
dre-bambino - L'adolescenza - Il medico di famiglia - Il caso particolare della
tendenza antisociale - I dividendi).
Questo femminismo:
(Approccio all'argomento dal punto di vista dello sviluppo - Un dettaglio specif
ico - La fantasia e la realtà psichica interna - L'invidia per il sesso opposto Donna e donne - Cercare pericoli - Conclusioni).
La pillola e la luna.
Discussione sugli scopi della guerra.
Il muro di Berlino.
La libertà:
(La minaccia alla libertà).
Alcune considerazioni sul significato della parola democrazia:
(Il meccanismo della democrazia - Tendenza innata alla democrazia - Creazione de
l fattore democratico innato - Sviluppo di temi sussidiari: la scelta delle pers
one - La tendenza democratica: riassunto - Persona: uomo o donna? - Rapporto bam
bini-genitori - Confine geografico di una democrazia - Educazione in sapere dem
ocratico - Democrazia in tempo di guerra - Conclusioni).
Il ruolo della monarchia:
(L'uso inconscio della monarchia - Sopravvivere a prescindere dalla preservazion
e - Il ruolo della persona che occupa la posizione di monarca - Sommario - Concl
usioni).
AB
Non è forse vero che oggi, sanata l'annosa controversia natura/ambiente, si tende
a pensare che ognuno è quel che diventa? Non è forse vero che, almeno nelle specie s
uperiori e soprattutto nell'uomo, ogni schema di comportamento viene oggi visto
come il prodotto congiunto dell'ereditarietà e dell'ambiente?
In questo volume, tuttavia, uno degli ultimi inediti di Winnicott, l'Autore vuol
e ricordarci che «la casa è il punto da cui si parte». Sono versi di Thomas S. Eliot,
tratti dai "Quattro quartetti" (1).
La casa, dice Eliot nel primo verso di «East Coker», è il punto da cui si parte. E con
tinua, sulla processualità del vivere:
"La casa è il punto da cui si parte. Man mano che invecchiamo
Il mondo diventa più strano, la trama più complicata
Di morti e di vivi. Non il momento intenso
Isolato, senza prima né poi,
Ma tutta una vita che brucia in ogni momento
E non la vita di un uomo soltanto
Ma di vecchie pietre che non si possono decifrare".
Winnicott, lo psicologo del processo maturativo, non poteva rimanere sordo a que
sta immagine della vita che trascorre in un processo e di un mondo che, man mano
che invecchiamo, diventa più strano... un mondo dove si perde la capacità di vivere
in modo isolato l'intensità di un momento, senza prima né poi.. Diventa allora «tutta
una vita che brucia in ogni momento, e non la vita di un uomo soltanto».
Il volume si compone di tre parti, corrispondenti a tre temi centrali nel pensie
ro di Winnicott: «Salute e malattia», «La famiglia» e «Riflessi sul sociale».
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Particolarmente notevole, nella prima parte, il saggio «Sum, I am», tradotto in ital
iano con «Sum, io sono» (2). E' un richiamo al «Cogito, ergo sum» cui Winnicott, in cert
o modo, si contrappone, in quanto, per lui, prima di poter «cogitare» (pensare), l'i
ndividuo ha da esserci, in uno spazio definito. Come dice Eugenio Gaddini (3): «[.
..] il cerchio che il bambino disegna spontaneamente a due anni è già la consapevole
zza di esistere». «Occupo uno spazio definito, dunque, sono» è la fantasia inconscia sog
giacente.
Nel titolo «Sum, I am» è però anche implicita l'idea di somma matematica che aggrega par
ti sparse in un intero. Winnicott, infatti - è noto -, amava i nonsense e i giochi
di parole, ed era capace di tocchi impressionistici, nel parlare come nello scr
ivere, mediante i quali, con un tratto o con un colore, egli passava un messaggi
o. I suoi giochi di parole potevano, con una sola lettera «sbagliata», suggerire un
secondo senso, come nel caso di "passifier" usato per "pacifier", dove con la do
ppia "s" al posto della "c" egli riusciva a introdurre l'elemento passivizzante
del succhiotto, di cui egli tanto si rammaricava. La parola "sum", pronunciata i
n una conferenza rivolta agli insegnanti di matematica, doveva evocare loro l'id
ea dell'addizione, somma delle infinite parti, all'origine non integrate, che ve
ngono in seguito a costituire un insieme che è il Sé.
La lettera a Masud Khan, del 26 giugno 1961 (4), esprimeva il suo pensiero sull'
integrazione di parti nel Sé che viene a costituire la somma di parti. Vale la pen
a di rileggerla insieme:
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e.
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«Credo che il termine "integrazione" descriva la tendenza evolutiva e il raggiunge
re, in un individuo sano, la condizione per cui diventa un intero. Così l'integraz
ione acquista una dimensione temporale. (Posizione depressiva, capitolo ventunes
imo.) Lo stato che precede l'integrazione io lo chiamo "non integrazione". Nella
psicopatologia c'è la "disintegrazione", che è una difesa, una frammentazione della
personalità prodotta e mantenuta per evitare la distruttività che è inerente al rappo
rto di oggetto dopo la fusione (di elementi erotici e distruttivi).
Vi è poi anche la "dissociazione", che è un tipo di scissione piuttosto sofisticata,
in cui l'intera personalità non si rompe. Questa non è tanto 'la controparte patolo
gica della non integrazione', quanto una forma sofisticata di disintegrazione. I
l termine non integrazione mi sembra descrivere uno stato primitivo, oppure uno
stato clinicamente associato con la regressione alla dipendenza. La dissociazion
e (come la disintegrazione e la scissione) sembra essere un'organizzazione difen
siva».
La famosa lettera alla sua traduttrice francese, che gli chiedeva di tradurre la
parola «Self», ribadisce questo concetto di integrazione:
«Per me il Sé, che non è l'Io, è la persona che è me, che è soltanto me, che ha una tonalità
asata sull'operazione del processo maturativo. Nello stesso tempo il Sé ha parti e
, di fatto, è costituito da queste parti. Queste parti si vanno agglutinando da un
a direzione interno-esterna, nel corso dell'operazione del processo maturativo,
aiutato in questo, come deve essere, dall'ambiente umano che contiene e col qual
e viene in contatto, e che facilita in maniera evidentemente (e solamente) umana
. Il Sé si trova naturalmente dislocato nel corpo, ma può, in certe circostanze, div
entare dissociato dal corpo o il corpo da questo. Il Sé, essenzialmente, si ricono
sce negli occhi e nell'espressione facciale della madre, e nello specchio, che p
uò in seguito venire a rappresentare la faccia della madre. Eventualmente il Sé arri
va a un significativo rapporto tra il bambino e la somma delle identificazioni c
he (dopo una sufficiente incorporazione e introiezione delle rappresentazioni me
ntali) diventano organizzate in forma di realtà psichica interna, vivente».
Tutto questo è il "Sum, I am" per Winnicott.
A questo importante saggio, che contiene l'essenza del suo pensiero sull'essere,
fanno seguito una serie di conferenze e presentazioni negli ambienti più diversi,
ognuna delle quali contiene l'elemento di comunicazione assolutamente originale
e pertinente, che permette all'oratore di calarsi in mezzo al suo pubblico, pur
mantenendo la capacità di vedere le cose con il suo personale punto di vista.
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Alcuni altri saggi che si trovano nella terza parte, quella storico-sociale, mi
sembra meritino di essere segnalati. Vorrei solo ricordare: «Questo femminismo» (196
4); «Discussione sugli scopi della guerra» (1940), con le sue argute e brevi notazio
ni sui capi di stato di allora, compreso Mussolini; «Il muro di Berlino» (1969), «Alcu
ne considerazioni sul significato della parola democrazia» (1950) e «Il ruolo della
monarchia» (1970). Essi, a tratti, hanno accenti profetici. E' in questi saggi, co
me anche in «La pillola e la luna» (1969), che Winnicott esprime alcuni dei suoi pen
sieri più personali sulla libertà, sulla depressione e sulla asocialità.
Ciò che accomuna questa raccolta di saggi è, in modo evidente, la convinzione che ch
i governa i progetti razionali del vivere sociale dovrebbe tenere in conto i bis
ogni e i desideri inconsci: pena altrimenti il dover continuare a pagare l'alto
prezzo che si paga attualmente ignorando i dati che vengono via via emergendo da
lla ricerca psicoanalitica. Questa tesi è evidente nel breve paragrafo «Le tre vite»,
che sintetizza il percorso maturativo dai fenomeni transizionali all'esperienza
culturale. Nella distruttività nucleare l'autore indica il possibile fallimento de
lle persone sane della società di farsi carico dei suoi membri malati.
Anche in questa opera, come nelle precedenti, si apprezza la grande civiltà di que
sto autore di vasti interessi, mai sordo agli echi che gli giungono dal mondo es
terno, compreso il fragore della guerra. E' qui che si coglie il suo sguardo com
passionevole sulla grande moltitudine di individui che combattono e si distruggo
no a vicenda, senza conoscersi e senza mai riconoscere l'elemento umano che li h
a portati a combattersi.
I suoi pensieri sono forti, scarni e liberi da ogni ideologismo e dogmatismo, ce
ntrati sull'individuo e sulle vicissitudini cui egli va incontro, nell'entrare i
n rapporto con il gruppo e con il sociale.
co
Renata De Benedetti Gaddini
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e.
PREFAZIONE.
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Ct
Quando Donald Winnicott morì, nel 1971, lasciò circa ottanta scritti che non erano m
ai stati pubblicati. Insieme a questi scritti ve ne erano molti altri che erano
stati pubblicati in volumi e riviste ormai diventati di difficile reperibilità.
E' da questi due gruppi di scritti che sono stati attinti la gran parte di quell
i che compongono l'attuale volume, pur essendovi ancora, per completare, alcuni
scritti tolti da volumi di Winnicott.
Lo stesso Winnicott aveva in mente di raccogliere ulteriormente i suoi scritti p
er una pubblicazione; se mai l'avesse fatto, è poco probabile che la sua scelta e
il suo modo di disporli sarebbe stato esattamente come quello adottato da noi. S
iamo quindi responsabili della nostra selezione, e siamo grati al dr. Robert Tod
d per l'aiuto che ci ha dato all'inizio.
L'aggiustamento degli scritti non ancora pubblicati è stato contenuto al minimo, a
nche se riteniamo che probabilmente Winnicott li avrebbe rivisti, prima di prese
ntarli al pubblico.
Il nostro criterio nello scegliere i lavori per questo volume è stato dettato dall
'ampiezza e dalla profondità dell'interesse che essi destavano. Quasi tutti i lavo
ri hanno avuto origine come conferenze, poiché a Winnicott piaceva accettare l'inv
ito a parlare di fronte a una grande varietà di persone. Risultato di questa scelt
a è un volume in cui idee e argomenti vengono a volte ripetuti, ma che speriamo po
trà indicare la profondità del suo convincimento che la struttura della società riflet
te la natura dell'individuo e della famiglia, non meno di quanto rifletta il suo
vivo senso di responsabilità dell'individuo per la particolare società in cui vive.
Speriamo che questa scelta riesca gradita anche al lettore, cosa che Winnicott
avrebbe particolarmente desiderato.
Londra, febbraio 1983
Clare Winnicott
Ray Shepherd
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Madeleine Davis
RINGRAZIAMENTI.
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e.
co
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Gli editori sono grati dell'opportunità che è stata loro concessa di riprodurre mate
riale già pubblicato nei seguenti libri e riviste:
«The concept of a healthy individual» (Il concetto di individuo sano) in Sutherland,
J.D. (Ed.) "Towards Community Mental Health", Tavistock Publications, London 19
71; «Sum, I am» (Sum, io sono) in "Mathematics Teaching", 1984; «The value of depressi
on» (Il valore della depressione) in "Br. J. Psychiat. Social Work", 7, 3, 1964; «De
linquency as a sign of hope» (La delinquenza come segno di speranza) in "Prison Se
rvice J.", 7, 27, 1968; «The mother's contribution to society» (Il contributo della
madre alla società) in "The Child and the Family", Tavistock Publications, London
1957, e, parzialmente, anche nell'introduzione a "The Child, the Family and the
Outside World", Penguin Books, Harmondsworth 1964; «Children learning» (L'apprendime
nto dei bambini) in "The Human Family and God", Christian Teamwork Institute of
Education, London 1968; «Adolescent immaturity» (L'immaturità dell'adolescenza) in "Pr
oc. Br. Stud. Health Ass.", 1969, e in "Playing and Reality", Tavistock Publicat
ions, London 1971 [trad. it. "Gioco e realtà", Armando, Roma 1974], e, parzialment
e, anche in "Pediatrics" (USA) 44, 5, 1969; «Thinking and the unconscious» (Il pensi
ero e l'inconscio) in "Liberal Magazine", 1945; «The price of disregarding psychoa
nalytical research» (Quanto costa trascurare la ricerca psicoanalitica) in "The Pr
ice of Mental Health: Report of the National Association for Mental Health Annua
l Conference", London 1965; «Freedom» (La libertà) in "Nouv. Rev. Psychanal.", 30, 198
4; «Some thoughts on the meaning of the word 'democracy'» (Alcune considerazioni sul
significato della parola democrazia) in "Human Relations", 3, 2, 1950, e in "Th
e Family and Individual Development", Tavistock Publications, London 1965 [trad.
it. "La famiglia e lo sviluppo dell'individuo", Armando, Roma 1968]; «Aggression,
guilt and reparation» (Aggressività, colpa e riparazione) e «Varieties of psychothera
py» (Vari tipi di psicoterapia) in "Deprivation and Delinquency", Tavistock Public
ations, London 1984 [trad. it. "Il bambino deprivato", Raffaello Cortina Editore
, Milano 1986].
I seguenti scritti sono pubblicati per la prima volta in questo volume:
«Psychoanalysis and science: friends or relations?» (Psicoanalisi e scienza: amici o
parenti?), 1961; «Living creatively» (Vivere creativamente), 1970; «The concept of fa
lse Self» (Il concetto del falso Sé), 1964; «Cure» (La cura), 1970; «The child in the fami
ly group» (Il bambino nel gruppo familiare) 1966; «This feminism» (Questo femminismo),
1964; «The pill and the moon» (La pillola e la luna), 1969; «Discussion of war aims'» (
Discussione sugli scopi della guerra), 1940; «Berlin walls» (Il muro di Berlino), 19
69; «The place of the Monarchy» (Il ruolo della monarchia), 1970.
Gli editori ringraziano la Squiggle Foundation per la riproduzione della trascri
zione di «The pill and the moon» e il dottor Colin Morley per la stesura degli indic
i.
PSICOANALISI E SCIENZA:
AMICI O PARENTI?
(Conferenza tenuta alla Oxford University Scientific Society, 19 maggio 1961.)
La psicoanalisi è un metodo di trattamento dei disturbi psichici che si avvale di
mezzi psicologici, senza ricorso, cioè, ad apparecchiature meccaniche, a farmaci o
all'ipnotismo. E' stata sviluppata da Freud alla fine del secolo scorso, quando
l'ipnotismo era utilizzato per la remissione dei sintomi. Freud, insoddisfatto
dei risultati ottenuti sia da lui che dai suoi colleghi, si rese conto del fatto
che, eliminando il sintomo per mezzo dell'ipnotismo, perdeva la possibilità di co
mprendere il paziente; adattò quindi il setting ipnotico in modo da poter lavorare
con il paziente, impostando il rapporto in termini paritetici e lasciando che i
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l tempo desse i suoi frutti. Il paziente veniva ricevuto quotidianamente, a un'o
ra stabilita, senza alcuna fretta di rimuoverne i sintomi, ma focalizzando la se
duta su un obiettivo ben più importante: quello di consentire al paziente di rivel
arsi a se stesso. In questo modo anche Freud raccoglieva una serie di informazio
ni che utilizzava a due livelli: per l'interpretazione del paziente e per la gra
duale creazione di una nuova scienza, quella che ora noi chiamiamo psicoanalisi
e che avrebbe potuto essere chiamata psicologia dinamica.
Psicoanalisi, quindi, è un termine che si riferisce in modo specifico a una forma
di terapia e a una teoria in elaborazione che concerne lo sviluppo emotivo dell'
individuo: è una scienza applicata che si fonda su di una scienza. Noterete come i
o abbia citato la parola «scienza», proponendo il mio punto di vista, secondo cui Fr
eud ha realmente dato il via a una nuova disciplina scientifica, un'estensione d
ella fisiologia, che ha per oggetto la personalità, il carattere, le emozioni e gl
i obiettivi degli esseri umani.
Questa è la mia tesi.
Ma che cosa si intende per scienza? E' una domanda posta di frequente e a cui so
no state date molte risposte.
A proposito degli scienziati direi questo: quando si scopre una lacuna nelle con
oscenze, lo scienziato non ricorre a spiegazioni soprannaturali: ciò implicherebbe
panico, paura di ciò che non si conosce, un atteggiamento non scientifico. Per lo
scienziato ogni lacuna nelle conoscenze costituisce una sfida eccitante. Accett
ata l'ignoranza, si imposta un programma di ricerca: lo stimolo per il lavoro st
a nella lacuna. Lo scienziato è in grado di sopportare l'attesa e l'ignoranza. Ciò s
ignifica che ha una specie di fede, non una fede in questo o in quello, ma una f
ede, o una capacità di avere fede. «Non capisco. Bene, forse un giorno capirò. O forse
no. Magari, forse, qualcun altro capirà.»
Per lo scienziato la formulazione delle domande è praticamente quasi tutto. Le ris
poste, una volta trovate, inducono solo a porsi nuovi quesiti. L'incubo dello sc
ienziato è l'idea di una conoscenza completa: egli trema quando pensa a una simile
eventualità. Se si paragona tutto questo con la certezza che è propria della religi
one, ci si può rendere conto quanto differisca la scienza dalla religione. La reli
gione sostituisce al dubbio la certezza; la scienza implica una miriade di dubbi
e una fede. Fede in che cosa? Probabilmente in nulla: semplicemente una capacità
di avere fede; o, se ci deve essere fede in qualcosa, allora la fede nelle ineso
rabili leggi che governano i fenomeni.
La psicoanalisi procede dal punto in cui la fisiologia cede le armi. Essa estend
e l'ambito scientifico, occupandosi dei fenomeni della personalità, dei sentimenti
e dei conflitti umani. Sostiene quindi che la natura umana può essere indagata; e
quando emerge un aspetto sconosciuto, la psicoanalisi può permettersi di attender
e, senza dover ricorrere a speculazioni superstiziose. Uno dei principali contri
buti della scienza è quello di evitare fretta, confusione e noia: concede tempo pe
r una pausa. Possiamo fare la nostra partita a bocce e contemporaneamente batter
e gli spagnoli.
Vi invito a tenere separata nella vostra mente la scienza dalla scienza applicat
a. Giorno dopo giorno, quali esperti in scienza applicata, veniamo a contatto co
n i bisogni dei nostri pazienti o delle persone che vediamo per l'analisi, spess
o abbiamo successo, a volte sbagliamo. Il nostro fallimento non può essere evitato
più di quanto non lo possa essere la cristallizzazione del metallo in un aeroplan
o e la sua disintegrazione in un dato momento. La scienza applicata non è scienza;
quando facciamo un'analisi, non si tratta di scienza. Ma mi rifaccio alla scien
za quando svolgo un lavoro che non avrebbe potuto essere intrapreso prima di Fre
ud.
Freud è stato in grado di elaborare la teoria su cui si basa la psicoanalisi quand
o già era piuttosto avanti negli anni: questa teoria viene abitualmente definita m
etapsicologia (in analogia con la metafisica). Studiò le psiconevrosi, ma gradualm
ente estese le sue ricerche sino a interessarsi del paziente più profondamente dis
turbato: lo schizofrenico e il maniaco depressivo. Molto di ciò che oggi si conosc
e della psicologia della schizofrenia e delle psicosi maniaco-depressive si deve
a Freud e a coloro che hanno continuato a utilizzare il metodo di ricerca e di
trattamento da lui ideato.
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Qui mi trovo in una posizione di svantaggio, perché non vi conosco, non so quali s
ono le vostre conoscenze, né se condividete ciò che ho sostenuto o se avete differen
ti opinioni che ritenete io non abbia preso in considerazione.
Probabilmente volete che io faccia una descrizione della psicoanalisi: cercherò di
farlo. C'è naturalmente moltissimo da dire, se mai l'argomento possa essere svisc
erato a fondo.
Anzitutto occorre avere un'idea dello schema generale dello sviluppo emotivo deg
li esseri umani, poi essere a conoscenza delle tensioni inerenti alla vita e del
le misure che vengono messe in atto per farvi fronte. Infine bisogna essere al c
orrente del fallimento delle normali difese e dello stabilirsi di una seconda e
terza linea di difesa; dell'insorgenza, cioè, della malattia come di un mezzo per
far fronte al fallimento delle difese normali. Al di sotto delle tensioni vi son
o gli istinti, e le funzioni del corpo che agiscono orgiasticamente.
Naturalmente una parte delle difese individuali contro l'angoscia intollerabile
viene sempre fornita dall'ambiente. L'ambiente vitale si evolve, di norma, insie
me all'individuo, cosicché la dipendenza del neonato gradualmente si trasforma nel
l'indipendenza del bambino più grande e nell'autonomia dell'adulto. Tutto ciò è piutto
sto complesso ed è stato elaborato in modo molto dettagliato.
E' possibile classificare le malattie in termini di fallimento dell'ambiente. Più
interessante, però, è lo studio della malattia in termini di organizzazione delle di
fese nell'individuo. Ciascuno di questi approcci ci dice qualcosa a proposito de
lla vita degli individui normali; uno ci parla della società, l'altro delle person
ali tensioni umane, argomento che impegna i filosofi, gli artisti e la religione
. In altre parole, la psicoanalisi ha fortemente influenzato il nostro modo di g
uardare alla vita: si può ricavare da essa molto più di quanto ci abbia dato l'anali
si della società e della gente comune. Intanto la psicoanalisi continua a essere u
n metodo di ricerca che non ha uguali o rivali. Ma a molti non piace, o non piac
e l'idea di questa disciplina, per cui sono relativamente pochi gli esperti che
praticano l'analisi in questo paese e, di questi, la maggior parte vive a Londra
.
Qual è l'elemento principale che la psicoanalisi ci fornisce a proposito dell'indi
viduo? E' quanto ci dice sull'inconscio, sulla vita profonda e nascosta di ogni
essere umano, che ha radici nella vita reale e immaginaria della primissima infa
nzia. All'inizio della vita i due aspetti, la vita reale e quella immaginaria, s
ono tutt'uno, perché il bambino non ha percezioni oggettive, ma vive in uno stato
soggettivo, in cui è creatore del mondo. Gradualmente, in condizioni di salute, ri
esce a percepire un mondo che è altro da lui, un mondo non-me; per raggiungere que
sto stadio deve aver ricevuto cure sufficientemente buone nel periodo della sua
assoluta dipendenza.
Attraverso il sogno e l'attività onirica l'individuo viene a conoscenza del propri
o inconscio: i sogni rappresentano un ponte tra la vita cosciente e i fenomeni i
nconsci. "L'interpretazione dei sogni" (1899) resta la pietra miliare del lavoro
di Freud.
Naturalmente spesso i sogni emergono solo a causa delle particolari circostanze
della seduta. La psicoanalisi crea ulteriori circostanze speciali; in essa comun
que i sogni più importanti riguardano, direttamente o indirettamente, l'analista.
Nel transfert il materiale per l'intepretazione emerge attraverso una lunga seri
e di frammenti prodotti dall'inconscio represso, che rivelano l'esistenza di dif
ese contro l'angoscia.
La psicoanalisi è in una particolare relazione con la scienza, in quanto incominci
a a mostrarne la natura, nei seguenti modi:
1. l'origine di uno scienziato;
2. il modo in cui la ricerca scientifica tratta l'angoscia derivante dalla fanta
sia e dalla realtà (soggettivo-oggettiva);
3. il metodo scientifico dell'"impulso creativo", che si evidenzia come un nuovo
quesito derivante, per esempio, da una consapevolezza già esistente;
Il nuovo quesito nasce da un'idea circa la sua soluzione. Si potrebbe vedere la
sequenza del metodo scientifico come: (a) insorgenza di aspettative; (b) accetta
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Parte prima.
SALUTE E MALATTIA.
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zione di prove, o di prove relative; (c) nascita di nuovi quesiti derivanti dal
parziale fallimento.
E che dire della statistica? E' una scienza? Può essere utilizzata per provare che
una certa risposta a una domanda è corretta: ma da chi è stata posta la domanda e c
hi ha dato la risposta?
A volte è stato sostenuto che lo psicoanalista è uno psichiatra che mostra una parzi
alità verso il metodo in conseguenza della sua stessa analisi. Se ciò è vero in alcuni
casi, tuttavia non dimostra che la teoria psicoanalitica è sbagliata. Per pratica
re la psicoanalisi, l'analista deve averne fatto esperienza, a meno che non poss
egga il genio di Freud.
Così come accade nell'ipnotismo, anche nella psicoanalisi avvengono cose sorprende
nti, però non in modo straordinario. Avvengono con gradualità, e ciò che succede si ve
rifica perché è accetto al paziente. Io non sono in grado di produrre del materiale
psicoanalitico spettacolare. E' più facile trovare esempi di cambiamenti sensazion
ali nella psichiatria infantile, ma nella vera psicoanalisi, il paziente e l'ana
lista faticano giorno dopo giorno fino alla conclusione del trattamento.
Facciamo un esempio. Un uomo viene in analisi perché non può sposarsi. A poco a poco
si svela a se stesso e scopre: (a) che le sue tendenze eterosessuali sono ostac
olate (b) da un'identificazione femminile come fuga dall'omosessualità e che (c) i
l tabù dell'incesto non è pienamente accettato. Egli è ora libero di avere qualsiasi r
agazza perché nessuna rappresenta più la madre del complesso edipico. Gradualmente l
a situazione si risolve ed egli si sposa; si tratta ora di creare una famiglia.
Il problema successivo è quello di affrontare la sua relazione con il fratello, di
cui aveva negato l'esistenza. In questo processo scopre l'amore profondo che da
ragazzo aveva nutrito per il padre.
Egli riesce a questo punto ad accettare il suo odio per la figura paterna; sul l
avoro assume atteggiamenti più positivi. Si presenta quindi un nuovo fine: indagar
e i primissimi e più profondi aspetti del suo amore per la madre, senza tralasciar
e le radici del Sé negli impulsi primitivi. Risultato: non semplicemente una remis
sione dei sintomi, ma la strutturazione di una personalità più solida, capace di una
vasta gamma di sentimenti e più tollerante nei confronti degli altri perché più sicur
a di sé. Tutto ciò già si evidenzia nel suo rapporto con i figli e nella capacità di ric
onoscere il valore della moglie, scelta in modo felice. Contemporaneamente, il s
uo lavoro si svolge con maggior impulso e originalità.
La statistica non potrebbe mettere in evidenza questi cambiamenti.
IL CONCETTO DI INDIVIDUO SANO
(Conferenza tenuta presso la Royal Medico-Psychological Association, Psychoterap
y and Social Psychiatry Section, 8 marzo 1967.)
PREMESSA.
Quando parliamo delle persone in termini di «normale» o sano», sappiamo probabilmente
ciò che intendiamo. Tuttavia, di tanto in tanto può essere utile precisare il signif
icato di questi termini, affrontando il rischio di dire cose ovvie o quello di r
enderci conto che non sappiamo dare una risposta. In ogni caso, il nostro punto
di vista evolve con il passare del tempo, per cui una definizione comunemente ac
cettata negli anni '40 potrebbe non essere più attuale vent'anni dopo.
Non comincerò con citazioni prese da autori che hanno affrontato questo stesso tem
a: mi limiterò a dire che le mie tesi derivano principalmente dalle teorie di Freu
d.
Spero di non cadere mai nell'errore di pensare che un individuo possa essere val
utato prescindendo dal posto che occupa nella società. La maturità individuale impli
ca un cammino verso l'indipendenza, ma la dipendenza in assoluto non esiste. Non
sarebbe indice di salute per un individuo isolarsi a tal punto dal contesto soc
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iale da sentirsi indipendente e invulnerabile. Se esiste una tale persona, in re
altà esiste la dipendenza! Dipendenza da un'infermiera psichiatrica o dalla famigl
ia.
Ad ogni modo tratterò del concetto di salute mentale dell'"individuo", dato che da
essa dipende la salute della società, la quale altro non è che una somma di persone
. La società non può superare la media della salute individuale, anzi, non può neppure
raggiungerla, poiché essa ha in se stessa dei membri malati.
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MATURITA' ED ETA'.
Dal punto di vista evolutivo possiamo dire che salute mentale significa raggiung
imento di quel grado di maturità che è previsto in rapporto con l'età anagrafica dell'
individuo. Un prematuro sviluppo dell'Io e della coscienza del Sé è un fattore negat
ivo in termini di salute tanto quanto lo è uno sviluppo tardivo. La tendenza verso
la maturazione è insita nel patrimonio genetico dell'individuo. Lo sviluppo, in p
articolare all'inizio, dipende in modo complesso (e sono stati fatti parecchi st
udi sul fenomeno) dal fatto che venga offerto al bambino un ambiente sufficiente
mente buono. Con questa espressione intendiamo un ambiente capace di facilitare
lo sviluppo dell'individuo in conformità alle sue molteplici tendenze innate. Ered
itarietà e ambiente sono entrambi da considerarsi fattori esterni, quando parliamo
in termini di sviluppo emozionale dell'individuo, cioè in termini di psicomorfolo
gia. (Mi domando se non si potrebbe utilizzare questo termine, anziché ricorrere a
quell'espressione inadeguata che è formata dalla parola «psicologia» seguita dall'agg
ettivo «dinamica».)
Si può ritenere che un ambiente è sufficientemente buono quando esso sa adattarsi in
larga misura ai bisogni individuali del bambino. La madre è generalmente in grado
di sopperire a questa esigenza, grazie alla particolare situazione da lei vissu
ta che ho definito come "preoccupazione materna primaria". Sono stati utilizzati
altri termini per indicare questa situazione, ma personalmente preferisco usare
questa mia definizione descrittiva. L'adattamento dell'ambiente diminuisce in r
apporto col crescere del bisogno del bambino di mettere in atto delle reazioni a
lla frustrazione. La madre sana è in grado di differire il momento in cui la propr
ia funzione di adattamento viene meno sino a quando il bambino è capace di reagire
a essa con rabbia, anziché esserne traumatizzato. Il trauma è una frattura nella co
ntinuità dell'esistenza dell'individuo: e solo grazie al senso di continuità dell'es
istenza può realizzarsi, come caratteristica della personalità individuale, il senso
del Sé, del sentirsi reale e dell'esistere.
IL RAPPORTO MADRE-BAMBINO.
All'inizio, quando il bambino vive in un suo mondo soggettivo, non possiamo parl
are di salute riferendoci solo all'individuo. Sarà in un momento successivo che po
tremo pensare a un bambino sano in un ambiente che non lo è, ma questo non prima c
he il bambino abbia acquisito la capacità di valutare la realtà, non prima che gli s
ia chiara la distinzione tra il me e il non-me, e che sia in grado di discernere
tra ciò che è la realtà condivisa e quelli che sono i fenomeni della realtà psichica pe
rsonale, non prima dunque che abbia cominciato a costituirsi una realtà interna pe
rsonale.
Mi riferisco a quel duplice processo in cui, da una parte, il bambino vive in un
suo mondo soggettivo e dall'altra la madre si adatta ai suoi bisogni per fornir
gli le premesse necessarie per l'"esperienza di onnipotenza". Si instaura così una
relazione vitale.
L'AMBIENTE FACILITANTE.
L'ambiente facilitante, con i suoi progressivi adattamenti ai bisogni dell'indiv
iduo, potrebbe essere considerato come parte integrante dello studio sulla salut
e. Verrebbero, in questo caso, esaminati il ruolo paterno come complemento delle
funzioni materne e quello della famiglia, che risulta essenziale nell'introdurr
e il bambino, con graduale complessità, man mano che cresce, al principio di realtà,
e nel restituirlo a se stesso. In questo contesto, però, non analizzerò l'evoluzion
e dell'ambiente.
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LE ZONE EROGENE.
Nella prima metà del secolo di Freud, ogni valutazione sulla salute doveva essere
fatta in relazione allo sviluppo dell'Es e alla conseguente dominanza delle zone
erogene. Questo criterio è ancora valido. La successione è nota: dapprima vi è la sup
remazia della zona orale, poi di quella anale e uretrale, quindi segue lo stadio
fallico o «della boria» (tanto difficile per le bambine), e infine la fase genitale
(dai tre ai cinque anni) in cui, "nella fantasia", sono presenti tutti gli elem
enti della sessualità adulta. Se un bambino segue questo schema nel suo sviluppo,
ci sentiamo soddisfatti.
Successivamente il bambino sano assume le caratteristiche del periodo di latenza
, in cui non si verificano ulteriori movimenti dell'Es, se non una lieve riattiv
azione delle pulsioni dovuta all'apparato endocrino. In questa fase il concetto
di salute è legato alla capacità di apprendimento, mentre si realizza una spontanea
divisione tra i sessi. E' utile ribadire questi fatti perché è indice di salute agir
e come un bambino di sei anni quando se ne hanno sei, e come uno di dieci quando
se ne hanno dieci.
Segue poi la pubertà, di solito preceduta da una fase prepuberale, in cui può manife
starsi una tendenza omosessuale. A quattordici anni, un ragazzo o una ragazza ch
e non siano ancora entrati pienamente nella fase puberale possono, come consegue
nza, pur essendo "sani", cadere in uno stato di confusione e di dubbio che è stato
, molto appropriatamente, definito stato di «bonaccia». Voglio sottolineare di nuovo
che quando vediamo un ragazzo o una ragazza in età prepuberale vivere in uno stat
o di confusione, non ci troviamo di fronte a una malattia.
La pubertà può essere sia un sollievo sia un fenomeno altamente disturbante, fenomen
o che solo ora cominciamo a comprendere. Al giorno d'oggi i ragazzi in età puberal
e possono vivere l'adolescenza come un periodo di crescita condiviso con altri i
ndividui che si trovano nella stessa condizione. Il difficile compito di discern
ere ciò che è patologico da ciò che è sano nell'adolescenza è venuto in luce soprattutto n
el dopoguerra, però i problemi non sono nuovi.
A coloro che sono impegnati in questo compito si può solo chiedere di indicare le
soluzioni dei problemi teorici, piuttosto che di quelli effettivamente incontrat
i dagli adolescenti, i quali, nonostante gli inconvenienti legati alla loro sint
omatologia, sono i più qualificati a trovare le soluzioni più opportune alle loro di
fficoltà. E in tutto ciò il tempo gioca un ruolo importante. L'adolescente non deve
essere curato come se fosse malato: è questo un fatto che deve essere tenuto prese
nte quando si vuole definire il concetto di salute. Naturalmente ciò non vuol dire
che in questo periodo della vita non possano esservi delle malattie.
Alcuni adolescenti soffrono molto, per cui negar loro un aiuto sarebbe una crude
ltà. A quattordici anni sono piuttosto comuni le idee suicide; i ragazzi devono in
fatti sostenere l'interazione di parecchi fenomeni di tipo diverso - la loro imm
aturità, i mutamenti prodotti in loro dalla pubertà, l'idea che essi si vanno facend
o di ciò che è la vita, i loro ideali e le aspirazioni; a tutto questo si deve aggiu
ngere la delusione riguardo il mondo degli adulti che essi giudicano sostanzialm
ente un mondo di compromessi, di falsi valori e del tutto indifferente a ciò che è e
ssenziale. Non appena superato questo stato, gli adolescenti cominciano a sentir
si reali, ad avere il senso del "Sé" e dell'"esistere". Questa è salute. Il senso di
esistere produce azione, ma non vi è un "fare" prima dell'esistere, e questo è il m
essaggio che gli adolescenti ci trasmettono.
Non dobbiamo incoraggiare gli adolescenti che hanno difficoltà personali e che ten
dono ad assumere un atteggiamento di sfida, pur rimanendo dipendenti; non ne han
no bisogno.
Dobbiamo ricordare che la tarda adolescenza è il periodo in cui si realizzano ecci
tanti conquiste in modo rischioso, per cui è consolante notare l'emergere di un ra
gazzo o di una ragazza dall'adolescenza attraverso l'iniziale identificazione co
n i genitori e con la società responsabile. Nessuno può sostenere che salute è sinonim
o di «tranquillità»: e ciò è particolarmente evidente per quanto concerne l'area di confli
tto tra la società e la sua componente adolescenziale.
Procedendo dobbiamo modificare il nostro linguaggio: abbiamo iniziato questa par
te del discorso parlando in termini di impulsi dell'Es e ora dobbiamo ricorrere
a termini tipici della psicologia dell'Io.
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E' un elemento molto positivo per l'individuo se la pubertà porta con sé la capacità d
i potenza sessuale per il ragazzo e l'equivalente per la ragazza, cioè se la piena
genitalità è già una caratteristica acquisita, essendo stata raggiunta attraverso il
gioco nel periodo che precede la latenza. Nonostante ciò, i ragazzi e le ragazze i
n età puberale non cadono nell'errore di credere che gli impulsi sessuali siano tu
tto; li interessa infatti soprattutto l'essere, l'essere in qualche posto, il se
ntirsi reali e la possibilità di acquisire un certo grado di costanza dell'oggetto
. Hanno bisogno di guidare gli istinti, piuttosto che di esserne travolti.
La maturità o la salute, intesa come raggiungimento della piena genitalità, assume u
n aspetto particolare quando l'adolescente si trasforma in adulto che può a sua vo
lta diventare genitore. E' un bene che un ragazzo che vuole assomigliare al padr
e sia in grado di avere fantasie a carattere eterosessuale e agire nel pieno pos
sesso della sua potenza genitale; altrettanto utile è che una ragazza che voglia a
ssomigliare alla madre possa avere fantasie eterosessuali e possa sperimentare l
'orgasmo genitale nel rapporto sessuale.
A questo punto ci si deve porre una domanda; può l'esperienza sessuale essere asso
ciata al piacere e all'amore inteso nel senso più ampio del termine?
Disturbi in questo campo sono nocivi e le inibizioni possono essere distruttive
e crudeli: l'impotenza può ferire più della violenza sessuale.
Tuttavia al giorno d'oggi non possiamo accontentarci di una definizione formulat
a solo da un punto di vista delle posizioni dell'Es. E' più semplice, certamente,
descrivere il processo dello sviluppo in termini di funzioni dell'Es piuttosto c
he dell'Io e della sua complessa evoluzione, ma non si può prescindere da questo s
econdo metodo. Ed è questo che cerchiamo di applicare qui.
Quando vi è immaturità nella vita istintuale, esiste il pericolo che l'individuo vad
a incontro a disturbi nella sfera della personalità, del carattere o del comportam
ento; ma si deve fare attenzione, perché il sesso può operare solo come funzione par
ziale, cosicché, anche se può "sembrare" che funzioni correttamente, la potenza sess
uale, e il suo equivalente femminile, possono esaurire anziché arricchire l'indivi
duo. Ma non ci addentriamo in questi problemi, dato che non stiamo guardando l'i
ndividuo da un punto di vista comportamentale e dei fenomeni di superficie, ma s
iamo invece interessati a studiare la struttura della personalità e il rapporto de
gli individui con la società e con gli ideali.
Probabilmente un tempo gli psicoanalisti hanno cercato di considerare la salute
"in termini di assenza di disturbi psiconeurotici", ma questo modo di procedere
non è più attuale. Abbiamo bisogno di criteri più precisi. Non è comunque il caso di rig
ettare il metodo utilizzato precedentemente, anche se oggi pensiamo in termini d
i libertà interiore, di capacità di avere fiducia, di attendibilità e continuità dell'og
getto, di libertà dalle illusioni e di qualcosa che ha a che fare con la ricchezza
piuttosto che con la povertà come qualità della realtà psichica personale.
L'INDIVIDUO E LA SOCIETA'.
Supponiamo ora che le capacità istintuali abbiano raggiunto uno sviluppo soddisfac
ente; ecco allora che nuovi impegni attendono l'individuo sufficientemente sano.
Cioè, per esempio, il rapporto con la società, che rappresenta un prolungamento del
la famiglia. Diciamo che in condizioni di salute un uomo o una donna possono "ra
ggiungere l'identificazione con la società senza che si realizzi una perdita tropp
o rilevante delle pulsioni individuali e dell'identità". Si verifica naturalmente
una perdita in termini di controllo degli impulsi personali, ma un'identificazio
ne estrema con la società, tale da comportare una perdita totale del senso del Sé e
della sua importanza, non è normale.
Risulta quindi chiaro da quanto detto che non possiamo accettare un concetto di
salute come semplice assenza di disturbi psiconevrotici - cioè quei disturbi relat
ivi all'evoluzione delle posizioni dell'Io verso la piena genitalità e l'organizza
zione delle difese contro l'angoscia nelle relazioni interpersonali. In questo c
ontesto possiamo sostenere che la salute non è sinonimo di tranquillità. La vita di
un individuo sano è caratterizzata da paure, sentimenti conflittuali, dubbi e frus
trazioni come pure da elementi positivi.
La cosa fondamentale è che l'uomo o la donna sentano di "stare vivendo la loro pro
pria vita" e assumendosi la responsabilità di quanto fanno o non fanno, attribuend
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osi il merito del successo e della colpa del fallimento. In una parola, si può dir
e che l'individuo è passato dalla dipendenza all'indipendenza o autonomia.
Ciò che non trovavamo soddisfacente nella definizione di salute in termini di posi
zioni dell'Es era l'assenza della psicologia dell'Io. Prendere in considerazione
l'Io ci riporta agli stadi preverbali e pregenitali dello sviluppo individuale
e al contributo dell'ambiente: l'adattamento legato ai bisogni primari tipici de
lla prima infanzia.
A questo punto sono tentato di pensare in termini di "contenimento" (holding). S
i tratta dapprima di un contenimento fisico durante la vita intrauterina per poi
gradualmente allargare il suo significato fino a comprendere l'insieme delle cu
re materne, fra cui maneggiare il bambino. Questo concetto può quindi essere estes
o fino ad includere il ruolo della famiglia, passando attraverso l'idea del "lav
oro sul caso" che è alla base del lavoro sociale. Il contenimento può essere offerto
anche da chi non abbia conoscenze intellettuali circa quanto accade all'individ
uo; ciò che occorre è la capacità di identificazione e di comprensione dei bisogni del
bambino.
In un ambiente che contiene il bambino in modo sufficientemente buono, questi è in
grado di realizzare il suo "sviluppo personale in conformità con le sue tendenze
innate". Ne deriva una continuità dell'esistenza che diviene senso di esistere, se
nso del Sé e che alla fine sfocia nell'autonomia.
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I PRIMI STADI DELLO SVILUPPO.
Intendo ora analizzare ciò che avviene durante i primi stadi dello sviluppo della
personalità. La parola chiave a questo riguardo è "integrazione", e copre quasi tutt
e le tappe dello sviluppo. L'integrazione porta il bambino dal primigenio stato
unitario al riconoscimento del pronome personale «io» e al concetto del numero uno,
rendendo così possibile l'"io sono", che dà senso all'"io faccio".
Noterete che sto guardando in tre direzioni contemporaneamente: quella delle cur
e infantili, quella dei disturbi schizoidi, cercando nel frattempo di stabilire
cos'è la vita per i bambini e gli adulti sani. Dico fra parentesi che è una caratter
istica della salute il fatto che lo sviluppo emozionale non si arresti mai nell'
adulto.
Porterò tre esempi. Nel caso del bambino di prima infanzia, l'integrazione è un proc
esso che ha un suo ritmo e una crescente complessità. La caratteristica dei distur
bi schizoidi è il fenomeno della disintegrazione, e, in particolare, la paura di q
uesta e l'organizzazione delle difese che l'individuo attua per prevenirla. (La
pazzia non è generalmente una regressione, la quale ha in sé un elemento di fiducia,
ma piuttosto un sofisticato sistema difensivo per prevenire il ripetersi della
disintegrazione.) L'integrazione, come processo del tipo di quello che caratteri
zza la vita infantile, si trova in psicoanalisi nei casi borderline. Nella vita
adulta, l'integrazione è vissuta in tutte le accezioni del termine, compresa quell
a di integrità. Le persone sane possono sopportare la disintegrazione in stato di
riposo, di distensione e nel sogno, e anche il dolore ad essa associato, sopratt
utto grazie al fatto che lo stadio di rilassamento è legato alla creatività: gli imp
ulsi creativi appaiono o riappaiono durante lo stato di non integrazione. E' per
questo che le difese organizzate contro la disintegrazione privano l'individuo
delle condizioni necessarie all'impulso creativo, impedendo così la vita creativa
(1).
- Unità psicosomatica.
Una tappa collaterale dello sviluppo infantile è quella dell'unione tra psiche e s
oma (per il momento non prendo in considerazione l'intelletto). Gran parte delle
cure fisiche prestate al bambino, come il tenerlo in braccio, il manipolarlo, i
l nutrirlo, il fargli il bagno ecc., si propone di facilitare il raggiungimento
da parte del bambino stesso di un'unità psiche-soma che viva e operi in armonia co
n se stessa. Tornando di nuovo alla psichiatria, una caratteristica della schizo
frenia è il fatto che vi sia solo una debole connessione tra la psiche (o come la
si voglia chiamare) e il corpo con tutte le sue funzioni. La psiche può addirittur
a essere proiettata all'esterno.
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