Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» Laboratorio di storia contemporanea No. FT/2014/2 www.istrevi.it/lab ISTITUTO STORIA DELLA RESISTENZA E DELL’ETÀ DELLA CONTEMPORANEA PROVINCIA DI VICENZA ETTORE GALLO Fonti e testimonianze Responsabile di collana Giuseppe Pupillo – [email protected] Relazione al convegno Malga Silvagno, l’eliminazione della componente comunista del Gruppo di Fontanelle di Conco Bassano del Grappa, 1° febbraio 2014 di MARIO FAGGION MARIO FAGGION (1938), insegnante nelle scuole primarie, poi sindacalista della FIOT-CGIL e della CGIL-Scuola, segretario provinciale dell’ANPI vicentina dal 2006 a oggi. Studioso della Resistenza vicentina ha pubblicato i libri Malga Campetto nella storia della Brigata Garemi (scritto insieme a Gianni Ghiraradini e Norberto Unziani) e Figure della Resistenza vicentina (con Gianni Ghirardini). Sempre con Ghirardini ha pubblicato nel nr. 2 dei Quaderni Garemi il saggio Divisione Stella. Documenti della Liberazione. La collana del Laboratorio di storia contemporanea è pubblicata a cura dell’Istrevi e intende raccogliere memorie, interviste e documenti utili per ricostruire le vicende politiche, sociali ed economiche del Novecento vicentino e veneto. I quaderni del Laboratorio di storia contemporanea sono scaricabili all’indirizzo: www.istrevi.it/lab Per contatti: [email protected] M. FAGGION - Presidente ANPI di Vicenza Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» c/o Museo del Risorgimento e della Resistenza – Villa Guiccioli Viale X Giugno 115 - I-36100 Vicenza pagina 1 di 8 Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» Laboratorio di storia contemporanea www.istrevi.it/lab No. FT/2014/2 I protagonisti, le testimonianze e le ricerche storiche Dopo l’intensa attività di ricerca e di preparazione, durata due anni, di una mostra della Resistenza nella Valle dell’Agno inaugurata nel 1985 e composta da 102 pannelli, Gianni Ghirardini ed io abbiamo sentito la necessità di ricostruire la storia della formazione del Gruppo di Malga Campetto e dei suoi protagonisti, dalle origini sulle montagne di Recoaro nel gennaio del 1944 all'avvio e allo sviluppo della lotta armata nell'Alto Vicentino fino alla creazione della XXXª Brigata d'assalto “Ateo Garemi” (17 maggio 1944); in ciò stimolati anche dall'accurato studio riservato al Gruppo e alla Brigata Stella dallo storico Giancarlo Zorzanello in “Brigate d'assalto Garemi Comitato Veneto-Trentino, 1978”. Mossi dall'entusiasmo e dalla volontà di scoprire i fondatori del nucleo originario delle Formazioni Garemi, poco esperti di metodo storiografico ma attenti ai contenuti, eccoci allora intenti nell'opera di identificazione dei personaggi, spesso noti solo con il nome di battaglia, di raccolta delle testimonianze, di elaborazione dei profili di quanti sono mancati e di consultazione di ogni fonte disponibile, orale e scritta. Nel prosieguo del lavoro ci siamo imbattuti in un altro problema che occorreva risolvere: prima del Gruppo di Malga Campetto, c’era stato il Gruppo di Fontanelle di Conco; la Delegazione triveneta Garibaldi di Padova aveva inviato lassù alcuni uomini importanti e procurato, mediante le strutture vicentine del Pci il rifornimento di armi, di viveri e di giovani. Occorre dire che tre eventi favorevoli ci sono stati di grande aiuto: a) la scoperta in provincia di Padova di alcuni protagonisti, come Raimondo Zanella (Giani) Romeo Zanella (Germano), Norberto Unziani (Boby) ed altri ancora che negli anni 1985 e 1986 abbiamo potuto intervistare e coinvolgere; Giani e Germano dovevano raggiungere, secondo le indicazioni della delegazione triveneta, il distaccamento insediato a Malga Silvagno ed erano giunti a Vicenza il 30 dicembre 1943, dopo tre mesi di Resistenza nell'Alto Friuli; b) l'instaurazione di un rapporto di conoscenza, di fiducia e di collaborazione con Orfeo Vangelista () attraverso corrispondenza, scambi telefonici e due incontri, tenuti a Bassano; Aramin ci ha fornito le pagine inedite di “Guerriglia a Nord” (dattiloscritto depositato a Padova presso l’archivio dell'Istituto Storico per la Resistenza nelle Venezie già nel 1951, da noi segnalato nella bibliografia del libro Malga Campetto, 1989) relative al Gruppo di Fontanelle di Conco e una testimonianza-relazione di otto pagine sul suo impegno nella Resistenza e sulla sua vita, riportata nella nostra pubblicazione (una sintesi, nota P. Gios in Controversie sulla Resistenza ad Asiago e in Altipiano, del 1999, del volume “Guerriglia a Nord”); c) l'uscita nel 1986 in Asiago ieri... oggi... domani, periodico della Parrocchia di Asiago, del saggio di P. Gios sul Gruppo di Fontanelle di Conco, riproposto con modifiche e integrazioni bibliografiche nel volume sopra ricordato; esso rappresenta un contributo sostanziale per la conoscenza dell'origine, della composizione, dello sviluppo e della fine del Gruppo ed offre una “lettura” verosimile, suffragata da documenti e testimonianze degli ideali e degli obiettivi che si pongono i vari protagonisti. M. FAGGION - Presidente ANPI di Vicenza pagina 2 di 8 Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» Laboratorio di storia contemporanea www.istrevi.it/lab No. FT/2014/2 Nelle pagine riservate nel libro Malga Campetto al Gruppo di Fontanelle di Conco riportiamo le riflessioni e i giudizi di Giuseppe Gaddi (I comunisti veneti nella Resistenza); di Sereno Schiro (Brigate d’assalto Garemi); di Nello Boscagli, Alberto (interessante la sua ricca relazione nel libro Malga Campetto); di Giuseppe Landi, Zini-De Luca, riferisce il 10 gennaio 1944 a Antonio Roasio, Pietro, sulla grave sciagura che si è abbattuta sul Distaccamento Monte Grappa a Malga Silvagno con l'uccisione del comandante Crestani, del commissario politico Roiatti e dei partigiani Pontarollo e Pirro; di Amerigo Clocchiatti, Carlo-Ugo, responsabile della Delegazione Garibaldi (Cammina frut); di Aramin (Rapporto Garemi e Guerriglia a Nord); di Pierantonio Gios (saggio citato). Da parte nostra (Gianni Ghirardini, il sottoscritto e Norberto Unziani che si è unito a noi), dopo un'analisi attenta di diversi contributi esprimiamo un'interpretazione ponderata: Lo studio del Gios, tutto da verificare nella dinamica del sorgere e del consolidarsi del gruppo, nella conclusione è una conferma dei giudizi espressi da autorevoli protagonisti, quali Boscagli, Clocchiati e Aramin. Gli elementi badogliani, poco interessati allo sviluppo aperto della lotta armata contro i nazisti e i fascisti, ma osservatori attenti della realtà e delle prospettive future, preoccupati per il rafforzarsi della formazione partigiana che nelle azioni e nel comando esprime sempre più i caratteri garibaldini, provocano la sua decapitazione, suscitando e servendosi di "preoccupazioni" politiche e religiose. E trovano, purtroppo, ascolto e comprensione in un ambiente moderato e fortemente legato alla tradizione che non vedeva di buon occhio i "sovversivi". Il discorso porterebbe lontano.... Varie possono essere le cause che permettono, ai responsabili, di realizzare il piano di annientare il comando del Distaccamento Monte Grappa. Lo scopo è, ad ogni modo, evidente: evitare che la formazione sia guidata da esponenti garibaldini, che rafforzi e allarghi le sue radici sull'Altopiano e nelle altre zone dell'Alto Vicentino. Anche nel libro Figure della Resistenza vicentina ( edito nel 1997) riportiamo questo giudizio in una nota di tre pagine, dove, accanto ad un documento di Amerigo Clocchiatti del 25 luglio 1946, che in modo chiaro e definitivo solleva Carlo Segato da ogni responsabilità in merito all'uccisione dei quattro garibaldini per il ruolo che svolgeva nel Comando Militare Provinciale Dalla Pozza, ribadiamo la nostra opinione che si differenzia dalla sua; egli spiega la loro drammatica fine a causa di gravi dissensi interni, senza interferenze esterne, come aveva già detto a Gios nell'intervista del 28 novembre 1984. Nella nota, inoltre, segnaliamo le nostre riserve su aspetti del saggio di Gios (comando effettivo del Gruppo, tempi di inserimento, ruolo di Ageno e di Elia Girardi, il quale dimostra di essere ben informato sugli eventi e mette in risalto, in qualche caso, il suo intervento). Ora abbiamo a disposizione il considerevole volume di Ugo De Grandis Malga Silvagno - Il giorno nero della Resistenza vicentina", del 2011. Come abbiamo affermato lassù nella malga il 14 ottobre 2012, giorno dell'inaugurazione - a nome dell'ANPI provinciale e delle Sezioni contermini (Altopiano, Valbrenta, Bassano e Marostica), alla presenza di numerose delegazioni e delle autorità comunali di Valstagna e di Conco - di una lapide storica dedicata al Gruppo di Fontanelle di Conco e alla memoria dei quattro garibaldini caduti per mano di alcuni loro compagni, oggi esprimo la stessa opinione: M. FAGGION - Presidente ANPI di Vicenza pagina 3 di 8 Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» Laboratorio di storia contemporanea www.istrevi.it/lab No. FT/2014/2 «Nel testo la tragica vicenda è approfondita in modo efficace, preceduta da una ricerca ampia e rigorosa sulla loro personalità e sulla loro vita; sono chiarite le circostanze della loro drammatica uccisione con le testimonianze di vari “protagonisti”, diretti e indiretti, coinvolti nelle due inchieste seguite al tragico episodio (inchieste politiche, non giudiziarie). Sono le parti apprezzabili e condivisibili di un’opera che ha suscitato pure interrogativi, polemiche, reazioni, contrarietà. Il testo comunque ha riproposto all’attenzione degli studiosi e dei lettori la loro storia, che sembrava dimenticata». Fatto il quadro, è necessario operare alcune riflessioni sulle riserve avanzate, anche alla luce degli ultimi studi usciti. Garibaldini e badogliani: le due anime della formazione partigiana di Fontanelle di Conco. L’origine del gruppo è chiaramente spiegata e acquisita; si tratta di un gruppo locale di militari e di giovani soggetti all’obbligo militare (di Nove, Marostica, Altopiano, località vicine e Vicenza), i quali rifiutano di mettersi al servizio dei tedeschi e della R.S.I., ed si raccolgono attorno ad Alfredo Munari nel settembre 1943. Godono dell’appoggio dei luoghi di provenienza e della popolazione del posto. Nel gruppo si inseriscono, nel mese di ottobre, i comunisti Crestani, Roiatti, Pontarollo e Zorzi-Maschio-Pirro, mandati dalla Delegazione Garibaldi di Padova. Fanno capo, per i collegamenti e gli aiuti, allo studente bassanese diciannovenne Orfeo Vangelista (Aramin) stretto collaboratore della Delegazione Garibaldi (dopo l’amara esperienza di Malga Silvagno, egli continuerà il suo impegno di costruttore della Resistenza garibaldina prima verso il Gruppo di Malga Campetto di Recoaro, poi sull’Altopiano Occidentale, a fianco di Spartaco, Spiridione, Blasco, Ivan, Mica, Regolo, Nero e altri, contribuendo alla nascita del primo battaglione della futura Brigata Pino, delle Formazioni Garemi, infine salirà in montagna a fianco del comando Divisione Garemi e del Gruppo Divisioni Garemi in qualità di vicecommissario politico; un protagonista, il bassanese Vangelista, che merita di essere maggiormente conosciuto e valutato). I quattro comunisti che entrano nel gruppo a Malga Cogolin manifestano una decisa e pronta volontà di lotta contro i nazifascisti. I tempi del loro inserimento non sono ben definiti né nel libro di Aramin né in quello di Clocchiatti. Non sono però molto precisi i tempi dell’arrivo nel gruppo neppure di Renato Ageno (Centauro) e dell’inizio della sua attività di sostegno e di raccordo con gli ufficiali antifascisti badogliani del Distretto Militare di Vicenza e con i rappresentanti del C.M.P. Dalla Pozza che riunisce la sinistra vicentina (comunisti, socialisti, azionisti). Esiste una evidente contraddizione fra le testimonianze di Carlo Segato, di Elia Girardi e di Zaira Meneghin relative a Renato Ageno negli scritti di P. Gios e il Promemoria di tre pagine sottoscritto subito dopo la Liberazione da Centauro e dal Segato con la formula “Letto e visto quanto sopra si conferma”. Secondo i testimoni, Ageno assunse il suo ruolo subito, nel mese di ottobre; secondo il Promemoria egli, con un gruppetto di uomini, parte da S. Quirico di Valdagno per Fontanelle di Conco ai primi di novembre. Quale è la versione corretta? Anche la questione della direzione del gruppo partigiano, cioè del comando, in base ai lavori degli studiosi e alle testimonianze dei protagonisti appare contraddittoria, a volte opposta. Alcuni sostengono che la formazione partigiana è guidata, nell’ordine, da Alfredo Munari, Renato Ageno ed Elia Girardi, che hanno un buon rapporto con la popolazione delle contrade e dei paesi intorno ricevendo rifornimenti dai centri vicini, da Marostica e da M. FAGGION - Presidente ANPI di Vicenza pagina 4 di 8 Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» Laboratorio di storia contemporanea www.istrevi.it/lab No. FT/2014/2 Vicenza. Altri affermano che, dopo il periodo iniziale, Giuseppe Crestani è il comandante e Ferruccio Roiatti il commissario politico. Elementi che avvalorano la seconda tesi sono: la denominazione del gruppo, chiamato Distaccamento Monte Grappa, che ricorre in alcuni testi e nei documenti della Delegazione Garibaldi; le armi e gli aiuti forniti dalla sinistra vicentina e dai comunisti di Schio e di Asiago; le visite di Clocchiatti, insieme ad Aramin, alla casara di Monte Cogolin per l’inaugurazione della Formazione e a Malga Silvagno per seguirne l’andamento, l’ultima alla vigilia di Natale del 1943. Come districare questo nodo non secondario? A mio giudizio, fatta salva l’origine locale del gruppo e la guida di Alfredo Munari nel primo periodo, l’inserimento dei quattro esponenti comunisti, di marcata preparazione politica e ideale per le esperienze compiute nella vita clandestina, nell’impegno contro il fascismo e il franchismo, nelle carceri e nei luoghi di confino, imprime una svolta rispetto alla condotta difensiva e attendista mantenuta inizialmente dalla formazione. Prevale di fatto nelle discussioni e nelle azioni la concezione garibaldina della lotta armata contro i nazifascisti e questo suscita preoccupazioni, insicurezze e dubbi per l’immediato e per il futuro nel gruppo, nell’ambiente umano e sociale che lo ospita e negli esponenti badogliani (gli ufficiali del Distretto Militare, nonché Renato Ageno, Elia Girardi, Alfredo Munari, Luigi Nodari). Si apre così una competizione cieca e sorda fra le due “anime” del distaccamento partigiano per l’egemonia. Qualsiasi altra soluzione sarebbe stata preferibile: ad esempio una separazione concordata e lo spostamento di una componente in un’altra area dell’Altopiano dei Sette Comuni; purtroppo l’evolversi sempre più grave dei rapporti e degli avvenimenti condusse la formazione partigiana verso il precipizio e l’annientamento dei due comandanti del Gruppo nonché di Pontarollo e Zorzi-Maschio-Pirro e l’allontanamento di altri giovani vicini alle loro posizioni. Come è potuto accadere? Dall’esterno (è opportuno chiarire che considero esterni gli apporti di Ageno e di Aramin, che non risiedono stabilmente nella formazione ma vanno e vengono, e dei loro referenti in provincia, a Vicenza e a Padova) non giunge l’invito intelligente alla ricerca di unità e all’avvio graduale e concordato delle azioni da portare a termine, ma piuttosto l’indicazione e la sollecitazione a trovare la chiave del predominio sulla formazione. Il dissidio, pure alimentato ad arte, incancrenisce i rapporti e scava un solco profondo di incomprensione e di divisione. Le cause della rottura traumatica, che sfocia nell’assassinio dei quattro garibaldini, si possono, a mio giudizio, individuare e “leggere” in diversi fattori: – nel ruolo e nell’influenza degli elementi esterni sui protagonisti del Gruppo, schierati in fazioni sempre più divergenti; – nella differenza di età (dai quindici ai vent’anni fra i cattolico/badogliani e o comunisti) e di esperienze vissute; – nelle diversità politiche, ideali, culturali e morali; – nella rigida disciplina che viene instaurata; – nell’esibizione e nell’affermazione da parte dei comunisti di convinzioni ideologiche e di principi che contrastano con la sensibilità religiosa ed etica di una buona parte dei componenti del distaccamento; – nell’attuazione di alcune azioni partigiane estreme (il 21 novembre l’uccisione del commerciante fascista Alfonso Caneva, di Marostica; il 26 dicembre l’uccisione a Valstagna del colonnello della R.S.I. Antonio Faggion). M. FAGGION - Presidente ANPI di Vicenza pagina 5 di 8 Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» Laboratorio di storia contemporanea No. FT/2014/2 www.istrevi.it/lab Sono queste ultime a mettere in allarme e in movimento i rappresentanti badogliani provinciali, locali e del distaccamento e a suscitare seri timori sulle prospettive di esistenza e di sviluppo della formazione secondo i loro intenti, e tutto ciò nell’ormai certa previsione di pesanti rappresaglie nazifasciste contro le comunità e i partigiani. D’altra parte, nella storia dei primi gruppi partigiani del Vicentino, non c’è alcun caso di esecuzione mirata di avversari e di nemici fascisti (e non è che essi difettassero nelle Valli dell’Agno e del Leogra, sulle colline del Thienese e nella città di Vicenza, dove erano sorti i nuclei originari della Resistenza), mentre, più tardi, a partire dalla primavera del 1944, l’eliminazione di spie e l’attacco a caserme, a mezzi in transito e a strutture militari nazifasciste divenne pratica corrente, almeno nelle Formazioni Garemi. E non fa testo l’esecuzione, da parte del Gruppo di Malga Campetto, del reggente del Partito Fascista Repubblicano di Altissimo, il maestro Ernesto Cortese di Conco, “catturato e passato per le armi” nella notte fra il 5 e il 6 marzo 1944. Le circostanze della sua morte ci sono state spiegate nel 1986 dal comandante Raimondo Zanella, Giani, che abbiamo condotto ad Altissimo e nei luoghi della sua esperienza partigiana; essa è scaturita da un’azione di legittima difesa e dall’assoluta necessità di salvaguardare una famiglia vicentina di collaboratori, sfollata e ospitata in locali attigui al municipio, in procinto di essere scoperta, che manteneva i rapporti con il recapito politico e garibaldino della città posto in Contrada S. Barbara. La strumentalizzazione del tema religioso il fattore determinante della frattura nel distaccamento Monte Grappa. Sono dunque molti i fattori, come abbiamo visto, che causano l’insanabile frattura nel Distaccamento Monte Grappa, agitati e acuiti da quanti, all’esterno e all’interno, vogliono porre fine alla guida garibaldina della lotta partigiana e al suo espandersi nell’area dell’Altopiano e nella Valle del Brenta. Ritengo che abbia avuto un peso determinante la strumentalizzazione del tema religioso, inteso come credo cattolico, tradizione secolare e costume, norma di vita. Questo aspetto si coglie nelle testimonianze di Elia Girardi, nelle domande di Luigi Nodari e negli scritti di Gios, di Aramin e di Clocchiatti. Gios a pag. 20 e 21 di Controversie scrive che il Girardi, dopo l’uccisione di Alfonso Caneva domenica 21 novembre, «sospettò che gli autori dell’attentato fossero proprio loro due [Crestani e Pontarollo]. Il lunedì successivo volle perciò salire alla casara di Monte Cogolin: trovò distesi sull’erba il Crestani e il Pontarollo che non esitarono a confermare i suoi sospetti: ammisero di essere proprio loro gli assassini del Caneva, anche se non i soli; e gli assicurarono che allo steso modo avrebbero fatti fuori tutti i fascisti, tutti i preti, compreso il curato di Rubbio» (in nota 30 APEG, “Per non dimenticare”, f.7-8) Amerigo Clocchiatti (Carlo) in Cammina frut illuminante con il carabiniere Luigi Nodari. riporta un dialogo «Carlo - mi chiese - ti voglio domandare una cosa. Voi comunisti dopo la guerra andrete al potere: io che sono un cattolico praticante potrò continuare ad andare a messa, a credere come adesso?». M. FAGGION - Presidente ANPI di Vicenza pagina 6 di 8 Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» Laboratorio di storia contemporanea www.istrevi.it/lab No. FT/2014/2 Clocchiatti lo rassicura, riferendo che in URSS e in Ucraina aveva visto chiese piene di fedeli e assistito a processioni, battesimi e funerali religiosi. E continua: «Riferii la cosa ai miei quattro compagni: aveva posto anche a loro la stessa domanda. Può darsi che loro gli abbiano dato delle risposte meno politiche, essendo uomini che avevano tanto sofferto... e per i quali non era quello un problema capitale». C’è qui quasi l’ammissione di un limite non irrilevante nelle loro risposte, da parte di Clocchiatti. Non avere tenuto in considerazione l’importanza basilare del fattore religioso, in quel periodo e in quella realtà umana e sociale, ha rappresentato un errore determinante. Il problema, infatti, non deve e non può essere liquidato come superstizione o bigottismo, come qualcuno ha scritto; meritava allora e merita anche oggi attenzione, sforzo di comprensione e rispetto. Nulla però può giustificare la decisione e l’atto di uccidere. Chi ha provocato la decapitazione del Gruppo di Malga Silvagno e l’eliminazione della componente garibaldina spingendo alcuni giovani locali all’azione delittuosa, suggestionati e invitati a difendere le libertà più care e profonde, ha saputo operare attivamente sulle contraddizioni, sui contrasti, sulle paure, sulla strumentalizzazione dei temi ideali, religiosi, morali e politici e ha conseguito l’obiettivo che si era prefisso, assumendosi delle gravi responsabilità sul piano morale, umano e storico. De Grandis indica Renato Ageno, nel suo libro, quale maggiore responsabile del disegno omicida e sostiene la responsabilità di altri personaggi esterni non individuati. Concordo con lui. Non concordo invece con il prefatore Ezio M.Simini quando scrive: «Sappiamo bene che forse da uno di loro (comunista per modo di dire e per convenienza) fu dato un improvvido quanto superficiale e criminale consenso all’esecuzione». Quando uno storico ricorre all’avverbio “forse” significa che non sa bene proprio niente ma vuole sottintendere, nell’interpretazione più benevola, qualcosa che non è in grado di dimostrare. A Malga Silvagno, sulla lapide dedicata al Gruppo partigiano di Fontanelle di Conco e ai quattro garibaldini uccisi (Tomaso Pontarollo (Coarossa-Masetti), “Zorzi-Pirro-Maschio”, Giuseppe Crestani (Bepi-Stizza), Ferruccio Roiatti (Spartaco) l’ANPI ha scritto: «Questa lapide è dedicata alla memoria del loro sacrificio e ai loro ideali di Liberazione». A Giuseppe Crestani, nel periodo cruciale della Resistenza, il Comando Garemi ha riservato il nome di uno dei due battaglioni della Brigata Martiri di Grancona IIª. Nella sua Comunità gli è stata restituita la dignità di combattente della libertà e di cittadino il 22 aprile 2012, con l’inaugurazione di una targa marmorea nel monumento di Fontanelle di Conco che comprende finalmente anche il suo nome nella sezione dei partigiani caduti. Dobbiamo essere grati, per la lapide a Malga Silvagno e per la targa a Fontanelle di Conco, al sindaco di Valstagna Angelo Moro e al sindaco di Conco prof.ssa Graziella Stefani, che hanno sostenuto e approvato l’iniziativa dell’ANPI, e gli amici e compagni Pietro Crestani di Torino, nipote del comandante Bepi-Stizza, Stefania Crestani e Roberto Rigoni di Fontanelle di Conco. Essi sono stati i nostri concreti punti di riferimento per la realizzazione di un progetto di alto significato civile e patriottico. M. FAGGION - Presidente ANPI di Vicenza pagina 7 di 8 Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza «Ettore Gallo» Laboratorio di storia contemporanea www.istrevi.it/lab No. FT/2014/2 Conclusione E in margine all’intervento che sto per concludere devo a Ugo De Grandis un duplice chiarimento. Non risponde al vero che l’ANPI non abbia mai ricordato e commemorato i quattro garibaldini uccisi a Malga Silvagno. Il sottoscritto, ogniqualvolta è stato invitato a tenere l’orazione ufficiale a Marostica in memoria dei “Quattro Martiri” della città, fucilati il 14 gennaio 1944 (martiri, perché caduti da partigiani per mano nazifascista), ha sempre ricordato l’impegno e il sacrificio di Crestani, Roiatti, Pontarollo e “Zorzi”. Uno degli interventi è stato dato alle stampe prima dell’uscita del suo libro. Quanto poi all’espressione della “dolorosa divisione interna - ripresa dal sito dell’ANPI provinciale - che si era conclusa il 30 dicembre con l’uccisione di quattro esponenti comunisti” non ravviso in essa alcuna ambiguità. È tratta da un breve capitolo sulla Resistenza vicentina pubblicato in un agile libretto dal titolo Resistenza nelle città e nelle province venete (1943-1945) edito nel 2008 a cura di Maurizio Angelini e Giorgio Fin in occasione della celebrazione del 65° anniversario del Comitato di Liberazione Nazionale della Regione Veneto). Se dovessi riscrivere quel capitolo la userei ancora. La divisione è definita dolorosa perché non sarebbe dovuta insorgere, perché ha avuto come conseguenza l’eliminazione violenta di quattro partigiani garibaldini, perché ha portato poi alla dispersione e alla fine del Gruppo di Fontanelle di Conco e perché ha segnato una drastica battuta d’arresto del disegno della Delegazione Garibaldi di dar vita nella zona orientale dell’Altopiano e nella Valle del Brenta ad una formazione partigiana. È noto che in un altro ambiente di montagna, quello di Recoaro, vicino ai grandi centri industriali di Schio e di Valdagno, con nuovi comandanti e un gruppo di partigiani unito e coeso, che comprendeva antifascisti esperti e giovani comunisti, socialisti, azionisti e cattolici democratici, nella provincia e nella diocesi di Vicenza con un clero formato da Ferdinando Rodolfi, vescovo dal 1911 al 1943, per volontà della Delegazione Garibaldi ha preso l’avvio il Gruppo di Malga Campetto, che ha organizzato la lotta armata contro i nazifascisti delle Formazioni Garemi, estendendola via via sui monti e nelle pianure del Vicentino, nell’Alto Veronese fino al Garda e nel Trentino Meridionale. Molto ci sarebbe ancora da dire ma non è possibile. Ringrazio tutti per l’attenzione prestata. M. FAGGION - Presidente ANPI di Vicenza pagina 8 di 8