POLITICHE PER LE DISABILITÀ NEWS
PERIODICO TELEMATICO A
CURA DELL'UFFICIO POLITICHE
PER LE DISABILITÀ CGIL
CORSO D'ITALIA, 25
00198 ROMA
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NUMERO 6 - 2015
Chiuso in redazione il 30/06/2015
Ultimo aggiornamneto 11/07/2015
*Copia ad uso interno
NOTIZIE PRINCIPALI
JOBS ACT E ASSUNZIONI DISABILI: MANO LIBERE ALLE IMPRESE
Pag. 4
“PURA DEMAGOGIA, SERVONO ASSUNZIONI NON GLI INCENTIVI
Pag. 6
NOTIZIE
LAVORO:
DA PAG. 4
SCUOLA:
DA PAG. 17
WELFARE:
DA PAG. 23
DAL TERRITORIO
DA PAG. 29
INTERNAZIONALE:
DA PAG. 35
VARIE
DA PAG. 41
1
INDICE
LAVORO
JOBS ACT E ASSUNZIONI DISABILI: MANO LIBERE ALLE IMPRESE
4
POLETTI: “DISABILI NON DISCRIMINATI”
5
“PURA DEMAGOGIA, SERVONO ASSUNZIONI NON GLI INCENTIVI
6
DISAGIO MENTALE: 1 MILIONE IN ITALIA, MA SOLO IL 13% HA UN LAVORO
7
PERSONE CON DISTURBI PSICHICI, SOLO LO 0,6 PER CENTO È ASSUNTO IN AZIENDA
8
SENZA LAVORO IL 75% DEI DISABILI VISIVI: A NAPOLI GLI STATI GENERALI
DELL'UIC
9
CENTRALINISTI,
COMUNICATORI,
PROFESSIONALITÀ DEI NON VEDENTI"
LE
11
LAVORO E DISABILI, L'ANMIC: "DECRETI DELEGATI POSITIVI MA SERVONO ALCUNI
CORRETTIVI"
13
SEMPLIFICAZIONE DEL SISTEMA DI INSERIMENTO LAVORATIVO DELLE PERSONE
CON DISABILITA’: RIFLESSIONI ANMIC
14
APPELLO CONTRO LA CHIAMATA NOMINATIVA GENERALIZZATA DEI LAVORATORI
CON DISABILITÀ
16
MASSAGGIATORI.
"VALORIZZARE
SCUOLA
PAGINA
SCUOLA: IL GOVERNO COMMISSARI LE REGIONI INADEMPIENTI
17
DALLE ASSUNZIONI AL SUPER-PRESIDE, ECCO COME CAMBIA LA SCUOLA
19
WELFARE
PAGINA
NUOVO ISEE, QUELLO CHE I NUMERI NON DICONO
23
CROLLA LA SPESA PUBBLICA PER IL SOCIALE, 81 PER CENTO IN MENO IN 7 ANNI
26
SANITÀ, AL NON PROFIT 7,5 MILIARDI DI ENTRATE PUBBLICHE
27
PARENTI E BADANTI: È IL WELFARE "AUTOGESTITO" DELLE FAMIGLIE
28
2
DAL TERRITORIO
DISABILITÀ, NASCE IL LOGO ‘LUCCA ACCESSIBILE’
29
ALTRE UTILI MOBILITAZIONI, IN SARDEGNA E NELLE MARCHE
30
SOSTEGNO ALLA POLIZIA MUNICIPALE DELL’UFFICIO DISABILITÀ CGIL
32
LA DISABILITÀ NON VA IN VACANZA. "IL PERIODO PIÙ PESANTE PER NOI
FAMIGLIE"
33
INTERNAZIONALE
PAGINA
DISABILITÀ, DISEGNI DI TUTTO IL MONDO: 1.500 OPERE ARRIVATE ALL’ONU
35
"LA DISABILITÀ NON È SOLO QUESTIONE DI LAVORO": EDF CONTRO LA
COMMISSIONE EUROPEA
36
CONVENZIONE ONU SULLA DISABILITÀ, "L'UE SI IMPEGNA PER LA PIENA
ATTUAZIONE"
37
PREVENZIONE DEI RISCHI SUL LAVORO, L'INAIL A CONFRONTO CON I SISTEMI DI
TRE PAESI EUROPEI
38
VARIE
PAGINA
WEB ACCESSIBILE? PER L'UNIONE CIECHI SI PUÒ FARE DI MEGLIO
41
CINQUECENTO DISABILI IN VACANZA A CASTEL PORZIANO: "GRAZIE AL
PRESIDENTE MATTARELLA"
42
È NATO IL CENTRO ANTIDISCRIMINAZIONE ”FRANCO BOMPREZZI”
43
3
LAVORO
(19 giugno 2015)
4
Fonte: La Repubblica
Fonte: La Repubblica
5
Fonte: La Repubblica
(20 giugno 2015)
6
DISAGIO MENTALE: 1 MILIONE IN ITALIA, MA SOLO IL 13% HA UN LAVORO
Nel 2011 il 2 per cento delle aziende aveva assunto disabili psichici, nel 2013 la percentuale è
scesa allo 0,6 per cento: -72%. Dati presentati al convegno organizzato dall'Inail sull'inserimento
lavorativo. Le patologie più presenti sono la depressione, l'ansia e l'Alzheimer
ROMA - Più di un milione di persone in Italia ha una malattia mentale o un disturbo del
comportamento e solo il 13,2 per cento dichiara di avere un lavoro. Sono i dati dell'Istat presentati
durante il convegno Inail sull'inserimento socio-lavorativo delle pazienti con disabilità psichica. Le
patologie più presenti sono la depressione che colpisce il 4 per cento della popolazione, l'ansia (3
per cento), l'Alzheimer (l0,9 per cento) e il disturbo del comportamento alimentare (0,5 per cento).
L'obiettivo dell'iniziativa organizzata dell'Isfol, in collaborazione con l'Osservatorio nazionale sulla
disabilità istituito presso il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali, è quello di sviluppare il
dibattito sull'inclusione sociale e valorizzare le risorse individuali dei pazienti. "Nella nostra società
- ha detto Alfredo Ferrante, dirigente delle Politiche per le persone con disabilità del Ministero del
Lavoro -, le persone con disabilità vivono una condizione di marginalità e i malati psichici
subiscono una discriminazione più forte. Questo è un problema soprattutto culturale: dobbiamo
superare la paura della diversità. Chi ha un disagio deve godere degli stessi diritti della maggior
parte della popolazione. Solo così potrà avere una vita indipendente".
Secondo i dati Isfol, nel 2011 il 2 per cento delle aziende in Italia aveva assunto persone con
disabilità psichica, nel 2013 la percentuale è scesa allo 0,6 per cento, con una diminuzione del 72
per cento. Per Franco Veltro, direttore del Dipartimento di salute Mentale del Molise, "il 70 per
cento delle persone cha hanno una malattie psichiatrica desidera lavorare e il 75 per cento di queste
patologie è causato dalle condizioni sociali. Ci si ammala di più quando si è poveri".
Un aspetto significativo della paura del diverso riguarda chi è affetto da schizofrenia: "Il 22 per
cento ha un solo episodio nella vita di manifestazione di questa malattia senza alcuna
compromissione delle abilità personali, ma solo il 10 per cento ha un lavoro retribuito - spiega
Veltro -. Le Regioni cercano di fare quello che possono: nel Lazio sono stati avviati 1413 progetti di
inserimento lavorativo ma solo 77 persone hanno ottenuto un lavoro. Nella maggior parte dei casi
vengono assunti nelle cooperative sociali".
Secondo Franca Biondelli, sottosegretario di Stato del Ministero del Lavoro: "L'Organizzazione
mondiale della salute ha calcolato che il tasso di disoccupazione per chi ha disturbi psichici si
aggira al 70 per cento. Dobbiamo superare le barriere culturali che limitano l'accesso al lavoro e
combattere lo stigma che è ancora forte. Mia sorella è affetta da un disagio mentale quindi capisco
le difficoltà che incontrano le loro famiglie. Stiamo lavorando sul ‘dopo di noi' per non lasciare soli
i pazienti dopo la morte dei loro genitori".
(4 giugno 2015)
Fonte: SuperAbile.it
7
PERSONE CON DISTURBI PSICHICI, SOLO LO 0,6 PER CENTO È ASSUNTO IN
AZIENDA
I dati Isfol. Rispetto al 2012 c'è stata una diminuzione del 72%, ma la maggior parte dei datori che
decide di avere dipendenti con problemi mentali col tempo ne assume altri. Il 65% dei datori di
lavoro ha assunto per obbligo di legge, mentre il 14% per solidarietà
ROMA - In Italia nel 2013 solo lo 0,6 per cento delle aziende ha assunto personale con problemi
psichiatrici. E' il dato che emerge dall'indagine nazionale presentata a Roma dall'Isfol durante il
convegno Inail sull'inserimento lavorativo delle persone con disturbo psichico. La ricerca ha
coinvolto 900 imprese italiane. "Nel 2011 la percentuale di assunzione era del due per cento. Dopo
due anni c'è stata una diminuzione del 72 per cento", spiega Amedeo Spagnolo dell'Isfol. L'obiettivo
del rapporto è quello di far emergere gli ostacoli ma anche i fattori positivi che facilitano l'entrata
nel mondo del lavoro dei disabili mentali.
Il 65 per cento dei datori di lavoro ha assunto per obbligo di legge, mentre il 14 per cento per
solidarietà. "Abbiamo chiesto alle aziende che non hanno tra i loro dipendenti persone disabili cosa
gli farebbe cambiare idea: il 34 per cento ha risposto che le competenze della singola persona sono
il motivo che li porterebbe a dare loro una opportunità; il 21 per cento ha affermato che vorrebbe
degli sgravi fiscali e il 15 per cento desidera un supporto dei servizi pubblici. Questo dimostra che
la legge 68 del 1999 che definisce le norme per il diritto al lavoro dei disabili non è attuata
adeguatamente in Italia. Il tre cento delle aziende, invece, afferma che non assumerebbe mai un
paziente psichiatrico: questo è un dato preoccupante".
Nel 78 per cento dei casi non ci sono stati problemi di inserimento: "I colleghi - afferma Spagnolo hanno accolto bene i lavoratori con disturbi psichici e nel 10 per cento dei casi la loro presenza ha
aumentato la solidarietà tra i dipendenti". Questo è il motivo per cui l'80 per cento delle aziende
dopo aver sperimentato la loro assunzione tende ad offrire un lavoro anche ad altri disabili. Un aiuto
importante è svolto anche dal tutor aziendale che nel 65 per cento dei casi sostiene e guida i nuovi
assunti. La ricerca dell'Isfol ha registrato una significativa riduzione anche dei lavoratori con
disabilità fisica: nel 2012 il 6 per cento delle imprese private italiane ne aveva assunto uno, nel 2013
la percentuale è scesa al tre per cento, con una diminuzione del 51 per cento.
(4 giugno 2015)
Fonte: SuperAbile.it
8
SENZA LAVORO IL 75% DEI DISABILI VISIVI: A NAPOLI GLI STATI GENERALI
DELL'UIC
La città ospiterà l'assemblea nazionale dell'Unione ciechi: al centro dell'agenda lavoro e politiche
di inclusione. "I nostri dati, confermati da quelli del ministero del Lavoro, ci parlano di una
situazione lavorativa estremamente grave"
NAPOLI - Gli stati generali dell'Unione ciechi per parlare di lavoro e di politiche di inclusione si
terranno a Napoli giovedì 11 e venerdì 12 giugno 2015. L'appuntamento è al Dipartimento di
scienze e tecnologie dell'università "Parthenope" (al Centro direzionale Isola C4) per il convegno "Il
lavoro fa per me!", incontro nazionale promosso dall'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti
con il supporto organizzativo e finanziario dell'I.Ri.Fo.R., l'Istituto per la ricerca, la formazione e la
riabilitazione.
La due giorni di dibattito sarà dedicata interamente alla disabilità visiva e alle azioni positive per
l'inclusione lavorativa delle persone con disabilità. "Con questo grande appuntamento di Napoli dichiara Mario Barbuto, presidente nazionale dell'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti vogliamo riportare al centro dell'attenzione il tema del lavoro e dell'occupazione e stimolare
atteggiamenti socialmente responsabili, da parte delle organizzazioni e delle istituzioni pubbliche e
private che operano in seno alla società civile, per la conquista di un vero sistema di welfare, volto a
conferire ai ciechi e agli ipovedenti italiani la più completa dignità di persone e l'uguaglianza di
cittadini tra i cittadini".
"In Italia oggi l'emergenza che deve essere affrontata con priorità assoluta è quella del lavoro afferma Barbuto - Questo è ancora più vero per le persone con disabilità, in modo particolare per i
ciechi e gli ipovedenti. I nostri dati, confermati da quelli del ministero del Lavoro, ci parlano di una
situazione lavorativa estremamente grave, con oltre il 75% di persone con disabilità visiva
disoccupate o in cerca di occupazione. E questa percentuale aumenta ancora se si parla di giovani. È
un quadro allarmante, siamo in piena emergenza. Come Unione, chiediamo alla politica di
aggiornare la normativa sui centralinisti e di attuare quella sugli operatori della comunicazione,
risolvendo la questione della copertura retributiva dei contributi figurativi; è urgente poi il
riconoscimento di una figura professionale di 2° livello, quale quella dell'operatore del benessere o
massaggiatore, che deve essere chiaramente accompagnata da normative che prevedano il
collocamento obbligatorio".
Altre importanti questioni aperte sul fronte del lavoro sono ricordate da Paolo Colombo,
componente della direzione nazionale e responsabile del settore lavoro dell'Unione italiana dei
ciechi e degli ipovedenti: "Come Unione - dice - chiediamo che si possano salvaguardare e
valorizzare le professionalità dei docenti non vedenti anche nel contesto dell'attuale riforma
scolastica, nonché riscoprire le attività tradizionali e permettere lo svolgimento di nuove in modo
che anche la persona non vedente, messa nelle giuste condizioni, possa scegliere e svolgere al
meglio il suo lavoro e avere un proprio progetto di vita; a questo proposito una legislazione di
sostegno in favore delle libere professioni e attività di impresa svolte dai non vedenti potrebbe
aiutare. Cosi come l'osservanza dei requisiti di accessibilità che le nuove tecnologie consentono e
una diversa organizzazione dei servizi del collocamento, sostenendo strumenti di politica attiva che
favoriscono l'incontro di domanda e offerta di lavoro. Non dimentichiamo che il lavoro, per i non
vedenti, rappresenta la strada maestra per il rispetto della dignità come persone".
"Il convegno rappresenta per la nostra città - dichiara il presidente della sezione dell'Unione di
Napoli, Mario Mirabile - un'occasione importantissima per far comprendere le capacità e le
potenzialità dei disabili visivi. Purtroppo Napoli è anche l'emblema delle difficoltà che i disabili
9
incontrano per inserirsi nel mondo del lavoro. Dopo anni di assoluta paralisi ed inerzia, soltanto
negli ultimi mesi il Centro per l'impiego ha iniziato ad aggiornare le graduatorie; la commissione
provinciale ex legge 68/99 si è riunita pochissime volte con risultati assolutamente scarsi; i posti
riservati agli operatori telefonici si sono notevolmente ridotti e la sezione di Napoli dell'Unione
italiana dei ciechi e degli ipovedenti ha in atto un ricorso al Consiglio di Stato per la mancanza di
controlli da parte degli organi competenti sul rispetto della legge 113/85. Attualmente ci sono circa
100 centralinisti iscritti nelle apposite liste di collocamento che chissà se e quando potranno essere
occupati. Nella nostra regione sono stati banditi 2 concorsi alle Asl Napoli 1 e Napoli 3 che
avrebbero potuto far impiegare circa 120 disabili in diverse mansioni, ma da oltre 4 anni tali
concorsi per una ragione o per un'altra, sono bloccati. Confidiamo che questa conferenza possa dare
una spinta all'occupazione per i ciechi e gli ipovedenti. Non ci aspettiamo miracoli, ma i nostri
giovani sono molto sfiduciati. Dal nostro canto apprezziamo gli sforzi della presidenza e della
direzione nazionale dell'Unione che si è sempre battuta per il pieno rispetto delle normative in
materia di collocamento obbligatorio e per lo sviluppo di nuove possibilità occupazionali per i privi
della vista".
(11 giugno 2015)
Fonte: SuperAbile.it
10
CENTRALINISTI, COMUNICATORI, MASSAGGIATORI.
PROFESSIONALITÀ DEI NON VEDENTI"
"VALORIZZARE
LE
La richiesta lanciata dal presidente nazionale dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Mario
Barbuto al convegno nazionale chiuso oggi a Napoli. "Dobbiamo smettere di pensare alle persone
con disabilità come ad un peso, ma come a lavoratori in grado di svolgere il loro compito con
grande coscienza"
NAPOLI - Aggiornare la normativa sui centralinisti, attuare quella sugli operatori della
comunicazione e riconoscere la figura professionale dell'operatore del benessere, o massaggiatore:
sono queste alcune delle richieste lanciate dal presidente nazionale dell'Unione Italiana Ciechi e
Ipovedenti Mario Barbuto al convegno nazionale chiuso oggi a Napoli. "In questi mesi di grandi
riforme in atto nel nostro paese - ha detto Barbuto - chiediamo anche che si possano salvaguardare e
valorizzare le professionalità dei docenti non vedenti, nonché una legislazione di sostegno in favore
delle libere professioni e attività di impresa svolte dai non vedenti. Dobbiamo smettere di pensare
alle persone con disabilità come ad un peso, ma come a lavoratori in grado di svolgere il loro
compito con grande coscienza e professionalità».
L'Unione, secondo quando ha annunciato Paolo Colombo, componente della Direzione nazionale e
responsabile del settore lavoro dell'UICI, sta valutando di dotarsi di una vera e propria agenzia per il
lavoro, mentre il Sottosegretario di stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Sandro Gozi ha
espresso in un video messaggio la sua posizione: "Non si può ridurre tutto all'elargizione di aiuti
monetari, per quanto importanti, ma vanno sviluppate politiche attive di inserimento al livello
locale, nazionale e anche europeo. Tutto questo può essere fatto se si continua a riflettere insieme
alle associazioni per trovare nuove strade contro le esclusioni".
Il punto della situazione sul lavoro è stato fatto in particolare da Giovanni Battafarano, Segretario
Generale dell'Associazione Lavoro&Welfare, "I dati della Relazione al Parlamento sulla legge N. 68
relativi agli anni 2012-13 segnano una diminuzione del numero degli iscritti alle liste di
collocamento e degli avviamenti al lavoro. Si passa dai 721 mila iscritti del 2.008 ai 676mila del
2013; gli avviamenti passano dai 28mila del 2008 ai 18mila del 2013, dei quali solo l'11% viene
intermediato dai centri per l'impiego. Inoltre risultano numerose le esenzioni e le esclusioni
dall'obbligo di assunzione, scarse le sanzioni per ritardato invio dei prospetti o per mancata
assunzione". E continua: "Le cause degli scarsi avviamenti sono due: la crisi economica e la cattiva
attuazione della legge. Occorre battersi affinché non si strumentalizzi la crisi per rinviare le
assunzioni e vigilare affinché le pubbliche amministrazioni e le aziende private procedano alle
assunzioni dovute". Il presidente nazionale Anmil e Fand Franco Bettoni ha ricordato la recente
condanna della Corte di Giustizia Europea all'Italia "per non aver adottato tutte le misure necessarie
a garantire un adeguato inserimento professionale delle persone con disabilità nel mondo del lavoro,
pronuncia alla quale il Parlamento italiano ha prontamente risposto con un emendamento inserito
proprio nel Decreto Occupazione, in base al quale "i datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti
ad adottare accomodamenti ragionevoli (...) nei luoghi di lavoro, per garantire alle persone con
disabilità la piena eguaglianza con gli altri lavoratorii". Un primo segnale rispetto al quale ora si
attende una vera e propria attuazione e che, tutti insieme, dobbiamo pretendere".
Nel corso della due giorni di convegno è stata accolta da parte della Fish la proposta (lanciata da
Barbuto) di costituire una federazione unica delle organizzazioni delle persone disabili, mentre da
più parti è stata toccata anche la questione della formazione, a partire dalla riforma della "Buona
Scuola". "Vogliamo lavorare sulla promozione dell'inclusione scolastica ha detto l'On. Sergio
11
Pizzolante - degli studenti con disabilità, ridefinendo il ruolo degli insegnanti di sostegno, anche in
aiuto all'inclusione scolastica". A conclusione del convegno, sono stati portati alcuni esempi pratici
di tecnologia che viene in aiuto ai disabili visivi sia per le professioni classiche destinate ai ciechi
sia in nuovi ambiti lavorativi. (ip)
(13 giugno 2015)
Fonte: Superabile.it
12
LAVORO E DISABILI, L'ANMIC: "DECRETI DELEGATI POSITIVI MA SERVONO
ALCUNI CORRETTIVI"
Anche l'Associazione nazionale mutilati e invalidi civili interviene sulla bozza dei decreti legislativi
collegati al Jobs Act: punti positivi per favorire l'aumento dell'occupazione ma anche alcuni punti
critici sulla chiamata nominativa e il conteggio della quota di riserva
ROMA - Luci e ombre nella bozza dei decreti delegati sul Jobs Act: ci sono "elementi positivi che
vanno valutati con favore" ma al tempo stesso anche "nodi critici" e qualche punto irrisolto. Anche
l'Anmic prende posizione in merito alla nuova norma di attuazione del Jobs Act in discussione in
questi giorni e che è stata da alcuni indicata come foriera di nuove penalizzazioni nell'assunzione di
persone disabili.
Secondo l'associazione nazionale invalidi civili fra gli elementi positivi che vanno salutati con
favore ci sono la previsione di accordi territoriali tra datori di lavoro, sindacati e associazioni di
categoria per favorire l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità; l'applicazione del
principio dell'accomodamento ragionevole che il datore di lavoro deve effettuare per rendere
compatibili i posti di lavoro con le specificità delle persone con disabilità; l'istituzione di un
responsabile dell'inserimento lavorativo per la predisposizione di progetti personalizzati e la
risoluzione di problemi legati alle condizioni di lavoro dei disabili. Allo stesso modo anche gli
incentivi previsti per favorire le assunzioni dei disabili più gravi e in particolare di quelle psichici, e
la costituzione di una banca dati del collocamento mirato, costituiscono passi avanti essenziali verso
l'incremento delle politiche occupazionali dei disabili.
Non mancano però, secondo Anmic, anche i nodi critici, temi "sui quali sarebbe necessario riflettere
ed apportare dei correttivi". L'associazione segnala anzitutto due aspetti: la previsione della
chiamata nominativa per l'assunzione dei disabili e il calcolo - ai fini del rispetto della quota
d'obbligo - anche dei lavoratori divenuti disabili successivamente all'assunzione e con percentuale
superiore al 60%.
In ogni caso - sottolinea la Anmic - la nostra preoccupazione per le difficoltà dell'inserimento
professionale dei disabili rimane. "Il provvedimento del Governo non ha purtroppo ancora
affrontato il grave problema delle "scoperture" dei posti a favore dei disabili (che, ad oggi, sono
arrivate a circa 180.000). Inoltre non ha previsto adeguate sanzioni (diverse da quelle pecuniarie che
finora sono risultate inefficaci) per perseguire i datori di lavoro che violano la legge sul
collocamento obbligatorio, aggirando di fatto la legge e discriminando così i lavoratori disabili.
(25 giugno 2015)
Fonte: SuperAbile.it
13
SEMPLIFICAZIONE DEL SISTEMA DI INSERIMENTO LAVORATIVO DELLE
PERSONE CON DISABILITA’: RIFLESSIONI ANMIC
ANMIC SU BOZZA DECRETO LEGISLATIVO N. 176: “NOI DALLA PARTE DEI
LAVORATORI DISABILI. CHIEDIAMO MODIFICHE PER EVITARE CHE ASPETTI DELLE
NUOVA NORMATIVA SI RIVELINO INEFFICACI O NEGATIVI PER L’INSERIMENTO”
Lo schema di decreto legislativo n. 176/2015 in materia di razionalizzazione e semplificazione del
sistema di inserimento lavorativo mirato delle persone con disabilità, contiene sì aspetti di
positività, ma al contempo - a giudizio della Anmic - non interviene con efficacia su alcuni aspetti
critici che risultano invece fondamentali. Sono infatti almeno sei – riassume la Anmic - i principali
scogli sui quali rischia di arenarsi l’attuale tentativo del Governo di migliorare la normativa sul
collocamento obbligatorio.
Primo fra tutti gli aspetti ritenuti controversi, ribadisce l’Associazione - resta la introduzione della
chiamata nominativa come regola rispetto a quella numerica (articolo 6, comma 1, lettera a). “In tal
modo - spiega il Presidente nazionale ANMIC Nazaro Pagano - si lascia al datore di lavoro la
possibilità di selezionare il lavoratore disabile da assumere che, con ogni probabilità, sarà
individuato solo tra le persone con un minore grado di invalidità. Questo rischio poi non risulta
compensato dall’aver previsto incentivi (all’articolo 10). Perché se è vero che sono previsti in
misura maggiore per le assunzioni dei disabili più gravi, tali incentivi hanno poi una capacità di
azione limitata, sia per importi che per durata, che è fissata in soli 36 mesi.”
Secondo aspetto negativo risulta poi la questione della riduzione “di fatto” dei posti da assegnare ai
disabili, pur avendo mantenuto formalmente inalterate le percentuali delle quote di riserva. Infatti,
se nel computo vengono inseriti anche i lavoratori disabili al 60% o psichici o intellettivi al 45%,
(riconosciuti tali prima della costituzione del rapporto di lavoro ma non assunti attraverso il
collocamento obbligatorio) di conseguenza si riducono i posti futuri riservati ai disabili dal
momento che si devono computare, ai fini del rispetto delle quote di riserva, anche coloro che sono
stati assunti in modo ordinario e sulla base delle proprie capacità e che non si sono avvalsi della
condizione di disabilità.
Un analogo effetto è collegato, in modo indiretto, alla previsione dell’articolo 2 della bozza di
decreto legislativo che aggiunge - tra i soggetti destinatari delle disposizioni della legge n. 68/99 anche le persone nelle condizioni di cui all’articolo 1 comma 1, della legge n. 222/84, cioè coloro
che hanno visto ridotta la propria capacità lavorativa a meno di un terzo e sono titolari di assegno di
invalidità contributivo.
Sarebbe stato invece pienamente in linea con una politica di tutela dei disabili - afferma Nazaro
Pagano - lasciare invariato il criterio di individuazione dei soggetti da computare ai fini del calcolo
della riserva ed estendere a tutti i lavoratori disabili, con una determinata percentuale di invalidità e
anche se non assunti con il collocamento obbligatorio, tutte le forme di tutela riservate a coloro che
sono stati assunti ai sensi della legge n. 68/99.
Terza lacuna da colmare: nessuna disposizione è stata introdotta per la disabilità psichica ed
intellettiva. Ai sensi del quarto comma dell’articolo 9 e dell’articolo 11 della legge n. 68/99, queste
persone possono essere collocate solo sulla base di apposite convenzioni sottoscritte da datori di
lavoro ed enti pubblici che prevedono programmi di inserimento lavorativo e di formazione. Si
tratta pertanto di una normativa discriminatoria perché non tiene conto delle diverse forme di
disabilità psichica ed intellettiva e dell’esistenza di patologie mentali di minore importanza o ben
compensate che, laddove fossero supportate da un giudizio funzionale di idoneità a determinate
mansioni lavorative, renderebbero pienamente legittima l’assunzione attraverso le chiamate
numeriche o dirette dalle liste di collocamento obbligatorio, in posizione paritaria rispetto ai disabili
14
fisici.
Quarto e infine quinto aspetto critico (già evidenziati in passato da ANMIC e correlati tra loro): il
problema delle attuali “scoperture” e l’elusione della normativa sul collocamento obbligatorio.
Come si ricorderà, attualmente si calcola che le “scoperture” di posti destinati ai disabili
ammontano a circa 180.000 unità. Ma nulla è stato previsto finora per i datori di lavoro privati che
non hanno assunto o non assumono disabili, né per le Pubbliche amministrazioni chiamate ad una
revisione delle loro strutture organizzative e alla copertura obbligatoria delle quote di riserva
risultate scoperte.
Dunque “il sistema sanzionatorio per i datori di lavoro che non assumono disabili risulta a nostro
giudizio inefficace”, afferma il Presidente nazionale ANMIC Pagano. Se infatti (come previsto nel
decreto legislativo n. 23/2015, frutto della stessa delega che è alla base della bozza di dlgs in
discussione) si è qualificato il licenziamento di un lavoratore disabile effettuato a causa della sua
disabilità come atto discriminatorio o nullo e si è prevista perciò la reintegrazione nel posto di
lavoro, per analogia il comportamento del datore di lavoro che non assume disabili pur avendone
l’obbligo allo stesso modo, costituisce sotto il profilo giuridico anch’esso un atto discriminatorio. In
tal caso infatti - spiega la ANMIC - non essendo ammissibile una esecuzione in forma specifica
dell’obbligo di costituire il rapporto di lavoro, la tutela risarcitoria a favore di chi subisce la
mancata assunzione è un rimedio sicuramente efficace da introdurre nell’Ordinamento, “fino a
quando non maturi nel mondo datoriale una cultura della solidarietà e l’idea della funzione sociale
di proprietà ed impresa”.
Vi sono infine altri temi - conclude il Presidente ANMIC - che meriterebbero ulteriore riflessione.
“Al di là dei tecnicismi, ci limitiamo ad esempio a ricordare la questione dell’affidamento al
Ministero del lavoro e delle politiche sociali del compito di introdurre modalità di valutazione biopsichico-sociale delle disabilità ai fini dell’inserimento lavorativo, ma tale previsione non appare
del tutto condivisibile”. Infatti tale criterio da solo non sembra adeguato allo scopo, “perché
l’elemento fondamentale per la individuazione dei soggetti destinatari della disciplina del
collocamento obbligatorio resta quello della valutazione tabellare della capacità lavorativa.”
Criterio questo che è appunto finalizzato ad individuare l’incidenza delle patologie sulla persona e a
misurare la permanenza di una residua possibilità di prestare attività lavorativa.
(9 luglio 2015)
Fonte: ANMIC
15
APPELLO CONTRO LA CHIAMATA
LAVORATORI CON DISABILITÀ
NOMINATIVA
GENERALIZZATA
DEI
LE SOTTOSCRITTE ASSOCIAZIONI ATTIVE NEL MONDO DELLA DISABILITÀ
PREMESSO CHE
L’esame delle modifiche contenute nello schema di decreto legislativo attuativo del jobs act nella
parte riguardante la legge 68/99 evidenzia una serie di criticità sulle quali è necessario intervenire in
maniera sostanziale;
ESPRIMONO
netto dissenso sul comma 1, articolo 7, della legge 68/99, come modificato dallo schema di decreto
sopracitato, che permette l’assunzione delle persone con disabilità per chiamata nominativa
generalizzata da parte dei datori di lavoro.
Lungi dal determinare un miglioramento della situazione attuale, la disposizione rischia di svuotare
lo stesso spirito della legge 68/99.
Per questo motivo esprimono sconcerto per l’aperto sostegno di FISH e FAND alle posizioni
espresse dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali sul punto in questione, per due motivi
essenziali:
perché nessuna associazione, per quanto rappresentativa, detiene il diritto di parlare a nome di tutto
il mondo della disabilità su questioni di grande rilevanza; in questo senso le sottoscritte
associazioni dovrebbero poter esprimere il loro dissenso anche nelle sedi istituzionali;
La scarsa efficacia della legge attuale e le sue lacune non possono giustificare in alcun caso il
sostegno alla posizione governativa: anziché incidere sulle motivazioni del mancato
funzionamento, ovvero denunciare i responsabili delle inadempienze degli obblighi previsti
dalla legge 68/99 e inasprire le sanzioni previste, si concede carta bianca ai datori di lavoro per
procedere all’assunzione delle persone con disabilità per chiamata nominativa.
La modifica del comma 1, art. 7 citato si tradurrà in una gestione, di fatto, clientelare in quanto il
datore di lavoro utilizzerà come unico criterio quello della propria convenienza, costringendo le
persone con disabilità a cercare di ottenere come favore quello che invece è un diritto.
Le associazioni che sottoscrivono l’appello:
ASSOCIAZIONE TUTTI NESSUNO ESCLUSO
OdV ASSOCIAZIONE YLENIA E GLI AMICI SPECIALI
OLTRE LO SGUARDO Onlus
SOD ITALIA
(11 luglio 2015)
Fonte: tuttinessunoescluso.it
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SCUOLA
SCUOLA: IL GOVERNO COMMISSARI LE REGIONI INADEMPIENTI
di Sara De Carli
È questa la richiesta delle associazioni: la fine di giugno è la deadline per l'approvazione di tanti
bilanci regionali ma ancora pochissime hanno trovato una soluzione al caos che si è aperto con la
legge Delrio. Le famiglie non sanno se a settembre il diritto allo studio dei loro figli sarà garantito
Nonostante i pesanti tagli che gravano sul bilancio dell’Ente, la Provincia di Monza e Brianza si
impegna a salvaguardare la continuazione dei servizi fino ad oggi erogati per assicurare il diritto
allo studio agli alunni con disabilità. Lo ha scritto nero su bianco in una lettera inviata il 19 giugno
alle 430 famiglie con figli disabili che hanno appena concluso l’anno scolastico 2014/2015, che sta
arrivando alle famiglie in questi giorni. Per questo nelle prossime settimane la Provincia adotterà
anche le “Linee guida per l’attivazione dei servizi in favore di alunni con disabilità per l’a.s.
2015/2016”, dando vita ad un documento unico e coerente in cui ci saranno scritti gli impegni e gli
indirizzi del territorio.
«Nonostante la situazione di estrema difficoltà e incertezza che riguarda le Province, riteniamo che
l’integrazione scolastica degli studenti con disabilità costituisca un punto di forza del nostro sistema
educativo e come tale deve essere difesa», hanno ribadito il Presidente della Provincia Gigi Ponti, il
Consigliere delegato al Welfare Concettina Monguzzi e Il Presidente della Conferenza dei Sindaci
Maria Antonia Molteni. «In attesa che vengano chiaramente definite funzioni e risorse, da parte
nostra confermiamo il massimo impegno affinché la fascia più debole dei nostri studenti possa
affrontare con serenità il nuovo anno scolastico».
I servizi di assistenza alla comunicazione, assistenza educativa e trasporto per gli alunni con
disabilità sono a rischio per il prossimo anno scolastico per via della situazione confusa che si è
venuta a creare a seguito della riordino delle Province previsto dalla “Legge Delrio”. A chi devono
essere attribuite le “funzioni non fondamentali” svolte in precedenza dalle Province, tra cui appunto
quelle che realizzano il diritto allo studio degli studenti con disabilità? Regioni? Città
metropolitane? Comuni? Fino ad ora pochissimi territori hanno stabilito con precisione a chi
passano queste competenze e in ogni caso i fondi assegnati sono inferiori a quelli fino a ieri messi a
bilancio dalle Province.
Da qui la mobilitazione delle associazioni. In Lombardia la Ledha con la campagna “Voglio andare
a scuola” ha predisposto delle lettere/diffida che i genitori possono inviare alla propria Provincia o
alla Città Metropolitana di Milano per chiedere l'attivazione dei servizi di assistenza alla
comunicazione, assistenza educativa e trasporto. Qualora gli enti territoriali coinvolti non
procedano con l'attivazione del servizio richiesto, sarà possibile procedere con un ricorso in
tribunale. I materiali saranno distribuiti anche domani, 25 giugno, durante la presentazione del
Centro Antidiscriminatorio Franco Bomprezzi: «perché il diritto allo studio non può essere disatteso
dalle istituzioni, neppure per ragioni di bilancio», dice Alberto Fontana, presidente di Ledha.
Anche la Fish ha proposto di denunciare le giunte regionali per interruzione di pubblico servizio, se
entro fine agosto non avranno preso decisioni e stanziato fondi per l'assistenza scolastica rivolta agli
studenti disabili: «Denunciamo profonda confusione: migliaia di famiglie italiane vanno in vacanza
senza sapere chi assisterà il prossimo anno i loro figli con disabilità a scuola», ha detto Mario
Berardi, presidente nazionale dell’Associazione Italiana Persone Down, annunciando l'adesione alla
campagna. «Per questo rivolgiamo un appello al Governo affinché, nel caso in cui le singole
Regioni non provvedano entro giugno, voglia avvalersi dei poteri di intervento sostitutivo nei
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confronti delle regioni inadempienti. Il diritto al trasporto scolastico, all'assistenza scolastica ed
all'eliminazione delle barriere architettoniche infatti sono stati considerati dalla Corte Costituzionale
livelli essenziali relativi alle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali».
La provincia di Monza Brianza ha fatto un primo passo, ma le province italiane sono 110: quante
altre sanno dare alle famiglie una risposta?
(24 giugno 2015)
Fonte: Vita.it
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DALLE ASSUNZIONI AL SUPER-PRESIDE, ECCO COME CAMBIA LA SCUOLA
I punti principali del disegno di legge sulla 'Buona scuola' che l'aula del Senato ha approvato: il
provvedimento torna alla Camera per l'ultimo passaggio parlamentare. Le assunzioni, l'autonomia,
il comitato di valutazione, le risorse economiche
ROMA - Non solo sostegno, naturalmente. Nel disegno di legge sulla 'Buona scuola' che l'aula del
Senato ha approvato con voto di fiducia e con alcune modifiche rispetto al testo licenziato in prima
lettura, lo scorso 20 maggio, dalla Camera (dove ora tornerà per il terzo e definitivo passaggio
parlamentare) ci sono numerosi punti di rilievo. Ecco i principali.
Il ddl prevede un finanziamento aggiuntivo di 3 miliardi a regime sul capitolo istruzione e un piano
straordinario di assunzioni per cercare di assorbire il precariato storico. Dal 2016 si assume solo per
concorso. Il provvedimento mette al centro l'autonomia scolastica. Si danno gli strumenti finanziari
e operativi a dirigenti scolastici e docenti per poterla realizzare. Ovvero più soldi (viene raddoppiato
il Fondo di funzionamento delle scuole) e più risorse umane (con il piano assunzioni ogni istituto
avra' in media 7 docenti in più per i progetti e il potenziamento dell'offerta).
Agli studenti viene garantita un'offerta formativa più ricca che guarda alla tradizione (più Musica,
Arte), ma anche al futuro (più lingue, competenze digitali, Economia). L'intera comunità scolastica,
famiglie e studenti compresi, sarà coinvolta nell'elaborazione del Piano dell'offerta formativa della
propria scuola, il documento costitutivo dell'identità culturale e progettuale delle scuole.
Nel ddl ci sono risorse specifiche per la formazione e l'aggiornamento dei docenti e per la loro
valorizzazione. Continua l'investimento dello Stato sull'edilizia scolastica, con fondi ad hoc per gli
interventi di manutenzione, ma anche per la costruzione di strutture innovative.
Ecco alcuni dei punti principali della riforma.
- NELLA 'BUONA SCUOLA' AL CENTRO L'AUTONOMIA - Il ddl consente di realizzare
l'autonomia scolastica, assegnando maggiori strumenti ai dirigenti delle scuole per chiedere e
gestire risorse umane, tecnologiche e finanziarie. Le istituzioni scolastiche avranno un organico
potenziato, l'organico dell'autonomia, garantito, a partire dal prossimo anno scolastico, attraverso un
piano straordinario di assunzioni) per coprire le cattedre vacanti.
Le scuole, d'ora in poi, potranno indicare allo Stato il fabbisogno di docenti e strumenti per attuare i
loro Piani dell'offerta formativa. I Piani diventano triennali e vengono elaborati con la
partecipazione di tutte le componenti della scuola: il Piano e' elaborato dal Collegio dei docenti,
sulla base degli indirizzi definiti dal dirigente scolastico, ed e' poi approvato dal Consiglio di circolo
o d'Istituto dove sono presenti anche le famiglie e, alle superiori, gli studenti.
- UN PIANO STRAORDINARIO DI ASSUNZIONI - Il ddl da' il via libera ad un Piano
straordinario di assunzioni per il 2015/2016 per coprire le cattedre vacanti e creare l'organico
dell'autonomia. Oltre 100.000 insegnanti saranno assunti a settembre 2015. Dopo si torna ad
assumere per concorso, che sara' bandito entro il primo dicembre 2015. Il testo prevede che tra i
100.107 docenti assunti entro quest'anno ci siano anche gli idonei del concorso 2012 e che la nuova
regola della chiamata diretta dei docenti da parte del preside sia valida da settembre 2016.
Grazie alle assunzioni, la scuola avra' l'8% di docenti in piu', per una media di 7 per ciascuna
istituzione scolastica. Il disegno di legge pone un limite alla reiterazione dei contratti a termine: non
si potra' andare oltre i 36 mesi anche non continuativi per evitare la creazione di nuovi bacini di
precari e rispettare le normative Ue. Il calcolo dei 36 mesi si applica a partire dai contratti stipulati
dal prossimo anno scolastico, il 2015/2016.
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- IL DIRIGENTE SCOLASTICO DIVENTA UN 'LEADER EDUCATIVO' - I presidi diventano
leader educativi: meno burocrazia e più attenzione all'organizzazione della vita scolastica.
Dovranno essere i promotori del Piano dell'offerta formativa della propria scuola che viene poi
elaborato dagli organi collegiali. I dirigenti avranno la possibilità di mettere in campo la loro
squadra individuando, sui posti che si liberano ogni anno, i docenti più adatti, per curriculum ed
esperienza fatta, per realizzare il progetto formativo della loro scuola. La chiamata diretta slitta
pero' al 2016 (le assunzioni per l'avvio dell'anno scolastico a settembre 2015 si faranno quindi con
le vecchie regole).
La scelta dei docenti da parte dei presidi avviene all'interno di ambiti territoriali (a regime di
dimensione inferiore al territorio della Provincia) predisposti dagli Uffici Scolastici Regionali.
Negli ambiti territoriali confluiscono i nuovi assunti: quest'anno i docenti del Piano straordinario,
dal prossimo i vincitori di concorso. Solo dopo l'assunzione i docenti vengono individuati dalle
scuole sulla base dell'offerta che vogliono garantire agli studenti. Le operazioni avverranno in modo
trasparente: i presidi renderanno pubbliche, attraverso il sito della loro scuola, tutte le informazioni
relative agli incarichi conferiti. Il loro operato sarà sottoposto a valutazione triennale. Una
valutazione che influirà anche sulla loro retribuzione aggiuntiva. Per il triennio 2016-2018,
potranno essere affidati incarichi ispettivi a tecnici del ministero dell'Istruzione.
- COMITATO DI VALUTAZIONE PER I PROF. - Il Comitato di valutazione per gli insegnanti ha
durata di tre anni e sara' presieduto dal dirigente scolastico.
Faranno parte del Comitato: tre docenti dell'istituzione scolastica, di cui due scelti dal collegio dei
docenti e uno dal consiglio di istituto; due rappresentanti dei genitori, per la scuola dell'infanzia e
per il primo ciclo di istruzione; un rappresentante degli studenti e un rappresentante dei genitori, per
il secondo ciclo di istruzione, scelti dal consiglio di istituto; un componente esterno individuato
dall'Ufficio scolastico regionale tra docenti, dirigenti scolastici e dirigenti tecnici.
- LA 'BUONA SCUOLA' PREPARA AL FUTURO - Il disegno di legge prevede il miglioramento
dell'offerta formativa sempre piu' declinata in base alle esigenze degli studenti e coerente con la
necessita' di orientarli al futuro. Con la Buona scuola ci sara' il potenziamento delle competenze
linguistiche: l'Italiano per gli studenti stranieri e l'Inglese per tutti (anche con materie generaliste
insegnate in lingua). Vengono potenziate poi: Arte, Musica, Diritto, Economia, Discipline motorie.
Viene dato piu' spazio all'educazione ai corretti stili di vita e si guarda al domani attraverso lo
sviluppo delle competenze digitali degli studenti (pensiero computazionale, utilizzo critico e
consapevole dei social network e dei media). Alle superiori, il curriculum diventa flessibile: le
scuole attiveranno materie opzionali per rispondere alle esigenze dei loro ragazzi.
Le competenze maturate dagli studenti, anche in ambito extra scolastico (volontariato, attivita'
sportive, culturali, musicali), saranno inserite in un apposito curriculum digitale che conterra'
informazioni utili per l'orientamento e l'inserimento nel mondo del lavoro.
- ARRIVA IL CURRICULUM DELLO STUDENTE. Gli istituti superiori, al fine di personalizzare
i curricula degli studenti in vista dell'orientamento universitario e dell'accesso al mondo del lavoro,
negli ultimi tre anni possono introdurre materie opzionali oltre quelle ordinamentali. Il curriculum
dello studente conterra' i dati relativi al percorso degli studi, alle competenze acquisite, alle
eventuali scelte degli insegnamenti opzionali, alle esperienze formative anche in alternanza scuolalavoro e alle attivita' culturali, artistiche, di pratiche musicali, sportive e di volontariato, svolte in
ambito extrascolastico.
- SCUOLA-LAVORO - Almeno 400 ore nell'ultimo triennio dei tecnici e dei professionali e 200 in
quello dei licei. L'alternanza scuola lavoro esce dall'occasionalita' e diventa strutturale grazie ad uno
stanziamento di 100 milioni all'anno. Si farà in azienda, ma anche in enti pubblici, musei, si potra'
fare anche d'estate e all'estero. Sara' predisposta una Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in
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alternanza. È previsto che i ragazzi partecipanti possano esprimere una valutazione sull'efficacia dei
percorsi effettuati. Sara' istituito un Registro nazionale dell'alternanza in cui saranno visibili enti e
imprese disponibili a svolgere questi percorsi. Sempre per rendere coerente la formazione con
l'orientamento al futuro una parte dei fondi che lo Stato stanzia per gli Istituti tecnici superiori sara'
legata (per il 30%) agli esiti dei diplomati nel mondo del lavoro.
- SCUOLE SEMPRE APERTE, LABORATORI E DIGITALE. Nei periodi si sospensione della
attivita' scolastiche istituti scolastici rimarranno aperti, anche di pomeriggio, per dare vita a
laboratori territoriali per orientare i giovani al lavoro e da utilizzare come strumento di contrasto
alla dispersione. Sul digitale e l'innovazione l'investimento diventa permanente: dopo i primi 90
milioni ce ne saranno altri 30 all'anno a partire dal 2016.
- UNA CARD PER L'AGGIORNAMENTO DEGLI INSEGNANTI - Arriva la Carta elettronica per
l'aggiornamento e la formazione dei docenti, un voucher di 500 euro all'anno da utilizzare per
l'aggiornamento professionale attraverso l'acquisto di libri, testi, strumenti digitali, iscrizione a
corsi, l'ingresso a mostre ed eventi culturali. La formazione in servizio diventa obbligatoria e
coerente con il Piano triennale dell'offerta formativa della scuola e con le priorità indicate dal
Ministero. Per la formazione in servizio viene previsto per la prima volta uno stanziamento
strutturale: 40 milioni di euro all'anno.
- UN FONDO AD HOC PER VALORIZZARE I DOCENTI - Viene istituito un fondo da 200
milioni all'anno per la valorizzazione del merito del personale docente. La distribuzione alle scuole
terra' conto dei territori con maggiori criticità educative. Ogni anno il dirigente scolastico assegnera'
i fondi ai docenti tenendo conto dei criteri stabiliti, in base a linee guida nazionali, da un apposito
nucleo di valutazione interno alla scuola di cui fanno parte anche genitori e studenti.
- BANDO PER 'SCUOLE INNOVATIVE' ED EDILIZIA SCOLASTICA - Il ddl prevede un bando
per la costruzione di scuole altamente innovative, dal punto di vista architettonico, impiantistico,
tecnologico. Scuole 'green' e caratterizzate da nuovi ambienti di apprendimento digitali.
L'Osservatorio per l'edilizia scolastica, istituito presso il Ministero dell'Istruzione, coordinera'
strategie e risorse per gli interventi e promuoverà la cultura della sicurezza. Vengono recuperate
risorse precedentemente non spese da investire sulla sicurezza degli edifici. Stanziati 40 milioni per
finanziare indagini diagnostiche sui controsoffitti delle scuole. Viene istituita la Giornata nazionale
per la sicurezza nelle scuole.
- LA SCUOLA TRASPARENTE - Il ddl prevede la creazione di un Portale unico dei dati della
scuola con la pubblicazione di tutte le informazioni relative al sistema di istruzione: bilanci delle
scuole, Anagrafe dell'edilizia, Piani dell'offerta formativa, dati dell'Osservatorio tecnologico, Cv
degli insegnanti, incarichi di docenza. Uno strumento di trasparenza nei confronti dei cittadini e di
responsabilizzazione degli istituti.
- SCHOOL BONUS E DETRAZIONE RETTE PARITARIE - Con lo school bonus, chi farà
donazioni a favore delle scuole per la costruzione di nuovi edifici, per la manutenzione, per la
promozione di progetti dedicati all'occupabilità degli studenti, avra', in sede di dichiarazione dei
redditi, un beneficio fiscale: credito d'imposta al 65 per cento delle erogazioni effettuate in ciascuno
dei due periodi d'imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2014 e pari al 50 per cento di
quelle effettuate nel periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016. Nel
passaggio al Senato e' stato pero' inserito un 'tetto' di 100 mila euro alle erogazioni liberali che
potranno essere detratte a fini fiscali. Introdotto anche un fondo perequativo per le scuola
svantaggiate: il credito d'imposta sara' riconosciuto alle persone fisiche, alle associazioni e alle
imprese, a condizione che il 10 per cento delle relative erogazioni liberali in denaro vada alle
istituzioni scolastiche che risultano destinatarie di erogazioni liberali inferiori alla media nazionale.
Scatta poi la detraibilita' delle spese sostenute dalle famiglie (fino 400 euro l'anno) quando i figli
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frequentano una scuola paritaria.
- DELEGHE - Il disegno di legge assegna la delega al governo a legiferare in diversi ambiti fra cui
il diritto allo studio, il riordino delle norme in materia di scuola, la promozione dell'inclusione
scolastica, le modalita' di assunzione e formazione dei dirigenti scolastici, la creazione di un sistema
integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni.
(26 giugno 2015)
Fonte: SuperAbile.it
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WELFARE
NUOVO ISEE, QUELLO CHE I NUMERI NON DICONO
di Sara De Carli
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato un report con i dati dei primi tre
mesi di applicazione del nuovo Isee. Si rivela uno strumento più equo, che ha stanato tanti furbetti.
E a sorpresa favorisce anche i nuclei con persone disabili. Ma per le associazioni non è così.
Nei giorni scorsi il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato un report che dà
conto dei primi tre mesi di applicazione del nuovo Isee. «Si tratta di dati molto incoraggianti: la
riforma dell'ISEE aveva come unico obiettivo quello di rendere il sistema più equo, a partire dalla
veridicità delle dichiarazioni, ed è quello che sembra si stia verificando», ha detto il ministro
Giuliano Poletti. «Sembra che i "furbetti" del welfare abbiano vita meno facile con le nuove regole.
Osservo inoltre con piacere che tra i gruppi più favoriti del nuovo Isee vi sono le persone con
disabilità». Il Ministero ha creato anche un comitato consultivo costituito dai rappresentanti di
Regioni, Enti locali, Sindacati, Associazioni dei disabili, Forum Terzo Settore e Forum delle
famiglie che esaminerà questi dati: «dobbiamo sempre farci trovare pronti a rivedere le nostre
decisioni, se dovessero produrre risultati non desiderati», ha detto il ministro.
Dopo le tante simulazioni che hanno accompagnato la lunga gestazione del nuovo Isee, si tratta dei
primi dati - per quanto parziali - per valutare l’impatto del nuovo strumento e dargli quindi la sua
prima “pagella”.
Tre premesse
Il nuovo Isee è entrato in vigore il 1 gennaio 2015. Il monitoraggio è fatto a campione su una platea
pari a circa il 2% della popolazione Isee complessiva, ovvero su circa 22mila DSU a fronte di oltre
1.100.000 attestazioni ISEE richieste e generate dall’Inps nei primi tre mesi del 2015. Prima
osservazione: nel primo trimestre di quest’anno le DSU presentate sono state l’85% di quelle
presentate l’anno prima (seppur in ripresa fra gennaio e marzo) e a prescindere dai dati aggregati
presentati dal Ministero un discorso a parte andrebbe fatto sul caos organizzativo in cui sono stati
lasciati i Comuni, per nulla accompagnati nel passaggio al nuovo strumento. Seconda osservazione:
alcune prestazioni a cui si accede attraverso l’Isee sono stagionali - tipicamente le mense
scolastiche, gli asili nido, l’università - quindi bisognerà attendere l’intero anno per avere uno
spaccato più preciso di quel che è successo. Terza osservazione: fare un report sul 2% della
popolazione Isee, statisticamente, è tanto o poco? È questa la prima obiezione che è stata mossa al
report da parte ad esempio di Maria Simona Bellini Palombini, Presidente Nazionale del
Coordinamento Famiglie Disabili Gravi e Gravissimi: «la ricerca è stata condotta su un campione
così esiguo, appena il 2% della popolazione Isee, da render perfino assurde le percentuali rilevate e,
sicuramente, da suggerire un'analisi molto più guardinga di quella entusiasta fatta dal Ministero». In
realtà un campione del 2% non è poco, come riconosce anche Roberto Speziale, presidente di
Anffas, che in un suo comunicato scrive «diamo positivamente atto dell’analisi condotta dal
Ministero, in quanto basata su un significativo campione di DSU». Per quanto parziali, quindi,
abbiamo finalmente dei dati scientifici su cui costruire il dibattito pubblico.
Equità e selettività
Uno degli obiettivi della revisione dell’Isee era migliorare l’equità e la selettività, stanando “i
furbetti”: il Rapporto sull’Isee 2012 ad esempio scriveva nero su bianco che il vecchio Isee era
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viziato da «comportamenti opportunistici», tali per cui «per il 60% della popolazione Isee il
patrimonio non ha alcun effetto sull’indicatore» e nel Mezzogiorno «il 96% della popolazione Isee
(contro l’80% nella media nazionale) dichiara di non possedere nemmeno un conto corrente o un
libretto di deposito». Il nuovo Isee risponde a questo obiettivo? Stando ai dati del report, sì. Nel
2015 le DSU con patrimonio nullo sono passate dal 72,7% al 24,1%, con un valore medio del
patrimonio passato da 4.814 euro a 9.213 euro. E questa in generale è una buona notizia. I dati del
report, nel suo complesso, dicono che il nuovo Isee è più favorevole per il 45,3% delle famiglie,
stabile per il 20% mentre per il 35% delle famiglie le nuove regole sono penalizzanti rispetto alle
vecchie e il nuovo Isee risulta più alto. Bisogna però dire che nel momento avremo anche le
richieste per nidi, scuola e università, presumibilmente avremo un maggio numero di famiglie con
reddito più elevato e quindi le percentuali di famiglie che saranno avvantaggiate dal nuovo Isee
saranno inferiori. Calma quindi coi trionfalismi che dicono che la metà delle famiglie risulta
avvantaggiata dal nuovo Isee.
L’impatto sulle persone con disabilità
Il capitolo più caldo del nuovo Isee è quello che riguarda i nuclei familiari in cui è presente una
persona con disabilità. Qui le regole del gioco sono cambiate vistosamente, a cominciare dal fatto
che per la prima volta nella storia sono state conteggiate come reddito tutti gli aiuti monetari che lo
Stato riconosce alle persone con disabilità (assegni di cura, indennità di accompagnamento,
pensioni). «La disabilità farà reddito», hanno denunciato con preoccupazione per mesi le
associazioni di disabili. Accanto a quello però c’erano una serie di franchigie e altri correttivi, che
nelle proiezioni preliminari dicevano – complessivamente – di un’attenzione positiva alle persone
con disabilità. Ex post, alla prova dei fatti, il meccanismo complessivo ha funzionato? I dati del
Ministero dicono che in questo primo trimestre nei nuclei con una persona con disabilità sono
aumentati di due volte e mezzo gli Isee nulli (erano il 10%, sono diventati il 25%): oggi il 44% dei
nuclei con una persona con disabilità sono sotto i 3mila euro di Isee (con le vecchie regole
sarebbero stati il 29%). Vistoso l’impatto anche nella fascia “alta”: le famiglie con Isee sopra i
30mila euro erano il 3,3%, ora sono più che raddoppiate (il 6,7%): impatta la diversa rilevanza data
oggi al patrimonio immobiliare e mobiliare e impatta il fatto che il sistema di franchigie previsto
penalizza le persone con disabilità più gravi, che prendono più di una indennità. Le conclusioni del
Ministero? «Il favore della nuova disciplina è evidente in tutti gli indicatori. Il nuovo Isee è più
favorevole per due terzi dei nuclei di persone con disabilità e meno favorevole per un quarto, un
rapporto che è quasi di 3 a 1».
Le reazioni
Tutto bene quindi? La senatrice Maria Cecilia Guerra, che nei Governi Monti e Letta aveva lavorato
per mettere a punto il nuovo meccanismo, trova che «anche per il delicato tema della disabilità, i
dati mi confortano rispetto al modo in cui abbiamo cercato di dare applicazione a una norma che
non abbiamo scritto noi, ovvero al considerare reddito le indennità varie». L’unico punto a suo
parere sottostimato nel report è l’incidenza che la norma ha avuto sulla scelta degli adulti con
disabilità di staccarsi dal proprio nucleo famigliare per presentare una DSU come singolo e non
come nucleo. È questa l’unica cosa in comune fra il commento della senatrice e quello - durissimo di Bellini Palombini: «Il nuovo Isee avvantaggia gli adulti con disabilità motoria che vivono soli e
penalizza pesantemente tutti gli altri, in particolare i disabili gravi: non vedo come il Governo possa
presentare questi dati come un successo. L’evidenza empirica ci dice al contrario che questo Isee sta
creando povertà, rendendo troppo oneroso per le famiglie l’accesso ai servizi». Uno dei problemi
oggettivi che Bellini Palombini denuncia è il fatto che diversi Comuni non hanno rivisto i loro
“regolamenti”, mettendoli in sinergia con il nuovo strumento. «Prendiamo ad esempio i centri
diurni ex articolo 26, che sono un servizio sociosanitario: se la famiglia non è in grado di
compartecipare alla quota sociale, perde l’accesso anche alla parte riabilitativa, che pure è gratuita.
È un fatto gravissimo».
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Ma l’Isee non viaggia da solo
I tecnici ripetono che l’Isee è uno strumento per "ordinare" l'accesso e che i servizi e le politiche
sono un’altra cosa. Avranno anche ragione, ma è in quell’insieme – non coordinato – che si
moltiplicano i problemi. E su questo l’anlisi di Roberto Speziale, presidente di Anffas, è
lucidissima: «Di per sé il dato della apparente positività del nuovo ISEE nei confronti delle persone
con disabilità non consente di rimanere tranquilli». Anzi, Roberto Speziale parla di «una falsa
rappresentazione delle vere e, purtroppo precarie, condizioni di vita delle persone con disabilità».
Innanzitutto c’è il caso delle condizioni di pluridisabilità, che hanno fatto letteralmente schizzare
verso l’alto l’Isee delle persone che ne sono affette: ad Anffas hanno visto «situazioni in cui da
ISEE ristretto pari a zero si è passati, pur considerando le franchigie, ad un ISEE di 13mila euro,
con le conseguenze negative per accedere alle prestazioni sociali agevolate», spiega Speziale.
Ma oltre a ciò che l’Isee rileva ci sono poi le scelte regionali e dei Comuni, che determinano le
condizioni di accesso alle prestazioni: «Sono pochissimi i Comuni che hanno adeguato i propri
regolamenti e da queste prime scelte si sta profilando un orientamento pericoloso: soglie di
esenzione ridotte o addirittura pari a zero, percentuali di compartecipazione al costo elevate rispetto
a livelli Isee molto bassi, prestazioni non considerate come sociosanitarie e ascrivibili quindi non
all’Isee ristretto ma all’Isee ordinario». È il caso ad esempio della Lombardia, dove c’è un mancato
rispetto della normativa vigente in materia di prestazioni sociosanitarie: «di conseguenza le
prestazioni chiaramente sociosanitarie, ma non codificate come tali dalle scelte regionali errate,
sono condizionate all’ISEE ordinario (familiare)».
Vincenzo Falabella, persidente di FISH, è soddisfatto per il fatto che «il nuovo Isee stani chi
occultava patrimoni, a discapito di chi ha bisogno, ben venga questa maggiore selettività. Ma l’Isee
così com’è non è equo perché nella valutazione della situazione economica deve entrare il fatto che
la disabilità è un costo, non è possibile non tenerne conto, tutta l’equazione risulta falsata».
L’Isee in tribunale
A febbraio il Tar del Lazio aveva accolto il ricorso presentato dalle famiglie di persone con
disabilità contro il nuovo Isee, annullando la parte dell’articolo che inseriva tra i redditi anche le
indennità a sostegno della disabilità. Il Governo però fino ad ora non ha dato seguito a quelle
sentenze: l’Inps continua a calcolare le provvidenze economiche per invalidità civile che invece il
Tar ha dichiarato non computabili, generando Isee più alti, mentre i vincitori dei ricorsi al Tar
stanno tentando di presentare la DSU direttamente all’Inps, minacciando l’Istituto dei danni che
dovessero generarsi per il mancato rilascio di Isee conforme alle sentenze. «Addirittura il Governo
ha espresso la volontà di impugnare le tre sentenze del Tar Lazio, con la chiara conseguenza di
continuare ad aggravare di giorno in giorno la situazione di caos e di iniquità», aggiunge Speziale.
«Fino ad oggi però il Governo non l’ha fatto», attacca Bellini: «Il termine scade il 10 agosto, ma se
ritiene di avere ragione perché non lo fa subito? Forse per fare cassa per qualche mese ancora?».
(09 giugno 2015)
Fonte: Vita.it
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CROLLA LA SPESA PUBBLICA PER IL SOCIALE, 81 PER CENTO IN MENO IN 7 ANNI
Studio Censis: dai 1,7 miliardi di euro l'anno del 2007, il Fondo per le politiche sociali è calato
fino a 297,4 milioni nel 2014. Fondo per la non autosufficienza: dai 400 milioni del 2010 ai 350 di
quest'anno. Profondo divario tra nord e sud
ROMA - Per il sociale, la spesa pubblica va in picchiata: dagli 1,7 miliardi di euro l'anno del 2007,
il Fondo per le politiche sociali e' calato fino a 297,4 milioni nel 2014, circa meno 81% in sette
anni. E' quanto emerge da uno studio del Censis presentato oggi, nell'ambito dell'ultimo degli
incontri del 'Mese del sociale 2015'.
Anche il Fondo per la non autosufficienza vede una diminuzione: dai 400 milioni del 2010, si e'
passati ai 350 di quest'anno, passando peró per il totale annullamento del Fondo nel 2012.
Nonostante questo, il peso del finanziamento pubblico per attivita' non profit, invece, rimane
consistente. Nel campo sanitario, dell'assistenza sociale e della protezione civile il pubblico fornisce
il 63% del loro budget complessivo, circa 13,5 miliardi di euro.
In tutti i campi il divario tra il Nord e il Sud Italia rimane profondo. Su una spesa sociale dei
comuni di oltre 7 miliardi di euro, secondo gli ultimi dati disponibili, la spesa pro capite passa dai
282,5 euro nella Provincia autonoma di Trento ai 25,6 euro della Calabria. Complessivamente, il
Sud presenta una spesa sociale per abitante di 50,3 euro, meno di un terzo dei 159,4 euro del NordEst. Inoltre, nel Mezzogiorno il peso dei trasferimenti statali rispetto alle risorse proprie dei comuni
per il welfare locale e' maggiore, cosi' i tagli hanno avuto un impatto diretto sui servizi destinati al
sociale.
(24 giugno 2015)
Fonte: SuperAbile.it
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SANITÀ, AL NON PROFIT 7,5 MILIARDI DI ENTRATE PUBBLICHE
Rapporto Censis: oltre 10 mila istituzioni non profit attive nel comparto della sanità. Circa il 68%
del finanziamento totale viene dal pubblico. Servizi soprattutto per hospice, disabili e per i centri di
terapia del dolore
ROMA - Si contano oltre 7,5 miliardi di euro di entrate pubbliche per le oltre 10mila istituzioni non
profit attive nel comparto della Sanita', circa il 68% del loro finanziamento totale. Questi i dati del
rapporto del Censis 'Salvare il sociale', presentato oggi nell'ambito del 'Mese del sociale 2015'. Nel
settore sanitario il non profit offre servizi soprattutto per gli hospice, per i disabili e per i centri di
terapia del dolore. Di questi fondi, solo 300 milioni euro circa sono costituiti da contributi a titolo
gratuito, mentre il 96% della somma totale proviene da contratti e convenzioni con istituzioni
pubbliche, nazionali e internazionali.
Delle istituzioni non profit attive nella sanita', secondo il Censis, quasi la meta' (il 44,5%) e'
costituita da associazioni non riconosciute. A seguire, il 37% sono associazioni riconosciute, il
10,9% cooperative sociali e il 4,5% fondazioni, oltre a un 3,1% di istituzioni di altro genere. I
rapporti strutturati tra pubblico e privato in campo sanitario sono evidenziati anche dal numero di
addetti al settore, che secondo gli ultimi dati ammontano a quasi 500 mila persone, tra lavoratori e
volontari, circa il 9% sul totale degli occupati nel non profit.
(25 giugno 2015)
Fonte: SuperAbile.it
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PARENTI E BADANTI: È IL WELFARE "AUTOGESTITO" DELLE FAMIGLIE
Studio Censis delinea il "sistema di adattamento e di autoregolazione" delle famiglie italiane, che
creano una rete di supporto informale per sopperire al vuoto lasciato dai soggetti, sia pubblici sia
privati, incaricati di erogare servizi nel campo del sociale
ROMA - "Welfare autogestito dalle famiglie". Con queste parole lo studio del Censis 'Salvare il
sociale', presentato ieri, definisce il sistema di "adattamento" e di "autoregolazione" delle famiglie
italiane, che creano una rete di supporto informale per sopperire agli "ampi spazi di vuoto nella
capacità di dare risposte ai bisogni crescenti della popolazione" lasciato dai soggetti, sia pubblici sia
privati, incaricati di erogare servizi nel campo del sociale. L'autogestione, spiega il Censis, prevede
il ritrovamento di 'risorse' all'interno della stessa famiglia (come i nonni o parenti più in generale) o
all'esterno, attraverso il ricorso all'aiuto delle badanti.
Del 59,4% delle famiglie italiane che nel 2012 hanno dichiarato di aver dato o ricevuto qualche
aiuto informale, il 17,3% ha svolto l'attività di 'tenere i bambini' e il 9,4% l'ha ricevuta. Altro
esempio di supporto informale e' la 'compagnia di persone sole o malate', svolta dal 15,9% degli
intervistati. Altre forme di supporto informale sono l'aiuto economico, nella spesa quotidiana e
l'assistenza agli anziani.
Un'altra soluzione diffusa è quella delle badanti. Ad oggi, secondo il Censis, sono 700 mila, in gran
parte straniere, per una spesa media di 920 euro mensili che gli italiani dichiarano di pagare per
questo servizio. Un dato sottostimato, e' stato sottolineato, per la forte presenza di irregolarità. Il
ruolo della badante incontra pareri ambivalenti: quasi l'80% degli italiani ritiene che abbiano
"salvato una generazione di anziani", ma oltre il 72% pensa che a causa di questo sistema la società
italiana si senta "deresponsabilizzata rispetto all'assistenza ai non autosufficienti".
(25 giugno 2015)
Fonte: SuperAbile.it
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NOTIZIE DAL TERRITORIO
DISABILITÀ, NASCE IL LOGO ‘LUCCA ACCESSIBILE’
Sarà attaccato in tutti quei luoghi e in tutte quelle manifestazioni accessibili anche alle persone
disabili, un’icona che sarà sinonimo di garanzia e qualità di servizi offerti a misura di tutti
FIRENZE - Un logo nuovo, dedicato all’accessibilità. Nasce “Lucca Accessibile”, un’icona ben
riconoscibile che sarà sinonimo di garanzia e di qualità di servizi offerti a misura di tutti.
L’amministrazione intende promuovere così un progetto che possa creare coesione, rendere
riconoscibili e valorizzare tutte quelle iniziative o quegli interventi che rendono il territorio
accessibile e garantiscono quindi pari diritti tra le persone. Per la realizzazione del progetto il
Comune ha ricevuto in dono un logotipo dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca, da anni
attiva nel settore dell’accessibilità e dell’inclusione sociale, in particolare con il progetto “Città di
Lucca…diventare accessibile” che ha già portato alla realizzazione di percorsi Loges nel centro
storico e all’abbattimento di barriere architettoniche in diversi punti strategici della città.
I dettagli del progetto sono stati presentati questa mattina durante una conferenza stampa tenutasi a
Palazzo Orsetti e durante la quale sono intervenuti l’assessore alla Mobilità Francesca Pierotti,
l’assessore alle Politiche Sociali Ilaria Vietina, la responsabile del progetto “Lucca…diventare
accessibile” per la Fondazione BML Elizabeth Franchini, l’architetto Simona Romanini che ha
realizzato il logo e Paolo Bonassin consigliere dell’ANMIL. Il logo rappresenta un disegno
stilizzato della cinta muraria e dei suoi baluardi richiama subito ai temi dell’accessibilità. Sarà
utilizzato per caratterizzare e indicare tutti quei percorsi e progetti, che promuovono e realizzano
iniziative volte a favorire l’inclusione sociale delle persone con inabilità o disabilità e di fatto di
tutti. Ad esempio potrà contrassegnare manifestazioni che permettono e facilitano l’accessibilità
oppure interventi edilizi che consentono l’abbattimento di barriere architettoniche o ancora opere
che andranno a migliorare l’inclusione sociale. Potrà inoltre segnalare luoghi o percorsi accessibili.
Il logo inoltre potrà dare visibilità a tutte quelle iniziative di soggetti e associazioni che
quotidianamente si impegnano per il miglioramento delle condizioni di accessibilità delle persone
diversamente abili.
“Non ci stancheremo mai di ripetere che una città a misura di diversamente abili è una città a misura
di tutti – spiegano l’assessore alla Mobilità Francesca Pierotti e l’assessore alle Politiche Sociali
Ilaria Vietina –.Per questo l’amministrazione intende incoraggiare ogni possibile intervento teso a
tutelare e promuovere l’accessibilità delle persone inabili o disabili alla vita sociale del territorio al
fine di rendere la città veramente disponibile alle esigenze di ognuno. Garantire la possibilità a tutti
di partecipare alla vita sociale del territorio infatti rappresenta un impegno a difesa dei diritti di
ciascuno”. Il logo potrà essere utilizzato dalla Giunta e concesso anche a coloro che ne facciano
specifica richiesta per iniziative atte a promuovere l’inclusione. Attraverso “Lucca Accessibile”
quindi si crea un format comunicativo capillare che renderà immediatamente riconoscibile tutto ciò
che verrà disposto in tema di accessibilità, invitando tuttiti al rispetto di quanto indicato quale
accessibile come ad esempio i percorsi cittadini.
(10 giugno 2015)
Fonte: RedattoreSociale
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ALTRE UTILI MOBILITAZIONI, IN SARDEGNA E NELLE MARCHE
Le manifestazioni di protesta di Cagliari – promossa dal Comitato 16 Novembre (Associazione
Malati SLA e Malattie Altamente Invalidanti), per ottenere dalla Regione Sardegna gli atti concreti
garantiti già da qualche mese – e di Jesi (Ancona) – voluta da alcune organizzazioni locali, insieme
alle persone con disabilità e ai loro familiari, contro la prospettata riduzione dei servizi – hanno
ottenuto risultati soddisfacenti, ma l’impegno per i diritti non si ferma qui
Mobilitarsi serve, eccome!, avevamo titolato qualche mese fa, riferendo della manifestazione di
protesta che aveva visto arrivare a Cagliari, davanti alla sede dell’Assessorato Regionale alla Sanità,
tante persone con disabilità gravi e gravissime dell’Isola, che con forza e determinazione, insieme
alle decine di organizzazioni che le rappresentano, avevano alla fine ottenuto un documento di
impegno, sottoscritto dall’assessore alla Sanità e alle Politiche Sociali Luigi Benedetto Arru, con
una serie di garanzie in particolare sui fondi destinati ai progetti personalizzati (Legge 162/98) e al
percorso regionale Ritornare a casa (Programma per promuovere l’uscita dagli istituti delle
persone con disabilità grave).
Ebbene, nei giorni scorsi, come avevamo anche segnalato in altra sede del giornale, mancando
ancora gli atti concreti conseguenti a quegli impegni, Salvatore Usala, segretario del Comitato 16
Novembre (Associazione Malati SLA e Malattie Altamente Invalidanti), aveva promosso un nuovo
presidio di dura protesta, che fortunatamente ha portato a un incontro decisamente soddisfacente
con il citato assessore Arru e anche con il presidente della Regione Francesco Pigliaru, al termine
del quale i vari impegni finanziari (e non solo) sono stati rinnovati, facendo auspicare a Usala «che
entro il mese tutto possa risolversi al meglio».
Altro territorio assai “caldo”, di cui ci eravamo occupati nelle scorse settimane, è quello delle
Marche e più precisamente quello del Comune di Jesi (Ancona), dove alcune organizzazioni locali
avevano denunciato i pesanti effetti del sostanziale azzeramento del Fondo Sociale Regionale, su
tanti cittadini “fragili”.
Ricordando dunque che quello di Jesi è stato l’unico Comune del proprio Ambito Sociale, insieme a
Belvedere Ostrense, a prevedere tagli nei servizi alla disabilità, all’infanzia e agli anziani non
autosufficienti, e sottolineando che nessun altro Comune marchigiano ha proceduto, a quanto
risulta, in modo analogo, quelle stesse organizzazioni (ANFFAS Jesi-Associazione Nazionale
Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, Associazione Mosaico e Gruppo
Solidarietà), insieme all’ANGSA Marche (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici),
all’Associazione Omphalos (Autismo & Famiglie) e a tante persone con disabilità e i loro familiari,
hanno promosso un presidio di protesta, per chiedere appunto di non dare corso a quella riduzione
dei servizi, prevista per il prossimo 15 giugno.
L’iniziativa ha portato un primo, seppur parziale risultato, quello cioè della sospensione delle
riduzioni fino al 31 luglio, «un tempo sufficiente – si legge in una nota delle organizzazioni
promotrici – per capire se le promesse del nuovo presidente della Regione Luca Ceriscioli, di voler
ripristinare l’intera quota del Fondo Sociale Regionale saranno mantenute. Il lavoro, dunque, non si
ferma».
«Va segnalata tra l’altro – conclude la nota – la presenza di molti familiari anche di Comuni che non
davano corso a tagli e di altri che per la tipologia di servizio fruita non subivano la riduzione. E
questa è stata un’importantissima e bellissima dimostrazione di solidarietà. Auspichiamo, quindi,
che Belvedere Ostrense non voglia avere il non invidiabile primato di essere il primo e unico
Comune delle Marche a tagliare i servizi!».
Significativo, infine, anche il messaggio letto da un genitore a nome di tutti i presenti alla
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manifestazione di Jesi, che a proposito dei prospettati tagli, si concludeva così: «Vi interessa sapere
cosa significa questo per molte famiglie che grazie a questi servizi strutturano la propria
quotidianità? Cosa significa per una persona che attende il proprio educatore, il proprio assistente
per l’autonomia e la cura non averlo più o averlo di meno? È importante che sappiate che questa
vicenda, quale sia l’esito finale, non rimarrà senza conseguenze. Una ferita difficilmente
rimarginabile, la rottura unilaterale di un patto». (S.B.)
(12 giugno 2015)
Fonte: Superando.it)
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SOSTEGNO ALLA POLIZIA MUNICIPALE DELL’UFFICIO DISABILITÀ CGIL
Il dipartimento disabilità della Cgil provincia di Livorno, affiancato da numerose associazioni,
difende con forza l’operato della polizia municipale del comune di Livorno che, quotidianament
tenta di mettere un freno alle infrazioni degli automobilisti in città.
“Da alcune settimane sono comparse ovunque lettere di protesta a fronte dell’operato della polizia
municipale impegnata nell’opera di educazione stradale, anche con strumenti sanzionatori previsti
dalla legge – scrivono in una nota congiunta CGIL e le associazioni – intensificatasi anche in
seguito alle proteste delle Associazioni di Persone disabili, di Cittadini/pedoni, di mamme con
neonati con passeggino, in conseguenza delle quali è stato istituito un servizio di pattuglia con carro
attrezzi al seguito, che, tutti i giorni, cerca di arginare la c.d. Sosta Selvaggia e, fra l’altro, questo
sevizio è stato preceduto da una grancassa mediatica e informativa”
“Il tenore della protesta – prosegue la nota – è quantomeno curioso, alcuni si ritengono perseguitati,
altri accusano i vigili di aspettare che venga commessa l’infrazione per poi procedere alla
contravvenzione, altri chiedono a gran voce parcheggi ovunque, un’associazione di automobilisti si
lamenta che non vengono perseguiti i ciclisti e i pedoni ma solo gli automobilisti, insomma una
variopinta carovana di “protestatori”, senza che nessuno che si sia reso conto che il tutto avviene
semplicemente perché il codice della strada metodicamente NON viene rispettato”.
Nessuno che spenda una parola per un servizio che la Polizia Locale, nonostante il personale
sottorganico, ha comunque istruito per rispondere, finalmente, al sacrosanto diritto alla mobilità
anche di cittadini che hanno disabilità motorie o sensoriali “Proviamo a guardare la faccenda anche
da un altro punto di vista – invitano le associazioni – se vogliamo che questa città con tutti i suoi
cittadini, cresca e provi a uscire dalla palude in cui sta annaspando, può essere di aiuto cominciare a
vivere e convivere civilmente, rispettando le regole e provando a utilizzare le risorse disponibili
senza approfittarsi della distrazione dell’autorità per commettere continuamente furbizie a danno
del proprio vicino”.
(16 giugno 2015)
Fonte: QuiLivorno.it
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LA DISABILITÀ NON VA IN VACANZA. "IL PERIODO PIÙ PESANTE PER NOI
FAMIGLIE"
Pesa la mancanza di servizi. M. vive a Bergamo, dove non esiste un centro per l'autismo. La
mamma: “Passiamo le giornate chiusi in casa e si amplificano le sue ossessioni”. E. doveva
andare al centro estivo, a carico del comune: “Ma è mancata la convenzione”
ROMA - L'anno scolastico è iniziato male e proseguito peggio: e la sua fine non promette nulla di
buono. Resta infatti, d'estate come d'inverno, lo stesso, grande problema: l'assenza di servizi per i
bambini con autismo, in tutto il territorio di Bergamo. Così M. che durante l'anno scolastico ha
dovuto interrompere la frequenza, perché non c'era un insegnante capace di stargli accanto in modo
adeguato, ora trascorrerà i prossimi tre mesi chiuso in casa, per lo più solo con la mamma, perché di
centri diurni estivi adatti a lui non ce ne sono. Né ce ne saranno, a quanto pare, nei prossimi tempi.
A lanciare l'allarme è la mamma, Patrizia, che a settembre aveva raccontato a Redattore sociale i
primi giorni di scuola, seduta al banco insieme a suo figlio. E oggi ci racconta questi primi giorni di
vacanza. Se vacanza si può chiamare.
“Su tutto il territorio manca un centro diurno specializzato per l'autismo: questo d'inverno e tanto
più in estate. Ci sono sì 'parcheggi' con varie realtà diverse, che la neuropsichiatra giudica
inadeguati per M. Ci sarebbe lo Spazio autismo, ma per problemi di fondi non riescono a
differenziare gli interventi: così M., che non sopporta i rumori, passerebbe le sue giornate accanto a
due ragazze che urlano tutto il tempo. Mandarlo in un centro privato avrebbe un costo insostenibile
per noi: 650 euro per tre settimane: perché l'assistenza sarebbe a carico nostro”. E anche per il
prossimo anno, quando l'estate sarà finita, le prospettive sono tutt'altro che rosee: “Una consigliera
regionale si era interessata al nostro caso e si è impegnata a far aprire un centro specializzato,
almeno da settembre: ma proprio alcuni giorni fa mi ha chiamata per dirmi che, al momento, non ci
sono speranze”. Per quanto riguarda la scuola, “il preside ci ha parlato, per ora di una frequenza di 3
ore a giorni alternati. Il resto del tempo, a casa, perché per M. non c'è nulla”. Tre mesi estivi,
intanto, sono lunghi. “Trascorro le giornate chiusa in casa con M., sola con lui dalle 11 alle 20,
quando mio marito è al lavoro. M. non ha un'attività, ciondola in casa, si annoia, guarda la tv,
amplifica manie e ossessioni, mi sta addosso. Non possiamo uscire, troppo complicato: e le giornate
passano tutte uguali, pesanti per me ma pesantissime per lui. Solo l'oratorio si è offerto di darci una
mano, accogliendo M: ma non hanno personale specializzato e i volontari, seppure pieni di buona
volontà, non sarebbero in grado di stare con M.” In programma, per la famiglia di M, non ci sono
vacanze: “Non possiamo permettercele: l'assenza di servizi mi impedisce di trovarmi
un'occupazione, quindi dobbiamo limitare al massimo le spese: è una catena diabolica quella che si
innesta, con la mancanza di possibilità sul territorio”. E quello di Patrizia non è un caso isolato, ma
“la realtà quotidiana di tutti i bambini con autismo di Bergamo: in questo momento, vivono tutti in
queste condizioni. Tanto che ho proposto alle mamme di andare tutte insieme dal sindaco, per
chiedere conto di questa situazione”. Nel frattempo, però, l'idea di un trasferimento appare a volte
come l'unica soluzione: “Stiamo pensando seriamente di andare a Trento, dove i servizi ci sono e
funzionano. Ma dobbiamo fare i conti con il lavoro di mio marito: per il momento, restiamo qui,
nella speranza, sempre più debole, che qualcosa cambi”.
E. doveva andare al centro estivo. “Ma la convenzione non parte”. Anche E, 10 anni e una grave
disabilità intellettiva e relazionale, sta trascorrendo queste prime, lunghe giornate estive in casa,
senza amici né attività, sopraffatta dalla noia: doveva andare al centro estivo, nel quartiere in cui
vive, alla periferia di Roma, ma qualcosa non ha funzionato, “qualcuno non ha fatto il proprio
dovere – spiega la mamma – per cui manca una determina dirigenziale e la convenzione con il
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centro estivo non è partita. L'ho saputo dopo la fine della scuola, quando ormai tutto era organizzato
sulla base di quelle due settimane che il centro convenzionato mi aveva assicurato”: settimane che
sarebbero state a carico del comune, ma che ora, senza convenzione, costerebbero 70 euro a
settimana, più il costo dell'assistenza, a carico della famiglia: per un rapporto di uno a due, come
servirebbe a E., ben 15 euro l'ora. “in pratica, ci dobbiamo pagare l'operatore!”, commenta la
mamma, sdegnata, che solo tre settimane fa aveva telefonato all'operatore del centro, per avere la
certezza che tutto stesse andando nel verso giusto. “E mi aveva assicurato che il centro sarebbe
partito, la convenzione anche”. Venerdì scorso, invece, la brutta notizia: manca un foglio, manca
una firma, manca la convenzione. Il municipio, il X, non si è neanche degnato di chiamarmi.
Intanto, E. sta a casa. Ed è venuta meno la possibilità “non di un parcheggio, come alcuni intendono
il centro estivo. Per mia figlia, è molto di più: una possibilità di confronto, di gioco e di socialità.
Negata questa opportunità, a E. non resta che passare le sue giornate un po' facendo terapia, un po'
giocando con la sorella più piccola, un po' andando al mare e un po' standosene da sola a giocare.
Noi genitori facciamo i salti mortali perché non le manchi un tempo sociale, ma a fronte di
grandissimi sacrifici. Sentiamo l'amara assenza di uno stato sociale, solidale”. Un'assenza che tocca
sempre alle famiglie colmare: “E non è affatto facile – spiega Giulia – Mio marito ha perso il lavoro
il lavoro 8 anni fa, coinvolto nel più grande licenziamento di massa silente del nostro paese: da
ottobre non avrà più un reddito. Io sono in solidarietà e non so cosa accadrà nel prossimo futuro. In
questa situazione, trovarsi senza aiuto è davvero difficile, economicamente e socialmente.
Cerchiamo di ritagliarci qualche giorno di vacanza, ma è sempre un salto nel vuoto: non tutti,
singoli e strutture, sono tolleranti verso i bambini e men che mai con bimbi curiosi, sempre in
movimento, che magari dispensano baci e abbracci a tutti. Allora organizzare una vacanza per non
avere brutte sorprese è una vera impresa. Insomma, il centro estivo che non parte e solo un esempio
delle tante piccole ingiustizie che inavvertitamente ricascano su famiglie già sufficientemente
vessate dal destino!”. (cl)
(21 giugno 2015)
Fonte: RedattoreSociale
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INTERNAZIONALE
DISABILITÀ, DISEGNI DI TUTTO IL MONDO: 1.500 OPERE ARRIVATE ALL’ONU
Grande successo per la campagna #DrawDisability, lanciata dalle Nazioni Unite. I disegni sono
stati esposti già in Corea e saranno in mostra a New York, dal 9 all’11 giugno, alla Conferenza
degli stati della Convenzione Onu. C’è tempo fino al 15 luglio
ROMA - Quasi 1.500 disegni per raccontare la disabilità, vista dai bambini e dai ragazzi: grande
successo per la campagna “#DrawDisability”, lanciata nel dicembre scorso dalle Nazioni Unite
(Prima iniziativa di Educazione globale del Segretariato generale, insieme a Osservatorio globale
per l’inclusione). Un vero e proprio progetto artistico, oltre che un modo per incoraggiare il dialogo
e incrementare la consapevolezza sulla disabilità e le tematiche a questa collegate, tra studenti e
insegnanti.
I bambini e i ragazzi di tutte le scuole del mondo, dalle elementari alle superiori (6-17 anni), sono
stati invitati a rappresentare attraverso il disegno la disabilità, motoria, intellettiva o sensoriale. E in
tanti hanno finora risposto all’invito, che è aperto fino al 15 luglio. Circa 750 disegni sono arrivati,
fino ad oggi, dai bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni e pochi di meno dai ragazzi più
grandi. I primi disegni sono stati esposti nei giorni scorsi, ad Incheon, in Corea del Sud, durante il
World education forum, mentre la seconda esposizione avverrà a New York, dal 9 all’11 giugno, in
occasione della Conferenza degli Stati parte della Convenzione. Dopo il 15 luglio, inizierà la
selezione di tutti i disegni pervenuti: le 30 opere finaliste saranno esposte durante la 70a Assemblea
generale delle Nazioni Unite.
Il punto di vista dei bambini – spiegano i promotori – può mettere in evidenza le difficoltà e le
sfide, così come i risultati e i successi che le persone con disabilità hanno incontrato e raggiunto
nelle proprie comunità. Ci si aspetta che i disegni attivino ulteriori discussioni sull’inclusione delle
persone con disabilità nelle diverse parti del mondo”.
Punto di riferimento e ispirazione della campagna è la Convenzione Onu sui diritti delle persone
con disabilità, rispetto alla quale, evidenziano i promotori, “molto resta ancora da fare. Tante
persone con disabilità – spiegano – non hanno ancora la possibilità di far valere i propri diritti
umani fondamentali, tra cui quello all’istruzione”. Ci sono infatti 58 milioni di bambini che non
hanno accesso alla scuola: e la disabilità è una delle ragioni di questa esclusione. Le società devono
creare un ambiente inclusivo e accogliente e sviluppare i valori della tolleranza, dell’empatia e del
rispetto- spiegano gli organizzatori - Un modo per portare avanti questa prospettiva è quello di
coinvolgere attivamente la comunità scolastica ricorrendo a una forma creativa di espressione, come
l'arte del disegno. Se i bambini e i giovani sono informati e motivati rispetto al tema della disabilità,
le loro percezioni e le azioni saranno in grado di cambiare la vita di milioni di persone, soprattutto
di quelle con disabilità in tutto il mondo, sfidando stereotipi e atteggiamenti radicati . L'arte –
concludono i promotori - è uno strumento narrativo per il cambiamento sociale”.Tutti i disegni sono
pubblicati nel sito dedicato all’iniziativa. (cl)
(03 giugno 2015)
Fonte: RedattoreSociale
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"LA DISABILITÀ NON È SOLO QUESTIONE DI LAVORO": EDF CONTRO LA
COMMISSIONE EUROPEA
Le politiche sulla disabilità spostate dalla Direzione generale Giustizia a quella Occupazione.
Protesta l'organizzazione: "Un passo indietro". E propone la creazione di una commissione unica
sotto il segretariato generale: "Dobbiamo applicare la Convenzione Onu"
ROMA - La Commissione Europea, in carica da poco più di sei mesi, ha compiuto "un passo
indietro" rispetto a quella che l'aveva preceduta per quanto riguarda la considerazione delle
politiche a favore delle persone con disabilità: ad affermarlo è l'European Disability Forum (Edf)
che critica la scelta della Commissione Junker di spostare la responsabilità delle politiche sulla
disabilità dalla Direzione generale Giustizia alla Direzione generale Occupazione. "Questo fatto argomenta l'organizzazione che rappresenta le associazioni delle persone con disabilità - separa le
unità della Commissione responsabili delle varie forme di discriminazione e trasmette il segnale che
l'Unione europea considera i diritti delle persone con disabilità esclusivamente come una questione
di lavoro". Nel corso dell'assemblea generale dell'Edf tenutasi nei giorni scorsi a Varsavia è stata
pertanto approvata una risoluzione che chiede di modificare l'organigramma, creando una Direzione
unica che si occupi di disabilità e che faccia capo al segretariato generale della Commissione. Tale
organo, al quale dovrebbe essere assegnato il compito di dare piena e completa attuazione alla
Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità all'interno dell'Unione Europea, dovrebbe
muoversi in sintonia con gli uffici che in ogni Direzione Generale si occupino di disabilità.
L'assemblea generale annuale di Varsavia ha riunito i rappresentanti del movimento dei disabili da
tutta Europa insieme ai rappresentanti delle istituzioni europee. Il presidente Yannis Vardakastanis
ha proposto di organizzare e condurre delle campagne nazionali di comunicazione all'interno
dell'Ue, per accompagnare anche il lavoro di implementazione e applicazione la convenzione delle
Nazioni Unite. Il riferimento temporale è il 2017, anno del ventennale dalla nascita di Edf e del
decennale della firma della Convenzione delle Nazioni Unite. "Dobbiamo cambiare il nostro modo
di pensare e di agire per fare in modo che la Convenzione Onu sia applicata", ha sottolineato.
Attualmente, peraltro, è aperta la procedura di esame del rapporto che l'Unione europea ha inviato
al Comitato delle Nazioni Unite incaricato di valutare i passi avanti compiuti rispetto all'attuazione
della Convenzione Onu: quest'ultimo ha infatti evidenziato all'Ue un "elenco di problemi" rispetto
ai quali si aspetta ora la controreplica dell'Ue.
Nel corso dell'assemblea generale di Edf è stata anche adottata all'unanimità un'altra risoluzione che
invita la Commissione europea, il Consiglio dell'Unione europea, e tutti i governi di tutta l'Unione
europea a ratificare senza ulteriori indugi il Trattato di Marrakech per migliorare l'accesso alle
informazioni per le persone non vedenti o ipovedenti.
(4 giugno 2015)
Fonte: SuperAbile.it
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CONVENZIONE ONU SULLA DISABILITÀ, "L'UE SI IMPEGNA PER LA PIENA
ATTUAZIONE"
Dichiarazione della rappresentante della Commissione Ue alla VIII Conferenza degli stati parte:
Finlandia, Irlanda e Olanda "procedano al più presto alla ratifica". Partirà nel 2016 un progetto
pilota per l'attuazione della Convenzione nei paesi a basso e medio reddito
ROMA - "Integrare i diritti delle persone con disabilità nel programma per lo sviluppo post 2015": è
questo il tema a cui è dedicata l'VIII sessione della Conferenza degli Stati parte della Convenzione
sui diritti delle persone con disabilità, che si è aperta ieri mattina a New York e si concluderà
domani sera. Denso il programma degli incontri, tra focus tematici e tavole rotonde. Ad oggi, sono
154 gli Stati parte, che hanno cioè ratificato la Convenzione, 29 i firmatari e 15 quelli che ancora
non hanno aderito: tra questi ultimi, molti Stati africani, come Eritrea, Repubblica democratica del
Congo, Sud Sudan, ma anche il Liechtenstein. Ultima ratifica, in ordine di tempo, quella della
Turchia, nel marzo scorso.
I lavori sono in pieno svolgimento e si attende la pubblicazione di documenti e dichiarazioni
conclusive: intanto, alcuni stati partecipanti hanno portato e presentato la propria "Dichiarazione".
Tra questi, a nome dell'Unione Europea, Inmaculada Placencia Porrero, responsabile dell'Unità per i
diritti delle persone con disabilità alla Commissione europea. "Questo è un anno chiave per
l'attuazione della Convenzione nell'Unione europea - ha detto - In linea con l'articolo 36 della
Convenzione, il Comitato sui diritti delle persone con disabilità esaminerà il rapporto Ue nel mese
di agosto e i preparativi per questo confronto sono ben avviati, attraverso la risposta scritta alla lista
dei problemi individuati". Il rapporto è stato inviato alle Nazioni Unite nei giorni scorsi e contiene "
esempi di importanti iniziative che contribuiscono all'attuazione della Convenzione nell'Unione
europea - ha riferito Porrero - come il carattere obbligatorio di accessibilità nella legislazione sugli
appalti pubblici.
Ma si riferisce anche a sfide ancora aperte, come quelle relative alla raccolta dei dati o la
legislazione sulla capacità giuridica". E di queste sfide si è recentemente e positivamente discusso
in occasione del Forum di lavoro annuale sull'attuazione della Convenzione in Europa. "Sia
l'Unione europea che i suoi Stati membri stanno lavorando per l'attuazione della Convenzione. E i
tre Stati membri che devono ancora ratificare la Convenzione (Finlandia, Netherland e Irlanda, ndr)
sono tenuti a mettere a punto i loro processi di ratifica al più presto".
Per quanto riguarda il 2015, "anno europeo per lo sviluppo", l'Unione "continua ad aumentare
l'attenzione per le persone con disabilità nelle sue politiche e nei programmi di cooperazione allo
sviluppo, e continuerà a farlo nel quadro di sviluppo post-2015 - ha detto ancora Porrero Accogliamo con favore i progressi realizzati facendo esplicito riferimento alla disabilità nei
principali obiettivi e riconoscendo la necessità di raccogliere dati disaggregati sulla disabilità. In
relazione a ciò, un progetto pilota è in preparazione nell'ambito della cooperazione allo sviluppo
dell'Ue, per sostenere gli sforzi di un certo numero di paesi a basso e medio reddito nell'attuazione
della Convenzione, attraverso lo sviluppo delle capacità delle istituzioni di governo e delle
organizzazioni dei disabili. Inoltre - ha detto ancora Porrero - si sta discutendo della possibilità che
questo progetto contribuisca a monitorare l'attuazione della Convenzione Onu della realizzazione
degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Questo progetto - ha concluso - è un esempio dell'impegno
dell'Ue nell'attuazione della Convenzione e della volontà di adempiere agli obblighi comunitari
condividendo le proprie conoscenze e risorse a tal fine".
(11 giugno 2015)
Fonte: SuperAbile.it
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PREVENZIONE DEI RISCHI SUL LAVORO, L'INAIL A CONFRONTO CON I SISTEMI
DI TRE PAESI EUROPEI
Il seminario organizzato dall'Istituto, con il patrocinio dell'Issa, ha costituito un'occasione di
approfondimento con i rappresentanti degli enti di assicurazione infortuni di Danimarca, Germania
e Regno Unito, seguendo due itinerari sviluppati in altrettanti tavoli di confronto su tecniche e
norme
ROMA - "La prevenzione dei rischi sul lavoro passa anche per il confronto tra le esperienze dei
diversi Stati europei". Lo ha detto il presidente dell'Inail, Massimo De Felice, aprendo a Roma,
presso il Parlamentino dell'Istituto di via IV Novembre, la giornata di studio patrocinata dall'Issa
(Associazione internazionale di sicurezza sociale) sulle politiche di prevenzione attuate in
Danimarca, Germania, Regno Unito e Italia.
Storie, soluzioni ed esperienze per un processo di studio condiviso.Dopo aver affrontato un anno
fa il problema degli infortuni e delle malattie professionali in relazione all'attività di ricerca,
riabilitazione e reinserimento, il seminario di quest'anno ha dato il via a un processo di studio
pratico sulle politiche di prevenzione, attraverso la presentazione di storie, soluzioni, esperienze e
progetti in fieri nei quattro Paesi al centro della discussione. L'approfondimento, in particolare, ha
seguito due itinerari sviluppati in altrettanti tavoli di confronto: il primo incentrato su strumenti,
metodi e tecniche - dall'analisi dei dati alla ricerca, dalla formazione agli incentivi e alla vigilanza e il secondo sugli assetti istituzionali, che ha preso in considerazione le varie normative di
riferimento e il ruolo di lavoratori e datori di lavoro nelle politiche attive di prevenzione.
De Felice: "Fondamentale il potenziamento dei database". "Non sono temi nuovi - ha precisato
a questo proposito De Felice - ma è utile, oltre a identificarli, definire operativamente le modalità di
azione, studiarne le interrelazioni e comprenderne le modalità di coordinamento funzionale e
temporale, per dare una fisionomia concreta alle politiche di intervento, decidendo quali azioni
intraprendere, in quale successione, con quali mezzi, come dosare le risorse e con quali dati e
tecniche valutarne i risultati". Per il presidente dell'Inail "il punto focale riguarda il potenziamento
dei database. L'analisi dei dati, infatti, è una precondizione per l'approntamento dei programmi di
prevenzione, per individuare le aree di rischio, per definire le priorità nella scelta delle azioni, per
valutarne l'effetto e introdurre correttivi. L'esperienza del nostro Istituto, documentata nei suoi
quaderni di ricerca, potrebbe essere utile per avviare un confronto a livello europeo".
"La confrontabilità dei risultati questione rilevante". In questo confronto, secondo De Felice,
assume un'importanza rilevante "il problema delle metodologie di analisi dei dati su infortuni e
malattie, della loro condivisione e coordinamento, per la pubblicazione di risultati confrontabili".
Nel caso delle tecnopatie il problema è ancora più delicato perché "in linea di principio non è
sempre possibile dare un criterio oggettivo per qualificare una malattia come di professionale". Il
"nesso causale", che deve essere individuato per far dipendere la patologia da una causa dovuta
all'attività lavorativa svolta, in generale non è infatti "accertabile con certezza, per il possibile
concorso di più cause anche extra lavorative e per il peso, difficile da quantificare, delle
correlazioni".
"La vigilanza può contribuire a migliorare le politiche aziendali"."La disponibilità di banche
dati, procedure statistiche, in particolare di business intelligence, e protocolli per il risk management
- ha aggiunto il presidente dell'Inail - sono strumenti da potenziare anche per rendere efficace
l'attività di vigilanza. È riconosciuto che la vigilanza non possa più essere solo uno strumento
sanzionatorio, ma debba essere rilevante nel processo complessivo di controllo e valutazione della
rischiosità e di aiuto alle imprese, per fornire conoscenza sui cosiddetti ‘risk driver' caratteristici dei
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macchinari e dei processi di lavoro". Per De Felice, inoltre, "come per la vigilanza su banche,
assicurazioni e imprese quotate, anche nella tutela della sicurezza dei processi di lavoro, la qualità
dei controllati dipende dalla qualità dei controlli e dei controllori. Ispettori altamente qualificati,
processi ben articolati e standardizzati possono essere strumenti efficaci per migliorare le politiche
aziendali".
"Non è facile costruire meccanismi incentivanti". Un altro strumento al servizio della
prevenzione è quello degli incentivi per le imprese che investono in sicurezza. A questo proposito,
De Felice ha sottolineato che "non è facile costruire meccanismi automatici incentivanti, perché si
possono creare effetti di ritorno perversi", come dimostra "il meccanismo di bonus-malus che regola
molti criteri di definizione del premio di assicurazione e può indurre a non denunciare o a
‘mascherare' l'infortunio". Per il presidente dell'Inail, "diversa è la tecnica del finanziamento di
progetti specifici, finalizzati a rendere più sicuri macchinari, prassi e processi di lavoro", come
quella adottata dall'Istituto attraverso i bandi Isi, perché "è un'azione che può avere effetti non solo
sulla sicurezza, ma anche sul miglioramento dell'efficienza produttiva e, più in generale, sulla
crescita economica e culturale delle aziende".
Rampi: "Momento di scambio da istituire in via permanente". Dopo l'intervento di De Felice, a
esporre una sintetica comparazione tra i sistemi di prevenzione contro i rischi professionali di
Danimarca, Germania, Regno Unito e Italia è stato il presidente del Consiglio di indirizzo e
vigilanza dell'Inail, Francesco Rampi. "Il confronto che abbiamo realizzato, data la complessità e la
vastità della materia, ha dovuto procedere per necessarie semplificazioni che, tuttavia, hanno
evidenziato molte e interessanti opportunità d'analisi - ha affermato Rampi - Da tale punto di vista,
pertanto, non posso che auspicare che questa occasione di scambio sia istituita in via permanente".
Per quanto riguarda la metodologia applicata, la comparazione ha proceduto lungo i due "binari"
della ricerca documentale e dell'incontro con le istituzioni dei differenti Paesi, da una parte, e
dell'interpretazione delle strategie nei vari contesti socio-economici, dall'altra, per individuare
eventuali convergenze e difformità.
"Nella comparazione evidenziati un grosso nucleo di omogeneità e diverse differenze di
fondo". "In termini di prevenzione degli infortuni, la comparazione con Paesi quali Regno Unito,
Germania e Danimarca, che hanno sistemi politici e organizzativi così diversi dal nostro, evidenza
un grosso nucleo di omogeneità, ma anche alcune differenze di fondo - ha valutato Rampi - In
merito al principio generale alla base dei diversi sistemi di sicurezza sul lavoro, questo è
sostanzialmente uguale per tutti i sistemi considerati: ovvero, il datore di lavoro deve adottare tutte
le misure necessarie a tutelare l'integrità fisica, la personalità e il benessere psicologico dei
lavoratori". Se questa essenziale "matrice" è di valore comune, sono naturalmente più differenziate a volte anche in modo significativo - le varie modalità messe in atto a livello di singolo Stato.
L'analisi dei diversi corpus normativi. Particolarmente utile è stato, così, il confronto sull'assetto
generale in relazione al quale è declinato il principio della prevenzione. In Danimarca, per esempio,
quest'ambito trova sostanza in un corpo normativo molto dettagliato composto da 27 linee guida,
che fanno riferimento a parole chiave quali "finanziamento", "informazione", "assistenza" e
"formazione" e sul focus mirato dell'innovazione dell'organizzazione del lavoro. Anche il Regno
Unito ha un corpo significativo di linee guida, nel quale tuttavia spicca - come parola chiave
aggiuntiva - la "ricerca", intesa in particolare come attività "ex post", stimolata a seguito di infortuni
e tragedie alle quali si propone di proporre soluzioni. Se in Germania la prevenzione è materia
disciplinata da normative secondarie - anche emanate da istituti assicurativi - e la ricerca è intesa
come studio a tutto campo, sia sull'organizzazione del lavoro che sull'innovazione delle tecnologie
utilizzate, in Italia vige, invece, il Testo unico sulla sicurezza (dlgs 81/2008), cui si accompagna un
ventaglio di altri fattori di rilievo: dagli incentivi di carattere economico, alla ricerca orientata alla
prevenzione, alla premialità di carattere assicurativo.
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I soggetti titolari in materia di salute e sicurezza. Preziosi sono stati anche gli esisti della
comparazione relativa alla titolarità in materia di salute e sicurezza sul lavoro: esclusivamente dello
Stato centrale in Danimarca; dello Stato centrale con un regime specifico per l'Irlanda del Nord nel
Regno Unito: dello Stato centrale e delle Regioni e Province autonome in Italia; dello Stato
federale, dei Länder e degli Istituti assicuratori in Germania. Anche i sistemi assicurativi variano,
così, da Paese a Paese: mentre in Germania e Italia vige un monopolio pubblico, in Danimarca
viene stipulata una polizza con le compagnie private sulla base di "contratto tipo" fissato per legge e
il Regno Unito è caratterizzato da un sistema misto che contempera, insieme, un livello minimo
garantito dalla fiscalità generale e una polizza stipulata con compagnie private in relazione a un
contratto tipo fissato dalla legge.
Le diversità degli assetti sanzionatori. Sempre in questa prospettiva di macro-analisi, differenze
più marcate interessano i diversi sistemi sanzionatori. In Danimarca l'Agenzia per l'ambiente di
lavoro (Dwea) commina sanzioni che vanno dal semplice invito a risolvere il problema fino alla
chiusura dell'attività per i recidivi o gli inadempienti, così come nel Regno Unito il Comitato
esecutivo per la Salute e la sicurezza sul lavoro (Hse) assegna sanzioni che, nei casi di recidività o
inadempienza, possono portare alla chiusura dell'attività. In Germania, invece, gli ispettori svolgono
un'attività di consulenza che, se non attuata, dà luogo a sanzioni pecuniarie e nei casi più rilevanti
all'arresto, mentre in Italia vige un sistema articolato basato su tre direttrici: il Servizio ispettivo e il
Servizio sanitario che svolgono funzioni di ufficiale giudiziario e comminano sanzioni; l'Inail
Ricerca che rilascia, o nega, omologazioni per attrezzature e impianti; i Vigili del fuoco e il
ministero dello Sviluppo che rilasciano o negano autorizzazioni di esercizio.
"Agire sulla prevenzione come buona organizzazione del lavoro"."Le similitudini, ma anche i
differenti approcci, evidenziati nel corso di questo seminario e in occasione del suo studio
preliminare ci fanno comprendere che per raggiungere un contenimento realmente quantiqualitativo degli infortuni è necessario agire sulla prevenzione intesa, in primis, come buona
organizzazione del lavoro - ha osservato Rampi a margine del proprio intervento - Tutto questo, per
quanto riguarda l'azione dell'Inail, si tradurrà nella promozione di grandi investimenti nella ricerca
ai fini dello svolgimento di una forte azione di consulenza nei confronti delle imprese in materia di
riadattamenti, modifiche e riorganizzazione dei processi produttivi orientati alla questione della
salute e sicurezza". Stesso sforzo interessa anche il fronte delle malattie professionali, per le quali
"l'intervento ‘contenitore' è sempre la ricerca - ha precisato il presidente del Civ - sia
sull'organizzazione del lavoro, sia su materiali e materie prime utilizzate". (Inail.it)
(23 giugno 2015)
Fonte: SuperAbile.it
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VARIE
WEB ACCESSIBILE? PER L'UNIONE CIECHI SI PUÒ FARE DI MEGLIO
di Antonietta Nembri
Alla vigilia dell'incontro dei 28 ministri delle telecomunicazioni della Ue l'appello di Uici e
European Blind Union per non escludere le App dall'accessibilità per i non vedenti: «Usiamo gli
smartphone come tutti gli altri abbiamo bisogno di accedere agli stessi contenuti online»
Domani, venerdì 12 giugno, è il giorno fissato dai 28 ministri delle telecomunicazioni per
incontrarsi a Bruxelles e discutere sulla direttiva per l’accessibilità dei siti web degli enti pubblici
(qui la relazione allo stato dei lavori – in inglese).
Un incontro che suscita una certa preoccupazione da parte dei rappresentanti delle persone con
disabilità visiva che in una nota scrivono: «Ci preoccupa che i governi dell'Ue siano pronti a ridurre
drasticamente il campo di applicazione della proposta di direttiva»
Il fatto è che - ricorda l’Unione italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – la portata delle esclusioni in
esame è ampia. «Se le proposte andranno avanti, le applicazioni (app), che oggi sono di gran lunga
la modalità più comune con cui le persone accedono ai servizi e ai contenuti online, potrebbero
essere escluse dal campo di applicazione» ma soprattutto «Potrebbero essere esclusi anche i
documenti scaricabili e i governi stanno inoltre valutando l’esclusione di "collezioni digitali nel
settore della cultura, social media e altri contenuti di terze parti incorporati nei siti web degli enti
pubblici "».
L’Uici con l’Unione Europea dei Ciechi (European Blind Union – Ebu), l'organizzazione che
rappresenta gli interessi di 30 milioni di cittadini europei non vedenti e ipovedenti, fa appello ai
ministri affinché respingano tali proposte. «Usiamo gli smartphone come tutti gli altri, usiamo le
app per accedere alle informazioni e ai servizi online. Abbiamo bisogno di accedere agli stessi
contenuti online e servizi online che tutti danno per scontati» dicono con forza le due
organizzazioni.
Con la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità
(Uncrpd), gli Stati membri si sono impegnati a garantire alle persone con disabilità la parità di
accesso alle informazioni. L'Unione europea e la maggior parte degli Stati membri – si ricorda hanno ratificato la Convenzione, ma le proposte che saranno discusse venerdì sono totalmente in
contrasto con le disposizioni di legge vincolanti stabilite dalla Convenzione stessa.
«Sollecitiamo i ministri a riconoscere che oggi la maggior parte delle persone accedono
regolarmente ai contenuti tramite dispositivi mobili e che le app stanno rapidamente diventando, per
tutti, la via preferita per accedere a tali contenuti» scrivono nel loro appello Uici ed Ebu. «Le app
sono il modo più semplice per accedere ai servizi e alle informazioni, anche per i non vedenti. Non
possiamo accettare di rimanere esclusi dall’accesso al web a mezzo cellulare e dalle app.
Sollecitiamo quindi tutti i 28 ministri che parteciperanno al Consiglio Telecomunicazioni del 12
giugno a opporsi alle limitazioni e a sostenere il nostro diritto alla parità di accesso alle
informazioni e ai servizi online».
(11 giugno 2015)
Fonte: Vita.it
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CINQUECENTO DISABILI IN VACANZA A CASTEL PORZIANO: "GRAZIE AL
PRESIDENTE MATTARELLA"
Adulti e minori con disabilita' saranno ospiti della tenuta di Castelporziano durante il periodo
estivo: è quanto ha deciso il presidente della Repubblica Mattarella. Danese (Politiche sociali):
"Gesto concreto di vicinanza e solidarieta' con un settore di cittadinanza particolarmente
svantaggiato". L'iniziativa dal 15 giugno al 30 agosto
Roma - "Grazie all'iniziativa del Presidente della Repubblica Mattarella, cinquecento persone, tra
adulti e minori con disabilita', saranno ospiti della tenuta di Castelporziano durante il periodo
estivo". Francesca Danese, assessora alle Politiche sociali e abitative di Roma Capitale ringrazia, a
nome del Sindaco e della citta', il Capo dello Stato per il "gesto concreto di vicinanza e solidarieta'
con un settore di cittadinanza particolarmente svantaggiato. Un gesto che contribuisce alla coesione
sociale a Roma. Per questo progetto- spiega Danese- e' stato firmato un protocollo dal Segretario
Generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, dalla sottoscritta come assessore
capitolino alle Politiche sociali e dal Segretario Generale della Regione Lazio, Andrea Tardiola".
"L'intesa consentira' un pieno coinvolgimento delle strutture e delle associazioni operanti nel settore
come la rete delle Case famiglia oppure delle persone inserite nelle liste d'attesa di ciascun
Municipio. Gruppi di circa trenta persone saranno ospiti della tenuta dal lunedi' al venerdi', per
l'intera giornata, nel periodo 15 giugno-30 agosto 2015. Un ulteriore ringraziamento al Quirinaleconclude Danese- per aver predisposto in meno di un mese la piena accessibilita' ai portatori di
handicap: sono stati messi a disposizione luoghi di accoglienza e le strutture balneari sulla spiaggia
di Castelporziano. Sono, inoltre, previste visite naturalistiche nel Parco". (DIRE)
(13 giugno 2015)
Fonte: RedattoreSociale
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È NATO IL CENTRO ANTIDISCRIMINAZIONE ”FRANCO BOMPREZZI”
Offrirà ascolto, informazione e consulenza alle persone con disabilità vittime di discriminazioni,
presa in carico stragiudiziale per contrastare le situazioni di discriminazione fondate sulla
disabilità e anche sostegno nei ricorsi antidiscriminatori, il nuovo Centro Antidiscriminazione
inaugurato a Milano dalla Federazione LEDHA, dedicato a chi fu sino alla sua scomparsa il
direttore responsabile del nostro giornale
Ogni giorno le persone con disabilità vivono situazioni di ordinaria e straordinaria discriminazione.
Le città piccole e grandi del nostro Paese, i servizi pubblici e quelli privati, la stessa vita sociale
sono contraddistinti dalla presenza di barriere comportamentali e ambientali che limitano la libertà
delle persone con disabilità. Possono essere barriere molto evidenti – come quelle architettoniche –
o ben più celate, come quelle legate al pregiudizio; tutte, però, contribuiscono a impedire una piena
vita sociale delle persone con disabilità.
Sono concetti, questi, che fanno parte degli stessi caratteri costitutivi della LEDHA – la Lega per i
Diritti delle Persone con Disabilità che è la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana
per il Superamento dell’Handicap) – e dell’impegno di essa per garantire il rispetto dei diritti delle
persone con disabilità. «Per questo – come spiega Alberto Fontana, attuale presidente della LEDHA
– Franco Bomprezzi, prima come dirigente e poi come presidente della nostra Federazione, aveva
voluto che la nostra attività di tutela legale fosse sempre più orientata a contrastare le
discriminazioni che le persone con disabilità vivono ogni giorno. È stata quindi una scelta quasi
conseguente intitolare a lui il nuovo Centro Antidiscriminazione».
Il Centro Antidiscriminazione “Franco Bomprezzi”, dunque – che si avvale del sostegno della
Fondazione Cariplo, della Fondazione Telethon, dell’AISLA (Associazione Italiana Sclerosi laterale
Amiotrofica) e dello Studio Legale Internazionale Linklaters, e il cui nome non può che essere
particolarmente gradito a un giornale come il nostro, di cui Franco Bomprezzi è stato direttore
responsabile fino alla sua morte, nel dicembre dello scorso anno – è stato inaugurato a Milano e
d’ora in poi offrirà ascolto, informazione e consulenza alle persone con disabilità vittime di
discriminazioni, presa in carico stragiudiziale per contrastare le situazioni di discriminazione
fondate sulla disabilità, oltreché sostegno a ricorsi antidiscriminatori, che potranno coinvolgere
direttamente la stessa LEDHA.
«Uno dei capisaldi della nostra attività – ha dichiarato durante la cerimonia inaugurale Arnoldo
Mosca Mondadori, consigliere della Fondazione Cariplo – è garantire il benessere e la dignità della
persona. È perciò importante, per noi, essere presenti a questo appuntamento, dal momento che il
Centro Antidiscriminazione rispecchia pienamente la nostra mission, dando alle persone con
disabilità gli strumenti necessari per veder riconosciuti i propri diritti». «Franco Bomprezzi – ha
sottolineato dal canto suo Luca di Montezemolo, presidente della Fondazione Telethon – è stato e
sarà sempre una parte importante della nostra famiglia. Ne ricordo in particolare l’instancabile
tenacia nello spronare tutti noi a dare il massimo per realizzare la costruzione di un mondo nel quale
tutti, senza distinzione, abbiano la concreta possibilità di accedere a una vita dignitosa e piena. Per
questo sono convinto che il Centro Antidiscriminazione non potrebbe nascere sotto auspici
migliori».
«Siamo felici di avere contribuito alla realizzazione di questo progetto – ha aggiunto Massimo
Mauro, presidente dell’AISLA, Associazione aderente alla FISH – e siamo orgogliosi di collaborare
da tanti anni con la LEDHA. La nostra esperienza di volontari, che ci vede impegnati in tutta Italia
nel sostegno di circa duemila persone con la sclerosi laterale amiotrofica, ci ha fatto capire che
iniziative come questa sono fondamentali per dare voce a tanti malati e alle loro famiglie che oggi
faticano a vedere riconosciuti i loro diritti».
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«Questo Centro – hanno concluso i rappresentanti dello Studio Linklaters – si inserisce all’interno
di un percorso che ci ha visti impegnati a supportare la LEDHA nella lotta alla discriminazione nei
confronti delle persone con disabilità e nella divulgazione degli strumenti di tutela giuridica
esistenti per contrastare queste discriminazioni. Siamo lieti che tale percorso sia oggi giunto alla
fondazione del Centro che, ne siamo sicuri, diventerà un punto di riferimento e di supporto per le
persone con disabilità».
Come abbiamo infine riferito nei giorni scorsi, la giornata di inaugurazione del nuovo Centro è stata
anche l’occasione propizia, per la LEDHA, per presentare da una parte i primi risultati della
campagna Voglio andare a scuola, motivata dal rischio concreto che in Lombardia – così come in
altre Regioni – vengano a mancare i servizi di assistenza alla comunicazione, assistenza educativa e
trasporto, competenze che prima erano delle Province. «Abbiamo ricevuto – ha ricordato in tal
senso Giovanni Merlo, direttore della LEDHA – un centinaio di segnalazioni da parte di famiglie
che hanno presentato alle Province e alla Città Metropolitana di Milano la nostra lettera/diffida, per
chiedere l’attivazione dei servizi. Purtroppo, però, non ci sono state finora risposte dalle Istituzioni,
fatta eccezione per una recente mozione approvata dal Consiglio Regionale».
Da ultimo, ma non certo ultimo, durante l’incontro è stata anche rilanciata la campagna denominata
Vogliamo pagare il giusto, lanciata dalla LEDHA nel 2006, con l’obiettivo di fare in modo che le
richieste di partecipazione alla spesa dei servizi nei confronti delle persone con disabilità siano
ispirate a criteri di equità e ragionevolezza. Una questione, oggi, quanto mai attuale e “calda”, dopo
l’entrata in vigore del “nuovo ISEE” (Indicatore della Situazione Economica equivalente), a seguito
del Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) 159/13, con le varie Amministrazioni Comunali
che proprio in queste settimane sono impegnate a stendere i nuovi regolamenti, che determineranno
appunto le quote di compartecipazione alla spesa per l’accesso ai servizi. (S.B.)
(26 giugno 2015)
Fonte: Superando.it
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Rassegna stampa realizzata da
Ufficio Politiche per le Disabilità – CGIL Nazionale
A cura di Valerio Serino
Tel.: 06.8476514
E-mail: [email protected]
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