ANNO 6 - NUMERO 12
1 DICEMBRE 2013
MENSILE DEL TERRITORIO DI LERICI
a cura dell’Istituto Comprensivo di Lerici
Bruce McAllister lo scrittore che canta la magia di Lerici
22
Laboratorio di
Giornalismo
delle scuole
medie F. Poggi
e P. Mantegazza
Lerici In… è un
allegato di Ameglia
Informa, registrato al
tribunale della Spezia
al n.2 del 4.2.1998
(stampato in proprio)
LERICI IN...
non ha alcun finanziamento pubblico e
si regge solo grazie
alla pubblicità degli
inserzionisti
che permettono la
DISTRIBUZIONE
GRATUITA
alla popolazione
Nel numero di settembre di Lerici In abbiamo parlato dello scrittore americano Bruce McAllister
e del romanzo “The village sang
to the sea” la cui storia è ambientata a Lerici. Poiché è il primo
scrittore straniero a dedicare a Lerici un intero romanzo (di Byron,
Shelley, Lawrence, ecc. non abbiamo che poesie, brani, lettere) riteniamo di dover ritornare sull’argomento con un’intervista all’autore che è stato, nel lontano
1960, alunno delle scuole medie di
Lerici. Non sappiamo quale posto
occuperà McAllister nella letteratura mondiale, ma noi non vogliamo perdere questa occasione come
non l’avrebbero persa i nostri avi
se, all’epoca di Lawrence, vi fosse
stato un giornale come il nostro.
Riteniamo che il suo romanzo
meriti in ogni caso interesse perché
è un atto d’amore verso Lerici.
Nei prossimi numeri proporremo anche alcuni brani del libro
“The village sang to the sea”, edito
da Aeon press UK. Una copia del
libro è disponibile presso la biblioteca di Lerici. L’intervista, prepa-
Lo scrittore Bruce Mc Allister (a destra)
con moglie e figlio sul set cinematografico di un film tratto da un suo libro.
rata dalla redazione di Lerici, è
stata realizzata tramite Internet e
tradotta dall’inglese.
D. Quale scorcio del territorio di Lerici ti è rimasto maggiormente impresso nella memoria e perché?
R. Così tanti luoghi. Indelebili
nella memoria. Il Castello, il molo
e le sue barche da pesca, l’edificio
della scuola media, Via San Giuseppe che si snoda in mezzo agli
ulivi e i muretti dove stavano le
lucertole, Villa Ferrari, il convento
(dove abitava un amico), il piccolo
(Continua a pagina 2)
Auguri di buon Natale e felice anno nuovo...
a tutti i nostri lettori, collabora- del giornale che, con la loro pubblitori e sostenitori da parte della re- cità, permettono la stampa e la
dazione e dell’Istituto Comprensi- diffusione di Lerici In alla popolaLa nuova redazione di Lerici In
vo di Lerici. Un particolare ringra- zione e il mantenimento del laboziamento è rivolto ai finanziatori ratorio di giornalismo.
Con l’inizio del
nuovo anno scolastico sono state rinnovate le redazioni
dei ragazzi. Questi i
nuovi componenti:
Lerici
Elia Brozzo
Alice Sara
Irene Gennaro
San Terenzo
Matteo Basta
Alice Berlenghi
Nicolò Conti
Alessandra Guariglia
Annalisa Mencacci
Francesco Mencacci
Emmanuele Purpi
Gloria Tassoni
Martina Bronzi
Visita il sito internet del Comune di Lerici, www.comune.lerici.sp.it o
quello della scuola, www.istitutocomprensivo-lerici.it con tutti i numeri di “Lerici In” a colori
(Continua da pagina 1)
cinema di fronte alla scuola, i
negozi della spiaggia lungo la
passeggiata, il panificio (pane
piuma!) in fondo alla
scalinata/sentiero da Via San
Giuseppe, l’acqua chiara nella
baia del Lido, e Maralunga.
Questi posti sono indelebili
nella memoria per me perché
ero giovane, perché la vita è
un’immagine vivida quando
sei giovane, e perché Lerici
era “magica”. Avevo vissuto in
tanti posti meravigliosi - California, Florida, Virginia - ma
Lerici era la più “magica” di
tutti.
Tutte queste scene e luoghi
rimangono vividi nella memoria perché era un mondo nuovo, ma anche perché non era
un mondo moderno fatto di
mega progetti, di fast food in
franchising, di centri commerciali, di asfalto e cemento senza fine, di automobili e ancora
automobili.
Lerici era un mondo antico.
Nessuno lo aveva “progettato”.
Era semplicemente cresciuto da solo - come un albero o
un essere umano. Questo poteva succedere in uno degli uliveti o in una stradina. Ogni
angolino di Lerici era un mondo infinito.
D. Con una famiglia che
doveva spostarsi a causa
del lavoro del papà ufficia-
le della Marina USA, cosa
hai provato quando sei stato costretto a lasciare le amicizie e un luogo che ti
era appena divenuto familiare?
R. Sì, ci trasferivamo ogni
due anni. Credo che ci siano
due reazioni possibili a questi
continui spostamenti: o si diventa socievoli o introversi.
Ero introverso prima di vivere
a Lerici, ma a Lerici, per la
disponibilità e cordialità della
gente (di tutte le età) sono diventato più socievole…e felice!
Trasferirsi ogni due anni è
stato difficile in qualche modo,
ma è così che vive la famiglia
di un militare. Mio fratello ed
io non avevamo una città di
appartenenza - e per questo
non avevamo squadre sportive
da tifare, e dovevamo lasciare
gli amici (amici coi quali non
rimanevamo in contatto dopo)
- ma avevamo la nostra famiglia e la gente che abitava nei
posti dove vivevamo per quei
due anni.
Sono ancora in contatto con
quattro dei miei migliori amici
di quei giorni alla Scuola Media di Lerici - Gian Felice Musetti (geometra ad Arcola), Antonio Tincani (ingegnere a Milano), Giorgio Pagano (comandante di navi da crociera)
e Riccardo Nardi (ex sovrintendente della riserva natura-
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LERICI IN… - dicembre 2013
le per rapaci di Roccalbenga in
provincia di Grosseto.
D. Ti sei mai sentito estraneo a Lerici?
R. Mai. Perché era un paese, tutti si conoscevano, e così
quando uno arrivava tutti lo
volevano conoscere.
Ti facevano sentire il benvenuto. Avevi un posto in paese. Eri un essere umano, un
individuo. Se avevi i capelli
rossi, avevi i capelli rossi. Era
ciò che ti rendeva quello che
eri. Eri accettato. Mio fratello,
Jack (Giovanni), frequentava
la scuola elementare a Lerici
(ha quattro anni meno di me e
oggi insegna proprio in una
scuola elementare) e quindi i
suoi amici appartenevano sia
a famiglie benestanti sia a famiglie più povere. Tutti erano
accoglienti. Questo è molto
raro - e lo era anche allora negli Stati Uniti… nelle città
americane e nei suoi quartieri
(sebbene non nelle sue “città
piccole”, che sono invece sempre state accoglienti).
D. Perché hai aspettato
50 anni prima di mettere in
un libro le tue fantasie di
ragazzo?
R. A dire il vero cominciai a
scrivere dell’Italia quando ero
al college. Una delle mie prime storie pubblicate era sull’Italia. Ma fu solo nel 2003
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che cominciai a scrivere specificatamente di Lerici.
Perché dopo così tanto tempo? Perché ho avuto bisogno di
trovare una prospettiva riguardo a ciò che Lerici aveva
veramente significato per me,
cosa era rispetto al mondo, la
sua “magia”, la sua anima, e
cosa quell’anima e le persone
che ne erano espressione avevano significato per me da ragazzo…. E ancora significavano. Quando cresciamo (come
dico verso la fine di “The village that sang to the sea”)
spesso perdiamo il senso di
magia, meraviglia e miracolo
che avevamo da ragazzi.
Questa cosa è terribile, stu-
pida. Io volevo descrivere, da
scrittore adulto, per i miei lettori, il posto che tanto aveva
significato per me….. e il senso che ancora aveva e sempre
avrà finché vivrò.
D. Qual è stato l'impatto
fra la Lerici che conservavi
nella memoria e quella che
hai ritrovato ora nel tuo
ultimo viaggio?
R. Lerici è cresciuta ed è
diventata adulta, è diventata
più cosmopolita di quello che
era mezzo secolo fa, ed ho pensato all’inizio quando la visitavo che forse poteva aver perso
la sua innocenza e meraviglia.
Ma più che guardavo, più
incontravo vecchi amici e nuove persone, vedevo da vicino la
Lirica all’Arca Auser
Prosegue presso l’Auser Arca di Lerici, via
Gerini 40, il progetto musicale “Vivere il bello”
giunto alla VII edizione che consiste nella proiezione di un’opera lirica, con l’intento di offrire agli amanti della “buona musica” un pomeriggio di svago, in lieta compagnia e in modo
assolutamente gratuito.
Questi gli appuntamenti di dicembre 2013:
•
7 dicembre ore 16 - operetta “Sangue viennese” di Johann Strauss
•
14 dicembre ore 16 - “Beatrice di Tenda” di
Vincenzo Bellini
•
21 dicembre ore 16 - balletto “Sheherazade”
di Rimskij Korsakov.
Direttore Responsabile
Sandro Fascinelli
Capo-redazione
Maria Luisa Eguez
redattore docente
Gabriella Molli
Redazione alunni
in frontespizio
nuova Lerici, più scoprivo che
la “magia” è ancora lì. Forse
oggi lo spazio di un garage costa una fortuna, gli uliveti
hanno lasciato spazio a case di
lusso, nella baia ci sono molte
più imbarcazioni da diporto
che vecchie barche da pesca, e
il ristorante lungo il molo nella Vecchia Lerici serve il menu
di mare che i turisti chiedono
invece delle lasagne “di terra”,
ma la magia è lì.
Anche se le menti di adulti
insofferenti e annoiati possono
pensare che si siano persi,
l’amore e il miracolo e la meraviglia non possono non essere sentiti in questo mondo. I
giovani lo sanno, e anche il
bambino che è dentro di noi.
Lezioni all’Unitre Lerici
Proseguono dalle ore 15.30 alle 17, presso
l’aula dell’università della terza età in piazza
Bacigalupi, le lezioni dell’anno accademico
2013/14. Questi gli appuntamenti di dicembre:
• 2 - dr. Petacco - cineforum - “Quartet”
• 3 - dr. Vaira - abitudini dietetiche e insorgenza delle neoplasie
• 4 - ing. Lancini - gioco degli scacchi
• 6 - prof. Benelli - Giovanni Capellini
• 10 - prof. Calzolari - prosegue lezione del 5-11
• 13 - prof. Lazagna - vocabolario della filosofia
• 17 - prof.ssa Rondini - Raffaello
• 18 - ing. Lancini - il gioco degli scacchi
• 20 - prof. Lazagna - vocabolario della filosofia
La redazione, a suo insindacabile giudizio, potrà modificare, rinviare o rifiutare
la pubblicazione di scritti e annunci se non conformi all’etica ed allo spirito
della presente pubblicazione o per mancanza di spazio.
Sino a diverso orientamento, le lettere non vengono pubblicate. Gli articoli devono essere concordati preventivamente con il direttore responsabile.
Gli scritti, le lettere e le richieste di pubblicità, complete di nome, indirizzo, telefono ed eventuale e-mail, dovranno essere indirizzate alla redazione c/o la
Direzione Didattica di Lerici piazza Bacigalupi, 5 o tramite e-mail a:
l e r i c i .i n @ l i be r o .i t .
Si avverte che la pubblicazione non ha fine di lucro, quindi gli scritti, gli
articoli e le collaborazioni sono accettate a titolo gratuito e di volontariato.
Gli orari delle manifestazioni e le informazioni turistiche, nonostante la nostra
più scrupolosa precisione e attenzione, poiché predisposte con largo anticipo,
dovranno essere sempre verificate dai lettori interessati prima dell’evento.
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segreteria telefonica) o [email protected] .
LERICI IN… - dicembre 2013
Pagina 3
Ar cola e i suoi vini : 30 anni di successi
La rassegna enologica Arcola e i suoi vini che si svolge a
Baccano di Arcola nel parco di
Villa Picedi Benettini ha compiuto il suo trentesimo anno di
età nell’agosto 2013. Sin dalla
sua prima edizione si è affermata come una manifestazione
spontanea e popolare che si
svolge alle porte della Spezia,
sulle dolci colline del “Golfo dei
Poeti”, con una vista che spazia dalle Alpi Apuane alla Val
di Magra, alle isole Tino e Palmaria. Si ha così la possibilità
di gustare “dal vivo” i prodotti
della terra, principalmente vini e olio che hanno fatto esclamare al poeta Gabriele D’Annunzio: “Potess’io sostenerti
nella mano, Terra di Luni, come un vaso etrusco”.
Il risultato raggiunto è stato
più che lusinghiero, e ha segnato l’inizio di una festa ben
radicata nel territorio lunigianese, diventando una ricorrenza a cui partecipano migliaia e
migliaia di visitatori.
Viene a crearsi nella festa
di Baccano un’atmosfera che
va al di là di una semplice riunione campestre, per diventare
anche cultura, ossia condivisione e partecipazione a tradizioni e valori comuni.
In questi anni abbiamo sem-
pre teso a far conoscere le qualità organolettiche, che hanno
permesso ai nostri vini di ottenere significativi riconoscimenti in campo nazionale e internazionale e di gradimento da
parte del pubblico. Si è cercato
di insegnare a “bere bene” nella consapevolezza del valore di
questo prodotto, che merita
tanto rispetto e preparazione.
Dobbiamo avvicinarci al vino, bevanda preziosa ricca di
storia e di cultura, con grande
moderazione, tenendo ben presente il motto “bisogna che
molti bevano poco non che
pochi bevano molto”. A Baccano, già nel nome dedicato al
Dio Bacco, troviamo aspetti
mitologici che ci fanno ricordare i riti dionisiaci della Grecia
e di quelli bacchici latini, in
una parola mediterranei, da
cui deriva la nostra civiltà.
Nel secolare parco di villa
“Il Chioso” non sono mai mancate, in questa occasione, la
spensieratezza e l’allegria ma
non si è mai trasmodato nell’avvicinarsi ai prelibati vini
D.O.C. locali: Vermentini, Rossi e i Passiti. Nelle serate di
intrattenimento si sono riesumate per quanto possibile le
tradizioni locali, come ad esempio “Il canto del Maggio”
retaggio storico di un passato
bucolico; sempre alimentando
la componente locale delle manifestazioni si è avuta la presenza musicale della spezzina
“Sprugoline Jazz Band” con un
programma che si inspirava
alla “Jazz-wine” di americana
memoria.
Nella Pieve romanica di Baccano sono state eseguite dal
flauto del prof. Nuccini del conservatorio di Milano, musiche
di Mozart e di Bach accompagnate da recitazioni del prof.
Ugo Donato. È sempre il flauto
di Nuccini e la recitazione di
Donato ad allietarci con “musiche e muse sul vino. Suggestioni, passioni e riflessioni musicali e poetiche sul mito e la cultura dell’arte enologica”.
Hanno contribuito al prestigio delle nostre manifestazioni
la presenza del prof. Mannini
cattedratico dell’Università di
Torino che ha curato e studiato
il “vitigno Ruzzese”, vitigno
autoctono per eccellenza, conservato sulle colline di Baccano
che ne sono le uniche depositarie. Arcola è diventata “Città
del Vino” ed ha ottenuto il riconoscimento del prof. Fregoni
dell’Università di Piacenza e
quella del prof. Scarabelli
dell’Università di Pisa.
Anche il giornalista e scrit(Continua a pagina 5)
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Pagina 4
(Continua da pagina 4)
tore Luigi Veronelli parlò sovente del settore vitivinicolo
della nostra terra con lusinghieri apprezzamenti. Con la
sua maestria si occupò di Arcola e i suoi vini anche lo scrittore e regista Mario Soldati
ammiratore della campagna e
del mondo contadino.
Fra le note di folklore la
presenza del coro e della musica della Divisione Julia che al
comando del generale Federici, di nobile famiglia arcolana,
comandante in capo dell’Arma
dei Carabinieri e vicecapo di
Stato Maggiore, onorava con
la sua importante presenza “Il
Chioso”. Ogni anno veniva as-
L’arrivo in redazione di una redattrice col ghiaccio in mano e qualche cerotto, il cinque novembre
scorso, ci ha dato lo spunto per inventare una simpatica vignetta.
Si tratta di Alice Berlenghi che, mentre veniva
accompagnata in auto dal papà all’appuntamento
settimanale, è stata punta da una vespa all’altezza
del Muggiano. Un urlo di dolore della ragazza e
l’auto si blocca proprio nelle vicinanze del presidio
della Croce Rossa.
Sentiamo ora il suo racconto: “Ne approfittammo
per chiedere soccorso. Lì gli infermieri mi chiesero
se ero allergica alle punture di vespe. Risposi di no.
Mi tolsero quindi il pungiglione con una pinzetta,
mi fasciarono con un po’ di garza e mi misero sopra
del ghiaccio. Dopo avermi controllato le pulsazioni
mi dissero che andava tutto bene, così li salutammo
e li ringraziammo. Non mi restava quindi che presentarmi alla redazione come programmato”.
Decalogo del giornalista perfetto
a cura di Alice Sara
Frequento per la prima volta il corso di giornalismo presso le scuole medie e appartengo
alla redazione di Lerici.
Ho trascritto le dieci regole che seguono e
che ricordavo di aver visto in un libro che fa
parte di una serie che colleziono.
Nel primo incontro della redazione ho ricevuto un “profilo del giornalista”. È allora che
mi è venuto in mente di portare a scuola le regole trovate a casa per confrontarle e discuterle con gli altri. Eccole:
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Nino Picedi Benettini
Come nasce una notizia in tempo reale
Cosa mettiamo in questa pagina?
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redazione direttamente
dal pronto soccorso!
1.
2.
3.
4.
Usa parole appropriate.
Scrivi frasi brevi.
Non dare mai niente per scontato.
Verifica sempre l’attendibilità delle tue
fonti e accertane la veridicità.
5. Tratta sempre con rispetto gli intervistati.
6. Sforzati di essere sempre imparziale.
7. Lascia spazio al parere di tutti.
8. Cerca sempre la verità.
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10. Sii sempre curioso/a e non accontentarti
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Pagina 5
Quando era di moda “il collegio” (er colegio)
Nei primi anni del dopoguerra a Lerici, ma non solo,
era abbastanza frequente che i
ragazzi delle scuole medie inferiori, sia per ragioni legate
agli scarsi risultati nello studio sia per toglierli dalla strada e dai conseguenti pericoli
(non certo legati alla circolazione dei veicoli quanto piuttosto alla possibile presenza di
residuati bellici) e anche per
cercare di correggere in alcuni
casi inclinazioni ribelli, venivano spediti in collegio.
Sulla situazione pesava anche la presenza di un sacerdote lericino, don Rolla, rettore
del collegio di Brugnato, il
quale, alle madri che lamentavano il fatto di non riuscire a
seguire con costanza i figli,
diceva “mandemelo en collegio”. Così, alcuni finivano a
Camogli, altri, come nel mio
caso e per sollecitazione di una
mia zia maestra che non aveva figli e che purtroppo era
molto ascoltata in famiglia,
alle Missioni a Sarzana e altri,
ancora più sfortunati a Brugnato, dal quale alcuni hanno
anche tentato la fuga a più
riprese.
Il collegio delle Missioni a
Sarzana era stato teatro,
nell’immediato dopoguerra, di
un famoso fatto di sangue le-
gato al nome di un certo Vizzardelli che aveva ucciso, in
tempi diversi, tre persone, fra
le quali un prete del collegio.
Il collegio era gestito da sacerdoti e ospitava ragazzini
delle medie inferiori e ragazzi
più grandi del ginnasio e liceo,
i cosiddetti convittori e accoglieva anche i semiconvittori
che frequentavano le lezioni
mattutine, le ore di studio pomeridiane e facevano ritorno a
casa la sera.
La vita in collegio era decisamente dura, in particolare
per i più piccoli. La sveglia
suonava alle ore sei e trenta,
ci si andava a lavare ai bagni
comuni, con acqua fredda anche in inverno, si doveva rassettare il letto e vestirsi, il tutto in un tempo previsto, per
non incorrere nelle reprimende (a volte non solo verbali)
dei “prefetti”, giovani sacerdoti che controllavano gruppi di
ragazzi. Lasciata la camerata
ci si avviava, in fila, alla cappella per la santa messa giornaliera (io e il mio caro amico
d’infanzia Romeo De Biasi
fungevamo spesso da chierichetti). Passavamo quindi al
refettorio per la colazione e
successivamente in aula.
Al termine delle lezioni un
breve ricreazione e il pranzo.
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Il refettorio era un grande locale nel quale sedevamo tutti
allineati in grandi tavoli, mentre uno di noi saliva in una
specie di pulpito e leggeva un
libro (in genere le avventure
narrate da Salgari); avendo
una voce stentorea io ero uno
dei lettori, con l’ovvio inconveniente che tornando al mio
posto trovavo la pasta scotta,
il secondo freddo (le poche volte che c’era la carne prendeva
un colore madreperlaceo) e il
frutto più brutto.
Dopo pranzo un’altra breve
ricreazione e quindi in aula
per lo studio pomeridiano. Ancora una ricreazione, la cena e
a letto presto nella fredda camerata comune. Al venerdì nel
pomeriggio si svolgeva la Via
Crucis e successivamente era
prevista la confessione; di norma salivamo al piano della
direzione dove erano gli studi
del direttore, del “padre spirituale” e di un padre molto anziano. La scena era la seguente: davanti agli studi del direttore e del “padre spirituale”
attendevano due o tre persone
mentre una fila interminabile
sostava davanti allo studio del
padre anziano, quasi del tutto
sordo!
Al sabato era prevista la
doccia nei locali a piano terra;
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i minuti concessi erano decisamente pochi e si correva il rischio di uscire insaponati perché il sacerdote addetto, un
turco imponente, era inflessibile sul rispetto dei tempi. In
caso di indisposizione il primo
rimedio consisteva in una tazza di brodaglia, nella quale si
aprivano a ripetizione bolle
giallastre, dovute alla presenza di olio di ricino.
Raimondo Pagano
La nuova sede ANMI in piazza San Francesco
4
Sabato 27 ottobre,
sul sagrato della
chiesa di San Francesco a Lerici, si è
svolta la cerimonia
di
inaugurazione
della nuova sede ed il Quadrato Marinai del Gruppo dei Marinai d’Italia di Lerici.
Alla manifestazione erano
presenti l’ammiraglio ispettore
(AN) Morellato, in rappresentanza del comandante in capo,
e l’assessore Palandri in rappresentanza del sindaco Marco
Caluri, che nel loro intervento
hanno evidenziato come il
Gruppo di Lerici rappresenti,
da una parte, la continuità tra
il personale in servizio e quello
in congedo e, dall’altra, un’associazione perfettamente inserita
nel tessuto sociale lericino con
il quale collabora per la realizzazione di molte attività, la più
importante delle quali è la collaborazione nell’organizzazione
della Sagra Marinara di
Sant’Erasmo.
Dopo l’alzabandiera sulle
note dell’inno nazionale con il
gonfalone del Comune di Lerici, le bandiere dei gruppi ANMI della Spezia, di Sarzana,
del Varignano e di Casale Monferrato, la bandiera della Croce
Rossa Italiana e le bandiere di
molte associazioni lericine che
rendevano gli onori, è intervenuto il presidente del Gruppo
Carlo Moracchioli, che ha ricordato il compianto presidente Serafino prematuramente
scomparso con queste accorate
parole: “Mi piace pensarlo qui
con noi, assieme a quanti hanno fatto parte dell’Associazione
e che sono partiti per l’ultima
missione, assieme al nostromo
Bertacchi (Pippi), al segretario
Giunchi e al segretario Restucci. Sono convinto che anche
loro gioiscono oggi per
l’inaugurazione di questa sede”.
Il coro parrocchiale di San
Francesco, diretto dal maestro
Alessandro Carta, ha cantato il
“Va pensiero” dal Nabucco di
Giuseppe Verdi. Il taglio del
nastro (nella foto) da parte della madrina Giovanna Restucci,
figlia di Edmondo Restucci storico segretario, per oltre diciotto anni, del Gruppo di Lerici e
la benedizione della sede da
parte del parroco di Lerici don
Federico Paganini, cappellano
del Gruppo, hanno concluso la
manifestazione in piazza. Successivamente, nella sede, il delegato regionale ANMI per la
Liguria amm. Nicola Sarto ha
portato il saluto del presidente
nazionale amm. Pagnottella e
suo personale.
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LERICI IN… - dicembre 2013
Pagina 7
I luoghi dimenticati di Lerici
In Lerici In di ottobre 2013
abbiamo riscoperto l’antico lavatoio di Bonezzola ed abbiamo ricevuto apprezzamenti e
incitamenti a continuare nella
ricerca di questi luoghi dimenticati. Ci ha fatto molto piacere
la telefonata ed il successivo
incontro con il signor Vaughan
Bryers che vive in Australia,
ma da qualche anno passa le
vacanze a Pugliola e sta scrivendo un libro sui Cochrane.
Recentemente ci ha scritto
una signora che da pochi anni
risiede alla Serra per segnalarci l’abbandono e il degrado del
lavatoio pubblico (nella foto
sopra). Sono andato a vedere,
mi sono fatto accompagnare da
un amico, ma questa volta il
più pratico del luogo ero io.
Siamo entrati in paese, a
piedi naturalmente, arrivati
alla chiesa abbiamo proseguito
fino alla piazzetta Matteotti e,
scesi per Via della Fontana,
dopo 50 metri abbiamo trovato
il lavatoio (foto sopra).
Dall’esterno si presenta be-
ne, a parte un po’ di intonaco
scrostato alla base e i vetri
mancanti.
All’interno è peggio, si nota
uno stato di abbandono, muri
scrostati, infiltrazioni d’acqua
dal soffitto, le sei vasche in
cemento sporche, l’acqua invece arriva regolarmente e con
una buona pressione.
Sul muro di fronte al cancello d’ingresso una targa in
marmo bianco con la scritta:
Il Partito Comunista e il
Partito Socialista della Serra in memoria
dei caduti di Modena.
1° maggio 1951
Dopo qualche ricerca siamo
riusciti a ricostruire i fatti. Il 9
gennaio 1950 gli operai delle
Fonderie Riunite di Modena,
proprietà dell’industriale Adolfo Orsi, protestarono contro il
licenziamento di 200 dipendenti su 800 e la serrata della
fabbrica.
Durante questa protesta la
polizia sparò sui lavoratori che
volevano entrare in fabbrica.
Ci furono 6 morti e 51 feriti.
Persero la vita: Angelo Appiani 30 anni, Renzo Bersani 21,
Arturo Chiappelli 43, Ennio
Gerognani 21, Arturo Malagoli
21, Roberto Rovatti 36.
Questi fatti destarono rabbia e commozione in tutta Ita-
lia, ancor più in un paese come
La Serra che aveva sofferto
l’occupazione nazifascista collaborando con i partigiani della Tipografia Clandestina del
“Fodo” che all’epoca erano ancora giovani e ricoprivano cariche importanti. Tommaso Lupi, il capo partigiano, era Presidente della Provincia della
Spezia, Armando Isoppo Sindaco di Lerici, Argì Bertella
Vice Sindaco e Alfredo Ghidoni
Assessore Comunale.
Anche alla Spezia in quel
periodo ci furono scontri fra
operai e polizia, fortunatamente senza vittime. Durante la
visita di Eisenhower nel gennaio 1951, allora era capo delle
Forze NATO, tutta la città scese in sciopero, su tutti i muri
c’era scritto a caratteri cubitali: “Ike go home”, gli scontri
con la polizia furono violenti e
ci furono feriti da ambo le parti. Molti operai pagarono con il
licenziamento la loro protesta.
Con questa piccola ricerca
speriamo di aver risvegliato un
po’ d’interesse per questa
struttura che è stata costruita
con tanto amore ed entusiasmo
dai volontari, uomini e donne
della Serra e ci auguriamo che
venga recuperata per altri usi
utili alla vita sociale del paese.
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Pagina 8
TELLARO fa da sfondo alla moda made in Italy per i magazzini Takashimaya
Maurizio Baldassari ora
segue prevalentemente le pubbliche relazioni mentre i suoi
due figli guidano la Maison:
Roberto si occupa del mercato orientale e Renato del marketing e della distribuzione nei
paesi europei e occidentali.
Il magazzino Takashimaya di Tokio
Il 13 novembre scorso una
troupe fotografica guidata da
Roberto Baldassari con dirigenti giapponesi della grande
catena di distribuzione Takashimaya, diffusa in tutto il
Giappone, con filiali anche a
Singapore e Taiwan, ha realizzato a Tellaro il book fotografico per la moda primavera estate 2014 della linea di moda
maschile Maurizio Baldassari.
Ci siamo occupati di Maurizio Baldassari, il lericino divenuto famoso in tutto il mondo
per la moda maschile, nel numero di luglio 2013 di Lerici
In. Lo stilista, per sua fortuna
(di questi tempi), esporta la
sua linea 100% made in Italy,
perciò non è molto conosciuto
in patria. Non per questo dimentica le sue origini lericine:
infatti la sua società si chiama
Maralunga s.r.l. e spesso sceglie Lerici per i suoi book fotografici da propagandare nel
mondo.
Il set fotografico all’Eco del Mare
Abbiamo incontrato la troupe fotografica composta da Roberto, i dirigenti giapponesi, i
modelli e il fotografo con i suoi
assistenti all’Eco del Mare (tra
Tellaro e Lerici) per una piccola intervista.
“Qui a Tellaro stiamo preparando il book della collezione primavera-estate 2014 presentata a giugno scorso al nostro show room di Milano - dice Roberto Baldassari - ci fermiamo per un paio di giorni e
con i dirigenti di Takashimaya
abbiamo fatto tappa all’hotel
Doria da dove si gode una vista del Golfo dei Poeti che ha
incantato i nostri ospiti. All’Eco del Mare stiamo proce-
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LERICI IN… - dicembre 2013
dendo agli ultimi scatti”.
Gli chiediamo come si articola la linea di moda del prossimo anno.
“Il contenitore è il marchio
“Maurizio Baldassari” che
comprende circa 120 modelli prosegue Roberto - . Una selezione di capi più eleganti forma la “Lerici Line” ed una più
sportiva la “Bicicletta line”. Il
book che stiamo preparando è
per i magazzini Takashimaya,
mentre altri book saranno specifici per altre catene di distribuzione”.
Roberto ci confida anche
che i dirigenti dei magazzini
Takashimaya hanno apprezzato molto il nostro mensile, a
cui riconoscono un simbolo di
Lerici, tanto che nel depliant
illustrativo della “Lerici line”,
che sarà diffuso in tutte le loro
filiali, sarà inserita la pagina
di copertina del mese di luglio
2013 di LERICI IN. Ne daremo conto nei prossimi numeri.
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Pagina 9
Il Console Quinto Marcio Filippo e il Caprione
La Storia è la disciplina
che si occupa dello studio del
passato tramite l'uso di fonti.
La storiografia è propriamente il “discorso degli storici”, è l’elaborazione e la stesura di un’opera, di un argomento, secondo una metodologia.
La leggenda è un tipo di
racconto molto antico, come il
mito, la favola e la fiaba e fa
parte del patrimonio culturale
di ogni popolo che abbia una
tradizione orale; va presa per
quello che rappresenta.
Sul Caprione, molto spesso
le cose sono state confuse. Chi
sia Quintus Marcius Philippus
e che cosa abbia fatto ce lo dice la storia. La confusione tra
il personaggio e il monte con i
suoi luoghi, nasce con le “Osservazioni critiche di Pietro
Righetti sui cenni storici del
Comune di Arcola” del dottore
Giovanni Fiamberti quando si
dice “...ed un sepolcro scoperto
l’anno 1777 nel monte Caprione presso il canale del Marzo
con entro un elmo, e un vaso di
pozzolana pieno di cenere e di
frante ossa con l’iscrizione
HIC
JACET
CORPUS
QUINTII MARTII ROM.
COSS. Tra altre cose, si riporta che l’elmo fu comprato da
un certo Antonio Salvetti e il
canonico D. Domenico Piccini
ne confermava il fatto”. Sicuramente è veritiera la notizia
del ritrovamento di un sepolcro contenente ceneri e parti
di armi, ma estremamente laborioso e fantasioso il ragionamento che ne consegue. Strano
ma vero, la notizia, tra altri
autori, viene citata anche da
Vincenzo Promis in “Dell’antica città di Luni ed il suo
stato presente” (memorie Accademia delle Scienze di Torino, 1839).
L’iscrizione sull’urna, viene
riportata anche dal cronista
Falconi nella sua raccolta di
epigrafi proprie del territorio.
Peccato che l’urna e il suo contenuto non siano mai ricomparsi ed è bene chiarire che il
falso è fin troppo palese.
Infatti già Paolo Orosio (VI,
20,24) ci dice che “Il console
Marcio, che era andato contro
i Liguri, fu vinto e perse quattromila soldati e se vinto non
si fosse rifugiato velocemente
nell’accampamento, avrebbe subìto la stessa sventura che Bebio aveva ricevuto dagli stessi
nemici” e lo stesso Livio
(XXXIX 20, 5-10) ribadisce che
«... il “saltus” da cui i liguri lo
avevano messo in fuga fu chiamato “Marcius”».
Chiarito che Marcio e Marzio sono due persone diverse,
rimane il dubbio su come il
Promis, storico e epigrafista di
fama, non si sia accorto che
l’iscrizione non corrisponde al
modo espositivo dell’iconografia funeraria dell’epoca.
Il testo avrebbe dovuto essere “D(iis) M(anibus) R.
COS. Q. M. F V(ixit) A(nnos)
(numero) hic situs est”.
Epigrafi comunissime e note per la loro formula precostituita; tra l’altro, nessun romano dell’epoca, neppure il più
ignorante, avrebbe mai scritto
“qui giace” trattandosi di “incinerazione”.
Altre considerazioni potrebbero farsi sui luoghi e sulle
particolarità dell’avvenimento e probabilmente ritorneremo sull’argomento.
Gino Cabano
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15.30 alle 19.30 (s. 30-04); chiuse i
festivi e lunedì mattina. La farmacia
di turno effettua il seguente orario
di apertura: dalle ore 8.30 alle ore
13.00 e dalle ore 15.30 alle 21.
La farmacia di turno nelle ore
di chiusura, e facoltativamente
dalle ore 19.30 alle 21, garantisce
il servizio a battenti chiusi con il farmacista presente in farmacia.
Farmacie di turno
nel mese di dicembre 2013:
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•
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Dal 25 novembre al 2 dicembre
e dal 23 al 30 dicembre farmacia Ghigliazza di San Terenzo,
Dal 2 al 9 dicembre farmacia
Giudici di Lerici,
Dal 9 al 16 dicembre farmacia
Padre Pio di Tellaro,
Dal 16 al 23 dicembre farmacia Bello di Lerici.
Annullo postale del 2009
80 anni fa la nuova sede delle Poste alla Spezia
Ma…
rimettiamo le date a posto.
Il 12 novembre di ottant'anni fa, era domenica, s' inaugurò il Palazzo delle Poste di
piazza Verdi. Fu una giornata
speciale, con 70mila persone a
festeggiare l'edificio e Costanzo Ciano, Ministro delle Comunicazioni, che l'inaugurava.
Il palazzo è novità. Chi l'ha
progettato, Angelo Mazzoni,
elimina le decorazioni esterne,
statue comprese, per creare
volumetrie possenti. Le esalta
la luce che vi batte sopra creando spazi cangianti di luci e
ombre in un movimento che
riflette le idealità futuristiche
e che la scalinata laterale ulteriormente dinamizza. È una
visione diversa della luce,
sfruttata anche con l'uso di
nuovi materiali costruttivi.
Sono marmi raffinati, metalli che rifrangono il sole che
li batte, vetri in quantità ad
originare l'atmosfera della modernità che si vuole elemento
caratterizzante della struttura. L'opera è monumentale,
ma non dimentica, accanto
all'imponenza, la praticabilità.
Ma soprattutto c'è la torre
al cui interno spiccano, per
un'esposizione di duecento metri quadrati, i mosaici di Enri-
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La crisi può essere un’occasione di crescita verso più corretti stili di vita.
Lerici In invita quindi i suoi
lettori a contribuire con i loro
consigli (massimo cinquanta
parole) su come riciclare in cucina, rinnovare l’armadio, economizzare, organizzare baratti,
far da sé… Aspettiamo i saggi
consigli dei nonni di casa vostra.
co Prampolini e di Luigi Colombo che è famoso con il suo
nome d'arte di Fillia che s'è
scelto.
Sono quattro i pannelli che
i due artisti realizzano, ceramiche bordate di alluminio, ad
esaltare il mondo delle comunicazioni: le telegrafiche, telefoniche, aeree per la mano di
Prampolini, mentre Fillia inneggia alle terrestri e marittime. L'anniversario si è perciò
giustamente celebrato, con un
unico grave neo. Lo si è, infatti, ricordato nel giorno sbagliato, il 13 che quell'anno fu un
lunedì, giorno in cui quella
massa di spettatori non ci sarebbe potuta essere.
Perché tale enorme sbaglio?
È Natale; mi limito ad augurare buon panettone a tutti.
Alberto Scaramuccia
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“La luce oltre il buio” di Giacomo Celentano
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Avere tutto: giovinezza, ricchezza, bellezza, salute, una
promettente carriera artistica
davanti a sé, una famiglia unita; e all’improvviso ritrovarsi
con “tutto il peso del mondo
addosso”, schiacciati dal “male
oscuro”, la depressione.
Giacomo, figlio di Adriano
Celentano e Claudia Mori, a
23 anni si ritrova a perdere
tutto: la salute, l’affetto della
sua ragazza, gli amici, i contratti di lavoro, la comprensione degli altri. È una discesa
agli inferi dolorosa, una via
crucis che si protrae per anni,
ma alla fine proprio dal Crocifisso rinasce per lui la vita: è
una resurrezione attraverso il
recupero della fede.
Giacomo all’inizio vuol farsi
addirittura frate, ma pian piano gli si delinea il progetto del
Signore su di lui: ora è sposato, padre e, secondo la sua vocazione, cantante.
Canta la sua lode a Dio, lo
serve con la sua arte e la sua
coraggiosa testimonianza che
è diventata un racconto biografico: La luce oltre il buio,
un libro scritto per dare forza
a chi si trova a dover, come
lui, attraversare il tunnel della malattia, dell’ansia, dell’angoscia; un libro per chi, come
lui, vuol mettersi in ricerca del
senso della vita. Così a pag.
125. “Quella vita che impara a
SOSTA E VI ABI LITÀ
A LE RICI
porta però la possibilità di sosta nell’ambito della ZTL.
Chi non ha l’apposito pass
può tuttavia sostare in zona
ZTL nel parcheggio a pagamento in loc. Erbetta e lungomare Venere Azzurra.
L’assessore Casanova ha
anche assicurato la gratuità
della sosta nel parcheggio La
Vallata sopra la Venere Azzurra da lunedì a venerdì, se
non festivo.
L’Ufficio viabilità è a dispo-
Durante i mesi di dicembre e gennaio è prevista la
sospensione della zona a
traffico limitato sia a Lerici che a San Terenzo. La
disposizione, al momento di
andare in stampa, non è stata
ancora ufficialmente approvata ma l’assessore alla viabilità
Rodolfo Casanova ne ha assicurato l’adozione in tempo utile. Tale sospensione non com-
Pasticceria - produzione propria
L’Ambrosia
immergersi nella Vita divina –
scrive Celentano- si trasfigura, diventa più feconda, più
umile, più generosa. Una vita
leggera, capace di comunicare
che ciascuno di noi è più grande dei propri limiti e delle proprie malattie, che non è identificabile con la ferita che lo abita, che non è mortificabile con
l’aggettivo che lo delimita.
Una vita leggera, che non si
lascia appesantire dagli affanni, ma libera se stessa e lo spazio vitale dai pesi che la grettezza del quotidiano non esita
a far ricadere, spesso sui più
deboli. Una vita leggera, capace di spogliarsi di ciò che non è
essenziale per librarsi al cuore
di ciò che davvero conta”).
Maria Luisa Eguez
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A Natale non dimenticare che gli animali non sono giocattoli da regalare
Come ogni anno, con l’avvicinarsi delle festività natalizie, aumentano vertiginosamente le prenotazioni e successivamente le vendite di
cuccioli di animali domestici,
ma le statistiche ci dicono che
nel corso dell’anno successivo
all’insorgere delle prime difficoltà nel gestirli, ben il 40% di
essi si ritroveranno abbandonati in strada o, nella migliore
delle ipotesi, saranno consegnati ai canili.
Ciò avviene perché non si
riflette mai abbastanza sulle
responsabilità che comporta
prendere un animale in casa,
educarlo, curarlo, pensare in
tempo a dove lasciarlo quando
non possiamo portarlo con noi.
Io sconsiglio decisamente
di scegliere un cane come
regalo di Natale, soprattutto
se a sorpresa; infatti, l’euforia
del gradevole impatto con un
cucciolo infiocchettato a festa,
lascia ben presto il posto alle
arrabbiature per i guai che il
dolce fagottino incomincia
quasi subito a combinare.
Non appena gli antisdrucciolo dei bambini o le pantofole
dei loro genitori si saranno
inevitabilmente posate su laghetti di pipì disseminati ovunque al di fuori dei tappetini assorbenti, dopo che i graziosi dentini da latte avranno
arrotondato ben bene gli angoli dei mobili di casa, fatti due
conti su quanto hanno inciso
sul bilancio famigliare spese
veterinarie e farmaci vari perché il piccolo proveniva pure
dall’Est, con tanto di libretto
sanitario falsificato al seguito,
vaccini mai eseguiti, età molto
inferiore a quella dichiarata,
praticamente un concentrato
di patologie varie, compresi
magari anche i disturbi comportamentali perché strappato
troppo presto alla madre, la
sorte del cucciolo (che si pensava fosse di piccola taglia invece è già lievitato più del panettone) è presto segnata dalle
classiche frasi “non possiamo
tenerlo”, “siamo fuori tutto il
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LERICI IN… - dicembre 2013
giorno”, “i bambini lo hanno
voluto ma ora non se ne occupano” e, naturalmente “siamo
tutti (ma proprio tutti, perfino
la baby sitter e la badante del
nonno) allergici al pelo”.
Eppure sono migliaia e migliaia i cuccioli acquistati durante il periodo natalizio: se
vuoi davvero un cane e sei
consapevole che dovrai occuparti di lui per tutta la
sua vita, compi un atto di
generosità dando una casa
a un animale abbandonato
che si trova in strada o in
canile, meglio ancora se
anziano.
Ricorda che ogni animale
che compri, ma anche quelli
fatti nascere in casa da femmine non sterilizzate toglie il
“posto” ai trovatelli; non acquistare cuccioli on-line di
dubbia provenienza, essi hanno un’alta consanguineità e
sono sottoposti a viaggi spaventosi, sono solo merce di
traffici illegali.
Il posto giusto dove andare è il CANILE!
Auguri di Natale, ma non a
quattro zampe.
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Nostalgia dei vecchi tempi: i primi Anni ’60
La gente era allegra, i lericini si mescolavano con i
“furesti”, in certi casi anche
troppo…, infatti molti sono
rimasti con noi. Le case del
borgo antico venivano vendute
ai “bagnanti”, così i locali si
potevano permettere un appartamento nella zona nuova
con tutte le comodità. Nessuno
si sarebbe mai sognato di dire
che c’era troppo rumore, anzi,
venivano a Lerici perché c’era
vita.
Non è possibile che ora tutti contestano tutto. I ragazzi
non vogliono più venire, non si
divertono e dirottano i genitori
in altri lidi. Persone che avevano la casa a Lerici si sono
spostate in Versilia lasciando
abbandonata quella, magari
meravigliosa, affacciata sul
Golfo.
Un ultimo ricordo va alla
famiglia Bibolini; le feste in
Villa accoglievano i più importanti personaggi dell’aristocrazia italiana. Tutti parlavano
(2) tendeva l’alba sulla scogliera
di Lerici e dell’armatore lericino che avrebbe voluto fare,
della Venere Azzurra, una collina con insediamenti alberghieri e sportivi da essere concorrente a Montecarlo.
Se nulla fosse cambiato i
lericini non sarebbero più obbligati a cercare occupazione
altrove e gli anziani potrebbero crogiolarsi al sole discutendo con gli abitanti del mondo.
Per San Terenzo era un’altra
cosa: la gente veniva sapendo
di trovare un paese di pescatori. Esistevano piccoli ma ben
curati alberghi e pensioni.
C’era l’albergo Elisabetta,
la pensione Tranquilla, la Leonella, l’albergo Nettuno, il Giglio, L’Emiliana, la Laide e la
Santerenzina. Il più noto ristorante era La Palmira, condotto a livello famigliare, dove
potevi gustare la cucina tipica.
I frequentatori del borgo
erano soprattutto stranieri ma
anche professionisti italiani.
Sceglievano San Terenzo sicuri di trovare un borgo di pescatori dove la loro vacanza si sviluppava interamente sul mare
o in giro con le barche dei pescatori: ricordo Tonico.
Alla sera l’appuntamento
era al Colombo, dove si ballava sulla terrazza illuminata
dalla luna. Dopo il ballo si at-
in attesa della focaccia calda
della Linetta; il cappuccino e il
“Poncrè" di Oriani, poi a letto
fino a mezzogiorno.
I meno danarosi affittavano
le case che erano semplici, avevano ancora il bagno nel
pianerottolo delle scale, ma
tutti erano contenti; tornavano a casa con nel cuore i tramonti santerenzini, la luna,
i…giovanotti “guide turistiche
senza lucro” in attesa della
prossima estate per ritornare.
Ora tutto è passato, i negozi chiudono, gli abitanti del
comune devono emigrare ma,
ringraziando Dio, nessuno,
anche se hanno provato, potrà
cancellare questo magnifico
angolo di Paradiso, “forse uno
dei più belli del Mondo”.
(fine)
Paolo Ghigliazza
G UAR D I A M ED I C A
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ore 8 dei giorni feriali e nei giorni
prefestivi e festivi
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ANAGRAFE in ottobre 2013
abitanti al 30 settembre 10.530
abitanti al 31 ottobre
10.524
nati
5
morti
10
immigrati
34
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35
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4
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LERICI IN… - dicembre 2013
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Dentro una fetta di panettone & focaccia di Lerici
Tempo di Natale, tempo di
panettone. Quando mangi
quella meraviglia di fetta, non
sai che stai assaggiando un
pezzetto di storia italiana. E
che quella forma di dolce forse
parte da una semplice pagnotta dolce, con miele, uvetta, pinoli, pezzettini canditi di cedro, pinoli e semini di anice in
uso nel Mediterraneo antico.
La dolce pagnotta ben lievitata veniva fatta nel periodo
di passaggio al periodo invernale, come omaggio agli dei e
richiesta di protezione durante il lungo periodo del freddo
che sarebbe arrivato. Poi, con
l’avvento del Cristianesimo, fu
mantenuta la tradizione nello
stesso periodo, denominato
natalizio perché legato alla
nascita di Gesù. Ma la dolce
pagnotta fu legata a un rito:
su di essa, si racconta, il capofamiglia doveva incidere col
coltello una croce, in segno di
benedizione.
Ci sono documenti che attestano la nascita del panettone
nella seconda metà del ‘400: di
fatto lo zucchero che occorreva
per farlo, poteva essere solo
comprato da chi aveva molto
denaro perché veniva dall’Oriente. Ecco perché si ricordano pagnotte dolci natalizie a
casa Sforza e Visconti. Ricchi
nobili che presiedevano alla
preparazione del dolce. Soltanto dal tardo Settecento si diffuse su vasta scala lo zucchero
estratto dalla barbabietola.
Cosa che permise probabilmente anche la nascita della
dolce tradizione della torta di
riso nel nostro territorio.
Ma c’è un’altra osservazione che va fatta per quanto riguarda il nostro territorio. La
pagnotta dolce d’un tempo lontano somiglia molto alla focaccia di Lerici. Quella meraviglia di torta fatta in alcune
case a forma di pagnotta ben
bombata e da altri a forma di
ciambella con il buco. In tutto
il territorio di Lerici la focaccia era comunque un rito irrinunciabile.
Ogni casa aveva la sua ricetta, così variavano le dosi
ma non gli ingredienti: farina,
lievito, uova, zucchero, canditi, uvetta, burro, scorza di limone, semi di finocchietto o
anice, pinoli. I più ricchi profumavano il dolce con un bicchierino di sambuca o di limoncello. Lo ricorda la professoressa Patrizia Cabano in un
libro sulla cucina di Tellaro,
descrivendo la focaccia di Natale di zia Amalia e mamma
Enrica.
E sempre i più ricchi aggiungevano le mandorle (erano assai costose) che, si legge
sul dizionario dei simboli di
Giunti, anticamente erano ritenute portatrici di speranza e
nuove nascite.
Gabriella Molli
Per quest’anno posso portare
solo pochi regali ma per il Natale
2014 ho buone speranze
Purtroppo per gli
italiani ancora un
Natale austero
Vignetta di Irene Gennaro
Ristorante
del Molo
meta di artisti e poeti...
dove rivivono
gli antichi sapori
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Villa “La Serenella” a San Terenzo
Villa La Serenella. Sopra al portico la lapide citata nell’articolo
“La Serenella” si trova nel
cuore di San Terenzo, al primo
numero di via del Campo e fu
fatta edificare nel 1873 da Paolo Mantegazza, a cui sono dedicate una via e la scuola media del paese; lo scienziato e
scrittore fece affiggere alla
porta d’ingresso dell’edificio
una lapide con scritto:
“Calamus nobis haec otia
fecit – MDCCCLXXIII”, come
a dire che se la costruì con i
diritti d’autore dei suoi libri.
Tale data è riportata anche
su un’altra targa posta all’esterno del terrazzino del primo
piano. Qui, alla sua morte, gli
eredi di Mantegazza vollero
dar voce alla villa da lui tanto
amata scrivendo:
“Al genio ed al cuore / di
Paolo Mantegazza / che vita e
nome mi dette / sempre resi
letizia / lo vidi / sereno / allontanarsi per sempre. 1873 – 28
agosto 1910”.
Il 25 ottobre del 1951 “La
Serenella” viene sottoposta
dallo Stato a tutela paesaggistica ed entra nel novero dei
beni del nostro territorio da
custodire ai sensi della legge
LERICI IN… - dicembre 2013
Maria Luisa Eguez
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GRUPPO CALEVO
dal 1888
n. 1497 del 29 giugno 1939.
Soltanto altre due ville santerenzine rientrano nell’elenco
dei beni d’interesse pubblico:
la Casa Bianca degli Shelley e
Villa Marigola. A Lerici ne abbiamo poi altre tre: la Bompiani, la Carpanini, la De Benedetti; a Pugliola la Cochrane e
la Picedi; a Tellaro la Lubbock
e la Cimati.
Una curiosità: a “La Serenella” qualche anno fa è stato
dedicato il carro allegorico della borgata santerenzina per la
sfilata del Palio del Golfo. Ora
sarebbe forse opportuno che,
con una targa al cancello, il
buen retiro di Mantegazza fosse segnalato a turisti e passanti. (seguirà col profilo di
Mantegazza)
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dicembre 2013 / anno 6