Il mare sotto il cemento sceneggiatura di Angelo Ruta (soggetto vincitore di una borsa di scrittura del premio Solinas 2003) Appena qualche anno fa, in una piccola città della Sicilia sudorientale, a giugno seconda stesura giugno 2005 2 PROLOGO. MARE. ESTERNO NOTTE Notte sul mare. Le onde placide e lunghe trascinano una chiatta scura mezzo affogata nell’acqua. Galleggia senza più comando, poi si piega dolcemente su un fianco e si lascia andare verso la costa. E subito pluf, pluf, qualche ombra si butta nell’acqua, qualche voce. Stanno vicini, si chiamano, si tengono stretti. Nuotano fino agli scogli. Come blatte scure strisciano al buio, bagnati, senza rumore. TITOLI DI TESTA SCENA 1. A CASA. INTERNO GIORNO. Mi hanno messo a letto ma io non ne voglio sapere di dormire. È giugno, c’è caldo e i pomeriggi non passano mai. Papà si mette il pigiama per riposare anche solo un’ora, chiude tutto, porte, finestre e in casa non deve volare una mosca. Mamma invece si stende sul letto di mio fratello: dice “mezz’ora” ma se nessuno la sveglia è capace di andare avanti fino a sera. E mio fratello, che si mette sul divano per studiare, dopo due righe sta già ronfando. SCENA 2. STRADA. ESTERNO GIORNO. Fuori c’è una luce bianca che si fatica a tenere gli occhi aperti. L’autobus è fermo al capolinea. In attesa di ripartire, l’autista s’è addormentato. Non passa nessuno, in strada neanche una macchina. Provo a palleggiare contro il muro, ma da solo non c’è piacere. Quasi quasi vado dalla nonna. SCENA 3. DALLA NONNA. ESTERNO/INTERNO GIORNO. Mi riconosce da come suono il citofono e mi fa trovare la porta aperta. NONNA (fuori campo) Angioletto? IO Sì. Entro. IO Che stavi dormendo? Ride. NONNA Chi c’era nelle scale? IO 3 Nessuno... NONNA Perché sentivo dammi un bacio… parlare... vieni, Mi stringe forte, quasi mi soffoca. NONNA Tuo padre? IO Dorme. NONNA E tua madre? IO Pure. NONNA Anche tuo fratello? Ride. Si rimette a letto, anche se lei al pomeriggio non dorme mai. Infatti tra le lenzuola ci sono le carte. NONNA Te la fai una partita? IO A sì. Le sta già mischiando. NONNA Cosa ti posso offrire? IO Niente... NONNA Ci sono le paste che mi ha comprato a Graziella... la vuoi una? IO No... NONNA A perché? Che fai complimenti? IO No... NONNA Prendile nel frigo e le porti qua. Va bene. Mi alzo e le vado a prendere. 4 Sono in un bel piattino coperto con la stagnola. Ce ne mangiamo una ciascuno. NONNA Un bitter lo vuoi? IO No. Rido. Ride anche lei. SCENA 4. DALLA NONNA. INTERNO GIORNO. Giochiamo senza parlare, una partita dietro l’altra. E quando si è stancata, si distende e si copre col lenzuolo. NONNA Tanto ci hai tutte briscole... Raccolgo le carte senza dire niente. NONNA Però non te ne andare. Di colpo s’è fatta malinconica. Piegata su un fianco, guarda fuori dalla finestra; e gli occhi si perdono oltre lo sterrato dietro alle case popolari, ancora tutto erboso e incolto, una terra di nessuno. Questa camera è troppo piccola per il letto, l’armadio e il comò; ma sono i mobili del nonno, fatti colle sue mani. E lui ci guarda dal quadro appeso col suo bell’altarino e il lumino elettrico sempre acceso. IO Mi racconti qualcosa? NONNA Cosa ti devo raccontare? IO Di Bengasi. NONNA Sempre Bengasi? La guantiera con le paste è rimasta sul letto. NONNA Posale per favore, gioia mia, che si fanno acide... Vado a rimetterle in frigo e torno a sedermi accanto a lei. NONNA Troppo bello Bengasi... non te lo puoi neanche immaginare. Strade larghe, co i palme, i palazzi... una cosa meravigliosa... 5 Si illumina. La sua giovinezza. Gli anni della guerra. NONNA Noi avevamo il Caffè in via Torino, ‘nfacci ai Carabinieri. Si apriva alle quattro e si chiudeva alle dodici di sera. Non c’era sabato, non c’era domenica... Però la ricchezza. Si facevano i soldi come le fave. E si stava bene. Silenzio. NONNA E poi venivano il principe, il re, Mussolini. La prima volta che è venuta Sua Maestà... Suona il telefono. NONNA Pronto? Ma nessuno risponde. NONNA Pronto? Pronto? E mette giù. NONNA Quando è venuta Sua Maestà, tutto il mangiare ce l’ha fatto il nonno. Però sorvegliato. Hanno mandato i carabinieri con tutti i cosi... l’ova, a farina... E non si poteva muovere... perché si scantava che l’avvelenavano. Suona il campanello. Vado ad aprire. È l’infermiere. Entra tutto sorridente, pulito pulito, “buongiorno e buonasera” come lo chiama lei. INFERMIERE Allora, signora Aurora? NONNA Ah, buongiorno. INFERMIERE Come siamo? NONNA A come ieri. 6 INFERMIERE Sempre come ieri? NONNA A. L’infermiere ride e mi fa l’occhiolino. Poi apre la sua valigetta, da cui tira fuori un grosso flacone di flebo. NONNA Voi non dolori… mi credete… sono tutta INFERMIERE A come non la crediamo. NONNA Ieri m’ha preso una cosa qua (si indica il petto) e poi tutt’a giro a giro… che mi sentivo accupare… INFERMIERE Ora vediamo. Si mette alle orecchie lo stetoscopio e le fa una specie di visita, come fosse il dottore. INFERMIERE Un bel respiro forte... Mi fa pena, povera nonna, con quella vestina da notte leggera che lascia intravedere tutto. Respira fino a quando le viene la tosse. INFERMIERE Basta. La nonna si rimette giù, stanca come dopo un grande sforzo. Si copre col lenzuolo. INFERMIERE C’è ancora infiammazione. na punta di NONNA A. L’infermiere apre la flebo e la attacca al trespolo. INFERMIERE (A me) Tu chi sei, Angioletto? IO Sì. 7 INFERMIERE Mi devi salutare tanto a papà. Ci devi dire Spillicchi, l’infermiere. NONNA Che lo conosce, a mio figlio? INFERMIERE A chi non lo conosce? Al comune è un papa. L’infermiere infila l’ago nel comincia a gocciolare dentro. braccio della nonna e la medicina NONNA Se lo prende un caffé? INFERMIERE No, grazie... NONNA A perché? Che fa complimenti? INFERMIERE A quali complimenti. NONNA Se fa complimenti m’offendo. L’infermiere sorride e rimette dentro alla valigetta i suoi arnesi. La nonna apre il cassetto e tira fuori il borsellino. Gli porge i soldi contati, lui ringrazia e come è arrivato se ne va, buongiorno e buonasera. Mi siedo di nuovo sul letto. Guardo la nonna, che non stacca gli occhi dalla finestra, chi sa cosa pensa; con quel filo appeso, gli occhi piccoli e lucidi, tristi tristi, che la fanno sembrare più vecchia. Suona di nuovo il telefono, lei lo lascia suonare fino a quando smette. Ora prende di nuovo le carte. NONNA Che te la fai un’altra? SCENA 5. STRADA, CHIESA. ESTERNO/INTERNO GIORNO. Per strada hanno messo le luci e tutto il quartiere si prepara alla festa di Maria Ausiliatrice. Nella grande chiesa anni settanta il padre parroco ci mette in fila per spiegarci la processione. Siamo una ventina, chierichetti e ministranti. PADRE PARROCO Tu, tu e tu... poi voialtri dietro a loro... Ci sistema secondo l’altezza, ci conta e ci cambia di posto. 8 PADRE PARROCO Ci siamo tutti? Chi manca? UNA VOCE Gnaziello. PADRE PARROCO Che è malato? UNA VOCE Boh. PADRE PARROCO Bartolo c’è? BARTOLINO Sì… È il più magro di tutti, Bartolino: ha la pelle bianca quasi trasparente e gli occhi spauriti dietro i vetri di una montatura che gli scivola sempre sul naso. Ha acceso il carboncino nel turibolo, ma come lo chiude si mette a fare fumo. PADRE PARROCO No... no... che fai...? BARTOLINO Non lo so... PADRE PARROCO Vieni. Glielo prende di mano, lo apre. PADRE PARROCO Vedi che non ha preso? C’è tutta la cenere... Ci soffia, toglie via la cenere e mette l’incenso: un cucchiaio solo, perché costa. E subito fa un bel fumo bianco odoroso. PADRE PARROCO Ha’ visto? BARTOLINO Sì… PADRE PARROCO Ecco... venite... vedere a tutti... ve lo faccio Prende il turibolo e tutto cerimonioso fa la benedizione: due colpi di fumo da ogni lato, morbido con la catena. 9 PADRE PARROCO Avete capito? Ora prova Bartolino. PADRE PARROCO Più morbido... bravo... così... Dietro a lui ci sono io con la croce, e dietro a me Pattuallo col baldacchino. Il padre parroco torna in posizione. PADRE PARROCO Composti. E senza ridere. Allora, dopo la campanella, voi cominciate a andare... fino all’altare... Timidamente i ragazzi si cominciano a muovere. PADRE PARROCO Aspettate che noi arriviamo... ecco... (raggiunge l’altare) e quando m’inginocchio, v’inginocchiate anche voi... tutti insieme però... Ci inginocchiamo e ci alziamo tutti insieme. Tante volte fino a quando viene giusto. SCENA 6. ORATORIO. ESTERNO GIORNO. Finalmente alle sei ce ne lascia andare, perché c’è la messa. E noi facciamo una corsa fino al campetto, chi arriva prima fa le squadre. Ma i grandi fanno tutto loro. A me e a Bartolino ci scelgono ultimi, lui in porta e io in difesa. Mentre loro se ne stanno all’attacco e non scendono mai. Gridano. Non ho neanche preso il pallone che già lo devo passare. E se sbaglio mi fanno uscire. Bartolino, poi, sta in porta per soprammobile: perché quando tirano, invece di parare si accuccia e si copre la testa. E una volta sì una volta sempre ci fanno gol. SCENA 7. SACRESTIA. INTERNO GIORNO. Dopo la partita, io e Bartolino riportiamo le tuniche in sacrestia. BARTOLINO Miii… tirano certe sbummate... IO A tu pare ca ti scanti del pallone. BARTOLINO E mettitici tu in porta. 10 Nell’altra stanza il padre parroco si sveste per provarsi il vestito della processione. Lo guardiamo di nascosto, dalla fessura della porta. La signorina, sua sorella, ha tirato fuori quello dell’anno scorso, che odora di naftalina. Glielo ha messo addosso, glielo ha sistemato, e lui subito “Com’è? Com’è?” SIGNORINA A mi pare giusto… PADRE PARROCO Ma come? Se tira tutto? SIGNORINA Sempre ha tirato... PADRE PARROCO Ma che sempre... guarda arrieri... SIGNORINA Se ci trovo un po’ di risvolto lo allargo... PADRE PARROCO Allora hai visto che è come dico io? Arrivamu sempri all’ultimo… SIGNORINA Ma io che ci posso fare? Mentre siamo lì che guardiamo, da dietro spunta Filinia. FILINIA Ciao... Ha sì e no quarant’anni. È falegname, però sta sempre qui all’oratorio o dalle monache. FILINIA Che siete soli? Andiamo ad appendere le tuniche nell’armadio. Lui ci viene appresso. FILINIA Gli altri dove sono? IO Al campetto. FILINIA E voi? Zitti. FILINIA 11 Che non vi fanno giocare? Si siede vicino a noi, ci guarda mentre ci spogliamo. FILINIA Perché siete secchi secchi... dovete farvi i muscoli... vediamo? Mi palpa un braccio. Io tendo i muscoli con tutta la forza che ho, ma sotto le sue mani diventano crema. FILINIA Miii, non ce n’è... non ce n’è... Ride. Poi s’avvicina a Bartolino. Lo tocca tutto, anche le gambe, con le sue mani larghe e opache, che odorano di legno. FILINIA Anche qui... per vogliono questi... giocare ci A Bartolino non gli piace. Cerca di sfuggirgli, “A va’, lasciami...” e lui ridendo lo trattiene. Ma in quel momento, il padre parroco lo chiama dall’altra stanza. PADRE PARROCO (fuori campo) Saverio! FILINIA Sì, vengo! (A noi) Aspettatemi, non ve ne andate… E lui corre. PADRE PARROCO (fuori campo) Che ti sembro più grosso? FILINIA (fuori campo) No... PADRE PARROCO (fuori campo) A come no? Come l’anno scorso? FILINIA (fuori campo) Perché? PADRE PARROCO (fuori campo) Nnè che mi tirava qui... SIGNORINA (fuori campo) A come no... tirava... PADRE PARROCO (fuori campo) Tu zitta, fallo dire a lui. Ci rivestiamo veloci. Poi, senza farci vedere, usciamo dalla porta dell’orto. 12 SCENA 8. STRADA, DA FICHERA. ESTERNO/INTERNO GIORNO. Di corsa giù dalle scale, fino da Fichera, a prendere le arancine per la mamma di Bartolino. È un posto piccolo e buio che puzza di olio, sempre pieno di vecchi bevuti. E il signor Fichera è un omone tra i cinquanta e i sessanta, sudato, che porta la canottiera anche d’inverno. Bartolino ordina una guantiera da venti. FICHERA Come li vuoi? BARTOLINO Belli dorati. FICHERA Accomodatevi. Il signor Fichera prende le venti arancine dalla vetrina e va in cucina a friggere. E noi ci sediamo a un tavolo ad aspettare I vecchi parlano a voce alta. Due fanno a gara a chi rutta più forte. BARTOLINO Mio padre non mi ci vuole mandare alla processione… IO Perché? BARTOLINO Vuole che andiamo a mare. IO Prima della Madonna? Quando mai? Bartolino tace. IO Ci dici che ti resti a dormire da me, e dopo la festa ti ci accompagnamo. Bartolino non mi ascolta, sta guardando fuori. Perché ha visto Filinia di là dal vetro e ha abbassato la testa per nascondersi. IO Che c’è? BARTOLINO Sss. Ma come mi volto, quello ci vede e subito entra. FILINIA 13 (Ride) Aaa... ci incontriamo sempre… vi ho cercato… pensavo che eravate tornati al campetto… Fa un cenno di saluto a Fichera, che si intravede in mezzo al fumo, di là in cucina, che gira le arancine nell’olio. FILINIA Che vi posso offrire? IO Niente... FILINIA A come niente? Qualcosa me la dovete accettare... (A Fichera) Senti… che ci possiamo dare a sti due giovanotti? FICHERA A lo sai quello che c’è. FILINIA Na coca dici? cola, ‘n passito... che FICHERA A per me… FILINIA (A noi) Che la volete? Non diciamo né sì né no. FILINIA Miii… fanno complimenti… (illuminandosi) Ah, no, sai cosa? Ce ne hai ova? FICHERA Ova? FILINIA Quelli per l’arancini. FICHERA L’ova? Così? FILINIA Che si devono fare i muscoli. SCENA 9. A CASA. INTERNO NOTTE. Arrivo a casa. Neanche il tempo di entrare, che la mamma mi piglia a voci. MAMMA 14 Dove sei stato tutto il pomeriggio? IO All’oratorio... MAMMA Ma dove? Se tuo fratello cercato e non c’eri? IO Perché poi Bartolo... ho t’ha accompagnato a MAMMA Dove? IO A prendere i rancini. PAPÀ (fuori campo) Maria! MAMMA Che vuoi? PAPÀ (fuori campo) Dov’è la cravatta? MAMMA (A me) Forza, cambiati che dobbiamo andare dallo zio... Se ne torna di là. È tutta elegante e truccata, coi tacchi che non mette mai. Va a cercargli la cravatta, la sento che dice “ti devono sparare le cose per vederle...” PAPÀ (fuori campo) Ma che, questa? MAMMA (fuori campo) A quale allora? PAPÀ (fuori campo) Sempri a stissa... M’affaccio in camera di mio fratello: lui è già pronto, tutto vestito e pettinato. Neanche alza gli occhi; ripete il greco come una macchinetta, per le interrogazioni di giugno. MAMMA (fuori campo) Angelo! Che ti sbrighi? SCENA 10. DALLO ZIO. INTERNO NOTTE. Lo zio ha una casa grande sul corso, con la vista sul passeggio. Vetrinette piene di argenteria e di swarowski, perché alla zia 15 piacciono i ninnoli; ma anche cose di gusto, la serie di cani in vetroceramica di Capodimonte e le quattro stagioni sbalzate in argento di Ottaviani, grandi, che ognuna vale un capitale. I mobili della sala e il divano se li sono fatti arrivare da Palermo, l’intarsio è così pregiato che ci tengono sempre la plastica sopra. E la plastica è pure sulle poltrone, almeno fino a quando le bambine non crescono. MAMMA Buonasera... LA ZIA Arà. MAMMA Scusate il ritardo. Baci e abbracci. Papà porge alla Spinello. zia la guantiera di dolci che abbiamo preso da LA ZIA Bi... quanto disturbo... MAMMA A quali disturbo... LA ZIA Accomodatevi... Va a mettere le paste in frigo. Intanto chiama lo zio. LA ZIA Miche’! Vedi che sono arrivati! Lui si affaccia dal corridoio, sta parlando al telefono; fa un cenno con la mano e scompare di nuovo. La zia torna con le bambine, strappate alla televisione. LA ZIA Avanti, salutate... MAMMA Bi, chi su eleganti... e quantu su’ fatte... Arrossiscono. MAMMA Ciaaao. La mamma si china a baciarle e loro si lasciano fare. Sembrano la brutta copia dello zio, larghe e tozze, con gli occhi piccoli piccoli. SCENA 11. DALLO ZIO. INTERNO NOTTE. 16 A tavola. Papà sta parlando della casa a mare: è il suo tormento, perché tutti hanno dove andare d’estate e noi no. La terra ce l’avremmo, sugli scogli, un punto bellissimo: avevamo iniziato a costruire ma ci hanno bloccato i lavori perché è troppo vicino al mare. PAPÀ Ma che vuol dire vicino? Il mare nn’è che sta fermo? Un giorno è vicino, un giorno è lontano... Lo zio sorride, lui insiste. PAPÀ A Pisciotto due anni fa?, ti ricordi?, a spiaggia era larga cento metri, e ora è quindici. E uno che s’è fatta a casa?, che, la sposta? LA ZIA Va’, Salvato’... ancora un po’ di parmigiana? PAPÀ No, grazie. LA ZIA Tu Miche’? Lo zio scuote la testa. LO ZIO Ma perché ‘n te la fai ora, che c’è il condono? Se la stanno facendo tutti. PAPÀ A nn’è che è gratis? LO ZIO A lo so. LA ZIA Voi, bambini... parmigiana...? ancora un po’ di Nessuno ne vuole. LA ZIA (A mia mamma) Che non era buona? MAMMA Ma che dici? PAPÀ Ne vonnu centocinquanta a metro... 17 A cu l’hannu visti? LO ZIO Ma nn’è ca ci vediamo buttato ca ci ha dari subitu. Basta paghi a prima rata. Poi cu c’è o comune. Se no hai sti soldi. PAPÀ A si sparano tutti. LA ZIA Due fagiolini... me) passaceli... Salvato’...? (A Gli passiamo il piatto coi fagiolini ma papà neanche li guarda. LA ZIA (Alla mamma) Che non ci piacciono? MAMMA A come. LA ZIA Salvatore? Due fagiolini? PAPÀ Ah, grazie. Si serve. PAPÀ Me l’hanno fatta fare veleno. LO ZIO A lo so. PAPÀ Pare c’arrubbava a loro. LA ZIA Tu niente, Miche’? Lo zio scuote la testa. LO ZIO Per questo ti dico. Chi sa quando capita un’altra volta. Papà annuisce ficcandosi in bocca grossi bocconi di fagiolini. LO ZIO Siccome cercano sempre soldi, capaci che chiudono un occhio. PAPÀ C’i chiudissi io tutt’e due, cu na 18 mazzata. Lo zio ride. LA ZIA Come su’, Salvato’? PAPÀ Magnifichi. LO ZIO Perché non ci ha presentare niente. Te la finisci. Tanto che ti manca? PAPÀ A soletta. LO ZIO Solo a soletta? PAPÀ Ma è grande. LO ZIO (Ride) E che ci possiamo confondere pe’ na soletta? Tira fuori di tasca le sigarette e se ne accende una. LA ZIA A va’ Miché, non puoi aspettare che finiamo? MAMMA E lascialo... LA ZIA Tutto il mangiare sa di fumo... Lo zio se tossire. ne frega. Ma dopo un momento, le bambine si mettono a LA ZIA Ha’ visto? Almeno vai sul balcone, che non fai intossicare i bambini. Lo zio sbuffa e si alza. Apre il balcone in fondo alla sala e esce fuori. Non ci abbiamo il fumo ma il rumore sì. LA ZIA Sempri stu viziu. SCENA 12. DALLO ZIO (SUL BALCONE). ESTERNO NOTTE. Dal balcone si vede tutta la passeggiata: il corso sempre pieno di macchine e la piazzetta dove i ragazzi seduti sui motorini se ne stanno 19 ore a parlare di niente. Allo zio piace fumare al buio, pensando alle sue cose. Papà lo raggiunge. LO ZIO Ta matri? PAPÀ A mischina... LO ZIO Ci parlasti cu Assenza? PAPÀ Sì, tanto gentile... anzi grazie... LO ZIO Che dice? PAPÀ A ch’ha diri? Silenzio. LO ZIO Ti piace che te la porti a mare con sto caldo e ci fai cambiare aria anche a lei...? PAPÀ A io per lei lo faccio... per i bambini, pi Maria... se no, si potevano sparare tutti... SCENA 13. DALLO ZIO. INTERNO NOTTE. Intanto le mie cugine hanno preso a strofinarsi tra loro, ed è tutto un bisbigliare, “glielo dico io, glielo dici tu”, fino a quando la più piccola si fa avanti. LA PICCOLA Che ci possiamo alzare? LA ZIA Avete finito? TUTT’E DUE (Mostrando il piatto pulito) Sì. LA ZIA (Alla grande) Valle a prendere, che lo zio ha portato le paste. LA GRANDE Ma io non le voglio... 20 LA ZIA Le vai a prendere lo stesso, e quando abbiamo finito ti puoi alzare. LA GRANDE Uffa... E parte con una sirena, come se le avessero spaccato la testa. Però la guantiera la va a prendere, e subito togliamo il nastrino e la carta. Ci sono due file di cannoli messi precisi come soldatini; bigné alla nocciola, alla crema, al cioccolato e alla ricotta; due fette di torta savoia, due babbà e due mattonelle di sfoglia, crema e pan di spagna. MAMMA Speriamo che sono buoni... LA ZIA A certo. Fa il dovere della padrona di casa, che prende il primo. LA ZIA Miche’! Salvato’! Che le volete le paste? Lo zio e papà entrano. LO ZIO ...Minardo, quello della pizzeria... se l’è fatta ora... ma la devi vedere... (alla zia) Antonietta, diglielo la casa di Minardo a mare... LA ZIA (Plateale) Aaa... LO ZIO E tutta loro ce l’hanno fatta. PAPÀ Vero? LO ZIO Senza ingaggio, senza contributi... Si siedono e si servono le paste. Al primo morso la crema esce da tutte le parti. LO ZIO Poi so’ svelti, ci spieghi i cosi e subito li imparano. Anche senza parlare italiano. Silenzio. 21 LO ZIO Tanto, nn’è che un castello. PAPÀ A quali castello. SCENA 14. DALLO ZIO. INTERNO NOTTE. Dopo mangiato, mio fratello si siede coi grandi sul divano e a me mi mandano in cameretta con le bambine. Si parlano all’orecchio e ridono, le scimmie, mentre io me ne sto seduto per i fatti miei. La cameretta è tutta merletti, tendine arricciate e quadretti da femmine; ci hanno solo bambole e peluche, neanche un gioco vero. Provo a andare in sala, loro mi vengono dietro; ma i grandi non ci vogliono, “Andate a giocare in cameretta”, e ce ne torniamo. LA GRANDE Lo sai che mio papà giochi di prestigio? sa fare i IO Anch’io. LA GRANDE Ah, sì? Ride, non ci crede. IO Vero. Ho fatto il corso. LA GRANDE Ma dove? IO Col mago dell’Etna, televisione... quello della LA PICCOLA Ah, io lo conosco... LA GRANDE A dove l’hai fatto? IO È venuto a Modica. LA PICCOLA Ma proprio lui personalmente? IO E certo. LA GRANDE 22 E che ti ha imparato? IO Ma... tanti trucchi... quello del fazzoletto... quello delle carte... So fare anche il mangiafuoco. Che ce l’avete un accendino? SCENA 15. DALLO ZIO. INTERNO NOTTE. I grandi erano seduti sul divano a parlare quando hanno sentito gridare le bambine. E neanche il tempo di alzarsi che già il fumo si sentiva nell’aria, per quel calendario appeso al muro che non so come, nel gioco di mangiafuoco, s’era incendiato. Ha fatto na fiammata che non si riusciva a spegnere né con la scopa né con l’acqua; fin quando è arrivato lo zio, calmo calmo, l’ha preso con le mani, non so come ha fatto, l’ha strappato dal chiodo e l’ha buttato a terra, e in un momento tutto è finito. SCENA 16. DALLO ZIO. INTERNO NOTTE. Io m’ero andato a chiudere nel bagno. E papà furioso continuava a battere sulla porta, che se non eravamo a casa dello zio l’avrebbe buttata giù. Sono tutti lì fuori, le due cretine continuano a piangere e si fanno consolare dalla zia. MAMMA (fuori campo) Angelo! Apri! Io zitto. MAMMA (fuori campo) M’hai sentito? Apri t’ho detto! Papà urla ancora t’ammazzo!” e torna a battere sulla porta, “Se LO ZIO (fuori campo) Uuu! Chi ammazzi? Guai tocca il mio figlioccio. non a apri chi mi Lo zio si avvicina alla porta, dolce dolce. LO ZIO (fuori campo) Anciluzzo? Ti difendo io. Esci che nessuno ti tocca. (Agli altri) Ne fate na tragedia, non è successo niente... MAMMA (fuori campo) A come niente? Tutto il muro? LO ZIO (fuori campo) Chi se ne fotte il muro? Tanto 23 dovevamo rimbiancare. Anzi, n’ha messo un po’ d’allegria! Apri o zio, che dobbiamo fare un gioco tutti assieme... Io zitto. LO ZIO (fuori campo) Angioletto? Che mi senti? SCENA 17. DALLO ZIO. INTERNO NOTTE. Lo zio è magnifico per i giochi di prestigio. Ci ha messi seduti sul divano, grandi e bambini, e ha cominciato col suo spettacolino. Si gira tra le mani una pallina e la fa uscire dalla manica, dalla tasca o dal colletto della camicia. Capovolge un bicchiere pieno d’acqua e l’acqua resta dentro. Taglia un cordino, lo lega coi nodi e quando scioglie i nodi il cordino torna intero. Ma come fa? SCENA 18. A CASA. INTERNO GIORNO. Mattino, il torpore da svegli dopo un sonno profondissimo, la luce che filtra dalle tapparelle. Sento i tacchi della mamma in corridoio, si sta preparando a uscire. Mentre la signora Graziella strizza lo straccio nel secchio e frega con forza i pavimenti, già tutto profuma di pulito. Mi rigiro. Resto in dormiveglia e non so se passano cinque minuti o un’ora. Dalla fessura della porta, due occhi mi stanno osservando: è la figlia della signora Graziella, sembra una scimmia con tutti quei peli. Si avvicina zitta per vedere se dormo, e quando mi muovo scappa via. SCENA 19. STRADA. ESTERNO GIORNO. La strada è un budellino stretto e lungo, che solo nella fantasia può assomigliare a un campetto; e ogni momento dobbiamo fermarci per lasciare il passo alle macchine che vanno e vengono dai garage di Fratantonio, all’ultima palazzina. Però ci divertiamo lo stesso, quasi meglio dell’oratorio. La scuola è finita ma non è ancora estate, e siamo tutti qui. Pattuallo, Bartolino, Rosario; i fratelli Sabellini, i Nigro, “cugino” Galota e Pinna. il SCENA 20. STRADA. ESTERNO GIORNO. Pinna è una gran testa dura, non passa mai il pallone e se lo fa togliere sempre. O se si vede perso lo tira lontano con tutta la forza che ha, e va a finire dritto nel balcone della Palazzolo. Le citofoniamo. PINNA Signora... LA PALAZZOLO (al citofono) 24 Chi è? PINNA Che ce lo butta il pallone...? LA PALAZZOLO (al citofono) A? PINNA U? Tutti ridono. LA PALAZZOLO (al citofono) Ma chi è? PINNA Ci è caduto il pallone! LA PALAZZOLO (al citofono) Dove? PINNA Nel balcone... Riattacca. Citofoniamo di nuovo e lei neanche risponde. “Signora!” si mette a urlare Pinna, “Signora!”, e lei finalmente esce, ma nel balcone di fianco. PINNA No... l’altro... Torna dentro ed esce in quello giusto. Prende il pallone. Lo tiene stretto tra le mani, ci guarda e ride. LA PALAZZOLO Quante volte v’ho detto di giocare da un’altra parte? PINNA A va’, signora... LA PALAZZOLO Perché non andate nel piazzale? PINNA Ma se passano le macchine? LA PALAZZOLO Non m’interessa. SABELLINI Ma che è sua la strada? LA PALAZZOLO No la strada, il balcone! 25 SABELLINI E nnè che balcone! giochiamo nel suo LA PALAZZOLO A no? E chi ce la tirato qui? Che m’ha rovinato tutta la pianta? Si fa tutta rossa, per il sangue che subito le sale in testa. E siccome i grandi si mettono a ridere, lei torna dentro, prende un coltello e scoppia il pallone. PATTUALLO Ma che è pazza? LA PALAZZOLO Così vi imparate! Ce lo butta giù tutto moscio, e ride. Bartolino si mette a piangere perché il pallone era suo. E lei invece ride. Sbatte la porta e si chiude dentro. Tira giù anche le tapparelle. I vicini si sono tutti affacciati. UN VICINO Lasciatela stare... andate a giocare a un’altra parte... che è colpa sua, poverina? PATTUALLO E che è colpa nostra? UN VICINO A manco colpa mia. SCENA 21. STRADA. ESTERNO GIORNO. Tutta colpa di Pinna. “Pinna Pinnazza” gli dicono i grandi, “Pinna ‘n culu” lo sfottono e lo pigliano a scoppole. Ma lui se ne frega e ride. Invece Bartolino continua a frignare, con tutto il naso che gli cola sulla maglietta. PATTUALLO Lo compriamo nuovo... insieme i soldi... mettiamo BARTOLINO Sì… PATTUALLO Vero... (comincia a tasca) Avanti, Pinna più. frugarsi ci mette in di 26 PINNA Io? Perché? PATTUALLO A come perché? (E via un’altra scoppola) Perché sei Pinnazza! Tutti a ridere. PINNA Io non ce n’ho soldi. PATTUALLO Cerca bene... PINNA (Si fruga platealmente) n’ho... nelle Vero... tasche non ce PATTUALLO Fammi vedere. E lui invece scappa. Pattuallo lo rincorre, lo acchiappa, ruzzolano a terra. PINNA A va’! Lasciami! Si agita come un’anguilla. Arrivano anche i Sabellini a tenerlo fermo. E Pattuallo gli cava fuori dalle tasche un sacco di soldi, anche di carta. PATTUALLO Ha’ visto? No che non ce l’avevi! PINNA Non sono miei! PATTUALLO A di chi sono? PINNA ...me l’ha dati mia mamma per la spesa... PATTUALLO A tua mamma ci dici che sei Pinna! PINNA No... vero... PATTUALLO Non m’interessa. PINNA (Piagnucola) Ti giuro... 27 Pattuallo prende quello che gli può bastare e gli dà il resto. PATTUALLO Zitto ora... Lo lasciano. Lui conta nervoso i soldi e ricomincia a lamentarsi. PINNA Miii... ora che ci dico? PATTUALLO Va’ che te li levo tutti... PINNA Ma perché? Che è colpa mia? Balbetta, sbuffa. Prende a calci la strada. PATTUALLO Avanti. Ce ne stiamo andando. PINNA Non ci vengo con voi. PATTUALLO A non ci Pinnazza... venire... se sei I Sabellini ridono. “Pinna storta!” ricomincia Galota. E lui s’arrabbia; solo con Galota, perché è più piccolo. PINNA Eh? Che hai detto? Galota scappa. Pinna lo rincorre. E noi tutti dietro a loro. SCENA 22. DA BRAFA. INTERNO GIORNO. Brafa non ha il bagno. A mezza mattina, se vede che non passa nessuno, rovescia sul marciapiede il pitale coi suoi bisogni, e lì davanti è sempre pieno di mosche. Sarebbe un negozio di alimentari, ma vende un po’ di tutto. PATTUALLO Che ce li ha i palloni? Brafa scuote la testa. PATTUALLO Che non ci arrivano? Fa una smorfia, come per dire “che ne so?” 28 SCENA 23. FUORI DA BRAFA. ESTERNO GIORNO. Usciamo. Bartolino ricomincia a frignare. BARTOLINO Che gli dico a mio padre? PATTUALLO Gli porti i soldi. BARTOLINO Non li voglio i soldi… È inconsolabile, gli vengono giù lacrimoni grossi come noci. SABELLINI GRANDE Proviamo se ce l’ha a Cappuzzella. BARTOLINO Non ce li ha… PATTUALLO Allora andiamo al corso. SABELLINI PICCOLO Al corso? SABELLINI GRANDE A dove? PATTUALLO Lo so io. SCENA 24. SCALE, AL CORSO. ESTERNO GIORNO. Tutti giù per le scale, a gara a chi arriva prima. Il corso è pieno di macchine. Pattuallo ci fa girare un’ora, perché il posto che si ricordava non se lo ricorda più, e con tutti i negozi che ci sono c’è da perdersi. Poi il pallone lo troviamo da Cerruto ex Malandrino, uguale a quello di prima. Però ormai è mezzogiorno, non è che ci mettiamo a giocare. SCENA 25. SCALE, STRADE, DA FILINIA. ESTERNO GIORNO. Facciamo le scale di Sant’Anna, passandoci il pallone ancora chiuso nella rete. Dopo i bocconisti e il panificio si arriva a via Cinquantotto, e all’angolo con l’altra rampa di scale c’è il laboratorio di Filinia. PATTUALLO Bi. Vediamo se c’è. Guardiamo attraverso la porta a vetri. Lo stanzone è pieno di assi e pezzi di mobili. Più in là si intravedono le casse, con accanto le lamiere che sigillano il morto. 29 GALOTA Che ci serve a lamiera? SABELLINI GRANDE Per chiudere il morto. SABELLINI PICCOLO Che non l’hai visto mai? SABELLINI GRANDE Se no scoppia. GALOTA Vero? SABELLINI GRANDE A certo. PATTUALLO Lo sapete che ci dorme, dentro a una? IO Chi? PATTUALLO Filinia. Na chiuso… volta c’è rimasto PINNA A come po’ essere? PATTUALLO Perché sei Pinna. Pattuallo ride. Poi apre la porta ed entra. Chiama Filinia, “Saverio! Saverio!” facendo il verso al padre parroco. Ma Filinia non c’è. E lui, per ridere, va a ficcarsi dentro a una cassa. PINNA Ooo, che fai? Va’ che torna. Pattuallo si diverte a fare il buffone. S’ammuccia e s’affaccia, con tante smorfie. Entriamo anche noi. Tutti tranne Bartolino, che resta a palleggiare contro il muro. SCENA 26. DA FILINIA. INTERNO GIORNO. Dentro c’è odore di legno e colla, a terra pieno di trucioli. Là dove lo stanzone si allarga ci sono le casse, stipate dappertutto. E in un angolo anche il motorino nuovo. Poi croci, crocette, padri pii, cuori di Gesù. Fotografie ovali sul marmo. Carte funebri. Lumini di ottone col filo elettrico. 30 PATTUALLO Ora vi faccio vedere una cosa. Fa tutto il misterioso. Esce dalla cassa e si avventura su per le scale che portano all’abitazione. Ci fa salire anche a noi, però zitti. Apre piano la porta: in fondo al corridoio ci sono le camere, e in una di queste c’è una vecchia vestita di nero, seduta davanti alla finestra. Pattuallo le si avvicina zitto zitto e fa il buffone davanti a lei, che non se ne accorge perché è cieca. Ma sente lo spostamento d’aria e si alza di scatto. LA VECCHIA Saverio? Pattuallo si scansa. Noi tutti fermi attaccati al muro. La vecchia avanza piano. Si accompagna col bastone lungo il corridoio, ci passa accanto ma non si accorge di noi. Ora si sentono voci giù dal negozio, Filinia è tornato. LA VECCHIA Saverio! FILINIA (fuori campo) Qua sono. LA VECCHIA Che vieni? Filinia sta parlando con un cliente. Quando si spostano nello stanzone, a guardare le casse, Galota s’affaccia e ci fa segno che possiamo scendere. Ma la vecchia s’è fermata proprio davanti a me. LA VECCHIA Saverio! FILINIA (fuori campo) Ma che vuoi? LA VECCHIA Che hai finito? FILINIA (fuori campo) No! LA VECCHIA Va bene, non t’arrabbi... c’è bisogno che Uno a uno i ragazzi sfilano via. Io trattengo il respiro fino a quando la vecchia torna a sedersi. Ma ora Filinia e il suo cliente sono tornati all’ingresso. Sento che parlano. E riconosco la voce di papà. PAPÀ (fuori campo) Belle su’ belle... 31 FILINIA (fuori campo) Anche la fattura... l’intarsio a mano... tutto PAPÀ (fuori campo) Ma su’ care, Saverio. Io ne volevo una semplice, senza tutti sti fronzoli... FILINIA (fuori campo) Chiara? Scura? PAPÀ (fuori campo) Non lo so... quella che c’è... FILINIA (fuori campo) Vediamo sopra... Stanno venendo qua. Mi nascondo. Il cuore come un tamburo. Se papà mi vede non mi salvo più. In una stanza non finita, ancora col cemento a terra e i muri di forati, ci sono le casse difettate, che Filinia può dar via con uno sconto maggiore. Per ognuna prende la calcolatrice, dandosi un’aria professionale, mostra il prezzo da listino, i servizi aggiuntivi, e sul totale fa un bel venti per cento di sconto. Ma papà sbotta lo stesso. PAPÀ Euro? FILINIA A certo. PAPÀ Miii... FILINIA Co’ tutto il servizio, le carte, la chiesa... PAPÀ Ma io na cosa semplice... FILINIA A semplice, che la lasciare senza carte? possiamo LA VECCHIA (fuori campo) Saverio! FILINIA Ooo! LA VECCHIA (fuori campo) 32 Che hai finito? FILINIA No! PAPÀ Comunque. Accamora aspittamu. FILINIA Io ci sto prendendo solo le spese vive. Anzi: a fotografia a colori ce le faccio pagare a bianco e nero. PAPÀ Ma lo so... nn’è che dico per te... Finalmente tornano giù. PAPÀ (fuori campo) Prima si poteva morire con due soldi… oramai è diventato un lusso… Stanno ancora a parlare davanti alla porta, poi Filinia lo accompagna fuori. SCENA 27. DA FILINIA. ESTERNO GIORNO. Bartolino è rimasto da solo a palleggiare aspettato. E quando esco, subito mi viene incontro. contro il muro. M’ha BARTOLINO T’hanno visto? IO No. E i ragazzi? BARTOLINO Se ne sono andati. Ci avviamo anche noi. BARTOLINO Che ci faceva tuo padre? IO Non lo so. Per non farci vedere, ce ne torniamo dalle scale di sopra. BARTOLINO Ma tua nonna sta bene? SCENA 28. DALLA NONNA. INTERNO GIORNO. La nonna apre il cassetto del comodino e tira fuori una piccola foto in 33 bianco e nero col bordino seghettato, come si usava una volta: il panorama di una città con le case bianche e le palme. IO Si vede casa tua? NONNA (Ride) No, tesoro... era grande... più grande di Modica... Nel cassetto ha altre foto, di lei giovane, di papà bambino e dei nonni. C’è anche un neonato tra i merletti. NONNA Carluccio... anima mia... Sono tutti abbacinati nel sole. Messi in posa col vestito della domenica: il nonno, la nonna, gli zii, papà bambino. E tra gli altri ce n’è uno caparbio, coi capelli svolazzanti e un sorriso che sembra un ghigno. IO E questo chi è? NONNA Zio Ciccio, il marito di mia sorella. Non te lo puoi ricordare, tesoro, eri piccolo quando è morto. IO Tua sorella chi? NONNA A una sola ce n’avevo. Più grande di dieci anni. Silenzio. NONNA ‘N se l’ha portata per sposarsela? Hanno fatto tutto nascosto… IO Vero? NONNA Puuu... (e ride) Era na testa calda. I fascisti sempre lo cercavano... IO Perché? NONNA A perché non si voleva mettere a camicia nera. Ci aveva a tipografia 34 e stampava sempri i cosi contro il duce. Botte ce ne hanno date... Nel silenzio si sente gorgogliare dentro i tubi. NONNA Vedi, vedi se c’è acqua... Vado in cucina, apro il rubinetto e ne esce un filo. NONNA (fuori campo) Che, c’è? IO Sì. NONNA (fuori campo) Apri tutto... Vado ad aprire anche in bagno. Lei si alza dal letto. NONNA Che m’aiuti a lavarmi? Si comincia a spogliare. Nella penombra intravedo la sua molli, le rughe. E subito l’aria odora di vecchi. carne bianca e fragile, i muscoli SCENA 29. DALLA NONNA. INTERNO GIORNO. Le insapono le spalle e il collo. Frego forte con la spazzola. IO Ti faccio male? NONNA A quale male? Forza. Silenzio. NONNA Se non eri camicia nera nn’è che ti facevano lavorare. Mio fratello, mischino, s’era fatto convinto perché aveva famiglia. E sempre litigavano, tutt’e due. Silenzio. NONNA La domenica, che mangiavamo assieme, non si potevano sentire. A mamà poverina le collere... Silenzio. 35 NONNA Il nonno invece se ne fregava. Lui basta che mangiava. Non c’era fascisti no’ comunisti. Il suo piatto di pasta e il suo secondo non glieli doveva toccare nessuno. SCENA 30. PIAZZETTA. ESTERNO NOTTE. C’è caldo, la piazzetta s’è riempita di pipistrelli che volano incerti sopra di noi senza lasciarsi neanche sfiorare dai lanci delle nostre sparatappi. Poi, quando a una cert’ora spariscono, ci mettiamo a giocare a muccialuoro. Tutti a cerchio per la conta, non si sa come tocca sempre a Pinna. PINNA Mi... sempre io... SABELLINI GRANDE E se sei Pinna che ci puoi fare? PINNA Vaffanculo... Brontola ma poi si mette a contare. “Pinna pinnazza!” sghignazzano i Sabellini mentre vanno a nascondersi, “Pinna ‘n culu”, si sente dall’altra parte della piazza mentre lui, testa al muro, finisce di sparare i numeri fino a trenta. SCENA 31. DIETRO ALLE CASE POPOLARI, PIAZZETTA. ESTERNO NOTTE. Io e Bartolino ci andiamo a nascondere dietro alle case popolari, tra l’erba alta. Al buio si sentono le voci dei Palazzolo che litigano: lui non la vuole fare uscire, perché poi gli tocca andarla a cercare fino a notte. Al contrario di lei, che è grossa grossa e trema la strada quando cammina, lui è piccolo e magro, con due occhi tristi e i baffi che sembra Modugno. SCENA 32. PIAZZETTA. ESTERNO NOTTE. Uno a uno, Pinna ci ha visto a tutti. Manca solo Galota, che è capace di stare ammucciato fino a notte. E Pinna s’arrabbia. “A va’, esci…” gli fa, “…che posso passare tutta la sera a cercare a te?” Intanto i grandi hanno attaccato discorso con Neli, quello spazzatura, che s’è perso da quando sua moglie l’ha lasciato. della NELI ...sai che m’ha detto? “Se non te ne vai chiamo i carabinieri...” I carabinieri? Ma io ci ho detto “sono tuo marito” ho diritto di 36 vedere il bambino... “un minuto, e poi te ne vai”, “va bene”, e me l’ha fatto affacciare... Deglutisce con quel suo pomo d’Adamo sporgente, che va su e giù a ogni parola. NELI Tutto rispettoso... mi faceva così con la manina... “ciao a papà”... e poi se l’ha ritirato... “Ora te ne vai?” Che ce l’avete una sigaretta? Pattuallo gliene offre una. NELI Eravamo tanto felici... PATTUALLO Ma tu perché te la sei andata a sposare a Scicli...? NELI Era tanto brava... cambiare una persona così... come può da così a Aspira voracemente la sigaretta, che si fa più piccola a ogni fiato. NELI Anche sua madre... salamelecchi... prima tanti SABELLINI GRANDE Si vede che ci hai fatto... NELI Niente... che ci dovevo fare? I Sabellini ridono. NELI Te lo giuro sulla cosa più sacra... SABELLINI PICCOLO Forse che ci ha l’amico? NELI A me non m’interessa, basta che mi fa vedere il bambino... PATTUALLO Ma perché tu... E gli fa un gesto con la mano, come per dire “non dai soddisfazione”. I Sabellini ridacchiano. 37 NELI Io? Bi... se ti faccio vedere... PATTUALLO Avanti. NELI Ma no qui, in mezzo alla strada... andiamo nascosto... E quando vede che Pattuallo e i Sabellini sono pronti a seguirlo, lui si tira indietro. NELI Ma va’, va’... Pinna sta ancora cercando Galota, che s’è avvicinato e ora è nascosto proprio qua dietro; basta che quello s’allontana dieci metri per liberarci a tutti. Neli si sta scaldando, la sigaretta gli cade per terra, se la riprende ma s’è spenta. NELI Me l’accendi? Pattuallo fa scintillare l’accendino per gioco, senza fiamma. NELI Dai... Gli occhiali gli scivolano sul naso e lui continua a tirarseli su, come un tic. PATTUALLO Prima fammi vedere. NELI A va’... finiscila... Ora incalzano anche gli altri, e Neli butta via la sigaretta e se ne va. PATTUALLO Eee... che ti sei offeso? Ma lui neanche si volta. Loro gli vanno dietro, a pizzicargli il culo, a cercare di tirargli giù i pantaloni. Fino a che ruzzola a terra e s’arrabbia davvero. Diventa tutto rosso, comincia a gridare. Poi si mette a tirare pietre. Una colpisce una macchina. Qualcuno si affaccia alla finestra. E anche noi che non c’entriamo dobbiamo scappare. SCENA 33. SCALE, STRADE. ESTERNO NOTTE. Veloci su per le scale, nei vicoletti, quello che grida e noi che 38 corriamo. Fino allo stradone dei bocconisti, Bartolino. Ci fermiamo a aspettare gli altri. dove siamo rimasti solo io e BARTOLINO Ma dove sono? Scendiamo all’oratorio a cercarli. Arriviamo fino a Sant’Anna, non si vede nessuno. SCENA 34. DA FICHERA. ESTERNO NOTTE. Fuori da Fichera c’è una coda di macchine, e voci e clacson; perché uno ha parcheggiato male e l’autobus non riesce a fare la curva. E ora tre o quattro uomini stanno cercando di sollevare la macchina che ingombra, sono tutti rossi in faccia per lo sforzo. Io e Bartolino ci guardiamo attorno, a vedere se per caso non spunta Neli. Invece ci viene incontro Filinia. FILINIA Viii... che quest’ora? ci fate in giro a IO No… niente… FILINIA A come niente? IO Che hai visto i ragazzi? FILINIA No… BARTOLINO E Neli? FILINIA Che avete fatto arrabbiare a Neli? IO Noi non siamo stati. Ride. FILINIA Se venite, una cosa. vi voglio fare vedere Bartolino esita, “È tardi…”, lui insiste. FILINIA Un minuto, che ci vuole? Appena girato l’angolo c’è il suo motorino. 39 IO Che è tuo? FILINIA A di chi dev’essere? IO Ma non te l’ho mai visto. FILINIA Perché è nuovo. IO Vero? Ci ha ancora la plastica sul sellino. Lo accende e lo fa rombare. FILINIA Voi siete piccoli ancora, se no ve lo facevo provare. Continua a guardarci e a accelerare. FILINIA Che lo volete provare...? Noi non diciamo niente. FILINIA Però no qui, che passano i vigili… SCENA 35. STRADINA APPARTATA. ESTERNO NOTTE. Lo seguiamo in una stradina appartata, un budellino buio tra due scale. Per primo mi prende a me e mi mette sul sellino. FILINIA Ti tengo io... piano... (mi lascia e sto su da solo) Hai visto ch’è facile? Ora gira. Arrivo in fondo alla strada, poi giro e torno indietro. Due, tre volte. FILINIA Bravo... bravo... (a Bartolino) Ora tu... BARTOLINO No... un’altra volta... FILINIA A perché? BARTOLINO Non l’ho so... mai portato... non lo 40 FILINIA E se non provi non Avanti, che t’aiuto. l’impari. Lo fa salire e monta dietro a lui, mette la mano sulla sua e accelera. FILINIA Se c’è riuscito Che hai paura? lui, anche tu... BARTOLINO No... FILINIA Prova solo... io lascio... Accelera e il motorino sussulta. FILINIA Piano, però... Filinia riprende la guida e si allontanano. Fino in fondo alla strada. Ma invece di tornare indietro, svoltano e non li vedo più. Mi siedo su un gradino e aspetto. SCENA 36. STRADINA APPARTATA. ESTERNO NOTTE. Un quarto d’ora, mezz’ora. Si sta facendo tardi. Là in fondo hanno spostato la macchina, l’autobus è riuscito a passare. Quelli non tornano. Mi alzo, provo ad andargli incontro. Arrivo in fondo alla stradina e finalmente vedo arrivare Bartolino, solo, tutto bianco come un lenzuolo. IO Ma che è successo? Balbetta qualcosa, sta tremando. IO Non ho capito… BARTOLINO Che m’accompagni? IO Ah, sì... Riprendiamo le scale verso casa. IO Ma che è successo qualcosa? BARTOLINO No. 41 IO E Filinia? BARTOLINO Boh. Mi prende per mano e allunghiamo il passo. Zitti zitti, lui non dice niente e io non parlo. SCENA 37. STRADA. ESTERNO GIORNO. Papà era appena uscito dal Comune e stava andando a prendere la macchina, quando si è sentito suonare. Era lo zio. Ha accostato e si sono parlati dal finestrino. LO ZIO Con quello ci ho parlato, ha detto che lui l’operai li trova. PAPÀ Vero? LO ZIO Però s’ha fari veloce. PAPÀ Quando vuoi. LO ZIO No, quando vuoi tu. Affacci na sera e ci andiamo a parlare. PAPÀ Anche stasera? LO ZIO A certo. PAPÀ Na granita t’a pozzu offrire? LO ZIO A quali granita. Salutami a Maria. Tira su il vetro e se ne riparte. SCENA 38. GARAGE. INTERNO GIORNO. Mio fratello, scemo com’è, ha comprato una torta per il primo mese del suo motorino e spegne la candelina col fumo della marmitta. Io tengo la torta e lui accelera. E subito il garage si riempie di fumo. IO Me lo posso fare un giro? 42 MIO FRATELLO No. IO Perché? Io ti ho tenuto la torta... Ma lui neanche mi dà conto, lo chiude con la chiave e se ne torna su. Io resto a guardarlo. Bello lucido, ancora odora di nuovo. Se fosse mio ci passerei sopra tutto il tempo, dalla mattina alla sera. Invece a lui gli sembra di consumarlo. Neanche ha finito il rodaggio. Sono ancora lì che guardo quando arriva papà. PAPÀ Che è sto fumo? SCENA 39. A CASA. INTERNO GIORNO. La mamma ha fatto la spigola all’acqua pazza, come piace a lui. Porta a tavola la padella fumante e ci serve nel piatto. MAMMA (Sottovoce) Attenti tutt’e due... alle spine... PAPÀ Non ce li hai tolti? MAMMA Certo che ce li ho tolti... ancora il pesce senza spine devono inventare... ma lo Quando siamo tutti serviti, anche la mamma si siede e si mette a mangiare. Guarda papà per capire se il pesce gli piace o no, ma lui è freddo una neve. MAMMA Com’è? Papà non dice niente, la mamma si volge a mio fratello. MAMMA A te ti piace? Lui scuote la testa e non si capisce se vuol dire sì o no. MAMMA O ti piaceva di più l’altra volta? PAPÀ Sss... Alza il volume del telegiornale e non parliamo più. Mio fratello è metodico, si pulisce bene il piatto col pane e lascia solo la lisca, tutta intera. Io invece non ci ho pazienza, tiro via veloce e mando giù. 43 E nella furia ingollo un boccone traditore con una spina che si mette di traverso nella gola. Mi fa un male da morire, non riesco a inghiottirla né a sputarla via. MAMMA Che ci hai? Hai preso na spina? Me ne corro in bagno. La mamma mi viene dietro. MAMMA Fammi vedere... M’attacco al rubinetto, ma acqua non ce n’è. MAMMA Che t’avevo detto? Di attento... fammi vedere... stare Mi apre la bocca per guardarmi dentro. MAMMA Hhh... Subito chiama papà. “Salvato’! Salvato’!” Torniamo in cucina. Lui dal nervoso si mette a sbattere i piatti. PAPÀ Abbiamo capito che questo cazzo di pesce non lo facciamo mai più! MAMMA Ma l’abbiamo sempre fatto... PAPÀ E se non siamo capaci di togliere le spine... MAMMA Ma io che ci posso fare? Papà sbarazza il tavolo malamente e mi ci mette seduto sopra. PAPÀ Qua... sotto la luce... apri la bocca... (a mio fratello) spegni sta televisione... Mi scruta nel silenzio più assoluto. MAMMA L’hai vista? PAPÀ Esci la lingua... IO Aaa... 44 PAPÀ Eccola la vigliacca... Si avvicina anche la mamma a guardare. PAPÀ Minchia... è grossa... prendimi un qualcosa... MAMMA Che cosa? PAPÀ Non lo so... La mamma cerca nel cassetto delle posate, forchettina per le ciliegie sotto spirito. e se ne viene con la PAPÀ No... che ci faccio con questa... vedi se trovi quello dei vavaluci... Mio fratello non s’è mosso, ha finito di mangiare e ora si gode lo spettacolo. Io me ne sto come il maiale quand’è la sua ora, fermo colla bocca aperta e giro gli occhi per seguire le mosse della mamma, che torna con un ferretto sottile, quello per cavare le lumache. PAPÀ Fermissimo, non ti muovere... Me lo ficca in gola, lo smuove, che mi viene di vomitare. PAPÀ Fermo! IO Ahi! Non ce la faccio, riesco a divincolarmi e scappo via. PAPÀ Vieni qui! IO No, mi fa male... Mi ficco sotto al letto ma loro mi vengono dietro. MAMMA Fai il bravo toglierla... a mamma, dobbiamo IO No! 45 Allora chiama mio fratello che mi prende per i piedi e mi tira fuori. IO Lasciami stare! Mi mette a forza sul letto e mi tiene fermo mani e piedi, mentre mio padre fa il resto. SCENA 40. A CASA. INTERNO GIORNO. Mi sveglio con la gola ancora indolenzita, cerco la spina con la lingua e non c’è più. È tardi, saranno le sei. La mamma e papà li sento trafficare in cucina. PAPÀ (fuori campo) Scatolette... pasta... hai... anche farina... quello che MAMMA (fuori campo) Pasta capaci che non se la sanno fare... PAPÀ (fuori campo) Tutto si sanno fare... Silenzio. PAPÀ (fuori campo) Poveri disgraziati, niente. ‘n ci hanno MAMMA (fuori campo) Perché noi siamo ricchi. Silenzio. MAMMA (fuori campo) Avanti. Ora lèvati. PAPÀ (fuori campo) L’hai visto, se dorme? MAMMA (fuori campo) No... I passi di papà nel corridoio. Ora apre piano la porta. Volevo far finta di dormire ma lui viene a sedersi sul letto. PAPÀ Che sei sveglio? Mi volto verso di lui senza dir niente. PAPÀ Ti fa male ancora? Fammi vedere... 46 Apro la bocca. PAPÀ Ah... vedi... è ancora rosso... sai che era quanto mezzo dito? Mi volto dall’altra parte. PAPÀ Che ci vuoi venire con me? Non dico niente. Lui mi gira dolcemente la testa. IO Dove? PAPÀ Sì o no? SCENA 41. IN MACCHINA. INTERNO/ESTERNO GIORNO. Andiamo veloci giù per la fiumara, verso Scicli. PAPÀ Un segreto, non nessuno. Va bene? lo devi dire a IO Sì. PAPÀ Neanche tuo fratello lo sa. Mentre scendiamo vediamo strada. Papà si ferma. a Neli, che cammina solo al bordo della PAPÀ Neli. NELI O, ragioniere. PAPÀ A dove vai? NELI A vedere il bambino. Se me lo fa vedere. PAPÀ A pperi? Fino a Scicli? NELI A tanto ci devo arrivare alle nove. Se no non mi passa. Scruta dentro, abbassando gli occhiali per guardare da vicino. 47 Mi sorride. Dell’altra sera non dice niente. NELI A signora Aurora come sta? PAPÀ A mischina. NELI Io ci prego sempre, sa? PAPÀ Ma lassopra non sentono. NELI A come sentono… non sentono? A me mi PAPÀ Allora la raccomando a te. SCENA 42. STRADE, ALLA PLASTICA (DALLO ZIO). ESTERNO GIORNO. Alla Plastica, dallo zio, ci si arriva dalla chiesa vecchia. Al passaggio a livello si svolta a sinistra, e dopo il supermercato e il marmista si trova il grande capannone. Il cancello si apre da solo, ma non scendiamo perché ci sono i cani. Papà suona il clacson fino a quando si affaccia un operaio. OPERAIO Non si preoccupi... niente... non fanno SCENA 43. ALLA PLASTICA (DALLO ZIO). INTERNO GIORNO. Dentro c’è un gran rumore e odore di plastica fusa. OPERAIO Se vi arriva. volete accomodare, ora PAPÀ Sì, grazie. Lo zio è al telefono, ci saluta da dietro al vetro del suo piccolo ufficio illuminato al neon. E mentre papà aspetta che si libera, io mi vado a fare un giro. Stanno scaricando i bancali con la materia grezza che arriva ogni giorno da Catania. La combinano nei miscelatori per il colore, poi la rovesciano direttamente nelle macchine, dove diventa una colla sottile, che l’aria calda gonfia in una lunga bolla. In fondo al capannone un operaio giovane, coi capelli ricci e una bella faccia sorridente, va su e giù dalla torre che hanno montato sopra la testa da centoquaranta. È straniero. 48 Con questo caldo non si respira, ma lui ride sempre. L’OPERAIO GIOVANE Che ci vuoi salire? IO Sto aspettando a mio zio... L’OPERAIO GIOVANE A che ci vuole? Lo seguo sulla scaletta di ferro e saliamo su a dieci metri, dove tutto sembra che balla. L’OPERAIO GIOVANE Ti scanti? IO No... L’OPERAIO GIOVANE O sai che tuo zio non c’è salito mai? IO Vero? Altre due rampe e arriviamo all’ultimo pianerottolo, dove il caldo non si può sopportare. In questi pochi metri il ricciolino s’è sistemato una brandina. IO Che dormi qui? L’OPERAIO GIOVANE Fin’a quando non macchina. stacca la IO A. L’OPERAIO GIOVANE D’estate lavora sempre, notte. giorno e La bolla arriva ancora calda, che a toccarla si lascia l’impronta. Poi le doghe di legno la piegano e la schiacciano, per farla arrotolare nella bobina. Ci sono vestiti buttati qua e là, foto e poche altre cose; anche un giornaletto con le donne nude, che il ricciolino si vergogna a farmi vedere e spinge con un piede sotto la brandina. Poi lo zio e papà ci chiamano e scendiamo giù. SCENA 44. ALLA PLASTICA (DALLO ZIO). ESTERNO GIORNO. Prima di salire in macchina, lo zio ci fa caricare due cassette con le 49 primizie. Ci ha l’orto dietro al capannone, con ogni bendidio, anche i banani; perché lui s’è scavato il suo pozzo con la trivella, e per l’acqua non deve passare il permesso a nessuno. Poi finalmente si parte. SCENA 45. IN MACCHINA. INTERNO/ESTERNO GIORNO. Papà e lo zio davanti, io e il ricciolino dietro. Aria condizionata. Musica. PAPÀ (All’operaio) Come si chiama? LO ZIO A che ci dai del lei? L’OPERAIO GIOVANE Rafat. PAPÀ Come? LO ZIO Diccelo in italiano. L’OPERAIO GIOVANE Rafel. LO ZIO (Scandisce) Rafele. L’OPERAIO GIOVANE A-fe-le. LO ZIO È o specialista grande. (A Rafat) l’hanno montata… d’a macchina Diccelo quando Rafat ride. LO ZIO Na gru Scicli. che si vedeva da tutto PAPÀ Vero? Stiamo scendendo alle serre, vicino al mare. La luce a quest’ora le fa sembrare un altro mare, più bianco e morbido di quello vero, che si stende a perdita d’occhio tra gli ulivi e i carrubi. LO ZIO (A Rafat) Che è qui? 50 RAFAT Più avanti... Guarda attento di là dalla strada, lo zio gli si volge interrogativo. RAFAT Piano... SCENA 46. STRADA, POI NEL VIGNALE, FINO ALLA CAVA. ESTERNO SERA. Papà rallenta e si ferma. Scendiamo. S’è alzato un po’ di vento e il sole comincia a calare. Si sentono solo i grilli. LO ZIO Avanti. Scavalchiamo il muretto e ci addentriamo nel vignale. Rafat ci porta giù, alla cava, dove c’è una grande casa abbandonata, tutta piena di erbazze, che neanche si può entrare. Le finestre coperte di plastica e lamiera, una porta arrangiata di eternit. Come arriviamo, vengono fuori i bicchi. A Rafat lo conoscono tutti. E anche allo zio: si danno la mano, si salutano. LO ZIO Vi presento a mio cognato... cercando per un lavoro... sta Papà se ne sta indietro, tutto intimidito, col suo sacchetto di pasta e scatolette. Mentre Rafat parla nella sua lingua aspra, che non si capisce niente. LO ZIO Stiamo cercando due, tre persone brave di muratura... (si aiuta a gesti) per fare na casa... Casa... comprì? C’è qualcuno che è pratico? Hanno alluciato il sacchetto di papà; lui prima esitava, diceva “piano... aspettate...”, poi s’è messo a distribuire, come Gesù ai poveri, e in un momento non c’era più niente. Lo zio continua il suo discorso ma qui sembra che muratori non ce n’è. Un ragazzotto ci dice di andarli a cercare nell’altra casa, dietro alla discarica. LO ZIO Sicuro? Pare di sì. LO ZIO Che è lontano? 51 RAFAT No... qui... LO ZIO A ormai che veloci, però. ci siamo... Avanti, SCENA 47. NEL VIGNALE, DALL’ALTRA PARTE DELLA CAVA. ESTERNO SERA. In fondo alla cava, dopo la discarica, c’è un’altra casa diroccata. Scendiamo cauti perché non si vede niente, e a terra è pieno di vetri e ferraglia. Come ci avviciniamo, un cane si mette a abbaiare; ha una corda stretta al collo che gli strozza la voce. Rafat chiama e viene fuori un vecchio. Gli andiamo incontro, i grandi si presentano e si danno la mano. Poi Rafat gli comincia a parlare della casa, sempre in arabo. Lo zio è nervoso perché ha fretta e perché non capisce niente. LO ZIO (Al vecchio) italiano? Che non parli IL VECCHIO No… LO ZIO Minchia... vi dovete imparare... che potete stare sempre ignoranti? Io me ne sto attaccato a papà. Ormai è buio. LO ZIO (A Rafat) casa...? Gliel’hai detto la RAFAT Sì. LO ZIO E che dice? RAFAT Sì... LO ZIO Ma n’ha fatte altre? RAFAT Lui proprio muratore. LO ZIO Ma no in Africa? RAFAT No, quand’era a Sciacca... 52 LO ZIO E come l’ha fatte? RAFAT Normali... come si fanno qui... Lo zio s’accende una sigaretta e ne offre anche a loro. LO ZIO Questa è una casa già cominciata... ci manca solo a soletta... Se lui è una cosa che se la sente... si prende a due persone... tre... quello che gli serve... e tutti i materiali ci pensiamo noi... Comprì? RAFAT E pe’ i soldi? LO ZIO A ora ci mettiamo d’accordo. Subito i soldi? SCENA 48. IN MACCHINA. INTERNO/ESTERNO NOTTE. Risaliamo la cava e ci mettiamo in macchina, noi, Rafat e il vecchio. Sento il suo odore aspro, il respiro pesante; e più mi faccio stretto nel sedile, più lui si allarga. Bisbiglia qualcosa a Rafat, che ride. LO ZIO Che dice? RAFAT Che la Libia non è Africa. LO ZIO A? RAFAT Siccome prima l’Africa... lei ha detto LO ZIO Ah... A che è? America? Rafat ride. RAFAT Vede che noi siamo chiari? L’africani so’ tutti scimmioni. LO ZIO Mio cognato è nato in Libia. RAFAT 53 Vero? PAPÀ Sotto la guerra. RAFAT Dove? PAPÀ Bengasi. RAFAT Ah. PAPÀ Ma neanche piccolo… me lo ricordo… ero LO ZIO Voi che siete di Bengasi? RAFAT No. E pronuncia un nome che non si capisce niente. SCENA 49. AGLI SCOGLI. ESTERNO NOTTE. Agli scogli si arriva dalla litoranea, passando per lo sterrato dietro allo stabilimento e addentrandosi tra le vigne per un duecento metri. Non c’è cancello, né niente. Papà lascia le luci accese, per rischiarare il grande fosso coi pilastri e le forme della soletta. Ha fatto in tempo a crescerci l’erba; e qua e là, nei buchi dei forati, gli uccelli hanno fatto il nido. A vederla così, a papà gli viene il veleno, perché pensa a tutti i soldi che ha perso o alle vacanze che non ci possiamo fare. RAFAT È grande... Parlotta col vecchio. Ora tutt’e due scendono nel fosso. E noi zitti a aspettare. LO ZIO Che dice? RAFAT C’è acqua... PAPÀ A unni? RAFAT Qua... sotto il cemento... PAPÀ 54 Come po’ essere? Scendiamo giù. La parete è asciutta ma accostando l’orecchio si sente l’acqua dentro gorgogliare. PAPÀ Non ce scavato... n’era LO ZIO Sss... (sorride) musica... quando Vi… hanno pare na SCENA 50. DALLA NONNA. INTERNO GIORNO. Il dottore Assenza è venuto a visitare la nonna, le ha trovato i polmoni pieni di catarro e un filo di febbre. S’è fatto dire dall’infermiere tutte le medicine che prende e gliene ha scritte altre, che la mamma è andata a comprare in farmacia. La nonna non ha detto neanche una parola; e come il dottore ha finito, si è coperta tutta col lenzuolo e si è voltata verso la finestra. Non aveva voglia di parlare. Però non voleva neanche che la lasciavo sola. Allora ho preso dal cassetto le foto dell’altro giorno e me le sono riguardate una a una, fino a quando lei s’è addormentata. SCENA 51. STRADA, DA FILINIA. ESTERNO GIORNO. Nella discesa di via Gaetano Modica vedo Filinia col motorino, tiene sotto il braccio un pacco di manifesti arrotolati, freschi di tipografia. Mi fa tanti salamelecchi, vuole sapere come sta la nonna e mi manda a salutare papà. IO Che me lo fai fare un giro? FILINIA Basta che non t’allontani. Mi lascia il motorino e se ne entra al laboratorio. Io faccio avanti e indietro per la via Cinquantotto, sfiorando le scale ogni volta che giro. Fino a quando Filinia s’affaccia e mi chiama. Ha preso un sacchetto con la fiamma ossidrica e una sbarretta di stagno, per andare a chiudere una cassa. E s’è messo la giacca, che gli dà un’aria un po’ più adatta alla situazione. Scendo dal motorino e lui sale. Accelera da fermo per sentire il motore che gira. FILINIA Che ci ho fatto qualcosa amico, che non mi saluta? al tuo IO 55 Chi? FILINIA A chi? Chi è il tuo amico? SCENA 52. DA BARTOLINO. INTERNO GIORNO. Sono andato a citofonare a Bartolino per le prove e sua mamma m’ha fatto salire. MAMMA DI BARTOLINO Vedi che ha scimunito. combinato sto Lo trovo buttato nel letto, senza forza, che ride. MAMMA DI BARTOLINO Cretino... si poteva intossicare... BARTOLINO Ciao. IO Ma che hai fatto? MAMMA DI BARTOLINO S’è ingollato lo iodosan... doveva fare gli sciacqui... si Bartolino ride. MAMMA DI BARTOLINO Sì, ridi, cretino... IO Ma perché l’hai bevuto? BARTOLINO Non lo so... MAMMA DI BARTOLINO A come non lo sai? Coi medicinali dovete stare attenti... nn’è che è la prima volta... IO Ti fa male? Scuote la testa. MAMMA DI BARTOLINO Se non ti passa dobbiamo andare all’ospedale a fare a lavanda gastrica. BARTOLINO A quale ospedale... 56 MAMMA DI BARTOLINO Allora bevi il latte. Ce n’è un bicchierone sul comodino. MAMMA DI BARTOLINO Angioletto... fallo convinto tu... Mi ci fa sedere vicino. Ma mi viene da ridere anche a me. MAMMA DI BARTOLINO Bevitelo. Che ti costa? Lui non dice niente e si volta dall’altra parte. E lei, sbuffando, se ne va di là. IO Cosa ti senti? BARTOLINO Nausea. La sua camera è sempre in ordine, non so come fa; il lettino tutto pulito, i quadretti alle pareti, le foto di quand’era piccolo. BARTOLINO Mi fai un favore? IO Sì. BARTOLINO Mi prendi quel L’enciclopedia medica? libro? Me lo indica sulla libreria, glielo prendo. Si diverte a guardare le arterie, le ossa, le foto della gente malata. Ora torna sua mamma, con un altro bicchierone di latte, che porge a me. MAMMA DI BARTOLINO Anche tu, tesoro... bevetelo assieme... ti piace il latte? Che posso dire di no? MAMMA DI BARTOLINO (A Bartolino) Forza, beve anche lui? vedi che lo SCENA 53. CHIESA. INTERNO GIORNO. Più ci avviciniamo alla festa e più il padre parroco è nervoso. PADRE PARROCO La faccia sempre seria... no che guarda di qua... uno uno che 57 ride... (a Galota) Che hai sentito tu? GALOTA Ma non stavo ridendo. PADRE PARROCO Quando si prega si guarda a terra. E alla processione si guarda la Madonna. Che avete capito? TUTTI Sì. PADRE PARROCO Riproviamo l’uscita. Torna all’altare, si genuflette, si rialza. PADRE PARROCO Prima la benedizione... poi il baldacchino... chi è che prende il baldacchino? Pattuallo s’era distratto. PADRE PARROCO Subito, alla prendere... benedizione lo devi Va a prenderlo dietro all’altare, ma non riesce ad aprirlo. Lo aiuta lui nervoso. PADRE PARROCO Dove ce l’hai la testa? Finalmente lo aprono. PADRE PARROCO La croce! IO Qui. Mi metto in testa al corteo. Gli altri hanno cominciato a muoversi. PADRE PARROCO Aspettate. Dovete venire dietro a noi, no davanti. Si fermano, tornano indietro. PADRE PARROCO Avanti. E ripartiamo. 58 SCENA 54. SACRESTIA. INTERNO GIORNO. Dopo le prove, il padre parroco s’è messo a confessare nella chiesa piccola. Per primo ha acchiappato a Pattuallo, che non si faceva un esame di coscienza da un anno. Lo teneva stretto per un orecchio, che malafigura, davanti alle femmine. E lui, mischino, la faccia pietosa, recitava tutte le salveregina della penitenza senza potersi muovere. Io mi stavo cambiando in sacrestia per andare a servire la messa prefestiva, quando me lo vedo arrivare, l’orecchio rosso come un peperone. Biascica ancora un salveregina, ma con tutte le parolacce in mezzo, per farmi ridere. E fa gestacci verso il padre parroco, pernacchie con la mano. PATTUALLO La prossima niente... volta non ci dico Gli è tornata quell’aria da sbruffone. S’affaccia dalla porta della sacrestia, verso la chiesa, a vedere che non arrivi nessuno. Poi apre l’armadio dove il padre parroco tiene le cose di chiesa, e sale su una sedia. IO Ma che fai? PATTUALLO Sss. Guarda se viene. Dal ripiano alto prende un pacchetto bianco, tutto chiuso incartato. Dentro ci sono le ostie grandi, quelle che il padre parroco spezza per sé alla consacrazione. Ne prende una bella manciata e scende giù. Nello sportellino basso c’è il vino. PATTUALLO Che viene? IO No. Bagna le ostie nel vino e se le mangia, sbrodolandosi tutto. “Il corpo e il sangue di Cristo... il corpo e il sangue di Cristo...”, e ride. IO Ma che sei pazzo? PATTUALLO I vuoi assaggiare? IO No, no… PATTUALLO A perché? 59 Esito. Lui insiste. E alla fine le provo anch’io. PATTUALLO Com’è? IO Buono. PATTUALLO Ha’ visto? Il sapore del vino è aspro e arriva fin dentro al naso. Pattuallo riapre il pacchetto e prende altre ostie. E ricominciamo. SCENA 55. CHIESA. INTERNO GIORNO. Quando entro a servire messa, sono rosso in faccia e ho la testa che mi gira. Là in fondo vedo la mamma, come tutti i sabati. Pattuallo, che per penitenza deve sentirsi anche la messa prefestiva, si è seduto al secondo banco, dietro alle monache: perché dice che porta fortuna toccarle il didietro. E alla consacrazione allunga la mano, con la scusa che s’inginocchia per pregare. Le vecchie cantano, la testa mi gira, devo stare attento a non cadere. Alla comunione entra papà. Si fa il segno veloce e va a cercare la mamma. Poi escono tutt’e due, senza neanche aspettare la benedizione. SCENA 56. A CASA. INTERNO NOTTE. Quando torno a casa trovo solo mio fratello, chiuso nella sua stanza, che ripete il greco. MIO FRATELLO La nonna all’ospedale. l’hanno portata IO Vero? MIO FRATELLO Hanno chiamato subito... a papà... subito IO Chi? MIO FRATELLO L’infermiere. respirare. Perché non poteva IO Ma come può essere? 60 MIO FRATELLO A così. Mio fratello è freddo una neve. ricomincia a studiare. Vado di là a prendere il telefono. Si china di nuovo sul libro e MIO FRATELLO Non ci telefonare! IO Perché? MIO FRATELLO Ha detto papà che si fa vivo lui dopo che la visitano. IO Ma torna? MIO FRATELLO A certo. SCENA 57. A CASA (SUL BALCONE). ESTERNO NOTTE. Me ne vado sul balcone, a aspettare che tornano. Passa un’ora, un’ora e mezzo, e ancora non arrivano. S’è fatto buio. Uno a uno ho visto uscire i ragazzi: prima Bartolino, col pallone, che s’è seduto sul muretto; poi Pinna, i Sabellini, Pattuallo e gli altri. Mi sono venuti a chiamare ma gli ho detto che stasera non scendo. Però sto a guardarli, mentre si passano il pallone nella piazzetta, giocando a chi lo tira più in alto: sfiorano i cornicioni, qualche finestra. E ridono. Poi arriva l’autobus e per dieci minuti si devono fermare. Attaccano bottone coll’autista: i Sabellini e “il cugino” Galota lo fanno parlare mentre Pinna, di nascosto, tira fuori un sacco dal cassonetto e lo lega al gancio di dietro. E quando l’autobus riparte, il sacco sbatacchia dappertutto per le curve della via nuova Sant’Antonio e si strappa, disseminando immondizia fino al corso. I ragazzi gli vanno dietro un bel pezzo, a ridere e a vociare. Poi sciamano verso l’oratorio e la piazzetta resta vuota. Ora finalmente vedo arrivare papà. SCENA 58. GARAGE. INTERNO NOTTE. Scendo veloce in garage. IO Papà! Mi saluta appena, tutto attento a non sbagliare la manovra. È solo. 61 IO E la mamma? PAPÀ Non viene, gioia, ci fa compagnia alla nonna. IO Ma che dorme lì? PAPÀ A certo. Che la può lasciare sola? IO Perché? Come sta? PAPÀ Bene. Anzi, ha detto di salutarvi… Spegne il motore e scende. IO Allora perché non torna? PAPÀ A il tempo che fa tutte l’analisi. Avete mangiato? IO No. PAPÀ Tuo fratello dov’è? IO A studiare. Papà sorride. PAPÀ Vieni, aiutami. Sgombera i sedili di dietro, li piega e li fa slittare in avanti, per fare spazio nel bagagliaio. Gli tengo lo sportello aperto mentre lui carica i sacchi di cemento che ha preso al consorzio. A ognuno che mette, la macchina se ne scende un poco. IO Che per quella cosa? Non dice niente. IO Io che ci posso venire? PAPÀ 62 A quali. IO Perché? PAPÀ Ti stanchi, a papà... fino a tardi... di sera... IO Non mi stanco... PAPÀ Aiutami qui... tieni forte... Tengo fermo il sedile mentre lui cerca di sistemare le pale e i secchi e gli altri attrezzi. IO Tanto posso dormire di mattina... PAPÀ Poi vediamo... E all’improvviso, mio fratello ci chiama dal balcone. MIO FRATELLO (fuori campo) Papà! Papà! PAPÀ Ooo! MIO FRATELLO (fuori campo) Papà! PAPÀ Che c’è? MIO FRATELLO (fuori campo) L’acqua! Si sente gorgogliare dentro i tubi, attraverso i muri. PAPÀ Mii, l’acqua... Lascia tutto, chiude il garage e ce ne saliamo veloci. Dai balconi le mamme stanno chiamando gli altri, “L’acqua, l’acqua!” e tutti corrono a casa. SCENA 59. A CASA. INTERNO NOTTE. Mi sono insaponato anche i capelli e ora mi risciacquo col filo d’acqua che esce dalla doccia. E neanche ho finito, che mio fratello entra dentro. Quest’acqua ci ha messo allegria. 63 Dalle finestre aperte delle altre case arrivano le voci, tutti svegli per l’acqua, tutti che gridano. SCENA 60. STRADA. ESTERNO GIORNO. La nonna la portano a casa nel pieno filinone, coll’ambulanza, e tutto il quartiere a guardare. L’hanno messa su una sedia e l’hanno salita fino al terzo piano, perché da sola non ce la faceva. SCENA 61. DALLA NONNA. INTERNO GIORNO. La intravedo dalla porta a fessura, quando la sistemano a letto, con la mascherina per respirare e la flebo. Sembra che non ci ha più forza, come la mettono sta. La mamma le aggiusta i capelli e le rimbocca bene il lenzuolo pulito, che profuma tutta la stanza. “Lasciamola dormire” dice all’infermiere, e tira giù la tapparella. SCENA 62. DALLA NONNA. INTERNO GIORNO. Il tavolo in cucina è pieno di medicine, l’infermiere se l’è sistemate come i soldatini. E si è portato una brandina pieghevole per stanotte, che ingombra quasi tutta la stanza del frigorifero, dove la nonna tiene la dispensa. Una valigia piccola con le sue cose, anche una camicia stirata per domani, perché è uno preciso, sempre in ordine, pulito pulito. Dalla finestra ho visto la mamma scendere giù, dove intanto papà s’era fermato a parlare coi barellieri. Poi l’ambulanza ha fatto manovra e se n’è tornata zitta zitta. Le finestre degli ultimi rimasti a guardare si sono chiuse, e nel quartiere è tornato il silenzio. SCENA 63. DALLA NONNA. INTERNO GIORNO. La nonna ancora non s’è svegliata. Mi siedo vicino al letto e aspetto. Sta dormendo colla bocca aperta, tutta abbandonata. L’infermiere entra per controllare la flebo. INFERMIERE È meglio che vai a casa... è troppo stanca... si deve riposare... Non dico niente. INFERMIERE Che m’hai sentito? Poi sveglia ti telefono. quando si Non dico niente. INFERMIERE Mi... testa dura sei... Se ne torna di là, a leggersi una rivista, sbracato sulla brandina. È un pomeriggio torrido, anche a stare fermi si suda. 64 Mi avvicino alla nonna, per vedere se respira: viva è viva, ma sembra attaccata a un filo. Sprofondata in questo sonno innaturale, chi sa cosa le hanno dato per farla dormire così. Nella penombra lo sguardo si fissa sul quadro del nonno, rischiarato dal piccolo lumino elettrico; tra la cornice e il vetro ci sono le piccole fotografie in bianco e nero degli altri parenti morti e le immaginette di san Giovanni Bosco e padre Pio. Si affaccia l’infermiere. INFERMIERE Senti, visto che ci sei tu… io quasi quasi mi vado a dare na rinfrescata. Ti ci posso lasciare solo? IO Sì. Torna di là. Si riveste. Si pettina i capelli col gel. Poi mi porge il suo numero di cellulare. INFERMIERE Qualunque cosa mi chiami. Sento chiudere la porta, i passi giù per le scale, poi silenzio. Goccia a goccia la medicina sta scendendo tutta. Suona il telefono, “Pronto?” ma nessuno risponde. Lei neanche s’è mossa. SCENA 64. STRADONE VERSO MARE, AGLI SCOGLI. ESTERNO NOTTE. Si può andare senza fari, c’è una luna grossa che rischiara tutto come a giorno. Agli scogli ci aspetta il vecchio. S’è portato un ragazzo, sempre straniero, che può avere sì e no quindici anni. Come arriviamo, accendono le lampare e si mettono a scaricare. Dall’altra volta è stato ripulito: hanno messo le forme di legno sopra i pilastri che fanno già figurare la soletta. Il vecchio porta papà giù nel fosso, per fargli vedere il lavoro, mentre il ragazzo comincia a impastare. Avevano già preparato uno spiazzo per metterci due grandi fusti con l’acqua; e ora lui si dà un gran da fare con la pala, con tutta la forza che ha. Là sotto sento il vecchio e papà ma non li vedo. Faccio il giro da dietro, da dove si apre la vista sul mare: sembra vivo stanotte, da come si muove, da come luccica, non ne vuole sapere di dormire. Lontano, là in fondo, c’è una nave che aspetta di entrare a Pozzallo a scaricare. Passano dieci minuti e papà torna su. PAPÀ Angiole’! 65 IO Sì! PAPÀ Che m’accompagni? Lo raggiungo in macchina. Ha già messo in moto. SCENA 65. ALLA PLASTICA (DALLO ZIO). INTERNO NOTTE. Alla Plastica ci aspetta Rafat. Ma s’è addormentato. L’operaio che ci ha aperto ride, “là sopra non sente niente…” E mentre papà carica i materiali che ci ha preparato lo zio, io salgo sulla torre a chiamarlo. Lo trovo steso sulla brandina, non so come fa a dormire col rumore e col caldo che c’è qua. Ha tante piccole foto, ci si è addormentato sopra. Devono essere i suoi parenti. Tutti in posa, tutti che ridono. Lo sveglio. IO Ciao. Salta in piedi. RAFAT Ciao… che è ora? IO Sì. Raccoglie in fretta le foto e le mette via. E subito scendiamo giù. SCENA 66. AGLI SCOGLI. ESTERNO NOTTE. Quando torniamo agli scogli, il ragazzo ha già fatto una montagna di cemento che fa impressione a vederla. Non perdono tempo. Rafat scarica i materiali dalla macchina e scende nel fosso col vecchio. Papà gli va dietro, anche se non capisce niente di quello che dicono. Poi finalmente cominciano. Con le tavole hanno fatto una discesa che porta la carriola nel fosso. Il ragazzo la riempie e Rafat la porta giù. Ma bisogna fare veloci, perché il cemento s’asciuga subito. Il vecchio là sotto ha quasi perso la voce a furia di urlare. SCENA 67. AGLI SCOGLI. ESTERNO NOTTE. Dopo due ore, tutto il davanti è fatto. “A va’, sedetevi un minuto…” fa papà, che ha portato un sacchetto con qualcosa da bere. I tre sono sudati e stanchi, non hanno neanche la forza di parlare. PAPÀ Acqua… tè freddo… che prendete? C’è 66 coca cola… Mette tutto lì davanti ma quelli si vergognano. PAPÀ Avanti, senza complimenti… (riempie i bicchieri) Nn’amu a festeggiari? Bevono. Io mi siedo vicino a Rafat. Mi sorride. Mi piacerebbe che mi dicesse qualcosa ma è timido come me. Ora si accende una sigaretta, e non c’è neanche il tempo di fumarla tutta che già ricominciano. SCENA 68. AGLI SCOGLI. ESTERNO NOTTE. Papà se la fuma poco più in là, sugli scogli, proprio in faccia al mare. Mi ci avvicino e mi ci siedo accanto. PAPÀ O vedi che bello, Angiole’? La mattina come ci svegliamo, ci laviamo la faccia a mare... E se c’è caldo ci portiamo a sdraio fuori e dormiamo qui... va’ che spettacolo... Comincio a essere stanco, sbadiglio. PAPÀ Che ci hai sonno? IO No... PAPÀ Stenditi un chiamo io... momento... poi ti Si toglie la giacca e mi ci fa appoggiare la testa. PAPÀ Ci hai freddo? IO No... Se ne sta lì ancora un momento, poi quando chiudo gli occhi torna dai muratori. È bello sentire le onde. Stare fuori così, senza pensare a niente. SCENA 69. AGLI SCOGLI. ESTERNO NOTTE. Mi sveglio all’improvviso, quando sento gridare papà. E subito corro. La soletta è caduta, piegata in mezzo, le forme non hanno retto il peso del cemento. 67 IO Papà! Papà! Non lo vedo. IO Papà! PAPÀ Lévati! Sbuca da dietro, con una pala. IO Che è successo? Scende giù e si mette a scavare dentro a una fessura che si fa sempre più piccola. È sconvolto, continua a chiamare, “Ooo! Ooo!” IO Ma che sono lì? PAPÀ Pigliami a luci! Gli vado a prendere una lampara. PAPÀ Vicino... qui... Ma anche con la luce non si arriva a vedere in fondo. Lui è dentro al fosso ormai fino alla cinta. Lascio a terra la lampara, piglio una pala e provo anch’io, come posso. Ma ora, dall’altra parte, un’altra forma si sbraca. E il cemento arriva come un’onda. IO Papà! Papà! PAPÀ Lévati! Torna fuori. È bianco come un lenzuolo, non l’ho mai visto così. PAPÀ Li senti? Non sento niente. PAPÀ Li senti o no? IO Mi sembra di no... 68 Gira intorno, a cercare un’altra fessura. E nella confusione inciampa e si strappa i pantaloni. Poi piglia di nuovo la pala, dà colpi nervosi sul cemento che si sta asciugando. PAPÀ Aiutami... aiutami... Ma io che posso fare? Non riesco neanche a muovermi. E lui non si ferma, con tutta la forza che ha, fino a quando la pala si spezza. SCENA 70. IN MACCHINA. INTERNO/ESTERNO NOTTE. Saliamo in macchina. Una manovra veloce e ce ne torniamo indietro. Papà non parla, accelera sullo stradone. E io zitto. Arrivati all’incrocio con la statale, si ferma e scende. Vomita. Lo vedo dallo specchietto. Poi torna dentro. È tutto sudato. PAPÀ O, Dio Dio... E ripartiamo. SCENA 71. ALLA PLASTICA (DALLO ZIO). ESTERNO NOTTE. Alla Plastica stanno ancora lavorando. Papà suona il clacson e s’affaccia l’operaio di prima. PAPÀ Che c’è mio cognato? L’OPERAIO Ancora non è arrivato... PAPÀ E quando arriva? L’OPERAIO Aveva detto mezzanotte... (guarda l’orologio) alle volte s’è appenniccato... vuole che ci telefono? PAPÀ No, no... L’OPERAIO Dieci minuti, un quarto d’ora, lo trova. PAPÀ Va bene. Allora torno. 69 L’OPERAIO Che ci devo dire cosa? PAPÀ No, no, grazie. SCENA 72. STRADA SOTTO CASA. ESTERNO NOTTE. Arriviamo a casa veloci. PAPÀ Non lo devi dire a nessuno, giurami che non lo dici a nessuno... IO Sì... PAPÀ Entra piano... se la mamma ti chiede, digli che sto arrivando... Mi fa scendere davanti al portone e riparte. SCENA 73. A CASA. INTERNO NOTTE. Entro senza accendere le luci e filo dritto a letto. C’è silenzio, si sente solo l’orologio della chiesa, ogni quarto d’ora. Poi suona il telefono. A quest’ora? Possibile che sanno già tutto? Mi metto la testa sotto il cuscino, più mi manca l’aria più me lo stringo addosso. Mi lascio andare, fino a sentire di colpo tutta la stanchezza. Se riuscissi a dormire... ci provo, ma gli occhi non si chiudono... se solo riuscissi a dormire, tutto sotto il lenzuolo, col cuscino sulla faccia, fermo, così. La campana della chiesa suona le due, le tre, poi non lo sento più. SCENA 74. A CASA. INTERNO NOTTE. Mi svegliano nel mezzo della notte. Fuori dalla mia camera tre o quattro facce del palazzo, ferme davanti alla porta, mi guardano senza parlare. Rumori nelle altre stanze, frasi sussurrate, un certo movimento. Entra papà, tutto scuro, vestito con la cravatta. Mi viene vicino. PAPÀ (Sottovoce) cosa... Ti devo vicino dire una Ma non riesce a parlare. Mi abbraccia, poi mi solleva e mi mette in piedi sul letto. Sono il più alto di tutti, sono il più piccolo, l’ultimo a sapere che 70 la nonna è morta. SCENA 75. A CASA. INTERNO NOTTE. In corridoio tutte le luci accese. Si spostano per farci passare, salutano a mezza voce, “condoglianze”, qualcuno mi bacia. Fino a quando entriamo in camera di mamma e papà. La persiana lascia passare solo un filo di luce, c’è un odore dolciastro nell’aria. La nonna l’hanno sistemata sul letto vestita, con un fazzoletto a tenere chiusa la bocca. Sembra più piccola. La pelle gialla come di cera. Le zie sono vicine, tutte vestite di nero. Anche la mamma, che mi abbraccia forte, “vieni tesoro…” e mi ci fa dare un bacio. MAMMA (Sottovoce) Dilla per la nonna. na preghierina Ce n’è di gente: i Melilli, la Candiano, le sorelle Materazzo. C’è Neli, in un angoletto, con un grande vaso di fiori sulle ginocchia. E i Palazzolo: lui così compito, tutto serio, ha imbellettato la moglie che sembra una maschera, e se ne sta a guardare chi entra e chi esce coi suoi occhi pietosi. Ma il primo di tutti è arrivato Filinia, per vestire la nonna prima che diventasse dura. Si dà un gran da fare al telefono, le carte, la chiesa, il cimitero; poi chiede permesso e porta dentro una ventola. E man mano che arrivano i fiori li sistema, lasciando in bella vista gli striscioni. Nessuno si capacita, come può essere? Che si muore così? C’è un bisbigliare confuso, interrotto a momenti da una forte soffiata di naso o da un singhiozzo. C’è chi dice che era malata e chi dice che stava bene. Chi racconta che l’aveva sentita al telefono fino all’ultimo “e aveva la voce serena”. Chi pensa che abbia sofferto in silenzio, che sapeva di morire ma non l’ha voluto far sapere a nessuno. Quella che tiene banco è la zia Carmelina, e a farle da spalla la figlia Anna, signorina attempata, impiegata alla Provincia a Ragusa. ZIA CARMELINA ...Se lo sentiva… ANNA A certo. ZIA CARMELINA …perché ha sistemato tutto... ha cambiato i lenzuola, s’è messa a vestina pulita... come se si voleva fare trovare, va’, tutta in ordine... ANNA A mischina. ZIA CARMELINA 71 S’è fatta u bagno… Anna scuote la testa. ZIA CARMELINA I stessi mutanni, puliti puliti. Agita forte il ventaglio, la zia. La faccia sudata, gli occhi colmi di lacrime. Però non ha perso il suo sguardo curioso, e se vede qualcuno che conosce, bisbiglia all’orecchio della figlia. Ora le fa cenno che è arrivata Santina, la sua collega alla Provincia. Anna le va subito incontro e si abbracciano. Quella scuote la testa, sospira. Non ci può credere. E noi si trattiene a forza le lacrime, perché a ogni persona che entra torna il bisogno urgente di piangere. Ci stringiamo, portano altre sedie. Vincenzino s’è messo a disposizione, “qualunque cosa…” gli dice a papà sulla porta. Ma papà è stordito. Ha gli occhi appannati come quelli di un cieco e non sembra più neanche capace di parlare. Lui lo abbraccia e lo bacia, “mi raccomando, Salvatore, me lo devi dire... qualunque cosa ti serve, sei come un fratello per me”. La Palazzolo, in mezzo al silenzio, senza motivo, s’è messa a ridere. E anche se tutti fanno finta di niente, suo marito si dispiace, “scusate” dice, e le tira il vestito e le torce il braccio per farla smettere. Ma lei non ci sente, anzi, si fa nervosa. E all’ultimo lui si alza “Basta, andiamo”, e se la porta via. SCENA 76. A CASA. INTERNO GIORNO. Mi lavo mentre c’è acqua. Dal rubinetto viene solo un filo e quando sono insaponato già s’è finita. Fuori dal bagno la signora Graziella mi ha aspettato per farmi fare colazione. SIGNORA GRAZIELLA Angioletto... vieni prendi qualcosa... tesoro... Mi porta in cucina, dove m’ha preparato il latte. SIGNORA GRAZIELLA Tuo fratello se n’ha preso bella tazza e due paste... una IO Ma ora dov’è? SIGNORA GRAZIELLA Da tua zia. Povero disgraziato, deve studiare. Ce la vuoi la macchia di caffè? 72 SCENA 77. STRADA. ESTERNO GIORNO. Scendo giù. Ma è presto, i ragazzi ancora non ci sono. Me ne sto solo col pallone, a farlo rimbalzare contro il muro. Senza che me ne accorgo mi vengono fuori le lacrime; e più le tengo più escono, come i rubinetti quando c’è acqua. La maglietta bagnata, il naso che cola, meglio che non mi faccio vedere. Giro dall’orto dei Palazzolo e scavalco il muro della Villa Cascino. SCENA 78. VILLA CASCINO. ESTERNO GIORNO. A quest’ora le suore portano fuori gli spastici. Li fanno giocare per come possono giocare loro, a battere le mani, a mettersi a trenino. E si divertono, sono tutti rossi dal ridere. Io me ne sto a distanza, tra gli alberi, dove non mi vedono. “Uuuno... duuue...” fanno le suore, nello sforzo di strapparli a quest’incoscienza, “Cooosì... treee, quaaattro...” e quelli ridono. Bartolino m’ha visto rispettoso, com’è lui. da lontano e m’è venuto a chiamare. Tutto BARTOLINO Ciao. IO Ciao. BARTOLINO Che sei solo? IO Sì. BARTOLINO Ho saputo di tua nonna... m’è dispiaciuto... (mi guarda impacciato, poi mi dà la mano e mi bacia) Tante condoglianze... IO Grazie… BARTOLINO Che vuoi venire, che stiamo facendo le squadre? SCENA 79. ALLA PIAZZETTA. ESTERNO GIORNO. Come ci hanno visto arrivare, i ragazzi hanno lasciato il pallone e ci sono venuti incontro. E subito tutti a chiedere della nonna. SABELLINI PICCOLO L’hai toccata? SABELLINI GRANDE 73 Com’è? PATTUALLO A come dev’essere. IO Fredda. SABELLINI GRANDE Fredda? PATTUALLO A certo. IO Come una statua... PINNA Che l’hai baciata? IO Sì... PINNA Vero? SABELLINI PICCOLO Mi... l’ha baciata... PINNA Non te n’ha fatto impressione? PATTUALLO A tanto ti lavi la bocca. SABELLINI GRANDE Te la sei lavata? PATTUALLO A certo che se l’è lavata. SABELLINI GRANDE Perché io ho visto un film che uno baciava un morto e gli venivano tutti i vermi… PINNA Dove? SABELLINI GRANDE Nella bocca… PINNA Vero? SABELLINI GRANDE Ma no subito… dopo tanti giorni… 74 mentre che dormiva… Mi prude la bocca, ma non me ne voglio fare accorgere. BARTOLINO Non può essere mai e poi mai. SABELLINI GRANDE Ma se tu manco l’hai visto? BARTOLINO Ma se uno è vivo i vermi non gli escono. SABELLINI GRANDE Chi te l’ha detto? BARTOLINO Nell’enciclopedia. SABELLINI GRANDE Mio fratello a l’aveva… due anni già ce SABELLINI PICCOLO Io? SABELLINI GRANDE (A suo fratello) Ora non ce l’hai più. SABELLINI PICCOLO Ma dove? SABELLINI GRANDE Ti uscivano quando cacavi. Tutti ridono, lui serio, “Vero” insiste. BARTOLINO Ma quelli non c’entra, sono gli stessi vermi. nn’è che PINNA A sempre vermi sono. BARTOLINO (A me) Tuo padre. IO Eh? Papà che sta uscendo dal garage. Gli vado incontro di corsa. IO Papà! Dove vai? 75 PAPÀ A prendere l’acqua. IO Ci posso venire? PAPÀ Non c’è bisogno. IO Perché...? PAPÀ T’ho detto no, a papà. IO Ma io ci voglio venire. PAPÀ Lasciami stare... E se ne va. SCENA 80. ALLA PIAZZETTA. ESTERNO GIORNO. La mezza mattina è passata a giocare, anche se non m’ha lavato la testa. Ho aspettato che tornava papà, ma ancora non è arrivato. Invece a mezzogiorno scende la signora Graziella e mi porta a casa a cambiarmi, perché pare brutto presentarsi alla gente tutto sudato. SCENA 81. A CASA. INTERNO GIORNO. Sono arrivati i parenti da Scicli, baci e condoglianze da tutti. La famiglia Iacolino al completo, le zie Bellini. I Pitrolo. Zia Jole e zio Paolino. ZIA JOLE Angioletto, che ci hai, tesoro...? IO Niente... ZIA JOLE A come niente...? Mi abbraccia forte. Ha qualcosa di zingaresco la zia Jole: i capelli neri arruffati, le labbra rosse, il modo di vestire. ZIA JOLE Sei caldo, tesoro mio... che non ti senti bene...? Mi tocca la fronte e le guance, si illumina dietro ai vetri spessi degli occhiali. 76 ZIA JOLE ...ma forse spavento... non è febbre, è Mi abbraccia di nuovo. Quasi soffoco nella sua acqua di colonia. SCENA 82. A CASA. INTERNO GIORNO. Zio Paolino è sempre alla ricerca di qualcuno a cui leggere il suo libro di poesie: la saga della Madonna delle milizie, che taglia la testa ai mori e salva tutta la Sicilia. È seduto in un angolo e fuma con aria da intellettuale; di tanto in tanto sfoglia il libro che conosce a memoria e se ne rilegge qualche pagina. Intanto arriva mio fratello: giacca, cravatta e bottone nero sul petto. Si prende le condoglianze come un grande, la faccia seria seria. Tutti gli dicono la scuola, di come è difficile il liceo e dei bei voti che ci ha. Troppo magro per stare in quel vestito, gli cade da tutte le parti; e il colletto lascia due dita di fessura che il nodo della cravatta non riesce a stringere. Con la scusa delle condoglianze, zio Paolino attacca discorso: “Tu che sei colto... te la posso leggere una cosa?” Se lo porta a sedere sul divano e comincia con la Madonna. Ogni tanto si ferma a spiegare, torna indietro e rilegge. “Hai capito?” gli fa, e lui che può dire di no? SCENA 83. A CASA. INTERNO GIORNO. La zia Jole s’è convinta che ho lo spavento. M’ha portato in camera e ha fatto un po’ di penombra, abbassando la tapparella a metà. ZIA JOLE Non ti preoccupare... niente... non ti fa Mi mette seduto. Poi fruga nella sua borsa e tira fuori un fazzoletto rosso, un rosario e un libretto sgualcito. Mi tocca ancora la fronte, mi guarda fisso nelle pupille. ZIA JOLE Come so’ lucidi... tesoro... Mi abbraccia e mi bacia di nuovo. Poi la porta si apre a fessura e zitte zitte spuntano le mie cugine. LA GRANDE Che state facendo? La zia tace. LA GRANDE Che possiamo stare? 77 ZIA JOLE Basta che non disturbate. Entrano e si vanno a sedere sul letto. Ora la zia prende il fazzoletto e me lo mette sulla testa, con un gran cerimoniale. ZIA JOLE (Alla grande) Che me chiamare a tuo cugino? lo vai a Lei si alza e corre. Mentre aspettiamo, la zia sfoglia il suo libretto, tutto scritto a mano, con preghiere segrete. Ora torna mia cugina con mio fratello. IO Che è arrivato papà? MIO FRATELLO No. ZIA JOLE Sss. (A mio fratello) Mi devi portare una candela. Un piattino con l’olio. E una tazza con un poco d’acqua. SCENA 84. A CASA. INTERNO GIORNO. La signora Graziella ha messo la tovaglia della festa e ha allungato il tavolo per far posto a tutti. Ha fatto accomodare le zie e per ultima la mamma, che non ne voleva sapere. MAMMA I bambini dove sono? SIGNORA GRAZIELLA Ora li vado a s’assetta. chiamare. Lei MAMMA E mio marito? SIGNORA GRAZIELLA Dice che andava per l’acqua... MAMMA ‘N ci poteva mandare a qualcuno...? SIGNORA GRAZIELLA Gliel’ho detto... Già da stamattina hanno cominciato a portare il mangiare. I vicini, i parenti stretti, gli amici. C’è chi ha fatto arrivare le teglie direttamente dalla rosticceria. MAMMA 78 Questi chi li ha portati? SIGNORA GRAZIELLA La signora Lidia. E questo ce lo manda Doria. Una grossa anguria, lavata e lucidata, profumatissima. MAMMA Il ragioniere? SIGNORA GRAZIELLA No, Giacomo. MAMMA Bi. SIGNORA GRAZIELLA L’è andato a prendere mercato... apposta al MAMMA Quanto disturbo... SCENA 85. A CASA. INTERNO GIORNO. La zia Jole m’ha appoggiato sulla testa la tazza con l’acqua. Ora ci versa l’olio del piattino, che subito si raccoglie in grandi bolle. ZIA JOLE (A mio fratello) Vedi, vedi? Lui allunga il collo e guarda nella tazza. ZIA JOLE Vedi come si fa piccolo l’olio? E subito comincia a mormoriarsi, una specie di preghiera che non si capisce, e gira gli occhi all’aria come una Madonna. Mentre io sto fermo e zitto, e le mie cugine a guardare. ZIA JOLE Ti sembra che ti sta passando? Faccio una smorfia, non lo so. ZIA JOLE Ti ci devi impegnare anche tu... devi convincerti a farlo uscire... Mi tocca la fronte. ZIA JOLE Già mi sembri meno caldo... Per fortuna arriva la signora Graziella, tutta rispettosa, per dirci 79 che è pronto a tavola. SCENA 86. A CASA. INTERNO GIORNO. A parte il nero del vestito, le zie hanno una bella faccia rossa e salutiva, che le fa sembrare più giovani; o forse è la fame, visto che sono qui da stamattina e non hanno ancora toccato niente. ZIA CARMELINA ...per la sua età, poi, lucida... ANNA Uuu... precisa... non ci scappava niente... ZIA CARMELINA Tutto tutto si ricordava... potevi domandare na cosa cinquant’anni fa... ci di SIGNORA GRAZIELLA Avanti, accomodatevi... Ci sediamo. La signora Graziella fa le porzioni e sua figlia ce le porta a tavola. MAMMA Questa chi la manda? SIGNORA GRAZIELLA I Pluchino... MAMMA L’hai ringraziati? SIGNORA GRAZIELLA A. MAMMA Poi ci telefono. Fanno tutti i puliti, a ogni piatto che arriva dicono “A me di meno…”. E la signora Graziella, che dice a tutti sì, poi fa le porzioni uguali. Ci sono apprezzamenti da una parte all’altra della tavola, si sente il sapore dell’uovo nella pasta e lo stratto che dà sapore al sugo. Ma dopo i primi bocconi il pensiero torna alla nonna. ZIA CARMELINA …Se nn’era per poteva andare vent’anni? sti polmoni, ‘n avanti ancora ZIA ANTONIETTA Anzi, nella disgrazia, è fortunata. Quanti ce n’è... stata ZIA CARMELINA 80 Mio nipote mischino... ANNA Bi... povero cristo... ZIA JOLE Il Signore rende quello che uno dà. Perché la sofferenza la dobbiamo pensare come un debito che ci togliamo. Lei vuol dire che debiti non ne aveva. ZIA CARMELINA E mio nipote che debiti ha? ZIA JOLE Ma no debiti di soldi... ZIA CARMELINA Ho capito. Ma persona... na gran brava ZIA JOLE Non lo so, non lo conosco... ZIA CARMELINA Glielo lo dico buttato in un pena... io... otto anni letto... fa na ZIA ANTONIETTA Forse se l’è dimenticato... ZIA JOLE Dimenticarsi non si dimentica a nessuno. Lì è l’imperscrutabile... ZIA CARMELINA A zonna. ZIA JOLE ...non ci possiamo arrivare perché... però un motivo c’è... al La zia Carmelina scuote la testa. ZIA JOLE Magari deve dire una parola a uno... e fin’a quando non gliela dice non se ne può andare. ZIA CARMELINA Ma quello neanche parla più... ANNA Mischino... 81 ZIA JOLE Na parola per dire... ZIA CARMELINA Da settanta trentadue... chili che era, è ZIA ANTONIETTA Trentadue? ZIA CARMELINA A come? E padre di figli, anche. Nel mezzo del discorso affarato di caldo. arriva lo zio. Tutto colante di sudore e LO ZIO Buongiorno. ZIA ANTONIETTA O, Miche’... Tutti salutano. Qualcuno fa per alzarsi. LO ZIO Comodi... comodi... Lui si piega a dare un bacio alla zia. ZIA ANTONIETTA Ero in pensiero... traffico? chi c’era LO ZIO Puu... SIGNORA GRAZIELLA Che ha mangiato, ragioniere? LO ZIO Ma non so neanche se ci ho fame... SIGNORA GRAZIELLA A come non ci ha fame... Ci si stringe apparecchia. tutti per fargli posto e la signora Graziella gli LO ZIO E Salvatore? MAMMA Ora arriva. l’acqua. È andato a prendere LO ZIO A che ci doveva andare lui? 82 Si siede. Beve un bicchierone d’acqua fresca senza prendere mai fiato. Si asciuga la fronte e il collo col fazzoletto, tutti guardano a lui. Intanto arriva la sua pasta al forno. Si sbottona, mette sul tavolo il telefonino e comincia a mangiare. ZIA ANTONIETTA (Sottovoce) salutata... Neanche l’hai LO ZIO Bi, vero... Si alza e va di là. ZIA ANTONIETTA Dalle quattro uscito... stamattina che è ANNA Mischino... ZIA ANTONIETTA Sempre a conto loro: non c’è festa, non c’è domenica... ZIA CARMELINA È lavoro... ZIA ANTONIETTA Ma che è vita che si po’ fari? SCENA 87. A CASA. INTERNO GIORNO. Dopo mangiato me ne vado sul balcone a aspettare papà. La mamma è in pensiero, “Ma perché tutto sto tempo?”, ha provato a cercarlo al telefonino e non risponde. A quest’ora in piazzetta non c’è nessuno, solo l’autobus fermo al capolinea, con le portiere aperte e l’autista che dorme. Mio fratello saluta e se ne torna dalla zia a studiare. La zia Carmelina cerca di convincere la mamma a riposarsi un momento, che le farebbe bene, ma lei non ne vuole sapere. Però almeno si distrae, con le curiosità della zia che la riportano nel mondo. “Che belle ste tende, come l’hai lavate?”, “e il pavimento, lucido... che cera ci metti...?”, si aggiorna sui prodotti, quanto costano, dove li va a comprare. Finalmente dalla punta della strada vedo arrivare papà. SCENA 88. GARAGE. INTERNO GIORNO. Faccio una corsa giù per le scale e gli vado incontro in garage. PAPÀ Che è arrivato lo zio? 83 IO Sì. È ancora nervoso. Gli lascio finire la manovra. IO T’aiuto? PAPÀ Eh? Apro dietro, ma l’acqua neanche l’ha presa. Invece ci sono gli attrezzi che avevamo lasciato agli scogli, le pale e i secchi e le altre cose. PAPÀ Lassa stari! SCENA 89. A CASA. INTERNO GIORNO. Con la scusa che dovevano parlare, si sono chiusi nello studio, lui e lo zio; e a me non m’ha detto né come stavo né niente. “Che non mangi?” gli chiede la mamma da dietro la porta, ma lui fa finta di non sentire. “Salvatore?” insiste lei, “Salvatore?”, e lui si mette a gridare “Lasciami in pace!”, che lo sentono anche dalle scale. SCENA 90. A CASA. INTERNO GIORNO. La nonna ha preso la forma del suo stare distesa, sembra più larga, come una marmellata. L’odore dell’aria è dolce ma un dolce che dà nausea. E la ventola continua a girare. Neli è rimasto qui seduto da stamattina, coi suoi fiori sulle ginocchia. Gli occhiali appannati dalle lacrime, non ha detto una parola. La signora Graziella ha provato a fargli mangiare qualcosa, a farlo convinto in tutti i modi, ma non c’è stato verso. Ora il viavai ricomincia. Sono tornati i Melilli e le sorelle Materazzo, si sono seduti dov’erano prima. E ripartono con la stessa tiritera, che la nonna la conoscevano da una vita e se la ricordano bambina in piazza Corrado Rizzone. La zia Jole mi viene a toccare la fronte, “Mi sembri di nuovo caldo...”, “No, sto bene...” le dico e vado a chiudermi in camera. SCENA 91. A CASA. INTERNO GIORNO. La testa mi gira, ho gli occhi pesanti, quasi quasi mi metto a letto, dieci minuti. Mi tolgo le scarpe, tiro giù la tapparella e mi stendo vestito. Dieci minuti, non di più. SCENA 92. A CASA. INTERNO NOTTE. Mi sveglia il rumore dell’acqua. È notte. I tubi gorgogliano d’aria, poi arriva un gocciolio che s’ingrossa, e subito tutti si alzano a riempire i secchi, anche papà che si era steso 84 sul divano, e le vecchie pagate per il rosario. La loro litania riprende quando ci rimettiamo a letto. Ma io non ho più sonno. Sento la campana della chiesa ogni quarto d’ora, l’una, le due, il mormoriare delle vecchie e poi neanche più quello. C’è silenzio, tutta la casa è addormentata. SCENA 93. STRADA. ESTERNO NOTTE. Esco. La nottata è tranquilla, nessun rumore, neanche da lontano. Me ne sto a palleggiare contro il muro, ma il pallone fa un rumore enorme, sembra che rimbomba per tutto il paese. Mi siedo sul muretto. Chiudo gli occhi senza pensare a niente, forse mi viene da dormire. La Palazzolo è scappata e va su per le scale mezza nuda, col marito che la va a cercare in pigiama. E chiama e chiama, come un lamento. SCENA 94. GARAGE. INTERNO NOTTE. Entro nel garage. Papà ha fatto lavare la macchina. L’ha liberata dai materiali e ha rimesso a posto il sedile. Ha fatto sparire tutto, non ci sono più neanche gli attrezzi. Salgo sul motorino di mio fratello. Se non fosse chiuso mi farei un giro. A quest’ora non mi vedrebbe nessuno. SCENA 95. A CASA. INTERNO NOTTE. Torno a casa, a vedere se trovo la chiave. Apro piano la porta della camera di mio fratello. Sta dormendo pesante, tutto abbracciato al cuscino. Cerco nel cassetto del comodino, sulla scrivania, nelle tasche dei pantaloni: e finalmente la trovo. SCENA 96. STRADE. ESTERNO NOTTE. Non c’è bisogno di accenderlo subito. È tutta discesa, per la via nuova Sant’Antonio e fino al corso. SCENA 97. STRADE. ESTERNO NOTTE. Accelero. Sento il tiepido sulla faccia, i capelli sventolati, l’aria dappertutto. “Ora torno indietro” penso, “torno indietro” e invece salgo alla Sorda, fino all’incrocio. Accelero, “ora torno indietro” e invece sono già sullo stradone che porta a mare. SCENA 98. STRADONE VERSO MARE. ESTERNO NOTTE. Man mano che scendo si allontanano le luci del paese. La luna si riflette sulla plastica delle serre e sulle piccole foglie degli ulivi. 85 L’aria si fa umida, mi fa sudare. All’ultima curva, prima dello sterrato, faccio per tornare indietro. Ma ormai sono qui, la devo vedere. Giro intorno all’incrocio, una, due volte, poi spengo il motorino e scendo. SCENA 99. STERRATO AGLI SCOGLI. ESTERNO NOTTE. Sullo sterrato sento solo i miei passi. Hanno preso a abbaiare dei cani lontano. Il mare sembra d’argento tutto illuminato, fa piccoli spruzzi nel sonno. C’è una nave lontanissima colle luci accese. E il mio cuore, pum pum, come un tamburo, mentre mi avvicino alla casa. Ora la vedo, tutta piegata, pare anche più piccola di ieri. Il cemento è duro, qua e là spuntano i ferri dei pilastri e le tavole della forma. Poi un rumore, zitto, chi è?, un soffio, un vocino sottile. Mi volto e vedo che dietro all’albero grande c’è un’ombra: pare il vecchio, come mi vede scompare. Ma forse no. SCENA 100. STRADONE. ESTERNO NOTTE. Dopo la curva c’è un filo di luce. Via via, prendo il motorino e sono già sullo stradone. Via veloce, ora non mi prende più. SCENA 101. A CASA. INTERNO NOTTE. Mi ficco a letto, la testa sotto il cuscino, coperto tutto. E nel silenzio la porta si apre piano ed entra la nonna, con ancora il fazzoletto dei morti. Si avvicina. Strizza gli occhi, non mi ha riconosciuto. Poi sbotta in un sorriso. NONNA Ah! Che sei tu? Viene a sedersi sul letto. NONNA Cercavo la mia casa... giravo... e non mi trovavo... che ne sapevo che ero qui? La testa se ne sta andando. Si muove a scatti, come una mosca, parla da sola. NONNA Che te la fai una partita? E tira fuori le carte. Sembrano scolorite. Fotografie, dove invece delle figure c’è lei giovane, coi nonni e papà bambino. E anche il neonato composto in una piccola bara, di cui si vede solo il faccino tra i merletti. 86 NONNA Carluccio... anima mia... Le si fanno gli occhi lucidi. NONNA Che poteva avere...?, anno... piangeva bombardamenti... neanche per un i Giorno e notte, non ci poteva pace... mio marito s’arrabbiava, “fallo stare zitto!”, perché non riusciva a dormire, ma io che ci potevo fare? Bacia la foto con tutta la forza che ha, quasi la strappa. NONNA Si faceva tutto mia... tesoro... rosso... anima Il comandante diceva “Donne, fateci vedere i bambini dal finestrino...”, perché il giorno prima avevano fatto cadere un aereo, “...fateci vedere i bambini...” ma quelli bombardavano... Il bombardamento la scuote ancora, gli occhi le si rovesciano e dal bianco viene fuori un mare di lacrime, che bagna tutto il lenzuolo. SCENA 102. A CASA. INTERNO GIORNO. La signora Graziella era venuta per svegliarmi e m’ha trovato tutto bagnato nel letto. SIGNORA GRAZIELLA Angiole’... Ma che hai fatto, tesoro...? Viii... guarda... tutto bagnato... Non ti sei accorto? Mi bacia affettuosa. Mi abbraccia. SIGNORA GRAZIELLA Non ti preoccupare... non diciamo niente a nessuno... Chiude la porta. Cerca nei cassetti un’altra canottiera e un paio di mutande, e mi fa spogliare. Tira via le lenzuola sporche e se le porta di là. Dopo un minuto mi manda a sua figlia, col cambio pulito. E mentre ancora mi sto vestendo quella si mette a fare il letto. Ha un occhio curioso, come sua madre. Le avrà detto che mi sono fatto 87 addosso. Vergogna. Ma io me ne sto per i fatti miei, come se neanche ci fosse. E lei, tutto d’un colpo, dice “La vuoi vedere una cosa?” Mi guarda con un mezzo sorriso. Chiude la porta. LA FIGLIA DELLA GRAZIELLA Però non lo devi dire a nessuno. Si avvicina. Anche nella penombra ci si vede. Si volta, solleva la gonna e si abbassa le mutandine, mostrandomi il sederino tondo e bianco, ben spaccato, come un frutto di martorana. LA FIGLIA DELLA GRAZIELLA Guarda bene... Mi prende la mano e mi fa toccare una treccina di pelo scuro, stretta da un fiocchetto. IO Cos’è? Si ritrae. IO No... fammi vedere... LA FIGLIA DELLA GRAZIELLA Giura che non lo dici a nessuno. IO Giuro... Si scopre di nuovo e vedo bene: non ci posso credere, ha la coda. IO Ma che è vera? LA FIGLIA DELLA GRAZIELLA A che è finta? La tocco di nuovo, è proprio attaccata, non è uno scherzo. LA FIGLIA DELLA GRAZIELLA Lo sai che porta fortuna...? Ma in quel momento torna sua madre. SIGNORA GRAZIELLA Che state facendo? LA FIGLIA DELLA GRAZIELLA Niente... Si rassetta veloce e fila via in cucina. Mentre io sono tutto rosso vergognato. 88 SIGNORA GRAZIELLA Vestiti. SCENA 103. A CASA. INTERNO GIORNO. La nonna ha preso a gonfiarsi, la pelle tutta tesa come un pallone; forse il caldo, forse le medicine rimaste dentro al corpo. E Filinia ha portato un’altra ventola, la sua personale. Mentre facevo colazione c’è stato tutto il discorso della tomba. Già ieri Vincenzino l’aveva detto a mezza voce, al ritorno da Siracusa; e oggi, per bocca della zia Carmelina, è tornato fuori. Hanno chiamato a papà e si sono seduti in cucina a parlare. ZIA CARMELINA ...A mia m’ha scusari, Salvatore... mi pare tanto brutto... PAPÀ A perché? ZIA CARMELINA A perché io con tutto il cuore Aurora... lo sai... come una sorella... ANNA Bi, a zia... ZIA CARMELINA Ma siccome nun n’amu mai parlato, ora com’amu a fari? Solo otto ce n’è. O ci spostiamo noi... PAPÀ Neanche per scherzo a diri... ZIA CARMELINA Ma non c’è niente di male... PAPÀ Non se ne parla. È giusto metà e metà. L’avevano comprata con lo zio... ZIA CARMELINA Quante volte ce l’ho detto, “viri se Carluccio si può spostare col nonno... tantu na cascitedda...”, almeno si libera un posto... così siete quattro voi e quattro noi... VINCENZINO Ma lei mischina ci toccare a Carluccio. facìa pena ZIA CARMELINA 89 A nn’o saccio. Io poi non so voi come vi siete regolati... ma Maria, quando sarà, fra cent’anni... ‘n voli stare vicino a te? PAPÀ A certo. ZIA CARMELINA E allora n’altri due posti. VINCENZINO Mentre noi ci mettiamo Anna, se non si sposa... a mamà e ANNA Chi te l’ha detto che non mi sposo? VINCENZINO Allora che ci aspetti? ANNA Ma fatti i fatti tuoi... Nel mezzo del discorso è arrivata la signora Graziella, per dire a papà che è venuto a cercarlo un carabiniere. Lui si fa tutto bianco, “scusate”, si alza e gli va incontro all’ingresso. SCENA 104. A CASA. INTERNO GIORNO. È l’appuntato Di Giacomo, che abita nel palazzo della nonna. Si presenta con una teglia di bollito e in mezzo alle condoglianze dice di dargli una scaldata prima di mangiare. PAPÀ Bi… quanto disturbo... APPUNTATO DI GIACOMO O... si figura... SIGNORA GRAZIELLA Ci offriamo un café? APPUNTATO DI GIACOMO No, grazie... ho il collega sotto che m’aspetta... SIGNORA GRAZIELLA A u po’ fari accianari... APPUNTATO DI GIACOMO Perché siamo in servizio... SIGNORA GRAZIELLA A. APPUNTATO DI GIACOMO (fuori campo) 90 Però ci tenevo la signora Aurora... sempre gentile... non ce n’erano come lei... Si toglie il cappello e la va a salutare. Resta all’inpiedi davanti alla porta, giusto un momento. Poi veloce se ne va. Papà lo accompagna sul pianerottolo. Di nuovo condoglianze, “Grazie, arrivederci...”. E quando è rimasto solo, invece di tornare in cucina a riprendere il discorso con la zia Carmelina, s’è concesso una sigaretta. Io l’ho visto solo e mi ci sono avvicinato. IO Papà... PAPÀ Che c’è? Balbetto indeciso. PAPÀ Veloce a papà, che non ci ho tempo. Sbotto a piangere, lacrimoni grossi e singhiozzi, il cuore forte forte. PAPÀ Tesoro... che ci hai? IO L’operai... PAPÀ Cosa? IO L’operai... PAPÀ Che operai? IO Della casa. PAPÀ Ah... Si china su di me, mi abbraccia e abbassa la voce. PAPÀ E l’amu tiratu fora... IO Vero? PAPÀ 91 Co’ zio. IO Quando? PAPÀ Aieri. Solo non ce la facevo... IO Ma come avete fatto? PAPÀ Co’ i pali. A scavare… IO E che erano vivi? PAPÀ A certo... Mi abbraccia più forte. PAPÀ Che li Stunatu... lasciavo là sotto? Mi guarda fisso negli occhi. Mi asciuga le lacrime. PAPÀ Non ci pensare a mare, L’hai detto a nessuno? a papà. IO No. PAPÀ Sicuro? Faccio di sì con la testa. PAPÀ Sei grande. Manco mi pare vero. Mi ricordo quand’eri tanto. SCENA 105. ALLA PLASTICA (DALLO ZIO). INTERNO GIORNO. Mentre lo zio faceva i conti, s’è presentato l’operaio con un sacco di plastica, di quelli neri del comune, pieno di vestiti e di carte e di altre cose. L’OPERAIO Ecco, ragioniere. LO ZIO Ah, grazie. Non ha alzato neanche la testa. 92 L’operaio ha lasciato il sacco in un angolo, vicino alla porta, e se n’è tornato al lavoro. Poi, quand’è arrivata l’ora di mangiare, lo zio ha caricato il sacco in macchina e se n’è sceso a Pozzallo. SCENA 106. STRADA, SCOGLI. ESTERNO GIORNO. Dopo la spiaggia di Raganzino, lo zio ha parcheggiato sulla statale. Ha preso il sacco dal bagagliaio e se l’è portato a piedi agli scogli. C’era qualche pescatore, qualcuno che prendeva il sole. Lui ha camminato fino a dove non lo vedeva nessuno; e lì ha rovesciato il sacco nell’acqua. SCENA 107. A CASA. INTERNO GIORNO. Puntuale alle due è arrivato Filinia a chiudere la cassa. La mamma ha avuto un tremito e ha ricominciato a piangere quando lui ha saldato il coperchio di alluminio e ha stretto con le viti quello di legno; e tutti ci si è raccolti intorno alla cassa, affollando la camera, quasi a non volerla fare uscire. Ora o mai più, penso in silenzio, se vuoi svegliarti devi farlo ora. Ma la nonna non si sveglia. La caricano a spalla e la portano giù per le scale, attenti a non rovinare i muri ripitturati freschi. SCENA 108. STRADA, FUORI DALLA CHIESA. ESTERNO GIORNO. Andiamo a piedi fino in chiesa, la gente che guarda affacciata ai balconi. Il padre parroco ci sta aspettando. Apre lui stesso la porta. PADRE PARROCO (Sottovoce) Una parola per tutti... (attira l’attenzione con un gesto) Per favore... una cortesia vi chiedo. Siccome che abbiamo fatto pulire per la festa... e dentro ci sono tutti i fiori... se potete avere riguardo... “Sì”, “Certo” annuiscono tutti. PADRE PARROCO Anche le candele non l’ho potute accendere per la cera, però ci sono quelle elettriche. “Va bene”. PADRE PARROCO Allora mi raccomando a voi. E ci fa entrare. SCENA 109. CHIESA. INTERNO GIORNO. 93 Alla nonna sarebbe piaciuto con tutte le candele accese, no questa cosa di nascosto che sembra che diamo fastidio. E anche se è pieno di fiori, sono ancora tutti coperti colla plastica per non farli rovinare. Sembra di plastica anche la signorina Iabichella, che come entriamo attacca la musica. Il padre parroco va veloce, le letture, la predica, la benedizione, e alle quattro è già finito. Come sempre, al vangelo ha letto la storia di Lazzaro, che ogni volta mi fa rizzare le carni. PADRE PARROCO Perché è risorto Lazzaro? Perché ha creduto! Come la nostra sorella Aurora... non è morta... è in una vita più grande, che non finisce mai... dove un giorno tutti ci ritroveremo... SCENA 110. FUORI DALLA CHIESA. ESTERNO GIORNO. Fuori c’è la macchina nera con la croce. Stiamo zitti e evitiamo di guardarci, ognuno per i fatti suoi. Il tempo di caricare la cassa e di farsi fare le condoglianze; poi ci muoviamo anche noi. SCENA 111. STRADA FINO AL CIMITERO, CIMITERO. ESTERNO GIORNO. Filinia ha fatto strada col motorino fino al cimitero, dove ci aspettano i muratori. Hanno impastato quel po’ di cemento che serve a murare la cassa, e tempo due minuti la nonna è sprofondata nell’aldilà. Noi siamo rimasti un po’ lì, senza sapere cosa fare. Salutare ci eravamo salutati, ma andarcene subito ci pareva brutto. Io guardavo le lapidi e facevo il conto degli anni. Le facce, le foto scolorite, i fiori. C’erano persone che cercavano i loro morti e non li trovavano; dicevano “Ma dov’è? Sicuro che è qui?”, e giravano avanti e indietro, con quel caldo, tutti vestiti di nero. Al cancello mi s’è avvicinato Bartolino, con suo papà. Li avevo già visti in fondo alla chiesa, un po’ in disparte, con quel fare pulito che hanno loro, per non disturbare. BARTOLINO Che ci vuoi venire a casa mia? IO Ora? BARTOLINO Sì. Già a tua mamma gliel’ho detto. SCENA 112. DA BARTOLINO. INTERNO GIORNO. 94 Mi trattano tutti bene, mi fanno sentire il privilegio di essere a lutto. La mamma di Bartolino m’ha fatto trovare per merenda una grande guantiera di paste, e coca cola e succo di frutta. E non posso assaggiare niente che subito mi chiede “ti piace? Ne vuoi ancora?” e io non riesco a dire di no. M’ha domandato tutto, della chiesa, del funerale, chi c’era e chi non c’era. S’è scusata tanto che non è potuta venire, “Poi ci faccio a visita a tua mamma… lei lo sa l’impegno che avevo.” SCENA 113. DA BARTOLINO. INTERNO GIORNO. Con Bartolino mi trovo bene, forse è il meglio amico che ho. Però non ci riesco a parlare. Ogni tanto gli dico “ho un segreto”, e lui “io pure” e tutto finisce lì. IO Sai la signora Graziella?, quella che ci lava a terra? Sua figlia... però non lo devi dire a nessuno... giurami che non lo dici... BARTOLINO Giuro... IO Sai che ci ha la coda? BARTOLINO Eh? IO Vero, me l’ha fatta vedere. BARTOLINO La coda? IO Tutta di pelo, se la arrotolata nelle mutande... tiene BARTOLINO Ma come può essere. IO Ti giuro, gliel’ho toccata... pare na scimmia... ma sua mamma non gliela taglia perché dice che porta fortuna... Tutto serio, va a prendere l’enciclopedia medica. C’è la spiegazione di tutte le code: placcate, prensili, squamose, ma di persone che ce l’hanno non dice niente. IO Te lo giuro quant’è vero dio... 95 BARTOLINO Forse è la prima. IO Eh? BARTOLINO Che gli cresce la coda. IO La prima in tutto il mondo? Continua a leggere, perché la coda è anche figurata: del treno, del corteo, dei capelli... BARTOLINO Gli possiamo scrivere. IO A chi? BARTOLINO All’enciclopedia. IO E poi? BARTOLINO A niente. IO Che gli scriviamo? BARTOLINO Che in Sicilia c’è una bambina con la coda. Però non se la deve tagliare. IO A penso che non se la taglia... BARTOLINO Capaci che vengono fotografia... a fare la IO A noi? BARTOLINO A lei. Che c’entriamo noi? Ora sua mamma televisione!” ci chiama, “Presto! Venite! C’è Pozzallo alla SCENA 114. DA BARTOLINO. INTERNO GIORNO. 96 Il telegiornale fa vedere il corso, la torre, la spiaggia di Raganzino. Perché stanotte la Capitaneria di porto aveva avvistato un barcone di stranieri, e neanche il tempo di mettersi in mare che l’hanno vista piegarsi su un fianco, dolce dolce, e colare giù. I corpi che hanno recuperato li hanno chiusi in lunghi sacchi di plastica e li hanno messi in fila sulla banchina, ce ne vorranno di ventole per tenerli al fresco. E a spiaggia il mare ha restituito scarpe spaiate, vestiti e qualche borsa: una l’hanno aperta davanti alla telecamera, era piccola e leziosa, con dentro tutte quelle cose da donna. C’erano anche fotografie, mezze mangiate dall’acqua, di gente che sorride, grandi e bambini, gente come noi. Le hanno stese al sole per farle asciugare. E in mezzo a queste, m’è parso di riconoscere anche quelle di Rafat. SCENA 115. A CASA. INTERNO NOTTE. Di sera a casa c’è ancora pieno di gente, i palazzo, che entrano e escono come a casa loro. vicini e quelli del La zia Jole sta visitando la signora Graziella, che da ieri le è uscito uno sfogo sotto le ascelle e deve tenere le braccia larghe se no le brucia. Dopo averla guardata e riguardata se ne viene che qualcuno le ha fatto il malocchio. SIGNORA GRAZIELLA A me? E chi può essere? ZIA JOLE Qualcuno che è invidioso... SIGNORA GRAZIELLA Ma invidioso di cosa? ZIA JOLE E che ne so io? Tante volte la gente si fissa... nu sgarbo... na parola... anche se non l’hai fatto apposta... La signora Graziella scuote la testa incredula. ZIA JOLE Guarda cosa ti do... (fruga nella borsa e ne cava fuori un libro di Rosemary Altea) Non so se la conosci... questa è la meglio medicina... SIGNORA GRAZIELLA Quanto costa? ZIA JOLE Niente, te lo regalo. 97 SIGNORA GRAZIELLA Vero? ZIA JOLE Certo. SIGNORA GRAZIELLA Grazie... troppo disturbo... ZIA JOLE Però te lo devi leggere... SIGNORA GRAZIELLA Va bene... ZIA JOLE E per lo sfogo ti insegno l’olio chiricò... una settimana ti passa tutto... SCENA 116. A CASA. INTERNO NOTTE. Dopo mangiato, lo zio arriva con un fustino di detersivo pieno di monete, sono soldi veri, non ne ho mai visti tanti tutti assieme; e pesano, che quasi non ce la fa a sollevarlo neanche lui. LO ZIO Allora, tutti i bambini. Ci mette in fila in ordine di età, da mio fratello a mia cugina piccola; e in mezzo c’è l’altra mia cugina, io, Peppuccio (figlio di zia Jole) e sua sorella Rosuccia. LO ZIO Allora siamo tutti? NOI Sì. Lo zio è speciale, in un minuto ha cambiato l’aria pesante che c’era. LO ZIO (Ai grandi) Avanti, giratevi le sedie... (A noi) Voi qui così... fermi... Porta in mezzo il fustino. Si fa silenzio. LO ZIO Vediamo quantu su’ forti sti carusi. Chi lo riesce a sollevare è suo. PEPPUCCIO No... MIO FRATELLO 98 Vero? LO ZIO A come? I grandi sorridono, noi siamo tutti eccitati. LO ZIO Dal più piccolo a salire. Avanti. Fa cenno a mia cugina piccola di avvicinarsi. LO ZIO Prendilo forte forte a papà... mettici tutta la forza che hai... e uno... e due... La piccola stringe il fustino e prova a sollevarlo, ma non lo smuove di una virgola, anzi, si mette a ridere. Ride anche lo zio, che prende una moneta dal fustino e gliela dà. LO ZIO Premio consolazione. prossimo. Avanti il L’altra mia cugina invece è tutta seria: si fa rossa dallo sforzo, le escono le vene dal collo. Ma anche lei non ce la fa. E il premio consolazione lo rifiuta, tutta offesa. Ora tocca a me. LO ZIO Avanti, Anciluzzo... Quanti soldi, papà. Ma il fustino prendo fiato, me ne torno a ci si può comprare una casa. Se lo sollevo li regalo a resta inchiodato a terra, saranno cento chili. “Forza...” uno due e tre, niente, “avanti il prossimo” fa lo zio, e posto. LO ZIO Aspetta... consolazione... il premio Una moneta anche a me, che vergogna. Il prossimo è Peppuccio. Con la sua sicumera da sciclitano aggancia le mani al bordo di cartone. E al primo colpo lo solleva, tra un mare di applausi e di “bravo!”. SCENA 117. A CASA. INTERNO NOTTE. Papà se n’è andato a fumare sul balcone. Lo zio lo ha raggiunto e si sono messi a parlare a mezza voce, mentre le donne mettevano a posto la cucina. Poi, al momento di salutarsi è tornata come un’onda la tristezza. Inciampava tra gli abbracci. Qualche lacrima, qualche frase sussurrata, poi più niente. 99 SCENA 118. A CASA. INTERNO NOTTE. Il silenzio dopo tanti giorni di confusione fa un brutto effetto. Però prima o poi doveva arrivare il momento che restavamo soli. La zia Carmelina ha fatto trovare ai miei la camera sistemata: ha arieggiato e ha cambiato lenzuola e copriletto. La zia Jole l’ha benedetta con una delle sue preghiere segrete. E ora, dopo qualche imbarazzo, mamma e papà si sono messi a letto. SCENA 119. A CASA. INTERNO NOTTE. Vado a dormire anch’io, ma prima guardo sotto il letto, dietro la porta, nell’angolo morto di fianco all’armadio. Provo a sentire nell’aria se c’è qualcuno nascosto che mi guarda. E mentre sono lì attento e fermo, si apre piano la porta e entra papà. PAPÀ Che dormi? Faccio finta di dormire. Lui è stato un momento a guardarmi, non so se se n’è accorto; poi mi ha baciato sulla testa, “buonanotte”, e se n’è andato via. SCENA 120. A CASA. INTERNO NOTTE. Mi rigiro, mi metto testapiedi, ma gli occhi restano aperti, anche sotto al cuscino. Mi alzo. Dalle finestre aperte entra il respiro della strada, e tutto è fermo; solo una macchina lontano, una voce. Caldo, sembra già estate. Mi avvicino a papà, lo chiamo sottovoce ma è sprofondato nel meglio sonno. Anche la mamma, che si mormoria arruffando il lenzuolo. SCENA 121. A CASA. INTERNO NOTTE. M’affaccio fuori: la piazzetta è addormentata. In tutto il quartiere non si sente neanche una voce. SCENA 122. GARAGE. INTERNO NOTTE. Apro piano la porta del garage e tolgo la catena al motorino. Ieri mio fratello non s’è accorto di niente. Esco. SCENA 123. STRADE. ESTERNO NOTTE. Scendo piano al corso, nella strada ci sono solo io. Giro da Santa Maria, alla Vignazza, a via Fontana. Poi torno indietro e prendo la fiumara verso Scicli. SCENA 124. ALLA PLASTICA (DALLO ZIO). ESTERNO NOTTE. Alla Plastica lavorano con le saracinesche aperte e il rumore si sente già dal passaggio a livello. Quando ho visto che la macchina dello zio 100 non c’era, ho lasciato il motorino fuori dal cancello e ho suonato; e l’operaio si è stupito di vedermi solo. L’OPERAIO E tuo padre? IO È in macchina, che sta telefonando. L’OPERAIO A diccelo che può entrare. IO No… perché qua sotto non prende… L’OPERAIO A. Che cercavi a tuo zio? IO No. A Rafat. L’OPERAIO Chi? IO Quello là sopra. L’OPERAIO Ah, Rafele… IO Sì. L’OPERAIO A non c’è. Se n’è tornato al suo paese… IO Vero? L’OPERAIO Ci ho dovuto pigliari veloci i sa’ cosi… che poi tuo zio gliel’ha portati… manco m’ha salutato… SCENA 125. A CASA. INTERNO NOTTE. Quando arrivo a casa, li trovo tutti agitati: s’erano alzati l’acqua e non mi hanno trovato. Hanno pure mandato mio fratello a cercarmi per tutto il quartiere. per MAMMA Dove sei stato? Io balbetto qualcosa, quasi mi metto a piangere. MAMMA 101 Dove sei stato a mamma? Me lo devi dire. IO Qua sotto… MAMMA Ma dove? PAPÀ Che sei pazzo a uscire di notte? Senza dirlo a nessuno? MAMMA (A lui) Lascialo stare... (A me) M’hai fatto spaventare... a mammuzza... non uscire più, va bene? IO Sì... MAMMA Ma per davvero... già ce ne abbiamo pensieri... SCENA 126. CHIESA. INTERNO GIORNO. Le tunichette stirate e noi tutti puliti, nella chiesa apparecchiata per la festa. Il padre parroco ci sistema, ci cambia di posto, ma non gli va bene mai. “Quante volte ve lo devo dire?” E noi ogni volta ripetiamo. Io sto davanti con la croce e Pattuallo dietro a me col baldacchino. S’è messo come una zecca. PATTUALLO Che è vero che la figlia di quella che vi lava a terra ci ha la coda? IO Chi te l’ha detto? PATTUALLO È vero o no? Bartolino ha parlato. Vigliacco. E oggi non s’è neanche presentato. SCENA 127. ORATORIO, STRADA. ESTERNO GIORNO. Nel campetto stanno montando il palco per la festa e non si può giocare. Tornare a casa non se ne parla. Andiamo a tirare due pietre ai galletti del signor Grana, che svolazzano sopra il muro del giardino e scappano nervosi sull’asfalto, più veloci delle macchine. 102 Pattuallo ricomincia. PATTUALLO A va’... diccelo... almeno passiamo il tempo… Sto zitto. PATTUALLO A? Che c’è di male? IO A si vergogna. PATTUALLO Se non s’è vergognata con te. IO Che c’entra, a me mi conosce... poi io ero solo. PATTUALLO E noi uno a uno... IO Sì, vi fa lo spettacolo... PATTUALLO Se non ce lo dici tu ce lo dico io. IO E che ci dici? PATTUALLO Che ce l’hai detto. IO Ma io niente. non v’ho detto proprio PATTUALLO Allora com’è che lo sappiamo? SCENA 128. STRADA, DIETRO ALLE CASE POPOLARI. ESTERNO GIORNO. Citofono a casa. Risponde la signora Graziella. IO Che ce lo dici a tua figlia se può scendere? Che mi deve aiutare a fare una cosa? E dopo un momento quella è giù. LA FIGLIA DELLA GRAZIELLA Cos’è che ti devo aiutare? 103 IO Vieni. I ragazzi mi aspettano nell’orto dei Palazzolo. Facciamo finta di incontrarci per caso, “Ciao”, “Ciao”, lei non sospetta niente. Ci si mette a parlare del più e del meno, dopo un po’ lei si fa impaziente e mi chiede di nuovo perché l’ho chiamata. E mentre io balbetto qualcosa, uno dei Sabellini, ridendo, le solleva la gonna. LA FIGLIA DELLA GRAZIELLA Ma che vuoi? Lui ci riprova e lei gli dà uno schiaffo forte, che gli lascia in faccia le cinque dita. Allora lui la prende a spintoni, tutto rosso di rabbia, lei inciampa e cade, e lui addosso, a gridare agli altri “Forza! La tengo ferma!”. La poverina si è vista tradita e ha cominciato a tremare. Mi cercava cogli occhi, ma io mi sono andato a nascondere. Tutta bianca, diceva “Lasciami! Che vuoi?”, e si dimenava, che all’ultimo è riuscita a scappare. Ma loro le sono corsi dietro. L’hanno presa e l’hanno messa a terra sull’erba, e l’hanno cominciata a spogliare. Le tenevano la bocca chiusa. Lei cercava di non farsi togliere il vestito, ma loro erano tanti e lei era sola. Io stavo a guardare. Ma siccome non mi piaceva ho fatto una corsa e ho citofonato alla Graziella, di venire giù. SIGNORA GRAZIELLA (al citofono) Che c’è? IO Subito! Vieni! E quella è arrivata, colle braccia larghe ancora per lo sfogo. IO Hanno preso a tua figlia. SIGNORA GRAZIELLA Chi? IO I ragazzi. SIGNORA GRAZIELLA Che ragazzi? Dove l’hanno presa? IO Fuori dai Palazzolo, nell’orto. Ha fatto una corsa su per le scale, gridando, che l’hanno sentita dalla piazzetta; e quando è arrivata nell’orto se li è messa davanti a tutti, come una furia, nessuno s’è salvato. 104 Poi voci dalle finestre e gente che è venuta giù. Tutti a parlare, chi era stato e chi non era stato, che ora chiamavano la polizia. Ma alla Graziella non le interessava niente. S’è presa il suo straccetto di bambina, che ancora piagnucolava, e se l’è portata a casa. Con la Palazzolo alla finestra che rideva. SCENA 129. STRADE. ESTERNO GIORNO. Io me n’ero già andato. E a casa non mi sono fatto vedere fino all’una e mezzo, per non trovarmele di fronte madre e figlia. Invece sono andato a cercare Bartolino, a dirgli quant’era stato vigliacco a parlare; ma sua mamma al citofono mi dice che è malato e non me lo può passare perché sta dormendo. Torno giù dalle scale, da Filinia è tutto chiuso sbarrato. Per non incontrare i ragazzi ho fatto il giro largo, dall’oratorio al Boccone del povero e fino a casa della nonna. Quasi quasi suonavo. SCENA 130. A CASA. INTERNO GIORNO. Mia mamma non m’ha detto niente, segno che la signora Graziella non ha parlato. Aspettiamo papà per mangiare; ma visto che alle due ancora non arriva, la mamma ci fa mettere a tavola. Lei però non mangia. Si accende il telegiornale e butta l’occhio ogni tanto alla finestra. Suona il citofono, è lo zio. LA MAMMA O, Miche’. LO ZIO Che state mangiando? LA MAMMA Non ti preoccupare. LO ZIO Cercavo a Salvatore. LA MAMMA Dovrebbe arrivare a momenti. LO ZIO Allora lo aspetto. LA MAMMA Acciana. LO ZIO No, no... LA MAMMA A perché? Almeno prendi un boccone. 105 LO ZIO Grazie lo stesso. SCENA 131. A CASA. INTERNO GIORNO. Alle tre finalmente arriva papà. MAMMA Che è successo? PAPÀ Niente... MAMMA A come niente...? Sono le tre... Lui non ha voglia di mettersi a discutere. MAMMA L’hai visto a Michele? PAPÀ Sì. Si siede, scopre il piatto e si mette a mangiare. Noi ce ne andiamo ognuno in camera sua. Mio fratello ricomincia a ripetere il greco. MAMMA Che ci hai? PAPÀ Niente. MAMMA Perché non me lo dici? E lui muto. MAMMA Non me lo vuoi dire? PAPÀ Lasciami in pace... La pizzaiola è fredda, sembra di cartone, “Te la scaldo...” dice lei e attrezza veloce veloce un bagnomaria; solo che si scalda troppo e lui s’innervosisce, butta il piatto nel lavandino e se ne va di là. Lei gli va dietro, continua a tormentarlo, e lui alza la voce, “T’ho detto lasciami in pace... come te lo devo dire?” Lei si mette a frignare, “Perché fai così?”, e lui favore...” “Vattene... per Mio fratello si ferma dal ripetere il greco e si affaccia dalla sua 106 stanza. Ora non si sente più niente. Papà la fa entrare, “Scusa... scusa...”, s’è messo a singhiozzare e farfuglia come un bambino. MAMMA (fuori campo) Ma che t’ho fatto? PAPÀ (fuori campo) Niente, non c’entri niente tu... MAMMA (fuori campo) Ma come non c’entro niente... sono tua moglie... che possiamo fare sta vita? PAPÀ (fuori campo) Ah... Dio Dio... Nelle lacrime si cominciano a baciare, “Scusa...”, “Nun ti pozzu vidiri accussì...”, poi si chiudono a chiave. E se ne stanno chiusi nella stanza fino a quando scura. SCENA 132. STRADA, CHIESA. ESTERNO/INTERNO NOTTE. Alle undici ci siamo preparati per andare al solenne rosario. La chiesa è piena di gente. Aria scura di vigilia, odore di cera. A mezzanotte si toglie il velo a Maria Ausiliatrice e si accendono le luci. Tutta lucidata, piena di fiori, “Viva Maria!” cominciano a cantare, e cantiamo anche noi “Viva Maria! Viva Maria!”, e siamo tutti felici. SCENA 133. A CASA. INTERNO NOTTE. Papà ci ha accompagnato a casa ed è uscito di nuovo. “Dieci minuti” ha detto, “Voi andate a dormire...” e noi siamo andati a letto, tranne la mamma che lo ha aspettato alzata, con la scusa che forse arrivava l’acqua. SCENA 134. AGLI SCOGLI. ESTERNO NOTTE. La luna compare sempre più tardi e ogni sera ne manca un pezzo. Lo zio e papà sono scesi al fosso come due ladri. Hanno preso le pale dal bagagliaio, una zappa, e si sono messi a dare colpi nel cemento, per smuoverlo; e subito i cani hanno cominciato a abbaiare lontano, ma loro sempre più forte, nervosi, a cercare di fare almeno una fessura. Fino a quando è salita nell’aria una zaffata acida che hanno dovuto levarsi di lì; e coi fazzoletti sul naso, senza dirsi niente, sono rimasti a guardare. SCENA 135. A CASA. INTERNO NOTTE. Seduta ai piedi del letto, la nonna parlava piano per non svegliarmi. NONNA Andavamo a dormire nel deserto... 107 non si poteva stare a Bengasi. Ogni sera prendevamo la carrozza e andavamo come di qui a Pozzallo. Ci mettevamo a terra co’ na coperta... come animali... e c’era solo cielo e terra... Silenzio. NONNA Poi na notte, erano le due, mi sono sentita male. Ma non ce lo volevo dire, perché avevo paura. Stringevo i denti, “vediamo se posso stare fino a domani”, ma non potevo stare. Erano le quattro e mezzo e gliel’ho detto. Allora mio fratello il grande s’è messo a bastimiare perché non gliel’avevo detto prima... (ride). E subito m’hanno portato a Bengasi. Ma nn’è che c’erano ostetriche... anche all’ospedale... erano scappati tutti per il bombardamento... Se non m’aiutavano l’arbi... ci avevamo l’arbi al caffé che ci conoscevano... quando m’hanno visto così m’hanno portato a casa sua. Prima cosa hanno fatto uscire a tutti l’uomini. Poi m’hanno messa sdraiata a terra. M’hanno spogliato... Io più non capivo niente... uscivo pazza dal dolore... e loro, cu tutto che erano arbi, m’hanno fatto comprare il bambino... SCENA 136. A CASA. INTERNO GIORNO. M’ha svegliato lo straccio strizzato nel secchio e l’odore di detersivo. Perché la Madonna ha fatto il miracolo di fare arrivare l’acqua di mattina e per una volta si lavano anche i balconi, che poi dobbiamo stendere i drappi per la processione. La mamma ha portato in lavanderia quelli della nonna e quest’anno per rispetto stendiamo i suoi. Mi tira giù dal letto senza tante cerimonie e mi manda a me a prenderli, perché mio fratello deve studiare. SCENA 137. STRADE. ESTERNO GIORNO. Ho fatto colazione veloce veloce e sono uscito per andare alla lavanderia. La signora Graziella non ha detto una parola di tutta la storia di ieri. Però sua figlia non l’ha portata e a me mi ha tolto lo sguardo. 108 Sotto anche E lui se si casa di Bartolino, suo papà sta caricando la macchina. Valigie sul tetto. l’ho visto, seduto dietro, ma si è chinato per nascondersi, come vergognava. Mi sono avvicinato. IO Buongiorno. PAPÀ DI BARTOLINO Ah, ciao. IO Che non c’è Bartolo? PAPÀ DI BARTOLINO Mi pare che sta dormendo… IO Che è ancora malato? PAPÀ DI BARTOLINO E sì. Si mette davanti al vetro, per non farmi guardare dentro. Ma è tutto rosso imbarazzato. PAPÀ DI BARTOLINO Comunque glielo dico cercato. che l’hai IO Che partite? PAPÀ DI BARTOLINO Andiamo a mare. IO E la festa? Non ci viene Bartolo? PAPÀ DI BARTOLINO A poi vediamo. SCENA 138. ALLA LAVANDERIA. INTERNO GIORNO. La signora della lavanderia sta spruzzando vapore su una giacca. È tutta sudata, poverina, sempre a tirarsi su gli occhiali che le scivolano dal naso. Mentre suo marito fa scorrere tutti i vestiti appesi per cercare i miei drappi. LEI Fituso... non si fanno ste cose... LUI 109 Ma che ne sai se è vero? LEI A come non è vero? Se il bambino ha parlato? LUI Ma i bambini se n’inventano... LEI (Scuote la testa scettica) A me non m’è mai piaciuto. Finalmente me li trova. Li piega bene sul tavolo, li copre con la plastica. LUI Mi raccomando, portali stesi... IO Sì... LEI E ora lascia a sua madre mischina... nn’è che po’ così? Come fa? sola, stare SCENA 139. STRADA. ESTERNO GIORNO. Fuori dalla lavanderia incontro l’infermiere, buongiorno e buonasera. Mi fa tanti salamelecchi. INFERMIERE A povera nonna, ce l’ho nel cuore. Sai come ci penso sempre? Manco mi pare vero... Scuote la testa rassegnato. INFERMIERE A che ci possiamo fare? (Cambiando tono) Senti, ci ha diri a papà quando posso avvicinare. Per regolare. IO Ah, sì. INFERMIERE Te lo ricordi? IO Certo. SCENA 140. STRADA. ESTERNO GIORNO. Quando torno, vedo papà che esce con la macchina. 110 IO Dove stai andando? PAPÀ A prendere i fiori. IO Ci posso venire? PAPÀ Basta che ti sbrighi. SCENA 141. DAI MALLIA. ESTERNO GIORNO. I Mallia li conosciamo da una vita. Lei è sempre vestita di nero, ha un faccione rotondo e due braccia che fanno il pane da quand’era bambina. Lui, il baffone, “Toro seduto” come lo chiamiamo, ha avuto un’ischemia che gli ha tolto la parola; e siccome era uno che parlava, ora si dà un gran da fare a gesti e suda che fa quasi pena. Ci fanno accomodare, si offendono se non accettiamo qualcosa. SCENA 142. DAI MALLIA. INTERNO GIORNO. Nella piccola sala piena di fotografie di morti e di lumini, tutto è in ordine, pulito, le sedie ancora con la plastica sopra. Ce ne stiamo senza dire niente, papà col suo liquorino, io con la gazzosa; mentre Mallia si affanna a fare discorsi che capisce solo lui. La signora mi riempie le tasche di caramelle, insiste perché prenda un altro biscotto. Poi finalmente papà si alza. E subito carichiamo le ceste coi petali per la Madonna. Ogni anno ci pensava la nonna, quest’anno li abbiamo rimediati da loro, che ce li hanno preparati per due soldi. SCENA 143. DAI MALLIA. ESTERNO/INTERNO GIORNO. Ma non siamo venuti solo per questo: mentre lo aspetto in macchina, papà va nel garage con Toro seduto a prendere due bidoni da venti litri pieni di benzina. Li carica nel bagagliaio, il baffo grugnisce “Attenti... state attentissimi... se piglia fuoco...”, “Non si preoccupi... lo so...”, “Mai sia...” dice mentre si piglia i soldi, “Mai sia...” SCENA 144. IN MACCHINA. INTERNO/ESTERNO GIORNO. Ce ne siamo partiti veloci. La benzina fa un odore che a ogni curva mi sale il voltastomaco. Apro il finestrino, entra caldo, lo richiudo. Sto sudando. Devo essermi fatto bianco. PAPÀ Che ci hai? 111 E neanche il tempo di rispondere che mi rovescio tutto. SCENA 145. STRADA. ESTERNO GIORNO. Ci fermiamo sulla statale. Pensavo che papà s’arrabbiava invece è tutto premuroso, mi tiene una mano sulla fronte e sembra che non gl’importa che gli ho schifiato la macchina. PAPÀ Come ti senti? IO Bene... PAPÀ Stiamo qui un momento e quando ti passa ce ne andiamo... Deve avere il voltastomaco anche lui. Io ho gli ultimi sussulti, ma ormai non esce niente. E di colpo sto meglio. Ci sediamo sul muretto. Le macchine ci passano davanti veloci. SCENA 146. A CASA. INTERNO GIORNO. La mamma ci ha visto arrivare dal balcone e subito ci è corsa incontro sulle scale. MAMMA Salvato’! PAPÀ Ciao. MAMMA Ma perché non m’hai detto niente? Di quel fituso? PAPÀ Chi? MAMMA Filinia! PAPÀ Filinia? MAMMA Tutta la mattina telefonando... che stanno PAPÀ Ma chi? Che stai dicendo? MAMMA E Bartolino... (A me) L’amico 112 tuo... che siete sempre assieme... (A papà) Se lo sono portato a Piano Gesù... PAPÀ A Bartolino? MAMMA No, a Filinia, fatto vestire... neanche l’hanno PAPÀ Ma quando? SCENA 147. A CASA. INTERNO GIORNO. M’ha portato in camera e ci siamo chiusi solo noi due. La tapparella mezza abbassata fa penombra; di là si sente suonare il telefono e papà che risponde “Sì... l’abbiamo saputo... poi le faccio telefonare...”. MAMMA Guardami a mamma... non ti devi vergognare... A te non t’ha mai toccato? Non riesco a parlare. MAMMA A? IO No... MAMMA Sicuro? Mi abbraccia e mi bacia. Comincia a spogliarmi. MAMMA Me lo devi dire... anche se ti ha fatto giurare... tanto per queste cose non vale... anzi si fa peccato mortale... M’hai sentito, Angiole’? M’ha spogliato e ora mi guarda dappertutto come un dottore, davanti e di dietro. Non smette di baciarmi. MAMMA Guarda che non ti puoi fare neanche la comunione... IO Ma non m’ha fatto niente... MAMMA 113 Mai mai? Sicuro? IO Sì. MAMMA Davanti alla Madonna? Me lo giuri? Bussa papà. MAMMA Che vuoi? PAPÀ (fuori campo) Allora? MAMMA Niente. Statti lì. (A me) Eh? IO Sì. MAMMA Giura. IO Giuro. Mi abbraccia forte. MAMMA Ci deve solo provare a avvicinarsi a voi... Riprende a baciarmi, mi accarezza tutto. MAMMA Che lo vuoi fare un bel bagno nella vasca? Con la schiuma? IO C’è l’acqua? MAMMA Non ti preoccupare l’acqua. SCENA 148. A CASA. INTERNO GIORNO. Sta cosa di Filinia ci ha scombussolato a tutti. Il telefono continua a suonare, sento la stessa storia cento volte. E poi loro due che discutono, abbassano la voce per raccontare i particolari, continuano a chiedersi “Quello?”, “E quell’altro?”, senza capacitarsi. “Perché poi è uno che è sempre all’oratorio... possibile che ‘n se ne sono accorti nessuno?” “Uno ce li manda apposta, per non farli stare in mezzo alla strada...” 114 “Ma che ha fatto di preciso?” “E chi l’ha detto? Solo il bambino?” No, i carabinieri gli stavano dietro da un bel pezzo, salta fuori che Bartolino non è il primo. “E allora chi?” “In campagna, se li andava a trovare in campagna...” “Gesù...” SCENA 149. A CASA. INTERNO GIORNO. Abbiamo messo i petali all’ombra, appena sbagnati, così sono freschi per stasera. Dopo mangiato aiutiamo la mamma a preparare, che dopo la processione vengono gli zii a mangiare. Io e mio fratello allunghiamo il tavolo del salone per metterci la tovaglia ricamata, mentre la mamma tira fuori il servizio bello e i bicchieri di cristallo, avvolti uno a uno nella carta velina, che si rompono solo a guardarli. SCENA 150. STRADA. ESTERNO GIORNO. Pattuallo mi viene a chiamare alle cinque. La strada fino alla chiesa è già piena di bancarelle con tutti i dolci colorati appesi e i calderoni per lo zucchero filato. PATTUALLO L’hai saputo di Bartolino? IO Ma che è vero? PATTUALLO A certo che è vero. IO Ma come può essere? PATTUALLO Mio papà ha visto i carabinieri che si portavano a Filinia. IO E ora che gli fanno? PATTUALLO A che ne so. Certo qua non ci può stare più. SCENA 151. SACRESTIA. INTERNO GIORNO. Ci cambiamo tutti insieme, c’è una gran confusione. Nell’altra stanza la signorina aiuta il padre parroco a vestirsi, giura che gli sta bene. “Non giurare” dice lui, “E come devo farmi credere?” SCENA 152. CHIESA. INTERNO SERA. 115 Finalmente comincia la messa. Entriamo dalla porta laterale: un corteo lungo quasi mezza chiesa, tutti con le candele. Ci apriamo per far passare il padre parroco con l’ostensorio della festa, e Pattuallo dietro col baldacchino. Luci accese per la Madonna. E lei piena di fiori. C’è così tanta gente che hanno lasciato aperto il porticato. Tutti vestiti a festa, facce affarate di campagna in giacca e cravatta, ragazzotti freschi di parrucchiere. Le suore che cantano, i cestini pieni di soldi all’offertorio. L’odore della rosticceria che arriva fino all’altare. Alla comunione, con quel profumo di arancine, è una delusione mettere in bocca l’ostia bianca di Gesù senza sale e senza ripieno. SCENA 153. FUORI DALLA CHIESA. ESTERNO NOTTE. Dopo la benedizione portano fuori la Madonna. Saranno in venti sotto a quel trespolo, odorano di vino. La fanno girare come una trottola, “Viva Maria! Viva Maria!” e la banda comincia a suonare. Ci facciamo spazio per arrivare in testa al corteo, il padre parroco sotto al baldacchino e il capochierico che attacca il rosario al megafono. “Ti adoriamo e lodiamo ogni momento... Santissimo Sacramento...” SCENA 154. STRADE. ESTERNO NOTTE. La processione prende forma, ci aggiustiamo, “Andate più piano...”, e su per il Boccone del povero, dove i vecchi ai balconi ci stanno aspettando dalle cinque, coi loro drappi malati e le candele che si spengono ogni momento. Ma la Madonna saluta anche a loro con una bella piroetta. E si riparte. SCENA 155. STRADE, FUORI DA FILINIA. ESTERNO NOTTE. Piovono petali da tutti i balconi. La strada è piena come un fiume, “Viva Maria!”, la musica che stordisce, l’incenso, “Viva, viva Maria! Viva Maria!” Svicoliamo giù dalle scale. Davanti a un manifesto del circo, che esibisce una majorette mezza nuda, voltano la Madonna e la fanno camminare all’indietro. Poi scendiamo in via Cinquantotto, e qualcuno tira il corteo sotto casa di Filinia, anche se è tutto spento. È un attimo a montare la rabbia. Prima cominciano a sputare e a prendere a calci la porta, sotto gli occhi della Madonna. Poi con le pietre, a rompergli i vetri, che neanche il padre parroco riesce a fermarli. SCENA 156. STRADE. ESTERNO NOTTE. Nessuno si salva da questo fiume, è una furia che mangia tutto. Le poche macchine rimaste per strada le spostano a forza e le lasciano tutte storte. Dobbiamo passare sotto a ogni balcone, se no si offendono; anzi, fanno 116 a gara a chi offre i meglio petali. E a tutti la Madonna fa una piroetta. Anche a ringraziare delle buste che il padre parroco s’è andato a prendere casa per casa prima della festa. SCENA 157. STRADE. ESTERNO NOTTE. La musica m’ha lavato la testa. Ma quando svoltiamo dietro alle case popolari e scendiamo da via Gaetano Modica, mi tornano tutti i pensieri. Perché rivedo il vecchio. Affacciato al nostro balcone, coi drappi appesi e le candele. Non mi pare vero. E invece è lui. La Madonna si ferma davanti al vecchio Garrone, che non si muove da due anni e l’hanno portato fuori con la sua sedia. I Palazzolo affacciati, i Bramante, i Livia. Tutti che guardano. Alzo gli occhi di nuovo al nostro balcone e il vecchio è sempre lì. Lascio la croce a Pinna e me ne esco dal corteo. PINNA Dove vai? SCENA 158. A CASA. INTERNO NOTTE. Salgo veloce a casa. Ma qui non c’è nessuno. Il balcone è chiuso, del vecchio l’ombra. In sala tutto è pronto per mangiare, la tavola apparecchiata. neanche E mentre sono lì, sento aprire la porta di casa. Mi nascondo. Sono papà e lo zio. PAPÀ O dio dio… LO ZIO T’ha stari calmo, Salvato’… PAPÀ Sì, scusa... LO ZIO Piglia sti stracci. Si muovono come due ladri, senza neanche accendere la luce. Frugano nell’armadio in cucina, riempiono un sacco di stracci e se ne escono veloci. Io cerco la chiave del motorino, ma mio fratello se l’è portata dietro. SCENA 159. STRADA, FUORI DA FILINIA. ESTERNO NOTTE. La processione è passata. Sento la musica lontano e le voci, e per terra un grande tappeto di petali. La gente s’è ritirata dai balconi, qualcuno per andare dietro al corteo, qualche altro per tornarsene dentro a guardare la televisione. 117 Corro come un’ombra fino a casa di Filinia. Prima, quando prendevano a calci la porta del laboratorio, ho visto il motorino. SCENA 160. DA FILINIA. INTERNO NOTTE. A terra è pieno di vetri. C’è odore di acido e di colla, barattoli rovesciati. Fortuna che il motorino è aperto. Ma mentre provo a smuoverlo mi esce fuori la vecchia, “Bastardi! Andatevene!” S’era nascosta dietro al bancone. Ha in mano una sbarra di ferro, la agita in aria minacciosa. Io per scansarmi inciampo e cado, con tutto il motorino. IO Non ci signora... voglio fare niente, LA VECCHIA Chi è? IO Ruta... LA VECCHIA Ruta chi? IO Il figlio del ragioniere... amico di Saverio... sono LA VECCHIA Saverio non c’è. IO Lo so... LA VECCHIA Allora che vuoi? IO ...gli volevo dire se mi presta il motorino... LA VECCHIA Vattene a casa. IO Ce lo riporto subito... LA VECCHIA (Grida) Vattene a casa t’ho detto! Mi muovo piano. 118 Ma lei con la sua sbarra alzata, immobile, non mi fa passare; ha la faccia tirata, piena di rughe, tutta bagnata di lacrime. LA VECCHIA A te t’ha fatto cosa? IO Eh...? Strabuzza gli occhi. Resta ancora un momento davanti a me, poi lascia cadere la sbarra e se ne sale a casa. SCENA 161. AGLI SCOGLI. ESTERNO NOTTE. In pochi giorni il mare ha assottigliato la spiaggia riducendola a un budellino e l’acqua è arrivata fino alla casa, formando quel pantano che viene sempre fuori con le mareggiate. È un mare nervoso, che scava. Ha fatto una fessura larga dabbasso, come una specie di galleria, che ha piegato ancora le pareti di cemento. Il motorino di Filinia m’ha portato veloce fino a qui. Lo spengo prima della curva e vado a piedi per lo sterrato. Là in fondo c’è la macchina di papà, coi fari spenti, e lui fuori che aspetta. Ora mi ci avvicino e gli parlo. È sempre mio padre, che mi può fare? Ma arriva un’altra macchina e mi nascondo. È lo zio. Come papà lo vede, apre il bagagliaio e tira fuori i bidoni di benzina. SCENA 162. STRADA, ALLA CAVA. ESTERNO NOTTE. Senza farmi vedere, ho preso il motorino e ho fatto una corsa alla cava, dai bicchi. Scavalco il muretto e scendo giù. Come chiamo, subito me li vedo spuntare. Che brutte facce, che buio, provo a spiegarmi ma le parole non mi escono. E tremo tutto, si sono accorti che ho paura. “La casa... mio zio, quello della plastica...”, ma che sto dicendo?, “Mi serve aiuto! Che qualcuno parla italiano?” Ne arrivano altri, ce li ho tutti attorno, quasi non respiro. Faccio segno verso l’altro vignale, alla casa del vecchio; e quando provo a andarci, una mano mi trattiene. IO Aspetta... lasciami... Mi divincolo e corro. E loro subito dietro, tutte le mani addosso. Va bene, non grido, lasciatemi andare. Ma non mi mollano, anzi, mi tirano giù, “Lasciatemi!”, mi chiudono la bocca con le mani, mi manca l’aria, mi sento che muoio. SCENA 163. STRADA, ALLA CAVA. ESTERNO NOTTE. Per fortuna Neli ha riconosciuto il motorino di Filinia. Stava tornando a piedi da Scicli, dove sua moglie gli aveva fatto 119 affacciare il bambino, quando l’ha visto appoggiato al muretto che separa la strada dal vignale. E siccome Filinia non poteva essere, s’è incuriosito ed è sceso alla cava. Ha cominciato a chiamare “Ooo! Ooo!” e i bicchi si sono scantati. E a sentirlo che si stava avvicinando, e che chiamava ancora, mi hanno lasciato. Allora mi sono messo a correre e a gridare anch’io. E lui quando m’ha visto s’è stupito, “Anciluzzo? Ma che ci fai qui?” Io in un fiume di lacrime, parlo e singhiozzo. NELI Chi c’è? T’hanno fatto cosa? M’ha stretto forte, e tra le sue braccia sudate mi sono sentito sicuro. SCENA 164. AGLI SCOGLI. ESTERNO NOTTE. Papà e lo zio hanno messo intorno alla casa frasciame secca e gli stracci zuppi di benzina, ficcati a forza nelle filazze. Lo zio dice “Avanti… lèvati…” e papà si allontana. Prova a dargli fuoco. Ma i fiammiferi non s’accendono. “Aspetta” fa papà, e gli porge l’accendino. Stava quasi per accenderlo, quando c’è stato un gran boato, un tuono che ha fatto tremare la terra sotto i piedi. È stato il mare. S’è pigliato tutto, i pilastri col ferro, il bidone della pece, le tavole ch’erano rimaste e anche la soletta, tutta intera. Un’onda come una grande mano, che quando s’è ritirata ha lasciato un fosso pieno di terra e di acqua. Hanno fatto appena in tempo a saltare. Ma sono rimasti senza parole. Lo zio, grande e grosso com’è, s’è bagnato i pantaloni. E siccome si vergognava, ha detto a papà “Andiamocene…” e se ne sono andati. Le macchine hanno fatto un polverone sullo sterrato e quando si sono allontanate non s’è sentito più niente. Solo il mare. Sul pelo dell’acqua c’è ancora qualcosa che galleggia, affonda piano piano. Poi tutto torna come prima, rimane solo il fosso. E in quel fosso ora sembra che qualcosa si muove. Una piccola ombra che cerca di mettersi in piedi. Forse. Ma è buio, si vede e non si vede. 120