Il mare sotto il
cemento
sceneggiatura di Angelo Ruta
(soggetto vincitore di una borsa di scrittura del premio Solinas 2003)
Appena qualche anno fa, in una piccola città della Sicilia
sudorientale, a giugno
seconda stesura
giugno 2005
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PROLOGO. MARE. ESTERNO NOTTE
Notte sul mare.
Le onde placide e lunghe trascinano una chiatta scura mezzo affogata
nell’acqua.
Galleggia senza più comando, poi si piega dolcemente su un fianco e si
lascia andare verso la costa.
E subito pluf, pluf, qualche ombra si butta nell’acqua, qualche voce.
Stanno vicini, si chiamano, si tengono stretti. Nuotano fino agli
scogli.
Come blatte scure strisciano al buio, bagnati, senza rumore.
TITOLI DI TESTA
SCENA 1. A CASA. INTERNO GIORNO.
Mi hanno messo a letto ma io non ne voglio sapere di dormire.
È giugno, c’è caldo e i pomeriggi non passano mai.
Papà si mette il pigiama per riposare anche solo un’ora, chiude tutto,
porte, finestre e in casa non deve volare una mosca.
Mamma invece si stende sul letto di mio fratello: dice “mezz’ora” ma se
nessuno la sveglia è capace di andare avanti fino a sera. E mio
fratello, che si mette sul divano per studiare, dopo due righe sta già
ronfando.
SCENA 2. STRADA. ESTERNO GIORNO.
Fuori c’è una luce bianca che si fatica a tenere gli occhi aperti.
L’autobus è fermo al capolinea. In attesa di ripartire, l’autista s’è
addormentato.
Non passa nessuno, in strada neanche una macchina.
Provo a palleggiare contro il muro, ma da solo non c’è piacere.
Quasi quasi vado dalla nonna.
SCENA 3. DALLA NONNA. ESTERNO/INTERNO GIORNO.
Mi riconosce da come suono il citofono e mi fa trovare la porta aperta.
NONNA (fuori campo)
Angioletto?
IO
Sì.
Entro.
IO
Che stavi dormendo?
Ride.
NONNA
Chi c’era nelle scale?
IO
3
Nessuno...
NONNA
Perché sentivo
dammi un bacio…
parlare...
vieni,
Mi stringe forte, quasi mi soffoca.
NONNA
Tuo padre?
IO
Dorme.
NONNA
E tua madre?
IO
Pure.
NONNA
Anche tuo fratello?
Ride. Si rimette a letto, anche se lei al pomeriggio non dorme mai.
Infatti tra le lenzuola ci sono le carte.
NONNA
Te la fai una partita?
IO
A sì.
Le sta già mischiando.
NONNA
Cosa ti posso offrire?
IO
Niente...
NONNA
Ci sono le paste che mi ha comprato
a Graziella... la vuoi una?
IO
No...
NONNA
A perché? Che fai complimenti?
IO
No...
NONNA
Prendile nel frigo e le porti qua.
Va bene. Mi alzo e le vado a prendere.
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Sono in un bel piattino coperto con la stagnola. Ce ne mangiamo una
ciascuno.
NONNA
Un bitter lo vuoi?
IO
No.
Rido. Ride anche lei.
SCENA 4. DALLA NONNA. INTERNO GIORNO.
Giochiamo senza parlare, una partita dietro l’altra.
E quando si è stancata, si distende e si copre col lenzuolo.
NONNA
Tanto ci hai tutte briscole...
Raccolgo le carte senza dire niente.
NONNA
Però non te ne andare.
Di colpo s’è fatta malinconica.
Piegata su un fianco, guarda fuori dalla finestra; e gli occhi si
perdono oltre lo sterrato dietro alle case popolari, ancora tutto
erboso e incolto, una terra di nessuno.
Questa camera è troppo piccola per il letto, l’armadio e il comò; ma
sono i mobili del nonno, fatti colle sue mani. E lui ci guarda dal
quadro appeso col suo bell’altarino e il lumino elettrico sempre
acceso.
IO
Mi racconti qualcosa?
NONNA
Cosa ti devo raccontare?
IO
Di Bengasi.
NONNA
Sempre Bengasi?
La guantiera con le paste è rimasta sul letto.
NONNA
Posale per favore, gioia mia, che
si fanno acide...
Vado a rimetterle in frigo e torno a sedermi accanto a lei.
NONNA
Troppo bello Bengasi... non te lo
puoi neanche immaginare. Strade
larghe, co i palme, i palazzi...
una cosa meravigliosa...
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Si illumina. La sua giovinezza. Gli anni della guerra.
NONNA
Noi avevamo il Caffè in via Torino,
‘nfacci ai Carabinieri. Si apriva
alle quattro e si chiudeva alle
dodici di sera. Non c’era sabato,
non c’era domenica...
Però la ricchezza. Si facevano i
soldi come le fave. E si stava
bene.
Silenzio.
NONNA
E poi venivano il principe, il re,
Mussolini. La prima volta che è
venuta Sua Maestà...
Suona il telefono.
NONNA
Pronto?
Ma nessuno risponde.
NONNA
Pronto? Pronto?
E mette giù.
NONNA
Quando è venuta Sua Maestà, tutto
il mangiare ce l’ha fatto il nonno.
Però sorvegliato. Hanno mandato i
carabinieri con tutti i cosi...
l’ova, a farina... E non si poteva
muovere... perché si scantava che
l’avvelenavano.
Suona il campanello. Vado ad aprire. È l’infermiere.
Entra tutto sorridente, pulito pulito, “buongiorno e buonasera” come lo
chiama lei.
INFERMIERE
Allora, signora Aurora?
NONNA
Ah, buongiorno.
INFERMIERE
Come siamo?
NONNA
A come ieri.
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INFERMIERE
Sempre come ieri?
NONNA
A.
L’infermiere ride e mi fa l’occhiolino.
Poi apre la sua valigetta, da cui tira fuori un grosso flacone di
flebo.
NONNA
Voi non
dolori…
mi
credete…
sono
tutta
INFERMIERE
A come non la crediamo.
NONNA
Ieri m’ha preso una cosa qua (si
indica il petto) e poi tutt’a giro
a giro… che mi sentivo accupare…
INFERMIERE
Ora vediamo.
Si mette alle orecchie lo stetoscopio e le fa una specie di visita,
come fosse il dottore.
INFERMIERE
Un bel respiro forte...
Mi fa pena, povera nonna, con quella vestina da notte leggera che
lascia intravedere tutto.
Respira fino a quando le viene la tosse.
INFERMIERE
Basta.
La nonna si rimette giù, stanca come dopo un grande sforzo. Si copre
col lenzuolo.
INFERMIERE
C’è
ancora
infiammazione.
na
punta
di
NONNA
A.
L’infermiere apre la flebo e la attacca al trespolo.
INFERMIERE
(A me) Tu chi sei, Angioletto?
IO
Sì.
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INFERMIERE
Mi devi salutare tanto a papà. Ci
devi dire Spillicchi, l’infermiere.
NONNA
Che lo conosce, a mio figlio?
INFERMIERE
A chi non lo conosce? Al comune è
un papa.
L’infermiere infila l’ago nel
comincia a gocciolare dentro.
braccio
della
nonna
e
la
medicina
NONNA
Se lo prende un caffé?
INFERMIERE
No, grazie...
NONNA
A perché? Che fa complimenti?
INFERMIERE
A quali complimenti.
NONNA
Se fa complimenti m’offendo.
L’infermiere sorride e rimette dentro alla valigetta i suoi arnesi.
La nonna apre il cassetto e tira fuori il borsellino.
Gli porge i soldi contati, lui ringrazia e come è arrivato se ne va,
buongiorno e buonasera.
Mi siedo di nuovo sul letto.
Guardo la nonna, che non stacca gli occhi dalla finestra, chi sa cosa
pensa; con quel filo appeso, gli occhi piccoli e lucidi, tristi tristi,
che la fanno sembrare più vecchia.
Suona di nuovo il telefono, lei lo lascia suonare fino a quando smette.
Ora prende di nuovo le carte.
NONNA
Che te la fai un’altra?
SCENA 5. STRADA, CHIESA. ESTERNO/INTERNO GIORNO.
Per strada hanno messo le luci e tutto il quartiere si prepara alla
festa di Maria Ausiliatrice.
Nella grande chiesa anni settanta il padre parroco ci mette in fila per
spiegarci
la
processione.
Siamo
una
ventina,
chierichetti
e
ministranti.
PADRE PARROCO
Tu, tu e tu... poi voialtri dietro
a loro...
Ci sistema secondo l’altezza, ci conta e ci cambia di posto.
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PADRE PARROCO
Ci siamo tutti? Chi manca?
UNA VOCE
Gnaziello.
PADRE PARROCO
Che è malato?
UNA VOCE
Boh.
PADRE PARROCO
Bartolo c’è?
BARTOLINO
Sì…
È il più magro di tutti, Bartolino: ha la pelle bianca quasi
trasparente e gli occhi spauriti dietro i vetri di una montatura che
gli scivola sempre sul naso.
Ha acceso il carboncino nel turibolo, ma come lo chiude si mette a fare
fumo.
PADRE PARROCO
No... no... che fai...?
BARTOLINO
Non lo so...
PADRE PARROCO
Vieni.
Glielo prende di mano, lo apre.
PADRE PARROCO
Vedi che non ha preso? C’è tutta la
cenere...
Ci soffia, toglie via la cenere e mette l’incenso: un cucchiaio solo,
perché costa.
E subito fa un bel fumo bianco odoroso.
PADRE PARROCO
Ha’ visto?
BARTOLINO
Sì…
PADRE PARROCO
Ecco... venite...
vedere a tutti...
ve
lo
faccio
Prende il turibolo e tutto cerimonioso fa la benedizione: due colpi di
fumo da ogni lato, morbido con la catena.
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PADRE PARROCO
Avete capito?
Ora prova Bartolino.
PADRE PARROCO
Più morbido... bravo... così...
Dietro a lui ci sono io con la croce, e dietro a me Pattuallo col
baldacchino.
Il padre parroco torna in posizione.
PADRE PARROCO
Composti. E senza ridere. Allora,
dopo la campanella, voi cominciate
a andare... fino all’altare...
Timidamente i ragazzi si cominciano a muovere.
PADRE PARROCO
Aspettate
che
noi
arriviamo...
ecco...
(raggiunge
l’altare)
e
quando
m’inginocchio,
v’inginocchiate anche voi... tutti
insieme però...
Ci inginocchiamo e ci alziamo tutti insieme. Tante volte fino a quando
viene giusto.
SCENA 6. ORATORIO. ESTERNO GIORNO.
Finalmente alle sei ce ne lascia andare, perché c’è la messa.
E noi facciamo una corsa fino al campetto, chi arriva prima fa le
squadre.
Ma i grandi fanno tutto loro.
A me e a Bartolino ci scelgono ultimi, lui in porta e io in difesa.
Mentre loro se ne stanno all’attacco e non scendono mai.
Gridano. Non ho neanche preso il pallone che già lo devo passare.
E se sbaglio mi fanno uscire.
Bartolino, poi, sta in porta per soprammobile: perché quando tirano,
invece di parare si accuccia e si copre la testa. E una volta sì una
volta sempre ci fanno gol.
SCENA 7. SACRESTIA. INTERNO GIORNO.
Dopo la partita, io e Bartolino riportiamo le tuniche in sacrestia.
BARTOLINO
Miii… tirano certe sbummate...
IO
A tu pare ca ti scanti del pallone.
BARTOLINO
E mettitici tu in porta.
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Nell’altra stanza il padre parroco si sveste per provarsi il vestito
della processione.
Lo guardiamo di nascosto, dalla fessura della porta.
La signorina, sua sorella, ha tirato fuori quello dell’anno scorso, che
odora di naftalina.
Glielo ha messo addosso, glielo ha sistemato, e lui subito “Com’è?
Com’è?”
SIGNORINA
A mi pare giusto…
PADRE PARROCO
Ma come? Se tira tutto?
SIGNORINA
Sempre ha tirato...
PADRE PARROCO
Ma che sempre... guarda arrieri...
SIGNORINA
Se ci trovo un po’ di risvolto lo
allargo...
PADRE PARROCO
Allora hai visto che è come dico
io? Arrivamu sempri all’ultimo…
SIGNORINA
Ma io che ci posso fare?
Mentre siamo lì che guardiamo, da dietro spunta Filinia.
FILINIA
Ciao...
Ha sì e no quarant’anni. È falegname, però sta sempre qui all’oratorio
o dalle monache.
FILINIA
Che siete soli?
Andiamo ad appendere le tuniche nell’armadio. Lui ci viene appresso.
FILINIA
Gli altri dove sono?
IO
Al campetto.
FILINIA
E voi?
Zitti.
FILINIA
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Che non vi fanno giocare?
Si siede vicino a noi, ci guarda mentre ci spogliamo.
FILINIA
Perché
siete
secchi
secchi...
dovete farvi i muscoli... vediamo?
Mi palpa un braccio. Io tendo i muscoli con tutta la forza che ho, ma
sotto le sue mani diventano crema.
FILINIA
Miii, non ce n’è... non ce n’è...
Ride. Poi s’avvicina a Bartolino. Lo tocca tutto, anche le gambe, con
le sue mani larghe e opache, che odorano di legno.
FILINIA
Anche
qui...
per
vogliono questi...
giocare
ci
A Bartolino non gli piace. Cerca di sfuggirgli, “A va’, lasciami...” e
lui ridendo lo trattiene.
Ma in quel momento, il padre parroco lo chiama dall’altra stanza.
PADRE PARROCO (fuori campo)
Saverio!
FILINIA
Sì, vengo! (A noi) Aspettatemi, non
ve ne andate…
E lui corre.
PADRE PARROCO (fuori campo)
Che ti sembro più grosso?
FILINIA (fuori campo)
No...
PADRE PARROCO (fuori campo)
A come no? Come l’anno scorso?
FILINIA (fuori campo)
Perché?
PADRE PARROCO (fuori campo)
Nnè che mi tirava qui...
SIGNORINA (fuori campo)
A come no... tirava...
PADRE PARROCO (fuori campo)
Tu zitta, fallo dire a lui.
Ci rivestiamo veloci.
Poi, senza farci vedere, usciamo dalla porta dell’orto.
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SCENA 8. STRADA, DA FICHERA. ESTERNO/INTERNO GIORNO.
Di corsa giù dalle scale, fino da Fichera, a prendere le arancine per
la mamma di Bartolino.
È un posto piccolo e buio che puzza di olio, sempre pieno di vecchi
bevuti. E il signor Fichera è un omone tra i cinquanta e i sessanta,
sudato, che porta la canottiera anche d’inverno.
Bartolino ordina una guantiera da venti.
FICHERA
Come li vuoi?
BARTOLINO
Belli dorati.
FICHERA
Accomodatevi.
Il signor Fichera prende le venti arancine dalla vetrina e va in cucina
a friggere.
E noi ci sediamo a un tavolo ad aspettare
I vecchi parlano a voce alta. Due fanno a gara a chi rutta più forte.
BARTOLINO
Mio padre non mi ci vuole mandare
alla processione…
IO
Perché?
BARTOLINO
Vuole che andiamo a mare.
IO
Prima della Madonna? Quando mai?
Bartolino tace.
IO
Ci dici che ti resti a dormire da
me,
e
dopo
la
festa
ti
ci
accompagnamo.
Bartolino non mi ascolta, sta guardando fuori.
Perché ha visto Filinia di là dal vetro e ha abbassato la testa per
nascondersi.
IO
Che c’è?
BARTOLINO
Sss.
Ma come mi volto, quello ci vede e subito entra.
FILINIA
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(Ride)
Aaa...
ci
incontriamo
sempre… vi ho cercato… pensavo che
eravate tornati al campetto…
Fa un cenno di saluto a Fichera, che si intravede in mezzo al fumo, di
là in cucina, che gira le arancine nell’olio.
FILINIA
Che vi posso offrire?
IO
Niente...
FILINIA
A come niente? Qualcosa me la
dovete accettare... (A Fichera)
Senti… che ci possiamo dare a sti
due giovanotti?
FICHERA
A lo sai quello che c’è.
FILINIA
Na coca
dici?
cola,
‘n
passito...
che
FICHERA
A per me…
FILINIA
(A noi) Che la volete?
Non diciamo né sì né no.
FILINIA
Miii…
fanno
complimenti…
(illuminandosi) Ah, no, sai cosa?
Ce ne hai ova?
FICHERA
Ova?
FILINIA
Quelli per l’arancini.
FICHERA
L’ova? Così?
FILINIA
Che si devono fare i muscoli.
SCENA 9. A CASA. INTERNO NOTTE.
Arrivo a casa. Neanche il tempo di entrare, che la mamma mi piglia a
voci.
MAMMA
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Dove sei stato tutto il pomeriggio?
IO
All’oratorio...
MAMMA
Ma dove? Se tuo fratello
cercato e non c’eri?
IO
Perché
poi
Bartolo...
ho
t’ha
accompagnato
a
MAMMA
Dove?
IO
A prendere i rancini.
PAPÀ (fuori campo)
Maria!
MAMMA
Che vuoi?
PAPÀ (fuori campo)
Dov’è la cravatta?
MAMMA
(A me) Forza, cambiati che dobbiamo
andare dallo zio...
Se ne torna di là. È tutta elegante e truccata, coi tacchi che non
mette mai. Va a cercargli la cravatta, la sento che dice “ti devono
sparare le cose per vederle...”
PAPÀ (fuori campo)
Ma che, questa?
MAMMA (fuori campo)
A quale allora?
PAPÀ (fuori campo)
Sempri a stissa...
M’affaccio in camera di mio fratello: lui è già pronto, tutto vestito e
pettinato.
Neanche alza gli occhi; ripete il greco come una macchinetta, per le
interrogazioni di giugno.
MAMMA (fuori campo)
Angelo! Che ti sbrighi?
SCENA 10. DALLO ZIO. INTERNO NOTTE.
Lo zio ha una casa grande sul corso, con la vista sul passeggio.
Vetrinette piene di argenteria e di swarowski, perché alla
zia
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piacciono i ninnoli; ma anche cose di gusto, la serie di cani in
vetroceramica di Capodimonte e le quattro stagioni sbalzate in argento
di Ottaviani, grandi, che ognuna vale un capitale.
I mobili della sala e il divano se li sono fatti arrivare da Palermo,
l’intarsio è così pregiato che ci tengono sempre la plastica sopra. E
la plastica è pure sulle poltrone, almeno fino a quando le bambine non
crescono.
MAMMA
Buonasera...
LA ZIA
Arà.
MAMMA
Scusate il ritardo.
Baci e abbracci.
Papà porge alla
Spinello.
zia
la
guantiera
di
dolci
che
abbiamo
preso
da
LA ZIA
Bi... quanto disturbo...
MAMMA
A quali disturbo...
LA ZIA
Accomodatevi...
Va a mettere le paste in frigo. Intanto chiama lo zio.
LA ZIA
Miche’! Vedi che sono arrivati!
Lui si affaccia dal corridoio, sta parlando al telefono; fa un cenno
con la mano e scompare di nuovo.
La zia torna con le bambine, strappate alla televisione.
LA ZIA
Avanti, salutate...
MAMMA
Bi, chi su eleganti... e quantu su’
fatte...
Arrossiscono.
MAMMA
Ciaaao.
La mamma si china a baciarle e loro si lasciano fare.
Sembrano la brutta copia dello zio, larghe e tozze, con gli occhi
piccoli piccoli.
SCENA 11. DALLO ZIO. INTERNO NOTTE.
16
A tavola.
Papà sta parlando della casa a mare: è il suo tormento, perché tutti
hanno dove andare d’estate e noi no. La terra ce l’avremmo, sugli
scogli, un punto bellissimo: avevamo iniziato a costruire ma ci hanno
bloccato i lavori perché è troppo vicino al mare.
PAPÀ
Ma che vuol dire vicino? Il mare
nn’è che sta fermo? Un giorno è
vicino, un giorno è lontano...
Lo zio sorride, lui insiste.
PAPÀ
A Pisciotto due anni fa?, ti
ricordi?, a spiaggia era larga
cento metri, e ora è quindici. E
uno che s’è fatta a casa?, che, la
sposta?
LA ZIA
Va’, Salvato’... ancora un po’ di
parmigiana?
PAPÀ
No, grazie.
LA ZIA
Tu Miche’?
Lo zio scuote la testa.
LO ZIO
Ma perché ‘n te la fai ora, che c’è
il condono? Se la stanno facendo
tutti.
PAPÀ
A nn’è che è gratis?
LO ZIO
A lo so.
LA ZIA
Voi, bambini...
parmigiana...?
ancora
un
po’
di
Nessuno ne vuole.
LA ZIA
(A mia mamma) Che non era buona?
MAMMA
Ma che dici?
PAPÀ
Ne vonnu centocinquanta a metro...
17
A cu l’hannu visti?
LO ZIO
Ma nn’è
ca ci
vediamo
buttato
ca ci ha dari subitu. Basta
paghi a prima rata. Poi
cu c’è o comune. Se no hai
sti soldi.
PAPÀ
A si sparano tutti.
LA ZIA
Due fagiolini...
me) passaceli...
Salvato’...?
(A
Gli passiamo il piatto coi fagiolini ma papà neanche li guarda.
LA ZIA
(Alla mamma) Che non ci piacciono?
MAMMA
A come.
LA ZIA
Salvatore? Due fagiolini?
PAPÀ
Ah, grazie.
Si serve.
PAPÀ
Me l’hanno fatta fare veleno.
LO ZIO
A lo so.
PAPÀ
Pare c’arrubbava a loro.
LA ZIA
Tu niente, Miche’?
Lo zio scuote la testa.
LO ZIO
Per questo ti dico. Chi sa quando
capita un’altra volta.
Papà annuisce ficcandosi in bocca grossi bocconi di fagiolini.
LO ZIO
Siccome
cercano
sempre
soldi,
capaci che chiudono un occhio.
PAPÀ
C’i chiudissi io tutt’e due, cu na
18
mazzata.
Lo zio ride.
LA ZIA
Come su’, Salvato’?
PAPÀ
Magnifichi.
LO ZIO
Perché non ci ha presentare niente.
Te la finisci. Tanto che ti manca?
PAPÀ
A soletta.
LO ZIO
Solo a soletta?
PAPÀ
Ma è grande.
LO ZIO
(Ride) E che ci possiamo confondere
pe’ na soletta?
Tira fuori di tasca le sigarette e se ne accende una.
LA ZIA
A va’ Miché, non puoi aspettare che
finiamo?
MAMMA
E lascialo...
LA ZIA
Tutto il mangiare sa di fumo...
Lo zio se
tossire.
ne
frega.
Ma
dopo
un
momento,
le
bambine
si
mettono
a
LA ZIA
Ha’ visto? Almeno vai sul balcone,
che non fai intossicare i bambini.
Lo zio sbuffa e si alza. Apre il balcone in fondo alla sala e esce
fuori.
Non ci abbiamo il fumo ma il rumore sì.
LA ZIA
Sempri stu viziu.
SCENA 12. DALLO ZIO (SUL BALCONE). ESTERNO NOTTE.
Dal balcone si vede tutta la passeggiata: il corso sempre pieno di
macchine e la piazzetta dove i ragazzi seduti sui motorini se ne stanno
19
ore a parlare di niente.
Allo zio piace fumare al buio, pensando alle sue cose.
Papà lo raggiunge.
LO ZIO
Ta matri?
PAPÀ
A mischina...
LO ZIO
Ci parlasti cu Assenza?
PAPÀ
Sì, tanto gentile... anzi grazie...
LO ZIO
Che dice?
PAPÀ
A ch’ha diri?
Silenzio.
LO ZIO
Ti piace che te la porti a mare con
sto caldo e ci fai cambiare aria
anche a lei...?
PAPÀ
A io per lei lo faccio... per i
bambini, pi Maria... se no, si
potevano sparare tutti...
SCENA 13. DALLO ZIO. INTERNO NOTTE.
Intanto le mie cugine hanno preso a strofinarsi tra loro, ed è tutto un
bisbigliare, “glielo dico io, glielo dici tu”, fino a quando la più
piccola si fa avanti.
LA PICCOLA
Che ci possiamo alzare?
LA ZIA
Avete finito?
TUTT’E DUE
(Mostrando il piatto pulito) Sì.
LA ZIA
(Alla grande) Valle a prendere, che
lo zio ha portato le paste.
LA GRANDE
Ma io non le voglio...
20
LA ZIA
Le vai a prendere lo stesso, e
quando
abbiamo
finito
ti
puoi
alzare.
LA GRANDE
Uffa...
E parte con una sirena, come se le avessero spaccato la testa.
Però la guantiera la va a prendere, e subito togliamo il nastrino e la
carta.
Ci sono due file di cannoli messi precisi come soldatini; bigné alla
nocciola, alla crema, al cioccolato e alla ricotta; due fette di torta
savoia, due babbà e due mattonelle di sfoglia, crema e pan di spagna.
MAMMA
Speriamo che sono buoni...
LA ZIA
A certo.
Fa il dovere della padrona di casa, che prende il primo.
LA ZIA
Miche’! Salvato’! Che le volete le
paste?
Lo zio e papà entrano.
LO ZIO
...Minardo,
quello
della
pizzeria... se l’è fatta ora... ma
la
devi
vedere...
(alla
zia)
Antonietta, diglielo la casa di
Minardo a mare...
LA ZIA
(Plateale) Aaa...
LO ZIO
E tutta loro ce l’hanno fatta.
PAPÀ
Vero?
LO ZIO
Senza ingaggio, senza contributi...
Si siedono e si servono le paste. Al primo morso la crema esce da tutte
le parti.
LO ZIO
Poi so’ svelti, ci spieghi i cosi e
subito li imparano. Anche senza
parlare italiano.
Silenzio.
21
LO ZIO
Tanto, nn’è che un castello.
PAPÀ
A quali castello.
SCENA 14. DALLO ZIO. INTERNO NOTTE.
Dopo mangiato, mio fratello si siede coi grandi sul divano e a me mi
mandano in cameretta con le bambine.
Si parlano all’orecchio e ridono, le scimmie, mentre io me ne sto
seduto per i fatti miei.
La cameretta è tutta merletti, tendine arricciate e quadretti da
femmine; ci hanno solo bambole e peluche, neanche un gioco vero.
Provo a andare in sala, loro mi vengono dietro; ma i grandi non ci
vogliono, “Andate a giocare in cameretta”, e ce ne torniamo.
LA GRANDE
Lo sai che mio papà
giochi di prestigio?
sa
fare
i
IO
Anch’io.
LA GRANDE
Ah, sì?
Ride, non ci crede.
IO
Vero. Ho fatto il corso.
LA GRANDE
Ma dove?
IO
Col mago dell’Etna,
televisione...
quello
della
LA PICCOLA
Ah, io lo conosco...
LA GRANDE
A dove l’hai fatto?
IO
È venuto a Modica.
LA PICCOLA
Ma proprio lui personalmente?
IO
E certo.
LA GRANDE
22
E che ti ha imparato?
IO
Ma... tanti trucchi... quello del
fazzoletto... quello delle carte...
So fare anche il mangiafuoco. Che
ce l’avete un accendino?
SCENA 15. DALLO ZIO. INTERNO NOTTE.
I grandi erano seduti sul divano a parlare quando hanno sentito gridare
le bambine.
E neanche il tempo di alzarsi che già il fumo si sentiva nell’aria, per
quel calendario appeso al muro che non so come, nel gioco di
mangiafuoco, s’era incendiato.
Ha fatto na fiammata che non si riusciva a spegnere né con la scopa né
con l’acqua; fin quando è arrivato lo zio, calmo calmo, l’ha preso con
le mani, non so come ha fatto, l’ha strappato dal chiodo e l’ha buttato
a terra, e in un momento tutto è finito.
SCENA 16. DALLO ZIO. INTERNO NOTTE.
Io m’ero andato a chiudere nel bagno.
E papà furioso continuava a battere sulla porta, che se non eravamo a
casa dello zio l’avrebbe buttata giù.
Sono tutti lì fuori, le due cretine continuano a piangere e si fanno
consolare dalla zia.
MAMMA (fuori campo)
Angelo! Apri!
Io zitto.
MAMMA (fuori campo)
M’hai sentito? Apri t’ho detto!
Papà urla ancora
t’ammazzo!”
e
torna
a
battere
sulla
porta,
“Se
LO ZIO (fuori campo)
Uuu! Chi ammazzi? Guai
tocca il mio figlioccio.
non
a
apri
chi
mi
Lo zio si avvicina alla porta, dolce dolce.
LO ZIO (fuori campo)
Anciluzzo? Ti difendo io. Esci che
nessuno ti tocca. (Agli altri) Ne
fate na tragedia, non è successo
niente...
MAMMA (fuori campo)
A come niente? Tutto il muro?
LO ZIO (fuori campo)
Chi se ne fotte il
muro?
Tanto
23
dovevamo rimbiancare. Anzi, n’ha
messo un po’ d’allegria! Apri o
zio, che dobbiamo fare un gioco
tutti assieme...
Io zitto.
LO ZIO (fuori campo)
Angioletto? Che mi senti?
SCENA 17. DALLO ZIO. INTERNO NOTTE.
Lo zio è magnifico per i giochi di prestigio. Ci ha messi seduti sul
divano, grandi e bambini, e ha cominciato col suo spettacolino. Si gira
tra le mani una pallina e la fa uscire dalla manica, dalla tasca o dal
colletto della camicia. Capovolge un bicchiere pieno d’acqua e l’acqua
resta dentro. Taglia un cordino, lo lega coi nodi e quando scioglie i
nodi il cordino torna intero.
Ma come fa?
SCENA 18. A CASA. INTERNO GIORNO.
Mattino, il torpore da svegli dopo un sonno profondissimo, la luce che
filtra dalle tapparelle.
Sento i tacchi della mamma in corridoio, si sta preparando a uscire.
Mentre la signora Graziella strizza lo straccio nel secchio e frega con
forza i pavimenti, già tutto profuma di pulito.
Mi rigiro. Resto in dormiveglia e non so se passano cinque minuti o
un’ora.
Dalla fessura della porta, due occhi mi stanno osservando: è la figlia
della signora Graziella, sembra una scimmia con tutti quei peli. Si
avvicina zitta per vedere se dormo, e quando mi muovo scappa via.
SCENA 19. STRADA. ESTERNO GIORNO.
La strada è un budellino stretto e lungo, che solo nella fantasia può
assomigliare a un campetto; e ogni momento dobbiamo fermarci per
lasciare il passo alle macchine che vanno e vengono dai garage di
Fratantonio, all’ultima palazzina. Però ci divertiamo lo stesso, quasi
meglio dell’oratorio.
La scuola è finita ma non è ancora estate, e siamo tutti qui.
Pattuallo, Bartolino, Rosario; i fratelli Sabellini, i Nigro,
“cugino” Galota e Pinna.
il
SCENA 20. STRADA. ESTERNO GIORNO.
Pinna è una gran testa dura, non passa mai il pallone e se lo fa
togliere sempre.
O se si vede perso lo tira lontano con tutta la forza che ha, e va a
finire dritto nel balcone della Palazzolo. Le citofoniamo.
PINNA
Signora...
LA PALAZZOLO (al citofono)
24
Chi è?
PINNA
Che ce lo butta il pallone...?
LA PALAZZOLO (al citofono)
A?
PINNA
U?
Tutti ridono.
LA PALAZZOLO (al citofono)
Ma chi è?
PINNA
Ci è caduto il pallone!
LA PALAZZOLO (al citofono)
Dove?
PINNA
Nel balcone...
Riattacca. Citofoniamo di nuovo e lei neanche risponde.
“Signora!” si mette a urlare Pinna, “Signora!”, e lei finalmente esce,
ma nel balcone di fianco.
PINNA
No... l’altro...
Torna dentro ed esce in quello giusto.
Prende il pallone. Lo tiene stretto tra le mani, ci guarda e ride.
LA PALAZZOLO
Quante volte v’ho detto di giocare
da un’altra parte?
PINNA
A va’, signora...
LA PALAZZOLO
Perché non andate nel piazzale?
PINNA
Ma se passano le macchine?
LA PALAZZOLO
Non m’interessa.
SABELLINI
Ma che è sua la strada?
LA PALAZZOLO
No la strada, il balcone!
25
SABELLINI
E
nnè
che
balcone!
giochiamo
nel
suo
LA PALAZZOLO
A no? E chi ce la tirato qui? Che
m’ha rovinato tutta la pianta?
Si fa tutta rossa, per il sangue che subito le sale in testa. E siccome
i grandi si mettono a ridere, lei torna dentro, prende un coltello e
scoppia il pallone.
PATTUALLO
Ma che è pazza?
LA PALAZZOLO
Così vi imparate!
Ce lo butta giù tutto moscio, e ride.
Bartolino si mette a piangere perché il pallone era suo.
E lei invece ride. Sbatte la porta e si chiude dentro. Tira giù anche
le tapparelle.
I vicini si sono tutti affacciati.
UN VICINO
Lasciatela
stare...
andate
a
giocare a un’altra parte... che è
colpa sua, poverina?
PATTUALLO
E che è colpa nostra?
UN VICINO
A manco colpa mia.
SCENA 21. STRADA. ESTERNO GIORNO.
Tutta colpa di Pinna.
“Pinna Pinnazza” gli dicono i grandi, “Pinna ‘n culu” lo sfottono e lo
pigliano a scoppole.
Ma lui se ne frega e ride. Invece Bartolino continua a frignare, con
tutto il naso che gli cola sulla maglietta.
PATTUALLO
Lo
compriamo
nuovo...
insieme i soldi...
mettiamo
BARTOLINO
Sì…
PATTUALLO
Vero... (comincia a
tasca) Avanti, Pinna
più.
frugarsi
ci mette
in
di
26
PINNA
Io? Perché?
PATTUALLO
A come perché? (E via un’altra
scoppola) Perché sei Pinnazza!
Tutti a ridere.
PINNA
Io non ce n’ho soldi.
PATTUALLO
Cerca bene...
PINNA
(Si
fruga
platealmente)
n’ho...
nelle
Vero...
tasche
non
ce
PATTUALLO
Fammi vedere.
E lui invece scappa.
Pattuallo lo rincorre, lo acchiappa, ruzzolano a terra.
PINNA
A va’! Lasciami!
Si agita come un’anguilla. Arrivano anche i Sabellini a tenerlo fermo.
E Pattuallo gli cava fuori dalle tasche un sacco di soldi, anche di
carta.
PATTUALLO
Ha’ visto? No che non ce l’avevi!
PINNA
Non sono miei!
PATTUALLO
A di chi sono?
PINNA
...me l’ha dati mia mamma per la
spesa...
PATTUALLO
A tua mamma ci dici che sei Pinna!
PINNA
No... vero...
PATTUALLO
Non m’interessa.
PINNA
(Piagnucola) Ti giuro...
27
Pattuallo prende quello che gli può bastare e gli dà il resto.
PATTUALLO
Zitto ora...
Lo lasciano. Lui conta nervoso i soldi e ricomincia a lamentarsi.
PINNA
Miii... ora che ci dico?
PATTUALLO
Va’ che te li levo tutti...
PINNA
Ma perché? Che è colpa mia?
Balbetta, sbuffa. Prende a calci la strada.
PATTUALLO
Avanti.
Ce ne stiamo andando.
PINNA
Non ci vengo con voi.
PATTUALLO
A
non
ci
Pinnazza...
venire...
se
sei
I Sabellini ridono.
“Pinna storta!” ricomincia Galota.
E lui s’arrabbia; solo con Galota, perché è più piccolo.
PINNA
Eh? Che hai detto?
Galota scappa. Pinna lo rincorre. E noi tutti dietro a loro.
SCENA 22. DA BRAFA. INTERNO GIORNO.
Brafa non ha il bagno.
A mezza mattina, se vede che non passa nessuno, rovescia sul
marciapiede il pitale coi suoi bisogni, e lì davanti è sempre pieno di
mosche.
Sarebbe un negozio di alimentari, ma vende un po’ di tutto.
PATTUALLO
Che ce li ha i palloni?
Brafa scuote la testa.
PATTUALLO
Che non ci arrivano?
Fa una smorfia, come per dire “che ne so?”
28
SCENA 23. FUORI DA BRAFA. ESTERNO GIORNO.
Usciamo. Bartolino ricomincia a frignare.
BARTOLINO
Che gli dico a mio padre?
PATTUALLO
Gli porti i soldi.
BARTOLINO
Non li voglio i soldi…
È inconsolabile, gli vengono giù lacrimoni grossi come noci.
SABELLINI GRANDE
Proviamo se ce l’ha a Cappuzzella.
BARTOLINO
Non ce li ha…
PATTUALLO
Allora andiamo al corso.
SABELLINI PICCOLO
Al corso?
SABELLINI GRANDE
A dove?
PATTUALLO
Lo so io.
SCENA 24. SCALE, AL CORSO. ESTERNO GIORNO.
Tutti giù per le scale, a gara a chi arriva prima.
Il corso è pieno di macchine. Pattuallo ci fa girare un’ora, perché il
posto che si ricordava non se lo ricorda più, e con tutti i negozi che
ci sono c’è da perdersi.
Poi il pallone lo troviamo da Cerruto ex Malandrino, uguale a quello di
prima.
Però ormai è mezzogiorno, non è che ci mettiamo a giocare.
SCENA 25. SCALE, STRADE, DA FILINIA. ESTERNO GIORNO.
Facciamo le scale di Sant’Anna, passandoci il pallone ancora chiuso
nella rete.
Dopo i bocconisti e il panificio si arriva a via Cinquantotto, e
all’angolo con l’altra rampa di scale c’è il laboratorio di Filinia.
PATTUALLO
Bi. Vediamo se c’è.
Guardiamo attraverso la porta a vetri.
Lo stanzone è pieno di assi e pezzi di mobili. Più in là si intravedono
le casse, con accanto le lamiere che sigillano il morto.
29
GALOTA
Che ci serve a lamiera?
SABELLINI GRANDE
Per chiudere il morto.
SABELLINI PICCOLO
Che non l’hai visto mai?
SABELLINI GRANDE
Se no scoppia.
GALOTA
Vero?
SABELLINI GRANDE
A certo.
PATTUALLO
Lo sapete che ci dorme, dentro a
una?
IO
Chi?
PATTUALLO
Filinia.
Na
chiuso…
volta
c’è
rimasto
PINNA
A come po’ essere?
PATTUALLO
Perché sei Pinna.
Pattuallo ride. Poi apre la porta ed entra.
Chiama Filinia, “Saverio! Saverio!” facendo il verso al padre parroco.
Ma Filinia non c’è.
E lui, per ridere, va a ficcarsi dentro a una cassa.
PINNA
Ooo, che fai? Va’ che torna.
Pattuallo si diverte a fare il buffone. S’ammuccia e s’affaccia, con
tante smorfie.
Entriamo anche noi. Tutti tranne Bartolino, che resta a palleggiare
contro il muro.
SCENA 26. DA FILINIA. INTERNO GIORNO.
Dentro c’è odore di legno e colla, a terra pieno di trucioli.
Là dove lo stanzone si allarga ci sono le casse, stipate dappertutto. E
in un angolo anche il motorino nuovo.
Poi croci, crocette, padri pii, cuori di Gesù. Fotografie ovali sul
marmo. Carte funebri. Lumini di ottone col filo elettrico.
30
PATTUALLO
Ora vi faccio vedere una cosa.
Fa tutto il misterioso. Esce dalla cassa e si avventura su per le scale
che portano all’abitazione. Ci fa salire anche a noi, però zitti.
Apre piano la porta: in fondo al corridoio ci sono le camere, e in una
di queste c’è una vecchia vestita di nero, seduta davanti alla
finestra.
Pattuallo le si avvicina zitto zitto e fa il buffone davanti a lei, che
non se ne accorge perché è cieca. Ma sente lo spostamento d’aria e si
alza di scatto.
LA VECCHIA
Saverio?
Pattuallo si scansa. Noi tutti fermi attaccati al muro.
La vecchia avanza piano. Si accompagna col bastone lungo il corridoio,
ci passa accanto ma non si accorge di noi.
Ora si sentono voci giù dal negozio, Filinia è tornato.
LA VECCHIA
Saverio!
FILINIA (fuori campo)
Qua sono.
LA VECCHIA
Che vieni?
Filinia sta parlando con un cliente. Quando si spostano nello stanzone,
a guardare le casse, Galota s’affaccia e ci fa segno che possiamo
scendere.
Ma la vecchia s’è fermata proprio davanti a me.
LA VECCHIA
Saverio!
FILINIA (fuori campo)
Ma che vuoi?
LA VECCHIA
Che hai finito?
FILINIA (fuori campo)
No!
LA VECCHIA
Va bene, non
t’arrabbi...
c’è
bisogno
che
Uno a uno i ragazzi sfilano via.
Io trattengo il respiro fino a quando la vecchia torna a sedersi.
Ma ora Filinia e il suo cliente sono tornati all’ingresso.
Sento che parlano. E riconosco la voce di papà.
PAPÀ (fuori campo)
Belle su’ belle...
31
FILINIA (fuori campo)
Anche
la
fattura...
l’intarsio a mano...
tutto
PAPÀ (fuori campo)
Ma su’ care, Saverio. Io ne volevo
una
semplice,
senza
tutti
sti
fronzoli...
FILINIA (fuori campo)
Chiara? Scura?
PAPÀ (fuori campo)
Non lo so... quella che c’è...
FILINIA (fuori campo)
Vediamo sopra...
Stanno venendo qua. Mi nascondo.
Il cuore come un tamburo. Se papà mi vede non mi salvo più.
In una stanza non finita, ancora col cemento a terra e i muri di
forati, ci sono le casse difettate, che Filinia può dar via con uno
sconto maggiore.
Per ognuna prende la calcolatrice, dandosi un’aria professionale,
mostra il prezzo da listino, i servizi aggiuntivi, e sul totale fa un
bel venti per cento di sconto.
Ma papà sbotta lo stesso.
PAPÀ
Euro?
FILINIA
A certo.
PAPÀ
Miii...
FILINIA
Co’ tutto il servizio, le carte, la
chiesa...
PAPÀ
Ma io na cosa semplice...
FILINIA
A
semplice,
che
la
lasciare senza carte?
possiamo
LA VECCHIA (fuori campo)
Saverio!
FILINIA
Ooo!
LA VECCHIA (fuori campo)
32
Che hai finito?
FILINIA
No!
PAPÀ
Comunque. Accamora aspittamu.
FILINIA
Io ci sto prendendo solo le spese
vive. Anzi: a fotografia a colori
ce le faccio pagare a bianco e
nero.
PAPÀ
Ma lo so... nn’è che dico per te...
Finalmente tornano giù.
PAPÀ (fuori campo)
Prima si poteva morire con due
soldi… oramai è diventato un lusso…
Stanno ancora a parlare davanti alla porta, poi Filinia lo accompagna
fuori.
SCENA 27. DA FILINIA. ESTERNO GIORNO.
Bartolino è rimasto da solo a palleggiare
aspettato.
E quando esco, subito mi viene incontro.
contro
il
muro.
M’ha
BARTOLINO
T’hanno visto?
IO
No. E i ragazzi?
BARTOLINO
Se ne sono andati.
Ci avviamo anche noi.
BARTOLINO
Che ci faceva tuo padre?
IO
Non lo so.
Per non farci vedere, ce ne torniamo dalle scale di sopra.
BARTOLINO
Ma tua nonna sta bene?
SCENA 28. DALLA NONNA. INTERNO GIORNO.
La nonna apre il cassetto del comodino e tira fuori una piccola foto in
33
bianco e nero col bordino seghettato, come si usava una volta: il
panorama di una città con le case bianche e le palme.
IO
Si vede casa tua?
NONNA
(Ride) No, tesoro... era grande...
più grande di Modica...
Nel cassetto ha altre foto, di lei giovane, di papà bambino e dei
nonni.
C’è anche un neonato tra i merletti.
NONNA
Carluccio... anima mia...
Sono tutti abbacinati nel sole. Messi in posa col vestito della
domenica: il nonno, la nonna, gli zii, papà bambino. E tra gli altri ce
n’è uno caparbio, coi capelli svolazzanti e un sorriso che sembra un
ghigno.
IO
E questo chi è?
NONNA
Zio Ciccio, il marito di mia
sorella. Non te lo puoi ricordare,
tesoro, eri piccolo quando è morto.
IO
Tua sorella chi?
NONNA
A una sola ce n’avevo. Più grande
di dieci anni.
Silenzio.
NONNA
‘N se l’ha portata per sposarsela?
Hanno fatto tutto nascosto…
IO
Vero?
NONNA
Puuu... (e ride) Era na testa
calda.
I
fascisti
sempre
lo
cercavano...
IO
Perché?
NONNA
A perché non si voleva mettere a
camicia nera. Ci aveva a tipografia
34
e stampava sempri i cosi contro il
duce. Botte ce ne hanno date...
Nel silenzio si sente gorgogliare dentro i tubi.
NONNA
Vedi, vedi se c’è acqua...
Vado in cucina, apro il rubinetto e ne esce un filo.
NONNA (fuori campo)
Che, c’è?
IO
Sì.
NONNA (fuori campo)
Apri tutto...
Vado ad aprire anche in bagno. Lei si alza dal letto.
NONNA
Che m’aiuti a lavarmi?
Si comincia a spogliare.
Nella penombra intravedo la sua
molli, le rughe.
E subito l’aria odora di vecchi.
carne
bianca
e
fragile,
i
muscoli
SCENA 29. DALLA NONNA. INTERNO GIORNO.
Le insapono le spalle e il collo. Frego forte con la spazzola.
IO
Ti faccio male?
NONNA
A quale male? Forza.
Silenzio.
NONNA
Se non eri camicia nera nn’è che ti
facevano lavorare. Mio fratello,
mischino,
s’era
fatto
convinto
perché aveva famiglia. E sempre
litigavano, tutt’e due.
Silenzio.
NONNA
La
domenica,
che
mangiavamo
assieme, non si potevano sentire. A
mamà poverina le collere...
Silenzio.
35
NONNA
Il nonno invece se ne fregava. Lui
basta
che
mangiava.
Non
c’era
fascisti no’ comunisti. Il suo
piatto di pasta e il suo secondo
non glieli doveva toccare nessuno.
SCENA 30. PIAZZETTA. ESTERNO NOTTE.
C’è caldo, la piazzetta s’è riempita di pipistrelli che volano incerti
sopra di noi senza lasciarsi neanche sfiorare dai lanci delle nostre
sparatappi.
Poi, quando a una cert’ora spariscono, ci mettiamo a giocare a
muccialuoro.
Tutti a cerchio per la conta, non si sa come tocca sempre a Pinna.
PINNA
Mi... sempre io...
SABELLINI GRANDE
E se sei Pinna che ci puoi fare?
PINNA
Vaffanculo...
Brontola ma poi si mette a contare.
“Pinna pinnazza!” sghignazzano i Sabellini mentre vanno a nascondersi,
“Pinna ‘n culu”, si sente dall’altra parte della piazza mentre lui,
testa al muro, finisce di sparare i numeri fino a trenta.
SCENA 31. DIETRO ALLE CASE POPOLARI, PIAZZETTA. ESTERNO NOTTE.
Io e Bartolino ci andiamo a nascondere dietro alle case popolari, tra
l’erba alta.
Al buio si sentono le voci dei Palazzolo che litigano: lui non la vuole
fare uscire, perché poi gli tocca andarla a cercare fino a notte.
Al contrario di lei, che è grossa grossa e trema la strada quando
cammina, lui è piccolo e magro, con due occhi tristi e i baffi che
sembra Modugno.
SCENA 32. PIAZZETTA. ESTERNO NOTTE.
Uno a uno, Pinna ci ha visto a tutti.
Manca solo Galota, che è capace di stare ammucciato fino a notte.
E Pinna s’arrabbia. “A va’, esci…” gli fa, “…che posso passare tutta la
sera a cercare a te?”
Intanto i grandi hanno attaccato discorso con Neli, quello
spazzatura, che s’è perso da quando sua moglie l’ha lasciato.
della
NELI
...sai che m’ha detto? “Se non te
ne vai chiamo i carabinieri...” I
carabinieri? Ma io ci ho detto
“sono tuo marito” ho diritto di
36
vedere il bambino... “un minuto, e
poi te ne vai”, “va bene”, e me
l’ha fatto affacciare...
Deglutisce con quel suo pomo d’Adamo sporgente, che va su e giù a ogni
parola.
NELI
Tutto rispettoso... mi faceva così
con la manina... “ciao a papà”... e
poi se l’ha ritirato... “Ora te ne
vai?” Che ce l’avete una sigaretta?
Pattuallo gliene offre una.
NELI
Eravamo tanto felici...
PATTUALLO
Ma tu perché te la sei andata a
sposare a Scicli...?
NELI
Era
tanto
brava...
cambiare una persona
così...
come
può
da così a
Aspira voracemente la sigaretta, che si fa più piccola a ogni fiato.
NELI
Anche sua madre...
salamelecchi...
prima
tanti
SABELLINI GRANDE
Si vede che ci hai fatto...
NELI
Niente... che ci dovevo fare?
I Sabellini ridono.
NELI
Te lo giuro sulla cosa più sacra...
SABELLINI PICCOLO
Forse che ci ha l’amico?
NELI
A me non m’interessa, basta che mi
fa vedere il bambino...
PATTUALLO
Ma perché tu...
E gli fa un gesto con la mano, come per dire “non dai soddisfazione”. I
Sabellini ridacchiano.
37
NELI
Io? Bi... se ti faccio vedere...
PATTUALLO
Avanti.
NELI
Ma no qui, in mezzo alla strada...
andiamo nascosto...
E quando vede che Pattuallo e i Sabellini sono pronti a seguirlo, lui
si tira indietro.
NELI
Ma va’, va’...
Pinna sta ancora cercando Galota, che s’è avvicinato e ora è nascosto
proprio qua dietro; basta che quello s’allontana dieci metri per
liberarci a tutti.
Neli si sta scaldando, la sigaretta gli cade per terra, se la riprende
ma s’è spenta.
NELI
Me l’accendi?
Pattuallo fa scintillare l’accendino per gioco, senza fiamma.
NELI
Dai...
Gli occhiali gli scivolano sul naso e lui continua a tirarseli su, come
un tic.
PATTUALLO
Prima fammi vedere.
NELI
A va’... finiscila...
Ora incalzano anche gli altri, e Neli butta via la sigaretta e se ne
va.
PATTUALLO
Eee... che ti sei offeso?
Ma lui neanche si volta.
Loro gli vanno dietro, a pizzicargli il culo, a cercare di tirargli giù
i pantaloni.
Fino a che ruzzola a terra e s’arrabbia davvero.
Diventa tutto rosso, comincia a gridare.
Poi si mette a tirare pietre. Una colpisce una macchina. Qualcuno si
affaccia alla finestra.
E anche noi che non c’entriamo dobbiamo scappare.
SCENA 33. SCALE, STRADE. ESTERNO NOTTE.
Veloci su per le scale, nei vicoletti, quello che grida e noi che
38
corriamo.
Fino allo stradone dei bocconisti,
Bartolino.
Ci fermiamo a aspettare gli altri.
dove
siamo
rimasti
solo
io
e
BARTOLINO
Ma dove sono?
Scendiamo all’oratorio a cercarli. Arriviamo fino a Sant’Anna, non si
vede nessuno.
SCENA 34. DA FICHERA. ESTERNO NOTTE.
Fuori da Fichera c’è una coda di macchine, e voci e clacson; perché uno
ha parcheggiato male e l’autobus non riesce a fare la curva. E ora tre
o quattro uomini stanno cercando di sollevare la macchina che ingombra,
sono tutti rossi in faccia per lo sforzo.
Io e Bartolino ci guardiamo attorno, a vedere se per caso non spunta
Neli. Invece ci viene incontro Filinia.
FILINIA
Viii... che
quest’ora?
ci
fate
in
giro
a
IO
No… niente…
FILINIA
A come niente?
IO
Che hai visto i ragazzi?
FILINIA
No…
BARTOLINO
E Neli?
FILINIA
Che avete fatto arrabbiare a Neli?
IO
Noi non siamo stati.
Ride.
FILINIA
Se venite,
una cosa.
vi
voglio
fare
vedere
Bartolino esita, “È tardi…”, lui insiste.
FILINIA
Un minuto, che ci vuole?
Appena girato l’angolo c’è il suo motorino.
39
IO
Che è tuo?
FILINIA
A di chi dev’essere?
IO
Ma non te l’ho mai visto.
FILINIA
Perché è nuovo.
IO
Vero?
Ci ha ancora la plastica sul sellino. Lo accende e lo fa rombare.
FILINIA
Voi siete piccoli ancora, se no ve
lo facevo provare.
Continua a guardarci e a accelerare.
FILINIA
Che lo volete provare...?
Noi non diciamo niente.
FILINIA
Però no qui, che passano i vigili…
SCENA 35. STRADINA APPARTATA. ESTERNO NOTTE.
Lo seguiamo in una stradina appartata, un budellino buio tra due scale.
Per primo mi prende a me e mi mette sul sellino.
FILINIA
Ti tengo io... piano... (mi lascia
e sto su da solo) Hai visto ch’è
facile? Ora gira.
Arrivo in fondo alla strada, poi giro e torno indietro. Due, tre volte.
FILINIA
Bravo... bravo... (a Bartolino) Ora
tu...
BARTOLINO
No... un’altra volta...
FILINIA
A perché?
BARTOLINO
Non l’ho
so...
mai
portato...
non
lo
40
FILINIA
E se non provi non
Avanti, che t’aiuto.
l’impari.
Lo fa salire e monta dietro a lui, mette la mano sulla sua e accelera.
FILINIA
Se c’è riuscito
Che hai paura?
lui,
anche
tu...
BARTOLINO
No...
FILINIA
Prova solo... io lascio...
Accelera e il motorino sussulta.
FILINIA
Piano, però...
Filinia riprende la guida e si allontanano. Fino in fondo alla strada.
Ma invece di tornare indietro, svoltano e non li vedo più.
Mi siedo su un gradino e aspetto.
SCENA 36. STRADINA APPARTATA. ESTERNO NOTTE.
Un quarto d’ora, mezz’ora. Si sta facendo tardi.
Là in fondo hanno spostato la macchina, l’autobus è riuscito a passare.
Quelli non tornano. Mi alzo, provo ad andargli incontro.
Arrivo in fondo alla stradina e finalmente vedo arrivare Bartolino,
solo, tutto bianco come un lenzuolo.
IO
Ma che è successo?
Balbetta qualcosa, sta tremando.
IO
Non ho capito…
BARTOLINO
Che m’accompagni?
IO
Ah, sì...
Riprendiamo le scale verso casa.
IO
Ma che è successo qualcosa?
BARTOLINO
No.
41
IO
E Filinia?
BARTOLINO
Boh.
Mi prende per mano e allunghiamo il passo. Zitti zitti, lui non dice
niente e io non parlo.
SCENA 37. STRADA. ESTERNO GIORNO.
Papà era appena uscito dal Comune e stava andando a prendere la
macchina, quando si è sentito suonare. Era lo zio. Ha accostato e si
sono parlati dal finestrino.
LO ZIO
Con quello ci ho parlato, ha detto
che lui l’operai li trova.
PAPÀ
Vero?
LO ZIO
Però s’ha fari veloce.
PAPÀ
Quando vuoi.
LO ZIO
No, quando vuoi tu. Affacci na sera
e ci andiamo a parlare.
PAPÀ
Anche stasera?
LO ZIO
A certo.
PAPÀ
Na granita t’a pozzu offrire?
LO ZIO
A quali granita. Salutami a Maria.
Tira su il vetro e se ne riparte.
SCENA 38. GARAGE. INTERNO GIORNO.
Mio fratello, scemo com’è, ha comprato una torta per il primo mese del
suo motorino e spegne la candelina col fumo della marmitta.
Io tengo la torta e lui accelera. E subito il garage si riempie di
fumo.
IO
Me lo posso fare un giro?
42
MIO FRATELLO
No.
IO
Perché? Io ti ho tenuto la torta...
Ma lui neanche mi dà conto, lo chiude con la chiave e se ne torna su.
Io resto a guardarlo. Bello lucido, ancora odora di nuovo.
Se fosse mio ci passerei sopra tutto il tempo, dalla mattina alla sera.
Invece a lui gli sembra di consumarlo. Neanche ha finito il rodaggio.
Sono ancora lì che guardo quando arriva papà.
PAPÀ
Che è sto fumo?
SCENA 39. A CASA. INTERNO GIORNO.
La mamma ha fatto la spigola all’acqua pazza, come piace a lui.
Porta a tavola la padella fumante e ci serve nel piatto.
MAMMA
(Sottovoce) Attenti
tutt’e due...
alle
spine...
PAPÀ
Non ce li hai tolti?
MAMMA
Certo che ce li ho tolti...
ancora il pesce senza spine
devono inventare...
ma
lo
Quando siamo tutti serviti, anche la mamma si siede e si mette a
mangiare.
Guarda papà per capire se il pesce gli piace o no, ma lui è freddo una
neve.
MAMMA
Com’è?
Papà non dice niente, la mamma si volge a mio fratello.
MAMMA
A te ti piace?
Lui scuote la testa e non si capisce se vuol dire sì o no.
MAMMA
O ti piaceva di più l’altra volta?
PAPÀ
Sss...
Alza il volume del telegiornale e non parliamo più.
Mio fratello è metodico, si pulisce bene il piatto col pane e lascia
solo la lisca, tutta intera.
Io invece non ci ho pazienza, tiro via veloce e mando giù.
43
E nella furia ingollo un boccone traditore con una spina che si mette
di traverso nella gola.
Mi fa un male da morire, non riesco a inghiottirla né a sputarla via.
MAMMA
Che ci hai? Hai preso na spina?
Me ne corro in bagno. La mamma mi viene dietro.
MAMMA
Fammi vedere...
M’attacco al rubinetto, ma acqua non ce n’è.
MAMMA
Che
t’avevo
detto?
Di
attento... fammi vedere...
stare
Mi apre la bocca per guardarmi dentro.
MAMMA
Hhh...
Subito chiama papà. “Salvato’! Salvato’!”
Torniamo in cucina. Lui dal nervoso si mette a sbattere i piatti.
PAPÀ
Abbiamo capito che questo cazzo di
pesce non lo facciamo mai più!
MAMMA
Ma l’abbiamo sempre fatto...
PAPÀ
E se non siamo capaci di togliere
le spine...
MAMMA
Ma io che ci posso fare?
Papà sbarazza il tavolo malamente e mi ci mette seduto sopra.
PAPÀ
Qua... sotto la luce... apri la
bocca... (a mio fratello) spegni
sta televisione...
Mi scruta nel silenzio più assoluto.
MAMMA
L’hai vista?
PAPÀ
Esci la lingua...
IO
Aaa...
44
PAPÀ
Eccola la vigliacca...
Si avvicina anche la mamma a guardare.
PAPÀ
Minchia... è grossa... prendimi un
qualcosa...
MAMMA
Che cosa?
PAPÀ
Non lo so...
La mamma cerca nel cassetto delle posate,
forchettina per le ciliegie sotto spirito.
e
se
ne
viene
con
la
PAPÀ
No... che ci faccio con questa...
vedi
se
trovi
quello
dei
vavaluci...
Mio fratello non s’è mosso, ha finito di mangiare e ora si gode lo
spettacolo.
Io me ne sto come il maiale quand’è la sua ora, fermo colla bocca
aperta e giro gli occhi per seguire le mosse della mamma, che torna con
un ferretto sottile, quello per cavare le lumache.
PAPÀ
Fermissimo, non ti muovere...
Me lo ficca in gola, lo smuove, che mi viene di vomitare.
PAPÀ
Fermo!
IO
Ahi!
Non ce la faccio, riesco a divincolarmi e scappo via.
PAPÀ
Vieni qui!
IO
No, mi fa male...
Mi ficco sotto al letto ma loro mi vengono dietro.
MAMMA
Fai il bravo
toglierla...
a
mamma,
dobbiamo
IO
No!
45
Allora chiama mio fratello che mi prende per i piedi e mi tira fuori.
IO
Lasciami stare!
Mi mette a forza sul letto e mi tiene fermo mani e piedi, mentre mio
padre fa il resto.
SCENA 40. A CASA. INTERNO GIORNO.
Mi sveglio con la gola ancora indolenzita, cerco la spina con la lingua
e non c’è più.
È tardi, saranno le sei. La mamma e papà li sento trafficare in cucina.
PAPÀ (fuori campo)
Scatolette... pasta...
hai... anche farina...
quello
che
MAMMA (fuori campo)
Pasta capaci che non se la sanno
fare...
PAPÀ (fuori campo)
Tutto si sanno fare...
Silenzio.
PAPÀ (fuori campo)
Poveri disgraziati,
niente.
‘n
ci
hanno
MAMMA (fuori campo)
Perché noi siamo ricchi.
Silenzio.
MAMMA (fuori campo)
Avanti. Ora lèvati.
PAPÀ (fuori campo)
L’hai visto, se dorme?
MAMMA (fuori campo)
No...
I passi di papà nel corridoio. Ora apre piano la porta.
Volevo far finta di dormire ma lui viene a sedersi sul letto.
PAPÀ
Che sei sveglio?
Mi volto verso di lui senza dir niente.
PAPÀ
Ti fa male ancora? Fammi vedere...
46
Apro la bocca.
PAPÀ
Ah... vedi... è ancora rosso... sai
che era quanto mezzo dito?
Mi volto dall’altra parte.
PAPÀ
Che ci vuoi venire con me?
Non dico niente. Lui mi gira dolcemente la testa.
IO
Dove?
PAPÀ
Sì o no?
SCENA 41. IN MACCHINA. INTERNO/ESTERNO GIORNO.
Andiamo veloci giù per la fiumara, verso Scicli.
PAPÀ
Un segreto, non
nessuno. Va bene?
lo
devi
dire
a
IO
Sì.
PAPÀ
Neanche tuo fratello lo sa.
Mentre scendiamo vediamo
strada. Papà si ferma.
a
Neli,
che
cammina
solo
al
bordo
della
PAPÀ
Neli.
NELI
O, ragioniere.
PAPÀ
A dove vai?
NELI
A vedere il bambino. Se me lo fa
vedere.
PAPÀ
A pperi? Fino a Scicli?
NELI
A tanto ci devo arrivare alle nove.
Se no non mi passa.
Scruta dentro, abbassando gli occhiali per guardare da vicino.
47
Mi sorride. Dell’altra sera non dice niente.
NELI
A signora Aurora come sta?
PAPÀ
A mischina.
NELI
Io ci prego sempre, sa?
PAPÀ
Ma lassopra non sentono.
NELI
A come
sentono…
non
sentono?
A
me
mi
PAPÀ
Allora la raccomando a te.
SCENA 42. STRADE, ALLA PLASTICA (DALLO ZIO). ESTERNO GIORNO.
Alla Plastica, dallo zio, ci si arriva dalla chiesa vecchia.
Al passaggio a livello si svolta a sinistra, e dopo il supermercato e
il marmista si trova il grande capannone. Il cancello si apre da solo,
ma non scendiamo perché ci sono i cani.
Papà suona il clacson fino a quando si affaccia un operaio.
OPERAIO
Non
si
preoccupi...
niente...
non
fanno
SCENA 43. ALLA PLASTICA (DALLO ZIO). INTERNO GIORNO.
Dentro c’è un gran rumore e odore di plastica fusa.
OPERAIO
Se
vi
arriva.
volete
accomodare,
ora
PAPÀ
Sì, grazie.
Lo zio è al telefono, ci saluta da dietro al vetro del suo piccolo
ufficio illuminato al neon.
E mentre papà aspetta che si libera, io mi vado a fare un giro.
Stanno scaricando i bancali con la materia grezza che arriva ogni
giorno da Catania.
La combinano nei miscelatori per il colore, poi la rovesciano
direttamente nelle macchine, dove diventa una colla sottile, che l’aria
calda gonfia in una lunga bolla.
In fondo al capannone un operaio giovane, coi capelli ricci e una bella
faccia sorridente, va su e giù dalla torre che hanno montato sopra la
testa da centoquaranta. È straniero.
48
Con questo caldo non si respira, ma lui ride sempre.
L’OPERAIO GIOVANE
Che ci vuoi salire?
IO
Sto aspettando a mio zio...
L’OPERAIO GIOVANE
A che ci vuole?
Lo seguo sulla scaletta di ferro e saliamo su a dieci metri, dove tutto
sembra che balla.
L’OPERAIO GIOVANE
Ti scanti?
IO
No...
L’OPERAIO GIOVANE
O sai che tuo zio non c’è salito
mai?
IO
Vero?
Altre due rampe e arriviamo all’ultimo pianerottolo, dove il caldo non
si può sopportare.
In questi pochi metri il ricciolino s’è sistemato una brandina.
IO
Che dormi qui?
L’OPERAIO GIOVANE
Fin’a
quando
non
macchina.
stacca
la
IO
A.
L’OPERAIO GIOVANE
D’estate lavora sempre,
notte.
giorno
e
La bolla arriva ancora calda, che a toccarla si lascia l’impronta. Poi
le doghe di legno la piegano e la schiacciano, per farla arrotolare
nella bobina.
Ci sono vestiti buttati qua e là, foto e poche altre cose; anche un
giornaletto con le donne nude, che il ricciolino si vergogna a farmi
vedere e spinge con un piede sotto la brandina.
Poi lo zio e papà ci chiamano e scendiamo giù.
SCENA 44. ALLA PLASTICA (DALLO ZIO). ESTERNO GIORNO.
Prima di salire in macchina, lo zio ci fa caricare due cassette con le
49
primizie.
Ci ha l’orto dietro al capannone, con ogni bendidio, anche i banani;
perché lui s’è scavato il suo pozzo con la trivella, e per l’acqua non
deve passare il permesso a nessuno.
Poi finalmente si parte.
SCENA 45. IN MACCHINA. INTERNO/ESTERNO GIORNO.
Papà e lo zio davanti, io e il ricciolino dietro.
Aria condizionata. Musica.
PAPÀ
(All’operaio) Come si chiama?
LO ZIO
A che ci dai del lei?
L’OPERAIO GIOVANE
Rafat.
PAPÀ
Come?
LO ZIO
Diccelo in italiano.
L’OPERAIO GIOVANE
Rafel.
LO ZIO
(Scandisce) Rafele.
L’OPERAIO GIOVANE
A-fe-le.
LO ZIO
È
o
specialista
grande. (A Rafat)
l’hanno montata…
d’a
macchina
Diccelo quando
Rafat ride.
LO ZIO
Na gru
Scicli.
che
si
vedeva
da
tutto
PAPÀ
Vero?
Stiamo scendendo alle serre, vicino al mare.
La luce a quest’ora le fa sembrare un altro mare, più bianco e morbido
di quello vero, che si stende a perdita d’occhio tra gli ulivi e i
carrubi.
LO ZIO
(A Rafat) Che è qui?
50
RAFAT
Più avanti...
Guarda attento di là dalla strada, lo zio gli si volge interrogativo.
RAFAT
Piano...
SCENA 46. STRADA, POI NEL VIGNALE, FINO ALLA CAVA. ESTERNO SERA.
Papà rallenta e si ferma. Scendiamo.
S’è alzato un po’ di vento e il sole comincia a calare. Si sentono solo
i grilli.
LO ZIO
Avanti.
Scavalchiamo il muretto e ci addentriamo nel vignale.
Rafat ci porta giù, alla cava, dove c’è una grande casa abbandonata,
tutta piena di erbazze, che neanche si può entrare. Le finestre coperte
di plastica e lamiera, una porta arrangiata di eternit.
Come arriviamo, vengono fuori i bicchi.
A Rafat lo conoscono tutti. E anche allo zio: si danno la mano, si
salutano.
LO ZIO
Vi presento a mio cognato...
cercando per un lavoro...
sta
Papà se ne sta indietro, tutto intimidito, col suo sacchetto di pasta e
scatolette.
Mentre Rafat parla nella sua lingua aspra, che non si capisce niente.
LO ZIO
Stiamo cercando due, tre persone
brave di muratura... (si aiuta a
gesti) per fare na casa... Casa...
comprì?
C’è qualcuno che è pratico?
Hanno alluciato il sacchetto di papà; lui prima esitava, diceva
“piano... aspettate...”, poi s’è messo a distribuire, come Gesù ai
poveri, e in un momento non c’era più niente.
Lo zio continua il suo discorso ma qui sembra che muratori non ce n’è.
Un ragazzotto ci dice di andarli a cercare nell’altra casa, dietro alla
discarica.
LO ZIO
Sicuro?
Pare di sì.
LO ZIO
Che è lontano?
51
RAFAT
No... qui...
LO ZIO
A ormai che
veloci, però.
ci
siamo...
Avanti,
SCENA 47. NEL VIGNALE, DALL’ALTRA PARTE DELLA CAVA. ESTERNO SERA.
In fondo alla cava, dopo la discarica, c’è un’altra casa diroccata.
Scendiamo cauti perché non si vede niente, e a terra è pieno di vetri e
ferraglia.
Come ci avviciniamo, un cane si mette a abbaiare; ha una corda stretta
al collo che gli strozza la voce. Rafat chiama e viene fuori un
vecchio.
Gli andiamo incontro, i grandi si presentano e si danno la mano.
Poi Rafat gli comincia a parlare della casa, sempre in arabo.
Lo zio è nervoso perché ha fretta e perché non capisce niente.
LO ZIO
(Al
vecchio)
italiano?
Che
non
parli
IL VECCHIO
No…
LO ZIO
Minchia... vi dovete imparare...
che potete stare sempre ignoranti?
Io me ne sto attaccato a papà. Ormai è buio.
LO ZIO
(A
Rafat)
casa...?
Gliel’hai
detto
la
RAFAT
Sì.
LO ZIO
E che dice?
RAFAT
Sì...
LO ZIO
Ma n’ha fatte altre?
RAFAT
Lui proprio muratore.
LO ZIO
Ma no in Africa?
RAFAT
No, quand’era a Sciacca...
52
LO ZIO
E come l’ha fatte?
RAFAT
Normali... come si fanno qui...
Lo zio s’accende una sigaretta e ne offre anche a loro.
LO ZIO
Questa è una casa già cominciata...
ci manca solo a soletta... Se lui è
una cosa che se la sente... si
prende a due persone... tre...
quello che gli serve... e tutti i
materiali
ci
pensiamo
noi...
Comprì?
RAFAT
E pe’ i soldi?
LO ZIO
A ora ci mettiamo d’accordo. Subito
i soldi?
SCENA 48. IN MACCHINA. INTERNO/ESTERNO NOTTE.
Risaliamo la cava e ci mettiamo in macchina, noi, Rafat e il vecchio.
Sento il suo odore aspro, il respiro pesante; e più mi faccio stretto
nel sedile, più lui si allarga. Bisbiglia qualcosa a Rafat, che ride.
LO ZIO
Che dice?
RAFAT
Che la Libia non è Africa.
LO ZIO
A?
RAFAT
Siccome
prima
l’Africa...
lei
ha
detto
LO ZIO
Ah... A che è? America?
Rafat ride.
RAFAT
Vede
che
noi
siamo
chiari?
L’africani so’ tutti scimmioni.
LO ZIO
Mio cognato è nato in Libia.
RAFAT
53
Vero?
PAPÀ
Sotto la guerra.
RAFAT
Dove?
PAPÀ
Bengasi.
RAFAT
Ah.
PAPÀ
Ma neanche
piccolo…
me
lo
ricordo…
ero
LO ZIO
Voi che siete di Bengasi?
RAFAT
No.
E pronuncia un nome che non si capisce niente.
SCENA 49. AGLI SCOGLI. ESTERNO NOTTE.
Agli scogli si arriva dalla litoranea, passando per lo sterrato dietro
allo stabilimento e addentrandosi tra le vigne per un duecento metri.
Non c’è cancello, né niente.
Papà lascia le luci accese, per rischiarare il grande fosso coi
pilastri e le forme della soletta.
Ha fatto in tempo a crescerci l’erba; e qua e là, nei buchi dei forati,
gli uccelli hanno fatto il nido. A vederla così, a papà gli viene il
veleno, perché pensa a tutti i soldi che ha perso o alle vacanze che
non ci possiamo fare.
RAFAT
È grande...
Parlotta col vecchio.
Ora tutt’e due scendono nel fosso. E noi zitti a aspettare.
LO ZIO
Che dice?
RAFAT
C’è acqua...
PAPÀ
A unni?
RAFAT
Qua... sotto il cemento...
PAPÀ
54
Come po’ essere?
Scendiamo giù.
La parete è asciutta ma accostando l’orecchio si sente l’acqua dentro
gorgogliare.
PAPÀ
Non
ce
scavato...
n’era
LO ZIO
Sss...
(sorride)
musica...
quando
Vi…
hanno
pare
na
SCENA 50. DALLA NONNA. INTERNO GIORNO.
Il dottore Assenza è venuto a visitare la nonna, le ha trovato i
polmoni pieni di catarro e un filo di febbre. S’è fatto dire
dall’infermiere tutte le medicine che prende e gliene ha scritte altre,
che la mamma è andata a comprare in farmacia.
La nonna non ha detto neanche una parola; e come il dottore ha finito,
si è coperta tutta col lenzuolo e si è voltata verso la finestra.
Non aveva voglia di parlare. Però non voleva neanche che la lasciavo
sola.
Allora ho preso dal cassetto le foto dell’altro giorno e me le sono
riguardate una a una, fino a quando lei s’è addormentata.
SCENA 51. STRADA, DA FILINIA. ESTERNO GIORNO.
Nella discesa di via Gaetano Modica vedo Filinia col motorino, tiene
sotto il braccio un pacco di manifesti arrotolati, freschi di
tipografia.
Mi fa tanti salamelecchi, vuole sapere come sta la nonna e mi manda a
salutare papà.
IO
Che me lo fai fare un giro?
FILINIA
Basta che non t’allontani.
Mi lascia il motorino e se ne entra al laboratorio.
Io faccio avanti e indietro per la via Cinquantotto, sfiorando le scale
ogni volta che giro.
Fino a quando Filinia s’affaccia e mi chiama.
Ha preso un sacchetto con la fiamma ossidrica e una sbarretta di
stagno, per andare a chiudere una cassa. E s’è messo la giacca, che gli
dà un’aria un po’ più adatta alla situazione.
Scendo dal motorino e lui sale. Accelera da fermo per sentire il motore
che gira.
FILINIA
Che ci ho fatto qualcosa
amico, che non mi saluta?
al
tuo
IO
55
Chi?
FILINIA
A chi? Chi è il tuo amico?
SCENA 52. DA BARTOLINO. INTERNO GIORNO.
Sono andato a citofonare a Bartolino per le prove e sua mamma m’ha
fatto salire.
MAMMA DI BARTOLINO
Vedi
che
ha
scimunito.
combinato
sto
Lo trovo buttato nel letto, senza forza, che ride.
MAMMA DI BARTOLINO
Cretino... si poteva intossicare...
BARTOLINO
Ciao.
IO
Ma che hai fatto?
MAMMA DI BARTOLINO
S’è ingollato lo iodosan...
doveva fare gli sciacqui...
si
Bartolino ride.
MAMMA DI BARTOLINO
Sì, ridi, cretino...
IO
Ma perché l’hai bevuto?
BARTOLINO
Non lo so...
MAMMA DI BARTOLINO
A come non lo sai? Coi medicinali
dovete stare attenti... nn’è che è
la prima volta...
IO
Ti fa male?
Scuote la testa.
MAMMA DI BARTOLINO
Se non ti passa dobbiamo andare
all’ospedale
a
fare
a
lavanda
gastrica.
BARTOLINO
A quale ospedale...
56
MAMMA DI BARTOLINO
Allora bevi il latte.
Ce n’è un bicchierone sul comodino.
MAMMA DI BARTOLINO
Angioletto... fallo convinto tu...
Mi ci fa sedere vicino. Ma mi viene da ridere anche a me.
MAMMA DI BARTOLINO
Bevitelo. Che ti costa?
Lui non dice niente e si volta dall’altra parte. E lei, sbuffando, se
ne va di là.
IO
Cosa ti senti?
BARTOLINO
Nausea.
La sua camera è sempre in ordine, non so come fa; il lettino tutto
pulito, i quadretti alle pareti, le foto di quand’era piccolo.
BARTOLINO
Mi fai un favore?
IO
Sì.
BARTOLINO
Mi
prendi
quel
L’enciclopedia medica?
libro?
Me lo indica sulla libreria, glielo prendo.
Si diverte a guardare le arterie, le ossa, le foto della gente malata.
Ora torna sua mamma, con un altro bicchierone di latte, che porge a me.
MAMMA DI BARTOLINO
Anche
tu,
tesoro...
bevetelo
assieme... ti piace il latte?
Che posso dire di no?
MAMMA DI BARTOLINO
(A Bartolino) Forza,
beve anche lui?
vedi
che
lo
SCENA 53. CHIESA. INTERNO GIORNO.
Più ci avviciniamo alla festa e più il padre parroco è nervoso.
PADRE PARROCO
La faccia sempre seria... no
che guarda di qua... uno
uno
che
57
ride... (a Galota) Che hai sentito
tu?
GALOTA
Ma non stavo ridendo.
PADRE PARROCO
Quando si prega si guarda a terra.
E alla processione si guarda la
Madonna. Che avete capito?
TUTTI
Sì.
PADRE PARROCO
Riproviamo l’uscita.
Torna all’altare, si genuflette, si rialza.
PADRE PARROCO
Prima la benedizione... poi il
baldacchino... chi è che prende il
baldacchino?
Pattuallo s’era distratto.
PADRE PARROCO
Subito, alla
prendere...
benedizione
lo
devi
Va a prenderlo dietro all’altare, ma non riesce ad aprirlo. Lo aiuta
lui nervoso.
PADRE PARROCO
Dove ce l’hai la testa?
Finalmente lo aprono.
PADRE PARROCO
La croce!
IO
Qui.
Mi metto in testa al corteo. Gli altri hanno cominciato a muoversi.
PADRE PARROCO
Aspettate. Dovete venire dietro a
noi, no davanti.
Si fermano, tornano indietro.
PADRE PARROCO
Avanti.
E ripartiamo.
58
SCENA 54. SACRESTIA. INTERNO GIORNO.
Dopo le prove, il padre parroco s’è messo a confessare nella chiesa
piccola.
Per primo ha acchiappato a Pattuallo, che non si faceva un esame di
coscienza da un anno.
Lo teneva stretto per un orecchio, che malafigura, davanti alle
femmine. E lui, mischino, la faccia pietosa, recitava tutte le
salveregina della penitenza senza potersi muovere.
Io mi stavo cambiando in sacrestia per andare a servire la messa
prefestiva, quando me lo vedo arrivare, l’orecchio rosso come un
peperone.
Biascica ancora un salveregina, ma con tutte le parolacce in mezzo, per
farmi ridere.
E fa gestacci verso il padre parroco, pernacchie con la mano.
PATTUALLO
La prossima
niente...
volta
non
ci
dico
Gli è tornata quell’aria da sbruffone.
S’affaccia dalla porta della sacrestia, verso la chiesa, a vedere che
non arrivi nessuno.
Poi apre l’armadio dove il padre parroco tiene le cose di chiesa, e
sale su una sedia.
IO
Ma che fai?
PATTUALLO
Sss. Guarda se viene.
Dal ripiano alto prende un pacchetto bianco, tutto chiuso incartato.
Dentro ci sono le ostie grandi, quelle che il padre parroco spezza per
sé alla consacrazione. Ne prende una bella manciata e scende giù.
Nello sportellino basso c’è il vino.
PATTUALLO
Che viene?
IO
No.
Bagna le ostie nel vino e se le mangia, sbrodolandosi tutto. “Il corpo
e il sangue di Cristo... il corpo e il sangue di Cristo...”, e ride.
IO
Ma che sei pazzo?
PATTUALLO
I vuoi assaggiare?
IO
No, no…
PATTUALLO
A perché?
59
Esito. Lui insiste. E alla fine le provo anch’io.
PATTUALLO
Com’è?
IO
Buono.
PATTUALLO
Ha’ visto?
Il sapore del vino è aspro e arriva fin dentro al naso.
Pattuallo riapre il pacchetto e prende altre ostie. E ricominciamo.
SCENA 55. CHIESA. INTERNO GIORNO.
Quando entro a servire messa, sono rosso in faccia e ho la testa che mi
gira.
Là in fondo vedo la mamma, come tutti i sabati.
Pattuallo, che per penitenza deve sentirsi anche la messa prefestiva,
si è seduto al secondo banco, dietro alle monache: perché dice che
porta fortuna toccarle il didietro. E alla consacrazione allunga la
mano, con la scusa che s’inginocchia per pregare.
Le vecchie cantano, la testa mi gira, devo stare attento a non cadere.
Alla comunione entra papà.
Si fa il segno veloce e va a cercare la mamma.
Poi escono tutt’e due, senza neanche aspettare la benedizione.
SCENA 56. A CASA. INTERNO NOTTE.
Quando torno a casa trovo solo mio fratello, chiuso nella sua stanza,
che ripete il greco.
MIO FRATELLO
La
nonna
all’ospedale.
l’hanno
portata
IO
Vero?
MIO FRATELLO
Hanno chiamato
subito...
a
papà...
subito
IO
Chi?
MIO FRATELLO
L’infermiere.
respirare.
Perché
non
poteva
IO
Ma come può essere?
60
MIO FRATELLO
A così.
Mio fratello è freddo una neve.
ricomincia a studiare.
Vado di là a prendere il telefono.
Si
china
di
nuovo
sul
libro
e
MIO FRATELLO
Non ci telefonare!
IO
Perché?
MIO FRATELLO
Ha detto papà che si fa vivo lui
dopo che la visitano.
IO
Ma torna?
MIO FRATELLO
A certo.
SCENA 57. A CASA (SUL BALCONE). ESTERNO NOTTE.
Me ne vado sul balcone, a aspettare che tornano.
Passa un’ora, un’ora e mezzo, e ancora non arrivano.
S’è fatto buio.
Uno a uno ho visto uscire i ragazzi: prima Bartolino, col pallone, che
s’è seduto sul muretto; poi Pinna, i Sabellini, Pattuallo e gli altri.
Mi sono venuti a chiamare ma gli ho detto che stasera non scendo.
Però sto a guardarli, mentre si passano il pallone nella piazzetta,
giocando a chi lo tira più in alto: sfiorano i cornicioni, qualche
finestra. E ridono.
Poi arriva l’autobus e per dieci minuti si devono fermare.
Attaccano bottone coll’autista: i Sabellini e “il cugino” Galota lo
fanno parlare mentre Pinna, di nascosto, tira fuori un sacco dal
cassonetto e lo lega al gancio di dietro.
E quando l’autobus riparte, il sacco sbatacchia dappertutto per le
curve della via nuova Sant’Antonio e si strappa, disseminando
immondizia fino al corso.
I ragazzi gli vanno dietro un bel pezzo, a ridere e a vociare.
Poi sciamano verso l’oratorio e la piazzetta resta vuota.
Ora finalmente vedo arrivare papà.
SCENA 58. GARAGE. INTERNO NOTTE.
Scendo veloce in garage.
IO
Papà!
Mi saluta appena, tutto attento a non sbagliare la manovra. È solo.
61
IO
E la mamma?
PAPÀ
Non viene, gioia, ci fa compagnia
alla nonna.
IO
Ma che dorme lì?
PAPÀ
A certo. Che la può lasciare sola?
IO
Perché? Come sta?
PAPÀ
Bene. Anzi, ha detto di salutarvi…
Spegne il motore e scende.
IO
Allora perché non torna?
PAPÀ
A il tempo che fa tutte l’analisi.
Avete mangiato?
IO
No.
PAPÀ
Tuo fratello dov’è?
IO
A studiare.
Papà sorride.
PAPÀ
Vieni, aiutami.
Sgombera i sedili di dietro, li piega e li fa slittare in avanti, per
fare spazio nel bagagliaio.
Gli tengo lo sportello aperto mentre lui carica i sacchi di cemento che
ha preso al consorzio. A ognuno che mette, la macchina se ne scende un
poco.
IO
Che per quella cosa?
Non dice niente.
IO
Io che ci posso venire?
PAPÀ
62
A quali.
IO
Perché?
PAPÀ
Ti stanchi, a papà...
fino a tardi...
di
sera...
IO
Non mi stanco...
PAPÀ
Aiutami qui... tieni forte...
Tengo fermo il sedile mentre lui cerca di sistemare le pale e i secchi
e gli altri attrezzi.
IO
Tanto posso dormire di mattina...
PAPÀ
Poi vediamo...
E all’improvviso, mio fratello ci chiama dal balcone.
MIO FRATELLO (fuori campo)
Papà! Papà!
PAPÀ
Ooo!
MIO FRATELLO (fuori campo)
Papà!
PAPÀ
Che c’è?
MIO FRATELLO (fuori campo)
L’acqua!
Si sente gorgogliare dentro i tubi, attraverso i muri.
PAPÀ
Mii, l’acqua...
Lascia tutto, chiude il garage e ce ne saliamo veloci.
Dai balconi le mamme stanno chiamando gli altri, “L’acqua, l’acqua!” e
tutti corrono a casa.
SCENA 59. A CASA. INTERNO NOTTE.
Mi sono insaponato anche i capelli e ora mi risciacquo col filo d’acqua
che esce dalla doccia.
E neanche ho finito, che mio fratello entra dentro.
Quest’acqua ci ha messo allegria.
63
Dalle finestre aperte delle altre case arrivano le voci, tutti svegli
per l’acqua, tutti che gridano.
SCENA 60. STRADA. ESTERNO GIORNO.
La nonna la portano a casa nel pieno filinone, coll’ambulanza, e tutto
il quartiere a guardare.
L’hanno messa su una sedia e l’hanno salita fino al terzo piano, perché
da sola non ce la faceva.
SCENA 61. DALLA NONNA. INTERNO GIORNO.
La intravedo dalla porta a fessura, quando la sistemano a letto, con la
mascherina per respirare e la flebo. Sembra che non ci ha più forza,
come la mettono sta.
La mamma le aggiusta i capelli e le rimbocca bene il lenzuolo pulito,
che profuma tutta la stanza. “Lasciamola dormire” dice all’infermiere,
e tira giù la tapparella.
SCENA 62. DALLA NONNA. INTERNO GIORNO.
Il tavolo in cucina è pieno di medicine, l’infermiere se l’è sistemate
come i soldatini.
E si è portato una brandina pieghevole per stanotte, che ingombra quasi
tutta la stanza del frigorifero, dove la nonna tiene la dispensa.
Una valigia piccola con le sue cose, anche una camicia stirata per
domani, perché è uno preciso, sempre in ordine, pulito pulito.
Dalla finestra ho visto la mamma scendere giù, dove intanto papà s’era
fermato a parlare coi barellieri.
Poi l’ambulanza ha fatto manovra e se n’è tornata zitta zitta.
Le finestre degli ultimi rimasti a guardare si sono chiuse, e nel
quartiere è tornato il silenzio.
SCENA 63. DALLA NONNA. INTERNO GIORNO.
La nonna ancora non s’è svegliata. Mi siedo vicino al letto e aspetto.
Sta dormendo colla bocca aperta, tutta abbandonata.
L’infermiere entra per controllare la flebo.
INFERMIERE
È meglio che vai a casa... è troppo
stanca... si deve riposare...
Non dico niente.
INFERMIERE
Che m’hai sentito? Poi
sveglia ti telefono.
quando
si
Non dico niente.
INFERMIERE
Mi... testa dura sei...
Se ne torna di là, a leggersi una rivista, sbracato sulla brandina.
È un pomeriggio torrido, anche a stare fermi si suda.
64
Mi avvicino alla nonna, per vedere se respira: viva è viva, ma sembra
attaccata a un filo.
Sprofondata in questo sonno innaturale, chi sa cosa le hanno dato per
farla dormire così.
Nella penombra lo sguardo si fissa sul quadro del nonno, rischiarato
dal piccolo lumino elettrico; tra la cornice e il vetro ci sono le
piccole fotografie in bianco e nero degli altri parenti morti e le
immaginette di san Giovanni Bosco e padre Pio.
Si affaccia l’infermiere.
INFERMIERE
Senti, visto che ci sei tu… io
quasi quasi mi vado a dare na
rinfrescata. Ti ci posso lasciare
solo?
IO
Sì.
Torna di là. Si riveste. Si pettina i capelli col gel.
Poi mi porge il suo numero di cellulare.
INFERMIERE
Qualunque cosa mi chiami.
Sento chiudere la porta, i passi giù per le scale, poi silenzio.
Goccia a goccia la medicina sta scendendo tutta.
Suona il telefono, “Pronto?” ma nessuno risponde.
Lei neanche s’è mossa.
SCENA 64. STRADONE VERSO MARE, AGLI SCOGLI. ESTERNO NOTTE.
Si può andare senza fari, c’è una luna grossa che rischiara tutto come
a giorno.
Agli scogli ci aspetta il vecchio.
S’è portato un ragazzo, sempre straniero, che può avere sì e no
quindici anni.
Come arriviamo, accendono le lampare e si mettono a scaricare.
Dall’altra volta è stato ripulito: hanno messo le forme di legno sopra
i pilastri che fanno già figurare la soletta.
Il vecchio porta papà giù nel fosso, per fargli vedere il lavoro,
mentre il ragazzo comincia a impastare. Avevano già preparato uno
spiazzo per metterci due grandi fusti con l’acqua; e ora lui si dà un
gran da fare con la pala, con tutta la forza che ha.
Là sotto sento il vecchio e papà ma non li vedo.
Faccio il giro da dietro, da dove si apre la vista sul mare: sembra
vivo stanotte, da come si muove, da come luccica, non ne vuole sapere
di dormire.
Lontano, là in fondo, c’è una nave che aspetta di entrare a Pozzallo a
scaricare.
Passano dieci minuti e papà torna su.
PAPÀ
Angiole’!
65
IO
Sì!
PAPÀ
Che m’accompagni?
Lo raggiungo in macchina. Ha già messo in moto.
SCENA 65. ALLA PLASTICA (DALLO ZIO). INTERNO NOTTE.
Alla Plastica ci aspetta Rafat. Ma s’è addormentato.
L’operaio che ci ha aperto ride, “là sopra non sente niente…”
E mentre papà carica i materiali che ci ha preparato lo zio, io salgo
sulla torre a chiamarlo.
Lo trovo steso sulla brandina, non so come fa a dormire col rumore e
col caldo che c’è qua. Ha tante piccole foto, ci si è addormentato
sopra. Devono essere i suoi parenti. Tutti in posa, tutti che ridono.
Lo sveglio.
IO
Ciao.
Salta in piedi.
RAFAT
Ciao… che è ora?
IO
Sì.
Raccoglie in fretta le foto e le mette via. E subito scendiamo giù.
SCENA 66. AGLI SCOGLI. ESTERNO NOTTE.
Quando torniamo agli scogli, il ragazzo ha già fatto una montagna di
cemento che fa impressione a vederla.
Non perdono tempo. Rafat scarica i materiali dalla macchina e scende
nel fosso col vecchio. Papà gli va dietro, anche se non capisce niente
di quello che dicono.
Poi finalmente cominciano.
Con le tavole hanno fatto una discesa che porta la carriola nel fosso.
Il ragazzo la riempie e Rafat la porta giù. Ma bisogna fare veloci,
perché il cemento s’asciuga subito.
Il vecchio là sotto ha quasi perso la voce a furia di urlare.
SCENA 67. AGLI SCOGLI. ESTERNO NOTTE.
Dopo due ore, tutto il davanti è fatto.
“A va’, sedetevi un minuto…” fa papà, che ha portato un sacchetto con
qualcosa da bere.
I tre sono sudati e stanchi, non hanno neanche la forza di parlare.
PAPÀ
Acqua… tè freddo… che prendete? C’è
66
coca cola…
Mette tutto lì davanti ma quelli si vergognano.
PAPÀ
Avanti, senza complimenti… (riempie
i bicchieri) Nn’amu a festeggiari?
Bevono.
Io mi siedo vicino a Rafat. Mi sorride. Mi piacerebbe che mi dicesse
qualcosa ma è timido come me. Ora si accende una sigaretta, e non c’è
neanche il tempo di fumarla tutta che già ricominciano.
SCENA 68. AGLI SCOGLI. ESTERNO NOTTE.
Papà se la fuma poco più in là, sugli scogli, proprio in faccia al
mare.
Mi ci avvicino e mi ci siedo accanto.
PAPÀ
O vedi che bello, Angiole’? La
mattina
come
ci
svegliamo,
ci
laviamo la faccia a mare... E se
c’è caldo ci portiamo a sdraio
fuori e dormiamo qui... va’ che
spettacolo...
Comincio a essere stanco, sbadiglio.
PAPÀ
Che ci hai sonno?
IO
No...
PAPÀ
Stenditi
un
chiamo io...
momento...
poi
ti
Si toglie la giacca e mi ci fa appoggiare la testa.
PAPÀ
Ci hai freddo?
IO
No...
Se ne sta lì ancora un momento, poi quando chiudo gli occhi torna dai
muratori.
È bello sentire le onde. Stare fuori così, senza pensare a niente.
SCENA 69. AGLI SCOGLI. ESTERNO NOTTE.
Mi sveglio all’improvviso, quando sento gridare papà. E subito corro.
La soletta è caduta, piegata in mezzo, le forme non hanno retto il peso
del cemento.
67
IO
Papà! Papà!
Non lo vedo.
IO
Papà!
PAPÀ
Lévati!
Sbuca da dietro, con una pala.
IO
Che è successo?
Scende giù e si mette a scavare dentro a una fessura che si fa sempre
più piccola.
È sconvolto, continua a chiamare, “Ooo! Ooo!”
IO
Ma che sono lì?
PAPÀ
Pigliami a luci!
Gli vado a prendere una lampara.
PAPÀ
Vicino... qui...
Ma anche con la luce non si arriva a vedere in fondo. Lui è dentro al
fosso ormai fino alla cinta. Lascio a terra la lampara, piglio una pala
e provo anch’io, come posso.
Ma ora, dall’altra parte, un’altra forma si sbraca. E il cemento arriva
come un’onda.
IO
Papà! Papà!
PAPÀ
Lévati!
Torna fuori.
È bianco come un lenzuolo, non l’ho mai visto così.
PAPÀ
Li senti?
Non sento niente.
PAPÀ
Li senti o no?
IO
Mi sembra di no...
68
Gira intorno, a cercare un’altra fessura. E nella confusione inciampa e
si strappa i pantaloni.
Poi piglia di nuovo la pala, dà colpi nervosi sul cemento che si sta
asciugando.
PAPÀ
Aiutami... aiutami...
Ma io che posso fare? Non riesco neanche a muovermi.
E lui non si ferma, con tutta la forza che ha, fino a quando la pala si
spezza.
SCENA 70. IN MACCHINA. INTERNO/ESTERNO NOTTE.
Saliamo in macchina. Una manovra veloce e ce ne torniamo indietro.
Papà non parla, accelera sullo stradone. E io zitto.
Arrivati all’incrocio con la statale, si ferma e scende.
Vomita. Lo vedo dallo specchietto.
Poi torna dentro. È tutto sudato.
PAPÀ
O, Dio Dio...
E ripartiamo.
SCENA 71. ALLA PLASTICA (DALLO ZIO). ESTERNO NOTTE.
Alla Plastica stanno ancora lavorando.
Papà suona il clacson e s’affaccia l’operaio di prima.
PAPÀ
Che c’è mio cognato?
L’OPERAIO
Ancora non è arrivato...
PAPÀ
E quando arriva?
L’OPERAIO
Aveva detto mezzanotte... (guarda
l’orologio)
alle
volte
s’è
appenniccato...
vuole
che
ci
telefono?
PAPÀ
No, no...
L’OPERAIO
Dieci minuti, un quarto d’ora, lo
trova.
PAPÀ
Va bene. Allora torno.
69
L’OPERAIO
Che ci devo dire cosa?
PAPÀ
No, no, grazie.
SCENA 72. STRADA SOTTO CASA. ESTERNO NOTTE.
Arriviamo a casa veloci.
PAPÀ
Non lo devi dire a nessuno, giurami
che non lo dici a nessuno...
IO
Sì...
PAPÀ
Entra piano... se la mamma ti
chiede, digli che sto arrivando...
Mi fa scendere davanti al portone e riparte.
SCENA 73. A CASA. INTERNO NOTTE.
Entro senza accendere le luci e filo dritto a letto.
C’è silenzio, si sente solo l’orologio della chiesa, ogni quarto d’ora.
Poi suona il telefono. A quest’ora? Possibile che sanno già tutto?
Mi metto la testa sotto il cuscino, più mi manca l’aria più me lo
stringo addosso.
Mi lascio andare, fino a sentire di colpo tutta la stanchezza.
Se riuscissi a dormire... ci provo, ma gli occhi non si chiudono... se
solo riuscissi a dormire, tutto sotto il lenzuolo, col cuscino sulla
faccia, fermo, così.
La campana della chiesa suona le due, le tre, poi non lo sento più.
SCENA 74. A CASA. INTERNO NOTTE.
Mi svegliano nel mezzo della notte.
Fuori dalla mia camera tre o quattro facce del palazzo, ferme davanti
alla porta, mi guardano senza parlare.
Rumori nelle altre stanze, frasi sussurrate, un certo movimento.
Entra papà, tutto scuro, vestito con la cravatta. Mi viene
vicino.
PAPÀ
(Sottovoce)
cosa...
Ti
devo
vicino
dire
una
Ma non riesce a parlare. Mi abbraccia, poi mi solleva e mi mette in
piedi sul letto.
Sono il più alto di tutti, sono il più piccolo, l’ultimo a sapere che
70
la nonna è morta.
SCENA 75. A CASA. INTERNO NOTTE.
In corridoio tutte le luci accese.
Si spostano per farci passare, salutano a mezza voce, “condoglianze”,
qualcuno mi bacia.
Fino a quando entriamo in camera di mamma e papà. La persiana lascia
passare solo un filo di luce, c’è un odore dolciastro nell’aria.
La nonna l’hanno sistemata sul letto vestita, con un fazzoletto a
tenere chiusa la bocca.
Sembra più piccola. La pelle gialla come di cera.
Le zie sono vicine, tutte vestite di nero. Anche la mamma, che mi
abbraccia forte, “vieni tesoro…” e mi ci fa dare un bacio.
MAMMA
(Sottovoce) Dilla
per la nonna.
na
preghierina
Ce n’è di gente: i Melilli, la Candiano, le sorelle Materazzo.
C’è Neli, in un angoletto, con un grande vaso di fiori sulle ginocchia.
E i Palazzolo: lui così compito, tutto serio, ha imbellettato la moglie
che sembra una maschera, e se ne sta a guardare chi entra e chi esce
coi suoi occhi pietosi.
Ma il primo di tutti è arrivato Filinia, per vestire la nonna prima che
diventasse dura.
Si dà un gran da fare al telefono, le carte, la chiesa, il cimitero;
poi chiede permesso e porta dentro una ventola. E man mano che arrivano
i fiori li sistema, lasciando in bella vista gli striscioni.
Nessuno si capacita, come può essere? Che si muore così?
C’è un bisbigliare confuso, interrotto a momenti da una forte soffiata
di naso o da un singhiozzo. C’è chi dice che era malata e chi dice che
stava bene. Chi racconta che l’aveva sentita al telefono fino
all’ultimo “e aveva la voce serena”. Chi pensa che abbia sofferto in
silenzio, che sapeva di morire ma non l’ha voluto far sapere a nessuno.
Quella che tiene banco è la zia Carmelina, e a farle da spalla la
figlia Anna, signorina attempata, impiegata alla Provincia a Ragusa.
ZIA CARMELINA
...Se lo sentiva…
ANNA
A certo.
ZIA CARMELINA
…perché ha sistemato tutto... ha
cambiato i lenzuola, s’è messa a
vestina pulita... come se si voleva
fare
trovare,
va’,
tutta
in
ordine...
ANNA
A mischina.
ZIA CARMELINA
71
S’è fatta u bagno…
Anna scuote la testa.
ZIA CARMELINA
I stessi mutanni, puliti puliti.
Agita forte il ventaglio, la zia. La faccia sudata, gli occhi colmi di
lacrime. Però non ha perso il suo sguardo curioso, e se vede qualcuno
che conosce, bisbiglia all’orecchio della figlia.
Ora le fa cenno che è arrivata Santina, la sua collega alla Provincia.
Anna le va subito incontro e si abbracciano. Quella scuote la testa,
sospira. Non ci può credere.
E noi si trattiene a forza le lacrime, perché a ogni persona che entra
torna il bisogno urgente di piangere.
Ci stringiamo, portano altre sedie.
Vincenzino s’è messo a disposizione, “qualunque cosa…” gli dice a papà
sulla porta.
Ma papà è stordito. Ha gli occhi appannati come quelli di un cieco e
non sembra più neanche capace di parlare. Lui lo abbraccia e lo bacia,
“mi raccomando, Salvatore, me lo devi dire... qualunque cosa ti serve,
sei come un fratello per me”.
La Palazzolo, in mezzo al silenzio, senza motivo, s’è messa a ridere. E
anche se tutti fanno finta di niente, suo marito si dispiace, “scusate”
dice, e le tira il vestito e le torce il braccio per farla smettere. Ma
lei non ci sente, anzi, si fa nervosa. E all’ultimo lui si alza “Basta,
andiamo”, e se la porta via.
SCENA 76. A CASA. INTERNO GIORNO.
Mi lavo mentre c’è acqua.
Dal rubinetto viene solo un filo e quando sono insaponato già s’è
finita.
Fuori dal bagno la signora Graziella mi ha aspettato per farmi fare
colazione.
SIGNORA GRAZIELLA
Angioletto...
vieni
prendi qualcosa...
tesoro...
Mi porta in cucina, dove m’ha preparato il latte.
SIGNORA GRAZIELLA
Tuo fratello se n’ha preso
bella tazza e due paste...
una
IO
Ma ora dov’è?
SIGNORA GRAZIELLA
Da tua zia. Povero disgraziato,
deve studiare. Ce la vuoi la
macchia di caffè?
72
SCENA 77. STRADA. ESTERNO GIORNO.
Scendo giù. Ma è presto, i ragazzi ancora non ci sono.
Me ne sto solo col pallone, a farlo rimbalzare contro il muro.
Senza che me ne accorgo mi vengono fuori le lacrime; e più le tengo più
escono, come i rubinetti quando c’è acqua.
La maglietta bagnata, il naso che cola, meglio che non mi faccio
vedere.
Giro dall’orto dei Palazzolo e scavalco il muro della Villa Cascino.
SCENA 78. VILLA CASCINO. ESTERNO GIORNO.
A quest’ora le suore portano fuori gli spastici.
Li fanno giocare per come possono giocare loro, a battere le mani, a
mettersi a trenino.
E si divertono, sono tutti rossi dal ridere.
Io me ne sto a distanza, tra gli alberi, dove non mi vedono.
“Uuuno... duuue...” fanno le suore, nello sforzo di strapparli a
quest’incoscienza, “Cooosì... treee, quaaattro...” e quelli ridono.
Bartolino m’ha visto
rispettoso, com’è lui.
da
lontano
e
m’è
venuto
a
chiamare.
Tutto
BARTOLINO
Ciao.
IO
Ciao.
BARTOLINO
Che sei solo?
IO
Sì.
BARTOLINO
Ho saputo di tua nonna... m’è
dispiaciuto...
(mi
guarda
impacciato, poi mi dà la mano e mi
bacia) Tante condoglianze...
IO
Grazie…
BARTOLINO
Che vuoi venire, che stiamo facendo
le squadre?
SCENA 79. ALLA PIAZZETTA. ESTERNO GIORNO.
Come ci hanno visto arrivare, i ragazzi hanno lasciato il pallone e ci
sono venuti incontro.
E subito tutti a chiedere della nonna.
SABELLINI PICCOLO
L’hai toccata?
SABELLINI GRANDE
73
Com’è?
PATTUALLO
A come dev’essere.
IO
Fredda.
SABELLINI GRANDE
Fredda?
PATTUALLO
A certo.
IO
Come una statua...
PINNA
Che l’hai baciata?
IO
Sì...
PINNA
Vero?
SABELLINI PICCOLO
Mi... l’ha baciata...
PINNA
Non te n’ha fatto impressione?
PATTUALLO
A tanto ti lavi la bocca.
SABELLINI GRANDE
Te la sei lavata?
PATTUALLO
A certo che se l’è lavata.
SABELLINI GRANDE
Perché io ho visto un film che uno
baciava un morto e gli venivano
tutti i vermi…
PINNA
Dove?
SABELLINI GRANDE
Nella bocca…
PINNA
Vero?
SABELLINI GRANDE
Ma no subito… dopo
tanti
giorni…
74
mentre che dormiva…
Mi prude la bocca, ma non me ne voglio fare accorgere.
BARTOLINO
Non può essere mai e poi mai.
SABELLINI GRANDE
Ma se tu manco l’hai visto?
BARTOLINO
Ma se uno è vivo i vermi non gli
escono.
SABELLINI GRANDE
Chi te l’ha detto?
BARTOLINO
Nell’enciclopedia.
SABELLINI GRANDE
Mio fratello a
l’aveva…
due
anni
già
ce
SABELLINI PICCOLO
Io?
SABELLINI GRANDE
(A suo fratello) Ora non ce l’hai
più.
SABELLINI PICCOLO
Ma dove?
SABELLINI GRANDE
Ti uscivano quando cacavi.
Tutti ridono, lui serio, “Vero” insiste.
BARTOLINO
Ma quelli non c’entra,
sono gli stessi vermi.
nn’è
che
PINNA
A sempre vermi sono.
BARTOLINO
(A me) Tuo padre.
IO
Eh?
Papà che sta uscendo dal garage. Gli vado incontro di corsa.
IO
Papà! Dove vai?
75
PAPÀ
A prendere l’acqua.
IO
Ci posso venire?
PAPÀ
Non c’è bisogno.
IO
Perché...?
PAPÀ
T’ho detto no, a papà.
IO
Ma io ci voglio venire.
PAPÀ
Lasciami stare...
E se ne va.
SCENA 80. ALLA PIAZZETTA. ESTERNO GIORNO.
La mezza mattina è passata a giocare, anche se non m’ha lavato la
testa.
Ho aspettato che tornava papà, ma ancora non è arrivato.
Invece a mezzogiorno scende la signora Graziella e mi porta a casa a
cambiarmi, perché pare brutto presentarsi alla gente tutto sudato.
SCENA 81. A CASA. INTERNO GIORNO.
Sono arrivati i parenti da Scicli, baci e condoglianze da tutti.
La famiglia Iacolino al completo, le zie Bellini. I Pitrolo. Zia Jole e
zio Paolino.
ZIA JOLE
Angioletto, che ci hai, tesoro...?
IO
Niente...
ZIA JOLE
A come niente...?
Mi abbraccia forte.
Ha qualcosa di zingaresco la zia Jole: i capelli neri arruffati, le
labbra rosse, il modo di vestire.
ZIA JOLE
Sei caldo, tesoro mio... che non ti
senti bene...?
Mi tocca la fronte e le guance, si illumina dietro ai vetri spessi
degli occhiali.
76
ZIA JOLE
...ma
forse
spavento...
non
è
febbre,
è
Mi abbraccia di nuovo. Quasi soffoco nella sua acqua di colonia.
SCENA 82. A CASA. INTERNO GIORNO.
Zio Paolino è sempre alla ricerca di qualcuno a cui leggere il suo
libro di poesie: la saga della Madonna delle milizie, che taglia la
testa ai mori e salva tutta la Sicilia.
È seduto in un angolo e fuma con aria da intellettuale; di tanto in
tanto sfoglia il libro che conosce a memoria e se ne rilegge qualche
pagina.
Intanto arriva mio fratello: giacca, cravatta e bottone nero sul petto.
Si prende le condoglianze come un grande, la faccia seria seria. Tutti
gli dicono la scuola, di come è difficile il liceo e dei bei voti che
ci ha.
Troppo magro per stare in quel vestito, gli cade da tutte le parti; e
il colletto lascia due dita di fessura che il nodo della cravatta non
riesce a stringere.
Con la scusa delle condoglianze, zio Paolino attacca discorso: “Tu che
sei colto... te la posso leggere una cosa?” Se lo porta a sedere sul
divano e comincia con la Madonna. Ogni tanto si ferma a spiegare, torna
indietro e rilegge. “Hai capito?” gli fa, e lui che può dire di no?
SCENA 83. A CASA. INTERNO GIORNO.
La zia Jole s’è convinta che ho lo spavento.
M’ha portato in camera e ha fatto un po’ di penombra, abbassando la
tapparella a metà.
ZIA JOLE
Non ti preoccupare...
niente...
non
ti
fa
Mi mette seduto.
Poi fruga nella sua borsa e tira fuori un fazzoletto rosso, un rosario
e un libretto sgualcito.
Mi tocca ancora la fronte, mi guarda fisso nelle pupille.
ZIA JOLE
Come so’ lucidi... tesoro...
Mi abbraccia e mi bacia di nuovo.
Poi la porta si apre a fessura e zitte zitte spuntano le mie cugine.
LA GRANDE
Che state facendo?
La zia tace.
LA GRANDE
Che possiamo stare?
77
ZIA JOLE
Basta che non disturbate.
Entrano e si vanno a sedere sul letto.
Ora la zia prende il fazzoletto e me lo mette sulla testa, con un gran
cerimoniale.
ZIA JOLE
(Alla grande) Che me
chiamare a tuo cugino?
lo
vai
a
Lei si alza e corre.
Mentre aspettiamo, la zia sfoglia il suo libretto, tutto scritto a
mano, con preghiere segrete. Ora torna mia cugina con mio fratello.
IO
Che è arrivato papà?
MIO FRATELLO
No.
ZIA JOLE
Sss. (A mio fratello) Mi devi
portare una candela. Un piattino
con l’olio. E una tazza con un poco
d’acqua.
SCENA 84. A CASA. INTERNO GIORNO.
La signora Graziella ha messo la tovaglia della festa e ha allungato il
tavolo per far posto a tutti. Ha fatto accomodare le zie e per ultima
la mamma, che non ne voleva sapere.
MAMMA
I bambini dove sono?
SIGNORA GRAZIELLA
Ora
li
vado
a
s’assetta.
chiamare.
Lei
MAMMA
E mio marito?
SIGNORA GRAZIELLA
Dice che andava per l’acqua...
MAMMA
‘N ci poteva mandare a qualcuno...?
SIGNORA GRAZIELLA
Gliel’ho detto...
Già da stamattina hanno cominciato a portare il mangiare. I vicini, i
parenti stretti, gli amici.
C’è chi ha fatto arrivare le teglie direttamente dalla rosticceria.
MAMMA
78
Questi chi li ha portati?
SIGNORA GRAZIELLA
La signora Lidia. E questo ce lo
manda Doria.
Una grossa anguria, lavata e lucidata, profumatissima.
MAMMA
Il ragioniere?
SIGNORA GRAZIELLA
No, Giacomo.
MAMMA
Bi.
SIGNORA GRAZIELLA
L’è andato a prendere
mercato...
apposta
al
MAMMA
Quanto disturbo...
SCENA 85. A CASA. INTERNO GIORNO.
La zia Jole m’ha appoggiato sulla testa la tazza con l’acqua.
Ora ci versa l’olio del piattino, che subito si raccoglie in grandi
bolle.
ZIA JOLE
(A mio fratello) Vedi, vedi?
Lui allunga il collo e guarda nella tazza.
ZIA JOLE
Vedi come si fa piccolo l’olio?
E subito comincia a mormoriarsi, una specie di preghiera che non si
capisce, e gira gli occhi all’aria come una Madonna. Mentre io sto
fermo e zitto, e le mie cugine a guardare.
ZIA JOLE
Ti sembra che ti sta passando?
Faccio una smorfia, non lo so.
ZIA JOLE
Ti ci devi impegnare anche tu...
devi convincerti a farlo uscire...
Mi tocca la fronte.
ZIA JOLE
Già mi sembri meno caldo...
Per fortuna arriva la signora Graziella, tutta rispettosa, per dirci
79
che è pronto a tavola.
SCENA 86. A CASA. INTERNO GIORNO.
A parte il nero del vestito, le zie hanno una bella faccia rossa e
salutiva, che le fa sembrare più giovani; o forse è la fame, visto che
sono qui da stamattina e non hanno ancora toccato niente.
ZIA CARMELINA
...per la sua età, poi, lucida...
ANNA
Uuu... precisa... non ci scappava
niente...
ZIA CARMELINA
Tutto tutto si ricordava...
potevi
domandare
na
cosa
cinquant’anni fa...
ci
di
SIGNORA GRAZIELLA
Avanti, accomodatevi...
Ci sediamo.
La signora Graziella fa le porzioni e sua figlia ce le porta a tavola.
MAMMA
Questa chi la manda?
SIGNORA GRAZIELLA
I Pluchino...
MAMMA
L’hai ringraziati?
SIGNORA GRAZIELLA
A.
MAMMA
Poi ci telefono.
Fanno tutti i puliti, a ogni piatto che arriva dicono “A me di meno…”.
E la signora Graziella, che dice a tutti sì, poi fa le porzioni uguali.
Ci sono apprezzamenti da una parte all’altra della tavola, si sente il
sapore dell’uovo nella pasta e lo stratto che dà sapore al sugo.
Ma dopo i primi bocconi il pensiero torna alla nonna.
ZIA CARMELINA
…Se nn’era per
poteva
andare
vent’anni?
sti polmoni, ‘n
avanti
ancora
ZIA ANTONIETTA
Anzi, nella disgrazia, è
fortunata. Quanti ce n’è...
stata
ZIA CARMELINA
80
Mio nipote mischino...
ANNA
Bi... povero cristo...
ZIA JOLE
Il Signore rende quello che uno dà.
Perché la sofferenza la dobbiamo
pensare come un debito che ci
togliamo. Lei vuol dire che debiti
non ne aveva.
ZIA CARMELINA
E mio nipote che debiti ha?
ZIA JOLE
Ma no debiti di soldi...
ZIA CARMELINA
Ho
capito.
Ma
persona...
na
gran
brava
ZIA JOLE
Non lo so, non lo conosco...
ZIA CARMELINA
Glielo lo dico
buttato in un
pena...
io... otto anni
letto... fa na
ZIA ANTONIETTA
Forse se l’è dimenticato...
ZIA JOLE
Dimenticarsi non si dimentica a
nessuno. Lì è l’imperscrutabile...
ZIA CARMELINA
A zonna.
ZIA JOLE
...non ci possiamo arrivare
perché... però un motivo c’è...
al
La zia Carmelina scuote la testa.
ZIA JOLE
Magari deve dire una parola a
uno... e fin’a quando non gliela
dice non se ne può andare.
ZIA CARMELINA
Ma quello neanche parla più...
ANNA
Mischino...
81
ZIA JOLE
Na parola per dire...
ZIA CARMELINA
Da settanta
trentadue...
chili
che
era,
è
ZIA ANTONIETTA
Trentadue?
ZIA CARMELINA
A come? E padre di figli, anche.
Nel mezzo del discorso
affarato di caldo.
arriva
lo
zio.
Tutto
colante
di
sudore
e
LO ZIO
Buongiorno.
ZIA ANTONIETTA
O, Miche’...
Tutti salutano. Qualcuno fa per alzarsi.
LO ZIO
Comodi... comodi...
Lui si piega a dare un bacio alla zia.
ZIA ANTONIETTA
Ero
in
pensiero...
traffico?
chi
c’era
LO ZIO
Puu...
SIGNORA GRAZIELLA
Che ha mangiato, ragioniere?
LO ZIO
Ma non so neanche se ci ho fame...
SIGNORA GRAZIELLA
A come non ci ha fame...
Ci si stringe
apparecchia.
tutti
per
fargli
posto
e
la
signora
Graziella
gli
LO ZIO
E Salvatore?
MAMMA
Ora arriva.
l’acqua.
È
andato
a
prendere
LO ZIO
A che ci doveva andare lui?
82
Si siede. Beve un bicchierone d’acqua fresca senza prendere mai fiato.
Si asciuga la fronte e il collo col fazzoletto, tutti guardano a lui.
Intanto arriva la sua pasta al forno. Si sbottona, mette sul tavolo il
telefonino e comincia a mangiare.
ZIA ANTONIETTA
(Sottovoce)
salutata...
Neanche
l’hai
LO ZIO
Bi, vero...
Si alza e va di là.
ZIA ANTONIETTA
Dalle quattro
uscito...
stamattina
che
è
ANNA
Mischino...
ZIA ANTONIETTA
Sempre a conto loro: non c’è festa,
non c’è domenica...
ZIA CARMELINA
È lavoro...
ZIA ANTONIETTA
Ma che è vita che si po’ fari?
SCENA 87. A CASA. INTERNO GIORNO.
Dopo mangiato me ne vado sul balcone a aspettare papà.
La mamma è in pensiero, “Ma perché tutto sto tempo?”, ha provato a
cercarlo al telefonino e non risponde.
A quest’ora in piazzetta non c’è nessuno, solo l’autobus fermo al
capolinea, con le portiere aperte e l’autista che dorme.
Mio fratello saluta e se ne torna dalla zia a studiare.
La zia Carmelina cerca di convincere la mamma a riposarsi un momento,
che le farebbe bene, ma lei non ne vuole sapere. Però almeno si
distrae, con le curiosità della zia che la riportano nel mondo. “Che
belle ste tende, come l’hai lavate?”, “e il pavimento, lucido... che
cera ci metti...?”, si aggiorna sui prodotti, quanto costano, dove li
va a comprare.
Finalmente dalla punta della strada vedo arrivare papà.
SCENA 88. GARAGE. INTERNO GIORNO.
Faccio una corsa giù per le scale e gli vado incontro in garage.
PAPÀ
Che è arrivato lo zio?
83
IO
Sì.
È ancora nervoso. Gli lascio finire la manovra.
IO
T’aiuto?
PAPÀ
Eh?
Apro dietro, ma l’acqua neanche l’ha presa. Invece ci sono gli attrezzi
che avevamo lasciato agli scogli, le pale e i secchi e le altre cose.
PAPÀ
Lassa stari!
SCENA 89. A CASA. INTERNO GIORNO.
Con la scusa che dovevano parlare, si sono chiusi nello studio, lui e
lo zio; e a me non m’ha detto né come stavo né niente.
“Che non mangi?” gli chiede la mamma da dietro la porta, ma lui fa
finta di non sentire. “Salvatore?” insiste lei, “Salvatore?”, e lui si
mette a gridare “Lasciami in pace!”, che lo sentono anche dalle scale.
SCENA 90. A CASA. INTERNO GIORNO.
La nonna ha preso la forma del suo stare distesa, sembra più larga,
come una marmellata.
L’odore dell’aria è dolce ma un dolce che dà nausea. E la ventola
continua a girare.
Neli è rimasto qui seduto da stamattina, coi suoi fiori sulle
ginocchia. Gli occhiali appannati dalle lacrime, non ha detto una
parola. La signora Graziella ha provato a fargli mangiare qualcosa, a
farlo convinto in tutti i modi, ma non c’è stato verso.
Ora il viavai ricomincia.
Sono tornati i Melilli e le sorelle Materazzo, si sono seduti dov’erano
prima.
E ripartono con la stessa tiritera, che la nonna la conoscevano da una
vita e se la ricordano bambina in piazza Corrado Rizzone.
La zia Jole mi viene a toccare la fronte, “Mi sembri di nuovo
caldo...”, “No, sto bene...” le dico e vado a chiudermi in camera.
SCENA 91. A CASA. INTERNO GIORNO.
La testa mi gira, ho gli occhi pesanti, quasi quasi mi metto a letto,
dieci minuti.
Mi tolgo le scarpe, tiro giù la tapparella e mi stendo vestito. Dieci
minuti, non di più.
SCENA 92. A CASA. INTERNO NOTTE.
Mi sveglia il rumore dell’acqua. È notte.
I tubi gorgogliano d’aria, poi arriva un gocciolio che s’ingrossa, e
subito tutti si alzano a riempire i secchi, anche papà che si era steso
84
sul divano, e le vecchie pagate per il rosario.
La loro litania riprende quando ci rimettiamo a letto.
Ma io non ho più sonno.
Sento la campana della chiesa ogni quarto d’ora, l’una, le due, il
mormoriare delle vecchie e poi neanche più quello.
C’è silenzio, tutta la casa è addormentata.
SCENA 93. STRADA. ESTERNO NOTTE.
Esco.
La nottata è tranquilla, nessun rumore, neanche da lontano.
Me ne sto a palleggiare contro il muro, ma il pallone fa un rumore
enorme, sembra che rimbomba per tutto il paese.
Mi siedo sul muretto.
Chiudo gli occhi senza pensare a niente, forse mi viene da dormire.
La Palazzolo è scappata e va su per le scale mezza nuda, col marito che
la va a cercare in pigiama. E chiama e chiama, come un lamento.
SCENA 94. GARAGE. INTERNO NOTTE.
Entro nel garage.
Papà ha fatto lavare la macchina. L’ha liberata dai materiali e ha
rimesso a posto il sedile. Ha fatto sparire tutto, non ci sono più
neanche gli attrezzi.
Salgo sul motorino di mio fratello.
Se non fosse chiuso mi farei un giro. A quest’ora non mi vedrebbe
nessuno.
SCENA 95. A CASA. INTERNO NOTTE.
Torno a casa, a vedere se trovo la chiave.
Apro piano la porta della camera di mio fratello. Sta dormendo pesante,
tutto abbracciato al cuscino. Cerco nel cassetto del comodino, sulla
scrivania, nelle tasche dei pantaloni: e finalmente la trovo.
SCENA 96. STRADE. ESTERNO NOTTE.
Non c’è bisogno di accenderlo subito.
È tutta discesa, per la via nuova Sant’Antonio e fino al corso.
SCENA 97. STRADE. ESTERNO NOTTE.
Accelero. Sento il tiepido sulla faccia, i capelli sventolati, l’aria
dappertutto.
“Ora torno indietro” penso, “torno indietro” e invece salgo alla Sorda,
fino all’incrocio.
Accelero, “ora torno indietro” e invece sono già sullo stradone che
porta a mare.
SCENA 98. STRADONE VERSO MARE. ESTERNO NOTTE.
Man mano che scendo si allontanano le luci del paese.
La luna si riflette sulla plastica delle serre e sulle piccole foglie
degli ulivi.
85
L’aria si fa umida, mi fa sudare.
All’ultima curva, prima dello sterrato, faccio per tornare indietro.
Ma ormai sono qui, la devo vedere.
Giro intorno all’incrocio, una, due volte, poi spengo il motorino e
scendo.
SCENA 99. STERRATO AGLI SCOGLI. ESTERNO NOTTE.
Sullo sterrato sento solo i miei passi.
Hanno preso a abbaiare dei cani lontano.
Il mare sembra d’argento tutto illuminato, fa piccoli spruzzi nel
sonno. C’è una nave lontanissima colle luci accese.
E il mio cuore, pum pum, come un tamburo, mentre mi avvicino alla casa.
Ora la vedo, tutta piegata, pare anche più piccola di ieri.
Il cemento è duro, qua e là spuntano i ferri dei pilastri e le tavole
della forma.
Poi un rumore, zitto, chi è?, un soffio, un vocino sottile.
Mi volto e vedo che dietro all’albero grande c’è un’ombra: pare il
vecchio, come mi vede scompare. Ma forse no.
SCENA 100. STRADONE. ESTERNO NOTTE.
Dopo la curva c’è un filo di luce. Via via, prendo il motorino e sono
già sullo stradone.
Via veloce, ora non mi prende più.
SCENA 101. A CASA. INTERNO NOTTE.
Mi ficco a letto, la testa sotto il cuscino, coperto tutto.
E nel silenzio la porta si apre piano ed entra la nonna, con ancora il
fazzoletto dei morti.
Si avvicina. Strizza gli occhi, non mi ha riconosciuto. Poi sbotta in
un sorriso.
NONNA
Ah! Che sei tu?
Viene a sedersi sul letto.
NONNA
Cercavo la mia casa... giravo... e
non mi trovavo... che ne sapevo che
ero qui?
La testa se ne sta andando. Si muove a scatti, come una mosca, parla da
sola.
NONNA
Che te la fai una partita?
E tira fuori le carte.
Sembrano scolorite. Fotografie, dove invece delle figure c’è lei
giovane, coi nonni e papà bambino. E anche il neonato composto in una
piccola bara, di cui si vede solo il faccino tra i merletti.
86
NONNA
Carluccio... anima mia...
Le si fanno gli occhi lucidi.
NONNA
Che poteva avere...?,
anno...
piangeva
bombardamenti...
neanche
per
un
i
Giorno e notte, non ci poteva
pace... mio marito s’arrabbiava,
“fallo stare zitto!”, perché non
riusciva a dormire, ma io che ci
potevo fare?
Bacia la foto con tutta la forza che ha, quasi la strappa.
NONNA
Si faceva tutto
mia... tesoro...
rosso...
anima
Il comandante diceva “Donne, fateci
vedere
i
bambini
dal
finestrino...”, perché il giorno
prima
avevano
fatto
cadere
un
aereo,
“...fateci
vedere
i
bambini...”
ma
quelli
bombardavano...
Il bombardamento la scuote ancora, gli occhi le si rovesciano e dal
bianco viene fuori un mare di lacrime, che bagna tutto il lenzuolo.
SCENA 102. A CASA. INTERNO GIORNO.
La signora Graziella era venuta per svegliarmi e m’ha trovato tutto
bagnato nel letto.
SIGNORA GRAZIELLA
Angiole’...
Ma
che
hai
fatto,
tesoro...? Viii... guarda... tutto
bagnato... Non ti sei accorto?
Mi bacia affettuosa. Mi abbraccia.
SIGNORA GRAZIELLA
Non ti preoccupare... non diciamo
niente a nessuno...
Chiude la porta.
Cerca nei cassetti un’altra canottiera e un paio di mutande, e mi fa
spogliare.
Tira via le lenzuola sporche e se le porta di là.
Dopo un minuto mi manda a sua figlia, col cambio pulito.
E mentre ancora mi sto vestendo quella si mette a fare il letto.
Ha un occhio curioso, come sua madre. Le avrà detto che mi sono fatto
87
addosso. Vergogna.
Ma io me ne sto per i fatti miei, come se neanche ci fosse.
E lei, tutto d’un colpo, dice “La vuoi vedere una cosa?”
Mi guarda con un mezzo sorriso. Chiude la porta.
LA FIGLIA DELLA GRAZIELLA
Però non lo devi dire a nessuno.
Si avvicina. Anche nella penombra ci si vede.
Si volta, solleva la gonna e si abbassa le mutandine, mostrandomi il
sederino tondo e bianco, ben spaccato, come un frutto di martorana.
LA FIGLIA DELLA GRAZIELLA
Guarda bene...
Mi prende la mano e mi fa toccare una treccina di pelo scuro, stretta
da un fiocchetto.
IO
Cos’è?
Si ritrae.
IO
No... fammi vedere...
LA FIGLIA DELLA GRAZIELLA
Giura che non lo dici a nessuno.
IO
Giuro...
Si scopre di nuovo e vedo bene: non ci posso credere, ha la coda.
IO
Ma che è vera?
LA FIGLIA DELLA GRAZIELLA
A che è finta?
La tocco di nuovo, è proprio attaccata, non è uno scherzo.
LA FIGLIA DELLA GRAZIELLA
Lo sai che porta fortuna...?
Ma in quel momento torna sua madre.
SIGNORA GRAZIELLA
Che state facendo?
LA FIGLIA DELLA GRAZIELLA
Niente...
Si rassetta veloce e fila via in cucina. Mentre io sono tutto rosso
vergognato.
88
SIGNORA GRAZIELLA
Vestiti.
SCENA 103. A CASA. INTERNO GIORNO.
La nonna ha preso a gonfiarsi, la pelle tutta tesa come un pallone;
forse il caldo, forse le medicine rimaste dentro al corpo. E Filinia ha
portato un’altra ventola, la sua personale.
Mentre facevo colazione c’è stato tutto il discorso della tomba.
Già ieri Vincenzino l’aveva detto a mezza voce, al ritorno da Siracusa;
e oggi, per bocca della zia Carmelina, è tornato fuori.
Hanno chiamato a papà e si sono seduti in cucina a parlare.
ZIA CARMELINA
...A mia m’ha scusari, Salvatore...
mi pare tanto brutto...
PAPÀ
A perché?
ZIA CARMELINA
A perché io con tutto il cuore
Aurora...
lo
sai...
come
una
sorella...
ANNA
Bi, a zia...
ZIA CARMELINA
Ma siccome nun n’amu mai parlato,
ora com’amu a fari? Solo otto ce
n’è. O ci spostiamo noi...
PAPÀ
Neanche per scherzo a diri...
ZIA CARMELINA
Ma non c’è niente di male...
PAPÀ
Non se ne parla. È giusto metà e
metà. L’avevano comprata con lo
zio...
ZIA CARMELINA
Quante volte ce l’ho detto, “viri
se Carluccio si può spostare col
nonno... tantu na cascitedda...”,
almeno si libera un posto... così
siete quattro voi e quattro noi...
VINCENZINO
Ma lei mischina ci
toccare a Carluccio.
facìa
pena
ZIA CARMELINA
89
A nn’o saccio. Io poi non so voi
come vi siete regolati... ma Maria,
quando sarà, fra cent’anni... ‘n
voli stare vicino a te?
PAPÀ
A certo.
ZIA CARMELINA
E allora n’altri due posti.
VINCENZINO
Mentre noi ci mettiamo
Anna, se non si sposa...
a
mamà
e
ANNA
Chi te l’ha detto che non mi sposo?
VINCENZINO
Allora che ci aspetti?
ANNA
Ma fatti i fatti tuoi...
Nel mezzo del discorso è arrivata la signora Graziella, per dire a papà
che è venuto a cercarlo un carabiniere. Lui si fa tutto bianco,
“scusate”, si alza e gli va incontro all’ingresso.
SCENA 104. A CASA. INTERNO GIORNO.
È l’appuntato Di Giacomo, che abita nel palazzo della nonna.
Si presenta con una teglia di bollito e in mezzo alle condoglianze dice
di dargli una scaldata prima di mangiare.
PAPÀ
Bi… quanto disturbo...
APPUNTATO DI GIACOMO
O... si figura...
SIGNORA GRAZIELLA
Ci offriamo un café?
APPUNTATO DI GIACOMO
No, grazie... ho il collega sotto
che m’aspetta...
SIGNORA GRAZIELLA
A u po’ fari accianari...
APPUNTATO DI GIACOMO
Perché siamo in servizio...
SIGNORA GRAZIELLA
A.
APPUNTATO DI GIACOMO (fuori campo)
90
Però ci tenevo la signora Aurora...
sempre gentile... non ce n’erano
come lei...
Si toglie il cappello e la va a salutare.
Resta all’inpiedi davanti alla porta, giusto un momento. Poi veloce se
ne va.
Papà lo accompagna sul pianerottolo. Di nuovo condoglianze, “Grazie,
arrivederci...”.
E quando è rimasto solo, invece di tornare in cucina a riprendere il
discorso con la zia Carmelina, s’è concesso una sigaretta.
Io l’ho visto solo e mi ci sono avvicinato.
IO
Papà...
PAPÀ
Che c’è?
Balbetto indeciso.
PAPÀ
Veloce a papà, che non ci ho tempo.
Sbotto a piangere, lacrimoni grossi e singhiozzi, il cuore forte forte.
PAPÀ
Tesoro... che ci hai?
IO
L’operai...
PAPÀ
Cosa?
IO
L’operai...
PAPÀ
Che operai?
IO
Della casa.
PAPÀ
Ah...
Si china su di me, mi abbraccia e abbassa la voce.
PAPÀ
E l’amu tiratu fora...
IO
Vero?
PAPÀ
91
Co’ zio.
IO
Quando?
PAPÀ
Aieri. Solo non ce la facevo...
IO
Ma come avete fatto?
PAPÀ
Co’ i pali. A scavare…
IO
E che erano vivi?
PAPÀ
A certo...
Mi abbraccia più forte.
PAPÀ
Che
li
Stunatu...
lasciavo
là
sotto?
Mi guarda fisso negli occhi. Mi asciuga le lacrime.
PAPÀ
Non ci pensare a mare,
L’hai detto a nessuno?
a
papà.
IO
No.
PAPÀ
Sicuro?
Faccio di sì con la testa.
PAPÀ
Sei grande. Manco mi pare vero. Mi
ricordo quand’eri tanto.
SCENA 105. ALLA PLASTICA (DALLO ZIO). INTERNO GIORNO.
Mentre lo zio faceva i conti, s’è presentato l’operaio con un sacco di
plastica, di quelli neri del comune, pieno di vestiti e di carte e di
altre cose.
L’OPERAIO
Ecco, ragioniere.
LO ZIO
Ah, grazie.
Non ha alzato neanche la testa.
92
L’operaio ha lasciato il sacco in un angolo, vicino alla porta, e se
n’è tornato al lavoro.
Poi, quand’è arrivata l’ora di mangiare, lo zio ha caricato il sacco in
macchina e se n’è sceso a Pozzallo.
SCENA 106. STRADA, SCOGLI. ESTERNO GIORNO.
Dopo la spiaggia di Raganzino, lo zio ha parcheggiato sulla statale.
Ha preso il sacco dal bagagliaio e se l’è portato a piedi agli scogli.
C’era qualche pescatore, qualcuno che prendeva il sole.
Lui ha camminato fino a dove non lo vedeva nessuno; e lì ha rovesciato
il sacco nell’acqua.
SCENA 107. A CASA. INTERNO GIORNO.
Puntuale alle due è arrivato Filinia a chiudere la cassa.
La mamma ha avuto un tremito e ha ricominciato a piangere quando lui ha
saldato il coperchio di alluminio e ha stretto con le viti quello di
legno; e tutti ci si è raccolti intorno alla cassa, affollando la
camera, quasi a non volerla fare uscire.
Ora o mai più, penso in silenzio, se vuoi svegliarti devi farlo ora.
Ma la nonna non si sveglia.
La caricano a spalla e la portano giù per le scale, attenti a non
rovinare i muri ripitturati freschi.
SCENA 108. STRADA, FUORI DALLA CHIESA. ESTERNO GIORNO.
Andiamo a piedi fino in chiesa, la gente che guarda affacciata ai
balconi.
Il padre parroco ci sta aspettando. Apre lui stesso la porta.
PADRE PARROCO
(Sottovoce) Una parola per tutti...
(attira l’attenzione con un gesto)
Per
favore...
una
cortesia
vi
chiedo. Siccome che abbiamo fatto
pulire per la festa... e dentro ci
sono tutti i fiori... se potete
avere riguardo...
“Sì”, “Certo” annuiscono tutti.
PADRE PARROCO
Anche le candele non l’ho potute
accendere per la cera, però ci sono
quelle elettriche.
“Va bene”.
PADRE PARROCO
Allora mi raccomando a voi.
E ci fa entrare.
SCENA 109. CHIESA. INTERNO GIORNO.
93
Alla nonna sarebbe piaciuto con tutte le candele accese, no questa cosa
di nascosto che sembra che diamo fastidio. E anche se è pieno di fiori,
sono ancora tutti coperti colla plastica per non farli rovinare.
Sembra di plastica anche la signorina Iabichella, che come entriamo
attacca la musica.
Il padre parroco va veloce, le letture, la predica, la benedizione, e
alle quattro è già finito.
Come sempre, al vangelo ha letto la storia di Lazzaro, che ogni volta
mi fa rizzare le carni.
PADRE PARROCO
Perché è risorto Lazzaro? Perché ha
creduto! Come la nostra sorella
Aurora... non è morta... è in una
vita più grande, che non finisce
mai... dove un giorno tutti ci
ritroveremo...
SCENA 110. FUORI DALLA CHIESA. ESTERNO GIORNO.
Fuori c’è la macchina nera con la croce.
Stiamo zitti e evitiamo di guardarci, ognuno per i fatti suoi.
Il tempo di caricare la cassa e di farsi fare le condoglianze; poi ci
muoviamo anche noi.
SCENA 111. STRADA FINO AL CIMITERO, CIMITERO. ESTERNO GIORNO.
Filinia ha fatto strada col motorino fino al cimitero, dove ci
aspettano i muratori.
Hanno impastato quel po’ di cemento che serve a murare la cassa, e
tempo due minuti la nonna è sprofondata nell’aldilà.
Noi siamo rimasti un po’ lì, senza sapere cosa fare.
Salutare ci eravamo salutati, ma andarcene subito ci pareva brutto.
Io guardavo le lapidi e facevo il conto degli anni. Le facce, le foto
scolorite, i fiori.
C’erano persone che cercavano i loro morti e non li trovavano; dicevano
“Ma dov’è? Sicuro che è qui?”, e giravano avanti e indietro, con quel
caldo, tutti vestiti di nero.
Al cancello mi s’è avvicinato Bartolino, con suo papà.
Li avevo già visti in fondo alla chiesa, un po’ in disparte, con quel
fare pulito che hanno loro, per non disturbare.
BARTOLINO
Che ci vuoi venire a casa mia?
IO
Ora?
BARTOLINO
Sì. Già a tua mamma gliel’ho detto.
SCENA 112. DA BARTOLINO. INTERNO GIORNO.
94
Mi trattano tutti bene, mi fanno sentire il privilegio di essere a
lutto.
La mamma di Bartolino m’ha fatto trovare per merenda una grande
guantiera di paste, e coca cola e succo di frutta. E non posso
assaggiare niente che subito mi chiede “ti piace? Ne vuoi ancora?” e io
non riesco a dire di no.
M’ha domandato tutto, della chiesa, del funerale, chi c’era e chi non
c’era. S’è scusata tanto che non è potuta venire, “Poi ci faccio a
visita a tua mamma… lei lo sa l’impegno che avevo.”
SCENA 113. DA BARTOLINO. INTERNO GIORNO.
Con Bartolino mi trovo bene, forse è il meglio amico che ho. Però non
ci riesco a parlare.
Ogni tanto gli dico “ho un segreto”, e lui “io pure” e tutto finisce
lì.
IO
Sai la signora Graziella?, quella
che ci lava a terra? Sua figlia...
però non lo devi dire a nessuno...
giurami che non lo dici...
BARTOLINO
Giuro...
IO
Sai che ci ha la coda?
BARTOLINO
Eh?
IO
Vero, me l’ha fatta vedere.
BARTOLINO
La coda?
IO
Tutta
di
pelo,
se
la
arrotolata nelle mutande...
tiene
BARTOLINO
Ma come può essere.
IO
Ti giuro, gliel’ho toccata... pare
na scimmia... ma sua mamma non
gliela taglia perché dice che porta
fortuna...
Tutto serio, va a prendere l’enciclopedia medica.
C’è la spiegazione di tutte le code: placcate, prensili, squamose, ma
di persone che ce l’hanno non dice niente.
IO
Te lo giuro quant’è vero dio...
95
BARTOLINO
Forse è la prima.
IO
Eh?
BARTOLINO
Che gli cresce la coda.
IO
La prima in tutto il mondo?
Continua a leggere, perché la coda è anche figurata: del treno, del
corteo, dei capelli...
BARTOLINO
Gli possiamo scrivere.
IO
A chi?
BARTOLINO
All’enciclopedia.
IO
E poi?
BARTOLINO
A niente.
IO
Che gli scriviamo?
BARTOLINO
Che in Sicilia c’è una bambina con
la coda. Però non se la deve
tagliare.
IO
A penso che non se la taglia...
BARTOLINO
Capaci che vengono
fotografia...
a
fare
la
IO
A noi?
BARTOLINO
A lei. Che c’entriamo noi?
Ora sua mamma
televisione!”
ci
chiama,
“Presto!
Venite!
C’è
Pozzallo
alla
SCENA 114. DA BARTOLINO. INTERNO GIORNO.
96
Il telegiornale fa vedere il corso, la torre, la spiaggia di Raganzino.
Perché stanotte la Capitaneria di porto aveva avvistato un barcone di
stranieri, e neanche il tempo di mettersi in mare che l’hanno vista
piegarsi su un fianco, dolce dolce, e colare giù.
I corpi che hanno recuperato li hanno chiusi in lunghi sacchi di
plastica e li hanno messi in fila sulla banchina, ce ne vorranno di
ventole per tenerli al fresco.
E a spiaggia il mare ha restituito scarpe spaiate, vestiti e qualche
borsa: una l’hanno aperta davanti alla telecamera, era piccola e
leziosa, con dentro tutte quelle cose da donna. C’erano anche
fotografie, mezze mangiate dall’acqua, di gente che sorride, grandi e
bambini, gente come noi. Le hanno stese al sole per farle asciugare.
E in mezzo a queste, m’è parso di riconoscere anche quelle di Rafat.
SCENA 115. A CASA. INTERNO NOTTE.
Di sera a casa c’è ancora pieno di gente, i
palazzo, che entrano e escono come a casa loro.
vicini
e
quelli
del
La zia Jole sta visitando la signora Graziella, che da ieri le è uscito
uno sfogo sotto le ascelle e deve tenere le braccia larghe se no le
brucia.
Dopo averla guardata e riguardata se ne viene che qualcuno le ha fatto
il malocchio.
SIGNORA GRAZIELLA
A me? E chi può essere?
ZIA JOLE
Qualcuno che è invidioso...
SIGNORA GRAZIELLA
Ma invidioso di cosa?
ZIA JOLE
E che ne so io? Tante volte la
gente si fissa... nu sgarbo... na
parola... anche se non l’hai fatto
apposta...
La signora Graziella scuote la testa incredula.
ZIA JOLE
Guarda cosa ti do... (fruga nella
borsa e ne cava fuori un libro di
Rosemary Altea) Non so se la
conosci...
questa
è
la
meglio
medicina...
SIGNORA GRAZIELLA
Quanto costa?
ZIA JOLE
Niente, te lo regalo.
97
SIGNORA GRAZIELLA
Vero?
ZIA JOLE
Certo.
SIGNORA GRAZIELLA
Grazie... troppo disturbo...
ZIA JOLE
Però te lo devi leggere...
SIGNORA GRAZIELLA
Va bene...
ZIA JOLE
E per lo sfogo ti insegno l’olio
chiricò... una settimana ti passa
tutto...
SCENA 116. A CASA. INTERNO NOTTE.
Dopo mangiato, lo zio arriva con un fustino di detersivo pieno di
monete, sono soldi veri, non ne ho mai visti tanti tutti assieme; e
pesano, che quasi non ce la fa a sollevarlo neanche lui.
LO ZIO
Allora, tutti i bambini.
Ci mette in fila in ordine di età, da mio fratello a mia cugina
piccola; e in mezzo c’è l’altra mia cugina, io, Peppuccio (figlio di
zia Jole) e sua sorella Rosuccia.
LO ZIO
Allora siamo tutti?
NOI
Sì.
Lo zio è speciale, in un minuto ha cambiato l’aria pesante che c’era.
LO ZIO
(Ai grandi) Avanti, giratevi le
sedie... (A noi) Voi qui così...
fermi...
Porta in mezzo il fustino. Si fa silenzio.
LO ZIO
Vediamo
quantu
su’
forti
sti
carusi. Chi lo riesce a sollevare è
suo.
PEPPUCCIO
No...
MIO FRATELLO
98
Vero?
LO ZIO
A come?
I grandi sorridono, noi siamo tutti eccitati.
LO ZIO
Dal più piccolo a salire. Avanti.
Fa cenno a mia cugina piccola di avvicinarsi.
LO ZIO
Prendilo forte forte a papà...
mettici tutta la forza che hai... e
uno... e due...
La piccola stringe il fustino e prova a sollevarlo, ma non lo smuove di
una virgola, anzi, si mette a ridere.
Ride anche lo zio, che prende una moneta dal fustino e gliela dà.
LO ZIO
Premio
consolazione.
prossimo.
Avanti
il
L’altra mia cugina invece è tutta seria: si fa rossa dallo sforzo, le
escono le vene dal collo. Ma anche lei non ce la fa. E il premio
consolazione lo rifiuta, tutta offesa.
Ora tocca a me.
LO ZIO
Avanti, Anciluzzo...
Quanti soldi,
papà.
Ma il fustino
prendo fiato,
me ne torno a
ci si può comprare una casa. Se lo sollevo li regalo a
resta inchiodato a terra, saranno cento chili. “Forza...”
uno due e tre, niente, “avanti il prossimo” fa lo zio, e
posto.
LO ZIO
Aspetta...
consolazione...
il
premio
Una moneta anche a me, che vergogna.
Il prossimo è Peppuccio. Con la sua sicumera da sciclitano aggancia le
mani al bordo di cartone. E al primo colpo lo solleva, tra un mare di
applausi e di “bravo!”.
SCENA 117. A CASA. INTERNO NOTTE.
Papà se n’è andato a fumare sul balcone.
Lo zio lo ha raggiunto e si sono messi a parlare a mezza voce, mentre
le donne mettevano a posto la cucina.
Poi, al momento di salutarsi è tornata come un’onda la tristezza.
Inciampava tra gli abbracci. Qualche lacrima, qualche frase sussurrata,
poi più niente.
99
SCENA 118. A CASA. INTERNO NOTTE.
Il silenzio dopo tanti giorni di confusione fa un brutto effetto. Però
prima o poi doveva arrivare il momento che restavamo soli.
La zia Carmelina ha fatto trovare ai miei la camera sistemata: ha
arieggiato e ha cambiato lenzuola e copriletto. La zia Jole l’ha
benedetta con una delle sue preghiere segrete.
E ora, dopo qualche imbarazzo, mamma e papà si sono messi a letto.
SCENA 119. A CASA. INTERNO NOTTE.
Vado a dormire anch’io, ma prima guardo sotto il letto, dietro la
porta, nell’angolo morto di fianco all’armadio. Provo a sentire
nell’aria se c’è qualcuno nascosto che mi guarda.
E mentre sono lì attento e fermo, si apre piano la porta e entra papà.
PAPÀ
Che dormi?
Faccio finta di dormire.
Lui è stato un momento a guardarmi, non so se se n’è accorto; poi mi ha
baciato sulla testa, “buonanotte”, e se n’è andato via.
SCENA 120. A CASA. INTERNO NOTTE.
Mi rigiro, mi metto testapiedi, ma gli occhi restano aperti, anche
sotto al cuscino.
Mi alzo.
Dalle finestre aperte entra il respiro della strada, e tutto è fermo;
solo una macchina lontano, una voce. Caldo, sembra già estate.
Mi avvicino a papà, lo chiamo sottovoce ma è sprofondato nel meglio
sonno.
Anche la mamma, che si mormoria arruffando il lenzuolo.
SCENA 121. A CASA. INTERNO NOTTE.
M’affaccio fuori: la piazzetta è addormentata.
In tutto il quartiere non si sente neanche una voce.
SCENA 122. GARAGE. INTERNO NOTTE.
Apro piano la porta del garage e tolgo la catena al motorino.
Ieri mio fratello non s’è accorto di niente.
Esco.
SCENA 123. STRADE. ESTERNO NOTTE.
Scendo piano al corso, nella strada ci sono solo io.
Giro da Santa Maria, alla Vignazza, a via Fontana. Poi torno indietro e
prendo la fiumara verso Scicli.
SCENA 124. ALLA PLASTICA (DALLO ZIO). ESTERNO NOTTE.
Alla Plastica lavorano con le saracinesche aperte e il rumore si sente
già dal passaggio a livello. Quando ho visto che la macchina dello zio
100
non c’era, ho lasciato il motorino fuori dal cancello e ho suonato; e
l’operaio si è stupito di vedermi solo.
L’OPERAIO
E tuo padre?
IO
È in macchina, che sta telefonando.
L’OPERAIO
A diccelo che può entrare.
IO
No… perché qua sotto non prende…
L’OPERAIO
A. Che cercavi a tuo zio?
IO
No. A Rafat.
L’OPERAIO
Chi?
IO
Quello là sopra.
L’OPERAIO
Ah, Rafele…
IO
Sì.
L’OPERAIO
A non c’è. Se n’è tornato al suo
paese…
IO
Vero?
L’OPERAIO
Ci ho dovuto pigliari veloci i sa’
cosi… che poi tuo zio gliel’ha
portati… manco m’ha salutato…
SCENA 125. A CASA. INTERNO NOTTE.
Quando arrivo a casa, li trovo tutti agitati: s’erano alzati
l’acqua e non mi hanno trovato.
Hanno pure mandato mio fratello a cercarmi per tutto il quartiere.
per
MAMMA
Dove sei stato?
Io balbetto qualcosa, quasi mi metto a piangere.
MAMMA
101
Dove sei stato a mamma? Me lo devi
dire.
IO
Qua sotto…
MAMMA
Ma dove?
PAPÀ
Che sei pazzo a uscire di notte?
Senza dirlo a nessuno?
MAMMA
(A lui) Lascialo stare... (A me)
M’hai
fatto
spaventare...
a
mammuzza... non uscire più, va
bene?
IO
Sì...
MAMMA
Ma per davvero... già ce ne abbiamo
pensieri...
SCENA 126. CHIESA. INTERNO GIORNO.
Le tunichette stirate e noi tutti puliti, nella chiesa apparecchiata
per la festa.
Il padre parroco ci sistema, ci cambia di posto, ma non gli va bene
mai.
“Quante volte ve lo devo dire?” E noi ogni volta ripetiamo.
Io sto davanti con la croce e Pattuallo dietro a me col baldacchino.
S’è messo come una zecca.
PATTUALLO
Che è vero che la figlia di quella
che vi lava a terra ci ha la coda?
IO
Chi te l’ha detto?
PATTUALLO
È vero o no?
Bartolino ha parlato. Vigliacco. E oggi non s’è neanche presentato.
SCENA 127. ORATORIO, STRADA. ESTERNO GIORNO.
Nel campetto stanno montando il palco per la festa e non si può
giocare.
Tornare a casa non se ne parla.
Andiamo a tirare due pietre ai galletti del signor Grana, che
svolazzano sopra il muro del giardino e scappano nervosi sull’asfalto,
più veloci delle macchine.
102
Pattuallo ricomincia.
PATTUALLO
A va’... diccelo... almeno passiamo
il tempo…
Sto zitto.
PATTUALLO
A? Che c’è di male?
IO
A si vergogna.
PATTUALLO
Se non s’è vergognata con te.
IO
Che c’entra, a me mi conosce... poi
io ero solo.
PATTUALLO
E noi uno a uno...
IO
Sì, vi fa lo spettacolo...
PATTUALLO
Se non ce lo dici tu ce lo dico io.
IO
E che ci dici?
PATTUALLO
Che ce l’hai detto.
IO
Ma io
niente.
non
v’ho
detto
proprio
PATTUALLO
Allora com’è che lo sappiamo?
SCENA 128. STRADA, DIETRO ALLE CASE POPOLARI. ESTERNO GIORNO.
Citofono a casa. Risponde la signora Graziella.
IO
Che ce lo dici a tua figlia se può
scendere? Che mi deve aiutare a
fare una cosa?
E dopo un momento quella è giù.
LA FIGLIA DELLA GRAZIELLA
Cos’è che ti devo aiutare?
103
IO
Vieni.
I ragazzi mi aspettano nell’orto dei Palazzolo.
Facciamo finta di incontrarci per caso, “Ciao”, “Ciao”, lei non
sospetta niente.
Ci si mette a parlare del più e del meno, dopo un po’ lei si fa
impaziente e mi chiede di nuovo perché l’ho chiamata. E mentre io
balbetto qualcosa, uno dei Sabellini, ridendo, le solleva la gonna.
LA FIGLIA DELLA GRAZIELLA
Ma che vuoi?
Lui ci riprova e lei gli dà uno schiaffo forte, che gli lascia in
faccia le cinque dita. Allora lui la prende a spintoni, tutto rosso di
rabbia, lei inciampa e cade, e lui addosso, a gridare agli altri
“Forza! La tengo ferma!”.
La poverina si è vista tradita e ha cominciato a tremare.
Mi cercava cogli occhi, ma io mi sono andato a nascondere.
Tutta bianca, diceva “Lasciami! Che vuoi?”, e si dimenava, che
all’ultimo è riuscita a scappare.
Ma loro le sono corsi dietro.
L’hanno presa e l’hanno messa a terra sull’erba, e l’hanno cominciata a
spogliare.
Le tenevano la bocca chiusa.
Lei cercava di non farsi togliere il vestito, ma loro erano tanti e lei
era sola.
Io stavo a guardare. Ma siccome non mi piaceva ho fatto una corsa e ho
citofonato alla Graziella, di venire giù.
SIGNORA GRAZIELLA (al citofono)
Che c’è?
IO
Subito! Vieni!
E quella è arrivata, colle braccia larghe ancora per lo sfogo.
IO
Hanno preso a tua figlia.
SIGNORA GRAZIELLA
Chi?
IO
I ragazzi.
SIGNORA GRAZIELLA
Che ragazzi? Dove l’hanno presa?
IO
Fuori dai Palazzolo, nell’orto.
Ha fatto una corsa su per le scale, gridando, che l’hanno sentita dalla
piazzetta; e quando è arrivata nell’orto se li è messa davanti a tutti,
come una furia, nessuno s’è salvato.
104
Poi voci dalle finestre e gente che è venuta giù.
Tutti a parlare, chi era stato e chi non era stato, che ora chiamavano
la polizia.
Ma alla Graziella non le interessava niente. S’è presa il suo
straccetto di bambina, che ancora piagnucolava, e se l’è portata a
casa.
Con la Palazzolo alla finestra che rideva.
SCENA 129. STRADE. ESTERNO GIORNO.
Io me n’ero già andato. E a casa non mi sono fatto vedere fino all’una
e mezzo, per non trovarmele di fronte madre e figlia.
Invece sono andato a cercare Bartolino, a dirgli quant’era stato
vigliacco a parlare; ma sua mamma al citofono mi dice che è malato e
non me lo può passare perché sta dormendo.
Torno giù dalle scale, da Filinia è tutto chiuso sbarrato.
Per non incontrare i ragazzi ho fatto il giro largo, dall’oratorio al
Boccone del povero e fino a casa della nonna. Quasi quasi suonavo.
SCENA 130. A CASA. INTERNO GIORNO.
Mia mamma non m’ha detto niente, segno che la signora Graziella non ha
parlato.
Aspettiamo papà per mangiare; ma visto che alle due ancora non arriva,
la mamma ci fa mettere a tavola.
Lei però non mangia. Si accende il telegiornale e butta l’occhio ogni
tanto alla finestra.
Suona il citofono, è lo zio.
LA MAMMA
O, Miche’.
LO ZIO
Che state mangiando?
LA MAMMA
Non ti preoccupare.
LO ZIO
Cercavo a Salvatore.
LA MAMMA
Dovrebbe arrivare a momenti.
LO ZIO
Allora lo aspetto.
LA MAMMA
Acciana.
LO ZIO
No, no...
LA MAMMA
A perché? Almeno prendi un boccone.
105
LO ZIO
Grazie lo stesso.
SCENA 131. A CASA. INTERNO GIORNO.
Alle tre finalmente arriva papà.
MAMMA
Che è successo?
PAPÀ
Niente...
MAMMA
A come niente...? Sono le tre...
Lui non ha voglia di mettersi a discutere.
MAMMA
L’hai visto a Michele?
PAPÀ
Sì.
Si siede, scopre il piatto e si mette a mangiare.
Noi ce ne andiamo ognuno in camera sua. Mio fratello ricomincia a
ripetere il greco.
MAMMA
Che ci hai?
PAPÀ
Niente.
MAMMA
Perché non me lo dici?
E lui muto.
MAMMA
Non me lo vuoi dire?
PAPÀ
Lasciami in pace...
La pizzaiola è fredda, sembra di cartone, “Te la scaldo...” dice lei e
attrezza veloce veloce un bagnomaria; solo che si scalda troppo e lui
s’innervosisce, butta il piatto nel lavandino e se ne va di là.
Lei gli va dietro, continua a tormentarlo, e lui alza la voce, “T’ho
detto lasciami in pace... come te lo devo dire?”
Lei si mette a frignare, “Perché fai così?”, e lui
favore...”
“Vattene... per
Mio fratello si ferma dal ripetere il greco e si affaccia dalla sua
106
stanza.
Ora non si sente più niente.
Papà la fa entrare, “Scusa... scusa...”, s’è messo a singhiozzare e
farfuglia come un bambino.
MAMMA (fuori campo)
Ma che t’ho fatto?
PAPÀ (fuori campo)
Niente, non c’entri niente tu...
MAMMA (fuori campo)
Ma come non c’entro niente... sono
tua moglie... che possiamo fare sta
vita?
PAPÀ (fuori campo)
Ah... Dio Dio...
Nelle lacrime si cominciano a baciare, “Scusa...”, “Nun ti pozzu vidiri
accussì...”, poi si chiudono a chiave. E se ne stanno chiusi nella
stanza fino a quando scura.
SCENA 132. STRADA, CHIESA. ESTERNO/INTERNO NOTTE.
Alle undici ci siamo preparati per andare al solenne rosario.
La chiesa è piena di gente. Aria scura di vigilia, odore di cera.
A mezzanotte si toglie il velo a Maria Ausiliatrice e si accendono le
luci.
Tutta lucidata, piena di fiori, “Viva Maria!” cominciano a cantare, e
cantiamo anche noi “Viva Maria! Viva Maria!”, e siamo tutti felici.
SCENA 133. A CASA. INTERNO NOTTE.
Papà ci ha accompagnato a casa ed è uscito di nuovo.
“Dieci minuti” ha detto, “Voi andate a dormire...” e noi siamo andati a
letto, tranne la mamma che lo ha aspettato alzata, con la scusa che
forse arrivava l’acqua.
SCENA 134. AGLI SCOGLI. ESTERNO NOTTE.
La luna compare sempre più tardi e ogni sera ne manca un pezzo.
Lo zio e papà sono scesi al fosso come due ladri.
Hanno preso le pale dal bagagliaio, una zappa, e si sono messi a dare
colpi nel cemento, per smuoverlo; e subito i cani hanno cominciato a
abbaiare lontano, ma loro sempre più forte, nervosi, a cercare di fare
almeno una fessura.
Fino a quando è salita nell’aria una zaffata acida che hanno dovuto
levarsi di lì; e coi fazzoletti sul naso, senza dirsi niente, sono
rimasti a guardare.
SCENA 135. A CASA. INTERNO NOTTE.
Seduta ai piedi del letto, la nonna parlava piano per non svegliarmi.
NONNA
Andavamo a dormire nel deserto...
107
non si poteva stare a Bengasi. Ogni
sera
prendevamo
la
carrozza
e
andavamo come di qui a Pozzallo. Ci
mettevamo a terra co’ na coperta...
come animali... e c’era solo cielo
e terra...
Silenzio.
NONNA
Poi na notte, erano le due, mi sono
sentita male. Ma non ce lo volevo
dire, perché avevo paura. Stringevo
i denti, “vediamo se posso stare
fino a domani”, ma non potevo
stare. Erano le quattro e mezzo e
gliel’ho detto. Allora mio fratello
il grande s’è messo a bastimiare
perché
non
gliel’avevo
detto
prima... (ride).
E subito m’hanno portato a Bengasi.
Ma nn’è che c’erano ostetriche...
anche
all’ospedale...
erano
scappati
tutti
per
il
bombardamento...
Se non m’aiutavano l’arbi... ci
avevamo l’arbi al caffé che ci
conoscevano... quando m’hanno visto
così m’hanno portato a casa sua.
Prima cosa hanno fatto uscire a
tutti l’uomini. Poi m’hanno messa
sdraiata
a
terra.
M’hanno
spogliato...
Io più non capivo niente... uscivo
pazza dal dolore... e loro, cu
tutto che erano arbi, m’hanno fatto
comprare il bambino...
SCENA 136. A CASA. INTERNO GIORNO.
M’ha svegliato lo straccio strizzato nel secchio e l’odore di
detersivo. Perché la Madonna ha fatto il miracolo di fare arrivare
l’acqua di mattina e per una volta si lavano anche i balconi, che poi
dobbiamo stendere i drappi per la processione.
La mamma ha portato in lavanderia quelli della nonna e quest’anno per
rispetto stendiamo i suoi. Mi tira giù dal letto senza tante cerimonie
e mi manda a me a prenderli, perché mio fratello deve studiare.
SCENA 137. STRADE. ESTERNO GIORNO.
Ho fatto colazione veloce veloce e sono uscito per andare alla
lavanderia.
La signora Graziella non ha detto una parola di tutta la storia di
ieri. Però sua figlia non l’ha portata e a me mi ha tolto lo sguardo.
108
Sotto
anche
E lui
se si
casa di Bartolino, suo papà sta caricando la macchina. Valigie
sul tetto.
l’ho visto, seduto dietro, ma si è chinato per nascondersi, come
vergognava.
Mi sono avvicinato.
IO
Buongiorno.
PAPÀ DI BARTOLINO
Ah, ciao.
IO
Che non c’è Bartolo?
PAPÀ DI BARTOLINO
Mi pare che sta dormendo…
IO
Che è ancora malato?
PAPÀ DI BARTOLINO
E sì.
Si mette davanti al vetro, per non farmi guardare dentro. Ma è tutto
rosso imbarazzato.
PAPÀ DI BARTOLINO
Comunque glielo dico
cercato.
che
l’hai
IO
Che partite?
PAPÀ DI BARTOLINO
Andiamo a mare.
IO
E la festa? Non ci viene Bartolo?
PAPÀ DI BARTOLINO
A poi vediamo.
SCENA 138. ALLA LAVANDERIA. INTERNO GIORNO.
La signora della lavanderia sta spruzzando vapore su una giacca. È
tutta sudata, poverina, sempre a tirarsi su gli occhiali che le
scivolano dal naso.
Mentre suo marito fa scorrere tutti i vestiti appesi per cercare i miei
drappi.
LEI
Fituso... non si fanno ste cose...
LUI
109
Ma che ne sai se è vero?
LEI
A come non è vero? Se il bambino ha
parlato?
LUI
Ma i bambini se n’inventano...
LEI
(Scuote la testa scettica) A me non
m’è mai piaciuto.
Finalmente me li trova. Li piega bene sul tavolo, li copre con la
plastica.
LUI
Mi raccomando, portali stesi...
IO
Sì...
LEI
E ora lascia a sua madre
mischina... nn’è che po’
così? Come fa?
sola,
stare
SCENA 139. STRADA. ESTERNO GIORNO.
Fuori dalla lavanderia incontro l’infermiere, buongiorno e buonasera.
Mi fa tanti salamelecchi.
INFERMIERE
A povera nonna, ce l’ho nel cuore.
Sai come ci penso sempre? Manco mi
pare vero...
Scuote la testa rassegnato.
INFERMIERE
A che ci possiamo fare? (Cambiando
tono) Senti, ci ha diri a papà
quando
posso
avvicinare.
Per
regolare.
IO
Ah, sì.
INFERMIERE
Te lo ricordi?
IO
Certo.
SCENA 140. STRADA. ESTERNO GIORNO.
Quando torno, vedo papà che esce con la macchina.
110
IO
Dove stai andando?
PAPÀ
A prendere i fiori.
IO
Ci posso venire?
PAPÀ
Basta che ti sbrighi.
SCENA 141. DAI MALLIA. ESTERNO GIORNO.
I Mallia li conosciamo da una vita.
Lei è sempre vestita di nero, ha un faccione rotondo e due braccia che
fanno il pane da quand’era bambina. Lui, il baffone, “Toro seduto” come
lo chiamiamo, ha avuto un’ischemia che gli ha tolto la parola; e
siccome era uno che parlava, ora si dà un gran da fare a gesti e suda
che fa quasi pena.
Ci fanno accomodare, si offendono se non accettiamo qualcosa.
SCENA 142. DAI MALLIA. INTERNO GIORNO.
Nella piccola sala piena di fotografie di morti e di lumini, tutto è in
ordine, pulito, le sedie ancora con la plastica sopra.
Ce ne stiamo senza dire niente, papà col suo liquorino, io con la
gazzosa; mentre Mallia si affanna a fare discorsi che capisce solo lui.
La signora mi riempie le tasche di caramelle, insiste perché prenda un
altro biscotto.
Poi finalmente papà si alza. E subito carichiamo le ceste coi petali
per la Madonna.
Ogni anno ci pensava la nonna, quest’anno li abbiamo rimediati da loro,
che ce li hanno preparati per due soldi.
SCENA 143. DAI MALLIA. ESTERNO/INTERNO GIORNO.
Ma non siamo venuti solo per questo: mentre lo aspetto in macchina,
papà va nel garage con Toro seduto a prendere due bidoni da venti litri
pieni di benzina. Li carica nel bagagliaio, il baffo grugnisce
“Attenti... state attentissimi... se piglia fuoco...”, “Non si
preoccupi... lo so...”, “Mai sia...” dice mentre si piglia i soldi,
“Mai sia...”
SCENA 144. IN MACCHINA. INTERNO/ESTERNO GIORNO.
Ce ne siamo partiti veloci.
La benzina fa un odore che a ogni curva mi sale il voltastomaco.
Apro il finestrino, entra caldo, lo richiudo. Sto sudando. Devo essermi
fatto bianco.
PAPÀ
Che ci hai?
111
E neanche il tempo di rispondere che mi rovescio tutto.
SCENA 145. STRADA. ESTERNO GIORNO.
Ci fermiamo sulla statale.
Pensavo che papà s’arrabbiava invece è tutto premuroso, mi tiene una
mano sulla fronte e sembra che non gl’importa che gli ho schifiato la
macchina.
PAPÀ
Come ti senti?
IO
Bene...
PAPÀ
Stiamo qui un momento e quando ti
passa ce ne andiamo...
Deve avere il voltastomaco anche lui.
Io ho gli ultimi sussulti, ma ormai non esce niente. E di colpo sto
meglio.
Ci sediamo sul muretto. Le macchine ci passano davanti veloci.
SCENA 146. A CASA. INTERNO GIORNO.
La mamma ci ha visto arrivare dal balcone e subito ci è corsa incontro
sulle scale.
MAMMA
Salvato’!
PAPÀ
Ciao.
MAMMA
Ma perché non m’hai detto niente?
Di quel fituso?
PAPÀ
Chi?
MAMMA
Filinia!
PAPÀ
Filinia?
MAMMA
Tutta
la
mattina
telefonando...
che
stanno
PAPÀ
Ma chi? Che stai dicendo?
MAMMA
E
Bartolino...
(A
me)
L’amico
112
tuo... che siete sempre assieme...
(A papà) Se lo sono portato a Piano
Gesù...
PAPÀ
A Bartolino?
MAMMA
No, a Filinia,
fatto vestire...
neanche
l’hanno
PAPÀ
Ma quando?
SCENA 147. A CASA. INTERNO GIORNO.
M’ha portato in camera e ci siamo chiusi solo noi due.
La tapparella mezza abbassata fa penombra; di là si sente suonare il
telefono e papà che risponde “Sì... l’abbiamo saputo... poi le faccio
telefonare...”.
MAMMA
Guardami a mamma... non ti devi
vergognare... A te non t’ha mai
toccato?
Non riesco a parlare.
MAMMA
A?
IO
No...
MAMMA
Sicuro?
Mi abbraccia e mi bacia. Comincia a spogliarmi.
MAMMA
Me lo devi dire... anche se ti ha
fatto giurare... tanto per queste
cose non vale... anzi si fa peccato
mortale... M’hai sentito, Angiole’?
M’ha spogliato e ora mi guarda dappertutto come un dottore, davanti e
di dietro.
Non smette di baciarmi.
MAMMA
Guarda che non ti puoi fare neanche
la comunione...
IO
Ma non m’ha fatto niente...
MAMMA
113
Mai mai? Sicuro?
IO
Sì.
MAMMA
Davanti alla Madonna? Me lo giuri?
Bussa papà.
MAMMA
Che vuoi?
PAPÀ (fuori campo)
Allora?
MAMMA
Niente. Statti lì. (A me) Eh?
IO
Sì.
MAMMA
Giura.
IO
Giuro.
Mi abbraccia forte.
MAMMA
Ci deve solo provare a avvicinarsi
a voi...
Riprende a baciarmi, mi accarezza tutto.
MAMMA
Che lo vuoi fare un bel bagno nella
vasca? Con la schiuma?
IO
C’è l’acqua?
MAMMA
Non ti preoccupare l’acqua.
SCENA 148. A CASA. INTERNO GIORNO.
Sta cosa di Filinia ci ha scombussolato a tutti.
Il telefono continua a suonare, sento la stessa storia cento volte. E
poi loro due che discutono, abbassano la voce per raccontare i
particolari, continuano a chiedersi “Quello?”, “E quell’altro?”, senza
capacitarsi.
“Perché poi è uno che è sempre all’oratorio... possibile che ‘n se ne
sono accorti nessuno?”
“Uno ce li manda apposta, per non farli stare in mezzo alla strada...”
114
“Ma che ha fatto di preciso?”
“E chi l’ha detto? Solo il bambino?”
No, i carabinieri gli stavano dietro da un bel pezzo, salta fuori che
Bartolino non è il primo.
“E allora chi?”
“In campagna, se li andava a trovare in campagna...”
“Gesù...”
SCENA 149. A CASA. INTERNO GIORNO.
Abbiamo messo i petali all’ombra, appena sbagnati, così sono freschi
per stasera.
Dopo mangiato aiutiamo la mamma a preparare, che dopo la processione
vengono gli zii a mangiare. Io e mio fratello allunghiamo il tavolo del
salone per metterci la tovaglia ricamata, mentre la mamma tira fuori il
servizio bello e i bicchieri di cristallo, avvolti uno a uno nella
carta velina, che si rompono solo a guardarli.
SCENA 150. STRADA. ESTERNO GIORNO.
Pattuallo mi viene a chiamare alle cinque.
La strada fino alla chiesa è già piena di bancarelle con tutti i dolci
colorati appesi e i calderoni per lo zucchero filato.
PATTUALLO
L’hai saputo di Bartolino?
IO
Ma che è vero?
PATTUALLO
A certo che è vero.
IO
Ma come può essere?
PATTUALLO
Mio papà ha visto i carabinieri che
si portavano a Filinia.
IO
E ora che gli fanno?
PATTUALLO
A che ne so. Certo qua non ci può
stare più.
SCENA 151. SACRESTIA. INTERNO GIORNO.
Ci cambiamo tutti insieme, c’è una gran confusione.
Nell’altra stanza la signorina aiuta il padre parroco a vestirsi, giura
che gli sta bene.
“Non giurare” dice lui, “E come devo farmi credere?”
SCENA 152. CHIESA. INTERNO SERA.
115
Finalmente comincia la messa.
Entriamo dalla porta laterale: un corteo lungo quasi mezza chiesa,
tutti con le candele.
Ci apriamo per far passare il padre parroco con l’ostensorio della
festa, e Pattuallo dietro col baldacchino.
Luci accese per la Madonna. E lei piena di fiori.
C’è così tanta gente che hanno lasciato aperto il porticato. Tutti
vestiti a festa, facce affarate di campagna in giacca e cravatta,
ragazzotti freschi di parrucchiere.
Le suore che cantano, i cestini pieni di soldi all’offertorio.
L’odore della rosticceria che arriva fino all’altare. Alla comunione,
con quel profumo di arancine, è una delusione mettere in bocca l’ostia
bianca di Gesù senza sale e senza ripieno.
SCENA 153. FUORI DALLA CHIESA. ESTERNO NOTTE.
Dopo la benedizione portano fuori la Madonna.
Saranno in venti sotto a quel trespolo, odorano di vino. La fanno
girare come una trottola, “Viva Maria! Viva Maria!” e la banda comincia
a suonare.
Ci facciamo spazio per arrivare in testa al corteo, il padre parroco
sotto al baldacchino e il capochierico che attacca il rosario al
megafono.
“Ti adoriamo e lodiamo ogni momento... Santissimo Sacramento...”
SCENA 154. STRADE. ESTERNO NOTTE.
La processione prende forma, ci aggiustiamo, “Andate più piano...”, e
su per il Boccone del povero, dove i vecchi ai balconi ci stanno
aspettando dalle cinque, coi loro drappi malati e le candele che si
spengono ogni momento. Ma la Madonna saluta anche a loro con una bella
piroetta. E si riparte.
SCENA 155. STRADE, FUORI DA FILINIA. ESTERNO NOTTE.
Piovono petali da tutti i balconi. La strada è piena come un fiume,
“Viva Maria!”, la musica che stordisce, l’incenso, “Viva, viva Maria!
Viva Maria!”
Svicoliamo giù dalle scale.
Davanti a un manifesto del circo, che esibisce una majorette mezza
nuda, voltano la Madonna e la fanno camminare all’indietro.
Poi scendiamo in via Cinquantotto, e qualcuno tira il corteo sotto casa
di Filinia, anche se è tutto spento.
È un attimo a montare la rabbia. Prima cominciano a sputare e a
prendere a calci la porta, sotto gli occhi della Madonna. Poi con le
pietre, a rompergli i vetri, che neanche il padre parroco riesce a
fermarli.
SCENA 156. STRADE. ESTERNO NOTTE.
Nessuno si salva da questo fiume, è una furia che mangia tutto. Le
poche macchine rimaste per strada le spostano a forza e le lasciano
tutte storte.
Dobbiamo passare sotto a ogni balcone, se no si offendono; anzi, fanno
116
a gara a chi offre i meglio petali. E a tutti la Madonna fa una
piroetta. Anche a ringraziare delle buste che il padre parroco s’è
andato a prendere casa per casa prima della festa.
SCENA 157. STRADE. ESTERNO NOTTE.
La musica m’ha lavato la testa.
Ma quando svoltiamo dietro alle case popolari e scendiamo da via
Gaetano Modica, mi tornano tutti i pensieri. Perché rivedo il vecchio.
Affacciato al nostro balcone, coi drappi appesi e le candele.
Non mi pare vero. E invece è lui.
La Madonna si ferma davanti al vecchio Garrone, che non si muove da due
anni e l’hanno portato fuori con la sua sedia. I Palazzolo affacciati,
i Bramante, i Livia. Tutti che guardano.
Alzo gli occhi di nuovo al nostro balcone e il vecchio è sempre lì.
Lascio la croce a Pinna e me ne esco dal corteo.
PINNA
Dove vai?
SCENA 158. A CASA. INTERNO NOTTE.
Salgo veloce a casa.
Ma qui non c’è nessuno. Il balcone è chiuso, del vecchio
l’ombra.
In sala tutto è pronto per mangiare, la tavola apparecchiata.
neanche
E mentre sono lì, sento aprire la porta di casa. Mi nascondo. Sono papà
e lo zio.
PAPÀ
O dio dio…
LO ZIO
T’ha stari calmo, Salvato’…
PAPÀ
Sì, scusa...
LO ZIO
Piglia sti stracci.
Si muovono come due ladri, senza neanche accendere la luce.
Frugano nell’armadio in cucina, riempiono un sacco di stracci e se ne
escono veloci.
Io cerco la chiave del motorino, ma mio fratello se l’è portata dietro.
SCENA 159. STRADA, FUORI DA FILINIA. ESTERNO NOTTE.
La processione è passata.
Sento la musica lontano e le voci, e per terra un grande tappeto di
petali.
La gente s’è ritirata dai balconi, qualcuno per andare dietro al
corteo, qualche altro per tornarsene dentro a guardare la televisione.
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Corro come un’ombra fino a casa di Filinia.
Prima, quando prendevano a calci la porta del laboratorio, ho visto il
motorino.
SCENA 160. DA FILINIA. INTERNO NOTTE.
A terra è pieno di vetri. C’è odore di acido e di colla, barattoli
rovesciati.
Fortuna che il motorino è aperto.
Ma mentre provo a smuoverlo mi esce fuori la vecchia, “Bastardi!
Andatevene!”
S’era nascosta dietro al bancone. Ha in mano una sbarra di ferro, la
agita in aria minacciosa.
Io per scansarmi inciampo e cado, con tutto il motorino.
IO
Non
ci
signora...
voglio
fare
niente,
LA VECCHIA
Chi è?
IO
Ruta...
LA VECCHIA
Ruta chi?
IO
Il figlio del ragioniere...
amico di Saverio...
sono
LA VECCHIA
Saverio non c’è.
IO
Lo so...
LA VECCHIA
Allora che vuoi?
IO
...gli volevo dire se mi presta il
motorino...
LA VECCHIA
Vattene a casa.
IO
Ce lo riporto subito...
LA VECCHIA
(Grida) Vattene a casa t’ho detto!
Mi muovo piano.
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Ma lei con la sua sbarra alzata, immobile, non mi fa passare; ha la
faccia tirata, piena di rughe, tutta bagnata di lacrime.
LA VECCHIA
A te t’ha fatto cosa?
IO
Eh...?
Strabuzza gli occhi.
Resta ancora un momento davanti a me, poi lascia cadere la sbarra e se
ne sale a casa.
SCENA 161. AGLI SCOGLI. ESTERNO NOTTE.
In pochi giorni il mare ha assottigliato la spiaggia riducendola a un
budellino e l’acqua è arrivata fino alla casa, formando quel pantano
che viene sempre fuori con le mareggiate.
È un mare nervoso, che scava. Ha fatto una fessura larga dabbasso, come
una specie di galleria, che ha piegato ancora le pareti di cemento.
Il motorino di Filinia m’ha portato veloce fino a qui.
Lo spengo prima della curva e vado a piedi per lo sterrato.
Là in fondo c’è la macchina di papà, coi fari spenti, e lui fuori che
aspetta.
Ora mi ci avvicino e gli parlo. È sempre mio padre, che mi può fare?
Ma arriva un’altra macchina e mi nascondo. È lo zio.
Come papà lo vede, apre il bagagliaio e tira fuori i bidoni di benzina.
SCENA 162. STRADA, ALLA CAVA. ESTERNO NOTTE.
Senza farmi vedere, ho preso il motorino e ho fatto una corsa alla
cava, dai bicchi.
Scavalco il muretto e scendo giù.
Come chiamo, subito me li vedo spuntare. Che brutte facce, che buio,
provo a spiegarmi ma le parole non mi escono. E tremo tutto, si sono
accorti che ho paura.
“La casa... mio zio, quello della plastica...”, ma che sto dicendo?,
“Mi serve aiuto! Che qualcuno parla italiano?”
Ne arrivano altri, ce li ho tutti attorno, quasi non respiro.
Faccio segno verso l’altro vignale, alla casa del vecchio; e quando
provo a andarci, una mano mi trattiene.
IO
Aspetta... lasciami...
Mi divincolo e corro. E loro subito dietro, tutte le mani addosso.
Va bene, non grido, lasciatemi andare. Ma non mi mollano, anzi, mi
tirano giù, “Lasciatemi!”, mi chiudono la bocca con le mani, mi manca
l’aria, mi sento che muoio.
SCENA 163. STRADA, ALLA CAVA. ESTERNO NOTTE.
Per fortuna Neli ha riconosciuto il motorino di Filinia.
Stava tornando a piedi da Scicli, dove sua moglie gli aveva fatto
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affacciare il bambino, quando l’ha visto appoggiato al muretto che
separa la strada dal vignale.
E siccome Filinia non poteva essere, s’è incuriosito ed è sceso alla
cava.
Ha cominciato a chiamare “Ooo! Ooo!” e i bicchi si sono scantati.
E a sentirlo che si stava avvicinando, e che chiamava ancora, mi hanno
lasciato.
Allora mi sono messo a correre e a gridare anch’io.
E lui quando m’ha visto s’è stupito, “Anciluzzo? Ma che ci fai qui?”
Io in un fiume di lacrime, parlo e singhiozzo.
NELI
Chi c’è? T’hanno fatto cosa?
M’ha stretto forte, e tra le sue braccia sudate mi sono sentito sicuro.
SCENA 164. AGLI SCOGLI. ESTERNO NOTTE.
Papà e lo zio hanno messo intorno alla casa frasciame secca e gli
stracci zuppi di benzina, ficcati a forza nelle filazze.
Lo zio dice “Avanti… lèvati…” e papà si allontana.
Prova a dargli fuoco. Ma i fiammiferi non s’accendono.
“Aspetta” fa papà, e gli porge l’accendino.
Stava quasi per accenderlo, quando c’è stato un gran boato, un tuono
che ha fatto tremare la terra sotto i piedi.
È stato il mare.
S’è pigliato tutto, i pilastri col ferro, il bidone della pece, le
tavole ch’erano rimaste e anche la soletta, tutta intera. Un’onda come
una grande mano, che quando s’è ritirata ha lasciato un fosso pieno di
terra e di acqua.
Hanno fatto appena in tempo a saltare. Ma sono rimasti senza parole.
Lo zio, grande e grosso com’è, s’è bagnato i pantaloni. E siccome si
vergognava, ha detto a papà “Andiamocene…” e se ne sono andati.
Le macchine hanno fatto un polverone sullo sterrato e quando si sono
allontanate non s’è sentito più niente. Solo il mare.
Sul pelo dell’acqua c’è ancora qualcosa che galleggia, affonda piano
piano.
Poi tutto torna come prima, rimane solo il fosso.
E in quel fosso ora sembra che qualcosa si muove.
Una piccola ombra che cerca di mettersi in piedi.
Forse. Ma è buio, si vede e non si vede.
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