blu
continente
In questo numero:
La parola al Presidente p. 2
Ultima ora p. 2
Corso Istruttori Alassio p.3
La pagina dell’Istruttore p.4
Aggiornamento Maestri Istruttori p.6
GEAS - Un’estate a cinque stelle p.7
Esercitazione TWIST 2013 p. 9
Grazie, occhio p .11
Organo Ufficiale della
Federazione Italiana Attività Subacquee
Edizione digitale - Numero 55
La parola al Presidente
Continente Blu” ha per me un significato importante; gli ho dato il
nome e, insieme ad alcuni amici,
l’ho fatto nascere come la rivista
della Fias Varese, ne sono diventato
il direttore responsabile.
Le vicissitudini che l’hanno accompagnata si sono susseguite negli
anni, è diventata la rivista nazionale della Fias, si è interrotta, ha
ripreso con tre uscite prestigiose: i
numeri 20, 21 e 22; poi si è interrotta nuovamente, è rinata sotto la
cura di Ananke e ora si interrompe
nuovamente come rivista cartacea e
rinasce come rivista “elettronica”.
Neppure i gatti hanno tutte queste
vite ma noi vogliamo fortemente che questo nostro strumento di
comunicazione continui a vivere,
contro tutte le difficoltà, soprattutto quelle economiche oltre a quelle
di redazione e di gestione; quindi ci
siamo messi d’impegno per mantenerla viva.
Oggi i costi della carta, della stampa
e soprattutto delle spedizioni, sono
diventati insostenibili, se si aggiunge poi il momento di crisi generale
ecco che vengono a mancare anche
le inserzioni pubblicitarie e noi, che
abbiamo sempre inviato gratuitamente la rivista ai nostri soci, non ce
la possiamo fare a continuare da soli.
Ma ecco che si apre uno spiraglio,
oggi molti hanno abbandonato la
lettura del cartaceo, tutti i quotidiani
hanno le edizioni on-line, molte riviste prestigiose si leggono on-line e
quindi perché non farlo anche noi?
Ed ecco il primo numero di “Continente Blu” on-line. Usciremo ancora
con un numero speciale in cartaceo,
che verrà distribuito ai partecipanti
in occasione dell’EUDI, quest’anno
a Bologna dal 14 al 17 Marzo.
Ma, dopo questa premessa doverosa possiamo parlare di noi dei nostri
programmi e delle nostre attività.
C’è stato l’insediamento del nuovo
Consiglio (i nomi degli eletti sono
stati già riportati sul sito, ma li ritrovate qui a pag. 10) e del CTN
con una riunione congiunta e con
la distribuzione degli incarichi e le
nomine ufficiali: Vice presidente
Marco Lerma, Responsabile della
Protezione Civile Angelo Amato,
Vice direttore tecnico Manuela Albertini, responsabile punti mare Mario Magliola, responsabile pratiche
legali Fulvia Paglia, responsabile
sito e anagrafica Massimo Codognola, aiuto responsabile protezione
civile Fabio Bertozzi; responsabile
editoria Carlo Ruo Redda; supporto
alle varie attività Giuseppe Piras.
Inoltre sono state attribuite le sezioni di riferimento ai Consiglieri e agli
Ispettori nazionali.
Passate le ferie estive sono iniziate una serie di attività importanti sia sotto l’aspetto politico che
tecnico. E’ arrivata la comunicazione dell’accettazione della Fias
nell’elenco centrale delle organizzazioni di volontariato di Protezione Civile, un altro traguardo importante e un riconoscimento al lavoro
svolto dai nostri volontari.
A inizio ottobre gli esami istruttori
ad Alassio, ottima organizzazione
e risultati eccellenti per i candidati; a fine ottobre l’esercitazione di
Protezione civile internazionale
“TWIST” a Marina di Camerota di
cui avrete già avuto modo di leggere sul nostro sito e che troverete
documentata anche nelle pagine di
questa rivista; ai primi di novembre
l’aggiornamento dei Maestri Istruttori sempre ad Alassio.
Ora iniziano i nuovi corsi, un nuovo
anno ci aspetta e spero sia meglio di
quello passato, mi auguro si riesca a
superare questo momento non solo
per la subacquea e per la Fias ma
per tutto il mondo del lavoro.
Un ringraziamento doveroso e sentito a tutti i presidenti, i direttori tecnici i presidenti di circolo, i nostri
volontari della Protezione Civile e
a tutti i soci che ancora una volta
ci hanno dimostrato il loro attaccamento e il loro sostegno.
A tutti quanti auguro un Felice Natale e soprattutto un nuovo anno
ricco di lavoro, soldi e salute e di
tanto tanto amore.
Bruno Galli
ULTIMA ORA
In occasione dell’Eudi (che si
terrà a Bologna da venerdì 14
a lunedì 17 marzo), si svolgeranno come di consueto alcuni
incontri, istituzionali e di aggiornamento, particolarmente
importanti:
sabato 15, dalle 11 alle 12, si
terrà il master di fotografia con
Michele Davino; chi vuole prenotarsi all’incontro può chiamare in sede o inviare una mail
a [email protected].
Sempre sabato 15, si terrà
l’Assemblea Nazionale (alle
13,30, Sala Madrigale). Domenica 16 alle ore 10, sempre
per Il master della subacquea,
ci sarà l’incontro con Romano Barluzzi e Leonardo D’Imporzano, autori dell’e-book
“SubPuntoCom” che affronteranno l’argomento News sulla
Comunicazione ovvero 20 cose
che abbiamo imparato negli
ultimi 5 anni su come vedersi
meglio rappresentati in tutti i
mezzi d’informazione.
Anche per questo incontro per
prenotarsi si può chiamare in
sede o inviare una mail.
CORSO ISTRUTTORI
ALASSIO
2-6 ottobre 2013
Si è svolto ad Alassio nei giorni dal
2 al 6 ottobre 2013 l’annuale corsoesame istruttori, che quest’anno è
stato organizzato congiuntamente
per le specialità ARA, APNEA 1°
LIVELLO, APNEA AVANZATA e
Allievo Istruttore, che ha visto impegnati 25 partecipanti. Grazie al
loro entusiasmo ed alla loro preparazione la FIAS può vantare ulteriori risorse che certamente contribuiranno, con indiscussa preparazione
e professionalità, a divulgare ciò
che da sempre ci contraddistingue:
andare sott’acqua con amore, in rispetto e in sicurezza.
Vivere un corso istruttori è sempre
un’esperienza emozionante: allievi
e docenti hanno saputo affiancare
alla professionalità e allo stress dei
cinque giorni del corso, momenti di
spensieratezza nei quali far rivivere lo spirito che contraddistingue
la grande famiglia FIAS: il senso
profondo dell’amicizia e della solidarità.
Spogliati delle incombenze istituzionali e del ruolo che i docenti/commissari hanno ricoperto, il
gruppo è stato coeso con gli allievi
e solamente il colore delle T-shirt
poteva, a occhi esterni, permettere
di distinguere i due ruoli.
Un’esperienza unica per diversi do-
centi, alla loro prima nomina, per
un evento così importante della vita
federale, ma anche per gli allievi
che hanno saputo dimostrare la loro
preparazione e la voglia di proseguire su un percorso non facile, ma
ricco di soddisfazioni.
Un particolare grazie alla logistica
offerta da VI Continente Diving
di Alassio ed tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione
di questo evento che, ancora una
volta, ha consentito a tutti di emozionarsi e di avere un momento di
confronto e di crescita.
Purtroppo, per l’Apnea è mancato
un riscontro importante in termini
di partecipazione a livello nazionale, considerato che tutti i candidati,
cinque in totale per entrambi i livelli, provenivano esclusivamente dalla
Scuola Federale di Udine.
A questi si è aggiunto un candidato che ha ottenuto il cross-over per
l’Apnea Avanzata, superando brillantemente tutte le prove tecniche
e didattiche in acque delimitate
ed in acque libere previste dagli
standard del corso istruttori Apnea
Avanzata.
Questi sono i nuovi Istruttori, ai
quali la Redazione di Continente
Blu augura una gratificante prosecuzione dell’attività didattica.
I. F. ARA
Acone Tina Flora, Sottopressione
Milano;
Baldi Claudio, S.F. Siena
Cavallotti Fabio, Sottopressione
Milano
Corbella Antonello, S.F. Novara
Didonè Rolando, S.F. Varese
Fontani Riccardo, S.F. Siena
Leoni Davide, S.F. Novara
Mazza Alessandro, Sottopressione
Milano
Menaldo Lorenzo, S.F. Verona
Montalti Fabio, S.F. Cesena
Nadalini Enzo, S.F. Verona
Perdonà Paola, S.F. Verona
Ponciroli Monia, S.F. Novara
Presiren Stefano, S.F. Udine
Sambuco Antonio, S.F. Udine
Siliberto Francesco, S.F. Siena
Trinco Roberto, S.F. Varese
I. F. APNEA AVANZATA
Pelizzari Giovanni, S.F. Udine
Taroni Antonio, Centro Sub Faenza
(cross-over)
I. F. APNEA 1° Livello
Baldassi Lucia, S.F. Udine
Cifoletti Paolo, S.F. Udine
Marino Cerrato Arianna, S.F. Udine
Zuccato Alessandro, S.F. Udine
A. I. ARA
Bonazzo Ilenia, S.F. Roma
Buratti Luigi, S.F. Roma
La pagina dell’Istruttore
a cura del C.T.N.
Rinnovo del brevetto
di Istruttore Federale
Brevetto esecutore BLSDa
Si ribadisce che, per mantenere
in attività il Brevetto da Maestro
Istruttore, è necessario rinnovare,
alla scadenza, anche il brevetto da
Istruttore. Gli interessati sono invitati a regolarizzare la loro situazione, non verranno richiesti costi
arretrati.
Con circolare del CTN 7/11 del
23/12/2011 veniva ribadita la necessità, per il Corpo Docente, di essere in possesso di tale brevetto per
svolgere l’attività didattica.
Ad oggi risultano ancora carenze di
tale requisito. Il CTN ha concesso,
ai docenti non in possesso di tale
requisito, di praticare l’attività didattica fino al 31 dicembre del 2013
(data improcrastinabile).
Scaduto tale termine il docente non
può più svolgere attività didattica e
verrà considerato in lista non attiva.
Si rammenta che i corsi, vista la
carenza di Istruttori BLSDa FIAS,
possono essere effettuati presso gli
Enti riconosciuti dall’Italian Resuscitation Council ( DAN, PS, Croce
Rossa, Croce Verde, ecc.) e al conseguimento del brevetto l’interessato può richiedere la conversione
in brevetto BLSDa esecutore FIAS.
Per le modalità ed eventuali informazioni è possibile contattare l’IN
Francesco De Totero (in.francesco.
[email protected]).
Rinnovo del brevetto
di Maestro Istruttore
Come comunicato con la circolare n. 02/2013 del 14/02/2013, per
rinnovare il brevetto in scadenza
carente dei necessari requisiti, è necessario:
a.Partecipare (obbligatoriamente)
ad uno stage teorico-pratico, a
carattere non valutativo, organizzato dal CTN, in sostituzione del
punto 5 delle Modalità di rinnovo
(3.2) del Titolo 3.3 del Vademecum (collaborazione ad un corso
Istruttore)
b.Conseguimento degli eventuali
altri requisiti mancanti entro e
non oltre il 31/12/2013.
Il CTN ha effettuato in data 2-3 novembre u.s. lo stage teorico-pratico,
al quale hanno partecipato dieci
M.I. carenti di tale requisito.
Futuri rinnovi del Brevetto
Maestro Istruttore
In via definitiva, i requisiti per ottenere il rinnovo del brevetto Maestro
Istruttore sono così modificati:
a.Punto 4: partecipazione a 3 seminari di aggiornamento su tematiche attinenti l’attività subacquea, organizzate a livello
nazionale dalla Federazione o
ente riconosciuto dalla FIAS; in
alternativa:
• Partecipazione a 2 seminari di
aggiornamento e collaborazione
ad un corso Istruttore.
b.Punto 5: aver partecipato ad uno
stage teorico–pratico, a carattere
non valutativo, organizzato dal
CTN.
obbligatorio
Nuovo materiale per le lezioni
Il CTN, di concerto con l’estensore
del nuovo libro ARA ESTENSIONE, ha provveduto ad aggiornare
le relative tavole (presentazione in
power point) affinché siano in linea
con quanto previsto dagli standard
e con le ultime modifiche suggerite dalla Commissione Medica
Nazionale (per es. eliminazione
deep stop). Le tavole, non appena
pubblicate sul sito, potranno essere scaricate, dalla sez. download
corpo docente, ed eventualmente
modificate (nella forma ma non nel
contenuto) per essere adattate alla
propria tecnica didattica durante i
corsi.
Nel corso del corrente anno sono
stati inoltre pubblicati i seguenti
manuali:
1.Corso Side Mount 1 CD [2013
02 04 v 1.0.0] (file d’immagine);
2.Corso BLS Esecutori [v 1.0 2013
02] (presentazione in power
point);
3.Corso BLSDa Esecutori - De Totero [v 1.0 2013 09] (presentazione in power point) con aggiornamenti in data 14/11/2013;
4.Manuale Corso BLSDa (settembre 2013) con aggiornamenti in
data 14/11/2013,
scaricabili dal sito ed utilizzabili quale ausilio didattico durante i
corsi.
Naturalmente tutto è migliorabile e
può essere modificato a seguito di
proposte, che dovranno essere inviate al CTN, qualora si rilevassero
errori e/o inesattezze, sia dal punto
di vista concettuale che formale.
Nuovi standard corso
CAVERNA
In seguito a recenti ordinanze emesse da alcune Capitanerie di Porto,
relative alle immersioni in caverna
e/o grotte, il CTN ha deciso di modificare gli attuali standard Grotte.
Di seguito le definizioni inerenti.
DEFINIZIONI
CAVITÀ SOMMERSA - Ambiente di origine naturale o artificiale
che impedisca la risalita diretta in
superficie del subacqueo. In caso
di ambienti aerei (bolle d’aria) in
corrispondenza di parti o di tutta la
cavità, essa sarà comunque considerata cavità sommersa a seconda
delle caratteristiche morfologiche.
CAVERNA - Parte della cavità
sommersa in cui, da tutte le parti
della stessa, sia possibile vedere la
luce naturale proveniente da/dagli
ingressi. L’ingresso e lo sviluppo
della cavità devono permette il passaggio contemporaneo di due sub.
Resta inteso che non devono essere
presenti parti di fondale sabbioso o
fangoso che possano creare pericolo di scarsa visibilità, anche solo nei
pressi dell’ingresso, in questo caso
la cavità è da considerarsi grotta.
Penetrazione massima 30 metri e
visibilità minima (nella cavità) 10
metri.
GROTTA - Ambiente sommerso
confinato che non rientra nei parametri della definizione di caverna
o cavità sommersa e che richiede,
comunque, l’utilizzo della sagola
guida.
Di seguito lo standard relativo al
corso caverna:
Titolo 2.19
IMMERSIONI IN CAVERNA
1. Scopi e finalità del corso
Il corso si propone di fornire all’allievo gli elementi e le nozioni sia
teoriche che pratiche per
effettuare, in condizioni di sicurezza, le immersioni in CAVERNA.
Il brevetto conseguito abilita ad immersioni con i seguenti limiti:
• Immersioni in caverna con distanza lineare dalla superficie
non superiore a 60 metri.
• La cavità deve avere esclusivamente le caratteristiche di CAVERNA
2. Requisiti di ammissione al corso
• Avere la tessera FIAS comprensiva di assicurazione
• Avere il certificato medico di
idoneità (sportivo non agonistico
rilasciato dal proprio
medico)
• Possedere il brevetto Base o analogo
• 20 immersioni registrate
• Età minima 16 anni
3. Numero minimo delle lezioni
• Minimo 4 ore di lezioni teoriche
• Almeno tre immersioni in acque
libere di cui almeno due con ingresso in caverna
4. Programma del corso
Lezioni teoriche
1. Le rocce: caratteristiche, riconoscimento:
2. Cenni di morfologia delle coste;
3. Nozioni elementari sui principali tipi di rocce (ignee, sedimentale, metamorfiche);
4. Il fenomeno carsico
5. Genesi delle grotte (speleologenesi);
6. Origine delle grotte terrestri,
delle grotte marine, delle grotte
miste;
7. Variazioni del livello marino;
8. Forme di concrezionamento e
corrosione;
9. Generalità dell’ambiente biologico delle caverne e delle grotte;
10. Fattori ambientali delle grotte e
delle caverne marine;
11.Nozioni di base sulla sagola
guida;
12.Sistemi di illuminazione;
13.Segnali;
14.Tecniche e corretto comportamento per immersioni in CAVERNA, assetto;
15.Regola dei 3/3.
agli Istruttori autorizzati a svolgere corsi di specializzazione, previo
invio delle (eventuali) richieste al
CTT o CTN, secondo le modalità
in vigore.
Il rilascio del Brevetto di Specializzazione di “Immersioni in CAVERNA” avviene tramite il CTN su
richiesta del CTT o dell’Istruttore
autorizzato.
Il programma del corso potrà essere variato, in relazione a particolari
esigenze, sia come sequenza delle
lezioni, sia come numero delle lezioni (può essere aumentato), ciò al
fine di migliorare l’apprendimento
e la preparazione dell’allievo. Nessuno degli argomenti proposti nel
programma potrà essere escluso.
Pratica in acque libere
Nelle esercitazioni in acque libere
dovranno trovare applicazione le
tecniche e le procedure apprese durante le lezioni teoriche.
Non sono ammessi, durante le immersioni didattiche, ingressi in cavità non conosciute a scopo esplorativo.
Le immersioni dovranno essere
svolte in curva di sicurezza a prescindere dai brevetti posseduti, rispettando la regola dei terzi.
La direzione del corso compete ad
un Istruttore Federale ARA che sia
in possesso del Brevetto “Istruttore
Immersioni in CAVERNA”.
5. Attrezzature richieste
• Monobombola con doppio rubinetto;
• Due erogatori con primi stadi
DIN;
• Protezione termica adeguata;
• Attrezzatura adeguata a garantire
l’immersione in sicurezza.
6. Prove d’esame
L’esame consiste in un colloquio
tra l’allievo e la commissione esaminatrice/istruttore sugli argomenti
trattati durante il corso e dalle capacità dimostrate durante le prove
pratiche.
7. Norme di attuazione
L’organizzazione di un Corso di
Specializzazione di Immersione in
CAVERNA è regolata dai titoli 7,
8, 9-2 del Regolamento del Centro
Tecnico Nazionale.
L’organizzazione dei corsi è demandata alle Sezioni Territoriali,
ai Circoli, ai “Punti Mare FIAS” e
Nelle esercitazioni in acque libere è
categoricamente proibito l’ingresso
all’interno di grotte sconosciute a
scopo esplorativo.
Nelle attività in acque libere ogni
Istruttore/Allievo Istruttore non potrà accompagnare più di 4 allievi
(massimo rapporto 1÷4). Le immersioni devono essere fatte in piena sicurezza, in base alle condizioni del
tempo, del mare e delle circostanze,
in ambienti che rispettano i canoni
di classificazione di CAVERNA.
In caso di presenza di sagola guida,
questa deve essere posizionata in
precedenza da personale adeguatamente preparato.
8. Assenze
Gli allievi che fanno più di 2 assenze alle lezioni teoriche non possono essere ammessi agli esami
Federali se non dietro specifica autorizzazione del Direttore del Corso, il quale ne valuterà preparazione e capacità.
Le esercitazioni in acque libere
(che debbono risultare documentate sul libretto di immersione), devono essere integralmente svolte.
Brevetti Caverna e Corpo
docente
Il CTN ritiene, data la semplicità
degli standard del brevetto caverna
e la formazione dei propri docenti e
guide, di rilasciare il brevetto di immersioni in CAVERNA a tutti i docenti e guide previo aggiornamento
formativo sugli standard del relativo
brevetto. (che potrà essere svolto
all’interno delle proprie strutture).
Tutti i brevetti GROTTA sino ad
oggi rilasciati dalla Federazione,
essendo riferiti agli standard del
neo costituito corso CAVERNA,
sono da intendersi come brevetti
CAVERNA.
A quanto sopra fanno eccezione
alcuni particolari brevetti GROTTA, da valutare individualmente
secondo gli standard del brevetto
GROTTA che il CTN sta terminando di redigere.
Si intende implicito che docenti e
guide FIAS in possesso del brevet-
to CAVERNA possono accompagnare subacquei anche non in possesso del brevetto in CAVERNA,
purché il subacqueo sia in possesso
di un brevetto almeno di secondo
livello FIAS o di altra organizzazione riconosciuta in un rapporto
massimo di 1 a 4 come da standard
o in numero minore in funzione di
specifiche ordinanze più restrittive
presenti in loco.
Aggiornamento Maestri Istruttori
Alassio 02.11.2013
Sabato 2 novembre si
è tenuto ad Alassio un aggiornamento per Maestri Istruttori. L’aggiornamento è stato effettuato in rispetto alle nuove normative che regolano il rinnovo dei brevetti da Maestro istruttore come
illustrato dalla circolare CTN 02/2013 del 14.02.2013.
L’aggiornamento si è svolto presso il Punto Mare Fias
Sesto Continente di Alassio, alla presenza del Presidente Nazionale, del Direttore e buona parte del C.T.N.
Lo svolgimento dell’aggiornamento è stato un importante momento di confronto e condivisione tecnica tra
gli istruttori e gli organi tecnici della Federazione, che
ha portato alla luce argomenti e spunti di riflessione sui
quali il CTN potrà sviluppare future iniziative.
Nonostante le condizioni meteomarine fossero avverse, in mattinata le immersioni si sono svolte regolarmente ed i relativi piani di immersione rispettati.
Nel pomeriggio si sono svolte le lezioni teoriche
sulla figura del M.I. e sulla programmazione d’immersione.
Di assoluto rilievo la volontà dei partecipanti di applicarsi e mettersi in discussione in ogni momento
della giornata, anche da parte di chi la FIAS l’ha vista nascere. Certamente una esperienza che gratifica
l’attività dell’I.N. e della Federazione.
Un’estate a cinque stelle
Gruppo Empolese Attività Subacquee
L’estate del Geas? A cinque stelle.
Gli ultimi mesi del Gruppo Empolese attività subacquee sono stati infatti ricchi di importanti iniziative che
hanno fatto da corollario all’attività
istituzionale. Accanto alla didattica,
come sempre la parte fondamentale
dell’attività, il Geas ricorderà infatti
i mesi appena trascorsi per un paio
di iniziative splendidamente riuscite: la mostra fotografica subacquea
che si è tenuta nell’ambito del ‘luglio empolese’ nel suggestivo scenario del cenacolo degli Agostiniani
e la presenza con un proprio punto
informativo al palio di Cerreto Guidi
che è seguitissimo in Toscana.
Due eventi che hanno non solo rafforzato l’immagine dello storico
circolo Fias presieduto da Sandro
Matteucci, ma che hanno anche
divulgato ancora di più l’immagine della subacquea che, a Empoli,
ormai da quasi 30 anni fa rima con
Geas e quindi Fias. Il tutto senza dimenticare ovviamente la didattica,
con la consegna dei brevetti conseguiti dei vari livelli nell’ultima
stagione e la prova sub gratuita che
guarda alla prossima.
A mettere ordine al tutto è il presidente Sandro Matteucci: “La mostra
nel luglio empolese è stata un successo e siamo felicissimi di averla
organizzata perchè è stata una bella
vetrina che ci ha fatto conoscere ancora di più in città. Anche l’amministrazione comunale ci è stata vicino
con l’assessore alla cultura Eleonora
Caponi che non solo ha presenziato
all’inaugurazione della mostra ma
ha anche speso belle parole sul nostro conto. Fra l’altro è stata proprio
lei, dopo la mostra più piccola che
organizzammo nel mese di novembre, a chiederci di fare qualcosa di
molto più importante e crediamo
di esserci riusciti vista la risposta
che abbiamo avuto nei dieci giorni
dell’iniziativa denominata ‘il mare
nel chiostro’. A questo proposito un
grazie sincero va al nostro direttore
tecnico, Alessandro Borsini, che ha
curato la mostra e ovviamente a tutti
coloro che ci hanno mandato i loro
spettacolari lavori”.
E la didattica? “Come sempre per
noi è fondamentale. Si può dire
nuovi girini nascono, crescono e si
evolvono, una metafora che ci porta un sorriso sul volto e una grande
soddisfazione nell’animo. Siamo
felicissimi infatti di aver consegnato a fine giugno ben venticinque
brevetti fra primo, secondo livello
e specializzazione. E’ difficile decantare a parole l’emozione che ci
coglie ogni qualvolta si arriva alla
fine di percorsi come quelli sopra
detti. Per ottenere questi risultati
abbiamo trascorso un autunno, un
inverno e una primavera/estate insieme, lavorando intensamente settimana dopo settimana, instaurando
così un rapporto interpersonale che
va al di là del rapporto insegnante/
allievi. Abbiamo creato un gruppo
coeso e rispettoso delle rigide regole che garantiscono la sicurezza in
un sport come questo, uno sport che
certamente si svolge in un ambiente
poco affine e innaturale per l’essere
umano, ma, altrettanto fascinoso e
ricco di emozioni che generano benessere se consci di quello che andiamo a fare. Tutti insieme abbiamo
sviluppato e arricchito una cultura
del preservare, necessaria per rispettare l’ambiente che ci circonda,
affinché l’integrità della natura sia
appannaggio di tutti, compresi coloro che questa attività non la praticano e non la praticheranno mai”.
Amicizia, gruppo, affiatamento,
passione: è da questa filosofia che
è nata poi anche un’altra iniziativa
nuova ma altrettanto importante per
il Geas. A Cerreto Guidi, località
vicino Empoli famosa per la villa
dei Conti Guidi da poco patrimonio
mondiale dell’Unesco, si svolge
ogni anno un palio che richiama decine di migliaia di persone. Nel bel
mezzo del corso principale, il Geas
ha allestito un proprio punto informativo nel quale è stata pubblicizzata l’ormai prossima stagione didattica. Tante persone, attratte dalle
meravigliose foto appese ai muri
e dai video che scorrevano nelle
vetrine, si sono fermate a chiedere
informazioni o semplicemente a
commentare le meraviglie del mondo subacqueo. Un’altra iniziativa
da archiviare con soddisfazione.
Ma c’è una cosa che più di ogni altra il presidente del Geas ci tiene
a sottolineare. “La cosa più bella
è l’aria che si respira nelle nostre
stanze. Sia quando ci troviamo la
sera, sia quando andiamo in mare,
c’è un bel clima fra di noi ed è da
questo che nascono le iniziative
che poi organizziamo. Il piacere
di stare insieme è il nostro piccolo grande segreto a cui teniamo di
più, il nostro dna”.
E il futuro? “Al primo posto come
sempre la didattica – risponde
Matteucci - col corso nitrox che
precederà ancora i canonici primi
e secondi livelli. Nella prova sub
gratuita organizzata alla piscina di
Empoli abbiamo avvicinato potenziali nuovi subacquei che contiamo
di rivedere nelle nostre aule per il
corso. Poi, a breve, un’altra importante iniziativa, vale a dire il corso
Blsd che abiliterà istruttori, aiuti e
soci all’uso del defibrillatore che
abbiamo in sede e infine le elezio-
ni per il rinnovo del consiglio direttivo per il prossimo biennio. La
carne al fuoco, come sempre, non
manca”.
Con il Geas, insomma, la subacquea
e la Fias continuano ad essere un
importante punto di riferimento per
nuovi e vecchi subacquei toscani.
Rifacciamoci il
look!
Sono già disponibili, e si possono ordinare presso la Segreteria Nazionale allo
02.6705005 o tramite e-mail [email protected]
le nuove, bellissime felpe.
Ricchi premi e cotillons per la Sezione
che evaderà l’ordine più importante!
Esercitazione europea “TWIST 2013 – Tidal Wave In Southern Tyrrenian Sea”
FIAS partecipa con uomini e mezzi della Colonna Mobile Nazionale
Obiettivi
L’esercitazione europea “TWIST
2013” ha avuto l’obiettivo di testare la risposta nel caso di emergenza
causata da un maremoto generato
da una frana del vulcano sottomarino Palinuro, posto ad una distanza
di circa 65 Km dalle coste del Cilento, ad una quota batimetrica media di -70 metri nel mar Tirreno e la
cui sommità raggiunge i -100m.
Lo scenario globale
L’ipotesi è che sia stata interessata
l’area costiera del sud Tirreno, in
particolare della provincia di Salerno, colpendo aree residenziali,
industriali, portuali, agricole e beni
artistici. L’evento naturale ha provocato numerose vittime e dispersi,
sia in mare che sulla terra ferma;
diverse sono le imbarcazioni affondate o danneggiate; sono stati
segnalati sversamenti di materiale
inquinante in mare aperto e in prossimità della costa. Strade bloccate.
Allagamenti. Blackout.
L’esercitazione (26/10/ 2013)
Ricevuta notizia dell’evento dalle
istituzioni locali e dalle FF OO, il
Dipartimento Nazionale di Protezione Civile ha attivato “Sala Italia” a Roma, con il compito di coordinare gli interventi di ricerca e
soccorso alle popolazioni da parte
di tutte le componenti del sistema
di PC.
Trattandosi di un bacino emergenziale di grande estensione lo
Stato Italiano ha richiesto anche
l’intervento di squadre di soccorso
dei Paesi vicini: Francia, Spagna,
Portogallo, Malta, Grecia, Croazia hanno inviato i propri uomini
secondo le procedure previste dal
modello di Host Nation Support e
si sono coordinati con gli Italiani
per gli interventi di soccorso. Presente anche una squadra europea
di osservatori col compito di valutare le attività in corso.
Sul territorio colpito sono stati attivati la DICOMAC (Direzione di
Comando e Controllo) a Salerno ed
i COC (Centri Operativi Comunali)
dei Comuni dell’area interessata.
Il Prefetto Gabrielli, Capo del Dipartimento nazionale di Protezione
Civile, ha visitato tutti gli scenari di
intervento, assistendo alle fasi delle
operazioni.
L’intervento di FIAS
Delineata la gravità dell’emergenza, il DNPC ha attivato anche le associazioni nazionali di volontariato
con competenze specifiche per questa tipologia di disastro; a FIAS è
stata affidata la gestione di due scenari di intervento di ricerca e recupero: un’auto, travolta da un’onda
sulla banchina del molo di Marina
di Camerota e affondata con due
persone a bordo e l’imbarcazione di
un pescatore, inabissatasi fuori del
medesimo porto a causa della mareggiata.
FIAS Nazionale ha allertato complessivamente 22 volontari (+2
operativi in Sala Italia) provenienti dalle ST di Alessandria, Arezzo,
Bologna, Cesena, Como, Roma,
Torino, Varese, Verona.
La colonna mobile nazionale della
FIAS (referente Massimo Codognola, ST Verona), costituita da 1
Land Rover Defender 90 carrellato
con Gommone FIAS ARIMAR, 1
Furgone Ford Transit Tourneo 9 posti con carrello al seguito, da Cesena, 1 Furgone Ford Transit Tourneo
9 posti con gommone di appoggio
da Alessandria e 1 Van Fiat Ulysse
7 posti da Verona , è partita alla volta di Marina di Camerota raggiungendola in circa 10 ore.
Trattandosi di un’esercitazione in
cui anche la preparazione degli scenari di intervento è stata affidata alla
FIAS, il DNPC ha consentito alla
colonna di partire giovedì 24 ottobre per gli allestimenti e le prove di
intervento, pertanto la colonna si è
mossa prestissimo per poter operare
già da giovedì nel pomeriggio.
Le giornate di giovedì e venerdì
sono corse veloci: tutti i volontari sono stati impegnati nell’analisi
delle caratteristiche delle aree di
intervento, nella progettazione dei
due scenari, nella simulazione delle operazioni di ricerca e recupero
per individuare le possibili criticità
e nella redazione del piano di sicurezza della zona delle operazioni.
In questi due giorni ogni volontario
ha potuto testare il proprio livello
di competenze e di addestramento
in ruoli operativi diversi, alternandosi nelle attività e collaborando in
squadre miste composte da volontari di diverse ST FIAS: questa è
stata per FIAS la grande scommessa! Utilizzare per la prima volta in
modo coordinato operatori formati
in diverse sezioni territoriali, mezzi
e strumentazioni diverse e garantire
la perfetta sinergia degli interventi
di ricerca e recupero. Il clima è stato di grande serietà e collaborazione, anche di fronte ad inconvenienti
tecnici e adeguamenti di orari, richiesti dalle istituzioni: le squadre
hanno lavorato con efficienza ed il
risultato generale si è visto!
L’attività di reportage foto-video,
proseguita anche il sabato durante
l’esercitazione, ha consentito a Gianni Morè (ST Arezzo) di accumulare
materiale sufficiente per montare (di
notte!) il filmato che è stato presentato il sabato pomeriggio, durante la
sessione conclusiva dell’esercitazione a Salerno, di fronte alle rappresentanze di tutti gli operatori degli
Stati coinvolti nell’esercitazione e
commentato in lingua inglese da Davide Casaleggio del Circolo Futura
Sub di Ivrea, ST di Torino.
Alle 9:20 di sabato 26 ottobre è
arrivato, sul molo di sottoflutto di
Marina di Camerota, base operativa della FIAS, per osservare le
operazioni delle squadre FIAS in
corso, il Prefetto Franco Gabrielli,
insieme allo staff del Dipartimento
nazionale di PC: la soddisfazione è
stata grande!
Per ben 25 minuti il Dott. Gabrielli
non ha staccato gli occhi dallo schermo su cui scorrevano le immagini
riportate dalla telecamera subacquea
che stava filmando il lavoro dei som-
mozzatori di PC, ha chiesto al nostro
Presidente Bruno Galli, al referente
nazionale della attività di PC della
FIAS Angelo Amato e al coordinatore delle operazioni Fabio Bertozzi
informazioni sulle modalità operative e sulle attrezzature impiegate. Al
termine della visita la Dott.ssa Titti
Postiglione, responsabile del settore
volontariato del DNPC, ci ha fatto i
complimenti per la professionalità
con cui le squadre stavano operando.
Il sabato pomeriggio a Salerno,
una delegazione della FIAS ha partecipato alla riunione conclusiva
proponendo la sintesi delle proprie
attività: in questo contesto abbia-
mo provato l’orgoglio di ricevere
applausi calorosi anche dalle delegazioni straniere presenti al debriefing e di nuovo i complimenti di
Titti Postiglione per l’incisività della nostra preparazione e la professionalità del montaggio e dell’esposizione di Davide Casaleggio in una
perfetta lingua inglese.
Emozioni, stanchezza, orgoglio,
amicizia, resilienza hanno unito tutti
noi in questa esperienza: siamo tornati a casa con la consapevolezza di
aver dato il massimo e di aver dimostrato la nostra professionalità!
Cinzia Macchi, ST FIAS di Bologna,
Circolo SubOlimpia
GRAZIE, OCCHIO…
immersione profonda in quest’organo e nei suoi tanti rapporti con la subacquea
Enrico Franzino
Qual’è
la domanda più comune
che ci si scambia a bordo di una
barca appena risaliti da una immersione? Lo sappiamo tutti: è “HAI
VISTO?…” Che poi fosse uno
scorfano, un corallo o una cernia è
indifferente: ciò che conta è che la
nostra esperienza ci ha permesso di
“registrare” un qualcosa di particolare dell’ambiente subacqueo.
E, in fin dei conti, perché ci si immerge? Le motivazioni sono tantissime ed ognuno di noi ha le proprie
(talune anche molto poco lecite…),
ma una cosa è certa: praticamente
tutti, comunque, ci aspettiamo di
VEDERE un qualcosa di bello, di
nuovo, di particolare o addirittura
di sensazionale. Possiamo avere le
attrezzature più sofisticate, essere in possesso di chissà quali abilità o brevetti, ma alla fine il buon
vecchio OCCHIO è quello che ci
appaga maggiormente nelle nostre
scorribande acquatiche…
Vero è che anche un numero sempre maggiore di non vedenti si sta
accostando alla subacquea, traendo comunque una esperienza gratificante che deriva da un grande e
compensatorio affinamento di altre
percezioni tattili, uditive e della
sensazione globale del corpo in immersione.
Sebbene il ruolo di questo preziosissimo organo/senso sia quanto mai centrale in questo sport, le
nostre (ed altrui) lezioni didattiche
tendono sempre a “scivolarci” un
po’ sopra con le principali note di
fisica ottica e qualche nota di anatomia o fisiopatologia.
Cerchiamo quindi con questo articolo di rendere all’occhio, “una
tantum” la dignità e l’importanza
che gli competono, approfondendo
varie tematiche pur restando in un
ambito di tipo divulgativo per “non
addetti ai lavori”.
Non si può iniziare il discorso
che con la descrizione sommaria
dell’anatomia e della fisiologia (con
particolare riferimento a quelle
strutture a più alto ”impatto subacqueo”) per poi passare ai comuni
difetti di rifrazione che ci introducono alle problematiche della visione in immersione di cui in massima
parte siamo già edotti.
Giungeremo quindi alla branca
della patologia con i quadri clinici
“per” e “da” immersione a partire
dall’idoneità all’immersione con le
controindicazioni alla subacquea e
ai periodi di convalescenza dopo
vari interventi chirurgici oculistici
(molto più comuni di quanto si possa pensare) per passare poi ai danni
o sintomi visivi derivanti dall’attività. E concluderemo con minime
note di pronto soccorso spicciolo…
Il tutto inframmezzato da qualche
curiosità per alleggerire il discorso.
L’OCCHIO
Il bulbo oculare è collocato e protetto nella cavità orbitaria in uno
spazio di forma piramidale piena di
grasso che sostiene i bulbi come un
cuscinetto nei loro movimenti complessi e delimitata dalla fossa cranica anteriore, le cavità nasali e le cavità mascellari: può risentire quindi
dei processi patologici che possano
interessare le strutture vicine.
La motilità oculare è assicurata da
sei paia di muscoli che permettono
i movimenti laterali, verticali e torsionali uniti o disgiunti degli occhi.
Le palpebre, tramite il processo
dell’ammiccamento, esercitano un
ruolo fondamentale sia di difesa
contro agenti infettivi, meccanici e
chimici, sia un continuo rimodellamento del film lacrimale, per avere
una cornea trasparente ed una visione distinta.
La componente lipidica e protidica
delle lacrime è di fondamentale importanza per diminuire la tensione
superficiale e per rallentare l’evaporazione delle lacrime stesse.
Il bulbo oculare propriamente detto
è una piccola sfera della lunghezza
di circa 23 mm la cui parete è costituita da tre membrane, dall’esterno all’interno (fig. 1): SCLERA,
COROIDE, RETINA.
La sclera è il vero e proprio scheletro dell’occhio, mentre la coroide è
la membrana vascolare adibita alla
nutrizione degli strati interni e la retina è la membrana nervosa deputata alla trasformazione dello stimolo
luminoso in segnale elettrico.
La sclera è rivestita a livello della
sua porzione anteriore dalla CONGIUNTIVA che ribaltandosi in periferia a cul di sacco tappezza le
palpebre nella loro faccia posteriore, mentre in centro dopo aver rivestito il bulbo oculare si fonde ad
una struttura rigida della parte anteriore dell’occhio detta CORNEA.
Quest’ultima è costituita sostanzialmente di cinque strati, ma per il
subacqueo ne sono importanti tre:
1) lo strato epiteliale superficiale di
copertura 2) il “corpo”, cioè la sostanza vera e propria della cornea,
fatta di una cinquantina di lamelle
connettivali, dello spessore di 8-10
µm, che decorrono parallelamente
alla superficie della cornea. Ha la
proprietà di fissare una gran quantità di acqua e di rendere così possibile la diffusione delle sostanze nutritive; una sottrazione d’acqua o una
eccessiva imbibizione determinano
l’opacamento della cornea. 3) lo
strato interno o endotelio corneale
deputato alla nutrizione della base
corneale e alla sua deturgescenza
diminuendo la quantità di liquido in
essa contenuto permettendo alle lamelle di rimanere ben allineate e di
non rifrangere malamente la luce.
La cornea non possiede fondamentalmente vasi ematici al suo interno e la sua nutrizione è assicurata
solo dalla sua permeabilità. È dotata di una ricca innervazione, che
le conferisce intensa sensibilità dolorifica. Possiede un metabolismo
molto attivo e quindi è intimamente
dipendente dall’ossigeno che assume in parte dall’endotelio corneale
ma principalmente per diffusione
dall’aria ambientale.
Si comprende quindi come un calo
della concentrazione dello stesso da
diminuito apporto, come può verificarsi in corso di immersioni, possa
portare ad una diminuzione della
sua trasparenza e come anche la
prolungata permanenza a contatto
diretto con l’acqua possa sortire lo
stesso effetto.
La Cornea con la sua struttura a cupola delimita la CAMERA ANTERIORE ripiena dell’UMORE ACQUEO che è un liquido salino che
riempie tale cavità e permette che
si mantenga un corretto tono oculare, in modo che le strutture nervose
oculari possano essere correttamente nutrite dalle strutture vascolari;
esso confina a sua volta posteriormente col complesso IRIDE e CRISTALLINO.
L’iride, oltre a definire il colore
dell’occhio, è “il diaframma della
macchina fotografica” che regola
il diametro pupillare in base alla
quantità di luce. La dimensione del
foro pupillare costituisce un’importante sentinella nell’indicare le
condizioni neurologiche superiori
ed altri stati fisiopatologici in base
ad una situazione di MIOSI o MIDRIASI (un trucco mnemonico:
miosi: parola piccola = pupilla piccola; midriasi: parola grossa = pupilla grossa).
Seconda lente dell’“obiettivo” nel
complesso oculare è il CRISTALLINO, al quale inoltre compete la
messa a fuoco da vicino nel giovane, permettendo la visione distinta a tutte le distanze tramite il
meccanismo dell’accomodazione,
realizzato tramite il variare attivo
del raggio di curvatura dello stesso;
quando il cristallino si ammala perdendo la sua trasparenza causa la
ben nota patologia della cataratta.
Dietro il cristallino è collocata la
seconda camera dell’occhio, la CAMERA POSTERIORE all’interno
della quale è collocato il CORPO
VITREO, gelatinoso, con funzione
di ammortizzatore e coadiuvante
nel mantenere la retina ben aderente alla coroide. Infine la RETINA
(la “pellicola” della fotografia classica o, più correttamente, il sensore
della foto digitale) è una struttura
neuro-vascolare molto complessa a
più strati, che “tappezza” le pareti
della camera posteriore; trasforma
la luce in segnale elettrico, in particolare a livello della retina centrale
o MACULA ove si realizza la visione distinta (in particolare nella
sua “sottoarea” detta FOVEA dove
i recettori sono più addensati), mentre in periferia viene curata la visione crepuscolare e dei movimenti.
L’immagine che vi si proietta dalle
lenti è rovesciata.
Quando fissiamo un oggetto facciamo automaticamente cadere l’immagine sulla fovea. Al di fuori di
questa l’acuità visiva diminuisce
drasticamente: a soli 10 gradi di distanza dall’asse visivo è già il 25%
in meno!
Il segnale elettrico nato a livello dei
recettori viene trasmesso dal sistema dei NERVI OTTICI al cervello
sulla corteccia occipitale ed in molte altre aree per l’integrazione con
altre funzioni (per esempio per guidare i movimenti).
Tutte queste strutture sono nutrite
dal sistema dell’arteria oftalmica
da cui si originano l’arteria centrale
della retina e i vasi coroideali.
Ove il fascio del nervo ottico e dei
vasi emerge sulla retina si chiama
PUNTO CIECO perché lì non esistono sensori e quindi non è in grado di registrare immagini.
Prova: disegnare due grossi punti
su un foglio, affiancati e distanti
tra loro x es. 3 cm, chiudete l’occhio sx mentre fisserete lo sguardo
dell’occhio dx aperto sul puntino
di sinistra (o di dx se chiudete l’occhio dx), avvicinate piano il foglio
all’occhio: arrivati a circa 8-10 cm
vedrete scomparire il punto di destra: cosa succede? Il punto sx persiste perché è fissato dallo sguardo sulla fovea indipendentemente
dalla distanza, mentre quello di dx
scompare quando la sua immagine
finirà per essere proiettata sul punto cieco.
Gli occhi coprono in coppia la maggior parte (più centrale) dello stesso
campo visivo ed i soggetti presenti
per es. a destra vengono registrati
nella metà sinistra di entrambe le
retine, e rimandate per la elaborazione alla corteccia cerebrale di sinistra e viceversa (fig. 2).
Tale visione binoculare, unitamente alla distanza tra gli occhi stessi
consentono la visione stereoscopica tridimensionale: con un occhio
chiuso non si ottiene la percezione
della profondità.
.
VIZI DI RIFRAZIONE
Un occhio normale senza vizi si
dice EMMETROPE.
Qualunque processo che alteri la
trasparenza e la struttura della cornea e del cristallino (1a e 2a lente) ha
come conseguenza una variazione
della trasmissione e rifrazione dei
raggi luminosi che non saranno più
esattamente convergenti sulla macula della retina.
Molto comuni sono anche i vizi di
rifrazione, in cui i raggi luminosi
non vengono focalizzati con precisione sulla retina perché, a causa di
una lunghezza anomala del bulbo
oculare, questa è spostata avanti o
indietro rispetto al punto di fuoco
delle lenti e quindi vengono focalizzati al davanti (bulbo lungo:
MIOPIA) o dietro (bulbo corto:
IPERMETROPIA). Nell’ASTIGMATISMO la cornea, invece di
avere una conformazione di tipo
emisferico assomiglia a un uovo,
è cioè più curva in alcuni settori e
meno in altri. L’immagine si forma
insieme davanti e dietro la retina: la
curvatura maggiore concentra i raggi davanti alla retina, la curvatura
minore (perpendicolare alla prima)
li concentra di meno e quindi li focalizza dietro. Poiché sulla retina
giunge un’informazione sfasata e
deformata, il soggetto percepisce
un’immagine più o meno annebbiata. (fig. 3)
L’astigmatismo può inoltre associarsi alle anomalie di lunghezza
del bulbo dando origine a forme
composte (Astigmatismo Miopico,
A. Miopico composto, A. Ipermetropico, A. Ipermetropico composto, A. Misto).
Questi sono vizi di rifrazione che
possono essere presenti a qualunque età, mentre dopo una certa età
subentra la PRESBIOPIA, in quanto il cristallino perde la sua elasticità e l’accomodazione per cui non è
più in grado di mettere a fuoco da
vicino (e viene corretta con una lente che ne compensi la funzione: gli
occhiali “per vicino”),
L’OCCHIO IN IMMERSIONE
Come in ogni macchina fotografica anche nell’occhio vi sono una
serie di lenti che sono calcolate per
la messa a fuoco dei raggi luminosi
sulla retina. Ogni lente ha un certo
potere diottrico che nell’occhio deriva dalla formula:
N2-N1/r
dove N1 è l’indice di refrazione del
primo mezzo, in questo caso aria o
acqua;
N2 è l’indice di refrazione del secondo mezzo quindi la cornea;
r è il raggio di curvatura della cornea.
con valori di N: aria = 1, acqua =
1.33, cornea = 1.37, in correlazione
diretta alle relative densità.
Nel passaggio aria/cornea registriamo un potere diottrico di circa 46
diottrie, mentre nel passaggio acqua/cornea esso è solo di 5 diottrie
e, quindi, con la cornea a contatto
diretto con l’acqua, ci troveremo di
fronte ad un occhio funzionalmente
ipermetrope (seppure a lunghezza
di bulbo normale) nel quale l’immagine distinta si forma molto al
di dietro della retina e, per questo
motivo, senza maschera la nostra
visione risulterà disturbata e appannata (fig. 4).
Nei pesci la cornea ha solo una funzione protettiva e la messa a fuoco
in acqua è affidata a un cristallino
di grosse dimensioni che si sposta
inoltre in avanti e indietro compensando il deficit visivo e l’aberrazione sferica (che porta alla formazione di una immagine distorta poichè
i raggi distanti dall’asse centrale di
una lente vengono focalizzati ad
una distanza differente rispetto a
quelli più centrali, con la riduzione
dell’acuità visiva avvertibile a pupilla midriatica).
Quando noi mettiamo la maschera
ricreiamo sì l’interfaccia aria/cornea tornando a vedere in maniera
distinta, però l’intermezzo di un ulteriore mezzo (VETRO con valore
di N=1.5-1.8, molto denso), per la
formula succitata fa sì che vengano
falsate sia le distanze che sembrano
del 25% inferiori al reale sia le dimensioni che sembreranno del 30%
superiori al reale; per cui un delfino ci sembrerà ad una distanza di
3 metri mentre sarà a 4 metri e ci
sembrerà più di 3 metri di lunghezza mentre invece sarà solo di 2,5.
(fig. 5).
Ciò avviene perché quando un raggio di luce (=onda elettromagnetica) che arriva con una certa angolazione passa da un mezzo meno
denso ad uno più denso devia dalla
sua traiettoria e si avvicina alla cosiddetta “normale” (90°, cioè l’asse
ottico che attraversa perpendicolarmente la lente). Cioè riduce il suo
angolo, mentre il passaggio inverso
da più denso a meno denso lo allontana, cioè aumenta l’angolo di incidenza che giungerà all’occhio/cornea. Passata la cornea non si hanno
più variazioni artificiose perché gli
altri organi (umore acqueo/cristallino/vitreo) sono sempre gli stessi
e non variano i relativi rapporti di
rifrazione .
Il gioco dei vari passaggi acquavetro-aria-cornea, cioè la sommatoria dei vari angoli di deviazione
dà come risultato finale che i raggi
giungano alla retina con inclinazioni superiori alla normale vista in
aria, quindi più distanti tra di loro,
interessando un’area maggiore di
“pellicola” come se il punto di origine fosse più grande di circa 1/3 o
più vicino di 1/4 di distanza.
Una curiosità a proposito di visione
subacquea: all’Università di Lund,
in Svezia, hanno notato come i
bambini dei Moken nel sud-est
asiatico abbiano una vista ottima
anche sott’acqua pur avendo un occhio dal punto di vista anatomico
perfettamente uguale agli europei;
questo accade perché pare abbia-
no un riflesso pupillare particolare
in base al quale in acqua la pupilla
va in marcata miosi, che aumenta la
profondità di campo proprio come
per i diaframmi stretti nella macchina fotografica, oltre ad una capacità
di accomodazione massimale del
cristallino che compensa la forte
ipermetropia indotta dall’ acqua.
Anche le variazioni ambientali portano a disturbi della visione.
Ben sappiamo che man mano si
immerge in profondità l’intensità
della luce che filtra dalla superficie
(anche in acqua chiara) diminuisce
gradualmente con un decremento
percentuale non lineare della luminosità residua:
5 metri 25%
15 metri 12%
40 metri 3%
Parallelamente con la profondità vengono assorbite le radiazioni
a partire da quelle con lunghezza
d’onda maggiore (ROSSO) così
che al di sotto dei trenta metri si
percepiscono soltanto le radiazioni
blu/verde.
L’occhio è dotato di un duplice
meccanismo di visione:
visione FOTOPICA mediata dai
coni;
visione SCOTOPICA mediata dai
bastoncelli.
I primi sono situati nella porzione
centrale della retina ed in particolare nell’area ristretta detta fovea della macula e consentono la visione
nitida e dei colori, mentre i secondi,
nella periferia retinica, sono dotati
di maggior sensibilità in visione
crepuscolare (a basse intensità luminose) e maggior sensibilità alla
percezione del movimento, ma con
tonalità monocromatica.
Man mano che si riduce l’intensità
luminosa sarà sempre più preponderante l’informazione derivante
dalla visione scotopica bastoncellare che però risulta meno “acuta”
e aumenta ulteriormente la caduta
di percezione dei colori già indotta dall’ambiente. Ovviamente una
buona illuminazione artificiale restituisce i colori annullando il filtraggio dell’acqua e ripotenziando
l’efficacia dei coni. La dispercezione del colore è il motivo per cui,
ad esempio, un panorama innevato
illuminato da un plenilunio (azione
scotopica) ci appare di una tonalità
più azzurrina, anche se la Luna possiede lo stesso identico spettro del
Sole (azione fotopica), e per cui…
di notte tutti i gatti sono grigi…
L’immagine restituita soffre comunque di una riduzione di contrasto a causa di una maggiore o
minore presenza di particelle in sospensione che però in questo caso
può essere peggiorata da un potente
fascio luminoso (effetto nebbia).
In condizioni di scarsa luminosità,
come sott’acqua, può essere utile
imparare a “vedere senza guardare”
cioè a saper cogliere quanto deriva
dalla visione periferica (bastoncelli) scostando la fissità dello sguardo a lato del soggetto di interesse,
come pure movimenti ambientali
anche di bassa intensità si colgono “con la coda dell’occhio” (uno
squalo che ti arriva di lato… forse
ancestrali sistemi di difesa dell’animale uomo ).
Il campo visivo che normalmente
è di circa 180 gradi in orizzontale
e di 90 in verticale è ridotto dalla
maschera sia in laterale che in verticale a circa 85 gradi con una maschera normale per cui è necessario
muovere il capo per poter vedere in
alto, in basso e lateralmente.
Tutto questo in presenza di una visione normale ed in assenza di vizi
di refrazione.
Per questi ultimi, analogamente
all’ambiente esterno, anche in acqua noi potremo intervenire con
correzioni: OCCHIALI e LENTI A
CONTATTO.
È possibile applicare al vetro della
maschera delle lenti correttrici che
correggono parzialmente o totalmente il vizio di refrazione miopico, ipermetropico e astigmatico.
Tali lenti correttrici purtroppo però
non sono disponibili per tutti i valori.
Decisamente migliore è la soluzione di adoperare lenti a contatto
(anche lenti multifocali in caso di
presbiopia) purchè si tratti di lenti
a contatto morbide, e in particolare
lenti monouso e quindi da rimuovere ed eliminare alla fine della
immersione, con ovvi vantaggi per
quanto concerne la loro pulizia sia
dal punto di vista batteriologico che
chimico.
Tali lenti inoltre contengono una altissima percentuale di acqua e sono
estremamente permeabili all’ossigeno per cui il loro utilizzo sarà
comodo purchè si osservi una semplice regola:
RINNOVARE L’ARIA NELLA MASCHERA SOFFIANDO TRAMITE
IL NASO L’ARIA ESPIRATA.
Questa, che peraltro è una manovra
che ogni subacqueo abitualmente
esegue per evitare il colpo di ventosa è, indipendentemente dalla
presenza o meno di lenti a contatto,
di importanza fondamentale per aumentare la concentrazione di ossigeno all’interno della maschera in
quanto, come già detto, la cornea è
un tessuto dal metabolismo molto
attivo ed ha bisogno di una notevole quantità di ossigeno, in mancanza del quale (in un periodo di
tempo medio lungo) può portare a
una sofferenza cronica dell’epitelio
corneale e quindi all’edema corneale ed infine alla formazione di ulcere corneali.
Al contrario, le lenti a contatto rigide normali o semipermeabili sono
pochissimo permeabili all’ossigeno, molto meno stabili sull’occhio
(più facilmente perdibili) e inoltre
possono essere sottominate da piccole bolle d’aria che si possono
formare sotto la lente in riemersione con conseguente ulteriore instabilità e formazione di punti secchi
sull’epitelio corneale.
Per ovviare al fenomeno della limitazione del campo visivo, della
falsa stima delle distanze e delle dimensioni, sono in commercio delle
maschere, di produzione USA (fig.
6) che tramite un sistema ottico
particolare allargano il campo visivo fino a 170 gradi in orizzontale
e a 90 in verticale e possono correggere anche la presbiopia fino a 2
diottrie. Tali maschere vanno bene
per i soggetti miopi di basso potere
mentre i soggetti normali con 10/10
di vista da lontano devono indossare le lenti a contatto aggiuntive che
usano i subacquei transitoriamente
miopi.
Con le lenti a contatto bisognerà anche fare attenzione all’uso di
sostanze chimiche tipo antiappannanti che possono essere assorbite
dalla lente e provocare una sofferenza chimica della cornea, per cui
è meglio usare alla vecchia maniera
la propria saliva, essendo tutte le
sostanze chimiche potenzialmente
soggette ad evaporare dentro la maschera.
Da parte di atleti apneisti vengono
adoperate delle particolari lenti a
contatto che aumentando notevolmente la curvatura della faccia anteriore della cornea aumentando il
suo potere diottrico per permettere
una immersione senza maschera.
IDONEITÀ E CONTROINDICAZIONI ALL’IMMERSIONE
Il giudizio sull’idoneità all’immersione per l’apparato visivo (con
norme più restrittive per subacquei
militari o professionali) così come
per gli altri organi ed apparati può
essere emesso rispondendo a due
semplici domande:
1.Può la condizione fisica del soggetto essere d’impedimento al
punto tale da essere pericolosa
per lui stesso e per chi lo accompagna in ambiente iperbarico?
2.Può la condizione patologica
peggiorare in ambiente iperbarico?
Le controindicazioni all’immersione per patologie oculari:
A)Temporanee
1.Presenza di gas intraoculari;
2.Recenti interventi chirurgici;
3.Presenza di problemi visivi da
pregresse DCS (malattia da decompressione) o EGA (Embolia
della arteria centrale della retina)
B.Assolute
1.Inadeguata acutezza visiva con
pericolosità per scarsa visione in
ambiente subacqueo;
2.Patologie vascolari retiniche, coroideali, possibili recidive di incidenti vascolari;
3.Patologie vascolari del nervo ottico (stress ipossico del nervo);
4.Cheratocono (possibilità di rottura della cornea assottigliata per
effetto ventosa);
5.Presenza di impianti orbitali cavi
e possibilità di implosione degli
stessi;
Ovviamente il punto B1 comprende i non-vedenti che però possono
godere dell’immersione con l’appoggio di accompagnatori preparati.
Nel corso di interventi chirurgici sul vitreo e sulla retina spesso
vengono introdotti nel bulbo oculare dei gas a lento assorbimento
per il tamponamento della retina
e per curarne il distacco: è chiaro
come questi gas possano modificare il loro volume per le variazioni
di pressione provocando un danno
all’occhio.
Individui che sono stati sottoposti ad interventi chirurgici recenti
dovranno sottoporsi ad un periodo
di convalescenza durante il quale
l’immersione è controindicata in
maniera assoluta, indipendentemente dalla profondità.
Vari fattori possono rappresentare
un rischio per la corretta guarigione del paziente post-chirurgico:
microrganismi che possono contaminare cicatrici non riepitelizzate ed infettare gli organuli esterni
o penetrare all’interno del bulbo
oculare in caso di interventi perforanti come cataratta e trapianto di
cornea, le variazioni di pressione
ambientale e le Pp gassose ematiche, mentre anche una minima
pressione negativa nello spazio
Maschera/Faccia (effetto ventosa)
potrebbe causare una rottura di cicatrizzazione ancora incompleta.
Non esistono dati che possano esserci d’aiuto nella valutazioni delle potenziale pericolosità dell’immersione negli operati di distacco
di retina.
I periodi di convalescenza consigliati dopo interventi chirurgici
per patologie oculari sono di seguito sintetizzati, ma in ogni caso
si consiglia di demandare ad uno
specialista la valutazione della situazione in atto.
Periodi di convalescenza raccomandati prima di immergersi
Chirurgia del segmento anteriore
Cheratoplastica perforante: 6 mesi
Suture di ferite corneali: 6 mesi
Chirurgia della Cataratta
1. Incisione tradizionale non a valvola: 3 mesi
2. Incisione corneale a valvola:
A. Taglio corneale: 2 mesi
B. Tunnel sclerale: 1 mese
Cheratotomia radiale: 3 mesi
Cheratotomia astigmatica: 3 mesi
Chirurgia filtrante per Glaucoma: 2 mesi
PRK: 1 mese
Lasik: 1 mese
Asportazione pterigion: 2 settimane
Chirurgia congiuntivale: 2 settimane
Rimozione sutura corneale: 1 settimana
Argon laser trabeculoplastica: Nessuna attesa
Iridectomia Yag laser: Nessuna attesa
Vitrectomia (con gas completamente riassorbiti): 2 mesi
Chirurgia distacco di retina: 2 mesi
Retinopessia pneumatica (con gas completamente riassorbiti): 2 mesi
Retinopessia o fotocoagulazione laser per rotture: 2 settimane
Chirurgia oculoplastica
Chirurgia su palpebra: 2-3 settimane
Sutura di ferita: 2 settimane Trapianto di pelle o ferita esuberante, Epitelizzazione completa, Enucleazione: 2 settimane
Impianti cavi: Controindicazione assoluta
Chirurgia strabismo: 2 settimane
PATOLOGIE DA IMMERSIONE
Perdita fugace della vista
a seguito dell’immersione
Si tratta in linea di massima di cali
del potere visivo transitori conseguenti ad agenti esterni.
Ricordiamo che possono essere
conseguenti:
• Incollamento della lente a contatto per il sale con conseguente
irritazione congiuntivale e sofferenza corneale.
• Edema corneale o secchezza da
aria sotto lenti a contatto rigide
• Dislocazione della lente a contatto
• Sofferenza chimica dell’epitelio
corneale da antiappannanti
• Cheratopatia da raggi U.V. in
caso di saldature subacquee
• Corpi estranei sotto palpebrale
con conseguente blefarospasmo
(la chiusura persistente e involontaria delle palpebre)
Barotraumi oculari
Queste sono le patologie più preoccupanti perché possono provocare
lesioni a carico del bulbo oculare
che possono avere come conseguenza danni transitori o permanenti della funzione visiva.
L’occhio è al riparo da danni diretti da pressione in quanto essendo
pieno di due mezzi liquidi (l’umor
acqueo ed il corpo vitreo) e con
altri tessuti ad alta concentrazione
d’acqua, le strutture oculari sono
potenzialmente incomprimibili e se
effetti negativi da pressione ci sono
sull’occhio essi sono la conseguenza delle pressioni sull’apparato circolatorio e quindi su vasi e sangue
che, tramite il sistema dei vasi retinici e dei vasi coroideali, risentono
a valle della compressione esercitata sui vasi polmonari all’aumentare
della pressione idrostatica.
Diversa è la situazione di cosa si verifichi durante l’immersione quando la pressione agisce sullo spazio
pieno d’aria dietro la maschera con
effetto sul sistema circolatorio poichè l’occhio è dotato di una ricca
vascolarizzazioneLo schiacciamento della
maschera o effetto ventosa
Man mano che ci si immerge a
causa dell’aumento della pressione
l’aria che è contenuta dietro la maschera si riduce di volume secondo
la legge di BOYLE MARIOTTE
(PxV= costante)
per cui all’aumentare della pressione ambiente la maschera stessa
si incolla al viso trasformandosi in
una ventosa. Quando i bordi della
maschera si sono deformati al massimo la maschera comincerà a fare
trazione su occhi, vasi del naso e
pelle del viso. Questo provocherà
delle emorragie sottocongiuntivali
e a volte anche lesioni oculari più
gravi, come emorragie retiniche
(fig. 7) che faranno diminuire in
maniera repentina il visus a volte
anche fino a zero.
L’evoluzione delle emorragie retiniche specie se a carico della macula può essere molto vario, portando
a una perfetta guarigione in caso di
riassorbimento veloce ma anche a
esiti permanenti in caso di cicatrici
retraenti, per cui un calo della visione va subito sottoposta all’oculista.
Le emorragie sottocongiuntivali e
cutanee al contrario si riassorbiranno rapidamente .
Non vi sono casistiche né conferme
alla credenza “sub-popolare” della
possibile enucleazione del bulbo da
ventosa…
In ogni caso per prevenire tali problematiche basterà ricordarsi di soffiare nella maschera per compensare la pressione in fase di discesa.
Incidenti da decompressione
Sir Robert Boyle descrisse nel 1670
la presenza di bolle nella camera
anteriore dell’occhio di una vipera
sottoposta ad una decompressione
improvvisa dopo una compressione. L’esperimento è tuttora ampiamente riproducibile anche su
topi (fig. 8) con analoghi risultati:
l’occhio globalmente inteso, per il
suo elevatissimo contenuto liquido
può essere considerato un tessuto
rapido, con ciò che ne consegue in
termini decompressivi ma più comunemente, ed indipendentemente
da quello che può succedere all’interno dell’occhio, la presenza di
bolle nel sangue (emboli gassosi)
può causare un blocco a qualsiasi
livello della vascolarizzazione oftalmica con conseguenti fenomeni
neuro-oculistici gravi che possono
portare a:
Diplopia (visione sdoppiata come
incrociando gli occhi ); Nistagmo
(movimenti “a pendolo” vert. o
orizz. degli occhi); Scotomi o fosfeni (puntini luminosi a ”stella”
o macchie scure); Dolori orbitari;
Dolori dei muscoli oculari; Difficoltà a vedere da vicino; Occlusione della arteria centrale della retina
Perdita monolaterale di microaree
visive; Quadrantopsia o emianopsia
(perdita di ¼ o ½ del campo visivo).
Altri sintomi visivi pure ad occhio
integro sono riferibili a forme di patologia decompressiva neurologica
a carico di varie aree del cervello
(in particolare la corteccia cerebrale
occipitale a cui arrivano gli impulsi
elettrici dalla retina o di altre aree
deputate all’integrazione del segnale elettrico) o del tronco cerebrale
(per i movimenti oculari) o a carico
del nervo ottico:
cecità corticale; neuropatia ottica;
deficit motori oculari.
L’incidenza della malattia da decompressione con sintomi oculari è
tra il 7 e il 12% dei casi e i danni
retinici che si evidenziano sono la
conseguenza di danni alla circolazione coroideale.
Ricordiamo inoltre che l’ossigeno
iperbarico può avere degli effetti tossici con conseguenti sintomi
imponenti quali: nistagmo; visione annebbiata; restringimento del
campo visivo (“visione a tunnel”);
emianopsia transitoria; allucinazioni visive.
Tutti i sintomi sopra citati sono fortunatamente reversibili dopo la sospensione del trattamento. Problematiche di questo tipo si possono
presentare in particolare nell’uso
delle miscele Nitrox specie se adoperate in maniera impropria, superando la pressione parziale limite di
di 1.6 bar di ossigeno. Ricordiamo
che i sintomi visivi in caso di tossicità da O2 sono tutto sommato a
medio bassa frequenza, ma quando
presenti sono altamente specifici per
confermare un sospetto diagnostico.
PRONTO SOCCORSO
OCULISTICO
È infine opportuno fornire piccole
note di pronto soccorso oculistico
con particolare riguardo a quanto
possa accadere in acqua a carico del
segmento anteriore .
Le ferite palpebrali
devono essere trattate in ambiente
specialistico ed il compito di pronto
soccorso si limita alla attenta detersione della ferita stessa e quindi
al contenimento della zona accidentata facendo attenzione ad ogni
più piccolo frammento di cute che
possa in un secondo tempo risultare
utile nella ricostruzione della soluzione di continuo.
I corpi estranei corneali
sono un pochino più complessi
come risoluzione in quanto prevedono l’uso di una piccola lancia per
la rimozione degli stessi ma soprattutto l’impiego di un anestetico di
contatto, per cui si consiglia l’approccio medico e/o specialistico.
Ciò è invece d’obbligo in caso di
FERITE CORNEALI PROFONDE, SCLERALI o se si sospetta
una PERFORAZIONE DEL BULBO (una semplice ispezione e palpazione rivela un bulbo oculare di
consistenza molle).
F.I.A.S. ha stipulato un accordo con Myframesaver,
azienda che commercializza occhiali ed ottica in genere delle migliori marche.
Nella consueta politica di favorire i nostri Soci e i loro
familiari, abbiamo ottenuto per tutti coloro che vorranno acquistare i prodotti commercializzati da Myframe-
Le lesioni chimiche della cornea
Devono essere sottoposte rapidamente ad un lavaggio abbondante
con soluzione fisiologica eventualmente direttamente con un deflussore x flebo in irrigazione continua
o con gli appositi kit di lavaggio
oculare (in genere presenti nelle
valigette di pronto soccorso sui
posti di lavoro) e successivo trattamento con antibiotico associato
o meno al cortisonico nel caso in
cui ci sia una soluzione di continuo
della cornea.
Per tutti questi casi, quando fosse
necessario il bendaggio oculare
di protezione in attesa di trasferimento dallo specialista, dobbiamo ricordare che VA COPERTO
E RESO CIECO ANCHE L’OCCHIO SANO in quanto i globi
oculari eseguono sempre movimenti appaiati, per cui se l’occhio
sano gira e si muove seguendo automaticamente quanto avviene intorno, lo stesso farà sotto la benda
l’occhio leso, molto probabilmente
aggravando le sue condizioni per il
microtraumatismo indotto dal movimento e dal contatto congiuntivo/sclerale con la palpebra.
CONCLUSIONI
Che dire ancora, seppur tantissimo
sia stato tralasciato?
…è pur certo che se siete arrivati a
leggere fin qui… oltre alla pazienza, ringraziate i vostri occhi!
convenzione
convenzione
I corpi estranei congiuntivali e
sottopalpebrali
Patologia molto comune: il nostro intervento è abbastanza facile
quando si tratta di CE congiuntivali evidenziati tramite la trazione
forzata della palpebra inferiore ed
il movimento del bulbo oculare in
varie direzioni, ma è più arduo se
il CE è sottopalpebrale superiore,
che potrà essere evidenziato solamente se sapremo fare la manovra
di rovesciamento della palpebra,
manovra assoutamente non pericolosa seppure di aspetto “impressionante”, (fig. 9) che consiste in una
contemporanea pressione alla base
della palpebra (aiutandosi con una
bacchettina tipo fiammifero appoggiatavi di traverso) ed una contemporanea trazione in alto delle
ciglia. Il nostro intervento porta in
questi casi un immediato sollievo
al paziente e si limiterà oltre alla
rimozione del CE, alla instillazione di un collirio antibiotico e di lacrime artificiali ripetute circa ogni
due ore.
Se dopo l’asportazione del CE si
presenta un dolore persistente riferito alla palpebra superiore è probabile una abrasione corneale; in
questo caso assoceremo alla instillazione dei farmaci il bendaggio
possibilmente compressivo in attesa dell’intervento dello specialista.
saver, uno sconto del 5% sul prezzo pubblicato.
Sul sito www.fias.it è presente, nella colonna a destra,
un link che rimanda alla pagina www.myframesaver.it
Dopo aver scelto il prodotto desiderato, inserire il
codice sconto AFF-FIAS-ZNWENFQY nella pagina
carrello nell’apposito spazio riservato per gli sconti.
Scarica

La parola al Presidente p. 2 Ultima ora p. 2 Corso Istruttori Alassio p