1) 2) 3) 4) 5) 6 7) 8) Distintivi con decorazione e Dame Patronesse Distintivi dorati: piccoli, medi e grandi Portachiavi: smaltato Orologio Crest grande Labaretto Emblema Araldico Cartolina, cartoncino doppio e busta 9) 10) 11) 12) 13) 14) 15) 16) Fermacarte in onice Posacenere Attestato di Benemerenza Cravatta: disponibile in lana e seta Foulards in seta Mug Fermacarte peltro Copricapo a bustina Tutta l’oggettistica è in vendita presso le Federazioni che in caso di carenza di materiale possono richiederlo alla Presidenza Nazionale dell’Istituo. Le spese di spedizione saranno a carico delle Federazioni ed aggiunte al costo del materiale. PERIODICO NAZIONALE DELL’ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO FRA COMBATTENTI DECORATI AL VALORE MILITARE ANNO XLX - N. 6 - NOV./DIC. 2011 - Bimestrale - Poste Ital. S.p.A. Sped. in abb. postale D.L. n. 353/2003 (Conv. in L. 27/2/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 MP-AT/C-CENTRO/RM La redazione de I L N A S T R O A Z Z U R R O, nell’approssimarsi del Santo Natale, porge a tutti i lettori i più fervidi auguri di • Comunicazioni • Editoriale: Il prezzo di essere al di sopra delle parti • Lettere a “Il Nastro Azzurro” • Il Presidente comunica • Il Calendario Azzurro 2012 • Michele Maddalena ricevuto al Quirinale • Le MOVM della Provincia di Massa Carrara • Italia! • Il percorso storico che portò all’unità d’Italia • Cosa rimane del Risorgimento? • Verano memoria d’talia • I letterati del Verano • Don Luigi de Flammineis • Giuseppe Zanardelli grande politico bresciano • Detto fra noi • Notizie in Azzurro • Il brigantaggio: primo disagio sociale • La Marcia delle Capitali e del Milite ignoto • Diario di marcia di Michele Maddalena • 140° Anniversario di Roma capitale • Il “Viaggio dell’Eroe” nel 90° anniversario della traslazione al Vittoriano del Milite Ignoto • 50° anniversario dell’eccidio di Kindu • Centro di documentazione missioni di pace • Azzurri che si fanno Onore • Consigli Direttivi • Abboniamoci a “Il Nastro Azzurro”! • Cronache delle Federazioni • Recensioni • Azzurri nell’azzurro del cielo • Potenziamento giornale • Oggettistica del Nastro Azzurro Pag. 2 “” “” “” “” “” “” “” “” “” “” “” “” “” “” “” “” “” “” “” 3 4 6 7 8 9 10 12 16 21 21 22 23 24 25 26 28 28 32 “” “” “” “” “” “” “” “” “” “” “” 33 34 35 37 37 37 38 46 47 47 48 In copertina: BUONE FESTE e felice ANNO 2012 Il Risorgimento: dal Congresso di Vienna all’Unità d’Italia “IL NASTRO AZZURRO” Ha iniziato le pubblicazioni a Roma il 26 marzo 1924 (La pubblicazione fu sospesa per le vicende connesse al secondo conflitto mondiale e riprese nel 1951) Direz. e Amm.: Roma 00161 - p.zza Galeno, 1 - tel. 064402676 - fax 0644266814 - Sito internet: www.istitutonastroazzurro.org E-mail: [email protected] - Direttore Editoriale: Carlo Maria Magnani - Presidente Nazionale dell’Istituto - Direttore Responsabile: Antonio Daniele - Comitato di Redazione: Carlo Maria Magnani, Antonio Daniele, Francesco Maria Atanasio, Graziano Maron, Antonio Teja, Giuseppe Picca, Antonio Valeri, Federico Vido, Giorgio Zanardi - Segretaria di Redazione: Barbara Coiante - Autorizzazione del Tribunale Civile e Penale di Roma con decreto n.° 12568 del 1969 - Progetto Grafico e stampa: Arti Grafiche San Marcello s.r.l. - v.le Regina Margherita, 176 - 00198 Roma - Finito di stampare: novembre 2011 Per abbonarsi i versamenti possono essere effettuati su C/C Postale n. 25938002 intestato a “Istituto del Nastro Azzurro”, oppure su C/C Bancario CASSA DI RISPARMIO DI FERRARA - Filiale di Roma - P.zza Madonna Loreto, 24 - c/c n. 0722122-3 - CIN IT “A” ABI 06155 - CAB 03200 - IBAN: IT69A0615503200000000002122 - C.F. 80226830588 Abbonamento ordinario: 20 Euro; sostenitore: 25 Euro; benemerito: 30 Euro e oltre. Associato alla Unione Stampa Periodica Italiana 2 IL NASTRO IL PREZZO DI ESSERE AL DI SOPRA DELLE PARTI i stiamo rapidamente avvipromosse da molte Federazioni sono state molteplici ed cinando alla fine del 2011, hanno riscosso un grande successo nell'opinione pubblica. anno caratterizzato nel Ma evidentemente tutto ciò non è stato sufficiente a far mondo da una grave crisi econoconoscere cosa è il Nastro Azzurro, che cosa rappresenta, mica che si è inevitabilmente quali sono le sue finalità statutarie. Non basta partecipare riflessa anche sul nostro Istituto con il labaro alle principali celebrazioni patriottiche della proin termini di drastiche diminuziopria città o promuovere riunioni interne per parlare tra noi ni di contributi da parte di Stato delle nostre esperienze o evocare le nostre imprese. ed Enti Locali, di una contrazioProviamo a coinvolgere nelle nostre attività amici, giovani, ne del numero dei soci e delle studenti; spieghiamo loro che l'Istituto del Nastro Azzurro Federazioni attive. non è una marca di birra o il telefono a cui si possono rivolIl Nastro Azzurro, annovegere i minori vessati dai genitori, raccontiamo loro i sacrifici rando nel suo ambito tutti i dei loro padri, il valore dei loro nonni spinto a volte fino all'eCombattenti Decorati al Valor Militare senza alcuna distinziostremo. Vi assicuro che tutto ciò è possibile, alcune ne di forza armata e di periodo storico di riferimento, non ha Federazioni lo hanno sperimentato con ottimi risultati. una precisa connotazione ideologica Se è vero che i contributi statali o politica e quindi viene escluso a sono quasi azzerati, costringendo la priori da tutti quei particolari benefipresidenza nazionale a fare i salti NON BASTA PARTECIPARE CON IL LABARO ci che lo Stato ed alcune amminimortali per sopravvivere, altrettanto ALLE PRINCIPALI CELEBRAZIONI strazioni locali riservano "da semvero che le varie Federazioni hanno PATRIOTTICHE DELLA PROPRIA CITTÀ O pre" ad altre Associazioni in termini un debito verso l'Istituto di oltre 34 PROMUOVERE RIUNIONI INTERNE PER di aiuti economici e concessioni a mila euro, per bollini, tessere e titolo gratuito di locali per le sedi. materiale vario. Nella pagina RACCONTARCI LE NOSTRE ESPERIENZE O A questo possiamo aggiungere seguente troverete i numeri di EVOCARE LE NOSTRE IMPRESE. PROVIAMO la presa di posizione dell'Agenzia del quanto affermato, in modo che A COINVOLGERE NELLE NOSTRE ATTIVITÀ Demanio che, dovendo stabilire l'imognuno possa rendersi conti esattaAMICI, GIOVANI, STUDENTI, SPIEGHIAMO porto dell'affitto dei locali dove sono mente della situazione. Dobbiamo LORO CHE L'ISTITUTO DEL NASTRO ubicate alcune delle nostre sedi, ha guardarci negli occhi e decidere che AZZURRO NON È UNA MARCA DI BIRRA ... deciso di applicare l'aliquota del cosa fare nel futuro prima di essere 49% dell'equo canone di riferimeninesorabilmente azzerati! to invece del 10% determinato in Cambiando argomento vorrei precedenza. E forse dobbiamo ancora ringraziare visto che raccontarvi un fatto accaduto in questi ultimi mesi. La poteva arrivare fino al 50%. E non basta: nel caso in cui non Federazione di Bergamo, che annovera tra i suoi iscritti alcuvenga accettato il nuovo canone e la sede venga abbandoni allievi della Scuola Militare Theuliè di Milano, aveva richienata, si pretendono gli arretrati di cinque anni! Un vero ricatsto la possibilità che gli stessi potessero scortare il Labaro to. Ma non è sufficiente: le Federazioni che non usufruiscoNazionale dell'Istituto all'adunata degli Alpini svoltasi a no di sedi ubicate in edifici militari stanno ricevendo lo sfratTorino nel mese di maggio. L'autorizzazione è stata negata to dai comuni proprietari degli immobili. Milano è l'ultimo dall'autorità militare responsabile, che ritenendo l'occasione esempio: la Federazione ospitata nella Casa del Mutilato non sufficientemente consona ha costretto gli allievi a sfilare dovrà lasciar libero i locali entro la fine dell'anno. D'altra in abiti borghesi. Molto coerentemente poche settimane or parte noi non essendo un oratorio né un centro sociale, persono, la stessa autorità militare ha autorizzato un nutrito ché dovremmo avere aspirazioni di usufruire di particolari numero di allievi dell'Accademia Militare a ricoprire il ruolo di benefici economici? perché avere il diritto di sopravvivere? cavalieri, nelle loro impeccabile uniforme, ad un debutto in Come ha detto un assessore "ah…voi siete quelli della guersocietà di altrettante diciottenni romane. Il tutto alla presenra!" E allora ce lo dicano subito: non vi vogliamo, non ci serza di un folto numero di nani e ballerine, considerati evidenvite, i valori che vi ispirano non interessano più nessuno. A temente più consoni dei rudi alpini! noi basta che facciate numero e colore con i vostri labari alle Augurandoci che il 2012 si riveli più benevolo del suo prepoche cerimonie patriottiche che altrimenti andrebbero decessore, formulo a tutti Voi ed alle Vostre famiglie i migliodeserte, poi non dateci fastidio. Che tristezza! ri auguri di Buon Natale. Anche noi dobbiamo però fare un esame di coscienza. Un caro fraterno abbraccio. L'Istituto nell'anno in corso, 150° anniversario dell'Unità Carlo Maria Magnani della nostra Patria, ha avuto un'attività intensa, le iniziative C SPECIALE 150° ANNIVERSARIO DELL’UNITA’ D’ITALIA Questo numero de “Il Nastro Azzurro” è l’ultimo del 2011, quindi è l’occasione per chiudere in maniera adeguata la celebrazione del 1 5 0 ° A n n i v e r s a r i o d e l l ’ U n i t à d ’ I t a l i a , d e d i c a n d o , g r a z i e a l c o ntributo di pensiero di numerosi Azzurri, tutte le pagine della rivista a tale ricorrenza e ai 150 anni di storia dell’Italia unita. BUONA LETTURA A TUTTI! IL NASTRO AZZURRO 3 LETTERE A “IL NASTRO AZZURRO” Risponde il generale Carlo Maria Magnani, Presidente Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare e Direttore Editoriale della rivista “Il Nastro Azzurro”. Gentile Redazione, siamo le figlie del Sig. Adolfo Zovi, nato il 7 gennaio 1921, sottocapo furiere imbarcato sul cacciatorpediniere "Vincenzo Gioberti", quando fu duramente attaccato da uno dei quattro siluri lanciati dal sommergibile inglese "Simoon", il 9 agosto 1942, nelle acque liguri. Il "Gioberti" venne ridotto in due tronconi, provocandone l'affondamento nel giro di qualche minuto. Metà dell'equipaggio scomparve, il papà, con generoso coraggio, nonostante il buio e le proibitive condizioni del mare dovute anche a numerose chiazze di carburante disperso, pur mettendo a rischio la propria vita, si prodigò per tutta la notte per portare in salvo molti dei suoi compagni naufragati, feriti ed in serio pericolo. Per questo fu poi Decorato con una Croce di Guerra Al Valor Militare ed una Croce al Merito di Guerra. Il papà purtroppo è deceduto il 17 luglio 1998, la mamma Eleonora e noi figlie, attraverso la vostra rivista, desideriamo ricordarlo come uomo coraggioso, onesto, esemplare, che ha sempre tenuto fede agli ideali della Patria e dell'Onore, trasmettendo a noi tutte dei preziosi valori di vita. Nel ringraziare per l'attenzione e per lo spazio che potrà essere dato a questa testimonianza, porgiamo cordiali saluti. Zoja Eleonora e figlie Letizia, Milena, Alessandra, Tiziana, Donatella Gentili Signore, la vostra testimonianza è molto bella, dolce e piena di sentimenti puri. Dimostra amore e pienezza del ricordo di un uomo che, anche se scomparso da tempo, ha seminato bene nella sua vita. L'eroismo dimostrato in un momento di grave difficoltà, e giustamente Decorato, non è stato un episodio isolato ma il l'apice più fulgida di una vita comunque esemplare. La pubblicazione della vostra lettera è la giusta e doverosa testimonianza a chi ha contribuito al bene della nostra Patria con costanza e amore prima di tutto in famiglia. Caro Presidente, Sono un anziano ufficiale della "Julia". Rimango tale. Ho fatto tutta la guerra. Volontario in Spagna col gen. Franco; volontario sul Fronte Occidentale; volontario in Albania/Grecia; uff. naufrago sulla nave "Galilea" (1942); volontario in Russia e ivi ferito e prigioniero. Ho scritto "Vita vissuta", con tutte le mie memorie che nessuno può criticare. Ho sempre combattuto col mio Regio Esercito, tenendo sempre fede al Giuramento mai denigrato. Sono dunque uno dei rari del Nastro Azzurro ancora vivente e rimango sempre tale, monarchico, per la Patria. Come tale è naturale che chi come me è ancor oggi redivivo contribuisca con 100 € in più per il "Nastro Azzurro"! È bene l'aver presente il libro "Vita vissuta", oggi pubblicato in inglese. Tuo con i più cordiali saluti Ten. A. Ferrante di Ruffano (1 M.A. e 1 M.B. al V.M.) Caro Ferrante di Ruffano, innanzitutto Ti ringrazio per il sostegno che dai al Nastro Azzurro sia con la testimonianza di "Vita Vissuta", sia in concreto. Non credo che si possano criticare le memorie di nessuno, men che meno quelle di chi ha combattuto su tutti i fronti, senza mai tirarsi indietro e senza mai far venire meno la fede al proprio Giuramento. Apprezzo e condivido l'idealità che esprimi, la ritengo un faro che Ti ha guidato per tutta la vita e Ti guida tutt'ora. Posso solo sottolineare che l'Italia ha deciso di trasformare la propria struttura di Governo da Monarchia a Repubblica nell'ormai lontano 1946 e ritenersi ancora oggi "immuni" dalle conseguenze di quella decisione, presa dal popolo italiano col primo referendum svoltosi davvero a suffragio universale, non risolve la questione di fondo: l'Italia è una Repubblica e lo è da ben sessantacinque anni, ormai. Non credo che si possa tornare più indietro. Ma posizioni come la Tua sono molto più diffuse di quanto si possa pensare e, soprattutto, non lo sono solo tra persone che già erano in vita quando l'Italia era ancora un Regno, e quindi potrebbero esprimere un'opinione nata dal confronto tra "prima" e "dopo", ma tra gente ben più giovane, nata e vissuta solo in epoca repubblicana. Questo lascia pensare molto a come, un cambiamento voluto dalla maggioranza degli italiani, possa però aver prodotto quantomeno una profonda delusione rispetto alle aspettative. Potremmo aprire un dibattito sull'argomento, approfondirlo, sviscerarlo in ogni suo aspetto, ma servirebbe davvero a poco: l'Italia è una Repubblica. L'unica cosa che possiamo e dobbiamo fare è impegnarci per farla essere degna degli italiani. Gent.mo Direttore, Sono decorato con Croce di guerra al V.M. in data 17 Settembre 1942 con brevetto n.° 15442 e residente a Sesto San Giovanni. Voglio portare a vostra conoscenza che questo mese di Giugno, ho avuto il piacere di conoscere il Sig. Daniele Santalmasi, figlio di Giovanni Santalmasi, che purtroppo non é più con noi, a suo tempo imbarcato con me sulla MAS 712. Siamo stati affondati insieme ed entrambi feriti. Questo incontro é stato per me motivo di grande gioia e ci sia mo entrambi commossi quando ho ricordato quei tempi. Il rapporto tra noi a bordo, in quei tristi giorni di guerra, era molto forte ed eravamo molto uniti da un sentimento che si mani- 4 IL NASTRO AZZURRO festa quando si affrontano insieme grandi pericoli. Sono passati 69 anni, non mi sembra poco, da quando ero con Giovanni e questo incontro credo che più che insolito sia straordinario. Se lo ritenete interessante pubblicare questa notizia, del nostro incontro, sul nostro periodico ne sarei molto contento perché il ricordo dei miei compagni di quel tempo è sempre con me. Unisco anche una fotografia, che ho fatto per un ricordo; con Daniele e la sua signora. Spero che la mia richiesta venga accettata; mi scuso per questa forma di impertinenza e colgo l'occasione di inviare cordiali ossequi. Attilio Barbieri (Responsabile della Sezione di Monza del Nastro Azzurro) Carissimo Barbieri, la condivisione della responsabilità cementa le amicizie vere. Quella del rischio le fa durare per sempre. Incontri come il Suo sono momenti importanti in una vita. Non vorrei aggiungere altro, perché ritengo che commentare una lettera che è soprattutto una testimonianza di grande amicizia e condivisione, sia inutile e sminuisca la bellezza del messaggio che deve essere trasmesso nella sua purezza, senza inutili aggiunte e contaminazioni. Posso solo dire, e lo faccio volentieri, che sono felice per il Suo bellissimo incontro e ne condivido pienamente la gioia. Caro Direttore, faccio parte di quella generazione di ultraottantenni che al tempo della guerra "non ricoprivano certamente incarichi direttivi o decisionali ". E' stato per contribuire alla affermazione della libertà e della democrazia in Italia che, all'età di 16 anni, quando le truppe anglo-americane nel 1944 hanno liberato la città di Firenze dove risiedevo, mi sono subito arruolato volontario (Bando di Arruolamento N°8 ), nell'Esercito Italiano di Liberazione (Gruppo di Combattimento "Friuli", 87° Reg.to Fanteria). Sono stato ferito in combattimento sul fiume Senio e sono da allora titolare di pensione di guerra per le ferite riportate e di Medaglia di Bronzo al Valore Militare. E’ chiaro che la mia scelta è stata dettata da una reale convinzione, ma non posso non ricordare e non riconoscere che molti dei miei coetanei hanno fatto allora, in piena buona fede, una scelta opposta alla mia, perché realmente convinti di essere coerenti con i principi politici e patriottici che erano stati a loro inculcati fin dall'infanzia. Per quello che poi concerne quanto asserito da parte delle varie associazioni partigiane, è da far presente alle stesse che, anche in certe formazioni partigiane ed anche a liberazione avvenuta, non sono mancati aguzzini, torturatori e fucilatori. Con riferimento al Suo ultimo editoriale (cfr. "L'Ordine del Tricolore" pubblicato sul n.° 3-2011 - ndr) desidero esprimere la mia piena condivisione con quanto da Lei affermato. Anch'io spero come Lei che, prima o poi, si cominci a guardare agli interessi nazionali con maggiore obiettività verso una verità storica che purtroppo è stata da molti da molti deformata per motivi politici e demagogici. La prego gradire i miei più cordiali saluti, Carlo Giarré Carissimo Generale, la lunga vicinanza ed amicizia che ci uniscono mi hanno dato lo stimolo per scrivere questa lettera. Ho ovviamente sempre ricevuto e letto il nostro periodico apprezzando tutto quanto Lei ha fatto e scritto a favore dell'Istituto del Nastro Azzurro e quanto apporto ha voluto dare al Museo di Salò, ma questa mia vuole significare il mio compiacimento ed il mio plauso per il magnifico editoriale comparso sul numero 3 di maggio-giugno titolato "L'Ordine del Tricolore". La cronistoria fatta, l'umani tà con cui ha trattato un tema cosi delicato e discusso, quale l'eventuale concessione dell'Ordine del Tricolore anche ai combattenti della RSI, le Sue motivazioni più profondamente vere, sono un grande contributo, un nuovo tassello che ci porti, noi Italiani tutti, verso la pacificazione degli animi e delle coscienze, che il solco della guerra civile ha lasciato ancora aperto, solco che in occasione del 150° dell'Unità d'Italia, potrebbe essere colmato col grande amore verso la Patria comune e solo nella verità morale e storica. Mi corre l'obbligo altresì di manifestarLe il mio più vero ringraziamento per le risposte competenti, serie ed oneste ai quattro differenti scritti che Le hanno inviato rispettivamente il Gen. S.A. Oreste Genta, il sig. Bruno Mincione, le famiglia Serra, e la signora Mariarita Macario, che ancora una volta dimostrano la serietà e l'approfondimento con cui i temi vengono messi a disposizione dei lettori. In attesa di una Sua visita Salò, mi é gradito porgerle un caro e sentito saluto ed augurio, dagli Azzurri, dagli amici e conoscenti, dagli italiani veri della nostra città. Con stima, affetto ed amicizia. Angela Codovilli (Presidente ass.ne CATARSI- Salò) Gentilissimi amici Giarré e Codovilli, rispondo unitamente alle vostre due lettere non perché trattano il medesimo tema, e neppure perché affermano di condiviverne con me la visione, ma per mere esigenze di spazio e me ne scuso. Ripeto volentieri il mio pensiero: non si può negare una Decorazione che avrebbe il solo significato di riconoscere il sacrificio dei propri migliori anni sull'altare di una guerra durissima e perduta, a chi, poco più che ventenne, cresciuto in una società che, a parte pochi ed isolati dissenzienti, era massivamente a favore del governo dell'epoca, si è trovato a dover decidere autonomamente ed in fretta da che parte stare, ed ha deciso per la parte perdente. Non è corretto addossare a giovani leve le colpe politiche di chi, ben più grande, esperto ed importante di loro, ha letteralmente perso la bussola ed ha gettato il paese nel caos, un caos prevedibile ed in gran parte "evitabile". Oggi, a molti decenni di distanza da quei tragici eventi, dobbiamo avere la capacità e l'intelligenza di chiudere la guerra civile e di relegarla nella storia. Il riconoscimento dell'Ordine del Tricolore a chi ha combattuto nella seconda guerra mondiale, senza fare distinzioni tra italiani di serie "A" o di serie "B", sarebbe l'atto formale con cui tale terribile periodo potrebbe essere finalmente storicizzato. Dalle vostre lettere capisco che la società è matura per questo. Lo è anche la politica? IL NASTRO AZZURRO 5 IL PRESIDENTE COMUNICA A completamento di quanto affermato nell'editoriale circa la situazione generale dell'Istituto ed anticipando parte dei contenuti della circolare di fine anno che verrà inviata a tutte le Federazioni, ritengo opportuno evidenziare alcuni aspetti particolari: 1. CONTRIBUTI STATALI. Siamo passati da un totale di 68.990 euro nel 2006 a 17.980 euro nel 2010, con una riduzione complessiva del 74%, se consideriamo il coefficiente di rivalutazione monetaria del periodo in esame del 7%, abbiamo una perdita effettiva del 76%. Se esaminiamo il Contributo Ordinario del Tesoro, creato con legge 1455/56 ad esclusivo beneficio dell'Istituto, portato a 40 milioni di lire nel 1969, con la rivalutazione monetaria dovrebbe essere oggi di 340.000 euro. In realtà i 40 milioni, diventati 38 nel 1996, sono stati ulteriormente ridotti nel 1999 a 18.992 euro per essere poi portati all'importo attuale dalla legge finanziaria del 2006. Al fine di ottenere una rivalutazione del contributo, è stata presentata un'apposita petizione alla Camera dei Deputati, che il 27 luglio u.s. è stata assegnata per l'esame alla IV Commissione Difesa. ANNO 2006 2007 2008 2009 2010 CONTRIBUTO ORDINARIO DEL TESORO 18.990 14.990 14.990 14.990 14.990 CONTRIBUTO STRAORDINARIO DIFESA 49.998 49.998 42.063 24.490 2.990 2. SITUAZIONE DELLE FEDERAZIONI. l Le Federazioni esistenti al momento sono 91, ma in realtà poco più della metà svolgono un'attività degna di rilievo. Da sottolineare che sette Federazioni (Belluno, Benevento, Lecce, Pisa, Reggio Calabria, Savona e Trapani) esistono solo sulla carta in quanto da tre anni non ritirano nemmeno i bollini. Per quanto riguarda i crediti che l'Istituto vanta nei confronti delle Federazioni, attendiamo fino al 31 dicembre la regolarizzazione da parte degli interessati, dal prossimo numero del periodico pubblicheremo la situazione debitoria particolareggiata, in modo che tutti possano rendersi conto esattamente della situazione. 3. PERIODICO "IL NASTRO AZZURRO". È certamente un vanto dell'Istituto. Molto apprezzato anche al di fuori del nostro ambito, comporta un costo non indifferente di stampa e spedizione, costo che, nonostante uno stretto controllo delle copie spedite, costituisce il maggior onere di spesa. Allo stato attuale non sarà più possibile inviare il giornale a titolo gratuito ai decorati o loro congiunti non iscritti all'Istituto e la pubblicazione dei sei numeri annuali più il calendario potrebbe essere necessariamente rivista senza un adeguamento della quota sociale spettante all'Istituto. Le pagine del giornale riservate all'attività delle Federazioni sono state ultimamente incrementate per cercare di pubblicare le notizie in tempi il più possibile ristretti. Il provvedimento non è stato sufficiente ed infatti le cronache hanno un ritardo medio di sei mesi. A questo punto, per cercare di essere più aderenti come tempi di pubblicazione, prego le varie Federazioni di comunicare ogni mese le attività svolte, ponendo in maggior risalto quelle iniziative in cui l'Istituto è l'attore protagonista, e limitando allo stretto indispensabile le notizie relative alla partecipazione a cerimonie istituzionali nelle quali la nostra presenza è scontata. Una maggiore visibilità ad una particolare iniziativa può essere assicurata mediante l'invio di un articolo ad hoc, corredato possibilmente di fotografie. Il Presidente Nazionale gen. Carlo Maria Magnani 6 IL NASTRO AZZURRO CALENDARIO 2012: IL NASTRO AZZURRO NEL 150o ANNIVERSARIO DELL'UNITÀ D'ITALIA onostante le notevoli difficoltà di cui il Presidente Nazionale gen. Carlo Maria Magnani ha voluto rendere edotti tutti i soci tramite la nota pubblicata nella pagina a fianco, anche quest'anno l'ormai tradizionale "Calendario Azzurro" viene allegato a questo ultimo numero dell'anno de "Il Nastro Azzurro". Finché "Il Nastro Azzurro" sarà apprezzato da chi crede nella sua opera di sostegno sociale e culturale dei valori fondanti dell'Unità Nazionale e dell'amore per la Patria, ce la faremo. Lo dobbiamo a voi lettori, soci e non dell'Istituto del nastro Azzurro e speriamo in un vostro tangibile sostegno se ne condividete la linea e in vostri suggerimenti utili ed assidui per migliorarla. L'edizione 2011 del calendario fu elaborata lo scorso anno col chiaro intento di celebrare la memoria del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia, ripercorrendo a grandi linee la storia del Risorgimento italiano. L'edizione di quest'anno del "Calendario Azzurro 2012" è interamente dedicata a ripercorrere le attività che l'Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare è stato in grado di porre in essere nel corso del 150° anno di età della nostra Italia unita. Oltre alla "Marcia dell'Unità d'Italia", effettuata dal professor Michele Maddalena, socio della Federazione di Latina, compiuta sotto l'egida della Presidenza Nazionale dell'Istituto, sono pubblicate tutte le notizie giunte in redazione nell'arco dell'anno (fino alla fine di ottobre, quando, per ovvi motivi, è stato chiuso l'impianto grafico del calendario), relativamente alle attività che ciascuna Federazione Provinciale ha sviluppato nel corso del 2011 sul tema dell'Unità nazionale. Molte di queste notizie erano già state pubblicate nella rubrica "Cronache delle Federazioni Provinciali", oppure in articoli ad hoc, molte sono inedite, molte verranno ancora riprese sulle pagine dei primi numeri del 2012 de "Il Nastro Azzurro". Ciò non per amore di ripetizione, ma perché il Nastro Azzurro è forse ormai una delle poche pubblicazioni che sente l'esigenza di rispettare e sostenere lo spirito patriottico e il sentimento profondo di amore verso i propri connazionali che spinge a compiere imprese che altrimenti non verrebbero mai eseguite: le imprese che, purtroppo non sempre, vengono sancite da una Decorazione al Valor Militare e che superano la mera esecuzione del proprio dovere e lo fanno esponendo chi le esegue a rischi che possono mettere a rischio anche la vita. Si tratta di una lettura interessante e utile per ricordare insieme gli eventi più significativi che hanno coinvolto gli italiani, e soprattutto gli iscritti all'Istituto del Nastro Azzurro, nel 150° Anniversario dell'Unità d'Italia. La redazione, nella speranza di aver reso un servizio ancora una volta utile, rinnova gli auguri di un felice anno 2012 a tutti i lettori de "Il Nastro Azzurro". N IL NASTRO AZZURRO 7 MICHELE MADDALENA RICEVUTO AL QUIRINALE CONCLUSA AL QUIRINALE LA MARCIA DELL'UNITÀ D'ITALIA Lo scorso 24 settembre Michele Maddalena è stato ricevuto al Quirinale, insieme al Presidente Nazionale dell'Istituto del Nastro Azzurro generale Carlo Maria Magnani, dal Consigliere Militare del Presidente della Repubblica generale Rolando Mosca Moschini il quale, su delega del Presidente on. Sen. Giorgio Napolitano, ha firmato le pergamene che Michele Maddalena ha portato con se per tutta la Marcia dell'Unità d'Italia. Il Presidente, non potendo ricevere personalmente il nostro marciatore per concomitanti impegni istituzionali, per il tramite del generale Mosca Moschini, ha fatto pervenire a Michele Maddalena ed al generale Magnani il suo plauso personale per l'eccezionale impresa che si colloca, ha sottolineato Mosca Moschini, come una pietra miliare nell'ambito delle celebrazioni e degli eventi per il 150° anniversario dell'unità d'Italia. Le diciassette pergamene "istituzionali", così siglate, sono state inviate ai Governatori delle Regioni italiane che hanno sottoscritto il messaggio di italianità e patriottismo in calce su ciascuna di esse, le sei pergamene del Rotary International, che ha offerto un apprezzato supporto logistico per gran parte del percorso al marciatore del Nastro Azzurro, sono state inviate ai governatori dei Distretti italiani del Rotary affinché le inoltrino ai presidenti dei Club che hanno dato tale supporto. Tirando le somme, si può affermare che la "Marcia dell'Unità d'Italia" è stata un successo ed ha consentito di far conoscere il Nastro Azzurro e le sue finalità ad un gran numero di persone, di autorità istituzionali, di studenti, di comuni cittadini. A causa della cadenza bimestrale del nostro periodico, la notizia dell'evento compare sullo stesso numero nel quale diamo il resoconto della nuova impresa di Michele Maddalena: la Marcia delle Capitali e del Milite Ignoto (vds. pagg. 28 - 33). Considerando il significato che la Marcia dell’Unità d’Italia ha avuto e l'età non più verdissima del suo protagonista, la redazione ha riservato, con grande piacere, anche questa pagina a Michele Maddalena, in aggiunta al già citato servizio sulla sua nuova impresa. Michele Maddalena ricevuto dal generale Rolando Mosca Moschini, Consigliere Militare del Presidente dlea Repubblica 8 IL NASTRO AZZURRO LE MEDAGLIE D'ORO AL VALOR MILITARE DELLA PROVINCIA DI MASSA CARRARA a Federazione Provinciale di Massa Carrara dell'Istituto del nastro Azzurro, nel mese di maggio del 2011 ha pubblicato il "Libretto" dal titolo "Le Medaglie d'Oro al valor Militare della Provincia di Massa Carrara". La pubblicazione ha avuto luogo grazie alla sponsorizzazione della "Fondazione Cassa di Risparmio di Massa Carrara" ed ha visto unite nella volontà di pubblicare il "Libretto" anche le Federazioni Provinciali di "ANFCDG", ANCR, ANPI, ANMIG e FIVL di Massa Carrara e l'UNUCI di Massa. Per comprendere le ragioni dietro alla pubblicazione, è sufficiente leggere l'introduzione del Presidente della Federazione di Massa Carrara del nostro Istituto qui riprodotta: L PERCHÉ IL LIBRETTO Dopo la stampa di analogo LIBRETTO "Storie di uomini" Decorati di Medaglia d'Oro al Valor Militare, edito dal Comune di Carrara nel 1995 e varie riunioni avvenute per commemorare le nostre Medaglie d'Oro, è parso giunto il momento di riunire in un unico libro i Valorosi Cittadini della nostra provincia, distintisi in atti di sacrificio e di Valore tali da meritare la massima ricompensa al Valor Militare, spesso in cambio del bene più prezioso, il dono della Vita. Sono stati quindi riuniti, in queste poche pagine senza pretese, i nostri VENTIQUATTRO concittadini di cui andare fieri. Queste Medaglie d'Oro individuali sono distribuite in un arco di tempo compreso tra la Prima Guerra Mondiale, la Seconda, la Lotta di Liberazione e le Operazioni di Pace all'estero, oltre a quella cumulativa assegnata alla nostra Provincia, prima Decorata di una Medaglia d'Oro che racchiude le lacrime, i sacrifici ed il sangue versato dagli apuani per riscattare l'onore e la libertà dal giogo nazi-fascista, in quello che fu a ragione definito il Secondo Risorgimento. Abbiamo, oltre alle motivazioni delle Decorazioni, riportato anche le Loro "Biografie" al fine di un maggior coinvolgimento, in particolare dei giovani lettori, per una partecipazione ai fatti ed agli eventi più vicina, emotiva ed affettuosa. Leggendo le varie motivazioni, nei combattimenti avvenuti e spesso tragicamente conclusi, non traspaiono mai la cattiveria e l'odio, ma sempre il dovere di servire fedelmente la Patria e spesso la generosa fraternità di intenti, che imponeva l'obbligo di soccorrere altri compagni in difficoltà, è lo spirito dominante degli avvenimenti. Con la condivisione di tutta ASSOARMA, la collaborazione pratica del suo Vicepresidente Ten. CC Paolo Chianese ed il vivo apprezzamento di due nostri concittadini, il Generale Carlo Maria Magnani, Presidente Nazionale del Nastro Azzurro e l'Ing. Rodolfo Bacci, Presidente Nazionale dell'Associazione Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra, il Nastro Azzurro Provinciale si accinge a dare alla luce la presente pubblicazione. Gen. Pier Paolo Battistini (Presidente del Nastro Azzurro di Massa-Carrara) Il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, il 21 ottobre 1954 in Piazza Aranci, di fronte ad una immensa folla di cittadini, appuntò sul Gonfalone della Provincia di Massa-Carrara la Medaglia d'Oro al Valor Militare. Fu il riconoscimento dello Stato a tutta la popolazione di una Provincia che dovette sopportare a lungo immani sacrifici fisici e morali, rappresaglie e stragi. Fu l'attestazione del Valore dei Patrioti Apuani che combatterono per la Libertà. La massima onorificenza si affianca a quelle che testimoniano il valore individuale di 24 Eroi della nostra Provincia che dal 1917 al 1993, con comportamenti ed azioni che hanno quasi sempre portato all'estremo sacrificio, hanno fatto grande la nostra Italia. Senza voler togliere nulla a tutti gli altri Decorati, vorrei ricordare Ettore Viola, uno dei Soci fondatori dell'Istituto del Nastro Azzurro nel 1923 quale componente della "Legione Azzurra". Di Romolo Briglia, caduto in Africa Orientale, rammento il dispiacere di mio padre, suo compagno di scuola, nel vedere cancellata in una strada cittadina una lapide a sua memoria. Ed infine l'imponente figura del Prof. Werther Cacciatori, che nonostante la sua grave mutilazione, guidava i suoi alunni durante i campionati studenteschi negli anni '60. Questo libro, come tutte le altre pubblicazioni edite dalle Federazioni dell'Istituto del Nastro Azzurro, riunisce in un unico ricordo quegli uomini che, senza distinzione di parte, hanno compiuto atti di grande Valore. È doveroso da parte nostra ricordarli affinché il loro sacrificio non risulti vano. Vorrei aggiungere il ricordo di un Eroe che, pur non nativo della terra apuana, ha offerto la sua vita nel tentativo di salvare nostri concittadini: Vincenzo Giudice, Maresciallo della Guardia di Finanza, trucidato dai nazisti a Bergiola Foscalina assieme alla sua famiglia ed a molti altri abitanti. Coloro che hanno avuto la fortuna di non conoscere la guerra devono essere grati ai Decorati, ai Caduti, ai Mutilati, ai Feriti a tutti quelli che a qualsiasi titolo hanno combattuto per rispondere ad un ideale o ad un ordine. Gen. B. ris. Carlo Maria Magnani (Presidente Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro) IL NASTRO AZZURRO 9 ITALIA! attuale entità politica, creata nel 1861, costituisce il coronamento di un travolgente evento storico chiamato "Risorgimento", che, quasi forzatamente, unì regioni divise da secoli di contese e lotte cruente, con tradizioni e lingue separate (che oggi chiamiamo dialetti) ed impose un'unica lingua, l'italiano, quasi sconosciuto alle masse. Poco importa se la storia della letteratura mostri l'Italia come un'unità culturale mantenutasi salda nonostante tutte le traversie politiche di cui pochi hanno un chiaro quadro. A chiusura dell'anno celebrativo dei 150 anni di unità nazionale, può essere utile rievocare i principali eventi storici e letterari che hanno dato un significato al nome "Italia", termine che ha attraversato nel tempo mutamenti geografici assai significativi. Inizia ad essere usato nel sesto secolo avanti Cristo e si riferisce solo alla regione che oggi chiamiamo Calabria. Nel quinto secolo a.C. lo storico Antioco di Siracusa scrive un saggio sull'Italia, che comprende già tutte le regioni meridionali, e fa derivare il suo nome da un leggendario Re Italo, la cui esistenza appare assai dubbia. Roma impiega quattro secoli per diventare capitale del Lazio e dal terzo secolo, dopo le guerre con Etruschi, Sanniti, Galli e Greci della Magna Grecia, estende il suo dominio su tutto il territorio dell'Italia peninsulare e della Liguria. Il Nord rimane Gallia Cisalpina, fino a che nel 42 a.C. Giulio Cesare include nel territorio d'Italia le altre regioni del Nord al di qua delle Alpi, talché lo storico e geografo Strabone può affermare: "Tutti gli Italiani sono ormai Romani". Nel 27 a.C. l'imperatore Cesare Ottaviano Augusto suddivide l'Italia in undici regioni. Il resto dell'Impero Romano viene suddiviso in province, che non hanno la cittadinanza romana. La Sicilia, la Sardegna e la Corsica per adesso rimangono ancora province esterne all'Italia. Poco sopra l'attuale Principato di Monaco si erge ancora il Trofeo della Turbia, dove si legge l'iscrizione: "Huc usque Italia, abhinc Gallia" ("Fin qui l'Italia, da qui la Gallia"). Nel 77 d.C. Plinio il Vecchio descrive l'Italia nel libro III della sua Naturalis Historia e afferma: "Questa è l'Italia sacra agli dei". Nell'anno 292 dopo Cristo, con la riforma tetrarchica di Diocleziano e la scissione dell'Impero, viene formata la "Diocesi Italiciana", che comprende anche la Sicilia, la Sardegna e la Corsica. Nel quinto secolo d.C.l'Impero Romano d'Occidente collassa sotto le spinte barbariche, riducendosi alla sola Italia. Nel 476 d.C. Odoacre pone fine all'Impero Romano d'Occidente dichiarandosi Re d'Italia: inizia il Medio Evo. Nel 493 l'ostrogoto Teodorico destituisce Odoacre diventando Re d'Italia al suo posto. Tra il 535 e il 553 Giustiniano, Imperatore d'Oriente riconquista l'Italia, affermando: "Italia non provincia sed L' 10 Domina provinciarum" ("L'Italia non è una provincia ma è la Signora delle province"). La conquista Bizantina e la devastante Guerra Gotica (535 - 553) tra Ostrogoti e Bizantini porta l'Italia in tale stato di prostrazione che, di lì a poco, nel 568 i Longobardi di Alboino invadono gran parte dell'Italia, infrangendone definitivamente la secolare unità territoriale che nei decenni successivi si ritroverà spezzettata tra Bizantini (con capitale Ravenna) e Longobardi (con capitale Pavia). Rimangono possedimenti bizantini la Romagna, l'Istria, le Marche, la zona di Roma, gran parte del Sud, la Sicilia, la Sardegna e la Corsica. Diventano Longobardi la maggior parte del nord (tranne la Romagna e l'Istria), la Toscana, il Ducato di Spoleto e il Ducato di Benevento (quest'ultimo comprende l'Abruzzo, la parte interna della Campania e la Lucania). Nel 774 Carlo Magno costituisce il Sacro Romano Impero, che comprende anche il Regno d'Italia, tanto che a lungo gli imperatori conservarono l'abitudine di farsi incoronare Re dei Longobardi sinonimo di Re d'Italia. L'Impero però inizia presto a perdere territori: tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo il Sacro Romano Impero comprende solo la Germania con poche aree limitrofe e con l'Italia centro-settentrionale. Diverse città italiane rivendicano la loro autonomia: nascono così i Liberi Comuni e le Repubbliche Marinare. Nel 1176 la Lega Lombarda, formata da varie città del nord ed appoggiata dal Papa e dalla Sicilia, sconfigge temporaneamente l'imperatore Federico Barbarossa. L'unità politica della penisola si dissolve, Lo stesso titolo di Re d' Italia, ormai solo onorifico al quale non corrispondono concreti poteri, passa da un grosso feudatario all'altro. Di conseguenza, nessuno Stato ha avuto tante capitali come l'Italia, per secoli o solo per pochi mesi, tanto che la nostra storia potrebbe essere riassunta come un lungo e travagliato percorso “da Roma a Roma”. Intorno al 1220 l'Imperatore Federico II di Svevia, nipote del Barbarossa, diventa Re d'Italia e di Sicilia. Alla sua corte di Palermo nasce la "Scuola Siciliana", che costituisce la prima scuola poetica della letteratura italiana. I poeti siciliani non scrivono in latino, che ormai pochi capiscono, bensì in "lingua volgare", quella del popolo (anche se molto ripulita). Il risultato è una lingua simile all'italiano attuale, che verrà ripresa dai poeti dello Stil Novo, tra cui Dante. Dante Alighieri si propone di definire un "volgare illustre" comune a tutte le regioni d'Italia, e per far questo estrae il meglio dagli autori che avevano scritto in volgare fino ad allora. Nel "De Vulgari Eloquentia" egli descrive le 14 principali parlate regionali d'Italia ed evidenzia le caratteristiche comuni su cui deve fondarsi l'unico "volgare illustre". Nella "Divina Commedia" e in altri scritti egli lascia in eredità un patrimonio vastissimo ed esemplare del "volgare illustre". Perciò il suo lavoro risulta completo sia da un IL NASTRO AZZURRO punto di vista teorico che pratico e di fatto codifica la lingua italiana. In alcuni suoi scritti egli descrive anche la triste situazione in cui si trova l'Italia nella sua epoca. A partire dal 1300, il "volgare illustre" di Dante, cioè la lingua italiana, si diffonde sempre più, e intorno al 1500 inizia a sostituire il latino come lingua ufficiale dei vari Stati Italiani. Nel 1503 vi è la Disfida di Barletta: 13 cavalieri italiani sfidano 13 cavalieri francesi che avevano denigrato gli italiani. L'episodio è riportato dal Guicciardini nella "Storia d'Italia" (1535-1539) ed è celebrato da Massimo D'Azeglio nel romanzo "Ettore Fieramosca da Capua" (1833) . La Disfida si conclude con una schiacciante vittoria degli italiani. Dal 1300 fin oltre il 1600, durante l'Umanesimo e il Rinascimento, l'arte italiana produce opere di ineguagliabile bellezza. Tra i colossi della pittura, della scultura e dell'architettura possiamo ricordare Botticelli, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Tiziano, Palladio, Caravaggio, Bernini. Oggi l'Italia possiede il 60% del patrimonio artistico mondiale! Tutte le altre nazioni messe assieme (tra cui figurano nomi come Grecia, Egitto, India, Cina, Francia, Spagna...) posseggono il restante 40%. L'Italia è anche la nazione col maggior numero di luoghi dichiarati dall'UNESCO "Patrimonio dell'umanità", in totale 39, ma è seguita a ruota dalla Spagna, con 37. Tornando al Rinascimento, Leonardo fu anche matematico e ingegnere e dev'essere considerato il predecessore di Galileo Galilei, fondatore della scienza moderna. Tra i filosofi è inevitabile ricordare Giordano Bruno e Tommaso Campanella, la cui importanza risulta decisiva per la nascita della filosofia moderna. Il Rinascimento Italiano conta anche molti importanti matematici. Nei primi decenni del 1600 inizia un certo declino per l'Italia, che è stata per 15 secoli faro della civiltà europea. Altre nazioni invece progrediscono rapidamente verso alti livelli di civiltà e benessere (soprattutto Francia, Inghilterra, e Stati Germanici). Nonostante la decadenza culturale e civile dell'Italia, nel diciassettesimo secolo la lingua italiana si afferma come la lingua standard della musica. Ancora oggi la maggior parte dei termini utilizzati dai musicisti di tutto il mondo sono in italiano (malgrado l'incalzare della lingua inglese nella musica moderna). Per oltre un millennio il concetto unitario non è più esistito e, solamente alla fine del 1700 si manifestano i primi segni del Risorgimento Italiano. Nel 1797 a Reggio Emilia uno degli Stati satelliti creati in Italia da Napoleone, la Repubblica Cispadana, adotta la bandiera tricolore, che poi diventerà la bandiera d'Italia. Vengono considerati primi segni del Risorgimento Italiano anche la Repubblica Romana (1798) e la Repubblica Partenopea (1799). Nel 1802 Napoleone si proclama Presidente d'Italia, e poi Re nel 1805. Ma il suo Regno d'Italia comprende solo il Nord e dura pochi anni. Nel 1814 lo stesso Napoleone, prigioniero all'isola d'Elba, dichiara di voler riunificare l'Italia. Nello stesso anno Gioacchino Murat, Re di Napoli e cognato di Napoleone, nel "Proclama di Rimini" inneggia all'unificazione e all'indipendenza d'Italia. Ma pochi mesi dopo, la Restaurazione ad opera del Congresso di Vienna riporta tutto come prima. La nostra panoramica storica salterà gran parte del Risorgimento, che in senso stretto dura dal 1847 al 1870, ma in senso lato si può estendere dal 1797 al 1918. Dovremo comunque riportare alcuni fatti fondamentali e fare alcune precisazioni significative su alcuni fatti oggi spesso dimenticati. Nel 1848 i milanesi si ribellano ai dominatori Austriaci e riescono a scacciarli dalla città (Cinque giornate di Milano). Subito dopo il Piemonte intraprende la Prima Guerra di IL NASTRO AZZURRO Il Tricolore d’Italia Indipendenza contro l'Austria per liberare tutto il Lombardo-Veneto, ma gli Austriaci hanno il sopravvento e riconquistano anche Milano. Questa guerra rimane comunque un caposaldo del Risorgimento, sia per il coinvolgimento del popolo lombardo, sia perché vi partecipano volontari di altre regioni italiane, tra cui spiccano Toscana e Campania. Nella Seconda Guerra di Indipendenza, combattuta nel 1859 contro l'Austria e col sostegno della Francia di Napoleone III, il Piemonte conquista la Lombardia e annette altre regioni del Centro-Nord. Nel 1860 la spedizione dei Mille, guidata da Garibaldi, conquista il Meridione d'Italia. Qualcuno oggi crede che i Mille fossero quasi tutti settentrionali; in effetti vi erano moltissimi lombardi e veneti, ma erano rappresentate tutte le regioni d'Italia. I meridionali erano almeno duecento. Nel 1861 a Torino viene proclamato il Regno d'Italia (che non comprende ancora Roma e le Venezie). Nel 1866, con la Terza Guerra d'Indipendenza, l'Italia conquista il Veneto (ma non Trento e Trieste). Quindi nel 1870 conquista Roma, che diventa Capitale d'Italia. Nei decenni successivi gli "irredenti" di Trento e Trieste, città rimaste sotto il dominio austriaco, aspirano al congiungimento con l'Italia. Questo porterà l'Italia ad entrare nella Prima Guerra Mondiale (1915) e a conquistare questi territori. La data della vittoria è il 4 Novembre 1918. Oltre a Trieste e al Trentino, l'Italia ottiene il Carso e l'Istria, dove vivono, a fianco della comunità italiana, delle minoranze Slave, e il cosiddetto Alto Adige, che in realtà è una provincia austriaca a tutti gli effetti, chiamata Sud-Tirolo: si tratta dell'attuale provincia di Bolzano. In seguito alla Seconda Guerra Mondiale, nel 1945 'Italia subisce dei tagli territoriali, molto piccoli ad Ovest, a favore della Francia (Briga, Tenda ed altre piccole zone), ma notevoli ad Est, a favore della Jugoslavia (Carso, Istria, Dalmazia). Dopo tante traversie, oggi l’Italia è una realtà politicogeografica consolidata e matura per nuove ed ardue prove che da decenni la vedono protagonista e propugnatrice di quel processo di integrazione internazionale che sta faticosamente portando, con alterne vicende, verso l’Europa Unita. Ancora una volta: “Stringiamoci a coorte ... l'Italia chiamò!” gen. Biagio Ferrara 11 IL PERCORSO STORICO CHE PORTÒ ALL’UNITÀ D’ITALIA disumane condizioni a cui erano ome siamo giunti all'Unità sottoposti i condannati politici: d'Italia? È un percorso il Metternich disse poi che quel che affonda le radici nei libro aveva prodotto all'Austria secoli per prendere le mosse più danni di una battaglia perdai moti del 1820 che segnaroduta. Con Pellico era rinchiuso no il risveglio dell'appartenenza anche il patriota Piero al suolo natio, inteso come Maroncelli, condannato a 20 unico per gli italiani eredi della anni durante i quali gli fu anche "gens julia" e ancor prima, delle amputata una gamba. popolazioni del sud, della Mazzini, diventato membro Magna Graecia. della Carboneria nel 1830, fu Il tricolore sventolò per la costretto a lasciare l'Italia e prima volta a Reggio Emilia porrifugiarsi a Marsiglia dove fondò tato dall'armata napoleonica "La Giovane Italia", movimento che aveva fondato la che sollecitava all'Amor di Patria Repubblica Cisalpina su un tere alla costituzione di uno Stato ritorio tolto all'Austria e al unitario repubblicano. Tali idee Piemonte. furono condivise da Garibaldi, Devo, però, fare un accenche si unì al movimento parteno ad una rivolta significativa cipando ai moti piemontesi del che fu dettata dal gesto di un 1834. Per il loro fallimento ragazzo, in genovese "balin", dovette fuggire in sud America ovvero "Balilla", che rifiutò di dove partecipò ai moti rivoludare aiuto agli austriaci per solzionari in Brasile e Uruguay. levare un cannone sprofondato Nel 1844 vi furono nel sud i nel fango, e anzi gli lanciò contentativi dei fratelli Attilio e tro un sasso. Il ragazzo del Emilio Bandiera che però, tradiquartiere Portoia si chiamava ti, furono condannati a morte e Giovan Battista Perasso e la sua L’Italia preunitaria poi quello, annientato dalle figura fu mitizzata durante la forze borboniche, di Carlo fase risorgimentale e durante il Pisacane che fu ferito e si tolse la vita. L'impresa è riportaventennio fascista; inoltre è immortalata nell'Inno ta nella lirica di L. Mercantini "La spigolatrice di Sapri". Nazionale scritto da Goffredo Mameli, e messo in musica da Altre sollevazioni popolari furono preparate dai liberali e Michele Novaro, per una strofa, in luogo della marcia reale dagli aderenti alle società segrete, tutte stroncate dai alla formazione della Repubblica. governanti dei vari stati preunitari, alcune dopo un iniziale La Carboneria, sorta Napoli già nel 1814 con il fine di successo, altre sul nascere. Tra queste è da ricordare quelopporsi alla politica napoleonica perseguita Gioacchino la organizzata meticolosamente da Ciro Menotti, che aveva Murat e di spingere i sovrani a concedere la Costituzione, ricevuto l'appoggio del duca Francesco IV di Modena, che non sortì alcun risultato per la mancanza della partecipazioaspirava ad ingrandire il ducato. Menotti però fu tradito ne popolare. Con la caduta di Napoleone, il Congresso di dallo stesso duca il quale, la sera della data stabilita per la Vienna aprì l'era della Restaurazione, che rimise i sovrani rivolta, fece arrestare tutti i congiurati radunati nella casa detronizzati sui loro troni, ma fu anche l'inizio della stagiodi Menotti. Questi tentò la fuga, ma fu ferito, fatto prigione delle insurrezioni dal 1820 al 1831, che vide tra i primi niero e condannato a morte a mezzo impiccagione. protagonisti gli Ufficiali dell'Esercito borbonico Michele Nel 1848, le rivolte si susseguirono non solo in Italia, Morelli e Giuseppe Silvati. Essi appoggiarono da Nola l'inma in tante capitali europee - Vienna, Budapest, Praga, surrezione capeggiata dal Gen. Guglielmo Pepe che, giunto Berlino, Venezia, Milano - sulla scia di quanto era avvenuto a Napoli, impose a Ferdinando I la promulgazione della in Francia, a seguito delle cattive condizioni socio-economiCostituzione. Il Re poté successivamente revocarla grazie che in cui versavano larghi strati di popolazione, ma anche all'intervento della Santa Alleanza (Prussia, Austria e Russia per motivi diversi. Però nessuna di esse non ebbe succese successivamente Gran Bretagna), costituitasi dopo il so perché i motivi nazionalistici, che spingevano i rivoluzioCongresso di Vienna. Quasi contemporaneamente vi furonari a muoversi, si intrecciarono a questioni politiche, come no la rivolta di Palermo (capeggiata dal Sacerdote quelle tra monarchia assoluta e istanze liberali, rendendo Bonaventura Calabrò) e la famosa rivolta di Bronte. Si inefficaci le spinte rivoluzionarie e consentendo ai monarchi trattò di eventi violenti, ma ancora più feroci furono le loro di controllare sempre la situazione. repressioni, che videro quasi tutti i congiurati condannati a L'eco dei moti di Milano e Venezia indusse il Re di morte o a pene durissime. Sardegna, Carlo Alberto di Savoia, a dichiarare, il 23 marzo Nel 1821 insorse Torino contro il Re di Savoia, ma con 1848, guerra all'Austria e a porsi a capo di un esercito che sentimenti antiaustriaci. La rivolta fu soffocata dalla polizia aveva ottenuto l'appoggio di molti Stati Italiani e di Pio IX, sabauda. Sulla sua scia insorse anche Milano, con la guida il quale con la sua ascesa al soglio pontificio aveva dato di Federico Gonfalonieri. La rivolta, anche in questo caso, speranze di liberalità e di favore alle istanze sociali, tanto fu domata in modo cruento e gli insorti rinchiusi nel durische anche i sovrani di Toscana e Napoli inviarono delle simo carcere dello Spielberg, dove già era detenuto Silvio truppe. Era la Prima Guerra d'Indipendenza. Inizialmente le Pellico. Questi, condannato a 15 anni, lasciò a testimoniansorti della guerra furono propizie a Carlo Alberto: Milano già za lo scritto "Le mie prigioni", nel quale sono descritte le C 12 IL NASTRO AZZURRO utilizzare il loro appoggio nei momenti decisivi: inviò infatti si era liberata da sola il 18 marzo con "le cinque giornate" un reparto di Bersaglieri (il corpo formato da La Marmora) (il Feldmaresciallo Radetzky non fu in grado di controllare e Carabinieri alla guerra di Crimea sostenuta dalle predette la rivolta). Nazioni contro la Turchia, e ciò gli consentì, nel 1856, di Lo sviluppo delle operazioni rese più attenti gli stati sedere al tavolo delle trattative del Congresso di Parigi e della coalizione: l'impegno di Carlo Alberto appariva più stabilire rapporti con Napoleone III col quale si giunse agli teso a liberare la Lombardia che ad una vera guerra contro accordi presi a Plombieres, che prevedevano l'intervento l'Austria, e gli altri stati della coalizione, non prevedendo della Francia al fianco del Regno di Sardegna nel caso di sviluppi utili, ritirarono le loro truppe. Anche Pio IX ritirò aggressione dell'Austria. l'appoggio perché l'Austria minacciava uno scisma. Il granLa Seconda Guerra d'Indipendenza fu combattuta tra le duca di Toscana Leopoldo II fu costretto a fuggire; allo forze franco - sarde e quelle austriache in un periodo di stesso modo Pio IX si rifugiò a Gaeta lasciando Roma, dove s'instaurò la Repubblica Romana guidata dal triunvirato di Mazzini, Armellini e Saffi. La prima guerra si arenò con la sconfitta di Custoza (25 luglio 1848), che vide impegnato l'esercito sabaudo per tre giorni, l'abbandono agli austriaci di Milano, che pure aveva votato un plebiscito di annessione al Regno di Sardegna, e l'armistizio firmato dal Gen. Salasco il 9 agosto dello stesso anno. Tutto ciò determinò una crisi del movimento liberale, a cui contribuirono gli insuccessi dei moti insurrezionali nel "Regno delle due Sicilie". Carlo Alberto riprese le ostilità contro l'Austria l'8 marzo del 1849, ma venne sconfitto gravemente a Novara (22 e 23 giugno). Prendendo su di sé la responsabilità della sconfitta, abdicò a favore del figlio Vittorio Emanuele II. I motivi della sconfitta sono da ricercare in quello che Carlo Alberto chiamò "Guerra Regia", La battaglia di Pastrengo ovvero combattuta solo dal Regno Sabaudo. La Prima Guerra d'Indipendenza non fu priva di episodi tempo breve che va dal 26 aprile al 12 luglio del 1859. gloriosi come a Brescia, Curtatone e Montanara e "La Le truppe austriache, al comando del Gen. Gyulai, il 29 Carica di Pastrengo", dove uno squadrone di 300 carabinieaprile avevano attraversato il Ticino e occupato il Piemonte ri a cavallo tenne testa a migliaia di soldati austriaci. e si installarono in punti strategici quali Novara, Mortasa, A Curtatone e Montanara, il 29 maggio '48 fu sostenuGozzano, Vercelli, Biella senza trovare opposizione da parte ta una eroica battaglia dalla Divisione guidata dal Gen. De delle forze piemontesi, poi, inaspettatamente, cambiarono Laugier, composta da 450 universitari volontari toscani con direzione di marcia e rientrarono verso la Lombardia, in i loro Professori, da due battaglioni di soldati napoletani (di quanto da Vienna fu suggerito che il miglior luogo per cui uno di volontari) e due Compagnie di Granatieri, che affrontare il nemico era oltre il Mincio, dove già avevano per l'intera giornata respinsero le forze austriache e solo a riportato una vittoria. sera, sopraffatti, si ritirarono verso Goito. Ciò consentì a Ciò diede un vantaggio alle forze franco-sarde consenCarlo Alberto di raggruppare le truppe ed, in tal modo, elitendo loro di ricongiungere le armate ed opporsi al nemico minare la sorpresa prevista dal Radetzky che, nella notte, con uno schieramento potenziato. In effetti era stata aveva spostato le truppe da Verona a Mantova per sorprenl'Austria ad iniziare la guerra con l'inopinata invasione del dere alle spalle i Piemontesi. L'eroica battaglia è ricordata Piemonte e della Lombardia e Napoleone III, sebbene a dai versi A. Rocca "I Martiri di Curtatone e Montanara" ed malincuore, mantenne gli impegni presi ed il 14 maggio in quelli di Aleardo Aleardi "Versi detti sulle fosse dei morti raggiunse le truppe ad Alessandria assumendone il comandi Curtatone e Montanara da un drappello di visitatori". Il do. Quindi la politica di Cavour aveva avuto successo. battaglione fu decorato di M.A.V.M.. Anche Brescia, fedele Non mancarono aspri scontri: Montebello, Varese, San a Venezia dall'annessione del 1428 fino alla caduta della Fermo, Palestro, Turbino, Buffalora, Magenta, Melegnano, Repubblica Veneziana del 1797, e più volte ribellatasi conTreponti, Cedole, Solferino e San Martino. L'idea di Cavour tro l'Austria dal 1820 al 1833, per la strenua opposizione era quella di liberare non solo la Lombardia, ma anche alle preponderanti forze nemiche, che durò dal 20 al 30 Venezia ed altre province. Il progetto però fu limitato a marzo '49, si è meritata l'appellativo di "Leonessa d'Italia", causa dell'inatteso armistizio di Villafranca siglato d’iniziatidatole da Giosuè Carducci nell'ultima strofa della poesia va dall’imperatore francese. delle “Odi Barbare” - Libro V - intitolata "Tra le Rovine del La Seconda Guerra d'Indipendenza si concluse con la Tempio di Vespasiano in Brescia" e dal Poeta Aleardo battaglia di Solferino, ma prima di questa, importanti batAleardi, apprezzato dal Carducci, che già precedentemente taglie segnarono la conclusiva disfatta dell'esercito imperial'aveva in tal modo denominata nei "Canti Patrii" le: precisamente a Vinzaglio, Confidenza e Palestro, ove le Il primo ministro piemontese Camillo Benso, conte di truppe franco-sarde al comando del re Vittorio Emanuele II Cavour, aveva intrapreso una politica di riforme e di avviciriportarono clamorose vittorie ricacciando gli asburgici dalla namento alla Francia e all'Inghilterra, in previsione di poter IL NASTRO AZZURRO 13 insignito del Premio Nobel per la Pace. Il sanguinosissimo sforzo indusse Napoleone III a firmare l'armistizio di Villafranca. Anche Vittorio Emanuele II firmò l'armistizio, ma di ciò non fu soddisfatto Cavour, che voleva ci si spingesse nel Veneto. Lo statista, dopo una aspra discussione con il Sovrano, rassegnò le dimissioni da primo Ministro. La Lombardia (all'infuori di Mantova), fu data alla Francia che a sua volta, secondo gli accordi dell'armistizio ed il Trattato di Pace di Zurigo, la cedette al Regno Sardo. Quindi, al termine della Seconda Guerra d'Indipendenza l'Italia si trovò divisa in tre Stati: quello Sardo al Nord (Mantova, Veneto, Friuli e Trentino erano rimaste sotto dominio austriaco), lo Stato Pontificio con il Lazio, l'Umbria, le Marche ed i territori enclave di Benevento e Pontecorvo, e il Regno delle Due Sicilie con Campania incluse Sora e Gaeta, Calabria, Molise, Basilicata, Puglia e Sicilia. Cavour, che aveva in animo sempre l'unificazione del territorio, non poteva intervenire né al Nord perché vi era l'Austria, né al Centro contro lo Stato Pontificio protetto da Napoleone III, e quindi si rivolse verso il Sud cercando di sfruttare anche i dissidi interni al Regno delle Due Sicilie (spostamento della capitale da Palermo a Napoli) e l'inesperienza del giovane sovrano Francesco II. Inviò emissari in Sicilia e affidò la preparazione della spedizione a Rosolino Pilo, che si recò a Messina per trovare appoggi tra i latifondisti ed altri personaggi autorevoli e favorire in tal modo lo sbarco di Garibaldi. Tra i fautori della spedizione vi fu Mazzini, che incitava Garibaldi ad assumerne il comando: Garibaldi però fu convinto solo dopo l'appoggio di Vittorio Emanuele II. La spedizione di Garibaldi partì da Quarto in Liguria, con le navi Piemonte e Lombardo della società Rubattino, e sbarcò a Marsala: dopo la vittoria nella battaglia di Calatafimi, Garibaldi si portò a Palermo. Intanto Cavour dovette fronteggiare le diplomazie estere che non condividevano l'aggressione perpetrata allo Stato borbonico; Napoleone III chiese a Vittorio Emanuele di non portarsi sul Continente, proposta che il sovrano finse di accettare, perché nel contempo, sollecitava Garibaldi per l'annessione. Garibaldi sconfisse definitivamente i borbonici a Milazzo, sbarcò sul continente e, attraversata Calabria e Basilicata, entrò a Napoli. Cavour intanto, temendo più le idee repubblicane di Mazzini e Garibaldi, che le diplomazie europee, sollecitò il Re ad andare incontro all'eroe dei due mondi. Vittorio Emanuele II dovette attraversare le Marche e l'Umbria, scontrandosi vittoriosamente con le truppe pontificie, per giungere a Napoli attraverso l'Abruzzo. I due condottieri si incontrarono a Teano dove Garibaldi salutò Vittorio Emanuele II con l'appellativo di Re d'Italia. Il 7 settembre entrarono a Napoli. Garibaldi sostenne ancora una battaglia, il 2 e 3 ottobre sul Volturno, che determinò la definitiva cacciata dei borbonici dal Sud. La spedizione è molto ben descritta da Giuseppe Cesare Abba nel libro, dedicato al Carducci, "Da Quarto al Volturno Noterelle d'uno dei mille". Il 9 gennaio 1861 nel corI Bersaglieri entrano a porta Pia tile di palazzo Carignano a Torino, il Parlamento subalpi- Sesia oltre il Ticino. Per il suo valore, Vittorio Emanuele II fu proclamato “Caporale” dagli zuavi francesi mentre il III° Reggimento Zuavi ebbe la propria bandiera decorata della M.O.V.M. piemontese. Con la disfatta di Palestro il Gen. Gyulai decise di ritirarsi oltre il Ticino, tra Bereguardo e Magenta, per scontrarsi con il nemico che tentava di superare il fiume. Mentre gli scontri tra l'esercito franco-sardo e quello austriaco continuavano a sud del Po, Napoleone III, su suggerimento di E. Iomini, decise di concentrare le truppe verso Novara, a Buffalora e Turbigo, in modo da aggirare dal nord il nemico, che era raccolto a sinistra del Ticino e a sud di Magenta. La battaglia si sviluppò vicino al ponte di San Martino e le truppe di Mac Mahon, sebbene giunte quando le altre erano già impegnate in combattimento, ebbero ragione degli avversari presso Magenta. Il Gen. Gyulai decise di ritirarsi presso il quadrilatero lasciando libera la via per Milano. Il quadrilatero era un settore difensivo strategico al centro della pianura Padana circoscritto dalle Alpi, dai fiumi Mincio, Po e Adige e dalla ferrovia che congiungeva Milano a Venezia. I vertici erano Peschiera, Verona, Mantova e Legnano. La Battaglia di Solferino (Mantova) seguì quella di Magenta, combattuta fra le truppe franco-piemontesi e quelle austriache e decisiva per le sorti della guerra, che si concluse con la sconfitta degli austriaci e vide impegnato un enorme numero di uomini (più di 200.000 soldati). Le truppe francesi erano guidate da Napoleone III con il Generale Charles Auger che, ferito a morte, fu sostituito da Edmond Boeuf, mentre quelle austriache dallo stesso Imperatore Francesco Giuseppe che, ritenendo colpevole della disfatta il Generale Gyulai, lo sostituì personalmente ma non poté evitare la sconfitta. Dopo questa disfatta Francesco Giuseppe ordinò ai suoi di ritirarsi oltre il Mincio e mise in evidenza la crisi del sistema difensivo e di attacco del suo esercito. Lo scontro fu così violento che i vincitori per mancanza di energie rinunciarono ad inseguire il nemico e le perdite tra morti, feriti e prigionieri furono enormi per entrambi gli eserciti. Tra gli osservatori di quella violenta battaglia vi fu il cittadino svizzero Henry Dunant, che si prodigò per portare aiuto e soccorso ai feriti senza distinzione di divisa, ricoverandoli nel Duomo di Castiglione delle Stiviere e, successivamente, razionalizzando gli interventi e fondando la Croce Rossa Internazionale. Scrisse e pubblicò a sue spese un libro che intitolò "Un souvenir de Solferino" e nel 1901 fu 14 IL NASTRO AZZURRO no proclamò la nascita dello Stato Unitario, ma in effetti il territorio non era ancora tutto compreso sotto un unico sovrano. Vittorio Emanuele II di Savoia infatti divenne Re d'Italia il 17 marzo 1861. In tale occasione il patriota e scrittore Massimo D'Azeglio ebbe a dire, forse inopportunamente: "Abbiamo fatto l'Italia, ora dobbiamo fare gli italiani". Garibaldi già nel 1862 aveva organizzato un esercito di volontari per puntare su Roma, ancora detenuta dal Papato. Pur avendo il Re dato assicurazioni circa la sua neutralità, l'intera Europa cattolica, sollecitata dal Papa e da Napoleone III, si schierò contro l'impresa, Sicché fu necessario bloccare le "Camicie Rosse" che vennero intercettate sull'Aspromonte. Una divisione comandata dal generale Luigi Pallavicini si scontrò con Garibaldi, ferendolo e facendolo prigioniero. Solo a seguito di un'amnistia, Garibaldi riacquistò la libertà. La Terza Guerra d'Indipendenza, iniziata nel 1866 e volta a liberare il Veneto dall'Austria, vide il neonato Regno d'Italia affiancato alla Prussia nel conflitto contro l'Austria per la supremazia in Germania. Il comando dell'esercito fu assunto da Vittorio Emanuele II che, non essendo però in grado di dirigere le operazioni complessive, designò Capo di Stato Maggiore l'anziano L’Italia completamente unita generale La Marmora. Ciò determinò forti risentimenti da parte del più giovane, ma esperto generale Cialdini. Per contenere il problema fu sacrificata l'unità dell'esercito, diviso in due tronconi che operavano distintamente e senza collegamenti tra loro. Il piano strategico prevedeva che le forze al comando di La Marmora e del Re avrebbero dovuto ne dell'Ammiraglio. attaccare le forze nemiche del quadrilatero mentre Cialdini Cialdini, intanto, alla testa di 150.000 uomini si portava, con le sue truppe, superato il Po, avrebbe dovuto puntare dall'11 al 26 luglio, da Ferrara ad Udine. Intanto, Garibaldi, su Venezia e Padova. In effetti, lo scontro tra i due con una divisione di volontari, avanzava dal bresciano, e Generali, oltre che per la supremazia, evidenziava una conottenuta un'importante vittoria a Bezzecca, aprì la strada cezione diversa per l'impostazione della strategia dell'intealle altre truppe che, il 25 luglio, al comando del generale ra guerra, in quanto La Marmora mirava a sfiancare l'avverGiacomo Medici giunsero in vicinanza di Trento. Le ostilità, sario con un assedio costante del quadrilatero mentre però, furono interrotte per le vittorie prussiane e quindi a Cialdini, con una visione più dinamica della strategia, tenGaribaldi fu ordinato di ritirarsi dal Trentino. Egli rispose, col deva a raggiungere Venezia, ed una volta liberatala, servirfamoso telegramma: “Obbedisco”. si della sua flotta navale per mirare al cuore stesso L'armistizio di Cormons, siglato il 12 agosto 1866, portò dell'Impero Asburgico. al trattato di Vienna del 3 ottobre. In effetti non giovarono a favore della campagna le tenMancava ancora Roma. Garibaldi per due volte aveva sioni interne alla politica. La Marmora diede battaglia fra tentato di entrarvi, ma gli era sempre stato impedito da Mantova e Peschiera, ma subì una sconfitta a Custoza; Napoleone III che proteggeva lo Stato Pontificio. Solo alla Cialdini per i dissidi interni, non creò alcun pericolo al nemicaduta dell'imperatore francese, il generale Cadorna poté co e non assediò neppure la fortezza di Borgoforte a nord entrare in Roma attraverso la "breccia di Porta Pia". Con la del Po. presa di Roma terminò il potere temporale dei Papi e nel Gli austriaci, sfruttando la vittoria, compirono altre due luglio del 1871 Roma divenne Capitale d'Italia. azioni in Valtellina e in Val Camonica con la battaglia di Per i territori irredenti di Trento e Trieste si dovette Vezza d'Oglio. Nonostante la sconfitta, la situazione fu attendere la logorante guerra di trincea del 1915/18 nella favorevole all'Italia perché l'Austria, per difendere Vienna quale morirono migliaia di fanti, ed ancora Fiume e la dai prussiani, dovette ritirare dal fronte italiano un corpo Dalmazia diventarono italiane con l'impresa di Gabriele d'armata. Il vantaggio dell'Italia sul campo determinò la D'Annunzio il quale, con i suoi Legionari, occupò Fiume il 14 scelta dell'Austria di porsi a difesa di Trentino e Isonzo. In settembre 1919 e l'8 settembre 1920 proclamò la Reggenza tale situazione favorevole all'Italia, Napoleone III si offrì Italiana del Carnaro. Ancora da unire all'Italia vi erano Zara per una mediazione con Prussia e Austria che avrebbe e l'Istria, che furono annesse a seguito del Trattato di favorito, per l'Italia, l'annessione di Venezia. Fu tenuto un Rapallo del 11 novembre 1920 tra Italia e il Regno dei Consiglio di Guerra a Ferrara nel quale si decise di creare le Serbi, Croati e Sloveni. condizioni per una battaglia che, vinta, avrebbe consentito L'Unità conseguita con sforzo inaudito di governi ed di presentarsi al tavolo della Pace con una maggiore forza. eserciti e col sacrificio di tutti gli italiani, fu in parte perduCosì non fu! ta a seguito della disfatta della seconda guerra mondiale Cialdini, nominato Capo Supremo, avrebbe guidato l'eche ci sottrasse tanti territori, soprattutto nel nord est. sercito verso il Veneto, La Marmora avrebbe assediato il Oggi, con indifferenza, sentiamo parlare di separazioni Quadrilatero e l'ammiraglio Carlo Persano avrebbe occupache ci riporterebbero a condizioni preunitarie. to l'isola di Lissa, vicino alle coste dalmate. Lo scontro Preside - Arch. Pasquale Campo navale fu disastroso per la flotta italiana che perdette due (Consigliere della Federazione di Napoli) navi: “Palestro” e “Re d'Italia” e fu causa della degradazio- IL NASTRO AZZURRO 15 COSA RIMANE DEL RISORGIMENTO? "L'Ideologia Risorgimentale" non è sinonimo di Risorgimento. Essa è il codice etico-politico della classe dirigente nazionale, dopo la costituzione dello Stato unitario, è il 'credo' politico di assicurare il buon funzionamento Istituzionale" nodi della storia Italiana, indubbiamente sono molti: istituzionali, politici, economici, sociali, religiosi. Non è possibile ricordarli tutti né, tantomeno, affrontarli esaurientemente. Nel contesto di una riflessione come questa, opportunamente proposta in occasione dei 150 anni di storia unitaria. Vorrei soprattutto sviluppare qualche considerazione sul rapporto tra questi nodi, l'unità italiana, il ruolo della Chiesa e dei cattolici. Questi 150 anni, infatti, sono stati anzitutto la storia di tale unità, dei suoi successi e dei suoi fallimenti, dei suoi slanci delle sue crisi e delle sue luci e ombre. L'unità italiana non è mai stata scontata, né prima né dopo il 1861, ma non si tratta di un caso unico. Tutte le nazioni moderne sono "comunità immaginate" e, cioè, costruzioni culturali frutto di complesse "invenzioni" storiche, e la loro esistenza dipende dalla volontà dei loro membri: la nazione, scriveva Renan, è il plebiscito di ogni giorno, perché ogni giorno inglesi, francesi o tedeschi rinnovano, implicitamente, la scelta di stare insieme. Ciò vale, naturalmente, anche per gli italiani, seppure con peculiarità rilevanti. A partire dall'inizio degli anni novanta, però, si è cominciato a discutere in Italia di che cosa può succedere I 16 "se cessiamo di essere una nazione" prendendo coscienza che le nazioni non sono eterne e che gli stati possono finire, provocando la disgregazione di ciò che a lungo è sembrato insostituibile. Ad un lettore frettoloso di questo testo potrebbe apparire non come l'analisi di un fallimento, quello del nostro Risorgimento nazionale, ma come le pagine di una storia "locale", come un risultato di un'indagine campanilistica votata a spiegare il perché ho voluto inserire il fallimento di una rivoluzione annunciata, quella di Garibaldi che intendeva dare risposte immediate a secoli di frustrazioni contadine, nel fallimento più grande dell'idea risorgimentale, un fallimento che, è detto nel titolo, rende antiche le origini del malessere nazionale. L'ARCHITETTURA DELLO STATO CENTRALIZZATO E IL REGIME PREFETTIZIO. Il breve intervallo fra ordine vecchio e nuovo, durante il quale lo Stato italiano fece le scelte che ne avrebbero fissato i caratteri e segnato l'evoluzione, durò dal gennaio all'ottobre del 1861. Fedeli alla loro ideologia liberale e all'ispirazione inglese della loro cultura politica, gli uomini della destra storica concepirono per le nuove province del Regno un sistema politico-amministrativo che avrebbe rispettato e valorizzato le tradizioni locali, le identità regionali e i vecchi patriottismi municipali. Al governo centrale sarebbero rimaste alcune competenze unitarie: gli esteri, la difesa, i trasporti, le poste. Ma il 9 Ottobre 1861 Bettino Ricasoli, presidente del Consiglio dopo la morte di Cavour, estese per decreto a tutto il Paese la legge con cui Urbano Rattazzi aveva applicato alla Lombardia, nell'Ottobre del 1859, il regime amministrativo, fortemente centralizzato, delle province piemontesi. Fu istituito il Prefetto, rappresentante del governo nelle province del regno, fu abbandonato il modello inglese e adottato, con una radicale inversione di rotta, il modello francese. Moriva, ancor prima di nascere, lo Stato decentrato, che Minghetti aveva prefigurato nei decreti del marzo precedente, e nasceva al suo posto lo Stato napoleonico. Che cosa era accaduto fra il marzo e l'ottobre del 1861 perché il paese imboccasse improvvisamente una strada così radicalmente diversa da quella che il partito vincente aveva immaginato per il futuro? Era morto Cavour, era scoppiata la guerra del brigantaggio, era emersa con evidenza la precarietà nazionale ed internazionale dello Stato Unitario. Dopo avere miracolosamente raggiunto traguardi che nessuno si era prefisso, il governo dovette improvvisamente misurarsi con l'ostilità del clero, l'indifferenza di una larga parte dell'opinione pubblica delle regioni annesse, la diffidenza di alcune grandi potenze, la distanza economica e civile fra il nord e il sud, le condizioni dell'ordine pubblico meridionale. La risposta del governo alle minacce che insidiavano il nuovo Stato fu il regime prefettizio; una scelta frettolosa e necessaria, imposta da problemi di cui nessuno, nei mesi precedenti, aveva immaginato la complessità e la grandezza. Il rapido susseguirsi di due strategie amministrative così profondamente diverse, conferma che l'unità nazionale non fu il risultato di un disegno preordinato. Nessuno, se non le frange più radicali del movimento IL NASTRO AZZURRO garibaldino e mazziniano, aveva immaginato negli anni precedenti l'improvvisa scomparsa di tutti gli Stati italiani. E nessun ministro piemontese aveva nei propri cassetti, alla fine del 1860, un programma politico-amministrativo sull'unificazione della penisola. L'UNIFICAZIONE Ci ritrovammo uniti fra il Settembre e il Novembre del 1860 perché gli stati pre-unitari, e in particolare il Regno delle Due Sicilie, si rivelarono infinitamente più fragili di quanto Torino avesse previsto. Quando fu chiaro che l'Austria non avrebbe potuto difenderli e che l'Inghilterra, fingendosi indifferente e neutrale, avrebbe perfidamente incoraggiato la loro morte, essi crollarono su sé stessi. Il fattore decisivo non fu la pressione esterna degli "unitari", che furono complessivamente una piccola minoranza. Decisivi furono, in Sicilia, i vecchi rancori del patriottismo isolano contro la dominazione di Napoli e, altrove, il rapido dissolversi delle strutture amministrative, militari e sociali che avevano assicurato l'esistenza degli Stati pre-unitari. Il Tricolore sabaudo Decisivo, in altre parole, fu l'immediato voltafaccia di una parte delle classi dirigentifunzionari dello Stato, (militari, liberi professionisti) che corse a ingrossare le fila del partito risorgimentale. Come spiegare altrimenti i plebiscitari (1.312.366 contro 10.302 nelle province continentali, 432.053 contro 667 in Sicilia) con cui i sudditi di Francesco "chiesero di diventare sudditi di Vittorio Emanuele"? Persino in Toscana ed in Emilia, dove il movimento nazionale poté contare sulla guida autorevole di Ricasoli e Farini, i referendum furono una manifestazione di feudale lealtà per i leader locali piuttosto che un atto di fede nella monarchia sabauda. Ecco come Ricasoli, in Toscana, organizzò la partecipazione popolare al referendum: " (…) gli intendenti agricoli a capo dei loro amministrati, il più influente proprietario rurale a capo degli uomini della sua parrocchia, il cittadino più autorevole a capo degli abitanti di una strada, di un quartiere, ecc. (…) ordineranno e condurranno gli elettori alle urne della Nazione in gruppi o in file più o meno numerose, ma sempre disciplinate e procedenti in buon ordine. In testa sarà la bandiera italiana; ciascuno deporrà nell'urna la propria scheda, poi si ritirerà e in un punto determinato il gruppo si scioglierà con quella calma e quella dignità che proviene dalla coscienza di avere compiuto un alto dovere". Se questi furono i nuovi battaglioni dell'Italia unitaria, la nuova classe dirigente avrebbe dovuto rendere rispettoso omaggio, nel momento in cui assumeva la direzione del nuovo Stato, agli ostinati difensori borbonici di Messina, Civitella del Tronto, Gaeta, e avrebbe dovuto aggiungerne i nomi al "ruolo degli eroi" di cui venerare la memoria. Come gli svizzeri alle Tuileries nel 1792, quegli uomini si batterono perché avevano giurato fedeltà al loro re e non meritavano l'oblio a cui li ha condannati la leggenda risorgimentale. Ma nessuno può permettersi il lusso di scrivere una storia che non tenga conto delle proprie esigenze e non favorisca la realizzazione dei propri obiettivi. Anziché raccontare l'unità come effetto di circostanze impreviste e di opportunistiche adesioni, la nuova classe dirigente naziona- IL NASTRO AZZURRO le fu costretta a raccontarla come il risultato di un grande sforzo unitario e di una forte volontà collettiva. Fu taciuto il ruolo delle navi inglesi davanti al porto di Marsala, furono taciuti l'opportunismo e il doppiogiochismo delle classi dirigenti locali, fu ignorato o dimenticato l'eroismo di coloro che tentarono un'ultima difesa contro i piemontesi e i garibaldini. Proprio perché scaturito da circostanze impreviste, lo Stato Unitario ebbe quindi immediatamente bisogno di una forte ideologia dominante. UN'IDEOLOGIA STRUMENTALE PER "FARE" GLI ITALIANI L'opera nata per caso finì per condizionare i suoi involontari creatori e per orientarne la strategia politica. Per consolidare il proprio potere ed acquisire legittimità morale, la classe dirigente dovette credere fermamente nella necessità della propria esistenza e realizzare il mandato di cui si vide improvvisamente investita. L'ideologia risorgimentale non è quindi l'antefatto ideale e morale dello Stato Unitario. È la somma delle convinzioni, delle certezze, degli obiettivi e dei metodi con cui la classe dirigente conferisce a sé stessa il diritto di governare. Improvvisamente proiettata al vertice di uno Stato imprevisto, essa deve proclamarne la necessità, il fondamento storico, la missione morale. Ma deve anche realizzare il più rapidamente possibile ciò che avrebbe dovuto, in buona logica, precedere l'unificazione e giustificarne l'avvento. Deve "fare gli italiani". Assistiamo così sin dall'inizio a una sorta di sdoppiamento dell'ideologia risorgimentale e alla nascita, in seno alla classe dirigente, di due partiti. Il primo pensa che gli italiani debbano farsi "col ferro e col fuoco" nel vivo dell'azione, nel crogiolo delle guerre e delle battaglie. Lo rafforza in questo convincimento il ricordo e lo spettacolo di altri stati nazionali europei. Nulla ha giovato alla nascita di una nazione francese quanto le grandi guerre di espansione e conquiste, da Luigi XIV a Napoleone. Nulla ha "fatto" la Germania quanto la grande insurrezione antifrancese del 1813 e le due guerre degli anni '60. Nulla ha "fatto" la Santa Madre Russia quanto Poltava e la "guerra patriottica" del 1812. Non v'è nazione in Europa che non abbia definito la propria identità e creato il proprio territorio senza lottare per la propria esistenza. La riscrittura romantica della storia italiana può servire a puntellare le pretese della classe dirigente, ma non può sostituire la storia vera. Lo voglia o no l'Italia ha bisogno, per esistere, di guerre e di sangue. Il secondo partito non nega l'utilità delle guerre, ma ne valuta più attentamente i costi e i pericoli. Sa che la guerra del 1859 è stata prevalentemente francese, che la spedizione di Garibaldi in Sicilia non basta da sola a provare le virtù guerriere del popolo italiano, che la guerra del 1866 è stata vinta in Boemia, non in Adriatico e nel Veneto. Sa soprattutto, per diretta esperienza, che le guerre costano molto denaro e pesano per molto tempo sul bilancio dello Stato. Per "fare gli italiani" occorre quindi tentare una strada diversa, più graduale, meno rischiosa. Occorre unificare il territorio e le istituzioni, promuovere l'educazione dei cit- 17 tadini creare fra essi i vincoli della convivenza economica e della comunità culturale. Vorrei poter dire che queste due famiglie dell'ideologia risorgimentale corrispondono alle tradizionali denominazioni degli schieramenti politici, che la prima è di destra, la seconda di sinistra. Ma l'affermazione sarebbe del tutto infondata. Durante la prima generazione unitaria è vero, piuttosto, il contrario: la Sinistra è volontarista, aggressiva, nazionalista, mentre la Destra è cauta, poco incline ai colpi di testa e alle avventure militari. Più tardi la distinzione fra le due famiglie attraverserà in diagonale tutta la società politica italiana raggruppando in ciascuno dei campi, fianco a fianco, progressisti e conservatori. Accadrà persino che gli stessi uomini politici, Crispi, Giolitti, Sonnino, persino Mussolini, passino da un campo all'altro perseguendo strategie diverse in momenti diversi della loro vita politica. Si può semplificare affermando schematicamente che Crispi, Salandra, Sonnino e Mussolini cercarono di "fare gli italiani" con la guerra, mentre Spaventa, Sella, Minghetti, Depretis, Giolitti e altri leader minori cercarono di "fare gli italiani" con le riforme, le infrastrutture, la scuola, lo sviluppo economico. L'uomo che dette alla seconda famiglia la sua politica estera più efficace e coerente fu probabilmente Emilio Visconti di Venosta, sette volte ministro degli esteri tra il 1863 e il 1901. Accade spesso nella storia che le grandi strategie politiche siano fondate sull'esito, talora casuale di un episodio. FARE LA GUERRA PER "FARE" GLI ITALIANI La sconfitta di Adua ebbe l'effetto di mettere fuori gioco per parecchi anni il partito del "ferro e fuoco", ma la guerra di Libia, che Giolitti cercò inutilmente di declassare a "fatalità storica", ebbe quello di estendere la voglia di sangue e di cimenti che continuava ad agitare gli animi di una parte delle élite nazionali. Se è assurdo sostenere che la guerra italo - turca fu tra le cause della prima guerra mondiale, è certamente lecito sostenere che essa contribuì largamente a creare i quadri interventisti della primavera del 1915. Entrammo quindi in guerra nel maggio di quell'anno, per "fare gli italiani". Che questo fosse il principale "fine di guerra" dello Stato Italiano è dimostrato dalla spregiudicata indifferenza con cui le élite nazionali presero in considerazione le due alleanze possibili. Il governo italiano era onnivoro, cioè pronto ad espandersi sia verso il Mediterraneo orientale sia verso il Mediterraneo occidentale, perché la guerra era anzitutto un mezzo per "forgiare" l'unità nazionale. Per entrare in guerra, tuttavia, una delle famiglie risorgimentali dovette sbarazzarsi dell'altra con un colpo di mano. Dopo essere stata una monarchia parlamentare, l'Italia divenne improvvisamente per qualche settimana, nella primavera del 1915, un Reich tedesco e Salandra una sorta di cancelliere. Ma non si trattò di colpo di Stato. Lo scontro fu tra le due famiglie dell'ideologia risorgimentale e il duello fu arbitrato dal Re che buttò il peso della monarchia nel campo degli interventisti. Il "METODO MUSSOLINI" Mussolini si presentò al re, sin dalla prima udienza, il 30 Ottobre del 1922, come l'esponente più radicale e intransigente del volontarismo risorgimentale. Le parole "Vi porto l'Italia di Vittorio Veneto", con cui dichiarò di essersi indirizzato a Vittorio Emanuele, indicavano che egli avrebbe, per l'appunto, "fatto" gli italiani col ferro e col fuoco. In realtà, come alcuni dei suoi predecessori, tentò strade diverse, a seconda delle circostanze, e non esitò a fare in alcuni momenti, sia pure con linguaggio sprezzante e tracotante, la politica guardinga della Destra storica. Ma il successo della guerra etiopica, l'ascesa di Hitler e la 18 Benito Mussolini docilità con cui le democrazie accettarono tutti i colpi di mano del Fuhrer, dall’occupazione della Ruhr alla spartizione della Cecoslovacchia, dovettero convincerlo che le sorti del paese erano a un bivio: buttarsi nella mischia per “fare gli italiani” o starsene fuori e rinunciare all'obiettivo. L'idea che l'Italia potesse restare neutrale non gli passò mai per la testa. Considerata nella logica del volontarismo risorgimentale l'ipotesi, del resto, era del tutto irrealistica. I tre maggiori esempi europei - Svizzera, Belgio, Svezia dimostrano che la neutralità incute rispetto e produce i risultati desiderati soltanto quando è sostenuta alle spalle da coesione, fermezza, comunanza di valori e principi, un esercito forte e temuto, vale a dire tutto ciò che ancora faceva difetto "all'Italia di Vittorio Veneto". Furono queste in gran parte le ragioni per cui funzionò bene in Svizzera e Svezia, male in Belgio. Paradossalmente potrebbe dirsi che l'Italia avrebbe potuto essere neutrale soltanto il giorno in cui qualcuno, finalmente, avesse fatto gli italiani. UNA GUERRA CIVILE? Sappiamo che cosa accadde fra il 1940 e il 1943 e sappiamo ormai, grazie al libro di Claudio Pavone, che anche la storiografia progressista ammette essersi combattuta in Italia dal 1943 al 1945 una guerra civile. L'espressione è particolarmente calzante. Più che di guerra tra fascisti ed antifascisti si trattò infatti di uno scontro mortale tra le due famiglie dell'ideologia risorgimentale. Sino a quel momento si erano combattute in Parlamento, si erano scomunicate a vicenda e una di esse, il fascismo, aveva perseguitato l'altra con misure di polizia. Ma durante gli ultimi due anni della seconda guerra mondiale i nipoti del Risorgimento passarono alle armi e si uccisero. Fu questo l'aspetto più tragico di quella vicenda: il Risorgimento diviso in due campi contrapposti, un'Italia non ancora fatta e già lacerata da un insanabile contrasto fra due rami di una stessa IL NASTRO AZZURRO famiglia. La vittima più illustre di questa lotta intestina fu l'uomo che ne comprese meglio di altri il carattere "familiare" e che fece il possibile per interporsi fra i combattenti. Giovanni Gentile fu certamente ucciso dai gappisti di Firenze davanti alla sua villa del Salviatino, ma avrebbe potuto cadere sotto i colpi del fascismo radicale. Così muore Antigone quando cerca di contrapporre le leggi della pietà a quelle della forza. Vinse come sappiamo la "Famiglia" risorgimentale che voleva fare gli italiani con l'educazione civile e con il progresso economico. Per le condizioni in cui si era combattuto un paese sconfitto e diviso dopo una lunga dittatura, gli orrori di una guerra mondiale, una lotta spietata fra nemici "terminali". La guerra fu necessariamente un fratricidio e amputò l'ideologia risorgimentale di un suo membro. Non basta. Quella del partito risorgimentale vincente fu una vittoria di Pirro perché il campo dei vincitori fu dominato durante la lotta da due forze: i comunisti e in misura minore, i cattolici, che non appartenevano alla tradizione del Risorgimento e avevano altri ricordi, altri obiettivi. Si delinea così sin dall'inizio dello Stato repubblicano un contrasto tra coloro che vorrebbero tenere viva l'idea del Risorgimento e coloro che vorrebbero, esplicitamente i comunisti, implicitamente i cattolici, negarne il valore morale, svelarne le ipocrisie, sottolinearne i fallimenti e cancellarne il ricordo. Al centro del dibattito fu spesso la Resistenza, che i "Risorgimentisti", Saragat ad esempio, cercarono di accreditare come ultima "guerra d'indipendenza" e che i comunisti esaltarono invece come lotta di liberazione sociale, insurrezione di popolo, promessa di rivoluzione. A chi vorrà fare la storia dell'idea di Risorgimento durante la prima generazione dello Stato repubblicano propongo alcuni temi di ricerca: i manuali di storia nelle scuole, le discussioni provocate dal libro di Rosario Romeo su Risorgimento e capitalismo e da quello di Mack Smith sulla storia d'Italia, i discorsi presidenziali di Saragat, la graduale scomparsa del 20 Settembre dagli annali delle feste nazionali e infine, il dibattito sull'europeismo. L'EUROPEISMO L'europeismo fu infatti, negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, la preoccupazione dominante di coloro che erano maggiormente consapevoli della precarietà dell'ideologia risorgimentale. Einaudi fu tra i primi a rendersi conto che la guerra perduta colpiva a morte non soltanto il partito "del ferro e del fuoco", ma l'intero Stato nazionale. Sin dall'esilio in Svizzera giunse alla conclusione che l'Italia aveva bisogno per sopravvivere di una nuova ideologia e che soltanto "l'idea d'Europa", come Chabod intitolò in quei mesi le sue lezioni di Milano, poteva dare un senso all'esistenza del paese sconfitto. Fu questa la ragione per cui, contrariamente a Croce, accettò senza esitare la ratifica del trattato di pace: per liquidare un passato fallimentare ed evitare che il paese si attardasse inutilmente nella contemplazione delle proprie frustrazioni. Credo che le ricerche degli storici futuri sul crepuscolo del Risorgimento dovranno concludersi con la fine degli anni '60. Da quel momento in poi lo studioso troverà probabilmente sulla sua strada temi più modesti: il socialismo tricolore, il culto garibaldino e i pellegrinaggi a Caprera di Bettino Craxi, la pietà risorgimentale di Giovanni Spadolini, le stanche discussioni provocate dalle invettive antirisorgimentali di Vittorio Messori e del cardinale Biffi. IL NASTRO AZZURRO LA MORTE DELL'IDEOLOGIA RISORGIMENTALE L'agonia dell'ideologia risorgimentale si protrae nel tempo, ma a chi esige, per periodizzare la storia degli italiani, una data di morte propongo il 1976. L'anno in cui il 73,1% degli italiani concentra il proprio voto tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista. Se si deducono dal resto i voti di Democrazia Proletaria, della Sudtiroler Volkspartei e della Union Valdotaine, alle due vecchie famiglie dell'ideologia risorgimentale rimane il 24,9%, di cui il 6% al Movimento Sociale Italiano e il resto diviso fra socialisti, socialdemocratici, liberali, repubblicani e radicali. Nell'anno in cui Giulio Andreotti diventa presidente del Consiglio, Amintore Fanfani presidente del Senato e Pietro Ingrao presidente della Camera, gli italiani risorgimentali sono ormai minoranza e vivono nel loro paese in una condizione intellettuale analoga a quella che caratterizzava gli orleanisti e i bonapartisti dopo l'avvento della Terza Repubblica. Si potrebbe naturalmente sostenere che l'emergere di forze nuove non comporta necessariamente la fine degli ideali risorgimentali. Perché non riconoscere che il partito comunista e la Democrazia Cristiana hanno accettato il retaggio del Risorgimento e tentato di "fare gli italiani"? Perché non riconoscere che i cattolici furono sin dall'inizio fervidamente europeisti e che i comunisti divennero tali nella prima metà degli anni 70? Non avevano gli stessi ricordi e le stesse tradizioni, ma si proposero di realizzare, con la solidarietà, la giustizia sociale e l'Europa, ciò che i partiti risorgimentali non erano riusciti a compiere nelle generazioni precedenti. La Cassa del Mezzogiorno e gli insediamenti industriali nelle province meridionali furono certamente un tentativo per unificare il paese dando agli italiani eguali possibilità di lavoro, di educazione e di promozione sociale. Ma lo sciagurato risultato di quella politica è sotto i nostri occhi. Il giudizio sulle responsabilità spetta agli storici del futuro, ma non è necessario attendere il loro responso per constatare che la prassi della democrazia consociativa (risorse contro consenso, favori contro voti) ha accentuato le differenze tra le diverse parti della penisola e che la strategia della Cassa del Mezzogiorno è complessivamente fallita. In un momento in cui una parte del territorio nazionale ancora sfugge al controllo giudiziario, poliziesco e fiscale dello Stato Unitario, la distanza fra il sud e il nord è più forte, paradossalmente, di quanto non fosse all'epoca in cui l'Italia era, come scrisse Croce, "divisa in due". Gli anni felici tra il 1850 e il 1860, quando gli intellettuali napoletani e siciliani, lavoravano fraternamente a Torino con i loro amici piemontesi, liguri, lombardi e veneti per preparare un futuro comu- Lavoratori meridionali 19 ne, ci appaiono terribilmente lontani. Occorre risalire alla guerra contro il brigantaggio, ai moti di Palermo del settembre 1866 e ai fasci siciliani per ritrovare l'estraneità che caratterizza oggi i rapporti fra le due parti della penisola. L'ESTRANEITÀ FRA NORD E SUD Questo fenomeno è andato accentuandosi col passare del tempo, ma può farsi risalire, simbolicamente, a due catastrofi naturali: il terremoto in Friuli del 1976 e quello nelle province meridionali del 1980. Se le elezioni nazionali del 1976 registrarono il brusco declino delle forze politiche risorgimentali, i quattro anni che corrono fra i due terremoti segnano nella vicenda dell'Italia unitaria l'inizio del processo di scissione morale fra le due parti della penisola. Per la prima volta gli italiani videro "in diretta", grazie alla televisione, gli effetti in diverse regioni di uno stesso avvenimento naturale: al nord una regione ansiosa di riparare i guasti e ricominciare a lavorare, al sud la macchina perversa di un assistenzialismo senza progetti e prospettive. Non basta. Quei due avvenimenti produssero, sotto gli occhi degli italiani, conseguenze radicalmente diverse; in Friuli un processo modernizzatore che ne ha fatto in pochi anni una delle più intraprendenti regioni mitteleuropee; nelle province meridionali un processo di criminalizzazione che ha sottratto una larga parte della penisola all'impero della legge. Gli stessi denari che hanno permesso al Friuli di costruire nuove infrastrutture e nuove imprese hanno creato in Campania, nella migliore delle ipotesi, opere fittizie, nella peggiore una vasta rete di "intermediari" che ha barattato il denaro dello Stato contro i voti delle clientele elettorali. Alla spaccatura orizzontale fra le regioni settentrionali e meridionali si aggiunge un'altra spaccatura, non meno pericolosa. Il fallimento dell'ideologia risorgimentale nella sua duplice versione militare e civile ha trasformato l'Italia in uno Stato senza fondamenta etico - politiche. UN NEO-CORPORATIVISMO Questo non significa che la sua unità sia in forse: gli interessi comuni prevalgono sulle divergenze. Significa tuttavia che il paese è progressivamente divenuto nel corso di questi ultimi anni una costellazione di grandi corporazioni tribali o professionali, ciascuna delle quali è preoccupata, anzitutto, dalle proprie prerogative e dalla propria autotutela: i giudici, la Banca d'Italia, i giornalisti, le forze dell'ordine, la Commissione Episcopale e le organizzazioni che ne dipendono, le Forze Armate, le nomenklature accademiche, gli apparati burocratici dei partiti e dei sindacati, le clientele della criminalità organizzata e giù sino alle corporazioni minori dei commercianti, dei farmacisti, degli edicolanti, dei tabaccai, dei tassisti. Non tutte le corporazioni hanno la stessa rilevanza. La loro compattezza e coesione dipende dal livello di partecipazione. La corporazione è forte quando il socio si identifica totalmente con essa e trae grandi benefici dalla sua tutela. È debole quando l'identificazione dipende da occasionali interessi di categoria o il socio, per ragioni personali o familiari, divide la propria lealtà fra corporazioni diverse. Ma è la corporazione-tribù ormai la vera Patria degli italiani, l'istituzione attraverso la quale essi trattano con lo Stato. Non esistono più cerimonie pubbliche, in Italia, in cui la comunità nazionale celebra se stessa. Esistono cerimonie corporative in cui la corporazione celebra il diritto di auto elogiarsi e a cui lo Stato rende omaggio con la propria presenza. Si va all'Altare della Patria il 4 Novembre per compiacere la corporazione delle Forze Armate, si va all'inaugurazione dell'anno Giudiziario per compiacere i magistrati, si mandano telegrammi ai meeting di Comunione e Liberazione per rendere omaggio a una particolare tribù della famiglia cattolica, si è votato il lunedì 28 marzo 1994 (e non soltanto domenica 27) per compiacere la nomenklatura dell'ebraismo italiano a cui non era permesso, in linea di principio, votare nel giorno di una propria festività religiosa, eccetera. La fine dell'ideologia non comporta necessariamente la fine dei riti risorgimentali. Gli uomini politici continueranno a salire i gradini del monumento a Vittorio Emanuele, a deporre corone d'alloro, a visitare gli ossari della prima guerra mondiale e quello di El Alamein, a celebrare ricorrenze dimenticate, a commemorare martiri di cui nessuno ricorda più quando e perché siano morti. Così fece Giuliano l'Apostata negli anni in cui i suoi connazionali avevano già smesso di credere agli dei dell'Olimpo. IL VUOTO IDEOLOGICO POST-RISORGIMENTALE L'establishment politico-amministrativo continuerà a parlare il linguaggio del Risorgimento anche per nascondere il vuoto ideologico della repubblica. Ma è difficile immaginare che il nuovo Stato italiano possa costituirsi sulla base di ideali così duramente provati dalla realtà storica e così fortemente minoritari. Nascerà, se i suoi cittadini non riusciranno a dargli un'anima nuova, sulla base di un pragmatico patto di convivenza fra popoli che parlano la stessa lingua, vedono la stessa televisione, partecipano allo stesso campionato di calcio e hanno un evidente interesse a non pregiudicare, con gesti avventati o decisioni emotive, le prospettive della loro comune prosperità. La storia dell'Italia risorgimentale si è conclusa. Quella iniziata negli anni '80 e della crisi presente appartiene ad un libro nuovo che potremmo chiamare, per meglio marcare, la cesura col passato, "dell'Italia post - risorgimentale". dott. Pietro VITALE (giornalista e scrittore) Il calcio sembra essere oggi l’unico collante dell’unità nazionale 20 Sono grato al Prof. Gianni Clara per spunti storici e delucidazioni inviatemi, ed argomenti che sono stati pubblicati su Serenamente, (i quaderni del dott. Alberto Vacca) IL NASTRO AZZURRO VERANO MEMORIA D’ITALIA momenti più importanti del Risorgimento italiano rivivono nelle vicende di numerosi personaggi sepolti al Cimitero Monumentale del Verano, permettendo di ricostruire la nascita e il radicarsi di quel comune sentimento nazionale culminato negli eventi dell'Unità d'Italia e nei primi difficili anni della costruzione dello Stato. Il percorso di visita muove simbolicamente dal monumento commemorativo a Goffredo Mameli e ripercorre gli eventi del 1848 e della I Guerra I d'Indipendenza, che culminò nella brillante parabola della Repubblica Romana, ricordata attraverso i monumenti a Giacomo Medici, Mattia Montecchi e Giuseppe Avezzana. Il ricordo dell'impresa più eroica e suggestiva del nostro Risorgimento, la spedizione dei Mille, prende spunto dalla presenza al Verano delle spoglie dell'unica donna che vi partecipò, Rosalia Montmasson. Mentre un'altra donna, Giuditta Tavani Arquati, richiama il fallimento della soluzione garibaldina alla Questione Romana. Il massacro nel Lanificio Ajani dei cospiratori guidati da Giuditta e la mancata sollevazione del popolo romano contro il Papa Re costituirono infatti il prologo della disfatta di Mentana del 3 novembre 1867. Il "Monumento ai caduti pontifici della battaglia di Mentana", costruito da Virginio Vespignani nel Pincetto Vecchio, celebra al Verano la momentanea vittoria di Pio IX. A poca distanza, il Mausoleo del suo Segretario di Stato, cardinale Giacomo Antonelli, sembra ribadire quell'egemonia del papato su Roma, poi spezzata tre anni più tardi, come ricorda il "Monumento ai caduti per la liberazione di Roma". Si tratta di un anomalo monumento alla memoria, costituito da tre singole tombe a stele affiancate, che rivela così la distanza dalle lotte popolari e dalle imprese militari che avevano segnato il nostro Risorgimento. Al Verano sono ricordati anche alcuni uomini politici, protagonisti dei primi faticosi anni dell'Unità d'Italia. Alcuni, come Antonio Starabba, marchese di Rudinì, rappresentano la difficile fase di risanamento economico dei governi della Destra Storica; altri, come Leonida Bissolati, simboleggiano quella parte dell'eredità risorgimentale repubblicana, che venne a saldarsi con l'emergente ideologia socialista. I LETTERATI D'ITALIA AL VERANO L'itinerario si svolge attraverso grandi protagonisti e personalità meno note, a partire dagli anni del Risorgimento nazionale. Tra i diversi filoni del Romanticismo emergono la poesia patriottica di Goffredo Mameli e di Arnaldo Fusinato, anche se le voci più grandi e suggestive che si ascoltano al Verano riconducono al territorio dialettale, al romanesco di Giuseppe Gioacchino Belli e alle successive espressioni di Cesare Pascarella e, in pieno Novecento, di Trilussa. È nel secondo Ottocento che la nostra letteratura conosce l'esperienza del Verismo ed è proprio su questa linea, ma in chiave molto personale, che si colloca Grazia Deledda, l'unica donna italiana ad aver ottenuto il premio Nobel per la Letteratura (1926). I fermenti della cultura letteraria si espressero anche in senso più corale e globale attraverso l'attività di numerose riviste, come il Marzocco, fondata nel 1896, la Voce di Giuseppe Prezzolini, attiva dal 1908, o La Ronda (1919-1923), cui collaborarono numerosi intellettuali, da Sibilla Aleramo a Emilio Cecchi, da Massimo Bontempelli a Savinio, ad Antonio Baldini. Nel ventennio tra le due guerre la letteratura italiana subì profonde trasformazioni, nonostante le costrizioni censorie della dittatura fascista. La crisi del romanzo ottocentesco e del Verismo portò, da una parte al "Realismo magico" di Bontempelli e al surrealismo di uno scrittore tipicamente isolato come Savinio, dall'altra a un realismo più maturo e consapevole della realtà contemporanea, di cui si fece portavoce Alberto Moravia. Le donne scrittrici comunicano la forza di vite vissute in prima linea, con declinazioni più o meno personali o pubbliche, come Sibilla Aleramo e Natalia Ginzburg. Questo viaggio nella letteratura tocca anche altri ambiti: il mondo dei bambini, attraverso il contributo di Gianni Rodari; il teatro, con Eduardo De Filippo; la critica, sia in senso più accademico sia di impegno politico, nel caso di Gabriele Baldini o di Concetto Marchesi; la poesia, con l'ermetismo di Giuseppe Ungaretti, specchio della vita umana, sospesa tra il mondo reale e quello sognato. IL NASTRO AZZURRO 21 DON LUIGI DE FLAMMINEIS eggendo con interesse il numero 1-2011 (gennaio-febbraio), tutto incentrato sul nostro glorioso Risorgimento, conscia del valore dei grandi protagonisti di esso e del fatto che non si possa esaurire l'argomento tanto facilmente, ho inteso contribuire con questo articolo, possibilmente, per non far perdere la memoria di tanti altri personaggi che parteciparono in modo determinante al processo di unificazione. Uno di questi è stato indubbiamente il mio trisavolo Don Luigi de Flammineis (Cotignano 1800 - 1882) e contemporaneamente bisnonno del Ten. Col. Lucio de Flammineis (M.A.V.M. e già collaboratore amministrativo della Federazione di Pescara) e del gen. C.A. Remo de Flammineis (M.B.V.M.) recentemente scomparso, fratelli di mia madre Lidia. L'Abruzzo, all'epoca, era annesso al Regno delle due Sicilie ma Luigi de Flammineis aveva militato in gioventù con i carbonari, spinto dal grande sogno dell'Unità d'Italia, e si era affiliato ai mazziniani della Giovine Italia nel 1833, anno anche delle insurrezioni. Era nel Consiglio Distrettuale della “Giovine Italia” ma si era reso protagonista dello scioglimento della Guardia Urbana e in seguito aveva assunto il ruolo di Capitano Comandante della Guardia Nazionale (1851). Questo gli costò odi, rancori, vendette e invidie (aveva un vistoso patrimonio) da parte di persone che giunsero a denunciarlo e che gli causarono la condanna a vent'anni di detenzione nelle carceri borboniche dell'isola di Ponza, ma nel 1860 fu scarcerato e scrisse un memoriale "Il martirio politico di Luigi de Flammineis" (1861) edito dalla Stamperia del Vaglio di Napoli, reperibile nella Biblioteca Comunale di Pescara, in cui narra le sue vicissitudini, non temendo di menzionare con nome e cognome, militari, giudici e politici corrotti dell'epoca che non fecero nulla per proscioglierlo dalle false accuse, pur avendo accertato la loro infondatez- L za e quindi la sua innocenza. Fu giudicato da essi un anarchico e affiliato a sette che "cospiravano la indipendenza d'Italia e giuravan fondarla". In carcere (nella stessa cella con Luigi Settembrini) fece conoscenze negative, quali un certo Barone De Ruggiero di Trani che, per scolparsi da gravi accuse di atti politici ignobili, lo coinvolse falsificandone la firma e quindi accusandolo ingiustamente. Anche in questo caso il mio trisavolo ne uscì pulito e innocente (www.deflammineisluigi full text of “la provincia di Bari nel 1848-49”). Rientrato definitivamente a casa, nonostante fosse prostrato nell'animo e negli interessi (gli furono confiscate tutte le proprietà), continuò ad interessarsi delle sorti dell'Italia unita e in particolare modo alle necessità della provincia, come risulta dall’epistolario intrattenuto con esponenti dei primi governi. Si spense cristianamente. Tutto questo non fu indolore né per il suo vistoso patrimonio, che sacrificò alla causa italiana e che, facendo gola purtroppo a troppi, ne causò la sua rovina, né per la famiglia, che non poté seguire nei momenti più importanti quali l'adolescenza e giovinezza dei suoi dieci figli. Ma io, quale discendente, ne sono fiera e orgogliosa perché, nonostante le negatività conseguite, gli ideali di Patria e onore e moralità sono sempre stati i sentimenti ispiratori della famiglia. Grata per l'attenzione quale iscritta al Nastro Azzurro, dopo mia madre e mio padre, Michele Finelli (gen. B. due C.G.V.M. e promozione in S.P.E.), spero con questo scritto di aver ancora un po' contribuito per la continuazione della divulgazione di tali ideali. dott.ssa Patrizia Finelli (Socia della Federazione di Bari) L’isola di Ponza dove don Luigi de Flammineis scontò vent’anni di prigione 22 IL NASTRO AZZURRO GIUSEPPE ZANARDELLI, GRANDE UOMO POLITICO BRESCIANO ra i grandi uomini del Risorgimento che contribuirono in modo determinante all'unificazione italiana, nel centocinquantesimo anniversario dell'unità nazionale, va ricordata la figura e le opere d'un grande statista: Giuseppe Zanardelli, unico bresciano che ha ricoperto la prestigiosa carica di Presidente del Consiglio dei Ministri, precisamente dal 1901 al 1903 durante il lungo regno di Vittorio Emanuele III di Savoia. Giuseppe Zanardelli nacque a Cortina di Nave, in Provincia di Brescia, nell'ottobre del 1826, primo di ben 15 fra fratelli e sorelle, dei quali quattro morirono in età infantile. Il giovane Giuseppe fu un eccellente studente ginnasiale e liceale e si aggiudicò una borsa di studio al prestigioso Istituto Ghisleri di Pavia dove si laureò in legge. Partecipò attivamente ai moti antiaustriaci nel 1848, nel 1849 e nel l859. Il 13 giugno del 1859 preparò il discorso di accoglienza a Giuseppe Garibaldi quando, alla testa dei suoi Cacciatori delle Alpi, il generale entrò in Brescia precedendo di qualche giorno le armate franco-piemontesi di Napoleone III e Vittorio Emanuele II che stavano incalzando vittoriosamente la ritirata austriaca in direzione del Quadrilatero, la nota area difensiva austriaca costituita da fortezze site nelle città di Verona, Peschiera, Mantova e Legnago, collegate da linee rinforzate. Dopo la proclamazione a Torino del Regno d'Italia, avvenuta il l7 marzo del 1861, Zanardelli entrò nella politica attiva. Fu nominato consigliere comunale e poi provinciale di Brescia, ricevendo successivamente anche il conferimento dell'incarico di Commissario Governativo a Belluno. Nel 1876 come deputato al Parlamento a Roma, fu nominato Ministro dei Lavori Pubblici nel governo della sinistra di Agostino Depretis e, due anni più tardi, ebbe l'incarico di Ministro dell'Interno, carica che lasciò poco tempo dopo. Quando gli impegni di governo a Roma glielo permettevano, Zanardelli tornava volentieri a Brescia nel suo studio di avvocato sito in Via Musei, oggi ricordato da una lapide posta sulla facciata del palazzo. Si oppose alla politica detta del "Trasformismo" di F IL NASTRO AZZURRO Agostino Depretis, al punto di dimettersi dagli incarichi governativi per fondare, con gli amici deputati Crispi, Cairoli, Nicotera e Baccarini, la nota "Pentarchia", ossia un movimento parlamentare che faceva capo a questi cinque personaggi. Rientrato dopo un periodo di assenza nella compagine governativa, Zanardelli per ben tre volte fu ministro di Grazia e Giustizia. Nel corso del triplice incarico, si diede alla preparazione del nuovo Codice Penale italiano, che entrò in vigore nel 1890 prendendo proprio il suo nome. Il Codice Zanardelli rimarrà in vigore per molti anni fin quando, in epoca fascista, venne sostituito dal Codice Rocco. Fu Presidente della Camera dei Deputati tre volte e fu lui che durante il suo incarico ricevette per primo il tradizionale regalo del ventaglio che ogni anno, prima della sospensione estiva, viene omaggiato alla terza carica dello stato. Negli anni seguenti, venne eletto anhe Presidente del Senato. Nel 1901 ricevette dal nuovo sovrano Vittorio Emanuele III, l'incarico di formare il governo che durò fino all'ottobre del 1903 quando, per ragioni di salute, si dovette dimettere. In tale carica, svolse una visita di stato nel mezzogiorno, in particolare in Campania, Basilicata e Puglia, per conoscere personalmente la disastrosa situazione economica e sociale di quelle popolazioni. Fu durante la sosta a Sorrento che a Zanardelli, i compositori musicali napoletani fratelli De Curtis, dedicarono la celebre canzone "Torna a Surriento", poi conosciuta in tutto il mondo. Entusiasti della sua presenza e del suo interessamento ai gravi problemi che affliggevano la cittadina campana, gli abitanti volevano che il grande statista facesse un secondo viaggio di lavoro nelle loro zone, ma ciò non fu possibile dato il suo ritiro dalla scena politica. Zanardelli si spense il 26 dicembre del 1903 nella sua villa di Maderno, sul lago di Garda. Il Re, per i suoi grandi meriti, gli conferì il "Collare dell' Annunziata", la massima onorificenza sabauda. Azzurro Alessandro Albertini (Vice Presidente Provinciale di Brescia) 23 D 1861-2011: L’ANNIVERSARIO ... NON SENTITO E I T T O F R A N O I 24 l 2011 è il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Si tratta di un evento importante nella storia nazionale, un evento che avrebbe dovuto unire e rendere più consapevoli noi italiani di oggi di quanto sacrificio sia costato ai nostri bisnonni unificare questo bellissimo paese. E invece sono ancora frastornato dalle sterili polemiche e dai mille distinguo che ho visto comparire sulla stampa, ai quali ho assistito nei dibattiti televisivi, che ho visto essere addirittura oggetto ed ispirazione di saggi storici, politici e di costume. Mi è sembrato che si fosse scatenata una gara a chi trovava il motivo più valido per sminuire o addirittura non considerare l'importanza di questa ricorrenza. Già sul finire del 2010 si sono aperte le polemiche sull'effettività della ricorrenza del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. I motivi addotti per non voler riconoscere l'evento erano essenzialmente due: il fatto che nel 1861, l'Unità d'Italia non fosse ancora completata e che il 17 marzo di tale anno fosse stato proclamato il "Regno d'Italia", cosa che oggi vivendo in uno stato repubblicano, quasi, quasi, molti vorrebbero cancellare (sic!). Per quanto riguarda la celebrazione dell'unità "completa" del nostro Paese, come ebbi a dire già in un mio articolo pubblicato sul n.° 6-2010 a pag. 7, di questo passo l'anno giusto sarebbe il 1924, in pieno periodo fascista, quando anche la questione fiumana e giuliano dalmata fu conclusa con la definitiva annessione all'Italia dei territori d'oltre Adriatico, poi persi con la seconda guerra mondiale. Per la questione relativa al Regno … signori: la storia non si cambia! L'Italia, quando nacque, era un Regno e proprio all'intraprendenza dei Re Carlo Alberto e soprattutto Vittorio Emanuele II di Savoia si deve l'unificazione e la liberazione dalla dominazione austriaca del nostro Paese. Può piacere o no, ma è così! E anche la decisione di Vittorio Emanuele II, di rimanere il "secondo" della sua dinastia a chiamarsi così, sebbene avesse cambiato il suo titolo da Re di Sardegna a Re d'Italia, non può essere motivo di scandalo. Tutt'al più dobbiamo considerarla una curiosità culturale e accettarla come tale. Peraltro, il personaggio era un gran testardo e storicamente dobbiamo prenderlo per quello che è stato, nel bene e nel male. Forse proprio la sua testardaggine gli ha permesso di ottenere il risultato che noi adesso abbiamo celebrato: l'Unità d'Italia. Comunque, dal mio punto di vista, Vittorio Emanuele II è stato sicuramente il miglior Re che l'Italia abbia avuto. Per fortuna, col passare dei mesi e con l'avvenire degli eventi, le polemiche sull'inopportunità della celebrazione si sono sopite. Ma son cominciate quelle che, al contrario, tacciavano di eccessiva debolezza le espressioni celebrative delle istituzioni nazionali. In effetti, a parte il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha presenziato ad un numero impressionante di eventi e celebrazioni portandovi il lustro della sua autorevole ed indiscussa figura, sembra che gli altri rappresentanti istituzionali nella maggioranza dei casi fossero in tutt'altre faccende affaccendati e si recassero a presenziare ad eventi e cerimonie, quasi come un "dovere" di carattere secondario, che li distoglieva da cose "più serie", e che compivano con l'aria di chi proprio non può farne a meno. I giornalisti, sempre a caccia di scoop, chiedevano a tali autorità proprio le motivazioni per cui le celebrazioni del momento presentassero qualche motivo di negatività e … in pratica, l'effetto sulla nazione non c'è stato: quel momento di unione e patriottismo da più parti invocato, che avrebbe dovuto essere la ragione fondante delle celebrazioni, è rimasto fuori dalla porta. Eventi e cerimonie si sono susseguiti in ogni piazza, teatro, chiesa, luogo di ritrovo d'Italia, ma la gente, pur partecipandovi massicciamente, non ha "respirato" il Risorgimento e l'Unità. Perché è potuto avvenire un fatto simile? Sicuramente la ragione ha a che vedere col fallimento, molto ben descritto da Pietro Vitale nel suo bell'articolo pubblicato a pag. 16 e seguenti, della seconda parte della celebre frase di Massimo D'Azeglio: "Si è fatta l'Italia, ora si devono fare gli italiani". E gli italiani, in ben 150 anni di storia comune, non si sono ancora fatti. Abbiamo un bel dire che la prima guerra mondiale ha unito il popolo nell'emergenza. La solidarietà umana nel pericolo è un collante che supera qualsiasi altro sentimento. Quello che è mancato in questi 150 anni di Unità è proprio il sentimento di appartenenza nazionale. Lo avevano ben più radicato e sentito i patrioti risorgimentali che lottarono anche fino alla morte nella speranza di poter vivere in un'Italia libera e unita. Il fascismo ha cercato di inculcarlo negli italiani con la forza, ma come tutte le cose fatte per forza, non ha funzionato. La successiva democrazia repubblicana, celebrando soprattutto l'antifascismo, invece di unire, non si è resa conto che ha diviso il popolo in antifascisti e … "altri". A cosa dobbiamo quindi la mancanza dello spirito di appartenenza nazionale negli italiani? Questa è una domanda alla quale non oso dare risposta ... per ora. gen. Antonio Daniele (Direttore Responsabile de “Il Nastro Azzurro”) IL NASTRO AZZURRO NOTIZIE IN AZZURRO - NOTIZIE IN AZZURRO I LUOGHI DELLA MEMORIA Nell'arco del 2011, 150 anniversario dell'Unità d'Italia, sono stati inaugurati numerosi monumenti, nuovi e restaurati, che rievocano fatti, testimonianze e personaggi del Risorgimento. Eccone l'elenco: – 17 marzo a Roma: Inaugurazione dei busti e delle memorie al "Parco degli Eroi" del Gianicolo, del monumento a Giuseppe Garibaldi, ad Anita Garibaldi, del faro della Libertà, della statua ad Angelo Brunetti detto "Ciceruacchio" ricollocata dal Lungotevere e sistemazione dei giardini; – 20 aprile a Padova: Inaugurazioni dei restauri ai monumenti cittadini: Cavour, Mazzini, Garibaldi e Vittorio Emanuele II; – 9 maggio a Cornuda (TV): Inaugurazione del restauro del monumento Ossario; – 25-27 maggio a Genova, Camogli (GE), San Remo (IM), Savona: Inaugurazione del restauro del monumento a Simone Schiaffino, monumento ai personaggi del Risorgimento, monumento a Raffaele Rubattino, monumenti a Giuseppe Garibaldi, cimitero di Staglieno; – 29 maggio a Firenze: Inaugurazione restauro della Statua di Dante Alighieri; – 30 maggio a Goito (MN): Inaugurazione restauro del monumento al Bersagliere; – 31 Maggio a Palestro (PV): Inaugurazione restauro del Monumento Ossario; – 2 giugno a Trento: Inaugurazione restauro monumento a Dante Alighieri; – 17 giugno a San Martino della Battaglia (BS): Inaugurazione restauro della Torre di S. Martino intitolata a Vittorio Emanuele II alla presenza dei Capi di Stato o di Governo - è stato contemporaneamente presentato il catalogo sul restauro degli affreschi della Torre curato da Fernando Mazzocca.; – 17 giugno a Solferino (MN): Cerimonia militare italo-franco-austriaca sui campi delle grandi battaglie del 1848 - 1859 1866, inaugurazione allestimento permanente del museo della battaglia; – 17 giugno a Solferino Rocca (MN): Inaugurazione restauro Rocca di Solferino; – 17 giugno a Sommacampagna (VR): Inaugurazione lavori di restauro del monumento Ossario di Custoza; – 24 giugno 2011 a San Martino della Battaglia (PV): Inaugurazione nel Museo della Battaglia della nuova sala multimediale dedicata alla battaglia di S. Martino e Solferino con plastico e supporti audiovisivi; – 25 giugno a Custoza (VR): Inaugurazione restauro monumento Ossario e onori ai Caduti; – 27 giugno a Palermo: Inaugurazione presso Palazzo Jung, della mostra del pittore palermitano Aldo Sessa che propone circa 50 bellissime opere realizzate con la tecnica della china su pergamena e dedicate ai siti culturali siciliani, da Marsala a Milazzo, che hanno visto il passaggio di Garibaldi e delle sue truppe. La mostra è rimasta aperta fino al 9 luglio; – 4 luglio a Cagliari: Inaugurazione restauro monumento ai Caduti; – 4 agosto a Ravenna e a Comacchio (FE): Cerimonie in ricordo della morte di Anita Garibaldi e inaugurazione lavori di restauro del "Capanno Garibaldi"; – 8 agosto a Bologna: Inaugurazione restauri dei monumenti cittadini "Monumento del Popolano", "Giuseppe Garibaldi" e "Vittorio Emanuele II"; – 9 settembre a Carrara (MS): Inaugurazione restauro monumento a Pellegrino Rossi; – Settembre 2011 a Venezia: Inaugurazione restauri dei monumenti cittadini: Monumento nazionale a Daniele Manin, Colonna spezzata, Monumento alla Difesa di Venezia, statua equestre di Vittorio Emanuele II a Riva degli Schiavoni; – Settembre 2011 a Reggio Calabria: Inaugurazione del restauro del Museo dove sono conservati i Bronzi di Riace; – 1 ottobre a Napoli: Inaugurazione del restaurato monumento a Giuseppe Garibaldi, piazza Garibaldi (cerimonia solenne di commemorazione dei Caduti del Volturno) e del monumento a Giovanni Nicotera; – 20 settembre a Pisa: Inaugurazione restauro della statua di Giuseppe Mazzini; – Ottobre a Bari: Inaugurazione Statua di Umberto I; – Ottobre 2011 a Palermo: Inaugurazione restauri monumenti a Ruggiero Settimo, a Vittorio Emanuele II, e Obelisco 1860; – Ottobre 2011 a Marsala (TP): Inaugurazione lavori di riqualificazione dell'area del Monumento ai Mille; – 3 novembre a Mentana (RM): Inaugurazione del restauro dell'Ara Ossario di Mentana e del nuovo allestimento del Museo della battaglia del 1867; – 4 novembre a Roma: Inaugurazione restauro monumento a Terenzio Mamiani della Rovere; – 4 novembre a Torino: Inaugurazione Parco Dora Spina 3 e nuova istallazione con testi di Cavour, Inaugurazione restauri monumenti a Cavour, Guglielmo Pepe, Giuseppe Mazzini e Umberto I; – 4 novembre a Milano: Inaugurazione restauri di monumento alle Cinque Giornate, monumento a Giuseppe Verdi, monumento a Cavour, monumento a Vittorio Emanuele II, monumento al Generale Missori; – 4 novembre a Monza (MB): Inaugurazione restauri a Cappella espiatoria, monumento a Giuseppe Garibaldi, monumento a Vittorio Emanuele II; – 11 novembre a Bergamo: Inaugurazione restauri monumento a Vittorio Emanuele II e monumento a Giuseppe Garibaldi; – 21 dicembre a Firenze: Inaugurazione dei restauri dei monumenti cittadini a Bettino Ricasoli, Daniele Manin, Manfredo Fanti, Ubaldino Peruzzi, Caduti di Mentana, Giovanni Boccaccio e le statue degli uomini illustri nella basilica di Santa Croce; – Dicembre a Caprera (OT): Inaugurazione del restauro di Forte Arbuticci e apertura nuovi spazi museali dedicati a Giuseppe Garibaldi. IL NASTRO AZZURRO 25 IL BRIGANTAGGIO: PRIMO DISAGIO SOCIALE DEL NUOVO STATO UNITARIO rincipale argomento delle polemiche antiunitarie è il fenomeno del "brigantaggio", esaltato sia dalla Sinistra che dai nostalgici dell'ancièn règime in un connubio di "rosso" e "nero" che faceva di quegli avvenimenti un evento epocale e unico: la prima vi vedeva i prodromi delle future rivoluzioni antiborghesi del '900, mentre i secondi una riedizione delle "insorgenze" sanfediste antifrancesi di fine '700. Oggi forse è possibile, al di là delle esagerazioni fantapolitiche che straparlano di "congiure" massoniche e di "guerra civile", proporne una disamina pacata che legga quei fatti al di là delle contrapposizioni ideologiche e soprattutto li ricollochi nella loro giusta dimensione. La fulminea avanzata di Garibaldi e il plebiscito dell'ottobre 1860 diedero un'imprevista accelerazione al malcontento delle plebi meridionali, da sempre sfruttate dai notabilati locali, che in una prospettiva di difesa delle proprie posizioni privilegiate avevano abbandonato il campo borbonico sposando, senza forse una piena consapevolezza, la causa unitaria. La prima sollevazione di quelli che furono chiamati in maniera dispregiativa "briganti" è del 7 aprile 1861 a Lagopesole, seguita il 12 da violenti tumulti a Melfi, allargatisi poi agli centri della Lucania, della Terra di Lavoro, del basso Abruzzo, e ad alcune propaggini continentali della Puglia e della Calabria. Pur se con questo ambito territoriale circoscritto, le bande occupano i centri abitati, devastano i palazzi municipali, danno alle fiamme P Scene di brigantaggio 26 carteggi e archivi, massacrano sindaci, insegnanti, impiegati, ufficiali della Guardia Nazionale, chiedono riscatti, estorcono denaro e viveri. Lo scontento popolare, che covava da secoli nelle campagne, aveva trovato nuovo e incandescente alimento nel dissolvimento dell'esercito napoletano, iniziato con l'avanzata di Garibaldi in Calabria e continuato fin dopo la battaglia del Volturno. Mentre gli ufficiali dell'armata napoletana venivano per lo più ammessi nel nuovo Regio Esercito italiano (la preposta commissione militare, già alla fine del febbraio 1861, aveva accolto 2.200 domande sulle 3.600 presentate), uno sterminato numero di sottoufficiali e soldati (gli effettivi dell'armata borbonica ammontavano nel 1860 a circa 100.000), quasi tutti di estrazione contadina, rimase senza occupazione e senza stipendio. L'indizione intempestiva della leva obbligatoria da parte del nuovo governo fu sentita come una provocazione e moltissimi ex militari borbonici si diedero alla macchia: immediata sarà la complicità delle masse contadine che, tramontata l'illusione di un immediato riscatto sociale, si allarmarono per il massiccio rafforzamento del potere delle nuove classi dirigenti. La privatizzazione delle terre demaniali, continuata dopo il decennio napoleonico, assieme alla successiva abolizione degli usi civici avevano infatti danneggiato sempre più il bracciantato agricolo, che in quell'arcaico sistema socioeconomico trovava da secoli le ragioni della propria sopravvivenza. Fu così naturale per i contadini (il cui 80-90% era analfabeta) identificare nel nuovo Stato unitario il "mostro" che prima gli sottraeva i figli per farli soldati e poi, in aiuto ai "galantuomini", li privava di quelle consuetudini quasi primordiali di "usare" terre e pascoli per racimolare il vivere quotidiano. L'incontro fra queste due problematiche farà esplodere il "grande brigantaggio", che imperverserà fino al 1865. La corte borbonica, rifugiatasi a Roma, si attivò perché il fenomeno acquisisse la fisionomia di una guerriglia politica per restaurare il trono e mobilitò reduci dalle guerre civili spagnole e portoghesi, ex militari francesi e criminali abituali, già noti alle galere borboniche e papaline: con l'appoggio dello Stato pontificio (la rivista dei Gesuiti "Civiltà Cattolica" negli anni 1860-1870 si impegnerà senza tregua per accreditare la versione di sollevazioni popolari in nome del trono e dell'altare) furono inviati aiuti e rifornimenti. Il tentativo però di inquadrare militarmente e politicamente l'attività delle bande si scontrò con la vera natura delle insurrezioni, che rimaneva essenzialmente sociale ed economica. Per secoli, fin dall'età dei Viceré spagnoli il Mezzogiorno d'Italia, sottoposto ai vari dominatori di turno, aveva trovato nelle sollevazioni popolari l'unico modo per cercare di ribaltare la situazione di decadenza che l'opprimeva: la violenza dello sfruttamento trovava risposta nella violenza delle plebi, che a volte come nel caso di Masaniello potevano anche conquistare Napoli. Compendio delle contraddizioni del fenomeno del "grande brigantaggio" sarà la vicenda di Josè Borjes, reduce delle guerre civili spagnole. Inviato per coordinare l'attività dei briganti, nel settembre del 1861 riesce a raggiungerne il più famoso, Carmine Crocco, al quale cercherà di imporre la decisione di attaccare Potenza per farne il centro della guerriglia sì da unifi- IL NASTRO AZZURRO care tutte le forze degli insorti. Borjes si rende però subito conto di avere a che fare con facinorosi che sono poco più che delinquenti comuni: nel suo diario, alla data del 3 novembre così annoterà: "… ci rechiamo a Trivigno … dopo un combattimento di oltre due ore ci impadroniamo della città; ma debbo dirlo con rammarico il disordine più completo regna fra i nostri, cominciando dai capi stessi. Furti, eccidi e altri fatti biasimevoli furono la conseguenza di questo assalto. La mia autorità è nulla ... 4 novembre … ci mettiamo in marcia dirigendoci verso il bosco di Cognato, ove giungiamo alle 7. Alle 8 e mezzo sono informato che Crocco, Langlois (uno degli avventurieri francesi, che si spacciava per "generale" e bene si intendeva con i briganti - nda) e i Serravalle (altri briganti) hanno commesso a Trivigno le più grandi violenze. L'aristocrazia del luogo erasi nascosta in casa del sindaco e i sopradetti individui, che hanno ivi preso alloggio, l'hanno ignobilmente sottoposto a riscatto. Più: percorrevano la città, minacciavano di bruciare le case dei privati, se non davano loro denaro. Langlois interrogato da me intorno alle somme raccolte in quel luogo, mi ha risposto che il sindaco gli aveva dato 280 ducati soltanto, e che questo era tutto quanto avevano potuto ottenere". Borjes segnala nel suo Diario il successivo saccheggio del borgo di Calciano (nel territorio di Matera), ove non si fanno distinzioni fra "borbonici" e liberali e poi il 24 novembre di Ripigliano dove "i disordini più inauditi avvennero", tali che "non voglio darne i particolari, tanto sono orribili sotto ogni aspetto". Né da meno è Crocco nel giudicare il legittimista spagnolo. Nella sua autobiografia "Come divenni brigante" (pubblicata nel 1984 da Laicata Editore - Manduria) e spesso citata dalle pubblicazioni antirisorgimentali, dirà che "… vivevo aggredendo, taglieggiando, uccidendo … quando nell'ottobre del 1861 conobbi Borjes … che veniva da noi per arruolare proseliti e reclamare l'ausilio della mia banda, (egli) destò sin dal primo momento nell'animo mio una forte antipatia. Il Serravalle insisteva perché la domanda del Borjes venisse accolta, ma tanto io quanto i miei eravamo propensi a rifiutare, male assoggettandoci a discipline militari abituati a vita libera, e quello che più importava a libero saccheggio". Borjes, ormai esautorato, lascerà il 28 novembre la banda per cercare di rientrare nello Stato Pontificio, ma l'8 dicembre viene intercettato dai bersaglieri a pochi chilometri da Tagliacozzo e, dopo uno scontro a fuoco, fucilato. La ragione di questo fallimento è ben chiara: i briganti, pur innalzando bandiere gigliate e immagini dei Santi, rimangono l'espressione drammatica e spesso incompresa di un grave e diffuso malessere sociale che solo nelle strutture del nuovo Stato poteva trovare una soluzione. Ci fu certo una matrice antiborghese, ma è improprio vedervi una forma di "lotta di classe" o di "rivoluzione agraria" perché i contadini meridionali non avevano ancora una coscienza sociale, né precise rivendicazioni economiche e salariali. Vittime di un sistema basato per lo più sul latifondo, che viveva di colture cerealicole e di pastorizia, i contadini fra morire di fame o darsi alla macchia optarono per questa soluzione, ma ancora una volta imboccarono la strada sbagliata. Amaro il commento di Carlo Alianello, il capofila degli autori antirisorgimentali, laddove nel suo romanzo "L'eredità della Priora" (edizioni Osanna Venosa, 1993, pag. 559) scriverà che "… anche i cafoni sono stati traditi … Chi li ha fatti feroci? Secoli di tristezza cupa dove il pane di vecce o di granone è stato l'unica realtà nella vita e forse l'unica speranza!". Le violenze ci furono senza dubbio da entrambi le parti (le cifre parlano di oltre 5000 "briganti" uccisi in combattimento o nelle immediatezze dal giugno 1861 al 1865), ma non si può parlare di "guerra civile" o di "rappresaglie" di IL NASTRO AZZURRO stampo nazista da parte del Regio Esercito: le cifre delle vittime fornite da "storici" improvvisati o da pubblicazioni localistiche sono assolutamente infondate. Le istituzioni del nuovo Regno d'Italia furono coinvolte in questi problemi, numerose furono le interpellanze di deputati, come il Minervini, e accesi i dibattiti nell'aule parlamentari sui deprecabili eccessi della "pacificazione" militare, cagionati anche dalle efferatezze poste in essere dai briganti, per come hanno riconosciuto gli storici più equilibrati di parte avversa. Nel 1863 il Parlamento italiano potrà leggere gli atti della commissione di inchiesta Massari, di cui facevano parte uomini della Sinistra come Aurelio Saffi e Giuseppe Sirtori. La relazione affrontava le cause recenti e remote del brigantaggio (la dissoluzione dell'esercito borbonico, la coscrizione obbligatoria, l'appoggio dello Stato pontificio con l'ostilità del clero) e individuava i rimedi nella necessaria opera di riscatto morale e civile del Mezzogiorno. Nei decenni successivi, pur nella limitatezza del bilancio dello Stato, il Mezzogiorno sarà destinatario di provvedimenti per un'intensa attività di scolarizzazione, la creazione di infrastrutture di cui era totalmente privo e una politica di investimenti, anche se tutto doveva scontrarsi con tali e tante condizioni di arretratezza che non potevano imputarsi al nuovo Stato nazionale. I risultati giunsero e il Mezzogiorno del 1911, dopo cinquant'anni di Stato unitario, non è certo quello del 1861: un'adeguata rete di collegamenti ferroviari e stradali, nuove strutture portuali, le sue principali città, a cominciare da Napoli, risanate da moderni piani regolatori. La vita culturale del Sud brillerà di personalità come Benedetto Croce, Giustino Fortunato, Matilde Serao, Giovanni Verga, Giovanni Gentile, Luigi Pirandello, e di una vivace produzione giornalistica, mentre le sue classi dirigenti esprimeranno statisti, economisti, cattedratici e militari assurti ai vertici del nuovo Stato, che non conosceva gelosie regionalistiche o mormorii separatisti: non sarà forse il palermitano Vittorio Emanuele Orlando a guidare il governo alla vittoria del 4 novembre 1918, il cui bollettino sarà firmato dal napoletano Armando Diaz? Non da meno fu l'impegno della dinastia sabauda, che pur nell'ambito delle proprie prerogative, si impegnò per incontrare i sentimenti e i consensi delle genti dell'antico regno: Umberto e Margherita, che fin da principi ereditari visiteranno incessantemente tutte le province meridionali, diedero al proprio figlio, dopo il nome di Vittorio Emanuele, quello di San Gennaro, il patrono di Napoli, dove era stato fatto nascere l'11 novembre 1869. Vittorio Emanuele II gli concederà inoltre il titolo di Principe di Napoli, instaurando la prassi di alternarlo con quello di Principe di Piemonte per i successivi eredi al trono. Nel ramo Savoia Aosta troviamo un Duca delle Puglie (titolo portato dal leggendario Amedeo eroe dell'Amba Alagi e oggi dal figlio del Duca d'Aosta) e un Duca degli Abruzzi (predicato assunto dall'altrettanto leggendario principe esploratore e marinaio e oggi da un appena nato nipote del Duca d'Aosta). L'antica capitale ospiterà a Palazzo Reale (dove per decisione di Vittorio Emanuele III sarà accolta la biblioteca nazionale di Napoli), a Capodimonte, a Villa "Maria Pia", la presenza, acclamata e desiderata dei Principi Ereditari e dei Duchi d'Aosta che promossero iniziative culturali, di assistenza e di beneficenza. Le principali manifatture di Napoli, di Palermo, di Bari, di Catania faranno a gara per procurarsi il titolo di "fornitore della Real Casa". Non sarà un caso che al referendum del 1946 il Mezzogiorno tributerà alla monarchia la maggioranza dei consensi: le comprensibili lacerazioni del 1860 erano state così ricomposte e i mali di cui soffre il Sud oggi vanno certamente ricercati altrove. avv. Francesco Atanasio (Presidente Fed.ne di Siracusa e Consigliere Nazionale) 27 LA MARCIA DELLE CAPITALI D’ITALIA E DEL MILITE IGNOTO ella ricorrenza del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, la Federazione Provinciale di Latina dell'Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare, accogliendo la proposta dell'azzurro Michele Maddalena, classe 1940, già protagonista della "Marcia dell'Unità d'Italia", ha promosso la "Marcia delle Capitali d'Italia e del Milite Ignoto" che viene realizzata dall'ideatore con le stesse modalità dell’impresa precedente: una serie di tappe giornaliere di lunghezza media di oltre trenta chilometri e l'incontro all'arrivo con gli esponenti delle istituzioni locali. La Marcia è partita da Torino, piazza Castello il 30 settembre 2011, e ha toccando tutte le città che sono state Capitali degli Stati preunitari (tra cui Firenze, città che ha avuto un doppio ruolo: Capitale del Granducato di Toscana, e successivamente Capitale del Regno d'Italia dal 1865 al 1871), prima di raggiungere Roma, dove ha avuto termine il 3 novembre, esattamente un anno dopo la partenza da trieste della “Marcia dell’Unità d’Italia”, sancendo così un’ideale continuità tra le due imprese. Il percorso completo è illustrato nella tabella accanto. Analogamente a quanto già fatto nel corso della precedente "Marcia dell'Unità d'Italia", il marciatore ha portato con sé alcune pergamene su cui è inscritto un messaggio col quale si riconosce Roma Capitale d'Italia nel 140° anniversario della sua proclamazione a tale ruolo. Un'altra pergamena reca una petizione al Ministro della Difesa affinché egli si adoperi per la "riabilitazione" di circa settecentocinquanta soldati italiani fucilati nel corso della prima guerra mondiale, quasi sempre per la barbara pratica del "sorteggio", su ordine degli alti comandi italiani stessi (testo dell’istanza a pag. 32). Entrambe le pergamene sono sottoposte alla firma delle autorità istituzionali locali (sindaci e loro delegati) man mano che Michele Maddalena procede nella sua impresa con la quale egli vuole, analogamente a quella che ha già compiuto a cavallo tra 2010 e 2011, dare un contributo personale alla celebrazione del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia. Ma la "Marcia delle Capitali d'Italia e del Milite Ignoto" sottolinea, oltre al già citato 140° della Proclamazione di Roma Capitale d'Italia, un altro importante anniversario: il 90° della Traslazione della Salma del Milite Ignoto all'Altare della Patria. L’impresa di Michele Maddalena è quindi l'occasione per rinnovare la conoscenza degli eventi oggetto delle citate ricorrenze ed evidenziare anche alle giovani generazioni, che potrebbero dare per scontata la situazione attuale, quanto sacrificio essi sono costati ai nostri nonni. Antonio Daniele N DIARIO DI MARCIA DI MICHELE MADDALENA T a p p a d i U d i n e - presente il presidente del NA di Udine, Sergio Bertini, il console del Maestri del Lavoro di Udine, il consigliere regionale Giorgio Venier e alcune rappresentanze d'Arma. Il Comando dei Carabinieri ha mandato un giovane tenente. Il sindaco di Udine, Furio Honsell, mi accoglie davanti al Sacrario Monumento ai Caduti. Il sindaco, dopo aver attentamente letto il testo della petizione pro fucilati della prima guerra mondiale, ha firmato la pergamena in veste personale. Dopo la firma, ha fatto riprodurre la pergamena per sottoporla all'approvazione del Consiglio Comunale. T a p p a S a n t a M a r i a L a L o n g a - effettuata per ricordare il sacrificio della brigata "Catanzaro". Il sindaco (purtroppo non ricordo il nome) ha fatto erigere una stele metallica in ricordo dell'avvenimento, inaugurata alcuni giorni prima del mio arrivo alla presenza del vice sindaco di Catanzaro. Il sindaco di Santa Maria si è rammaricato di aver saputo della Marcia troppo tardi, quando, ormai, il Aquileia: tre figuranti in uniforme della prima guerra mondiale 28 cerimoniale era già stato varato. Sul muro di cinta del cimitero del piccolo centro, nel luogo esatto dove avvenne la fucilazione dei 28 militari della "Catanzaro", è visibile la targa commemorativa. Presenti all'incontro con il sindaco, il labaro del NA (portato da Bertini), il labaro dei Maestri del Lavoro e la bandiera dell'associazione "S. D'Acquisto". T a p p a A q u i l e i a - a causa del repentino abbassarsi della temperatura, mi è costata una bella bronchite. All'arrivo sono stato accolto da tre figuranti in divisa d'epoca, poi ho avuto un incontro con i bambini della 5^ elementare. Sergio Bertini, il presidente del NA di Udine, mi ha detto che si è commosso mentre parlavo ai bambini. Beato lui. L'officiante, don Giovanni, prima si è complimentato, poi è tornato indietro e mi ha abbracciato. Non chiedetemi cosa abbia detto. Non lo ricordo nemmeno io. Sarà il luogo. Non dimentichiamo che siamo all'interno della basilica di Aquileia, da dove partì il Milite Ignoto. Erano presenti il presidente del Consiglio Provinciale, Marco Quai e l'assessore Luigino Tomat, in rappresentanza del sindaco. Il regista di tutto è stato il Console dei Maestri del Lavoro di Udine, Mario Caporale. Tra l'altro è anche presidente di un'associazione "Salvo D'Acquisto". T a p p a V e n e z i a - La tappa veneziana è descritta dal comunicato stampa emesso dal Comune di Venezia, che rileva tra l'altro che "Michele Maddalena, il settantenne protagonista solitario della "Marcia delle Capitali e del Milite ignoto", sta percorrendo a piedi mezza Italia, per coprire alcune delle ex capitali preunitarie e giungere infine a Roma. Maddalena è stato accolto ufficialmente questa mattina (8 ottobre 2011 - ndr) a Ca' Farsetti dal presidente del Consiglio comunale e delegato dal sindaco per le manifestazioni dedicate al 150°Aanniversario dell'Unità d'Italia, Roberto Turetta, dato che l'iniziativa, promossa dalla Federazione del Nastro Azzurro di Latina, è stata organizzata proprio in occasione del Centocinquantenario e per ricordare i 140 anni dall'elezione di Roma Capitale e i 90 IL NASTRO AZZURRO della traslazione del Milite Ignoto. Ha spiegato Turetta nel porgere a Maddalena il saluto a nome dell'Amministrazione e della città: "L'auspicio è che quest'iniziativa non sancisca solamente uno scambio di atti formali, ma che riesca a trasmettere alla collettività i significati che rappresenta". La marcia, dedicata a Salvo D'Aquisto e Vincenzo Giudice, tocca infatti alcuni luoghisimbolo che ripercorrono la storia del nostro Paese, dal Risorgimento alle Guerre mondiali, passando però anche per città, come l'Aquila, dove si sono verificate catastrofi naturali, perché - per dirla con le parole di Maddalena - "è nelle sciagure che si tocca con mano la fratellanza tra soccorsi e soccorritori e il senso di appartenenza nazionale." T a p p a S a n P i e t r o i n C a s a l e - B o l o g n a - Il sindaco, Virginio Merola, presenti altre autorità, dopo la firma delle pergamene, ha posato per una foto ricordo insieme al sottoscritto e a Bulgarelli. Il labaro era portato dall'azzurro Davide Nanni. T a p p a P i s t o i a - All'arrivo, sono stato accolto dal Presidente della Federazione del Nastro Azzurro Mario Livi, che mi ha condotto al Palazzo di Giano dal vicesindaco Mario Tuci il quale, molto calorosamente, mi ha consegna- Bologna: foto col Sindaco accanto al Labaro della Federazione to una medaglia ricordo e poi ha apposto la firma sulle pergamene. Erano presenti anche il presidente del Consiglio provinciale Silvano Calistri, il prefetto vicario PERCORSO DELLA MARCIA DELLE CAPITALI E DEL MILITE IGNOTO Chilometri percorsi giornalieri progressivi 1^ 2^ 3^ 4^ 5^ 6^ 7^ 8^ 9^ 10^ 11^ 12^ 13^ 14^ 15^ 16^ 17^ 18^ 19^ 20^ 21^ 23^ 24^ 25^ 26^ 27^ 28^ 29^ 30^ 31^ Venerdì, 30 settembre 2011 Sabato, 1 ottobre 2011 Domenica, 2 ottobre 2011 Lunedì, 3 ottobre 2011 Martedì, 4 ottobre 2011 Mercoledì, 5 ottobre 2011 Giovedì, 6 ottobre 2011 Venerdì, 7 ottobre 2011 Sabato, 8 ottobre 2011 Lunedì, 10 ottobre 2011 Martedì, 11 ottobre 2011 Mercoledì, 12 ottobre 2011 Giovedì, 13 ottobre 2011 Venerdì, 14 ottobre 2011 Sabato, 15 ottobre 2011 Lunedì, 17 ottobre 2011 Martedì, 18 ottobre 2011 Mercoledì, 19 ottobre 2011 Giovedì, 20 ottobre 2011 Sabato, 22 ottobre 2011 Domenica, 23 ottobre 2011 Lunedì, 24 ottobre 2011 Martedì, 25 ottobre 2011 Mercoledì, 26 ottobre 2011 Giovedì, 27 ottobre 2011 Venerdì, 28 ottobre 2011 Sabato, 29 ottobre 2011 Lunedì, 31 ottobre 2011 Martedì, 1 novembre 2011 Giovedì, 3 novembre 2011 IL NASTRO AZZURRO TORINO Abbiategrasso Vimercate Palazzolo sull'Oglio Desenzano del Garda San Bonifacio Casarsa della Delizia Paparotti San Donà di Piave San Pietro in Casale Porretta Terme Pistoia Bagno a Ripoli Montevarchi Terni Terni Antrodoco Poggio Picenze Goriano Sicoli Morcone Fragneto Monforte Aversa Caserta Napoli Pastorano Sessa Aurunca Ausonia Roccasecca Stazione Priverno Stazione Frattocchie Chivasso 22.700 Milano 25.100 Bergamo 30.500 Brescia 28.500 Verona 38.400 Vicenza 29.100 Udine 39.600 Aquileia 32.200 Venezia 41.800 Bologna 26.200 Pistoia 38.200 Firenze 35.800 Montevarchi 38.500 Terni (uso mezzi pubblici Siena (uso mezzi pubblici Rieti 33.900 L'Aquila 34.200 Popoli 35.100 Avezzano 37.500 Pontelandolfo 37.900 Benevento 15.700 Caserta 23.700 Napoli 30.300 Pastorano 44.400 Sessa Aurunca 32.400 Coreno Ausonio25.300 Montecassino 34.100 Frosinone 37.400 Latina 30.700 ROMA 15.600 22.700 47.800 78.300 106.800 145.200 174.300 213.900 246.100 287.900 314.100 352.300 388.100 426.600 - treno) - treno) 460.500 494.700 529.800 567.300 594.200 609.900 633.600 663.900 708.300 740.700 766.000 800.100 837.500 868.200 883.800 29 Kraus Russo, e due rappresentanti del 183° reggimento paracadutisti "Nembo". T a p p a F i r e n z e - Sveglia alle 05.00, questa mattina. La caserma "Marini", dove ho trascorso la notte, è nel sonno più profondo, quando mi avvio lungo la "Pistoiese". Devo percorrere 36 chilometri e la strada, particolarmente dopo Poggio a Caiano, è alquanto trafficata. A Casini, dopo appena 11 chilometri, decido di fare la prima sosta. Sono le 08.30 e la temperatura è alquanto fresca. Certamente aiuta a camminare, ma le fermate diventano micidiali, se prolungate. Sento gelarmi il sudore addosso, mentre sor- Firenze: la firma delle pergamene da parte di un entusiasta consigliere 30 bisco una bella tazza di tè caldo. Poco meno di un quarto d'ora di sosta e si riprende il cammino. Alle 10.00 lascio anche Poggio a Caiano. Secondo la mia tabella di marcia, mi restano altri 14 chilometri e conto di arrivare entro l'una. Dal Comune di Firenze mi arriva una prima telefonata per avvisarmi che mi aspettano per le 13.30. Tiro un sospiro di sollievo. Posso anche rallentare il passo. Intorno a mezzogiorno, altra telefonata. Contrordine: non più alle 13.30, ma alle 14.30. Che faccio, mi fermo? Chiama il generale Russi, dell'UNUCI di Firenze. Mi stanno aspettando sotto il Comune. Guardo l'orologio del cellulare: sono le 12.50 e sono a circa un chilometro dalla piazza della Signoria. Accelero e, 10 minuti dopo, sono arrivato. Breve scambio di saluti e si sale. Ci riceve la segretaria del vice sindaco, il quale mi saluta, esprime le sue congratulazioni e va via: ha un altro impegno. La segretaria, molto efficiente, senza perdersi d'animo, attrezza una piccola cerimonia nella "Sala degli Otto": il malcapitato consigliere di turno - tra l'altro si rivela un appassionato ciclista - è "costretto" a sorbirsi la mia spiegazione sulle motivazioni della Marcia e appone la sua riverita firma sulle pergamene. Firma anche la petizione per la riabilitazione dei fucilati della prima guerra mondiale. Senza indugio alcuno. È alquanto informato sull'argomento e promette che porterà il messaggio all'attenzione del Consiglio Comunale. Oggi, 12 ottobre 2011, ricorre il 519° anniversario della scoperta dell'America, che prende il nome da un prestigioso figlio di Firenze, Amerigo Vespucci. T a p p a B a g n o a R i p o l i - M o n t e v a r c h i - L'automobile messa a disposizione dal Comune di Firenze è stata puntuale: alle 05.30 era già sotto l'albergo, pronta per accompagnarmi a Bagno a Ripoli, da dove inizia la tappa odierna: destinazione Montevarchi. 38 chilometri: una delle più lunghe dell'intera Marcia. La strada, tutta curve per un buon tratto, scende verso la valle dell'Arno e, grazie anche al fresco mattutino, cammino di buona lena. Prima fermata a Incisa. Sono le 08.30 per una bella tazza di té. Poi, Figline Valdarno mi ricorda il precipitoso rientro a Roma, durante la precedente Marcia. Raggiungo San Giovanni Valdarno, intorno a mezzogiorno. Fa un caldo quasi da girone dantesco, ma non posso scoprirmi: sono troppo sudato. Ormai, Montevarchi è vicina e mi concedo una piccola sosta. Arrivo in albergo alle 13.30. Giusto il tempo di una doccia rigeneratrice e un'ora di sonno profondo per recuperare le energie spese, più per la l'abbondante sudorazione, che per la fatica. Alle 17.00 mi viene a prendere Stefano Mangiavacchi, presidente provinciale, nonché vice presidente nazionale del Nastro Azzurro e, dopo una veloce sosta alla locale sezione Carabinieri, mi porta alla Filanda. Il sindaco di Montevarchi firma le pergamene alla presenza dell'intera Giunta. Una visita al museo del Cassero, poi la cena e il meritato riposo. T a p p a T e r n i - È stata anticipata di un giorno per la defezione di Arezzo ("Non abbiamo soldi"). Inoltre, il Comune di Terni ha chiesto di anticipare l'arrivo entro le 12.00. Il che, giocoforza, ha allungato il trasferimento, via treno, con partenza da Montevarchi. Nel frattempo si è inserita la Città di Siena, che è andata ad occupare il posto vacante di Arezzo, purtroppo spostato a sabato, anziché venerdì, ormai occupato da Terni. Per rendere ancora più tragica la faccenda, anche Siena chiedeva l'arrivo entro le 12.00. Orari alla mano, oltre alle dovute raccomandazioni a qualche santo con forti entrature nella gestione ferroviaria, il problema è risolvibile: devo partire da Montevarchi alle 07.17, arrivare a Orte, prendere la coincidenza per Terni (arrivo previsto: ore 11.10), andare in Municipio, far firmare le pergamene al sindaco, tornare a Orte, prendere una coincidenza per Chiusi, un'altra coincidenza per Siena e, se il diavolo non ci mette lo zampino, arrivare a Siena IL NASTRO AZZURRO alle 21.58. Quasi 15 ore di treno! Al mio arrivo a Terni, ho scoperto cosa era successo: i sindaci di Terni e di Siena sono amici. Terni ha chiamato Siena, per parlargli della marcia. Siena, ovviamente, ha voluto essere toccata dalla marcia, ma è fuori dal circuito programmato. A questo punto Arezzo si fa da parte. Terni va ad occupare la giornata di Arezzo e comunica il tutto a Siena che, a sua volta, chiama il marciatore e gli chiede l'inserimento nel circuito. Nasce, così, la due giorni ferroviaria della Marcia delle Capitali e del Milite Ignoto. Quando usufruisco dei mezzi pubblici, ho l'onestà e l'accortezza di dirlo. Il resto si fa a piedi. T a p p a S i e n a - Completa l'imprevista due giorni ferroviaria. Giunto venerdì sera a Siena, proveniente da Terni, sono stato ricevuto dall'assessore allo sport della Città del Palio, alle ore 10.30 di sabato 15 ottobre, accompagnato dal buon Marco Cetoloni, presidente della federazione senese del Nastro Azzurro. Si riparte lunedì. Appuntamento in terra sabina. T a p p a A n t r o d o c o - L ' A q u i l a - Anche se con un pizzico di amarezza, ho dovuto saltare la cronaca della tappa di ieri, partita da Terni per Rieti, iniziata bene, ma finita in modo inglorioso, malgrado l'ottima accoglienza di Filippo Fallerini, presidente Unuci Rieti, coadiuvato dall'ottimo col. Giancarlo Martini, responsabile del Nastro Azzurro sabino. Terni: il Sindaco firma le pergamene Nessun rappresentante dell'Amministrazione era presente al mio arrivo. La scusa? C'era il Consiglio Comunale. Ma il Nastro Azzurro aveva preannunciato il mio arrivo con diversi mesi di anticipo; ribadito dal sottoscritto solo alcuni giorni prima dell'inizio della Marcia. Comunque sia, sono stato ricevuto da un'indaffaratissima segretaria che, con piglio militaresco ("abbiamo tremila cose da fare"), prese le pergamene e le portò alla firma del sindaco. Fare una foto? Manco a pensarci. Mi spiace per i due amici e per le autorità militari che mi hanno accolto in piazza con tanto calore. Archiviata Rieti, si parte per la tappa aquilana. T a p p a L ' A q u i l a - Sveglia alle 05.00 e partenza, in treno, per Sella di Corno. La tappa doveva iniziare da Antrodoco, ma, a causa degli impegni con la Guardia di Finanza, sono costretto ad accorciarla. Guardo l'orologio: sono le 06.30 e devo percorrere 19 chilometri. La temperatura deve essere per forza sottozero. Si cammina bene. Nel silenzio della notte, sento solo i miei passi. Qualche rara vettura sciabola nel buio, che si squarcia per pochi istanti. Poi, tutto torna nel silenzio di prima. Cominciano a delinearsi i primi chiarori dell'alba; la notte cede le sue ombre all'incipiente sorgere del sole e cammino in una gola, anche se siamo poco oltre i mille metri. Un primo IL NASTRO AZZURRO Siena: cordialità dopo la firma raggio di sole indora la cima di una cresta. È uno spettacolo magnifico. Ormai la luce è sempre più diffusa e la cresta illuminata scende verso il fondo valle. Solo adesso mi accorgo dei campi coperti di una candida brina. Ieri sera, a Rieti, ho fatto il "pieno" di cioccolato fondente e ne sgranocchio un quadrello, duro come la pietra. Il calore mi si diffonde per tutto il corpo. Solo le gambe sono poco coperte, ma si cammina. Alle 10.00 sono al Municipio de L'Aquila. Mi si stringe il cuore. Si vede chiaramente che è una sede provvisoria. Le tracce del terremoto sono evidenti, ma la vita scorre. Sono fortunato: incontro la segretaria del sindaco che, ovviamente, non c'è. Faccio le mie rimostranze per la mancata risposta alle tante sollecitazioni e la segretaria mi assicura che, a Coppito, ci sarà l'assessore alle finanze a presenziare alla cerimonia religiosa. Poi chiama una vettura dei vigili e mi fa accompagnare nella caserma della Scuola Sottufficiali della Guardia di Finanza di Coppito, intitolata alla MOVM Vincenzo Giudice. Sono atteso e mi affidano a una giovane tenente viterbese. Sarà la mia ombra per tutta la durata della mia permanenza in caserma. Toccante la funzione religiosa, che ha visto la partecipazione di un folto gruppo di allievi. Don Filippo, il cappellano militare della caserma, è stato superlativo. T a p p a P o p o l i ( p r e l u d i o ) - Peccato il finale della tappa aquilana. Dopo la cerimonia, avevo chiesto all'assessore se potevo usufruire di un passaggio per raggiungere il centro. Ovviamente, non avevano provveduto all'ospitalità. Nessuna recriminazione, in quanto nessuno era tenuto a darla. Però... una modesta comunicazione... Al momento del commiato dalla caserma, l'assessore, dopo essersi consultata con la, fa marcia indietro e mi lascia Napoli: il Sindaco De Magistris e Michele Maddalena 31 140° ANNIVERSARIO DI ROMA CAPITALE a presa di Roma ebbe luogo il 20 settembre 1870 quando, con un’intensa azione di bombardamento, l'artiglieria del Regio Esercito Italiano aprì un varco di circa 30 metri nelle Mura Aureliane, passato alla storia come la "Breccia di Porta Pia", attraverso il quale una compagnia di Bersaglieri seguita da altri reparti fecero irruzione nella Città Eterna. Il successivo 2 ottobre, un plebiscito subito indetto, sancì l'annessione di Roma al Regno d'Italia. Il 3 febbraio 1861, col trasferimento del Governo e del parlamento da Firenze alla Città Eterna, Roma divenne Capitale del Regno d'Italia. Tale evento costituì il momento conclusivo di un'epopea durata dodici anni, dalla seconda guerra d'Indipendenza cominciata nel 1849, e culminata con l'unificazione sotto il Tricolore sabaudo, della maggior parte del territorio italiano. Solo Trento e Trieste mancavano all'appello, ma l'unità d'Italia, già in atto dal 1861, aveva il suo suggello con Roma Capitale. L 23^ tappa, Caserta-Napoli. Con l'accorta regia del segretario del sindaco di Napoli, Alessio Postiglione, Luigi De Magistris mi ha ricevuto davanti a una gremita platea di giornalisti e due studiosi di storia patria e napoletana. Entrambi hanno evidenziato alcuni aspetti salienti della marcia, con chiaro riferimento ai messaggi. È fuori di dubbio che la parte del leone la dovesse fare la straordinaria figura di Salvo D'Acquisto, autentico figlio di Napoli, di cui la Città, non poteva essere diversamente, va fiera. Non sono mancati, però, riferimenti anche alla figura di Vincenzo Giudice, nativo di Eboli. Tanta parte degli interventi dei due studiosi napoletani, professori Aragno e D'Agostino, è stata dedicata alla cultura della memoria storica, alla triste, ma estremamente emblematica, vicenda di Pontelandolfo, alla storia negata, al diritto alla memoria, sacro dovere di ogni cittadino. Molto attento l'uditorio, anche quando, rendendo la parola, ho evidenziato il proficuo detto: "L'unione fa la forza". Ho invitato i presenti a non lasciarsi mai sopraffare dai piccoli e grandi problemi, ma reagire. Sempre. Attraversando Napoli, dalla periferia di Secondigliano e Capodichino, ho potuto constatare che la tanto sbandierata "monnezza" di Napoli è quasi un lontano ricordo. Questo non è un successo piovuto dal cielo, ma è il risultato di una condotta costruttiva, senza sbandieramenti, né enfatizzazioni. Napoli ha le potenzialità per risorgere da sola. L'ha sempre fatto. Questa volta lo sta facendo in silenzio. Al termine del mio intervento, il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha voluto donarmi un prezioso labaro di Napoli ed una sua targa personale, con l'invito a tenere presente la Città nelle eventuali mie prossime iniziative. A mia volta, ho rivolto al sindaco la richiesta di riportare Napoli al suo splendore. Ci siamo stretti al mano. Roma: la “breccia di Porta Pia” come un salame all'ingresso della caserma. Ci sono restati male anche i finanzieri di guardia. Mi ero già preparato ad una seconda sudata, quando un maresciallo si offre di accompagnarmi al centro, per trovare un albergo. "Le dispiace di accompagnarmi alla stazione?" "Ma, l'albergo..." "Non importa! Prendo il treno e me ne scappo a Sulmona." "Come vuole. Per me è lo stesso." E, così, alle 16.00 circa, sono a Sulmona. Entro in un albergo, poso il bagaglio, pago con bancomat e chiedo se c'è una filiale della BNL. La trovo a un centinaio di metri dall'albergo. Mentre sbrigo la mia pratica, qualcuno mi riconosce e, il direttore, anche per ovviare la brutta figura de L'Aquila, mi offre la cena. Signori, è la BNL. Domani andrò a Popoli con l'animo più sollevato. T a p p a P o n t e l a n d o l f o - Questa mattina, il sindaco di Pontelandolfo aveva disposto l'uscita delle scolaresche per le undici, per presenziare alla cerimonia religiosa in suffragio delle vittime del Risorgimento. Il mio arrivo in piazza è stato accolto dal saluto di diverse persone, in primis, il prof. Renato Rinaldi, valente storico di storia locale, che ha fatto della vicenda risorgimentale di Pontelandolfo il motivo dei suoi studi e ricerche. La cronaca è necessariamente scarna: parlano le immagini e lo stupendo articolo del giornale "Il Sannio". Tanta soddisfazione ha sollevato la lettera del presidente nazionale dell'Istituto del Nastro Azzurro, con la quale si annuncia la richiesta ufficiale, da parte dell'Istituto, di una prestigiosa decorazione al Comune di Pontelandolfo. T a p p a C a s e r t a - N a p o l i - Napoli in grande spolvero, questa mattina al palazzo S. Giacomo, per l'arrivo della 32 Roma: Michele Maddalena e il Presidente Carlo Maria Magnani al Vittoriano IL NASTRO AZZURRO IL “VIAGGIO DELL’EROE” NEL 90° ANNIVERSARIO DELLA TRASLAZIONE AL VITTORIANO DELLA SALMA DEL MILITE IGNOTO Esattamente il 4 novembre 1921, Festa della Vittoria e delle Forze Armate, ebbe luogo la tumulazione del Milite Ignoto nel sacello di quel monumento che poteva da allora ben dirsi "Altare della Patria". 90 anni dopo, l'evento è stato rievocato col "Viaggio dell'eroe": un'iniziativa promossa congiuntamente dal Ministero della Difesa e dalle "Ferrovie dello Stato" con il patrocinio della Presidenza della Repubblica, ripercorrendo il tragitto in treno della salma del Milite Ignoto da Aquileia a Roma, avvenuto nel 1921. Il convoglio è partito il 29 ottobre da Aquileia e ha fatto tappa in ben 15 città per Cerimonie commemorative: Udine, Treviso, Padova, Rovigo, Ferrara, Pistoia, Prato, Arezzo, Chiusi, Orvieto e Orte. Il treno con a bordo il Tricolore è composto, oltre a un bagagliaio e alla locomotiva, da tre vetture mostra, una carrozza cinema, dove verranno proiettate immagini storiche, e un carro speciale messo a disposizione da Ferrovie Italiane per riportare importanti testimonianze del tempo a famiglie, a scolaresche e ai tutti coloro vorranno rievocare un percorso ricco di emozioni della storia del nostro Paese. L'idea di scegliere un caduto ignoto tramite il quale onorare il sacrificio e l'eroismo dei soldati d'Italia fu del colonnello Giulio Douhet, poi divenuto famoso nel grado di generale per essere stato l'ideatore della prima dottrina d'impiego delle forze aeree. A scegliere le spoglie, nel 1921, da trasportare a Roma, tra undici "salme senza nome" esposte nella Basilica di Aquileia e provenienti dalle diverse zone del fronte italiano, fu la signora triestina Maria Bergamas, madre di Antonio, fuggito dalle fila austriache e volontario nell'esercito italiano, caduto in combattimento senza che il corpo potesse essere identificato. Il Milite Ignoto è il Soldato Italiano caduto combattendo per la Patria da una forte identità. "Ieri come oggi, le Forze Armate - dichiara il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, presente all'inaugurazione de 'Il Viaggio dell'Eroe' - continuano con orgoglio a rappresentare l'Unità nazionale e sono espressione di tutti gli Italiani. Il loro ruolo è oggi fondamentale come sempre sia quando sono chiamate a fronteggiare le emergenze naturali o a contribuire alla nostra sicurezza interna sia quando, fuori dai confini, sono impegnate a difendere la pace e a contrastare il terrorismo internazionale per costruire un futuro di convivenza pacifica". L'iniziativa si concluderà a Roma il 2 novembre. Sulle note de 'Il Piave mormorò', il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano accoglierà al binario uno della stazione Termini il treno speciale, che dal 3 al 6 novembre sarà aperto alle visite per i romani e i turisti al binario 29. Tappa Roma (finale) Alle ore 16,00 del 3 novembre 2011, all'Altare della Patria ha avuto luogo la cerimonia di deposizione della corona d'alloro, officiata come ogni anno da Assoarma. Quest'anno, accanto allo schieramento dei labari delle Associazioni Combattentistiche e d'Arma, ero presente anch'io, appena giunto a Roma al termine della "Marcia delle Capitali e del Milite Ignoto". Accanto al generale Carlo Maria Magnani, Presidente Nazionale dell'Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare, che ho sempre nel cuore per l'alto patrocinio dato alla Marcia dalla Presidenza Nazionale dell'Istituto, c'erano anche il Presidente di Assoarma, generale Giuseppe Buscemi, e tutti i presidenti o rappresentanti nazionali delle predette Associazioni. Prima di raggiungere l'Altare della Patria, ero stato ricevuto in Campidoglio dal dott. Lanna e dalla signora Maturi del Cerimoniale capitolino i quali si sono scusati per l'assenza del sindaco, Gianni Alemanno, e mi hanno assicura- IL NASTRO AZZURRO Roma: arrivo alla stazione Termini del Viaggio dell’Eroe to che lui in persona vorrà firmare le pergamene entro pochissimi giorni … me lo auguro davvero. Prof. Michele Maddalena (socio della Federazione di Latina) 33 50° ANNIVERSARIO DELL’ECCIDIO DI KINDU Pisa: Il C-119 velivolo protagonista della missione in Congo l continente africano catalizza a tal punto l'interesse delle grandi potenze che alla vigilia della Prima guerra mondiale soltanto due Stati mantegono ancora la loro indipendenza. Così vasto e vario, essoè una grande riserva di schiavi e un punto di appoggio per la navigazione verso l'India; il suo sottosuolo, ricchissimo di giacimenti minerari di ogni tipo, può soddisfare i bisogni economici degli Stati europei; e l'impossibilità della sua struttura sociale e politica di resistere allo straniero lo rende una terra di conquista.Gli accordi di spartizione vengono stipulati con scarso rispetto tanto verso la storia quanto verso la geografia del territorio; i conclamati scopi esclusivamente caritativi, scientifici e filantropici in realtà non vengono mantenuti e l'economia viene organizzata in funzione e a beneficio di quella europea: una situazione, dunque, che ben presto porta l'Africa a essere serva del mercato internazionale. La politica che il re dei belgi Leopoldo II adotta nello Stato libero del Congo, amministrato come una proprietà personale, è rigida, e l'intento propagandato di migliorare le condizioni morali di quella popolazione si trasforma in segregazione razziale e divieti: una politica che egli porta avanti senza rispondere delle sue decisioni né di fronte al Parlamento né di fronte agli altri governi. Divenuto colonia belga nel 1908 - alla morte del re Leopoldo II -, il Congo incomincia una nuova pagina della sua travagliata storia, ma lo stato delle cose sostanzialmente non cambia. E, ottenuta l'indipendenza(30 giugno 1960), la neonata Repubblica Democratica del Congo si trova ad affrontare una realtà non prevista, ma che era facilmente intuibile, data la mancanza di un organismo politico autoctono capace di gestire il potere, di sostituirsi alle autorità civili e militari belghe, nonché di affrontare in maniera efficace le somme difficoltà in cui versa il Paese. Solo pochi giorni per assaporare le gioie della nuova condizione e per la RDC la tanto agognata libertà si trasforma in una gabbia, dove il sogno di un'esistenza prospera lascia il posto alle miserie della guerra civile. Atti di aggressione vengono infatti compiuti a danno della popolazione bianca, la Force Publique si ammutinae l'11 luglio Moïse Tshombe proclama l'indipendenza della ricca provincia mineraria del Katanga, con il benestare delle compagnie di sfruttamento belghe. Questa drammatica situazione spinge il Governo congolese a presentare, il 12 luglio 1960, ufficiale richiesta di aiuto (S/4382) al Segretario generale delle Nazioni Unite, in cui si richiede "l'urgente invio di assistenza militare delle Nazioni Unite. La richiesta è giustificata dall'invio nel Congo di truppe metropolitane belghe in violazione del trattato di amicizia siglato tra il Belgio e la Repubblica del Congo il 29 giu- I 34 gno 1960. Nei termini del trattato, le truppe belghe possono intervenire solo su espressa richiesta del governo congolese. Nessun tipo di richiesta è mai stata fatta dal governo della Repubblica del Congo e perciò consideriamo la non sollecitata azione belga come un atto di aggressione contro il nostro Paese […]. Lo scopo sostanziale della richiesta di aiuto militare è proteggere il territorio nazionale del Congo dalla presente aggressione esterna […]. Sottolineiamo con forza l'estremo e urgente bisogno dell'invio di truppe delle Nazioni Unite", firmato Joseph Kasa Vubu (Presidente della RDC) e Patrice Lumumba (Primo Ministro). Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU risponde alla richiesta del Governo con l'UNSCR 143 del 14 luglio 1960 (S/4387), istituendo l'ONUC. La missione prevede il ritiro delle truppe belghe dal territorio della Repubblica e autorizza il Segretario generale a prendere provvedimenti necessari, in consultazione con il Governo, atti a fornire assistenza militare per quanto possa essere necessario, fino a che le forze di sicurezza nazionale saranno in grado di adempiere pienamente ai loro compiti.Il mandato si mostra complicato fin dall'inizio, e nonostante i provvedimenti intesi a risolvere la crisi, nuove violenze caratterizzano le fasi successive all'indipendenza, quasi a ricordare che il legame con il passato e le sue povertà non è mai stato spezzato e che un destino ineluttabile sovrasta tutto e tutti! Il 17 gennaio 1961 il Primo Ministro Patrice Lumumba viene ucciso a Elisabethville dai secessionisti, la situazione politica diventa sempre più confusa? il che spiega l'instabilità dei vari governi - e le Nazioni Unite, sfiancate economicamente, si vedono costrette ad approvare una nuova risoluzione, per mezzo della quale il Consiglio di Sicurezza autorizza l'ONUC a "impiegare la forza non più solo per autodifesa ma anche per fare applicare il mandato originario del mantenimento della legge e dell'ordine e delle diverse Risoluzioni che nel frattempo erano state emanate per tentare di risolvere il conflitto."È in questo clima di tensione, di pericolosità e di irriducile ostilità tra due blocchi contrapposti di Stati che trovano la morte i tredici aviatori italiani e anche l'allora Segretario generale dell'ONU Dag Hammarsjöld, del quale sempre verrà ricordata la carica ideale e l'intraprendenza in favore della pace. In seguito agli atti di violenza a danno della popolazione bianca, verificatisi nella Repubblica Democratica del Congo qualche giorno dopo la dichiarazione di indipendenza, vari governi europei predispongono dei ponti aerei al fine di proteggere ed evacuare i propri connazionali. Il Governo italiano ordina all'Aeronautica Militare di volare in soccorso degli italiani e l'11 luglio 1960 due C-119 della 46a Aerobrigata Trasporti Medi lasciano l'aeroporto militare di Pisa S. Giusto IL NASTRO AZZURRO CENTRO DI DOCUMENTAZIONE DELLE MISSIONI UMANITARIE DI PACE NEL MONDO abato 22 ottobre, in occasione della cerimonia per i martiri di Kindù svoltasi nella frazione di Ricasoli, è stato presentato ufficialmente dal Sindaco Francesco Maria Grasso e da tutti i capi gruppo in Consiglio Comunale il progetto per la realizzazione del Centro di Documentazione delle Missioni Umanitarie di Pace nel Mondo. La storia per la predisposizione del progetto prende spunto dal 1962 quando la parrocchia di Ricasoli fu promotrice della realizzazione di un monumento e dell'attiguo parco della rimembranza alla memoria dei tredici aviatori italiani trucidati a Kindù, nel novembre 1961 durante una missione umanitaria di pace per conto dell'O.N.U. Una veduta pittorica Viste le richieste dei familiari dei caduti di del Centro Kindù, del Presidente provinciale dell'Istituto Nastro Azzurro, del Presidente della Provincia di Arezzo e dell'On. Rolando Nannicini, che condividono la proposta promossa, l'Amministrazione Comunale di Montevarchi ha individuato nella Frazione di Ricasoli il luogo dove realizzare il Centro Nazionale di Documentazione, Ricerca e Memoria sulle Missioni Umanitarie di Pace individuando nei locali della ex scuola elementare, la sede per realizzare un archivio, un'area consultazione della documentazione raccolta, una foresteria oltre ad un'area verde esterna dove realizzare il "Parco della Memoria". Un'attenta analisi sulla fattibilità dell'intervento in termini tecnici e economici ha individuato nell'abbattimento della struttura esistente, ormai vetusta, la migliore soluzione realizzando una nuova struttura da collocare nella stessa area, ma con caratteristiche strutturali antisismiche e parametri di efficienza energetica elevati. Nel progettare la struttura è stata posta particolare attenzione nel prevedere un edificio e locali che mantengano un aspetto familiare e di tipo comunitario. Sono stati studiati spazi per la catalogazione dei documenti, per l'archiviazione di testi e supporti informatici relativi alle missioni umanitarie di pace e la loro consultazione oltre alla realizzazione di una foresteria. Sono state predisposte ampie aperture vetrate verso il giardino esterno dagli spazi comuni, sia da quelli della foresteria, mentre in corrispondenza dell'ingresso principale e delle uscite dagli spazi comuni, sono previsti degli spazi coperti dove sia possibile stare al riparo dalla pioggia o all'ombra. Tra gli elementi costruttivi sono stati privilegiati materiali quali in prevalenza il legno da lasciare a vista in modo da caratterizzare fortemente l'ambiente. Una struttura prevalentemente in legno di tipo lamellare, con idonea coibentazione, denota caratteristiche costruttive, statiche e termiche elevate che consentono di ridurre i costi gestione e migliorare il confort dei fruitori, oltre a tempi rapidi di esecuzione. La distribuzione interna degli ambienti è studiata per consentire una completa separazione tra il settore destinato alla archiviazione/consultazione e gli spazi pluriuso dei quali uno si trova al piano superiore, nodo di separazione tra le due aree, i servizi igienici, il ripostiglio e la centrale termica. Ad entrambi i settori si accede dall'atrio di ingresso, molto luminoso, mentre separato dall'area pubblica si trova la foresteria, strutturata su due piani, con area soggiorno, pranzo, cucina e servizi igienici al piano terra e zona notte al piano primo. Un'opera importante che verrà affidata nei prossimi giorni, essendo il bando di gara ancora in corso. S per quello di Elisabethville, dando inizio all'Operazione Congo.Conclusa questa prima fase, il contingente aeronautico italiano viene chiamato a operare di nuovo in quella terra, dato che il Consiglio di Sicurezza dell'ONU aveva rivolto alle Nazioni appartenenti all'Organizzazione l'appello di inviare contingenti militari al fine di ristabilire l'ordine e di garantire la sicurezza a quelle popolazioni. Svolgere il proprio lavoro in un ambiente di alto rischio non è semplice, eppure gli aviatori italiani mostrano di possedere una eccezionale preparazione tecnico-professionale, che consente loro di operare anche quando le insidie del territorio africano rendono più difficoltoso il quotidiano svolger- IL NASTRO AZZURRO si delle attività. L'11 novembre 1961 il maggiore pilota Amedeo Parmeggiani, il capitano pilota Giorgio Gonelli, il tenente medico Francesco Paolo Remotti, il sottotenente pilota Giulio Garbati, il sottotenente pilota Onorio De Luca, il maresciallo motorista Filippo Di Giovanni, il maresciallo motorista Nazzareno Quadrumani, il sergente maggiore montatore Silvestro Possenti, il sergente maggiore elettromeccanico di bordo Armando Fabi, il sergente maggiore montatore Nicola Stigliani, il sergente marconista operatore Francesco Paga, il sergente marconista operatore Antonio Mamone e il sergente elettromeccanico di bordo Martano Marcacci volano 35 per una regolare missione, volta a rifornire la guarnigione malese dell'ONU. Giunti a Kindu, essi vengono aggrediti nella mensa ufficiali dell'ONUC dalle milizie congolesi che li credono paracadutisti belgi, e a nulla vale indicare la divisa, il distintivo dell'ONU e attestare la nazionalità italiana: i tredici aviatori vengono uccisi e poi ridotti in pezzi dai soldati, "tutto ciò che restava delle vittime è stato, alla fine, gettato nel fiume."Al turbamento per la tragica morte si aggiunge 36 dunque lo sconcerto per la veemenza dell'ira e la sofferenza per l'impossibilità di dare sepoltura ai loro corpi, dato che nelle acque del fiume Congo sembra concludersi quell'atto di violenza; qualche mese dopo, ritrovate in due fosse comuni nel cimitero di Tokolote,le salme vengono esumate, riportate in Italia e inumate nel monumento-sacrario costruito a Pisa sulla via dell'aeroporto da cui erano partiti. La delicata situazione in cui si vengono a trovare i familiari delle vittime suscita negli italiani un naturale slancio di partecipazione che si concretizza nella raccolta fondi "catena della solidarietà", gestita dalla RAI, e in una sottoscrizione aperta dal quotidiano "LA STAMPA"attraverso "Specchio dei tempi"; tardivi, invece, i risarcimenti da parte dello Stato italiano, riconosciuti dopo tanti anni dalla legge 20 febbraio 2006, n. 91 Norme in favore dei familiari superstiti degli aviatori italiani vittime dell'eccidio avvenuto a Kindu l'11 novembre 1991. Quanto accaduto cinquat'anni fa in quella provincia del Kivu non è storia impressa nella memoria collettiva, sebbene una Medaglia d'Oro al Valor Militare "alla memoria", conferita motu proprio il 24 ottobre 1994 dal Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro e consegnata ai familiari l'11 novembre 1994, strade, monumenti e celebrazioni evochino oggi il ricordo di ciò che fu. Se ne prende atto anche dai prossimi ragguardevoli appuntamenti organizzati dall'Istituto del Nastro Azzurro Federazione di Arezzo in collaborazione con il Comune di Montevarchi: il progetto Memoria, che vede coinvolti gli studenti delle Scuole medie inferiori, e il convegno previsto per il giorno 22 ottobre 2011. Iniziative che intendono avvicinare alla cultura storica, sensibilizzando le nuove generazioni a un quotidiano esercizio della memoria, quale mezzo per arricchire le proprie coscienze. Kindu è una triste vicenda che accomuna molte persone; una tappa del lungo e faticoso percorso di una missione che mostra la sua complessità sin dall'inizio, in una Repubblica assetata di libertà e di sviluppo, ma ancora oggi tormentata dai ribelli, dalle violenze e dallo sfruttamento; la linea del Governo italiano che non cambia dopo l'11 novembre 1961; e gli aeroplani della 46a Aerobrigata che continuano a volare fino al giugno del 1962.Ricordare i nomi e i volti di quegli uomini vuol dire dunque sfogliare non solo la grandezza di una pagina storica, ma anche trasfondere i princìpi di chi ha fatto dono della vita, osservando con lealtà il proprio dovere. Vuol dire avere degli spunti su cui riflettere e su cui dibattere. Vuol dire non dimenticare il dolore che tanti occhi trasmettono. Vuol dire rievocare un fatto che si iscrive nel repentino passaggio del Congo dalla condizione di colonia a quella di Stato indipendente. Da quell'11 novembre 1961 molto tempo è trascorso. Le operazioni per il mantenimento della pace si sono moltiplicatee i professionisti delle Forze Armate italiane, sia uomini che donne, operano fuori dei confini nazionali con indiscussa capacità d'intervento in differenti zone del mondo, per mantenere fede agli impegni presi dall'Italia e per raggiungere gli obiettivi fissati. Elena Mollica IL NASTRO AZZURRO AZZURRI CHE SI FANNO ONORE l dott. Raffaele Messina, Presidente della Federazione di Catania dell'Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare, ci informa che il 23 Giugno 2011 il, Commendator Vincenzo Amone, Socio Benemerito della Federazione catanese, nonché Alfiere e componente del Consiglio Direttivo della stessa, nel corso dell'Assemblea della Confcommercio catanese, in riconoscimento dei meriti acquisiti quale "Maestro ottico" e "Pioniere dell'optometria" é stato eletto Presidente, per la Provincia di Catania, dell'Associazione Ottici ed Optometristi. Al Comm. Amone vengono espresse le congratulazioni dei Soci della Federazione e gli auguri di ulteriori successi professionali. Anche la Presidenza Nazionale dell'Istituto esprime al Commendator Amone le congratulazioni per il prestigioso incarico. I Il Presidente della Federazione di Arezzo e Vice Presidente Nazionale, cav. Stefano Mangiavacchi, ci ha comunicato che un socio della Federazione stessa, il Gen S.A. Bruno TATTANELI, nato a Tuoro sul Trasimento il 17 ottobre 1911, e Decorato di: - Medaglia d'Argento al VM (cielo della Corsica e dell'A.S.) - Medaglia d'Argento al VM "sul campo" (Cielo di Malta) - Medaglia di Bronzo al VM (Battaglia di Pantelleria) - Avanzamento per M.G. - Croce di Ferro concessa dalla Germania Ha compiuto 100 anni. La Federazione di Arezzo dell'Istituto del Nastro Azzurro, tramite il nostro Periodico, gli esprime i più affettuosi auguri per l'importante traguardo raggiunto. CONSIGLI DIRETTIVI Sindaci: Dott. Antonio CIMMINO; Rag. Alessandro CARROZZO Fed. NAPOLI Presidente onorario: Avv. Cav.Gr.Cr. Gennaro PERRELLA Presidente: Col. Dott. Pasquale PARENTE Vice Presidente: Cav. Gennaro LA RANA Segretario-Tesoriere: Serg.Magg. Pietro CAPUTO Consiglieri: Preside Arch. Pasquale CAMPO; Dott.. Ciro CERUTTI, Cav. Uff. Nicola LICCARDO; Cav. Nicola MARAGLINO Presidente del Collegio provinciale dei Sindaci: Cav. Pasquale ARFE' Fed. MESSINA Direttivo Comitato Dame Presedente: Prof.ssa Italia DE SIMONE SANTORO Segretaria: Signora Giuseppa GIUNTA Consigliere: prof.ssa Anna MOLETI PAINO, signore Giusi NAPOLI SCARCELLA, Maria Cristina ALETTI ALEMAGNA RICCIARDI ABBONIAMOCI A “IL NASTRO AZZURRO”! Gentile Lettrice, gentile Lettore, se Lei è già socio dell'Istituto del Nastro Azzurro, è anche automaticamente abbonato alla r i v i s t a , s e n o n l o è e p e r ò v u o l r i c e v e r e l a r i v i s t a , p u ò a b b o n a r s i v e r s a n d o l a q u o t a d i a b b o n amento ordinario: 20 euro; Sostenitore: 25 euro; o Benemerito: 30 euro e oltre, sul c/c postale n . 2 5 9 3 8 0 0 2 i n t e s t a t o a " I s t i t u t o d e l N a s t r o A z z u r r o " , o p p u r e s u l c / c b a n c a r i o d e l l ' I s t i t u t o a c c eso presso la Cassa di Risparmio di Ferrara - filiale di Roma - p.zza Madonna di Loreto, 24 IBAN: IT69A0615503200000000002122. L'abbonamento a "Il Nastro Azzurro" significa: - r i c e v e r e c o m o d a m e n t e a c a s a o g n i d u e m e s i l a r i v i s t a "I l N a s t r o A z z u r r o" o r g a n o u f f i c i a l e d i stampa dell'istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare; - contribuire alle attività dell'Istituto innanzitutto mantenendosene informati; - far parte della ormai ristretta elite di coloro che sostengono e diffondono gli ideali dell'amor di Patria e del Valor Militare; - venire a conoscenza di argomenti e notizie utili nell'opera di sostegno dei precitati ideali. Q u i n d i , s i a b b o n i a "I l N a s t r o A z z u r r o" p e r l ' a n n o 2 0 1 2 ! S e L e i è s o c i o d e l l ' I s t i t u t o , p u ò r e g al a r e p e r N a t a l e l ' a b b o n a m e n t o a p e r s o n e d i S u a f i d u c i a : f a r à u n r e g a l o o r i g i n a l e e d u t i l e e p r obabilmente troverà nuovi soci per il Nastro Azzurro. IL NASTRO AZZURRO 37 CRONACHE DELLE FEDERAZIONI AREZZO La Federazione Provinciale di Arezzo ci ha comunicato la partecipazione ai seguenti eventi e cerimonie: – il 25 aprile, alla presenza delle Autorità Civili, Militari e Religiose è stata celebrata la Festa della Liberazione Nazionale, dopo la S. Messa sono state deposte corone di alloro in memoria dei Caduti ed effettuata la cerimonia dell'alzabandiera. Hanno portato il loro saluto il Sindaco della Città Giuseppe Fanfani, il Presidente della Provincia Roberto Vasai, ed il Presidente del Nastro Azzurro, che rappresentava anche Assoarma, Stefano Mangiavacchi. La Federazione era rappresentata dai Decorati al VM, Dr. Omero Ferruzzi 2 CGVM, Mar. Magg. Augusto Barna MAVM, Avv. Luigi Valentini MBVM; – il 7 maggio, nell'ambito del progetto che coinvolge le scuole della Città di Montevarchi, denominato "Nel 150° anniversario dell'Unità d'Italia l'impegno dell'Italia nelle missioni internazionali di pace", è stata organizzata per gli studenti delle scuole medie, una visita al Museo Storico dell'Aeronautica Militare di Vigna di Valle. Gli studenti sono stati accompagnati dal Vice Sindaco della Città Prof. Giovanni Rossi e dal Presidente della Federazione Cav Stefano Mangiavacchi. Dopo la visita al Museo, la Dott.ssa Elena Mollica, autrice del libro "Kindu, missione senza ritorno", ha tenuto una breve conferenza agli studenti sull'eccidio dei 13 aviatori trucidati a Kindu nel 1961 durante una missione di pace e Decorati di MOVM alla memoria; – l’8 maggio la Federazione ha organizzato nella città di Monte San Savino una celebrazione per il 150° anniversario dell'Unità Nazionale, la cerimonia è iniziata con l'Alzabandiera e l'omaggio ai Caduti presso il Parco della Rimembranza, dove il Presidente della Federazione Cav. Stefano Mangiavacchi ed il Presidente Regionale ANB Cav. Alfio Coppi hanno tenuto i discorsi celebrativi. Presenti numerose Autorità, la Fanfara ANB di Montevarchi, i rappresentanti della Sezione ANCR e numerosi studenti e cittadini. AREZZO Sez. Montevarchi il 25 aprile nella Città di Montevarchi, in occasione dell'Anniversario della Liberazione, è stata inaugurata una lapide in memoria dei Caduti Civili della seconda guerra Montevarchi (AR): inaugurata lapide in memoria dei Caduti civili della 2^ guerra mondiale 38 mondiale e, grazie all'impegno del Capo Nucleo AAA e Consigliere Proinciale del Nastro Azzurro Cap. Riccardo Bartolini figlio del Col. Pilota Ermanno Bartolini Decorato di 3 MAVM Caduto in guerra, è stato inaugurato un Cippo in ricordo dei Caduti dell'Arma Azzurra. Il Cap. Bartolini, nell'occasione ha tenuto il discorso ufficiale esprimendo parole cariche di sentimento patriottico e di memoria. Il Cippo è stato collocato grazie alla collaborazione del Sindaco Giorgio Valentini ai piedi del monumento in memoria dei Caduti della guerra 1940/45; BARI Il 3 maggio alle ore 11,00, il Presidente della Provincia dottor Schittulli, negli ampi locali della stazione marittima del Porto di Bari (dove era stata allestita dall'Autorità Portuale la mostra fotografica per l'Unità d'Italia), alla presenza delle maggiori Autorità civili e militari cittadine, ha presenziato ai festeggiamenti in onore di 5 veterani di guerra (tutti marinai ultranovantenni) tra i quali due soci del Nastro Azzurro: Vincenzo Petruzzelli e Francesco Spizzico, entrambi Decorati al V.M. Il Gen. Giuseppe Picca, Vice Presidente Nazionale del Nastro Azzurro e Presidente della Federazione di Bari, prima di leggere le motivazioni delle Decorazioni, ha fatto notare che anche gli altri 3 marinai avrebbero meritato una Decorazione. Questa però non è arrivata solo perché sono mancati i testimoni e soprattutto è mancato chi avrebbe potuto attivare il lungo iter per la loro concessione. Al termine della commovente cerimonia (animata dalla presenza di numerosi familiari, invitati, amici, e folte rappresentanze delle associazioni combattentistiche e d'arma), il Presidente Schittulli ha distribuito un medaglia ricordo ai 5 veterani. Per la Federazione erano presenti anche i soci Nardi e Bucci. BIELLA e VERCELLI La Federazione Provinciale di Buella e Vercelli ci ha comunicato la partecipazione ai seguenti eventi e cerimonie: – il Presidente della Federazione, Tomaso Vialardi di Sandigliano, partecipando alla celebrazione della Liberazione ha affermato: “Il 25 aprile rappresenta una data fondante della nostra storia contemporanea. È la fine di una guerra mondiale, la fine di una guerra di liberazione e la fine di una guerra fratricida fra italiani di diversa uniforme e diverso ideale politico. La diversità è uno dei fattori identificanti i C o m b a t t e n t i per la Libertà. Lo evidenzia bene un partigiano socialista che fu membro della Consulta, Fermo Solari, nel suo libro intitolato proprio "L'armonia discutibile della Resistenza”, dove ne delinea le tante anime, gli scontri aspri e pericolosi tra le sue componenti, ma ne evidenzia l'obiettivo collettivo e aggregante: la liberazione dell'Italia dall'oppressione nazi-fascista. Questo fu il senso vero della Resistenza, collettivo e aggregante, dove formazioni militari e civili, assolutamente in contrasto per cultura e impegno politico, seppero stringere un patto comune contro un nemico identico, affiancati persino da ufficiali e soldati Tedeschi e da più di 5.000 militari sovietici evasi dai campi di prigionia (oltre 700 nel solo Piemonte): lo ricordano i nomi e le motivazioni di molte M e d a g l i e a l V a l o r M i l i t a r e, IL NASTRO AZZURRO – anche d ' O r o. Questo dovrebbe essere il 25 aprile: la memoria di una vittoria comune su un nemico comune. Purtroppo la politica si è appropriata della Storia, facendo proprio, ad esempio, il ritorno in montagna di qualche centinaio di partigiani armati nell’Italia settentrionale nell'estate del 1946, di per sé un fatto sporadico, ma che fu usato dai partiti dell’una e dell’altra parte come minaccia e ricatto. Ne è scaturito il lungo tempo dell’odio, che per decenni ha falsificato il senso di un pezzo della nostra storia. L'odio non serve a niente e non rimargina le ferite. Solo ritornando ai valori profondi della Resistenza, quelli veri, possiamo trovare la forza morale per costruire e custodire uno Stato democratico. Il fantasma delle armi opposte ai tentativi di rivoluzione ha fatto il suo tempo. Ora è il momento della conoscenza di una storia senza pregiudizi, perché è la non conoscenza del passato, nella sua struttura di fondo, che ha cresciuto una memoria negativa, falsa e contrapposta, frutto di un uso politico privo di scrupoli del 25 Aprile. La Resistenza, se analizzata con equilibrio storico, deve insegnare la presa di coscienza di quello che “è stato” per vivere meglio quello che “sarà”: la coesione civile nel nostro futuro. Per potere dire, con Primo Levi, ricordati che questo è accaduto e non deve più accadere. Il mio augurio, oggi, è che la politica, tutta la politica, tolga le mani dalla storia della Resistenza, di cui nessuno è padrone se non coloro che l’hanno fatta, qualsiasi sia stato l'ideale per cui hanno combattuto, senza distinzioni tra militari e civili, uomini e donne che, pur nella loro differenza, ci hanno restituito una P a t r i a che sta a noi mantenere libera. Se no, è una plateale mistificazione inneggiare ai 150 anni di unificazione di un pezzo d’Italia, che proprio con e nella Resistenza ha trovato il suo compimento.” il 14 Maggio 2011, in occasione della manifestazione celebrativa della costituzione del C o m i t a t o Associazioni d'Arma di Biella, il Presidente della Federazione di Biella e Vercelli dell'Istituto del Nastro Azzurro, Tomaso Vialardi di Sandigliano, ha consegnato al Sindaco di Biella, Donato Gentile, un attestato di benemerenza con la seguente motivazione: “Interprete attento Biella: Attestato di della Terra Biellese, Benemerenza al Sindaco ha saputo riportare al centro delle aspettative di un territorio industriale, moderno e complesso, l'Alto Significato storico e sociale della motivazione della M e d a g l i a d ' O r o a l V . M . concessa alla C i t t à d i B i e l l a, gloriosa delle sue tradizioni risorgimentali”. Al Sindaco di Biella tutti i nostri rallegramenti. ri e religiose. Il Medagliere della Federazione portato dal socio Davide Nanni e scortato dal Consigliere Nazionale Cav. Ugo Bulgarelli e da un Ufficiale dell'esercito, ha aperto la sfilata delle Associazioni d'Arma e Combattentistiche. BRESCIA La Federazione Provinciale di Brescia ci ha comunicato la partecipazione ai seguenti eventi e cerimonie: – il 25 aprile, su invito della Sezione del Nastro Azzurro di Molinetto (Bs), presieduta dal Cav. Felice Gabusi, la Federazione ha partecipato alle cerimonie per la ricorrenza della Liberazione: alla presenza delle locali Autorità religiose, civili e militari, é stata deposta una corona al monumento ai Caduti e successivamente è stata celebrata la S.Messa nella sede Parrocchiale; – il 27 aprile, l'emittente "Telearena", di Verona, ha effettuato alcune riprese di Palazzo Fantoni, sede del Museo Storico del Nastro Azzurro, nonché della Biblioteca comunale e del Centro Studi Storici della RSI; – il 1 maggio, organizzata dalla Sezione UNUCI di Busto Arsizio (Va), gara di tiro presso il poligono di Tradate (Va), con l'utilizzo di cinque armi diverse. Il Presidente della Federazione di Brescia si é classificato ottavo su cinquantuno partecipanti, con 127 punti sui 154 del primo; – il 5 maggio, conferenza presso la Sala Riunioni del Centro Documentale di Brescia, messa gentilmente a disposizione dal Col. Claudio Nocente, sul tema: "Le tappe che hanno condotto all'Unità d'Italia”. Numerosi Presidenti delle altre Associazioni Comattentistiche e d'Arma, hanno ascoltato con interesse il relatore che era il Vice Presidente della Federazione, Comm. A. Albertini; – il 12 maggio, presso il Salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia, sede del Comune di Brescia, il Presidente della Federazione ha partecipato alla conferenza stampa di presentazione del Training Day, competizione di allievi delle scuole secondarie superiori. Gli studenti si cimentano in prove culturali tecniche e sportive, tendenti ad avvicinare i ragazzi alle FF.AA, ai Corpi Armati dello Stato, alla Protezione Civile ed ai Gruppi Volontari di Soccorso; – il 13 maggio, inaugurazione a Rezzato (Bs), della mostra "Motus: la costruzione dell'Unità d'Italia", alla sua seconda tappa dopo quella di Brescia del mese di gennaio. Era presente, in rappresentanza della Federazione di Brescia del Nastro Azzurro il Vice Presidente dell'ANMI, Sig. Ivan Giulianotti che, per l'occasione, ha pronunciato un breve di scorso di saluto. A disposizione del pubblico é stato messo materiateriale illustrativo; – sempre il 13 maggio, nella sala dell'Auditorium del Comune di Roé Volciano (Bs), é stato presentato il volume: “Omaggio di Roé Volciano all'Unità d'Italia. I personaggi del Risorgimento volcianese”. Erano presenti il Sindaco, Sig. Emanuele Ronchi, l'Assessore alla cultura, Sig.ra M. Katia Vezzola ed il curatore del volume, Sig. Antonio Tantari, Socio del Nastro Azzurro. Nel testo sono citati alcuni brani del diario del garibaldino salodiano Giorgio Pirlo, scritto conservato presso il Museo Storico del Nastro Azzurro di Salò. Il Presidente della Federazione ha consegnato ai due pubblici amministratori ed all'autore del libro, un piccolo dono a ringraziamento dell'invito, lasciando anche nella biblioteca comunale, numerosi pieghevoli sul museo. BOLOGNA Il 4 maggio, in occasione dell'anniversario della Costituzione dell'Esercito Italiano, si è svolta una cerimonia militare presso la caserma del 121° Reg.to contraerei "Ravenna" alla presenza delle massime autorità civili, milita- IL NASTRO AZZURRO CATANZARO Il 4 maggio 2011 è stato festeggiato a Catanzaro il 150° Anniversario della Costituzione dell'Esercito Italiano. Ad 39 organizzare la cerimonia il Comando Militare Esercito "Calabria" guidato dal Generale Liborio Volpe che ha richiamato, per l'alzabandiera solenne presso la Caserma "Pepe Bettoja", le rappresentanze delle locali Associazioni Combattentistiche e d'Arma, dei Comitati e dei Corpi Militari. Nel ripercorrere l'istituzione dell'Esercito, figlio dall'Armata Sarda, fino agli sviluppi evolutivi che hanno consentito l'ingresso nella Forza Armata delle donne soldato con pari efficacia e determinante contributo reso quotidianamente, il Generale Volpe ha pubblicamente salutato e ringraziato l'Istituto del Nastro Azzurro, rappresentato dalla locale Federazione "Azzurri dei Due Mari" presieduta dall'avvocato Giuseppe Palaja. Una manifestazione sentita che non poteva rimanere in ombra, mentre sventolava alto il Labaro del Sodalizio, carico di Medaglie a perenne memoria di coloro che si sono sacrificati per la nostra libertà. Tribunale della Dogana il convegno "La memoria degli E r o i - Valori e testimonianze". All'evento hanno partecipato il Presidente della Provincia On. Antonio Pepe, il Sindaco di Foggia, ing. Gianni Mongielli, il Procuratore della Repubblica di Foggia, dott. Vincenzo Russo, e soprattutto il Presidente Nazionale dell'Istituto del Nastro Azzurro, generale Carlo Maria Magnani. Numerosi gli interventi di soci dell'Istituto del Nastro Azzurro: il Presidente della Federazione provinciale di Foggia, ten. Col. Gianni Corvino, il Consigliere Nazionale Brig. CC Lorenzo Brunetti (M.A.V.M.), il dott. Libero Di Paola (M.B.V.M.), l'avv. Giovanni Fulchino (M.B.V.M.), il Lgt. Nicola Scherzi (M.A.V.M.), il M.llo CC Matteo Orlando (M.A.V.M.), l'app. CC Matteo D'Arienzo (M.A.V.M.). GROSSETO FIRENZE Sez. Prato Sabato 7 maggio scorso la sezione di Prato ha celebrato la "Giornata del Nastro Azzurro". Nella chiesa di Sant'Anna in Giolica sono convenuti con i loro Alfieri il Gonfalone del Comune, Decorato di Medaglia d'Argento al V.M., i labari e i vessilli delle Associazionei d'Arma, tra cui il Labaro della Sezione di Prato. La Santa Messa è stata celebrata da Monsignor Basileo Petrà che ha accettato ben volentieri l'incartico da parte del Vicario Generale della Diocesi pratese Monsignor Eligio Francioni, nostro Socio Consigliere, impossibilitato a celebrare il rito a causa di una cura medica assai debilitante. L'antica chiesa era gremita di soci e simpatizzanti fra i quali le autorità: il vice sindaco dott. Goffredo Borchi, l'assessore dott. Giorgio Gilli, il vice questore dott. Vallanzano e il Presidente Interarma Sergio Paolieri che ha ordinato una grande pianta ornamentale, sormontata da un vessillo tricolore, posta davanti all'Altare Maggiore. L'omelia di mons. Petrà ha messo in evidenza il coraggio dei nostri Decorati e soldati tutti e l'aspirazione alla pace con giustizia fra i popoli. Anche la Presidente Anna Cecconi ha rivolto un saluto ai convenuti, ricordando i 150 anni dell'unità d'Italia e i suoi protagonisti. Il generale Bruno Stegagnini, Presidente di Federazione, ha distribuito le tessere sociali ai nuovi iscritti: Massimo Cardini, presidente dell'Ass.ne Carabinieri di Carmignano e Stefano Bernini. Il coro diretto dal nostro socio Claudio Tempestini ha eseguito bellissimi canti sacri liturgici. Prima della benedizione è stata letta la P r e g h i e r a d e l D e c o r a t o. La Federazione Provinciale di Grosseto ci ha comunicato che nel corso degli anni 2010 e 2011 ha svolto le seguenti attività e ha partecipato alle seguenti cerimonie presenziando col Labaro e col Presidente cav. Giovanni Salerno: – a Porto S. Stefano il 9 maggio 2010, in occasione del 150° anniversario della sosta di Giuseppe Garibaldi a Porto Santo Stefano con le navi "Piemonte" e "Lombardo", avvenuta il 9 maggio 1860 per rifornirsi di acqua e carbone, durante l'impresa dei Mille. Erano presenti le massime Autorità civili e militari; fra gli ospiti erano presenti Giuseppe Garibaldi e Guido Palamenghi Crispi, discendenti dai protagonisti dell'eroica impresa. È stata scoperta una lapide commemorativa nel luogo dov'erano ubicati i magazzini del carbone; Porto Santo Stefano (GR): Commemorazione sosta garibaldina – a Grosseto il 2 giugno 2010, per la celebrazione del 64° anniversario della Repubblica, erano presenti alla cerimonia il dott. Giuseppe Linardi, Prefetto di Grosseto, e le massime autorità civili e militari; Prato (FI): Giornata del Nastro Azzurro FOGGIA L'8 aprile scorso, nell'ambito dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell'unità d'Italia, si è tenuto presso il 40 Grosseto: 196° Annuale dell’Arma dei Carabinieri IL NASTRO AZZURRO – – – – a Grosseto il 5 giugno 2010 è stato celebrato il 196° annuale della Fondazione dell'Arma dei Carabinieri con una cerimonia nella caserma del Comando Provinciale presenziata dal Comandante colonnello Rocco Carpentieri e delle massime autorità civili e militari; il 13 giugno 2010, una cerimonia svoltasi presso il Palazzo del Governo di Grosseto ha ricordato due giovani partigiani, Libero Mariani e Spartaco Gianneschi, trucidati per mano nazista il 13 giugno 1944; il 25 giugno 2010, si è svolta presso il Parco della Rimembranza di Grosseto la celebrazione del 236° anniversario della fondazione del Corpo della Guardia di Finanza. All'evento, presieduto dal Comadante Provinciale colonnello Fernando Greco, erano presenti le massime autorità civili e militari; il 1 settembre 2010, all'aeroporto di Grosseto, si è svolta la cerimonia di cambio delle consegne al comando del 4° Stormo dell'Aeronautica Militare fra il colonnello pilota Achille Cazzaniga, cedente, e il colonnello pilota Michele Moretti, subentrante. Erano presenti le massime autorità civili e militari; Grosseto: Cambio di Consegne al Comando del 4° Stormo – il 3 settembre 2010, presso l'Ufficio Circondariale Marittimo di Porto Santo stefano, si è svolta la cerimonia del passaggio di consegne al comando tra il tenente di vascello C.P. Federico Giorgi, cedente, ed il tenete di vascello C.P. Giorgio Capozzetti, subentrante. Erano presenti le massime autorità civili e militari; – per le rappresentanze delle Forze Armate, delle Forze di Polizia e di altre Istitutzioni significative del territorio; il 17 marzo 2011 a Grosseto, in piazza Duomo, si è svolta la cerimonia per il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia. Era presente il dott. Giuseppe Linardi, Prefetto di Grosseto, le massime autorità civili e militari e tutte le Associazioni Combattentistiche e d'Arma. MESSINA La Federazione Provinciale di Messina ci ha comunicato la partecipazione ai seguenti eventi e cerimonie: – Nell'ambito delle celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, il 15 aprile scorso, una rappresentanza della Federazione Provinciale di Messina, ha partecipato alla manifestazione organizzata dalla Brigata Meccanizzata "Aosta" al Teatro Vittorio Emanuele, nel cui foyer è stata inaugurata una mostra di cimeli e documenti storici. Al saluto del Generale B. Gualtiero Mario De Cicco, comandante della Brigata, sono seguite la prolusione del prefetto Francesco Alecci, le conferenze storiche del docente universitario, prof. Salvatore Bottari e del Ten. Colonnello Enrico Casale. A conclusione dell'incontro, si sono esibite con successo le fanfare della Brigata "Aosta" e del 6° rgt. Bersaglieri; – Il 18 aprile, il presidente della Federazione Provinciale, Magg. Randazzo, si è recato a Palazzo Zanca, sede del Comune di Messina, per consegnare al Sindaco Giuseppe Buzzanca l'attestato firmato dal Presidente Nazionale dell'Istituto, Gen. B. Carlo Maria Magnani, relativo alla Marcia dell'Unità d'Italia che il maratoneta Michele Maddalena, socio della Federazione di Latina dell'Istituto del Nastro Azzurro, ha effettuato lungo tutto il Paese, transitando anche per Messina e provincia; – Il 19 aprile, in occasione della celebrazione del Precetto Pasquale, organizzata dal Comando della Brigata mecc. "Aosta", una nutrita rappresentanza dei soci della Federazione e del comitato delle dame, ha preso parte, in Cattedrale, alla S. Messa officiata dall'Arcivescovo Metropolita, Mons. Calogero La Piana, che ha avuto parole di incoraggiamento e di apprezzamento per il lavoro svolto dalle Forze Armate e dai Corpi Armati dello Stato; – il 25 aprile, una rappresentanza della Federazione provinciale, guidata sempre dal suo presidente, e preceduta dal Labaro, ha partecipato alla cerimonia ufficiale per la celebrazione del 66° anniversario della Liberazione, che si è svolta nella Piazza dell'Unione Europea di Messina, durante la quale, come di consueto, sono state deposte corone di alloro al monumento dei Caduti; Porto Santo Stefano (GR): Cambio di Consegne alla Capitaneria di Porto – – il 24 settembre 2010 a Grosseto, nella caserma intitolata al generale Emanuele Berardo di Pralorno, si è svolta la cerimonia di passaggio delle consegne al comando del "Savoia Cavalleria" tra il colonnello Andrea Carrino, cedente, e il colonnello Nicola Terrazzano, subentrante. Erano presenti le massime autorità civili e militari; il 4 novembre 2010, si è svolta presso il Parco delle Rimembranze di Grosseto la cerimonia celebrativa nel quadro delle manifestazioni previste per la Giornata della Forze Armate e dell'Unità Nazionale. Nell'occasione, in piazza Duomo e in piazza Dante, sono stati allestiti spazi IL NASTRO AZZURRO Messina: Commemorazione del 25 aprile – nella prima metà del mese di maggio sono state celebrate "Le giornate del Tricolore nel Valdemone - Il Risorgimento e l'Europa", cui ha partecipato una dele- 41 gazione della Federazione Provinciale dell'Istituto, guidata sempre dal presidente, Magg. Randazzo. Il convegno era articolato in una tre giorni come segue: Primo incontro, il 4 maggio, al villaggio di S. Stefano di Briga, sul tema : "L'arte, la cultura e i valori nel Risorgimento ed oggi per la pace nel mondo". Subito dopo è stato reso omaggio a Biagio Restuccia, Eroe del Risorgimento, sulla cui tomba è stata deposta una corona di fiori dei tre colori. Il 7 maggio, nel villaggio di S. Stefano Medio, un incontro sul tema "I diritti umani e l'Europa". È stata, poi onorata la memoria dell'Eroe garibaldino Saro Parisi e del Maresciallo dei carabinieri Francesco Bonanno, Medaglia d'Argento al Valor Militare. Terzo incontro, il 14 maggio alla Scuola media "Leonardo da Vinci" dove è stato ricordato l'Eroismo di Simone Neri, Sottocapo di prima classe M.M., e quello di Alfio Ragazzi, Maesciallo dei carabinieri caduto a Nassirya. Sono stati, poi, premiati i partecipanti al concorso di poesia e disegno sul tema : "L'anno del Tricolore, i valori e l'amor di Patria. Eroi di ieri e di oggi". A conclusione della giornata, altri incontri culturali come quello sul tema: "Foscolo poeta del Risorgimento e Salvatore Quasimodo poeta della pace". "Le giornate del Tricolore" sono state organizzate dal prof. Domenico Venuti, Commissario dell'Associazione Nazionale del Fante, dai CO. B-G. E. (Corpi Blu di Soccorso Internazionale), dal I° Quartiere e dalla Federazione Provinciale del Istituto del Nastro Azzurro. Messina: Giornate del Tricolore NAPOLI La Federazione Provinciale di Napoli ci ha comunicato la partecipazione ai seguenti eventi e cerimonie: – in occasione del 150° Anniversario dell'Unita' d'Italia, il cav. Mario Ilardo, Vice Presidente della Federazione di Napoli, ha realizzato il volantino qui esposto, che è stato distribuito in congruo numero di copie, a tutti gli azzurri della Federazione, alle locali Istituzioni sia militari che civili e alla Presidenza Nazionale; – il 21 aprile, con un'unica cerimonia la Federazione Provinciale di Napoli ha deposto una Corona d'alloro al monumento ai Caduti di tutte le guerre in Nola ed ha premiato gi studenti della 5° A del Liceo Scientifico "Albertini" di Nola che hanno svolto una interessante relazione sull'"E r o e E n r i c o F o r z a t i" ucciso con altri dieci Ufficiali nell'eccidio di Nola dell'11 settembre 1943. L'Eroe, con alto senso di altruismo, si è offerto in sostituzione di altro commilitone chiamato per essere fucilato gridando: "Sono stato chiamato io". La relazione ha anche tratteggiato la figura dell'Avv. Vincenzo La Rocca, nolano, che ha contributo alla stesura della Carta 42 Costituzionale. La cerimonia è proseguita nella sala Consiliare del Comune dove ha avuto luogo la consegna del "Premio di Studio 2011" agli allievi del Liceo "Albertini": La consegna del Premio è stata preceduta dagli interventi del Sindaco, che ha dato il suo saluto agli intervenuti e al Nastro Azzurro evidenziando il valore degli atti di eroismo, del Col. Dott. Pasquale Parente, alla sua prima manifestazione dopo l'elezione a Presidente della Federazione del Nastro Azzurro di Napoli, che ha illustrato l'importanza del Premio di Studio che la Federazione partenopea assegna annualmente in memoria di un Eroe per ricordare e sollecitare i giovani, tramite questi alti esempi, agli Ideali e ai Valori, quali l'Amor di Patria, la fedeltà alle Istituzioni, la solidarietà. Tra i Decorati presenti: la Prof.ssa Titti Russo figlia del Cap. Aristide Russo M.A.V.M., il Cav. Paolino De Lucia ed il Ten Col. Michele Di Meglio. È intervenuto il Presidente Onorario Cav. Gran Croce Avv. Gennaro Perrella che ha ringraziato il Comune e la Scuola, per aver ospitato la manifestazione, ed il Presidente Parente per aver iniziato la sua Presidenza nel segno della continuità con il "Premio di Studio", hann poi preso la parola il figlio dell'Eroe, Avv. Maurizio Forzati, e il nipote Avv. Enrico, tratteggiando la figura del loro eroico avo ed elogiando l'iniziativa del Nastro Azzurro. Due allievi hanno esposto la loro relazione ed a questi ha risposto il Preside Pasquale Campo, Consigliere del Nastro Azzurro, ponendone in evidenza la pregevolezza dell'elaborato e sottolineandone alcuni passaggi significativi a cui ha poi aggiunto alcune proprie riflessioni su come gli Eroi siano la testimonianza dei Valori, degli Ideali e della cultura di un popolo. Il Preside Campo, inoltre, ha ringraziato la Preside Amelia La Rocca, l'Assessore alle Politiche Culturali Napoli: Il nuovo Consiglio Direttivo alla cericerimonia di Nola IL NASTRO AZZURRO Prof.ssa Maria Grazia De Lucia, che hanno accolto l'invito del Nastro Azzurro a svolgere il Premio e la cerimonia nelle proprie sedi, la Prof.ssa Carmela Scala che ha seguito gli studenti nella metodologia e nell'elaborazione della ricerca, il Prof. Paolino Porciello - Vicario del Liceo - per la disponibilità. La Preside La Rocca ha ricordato che da più anni il Liceo da lei diretto inizia l'anno scolastico l'11 settembre proprio per ricordare quel tragico episodio. L'assessore De Lucia ha sottolineato come è significativo inculcare nell'animo dei giovani il ricordo e l'esempio di quanti hanno contribuito, anche donando la propria vita, al progresso della Società. Dopo il Premio di Studio, la cerimonia si è conclusa con la consegna dei Crest del Nastro Azzurro al Sindaco, alla Preside e all'Assessore alle Politiche Culturali. L'evento è stato riportato da "Il Mattino" del 27 maggio. PALERMO Il 28 aprile 2011, le Infermiere Volontarie del Corpo Militare della Croce Rossa, hanno festeggiatola loro Patrona, Santa Caterina da Siena. La cerimonia ha avuto luogo Nella chiesa del Santissimo Salvatore, gioiello dell'architettura barocca. Erano presenti tutte le Autorità militari e civili. venerdì 8 aprile 2011 alle 18.15, in ricordo degli Alpini Caduti in missione di pace in Afghanistan, si è svolta una funzione religiosa officiata da S. E. Mons. Enrico dal Covolo, S.D.B. e concelebrata da Mons. Angelo De Donatis. Per la Federazione, era presente il Socio comm. dott. Francesco Pariset che ha curato la prima lettura. Oltre a rappresentanze delle nostre Forze Armate, ha partecipato la Sezione Romana dell'Associazione Nazionale Alpini con il suo Presidente, Enzo Fuggetta, ed il Coro Malga Roma presieduto da Camillo Grillo e diretto per l'occasione da Antonino D'Amico, con esecuzione dei canti "La leggenda del Piave, Ai preat, Stelutis alpinis e Sul Cappello che noi portiamo". Nella sua prolusione conclusiva il dott. Claudio Modena, Presidente dell'Associazione dei Veneti a Roma, che ha promosso l'iniziativa, ha ricordato il Cap. Magg. Matteo Miotto, di Thiene (VI) ed il Capitano Massimo Ranzani, di Occhiobello (RO), che si sono sacrificati per portare pace e democrazia nei paesi in via di sviluppo. Dopo la lettura della "Preghiera dell'Alpino" a cura dell'alpino Vittorio Pascasi, nell'antica basilica sono echeggiate le note del "Silenzio fuori ordinanza", eseguito a conclusione della cerimonia dal maestro Domenico Teofili, direttore della Fanfara Gruppo Alpini di Borbona; Palermo: La infermiere Volontarie del Corpo Militare della CRI festeggiano la Patrona PIACENZA Piacenza: un momento dello sfilamento del Labaro della Federazione Il 25 Aprile 2011, in occasione della commemorazione della Liberazione, il Labaro della Federazione di Piacenza, sempre presente alle cerimonie istituzionali, ha sfilato in testa ai vessilli delle Associazioni combattentistiche. ROMA La Federazione Provinciale di Roma ci ha comunicato la partecipazione ai seguenti eventi e cerimonie: – Nella Basilica di San Marco Evangelista al Campidoglio, IL NASTRO AZZURRO Roma: S. Messa in suffragio per gli Alpini nelle di pace – Il 21 aprile 2011,missioni su invito del Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, l'Istituto del Nastro Azzurro, nella persona del Vice Presidente della Federazione di Roma, Dott. Comm. Alberto Rissone, ha partecipato alla solenne celebrazione del 2764° Anniversario della Fondazione della Città. Dopo la deposizione di una corona di alloro al Sacello del Milite Ignoto presso l'Altare della Patria, il Sindaco di Roma ha presieduto in Campidoglio, nell'Aula Giulio Cesare, la cerimonia commemorativa del Natale di Roma alla presenza di numerose Autorità politiche, civili e militari e rappresentanti delle Associazioni Combattentististiche e d'Arma. Dopo il discorso inaugurale del Sindaco, hanno avuto luogo premiazioni ed eventi culturali. Quindi, il Presidente dell'Istituto Poligrafico dello Stato, Roberto Mazzei, ha presentato al Sindaco la medaglia commemorativa del 2764° Natale di Roma che, in considerazione della coincidenza con il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, raffigura su un lato il Palazzo del Campidoglio e sull'altro la quadriga posta sull'Altare della Patria. A seguire, il Presidente di Poste Italiane, Giovanni Ialongo, ha presentato il francobollo celebrativo della ricorrenza. Successivamente, si è svolta la cerimonia solenne del conferimento della cittadinanza onoraria di Roma all'8° Reggimento dei Granatieri di Sardegna e dei Lancieri di Montebello per la difesa della Città nell'anno 1943. Un caloroso applauso è stato quindi tributato al presente Colonnello Piero d'Inzeo, ufficiale dell'arma di cavalleria e cavaliere italiano, vincitore di sei medaglie ai Giochi olimpici, tra cui quelli di Roma del 1960, quan- 43 do suo fratello Raimondo conquistò la medaglia d'oro e lui quella d'argento nel Gran Premio di salto ostacoli; Roma: francobollo commemorativo del Natale di Roma – – – – il 13 aprile 2011, alcuni Soci della Federazione di Roma, unitamente ai Soci di altre Associazioni facenti parte di Assoarma, hanno partecipato all'Udienza Generale che si è svolta in Piazza San Pietro, dove il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato gruppi di pellegrini e di fedeli provenienti dall'Italia e dall’estero. Nel discorso in lingua italiana (lo ha pronunciato in diverse lingue - ndr), il Papa, al termine del ciclo di catechesi sulle vite dei Santi, ha incentrato la sua meditazione sulla santità a cui ogni cristiano è chiamato. Quindi, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti. L'Udienza Generale si è conclusa con la Benedizione Apostolica; sempre il 13 aprile, alle ore 10.30 presso la Basilica di San Pancrazio di Roma, hanno avuto luogo i funerali del Gen. C.A. Enzo Del Pozzo, Presidente Nazionale dell'Associazione Carristi d'Italia. Il Gen. Del Pozzo era stato eletto Presidente il 31 maggio 1982 e sotto la sua presidenza, nel 1986 era stato realizzato il Museo Storico dei Carristi sito in piazza S. Croce in Gerusalemme a Roma. Numerose le Associazioni Combattentistiche e d'Arma presenti, tra cui il Labaro nazionale e vari Labari provinciali dell'Associazione dei Carristi, quello dell'Assoziazione Arma Aeronautica e il Labaro della Federazione provinciale di Roma del nostro Istituto scortato dal Segretario-Tesoriere della Federazione Dott. Stefano Pighini; il 26 aprile, è stato celebrato presso l'Auditorium della Casa Madre del Mutilato di Guerra, il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia, alla presenza del Presidente della Repubblica, delle Associazioni Combattentistiche e d'Arma e di numerose Autorità civili e militari, tra cui il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta ed il Ministro della Difesa Ignazio La Russa. Dopo l'esecuzione dell'"Inno Nazionale" e di altri Inni patriottici da parte dell'orchestra diretta dal Maestro Renzo Renzi, ha preso la parola il Presidente della Confederazione Italiana fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane Sen. Gerardo Agostini che, dopo aver ringraziato per la partecipazione il Capo dello Stato, ha ricordato le tappe salienti che, da quel fatidico 17 marzo del 1861, hanno contribuito a cementare l'unità della Nazione. Sono quindi intervenuti il Generale di Corpo d'Armata Mario Buscemi ed il Ministro della Difesa Ignazio La Russa per ricordare l'importante Roma: 150° anniversario dell’Unità d’Italia 44 ruolo svolto dalle Forze Armate per la stabilità e la sicurezza nazionale. Ha quindi preso la parola il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, tra l'altro, ha sottolieneato l'importanza dell'azione svolta dalle Associazioni Combattentistiche presenti intesa a perpetuare nella memoria le eroiche azioni di quanti, anche con il loro sacrificio, hanno difeso la libertà di cui ora tutti godiamo. Per il nostro Istituto erano presenti il Vice Presidente Nazionale Gen. Arnaldo Cassano ed il Vice Presidente della Federazione di Roma Dott. Alberto Rissone; Su invito del Sindaco di Roma Gianni Alemanno, mercoledì 18 maggio 2011 ha avuto luogo all'Auditorium della Conciliazione, alla presenza di Sua Eminenza Reverendissima il cardinale Agosino Vallini Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, il Concerto "Giovanni Paolo II e Roma - Memoria e Gratitudine”. Presente per la nostra Federazione il Segretario-Tesoriere Dott. Stefano Pighini. ROVIGO La Federazione Provinciale di Rovigo ci ha comunicato la partecipazione ai seguenti eventi e cerimonie: – il 4 Maggio è stato celbrato presso la Caserma "Silvestri" di Rovigo, il 150° Anniversario della Costituzione dell'Esercito Italiano, festa istituita nel 1998, organizzata dal 5° Reggimento Artiglieria Contraerei "Pescara". La cerimonia ha avuto inizio con lo schieramento dei reparti in armi, l'Alzabandiera solenne ed al termine della lettura dei messaggi delle Autorità convenute e del Capo dello Stato, è stata deposta una corona al Cippo ai Caduti. Alla cerimonia erano presenti tutte le Autorità Civili e Militari territoriali, le Associazioni d'Arma e l'Istituto del Nastro Azzurro di Rovigo, con il suo Presidente Graziano Maron ed il Labaro; Rovigo: Celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia – l’8 Maggio si è svolto, sulla piazza Libertà di Copparo (FE), il raduno dei Lagunari. La cerimonia è iniziata con un corteo di Lagunari che hanno sfilato dalla stazione ferroviaria sino a Piazza Libertà dove si sono schierate anche le associazioni combattentistiche con i loro stendardi e porta Medaglie al Valore tra cui la federazione del Nastro Azzurro di Rovigo con il suo Presidente, col suo Alfiere e con il Labaro. Al termine degli interventi da parte delle autorità presenti, si è proseguito con le premiazioni e i riconoscimenti, alle autorità comunali e provinciali, ai Carabinieri di Copparo, ai porta Medaglia delle varie associazioni: è stata donata una pergamena a tutte le associazioni combattentistiche presenti, alla Protezione Civile provinciale e copparese in particolare è stato premiato Luciano Lodi presidente del coordinamento provinciale della Protezione Civile e organizzatore della giornata, con una Medaglia. Alla cerimonia erano presenti tutte le Autorità comunali e parte delle Autorità Provinciali e il presidente dell'associazione Lagunari Estense di Copparo che ha voluto ricordare tutti i Caduti nella varie azioni, in particolare il Capitano Ficuciello e il Caporale Vanzan, uccisi poco tempo fa in missioni fuori area. IL NASTRO AZZURRO SIENA L’ 8 maggio, nella suggestiva Piazza del Campo si sono concluse le celebrazioni in onore di Santa Caterina da Siena, Patrona d'Italia e compatrona d'Europa per volere di Papa Giovanni Paolo II. La manifestazione come ogni anno ha visto schierati sulla piazza, la Fanfara dei Carabinieri, il 186° Reggimento Paracadutisti Folgore, rappresentanze della Marina Militare, dell'Aeronautica Militare, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Croce Rossa. Nel corso della cerimonia il cardinale Paolo Sardi pro-patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta, con la Reliquia della Santa alzata al cielo, ha impartito la benedizione all'Italia, all'Europa e alle Forze Armate. Insieme alle numerose Autorità civili, militari e religiose ed ai Gonfaloni degli Enti Locali, la Federazione del Nastro Azzurro di Siena ha partecipato alla cerimonia aprendo lo sfilamento delle Associazioni Combattentistiche e d'Arma. I numerosi interventi hanno evidenziato come la Santa sia stata una delle personalità più incisive e carismatiche di tutti i tempi. La cerimonia si è conclusa con la sbandierata delle diciassette Contrade e la sfilamento dei Reparti Militari e delle Associazioni Combattentistiche e d'Arma. Siena: Cerimonia per Santa Caterina da e Benedizione delle forze Armate TARANTO La Federazione Provinciale di Taranto ci ha comunicato la partecipazione ai seguenti eventi e cerimonie: – l’8 AprIle 2011 ha avuto luogo la presentazione del gruppo dirigente della Federazione Provinciale di Taranto dell’Istituto del Nastro Azzurro all'Ammiraglio di Squadra Andrea Toscano, nuovo Comandate del Dipartimento dello Jonio e del Canale d'Otranto, con il consueto scambio di “Crest”. Hanno partecipato col Presidente C.F. (to) Luca Bellone de Grecis, il Vice Presidente Francesco Monopoli e il Segretario Alessandro Cilo; Taranto: Presentazione dei dirigenti della Federazione all’Amm. Toscano – a maggio 2011, partecipazione con Labaro al giuramento presso il centro Addestramento Reclute del 1° blocco di Marinai e di Nocchieri di Porto; nell'occasione il Presidente della Federazione C.F.(to) Luca Bellone de Grecis ha consegnato al 1° classificato Nocchiere IL NASTRO AZZURRO di Porto NP/CNA Pietro Ambrosi, il Crest dell'Istituto. Taranto: Consegnato il Crest al 1° classificaclassificato al corso Nocchieri di porto TORINO La Federazione Provinciale di Torino ci ha comunicato la partecipazione ai seguenti eventi e cerimonie: – il 12 aprile, Precetto Pasquale: la celebrazione, organizzata dal Comando Regione Militare Nord per il personale delle Forze Armate e dei Corpi Armati dello Stato, ha avuto luogo nella Basilica Maria Ausiliatrice di Torino. La funzione religiosa è stata officiata da Sua Eccellenza Mons. Cesare Nosiglia, Vescovo di Torino, e concelebrata con i Cappellani Militari della Zona Pastorale di Torino. La nostra Federazione ha appoggiato l'iniziativa con una lettera di invito a tutti gli Azzurri a partecipare numerosi; invito che è stato accolto da un folto numero di partecipanti della Federazione medesima, presenziati dal Labaro e dai Sindaci Franco Provero e Giovanna Cresta unitamente a tutte le altre Associazioni Combattentistiche e d'Arma; – il 16 e 17 aprile 2011, nell’ambito dei Raduni Nazionali delle Associazioni d'Arma previsti a Torino in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia, ha avuto luogo il Raduno Nazionale dell'Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna, primo della serie: due giorni di manifestazioni e cerimonie culminate il 16 sera, con il concerto tenuto dalle fanfare dei Granatieri in alta uniforme nella Piazza San Carlo, e con la solenne parata e sfilamento dei militari e radunisti tra via Roma e Piazza San Carlo, dopo l'alza bandiera del 17 aprile. Sono sfilate anche le varie Associazioni d' Arma con in testa il Labaro della Federazione Provinciale di Torino dell'Istituto del Nastro Azzurro scortato dai due Sindaci Franco Provero e Giovanna Cresta; – il 4 maggio è stato commemorato a Torino il 150° anniversario della costituzione dell'Esercito Italiano. La solenne cerimonia dell'alza Bandiera nella Piazza Castello si è svolta alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Dai Granatieri in alta uniforme agli Alpini, agli Ufficiali della Scuola di Applicazione, ai vari reparti dell'Esercito, tutte le rappresentanze delle varie specialità del nuovo moderno Esercito Italiano si sono schierate nella piazza di fronte alle tribune, folte di personalità di ogni campo, ed hanno poi sfilato in parata, al suono delle Bande dei Granatieri di Sardegna, dopo l'alza Bandiera e le varie allocuzioni tra le quali quelle del Ministro della Difesa Ignazio La Russa, del Capo di Stato Maggiore della Difesa, del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito. La piazza è stata sorvolata ben due volte dalla formazione delle Frecce Tricolori. Una folla di torinesi, e non solo, con Bandiere Tricolori ha tributato innumerevoli applausi ai reparti in sfilamento. Sotto le tribune erano schierate le varie Associazioni d'Arma con i loro vessilli, tra i quali il Labaro della Federazione Provinciale di Torino dell'Istituto del Nastro Azzurro, scortato dal Sindaco della Federazione Giovanna Cresta. In tribuna il Vice Presidente Nazionale dell'Istituto del Nastro Azzurro Gen. Arnaldo Cassano e il Commissario Straordinario della Federazione di Torino Cav. Franco Provero. 45 RECENSIONI DALLA BRECCIA DI PORTA PIA ALL'IMPRESA DI FIUME a cura di Marco Savarese e Tommaso Valeri Comune di Sutri, Assessorato alla Cultura, luglio 2011 23,5 X 17 - pagg. 112 - Può essere richiesto direttamente al Comune di Sutri, Assessorato alla Cultura - piazza del Comune, 32 - 01015 Sutri (VT). Si tratta di un libro-catalogo, ultimo di una serie di opere che da marzo 2011 vedono il Comune e l'assessorato alla Cultura di Sutri impegnati nei festeggiamenti e celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia. Il testo si snoda attraverso cinquanta anni di storia italiana (1870-1920) ripercorrendo, mediante una ragionata monografia introduttiva, le vicende che hanno segnato confini e destini di tutta l'Europa. Per l'Italia fu il compimento di quella tanto agognata unità che aveva preso le mosse dai moti risorgimentali delle prime tre guerre di Indipendenza. Grazie all'apporto dello staff dell'area cultura e dei due curatori della mostra supportati da ben tredici collezionisti di livello nazionale, scorrono come istantanee d'un tempo tanto lontano quanto vivo nell'immaginario collettivo della nostra Nazione, stampe d'epoca, medaglie, onorificenze, quotidiani, figurini storici da collezione, documenti originali di rilevante interesse storico ed ancora, uniformi, elmi, oggetti d'uso quotidiano, volantini e bandiere. Il libro-catalogo si rivolge soprattutto ai giovani i quali, con esso, ricevono oggi idealmente il retaggio di quei valori e sacrifici che consentirono al nostro Paese di non essere più una mera entità geografica. DIRITTI: OGNI DONNA E OGNI UOMO È UN MONDO a cura di Simonetta Maestri - TLA Editrice, aprile 2010 - 21 X 15 - pagg. 68 - ISBN 88-7400-030-8 - Può essere richiesto direttamente a TLA Editrice, via Zucchini, 79 - Ferrara - e-mail: [email protected]. "L'incontro tra Scuola e Territorio è sempre fonte di importanti opportunità di crescita per le nostre ragazze e i nostri ragazzi. Che questo binomio sia inscindibile ritengo che sia nella consapevolezza dei più, poiché le nuove generazioni appartengono al territorio e il territorio attraverso la Scuola investe sulla loro crescita affinché oggi possano costituire importanti promesse e domani essere risorse per il suo futuro." Così il professor Giovanni Fioravanti, Dirigente Scolastico dell'Istituto Comprensivo n.3 di Ferrara, che comprende la Scuola Media "F. De Pisis", illustra il libro 46 scaturito da un progetto didattico durato un anno. Gli studenti della scuola media "De Pisis" hanno la fortuna di operare in una realtà istituzionale e comunitaria molto attenta e sensibile ai problemi della crescita adolescenziale e all'importanza della formazione scolastica. Il progetto "Circoscrizioneinsieme" è stato l'espressione di tutto questo, di una sinergia di intenti tra Ente locale, Circoscrizione, Associazioni del territorio e Scuola che hanno saputo mettere al centro delle loro scelte, del loro impegno, dei loro investimenti gli adolescenti e i problemi della loro crescita, cercando di offrire a loro sempre la prospettiva di un futuro che vale la pena vivere perché preparato con consapevolezza fin dal presente. Il lavoro delle ragazze e dei ragazzi della "De Pisis" e dei loro insegnanti ha ripercorso i sentieri tracciati dai temi innanzi tutto della crescita sociale, vale a dire dei diritti: il diritto all'infanzia, alla vita, alla salute, all'ambiente pulito, alla democrazia. Il tema dei diritti violati o negati. Temi che richiamano noi adulti a tenere condotte coerenti con l'affermazione e la tutela dei diritti e della dignità della persona umana, della democrazia, dell'accoglienza e della difesa delle diversità di ognuno nell'uguaglianza di tutti. Da questo lavoro esce delineato il profilo di ragazze e di ragazzi che esprimono qualità e risorse umane che ci consentono di guardare al futuro con grande fiducia, esce la fotografia di una scuola impegnata a realizzare quotidianamente una didattica di alta qualità, esce un elevato valore professionale del personale docente. EPOPEA DEL RISORGIMENTO ITALIANO a cura di Lillo Sorbelli - Comune di Sutri, Assessorato alla Cultura, marzo 2011 - 22 X 22 - pagg. 72 - Può essere richiesto direttamente al Comune di Sutri, Assessorato alla Cultura - piazza del Comune, 32 - 01015 Sutri (VT). Si possono ricordare i 150 anni dell'Unità d'Italia in tanti modi, questo libro ricorda le gesta epiche del Risorgimento attraverso le antiche cartoline postali illustrate. Grazie a Lillo Sorbelli, appassionato collezionista, possiamo ripercorrere il cammino degli eroi italiani che hanno creduto in una Italia unita, indipendente e democratica. Dopo il 1870 l'Italia era una ma bisognava "fare" gli italiani. In questi 150 anni gli italiani hanno combattuto ed hanno sofferto per consolidare una nazione unita, indipendente e democratica, prima monarchica e poi repubblicana. Questa pubblicazione è rivolta soprattutto alle giovani generazioni affinché i valori di libertà, unità, indipendenza e democrazia possano essere compresi, vissuti e portati a compimento. IL NASTRO AZZURRO AZZURRI NELL’AZZURRO DEI CIELI FED. BARI: Sig.ra Godoleva COOLS MARZUCCO. FED. BERGAMO: Sig. Giovanni GIAVARINI. FED. MILANO: Azzurro Fulvio CODEGONI (C.G.V.M.); Azzurro Sergio FRIGERIO (C.G.V.M.); Azzurro Lorenzo RUGGERI (C.G.V.M.).. FED. ROMA: Sig.ra Maria Pia ALIBRANDI VALENTINI vedova dell'Azzurro Achille Puglisi (M.A.V.M.); Ten. Art. Gianfranco CHIAPELLA (M.B.V.M.); Magg. Gen. C.T.E. (c.a.) Dott. Ing. Cav. Mario ROSSOMANDO (M.B.V.M.) – Sezione Banca d’Italia: Rag. Raffaele BLEFARI. FED. VICENZA: N.D. Comm. Luciana LONGHINI MARTINI, sorella dell'Azzurro Antonio LONGHINI. FED. NAPOLI: Sig.ra Annamaria LUBELLI. FED. PADOVA: Gen. D. Giulio ORZALESI. Alle famiglie colpite da queste dolorose perdite giungano le espressioni del più vivo cordoglio della Presidenza Nazionale e di tutti gli Azzurri. POTENZIAMENTO GIORNALE IL NASTRO AZZURRO 47