!DELLA R. GALLERIA
Sat.
V. rg.
pol
1
L
?
%W(2 l*
fe alcuna di quefie fiarue
S$pot.ia , cioE dal fupremo InagiRraro
fdtto levare e riporre nel cortile del
quel &ar@ che vedefi ora nel corridore
a ponente della real Galleria con la teita,
e le braccia moderne di mediocre lavoro, e vil in ílampa nel MuJeo Fiorentina rom. III. tavola XIII. pag. 19. A
me pare pih verifilnile ,che l’ ultimo fia
quello che il G. D. FmncL)Sco I. ebbe
nel I 586. con altre flatus da D. Yirghio
O f l a i , come farà detto nell’ annotaziont LIX.
NOTA
( II.) pag.
/
-X( 3 )G+
poffa efferc
.
palazzo di fua refidcnza Refiò quivi
finchè G‘o/ho I. volle adornare quel ILIOgo, e co’llocarvi la fonte che v i íi vede,
defiinando la flatua ci; DomteNo per l’altre cortile cli dietro y che difepava di
fare . Non ebbeeffetro il penGero di
CoFmo ed il Bavrd f u h a t o fopra il
cammino di una fala dcl palazzo dei
P i t t i , di dove poco Ica pafssb alla real
Galleria y e venne efpotto nel nuovo Ga.binetto clcí bronzi-mdani.
I 2.
1
i
Il ibpra mentovam Vdfari tom. II. pag,
I: 63. c I 64. parla di q u e h Davtd , che ha
troncata la teita a Golia y e che alzando
un piede , fopra effa lo pofa, tenendo
con la deflra la fpada , e nella finifira
un faffo e dice ch’ egli itava gii nel
cortile di c a h Medici, e che per 1’ efili0 di C@ho accaduto nel I 4-3 3. fu dal14
S&v?o-
I tondi di nmrmo di cui qul fi parla
rapprtfeentano Diunlede col ~ a / / d d z oEV,
C Q ~ Cfoggerto all’ amorc , il m e d e h o
nell’ orto dell’ E&eridi, un Oracolo un
trionfo di quel figlio di Venere, il riIrovarnenro Arialana n d ’ iiola di 1vufi
un
As
J
I
\
4 )W@
un C e n t a ~ ocon una cefia in fpalla, ed
uno Schidvo inchinatoai piedi del fu0
vincitore. Quafi t u t t i quelli foggetti fono
conokiuti in varie collezioni di antichi
monumenti, che vanno in ílampa.
/
NOTA( IV.) png. x 5.
I1 Dialogo del Poggio De iobilitate nd
Gerardm Cmzanum inferir0 nella parte
I. delle €ue opere pag. 25. e fe’egg. dell’
tdiz. del I 513 . in foglio ,fi finge tenuto
fra l u i Nitcola Nmoli e Lorenzo dei
fiedici detto il Il.3agniJf;co in un piccolo
giardinetto di Tevrantlova patria del Bracciolstai, ov’ egli dice aver collocati vari
marmi, in congiuntura che i hddetti
h erano col) condotti ad offervare quanto
in tal genere aveva ultimamente trafportato da Romn.
J
.
J
NOTA
Alla fcuola di Lorerazo de’ Medici, dice
Gdorgzò Vdiri nel 1. cit. t. III. p. I 36. ,c
nclla vita del Buona~*r.otit. VI. p. 160.
che prefcdeva B e d d o íïcultore Fiorcntino allievo di Donatello , infegnando
a coloro che vi andavano , e tenando
cura dellc cok dcl giardino Parlando
poi di Martotto Albertinelh tom. III. pag.
I 20. €crive il medefimo, che detto giardino era = rutte-piem-di torfì di fern= mine, e di lnafchi, ch’ erano non iolo
= lo itud~odi M w ~ o t t o ,l m di turti gli
3 fcultori , e pirtori dcl fu0 rempo = ,
t poco avanti aveva detto,
che
ílava in
I
cara Medici la maggiore, e miglior parre
dellc antichith che €offer0 in f‘zr.cnze.
Anzi ardifcofoggiungere , che Lorenzo
non tanto per Ce t quanto per gli amici ,
c per i parenti era vogliafo di raccogliere
W( 7 1-
a&+( 6 )t*
gliere cofe antiche. M c k e k Yeyipo in
u m lettera che rrovaii nel c d . XXVII.
del pluteo 90. d e h Laurenziana, ed in un
altro del g l i lodaro canonico fuddecano
Rlccnrdu , chiedendo a Simane Cmigiani
che gli procuraffe i ritratti di Cicerone,
di Vh-grko p e di P h i 0 da Co~f~no
Rufiellaz , gli dice = is habet vctultifimas
= imagines aureas, & argenteas , non
= f o h n Rom. Principum , fed Orato= rum, & Poetarum , quas do&ifim.s
= pacer ejus , partlrnque avunculus Me= dices , LX 1010 orbe collegit =. Cofinm
nai'ceva da B e m a d o RcGceZhi lttterara
celebre , e da h'n~antnadei Medici forella
di Lormzo il Mqngfco . A me non appartiene il parlare del copiofo mdeo ,
che B e m a d o aveva nei €'oi orti di via
della Scalu ,e fi pub leggere fopra di ciò
la dirertdz. premeí% dal prop. Domencm
B e c m i alla di lui opera De Urbe Romn,
che lcce ftamp. q$ in F m m e nel I 770,
HQT4
NOTA( VI. ) pdg. 2 5Chi leggeri le vite dei pittori r'
'lamminghi &c. di Defianqs rom. I. pag. 5.
merito a Lorenzo diavervoluto
che Gro. Vim Eyck lo kopritore del fegrero di dipingere a olio, gli,faceire va- ,
rie opere, e fra quefle un S. Girolumo.
lo peri, non poi50 alnmerrere queito racconto, perchè Gio. mod nel 1426.cioè
22. anni &antiche
nai'ccffe il MagnG
#CO , e la verid 8 4 d e f i u m p s ha mal
copiato il Vi@rd il quale nella fua
iptroduzicne cap XXI. dice folamente
che Gio. da Brtgia fece un S. Girola, che Lorenzo be Medici ovcv& fica
molte altre cofe lodate lo che non
prcfenra un anacronifmo , Corne ha
commeffo LkJapltps I anutando le parole
fdrk
di Giorgio.
VOTA
I
Sante Marmocchine' in un fim dialoga
ms. In difet$one d d h h g u u TbJana citato dal senator Buonarroti in EExplk
&J c o n i d . ad rnonm2. etnfca operi Dempjerrano addita $. XLIV. pag. 98. rammenta una fiatua di marmo con lettere
etrufche trovata in quello di P @ o k ,-e
portata a Lorenzo il Mqlzzj!h , ed ìl
Vizfiri nella vita- di Lazzero lu0 antena to tom. II pag 259. dice, che Giorgio fu0 avo , il quale ii dilettava -Cimitare gli antichi vafi aretini, avendone
trovati quattro degl' intieri in una for.,
nace {coperta in un campo al ponte alla
Calcrarelh = andando in Arezzo il M e
= ~ ? Z $ C O Lorenzo de' Medici gli ebbe. i=
= dono onde furono cagione, e prin4
= cipio della fiervitù, che con qvelh fe:
9 lidima cafa poi Eempre renne.
HOTA
1
I
1
&q 10 )W
detto volume pag. XII. fulla fede di
SebnJZiano Bianchi , da tempo irnmemorabiIe poireduta dalla cafa Medici , e che
l’acquifiaffe il Magnifico, farebbe egli
lontano dal probabde, che da j u í foffe
comprata a Roma in quello fu0 viaggio?
NOTA(ZX.) pag.
30.
II real Gabinetto conferva una bella,
e gran corniola di buonifimo inraglio
in cavo col buBo di Paoh II. in pi-
vide
,e
triregno
.
.
Intorno
ha que&
leggenda --
P
NOTA XI.) pa& 3 2.
MIERONYMVS . FERRARIENSIS . ORD. PRAED. PROPHETA
VIR . E T . MARTYR .
~
Nell’Abecedario Pittorico edizione accrefciuta da Pietro Gwrieme’fi dice, che
il ritratto di queito celebre dohenicano
fatto dal medefimo Gio. era in Lz.rbona
nel mufeo de1 lnarchefe d’Abrmtes. Io
non garantiko queit’ afferzione, e non
m’immagino ,che il pezzo del real Gabinetto fia quel medefirno, anzi fono di
parere che Ga flato fempre q u h , girando nel pubblico varie impronte di eK(
enche in bronzo ,
Ho cercato nell’ anno fccorib I 77 8. il
catalogo delle gemme del mufeo di
Cgpo di Monte che portano il nome di
Lorenzo dei Medici , c y’ ho ottenuto
dalla gentdezza del celebre P. Gio. Maria
della Torre cufiode delle gemme, e medslglie del Re delle due Sicilie, ed in quefio ho veduto che i çarnlnei con le leb
tere LAVR. MED., ovvero L. M. foltanto ? fono più di venti-, e- le pictre lavorate in cavo una, quantunque dalla
forma della legatura íi prenda indizio
per giudicare efferc molti più gli anelli
di qllcílo gabinetto che provengono
(la quello di detro Lorenzo.
NOTA( XII. ) pag.
l
34,
I
Un buon numero dei fuperbi vafi di
rar6
W( r4 )H*
Ì'
farifime pierre fini , che fervon0 alje
reliquie donare da Clerneate VIL nel I 53 2.
alla bafilica di S. Lorenzo portano incifo
il nome del M¿zgPziJFGo, il qu"k alnava
di contrafegnare con effo le cok preziore , che gli appartenevano Del refio
queRi bellifimi vafi non fono rutti opera
di V'lerio Vicerntino , come ha dato ad
intendere il P R i c h gcfuita nella rua
Ifiria delle Cbiefi Fiorentine romo V.
P. I. pag 46. ma un monurnenro del
gufi0 , e della ricchezza del M g p i f l ~ ~
Lorenzo . Chi ha parlaro dei medefimi
non aveva offerbare in molti le lettere,
che moílrano la provenienza loro , n&
aveva poito mente a quello che drce
Giorgio Vafiri nella vita di Vderto toill.
IV. pag. 257. , ove c€& a conofcere clle
di lui poirono effere quei foli pochi, che
fono di criitallo , mentre aficura che gli
altri erano già in cara Mctlicz.
I
,
I
NQTA
L
NOTA
(XIII. ) pag. 35.
~
I1 cammeo d i cui íi rrarta fu porrato
a vendere al G , D. Gio. GdJone
ma
Giulisno Da9ni fu0 aiuranre di camera a e
f'm favorito lo rigettò, e fu comprato da
Luigr Siries il vecchio, f u detto per
IOO. zecchini , il quale lo rivendè al
conte Carlisle , Cork voce in quel rem
PO clle quello Niccolo ufciffe dal f i ~ j o
$'grnefi di Parriza, ficcome Izo lerro nell'
Anlzale II, della Soca'etci Colombaria di
Fireme.
NOTA
( XIV. ) pag. 36.
Gi@ppe TorriceZZz incifore di quell'abili& che per tante €W opere i: nora copiò
la ßaccante del A~gnifco Lorenzo in un
catnmco bianco , e nero col íüo nome p
ch' cbbc il baron, di Stt$cQ, e poi il march&
4&( 26 l*
chere Yefluti. Del refio gl’ intagli in
cavocol nome di Loreizo dei Medicd
fono molto pid rari dei cammei l o COnoko folariaente quelto Y ch’ 6 forfe i l
rnedehmo , che lo zafiro turchino con
una Baccante , il quale trovafi a Napoli
ed un bell’Anzet@~tcon un A j d o Bante
che da foggetto degno di fede IZO intero
eKerh moitrato qd‘alcuni anni addierro
e di effo ho pur veduta 1’ impronta. La.
ragione di cih k chiara. I cammei fono
femyre fiati in maggiore fiima delle gemine incife , ed in queito genere fi vedono intagli di maggior cornparfa . I L
gufi0per le pierre lavorate a incavo i
5
piil moderno$ quantunque in queltc ïc
fraudi fieno piii facili a fcorgcrfi , c h e
in quelle intagliate a rilievo , le quali
appunto perch& fono fervite di ornamento al bel refi, agli artiiti moderni
E tornato conto dr farne aKai, e v i fono
moito bene riufciti
.
NOTA
l
Il cammco di SoJrato B fiato citato
dall’ ab. IVinkeZntann nella defcriz. delle
gemme di Stofih pag. I 85. e G fuppone
che col Mufeo Farnej da Parrnu paffaffe a Napoli. Ma nel fopracirato Caralogo io non ve IO rrovo norato v i
i bensì il medefilnofoggetto in un altro cammeo, che fi dice avere il nome
del Mqn$co Lorenzo fenz’ avvertire
che Ga opera di quell’ artefice.
.
Nota ( XVI. ) paga 3 7.
I
Non poffo vincere la compiacenza
che provo a trafcrivere le parole fteKe
del Panornita. = Numifinata illuitriurn
Impp,, fed Caefaris anre alios per
c- univerfam Italiarn fummo fiudio con= quifita in ehurnca atcula a rege pene
VOL II.
B
= di-
W( 18 l++@
dixerim religiofifime affervabantur
Quibus quonialn alia eoruln filnulacra jam vetuitate collapfa non extarent , miruln in modum i'e fe dele&ari, & quodammodo inflalmari ad
airtuteln , & gloriatn inquiebat. =
Qtefio racconromi rammentaquello
WJ~O
clle afferrfce Crzjsano S Z ~ Z ~ ~ T .Lieh
nella prefazione alla Go~haZLi4?nU9'tB $.
XX., e 1' abate &keZ teKindo 1' ifloria
del gabinetroimperiale delle rncdaglie
avanti il catalogo delle medefime, cl02
che Carlo V..neIla guerra d e l h fucceffione ai regni di Spagna cofiumava di
portare feco un medagliere per fu0 divertimento, il quale non volle mai chc
foicc incorporato col teforo in cui IZJvano le medaglie
~
.
NOTA( XVII. ) Qag. 46,
Non men patetico & il racconto che
fa
>*
W( =g
di un ral difaitro Y ~ O Z O Gioua'o I J ~ / ; ~ ~ P ~ *
$.i temporis lib. I. pag. 34. del vol. I=
ed. di Velzczia 1502. in 8. = Nec 111ulturn indc in illa ipfa domo Ahglli
= CO$zi ingenio , ZIC fulnptu extruaa
( parla il Giovio del palazzo di Vin hz",
avendopoco prima raccontato , come
il Nardì , che gli orri di S. Marco y e le
cafe del card. Gio. furono dalla furia d d
popolo i'accheggiare , e quafi rovinate 1
= qua nullum in Iralia privatum sedi= ficium efegantius concinniufque ae= tare nofira confpicitur , quaeque pu='
= bliculntotiusorbis
nobilitatis bona= rurnque artium hofpitiuln fuit , a pu= blicis inltitoribus nobilifi~narumop un^
= venalium hafia palam e r e h efi V e = niere itaque magno fortunae l u d i b r i o s
= praeter ingens tk praetiofum o p u l c n = tae dolnus infirurnenturn, fiatuac an= riqui operis , toreilmata , gemmac s
= variique lapides admirabili veterum
B 2
E arfd
.
-*c
2 0 )++P
arrificum fculpturainfignes J vafa myf= rhina ,numifinataque amo, sere , ar= gento , queis clarorum rlucum effigies
= inerant, Iongo, atque erudito f i d o
= diuturna in pace cumulata Praetcrm
= tabulae, & í ï p a nobilium artificum
= monumenta , & quod invidiam pluri= mum augere poterat, illa tam grandi
= pecunia tot tanrifque dofiorum viro= run peregrinatiopibus atquelabori= bus quaefita, latinorum Sr graecorumn
= voluminum fupellex celcberrmae bibliothecae Hanc Coiillus inftitxrat:
= auxerat Petrus , & Laurentius paitreP rno , tota pene Graecia rarlfimis
'li= bris fpoliata expletifpue randem flu= dioforum defideriis magna fui $;p= ma claritatequecondiderar
Ita Lit
= plerique mortales earn familiaIn tanta
= kalamitate indignam , RC inique adma= durn ab ingratis civibus exa&rn cire
= jldicarent Quando ejus proceres perpetuo
.
J
.
-.
*(
2i )H%
d petuo quodam magnificentiae f @ l e d ~
= dore aedificando , fovendo ingenia ,
= & pacem opulentiae parentem iingu= lari indufiria tuendo , patriae ac ci= vibus tantum ornamenti, & claritu= dinis addidiKent = . Le cofe fiefGe con
qualchealtra circofianza , ma più iri
'breve ha h i r t e il medefimo Giovio anche nel lib. 1. della vita di Leone X.
N o n mi appariiene poi l' indagare il
deilino ch' ebbe la mentovara raccolta
di preziof cadici , clle fu alla vigiliadi perderfinella
divifata oocafiob
n e , perch5 potlono vederh le prefadioni dei dottiiiimi canonici Anton Maria
Bifiioni, e Aqiol Maria Bnnrlini ai loro
reipertivi volutni del catalbgo impreffo
della biblioteca Laurenziana L' ifrefib
fato ebbero altre c o k , e fpecialmente
le anricaglie , le qualí erano al giatdino di 8. Marco , che anche Giorgio
vt$~r;nella vira di Torrigiano tmi1
III,
.
@m(
2 2 l*
III, paga I 3 6. dice c f k e fiate vendura
all' incanto
.
NOTA'
( XVIII. ) ) @g. 47.
11 Ltiocor~o2 il Mmoceros degli antichi, ed il K a h d w z degli orientali s
animale dicui molto t fiato fcritto
p a che ora credefi favobfo e chimcx . Bochdrc nel f u 0 Tmtato desSi sad~ d della
z
Jirrttccra lib. III. cap. 26. G.
27. ha raccolto con diligenza tutto c i b
che gli antichi, e gli Arabí hanno raccontato ~ntornoal medefimo, e nel Dizionario ragionato > ed univerfale degli
animali pubblicato a Parigi nel 175 9 .
tom. II. pag. G4G. e feegg. fi trover; rittnìro in fuccinto quanto i kiaggiatori
moderni narrano di l u i Vero B perb
che Paolo Sncbs in un libro impreffo ne1
1676. ha provato con ottune offerva&ni a tutt' i corni che nei gabinetti fi
mo1
3
.
*(
* I
i
l l
i
24
1-
in dono a Soiimam, come narra il Giovio nellefuefiorie
llb. XVIII. tom. I.
pagina 393. tergo. 1 nofiri buoni an=
tenati attribuivano a quelli corni delle
qualità, che la moderna filofofia più non
rinviene , e fpeciafmente quella di fpep e r e i veleni. S. A. R. nel fu0 gabinetto di fificane poirede diverfi, effendo divenuti meno rari a e queai itavano gii nella Galleria.
NOTA
( XIX. ) p q . 53.
W( 25 l+@
fice delle Bellezze di Fireme dì France@ Borcbi nel I 677. per memo dei
tdrchidi Gio. Gt.4gLzantini pag. 20. lo
annunziaire nelprimo iito , e che nel
I 684. , anno in cui comparve alla luce
la Firenze ill@?ratn,Fedhatado del Mìg h r c pag. 23 o. lo rammentaffe nel
fecondo.
U
gruppo del Laocaonte fu ínragliato
in rame nel I 58 I . da Pietro Pewet , e
1’ orlginale mancante del braccio defiro
della prima figura corn’era gih ,fu incif0 da Marco da Ravenna , dicefi fopra un difegno di Rufaeh Nel Gabinetto dei bronzi moderni della real Galleria íi vedeun piccolo modello nello
fiato primiero, ed un alrro con la r i a
fiorazione pofieriore La copia del Balzdin& da Tiziano # per quanto iï crcdetre,
.
.
CQB
*( ad)+-#+
can quella fdmofa fiampa in I t g ~ o la
quale in ‘vece del Laocoonte con i due
figliuoli avviticchiati dai ferpenti, preferita tre fcimmie , una grande in 1nczzo
a due piccole nella medetima attitudlnc
€u lneffa ln burla, forfe per punire 1’ orgoglio di Bacczo , che troppa ílima aveva
della propria abilità.
l
f
NOTA
( X X I . ) fag. 57.
Lorenzo detto Loref22dno dei A!cdici
I’ucclfore del duca Aleflrzdro dikendeva da LOrenZO il vecchio fratello d i
Cobrizo padre d d h Patria , e da quefto
Cujhzo 11 dettoprincipe , Lorenzo era
uomo d’ ingegno, e cul t o , la qual cofa
non lafcia di provarlo un facto narrato
dal Karcbz lib. XV. pag. 58s. che molto
h ;i propofito il trafccr vere. Mentre LoI ’ P ~ Jera in RQ?,w amato fuor di modo
da CZemente ?W. furono trovate una
mat-
*$(
27
)*
mattina all’ arco di CQantino , e in alrri luoghi molte fiatue fenza le loro tcfie I perlochè montato il pontefice i n
molta collera I comandò non penfando
che foire itaro eKo chechiunque era
fiato l’ autore di tale attentato, a riferva
del fol0 card. Ipplkto dei Medici doveffc fenz’ alrro proceffo erere appiccato Lbiramente. l1 cardinale che fapeva come la cofa era parata fi portò
dal papa a fcufare Lorenzo come giovsne
c dejderoj , ficondo il coßums de’ loro
vlaggioui , di cot& aatlcaglie, e con graa
f a m a ~ o t trafrenar 1’ irw [io.
NOTA
( XXII. ) ptg. 62.
SueJonà0 nella vita di Nerone cap. 21.
defcrivendo il trafporto per il canto di
quefio imperadore, e dicendo cap. 5 3. che
di credeva dere in ciò eguale ad Apollo ,
h a fatto Eupporre agli antiquari dei feGoli
>H%
*( 28
coli i'corf che il medefimo ufaffe un
iigillo, in cui la detta favola fi vedeffi
eipreira peradulare la propria vanith 9
e per intrmorire in certo modo quanti
con lui foffero volutientrare a confronto. E quantunque Svetoraio fia ciraro in più Iibri come fe aveffe fcritro,
che il fuddetto principe adoperaire un.
aneIlo lignatorio con l'indicata favola
nondimeno ciò non s'incontra in rurra
la di l u i vita.
t
)
NOTA( XXIII. ) pug. 68.
Se grande fu
1' afcendente della for-
tuna in Augu-o s forfe maggiore fu ancora in Co/mo de! Medìci . Io mi appello ad un fatto poco noto , ed è lo
arano efpepcrimenro , il quale f o p cli l u i
barnbinello fcce Gza. f u 0 padre ill.ufire
capitano, per conofcere a qual forte lo
t~fetbava13 provvidenza. Frmcefia Ve-
pi@
l
29
1-
Jdia nel dedicargli con la data di Fer.
ruru 3. id, aug. I 566. la lettera di AW
drea €UQ fratello a Giovncchino Roelonu
= De ratione) modoque propinandi ra= dicis chynae deco&i, quo nuper Ca= rolus l? imper. ufus erat ( ed. di Venezia Eenz' anno in 8. ) ; gli rammenta
quanto appreffo = Pater tuus Iohmnes,
= omnium noitrae lnemoritle belli imS perator facile laudatifimus ( ut fato
5 non mediocriter tribuebat ) admodum
= re adhuc puerum ex nutricis ulnis y
= ab elatiori quam quifque facile ( oiii
= omnibusinItalia
fatis confiaret )
z credere pofit, fcnefira, praecipitern
=; dari, tuo ad patrem properante ge= nio, curavit, ut num h filius , & is
= quem fperabar , futurus effes inde
= conilcecet quod oitra ullam noxam
=P i n íùo gremio , & pallio ilfcipereris,
=: ac non tanqualnfruitatim
divellqn= dus, in terraln collabercris. Res fane
= mi-.
,
)
,
cr:
*( 30 l++!+
miliraris fed quae non nifi maxima
= quaeque a t u a indole expeQanda prace diceret 3. ‘]Tal cofa di cui non v i i’arb.
certo altro ef‘mpio , farebbe debolezza
credere, fe a quello iteffo a cui accadde
non foffe narrata e re come pubblica a
eutta 1’Itrllilz non foffe afferita ,
fn
NOTA
( XXIV. ) png. 70.
Nelle carre della real Galleria efiitc
la lettera originale in data del di 17
agofio L 5 5 I . al caflellano d’ Arezzo
Y~~2ce~zzio
di Poggio nella quale C@h20
dice di avere intefa COB n~02t0piacere la
fcoperta di queito marmo, e quella d i
un buito virile fenza capo, ed ordina
che foffe cercato dellamedefima telta o
e che intanto 1’ epitafio , ed il frammento gli foire mandato q z m t o prim&
con avvertire che per lu vztz non pat@ ,
mrla glt fife condono Bene e con dìligentiu
Tale
W( 33 l++@
NOTA( XXV. ) pag. 70,
La Ctkzer~belliflimo pezzo etrufce,
Yero più itirnalde per la leggenda
vi fi vede a caratteri di quella nazione 9
vi in ftampa fra le ravole aggiunte 31
DempJero , De Etruriw regali rom. I L
tav. XXIJ. e nel M a j o Etr@o tav. C L V
tom. I. efu trovata in detto anno I 5 5 4 .
per tefiimonianza di Giorgio Vafiri nc9proemio delle fue vite rom. I. p. 145Ivi poi , e nei fuoi Ragionamenti
le invemiovi dtz lui difinte nelle Janxe
di puïuzzo vtccchio giorn. I. ragion. IV.
pag. 34.fa intendere che con effoa l t r c
figurine di bronzo della medefilna inam
niera furono fcopertc in quelluogo
h Cbrmera prima di eKix collocata nella
.
Gal.
l
Galleria
Io che
hcceffe
nel 1 7 1 7 ,
flette in una fianza allato al gran falone del palazzo predetto, ove fono dipinti i fatti di Leon X. Lo dice il medefmo Vizfar2 1. cit. pag. IO^., qui la
vcdde Montaigne, come raccontanel
h o Viaggio tom. II. pag. 66. e tom.111.
yag. J 50. e f i a n e ruttavia 1' imbafamento di pietra ove pofava nella detta
llnnza D a una lettera del di I 5. Marzo
x $5 3 , dell' alnbafciatore Serrgori a Rama diretta al feegretario di CoJiwo Cri@no Pdgni s'impara la premura che
aveva effo di ottenere alcuna medaglia
dal card. da Carpi con la figura di queílo favololi, animale
.
j
Eecondo la traduzione dell' ab. Antonio
Mnra'a Salvini di un vedo di Ornero ove
vieC
Yal. II.
W( 34 )W
viene defcritto , e gli fortì di averne
prima un impronta , come d' altra €11~ceniva letteradello iieffo ambafcimre
del dì 5. aprile I 554. apparlfce e poi
qualche originalc, come aficura il d e m
Vafiwi , cheda quelto carteggio peri,
t r a t o daî regifiri della íëgreteria WCchia , ed ehfiente nell' archivio d c h
realGalleria , vienefinentito circa il
tempo del ritrovamento della Chinzevla
E' da crederii poi, chequeno bronzo
foffe parte di un gruppo, ln cui fi VCdeí% la figura ancora di BelhJrofontc
come nelle medaglie di Corinro , giaccllS
1' animale porta ifegni delle ferite ricevute da lui , e itB in atto minacccvoh
guardando alcuno , QeCra oiCervazionc
è ílata fatta prima di me , come pub
legger!ï nella prefnz. del Gori al tom. III.
del Mifeo Fiorentmo pag VIII. Dal Vaf i r i f u rinvenuta fra diverli fralnlnenii
h coda di quefio moitro ch' era rotra,
diccn-
W( 35 l*
dicendolo egli nei €udderti Rugiommzenti
yag. I 08. lna oggi non h si ove fia
dcofa , o fe fia perduta.
I
!I
!
,
NOTA( XXVI. ) p @ 70.
La fiatua che qui accenno fu fcoperra nella Volle di Sanguineto vicino
al Lago 7rgjmeno ( Defcrm. ms. di Cort o n g di M. G m Rondinellt al G. D. Ferdii'nmdo I. ), e la comprò in Percsgia da
un contadino per nome C@dnzo 24 P d l ~
Sr& Ignaxio Donti domenicano per il
duca Co/ho, il quale ottenne , che il
pontefice Pio K gli cedeffe la porzione
che
apparteneva
alla camera apoitolica Certi gentiluomini della famiglia
dei Mm@eti pretendendoche la medefilna foice ílatadifotterrata
nei loro
fondi veffarono ílranatnentc il contadino, e quefio trovandoíì in carccre , ricork nel I 573. al G. D. Frdn~e/coL
' c2
Per
.
.
-( 37 )*
Atehiere , cognato di Porione fcaccîato
dalla parria con 1’ oitracifmo , perchè
leggeva in Plinio lib. XXXV. cap. 27,
= Cephebdori ( il P. Arduino legge Ce-r
ph$doti ) = duo fuere ; prioris eit Mer= curius Libcrum Patrem ln infantia nu= triens : fecit & concionantem manu
elata ; perfona in incerto eit = : ed
affegnando a quello fcultore 1’ olimpiade
102. e 1’ anno di Roma 308. per epoca,
del h o vivere Non è ora il tempo d i
efaminare quefia opinione.
NOTA
( XXVII. 11pog. 71.’
E’ cofa degna di riflcfione , che in
Arezzo fieno fiati rrovati i più Rimabili
bronzi etrukhi che fi conofchino A m
che la Patera CoSpiana , che rapprefenta
il nafcimentodi iVjner*loa dal capo di
Giove , e che vb corredata di 1Ctrere
etrufche , la quale tentò di fpiegare il
aeaak
I
altroche la riforma di un antlco itabilimento , mentre gii noi avevamo fino
dalla metà in circa del XIV.fecolo una
fratemita ,o compagnia dei pittori fotto
1’ invocazione dell’ evangelifla S. Luca,
cofa che ho io efpoita ampiamente in
una difsertazione ,che farebbe in ordine
per la ílampa , ove, e della frarernita a
e dell’ accademia ho tefsuta 1’ ifioria
L’accademia prefe tanto grldo , che a
lei erano mandate le piante, e i difeegni
delle principalifabbriche d’ I t a h per
rivederli , ed il re di Spagna Fdippo IT.
nel I 572. gli fpedl per mezzo del card.
Gronvela quelli del monafiero di S. Lorenzo dell’ Ejcltrzale ( Segreteria vecchia. ) ,prova luminofa della itima , c I ~ e
ovunque ella rifcuotcva. Un altro penfiero a gloria delle lettere tafcane ebbe
CofinO9 e fu quello di far compilare ]e
regole della lingua p perchè gli pareva.
.
+
che
A
rompelTe. Quefio è il motivo addotto
in una lettera, che di CaJieZlo fcriire il
dl 2. gennaio T 575. a Bacciu VaZort per
ordinargli che con Baccio Barbadori Bernardo Daulmzatt , Vmcerazìo A k 9 7 ~ n n i ,
e Gio. Batz@ C‘mi tutti uomini dotti di
quella Bagione artendeffe con brevità a
comporre detteregole, dicendogli che
conferlffe di mano in mano fopra quello
che foffe flato fatto col priore degl’ Inrtocenti ( il celebre Vhcenzio Borgbini )
e con Gio. Batgu AdrianÈ iftorico affai
fiirnato ( Segrereria vecchia ) .Non d’alrronde , che dall’ amore che aveva quefio fovrano alla natia lua lingua derivarono le premure, ed i maneggi che
fece, acci’b Ronza perrnettefle la correzione del Decamerorze , Zopra della quale
ho degli aneddoti , che mofirerebbero
effer fiato eGo un affare di molto impegno con quella corte a mentre Pio K
.
TO-
l
I1 l%$?ri più difiintamente d d c r i v e
'l
quello Gabinetto nel fopramentovari Rngionwmetatì pag. 34. accennando CIIC
vi dovevano ilare ancora gioie di diverfe forti tanto conce , quanto i n
rocca , crifialti orientali , iardoniche ,
corniole , cammei , &c. Oggi giorno
egli è colnprefo nelle itanze che occupa la real guardaroba # e le rarirh clzc
racchiudeva fono paffate con altre acquiitate dai fucccffori di CoJmo alla Galleria. Mi conviene avvertire, che qunndo fia vero ch' egli andaffe nel I 550. ,
colne ho detto , citando il 1.' Ritha a riledere nel palazzo ~ j t t c nondimello
,
non
abbandonò affatto iI fobggiorflo antico in
q W o della repubblica a corne con lnolti
rifcon-
W( 44 )W
luogo Giorgio, entrando a notare quel
più che nella medefima fala aveva il
duca difekgnaro di farvi.
Quefie copie di ritratti di uomini 31M r i fi eRraevano dal mufeo del Giovi@
mentre era vivo, ma l’idea fu proreguita
anche dopo la h a morte, che avvenne
nel 1552. Ciò apparifce da una Iettcra
fcritta da monfig. G d z o pur vefcovo di
Noceru nipote di PaoZo nel I $ 5 3 . a Co, ch’ k alla fegreteria vecchia. Dei
reit0 il medefimo Paoh fia le altre fue
opere pubblicò un volume di elbgi d i
J
&m
perfonaggi celebri tanto rielle armi c
quanto nelle lettere , ch’ erano effigiati
nel fu0 mufeo , ed innanzi ai medefimi
defcrive la villa , ove 10 aveva d ~ .
poflo
NOTA
( XXXllI.) pag. 77.
Mi varrò delle Memorse che difiere Phwinio Vacca di diverie antichitiì trovare in
vari luoghi di X o m a €u0 tempo ,e indirizzate nel 1 594.. ad Anlr/i’qfÒ Simonctta
le quali fiampb il P. Montfouch , tradotte in latino nel Cu0 Diario italic0
cap. VlII. e [egg., e furono riprodotte
dietro alla Roma antica di Famrrrnu Nardhzi nelle piit moderne edizioni. Coitui fu uno Scultore abile a fuoi tempi,
ed allievo di Vincenzio de RoJi , che
fra poco ramncnterb, e fervi il card.
2:erditmjdo dca M d r c t nci lavori, e riattamenri che {ecc nella h a villa del
M012tc Pincio. Alla fuua morte fu fepolto
in Safztn Ahrra Mdlgtore con q u c b
epitakfio fotto il h o bufia.
I
NOTB.
D.
D. O.
M,
FLAMIN10 . VACCRE . SCVLPTORI ROMANO. QVI. I N . OPERIBVS
QVAE . FECIT NVNQVAM . SIB1
SATISFECIT.
.
t
l
NOTA
( XXXIV. 1 pg. 78.
47 )W
G I o. fecondo la tefiimonianza di Plifià0
lrb. XXXIV. cap. 7. che reca la prova
di quello calcolo ( l' cdrzlone del P. ~ r -
d~$irzoha I 500. ) , ha creduro nel tomo
VI. delle fue Ofcrvnzioni lesterme pag.
3 98, , e ncll' Arte crrticls ìqdav*su llb.
311, cap. I . p". 76, che la leggenda, che
porta il detto Brcolc lia una moderna i m pofiura , m a io vedo che della fua leggenda fi menzione il V m a , e fono
quindi piurtofio inclinato a penfare con
I' ab. IVin.ckelmam nel trattato preliminare a i Moaramenti antic& inedìti ,pagina
LXXVI. e {egg., fe íi deve tener per
licuro LiJppo non avcr 1na lavorato in
Inarmo, la qual c o h ii pub certo mettere in dubbio, che quefia íL1 anzi un
antica frode , per dar crcdito al rnumo J
quantunquc di per ;Cc comparifca molto
bdlo
.
1
! -
I
I
NOTA( XXXV.) fag.
1
‘
L
NOTA( XXXVI. ) pug. 79.
ao
11 mentovat0 Vacca dicendo che nel
gruppo comprato da CU~~PIZO
la feconda
,volta che fu a Ruma la figura clle ‘egge
il nudo moribondo da lui detto un G/d&tore, come l’ altra un Pa$&fzino , era
nlancante fino alla cintura, dh luogo a
riconofcere qaale fia q u c b gruppo C
quale quello che gli regalb il Sodsrz’ni
I n fatti nel gruppo del Ponte vecchio il
torib dellaprima figura, ed il braccio
finiitrodella feconda è moderno ed il
Cin~llinelle Bellezze dì Firenze pa%.I I 5.
fa fapere che tale refiaurazione è opera di
Lodovico Saketti, il quale per la medefima
ebbe dal G .D.Ferdhzndo 11. che glic la
ordinò fcudi 3 OO. I1 Balintrcci nelle fire
hTotizie del Profeforori del Dfegno , ed. 2.
tom. XII. p. 168.attribuifce il lavoro a
Pietro Tma maeflro del Snleretti,
,.
II
II Gori nella citata prefaz. al t. III. del
MM@ Piweat. fcrive che l’Arrotino erain
cafa di Niccolh Gaifi Romano, ove poi
abitb il duca d’ Am@, ed adduce l’autorith del piccolo libro conrenente la
defcrizione delle ílatue antiche di R o m
difiefo dal celebre Ulzre AZdowrmdi, e
fiampato h prima volta dietro le anrichiti di Roma di Lucio Mawu ediz. di
Venezio I 5 56, in g., ove pag. I 66. viene
aKerito, che colnunemente tale fiatua
chiarr~avafi1’Agwzza coltellli Qeita fiatua pafsb in altre inani prima che foire
dei Medici , Efifie fra le carte della Galp i a la copia di una lettera di C@mo t
del di I 7. marzo I 566. a Giorgio Vafiri
ch’ era a R o m , nella quale gli ordina
3’ acquifio del VilZmo che ( I ~ Y I M O ~ilL Zcob
tello per fccudi 8 0 0 . ) giaccbi il padrone
ITOZ.
Ir.
D
ne
W(
4
52
l*
nella feconda parte della fua diflirt.- í.‘apra Ie pietre prezzo@ &li m t i c h i iderita nel tom VI delle Memorie d e l h c cademìa etr@a di Cortolaa p S 8. in nore di poi l’ ab. Widelmann nei fuoi MOnumentr inediti, alla pag. 50. il quale ilhdlrando un bafforilievo della V ì h Bor*ghep della tavola XLII. in c u i b efpreffk
la favola di Mar-& eon lo Scilla , e rammentando un farcofago fimile della c h i e h
di J. Paolo fuoridelle
Murd fcrivc
3 Quella fiatua ( 1’ Arrotitlo della rcal
Galleria ) L: dallaquale la tefla non C
7 fiara mai fiaccata, e nel cui vif0 r c [ w
gonfi evidentemente efpreffe qucllc
= fattezze, con cui gli Scultori nnrichi
= ditlinguevano i popoli barbari , al?-=
= partenevaprobabilmente
all’ unionc
= di piit ílatue , che rapprefeentavano íI
= Eoggetto di cui fi tratta.La
ílamp
= che Gronovio ne riporra ritratra da un
a h a flatnpa mal difepata efprime h
S reka
N
* 13 )*
di
=piccole
I
bacette E fenza barba , cd il
coltello
incifo
differentemente
da
S qucllo che vedeti nell’ originale &c.
Oltre diverfc gemme le qual1 rarpreEentano la favola di cui fi parla, citatc più in a h # la rnadcGma h trova
cfigiata ancora in una medaglia di Atamea nella Frrgia slppreITo Peflerin nella
€ua Rlrccoltn di ntedqlìe di popoli e ctttd
tom. III. tav. XXXII. num. 7. A quefio fi pub aggiungere che l’ efprefiona
dello S‘cita della Galleria k .ta1 quafa
viene defcrirta cla FiloJrato nelle Ivnmzgini p. 837. dell’ edizione di ruttc le
fue opere fitta da Feddgo Mìrce’lz a 1%aigt nel 1608. in foglio. La qualith del
marmo di talenatua merita. confidcrazione . Egli B di grana morbida e fine
quanto un alabaflro c in certo panna
che Iza f d e rene compariike trdpatcnte Troppo poca ci fono noti i marmi
c d l a alterara I la qualo alla riferva
.
Y
5$
I*
= me meritavano, onde Vincenzie ,ch‘ 6
NOTA( XXXVIII ) p q . 80.
Ecco que110 che dice il I/wsari nel ~ L L O ~ O
citato nel tefio. Egli h i v e adunque C ~ G
avendo in Roma il
I allievo di Bncci0 Bandznellk, fatto i n un ifieffo marmo
due ftarue poco maggiori del vivo
menti TePo re di Atelze, che ha rapito
Elena tenendofela in braccio Cyího cifi
Medici nell’andare = a vedere non meno
= Je core moderne degnc d’ effer vedurc ,
= che l’antiche vide , moltrandogliels
= yincen=io le dette fiatue , e le lodò co-
rne
I
= gentile , gliele donb correfemente, ed
= infieme gli cfferfe in quello che po= teff;: l’ opera h a . Ma Sua Eccellenza,
= avendole condotte indi a non molto
= a Piirenne nel fu0 Palcazzu dei Pitti a
= glie l’ ha pagata buon pregio = conducendo feco lo fcultore ,ed impiegandolo poi in altri lavori , I1 ßorgbzki nel
Rip@ pag. 487. ra~nn~entc~
un ßaccd
fcolpito ch Yincenzid della grandezza
quanra ilnaturale$ con un Sutiro fra
le gambe, che di mana gli toglie dell‘
uvas e dice che era pofio nella vigna
di papa Gtulio III. ma che quando COJ;illo andò a Ruma talc ítatua gli fu donara da Pio I V , ed egli la fece condurre a Fireme Dalla defcrizionc pare
che una tale flatua fia q u c h che fiava
gih nel real palazzo c che da poro in
quh 6 venuta alla Galleria opera peraltra
J
di mediocre lavoro
z
NOTA
S,
*c
57 l*
cato n e l I 544.Gso. ,Gherardo fu0 fratello
regalò al duca C@nzo quefia fiatua .
Hell’ incendio della Galleria quell’ opera
andb fracaiTita in molti pezzi, ma riufct a Guetano TraBtallej il rirarcirla nel
miglior modo, onde tuttavia íi vede in
quel luogo , anclando in giro i getti
cavati dalle forme avanti un SI fhvAIo
accidenre Ncl Gtlbinerro poi dei bronzi
modcrni G ierba una copia in piccolo
.
L
I
i
.
NOTA
( XL.) Pag. 85.
GaZZ~mzi,chc con bella
cortefia mi ha fomminiflratemolte notizie tratte dalla fcgrcteria vecchia, mi
ha indicato ancora un articolo di una
lettera del cardinale Granvela al duca
C$?m I, del, di 28. febbraio I 568. il
quale
L’at. Riguccio
HOTA
( XLI. ) p q . 86.
Dcl Cwradi che fi fccc cappuccino
b la tefta di porfido del G. D.CoJm U.
la quak vc'crlefi n e l parare che unil'ce h
Galleria al palazzo vecchio , condotta
COZ modello di Orazio Il/locbi fcolare di
Gio: Caccini ( Baldinlccca' nelle fue Notic k rom. XIV. pag. 195. e 199. e nel
'Clbcclbokmio dell' 4rte del Dregno pagina
x 27. ) Qclla del G . D. Prancefio L ,
clzc ivi pure li trova k €ororCe del T&&.
31 1nedeGmo Baldjnucci nelle menrovate
Notizie pag. I 94. e ikgg. racconta t che
vi era anche il buílo di C@IO I. lavorato da Pabbrizio Fdrirna a cui fu COmunicato il feegrero di €colpire il porfido, fu1 modello del predetto Nochi. I1
CNrradi donò queBo regreto ad un tal
DO-
--
W(
W( 61 l*
l*?@
con fiipendio anche da C0J;ino dei A&dici , iè dice il vero Francgco Edoozruri
cla
nel fu0 Corwpcadio lJtor~coms.
di PQrma citato nel medefimo luogo
dal Tirabofchi Dico fe dice il vero l’ Bdousri, parendo che le addotre parole
della fua dedica a quel fovrano fignlfichino piuttoflo ch‘ egli fu da lui invitaro , ma che non accerrò l’ offerta,
~ o m c ~ i cCorj
o povero c i a h t i n o perchè fi aiutaffe, ed effo lo dette a Cufi~no
SiZv$rzni, che fini il &lost della grotta
del corrile del real palazaa incotninciaro
dal Cwrndi ( B d d i n ~ m zhog. cit. pag.
200.). Dopo non ho trovato cofa fuccedeffe di tal íëgreto, ma pare che andaffe dimenticato Nella medefilna Galleria s ed in altri luoghi s’inconrrano
altri faggi dell’ abiliti di quefli artefici
in tal genere di lavori.
.
.
httagli.
NOtd
( XLIII. ) pug. 94.
NOTA
( XLII. ) $ag. 88.
T- Enea Vico mod in & m w a nog ne’j
I 563. come í i legge neIl’ A ’ f p e n d k di
varì Jiggetti iZlq%i Parmigiani di R m .
Pico pag. 128. ma più tardi p giacchk
una h a lettera in data dei I 2. gennaio
1564.cita il dotto ab. Timbofcbi nel
tom. VI. P. II. della fua IJorha cletla letter. I t d . paga aop. Etzed fu trartenuto
coa
‘
Il Diario ms. che v; rotto nome dì
un Mmucclh nota ,che il dl I 5 . marzo
546. fu principlato a rovinare le cafe
per Earc gli dizi nuovi , ma in un altro Diario anonitno ripoflo nella Magliabcchiana alla claire XXV. cod. 17. fi
fegna il di 30. luglio I 559. per il giorno in cui fi gettarono IC prime pietre
dei fondamenti dei medefimi. Non sb
zpicI
NOTA
(XLIV, ) png. 94.
I
*( 64 1eKendo tali quadri, che turravia diiono nel luogo ifieifo con le altre pitture
accennate dal V'ffzri quafi afhtto confumati dal tempo.
NOTA( XLVI. ) p g .
NOTA( XLVII. ) pag.
I02.
1
I OO.
l
L' ilnprefa di p ' d i m d o II.
ciri
appello è il Xofaio y col morro Grati&
obvia, &io 41qfta y e fi vede nelle xnonete, e nelle medaglie di quelio fovrano. Trovo poi fra i ricordi dell' archivio della GalIeria , che nel I 656. fu
montata una nuova fianza di armi, U
credo ficuramente che abbia da i n r e m
derfi di q u e h Quivi ora E flato fiffhro
il Gabinetto dei diregni, iiccorno ncllu
feconda fianza quello delle terre, e nella
terza quello delle armi, e iftrumcnti d
i
guerra più curiofi, o ricchi, che fona
refiati alla Galleria,
8
.
NOTA
dillkrt. I . vol. I . p ~ g .3 2. ed. del 1706.
dicc = Ijaefit vero y vel crevit potius
5 in Frarzc$o
Magno Hetruriae Duce
= Micitudo ( di raccoglier
medaglie
1,
=: fub quo congeflus iIle, feu adaueus
= nulnmorun veterum thefaurus , cui
= parem in eo genore , aur fuperiorern ,
= fi mitto regia111 Gallorutn gazam y h a d
= alibi facile videas E.
NOTA(XLVIIL. ) p q . I 04.'
1
D. Cidio C h i o cra il piit gran mi-
.
nintore clcl XVI. fecolo Di lui il VgSari
113 Iteh la vita nel vol. VIL pag. 102.
P?I* 11.
E
e €egg.
p
l
I
,I 4:
l '
T
/
*
(
b
d1-
%W(67 1-
e fegegg. , ove
fccrive che dimorò molti
meh appreffo il duca C O J ~ O, e che in
tal tempo gli fece alcune opere t parte
imperadelle quali furono mandate '
dore, ad altri signori e parte rimafer0 a quel Eovrano , f'cendendo a nominarne diverfe, delle quali alcune fono
alla Galleria , come un Ganimede rapita
í n cielo, rirrarro da quello che difegnb
vecchia v i 2 una lettera di un Can&,gni
in data dei 2 5. agofio I 567., nella quale
parla di un certo Canmillo da Urbino va,
fcllaio ritrovarore della porcellana, il
q d c fiava prelTo il duca di F'errarn ,
.e
(\
Michelagnob
NOTA
( L.) pag.
Non troverebbe credito chi fpacciaffe
nella luce di queno fecolo di avere un
rimedio di cos1rata virtù, coin' era l'olio
del G. R. FranccJco regalato al GHJooni,
&c.
NOTA( XLIX. ) pug. X 08.
b
Nell' archivia depa guardaroba 110 ve-,
L .
dut0 nominato lotto 'l anno I 5 8 0 . un
tal Pier Maria da Faenza che lavorava
le porcellane , il quale lar& probabilmente quello che accenna il Gufink. 21
defiderio di 'copiare ie porcellane, che
verfo quei tempi fi principiarono ad
avere dalla Cbinn , non fi nfveglit fola
nei principi Medicei , Nella fegreteria
*
I I o.
-
ma deve far fpecie il Centire che quel
principe fi vantaffe di averlo fperimentato c f i c n c e , con farne la prova iopra
(lei malhttori . Nella compoiìzione del
mcdcfilno fdrl entrato di quell' opobalfaino, che fu regalar0 a Froncejio dal
gran signore per tcitilnonidnza di ProSpero Alpìm nel fu0 D i d o g o D e Ba&
ilnpreffo in Vencxin ncl I 532. in 4.
dietro I' opera De Plantis Atgypti capa.
E2
VCCL
IV.
NOTA( LIT. ) p g .
I I o,
Non v i E troppo bif'ogno che faccia
avver-
J
72
luogo di P h i o lib. XXXIV. cap. I. fi COnoke ancora che fu introdotto I ’ U cl’~ incrofiare un marmo con un altro pcr rempere con variate macchie if J-murd colore di ambedue, e per formamc 11110
di nuovo, tale quale fi f a r c l h vduto,
che la natura l’avelTe fatto, llel rcflo
poi anche nei corridori della Gallcri;l,
e fpecialmenrc in q ~ ~ e lal oLevantc i III;Lnifattori delle pietre durc l~annclu v ~ t . ; ~
fede, reflando i vefiigi dei loro bancIli
nclle fpallette dci fincflroni ,
i,?snlorc del Ligozzi , di cui nella libreria
annefh al real Gabinetto di Fifica íi fer-
NOTA(LVI. ) fag.
I 19.
'In
lavoro di taKo e tondo rilievo
.
fono itate fatte c o k vaghifime per ornare itipi., cairstte &c ,efprilnendo con
rutra veriti fregi rabefchi , nafiri, cartelle, fogllami ,' fiori frutta a uccelli ,
infetti , e quanro altro & venuto 11 cad
pciccio di Care, ma nulla di pih raro ,
ed eccellente vedcfi , a ledo mio, in
quefio genere del DoJ72Ze d' oro fregiato
di pierre dure, e di gioie, che fu lavorato per un Voto del G . D. C $ ~ OII.
ficl x61p., c clle ferbafi nellaguardaroba, fiando efpofio nel giovedl fanto
nella real cappella e di un h f i o c01
rirr;xtto al naturale della granducheffa
~.
c
J
J
vit
1
-
W( 76 )W!
, Vitturia de&& Rovere moglie di
nerrdo I?. ,che Grl@yye Argtonio Torrice//;:
h
*
&
fece con citremo ardue, e fidtica, icrvcndoli di un calcedonlo di VuZterra,i'1cco11'Ic
racconta egli ficffo in un füo trattato 111s.
dehc pietre che rammenta il D. GZo.
Terp'ooz Tozzetti nel rnentovato tom.TI1.
dei fuoi Vtnggz pag. 3 2 2 . Qleflo buflo
può tuttora ofGervarfi nelle h n z c dei
lavori di pietre dure
.
L-
*( 78 )*
Frdfac~flo) , & ne refierei obbligw
tiilimo a V. A. = Di qu1 forfc nacque
la fcclta delle altre Statue venute quk
nel I 5 86. Ubre Aldovrandi nella mentovaia dcfcrjzlone delle Batue di Roma
pilg. I z 2 . e feegg. parla molto di quanto
poffedcva il card,- Ceja nella h a caca
in Rurgo preffo S. Pietro, e dice ch'
/erfendo G innamorato forte delle cok anC tiche , fenza perdonare a fpefa ha
= €impre da vari luoghi havute B e Tac= colte le pi; belle cok # che ritrovate h
= Gano per ornarne poi p come ha fatto I
= qucrto h o COS] bel palagio , e +di= no =. Non E inverifilnile che da quefla raccolra altre cok avcfkro i Medrci,
e delle tefie imperiali ipeçialmente
b
*( 80 l&
4586. , perchè due erano di alabafiro
orientale , due di paragone duc di breccia, ed una dì giallo antico f'pecic di
marmi aEdi rari . Fra le Ccaruc v ì era
una Uinna cacciatrice , un Mdrfia I e
due Veneri, delle quali la prima avcva
appreffo di fe Amore e potrcbbc effcr
quella ch' 2 figurara nel M@o P i o r e d m
tom. III. rav. XXXII. 11 Maryî& 6 forfa
quello della tav. XXXII. comc 110 dcttcr
nella prima annotazione .
NOTA
( LX ) p ~ g .x 34.
Fra le rariti provvific da Grcdc B@I
fi vuole che debba conrarfi lo finifurnto
Priapo di marmo , che trovafi nclla rcai
Galleria, e fi dice che ad cffo appclln
i n due lettere dell' anno I 574. a1 cavíkl.
Niccolb Gaddi fra le Pittoriche vol. III.
pag. I 8 5 . e I 86. E' quello un pcxio
molto curiofo , e degno d' illufirnzianc
fC
81 l*
fe poteffe farfi fenza offendere i diritti
della decenza. Credono alcuni, che il
culto di queita diviniti fia 1' ifieffo di
quello di BeeZ@egor ,che' A re d' Ifraele
diitruKe con pietofo zelo fra il fu0 popolo s come fi legge nel lib. III. der Re
cap. XV. v. I 3. e nel lib. II. dei Puralipomeni cap. XV. v. 16. ( Ved. ancora
S. Gl'ro1a~;ltofopra il cap. IV. di Ofea,
@doro lib. VIII. Orig. &c. ) Akri penCano che fia originario di Egitto s citando
&$bio Praep. Eztallg. lib. II. cap. I. e
rammentano le feite dare da Antioco &"ifano a Dafie, nelle quali comparve un
I;irllo d' 0ro di I 2 0 , cubiti d' altezza
riccamente adorno ( Athcneo lib. V.);
ma cíò che fia di queito , vedo che fu
fparfa preffo t u t t i gli antichi popoli la
venerazione a Pritzp~, che gli Etrufchi
ne lafciarono delle immagini di gran
niole, e ch' 2 Rato anche ritrovato nella
&~cr.ìca ( And Bcyeao ad lob. $eiderni
Vol. II.
F
Ø
@H(83 )W!
gli oggetti fenfibili folamenre nutrivano
la religione dei popoli ch’ erano privi
della vera
.
Tutto quanto h potrebbe ‘dire della
gallcriu Gsddl, e del cavalier Niccold &
flato raccolto diligentemente du1 canonico Buladina’ nella prefaz. al vol. IV.
dell’ ef‘ttifimo catalogo dei codici’latini della biblioteca Mediceo Laurenzima.
Qlivi 9. 38. coll’ autorith fpecialmente
dcl 13. Lanzi nella vita di Rkccardo Riecnl‘di pag. CXXVI. Scrive il Bandmd
1
: Qin
etiatn
fuerunt rnulta antiqua
T monumcnta , dum Rotnae cffct anno
C circiter MDLXX. pro M. E. D. con= quifiviRi ur celeberrimuln mediceurn
0: Cymeliarchum
magis magifclue di= tarct , qwtmque Magno Duci coz rulu faris iam collegiire fibi videreF Z
eur ,’
J
i
I
-1
1
*( $5 )*
'BologneTe ancor ero lnedico, ed anti*
quario di nome aveva gi8 pubblicata
nel I GGg. uha lnedaglia d' Ottone bartuta in Egitlu , ed 11 Patino ne dava in
dctta fua opcra un' altra di Cefirelr in
Cappadocia , ch' era nel gabinetto della
medefima CriJZimdi S'v~zia.Dopo quaRo tempo ne fono coinparCe molte altre in luce , ed oggi giorno nelle, pit1
ricchecollezioni , corn' è quella dl $.
Al R. non mancano h i l i medaglie ,
ma reila h n p r e dubbio fe ve a e fiano
di conio romano , avendo il celebre V~iZlantnel L o libro fopya le medaglie delle colonie riconofciuto , che
quante hanno nel rovefcio il S. C. entro una corona a-ppaxtellgrroo ad At7sr'ochia , ed il P. Arduino ( Opp. i;.leEt.
pag. 73 o ) non gli ha fa puto contradire
I1 MuJeo Parneje tom VIZI. prelkntaun
Ottone in bronzo reflituito da Tito, La
medaglia B fiagolare ed il Mezzahr.ba
!
.
.
che
,
' l1
86 l*
che la vedde, la giudicb fincera ; non
oItante ella non è quella clle vorrebber~
gli antiquari, per effere iiIrLtiti , che veramente il fenato riconofceire Ottone per
iovrano dell' Impero. Se poi alla meti
del paffdtofecolo incirca era un problema, s' elifleirero medaglie in bronzo
di quell' imperadore, nel fecolo avanti
dovevano le medeiilne effere anche pili
rare. Nel I 68 I . f u da Lorzdrs mandara
a Fzrenze una medaglia fuppofla di m e tallocorintiodi queito principe , e fir
confiultato il P. Nuris , e Francefco Camelh antiqbario della fuddetta regina
di Svezia , ed i medeiirni la ricunobber0 falfa ( Archivio della Galleria. )
oggi non ci bifognerebbe 1' abiliti di
taliletteratiper
fcoprire 1' ilnpohura
in quella medaglia,
t
I
I
1
!
I
I
NOTA
1
- L a lettera
di
Ercok Salo fcritta al
eavalicr Gaddi fopra la tavola $ k a
è itampara nel tom,III. delle Pittoriche
pag. T 95.9 ed ha la data di Rorn~~,
dove
monfìg. Belnlo figliuolo del calrd, Pietro
fi trovava e dove andava facendo eiito
dello fiudio che il padfe aveva meffo
aflierne, come fi pub vqdere nell'uoria
delh letter. Ital. dell*abate Th-ahofihi
tocm VIL P. I. pag. zoo. cdiz, in 4.
Torquato aveva trovati t IOO. €cudi della
m e d e h a e a queflo prezzo non f)avcva
voluta rilafciare. Alcuni dicono che la
tavola era fiata regalata da P a d o III.
al card, ~ e w j o ,alrri pretendono , che
da lui foffe í'tata comprara dopo il facco
di ROVI&. Dopomonfig.,Bedo i' ebbe
il duca di Mantova, e quivi era quando
il dottifi1W LurenzU Pigfloria
di
'l
II
4,
vi
I
I
,
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fpie-
!
1 -
*(
89 )+%B
i
NOTA
( LXIV. ) Qag. I 38.
l
Varie cafe fi €ono fcritte intorno al
dcfiino del hbro dei difeegni raccolri dal
TfaJarj I ma il Bclldà’nucca nella vita del
Pufignano tom. X. pag 73. narra, che
V. groífi volumi di ddegni, ch’ erano
quelli che componevano il detto libro, t
dopo la morte del cavalicr Nitcold Gaddi
furono vendutiacerri
mercanti per
grans migliaia di fcudi con alcuni quab’
dri , € d a ílima €atta dal Pafigqtano me-’
defima, onde bifogna credere che’ in
lui quei10 libro perveniffe dopo mancato’.
Gioqio . Non sb €e a qneita vendita a p ’
pelli la nota che íi lcggef‘otto ad una
lettera fra le Pittorick rom. ,111. p a p
I 8 I . ove fi accenna , che intorno al
1640.per fcudi 3 000.in circa reftarono
efirati ad un principe di Germania , di‘
cui non fi fapeva il nomeB undici grofi
libri
4
W*(90 W+
libri di difegni, che il fuddetto
Gad!;
aveva raccolti. Dopo queda difirazione
ancora rirn’ai‘e tanta quantith di difegni
h cara Gadilz da poterne vendere molri
altri in piil volte, ed in un ultimo iopra 1000.al G. D. per la Galleria nell’
0nn0 fcorfo 1773. In quanto a quelli
del Vafin aggihngerb ancora che M a riette a pik di una fua lettera comprefa
fra le Pgttoriche tom. II. pag. J 91. fuppone , che il hbro di G m p ò foire un
groro volume aIto circa due piedi,
largo I 8. dita, el quale i difegni
fero attaccati a tutte le carte di qua ,
e di là , avendo per ornaro un’ orlatura,
cd il nome refpettivo dell’ autore {cri tto
in buon carattere,e che effo capitan&
in Francia nel paffato fecolo, e cadefle
nelle mani di uno che ne faceva coinmercio, il quale lo fcioglieffe per vendere i pezzi a minuro,dei quali una parra
entrarono nel gabinetro de1 re, e non
7
for
pochi
W( 91 l+#@
pochi in quello di Crozat, ‘Ju. catalogo
del gabinetto dell’ ifieffo Mariette €eegna
ancora diverh pezzi , che fi dicono effere nati nel predettolibro
Quefio
racconto poi noncombina con quello
del Baldirjucci ,ma io crederei di dovermi atrenerepiutrofioa quanto dice lo
fcrittore Fiorcntlno , il quale doveva
eKcre meglio informato del dilerranre
Frmcefe , per tratrarf di core noflre.
Alcuno mi ha allìcurato , che i nipoti
di Amon Maria Zlztrnettz quond. Girohm
poffano in Venezia avere vari difegni del
Psrwiginno , i quali provenendo dalla
collezione del conte di Arundel I vien
fuppolto aver fatto parte del libro del
V g ~ r i Cofa fia refiato in cafa Zannetti
non poro veramente
aficurarlo
ma
non m i & ignoro, che molti pazzi di
detto i~aefiro,iquali inragliò a chiaro
afcuro A~ztonMlzrt’a , fi dicono parati
al re Jqgbdterra. La voce finalInente
.
GZle
l
.
l
!
1
e+(
92
l&
che corre preffo alcuni che la raccolta
di Giorgio fia alla real Galleria di Firenze, non ha un foblido fondamento ,
onde io che non vado mendicando favole, poffo non curarla *
y
Nom ( LXV. ) plrg. I 39.
L' iitoria degli fcritti L e dei difegni
di Leonardo da Vzmi 1' ha dara Marzettc
in ùna nota ad una h a lettera diretta al;
conte de Caylus, laquale fi trova nel
II. tomo delle Pittoriche pag. I 7 I . Fralz~ $ 0 Mezzi gentiluomo Milanefe ,e í'Co+
lare di Xeonardo aveva avutele opere
del maeitro da l u i medefimo Alla iua
morte caddero nell' oblio , onde il Gdvardi potettt: facilmente appropriarfi tredici volumi , parre in foglio , e parre
in 4. con l'ideadi efitargli con van+
taggio a1 G. D. F'ancefco
dei Mc&i .
Non effendogli riufcito il TUOpencere p
.
4
t
I
P
c
1
*(
).c*
I1 G. D.Fraszcefio fa-
95
-
rello nel I 591.=
= ceva attendere il marchefe D. Antonio
= fu0 figliuolo , e ancora adeffo feguita
= non folamente egli, ma tutte le prin= cipeffe figliuole , e i nipoti di detto
= G. D. Pramefia attendono al difegno ,
= ed hanno gih meffo in iftampa qual= C O L di lora invenzlone, benchè non
ne lakciano andar troppo fuora = ( Lett.
piftor. tom. VI. pag. 2 I 3 , ) Si avverta
clze il marchcfc D. Antonto era figlio
naturdc dcl G. D, ilquale Io lafciò
alla mottc c
l
’anni I I . L chz le figliuole
furono Maria deì Nedici poi regina dì
Prsnci/r Bfcortora maritata, a V m e n h
Gonzqp duca di Mamova, c Pellegrina
pur figlia naturalc fpofi di U l i ! Be+
#ivogij, e chc pcr nipoti di F ~ ~ I V JfiC ~ C O
ctcvono intendcrc forre i figliuoli della
dirgraziata @ & e h di lui forella , fiara
nyoglie d i I’noZo OrJtJi Io non ho COgnizionc di ílampe lavorate d’ e l c u n ~
dei
I
i
a
*(96)*
dei mentovati principi, e principeffe
fuori che dl una intagliata in legno afldi
pulitamente dalla fuddetta A4~~rs’a
, Ja
quale porta il di lei nope con la data
delranno I 587. rapprefenta il h i t o in
profilo di una femmina , ed B rammenrata da Papillan nel f u 0 trattato dell’ l i r $aglio in legno tom. I. pag. 270. e €egg.
Simile ílampa k rara p e rare devano eirere le; altreancora , fe ve ne
fono della medefima regina, che De Piles
nella vita di R d e n s aflicura aver laputo
dlfegnare molro bene, e degli altri perfonaggi ai quali il Paggi appellava
#
*(
fogata dalla doglia di quefia tragica k c na finiffe ancoranel rnedefirno tcmyo
lavita, mapoichb non giova moltiplicare i delirti , e molto meno gl’ inventargli, volentieriporterei fuori dei
documenti autentici, che ho ’in msno
per €mentire un tal racconto, fe il firlo
non foire un oggetto troppodiRantc dalla
matcria , che trattoin queílo mio f‘critto,
c.& non fperafi divederprell0 dimafirata
la $ilfith del lnodefimo d’ altra penna.
.
NOTA
( LXVIII. ) pug. I 5 I .
Suppongono alcuni che per leggiera
contefa alla caccia D. Gnrxia uccid&e
il card. Gio. fu0 fratello,e che que110
in un atto di collera foire condotto a
morte da co$??zoifieffo fu0 padre onde
la
97 )*t%*
la granducheffa Eleonora loro madre, {of-
NOTA( LXIX. ) $cg. I 55.
11 collettore dell’ operapubblicata
nel- I 569. dal Ltdfrcra’, ín cui erano gli.
Eryni dellavilla Medici fu Achille Sta-:
zio L’anno dopo ,cioè nel I 570. com.
parve la prima voltaper
mezzo del
cletro Lafreri il celebre libro di Fdvio O@ai, ch’ B come uq fupplemento
Vol. SI.
G
Cd
.
-.*
li
il
98
I
1
1
E
’
)M5
ed una correzione all’altro I e per quanta
in effo Fduia pretenda di fcoprire varie immagini falfe, pcrchk a divarfi E‘rmi
con ifcrizioni foffero Crate aggiunte tefie
non proprie, nondimeno venne a dare
molto rilievo alle core del giardino del
card. Feminando,onclc alcune di effe tefte
hanno fervito di Ccorta per difiinguere
vari pezzi fparfi per Roma , o trovati
di poi I cd il ritratto di Ar$”ofave del
Ca??p¿hgZio col confronto del Mediceo
foltanro è fiato riconofciuto ,ed intitolato n per Iafciare altri elempi.
NOTA
( LXX.) tag. I 59.
In una fiima delle itatue di cafa Capranica la prefente Venere è valutata
fcudi 250, prezzo inferiore molto al
giuito ma proporzionato a quello ch’
ebbero le altrc . L’Aldoùrandi nella g,&
citata dcfcrizione delle fiatue di Ronza
l?%*
@%N
99 l*
p q . z 14. la rammenta appunto nel
cortile dell’ abitazione di monfig. vei‘covo dei Rr#zci edificata gih‘ dal card.
della Valle h o zio , dicendo = Nel
frontil‘picio a man dritta i una V e
= nere ignuda quando nacque dalla
= fpuma del mare; onde ha un Del= fino appreffo con la fpuma in bocca,
= che queltra finzione accenna = . Se
vi foffero indicati i due Amorini, che
mia
conget?
ícherzano i d delfino la
rura farebbe dirnoitrazione Un’ altra
VeBere conun
delfino it& nel corridore a levante della Galleria, ma queita non ha fe non il torfo antico , e
mediocre, iicchb non può cires quella
dei signori della YuZe
J
.
.
,
NOTA( LXXI. ) pag. I do.
l
3
I
-W( I O 1 )+#J
quodarn fimulaxoparum iitbrigcns a
= Totn a u t e l n pulchrirudo sius deteBar
== nulla v e f i e ipfa tegente , nuda con= fpicitur *- niti quatenus altera manu
= pudenda ,quaíï obllta fui, abfcondit
= Tantum v e r o artifex illa arte valuitut
= {olida d e e , ac dura marlnoris narura
= iingula e t i a l n membra deceret
3 Qyanta fcapularum
concinniras? Ut
= auteln ext uberantes nitent lumbi ,am=: plexantis
manusimplentes
? Quam
íkite c i r c u m d u a a e clunium Pulpae
= in fe r e r u n d a n t u r neque tenues ni% lnis iphs of3ibus adfiriChe, neque r-urfu
in immenfam effufae pinguedinem ?
,=
Formaruln autcrnquaeutrinque
nap tibus i n f r a coeuntibus velut impreffae
redduntLlr , dici non potefi quam
fuavis vifus Femorifque & tibiae in
reQuln a d pedem u f p e protentae ,
= accurate Cavata mudulario =. Finalmenre vi & c h i giudica # che fia quella
œ
L’cr cfempio ad alcuni parc dalle iilc
bekliflilne proporzioni e dalla grazia fingolare che vi íì off@rva, C!IC poG effer
quella di Fidk che Plirrio ha fcritto
ch’ era in Ronzn nel portico di Ottnusfr
( Lib. XXXV. cap. V.) Altri vi riconofcono , come nella Venere del card.
da Cargi chc fc foire la noflra converrcbbcro ncll’ opinione degli antiquari di
R m a del fececolo XVI. la f i a t u a htta
da [email protected] per il tcmplo dl G d o , c
con molta e1eg;lnza defcrcrrtta da Luciano
nel fu0 Dinlogo intirolato EPSZEZ , ove
pare di leggere ch’egli vada annoverando quantodi piil voluttuofo fi offerva
in e r a = Ipfa Dea = mi,fervirò della
verfione latina di un anonimo fiefa con
purgato
= in medio polita eil, ex
= Pari0 lnartnore , OPUS fane pulchcr= rimurn, arque yracdarirm t & rifu
J
.
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J
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I
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1i
del
I
del valorofo Scopa > di cui il De@o ? a
gli Amori, che vi fcherzano f’pra ’, íèmbrano denorare Ja maniera ( Iannon de
S. Laurent nella differt. ibpra IC Pietre
prezrofi degli antichi in€erita fra le Mem m e dell’ accademia etrufin di Cortona
torno’ V. pag. 3 3 . ) ralnmentara pure
da P h r o luogo citator che diffe efferc
fiato = in templo Bruti Cclllici apud
=, Circum eumdem ad Libicanam por= ram eumi= > aver forpaEato in bellezza
1’ a h a del rehpio di Gnido , e talc venir
creduta da pater nobilitarequalunqile
luogo in cui foKe r i p o h ( = quemcum= que aliuln locum nobilirslrura = ) Ma
turti quefii fono fentimenti nari da riGaldamento dr fantafia, ch”; un infermith, la quale non vorrei che rroppol
fpcffo afiliggeffe gli antiquari,
1
La faliith del nomedello fcultore
della Venme Medzcea è fiata riconofciuta
dal Gori nel Mufeo Piorentrno tom. III.
Fag. 35. da Mariette nel: trattato delle
Pretre gntagliate pag. I oz. irr nor. dal
Bianchi nel fu0 Raggrtaglio d d a Gallerie pag. 194.e fegg, , e dal marchefe
M&fei nella Critzca Ldpidaria lib. 111.
cap. I. pag. 70. Queiti autori artecana
i rifccontri , che la detta leggenda fia
poiticcia Ella dice
l
I
KAEOMENHZ AnOAAOASlFOT
AOHNAIOG EnaECEN
.
L’ ultima
I
I
l
I
i
NOTA
NOTA( LXXII. ) pug. 162.
I
voce,
che Ggnifica fece an-
dava kcrim ElTOIHZE ? o piutrolto deve
effere ECIOISI f d c e w , tale effendo il
modefio cofiume degli antichi
artiiti
fenza
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64
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1
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non vi erendo ancora rifcontroficuro
che la fiarua dei Medici folle l'lata gí&
diKitecrrata in quel tempoI c bifognerebbe aver qualche prova che il Coreggi0 foffe fiato a RomBa, della qual cofa
quelli ,che fe ne moflrano pcrhah portano focolo in conferma dellc congctturc
L'anonimo ifleffo poi non dice di aver
weduto quello quadro, cd Q un pezzo ,
chs non fi sa 6'ofifia O fe abbia avllta
la forre ch' ebbero altri i quali furono
rovinati per cada di caer comparii
*c
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NOTA LXXVI. 1 pag. r67,
L' originale
Lingwt nei fuoi A m d i
tom. I. pag. 274. della traduzione
iraliana riporta un kprciu d i un difcorfo
da mylord Manyfeeld in dccafione
delle fcornrndé fopra il ieffo del cav.
d' Eon, in m i incidentemente fi accenna
fatto
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e
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0
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I
107 W '
un' alrm fcornmeffa fatta in ÌHdhiZtma
con tutto l' impegno , la quale aveva
peroggetto le d i m e d o n i della Venere
h i Adedsci, che it& nellaGalleria di
Firenze Sovente poi ho veduti molti
curiofi miiilrare da loro fiefi quefia fuperba fiarua, o per comprovare l' efattezza dei viaggiatori che avevano a mano, o per carreggerli
I
I
I
prdiminare ai Monumenti inediti pagina
LXXI. pare inclinato a credere di Scopa
il gruppo di queita Ni&
tenuto per
quello ifieKo ch' era a Roma nel tempia
di AioZZo S ~ u ,me che rammenta Plinio
Lib. XXXVI. cap. 5. Se foce vero quelIo che alcuni pretendono, vale a dire ,
Che
*t( x08 l*
ehe il m a r ~ ncon
~ cui fu lavorato il
medefimo gruppo,fia delle cave di Lwni,
ovvero di Cínrara, non fi porrebbe piit
crederlo fcolpito in Grecia Ma difficilmente coltoro fapranno giultificara la
propria opinione, eii'endo impofibilo il
decidere della provenienza di tanti antichi marmi che fi fcoprono, giacchE la
qualid loro pub d i k i r c nonfol0 per
10 qualiti delle cave , dallc quali fi
ellrailkro, ma nelle cave i k K e i vari
f i h i danno pezzi di grana, colorc , e
mcchia differente , calne ben fanno i
.
naturalifii .
' I
W( 109 l*
J
acquifiaro da Ferdinando pi& anni prii
ma , cioènel I 575. Ehfte nella fw
grereria vecchia il carteggio di derto
anno di CeJaare Conti d i Spello , in cui
íi narra ciò , e fi vede che il cavallo
predetto fu Ecoperto nel mare, f'enza
marlcamento veruno e non coltò che
.
la fola fpefi di cavarlo filori Quefko
fatto rende vane le curiofc ricerche di
quell' antiquario , e quando il gruppo
fi collocheripotri tenerfi fuori il cavallo I diiegni, ed i progetti che fono
fiatiumiliati a S. A. R. per riporre
queito gruppo formano unvolume, e fra '
efi vi è q,ualche penfiero felice. Deve
il m e d e h m riguardarfi , come il pia
ricco che fi conofca. Quello che il card.
di Polignnc diifottetrò fra le rovine della
villa di Mario , efprimenrcl'ifloria di
Achille riconofciuto da U@è alla corte
del re L i c ~ m e d eera di €ole dieci itatue
ma di un guito mediocre affaì. Ora pdfiede
.
*-ric,
11.
i
t
*(
112
1-
v i in Prampa, ed k migliore di quello
di Firenze, le Subine &c. QueRc ílatue
erano in tutta pih di LX. Vi erano ancora molti bafirilievi a c molte teIfe ant i e h con altri marmi Per tanta roba
Secondo i prezzi che oggi giorno hanno
le cofe antiche la valuta di h d i 4000.
parrà aRgi mediocre, ma Lifogna avvee
tire cbe le ílime ammontarono a moho
pi&n e che la difficolrà di trovare un
compratore che acquiílaffe tutto, averà
fatre diminuire le pretenfioni dei venditori
.
.
l
NOTA
( LXXXI. ) pogo 177.
Un libretto non comune dato alle
itatnpe in Firenze nel I 587. in 8. da
meffer Pmnc@o dei 6Scr-Z’ detto il VCrino ficondo, col titolo = nelle maravi- ’
= gliofi opere di Pratolino ,e d’Amore =
ed un altro con rami di S t e f m defh
BeZh
c
La ílamperia del card. Ferdimado dei
Medlcl’ non fu la prima , che per la lingua Araba foire aperta , come alcuni
hanno Ccritto , men& di altre fi hanno
memorie anteriori di tempo, delle quali
non mi apparrieneragionare . Monfig.
4%7?2Qni n d ’opera che &erb pag I 97.
rammenta u11 litro in 4. intitolato Oleto
di cve nzirnbili di Abd- Abbas Acnret
T‘Q 11,
EI
detto \
?W
l
m
.Ii
. l
1
IC
,(i
1 ,
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~
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I
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114 )W
derro il Ciu~70, che viveva verfo la m e t i
del Cecolo XII,, il qual libro giudico
cKere flato il primo a fiamparfi in derta
tipografia, avendo la data del I 58 5. .
i
I mss. orientali clelln libreria Palatina
furono trasferiti alln Inurcnziana per
ordine di S. R.R., COIIIC m m il c m .
Bn12diat nclla prcf‘u. al vol. IV. dcl
fiIo catalogo del codd. latini di detta biblioteca $ LXXXVIII.
L , c nella
mafima parte fono quelli, che defcriffe
con molra erud~zione1’ Afimmz ncll’
opera citata nell’ antecedente
nota,
la
quale venne alla luce in Fzmzze l’anno
I 742. ,in fogI. fotto la cura dell’ inflansabile Gori.
pq.
i
I
NOTA
( LXXXV. ) pag. I 83.
i
NOTA
I
I
I.
"
\
, ed il
minj
privilcgm i: impreKO nel
medeiilno.
VI. Uila Grammatica araba in arabo
I
in 4.
t
zio , e come egli il primo dcttc ai medefimi una fpecie di forma, riunendoli iri
corpo Cotto la dipendenza di un fuperiore , e ponendo in tal modo un fiitema alle
lnaeitranze collocate gih prcffi la Gal!eriac
NOTA
( LXXXVT. ) pg. I 86.
\
l
l
Fra AgoJi~zodel Riccio nel fu0 7httato delle Ptctre cap. I 28. appreKo il
Goti nell' & $ ~ t tGlitto~raficu
~
p". CU.
defcrive una tavola di pietre dure, c
gioie commeí% , la più bella che fina
allora foire nata h t t a , la quale reitb
terminata nel 1597. per 1' imperndore
Xidoyo invitando i curioli a vederne
Havendo noi molti artefici pcr uf6,
z e fervizio particolare del palazzo, &
= della cafa nofira & di molte nofite
= occorrenze, & paffando loro per le
= mani molti , & importanti lavori ,
accib che facciano il debito loro, &
S noi fiarno Eerviti con fede, diligenza I
& €ollecitudine & loroancora ab-
il dikgno nella guwdaxoba di mano d i
Un
E
E
bia:
'
I
i
e%(
120
)W
= biano a chi ricorrere, fenza fempre
= venire a dare noia a noi , conofccendo
= per molte prove, non iolamepte 1' u= niverfaleIntelligenza , & la m d t a
= virtù del magnifico Emtlio de Cnun= l i e n nobile Romano, & nofiro accetto
= gentiluomo , Ind anche la rua accu-,
E ratezza , Sr fedeltànelfeervizio
no= aro, Io deputiamo Soprintendente e
= t u t t i li gio~cllieri, & a tutti gl' fnta= gliatori di quallivoglia forte , cofino= grafi arefici , miniatori l giardinieri
5: della Galleria , Sr tornitori , confet= ticri, oriolai,diltillatori,artefici
di
= porcellane , kultori , & pittori , &
= fornace di criitallo comprendendovi
= ancora Micbele della Zecca , Har= cello maeitro ci' archibufi l gE il CO-.
= lol-rnej fcrittore, & in ;Tornma rutti li
= artefici J' ogni profefiione, condizio-.
ne , Sr grado che lavorano per noi,
0 a giornata
Q a, fima , o COD
prov.,
J
,
@W(
121 1
c provvifione , eccetruatone folamente
G o . BOlOg9m , Gincbes . .Todefco i
= QE Antolz Maria ArchrbuJtv"i ; perche
= 1' obbedli'cllino, come la pedona no= itra in rutto quello che alla giornara
= ricorderà ordineri , & colnrnetteh
= loro per parte nofira , concedendogli
= facolti di potere crefcere ,Sr. fcemare
-L gli aiutanti a detti artefici , fecondo
paleri fia nofiro fervizio, QE anco a
= chi non lavorerà di poter fargli rire= nere ,fecondo il fu0 lavoro , pro
3 rata, la paga, gE che a rincontro a
= chi lavora, & fi porta bene, & diz figentememe, p o ~ a
non Colo nelle fue
3 urgenti necefit8 concedergli licenza
= dal lavoro per qualche 'giorno ma
= anche fargli dare una mefata antici= pata delle fue paghe ; Et nel mede= fimo modo vogliamo, che quei mini= íkri > che avranno a fornminiitrare, &
= provvedere li fuddetri artefici noitri
.. .
J
J
E
del-
s
#H(522 l*
delle core nccei1irie per le opere, ¿k
= lavori loro, che fubito cfeguifchino
= que1 che per,td conto fari clctco, &
= irnyofio loro dal prchto h'mrlio ; I1
= q~taledi turta quelia cura SZ ammi= niitrhzione non vogliamo ,che abbi da
1 rendere conto ad altri, chc a noi m e defimi. Siccome ancora dcyutlamo il
prenarraro G ~ ~ ~ con
t l i opiena autorith
& foprintendenza fobyra tutta la cap= pella, & lnuíìca noflra s così di voci,
come d' ogni forte d' inflrurnento ,
= perchè ne tenga particolare prorezione & pcnfiero & perch6 fia obbe= dito da rutti li muiici nofiri, co1ne
= noi fieni, pcr non rendere como an= che di qucflo ad altri , che a noi pra= prii ; Et in cafo d' impedilnento , o
5: di aílenza' del iilddcrto Gmibe , di= chiariamo, che nella carica, & fil= printmdenza degli arrefici nofiri s' illC tenda fu0 foflituto ,& fia obbcdito #
E
S
l
i'
~
l
5
\
CO-
*c
123
l*%
...
come egli fití30 ,lnaefiro G i d w . i
= Todefico noitro gioielllcre , & fervb
tore, 8E nella carica I & foprinren= denza di tutta la lnufica fia fuuo [o= flituto , come di fopra p Paolo Yallrcxa
G zelli gentiluomo Romano; Et effendo
= quella la nofira efprefld, tk determie; nata volonti, ne comandiamo a chius= que tocchi 1' offervanza D & obbez dienza inviolabilmente , Sr in feda
1 di ciò abbiamo fatta fare dall' infra= fcrirtb noitro Segretario le preferiti
= letrere parenti . Dato &c.
Alli 3. di fertemtre: 88.
5
I
NOTAIiXXXVII. ) pug. I 86.
A wiferva dei marmi , dei quali la
cafa Medici ha fempre nel fu0 giardino
di Roma lafciata gran quantiti, m ' immagino p che F d h d ficeffe
~
venire
a Firm# le Jtre mricaglie che cola
aveva
,
#%+ta(
aveva provviite
. .
5
nel trovare nel Gabinerro fra i ‘cammei
uno I il qualle pe; mernoria efiltente
.I
t
-1
d
$
l
?%+c
ra4 )H&
, c ne ho una riprova
l
Ì!I
i
’ I’
‘i
.
NOTA
)t*
NOTA( LXXXVIII. ) $@gg 186.
nell’ archivio della Galleria , mi cofia
averlo egli acquiflato nel 1574.
il per
di gran bellezza, e perfezione è cp ello
che vedeh alla tav. XXXVII. del rom,
II. del Midè0 Fiorentino, ed in cui il
Gori crede rapprefenmrvifi il Ratto di
Ganìmedepei$wive nile soglie di Giove ,
B l’abate H7inrkeln1ann nel rrattaro preliminare as’ Monumenti inediti pagaLVI.
e LVII. un altro rarro anteriore, che
fofferfe quel Giovane da T a ~ t a l ore di
Lidid, per cui nacque una guerra fra i
Lrdd , ed i $ri@ , o almeno alnbedue
atlieme. Chi si a c h caro prezzo fieno
€aliti i cammei oggi giorno, non porra
non fare le maravjglie, che quello di
cui fi tracta di ottimo lavoro, e di non
muune grandezza cohffe SI paro
123
\
In un lato della cupola della tribuna
vi è fcrirro l’anno I 6 I o. col nome di
C@mo II. , ma effendo quefia data poco
pofteriae alla lnortc di F e v d z n d o mi
pare v e r d m l l c , che a tempo di q u c b
ibvrano follie prolkglnlto, fe non principato l’ ornalnentQ dl nuova invenzione di detta cupola, 11 campo della
quale 6 d i color verlnigllo t w o incrofinto di madreperle, tanto pril che F r g ~
cefio Bocchi I i1 quale pubblicò le BeZ- Zezze di fiireme nel I 591, lo,defcrivc .
Nella lanterna quello aurore dice ancora
che vi era un’ foro, per cui yaffava il
raggio folare a difegnare i tempi degli
equinozi, c dei folfiizi, ma di cih ilon
rimane veitigio alcuno, per quello che
ho faputo oirervare , giudicando che gli
qcconcimi moderni p ~ f i i n ow e t : p u I
dottc
r
W( 126 )*
dorre delle mutaziogi nella yrcdetta
lanterna , ove folamente vedeli I’ indi.
cazione dei venti.
NOTA
( LXXXIX. ) p q . I 87.
Rafiella, ’ dipinfe il S. Gio. nel deferto
per îI card. Colonna , da cui fu ceduto
a lneffer I i m p da Cm$ medico clle Io
bramava ín riconoikcenza di avcrlo rifasato di una pericolofa infermith. I1 Vdfari tomo ZIIa pag. 2 I 5. racconta tutto
quelto , ed accenna che la pittura era
in teIa a è clle a fu0 tempo trovavaiï in
Pirelaze nelle mani di Frmccflo Benhm
t e d i Quelle due circofianzc aflicurano
l’originalità del quadro dcl G . D. in
confronto di altro fimile poffeduto dal
duca di Orlems che trovafi flarnpato
sel I. vol. del gabinetto di Crozat, ove
fi racconta in che modo fia i n quella
plleria fipponeadofi che foffe por.
rato
Q$&+(
127 )‘-%a
rato in Francia dalla rcgina il4srid c
che la mcdefima lo regalaire poi el COHcm0 Un alrro íìmilc: trovah in Bologna
nclle Ranze del gonfalonicre ,ma 1’ifieffo
t gii c o q d o a qualche intendente
coloriro da Pierine del Fkza , o dal Fatt o w , non effendo vcro ch’ oiifia aypreiTo
il pubblico ilna l c t m a fcritta c h R t z f
$ ! e h , quando fi dice che lo mandaí%
CO:) ( Ved. il canonico C ~ E J Inclle
E
fue
Lettere fra le Frttorrche tom. IV. pa=.
70. e 72. ) . Un terzo quadro non diverlb, chc CZenzentc XII. ripore nel palazzo di Monte C ~ V Qdopo
~ ~ averlo
U
acqui.
ílato per fcudi zooo. dal collegio de’
Nnroniti , a cui la Iafcib un cardin. di
cafa Card@, per le tinre ofcure apparifce nella maniera di G i d h Ro;nano ( Buzzar i nelle Amot. al ï%fari tom. 111, pag.
2 X 6 . ) . Fork alcuno di’quefii Ciri quello,
che al dire di Frnnccfio Bacchi nelle
Belleaxe di Firenze ediz, accrcfcluta dal
.
l-,;
,
@W(128 )+%l
CilrelJi pag, zzg. fece copiare il vercovo
~ i c a ~ bcon
b infinita accuratezza a €egno
di non effere fiato riconofciuto il vero
dal poEeEore Nella telta giovenilc di
S. Çio. il Bocchi ha creduto di vedere
il ritratto di R@ddlo, m a io non ve
329
.
!'I
5
lo diitinguo , Ho bend oKervati nella
pitturadeipentimenti
, che concorrono ad autenticarla per originale ,
.
11 ritratto di Leon X. in mezzo a due
cardinali ferbaii ora nel real palazzo
11 Vafavi che parla del rnedefimo nel
citato vol. III. pag. 196. e Vag. 378.
racconra che fu fatto in Rom&fra 'l anno
I 5 17. e I 5 L 9, , ciok negli ultimi tempi
della vita di Rnffuella , figgiungendo
ancora'nel fecondo luogo, ove fcrive la
vita di Asdrea del Sarto I effere ilaro veduto
-
.A -
)H+
dut0 in Fil-eaze ln cnfa Medici da Fe-
derigo II duca di A4antova quando egli
parsò per andare a inchinarfi a Clemente
V I L , ed il principe, al quale era eitremamente piaciuto, aver prefa l'opportunità di chiederlo al papa, il quale glie
ne fece grazia. V e n n e percib !* ordine
a Ottaviano dei hiedrcz , fotto il! dl cili
governo ílavano Ippolito , ed Alruanho
di compiacerne il duca Difp'placque
queitocomando ad Ottavinno, il quale
fiilnava molto l' opera, e penfando come
ufkire da queka faccenda chiefe rernpo
a mandarlo, ed intanto chiamato a fe
Aadrca gli diffe , che
birognava
contrafarlo con ogni Budio, per porere inviar
la copia invecedell'originale. Andrea
iromeffe di fare quello che fapeva , e
poteva, ed i n fatti gli riufci di trarre
regretamente la copia a tutta perfezione,
avendoviimitate fino le lnacchiedel
Sudiciume che v i era allara di modo
Vol, II.
I
che
.
i
l
i
t
I
)W
che pervenuta in mano del principe
quefia copia gli parve di avere orteW(
*(
x30
q
nuro quello che deliderava. Gilclio Ro~ n n lodb
o
affaifimo il quadro e quando
il Vi~firiche aveva veduro lavorate
Aladrea capitò a Nantova I credette di
doverglielo fare oKervare colpc la miglior cofa che vi foffe, ma Giorgio non
gli nafcofe ,che non era altrimenti ql~ella
di R@zdZo. Parve ci6 @rano a G i d i o ,
.e gli rifpde I came na i' non lo sd io che
~ i c o n o ~i colpi
o
ch? ui hvorni d ? Allora
il Vafiri gli palesò ch'era opera di h d m , e gliene fece vedere un kgnale.
A quelln prova Gddio fi riflrinfe nelle
€palle > dicendo Io non lo jtiino mcno ,
che S' eg/i .fi@ dà mono di Raffaello, a m i
molto Pizì, perch2 k c f a jkori di nrlttwu ,
che ma uomo eccellente imiti ~t BeBe la
maniera d ' m altro , e lu faccra così fimike. Queita copia fi vuole che íìa quell'
l**
Parma fu trarportata. Io mi
fono compiaciuto a trafcrivere un tal
ovk da
ricordare ai pi-ofeITori ad effer
molto timidi nel dar giudizio delle pitture , la qual cofa quanto fia dificile
1' offervò 1' ab. D M Bos, icriveddo nelle
h e RzJt$Jobi critiche &ru ka Poe~&, e la
Pitturs tom.II. pag. 3 84. = L' art de de= viner l'aureur d'un tableau > en recon= noifsant la main du maÎtre ,eit le plus
= fautir'de tous les arts. = Volle contradirgli il dilettante d'Argensvide nel di€'codo preliminare al fu0 = Nucawel abrkgqu'
= de IQ vie de$ pius fumeux PeìBtres X ,
inkgnanilo delle regole per riconofcere
gli autori dei difegni, e dei quadri , ma
io ho in mano da Edr vedere, che anche
Pietro da Cortolia una volta S' ingannò
nel comprare a Venezia pkr originale
una copia che veniva da Paolo Vwonefi ,
il medefimo d'Arge~viZ2enarra vari fatti
che coritradicono la rua opinione ( ved.
fatto per
.
ifieffa I che fià nella galleria
di Nupoli
.. b
ove
131
b
I 2
'
II
€--e!
'
XJP
l*
fpccialmcnte il tom. IV. pag. 78. 246.
3 3 o. ) , e De Piles nel l<#rctto delle
Vite del Pittori pag. 94. e í-egg. ediz.
del I 7 I 5. in I 2. 2 aEdi più ril'ervato dcl
detto h o allievonel pronunziare f o p
l' originalità , e la filiazione delle pitture 11 Y&ri psi nclla propria vita
tam. VII. Fag. 194. fcrivc d
i avere
anch' ero copiata la tavola di fifffhdhI
per Ottaviano dei Medici q u a d o quqfio dovette confeparla al duca Ctyho,
.
h++
3
i
/
I
l
J
Fra i moltifimi intagli dclla M d o n m
della Stgioln 10 nomincrò h 1 0 qudlo
jl,! ;,t
;R
,
:!! ,
I'
fiampa ha puhblicara in Londra ncll'a=
prile dell' anno lrcorfo 177 8. Ella merira il titolo di bella ílampa, ma con-
dell' originale efkqdo fiata efeguita fopra un clifeegno q
che
fpirito
lo
ferva
poco
J
E
e+( i42
che 1' artefice lavorò
nella
prirha gioventd. Se avanti di prendere il bulino
egli aveKe riveduto il quadro , lo averebbe depoflo e dato
di mano in quella
vece al matiratoio per diiegnarlo di
nuovo, ed allora averebbe
fatta
un'opera
degna di XdfaeZ[o, e dl fe. Per quanto
alla viita d i t u t t ' i quadri di Rafaelh
fi poITa ripeterequello che Plinio Lib.
XXXV. cap. g. dice della Penelope di
Zecg , cì06 che in eiTd nzwes ptnxiJè
pidetcrr, queita lode tanto efprefliva la
merita fpecialmente la tavola della detta
Vergine, la di cui tefia unifce i veri
caratteri della grandezza , della rempliciti, e della nobilth nel mafirno grado,
e f!d fentire piA di quello vi k dipinto,
come il medefimo Plinio ivi cap. I O h i v e delle opere di Tinzmte , perch;
in ambedue = cum ars furnma fit inb
= genium ultra arrem erat =
.
NOTA
!
l
NOTA( XCII. ) pfag. I pz.
i#
I l luogoche io cito del Vasari è nel
tom. III pag. I 64. Nelle note dell' ed.
di Firenze fi dice che un quadro fimilifimo
al
defcritto , e tal
di
bellezza
da effer creduto una replica di KufueZlo ,
trovail nellafagreflia del monaficro d i
YalZornBroJa. Un'altra copia antica ne
veddi rneíi addierro in cara di un privato, che lontana dall' originale pub indurre in errore non pochi # tanto è ílimahile.Del refio il G. D. di Tòjisns
k il fovrano pii1 ricco di quadri dr Ruffaello, ed io mi fono afienuto di parlaredi quelli del real palazzo, perch6
non ho mai penfato a fcrivere l'#aria
deile p i t m e , ch' egli pofiude , eilend0
q u e h materia troppovafia, e da m e
ritare un opera a parte Dirò bensì che
nel detto palazzo vi 6 1' altra
tavola,
che R ~ f ' d l osbozzò per la cappelladei
t
l
I
.
Dei
f
, '
l
I
I
1
Dei in S,Spirito, la
quale pare affatro
nella maniera di quella di cui íi tratta,
benchè il VLttri ( 1. c. pag. 170.) ,kt
dica dipinta quando egli
f u la terza volta
a Pirelaze, Mi pare
che
ancora
non
fia
ílata bene
fcluarita
vita
la
di Raffaello,
nè ho forze per immaginarmi di íiperlo
fare, onde mi rifiringerò a defiderare che
alcuno fi accinga a quefis lavoro. Per
cooperarvi però qualche cofa voglio ink i r qui una letterainedita di queita
grangenio,che
m i favorì nell' anna
fcorfo Gia. Ant. Armano giovane Veneziano , che ha gran trafporto per la pirtura, ed ii conofcime fagacifimo , e
pratichifimo quanto altri mai'di
difeegni,
e di ílampe Egli la-copiò dall' originale
trovato in Rom&nelle manidi Gio. Batpa
PoiÏeni pittore di S. S., il quale loaveva
ricevuto in dono dalla cafa Sama Croce.
Bcco quello che dice nella fua naturaf
femplicità quefia lettera ,prerneiro il fua
indirizzo
AI
I
I
i
.
.
l
l
136 )H#+
*(
A/ mio cnrzpvjo Zio Sinme di
di Czarid 'da ur.
Bdt$d
l
lk Urbino.
i
l
'
= Caritlimo quanto patre. To bo re;p cuta unavoltra
letera per la qualc
= 110 intefo la morte del noftro 111. Sig.
5: Duca al quale Dio abimiferlcordia.
= ahnima e cerrononporlde
fenm
= lacrime legere la voftra letcra ma
= tranfiat a q l d o non 6 riparo bi= fogna avere pazientia , e acordarf
= con lo volonth de Dio. Io fcrilii la]= tro dì al zio prete che me mandaKc
= una tavolcta che era la coperta della
= nofira donna della profetcffa, non me
= la mandara ve prego voi li faciate a
= fapere quando ceperfona che venga
= che io poira fatisfare a madona che
= fapete adeffo t no aveta Lifogno di
= loro:
*( "7 1loro : ancora v i prego carifilmo zeo
= che voi voliate direz91 prero e B la
=I Santa che venendo da Tadeo Tadei
= fiorentino al qualc navemo ragionate
pih volte infielno li facino honore
= lenza afparagnio nifuno e poi ancora
li farìte carezze per mio alnore che
= certo 11 Cono ubligarifimo quanto che
7 olno che viva. Per la ravola noni ho
fatto pregio e non lo faro fe io poro
= perchè el Cara meio per me che la.
= vada afiirna e impero non ve Izo fcritto
= quello cheio non pofeva e ancora
=li no ve ne poffo dare avifo pur fe= condo me ha ditto el Patrone de ditn
=; tavola dice che
me dara da fare per '
=; circha a, trecentiducati
d' oro per
t= q u i e in francia.
Fato le fefie forfi
ve fcriviro quello che la tavola monta
= che io Izo finito il carrone e ftto paE rqua ferino a ci0
Averia caro i"
= foik pollibile davere una letera di
.
= ra-
y----
*r
e+!+(138 )+#g.-
= racomandazione al gonfdoncro di fio= renza dal S. Prefetto > e pochi di fa
fcrjffe al zeo e a giacorno , da
Roma me lit fefèro avere ma faria
grande utile per l'intereffe de una
cerra ftanza da lavorare la quale roca
a Su? S. de alocare ve prego fe epoE iibilc voi me la mandiate che credo
S quando fe dimandara al S. Prefetto
= per me che lui la fara fare, e a quello
= me ricomandate infinite volre colne
= filo antico fervitore e familiare. Non
altro aricomandatime al maeltro c a
W Redo& aranti gli altri , Li XI. da
= aprile M. D. VIII. di c a h
=
=
=
=
=
-
10
t
i
l
i
I39
che non .effendo nata la madre di Raf
, da effa mi n a k e fofpetto , che
foffe i'orella di S ~ I I L O a~ Zcui
G , la m e d e
faeh
.
fima è indirizzata
11, Ch' ella è fcritta la feconda volra
che &af,ello €u a Firenze. Il Vufi~ri
( pag. K 13. ) dice che nella fuq prima
venuta fu molto onorato da Tuddeo Tdd-
dei, r l q u a k lo adle f i q r e i# /i/a cafa ,
e a h f i a tauola , come +vegli che
fimpre tuttr gli Homini inclinati sllw
t
vz-rtài , la qual coii viene canfermata
dalle lettere che gl' indirizzò il cardin.
Bembo', le qualì vanno in itampa. Ac-
l
cennando adunque Aqf-¿zeZZo di aver ragionato più volre di T d d e o col zio,
quello doverre Ceguire quando ritornb
a Urbino, dopo aver da lui ricevure
molte carezze . In farti la comrnendatiqia della duchega Giovanna , moglie di
Gig., della Rovere, nipote di Sgq IV. al
gonfaloniere perpetuo della repubblica
l
!
1
Fio*
y-----
I41
)M$'
y. Çhe
V.
I
I'
,
1
la fianza che qvevada allogare il gonfaloniere Sodwrai ,e che Xafi
fuello averebbe voluto dipingere, o era ,
la gran €ala del configlio , della quale
dlfcorre il Vafiri nel tom. III. pagina
2 51., fcrivendo la vira del Cronica architetto, o qualche altra camera del palazzo della signoria d$ Firenze p che íï
penfava di ornarc .
VI, Finalinenre che non, ho ppruto
immaginare c o b che mi foddisfaccra per
rinvenire che opera pofh eliere la Tirsola che era /& coperta delia noJIrn donula
della poj¿itcJSGC accennata da Rafftzello ,
e l' altra detla quale noq aveva fatto
-prezzo , perche la lavorava a chi ,gli
andava promettendo ¿i'impiegarlo in
migliori lavori per Firewze , e per la
Francia. Stimo poi che da quefia preziok lettera ciafcuno averi rllevato 1' ln%
dole placido, e fomlneffo di Rt$zeïIO
nel dare puntualmente conto dl k I e
dclle
ì
l
t
e+(
I
1412
l*
I43
delle core fue a congiunti in mancanza
dei genlrori che aveva gih perduti
cornpiacendoft di dipendcrc da loro con
intiera ubbidienza per tutte le fue azioni , benchè tale già foire da dover effcre
tifpettato per i Cuoi gran talenti Io fono
h u r o che non mi far& fitto colpa di
efferlni trattenuto in cali ricerche in
grazia di un uomo, ch' i tanto caro a
tutti quelli che fono fc'cofi dal bello
nelle opere di pitturo.
NOTA
( XCIII. ) png.
I 9 2.
Fra le cofe che accenna il Bacchi vi
è la teiia di 7urckimz, ch' egli giudica
un G i d i o C e r e , e per tale 1' annunzia
A~filrmBoezio de Boot nella fua @or&
dc2h Piewe p e z i q e lib, II. cap. CXV.
moittando di crederla cofa fingolare. E
più vcrifimile che fia un Tibevio, colne
la caratterizza il Gori nel f i g 2 0 Ftorent,
dan-
l*+
dahdonc la figura tom. I. tav. III. pag.
14. Uha defcrizioae eFdttifima ne porra
Martettc in fine del fu0 'Trattato delle
Pzetre zntaglìate, dicendo egli ch'era fiata
fobmminifkrata da Alatoatto Cocchi. In qucfia defcrizione íi attribuifce 1' acquiílo
di così raro pezzo al card. LeopoMo dei
Medici, ma c h na11 pub efkr vero, venendo k m t o dal BuctbE', come dicevo a
che a illo tempo elilteva nella Tribuna,
ove rurtaviq efiltc R' alcuno non fi
conofce una fimil pierra di egual mole,
8
effendo la tefia alta di braccioFioremino , cioh 2. pollici , e t o . linee
del piede Parigino Fra molti naturaliai pare che oggimai fi convenga effer
la Tcrrcbina una fpecie di Bcfwite , o
dente malarc petrlficato , e di qul deriva
effer molto dlflicile il trovarne di grandezza un poco haordinaria ( Sertrand
-1>iLì!ion, des f'ofiies art. TurqBo1@) I1 noitto D. Th-gioni Tuzxtri però i: di SWtimen-
I
.
.
1
!
!
i
*(
I45 )'e
sig. Gia. B m @ a Elicona nelle Span= falalitie della Serenifinla Madama Alaæ ria Medici, e del Clzrifiianifimo Hen= rica ZK re di l+anciu & di Nuvurra
= con annotationí del sig. Fdippo Pigo= fitta . Con licenza de' Superiori. In
3
: Roma appreffo Nicolb Mutii MDC.=
Segue dopo il frontifpizio la dedica alla
Maria dei Medtci indirizzatagli dal Pignæ
f i t m da Honta nel di I 5. fettemb I 600.in
cui nulla fi trova di lmarcablie I1 Pzgafetta, che fi vanta alla pag 44. di difcendere da Fa'rmzel e d' avere avuti per fuoi
.
\
,
maggiorì quelli della Rofi, perchè nella
f u a a r q e portava tre rofe roire , i quali
poiredevano le loro cafe in Via Rofa l e
400.
a n n i avanti eKendo GMe@ dl parrito
erano ufciti in efilio, e fi erano ricoverati
B Vicenzn non curando di più ritornare in
ToJcarau, era un letteraro di quella citti ,
noto per varie traduzioni in noiltra lingua,
e che godetre P amicizia del celebre Petm. Irli
res-
l
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1;
t
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W(
146
l*
reskio ,íìccomc fi legge nel I . libro della
di lui vita fcritra dal Gdfiendo
I
Nots ( XCV. pag. 194.
I
I1 Pig@tta difepa
l
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,
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l
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1
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E
che allora la
Galleria era veramedre il fol0 corridore
a levante, Non sb Cc quello o 1’ altro
corridore a ponente , chc fu ornato
molto dopo fore il luogo I ove nel
7 607. la fera dei 19, ottobre terminata
Ja magnifica cena imbandira per le nozze
de1 G. D, CoJlxo IL, e dell’ arciduchefb
d‘ A~JrriaMsrie Maddalencr venne preparata Sopm utn kuugb$Zimo orrliwe di tavole quella fltgz$nala , e clelìcntiflnut confezione # gli avanzi della quale a ch’ erano
I
I
I
!
!
.
1
NOTA( XCVI. ) tag. 198.
i
l
di quanta fi pregiavana Gerzova Napoli ,e
Vewzia furono faccheggiati dal popolo
alla prefenza dei principi ílefi, nel modo
che fi legge nella Defiriziwe delle feile
fatte in quella occafione mandata in luce
dal
*( g47 )*
dal Giunti damp. 1’ anno di poi in”ua
libretto in 4.adorno di rami pag. 26.
In un altro giorno delle predette felte
‘quivi fi trattennero i medefirni fpoii ad
offervare un giocolatore che dalla torre
del palazzovecchio fino alla fponda
d’Arno g~ocolòfu1 canapo con gran
maraviglia di ognuno, cofa che treddi
io rinnovare nei primi anni di mia giovenrù . Turro ciò mi compiaccio a fcrivere permemoria dei coltusni dei paff3ri tempi
B
L
Quefia loggiafopra di cui termina il corridore a ponente della Galleria, & quella
che volgarmente dicefì ancora dei Lanzi.
La fece fabbricare la repubblica Fiorentina nel I 374. col difegno di Andrea
Orgogna, per avere un luogo pubblico
difefo dalle piogge nell’occalione del
K2
pof-
I
l
Q%+(
148 ) W
~OKCKOche ogni tre meli d o v a pendere il fLtprcmo magiitrato ( Sclpios~eArrrmirato nel lib. XIII. delle fue f l 0 1 . 1 ~ 1%pent. tom. II. p. 69 I ,) Pino ai nofiri giorni íi fono veduti f o p 11 medefilnadegli
f
i
.
c
avanzi del giardino penfile, clle accenna
il Pigarfctta , e la piccola loggetta che v i
rimane con altri
ornati fono olcra del
ßuontalcnti, ficcarne abbiamo dtll BcC.
ditzucci tom. VIL pag, 1 G. Nei libri
dell' archivio aelh guardaroba ho
incontratoil nome dcl giardiniere; , clle
teneva conro di quello giardino, ed era
un certo Angiolino, la qual c o h prova
elikre ílata quella un' ameniti non così
piccola, e riflreua , CQII~C&i potrebbe
í!nmaginarc:
.
I
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I
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1
dici
l
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I
!
NOTA( XCVII. ) png.. 199.
Non varrebbe la pena di arrccare
efelnyi della munificenza bell&cara A@
W( 149 )+%a
dici nel difiribuire i rimedi , e gli cidori
della fua fonderia , fe un illuitri poeta,
cioè Gabrlello ChiaBrera non ne aveKe
cohfervaata la memoria nella propria vita,
ove i h o r i deferivechericevè
dd
G.D. Ferdi'nanclo I. con folnma largit'a ,
quando egli fi trovò i n Firenze per f u 0
phcere, e f'e una Canzone del D. Carlo
dei Dotruri altro poeta di qualche merito diretra a Cado Dati non foffe alle
italnpe fra le Tue Odi imprefk a Padovrt
nel 1659., ove decanta quefia generoig
pratica.Una letterapoida
FrmceJo
Redi fcritta a D. Frsntefio Ureu nel
167I , , e pubblicata nella raccolta di
G i l f i p p Manni delle lettere di quel
celebre noitro medic6 , fa fapere , che i
medicamenti della fonderiadel G . D.
andavano fino al hieflco , e negli altri
luoghi dell' Indie
.
i
NOTA'
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'Ir
I
I
I
NQTAXCVIIL.) pag. a oz.
W( W.)+#+
all’ anno 161o. lib. II. pag. 24a. ÒFP,
tom. V. ed. Flor. Nell’ archivio della
Sembrami poter dire in quofio luogo,
‘che il Peireskio nell’eferfi poflo ,ad offervare i mori dei fatelliti di Giove ,
ch‘ erano fiaci Ecoperti dal Galileo, adottahdo la denominazione data lqro dal
medefimo , &dica dovere aregnare a
ciafcuno di e f i il nalm di un perf’&
naggio della cafa Medici, per meglio
fpiegarfi nelle fue tavole y che compofe,
e = quia debcbar D praefertitn fervato
= familiae honore, rcginas duas incly=I tas
quas illa ( Medicca familia ) no= firae Galliae dediffet # fyderibus ad= fcribere s ideo extima planetarum Cgtbwinae nomen fecit Proprium ; al= teri s qui prac caereris exirnie re= {$endet # M h z e # tarn fequcnti Cos;lrk
= maioris p & intimb Cofnìi minoris a ,
cod fcrive il Gt~fin/lonella di lui vita
guardaroba mi fono imbattuto a vedere
che l’ obiettiva del canocchiale del Galileo fi ruppe in vita di hi, e cos1 rim d e agli eredi ;+-quali a perfuafone
-di Vi’nccnzio Vivialzi ultimo deî fuoi fcolari la pofero nelle mani del card. Leapeldo acciò í i degna& farla confervare,
benchè in tale fiato t fra le cofe più itimabili della Galleria I1 card. aveva diipoito di paffarla in dono al G. D. fu0
fratello, ma la morte lo prevenne, íïcchè enrrij nella medefima Galleria con
le altre raritli di lui I e fu poi 3 come
Bo detto , aggiuaata ne31’ ornamento in
cui tuttora fi trova a Del reata il nome
Mediceo non fu porrato in cielo dal fola
Galileo, tanto la prorezione delle lettere
arreca fanla, ed onore anche ai fovrani
Regner0 de Graaf medico di Deyt nel
confacraxc- il fuQ mttato De nwlierum
-
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ail’
l
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WgU-
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a+(153 1-
I
I
diccum elegit heroem eminentifimurn,
5 & ferenifs. princiyem Leopoidum &c. =
Con detto Ugenio il card. era in corn-’
merci0 di lettere.
3
I
P,
r
!
NOTA( XCIX. ) pug. 204.
Gli aRrolabi che accenno fono adeffo
nel real Gabinerro di Fifica. E’ probabile, che fra i medefilni v i fia quello che
rammenta il P. lgnazio Danti nella P. IV.
del fu0 trattato dell’ Ufi , & Fabbrica
dell’ Aßdabio ediz. dei Giunti del I 578.
in 4. p. I I 5. a e che poffedeva Co@no I;
fabbricato forfe 500. anni avanti
I
Fra gl’ inrumenti della Galleria ve
n’ erano di quelli dei tempi di Co@zo 3.
lavorati da Crgofano Schqslerd d’ AI;gufi# nel I 549. d‘ &tf?IiQ J3ìmcbdni in
Veve
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e#+( ‘$4 l*
3
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Venezia ut1 I 564. che ne coftrui uno
rnolro fimile al compaffb di proporzione
del Galrileo, da Bdd@?r Lutuin da Urbino nel I 567. da Giu. Bnt@& GirrJft’Fiorentino nel 1 ~ 6 8 . e, da Grdtitt.i A’e;
nio di Looranid, nipote del celebre Gemma Pr$o nel 1574. Tutti quelli nomi
fi leggevano nei refpertivi pezzi. Io gli
ricopio , perchè in qualche forlna rimanga la memoria di quegliartefici z
che in pairara meritavano quanto mcritafto ora quelli di Londra, e di Parigi.
Di altri dei tempi poílcriori non mi fo
carico di parlare effendo cofa che a
me non appartiene, m a b u s i a chi ha
in cufiodia il real Gabinetto di Fifica,
il quale potrebbe dar materia ad un’iitoria molto intereflante delle cognizioni
dei n o h i antenati. La detta collezionc
d’ifirummti fi accrebbe nel 1654.( Libri d d ’ archivio della guardaroba ) COÆ
un buon numero di quelli, che aveva
por-
1
I
I
i
‘
r*
155
portati di A h a g n a il principe Mdttiras
fratello di Ferdinado II. , e con altri
che morendo lafcib il duca di Nortmbria , Rtrberto Ordey gentiluomo Inglek s di cui íï danno varie norizie
ncll’ oferer, ziorent, rom. I. P. II. pdg.
63. e fegg. Egli fu 1’ autore di una
grand’ opera intitolata L’Arcczno del mare
contenente una magnifica raccolta di
carre corografiche , e marittime, e mor1
nel T 649. Nel 1670. furono aggiunti
altri iitrurnenti dell’ erediti di D.G i d m
Medici , uno dei figliuoli naturali d’i
D.Antonio principe di C@$ratao che
ho gi’a nominato, e che di nuovo dovrb
rammentare fra poco. D. Giulio mancb
di vivere nella cafa di Pinti il di X 5.
luglio di detro anno ( Archivio fuda.)
Finalmente nel 1676. in queita collezione furono incorporati tutti quelli che
poredeva il cardinale Leopkdo ( ArGhiviQ predetto )
\
.
1
I
H@TA
NOTA
( CIL 1 $08. 2 I 4.
Forre anche ai tempi di PCI*dz!9dflndO
11. il Redi cbbe influenza nella fondcria
Medicea, perch2 i n una h a lertera fria
quelle itamparc in ,Pwmze nel 17 16. da
Giq‘èpJe Manne’ fkrive di aver profeguite per lo Cpazio di molri anni aila&
íïme efperienze fopra le tinture d’ oro
di molte fpccie, c di avcr trovato ch’
erano irlganni volontari , o fempliciti
di uomini creduli, e cpeftne prove non
potevano effctrllarfi fe non in dertp fonderia , ed 7 1 Redi íi occupò fork intorno alle medefilne in occaGone di Cervire agli d p c r i ~ ~ ~ c nche
t i , 1’ accadelnia
de1 Cimento prendeva a clre h p r a quanto
credeva, che poteKi condurre a fpegncre
gli errori ed it i‘coprire nuove ver& *
.
..
‘
p
NOTA
= L a Fonderia dell’ llluitrifitno , &
= Ecce.llentiflitno Sig. D.Antonio Medici Principe di Capifirano &c. nella
= q u a k fi contiene tutta l’arte fpargirica di TeofraiIo, Yaraçelfo , Sc fue
F= medicine : & altri feegreti belllflimi .
= Stamp. nel palazzo del CaGno di Sea
S Eçcell. Illuflrifs. I n Fiorenza 1’ anno
= I 604. i n 8. di Fag 140.
Quefio k il frontlfplzio dell’ oyufcolo
rammentato ne2 tefio impreiro con eleganza in corfivo , il quale’& ha dato
cortefemente il comodo di leggere iì
D. Anfonio lhrnzzini medico Fiorentino, ch’i
!
j al poffeffo di tutte le cognizioni proprie dell’ arte n la quale con
decoro profeii‘a , ma cirendo quello O P U ícolo tutto teiruto di ciò che apprezzayqno i n o h i buoni antichi nella riceqça
&i
F;
ZL
I
159
*( q 8 l*
dei narurali fegreri I non ha altro meriro,
che dare a noi un aurentico atreitato
della loro credulith r Non apparifce da
chi fia fiato compoito effenclo privo
di qualunque introduzione m a mi figut0 che lo 'fcriveKe qualchi chimiCO, il quale fo& alla tefia della fonderia del principe , parlando pon di rado
al medefilno , ed alcuna volta a chi
legge come dove riporta una ricetta
d' oro potabile; dicendo che in Prag-a
era fiata comprata per 24. ducatoni ,e
che davafi in dono al pubblico Di
quefi0 rarilfrmo libro non ho trovato
che alcuno parli, c foIamcnt-e nella libreriaMagliabechiana in quattro grofi
VOlulni fi conferva ms.,portando in tefia
il frontifpizio itampato. II cafino poi
di D-Afit.mh era quello della fia del
Canlpmcio poffeduto prefentemente dal
g e n e d e A@mdro Dccmfnil! , ma prima egli abitò in quello di S.Marca,
l+@
come fi ha dal Mig2iOr.e nella Fireme
il&@ratapag. 230.
NOTA
( CUI. ) p g . 2 I 5.
-
Tnvevnier Iodaro in alcuni verfi mol-
Boileacl , code l' I t a h
verfo la metà del paffatofecolo , Egli
riporta la figura del Diamante Medjceo ,
che d' altri è fiata riprodotta, e che può
vederti anche in criílallo nella Galleria,
e dice che la rua acqua pendeva nel
color di limone. Quefio autore dava
fra i diamanri il prlmo luogo ad uno
del Guan Mogol di carati 279. 5 L' Jmperatrice di Mgcovia ne cowprb nel
I 772. uno di 779. carati. Ved. A. Duten$ nel gii citata opd'colo delle Pietre
preziqe P. I. cap. 3. p. 3 2. e feg. Quello
del Bra@ di 1680.carati, che pofiede il re di Portogallo, abilifimi lapidaci
€ofpettano che fia up Topmzo cofne
atteto fpiricohda
.
come
l
ì
atrefla
l’ ab. Raynal nella fua &€oriqÇ,?o-
f i j c ,~e politica degliflsbilìmenti degliEuropei nellc d 4 e hdàe lib., IX. cap. 54. ed.
dell’ Aira 1774,tom, III. pag. 468.
NOTA
( CIV.) fac.
I;
I
’
‘I
.
2 I 6.
Potrei fare offervare che quello priw
cipe amava affai le gioie , e che ne
aveva in gran copia ,avendo trovato
memoria nel cod. 197.della cl. XXV.
dei inss. della Magliabechinna di un altro diamante ch’ egli aveva acquiitato
nel I Gog.il q d c , quando zncffer Pomp o Strrdcndoli Veneziano lo refc faccettato al hcceKorc pefava denari 23.
cioè I I 2. carati, ma balterh che rammenti quello che íì legge nella vira di
iMRriss det Medici fila nipore fiampara a
Parigi nel I 774.. cioè, che Ferdinnndo
gli regalò molre pietre , e gioielli di
gran prezzo 3 fra i quali vi era un dia-
l
/
mante ch’elln fi pofe in petto il giorno della ratifica del lnatrinwnio col re
Bnvico I f < a Làone, c che veniva valutato I goooo. lire ( tom. I . pag. I 8. e
-34. L’anonimo autore fcrive ancora
( pag. 25. ) che la galera si1 cui f u trarportara Mu& da Livorno a M m f i I i ~
= &incelloit d’ or, & de pierreries ; Ja-.
o mais on n’ avolt vu fur la mer un
= fpenacle fi beau. O n a m ê m e peine
= h concevoir comment la fortune du
= Gran D u c pouvoit etre affez confi= derable pour le metrre ea Ctat d’é= quiper un bâtiment d‘un prix au%
irnrnenfe ; en effet, fans compter rou= tes les pierres precieufes dont il dtoir
S enrichi tant au-dedans, qu’au dehors,
= on eltimoit 220oao. livres les feules
er armes du Roi , & ‘de Ferdinand qu’on
= avoit place‘es devant le fiége 01‘1 la
Reine droit afife = ,
mante
,
/
I
t
*c
163 )*a
NOTA
( CVL ) p q .
,
227.
N o n far1fenza qualchepiacere di
chi prenderà in mano quefro Sqrgio il
fentire quello che tia rapprefentato nelle
refpettive volre del corridore a ponenre
della Galleria
Adunque cominciando dalla gran terrazza nella prima, ch’ è delle mlnori,
come le altre, le qualr occupano Io fpazio dei lodi della fabbrica , e dove le
città dello Srato Fiorentino fi fono íìmboleggiate con le loro imprefe, e con
le azioni pih gloriote dei loro cittadini
vedeii efpreffo Livorno.
La 2. & dedicara all’ Agricoltura, ed
in lei non lneno , che nelle fuccefive
G riporero i ritratti di coloro, i quali
fra i noitri fcriffero , o magglori cornparvero in quell’ arte > o difciplina
La 3. alla Pitrura.
.
.
L2
La
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166)W
Alia difirutta citti di Pie$&
*(
fL1
daro
îl 40.
Nd 4 I . fu divifata la Liberali ch verfo
la patria.
I1 42. reca i ritrarti dei principi fccondogeniti ’ dcllzl cah Medicca ,
11143*quelli coloro di derra funiglia ,avanti che Cufinto I. acquifiafi‘e la fovraniti,
c di alcun altrn delle noarc nelle quali
fiorirono alcuni principi con dominio
Nel 44.fi’è fimbolcggiata la citth di
Fireme .
In queflo luogo termina il corridore
a ponente e principia 1’ altro a mezzo
giorno nella prima volta clel quale ch’;
la 45. \ i fono efpreri le principali v i r d
dei IV. Granduchi C$9no I. FrmceJEo I.
Ferdinado I. , e C0J;nzo II,
Nella 4.6. vi è ritratto J’. I.!emeni~*o
,e
S. F~mceJEa i quali abboccatifi afierne
in -Firenze itriniero con fraterna carith
-perpetua vicendevole u n h e ,
NeIIa
J
J
x61
1-
Nella 47. il Concilio Fiorentino del
x43 9. a rempi di E c q p i o K che v*intervenne.
Nella 48. la Pieth. ,
Nella +p. che occupa Io fpazio pi&
vallo, tornando nel mezzo al mentovat0
corridore, la Sanrirh con una gloria, B
cui fanno vaga corona i Santi e le Sanre’
Iiiorcntine e
Nella 50. 1’Etruria.
Nella 5 I . vien rapprefenrata 1’ ifiituzione dell’ Ordine d i t a r e di S.Stefim
P. c Mart.
Nella 52. ch’ è 1’ ultima, fi fcorgons’
effigidti S. Carlo Borrarneo e S. Fàltppo
Neri y due grandi anime che viffero in
perfetta amicizia, e fopra dei quali Firenze ha dei diritti ; Le altre volte che
adornano il corridore a levanre fono tutte
dlpiqe, come ho accennar0 , a grotterco , genere di pittura , nella quale
fe l’ occhio non trova alimento da tra?
man;_
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NOTA
( CX ) yng.
23%-
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Nel medefimo Monte Celi0 nel 1668.
( Carteggio dell’Agq2zninell’ archivio
della Galleria ) fu trovata la Lucerna
criItiana a fGggia di navicella di buon
lavoro, e dl molta celebrlth *fragli antiquarl , perchè vi B a poppa S. Paetro
che guida la medefilna, e S. Paolo Pcante
in atto di predicare.Ella è fiara prodorra in puhblico da vari, e fra gli altri
dal Beìlori nelle fue Ltjcerne antiche P.
III. tav. XXXI. dal march, Mafeei nel
Mf[eo VeromJe p. I . &c. Si pub la medeiim a vedere nel gabinetto dei bronzi antichi, armadio XIV,fra le cok crifciane.
NOTA
( CXI. ) p q . z 3 3.
NOTA
-t
1
l
174 l*
venute di Africla a ed il Gori le Iza pubblicare fra le altre della medefima con
indicarne la provenienza , nel 1. volume
delle @rixiont efiftenti per la TQJRWB
dopo Ottavio Falcolaieri I il quale ne
infer) XXIII. communicateli dal card.
Leopoldo ìn fine delle iue Vcrf’zioniAtzetiche imprcffe in Romn ncl I 668. in 4.
pag. 177. c E g g . e dipoi nel tom. VIII.
del TeJooro de& pntichitd Greche di h copo Gmzooio J1 P q n i era a Ttlcnis nel
r667. Di l i mandòancora al predetto
*(
l
p
card. una relazione di variememorie
rirrovare nel fu0 viaggio e relative
,e
ípeciahnente all’ antica C‘rtagine
quelta relazione voleva pure il Fakanieri itamparedietro le predette ifcrizioni €e la follecitudine dello ílampatore per mandar fuori 1’ opera, non gli@
lo ave& impedito ( pag. I 5 8 . ) ,ma ella
fet-bafi fra i fogli dell’ archivio fuddetro
Del P. P q p i letterato poco cognito
J
.
tifo-
\
e+( I75 )M+
bifozna vedere il D. Gio Targi~niTazetti nel volume IX.dei Cuoi Viaggi d
2. pag. I 80. Íl P. Noris nella dedica al
principefuddettodella fua differt. 3Je
rlwobr~s arlcmnzis Diocletimi , t& Licinii
fcrive intorno a cib . = Vidit haec aetas
= grandc r n i r a c u l ~ ~,~cum
n magni Yrin= cipes , h o r u q u e votis ac fuls pariter
= lucris inddgens fubditoru m avaritia ,
J mille navibus toto oceano {parfis in= genti auri, atque argent1 ponderi, ac
pretiofifilnis mercibus in Europam de= vehendis inlriaret ,Africanorum mar= morun antiquitus inkriptorum acer= vos, hoc Seil viQricis Romae reliquias
S= barbarico fquallore fordentes, ac lori5 gioris retnporis edacitate corofas I t u i ~
2: navibus in Etruriam adveaas, Medi= ceorum Mufei atria nobilitaffe. Sci= inus Olim romanos Duces e deviQis
= Graeciae atque Afiae urblbus eximii
operis fiatuas ac pulcherrima figna ab-
I
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flu-
-
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\
I
176 W%
fiuliffc , ut publicì veluri: orbis rapi= nis privatas in urbe aedes locuyletaG rent
Verum rot infcriptos lapides
eruditionis tantum promovendac gram tia , e longinquo addufios , nullius
3 plane- faeculi , nullius exempli , €ed
C tui rantum erga rem antiquariam itudii
= fuit = . Leoiddo effendo in Roma nel
r67o. per il conclave dopo la morte di
C.kmente IX. vi raccolfe molte anticaglie # e fra le altre XLII. marmi fcritti, i
quali furono mandati allaGalleria l' anno
dipoi, come íli notato ai libri del€a
guardaroba . I1 medefimo nel tempo
fieffo fece fare degli fcavi a S. A*anceJi.o
a Ripa , ma non sb fe con frutto ( Carteggio di Paolo del Sem , e del conte
Ana2Qde X~r~crzzincll' archivio della
i è flato pofibik
Galleria 1 . Non m
fieempre il difiinguere nelle lnemorie che
ho nelle mani quello che andava acquifiando per Ce il G.D. Ferdiwando II. e
3
.
l
quello
*( 177 )M@
quello che il fratello LeopoZdo comprava ;
ma è bend fuori di dubbio, che P Unione di queBi dúe principi produceva , che il primo ripoMTé
fopra
la
capacità , cp zelo dell' altro in moltifilne cofe, ma ipecialrnente rifpetto
a tutto quello che riguardava 1' aumento dellaGalleria , ed !io hocreduto di porer fir meriro a Perdinando.
delle cofe di maggiorprezzo
Anche
dopo la morte di lui Leopoldo ebbe Ia
medefima influenza full'animo del nipote COJ%O.
1
l
1
.
NOTA( CXIT. ) fag. 234.
1
11 celebre fcultore Ghiberti morì nel
1455. vale a dire 75. anni avanti che
r ~ d o l ofoffe fcoperto, la qual cofa non
avvertì il Bottari, il quale fulla fede di
Ricbardjfz ha moitraro di aderire al
fentimento del volgo in una nota alla
Vd. 11M
vita
II
>*
l
I
W( 178
yira di Lorenzo Ccritta dal VdPri tom,
111. pag. 80. Piuttoito è da dilperare di
rinvenire chi lavoraffe quefta bafe , e
Gio. Bat$" Pdfesi in una lertera , che
cirerb pih {otto, avverte che nel tempo
i n cui fu dirotterrata affiilfimi eccellenti arrefici travagliavano in P@ro in
marmo, ed in bronzo. Un'altra baie che
íetviva ad un Dmid di Dolzetello pur
di bronzo, che io credo effer qL.ello del
gabinetto dei hronzi moderni a mano
defira all' entrare , cita. lihlqo Baldinrscci tom. III. p q . 87. comc efifiente
nella G a l l e m , dci'crivendola in modo
che porrebbe e&r preti pcr la prima.
Ella cra opera di Utfidel-te da Settignmo
I1 ritratto di Raffaello , ch' & nella
Galleria E. farto nella prima fua maniera,
onde non & di gran 'bellezza, Affdifimo piil yreziofo è quello di cara Al-
b
tovrti da inonfignor Gio. Bottnri indicato nelle Annotazioni al V~@vt tom.
III. pag. I 58. e migliore farà ancora
quello , che alla vendita della galleria
delprincipe di C'ont3 fu pagato 1480.
franchi , S' ê vera la fua autenticiti,
e fe lufifie che, come dice il catalogo
ílampato fore di Carlo I. re d'IrzgbiZterrra , e che Carlo II. lo regalaKe al
card. Mszxarino . Ma non manca a S.
A. R. un preziofo ritratto di Raffleih
dipinto da un altro celebre pirtore ,
cioè da Leonardo da Vinci. Egli è i n un
quadrettocon teita giovenile in faccia
fino a tutto il collo rivellita diquei
M2
tocchi
allievodel lneclcfimo Donstcllo, ed i1
@/ari ncl citarla dice I tom. II. pag.
3 3 8. che foffe di marmo, Io non sb,
v quello
che ne poira effer feguito
.
I
',
h
l
*c
@W(180 )W
tocchi, che la natura imprime nel priq
m o fior dell' eth 11 cardinal Leopoldu
lo ebbe 1' anno 1668. da Vcwzila per
fl prezzo di fcudi IOO. ( Carteggio di
Paulo del Sera nell'archivio della Galleria ), e quantunque nell' erame che
fu fatrodi effo in Firehe prima dcll'
acquitlo non fdlie itata riconofciuta la
pedona che rapprefelentava per quanto
da tutt' i profeffiri foll'u trovato cffere
delIe migliori c o k di Lco~aclrr?~
,.nondimeno volentieri aderii'co al parere di
Cochrn , il quale vol. 11. p g . 26. lo ha
annunziatoper en'ere I'effigie di quel
fublime genio I e cod ha fattoil Bottari fuddetto,parendom f'peciallnsnte
nelle ciglia di vedervi i delineamenti del
ri10 volto
I pitroriVenezianimolto
prima avevanopenfato
nel medefilno
modo, come Spiega una lettera del fuddetto Paulo del dl I . agofio 1665.
.
.
NQTA
b
182
l*
I
NOTA(CXIV. 1 pa&.
249.
Fino a 1080. fcudi pagò i€ card.
€eogoldo il quadro della Refurrezione d i
Lazzero ch' è nella Gallería di mana
di Paolo Vitrone/è, e che và in fiarnpa
nella quadreria del G. D. di Tokana
Paolo del Sem nel I 6 ;o. lo comperò a
Venezia daiconti VicJ~nan, aapreflo i
quali lo cita il cav. ~ l d o l ~P.' i i. p. 32s.
ed efifie la lettera in data del d ì 29,
luglio I 65I. in cui fi ebbe a giufllficare
iopra 1' autenticiti del rnedeíimo ,e €W
pra altre accufe Per autenticare quanto
dice il Magalotti non altro ci vorrebbe
fe non che fore pubblico il carteggio,
che per 20. anni, e pih ebbe con Leo-.
poldo il detto Plrolo deeLSerlo gentiluolnrr
Fiorentino itabilito in Veaezta per af*
€ari di mercatura, fopra negozi di acquid
Ai di quadri I e di diregni, fi lo meri:
o q
I.
e+(
l
l
182
l*
tercbbe certamente effendo pieno di notnic pitroriche d a i interefldnti , corne
che 1’ ifleffo Paolo , per To ancora raccoglieva pitture ed era intendente affai
Zecondo quello che fcrive il cavalier
Xidop nel ragionare di Giorgione da Cuj7L’pbamo > ed il Bofihina’ nclla Carta dei
ncrvegar pitoreflo il quale afferifcc che
dipingeva , e ch’ era allievo del caval.
226wrio Tinelii Egli perb in una lettera dei 1 5 , fcttcmbre 1657.fi fa ficolarc
del Prete Genovefi . Fu creato fenatore
da Coj’mo III. nel I 673,p e mori nell’
ifteffo anno. Il h o carteggio fi ferla
nell’ archivio della Galleria In una vom
luminoh filza tutta di lcrterc di lui
ma non & il fol0 che poffa effere inter e f f m c p e che poffa mofirare che il
Magalotti fcriveva la femplice verirh. I1
B~kdi~vccz
nella vita di Lorenzo Mehrrs
tom. XIX.pag. I 3 5 narra che Leopuldo
gli fcce dipingere U P quadro ,il quale
J
J
1
W( 183
doveva fervire per coprire unu tavalAfuttd
con bella &mintento dove deveunno @et;
tjotute tutte le pittrwë della fììa real Gat&ia, ed in cui vedevaíì Giorgio Vafiri
în atto di fcrivere le vite dei Pittori;
ed una vag? fehmina, che gli aQifievà
con diverfe core aggiunte per ifpiegarè
ia fua inrenzione.
.
t
do-
Grandiflime!premure ,e ddigenze d a :
va il card. Leotoldo per la raccolta dei
Diregni ;della quale parla , e fa menzione più volte con lode il A~QZV&I nella
Fe@za Pittrice, e v i vorrebbe poco per
trarredai carteggi molte curiofe notizie in queflo genere’, lè quali peraltro’
giuitificherebbbero l’ intelligenza che aveva il principe nel conofcewe i maeitri;
C: l’ impegno, per non eifcre ingannato
di prendere tutte IC firade per verifid
cargli 9’
I
i
l
@w
i ac‘84 1cargli , mmdando ai profeffori per 1’Ira:
lia quei pezzi, fopra i quali aveva clci
dubbi. Alla morte di Sduador Ruja fi
luiingò di avere i dikgni clle lakiava
queit.0 uomo fingolare, ma manfig. Domenico Mrtria Corfi gli ۓriKi du Roms
pel di I , d’aprile I 673. = Si fono farre
= dirigenze per i difcgni del medefimo
= Rap, e fpecialmente per i libri dì
= Natomic, ma chi ha al6flito a mer= tcre infieme le fue c o k , 111’ afferlna
q che quefii libri non fi trovano e
=: quel che pare incredibile , che de’
=i difcgni non ve n’ è alcu~~oeccet= tuate poche bagatelle fitte in prima
= giovcntit e certi fchizzi, che fono
piutrofio ricordi a o embrioni di lia nee confuhfime > inintelligibili anco
= ai prafeffori = a Fi/+po Bakdimuci fu
impiegato alla difpoiizione della raccolra predetta L e fuggeti al card. di divilida per ordine cronologico dei pro:
J
J
E:
l
fdori
m
*( 185
feffori p dei quali aveva difegni Mori
I;eopoldo avanti che ciò foKe pienamente
efeguito , ed il G. D. Cojmo III. volle
che il Buldinwcct’ terrninaffe 1’intraprefa
diitribuzione , ficcomeegli medefimo
narra nel Proemio alle h e Notizie tom.
I. pag. VIII. e IX., e nella Lettera al
marchefe senat. f i n c e m i o Capponi fopra
alcuni quefiti relativi alla pittura pag.
I I . ediz. del I 765. Vero è però ,come
dovrb offervare quando darò il catalogo
di quefti difegni, ch‘ e f i non fi vedono
attualmente diaribuititutti con 1’ ordine
immaginato da FjZipp mentre oltre i
volumi che racchiudono quelli di un
fol rnaefiro, alrri ve ne Iono intitolati
UniuerJuii nei qbali íi trovano collacati alrri difeegni per ordine cronologico
dei Pittori che gli fecero. Qeita COL
lezione fu mandara in gran parte alla
Galleria nel 1700.e e nell’archivio della
guardaroba ove fe ne vede l’inventario,
fi tro=
J
.
1
&W( 186 >W:-.
W+( I @ )W
fi rrova notato ancora che f o p 4700.
peLLi diícarto
altrove
.
l
paffarono cane inurili
NOTA
( CXVI. 1p q .
250,
Una bella teflimmianzn rende il Noris al cardinal Leopuldo nella mentovera
dedica clelld diffcrtaz. in cui illultrò il
medaglione di 34o~1zs'ziam,c qucllodi
Lticinio = Cum vero = egli dice I: probe
= noires torius anricluitatis theIiurum in
= vetullis ac alta rubiginc obduEtis nu= mifinaribus conrincci , quarnvis re= gnantis Familiae gazatn innumcris id
genus prikac actaris monumentis ad
= miraculum refmas fc'clres , nova ra= men eirlcln lk prctii, tk i'plendoris inn
= cranenta daturus , anriqua Aug~lilo= rum , Rcgutn , BC Coloniarum numifa
= mata ubique gcntium incredibili í ò m
G Iertia
conquiiita , quod de Ca@re
V e-
C'
= veruita quaeque colligente Suetonhs
=i dixit, anina#J&iae
comparaJi ; & cum
= ceteri
homiqum
recens cufae pe= cuniae cupiditate ad infaniam ufque
= teneanrur ,tu prircarurn gentium num= mis colligcndls inrentus, pauca aerea
= ac fcabra rubigine exefa numifmata
= rnultis aurels redimere , in maximî
= lucri loco ponis ; cum plane inrelliLI gas preriora illa fupelle8ile
homines
non ditiores fieri , fed fapientiores ;
fiquidem totius orbis hitloria aere pe3 renni duQa, immortalibus charafieri=f bus in nurnmis defcribirur
Da una
lerrera del medcfimo Noris al Mezzabarba rilevo , che il gabinetto del card.
forcc ricco di 4000. medaglie e da una
Inetnoria dell' archivio della guardaroba,
che quelle d' oro non erano meno di
-.
7 SQ.
NOTA
i
*(
1 Fra gli fcritti di Onnvio Fdconieri fa,
al miopropoilto ladiffert. De Nra1l2nzo
Apnrqetlfi Dcrrcslionei Dibvii t ~ p ~ exirn
bente fiamp. in Roma nel I Gd7. in 8. poi
nel I 668.dietro le fue IJrizdonislkticfie,
nel 1684.con gli Oprdèoli di Pirtro Segain s a cui eraílata indirizzata dal Pdcanieri la detta fua diirert, $ e finalmente
nel Tepro delle greche antichith raccolro
dal Gvonovio . In cira S' illuillcra un cele-
bre medaglione del G. D. di Tofcana
appartenente a Filippo il padre. Fu comunicato al Fdconrcri dal card. Leopaldo
det Medici T a l lncclaglione porta la memoria del diluvio diDeldcalione , e P i r ~ ,
forto del quale pare eircre ílato velato il
Dilmiio undverfile, ed ha vdrunente il
nome di Nie che vi 'fi Jcgge con chiarezza D cofa che lo rende molto fing-
.
189
l*
lare perchk nell' altro fimile del cad,
Ottobollai , citato' dadetto Faleanieri ,
monfig. Biancbini (goria uniuet$ale pag.
191.) trovò, che ln vece dl NSZE ílava
fcritto NEO cioè NEICZlcopwv Non i
per queno luogo il rlferire quello che
fia íiato h i t t o intorno ad un fimile medaglione, il quale non pare, che di-va
crederfi battuto in Ajarnea della Sirin,
ma nell' altra città di queho noma ch'
era nella Frigh, come ha penfato il
P. Ardulno De Nunzmis Papp. nè che
porti alcun fofpetto di fallità come ha
dichiarato dì piconofcervj il Gori nelle
Oieru. €opra il Mujèq Fzorent. tom. III.
rav. LXXVI. num. 3 . pag. I 49., il quale
aveva' poca pratica delle medaglie. AVvertirò Colo , che queito monumentg favorifce moltitlimo 1' opinione di ~ i h n e ,
di Gdufiino Martire e di Teglo di Antiochia fra gli antichi, e del Sdm.yh ,di Prìdenux:, e del kbavcbzlai fuddetrQfra imoderai a
.
-.-
W(
190
)M+
Jerni, i quali trovano figuraro Not in
I~er4calione non oitante che fia fiato
combattuto qucfio fenrimento da Prmt
nel rom. XXIII. dcll’ accademia reale
delle ifcrizioni di Plarigi
.
NOTA
( ÇXVIIL ) fag. ~ 5 3 .
Intorno alla raccolra di gemme inragliate dall’Ag$ini E da vedorfi Mnuiette
nella rua Bib¿ìorec/a Dattiliograjm pag,
273. Ella f u impreffa la prima volta
nel I 657. 11 cav. Alep. M n p i la ripubblicò in 4. vol. con molte aggiunte di
pierre e con le h e offervazioni . L’AgoJini aveva gii dato luogo ad alcunc incifioni del card. Leupoldo, cioè ad
una Se~ltirnmidein a p r a fardonica ad
una Cleopatra in cammeo, al tipo di
Alelandria cirra di Egitto i n lapislazZL~O
&c. Molri pezzi poi ch@Leonardo
aveva pubblicati papdrono nel Gabinetto
Me-
T--
*(
191 1, Mcdiceo, come
pub conofceth dal, riScontro delle figure . Fra queiti fi cont a i1 facerdote Egizio in pietra roffa,
che il P. Kircher produKi , illuitrando
1’ obelifco della piazza della Minerva, e
la figuragiovenile con la preteita In
bafalte verde fcuro,che credefi r a p
prefenrare Britannico ( Mifio Fior. tom.
III. tav. XCII. ) , e fi contano varie gemme , come quellaEtrufca con i fàcerdoti Sazi che portano g11 Anczlz ( I v i
rom. IT. rav. XXXIII.) un facnfizio del
dlo Mitra ( Ivitav. LXXVIII, n. I . )
la bellifiha Nt& in una paita gialla
intagliata da O n e p (tav. IV. rom. II. )
e varie teite La detta MI4Jü l’ebbe avanti l’ ab. Andreinni ., Fra le tefie poi
B affai itinlabile quella di Apollo, opera
di AlJione Ivi rav. II. n. 2. ) che l’AgoJini credette effere un Atleta il quale
portare quel nome, cofa che non approvò intieramente il cavaliere Itm$t.i,
come
.
*c
)W
come può vederfi nella parte prima della
fuddctta raccolta pag. I OO. Molti bronzi
antichi vendi ancora l' AgoJiini al card.
Laopoldo , ficcorne apparifce dal cartep
gio di monfignor Romanico Maria Cor&
nell' archivio della Galleria.
g92
193
)H&
= in lode de pittori & pittura di mam raiera venetiana &c. II Bofibini intagliò anche in rame ad acqua forte , e
fue fono le figure che adornano la fua
opera , quantunque non abbiano mme ,
Q cifra alcuna,
NOTA( CXIX. ) pdg, 254.
l
i
PtzoZo del Sera nell' inviare per parre
dell'autore al principe Leopolde dei Medici 1' opera del Bofihini con lettera del
df 2. ottobre I 6Go. Scrive in queiti termiai = I1 sig. Mt~rcoBofihini per pro= fefione lnercanre di perle falfe, e da
e conteric di vetro , cioè da margaxite,
= & pater nofiri di verro in queita citt'a
F c per diletro pittore, e poeta in linE gua Venetiana molto ílimato ; di na= tura affabilifimq , in univerfale, h ia
= particolare, ha compoflo un hbro in
;= quarra rima in lingua vera Venetians
J
in
La lcrtera che io cito del Paggi in
data di Firunze L 591.; e indirizzata a
Gidamo fu0 fratello , fi trova irnpreira
fra le Ptttot'iche tom. VI. pag. Z I2 , c
nella medefima íiaiFe t che i gran signori
"adornano lecafeloro con tenere fra i
ritratti degli uonini illufiri e dei principi p quelli ancora dei pittori, fculmri
c architetti, {oggiungendo S chi dubita
d i quclto venga a vedere la Galleria
di S.A. S. I e molte altre ftan?c, che
vedrà fe dico il vero. =
J
J
I
c!
'*(
I95 )H@
rutti di una mifura, dei pittori di miglior grido fatri di lor mano, meffa affieme da Raffaello M a / c o ~ i, e SÒ che
queita raccolta pochi anni fono reitavz
ancoraintatta I ma i quadri erano di
piccola mifura
NOTA
{ CXXI. 1png. 2 57.
II Lomwzao nel dedicare a Fedmando
3. nel I 591. il h o citato libretto Delka
for71~4zdelle Mt@ gli dice D che fi era dep a r o di dar luogo al fuo rirratto che
gli aveva mandar0 da fe dipinto, rz)+
mndolo f i n tautì altri , che nel Tuo mu€eo aveva rumati di tutt' ì Pittori di
qwnkkegrhio e nomefiomi così rn quelhi,
torne ne' p a p t i tempi Oggi non fi s'a
,
E' cofa piacevole il vedere nei car-
.
gve ferbifi quello rirratro del Lomaxxo.
NOTA
( CXXII. ) p q . 257.
'la non ho voluto chiamare unica
queRa raccolra I pel chh il comnendaror
dal Pozzo nelle Vite de' Pittori VeroneJi,
che pubblicò nel 17t 8, dice Fag. 2 9 2 .
che fi trovava ,in cafa Mofconi una ferie
di dtratti al numero di 262. in ovato
1
rutti
teggi di Leopoldo con quanta firupolofita faceva efarninare i ritratti che gIi
venivano efibiti A quelio propofit0
dirò che una volta gli fu offerta il ritrarto del Coreggio, e quello di Çio.Bellint,
ed egli fottopofe i medcfimi alla perizia
di Gisflo Suttermans a e del Volterrano
Gild/to itirnò il primo originale c ed il
fecondo effer 3' efigie del Bellmi , ma
non di fua mano ; il Francefibmi al contrariodecife, che qucRo fore fincero,
non gil quello Gli atteffati originali
di
N2
.
i1'
.
1
1
S
*( 196 )W
di quelti duo: pittori non degl’ infimi
rino nell’axchivio della Gallcria I per
mortificare la franca iicurezza di coloro , che pronunziano fenza timore COpra .le pitture, che íbno unohate loro.
11 principe ref0 clifridente da due oppoiti giudizi, lafcib di acquiltare i ritrattj‘iuddetti,e quello dell‘Al/cgr.i non
gli vennc pih fatto di avere. Io credo
di poter notar qui ancora che Leopokdo
fidette molto penhem di provveder nom
tizie pcr 1’ opera che aveva per IC mani
Pi/2ppo Baidinucct’ , c che non terminò,
della qual cofa v i [ono molti rifcnnrri
in detto archivio Amando qucflo principe tanto la yirrura , doveva defichare
c l ~ cfoffe kritta l’lfloria di l e i , ma il
Baldinr~cl po tcva hiteneríî da ripetere
quello che n d V@ri fi leggeva ,‘ e po‘
teva riiparmiarc tanti verboli periodi ,
che alrro non contengono fe non parole,
cd allora avcrebbe forfc condptto a miglior
.
*
f
Wei citati‘ libri dell’ archivio della
guardaroba vi k 1‘ invenrariodi quanta
dal cafino di S. Marcs, ove abitava il
cardinal C m h Eu nel I 667. trafportato
alla Galleria e fra le altre cok ho notato il quadro di Gcsiku con la favola
di Rgggiero , e Fiordispina al fonte ,
c i dus Profeti di F. Bartolommeo della
Porta, ch’ erano nella chiera‘della SS.
Annunziata, e che fono rammentati ,
e giufiamente lodati dal Yizfari tom. III.
yag.
I 12.
I
1
II
Ii
*
NoTA
x 9 9 l*,
( CxXvL) pagl269.
,
11 cirato Avercampi0 pag. 247. dice
fpecialmeate in propofito dell' aquila
improntata in tantemedaglie = Nota
aquilae , quae retro caput Triumviri
( M. Antonii ) cernitur notar dena= rium h u m quondam extitiffe in the= h r o dumm Il/lnntuae. Solebant enim
9 in iita gaza aurei , ur hic eft; aquila
=: argenrea imprimi, argenrei vero au3 rea =. Queflo
1' offervò ancora il Liebe
nella Gorba rz~mlrrt~
cap. T I . p. :p.avendo fdrto fiampare al f u 0 luogo ( cap. IV.
pag. I 3 5 . ) un medaglione d' argento
di Pileteru re di Pergmo con detta marca
3=:
in oro.
NCTA(CXXVI1.) page 272e
,
Da un inventario delle rariti Cfifienti
he1
1
.
I
Q%+(200 )W
di Adantow nel I 63 I ,
c h e ¡-erba fi originale fiella Brbliot. dell’
uruverlità di S’iena , trovato gih fra IC
carre del marefcidlo Otravio Piccolomini,
fi ha che anche dopo il primo faca0
dato dagl’ imperiali a tutta quella sfor4
tunata citta , h confervavano in una
fianza del detto palazzo alcune caffe di
pietre dure si fcíofte D chc legate, d’idoli, e di altre antichith in bronzo, di
medaglie d’ oro e d’ argento &c. il
tutto ripoitovi in confufo . Ma nell’ ifiori@ mss. di Mmtova doll’ Amadei fi
dice, che più volre fu replicato il facco,
talmente che quando i Tedefchi furono
1161palr~zzoducals
I
l
l
i
partiti ,. i duchi ritornando ritrovarono
il palazzo. fpogliato affatto, anche delle
cok piil ordinarie, lo che effendoíì faputo dai G G . DD di 7oJana * dai principi di Modenn , di Parma1 &c. quefiì
f’ixcro a gara a mandar fubito in dono L
quei favrani diverli mobili. Di tali nwi4
zia
l
aqb!.e a02
)*
*(
volle dar fuori in grazia d d N e w t ~ n ,
dl' cra f ~ t oairlico, Ella diceva
NOTA
SEREN. PRINCIPI , CARD, LEOYOLDO. RB ETRVRIA
OMNIS , ERVDXTIONISI E T . ELEGANTIAE ARRJTltO
.
VETERVM . MONVMENTORVM
.,
ASSERTORI
QVOD .INSIGNIVM AKTIFICVM.
QYI SE . IPS1
, 'BENNICILLQ . EPFINXERVNT
VVLTVS . TOTO . ORBE*
CONQVISITOS
MANVS . INGENIA AETERNITATI . DEDICAVERIT
COSMVS III M D.ETRVRIAE
HARVM ARTiVM . AhlATORIBVS,. SL'ECTRNDA PRAEBENS
PATRVO . BENEMERENTI
.
.
l
.
.
)*
( CXXX. ) ) tag. 287,
CoJho 111. poteva avere anche lo Rudio del conte Lazarrz di Padma , ma
non vi volle applicare, ficcome dice il
Nons fcrivendo al Mezzabarba p. 300.
quantunque per refiirnonianza del medefimo ( Ivi pa& 60.) foire il pi-h numerofo dei privati nell'ltaha Altre
compre fece bend a minuto %quelfowan0 come fi vede dai carteggi nelì'
archivio della Galleria e credo che di
acquiltar medaglie per il irledefimo parli
17P.a~~.
Redi in una lettera dei r6jz. fia
quelle pubblicate dti Gitfeppr i¡4uanni in
Fireme nel 1727. a Gro. MicbeZe Vanfibirzs, ch' era in AZefpo in tracciadi
mss, per Luigi XIV. y con la quale il
Re& gli manda un' ifiruzione delle C o k
che da quelle parti fi farebbero bramate in quefto genere *
.
.
f
203
l
NOTA
3
NOTA(CXXXII.) pag. zBg,
I1 card. Leopozdo non porettc ottenere
che il h o nipore Cojiizo faceKe vedere!
a Carlo.Patino le rue medaglie benchè
per due volte di ciò lo pregaffe ( Letrere del Noris al MczzltlarBla paga 42. )
In un ricordo dell’ archivio trovo peraltro che queBo accadde fork > perch&
il G. D. t p e v a detto antiquario efferct
in difjjra-zia di Lu& XIK , e perchè gli
erafiatodipinto
di foijpetta fedelti.
Accadde in quefio propofito , che ilcard.
avendo rnoflrate a l Patmo le fue medad
glie ne1 riporle i1 cufiodc fi avvedde
Che -ne mancava una delle piil rare, m a
1’ innocenzadi Cado rimare palerè ,
quando di lì a del rempo la medaglia
fu fcoprrta. nelle cornmerriturc d i una
caffetm ’
I
I
NOTA
Un medaglione unico è quello d’ oro
del pefo di libbre 2. onc. I . grani 6. regalato a C&no 111.dal cavaliere Andrea
Folmaine Inglere nel I 7 I 5. che rappreibnta I’ imperadore d’ Oriente Gio. VIII.
PnleoZogo , e che íi trova impreffo nel
Ah#o Fgorentino vol. IV. tav. VI. n. z.
e fpiegato vol. V. pag. 7.7. e €egg. EgIi
fu coniato 1’ anno 1439.da Ettore Pifapzi Vcronefe ( Ved. il march. Mafei
nella Verona ZhfjftWaCap. VI. p. 194.
e 195. ) in occafione del concilio Fiorentino, ch’ Eugenio Il? adunò per accordarc ]e dil‘pute dalla chiefa grecacon
la latina , I n altri gabinerti fi trova in
bronzo quelto iteffo medaglione e 10
pubblicb i1 Dwcbange il BnndHrio k L’ ab, R j h p n o Venclti nella prefazione
del [ l m libro fopra le Akiq$ie dei Pontefici
I
I
I
I
I
I
206
!‘
*!C
)+e
lejcci pag. XIX. ha fcritto che nel real
Gabinetto di F’irenze n’ efifle uno c01
bufio di detto pontefice del pefo di 2 0 0 .
L
zecchini , ma egli ha preh equwoco
,
€cambiandolo con quello di cui fi trart a , meatre cira appunto il M@o Pio~errtitracan le illuftrazioni del propoflo
Gord nel quale non altro fu inieriro che
il fuddetto fatto per Gio,
J
NOTA ( CXXXIII. ) pg.
!
290.
Un motivo di pietb concorfe a far
prendere a CoJmo III. la rifoluzione di
ordinare che foffe condotta a Firmze
la Venere fcrivcndo il Bddinwci ,
che il medefmo fi determina& a torla
dal luogo ove era, perche la mddcfima
da quei che andavano a fludiarla era
ben Spero con parole, e COB geJj da pi3
Scorretti alrufita, Parrebbe che fi fol?ë
rinnovato fopra quefia flatua il fatto
del
207
l*’
‘del giovane A teniefe che S’ innärmrb
del fimulacro di Gnido,
Il propoito Gori nella fua Dattilioreca
Smithiana illuhando alcune gemme c d
volto di Antitzoo pag 89 racconta che
avendo il card. Leopldo ordinato che
da Ruma gli foffe mandata Ja telta di lui
lin marmo, che aveva acquihta = mo.= rae impatiens ad quartum ufque extra
3 romanam portan lapidem , aurato
= curru fex equis vefio, obviam pro= cefir, apertaque capfadiuearn conT templatus efi > & in curru fu0 ad re= gium Mufeumfuumperducendam
#
= sltque in eo tanquam artis miraculum
=: fiatuendam praecepit =
Se ciò è
vero fpiega bene quell’ innocente entufiaiklo delle cofe antiche p che domiM V ~ quefi0 principe. IOho -voluto fat
J
.
me-
2438
n
)W
memoria della notizia lafciaraci dal &vi,
non perch&la cofa fia di molra importanza D ma perchè caratterizza un uomo
di cui tanto ho fcrirto in quefto mio
Saggia, e fa conofcere che a lui fi deve
pure il q r q bufto gell’ & i p ~ o della
G&ri9
NOTA( CXXXVI. ) tag. 299.
Jco credo con ficurezza
che la ,gfifamo di cui fi tratta fia quellamedefima che fi mofira nella tema faIa detta
fala Italiana della galleria di D@idO,-f
al num. I 13. La fua mifíura i di O t t o
piedi e tre pollici di altezza D e di 10.
piedi e 7. polIici di larghezza . Se ne
pub vedere la ílampa e ladcf‘crizione
ne1 catalogo ragionato delia fuddettagalleria tav. X.pag IO. # ch’ è ílato pubblicato a Bafileea da Niceda Pigage a e
ohlitetto di S. A. S. i’ detrot Palaria0
1’ anno fcorfo I 778. con le figure imagliate f i t 0 la direzione di Cr$Zrao de
&er .h! L’ elettor Gio. Gugliclmo fu il
fondatore di quefia galleria nel 171o.,
dopo aver mandato il caval. Gio. Frmcefio Van-Douven pittordi merito in
diverfi paefi a raccoglier quadri infigni
O
La
v0i II.
J
J
q
WQTA( CXXXV. ) pas. 238.
J
J
La lcrtera del Faleonjeri che tratta
del quadro del Domanichino non ha la
data ma da un altra di Puoh d d S e m
ntll’ archivio della Galleria fi coqrenU
de che la compra del medefimo accadde nel I 670. Bend in dctra lettera
fi vede che la prima chiefta f u k u d i
4000. e che inonfig. &arde
il quale
Po averebbe voluto per il re di Jrnncicz N
dopo feguito il contratto per il G . D.
offeriva fcudì {ooo. di guadagno per
ottenerlo
J
J
J
.
NOTA
a
.
.
i
Q&?( )*
per avergli finza difficolti dato agio di
cfarninare le fue medaglie, ed 11 Moris
h i v e al Mezzabarba ne 27. novembre
1684.= E’ q u i giunto monfieur p>i]= Zagt, ed ha fatto capo da me , per
= effer introdotto da S.A. S . , ed io l’ho
=i fervito
COS] che il íërenlfimo sis,
= gli ha fatta m a grazia negata a turti,
ch’ è di vedere le meddglie , con or= dinare che io prendauna carrozza
= di palazzo per fervido ovunque vor= ri =. Plù f‘otto foggunge il N0ri.r.
= S. A. S. S’ h mora a moflrare ( al
= Vaillant ) le medaglie a come uno a
cui il re criCtianiiEtno ha fidate le
fue , e perchè il defonto G . D. Ferdinando altra volta glie le aveva fatte
5: vedorc =
J
.
NOTA
( CXXXIX. )
3 20.
11 cataIogo delle gemme intagliate
OZ
tef-
I
i
1
I
l
*( 212 l++#
tcffu.ro dal BimcBI con poca perizia k ancora nell' archivio dçlla $Galleria, @'
inajci poi delle medaglie lono in c a f i NrccoJjinb, ma rarebero in oggi di POCO ufo
per la nuova difpofizione data alle medefime, e per non erer defcrirre 'in detr'indici fe non troppo €uccinraIventc II Lamé
nelle aggiunte al vdulume d,elle TUCMcngor. , l t p [ . , ove dh la vita de]. med-efimo Bwm+hi pag. 465. di €a fapere p
ch',e,Ko 5 antiquas, caelaeafquc ge~nmas
D! a recentioribus accurate fccrevit, au= roque olnnes indudendas curavir ,
loculirque , 'SE arcis propriis , E .cile
S reperiendas ,fpe&andafquc clifiribuit ,
5: & addixit =
Per i nuovi aumenti,
chç ha dopo 'avuta q u b h raccolta meriterebbe di efferc riordinata , -la qual
cofa fpererei di poter fare u n giorno
601 fowrano alScnfo , avendo vira , t
L' Ikrizione
D" 'O. M.
APOLLONI BASSETTI LAVRENTIANAB BASILICAE CANONICI
G;€)SMI III. MAGNI DVCIS ETRc
AB OCCVLTlS EPISTOLARVM
N o '1 I. S
QV1 SVMM0 C$" DECORE SACRA FACIENS INSIGNA HEIC
DEfiIT PIETATIS EXEMPLA. QV1
REGIS BRlMClPIS NOMINE
LITERA§ SCRiBENS ETICVSCAM
VBIQ-yE MAIEsTATEM
ClRCVMTVLIT
CANDORE FIDE GRAVITATE
CONSTANTIA
COMITATE ASSID VITATE
50-
I
.
'I'
mlltc
I,
u
I
I
I
Bdfetti
è la, feguzntc
.
I
polla al canon.
NOTA
i
Qw
W 216 l+#
f
*
Z I I 1binetto dei bronzi modeini della Galleria ) = è* nata uno deì pi& fquifiti
f i d i , che abbia avuti la giovent6 i*
= c h t a alla lbell’ arte del diregno ne1
= noll.ro fecólo, e tale farà ancora mi
= fccoli futuri, fintanto che ne refieri
un efemphre nel mondo = . Cos1
della medefima fcrive l’ ii€effoB#Z,j?lc/Ecd
nelle fue Notizie tom. EX. pag. 98. e
fege. ore teffenclo fa vita del cornmendator Lodovico Cardi detto il c;gol;,
narra ils deaido ch’ ebbe qu’elt’ opera B
çon parare in diverfe mani, finch6 pervenne in quelle-di Leopoldo ,= il q u a k
= h lafclò alla fua morte ne fimi ap= partamenti, fra le cofe ia ta1 genere
m pih preziofe eKendo finalmente itata
in ulrimo ripoila nella Galleria. E’ però
d’ avvertirli , che per quanto fia efatto
quefio mode110 per mofirare in piccoIoa
la mufculaturadelcorpo
umano effendo di circa un braccio, i nandante
una
nei refpettivi antichi volumi di quei
maefiri, ai quali appartenevano.
NOTA( CXLIIL ) f d g . 329.
11 Bahhctcct’ avverte nel fu0 ~ o C d 6 0 *
lario de/ DtPgr~oall8 VOCB Cere coolorarcp
che nell’arte di lavorarlc in figura v)
eranofiati in quel, l110 fccolo e neIl’
ancccedenre uomini di gran valore, aggiungendo per riprova di cih a che molte
opere di diverfeproporzioni
raccolte
dal card. Leopuldo dei Medici potevano
vederfi nella fuun Galleria, 11111 forre adunque Leqoido quello che infpirò nel nipote il guflo per queita fppecie di curioG t h . Fra quanto in cera aveva riunito
il detto card. deve effer cirata = l a tel= Iiliilnn notomia ( del Cigoti ) che formata s e gettata piit volte in gelfo,
= e in cera ( potevafi npgiungere anche
in bronzo trovandolì ella cos1 nel Gay
E
-
J
Linetto
I
I ’
\
#
a$( 2 2 0
*(
2 2 1 l*
e fu donato ad AFnJ
DU VU^ marchefë d d V&, il quale 10
mandò neIl’ ifda d’rcb;J ricino a NU@i e h fece riporre in alcune Aanze
in compagnia di altre degnlfirne opere,
L’ifieffd cofa ripete il Ba/drnucci nelle
cue Notizie tom. IV. pag. 196. e dipoi
foggiunge -30 e dicefi eKer queito quel
= quadro , che poi trarportato in So’= gna p poi tornato in Firenze in mano
= dei noltri fereniilimi flette gran tem= po nella kea1 Gallerla dentro la fianza
. = detta la Tribuna = Effo pafib in
Seguito a Modena come narra il medefimo Balditzucci tom. XVII p. 7 6 , e quindi a DreJfa ,.avendo 1’ elettore ABguJo
311. re di Pollonia comprate le pili fingolari pitture di quella gallerla # e dicendo il BaZdinctcci in ambedue i luoghi cirati ,che quefio quadro /lette gran
tenyo d a Tt*ibumD vu01 fare intendere
che quando egli fcriveva più non vi
foffe
)M-
Pdippo Strozzi,
p f h m fu un uotiro fenza invenzitjne,
16 POCO felice nella compofizione colne
qualcuno ha pcnfhro I e fe la fcucla Fiorenrina ha nblla’da invidiarc alle altre.’
I Gran Duchi che fucc6ffiro ncl poffeffi
di lei 1’ ampliaro’nd B e S. A. R. 1’ onora
c d “h o foggiorno , c con le fue liberalità
vi rithiam una popolazione, da cui Len
predo narceri in quel luogo un cafiello
non dei meno floddi c
l
S
NOTA
( CXLV. ) tag. 347.
.
31 Vufari parla di un quadro col facrifizio di Abramo nella vita di Andrea
del Sarto tom, III. pag, j 8 8. e fege;. dicendo ch’ era uno di quai due, i quali
a lui fece dipingere G‘io. Bar$% deIZ,g
P d # per rimetterlo ncllc buone grazie
di Franctfco I. re di Francia , e che
dopo la morte del pittore, e dopo la
w x r Q di Gio Butvia Eu Gomprato da
Fìt
4
t
I
’
W( 223 1ne Parenti pittrice, che fi fa onore nell’
arte ch’ el’ercm . QeiEa copia deve itimadi, perchè non íi si che alrra h ~ ~ i l e
ve ne íïa, e pcrchè I’origlnale harnolto
fufferto in varie parti
.
NOTA
Due bellifime teile di S Filippo ApoJzolo, e di S. I m q ~ ocolorite a t e m p - a
fopra una finlfirna tela nel I 5 16. d’AZberro bwwo , come portd la cifra , e
la data, il G. D. Ferdinmdo II. l’ebbe
in dono dall’ imperadore, nella galleria
del quale le vedde , e molto le lodò ,
Gccomc narra ‘ ~ t l l p p oBaldmrcci nelle
fue Noticie rom. IV. p. I 14. Effc Itanno
di prefente in queita Galleria, e iono
di un mirabile lavoro. Alm quadri potreimoitrare come regal1 di altri principi, ma non 6 punto necendrio il FddO
almeno adeffo
11 quadro di cui parlo ha il medefimo foggetto che quello, che vedefi nella
flupenda pitturadel
kcondo chiofiro
dell’hnntmziata du1 V ~ ~i dcfcritta
JI
tom.
III. p. 38 3 , come una prova d l q u w t o
A t l t l r . ~del
~ J’ar-to fupcrnffc di gran lunga
rutt’ i pittori che avevano lavorato fino
a h o tcmpo, Di ciTi non 6 lnolro clle
ho fcoperto uno itudio a matltn , il quale
ho aggiunto agli altri dii‘cgni di rlndrcn
nclla raccolta della Gallcrld , c d una
copia n’ è fiara Fdtta in qucit’ anno nclla
h a vera grandezza dall’ A ~ r mI>crcZos
nc
e
NOTA
l
l
t
f
\
( C X ~ V I I). fag. 34s.
*( 2 2 5 l*
rereffanti I attela la cognizione ch' egli
aveva della pittura B ed il poffelTo delle
notizierelative all' ifloria di lei, e fu
venduto +OO. franchi. Si avverta final.
mente, che alcuni quadri fono cfprefi
inn due p O tre ravole , le quali formano
però una fola itampa , e che confiderando feparatamente tutte le dette tavole dmno piir che 148. pezzi.
NOTA
(CXLVIII, ) page 3 5 3 .
1
I
d i
,
Neli' opcra citata del baron d' €lei-.
rleken pa5 56. fi dice, che 1' efe'emplare
delle pitture del G . D. che fi trova nel
gabidetto delie fiampe di Drflda comincia da un titolo ifloriato p in cui h vede
il rirrarto di C$mo III. c contiene fénza
queilo , e con a h n i quadriripetuti
pezzi I 55. , ma fette di qucfli devono
elIere cofa eitranea alla ferie di cui fi
rratta NorrPtte ne aveva uno di I 5 8. come fi vede nel catalogo ,delle fue cole da
' vcndcrfi pubblicato da Bazalz ncl J 775.
pag. 256. , ma benchb vi íi dica ehe
quefto era 'l elemplarc più completo
che G conofca ,fi deve credere cheaveffe
delle tavole non comprefc nella raccolta. Era bend il medefimo illufirato
con le fpiegazioni ikefe in francefe dall'
ifleKo Mdriette, che dovevano effere in' ter&
NOTA
( CXLIX. ) fag. 362.
I
l
\
i
Le Ifcrizioni, le quali if Maffei ten.,
pc per falí'e, o almeno ebbe in forpetto
fono i n numero di XXIV in circa. Per
fervire all' altrui curiofità io leindicherò, citandol'opera mentokata del
Cori ove h poffono vedere nel I. VOlume. Tali marmi adunque fono quello
dr Appio Clucldsa ( Gori n LVII. ) ,quello
di Pirlio Ma$mo ( ivi n. LXII. ) quello
di Utnbricio ( ivi n. L. ) a quelIo di &
viz,IL
P
Gar-
'i'
cap.
pag. 78. e P I . , e quivi accenna
ancoraquella ch' è nello zoccolo della
Venere Medmu da me pure a fu0 ]U*
go gii conferata per non iincera. Dopo
il tempo in cui gcriveva quel critico
molti altri marmi ha acquiitati la Gdleria * i qualì neppure il Gori potctte
pubblicare, e che in altro volume della
prefente opera laranno riferiti.
I.
11 penliero pato al cavalier Ga&b,qrrj
era di fare inragliere tutte le belle cafe
della Galleria I come fi- rileva da una
lettera fcrittagli da Molesworrb flato
inviato della corte d'fngbdterra a quella
di TO/Emu impreffa fra le Pitroricbe rom.
II. pag. 127. Se ne pub vedere un' altra fcritta pure a lui da Crezat nel 1724,
P2
îvà
l
c
o
t
E
@W(z3r )W##
d'origine, C progreffo dell'accademia &I
dikgnu di Firenze ho raccontato che E e p
dinatzdo 1. nel I/ 602. ordinò, che non pateffe cfkre lafciata ufcirè d d a capitale ,'
benchè per anddre nelle' ville del privati e nel refio del fuo'dolnmio, pittura di' forre alcuna ,' eccettuati i ritratti ;i p a d #' i piccoli quadri da collocarii in cdpd al Iettn'; ed altre Grnili
bazzecole'; fenza la licenza' del luogotenente' delI'accademia' iuddetta', non
volendo +ir&' che' foire conce& per le
opere di' aicudí dete6niniti proferori
di primo* nohe=', e' dindo' alla' medefima accadeínia' la ficoltg d i fcrivere fra
tRi alld 10:o triohe ahlnd di colorÖ che'
vivevano nel kr~po
di quefio regohment o Egli'era fihlk a' ranti altri'fatti in
quel' recalo' in' vina di ciisofcriverc i limiri della'ci if libertà', per confervare i
mali intefi privilegi del' pubblico' van-
'
J
.
t
taggio .,
NOTk
l
l
f
233
NOTA
( CL
W.
Firenze I1 D.Gio. C~tleZZine1 riaampare
n e l 1677-le Bellezze di Firenze de1 Bacr
pg 399.
In una cartella tenuta in mano ¿lall'
irnmugine del P. d e G r e y , che li trova,
nella raccolta dei ritrarti dei pittori
&lln Gallcsia li lcggc
chi con molteasgiunte , e correzioni
promeire alla pag. I o I . di pubblicare
tofio un altro llbro, nel quale contava
di defcrivere tutte Ie itatue , e pittura
della Galleria , CCJI quelle del reai P&.
lazzo , e del Gmrlnao di Bobo&, ma non
mantenne la- rua parola , nè SÒ che reiti neppure lo sbozzo del h o lavoro ,
Altre imprefe a cui h accinfe, e le C L
fgrazie nelle quali incorre per fua lmprudenza averanno licurnrnence impedito
al Cinelli di adempire il fu0 penfiere . Il
propoitoGuri ancora non dette in luce l'h
JZbria antiquaria d e h Galleria, che con
q.uclla degli altri M+; di Fmnze avev a in animo di fcrivere , come dice
nella piil volre citata $?orin Glittogrq,+a
pag. XVIII. Nei libretti che íi foncr
fatti per comodo dei foreitieri pochlflidice: deUa Gallería a onde ricorrono
eri
*I 235 >W
comufiicavano con la medefima Galleria D l m furono poiriaperti , enendo
VerifilnOD che nei noitri paeii il fuoco
. camunemente o non produce danni , O
gli produce leggieri, fe non vi concorm
una ttapp~'colpofa dlfattenzione
.
NOTA( CLVII. f a g . 408.
La raccolta che I' abate Pazzi aveva
meira infieme dei ritrarti di pitrori proveniva in gran parre da un Ita1 G;@.
Bat$& Zannoni dopo varie vicende Bato
proprietario di una ílamperia che aveva
aperta con 1' infegnd d' Apatia' nella
piazza grandudaIr: D e; dove furono irnprefi vari libri avanti 1' anno 17 50. Io
veddi i ritratri del Zannoni dopo la lua
niorre ef'pofii in vendica Altri il Pazzi
gli ebbe in vari modi ed alcuni da lui
erano fiati indotti a fargli quei medefimi profefsori viventi dei quali portavano
1' ef-
.
.
T
--
-
- - - - - --- -- ---
-----
-_-e
I
E
<H(237 )#$J
il magihato de’ pupilli, come racconta
i3 lnedcGmo Cn2di1;uccz tomo VIII., pagina I 2. s clle pcr tradizione fi tiene
che fdTi pagato fcudi 416. fono i
pczti p111 fingolari flati trarportati dai
.tribunali alla Galleria. Dell’ ultimo a
~ L Iíjef‘e
C
S. A. R. ha fitta fare una CO\
p i d al pirtor Cnesmo N&-;, che I’ ha ereeguita eccellentemente ,yet. confervarfi in
dcrto ufizio , mentre 1’ originale rapprefinta. S‘, Iuone protettore del mcdefimo,
con molte figL1re attorno delle quali
parte fono ritratti.
J
J
I
1
m(23a l*
BnZda$h-ve di Gio. Martinelli avuto nell’
ifieffo anno da Benedetto Vhnni, perchè
mancano affarro le notizie di quello profeffore , e l’opera da per fe medehma
fpiega eirere ftaro uolno di grande abilit&nell‘ invenzione e nel dikgno ,. Di
queRa pitruta efiRe uno f’qh,i,qzpa pgpna
nella raccolta dei difegni, ,ed il Martine22.i fi si che operava nel 1643., trovandofi con quella dara il h o nome
in +e frefchi di rnolro merito nella
* chiera parrocchiale di Sa?t4 Cecilin in
piazza, ove fece ancora il fuoarirratto ,
come ha offervaro il P. Xzcba nelle No=
t i z i e delle CbitJe Fiorentine volume II.
pag. 57. , i quali frefchi efprimono due
invenzioni delle reliquie di detta Santa
martire, lavorate í“‘l10
M c del quadro
pervenuto nella Galleria.
I
>
I
t
l
NOTA
1
@N241 l*
@l!&+(
240 1%
P
!
L
ron0 imitati nelei‘ecolo fuffkguenrc talmente che le Blanc nel íiuo Trattato delle
pnonete dì Francia pag. I 54. non cbbe
diffico1:h di fcrivere, non efi’ervi fiato
quaii lbvrano nella crifiianith y che non
n e facere cmiare. I‘nnzco Orfint nella
Sua fluria delle moracte della reprtlblica
Fiorentina pag. XXXVTI. e f a g . riporta
fino a 36. di rali ilorini fatti a ilqiglianza dei nofiri , ma 2 3. altri ne ho
ritrovati nei catalogo del gabinetto delle
lnotlete d’ oro raccolte ddl’ imperadore
frnrzcefio L sfuggiti all’ Orfini, e per 3a
ucriri birogna dirc ch‘ egli poi ne cli
cinque ,l’ ilnpronta dei quali varia troppo da quella dci veri fiorini, di modo
che no:^ devono efler confidcrati y come
fatti inticralncnte a imitazione loro. 11
commercio che per turra 1’ Buropa efër.
citarono i %Fiorentiniproduffc , che la
loro moneta d’oro nveniffe conofciuta ,
cd accettata ovunque con íntiera fiducia,
per-
preh’ era di pci..fetta bonth ,e queno ere-
I
\
i
I
dito fuggeh a molti principi di conia2;nc
della fimile c come dicevo. Lo zecchino
Veneziano h fparfe più per il levanre, e
quindi non fu irnitato nelle zecche di
fltc~’01~.
I dëgni che trovanii nei noitri
%orini difignanda i magihati che gli
fecero battere, iervono L difporgli .per
rordine di tempo , ed a comporne delle
ferie. Nel Gabinetto del G. D. ve ne
Ibn0 237. del telnpo di repubblica y con
2 3 . piit dei fooreitieri Molto effendo
flato fopititto fopra quefla moneta non
mi - r e h ad avvertire fe non che, tanto
ci&, che la Veneziana fono .le f d e in
Bclropa , le quali fi fieno confe‘etvare
nefla loro origina1 bonth I e che non
~ ~ i lat feconda
e
eKer piA ‘pura della
prima , l’ efpericnze fatte alla prefen%a del citato cmte Cadi , e da lui
riportate nel m m , Ir. p. 347. lnofirando
vol, II.
eviQ
y
.
l
242
1-
e4 243 l*.
evidentemente erroneo i1 comune p c -
gkdizio *
NOTA
(CLXI.) pas. 429.
Dopo che mevq Eompilato 1’ indice
delle medaglie del rea! Gabinetto, e nel
menrre che davo ,l’+na Inano a quei
l
,
fio Saggio Tu prrmi de€ corrente anno
B csmpárfo i n Y i e n y il ‘cdtab’go del
gabinetto impériale fatco con hntna
diligenza dall’ ab. E c k M iIteffo e nel
fnedefikíó fi vede efaartamkn‘rk feguitato
1’ ordine che hd dcfcrirto nel tefio , e
&e aveva egli gij dato hlle medaglie
del G.D. Anpi nella prefae. di queP
bpera fi può leggere con qualche &enfione Gufiificaro il nuovo metodo , e
podo a confronto con ‘quelli che generalmente fono fiati abbracciati dai colIGftQfi delle medaglie > o fono fiati fugge
siti
I
L
BOTA CLXIL ) pag. 43 8.
A TgBa$o .Hugfird fiato €colare del
Gabbiani fi deve la lode di effere nato
uno di quelli uomini rari , che con
amore e pa3ienza fi dedicano aífátto
L.
I
.
riti .da chi ha fcritto fopra le medefime
Qefio catalogo comprefo in due vol.
in foglio nobilmente imprefi , e accompagnati di alcune tavole in rame , ha
fra molti pregi quello di poter fervire
di fcorta a chi amaiXe di difporre altri
gabinetti nell’ ordine che 1’ autore ha
immaginato con tanta fua gloria.
<
,
all ’inkpamento dei ‘giovani, di aver
poffeduta da pi& eitefa cognizione delle
notizie pittoriche n e di efferfi applicato
a lavorare con indefeffafermezza nel
mezza ancora ai patimenti di crude in-
I
fermita s le qudi ha foitenute con eroii:
Q2
mo
e -
k
$
’ !
-
- - ---- -- -- .-
-- --_.
I - - -
I
.
=
della h a morre = Vellcrn L qua Eue= rit ingenio maximarun rerum capaquam varia & recondita etvdi;= tione,, quam multiplici linguarum pe= ritia , q ~ l afdcundia, st eloquii fuavitare , quanto morum candore , ficiIi5 tare, clegantia I exornare vmbia
ut
a cc,
Je
pios amici manes.
d
His
A
i
iI
c
fi- plziloi‘ophis phcet, aureum partim
= Cccir . Ita fdne inquiunt : quamvis fer= me dofiifilmusquiiquç metamorpho,.
= filn hanc neget = , L’ iBelTd, maraviglia fu veduta anche prima d’ altri , ma
nel viaggio cl’ I t a h , Ddmnzia &c di
Iacopo Sjmn , e di Gio TVbeler ilamp. all’
AM Q C ~I 7 t+ in I 2. t o m II. pag. 37.
_
I
-
@W246 l*
vien notato c che non fi mofirava pi&
un ral chiodo elfendo flato Ccoperto
m que tout le miracle confifioit en la
= foudure , qui joipoir imperceptible= ment ces deux ineteau&l'un a-l'autre=.
Leoraardo Thurne@ d? 8afilta fu un alchiinifla , il quale doPo Xa' @eta de€XVI.
fecolo Cull' efempio' di Parace$ intra, prere, malti viagEi , e pubblicòvarie
opere I nelb'quali fece pompa della vani& dell%fcienza' che pf&ffava , O p
zone Tdcbenio in un lihretro*impreffo a
Verrezia nel 1666. in I 2. ed intitolato'
S )-lipy'ociates'
chimicus, qui' novifimi
S viperhi falis antiquifima fundamenta
ohendif = cap. 28. hatra 1"iRoria del'
rrikntovato chiado, cori dire chti a l medeíïmo- il G.D. Ferninando 1. aveva di
mano larciaro' 1' appre& ricordo,
D. Leonardus'' Turneifer
clavum fer,
I
: reuln me'praefente', ac vidente ignr'
J
cab
\
rt
= calefaEto,
W(:247- l*
in auruni
C convertit.Rornaedie
2 0 . novcmb.
= pon prandium = La crkdenza generale' ch'e ì'n quel tempo fi dava alla
po&bîlhl dclI' efiiteriza di un fegrero
per ia trasformazionedeimetalli
piti
vili in wo', e quellá' che ancKe' di poi
ha otteribta 1' impoitura d i lnblti idgpti
( Ved. 1' ab: Lenglet dcs' Frcfiuy' nel vol.
II. dell' @oyia' della Fi/@@ Erheiica )
pu% fcufare ja troppabuona fede di
quel fowanó'; $' a h o n d e pieno di elevatezza' d''ingegno n. L' iReffo Tachenio
l'copre in" r e p i t a l' artifizio dell' alchimifca, e dice averti piit volte per fcherzq'
fatta la medifima operazidne ? COI metodo ch' +li' defcrcrfve p e r qubhlicoadifinganno , Anche Geoffroy' i1 maggiore
riella rua meabfia' impre& negli atti
dellarealaccademia'dellefcienze
del
I7 z2. fopra
- le frodi relative alla pietrg
filoac oleo
lmrniffi
.
-
1
'i
I
238. )+&+
fiiofaficaIrammenta il chiodo di FiTeme ,
E: fcnpre l
' inganno datovi nella maniera
preflo a poco che palesò il Tuchenio p della quale è probabile che fi ferviffi
&Gsle
uomo clle fece firepiro nel principio di queBo fecolo in Provenza, colforlhama dsi f i l d i , cane ,fi legge preffo
il ciraro'Lenglet WC fopm-pag. 70. e 7 r.
Potrei ancora fpogliare da altri%viaggiatori' Id rnaravjglie che veddero al parer
loro nella'Galleria, ma non mi voglio render con e í 3 cldicolo. Ho perduto tutto i1
tempo che ho impiegato a conf*ultargli,e
ne li0 Gxu-fi divedï rulla fiducia di fcoprirv i qualclc notizia opporrunn per il mio
h V Q r 0 , Scnrsro edile non fi vergognb
per tcflimonianza di Pliure lib. I 3 . c a p
3 G. di monrare al pdpolo romano.le offa
di q u d a beilia marina, & cui fu efpofia
Irfn&ovzeda trai'porrate da Iopp cittii
della Gilden, onde rt~che3 - viaggiatori
*E(
-
9
hanss
*c
q 9 )W
hanno diritto di fpacciare delle favole o
fe non che trovano poi chi di loro fi fafa.
beffe. Se a turti rlon fi deve fare u11fimile rimprov ero, pochi per6 Cono quelli,
i quali abbiano date delle cofe o utili,
o datte
.
NOTA
( CLV. )
446.
La pid efatta informazione che fi
poffa avere aal]' efemplare delle pmdette Fiorentine # le qualipare
che fi
poffano
attribuire
al VI. fecolo, è
quèlla pubblichta da Enrico Brencrnanno
in Utrecb 1' anfica 1 7 ' ~ïn
~ .4. col titolo
= Hiitoria PandeElarum
feu Fatum
= exemplaris Flotentini = . QueRo giureconfulto fi portòefpreffalnente a Firenze 641 cadere dell' anno T 709.,. e vit
.iitrattenne due anai nell' efame del me-
m*<
250 l*
di dare alla Iuce quanto aves ideato, C
promeKo in detta opcra lib. IV. cap.
VI. pag. 400. con gca~edanno della
culm giurirprudcnza eKendo renate
GpoIro IC molte @ticbe di quel dot to
viaggiarpre
L
HQT~
CLXVI, 1pag. 449.
I;ltorbo' alfe terre di Cajd IJaraplrr
pub tlnche leggedì il MuPo Kirderima
tom. I. pa@ I 50, c fegg della nuova edizione d ì Roma , e' Mobfig. Gio. Bnt$&
Ptqfferi ncll' IJaria deUe pirc14t-ein ;makoEcn fatte in Pefiro * e nei luoghi circonvicini inferita nel tom. IV. daIIa
I I U b V I collegione Cdogeriuna di opJcoli
jtjetztz,tZcCj
Dall' erere poi ílati adoperad i difegni di Xufuello in quei vaG
nacque 'l infulfi moteggio del Mahafiu D
&e' nella F t & h Pittrice P. 1'11.p. 47 1,
prdi
.
W 251 l*
ardi chiamarlo Boccalaio Urbhatc , efprefione qualunque cofa dica il buon
Giampierro Zmotti fcrivendo a monfig.
Bottari ( Letter. Pittor. tom. III. pag.
3 7 0 . e feceg. ) reilata ancora nel mia eftmplare , ed in non pochi altri E veramente non l e itampe fole di Rdfaello p
ma i difegpi ancura fi rirraffero, poich&
il can6nico' Vinlrenzio Kittoria nell' YItima delle fue letterd fopra la detta' F%
fina Pittrice' attcita efCerg~ifiato riferito
da perfone degne di fede, che i l barone
Ott&iu Tafis aveva in Veneziafuna ierQera'I nelia quale qhl' gtand' uomo ragguagliava la ducheffa d' Urbino dl aver
termi'qati i difegni per le maioliche della
di Ìei credenza L"apini9rie di i)oter
trovare 'rt.1 eire delle invenzioni di quelPm
inclitó genio ha prodotto che fieno Kate,
e fieno tuttora apprezzate a l pari delle
dofe pib rare, e cuílodite con gelafiao
.
l
I
.
COQ$
I
I
.I
,
W*(253
l*,
fita allievo p d a m la continovazione
deIl’ opera y con incidereil kmanenrc
delletavole
fino al 11u:ncro d i IOO.
Mc1 1774. effendo r e k m finitaquelta
ferie , lo fie.T> Mdinar*r fi accink a
darne un’ altra filnile dei dlfegni piil
pi~coli.,c ncll’ anno fcorfo ílimolato
dallcpremure di alclmidilettanti fi è
volrato a formare una terzacollazione
di nuova idea che coa1iiflcri in L. tavole, con altrettanti difegni fcelti umcamcnte da qu-elli della Galleria dei
più antichi maehi incominciando da
ChiY?b#E, c pr9feguendo con efatto ordine di tempi , almeno fino a Pietro
Pel*ragiao maeflro dell’ immortal R+
f i e l l o , per mezzo dclla qual collezione
fi orterri un’ ifioria pratica dell’ incominciarnento , del progreffo , e della
perfezionegraduale dclla pitrura , che
non ara flata ancora rcatata Quella
hie
J
J
f
?
5
.
W
254
1-
&rie ha in fronte il nome dal conte
I
Giacerno Durazzo paerizio Genovefe , t
ambafciator cefareo prelfo la repulblica
di Vene&, e le prime due fono confaerate a S. A. R fervendo tutte inficme
a far conafcere il m'erito del fu0 presGiora Gabinetto di ldifeg ni nella Gal-
leria.
i
IL
PINE.
I
.
/
i1
I
I N D I C E .
\
A
Chen D Gio. di Cofenia pitrore di ritratti
che few1 il G,D. Franccfco I. dei Mc.
dici pag. 13 I. in not.
Accodemia del Diregno di Firenze annot, XXIX.
van-A
P%
1
I
Vo[. II.
J
390
Accademia dcl Cimento pag. 0 9 % . e fcgg.
AgoRini , Lcmardo pag. 253. -Sus opera fopro le
Gemhe inengliate onnot. CXVIII, pag. 190.
AleRindra dei Medici primo Duca di Firenze
psg. 55. e fegg. Saccheggio del Tuo palazzo
accaduto dopo In Tua uccifione pag. 57. Suoi
mobili preriofi qual deilino aveffiro pag. 58.
AIefEandro Magno D rua teRa di marmo pag, 139.
c fegg. annot. LXVI. pag. 93.
Alfod-0 re di Napoli detto il Savio pag. 37. c
annot. XVI. pag, 17.
Amore. c Plichc, gruppo di marmo della real
Galleria p n g 3 3 1 .
Andreini, ab. Andrea pog. 054. Suc Gcrnmc in.
tagIiate pag. 351..
a
Anna
B
B A c c o , f i a ftarua di marmo opcra di Iacopo
Sanfovlno pag. 8 0 aoncrt. XXI:IX. p g . 56
Bacco , cd un Fauno gmppo dr marmo della real
Galleria pag. 233
Baldi, Pict Maria t difcgnb IC vcduta dei viaggi
del G. D Cofimn III. pag. a78.
Baldrnucci , Filippo , provvlito 111 notizie per Ja
fua opera permmezzo del card. Leopoldo dei
Medici annor. CXXIII. pag. 196,
Bandinelli , B ~ c c l o€cultore pag. 50. c fegg.
Baodurio , P. AuIe'rno Monaco Benedettino pag.
322. e figs. Pubblica molte medagl~e dcl
G.
D. p g .
314.
GIO.Franckiccp, detto il Gucrcino du
~ U C Jquadro pag. 338. in nor. annot
CLIX. pag. 237.
Bartoll DLmcnleo tivornefc dimorente in Londra pag. $37. in not.
Baffetti , can. Apollon~o pag. 324. e fcgg. fue
raccolte di d c crudm pervenute alle real
R a
Gal.
Barbieri
D
Cenro,
'
'
2 9
*a(259 l+++
)W.
t-
pag, 316. annor. CXL. pag, 313.
annot. CXLII. pag. Z I5.
Baffo, Ercolc antiqnarlo p". 134.
1EaKorilicvo di marmo con la caduta di Fetonto 110
un lato ,c le cork nel CircP doll' altro p. 177.
BelIlni D Gio. pittore, fu0 ritratto annor. CXXIIX.
&lleria
P h *
',p.
Bellori, Gio. Pietro nntiquarioprg. 253.
h a n c h i , PrancerGo pitcorcpaga 3x8.
Pianclri , G u f e p p c # lira operetta fopra lo real
Galler~apap, 402.
Bianchi, Sebnftiano p", 3 1 3 . e Tegg. DJpone i
Lnteriali del Mul'co .Florentrno pag. 369.
Sua mortc pag. 389. -Suo catalogo delle G m m e incagliato , e delle Medaglie della real
Galleria an110caz CXXXIX. pag. D I I .
Bombe , qr~ando inventate armot. LX. p". 68.
Bofchtni , Mnrco , pittore paga arg. annot. CXIX.
pag- IP:.
Bracccfi,Pifano
, fila colloziotlc di Medaglie
phg. 287.
Jluonrrrotl Michclagnolo , protetto dal Mapifico
Lorenzo dei Mcdicl pag. 23. Suo primo lavoro difculturn i v i , e pag. 327 Suoi cartoni pig 137. SUO Bncco d~ mnrrno pag. 1 7 3 . ~
c pHg I 75. So0 quadronclla rcrt GdIerio
p a p 144. Suo modello pcc r i f a r c m ilTorfo
dl
L
di Belvedere pug, 3 a7. Sua mano di tcrqa cotta
pag. 418.
Buonarroti , Sen PI~JPPO
promovc gli audi de&
core etrufchc pag. 339. Formp il piano del
Mufco Florcntino pag. 367. e pag 36% Sup
morte phg. 37f.
Buontalenti Bernardo architetto, fcrve in moles
core il G . D. Prancdca I. pag.96. cfegg. D t
11 dlfegno d i u11 ricco íhp0 PBB. 315.
C
&..C
c
Aglirri ,Paolo,
,
fu0
ritratto ifiaringo p'g. a99.
SUOquadro col ratro dl Buroga comprato peq
l a Gallcrla di-Dteids paf. 344. e fegg. Altro
fu0 quadro con la zefurrezioncdi Lazzero
annot CXIV. pag. 181.
Cogltati, Carlqtto ,Tuo quadro prig. 341.
Camrnelll,Francefco antiquar. p.253 p.165. e p a 8 6
Qammeo dprimente 1' entrata di No6 nell' lrca
pofleputo dal conteCarlisle PEI. 3>. e annot. 'XIII. pag. 15,
Cammeo elprimenec Diomedc che rapifce il Palladio pag. ;a con la tefia. dr Tlberio c Livir
,
pag. zsr i n not. con
Ganlmede
annotaz.
LXXXVIL prig. r r 4 .
Cammeo d'oro fingolare pag. 385.
Ca-
e$-+(261 )+g*
il Cigoli Lodovicn Cardi, dctto, h
u
a anoramia
in cera anncr. CXLIII. p". 216.
Cinghiale antlco dt marmo della real Gallería
pag. 174. e tegg.
Cioli , Valcrlo , fculrolc pag OO.
Clovio, D Glu110 , minlncolc aanot. XLVIIL
pag. 65.
Cocchi , D. Antonlo pag. 309. e fcgg. IlluRra un
ms. rn cela Jcl!a r x l Gallerla p". 330. Fa
un nuavoIndlcu dcllc mudaglic del real Gab i l h r o pag. 391 c fegg. Sua marce pag. 401.
Cocchi, Ramondl1 pae. 401.c pag ++a DlRcndc
una dercrizione dcllc medagllc ponrlficle del
real Gablnctto pag. 4 ~ 2 .Sua m o r t e pag. 4+3.
annot. CLXJII. pag. 044.
Codlci orlrntalr che furono n c h Libleria'Palatina'
di Firenze annot. LXXXIV. pay;. 1 1 5 .
+~rcnzc
CommclTo d l pierre dure che fi lavrnra 111 r'
paga I I 5 . e rcgg. annot. LlIt pag. 71. Ritratto fncro Con quefi' arte pag 1'7. e fegg.
Alcn lavorl annot. LIV. pa& 7 2 e annot
LVI pag. 7 ~ .
Cornpagn~ad l Ges& , cofa fu acquiitato per la real
Galleria ella ro'opprefionc dl qucfro Ifiltut0
pag. 417. c íegg.
da Corcggio, Antonio Allegri, fe copiaffe 12 CCRa delln Vene& mcdlccn annot. LXXIV. pag.
iog.
4
W ( 262 1-
W( 263
165.SUOIquadro della real Gjlleria png.mc.
a~lnot. CV. pag. I & Stto ritratto anaoc.
CXXIII. pag. 19s.
Conidori della real Galleria fono coetanei al reRo
della fabbrica degli Ufizi pag. g+ Pltturo
dl quello a levante pag. 97. Bi quelli a ponente, c a mcrzoglorno pag. aa6, e fege.
annat. CVI. pdg. 163.
Corridore clic congiunge Palazzo vecchio c d
real Palazzo dei Fitti pag. ga, annot. XLIV.
paga 6a.
Corfini v march& Pilippa, ddcrilZe i viaggi del
G. D.Colinib Irr. pag. 279.
Colirno dei Medlci detto Padre delh Patria Iodata paga p. c Ceegg. Suo palano pag. 13.
Colilno I. de1 Medici cofa che gli ,accadde d i
fanciulloannt?t, XXIII. pag. 2 8 . Amava il
r a c t o g l m e a n t i c h d pag. 68. Eso itudiolo
pag. 74. annot. XXX, pag. 42. Mere a&me UIIR ferie di rlrratti3'uornini illufiri &' &
11clla real Galleria pag. 75. CornPr6 molta
f i m e pagm77. Suo dlverrimcnro pag. 82,
Si diletto di chimica' pag. 84. Dei femplrci
page 85. E' lodato da diverfi per il fío no.
bil p n i o pag. 87. Sue bndaeioni annot.
XXIX. PBB, 39, Sie medmglic annot. XLV.
l*
II. dei Medici p ~ g .119. Rinfreko dato
nei corridor1 della Galleria per lg fue nozze
annoc. XCIV. pag. 146.
Colìrno III. clci Mcdlci, €io carattere Bag. 27G.
e fegg. Suoi viaggi pag. a78. e pag. a/g.
Adrrebbe, ed ornb molto la realGalleria
pag. 281, c fcpg. Comprb rncdrglle pag. 186.
e annot. CXXX. pag. 203. EA venue alcune
fiaeue di Rom3 per la medefima pag. oo+
annot, CXXXZtI. pag. 106.
Crcfpi , Giuieppe Marla derro lo Spagnuglo pitcor Bolognde, godeva la ílimn del Grnn
Principe Ferdinand0 dei Mcdici pag. 349.
Ct.ifilna d i Lorena moglie del G. D. Ferdinando
I. pag. Z I F
Ccfpola dellaTribuna della Galleria annotazione
LXXXVfII. pag. 1a5.
CalrradI, Raffaello che lavcrb il Pcrfido pag 8sznnot, YLIm pag..sp
Calirno
,
9
Topmaio Sco3cfe Profgrore in
333.
n j a m a n t i , quando, o dove fi fono principiaci
a intagliare pag. 134. c íèegg. SI Cono contraffarti COI Zaffiro, coll'AmetiRa e c d Ton
pazzo
I''
P U * 63'
Cofime
b
I
c
c
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@H(
2661)-
c
1
l
1
i
J
&&+C
267
I-
Fonderin ch' era annclfa alla real Galleria pag. 31%.
e fegg. anme. LIT. pag. 157.Rimedi, eodori
che fi fabbricavano nella medelima annot.
XCVIE. pa& 148.
granchi B Francerco, 'Scultore di Carrara p. 298.
Branccfco J. dei Medici dà incominc~amenroalla
rea€Galleria pag, 95. e fegg. pag. 101. Bra
Princlpc culco p a g . 103. Am6 , e protefk
moleo le arti pag. 104 e fegg Si divertiva
arai con eire pag. 10s. e f e g e AtquiRb
molteantichita pag. 131. e feg.
Francefco Maria
u l t ~ h l oduca d' Urbino dona
molto core della Tua galleria al G.D. Ferd.
II. marito d i fua nipore pag. 136.
Prancefco f11, duca dl Lorena 8 TI, G.D. di TOfcana ,I. Imp. pag. 387. e fegg. Nulla eflrafe
dalla real Galleria di F m n z e pag. 388. Con=
ferma e corregge alcune LegSi relative a
ofitazioni, e ftopertc di antichità pag. 393. C
pag. 394.
ritrarre a penna la detta real
Gallerin pag. 398, Sua gran raccolta di manete pag. 416.
H.
,
i
I
I
t
$
#
+
269
(
G
Altre gcmnlc col medefimo foggetto pag.
63,o 69,
Gbibcrrl , Odnrenzo , fcultorc , non b fua una
bare della Galleria annot. LXII. pag. 177.
Gio. dl Colirno dcl Mcdrc: detto Pddte della Patria p8g. 15.
F. Gia. Angclxo da Ficfule Domenicano fuo quadro annot. CLVIII. pag 136.
Gio. cn~rl.d c ~Medici figl~uolodc! G. D. Cotma
I, pag. 151. annor. LXVIII. p. gb.
Cio. CraRor~edci Medici pag. 3 5 + c fttgg.
GIO Carlo c a d . del M c d ~ c lfigl~uolo del G. D.
Coho
II. pag.
.,Go.
Cio. VIIL Paleulogo, fu0 medaglione dgoro annot CXXXII. p. 105.
G l ~ r d ~ ndcl
o Medici preab la chicfa d ì S. Marco
pag. 10. c f c g g
Giuliano figliuolo del Magnifico Lorenza dei Me&ci rag, 49.
Gori, Ant. Prancefco I regala un Modio I ed alcunì
peli antichi al G. D. pag. 357. Raccoglie IC antiche ifcrinoni della Tofcana ,e le pubblica,
dando fro IC medefime qucllc della real Gal] e m pag. 357, c pag. 38a. Lavora al Mufeo
Fiorbnrino pag. 369. E' criticato pag. 377.
SUOMufco EtruCco pag, 381. Suo penfiera
dr rlunire m t t c IC antichità etrafche della
Gal.
I
*c
270
l*
)W
Galleria in una Fala pago 383. Lafeir mo.
rendo un buRo di Diadumenlano alla mcdc'finrs ivï in nor.
Gori Lambarco lprofeffore di hgliolr pag, 436.
e pg. 438.
Gottifrcdi ,Prancefco anriquario png. 253.
do Greys P. B. Benedecco Vlnccnzio dcll' ordine
dei Prcdicntori tocca in penna le vedure interne ,delln roa1 Galleria pag. 398, annoraz.
CLIV. prg. z3a.
Gruppo di mwmo dn1 volgo creduto Aleffaandro
Magno pag. 78, annot. XXXV. pag. $8. Suo
compagno dol rea1 palazzo í v i .
0th ,Tommafo , dedich un' Opufcolo
G. D. Colirno III. pago280.
H u g f a d , P. Ab. D.Enrico p a g 438.
Ignazio i v i , o annoc, CLXIL pap 243.
H
at
-
I
Il301di0bronzoGdlcria
dclla Gnllcria p".
239.e fqg.
pag. 404, ,annot. CLVL
p g * =34e
Iitaria natucalc a raccolta di cofc appartenenti alla
l
..
.'*I
L
Anzi, abats Luigi ?ag. 159,pag. 414. in not.
L
e pag. 443s
Gruppo antico di marmo e Tua Cap10 pag. 5 1. e [egg. annot XIX pag. a+. in8
Lmoconnce
H
fnccndi nella
e++(271
mdefima ch'era n d a real GdIerit p~g.205,
c regg.
Nrizionl della rra1 Galleria giudicate falce dal
m m c h d c Mafiri annot. CXLIX. pag. 225.
AiFrIcane della mcd:lima pag, 233. annotrz.
CXI. paga 173. Altre ivi pag. 176,
iffirumenti afironomlci B ocelcl. mcccmicr ch'crrno
netla real Çalleria pag Poo. pag. rag. annot.
XClX. o C. pal. I 53.
E
mede-
tagliato in rame annot. XX. pago 25.
Leone, Nicc010, ingegnere png. 433.
kcopoldo dei Medici pag. 221. Suo elogio prg.
148. e Teg. paB. 359. Compra una pnrtitr d i
quadri da Paolo del Sera pag. a55. Accrefcc
la raccolta di Scoria naturale della realGa]lerir pag. asB. Sun morre pag 180. Sur Ra=
tua ,cd elogio nella mcdefima Galleria pag.
281. c f e g g . annot. CXXJX. pag. 201. Dili.
genze che uhva nel raccogl~crdife'epni annor. CXV. pap. 183. Lodi drregli dal Padre
VOI. II,
S
Nora
*(
273
l*
Lucerna criRiana fingolare della real Galleria
annat.
CX. pag.
173.
.
e+(
272
1-
cav. Giufcppc , pirtore egregio pag. + 3 t .
Mezzobarba Birago, CO. Prancefco, R ufo delle
medaglie medicce psg. 307. c fegg.
Mochi ,Ftancefco , fcultore pag. r47. in not.
Modio antico della real Gallcria donato dal Prop.
Ant. Prancefco Gori pag. 356.
Mofconi ,Raffaello, gentiluomo Veronefe raccolfe i rlcratri origandi dei pittori mnotaz.
CXXII. psg. rg4.
Moiicko, Francefco ,autore dei compendi delle
vite dei pictori nel Mufeo Biarentino p. 378.
Mulinari I Stefino intagliatore in rame annot.
CLXVIII. pag. a33.
Mufeo Fiorentino pag. 366, e Teg. AreiRi che I W O ranonel medefimapag. 371. innot. pmg. 37a.
?.
i n nor. pag. 375. in nor. png. 3791 e iegg.
Mengs n
I
'
N A l d i n i ,Paolo n fcdtoic p6g. ~ $ 7 .
Nelrcmes ,Ignazio Patrlrrca dei Giacobiti che
cedette i f'oi codlci al card. Ferdinand0 dei
Medici annor. ''+2RXIIf. pag. 114,
h o n e Imp. Tuo fu&oíh [igillo pag.6~.onrior.
XXII. png. 27'
Nìobe , gruppo di marmo famafo , Iho ritrova=
mento p a p 167. e fegp. Da chi fcolpitb
annor.
I
J
i
I
*c
277 )-W&
P
, Gio,
PAggi
LXVII. p".
BatiRa
, pittor
G e n o d e annot.
94.
Pagni , D.Giufeppc ,medico, e lettore nell' Univerfiri di Plla pag. a 3 3 . ennot. CXI. pag. 174.
Pallade di bronzo trovaea in Arezzo p0g. 7 1 .
Panciaclchi , canonico Lorenzo pag. a a l , pag. rag.
c annot. CVII, pag. 166.
Prndcrte Fiorentine p a p 445. e fegg. annotez.
-
CLXV. pap a49.
Paolo II. fio buRo intagliato in una cornlola
andot. IX, pag. JO.
Parenti , Anna DUCIOS
I pittrice annot. CXLVI.
pag. asSr
PBtino, Carlo, nntiquatid cclebre annot. CXXXL
pag.
004.
Pazzi , 'abate Antonio , rua raienlm d i pirtori
parafa alla real Galleria paga 408. annotaz.
CLVII. pag. z j s .
Pigafetta , Fillppo , dckriz. della red Galleria
pag. 193. e r e g . annot. XCIV. pag. 144.
P i e h o n t i n i , Giufeppe , fcultore Fmrentlno p 296.
Pietre, e msrmi artificiali pag. 439. e í-cg.
Pietro del Magnlfico Lorinzo dei Medici pag.
40, e fugg. Sua fuga precipiroia pag. 41.
SLC.
L
I
*(
278 l*
e+( 279 )W
Saccheggio della fu8 csfa prig# 43. c fegg.
XVI. pag, 18.
Pictro dur Mcd~ci, fipliuolo di Cofimo , detta
Pddrc della Patrlr pag 17,
PlETRO LEOPOLDO ArcduCa, Cran Duca pag.
40s Q Egg. Dh un nuovo regolamento olla
real Galleria pag, +op, Dai r c d i pdlazzr , C
d ~ l l rcali
c ville iá crdportaec molte core ficlta
medofima p a . 4ro. Fa condurre anche a
Blrcnzct varie ltatlre dì Roma p. 41 I . D'a17
cuni Tribunali fi trosfcrire u1;a detto Gsllcria alcuno pitture i v i Quanto Egli fa fperaro par numeltto dclla medclima pago +59,
Pl0 V . regda alcune R m o al Gran Princip.
Frnncefco dei Medici p a p 1 3 2.
di Pitigliano, conto, regala un curiofo ltipo al
C. D. Colirno I. pag. 3 1s.
Pitri, loro Pdazzo acquiRoto dmlla G. D. Eloonoro
di Pulcdo moglie di Cofimo I. Fag. 74.
Plstonc, rua eefta m i c a di marmo pag, 28.
Pegyro a Cuiano villa reale in cui 11 Gran Pria.
cipo Perdin. dei Medici Furmb un gablnceeo di
piccoli quadri paga343 annot. CXLIV. p 149.
Poggio Bracciolini, fio Dlalogo DE Nobtlrtnts
annot. II. pag. 4.
dalla Porta# Pr* Uartolommco fuoi quadri pag,
339. c fcgg. aaamga CX;XIV, PR& 1p7a
de Pois, Antonio, mcdlco di Carlo III. DuCr di
Lorena d il primo rd illuitratc le gemmo
intagliate pag. 389.
Pcrccllane lavotatg in Pirenzo,prg. 167. annot.
XLIX. pag. 66.
Porfido a fegrcto per lavorarla pag. 84, Opera
fatre con cffo pag. 8s. annor. XL. p. 57. a m
not. XLI. p a g 19.
Ptatolino a una delle reali ville annot. LXXXI.
pas. 112.
Priapo Tuo culto prefTio gli antichi annot. -LX.
png. 80. e feggl
Proibizione di eRrsrre di Firenze Pitture annot.
CLIII. p a p 230.
annor.
I
l
.
de
Q
'
'c
ndri della cara della Rovere venuti nelle
Q"
cara Medici a tempi del G.D.Ferdinand0
II. pag. 040. e fegg.
Querci , can- Giureppe, primo Direttore della
teal Galleria p0g. 409. B fegg, Sua morta
P'&I
r)W
d
l
i
i
0
R
I
I
R Accolta delle Rampc
dai quadri $i cara Me.
diCi pflg8 3 5 0 . c í+egg,
RaiYmllo dn Urbino, f i o qurdro con S. Gio. na.
tifla d d deferto della real &llcria pa$. 187.
annot. LXXXIX. pago 116. Ritrntrl di Leon
X , dcl cardl Giulio dei Medici , poi Cte.
mente VIL c del cnrd. dci R o a pag. 187.
onnot XC. ’png, r r 8 , Ln Madonna dctra della
Seggiola pag. 187. snnor, XCI. png, 13 a.
Altrr Mudonnn della prima mrtfikra dipinta
per Lorcnzo Nali I ch’clifio in dcrra Gallccia
pag. rpo. annor, XCIL png. r 34. Quadto fimilc dclla fccoada maniera che ivi li motIra
pag. 191.Suo ritratto dipinro da fe medeli.
mo prig. z43* Sua lQCCCrR pubblicate per Ia
prima V O ~ C Rannot@XCII. prig, 136. Illuitr*a.
giono dcllr medefilna ìvi p g . 139. o feg.
Alero fio ritratta nnnoe. CXIII. pag. 179,
Suoi difegni per la reme di Cdkcl Durante
annor. CLXVI. pag. 250. e fog.
Bcdi l Frnncdco , medico Aretino pag. arg. an.
nor. CI. paga ~ 5 1 5 . c pag. a14.
Rcni Guido h o quadro nella Gallcrh nnnor.
PRga 197.
CxxIv,
*
-
Ribcl
I
l
W( ,281 1Ribern, Giufeppe D detto lo Spagnolctro, Laf
quadro pago 338. in not.
Riceordl , marcheli poffeffori dol palazzo di Co=’
fimo derro Padre della Patria pag. I I. Fraa*
cefco pag. 326. e annot. CXLI. pag. ;I+.
Ritratti di uomm i1luRr1 della real Gallerip pe$.
75. e kg. annot. XXXI e XPXII. p. 43. e 4+
Ritratti dei plttori della real Gallcrla pag. 257.
Aumento fatto a queRa raccolta pag. 408.
Diligenze ufaate dal card. Leopoldo dei M%æ
dlci pcr matenticare i quadri di quello collezione mnot. CXXIII. pag. 195.
de Rofi I Vincenzio , fcultore pug. 80. snnotr
XXXVIII. p a g 80.
RoRi , Gm.Girolnmo , Vekovo di Pavia prig 156:
Sac Ratuc ivi ,
S
‘I
Alnitra l €i~ppofiofcgreto per farlo pago I IQ*
annor. LII. pag. 69.
del Sarro l Andrea , fuoi quadri andati fuori d i
f
Firenze pag. 347, Uno dei medefimi efptimente il facrifitio diAbram0 ivi e annor.
CXLV pag. aao. Altro annot. CXLVI. p. 2 2 2 Qavanarola, Fra Girolarno, fua effigie intagliata
in una cornlela annot, X. pag. II.
S
Scae-
i
'
l
Scacciati I Andrea, intagliatore in rame amar.
CLXVII. p a p qz.
Scagliola Fag. 436. e fegg,
Scipione Affricano B fua tefia di pietra verde
etiopics pag n311
Segni, fen. Alelfsndro pag. l r l . c reg.
del Seca Paolo pag. nfs. annot. CXIV. p g J 181.
Serrati e P. Gefuita dipinfe la earta dclla Torcaor
: nella real G a l l e h paga sor.
Spinhemid 1 Ezechiel , pubblicn varíe mcdaglic
di Gabinetto del G.D. pag. 273. e frgg. naqot. CXXVIIL pag. por.
Specula afironomica di Colirno I, dei Medici
pag. soo.
Stnrnpc del Re di .Frrficir pas. 9~3.in not.
Stampe dei quPdri del G. D.pag. 3101, B fegg. e
onnot. CXLVIII. p a p t r 4 .
Stamperia di caratteri erotici aperta in Roma dal
card. Ferdinand0 dei Medici page 179. e fegg.
,
Non f u la primr per lingua Arabn annot;
LXXXII. pag. t 13 Libri impreffi nella med e h a annoc. LXXXV. pag, 115. e fegg.
Statua antica di marmo detta volgarmente l'Aro
rotino, ch' 8 nella real Galleria prg, 79. anam. XXXVI. prg. 49, Cofa rapprcfonti annot.
!
W( et3 >W
e!
Eeatua oqtleltre di bronzo di Enrico IV-Tul poatii
I
c
l
I
'
4"
1
fadtoea B che lrvorb il
p". 85.
Tartari del Bagni di S. Filippo nel Senefe page43+
Tavola di commeflo dì pietre dure fatta in Pli.
reme pet l'lprp, &idoIfo nnnor, LXXXVZ
Franccfco
T A"Ca
pnrfido
Fag- I I 8,
Tpvola Naca pag, I 36,I J I I ~ L]cIII,
~ ~ ,
paga87, o fçgcg.
Tazza d' Agata, cil' B nel MuLo di Napolir-o
che furfe app'artenne alla cda Madlci ggg#
ag. 59. Cofa rapprefenti pag. 65.
Tcffon, fur raccolta d i titrreci in itampa p&
4q*n
i no+
.
l
Stendardi , Carlo , porta dl Algicri medaglie, ed
altre antichiti pag 396.
Stipi pcr conferwe le mcdaglic pag. 314.
di Stosch , baron Filippo ,illufisa le Gemme inragliate con i nomì deal' incifori pag, 155.
Sur morte page 397.
Strozzi, Lcono ,dona alcune itatue a1 card. Pep
dinando dei Medici pag. 1 7 r .
T
su4e
I
pagb
i
XXXVXI. pag. sr.
\
nuovo d i Parigi pag. 153.
Statua etrufca di bronzo can caratteri
annot. XXVI. pag. 31. c fegg.
R
.
.
k
1
285
P*
annot, LXXI. png. 99. e fcgg. Ifcrizione che
fi trova alla medafima annotaz. LXXILpag.
103. Suoi intagli in ramm rnnoc. LXXIU.
pag. IO+ Scammeffa fatts fopra le fue dimeniloni annat. LXXV. pRg. 106. I
Venere dettr di Belvedere, ílatua di marmo della
real Gelferia pag. 193. e fegg.
Veronefc, Poolo. Ved. Cagliari
degli Ufizi, fabbrica i n Flrcnze pag. ga. annap
XLIII. pag. 61.
Visggiatori, sbagli nei quali cadono pag. 443.
e fegg.
Vicmrino, Andrea a h o quadro nella real Gdl e m pag. agb.
Vicencino, Valcrio Tua caffettr intagliatr dicriRallo pag. 24r. e kg.
Vico, Enea, pag. 87. onnot. XLIL paga 60da Vinci Leonardo, fuoi disegni page 139.annot. LXV. p ~ g .gr.
da Vlnci , Pierino, nipate di Leonardo p e g . ~ g s Vmlli, AleiGandro , capitano defla Guardia dal
Duca AlelIgJldro pag. 57, C fcgg-
.
v
Acta Flnmminio , i?ultore che f c r X e alcune
mcrnoric annob XXXIII. png. 45.
Vailhnt , Gio. antiquorip png 3x6. e 3 17, annot,
CXXXV1I. e CXXXVIII. pag. 210. e fegg.
Vararî, Giolgio , atcbitctto dclle Lcggc I e dclla
rcd Gallerim pwg. s. paEmpa. e fegg. Raecoitn ds lui fatta di dikgni pag 138. annot.
LXIV. pag 89. e kg. Suoi raponamenti pag.
143. c 144. Sua abiliti nella p ctura png. 149
vafi dr piccrc dure, che fervono allo reliquie
di S Lorenzo annot. XII, pag. 13.
Vegni, D. Lconardo pag. 433.
Venere, fun Batua di m a m o Irvorntn da Valctie
Cioli p ~ g .80.
Vcqnrc Mediceo B Rnrua cclcbro pag. 158.e fcgg.
atinoc.
t
2
AGGIUNTE E CORREZIONI ,
I
t
Annoni p Gio. Batifin, rnnor, CLVII. p. 335.
Zocchi p Qlufepps D pittore annot. LVII. pBg. 76.
Zoffrny, cavi Gia. pirrore fu0 quadra p".
44r. e fegg.
Zuccheri, Fedcrigo p commedia di Dante da lui
ddegnmtn peg. 385. in nor.
Zummo Gaetrno Giulio Sirncufino, bravo artefice di lavori in cern pag 3r8. o fegg Sue
cof" che fono nella reai Galicrir pag. gap
I
0
AVVERTIMENTO,
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rcsga
1
-
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V O L U M E
Fag. 5.
r.
-
-
V. 14. tre branche
leggi
quattro branche.
7. v. 5. dalla parte
Zeggi
ddz
parre
.
AG
Vel. II.
-
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-
13s
i
-c
289 144%
90. v. 6.per aurenricare -jaggiungß
con l’autori& di altrofcrittore forcftiero
ro4, Not. (J] v. 4. vitrefcibile
fi
aggiunga
e bcIlifimo era appunto
quello dell’ I ~ d i aperch’era fatto COI
criltallo al dire dl PZi12io lib. X X X V I .
cap.
26.
10s. v. 2. arte nafcente
ZeggaJ
arte rinafcente
lop. v. 7. Si aggicbnga in firma di nota
pgnuara (#)
Quefi’hrte
di formare
vetri’colorati era conofciuta, e pral
ticata dagli Egizimi, come fi si dagli antichi { Ved. Teoj-aflo De Zulid.
c. XCVIII. e PZitzio lib. XXXVII.
cap. p. 3 n e come apparifce da alcuni ,
lavori e Demotrite 1’ introduire in
Grecia per tefiimonianza di Seneca
g$. XC. avendola forfe imparita da
efi quando fu in Egitto ad apprendere la fapienza
I 3 2. V. 3 pagamento -/Faggiungn
I1 Vufari racconta ( * ) che Michelagnoh Bmnarrorj er corrifpondere in
qualche modo aI T
e carezze
cheCfCO
Fran2
-
.
-
-
-
.
I
-
-
.
.
-
P
(3 Vd. VI. pag, 4 6 .
I
l
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Q#+(W
!
sefie gli aveva fatte in Rom& I andava
cercando qualche bella anticaglia per
mandqliela a Firenze, e il &c.
137. Nella nota (g) v. 3. pag. 214.F
aggiunga Quefii cartoni do v mano
eírerc quei pezzi della füperba opera
di Micbeldgnolo che fece a. concorrenza di Leonardo da V ï m 6 per Ia fala
del configlio , i quali i h i v e il Vdfari rom. NI. pag. 184. e r u m parati
q M ~ ? I ~ Qed
V Bi n c 3 1 di U b e m
@rozzi che fu figliuolo di una ibtelfa deí CaJigliorac e letreratilho
cavaliere , come dicc 1' ab. BcttineZZi
'
nelle annoramoni ai fuoi ~iJi.o$det!Ze
Zettepe e delle arti Msnmnl;e pag,
L
I 30. venivano con riverenza grande
2 tenuti, perch6 a vederli comparivano
divina, Toglie la taccia d i adu..?: cofa
latore in ciò al VafX quel poco
che della guerra di P@, fceita pcr
foggetto di queil' opera dal Bsbonarroti, fu fino in antico intagliato da
1MtzrcmtoMjo con quel fu0 ecccllente
I
-
J
m'
SM@
1
W( 29n )W
J p a t a (6)
- Corre nel pubblica
una vita della B i m w C q p t ! h kritta
da un tal Sun Severino la quale è
fiara rrafportata anche in tcdeko, ed
i n francefe, I giarnaldti Ilanno lnoflralo di ílimarla ma io POITO aiTerire &ere 1111 romanzo ridicolo , t
che la floria vera di queita signora
fi averi nella Srorla del principi Mediceì s la q l d c dovrebbe comparire
fra non molta.
I 47. v. J o. Si L Z ~ ~ C i#
U f~o ~r mQ di not#
Segnata (6) - 11 nome del hlinghi
fkh eipreKo in un quadro , il quale
rapprefenta Lh4caliont e Pirra ed
è indicato con una cifra compoita
di un A. e di un V. legati afileme.
Non conofco d' altronde queito pittore, fe non i? fork un figl~uolodi
Andrea del M i n p , chc f u compagno
del Buorzarroti nella fcuola del Ghirhndm'o, onde non poffa fpiegare i&
c fipificato della medefima cifra.
160.v. I o.( LXX. )
leggi
( LXXI.)
I 63. Nelia nota (a) v. 4. proferito
J
J
-
-
.
-
-
leggi
preferito
168.v. I 3. quello rendendo conto. ficulT3
tore
-
*,W(
292
-
)W
L
tore
leggi
quello fcu1to;re rcndendo conro.
IVì v. 2 1. ,S. Gio. Letrravo
J; q gtmgs
Q1clI.a indicazionc del
luogo del ritrovatnenro del fuperbo
gruppo della Niobe m' induce a foiprattarc, che il medcfìmo già f&'e
nello abitazioni di PZuuzio Latermo
fatro uccidere da N c ~ . #(~n G
) , le quali
Giovesnle (B) chiama egregias aedes
e confil'care da quel fovrano furono
poi ftmpre cafe degl' imperadori. Il
f i r 0 Imo B indicato cla Pnnaiam Nurdin; ( c ) , e non è verifimile che tante
fitruc doveKcro refiar f'pdte infìemc lnolto lungi dal luogo ove in
antico erano Itate colIocatc n6 altro
ne conorco in quei contorni che potere andare ornato di si rare fculture Sr:endono poi i fuddetti ricordi &c.
'X 8 8. v. ao. Ricordi
qgiHwnp i
e fino nell' opera di FranceJilo Scannelli da farli flampara in Cefttm nel
-
-
.
-
1657
ta) Tacifa Aaxal. lib.
XY.
(i)Satira X. v. 17.
(c) R o m Iratira lib, III, cap VIL
4 w c 293 )+e%
1657. col titolo di Ms'crocojho dell&
.
Prtt1rrtr (a)
196.v. I II. ddll' hdia -leggi
dell'lndrs
203. v. 6. trarporro - fi qghcdnga
e fi si che fino la lucerna dl Epitt e t o , e la botte di Diogene trovarono
degli ammiratori fra g11antichi. L'accadenua dl S. Lmra rnofira in Roma
nella lua fala il rekhio- del divino
Rafaeih , e nella &c.
Ivi v'. 17. verh --/S nggiunga
i quali
nientemeno vagliono di quelli compoiti gi9 per le maffirizie del Petrarca (b) , e fiano fiat1 &c. ,
2 0 5 . v. 2 1 . non emula
leggi - un
-
.
-
-
-
emula
-
-
la TriCwd
fi aggirrnga
ove fu una volta.
ZI6. v. 3. RcQSceedlai - l e t t i - Racellai
2 2 I . v. 4. ( CXIV. ) -leggi -( CXV.)
2 2 9 . v. 5. GitfipPe &?ajnz - Itggi
G&JQpt Nßfi92~
lvi
I I 5. v. I 2.
-
.
$
(fi> Lib II. pag. IGS.
fbl Vengono rlferitl tali vcrfi da monfig, Tom n . j u ~nel. lu0 Yerrarcn ~-eA~vruocap. XIX. dicendo per rcuiiarfi ,, Non omneS Apici!, ac Pn,, xnrri cupedines concoqrrurlt z quldrm luplrcis
delr&trnmr.
n
taglio YdZeria vi lafciò incifo I’ artno
=532-
-
Nella nura (c) v. 3 . anno
fi #ggirmga - Non parve nel tempo pafiato che fconveniffe agli ecclefialtici
il raccogliere iflrumenti di una profefione’ turra oppoQa alla loro , c
perciò anche Paolo Gzovio un’armeria
aveva nella fia bella villa preffo il
Lago di C m n o , denominata il Ah//;lo I
fra le altre h e d i e , ficcome apparicce dalladéfcrizione
della medefima., che v& in ftampa avanti gli
elogi da uolmini 1lluRri per dottrlna,
ilnprefi prima in latlno y e pol volgarizzati da J$tpolito Orio Ferrarefe ,edizione di PirePtce del Torremino I 55 2.
Ivi la nota d ) - J$ legga
Serbai?
fempre lo Stipo , che in do. fpartimenti contiene una ikrie di 5 I I . piccoli ritratti , Fer la maggior parte miniati , me= afieme dal card. Leopolo
con molto ilnpegno I cercando non
le rapprefentanze, ma che foflx-0di
buoni maeitri , Altri 3 o I. ho fatti
adattare in quadretti.
274. Nella Dota ( d ) Y. 2, pag. 146.-J
2 56,
-
I
I
Ts
4
‘
t?&
cere ,"clle n e l viaggiare in ~ ~ Q ; l d c l
prefe CQ~~-W,NI
pcr le opere del celebre
Francefio r ~ i e r z sil quale non fdegnò
eg11 di o n o r a r e rovente con le rue
vifire p c del di cui raro penneiIo volle
polTedere q u a l c h e opera.
5 OO. Y. 4. d i cffa -fi aggiunga
A
lui ( C~yC77~clI I I . ) fi deve una curiofa
collezione- di quadri di frutte che fi
[erba n e l l a real villa di &reggi, com e che G- dilettava rnoltlfilno dl tali
foaviilïlni prodotti della natura, non
meno c h e dei fiori onde i'opra 2 0 0 .
fpecie d i viti foreaiex raccolfe nelle
h
u
e poKeeIroni ( MiebelangeIo Til& 6 a
catd. Plapzta Horti P&!iipli pad. I 73.)
c con troppo- rigida gelofis indegna
di un principe devoto, Fdceva cuiton
dire nel giardino di CaReZlo 11 belliffimo M q g - h e ~ i n oru@ O fia GelJZlntim
In-
-
e
t
W( 2gg
v
'
h l i c o (*) che aveva avuto da Goa nel
1689.,c chc fi vantava di eNere unico
I potlkderc .
Ivi nella nota v. z b duca d' Oulems, e
fu fitta intagliare da Crozat -J* legga
duca cl' Orlems rcggente e Crozat la
k - c intagliare da Luigi Desplaces .
308. Nella nota (a) v. 2. Aigelati
AXgaJ
Argelati
3.199 In fine della nota --~.~ggh6?t&!
Nel tempo mcdcfitno dlplngevn iülla
pietre anche Aqronio Te~~tpfls
Fiorentino , cognito per le fue molte
fiarnpe ,. che mor1 nel 1630. ( Serie
di 1~0wait2ìi pi3 iliuJr0' nelha P i m m ,
Scdm*a , e Archketma tom. VIL
pag. I I . ) ed un fi10 bel quadretto
-
-
--
e
j
efprimcnte la pefca delle perle colorito fu1 lapisbzzulo Pietro Strozzi lo
re(*) B' dcfirirto d d ' ab. C2~1'icinell' lfioriay B
eoltflvta k i $ori P. III. 1ib.W. cop. I. pag. $25. a
dd TdZi fuddcrro pag 87. ove nc d3 anchc h
figura tavola XXX. Fino a Pietro Leopoldo queRo
vago fiore non cra fiarn conceffo a veruno. Queî l o Primipc canol'cc ch'b rnapgior pmcrc il cornunrcare le proprle ricchezze y che il goderne
privarivamentc. Ma le uionre che fono paflatr
d t w r non G fono ccnfrrvare.
regalò a Ferdinando II. ed era nel
1 6 3 8 . alla Galleria, ove ade& pure
íi conferva Inventarió di detto anno
nell'archivio della guardaroba) Vero
che queW arte venne forfe a noï
di fuori, rrovandofi nella iteffa Galleria un fupcrbo pack c m noitro Signore da u n lato, il quale in mezzo
ai dircepoli r e n d e la luce al cieca
nato, dipinto iù~l'alabaitroda Paoh
Brilpittme d'Amer@ morto a Ruma
nel 1626. d' anni 70., e quefi' opera
h verifimilmente quella ilteira che cita
tom. I. pag.
Oe$mzps
210.
3 2 S. V. 4.Roma
dggimga - (CXLII.)
3 29. Y. IO. (CXLII.) /eggaJ-(CXLIII.)
Ivi v. I 5. umano
aggiunga dopo
la morte
Xvi nella nota ( a ) v.
In queito ultimo foggetto
Zeggaj
Nel; primo
.
.
-fi
-fi
-
-
'I.
-
foggetto
3 3 5. V. 6. Romani klegga i Romani.
3 45. Nella nota ( B ) v. 3. - /? aggiunga
Fra le pitture del duca d' Orlerns h
dercrivc un ouadrettu ch'era della
-
-
-
E
*(
300
)
*
H
g
.
301
Saint Gelais : Defisiptiaa des tablcaux
du pdacs Royal pag. 369.
348. v. 5 . \(CXLVI. 1 - legga
( CXLVII. )
385. Nella nota (a) in fina
fi ag.gizmga
Dall’ Elettrice Palarina riconof‘e la Tofcana l’avere avuto le
Orecchie d’ O r -., lnolre vaghe fpccie
delle quali mandi, al Padre ncl T 7 I 3.
come racconta il Tdlh nelZ’ Orto Pdfuno pag. 2 r.
399, Nella nota (h) v. 2. dei corridori
- p uggimga ed in uno quelle
del vefiibula ,irla quelle della camera
dei pittori &c;
4ti8. :V 8. degno difprezzo -Jlegga
degno di diiprezzo.
-
-
-4
-
-
)JW
Xvi nella, nora (n) v. 4. MiLma’-Juag-
-
U n a fola dì queite volte,
ciok quella relativa allalnufica h lavoro di Ag$ino Portini.
4 3 2 . Nella nota (a) in fine
J dggiunga - Gib it colnparfo ancora a
Genovn in foglio u n Epiloge della di
lui vita fcritro dal fio allievo C.et.Zo
Gzl@ppe Rdtti direttore dell’ acca* demia LipPcica , e accompagntto col
h o ritretro , e qnefio Ep~Zogodà una
bafiantc idea dei merit1 , e di una
buona parrc delle opere dell’egregio
defunto pittore
434.v. p. (a)
fi clancezzi
439. v. 7. i marmi , tutte IC piette - J
legga - i Inarmi ; e tutte le pietre.
Ivi v. I 5. ílati accordati con editto
J Zeggs
fiati accordati in Rom#
can editto &c.
44.1.v. 6. Sz ags;tlqp infovmr di not#
(*) - Anche un tal $domone RuiJdad
Olandek che fioriva nel 1670. e
ch’ era fratello d’ Iacopo pittore di
pa& , avere avuto il fegreto di una
compofizione , la quale perfertamenre
gimga
-
-
.
.
-
-
ímirava il marmo nel peEo
nella
du.
e
.
I
e+(:
302 l+#+
I’attcfiano Defianrps tam.
c 6 ArgenszriZZe nel fio
nuovo rifircrto delle vite dei più fawofi pittori I ediz. del 1761.EOIEI. 111.
p g . 2 2 0 Non ofianre rutto queito
1’ accadetnia di ß C d h pmpofe fino
dall’ anno 1776. per ordine del fu0
fovrano un premio a chi 6 p r B dare
il fecgrero d’ indurire lu fabbia , in
modo che fia Mida quanto le pietre t c divenga atta a formare con
tffa dellc colonne e delle fiarue D c
dopo avere accordtlte varie proroghe
a quelli che volevano concorrere a
quello premio lo ha in fine lafciaro
pendenta icnza prchnizione di termine D mothandofi convinta che la
, difficoltà della i‘copcrta i q u a l e alla
íùa importanza per molti paeii, che
perduti fieno i íkgreti poffeduti già
d‘ alcuni, e che quello che alrri re,centemem hanno vantato non poKa
reggere alle prove,
$47. Nota (a) E’ fingolare &c,
J
lfgga
E’ fingolare un ara trafportata poco fa dalla red villa di C@@ello, lavoro di GZeer?xrae mentavaro
da
durezza
III. pag.
-
I I.
-
i
f’
t
I
*c
303 l*
da Plinio lib. XXXVI. cap. 5. di cui vi
G lcggc il nome I che rapprefenta Is
morte di Alct$c, e il h o riforgimento.
La medefima e gih fiata illuitrdta dall’
ab. LOPZZE
con una dotta lezione che
: fece tentire nell’ accademia della Ct**
Ji@
il d ì r G. fettembre p. p.
45 1. Nella nota ( I ) v. 5. alcune p i s
tllre greche antiche
aggictnga
in numero di 8 0 . in a r c a .
-4
-
lt
t
i
1;
I
304
di un certo Teojlo ne anticipa Sa
pratica a tempi p ~ hantichi , c 1’ opinione di queita letterato k afhi )en
fondata
.
-
-
16.v. I I . impronta
J aggirrnga
Nel catalogo che n/la)i e n e terse delle
v
pietre inragliate di Crozat ho anche
trovato al numero 90. una cornida
con la teffd i n cavo di Dermiru coperta con la lpoglia del Leone N m e o ,
la quale porta pure 11 nome di Loream # e quefta gemma è ora fra quelle
del duca di Orleans, le quali li fono’
principiate a d incidere con molta eleganza. La ragione dl quella rarità i
chlara &c.
17. v. 2. pag. 37. Lfi legga - paga;G.
05. v. 20. gofieriore -J;uggisbngca
In
qua110 delle gemme poi íi mofira un
cammeo, ed una fardonrcainragliata in
cavo con qLldto foggetto ( il gruppo
del Lmcoants ) lavori ambedue di í m golar pregio per Ja grandezza, e per
la bravura dell’ artefice moderno che
gl’ incik
3s. v. I 9- fi riporta la figura - dgghgn
e la dette ancora m o d .
-
.
-
.
4
. .. - --
%
-
I
B*
R&W‘lo Fid2retti I@rìpt. antiq. ca
VII. pag. 53 8 . crcdendo però che a
Patera fi confervaffe nella Galleria di
Fireme, quando clla trovaíì ncll’ InJ h t o di B o l t p a .
99. v. 4. girolimino
Zeggi
gira-
li’
-
-
-
lamino .
44. v. I 8 . innanzi ai medefimi- leggi
innanzi ai €econdi.
48. v. 2. Fag. 20.
legga’ pag. ?p.
5 4 v. 4. Dello iteffo marmoParlo fi
dicono molte cok
J; Zegga - Di
marmoPario G dicono molte cofe.
59. v. 4. pag. 86. legga
pag. 85.
8 2. v. 14.fopra due zampa di Leone
~5aggimga
cofa che fi vedeva
efpreffa in tre intagli del gabinerto
del baron di Stfcch ( Defcriz. difiefa
dall’ ab. Winckehanlz cl. II. a. 1654.
1655.C 1657. pag. 266 )
8 3. v. I 5. fìerulnt --fi legga
fèrunt.
v. 3 - trat.zJuIge
agg&gaJi
Nm far3 difcaro che foggiunga, con
la fcorta del B ~ l r E d n tom.
~ i XII. pap
35. che nella galleria dcl cav. G d &
era la Santa Maria Maidalerta penitente piccolo, ma celebre quadretto
-
-
-
-
-
-
-
-
- del
I
m
*( 307 M P
ed a queRi allu9c fork il Tirsbofibi ,
il quale offerva ancora che la DzJze
del Rìnravcctni fatta cambile da Iac o p Peri Fiorcnrino erd liata recima
nel I 594. , onde il I). Don l+¿tro
N~goIi-Signnrelh nella íùa Storia critierr del Teacri lib. II. cap. 4. p q .
2 35 non doveva anteporra ad eKa
1’ A~$pam~tt
che OI’RZZO
Vecchi Modan d c fecc rapprcrentare nel 1597.
Prlina- di t1:rto ciò un intermezzo in
mufica , clle p;h $11’ opera , e11c a
qualunque altro genere di drammarica azione fu folniglrante , per attefiato dcl cavalier Antonio PlneIli nel
fu0 libro dell’ Opra ita n/v/i>a cap. r.
pag. p. f u frappofio all’ Amico fido
commedia di Gio. dei B d ì nelle € d e
che furono date quh 1’ anno I 5 85. per
le nozze di D. Cefdre d’ Eje , e di
1). Virginid Msdici figliuola del G.
D. C&m I. Quelta coca mi h piaciuta’ avvertile accib fi veda, che la
fchietta veriti ha condotto il medefimo cavalier P i n d i a fcrivere pag.
I I = l’ Italia, e 1’ Europa tutta ri= conofcere una gran parte della fua
coltura da Firenze.
9
I 26.
*( 308 W
I 26. v. I 8 . duca d' Orleans che woU& fkampato &c.
J% legga
il
quale fu del primo prelìdente dlt € h lay , e che intagliato da FranceJ1.o
C'hereacr travafi nel I. volume &c.
I 28. v, I o. per originale
fi ug8imga
Uno itudio per queito quadro
di Rsffuello fi vedeva nel gabinetto
di moníïeur Potier avvocato al Parlamento, come íli notato nel catalogo di eCio h r r o da Hulk n e Glomy s
1757. pag. 5. a ed in quello del G.
D. nc fcopetfi un altro proveniente
¿al ianonico G a f l t t i , che ripoh nel
reziofo volume di quel divino mael
-
-
-
-
$0.
340, v.
-
-
a 3 . lettera
aggiwngqf
mon-.
fieur C r o w poKedeva il primo fchizzo
di q u e h quadro a come fi legge me1
catalogo dei Cuoi dikgni compilate
da Mariette num. rop. ,
x&. V. I, 8. pag. 60. e 61. J$ aggiunga - I1 carattere di pietra alla
Turrbinn p mi parc che lo confermi
mohlfimo il vederh nella medefilna ,
dopa quail 300. anni , tutravia ben
asofBrvata la memoria che lafciò di re
-
con
I
4k-4 309 lwa*
l
con fingolar magnificenza in Mmov,.g
fulla torre delle ore Gabrielh Ginmi
nobile Fiorentino a il quale foitenne
' ivi la carica di potefi nel 1494. ficcome accenna 1' abate Bertdnelh nelle
annor. a fuoi predetti Difco$deDeLettere, e deZZe Arti Mdntovnne p. I 26 I1
credere che quello eh' & fiato giudicato un pezzo di Twchina di rocca vecchia Ga un mattone dl terra
della Robbia adoperata in opere f m i l i
apprdo b noi p come qualcheduno
S' indurrebbe facilmenre a dubitare ,
farebbe un far torto alle cognlzioni
dell' abate BetrbmlZi ,e di tutti i M m toua;Jri , che hanno continovamente
avant1 agli occhi un sì bel monumento
165. v. I p. per nel valor militare -J
legga
per il valor militarc
I 75. v. I 8. çaoEas -$legga
erofas.
x 79. v. I o. quello -fi aggimga
che
ha il re di Francia da Cruzrt fatto intagliare a Niccol'd Lurmejn a e quello &c.
I 8 3 . v. I o. ( CXIV.) - leggi -(CXV.)
I 8p.,v. 6. NEf2KbFov
fi aggitrnga
Cod doveva effere fcritto anche nel
.
-
-
-
-
-
me-
S
c
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NOTA