Periodico bimestrale di notizie, informazioni e news dell‘Associazione Giocatori Basket e del Fondo di Fine Carriera Numero 5 · OTTOBRE/NOVEMBRE 2009 All Star GIBA IN PRIMO PIANO La crisi della Nazionale italiana OVER 45 la Nazionale italiana è campione del mondo MASTER GIBA Piccoli talenti crescono L`editoriale Il finto dilettantismo di Giuseppe Cassì S E@B<?PG<I;LEB% Crea la tua scarpa da basket con i colori della tua squadra, aggiungi il tuo iD personalizzato e utilizza le opzioni speciali per scegliere la calzata che meglio si adatta alle caratteristiche del tuo piede. Alcuni modelli di scarpe sono disponibili fino alla misura 52. 2 Sono in molti a sostenere che 32 squadre professionistiche sono troppe, e ad auspicare un ridimensionamento del settore. È vero invece che queste 32 squadre sono inquadrate secondo criteri legali, mentre almeno altre 100 (maschili e femminili) operano in un limbo normativo con poche regole e ancor meno tutele. La mera cancellazione della parola “professionista” non si ripercuote sul tipo di attività svolta. Se la Legadue uscisse dal professionismo, non per questo ci sarebbero meno allenamenti, o sarebbe salvaguardato il diritto degli atleti di seguire corsi universitari, o ci sarebbero minori vincoli disciplinari; di contro, i club sarebbero esonerati da un sistema di regole e di controlli più rigidi, e quindi più efficaci. Chi invoca l’uscita dal professionismo dovrebbe per coerenza anche rifiutare che al dilettante possa essere imposta una attività sportiva giornaliera che interferisca pesantemente col suo diritto allo studio, e dovrebbe escludere la possibilità che gli sia corrisposta una qualsiasi retribuzione economica. Ma se ciò accadesse, potrebbe mai un atleta adulto dedicare alla attività sportiva più tempo di quanto si dedichi ad un hobby? Possiamo retrocedere il basket non professionistico in generale ad una attività meramente dopolavoristica? Questa sorta di finto dilettantismo nel quale si crogiolano alcuni nostri campionati ed altri sport come la pallavolo è un’anomalia ai limiti (e forse oltre i limiti) della legalità, che non ha eguali in Europa e nel Mondo. Ovunque, infatti, chi svolge un’attività in cambio di una retribuzione è uno che “lavora”, e gode di tutte le garanzie che sono previste per i “lavoratori”. E non è vero che si tratti di un problema di tasse: non esistono aliquote fiscali differenti tra professionisti e dilettanti, o tra notai e commercianti, o tra idraulici e avvocati. Gli scaglioni Irpef dipendono dal reddito, a prescindere da come il reddito venga percepito. Per i professionisti il club versa, in aggiunta alle tasse, i contributi previdenziali per fini pensionistici, per i quali comunque esiste un massimale limitato, non legato all’entità del compenso. Ma non vale la pena, per evitare che club con budget superiore al milione di euro paghino alcune migliaia di euro per contributi previdenziali, uscire dal professionismo. Non risolve il problema economico, ed i giocatori non sono disponibili a rinunciare ad una conquista sociale di grande importanza. La vera emergenza, non è quindi quella di “uscire dal professionismo” – o meglio, di fare finta, dato che non è certo la qualifica formale di un fenomeno a definirne i contorni e la sostanza. Ciò che è necessario ed urgente, casomai, è fare in modo che tutti rispettino le regole. Fare in modo che nella competizione sportiva a vincere sia sempre chi ha meritato di più, o al limite chi è stato più fortunato; giammai chi ha tratto beneficio dalla violazione delle norme, anche di quelle gestionali o amministrative. Per intenderci, se a vincere è chi non paga gli stipendi da mesi o chi evade il fisco, la vittoria è truccata, come in caso di combine o di corruzione di un arbitro. Un trucco meno scandaloso, ma sempre di trucco si tratta. Sommario Editoriale 3 Uno strumento importante 16 E‘ l‘anno zero 4 Le gioie Azzurre sono rosa 17 Arrivederci Avvocato 7 Giovani doc, futuro ok 18 La festa del basket italiano 8 Promessa da mantenere 21 Fiba Arbitral Tribunal 11 Sempre con noi 22 Giba risponde 12 Servizi assicurativi GIBA 23 Italia over the world 14 3 in primo piano e‘E‘l‘anno l‘anno zero zero Mai nella storia la Nazionale italiana era rimasta fuori dagli Europei. Ora che abbiamo toccato il fondo è necessario risalire al più presto di Damiano Montanari Storia di un disastro annunciato, sfiorato e poi, inevitabilmente, consumato. Si è scritta la storia, ma con la “s” minuscola, una pagina leggera ed effimera, inchiostro Azzurro sbiadito da libro nero, per raccontare il fallimento. La Nazionale italiana non è riuscita a qualificarsi per i Campionati Europei. Fuori dalla porta principale, fuori dalla porta di servizio. Speranze prima al lumicino, ma poi chiuse con lucchetti a doppia mandata. Non era mai successo prima. E’ il momento di leccarsi le ferite, di fermarsi e riflettere, di guardarsi dentro per capire le ragioni della crisi. E mentre il pubblico deluso ed amareggiato cerca un responsabile, ecco due portavoce della squadra, il capitano ed il talento, Matteo Soragna e Giuseppe Poeta, che, con onore e coraggio, non si nascondono, ma affrontano la realtà. Per cercare di darle un senso. Parole da capitano “Ovviamente è andato tutto male – racconta infatti Soragna – perchè quando non raggiungi nemmeno l’obiettivo minimo, non puoi che parlare di fallimento. Le cause sono tante e, più che scaricare la colpa su alcuni singoli, bisogna prendere atto che tutto il gruppo ha fallito. C’è grande delusione per il fatto che la Nazionale italiana, per la prima volta, non sia riuscita a qualificarsi per i Campionati Europei. E’ un senso di fallimento che colpisce tutti, anche perchè, per la prima volta, la squadra non ha dimostrato la caratteristica che da sempre la contraddistingue, evidenziando un atteggiamento negativo”. Scarso attaccamento , lvare e difficile cercare di sa di buono, quando qualcosa , buono non si e fatto nulla di alla maglia? “Si può chiamare in tanti modi – risponde Soragna – possiamo parlare anche di poca professionalità”. Un mea culpa in piena regola, senza alibi o attenuanti, tutto sommato un buon segno, perchè la via verso la completa guarigione parte sempre dalla consapevolezza dei propri mali. “I primi ad essere delusi dobbiamo essere noi - continua Soragna – e onestamente è difficile cercare di salvare qualcosa di buono, quando non si è fatto nulla di buono”. L’obiettivo primario diventa così quello di girare subito pagina. “Dobbiamo ripartire in modo diverso, ricordando sempre 4 che la Nazionale è un aspetto fondamentale di ogni movimento. Chi indossa questa maglia deve avere un atteggiamento diverso da quello che ha nel suo club, se è abituato a giocare 25’, non può pretendere di fare altrettanto anche qui, dove magari ne gioca solo 20, perchè c’è qualcuno più bravo di lui. Non dimentichiamo mai che la Nazionale rappresenta un intero Paese”. Poi una battuta su Charlie Recalcati. “Non devo essere io ad esprimere un giudizio su di lui. Il compito dei giocatori è fare quello che l’allenatore dice loro. Se non lo fanno, la colpa è loro, se lo fanno e non si vince, si spalancano altri problemi. Ognuno ha comunque il proprio ruolo e deve rispettarlo”. Nel caso di Soragna il ruolo è quello di fare il capitano oggi e magari anche in futuro. “La mia dedizione alla Nazionale è totale – afferma infatti l’ala dell’Angelico Biella – e, dipendesse da me, resterei sempre in Azzurro, anche da capitano. Ma questo dipenderà da chi deciderà in futuro. Con Charlie, ad esempio, aveva la fascia di capitano chi aveva più presenze”. Ora si tratterà di capire che fisionomia avrà la nuova Nazionale. “Nel gruppo vedo giocatori interessanti – sottolinea Soragna – anche se con poca esperienza. All’inizio pagheranno un po’ lo scotto, ma poi 5 in primo piano il nostro saluto potranno dire la loro. Ora, però, c’è tanto da lavorare”. Poeta ottimista Sulla stessa lunghezza d’onda anche Giuseppe Poeta, uno dei migliori talenti nostrani e punto fermo della Nazionale di oggi e di quella di domani. “Penso che, come accade ogni volta che termina un ciclo, ci sia bisogno di resettare la situazione. Per dieci anni abbiamo assistito all’inserimento di uno o due giocatori su un gruppo di base di otto elementi. Oggi, invece, la situazione si è capovolta, visto che sono i nuovi ad essere otto. E’ vero, la mancata qualificazione agli Europei è stata un fallimento, ma in questo gruppo ci sono dei talenti e stiamo bene insieme anche fuori dal campo. Personalmente, quindi, il momento nero riguarda i risultati, non il movimento. Basta pensare che, prima d’ora, non avevamo mai avuto tre italiani in NBA”. Poi un messaggio di riscossa. “Come tutti ho vissuto male la mancata qualificazione, ma non vedo l’ora che arrivi la prossima estate per ripartire. Fino ad oggi ci è mancata un po’ d’esperienza e non sempre ci siamo sacrificati l’uno per l’altro, ma siamo sempre stati uniti e lo spogliatoio è forte e compatto. Vedrete, sapremo rifarci”. Un impegno solenne La volontà di riscatto, quindi, c’è, anche se, come è stato detto, le cause della crisi sono tante. Tra queste spicca senza dubbio la difficoltà dei giocatori italiani nel trovare spazio nel nostro campionato, un problema che, inevitabilmente, finisce per ripercuotersi anche sui risultati della Nazionale. Per questo, come GIBA, sentiamo il dovere di mantenere una posizione ferma sulle battaglie a tutela di un patrimonio tecnico che ci troviamo in casa, come conferma il presidente Giuseppe Cassì: “La sottoscrizione della convenzione FIP / Lega rappresenta un solenne impegno dei club al rispetto delle “regole di eleggibilità” dei giocatori stranieri. Diversamente dal passato, quando gli accordi non 6 venivano mai portati a regime ed erano rinnegati prima che ci fosse il tempo di valutarne gli effetti, il coinvolgimento diretto di GIBA nella elaborazione della nuova norma è garanzia del fatto che, questa volta, non ci saranno ripensamenti o modifiche. Dalla prossima stagione i club potranno utilizzare 2 atleti extraeuropei e 4 europei, o, in alternativa, 3 extraeuropei e 2 europei. L’idea che accarezzano molti dirigenti di club di firmare un accordo con l’intento di beneficiare di una parte di esso (riduzione delle retrocessioni), e di modificare nel tempo la parte più indigesta (riduzione del numero di stranieri extraeuropei), è sbagliata, figlia di un modus operandi del passato e non più riproponibile. A coloro che strepitano contro la nuova disciplina, diciamo di rassegnarsi ad avere pazienza: fa specie leggere già oggi critiche rivolte ad una regola che vedrà la luce solo tra un anno, e che produrrà i suoi effetti tra due o tre anni. E non è serio imputare a questa regola non ancora in vigore le difficoltà attuali del movimento, che dipendono evidentemente da scelte del passato, quando la Serie A operava praticamente senza argini”. Arrivederci Avvocato Il ricordo di Gianluigi Porelli, storico presidente della Virtus ed indiscusso protagonista del basket italiano ed europeo di Damiano Montanari Hanno scritto fiumi d’inchiostro, perchè di fronte ad un grande sono tanti, troppi i momenti da ricordare, gli aneddoti, i sorrisi, gli abbracci, le soddisfazioni, i successi conquistati. Come GIBA abbiamo scelto di affidare l’omaggio all’Avvocato Gianluigi Porelli ad alcuni personaggi che l’hanno conosciuto profondamente, perchè dalle loro parole non traspare solo quello che è stato forse il miglior dirigente di tutti i tempi, ma anche l’uomo, solo apparentemente scorbutico, ma in realtà buono, generoso e soprattutto illuminato. Il pupillo Villalta “Avevo un legame strettissimo con l’Avvocato Porelli – racconta infatti Renato Villalta, ex simbolo delle Vu nere e primo presidente della storia della GIBA - avendo avuto la fortuna di giocare per 13 anni nella sua Virtus, che era la sua creatura e noi, non avendo lui potuto avere figli, eravamo come suoi figli. All’inizio poteva sembrare scontroso, ma in realtà era molto generoso e diventava una bestia se qualcuno parlava male di noi. Come dirigente sportivo era di gran lunga più lungimirante degli altri, era avanti anni luce. Quando io e l’avvocato Bertani decidemmo di fondare la GIBA lui diede una spinta importante. All’inizio io e l’avvocato Bertani, anche con l’avvocato Martini, facevamo i carbonari negli spogliatoi di tutta Italia per sensibilizzare i giocatori ad unirsi in un’associazione. Porelli, che era vice presidente e fac totum della Lega, ci aiutò con il discorso contrattuale e col Fondo di Fine Carriera e fece opera di persuasione con le squadre che presiedeva. Di lui conserverò sempre un bel ricordo”. L’aneddoto di Ragazzi “Quella di Porelli era la voce di un illuminato – commenta Maurizio Ragazzi, ex giocatore della Virtus e vice presidente della GIBA – che aveva i suoi modi, anche bruschi, ma assolutamente chiari, oltre ad una visione pratica ed immediata della Virtus e della Lega. E’ sempre stato un passo avanti agli altri e, dopo di lui, in Italia ed in Europa, non ho più visto un dirigente del suo calibro. Per capire il personaggio riporto questo aneddoto. Un giorno gli chiesi perchè volesse avere avversari forti, perchè diede Bonamico a Milano, sua diretta rivale per il titolo. E lui mi rispose: “Perchè se vinco lo scudetto io, vale molto di più”. Questo era Porelli, voleva avversari forti, perchè serviva al sistema. Non so in quanti, oggi, avrebbero lo stesso pensiero”. L’ avvocato Bertani e Martini “Il Fondo è nato grazie a Porelli e a me – racconta l’avvocato Piero Bertani – ma soprattutto per l’idea dell’Avvocato che il reparto giocatori dovesse essere coeso sotto il profilo sindacale. Il Fondo era un interesse di tutti e all’inizio era volontario, perchè non c’era il professionismo nella pallacanestro italiana. Se il giocatore versava (2/5), la società versava (3/5) e per avere accesso al Fondo bisognava essere iscritti alla GIBA che era un’associazione forte. Porelli era una delle poche persone a cui bastava la parola ed una stretta di mano, perchè non veniva mai meno ad un impegno preso. Questo era uno dei suoi più grandi pregi. L’altro era la sua onestà intellettuale”. Parole sentite anche per Mario Martini. 7 “Arrivai alla Virtus a 14 anni e ho vissuto, insieme ai miei compagni, con Porelli la mia adolescenza e la mia giovinezza, visto che tutti i giorni lui e sua moglie Paola venivano a pranzare con noi alla foresteria. Ho fatto parte del primo gruppo di ragazzi che ebbe, quello che conquistò lo scudetto Juniores, che per Porelli fu come un titolo mondiale. Era un uomo molto umano, ci seguiva, ci rompeva all’Università, con noi non parlava solo di basket, ma della vita. Gli ero molto affezionato, dopo avere vissuto più con lui che con mio padre, che stava a Montecatini. Sono stato molto male per la sua dipartita”. Poi, anche per Martini, un aneddoto. “Un giorno a pranzo Porelli mi disse: “Il basket italiano ha un punto debole: i giocatori giuridicamente non contano niente”. E aggiunse: “Devi fare da coagulante”. Così mi misi in contatto con Piero Bertani, che era l’avvocato di Massimo Osti, mio amico e grande tifoso virtussino. Così cominciò la storia della GIBA”. Così oggi vogliamo ricordare Gianluigi Porelli, un uomo che, come un grande, seppe fare grande la pallacanestro. L‘Avvocato con Sandro Gamba e Dan Peterson All Star Game All Star Game La festa del basket italiano Grande successo per l’All Star Game GIBA, disputato lo scorso 4 giugno al Paladozza davanti a circa 2000 intervenuti per un evento che mancava da nove anni di Damiano Montanari All Star Game GIBA, cioè All Star Italia, perchè, in un mondo della pallacanestro in cui vedere un italiano in campo è sempre più raro, la partita simbolo tra la selezione dell’Associazione Giocatori e la Nazionale Azzurra assume una connotazione particolare, un sapore speciale, piacevolmente autarchico, in una sorta di riscoperta delle proprie potenzialità. Organizzazione lampo Molto più di un semplice amarcord (l’ultima edizione dell’All Star Game GIBA risaliva al 2000), l’All Star Game griffato Mediolanum (promotore principale presente in banchetti agli ingressi del Paladozza per presentare nuovi prodotti finanziari) è nato repentinamente, per colmare un vuoto nel cammino della Nazionale italiana 8 verso l’Additional Round in previsione dei campionati Europei. “Durante il raduno degli Azzurri – racconta infatti Maurizio Ragazzi – vice presidente GIBA e Consigliere Federale – si è creato un buco nel calendario delle amichevoli. Non si riusciva ad organizzare un incontro con altre Nazionali, salvo dover sostenere trasferte eccessivamente onerose, per cui la GIBA ha colto la palla al balzo, accollandosi l’impegno di organizzare questa partita”. Rinverdendo i fasti di quella festa scudetto che, nove anni anni fa, in occasione del titolo italiano conquistato dalla Fortitudo, vide protagonista proprio l’allora formazione biancoblu contro una selezione GIBA. Altri nomi, ma comunque grande successo lo scorso 4 giugno, quando sono accorse al Paladozza circa duemila persone. Vittoria Azzurra In campo due formazioni, a dire la verità, abbastanza mescolate, con la presenza di Angelo Gigli (nella foto), nelle file della GIBA All Star, protagonista di una buona gara, con blocchi, rimbalzi, ripartenze e 9 punti, così come Roberto Chiacig, top scorer All Star e della partita con 15 punti. Rilevante, invece, il ritorno in campo, con la maglia della Nazionale Italiana, di Giuliano Maresca, al rientro dopo un anno e mezzo di problemi e pronto a ritrovare subito confidenza con il tiro da tre (2/4 dalla lunga distanza e 10 punti tota- li). Quasi chirurgico l’azzurro Brian Sacchetti (10 punti con 2/2 da due e 2/4 da tre), mentre è bello vedere in campo, anche se come avversari, il “giovane” quarantunenne Niccolai e la medaglia d’argento ai Giochi Olimpici di Atene (insieme a Chiacig) Michele Mian, con quel Niccolò Martinoni che, tra una schiacciata e l’altra, ha le carte in regola per rappresentare il futuro della Nazionale italiana. Per la cronaca la vittoria finale è andata alla squadra di coach Recalcati, impostasi 7561 in una serata in cui, ad onor del vero, il risultato in quanto tale contava poco o niente, come conferma Sandro Dell’Agnello, coallenatore della GIBA All Star: “E’ stato piacevole giocare questa partita, perchè per me è stato un modo di conoscere più da vicino giocatori che non conoscevo personalmente, anche se il discorso tecnico è stato pari a zero, visto che, di fatto, si è trattato di un allenamento”. Giudizio unanime Che, tuttavia, potrebbe rilanciare un appuntamento che, in passato, ha goduto 9 di un buon appeal da parte del pubblico e degli addetti ai lavori. “La Nazionale è stata molto soddisfatta di questo All Star Game GIBA – conferma infatti Maurizio Ragazzi – e lo stesso Recalcati ha auspicato di poter ripetere tutti gli anni quella che è una vera e propria festa dei giocatori italiani. Certo è che, col passare del tempo, l’organizzazione All Star Game In alto, Maurizio Ragazzi premia Andrea Niccolai. Qui sotto, Giuliano Maresca cerca di contrastare Michele Mian dovrà crescere ulteriormente, magari con la previsione di incontri formativi e di aggiornamento normativo per i giocatori, che potrebbero avere così maggiori informazioni sulle nuove assicurazioni e sui servizi che li coinvologono diretta- info ube mente”. Entusiasta anche coach in ventiquattro ore. Per me sarebRecalcati: “La manifestazio- be positivo riproporre questo ne è riuscita, ha portato pubbli- appuntamento, magari avendo un co al Paladozza e, per quello che pochino più di tempo per allenare la è stata, merita di essere ripetuta selezione della GIBA All Star”. Pernel tempo. Siamo grati all’As- chè, ad un appuntamento di questo sociazione Giocatori per ave- genere, è più bello arrivare pronre organizzato questo bell’even- ti. Per celebrare nel modo migliore to e come Federazione saremo quella che ha tutti i requisiti per disempre disponibili a replicare ventare la festa del basket italiano. questo appuntamento”. Contento anche Sandro Dell’Agnello, in questa stagione ITALIA-GIBA ALL STAR allenatore di Venezia 75-61 in Legadue ed eccezio(2 218 , 38 -3 2, 56-45) nalmente coach della GIBA All Star insieme ITALIA Bolzonella 9 (2/4 , 1/4), D’Ercole 5 (1/2, al neotecnico della (3/3, 0/1), Cittadini (1/ 1/3), Bruttini 8 2, 0/ 2), Antonutti 7 (2/6, Virtus Bologna Lino 1/4), Cinciarini A. 5 (2/5, 0/1), Marti noni 4 (1/1, 0/1), Mare Lardo. “Eravamo a sca 10 (2/6, 2/4), Sacchetti 10 (2/2, 2/ 3) , Rinaldi 6 (2/5), Cana Bologna – ricorda vesi 3 (0/1, 1/1), Ferrero 6 (3/5, 0/2b ). infatti Dell’Agnello – in Allenatore Carlo Reca lcati. una giornata caldissima GIBA ALL STAR All Star. e, nonostante questo, Giachetti 5 (1/5, 1/3), (0/1 da tre), Benevelli c’è stata una buona Eliantonio (0/2), Pecile 9 (2/6, 1/4), Niccolai 3 (0/1, partecipazione del 1/4), Di Giuliomaria 6 (2/3, 0/2), Mian 7 (2 pubblico. Per un po/2, 1/3), Gigli 9 (3/7, 1/2), Lestini (0/2, 0/ 1), Chiacig 15 (4/10), Bo chino è stata una parnessio 7 (2/3, 2/3). Allenatori Sandro De ll’Agnello e Lino Lard tita vera, poi è emersa o . Arbitri Davide Rami lli, Saverio Lanzaran l’inevitabile differenza i e Ma ssimiliano Filippini in campo, consideranTiri T2 Ita 20/42, Giba do il fatto che la no16/41; T3 Ita 8/27, Gi ba 6/23; TL Ita 9/11, Giba 11/20. stra squadra era stata Parziali 5’12-8 ; 15’ 31 allestita praticamente -26; 25’45-4 Note Spettatori: 2000 circa. 4 ; 35’ 69-49 . FAT, Fiba Arbitral Tribunal Le informazioni utili per i giocatori L’Organo di Giustizia istituito in applicazione dell’Accordo Collettivo, il Collegio Permanente di Conciliazione e Arbitrato, non garantisce tutela legale agli accordi economici stipulati senza utilizzo dei moduli contrattuali predisposti da Lega e GIBA e non depositati presso gli uffici della Lega. Raccomandiamo pertanto di evitare scritture collaterali, anche in forma di contratti di immagine, che in caso di mancata esecuzione non possono ricevere tutela in Italia, nemmeno ad opera della Magistratura Ordinaria (esistono in proposito numerosi precedenti negativi di Giurisprudenza). Nel caso in cui il ricorso a scritture collaterali sia comunque necessario, racco- mandiamo di inserire la clausola che attribuisce al FAT (Fiba Arbitral Tribunal) di Ginevra la giurisdizione e la competenza su eventuali controversie sulla interpretazione ed esecuzione di dette scritture. Il FAT interviene pro bono et aequo, non applicando quindi necessariamente e rigidamente le leggi vigenti nei vari Stati europei, ed ha già in passato riconosciuto validità ad accordi considerati nulli dall’Ordinamento Giuridico Italiano. La clausola arbitrale da inserire è facilmente recuperabile dal sito della Fiba World, ed è qui di seguito riportata. Suggeriamo di inserire il testo in Inglese, anche nei contratti in Italiano (in tal caso è opportuno che il testo sia in entrambe le lingue), dato che l’Inglese è l’unica lingua ammessa nelle procedure arbitrali dinanzi tale Organo di Giustizia. www.fiba.com Standard Arbitration Clause Any dispute arising from or related to the present contract shall be submitted to the FIBA Arbitral Tribunal (FAT) in Geneva, Switzerland and shall be resolved in accordance with the FAT Arbitration Rules by a single arbitrator appointed by the FAT President. The seat of the arbitration shall be Geneva, Switzerland. The arbitration shall be governed by Chapter 12 of the Swiss Act on Private International Law (PIL), irrespective of the parties’ domicile. 10 The language of the arbitration shall be English. Awards of the FAT can be appealed to the Court of Arbitration for Sport (CAS), Lausanne, Switzerland. The parties expressly waive recourse to the Swiss Federal Tribunal against awards of the FAT and against decisions of the Court of Arbitration for Sport (CAS) upon appeal, as provided in Article 192 of the Swiss Act on Private International Law. The arbitrator and CAS upon appeal shall decide the dispute ex aequo et bono. 11 infoGIBA GIBA risponde Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle domande più frequenti dei giocatori. In questo numero le informazioni necessarie su come comportarsi in caso di multe ed infortuni, con un importante approfondimento sul Fondo di Fine Rapporto I ? infoGIBA Come posso solo dopo avere ascoltato il giocatore, e ntanto, è opportuno sapere che il contestare comunque entro i 5 giorni successivi alla club ha un termine perentorio (cioè non dilazionabile) di 5 giorni una multa della scadenza del termine concesso al giocatore, può comunicare sempre per iscritto dalla conoscenza del fatto che ritiesocietà che la sanzione. Se il club, senza seguire la ne punibile con provvedimento diritengo ingiusta superiore procedura, e cioè senza prima sciplinare, per avviare la o eccessiva? contestare l’addebito e dar modo al giocaprocedura sanzionatoria. tore di discolparsi, comunica subito la multa Trascorso tale termine, la al giocatore, questi può chiederne la nullità e eventuale multa è nulla e va l’inefficacia al CPCA. immediatamente contestata dinanzi al Collegio Permanente di Concilia- Il giocatore, oltre a poter discolparsi prima di subire la zione e Arbitrato (CPCA), che ne di- sanzione, può sempre contestarla dopo, con ricorso al CPCA, da inoltrare entro 10 giorni dalla comunicazione chiara l’inefficacia. Il club non può applicare una multa se non della sanzione ( art. 32 AC). dopo avere seguito una particolare procedu- La multa deve essere proporzionata rispetto al fatto ra: entro 5 giorni dalla conoscenza del fatto contestato e, per i casi più gravi, non può superare il (come appena detto) deve contestare l’addebi- 2% del valore del contratto depositato. to al giocatore, e cioè deve comunicare per iscrit- Non è ammesso multare un giocatore per scarso rendito le ragioni per le quali intende avviare la procedura disci- mento o per il mancato conseguimento dei risultati proplinare; deve nella stessa lettera comunicare al giocatore grammati. che ha un termine non inferiore a 5 giorni per discolparsi; ? G Quanto rende le oscillazioni del mercato azionario. li investimenti del capitale del Fondo di Fine Carriera dei Giocatori Malgrado la prudenza adottata, i renil Fondo di Fine Professionisti seguono criteri Rapporto? Quando dimenti dell’ultimo anno sono stati di prudenza, imposti dallo Statuto, e negativi, avendo gli stessi risentito posso chiedere la della crisi finanziaria che ha colpito tengono conto che si tratta di Fondo liquidazione della l’economia mondiale. Una perdita previdenziale, privo di fini speculativi. La maggior parte del capitale è quota depositata a che tuttavia non ha intaccato e neminvestito in Titoli di Stato o comunmeno scalfito la solidità del Fondo. La mio nome? que garantiti dallo Stato. Una parte è peculiarità del Fondo di Fine Carriera dei Giocatori di Basket è che gli aventi diritto investita in Obbligazioni di Istituti Bancari e di Aziende di primaria importanza. Una parte possono chiedere la liquidazione nel momento minoritaria è investita in fondi immobiliari ed in fondi stesso in cui terminano la carriera (o comunque quanbilanciati, in modo da poter beneficiare comunque del- do escono dal settore professionistico), senza dovere 12 L Che succede se mi ammalo o mi infortuno? Chi paga le spese mediche? Posso scegliere io le medicine o il medico da cui farmi curare, o il chirurgo da cui farmi operare, o il centro dove svolgere la riabilitazione? a regola generale è che in caso di malattia o infortunio, a meno che queste non siano conseguenza di comportamento sregolato o di colpa grave dell’atleta, questo ha diritto al pagamento integrale del compenso pattuito per almeno 7 mesi e mezzo, e ciò anche se la malattia o l’infortunio non derivino dalla pratica sportiva. Se la malattia o l’infortunio si protraggono oltre tale periodo di 7 mesi e mezzo ed il contratto non è intanto scaduto, il club ha facoltà di dimezzare l’importo del compenso residuo; in alternativa, il club e l’atleta hanno anche facoltà di chiedere la risoluzione del contratto. Nel caso di infortunio derivato dalla pratica agonistica il club è tenuto a coprire tutti i costi medici. La società deve fornire all’atleta una completa ed adeguata assistenza sanitaria (art. 14 AC). L’atleta può scegliere una cura diversa o un medico proprio o un chirurgo di fiducia in caso di intervento, senza dover sottostare alle prescrizioni dello staff medico della società. In tal caso il club è comunque tenuto a concorrere ai costi necessari “in misura non superiore al costo normalmente necessario per assicurare una assistenza qualificata secondo le circostanze” (art. 14.2 AC). Lo stesso vale per le spese di riabilitazione dopo un infortunio. Quindi, in sostanza, non esiste un limite preciso di spesa rimborsabile dal club (limite che è impossibile da quantificare in anticipo), ma bisogna attenersi alle comuni regole del buon senso. È ovvio che l’assistenza sanitaria deve essere di alto livello, in considerazione del fatto che un atleta usa il corpo come strumento di lavoro e che la buona salute è imprescindibile per una adeguata prestazione. Ma è ovvio altresì che se l’atleta decide di recarsi nella migliore clinica privata, non può pretendere che il club gli rimborsi qualsiasi cifra. attendere l’età della pensione. Ciò non agevola gli investimenti, ed aumenta i costi di gestione, ma rappresenta una prerogativa di grande importanza per i giocatori associati del Fondo: un fatto è potere disporre subito, anche a 30 o 35 anni della somma accantonata, altra cosa è dover attendere i 65 anni e cioè l’età della pensione, come accade per i trattamenti di fine rapporto di tutti i lavoratori. Anche per questa ragione, e cioè per il fatto che il Fondo deve essere sempre pronto alla liquidazione, quando gli investimenti producano plusvalore (e cioè sempre, a parte l’eccezione di questo anno), l’utile al netto dei costi di gestione è posto a riserva e non viene ripartito. Ricordiamo sempre che la liquidazione del Fondo deve essere chiesta, usando gli appositi moduli scaricabili dal ns. sito, entro il termine perentorio di prescrizione di 5 anni dalla maturazione del diritto, e cioè dal 30 giugno dell’anno dell’ultimo campionato da professionista, o dal giorno del deposito della risoluzione contrattuale, se precedente. Tralasciare di chiedere la liquidazione nel termine citato significa perdere il diritto alla liquidazione. Le somme che il Fondo omette di liquidare per prescrizione sono poste a riserva. Ogni attività economica dell’organo amministrativo del Fondo è controllata e certificata per Statuto da un Comitato di Sorveglianza composto da 3 membri, i quali ogni trimestre redigono una relazione sulla gestione. ? 13 Maxibasket Maxibasket Italia Over the world Grande successo per gli Azzurri guidati da Alberto Bucci, che ha conquistato il campionato del mondo Over 45 di Massimo Bonarelli Campioni del mondo! Un urlo di gioia che parrebbe un’eresia alla luce del momento di profonda crisi che la pallacanestro italiana sta attraversando da un po’ di anni a questa parte ed invece altro non è che l’esatta rappresentazione della realtà. Dopo anni di digiuno forzato possiamo finalmente gridare con orgoglio di essere, per la prima volta nella nostra storia, sul tetto del mondo. Percorso netto Già, avete capito bene perché la nazionale Over 45 guidata da Alberto Bucci ha letteralmente trionfato nella rassegna iridata di maxibasket tenutasi a Praga. Gli avversari nulla hanno potuto dinnanzi all’eccellente qualità di gioco espressa dagli azzurri. Ruolino di marcia immacolato con sei vittorie sulle sei gare disputate e la ciliegina sulla torta rappresentata dallo schiacciante epilogo nella finale contro la Slovenia, conclusasi con un perentorio 92-48. Dopo il titolo Europeo di un anno fa gli azzurri si sono concessi il bis, e che bis! Da quando coach Bucci ne ha preso le redini, la nazionale Over 45 non ha ancora perso un incontro. Un biglietto da visita niente male per un allenatore che non ha certo bisogno di presentazioni e che non perde il vizio di vincere. Il curriculum del resto parla chiaro: 3 scudetti con la Virtus Bologna, 4 Coppe Italia ed una Supercoppa a cui ora si aggiungono i due titoli conquistati con la nazionale di maxibasket. Bucci e la Nazionale Ciò in beffarda controtendenza con quanto espresso dagli azzurri di Recalcati, rimasti esclusi dagli Europei per la prima volta nella storia. La spiegazione di questa preoccupante dicotomia prova a fornircela coach Bucci: “Tempo fa i giocatori si sentivano parte integrante non solo della propria squadra, ma anche della città: c’era un grande legame, i club erano l’espressione diretta della città, mentre ora non è più così. Non è un problema che riguarda soltanto i giocatori italiani: molti stranieri cambiano spesso maglia ed in tal modo non riescono a sentirsi in contatto diretto coi propri tifosi e con la società. Questo tipo di situazione si è venuta a creare anche nell’ambito della Nazionale. Non abbiamo mai avuto tre giocatori in NBA eppure siamo rimasti fuori dall’Europeo. Nonostante non 14 manchi l’impegno, altrettanto non può dirsi per il senso di appartenenza al club Italia che, ora come ora, latita. La colpa non è solo degli atleti ma è globale, di tutto il movimento”. Bucci prova a tracciare la strada da imboccare affinchè si ritrovi il piacere di vestire l’Azzurro, che va visto come un riconoscimento e non un peso: “I giocatori in Nazionale vanno impiegati come nel loro club. Bargnani, ad esempio, deve essere messo nelle condizioni giuste per esprimere al meglio il suo talento: deve diventare il fulcro del gioco, non può, pur con tutto il rispetto che ho per Recalcati, essere posto sullo stesso piano degli altri. La palla deve arrivare a lui nei momenti decisivi così come, nella Spagna, arriva a Gasol. Occorre coinvolgerlo maggiormente, poi la partita te la può fare vincere o perdere. Altri aspetti non possono essere giudicati dal di fuori, non sarebbe corretto. Purtroppo quella vista al barrage è stata una Nazionale a volte imbarazzante che ha dato una cattiva immagine del movimento”. Professionisti si rimane Meno male che ci hanno pensato i terribili “vecchietti” della Over 45 a ridarle lustro: presentatisi al grande appuntamento in una condizione fisica strepitosa, si sono uniti e compattati per il raggiungimento di un unico obiettivo: la vittoria. Da conseguire però attraverso il divertimento, perché lo sport deve rimanere tale e conservare la sua essenza, anche se perdere non piace mai a nessuno: “A Praga non siamo andati per fare una gita ed uscire la sera a berci una birra. Montecchi ad esempio s’è allenato in Messico per 4 mesi. Tutti si sono presentati in perfetta forma (vedi Binelli, Carera e Fantozzi) e con grande voglia di fare”. Nelle parole del coach bolognese traspare tutto l’orgoglio per quanto fatto vedere dai propri ragazzi: “Pur non essendo più professionisti hanno conservato intatte la voglia di competere e l’amore per questo sport. Giocano per il piacere di giocare”. “Ci siamo allenati seriamente – prosegue poi Bucci - e siamo andati a Praga senza avere aiuti da parte della Federazione, trovando sponsorizzazioni in giro per l’Italia. Abbiamo fatto in 9 giorni 6 partite scegliendo per questo gruppo chi ne aveva veramente voglia, perché non volevamo fare brutte figure”. Di brutte figure ne hanno invece fatte fare agli avversari, battuti sempre con impressionanti margini di scarto. Ciò davanti agli occhi interessati di un sorprendente numero di telespettatori, che ha potuto assistere all’evento grazie alle dirette degli incontri via streaming sul sito della Fiba. “A Praga – racconta Bucci - c’erano 160 squadre ed i campionati sono stati visti da 10 milioni di persone”. Quello del maxibasket sta diventando infatti un fenomeno in costante crescita. Oltre all’Est Europa, si registra un grande fermento anche nell’America Latina, in Africa ed ultimamente si stanno avvicinando nazioni quali l’India e la Cina. Del resto lo spettacolo offerto al pubblico è di alto livello: “I giocatori di 40 anni, dal punto di vista dell’integrità fisica, sono come i trentenni di 15 anni fa: la vita sportiva così come quella biologica si è allungata”. Spirito d’altri tempi Prossimo appuntamento gli Europei in programma a giugno in Croazia, in cui gli uomini di Bucci avranno il compito di riconfermarsi campioni di fronte ad una concorrenza sempre più agguerrita. Obiettivo difficile ma alla portata di atleti “dalla grande mentalità e voglia, intesa come senso di appartenenza alla propria squadra, acquisita anche grazie al ruolo da protagonisti recitato nei rispettivi club quando gli americani erano soltanto due e ciò nonostante si vincevano – conclude 15 Bucci - Coppe dei Campioni”. Non solo serietà e determinazione ma anche grande complicità e voglia di divertirsi assieme. Il coach ricorda infatti divertito come, prima della finale, qualche suo giocatore gli abbia espresso il desiderio di salire sul gradino più alto del podio lui che “non aveva mai vinto neanche il mondiale di briscola!”. Una battuta che ci fa capire quale sia lo spirito che continua ad animare questi eterni ragazzi, mai stanchi di sudare, sgomitare e sbucciarsi i gomiti quando sono da difendere “con grande rispetto e dedizione” i colori azzurri. Che la loro vittoria sia da monito per la Nazionale maggiore affinché, attraverso un necessario momento di autocritica collettiva, si ritrovi quel senso di appartenenza senza il quale non sarà possibile superare i problemi che stanno attanagliando la pallacanestro italiana da ormai troppi anni. Nella pagina accanto e qui sotto momenti di festa dopo la vittoria finale. Qui sopra coach Bucci spiega uno schema ai suoi giocatori durante un time-out basket femminile fondo fine carriera Uno strumento importante Le gioie Azzurre sono rosa La testimonianza di Davide Pessina, che, dopo tanti anni in serie A come giocatore, ricorda quanto siano preziosi per gli atleti la GIBA ed il Fondo di Fine Carriera Nel momento più basso della storia dell‘Italia maschile, le ragazze di coach Ticchi danno un segnale di speranza di Damiano Montanari di Damiano Montanari Sembra ieri quando faceva a sportellate con gli avversari sotto canestro, teneva alti i colori di alcuni dei grandi club di serie A e scendeva sul parquet con la maglia della Nazionale. Sembra ieri quando Davide Pessina, ala-centro di origini aostane, si avvicinava alla realtà della GIBA e scopriva l’importanza del Fondo di Fine Carriera, forma previdenziale destinata ad aiutare gli atleti una volta terminata l’attività professionistica. Parere doc “Nella mia carriera – ricorda infatti Pessina – ho potuto sperimentare l’importanza del Fondo che per noi giocatori è un grande vantaggio. Sono stato in serie A per diciassette anni e, dopo essere cresciuto a Torino, ho vestito le maglie di Milano, Cantù, Treviso, Roma, Siena e Biella. Quando cominciai non c’era ancora la possibilità di usufruire del Fondo, ma poi, una volta che si presentò la possibilità, aderii volentieri, capendo la grande opportunità che mi era stata data”. E che ha aiutato “Il Pes” ad intraprendere la sua seconda vita, dove tutto ruota ancora attorno ad un canestro, ma da una prospettiva diversa. “Sono molto contento – racconta infatti Pessina – e mi ritengo molto fortunato perchè, una volta che ho smesso di giocare, sono rimasto nell’ambiente, trovando una nuova dimensione che mi appaga. Dopo avere appeso le scarpe al chiodo ho frequentato un corso per dirigente sportivo, ma poi mi si è presentata la possibilità di fare il commentatore televisivo per quella che, allora, era Tele+. Oggi sono commentatore per Sky, mi piace molto ed è un bel modo per rimanere dentro l’ambiente, anche se da quest’anno l’Eurolega, di cui l’emittente per cui lavoro non ha più i diritti, mi mancherà, perchè lì si vede un bel basket”. Basket ieri e oggi E in Italia? “Non è un momento facile per il basket italiano e la crisi della Nazionale, che per la prima volta non si è qualificata agli Europei, ne è la maggiore testmonianza. Credo che in questo momento sia necessario che tutte le componenti, dalle società alla Federazione, lavorino insieme per trovare una soluzione che aiuti il movimento ad uscire dalla crisi”. Magari attraverso la valorizzazione dei giovani. “Rispetto a quando giocavo io – ricorda infatti Pessina – per un italiano è più difficile emergere, ma non impossibile. Bisognerebbe cercare di osare di più, di non accontentarsi di un buon contratto in una categoria inferiore, avendo il coraggio di osare su un palcoscenico più importante, anche prendendosi dei rischi. E poi bisognerebbe investire di più sui giovani, dando loro maggiori responsabilità. Ai miei tempi eravamo più fortunati, perchè ci buttavano prima nella grande vasca dei pesci, dove noi imparavamo a nuotare”. ne forte e molto utile per i giocatori, rappresenta un valido aiuto. Anzi credo che i giocatori più rappresentativi dovrebbero diffondere l’importanza di un’associazone come la GIBA e del Fondo di Fine Carriera. Se, quando giocavo io, si presentavano alle riunioni i vari Riva, Magnifico, Marzorati, Myers o Basile, era tutto un altro effetto. Mi auguro che anche oggi possa accadere lo stesso, perchè i tesserati possano capire che il Fondo è importante per il loro presente, ma soprattutto per il loro futuro”. Davide Pessina, commentatore televisivo per SKY Per favore non chiamiamole il sesso debole. E per favore smettiamola di dire che il basket non è per le donne. Perchè, in questa precisa contingenza storico sportiva, finiremmo per farci del male da soli. Parlano i risultati: nell’anno in cui la Nazionale italiana maschile di pallacanestro è riuscita nell’impresa negativa di non qualificarsi agli Europei, le Azzurre di coach Ticchi non solo hanno centrato una bella qualificazione all’impegno continentale, ma hanno anche fatto la loro degna figura centrando un sesto posto assolutamente dignitoso. Buon punto di partenza Logico che lo stesso Giampiero Ticchi, allenatore romagnolo con un pedigree di tutto rispetto (Rimini, Castelmaggiore e Virtus Bologna nel maschile e Faenza nel Aiuto ai giocatori Sostenuti, come del resto accade anche oggi, dalla GIBA, pronta ad intervenire in difesa degli atleti nella tutela dei loro diritti. “E’ importante – afferma infatti Pessina – che i giocatori affrontino le problematiche in maniera corporativa. In questo senso la GIBA, che oggi è un’associazio16 femminile) che da maggio 2008 guida la Nazionale femminile, possa ritenersi contento, pur con la giusta voglia di migliorare ancora. “Dopo tanti anni – afferma infatti il selezionatore Azzurro – siamo riusciti a qualificarci ad una manifesta- zione internazionale (a Chieti abbiamo giocato perchè eravamo il Paese organizzatore) e questo è un bel risultato, ma, allo stesso tempo, abbiamo visto che ci sono tante realtà migliori di noi, per cui dovremo lavorare molto per poter competere alla pari con le nazioni che ora sono più forti”. Lavoro di gruppo Per le Azzurre comunque un bel risultato, ottenuto superando difficoltà. “A causa di infortuni ed indisponibilità in alcuni ruoli – racconta infatti Ticchi – abbiamo avuto problemi che siamo riusciti a superare grazie a tre o quattro protagoniste trascinatrici che hanno giocato insieme alle compagne, capendo l’importanza del gruppo a scapito delle individualità e favorendo il gioco di squadra. Qui c’è un bel clima, si parla la stessa lingua evitando le polemiche ed i risultati ottenuti (il sesto posto agli Europei e la vittoria ai Giochi del Mediterraneo) lo confermano”. Rilanciando l’immagine del basket femminile italiano. “Abbiamo dato un segnale di entusiasmo in un momento di difficoltà. Credo che se le società, la Nazionale e la Federazione riusciranno a lavorare insieme, potremo toglierci delle belle soddisfazioni”. Operazione reclutamento Per far questo è tuttavia necessario intervenire per rafforzare la base. “Abbiamo delle difficoltà di reclutamento – denuncia infatti Ticchi – perchè oggi, in campo femminile, 17 la pallavolo è assoluta protagonista. Noi invece avremmo bisogno di lavorare su un numero maggiore di giovani per trovare il talento, anche perchè ora, dietro le migliori, c’è un piccolo vuoto”. Poi un pensiero sul basket femminile italiano. “Capisco che l’attuale momento economico sia difficile, ma mi dispiace che ci siano solo due società (Schio e Taranto) che facciano le Coppe, perchè il confronto con le realtà internazionali è importante ed aiuta a crescere. Comunque noto con piacere che ci sono alcune realtà che stanno lavorando molto bene”. E’ questo l’esempio che dovrebbe essere imitato, perchè il movimento vuole e può crescere ancora, perchè i risultati ottenuti siano solo un piccolo antipasto per la fame di vittoria delle nostre atlete. Che per un’estate hanno brillato più degli uomini, dimostrandoci di essere un patrimonio dello sport italiano su cui investire. A sinistra coach Giampiero Ticchi, qui sopra durante un time-out con la Nazionale master Giba master Giba Giovani doc, futuro ok Grande successo per la nona edizione del Master GIBA, tenutosi a Ravenna dal 20 al 26 giugno scorso di Damiano Montanari Come un vino d’origine controllata, più passa il tempo, più migliora. Anche se al Master organizzato dalla GIBA, in ognuna delle nove edizioni sviluppate fino ad oggi, le annate sono state sempre buone. D’altra parte siamo di fronte ad un’iniziativa che, in un mondo in cui tutti parlano dei giovani come spiraglio di luce per il futuro, investe seriamente nei giocatori da formare, dando loro la possibilità di vivere un’esperienza altamente formativa e, per certi versi, unica. Organizzazione e qualità Lavoro sul campo, individuale e di squadra, convivenza collegiale con altri coetanei, momento di formazione tecnica e tattica, cultura sportiva, giuridica e medica, con interventi qualificati e specializzati dall’esterno per i 24 ragazzi selezionati nati tra il 1989 ed il 1991. Sono questi gli ingredienti che hanno dato un sapore speciale al Master di perfezionamento organizzato dalla GIBA grazie al sostegno degli sponsor Banca Mediolanum e Nike e tenutosi dal 20 al 26 giugno scorso a Ravenna. Alcune conferme organizzative di successo (come il seminario per i giocatori “Aspetti giuridici, regolamentari, comportamentali ed altro inerenti la professione del giocatore di basket: diritti e doveri” tenuto dal presidente GIBA Giuseppe Cassì), ed un paio di novità interessanti, come il seminario sulla gestione societaria “Gestione e sviluppo di una moderna società di basket: costruzione del budget, reperimento delle risorse, evoluzione della comunicazione” tenuto dal gm di Montegranaro Giammaria Vacirca, da Julio Trovato della Pall. Moncalieri e da Marco Scianò dell’Uc Piacentina, ed il seminario sui settori giovanili “Sviluppo di un settore giovanile: organizzazione, aumento tesserati, collaborazioni e sinergie tra società” a cui sono 18 intervenuti Germano D’Arcangeli (Stella Azzurra Roma), Francesco Benedetti (Reyer Venezia), Luca Vianello (Basket Ravenna), Giuseppe Cassì (presidente GIBA) ed Eugenio Crotti, consigliere federale e presidente Sgs Minibasket. Il tutto con l’apporto fondamentale del Basket Ravenna, presente con il suo addetto stampa Miro De Giuli nella veste di moderatore. Momenti importanti ed istruttivi, come conferma lo stesso Crotti: “Mi auguro che questa iniziativa vada avanti all’infinito, dopo avere visto i ragazzi così entusiasti”. Poi una battuta sul suo intervento. “Ho parlato ad ampio spettro del nuovo settore, che avrò l’onore di dirigere nei prossimi quattro anni. L’obiettivo è quello di dare la possibilità ai giovani di giocare con continuità, sia nei Dilettanti, sia nei Professionisti, ragione per cui sono stati resi possibili il doppio tesseramento ed il prestito di giocatori sotto contratto. Tutto, però, Nella pagina accanto una foto di gruppo del Master Giba. In questa pagina, in alto a sinistra, il gruppo che ha vinto il Trofeo Piero Manetti col presidente del Basket Ravenna Roberto Vianello ed Ilde Manetti, sorella di Piero. In alto a destra Giuseppe Cassì consegna ad Eugenio Crotti un pallone con le firme dei giocatori. Qui accanto un momento del seminario tenuto da Giuseppe Cassì a staff e giocatori. Qui sotto foto di gruppo dello staff del Master Giba. Nella pagina successiva Vladimir Yasakov (14 blu) marca Dario Puglia (13 bianco). 19 il personaggio di legadue master Giba deve partire da un’azione coordinata APG e coachig camp tra il direttivo scolastico ed il minibasket nell’attività giovanile femminile Che, nel caso del Master GIBA, die maschile. In questo senso abbiamo retto come sempre da Pasquale l’esempio di due scuole, portatrici Iracà, è stata scandita da allenamendi due modelli di azione differenti. La ti mirati (individuali al mattino, di prima è la Stella Azzurra di Roma, squadra al pomeriggio), sotto la guirappresentata dal responsabile del da dei due head coach Giovanni vivaio Germano D’Arcangeli, che, Gebbia ed Alberto Martellossi, dopo avere allestito una collabora- coadiuvati dagli assistenti Fabio zione con sei-sette società, ha inizia- Di Tommaso, Valeriano D’Orto a lavorare all’insegna della quali- ta, Luciano Nunzi e Marco Ratà (allenamenti 350 giorni all’anno, mondino e dal preparatore fisiiscrizione a tutti i campionati di Ec- co Marcello Cominu. Uno staff di qualità, dunque, che cellenza), distinguendosi come ha vissuto scuola dura bene il Main cui contai zz ga ster GIBA. Il Master GIBA aiuta i ra no molto le e, i elt “ I n d u b biasc ire nt se i motivazioni facendol mente – afdei ragazzi. i per questo, important ferma infatti La seconda, Giovanni invece, è la Gebbia – è staReyer Venezia, presentata dal responsabi- ta un’esperienza positiva. Già da le del settore giovanile Francesco anni ho il piacere di essere uno dei Benedetti, che solo due anni fa non capoistruttori di questa iniziativa e aveva un settore giovanile, mentre devo dire che ogni volta c’è stata una quest’anno, dopo avere impostato crescita costante ed una volontà di il lavoro con serietà ed entusiasmo, migliorarsi ulteriormente. Poi è belè arrivata a disputare addirittura le lo lavorare con questi ragazzi, così finali nazionali Under 15 e 17. In li- motivati ed anche talentuosi. Ci sono nea di massima, quindi, non c’è un prospetti interessanti e non è un modello valido sempre, l’importante caso che alcuni di loro siano coinvolti è parlare con gli altri, sentire qua- nel giro delle Nazionali giovali sono i bisogni, e programmare di nili”. Così come non è un caso che il miglior giovane del Master sia conseguenza l’attività”. stato proprio quel Matteo Negri, guardia di 1,94 m del ‘91, che in precampionato si è fatto vedere anche in prima squadra con la Virtus Bologna. Un ulteriore segnale di qualità di un’iniziativa che, per il secondo anno consecutivo, ha confermato la collaborazione con l’APG (Allenatori Pallacanestro Giovanile), istituendo nuovamente il coaching camp (diretto da Vincenzo Bifulco che ha coordinato il lavoro di Gabriele Ghirelli, Marco Polidori, Simona Pronestì e Marco Venezia), una sorta di palestra sul campo per giovani allenatori che hanno potu20 Promessa da Mantenere to imparare, affiancando coach di comprovata esperienza, ed interagire direttamente con i giocatori in occasione del Trofeo Piero Manetti, triangolare (tre squadre da otto composte da tutti gli atleti partecipanti) disputato alla fine del Master in ricordo dell’ex presidente del Basket Ravenna, che, anche quest’anno, ha confermato la sua preziosa collaborazione per l’organizzazione di questa iniziativa. Dopo avere ben impressionato con la maglia della Benetton, il giovane Roberto Rullo cerca la definitiva consacrazione a Casalpusterlengo Futuro vuol dire fiducia di Marco Morello Su cui si è espresso favorevolmente anche Fabrizio Ambrassa (ex giocatore di Milano, Roma, Treviso, Virtus Bologna, Alicante ed Imola ed attualmente allenatore del settore giovanile di Rimini), che, per la prima volta, si è cimentato nel ruolo di team manager: “E’ stata un’esperienza interessante, molto formante per i ragazzi che si sono trovati in un ambiente in cui tutto è stato fatto per il loro miglioramento. Bravi loro a dare il 100% e brava la GIBA ad organizzare un evento così positivo. Io team manager? Mai fatto prima, ma mi è piaciuto, sono soddisfatto”. Anche per il significato più profondo del Master GIBA. “Da ex giocatore – prosegue infatti Ambrassa – posso dire che quello di oggi è un basket diverso da quello che giocavo io. Prima c’erano due stranieri ed otto italiani e si prestava grande attenzione al lavoro del settore giovanile. Oggi, invece, si è arrivati ad un Professionismo deformante, in cui il valore degli italiani è sceso, ma solo perchè per un bel periodo sono stati trascurati i vivai. Penalizzare i giocatori italiani ora non sarebbe giusto, piuttosto bisogna investire nuovamente su di loro. Il Master GIBA si introduce perfettamente in questo discorso, perchè raduna i ragazzi, che non hanno avuto possibilità nel Professionismo, aiutandoli a capire cos’è il Professionismo, facendoli sentire scelti e, per questo, importanti”. Perché anche l’uva migliore ha bisogno di cure per diventare un prodotto doc. Perchè il tempo per investire sui giovani è questo. Senza proroghe. Perché il vino non si trasformi in aceto. Il coraggio di andare a vivere a 450 chilometri da casa, a 13 anni appena. La forza di seguire un sogno possibile, con la nostalgia in una tasca e il talento, tanto talento, nell’altra. È iniziato così, da Lanciano fino a Siena sponda Virtus, il cammino di Roberto Rullo, che di anni oggi ne ha 19 ed è considerato una delle promesse del basket italiano, qualcuno dice il miglior playmaker in circolazione tra le nuove leve. Ha collezionato qualche presenza e parecchia esperienza nella massima serie con la casacca della Benetton e questa stagione giocherà in Legadue, a Casalpusterlengo. I primi passi La scelta era tra il pallone e la palla a spicchi. Roberto ama e amava molto anche il calcio, i due mondi coesistevano, ma a 11 anni ha scelto il basket, in controtendenza rispetto a tanti coetanei. Lo hanno convinto i fratelli, più grandi di lui e con la passione per il canestro che bruciava dentro: oggi loro sono laureati e lavorano, lui fa le prove d’orchestra per diventare un campione. “Alla Virtus – racconta – ho vissuto un periodo bellissimo, lo rifarei altre mille volte. Ho conosciuto i miei amici di adesso e se non ci fossi andato non avrei vissuto certe emozioni”. Una su tutte, i 55 punti nel derby con la Montepaschi con i Cadetti, un segnale inequivocabile della stoffa che il ragazzo possiede. Nel 2006 lo notano a Treviso e lì si accasa: panchina con la prima squadra, vittoria del campionato Juniores nelle giovanili. Poi, nel 2007, una parentesi in prestito a Imola in Legadue, dodici mesi fa di nuovo Benetton. “Dove ho giocato all’inizio, poi sempre meno, per scelta dell’allenatore”. Un passo indietro Giusto il tempo di conquistare il titolo Under 19 con la casacca verde e offrire straordinarie prestazioni nelle fasi finali, poi la decisione di scendere di categoria. “Avrò spazio e modo di divertirmi. Qui ritrovo Costantino Cutolo, il mio migliore amico e mio compagno di squadra ai tempi di Siena. Mi ha parlato bene di società e coach, c’è grande entusiasmo e gli obiettivi verranno da soli”. Vuole scalare la vetta, ma lo fa senza dar peso alle pressioni Roberto, che è bravo come play e pure come guardia, ha un buon tiro, un ottimo palleggio e un’eccellente visione di gioco. Ama muoversi in campo aperto però nel tempo libero preferisce rimanere a casa, guardare la tv e stare al computer o con gli amici. Vive solo, “perché – racconta – lo trovo molto comodo, ma devo ammettere che mia madre qualche volta viene a mettere ordine, a rimediare ai disastri che combino. Tutta la mia famiglia, lavoro permettendo, cerca di 21 salire fin qui per vedermi giocare”. Sogno Azzurro Prima ancora del ritorno in Serie A, Rullo coltiva desideri colorati d’Azzurro. Ha già fatto parecchie sortite con le giovanili e le ricorda come le esperienze più belle. “È stato un grande orgoglio per me vestire la maglia della Nazionale – ripete – domani chissà, magari tornerò a indossarla, mi piacerebbe davvero molto. Intanto penso a fare del mio meglio”. In fondo, perché avere fretta: quando si inizia presto a inseguire un sogno, si impara che nulla è impossibile. Soprattutto se si hanno coraggio e talento. Basket e solidarieta , infoGIBA sempre con noi Davide Ancilotto A dieci e dodici anni dalla morte, Chicco Ravaglia e Davide Ancilotto continuano a vivere grazie all‘impegno di chi non li dimentica Servizi assicurativi GIBA di Damiano Montanari Vite spezzate, destini che si intrecciano, un filo sottile, tagliato, all’improvviso. Zac. Tutto finisce. Anzi no, continua. Il poeta Foscolo la chiamava “religione delle illusioni”, perchè il ricordo ha un potere tutto suo, di far continuare il rapporto anche oltre la morte. A cui non si riesce a trovare un senso, soprattutto se si è giovani atleti, promesse di un basket che ha perso prematuramente due suoi futuri protagonisti. Enrico Ravaglia, per tutti “Chicco”, ha perso la vita in un incidente stradale il 23 dicembre del 1999, mentre da Cantù stava tornando ad Imola per festeggiare il Natale con la famiglia, dopo la partita con la Pallacanestro Reggiana. Davide Ancilotto, invece, morì il 24 agosto 1997, dopo una settimana di agonia per un aneurisma cerebrale che lo aveva colpito durante un’amichevole disputata a Gubbio con maglia della Virtus Roma. Storie tremendamente diverse, ma così dolorosamente uguali. Il tempo passa, ma la memoria ricorda, vuole ricordare, perchè loro lo meritano. E così sono nate iniziative, perchè l’Amore è più forte della morte. Un museo per Chicco “Sono stato allenatore di Chicco anche nella Virtus e sono amico della famiglia. Ogni anno cerchiamo di ricordarlo con dei tornei qui a Imola”. Parole di Fulvio Zavagli, attuale responsabile del settore giovanile dell’Andrea Costa Imola e promotore di due manifestazioni alla memoria di Enrico. “C’è il torneo Chicco Ravaglia, giocato nella palestra che gli è stata intitolata qui a Imola, in via Kolbe 3, riservato alla categoria Under 14. Vi hanno partecipato le migliori società d’Italia ed alcuni prestigiosi club stranieri come lo Zalgiris e, il prossimo gennaio, si celebrerà la terza edizione. In più lo scorso 6 giugno si è disputato, sempre a Imola, il “Memorial Ravaglia”, a cui hanno partecipato allenatori del calibro di Bucchi e Messina, oltre a giocatori arrivati anche da Cantù”. La società dove Chicco giocava al momento della disgrazia, suscitando negli altri sempre la medesima simpatia. “I miei giocatori – ricorda Franco Corrado, ex presidente di Lega ed allora presidente della Pallacanestro Cantù – sono sempre stati per me come dei figli. Con Chicco avevo un rapporto speciale. Ricordo che, due o tre giorni prima dell’incidente, alla cena della società, Chicco prese in mano mia nipote che aveva quattro anni e disse: “Aspettami che ti sposo”, così saremmo stati parenti. Chicco sapeva farsi volere bene”. E merita di restare nella memoria. Per sempre. “E’ stato scritto un libro su di lui (ndr “Enrico Ravaglia... per sempre Chicco”, di Filippo Nanni e Simone Giofrè) ed io ho creato la fondazione intitolata a lui, che ha organizzato eventi per non dimenticarlo. Il prossimo passo sarà quello di creare un museo della Pallacanestro Cantù che, spero, potrà essere inaugurato il prossimo 23 dicembre, in occasione del decennale della morte di Chicco Ravaglia, a cui sarà perennemente intitolato nel municipio di Cantù”. Via Davide Ancilotto Un’iniziativa lodevole, come quelle 22 che la fondazione Ravaglia ha portato avanti, per un perio- Chicco Ravaglia do, insieme alla famiglia Ancilotto. “Per alcuni anni – conferma infatti Gianluigi, padre di Davide – abbiamo organizzato manifestazioni insieme, poi abbiamo preso strade diverse. Oggi il dolore rimane ancora forte, ma, nonostante non sia stata creata giuridicamente una fondazione, a Davide sono stati intitolati un palazzetto a Mestre, un centro sportivo ad Arese (Milano), una curva del PalaEur a Roma ed una via vicino allo stesso palazzo dello sport. Noi continuiamo a muoverci per ricordare Davide”. Per questo, oggi, grazie alla collaborazione di Carola Minicleri, la famiglia organizza eventi - www.4nci.eu - alla memoria del figlio scomparso. “Abbiamo voluto uscire dal “pacchetto Memorial” – afferma Carola - volendo che il ricordo di Davide fosse una festa, non un momento triste. Per questo abbiamo creato contenuti teatrali, un momento musicale (“Music&Basket for Davide Ancilotto”), un torneo 3vs3 per non professionisti ed il “4nci All Star Game”, a cui hanno preso parte vecchie glorie e giocatori come Pozzecco, Pecile, Pittis, Causin, Meini, Rombaldoni, Lazzaro e Massimo Guerra, grande amico di Davide, oltre al commentatore Sky Flavio Tranquillo, arbitro d’eccezione per l’occasione. Il denaro raccolto è stato devoluto alla Onlus “Orizzonti sportivi” di Stefano Bizzosi per realizzare campi in Camerun”. Un altro modo per non dimenticare. Il gesto più bello per sapere che Chicco e Davide sono e saranno sempre con noi. Attraverso il desk, inoltre, daremo supporto ai giocatori anche nella fase di gestione degli eventuali sinistri, assistendoli nell’iter burocratico spesso complesso, ma necessario per ottenere il dovuto risarcimento. Per coloro che svolgono attività sportiva a livello agonistico, e specie per gli atleti che in cambio della prestazione sportiva ricevono una retribuzione economica, la prevenzione rappresenta un valore irrinunciabile. Per questa ragione, GIBA ha scelto di mettere a disposizione dei giocatori, professionisti e non professionisti, un servizio a 360 gradi di consulenza e di assistenza assicurativa. Il responsabile del servizio è Pasquale Iracà (349/4718254), già da anni fidato ed esperto collaboratore di GIBA. Nei prossimi giorni daremo informazioni più dettagliate sulle polizze e sulle varie funzioni del desk, anche attraverso un link dedicato nel sito GIBA, contenente consigli, modulistica e quant’altro sia utile per rendere semplice la fruizione del servizio. A partire dalla stagione 2009/2010 è attivo presso i nostri Uffici di Bologna un desk dedicato alla offerta completa di servizi assicurativi. Con la collaborazione di società di brokeraggio specializzata in assicurazioni sportive, siamo in grado di proporre polizze di vario tipo, in base alle esigenze degli atleti interessati, a condizioni economiche concorrenziali. Periodico bimestrale di notizie, informazioni e news dell‘Associazione Giocatori Basket e del Fondo di Fine Carriera Organo Uff iciale GIBA - Giocatori Italiani Basket Associati VIA MEZZOFANTI N. 79 40137 BOLOGNA Tel. 051/623.10.86 Fax. 051/623.80.42 [email protected] Periodico bimestrale di notizie, informazioni e news dell‘Associazione Giocatori Basket e del Fondo di Fine Carriera Registrazione del Tribunale di Bologna n. 5323 in data 2/1/1986 Distribuzione gratuita Numero 5 Ottobre/Novembre 2009 Direttore Editoriale Damiano Montanari Collaboratori Massimo Bonarelli Marco Morello Direttore Responsabile Maurizio Ragazzi 23 Progetto grafico e impaginazione Zonamista.it · Modena Fotografie Ciamillo&Castoria Stampa Grafiche Picmar s.r.l. via Ca dell‘Orbo 40/2 40050 Villanova di Castenaso (BO) Marani Ennio Doris Presidente di Banca Mediolanum S.p.A. CONTO FREEDOM, IL 2,50% È NETTO. E GLI INTERESSI LI HAI OGNI GIORNO, NON A FINE ANNO. 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