Periodico bimestrale di notizie, informazioni e news dell‘Associazione Giocatori Basket e del Fondo di Fine Carriera
Numero 5 · OTTOBRE/NOVEMBRE 2009
All Star GIBA
IN PRIMO PIANO
La crisi
della Nazionale italiana
OVER 45
la Nazionale italiana
è campione del mondo
MASTER GIBA
Piccoli talenti crescono
L`editoriale
Il finto
dilettantismo
di Giuseppe Cassì
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2
Sono in molti a sostenere che 32
squadre professionistiche sono
troppe, e ad auspicare un ridimensionamento del settore. È vero invece che queste 32 squadre sono
inquadrate secondo criteri legali,
mentre almeno altre 100 (maschili e femminili) operano in un
limbo normativo con poche regole e
ancor meno tutele. La mera cancellazione della parola “professionista”
non si ripercuote sul tipo di attività svolta. Se la Legadue uscisse dal
professionismo, non per questo ci
sarebbero meno allenamenti, o sarebbe salvaguardato il diritto degli
atleti di seguire corsi universitari,
o ci sarebbero minori vincoli disciplinari; di contro, i club sarebbero
esonerati da un sistema di regole e di controlli più rigidi, e quindi
più efficaci. Chi invoca l’uscita
dal professionismo dovrebbe
per coerenza anche rifiutare
che al dilettante possa essere
imposta una attività sportiva
giornaliera che interferisca pesantemente col suo diritto allo
studio, e dovrebbe escludere la
possibilità che gli sia corrisposta una qualsiasi retribuzione
economica. Ma se ciò accadesse,
potrebbe mai un atleta adulto dedicare alla attività sportiva più tempo
di quanto si dedichi ad un hobby?
Possiamo retrocedere il basket non
professionistico in generale ad una
attività meramente dopolavoristica? Questa sorta di finto dilettantismo nel quale si crogiolano
alcuni nostri campionati ed
altri sport come la pallavolo è
un’anomalia ai limiti (e forse
oltre i limiti) della legalità, che
non ha eguali in Europa e nel
Mondo. Ovunque, infatti, chi svolge un’attività in cambio di una retribuzione è uno che “lavora”, e gode
di tutte le garanzie che sono previste per i “lavoratori”. E non è vero
che si tratti di un problema di
tasse: non esistono aliquote fiscali
differenti tra professionisti e dilettanti, o tra notai e commercianti, o
tra idraulici e avvocati. Gli scaglioni Irpef dipendono dal reddito,
a prescindere da come il reddito venga percepito. Per i professionisti il club versa, in aggiunta alle
tasse, i contributi previdenziali per
fini pensionistici, per i quali comunque esiste un massimale limitato,
non legato all’entità del compenso.
Ma non vale la pena, per evitare
che club con budget superiore
al milione di euro paghino alcune migliaia di euro per contributi previdenziali, uscire dal
professionismo. Non risolve il
problema economico, ed i giocatori
non sono disponibili a rinunciare ad
una conquista sociale di grande importanza. La vera emergenza, non è
quindi quella di “uscire dal professionismo” – o meglio, di fare finta, dato che non è certo la qualifica
formale di un fenomeno a definirne
i contorni e la sostanza. Ciò che è
necessario ed urgente, casomai,
è fare in modo che tutti rispettino le regole. Fare in modo che
nella competizione sportiva a vincere sia sempre chi ha meritato di più,
o al limite chi è stato più fortunato;
giammai chi ha tratto beneficio dalla violazione delle norme, anche di
quelle gestionali o amministrative.
Per intenderci, se a vincere è chi
non paga gli stipendi da mesi
o chi evade il fisco, la vittoria è
truccata, come in caso di combine o di corruzione di un arbitro. Un trucco meno scandaloso, ma
sempre di trucco si tratta.
Sommario
Editoriale
3
Uno strumento importante
16
E‘ l‘anno zero
4
Le gioie Azzurre sono rosa
17
Arrivederci Avvocato
7
Giovani doc, futuro ok 18
La festa del basket italiano
8
Promessa da mantenere
21
Fiba Arbitral Tribunal
11
Sempre con noi
22
Giba risponde
12
Servizi assicurativi GIBA
23
Italia over the world
14
3
in primo piano
e‘E‘l‘anno
l‘anno
zero
zero
Mai nella storia la Nazionale italiana era rimasta fuori
dagli Europei. Ora che abbiamo toccato il fondo è necessario
risalire al più presto
di Damiano Montanari
Storia di un disastro annunciato,
sfiorato e poi, inevitabilmente, consumato. Si è scritta la storia, ma con
la “s” minuscola, una pagina leggera
ed effimera, inchiostro Azzurro sbiadito da libro nero, per raccontare il
fallimento. La Nazionale italiana
non è riuscita a qualificarsi per
i Campionati Europei. Fuori dalla
porta principale, fuori dalla porta di
servizio. Speranze prima al lumicino, ma poi chiuse con lucchetti
a doppia mandata. Non era mai
successo prima. E’ il momento di leccarsi le ferite, di fermarsi
e riflettere, di guardarsi dentro
per capire le ragioni della crisi. E
mentre il pubblico deluso ed amareggiato cerca un responsabile,
ecco due portavoce della squadra,
il capitano ed il talento, Matteo Soragna e Giuseppe Poeta, che, con
onore e coraggio, non si nascondono,
ma affrontano la realtà. Per cercare
di darle un senso.
Parole da capitano
“Ovviamente è andato tutto male –
racconta infatti Soragna – perchè
quando non raggiungi nemmeno
l’obiettivo minimo, non puoi che parlare di fallimento. Le cause sono
tante e, più che scaricare la colpa su
alcuni singoli, bisogna prendere atto
che tutto il gruppo ha fallito. C’è
grande delusione per il fatto che la
Nazionale italiana, per la prima volta, non sia riuscita a qualificarsi per
i Campionati Europei. E’ un senso di
fallimento che colpisce tutti, anche
perchè, per la prima volta, la squadra
non ha dimostrato la caratteristica
che da sempre la contraddistingue,
evidenziando un atteggiamento
negativo”. Scarso attaccamento
,
lvare
e difficile cercare di sa
di buono, quando
qualcosa
,
buono
non si e fatto nulla di
alla maglia? “Si può chiamare in tanti modi – risponde Soragna – possiamo parlare anche di poca professionalità”. Un mea culpa in piena
regola, senza alibi o attenuanti, tutto
sommato un buon segno, perchè la
via verso la completa guarigione parte sempre dalla consapevolezza dei
propri mali. “I primi ad essere delusi
dobbiamo essere noi - continua Soragna – e onestamente è difficile cercare di salvare qualcosa di buono, quando non si è fatto nulla
di buono”. L’obiettivo primario diventa così quello di girare subito
pagina. “Dobbiamo ripartire in
modo diverso, ricordando sempre
4
che la Nazionale è un aspetto fondamentale di ogni movimento. Chi indossa questa maglia deve avere un
atteggiamento diverso da quello che
ha nel suo club, se è abituato a giocare 25’, non può pretendere di fare
altrettanto anche qui, dove magari
ne gioca solo 20, perchè c’è qualcuno
più bravo di lui. Non dimentichiamo
mai che la Nazionale rappresenta un intero Paese”. Poi una
battuta su Charlie Recalcati.
“Non devo essere io ad esprimere un giudizio su di lui. Il compito dei giocatori è fare quello che
l’allenatore dice loro. Se non lo
fanno, la colpa è loro, se lo fanno
e non si vince, si spalancano altri
problemi. Ognuno ha comunque
il proprio ruolo e deve rispettarlo”.
Nel caso di Soragna il ruolo è quello
di fare il capitano oggi e magari anche in futuro. “La mia dedizione
alla Nazionale è totale – afferma
infatti l’ala dell’Angelico Biella – e,
dipendesse da me, resterei sempre in
Azzurro, anche da capitano. Ma questo dipenderà da chi deciderà in futuro. Con Charlie, ad esempio, aveva la
fascia di capitano chi aveva più presenze”. Ora si tratterà di capire che
fisionomia avrà la nuova Nazionale.
“Nel gruppo vedo giocatori interessanti – sottolinea Soragna – anche se con poca esperienza. All’inizio
pagheranno un po’ lo scotto, ma poi
5
in primo piano
il nostro saluto
potranno dire la loro. Ora, però, c’è
tanto da lavorare”.
Poeta ottimista
Sulla stessa lunghezza d’onda anche
Giuseppe Poeta, uno dei migliori
talenti nostrani e punto fermo della
Nazionale di oggi e di quella di domani. “Penso che, come accade ogni volta
che termina un ciclo, ci sia bisogno di
resettare la situazione. Per dieci
anni abbiamo assistito all’inserimento di uno o due giocatori su un gruppo
di base di otto elementi. Oggi, invece, la situazione si è capovolta, visto
che sono i nuovi ad essere otto.
E’ vero, la mancata qualificazione agli
Europei è stata un fallimento, ma in
questo gruppo ci sono dei talenti e
stiamo bene insieme anche fuori dal campo. Personalmente, quindi, il momento nero riguarda i
risultati, non il movimento. Basta pensare che, prima d’ora, non
avevamo mai avuto tre italiani
in NBA”. Poi un messaggio di riscossa. “Come tutti ho vissuto male la
mancata qualificazione, ma non vedo
l’ora che arrivi la prossima estate per
ripartire. Fino ad oggi ci è mancata
un po’ d’esperienza e non sempre ci
siamo sacrificati l’uno per l’altro, ma
siamo sempre stati uniti e lo
spogliatoio è forte e compatto.
Vedrete, sapremo rifarci”.
Un impegno solenne
La volontà di riscatto, quindi, c’è,
anche se, come è stato detto, le cause della crisi sono tante. Tra queste
spicca senza dubbio la difficoltà dei
giocatori italiani nel trovare spazio
nel nostro campionato, un problema
che, inevitabilmente, finisce per ripercuotersi anche sui risultati della
Nazionale. Per questo, come GIBA,
sentiamo il dovere di mantenere una
posizione ferma sulle battaglie a tutela di un patrimonio tecnico che ci
troviamo in casa, come conferma il
presidente Giuseppe Cassì: “La
sottoscrizione della convenzione
FIP / Lega rappresenta un solenne impegno dei club al rispetto
delle “regole di eleggibilità” dei
giocatori stranieri. Diversamente
dal passato, quando gli accordi non
6
venivano mai portati a regime ed erano rinnegati prima che ci fosse il tempo di valutarne gli effetti, il coinvolgimento diretto di GIBA nella
elaborazione della nuova norma
è garanzia del fatto che, questa
volta, non ci saranno ripensamenti o modifiche. Dalla prossima
stagione i club potranno utilizzare 2
atleti extraeuropei e 4 europei,
o, in alternativa, 3 extraeuropei
e 2 europei. L’idea che accarezzano
molti dirigenti di club di firmare un
accordo con l’intento di beneficiare di
una parte di esso (riduzione delle
retrocessioni), e di modificare nel
tempo la parte più indigesta (riduzione del numero di stranieri
extraeuropei), è sbagliata, figlia
di un modus operandi del passato e
non più riproponibile. A coloro che
strepitano contro la nuova disciplina,
diciamo di rassegnarsi ad avere pazienza: fa specie leggere già oggi critiche rivolte ad una regola che vedrà la
luce solo tra un anno, e che produrrà
i suoi effetti tra due o tre anni. E non
è serio imputare a questa regola
non ancora in vigore le difficoltà
attuali del movimento, che dipendono evidentemente da scelte del passato, quando la Serie A
operava praticamente senza argini”.
Arrivederci
Avvocato
Il ricordo di Gianluigi Porelli, storico
presidente della Virtus ed indiscusso
protagonista del basket italiano ed europeo
di Damiano Montanari
Hanno scritto fiumi d’inchiostro,
perchè di fronte ad un grande sono
tanti, troppi i momenti da ricordare,
gli aneddoti, i sorrisi, gli abbracci, le
soddisfazioni, i successi conquistati.
Come GIBA abbiamo scelto di affidare l’omaggio all’Avvocato Gianluigi Porelli ad alcuni personaggi che
l’hanno conosciuto profondamente,
perchè dalle loro parole non traspare
solo quello che è stato forse il miglior
dirigente di tutti i tempi, ma anche
l’uomo, solo apparentemente scorbutico, ma in realtà buono, generoso e
soprattutto illuminato.
Il pupillo Villalta
“Avevo un legame strettissimo con
l’Avvocato Porelli – racconta infatti
Renato Villalta, ex simbolo delle
Vu nere e primo presidente della
storia della GIBA - avendo avuto la
fortuna di giocare per 13 anni nella
sua Virtus, che era la sua creatura
e noi, non avendo lui potuto avere figli, eravamo come suoi figli. All’inizio poteva sembrare scontroso, ma in
realtà era molto generoso e diventava una bestia se qualcuno parlava male di noi. Come dirigente
sportivo era di gran lunga più lungimirante degli altri, era avanti anni
luce. Quando io e l’avvocato Bertani
decidemmo di fondare la GIBA lui
diede una spinta importante.
All’inizio io e l’avvocato Bertani, anche con l’avvocato Martini, facevamo
i carbonari negli spogliatoi di tutta
Italia per sensibilizzare i giocatori ad
unirsi in un’associazione. Porelli, che
era vice presidente e fac totum della
Lega, ci aiutò con il discorso contrattuale e col Fondo di Fine Carriera e
fece opera di persuasione con le squadre che presiedeva. Di lui conserverò
sempre un bel ricordo”.
L’aneddoto di Ragazzi
“Quella di Porelli era la voce di un
illuminato – commenta Maurizio
Ragazzi, ex giocatore della Virtus
e vice presidente della GIBA – che
aveva i suoi modi, anche bruschi, ma
assolutamente chiari, oltre ad una visione pratica ed immediata della
Virtus e della Lega. E’ sempre stato
un passo avanti agli altri e, dopo di
lui, in Italia ed in Europa, non ho più
visto un dirigente del suo calibro. Per
capire il personaggio riporto questo
aneddoto. Un giorno gli chiesi perchè
volesse avere avversari forti, perchè
diede Bonamico a Milano, sua diretta rivale per il titolo. E lui mi rispose: “Perchè se vinco lo scudetto
io, vale molto di più”. Questo era
Porelli, voleva avversari forti, perchè
serviva al sistema. Non so in quanti,
oggi, avrebbero lo stesso pensiero”.
L’ avvocato
Bertani e Martini
“Il Fondo è nato grazie a Porelli e
a me – racconta l’avvocato Piero
Bertani – ma soprattutto per l’idea
dell’Avvocato che il reparto giocatori
dovesse essere coeso sotto il profilo
sindacale. Il Fondo era un interesse
di tutti e all’inizio era volontario,
perchè non c’era il professionismo nella pallacanestro italiana. Se il
giocatore versava (2/5), la società versava (3/5) e per avere accesso al Fondo bisognava essere iscritti alla GIBA
che era un’associazione forte. Porelli
era una delle poche persone a cui bastava la parola ed una stretta di
mano, perchè non veniva mai meno
ad un impegno preso. Questo era uno
dei suoi più grandi pregi. L’altro era
la sua onestà intellettuale”. Parole sentite anche per Mario Martini.
7
“Arrivai alla Virtus a 14 anni e ho vissuto, insieme ai miei compagni, con
Porelli la mia adolescenza e la mia
giovinezza, visto che tutti i giorni lui
e sua moglie Paola venivano a pranzare con noi alla foresteria. Ho fatto
parte del primo gruppo di ragazzi che
ebbe, quello che conquistò lo scudetto Juniores, che per Porelli fu come
un titolo mondiale. Era un uomo
molto umano, ci seguiva, ci rompeva all’Università, con noi non parlava solo di basket, ma della vita.
Gli ero molto affezionato, dopo avere
vissuto più con lui che con mio padre,
che stava a Montecatini. Sono stato
molto male per la sua dipartita”. Poi,
anche per Martini, un aneddoto. “Un
giorno a pranzo Porelli mi disse: “Il
basket italiano ha un punto debole: i giocatori giuridicamente
non contano niente”. E aggiunse:
“Devi fare da coagulante”. Così
mi misi in contatto con Piero Bertani,
che era l’avvocato di Massimo Osti,
mio amico e grande tifoso virtussino.
Così cominciò la storia della GIBA”.
Così oggi vogliamo ricordare Gianluigi Porelli, un uomo che, come un
grande, seppe fare grande la pallacanestro.
L‘Avvocato con Sandro Gamba e Dan Peterson
All Star Game
All Star Game
La festa
del basket italiano
Grande successo per l’All Star Game GIBA,
disputato lo scorso 4 giugno al Paladozza
davanti a circa 2000 intervenuti per un evento
che mancava da nove anni
di Damiano Montanari
All Star Game GIBA, cioè All Star
Italia, perchè, in un mondo della
pallacanestro in cui vedere un italiano in campo è sempre più raro, la
partita simbolo tra la selezione
dell’Associazione Giocatori e la
Nazionale Azzurra assume una
connotazione particolare, un sapore
speciale, piacevolmente autarchico,
in una sorta di riscoperta delle proprie potenzialità.
Organizzazione lampo
Molto più di un semplice amarcord
(l’ultima edizione dell’All Star
Game GIBA risaliva al 2000), l’All
Star Game griffato Mediolanum
(promotore principale presente
in banchetti agli ingressi del Paladozza per presentare nuovi prodotti finanziari) è nato repentinamente, per colmare un vuoto nel
cammino della Nazionale italiana
8
verso l’Additional Round in previsione dei campionati Europei. “Durante
il raduno degli Azzurri – racconta
infatti Maurizio Ragazzi – vice presidente GIBA e Consigliere Federale
– si è creato un buco nel calendario
delle amichevoli. Non si riusciva ad
organizzare un incontro con altre
Nazionali, salvo dover sostenere trasferte eccessivamente onerose, per
cui la GIBA ha colto la palla al balzo,
accollandosi l’impegno di organizzare questa partita”.
Rinverdendo i fasti di quella festa
scudetto che, nove anni anni fa,
in occasione del titolo italiano conquistato dalla Fortitudo, vide protagonista proprio l’allora formazione biancoblu contro una selezione
GIBA.
Altri nomi, ma comunque grande
successo lo scorso 4 giugno, quando
sono accorse al Paladozza circa duemila persone.
Vittoria Azzurra
In campo due formazioni, a dire la
verità, abbastanza mescolate, con la
presenza di Angelo Gigli (nella
foto), nelle file della GIBA All Star,
protagonista di una buona gara, con
blocchi, rimbalzi, ripartenze e 9 punti, così come Roberto Chiacig, top
scorer All Star e della partita con 15
punti. Rilevante, invece, il ritorno in
campo, con la maglia della Nazionale Italiana, di Giuliano Maresca,
al rientro dopo un anno e mezzo di
problemi e pronto a ritrovare subito confidenza con il tiro da tre (2/4
dalla lunga distanza e 10 punti tota-
li). Quasi chirurgico l’azzurro Brian
Sacchetti (10 punti con 2/2 da due
e 2/4 da tre), mentre è bello vedere
in campo, anche se come avversari,
il “giovane” quarantunenne Niccolai e la medaglia d’argento ai Giochi
Olimpici di Atene (insieme a Chiacig)
Michele Mian, con quel Niccolò
Martinoni che, tra una schiacciata
e l’altra, ha le carte in regola per rappresentare il futuro della Nazionale
italiana. Per la cronaca la vittoria
finale è andata alla squadra di
coach Recalcati, impostasi 7561 in una serata in cui, ad onor
del vero, il risultato in quanto tale
contava poco o niente, come conferma Sandro Dell’Agnello, coallenatore della GIBA All Star: “E’
stato piacevole giocare questa partita, perchè per me è stato un modo di
conoscere più da vicino giocatori che
non conoscevo personalmente, anche
se il discorso tecnico è stato pari
a zero, visto che, di fatto, si è
trattato di un allenamento”.
Giudizio unanime
Che, tuttavia, potrebbe rilanciare un appuntamento
che, in passato, ha goduto
9
di un buon appeal da parte del pubblico e degli addetti ai lavori. “La Nazionale è stata molto soddisfatta di
questo All Star Game GIBA – conferma infatti Maurizio Ragazzi – e lo
stesso Recalcati ha auspicato di poter
ripetere tutti gli anni quella che
è una vera e propria festa dei
giocatori italiani. Certo è che, col
passare del tempo, l’organizzazione
All Star Game
In alto, Maurizio Ragazzi premia
Andrea Niccolai.
Qui sotto, Giuliano Maresca cerca
di contrastare Michele Mian
dovrà crescere ulteriormente, magari
con la previsione di incontri formativi e di aggiornamento normativo per i giocatori, che potrebbero avere così maggiori informazioni
sulle nuove assicurazioni e sui
servizi che li coinvologono diretta-
info ube
mente”. Entusiasta anche coach in ventiquattro ore. Per me sarebRecalcati: “La manifestazio- be positivo riproporre questo
ne è riuscita, ha portato pubbli- appuntamento, magari avendo un
co al Paladozza e, per quello che pochino più di tempo per allenare la
è stata, merita di essere ripetuta selezione della GIBA All Star”. Pernel tempo. Siamo grati all’As- chè, ad un appuntamento di questo
sociazione Giocatori per ave- genere, è più bello arrivare pronre organizzato questo bell’even- ti. Per celebrare nel modo migliore
to e come Federazione saremo quella che ha tutti i requisiti per disempre disponibili a replicare ventare la festa del basket italiano.
questo appuntamento”. Contento anche
Sandro Dell’Agnello, in questa stagione
ITALIA-GIBA ALL STAR
allenatore di Venezia
75-61
in Legadue ed eccezio(2
218
,
38
-3
2,
56-45)
nalmente coach della
GIBA All Star insieme
ITALIA Bolzonella 9 (2/4
, 1/4), D’Ercole 5 (1/2,
al neotecnico della
(3/3, 0/1), Cittadini (1/
1/3), Bruttini 8
2,
0/
2), Antonutti 7 (2/6,
Virtus Bologna Lino
1/4), Cinciarini
A. 5 (2/5, 0/1), Marti
noni 4 (1/1, 0/1), Mare
Lardo. “Eravamo a
sca 10 (2/6, 2/4),
Sacchetti 10 (2/2, 2/
3)
, Rinaldi 6 (2/5), Cana
Bologna – ricorda
vesi 3 (0/1, 1/1),
Ferrero 6 (3/5, 0/2b
).
infatti Dell’Agnello – in
Allenatore Carlo Reca
lcati.
una giornata caldissima
GIBA ALL STAR All Star.
e, nonostante questo,
Giachetti 5 (1/5, 1/3),
(0/1 da tre), Benevelli
c’è stata una buona
Eliantonio
(0/2), Pecile 9 (2/6,
1/4), Niccolai 3 (0/1,
partecipazione
del
1/4), Di Giuliomaria 6
(2/3, 0/2), Mian 7 (2
pubblico. Per un po/2, 1/3), Gigli 9 (3/7,
1/2), Lestini (0/2, 0/
1),
Chiacig 15 (4/10), Bo
chino è stata una parnessio 7 (2/3, 2/3).
Allenatori Sandro De
ll’Agnello e Lino Lard
tita vera, poi è emersa
o
.
Arbitri Davide Rami
lli, Saverio Lanzaran
l’inevitabile differenza
i
e
Ma
ssimiliano
Filippini
in campo, consideranTiri T2 Ita 20/42, Giba
do il fatto che la no16/41; T3 Ita 8/27, Gi
ba 6/23; TL Ita 9/11,
Giba 11/20.
stra squadra era stata
Parziali 5’12-8 ; 15’ 31
allestita praticamente
-26; 25’45-4
Note Spettatori: 2000
circa.
4 ; 35’ 69-49 .
FAT,
Fiba Arbitral Tribunal
Le informazioni utili per i giocatori
L’Organo di Giustizia istituito in applicazione dell’Accordo
Collettivo, il Collegio Permanente di Conciliazione e Arbitrato, non garantisce tutela
legale agli accordi economici
stipulati senza utilizzo dei moduli contrattuali predisposti
da Lega e GIBA e non depositati presso gli uffici della Lega.
Raccomandiamo
pertanto
di
evitare scritture collaterali, anche in forma di contratti di immagine, che in caso di
mancata esecuzione non possono
ricevere tutela in Italia, nemmeno ad opera della Magistratura
Ordinaria (esistono in proposito
numerosi precedenti negativi di
Giurisprudenza). Nel caso in cui
il ricorso a scritture collaterali
sia comunque necessario, racco-
mandiamo di inserire la clausola che attribuisce al FAT (Fiba
Arbitral Tribunal) di Ginevra
la giurisdizione e la competenza su eventuali controversie sulla
interpretazione ed esecuzione di
dette scritture.
Il FAT interviene pro bono et
aequo, non applicando quindi
necessariamente e rigidamente le
leggi vigenti nei vari Stati europei,
ed ha già in passato riconosciuto validità ad accordi considerati
nulli dall’Ordinamento Giuridico
Italiano.
La clausola arbitrale da inserire è facilmente recuperabile dal
sito della Fiba World, ed è qui di
seguito riportata. Suggeriamo di
inserire il testo in Inglese,
anche nei contratti in Italiano (in
tal caso è opportuno che il testo sia
in entrambe le lingue), dato che
l’Inglese è l’unica lingua ammessa
nelle procedure arbitrali dinanzi
tale Organo di Giustizia.
www.fiba.com
Standard Arbitration Clause
Any dispute arising from or related to the
present contract shall be submitted to the
FIBA Arbitral Tribunal (FAT) in Geneva, Switzerland and shall be resolved in accordance
with the FAT Arbitration Rules by a single arbitrator appointed by the FAT President.
The seat of the arbitration shall be Geneva,
Switzerland.
The arbitration shall be governed by Chapter 12
of the Swiss Act on Private International Law
(PIL), irrespective of the parties’ domicile.
10
The language of the arbitration shall be English.
Awards of the FAT can be appealed to the Court
of Arbitration for Sport (CAS), Lausanne, Switzerland. The parties expressly waive recourse
to the Swiss Federal Tribunal against awards of
the FAT and against decisions of the Court of
Arbitration for Sport (CAS) upon appeal, as provided in Article 192 of the Swiss Act on Private
International Law.
The arbitrator and CAS upon appeal shall decide the dispute ex aequo et bono.
11
infoGIBA
GIBA risponde
Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle domande
più frequenti dei giocatori. In questo numero le informazioni
necessarie su come comportarsi in caso di multe ed infortuni,
con un importante approfondimento sul Fondo di Fine
Rapporto
I
?
infoGIBA
Come posso
solo dopo avere ascoltato il giocatore, e
ntanto, è opportuno sapere che il
contestare
comunque entro i 5 giorni successivi alla
club ha un termine perentorio
(cioè non dilazionabile) di 5 giorni
una multa della scadenza del termine concesso al giocatore, può comunicare sempre per iscritto
dalla conoscenza del fatto che ritiesocietà che
la sanzione. Se il club, senza seguire la
ne punibile con provvedimento diritengo
ingiusta
superiore procedura, e cioè senza prima
sciplinare, per avviare la
o
eccessiva?
contestare l’addebito e dar modo al giocaprocedura sanzionatoria.
tore di discolparsi, comunica subito la multa
Trascorso tale termine, la
al giocatore, questi può chiederne la nullità e
eventuale multa è nulla e va
l’inefficacia al CPCA.
immediatamente contestata dinanzi
al Collegio Permanente di Concilia- Il giocatore, oltre a poter discolparsi prima di subire la
zione e Arbitrato (CPCA), che ne di- sanzione, può sempre contestarla dopo, con ricorso al
CPCA, da inoltrare entro 10 giorni dalla comunicazione
chiara l’inefficacia.
Il club non può applicare una multa se non della sanzione ( art. 32 AC).
dopo avere seguito una particolare procedu- La multa deve essere proporzionata rispetto al fatto
ra: entro 5 giorni dalla conoscenza del fatto contestato e, per i casi più gravi, non può superare il
(come appena detto) deve contestare l’addebi- 2% del valore del contratto depositato.
to al giocatore, e cioè deve comunicare per iscrit- Non è ammesso multare un giocatore per scarso rendito le ragioni per le quali intende avviare la procedura disci- mento o per il mancato conseguimento dei risultati proplinare; deve nella stessa lettera comunicare al giocatore grammati.
che ha un termine non inferiore a 5 giorni per discolparsi;
?
G
Quanto rende
le oscillazioni del mercato azionario.
li investimenti del capitale del Fondo di Fine Carriera dei Giocatori
Malgrado la prudenza adottata, i renil Fondo di Fine
Professionisti seguono criteri
Rapporto? Quando dimenti dell’ultimo anno sono stati
di prudenza, imposti dallo Statuto, e
negativi, avendo gli stessi risentito
posso chiedere la
della crisi finanziaria che ha colpito
tengono conto che si tratta di Fondo
liquidazione
della
l’economia mondiale. Una perdita
previdenziale, privo di fini speculativi. La maggior parte del capitale è
quota depositata a che tuttavia non ha intaccato e neminvestito in Titoli di Stato o comunmeno scalfito la solidità del Fondo. La
mio nome?
que garantiti dallo Stato. Una parte è
peculiarità del Fondo di Fine Carriera dei
Giocatori di Basket è che gli aventi diritto
investita in Obbligazioni di Istituti Bancari
e di Aziende di primaria importanza. Una parte
possono chiedere la liquidazione nel momento
minoritaria è investita in fondi immobiliari ed in fondi stesso in cui terminano la carriera (o comunque quanbilanciati, in modo da poter beneficiare comunque del- do escono dal settore professionistico), senza dovere
12
L
Che succede se mi
ammalo o mi infortuno?
Chi paga le spese
mediche? Posso
scegliere io le medicine
o il medico da cui farmi
curare, o il chirurgo da
cui farmi operare, o il
centro dove svolgere
la riabilitazione?
a regola generale è che in
caso di malattia o infortunio, a meno che
queste non siano conseguenza di comportamento
sregolato o di colpa grave
dell’atleta, questo ha diritto al pagamento
integrale
del compenso pattuito per
almeno 7 mesi e
mezzo, e ciò anche se la
malattia o l’infortunio non derivino dalla pratica sportiva. Se
la malattia o l’infortunio si protraggono oltre tale periodo di 7
mesi e mezzo ed il contratto non
è intanto scaduto, il club ha facoltà
di dimezzare l’importo del compenso
residuo; in alternativa, il club e l’atleta
hanno anche facoltà di chiedere la risoluzione del contratto.
Nel caso di infortunio derivato dalla
pratica agonistica il club è tenuto a coprire tutti i costi
medici. La società deve fornire all’atleta una completa
ed adeguata assistenza sanitaria (art. 14 AC). L’atleta
può scegliere una cura diversa o un medico proprio
o un chirurgo di fiducia in caso di intervento, senza
dover sottostare alle prescrizioni dello staff medico della
società. In tal caso il club è comunque tenuto a concorrere
ai costi necessari “in misura non superiore al
costo normalmente
necessario per assicurare una assistenza qualificata secondo le circostanze” (art.
14.2 AC). Lo stesso vale per le
spese di riabilitazione
dopo un infortunio. Quindi, in sostanza,
non esiste un limite preciso di spesa rimborsabile dal
club (limite che è impossibile da
quantificare in anticipo), ma bisogna attenersi alle comuni regole del buon senso. È ovvio che
l’assistenza sanitaria deve essere
di alto livello, in considerazione
del fatto che un atleta usa il corpo
come strumento di lavoro e che
la buona salute è imprescindibile
per una adeguata prestazione. Ma
è ovvio altresì che se l’atleta decide
di recarsi nella migliore clinica privata,
non può pretendere che il club gli rimborsi
qualsiasi cifra.
attendere l’età della pensione. Ciò non agevola gli investimenti, ed aumenta i costi di gestione, ma rappresenta una
prerogativa di grande importanza per i giocatori associati
del Fondo: un fatto è potere disporre subito, anche a 30 o
35 anni della somma accantonata, altra cosa è dover attendere i 65 anni e cioè l’età della pensione, come accade per i
trattamenti di fine rapporto di tutti i lavoratori. Anche per
questa ragione, e cioè per il fatto che il Fondo deve essere
sempre pronto alla liquidazione, quando gli investimenti
producano plusvalore (e cioè sempre, a parte l’eccezione
di questo anno), l’utile al netto dei costi di gestione è posto
a riserva e non viene ripartito. Ricordiamo sempre che la
liquidazione del Fondo deve essere chiesta, usando gli
appositi moduli scaricabili dal ns. sito, entro il termine
perentorio di prescrizione di 5 anni dalla maturazione del diritto, e cioè dal 30 giugno dell’anno dell’ultimo
campionato da professionista, o dal giorno del deposito
della risoluzione contrattuale, se precedente. Tralasciare
di chiedere la liquidazione nel termine citato significa perdere il diritto alla liquidazione. Le somme che il
Fondo omette di liquidare per prescrizione sono poste a
riserva. Ogni attività economica dell’organo amministrativo del Fondo è controllata e certificata per Statuto da un
Comitato di Sorveglianza composto da 3 membri, i quali
ogni trimestre redigono una relazione sulla gestione.
?
13
Maxibasket
Maxibasket
Italia Over
the world
Grande successo per gli Azzurri guidati da Alberto Bucci, che
ha conquistato il campionato del mondo Over 45
di Massimo Bonarelli
Campioni del mondo! Un urlo di gioia che parrebbe un’eresia alla luce del
momento di profonda crisi che la pallacanestro italiana sta attraversando
da un po’ di anni a questa parte ed
invece altro non è che l’esatta rappresentazione della realtà. Dopo anni di
digiuno forzato possiamo finalmente
gridare con orgoglio di essere, per la
prima volta nella nostra storia,
sul tetto del mondo.
Percorso netto
Già, avete capito bene perché la nazionale Over 45 guidata da Alberto Bucci ha letteralmente trionfato
nella rassegna iridata di maxibasket
tenutasi a Praga. Gli avversari nulla
hanno potuto dinnanzi all’eccellente
qualità di gioco espressa dagli azzurri. Ruolino di marcia immacolato
con sei vittorie sulle sei gare disputate e la ciliegina sulla torta rappresentata dallo schiacciante epilogo
nella finale contro la Slovenia,
conclusasi con un perentorio 92-48.
Dopo il titolo Europeo di un anno fa
gli azzurri si sono concessi il bis, e che
bis! Da quando coach Bucci ne ha
preso le redini, la nazionale Over 45
non ha ancora perso un incontro. Un biglietto da visita niente male
per un allenatore che non ha certo bisogno di presentazioni e che non perde il vizio di vincere. Il curriculum del
resto parla chiaro: 3 scudetti con la
Virtus Bologna, 4 Coppe Italia
ed una Supercoppa a cui ora si aggiungono i due titoli conquistati
con la nazionale di maxibasket.
Bucci e la Nazionale
Ciò in beffarda controtendenza con
quanto espresso dagli azzurri di Recalcati, rimasti esclusi dagli Europei
per la prima volta nella storia. La
spiegazione di questa preoccupante dicotomia prova a fornircela
coach Bucci: “Tempo fa i giocatori si
sentivano parte integrante non solo
della propria squadra, ma anche della città: c’era un grande legame, i club
erano l’espressione diretta della città,
mentre ora non è più così. Non è un
problema che riguarda soltanto i giocatori italiani: molti stranieri cambiano spesso maglia ed in tal modo
non riescono a sentirsi in contatto diretto coi propri tifosi e con la società.
Questo tipo di situazione si è venuta a
creare anche nell’ambito della Nazionale. Non abbiamo mai avuto tre giocatori in NBA eppure siamo rimasti
fuori dall’Europeo. Nonostante non
14
manchi l’impegno, altrettanto non
può dirsi per il senso di appartenenza al club Italia che, ora come
ora, latita. La colpa non è solo degli
atleti ma è globale, di tutto il movimento”. Bucci prova a tracciare la
strada da imboccare affinchè si ritrovi il piacere di vestire l’Azzurro, che
va visto come un riconoscimento e
non un peso: “I giocatori in Nazionale
vanno impiegati come nel loro club.
Bargnani, ad esempio, deve essere messo nelle condizioni giuste per
esprimere al meglio il suo talento:
deve diventare il fulcro del gioco, non
può, pur con tutto il rispetto che ho
per Recalcati, essere posto sullo stesso piano degli altri. La palla deve arrivare a lui nei momenti decisivi così
come, nella Spagna, arriva a Gasol.
Occorre coinvolgerlo maggiormente,
poi la partita te la può fare vincere
o perdere. Altri aspetti non possono
essere giudicati dal di fuori, non sarebbe corretto. Purtroppo quella vista al barrage è stata una Nazionale
a volte imbarazzante che ha dato
una cattiva immagine del movimento”.
Professionisti si rimane
Meno male che ci hanno pensato i
terribili “vecchietti” della Over 45 a
ridarle lustro: presentatisi al grande
appuntamento
in
una condizione fisica strepitosa, si
sono uniti e compattati per il raggiungimento di un unico
obiettivo: la vittoria.
Da conseguire però
attraverso il divertimento, perché lo
sport deve rimanere
tale e conservare la
sua essenza, anche
se perdere non piace mai a nessuno: “A
Praga non siamo andati per fare una gita
ed uscire la sera a berci una birra.
Montecchi ad esempio s’è allenato in Messico per 4 mesi. Tutti si
sono presentati in perfetta forma
(vedi Binelli, Carera e Fantozzi) e
con grande voglia di fare”. Nelle parole del coach bolognese traspare tutto l’orgoglio per quanto fatto vedere
dai propri ragazzi: “Pur non essendo
più professionisti hanno conservato
intatte la voglia di competere e l’amore per questo sport. Giocano per il
piacere di giocare”. “Ci siamo allenati
seriamente – prosegue poi Bucci - e
siamo andati a Praga senza avere
aiuti da parte della Federazione, trovando sponsorizzazioni in giro
per l’Italia. Abbiamo fatto in 9 giorni 6 partite scegliendo per questo
gruppo chi ne aveva veramente voglia, perché non volevamo fare brutte figure”. Di brutte figure ne hanno
invece fatte fare agli avversari, battuti sempre con impressionanti
margini di scarto. Ciò davanti agli
occhi interessati di un sorprendente numero di telespettatori, che
ha potuto assistere all’evento grazie
alle dirette degli incontri via streaming sul sito della Fiba. “A Praga –
racconta Bucci - c’erano 160 squadre ed i campionati sono stati visti
da 10 milioni di persone”. Quello
del maxibasket sta diventando infatti un fenomeno in costante crescita.
Oltre all’Est Europa, si registra un
grande fermento anche nell’America Latina, in Africa ed ultimamente si stanno avvicinando nazioni
quali l’India e la Cina. Del resto lo
spettacolo offerto al pubblico è di alto
livello: “I giocatori di 40 anni, dal
punto di vista dell’integrità fisica, sono come i trentenni di 15
anni fa: la vita sportiva così come
quella biologica si è allungata”.
Spirito d’altri tempi
Prossimo appuntamento gli Europei
in programma a giugno in Croazia,
in cui gli uomini di Bucci avranno il compito di riconfermarsi
campioni di fronte ad una concorrenza sempre più agguerrita. Obiettivo difficile ma alla portata di atleti
“dalla grande mentalità e voglia,
intesa come senso di appartenenza alla propria squadra, acquisita
anche grazie al ruolo da protagonisti
recitato nei rispettivi club quando gli
americani erano soltanto due e ciò
nonostante si vincevano – conclude
15
Bucci - Coppe dei
Campioni”. Non
solo serietà e determinazione
ma anche grande complicità e
voglia di divertirsi
assieme.
Il coach ricorda
infatti
divertito
come, prima della
finale, qualche suo
giocatore gli abbia
espresso il desiderio di salire sul
gradino più alto
del podio lui che
“non aveva mai
vinto neanche il
mondiale di briscola!”. Una battuta che ci fa capire quale sia lo spirito che continua ad animare questi
eterni ragazzi, mai stanchi di sudare,
sgomitare e sbucciarsi i gomiti quando sono da difendere “con grande
rispetto e dedizione” i colori azzurri.
Che la loro vittoria sia da monito per
la Nazionale maggiore affinché, attraverso un necessario momento di
autocritica collettiva, si ritrovi quel
senso di appartenenza senza il quale
non sarà possibile superare i problemi che stanno attanagliando la pallacanestro italiana da ormai troppi
anni.
Nella pagina accanto e qui sotto momenti
di festa dopo la vittoria finale.
Qui sopra coach Bucci spiega uno schema
ai suoi giocatori durante un time-out
basket femminile
fondo fine carriera
Uno strumento
importante
Le gioie Azzurre
sono rosa
La testimonianza di Davide Pessina, che, dopo tanti anni in
serie A come giocatore, ricorda quanto siano preziosi per gli
atleti la GIBA ed il Fondo di Fine Carriera
Nel momento più basso della storia dell‘Italia maschile, le
ragazze di coach Ticchi danno un segnale di speranza
di Damiano Montanari
di Damiano Montanari
Sembra ieri quando faceva a sportellate con gli avversari sotto canestro, teneva alti i colori di alcuni dei
grandi club di serie A e scendeva
sul parquet con la maglia della Nazionale. Sembra ieri quando Davide Pessina, ala-centro di origini
aostane, si avvicinava alla realtà
della GIBA e scopriva l’importanza
del Fondo di Fine Carriera, forma previdenziale destinata ad aiutare gli atleti una volta terminata l’attività professionistica.
Parere doc
“Nella mia carriera – ricorda infatti
Pessina – ho potuto sperimentare
l’importanza del Fondo che per noi
giocatori è un grande vantaggio.
Sono stato in serie A per diciassette anni e, dopo essere cresciuto
a Torino, ho vestito le maglie di Milano, Cantù, Treviso, Roma, Siena e Biella. Quando cominciai non
c’era ancora la possibilità di usufruire del Fondo, ma poi, una volta che si
presentò la possibilità, aderii volentieri, capendo la grande opportunità
che mi era stata data”. E che ha aiutato “Il Pes” ad intraprendere la sua
seconda vita, dove tutto ruota ancora attorno ad un canestro, ma da
una prospettiva diversa. “Sono molto contento – racconta infatti Pessina – e mi ritengo molto fortunato perchè, una volta che ho smesso di
giocare, sono rimasto nell’ambiente,
trovando una nuova dimensione che
mi appaga. Dopo avere appeso le
scarpe al chiodo ho frequentato un
corso per dirigente sportivo, ma
poi mi si è presentata la possibilità
di fare il commentatore televisivo per quella che, allora, era Tele+.
Oggi sono commentatore per Sky,
mi piace molto ed è un bel modo per
rimanere dentro l’ambiente, anche
se da quest’anno l’Eurolega, di cui
l’emittente per cui lavoro non ha più
i diritti, mi mancherà, perchè lì si
vede un bel basket”.
Basket ieri e oggi
E in Italia? “Non è un momento
facile per il basket italiano e la
crisi della Nazionale, che per la
prima volta non si è qualificata agli
Europei, ne è la maggiore testmonianza. Credo che in questo momento sia necessario che tutte le
componenti, dalle società alla Federazione, lavorino insieme per
trovare una soluzione che aiuti il movimento ad uscire dalla crisi”. Magari attraverso la valorizzazione dei
giovani. “Rispetto a quando giocavo io – ricorda infatti Pessina – per
un italiano è più difficile emergere,
ma non impossibile. Bisognerebbe
cercare di osare di più, di non
accontentarsi di un buon contratto
in una categoria inferiore, avendo il
coraggio di osare su un palcoscenico
più importante, anche prendendosi
dei rischi. E poi bisognerebbe investire di più sui giovani, dando
loro maggiori responsabilità.
Ai miei tempi eravamo più fortunati, perchè ci buttavano prima nella
grande vasca dei pesci, dove noi imparavamo a nuotare”.
ne forte e molto utile per i giocatori, rappresenta un valido aiuto.
Anzi credo che i giocatori più rappresentativi dovrebbero diffondere
l’importanza di un’associazone come
la GIBA e del Fondo di Fine Carriera.
Se, quando giocavo io, si presentavano alle riunioni i vari Riva, Magnifico, Marzorati, Myers o Basile,
era tutto un altro effetto. Mi auguro che anche oggi possa accadere lo
stesso, perchè i tesserati possano capire che il Fondo è importante per
il loro presente, ma soprattutto per
il loro futuro”.
Davide Pessina, commentatore televisivo
per SKY
Per favore non chiamiamole il sesso
debole. E per favore smettiamola di
dire che il basket non è per le donne.
Perchè, in questa precisa contingenza storico sportiva, finiremmo per
farci del male da soli. Parlano i risultati: nell’anno in cui la Nazionale
italiana maschile di pallacanestro è
riuscita nell’impresa negativa di non
qualificarsi agli Europei, le Azzurre di coach Ticchi non solo hanno
centrato una bella qualificazione
all’impegno continentale, ma
hanno anche fatto la loro degna figura centrando un sesto posto assolutamente dignitoso.
Buon punto di partenza
Logico che lo stesso Giampiero Ticchi, allenatore romagnolo con
un pedigree di tutto rispetto (Rimini, Castelmaggiore e Virtus Bologna nel maschile e Faenza nel
Aiuto ai giocatori
Sostenuti, come del resto accade anche oggi, dalla GIBA, pronta ad intervenire in difesa degli atleti nella
tutela dei loro diritti. “E’ importante
– afferma infatti Pessina – che i giocatori affrontino le problematiche in
maniera corporativa. In questo senso
la GIBA, che oggi è un’associazio16
femminile) che da maggio 2008
guida la Nazionale femminile,
possa ritenersi contento, pur con la
giusta voglia di migliorare ancora.
“Dopo tanti anni – afferma infatti il
selezionatore Azzurro – siamo riusciti a qualificarci ad una manifesta-
zione internazionale (a Chieti
abbiamo giocato perchè eravamo il Paese organizzatore)
e questo è un bel risultato, ma,
allo stesso tempo, abbiamo visto che ci sono tante realtà migliori di noi, per cui dovremo
lavorare molto per poter competere alla pari con le nazioni
che ora sono più forti”.
Lavoro di gruppo
Per le Azzurre comunque un
bel risultato, ottenuto superando difficoltà. “A causa di
infortuni ed indisponibilità in
alcuni ruoli – racconta infatti Ticchi – abbiamo avuto
problemi che siamo riusciti
a superare grazie a tre o quattro
protagoniste trascinatrici che
hanno giocato insieme alle compagne, capendo l’importanza del
gruppo a scapito delle individualità
e favorendo il gioco di squadra.
Qui c’è un bel clima, si parla la
stessa lingua evitando le polemiche ed i risultati ottenuti (il sesto
posto agli Europei e la vittoria ai
Giochi del Mediterraneo) lo confermano”. Rilanciando l’immagine
del basket femminile italiano. “Abbiamo dato un segnale di entusiasmo in un momento di difficoltà.
Credo che se le società, la Nazionale e
la Federazione riusciranno a lavorare
insieme, potremo toglierci delle belle
soddisfazioni”.
Operazione reclutamento
Per far questo è tuttavia necessario
intervenire per rafforzare la base.
“Abbiamo delle difficoltà di reclutamento – denuncia infatti Ticchi
– perchè oggi, in campo femminile,
17
la pallavolo è assoluta protagonista. Noi invece avremmo bisogno di lavorare su un numero
maggiore di giovani per trovare
il talento, anche perchè ora, dietro
le migliori, c’è un piccolo vuoto”. Poi
un pensiero sul basket femminile
italiano. “Capisco che l’attuale momento economico sia difficile, ma mi
dispiace che ci siano solo due società (Schio e Taranto) che facciano le Coppe, perchè il confronto con
le realtà internazionali è importante
ed aiuta a crescere. Comunque noto
con piacere che ci sono alcune realtà
che stanno lavorando molto bene”. E’
questo l’esempio che dovrebbe essere
imitato, perchè il movimento vuole e
può crescere ancora, perchè i risultati
ottenuti siano solo un piccolo antipasto per la fame di vittoria delle nostre
atlete. Che per un’estate hanno brillato più degli uomini, dimostrandoci
di essere un patrimonio dello sport
italiano su cui investire.
A sinistra coach Giampiero Ticchi, qui
sopra durante un time-out con la Nazionale
master Giba
master Giba
Giovani doc,
futuro ok
Grande successo per la nona edizione del Master GIBA,
tenutosi a Ravenna dal 20 al 26 giugno scorso
di Damiano Montanari
Come un vino d’origine controllata,
più passa il tempo, più migliora. Anche se al Master organizzato dalla
GIBA, in ognuna delle nove edizioni sviluppate fino ad oggi, le annate
sono state sempre buone. D’altra parte siamo di fronte ad un’iniziativa che,
in un mondo in cui tutti parlano dei
giovani come spiraglio di luce per il
futuro, investe seriamente nei giocatori da formare, dando loro la possibilità di vivere un’esperienza altamente
formativa e, per certi versi, unica.
Organizzazione e qualità
Lavoro sul campo, individuale e di
squadra, convivenza collegiale con
altri coetanei, momento di formazione tecnica e tattica, cultura sportiva,
giuridica e medica, con interventi
qualificati e specializzati dall’esterno
per i 24 ragazzi selezionati nati
tra il 1989 ed il 1991. Sono questi gli ingredienti che hanno dato un
sapore speciale al Master di perfezionamento organizzato dalla
GIBA grazie al sostegno degli sponsor Banca Mediolanum e Nike
e tenutosi dal 20 al 26 giugno
scorso a Ravenna. Alcune conferme organizzative di successo (come il
seminario per i giocatori “Aspetti
giuridici, regolamentari, comportamentali ed altro inerenti
la professione del giocatore di
basket: diritti e doveri” tenuto
dal presidente GIBA Giuseppe
Cassì), ed un paio di novità interessanti, come il seminario sulla
gestione societaria “Gestione e sviluppo di una moderna società di
basket: costruzione del budget,
reperimento delle risorse, evoluzione della comunicazione”
tenuto dal gm di Montegranaro
Giammaria Vacirca, da Julio
Trovato della Pall. Moncalieri e
da Marco Scianò dell’Uc Piacentina, ed il seminario sui settori
giovanili “Sviluppo di un settore
giovanile: organizzazione, aumento tesserati, collaborazioni
e sinergie tra società” a cui sono
18
intervenuti Germano D’Arcangeli
(Stella Azzurra Roma), Francesco Benedetti (Reyer Venezia),
Luca Vianello (Basket Ravenna), Giuseppe Cassì (presidente
GIBA) ed Eugenio Crotti, consigliere federale e presidente Sgs
Minibasket. Il tutto con l’apporto
fondamentale del Basket Ravenna,
presente con il suo addetto stampa
Miro De Giuli nella veste di moderatore. Momenti importanti ed
istruttivi, come conferma lo stesso
Crotti: “Mi auguro che questa iniziativa vada avanti all’infinito, dopo avere visto i ragazzi così entusiasti”. Poi
una battuta sul suo intervento. “Ho
parlato ad ampio spettro del nuovo
settore, che avrò l’onore di dirigere
nei prossimi quattro anni. L’obiettivo è quello di dare la possibilità ai
giovani di giocare con continuità, sia nei Dilettanti, sia nei Professionisti, ragione per cui sono
stati resi possibili il doppio tesseramento ed il prestito di giocatori sotto contratto. Tutto, però,
Nella pagina accanto
una foto di gruppo del Master Giba.
In questa pagina, in alto a sinistra,
il gruppo che ha vinto il Trofeo Piero
Manetti col presidente del Basket
Ravenna Roberto Vianello ed Ilde
Manetti, sorella di Piero.
In alto a destra Giuseppe Cassì
consegna ad Eugenio Crotti un pallone
con le firme dei giocatori.
Qui accanto un momento
del seminario tenuto da Giuseppe
Cassì a staff e giocatori.
Qui sotto foto di gruppo dello staff del
Master Giba.
Nella pagina successiva Vladimir
Yasakov (14 blu) marca Dario Puglia
(13 bianco).
19
il personaggio di legadue
master Giba
deve partire da un’azione coordinata
APG e coachig camp
tra il direttivo scolastico ed il minibasket nell’attività giovanile femminile Che, nel caso del Master GIBA, die maschile. In questo senso abbiamo retto come sempre da Pasquale
l’esempio di due scuole, portatrici Iracà, è stata scandita da allenamendi due modelli di azione differenti. La ti mirati (individuali al mattino, di
prima è la Stella Azzurra di Roma, squadra al pomeriggio), sotto la guirappresentata dal responsabile del da dei due head coach Giovanni
vivaio Germano D’Arcangeli, che, Gebbia ed Alberto Martellossi,
dopo avere allestito una collabora- coadiuvati dagli assistenti Fabio
zione con sei-sette società, ha inizia- Di Tommaso, Valeriano D’Orto a lavorare all’insegna della quali- ta, Luciano Nunzi e Marco Ratà (allenamenti 350 giorni all’anno, mondino e dal preparatore fisiiscrizione a tutti i campionati di Ec- co Marcello Cominu. Uno staff di
qualità,
dunque, che
cellenza), distinguendosi come
ha
vissuto
scuola dura
bene il Main cui contai
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GIBA.
Il Master GIBA aiuta i ra
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motivazioni
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afdei ragazzi.
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per questo, important
ferma infatti
La seconda,
Giovanni
invece, è la
Gebbia
– è staReyer Venezia, presentata dal responsabi- ta un’esperienza positiva. Già da
le del settore giovanile Francesco anni ho il piacere di essere uno dei
Benedetti, che solo due anni fa non capoistruttori di questa iniziativa e
aveva un settore giovanile, mentre devo dire che ogni volta c’è stata una
quest’anno, dopo avere impostato crescita costante ed una volontà di
il lavoro con serietà ed entusiasmo, migliorarsi ulteriormente. Poi è belè arrivata a disputare addirittura le lo lavorare con questi ragazzi, così
finali nazionali Under 15 e 17. In li- motivati ed anche talentuosi. Ci sono
nea di massima, quindi, non c’è un prospetti interessanti e non è un
modello valido sempre, l’importante caso che alcuni di loro siano coinvolti
è parlare con gli altri, sentire qua- nel giro delle Nazionali giovali sono i bisogni, e programmare di nili”. Così come non è un caso che
il miglior giovane del Master sia
conseguenza l’attività”.
stato proprio quel Matteo Negri,
guardia di 1,94 m del ‘91, che
in precampionato si è fatto vedere anche in prima squadra con la
Virtus Bologna. Un ulteriore segnale di qualità di un’iniziativa che,
per il secondo anno consecutivo,
ha confermato la collaborazione
con l’APG (Allenatori Pallacanestro
Giovanile),
istituendo nuovamente
il coaching camp
(diretto da Vincenzo
Bifulco
che ha coordinato
il lavoro di Gabriele
Ghirelli,
Marco Polidori, Simona Pronestì e Marco Venezia), una sorta
di palestra sul campo
per giovani allenatori che
hanno
potu20
Promessa
da Mantenere
to imparare, affiancando coach di
comprovata esperienza, ed interagire
direttamente con i giocatori in occasione del Trofeo Piero Manetti,
triangolare (tre squadre da otto composte da tutti gli atleti partecipanti)
disputato alla fine del Master in ricordo dell’ex presidente del Basket
Ravenna, che, anche quest’anno, ha
confermato la sua preziosa collaborazione per l’organizzazione di questa
iniziativa.
Dopo avere ben impressionato con la maglia
della Benetton, il giovane Roberto Rullo cerca
la definitiva consacrazione a Casalpusterlengo
Futuro vuol dire fiducia
di Marco Morello
Su cui si è espresso favorevolmente anche Fabrizio Ambrassa (ex
giocatore di Milano, Roma,
Treviso, Virtus Bologna, Alicante ed Imola ed attualmente
allenatore del settore giovanile
di Rimini), che, per la prima volta, si è cimentato nel ruolo di team
manager: “E’ stata un’esperienza
interessante, molto formante per i
ragazzi che si sono trovati in un ambiente in cui tutto è stato fatto per il
loro miglioramento. Bravi loro a dare
il 100% e brava la GIBA ad organizzare un evento così positivo.
Io team manager? Mai fatto prima,
ma mi è piaciuto, sono soddisfatto”.
Anche per il significato più profondo
del Master GIBA. “Da ex giocatore –
prosegue infatti Ambrassa – posso
dire che quello di oggi è un basket diverso da quello che giocavo io. Prima c’erano due stranieri
ed otto italiani e si prestava grande
attenzione al lavoro del settore giovanile. Oggi, invece, si è arrivati ad un
Professionismo deformante, in
cui il valore degli italiani è sceso, ma solo perchè per un bel
periodo sono stati trascurati i
vivai. Penalizzare i giocatori italiani
ora non sarebbe giusto, piuttosto bisogna investire nuovamente su
di loro. Il Master GIBA si introduce perfettamente in questo discorso,
perchè raduna i ragazzi, che non
hanno avuto possibilità nel Professionismo, aiutandoli a capire cos’è il
Professionismo, facendoli sentire
scelti e, per questo, importanti”.
Perché anche l’uva migliore ha bisogno di cure per diventare un prodotto
doc. Perchè il tempo per investire sui
giovani è questo.
Senza proroghe. Perché il vino non si
trasformi in aceto.
Il coraggio di andare a vivere a 450
chilometri da casa, a 13 anni appena.
La forza di seguire un sogno possibile, con la nostalgia in una tasca e
il talento, tanto talento, nell’altra. È
iniziato così, da Lanciano fino a Siena
sponda Virtus, il cammino di Roberto Rullo, che di anni oggi ne ha 19 ed
è considerato una delle promesse del
basket italiano, qualcuno dice il miglior playmaker in circolazione tra le
nuove leve. Ha collezionato qualche
presenza e parecchia esperienza nella massima serie con la casacca della
Benetton e questa stagione giocherà
in Legadue, a Casalpusterlengo.
I primi passi
La scelta era tra il pallone e la palla a
spicchi. Roberto ama e amava molto
anche il calcio, i due mondi coesistevano, ma a 11 anni ha scelto il basket,
in controtendenza rispetto a tanti coetanei. Lo hanno convinto i fratelli,
più grandi di lui e con la passione per
il canestro che bruciava dentro: oggi
loro sono laureati e lavorano, lui fa le
prove d’orchestra per diventare un
campione. “Alla Virtus – racconta –
ho vissuto un periodo bellissimo, lo
rifarei altre mille volte. Ho conosciuto i miei amici di adesso e se non ci
fossi andato non avrei vissuto certe
emozioni”. Una su tutte, i 55 punti
nel derby con la Montepaschi con i
Cadetti, un segnale inequivocabile
della stoffa che il ragazzo possiede.
Nel 2006 lo notano a Treviso e lì si
accasa: panchina con la prima squadra, vittoria del campionato Juniores
nelle giovanili. Poi, nel 2007, una
parentesi in prestito a Imola in Legadue, dodici mesi fa di nuovo Benetton. “Dove ho giocato all’inizio, poi
sempre meno, per scelta dell’allenatore”.
Un passo indietro
Giusto il tempo di conquistare il titolo Under 19 con la casacca verde e
offrire straordinarie prestazioni nelle
fasi finali, poi la decisione di scendere di categoria. “Avrò spazio e modo
di divertirmi. Qui ritrovo Costantino
Cutolo, il mio migliore amico e mio
compagno di squadra ai tempi di
Siena. Mi ha parlato bene di società
e coach, c’è grande entusiasmo e gli
obiettivi verranno da soli”. Vuole scalare la vetta, ma lo fa senza dar peso
alle pressioni Roberto, che è bravo
come play e pure come guardia, ha
un buon tiro, un ottimo palleggio e
un’eccellente visione di gioco. Ama
muoversi in campo aperto però nel
tempo libero preferisce rimanere a
casa, guardare
la tv e stare al
computer
o
con gli amici. Vive solo,
“perché –
racconta
– lo trovo
molto comodo,
ma devo
ammettere che
mia madre qualche volta
viene a
mettere
ordine, a
rimediare ai disastri che combino. Tutta la mia famiglia, lavoro permettendo, cerca di
21
salire fin qui per vedermi giocare”.
Sogno Azzurro
Prima ancora del ritorno in Serie A,
Rullo coltiva desideri colorati d’Azzurro. Ha già fatto parecchie sortite con le giovanili e le ricorda come
le esperienze più belle. “È stato un
grande orgoglio per me vestire la
maglia della Nazionale – ripete – domani chissà, magari tornerò a indossarla, mi piacerebbe davvero molto.
Intanto penso a fare del mio meglio”.
In fondo, perché avere fretta: quando
si inizia presto a inseguire un sogno,
si impara che nulla è impossibile.
Soprattutto se si hanno coraggio e
talento.
Basket e solidarieta
,
infoGIBA
sempre con noi
Davide Ancilotto
A dieci e dodici anni dalla morte, Chicco
Ravaglia e Davide Ancilotto continuano
a vivere grazie all‘impegno di chi non li
dimentica
Servizi
assicurativi GIBA
di Damiano Montanari
Vite spezzate, destini che si intrecciano, un filo sottile, tagliato, all’improvviso. Zac. Tutto finisce. Anzi no, continua. Il poeta Foscolo la chiamava
“religione delle illusioni”, perchè
il ricordo ha un potere tutto suo, di
far continuare il rapporto anche oltre
la morte. A cui non si riesce a trovare
un senso, soprattutto se si è giovani
atleti, promesse di un basket che ha
perso prematuramente due suoi futuri protagonisti. Enrico Ravaglia,
per tutti “Chicco”, ha perso la vita in
un incidente stradale il 23 dicembre del 1999, mentre da Cantù stava
tornando ad Imola per festeggiare il
Natale con la famiglia, dopo la partita con la Pallacanestro Reggiana.
Davide Ancilotto, invece, morì il
24 agosto 1997, dopo una settimana di agonia per un aneurisma cerebrale che lo aveva colpito durante
un’amichevole disputata a Gubbio
con maglia della Virtus Roma. Storie tremendamente diverse, ma così
dolorosamente uguali. Il tempo passa,
ma la memoria ricorda, vuole ricordare, perchè loro lo meritano. E così
sono nate iniziative, perchè l’Amore è
più forte della morte.
Un museo
per Chicco
“Sono stato allenatore di Chicco
anche nella Virtus
e sono amico della famiglia. Ogni
anno cerchiamo di
ricordarlo con dei
tornei qui a Imola”.
Parole di Fulvio
Zavagli, attuale
responsabile del
settore
giovanile dell’Andrea
Costa Imola e
promotore di due
manifestazioni alla memoria di Enrico. “C’è il torneo Chicco Ravaglia, giocato nella palestra che gli
è stata intitolata qui a Imola, in
via Kolbe 3, riservato alla categoria
Under 14. Vi hanno partecipato le
migliori società d’Italia ed alcuni
prestigiosi club stranieri come
lo Zalgiris e, il prossimo gennaio, si
celebrerà la terza edizione. In più
lo scorso 6 giugno si è disputato,
sempre a Imola, il “Memorial Ravaglia”, a cui hanno partecipato allenatori del calibro di Bucchi e Messina,
oltre a giocatori arrivati anche da Cantù”. La società dove Chicco giocava al
momento della disgrazia, suscitando
negli altri sempre la medesima simpatia. “I miei giocatori – ricorda Franco
Corrado, ex presidente di Lega
ed allora presidente della Pallacanestro Cantù – sono sempre stati
per me come dei figli. Con Chicco
avevo un rapporto speciale. Ricordo che, due o tre giorni prima dell’incidente, alla cena della società, Chicco
prese in mano mia nipote che aveva
quattro anni e disse: “Aspettami che
ti sposo”, così saremmo stati parenti.
Chicco sapeva farsi volere bene”. E
merita di restare nella memoria. Per
sempre. “E’ stato scritto un libro su
di lui (ndr “Enrico Ravaglia... per
sempre Chicco”, di Filippo Nanni
e Simone Giofrè) ed io ho creato la
fondazione intitolata a lui, che ha
organizzato eventi per non dimenticarlo. Il prossimo passo sarà quello di
creare un museo della Pallacanestro Cantù che, spero, potrà essere
inaugurato il prossimo 23 dicembre,
in occasione del decennale della morte di Chicco Ravaglia, a cui sarà perennemente intitolato nel municipio di Cantù”.
Via Davide Ancilotto
Un’iniziativa lodevole, come quelle
22
che la fondazione
Ravaglia
ha portato
avanti, per
un
perio- Chicco Ravaglia
do, insieme
alla famiglia Ancilotto. “Per alcuni
anni – conferma infatti Gianluigi,
padre di Davide – abbiamo organizzato manifestazioni insieme,
poi abbiamo preso strade diverse.
Oggi il dolore rimane ancora forte,
ma, nonostante non sia stata creata giuridicamente una fondazione,
a Davide sono stati intitolati un
palazzetto a Mestre, un centro
sportivo ad Arese (Milano), una
curva del PalaEur a Roma ed una
via vicino allo stesso palazzo dello
sport. Noi continuiamo a muoverci per ricordare Davide”. Per questo,
oggi, grazie alla collaborazione di Carola Minicleri, la famiglia organizza
eventi - www.4nci.eu - alla memoria
del figlio scomparso. “Abbiamo voluto
uscire dal “pacchetto Memorial” – afferma Carola - volendo che il ricordo
di Davide fosse una festa, non un
momento triste. Per questo abbiamo
creato contenuti teatrali, un momento
musicale (“Music&Basket for Davide Ancilotto”), un torneo 3vs3
per non professionisti ed il “4nci
All Star Game”, a cui hanno preso
parte vecchie glorie e giocatori come
Pozzecco, Pecile, Pittis, Causin,
Meini, Rombaldoni, Lazzaro e
Massimo Guerra, grande amico di
Davide, oltre al commentatore Sky
Flavio Tranquillo, arbitro d’eccezione per l’occasione. Il denaro raccolto è stato devoluto alla Onlus “Orizzonti sportivi” di Stefano Bizzosi
per realizzare campi in Camerun”. Un
altro modo per non dimenticare. Il
gesto più bello per sapere che Chicco
e Davide sono e saranno sempre con
noi.
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Periodico bimestrale di notizie, informazioni e news dell‘Associazione Giocatori Basket e del Fondo di Fine Carriera
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GIBA - Giocatori Italiani
Basket Associati
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dell‘Associazione Giocatori Basket e del Fondo di Fine Carriera
Registrazione del Tribunale di
Bologna n. 5323 in data 2/1/1986
Distribuzione gratuita
Numero 5
Ottobre/Novembre 2009
Direttore Editoriale
Damiano Montanari
Collaboratori
Massimo Bonarelli
Marco Morello
Direttore Responsabile
Maurizio Ragazzi
23
Progetto grafico
e impaginazione
Zonamista.it · Modena
Fotografie Ciamillo&Castoria
Stampa Grafiche Picmar s.r.l.
via Ca dell‘Orbo 40/2
40050 Villanova di Castenaso (BO)
Marani
Ennio Doris
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