227 Sinossi — atto i Pérez de Montalbán Ippolito Bentivoglio Giacomo Rospigliosi Los empeños que se ofrecen Gl’impegni per disgrazia L’arme e gl’amori [6] [7] [9] [3] [8] [10] [2] [4] [1] [5] don alonso, viejo leonor, hija de don Alonso inés, criada de Leonor don diego elvira, hermana de don Diego juana, criada don juan hernando, criado del don Juan don félix lisardo, criado del don Diego don alfonso d’aiala donna leonora colombina don diego di lara donna elvira auretta don giovanni di silva ernando don felice di toledo lisardo don alonso padre di donna Laura donna laura figlia di don Alonso, amante di don Enrico tranquilla cameriera di donna Laura don alvaro fratello di donna Hippolita donna hippolita sorella di don Alvaro spinetta sua serva don fabio di silva amante di donna Ippolita bruscolo suo servitore don enrico di toledo inamorato di donna Laura lisardo 〈servitore di don Enrico〉 jornada primera atto primo atto primo [Portal de la casa de don Alonso] «Città con sottoportico» [Strada presso la casa di don Alonso, tarda sera] scena prima Don Felice, don Diego Don Enrico, don Alvaro, don Alonso, donna Laura, Tranquilla Salen d. Félix y d. Diego, con espadas desnudas con le spade alla mano diego Che pretendi? félix O he de matar o morir, o quién sois he de saber. felice O ucciderti o morire, o saper chi tu sia. diego Pues mirad cómo ha de ser: que yo no lo he de decir. diego Vedi pure in che 1 forma ha da seguire il cimento,2 ch’io son risoluto di non palesarmi. félix Con vuestra muerte o mi muerte que es el último remedio de mis celos; que otro medio no permiten. diego 5 Desta suerte he de intentar defendello. félix No ho visto valor igual. felice Non riconosco altro mezzo che la tua o la mia morte, unico rimedio alla mia gelosia. diego In questo modo procurerò la mia difesa. 10 diego ¡Qué gran brio! Combattono 3 felice Non ho provato valore eguale. diego Gran bravura. scena prima [Enrico e Alvaro con le spade in pugno, gli altri in casa] enrico O ti torrò la vita o perderò la mia o saprò chi tu sia! alvaro Freni la lingua ardita i temerari accenti, ché se tenti scoprirmi, indarno il tenti. enrico Come a scoprirti il tuo tacer m’invita, a gastigarti il tuo parlar m’appresta. alvaro Perché senza risposta omai non vada o il tuo vano ardimento o la richiesta, sarà lingua la spada. enrico Si scorgerà ben presto se vano è l’ardir mio. 5 10 scena seconda Don Alfonso, Leonora, Auretta e detti Dentro 1 Dentro don Alonso ¡Grave mal! ¡Cuchilladas! ¿Qué es aquello? Dadame una espada y broquel, y sacad luces. leon. Señor, advierte… alfonso Che inconveniente è questo? Rumor di spade in mia casa? Presto datemi un ferro e si portino i lumi. leonora Signore avvertite… alon. alon. Suelta, Leonor. leon. No has de salir. 15 alfonso Lasciami, dico, Leonora. leonora Troppo mi è cara la vostra vita. Voi non uscirete. Scena i 1. che] r82 qual 2. cimento] r82 caso 3. r82: la didascalia precede la battuta di Diego Scena ii 1. r82: omessa didascalia 2. i lumi] r82 lumi [da dentro la casa] tranq. Questione in strada. alonso Accorrete con luci or ch’io m’appresto di quell’armi a frenar l’ira e il periglio. 15 laura Padre, signor, che fai? Ohimè, cangia consiglio. alonso Lasciami Laura. laura No, non sarà mai. Scena i 13. questione] p quistione 14. luci] rv1 lumi 228 Sinossi — atto i [in strada] Más cruel es ya el lance: que al ruido luz bajan, y en este estado, es fuerza ser yo el culpado, siendo yo el aborrecido. 20 félix A todo lance dispuesto, a trueque de conocer mis celos, no siento ver que bajen luces. Salen don Alonso medio desnudo y Leonor deteniéndole, e Inés con luz diego alon. ¿Qué es esto? diego (Bien ocultarme será, aunque a mi valor le pese.) 25 alon. ¡Pues cómo en mi casa…! Ese caballero os lo dirá. Rebózase don Diego y vase félix Sí haré, en habiéndo os seguido. alon. ¡Señor don Félix! Yo soy. 30 alon. ¿Qué ha sido esto? inés alvaro Fuor dell’albergo don Alonso or viene io ritrarrò le piante che per ora il celarmi a me conviene. [Alfonso esce] con un lume in strada 3 [Esce Alonso con un lume; Laura lo trattiene, Tranquilla dietro] alfonso Che rumore è questo? laura Deh perché, padre, entrar ne la tenzone? enrico Con il lume ch’appare scoprirò di costui forse il sembiante. alonso Cessin, cessin le gare 25 e qual grave cagione presso alla mia magione a pugnar n’ha condotto? 20 diego Soffri per questa volta, o mio valore, la necessità che 4 mi astringe ad occultarmi. alfonso E come nella mia casa? diego Questo cavaliero ve lo dirà. diego félix diego Maggior diviene la mia sventura, poiché se al rumore accorrono con i lumi,2 io che sono l’aborrito, sarò anche in quest’affare giudicato il colpevole. felice Disposto ad ogni evento per venire in chiaro de’ miei sospetti non curo d’esser veduto. Parte inferraiolato felice Lo farò avendoti fin qui seguitato. alfonso Siete voi, signor 5 don Felice? felice Io sono. alvaro Da questo cavalier saprete il tutto. [Alvaro fugge via non facendosi riconoscere] enrico Sì, doppo che i tuoi passi avrò seguito. 30 alonso Don Enrico a me pare! enrico Enrico io sono! alfonso Che strano accidente è mai questo? auretta Sono morta.6 Muerta estoy. leon. ¡Cielos! ¿Qué habrá sucedido? leonora Che sarà mai successo? félix Yo os lo diré, desoués que siga a aquel hombre. felice Poi che avrò seguitato quell’uomo ve ne darò ragguaglio distinto. laura [fra sè] In tal contrasto, ohimè, colui ch’adoro? tranq. Tutta mi conturbò dell’armi il suono. [Alonso trattiene Enrico che vuole inseguire Alvaro] Eso no: que habiendo salido yo a poner paz, pues se fué el hombre con quien reñís, non es justo que le sigáis, si ya obligado no estáis a hecerlo: que se decis que os importa darle muerte, el primero seré yo que le siga. félix Porque no discurráis de aquesa suerte contra mi reputacíon, de seguirle dejaré y la ocasión os diré. alon. Envaina leon. ¿Cuál pudo ser la ocasión? 35 40 45 alfonso Oh questo no. Uscii a metter pace, et essendosi allontanato il vostro avversario non è d’uopo il seguirlo, quando però grave cagione a ciò non vi astringa, ché se rileva al vostro onore il levargli la vita in tal caso io m’esibisco il primo a seguitarlo. alonso Ferma! enrico Lascia! alonso Ritieni il passo ardito: a nemico che parte il ponte d’oro. Fanne più tosto espresso qual causa ebbe la pugna. felice Acciò che alcun dubbio non vi cada nella mente, che in questa 7 querela la mia riputatione offesa rimanga, tralascio d’andarvi dietro, anzi raccontarov‹v›i l’origine della differenza. [Enrico ripone la spada nel fodero] leonora O Cielo, e quale sarà ella mai? 3. m87: didascalia omessa 4. che] r82: omesso 5. signor] m87: omesso 6. m87: battuta di Auretta omessa 7. questa] r82 quella 35 229 Sinossi — atto i félix Estando ahora jugando, una duda se ofreció sobre una suerte, que yo ganaba: solicitando defenderla como mía, se atraversó un caballero que, apasionado, el primero juzgó que yo la perdía. Yo que declarada vi la suerte con tal rigor contra mí en otro favor, no sé qué le respondí, que le obligó a que sacara la espada. Como nos vieron empuñados, acudieron todos a que no pasara a mayor extremo el lance. Colérico me salí de la casa: él hasta aquí vino siguiendo mi alcance, de otros dos acompañado, que le seguían. Yo, pues, viéndome embastir de tres, de aqueste umbral amparado me intentaba defender. Al ruido salisteis vos, retirándose los dos antes de dejarse ver, y él también se ritiró en viéndoos. Aquesta ha sido la ocasion: perdón os pido del alboroto; pues yo siento más el ver que vos os hayáis sobresaltado, que no el disgusto pasado. 50 55 60 65 70 75 80 85 félix Pues ¿qué es lo que me mandáis? félix Más lo fuera yo, por Dios, si eso a permitir llegara, dejando a esta mi señora con tal cuitado. enrico Odi il successo. Io di qua non lontano stavami in lieto gioco a passar l’ore e con prodiga mano 40 mi compartia la sorte il suo favore, quando improv‹v›iso io sento che non so chi, posposta ogni ragione, pien di vano ardimento il punto che tenevo in dubbio pone, 45 e quasi che del torto io non m’avveda tenta che il vincitor vinto a lui ceda. Quindi proruppe all’ire e di sfogar con l’armi il vivo sdegno d’entrambi era il desire ma fur communi amici a noi ritegno. Mi partii poscia; ei l’orme mie seguite qui sopraggiunse e rinovò la lite. 50 Io allora, vedendomi assalito da tre, mi feci scudo di questo portico, al rumore voi alzaste le voci, 8 i due si ritirarono prima che usciste et egli ancora al vostro arrivo, come vedeste, si allontanò. Questa fu la cagione della differenza, ed io vi chiedo perdono dell’inquietezza apportatavi, avendo più rammarico dal vedere che vi siate commosso che sentimento del passato disgusto. Eccovi appagato; tornate al riposo, ch’io parto. Addio. alfonso Fermatevi. alon. Esperad. alon. Lo que yo os suplico es que, puesto que os buscan tres, solo de aquí no salgáis; que habiendo mi casa sido de vuestro riesgo sagrado, y habiendo al lance llegado, muy necio y inadvertido fuera, si sólo os dejara ir. Yo tengo de ir con vos. Io, che viddi dichiararmisi contraria e rapirmisi quella sorte che per sicura mi tenevo e darla favorevole ad un altro, gli risposi un non so che che l’astrinse a por mano alla spada. Tutti quelli ch’erano al giuoco, vedendoci in tale impegno, accorsero per impedire che più oltre non passasse il litigio. Io arrabbiato uscii da quel luogo et egli, accompagnato da due altri che lo seguivano, sin qui venne sull’orma de’ miei passi. Con esto quedad con Dios. leon. [aparte] Albricias, ¡Cielos!, una y mil veces os pido de que por juego haya sido la ocasion, y no por celos. felice Essendo poco fa a ridotto, venne un dubbio sul giuoco de’ dadi intorno ad una sorte ch’io guadagnavo, e mentre procuravo diffenderla come mia, si oppose un cavaliero che appassionatamente fu il primo a giudicare ch’io la perdevo. leonora [fra sé] Lodato il Cielo, che il gioco e non la gelosia fu l’origine di questa rissa. Il vero io vi confesso; più che ogn’altro accidente a me dispiace 55 l’aver dato cagione in tal successo a turbar vostra pace ma, come casi sono ch’essere non può ch’altri a sua voglia eviti, da voi spero il perdono. 60 Con questo mi ritiro; il Ciel v’aiti. alonso Anch’io teco verrò. laura [fra sé] Fu sorte mia che nascesse la rissa in questo loco da disgusto di gioco e non di gelosia, 65 quindi fassi men grave il mio cordoglio. felice E che mi comandate? 90 95 alfonso Quello di cui vi supplico si è che, essendo tre quelli che vi assalirono, non partiate di qui voi 9 solo; poiché sarei indiscreto, mentre che la mia casa ebbe la sorte di servir per difesa al vostro periglio, a permetterlo. Son risoluto venire 10 con voi. 100 felice Lo farei io di vantaggio nell’accettar la vostra offerta et esser cagione che lasciate sola questa dama in tanto travaglio. 8. alzaste le voci] r82 accorreste 9. voi] m87: omesso 10. venire] r82 di venire alonso …per ogni modo accompagnarti io voglio. enrico A questa mia signora troppo molesta fora che voi per me lunge moveste il piede 70 or che sì tarda è l’ora. 48. proruppe] p proruppi 230 Sinossi — atto i El que yo tendré, será de que no haga mi padre… félix [aparte] ¡Ah tridora! leon. …siempre lo mejor, y así, que os acompañe le ruego, hasta vuestra casa. leon. 105 leonora No no, in quanto a me procurerò che mio padre faccia… felice [aparte] Ah traditrice. leonora …il meglio; e così lo supplico ad accompagnarvi sino alla vostra casa. laura A me daria tormento che al suo dovere… enrico [a parte a Laura] Ah donna senza fede. laura …si mostrasse mio padre or poco attento: che v’accompagni il prego. E chi ti crede? 75 enrico [sempre a parte] félix Luego, ¿qué se dijera de mí sino que yo, de temor, de aquí a salir no había osado, sino tan acompañado? Y así os suplico, señor, me hagáis merced de quedaros; que conmigo no habéis de ir, ni yo lo he de consentir. alon. Es en vano el excusaros; y así, Félix, aunque estoy, por estar ya recogido, como veis, medio vestido, os ruego que mientras voy a tomar un ferreruelo, de aqui no salgáis. Lenor, tenle tú. leon. Sí haré, señor. 110 115 120 e tu, Leonora, non lasciare in alcun modo che ei 13 parta. leonora Così farò, o signore. [Vase don Alonso] fèlix Suelta; si no, ¡vive el Cielo!, si me detienes así, que diga la causa… leon. Espera. félix …del disgusto; pues me fuera, por ir huyendo de ti, cuando no porque imagine que para reñir conmigo tu galán y mi enemigo, esperarme determine. leon. ¿Qué galán? ¡Bueno es venir tú del juego ocasionado y querer que yo el enfado te pague! félix Por no decir la ocasíon que me obligó a sacar la espada aquí, a tu padre eso dingí; que no, ingrata, porque no tenga ocasion de quejarme. felice E che si direbbe allora di me? Non altro certo, se non ch’io non avessi ardito di uscire di vostra casa se non così bene accompagnato; e per‹ci›ò vi supplico, o signore, a rimanervene, poiché senza macchia del valor mio non posso acconsentire alla vostre richieste. alfonso Sono superflue, o don Felice, le scuse, poiché non meno a cuore 11 deve essermi l’onor mio di quello che a voi lo sia; il valor vostro mi o‹b›bliga 12 a seguirvi e voi sareste scortese ad impedirmelo; però permettetemi che, essendo mezzo spogliato, entri a pigliare un ferraiolo e fra tanto attendetemi; [Felice] vuol partire 125 130 135 140 felice Lasciami perfida, altrimenti, viva il Cielo, raccontarò a tuo padre la vera origine… leonora Attendi. felice …della rissa, e quando altro non ve ne fosse me n’andrei solo per fuggir da te, rammentandomi che per assalirmi in questa casa il tuo amante et il mio nemico si tratteneva nascosto. leonora Che amante? che nemico? Buono, per mia fé, venir ir‹r›itato 14 dal giuoco e volere ch’io ti paghi il disgusto. felice Finsi questo accidente a tuo padre per non dirgli la vera cagione che in sua casa mi obligò a por mano al ferro, e fu per tuo decoro, o ingrata, e non perché io non avessi giusto campo di querelarmi; 11. non meno a cuore] r82 a cuore non meno 12. mi obbliga] r82 egli mi consiglia 13. ei] r82 si 14. irritato] r82 irato alonso Tanto farò. Voi date a me licenza perch’una cappa io prenda, con che fino a ch’io scenda non facciate partenza. Ritienlo Laura. laura Ad ob‹b›edir son presta. 80 [Alonso entra in casa a prendere il mantello, mentre Laura trattiene Enrico che vorrebbe andarsene] enrico Lasciami! laura I passi arresta! enrico Lasciami dico, o che con chiari accenti scioglierò le querele a palesar le frodi e i tradimenti che ordisce a chi l’amò, Laura infedele. 85 laura È certo un gentil tratto da compagni e dal gioco tornar mal sodisfatto e me poscia bersaglio in questo loco far de’ lamenti tuoi. 90 Che querele hai da me? Che di’? Che vuoi? enrico O come ben t’infingi comprese non aver le mie parole: certo è grand’arte in ascoltar l’offesa ond’a doler m’astringi. 95 Non darti per intesa; il peggior sordo è chi sentir non vuole. Perché al tuo genitor fossero ascosi quanto a te noti sono i miei successi furon da me sott’altro senso espressi. 100 78. a] rv1 omesso 84. frodi] rv1 frode 89. bersaglio] p berzaglio — loco] rv1 luoco 98. fossero] rv1 fussero 231 Sinossi — atto i Y bien de mi voz pudieras tu culpa inferir, si vieras que con los dos declarme quise a un tiempo; pues la suerte que yo pensé que ganaba, era la que amor me daba de hablarte en tu casa y verte. El caballero embonzado, que esperando en tu portal estaba ventura igual, es aquel que apasionado jusgó que yo la perdia y juzgó bien, pues es cierto que si tu mudanza advierto, de otro es la suerte, y no mia. Por conocerle en efeto, saqué la espada (¡ay de mí!), llegó tu padre y así, con equívoco conceto habló a los dos mi dolor, torpe confundiendo y ciego empeños de amor y juego; que también es juego amor, pues siempre anda con recelos estava de sus rigores, de ganancia en los favores y de pérdia en los celos. leon. Don Félix, señor, mi bien, fálteme el Cielo, si dí ocasión para que a ti pesar ninguno te den sombras que en el aire haría tu misma imaginación. félix No son sombras las que son traición tuya y muerte mia. 145 150 155 160 165 170 175 e ben poteva la macchiata tua coscienza farti comprendere dal mio racconto, ancorché finto, la verace tua colpa, poiché pretesi nel medesimo tempo anche a te palesarla, mentre la sorte, ch’io pensavo d’aver vinta, era quella che mi dava Amore di vederti e di parlarti nella tua casa; il cavaliero che inferraiolato stava in questo portico, attendendo ventura eguale, fu quello che appassionato giudicò che io la perdevo;15 e giudicò bene, poiché considerata la tua mutazione è chiaro che quella che fu mia ad altri si dona. Trassi la spada per riconoscerlo quando, per mia sventura, giunse tuo padre e così, con equivoco concetto, parlò ad entrambi il mio dolore, confondendo ciecamente con risse di gioco impegni d’amore; e con ragione: essendo anch’egli un gioco nel quale sempre fra la speranza e la tema si vive, con quella di guadagno nei favori, con questa di perdita nella gelosia. leonora Don Felice, mio signore, mio bene, mi manchi il Cielo se mai diedi cagione che non meno l’ombre d’immaginati sospetti ti dessero alcuna pena. felice Ed ombre tu chiami i tuoi tradimenti e la mia morte! leon. ¡Plegue al Cielo, que si sé quién pudo ser quién así…! leonora S’io so chi fosse colui, prego il Cielo… Sale don Alonso alon. Vamos, don Félix, de aquí. Esce 16 [don Alfonso] alfonso Andiamo, signor don Felice, ch’io vi servo. felice Confesso che m’affligge di darvi quest’incommodo. félix Bien a mi pesar iré. acompañado de vos 180 La sorte ch’io supposi favorevole a me fu quella appunto d’esser a te gradito. Quei che pretese ardito con ventura maggior vincermi il punto 105 fu il mio rivale, il tuo più caro amante, che trovai poco fa su questa soglia. Destata in me la voglia di scoprire il suo nome, il suo sembiante, con l’armi il procurai, 110 ma lo sforzo fu vano perché in lui ritrovai come furtivo il piè, forte la mano. Or s’io diedi a l’amor nome di gioco chi non vede che poco 115 dal ver mi dilungai, poiché gioco è l’amore in cui si perde al primo invito il core. In questo gioco io vincitor già fui ma per me più la sorte omai non regna, 120 ond’è che, posta a monte ogni mia brama per una carta, a cui tua leggerezza a trionfare insegna, ho perduto la dama. laura Ah don Enrico, e quale accusa è questa 125 ch’inventa il tuo rigore? Piova fulmini il ciel su la mia testa se in un atomo offesi il nostro amore. Ombre credi fur solo quelle che dier soggetto a’ tuoi lamenti. 130 enrico Son ombre i tradimenti ond’io ne traggo e confusione e duolo? laura Prego il Ciel che s’io so chi quello sia che ardì… [ritorna Alonso] alonso Partiamo, Enrico, a tuo piacer di qui. 135 enrico Cedendo al tuo voler teco n’andrò. [a parte a Laura] alfonso Auretta chiudi 17 questa porta, né si apra sino al mio ritorno. alon. Inés, cierra tú esa puerta, y hasta que yo vuelva, abierta no esté. félix Perdonad, por Dios, señora, el justo cuidado; con que es fuerza que quedéis que vos la culpa tenéis, pues ir no me habéis dejado. 162. confundiendo] m confundido 185 felice Perdonatemi, o signora, della pena in cui m’è forza il lasciarvi et a voi sola 18 ascrivetene la colpa, non avendomi voluto lasciar partire. 15. che io la perdevo] r82: omesso 16. Esce] r82: omesso (didascalia) 17. Auretta chiudi] r82 Chiudi Auretta 18. sola] r82: omesso Non inganni me più chi mi tradì. laura [a parte a Enrico] Non pretenda gioir chi non ha sorte. alonso [a Tranquilla] Chiudi senza dimora, Tranquilla, queste porte: tosto farò ritorno. enrico Perdonate signora, mentre per girne meco egli lungi sen va dal suo soggiorno, la molestia ch’io reco; ch’essendo a voi piacciuto trattenermi fin qui, la colpa è vostra. 111. lo sforzo] rv1 la forza 132. ne traggo] p ritraggo 136. voler] rv1 piacer 140 145 232 Sinossi — atto i leon. Si asi obedecer prevengo a mi padre, vos veréis, aunque la culpa me déis que es culpa que yo no tengo. alon. Venid, que dejaros quiero en vuestra casa: y después, sabiendo el hombre quien es, hacer las paces espero. Vase leon. Fáciles de hacer serán, puesto que agravio no ha habido. félix No mucho, pues ofendido estoy yo, viendo que están tres enemigos (¡ay cielos!) declarados. 190 195 200 ¿Cuáles son? leon. leonora Se in questa forma ubbidii a mio padre conoscerete: poiché, se bene me n’incolpate, sono affatto innocente. alfonso Venite, che voglio lasciarvi in vostra casa, e poi ricercar del vostro nemico per poi 19 trattar la pace. [Alfonso s’incammina] leonora Sarà facile lo stabilirla, poiché non vi è stata l’offesa.20 felice Io solo, ingrata, sono l’oltraggiato, e contro me ho tre potenti nemici congiurati. leonora félix ¿Eso dudas? Tu traición y su ventura y mis celos. E quali sono? felice Ancor nol sai? Il tuo tradimento, l’altrui ventura e la mia gelosia. [Felice se ne va] Vase laura Mio debito ho creduto, come ragion dimostra, l’esser del genitor pronta a l’impero; quindi, benché la colpa a me si dia, conoscerete io spero ben ricercando il vero che se colpa vi fu già non fu mia. alonso Prendiam di qua la via. 150 155 [Alonso s’incammina] laura Senza pure un addio vorrai ch’io resti in preda al mio martire? enrico Ben tosto goderai del mio morire col nuovo amante a cui favore or presti poiché son congiurati alla mia morte 160 tre possenti nemici. laura E quai son questi? enrico La tua frode, il mio duolo e la sua sorte. [Enrico se ne va] scena terza Leonora, Auretta leon. ¿Sabes, Inés, que seria quién en mi casa embozado, para darme este cuidado a estas horas estaria? inès No sé; mas aquel don Diego que tu belleza enamora, sólo pudo ser, señora. 205 210 leon. El seria. Cierra luego esa puerta, y a pensar ven conmigo en mis desvelos cómo podré de sus celos a Félix desenojar. 215 inés Eso yo te lo diré. No dándole a su pasión ninguna satisfaccón. leon. ¿Eso dices? inés Sí, porque en la incostante fortuna de los celos y el amor, la satisfacción mayor suele ser no dar ninguna. leonora E non puoi immaginarti, Auretta, chi possa essere costui che per darmi tormento stavasi a quest’ora sconosciuto nella mia casa? auretta Non so, ma dubito assai di quel don Diego amante della vostra bellezza, et al certo fu esso. leonora Lo credo, ma serra tosto questa porta e vieni meco per darmi consiglio in qual modo potrò palesare al mio don Felice la fermezza della mia fede e sgombrare dalla sua mente i fantasmi d’un ingiusto sospetto. auretta Io ve l’insegno col non dargli sodisfazione alcuna. laura Chi, Tranquilla, sarà colui ch’ascoso qui ferme avea le piante solo a turbare, ahi lassa, il mio riposo? 165 tranq. Fu don Alvaro, io penso, che con ardore immenso qui rivolge ad ogn’ora il passo errante. laura Io degl’errori suoi con la pena rimango: ei commette gl’errori et io li piango. Entriamo in casa e penserem di poi qual potrò dar discolpa a don Enrico. Colà nella magione intender bramo il tuo parere. Io dico 175 che per chi dal suo canto ha la ragione le discolpe più vere consistono in tacere. laura Il silenzio talora, ove contrasta un non lieve sospetto, 180 indizio è di difetto. tranq. Sempre alla fin la verità sovrasta. tranq. leonora Et a questo tu mi consigli. 220 auretta Sì signora, poiché nell’incostante fortuna d’amore e gelosia la maggior sodisfazione per lo più è il non darne alcuna. 19. poi] r82: omesso 20. l’offesa] m87 l’esserla Scena iii – 170 167-168. rv1 omessi due versi 171. li] p gli 233 Sinossi — atto i leon. Es engaño: pues también es cierta especie de culpa no acertar con la disculpa. Vase inés Si supiera que fui quien a don Diego le avisó que a aquestas horas viniera a darme un papel, ¿qué hiciera? Mas bastante razón yo me tengo, para quedar del sucesso disculpada, con decir que soy criada, y sirvo para medrar. 225 230 235 [Calle] Salen doña Elvira y Juana tapadas, y don Juan y Hernando elv. Ya sabéis que la licencia 237 de seguirme, caballero, no dura más que hasta aquí, y así que os volváis os ruego. 240 juan Ya se que todos los días que en ese parque os encuentro, dando en su florida estancia al mayo flores, al cielo rayos, cristales al rio, luz al sol, envidia al viento, me dais licencia de hablaros y de veniros siguiendo hasta aquesta calle, a donde me despedís con rezelo de que no os siga ni sepa quién sois, cuya ley atento me tuvo tanto, que hice de ella fineza, creyendo que alguna vez del descuido naciera el merecimiento. Vos, por más que yo procure serviros y obedeceros, nunca os dais por entendida de mi cortés rendimiento; 245 250 255 260 leonora Questo è un inganno, poiché quell’anima si dichiara colpevole; ché a levare i sospetti ingiustamente concepiti non apporta dell’innocenza le discolpe. [Leonora rientra] auretta O s’ella sapesse ch’io fui quella che fece venir qui don Diego a quest’ora per portarmi una lettera, e 1 che farebbe! Ma in ogni caso per iscolparmi del successo ho la scusa in pronto: sono serva, e chi serve, serve per guadagnare. [Laura rientra in casa] Se sapesse costei ch’a porgermi un viglietto don Alvaro venia 185 dal caldo amor ch’egli le porta astretto, sarebbero spediti i casi miei. Ma siasi ciò che sia; si sa tanto in volgar come in latino che ciascun tira l’acqua al suo mulino. 190 Se veggo un amante che troppo costante per cruda beltà piangendo languendo 195 morendo si sta, oh quanto quel pianto da rider mi dà. «Parco, cioè campagna …» [Campagna, il mattino successivo] scena quarta Elvira, Colombina, don Giovanni, Ernando Donna Ippolita, don Fabio, Spinetta, Bruscolo [Elvira, Colombina] col manto [Ippolita e Spinetta nascoste dal manto] elvira Già sapete o cavaliere che fin qui solo vi è permesso il seguirmi, e per‹ci›ò vi prego di ritornarvene. giovanni Già so che ogni volta che nel parco io v’incontro, ad accrescere in questa 1 fiorita stanza gemme al maggio, luce al cielo, raggi al sole e cristalli al ruscello, mi concedete di favellarvi e di palesare ad una sconosciuta le mie pur troppo conosciute passioni, cortese non isdegnate l’espressioni d’un cuore amante. Ma vietandomi il passar questa strada non m’è concesso di vagheggiar quel sole che, da fosche nubi coperto, in quelle, dai vapori attratti dai miei pianti e da’ miei sospiri, fabbrica i fulmini per incenerire il mio riposo. Tosto mi licenziate acciò che nel seguirvi non riconosca la cagione de’ miei tormenti. E fin qui tanta forza sopra di me ha avuto il vostro comando ché, religiosamente osservandolo, da vostri cenni ho pigliata la legge sperando che un giorno l’ubbidienza convertita in merito mi dovesse far degno d’abbagliarmi a quei raggi scoperti che, chiusi finora da nero manto, anche celati hanno avuto forza d’ardermi il cuore. 1. e] r82: omesso Scena iv 1. questa] r82 quella scena seconda ippol. Or non più oltre un passo, ecco il confino che a seguirmi è permesso; fora il continuar meco il cam‹m›ino evidente periglio, aggravio espresso. fabio Altre volte cedendo ai vostri cenni, 5 benché con mio dolore, giunto qui mi ritenni. 187. sarebbero] p sarebbeno 190. molino] rv1 mulino 196-199. rv1 omessi quattro versi dell’aria Scena ii – 234 Sinossi — atto i ippol. fabio ippol. fabio ippol. fabio ippol. Y así, viendo que ya el mayo, tiranamente depuesto del imperio de las flores, le deja a junio el imperio, termeroso de veir qne entre abrasando y destruiendo en las fértiles campañas los verdes triunfos del tiempo; no quiero esperar a que deste hermoso sitio ameno la estación cese, y pasando el feliz siglo de acero, mejor que el de oro, ne quede llorando y en el de hierro el no haberos cenocido. 265 270 275 Discúlpeme un argurnento, por ver si con mis razón vuestro recato convenzo. Vos me mandáis que no os siga; y yo, que seré, os confieso, 280 un descortés en seguiros, un necio en obedeceros. De necio u de descortés estoy peligrando al riesgo: ¡ved vos la distancia que hay de un defecto a otro defecto! Pues de descortés podré enmendarme con no serlo, y de necio no, pues tarde puede el necio no ser necio? 285 290 U os habréis de descubrir o decir quién sois, o tengo de seguiros donde pueda mi curiosidad saberlo; 269. hermoso] m, c: omesso (verso ipometro) Ma deluso il mio pensiero, non gradito il mio rispettoso affetto, scorgendo che, deposta ormai la primavera l’impero 2 de’ fiori con tirannica autorità, se l’usurpa l’estivo ardore cercando d’inaridir con le fiamme del suo cielo gli odorosi germogli del suolo prima che o 3 gentil ferro gli recida o cadano trionfo del tempo, risolvo di non attendere che cessato il concorso di questo sito ameno manchi a me l’occasione felice di più parlarvi, e pianger, poi tardi pentito, l’errore di non avervi riconosciuta. E serva di discolpa a questa mia disub‹b›edienza un argomento per vedere in tal modo se 4 alle ragioni posso far cedere la vostra ostinazione; voi mi comandate ch’io non vi segua et io confesso che nel disub‹b›idirvi sarò discortese ma altresì nell’ubbidirvi mi dichiarerò per pazzo; fabio poiché sprezzando e la costanza mia e il mio servir devoto volete che mi sia, nonché il vostro sembiante, il nome ignoto; 30 quindi m’astringe, or che pietade oblia il soverchio rigor ch’in voi ritrovo, ad esser discortese. onde essendo in pericolo d’incorrere nella taccia o di poco cortese 5 o di poco savio, la distanza che vi è dall’uno 6 di questi difetti all’altro fa risolvermi d’accettare il primo, poiché l’essere una volta discortese vuole 7 emendarsi con il non esserlo più in avvenire, là dove la pazzia essendo infermità quasi irremediabile, se in quella una volta cadessi mi sarebbe impossibile il risorgerne. E per‹ci›ò in questa necessità o dovete scoprirmi 8 il volto e 9 dirmi chi siete, o ch’io vi seguirò fin che la curiosità mia appagata rimanga, 2. l’impero] m87 dell’impero 3. o] r82: omesso 4. se] r82: omesso 5. o di poco cortese] m87: omesso 6. dall’uno] m87: omesso 7. vuole] r82, m87 puole 8. scoprirmi] r82 scoprirvi 9. e] m87 o Oggi però troppo repugna il core, e l’occulto splendor che si dilegua mi sforza ch’io lo segua 10 in fin che chiaro agli occhi miei si scopra. Per ora è vana ogni richiesta, ogn’opra. Deh più non celi il manto i vostri rai. Io scoprirmi? Non mai. Lasciarvi io non veduta? Esser non può. 15 Ma che farete? Che? Vi seguirò. È troppo gran martire se chi l’alma mi tolse altrove è volta il vederla partire senza almeno saper chi me l’ha tolta. 20 In voi più non trovai cotanta resistenza. Io, signora, sperai ch’essere al fin dovesse merito l’obedienza 25 ma il contrario successe, – 235 Sinossi — atto i porque haberos dado el alma por fe del entendimiento e ignorar a quién la he dado, es pereza del deseo, es desaliño del gusto, es tibieza del afecto, y nada os está mejor que en mí no aver nada desto. 295 300 elv. Señor don Juan, quien buscó esta ocasión para veros y para hablaros, dijera 305 quién es, a poder hacerlo. Ni vos lo podéis saber, ni yo decíroslo puedo; que hay muchos inconvenientes… Y de uno sólo os advierto; 310 conque, si queréis que os diga mi nombre decirlo obedezco. juan Ninguno será mayor que ignorarlo. Decid presto. elv. Pues en el instante que sepáis quién soy, estad cierto que otra vez en vuestra vida volver a hablaros no tengo. juan ¡Terrible es la condición! Y sin pensarla primero, no me atrevo a resolverla. 315 320 elv. Pues… juan ¿Qué? elv. Pensadla, y sea presto. hern. Mientras que piensa mi amo, y mientras yo también pienso este bayo que no ensilio, tapada menor, te ruego hagas por mí una fineza. juana Como no sea su intento el saber quién soy, señor Hernando, yo se lo ofrezco, porque le quiero así, así. poiché l’avervi dato l’anima su la semplice fede dell’intelletto, senza che alla cognizione de’ sensi sia noto a chi fece 10 tal dono, è dappocaggine del desiderio e disordine del gusto, e freddezza dell’affetto e nulla me ne conviene quanto che in una persona che vi adora alcuno di questi difetti 11 s’allinei.12 elvira Signor don Giovanni, chi cercò quest’occasione per vedervi e per parlarvi direbbe anche chi fosse, se alta necessità non gli servisse di freno. Ma nello stato presente né io posso dirvelo né voi potete saperlo, poiché ne nascerebbero inconvenienti infiniti; e di uno solo voglio avvertirvi, e poi se vorrete ch’io vi palesi il mio nome sarò 13 pronta a sod‹d›isfarvi. giovanni Più caro mi sarebbe il non saperlo, pure ditelo tosto. elvira Al punto stesso che vi avrò palesato qual io mi sia, siate certo di perdermi per sempre, poiché mai più in vita vostra mi vedrete né io mai più potrò parlarvi. giovanni Terribile è la condizione, e senza prima pensarci non mi arrischio a risolvere. elvira Dunque? giovanni Che elvira Pensateci, e presto. 325 330 ernando Mentre il mio padrone pensa vi prego, signora ammantata minore, a fare per me una finezza. colombina Purché il suo intento, signor Ernando, non sia ch’io mi scopra, sono pronta a servirla. hern. Y yo así, así lo agradezco. Mas ¿por qué no ha de decirlo? ernando Ma perché ella non vuole scoprirsi? juana Porque he hecho juramento de callarlo. hern. Por lo mismo pensaba yo que el saberlo fuera más fácil. colombina Perché ho fatto giuramento di non palesarmi. ernando E per questo io mi pensavo che mi fosse più facile il saperlo. juana ¿Por qué? 335 colombina E perché? 10. fece] r82 faccia 11. alcuno di questi difetti] m87 almeno di questo difetto 12. s’allinei] r82 s’alligni — m87 s’allinsj 13. sarò] r82 sono ippol. Signor don Fabio io, che talor mi muovo con simulata veste 35 a favellarvi, anche farei palese alle vostre richieste il mio volto, il mio stato, a non esser vietato da grave inconveniente; e so ben io 40 che a voi stesso molesto saria fuor di misura. fabio Qual grave inconveniente esser può questo? ippol. Che da me fatto espresso il nome mio dovrà senza rimedio esser mia cura 45 di mai più non vedervi, anzi sempre fuggir donde voi sete. Dichiararvi or potete (sendo preciso a me ch’il tutto osservi): a che vi risolvete? 50 fabio Severa condizione di dar risposta a legge così ria che da voi si propone minacciando al mio cor ore non liete, ardir non ho senza pensarvi pria. 55 ippol. Ciò che narrato ho già forza è che sia: pensate e rispondete. brusc. Voi dama di seconda o terza riga quando sarete di tacer già sazia ditemi, se però non vi è di briga, 60 mi fareste un grazia? spinet. Purché non sia l’istanza ch’io vi dica il mio nome o scopra il manto vi rispondo di sì perché voi mi piacete tanto quanto. 65 brusc. Et io stimo il favor così così ma per qual causa tanta repugnanza in dare il nome a chi con voi favella, se un sergente lo dà senza difficoltà 70 anche di notte a ogni sentinella? Senza grande stupore io ciò non sento. spinet. Di non scoprirmi ho fatto giuramento. brusc. Che l’osserviate io lodo, e l’ascoltar da voi ciò che non so certo mi spiacerebbe fuor di modo. spinet. Perché vi spiacerebbe? 49. p: omessa la chiusura della parentesi 58. o] rv1 e 62. istanza] rv1 instanza 63. vi dica] p rv1 ridica 75 236 Sinossi — atto i ernando Perché le donne non han gusto maggiore che a giurare il falso, e palesare un segreto. hern. Porque no hay gusto en el suelo como quebrantar tres cosas. juana ¿Cuáles son? hern. Un juramento, 340 un destierro y un ayuno. Mas no presumas que es esto lo que te quiero pedir: pues antes es mi deseo el que me hagas tanta merced 345 que me lo tengas secreto; que estoy, si verdad te trato, temblando que he de saberlo. juana Y ¿de qué nace el temor que tanto le aflige? hern. Desto. 350 Desde el día que empecé a navegar el estrecho golfo de amor, sin salir de abido para ir a Sesto, supe quién era mi dama 355 su cara, su entendimiento, su calidad y su estado, y todas cuantas encuentro son Marias, Juanas, Luisas; y poquito más o menos 360 todas al Malcocinado tienen sus alojamentos. Quisiera una dama yo extravagante, y sujeto capaz de novela, porque 365 es mi amor tan novelero, que me le escribió Cervantes; y así te pido y te ruego que sin saber yo quién eres, me adules mis pensamientos. 370 Dame a entender que te llamas Pantasilea; y creyendo se infanta distraída, viviré ufano y contento de pensar que andas tras mí puesta en trabajo; y con esto, por no olvidar el beber beberé por ti los vientos. juana Pues por mucho que imagine, aún soy más. hern. Así lo creo. brusc. Vi dirò: per illustrar con nobil fiamma il petto io diventare amante vorrei di qualche dama stravagante che sia degno soggetto d’istoria, di romanzo o di novella. 80 Dimmi tu d’esser quella e senza dichiararmi il nome vero fingiti col pensiero 85 qualche avventura strana raccontami che sei donna sublime, cruda ad ogn’altro ed a me solo umana, in cui per me sue fiamme Amore imprime. Io ciò sentendo al tutto 90 presterò piena fede e, mentre io miri che per me mai non abbia il ciglio asciutto ma s’affliga e sospiri donna di così alto portamento, 95 n’andrò superbo e viverò contento. 375 spinet. La sorte che da te più si desia oggi l’hai ritrovata; fatti pensier ch’io sia una donna incantata. 100 brusc. Non trattiamo d’incanti se vuoi ch’io te per mia signora accetti, ché lo star tra fantasme e tra folletti è compagnia da maghi e non d’amanti. spinet. Prendi dunque altro assunto… 105 380 giovanni In fine voglio conoscervi. 80. di] rv1 con 82. novella] p donzella 85-86. rv1 omessi due versi 87-89. p prima versione poi corretta: raccontami che sei gran principessa | cruda ad ogn’altro ed a me solo umana | e sol per me da vive fiamme oppressa 100. donna] rv1 dama 237 Sinossi — atto i elv. ¿Y en eso os resolvéis? juan Sí que si tengo de perderos no siguiéndoos de cobarde, y de atrevido siguiéndoos, mejor es que de atrevido os pierda; que en igual riesgo, es civil la codardía, y noble el atrevimiento. elvira Et in questo vi risolvete? 385 elv. Mirad que aventurais mucho. juan Más aventuro, si os pierdo. elvira Avvertite che avventurate molto. 390 elv. Eso es perderme yo y todo he de hacer otro argumento. O es verdad que para hablaros busqué este disfraz que tengo, o no. Si es verdad, seguro podéis estar de mi afecto. Si no es, ¿qué os importará el saber quién soy, supuesto que el saber quién soy no es circunstancia de quereros? Y así, señor, fiad de mi que os buscaré en otro puesto, y no me sigáis por hoy. juan Aunque adoro ingenio vuestro, aún no me doy por vencido de la réplica. giovanni Sì, poiché se devo perdervi da codardo in lasciarvi o d’ardito in seguitarvi, essendo certa la perdita, è meglio farlo con l’acquisto del titolo di valoroso che con la taccia di vile; ché in tale contingenza se ha nome di civile la codardia, l’ha di nobile l’ardimento. 395 400 405 En efecto, ¿me habéis de seguir? juan Sí. elv. Pues advertid… elv. giovanni E tutto arrischio s’io vi perdo. elvira Oltre perdere tutto 14 in questo modo me ancora perdete; e per rimettervi nel sentiero della ragione anch’io mi vaglio della dialettica et in tal modo vi argomento. O è vero che mi portai in tal abito sconosciuta 15 per parlarvi, o no. Se è vero potete star sicuro dell’affetto mio, se no che v’importa il sapere ch’io mi sia mentre il conoscermi non è circostanza che m’obblighi ad amarvi? Onde fidatevi, o signore, di me; né mi seguite oggi, poiché se vi amo è certo che un altro giorno saprò ricercarvi. giovanni Benché con ammirazione mi si palesi perspicace il vostro ingegno non mi do però vinto alle vostre ragioni, anzi argomentando che al par dell’anima abbiate bello il volto son risoluto di seguitarvi. elvira Né da questo pensiero volete rimovervi? giovanni Non certo. elvira Avvertite poi… ippol. E in ciò vi risolvete? fabio In questo appunto: poiché se col seguire i vostri passi vi perdo come audace e s’avvien ch’io vi lassi per timido vi perdo. Elegge il core 110 perdervi come audace, e fra due mali al minor male è intento. Perché al fin, chi nol sa?, vile è il timore nobile è l’ardimento. ippol. A seguirmi rivolto, 115 signor don Fabio, avventurate molto. fabio Avventuro assai più quand’io vi perda. ippol. Posta in mezzo fra Scilla e fra Cariddi in angustia cotanta, in tal periglio, di palesarmi al fin prendo consiglio. scena terza scena quinta Don Diego e detti diego elv. Sale don Diego Don Juan. ¡Ay Cielos! Ya es mi desdicha mayor. juan ¿Qué mandáis? diego Buscándoos vengo, 410 sabiendo que al parque fuistes. juana Muy malo, señora, es esto. elv. ¿Si mi hermano nos habrá conocido? [giunge Diego] diego Don Giovanni. elvira O Cielo, ecco sempre maggiore la mia sventura. giovanni Che mi comandate? diego Vengo cercandovi, avendo inteso che poco fa eravate partito dal parco. colombina Il negozio va molto male. elvira Se mio fratello ci ha conosciute 1 io son perduta. 120 Don Alvaro e sopradetti [giunge Alvaro] alvaro Don Fabio. ippol. [fra sé] Ohimè che intesi! Ohimè che vidi! Qua mio fratello in torbido sembiante, (troppo certo è il mio mal!) mosse ha le piante. spinet. [fra sé] Son tutta sbigottita. fabio Che commandate? ippol. [sempre fra sé] Ahi sventurata sorte. 5 alvaro Seppi ch’usciste al parco… ippol. S’egli n’ha conosciute non ha scampo la vita. 14. Oltre perdere tutto] m87 Oltre tutto 15. mi portai in tal abito sconosciuta] r82 io mi posi in quest’abbito sconosciuto – Scena v – Scena iii 3. p: omesse parentesi 238 Sinossi — atto i alvaro …et io da cure acerbamente acute… spinet. Misera me, siam morte. alvaro …fui tratto qui per aspettarvi al varco. juana Harto lo temo. juan Pues ¿qué mandáis? diego elv. Un cuidado que en toda el alma podezco me importa comunicar con vos. colombina Molto ne dubito. giovanni Che bramate dunque? 415 ¡Ay triste! diego Devo communicarvi un pensiero che mi sconvolge tutta la quiete dell’anima. elvira Strano accidente: ancor confusa rimango. fabio In che dunque vi servo? alvaro Un gran sdegno a farvi noto e le mie doglie aperte, con aspro sentimento a voi ne vengo. 15 spinet. Omai dubbio non v’è: siamo scoperte. fabio Che sarà questo? ippol. Oh pena! Oh confusione! spinet. Así os ruego que en dejando aquesa dama en su casa… diego Così vi prego che servita 2 questa dama alla sua casa… elv. ¡Extraño aprieto! 420 diego …conmigo vengáis; que yo a lo largo os voy siguiendo. juana [a Elvira] ¡No es nada! ¡Seguirnos quiere vuestro hermano por lo menos! elv. [aparte a Juan] No permitáis que nos siga, 425 por Dios, ese caballero, señor don Juan; que quien tuvo de vos sólo igual recelo, ¿qué hará de todos? elvira Respira il 3 mio cuore. diego …state con me che alla larga vi anderò seguitando. colombina [a Elvira] Una bagatella, vostro fratello per lo meno vuol seguitarvi. elvira [a parte a Giovanni] Non permette in alcun modo, signor don Giovanni, che questo cavaliero ne segua poiché chi si guardò da un 4 solo, molto più dovrà farlo da due. diego juan [a parte a Elvira] No haré. [a Diego] Aunque habéis llegado a tiempo, 430 que estaba tan bien divertido desa manera viniendo, ¿cómo puedo dilatar ir con vos? diego juan Yo os lo agradezco. Perdonad, señora, y dadle licencia. 435 Yo ya la tengo desta manera y antes ella agradecerá el encuentro, porque no la siga yo. giovanni [a parte a Elvira] Sarete servita. [a Diego] Signor don Diego, benché siete giunto in tempo in cui stavo benissimo divertito non voglio dilungare l’ubbidirvi. diego Io ve ne resto infinitamente tenuto e voi, gentilissima dama, condonate alla necessità questo disturbo e dateli licenza. giovanni Di già l’ho ricevuta, anzi ella vi avrà obbligo di quest’incontro che è cagione ch’io tralascio di seguitarla. 10 alvaro Andiam di questa dama a la magione e, quando ella rimasa colà sia con quell’altra, immantinente favellerò con voi. 20 spinet. [a Ippolita] Non è niente: ridur noi vuol vostro fratello a casa. ippol. [a parte a Fabio] Signor don Fabio udite. Io sono donna, voi nobile; onde invano favor da voi non spero: 25 che questo cavaliero seguiti l’orme mie, presso o lontano, prego non consentite; che se il venir d’un solo a me molesto rendeasi poco avanti 30 che sarebbe or di tanti? fabio [a parte a Ippolita] Ad obedir son presto. [ad Alvaro] In gran divertimento mi ritrovate ove l’amor fu duce. Con tutto ciò, sentito che un affar di momento ora a me vi conduce, eccomi tutto ad ascoltarvi intento. alvaro Perdonate signora. fabio A lei gradito anzi sarà ch’io lassi d’osservare i suoi passi. 35 40 [a parte a Ippolita] Potete a piacer vostro omai partire; io resto con desire di poter di mia fé, di mia fermezza, darvi più chiare prove. elv. Es verdad; mas no por eso de mí estéis desconfiado, 440 elvira A don Giovanni 5 È vero, ma siate certo di rivedermi quanto prima, 1. ci ha conosciute] r82 m’ha conosciuta 2. servita] m87 servite 3. il] r82: omesso 4. un] m87 voi 5. r82: omessa didascalia ippol. [a parte a Fabio] Quanto obligar sapete io so gradire: stimo com’è ragion tanta finezza e mia cura sarà vedervi altrove. 21. favellerò] rv1 favellarò 22. vostro] p rv1 nostro 27. seguiti] rv1 sequiti 45 239 Sinossi — atto i pues ya nueva causa tengo de buscaros, por saber qué os quiere ese caballero. juan Pues ¿qué os importa a vos? Sólo 445 el cuidado con que quedo, de presumir que es disgusto. juan Estimad a ese recelo que no os siga. elv. elv. Sí lo estimo; mas también, don Juan, lo siento. 450 Ven Juana. No hay que temer que nos conoció, supuesto que nos deja ir seguras. elv. ¿Quién creyera que a un empeño igual mi hermano me hiciera 455 espaldas? Pues por él quedo libre ya de que don Juan no me siga. Vamos presto, juana poiché nuova cagione mi astringe a tornare 6 a cercarvi per sapere ciò che da voi questo cavaliero ricerchi. giovanni E che v’importa questo? elvira Più che non credete. giovanni Godete pure di questa occasione che m’impedisce il seguitarvi.7 elvira Non posso goderne a pieno poiché l’uscir d’una pena fa entrarmi in un’altra maggiore. Vieni Colombina. [Diego e Giovanni si allontanano] colombina Al certo non ci conobbe poiché ci lascia andare così sicure. elvira Strana avventura: mio fratello mi trae d’impegno rimanendo per sua cagione libera dal seguito di don Giovanni. Andianne presto. [Ippolita e Spinetta in disparte] spinet. ippol. spinet. ippol. brusc. spinet. brusc. juana A más ver, señor Hernando. hern. Vuestra alteza, oculto dueño de nìis sentidos, en mi tiene un esclavo. Vanse [Elvira y Juana] 460 colombina A rivederci signor Ernando. ernando Incolta signora de’ miei sensi, nella mia persona possedete un schiavo. [Elvira e Colombina se ne vanno] spinet. brusc. Ancorché non vogliate vi son schiavo. [Ippolita e Spinetta se ne vanno] scena quarta scena sesta Don Diego, don Giovanni, Ernando juan diego Ya quedo, don Diego, desocupado. ¿Qué mandáis? Estadme atento. giovanni Eccomi disoccupato. Che mi comandate don Diego? diego Uditemi. Mai non ebbi in mia vita il più grave timore. 50 Io mi tenni spedita, e pensai d’esser giunta all’ultim’ora. Di qua prendiamo in fretta il più breve sentiero. A fé ch’abbiam passato una gran stretta. 55 A pena mi par vero. Addio dama incantata. All’amor mio deh non risponda alma incostante e varia. Altra voglia tengh’io che di pensare a’ tuoi castelli in aria. 60 Mi par ch’andate impaurita assai. Se vi bisogna un bravo non mi cambiate me. Finiamla ormai. Don Fabio, don Alvaro, Bruscolo fabio Soli, come vedete, qui già restiamo: esprimer quale intento a me v’abbia portato omai potete. alvaro Passeggiam. fabio Passeggiamo. alvaro Udite attento. 6. tornare] r82 ritornare 7. seguitarvi] r82 seguirvi 54. breve] rv1 brieve Scena vi – Scena iv – 240 Sinossi — atto i Ya sabéis (como quien es mi amigo tan verdadero, y a quien he franqueado todos los archivos de mi pecho) que adoro a doña Leonor de Mendoza, padeciendo las iras de sus desdenes, las sañas de sus desprecios. Consolado en sus rigores (porque no es amor perfecto el que no se juzga bien hallado en sus sentimientos), la idolatraba, pensando que en tan soberano empleo, nadie había que ganase las venturas que yo pierdo. Mas ¡ay de mí! ¡Cuán burlado vivía mi pensamiento! Que otro es más feliz que yo ¿Cómo mis celos refiero, ¡ay de mí!, sin que me ahougue la ponzoña de mis celos? Cómo lo supe, escuchad: veréis la razón que tengo de sentirlos, quando no bastara la de saberlos. 465 470 475 480 485 Yo fui a llevarle el papel; pero aunque hice la seña, ella no me respondió tan presto. Presumiendo que estaria con sus amos, hice tiempo dentro del mismo portal, de la oscuridad cubierto; cuando con la escasa luz de la calle, un hombre veo entrar. Yo, más recatado, de la puerta me defiendo; pero no tanto que él no me sintiese, y diciendo: 512. defiendo] m detengo E vedendola così armata di rigori verso 2 la sinceratezza 3 dell’affetto mio, mi lusingavo che non vi fosse alcuno così fortunato che meritasse questa 4 corrispondenza che a me veniva negata. Ma folle! Altri del mio pianto 5 rideva e Leonora, che con tirannico impero tormentava la quiete del mio seno, ad altri sottomessa donava il cuore. 490 Una criada que sirve a aquese tirano dueño de mi vida, sobornada de la dádiva o del ruego, me ofreció dar un papel, diciendo que su aposento tiene una reja que cae al portal; que en el silencio de la noche, le llevase: que en ella, una seña haciendo, saldría a tomarle. A voi, come mio verace amico a cui ho spalancato l’interno del cuore, è ben noto che adoro donna Leonora di Mendozza; scoglio 1 alle tempeste del suo sdegno, rupe ai fulmini de’ suoi disprezzi, l’amo non gradito. Lo seppi da una serva che, vinta dalle preghiere e da doni, il tutto mi palesò. Ah, che nel riferirlo la memoria sola della mia gelosia quasi col suo veleno m’uccide.6 495 500 505 Questa medesima serva s’esibì di dargli la lettera, dicendomi che la sua casa ha una serrata che cade sotto il portico e che nel più oscuro della notte ivi gliela portassi, che facendo un cenno tra di noi concertato verrebbe a pigliarla. Osservai lo stabilito accordo ma, dopo il cenno, non essendo così presta a rispondermi, mi fermai sotto il portico coperto dall’oscurità delle tenebre; quando, con la scorsa luce che mi porgeva la strada, vedo un uomo che entra; È già, don Fabio, a voi palese a pieno da quai dardi pungenti, da quai scintille ardenti, ferito io porti ed infiammato il seno per donna Laura; e benché troppo altera ella dispregi il mio servir costante, per si rara bellezza, ancorché fiera, parvero al petto amante fortunati gli strali, venturose le faci, le pene più vivaci parver piene di gioia, e non mortali. Però che sempre a immaginar mi posi che, se fuggia da me rigida e schiva, da ogn’altro anche fuggiva, e che gli amati rai a qualunque amatore eran ritrosi. 5 10 15 20 Misero m’ingannai, incauto non pensai che colei che si cruda a me si rende pietosa ad altri poi 25 il Sol degl’occhi suoi viepiù placido gira, e per me solo accende, quasi turbato ciel, fulmini d’ira. fabio Onde ciò raccogliete? 30 Un amante talor muove il pensiero troppo lungi dal vero: non può esservi inganno? alvaro Or l’udirete. Io per aprirmi il passo all’amor della donna altera e bella, 35 mentre intentata alcuna via non lasso, ottenni con i preghi ai doni uniti ch’una sua cara ancella i miei dissegni aiti. Porger colei promesse 40 in propizia occasione a donna Laura un foglio che noto a lei facesse l’amor mio, la mia fede, il mio cordoglio. Per un piccol balcone che cade del suo portico all’entrata celando me d’oscura notte il manto all’ora destinata darle pensai la carta; 45 510 io 7 più ritenuto dietro la porta mi ascondo ma non così cheto che egli non mi sente; avvanza il passo et adirato mi dice 1. scoglio] r82 e che scoglio 2. verso] m87: omesso 3. sinceratezza] r82 secretezza 4. questa] r82 quella 5. mio pianto] r82 pianto mio 6. m’uccide] m87 uccide 7. io] r82 & io et ecco in tanto là sopragiunse un cavallier cruccioso ch’in suono minaccioso proferì queste note a me rivolto: 11. fiera] rv1 fera 40. colei] rv1 a lei 50 241 Sinossi — atto i «No puede estar aquí nadie, que matarlo o conocerlo ya no me importe», la espada sacó: yo entonces, resuelto a que había de encubrirme, la mia saqué; 515 che non può in quel luogo trattenersi alcuno che egli o non l’uccida 8 o non lo riconosca; in questo dire denuda il ferro et io, risoluto di stare occulto, la spada impungno. con esto al ruido se alborotó toda la casa allá dentro; salió su padre, y Leonor, a su padre deteniendo salió con luz y criados. Yo entonces, reconociendo que era dar nueva materia a sus aborrecimientos el ser conocido, tomo la puerta y la espalda vuelvo. Bien claro está que sería de atención, y no de miedo. 520 Al rumore tutti di casa si muovono: esce il padre con Leonora che lo trattiene, lo seguono i servi con lumi accesi alla mano. Lo que sucedió no sé con el otro caballero, que detenido de todos, se quedó, ¡ay de mí!, con ellos. Deste suceso pendiente, hasta saber el suceso estoy: de cuantos modos previne mi entendmiento, he elegido el escribir a la criada, diciendo me avise de cuando ha habido desde anoche en casa; pero hallo mil dificultades en el llevarle yo mesmo el papel, ni criado mio; y así se me ofreció un medio, dad licencia a Hernando, que el lo lleve; pues es cierto que no siendo conocido podrá dársele sin riesgo, y traerme la respuesta. Veré si con ella venzo este tropel de desdichas, este raudal de recelos, este piélago de penas, abisino de sentimientos, y para decirlo todo, esta borrasca de celos; que donde ellos son los más, todo lo demás es menos. juan Huelgome que nos halléis en ocasión que podemos serviros en algo yo y Hernando. hern. Yo no me huelgo. «Oh chiunque tu sia, in queste soglie accolto, a scoprirti m’invita 55 forza di gelosia: dichiara il nome o perderai la vita». brusc. Perder la vita? Io in quanto a me più tosto, nonché il mio nome proprio, anche gl’avria detto quel di mia madre. 60 alvaro D’occultarmi disposto fu da me senza indugio a le sue voci con la spada risposto. Ma de’ brandi feroci allo strepito accorse il vecchio padre 65 da Laura ritenuto; 525 530 535 540 545 550 555 560 565 Io, conoscendo allora che il lasciarsi vedere 9 era un dar nuova materia a Leonora di abborrirmi, guadagno la porta, volgo le spalle; lasciando però chiarezza bastante a quelli che rimangano che il mio fuggire nasce da cautela e non da timore. Quello che con l’altro cavaliero succedesse io non lo 10 so perché, trattenuto da tutti, rimase con loro; e finché 11 di questo successo io non so l’intiero, sta pendente il mio cuore. et io che per non dar novo argomento d’ira a colei ch’all’ira è sempre accesa non volli esser veduto: ritrassi il pié. Ma minaccioso e lento il cavalier che meco ebbe contesa da lor fu trattenuto; E di quanti modi pensai per chiarirmene ho eletto per il meglio lo scriver alla serva acciò mi avvisi distintamente quello che è succeduto, ma ritrovo mille difficoltà sì nel portar io la lettera, come nel mandargliela per il mio servitore; Or, mentre in gran procella d’affannosi pensieri ondeggia il petto, alla medesma ancella ho di scrivere eletto che del tutto m’avvisi immantinente; 80 ma di recarsi il foglio alla sua mano il sentier non è piano. Poiché il portarlo io stesso, o far che un servo mio là sia veduto, sarebbe errore espresso 85 Bruscolo che non è là conosciuto, dandoli voi licenza, esequir ciò potria s’io ben discerno. Pregovi a darmi in tal bisogno aiuto e di sua diligenza 90 vi serberò, don Fabio, ob‹b›ligo eterno. per‹ci›ò 12 ardisco di pregarvi che diate licenza ad Ernando acciò egli sia il messaggero, poiché non essendo conosciuto potrà darla senza rischio e portarmi sicura la risposta; né sendo a me permesso il saper qual evento ebbe il successo, indicibil si rende il mio tormento. 70 75 sperando in quella di vedere se posso vincere quest’influsso di sventure, questo torrente di pene, questo pelago di timori, quest’abisso di pensieri e, per dir tutto, questo inferno di gelosia che dove questo è il più, tutto il resto è meno. giovanni Godo, amico, che mi si sia presentata congiuntura che Ernando et io possiamo servirvi. ernando Et io me ne condoglio. 8. l’uccida] m87 uccida 9. lasciarsi vedere] m87 lasciarmi 10. lo] r82: omesso 11. e finché] r82 sì che 12. per‹ci›ò] r82 e però fabio Ogn’opra per voi mossa sarà sempre inferiore al voler mio. Io m’allegro che possa Bruscolo effettuar vostro desio. brusc. Non m’allegro già io. fabio [a Bruscolo] Sempre da te si fanno mille dif‹f›icoltà. Vanne, così vogl’io. Che mai sarà? 90. desio] rv1 omesso 95 242 Sinossi — atto i diego Toma, Hernando, por tu vida; que yo un vestido te ofrezco, si traes respuesta. diego Piglia per tua vita, Ernando, questa lettera, ch’io ti prometto un vestito se tu mi porti la risposta. ernando Un Vestito? ¡Vestido! hern. diego Sí. hern. 100 105 diego Sì. Pues tomo, voy y vengo. ¿Como ha nombre la criada? 570 diego Inés. hern. diego brusc. E s’io tocco le mie di chi saranno? Che poca carità: senza punto pensarvi «va pur là». Purché goda il padrone, il servitore vada in mille malore. Dite, non è così? Non si pratica ciò quasi ogni dì? fabio Se il viglietto tu dai e risposta a me porti ordinar voglio un vestito per te. ernando Ora piglio, vado e torno. Come ha nome la serva? diego Auretta ¿De qué? ernando Il cognome? diego Io non lo so. No sé, cierto. hern. Pues ¿cómo he de preguntar? juan ¿Ahora reparas en eso? hern. Sí, porque al que no repara, le dan simpre. juan Corre presto, y busca alguna invencíon, con que puedas entrar dentro. hern. Ahora bien, ¿ello ha de ser? A los dos cita mi ingenio que veáis en la respuesta mi industria y mi atreviamiento. ¿Dónde me esperáis los dos? diego Pues de mi casa nos vemos tan cerca, en ella esperamos. hern. Pues a ella al instante vuelvo. 575 580 585 Vase diego Venid, don Juan; que también que vos me contéis deseo qué dama era esta tapada. juan Oiréis un raro suceso, que os admirarà. 590 eranando Come volete dunque ch’io la chiami? giovanni E questo osservi adesso? ernando Signor sì, perché chi non osserva inciampa. giovanni Vanne presto e trova qualche invenzione per introdurti nella casa. ernando Questo ha da essere or ora et il mio cervello vi cita entrambi a sentenza acciò nel ricevere la risposta decidiate in favore della mia industria e del mio ardire. Dove vi ritroverò? diego Già che siamo così vicini a casa mia ivi t’attenderemo. ernando Andate, che fra poco ritorno. fabio Di don Alvaro in casa or tu procura a noi venirne in fretta. diego Venite, o don Giovanni, che bramo anch’io che mi facciate il racconto di quella dama coperta. giovanni Udirete un successo molto stravagante che vi arrecherà non poco stupore. Vanse los dos […] Son pronto ormai signori all’obedir: datemi il foglio, 110 vado, parlo e ritorno, ite felici. Ma dite a me: qual della serva è il nome? alvaro Tranquilla. brusc. Con gl’auspici di tranquilla ventura non temo punto d’incontrar disdetta. 115 brusc. [Fabio e Alvaro si allontanano] «Città con sottoportico» scena settima Ernando, don Felice, Lisardo hern. ¡Ay vestido! en que confusión me has puesto! ernando Ah, vestito vestito, in che strana confusione mi hai tu posto. brusc. Di ritrovarvi là sarà mia cura non fui tanto avvertito, (or ne sento dolore!) di domandare a lui di che colore ha da essere il vestito Scena vii – 107-108. dai | e risposta a me] rv1 omesso 110. all’] rv1 ad 118. ritrovarvi] p ritrovarmi 120. p: omesse parentesi 120 243 Sinossi — atto i Mas ¿de qué es la confusion? ¿Será éste el papel primero que haya dado yo delante de una suegra de otro tiempo? 595 Ma perché mi confondo? Sarà questa la prima lettera ch’io m’abbia presentata anche in presenza d’una suocera? ma il trovarmi imbarcato in questo imbroglio già mi mette in pensiero, benché tu sia molto leggero, o foglio, 125 nel pigliarti a portar, fui più leggero. Ben si può dir che sia pazzo da legar con le catene chi per altri a metter viene sé medesmo in imbarazzo: 130 che invan poi piangendo sta un che tardi si pentì. Non è la Verità? Dite di sì. Chi si dà come ho fatt’io 135 a l’officio di staffetta quando manco se l’aspetta spesso poi ne paga il fio: per se stesso a cader va chi per altri opra così. 140 Non è la Verità? Dite di sì. [Strada presso la casa di don Alonso] scena quinta Lisardo, don Enrico, Tranquilla, Bruscolo Salen don Félix y Lisardo lisar. ¿Dónde vas? félix No sé, Lisardo; que aunque venía diciendo que no he de ver en mi vida a Leonor, al punto mesmo que lo pronuncian los 1abios, lo desmienten los afectos. [Enrico e Lisardo in disparte, Bruscolo s’avvicina d’altro luogo] lisardo Dove andate? 600 hern. ¡Válgame Dios! ¿Si el vestido será de color, o negro? felice Nol so, Lisardo, poiché, rinchiuso nel petto mio un laberinto di pensieri in cui perduto il filo della ragione, scorre errando senza trovar uscita la mia volontà, poiché a lei ribellatisi i sensi e contumaci gli affetti, nel punto stesso che con mille giuramenti protesta ella di mai più in sua vita volger 1 lo sguardo all’ingannatrice Leonora, lo disdicano questi e mentre lo pronuncia il lab‹b›ro, al mio dispetto 2 lo nega il cuore. ernando Poter del Cielo, mi scordai di chiederli se il vestito sarà nero o di colore. félix ¿Qué es esto, cielos? ¿Hay dos 605 corazones en mi pecho? ¿Hay en mí dos albedríos, dos almas? No. Pues ¿qué es esto de proponer yo una cosa, y contra mi mismo acuerdo 610 hacer otra cosa yo? Mas ¡ay! ¡Qué loco, qué necio ignoro que soy quien puede menos vo conmigo mesmo! felice Che sarà questo, o stelle? Avrò io due cuori in petto? due arbitrii nel volere? il respiro con due anime? No. Dunque da 3 che proviene che in onta di me stesso mi è forza operare diversamente da quel ch’io risolvo? Ma sciocco ch’io sono, se conosco che non vivo in me, come non avvertisco che alcuno meno di me ha forza di regger me stesso? hern. Esta es de Leonor la casa. Aquí me santiguo, y entro con pie derecho: Dios quiera no salga con el izquierdo. ernando Questa è la casa. Imploro l’aiuto del Cielo et entro col piè destro, e voglia la sorte ch’io non esca col sinistro. 615 1. volger] r82 girar 2. al mio dispetto] m87: omesso 3. da] m87: omesso lisardo Ove rivolgi i passi? enrico Io che tutt’ardo né trovo refrigerio in alcun loco, un istante, o Lisardo, non posso aver di pace in tanto foco; e come può con quiete aver ricetto un Mongibel di fiamme in piccol petto? 5 brusc. Ah vestito, in che strana confusione or la mia mente è involta solo per tua cagione. Ma di che temo? Non sarà già stata 10 questa la prima volta ch’ho saputo portare un’imbasciata. enrico Oh del mio cieco Amor contrari effetti, o variabil desir, fermo cordoglio, in un momento sol voglio e disvoglio; 15 poco avanti giurai qui non tornar più mai et or di Laura ai tetti pur avvien ch’io m’affretti vago di contemplare i suoi splendori. 20 Son forse in me due volontà, due cori, quando tutta ho creduto la volontade e il core aver perduto? brusc. Qui donna Laura alberga. Io zitto zitto entrando col piè dritto 25 senza pensarvi più batto alla porta. 127. aria] rv1 arietta (didascalia) 136. officio] p offizio Scena v – 244 Sinossi — atto i Llama félix ¿No llama un criado en casa de Leonor? lisar. félix [bussa] felice Non bussa un servo a casa di Leonora? Sí. Nada veo 620 que mis celos no presuman que es 1a sombra de mis celos. De aqueste umbral amparados, por quién pregunta escuchemos. enrico Non batte un servitore alla casa di Laura? lisardo Sì. lisardo Sì signore. felice Non vedo nulla che la mia enrico Ciò che rimiro o sento gelosia non lo rappresenti per al palpitante cor materia apporta l’ombra de’ miei sospetti. di sospetto, di rabbia e di tormento. Coperti da questo muro 4 Ritirati Lisardo; io quanto ei brama ascoltaremo quello che dice. di investigare intento. brusc. Nessun risponde, busserò più forte. Gran silenzio. 30 scena ottava Auretta e detti Sale Inés [Tranquilla s’affaccia alla finestra] inés ¿Quién es? ¿Es ucé, mi reina, ina Inés a quien yo vengo buscando? inés Una Inés soy yo; la que busca, no sé cierto. hern. hern. Yo sí. Para que me tenga tal Inés por su cordero, en sus brazos me reclino. auretta 625 630 inés ¡Qué necissimo con esto! Vamos al caso. ¿Qué manda vuesa merced después de eso? Chi batte? ernando È, vossignoria 1 o mia regina, una tale Auretta ch’io vado cercando? auretta Un’Auretta son’io; quella tale poi che cerca vossignoria non lo so. eranando Io sì, e perché una tale Auretta mi tenga per suo zeffiro m’accosto per unirmi alle sue braccia. auretta Che sciocco. Ma veniamo al caso: che mi comanda? tranq. Chi chiama? brusc. Sarebbe qui certa Tranquilla a sorte che vado ora cercando? 35 tranq. Tranquilla mi dimando: se quella che cercate io non so poi. brusc. Lasciate ch’io vi vegga. lisardo [sempre a parte] È bell’umore. tranq. Ecco. brusc. Signora sì che sete voi. E sì tranquilla sete che goderò, se ammetter mi volete per vostro servitore, tranquillissime l’ore. tranq. Affettato concetto. 40 45 brusc. Dirvene un altro il mio pensiero intenta, ma perché nessun senta su la porta v’aspetto. [Tranquilla richiude la finestra per scendere ad aprire] In somma a chi ha cervello tutto riesce bene. Già con aure serene naviga in gran bonaccia il mio battello, e già già posso dire ch’il vestito sia mezzo guadagnato. Io son pur fortunato poiché solo in venire a parlar con costei con somma quiete in manco di due ore oggi busco un vestito. 50 55 [Tranquilla apre la porta] hern. Yo no mando, sino sirvo. Este papel… félix ¡Qué es aquello! lisar. Un papel la da. 635 ernando Non comando, servo. Questa lettera… tranq. Or che chiedete? 60 brusc. Che chiedo? O questo sì sarebbe errore d’amante principiante entrar chiedendo. La mente vostra in ciò non sia dub‹b›iosa: signora mia, pretendo di darvi e non di chiedervi. tranq. Che cosa? 65 felice Che fanno? lisardo Gli dà una lettera. 4. dice] r82 chiede Scena viii – 42. sì] rv1 se 245 Sinossi — atto i …le traigo. hern. ernando …la porto a… inés ¿Cúyo es? félix auretta Yo lo veré presto. inés ¡Ay de mí! hern. félix auretta ¿Por qué me toma ucé el papel? Porque quiero. O poverina me. ernando Perché mi leva vossignoria la mia lettera? 640 hern. Es fortissima razón: yo me doy por salisfecho. félix Esperad; no os vais. Ni tú te enres, Inés, allá dentro, hasta que yo naya leído. inés Como una azogada tiemblo. Chi la manda? [Felice prende il foglio] felice Io lo vedo presto. felice Perché voglio. ernando La ragione è fortissima, mi dichiaro sodisfatto. 645 felice Aspetta non ti partire, e tu non entrare fin ch’io non ho letto. auretta Tremo come l’argento vivo. hern. ¡Oh, quién oy fuera valiente! Mas quizá es mejor no serlo. félix Lee «Yo no pude excusar el lance de anoche, porque estando esperando para hablarte, como me dijiste, entró aquel caballero; y sacando la espada, fué forzoso que yo me defendiera. Avísame en qué ha parado el lance, que estoy temeroso de tu riesgo, y hasta asegurarme de él, no quiero hablar eri mis sentimientos. Dios os guarde.» felice Legge «Io non potrei schivare l’incontro di questa notte perché aspettando la comodità di parlarti conforme il concertato, entrò quel cavaliero che, denudato 2 il ferro, mi pose in necessità di difendermi. Avvisami dunque come è terminato il successo che sto temendo del tuo rischio e, fino ch’io non sia levato di pena, non voglio parlare del mio affetto. Il Cielo ti guardi.» A Leonor viene el papel. hern. Cierto, que yo pensé, viéndos abrirle así, que venía para vos. Va a Leonora questa lettera? 650 ernando Io certo credevo che venisse a voi, avendovi veduto ad aprirla e leggerla con tanta franchezza. brusc. Darvi questo viglietto io sol desio. tranq. Viglietto? Di chi è? [Enrico, raggiunto Bruscolo, gli prende il biglietto] enrico Lo vedrò io. tranq. [fra sé] Eccomi dentro un mar di confusione. brusc. [a Enrico] Perché vossignoria con tanta autorità mi leva il foglio? enrico Perché così mi piace e così voglio. brusc. Fortissima ragione, ragione concludente. Se così è di quanto avete fatto io molto pienamente rimango sod‹d›isfatto. 70 75 tranq. [fra sé] Io tremo tutta come foglia ai venti. brusc. Oh, chi avesse un poco di bravura in simili accidenti: ma il non averla è forse più ventura. 80 enrico Legge «Della trascorsa notte io non potei evitare il successo, poiché della magione al primo ingresso, all’or che teco di parlar credei come avevi promesso, 85 colui che sopravvenne entrò meco in contesa e impugnando la spada a me convenne in tentar mia difesa. Avvisami ora tu quanto è seguito, 90 che per tua causa solo io porto in seno un travaglio infinito. Onde per fin ch’il caso io senta a pieno de’ miei pungenti dardi il favellar sospendo. Il Ciel ti guardi.» 95 tranq. [fra sé] La lettera è finita: eccolo a noi. enrico Sì come ho dubitato è per Laura il viglietto. brusc. L’avete preso e letto con tal risoluzion che avrei giurato 100 ch’egli fosse por voi. [fra sé] Per me sarebbe ora il miglior partito potermene fuggire. Chi mi metteva me con quel vestito? enrico [trattenendo Bruscolo che tenta di andarsene] Fermati. brusc. Sto con fretta. enrico Non partire. 1. vossignoria] r82 V.S. /similmente la battuta successiva) 2. denudato] r82 denudando 105 68. dentro] p drento 69. vossignoria] p rv1 V.S. 81. legge] rv1 legge il viglietto (didascalia) 84-87. p: in una prima redazione i versi all’or … promesso è ripetuto due volte, e i versi colui … contesa mancano; una seconda mano aggiunge i versi omessi ma non cassa la ripetizione. 104. mi metteva me] rv1 si mettea con me 105. Sto con] rv1 Ho gran 246 Sinossi — atto i Saria troppo gran torto non pagare un corrier sì diligente. brusc. Non pretendo niente, ch’era franca di porto. inés ¿Qué será aquesto? félix ¿A quién, hidalgo, servis? auretta Che sarà mai questo? felice Chi servi galantuomo? hern. A don Juan de Silva. Pero, si aquí he venido… ernando Don Giovanni di Silva, però l’esser io qui venuto… No más. félix 655 hern. …ha sido… félix felice Non più. ernando …è stato… Otros no quiero. Puesto que vuestras disculpas será en vano. Estadme atento. Decidle a don Juan de Silva que don Félix de Toledo le dice que si atraviersa esa calle en ningún tiempo le matará a cuchilladas. Y en fe de que sabrá hacerlo tomad, llevadle en señal aquestas dos. 660 665 felice Non voglio udirti, poiché le tue discolpe non hanno da servirti d’alcun profitto. Di’ a don Giovanni di Silva che don Felice di Toledo gli fa sapere che se in alcun tempo ardirà di passare per questa strada l’ucciderò con questo ferro, et in fede che saprò farlo. Portagli questo per segno. [Felice colpisce Ernando] ¡Yo soy muerto! hern. ernando Son morto. félix Y que esto sustentaré sólo en el campo. felice E digli che glielo sostentarò in campo. [giunge Lisardo] lisardo Che avete fatto? ¡Qué has hecho! lisar. félix ¿Qué sé yo? hern. felice Non lo so. Yo lo sé bien. Me ha dado de corte y recio. ¿No habrá por aquí una silla del refugio, que a un barbero me lleve, y le daré dada toda la sangre que vierto. sólo porque me la tome? 670 675 ernando Lo so ben io che mi ha dato di dritto. Non vi saria per carità qui intorno una barella dell’ospedale che mi portasse da qualche barbiero che donerò tutto il sangue ch’io verso a chi lo ritrova. enrico Dinne, a chi servi, amico? 110 brusc. È don Fabio di Silva il mio padrone, ma però… enrico Fin qui basta. brusc. …il venir mio fu sol per occasione… enrico Taci ti dico. L’addur discolpe è vano, 115 ché troppo da accettarle io son lontano. Di’ a don Fabio di Silva che don Enrico di Toledo invia a dirgli che se mai di passare ardirà per questa via 120 passerò a lui con questa daga il fianco e in fé che saprò anco adempir ciò ch’a minacciargli io vengo. Porta tu questo a lui per contrasegno. [Enrico colpisce Bruscolo] tranq. Ah, ch’è troppo rigor contra costui. brusc. Ohimè, vostro desio dev’esser ch’io porti l’imbasciata a l’avo di don Fabio e non a lui. enrico E di’ che quanto ad intimargli invio io sarò sempre a sostener parato anche solo in steccato. 125 130 [Lisardo si avvicina] lisardo Ch’hai fatto? enrico Non lo so. brusc. Lo so ben io. Tutto il capo spaccato m’ha per l’appunto come un mel granato. tranq. Vanne. brusc. Tranquilla addio. Per la mia testa 135 la tua tranquillità parò in tempesta. enrico Non più parole. brusc. Ohimè sono spedito: maledetto il vestito! Vase lisar. Ir tras aquel hombre quiero a saber si es de peligro la herida. [Vase] Inés. félix inés El acero ten, señor; que no sé nada. félix Espera. inés ¡Hay de mi! Parte 3 lisardo Voglio seguir costui per sapere se la ferita è di pericolo. Parte 4 felice Auretta? auretta Ritenete il ferro, o signore, ch’io non so nulla. felice Ascolta. auretta Ahi me infelice. 3. m87: didascalia omessa 4. m87: didascalia omessa [Bruscolo si allontana] lisardo [fra sé] A seguir lui m’appiglio che a don Enrico importa il saper se la piaga è di periglio. 140 [Lisardo lo segue] enrico Odi Tranquilla. tranq. Ahi l’ira ti trasporta, signor, contra una misera innocente: io non seppi niente. enrico Ascolta dico. tranq. Ohimè ohimè, son morta. 145 124. rv1 Li dà uno schiatto (didascalia) 247 Sinossi — atto i scena nona Leonora, don Felice, Auretta leon. Sale Leonor ¿Qué es esto? ¡De dia y de noche hay dentro de mi casa estruendos! 680 félix Sí, pues de día y de noche das ocasión para haberlos. felice Sì, perché tu sei la cagione che di giorno e di notte ve ne succedino. leonora Io la cagione? leon. ¿Qué ocasión? félix Este papel, que ahora para ti trajeron a Inés, lo dirá. ¡Papel para mi! Inés, ¿cúyo? inés El Cielo me falte, el diablo me lleve si se cúyo esa, ni a qué efecto, ni conozco a quien le trajo. [Leonora esce di casa] leonora Che fia mai questo? E di giorno e di notte dovrò sentir rumori in mia casa? 685 leon. 690 felice Questa lettera, che or ora per recapitarti fu portata ad Auretta, te lo dirà. leonora Lettera per me ad Auroretta? E di chi? 1 auretta Mi manchi il Cielo, il divolo mi porti se so di 2 chi: neanche a che effetto, né conosco chi la portò. Vase félix Aun bien que lo dice él mesmo. El galán que para hablarte estaba anoche encubierto, de ti llamado, te escribe 695 muy cuidadoso, diciendo le avises en qué paró el lance, y añade luego que en viéndote asegurada, hablará en sus sentimientos. 700 [Auretta rientra] felice Lo stesso amante che questa notte, sconosciuto e da te chiamato, venne per parlarti lo dice; e scrivendoti il travaglio in cui lo pone il non sapere come terminò il successo ti fa istanza che glielo avvisi, e soggiunge poscia che, veduta la tua sicurezza, parlerà del suo affetto. leon. Don Félix… leonora Aquí no hay don Félix. leon. …¡plegue a los cielos…! felice Che don Felice? félix Nada creo que me digas; sólo lo que miro, creo. Toma el papel y responde; que es bien que ese caballero salga del susto en que está. felice Nulla credo ai tuoi detti e solo do fede a quello che veggo. Piglia, piglia il foglio: rispondi all’amante che è ben giusto; che se per tua cagione ei vive penando, tu sii quella che lo levi dal tormento in cui si trova. félix leonora 705 leon. ¡Mi bien, mi señor, mi dueño!… félix ¡Mi mal, mi muerte, mi rabia!… leon. …nada que dices entiendo. 710 Don Felice… Faccia il Cielo… leonora Mio bene, mio signore, mia vita… felice Mio male, mia morte, mia rabbia. leonora Nulla intendo di quanto favelli. Scena ix 1. m87: intervento di Leonora omesso 2. di] m87: omesso scena sesta Donna Laura, don Enrico, Tranquilla [esce di casa anche Laura] laura Che tenti don Enrico? In questa via o strepito o quistione ogn’ora e notte e dì? enrico Chi n’è cagione? laura Chi n’è cagione, di’? enrico Facil ti fia se la man poni al petto il ritrovar chi la cagion ne sia. laura Non comprendo il concetto. enrico Un viglietto che qui a Tranquilla per te pur or portaro te lo dirà più chiaro. laura Per me viglietto? Tranquilla, di chi? tranq. Mi manchi or ora a’ piè la terra sotto, il boccone primiero mi strangoli ch’inghiotto, sia per me sempre amara ogni vivanda e mi porti per l’aria all’aversiero se so chi l’abbia scritto o chi lo manda, o se conosco manco il messaggiero. 5 10 15 [Tranquilla rientra in casa] enrico Qui il tuo fedele amante a te palesa che non stette in sua mano 20 lo sfuggir questa notte la contesa; ch’ove promesso avevi, attese in vano; che di quanto è seguito sol per tua causa ei prende un travaglio infinito; 25 che de’ tuoi casi ora l’avviso attende e fin ch’ei sia di tanta pena uscito delle sue fiamme il favellar sospende. Questo appunto è il tenore. laura Don Enrico… enrico Qui non c’è don Enrico. laura Se tu senti… 30 enrico Taci, ch’io prestar fede non voglio a falsi accenti ma a quel che qui si vede. Prendi. Rispondi all’amator gradito e l’avviso che brama omai gl’invia, 35 ché già non è ragion ch’ei per te stia con travaglio infinito. laura Deh, tu serena il core e la sembianza. enrico Deh tu lasciami in preda ad altra cura. laura Mio conforto, mio bene, mia speranza. 40 enrico Mio tormento, mio male, mia sventura. laura Io non t’intendo Enrico. Scena vi 3. Chi n’è cagione?] rv1 Chi n’è cagione di? 248 Sinossi — atto i félix Pues bien claro te lo digo, y a referírtelo vuelvo. Don Juan de Silva, tu amante, está del pasado ericuentro con muchissimo cuidado. 715 leon. Ahotra te entiendo menos. ¿Qué don Juan de Silva es éste, que no le conozco? félix ¡Bueno! Quien todo lo niega, todo lo confiesa. ¡Que aun el medio de engañar, con ser tan fácil, le haya faltado a tu ingenio! No fuera mejor, decirme: «Félix, ese caballero me sirve; yo no le admito. leonora Meno che mai. Chi è questo don Giovanni di Silva, ch’io non lo conosco, né so chi sia? 720 725 Si anoche estava encubierto y hoy escribe, diligencias son de amor, que yo no acepto.» Disculparte a la luz de la verdad, fuera menos mi dolor, imaginando que en parte podrá ser cierto; pero negar el principio, es huir el argumento. leon. Si es el principio mentira, ¿no he de negarle? Los cielos me falten, si tal don Juan corozco: a decir don Diego de Lara, yo confesara, que es verdad que mira atento mis balcones. félix 730 735 740 Suelta; que si te disculpas, temo que a cada nueva disculpa, ha de haber un galán nuevo. Non era meglio dire: «Don Felice, questo cavaliere mi serve ma io non l’ammetto; Ché discolpandoti con qualche apparenza di verità sarebbe minore la mia pena, lusingandomi che in qualche parte le tue scuse fossero appoggiate al vero, ma negare i princìpi è un fuggire l’argomento. leonora Se il principio è falso, e come posso far di meno di non negarlo? Mi fulmini il cielo se conosco questo don Giovanni. Se tu dici don Diego di Lara confesserei che è vero, che frequenta questa strada, che osserva le mie finestre. felice Bel modo di discolparti d’una gelosia col farne nascere un’altra. leon. félix felice Buono, per mia fé. Chi tutto nega, tutto conferma. E questa volta nel rendersi così facile all’inganno mancò all’ingegno il mezzo d’ingannare. se questa notte stava ascoso, se oggi mi scrisse, furono diligenze dell’amor suo ch’io non accetto.» ¡Es buen modo de disculpar unos celos, con dar otros! ¿Tú no dices que la verdad es el medio mejor de satisfacer? félix Sí, mas lo contrario siento; porque en efecto, no hay cosa que esté bien a un sentimiento si lo sabe, por dudarlo, si lo duda, por saberlo. Y así dudar ni saber quiero ya; que sólo quiero huir de ti. leon. Detente. felice E pure lo dissi assai chiaro, ma tornerò a replicarlo. Don Giovanni di Silva, tuo amante, vive in grandissimo travaglio dell’incontro di questa notte. M’intendi ora, perfida? 745 750 leonora Non dici che la verità è il miglior mezzo per sod‹d›isfarti? felice Sì, perché in effetto sempre ugualmente s’affligge il pensiero: e se sa per dubitare, e se dubita per sapere. E così non voglio né dubitare né sapere, ma solo risolvo di fuggirti. enrico Come puoi dirlo? laura Giuro ch’è così. enrico Menzogna tanta espressa certo non crederò. Non sai che chi tutto lo nega tutto lo confessa? 55 Ch’a discolpare in parte il novo impegno una scusa apparente non sovenisse al tuo vivace ingegno? Non era meglio il dirmi: «Don Enrico, ben mostra a più d’un segno 60 quel cavaliero a me l’animo ardente, io però nol gradisco e m’affatico che vinto l’amor suo ceda al mio sdegno; se qui di notte ei si condusse ascoso, se scrive ora doglioso, 65 son tutte del suo affetto opre ch’io non ammetto». A scusa tal, che non va lungi affatto dalla luce del vero, rimaner sod‹d›isfatto 70 forse poteva in parte il mio pensiero, ma negare i princìpi: è chi non vede ch’è fuggir l’argomento? laura Un principio che falso ha il fondamento già mai non si concede. 75 Se don Fabio conosco armisi contro me la sorte amara con gl’affanni più rei. A dirmi di don Alvaro de Lara, di lui sì che negarti io non potrei 80 che passando ad ogn’or per questa via rivolge il guardo ai miei balconi intento. enrico Questa sì ch’ora sento è forma di scusarsi assai più bella: perché cessi in un cor la gelosia 85 materia addur di gelosia novella. laura Tu non di’ che il sentiero miglior per discolparsi è quel del vero? enrico Sì ma il contrario io provo, e poiché veggo a tuoi rimedi il male farsi in me più mortale omai lungi il pié muovo. felice Lasciami, poiché io temo che ad ogni tua nuova discolpa m’abbia a scoprire un tuo 3 nuovo amante. laura Ferma. enrico Lasciami e taci, il mio martire sprona altrove le piante che se scuse arrecar vorrai di nuovo io temo di sentire in ogni tua discolpa un novo amante. 3. tuo] r82: omesso 46. rumor] p romor leonora 755 Trattienti. enrico Ben chiaro te l’ho detto e di nuovo il ridico: che don Fabio di Silva, il tuo diletto, 45 doppo il rumor seguito per te porta nel seno un travaglio infinito. laura Ora t’intendo meno. Chi è questo cavaliero 50 che più non ho già mai tal nome udito? 90 95 249 Sinossi — atto i leon. Mira… félix Harto miro, pues miro, ingrata, tus fìngimientos, tus mentiras, tus engaños, tus falsedades, y enredos. leonora felice Troppo miro, poiché miro, ingrata, le tue finzioni, le tue menzogne et i tuoi inganni. 760 leonora Osserva… felice Troppo osservai un uomo di notte nella tua casa che col ferro tenta d’uccidermi, che per il tuo servo ti manda un biglietto. leonora Temo… felice Temi il mio sdegno, la mia vendetta, la di lui morte. leonora T’inganni… felice Tu m’inganni,4 falsa nelle promesse, volubile nelle risoluzioni, incostante negli affetti. leonora Vedi… felice Io vedo rotti i lacci, spezzate le catene, spenti gl’ardori. leonora Ah, che non vedi perché offuscata dallo sdegno la ragione sei cieco al 5 lume della verità, don Felice, l’affetto del mio cuore… felice Ad altri già lo donasti. leonora La costanza del mio petto… felice Per nuovo amore si fe’ mutabile. leonora La svisceratezza di quell’anima… felice Divenne nido di tradimenti. leonora Ti saran fede ch’io t’adoro. felice Sarà tardi e fuori di tempo. leon. Pues tú verás mis finezas. félix Ya vendrán tarde y sin tiempo. leon. ¡Oh, mal haya mi fortuna, que en tal opinión me ha puesto! félix ¡Oh, mal haya mi desdicha, pues por ella a Leonor pierdo! Mira… 765 leonora Maledetta adunque sia la mia sorte che ingiustamente mi rapisce il mio bene.6 felice Detesto la mia fortuna che togliendomi Leonora m’invola l’anima.7 leonora Mi condanna a morir l’altrui sospetto. felice Ho l’inferno nel sen, le furie nel petto.8 4. m’inganni] r82 m’ingannasti 5. sei cieco al] r82 ha reso cieco il 6. Maledetta … mio bene.] r82 Sia maledetta pur l’empia mia sorte che per lo gelo altrui mi danna a morte. 7. Detesto … l’anima.] r82 Io detesto l’infausta mia fortuna | che Leonora togliendomi ch’adoro | l’alma m’invola e per dolor mi moro. 8. r82: omessi gli ultimi due interventi in versi laura Mira… enrico Troppo mirai quasi in verace specchio in questo foglio l’immutabil ragion del mio cordoglio. 100 laura Ingiusta pena a l’amor mio tu dai. enrico laura enrico laura enrico laura Oh tradita mi fede. Oh che premio ha l’affetto, oh che mercede! Ingannevol bellezza… Infelice mio stato… 105 …che far poss’io se la mia fé disprezza? …che far poss’io se mi contrasta il Fato? 250 Sinossi — atto i [Sala en casa de don Diego] «Appartamento di don Diego» [Casa di don Alvaro] scena decima Elvira, Colombina Donna Ippolita, Spinetta scena settima Salen Elvira y Juana [Ippolita e spinetta nelle loro stanze] Quante volte ve l’ho detto? A mirar l’empia beltà occhi miei non vi volgete che pianto e pena e morte a voi darà. Nol credeste: or se piangete, se penate, se morrete senza speme di pietà, ben vi stà. Se nel Sol fissavi intento un sollecito desio, ecco già pagate il fio di sì intrepido ardimento. Ma quel ch’è peggio all’arco di Cupido, al tormento voi, voi m’apriste il varco ad oltraggiarmi, a lacerarmi il petto. [Quante volte…] Perché un placido splendore voi scorgeste in sì bel volto, anche placido il suo core già speraste a me rivolto; e non sapete, ahi folli, ch’un immortal dolore vi terrà sempre molli: tal è il rigor dell’adorato oggetto. [Quante volte…] Gran ventura fu questa, poter metterci in punto lasciando l’altra vesta avanti che don Alvaro sia giunto. Ei stamane sì in fretta di casa uscito è fuori ch’io mi credo, Spinetta, che il Cielo avesse appena l’uscio di rose aperto a’ primi albori. Avendo io poscia letto nel suo medesmo aspetto caratteri di pena allor che di don Fabio ei seguì l’orme agita la mia mente un gran sospetto. spinet. Deve turbargli il petto pensier d’armi o d’amori agli anni suoi conforme. Ma già che qui siam sole, donna Ippolita, piaccia a te d’udire per levarmi d’un dubbio due parole. ippol. elv. Grande dicha ha sido, Juana, poder mudar el vestito, y pues mi hermano ha salido de casa tan de mañana que en mi aposento no ha entrado, pensando que yo durmiera; nadie le diga que fuera aquesta mañana he estado; que aunque aquesto importaría poco, pues sabe que voy a andar, negárselo hoy es tener más otro día de excusa, para salir a hablar a don Juan. Señora, solas estamos ahora; hazme gusto de decir que ha sido este fingimiento. elv. Yo, Juana, te lo diré; que haberio callado fué pensar que tu entendimiento lo hubiera ya conocido. juana 767 770 775 780 785 elvira È stata gran ventura, o Colombina, l’aver tempo di mutare vestito; e già che mio fratello è uscito di casa senza venir alle mie stanze, col supposto ch’io riposassi, se gli tenghi celato che allo spuntar del giorno sia andata a fare il solito esercizio, che se bene questo poco rilevarebbe, essendogli già noto, il negarglielo oggi servirà di scusa per potere uscire un altro giorno et andare a parlare a don Giovanni. colombina Ora, o signora, che siamo sole, ditemi di grazia, in che dà questa vostra finzione. elvira Te lo dirò, e solo lo 1 tacqui perché credei che la tua accortezza l’avesse penetrato. Scena x 1. lo] r82: omesso ippol. Di’ pur, qual dubbio è questo? 5 10 15 20 25 30 35 40 45 Scena vii 1. rv1 aria mancante — p: aria scritta su un doppio foglio chiaramente aggiunto (cade infatti proprio fra due fascicoli contigui dove il primo riporta in calce il rimando «Gran-» da ricollegarsi all’incipit del fascicolo successivo (altri indizi si ricavano da alcune cancellature necessarie a giustificare l’innesto della nuova aria). 37. ei] rv1 omesso 251 Sinossi — atto i juana No he sido tan necia yo que el fin no alcance, mas no los medios porque ha venido; pues el buscarle tapada y encubrirte deste modo, aunque me lo dice todo, me deja sin saber nada. elv. Ya sabes que es el amigo mayor que mi hermano tiene don Juan. Como a verle viene los más días, y testigo de su gala y discreción es siempre mi soledad, lo que antes ociosidad, fué después inclinación, a quien luego pasar veo, habiéndose declarado, de inclinación a cuidado, y de cuiciado a deseo Por una parte me via a ser quien soy obligada; por otra, a un dolor postrada que en la privación crecía; y entre uno y otro tirano rigor, ninguno a temer llegué tanto, como el ser tan amigo de mi hermano. Y así, por cumplir conmigo, con mi propia estimación, con mi ciega inclinación, y con las leyes de amigo, busqué… 790 795 800 805 810 815 colombina Non sono così sciocca che non intenda il fine: i mezzi io non intendo. E se bene l’essere voi andata a ricercarlo coperta, l’esser egli venuto per riconoscervi 2 basti per scoprirmi il tutto, mi lascia però senza saper nulla. elvira Tu sai che don Giovanni è il più stretto amico che s’abbia mio fratello e che ogni giorno viene in questa casa a vederlo. Lo star io in quella quasi sempre rinchiusa fece osservarmi il suo brio, la sua dispostezza e la sua discretezza,3 e quello che dal principio era in me ozio, a poco a poco divenne inclinatione; e continuando a vederlo passo questa al pensiero et al fine convertissi in desiderio, che è lo stesso che amore.4 Per 5 una parte mi riteneva il mio stato per l’altra mi sospingeva un dolore che nella privazione s’accresceva, e fra la tirannia dell’uno e dell’altro di nulla più temei che dell’amicizia ch’egli aveva con mio fratello, e così per accomplir 6 con me stessa, con la mia fama, con la mia cieca inclinazione, colle 7 leggi dell’amicizia, cercai… scena undecima Don Diego, don Giovanni e detti Salen don Diego y don Juan spinet. Del tuo sì spesso uscire per incontrar don Fabio e poi non dire almeno chi tu sia tutt’ammirata io resto. ippol. Con quai lacci d’affetto e d’amistade unito sia don Fabio al mio germano assai noto a te fia. Onde il dirti anche è vano ch’altri amici sì fidi non celebrò già mai l’antica etade. Io che sovente non veduta il vidi e vidi in lui sì pienamente eguali al nobil nascimento la sembianza, il valor, la cortesia, il senno, la bontà, l’accorgimento, quasi da tanti strali sentii passarmi a poco a poco il core; e la libertà mia quando meno il pensai trofeo restò di non temuto ardore. Di far noti a l’istesso i miei tormenti ben più volte bramai, e in favellar con lui misto agli accenti su le labra talor venne un sospiro ma lo repressi al seno poiché l’esser don Fabio amico tanto di don Alvaro, il freno pose in modo alla lingua che proferir non seppe il mio martiro. Or per complire insieme con l’onor, con l’amore, e far espressa la mia fiamma cocente, senza che si distingua ciò che tacer mi preme, stimai saggio espediente. scena ottava 50 55 60 65 70 75 80 Don Alvaro, donna Hippolita, don Fabio, Spinetta [giungono Diego e Giovanni] [giungono Alvaro e Fabio] alvaro Benché celi se stessa il suo spirto vivace almen si vede. spinet. [a Ippolita] Don Alvaro già riede. [Spinetta si ritira] Bien podéis entrar, don Juan, porque para vos, siendo quien somos los dos, no hay en mi casa lugar reservado. juan Ya lo sé la confianza que os debe mi amistad; mas no se atreve a usar della mal mi fe. Y así a entrar no me atrevía, viendo que aquí estaba ahora doña Elvira, mi señora. diego 820 825 diego Ben potete entrare, o don Giovanni, poiché essendo medesimati in virtù d’amicizia non vi è luogo per voi riservato in questa casa. giovanni Già so la confidenza che meco avete ma non ardisce la mia discretezza di abusarne,1 e per‹ci›ò non volevo entrare vedendo qui la signora donna Elvira. 2. riconoscervi] r82 riconoscerci 3. e la sua discretezza] r82: omesso 4. divenne … amore.] r82 divenne amore. 5. Per] r82 da 6. accomplir] r82 complir 7. colle] r82 e colle Scena xi – alvaro Venite pur don Fabio. Ond’è che par che sia in forse dell’entrare il pié dub‹b›ioso? fabio Fu rispetto dovuto d’animo ossequioso da poi ch’ebbi veduto come vostra sorella e mia signora appunto qui dimora. Scena viii 9. da poi] rv1 dopoi 5 10 252 Sinossi — atto i diego Ella es tan hermana mía, que esta licencia os dará poraue gusto della yo. 830 elv. Por don Juan lo haré, que no por ti. diego ¿Por qué? Porque está quejosa hoy la voluntad de ti. diego ¿De mi? ¿Por qué, hermana? elv. 835 Así es verdad. Mas salir de casa hoy fue sin entrar en tu aposento por ir tras un sentimiento. 840 elv. ¿Sentimiento? diego elvira Perché per 4 tutta la mattina non siete stato a vedermi. diego Perdonatemi, o sorella, poiché uscii al pari del’alba per seguitare la traccia d’un pensiero. elvira Pensiero? Sí. diego Sì. elv. ¿De qué? diego Cosas de tu amiga son. elv. ¿Que castigar no has sabido un desdén con un olvido? elvira Di che? diego Sono cose della vostra amica. 845 juan Harto culpo su pasión yo; pues de un rigor tirano sigue el baldío interés tan sin esperanza. Es muy finísimo mi hermano. diego Cúlpame tú, Elvira; pero vos, don Juan, no me culpéis; que por qué callar tenéis, si el suceso considero que me veníais contando; pues más que amar un desdén, es amar sui ver a quién. elv. 850 855 elv. ¿Sin ver a quién? juan elvira Perché oggi di voi, a ragione, si querela l’affetto mio. diego Di me? e per qual cagione? elv. Porque en toda esta mañana no me has visto. diego diego Mi è così affezionata 2 mia sorella che vedendo qual sia la mia sodisfazione non mi negherà questa licenza. elvira Lo farò per il signor don Giovanni e non per voi. diego Perché? 3 Dudando estoy, cómo puede ser. (Lo que ha contado, quisiera saber de aquesta manera.) juan Pues si lo queréis saber, estadme atentos los dos: que es suceso para oírse, y tal que puede decirse, aunque estéis delante vos. 860 alvaro La cagione? ippol. Perché stamane in fin ad or non sei a vedermi venuto. alvaro ippol. alvaro ippol. alvaro giovanni Ancor io disapprovo la sua passione, poiché tanto a suo costo s’immerge all’incerto acquisto d’un amor tiranno.5 fabio elvira Mio fratello è costantissimo. diego Che m’incolpi Elvira me ne contento ma che don Giovanni mi corregga non mi par giusto, avendo egli gran occasione di star cheto: parendomi minor male adorare uno sdegno che amare senza veder chi. ippol. elvira Sto dubitando come possi essere e volentieri udrei per minuto il successo. giovanni Appagherò la vostra curiosità. 865 1. abusarne] r82 abusarsene 2. affezionata] r82 affettuosa 3. Perché?] r82 E perché? 4. per] r82 in 5. all’incerto … tiranno.] r82 all’acquisto incerto d’un rigor tiranno. 15 alvaro Non per me? ippol. No. alvaro Perché? ippol. Perché di te mi doglio. ippol. diego Sì signora. elv. ippol. Per don Fabio il farò, ma non per te. elvira Ed ancora non sapete castigare il suo sdegno con un giusto oblio? elvira Senza veder chi? Sí. alvaro Non vi ritenga no la sua presenza, poiché approvando anch’essa il desir mio ve ne darà licenza. Hai gran ragione. Il voler non mancò, ma non potei, 20 onde scusarmi è giusto che il piè non men che il cor mosse un disgusto. Disgusto? Sì. Di che? Fu l’occasione donna Laura tu‹a› amica. Ah pur vuoi che si dica 25 che di servir ti pregi a chi ti sprezza? Come il tuo senno un dì non si dispone, don Alvaro, a servir l’altrui fierezza con generoso oblio? Spesso il suo vano amor condanno anch’io 30 ma della cruda al rigido flagello mostrar le voglie immote ei reputa finezza. Oh, finissimo amante è mio fratello. alvaro Riprendermi ben puote con ragion donna Ippolita, ma voi, voi don Fabio tacete. Fallo siasi il pregar sorda bellezza quando vero sia ciò che detto avete già non mi negherete che maggior fallo è poi l’esser amante e non saper di chi. ippol. Amar né saper chi? alvaro L’alma commossa aver da cure, in un pungenti e liete, per non vista beltà diceami or qui. ippol. Amar beltà non vista? Io per mia fé non so com’esser possa: saper vorrei ciò ch’egli espresse a te. 35 40 45 fabio Se gustate d’udire quant’io pur dianzi a raccontar mi mossi son pronto ad ob‹b›edire, 50 ed il successo è tale ch’anche in vostra presenza esprimer puossi. 35. Riprendermi] rv1 Rispondermi 253 Sinossi — atto i La ociosidad cortesana, estas mañanas de mayo me sacó a ese verde sitio, me llevó a ese ameno espacio que, república de flores y labernitos de ramos, de dosel sirviendo al rio, sirven de alfombra a palacio. Entre las confusas tropas que errantemente bajando, coros de ninfas tejian mejor que en elisios campos, una tapada beldad al parque bajo, ostentando en el descuido lo airoso aun antes de lo bizarro. A pesar de la hermosura de las que ver se dejaron, ventaja a todas hacía, venciendo y desempeñando aquella opinión de que la hermosura no es el rayo mayor de amor, pues sin ella sus heridas tiene el garbo. Aunque yo quiera pintarla, será imposibile, no tanto porque el aire no se pinta con matices ni con rasgos, cuanto porque en toda ella no vi otras señas que daros, que un descuido en el vestido, y una atención en el manto; si bien no dejó tal vez de romper el negro claustro del mal transparente celo una hermosa blanca mano, que de azucenas y rosas reina fué, y a quien esclavo se confesó de la nieve bozal etíope el ampo ¡Bien hubiese un arroyuelo que áspid de cristal pisado, antreunas humildes yerbas del rustico pie de un árbol quiso morder el ribete de sus adornos, manchando no sé qué cenefa de oro con saliva de alabastro! Pues la obligó, por huir la ponzoña de labios, a la brújula de un pie tan breve y tan bien calzado, que decía: «Jazmín soy dei botón deste zapato.» 867 870 875 880 885 890 L’ozio della corte mi trasse queste mattine di maggio al verde sito del parco, a quel sito ameno che repubblica de’ fiori e laberinto di rami facendo baldacchino al ruscello, serve d’odoroso strato al palazzo. Fui tra le confuse truppe che erranti vagando formavano più cori di ninfe; una bellezza coperta osservai che nella disinvoltura del portamento ostentava lo spirito e la bizzarria. Questa, con pregiudizio delle scoperte 6 bellezze, a tutte superiore si mostrava facendo confessar per falsa quell’opinione che il bello d’un volto sia il maggior fulmine d’Amore, poiché senza di quello la dispostezza d’un corpo seppe far mortali ferite. Per goder d’un diporto che non ha forse eguale, mentre dal lucid’orto appariva del sole il primo raggio, presi lento il cammino, pochi dì sono, ove governa il maggio repubblica di fiori, ove il confuso labirinto di rami con nodo peregrino d’intrecciati legami tenendo al sole istesso il varco chiuso, amenissimo e lieto rende con le fresch’ombre il suol natio, e quasi ampio tappeto serve al palazzo e padiglione al rio. Fra molte che colà vaghe donzelle in paragon de’ fiori facean con sua beltà pompa d’alti splendori, una comparve a cui ad onta anco del manto che la celava altrui diede ciascun di perfezione il vanto. Vago insieme e modesto pareva aver la palma ogni passo, ogni gesto, di soggiogare un’alma, e là, dovunque impresse l’orme felici in quegl’erbosi campi, parea ch’ella spargesse un diluvio di lampi. 55 60 65 70 75 80 895 900 905 910 915 Con tutta l’attenzione del coprimento 7 non lasciò alle volte una bianca e bella mano di rompere il nero claustro dell’invido velo et essendo quella un giglio animato rimproverava con tacita voce il proprio errore a chi si confessava schiavo della neve. E bene ardito fu un ruscelletto che, serpe di cristallo entro l’erbe umili, calcato da 8 rustico piede d’un tronco, volle mordere l’orlo del suo adorno vestito, macchiandone i fregi d’oro con una spuma d’alabastro; alvaro Felicissimi lidi che d’illustrar sì gentil dama elesse. 85 fabio Al giunger suo, più dell’usato io vidi sollecitare un rivo il passo fuggitivo, quasi dicendo, in suon confuso e fioco di sue tremanti note: 90 «Come resister puote d’acque un piccol ruscello a un mar di foco?» poiché fu sforzata, per isfuggire l’umido veleno, ad affrettare il ben composto passo. 920 6. scoperte] r82 coperte 7. coprimento] r82 coprirsi 8. calcato da] m87 caliato dal 9. un] r82: omesso 60. labirinto] p laberinto 92. d’acque un] rv1 d’acque a un 254 Sinossi — atto i Aunque la perdí de vista una vez, el mismo prado me la enseñó sólo a mi; pues cuantos la iban buscando por lo ajado de la yerba que pisaba, no la hallaron; sino yo que la busque por lo florido del campo, porque era senda más suya lo florido que lo ajado. 925 930 No se al pasar qué la dije; y ella con cortés agrado respondiéndome, me dió licencia para irla hablando. ¡En mi vida vi mujer de igual ingenio, mezclando las licencias del buen gusto con las leyes del recato! Hasta Madrid la seguí; pero al punto que llegamos a tocar de Leganitos la calle (que antes fué campo), me dijo: «Señor don Juan, merced me haced de quedaros, que como no nie sigáis ni vos, ni vuestro criado, ni queraís saber quién soy, cada día vendré a hablaros.» Yo, cogido de improviso con un favor tan extraño, la condición otorgué, desvanecido y ufano. Algunos dias volvió; mas con el mismo cuidado que el primero, tuvo siempre cubierto el rostro del manto. Yo, pues, viendo que duraba ya mucho tiempo el engaño, hoy me resolví a seguirla a pesar de sus enfados; mas ella… 935 940 945 Et una volta la perdei di vista, né rintracciata l’avrei se il prato stesso a me non l’insegnava, poiché veruno di quelli che per il calpestato dell’erbe che premeva la ricercorno, fu concesso il ritrovarla et a me solo che per il fiorito del campo ne seguii la traccia ne fu permessa la sorte, poiché ad un nume di tal preggio è stanza più proporzionata il fiorito che il calpestato. Nel passar le dissi un non so che et ella con un 9 civile aggradimento rispose concedendomi che la seguissi e le parlassi, e vi confesso che in mia vita non trovai donna d’eguale spirito,10 che dolce e severa in un medesmo tempo mescolasse così a proposito le licenze del buon gusto con le leggi della ritiratezza. La seguii fino a Madrid, però subito che giungessimo ad una certa strada tutta affabile mi disse: «Vi prego, o signor don Giovanni, a non venir più oltre, poiché se rimanendo voi et il servo non cercarete di 11 saper chi mi sia, ogni giorno verrò a parlarvi». 955 Io, còlto all’improvviso da favore così strano, autorizzai la condizione, rimanendo contento e glorioso del nuovo acquisto. Ritornò molti giorni ma con la medesima avvertenza del primo, sempre coperta il volto, 960 onde in fine vedendo che troppo lungo riusciva l’inganno, oggi risolsi 12 al dispetto de’ suoi sdegni di seguitarla, ma ella… 950 Sale Juana juana Un hombre, señor, afuera te está esperando. colombina Un uomo, o signore, qui di fuori sta attendendovi. diego Saldré a hablarle. Vos, don Juan no prosigais hasta tanto que vuelva; que estoy pendiente 965 de suceso tan extraño. diego Vengo a parlargli. Voi don Giovanni non proseguite sino al mio ritorno, ché sto curioso d’un successo così stravagante. Allora, e non so come, in un istante ella mosse le piante lunge da gl’occhi altrui ma non dai cori; quindi a seguirla intento altri sen gìa per la più trita via. Io solo la cercai colà dove più folti erano i fiori, né punto m’ingannai ché più proprio di lei che il sentier trito era il sentier fiorito. Giunto ad essa vicino non so che presi a dire. Ella cortese, tuttavia sé celando, 95 100 105 m’onorò di risposta, e non contese ch’io gissi accompagnando con piacevol discorso il suo cammino. Spirto più peregrino mai non conobbi o più sublime ingegno; 110 gentilezza e diletto in quelle note aver pareano il regno; condîano ogni suo detto gratia, attenzione, affabiltà, prudenza, sempre unite serbando infra di loro 115 dell’argutie vivaci a la licenza le leggi del decoro. alvaro Degna è d’alto stupore alma sì bella. fabio Quante voci di quella tanti furon per me lacci e catene. 120 La seguii fin là dove mi trovaste oggi appunto, e poi che fui là giunto seriamente mi disse: «A voi conviene qui rimaner. Con il più vivo affetto 125 dimando ciò; giusta cagion mi muove. Se qui fermate il passo io vi prometto ch’al medesmo soggiorno sarà, sempre ch’io possa, il mio ritorno». La promessa accettai, 130 più volte ella tornò; ma il vago aspetto non scoprì però mai. Oggi risolsi al fine, sordo a le sue preghiere, di seguirla ostinato e di sapere il suo nome, il suo stato; ella però… 135 [si affaccia Spinetta] Signor, quell’uomo è giunto che s’attendeva e si trattiene qui fuora. alvaro Don Fabio facciam punto. fabio Io pronto a’ vostri cenni il dir sospendo. 140 alvaro Bramoso d’ascoltar ciò che seguio farò ritorno or ora poiché al narrar di quella dama il brio da vostri detti io pendo. spinet. Vase [Alvaro si allontana] 10. spirito] r82 dispositione 11. di] r82: omesso 12. risolsi] m87 risolvei 132. non] rv1 son 255 Sinossi — atto i elv. [parte] A mí atajarlo me importa; que las señas que va dando, podrá ser que algo descubran. elvira [fra sé] Ora a me tocca l’inter-romperlo, poiché ai segni che va descrivendo potria mettere nella mente di don Diego qualche sospetto. [a Juan] Don Juan, aunque me ha admirado 970 el suceso, más me admira otra cosa que en él hallo. juan ¿Qué es, señora? elv. giovanni E quale, o signora? Un caballero tan noble, tan cortesano, tan galán, tan entendido, tan atento y tan bizarro, ¡tan públicamente cuenta los favores que ha alcanzado de una dama, sea quien fuere! juan ¿En qué la ofendo, sí callo su nombre? elv. No lo sabéis, según infiero del caso: por eso no lo decís; que el que favor ha contado, contara, a saberlo, el nombre. Y así, quiero aconsejaros calléis, si queréis saberle; porque quien os ha buscado no sepa que os alabáis, y viendo que sois tan vano que blasonáis de que os buscan, deje, don Juan, de buscaros; que quien no calla lo menos, dirá lo demás; y es claro que los favores de quien os busca con tal recato, merece no merecerlos el que no sabe callarlos. juan Esa reprensión estimo, y ofrezco… diego Vase y s ale don Diego Volved al caso, don Juan; que ya despedí a quien me buscó. Acabado esta ya, pues que no tengo otra cosa que contaros más, de que no sé quién es. diego ¿Y Elvira? 975 980 985 990 995 1000 Habiendo faltado vos de aquí, se fué. Es notable diego elvira Che un cavaliero così nobile e di tanto giudizio, in 13 publico racconti i favori ottenuti da una dama, sia chi si voglia. giovanni In che l’offendo, se taccio il suo nome? elvira Per quanto inferisco del caso voi non lo sapete e per‹ci›ò non lo dite; ché chi ha palesato il favore se lo sapesse non tacerebbe il nome. E però vi consiglio d’esser 14 segreto se avete desio di saperlo, che se quella che vi cercò averà contezza che ve ne andiate superbo e che siate così vano di far pompa del suo affetto al certo lascerà di cercarvi; ché chi non può tacere il meno facilmente dice il più, et è chiaro che non merita i favori di quella che con tanta circospezione gli comparte ad 15 uno che non sa tenerli segreti. giovanni Io stimo tanto questo avvertimento che vi prometto… Elvira via diego Tornate al caso che già son sbrigato. giovanni Egli è finito, non avendo altro che soggiungere solo che non so chi sia. juan juan [a Giovanni] Signor don Giovanni, benché resto ammirata dell’incontro raccontato mi fa però stupir di vantaggio una particolarità che in quello osservo. 1005 diego E‹d› Elvira? giovanni Al partire che voi faceste ella se ne andò. diego Esemplare ritiratezza. su encogimiento. 13. in] m87: omesso 14. d’esser] r82 ad esser 15. ad] m87: omesso ippol. [fra sé] Omai troncare io deggio il filo a questi accenti ch’ei, per quanto m’avveggio, potria portar del caso in danno mio circostanze evidenti. 145 [a Fabio] Signor don Fabio, alto diletto ebb’io 150 ne’ raccontati casi ma, s’ho da dire il vero, con maraviglia estrema anche rimasi. fabio Onde la maraviglia? ippol. Un cavaliero sì gentile, sì nobile, sì attento, 155 un cavalier ch’esempio è di valore, specchio di cortesia, idea d’ogni ornamento narra ad altri il favore ch’a lui fece una donna, a sia chi sia? 160 fabio Se non dissi il suo nome in che l’offendo? ippol. Non fu da voi, mi credo, il nome espresso perché, com’io comprendo, non è noto a voi stesso. Ché se non v’era ascosto, 165 per quel ch’ho udito a immaginar m’appiglio, ch’a dirlo eri disposto. Io darovvi un consiglio: il nome di colei saper volete? fabio Sì signora. ippol. Tacete. 170 Ché se qualche notizia a lei giungesse di ciò che detto avete come poco avveduto o troppo vano lascieria di cercarvi. È pensier sano ogni grazia occultar ch’amor concesse 175 d’una che sì segreta e sì coperta favorendo vi sta. I favori non merta chi tacerli non sa. fabio Stimo l’avvertimento e prometto… 180 [Ippolita si ritira e torna don Diego] Don Fabio eccomi attento ad ascoltar di quell’incontro il fine, ché colui che qui venne è già partito. fabio Il racconto è finito. Sol rimaneva a dir ch’ella il sembiante 185 palesar mai non volle in quel confine. alvaro alvaro E dove mia sorella… fabio Nel medesimo istante che partiste di qui, partissi anch’essa. alvaro Nemica è de’ discorsi. Al suo desio fuor che star solitaria altro non cale; non s’è vista cred’io in donna mai ritiratezza eguale. 160. a sia] p e sia 187. dove] rv1 dov’è 190 256 Sinossi — atto i scena duodecima Ernando, don Diego, don Giovanni [Sale Hernando entrapajada la cabeza] [una voz] dentro A este cuarto entrad. diego ¿Quién vendrá a estas horas en una silla de manos? 1010 hern. Yo soy, ¡ay de mi!, que vengo ensillado y enfrenado, a pediros que el vestido sea mortaja. diego ¿Qué, hay Hernando? [giunge Ernando ferito] ernando Entrate in questo appartamento. diego Chi verrà a quest’ora portato in una sedia? ernando Son io, sfortunato, che vengo a chiedervi che il vestito sia un lenzuolo d’avvilupparmici poi che sarò morto. diego Che v’è Ernando? hern. ¿Qué ha de haber? Gran mal. ernando Che v’è da essere? Malanni infiniti. giovanni Non fate caso a queste pazzie che sarà un’invenzione da lui ritrovata per recapitare la lettera. No hagáis 1015 de aquestas locuras caso; que él habrá buscado esta industria para haber dado el papel. hern. ¡Si, industria fué que se me pegó a los cascos! 1020 juan juan ¡Ea! Di presto, ¿qué ha habido? diego Hernando, no estés burlando. hern. Es verdad, burlando estoy pero son burlas de manos muy pesadas. diego ¿Tanto esperas para contar qué ha pasado? hern. No espero tanto, señor, que ya yo me tengo el tanto. 1025 scena nona Bruscolo, don Alvaro, don Fabio, donna Ippolita, Spinetta [giunge Bruscolo con la testa fracassata] brusc. Imparate a mie spese o servitori. fabio Qual voce lamentevole risuona? brusc. L’obedir m’ha condotto a tal partito. ernando Fu un’inventione che invece d’uscirmi del cervello mi si taccò alla cotica. diego Via, di’ 1 presto, che cosa è succeduto? giovanni Non ne star più a burlare, o Ernando. ernando Ho burlato di troppo ma con certe burle di mano che pesavano. diego Finiscila, non aspettar più, racconta quel che è passato. ernando Non aspetto altro, che di già ho avuto la parte mia. scena decima terza Elvira, Colombina e detti Sale Elvira elv. Desde aqui podremos ver quién este ruido ha causado. 1030 juan No nos rompas las cabezas. giovanni Non ne star più a rompere il capo. ernando Bono per mia fé, sono io che l’ho in pezzi. diego Che recapito porti. hern. A eso dijo un cortesano: «Con ese recado, al toro.» diego ¿Qué recado traes? hern. Muy malo; mas no diréis por lo menos que vengo sin mi recado. diego Di, ¿qué traes? hern. ¿Qué he de traer? Rota la cabeza traigo. [Elvira e Colombina in disparte] elvira Da questo luogo potremo sentire la cagione di questo rumore. 1035 ernando Pessimo, poiché lo ritrovai vituperoso. giovanni Finiscila, che successe? e che ne porti? ernando Che diavolo volete ch’io porti? Porto la testa rotta. Scena xii 1. di’] m87 omesso Scena xiii – [Elvira e Spinetta ascoltano in disparte] ippol. Di nascosto, Spinetta, udiam qui fuori da quanto egli ragiona ciò che sarà seguito. 5 brusc. Buone nuove signori. alvaro Buone nuove? Di Che? brusc. Buone nuove per voi ma non per me. Tu risparmi il salario e tu il vestito. Io già son spedito, già son posto de’ morti al protocollo. alvaro Per qual causa? Perché poco fa mi poneste in una traccia da far rompermi il collo. Ben prediceva a me la mia paura che mi mandavi a caccia della mala ventura. Orsù contenti sete, per voi Bruscolo ha dato ne la rete. alvaro Penso che burli. 10 brusc. Scena ix – 15 20 257 Sinossi — atto i diego ¡Qué dices! hern. Si no queréis creerlo, aquí están los cascos. diego Che dici? 1040 juan Pues ¿quién te ha herido? hern. ernando Se non volete crederlo, ecco le fascie, ecco i colpi. giovanni Chi t’ha ferito? Escuchadme los dos, que no seré largo. Llegué., llamé, salió Inés: el papel le daba, cuando un caballero llegó, 1045 y le quitó de las manos, leyóle todo a la letra, y díjome luego: «Hidalgo, ¿a quién servís?» Yo le dije: «Don Juan de Silva es mi amo.» 1050 Pero, queriendo decirle de quién era allí enviado, no quiso oírlo; y haciendo un solo compuesto de ambos; él fué el colérico, y yo 1055 el sanguino, pronunciando muy hosco, muy fiero, muy iracundo y temerario: ernando Uditemi entrambi, che sarò breve. Arrivai, bussai et uscì Auretta; li davo la lettera quando un cavalliero me la strappò di mano, «Decid a don Juan de Silva, de quien decís sois criado, 1060 que don Félix de Toledo le dice que si da un paso por esta calle en su vida, ni aun por todo aqueste barrio, le matará a cuchilladas, 1065 sustentándolo en el campo cuando importe, cuerpo a cuerpo: y en fe de que ejecutarlo sabrá, llevadle por muestra aquésta.» Y así os la traigo 1070 para ver cuál de los dos se quiere vestir del paño. «Di’ a don Giovanni di Silva che don Felice di Toledo gli fa sapere che s’rdirà di far un passo per questa strada che l'u’ciderò con questo ferro e quando gli piaccia glielo sosterrò in campo a corpo a corpo, et in fede che saprò farlo. Portali questo per mostra». juan Calla, Hernando, no prosigas. 1075 juan ¡Habiendo dicho mi nombre, y que tu eres mi criado, te ha tratado desa suerte diego Habiendo te yo embiado, y yendo de parte mia ¿desta suerte te ha tratado? E così faccio per vedere chi di voi due vuol farsi un abito di questo panno. giovanni Taci Ernando, non parlar d’avvantaggio. diego Frena la voce Ernando. diego Calla: no hables más, Hernando. hern. ¡No me falta ahora más que darme los dos con algo! la lesse tutta, poi mi disse: «Galantuomo, chi servi?» Gli risposi: «Don Giovanni di Silva è il mio padrone», e volendoli dire da parte di chi venivo, non volle sentirlo, facendo d’ambidue un sol composto. In fine egli fu il collerico et io il sanguinario, e con ciera brusca et adirata mi disse: ernando Non vi manca altro se non che voi mi diate qualche cosa. giovanni Avendo detto che eri mio servo, trattarti in tal guisa? 1080 diego Andando per 1 mia parte et a mio nome presentando il foglio, operar teco in tal forma? fabio A voi non sembri strano sempre alle burle esso la mente ha volta. brusc. Sì ma per mia disgrazia questa volta è una burla di mano. alvaro Querela sì molesta non so donde la cavi. brusc. Me la cavo di testa. Voi che sete sì savi or potete mirando attenti se vengon da la testa i miei lamenti. fabio Com’è passato ciò? brusc. Lasciate ch’io respiri e vel dirò. Andai, bussai, calò Tranquilla in strada, io li davo il viglietto, ma giunto quivi un cavalier pian piano me lo tolse di mano, e doppo averlo letto dimandò con chi stavo. Io li risposi: «È don Fabio de Silva il mio padrone», e benché di narrargli io mi proposi chi mi mandava, egli non volse udir, sordo più d’un macigno. Ma che serve allungarla? In conclusione: egli è stato il collerico, io il sanguigno; poiché riprese a dire con un aspetto rigido e con voce severa, minaccevole e feroce: «A don Fabio de Silva or ora avvisa che don Enrico di Toledo ha detto che se in alcuna guisa ardirà di passar per questa strada esso a lui con la spada saprà passare il petto sostenendol’ancor, s’altri il richiede, solo nel campo; e in fede che giunger sa dove lo sdegno il porta: tu questo per caparra a lui riporta». Così mi disse, e la caparra poi altro non fu che darmi assai ben presto una botta indiscreta. Vedete or chi di voi vuol andar per il resto della moneta. alvaro Basta fin qui, non più, basta fin qui. 25 30 35 40 45 50 55 60 fabio Taci, non più, non più, già intesi a pieno. brusc. Con le buone, di grazia, 65 già che venni per voi concio così non mi sgridate almeno; per mia maggior disgrazia mi manca appunto questo: ch’ora fra tutti due mi diate il resto. 70 fabio Doppo che fu da lui mio nome udito e che servo a me sei così dunque ha trattato? alvaro Avendoti io mandato, ei t’ha ferito? brusc. Bugiardo questa volta esser vorrei 75 ma, nonché la mia lingua in buon linguaggio, la testa anco il palesa. 1. per] r82 da 54. sostenendol’] p sostentandolo 62. della moneta] rv1 omesso 258 Sinossi — atto i giovanni A me tocca 2 il vendicarti. diego A me s’aspetta il punirlo. juan A mí el vengarlo me toca. diego A mí me toca el vengarlo. hern. Y aun pero me trato despues otro. los dos hern. 1085 ¿Quién? El cirujano. juan Eso no: mi nombre oyó don Félix; y el desacato se hizo a mi nombre, diego Mas fuerza no ha de tener un engaño 1090 que una verdad, pues yo soy competidor y contrario suyo, y fué de parte mia; y así me toca el buscarlo. juan No haréis tal, porque yo estoy, 1095 pues conmigo habló, empeñado, y me he de satisfacer. diego Yo soy qien le haze el agravio y yo le he de sustentar, pues soy quien a Leonor amo. 1100 elvira Udisti? colombina Sì signora. elvira Presto dammi il manto. colombina E che pretendete di fare? elvira Di sottrarre un fratello et un amante da quei mali in cui può precipitarli un impegno nato per disgrazia. giovanni Non permetterò che voi, amico, v’interessiate in quest’affare. Don Felice udì il mio nome et a quello perdé il rispetto. diego Non ha da prevalere un inganno a una verità, e già che io sono suo competitore e che il suo servo andò da mia parte, è mio debito il ricercarlo. ernando Mi trattò molto peggio un altro dappoi. 3 giovanni Chi fu l’ardito? diego Chi fu il temerario? ernando Il barbiero. giovanni Non lo permetterò al sicuro, poiché avendo don Felice meco parlato, son io nell’ impegno et a me tocca il sodisfarmi. fabio Vendicherò l’oltraggio. alvaro Vendicherò l’offesa. fabio Questo a me tocca a fé. alvaro Anzi a me tocca. brusc. Anzi è toccato a me; e perché vi sia noto il fatto intiero un che doppo trovai peggio anche mi trattò. alvaro Chi fu? fabio Chi fu? brusc. Il barbiero. 85 E si stupiva assai ch’avend’io per la botta tutta la testa rotta non vedeva il cervello, ma gli dissi: «Fratello 90 quando n’avessi avuto qualche poco credi ch’io fossi entrato in questo gioco?» fabio La disfida, don Alvaro, a me venne. Non lascerò ch’altri m’usurpi il loco. alvaro Sol per errore avvenne. 95 Il chiamarvi in battaglia di don Enrico fu dalle parole alieno il pensiero; ch’egli di me, non già di voi, si duole. Ora qual ragion vuole 100 ch’abbia forza un errore e che prevaglia un equivoco al vero? Suo rivale son io, fu per mia parte incam‹m›inato il messo, il viglietto era mio, 105 dunque per conto mio corre il successo. fabio Non fate in ciò disegno che sì fatti argomenti io non ricevo: da poi che meco ei dichiarò lo sdegno io risentir mi devo. diego Io che sono l’amante di Leonora sono quello che l’offendo, e per‹ci›ò io devo sostenerlo 2. tocca] m87 toccò 3. dappoi] m87 doppoi 80 80-81. rv1 divide i due versi dopo tocca e non dopo fé. 85. barbiero] rv1 barbiere 107. disegno] p dissegno 109. ei] rv1 omesso 110 259 Sinossi — atto i hern. Aunque yo no os puedo dar por ahora consejo sano, os daré un consejo herido. ¿Hay más de buscarle entrambos, y darle entrambos a una. 1105 ernando Se bene per ora non posso darvi un consoglio sano, pigliatenen un amalato: erntrambi cercatelo et entrambi dategli adosso. alvaro Io cercherò costui. juan Eso no; que estilo bajo, fuera; y más habiendo dicho que lo hará bueno en el campo. giovanni Questo no, ché sarebbe viltà; e tanto più quando egli s’offerisce al cimento a corpo a corpo. Sai tu dov’egli viva? ¿Sabes dónde vive? No; hern. ernando Signor no. Dove ammazza sì. donde mata, sí. Buscando juan 1110 su casa iré. diego No me hagáis el desaire de empeñaros vos por mi. juan No le busquéis, pues que soy yo el agraviado. diego Por un acaso eso fué. 1115 juan Es verdad; pero es bien claro… diego ¿Qué? juan Que a hombres come yo obligan los empeños de un acaso. diego Yo le buscaré primero, si tanta ventura alcanzo que sepa su casa antes. 1120 giovanni Per ritrovarlo ricercherò la sua casa. ernando Ruffiani sventurati tremate vedendone oggi uno che per deporre il vestito rotto ha rotta la testa. diego Per grazia amico, non mi fare 4 l’aggravio d’impegnarvi per me. giovanni È mio l’impegno perché fui lo sfidato. diego A me la disfida s’indirizza perché io fui che l’offesi. giovanni E dovrò sfuggir l’incontro di chi mi ricerca? diego E dovrò lasciarvi un 5 cimento, che a me appartiene? 6 giovanni Don Giovanni e non don Diego fu chiamato al campo. diego Don Diego e non don Giovanni mandò per il servo la lettera. giovanni Ma questo precisamente non consta a chi m’offese. diego La mia dichiarazione sarà confessargli l’errore. giovanni Ma sembrerà un mendicato pretesto d’un animo vile. diego Anzi un ragionevole disinganno per giustificare la contesa. giovanni Son troppo geloso dell’onor mio. diego Né il mio valore soffrirà quest’aggravio.7 giovanni Non lo cercate ch’io son l’offeso. diego Sì ma lo siete per disgratzia. giovanni È vero; ma non sapete? diego E che? giovanni Che l’uomo onorato è tenuto ad abbracciar gl’impegni ancor che nati per disgrazia. Addio.8 diego La mia diligenza saprà prevenire la vostra ricerca. 4. fare] r82 fate 5. un] m87 in 6. appartiene] r82 s’aspetta 7. quest’aggravio] m87 quell’aggravio 8. Addio] r82: omesso fabio Sai dove vive? brusc. Io so puntualmente dove ammazza la gente, non dove vive lui. fabio Di ritrovarlo io spero. 115 alvaro Deh lasciate un intento a me dovuto. Mio fu certo l’aggravio, finalmente il vostro nome è solo intervenuto per un mero accidente. fabio È vero, ma anche è vero 120 che i miei pari ob‹b›ligar spesso ha potuto un accidente mero. alvaro Spendete il tempo in vano, ché dovunque m’accada per vendicar l’offesa ho mano e spada. 125 125. offesa] rv1 offese 260 Sinossi — atto i fabio Anch’io per vendicarle ho spada e mano. alvaro A trovar sua magione favorirà Fortuna il desir mio. fabio Sarà la mia ragione che la trovi prim’io. 130 giovanni Farò dei torti miei giusta vendetta. diego Vendicar le mie offese a me si spetta.9 hern. ¡Alcahuetes desdichados, escarmentad, pues me veis desnudo y descalabrado! brusc. Oh quanto è vero questo, che sempre vanno le disgrazie in frotta! Io lo provo, che resto perché la mia sventura sia doppia di figura: 135 senz’il vestito e con la testa rotta. [Vanse los tres] elv. ¿Haslo oído todo? juana Sí. [Alvaro, Fabio e Bruscolo se ne vanno] ippol. Udisti il tutto. spinet. Sì. ippol. Prendi, Spinetta, l’altre due vesti e i manti. spinet. Et a qual cura, Ippolita, or t’accingi? Ove sì in fretta mover disegni incognita le piante? 140 ippol. La disfida impedir ch’udisti innante: che non segua la pugna io tentar deggio, ove in periglio io veggio un fratello, un amante. Di lor quiete bramoso in me l’affetto 145 ogni indugio rifiuta. Chi sa, chi sa? Contesa antiveduta ha rare volte effetto, onde forse darassi in sorte a me di conseguir l’intento 150 con l’opra oggi e coi passi che dell’armi tra lor cessi il cimento. spinet. Infatti sempre unite con legame tenace vanno l’armi e gl’amori. 155 ippol. Dal mezzo degl’orrori di sì confusa lite tragga benigno il Ciel frutti di pace. Co’ suoi favori il Ciel difenda 160 da ria vicenda l’armi e gl’amori. Sol con un lampo di sua pietade trova chi cade 165 salute e scampo. All’alta sfera ch’i preghi ascolta dunque sia volta umil preghiera. 170 Co’ suoi favori il Ciel difenda da ria vicenda l’arme e gl’amori. 1125 elv. Pues, volando, dame el manto. juana Pues ¿qué intentas? elv. Ver intento si entre mi amante y mi hermano puedo, Juana, restaurar los empeños de un acaso. 1130 Fine dell’atto primo 9. spetta] r82 aspetta Fine del primo atto. 138. i manti] rv1 il manto 149. forse] rv1 omesso — onde darassi completa il verso precedente; un onde farassi si legge cassato subito sotto.