Periodico
Periodico quadrimestrale
quadrimestrale -- Spedizione
Spedizione in
in A.P.
A.P. -- Art.
Art. 22 comma
comma 20/C
20/C -- Legge
Legge 662/96
662/96 -- taxe
taxe Perçue
Perçue -- DCO/DC
DCO/DC -- CS/242/2003
CS/242/2003 valida
valida dal
dal 20/06/2003
20/06/2003 -- Tiratura:
Tiratura: 2800
2800 Copie
Copie
ANNO XV - N° 43 - MARZO 2013
Periodico Cattolico di Vita Religiosa,
Informazione, Cultura e Attualità
C
In copertina: Papa Francesco I
In retro coper tina: Bolla Paenitentiaria
Apostolica contenete indulgenza plenaria
IN CAMMINO
Quadrimestrale della Parrocchia di San Nicola
di Bari e del Santuario Madonna delle Grazie LAGO (CS)
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Sac. Alfonso Patrone
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Terzo Ordine dei Minimi
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Tel. 0982.454040
Ufficio Parrocchiale
Responsabile: Cino Giuseppe
Tel 0982.454139
richiesta certificati: [email protected]
In Cammino - 2
LA COMUNITÀ SI RITROVA
ORARIO DELLE SANTE MESSE
Giorni Feriali
ore 18:30 (Ora Legale)
16:30 (Ora Solare)
Sabato a Terrati
ore 18:30 (Ora Legale)
17:30 (Ora Solare)
Giorni Festivi
Domenica ore 9:00/11:00
a San Nicola
ore 18:30 al Santuario (Ora Legale)
16:30 (Ora Solare)
AVVISI
APPUNTAMENTI FISSI DEI GRUPPI
PARROCCHIALI
SETTIMANALI
Domenica:
ore 21:00 Azione Cattolica Giovani.
Lunedì :
ore 17:30 Terzo Ordine dei Minimi
Giovedì:
ore 16:00 Cenacolo al Santuario:
s. Rosario - s. Messa ore 17:00 Lectio Per tutti i gruppi parrocchiali ;
Sabato:
ore 15:30 -16:30 catechismo scuole
elementari e medie
ore 16:30 - Incontro dei catechisti
ore 19:00 Azione Cattolica Giovanissimi
MENSILI
Primo Mercoledì:
ore 15:30 (ora solare), ore 16:30 (ora
legale) incontro A.D.P.
Primo Martedì:
ore 20:30 Consiglio Affari Economici;
ore 21:00
Consiglio Pastorale.
PRIMO VENERDÌ E SABATO DEL MESE
NELLA CHIESA DELLA SS ANNUZIATA:
ADORAZIONE CONTINUA
INIZIO ORE 17:00 DI VENERDÌ
CONCLUSIONE ORE 16:30 DI SABATO
Saluto del Parroco
Marzo 2013
to: “Oh, come vorrei una chiesa povera e per
arissimi lettori,
pace e benedizione da Dio Padre e dal i poveri!”. Solo se infatti come chiesa vivremo
autenticamente la povertà, saremo capaci di
Signore nostro Gesù Cristo.
fare breccia nei lontani per
Viviamo in un tempo acceattirarli a Gesù Cristo. Per
lerato, caratterizzato da
noi cristiani la scelta della
continui cambiamenti. La
povertà si impone per tre
novità più importante di
motivi: innanzitutto perché
questi ultimi mesi è la
la nostra vera ricchezza è
rinuncia al pontificato di
Gesù Cristo, a cui non
Papa Benedetto XVI e
anteponiamo nulla, poi perlʼelezione del nuovo Papa
ché siamo in cammino
Francesco, il cardinale di
verso il regno dei cieli e
Buenos Aires
Giorgio
sappiamo che dobbiamo
Mario Bergoglio. Al Santo
lasciare ogni cosa su quePadre
Benedetto
XVI
sta terra, tranne i beni che
vanno i nostri ringraziaavremo condiviso con chi è
menti per il servizio davvepiù povero di noi su questa
ro difficile ed impegnativo
terra. Gesù infatti ci ha
che ha svolto a favore di
insegnato un investimento
tutta la chiesa, come
Don Alfonso durante la S. Messa
che ci aiuta a vivere meglio
vescovo di Roma e successore dellʼapostolo Pietro. Si è trovato a regge- su questa terra e ci prepara un capitale di cui
re la barca della chiesa in un periodo di tem- godremo nel regno dei cieli: la condivisione
pesta e di venti contrari. Ma come egli stesso dei nostri beni con i poveri. Questo è il terzo
ha confessato nellʼultima udienza con i fedeli motivo per cui dobbiamo amare la povertà e
in piazza san Pietro, ha avuto sempre la cer- non possiamo trattenere egoisticamente i
tezza che il Signore Gesù non abbandona mai nostri beni, sapendo che ci sono tanti fratelli e
la sua chiesa, perseguitata dallʼesterno e dal- sorelle privi del necessario. Allora a tutti livellʼinterno, dai nemici e dai suoi figli infedeli. li, dal papa fino allʼultimo battezzato, impeNella sua bimillenaria storia la chiesa ha gniamoci ad uno stile di vita più sobrio, senza
dovuto affrontare momenti molto più difficili di lusso, senza sprechi, senza sfoggio, ma
quelli a cui abbiamo assistito in questi ultimi mirando allʼessenzialità. Assicuriamo al Santo
anni. E se continua ad esistere e ad operare Padre la nostra continua preghiera. Il Signore
nel mondo è perché non è nostra, ma di Gesù gli conceda fede, speranza e carità indefettibiCristo. Al nuovo Papa Francesco vanno i li.
nostri auguri di un fecondo apostolato nel Ringrazio tutti i sostenitori delle nostre divermondo di oggi. Il nuovo Papa si è fatto amare se iniziative parrocchiali, esorto tutti a formada subito a motivo della sua spontaneità e re cenacoli mariani, soprattutto i nostri emisemplicità. Nellʼomelia tenuta durante la grati, invito tutti a venire al nostro Santuario
prima messa con i cardinali nella cappella della Madonna delle Grazie, nei giorni di festa
Sistina, spiegando a braccio la parola di Dio 31 maggio e 31 ottobre e nel tempo forte del
proclamata, ha sottolineato tre impegni per la novenario dal 29 agosto allʼ8 settembre, giorcomunità ecclesiale: camminare, edificare, ni in cui si potrà lucrare lʼindulgenza plenaria.
confessare. Camminare come popolo di Dio A tutti gli auguri di una santa Pasqua. La graverso la patria eterna, edificare il tempio di zia del Signore nostro Gesù Cristo, lʼamore di
Dio che è la chiesa, fatta di pietre vive, con- Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo,
fessare il Signore Gesù Cristo crocifisso. sia con tutti voi.
Nellʼudienza con i giornalisti, spiegando il
Sac. Alfonso Patrone
motivo della scelta del suo nome, ha esclama-
In Cammino - 3
C
Tertulliano
Catechesi di Benedetto XVI - Mercoledi 30 maggio 2007
ari fratelli e sorelle,
oggi parliamo di un africano, Tertulliano, che
tra la fine del secondo e l’inizio del terzo secolo inaugura la letteratura cristiana in lingua latina.
Con lui comincia una teologia in tale lingua. La sua
opera ha dato frutti decisivi, che sarebbe imperdonabile sottovalutare. Il suo influsso si sviluppa su diversi piani: da quelli del linguaggio e del recupero della
cultura classica, a quelli dell'individuazione di una
comune «anima cristiana» nel mondo e della formulazione di nuove proposte di convivenza umana. Non conosciamo con
esattezza le date della sua nascita
e della sua morte. Sappiamo invece
che a Cartagine, verso la fine del II
secolo, da genitori e da insegnanti
pagani, ricevette una solida formazione retorica, filosofica, giuridica e
storica. Si convertì poi al cristianesimo, attratto – come pare – dall’esempio dei martiri cristiani.
Cominciò a pubblicare i suoi scritti
più famosi nel 197. Ma una ricerca
troppo individuale della verità, insieme con le intemperanze del carattere – era un uomo rigoroso –, lo condussero gradualmente a lasciare la comunione con
la Chiesa e ad aderire alla setta del montanismo.
Tuttavia, l’originalità del pensiero unita all’incisiva
efficacia del linguaggio gli assicurano una posizione
di spicco nella letteratura cristiana antica. Sono
famosi soprattutto i suoi scritti di carattere apologetico. Essi manifestano due intenti principali: quello di
confutare le gravissime accuse che i pagani rivolgevano contro la nuova religione, e quello – più propositivo e missionario – di comunicare il messaggio del
Vangelo in dialogo con la cultura del tempo. La sua
opera più nota, l’Apologetico, denuncia il comportamento ingiusto delle autorità politiche verso la
Chiesa; spiega e difende gli insegnamenti e i costumi dei cristiani; individua le differenze tra la nuova
religione e le principali correnti filosofiche del tempo;
manifesta il trionfo dello Spirito, che alla violenza dei
persecutori oppone il sangue, la sofferenza e la
pazienza dei martiri: «Per quanto raffinata – scrive
l’Africano –, a nulla serve la vostra crudeltà: anzi, per
la nostra comunità, essa è un invito. A ogni vostro
colpo di falce diveniamo più numerosi: il sangue dei
cristiani è una semina efficace! (semen est sanguis
christianorum!)» (Apologetico 50,13). Il martirio, la
sofferenza per la verità sono alla fine vittoriosi e più
efficaci della crudeltà e della violenza dei regimi totalitari. Ma Tertulliano, come ogni buon apologista,
avverte nello stesso tempo l’esigenza di comunicare
In Cammino - 4
positivamente l’essenza del cristianesimo. Per questo egli adotta il metodo speculativo per illustrare i
fondamenti razionali del dogma cristiano. Li approfondisce in maniera sistematica, a cominciare dalla
descrizione del «Dio dei cristiani»: «Quello che noi
adoriamo – attesta l’Apologista – è un Dio unico». E
prosegue, impiegando le antitesi e i paradossi caratteristici del suo linguaggio: «Egli è invisibile, anche
se lo si vede; inafferrabile, anche se è presente
attraverso la grazia; inconcepibile, anche se i sensi
umani lo possono concepire; perciò è vero e grande!» (ibid., 17,12). Tertulliano, inoltre, compie un
passo enorme nello sviluppo del
dogma trinitario; ci ha dato in latino
il linguaggio adeguato per esprimere questo grande mistero, introducendo i termini «una sostanza»
e «tre Persone». In modo simile,
ha sviluppato molto anche il corretto linguaggio per esprimere il
mistero di Cristo Figlio di Dio e
vero Uomo. L’Africano tratta anche
dello Spirito Santo, dimostrandone
il carattere personale e divino:
«Crediamo che, secondo la sua
promessa, Gesù Cristo inviò per mezzo del Padre lo
Spirito Santo, il Paraclèto, il santificatore della fede
di coloro che credono nel Padre, nel Figlio e nello
Spirito» (ibid., 2,1). Ancora, nelle opere dell’Africano
si leggono numerosi testi sulla Chiesa, che
Tertulliano riconosce sempre come «Madre». Anche
dopo la sua adesione al montanismo, egli non ha
dimenticato che la Chiesa è la Madre della nostra
fede e della nostra vita cristiana. Egli si sofferma
pure sulla condotta morale dei cristiani e sulla vita
futura. I suoi scritti sono importanti anche per cogliere tendenze vive nelle comunità cristiane riguardo a
Maria santissima, ai sacramenti dell’Eucaristia, del
Matrimonio e della Riconciliazione, al primato petrino, alla preghiera ... In modo speciale, in quei tempi
di persecuzione in cui i cristiani sembravano una
minoranza perduta, l’Apologista li esorta alla speranza, che – stando ai suoi scritti – non è semplicemente una virtù a sé stante, ma una modalità che investe ogni aspetto dell’esistenza cristiana. Abbiamo la
speranza che il futuro è nostro perché il futuro è di
Dio. Così la risurrezione del Signore viene presentata come il fondamento della nostra futura risurrezione, e rappresenta l’oggetto principale della fiducia
dei cristiani: «La carne risorgerà – afferma categoricamente l’Africano –: tutta la carne, proprio la carne,
e la carne tutta intera. Dovunque si trovi, essa è in
deposito presso Dio, in virtù del fedelissimo media-
tore tra Dio e gli uomini Gesù Cristo, che restituirà
Dio all’uomo e l’uomo a Dio» (La risurrezione dei
morti 63,1). Dal punto di vista umano si può parlare
senz’altro di un dramma di Tertulliano. Con il passare degli anni egli diventò sempre più esigente nei
confronti dei cristiani. Pretendeva da loro in ogni circostanza, e soprattutto nelle persecuzioni, un comportamento eroico. Rigido nelle sue posizioni, non
risparmiava critiche pesanti, e inevitabilmente finì
per trovarsi isolato. Del resto, anche oggi restano
aperte molte questioni, non solo sul pensiero teologico e filosofico di Tertulliano, ma anche sul suo
atteggiamento nei confronti delle istituzioni politiche
e della società pagana. A me fa molto pensare questa grande personalità morale e intellettuale, quest'uomo che ha dato un così grande contributo al
pensiero cristiano. Si vede che alla fine gli manca la
semplicità, l'umiltà di inserirsi nella Chiesa, di accettare le sue debolezze, di essere tollerante con gli
altri e con se stesso. Quando si vede solo il proprio
pensiero nella sua grandezza, alla fine è proprio
questa grandezza che si perde. La caratteristica
essenziale di un grande teologo è l’umiltà di stare
con la Chiesa, di accettare le sue e le proprie debolezze, perché solo Dio è realmente tutto santo. Noi
invece abbiamo sempre bisogno del perdono. In
definitiva, l’Africano rimane un testimone interessan-
te dei primi tempi della Chiesa, quando i cristiani si
trovarono ad essere autentici soggetti di «nuova cultura» nel confronto ravvicinato tra eredità classica e
messaggio evangelico. E’ sua la celebre affermazione secondo cui la nostra anima «è naturaliter cristiana» (Apologetico 17,6), dove Tertulliano evoca la
perenne continuità tra gli autentici valori umani e
quelli cristiani; e anche quell’altra sua riflessione,
mutuata direttamente dal Vangelo, secondo cui «il
cristiano non può odiare nemmeno i propri nemici»
(cfr Apologetico 37), dove il risvolto morale, ineludibile, della scelta di fede, propone la «non violenza»
come regola di vita: e non è chi non veda la drammatica attualità di questo insegnamento, anche alla
luce dell’acceso dibattito sulle religioni. Negli scritti
dell’Africano, insomma, si rintracciano numerosi
temi che ancor oggi siamo chiamati ad affrontare.
Essi ci coinvolgono in una feconda ricerca interiore,
alla quale esorto tutti i fedeli, perché sappiano esprimere in maniera sempre più convincente la Regola
della fede, quella – per tornare ancora una volta a
Tertulliano – «secondo la quale noi crediamo che
esiste un solo Dio, e nessun altro al di fuori del
Creatore del mondo: egli ha tratto ogni cosa dal nulla
per mezzo del suo Verbo, generato prima di tutte le
cose» (La prescrizione degli eretici 13,1).
Festa S. Francesco d’Assisi - Vasci 2012
In Cammino - 5
Festa Tesseramento A.C.R. 2012/2013
I ragazzi dell’oratorio nel salone parrocchiale durante i festeggiamenti
coloro che si vorranno unire a noi e fornirci suggerimenti utili. Il fine è quello di dare ai nostri tesserati un luogo di ritrovo sano dove si seguono quelle linee guida che portano a formare onesti e leali
cittadini, e quindi buoni Cristiani. Il 18 dicembre per concludere bene il 1° anno di attività e dare inizio al 2°, abbiamo reso grazie al Signore partecipando ed animando la Santa Messa del novenario
che ci preparava al Santo Natale,la nostra festa è continuata poi nel salone dell’edificio parrocchiale
I bambini dell’ACR preparano cioccalatini artigianali
Alcuni bambini dell’oratorio in una foto di gruppo
Primo anniversario oratorio ANSPI
E
leviamo la nostra lode al Signore e ringraziamo Don Alfonso per averci avviati e guidati in questo cammino di volontariato che ci ha portati a raggiungere il 1° anniversario in questa piccola
grande opera a servizio dei bambini e dei ragazzi della nostra comunità,aperta a tutte le fasce
d’età. Con l’aiuto di Dio speriamo di migliorare andando avanti e superando le difficoltà, sostenuti da
In Cammino - 6
La torta del primo anniversario
con un gruppo di ragazzi più grandi che hanno animato con giochi,canti e balli, coinvolgendo adulti e
bambini, e come tutte le feste di compleanno non poteva mancare la torta ed un ricco buffet offerto
dai volontari. In questo anno di lavoro,oltre ad intrattenere i bambini con giochi, si sono svolte attività ludico ricreative e di acquisizione come il corso di perline e quello di taglio e cucito che ha avuto
una grande affluenza con ottimi risultati al punto che li ripeteremo anche quest’anno. E’ stato organizzato un cineforum con film programmati e finalizzati alla solidarietà e all’altruismo. Si è svolta la
1°gara di puzzle per riscoprire un gioco forse messo da parte, ma che aiuta a sviluppare il ragionamento e il senso pratico. Nel periodo estivo è stato organizzato in collaborazione con i responsabili
dell’ ACR il campeggio in Sila, esperienza bellissima che dovrebbero provare tutti, poiché arricchisce
non solo i ragazzi che vi partecipano ma anche noi adulti facendoci rivalutare e ritrovare il senso di
appartenenza a Cristo attraverso il servizio e la solidarietà. A tal fine si è pensato che i ragazzi iscritti e che frequenteranno l’oratorio nell’anno 2013 potranno accumulare attraverso un “salvadanaio
personale” (riponendo un contributo quando viene nei locali dell’oratorio e lasciando al ragazzo una
ricevuta) la cui somma accumulata gli consentirà di fare il campeggio o altre uscite con i risparmi
messi da parte. Abbiamo terminato il 1° anno di attività con la 2° tombolata e con l’arrivo della befana. Abbiamo fatto tanto e ora speriamo di fare ancora di più.
I tesseramenti sono aperti, ora tocca a voi cogliere l’occasione di fare sane e belle esperienze.
Un ringraziamento a tutti i volontari che hanno saputo rispondere alla chiamata di Cristo attraverso il
loro servizio per la comunità. Ci è dovuto ringraziare tutti gli sponsor che hanno dato un contributo
notevole sostenendoci in tutte le occasioni, anche questo è volontariato!
L’equipe dell’oratorio
In Cammino - 7
Natale 2012
Se goda llu riposu meritatu
36° Festival della strina laghitana 2012/2013
Nelle foto da sx: Aurelio
Canonico, Pasquale
Socievole (3° classificato), Antonio Scanga
(1° classificato), Piero
Marano (2°classificato),
l’ass. Enzo Scanga e
Luca Politano
(premio critica).
Si statu veramente ‘hurtunàtu
A tiampu a tiampu s’è sciuatu ‘u guvernu
Sinnò ‘a Forneru t’avìa d’esodatu
Ccù l’uacchji digallàti sutta ‘e lente
Ne guardadi ‘ntradùttu da sorpresa
Ca de ‘sa strina ‘u nde sapiadi nente
Tuvaglie ‘e ‘mpùrra linu e muccaturi
‘ntr’’a tutti s’anni quanti nd’ha turciutu
Ppè s’asciucare ‘a frunta d’i suduri
‘Ncumincia de Scalea ‘su luangu viaggiu
Cusenza Vacu Aiallu e lla Mantia
Partiadi ogne matina all’arrembaggiu
Avìa penzatu a nu regavu biallu:
Na mullichella de pivu arricciàtu
Ca forse n’è remastu verginiallu
Ma primu ‘e nde passare cchjù du linu
S’’u pigliadi ‘mbraccettu la ‘hurtuna
E lle deza llu postu e fattorinu
Mò ’u chiangianu ‘i colleghi d’’u mistiari
C’hanu perdutu ‘nu cumpagnu allìttu
‘a banca ‘nu valente raggioniari
Mastru e summàstru allu lavuru sua
Benedizione i sordi chi t’hau datu
Ndù ‘a trovo n’atra capu quantu ‘a tua?!
Cù và c’’a d’illu l’hanu cungedatu
E a Bacuninu chi camina stuartu
A visita nu ll’hanu riformatu?!
Strina prima classificata: ‘U Penzionatu
di Antonio Scanga
Voci: Antonio Scanga Aurelio Canonaco
Signori bonasira me ricuagliu
Alla linterna antica de la strina
Ca ‘u micciu è addissiccàtu e ccè vò d’uagliu
Signu venutu ppè mme lamentare
Ca n’argomentu buanu m’è mancatu
E ppè cuscianza ‘u d’aju cchi cuntare…
Ppè stà sirata de sapure anticu
Turnamu allu salune parrocchiale
Ndù ‘a strina è nata ccù don Federicu
Dui giuvenialli alla presentazione
Era dicembre du settantasie
In Cammino - 8
Pinu ‘e Mirandu ccù Tullia Barone
Ia guagliuniallu riccu ‘e fantasia
Muvìa’ lli primi passi cù strinaru
Ma c’era Pinu fiacca alla regia
De tandu a mùani l’anni su’ passati
Tanti strinari si nde sunu juti
E chilli chi viditi su’ restati
L’eredità stà jiandu ‘i successione
E a vui guagliuni senza testamiantu
Nui ve lassamu ‘a vecchia tradizione
Truvati ‘u tiampu ppè lla tene viva
Chi ‘u lle mancàssi l’uagliu alla linterna
Chi ‘u lle mancàssi cira a ‘ssa candiva…
Le vò cadì ‘nu truanu cù ‘na bumba
C’un se putìssi move e gavitàre
Chin’ia ‘ssu minchia chi sona ‘ssa trumba ?
Tu ‘mbece de gridà ccù vuce ‘e chiazza
Inchinate alla storia du paise
Ch’è la trumbetta de Cicciu da pazza
“Signori agùri a tutti n’annu buanu
Si primu ‘e mia aviti vistu ‘u lampu
Stative cittu ca sentiti ‘un truanu”
De sutta t’aju ‘ntisu arruaccuvàre
Ca nun truvave spunti ppè lla strina
Statte tranquillu un te prioccupare
Annunciu a tutta ‘sa popolazione
Ccù ‘ssa prima ‘e Jennaru ch’è venuta
Giuanni finalmente và m’penzione
Chissa è lla strina de lu penzionatu
Doppu tant’anni ‘e stianti e sacrifici
Ccù ‘nu pantaloncinu a coscia grande
Sentìanduse ventìare alla natura…
S’avìa scurdatu ‘e ‘se minte e mutande
‘Sa banca ha mutilatu ‘e cuarpu e mente
Mò ‘u festeggiamu lu quattru e novembre
Cù zù Nicova e Annina combattente
‘U motorinu l’hanu affascinatu
Dopu dui jurni ‘u sse saputu cuamu
Pariadi Santu Ruaccu fragumiàtu
In alto il cane dei laghitani Macchia
(“U cittadini onorariu” della strina di Luca Politano)
Pascale da pumata se ricorda
Ca ‘mbece di capilli n’capu ‘e ricchie
Le su ‘ntrizzati i pivi cù’ ‘na corda
‘Mbianchinu ed operaiu forestale
Chi ppè sse ‘hare nu cappiallu e carta
Chjicàva quattru fogli de giurnale
Chilometri nd’ha fattu te po’ ‘hutte
Stunatu e suannu ccù tri ure e matinu
Benzina e sette machine distrutte
In alto il maestro Luca Politano (premio critica)
Me vena a mente assiami a Pascalinu
Ca ppè sse ‘hare crisciare ’i capilli
Su juti ‘e notte ndò mastru Pippinu
Giuanni nd’ha passatu cc’è po’ cride
Dui misi ccù ‘nu jiditu ngjissàtu
Un putia’ munge alla machina ‘e scrive
Quante punture e quante terapie
Statte tranquillu ca e demane avanti
Le passo tutte quante e mavatie
‘Mpizzamule ‘na spìnguva a ‘na maglia
Ca priagu a Sarvature de salèmme
Chi l’’a ‘mprestàssi d’illu ‘na meraglia
Statte tranquillu ca m’era all’ertatu
Ma m’è venutu a mente alli mumenti…
Vint’anni arriadi a Cuba s’è spugàtu
Ma si ‘u d’ha rinnovatu lu cuntrattu
L’ormoni le su’ juti in prescrizione
De tandu a muani i pappici ccì ha’ fatt
‘Hazzu n’appiallu a tutta a Romania
Chi le mandassi na guagliuna a postu
Ma suvu come dama e compagnia
Senza frascune un po’ piglià cardillu
Ha vistu ‘u vupu e và circhi ‘a pedata
Dicialu ad Enzu ca la trova d’illu
Ma datu ca ‘e se cose nun de parra
Vò dire c’ha truvatu ‘a pace sua
Se spoga ccù lle corde da chitarra
Mò c’’alla banca ha fattu bona scota
Dopu u stipendiu puru ‘a bon’uscita
Si nde po’ jjì a “fan-Cuba” n’atra vota
Sempre sperandu c’ha misu judizziu
C’’u d’è cchjù tiampu e ride e dde scherzare
Ch’’e mund’avanzi l’aspetta lu spizziu…
‘U poeta e llu trumbettiari
Risposta di Giovanni Caruso
alla strina “’U penzionatu”
eseguita nella serata finale del
1°Gennaio 1013
‘U codice da strina ‘u porta scrittu
‘a legge è canusciuta di strinari
Chi canta primu dopu stàssi’ cittu…
‘Sa strina me rutàva de avant’iari
E frisca frisca le dugnu ‘a risposta
Allu poeta ed allu trombettiari
Allu cumpari mia de mente sbrìtta
Chi quandu piglia la pinna alle manu
È cchjù pungente de ‘na spina m’pitta
Si me criscìa’ nu puarcu a farinaggiu
Mi ccè ‘hacìa sazizze e suppressate
E no ‘hare ccù d’illu ‘u cumparàggiu
Ia ‘un sacciu si te vidi russu o jancu
Si illu è viacchiu… chissu t’aju ‘e dire
Nui tantu quagliunialli ‘u simu mancu
E mi nde resta’ muzza l’allegria
C’armenu alla penzione cc’ia’ arrivatu
Ma ‘un sa si nui restamu a menza via
Quanti ricordi si scalìji truavi :
A ‘na ‘hurgata me venanu a mente
‘u tiampu de lu vupu e di cagnùavi
‘Ntr’’a ‘s’anni spullunàti cù’ ‘nu viantu
‘nu cumparaggiu e n’amicizzia vera
Mai na parova e mai nu tradimiantu
Mò ‘a stà vutandu a visita e spitale
Parri e ricordi e dde tiampi passati
È ‘na penzione ‘u d’ia’ ‘nu funerale
Piglia i bicchiari ca truzzamu a vinu
Ma circu suvu n’attimu ‘e pacianza
Ca stau chiamandu allu telefoninu…:
“Pronto! Chi parla? Quale commissione?!
Allura l’hau respintu la domanda?!
‘u d’ia’ llu veru c’’a dde jì ‘m’penzione?!”
Cc’è ‘na nutizzia ‘e l’urtimu mumentu:
Giuanni ha dde turnare a lavurare
Ca l’è fallitu lu penzionamentu
Nd’avìa d’inchiutu u mundu paru paru
S’ha prenotatu puru u ristorante
S’ha fattu i cunti senza tavernaru
Ma cchi jugale quante ndè cumbina
M’’ha dde pagare ‘nchiostru e tiampu piarsu
Ca mò ‘u chiamu alli danni ppè ‘ssa strina
‘U lla ‘hà nente vassalu strahùtte
N’amu pigliata ‘u stessu a pizzicata
Ppe fare quattru risi e ppè ccè sbutte
Chissa è lla strina de lu scornicchiatu
Chi và pigliandu l’assi ppè figure
C’avìa’ dde jì m’penzione e un ccì hau
mandatu…
Prosit
C’’u cesaràzzu dormadi alla pilla
Cu ‘nu cursune te po’ muzzicare
Si ‘u vò pigliare scìguva cù ‘a ‘ngìlla
Ohi Dante chi de tia ndè tiagnu stima
Cumu Sansune senza cchjù capilli
Ad’illu l’’e vassare senza rima
E’ siarvu ‘e tutti e ‘un tenadi patrune
‘un tenadi bandiara un tena’ patria
Nu clandestinu ppè tutt’’u cumune
Illu chi parra cù avucàtu Gullu
I codici ti lejadi alla manu
Ma ‘e rispettare ‘u nde rispetta nullu
L’isolamentu è lla cura ppè tia
Ppè tte ‘nchiarare ‘a ‘huma du cerviallu
Ricoveratu alla psichiatria
Lingua a dui tagli e capu cù ‘nu muvu
Un c’è bisuagnu de ve ‘hare ‘u nume
Ca ‘u “trombettiari” se prisenta’ suvu
All’ “arte sacra” cc’ia’ ‘na bona scova
Quandu su m’pace ‘hanu ‘aggiornamenti
Ca ‘u pruhessure sua è mastru Nicova
In Cammino - 9
Siti pizzuti cumu dui sugliuni
E a ve chiamare spine ia’ ‘n’avantu
Ca siti piaji de li cravavùni
Siti ricotta d’’a stessa ‘hiscèlla
Siti ‘harina de lu stessu saccu
Siti vajìna di stessi curtella
A Laura e a Rosa le vulìssi sente
Doppu tant’anni tuasti e matrimoniu
Si si ndè su pentute o su’ cuntente
De ccà a cent’anni le ‘hanu viàte
Ca ppè lli corna c’hanu ‘e vute ‘e ujjhjare
‘e frunte vostre vulìo ‘ncurniciàte
Le puazzu ‘hare sulamente ‘agùri
Povari ‘higli e povare mugliere
C’hau dde cumbatte ccù dui dittaturi
Ligati ccù lla capu allu pendinu
‘hossi ppè d’ille ‘na liberazione
‘u stessu de Benitu Mussulinu
‘Hurtuna c’’a ‘hamiglia è n’atra cosa
Ca ve su’ nati ‘higli judizziùsi
E dde ‘se spine ndè nata na rosa
‘Un vi nde ‘huja’ nulla ‘e nulla rasa
Si ia me scuardu ‘e me minte ‘e mutande
V’avìssivu ‘e scurdare ‘a via da casa
Ia li chiuriti m’’i sacciu cacciare
Si mi nde vaju a Cuba o allu Brasile
Su’ cazzi c’’u d’avìti cchi nde ‘hare
‘A vita mia nu d’ia’ pisce ‘e mercatu
E ‘u nd’aju ‘e rende cuntu ‘a chiazza chiazza
Si signu verginiallu o scozzuvàtu
Jettare ‘u bandu ‘u d’ia mestiari ‘u mia
Ma si parrati ccù Gustavu Saccu
Ve cunta da garrùbba da Mantia
De chillu c’aju avutu e c’aju datu
Ppè vi nde recriàre tutt’’i dui
Premio critica: ‘U cittadinu onorariu
di Luca Politano
A llu paise cc’iadi nu signore
ca nun d ‘una fastidiu mai a nessunu
è ccù nu vachitanu ccù llù core
Nessunu sa s’è nu terremutatu
o si è sbarcatu e l’Africa, ppe mare
o si la ndranghita ccà cc’hadi lassatu
Ndù vadi, vadi, attira l’attenzione
si ia nritardu, se piazzadi avanti
u truavi a ogni manifestazione
E’ bravu cumu nu vicinu e casa
ca t’accumpagnia quando nd’hai bbisuagniu
e te rapadi la porta e dìcia trasa
A d’illu tutte e cose le vau bbone
si chiova, cc’è lu sule o sta jazzandu
te ghjadi amicu sempre e a ogni stagione
Se fa vulire bene e tutti quanti
e chilli chi stau sempre a llu paise
e quando tornau, puru, e l’emigranti
C’è chine u vida bruttu e chine biallu
passeggia mmianzu a chiazza e va alla villa
na vota u ghjurnu, vadi all’Aciriallu
U pue truvare a tutti li spuntuni
ma a llu scuru, nun te fa sc-chiantare
ccu d’illu vuau ghjucà li guaglioni
Lu fai cuntiantu, sulu, a llu chiamare
nun portadi rancore ccù nessunu
mancu ccù chine, ullùpua suppurtare
Si lu matinu vai a llavurare
e lla mugliera tua, nun te saluta
c’è d’illu a llu purtune a t’aspettare
Te liccadi li piadi e tte fa festa
te fa turnare ncore l’allegria
ppè tutta la jurnata ca te resta
Pue t’accumpagnia ppè nu piazzu e strata
e tuni te ricuardi i tiampi antichi
quando muglierata t’era fidanzata
Scuntiantu maledittu e jestimatu
Ccù tutte quante ‘e machine distrutte
Alla penzione ccè signu arrivatu
‘A via d’’a vurga mina allu pendinu
Attianti a un vi nde scinde in pompa magna
Ccù don Affronziu avanti e ccù Sonninu
Ia me ‘mbriacu de prima matina
E ccù lla trumba de Cicciu da pazza
Ppè re-prefundu vi ccè cantu ‘a strina
Ca doppu chi vau chiusu allu baùllu
Ppè ‘ssu paise è ‘na liberazione
Ca tantu luttu ‘un si nde minta nullu
‘A strina tutti ‘i nuadica li scioglia
Cacchjàssi mente chine và de pinna
Pecchì si primu duna pue ricoglia…
Prosit
Primo classificato: Daniel Ruggero
Francesco Paladino
Josephine, Mariagrazia, Giocondo Naccarato
Luigia Magliocchi
u truavi a d’ogni tipu e pricessione
si cc’ìa lu Sindacu ccu Francu Corrente
o si la hascia l’ha Gianni Barone
E’ chinu de rispettu e cortesia
ca quando u luttu escìa de la ghjasa
illu accumpagnadi a Santa Maria
E pue se herma llà ad’aspettare
tuttu lu tiampu ca l’urtimu persuna
nun ha finitu de se licenziare
E illu nun se sa ndù ha studiatu
s’ha fattu lu liceu o u professionale
nu hattu è certu : è tropp’educatu
Ma a llu chiamare Macchia chin’è statu?
nun sacciu si lu sadi donn’Alfonzu
o lu compari sua, ca l’ha vattiatu
Si e cose ca chiedimu, nun se sanu
hacimu nui n’appellu a llu Cumune
du hare Cittadinu Vachitanu
Prosit
Il presepe d ella c hiesa di S. Marina a Terrati
In Cammino - 10
Gara dei presepi 2012
L’avìssivu e ricoglie adduppricàtu
In alto: Maria Nives Cino
In basso: Antonio Spena
In alto: Lorenzo e Manuel
Rende
In basso: Elisabetta Naccarato
In Cammino - 11
Anno giubilare del Santuario
della Madonna delle grazie
Anno della fede
Appuntamenti – Momenti forti – Iniziative
L’anno giubilare del nostro Santuario della Madonna delle Grazie è venuto ad intrecciarsi con l’anno della
fede, indetto dal Santo Padre Benedetto XVI. A tal riguardo il nostro Padre Arcivescovo Salvatore Nunnari
ha indirizzato alla nostra comunità e a tutti i fedeli della Madonna delle Grazie, che vengono a venerarla
nel nostro Santuario, una lettera che ci fa contemplare la Vergine Maria come modello di fede.
Appuntamenti ordinari nel Santuario della Madonna delle Grazie
Ogni giovedì alle 16:00 (ora solare): cenacolo mariano s. rosario – s. Messa – lectio divina;
Ogni giovedì alle 16:30 (ora legale): cenacolo mariano lectio divina – s. rosario – s. Messa;
Ogni domenica (16:30 ora solare –18:30 ora legale): s. Messa;
Tutti i giorni del mese di maggio tranne giovedì e domenica ore 16:00: s. rosario;
Tutti i giorni del mese di ottobre tranne giovedì e domenica ore 16:00: s. rosario.
Momenti forti del Santuario in cui si potrà lucrare l’indulgenza plenaria
31 maggio - Festa della Visitazione di Maria Vergine - ore 18:00: s. rosario e s. Messa durante la
quale vengono rinnovate le promesse battesimali e la consacrazione alla Madonna;
Dalle 17:30 ci sono dei sacerdoti a disposizione per il sacramento della riconciliazione;
Nei giorni dal 30 agosto all’8 settembre incluso - Tutti i giorni s. Messe ore 8:30/18:30;
Nei giorni 6/7 settembre: Adorazione eucaristica dalle 23 del 6 alle ore 15:30 del 7;
Giorno 7 settembre la s. Messa sarà solo di sera alle ore 18:30;
Giorno 8 settembre le s. Messe nel Santuario saranno solo di mattina: ore 8:00/9:00/10:30;
31 ottobre – Celebrazione conclusiva del mese mariano – ore 16:00: s. rosario e s. Messa durante
la quale vengono rinnovate le promesse battesimali e la consacrazione alla Madonna;
Dalle 15:30 ci sono dei sacerdoti a disposizione per il sacramento della riconciliazione.
Iniziative nella Forania Marina per l’anno delle fede
Mercoledì 24 aprile alle ore 17:00 presso l’auditorium della Basilica nuova di san Francesco a
Paola: Convegno “Esoterismo, magia, superstizione” che avrà come relatori principali il prof. Massimo
Introvigne e Padre Francois Dermine.
Presentazione relatori
Prof. Massimo Introvigne: (Roma, 14 giugno 1955) è un sociologo, filosofo escrittore italiano. È il fondatore e direttore del Centro Studi sulle
Nuove Religioni (CESNUR), una rete internazionale di studiosi di nuovimovimenti religiosi e dal 5 gennaio al 31 dicembre 2011 ha avuto nell'ambito dell'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione
in Europa) il ruolo di Rappresentante per la lotta contro il razzismo, la
xenofobia e la discriminazione, con un’attenzione particolare alla discriminazione contro i cristiani e i membri di altre religioni. Dal giugno 2012
è coordinatore dell'Osservatorio della Libertà Religiosa costituito dal
Ministero degli Esteri italiano in collaborazione con Roma Capitale.
Introvigne è membro della sezione di Sociologia della Religione
dell'Associazione Italiana di Sociologia ed è autore di oltre sessanta libri,
tra i quali l'Enciclopedia delle religioni in Italia, e centinaia di articoli nel
campo della sociologia della religioni.
È anche un consulente in proprietà industriale, specializzato in proprietà intellettuale.
In Cammino - 12
P. François Dermine: P. François-Marie Dermine, nato nel 1949, è sacerdote domenicano dal 1979. Presidente nazionale del GRIS. Professore di teologia morale alla FTER (Facoltà teologica dell’Emilia romagna). Nato a
Saint-Hyacinthe in Canada, vive in Italia dal 1972; ha ottenuto la cittadinanza italiana. Padronanza del francese, dell’italiano e dell’inglese. Conseguito
all’università McGill di Montréal un B.A. in storia e scienze politiche. Licenza
in teologia nel 1981 allo STAB di Bologna con la tesi intitolata: Finitezza del
conoscente e conoscenza dell’infinito. Dottorato in sacra Teologia conseguito nel 2000 alla Pontificia Università San Tommaso (Angelicum) di Roma
con la tesi intitolata: «La mistica e la medianità nei loro atti rispettivi».
Insegnamento dell’etica sociale nel triennio filosofico dal 1986 al 1990 alla
facoltà di filosofia-teologia di Bologna Insegnamento di corsi monografici
alla licenza in teologia di Bologna dal 1990. Insegnamento della teologia
morale allo STAB (Studio Teologico Accademico Bolognese) diventata poi
la FTER (Facoltà di Teologia dell’Emilia-Romagna). Condirettore della rivista Religioni e sette nel mondo e membro della giunta esecutiva del G.R.I.S. (Gruppo di ricerca e di informazione
socio-religiosa) incaricato dalla CEI per le questioni di religiosità alternative. Relatore a circa 5 convegni nazionali del
GRIS, nonché alla riunione ristretta (sulle sette religiose) indetta dal CCEE (Consiglio delle Conferenze episcopali
dell’Europa) tenutasi a Vienna dal 4 al 8 marzo 1988. Conferenze su argomenti di religiosità alternativa. Interventi
dal 2003 sugli aspetti pastorali, spirituali e morali dell’esorcismo nel quadro di un corso organizzato dal G.R.I.S. e
dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum su Esorcismo e preghiera di liberazione; e pure nel quadro di un corso
organizzato dal 2006 presso la sede della conferenza episcopale messicana (Città del Messico). Autore di Vassula
Ryden – Indagine critica (Elle di Ci, 1995), di Mistici, veggenti e medium – Esperienze dell’aldilà a confronto (Libreria
editrice vaticana, 20022). Co-autore di L’estasi, Libreria editrice vaticana, 2003
Mercoledì 7 agosto ore 18:30 presso l’auditorium della chiesa nuova di Campora san Giovanni:
Convegno sui Testimoni di Geova che avrà come protagonisti principali il sig. Politi Rocco, ex vescovo dei
Testimoni di Geova con il giornalista di Sat2000 David Murgia, famoso per il suo programma televisivo “Vade
Retro”.
Presentazione relatori
Rocco Politi: Mi hanno fatto conoscere i tdG quando avevo 10 anni
(mia moglie ne aveva 5) e seguendo la famiglia li ho frequentati e ne
ho fatto parte per 40 lunghi anni. Hanno manipolato quasi tutta la mia
vita. Ho iniziato come interessato, cosi veniva identificato colui che iniziava a studiare, poi iscritto alla scuola di ministero teocratico (una continua preparazione su cosa e come predicare di casa in casa), poi promosso a proclamatore, quindi pronto per andare di casa in
casa.Battezzato, sposato nella loro comunità, servitore di ministero
(una specie di diacono), il più giovane anziano a 23 anni (una specie
di vescovo), conduttore della scuola di ministero teocratico, conduttore
della rivista torre di guardia, segretario contabile, sorvegliante che presiede,responsabile del comitato assistenza sanitaria e relativi seminari (un capillare metodo di acquisizione di medici che acconsentivano di
operare senza sangue, e relativa cura dei fratelli ricoverati provenienti
da tutta Italia e dall’estero), membro dei comitati giudiziari locali e speciali in altre città (un vero e proprio tribunale interno alla congregazione ), contabile nelle assemblee di circoscrizione e di distretto; Addetto stampa, sindaco mandatario per gli oneri di urbanizzazione e contatto con i Comuni per la costruzione delle sale
del regno…..oratore qualificato anche per matrimoni e regista di drammi biblici e tanti altri incarichi, che non
voglio citare…..NON ERO UN ESSERE UMANO NORMALE…..NON MI HANNO MAI PERMESSO DI
DIVENTARLO E DI ESSERLO………LA GUARIGIONE E’ DOLOROSISSIMA.Sono stato plagiato e manipolato mentalmente….e da plagiato sono diventato plagiatore da manipolato mentalmente sono diventato manipolatore delle menti.Poi un giorno all’improvviso una spada di Damocle colpisce la mia famiglia (una storia
sconvolgente che vi racconterò) e come conseguenza vengo disassociato….dopo aver subito una aberrante inquisizione durata 50 ore di giudizio. Assieme alla mia famiglia abbiamo lasciato la società e siamo fuggiti verso la libertà.Una volta fuori da quella prigionia abbiamo vissuto 12 anni trascorsi a disintossicarci, a
nascere nuovamente, a crescere, imparare, decidere da esseri umani LIBERI.Da 12 anni non ho mai detto
o fatto nulla né in TV né in radio, sui giornali o in Web.L’anno scorso è morta mia madre anche lei TdG ma
non praticante. Ai funerali la nostra presenza è stata sgradita, ci hanno trattati come estranei, come fossimo
In Cammino - 13
infetti, un cancro da cui starne alla larga.Ho partecipato a TV2000 non per vendetta, (amo i miei fratelli, mia
sorella, i nipoti, gli zii, i cugini e mio padre che sono ancora TDG, ma loro non ci riconoscono più come parenti, per tutti loro noi non esistiamo più).
Ho rilasciato questa intervista con il vivo desiderio di trasmettere la mia esperienza e, credetemi, con un unico
obiettivo cercare di aiutare altri a non cadere vittime di manipolazioni mentali come è successo a me.Ma 20
minuti di trasmissione non possono rendere il senso di 40 anni di schiavitù psicologica e spirituale, vorrei
poter fare molto di più per far conoscere a più persone, cosa ci è stato fatto nel nome di un Dio.Per questo
nasce questo blog: per far conoscere attraverso la nostra esperienza come E’ POSSIBILE AVERE LA PROPRIA ESISTENZA ROVINATA DA UNA FALSA RELIGIONE..
David Murgia: giornalista di Tv2000, autore per la
San Paolo del volume “Satana in Tribunale”, è famoso in quanto autore e conduttore di “Vade Retro”,
programma che si occupa di sétte, movimenti pseudoreligiosi e satanismo: un settimanale d’inchiesta,
con storie, testimonianze e i numerosi fatti di cronaca legati all’occulto e all’esoterismo. La cronaca è
sempre il filo conduttore di “Vade Retro” cosi da
creare una sorta di viaggio attraverso i casi avvenuti in Italia e in altre parti del mondo, i numerosi
misteri ancora irrisolti e dietro i quali c'è l'ombra
delle sette.
L’
Riflettere e credere dopo la Shoah
esperienza di Auschwitz portò alle estreme
conseguenze i problemi della società di
massa dominata dalla tecnica, dal lavaggio
del cervello, dall’irrompere prepotente dei media che
possono portare l’individuo al conformismo ideologico e politico. Dei campi di sterminio colpisce la fredda pianificazione burocratica dell’annientamento, la
totale spersonalizzazione delle vittime, l’indifferenza
morale dell’uomo comune, l’indole “normale” dei carnefici. “Devo dire che
l’esperienza di Auschwitz è
stata tale per me da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosa che pure ho
avuto […]. C’è Auschwitz,
quindi non può esserci Dio.
Non trovo una soluzione al
dilemma. La cerco, ma non
la trovo”. Sono parole pronunciate da Primo Levi in
un’intervista del 1986 a
Philip Roth. La devastante
esperienza della Shoah ha
riproposto in modo drammatico alla coscienza dell’uomo – non solo dell’ebreo – l’antica questione del
rapporto tra Dio e il male. A questo proposito proponiamo le riflessioni di due pensatori tedeschi, il filosofo ebreo Hans Jonas e il teologo cattolico Johannes
Metz. Jonas pubblicò nel 1987 Il concetto di Dio dopo
Auschwitz. L’autore, che ha studiato la possibilità di
rifondare l’etica nel mondo contemporaneo sulla
base del “principio della responsabilità”, di fronte ad
Auschwitz pone questa domanda: “Dio permise che
ciò accadesse. Ma quale Dio poteva permetterlo?”.
In Cammino - 14
Infatti “per l’ebreo che vede nell’al di qua il luogo
della creazione, della giustizia e della salvezza divina, Dio è in modo eminente il signore della storia, e
quindi Auschwitz, per il credente, rimette in questione il concetto stesso di Dio che la tradizione ha
rimandato”. Johannes Metz, teologo cattolico tedesco, sottolinea nelle sue opere che la fede e la speranza cristiana non possono essere ridotte in nessun
modo a una dimensione privata, ma devono riconoscere
una
necessaria
dimensione di impegno politico-sociale che non prescinda da un confronto con
Auschwitz. Dopo Auschwitz
è risultato assai difficile credere in Dio. Così afferma
Hans Jonas nel libro “Il concetto
di
Dio
dopo
Auschwitz”: “solo di un Dio
totalmente incomprensibile
si può affermare che è
assolutamente buono ed
originariamente assolutamente onnipotente e che,
nonostante ciò, sopporta il
mondo così com’è. Più in generale i tre attributi in
questione – bontà assoluta, potenza assoluta e comprensibilità – sono fra loro in rapporto tale che ogni
relazione tra due di loro esclude il terzo. Questo è
allora il problema vero: quali sono i due concetti veramente irrinunciabili, fondamentali per il nostro concetto di Dio e quale è il terzo che deve essere escluso? Certo la bontà, cioè la volontà del Bene, è inseparabile dal nostro concetto di Dio e non può sottostare a nessuna limitazione […]. Dopo Auschwitz
possiamo e dobbiamo affermare con estrema decisione che una divinità onnipotente o è priva di bontà
o è totalmente incomprensibile (nel governo del
mondo in cui noi unicamente siamo in condizione di
comprenderla). Ma se Dio può essere compreso solo
in un certo modo e in un certo grado, allora la sua
bontà (cui non possiamo rinunciare) non deve escludere l’esistenza del male; e il male c’è solo in quanto Dio non è onnipotente. Solo a questa condizione
possiamo affermare che Dio è comprensibile e
buono e che nonostante ciò nel mondo c’è il male. E
poiché abbiamo concluso che il concetto di onnipotenza è in ogni caso un concetto in sé problematico,
questo è l’attributo divino che deve venir abbandonato”. Così si esprime Johannes Metz in un articolo
comparso sulla rivista “Concilium”, n. 5 del 1984, dal
titolo “Al cospetto degli ebrei. La teologia cristiana
dopo Auschwitz”: “prescindendo dal confronto con
Auschwitz non esiste per me nessuna verità che io
possa difendere. Prescindendo dal confronto con
Auschwitz, non c’è nessun senso che io possa salvare. Prescindendo dal confronto con Auschwitz, non
c’è neppure alcun Dio che io possa adorare. Da
quando questo m’è divenuto chiaro, mi sono sforzato di non praticare mai la teologia prescindendo dal
confronto con la sofferenza – invisibile o resa tale
con la forza – del mondo: sia con l’Olocausto, sia con
la muta sofferenza dei poveri e degli oppressi del
mondo. Questa è stata la provocazione personale
che mi ha spinto ad elaborare una teologia politica.
Nella prassi religiosa che ho sperimentato gli ebrei
non avevano alcun peso. Abbiamo continuato a pregare e a celebrare la liturgia voltando le spalle ad
Auschwitz. Soltanto molto tardi cominciai a chiedermi che razza di religione sia quella che si può continuare a praticare tranquillamente avendo alle spalle
una simile catastrofe”. Ma su ciò io osserverei che il
mondo è un mistero e i disegni di Dio sono diversi da
quelli degli uomini; Dio non ha creato tanti pupazzi da
D
Foto tratte da: http://www.greencrossitalia.org/disarmo/documenti/524shoah-immagini-e-versi-per-non-dimenticare
maneggiare, bensì degli uomini liberi. Molti studiosi
ed intellettuali che hanno affrontato il problema dello
sterminio degli ebrei si sono trovati di fronte a un
drammatico nodo interpretativo. Tale nodo consiste
essenzialmente nel fatto che la Shoah, in quanto tragedia di dimensioni enormi, è stata interpretata da un
lato come evento “disumano” o “non umano”, come
manifestazione del “male assoluto”, che, in quanto
tale, non può, né deve essere spiegato con le consuete categorie storiografiche (politiche, economiche, sociologiche, psicologiche ecc.); dall’altro come
evento sì estremo, ma profondamente e tragicamente umano, avvenuto per di più nel cuore
dell’Occidente, dove, almeno in apparenza, principi
come la tolleranza, la libertà politica, il valore della
vita ecc. sembravano divenuti patrimonio comune.
La prima posizione ci consente di condannare la
Shoah, ma anche di esimerci da ulteriori approfondimenti e riflessioni, la seconda, assai più complessa e
delicata, ci costringe a fare i conti con i lati più oscuri e tenebrosi della natura umana.
Francesco De Pascale
Lineamenti storici della Via Crucis
all'antichità, i pellegrini di Gerusalemme desideravano percorrere il
cammino doloroso del loro Salvatore, dal palazzo di Pilato, fino al
Golgota e al Santo-Sepolcro. Originariamente la vera Via Crucis comportava la necessità di recarsi materialmente in visita presso i luoghi dove
Gesù aveva sofferto ed era stato messo a morte. Dal momento che un tale
pellegrinaggio era impossibile per molti, la rappresentazione delle stazioni
nelle chiese rappresentò un modo di portare idealmente a Gerusalemme
ciascun credente. Le rappresentazioni dei vari episodi dolorosi accaduti
lungo il percorso contribuivano a coinvolgere gli spettatori con una forte
carica emotiva. Nel XV secolo, i francescani, custodi dei luoghi santi di
Gerusalemme, introdussero in Europa le immagini della passione del
Signore. I cristiani percorrevano così il "cammino della croce", come se
avessero seguito Gesù per le vie di Gerusalemme, fermandosi a ogni stazione, per meditare e pregare. Uno dei maggiori ideatori e propagatori della
Via Crucis fu San Leonardo da Porto Maurizio, frate minore francescano
che ne creò personalmente alcune centinaia. La “Via Crucis”, che ha inizio
In Cammino - 15
dall’Ultima Cena fino alla Sepoltura, ebbe notevole successo tra la seconda metà del XVII secolo e la prima
metà del XVIII secolo. Pare che lo spunto per questo tipo di rappresentazione sia stato un libretto di P. Adrien
Parvilliers che nel 1630 scrisse Les stations de Jérusalem pour servir d’entretien sur la passion de N.S.J.C.
La processione del popolo cristiano durante il Venerdì Santo, nella sua forma attuale, con le quattordici stazioni disposte nello stesso ordine - la condanna a morte, il carico della croce, le tre cadute lungo la via,
l'incontro con un gruppo di pie donne, quello col Cireneo, con Maria e con la Veronica, la spoliazione delle
vesti, la Crocifissione, la morte, la deposizione dalla croce, la sepoltura - iniziò al Colosseo nell'Anno Santo
del 1750 su richiesta di Papa Benedetto XIV, che in questo modo intese celebrare il Giubileo. Da allora tutti
i Papi, conducono pubblicamente una Via Crucis a Roma al Colosseo ogni anno, la sera del Venerdì santo.
A Spezzano Albanese si cantano le suggestive strofe della Via Crucis settecentesca che in molti, a torto o a
ragione, attribuiscono all'abate Pietro Mestastasio. La Via Crucis in Spixana nel tempo diviene un evento religioso-culturale ed espressione comune, inteso nel senso sociologico, quale incarnazione del vissuto di una
comunità ricca di valori nei quali crede profondamente.
Cesare De Rosis
Il Cimitero di Lago (CS):
cenni storici, sociali ed architettonici
C
on la legge n. 655 dell’11 marzo 1817 emanata a Napoli, il re Borbone Ferdinando I (17511825) vietò il seppellimento dei cadaveri umani
all’interno delle chiese ed ordinò la costruzione di
cimiteri fuori delle mura cittadine. Questa legge era
successiva all'Editto di Saint Cloud (Décret Impérial
sur les Sépultures) emanato da Napoleone
Bonaparte il 12 giugno 1804 a Saint Claud in
Francia. In Italia, Ugo Foscolo (1778-1827) nel
carme "Dei Sepolcri" del 1806 aprì un dibattito su
questo editto e concluse che il cimitero era importante per evitare di dimenticarci i nostri cari defunti.
L'autore vide l'importanza del camposanto per tenere “vivi” i nostri parenti e i grandi personaggi della
storia. A Lago (CS) l’Amministrazione Comunale
cercò di adeguarsi alla nuova legge ma con molto
ritardo per la difficoltà a reperire una zona geologicamente idonea, per conflitti di interessi e per risolvere
prima alcuni bisogni più impellenti. Fino al 1870 le
salme continuarono ad essere seppellite in fosse
comuni all’interno o ai bordi esterni delle chiese, ad
eccezione delle famiglie dei benestanti che possedevano cappelle private. Verso il IX secolo, per sentirsi più vicini ai Santi, si diffuse in Europa l'abitudine
di seppellire le salme nelle chiese dove erano custo-
In Cammino - 16
diti i corpi e le reliquie di Santi Martiri. Con
l’incremento demografico del XVIII secolo, questi
sepolcri divennero però strapieni ed insufficienti.
Moltissimi cadaveri dentro dei sacchi erano seppelliti sotto il pavimento delle chiese e i corpi in putrefazione e decomposizione emanavano degli odori
sgradevoli e malsani che provocavano dei malori fra
i fedeli. Indubbiamente la putrefazione dei tessuti
morti attraverso i processi di colliquazione, ossidazione e produzione di gas potevano inquinare il terreno circostante e trasportare microrganismi patogeni alle falde acquifere (L’inumazione consente una più rapida distruzione delle parti molli del corpo per l'affluire dell'ossigeno
ma è più pericoloso per l’ambiente circostante alle salme; la tumulazione che racchiude il cadavere in loculi impermeabili a liquidi e
a gas, è più lenta ed inquina meno. Conseguentemente, nell'interesse dell' igiene pubblica, i cimiteri erano obbligati a rispettare
alcuni requisiti: essere ubicati lontani da case abitate, il terreno
non doveva essere argilloso, paludoso o roccioso e attorno ad
essi bisognava costruire dei muri).
Dopo l'unificazione italiana, le leggi sanitarie ribadirono l'obbligo di seppellire i cadaveri nei cimiteri ma
stabilirono, inoltre, che tra il camposanto e l'abitato
doveva esserci una distanza di almeno 200 metri.
Furono emesse delle normative per prevenire che le
sostanze organiche emesse dai corpi inumati inquinassero le falde acquifere comunali. La Legge
Comunale e Provinciale n.148 del 4.2.1915 obbligava i Comuni a finanziare la costruzione,
l’ampliamento, la recinzione e la manutenzione del
cimitero ed il trasporto e la tumulazione dei feretri dei
cittadini poveri. Molto spesso i Comuni per affrontare il costo di costruire cimiteri, ricevevano dallo Stato
dei prestiti a tassi agevolati. Nel 1840 il Consiglio
Comunale di Lago cercò di scegliere un luogo idoneo dove ubicare il Camposanto prendendo in considerazione la Vurga dove una volta c’era il
Monastero del Terz'Ordine di San Francesco d'Assisi
(Il Monastero del Terz'Ordine di San Francesco d'Assisi era stato
soppresso il 7 agosto 1809 col Decreto n. 448 del 7.8.1809 che
sopprimeva gli ordini religiosi possidenti emanato dal Regno di
Napoli governato da Gioacchino Murat (1767-1815), col decreto
del 29 dicembre 1814 il Convento fu concesso al Comune di Lago
per essere usato come caserma per le truppe di passaggio e come
sede del Giudicato di Pace . Tale concessione fu riconfermata dal
re Borbone Ferdinando IV col decreto del 4 novembre 1816),
come preferiva il Comune stesso, oppure la contrada periferica Manieri come suggeriva l'Architetto
Augusto Rocca. Nella scelta bisognava escludere i
terreni acquosi o rocciosi, quelli situati in pendio e
quelli vicini all'abitato, ai fiumi ed ai torrenti.
Raggiungere la contrada Manieri era difficile sia per
la distanza di oltre due chilometri dal centro di Lago,
sia per la mancanza di strade idonee. Inoltre, il terreno era sassoso ed in pendio, c'erano delle correnti
d'aria e la costruzione sarebbe costata 1800 ducati
(solo per l'acquisto del fondo bisognava pagare 150
ducati al proprietario Lorenzo Scanga). Anche se il
progetto dell'Architetto Rocca era stato approvato il
12 febbraio 1840 dal Ministero degli Affari Interni, la
scelta fu contestata
dal Regio Agrimensore
Giuseppe Policicchio quando si recò a Manieri per
effettuare una perizia su ordine di Don Francesco
Saverio Barone, Sindaco di Lago (Don Francesco Saverio
Barone (1774-1849) medico, era figlio del notaio Don
Giovanbattista Barone e di Bruniana Mazzotti,, sorella di Don
Pasquale Mazzotti (1753-1843) medico e sindaco di Lago e colui
che tra il 1812, 1813 e 1814 , assieme al fratelli Giuseppe, ex
Provinciale del Terz'Ordine di S. Francesco d'Assisi, passato poi
allo stato di sacerdote secolare, acquistò tutti i beni che lo Stato
aveva espropriato ai conventi di Lago. Francesco Saverio era
anche il cognato del parroco Don Angelo Michele Zingone perché
aveva sposato sua sorella Rachela Zingone ). Allora il
Comune a causa delle finanze ristrettissime, propose la costruzione del camposanto alla Vurga, dietro
la Chiesa del Monastero (foto sotto) (Martino Milito,
"Viaggio, attraverso i documenti, in una Terra di Calabria Citra",
Tomo
I,
Anicia,
Roma,
2010,
p.
29).
La frazione "Vurga" essendo accerchiata dal fiume
Ilicetto e da un torrente, era paludosa e inadatta alla
inumazione (la parola dialettale " vurga" significa
"acquitrino"), ma era facilmente raggiungibile con i
mezzi di trasporto di allora trovandosi in pianura e a
200 metri dall'abitato. Nella zona non c'erano delle
correnti d'aria (dannose per l'esalazione dei gas
emanati dai cadaveri). La sagrestia della Chiesa del
Monastero poteva essere utilizzata come Camera
Mortuaria o Obitorio, il loro chiostro poteva diventare
un primo camposanto dove inumare o tumulare i
deceduti e per la costruzione si sarebbero risparmiati 1200 ducati (sarebbe costato 400 invece di 1800
ducati) (Ferruccio Policicchio, "San Pietro in Amantea e dintorni
nell'800", Publiepa, Cosenza, 1997, pp. 299-308). Purtroppo,
a Lago, dopo lunghe discussioni comunali, il 9 gennaio 1840 il Sindaco di Lago Francesco Saverio
Barone e i Decurioni (Matteo Veltri, Pasquale Spina,
Carlo Caruso, Vincenzo Politano e Giovanni Scanga)
deliberarono che invece di costruire il Camposanto,
bisognava prima finanziare il restauro del ponte fra
Lago e Laghitello che era semi-distrutto a causa dell’uragano del 13 novembre 1839 (Martino Milito, op. cit.,
p. 294). Inoltre, gli alluvioni del 1839 e 1840 avevano
devastato il terreno prescelto di Manieri perché divenuto argilloso, pieno di burroni e di massi rocciosi,
rendendolo, secondo il Sindaco di Lago, non idoneo
come cimitero. Tale decisione fu sottoscritta dal
Sindaco con una lettera del 10 novembre 1840 che
era un clamoroso dietro-front rispetto a quanto deciso dal Decurionato di Lago il 12 dicembre 1839
(Ibidem, p. 289-300 e 306-07). Così il 4 luglio 1841
l’Architetto Ferdinando Michitelli di Cosenza fece un
nuovo progetto (foto sotto: Ibidem, p. 31 (progetto dell'architetto Ferdinando Michitelli con 24 fossi dietro l'ex Convento)
stabilendo definitivamente che il suolo dell’ex
Monastero fosse idoneo per iniziare a costruirvi il
camposanto in quanto “oltre di offrirci la vicinanza al
Paese, non distando da questo, che per mezzo
miglio, ci offre inoltre un risparmio considerevole, sia
per il suolo, che per la Cappella e stanza del custode, la quale quest’ultima non ha bisogno, che di pic-
In Cammino - 17
coli accomodi, e la strada è buona non avendo bisogno anch’essa che di piccolissime riparazioni.
Siccome il suolo scelto per tal pia opera, non è nello
stesso livello, essendo una porzione un antico vaglio
di detto Monastero, ed il resto, terreno Demaniale
dato dal Comune al Parroco per completarne
l’Annuale rendita della Parrocchia. Onde non essere
obbligato nel muro che viene al di sotto farvi dé barbacani per sostenere le terre di riempimento, lo progetterò per lapidazione cioè farvi n° 24 fossi; tantopiù
che il succennato terreno si dovrebbe trasportare da
luoghi lontani, non trovandosene in quella vicinanza.
All’estremità del recinto del Campo Santo, lacerò uno
spazio di palmi 82,32 che potrà servire in caso che
qualche Proprietario, volesse particolarmente formarsi dé tumoli” (Ibidem, p. 305). Secondo il suddetto
progetto, dovevano essere scavati 24 fossi dove
costruire dei loculi cementati adatti alla tumulazione
(Attualmente, secondo il Decreto del Presidente della Repubblica
n.802 del 21.10.1975 , le salme destinate alla tumulazione debbono essere racchiuse in duplice cassa, l’una di legno, l’altra di
metallo e poste in loculi lunghi m 2,25, larghi m 0,75 e alti m 0,70,
intonacati internamente con cemento ed inclinati verso l’interno
per evitare l’eventuale fuoriuscita di liquidi. Il cimitero deve essere
recintato tutt’intorno da un muro alto almeno m.2,50 ed avere una
camera mortuaria per l’eventuale sosta dei feretri prima del seppellimento). Per eseguire il progetto bisognava acqui-
stare dalla Parrocchia di S. Nicola di Lago l'orto della
Chiesa di S. Maria che il 24 agosto 1819 il Comune
aveva “ceduto” per “sopradotazione” alla Parrocchia
(il Parroco era Don Angelo Michele Zingone 17821842-foto
a
lato)
(Angelo
Michele Zingone fu
Parroco
della
Parrocchia di S.
Nicola dal 1810 al
1842, morì il 27
ottobre 1842 all’età
di 60 anni e fu seppellito nella Chiesa
della Madonna dei
Monti di Lago). Il
L
piccolo terreno
era sfuggito alla
censuazione
del 1807 ed
all’acquisto in
cedole da parte
dei
fratelli
Giuseppe e Pasquale Mazzotti nel 1812 e 1813
(Martino Milito, op. cit., p. 323). Sebbene il Real Decreto
del 21 gennaio 1819 vietasse l’utilizzo di fondi ecclesiastici per costruire dei camposanti, il 1° aprile 1843
un accordo fu raggiunto tra il Ministero degli Affari
Interni e Ministero degli Affari Ecclesiastici e, per la
cessione dell'orto, si stabilì che la Parrocchia avrebbe ceduto l'orto al Comune (il Sindaco era Luigi
Carusi) ricevendo in cambio un altro terreno demaniale (Ferruccio Policicchio, op. cit., p. 306-08).
Finalmente nel 1870 fu inaugurato il Cimitero di Lago
(il Sindaco di Lago era Don Gabriele Cupelli 17351907) (Si precisa inoltre che Terrati, sebbene nel 1928 cessò
calci-pulcini-esordienti e giovanissimi che
disputeranno i campionati organizzati dalla
Federazione Italiana Giuoco Calcio, inoltre la
societa’ sara’ impegnata con la scuola in quanto la medesima deve organizzare e partecipare
a manifestazioni del CONI intendiamo ringraziare tutti quelli che ci hanno sostenuto in questa prima parte di stagione ma un ringraziamento particolare vogliamo farlo a tutti i genitori degli iscritti e a tutti in nostri piccoli campioni
che hanno affrontato con sacrificio sportivo
l’inizio di questa nuova avventura.
con un ritardo di cinquantasette anni rispetto alla
legge n. 655 dell’11 marzo 1817 (Nei paesi vicini la costru-
L’
d'essere un Comune indipendente diventando una frazione di
Lago, ha sempre avuto un suo camposanto autonomo da Lago)
zione di cimiteri fu più rapida, ad esempio, quello di Belmonte fu
inaugurato nel 1842. Anche se la legge 655 del 1817 prescriveva
che i lavori dovevano cominciare già nel 1817 e terminare entro il
1820, nel 1892 nella provincia di Cosenza solo 95 Comuni avevano dei cimitero). All'inizio la lentezza era dovuta alla
condizione misera dei Comuni che non avevano i
fondi
per
affrontare
qualsiasi
spesa.
Successivamente, quando il giovane re Ferdinando II
di Borbone (1810-1859) fece costruire nel 1837 il
Cimitero Monumentale a Poggioreale (Napoli), lo
Stato s'impegnò maggiormente a fare rispettare la
legge 655 e si iniziò a comprendere il valore socioculturale di tali opere. Purtroppo, vi furono intralci
e lungaggini di " tipo logistico, atmosferico, burocratico o planimetrico, per ritardare i lavori e la realizzazione" (Ferruccio Policicchio, op. cit., p. 260). Alcuni amministratori comunali, essendo proprietari dei terreni
alla Vurga o a Manieri, erano condizionati da interessi personali (Dal 1817 al 1819 il Sindaco di Lago era Pasquale
Mazzotti, proprietario dei terreni dell’ex Monastero. Dal 1839 al
1841 il Sindaco di Lago era Francesco Saverio Barone, cognato di
Pasquale Mazzotti). Non si preoccuparono minimamen-
te di salvaguardare i locali del convento composti da
due dormitori con dieci stanze ed il noviziato con
altre ampie stanze (Giovanni Giannuzzi Savelli, Manoscritto
del 4 ottobre 1905). Per incuria, i locali e le mura crollarono lasciando più spazio al chiostro diventando
quello che oggi viene chiamato "Cimitero Storico"
dove si trovano i loculi più vecchi.
Dott. Francesco Gallo
Segue al prossimo numero la continuazione
Scuola calcio “Città riunite calcio”
o sport non viene praticato solo per migliorare l’aspetto fisico, per divertimento o come attività agonistica, ma è anche un’importante strumento di educazione sociale , questo e l’obbiettivo primario dei
due promotori Ottorino Mazzotta e Pasqualino Canonico dell’apertura della scuola calcio del comprensorio di Lago e Aiello Calabro denominata “Citta’ riunite calcio”. Lo sport di squadra, poi, qual è il calcio, è
una scuola importante per educare al senso del rispetto dell’altro, anche dell’avversario sportivo, allo spirito
di sacrificio personale in vista del bene dell’intero gruppo, alla valorizzazione delle doti di ogni elemento che
forma la squadra; in una parola, a superare la logica dell’individualismo e dell’egoismo, che spesso caratterizza i rapporti umani. Per la stagione 2012/2013 la scuola calcio sara’ impegnata con ben 4 categorie primi
In Cammino - 18
Ottorino Mazzotta
Il gruppo della scuola calcio “Città riunite calcio”
Il costume Llambador: Vestito di Gala Italo - Albanese
abito tradizionale albanese è un bene culturale da valorizzare, promuovere e tutelare.
Quando si parla di vesti tradizionali si pensa
subito a quelle femminili: ciò è tanto più vero per
quanto riguarda la cultura arbëreshë dove l’abito
maschile ha perduto ben presto le proprie specificità
assimilandosi a quello dei calabresi. Nelle rappresentazioni odierne in cui sono usati gli abiti tradizionali arbëreshë gli uomini usano quelli tradizionali
albanesi oppure quelli calabresi: giacca corta di velluto, pantaloni dello stesso materiale stretti dal ginocchio in giù, lunghe calze di lana e scarpe allacciate
sino al ginocchio. I costumi femminili arbëreshë sono
invece molto più elaborati e ricchi,
realizzati in seta e raso e con
vistosi ricami in fili d’oro e
d’argento: la loro sfarzosità ha
fatto ipotizzare che fossero in origine delle vesti signorili indossate
solo dai nobili. Un’asserzione non
molto convincente. In ogni caso il
vestito era la cosa più importante
e preziosa per una donna italoalbanese, perché la accompagnava nei momenti più significativi della propria vita. Il vestito della
festa (o di gala) è senza dubbio il
più fastoso ed elaborato nonché il
più raro: oltre ad essere indossato per le nozze, per le feste religiose (come le “Vallje”, la
Domenica di Pasqua o il giorno di
Natale) veniva sovente anche utilizzato per dare una degna sepoltura alla donna. Si
caratterizza anzitutto per una camicia bianca con
merletti e caratterizzata da un’ampia scollatura che
viene coperta da un panno di tulle e lino. Attorno al
collo si intrecciano preziose collane. La parte superiore del costume di gala arbëreshë è completata
dallo “Xhipuni”, un corpetto azzurro con lamine in oro
ed ampi ricami, e dal “Pani”, uno scialle in raso ricamato anch’esso con filo d’oro. La parte inferiore era
costituita anzitutto da una sottana su cui è posta la
gonna vera e propria, la “Kamizolla”, di raso setato,
di un colore vario colore a seconda del paese a cui
appartiene. Per Spezzano Albanese è verde ed è
ornata da un ampio bordo in oro detto gallone. Sopra
di essa viene indossata (“Zoga”), un’altra gonna plissettata di colore azzurro, blu o verde che, avendo il
bordo inferiore rialzato, lascia vedere la “Kamizolla”
sottostante. Ma i colori, ripeto variano da paese a
paese. Secondo gli studi del prof. Francesco
Marchianò sarà solo dalla seconda metà del XVII sec. in poi che
le condizioni generali di vita degli
Arbëreshë miglioreranno riflettendosi anche sul loro modo di
vestire, per cui nelle carte dotali o
in componimenti poetici cominciano ad apparire descrizioni più
dettagliate del costume di gala e
termini arbëreshë ad esso connessi. Da un’attenta lettura delle
carte dotali del XVIII sec. appare
un elemento nuovo nella descrizione dei costumi llambadhor, il
gallone, un accessorio che subirà
trasformazioni, grazie alla tecnica, nel secolo successivo.
Questa finitura di foggia militare
che serviva a rendere più sgargianti le uniformi di quel periodo
fa, dunque, la sua incursione nel campo della moda
influenzando l’abbigliamento femminile. Questo
nuovo particolare dato ci induce, quindi, a considerare anche il xhipùn, il cortissimo corpetto, ricco di larghe gallonature sul dorso, sul petto e sul giro polso
che, se si esclude il vezzo femminile dei ricami dora-
In Cammino - 19
ti sulle maniche, richiama la stessa tipologia delle
uniformi dei reparti di cavalleria europei prima,
durante e dopo il periodo di Napoleone. Oltre che col
gallone, le donne, inoltre, lo abbellivano, come detto,
di finissimi ricami dorati sulle maniche che richiamavano motivi floreali o astrali. L’effetto era ottenuto con
“speqète e kanotìlje” la cui applicazione richiedeva
pazienza ed abilità in quanto la loro fattura era quasi
microscopica. L’origine non arbëresh del termine fa
intuire che l’uso di questi materiali applicati al nostro
costume risalga al XIX sec. quando l’incremento
degli scambi fra le comunità arbëreshe ed i grossi
centri italiani, soprattutto con Napoli, sono diventati
più intensi. L’allora capitale del Regno delle Due
Sicilie era punto di riferimento economico, culturale e
morale dei sudditi meridionali che lì si recavano per
studiare, per commerciare, cospirare e conoscere le
nuove tendenze della moda. Questi contatti con
Un salto
nel passato
Napoli, hanno fatto sì che molti termini del suo pittoresco dialetto fossero assimilati dagli albanesi.
Ritornando al costume di gala, quindi, si nota che
esso era molto elaborato oltre che ricco nelle stoffe
intessute di fili d’oro con seta o lana pettinata
(kastòr), elementi, questi, che lo rendevano molto
diverso dal costume ordinario e quotidiano paqàn
(termine di origine napoletano e significa contadino).
Tra gli accessori che rendono ancora più maestoso e
completo il llambadhòr bisogna citare il velo di tulle,
chiamato fllosh, con ricami in oro o argento. La finalità di questo evento è quella di tenere viva la tradizione, la storia, il folklore e soprattutto l’identità arbëreshe, valorizzando la cultura nel suo complesso.
La presente relazione è stata letta al II Convegno Lungimigranze
sulle minoranze etniche. Il testo completo, dal titolo “Sfilata dal
mondo”, è più ampio ed articolato ma viene sacrificato per ragioni
di spazio.
Cesare De Rosis
Battuta di caccia (fine anni ‘80 - “supra e chiane”) da sx: Rocco Piluso,
William Gargiulo, Clemente Coscarella, Luigi Cavaliere e Vincenzo Muto
Battuta di caccia (fine anni ‘80) da sx: Luigi Cavaliere,
Clemente Coscarella, William Gargiulo e Rocco Piluso
Fotto anni ‘70
Don Federico Faraca con i suoi ministranti (Foto Francesco I. Cupelli)
Il fu Antonio Posteraro durante la leva militare
Festeggiamenti in
onore di
San Giuseppe: gioco
della “ntinna”
(Foto Francesco
I. Cupelli)
In Cammino - 20
21
Vita e morte del servo di Dio
Frà Bernardo dello Spirito santo
85. Confermò la preziosa gioia della purità sempre
intatta, senza macchiarsi mai di bruttura sensuale;
conforme testificò il P. Gregorio dello Spirito Santo
nostro Religioso, il quale, avendo udito l’ultima sua
confessione generale, giurò dopo la sua morte, che
fu ornato dell’Angelica virtù di virginità. Questa veramente appariva nell’esteriore pudicizia dei
costumi, poscia che chiunque lo conobbe, e pratticò seco famigliarmente,
affermò, che per lo spazio de dieci
anni, che visse nella nostra
Congregazione, mai potè notare
nelle sue parole, ò nei fatti un
minimo difetto contro l’Onestà,
della quale sin da fanciullo fu
diligentissimo custode: anzi
più persone degne di fede, in
particolare Donna Isabella
Navarra, Principessa di Noia,
devotissima di questo servo di
Dio diceva, che il solo volerlo,
ò parlargli, discacciava ogni
mal nato pensiero, lasciando
impresso nell’anima un certo
insolito affetto alla purità; e che il di
lui aspetto spargeva, come un odore
di castità. Ragionava poi sovente della
purità della Regina delle Vergini Maria
Signora nostra, lodando cò tal’energia la di lei
mondezza Virginale, ch’eccitava, ad immitarla, chiunque l’ascoltava. Era altresì molto divoto delle Sante
Verginelle Catarina, Cecilia, & Agnese, i nomi delle
quali, discorrendo, aveva frequentemente in bocca; e
quando gl’accadeva, trattar con Donne, che avessero i nomi loro, ò di altre Sante Vergini, mostrava singolare allegrezza, come se vedesse, ò parlasse con
le medesime Sante. Per tener poi soggetta la Carne,
acciò non si ribellasse contro lo spirito, portava spesso cilizij, e faceva altre penitenze corporali; ma sopra
tutto in vigilava molto nella custodia del Cuore, per
tenerlo ben purgato d’ogni impuro pensiero, e disordinato affetto; occupandosi del continuo nella Divina
presenza, di cui sempre ragionava nelle sue conversazioni; aborrendo oltre modo li discorsi inutili, e
maggiormente li poco leciti, con riprendere risentitamente chi li faceva.
86. Mostrossi sempre sollecito in quelle cose, che
appartenevano al Divino servizio. Era egli lo primo, à
levarli la mattina, per fare le due ore d’orazione,
come sono tenuti li nostri Fratelli Conversi, una mentale, e l’altra vocale, con recitare il Rosario della B.
Vergine; Udiva poi la Santa Messa, e si
Communicava quasi ogni giorno, e non potendo
Sagramentalmente, lo faceva almeno spiritualmente,
insegnando, & esortando ancor gl’altri, di fare il simile, con un’ardente desio, di unirli all’amoroso nostro
In Cammino - 22
Terza parte
Dio in quel sagro pane velato. Ritornato al Convento
dopo la cerca, e presa la benedizione del Superiore,
andava subito in Sagristia, per servire tutte le Messe,
che poteva, santamente gareggiando con gl’altri
Fratelli, ad esercitare quell’Angelico ministero.
Nell’ora della ricreazione dopo mangiare, nella quale
si concede trattenersi assieme, à ragionare,
teneva allegri tutti gl’altri Fratelli, discorrendo sempre di cose spirituali, & utili,
ma con tal dolcezza, e grazia, che
pareva quella benedetta bocca
fusse un torrente di Celeste giubilo, scintillandogli ne gl’occhi il
contento spirituale, che sentiva,
nell’anima sua, e communicandolo à quei, ch’erano presenti.
Non s’udì mai proferire parola
di mormorazione, ò lamento
contro veruno, anzi di tutti
diceva bene, e tutti lodava,
inventando certe belle metafore, cò quali tal’ora chiamar soleva gl’altri Religiosi; per esempio,
una persona mite la chiamava
pecorella di Giesù Cristo, e simili.
Finità la ricreazione, al segno del
silenzio, troncato ogni discorso, si ritirava subito in Cella, ove leggeva qualche
libro divoto, ò faceva altro bene. La sera parimente, al medesimo segno, prontissimo correva al
Coro, à fare l’esame di conscienza, l’orazione serotina, e la solita disciplina ne’ trè giorni destinati; ritiratosi poi in Camera, avanti di corcarsi, salutava la
Santissima Vergine con li Santi suoi Avvocati, accendendo tal volta nelle loro feste alcuni lumi avanti le
sue immagini.
87. L’esser egli nato nel giorno della festa di S.
Idelfonso, devotissimo Cappellano della Vergine
Santissima, e zelantissimo difensore della sua purità,
come anco di essergli stato imposto il nome di S.
Bernardo nella nostra Congregazione, parimente
delicatissimo alla divozione di essa gran Madre di
Dio, lo stimolava immitarli nelle loro virtudi; mà specialmente nella servente divozione verso la stessa
regina de’ Cieli, che però in onore suo praticava
molte particolari divozioni, & occorrendogli parlarne,
lo faceva con tale affetto, che pareva uscire fuori di
se stesso. Andando per la Città, quante immagini
vedeva della Madonna Santissima, specialmente in
Napoli (molto suo divoto, che quasi in ogni canto
tiene il lei ritratto) la salutava, con dire l’Ave Maria,
tenendo gli occhi fissi in quella, tanto era l’interiore
divozione, che gli portava; perciò i nostri Padri nella
di lui effigie, che dopo la sua morte si stampò, lo rappresentavano in atto di adorazione avanti la gloriosa
Vergine. Entrando in casa de’Secolari, ò de’nostri
Benefattori, ò per visitare gl’infermi, la prima cosa,
che faceva, era prendere l’acqua benedetta, aspergendo se stesso, e li circostanti, mirando intorno se
v’era alcuna Immagine di Nostra Signora, avanti la
quale genuflesso, diceva con essi la Salve Regina,
riprendendo dolcemente quei, che non tenevano in
casa l’acqua santa, e l’effigie della Madonna. Se
qualche persona si fusse raccomandata alle sue orazioni, con umili parole prometteva, voler far la carità
di pregare, come desiderava, soggiungendo subito, e
lei dica ancora per me un Ave Maria al cuore della
Madonna Santissima, ò pure in onore della sua
Virginale purità; Overo diceva, che la pregassero, di
renderlo umile, & innamorato di Dio. In fatti si scaldò
tanto in questa divozione, che stando quasi del continuo applicato in pensare à questa sua direttissima
Signora, se accidentalmente incontrava qualche
Donna bella, senza avvertire al pericolo à che si
esponeva, & all’ammirazione, che dar poteva, si fermava, à mirarla molto fissamente, contemplando in
essa l’ineffabile bellezza della Regina de’Cieli, &
esclamava con grande affetto: O BELLA MARIA, O
BELLA MARIA? Dispiaceva questo non poco alli suoi
Compagni, e ne lo riprendevano, come di cosa scandalosa, e contraria alla modestia Religiosa; mà benche con grand’umiltà, e serenita di volto accettava la
correzione, e procurava al possibile, d’atenersene,
nulla di meno, come che l’amor suo divoto verso la B.
Vergine era ardentissimo, offerendosi l’occasione,
tornava à fare l’istesso; & essendo interrogato, perche non si emendava, rispondeva sinceramente, perdonatemi, perche io non considero quella creatura,
come Donna ordinaria, mà in lei la Sagratissima
Vergine mia Signora. Questo però non si deve biasmare nel servo di Dio, mentre proveniva veramente
dal suddetto sopranaturale motivo, come pure si
legge del P. Guglielmo Loquesqueo della Compagnia
di Giesù il quale col longo esercizio di ogni virtù era
giunto à tale purità, che vedendo Matrone, ò fanciulle di segnalata bellezza, subito era rapito, a contemplare quella ineffabile della Regina degl’Angeli nell’anima sua.
88. La permuta del cognome di S. Francesco con
quello dello Spirito santo procurata dal medesimo
Frà Bernardo dopo, che fu professo, non procedette
da leggerezza, ò poco affetto verso quel Serafico
Santo, ma bensì dalla singolare divozione, che portava alla terza persona della SS. Trinità, la quale siccome l’amava con tutto l’affetto, così spesse volte
l’invocava con la bocca, e desiderando, che gl’altri
ancora fussero presi dal suo divino amore, nel principio delle lettere, che scriveva, poneva queste parole.
LA GRAZIA DELLO SPIRITO SANTO RIEMPIA IL
CUORE, E L’ANIMA VOSTRA D’ALLEGREZZA, E
CONSOLAZIONE AMEN. Alle persone sue conoscenti soleva altresì dire, per modo d’imprecazione,
CHE SII ABBRUCIATO DAL FUOCO DELLO SPIRITO SANTO ò vero, UNA FIAMMA DELLO SPIRITO
SANTO ENTRI NEL CUOR SUO, e somiglianti detti,
quali usava spesso, mostrando chiaramente, che la
carità del divino Spirito haveva preso proffesso di
quel puro, & Angelico cuore, rendendolo con la sua
Celeste unzione tutto pronto, e fervente nel ben operare.
89. Benche nel conversare co’ nostri Religiosi fusse
indifferente, amando tutti egualmente come fratelli in
Cristo, senza havere famigliarità con veruno; dimostrava però singolare affetto verso gl’estranei; maggiormente quelli, ch’erano spirituali, e divoti, nell’amicizia de’ quali cercava introdursi, e conversava con
loro indicibile gusto; riconoscendoli concittadini di
quella Beata Patria de’ giusti: ne si può esprimere
l’allegrezza, che sentiva, quando trovava alcuno bramoso della perfezione, e capace delle cose di Dio.
Frà questi fù il Venerando Sacerdote, D. Vincenzo
Negri Napolitano, il quale essendo Medico, lasciata
la cura de corpi, si fè Sacerdote, e datosi tutto al servizio di Dio, & alla conversione de’ peccatori, co’ le
sue esortazioni, e buon’esempio faceva grandissimo
profitto nell’anime; e diede anco à tal fine in luce
alcune operette spirituali, trà le quali la perfetta
guida, e vero Maestro dell’anima Cristiana, stampato
in Napoli l’anno 1620. Hebbe altresì divota famigliarità con una Monaca di Casa del nostro Ordine, che fù
la prima a Scalzarsi in Napoli, chiamata Suor
Elisabetta di Santa Monica, Napolitana; la quale non
ostante il peso, che portava del governo della Casa
di suo fratello, s’impiegava del continuo in aiuto de’
poveri, & infermi, à i quali con ogni carità servì tutto il
tempo, che visse. Di questa buona Donna il nostro
Padre Gio. dell’Assunta, che la conobbe in vita, e gli
fù assistente nell’ultima infermità, lasciò scritto, che
havendo una gran piaga nel petto, mai volle farla
vedere ad alcuno; bensì diceva al medesimo Padre
(Pregate il Signore mi dia pazienza, per soffrire questa mia piaga) & essendo già vicina à morte, con
occasione di dargli esso Padre Giovanni
l’assoluzione
Generale,
acciò
conseguisse
l’indulgenza plenaria concessa alli Cinturati, lo stesso Padre vidde da vicino la piaga, e non sentì uscire
alcuno mal’odore. Dice in oltre, che già quadragenaria, riteneva una semplicità puerile, credendo qualunque cosa gli veniva detto. Morì poi alli 26, Maggio
l’anno 1623 co’ grandi segni di Santità, havendo
lasciato, che il suo corpo fusse portato, à seppellirsi
da dodeci poveri nella nostra Chiesa di S. Maria della
Verità, ove concorse molta gente à vederlo; di modo
che fù bisogno, tenerlo alcuni giorni sopra terra, e
passato un anno fù trovato intiero, come quando lo
seppellirono: Or con questa serva di Dio hebbe amicizia Frà Bernardo, come parimente con un'altra
simile Monaca di Casa, detta pure Suor Elisabetta,
Franciscana, la quale del continuo stava in letto
stroppiata, & abitava in Napoli nella Piazza de’
Trinatarij, persona di molto spirito, tenuto in concetto
grande non solo da’ Secolari, mà etiamdio da’
Sacerdoti, e Religiosi, dalli quali era ben stesso visitata: siccome far soleva il nostro Frà Bernardo, trattenendosi, à discorrere feco di cose Spirituali, e divote, per consolazione stimolo, e profitto dell’anima sua
propria.
Continua al prossima numero......
In Cammino - 23
Tombolata Anspi
G
iorno 3 Gennaio i
ragazzi dell’oratorio hanno inaugurato la venuta del
nuovo anno del Signore
e dato lode al suo santo
nome con giochi e
danze nell’allegria e
nella gioia di riconoscersi comunità di Cristo. Il
sacerdote Don Alfonso
Patrone ha dato il via
alle ore 15:30 con un
affettuoso saluto ai convenuti parenti ed amici
dei ragazzi, ricordando e ribadendo l’importanza dell’apostolato cui sono chiamati da Dio i genitori. Si deve
partire dalla loro dedizione a far partecipare i giovanissimi alla vita della Chiesa da dove sorge e cresce una
comunità viva e operante in grado di concretizzare nella quotidianità la locuzione metafisica della preghiera
che Dio ci ha insegnato:’ “VENGA IL TUO REGNO’’. Il pomeriggio di festa è continuato con una rappresentazione teatrale dove i fanciulli si sono cimentati in un racconto del piano di salvezza di Dio per l’umanità,dalla
creazione alla nascita di Gesù passando per la tentata disobbedienza al creatore dei progenitori Adamo ed
Eva, l’atmosfera in sala vibrava di un vivace battito d’ali di cartone che hanno fatto volare l’immaginazione
dei più piccoli. I protagonisti della rappresentazione sono stati, infatti, angeli che sono stati di supporto a Dio
durante la creazione, che si sono raccontati vicendevolmente gli accadimenti in cui sono stati collaborativi.
Veraci testimoni dei primordi dell’umanità,vive presenze poste dal Nostro Signore a custodire tutta la creazione e a narrare la decadenza dell’offesa del peccato con accenni all’epica biblica. In seguito alla rappresentazione è stata eseguita una ricca tombolata sostenuta dalla generosità di tutti gli esercizi commerciali da
Lago. Succosi ambo e quaterne, laute tombola hanno premiato i piccoli vincitori che hanno dato luogo
all’evangelica saggezza della loro età segnata da incantevole purezza,innocenza e sincera felicità verso gli
amici più fortunati. Al calar della sera infine è sopraggiunta la befana che quatta quatta tra gaie risate e festosi gridolini ha ricompensato di doni a tutti i bambini presenti. E’ nello spirito dell’Epifania del Signore che Gesù
manifestante del suo amore, prodigo di ogni bene, galvanizzato nella sua venuta tra gli uomini che si è conclusa la giornata d’Inizio anno del nostro oratorio resa possibile grazie a Dio e ad ogni benefattore che è stato
di sostegno grazie al proprio apostolato.
Gli animatori Anspi
La recita dei bambini dell’oratorio
Arriva la befana
I bambini dell’oratorio insieme agli animatori nella foto di gruppo
U
Un esempio di fede: Iolanda De Lotto
n anno fa è ritornata alla casa del Padre celeste la signora Jolanda De Lotto, a Lago conosciuta da tutti come Jolanda e Jacuzzu, il
nome del marito. Iolanda era nata a S. Vito di Cadore
dove il marito, durante la guerra, l’aveva incontrata e
sposata. Una veneta di altri tempi, cattolica nel vero
senso della parola. Mi diceva che nel suo paese,
quando era una giovinetta, andavano dal parroco a
chiedere il permesso di poter
fare dei lavori di domenica.
Jolanda si recava ogni giorno
in chiesa, dove animava il
rosario, partecipava alla santa
messa intonando i canti e leggendo spesso la lettura.
Conoscendola fui molto colpito
per la sua fede autentica e
motivata. Leggeva libri religiosi, mi chiedeva spiegazioni, si
confessava periodicamente. E’
vissuta per tanti anni con il
marito che si proclamava ateo,
portandolo con la sua preghiera fiduciosa e paziente alla
conversione. Ha saputo corrispondere alla sua vocazione di
moglie e di madre. Il suo declino fisico è progredito lentamente. Prima la crescente sordità, poi la progressiva cecità
che le impediva di leggere la lettura alla messa. Poi
ha incominciato a non uscire più di casa, per proteggersi dalle cadute. La sua vita a casa era scandita
dalla preghiera, che seguiva su Radio Maria e Tele
Pace. Infine il male inguaribile che nel giro di un anno
l’ha portata alla morte. Ha accettato la sofferenza con
mitezza, pazienza e rassegnazione cristiana, offrendola per la conversione dei peccatori. Il suo corpo
era in uno stato di grande prostrazione, ma la sua
anima era sempre serena. Molti andavano a farle
visita e se ne ritornavano edificati per la serenità e la
pace che infondeva. Non si stancava mai di pregare.
La sua gioia era ricevere Gesù Eucaristia. Parlava
della morte senza paura, come un passaggio alla vita
vera che non avrà mai fine. Tra le tante virtù di
Jolanda ce n’é soprattutto una che merita di essere
ricordata: sapeva custodire la
lingua. La Scrittura dice che chi
sa frenare la lingua ha raggiunto la perfezione cristiana.
Il figlio Bakunin ogni tanto la
faceva parlare per poterla registrare. Il suo discorso verteva
sempre sulla fede e sulla sua
esperienza di fede. Si dispiaceva perché molte mamme trascurano l’educazione cristiana
dei figli. Era sicura che le opere
ci seguono nell’altra vita, sia le
buone e sia le cattive.
Ricordava la gioia che aveva
sperimentato tanti anni addietro nel dare da mangiare ad
una persona povera. Jolanda è
stata una testimone di Gesù
Cristo, che ha vissuto secondo
la fede, la speranza e la carità.
La sua vita ha riflesso e continua a riflettere la luce di Cristo per quanti l’hanno
conosciuta e la ricordano. Prega per la nostra comunità, o serva di Dio, ora che lo contempli faccia a faccia. Prega per la conversione dei peccatori, come hai
sempre fatto. Prega perché possiamo raggiungerti
un giorno nell’eternità di Dio.
Fotonotizie
In Cammino - 24
Il direttivo del circolo culturale di Lago in Toronto
Don Alfonso
4 novembre 2012 - celebrazione dei caduti in guerra
In Cammino - 25
Grazie
Santità!
d’infanzia e di scuola e vari cugini tutti coetanei sono
nel mondo dei defunti, per me mai dimenticati ma
vicini sempre col pensiero. Lucia mia moglie ne ha
79, mentre io vivacchio con la salute, sento il peso
degli anni. Nostra figlia è lontana, in Texas, come
da Roma a Mosca con la sua famiglia viene a trovarci quando può, mentre Adamo è vicino a soli
venti minuti d’auto. Vengono spesso a vederci uno
o l’altro e i loro figli. Anche così ringraziamo Iddio di
quello che abbiamo. Dal bollettino leggiamo quel
che accade in paese. Gli Stati Uniti sono pieni di
debiti a più non posso e il dollaro ha perduto tutto
il suo valore, per come la vedo io e mia moglie e
parte del popolo.
Vi auguriamo buone feste come il vostro cuore
desidera.
Con affetto Gino e Lucia Palermo
______________
Febbraio 2013 - Toronto - Canada
Carissimo padre don Alfonso Patrone,
ho avuto modo di conoscerlo attraverso il suo
periodico che ricevo puntuale e che gradisco molto.
Anche perché potrò leggere tutte le novità e la vita
che si svolge nel mio piccolo paesino dove sono
cresciuta, e lasciato a malincuore. Purtroppo la vita
è piena, di tante, sorprese.
Colgo l’occasione per potergli chiedere un piccolo
favore. Io ho ricevuto la prima Comunione nella
vostra parrocchia, sono passati tanti anni ma io
sarei tanto contenta se potesse trovarmi la foto e
spedirmela. Credo che sia stata scattata, la foto, in
gruppo e l’anno credo sia stato tra il 1959 – 1960.
Il mio nome è Rita Mazzotta. La ringrazio e mi
auguro che sia così gentile di trovarmela, le sarei
molto grata.
Grazie.
Rita Mazzotta
______________
06 febbraio 2013 - Comunità S. Marcellina, Como
Reverendo carissimo don Alfonso
Ho letto con commozione quanto Lei ha scritto su
mio fratello Anello nel Bollettino Parrocchiale "In
cammino".
Veramente Lei ha saputo tracciare la sua figura con
stima e con competenza: credo che chiunque, leggendo le sue parole, possa capire la vita e lo spirito che sempre ha animato mio fratello.
Da parte mia, Le assicuro un ricordo vivo nella mia
preghiera perché Lei possa continuare ad essere
un Pastore vigile e attento a tutti i Parrocchiani e
quando qualcuno di loro viene a mancare, possa
confortare con la sua presenza e la sua parola i
famigliari e gli amici che sono nel dolore.
Così bene ha saputo fare per mio fratello! Grazie
ancora don Alfonso.
Un augurio perché la Santa Quaresima, ormai vicina, sia un autentico cammino di conversione che ci
porti alla luce della Pasqua.
Con stima e cordialità
Suor Elisa Spina
Lieti eventi in parrocchia e nel mondo
Scrivono al Parroco
Dicembre 2012 - North Hollywood - CA - USA
Auguro un Buon Natale e felice anno nuovo con pace
e salute. Sono contenta di ricevere il bollettino e sono
stata lieta di ricevere l’ultimo, anche se poche persone ho riconosciuto dalle fotografie ma è sempre una
gioia avere Lago e notizie.
Come sempre voglio mandare un pensiero alla mia
prima chiesa di San Nicola a Lago, che la ricordo
sempre. Mi auguro che stiate bene in salute anche
vostra mamma.
Anita Gallo in Piluso
______________
In Cammino - 26
Dicembre 2012 - Garden Grove - CA - USA
Carissimo Don Alfonso,
almeno una volta all’anno scrivo per darvi i nostri
auguri per il periodo natalizio formato da tante feste
e al culmine la natività per finire una settimana dopo
l’inizio del nuovo anno. Per me da ragazzo erano
sempre tempi belli, San Nicola, il presunto Santa
Claus dei nord europei e americani e i ragazzi che
giravano per il paese che volevano i doni, poi natale
coi presepi e le focare e infine capodanno con le
strenne, tutte cose belle e dolci ricordi. Ma il tempo il
passa e non si resta sempre bambini, a settembre
scorso ho compiuti 85 anni, tenti miei compagni
I 100 anni di Elisabetta Porco (16/02/2013). Nella foto a destra insieme ai figli.
In Cammino - 27
Ad Antonio:
Diploma per il papà più grande del mondo
Nella sofferenza, nella povertà, nellʼumiltà mi hai
insegnato ad essere forte e a capire i valori della
vita. Ancora oggi grazie a te ho vinto la morte perché
so con certezza che un giorno ci sarai tu ad aspettarmi a braccia aperte. Grazie papà.
Ti voglio troppo bene.
Tua figlia Letizia
Hanno detto si
Un augurio particolare a tutti i papà:
Affinchè sappiano trasmettere i valori della vità ai
propri figli.Un altro a tutti i figli affinchè riescano a
recepirli e metterli in atto facendone tesoro.
Antonio Posteraro
08/12/2012 (Lago)
Settino Palermo
30/09/2012 (Lago)
Angela rende
07/10/2011 (Canada)
A Carmelo:
lʼonesta fu il suo ideale,
il lavoro la sua vita, la
famiglia il suo affetto.
Conserviamo nel cuore
la tua memoria.
I tuoi cari
25° anniversario di matrimonio Pino Mazzotta e Lucia Scanga. Nella foto a sx insieme al parroco e ai figli
27/12/2012 (Santuario Madonna delle Grazie)
De Luca Jennifer
Rinati in Crito
De Pascale Francesco
Funaro Giuseppina
Mazzotta Ottorino
Domini Geniale
Barone Rosina
di Antonio e Oana Stefanescu
n. 28/12/1943
n. 25/04/1939
n. 14/02/1927
n. 27/08/1928
m. 08/10/2012
m. 10/12/2012
m. 10/12/2012
m. 01/02/2013
Naccarato Elena
Mazzuca Arcangela
Porco Assunta
n. 20/06/1925
Giuseppina Miraglia
21/01/2013 (Lago)
Carmelo Posteraro
20/10/2012 (Lago)
m. 02/02/2013
n. 29/08/1920 m. 24/02/2013
n. 02/09/1923
m. 18/01/2013
Ad Assunta: Mamma Carissima, avrei voluto scriverti un libro per dire che donna meravigliosa sei stata ma chi ha avuto
la fortuna di conoscerti certamente non ha dubbi. Tu ancora giovane, un crudele destino, ti ha portato via il tuo timoniere lasciandoti sola, attorniata da dieci corone. Ricordo quando tu come una chioccia e noi come tanti pulcini infreddoliti
cercavamo ii tuo calore, però non nascondo che noi grandicelli eravamo un pò gelosi che, con quelle tue piccole mani,
coccolavi sempre quel piccolo pulcino di appena un anno. Se spolvero un pò i ricordi dell'infanzia sarò un fiume di lacrime in piena; ricordo quelle sere d'inverno rigide, nevicava, e quel vento impetuoso ci faceva paura e noi tutti eravamo
davanti al camino e solo cinque di noi dovevamo fare i compiti su quel piccolo tavolo che ancora oggi conserviamo. Tu che con una bacchetta di castagno t'improvvisavi "maestra". Dopo i compiti, raccontavi delie fiabe, in particolar
modo quella della "cummari gatta" che ogni volta cambiavi versione per incuriosirci. Gii anni '60 boom dell'economia italiana, ti ponevamo mille domande di come sarebbe stato il nostro futuro. Ma tu sorridevi a tutte quelle nostre richieste
tipiche di chi è giovane e dolcemente ci ricordavi che erano altre le cose importanti: la fede in Dio, amarsi, restare sempre uniti, aiutarsi l'un altro, e lavorare onestamente dalle proprie braccia perché dicevi che in questo modo si arrivava in alto. Non ti sbagliavi. Ricordo anche che i miei fratelli più grandi ti hanno
aiutata dandoti sostegno e sicurezza ma a te restava quella mole di responsabilità come educatrice: "chi ti dava quella forza e quel coraggio". Da adulti, in questa terra ancora martoriata, non sì
trovava lavoro, ognuno di noi cercava di emigrare in paesi dove vi era fortuna, ma sapevamo che
eh contraria. Immagino quante volte ti sei rivolta al tuo Dio credente, al tuo grande amore affinchè
ricevessi una risposta ad ogni tua preoccupazione, ci sei riuscita. Grazie tesoro immenso per quello che hai fatto! Ti saresti potuta rifare un'altra vita ma sapevi benissimo che i tuoi pulcini sarebbero annegati. Perdonaci se tutto quello che tu hai desiderato o sperato non ha seguito il percorso che volevi. Vai grande Generale! La tua missione su questa terra è finita, hai lasciato un vuoto
incolmabile, ma ti prego non dimenticare che abbiamo ancora bisogno di te. Vai, vai dal tuo grande Amore che ti sta aspettando da tanto tempo e digli che il tuo ultimo viaggio da Cosenza a Lago
non è stato un funerale, perché i tuoi figli, gli amici e i tuoi amici ti hanno fatto una festa.
In Cammino - 28
Peppino Artiglieri
18/10/2012 (Lago)
24/02/2013
di Giovanni e Iuliana Stefanescu
Nella luce di Dio
06/01/2013
Raffaelina Naccarato
26/01/2013 (Lago)
Tuo amatissimo figlio Alfonso
A s s u n t a P o rc o
05/02/2013 (Lago)
Filomena Fiorino
17/01/2013 (Lago)
Sisto Naccarato
03/01/2013 (Lago)
Grazia Mazzuca
23/09/2012 (Lago)
Francesco Politano
02/08/2012 (U.S.A.)
Il 2 agosto 2012,
Francesco Politano, figlio
di Lago, ex agente della
Polizia di Stato, è mancato a New York
all'affetto dei suoi cari.
I figli, la moglie e i
parenti persevereranno
nel ricordo di un uomo
buono, giusto dai sani
principi umani e religiosi
Ringraziamo di vero cuore i.....
Sostenitori della casa degli emigrati
LA GO : A nonim a 1 0 0 - C ino Pino ed Isa be lla 1 5 0 – De Piro E lena 5 0 – De Piro Pasq uale 5 0 - M uto M a fa lda 1 0 –
Na cc a ra t o I da ed A me l i a 50 – P r ov en za n o Ro s et t a 5 0 - R e ga l o d i Na t a l e a l p ar ro co da i v ol o n ta r i de l l ’ Or at o ri o
pa r ro cc h i al e “ S ac ro C u or e d i Ge sù ” 5 0 . IT AL IA : V ozz a F e rd i n an do 2 0. U S A : Mu t o E l da 5 0$ - S t ew a rd D on n a 4 0$ .
Sostenitori della nostra rivista
Bollettino n° 42
Benemeriti
LAGO: Naccarat o Mi rell a 50 - Poli tan o E rsi li a 3 0. ITA LIA: B oll ett in o S osti tu ti vo* - A mendol a Ca rmelo
25 - Gat to E gidi o 50 – Giordan o R odol fo 3 0 - Gu zzo Giu seppe 30 - P orco Fran cesco 50 - P il us o dr.
Vincenzo 50 - Posteraro Luigi 5 0 - Posteraro Venanzio 25 – Stancati Carmelo 50 - Turrà R osa 30.
GERM ANIA : Mazzuca Gi ovann i 25. B ELGIO : Gu zzo Poble M aria 30 . US A: Mu to El da 50$ . CANAD A:
P oli cicch io R os ett a 50 $.
*Ci è arr ivato dal CUAS di Bari un bollettino virtuale, in quanto l’ immagine car tacea è andata smarr ita . Il bollettino è stato spedito in data 24/1 /2013 da Salerno 9 con l’offe rta di 50,0 0. L’oblatore,
inviandoci fotocopia della rice vuta , potrà veder e menzionato il suo nome sul prossimo numero del boll ett in o.
In Cammino - 29
LA GO : A ba t e A n t on i o 5 - Ab at e A s s u n t a 2 0 – A l e s s an d ri C a rm el a 2 0 - A l oe O s s o C ar m el a 5 - A l o e G i ov an n i 2 –
A l oe L u i g i 5 – An o n i ma 1 0 – A n o n i ma 1 0 – A n o n im o 1 – A r t i gl i e ri N i co l a 5 - B a ro n e A n ge l o 2 - B a ro n e En z o 1 , 3
- B e l l B e n i am i n o 5 - B i o n di Mi c h el i n a 5 - B os c o Fi l o me n a 5 - B o s si o A n t o n i et t a 1 0 – B os s i o P a ol o 1 0 - B r a gò
C at e ri n a 1 0 – B r u n i A s s u n t a 5 – B r u ni F ra n ce s co 3 - B ru n i Ra f fa el e 5 - Ca m por a S a ve ri o 5 - Ca n on i c o G i ov i n a
1 0 – Ca r u so F e rn a n da 1 0 – C ar u s o Gi u s e ppe 5 - C at a n za ro Gi o va n n a 5 – C h i at t o C ar me l a 5 - Ch i a t to M a rg h er i t a
3 – C iar dullo Ca r me la 5 - Cic chita no L eid a 1 0 – C ino Pino e d Isa be lla 1 0 - Co rr ente C ar mine 5 – C or re nte
F ra nce sco 10 - C osc ar ella A ntonio 5 – C osc ar ella A nselm o 1 ,5 - C osc ar e lla C leo fe 5 - C osca r ella Tur co Te re sa
1 0 – C upe lli A d elina 2 , 50 - C upe lli F er na nda 5 – Cup elli Giuse ppe 1 - C upe lli Libia 1 0 - Cup elli R icc ar do 5 - De
Gr az i a A n g el o 5 - De Gr a zi a Gi n o 5 - D e Gr az i a G i u l i a 5 - D e L u ca C ar mi n e ( P al o ma n dr o) 5 – D e L u ca M au r i zi o
1 ,5 0 – D e Lu ca S a v er i a 2 - D e Mu n n o As s u n t a 5 -D e Nar do An t o n el l a 2, 5 - D e Na rd o Fr an c o 2 ,5 - D e P a s ca l e
A n n i t a 4 - De P a s ca l e Ge pp i n o 1 0 – D e P as c al e R ac h el e 1 0 - D e P i ro Ni n n a 5 - D e S i mo n e A n ge l o 5 – Fa l s e tt i
F ab i o 5 - Fa l s et t i Ga et a n o 5 - Fa ra ca Ro s et t a 10 – Fi o re l l i Gi ov an n i 3 ,5 0 - Fi o ri n o L au r a 5 – Ga t to Fe rn a n da 5
- Gatto Piluso M ar ia 1 0 – Gior da no Do me nico 3 - Gre c o Fr a nco 2 – G ro e C hristia n 2 - Gr oe Sa ba tina 5 – G uido
Dona tella 1 0 – Guido Giuse ppe 5 - G uido M a rc ello 5 – Guido cc io Antonio 5 - Guid oc cio Pep pe 5 - Iulia no Dino 4
- Iu l i a n o F r an c es c a 5 - I u l i an o O tt o ri n o 5 - Iu l i a n o R a ff a el u zz a 10 – Iu l i a n o U go 5 - L am br os i P i n o 2 - L o n go
A n ge l o 5 – Lo re l l i Ma r i a Gr azi a 5 - M a gl i oc co Ar i n t i a M ar i a 5 - Ma gl i o cc o F ra n co 1 – Ma gl i o cc o Ro s al i n d a 1 0 –
M ag lioc co Silve stro 5 - M ag liocc o Te re sa 5 - Ma ione F ra nc esc a 5 - M a ione Gina 5 – Ma ione R osa 5 - M aio rc a
A nnam ar ia 1 0 – M ar ano A chille 1 – Ma ra no Ro be rto 1 – M a rtillotto A nge lo 5 - M az zotta A ntonio ( via de i M ar tir i)
5 - M a zzo tta C ate rina e Lola 5 - M az zotta Fe r nand o 5 - M a zzo tta F ra nce sca 5 - M a zzo tta F ra nce sco (Fla ve lli) 2
– Ma zz ot t a Gi u s ep pe 5 - Ma zzo t t a B ru n i J ol e 5 - M az zo tt a B e l mo n t e L u i s a 5 - M a zzo t t a Ma ri e t t a 2, 5 0 - Ma zz ot t a
P i e ri n a 5 - M az zot t a P i e tr o 1 0 – M az zot t a S i l vi o 5 - M az zot t i R os a ri o 10 - Ma zz u ca Ca rm e l a 5 - M a zzu c a
F ra nce sco ( via M. M ileto ) 5 – M az zuca F ra nco ( p. za de l Pop olo ) 5 – M azz uca Gig liola 5 - M ira glia F ra nca 5 M i ra gl i a Jo l an d a 5 – M u to C ar me l a 5 - M u t o F ra n ce s co 1 0 - M u t o G u i do 10 - Mu t o L u c i an o 5 - M u t o M a fa l da 5 M u t o M ar i a 5 – M u t o N at a l i n a 5 - M u t o P ao l i n a s e n i or 5 - Mu t o S al v a to re 5 – Mu t o S i l va n a 10 – Na cc ar at o A me l i a
1 0 - Na cc ar a to M et a l l o A n n a 4 - Na cc ar at o Ca rm e l o 5 – Na cc ar a t o Id ol o 5 - Na cc ar at o L u ci a n o 2 , 50 – N ac ca ra t o
M ar ia 1 0 - N ac ca ra to Piluso Settina 5 – Nico letti Fo rtuna to 5 – Nip otini Ra f fa e le 5 - N ucito E ttor e 5 - O c chiuto
A n t on i o 1 0 – P a l er mo A ma l i a 4 - P al e r mo Fr an c e sc o ( P i sc op i e) 5 – P a l er mo F ra n co 5 - P a l er mo F ra n ch i n o 5 P a l er mo L o l a 5 – P al m e r S ab at i n o 5 – P a ri s e M af a l da 5 - P i l u s o A n t on i o ( v ia L . Cu p el l i ) 10 - P i l u s o A n t o n i o (v i a
D ’ An n u n z i o) 5 - P i l u s o Gr az i a 1 5 – P i l u s o I sa be l l a 5 – P i l u s o L o n go M a ri a 5 – P i l u s o T u r co M a ri a 1 5 - P i l u s o
M ar io junior 5 - Piluso R o cc o 5 – Piluso Bossio Ro sina 5 - Piluso R osina 5 - Piluso Umb er to 5 – Po licic chio
G i u s e pp i n a 5 – P o l i ci c ch i o Ma r i et t a 2 - P ol i c i cc h i o P i n o 1 0 – P ol i c i cc hi o R os a 5 - P o l i ta n o A n n i ta 5 – P o li t a n o
M uto Anna 5 – Ponte Ca r mine 5 - Po rc o G iova nna 5 - Po rc o I ola nda 4 – Por co O rla ndo 5 - Po rc o Pa olina 5 P o st e r ar o Al f on s o 2 , 61 - P o s t er ar o Va l l e A n ge l a 2 - P os t e ra ro B e n i am i n o 2 - P os t e ra ro C ar m el a 1 - P o s t er ar o
C ar mi n e (P on t i ce l l e ) 1 0 - P os t e ra ro E mi l i o ( P o n t i ce l l e) 5 – P os t er a ro E r me l i n da 5 - P os t e ra ro Fi n u z za 5 P o st e r ar o Fr an c o 5 – P o s te r ar o L u i gi 5 - P o s t er ar o M er cu r i o 4 – P o s te r ar o Ro ma n o 2 ,5 0 - P re s s ed e Gi ov an n i
4 – Pr ov enza no Giuse ppina 5 - Pro ve nza no Ro setta 2 0 - R aia A nto nio 10 – R end e Fr a nce sco 2 ,5 0 – R end e Gino
2 – Runc o G iova nni 2 - R end e Ma ria 2 , 50 - R end e Te re sa 10 – R end e T e re sa ( Pig nane se) 5 - R unco M iche lina
5 - S a ba ti n i M a ri a 5 – S a cc o A n n a 5 - S a cc o A n t on e l l a 2 - S a cc o E l vi r a 5 – S a cc o M af a l da 4 – S a cc o M ar i a 2 Sa cc o Pie tro 1 0 - Sac co R osa ria 5 – Sac co Ve spuc ci Silva na 5 - Sa lva ti C lelia 5 – Sa lva ti Ville rm ina 5 – Sa ulle
M af a ld a 5 - S c an g a An t o n i o 5 - S ca n ga C ar mi n e ( S . L o re n zo ) 5 – S ca n ga F r an c a 3 - S ca n ga G io va n n i ( S a l . E .
C os ca r el l a ) 5 – S ca n ga S a l va t or e 5 – S ca n ga S a ve r i a 5 - S ca n ga V i t to ri o e C ar m el o 5 - S c ar am el l i P i e tr o 5 –
S ch i a r i t i Fr an c es c o 5 – S es t i R om an o 5 - S ic i l i a Ma r i a T er e sa 1 0 – S p en a Fa bi o 5 - Ta n i A n ge l a 5 – Tu r co L u i gi
1 0 – T urr à A nna M a ria 2 ,5 0 - Tur r à E lisa 5 – T ur rà Isa be lla 5 - T uter a Ro sa 5 - V ac ca ro M ar ia 5 – Va llone C ar lo
3 - I TA L I A: B ro zzi D av i de 2 0 – B r u n i L i n a 10 - B ru s c o A n n a M ar i a 1 0 – Ca s s i n a Gi o va n n a 5 - C h i a tt o M a ri l e n a
2 0 - Ci n o M a ri a 1 5 – Co rr en t e A n to n i o 2 0 - Co s ca re l l a Gi o va n n i 10 – Co s t an t i n o A n t o n i o 20 – D e L u c a E l e n a 2 0
- De Pa sca le Nico la 10 – De Pa sca le Lor enz oni Vinc e nzina 20 - Di Dom enic o M assim o 1 0 - F a lsetti F er nand a
2 0 – G i o rd an o G i o va n n i 5 - G i o rd an o G i u s e ppe 1 5 – G i ro t t i mo n s . U mb er t o 1 5 - G u i d o G iu s e pp e 10 – L o re n zon i
Bianc a 1 0 - Ma glio cc o Giusep pe 10 - Ma zz otta R a ff ae le 5 - M azz otta V ince nzo 1 0 – M uto Dom enic o 10 Na cc ar a t o su o r C ar me l a 2 0 - Na cc ar at o F e rn a n do 1 0 - Na cc ar a t o Ida 1 0 - N ev e D an i e l a 5 – P o l i ci cc h i o A me l i a
1 0 - P ol i t an o G i u s e pp e 20 - P o st e r ar o A n t o n io ( F ri u l i ) 1 0 - P os t e ra r o P a l e tt a F ra n ca 2 0 - P os t e ra ro Ni n o M ar i o
5 - Poste ra ro Susa nna 2 0 - Pullia Ma r ia C onc etta 5 – Ra ia Nic ola 10 - R aim ond i A ntonio 1 0 – R end e Ma rio 2 0
- R om eo P ol i l l o G r a zi a 1 0 – S c a ng a M ar i s a 5 - S c ot t i A n g el a Ma ri a 10 - T u rc o V i n c en z o 10 – V o zza Ma ri o 10 .
F RA NC IA : P alum bo F usca V annina 20 .
GE R MA N IA : D e L u c a L u c a 1 0 - L an f ra n co Gi ov an n i 5 – M a rt i l l o t to Val e n t i n o 2 0 - M a zzo t t a L u i g i e Ca rm el a 10 .
C AN A DA : B ru n i Ne l l a 1 5e u r o – P a ti Vi n c en z a 2 5$ - P o rc o Gi o va n n i 1 0 eu r o - S c a n ga A n t on i o 20 eu r o.
U S A : C en t o fa n t i G i or gi o 3 5 $ - P al e r mo L u i g i e L u ci a 30 $ - S ca n ga O rt e n s ia 10 e u ro .
Per la nuova facciata del santuario
LAGO: Al oe Ida 50 in memoria di De Pascale Fran co - Bragò Cat erina 50 - Rende Teresa 10.
ITALI A: Brusco An namaria 30. U SA: Martillotti Antonio 20$ - Tani Angelo 20$ - Tani Romeo 20euro.
In Cammino - 30
Per la Madonna delle Grazie
ITA L I A : P l a st i n a A l do 1 0 – P u c i n ot t i A dr i an a 4 0
Per San Nicola
LAGO: Cupell i Antonia 50 - Miraglia Antonietta 5 - Miraglia Jolanda 5 - Muto Mafalda 10.
ITALIA: Miraglia Giuseppe 5
Per la Madonna del Rosario Per la Madonna Immacolata
LAGO: Muto Ida 50
LAG O: Mut o Mafalda 10
ITALIA: Miraglia Giu seppe 5
Per Santa Lucia
LAGO: Canonico Gi ovina 20 - Corrente Fran ca 10 - Miraglia Jolanda 5 – Mut o Mafalda 10 - Mut o
Coscarella Maria 5. ITALIA: P ens abene Giuseppe 5.
Per San Antonio Abate
LAGO: De Munno Assunta 5 – Mazzotta Paol ina 10 - Mu to Mafal da 10 – Pol itano Mafal da 10 Provenzano Rosa 5.
Per la chiesa
Battes imi: De Luca Jenn ifer 50.
E s e q u i e : Cup elli Gina 50 – Co sca re lla A nge lo 5 0 – F er a co Vio land a 5 0 – I uliano A nge la 5 0 – C upe lli Giusep pe
50 – C osc ar ella Giusep pe 50 – La ur ini A nto nio 5 0 – Sp ena Ita lo 50 – De Lotto I ola nda 50 – R end e A lf re do 50
– M u t o F ra n ce s co 5 0 – P al e r mo Gi u s ep pi n a 50 – Co s ca re l l a O n o ri n a 5 0 – Iu l i a n o A n t on i o 50 – Ba r on e Gi u s ep pe
50 – T u rc h i P o l i ta n i D o me n i ca 5 0 – P al e rm o S et t i n o 5 0 – P o s t er ar o Ca rm i n e 5 0 – A r t i gl i e ri P ep pi n o 30 –
P os t e ra ro An t o n i o 2 0 – De Gr az i a E l i s ab et t a 50 – N ac ca ra t o S e s t i n o 5 0 – R e da A n t o n i o 5 0 – F i or i n o F i l om en a
50 – M i ra gl i a G i u s ep pi n a 5 0 – P or co A s s u n t a 5 0 – P o rc o P r ov en z an o A s s u n t a 2 4 0 – Na cc a ra t o Ra f fa e l i na 1 00
- M az zuca A rc ang ela 5 0 - Por co Ma ria 50 .
25° di Matrimonio: Mazzotta Gius eppe e Scanga Lucia 50 - Amendola G iocondo e Runco Mari a 50.
LAGO: Aloe L uigi 10 - Caruso Fernanda 10 - Cicchitano L ei da 10 - Cici arelli Raffaelina 10 - De
Pascale G iuseppe e De L uca Raffael la 50 - Genitori bambini scuola “Cip & Ciop” 45 – Greco Carolina
5 - Magl iocco Arinti a Maria 5 – Mazzotta Pino e Lucia 50 - Mazzuca Ortensia 5 - Miraglia Iolanda
10 – Miraglia G iuseppe 5 – Mu to Mafalda 10 - Naccarato Maria (Greci) 10 - Piluso Bossio Rosina
20 - Posteraro G abriele (Felli to) 10 – Simone Erminio 10 - USA: Pi luso Anita 60$.
Per la caritas
L A GO : B r a g ò C a t er i n a 2 0 – C i c c h i t a n o L e i d a 1 0 - Pa t t i d o t t . s s a M a r i a r a c c ol t a o f f e r t e 5 0 p r e s s o Po l o S a n i t a r i o
C a st r ol ib e r o pe r o p e r e d i c a r ità i n su f f r a gi o de l la su oe c r a Ass unt a Po r c o
Per i defunti
I T AL I A : D ’ A rc an g el o G u i d o 1 0 pe r s . M e s sa i n s u f f ra gi o di M a i on e G i ov a nn i – D e P a sc al e N i col a 1 0 pe r s . M e ss a
i n s u ff r ag i o di M a zzo t t a R os a n n a e di De P a s ca l e B r an d i s i o – Fa l s et t i Gi u s e pp e 2 5 pe r s . M es s a i n s u ff ra gi o de i
ge nitor i d ef unti - F alse tti M a risa 20 pe r s. Me ssa in suff r ag io di C ar lo, Co rr ad ina e Giov anni – M a ione A nto nio
20 p er s. Me s s a i n s u f fr a gi o de i d ef u n t i M a i on e e Ve l t ri - Me t a l l o A n g el a 1 5 pe r s . M es s a i n s u ff r ag i o d ef u n t i
fa mi g l i a M et a l l o - I u l i an o R os i n a 30 pe r s . M e ss a i n s u f f ra gi o d i Iu l i an o S er af i n o e D e L u ca Ma ri a .
Errata corrige
Bollettino n° 41
LAGO: Campora Saverio 5 – Coscarella Antonio 5.
FRANCIA: Manzanillo Carmela Petronilla 15.
Per la festa della Madonna delle Grazie 2012
AUSTRALIA: Posteraro Ida 10$.
ATTENZIONE
La redazione si scusa con gli oblatori per inesattezze od omissioni in queste pagine. Siamo a disposizione per eventuali correzioni da effettuare su
vostra segnalazione, tenendo presente che l’elenco
è aggiornato al 10/03/2013.
In Cammino - 31
BEATISSIMO PADRE,
Alfonso Patrone, Parroco della Parrocchia, sotto il titolo di S. Nicola, nella città dell’Arcidiocesi
Cosentina-Bisignanese chiamata Lago, presenta umilmente alla Tua Santità sentimenti di profonda venerazione e rivolge suppliche.
Nel tempio innalzato a Dio in onore della Beata Maria Vergine delle Grazie, nel territorio della parrocchia l’anno 1957, eretto in Santuario Mariano l’anno 1982 e in Santuario Mariano Diocesano
l’anno 1988, per manifestare la devozione alla Santa Madre di Dio accorrono numerosissimi fedeli, che si ristabiliscono con i Sacramenti e così si dispongono a condurre una vita secondo i precetti evangelici, per mezzo di una professione operosa della fede cattolica, il sollievo della speranza soprannaturale e l’esercizio della carità verso Dio e i fratelli.
Ma affinché questa devozione verso la Vergine Maria Madre di Dio diventi nei fedeli più fervente
e produca frutti di salvezza più abbondantemente, il suddetto parroco, con la piena approvazione dell’Eccellentissimo Salvatore Nunnari, Arcivescovo metropolita di Cosenza-Bisignano, con
l’animo unito al fine spirituale dell’Anno della Fede, chiede il dono dell’indulgenza plenaria. E Dio,
ecc.
Giorno 15 Novembre 2012
La PAENITENTIARIA APOSTOLICA, su mandato del Sommo Pontefice, concede di lucrare
l’indulgenza plenaria, dopo aver adempiuto le solite condizioni nel modo dovuto (confessione
sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo l’intenzione del Sommo Pontefice), ai
fedeli veramente pentiti e contriti, se avranno visitato in pellegrinaggio il Santuario Diocesano
della Beata Vergine Maria delle Grazie di Lago e lì avranno preso parte devotamente a qualche
sacra funzione o almeno si saranno dedicati per un congruo spazio di tempo a considerazioni religiose, da dover concludere con la preghiera del Signore, con il simbolo della fede e con invocazioni della Beata Vergine Maria:
dal giorno 30 agosto fino al giorno 8 settembre, durante la novena e la festa titolare; giorno 31
maggio, festa della Visitazione della Beata Vergine Maria, in cui si chiude il mese mariano; giorno 31 ottobre, in cui si chiude l’altro mese mariano; una volta l’anno, nel giorno scelto liberamente dai singoli fedeli; quante volte si avrà preso parte ad un sacro pellegrinaggio, che si compie lì
a schiere.
Affinché dunque l’accesso per conseguire il perdono divino attraverso le chiavi della Chiesa
riesca più facilmente per la carità pastorale, questa Paenitentiaria chiede vivamente che i sacerdoti, a cui è stata affidata la cura pastorale del suddetto Santuario, si offrano con animo pronto e
generoso alla celebrazione della Penitenza e amministrino spesso la S. Comunione agli infermi.
Il presente vale per sette anni. Nonostante qualsiasi cosa in contrario.
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