Periodico Periodico quadrimestrale quadrimestrale -- Spedizione Spedizione in in A.P. A.P. -- Art. Art. 22 comma comma 20/C 20/C -- Legge Legge 662/96 662/96 -- taxe taxe Perçue Perçue -- DCO/DC DCO/DC -- CS/242/2003 CS/242/2003 valida valida dal dal 20/06/2003 20/06/2003 -- Tiratura: Tiratura: 2800 2800 Copie Copie ANNO XV - N° 43 - MARZO 2013 Periodico Cattolico di Vita Religiosa, Informazione, Cultura e Attualità C In copertina: Papa Francesco I In retro coper tina: Bolla Paenitentiaria Apostolica contenete indulgenza plenaria IN CAMMINO Quadrimestrale della Parrocchia di San Nicola di Bari e del Santuario Madonna delle Grazie LAGO (CS) Supervisore: Sac. Alfonso Patrone Caporedattore: Dario Magliocco Gruppo redazionale: Massimo Mazzotta, Raffaele Sicoli Webmaster: Raffaele Sicoli. Collaboratori: Giuseppe Cino, Isabel Dorotea Mazzuca, Prof. Francesco De Pascale, Prof. Francesco Giordano, Dott. Sergio Chiatto, Paolicolor Elaborazione e grafica digitale: Massimo Mazzotta, Giuseppe Bruni Dir. Resp.: Dott. Aldo Ciardullo Stampa: Grafiche Calabria - AMANTEA (CS) Tel.: 0982.48062 - 0982.426186 Siti internet: www.parrocchialago.it www.rivistaincammino.it E-Mail: [email protected] Reg. presso il Tribunale di Paola del 29/06/98 al N° 86/98 del Reg. per l’iscrizione dei Giornali o di Periodici. Sped. in A.P. art. 2 comma 20/c Legge 662/96; Filiale di Cosenza. C.C.P. N° 11202876 intestato a: Parrocchia di San Nicola di Bari, Piazza del Popolo, 1 - 87035 LAGO cs. Direzione, Redazione, Amministrazione: Via P. Mazzotti, 31 - Lago (cs) Telfax: 0982.454776 CONTATTI Parroco Sac. Alfonso Patrone E-Mail: [email protected] Via P. Mazzotti, 31 - Lago (CS) Telefax 0982.454776 Ufficio Redazione Tel. 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Lunedì : ore 17:30 Terzo Ordine dei Minimi Giovedì: ore 16:00 Cenacolo al Santuario: s. Rosario - s. Messa ore 17:00 Lectio Per tutti i gruppi parrocchiali ; Sabato: ore 15:30 -16:30 catechismo scuole elementari e medie ore 16:30 - Incontro dei catechisti ore 19:00 Azione Cattolica Giovanissimi MENSILI Primo Mercoledì: ore 15:30 (ora solare), ore 16:30 (ora legale) incontro A.D.P. Primo Martedì: ore 20:30 Consiglio Affari Economici; ore 21:00 Consiglio Pastorale. PRIMO VENERDÌ E SABATO DEL MESE NELLA CHIESA DELLA SS ANNUZIATA: ADORAZIONE CONTINUA INIZIO ORE 17:00 DI VENERDÌ CONCLUSIONE ORE 16:30 DI SABATO Saluto del Parroco Marzo 2013 to: “Oh, come vorrei una chiesa povera e per arissimi lettori, pace e benedizione da Dio Padre e dal i poveri!”. Solo se infatti come chiesa vivremo autenticamente la povertà, saremo capaci di Signore nostro Gesù Cristo. fare breccia nei lontani per Viviamo in un tempo acceattirarli a Gesù Cristo. Per lerato, caratterizzato da noi cristiani la scelta della continui cambiamenti. La povertà si impone per tre novità più importante di motivi: innanzitutto perché questi ultimi mesi è la la nostra vera ricchezza è rinuncia al pontificato di Gesù Cristo, a cui non Papa Benedetto XVI e anteponiamo nulla, poi perlʼelezione del nuovo Papa ché siamo in cammino Francesco, il cardinale di verso il regno dei cieli e Buenos Aires Giorgio sappiamo che dobbiamo Mario Bergoglio. Al Santo lasciare ogni cosa su quePadre Benedetto XVI sta terra, tranne i beni che vanno i nostri ringraziaavremo condiviso con chi è menti per il servizio davvepiù povero di noi su questa ro difficile ed impegnativo terra. Gesù infatti ci ha che ha svolto a favore di insegnato un investimento tutta la chiesa, come Don Alfonso durante la S. Messa che ci aiuta a vivere meglio vescovo di Roma e successore dellʼapostolo Pietro. Si è trovato a regge- su questa terra e ci prepara un capitale di cui re la barca della chiesa in un periodo di tem- godremo nel regno dei cieli: la condivisione pesta e di venti contrari. Ma come egli stesso dei nostri beni con i poveri. Questo è il terzo ha confessato nellʼultima udienza con i fedeli motivo per cui dobbiamo amare la povertà e in piazza san Pietro, ha avuto sempre la cer- non possiamo trattenere egoisticamente i tezza che il Signore Gesù non abbandona mai nostri beni, sapendo che ci sono tanti fratelli e la sua chiesa, perseguitata dallʼesterno e dal- sorelle privi del necessario. Allora a tutti livellʼinterno, dai nemici e dai suoi figli infedeli. li, dal papa fino allʼultimo battezzato, impeNella sua bimillenaria storia la chiesa ha gniamoci ad uno stile di vita più sobrio, senza dovuto affrontare momenti molto più difficili di lusso, senza sprechi, senza sfoggio, ma quelli a cui abbiamo assistito in questi ultimi mirando allʼessenzialità. Assicuriamo al Santo anni. E se continua ad esistere e ad operare Padre la nostra continua preghiera. Il Signore nel mondo è perché non è nostra, ma di Gesù gli conceda fede, speranza e carità indefettibiCristo. Al nuovo Papa Francesco vanno i li. nostri auguri di un fecondo apostolato nel Ringrazio tutti i sostenitori delle nostre divermondo di oggi. Il nuovo Papa si è fatto amare se iniziative parrocchiali, esorto tutti a formada subito a motivo della sua spontaneità e re cenacoli mariani, soprattutto i nostri emisemplicità. Nellʼomelia tenuta durante la grati, invito tutti a venire al nostro Santuario prima messa con i cardinali nella cappella della Madonna delle Grazie, nei giorni di festa Sistina, spiegando a braccio la parola di Dio 31 maggio e 31 ottobre e nel tempo forte del proclamata, ha sottolineato tre impegni per la novenario dal 29 agosto allʼ8 settembre, giorcomunità ecclesiale: camminare, edificare, ni in cui si potrà lucrare lʼindulgenza plenaria. confessare. Camminare come popolo di Dio A tutti gli auguri di una santa Pasqua. La graverso la patria eterna, edificare il tempio di zia del Signore nostro Gesù Cristo, lʼamore di Dio che è la chiesa, fatta di pietre vive, con- Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo, fessare il Signore Gesù Cristo crocifisso. sia con tutti voi. Nellʼudienza con i giornalisti, spiegando il Sac. Alfonso Patrone motivo della scelta del suo nome, ha esclama- In Cammino - 3 C Tertulliano Catechesi di Benedetto XVI - Mercoledi 30 maggio 2007 ari fratelli e sorelle, oggi parliamo di un africano, Tertulliano, che tra la fine del secondo e l’inizio del terzo secolo inaugura la letteratura cristiana in lingua latina. Con lui comincia una teologia in tale lingua. La sua opera ha dato frutti decisivi, che sarebbe imperdonabile sottovalutare. Il suo influsso si sviluppa su diversi piani: da quelli del linguaggio e del recupero della cultura classica, a quelli dell'individuazione di una comune «anima cristiana» nel mondo e della formulazione di nuove proposte di convivenza umana. Non conosciamo con esattezza le date della sua nascita e della sua morte. Sappiamo invece che a Cartagine, verso la fine del II secolo, da genitori e da insegnanti pagani, ricevette una solida formazione retorica, filosofica, giuridica e storica. Si convertì poi al cristianesimo, attratto – come pare – dall’esempio dei martiri cristiani. Cominciò a pubblicare i suoi scritti più famosi nel 197. Ma una ricerca troppo individuale della verità, insieme con le intemperanze del carattere – era un uomo rigoroso –, lo condussero gradualmente a lasciare la comunione con la Chiesa e ad aderire alla setta del montanismo. Tuttavia, l’originalità del pensiero unita all’incisiva efficacia del linguaggio gli assicurano una posizione di spicco nella letteratura cristiana antica. Sono famosi soprattutto i suoi scritti di carattere apologetico. Essi manifestano due intenti principali: quello di confutare le gravissime accuse che i pagani rivolgevano contro la nuova religione, e quello – più propositivo e missionario – di comunicare il messaggio del Vangelo in dialogo con la cultura del tempo. La sua opera più nota, l’Apologetico, denuncia il comportamento ingiusto delle autorità politiche verso la Chiesa; spiega e difende gli insegnamenti e i costumi dei cristiani; individua le differenze tra la nuova religione e le principali correnti filosofiche del tempo; manifesta il trionfo dello Spirito, che alla violenza dei persecutori oppone il sangue, la sofferenza e la pazienza dei martiri: «Per quanto raffinata – scrive l’Africano –, a nulla serve la vostra crudeltà: anzi, per la nostra comunità, essa è un invito. A ogni vostro colpo di falce diveniamo più numerosi: il sangue dei cristiani è una semina efficace! (semen est sanguis christianorum!)» (Apologetico 50,13). Il martirio, la sofferenza per la verità sono alla fine vittoriosi e più efficaci della crudeltà e della violenza dei regimi totalitari. Ma Tertulliano, come ogni buon apologista, avverte nello stesso tempo l’esigenza di comunicare In Cammino - 4 positivamente l’essenza del cristianesimo. Per questo egli adotta il metodo speculativo per illustrare i fondamenti razionali del dogma cristiano. Li approfondisce in maniera sistematica, a cominciare dalla descrizione del «Dio dei cristiani»: «Quello che noi adoriamo – attesta l’Apologista – è un Dio unico». E prosegue, impiegando le antitesi e i paradossi caratteristici del suo linguaggio: «Egli è invisibile, anche se lo si vede; inafferrabile, anche se è presente attraverso la grazia; inconcepibile, anche se i sensi umani lo possono concepire; perciò è vero e grande!» (ibid., 17,12). Tertulliano, inoltre, compie un passo enorme nello sviluppo del dogma trinitario; ci ha dato in latino il linguaggio adeguato per esprimere questo grande mistero, introducendo i termini «una sostanza» e «tre Persone». In modo simile, ha sviluppato molto anche il corretto linguaggio per esprimere il mistero di Cristo Figlio di Dio e vero Uomo. L’Africano tratta anche dello Spirito Santo, dimostrandone il carattere personale e divino: «Crediamo che, secondo la sua promessa, Gesù Cristo inviò per mezzo del Padre lo Spirito Santo, il Paraclèto, il santificatore della fede di coloro che credono nel Padre, nel Figlio e nello Spirito» (ibid., 2,1). Ancora, nelle opere dell’Africano si leggono numerosi testi sulla Chiesa, che Tertulliano riconosce sempre come «Madre». Anche dopo la sua adesione al montanismo, egli non ha dimenticato che la Chiesa è la Madre della nostra fede e della nostra vita cristiana. Egli si sofferma pure sulla condotta morale dei cristiani e sulla vita futura. I suoi scritti sono importanti anche per cogliere tendenze vive nelle comunità cristiane riguardo a Maria santissima, ai sacramenti dell’Eucaristia, del Matrimonio e della Riconciliazione, al primato petrino, alla preghiera ... In modo speciale, in quei tempi di persecuzione in cui i cristiani sembravano una minoranza perduta, l’Apologista li esorta alla speranza, che – stando ai suoi scritti – non è semplicemente una virtù a sé stante, ma una modalità che investe ogni aspetto dell’esistenza cristiana. Abbiamo la speranza che il futuro è nostro perché il futuro è di Dio. Così la risurrezione del Signore viene presentata come il fondamento della nostra futura risurrezione, e rappresenta l’oggetto principale della fiducia dei cristiani: «La carne risorgerà – afferma categoricamente l’Africano –: tutta la carne, proprio la carne, e la carne tutta intera. Dovunque si trovi, essa è in deposito presso Dio, in virtù del fedelissimo media- tore tra Dio e gli uomini Gesù Cristo, che restituirà Dio all’uomo e l’uomo a Dio» (La risurrezione dei morti 63,1). Dal punto di vista umano si può parlare senz’altro di un dramma di Tertulliano. Con il passare degli anni egli diventò sempre più esigente nei confronti dei cristiani. Pretendeva da loro in ogni circostanza, e soprattutto nelle persecuzioni, un comportamento eroico. Rigido nelle sue posizioni, non risparmiava critiche pesanti, e inevitabilmente finì per trovarsi isolato. Del resto, anche oggi restano aperte molte questioni, non solo sul pensiero teologico e filosofico di Tertulliano, ma anche sul suo atteggiamento nei confronti delle istituzioni politiche e della società pagana. A me fa molto pensare questa grande personalità morale e intellettuale, quest'uomo che ha dato un così grande contributo al pensiero cristiano. Si vede che alla fine gli manca la semplicità, l'umiltà di inserirsi nella Chiesa, di accettare le sue debolezze, di essere tollerante con gli altri e con se stesso. Quando si vede solo il proprio pensiero nella sua grandezza, alla fine è proprio questa grandezza che si perde. La caratteristica essenziale di un grande teologo è l’umiltà di stare con la Chiesa, di accettare le sue e le proprie debolezze, perché solo Dio è realmente tutto santo. Noi invece abbiamo sempre bisogno del perdono. In definitiva, l’Africano rimane un testimone interessan- te dei primi tempi della Chiesa, quando i cristiani si trovarono ad essere autentici soggetti di «nuova cultura» nel confronto ravvicinato tra eredità classica e messaggio evangelico. E’ sua la celebre affermazione secondo cui la nostra anima «è naturaliter cristiana» (Apologetico 17,6), dove Tertulliano evoca la perenne continuità tra gli autentici valori umani e quelli cristiani; e anche quell’altra sua riflessione, mutuata direttamente dal Vangelo, secondo cui «il cristiano non può odiare nemmeno i propri nemici» (cfr Apologetico 37), dove il risvolto morale, ineludibile, della scelta di fede, propone la «non violenza» come regola di vita: e non è chi non veda la drammatica attualità di questo insegnamento, anche alla luce dell’acceso dibattito sulle religioni. Negli scritti dell’Africano, insomma, si rintracciano numerosi temi che ancor oggi siamo chiamati ad affrontare. Essi ci coinvolgono in una feconda ricerca interiore, alla quale esorto tutti i fedeli, perché sappiano esprimere in maniera sempre più convincente la Regola della fede, quella – per tornare ancora una volta a Tertulliano – «secondo la quale noi crediamo che esiste un solo Dio, e nessun altro al di fuori del Creatore del mondo: egli ha tratto ogni cosa dal nulla per mezzo del suo Verbo, generato prima di tutte le cose» (La prescrizione degli eretici 13,1). Festa S. Francesco d’Assisi - Vasci 2012 In Cammino - 5 Festa Tesseramento A.C.R. 2012/2013 I ragazzi dell’oratorio nel salone parrocchiale durante i festeggiamenti coloro che si vorranno unire a noi e fornirci suggerimenti utili. Il fine è quello di dare ai nostri tesserati un luogo di ritrovo sano dove si seguono quelle linee guida che portano a formare onesti e leali cittadini, e quindi buoni Cristiani. Il 18 dicembre per concludere bene il 1° anno di attività e dare inizio al 2°, abbiamo reso grazie al Signore partecipando ed animando la Santa Messa del novenario che ci preparava al Santo Natale,la nostra festa è continuata poi nel salone dell’edificio parrocchiale I bambini dell’ACR preparano cioccalatini artigianali Alcuni bambini dell’oratorio in una foto di gruppo Primo anniversario oratorio ANSPI E leviamo la nostra lode al Signore e ringraziamo Don Alfonso per averci avviati e guidati in questo cammino di volontariato che ci ha portati a raggiungere il 1° anniversario in questa piccola grande opera a servizio dei bambini e dei ragazzi della nostra comunità,aperta a tutte le fasce d’età. Con l’aiuto di Dio speriamo di migliorare andando avanti e superando le difficoltà, sostenuti da In Cammino - 6 La torta del primo anniversario con un gruppo di ragazzi più grandi che hanno animato con giochi,canti e balli, coinvolgendo adulti e bambini, e come tutte le feste di compleanno non poteva mancare la torta ed un ricco buffet offerto dai volontari. In questo anno di lavoro,oltre ad intrattenere i bambini con giochi, si sono svolte attività ludico ricreative e di acquisizione come il corso di perline e quello di taglio e cucito che ha avuto una grande affluenza con ottimi risultati al punto che li ripeteremo anche quest’anno. E’ stato organizzato un cineforum con film programmati e finalizzati alla solidarietà e all’altruismo. Si è svolta la 1°gara di puzzle per riscoprire un gioco forse messo da parte, ma che aiuta a sviluppare il ragionamento e il senso pratico. Nel periodo estivo è stato organizzato in collaborazione con i responsabili dell’ ACR il campeggio in Sila, esperienza bellissima che dovrebbero provare tutti, poiché arricchisce non solo i ragazzi che vi partecipano ma anche noi adulti facendoci rivalutare e ritrovare il senso di appartenenza a Cristo attraverso il servizio e la solidarietà. A tal fine si è pensato che i ragazzi iscritti e che frequenteranno l’oratorio nell’anno 2013 potranno accumulare attraverso un “salvadanaio personale” (riponendo un contributo quando viene nei locali dell’oratorio e lasciando al ragazzo una ricevuta) la cui somma accumulata gli consentirà di fare il campeggio o altre uscite con i risparmi messi da parte. Abbiamo terminato il 1° anno di attività con la 2° tombolata e con l’arrivo della befana. Abbiamo fatto tanto e ora speriamo di fare ancora di più. I tesseramenti sono aperti, ora tocca a voi cogliere l’occasione di fare sane e belle esperienze. Un ringraziamento a tutti i volontari che hanno saputo rispondere alla chiamata di Cristo attraverso il loro servizio per la comunità. Ci è dovuto ringraziare tutti gli sponsor che hanno dato un contributo notevole sostenendoci in tutte le occasioni, anche questo è volontariato! L’equipe dell’oratorio In Cammino - 7 Natale 2012 Se goda llu riposu meritatu 36° Festival della strina laghitana 2012/2013 Nelle foto da sx: Aurelio Canonico, Pasquale Socievole (3° classificato), Antonio Scanga (1° classificato), Piero Marano (2°classificato), l’ass. Enzo Scanga e Luca Politano (premio critica). Si statu veramente ‘hurtunàtu A tiampu a tiampu s’è sciuatu ‘u guvernu Sinnò ‘a Forneru t’avìa d’esodatu Ccù l’uacchji digallàti sutta ‘e lente Ne guardadi ‘ntradùttu da sorpresa Ca de ‘sa strina ‘u nde sapiadi nente Tuvaglie ‘e ‘mpùrra linu e muccaturi ‘ntr’’a tutti s’anni quanti nd’ha turciutu Ppè s’asciucare ‘a frunta d’i suduri ‘Ncumincia de Scalea ‘su luangu viaggiu Cusenza Vacu Aiallu e lla Mantia Partiadi ogne matina all’arrembaggiu Avìa penzatu a nu regavu biallu: Na mullichella de pivu arricciàtu Ca forse n’è remastu verginiallu Ma primu ‘e nde passare cchjù du linu S’’u pigliadi ‘mbraccettu la ‘hurtuna E lle deza llu postu e fattorinu Mò ’u chiangianu ‘i colleghi d’’u mistiari C’hanu perdutu ‘nu cumpagnu allìttu ‘a banca ‘nu valente raggioniari Mastru e summàstru allu lavuru sua Benedizione i sordi chi t’hau datu Ndù ‘a trovo n’atra capu quantu ‘a tua?! Cù và c’’a d’illu l’hanu cungedatu E a Bacuninu chi camina stuartu A visita nu ll’hanu riformatu?! Strina prima classificata: ‘U Penzionatu di Antonio Scanga Voci: Antonio Scanga Aurelio Canonaco Signori bonasira me ricuagliu Alla linterna antica de la strina Ca ‘u micciu è addissiccàtu e ccè vò d’uagliu Signu venutu ppè mme lamentare Ca n’argomentu buanu m’è mancatu E ppè cuscianza ‘u d’aju cchi cuntare… Ppè stà sirata de sapure anticu Turnamu allu salune parrocchiale Ndù ‘a strina è nata ccù don Federicu Dui giuvenialli alla presentazione Era dicembre du settantasie In Cammino - 8 Pinu ‘e Mirandu ccù Tullia Barone Ia guagliuniallu riccu ‘e fantasia Muvìa’ lli primi passi cù strinaru Ma c’era Pinu fiacca alla regia De tandu a mùani l’anni su’ passati Tanti strinari si nde sunu juti E chilli chi viditi su’ restati L’eredità stà jiandu ‘i successione E a vui guagliuni senza testamiantu Nui ve lassamu ‘a vecchia tradizione Truvati ‘u tiampu ppè lla tene viva Chi ‘u lle mancàssi l’uagliu alla linterna Chi ‘u lle mancàssi cira a ‘ssa candiva… Le vò cadì ‘nu truanu cù ‘na bumba C’un se putìssi move e gavitàre Chin’ia ‘ssu minchia chi sona ‘ssa trumba ? Tu ‘mbece de gridà ccù vuce ‘e chiazza Inchinate alla storia du paise Ch’è la trumbetta de Cicciu da pazza “Signori agùri a tutti n’annu buanu Si primu ‘e mia aviti vistu ‘u lampu Stative cittu ca sentiti ‘un truanu” De sutta t’aju ‘ntisu arruaccuvàre Ca nun truvave spunti ppè lla strina Statte tranquillu un te prioccupare Annunciu a tutta ‘sa popolazione Ccù ‘ssa prima ‘e Jennaru ch’è venuta Giuanni finalmente và m’penzione Chissa è lla strina de lu penzionatu Doppu tant’anni ‘e stianti e sacrifici Ccù ‘nu pantaloncinu a coscia grande Sentìanduse ventìare alla natura… S’avìa scurdatu ‘e ‘se minte e mutande ‘Sa banca ha mutilatu ‘e cuarpu e mente Mò ‘u festeggiamu lu quattru e novembre Cù zù Nicova e Annina combattente ‘U motorinu l’hanu affascinatu Dopu dui jurni ‘u sse saputu cuamu Pariadi Santu Ruaccu fragumiàtu In alto il cane dei laghitani Macchia (“U cittadini onorariu” della strina di Luca Politano) Pascale da pumata se ricorda Ca ‘mbece di capilli n’capu ‘e ricchie Le su ‘ntrizzati i pivi cù’ ‘na corda ‘Mbianchinu ed operaiu forestale Chi ppè sse ‘hare nu cappiallu e carta Chjicàva quattru fogli de giurnale Chilometri nd’ha fattu te po’ ‘hutte Stunatu e suannu ccù tri ure e matinu Benzina e sette machine distrutte In alto il maestro Luca Politano (premio critica) Me vena a mente assiami a Pascalinu Ca ppè sse ‘hare crisciare ’i capilli Su juti ‘e notte ndò mastru Pippinu Giuanni nd’ha passatu cc’è po’ cride Dui misi ccù ‘nu jiditu ngjissàtu Un putia’ munge alla machina ‘e scrive Quante punture e quante terapie Statte tranquillu ca e demane avanti Le passo tutte quante e mavatie ‘Mpizzamule ‘na spìnguva a ‘na maglia Ca priagu a Sarvature de salèmme Chi l’’a ‘mprestàssi d’illu ‘na meraglia Statte tranquillu ca m’era all’ertatu Ma m’è venutu a mente alli mumenti… Vint’anni arriadi a Cuba s’è spugàtu Ma si ‘u d’ha rinnovatu lu cuntrattu L’ormoni le su’ juti in prescrizione De tandu a muani i pappici ccì ha’ fatt ‘Hazzu n’appiallu a tutta a Romania Chi le mandassi na guagliuna a postu Ma suvu come dama e compagnia Senza frascune un po’ piglià cardillu Ha vistu ‘u vupu e và circhi ‘a pedata Dicialu ad Enzu ca la trova d’illu Ma datu ca ‘e se cose nun de parra Vò dire c’ha truvatu ‘a pace sua Se spoga ccù lle corde da chitarra Mò c’’alla banca ha fattu bona scota Dopu u stipendiu puru ‘a bon’uscita Si nde po’ jjì a “fan-Cuba” n’atra vota Sempre sperandu c’ha misu judizziu C’’u d’è cchjù tiampu e ride e dde scherzare Ch’’e mund’avanzi l’aspetta lu spizziu… ‘U poeta e llu trumbettiari Risposta di Giovanni Caruso alla strina “’U penzionatu” eseguita nella serata finale del 1°Gennaio 1013 ‘U codice da strina ‘u porta scrittu ‘a legge è canusciuta di strinari Chi canta primu dopu stàssi’ cittu… ‘Sa strina me rutàva de avant’iari E frisca frisca le dugnu ‘a risposta Allu poeta ed allu trombettiari Allu cumpari mia de mente sbrìtta Chi quandu piglia la pinna alle manu È cchjù pungente de ‘na spina m’pitta Si me criscìa’ nu puarcu a farinaggiu Mi ccè ‘hacìa sazizze e suppressate E no ‘hare ccù d’illu ‘u cumparàggiu Ia ‘un sacciu si te vidi russu o jancu Si illu è viacchiu… chissu t’aju ‘e dire Nui tantu quagliunialli ‘u simu mancu E mi nde resta’ muzza l’allegria C’armenu alla penzione cc’ia’ arrivatu Ma ‘un sa si nui restamu a menza via Quanti ricordi si scalìji truavi : A ‘na ‘hurgata me venanu a mente ‘u tiampu de lu vupu e di cagnùavi ‘Ntr’’a ‘s’anni spullunàti cù’ ‘nu viantu ‘nu cumparaggiu e n’amicizzia vera Mai na parova e mai nu tradimiantu Mò ‘a stà vutandu a visita e spitale Parri e ricordi e dde tiampi passati È ‘na penzione ‘u d’ia’ ‘nu funerale Piglia i bicchiari ca truzzamu a vinu Ma circu suvu n’attimu ‘e pacianza Ca stau chiamandu allu telefoninu…: “Pronto! Chi parla? Quale commissione?! Allura l’hau respintu la domanda?! ‘u d’ia’ llu veru c’’a dde jì ‘m’penzione?!” Cc’è ‘na nutizzia ‘e l’urtimu mumentu: Giuanni ha dde turnare a lavurare Ca l’è fallitu lu penzionamentu Nd’avìa d’inchiutu u mundu paru paru S’ha prenotatu puru u ristorante S’ha fattu i cunti senza tavernaru Ma cchi jugale quante ndè cumbina M’’ha dde pagare ‘nchiostru e tiampu piarsu Ca mò ‘u chiamu alli danni ppè ‘ssa strina ‘U lla ‘hà nente vassalu strahùtte N’amu pigliata ‘u stessu a pizzicata Ppe fare quattru risi e ppè ccè sbutte Chissa è lla strina de lu scornicchiatu Chi và pigliandu l’assi ppè figure C’avìa’ dde jì m’penzione e un ccì hau mandatu… Prosit C’’u cesaràzzu dormadi alla pilla Cu ‘nu cursune te po’ muzzicare Si ‘u vò pigliare scìguva cù ‘a ‘ngìlla Ohi Dante chi de tia ndè tiagnu stima Cumu Sansune senza cchjù capilli Ad’illu l’’e vassare senza rima E’ siarvu ‘e tutti e ‘un tenadi patrune ‘un tenadi bandiara un tena’ patria Nu clandestinu ppè tutt’’u cumune Illu chi parra cù avucàtu Gullu I codici ti lejadi alla manu Ma ‘e rispettare ‘u nde rispetta nullu L’isolamentu è lla cura ppè tia Ppè tte ‘nchiarare ‘a ‘huma du cerviallu Ricoveratu alla psichiatria Lingua a dui tagli e capu cù ‘nu muvu Un c’è bisuagnu de ve ‘hare ‘u nume Ca ‘u “trombettiari” se prisenta’ suvu All’ “arte sacra” cc’ia’ ‘na bona scova Quandu su m’pace ‘hanu ‘aggiornamenti Ca ‘u pruhessure sua è mastru Nicova In Cammino - 9 Siti pizzuti cumu dui sugliuni E a ve chiamare spine ia’ ‘n’avantu Ca siti piaji de li cravavùni Siti ricotta d’’a stessa ‘hiscèlla Siti ‘harina de lu stessu saccu Siti vajìna di stessi curtella A Laura e a Rosa le vulìssi sente Doppu tant’anni tuasti e matrimoniu Si si ndè su pentute o su’ cuntente De ccà a cent’anni le ‘hanu viàte Ca ppè lli corna c’hanu ‘e vute ‘e ujjhjare ‘e frunte vostre vulìo ‘ncurniciàte Le puazzu ‘hare sulamente ‘agùri Povari ‘higli e povare mugliere C’hau dde cumbatte ccù dui dittaturi Ligati ccù lla capu allu pendinu ‘hossi ppè d’ille ‘na liberazione ‘u stessu de Benitu Mussulinu ‘Hurtuna c’’a ‘hamiglia è n’atra cosa Ca ve su’ nati ‘higli judizziùsi E dde ‘se spine ndè nata na rosa ‘Un vi nde ‘huja’ nulla ‘e nulla rasa Si ia me scuardu ‘e me minte ‘e mutande V’avìssivu ‘e scurdare ‘a via da casa Ia li chiuriti m’’i sacciu cacciare Si mi nde vaju a Cuba o allu Brasile Su’ cazzi c’’u d’avìti cchi nde ‘hare ‘A vita mia nu d’ia’ pisce ‘e mercatu E ‘u nd’aju ‘e rende cuntu ‘a chiazza chiazza Si signu verginiallu o scozzuvàtu Jettare ‘u bandu ‘u d’ia mestiari ‘u mia Ma si parrati ccù Gustavu Saccu Ve cunta da garrùbba da Mantia De chillu c’aju avutu e c’aju datu Ppè vi nde recriàre tutt’’i dui Premio critica: ‘U cittadinu onorariu di Luca Politano A llu paise cc’iadi nu signore ca nun d ‘una fastidiu mai a nessunu è ccù nu vachitanu ccù llù core Nessunu sa s’è nu terremutatu o si è sbarcatu e l’Africa, ppe mare o si la ndranghita ccà cc’hadi lassatu Ndù vadi, vadi, attira l’attenzione si ia nritardu, se piazzadi avanti u truavi a ogni manifestazione E’ bravu cumu nu vicinu e casa ca t’accumpagnia quando nd’hai bbisuagniu e te rapadi la porta e dìcia trasa A d’illu tutte e cose le vau bbone si chiova, cc’è lu sule o sta jazzandu te ghjadi amicu sempre e a ogni stagione Se fa vulire bene e tutti quanti e chilli chi stau sempre a llu paise e quando tornau, puru, e l’emigranti C’è chine u vida bruttu e chine biallu passeggia mmianzu a chiazza e va alla villa na vota u ghjurnu, vadi all’Aciriallu U pue truvare a tutti li spuntuni ma a llu scuru, nun te fa sc-chiantare ccu d’illu vuau ghjucà li guaglioni Lu fai cuntiantu, sulu, a llu chiamare nun portadi rancore ccù nessunu mancu ccù chine, ullùpua suppurtare Si lu matinu vai a llavurare e lla mugliera tua, nun te saluta c’è d’illu a llu purtune a t’aspettare Te liccadi li piadi e tte fa festa te fa turnare ncore l’allegria ppè tutta la jurnata ca te resta Pue t’accumpagnia ppè nu piazzu e strata e tuni te ricuardi i tiampi antichi quando muglierata t’era fidanzata Scuntiantu maledittu e jestimatu Ccù tutte quante ‘e machine distrutte Alla penzione ccè signu arrivatu ‘A via d’’a vurga mina allu pendinu Attianti a un vi nde scinde in pompa magna Ccù don Affronziu avanti e ccù Sonninu Ia me ‘mbriacu de prima matina E ccù lla trumba de Cicciu da pazza Ppè re-prefundu vi ccè cantu ‘a strina Ca doppu chi vau chiusu allu baùllu Ppè ‘ssu paise è ‘na liberazione Ca tantu luttu ‘un si nde minta nullu ‘A strina tutti ‘i nuadica li scioglia Cacchjàssi mente chine và de pinna Pecchì si primu duna pue ricoglia… Prosit Primo classificato: Daniel Ruggero Francesco Paladino Josephine, Mariagrazia, Giocondo Naccarato Luigia Magliocchi u truavi a d’ogni tipu e pricessione si cc’ìa lu Sindacu ccu Francu Corrente o si la hascia l’ha Gianni Barone E’ chinu de rispettu e cortesia ca quando u luttu escìa de la ghjasa illu accumpagnadi a Santa Maria E pue se herma llà ad’aspettare tuttu lu tiampu ca l’urtimu persuna nun ha finitu de se licenziare E illu nun se sa ndù ha studiatu s’ha fattu lu liceu o u professionale nu hattu è certu : è tropp’educatu Ma a llu chiamare Macchia chin’è statu? nun sacciu si lu sadi donn’Alfonzu o lu compari sua, ca l’ha vattiatu Si e cose ca chiedimu, nun se sanu hacimu nui n’appellu a llu Cumune du hare Cittadinu Vachitanu Prosit Il presepe d ella c hiesa di S. Marina a Terrati In Cammino - 10 Gara dei presepi 2012 L’avìssivu e ricoglie adduppricàtu In alto: Maria Nives Cino In basso: Antonio Spena In alto: Lorenzo e Manuel Rende In basso: Elisabetta Naccarato In Cammino - 11 Anno giubilare del Santuario della Madonna delle grazie Anno della fede Appuntamenti – Momenti forti – Iniziative L’anno giubilare del nostro Santuario della Madonna delle Grazie è venuto ad intrecciarsi con l’anno della fede, indetto dal Santo Padre Benedetto XVI. A tal riguardo il nostro Padre Arcivescovo Salvatore Nunnari ha indirizzato alla nostra comunità e a tutti i fedeli della Madonna delle Grazie, che vengono a venerarla nel nostro Santuario, una lettera che ci fa contemplare la Vergine Maria come modello di fede. Appuntamenti ordinari nel Santuario della Madonna delle Grazie Ogni giovedì alle 16:00 (ora solare): cenacolo mariano s. rosario – s. Messa – lectio divina; Ogni giovedì alle 16:30 (ora legale): cenacolo mariano lectio divina – s. rosario – s. Messa; Ogni domenica (16:30 ora solare –18:30 ora legale): s. Messa; Tutti i giorni del mese di maggio tranne giovedì e domenica ore 16:00: s. rosario; Tutti i giorni del mese di ottobre tranne giovedì e domenica ore 16:00: s. rosario. Momenti forti del Santuario in cui si potrà lucrare l’indulgenza plenaria 31 maggio - Festa della Visitazione di Maria Vergine - ore 18:00: s. rosario e s. Messa durante la quale vengono rinnovate le promesse battesimali e la consacrazione alla Madonna; Dalle 17:30 ci sono dei sacerdoti a disposizione per il sacramento della riconciliazione; Nei giorni dal 30 agosto all’8 settembre incluso - Tutti i giorni s. Messe ore 8:30/18:30; Nei giorni 6/7 settembre: Adorazione eucaristica dalle 23 del 6 alle ore 15:30 del 7; Giorno 7 settembre la s. Messa sarà solo di sera alle ore 18:30; Giorno 8 settembre le s. Messe nel Santuario saranno solo di mattina: ore 8:00/9:00/10:30; 31 ottobre – Celebrazione conclusiva del mese mariano – ore 16:00: s. rosario e s. Messa durante la quale vengono rinnovate le promesse battesimali e la consacrazione alla Madonna; Dalle 15:30 ci sono dei sacerdoti a disposizione per il sacramento della riconciliazione. Iniziative nella Forania Marina per l’anno delle fede Mercoledì 24 aprile alle ore 17:00 presso l’auditorium della Basilica nuova di san Francesco a Paola: Convegno “Esoterismo, magia, superstizione” che avrà come relatori principali il prof. Massimo Introvigne e Padre Francois Dermine. Presentazione relatori Prof. Massimo Introvigne: (Roma, 14 giugno 1955) è un sociologo, filosofo escrittore italiano. È il fondatore e direttore del Centro Studi sulle Nuove Religioni (CESNUR), una rete internazionale di studiosi di nuovimovimenti religiosi e dal 5 gennaio al 31 dicembre 2011 ha avuto nell'ambito dell'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) il ruolo di Rappresentante per la lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione, con un’attenzione particolare alla discriminazione contro i cristiani e i membri di altre religioni. Dal giugno 2012 è coordinatore dell'Osservatorio della Libertà Religiosa costituito dal Ministero degli Esteri italiano in collaborazione con Roma Capitale. Introvigne è membro della sezione di Sociologia della Religione dell'Associazione Italiana di Sociologia ed è autore di oltre sessanta libri, tra i quali l'Enciclopedia delle religioni in Italia, e centinaia di articoli nel campo della sociologia della religioni. È anche un consulente in proprietà industriale, specializzato in proprietà intellettuale. In Cammino - 12 P. François Dermine: P. François-Marie Dermine, nato nel 1949, è sacerdote domenicano dal 1979. Presidente nazionale del GRIS. Professore di teologia morale alla FTER (Facoltà teologica dell’Emilia romagna). Nato a Saint-Hyacinthe in Canada, vive in Italia dal 1972; ha ottenuto la cittadinanza italiana. Padronanza del francese, dell’italiano e dell’inglese. Conseguito all’università McGill di Montréal un B.A. in storia e scienze politiche. Licenza in teologia nel 1981 allo STAB di Bologna con la tesi intitolata: Finitezza del conoscente e conoscenza dell’infinito. Dottorato in sacra Teologia conseguito nel 2000 alla Pontificia Università San Tommaso (Angelicum) di Roma con la tesi intitolata: «La mistica e la medianità nei loro atti rispettivi». Insegnamento dell’etica sociale nel triennio filosofico dal 1986 al 1990 alla facoltà di filosofia-teologia di Bologna Insegnamento di corsi monografici alla licenza in teologia di Bologna dal 1990. Insegnamento della teologia morale allo STAB (Studio Teologico Accademico Bolognese) diventata poi la FTER (Facoltà di Teologia dell’Emilia-Romagna). Condirettore della rivista Religioni e sette nel mondo e membro della giunta esecutiva del G.R.I.S. (Gruppo di ricerca e di informazione socio-religiosa) incaricato dalla CEI per le questioni di religiosità alternative. Relatore a circa 5 convegni nazionali del GRIS, nonché alla riunione ristretta (sulle sette religiose) indetta dal CCEE (Consiglio delle Conferenze episcopali dell’Europa) tenutasi a Vienna dal 4 al 8 marzo 1988. Conferenze su argomenti di religiosità alternativa. Interventi dal 2003 sugli aspetti pastorali, spirituali e morali dell’esorcismo nel quadro di un corso organizzato dal G.R.I.S. e dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum su Esorcismo e preghiera di liberazione; e pure nel quadro di un corso organizzato dal 2006 presso la sede della conferenza episcopale messicana (Città del Messico). Autore di Vassula Ryden – Indagine critica (Elle di Ci, 1995), di Mistici, veggenti e medium – Esperienze dell’aldilà a confronto (Libreria editrice vaticana, 20022). Co-autore di L’estasi, Libreria editrice vaticana, 2003 Mercoledì 7 agosto ore 18:30 presso l’auditorium della chiesa nuova di Campora san Giovanni: Convegno sui Testimoni di Geova che avrà come protagonisti principali il sig. Politi Rocco, ex vescovo dei Testimoni di Geova con il giornalista di Sat2000 David Murgia, famoso per il suo programma televisivo “Vade Retro”. Presentazione relatori Rocco Politi: Mi hanno fatto conoscere i tdG quando avevo 10 anni (mia moglie ne aveva 5) e seguendo la famiglia li ho frequentati e ne ho fatto parte per 40 lunghi anni. Hanno manipolato quasi tutta la mia vita. Ho iniziato come interessato, cosi veniva identificato colui che iniziava a studiare, poi iscritto alla scuola di ministero teocratico (una continua preparazione su cosa e come predicare di casa in casa), poi promosso a proclamatore, quindi pronto per andare di casa in casa.Battezzato, sposato nella loro comunità, servitore di ministero (una specie di diacono), il più giovane anziano a 23 anni (una specie di vescovo), conduttore della scuola di ministero teocratico, conduttore della rivista torre di guardia, segretario contabile, sorvegliante che presiede,responsabile del comitato assistenza sanitaria e relativi seminari (un capillare metodo di acquisizione di medici che acconsentivano di operare senza sangue, e relativa cura dei fratelli ricoverati provenienti da tutta Italia e dall’estero), membro dei comitati giudiziari locali e speciali in altre città (un vero e proprio tribunale interno alla congregazione ), contabile nelle assemblee di circoscrizione e di distretto; Addetto stampa, sindaco mandatario per gli oneri di urbanizzazione e contatto con i Comuni per la costruzione delle sale del regno…..oratore qualificato anche per matrimoni e regista di drammi biblici e tanti altri incarichi, che non voglio citare…..NON ERO UN ESSERE UMANO NORMALE…..NON MI HANNO MAI PERMESSO DI DIVENTARLO E DI ESSERLO………LA GUARIGIONE E’ DOLOROSISSIMA.Sono stato plagiato e manipolato mentalmente….e da plagiato sono diventato plagiatore da manipolato mentalmente sono diventato manipolatore delle menti.Poi un giorno all’improvviso una spada di Damocle colpisce la mia famiglia (una storia sconvolgente che vi racconterò) e come conseguenza vengo disassociato….dopo aver subito una aberrante inquisizione durata 50 ore di giudizio. Assieme alla mia famiglia abbiamo lasciato la società e siamo fuggiti verso la libertà.Una volta fuori da quella prigionia abbiamo vissuto 12 anni trascorsi a disintossicarci, a nascere nuovamente, a crescere, imparare, decidere da esseri umani LIBERI.Da 12 anni non ho mai detto o fatto nulla né in TV né in radio, sui giornali o in Web.L’anno scorso è morta mia madre anche lei TdG ma non praticante. Ai funerali la nostra presenza è stata sgradita, ci hanno trattati come estranei, come fossimo In Cammino - 13 infetti, un cancro da cui starne alla larga.Ho partecipato a TV2000 non per vendetta, (amo i miei fratelli, mia sorella, i nipoti, gli zii, i cugini e mio padre che sono ancora TDG, ma loro non ci riconoscono più come parenti, per tutti loro noi non esistiamo più). Ho rilasciato questa intervista con il vivo desiderio di trasmettere la mia esperienza e, credetemi, con un unico obiettivo cercare di aiutare altri a non cadere vittime di manipolazioni mentali come è successo a me.Ma 20 minuti di trasmissione non possono rendere il senso di 40 anni di schiavitù psicologica e spirituale, vorrei poter fare molto di più per far conoscere a più persone, cosa ci è stato fatto nel nome di un Dio.Per questo nasce questo blog: per far conoscere attraverso la nostra esperienza come E’ POSSIBILE AVERE LA PROPRIA ESISTENZA ROVINATA DA UNA FALSA RELIGIONE.. David Murgia: giornalista di Tv2000, autore per la San Paolo del volume “Satana in Tribunale”, è famoso in quanto autore e conduttore di “Vade Retro”, programma che si occupa di sétte, movimenti pseudoreligiosi e satanismo: un settimanale d’inchiesta, con storie, testimonianze e i numerosi fatti di cronaca legati all’occulto e all’esoterismo. La cronaca è sempre il filo conduttore di “Vade Retro” cosi da creare una sorta di viaggio attraverso i casi avvenuti in Italia e in altre parti del mondo, i numerosi misteri ancora irrisolti e dietro i quali c'è l'ombra delle sette. L’ Riflettere e credere dopo la Shoah esperienza di Auschwitz portò alle estreme conseguenze i problemi della società di massa dominata dalla tecnica, dal lavaggio del cervello, dall’irrompere prepotente dei media che possono portare l’individuo al conformismo ideologico e politico. Dei campi di sterminio colpisce la fredda pianificazione burocratica dell’annientamento, la totale spersonalizzazione delle vittime, l’indifferenza morale dell’uomo comune, l’indole “normale” dei carnefici. “Devo dire che l’esperienza di Auschwitz è stata tale per me da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosa che pure ho avuto […]. C’è Auschwitz, quindi non può esserci Dio. Non trovo una soluzione al dilemma. La cerco, ma non la trovo”. Sono parole pronunciate da Primo Levi in un’intervista del 1986 a Philip Roth. La devastante esperienza della Shoah ha riproposto in modo drammatico alla coscienza dell’uomo – non solo dell’ebreo – l’antica questione del rapporto tra Dio e il male. A questo proposito proponiamo le riflessioni di due pensatori tedeschi, il filosofo ebreo Hans Jonas e il teologo cattolico Johannes Metz. Jonas pubblicò nel 1987 Il concetto di Dio dopo Auschwitz. L’autore, che ha studiato la possibilità di rifondare l’etica nel mondo contemporaneo sulla base del “principio della responsabilità”, di fronte ad Auschwitz pone questa domanda: “Dio permise che ciò accadesse. Ma quale Dio poteva permetterlo?”. In Cammino - 14 Infatti “per l’ebreo che vede nell’al di qua il luogo della creazione, della giustizia e della salvezza divina, Dio è in modo eminente il signore della storia, e quindi Auschwitz, per il credente, rimette in questione il concetto stesso di Dio che la tradizione ha rimandato”. Johannes Metz, teologo cattolico tedesco, sottolinea nelle sue opere che la fede e la speranza cristiana non possono essere ridotte in nessun modo a una dimensione privata, ma devono riconoscere una necessaria dimensione di impegno politico-sociale che non prescinda da un confronto con Auschwitz. Dopo Auschwitz è risultato assai difficile credere in Dio. Così afferma Hans Jonas nel libro “Il concetto di Dio dopo Auschwitz”: “solo di un Dio totalmente incomprensibile si può affermare che è assolutamente buono ed originariamente assolutamente onnipotente e che, nonostante ciò, sopporta il mondo così com’è. Più in generale i tre attributi in questione – bontà assoluta, potenza assoluta e comprensibilità – sono fra loro in rapporto tale che ogni relazione tra due di loro esclude il terzo. Questo è allora il problema vero: quali sono i due concetti veramente irrinunciabili, fondamentali per il nostro concetto di Dio e quale è il terzo che deve essere escluso? Certo la bontà, cioè la volontà del Bene, è inseparabile dal nostro concetto di Dio e non può sottostare a nessuna limitazione […]. Dopo Auschwitz possiamo e dobbiamo affermare con estrema decisione che una divinità onnipotente o è priva di bontà o è totalmente incomprensibile (nel governo del mondo in cui noi unicamente siamo in condizione di comprenderla). Ma se Dio può essere compreso solo in un certo modo e in un certo grado, allora la sua bontà (cui non possiamo rinunciare) non deve escludere l’esistenza del male; e il male c’è solo in quanto Dio non è onnipotente. Solo a questa condizione possiamo affermare che Dio è comprensibile e buono e che nonostante ciò nel mondo c’è il male. E poiché abbiamo concluso che il concetto di onnipotenza è in ogni caso un concetto in sé problematico, questo è l’attributo divino che deve venir abbandonato”. Così si esprime Johannes Metz in un articolo comparso sulla rivista “Concilium”, n. 5 del 1984, dal titolo “Al cospetto degli ebrei. La teologia cristiana dopo Auschwitz”: “prescindendo dal confronto con Auschwitz non esiste per me nessuna verità che io possa difendere. Prescindendo dal confronto con Auschwitz, non c’è nessun senso che io possa salvare. Prescindendo dal confronto con Auschwitz, non c’è neppure alcun Dio che io possa adorare. Da quando questo m’è divenuto chiaro, mi sono sforzato di non praticare mai la teologia prescindendo dal confronto con la sofferenza – invisibile o resa tale con la forza – del mondo: sia con l’Olocausto, sia con la muta sofferenza dei poveri e degli oppressi del mondo. Questa è stata la provocazione personale che mi ha spinto ad elaborare una teologia politica. Nella prassi religiosa che ho sperimentato gli ebrei non avevano alcun peso. Abbiamo continuato a pregare e a celebrare la liturgia voltando le spalle ad Auschwitz. Soltanto molto tardi cominciai a chiedermi che razza di religione sia quella che si può continuare a praticare tranquillamente avendo alle spalle una simile catastrofe”. Ma su ciò io osserverei che il mondo è un mistero e i disegni di Dio sono diversi da quelli degli uomini; Dio non ha creato tanti pupazzi da D Foto tratte da: http://www.greencrossitalia.org/disarmo/documenti/524shoah-immagini-e-versi-per-non-dimenticare maneggiare, bensì degli uomini liberi. Molti studiosi ed intellettuali che hanno affrontato il problema dello sterminio degli ebrei si sono trovati di fronte a un drammatico nodo interpretativo. Tale nodo consiste essenzialmente nel fatto che la Shoah, in quanto tragedia di dimensioni enormi, è stata interpretata da un lato come evento “disumano” o “non umano”, come manifestazione del “male assoluto”, che, in quanto tale, non può, né deve essere spiegato con le consuete categorie storiografiche (politiche, economiche, sociologiche, psicologiche ecc.); dall’altro come evento sì estremo, ma profondamente e tragicamente umano, avvenuto per di più nel cuore dell’Occidente, dove, almeno in apparenza, principi come la tolleranza, la libertà politica, il valore della vita ecc. sembravano divenuti patrimonio comune. La prima posizione ci consente di condannare la Shoah, ma anche di esimerci da ulteriori approfondimenti e riflessioni, la seconda, assai più complessa e delicata, ci costringe a fare i conti con i lati più oscuri e tenebrosi della natura umana. Francesco De Pascale Lineamenti storici della Via Crucis all'antichità, i pellegrini di Gerusalemme desideravano percorrere il cammino doloroso del loro Salvatore, dal palazzo di Pilato, fino al Golgota e al Santo-Sepolcro. Originariamente la vera Via Crucis comportava la necessità di recarsi materialmente in visita presso i luoghi dove Gesù aveva sofferto ed era stato messo a morte. Dal momento che un tale pellegrinaggio era impossibile per molti, la rappresentazione delle stazioni nelle chiese rappresentò un modo di portare idealmente a Gerusalemme ciascun credente. Le rappresentazioni dei vari episodi dolorosi accaduti lungo il percorso contribuivano a coinvolgere gli spettatori con una forte carica emotiva. Nel XV secolo, i francescani, custodi dei luoghi santi di Gerusalemme, introdussero in Europa le immagini della passione del Signore. I cristiani percorrevano così il "cammino della croce", come se avessero seguito Gesù per le vie di Gerusalemme, fermandosi a ogni stazione, per meditare e pregare. Uno dei maggiori ideatori e propagatori della Via Crucis fu San Leonardo da Porto Maurizio, frate minore francescano che ne creò personalmente alcune centinaia. La “Via Crucis”, che ha inizio In Cammino - 15 dall’Ultima Cena fino alla Sepoltura, ebbe notevole successo tra la seconda metà del XVII secolo e la prima metà del XVIII secolo. Pare che lo spunto per questo tipo di rappresentazione sia stato un libretto di P. Adrien Parvilliers che nel 1630 scrisse Les stations de Jérusalem pour servir d’entretien sur la passion de N.S.J.C. La processione del popolo cristiano durante il Venerdì Santo, nella sua forma attuale, con le quattordici stazioni disposte nello stesso ordine - la condanna a morte, il carico della croce, le tre cadute lungo la via, l'incontro con un gruppo di pie donne, quello col Cireneo, con Maria e con la Veronica, la spoliazione delle vesti, la Crocifissione, la morte, la deposizione dalla croce, la sepoltura - iniziò al Colosseo nell'Anno Santo del 1750 su richiesta di Papa Benedetto XIV, che in questo modo intese celebrare il Giubileo. Da allora tutti i Papi, conducono pubblicamente una Via Crucis a Roma al Colosseo ogni anno, la sera del Venerdì santo. A Spezzano Albanese si cantano le suggestive strofe della Via Crucis settecentesca che in molti, a torto o a ragione, attribuiscono all'abate Pietro Mestastasio. La Via Crucis in Spixana nel tempo diviene un evento religioso-culturale ed espressione comune, inteso nel senso sociologico, quale incarnazione del vissuto di una comunità ricca di valori nei quali crede profondamente. Cesare De Rosis Il Cimitero di Lago (CS): cenni storici, sociali ed architettonici C on la legge n. 655 dell’11 marzo 1817 emanata a Napoli, il re Borbone Ferdinando I (17511825) vietò il seppellimento dei cadaveri umani all’interno delle chiese ed ordinò la costruzione di cimiteri fuori delle mura cittadine. Questa legge era successiva all'Editto di Saint Cloud (Décret Impérial sur les Sépultures) emanato da Napoleone Bonaparte il 12 giugno 1804 a Saint Claud in Francia. In Italia, Ugo Foscolo (1778-1827) nel carme "Dei Sepolcri" del 1806 aprì un dibattito su questo editto e concluse che il cimitero era importante per evitare di dimenticarci i nostri cari defunti. L'autore vide l'importanza del camposanto per tenere “vivi” i nostri parenti e i grandi personaggi della storia. A Lago (CS) l’Amministrazione Comunale cercò di adeguarsi alla nuova legge ma con molto ritardo per la difficoltà a reperire una zona geologicamente idonea, per conflitti di interessi e per risolvere prima alcuni bisogni più impellenti. Fino al 1870 le salme continuarono ad essere seppellite in fosse comuni all’interno o ai bordi esterni delle chiese, ad eccezione delle famiglie dei benestanti che possedevano cappelle private. Verso il IX secolo, per sentirsi più vicini ai Santi, si diffuse in Europa l'abitudine di seppellire le salme nelle chiese dove erano custo- In Cammino - 16 diti i corpi e le reliquie di Santi Martiri. Con l’incremento demografico del XVIII secolo, questi sepolcri divennero però strapieni ed insufficienti. Moltissimi cadaveri dentro dei sacchi erano seppelliti sotto il pavimento delle chiese e i corpi in putrefazione e decomposizione emanavano degli odori sgradevoli e malsani che provocavano dei malori fra i fedeli. Indubbiamente la putrefazione dei tessuti morti attraverso i processi di colliquazione, ossidazione e produzione di gas potevano inquinare il terreno circostante e trasportare microrganismi patogeni alle falde acquifere (L’inumazione consente una più rapida distruzione delle parti molli del corpo per l'affluire dell'ossigeno ma è più pericoloso per l’ambiente circostante alle salme; la tumulazione che racchiude il cadavere in loculi impermeabili a liquidi e a gas, è più lenta ed inquina meno. Conseguentemente, nell'interesse dell' igiene pubblica, i cimiteri erano obbligati a rispettare alcuni requisiti: essere ubicati lontani da case abitate, il terreno non doveva essere argilloso, paludoso o roccioso e attorno ad essi bisognava costruire dei muri). Dopo l'unificazione italiana, le leggi sanitarie ribadirono l'obbligo di seppellire i cadaveri nei cimiteri ma stabilirono, inoltre, che tra il camposanto e l'abitato doveva esserci una distanza di almeno 200 metri. Furono emesse delle normative per prevenire che le sostanze organiche emesse dai corpi inumati inquinassero le falde acquifere comunali. La Legge Comunale e Provinciale n.148 del 4.2.1915 obbligava i Comuni a finanziare la costruzione, l’ampliamento, la recinzione e la manutenzione del cimitero ed il trasporto e la tumulazione dei feretri dei cittadini poveri. Molto spesso i Comuni per affrontare il costo di costruire cimiteri, ricevevano dallo Stato dei prestiti a tassi agevolati. Nel 1840 il Consiglio Comunale di Lago cercò di scegliere un luogo idoneo dove ubicare il Camposanto prendendo in considerazione la Vurga dove una volta c’era il Monastero del Terz'Ordine di San Francesco d'Assisi (Il Monastero del Terz'Ordine di San Francesco d'Assisi era stato soppresso il 7 agosto 1809 col Decreto n. 448 del 7.8.1809 che sopprimeva gli ordini religiosi possidenti emanato dal Regno di Napoli governato da Gioacchino Murat (1767-1815), col decreto del 29 dicembre 1814 il Convento fu concesso al Comune di Lago per essere usato come caserma per le truppe di passaggio e come sede del Giudicato di Pace . Tale concessione fu riconfermata dal re Borbone Ferdinando IV col decreto del 4 novembre 1816), come preferiva il Comune stesso, oppure la contrada periferica Manieri come suggeriva l'Architetto Augusto Rocca. Nella scelta bisognava escludere i terreni acquosi o rocciosi, quelli situati in pendio e quelli vicini all'abitato, ai fiumi ed ai torrenti. Raggiungere la contrada Manieri era difficile sia per la distanza di oltre due chilometri dal centro di Lago, sia per la mancanza di strade idonee. Inoltre, il terreno era sassoso ed in pendio, c'erano delle correnti d'aria e la costruzione sarebbe costata 1800 ducati (solo per l'acquisto del fondo bisognava pagare 150 ducati al proprietario Lorenzo Scanga). Anche se il progetto dell'Architetto Rocca era stato approvato il 12 febbraio 1840 dal Ministero degli Affari Interni, la scelta fu contestata dal Regio Agrimensore Giuseppe Policicchio quando si recò a Manieri per effettuare una perizia su ordine di Don Francesco Saverio Barone, Sindaco di Lago (Don Francesco Saverio Barone (1774-1849) medico, era figlio del notaio Don Giovanbattista Barone e di Bruniana Mazzotti,, sorella di Don Pasquale Mazzotti (1753-1843) medico e sindaco di Lago e colui che tra il 1812, 1813 e 1814 , assieme al fratelli Giuseppe, ex Provinciale del Terz'Ordine di S. Francesco d'Assisi, passato poi allo stato di sacerdote secolare, acquistò tutti i beni che lo Stato aveva espropriato ai conventi di Lago. Francesco Saverio era anche il cognato del parroco Don Angelo Michele Zingone perché aveva sposato sua sorella Rachela Zingone ). Allora il Comune a causa delle finanze ristrettissime, propose la costruzione del camposanto alla Vurga, dietro la Chiesa del Monastero (foto sotto) (Martino Milito, "Viaggio, attraverso i documenti, in una Terra di Calabria Citra", Tomo I, Anicia, Roma, 2010, p. 29). La frazione "Vurga" essendo accerchiata dal fiume Ilicetto e da un torrente, era paludosa e inadatta alla inumazione (la parola dialettale " vurga" significa "acquitrino"), ma era facilmente raggiungibile con i mezzi di trasporto di allora trovandosi in pianura e a 200 metri dall'abitato. Nella zona non c'erano delle correnti d'aria (dannose per l'esalazione dei gas emanati dai cadaveri). La sagrestia della Chiesa del Monastero poteva essere utilizzata come Camera Mortuaria o Obitorio, il loro chiostro poteva diventare un primo camposanto dove inumare o tumulare i deceduti e per la costruzione si sarebbero risparmiati 1200 ducati (sarebbe costato 400 invece di 1800 ducati) (Ferruccio Policicchio, "San Pietro in Amantea e dintorni nell'800", Publiepa, Cosenza, 1997, pp. 299-308). Purtroppo, a Lago, dopo lunghe discussioni comunali, il 9 gennaio 1840 il Sindaco di Lago Francesco Saverio Barone e i Decurioni (Matteo Veltri, Pasquale Spina, Carlo Caruso, Vincenzo Politano e Giovanni Scanga) deliberarono che invece di costruire il Camposanto, bisognava prima finanziare il restauro del ponte fra Lago e Laghitello che era semi-distrutto a causa dell’uragano del 13 novembre 1839 (Martino Milito, op. cit., p. 294). Inoltre, gli alluvioni del 1839 e 1840 avevano devastato il terreno prescelto di Manieri perché divenuto argilloso, pieno di burroni e di massi rocciosi, rendendolo, secondo il Sindaco di Lago, non idoneo come cimitero. Tale decisione fu sottoscritta dal Sindaco con una lettera del 10 novembre 1840 che era un clamoroso dietro-front rispetto a quanto deciso dal Decurionato di Lago il 12 dicembre 1839 (Ibidem, p. 289-300 e 306-07). Così il 4 luglio 1841 l’Architetto Ferdinando Michitelli di Cosenza fece un nuovo progetto (foto sotto: Ibidem, p. 31 (progetto dell'architetto Ferdinando Michitelli con 24 fossi dietro l'ex Convento) stabilendo definitivamente che il suolo dell’ex Monastero fosse idoneo per iniziare a costruirvi il camposanto in quanto “oltre di offrirci la vicinanza al Paese, non distando da questo, che per mezzo miglio, ci offre inoltre un risparmio considerevole, sia per il suolo, che per la Cappella e stanza del custode, la quale quest’ultima non ha bisogno, che di pic- In Cammino - 17 coli accomodi, e la strada è buona non avendo bisogno anch’essa che di piccolissime riparazioni. Siccome il suolo scelto per tal pia opera, non è nello stesso livello, essendo una porzione un antico vaglio di detto Monastero, ed il resto, terreno Demaniale dato dal Comune al Parroco per completarne l’Annuale rendita della Parrocchia. Onde non essere obbligato nel muro che viene al di sotto farvi dé barbacani per sostenere le terre di riempimento, lo progetterò per lapidazione cioè farvi n° 24 fossi; tantopiù che il succennato terreno si dovrebbe trasportare da luoghi lontani, non trovandosene in quella vicinanza. All’estremità del recinto del Campo Santo, lacerò uno spazio di palmi 82,32 che potrà servire in caso che qualche Proprietario, volesse particolarmente formarsi dé tumoli” (Ibidem, p. 305). Secondo il suddetto progetto, dovevano essere scavati 24 fossi dove costruire dei loculi cementati adatti alla tumulazione (Attualmente, secondo il Decreto del Presidente della Repubblica n.802 del 21.10.1975 , le salme destinate alla tumulazione debbono essere racchiuse in duplice cassa, l’una di legno, l’altra di metallo e poste in loculi lunghi m 2,25, larghi m 0,75 e alti m 0,70, intonacati internamente con cemento ed inclinati verso l’interno per evitare l’eventuale fuoriuscita di liquidi. Il cimitero deve essere recintato tutt’intorno da un muro alto almeno m.2,50 ed avere una camera mortuaria per l’eventuale sosta dei feretri prima del seppellimento). Per eseguire il progetto bisognava acqui- stare dalla Parrocchia di S. Nicola di Lago l'orto della Chiesa di S. Maria che il 24 agosto 1819 il Comune aveva “ceduto” per “sopradotazione” alla Parrocchia (il Parroco era Don Angelo Michele Zingone 17821842-foto a lato) (Angelo Michele Zingone fu Parroco della Parrocchia di S. Nicola dal 1810 al 1842, morì il 27 ottobre 1842 all’età di 60 anni e fu seppellito nella Chiesa della Madonna dei Monti di Lago). Il L piccolo terreno era sfuggito alla censuazione del 1807 ed all’acquisto in cedole da parte dei fratelli Giuseppe e Pasquale Mazzotti nel 1812 e 1813 (Martino Milito, op. cit., p. 323). Sebbene il Real Decreto del 21 gennaio 1819 vietasse l’utilizzo di fondi ecclesiastici per costruire dei camposanti, il 1° aprile 1843 un accordo fu raggiunto tra il Ministero degli Affari Interni e Ministero degli Affari Ecclesiastici e, per la cessione dell'orto, si stabilì che la Parrocchia avrebbe ceduto l'orto al Comune (il Sindaco era Luigi Carusi) ricevendo in cambio un altro terreno demaniale (Ferruccio Policicchio, op. cit., p. 306-08). Finalmente nel 1870 fu inaugurato il Cimitero di Lago (il Sindaco di Lago era Don Gabriele Cupelli 17351907) (Si precisa inoltre che Terrati, sebbene nel 1928 cessò calci-pulcini-esordienti e giovanissimi che disputeranno i campionati organizzati dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio, inoltre la societa’ sara’ impegnata con la scuola in quanto la medesima deve organizzare e partecipare a manifestazioni del CONI intendiamo ringraziare tutti quelli che ci hanno sostenuto in questa prima parte di stagione ma un ringraziamento particolare vogliamo farlo a tutti i genitori degli iscritti e a tutti in nostri piccoli campioni che hanno affrontato con sacrificio sportivo l’inizio di questa nuova avventura. con un ritardo di cinquantasette anni rispetto alla legge n. 655 dell’11 marzo 1817 (Nei paesi vicini la costru- L’ d'essere un Comune indipendente diventando una frazione di Lago, ha sempre avuto un suo camposanto autonomo da Lago) zione di cimiteri fu più rapida, ad esempio, quello di Belmonte fu inaugurato nel 1842. Anche se la legge 655 del 1817 prescriveva che i lavori dovevano cominciare già nel 1817 e terminare entro il 1820, nel 1892 nella provincia di Cosenza solo 95 Comuni avevano dei cimitero). All'inizio la lentezza era dovuta alla condizione misera dei Comuni che non avevano i fondi per affrontare qualsiasi spesa. Successivamente, quando il giovane re Ferdinando II di Borbone (1810-1859) fece costruire nel 1837 il Cimitero Monumentale a Poggioreale (Napoli), lo Stato s'impegnò maggiormente a fare rispettare la legge 655 e si iniziò a comprendere il valore socioculturale di tali opere. Purtroppo, vi furono intralci e lungaggini di " tipo logistico, atmosferico, burocratico o planimetrico, per ritardare i lavori e la realizzazione" (Ferruccio Policicchio, op. cit., p. 260). Alcuni amministratori comunali, essendo proprietari dei terreni alla Vurga o a Manieri, erano condizionati da interessi personali (Dal 1817 al 1819 il Sindaco di Lago era Pasquale Mazzotti, proprietario dei terreni dell’ex Monastero. Dal 1839 al 1841 il Sindaco di Lago era Francesco Saverio Barone, cognato di Pasquale Mazzotti). Non si preoccuparono minimamen- te di salvaguardare i locali del convento composti da due dormitori con dieci stanze ed il noviziato con altre ampie stanze (Giovanni Giannuzzi Savelli, Manoscritto del 4 ottobre 1905). Per incuria, i locali e le mura crollarono lasciando più spazio al chiostro diventando quello che oggi viene chiamato "Cimitero Storico" dove si trovano i loculi più vecchi. Dott. Francesco Gallo Segue al prossimo numero la continuazione Scuola calcio “Città riunite calcio” o sport non viene praticato solo per migliorare l’aspetto fisico, per divertimento o come attività agonistica, ma è anche un’importante strumento di educazione sociale , questo e l’obbiettivo primario dei due promotori Ottorino Mazzotta e Pasqualino Canonico dell’apertura della scuola calcio del comprensorio di Lago e Aiello Calabro denominata “Citta’ riunite calcio”. Lo sport di squadra, poi, qual è il calcio, è una scuola importante per educare al senso del rispetto dell’altro, anche dell’avversario sportivo, allo spirito di sacrificio personale in vista del bene dell’intero gruppo, alla valorizzazione delle doti di ogni elemento che forma la squadra; in una parola, a superare la logica dell’individualismo e dell’egoismo, che spesso caratterizza i rapporti umani. Per la stagione 2012/2013 la scuola calcio sara’ impegnata con ben 4 categorie primi In Cammino - 18 Ottorino Mazzotta Il gruppo della scuola calcio “Città riunite calcio” Il costume Llambador: Vestito di Gala Italo - Albanese abito tradizionale albanese è un bene culturale da valorizzare, promuovere e tutelare. Quando si parla di vesti tradizionali si pensa subito a quelle femminili: ciò è tanto più vero per quanto riguarda la cultura arbëreshë dove l’abito maschile ha perduto ben presto le proprie specificità assimilandosi a quello dei calabresi. Nelle rappresentazioni odierne in cui sono usati gli abiti tradizionali arbëreshë gli uomini usano quelli tradizionali albanesi oppure quelli calabresi: giacca corta di velluto, pantaloni dello stesso materiale stretti dal ginocchio in giù, lunghe calze di lana e scarpe allacciate sino al ginocchio. I costumi femminili arbëreshë sono invece molto più elaborati e ricchi, realizzati in seta e raso e con vistosi ricami in fili d’oro e d’argento: la loro sfarzosità ha fatto ipotizzare che fossero in origine delle vesti signorili indossate solo dai nobili. Un’asserzione non molto convincente. In ogni caso il vestito era la cosa più importante e preziosa per una donna italoalbanese, perché la accompagnava nei momenti più significativi della propria vita. Il vestito della festa (o di gala) è senza dubbio il più fastoso ed elaborato nonché il più raro: oltre ad essere indossato per le nozze, per le feste religiose (come le “Vallje”, la Domenica di Pasqua o il giorno di Natale) veniva sovente anche utilizzato per dare una degna sepoltura alla donna. Si caratterizza anzitutto per una camicia bianca con merletti e caratterizzata da un’ampia scollatura che viene coperta da un panno di tulle e lino. Attorno al collo si intrecciano preziose collane. La parte superiore del costume di gala arbëreshë è completata dallo “Xhipuni”, un corpetto azzurro con lamine in oro ed ampi ricami, e dal “Pani”, uno scialle in raso ricamato anch’esso con filo d’oro. La parte inferiore era costituita anzitutto da una sottana su cui è posta la gonna vera e propria, la “Kamizolla”, di raso setato, di un colore vario colore a seconda del paese a cui appartiene. Per Spezzano Albanese è verde ed è ornata da un ampio bordo in oro detto gallone. Sopra di essa viene indossata (“Zoga”), un’altra gonna plissettata di colore azzurro, blu o verde che, avendo il bordo inferiore rialzato, lascia vedere la “Kamizolla” sottostante. Ma i colori, ripeto variano da paese a paese. Secondo gli studi del prof. Francesco Marchianò sarà solo dalla seconda metà del XVII sec. in poi che le condizioni generali di vita degli Arbëreshë miglioreranno riflettendosi anche sul loro modo di vestire, per cui nelle carte dotali o in componimenti poetici cominciano ad apparire descrizioni più dettagliate del costume di gala e termini arbëreshë ad esso connessi. Da un’attenta lettura delle carte dotali del XVIII sec. appare un elemento nuovo nella descrizione dei costumi llambadhor, il gallone, un accessorio che subirà trasformazioni, grazie alla tecnica, nel secolo successivo. Questa finitura di foggia militare che serviva a rendere più sgargianti le uniformi di quel periodo fa, dunque, la sua incursione nel campo della moda influenzando l’abbigliamento femminile. Questo nuovo particolare dato ci induce, quindi, a considerare anche il xhipùn, il cortissimo corpetto, ricco di larghe gallonature sul dorso, sul petto e sul giro polso che, se si esclude il vezzo femminile dei ricami dora- In Cammino - 19 ti sulle maniche, richiama la stessa tipologia delle uniformi dei reparti di cavalleria europei prima, durante e dopo il periodo di Napoleone. Oltre che col gallone, le donne, inoltre, lo abbellivano, come detto, di finissimi ricami dorati sulle maniche che richiamavano motivi floreali o astrali. L’effetto era ottenuto con “speqète e kanotìlje” la cui applicazione richiedeva pazienza ed abilità in quanto la loro fattura era quasi microscopica. L’origine non arbëresh del termine fa intuire che l’uso di questi materiali applicati al nostro costume risalga al XIX sec. quando l’incremento degli scambi fra le comunità arbëreshe ed i grossi centri italiani, soprattutto con Napoli, sono diventati più intensi. L’allora capitale del Regno delle Due Sicilie era punto di riferimento economico, culturale e morale dei sudditi meridionali che lì si recavano per studiare, per commerciare, cospirare e conoscere le nuove tendenze della moda. Questi contatti con Un salto nel passato Napoli, hanno fatto sì che molti termini del suo pittoresco dialetto fossero assimilati dagli albanesi. Ritornando al costume di gala, quindi, si nota che esso era molto elaborato oltre che ricco nelle stoffe intessute di fili d’oro con seta o lana pettinata (kastòr), elementi, questi, che lo rendevano molto diverso dal costume ordinario e quotidiano paqàn (termine di origine napoletano e significa contadino). Tra gli accessori che rendono ancora più maestoso e completo il llambadhòr bisogna citare il velo di tulle, chiamato fllosh, con ricami in oro o argento. La finalità di questo evento è quella di tenere viva la tradizione, la storia, il folklore e soprattutto l’identità arbëreshe, valorizzando la cultura nel suo complesso. La presente relazione è stata letta al II Convegno Lungimigranze sulle minoranze etniche. Il testo completo, dal titolo “Sfilata dal mondo”, è più ampio ed articolato ma viene sacrificato per ragioni di spazio. Cesare De Rosis Battuta di caccia (fine anni ‘80 - “supra e chiane”) da sx: Rocco Piluso, William Gargiulo, Clemente Coscarella, Luigi Cavaliere e Vincenzo Muto Battuta di caccia (fine anni ‘80) da sx: Luigi Cavaliere, Clemente Coscarella, William Gargiulo e Rocco Piluso Fotto anni ‘70 Don Federico Faraca con i suoi ministranti (Foto Francesco I. Cupelli) Il fu Antonio Posteraro durante la leva militare Festeggiamenti in onore di San Giuseppe: gioco della “ntinna” (Foto Francesco I. Cupelli) In Cammino - 20 21 Vita e morte del servo di Dio Frà Bernardo dello Spirito santo 85. Confermò la preziosa gioia della purità sempre intatta, senza macchiarsi mai di bruttura sensuale; conforme testificò il P. Gregorio dello Spirito Santo nostro Religioso, il quale, avendo udito l’ultima sua confessione generale, giurò dopo la sua morte, che fu ornato dell’Angelica virtù di virginità. Questa veramente appariva nell’esteriore pudicizia dei costumi, poscia che chiunque lo conobbe, e pratticò seco famigliarmente, affermò, che per lo spazio de dieci anni, che visse nella nostra Congregazione, mai potè notare nelle sue parole, ò nei fatti un minimo difetto contro l’Onestà, della quale sin da fanciullo fu diligentissimo custode: anzi più persone degne di fede, in particolare Donna Isabella Navarra, Principessa di Noia, devotissima di questo servo di Dio diceva, che il solo volerlo, ò parlargli, discacciava ogni mal nato pensiero, lasciando impresso nell’anima un certo insolito affetto alla purità; e che il di lui aspetto spargeva, come un odore di castità. Ragionava poi sovente della purità della Regina delle Vergini Maria Signora nostra, lodando cò tal’energia la di lei mondezza Virginale, ch’eccitava, ad immitarla, chiunque l’ascoltava. Era altresì molto divoto delle Sante Verginelle Catarina, Cecilia, & Agnese, i nomi delle quali, discorrendo, aveva frequentemente in bocca; e quando gl’accadeva, trattar con Donne, che avessero i nomi loro, ò di altre Sante Vergini, mostrava singolare allegrezza, come se vedesse, ò parlasse con le medesime Sante. Per tener poi soggetta la Carne, acciò non si ribellasse contro lo spirito, portava spesso cilizij, e faceva altre penitenze corporali; ma sopra tutto in vigilava molto nella custodia del Cuore, per tenerlo ben purgato d’ogni impuro pensiero, e disordinato affetto; occupandosi del continuo nella Divina presenza, di cui sempre ragionava nelle sue conversazioni; aborrendo oltre modo li discorsi inutili, e maggiormente li poco leciti, con riprendere risentitamente chi li faceva. 86. Mostrossi sempre sollecito in quelle cose, che appartenevano al Divino servizio. Era egli lo primo, à levarli la mattina, per fare le due ore d’orazione, come sono tenuti li nostri Fratelli Conversi, una mentale, e l’altra vocale, con recitare il Rosario della B. Vergine; Udiva poi la Santa Messa, e si Communicava quasi ogni giorno, e non potendo Sagramentalmente, lo faceva almeno spiritualmente, insegnando, & esortando ancor gl’altri, di fare il simile, con un’ardente desio, di unirli all’amoroso nostro In Cammino - 22 Terza parte Dio in quel sagro pane velato. Ritornato al Convento dopo la cerca, e presa la benedizione del Superiore, andava subito in Sagristia, per servire tutte le Messe, che poteva, santamente gareggiando con gl’altri Fratelli, ad esercitare quell’Angelico ministero. Nell’ora della ricreazione dopo mangiare, nella quale si concede trattenersi assieme, à ragionare, teneva allegri tutti gl’altri Fratelli, discorrendo sempre di cose spirituali, & utili, ma con tal dolcezza, e grazia, che pareva quella benedetta bocca fusse un torrente di Celeste giubilo, scintillandogli ne gl’occhi il contento spirituale, che sentiva, nell’anima sua, e communicandolo à quei, ch’erano presenti. Non s’udì mai proferire parola di mormorazione, ò lamento contro veruno, anzi di tutti diceva bene, e tutti lodava, inventando certe belle metafore, cò quali tal’ora chiamar soleva gl’altri Religiosi; per esempio, una persona mite la chiamava pecorella di Giesù Cristo, e simili. Finità la ricreazione, al segno del silenzio, troncato ogni discorso, si ritirava subito in Cella, ove leggeva qualche libro divoto, ò faceva altro bene. La sera parimente, al medesimo segno, prontissimo correva al Coro, à fare l’esame di conscienza, l’orazione serotina, e la solita disciplina ne’ trè giorni destinati; ritiratosi poi in Camera, avanti di corcarsi, salutava la Santissima Vergine con li Santi suoi Avvocati, accendendo tal volta nelle loro feste alcuni lumi avanti le sue immagini. 87. L’esser egli nato nel giorno della festa di S. Idelfonso, devotissimo Cappellano della Vergine Santissima, e zelantissimo difensore della sua purità, come anco di essergli stato imposto il nome di S. Bernardo nella nostra Congregazione, parimente delicatissimo alla divozione di essa gran Madre di Dio, lo stimolava immitarli nelle loro virtudi; mà specialmente nella servente divozione verso la stessa regina de’ Cieli, che però in onore suo praticava molte particolari divozioni, & occorrendogli parlarne, lo faceva con tale affetto, che pareva uscire fuori di se stesso. Andando per la Città, quante immagini vedeva della Madonna Santissima, specialmente in Napoli (molto suo divoto, che quasi in ogni canto tiene il lei ritratto) la salutava, con dire l’Ave Maria, tenendo gli occhi fissi in quella, tanto era l’interiore divozione, che gli portava; perciò i nostri Padri nella di lui effigie, che dopo la sua morte si stampò, lo rappresentavano in atto di adorazione avanti la gloriosa Vergine. Entrando in casa de’Secolari, ò de’nostri Benefattori, ò per visitare gl’infermi, la prima cosa, che faceva, era prendere l’acqua benedetta, aspergendo se stesso, e li circostanti, mirando intorno se v’era alcuna Immagine di Nostra Signora, avanti la quale genuflesso, diceva con essi la Salve Regina, riprendendo dolcemente quei, che non tenevano in casa l’acqua santa, e l’effigie della Madonna. Se qualche persona si fusse raccomandata alle sue orazioni, con umili parole prometteva, voler far la carità di pregare, come desiderava, soggiungendo subito, e lei dica ancora per me un Ave Maria al cuore della Madonna Santissima, ò pure in onore della sua Virginale purità; Overo diceva, che la pregassero, di renderlo umile, & innamorato di Dio. In fatti si scaldò tanto in questa divozione, che stando quasi del continuo applicato in pensare à questa sua direttissima Signora, se accidentalmente incontrava qualche Donna bella, senza avvertire al pericolo à che si esponeva, & all’ammirazione, che dar poteva, si fermava, à mirarla molto fissamente, contemplando in essa l’ineffabile bellezza della Regina de’Cieli, & esclamava con grande affetto: O BELLA MARIA, O BELLA MARIA? Dispiaceva questo non poco alli suoi Compagni, e ne lo riprendevano, come di cosa scandalosa, e contraria alla modestia Religiosa; mà benche con grand’umiltà, e serenita di volto accettava la correzione, e procurava al possibile, d’atenersene, nulla di meno, come che l’amor suo divoto verso la B. Vergine era ardentissimo, offerendosi l’occasione, tornava à fare l’istesso; & essendo interrogato, perche non si emendava, rispondeva sinceramente, perdonatemi, perche io non considero quella creatura, come Donna ordinaria, mà in lei la Sagratissima Vergine mia Signora. Questo però non si deve biasmare nel servo di Dio, mentre proveniva veramente dal suddetto sopranaturale motivo, come pure si legge del P. Guglielmo Loquesqueo della Compagnia di Giesù il quale col longo esercizio di ogni virtù era giunto à tale purità, che vedendo Matrone, ò fanciulle di segnalata bellezza, subito era rapito, a contemplare quella ineffabile della Regina degl’Angeli nell’anima sua. 88. La permuta del cognome di S. Francesco con quello dello Spirito santo procurata dal medesimo Frà Bernardo dopo, che fu professo, non procedette da leggerezza, ò poco affetto verso quel Serafico Santo, ma bensì dalla singolare divozione, che portava alla terza persona della SS. Trinità, la quale siccome l’amava con tutto l’affetto, così spesse volte l’invocava con la bocca, e desiderando, che gl’altri ancora fussero presi dal suo divino amore, nel principio delle lettere, che scriveva, poneva queste parole. LA GRAZIA DELLO SPIRITO SANTO RIEMPIA IL CUORE, E L’ANIMA VOSTRA D’ALLEGREZZA, E CONSOLAZIONE AMEN. Alle persone sue conoscenti soleva altresì dire, per modo d’imprecazione, CHE SII ABBRUCIATO DAL FUOCO DELLO SPIRITO SANTO ò vero, UNA FIAMMA DELLO SPIRITO SANTO ENTRI NEL CUOR SUO, e somiglianti detti, quali usava spesso, mostrando chiaramente, che la carità del divino Spirito haveva preso proffesso di quel puro, & Angelico cuore, rendendolo con la sua Celeste unzione tutto pronto, e fervente nel ben operare. 89. Benche nel conversare co’ nostri Religiosi fusse indifferente, amando tutti egualmente come fratelli in Cristo, senza havere famigliarità con veruno; dimostrava però singolare affetto verso gl’estranei; maggiormente quelli, ch’erano spirituali, e divoti, nell’amicizia de’ quali cercava introdursi, e conversava con loro indicibile gusto; riconoscendoli concittadini di quella Beata Patria de’ giusti: ne si può esprimere l’allegrezza, che sentiva, quando trovava alcuno bramoso della perfezione, e capace delle cose di Dio. Frà questi fù il Venerando Sacerdote, D. Vincenzo Negri Napolitano, il quale essendo Medico, lasciata la cura de corpi, si fè Sacerdote, e datosi tutto al servizio di Dio, & alla conversione de’ peccatori, co’ le sue esortazioni, e buon’esempio faceva grandissimo profitto nell’anime; e diede anco à tal fine in luce alcune operette spirituali, trà le quali la perfetta guida, e vero Maestro dell’anima Cristiana, stampato in Napoli l’anno 1620. Hebbe altresì divota famigliarità con una Monaca di Casa del nostro Ordine, che fù la prima a Scalzarsi in Napoli, chiamata Suor Elisabetta di Santa Monica, Napolitana; la quale non ostante il peso, che portava del governo della Casa di suo fratello, s’impiegava del continuo in aiuto de’ poveri, & infermi, à i quali con ogni carità servì tutto il tempo, che visse. Di questa buona Donna il nostro Padre Gio. dell’Assunta, che la conobbe in vita, e gli fù assistente nell’ultima infermità, lasciò scritto, che havendo una gran piaga nel petto, mai volle farla vedere ad alcuno; bensì diceva al medesimo Padre (Pregate il Signore mi dia pazienza, per soffrire questa mia piaga) & essendo già vicina à morte, con occasione di dargli esso Padre Giovanni l’assoluzione Generale, acciò conseguisse l’indulgenza plenaria concessa alli Cinturati, lo stesso Padre vidde da vicino la piaga, e non sentì uscire alcuno mal’odore. Dice in oltre, che già quadragenaria, riteneva una semplicità puerile, credendo qualunque cosa gli veniva detto. Morì poi alli 26, Maggio l’anno 1623 co’ grandi segni di Santità, havendo lasciato, che il suo corpo fusse portato, à seppellirsi da dodeci poveri nella nostra Chiesa di S. Maria della Verità, ove concorse molta gente à vederlo; di modo che fù bisogno, tenerlo alcuni giorni sopra terra, e passato un anno fù trovato intiero, come quando lo seppellirono: Or con questa serva di Dio hebbe amicizia Frà Bernardo, come parimente con un'altra simile Monaca di Casa, detta pure Suor Elisabetta, Franciscana, la quale del continuo stava in letto stroppiata, & abitava in Napoli nella Piazza de’ Trinatarij, persona di molto spirito, tenuto in concetto grande non solo da’ Secolari, mà etiamdio da’ Sacerdoti, e Religiosi, dalli quali era ben stesso visitata: siccome far soleva il nostro Frà Bernardo, trattenendosi, à discorrere feco di cose Spirituali, e divote, per consolazione stimolo, e profitto dell’anima sua propria. Continua al prossima numero...... In Cammino - 23 Tombolata Anspi G iorno 3 Gennaio i ragazzi dell’oratorio hanno inaugurato la venuta del nuovo anno del Signore e dato lode al suo santo nome con giochi e danze nell’allegria e nella gioia di riconoscersi comunità di Cristo. Il sacerdote Don Alfonso Patrone ha dato il via alle ore 15:30 con un affettuoso saluto ai convenuti parenti ed amici dei ragazzi, ricordando e ribadendo l’importanza dell’apostolato cui sono chiamati da Dio i genitori. Si deve partire dalla loro dedizione a far partecipare i giovanissimi alla vita della Chiesa da dove sorge e cresce una comunità viva e operante in grado di concretizzare nella quotidianità la locuzione metafisica della preghiera che Dio ci ha insegnato:’ “VENGA IL TUO REGNO’’. Il pomeriggio di festa è continuato con una rappresentazione teatrale dove i fanciulli si sono cimentati in un racconto del piano di salvezza di Dio per l’umanità,dalla creazione alla nascita di Gesù passando per la tentata disobbedienza al creatore dei progenitori Adamo ed Eva, l’atmosfera in sala vibrava di un vivace battito d’ali di cartone che hanno fatto volare l’immaginazione dei più piccoli. I protagonisti della rappresentazione sono stati, infatti, angeli che sono stati di supporto a Dio durante la creazione, che si sono raccontati vicendevolmente gli accadimenti in cui sono stati collaborativi. Veraci testimoni dei primordi dell’umanità,vive presenze poste dal Nostro Signore a custodire tutta la creazione e a narrare la decadenza dell’offesa del peccato con accenni all’epica biblica. In seguito alla rappresentazione è stata eseguita una ricca tombolata sostenuta dalla generosità di tutti gli esercizi commerciali da Lago. Succosi ambo e quaterne, laute tombola hanno premiato i piccoli vincitori che hanno dato luogo all’evangelica saggezza della loro età segnata da incantevole purezza,innocenza e sincera felicità verso gli amici più fortunati. Al calar della sera infine è sopraggiunta la befana che quatta quatta tra gaie risate e festosi gridolini ha ricompensato di doni a tutti i bambini presenti. E’ nello spirito dell’Epifania del Signore che Gesù manifestante del suo amore, prodigo di ogni bene, galvanizzato nella sua venuta tra gli uomini che si è conclusa la giornata d’Inizio anno del nostro oratorio resa possibile grazie a Dio e ad ogni benefattore che è stato di sostegno grazie al proprio apostolato. Gli animatori Anspi La recita dei bambini dell’oratorio Arriva la befana I bambini dell’oratorio insieme agli animatori nella foto di gruppo U Un esempio di fede: Iolanda De Lotto n anno fa è ritornata alla casa del Padre celeste la signora Jolanda De Lotto, a Lago conosciuta da tutti come Jolanda e Jacuzzu, il nome del marito. Iolanda era nata a S. Vito di Cadore dove il marito, durante la guerra, l’aveva incontrata e sposata. Una veneta di altri tempi, cattolica nel vero senso della parola. Mi diceva che nel suo paese, quando era una giovinetta, andavano dal parroco a chiedere il permesso di poter fare dei lavori di domenica. Jolanda si recava ogni giorno in chiesa, dove animava il rosario, partecipava alla santa messa intonando i canti e leggendo spesso la lettura. Conoscendola fui molto colpito per la sua fede autentica e motivata. Leggeva libri religiosi, mi chiedeva spiegazioni, si confessava periodicamente. E’ vissuta per tanti anni con il marito che si proclamava ateo, portandolo con la sua preghiera fiduciosa e paziente alla conversione. Ha saputo corrispondere alla sua vocazione di moglie e di madre. Il suo declino fisico è progredito lentamente. Prima la crescente sordità, poi la progressiva cecità che le impediva di leggere la lettura alla messa. Poi ha incominciato a non uscire più di casa, per proteggersi dalle cadute. La sua vita a casa era scandita dalla preghiera, che seguiva su Radio Maria e Tele Pace. Infine il male inguaribile che nel giro di un anno l’ha portata alla morte. Ha accettato la sofferenza con mitezza, pazienza e rassegnazione cristiana, offrendola per la conversione dei peccatori. Il suo corpo era in uno stato di grande prostrazione, ma la sua anima era sempre serena. Molti andavano a farle visita e se ne ritornavano edificati per la serenità e la pace che infondeva. Non si stancava mai di pregare. La sua gioia era ricevere Gesù Eucaristia. Parlava della morte senza paura, come un passaggio alla vita vera che non avrà mai fine. Tra le tante virtù di Jolanda ce n’é soprattutto una che merita di essere ricordata: sapeva custodire la lingua. La Scrittura dice che chi sa frenare la lingua ha raggiunto la perfezione cristiana. Il figlio Bakunin ogni tanto la faceva parlare per poterla registrare. Il suo discorso verteva sempre sulla fede e sulla sua esperienza di fede. Si dispiaceva perché molte mamme trascurano l’educazione cristiana dei figli. Era sicura che le opere ci seguono nell’altra vita, sia le buone e sia le cattive. Ricordava la gioia che aveva sperimentato tanti anni addietro nel dare da mangiare ad una persona povera. Jolanda è stata una testimone di Gesù Cristo, che ha vissuto secondo la fede, la speranza e la carità. La sua vita ha riflesso e continua a riflettere la luce di Cristo per quanti l’hanno conosciuta e la ricordano. Prega per la nostra comunità, o serva di Dio, ora che lo contempli faccia a faccia. Prega per la conversione dei peccatori, come hai sempre fatto. Prega perché possiamo raggiungerti un giorno nell’eternità di Dio. Fotonotizie In Cammino - 24 Il direttivo del circolo culturale di Lago in Toronto Don Alfonso 4 novembre 2012 - celebrazione dei caduti in guerra In Cammino - 25 Grazie Santità! d’infanzia e di scuola e vari cugini tutti coetanei sono nel mondo dei defunti, per me mai dimenticati ma vicini sempre col pensiero. Lucia mia moglie ne ha 79, mentre io vivacchio con la salute, sento il peso degli anni. Nostra figlia è lontana, in Texas, come da Roma a Mosca con la sua famiglia viene a trovarci quando può, mentre Adamo è vicino a soli venti minuti d’auto. Vengono spesso a vederci uno o l’altro e i loro figli. Anche così ringraziamo Iddio di quello che abbiamo. Dal bollettino leggiamo quel che accade in paese. Gli Stati Uniti sono pieni di debiti a più non posso e il dollaro ha perduto tutto il suo valore, per come la vedo io e mia moglie e parte del popolo. Vi auguriamo buone feste come il vostro cuore desidera. Con affetto Gino e Lucia Palermo ______________ Febbraio 2013 - Toronto - Canada Carissimo padre don Alfonso Patrone, ho avuto modo di conoscerlo attraverso il suo periodico che ricevo puntuale e che gradisco molto. Anche perché potrò leggere tutte le novità e la vita che si svolge nel mio piccolo paesino dove sono cresciuta, e lasciato a malincuore. Purtroppo la vita è piena, di tante, sorprese. Colgo l’occasione per potergli chiedere un piccolo favore. Io ho ricevuto la prima Comunione nella vostra parrocchia, sono passati tanti anni ma io sarei tanto contenta se potesse trovarmi la foto e spedirmela. Credo che sia stata scattata, la foto, in gruppo e l’anno credo sia stato tra il 1959 – 1960. Il mio nome è Rita Mazzotta. La ringrazio e mi auguro che sia così gentile di trovarmela, le sarei molto grata. Grazie. Rita Mazzotta ______________ 06 febbraio 2013 - Comunità S. Marcellina, Como Reverendo carissimo don Alfonso Ho letto con commozione quanto Lei ha scritto su mio fratello Anello nel Bollettino Parrocchiale "In cammino". Veramente Lei ha saputo tracciare la sua figura con stima e con competenza: credo che chiunque, leggendo le sue parole, possa capire la vita e lo spirito che sempre ha animato mio fratello. Da parte mia, Le assicuro un ricordo vivo nella mia preghiera perché Lei possa continuare ad essere un Pastore vigile e attento a tutti i Parrocchiani e quando qualcuno di loro viene a mancare, possa confortare con la sua presenza e la sua parola i famigliari e gli amici che sono nel dolore. Così bene ha saputo fare per mio fratello! Grazie ancora don Alfonso. Un augurio perché la Santa Quaresima, ormai vicina, sia un autentico cammino di conversione che ci porti alla luce della Pasqua. Con stima e cordialità Suor Elisa Spina Lieti eventi in parrocchia e nel mondo Scrivono al Parroco Dicembre 2012 - North Hollywood - CA - USA Auguro un Buon Natale e felice anno nuovo con pace e salute. Sono contenta di ricevere il bollettino e sono stata lieta di ricevere l’ultimo, anche se poche persone ho riconosciuto dalle fotografie ma è sempre una gioia avere Lago e notizie. Come sempre voglio mandare un pensiero alla mia prima chiesa di San Nicola a Lago, che la ricordo sempre. Mi auguro che stiate bene in salute anche vostra mamma. Anita Gallo in Piluso ______________ In Cammino - 26 Dicembre 2012 - Garden Grove - CA - USA Carissimo Don Alfonso, almeno una volta all’anno scrivo per darvi i nostri auguri per il periodo natalizio formato da tante feste e al culmine la natività per finire una settimana dopo l’inizio del nuovo anno. Per me da ragazzo erano sempre tempi belli, San Nicola, il presunto Santa Claus dei nord europei e americani e i ragazzi che giravano per il paese che volevano i doni, poi natale coi presepi e le focare e infine capodanno con le strenne, tutte cose belle e dolci ricordi. Ma il tempo il passa e non si resta sempre bambini, a settembre scorso ho compiuti 85 anni, tenti miei compagni I 100 anni di Elisabetta Porco (16/02/2013). Nella foto a destra insieme ai figli. In Cammino - 27 Ad Antonio: Diploma per il papà più grande del mondo Nella sofferenza, nella povertà, nellʼumiltà mi hai insegnato ad essere forte e a capire i valori della vita. Ancora oggi grazie a te ho vinto la morte perché so con certezza che un giorno ci sarai tu ad aspettarmi a braccia aperte. Grazie papà. Ti voglio troppo bene. Tua figlia Letizia Hanno detto si Un augurio particolare a tutti i papà: Affinchè sappiano trasmettere i valori della vità ai propri figli.Un altro a tutti i figli affinchè riescano a recepirli e metterli in atto facendone tesoro. Antonio Posteraro 08/12/2012 (Lago) Settino Palermo 30/09/2012 (Lago) Angela rende 07/10/2011 (Canada) A Carmelo: lʼonesta fu il suo ideale, il lavoro la sua vita, la famiglia il suo affetto. Conserviamo nel cuore la tua memoria. I tuoi cari 25° anniversario di matrimonio Pino Mazzotta e Lucia Scanga. Nella foto a sx insieme al parroco e ai figli 27/12/2012 (Santuario Madonna delle Grazie) De Luca Jennifer Rinati in Crito De Pascale Francesco Funaro Giuseppina Mazzotta Ottorino Domini Geniale Barone Rosina di Antonio e Oana Stefanescu n. 28/12/1943 n. 25/04/1939 n. 14/02/1927 n. 27/08/1928 m. 08/10/2012 m. 10/12/2012 m. 10/12/2012 m. 01/02/2013 Naccarato Elena Mazzuca Arcangela Porco Assunta n. 20/06/1925 Giuseppina Miraglia 21/01/2013 (Lago) Carmelo Posteraro 20/10/2012 (Lago) m. 02/02/2013 n. 29/08/1920 m. 24/02/2013 n. 02/09/1923 m. 18/01/2013 Ad Assunta: Mamma Carissima, avrei voluto scriverti un libro per dire che donna meravigliosa sei stata ma chi ha avuto la fortuna di conoscerti certamente non ha dubbi. Tu ancora giovane, un crudele destino, ti ha portato via il tuo timoniere lasciandoti sola, attorniata da dieci corone. Ricordo quando tu come una chioccia e noi come tanti pulcini infreddoliti cercavamo ii tuo calore, però non nascondo che noi grandicelli eravamo un pò gelosi che, con quelle tue piccole mani, coccolavi sempre quel piccolo pulcino di appena un anno. Se spolvero un pò i ricordi dell'infanzia sarò un fiume di lacrime in piena; ricordo quelle sere d'inverno rigide, nevicava, e quel vento impetuoso ci faceva paura e noi tutti eravamo davanti al camino e solo cinque di noi dovevamo fare i compiti su quel piccolo tavolo che ancora oggi conserviamo. Tu che con una bacchetta di castagno t'improvvisavi "maestra". Dopo i compiti, raccontavi delie fiabe, in particolar modo quella della "cummari gatta" che ogni volta cambiavi versione per incuriosirci. Gii anni '60 boom dell'economia italiana, ti ponevamo mille domande di come sarebbe stato il nostro futuro. Ma tu sorridevi a tutte quelle nostre richieste tipiche di chi è giovane e dolcemente ci ricordavi che erano altre le cose importanti: la fede in Dio, amarsi, restare sempre uniti, aiutarsi l'un altro, e lavorare onestamente dalle proprie braccia perché dicevi che in questo modo si arrivava in alto. Non ti sbagliavi. Ricordo anche che i miei fratelli più grandi ti hanno aiutata dandoti sostegno e sicurezza ma a te restava quella mole di responsabilità come educatrice: "chi ti dava quella forza e quel coraggio". Da adulti, in questa terra ancora martoriata, non sì trovava lavoro, ognuno di noi cercava di emigrare in paesi dove vi era fortuna, ma sapevamo che eh contraria. Immagino quante volte ti sei rivolta al tuo Dio credente, al tuo grande amore affinchè ricevessi una risposta ad ogni tua preoccupazione, ci sei riuscita. Grazie tesoro immenso per quello che hai fatto! Ti saresti potuta rifare un'altra vita ma sapevi benissimo che i tuoi pulcini sarebbero annegati. Perdonaci se tutto quello che tu hai desiderato o sperato non ha seguito il percorso che volevi. Vai grande Generale! La tua missione su questa terra è finita, hai lasciato un vuoto incolmabile, ma ti prego non dimenticare che abbiamo ancora bisogno di te. Vai, vai dal tuo grande Amore che ti sta aspettando da tanto tempo e digli che il tuo ultimo viaggio da Cosenza a Lago non è stato un funerale, perché i tuoi figli, gli amici e i tuoi amici ti hanno fatto una festa. In Cammino - 28 Peppino Artiglieri 18/10/2012 (Lago) 24/02/2013 di Giovanni e Iuliana Stefanescu Nella luce di Dio 06/01/2013 Raffaelina Naccarato 26/01/2013 (Lago) Tuo amatissimo figlio Alfonso A s s u n t a P o rc o 05/02/2013 (Lago) Filomena Fiorino 17/01/2013 (Lago) Sisto Naccarato 03/01/2013 (Lago) Grazia Mazzuca 23/09/2012 (Lago) Francesco Politano 02/08/2012 (U.S.A.) Il 2 agosto 2012, Francesco Politano, figlio di Lago, ex agente della Polizia di Stato, è mancato a New York all'affetto dei suoi cari. I figli, la moglie e i parenti persevereranno nel ricordo di un uomo buono, giusto dai sani principi umani e religiosi Ringraziamo di vero cuore i..... Sostenitori della casa degli emigrati LA GO : A nonim a 1 0 0 - C ino Pino ed Isa be lla 1 5 0 – De Piro E lena 5 0 – De Piro Pasq uale 5 0 - M uto M a fa lda 1 0 – Na cc a ra t o I da ed A me l i a 50 – P r ov en za n o Ro s et t a 5 0 - R e ga l o d i Na t a l e a l p ar ro co da i v ol o n ta r i de l l ’ Or at o ri o pa r ro cc h i al e “ S ac ro C u or e d i Ge sù ” 5 0 . IT AL IA : V ozz a F e rd i n an do 2 0. U S A : Mu t o E l da 5 0$ - S t ew a rd D on n a 4 0$ . Sostenitori della nostra rivista Bollettino n° 42 Benemeriti LAGO: Naccarat o Mi rell a 50 - Poli tan o E rsi li a 3 0. ITA LIA: B oll ett in o S osti tu ti vo* - A mendol a Ca rmelo 25 - Gat to E gidi o 50 – Giordan o R odol fo 3 0 - Gu zzo Giu seppe 30 - P orco Fran cesco 50 - P il us o dr. Vincenzo 50 - Posteraro Luigi 5 0 - Posteraro Venanzio 25 – Stancati Carmelo 50 - Turrà R osa 30. GERM ANIA : Mazzuca Gi ovann i 25. B ELGIO : Gu zzo Poble M aria 30 . US A: Mu to El da 50$ . CANAD A: P oli cicch io R os ett a 50 $. *Ci è arr ivato dal CUAS di Bari un bollettino virtuale, in quanto l’ immagine car tacea è andata smarr ita . Il bollettino è stato spedito in data 24/1 /2013 da Salerno 9 con l’offe rta di 50,0 0. L’oblatore, inviandoci fotocopia della rice vuta , potrà veder e menzionato il suo nome sul prossimo numero del boll ett in o. In Cammino - 29 LA GO : A ba t e A n t on i o 5 - Ab at e A s s u n t a 2 0 – A l e s s an d ri C a rm el a 2 0 - A l oe O s s o C ar m el a 5 - A l o e G i ov an n i 2 – A l oe L u i g i 5 – An o n i ma 1 0 – A n o n i ma 1 0 – A n o n im o 1 – A r t i gl i e ri N i co l a 5 - B a ro n e A n ge l o 2 - B a ro n e En z o 1 , 3 - B e l l B e n i am i n o 5 - B i o n di Mi c h el i n a 5 - B os c o Fi l o me n a 5 - B o s si o A n t o n i et t a 1 0 – B os s i o P a ol o 1 0 - B r a gò C at e ri n a 1 0 – B r u n i A s s u n t a 5 – B r u ni F ra n ce s co 3 - B ru n i Ra f fa el e 5 - Ca m por a S a ve ri o 5 - Ca n on i c o G i ov i n a 1 0 – Ca r u so F e rn a n da 1 0 – C ar u s o Gi u s e ppe 5 - C at a n za ro Gi o va n n a 5 – C h i at t o C ar me l a 5 - Ch i a t to M a rg h er i t a 3 – C iar dullo Ca r me la 5 - Cic chita no L eid a 1 0 – C ino Pino e d Isa be lla 1 0 - Co rr ente C ar mine 5 – C or re nte F ra nce sco 10 - C osc ar ella A ntonio 5 – C osc ar ella A nselm o 1 ,5 - C osc ar e lla C leo fe 5 - C osca r ella Tur co Te re sa 1 0 – C upe lli A d elina 2 , 50 - C upe lli F er na nda 5 – Cup elli Giuse ppe 1 - C upe lli Libia 1 0 - Cup elli R icc ar do 5 - De Gr az i a A n g el o 5 - De Gr a zi a Gi n o 5 - D e Gr az i a G i u l i a 5 - D e L u ca C ar mi n e ( P al o ma n dr o) 5 – D e L u ca M au r i zi o 1 ,5 0 – D e Lu ca S a v er i a 2 - D e Mu n n o As s u n t a 5 -D e Nar do An t o n el l a 2, 5 - D e Na rd o Fr an c o 2 ,5 - D e P a s ca l e A n n i t a 4 - De P a s ca l e Ge pp i n o 1 0 – D e P as c al e R ac h el e 1 0 - D e P i ro Ni n n a 5 - D e S i mo n e A n ge l o 5 – Fa l s e tt i F ab i o 5 - Fa l s et t i Ga et a n o 5 - Fa ra ca Ro s et t a 10 – Fi o re l l i Gi ov an n i 3 ,5 0 - Fi o ri n o L au r a 5 – Ga t to Fe rn a n da 5 - Gatto Piluso M ar ia 1 0 – Gior da no Do me nico 3 - Gre c o Fr a nco 2 – G ro e C hristia n 2 - Gr oe Sa ba tina 5 – G uido Dona tella 1 0 – Guido Giuse ppe 5 - G uido M a rc ello 5 – Guido cc io Antonio 5 - Guid oc cio Pep pe 5 - Iulia no Dino 4 - Iu l i a n o F r an c es c a 5 - I u l i an o O tt o ri n o 5 - Iu l i a n o R a ff a el u zz a 10 – Iu l i a n o U go 5 - L am br os i P i n o 2 - L o n go A n ge l o 5 – Lo re l l i Ma r i a Gr azi a 5 - M a gl i oc co Ar i n t i a M ar i a 5 - Ma gl i o cc o F ra n co 1 – Ma gl i o cc o Ro s al i n d a 1 0 – M ag lioc co Silve stro 5 - M ag liocc o Te re sa 5 - Ma ione F ra nc esc a 5 - M a ione Gina 5 – Ma ione R osa 5 - M aio rc a A nnam ar ia 1 0 – M ar ano A chille 1 – Ma ra no Ro be rto 1 – M a rtillotto A nge lo 5 - M az zotta A ntonio ( via de i M ar tir i) 5 - M a zzo tta C ate rina e Lola 5 - M az zotta Fe r nand o 5 - M a zzo tta F ra nce sca 5 - M a zzo tta F ra nce sco (Fla ve lli) 2 – Ma zz ot t a Gi u s ep pe 5 - Ma zzo t t a B ru n i J ol e 5 - M az zo tt a B e l mo n t e L u i s a 5 - M a zzo t t a Ma ri e t t a 2, 5 0 - Ma zz ot t a P i e ri n a 5 - M az zot t a P i e tr o 1 0 – M az zot t a S i l vi o 5 - M az zot t i R os a ri o 10 - Ma zz u ca Ca rm e l a 5 - M a zzu c a F ra nce sco ( via M. M ileto ) 5 – M az zuca F ra nco ( p. za de l Pop olo ) 5 – M azz uca Gig liola 5 - M ira glia F ra nca 5 M i ra gl i a Jo l an d a 5 – M u to C ar me l a 5 - M u t o F ra n ce s co 1 0 - M u t o G u i do 10 - Mu t o L u c i an o 5 - M u t o M a fa l da 5 M u t o M ar i a 5 – M u t o N at a l i n a 5 - M u t o P ao l i n a s e n i or 5 - Mu t o S al v a to re 5 – Mu t o S i l va n a 10 – Na cc ar at o A me l i a 1 0 - Na cc ar a to M et a l l o A n n a 4 - Na cc ar at o Ca rm e l o 5 – Na cc ar a t o Id ol o 5 - Na cc ar at o L u ci a n o 2 , 50 – N ac ca ra t o M ar ia 1 0 - N ac ca ra to Piluso Settina 5 – Nico letti Fo rtuna to 5 – Nip otini Ra f fa e le 5 - N ucito E ttor e 5 - O c chiuto A n t on i o 1 0 – P a l er mo A ma l i a 4 - P al e r mo Fr an c e sc o ( P i sc op i e) 5 – P a l er mo F ra n co 5 - P a l er mo F ra n ch i n o 5 P a l er mo L o l a 5 – P al m e r S ab at i n o 5 – P a ri s e M af a l da 5 - P i l u s o A n t on i o ( v ia L . Cu p el l i ) 10 - P i l u s o A n t o n i o (v i a D ’ An n u n z i o) 5 - P i l u s o Gr az i a 1 5 – P i l u s o I sa be l l a 5 – P i l u s o L o n go M a ri a 5 – P i l u s o T u r co M a ri a 1 5 - P i l u s o M ar io junior 5 - Piluso R o cc o 5 – Piluso Bossio Ro sina 5 - Piluso R osina 5 - Piluso Umb er to 5 – Po licic chio G i u s e pp i n a 5 – P o l i ci c ch i o Ma r i et t a 2 - P ol i c i cc h i o P i n o 1 0 – P ol i c i cc hi o R os a 5 - P o l i ta n o A n n i ta 5 – P o li t a n o M uto Anna 5 – Ponte Ca r mine 5 - Po rc o G iova nna 5 - Po rc o I ola nda 4 – Por co O rla ndo 5 - Po rc o Pa olina 5 P o st e r ar o Al f on s o 2 , 61 - P o s t er ar o Va l l e A n ge l a 2 - P os t e ra ro B e n i am i n o 2 - P os t e ra ro C ar m el a 1 - P o s t er ar o C ar mi n e (P on t i ce l l e ) 1 0 - P os t e ra ro E mi l i o ( P o n t i ce l l e) 5 – P os t er a ro E r me l i n da 5 - P os t e ra ro Fi n u z za 5 P o st e r ar o Fr an c o 5 – P o s te r ar o L u i gi 5 - P o s t er ar o M er cu r i o 4 – P o s te r ar o Ro ma n o 2 ,5 0 - P re s s ed e Gi ov an n i 4 – Pr ov enza no Giuse ppina 5 - Pro ve nza no Ro setta 2 0 - R aia A nto nio 10 – R end e Fr a nce sco 2 ,5 0 – R end e Gino 2 – Runc o G iova nni 2 - R end e Ma ria 2 , 50 - R end e Te re sa 10 – R end e T e re sa ( Pig nane se) 5 - R unco M iche lina 5 - S a ba ti n i M a ri a 5 – S a cc o A n n a 5 - S a cc o A n t on e l l a 2 - S a cc o E l vi r a 5 – S a cc o M af a l da 4 – S a cc o M ar i a 2 Sa cc o Pie tro 1 0 - Sac co R osa ria 5 – Sac co Ve spuc ci Silva na 5 - Sa lva ti C lelia 5 – Sa lva ti Ville rm ina 5 – Sa ulle M af a ld a 5 - S c an g a An t o n i o 5 - S ca n ga C ar mi n e ( S . L o re n zo ) 5 – S ca n ga F r an c a 3 - S ca n ga G io va n n i ( S a l . E . C os ca r el l a ) 5 – S ca n ga S a l va t or e 5 – S ca n ga S a ve r i a 5 - S ca n ga V i t to ri o e C ar m el o 5 - S c ar am el l i P i e tr o 5 – S ch i a r i t i Fr an c es c o 5 – S es t i R om an o 5 - S ic i l i a Ma r i a T er e sa 1 0 – S p en a Fa bi o 5 - Ta n i A n ge l a 5 – Tu r co L u i gi 1 0 – T urr à A nna M a ria 2 ,5 0 - Tur r à E lisa 5 – T ur rà Isa be lla 5 - T uter a Ro sa 5 - V ac ca ro M ar ia 5 – Va llone C ar lo 3 - I TA L I A: B ro zzi D av i de 2 0 – B r u n i L i n a 10 - B ru s c o A n n a M ar i a 1 0 – Ca s s i n a Gi o va n n a 5 - C h i a tt o M a ri l e n a 2 0 - Ci n o M a ri a 1 5 – Co rr en t e A n to n i o 2 0 - Co s ca re l l a Gi o va n n i 10 – Co s t an t i n o A n t o n i o 20 – D e L u c a E l e n a 2 0 - De Pa sca le Nico la 10 – De Pa sca le Lor enz oni Vinc e nzina 20 - Di Dom enic o M assim o 1 0 - F a lsetti F er nand a 2 0 – G i o rd an o G i o va n n i 5 - G i o rd an o G i u s e ppe 1 5 – G i ro t t i mo n s . U mb er t o 1 5 - G u i d o G iu s e pp e 10 – L o re n zon i Bianc a 1 0 - Ma glio cc o Giusep pe 10 - Ma zz otta R a ff ae le 5 - M azz otta V ince nzo 1 0 – M uto Dom enic o 10 Na cc ar a t o su o r C ar me l a 2 0 - Na cc ar at o F e rn a n do 1 0 - Na cc ar a t o Ida 1 0 - N ev e D an i e l a 5 – P o l i ci cc h i o A me l i a 1 0 - P ol i t an o G i u s e pp e 20 - P o st e r ar o A n t o n io ( F ri u l i ) 1 0 - P os t e ra r o P a l e tt a F ra n ca 2 0 - P os t e ra ro Ni n o M ar i o 5 - Poste ra ro Susa nna 2 0 - Pullia Ma r ia C onc etta 5 – Ra ia Nic ola 10 - R aim ond i A ntonio 1 0 – R end e Ma rio 2 0 - R om eo P ol i l l o G r a zi a 1 0 – S c a ng a M ar i s a 5 - S c ot t i A n g el a Ma ri a 10 - T u rc o V i n c en z o 10 – V o zza Ma ri o 10 . F RA NC IA : P alum bo F usca V annina 20 . GE R MA N IA : D e L u c a L u c a 1 0 - L an f ra n co Gi ov an n i 5 – M a rt i l l o t to Val e n t i n o 2 0 - M a zzo t t a L u i g i e Ca rm el a 10 . C AN A DA : B ru n i Ne l l a 1 5e u r o – P a ti Vi n c en z a 2 5$ - P o rc o Gi o va n n i 1 0 eu r o - S c a n ga A n t on i o 20 eu r o. U S A : C en t o fa n t i G i or gi o 3 5 $ - P al e r mo L u i g i e L u ci a 30 $ - S ca n ga O rt e n s ia 10 e u ro . Per la nuova facciata del santuario LAGO: Al oe Ida 50 in memoria di De Pascale Fran co - Bragò Cat erina 50 - Rende Teresa 10. ITALI A: Brusco An namaria 30. U SA: Martillotti Antonio 20$ - Tani Angelo 20$ - Tani Romeo 20euro. In Cammino - 30 Per la Madonna delle Grazie ITA L I A : P l a st i n a A l do 1 0 – P u c i n ot t i A dr i an a 4 0 Per San Nicola LAGO: Cupell i Antonia 50 - Miraglia Antonietta 5 - Miraglia Jolanda 5 - Muto Mafalda 10. ITALIA: Miraglia Giuseppe 5 Per la Madonna del Rosario Per la Madonna Immacolata LAGO: Muto Ida 50 LAG O: Mut o Mafalda 10 ITALIA: Miraglia Giu seppe 5 Per Santa Lucia LAGO: Canonico Gi ovina 20 - Corrente Fran ca 10 - Miraglia Jolanda 5 – Mut o Mafalda 10 - Mut o Coscarella Maria 5. ITALIA: P ens abene Giuseppe 5. Per San Antonio Abate LAGO: De Munno Assunta 5 – Mazzotta Paol ina 10 - Mu to Mafal da 10 – Pol itano Mafal da 10 Provenzano Rosa 5. Per la chiesa Battes imi: De Luca Jenn ifer 50. E s e q u i e : Cup elli Gina 50 – Co sca re lla A nge lo 5 0 – F er a co Vio land a 5 0 – I uliano A nge la 5 0 – C upe lli Giusep pe 50 – C osc ar ella Giusep pe 50 – La ur ini A nto nio 5 0 – Sp ena Ita lo 50 – De Lotto I ola nda 50 – R end e A lf re do 50 – M u t o F ra n ce s co 5 0 – P al e r mo Gi u s ep pi n a 50 – Co s ca re l l a O n o ri n a 5 0 – Iu l i a n o A n t on i o 50 – Ba r on e Gi u s ep pe 50 – T u rc h i P o l i ta n i D o me n i ca 5 0 – P al e rm o S et t i n o 5 0 – P o s t er ar o Ca rm i n e 5 0 – A r t i gl i e ri P ep pi n o 30 – P os t e ra ro An t o n i o 2 0 – De Gr az i a E l i s ab et t a 50 – N ac ca ra t o S e s t i n o 5 0 – R e da A n t o n i o 5 0 – F i or i n o F i l om en a 50 – M i ra gl i a G i u s ep pi n a 5 0 – P or co A s s u n t a 5 0 – P o rc o P r ov en z an o A s s u n t a 2 4 0 – Na cc a ra t o Ra f fa e l i na 1 00 - M az zuca A rc ang ela 5 0 - Por co Ma ria 50 . 25° di Matrimonio: Mazzotta Gius eppe e Scanga Lucia 50 - Amendola G iocondo e Runco Mari a 50. LAGO: Aloe L uigi 10 - Caruso Fernanda 10 - Cicchitano L ei da 10 - Cici arelli Raffaelina 10 - De Pascale G iuseppe e De L uca Raffael la 50 - Genitori bambini scuola “Cip & Ciop” 45 – Greco Carolina 5 - Magl iocco Arinti a Maria 5 – Mazzotta Pino e Lucia 50 - Mazzuca Ortensia 5 - Miraglia Iolanda 10 – Miraglia G iuseppe 5 – Mu to Mafalda 10 - Naccarato Maria (Greci) 10 - Piluso Bossio Rosina 20 - Posteraro G abriele (Felli to) 10 – Simone Erminio 10 - USA: Pi luso Anita 60$. Per la caritas L A GO : B r a g ò C a t er i n a 2 0 – C i c c h i t a n o L e i d a 1 0 - Pa t t i d o t t . s s a M a r i a r a c c ol t a o f f e r t e 5 0 p r e s s o Po l o S a n i t a r i o C a st r ol ib e r o pe r o p e r e d i c a r ità i n su f f r a gi o de l la su oe c r a Ass unt a Po r c o Per i defunti I T AL I A : D ’ A rc an g el o G u i d o 1 0 pe r s . M e s sa i n s u f f ra gi o di M a i on e G i ov a nn i – D e P a sc al e N i col a 1 0 pe r s . M e ss a i n s u ff r ag i o di M a zzo t t a R os a n n a e di De P a s ca l e B r an d i s i o – Fa l s et t i Gi u s e pp e 2 5 pe r s . M es s a i n s u ff ra gi o de i ge nitor i d ef unti - F alse tti M a risa 20 pe r s. Me ssa in suff r ag io di C ar lo, Co rr ad ina e Giov anni – M a ione A nto nio 20 p er s. Me s s a i n s u f fr a gi o de i d ef u n t i M a i on e e Ve l t ri - Me t a l l o A n g el a 1 5 pe r s . M es s a i n s u ff r ag i o d ef u n t i fa mi g l i a M et a l l o - I u l i an o R os i n a 30 pe r s . M e ss a i n s u f f ra gi o d i Iu l i an o S er af i n o e D e L u ca Ma ri a . Errata corrige Bollettino n° 41 LAGO: Campora Saverio 5 – Coscarella Antonio 5. FRANCIA: Manzanillo Carmela Petronilla 15. Per la festa della Madonna delle Grazie 2012 AUSTRALIA: Posteraro Ida 10$. ATTENZIONE La redazione si scusa con gli oblatori per inesattezze od omissioni in queste pagine. Siamo a disposizione per eventuali correzioni da effettuare su vostra segnalazione, tenendo presente che l’elenco è aggiornato al 10/03/2013. In Cammino - 31 BEATISSIMO PADRE, Alfonso Patrone, Parroco della Parrocchia, sotto il titolo di S. Nicola, nella città dell’Arcidiocesi Cosentina-Bisignanese chiamata Lago, presenta umilmente alla Tua Santità sentimenti di profonda venerazione e rivolge suppliche. Nel tempio innalzato a Dio in onore della Beata Maria Vergine delle Grazie, nel territorio della parrocchia l’anno 1957, eretto in Santuario Mariano l’anno 1982 e in Santuario Mariano Diocesano l’anno 1988, per manifestare la devozione alla Santa Madre di Dio accorrono numerosissimi fedeli, che si ristabiliscono con i Sacramenti e così si dispongono a condurre una vita secondo i precetti evangelici, per mezzo di una professione operosa della fede cattolica, il sollievo della speranza soprannaturale e l’esercizio della carità verso Dio e i fratelli. Ma affinché questa devozione verso la Vergine Maria Madre di Dio diventi nei fedeli più fervente e produca frutti di salvezza più abbondantemente, il suddetto parroco, con la piena approvazione dell’Eccellentissimo Salvatore Nunnari, Arcivescovo metropolita di Cosenza-Bisignano, con l’animo unito al fine spirituale dell’Anno della Fede, chiede il dono dell’indulgenza plenaria. E Dio, ecc. Giorno 15 Novembre 2012 La PAENITENTIARIA APOSTOLICA, su mandato del Sommo Pontefice, concede di lucrare l’indulgenza plenaria, dopo aver adempiuto le solite condizioni nel modo dovuto (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo l’intenzione del Sommo Pontefice), ai fedeli veramente pentiti e contriti, se avranno visitato in pellegrinaggio il Santuario Diocesano della Beata Vergine Maria delle Grazie di Lago e lì avranno preso parte devotamente a qualche sacra funzione o almeno si saranno dedicati per un congruo spazio di tempo a considerazioni religiose, da dover concludere con la preghiera del Signore, con il simbolo della fede e con invocazioni della Beata Vergine Maria: dal giorno 30 agosto fino al giorno 8 settembre, durante la novena e la festa titolare; giorno 31 maggio, festa della Visitazione della Beata Vergine Maria, in cui si chiude il mese mariano; giorno 31 ottobre, in cui si chiude l’altro mese mariano; una volta l’anno, nel giorno scelto liberamente dai singoli fedeli; quante volte si avrà preso parte ad un sacro pellegrinaggio, che si compie lì a schiere. Affinché dunque l’accesso per conseguire il perdono divino attraverso le chiavi della Chiesa riesca più facilmente per la carità pastorale, questa Paenitentiaria chiede vivamente che i sacerdoti, a cui è stata affidata la cura pastorale del suddetto Santuario, si offrano con animo pronto e generoso alla celebrazione della Penitenza e amministrino spesso la S. Comunione agli infermi. Il presente vale per sette anni. Nonostante qualsiasi cosa in contrario.