CATALOGO FANTASIOLOGICO
pubblicazioni di
Massimo Gerardo Carrese
catalogo digitale aggiornato al
12 giugno 2015
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©2015 Ngurzu Edizioni.
Tutti i titoli indicati nel presente catalogo sono di proprietà intellettuale di Massimo Gerardo Carrese
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BLOG NGURZU EDIZIONI
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BLOG “fantasiologo”
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con titolo dell’opera!
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CATALOGO FANTASIOLOGICO DIGITALE
NGURZU EDIZIONI
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titoli disponibili
COLLANA
I SAGGI
studi e ricerche su immaginazione e fantasia
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INSEGUIRE CHIMERE (2014)
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Disponibilità: seconda edizione
Caratteristiche: pagg. 72, quaderno con punte metalliche, carta avorio 90g usomano,
copertina esterno lucida, dentro ruvida 150g - stampa digitale qualità alta, dimensione A5
raccolta di articoli, con inediti, su fantasia e immaginazione
«La fantasiologia è uno sguardo, non una regola.»
indice
- Premessa plagiata
- La fantasiologia è uno sguardo, non una regola
- Che cos'è la fantasia?
- La fantasia è un'urgenza: intervista Antonio Rezza e Flavia Mastrella
- Intervista Marcello Argilli
- Da "Caiazzo" a "caiazzo" con fantasia
- Che vai tu almanaccando?
- Anche oggi è la Giornata della Memoria. Riflessioni fantasiologiche. Lettera inviata
a Paolo Nori
- Sbrigliarsi con sensatezza. Per un percorso fantasiologico nelle scuole primarie
- Quando le nuvole colpiscono la fantasia
- Spasseggiate fantasiologiche
- Orizzonte
- Lo sguardo altrove dei santi
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FANTASIA DELLA PAROLA E DELL’IMMAGINE (estratti 2014)
Disponibilità: prima edizione
Caratteristiche: pagg. 55, quaderno con punte metalliche, carta avorio 90g usomano,
copertina esterno lucida, dentro ruvida 150g - stampa digitale qualità alta, dimensione A5
(estratti da Fantasia della Parola e dell'Immagine 2006 VEDI TITOLI NON DISPONIBILI
A FINE CATALOGO)
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il libro ripropone conversazioni fantasiologiche dell'autore
tenute nel 2006 in una scuola primaria
«Ma i fantasmi per me non esistono, ma esiste la fantasia, dunque non dovrebbe esistere
neanche la fantasia a questo punto se non credo nei fantasmi, o no?»
anteprima
M = Massimo
B = Bambino
BB = Bambini
M. [...] Secondo voi, quanti esseri umani abitano il pianeta Terra?
Così ci regoliamo sul numero di fantasie che esistono.
B: in tutto, ventuno.
M: nel mondo?
B: ah, nel mondo? Un migliaio…massimo un miliardo…
B: ma che dici, almeno un milione.
B: ma che dici tu, almeno duemila persone.
M: circa sei miliardi…
BB: sei miliardi!!!
M: già, pensate un po’ a quante fantasie esistono. Ogni persona, in
più, ha una fantasia personale che ha diverse sfumature: una
fantasia sportiva, una musicale, una artistica, sessuale, linguistica
e così via…
B: sei miliardi!!! E quando si muore la fantasia diminuisce?
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COLLANA
I POETICI
poesie giottose (onomaturgiche), ludorimiche, haikugrammi, poesie
fonosimboliche e onomatopeiche
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LUDICI LUCIDI BESTIARI (2014)
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Disponibilità: prima edizione
Caratteristiche: pagg. 65, quaderno con punte metalliche, carta avorio 90g usomano,
copertina esterno lucida, dentro ruvida 150g - stampa digitale qualità alta, dimensione
A5, illustrazioni dell’autore b/n
Ludici lucidi bestiari. Un bestiario ludorimico di 40 animali minimali
(non sempre normali non sempre animali) [dalla quarta di copertina]
Anteprima
il grillo
PDF 1 + illustrazione
il lupo
PDF 2 + illustrazione
la mucca parrucca
PDF 3 + illustrazione
il panda
PDF 4 con illustrazione
Audio
https://www.youtube.com/watch?v=9dOIKXOPkHI
https://www.youtube.com/watch?v=2tLglXDyDJk
https://www.youtube.com/watch?v=1Tt_rtcPWug
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POESIE FONOSIMBOLICHE E ONOMATOPEICHE (2014-2012)
Vita nella foresta. Poesia fonosimbolica e onomatopeica. Opera
realizzata con gli alunni della Scuola Secondaria di Primo Grado
“F. De Sanctis” di Cervinara (Avellino). Ngurzu Edizioni 2014.
Disponibilità: https://www.youtube.com/watch?v=aFRJL2V95BY
NOVITÀ
Concerto di Bacco. Poesia fonosimbolica e onomatopeica, Ngurzu
Edizioni 2012. Poesia sonora. Ricerca fonosimbolica e
onomatopeica “Concerto di Bacco”. Opera realizzata con i
bambini della scuola primaria dell’Istituto Comprensivo “A.
Fusco” di Torrecuso (BN). La poesia ha concorso tra i dieci finalisti
della selezione MyGiffoni Film Festival 2012
Disponibilità: https://www.youtube.com/watch?v=t1B2518tULI
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COLLANA
I LUDICI
giochi fantasiologici (perlopiù didattici, potenziali ed esperienziali)
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TAVOLE ZOOMIMETICHE (2015)
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Esempi di alcune tavole
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ACRObata (il nome dell’“orca” a ritroso in “acrobata”)
ippOPOTamo (il nome del “topo” a ritroso in “ippopotamo”)
OSSATura (il nome “tasso” a ritroso in “ossatura”)
Disponibilità: prima edizione
Caratteristiche: 47 TAVOLE illustrate dall’autore + 13 TAVOLE da illustrare. Tavole 12x12.
Cartonato. Carta bianca 150g. Scatola color giallo paglierino, realizzata a mano. Stampa digitale
qualità alta. Contiene istruzioni per gioco fantasiologico a 5 livelli. Età: 8+
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ZOOMIMETISMI, BREVE DIZIONARIO DEGLI ANIMALI A RITROSO
(2015)
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Disponibilità: prima edizione
Caratteristiche: pagg. 65, quaderno con punte metalliche, copertina 150 gr, interno 90
gr carta editoria avorio - stampa digitale qualità alta, dimensione A5
il quaderno contiene 24 illustrazioni dell'autore ("Tavole Zoomimetiche")
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ORTINTI SEGNI (2015)
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Disponibilità: prima edizione
Caratteristiche: pagg. 55, quaderno con punte metalliche, carta bianca patinata lucida
150 gr - stampa digitale qualità alta, dimensione A5 - il quaderno contiene 34 stampe di
quadri alfabetici ("ortinti segni") multilingue. La stessa copertina si compone di “ortinti
segni” (osserva la “R” si compone delle lettere U,P,O, L…R di Lupo)…
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Esempi di ortinti segni (o quadri alfabetici)
(in questo quadro alfabetico si nasconde una parola di 7 lettere)
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(8)
introduzione
QUADRI ALFABETICI
(estratto)
Una scritta o un disegno può rappresentare anche qualcos’altro
da ciò che immediatamente mostra ai sensi. Non mi riferisco alle
illusioni ottiche o agli ambigrammi, né alle frasi autoreferenziali
(«questa frase è falsa») e neppure ai bifronti (acetone-enoteca).
L’ambiguità che ho in mente è quella delle crittografie visive
(crittogrammi = scrittura nascosta): disegni figurativi o astratti
formati da sole lettere che, opportunamente riordinate,
compongono una parola o, nei casi più impegnativi, un’intera
frase. Nella crittografia visiva le lettere dell’alfabeto non si mostrano più
nella loro forma abituale ma, pur restando riconoscibili o
perlomeno interpretabili, sono allungate, rimpicciolite, allargate,
ristrette, ruotate, disposte a specchio. L’alterazione delle lettere,
che varia a seconda del disegno, è necessaria al fine di creare
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un’immagine che nasconda un rompicapo linguistico da risolvere.
Chiamo le crittografie visive, iconiche o astratte, ortinti segni: una
mia espressione che significa “ortografie di segni dipinti”. La
parola “ortinti” nasce dall’unione delle iniziali di “ortografie” e
dalle finali di “dipinti”.
L’ortinto segno è unicamente formato dalle lettere della parola
nascosta: nel quadro alfabetico non vi sono altri segni grafici (si
gioca con le sole lettere tracciate e non con le forme somiglianti a
lettere che nascono tra gli spazi bianchi di uno o più segni). Così,
se per esempio in un quadro alfabetico vedete un paesaggio o un
volto, vuol dire che quel paesaggio o quel volto è ottenuto
dall’insieme delle lettere della parola da indovinare e non bisogna
ricercarle altrove. [...]
Non ho un metodo di composizione per ideare un ortinto segno
figurativo. Il mio è piuttosto un procedere per stimoli. Seguire
un’imposizione, nel mio caso ottenere una figurazione
dall’insieme delle lettere, mi conduce spesso a percorsi
compositivi a cui, se avessi agito in piena libertà, difficilmente
sarei arrivato. La costrizione è una “crisi”, un vincolo creativo.
La regola non limita la composizione, al contrario, la stimola
superbamente: la libertà è una condizione non già di chi agisce
senza costrizioni ma di chi esplora gli spazi mettendosi i bastoni
tra le ruote. La mia regola è la ricerca della figurazione (tralascio
qui i riferimenti all’astrazione, che pure segue dei principi): non
una regola definita ma da ricreare in ogni composizione, davanti a
ogni singola lettera di una specifica parola. La figurazione, infatti,
non è sulle lettere alfabetiche in generale ma sulle lettere della
parola in gioco. [...] nel quaderno sono riportati esempi di "ortinti segni" omografici e
interlinguistici: un quadro alfabetico può essere giocato in lingua italiana, francese, tedesca,
spagnola, inglese...
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EILMIODIOCREÒILMONDOIN31GIORNI (2014)
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Disponibilità: seconda edizione
Caratteristiche: pagg. 36, quaderno con punte metalliche, carta bianca goffrata e
plastificata (copertina idem) 110g - stampa digitale qualità alta, dimensione A5
DESCRIZIONE
ogni giorno per trentuno giorni il mio dio fa una creazione o una riflessione.
il primo giorno dà vita a parole di una lettera, il secondo giorno di due lettere,
il terzo giorno di tre e così via fino al trentunesimo giorno (anche se...c'è una
sorpresa dopo il terzo giorno di riposo!).
Ogni giorno è illustrato con grafica ideata dall'autore.
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COLLANA
I PANDELIRI
scritture nonsense con strutture giocose; esperienze quotidiane con
elementi ricorsivi del linguaggio
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STUPEFAZIONI (2015)
Disponibilità: disponibili copie prima edizione
Caratteristiche: pagg. 68, quaderno con punte metalliche, carta avorio 90g usomano,
copertina bianca 150g - stampa digitale qualità alta, dimensione A5
[premessa]
e che io che a me, poi, a me mi piaceva che di intitolare questo libro
“stupefazioni” perché che è una di quelle parole che uno che già a
pronunciarla che ci ritrova dentro tutto uno stupore che è difficile da
raccontare ma che uno che ci prova. che boccaccio, mi pare che
fosse lui, che nel decameron che scriveva che «pur gli rimase nel
cerebro una stupefazione la quale non solamente quella notte ma poi
parecchi dì il tenne stordito». che poi che pure che vincenzo monti,
mi pare pure lui, che ha scritto sulla stupefazione che lui che, per
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esempio, che scrive che in proposte per alcune correzioni ed aggiunte al
vocabolario della crusca, che scrive che: «se la crusca vorrà che teniamo
ostupefatto per buona e nobile voce, perchè non anche ostupefazione, e
in alcuni casi ed uscite anche il v.n. ostupefare, lat. obstupefio? ne brama
forse gli esempi? eccoli. bocc. com. dant. I. 286. sentendo l’autore, forse
per ostupefazione non aver pronto che rispondere disse ecc. II. med. ib. 1293.
trovò in esso tanto tesoro che vedendolo ostupefece. ho detto in alcune
occasioni ed uscite, perchè stupefatto, stupefare e stupefazione sono voci
più naturali. lorenzo de’ medici usò anche il v. n. ostupescere, alterc.
tant’acri son che i lor denti ostupescono. ma niuno, credo, l’imiterà.» ecco,
che allora che le stupefazioni che sono diversi dagli “spuntisunti” che
io che mi scrivo che tutti i giorni, o quasi, sul mio sito o che pubblico
in miei libri: lo stile è lo stesso, se di stile possiamo parlare, ma che
però che gli spuntisunti sono importanti ma passeggeri, poi, invece,
ci sono le stupefazioni, che sempre spuntisunti sono ma che però
che mi tengono stordito molto più a lungo e che allora che non
passano così in fretta e che dove che tu che ti fermi un po’ a pensare
come che quando che uno che vede un treno che passa e che dice
all’altro o a se stesso “il treno è passato”. le stupefazioni sono un
treno con il motore acceso ma fermo nella stazione e che uno che si
chiede se è appena arrivato o se sta appena partendo, quel treno, e
che uno che lo guarda il treno e che aspetta e che nel frattempo però,
ti dicono gli altri, che è meglio andare perché non accade niente, ma
che secondo te invece che qualcosa accade e che allora che resti
davanti al treno.
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IL BREVE LIBRO DELLE AVVENTURE, abbecedario fantasiologico
(2014)
Disponibilità: prima edizione
Caratteristiche: pagg. 40, quaderno con punte metalliche, carta bianca 90g usomano,
copertina avorio 150g - stampa digitale qualità alta, dimensione A5
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DESCRIZIONE
IL BREVE LIBRO DELLE AVVENTURE è un abbecedario fantasiologico
che dove che dentro c’è la storia di 26 storie che nascondono in ogni storia
una lettera dell’alfabeto mentre che uno legge una storia. Che uno allora che
si diverte a cercare le lettere che mancano in una storia ma che però che poi
non si nascondono solo le lettere dell’alfabeto ma anche altre cose si
nascondono in una o più storie ma che però che qui che non lo possiamo
dire che cosa si nasconde e che se già stiamo già
dicendo che c’è qualcosa che si nasconde che allora non è poi più così
nascosta questa cosa che si nascondono. I conclusionamenti finali, poi, vi
dicono a me che cosa si nasconde, che ci sono altre 26 cose che si
nascondono, in una o più storie. Più o meno.
ANTEPRIMA
P
Un’avventura in tre quarti e mezzo
Nonostante tutto no, non era ella, no, non ella, non era ella, no, non era ella,
no, no, non era ella, no. Non ella, no, non era ella, no. Nonostante tutto, no,
non era ella, no, no no, non era ella, no. Nel wagon-restaurant la xerosfera era
stupenda. Con ella ludeva col yo-yo. Brava ma aveva un problema: era
tardamente attardata. Quando decantammo la torta del nonno che era nel bue
del toro, ovunque mettemmo esse nel tasso del gelso. Oh, che spettacolo era
vederla nel bel mezzo delle nottate. Era presto ma era troppo dopo, troppo
dopo. Dopo tutto era dopo e dettero un colpo al parlare dovendo sempre
trattenere ma talvolta, talvolta, ella era cantante e allora volle canzonare a
tarda sera un tema che osannava la penombra del tempo che fu. Che
tremenda voce, ebbero a commentare le donne dello spettacolo che la
pausarono dopo, forse dopo poco. Stornellavano al punto che la donna del
comune fece per andarsene quando ello le svelò che ella, ello a ella, che ella
non aveva allegramente convenuto con la casa del presentatore.
Loquacemente ne fu ravveduta ed ebbe un sussulto che è come quando che
uno ha un sussulto che sussulta, ebbe a commentare ello a ella. No, la prego,
sussultarono consapevolmente nel bel mezzo della metà del tempo d’oro, che
lo teatro non lo comprese e lo referente del complesso ebbe a presentare.
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Caro madamo, nonostante le meretevole applause della sala del teatro che lo
popolo ebbe ad alzarso dalle sedette precedente, che lo applauso fu un
successo che lo teatro ebbe a serrare le porte perché nessuno poteva entrare
per applaudere con grande enorme trattenemento. Ma, ovunque lo
sottoscrevente fosse tal contento de lo vostro spettacolo, malgrado meo,
lentamente, lo deflusso ha costretto lo fermamento de lo vostro spettacolo.
Al dunque che, lo derettore le voleva referere che llamerà dopo la sera. Ma
non fu probabele le nove e sette e tre era tutto serrato e la gente ebbe a
lamentare una dolcemente stonatura della vostra spettacolone. Quando ella
ebbe a lo senter lo che ello le decea solembottò una nota d’una lengua
comune: Jo, messere, ke loquace est loquace loquele nunc summet puerpere
feecondo et lumere credentem magnefere at hora et labora plus de los otros.
Era una detto che quando fu detto tutto era stato detto. Nonostante tutto,
no, non era ella, no, non era ella, no no, non era ella. Pensammo me.
R
Un’avventura pazzesca
Una pazza bonaria malata, di nome Joanna Yulia Welalexandaramanda, fu
pazzamente impazzita per un pazzarello di nome Joanno Yulio
Welalexkandromanda che molti chiamarono il pazzariello, che era un po’
pazzarino, fece un pazzeggiamento nel pazzeggiare. Pazzeggiato dalla
pazzerella il pazzarello disse alla pazzerellona che lui era un pazzerellone.
Pazzescamente, in modo quasi pazzesco, la pazzia li fece pazziare che, d’un
tratto, il pazziato fece un pazziccio e da pazzo fu pazzoide. Che pazzia,
pensammo io.
Bizzarrissime letture (audio):
https://www.youtube.com/watch?v=jPcM8fK-QYg
https://www.youtube.com/watch?v=HPOEHEYhuHw
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SPUNTISUNTI, spensierazioni fantasiologiche (febbraio-aprile
2014)
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Disponibilità: prima edizione
Caratteristiche: pagg. 69, quaderno con punte metalliche, carta avorio 90g usomano,
copertina 150 g - stampa digitale qualità alta - dimensione A5
DESCRIZIONE
E che poi che gli SPUNTISUNTI sono queste cose qua, credo, che come che
quando uno che ti chiama al telefono e che ti dice che cosa fai e che tu gli dici
che parli al telefono con uno, più o meno.
ANTEPRIMA
21 marzo
GIORNATA DELLA POESIA DI IERI Che mi dicono che oggi è la
Giornata mondiale della poesia. E che a me le poesie mi piacciono tanto e
che io le poesie le leggo quasi tutti i giorni. E che a volte, in cuffia, mentre
cammino mi metto anche le poesie da ascoltare e che se incontro un amico
per strada e mi chiede Massimo che cosa ascolti e io gli dico le poesie l'altro si
mette subito a ridere, ma c'è anche l'altro che mi dice fammi sentire pure a
me. E che poi sentiamo le poesie con le teste vicine e con gli occhi chiusi. E
che a volte pure quello che si è messo a ridere, poi, si avvicina pure lui a
sentire le poesie. Ma poi ascolto le poesie anche a occhi aperti e allora ti
sembra che il paese o la città dove sei sia come lontano. E che le poesie
hanno la bellezza di farti essere dove sei mentre tutto il resto si allontana.
Perché di solito siamo noi a essere altrove mentre tutto il resto è proprio lì. E
che ci sono delle poesie che mi piacciono e delle poesie che non mi
piacciono. E che a me mi piace anche di impararmele a memoria le poesie
perché a me, le poesie scritte, non sempre mi piacciono. Perché per me, una
poesia, è fatta per essere sentita. Soprattutto. E che allora mi ricordo che una
mattina ero in macchina con gli amici e che eravamo tutti stanchi perché il
giorno prima avevamo suonato. E che la musica è la poesia più inesprimibile.
E che io mi sono messo a dire le poesie ad alta voce mentre guidavo e che
nessuno più parlava e che poi a fine poesia c'era chi diceva che era stata bella
e chi diceva che non aveva capito niente. E c'era anche chi dormiva. E che
così, mentre eravamo stanchi, parlavamo di poesie. E che io le poesie me le
leggo sempre ad alta voce. E che anche una poesia che non mi piace se la
sento ad alta voce a volte diventa più bella. E che una volta qualcuno mi
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aveva chiesto che cosa significa la parola poesia e che io proprio non lo
sapevo. E che poi sono tornato a casa e ho letto che poesia significa creare,
produrre, fare, inventare. Che diventa più bella una poesia se poi la sento da
una voce che non è la mia. E che però non sempre è così perché a me, la
poesia, mi deve colpire subito. E ieri parlavo con l'enigmista Nicola Aurilio e
che mi ha detto che tempo fa aveva scritto un enigma e che questo enigma
era stato letto a voce alta da Tristano, un giorno a Capri, e che Tristano ti
trasformava, con la sola voce, qualsiasi cosa, anche un elenco telefonico, in
una poesia, in un incanto. E che allora anche un suo enigma era diventato una
poesia. E che ieri Rossella mi ha detto che aveva scritto una poesia bellissima
e che la maestra aveva detto che la sua poesia era bellissima e ha scritto sul
quaderno bravissima e che pure lei, Rossella, pensava che la sua poesia fosse
bellissima perché, mi ha detto Rossella, che lei da grande vuole proprio fare la
poetessa e che ha scritto una poesia ieri che, mi ha detto a voce, inizia con
tipo "le viole sbocciano, i fiori profumano e cose così" , mi ha detto a voce. E
che però adesso non se la ricorda bene la poesia ma che, mi dice, è una poesia
bellissima. E allora io le ho chiesto che cosa significa per lei la poesia e che
lei, mi ha detto, che per lei la poesia significa un'emozione, quando provi
un'emozione che poi ti rimane dentro. E allora sono tornato a casa e prima di
dormire ho letto delle pagine da Vento forte tra Lacedonia e Candela di
Franco Arminio, che poi Franco mi dà proprio quella emozione che ti rimane
dentro, come mi ha detto Rossella sulla poesia, e che allora Franco è intenso,
e che una volta l'ho incontrato e che gli ho detto che la sua scrittura per me è
intensa e che lui mi ha messo una mano sulla spalla sinistra e mi ha sorriso e
che poi abbiamo parlato dell'intensità. E che scrive che "Un ventenne
annoiato legge 'La Gazzetta dello Sport' al bar. Si sente sicuro, se leggesse un
libro di versi si sentirebbe a rischio, potrebbe passare per uno un po' strano,
un esaurito. Lo sport è una cosa pubblica, la poesia una faccenda privata." E
che allora oggi penso che la mia Giornata della poesia sia stata ieri e che oggi,
Giornata mondiale della poesia, scrivo della mia Giornata della poesia di ieri.
13 febbraio
GUARDA QUELLA Che ho incontrato un tipo stamattina, mentre andavo
alla Posta, che diceva a un altro "guarda quella!" e l'altro guardava in alto per
vedere se veniva a piovere.
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SPUNTISUNTI, spensierazioni fantasiologiche (maggio-luglio
2014)
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Disponibilità: prima edizione
Caratteristiche: pagg. 74, quaderno con punte metalliche, carta avorio 90 g usomano,
copertina 150 g - stampa digitale qualità alta - dimensione A5
DESCRIZIONE
E che poi che gli SPUNTISUNTI sono queste cose qua, credo, che come che
quando uno che ti chiama al telefono e che ti dice che cosa fai e che tu gli dici
che parli al telefono con uno, più o meno.
ANTEPRIMA
12 giugno
PRIMA IL SIGNORE Che uno quando è in un negozio, che uno capita di
fare una fila e che poi a me mi è capitato pure diverse volte che mentre tu sei
in fila che c'è quello o quella che poi ti scavalca e che prende il tuo posto e
che allora poi tu per educazione che tu non dici niente ma che però ci
sarebbero tante cose da dire. E che però io a me mi capita che io non dico
niente perché io poi mi diverto a vedere come va a finire. E che ieri
pomeriggio che a me mi è capitato di nuovo. Che io ero in fila con la mia bici
e che allora che il giovane commesso che allora lui mi aveva pure visto ma
che però stava sbrigando un altro cliente e che allora io che ho visto che lui
mi ha visto che io allora mi sono messo in attesa e che allora aspettavo il mio
turno che sarebbe arrivato subito dopo. Ma che però, ecco che d'improvviso,
ma che però che eccoti che da dietro le spalle, che è così, d'improvviso, che
ecco d'improvviso che arriva una signora e che chiede al giovane commesso
proprio nel momento in cui l'altro cliente va via che gli chiede, al giovane
commesso, che deve ritirare un prodotto e che il giovane commesso si dedica
alla signora. E che io allora capisco che il mio turno è saltato e che allora con
pazienza aspetto che mentre la signora mi guarda mentre il giovane
commesso va a ritirare un prodotto e che io guardo lei e che lei guarda me.
Che poi uno si può dire tante cose con lo sguardo. E che allora la signora mi
guarda e che guarda la mia bici e che io per sapere che la signora mi guarda
significa che pure io la stavo guardando ma che però a me mi veniva la voglia
di dire che c'ero prima io in fila ma non per fare polemica ma solo per dire
che c'ero prima io. Ma che però poi a me mi piace di vedere come vanno a
finire queste cose e che allora io non ho detto niente alla signora e che allora
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io volevo vedere. Che poi a me mi piace farmi superare perché poi quando io
me ne vado a casa ho qualcosa da raccontare, come questa avventura, che
altrimenti quando uno poi trova il suo turno senza problemi e che cosa
racconti a casa, che hai aspettato il tuo turno e che il tuo turno è arrivato
regolarmente? E che poi allora è arrivato il giovane commesso che ha portato
il prodotto alla signora e che allora forse il giovane commesso ha realizzato
che stessi prima io lì e che lui ha detto che lui mi aveva visto prima ma che
però credeva che io e lei, che io e la signora, stessimo insieme, che vuol dire
che cioè non che eravamo una coppia ma che eravamo lì insieme e che lei
aveva chiesto di ritirare il prodotto. E che allora che io qui mi diverto molto
perché io ho detto a questo punto "no no, io sono qui già da prima" e che la
signora a questo punto ha detto "sì, sì, io infatti ho visto che il signore era
prima di me, che il signore era prima di me in fila". Che allora, per logica, a
me mi viene da pensare che se tu, cara signora, che se tu mi hai visto che
c'ero io prima di te e che allora poi tu allora lo hai fatto apposta a passare
avanti al mio turno, che allora tu hai agito con una razionale di
maleducazione. Che però a me mi diverte molto questa cosa qua perché poi a
me mi diverte molto di vedere come va a finire. E che allora è andata a finire
che il prodotto della signora era difettoso e che il giovane commesso che le
ha detto che forse doveva aspettare abbastanza e che allora bisognava
aspettare che mentre il giovane commesso si è dedicato però a me perché
aveva chiamato un altro suo collega giovane commesso e che allora io ho
preso quello che dovevo prendere e che me ne sono andato con la mia bici
che mentre la signora era ancora davanti al suo prodotto in attesa, con lo
sguardo che guardava verso il suo prodotto difettoso ma che però era perso
in chissà quali pensieri, il suo sguardo. Che l'immagine era proprio che lei
guardava il prodotto, con la testa altrove, e che aveva con le mani incrociate,
come se stesse parlando telepaticamente con il suo prodotto. E che questa
poi è l'ultima immagine che io ho della signora che aveva scavalcato il mio
turno.
4 giugno
SCOPRIRSI Che poi a te ti può anche capitare che tu poi, prima o poi, che
scopri che dentro di te che non vive mica poi una sola persona e che allora tu
poi dici che tu sei pure un altro. Che non parlo di chi aspetta un bambino,
che una donna per esempio che questa cosa qua che può dire con facilità che
dentro di lei c'è un altro ma che però io parlo dell'essere umano che a un
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certo punto, come per esempio alle 17:44 di un giorno qualsiasi, che a un
certo punto, come per esempio, che a un certo punto che scopre che dentro
di lui o di lei che non c'è solo lui o lei ma che ci sono tanti lui e tanti lei,
tanti doppioni ma che però sono dei doppioni che non si somigliano e che
però sono sempre lui o lei. E che poi anche se uno non ha letto Pirandello o
Nietzsche che uno può pensare a queste cose qua che loro, Pirandello e
Nitezsche, sono stati proprio particolari a dire queste cose qua, ma che però
io penso che perché poi, secondo me, che poi Pirandello e Nietzsche, e che
secondo me anche Ovidio, hanno copiato le cose dall'essere umano. Che non
se le sono inventati mica i doppi e le maschere e le trasformazioni. E che a
me mi verrebbe da dire che anche Rimbaud, Goldoni, Calvino, Gesù, Conrad
e che anche Aristotele e che pure Kafka, Budda e Plauto e Shakespeare e
Saramago, secondo me, pure Oscar Wilde ha copiato. Che poi se uno si vuole
mettere a copiare l'elenco di chi ha copiato che allora uno pare che uno fa un
paradosso. Che però poi, anche a scuola che poi ti dicono che hai copiato
bene o che hai copiato male. Che a me me lo dicevano. Che a me mi
dicevano spesso che io avevo copiato male ma che però io avevo copiato
proprio bene dal mio compagno di banco. E che allora c'è anche chi vede una
copia più interessante dell'altra. Che allora poi anche in una copia ci sono
delle copie, dei doppi. Che però anche se tu copi che però è una copia e che
non è mai la stessa cosa dell'originale. E che allora ci sono dei modi di vedere
l'originale che è qualcosa di più di una semplice copia. Che l'originale, allora,
in questo discorso, diventa proprio un elemento da ricercare perché sembra
che racchiuda una essenza fondamentale. Che pure se tu guardi che per
esempio Klimt dipingeva i paesaggi e che allora tu pensi che quello che ti ha
fatto un girasole che è proprio un girasole ma che però poi tu il girasole che
tu poi lo vedi lì ma che però tu poi l'originale non lo vedi mica. Che due cose
originali che non ci possono stare insieme, mi pare di capire. Che uno è
originale, e chissà dov'è, e che uno è una copia, e chissà dov'è pure la copia. E
che spesso allora, però, che tu porti in giro una copia di te stesso ma che però
l'originale tu lo lasci a casa o ben nascosto dentro di te che poi tu l'originale,
stai attento, a farlo vedere agli altri. Che c'è pure quello che ti dice che tu poi
non ti devi far scoprire dagli altri come sei fatto veramente. Che uno si vanta
allora delle copie che porta in giro ma che però ci sono pochi che ti portano a
casa a farti vedere l'originale che hanno dentro. Che io volevo dire
che quando uno va dal panettiere e che chiede con cortesia un chilo di pane e
che poi ritorna a casa e bestemmia fino all'alba, che quella è la stessa persona
ma che però è diversa. E che allora dentro di noi, mi pare di aver capito, ci
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sono tanti noi che sono sempre noi ma che però sono diversi. Mi pare d'aver
capito così. E che gli altri conoscono le nostre copie che poi, si sente dire in
televisione, che quella lì era una persona tranquilla, che tutti i vicini dicono
che era una persona gentile, buona e tranquilla e che nel frattempo ha
sterminato tutta la sua famiglia e che nessuno dei suoi vicini si può spiegare
come sia potuto accadere. Che allora a me mi viene da pensare che l'originale
di quella persona lì, che ha sterminato tutta la sua famiglia e che poi si è
uccisa, che era sempre stata a casa e che in giro ci mandava una copia. Che
poi è come dire che in giro ci mandava una copia, che tu nel frattempo sei sul
divano a casa a dormire, per esempio. Che poi, questa cosa qua, la chiamano
"raptus di follia" che a me però a me mi verrebbe da dire che quella è una
"manifestazione dell'originalità". Che allora, uno si può anche chiedere a
questo punto, chi è che siamo noi, cioè se siamo una copia o un originale, se i
nostri genitori sono copie o originali e se i nostri amici o amori sono copie o
originali. Uno se lo potrebbe chiedere e fare un sacco di domande agli altri
che gli altri poi ti potrebbero dire, oh, ma stamattina ti sei ammattito a fare
tutte queste domande? Che allora, se l'altro ti risponde così, che allora tu puoi
pensare che ti nasconde qualcosa e che allora è una copia. O che uno può
pensare che se l'altro ti dice così è perché vede noi come una copia, cioè che
non ci siamo mai comportati così. Che uno allora potrebbe pensare, come si
fa a capire quando si è una copia o un originale? Che uno se lo potrebbe
anche chiedere questa cosa qua, se noi siamo delle copie o degli originali. Che
se uno se lo chiede significa che se lo chiede a sé stesso, cioè all'altro che è
dentro di noi. Che allora, questa qua, a me mi pare già una risposta.
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COLLANA
I SUONI
sperimentazioni sonore sulle improvvisazioni musicali
di Curmudgeonly Wazzocks e Bi-Bon-Wazzocks
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UNIQUE sonata prima per pianoforte a coda (cd, 2015)
fronte
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retro
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Disponibilità: prima edizione
Supporto: cd (stampa cd interno bianco – copertina stile digipak, realizzata a mano)
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COLLANA
I RACCONTI
narrativa e storie di storie
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STORIA DI UN PUNTO (2014)
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Disponibilità: seconda edizione
Caratteristiche: pagg. 46, quaderno con punte metalliche, carta avorio 90g copertina
250g - stampa digitale qualità alta, dimensione A5
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DESCRIZIONE
Nel racconto si racconta di racconti che raccontano di un punto o, meglio,
in realtà è un solo racconto che racconta la Storia del Punto.
Si racconta della presenza onnipresente del punto: nelle parole dell’italiano (es.
giustappunto); nelle definizioni delle parole (es. apice: punto più alto); nelle tecniche (es.
il punto tipografico); nelle nostre paure (es. morire alle 7 in punto); in cucina (es. punto
di ebollizione); nell’occhio (es. punto lacrimale); nelle citazioni (es. «Da un certo punto in
là non c’è più ritorno. È questo il punto da raggiungere.» Kafka) e in tanti altri
punti che dentro al libro sono appuntati, più o meno punto per punto,
per l’appunto. [dalla quarta di copertina]
Testo letto e interpretato (e in parte scritto in pubblico) da Massimo Gerardo Carrese, in
qualità di puntologo, al Piccolo Teatro Jovinelli di Caiazzo (CE) il 27 dicembre 2007
nell'ambito degli spettacoli dedicati al Panassurdismo "La Gibigiana: letture a mente di
atti panassurdi".
Lo spettacolo, ideato dallo stesso autore, prevedeva la comparsa di tre personaggi:
Massimo Gerardo Carrese; Carrese Massimo Gerardo; Gerardo Massimo Carrese. Ogni
personaggio leggeva, interpretava e improvvisava su un argomento diverso. Storia di un
punto è la trascrizione dello scritto originale con l'aggiunta delle improvvisazioni ideate
dall'autore in pubblico e pertanto conserva evidenti tracce di oralità.
Lo scritto contiene una tabella in cui sono riportate le volte che la parola "punto" e suoi
affini "punto e virgola, punto esclamativo, punto interrogativo..." compaiono nel testo.
Per esempio, il segno grafico del punto "." compare nel racconto 290 volte, la parola
“punta” 135 volte, la parola “punto 458 volte e così via.
I punti citati nel testo non sono casuali. .
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TITOLI NON DISPONIBILI
Nùgnole Illose, Ngurzu Edizioni, Caiazzo 2006 [raccolta poetica]
L'aggettivo "giottosa" (giocosa + dispettosa, coniato da Massimo Gerardo Carrese in
Nùgnole Illose, Ngurzu Edizioni, Caiazzo 2006) si riferisce alle poesie dell'autore e in
particolar modo alle parole che inventa per i suoi componimenti.
I vocaboli giottosi giocano con il lettore / ascoltatore colorando la sua mente
d'immagini, suoni e fantasticherie e al tempo gli fanno dispetto perché non si lasciano
trovare nei dizionari.
Le poesie dell'autore sono: interamente giottose, formate di soli termini inventati (la
comprensione è enigmatica, ma non impossibile), e semi giottose dove le parole
coniate convivono con quelle convenzionali.
I termini immaginati da Carrese non richiamano intenzionalmente vocaboli o
espressioni dialettali: l'autore li inventa a partire da un suo gioco fantasiologico ("il
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colpo d'occhio linguistico"), ma ricorre anche al caso, all'armonia imitativa
(onomatopea) e a classici giochi di parole.
Alcune poesie giottose godono di una particolarità fonosimbolica: il lettore /
ascoltatore percepisce e indovina il titolo del componimento pur non conoscendolo.
Molte in tal senso le ricerche fonosimboliche dell'autore compiute sul campo con
bambini, adolescenti, adulti, analfabeti, stranieri e partecipanti agli incontri
fantasiologici: si legge o si fa leggere una poesia giottosa e le persone indovinano con
precisione o per associazione il titolo dell'opera.
I suoi componimenti trovano applicazioni pratiche anche in ambito didattico.
Le sue poesie hanno vinto diversi premi, riconoscimenti e pubblicazioni in antologie.
ANTEPRIME
Acqua Sonante
Giochi infantili
Uccello di primavera (ovvero contadino d'autunno)
I lòsofi e lo gnolo difolante
Plin - Nilp
Rinascita (o metamorfosi in una capanna)
Bosco d'Amaca
Nuvola (o il volo di una piuma)
Sognante Sarta (tautogramma in "S")
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Fantasia della Parola e dell’Immagine, Ngurzu Edizioni, Caiazzo
2006
Il testo raccoglie, in forma di dialogo,
la trascrizione fedele* di tre giorni di
lezioni 'improvvisate' sul tema della
Fantasia con bambini (età 7-8 anni)
della scuola primaria di Caiazzo
(Caserta). Il libro, in cui è inclusa
un'appendice narrativa nonsense
Intervista immaginaria a Theopolf
Triva, è un saggio didattico che
riflette, anche in forma pratica, le
principali idee dell'autore sulla
Fantasia.
*Il contenuto della trascrizione è autentico e conservato su nastri registrati. Tuttavia
l'autore ha volontariamente ideato dei guasti, perlopiù linguistici, con l'intento di
coinvolgere attivamente il lettore chiamato a correggere errori grammaticali, sviste
bibliografiche; a riflettere sulla presunta veridicità di alcune affermazioni, di sapere
comune (es. imprecisi riferimenti ai canti della Divina Commedia; titoli inesatti di libri
noti), per ricercarne da sé l'esattezza nelle fonti originali. Un testo di studio e di ricerca
sulla Fantasia e sulla Parola in genere ma anche un libro-gioco sull'errore.
Nel risvolto interno della copertina, una nota posticcia recita: Nel libro sono presenti
fantastici svarioni: errori grammaticali, note allungate, altri abbagli. Al lettore il gioco
della correzione e il piacere della riflessione. MGC
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Altri titoli non disponibili
Urubù - riflessioni fantasiologiche, a cura di M. G. Carrese (fascicolo didattico
Ngurzu Edizioni, Caiazzo 2014)
Percepire le parole, libretto fantasiologico (ebook, Ngurzu Edizioni, Caiazzo 2014)
Dentro e fuori le parole (ebook didattico, Ngurzu Edizioni, Caiazzo 2013/2014)
Amica lingua - corso di fantasia, Ngurzu Edizioni, Caiazzo 2012 (ipertesto digitale)
Un tòfige nell'ortàra, Ngurzu Edizioni, Caiazzo 2011 (ipertesto digitale)
Sfioro un anabbagliante - corso di fantasiologia, Ngurzu Edizioni, Caiazzo 2011
(fascicolo)
Cervi in Aria - corso di fantasiologia, Ngurzu Edizioni, Caiazzo 2010 (ipertesto
digitale)
L’Astrònobo, appunti per un Corso di Fantasiologia, Ngurzu Edizioni, Caiazzo 2010
(fascicolo)
Alfabeticamente - corso di fantasiologia, Ngurzu Edizioni, Caiazzo 2010 (ipertesto
digitale)
Nella lettura mi Libro – breve corso fantasiologico di Animazione alla Lettura,
Ngurzu Edizioni, Caiazzo 2009
Fìlia e il Clown, Ngurzu Edizioni, Caiazzo 2006 (opera teatrale)
Helandroscope" (album omonimo Curmudgeonly Wazzocks, Ngurzu Edizioni,
Caiazzo 2006)
Articoli panassurdi di Ngurzu, Ngurzu Edizioni, Caiazzo 2005-2007 (scritti ludici)
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NGURZU EDIZIONI
Ngurzu Edizioni nasce nel 2006 da un'idea di Massimo Gerardo Carrese per
diffondere i suoi studi e ricerche su fantasia e immaginazione svolti in
ambito quotidiano e interdisciplinare.
Dal 2014 Ngurzu Edizioni si struttura in sei collane: I SAGGI, I LUDICI, I
POETICI, I PANDELIRI, I RACCONTI, I SUONI.
Ngurzu Edizioni non è una casa editrice nel senso convenzionale del termine
in quanto pubblica, in maniera indipendente, solo le opere del suo fondatore.
Il logo Ngurzu Edizioni, disegnato da Massimo Gerardo
Carrese, rappresenta un ortinto segno (crittografia visiva) realizzato
con le lettere iniziali del fondatore "M", "G", "C":
"Ngurzu" è una delle prime parole nonsense pronunciate dall'autore
all’età di 5 anni.
Le pubblicazioni Ngurzu Edizioni, di proprietà intellettuale di Massimo
Gerardo Carrese, sono LAVORI ARTIGIANALI, realizzati a mano,
tranne la stampa che è in digitale. Ogni copia è diversa dalle altre e le piccole
imperfezioni sono dovute dal lavoro manuale. Ogni titolo è interamente
ideato dall'autore: dalla grafica all'impaginazione, dalla copertina alla scelta
della carta.
Distribuzione: I Quaderni Ngurzu Edizioni sono distribuiti in esclusiva da
www.fantasiologo.com Privati, scuole, librerie e biblioteche possono fare
diretto riferimento alla mail [email protected] per gli ordini
(evasi con regolare fattura).
Alcuni testi della Ngurzu Edizioni sono catalogati in Università, Centri Studi e
Biblioteche d’Europa, Asia e America. Biblioteca Accademia della Crusca
(Italia); The Royal Library (Danimarca); The British Library (Inghilterra);
National Library of Scotland (Scozia); Zentral und Landesbibliothek
(Germania); Biblioteca Nazionale di Pechino; Biblioteca Nazionale di
Lisbona; Biblioteca Nazionale di Mosca; Istituzione Biblioteca Malatestiana
(Cesena); Biblioteca Nazionale di Budapest (Ungheria); Biblioteca Nazionale
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“Vittorio Emanuele III” (Napoli); Biblioteca Nazionale Centrale (Roma);
Biblioteca Universitaria di Lugano (Svizzera); Biblioteca Universitaria degli
Studi di San Marino (R.S.M.); University of Wisconsin-Madison (U.S.A.);
Brazil Public Library (Indiana, U.S.A.)[..]
Massimo Gerardo Carrese nasce a Thun (Svizzera) nel 1978. Vive a San
Giovanni e Paolo (Caserta). Laureato con lode in Lingue e Letterature
Straniere all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi su un
gioco fantasiologico di sua ideazione La ruota del tempo fantastico. Gianni Rodari
e la traduzione della fantasia. Si occupa a tempo pieno di Storie e caratteristiche della
fantasia e dell’immaginazione definendosi un “fantasiologo”. Inventore di giochi
interdisciplinari, saggista, musicista, fondatore del “Panassurdismo”, poeta
onomaturgo e ludorimico, da oltre un decennio conduce sul tema della
fantasia e dell’immaginazione cicli di conferenze sul territorio nazionale ed
estero, lezioni universitarie e corsi in scuole di ogni ordine e grado. Per
approfondimenti www.fantasiologo.com
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PIANO EDITORIALE NGURZU EDIZIONI
In lavorazione nuovi e vecchi titoli (saggi, poesie, ricerche, musiche,
sperimentazioni, giochi fantasiologici...).
Pubblicazioni e ripubblicazioni previste nel 2015:
IN USCITA
COLLANA I SAGGI
A come alfabetario - immaginare e custodire le parole [t.p.]1
Il luogo equivoco - appunti instabili su immaginazione e fantasia
Fantasia e Immaginazione nel Futurismo [t.p.]
I quadrati ortogonali e ortodiagonali [t.p.]
COLLANA I POETICI
Haikugrammi
COLLANA I SUONI
Tra 5 minuti [t.p.] - live improvvisati Bi-Bon-Wazzocks]
Armonia e metodologia della distrazione - improvvisazione Bi-BonWazzocks
Fuori luogo - concerti immaginari [t.p.] - live improvvisati Curmudgeonly
Wazzocks
1
Titolo provvisorio
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IN PREPARAZIONE
COLLANA I SAGGI
Phantasia in Carmelo Bene [t.p.]
Esercizio di fantasiologia - festival della paesologia Aliano 2014 [t.p.]
Immaginazione (non) collettiva
Errava coi libri, coi libri errava
COLLANA I LUDICI
Alfabeto ortintico, tavole [cartonato]
Zoologia botanica, esercizi di percezione sensoriale tra gli ulivi [fotografie e
disegni, in b/n]
Potenziali potenzialità [t.p.]
Giochi fantasiologici [t.p.]
COLLANA I RACCONTI
Cosologia, storia della cosa [t.p.]
Pimpopimpante, racconti per bambini adulti e adulti bambini
COLLANA I POETICI
Tropopausa
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catalogo fantasiologico aggiornato al 12 giugno 2015
per informazioni e ordini è sufficiente inviare una mail a:
[email protected]
con titolo dell’opera!
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©2015 Ngurzu Edizioni.
Tutti i titoli indicati nel presente catalogo sono di proprietà
intellettuale di Massimo Gerardo Carrese
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