G I O LaVita R N A L E C A T T O L I C O T O S C A 7 Anno 112 n. DOMENICA 22 FEBBRAIO 2009 N O € 1,10 Darwin, l’evoluzione e la Bibbia I l bicentenario della nascita di Darwin (12 febbraio 1809) e il centocinquantenario della pubblicazione del suo capolavoro L’origine delle specie (24 novembre 1859) hanno riacceso le discussioni e le polemiche che animarono il sorgere di una teoria che oggi si è imposta all’attenzione generale: l’evoluzionismo. Non era però necessario riportare l’orologio indietro di non pochi decenni e riesumare vecchie questioni che potevano ormai darsi per superate. Ancora la consueta e frusta confusione fra evoluzione e creazione, non volendo riconoscere che si tratta di due realtà formalmente differenti. L’evoluzionismo è la teoria contraria alla concezione fissista, che considerava le specie originate separatamente, senza nessun rapporto genetico fra loro. La creazione riguarda anzitutto il punto di partenza da cui è cominciato il cammino evolutivo, terminato con la formazione dell’uomo. Non si può confondere il fissismo col creazionismo, almeno se questa parola è intesa nel suo significato originario. Era quasi scontato che, rievocando tutta la discussione del passato, si approfittasse dai fautori dell’ateismo per riportare a galla e ripresentare con forza le loro concezioni di fondo. E’ proprio inutile ripetere che il problema di Dio è al di là della scienza e che lo scienziato, come tale, non può dire nulla né riguardo alla sua esistenza né riguardo alla sua negazione? L’ateismo e l’ammissione dell’esistenza di Dio appartengono a un altro genere di considerazioni, che vanno oltre il metodo scientifico e chiamano in causa altre capacità conoscitive che pure appartengono all’uomo. Si entra allora nel campo della filosofia e della religione, le cui investigazioni non sottostanno alle leggi e ai metodi della ricerca scientifica. Se lo scienziato è un credente o un non credente, lo sarà sulla base non dei risultati scientifici, ma di diversi e ulteriori ragionamenti, che egli fa o coscientemente o incoscientemente. Sono due il problemi che si impongono oggi alla considerazione della mente umana, dopo che questa ha accettato la teoria ormai generalizzata dell’evoluzionismo. Anzitutto la questione del punto di partenza. Gli scienziati parlano di una concentratissima molecola iniziale che, esplodendo circa quindici miliardi di anni fa, ha dato origine all’universo. Da che parte venga fuori questo punto iniziale non è dato sapere a nessuna osservazione scientifica. Ma se c’è, evidentemente, una ragione ci deve essere. Potremmo ripetere l’antica domanda, che si è trascinata e quasi rincorsa da due secoli fino ai nostri giorni: “Perché l’essere e non il nulla?”. Una delle due: o quella molecola è l’assoluto con tutte le caratteristi- All ’interno LA CHIESA A SOSTEGNO DELLE FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ Dopo l’annuncio dato al Consiglio permanente dei Vescovi, le nostre diocesi fanno a gara per venire incontro, con i mezzi a loro possibili, alle famiglie in difficoltà per questa crisi economica FONTANA A PAGINA 5 LA TENTAZIONE DI GESÙ TENTAZIONE DELLA CHIESA Una riflessione sulla rinuncia alla tentazione del potere, superata da Gesù nel tempo della sua permanenza nel deserto. Una tentazione che si rinnova per la vita della Chiesa nei giorni della sua storia POSSENTI A PAGINA 2 che che a questo competono, oppure proviene da un altro essere che la precede e l’ha portata all’esistenza. Materialismo o ammissione dell’esistenza di un Essere Supremo che è all’origine dell’intera realtà. La domanda allora si sposta in avanti: come è da concepirsi questa misteriosa realtà iniziale per avere tutte le caratteristiche che l’umanità da sempre ha attribuito a Dio, l’intelligenza, l’eternità, la potenza? In ogni caso, si tratterebbe non di ateismo vero e proprio, ma di panteismo, cioè di quella concezione che identifica la materia esistente con lo stesso Dio. L’ateismo non esiste. La seconda questione che oltrepassa i confini della scienza è quella di ricordare le condizioni che rendono possibile l’evoluzione. E’ sufficiente la selezione naturale, come voleva Darwin, o il caso, come sembra preferire Monod? Ma anche queste forze naturali non presuppongono una intelligenza che le ordina e le dirige verso il loro fine? E’ su queste strade che è nato l’evoluzionismo credente, come fu formulato, addirittura prima di Darwin, da Jean-Baptiste Lamarck (1809), di cui Odifreddi finge di ignorare l’anagrafe cristiana e, dopo, in particolare dal gesuita scienziato francese Teilhard de Chardin. Chi ragiona, o almeno ragiona in un certo modo, ammette solo la possibilità di un evoluzionismo teistico e finalistico. Così, si può essere benissimo essere credenti ed evoluzionisti, creazionisti e fautori della sequenza genetica che lega fra loro tutte le specie viventi. Ma nostra riflessione è anche contro il cosiddetto biblicismo, che “tende a fare della lettura della Sacra scrittura o della sua esegesi l’unico punto di riferimento veritativo. Accade così che si identifichi la parola di Dio con la sola Sacra Scrittura, vanificando in tal modo la dottrina della Chiesa che il concilio ecumenico Vaticano II ha ribadito espressamente”. Il richiamo perentorio è di Giovanni Paolo II. Su di esso dovremo ritornare. Giordano Frosini LA CRISI DEL PARTITO DEMOCRATICO FILIPPINE, SI TEME UN NUOVO INGANNO Un momento difficile per l’intero sistema politico italiano. Oltre i facili inni di vittoria, si cerchi di vedere fino in fondo i problemi attuali del Paese. È necessario ricordare con forza ai partiti, in questo caso a quelli del centrosinistra, che bisogna assolutamente cambiare metodi e sistemi. Per questi cambiamenti è forse già troppo tardi FROSINI A PAGINA 14 Il Paese riveste un delicato ruolo geopolitico ed è sempre a rischio instabilità CARUSONE A PAGINA 15 Un angolo del convento costruito sul monte della Quarantena, dove Gesù si ritirò a digiunare e pregare Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma, 2, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/21293 Fax 0573/25149 sito internet: www.settimanalelavita.it e_mail: [email protected] Abb. annuo € 40 (Sostenitore € 60) c/c p.n. 11044518 Pistoia 2 in primo piano n. 7 Vita La 22 febbraio 2009 MEDITAZIONE QUARESIMALE La tentazione del potere La tentazione di Gesù si ripete ogni giorno nella storia della Chiesa La messa in guardia di un filosofo cattolico contro un pericolo che insidia sia i singoli che la comunità nel suo complesso. Ripensare alla lotta vittoriosa di Gesù contro questa tentazione rimane un dovere a cui ci richiama l’annuale celebrazione della Quaresima. La lezione di Benedetto XVI e di Dostoevskij di Vittorio Possenti L a preoccupazione che la religione si allei o si subordini al potere di turno, perdendo il suo sale e la sua anima, è realissima, e nessuno la può prendere sottogamba. Che il potere sia una tentazione è vero per ogni uomo, tanto credente quanto non credente. Può anche darsi che la tentazione sacerdotale e ‘pretesca’ per eccellenza sia quella del potere, forse più di quelle del denaro e della donna. Per non prendere alla leggera il tema, la via migliore è meditare sulle tentazioni patite da Gesù nel deserto, in specie sulla terza. Proporrò alcune riflessioni su tale tentazione, sulla scia del libro di Ratzinger Gesù di Nazareth (Rizzoli 2007), e tenendo presenti alcune mie antiche riflessioni svolte circa 35 anni fa in Frontiere della pace. Le tentazioni di Gesù fanno divampare la lotta interiore per salvaguardare la sua missione e metterla meglio a fuoco. Dopo aver ricevuto il battesimo di Giovanni il Battista, Gesù è condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. La sua è, secondo Ratzinger, una discesa nei pericoli che minacciano l’uomo con lo scopo di risollevarlo da essi: “Stando al nucleo originario della sua missione, Gesù deve entrare nel dramma dell’esistenza umana, attraversarlo sino in fondo, per ritrovare così la ‘pecorella smarrita’, caricarsela sulle spalle e ricondurla a casa” (p. 48). L’accettazione dei pericoli aumenta sino al climax della terza tentazione, la più spirituale, allettante e decisiva, poiché le tentazioni sono disposte in ordine crescente di difficoltà. “Il tentatore non è così rozzo da proporci di adorare il diavolo” (p. 64), ci propone talvolta mète razionali e tinte di qualche giustizia: cambiare pietre in pane e darne a tutti. Questa è una tentazione comprensibile e quasi alla portata di mano, non così la terza che “si rivela così come quella fondamentale - concerne la domanda su che cosa debba fare un salvatore del mondo” (p. 65). Al culmine della lotta instauratasi nel deserto, la sovrana intelligenza di Satana - che è intelligentia sine charitate - appare con grande éclat. In effetti tra le tentazioni che assediano il cuore umano e che regolarmente si ripresentano lungo tutto il corso della storia -piacere, denaro, potere- l’ultima è la più ardua da respin- Dostoevskij gere. Discendendo nell’abisso, Gesù accetta la tentazione per salvare tutto, compresa la politica, poiché la politica, il potere e il loro rapporto col bene sono l’oggetto primo e realissimo della terza tentazione. Questa è decisiva poiché, se accettata, sovvertirebbe l’intera missione del Cristo. Dopo averlo condotto su un monte altissimo, Satana gli mostra tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli getta davanti la promessa: “Tutte queste cose io ti darò se, prostrandoti, mi adorerai” (Mt 4, 9). E ne ottiene la risposta: “Vattene Satana poiché è scritto: adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto”. La risposta che Cristo diede a Satana rigetta una volta per tutte ciò che potremmo chiamare la tentazione imperialistica o, con maggiore profondità, la tentazione del successo e della potenza attraverso la sconfessione dei valori. Se avesse accolto la proposta di Satana, il Messia si sarebbe autoannientato, avrebbe cioè accettato il successo e la gloria attraverso la negazione del bene, la ricerca del potere, l’adorazione di Satana. Avrebbe distrutto il proprio compito di salvatore, quello di portare Dio agli uomini, e li avrebbe invece lasciati in balia dell’avversario. Avrebbe posto l’adorazione di Satana e di tutto ciò che questi rappresenta al posto dell’adorazione di Dio. Tutto sarebbe stato perduto, ben più gravemente e profondamente che trasformando pietre in pane. Anche la politica sarebbe stata consegnata interamente all’odio, alla violenza, al potere. Resistendo a Satana, Gesù ha salvato la politica e lasciato aperto un cammino affinché possa, sia pure con grave fatica, mantenersi in rotta col suo compito. La buona novella cristiana è collocata originariamente in uno spazio estraneo al potere e alla violenza, di cui invece si nutre il Grande Inquisitore. Con questo personaggio Dostoevskij imprime una particolare curvatura al quadro. ‘Perché sei nuovamente venuto a disturbarci?’ dice a Gesù l’Inquisitore; perché hai resistito a quelle tre ‘proposte’ (tali erano per l’Inquisitore), così sagge e preziose da costituire un miracolo? Il grande miracolo avvenuto nel giorno delle tentazioni consistette nella formulazione di quelle ‘proposte’ tanto essenziali che, se si chiamassero a raccolta tutti i sapienti del mondo, essi a malapena riuscirebbero ad eguagliare la forza intelligente e terribile delle tre ‘proposte’ escogitate da Satana e condivise dall’Inquisitore. In loro è condensata la storia futura dell’umanità. La prima è intesa da Dostoevskij come lo scambio tra pane e libertà. La grande folla dei più è pronta a urlare: ‘Dateci il pane e prendetevi la nostra libertà’, è pronta a rimettere nelle mani dell’Inquisitore e dei suoi le proprie scelte. Occorre trovare qualcuno cui restituire al più presto la propria libertà, il fardello più pesante che Cristo ha donato agli uomini. La terza proposta è quella della possibilità di prendere la spada dei Cesari e costituire l’unione universale degli uomini, guidata da coloro che ne dominano la coscienza e nelle cui mani è il loro pane. In questo specifico senso, certo fondamentale e appariscente, la intende Dostoevskij, cui però sembra sfuggire che il vertice della terza tentazione non sta nel sogno dell’impero o dell’unione universale (magari guidato da Roma, come sembra in I Fratelli Karamazov), ma nel tradimento micidiale di quei valori e dell’uomo stesso senza di cui una politica umanistica non può spiccare il volo. Pur nella sua concisione l’episodio evangelico getta una luce nuova sul significato e le deviazioni della politica. L’adorazione di Satana da parte del primo tra i giusti avrebbe rappresentato assenso a ciò che la politica satanica impersona: il male, l’ingiustizia, la volontà di potenza a tutti i costi, la ribellione a Dio e alla sua legge. Satana pertanto propone, nello stesso momento in cui tenta Cristo, un modo di intendere e di condurre la politica e la convivenza umana: conquistare il potere, costruire un “regno”, raggiungere uno scopo attraverso la sconfessione dei valori e la codificazione al loro posto di un diverso modo di vivere la politica: il modo della violenza e dell’ingiustizia regolate nel loro impiego soltanto da una esigenza di efficacia. In quest’ambito la meditazione cristiana ha riflettuto sulla grande frase di S. Agostino: “Che cosa sono gli imperi senza la giustizia, se non delle grandi rapine?” per ricavarne la salda persuasione che la politica separata dalla giustizia ed in generale dall’etica approda a concezioni radicalmente antiumane. Vita La 22 febbraio 2009 Un racconto non proprio immaginario La voce di Eluana S ento una grande confusione, rumori assordanti che mi torturano il cervello…. Dove sono? Perché non cessa questo clangore?… Un incidente…. Ecco, ho avuto un incidente!…. Speriamo che vengano a salvarmi!… Non sento nessun dolore, forse non mi sono fatta nulla, sono giovane e i giovani reagiscono bene alle avversità! Qualcuno mi solleva, sento movimenti inconsulti che mi strattonano… fermi, state attenti, mi fate male! Non mi ascoltano, cerco di urlare ma non odo la mia voce, oh Dio, cosa sta accadendo? Adesso il dolore mi annienta, mi ottenebra, non capisco più niente…. Devo scappare, devo correre, e scappo e corro veramente, ma mi trovo in un tunnel che pare non abbia fine… dove si trova questo tunnel, non ricordo di averne mai visti nei paraggi…. Qui c’è freddo, tanto freddo, le pareti sono umide, viscide, mi prende la paura, poi, in lontananza mi appare una luce, devo raggiungerla, forse lì ci sarà caldo, forse troverò i miei genitori venuti in mio soccorso, loro mi di Vittoria Villoresi scalderanno, e mi proteggeranno… Il dolore si sta facendo sovrumano, devo riuscire a vincerlo, devo arriave alla luce…. La luce mi acceca, è avvolgente, mi scalda subito, non vedo niente perché sono abbagliata, mi metto in un angolo in attesa, anche i dolori lancinanti sono cessati…. Aspetto un attimo e poi la luce mi rivela un posto bellissimo, non conosco questo posto, ma sento dentro di me una pace e una gioia infinita, vorrei rimanere per sempre qui, anche se mi appare deserto perché non vedo nessuno…. Qualcuno mi sta torturando, vorrei dirle di smetterla, il mio desiderio più grande in questo momento è che nessuno mi deve disturbare perché non vorrei perdere la gioia che mi procura questa luce… Il mio cervello si ottenebra, a ritroso ripercorro il tunnel, oh Dio, cosa sta succedendo? Sono tornata indietro, adesso sono in un lettino tutto bianco, intorno a me cultura n. 7 ci sono persone vestite di verde, hanno dei macchinari intorno, calano nella mia bocca tubicini, torturano le mia vene con aghi e il dolore… il dolore si sta facendo lancinante… Ma perché, perché? Perché mi avete strappato da quel mondo di luce? Vedo la stanza dove dimoro dall’alto, c’è un corpo che giace assente, forse è il mio!…. I dottori dicono che bisogna aspettare il risveglio, ma di quale risveglio parlano? Mi portano in un altro ospedale, il viaggio mi distrugge, sto talmente male che non so più come fare per alleviare i miei dolori, urlo, urlo ma non sento neppure io la mia voce…. Come sono ridotta male…. Poi, forse il forte dolore mi riporta nel tunnel, é buio e freddo e viscido, ma non ho paura perché stavolta so che in fondo troverò la luce…. Ritrovo la pace e la serenità, non sento nessun male e nessun tormento, devo rimanere qui per sempre, questa volta non me ne andrò! E’ bello questo luogo e adesso vedo anche delle om- bre sconosciute ma amiche, poi mi illumino, ho visto la nonna, la mia cara nonnina: - nonna, nonna! – chiamo e lei mi viene incontro e mi abbraccia. “Nonnina voglio rimanere per sempre qui!” grido, stringendomi forte a lei. Mi guarda con sincero rammarico, “non puoi” mi dice ‘tu hai un corpo che ti aspetta e finché è vivo non puoi stare qui!’ Le sue parole producono un effetto immediato e mi ritrovo nel tunnel buio e viscido, faccio la strada all’indietro fino alla linda camera dove rivedo quell’essere immobile disteso che devo essere io. Sono anni che il corpo che faceva parte della mia vita, è bloccato in un fondo di letto e tiene prigioniera la mia anima, ancorata in un mondo che non mi appartiene più. Sento un medico che parla ad altri medici: ‘Non soffre’ dice ‘ma la sua condizione è priva di dignità. Il suo corpo è senza la capacità di provare qualsiasi esperienza, totalmente nelle mani del personale che la assiste. La sua condizione è penosa e tutti hanno perduto la speranza del suo risveglio, troppi anni la tengono costretta in una non vita!” ‘La mia anima, dunque, è prigioniera in un corpo che non è più mio!” mi ripeto con estremo rammarico ‘E’ la volontà di Dio o è la volontà Iquadernidiviadelvento Maschere diverse (e altri scritti) M aschere diverse (e altri scritti) del pittore belga James Ensor (Ostenda, 13 aprile 1860 - 19 novembre 1949). Questo il titolo del volumetto numero 52 (pagg. 36, euro 4), della collana quadrimestrale “iquadernidiviadelvento”, curata da Fabrizio Zollo, dato alle stampe per conto delle Edizioni Via del Vento, piccola ma prestigiosa casa editrice pistoiese che da alcuni anni propone, agli appassionati bibliofili, testi inediti e rari del Novecento. Dell’incompreso pittore di Ostenda, che passerà poi alla Storia dell’arte come uno dei precursori dell’espressionismo, vengono presentati ai lettori alcuni scritti, in gran parte inediti in Italia, tradotti da Francesca Celli. A pagina 2 una foto di James, nel 1888 circa, mentre quattro incisioni ad acquaforte sono sparse qua e là nel libretto, oltre a quella di copertina. Duemila gli esemplari numerati, impressi su carta vergatina avorio, per i tipi della Stamperia Elle Emme di Pieve a Nievole (Pistoia). Figlio di un ingegnere di origine inglese e madre belga, a soli sedici anni, dopo due anni di James Ensor nel 1888 circa liceo, James realizza i suoi primi dipinti e segue i corsi di disegno dell’Accademia di Ostenda. A diciassette anni entra all’Accademia di Bruxelles, ammesso subito al corso di pittura di Natura dal vero. La sua prima esposizione risale al 1881, mentre negli anni successivi aderisce al gruppo artistico di avanguardia “I Venti”. Oltre a rappresentare nelle sue opere motivi fantastici, maschere e scheletri, si cimenta anche nella tecnica dell’incisione ad acquaforte, realizzandone complessivamente più di cento. Nel ’95 i Musei reali di Belle Arti di Bruxelles acquistano un suo quadro e alcune incisioni e nella stessa città tiene la sua prima mostra personale. Nel ’99 espone a Ostenda le sue acqueforti e l’Albertina di Vienna gli acquista un centinaio di incisioni. Nel 1908 viene pubblicata una monografia della sua opera. Nel 1920, a Bruxelles, gli viene dedicata la prima grande retrospettiva e vengono pubblicati i suoi scritti. Ancora, nel ’21 espone ad Anversa e nel ’26 lo troviamo alla Biennale di Venezia. Nel ’31 gli viene dedicato un monumento a Ostenda, nel ’32 espone a Parigi e l’anno successivo, a Bruxelles, viene proclamato “principe dei pittori” e la Francia gli conferisce la Legion d’Onore. Alla sua morte viene sepolto, vicino a Ostenda, con funerali di Stato. “Negli scritti di James Ensor - evidenzia nella postfazione Fabrizio Zollo – si vive, sia a livello sintattico che semantico, con un linguaggio ricco di invenzioni verbali, la stessa spiazzante complessità dei suoi dipinti, spesso soggetti non ad una sola chiave di lettura ma a molteplici piani interpretativi. In pochi pittori é del resto possibile riscontrare una libertà espressiva come in Ensor, libertà che ha condotto questo spirito anarchico e ribelle verso soluzioni formali che per la loro arditezza risultano anticipatrici di movimenti artistici sviluppatisi solo molti decenni dopo”. La collana quadrimestrale di prosa “iquadernidiviadelvento” è in distribuzione presso le migliori librerie e si può ricevere anche in abbonamento annuale mentre, per maggiori informazioni e curiosità sulla casa editrice pistoiese, è attivo il sito internet all’indirizzo www. viadelvento.it. Franco Benesperi degli uomini che pensano che la scienza possa fare a meno di Lui?’ Il mio corpo vive, infatti, perché mi imbottiscono di preparati chimici, un brodo che vuole sostituire il pane e l’acqua ma che non ha nulla a che vedere né con il pane né con l’acqua e che se non ci 3 fossero quelle macchine a cui sono attaccata me ne potrei andare nella Casa del Padre, della quale ho intravisto una luce celestiale… Non abbiate paura, se mi staccherete dalle macchine, non morirò né di fame né di sete, e finalmente potrò andarmene nella luce di Dio. Poeti Contemporanei RITORNANO Si avvicina il giorno che muore ritornano memorie voci d’amici e come allora un chiamarsi e richiamarsi per restare insieme… Quel gran campo ora è giardino ma per noi è ancora “Piazza d’armi” e proprio là vicino a quel bastione fortezza medicea i tigli giganti eran le nostre rispettive porte il pallone un rassodato involucro di stracci tenuti insieme alla meglio La fantasia d’ognuno sognava praterie sterminate e le semplici canne tra le nostre esili gambe eran cavalli bradi rincorrevan all’impazzata sogni senza confini gareggiavamo cò cerchioni arrugginiti di biciclette con noci e noccioli di pesca con figurine… giocavamo quasi con niente. Poi nel tempo d’estate su declivi del Montalbano a cercar nidi a salir sempre più in alto a scoprir qualcosa a dissetarci alle improvvise sorgive a nascondersi qua e là ad ascoltar la natura che profumava di vita. E senza accorgersene fummo maturi adolescenti vestivamo alla “zuava” poi d’improvviso quasi ci vestirono di “grigio verde” tutti travolti dalla guerra beffarda. Fummo nelle trincee negli anfratti tra la melma ed il gelo nelle bianche sconfinate pianure del Don nelle dune infuocate del deserto né mari e sù monti e quando ci ritrovammo si leggeva sù volti la giovinezza rubata dalla tragedia. Ora che il giorno muore ritornano gli amici s’avvicinano uno ad uno li chiamo col soprannome… ritornano nel gran silenzio della sera ritornano per l’ultimo addio ed è abbraccio d’amore… Scende dal cuore una rugiada di lacrime. Giovanni Burchietti 4 attualità ecclesiale Un nuovo protagonismo ecclesiale e politico del laicato di Giuseppe Savagnone I l Mezzogiorno non è un problema, ma una risorsa per il Paese. E le Chiese del Sud possono contribuire in modo decisivo ad attivare questa risorsa. È il messaggio che emerge dal Convegno delle diocesi meridionali, svoltosi a Napoli il 12 e 13 febbraio, per iniziativa del card. Crescenzio Sepe, presidente della Conferenza episcopale campana, insieme agli altri presidenti delle Conferenze episcopali lucana, pugliese, calabra e siciliana. Il Convegno è stato pensato – come ha spiegato il card. Sepe introducendo i lavori – in occasione del ventesimo anniversario del documento della Conferenza episcopale italiana “La Chiesa italiana e il Mezzogiorno”, pubblicato nel 1989. In un momento storico in cui la “questione meridionale” sembra essere scomparsa dall’agenda dei nostri governi e dall’attenzione dell’opinione pubblica, oscurata dall’esplodere della “questione settentrionale”, la Chiesa italiana – attraverso gli episcopati del Sud – sente il bisogno di riaffermarne l’urgenza, purificandone Le tre conversioni prima della Pasqua di Bruno Maggioni “R icordati che sei polvere e in polvere ritornerai” era la formula abitualmente usata nella cerimonia dell’imposizione delle ceneri. Oggi si preferisce una formula meno ruvida: “Convertitevi e credete al Vangelo”. “Sei polvere e in polvere devi tornare” sono le parole che Dio rivolge ad Adamo dopo il peccato (Genesi 3,19). Più che un castigo queste parole dicono che cosa è l’uomo se guarda se stesso senza una Parola che ne sveli il significato nascosto. Se osserva soltanto la propria esistenza, che altro può dire un uomo? È un vivente che, come ogni altro vivente e proprio perché vivente, è destinato a morire. I suoi giorni scorrono più veloci della spola e subito terminano per mancanza n. 7 22 febbraio 2009 IL SUD E LA CHIESA Da problemi a risorsa la formulazione dalle scorie di un meridionalismo assistenzialistico e paternalistico che in passato l’ha solo aggravata. In primo piano, nel Convegno, la lezione della realtà. Innanzitutto una domanda: esiste il Mezzogiorno? Oggi c’è chi lo nega, invocando una pluralità di “Mezzogiorni” difficilmente riconducibili ad unità. Ma proprio questa varietà è una caratteristica propria del Meridione, che non ne elimina i tratti unificanti. Anzi, precisamente questa apertura alla diversità ne costituisce un modello significativo anche per altre aree del Paese. Non solo: oggi si recupera anche il senso della specificità che lo sviluppo dovrebbe avere nel Mezzogiorno, in rapporto a un patrimonio di tradizioni e di valori che lo rendono irriducibile a un modello univoco importato dall’esterno e ne escludono una interpretazione angustamente economicista. Anche sotto questo profilo la riflessione sul Mezzogiorno può dire qualcosa di significa- tivo per il resto d’Italia e trasformare quest’area, da “problema”, in fecondo laboratorio di nuovi modelli, da fardello opprimente in risorsa per tutti. Non si tratta di chiudere gli occhi sui problemi più concreti. Nessun vago idealismo, nei lavori del Convegno, nessun moralismo: in primo piano, i fatti. E i fatti, come è stato detto chiaramente dalle relazioni di Piero Barucci e di Sandro Pajno, parlano di una consistente disparità di trattamento, in termini finanziari, fra Nord e Sud, a danno del secondo, nonché di una tendenza a intendere il federalismo in una prospettiva che mortifica la solidarietà e la stessa unità del Paese. Ma evidenziano anche l’urgente necessità che il Mezzogiorno, da parte sua, si congedi definitivamente dalla logica perversa della ricchezza senza la produttività, del “posto” senza il lavoro, della politica senza la prospettiva del bene comune. Si esige un profondo rinnovamento della classe dirigente, specialmente di quella politica e, più a monte, della società civile di cui esse sono espressione. È qui che il ruolo della Chiesa può risultare determinante a patto che essa riesca a ritrovare la carica profetica che le è propria, uscendo dal recinto del tempio e valorizzando l’impegno dei laici nell’esercizio di una cittadinanza consapevole e responsabile. Per questo è necessaria, come è emerso nella relazione di Carlo Greco, una profonda trasformazione della pastorale. Di essa si è molto parlato, in questi vent’anni, anche sull’onda del documento della Cei del 1989. Si sono celebrati convegni, si sono pubblicati documenti, si sono fatti appelli. Si sono dette an- LE CENERI Liberi dall’arroganza di filo, dice Giobbe. Ricordare che siamo polvere è già una prima conversione, capace di liberarci dalle molte arroganze che riempiono la vita, illudendoci di dare un senso a noi stessi senza Dio. “Il ricco, quando muore, con sé non porta nulla”, dice l’antica saggezza. E ancora: “Non irritarti per chi ha successo, non irritarti; ancora un poco e scompare, cerca il suo posto e più non lo trova” (Salmo 37). Lo sguardo disincantato di chi ricorda la propria caducità, libera dall’arroganza, dalle illusioni, dalle invidie e, persino, dalla paura dei potenti, come il profeta Isaia che ha trovato la libertà di sbeffeggiare la ridicola prepotenza del re di Tiro di salire in cielo, sopra le stelle, per erigervi il suo trono: “Invece sei caduto dal cielo, sotto di te si stendono le larve, i vermi sono la tua coperta” (14,11-12). È vero: l’uomo è polvere e le sue arroganze sono così ridicole! Ma se la liturgia invita l’uomo a ricordarsene, è per aprire lo spazio all’ascolto della Parola di Dio che gli indica un ben altro destino. Solo se si prende coscienza della propria caducità, lo sguardo si fa pulito in modo d’essere capace di scorgere la potenza salvifica dell’amore di Dio. “Che cosa è l’uomo?”, si chiede il salmista (Salmo 8). Intelligentemente non pone la domanda a se stesso, né agli altri uomini, ma a Dio. Per conoscersi guarda in alto. Chiedesse soltanto a se stesso la propria identità, concluderebbe semplicemente di essere polvere. Guardando invece verso Dio si accorge di una verità che lo riempie di stupore: “Quando contemplo i cieli, opera delle tue dita, che cosa è l’uomo, perché ti ricordi di lui, un figlio d’uomo perché te ne prendi cura?”. Se lo confronti con l’immensità del firmamento – noi potremmo dire se lo misuri con il tempo, la morte, con il susseguirsi delle generazioni, con il numero sterminato degli uomini che nascono, vivono un’esistenza che pare insignificante, che muoiono – viene spontaneo pensare “che cosa conta un uomo?”. Eppure Dio si ricorda di lui. L’uomo è sospeso alla memoria di Dio – una memoria che non dimentica! – e qui trova la sua grandezza nonostante la piccolezza, qui trova la consistenza e la durata nonostante la sua precarietà. Cambiare la direzione dello sguardo è la seconda conversione. Una considerazione analoga si legge anche nel profeta Isaia (40,6): “Ogni carne è come l’erba e ogni sua gloria è come un fiore del campo... L’erba secca, il fiore appassisce, ma la Parola del nostro Dio dura per sempre”. C’è dunque un modo per sfuggire alla precarietà: poggiare la propria esistenza sulla Parola di Dio, affidandosi alla sua fedeltà. L’uomo che confida in se stesso è polvere, ma non l’uomo che confida in Dio. Il prologo del Vita La che cose molto profonde e molto coraggiose. Spesso queste elaborazioni sono rimaste sul “piano nobile” frequentato da una èlite di preti e laici “impegnati”, senza mai arrivare a incidere in modo significativo su quel “pianterreno” che nella Chiesa è costituito dalla grande maggioranza del popolo di Dio. Per risolvere i suoi problemi il Meridione ha bisogno di una comunità cristiana che sia capace di operare non solo al primo livello, ma anche al secondo, incidendo sulla realtà. Ma ciò richiede iniziative concrete, che scendano sul terreno della pratica pastorale ordinaria, e soprattutto un impegno di formazione permanente, che dia un volto nuovo alle nostre parrocchie. Un segno di speranza che il rinnovamento sia possibile è il “progetto Policoro”, che coniuga efficacemente una sana laicità, una costruttiva proiezione nel futuro e una forte solidarietà tra tutte le Chiese, incluse quelle del Nord. In questa rinnovata strategia si inserisce la prospettiva, indicata da mons. Agostino Superbo, di un Meridione dove finalmente la politica non sia più dominata dal clientelismo ma dalla logica del bene comune. In questa battaglia, i cristiani del Sud, come ha detto lo stesso card. Angelo Bagnasco, non sono sole: le Chiese d’Italia sanno che non cresceranno se non insieme. vangelo di Giovanni va oltre le parole del profeta: “E la Parola si è fatta carne” (1,14). Non soltanto la Parola salva la nostra caducità, ma è entrata nel mondo della nostra precarietà, in tal modo condividendola e salvandola. Fatto uomo, il Figlio di Dio ha condiviso la morte dell’uomo, mostrando che non è più un cammino verso la polvere, ma verso la risurrezione. Lasciare che la pasqua del Signore imprima senso e direzione alla nostra esistenza è la terza conversione, verso la quale tutta la quaresima è orientata. Ma non senza un’ultima precisazione: con la sua vita e la sua morte il Figlio di Dio ha mostrato con chiarezza che non ogni modo di vivere vince la precarietà, ma soltanto una vita orientata al dono di sé. È l’amore che vince la morte. È il Crocifisso che è risorto. Vita La 22 febbraio 2009 attualità ecclesiale n. 7 CHIESA E CRISI ECONOMICA Un duplice segnale Cei e diocesi a sostegno delle famiglie in difficoltà di Stefano Fontana I l là era stato dato dal Consiglio permanente dei vescovi italiani, che il 3 febbraio comunicava di voler promuovere un’iniziativa nazionale a sostegno delle famiglie che, oggi sulla soglia dell’assistenza, rischiano di accrescere il numero degli indigenti. Da allora nelle diocesi è tutto un susseguirsi di iniziative per la solidarietà con le famiglie in difficoltà nella crisi economica. Si tratta di solidarietà. L’enciclica Deus caritas est di Benedetto XVI spiega che la carità non nega la giustizia e nemmeno le si aggiunge semplicemente. La carità “purifica” la giustizia. Questo significa almeno due cose. La prima è che di carità ce ne sarà sempre bisogno e anche in un’ipotetica società perfettamente funzionante gli uomini avranno sempre bisogno di essere solidali tra loro. La seconda è che la carità aiuta la giustizia ad essere veramente tale. La giustizia significa dare a ciascuno il suo, ma siamo sicuri che senza la carità sia veramente possibile vedere bene in cosa consista questo “suo” che dovrebbe essere dato a ciascuno? Don Mazzolari diceva che “per vedere i poveri bisogna volerli vedere”, cioè bisogna amarli. La carità apre gli occhi, aguzza l’ingegno nel trovare le soluzioni, anche quelle politiche. Senza la carità, la giustizia è sempre esposta al pericolo di essere una “fredda giustizia”. Gli interventi che le diocesi stanno mettendo in atto in aiuto delle famiglie strette dalla morsa della crisi appartengono a questa carità, che esprime la natura stessa della Chiesa. Una carità disinteressata, fatta anche con le risorse dell’otto per mille, ma non solo. Carità che la Chiesa attua in proprio, tramite le proprie organizzazioni come la Caritas, ma che più spesso realizza in collaborazione con altri soggetti: comuni, fondazioni bancarie, associazioni, diventando così soggetto di reti collaborative e solidali. In questo modo le iniziative a sostengo delle famiglie diventano occasioni di crescita civile, di assunzione di responsabilità dal basso, di educazione alla sussidiarietà. Hanno insomma un significato educativo, mobilitano le persone, le associazioni e le istituzioni intermedie a darsi da fare, prima e a latere rispetto agli interventi dello Stato, per affrontare i problemi della povertà. Oltre a produrre risultati concreti, esse generano anche socialità e spirito civico. La Chiesa italiana intende ancora essere una “Chiesa di popolo”. Per questo cerca d’incontrare i bisogni della popolazione, da qualsiasi parte provengano. Si tratta infatti di interventi non rivolti alle famiglie cattoliche, ma alle famiglie bisognose. Solo in questo modo la Chiesa può avere un’autorevolezza tale da parlare ed essere ascoltata anche su altre situazioni – si pensi ai temi della vita e della famiglia – senza essere considerata un corpo estraneo rispetto al Paese, oppure venire accusata di moralismo. La politica non può non apprezzare questo sforzo a sostegno di chi è in difficoltà in questi momenti difficili e, nello stesso tempo, non può dare credito alla Chiesa solo come agenzia assistenziale ma come soggetto pienamente inserito nella vita nazionale, dal punto di vista religioso, etico e solidale. I vescovi italiani sono convinti della validità di questo sforzo, tanto è vero che nella riunione del Consiglio permanente di marzo lo preciseranno meglio nelle sue motivazioni e metodologie. Sono però anche consapevoli che si tratta di una goccia nell’oceano. Non può esser questo a sostituire le vere politiche per la famiglia e, soprattutto per la famiglia in difficoltà economica. Questi interventi a favore delle famiglie in difficoltà si collegano, quindi, con le iniziative della Chiesa e del mondo cattolico per avere nuove politiche familiari nel nostro Paese. Dopo il Family day, il Forum delle associazioni familiari ha presentato una petizione per un “fisco a misura di famiglia” corredata da migliaia di firme. Dal mondo cattolico – in particolare dal quotidiano “Avvenire” – sono arrivate molte critiche al progetto governativo del “bonus famiglie” inserito nel decreto anticrisi, in quanto risponderebbe ancora ad una logica individuale più che familiare e penalizzerebbe la famiglia costituita da una coppia sposata con figli. La Chiesa insiste molto sul “quoziente familiare” e non manca di ricordare che questo obiettivo era presente nel programma di questo governo, anche se poi il ministro Sacconi lo ha posto come obiettivo di legislatura data la scarsità delle risorse a disposizione. Insomma, sulla famiglia la Chiesa non molla. Questi interventi di solidarietà intendono dire che la famiglia sta a cuore sempre alla Chiesa, che essa fa quanto può fare, ma che questo non basta. Servono interventi molto più ampi e coordinati da parte di politiche adeguate. La carità suscita la giustizia, che è l’obiettivo proprio della politica. 5 La Parola e le parole VII domenica Tempo ordinario - anno B Is 43,18-25; Sal 40; 2Cor 1,18-22; Mc 2,1-12 “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada” Il libro del secondo Isaia (Is 40-55), profeta che svolge la sua attività e scrive nel tempo in cui si sta concludendo la drammatica esperienza dell’esilio, è un testo di speranza. Il brano che oggi leggiamo inizia con l’invito ‘Non ricordate più le cose passate’: fondamentale nell’esperienza d’Israele è innanzitutto il ricordare. Vanno ricordati i segni dell’agire di Dio in mezzo al suo popolo, si deve fare memoria delle parole del Signore. Qui invece il profeta invita a non ricordare più: si tratta di un invito a non porsi nella condizione di non sapere guardare il presente, di rimanere insensibili alla novità che si sta attuando. Il ricordo di cose passate è significativo solamente nella misura in cui genera nuova attenzione al presente e una rinnovato affidamento in Dio. Ma non ha senso se rimane fissazione su fatti ormai accaduti e lontani, o pretesa di sicurezza e privilegio. La ‘cosa nuova’ che il Signore sta facendo e che deve attirare attenzione e ricordo è l’apertura di una strada nel deserto. L’immagine rinvia al cammino dell’esodo: il ritorno dall’esilio viene qui interpretato dal profeta come un rinnovarsi dell’esperienza dell’esodo. Come allora il cammino nel deserto fu scoperta della presenza vicina di Dio e approfondimento della fiducia in Lui, così oggi si rinnova il dono di una comunicazione che rievoca il momento della creazione:’il popolo che io ho plasmato per me’ è chiamato così a ritornare al Signore a celebrare le lodi. Ma il dialogo tra Dio e il popolo viene a questo punto presentato come un ‘dibattimento’ e una contesa. Dio rinfaccia ad Israele il suo comportamento di infedeltà all’alleanza. C’è nel testo il ripetersi del vocabolario della stanchezza, perchè se il popolo ha manifestato l’abbandono del riferimento a Dio, d’altra parte anche Dio rivolge la sua accusa e presenta il suo sdegno: egli non ha mai stancato il popolo con richieste inutili e ora dice ‘mi hai stancato con le tue iniquità’. Compare anche l’espressione ‘tu mi stai asservendo con i tuoi peccati’: è una dura requisitoria contro coloro che si pongono in una tale indipendenza da Dio al punto da renderlo servo delle proprie visioni. Invece di servire Dio, orizzonte di tutto il cammino dell’Esodo, il popolo ha fatto di Dio il suo servo. Si rinnova qui la critica profetica al culto separato dalla vita. Ma su tutto questo prevale la grandezza di Dio di perdonare i peccati, di cancellare e di ‘non ricordare’ nemmeno l’infedeltà. La novità appare come il dono di salvezza offerto gratuitamente da Dio, una strada nuova nel deserto, anche se il suo popolo si trova in una condizione senza uscita. E’ un segno della gratuità dell’azione di Dio, e della sua apertura universale. “Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: figlio, ti sono perdonati i tuoi peccati” I capitoli 2 e 3 del vangelo di Marco presentano una serie di dibattiti tra Gesù e i rappresentanti religiosi e politici. Scribi e farisei, figure religiose, e gli erodiani, un partito politico, si scontrano con Gesù su diverse questioni: sul potere di rimettere i peccati, sull’accoglienza e solidarietà con i peccatori, sulla questione del digiuno, sul sabato, e sulla possibilità di gesti di guarigione nel giorno del sabato. Dopo questi contrasti già è presentato il primo rifiuto e l’idea di far morire Gesù. Marco ha presente l’orizzonte della croce come asse centrale di tutto il vangelo. A Cafarnao Gesù è presentato nel suo insegnare e nel suo agire: ‘annunciava la parola’ e lo faceva in modo di ‘conversare’ e di ‘parlare’ con le persone che si radunavano attorno a lui - come dice il verbo usato da Marco -. Al centro di tutto il brano sta la parola di Gesù che porta il perdono. In questo contesto ‘si recarono a lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone’. Il gesto presentato rinvia ad una concretezza e ad una capacità di trovare soluzioni di fronte a problemi contingenti. Il paralitico nel suo pagliericcio è calato dai quattro che - dice il testo - ‘scoperchiarono il tetto’, fatto di travetti e cannicciato ricoperto di fango, abbastanza facile quindi da rimuovere. La narrazione si concentra poi sulle parole di Gesù: ‘vista la loro fede disse ti sono perdonati i tuoi peccati’. E’ offerta del perdono, pretesa di colui che solo può conoscere il cuore umano, donato per la fede di chi ha sollevato. Non c’è solamente la fede che Gesù altrove richiede o ammira in chi si accosta a lui: qui c’è la fiducia di altri, di chi solleva e cerca di superare ogni ostacolo solo per far giungere il paralitico ad accostarsi a Gesù. Il perdono è azione di Dio solo, come ricordano i testi del Primo Testamento e la reazione degli scribi. Gesù qui va alla radice del male, la sua parola e la sua autorità possono guarire e salvare. Gesù guarisce perché sa che la malattia è qualcosa che deve essee combattuta e vinta, ma non è sufficiente perché la persona nella sua totalità è chiamata ad essere sanata. La guarigione è un segno della parola di Gesù capace di perdonare, di sanare. E quest’opera può essere solo di Dio che toglie l’uomo dalla sfera del peccato. ‘Alzati, prendi la barella e va a casa tua’: il perdono è dono della potenza di Dio che compie una risurrezione, suscita un alzarsi che rende possibile camminare in una vita nuova. Marco descrive Gesù con un titolo particolare: ‘Figlio dell’uomo’. E’ un’espressione che riguarda la sua identità, dice la condivisione della vita umana, fa riferimento al servo che affronta la sofferenza ed è rinvio alla figura del messia in rapporto agli ultimi tempi. Marco presenta Gesù come ‘figlio dell’uomo’ che porta un perdono senza limiti. Alessandro Cortesi op 6 n. 7 A ttraverso un lavoro di ricerca svolto agli inizi degli anni ottanta, poco prima di assumere la carica di presidente provinciale, ho raccolto testimonianze e documenti sulle Acli di Pistoia del primo quarantennio. Ero spinto dall’intenzione di dare una risposta al perché della crisi della politica che si andava delineando, e di individuare idee e indicazioni utili, nelle origini del movimento che affondano le proprie radici nell’immediato dopoguerra. Ho pensato inoltre che avrei potuto comporre un profilo far storico del movimento, incrociando questo materiale con i miei trent’anni di militanza nelle Acli. Un obiettivo reso molto difficile dalla parzialità del materiale in mio possesso, e dal non poter accedere al deposito storico delle Acli, che, o non è catalogato, o, come a Pistoia, è andato disperso. In un comunità nazionale più confusa che desacralizzata, contraddistinta da una società civile votata al nihilismo, e da un apparato politico ottuso e conflittuale, che senso ha ricordare e indagare gli ideali e i comportamenti di un importante movimento di cattolici nell’arco di tempo che va dalle origini agli anni ottanta? Non è facile da parte mia, dare una risposta. Cioè, districarmi fra ricordi, idee, emozioni, incontri, marce, studi, ricerche, corsi, manifestazioni. Immagini e pensieri, si affollano, si sovrappongono, si confondono dentro la mente. Al termine di un faticoso tentativo di analisi, è affiorata l’idea che i contenuti e i valori delle Acli di quel tempo, non sono affatto obsoleti, anche se risultano difficilmente proponibili nel clima di sbornia mediatica nel quale ci troviamo a vivere. Dentro i valori che hanno improntato le origini delle Acli, e nel processo attraverso del quale si è definito il loro ruolo, c’erano inoltre le premesse L’uso strumentale del caso Eluana N el numero di questa settimana di Famiglia cristiana leggo su “Primo piano” (l’editoriale del settimanale) un giusto richiamo a non considerare la dottrina sociale della chiesa come una specie di supermercato dalla quale si può attingere quel che più fa comodo. Non voglio volutamente riparlare del tristissimo caso riguardante Eluana perché devo dire di essermi sentito a disagio di fronte a tanto schiamazzo privo di vera pietà. D’altronde non posso fare a meno di non osservare alcune furberie che ben riporta questa settimana Famiglia Cristiana, e che non solo condivido ma ritengo essere palesi. Si nota infatti una profonda incoerenza di chi firma un decreto sicurezza con una netta piega razzista predicando una sorta di “odio salutare nei confronti dei diversi” (per noi i poveri) e buttarsi a capo fitto nella difesa della vita, scatenando una delirante baruffa parlamentare. Il leghista Coda ha sbandierato per un giorno intero “nessuno oggi deve morire di fame o di sete”, e allo stesso tempo è primo fautore della 22 febbraio 2009 Vita La Un’interessante ricerca Un frammento di storia locale per un ruolo unitario e determinante della società civile. Le Acli infatti, si caratterizzarono fin dall’inizio come un’esperienza non confessionale, seppur orientata dai valori del Vangelo e improntata dai contenuti della dottrina sociale della Chiesa. Assumendo una posizione lontana anni luce, dall’abitudine di utilizzare questi valori e contenuti, per rafforzare, ma non per fondare, le proprie posizioni politiche. Avverto inoltre che quello che pensavamo e per cui combattevamo, conserva, a distanza di tempo, un odore di freschezza e direi quasi di attualità. È opinione comune, che nel periodo che va dagli dal dopoguerra agli anni ottanta del secolo scorso, la società italiana ed europea abbiano vissuto una trasformazione profonda, attraverso un cammino turbolento, lungo il quale si sono scontrate idee di convivenza civile e politica estremamente conflittuali fra loro, ma capaci di dare impulso alla crescita economica e sociale. Con la caduta del muro di Berlino, i cambiamenti sociali e politici hanno avuto un’accelerazione vorticosa. In breve tempo, il socialismo storico e ideologico è stato sradicato, le idee e i progetti di un umanesimo cristiano sociale, si sono spenti per incuria e abbandono, ma le idee liberali, morte come ideologia, sono risorte come mercato. Sembra che, scossa da questa tempesta, la società italiana abbia iniziato una lunga regressione, dentro la quale non c’è il ricordo e la valorizzazione del passato, ma la sua proiezione nel presente attraverso una visione distorta e aggiustata, dove i contenuti e i valori, sono affermati con il solo scopo di mascherare manovre di navigazione Il ruolo politico delle Acli e dell’associazionismo, negli anni 45-85 (contenuti e valori) di Orazio Tognozzi a vista, indirizzate alla salvaguardia di interessi particolari. Con il risultato che l’economia del nostro paese perde continuamente quote di mercato, la società affonda, le persone sono sfiduciate. Nella mia trentennale esperienza dentro le Acli, ho recepito e praticato una caratteristica di questo movimento, che forse può essere utile, per riflettere sopra i problemi dell’oggi: la sua linea politica fondata sull’autonomia, sul primato del sociale, sulla politica come servizio, sulla fede, come sostegno e criterio di giudizio nei confronti dell’azione. Principi fondanti che hanno con- tinuato a caratterizzare l’operato delle Acli, anche nel momento di Vallombrosa settanta, (ipotesi socialista), e ugualmente dopo la ferita della scissione. Al contrario, i laici e gli ecclesiastici che hanno promosso questa operazione, hanno rivendicato il collateralismo con la Dc, in un momento nel quale la società civile reclamava autonomia e partecipazione (metà anni settanta). Di conseguenza, la loro opera ha ottenuto il risultato di ridimensionare il movimento, e di orientare la maggioranza dei sacerdoti su posizioni anti Acli. Tutti costoro, si ergevano a paladini della tradizione, ma tradivano lo spirito Lettere in Redazione legge che dovrebbe costringere i medici a denunciare i sofferenti irregolari… Dove sta la misura? Dove stiamo andando? Credo che dobbiamo tenere ben presente quanto sia chiara la dottrina sociale della Chiesa, e l’obbligo di noi cattolici, se così ci vogliamo definire di seguirne o quantomeno sforzarci di farlo. Dobbiamo serenamente stare attenti anche a non farci strumentalizzare da nessuno. Vorrei ricordare infine come molto velocemente sia stata fatta la legge sul “lodo alfano” e come invece si sia strumentalmente fatta attendere una legge importantissima (che non c’è) sul testamento biologico e che senza dubbio è importantissimo colmare il vuoto. Massimo Alby Una riflessione attuale C onsiglierei di leggere attentamente il “Dossier 2008 sulle povertà” fatto dalla Caritas diocesana. Documento scaturito da un’attenta osservazione e da una scrupolosa azione direttamente impegnata nel tessuto della società (in questo caso la nostra provincia). Non si può davvero che essere grati a tutte quelle splendide persone che ogni giorno animano la Caritas. Sento il bisogno di porre una riflessione proprio a seguire di queste primarie un po’ al vetriolo del Pd pistoiese; inutile non soffermarsi su un’inevitabile amalgama non coeso di codesto partito che aldilà della buon’abitudine delle primarie si presenta come la somma algebrica perfetta delle due nomenclature dei diversi partiti di origine (Partito democratico di sinistra e margherita), come non sfugge un certo malessere nelle fila ex Pds altrimenti non si spiegherebbe una doppia candidatura (Daniela Gai, Cecilia Turco) e le varie polemiche spesso uguali a quelle nazionali. È evidente che l’assenza di un ricambio generazionale, c’è bisogno di idee giovani nuove, soprattutto in campo economico, (revisione del welfare superamento di una visione sociale basata solo sul far quadrare i conti); c’è bisogno di una classe politica che non si faccia prendere la giacchetta dai soliti furbacchioni ricchi; e aggiungo le 5 proposte che caratterizzano l’appello alle istituzioni locali fatto (cito pag.105106) del Dossier caritas: 1) Un maggiore impiego di operatorie assistenti sociali troppo isolati; 2) Più integrazione tra pubblico e privato nella fase di analisi dei bisogni, soprattutto più integrazione tra i settori (Comuni, provincia, azienda sanitaria) cito quanto scritto, che questi enti delle nostre istituzioni lavorino insieme e non solo nel proprio orticello. 3) un impegno economico nuovo e reale che superi le vecchie logiche del non si può fare proviamo a imporci di dire l’opposto “si può fare perché così fa bene a tutti”. 4e 5) meno burocrazia e trasparenza e più innovazione guardare i modelli che funzionano. Rinnovo la stima nel lavoro prezioso che tutta la redazione del giornale de La Vita ogni giorno offre ai suoi lettori. Massimo Alby Spensieriamoci nel Carnevale C aro direttore, spensieriamoci nel Carnevale 2009. È e la lettera dello statuto delle Acli, acceleravano la crisi di tutto movimento dei circoli, separandolo da quello delle autonomie, e depotenziando anche quest’ultimo. Infine, contribuivano a posizionare la Dc nella retroguardia della politica… Bingo! Vi sono coloro che, legittimamente ma non avvedutamente, sostengono il contrario. Io posso soltanto testimoniare che la maggioranza dei dirigenti e dei militanti delle Acli, sostenevano la linea dell’autonomia nei confronti dei partiti, e dell’azione politica e sociale condotta insieme alla gente e per la gente. In quel di Pistoia, amo ricordare come esempio il caro e indimenticabile Fabio Giaconi, ma anche Tebro Sottili e Piero Bargellini. A Roma, mi basti ricordare i contributi di Giovanni Penazzato, Giorgio Pazzini, Michele Giacomantonio, Emilio Gabaglio, Domenico Rosati, e tanti altri, compreso lo stesso Livio Labor. Attraverso un percorso caratterizzato dalla fedeltà al Vangelo, alla Chiesa ed ai lavoratori, le Acli hanno assunto la fisionomia di associazione che svolge un ruolo di controllo, indirizzo, animazione, e arricchimento di contenuti, nei confronti delle istituzioni della politica. Dai partiti, alle articolazioni dello stato. Nemmeno nel momento della loro massima consistenza organizzativa, sociale e politica, hanno pensato di poter svolgere, da sole, questo compito. C’è qualcuno, in proposito, che dichiari che non c’è bisogno dell’assunzione di questo ruolo, da parte della società civile? O qualcun altro, che affermi che esiste in questo momento, qualcuno, o qualcosa, capace di adempierlo con efficacia? Urgono risposte. tempo di “vino, donne e canto”. Coriandoli, carri allegorici, moltitudine di maschere. Quale Carnevale ci potrebbe allestire Dioniso con un’accentrata programmazione dei mass media, sollecitando connessioni e interattività internet? Il Carnevale ha origine come cerimonia pagana. L’attuale calendario dispone il periodo di carnovaleggiare. Poi la Quaresima che propone restrizioni più severe dei piaceri e dei vizi. Nei giorni di Carnevale 2009 le cronache tracciano frammenti su come sarà, prossimamente, il percorso di fine-vita. Siamo tutti a chiederci se fare o no testamento biologico. Sembra un… blog di Apollo, per contrastare il gran veglione di Dioniso! Dicevamo… spensieriamoci nel Carnevale 2009. Anzi, con il filosofo che lasciò anche ricordo di “un canto sommesso… suonando lungamente a memoria Wagner”, ripetiamo: “Dieci volte devi ridere al giorno ed essere allegro: altrimenti di notte ti dà fastidio lo stomaco, questo padre della malinconia”. Proviamo a ridere subito, almeno una volta, visto che “per Carnevale ogni scherzo vale”! Come? Tirando giù dallo scaffale –a caso- un libro e cogliendo, a vista rapida e unica, un breve capoverso da riprodurre: “Un altro errore, dovuto alla confusione dei concetti di essere umano e di individuo è l’uguaglianza democratica. Questo dogma si spezza oggi sotto i colpi dell’esperienza dei popoli ed è quindi inutile dimostrarne la falsità, ma ci si deve meravigliare del suo lungo successo”. B.P. Barni Pistoia Sette N. 7 22 FEBBRAIO 2009 CENTRO FAMIGLIA S. ANNA L’emergenza educativa e la figura paterna I l Centro Studi e Documentazione sulla Famiglia propone alcuni spunti di riflessione su un problema di sempre più rilevante importanza sociale ed etica. Sempre più frequenti e drammatici fatti di cronaca causati da abuso di alcol, spaccio e consumo di droga cui conseguono furti, stupri e omicidi, vedono come protagonisti ragazzi giovanissimi, spesso ancora minorenni e ciò ha fatto rilevare da più parti che siamo ormai in presenza di una vera e propria emergenza educativa. In tanti giovani, infatti, il desiderio di evasione, lo smarrimento morale dovuto alla relativizzazione, quando non all’assenza di valori, sono venuti crescendo, certo non arginati in molti casi dalle precarie condizioni socio-affettive in cui si trovano, vivendo situazioni familiari di disagio dovute spesso all’assenza di un genitore, in ge- I nere il padre. Certo, specialmente quando la famiglia è divisa, la trasmissione di certi principi, delle linee guida per un comportamento, non solo formalmente corretto, l’insegnamento dei valori-base dell’esistenza, se affidati solo alla madre, per quanti sforzi ella possa o voglia fare, diventano più difficili e faticosi e l’educazione talvolta si risolve nella “trasmissione di informazioni e specifiche abilità” senza arrivare ad essere lievito indispensabile per la formazione della persona. Eppure, come ha dichiarato Anna Oliviero Ferrari nel saggio: “Dai figli non si divorzia” (Ed. Mondadori), sono loro, i figli, che, prima spettatori muti e straniti da una situazione in cui vengono in molti casi manipolati psicologicamente, si trovano poi a subire l’assenza del padre che, col passare del tempo, finisce per essere sempre meno coinvolto nelle scelte quotidiane della loro vita, fino ad arrivare al totale disinteresse e, in certi casi, a delegare al nuovo convivente della moglie, se c’è, l’educazione dei figli, limitandosi - ed anche questo non sempre - ad assolvere i suoi “obblighi” di mantenimento della prole. Ma, come ha voluto sottolineare e stigmatizzare una recente sentenza che ha condannato un genitore per violazione dell’art. 550 del Codice Penale, gli adempimenti economici non bastano, perché i figli hanno anche – e soprattutto – bisogno di amore. Infatti, se fin da bambini avvertono l’assenza di dialogo, la mancanza della autorevolezza paterna, del suo ruolo di guida, di appoggio, di conforto, crescendo, resi fragili e disorientati dalle carenze affettive e da validi punti di riferimento, finiscono per cercare e trovare altrove nuovi “modelli” non positivi ed adeguarsi acriticamente ad essi, giungendo ad una “deriva etica” che, nei casi più gravi, è di difficile recupero. Pertanto la marginalizzazione della figura paterna è un grave danno non solo per i figli, ma anche per l’intera società e quindi diviene sempre più urgente che l’uomo comprenda il ruolo straordinariamente prezioso e gratificante dell’essere padre. Daniela Gori La consulenza familiare l servizio di consulenza familiare del Centro S. Anna ha promosso un programma di incontri utili alla comunità per fronteggiare le problematiche che attualmente “affliggono” la famiglia. Questo servizio è presente al Centro Famiglia S. Anna da 20 anni; è un servizio a disposizione della famiglia, come spiega la responsabile Bianca Maria Bencini, e quindi per tutti i suoi membri: dal bambino, all’anziano, alla coppia. Si avvale di specialisti con tagli diversi di professionalità: dal consulente familiare che è la prima persona che accoglie il caso alle varie figure specifiche per quella situazione: per esempio la consulenza mette a disposizione gratuitamente il ginecologo, lo psicologo, lo psicoterapeuta di coppia, Una serie di incontri organizzati dal Centro l’avvocato, il mediatore familiare e il consulente etico. Le domande di aiuto possono essere le più svariate: da problemi legali a problemi medici, a problemi di relazione all’interno della coppia, a problemi di difficoltà nella gestione dei figli in caso di separazione dei coniugi. Per una conoscenza più specifica del servizio sono stati programmati alcuni incontri che termineranno nel mese di marzo. Il 10 febbraio si è tenuto un incontro che ha illustrato, a grandi linee, cosa è la consulenza familiare. Il programma prosegue nel mese di marzo: il 10 marzo alle 16 si terrà un incontro di approfondimento su cosa è la “Mediazione familiare”. A condurre l’appuntamento saranno la dottoressa Silvana Guiducci, mediatrice familiare e psicologa, e Massimiliano Vignoli, mediatore familiare ed educatore. Il 21 aprile alle 21, presso la saletta convegni del Centro, sarà trattato il seguente tema: “Parliamo di nullità matrimoniale”; sarà presente il dottor Sergio Teglia, psicologo, e Roberto Culivicchi, avvocato rotale. La segreteria del Centro Famiglia S. Anna è aperta tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12, dalle 15 alle 18. Attraverso la segreteria si può contattare il servizio di consulenza familiare (tel. 0573.368780). Daniela Raspollini RETROUVAILLE Testimonianze Annamaria e Luca 3 figli: la mancanza di dialogo ha distrutto la loro relazione. Ricostruire il matrimonio è “missione possibile” 5 anni di fidanzamento, 16 di matrimonio e tre figli, elementi che ci inducono a pensare a un sereno menage matrimoniale. Ma non è così. Le piccole ferite del quotidiano li trascina in litigi che sboccano inesorabilmente alla rottura che si concretizza con la separazione per ben quattro lunghi mesi. Poi arriva la decisione di partecipare a Retrouvaille. Luca: Dopo sposati mi sembrava di vivere in paradiso: eravamo pieni d’amore e di gioia, e abbiamo lasciato libertà al Signore di mandarci il nostro primo figlio che è nato dopo un anno e io ero felice di essere diventato padre. Dopo la nascita di Francesco hanno iniziato a manifestarsi le prime incomprensioni. Siccome è nato col parto cesareo i medici ci hanno consigliato di non avere figli per due anni. Con l’arrivo degli altri due figli Davide e Letizia sono nate delle incomprensioni, che ci hanno portati a vivere due vite divergenti senza più un vero dialogo. Piano piano siamo giunti ad essere scapoli sposati, si parlava il meno possibile per non litigare e ognuno frequentava persone diverse nel tempo libero. Anche durante le ferie litigavamo e nel 2004 Anna mi ha detto che non mi amava più. Mi sentivo distrutto deluso triste e amareggiato. Un sabato sera verso la fine del gennaio 2005 abbiamo litigato e io sono uscito di casa, e sono andato a vivere a casa di mia madre. Ero avvilito e pieno di rancore, mi sembrava d’aver perso vent’anni della mia vita. Annamaria: Negli anni d’infanzia dei nostri figli, sentivo molto la mancanza di dialogo con mio marito, che aveva problemi molto diversi dai miei, lo sentivo sempre più lontano da me, poco interessato a me se non fisicamente, e spesso infastidito dalla presenza dei bambini con i quali giocava sempre meno; ma non sapevo bene come fare ed i consigli che ricevevo dai padri spirituali erano più utili alla mia anima che al nostro rapporto. Ci dividevano modi differenti di vivere la sessualità, la fede e l’essere genitori; e quando entravamo in conflitto su uno di questi temi, ci facevamo del male, lanciando accuse e rimproveri uno addosso all’altro e nessuno chiedeva mai perdono. Cercavo spesso di evitare i conflitti, per non turbare la pace familiare. Mi sentivo non ascoltata e non amata e peggio ancora incapace di corrispondere alle sue aspettative, che per quanti sforzi facessi erano sempre chilometri avanti a me. Ci furono alcuni episodi gravi di litigi furiosi, di violenze verbali che lasciarono ferite profonde, che ancora oggi sanguinano talora. Questo periodo durò moltissimo tempo, anche dopo la delusione grave di non aver trovato alcun aiuto nel consultorio di pastorale familiare. Se neanche la chiesa può aiutarci, mi dicevo, è proprio tutto finito. Quando Luca se ne andò di casa, io non l’avrei chiamato perché tornasse. Fu una sorpresa ritrovarci a parlare presso don Marco e sentire che avrebbe voluto tornare a casa ma io dissi di no. Occorreva un aiuto ben al di sopra di tutte le nostre forze. Quando vidi il volantino di Retrouvaille ne fui attratta e lo proposi a Luca che sembrava non aspettasse altro nella vita. Luca: Il nostro fine settimana di Retrouvaille è stato sconvolgente come una bomba atomica; abbiamo lavorato e pianto parecchio; raramente ho aperto il cuore come in quei giorni. Ho capito che amare è una decisione e che per amare ed essere amato bisogna dialogare, cioè condividere i propri sentimenti e qualità. Confrontarci per condividere i nostri pensieri e desideri. Prendere le decisioni insieme e darci da fare per realizzarle. Durante il cammino di Retrouvaille, tra alti e bassi, abbiamo capito che tutto questo lavoro insieme ci unisce e ci fa tanto bene e abbiamo deciso di condividere con altre coppie in difficoltà la nostra esperienza. Ora penso di amare Annamaria come mai in passato. La nostra esperienza di sofferenza può essere d’aiuto e di consolazione per tante altre coppie che soffrono come noi. E’ un compito che Dio ha affidato a noi sposi e a nessun altro. Chi ha sperimentato il dolore, lo può testimoniare in modo più comprensivo e più vicino a chi sta soffrendo, infondendo speranza e desiderio di ricostruire il matrimonio. Annamaria: L’esperienza del fine settimana di Retrouvaille è stata un punto cardine della mia vita, mi ha permesso di vedere me stessa con lo sguardo di Luca, e di comprendere i suoi sentimenti, ed i miei, meglio di quanto fosse mai stato possibile nel nostro rapporto. Abbiamo finalmente ricevuto degli strumenti validi con cui “lavorare”, è la parola giusta, a costruire la nostra relazione; quello che ho capito in quei due giorni ed in seguito, è che amarsi è veramente una scelta, una decisione da rinnovare tutti i giorni, e che comporta un impegno molto serio in due. La vita ora è per me un percorso che spero duri ancora, insieme, per tutti i nostri giorni. Commissione diocesana pastorale con la famiglia 8 chiesa pistoiese n. 7 Due amici scrivono Ricordo affettuoso di Vinicio Nesti Cattolico convinto che spese la sua vita per il progresso della società Ho tre immagini di Vinicio Nesti che mi tornano alla mente. La prima è la sua bottega di ottico che per tanti anni è stata un crocevia di incontri: democristiani e politici di altri partiti, sindacalisti, giornalisti passavano a dare e cercare notizie, a scambiarsi opinioni, a ascoltare il suo giudizio equilibrato e sicuro anche sulle questioni più intricate. Vinicio Nesti è stato un uomo appassionato dell’impegno civile e politico; traeva da una fede profonda l’ispirazione per il suo impegno politico nel solco della tradizione del cattolicesimo democratico; aveva una forte identità, ma sapeva capire le ragioni degli altri, ascoltare, dialogare, trovare soluzioni. Nel partito e nelle istituzioni dove ha operato, questo è stato il suo tratto caratteristico. Il secondo ricordo che ho di Vinicio è legato alla sua presenza nel Consiglio di Amministrazione della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia. Diffidava delle complicate espressioni inglesi di cui sono pieni i dossier della finanza, o di certi tecnicismi contabili, ma sapeva cogliere gli aspetti veri delle questioni. E il suo criterio di giudizio era semplice: favorire un sempre più forte impegno della banca per il sostegno delle famiglie e delle imprese della nostra comunità, far si che la Cassa fosse una banca diversa dalle altre per quello che faceva e per come lo faceva. Ricordo con ammirazione le volte in cui in Consiglio contrastava quei provvedimenti che riteneva poco rispettosi dell’autonomia della Cassa. Con il suo tono misurato e pacato sapeva far capire la sua visione di banca locale, legata al territorio, veloce nelle decisioni, autorevole perché autonoma. Il terzo ricordo è legato alla sua lunga, terribile malattia che lo ha presto costretto su una poltrona senza forza e senza voce. In questi casi i più si rinchiudono in se stessi con il proprio dolore e sembrano avercela con tutto e con tutti. Vinicio era fatto di un impasto diverso. Quando andavi a trovarlo non si parlava mai dei suoi pro- blemi, ma dei problemi degli altri , della politica, delle istituzioni locali, della banca, delle associazioni di categoria. Insomma, continuava ad ascoltare, a intrecciare fili, a cercar soluzioni, a dar consigli. E quando non ha più potuto parlare non si è dato per vinto cercando di farsi capire con l’aiuto di una tabella con tutte le lettere dell’alfabeto che con il dito faticosamente scorreva per comporre parole e frasi. Poi è venuto il computer che poteva, anche se con grande fatica, usare con gli occhi per scrivere. Aveva imparato ad inviare e ricevere email; aveva ristabilito un contatto con il mondo senza il quale si sentiva perso. Vinicio è stato un esempio di uomo forte e buono, saldo nelle proprie convinzioni, con una passione civile autentica e disinteressata, che si è battuto per le proprie idee senza avere mai nemici, che ha avuto della vita, del dolore e della morte un’idea speciale. Caro Vinicio, ti saluto con l’augurio della tua Chiesa: “che in paradiso ti conducano gli angeli”. Gabriele Zollo QUELLE FAMOSE LENTI Quando con Renzo Bardelli, in un giorno della scorsa estate s’andò a trovare Vinicio nella sua poltrona e, prima, lui m’aveva detto “Bisogna essere in due per reggere la conversazione”, trasformai in un piccolo pezzo –mania dei giornalisti!– questo nostro bell’incontro con un amico che, era chiarissimo, ci avrebbe lasciato presto. Mi venne scritto che Vinicio, di professione ottico, ormai era ridotto a parlare solo con gli occhi. Il dettaglio piacque molto al titolista e il pezzo uscì proprio con il riferimento agli occhi… dell’ottico. Ci pensavo questa mattina, nella piccola chiesetta di campagna, mentre in tanti si dava l’ultimo addio a un Vinicio ormai chiuso in una bara. E pensavo che lui, come ottico, mi ha sempre aiutato a vederci meglio: gli occhiali, nell’ultimo quarantennio, mi sono sempre venuti da quella bottega. E fu Vinicio ad anticiparmi una notizia (“vedrai, attorno ai 50 comincerai a non vederci più neppure da vicino”) poi rivelatasi autentica. Ripensavo anche a questo, stamattina nella chiesetta del Santomato. E siccome non ho scritto nulla nel registro delle visite, forse avrei potuto scrivere “Caro Vinicio, adesso che Lassù ci sei arrivato, cerca di continuare a fare il tuo vecchio mestiere: fammi vedere con chiarezza, trovami quelle lenti di cui mi parlavi, quelle che riescono a far vedere bene sia da lontano che da vicino”. Come siamo fragili, davanti alla morte di uno a cui hai voluto bene; uno che ha sofferto tanto; uno che ha creduto fino in fondo; uno che è morto pochi giorni dopo Eluana e che ti costringe, anche lui, anche se tu proprio non vuoi, a riflettere sul significato della sofferenza, sul valore della speranza, sull’esistenza di Dio. Siamo fragili, è vero, ma posso confessare una cosa. A me, stamattina, Vinicio e la sua bella famiglia, hanno fatto un gran bel regalo. Così come Vinicio me l’aveva fatto, altrettanto bello, in quel pomeriggio estivo che andammo a trovarlo e si finì, tutti e tre, a dir male di Berlusconi. “Certe visite – dissi allora, con gli occhi dell’ottico Nesti ancora nella mente, così felici di esprimere voglia di vivere – fanno forse bene a chi le riceve, ma il bene migliore è per chi le compie”. Oggi posso aggiungere che anche questo funerale, a me e forse non solo a me, ha fatto davvero un gran bel regalo. Sono uscito di chiesa triste ma consolato, con le lacrime agli occhi ma con gli occhi più puliti, con tanti ricordi lontani ma anche con una certezza in più. “Da qualche parte dove esiste la vita eterna, ho un amico in più. E siccome mi sono sempre rivolto a lui per vederci meglio, sono certo che quelle famose lenti, quelle per vederci bene sia da vicino che da lontano, me le troverà ancora lui. E, come al solito, a un prezzo onesto”. Mauro Banchini Vita La 22 febbraio 2009 Chiesa di San Giovanni Fuorcivitas Restaurato il «S. Andrea» del Matteini È Il prezioso dipinto settecentesco è stato recuperato grazie all’intervento della Fondazione Caripit stato ricollocato nella chiesa di San Giovanni Fuorcivitas, il quadro di Teodoro Matteini (1754-1831) «Morte di Sant’Andrea Avellino», restaurato grazie al sostegno finanziario della Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia. La cerimonia di presentazione dell’avvenuto restauro si è svolta sabato 14 febbraio e nell’occasione è stato presentato il volumetto di Nina Gori Bucci «Teodoro Matteini di Pistoia, pittore», edito dalla Brigata del Leoncino, con il contributo dell’Aci di Pistoia. «Sant’Andrea Avellino –spiega Maria Valbonesi, vicepresidente della Brigata del Leoncino– è un santo oggi poco conosciuto a Pistoia, ma nel Settecento aveva una congrega di devoti, presso la parrocchia di S. Giovanni, che ad un certo punto chiesero un quadro che lo rappresentasse e riuscirono ad ottenerlo tramite la mediazione di Tommaso Puccini. Il quadro fu appunto eseguito da Teodoro Matteini». Il dipinto venne realizzato in momenti diversi; infatti, in fase di restauro è stata notata una certa discrepanza stilistica fra la parte superiore e quella inferiore dell’opera. «Il dipinto rappresenta la morte del santo –prosegue Valbonesi- avvenuta immediatamente dopo la celebrazione della messa, ai piedi dell’altare. È un quadro che ha una certa teatralità. È un’opera di gusto ancora un po’ barocco». Il quadro era in origine nella chiesa di San Giovanni, dalla quale scomparve misteriosamente durante l’ultima guerra. Patrizio Ceccarelli Circolo parrocchiale “Oscar Romero” Cena con i prodotti di Libera V enerdì 20 febbraio, alle 20 ci sarà, presso il circolo parrocchiale “Oscar Romero” di Santomato una cena con i prodotti di “Libera”. Saranno presenti: Alessandro Leo, pre- A causa di alcuni lavori al centro comunitario gli esercizi spirituali previsti e già comunicati saranno spostati in Seminario a Pistoia con il seguente svolgimento: sabato 21 febbraio dalle 17 alle 19: relazione di don Roberto Breschi domenica 22 febbraio ore 8,30; colazione; ore 9: sidente Cooperativa Terre di Puglia - Libera Terra; Antonio Napoli della cooperativa Valle del Marro - Libera Terra Il costo della cena è di 18 euro per adulti - 10 euro per bambini e studenti. Il ricavato servirà a sostenere le cooperative di LIBERA TERRA. INFO e prenotazioni: 35-5870091 Alessandra 339-1304854 Vladi Azione cattolica Esercizi spirituali Lodi; ore 9,30: intervento don Roberto Breschi; segue dibattito; ore 12: Messa; ore 13: pranzo presso la Casa dell’Anziano; ore 14,30: Saluto del vescovo monsignor Mansueto Bianchi; ore 15: Intervento del presidente nazionale Ac Franco Miano; ore 16,30: conclusioni e preghiera finale. L’iscrizione è di 5 euro e il pranzo è di 15 euro. INFO: Chiara Gentili tel. 0571/57487 o 349/3148113; Giovanna Maraviglia tel. 0573/734141 o 338/8022242. Pastorale familiare Stile di vita della famiglia cristiana L’ incontro è fissato per domenica 1 marzo sul tema: “Stile di vita della famiglia cristiana” presso il Seminario Vescovile di Pistoia e sarà guidato da don Sergio Niccolli, direttore dell’ufficio di pastorale familiare nazionale. Il programma dell’iniziativa ha inizio con l’accoglienza prevista alle 9.30, a cui seguirà un momento di preghiera e meditazione alle 10. Alle 12.30 pranzo al sacco e alle 14.30 si terranno i “laboratori di riflessione e condivisione”. Per concludere, alle 16, Santa Messa. Per il servizio di animazione dei bambini contattare: Piero e Paola tel. 333.3611458 e Daniele e Silvia tel. 349.2562162. Piteglio Nomina per don Vignozzi I l pievano di Piteglio, don Giuseppe Vignozzi, è stato nominato dalla curia romana cappellano del Papa Benedetto XVI con il titolo di monsignore. Domenica 8 febbraio la chiesa di Piteglio ha avuto la visita pastorale da parte del vescovo di Pistoia Mansueto Bianchi che ha celebrato la messa in Santa Maria Assunta e dato la bella notizia del titolo concesso a don Giuseppe. Il 95enne parroco di Piteglio è nato a Vinci il 26 settembre 1914. Nominato sacerdote nel 1939, nel 1940 è parroco di Piteglio: sono 69 anni che guida anche le comunità religiose di Prataccio, La Pieve Vecchia e Migliorini. Nella sua lunga esistenza è stato professo- re di scuola media insegnando religione. Negli anni ‘50 fondò il bollettino parrocchiale “Voci Amiche”, riscuotendo consensi anche da una università degli Stati Uniti. Il giornalino fu anello di congiunzione ed informazione tra la gente di Piteglio e gli emigranti. La pubblicazione in passato ha avuto una tiratura di 1200 copie. Monsignor Vignozzi fu per lunghi anni presidente delle famiglie Caduti in guerra: infatti aveva perso il babbo nella prima guerra mondiale. Alcuni anni fa ha concelebrato la messa con Giovanni Paolo II a Castelgandolfo residenza estiva dei pontefici. Attualmente don Giuseppe svolge le funzioni della chiesa con lucidità, capaci- tà ed entusiasmo cristiano. Giorgio Ducceschi Vita La 22 febbraio 2009 chiesa pistoiese n. 7 9 UCSI TOSCANA - FEBBRAIO 2009 Interventi sul caso di Eluana Englaro MICHELE BRANCALE Concordo. Il fondamentalismo a me non piace, sia quando porta una croce o una mezzaluna, sia quando è radicale: sono due facce della stessa medaglia e a me non piacciono nessuna delle due. Tutti parlano del dubbio, ma se tutti confermano il dubbio non si capisce perché questo non valga per la povera Eluana. I genitori amano i figli, in generale questo è vero. Ma i figli, anche i più amati, non sono proprietà dei genitori, così come i genitori non sono proprietà dei parenti: ho presente quante volte l’arbitrio dei figli ha determinato la fine di tanti anziani: decidevano di loro senza nemmeno andare a trovarli e volontari che erano diventati familiari di quei malati non potevano avere alcuna voce in capitolo. Io tutto questo accanimento terapeutico nei confronti dei malati proprio non lo vedo e me ne rammarico. Soprattutto gli anziani sono spesso vittime di un’eutanasia da abbandono: tanto è vecchio, morirà, a che serve? La carezza del Nazareno, invocata da Jannacci, ha molto colpito anche me. E’ un’intervista molto bella, perché molto umana. Resto convinto che la svolta culturale si determina più con incontri diretti che con i comunicati (non mi riferisco a quello che intendi fare: chi ha responsabilità pastorali, possibilmente è meglio che incontri i diretti interessati e ci parli. Nessun incontro può essere sostituito da un pezzo di carta: mi sembra sia stato questo un limite nella vicenda Welby, per quel che ho potuto capire. GIOVANNI SPINOSO Grazie per avermi segnalata l’intervista a Jannacci. E’ molto istruttiva, tranne in qualche sfumatura. Vediamo come uscirne. Intanto vorrei capire una cosa: ma la ragazza fino a che non è arrivata a Udine, respirava senza macchine o era sempre con l’ossigeno e le macchine per respirare? Io non farei tanto un discorso se il paziente soffre troppo o meno. Purtroppo la vita e la storia ci mostrano come milioni di persone al mondo soffrono e soffrono con dolori disumani, ma sempre purtroppo umano, e continuano a vivere. E per di più sono coscienti! Sono le croci che toccano ad alcuni e non ad altri, meritate o non meritate. Direi che è appunto il concetto di eutanasia che deve essere mascherato come una delle ipocrisie e degli egoismi più atroci che ci sia. Certo è che se si è contro l’eutanasia si deve essere contro, in modo radicale, a tutte le pene di morte stabilite secondo diritto in molti Stati, anche quelli cosiddetti democratici. Perché non andiamo come soci Ucsi a fare una visita discreta al Cottolengo di Firenze (non so se si chiama così), ma quando ero molto giovane ci andai e vi assicuro che dopo non servono né parole, né discorsi, né indumenti. Con questo, intendete, non dico che non si debba e possa far sentire la nostra voce, ma più direi come contributo alla riflessione del mondo cattolico. Facciamo maturare quello e poi possiamo anche spunzecchiare o staffilare i radicali, i superficiali di ogni credo. LUIGI COBISI Grazie per il documento che rappresenta il frutto di un esperienza che in Emilia è stata condotta con umanità e coerenza. Avrai visto tra i soggetti partecipanti: “La Casa di Luca” detta anche “Casa dei Risvegli”, un luogo dove - dall’esperienza di una famiglia - si è cercato di dare una risposta di speranza e dignità. Vedi la differenza: non irreparabilità del coma, ma risveglio! Come ricorderai Bologna, la mia città d’origine, ha vissuto anche il lungo coma del prof. Andreatta. Da queste esperienze sono nate strutture e analisi che oggi più che mai si rivelano di importanza capitale per continuare ad avere speranza nella vita, dono di Nostro Signore, quando oggi invece - con quella nuova suadente parola L’articolo dell’ateo Enzo Jannacci (che ha considerato allucinante fermare le cure per la vita di Eluana), pubblicato sul “Corriere della Sera” del 6 febbraio e diffuso dall’Unione cattolica stampa italiana della Toscana, ha provocato una serie di risposte di cui riportiamo le principali nei vari studi televisivi. Di fronte a questa evidente strumentalizzazione a fini politici e di audience, preferisco accogliere l’invito di Napolitano al silenzio, un silenzio pieno di dubbi ai quali, in coscienza, cercherò di dare una risposta: magari anche con una riflessione nostra comune, ma non ora, vi prego! MARIANGELA MARAVIGLIA “fine vita” - si parla solo di morte. MAURIZIO GORI Condivido pienamente quello che dici e ti ringrazio del regalo che mi fai mandandomi l’intervista di Jannacci. Aggiungerei, però, che nella bufera di dichiarazioni varie sulla vicenda molti hanno spesso parlato di interrompere “l’accanimento terapeutico”, cosa ben diversa da quella che è la situazione della ragazza. Se vogliamo parlare di eutanasia, parliamone con chiarezza e non fornendo informazioni errate. Per le tante Eluane che in silenzio vivono la loro vita, con le proprie famiglie, basta chiedere a chi fa volontariato all’Aias o in centri analoghi... MAURIZIO NALDINI Mi chiedo se non sarebbe il caso di riunirci per discuterne a mente e cuore aperto. Personalmente credo che tutto derivi da quel Cogito ergo sum sul quale si è voluto costruire una civiltà dimenticando che già Vico la considerava (50 anni dopo) una fesseria. E infatti, portiamo alle estreme conseguenze quella frase del buon Cartesio. Chi non ha consapevolezza di essere non esiste. Via dunque il mondo vegetale, via quello animale, via i bambini, i vecchi rincoglioniti , gli stupidi. Via tutto ciò che a lungo andare non mi piace o peggio che non è funzionale al mio essere. Resterà solo Dio o piuttosto l’io? ISABELLA POLI Devo confessarvi che il can can mediatico e politico sulla morte di questa giovane donna - per la quale possiamo solo pregare, come ci ha insegnato Gesù’, in silenzio e senza ostentazione - mi ha creato profondo disagio. I “coccodrilli“ erano già pronti e così i politici Tra le tantissime parole lette e ascoltate in questi giorni, mi ha colpito la testimonianza di un semplice infermiere: «Io lavoro in ospedale e vedo queste persone di fatto morte ma tenute artificialmente in una situazione di non vita. C’è qualcuno che non accetta l’inevitabilità della morte, eppure la cultura della vita comprende anche la serena accettazione della morte». Nessuna parola mi è sembrata tanto semplicemente efficace: dopo aver ascoltato, letto, meditato sulle dichiarazioni di teologi, medici, filosofi, scienziati, questa mi sembra la cifra più vera del dramma che stiamo vivendo. Ci sembra, con le nostre meraviglie tecniche, di poter sconfiggere la morte, ci sembra che prolungare la non vita significhi aver vinto almeno in parte, ancora per un po’, la morte. Se lo posso capire per Ferrara o qualche altro ateo devoto, confesso che non riesco a capirlo da parte dei sinceri credenti: come si può preferire la non vita all’abbraccio del Signore? Tralasciando le abominevoli strumentalizzazioni della politica, alle quali non voglio in questo momento dedicare alcuno spazio; tralasciando la pesantezza dell’intervento ecclesiastico - a cui ho risposto firmando gli appelli in difesa di Napolitano e della Costituzione -; un tema tra i tanti mi interpella particolarmente, come credente, in questo momento: la dimensione di relazione, costitutiva della persona nella antropologia cristiana, fondata sulla stessa relazione originaria delle persone divine. Che significato abbiano, in questo quadro interpretativo, vite ridotte a pura biologia, è una interrogazione legittima, a cui dobbiamo riconoscere di non avere risposte ultimative e convincenti. A cui dobbiamo riconoscere che nessuna Chiesa, nessuna religione, spogliate da precomprensioni ideologiche, ha risposte ultimative e convincenti. Che c’entra con il messaggio biblico ed evangelico l’ideologia della ‘biologia equivalente a vita’? Che c’entra con il messaggio biblico ed evangelico l’imposizione a tutti, con legge dello Stato, di una propria personale, intima scelta etica e antropologica? Scelta, si badi bene, che appartiene ad alcuni credenti e non ad altri, che appartiene ad alcuni non credenti e non ad altri. Ma se invece, come abbiamo sentito in questi giorni, riteniamo che tutti i credenti dovrebbero obbligatoriamente aderire a questa ideologia, mi chiedo quale immagine di Dio stiamo coltivando e proponendo. In nome del ripudio di derive relativistiche ed eutanasiche, un Dio che sa dire soltanto no alla libertà, alla coscienza, a qualsiasi forma di autonomia personale. Un Dio che fa del dono gratuito della vita una clava, un carcere, una condanna: non è il Dio che mi hanno trasmesso e in cui ho imparato a credere, non è il Dio che nutre la mia difficile ma amata speranza cristiana. Credo davvero che dobbiamo recuperare il senso del limite, il limite della tecnica che non ci può costringere, se non vogliamo, a vivere vite artificiali. Credo davvero che dobbiamo riapprendere la sapienza di una vita che sfocia ineludibilmente nella morte. Una morte che, nella “folle” prospettiva cristiana, non ha l’ultima parola ma apre le braccia del Padre. Paladini della vita biologica, afasici sulla vita escatologica: non mi sembra un annuncio né fedele né credibile del Vangelo di fronte alle sfide della modernità. 10 comunità e territorio N asce a Pistoia, primo caso in Italia per numero di enti coinvolti, il sistema provinciale per il microcredito, con l’obiettivo di aiutare persone e famiglie in difficoltà a causa della crisi economica, ma anche associazioni che si occupano del sociale. Il protocollo d’intesa è stato firmato da quasi tutte le banche radicate sul territorio pistoiese (Banca di Pistoia, Banca di Pescia, Banca di Vignole, Banca di Masiano, Banca della Valdinievole, Banca della Montagna P.se, Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia), Misericordia di Pistoia, Fondazione Un Raggio di Luce Onlus, Le Caritas di Pistoia e Pescia e la Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia. Il progetto, illustrato in conferenza stampa dai rappresentanti degli enti coinvolti (nella foto), prevede l’erogazione di piccoli prestiti a condizioni particolarmente vantaggiose a persone fisiche, cooperative sociali, associazioni di volontariato e imprese a conduzione femminile. Lo scopo è quello di intervenire in situazioni di A iutiamo a scegliere. Si chiama così il progetto già partito nei giorni scorsi che si propone di aiutare attraverso una serie di incontri gli orientamenti scolastici degli studenti di scuola media inferiore di Pistoia e della Valdinievole. Gli incontri cercano di introdurre una discussione fra i genitori dei ragazzi delle seconde e terze classi per illustrare loro un percorso sull’istruzione che non verta soltanto sullo studio ma anche sull’educazione sulla comprensione e sulle manifestazioni di disagio dei figli. Si cerca in pratica di promuovere e mettere al centro il ruolo della famiglia dialogando e confrontandosi con operatori del settore e con altre famiglie. Fra i temi più trattati ora che siamo nell’era di internet c’è quello dell’insuccesso e del disagio scolastico ma anche di quello delle famiglie. Già nei n. 7 MICROCREDITO Un milione di euro per persone e famiglie in difficoltà bisogno, sovente momentaneo ma acuto, nei confronti di quei soggetti appartenenti alla ormai nota “fascia grigia” a cui non è possibile sopperire mediante interventi meramente assistenziali, né attraverso normali interventi di concessione di credito da parte del sistema bancario, secondo gli usuali criteri. Gli importi massimi conce- dibili sono di 7.000 euro per le persone fisiche e di 15.000 euro (tetto eccezionalmente elevabile a 25mila) per le cooperative sociali e associazioni di volontariato. «Il plafond che è stato concordato in prima battuta – spiega il presidente della Fondazione Caripit, Ivano Paci – è pari a un milione di euro». «Siamo molto contenti – afferma il presidente della Bcc di Pistoia, Piergiorgio Caselli –, perché per la prima volta in Toscana, ma probabilmente anche in Italia, tante banche del territorio si mettono insieme, per una finalità così benefica e improntata alla solidarietà». «In sostanza – aggiunge Paolo Carrara, presidente di Un raggio di luce – abbiamo voluto dare risposte sia alle persone, sia a quei tipi di associazioni che normalmente hanno difficoltà a trovare un credito presso il sistema bancario tradizionale». Esperienza analoga era stata attivata in passato da Misericordia, Banca di Pistoia e Un raggio di luce. «Un’esperienza – spiega È il risultato dell’accordo tra banche del territorio, Fondazione Caripit, Misericordia e Fondazione Un raggio di luce, che prevede l’erogazione di piccoli prestiti a cittadini e associazioni solitamente ritenuti non bancabili Roberto Fratoni, segretario generale della Misericordia di Pistoia – che ha dato dei risultati positivi, in quanto ci ha permesso di effettuare ben 52 pratiche, per un totale di finanziamenti per oltre 240mila euro, a persone cosiddette non bancabili». Patrizio Ceccarelli Incontri di orientamento per i giovani Aiutiamo a scegliere mesi scorsi si è tenuto una sorta di salone dell’orientamento che ha registrato una vasta partecipazione di studenti e genitori di tutta la provincia. “Riteniamo comunque –dicono dalla Provincia attraverso un comunicato– che l’orientamento sia la chiave di volta per costruire un percorso personale, fra istruzione, formazione e lavoro, che permetta allo studente di mettere in risalto le sue doti personali con la conoscenza della realtà professionale del territorio al fine di auto-orientarsi nella scelta della scuola superiore in vista di una professione futura.” Per questo la Provincia si è impegnata con una serie di azioni sul territorio relative all’assolvimento dell’obbligo formativo quali i percorsi integrati nel biennio degli istituti superiori professionali e artistici, i percorsi di apprendistato e l’intervento dei tutor dei centri impiego. I prossimi incontri nell’area pistoiese sono previsti il 24 dalle 18 alle 20 al Sestini di Agliana dove lo psicologo Giuliano Giuntoli parlerà delle difficoltà dell’educare e della comprensione dei bisogni dei figli. Il 3 marzo sempre dalle 18 alle 20 al Fermi di Casalguidi interverrà Luigi Aprile del Dipartimento di scienze dell’educazione dell’Università di Firenze che illustrerà le problematiche dell’essere genitori oggi nell’era di internet. Per quanto riguarda l’area della Valdinievole il 26 febbraio alla scuola media Andreotti di Pescia parlerà Chiara Batistini dell’istituto Reich di Firenze e introdurrà il tema “L’orientamento in famiglia, chi sceglie e come i familiari entrano nella scelta.” Il 5 marzo alla “Giusti” di Monsummano, Luigi Aprile riprenderà l’argomento previsto il 3 marzo a Casalguidi. Gli incontri sono rivolti alle scuole medie che hanno aderito al progetto dell’assessorato all’istruzione della Provincia svolto dall’ente Camposampiero che propone azioni diversificate per l’orientamento e rientra nell’impegno dell’assessorato di coniugare comunicazione e dialogo con il mondo scolastico al fine di orientare con successo e prevenire la dispersione scolastica. Edoardo Baroncelli Quarrata Un progetto per condomini sostenibili I Pubblicato il bando del Comune. l Comune di Quarrata ha pubblicato il bando di selezione per il progetto “Condomini sostenibili”, un progetto di Agenda21 – Ala 21 Vivere Sostenibile, promosso insieme ai comuni di Agliana, Montale e Montemurlo. Il bando ha come obiettivo quello di individuare un condominio presente sul territorio che abbia alcuni requisiti specifici fra cui l’essere costituito da un minimo di 6 fino ad un massimo di 12 appartamenti ad uso abitazione dove in almeno il 20% di questi deve essere domiciliato uno o più minorenni, la presenza di un’area verde condominiale e la presenza di un amministratore disponibile a partecipare alle Vita La 22 febbraio 2009 Le domande entro il 28 febbraio. Il progetto fa parte di un percorso promosso da Agenda21 per diffondere buone pratiche ambientali ed ecosostenibili attività progettuali. Il modulo del bando è disponibile presso l’Urp del Comune oppure sul sito internet all’indirizzo www.comune.quarrata. pt.it alla voce Bandi. La domanda deve essere presentata entro il 28 febbraio 2009. Il progetto, che partirà entro la fine di marzo e avrà una dura- ta di 12 mesi, ha tra gli obiettivi principali quello di diffondere nelle famiglie la consapevolezza che anche piccoli comportamenti quotidiani possono avere riscontri oggettivi sulla qualità dell’ambiente ed incoraggiare l’adozione di buone pratiche ambientali ed ecosostenibili. Per questo il condominio è sembrata una forma di aggregazione piccola ma sufficientemente grande per poter cercare soluzioni condivise per la riduzione dei consumi energetici domestici come acqua, luce e gas che possono portare anche a vantaggi di tipo economico. Il condominio che sarà prescelto dovrà partecipare ad incontri di sensibilizzazione, formazione e informazione sull’importanza dei comportamenti “sostenibili” e a tutte le famiglie sarà consegnato un kit contenente “prodotti verdi” come lampadine ad alta efficienza energetica, riduttori di flusso per rubinetti e prodotti per la casa a marchio ecologico e biologico. Acli Un gruppo di esperti aiuterà i consumatori Lo sportello provinciale di corso Gramsci potenzia il servizio grazie ad uno staff di consulenti U no staff tecnico a tutela dei cittadini alle prese con i mille problemi legati alle utenze, al fisco, ai mutui bancari non sempre trasparenti. Lo ha istituito la Lega Consumatori delle Acli di Pistoia, di cui è presidente provinciale Simona Innocenti, mettendo a disposizione un legale, l’avv. Rachele Stignani, un commercialista, Luca Bartolozzi, un tributarista, Andrea Capecchi e un consulente del lavoro, Lucia Zani. La maggior parte delle richieste di aiuto giunte negli ultimi tempi alla sede provinciale di corso Gramsci, 77, di cui è coordinatrice Gianna Tosi, riguardano la questione dei mutui: famiglie che non riescono a far fronte alle rate molto alte, e le banche che non agevolano la rinegoziazione dei contratti. Oltre a questo, rimane alta la richiesta di tutela per le bollette elevate, anche a causa di conguagli o peggio ancora di errori effettuati in fase di fatturazione dalle diverse società erogatrici di servizi pubblici, che in molti casi mettono in crisi il già precario bilancio familiare, messo a dura prova dalla crisi economica e in molti casi anche dalla perdita del posto di lavoro. «Tutto questo – sottolinea Franco Baldaccini, presidente regionale di Lega Consumatori – ha indotto la nostra associazione a creare con i nostri volontari uno staff tecnico di consulenti ed esperti in varie materie, in grado di rispondere alle più ampie esigenze degli utenti. Analoga iniziativa è allo studio anche per la sede di Montecatini». Lo sportello di Pistoia è aperto al pubblico il lunedì (ore 15-17), con l’avvocato; il martedì (10-12.30), nella sede della Camera di commercio; il mercoledì (10-12), con un consulente del lavoro; il giovedì (10-12.30, con la coordinatrice; il venerdì (15-17), con i commercialisti. P.C. Coordinamento donne Acli Bonus famiglia N ei giorni scorsi l’agenzia delle entrate ha rilasciato la circolare con la quale sono stati forniti ulteriori chiarimenti riguardo “al Bonus straordinario 2009” per famiglie, lavoratori, pensionati, non autosufficienti e unici componenti aventi redditi da pensione. La responsabile provinciale del coordinamento, Nadia Buzzoni, invita tutte le donne a verificare la propria situazione familiare chiedendo informazioni agli sportelli di: Patronato e Caaf Acli ubicati in Corso A. Gramsci, 77 – 51100 Pistoia tel. 0573.24653 o 0573.24654. Vita La 22 febbraio 2009 CULTURA T Ceppo Pistoia: ecco i finalisti utto pronto per il Premio letterario nazionale «Ceppo Pistoia». La giuria, composta da Vittorio Brachi (presidente), Paolo Fabrizio Iacuzzi (vicepresidente e direttore artistico), Giuliano Livi, Alberto Bertoni, Martha Canfield, Martino Baldi, Milo De Angelis, Andrea Mati, Giusi Quarenghi, Benedetta Livi (segretaria), ha scelto i tre vincitori del Premio «Selezione Ceppo», quest’anno dedicato alla poesia. I finalisti e le rispettive opere sono: Roberto Bartoli, “Sull’Ara del mondo” edizioni Effige; Emilio Rentocchini, “Del perfetto amore” edizioni Donzelli; Mario Santagostini, “Versi del Malanimo” Mondadori. Ad ognuno di loro andranno anno mille euro della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia. Intanto una copia dei tre volumi è stata consegnata a 21 I l Comune di Agliana ha recentemente emesso un bando di gara per la gestione nel servizio Centro infanzia adolescenza famiglie, noto come Ciaf, per il periodo compreso tra il 1 settembre 2009 e il 30 giugno 2012. Le domande di partecipazione dovranno pervenire all’ufficio comunale di protocollo entro le 12 di lunedì 9 marzo (ovvero entro e non oltre le 9 del giorno successivo in caso di chiusura dell’ufficio protocollo per sciopero del personale o cause di La cerimonia di premiazione si svolgerà il 21 marzo nella Sala maggiore del Palazzo comunale Vittorio Brachi giovani lettori (una giuria composta da studenti e lavoratori dai 16 ai 35 anni in rappresentanza della società pistoiese) i quali sceglieranno, con voto segreto, il loro autore 11 n. 7 preferito durante la cerimonia di premiazione del “Ceppo” che si svolgerà il 21 marzo, alle ore 17 nella Sala Maggiore del Comune di Pistoia. Al primo classificato andran- no altri millecinquecento euro della Caripit spa, un ceppo d’argento offerto dalla Provincia e una targa della Presidenza della Repubblica. L’Accademia è impegnata a scegliere chi si aggiudicherà i premi “Ceppo poesia per l’infanzia e l’adolescenza” e “Ceppo cultura del verde” che verrà assegnato a uno scrittore che con la sua opera ha contribuito a diffondere il rispetto della natura. Al primo sono destinati mille euro concessi ancora dalla Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, al secondo mille euro messi a disposizione dall’Azienda Piante Mati. Nella settimana dal 18 al 21 marzo è previsto un fitto programma di incontri e iniziative culturali con i poeti vincitori e alcuni membri della giuria. Il Premio gode del patrocinio del Presidente della Repubblica, del Comune e della Provincia di Pistoia ed è sostenuto, oltre che dalle istituzioni cittadine, da: Confartigianato, Camera Commercio, Aci, Lions Club Pistoia, Confesercenti, Coldiretti, Centro Congressi Villa Rospigliosi”, Assindustria. Pa.Ce. Agliana Bando per la gestione del Ciaf forza maggiore). Il giorno successivo avrà luogo la verifica delle offerte e, successivamente, in uno o più sedute riservate, la commissione giudicatrice esaminerà la documentazione presentata dai candidati ancora in gara per la valutazione del “merito tecnico-organizzativo” e della “qualità dell’offerta” e l’attribuzione dei punteggi relativi a tali elementi. Il progetto del Ciaf, attivo da alcuni anni sul territorio del Comune di Agliana riguarda attività settimanali di vario genere dedicate a bambini e adulti. Lo scopo del bando è sicuramente legato ad individuare i soggetti più idonei alla pianificazione delle, all’allestimento di un laboratorio più strutturato a numero chiuso (per un massimo di 20 ragazzi) almeno un po- meriggio alla settimana, alle modalità di impiego di eventuali volontari, tirocinanti e/o giovani in servizio civile e allo sviluppo di inserimento e integrazione dei soggetti diversamente abili. L’intero testo del bando è consultabile sul sito internet www.comune. agliana.pt.it, nell’apposita sezione “Gare, appalti, concorsi”. M. B. Mammiano di Alessandro Tonarelli rano le ore 17,30 di martedì 12 febbraio 2008 quando sulla via Pietro Leopoldo di San Marcello, che stava attraversando per raggiungere la sua auto dopo aver partecipato a una riunione della Caritas, il popolarissimo pensionato 78enne venne investito da una macchina condotta da un fiorentino che stava rientrando dall’Abetone, dove si era recato a sciare assieme al suo figlio in tenera età. Santi venne soccorso e trasportato reparto di Terapia intensiva dell’ospedale di Pescia, dove San Biagio- e con un Santo Rosario. Nonché, come lui avrebbe voluto, con un buffet offerto a tutti i convenuti. I quali, rimpiangendo lo Scomparso, sottolineavano come l’anno trascorso dalla sua morte abbia confermato che sostituire Adriano Santi non è difficile: è impossibile. “Comunque -come sottolineava il suo fraterno amico Mauro Banchini, direttore dell’Ufficio Comunicazione sociale della diocesi- senz’altro anche in Paradiso Adriano avrà gite da organizzare. E magari anche qualche congresso da vincere, come sempre”. Ricordo di Adriano Santi E morì poco dopo. Il paese di Mammiano e l’intera Montagna Pistoiese persero così un personaggio che aveva fortemente caratterizzato la loro storia. Pensionato della Smi di Campotizzoro, lo scomparso era stato esponente di primo piano del Volontariato cattolico non solo locale, per due mandati consigliere comunale Dc a San Marcello (fu grande amico di Giulio Andreotti), fondatore e presidente del Gruppo turistico giovanile La Mongolfiera, per il quale era solito organizzare gite in tutta Europa e soprattutto nei Santuari Mariani. Prima che ogni autobus partisse, Adriano invitava puntualmente tutti i gitanti a recitare con lui una preghiera. Domenica scorsa, nel primo anniversario della sua drammatica scomparsa, proprio il Centro turistico giovanile ‘La Mongolfiera’, di concerto con Venerabile Compagnia e Parrocchia locali, ha commemorato Santi nella chiesa pievana di Mammiano con celebrazioni liturgiche –una delle quali solenne e accompagnata dai canti del locale Piccolo Coro di TERRAZZA SULLA CITTÀ Donne di scuola I n occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, sono state allestite due mostre coordinate sulla scuola del passato attraverso immagini fotografiche e quaderni d’epoca. La prima, nei locali della Biblioteca San Giorgio, a cura della sezione “Storia e Storie al Femminile” dell’Istituto Storico Lucchese e dell’Archivio di Stato di Pistoia – sezione di Pescia, ha proposto immagini di educatrici ed insegnanti del territorio pistoiese e lucchese fra la seconda metà del secolo XIX e la prima metà del secolo successivo, provenienti da raccolte pubbliche e collezioni private. La seconda, nella Biblioteca Forteguerriana, ha esposto quaderni ed elaborati didattici di una mostra realizzata a Pistoia nel 1929 per descrivere il patrimonio paesaggistico, storico e culturale della Provincia di Pistoia appena istituita; i pezzi esposti sono stati 363, provenienti dalle scuole elementari di tutto il territorio provinciale e consegnati alla Forteguerriana nello stesso anno. All’inaugurazione hanno portato i loro saluti l’assessore alla Cultura del Comune di Pistoia Rosanna Moroni, Vincenza Papini dell’Istituto Storico Lucchese e Carlo Vivoli direttore dell’Archivio di Stato pistoiese; sono intervenuti Luigi Tomassini, dell’Università degli Studi di Bologna (“Il catalogo della Mostra: documento per una storia fotografica della scuola”), e Teresa Dolfi, della Biblioteca comunale Forteguerriana di Pistoia (“La raccolta dei quaderni del 1929 conservati alla Forteguerriana”). La visita alla mostra è stata introdotta dalla curatrice grafica Claudia Massi, l’iniziativa ha avuto il patrocinio della Provincia di Pistoia. È stato ricordato a 60 anni dalla sua uccisione il giovane operaio della San Giorgio Ugo Schiano (il 16 ottobre 1948), a seguito di uno scontro con la polizia nel corso di un manifestazione, definita “la marcia della fame”, alla quale presero parte 1200 operai della SMI, colpiti da licenziamenti selvaggi, accompagnati da mogli e figli, la classe operaia pistoiese in generale (tra i quali 2000 dipendenti della San Giorgio), impiegati e cittadini comuni. L’evento maturò nel clima di gravi tensioni politiche e sociali del 1948. Il corteo funebre, nel giorno del 18 ottobre, si trasformò in un’immensa manifestazione e nell’occasione fu indetto lo sciopero generale in Toscana. L’iniziativa del ricordo è stata organizzata dal Comitato unitario per la difesa delle istituzioni repubblicane del Comune di Pistoia, da Fiom e Spi Cgil e dalla Rsu di Ansaldo Breda. Presso la Sala Maggiore di Palazzo di Giano sono intervenuti il Sindaco di Pistoia Renzo Berti e Massimo Masat della Fiom Cgil nazionale. Sono seguite testimonianze di colleghi di lavoro di Ugo Schiano e del fratello Piero. Deposta infine una corona di alloro sotto la lapide alla memoria in via Cavour. Leonardo Soldati PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633 - [email protected] - [email protected] SEDE PISTOIA Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected] FILIALI CHIAZZANO Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected] PISTOIA Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected] MONTALE Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected] MONTEMURLO Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected] SPAZZAVENTO Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected] LA COLONNA Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected] PRATO Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected] S. AGOSTINO Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected] CAMPI BISENZIO Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected] BOTTEGONE Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected] Vita 12 economia e lavoro n. 7 CONFARTIGIANATO Assemblee territoriali Confartigianato Prima di licenziare, cerchiamo altre soluzioni L a crisi che sta travolgendo l’economia pone molti imprenditori di fronte a scelte difficili. Una delle ipotesi più dure da valutare è quella del licenziamento dei dipendenti: nell’artigianato e nella piccola impresa, infatti, fra titolari e dipendenti si instaurano rapporti personali, improntanti ad una collaborazione che difficilmente si può riscontrare nelle grandi aziende. Tuttavia, per salvare la propria ditta, alcuni imprenditori si trovano oggi di fronte alla necessità di effettuare dolorosi tagli al personale. Confartigianato Imprese Pistoia ha predisposto un servizio di consulenza per valutare fino in fondo ogni possibilità alternativa al licenziamento e si appella agli imprenditori: “Il patrimonio più importante delle imprese artigiane e delle Pmi, più che dai macchinari e dalle tecnologie, è costituito dalla forza lavoro, dalle persone che conoscono il mestiere e hanno le competenze e la flessibilità necessaria per man- dare avanti la ditta. Quando la crisi sarà passata, poter contare su professionalità acquisite darà la spinta fondamentale per la ripresa. Se invece certe figure saranno state eliminate, ricominciare sarà difficilissimo. Per questo, nell’interesse stesso delle imprese, prima di licenziare, cerchiamo insieme soluzioni alternative”. Per informazioni e appuntamenti, contattare l’ufficio sindacale di Confartigianato Imprese Pistoia (tel. 0573937848) Uscire dalla crisi, problemi e opportunità per le imprese Parliamone insieme Martedì 24 febbraio Area LARCIANO – LAMPORECCHIO ore 21 – Sala consiliare Comune Larciano – p.za V. Veneto Mercoledì 25 febbraio Area QUARRATA ore 21 – Confartigianato Quarrata – via Marco Polo, 80 Lunedì 2 marzo Area MONTAGNA ore 21 – Confartigianato San Marcello – via Marconi, 2 Mercoledì 4 marzo Area AGLIANA-MONTALE ore 21 -auditorium Misericordia Montale- p.zza Giovanni XXIII Giovedì 5 marzo Area VALDINIEVOLE EST ore 21 – Confartigianato Montecatini – via Pistoiese, 19 Martedì 10 marzo Area PISTOIA ore 21 – Confartigianato Pistoia – via Fermi, 49 sport pistoiese Il mestiere più difficile del mondo: genitore di uno sportivo Se ne discuterà al Legno Rosso a Capostrada na serata da non perdere. Venerdì 27 febbraio, con inizio alle 21 agli impianti sportivi del Legno Rosso, a Capostrada (Pistoia), si svolgerà un incontro-dibattito, fortemente voluto dall’assessore allo sport della Provincia di Pistoia, Floriano Frosetti, da sempre impegnato a fondo per lo sport del nostro territorio, e organizzato dall’assessorato allo sport dell’ente di Piazza San Leone, dal titolo “Le darà tante soddisfazioni… Per quei genitori che non vogliono il figlio campione”. Considerazioni ad alta voce sul ruolo di genitori di figli che praticano lo sport, il calcio in particolare. Prendendo punto dall’ultimo libro dello psicologo e psicoterapeuta Sergio Teglia, proprio intitolato così, introdurrà i lavori il già citato Frosetti, interverranno lo stesso Teglia, il presidente del Coni provinciale di Pistoia, Guido Pederzoli, il presidente del Gruppo sportivo Avanguardia, Renzo Corsini, e il presidente della Federazione scherma regionale, Edoardo Morini; parteciperanno all’evento, moderato dal giornalista Gianluca Barni, lo psicopedagogista ed educatore sportivo Maurizio Tempestini, l’allenatore della formazione Berretti della Pistoiese, Antonio Niccolai, figlio del più famoso Comunardo, ex stopper del Cagliari campione d’Italia di “Giggirriva” e della nazionale azzurra a Mexico ’70, il responsabile del settore giovanile dell’Aglianese, Piero Marini, e il tecnico della squadra Allievi Nazionali della Pistoiese, Lorenzo Fontana. Un’occasione importante di confronto e apprendimento per genitori e figli che, curiosi, ascolteranno le parole di Teglia, laureato in Psicologia a Padova nel 1977, psicologo dirigente all’Asl 3 di Pistoia, ma che potranno interloquire con lui e le numerose personalità presenti. Per l’Asl 3, Teglia è responsabile del “Progetto genitori” e dalla “Scuola per genitori”. E’ anche consulente di più scuole calcio e docente dell’Università del Tempo Libero di Pistoia dal 1997. Per informazioni telefonare in Provincia a Simona Pallini 0573.374273 o scriverle un’e-mail a [email protected]. Gianluca Barni Nella foto: Floriano Frosetti La Giovedì 26 febbraio Area VALDINIEVOLE OVEST ore 21 – Confartigianato Pescia – via Amendola, 13 EVENTI U 22 febbraio 2009 contropiede di Enzo Cabella O rgoglio Carmatic. Benché priva dei suoi due play (Darby e Mc Cullough), la squadra ha superato brillantemente Scafati e ha lasciato l’ultimo posto in classifica. Già questo è un aspetto importante e confortante. La squadra allenata da Moretti ha dimostrato di essere viva, di avere molte frecce nella faretra e di avere buone possibilità di salvarsi, dal momento che ha ritrovato lo spirito di gruppo, l’intensità difensiva (aspetto fondamentale, soprattutto per chi lotta per la salvezza) e i suoi frombolieri Tyler, Toppo e Brian. Insomma, contro Scafati, la formazione biancorossa ha interpretato la gara alla perfezione, unendo alla sagacia tattica e tecnica le sue migliori doti morali: cuore, carattere, orgoglio. Dovrà lavorare ancora tanto per eliminare certe scorie che si manifestano in campo in varie circostanze, ma possiamo affermare che si è vista un’altra squadra. Nell’ambiente -società, squadra e tifosi- è tornata la fiducia. La prossima domenica c’è un’altra battaglia da affrontare, quella contro Soresina, seconda forza del campionato. Tra le due squadre c’è una differenza di 10 punti, la squadra lombarda è forte ed esperta, ma la ritrovata compattezza di gruppo della Carmatic induce a sperare in una prova positiva di Toppo e compagni. Nella Pistoiese la crisi ha raggiunto il suo apice con la quinta sconfitta di fila e le conseguenti dimissioni dell’allenatore Polverino, che abbandonando la barcollante navicella si è addossato tutte le colpe della sua gestione. Bisogna riconoscere che non tutti gli allenatori si comportano così. Il tecnico napoletano, che risiede a Pistoia da 25 anni, ha compiuto un gesto di grande coerenza, tenendo fede a quanto aveva dichiarato («se fra tre mesi non avrò migliorato la situazione, toglierò il disturbo») al momento del suo arrivo sulla panchina della squadra arancione. Ora si riparte con un nuovo tecnico e la speranza di potersi salvare. La situazione, a 12 giornate dalla fine del campionato, però è gravissima, quasi disperata: la Pistoiese è ultima, a 2 punti dal Potenza e a 8 dalla Juve Stabia. Gli arrivi di Dal Rio e Artistico, due attaccanti ‘veri’, dovrebbero migliorare le potenzialità offensive della squadra, fino ad ora molto deboli (Dal Rio, contro il Sorrento, ha segnato un gol e uno, regolare, gli è stato annullato dall’arbitro), ma tutta la squadra dovrà migliorare notevolmente il rendimento in campo per sperare di scavalcare il Potenza ed evitare così l’ultimo posto che significa retrocessione diretta. Se riuscirà in questa impresa, si giocherà la permanenza in Prima categoria ai playout e a quel punto entreranno in gioco tanti fattori, che non sono solo le qualità tecniche ma anche la condizione fisica e...la fortuna. Vita Q La 22 febbraio 2009 uello di Eluana Englaro è stato “un caso di eutanasia pura, volutamente fatto passare come caso emblematico per introdurre tale pratica in Italia”. Ne è convinto Giuseppe Savagnone, docente di filosofia nei licei e direttore del Centro diocesano per la pastorale della cultura di Palermo, che interpellato, nonostante la tragicità di quanto accaduto, dà una lettura “in positivo” delle sorti future del “dialogo sulla vita” tra cattolici e laici. A partire dalla consapevolezza che - come non si stanca di ripetere la Chiesa - “la vita è vita sempre, e come tale va difesa, non soltanto nello stato vegetativo persistente”. Lo abbiamo intervistato. Dopo la morte di Eluana quali spazi di dialogo sono possibili, tra i diversi - e spesso opposti - pensieri sulla “cultura della vita”? “Io credo che tragedie come quella a cui abbiamo assistito possano essere uno stimolo - solo apparentemente paradossale - a riscoprire la pienezza della vita, che purtroppo finora - e il caso di Eluana lo ha rivelato pienamente - spesso non è stata riconosciuta, misconoscendo ad esempio che vita umana è anche quella prenatale e quella nelle fasi terminali. La vita, infatti, non si riduce ad una semplice funzione: nemmeno a quella dell’autocoscienza, che è importante ma non è il sigillo unico ed esclusivo della vita di un essere umano. Potrebbe essere questa, mi auguro, l’occasione per un recupero della persona, della sua identità, nel suo essere e non solo nelle sue attività, che siano funzioni mentali o di altro tipo. Recuperare l’essere, insomma, che è qualcosa di più radicale “I diritti di tutti si tutelano a partire dal rispetto dei diritti dei più indifesi”: è la chiave di lettura che, in un’ampia intervista, il presidente della Cei ha proposto sui grandi temi dell’attualità politica e legislativa. Tra questi il dibattito sulla legge sul “fine vita”, in agenda a Palazzo Madama, rappresenta un passaggio significativo, una occasione. Certo, si può leggere ancora una volta come ulteriore momento di una infinita e stucchevole contrapposizione tra “laici” e “cattolici”. Se ci avviassimo per questa strada però ancora una volta perderemmo un’occasione, da due punti di vista. Innanzi tutto resteremmo prigionieri di una visione già falsificata. Che un destino di dall’Italia n. 7 ELUANA E NOI Il futuro del dialogo tra pensieri diversi su vita e morte Una nuova alleanza? delle sue manifestazioni”. Bisogna, in altre parole, allargare lo sguardo? “L’apertura alla persona implica sicuramente - e questo potrebbe essere un punto di incontro tra laici e cattolici - che si guardi molto di più a quello che è il tratto intermedio tra i due momenti estremi della fase prenatale e di quella terminale della vita. È urgente una nuova alleanza, un nuovo patto, per difendere la vita di ogni essere umano, specialmente il più povero, il più debole, il più indifeso, che oggi viene calpestato non solo negli eventi legati all’inizio e alla fine della vita, ma soprattutto anche nel lungo spazio che intercorre tra que- sti due momenti. Il problema, oggi, è che chi insiste molto sulla vita nel suo momento iniziale e terminale rischia di trascurare la vita nella sua fase intermedia, mentre chi si concentra solo sulla vita nella fase intermedia corre il pericolo di sottovalutare le grandi questioni legate al nascere e al morire”. Quale il ruolo dei cattolici? “Ci vuole uno sguardo più ampio, e noi cattolici siamo i più adeguati per adottarlo. Nella sua etimologia, infatti, il termine cattolico significa secondo pienezza, e denota un’universalità qualitativa, non quantitativa, del cristianesimo. Il cattolicesimo comporta l’accoglienza di tutta la pienezza dell’umanità, perché il sapere cattolico è un sapere per essenza universale. Il contrario, significa essere di parte”. Oltre al primato della persona, uno dei capisaldi del pensiero di papa Benedetto è l’insistere sul primato della “legge naturale”. Si può ripartire anche da qui per un dialogo tra credenti e non credenti sulla vita? “L’insistere, come fa il Papa, sul primato della legge naturale è solo apparentemente una posizione di tipo conservatorista. Al contrario, l’idea di una legge naturale come presidio dell’umano è un’idea rivoluzionaria, perché rappresenta una difesa contro tutte le di M. Michela Nicholais aberrazioni che ogni forma di potere tende a creare. Difendere la legge naturale significa fare appello all’autenticità di ogni essere umano, che ci consente di sfuggire ai poteri di questo mondo, i quali tendono a plasmarci come vogliono loro. L’uomo è una realtà di cui nessuno può disporre: è questo il fondamento della legge naturale, un’idea che molti credono difensiva e che va invece riletta e ribaltata come tentativo di emergere dalla logica di tutti i poteri, per ascoltare il richiamo di ogni essere umano e la sua inalienabile dignità”. A volte i giovani danno l’impressione di non comprendere pienamente lo “spessore” della vita. Come dialogare con loro? “Oggi i giovani sono tempestati da una cultura che li mette davanti all’alternativa tra una versione nichilista dell’esistenza e una versione dogmatista, che spesso si presenta in un modo che non li aiuta a capire. In realtà, nichilismo e dogmatismo sono due facce dello stesso vuoto, mentre la vera posizione cristiana è l’intelligenza del discorso sui valori, nella ricerca della consapevolezza. La vera alternativa al nichilismo consiste nel far capire ai giovani che la vita è ricerca, riflessione, interiorizzazione, non dogmi precostituiti. In questa prospettiva, la pastorale non può essere indottrinamento, ma deve consistere nell’offrire saperi alternativi al nichilismo dominante”. LEGGE SUL “FINE VITA” Non solo una questione cattolica secolarizzazione non è l’inevitabile punto di arrivo delle società occidentali e dunque in particolare proprio dell’Italia, è stato uno degli elementi chiave della predicazione e della testimonianza di Papa Giovanni Paolo II, ripreso in modo penetrante e cruciale da Benedetto XVI. Di qui l’impegno per ritessere il tessuto dell’unità e dell’identità nazionale, e nello stesso tempo l’operosità dei cattolici nel rispondere alle nuove sfide, in particolare sui nuovi temi della Urge un confronto culturale non ideologico di Francesco Bonini “questione antropologica”. Sempre nel segno del “bene comune”, cuore della dottrina sociale: questo comincia dalla comprensione del senso del limite (relativo al bilanciamento diritti - doveri) e proprio dall’affermazione del rispetto dei diritti dei più deboli e indifesi. Si può qui identificare un terreno di confronto, di discussione, guardando all’agenda di oggi e di domani? Abbiamo bisogno di un confronto culturale non ideologico e per fare questo è necessario proprio porsi in avanti. Uno degli elementi più significativi del dibattito di queste settimane, per quello che possono valere le indicazioni quantitative e le indagine 13 demoscopiche, è che, man mano che cresceva l’informazione, man mano che passavano i giorni e il dibattito andava più in profondità, cresceva l’opinione che considerava indisponibile il diritto alla vita, la bilancia si spostava nel senso dell’affermazione del valore della vita. E questo però non è una prerogativa cattolica, ma è un bene comune, è un valore di tutti e non di una parte. Può partire di qui un dialogo? Per avere delle buone risposte è necessario porre le domande giuste. Su tutti i grandi temi della politica e della legislazione, ma in particolare proprio sui temi della “biopolitica” si tratta realizzare un esercizio delicato di sintesi e di bilanciamento e nello stesso tempo operare con chiarezza e determinazione. Bisogna affermare principi semplici, per garantire appunto i più deboli e potere dare, sulle frontiere dalla fine della vita, risposte di vita e di speranza. La mozione approvata recentemente dal Senato indirizza il dibattito per la legge sul fine-vita in modo chiaro e preciso, scongiurando insinuanti derive verso l’eutanasia. Si può fare presto e bene e realizzare, nella chiarezza dei principi, ampi consensi. 14 dall’Italia P erdute le elezioni regionali della Sardegna, il Partito Democratico ha avvertito al suo interno i contraccolpi di una cocente sconfitta, che si va ad aggiungere alle altre subite fin dal suo sorgere. Così, stanco di lottare contro la consueta riottosità tipica dei partiti che toccano la sinistra, il segretario nazionale Walter Veltroni, eletto solo qualche mese fa con un plebiscito vero e proprio da parte degli iscritti e dei simpatizzanti, ha rassegnato melanconicamente le sue dimissioni. Una crisi che colpisce non solo il centro-sinistra, ma, come avvertono i più avveduti analisti e commentatori, l’intero sistema politico italiano. E’ in questione infatti il cosiddetto bipartitismo, che si pensava ormai di avere raggiunto e consolidato. Difficile prevedere cosa avverrà nel prossimo futuro. L’attenzione e la tensione sono in questo momento al massimo livello. Qualche riflessione però si può aggiungere da parte di chi guarda le cose dall’esterno. Il nuovo partito si era presentato come un partito “nuovo”, soprattutto per quanto riguarda il modo diverso di fare politica e di comportarsi al suo interno e al suo esterno. Forse non è esagerato dire che tutto questo è andato miseramente fallito per le resistenze di coloro che da sempre detengono il potere Se non si guarda ai Paesi meno sviluppati di Stefano Fontana C ome far entrare nell’attuale dibattito sulla crisi finanziaria ed economica i paesi poveri del pianeta? Di solito l’idea è che se le risorse non ci sono non possono essere distribuite. Quindi prima di tutto la stabilizzazione e la ripresa e poi eventualmente gli aiuti. Eppure dal vertice dei ministri economici del G7 tenutasi a Roma nei giorni scorsi e che prelude al prossimo G7 che si terrà nell’isola della Maddalena, sono arrivati forti impegni per darsi delle regole e per recuperare le basi morali del sistema finanziario, sfuggite ampiamente di mano nell’inseguimento dei prodotti finanziari artificiali e del guadagno facile a breve termine. Ci si chiede, quindi, come sarà possibile lasciare fuori da questa ricostruzione di regole e principi i paesi poveri, come non parlare dei paradisi finanziari artificiali che nessuno controlla, della corruzione oppure della armonizzazione dei sistemi daziari e fiscali. Se si avrà il coraggio di affrontare tutti questi problemi bisognerà fare un discorso globale e non solo ristretto ai paesi più avanzati. La colpa della crisi non è certo dei paesi poveri, che però la pagheranno forse più degli altri. Sarebbe assurdo che i paesi ricchi,dopo essere stati i n. 7 Vita La 22 febbraio 2009 Il difficile momento del Partito democratico Un momento difficile per l’intero sistema politico italiano. Oltre i facili inni di vittoria, si cerchi di vedere fino in fondo i problemi attuali del Paese. È necessario ricordare con forza ai partiti, in questo caso a quelli del centrosinistra, che bisogna assolutamente cambiare metodi e sistemi. Per questi cambiamenti è forse già troppo tardi di Giordano Frosini e non hanno nessuna intenzione di lasciarlo a forze nuove, a uomini nuovi, a giovani puliti e desiderosi di fare la loro parte in un momento assai difficile per la situazione del paese. Ciò che è successo a Roma è successo anche nelle province, forse senza nessuna eccezione. Le primarie di Firenze hanno dato un segnale di novità e di nuova vitalità. Soprattutto va sottolineata la sconfitta degli apparati ormai logori e frusti, senza ormai quasi nessuna capacità di agganciare la simpatia e il favore della gente. Stupisce anche la sconfitta di Bersani, forse uno dei maggiori responsabili della crisi nazionale, che dimostra una grande valentia nel trattamento dei problemi economico-sociali, ma dà poche garanzie su un piano di leadership generale. Si dovrebbe aver capito ormai (da sinistra: forse sulla destra il discorso potrebbe essere anche diverso) che di certi volti la gente non ne vuole più sapere, che degli “anda e rianda” usuali ormai da troppo tempo, che dell’eterno spartimento del potere fra i soliti noti, la gente è stufa da tempo e sogna (aveva sognato!) nuove prospettive. Si facciano bene i conti finché siamo ancora in tempo. Ammesso che non sia già troppo tardi. Parole severe, che si appellano più a motivi etici che formalmente politici. E che per questo hanno maggiore forza. Un ultimo accenno a un male endemico che sta rovinando la nostra società, tarpa le ali al merito e alla competenza, mortifica in modo quasi irrimediabile le energie e le speranze dei nostri giovani. Un rilievo legato strettamente a quello di sopra, ma che coinvolge persone, famiglie, gruppi di potere, lobbies, partiti (diventati ormai pressappoco una vera e propria oligarchia). Si aprano i posti per tutti, sulla base delle competenze e dei meriti; si facciano concorsi seri e non truccati; si torni al dettato costituzionale che esige una parità di diritti e di doveri per tutti. Si rispetti fino in fondo la dignità di ogni persona umana. Chi è testimone di tante lamentale, di tante fughe, di tanti scoraggiamenti ha il dovere di far sentire fortemente la sua voce. La speranza di essere ascoltati è tenue, però esiste ancora. CRISI ECONOMICA Un errore di prospettiva responsabili della crisi volessero anche essere i soli attori della ripresa. Il recente G7 economico di Roma, guidato dal ministro Tremonti dato che in questo periodo l’Italia ha in mano il timone del G7, non ha preso grandi decisioni tecniche. Bisognerà aspettare il G20 di Londra previsto per il 2 aprile (con la presenza di Cina, India, Russia e Brasile) e poi, come si diceva, il vertice della Maddalena. Ha però detto con molta forza che serve un nuovo ordine mondiale dell’economia e della finanza. Cosa che, del resto, Tremonti scrive e dice da molto tempo. Per fare questo bisognerà però che questi vertici dei paesi più sviluppati colleghino le loro decisioni con quanto emerso dalla Conferenza Onu di Doha sul finanziamento allo sviluppo tenutati dal 30 novembre al 2 dicembre scorso. In quell’occasione infatti sono stati assunti impegni internazionali affinché la crisi finanziaria non comporti un blocco del finanziamento per lo sviluppo, anzi sia occasione di ripensamento per l’intero sistema. La ripresa deve avvenire assieme ai poveri e non contro di loro. A Doha, per esempio, era stato detto di combattere la volatilità dei capitali che danneggia i paesi poveri e questa esigenza concorda con la decisione presa a Roma di stabilizzare il settore finanziario. Questo non significa solo stabilizzare le borse di Wall Street o di Tokyo, ma anche stabilizzare il sistema generale, in modo che i capitali non escano dai paesi poveri per andare a finanziare le borse di quelli ricchi, data la mancanza di veri mercati finanziari alternativi. A Doha era anche stato detto di lottare contro la corruzione e contro il finanziamento al terrorismo. Anche questi due punti hanno carattere globale. La corruzione c’è dappertutto, nelle sofisticate pieghe dei derivati finanziari come nelle élite ricche dei paesi poveri che investono i loro capitali in quei derivati. Quanti Stati che ora si dicono impegnati nella ripresa non hanno ancora firmato la Convenzione Onu contro la corruzione? Il finanziamento del terrorismo è una delle tante forme di uso illecito delle risorse finanziare che passano spesso dai centro off shore, i cosiddetti “paradisi artificiali”. Il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in una articolata Nota in vista della Conferenza di Doha ne aveva con chiarezza denunciato l’immoralità e aveva chiesto una disciplina al riguardo. Anche questa è una necessità del nuovo ordine mondiale dell’economia. Una dei più importanti messaggi usciti dal vertice G7 di Roma dei giorni scorsi è stato che non bisogna cedere al protezionismo. Perché mai, allora, i paesi ricchi appesantiscono di tasse le rimesse degli immigrati nei loro paesi? Perché non si procede con il Doha Round sul commercio internazionale, con effetti orientati allo sviluppo, tenendo conto tra l’altro delle speciali necessità dei Paesi meno sviluppati? Alla Conferenza di Doha era stato anche detto che bisognava rivedere i criteri di rating bancario internazionale, trovando dei codici di comportamento comuni per tutto il mondo. Si era anche detto di rafforzare la trasparenza dei mercati finanziari internazionali e di favorire la nascita di mercati finanziari nazionali per impedire i flussi di capitali dai paesi poveri ai paesi ricchi che è oggi la modalità più evidente con cui il Sud finanzia il Nord. Un’enciclica di Giovanni Paolo II, la Sollicitudo rei socialis, dice una cosa apparentemente strana: i poveri devono essere considerati non un fardello ma una risorsa. Questo errore di prospettiva è ben presente anche davanti alla attuale crisi finanziaria internazionale. Ma rimane un errore di prospettiva. Vita La P oste a cavallo del quadrante a nord-Pacifico, in cui si svolge il grande gioco strategico tra Usa, Cina, Giappone e Russia, e quello del sud-est asiatico, in cui confluiscono gli interessi per gli approvvigionamenti energetici che passano attraverso lo stretto della Malacca, le Filippine rivestono un delicato ruolo geopolitico, ma sono perennemente a rischio di instabilità. Il Paese, infatti, è terreno fertile per l’islamismo radicale, che si è ramificato nello sterminato mosaico di isole e atolli, soprattutto nelle propaggini meridionali dove, da secoli, rivendica la propria autonomia. “Le loro ribellioni –ricorda Emanuele Scimia- risalgono già alla colonizzazione spagnola cominciata nel diciassettesimo secolo, riproponendosi durante il protettorato americano stabilito a partire dal 1898 e dopo la proclamazione del primo governo indi- I volontari della Croce Rossa rapiti nelle Filippine I ncroci particolarmente intensi nell’agenda internazionale hanno caratterizzato gli ultimi giorni. Dagli States, dopo i primi gesti studiati con cura, come il provvedimento su Guantanamo, la telefonata ad Abu Mazen e l’intervista ad Al Arabiya, Obama ha presentato al Parlamento la legge sulla equiparazione dei salari tra uomini e donne e il pacchetto di interventi per reagire alla crisi, incassando un voto quasi unanime sulla prima e l’approvazione con i soli voti democratici per i secondi. Contemporaneamente si sono svolte le elezioni amministrative irachene, con una partecipazione non scontata del 51% degli elettori e un risultato che dà ossigeno a chi nel Paese sta cercando di sviluppare un percorso politico nazionale rispettoso ma non vincolato dalla religione. Un risultato parzialmente inatteso e importante, perché può esercitare una qualche influenza anche sul prossimo processo elettorale iraniano. Negli stessi giorni l’Unione Africana riunita ad Addis Abeba ha eletto Gheddafi presidente di turno per il 2009. Il leader libico, da sempre sostenitore partigiano 22 febbraio 2009 dall’estero n. 7 Filippine, si teme un nuovo inganno Il Paese riveste un delicato ruolo geopolitico ed è sempre a rischio instabilità di Angela Carusone pendente filippino nel 1946: la rivolta scoppiò con maggior violenza, e senza più arrestarsi –spiega l’analista politico- negli anni settanta, mescolando rivendicazioni indipendentiste e farneticazioni islamiste”. L’instabilità politica, la corruzione dilagante nella società filippina, l’impreparazione tecnica e materiale dell’esercito nazionale, assieme ai problemi legati alla conformazione del territorio, non hanno portato a una reale soluzione: impegnate ad accusarsi reciprocamente per la sterminata serie di omicidi politici, le autorità governative, le forze politiche di maggioranza e di opposizione e, non ultimo, l’esercito non sembrano in grado di arrestare la multiforme spirale di violenza generata dai gruppi islamisti. Di più, oggi il Paese si trova sull’orlo di una crisi costituzionale, a causa dei cambiamenti proposti dai partiti della presidente Gloria Macapagal Arroto. Nel 2010 la popolazione delle Filippine sarà chiamata alle urne per eleggere il nuovo presidente e la Arroto, al potere dal 2001, non potrà ricandidarsi. E, secondo l’opposizione, dietro la volontà del suo partito di modificare il sistema politico filippino, si celerebbe il velato intento di prolungare il governo della stessa, schivando l’attuale prescrizione costituzionale che impedisce al presidente di essere rieletto. Gli emendamenti proposti riguardano infatti il passaggio dall’attuale sistema presidenziale di tipo americano a un sistema parlamentare monocamerale, e la decentralizzazione dei poteri dello Stato, passando da un sistema statale unitario a un sistema federale. La popolazione –riferiscono gli osservatori- critica però la tempistica del governo che, a ridosso delle elezioni presidenziali, propone di cambiare il sistema politico facendo nascere il sospetto che tali emendamenti non siano fatti nell’interesse del Paese: e, d’altro canto, con il nuovo sistema, l’attuale presidente potrebbe concorrere nuovamente alle elezioni aspirando alla carica di primo ministro, ottenendo così legalmente la possibilità di continuare a governare il Paese. A rendere ancora più complicata l’azione del governo, è poi la necessità di riaprire le trattative di pace con il fronte di liberazione Moro, interrotto da qualche mese dopo che, nell’agosto 2008, la bozza degli accordi è stata bocciata dalla Corte suprema: il punto di incontro tra le parti in causa, governo e ribelli musulmani, prevedeva una maggiore autonomia politica del Fronte, nonché l’estensione della regione autonoma del Mindanao musulmano. Per questo motivo, tra le proposte di emendamento, c’è anche quella di passare a uno Stato federale che, secondo alcuni politici, rappresenta l’unica via percorribile per risolvere lo spinoso problema che affligge il Paese da decenni. È un fatto che le Filippine siano tra quei Paesi asiatici che hanno conosciuto tante speranze deluse. “Prima colonia asiatica a dichiararsi indipendente Da Belèm a Davos Incroci intensi nell’agenda degli ultimi giorni del processo di unione continentale, ha rilanciato l’idea della moneta unica e degli Stati Uniti d’Africa. I capi di stato e di governo presenti gli hanno attribuito un convinto sostegno, ma il neopresidente si troverà a dover gestire situazioni particolarmente delicate, che forse nemmeno la sua autorevolezza nel continente potrà domare: le tensioni nel Darfur e in Congo, l’impasse in Zimbabwe, dove Mugabe continua a mantenere un assurdo braccio di ferro col suo paese, e il futuro incerto della Somalia. Nell’agenda internazionale era annotato in questi giorni anche il rituale forum economico di Davos, ma mai come quest’anno l’incontro si è rivelato di modesta rilevanza. Il tono minore, nonostante i 2.500 delegati, non era dovuto solo al contemporaneo svilupparsi di altri eventi nel panorama internazionale, quanto ad una sorta di imbarazzo a vedere riuniti insieme, fra gli altri, quasi tutti i protagonisti e responsabili della crisi finan- ziaria. Molti si sono chiesti che cosa avessero da insegnare alla comunità internazionale coloro che nell’ultimo anno avevano saputo solo andare a chiedere ai propri governi di tappare i buchi che loro avevano creato. E non a caso Obama, che ha inviato a Davos un solo suo rappresentante e sta dimostrando discreta sagacia nel collocare i propri interventi, ha denunciato negli stessi giorni i bonus che i banchieri si sono fatti pagare proprio mentre le loro società incassavano il massimo delle perdite. Nei dibattiti c’è stata tensione, poca politica, molto imbarazzo, e quasi nulla della passata sicurezza, se non, addirittura, un’improbabile denuncia dell’“invadenza degli Stati nazionali”, tanto isolata quanto disorientata. Mentre i 2.500 erano a Davos, più di centomila persone si riunivano, sfilavano, danzavano e discutevano di sviluppo sostenibile a Belem, in Amazzonia. Come di consueto il Forum sociale mondiale si è svolto riunendo partecipanti da tutto il pianeta e soprattutto dalle nazioni del Sud del mondo. Cinque capi di Stato latinoamericani, Lula, Correa, Morales, Lugo e Chavez, hanno partecipato, dando legittimazione politica all’incontro che da anni è l’ambito per confrontare idee sulla costruzione di un futuro condiviso per il pianeta. Diversi osservatori si sono divertiti a misurare il numero dei capi di Stato presenti tra Belem e Davos, dove ha partecipato il solo Shimon Peres, peraltro bersaglio di una rumorosa polemica da parte del premier turco Erdogan su Gaza. Ma la competizione tra Belem e Davos, più che segnare vittorie e sconfitte, manifesta la fatica a trovare sedi adeguate per la costruzione del consenso internazionale in modo democratico, rispettoso cioè del protagonismo, della libertà e della responsabilità delle persone e degli Stati. In entrambi i forum si è affermato che la formula del G8 è insufficiente, né può bastare l’allargamento a 13 o 14 nel 1898, l’effimera prima repubblica delle Filippine fu rapidamente schiacciata, inizialmente con metodi brutali, finché il Paese ottenne l’autonomia, nel 1935, e quindi l’indipendenza nel 1946”, ricorda lo storico David Camroux, sottolineando che, in seguito, le Filippine sono state ridotte a semplici pedine del gioco della guerra fredda in Asia. “Ma al di là dei fattori geopolitici e delle vicissitudini legate a comportamenti personali –rimarca Camroux- la vita politica filippina è contrassegnata da una serie di fattori, il primo dei quali è il suo carattere oligarchico”. Il clientelismo filippino, infatti, funziona nel contesto di un sistema teoricamente democratico, ma in pratica elitario, fondato su feudi locali. La Costituzione del 1987 ha tentato di eliminare la politica dinastica imponendo un limite ai mandati parlamentari e ai candidati eletti nelle liste dei partiti, ma ancora nel 2004 il due terzi dei membri del Congresso provenivano da famiglie dell’oligarchia. E così, in un Paese giovane e costretto all’emigrazione dei suoi figli più qualificati e motivati, dove il 40-50 per cento vive al di sotto della soglia di povertà, la mancanza di democrazia economica rende difficile anche la democrazia politica, avvitandosi in una spirale sempre più pericolosa. a cui sta lavorando il governo italiano per il prossimo vertice di maggio. Altrettanto inadeguata, benché più partecipata, è quella del G20 che si riunirà prossimamente sulle questioni finanziarie, dando seguito all’incontro di Washington di dicembre. Anche a Davos è stata evocata la proposta che da anni le reti di società civile internazionale promuovono, quella di dare all’Ecosoc, il Consiglio per le questioni economico e sociali delle Nazioni Unite, un ruolo di maggior rilievo, eventualmente riformandone la composizione. Rimarrebbe un organismo relativamente macchinoso, ma con piena legittimità giuridica e politica, requisito del tutto assente da tutti i vari “G” oggi attivi. Se Obama ha risvegliato la politica, e forse anche la voglia di far politica, con la sua elezione e i suoi primi atti, rimane ancora aperta la questione dei luoghi corretti della politica internazionale. La sfida della democrazia per governare la globalizzazione, cioè di processi in cui cittadini e Stati sono davvero protagonisti, è ancora tutta da raccogliere. Riccardo Moro 15 Dal mondo LAVORO IN RUSSIA Un rapporto dell’organizzazione “Human Rights Watch” sugli immigrati in Russia denuncia l’aggravarsi delle loro già non facili condizioni di vita: salari non pagati, abusi della polizia, attacchi razzisti, assistenza medica negata, alloggi indecorosi; è studio basato su interviste a 146 immigrati, provenienti dal Caucaso e dalle ex-repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, che hanno lavorato in 49 città russe tra il 2006 e il 2008; molti hanno trovato impiego nell’edilizia, settore in crescita - prima che si aprisse il tempo della crisi economica mondiale - e capace di assorbire fino al 40% dei 9 milioni di lavoratori stranieri in Russia. VOLONTARIATO EUROPEO L’anno europeo del volontariato sarà il 2011. È un annuncio dato dalla parlamentare europea Marian Harkin nell’ambito del convegno di presentazione del progetto “Debate Europe 20082009”, tenutosi in questo mese di febbraio a Roma ed organizzato dal coordinamento nazionale dei centri di servizio per il volontariato (Csvnet) e dalla rappresentanza in Italia della Commissione europea; Marian Harkin si è fortemente impegnata per due anni allo scopo di raggiungere questo traguardo, un obiettivo che onora la dedizione, il sacrificio, le competenze di coloro i quali operano nel mondo del volontariato. “GRAZIA” IN CINA Grazie alla collaborazione fra Mondadori e Seec Media Group Limited, dall’11 febbraio il periodico “Grazia” è presente nel vasto mercato della Cina. Il nuovo quindicinale ha contenuti originali in lingua cinese e dispone di una redazione sua propria. Roberto Briglia, direttore generale “divisione periodici Mondadori”, conferma che “con la nascita di ‘Grazia’ in Cina Mondadori compie un passo concreto nel mercato pubblicitario dei periodici cinesi”. In Cina, la moda italiana e il made in Italy continuano a registrare uno straordinario apprezzamento, ciò dovuto alla qualità del lavoro italiano. 16 musica e spettacolo T ERRAZZA n. 7 SULLE STELLE Il ritorno di Belmondo di Leonardo Soldati A 75 anni d’età ha d e c i s o d i d a re scacco alla malattia. Ebbe in ictus cerebrale nel 2001, fu ridotto su una sedia a rotelle e costretto ad una penosa riabilitazione. Adesso Bébél torna alla vita interpretando “L’homme et son chien” (L’uomo e il suo cane), remake di un film-culto del cinema italiano, “Umberto D.”, girato da Vittorio De Sica nel 1952. Una specie di “resurrezione” la sua: a lungo assente dal set e dalla vita mondana, Jean Paul Belmondo sembrava appartenere al passato. Nel film, che racconta la storia di un uomo ridotto allo stato di clochard, cacciato dall’ex amante e costretto a mendicare, ha il viso stanco, il passo incerto, la voce flebile: ma Bébél appare sempre forte e coraggioso come quando aveva vent’anni. Girato in poche settimane da Francis Hustler, interpre- tato da una cinquantina di attori che hanno lavorato quasi gratis, il film è stato dedicato da Belmondo ai giovani handicappati che ha conosciuto nella convalescenza: «Mi sono reso conto che ci sono tanti ragazzi che vivono in condizioni peggiori delle mie. Ho voluto battermi per mostrare che non bisogna arrendersi. L’ho fatto per loro, per aiutarli». Il IN MARGINE AL FESTIVAL DI SANREMO Patty Pravo, eterna ragazza P atty Pravo ha compiuto 60 anni, ma è sempre l’eterna ragazza del Piper, il mitico locale dove la Divina ballava con una grazia ed una femminilità surreali. Interprete mancata di “Donna con te” nell’edizione di Sanremo ’90, è tornata sul palcoscenico dell’Ariston con il brano “E io verrò un giorno là”. «Quando ho ascoltato quella canzone mi sono venuti i brividi, ho visto la luce, e mi sono detta: merita un grande pubblico, perché non portarla a Sanremo?» afferma lei. Un pezzo firmato da Andrea Cutri, chitarrista 29 enne di Cabras, appassionato della Sardegna e di rockblues. «Il testo ha un contenuto molto spirituale, mentre la musica ha un andamento ha un andamento melodico, con qualche piccola apertura rock» spiega lui, che per Patty ha realizzato anche un altro brano, dal titolo “L’oscurità” e che uscirà in autunno. La musa del pensiero stupendo, classe 1948, si è preparata alla settimana sanremese (per lei la settima volta) in Riviera, scegliendo i vestiti dello stilista palestinese Jamal Taslaq. In merito alla sua canzone: «Ha un testo molto speciale, che cia- scuno può interpretare come crede. Non mi è interessato il senso della gara, sono stata al Festival solo perché ho pensato di avere un bel pezzo da cantare. E poi Sanremo è l’unica cosa divertente che ci rimane. È come se il Festival si comprasse la tua anima d’artista; dolo la prima volta, ogni anno scatta la lotta per tornarci. Nel ’70 dissi al grande Ennio Melis, allora direttore della Rca, la mia casa discografica, “mi piacerebbe vedere com’è il Festival…” e mi ritrovai subito in gara con “La spada nel cuore” assieme a Little Tony. Quell’anno i super favoriti erano Adriano Cementano e Claudia Mori con “Chi non lavora non fa l’amore”, ma nelle votazioni della prima serata riuscimmo a batterli. Per me i duetti hanno ragione di esistere se nascono da un’amicizia o da affinità artistica, da due anime che si incontrano per comunicare qualcosa assieme; quando sono fatti per marketing non mi interessano. Guardando ai miei ho amato quelli con Vinicius De Moraes, con Pavarotti, con Robert Charlebois, con Sinatra, con Sacha Distel, coi New Trolls, con i La Crus. Qualche anno fa mi avevano proposto un disco con Nina Simone e Eartha Kitt, ma ho aspettato troppo ed ora che non ci sono più mi dispiace perché le loro voci me le porto dentro fin dall’adolescenza». Il pezzo di Sanremo rientra in un album di Leonardo Soldati dal vivo inciso all’Arena di Verona, con la cover di “E mi manchi tanto” degli Alunni del Sole. Vita La 22 FEBBRAIO 2009 mondo della spettacolo rende adesso omaggio a questo eroe della settima arte: sopravvissuto del periodo d’oro del cinema, insieme ad Alain Delon ha incantato milioni di spettatori, compagno di attrici leggendarie come Laura Antonelli e Ursula Andress, riassume in sé 50 anni di divismo. Si è cimentato in tutti i generi. Ha girato con i più grandi, da Godard a Truffaut. Spericolato al limite dell’incoscienza, ha interpretato senza controfigura le scene più rischiose. «È sempre rimasto un adolescente», ha detto di lui il regista Lelouch che lo ha diretto in diversi film. Fra i suoi grandi successi, “Fino all’ultimo respiro” (il primo film, manifesto della Nouvelle Vague, girato nel 1959, con la regia di Godard, accanto alla bella Jean Seberg), “L’uomo di Rio”, “L’incorreggibile”, “Il Magnifico”. Dieci anni fa l’ictus cerebrale mentre era in vacanza in Corsica. Se la cavò, ma dovette affrontare un calvario spaventoso. Ci riuscì grazie al suo coraggio ed all’aiuto della moglie Natty, ex ballerina, con cui viveva da vent’anni. Si erano incontrati sulle panchine del Roland Garros, dove assistevano ad un incontro di tennis e non si erano più lasciati. Memorabili le serate parigine organizzate da Natty. Trasformatasi in infermiera, ha aiutato il suo compagno a superare la malattia con una dedizione assoluta. Nel 2002 invece Bébél si ruppe il femore e indomito si lanciò in una nuova serie di cure. Il 29 dicembre di quello stesso anno decise di sposare Natty, con un matrimonio celebrato davanti ad amici attori e registi. Nell’agosto 2003 la coppia ebbe una bambina, Stella. Nel 2008 però i due si separarono. Di fatto Belmondo continua a vivere tuttora con Natty e Stella, in una lussuosa dimora parigina. Come se fossero, nonostante tutto, inseparabili. Ad ottobre prossimo invece uscirà un album di soli inediti: ci sono canzoni del Nucleo, di Bugo dei Baustelle, di Enrico Ruggeri, di Piero Cassano dei Matia Bazar e di Cutri, ma sono stati coinvolti anche dei giovani come il “gitano” Sharo. Afferma infatti al riguardo la Divina: «Mi piace dare ai nuovi autori l’opportunità di mettere in campo il loro valore». LaVita Settimanale cattolico toscano Direttore amministrativo e responsabile giuridico: Giordano Frosini STAMPA: Tipografia Artigiana Pistoia IMPIANTI: Palmieri e Bruschi Pistoia FOTOCOMPOSIZIONE: Graficamente Pistoia tel. 0573.22064 e-mail: [email protected] grafi[email protected] [email protected] Registrazione Tribunale di Pistoia N. 8 del 15 Novembre 1949 Sostieni LaVita Abbonamento 2009 Sostenitore Amico c/c postale 11044518. Euro Euro Euro Sede centrale Via IV Novembre, 108 Vignole di Quarrata (Pistoia) Tel. 0573 70701 - Fax 0573 717591 Indirizzo internet: www.bccvignole.it 42,00 65,00 110,00 I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero 0573.21293. (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia. Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio. Le nostre agenzie: Vignole, Quarrata, Santonuovo (Quarrata), Agliana, Spedalino (Agliana), San Giusto (Prato) San Paolo (Prato), Lamporecchio, Sovigliana (Vinci), Ponte a Elsa (Empoli) I nostri ATM: La Querce (Prato) San Baronto (Lamporecchio) Banca di Credito Cooperativo di Vignole Insieme per scelta, dal 1904.