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LaVita
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Anno 112
n.
DOMENICA
22 FEBBRAIO 2009
N
O
€ 1,10
Darwin, l’evoluzione e la Bibbia
I
l bicentenario della nascita di Darwin (12 febbraio 1809) e il centocinquantenario della pubblicazione del suo capolavoro L’origine delle
specie (24 novembre 1859) hanno riacceso le discussioni e le polemiche che animarono il sorgere
di una teoria che oggi si è imposta all’attenzione
generale: l’evoluzionismo. Non era però necessario riportare l’orologio indietro di non pochi
decenni e riesumare vecchie questioni che potevano
ormai darsi per superate. Ancora la consueta e frusta
confusione fra evoluzione e creazione, non volendo
riconoscere che si tratta di due realtà formalmente
differenti. L’evoluzionismo è la teoria contraria alla
concezione fissista, che considerava le specie originate separatamente, senza nessun rapporto genetico
fra loro. La creazione riguarda anzitutto il punto di
partenza da cui è cominciato il cammino evolutivo,
terminato con la formazione dell’uomo. Non si può
confondere il fissismo col creazionismo, almeno se
questa parola è intesa nel suo significato originario.
Era quasi scontato che, rievocando tutta la discussione del passato, si approfittasse dai fautori
dell’ateismo per riportare a galla e ripresentare con
forza le loro concezioni di fondo. E’ proprio inutile
ripetere che il problema di Dio è al di là della scienza e che lo scienziato, come tale, non può dire nulla
né riguardo alla sua esistenza né riguardo alla sua
negazione? L’ateismo e l’ammissione dell’esistenza
di Dio appartengono a un altro genere di considerazioni, che vanno oltre il metodo scientifico e chiamano in causa altre capacità conoscitive che pure
appartengono all’uomo. Si entra allora nel campo
della filosofia e della religione, le cui investigazioni
non sottostanno alle leggi e ai metodi della ricerca
scientifica. Se lo scienziato è un credente o un non
credente, lo sarà sulla base non dei risultati scientifici, ma di diversi e ulteriori ragionamenti, che egli fa
o coscientemente o incoscientemente.
Sono due il problemi che si impongono oggi alla
considerazione della mente umana, dopo che questa
ha accettato la teoria ormai generalizzata dell’evoluzionismo. Anzitutto la questione del punto di
partenza. Gli scienziati parlano di una concentratissima molecola iniziale che, esplodendo circa quindici
miliardi di anni fa, ha dato origine all’universo. Da
che parte venga fuori questo punto iniziale non è
dato sapere a nessuna osservazione scientifica. Ma
se c’è, evidentemente, una ragione ci deve essere. Potremmo ripetere l’antica domanda, che si è trascinata e quasi rincorsa da due secoli fino ai nostri giorni:
“Perché l’essere e non il nulla?”. Una delle due: o
quella molecola è l’assoluto con tutte le caratteristi-
All ’interno
LA CHIESA A SOSTEGNO
DELLE FAMIGLIE
IN DIFFICOLTÀ
Dopo l’annuncio dato
al Consiglio permanente
dei Vescovi, le nostre diocesi fanno a
gara per venire incontro, con i mezzi a
loro possibili, alle famiglie in difficoltà
per questa crisi economica
FONTANA A PAGINA
5
LA TENTAZIONE DI GESÙ
TENTAZIONE DELLA CHIESA
Una riflessione sulla rinuncia alla tentazione
del potere, superata da Gesù nel tempo
della sua permanenza nel deserto.
Una tentazione che si rinnova per la vita
della Chiesa nei giorni della sua storia
POSSENTI A PAGINA
2
che che a questo competono, oppure proviene da un
altro essere che la precede e l’ha portata all’esistenza. Materialismo o ammissione dell’esistenza di un
Essere Supremo che è all’origine dell’intera realtà.
La domanda allora si sposta in avanti: come è da
concepirsi questa misteriosa realtà iniziale per avere
tutte le caratteristiche che l’umanità da sempre ha
attribuito a Dio, l’intelligenza, l’eternità, la potenza? In ogni caso, si tratterebbe non di ateismo vero e
proprio, ma di panteismo, cioè di quella concezione
che identifica la materia esistente con lo stesso Dio.
L’ateismo non esiste.
La seconda questione che oltrepassa i confini della scienza è quella di ricordare le condizioni che rendono possibile l’evoluzione. E’ sufficiente la selezione
naturale, come voleva Darwin, o il caso, come sembra preferire Monod? Ma anche queste forze naturali
non presuppongono una intelligenza che le ordina e
le dirige verso il loro fine?
E’ su queste strade che è nato l’evoluzionismo
credente, come fu formulato, addirittura prima di
Darwin, da Jean-Baptiste Lamarck (1809), di cui
Odifreddi finge di ignorare l’anagrafe cristiana e,
dopo, in particolare dal gesuita scienziato francese
Teilhard de Chardin. Chi ragiona, o almeno ragiona
in un certo modo, ammette solo la possibilità di un
evoluzionismo teistico e finalistico. Così, si può essere benissimo essere credenti ed evoluzionisti, creazionisti e fautori della sequenza genetica che lega fra
loro tutte le specie viventi.
Ma nostra riflessione è anche contro il cosiddetto
biblicismo, che “tende a fare della lettura della Sacra
scrittura o della sua esegesi l’unico punto di riferimento veritativo. Accade così che si identifichi la parola di Dio con la sola Sacra Scrittura, vanificando
in tal modo la dottrina della Chiesa che il concilio
ecumenico Vaticano II ha ribadito espressamente”.
Il richiamo perentorio è di Giovanni Paolo II. Su di
esso dovremo ritornare.
Giordano Frosini
LA CRISI DEL PARTITO
DEMOCRATICO
FILIPPINE,
SI TEME
UN NUOVO
INGANNO
Un momento difficile per l’intero sistema
politico italiano. Oltre i facili inni di
vittoria, si cerchi di vedere fino in fondo
i problemi attuali del Paese. È necessario
ricordare con forza ai partiti,
in questo caso a quelli del
centrosinistra, che bisogna
assolutamente cambiare
metodi e sistemi.
Per questi cambiamenti
è forse già troppo tardi
FROSINI A PAGINA
14
Il Paese riveste
un delicato ruolo
geopolitico
ed è sempre
a rischio
instabilità
CARUSONE
A PAGINA
15
Un angolo del convento costruito sul monte della Quarantena, dove Gesù si ritirò a digiunare e pregare
Poste italiane s.p.a.
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2 in primo piano
n. 7
Vita
La
22 febbraio 2009
MEDITAZIONE QUARESIMALE
La tentazione del potere
La tentazione di Gesù si
ripete ogni giorno nella
storia della Chiesa
La messa in guardia di un filosofo cattolico
contro un pericolo che insidia sia i singoli
che la comunità nel suo complesso.
Ripensare alla lotta vittoriosa
di Gesù contro questa tentazione rimane
un dovere a cui ci richiama l’annuale
celebrazione della Quaresima.
La lezione di Benedetto XVI e di Dostoevskij
di Vittorio Possenti
L
a preoccupazione
che la religione si allei o si
subordini al potere di turno,
perdendo il suo sale e la sua
anima, è realissima, e nessuno
la può prendere sottogamba.
Che il potere sia una tentazione è vero per ogni uomo, tanto
credente quanto non credente.
Può anche darsi che la tentazione sacerdotale e ‘pretesca’
per eccellenza sia quella del
potere, forse più di quelle del
denaro e della donna. Per non
prendere alla leggera il tema,
la via migliore è meditare sulle
tentazioni patite da Gesù nel
deserto, in specie sulla terza.
Proporrò alcune riflessioni su
tale tentazione, sulla scia del
libro di Ratzinger Gesù di Nazareth (Rizzoli 2007), e tenendo
presenti alcune mie antiche
riflessioni svolte circa 35 anni
fa in Frontiere della pace.
Le tentazioni di Gesù fanno divampare la lotta interiore
per salvaguardare la sua missione e metterla meglio a fuoco. Dopo aver ricevuto il battesimo di Giovanni il Battista,
Gesù è condotto dallo Spirito
nel deserto per essere tentato
dal diavolo. La sua è, secondo
Ratzinger, una discesa nei pericoli che minacciano l’uomo
con lo scopo di risollevarlo da
essi: “Stando al nucleo originario della sua missione, Gesù
deve entrare nel dramma dell’esistenza umana, attraversarlo sino in fondo, per ritrovare
così la ‘pecorella smarrita’,
caricarsela sulle spalle e ricondurla a casa” (p. 48).
L’accettazione dei pericoli
aumenta sino al climax della
terza tentazione, la più spirituale, allettante e decisiva,
poiché le tentazioni sono disposte in ordine crescente di
difficoltà. “Il tentatore non è
così rozzo da proporci di adorare il diavolo” (p. 64), ci propone talvolta mète razionali e
tinte di qualche giustizia: cambiare pietre in pane e darne a
tutti. Questa è una tentazione
comprensibile e quasi alla portata di mano, non così la terza
che “si rivela così come quella
fondamentale - concerne la
domanda su che cosa debba
fare un salvatore del mondo”
(p. 65).
Al culmine della lotta
instauratasi nel deserto, la
sovrana intelligenza di Satana
- che è intelligentia sine charitate
- appare con grande éclat. In
effetti tra le tentazioni che assediano il cuore umano e che
regolarmente si ripresentano
lungo tutto il corso della storia
-piacere, denaro, potere- l’ultima è la più ardua da respin-
Dostoevskij
gere. Discendendo nell’abisso,
Gesù accetta la tentazione per
salvare tutto, compresa la politica, poiché la politica, il potere
e il loro rapporto col bene sono
l’oggetto primo e realissimo
della terza tentazione.
Questa è decisiva poiché, se
accettata, sovvertirebbe l’intera missione del Cristo. Dopo
averlo condotto su un monte
altissimo, Satana gli mostra
tutti i regni del mondo con la
loro gloria e gli getta davanti
la promessa: “Tutte queste
cose io ti darò se, prostrandoti,
mi adorerai” (Mt 4, 9). E ne
ottiene la risposta: “Vattene
Satana poiché è scritto: adora
il Signore Dio tuo e a lui solo
rendi culto”. La risposta che
Cristo diede a Satana rigetta
una volta per tutte ciò che potremmo chiamare la tentazione
imperialistica o, con maggiore
profondità, la tentazione del successo e della potenza attraverso la
sconfessione dei valori.
Se avesse accolto la proposta di Satana, il Messia si sarebbe autoannientato, avrebbe
cioè accettato il successo e la
gloria attraverso la negazione
del bene, la ricerca del potere,
l’adorazione di Satana. Avrebbe distrutto il proprio compito
di salvatore, quello di portare
Dio agli uomini, e li avrebbe
invece lasciati in balia dell’avversario. Avrebbe posto l’adorazione di Satana e di tutto ciò
che questi rappresenta al posto
dell’adorazione di Dio. Tutto
sarebbe stato perduto, ben più
gravemente e profondamente
che trasformando pietre in
pane. Anche la politica sarebbe
stata consegnata interamente
all’odio, alla violenza, al potere. Resistendo a Satana, Gesù
ha salvato la politica e lasciato
aperto un cammino affinché
possa, sia pure con grave fatica, mantenersi in rotta col suo
compito. La buona novella
cristiana è collocata originariamente in uno spazio estraneo
al potere e alla violenza, di
cui invece si nutre il Grande
Inquisitore.
Con questo personaggio
Dostoevskij imprime una
particolare curvatura al quadro. ‘Perché sei nuovamente
venuto a disturbarci?’ dice a
Gesù l’Inquisitore; perché hai
resistito a quelle tre ‘proposte’
(tali erano per l’Inquisitore),
così sagge e preziose da costituire un miracolo? Il grande
miracolo avvenuto nel giorno
delle tentazioni consistette
nella formulazione di quelle
‘proposte’ tanto essenziali che,
se si chiamassero a raccolta
tutti i sapienti del mondo, essi
a malapena riuscirebbero ad
eguagliare la forza intelligente
e terribile delle tre ‘proposte’
escogitate da Satana e condivise dall’Inquisitore. In loro
è condensata la storia futura
dell’umanità. La prima è intesa da Dostoevskij come lo
scambio tra pane e libertà. La
grande folla dei più è pronta a urlare: ‘Dateci il pane e
prendetevi la nostra libertà’, è
pronta a rimettere nelle mani
dell’Inquisitore e dei suoi le
proprie scelte. Occorre trovare
qualcuno cui restituire al più
presto la propria libertà, il
fardello più pesante che Cristo
ha donato agli uomini.
La terza proposta è quella
della possibilità di prendere
la spada dei Cesari e costituire l’unione universale degli
uomini, guidata da coloro che
ne dominano la coscienza e
nelle cui mani è il loro pane.
In questo specifico senso, certo
fondamentale e appariscente,
la intende Dostoevskij, cui
però sembra sfuggire che il
vertice della terza tentazione
non sta nel sogno dell’impero
o dell’unione universale (magari guidato da Roma, come
sembra in I Fratelli Karamazov),
ma nel tradimento micidiale
di quei valori e dell’uomo
stesso senza di cui una politica
umanistica non può spiccare
il volo.
Pur nella sua concisione
l’episodio evangelico getta
una luce nuova sul significato
e le deviazioni della politica.
L’adorazione di Satana da
parte del primo tra i giusti
avrebbe rappresentato assenso a ciò che la politica
satanica impersona: il male,
l’ingiustizia, la volontà di
potenza a tutti i costi, la
ribellione a Dio e alla sua
legge. Satana pertanto propone, nello stesso momento
in cui tenta Cristo, un modo
di intendere e di condurre la
politica e la convivenza umana: conquistare il potere, costruire un “regno”, raggiungere uno scopo attraverso la
sconfessione dei valori e la
codificazione al loro posto di
un diverso modo di vivere la
politica: il modo della violenza e dell’ingiustizia regolate
nel loro impiego soltanto da
una esigenza di efficacia. In
quest’ambito la meditazione
cristiana ha riflettuto sulla
grande frase di S. Agostino:
“Che cosa sono gli imperi
senza la giustizia, se non
delle grandi rapine?” per ricavarne la salda persuasione
che la politica separata dalla
giustizia ed in generale dall’etica approda a concezioni
radicalmente antiumane.
Vita
La
22 febbraio 2009
Un racconto non proprio immaginario
La voce di Eluana
S
ento una grande
confusione, rumori assordanti che mi torturano il
cervello…. Dove sono? Perché non cessa questo clangore?… Un incidente…. Ecco,
ho avuto un incidente!….
Speriamo che vengano a salvarmi!… Non sento nessun
dolore, forse non mi sono
fatta nulla, sono giovane e i
giovani reagiscono bene alle
avversità!
Qualcuno mi solleva,
sento movimenti inconsulti
che mi strattonano… fermi,
state attenti, mi fate male!
Non mi ascoltano, cerco
di urlare ma non odo la
mia voce, oh Dio, cosa sta
accadendo?
Adesso il dolore mi annienta, mi ottenebra, non
capisco più niente….
Devo scappare, devo
correre, e scappo e corro
veramente, ma mi trovo in
un tunnel che pare non abbia
fine… dove si trova questo
tunnel, non ricordo di averne
mai visti nei paraggi…. Qui
c’è freddo, tanto freddo, le
pareti sono umide, viscide,
mi prende la paura, poi, in
lontananza mi appare una
luce, devo raggiungerla,
forse lì ci sarà caldo, forse
troverò i miei genitori venuti in mio soccorso, loro mi
di Vittoria Villoresi
scalderanno, e mi proteggeranno…
Il dolore si sta facendo
sovrumano, devo riuscire a
vincerlo, devo arriave alla
luce….
La luce mi acceca, è avvolgente, mi scalda subito,
non vedo niente perché sono
abbagliata, mi metto in un
angolo in attesa, anche i dolori lancinanti sono cessati….
Aspetto un attimo e poi
la luce mi rivela un posto
bellissimo, non conosco questo posto, ma sento dentro
di me una pace e una gioia
infinita, vorrei rimanere per
sempre qui, anche se mi appare deserto perché non vedo
nessuno….
Qualcuno mi sta torturando, vorrei dirle di smetterla,
il mio desiderio più grande
in questo momento è che
nessuno mi deve disturbare
perché non vorrei perdere la
gioia che mi procura questa
luce…
Il mio cervello si ottenebra, a ritroso ripercorro
il tunnel, oh Dio, cosa sta
succedendo?
Sono tornata indietro,
adesso sono in un lettino
tutto bianco, intorno a me
cultura
n. 7
ci sono persone vestite di
verde, hanno dei macchinari
intorno, calano nella mia bocca tubicini, torturano le mia
vene con aghi e il dolore… il
dolore si sta facendo lancinante… Ma perché, perché?
Perché mi avete strappato da
quel mondo di luce?
Vedo la stanza dove dimoro dall’alto, c’è un corpo
che giace assente, forse è il
mio!…. I dottori dicono che
bisogna aspettare il risveglio, ma di quale risveglio
parlano?
Mi portano in un altro
ospedale, il viaggio mi distrugge, sto talmente male
che non so più come fare per
alleviare i miei dolori, urlo,
urlo ma non sento neppure
io la mia voce…. Come sono
ridotta male…. Poi, forse il
forte dolore mi riporta nel
tunnel, é buio e freddo e
viscido, ma non ho paura
perché stavolta so che in
fondo troverò la luce….
Ritrovo la pace e la serenità, non sento nessun male e
nessun tormento, devo rimanere qui per sempre, questa
volta non me ne andrò!
E’ bello questo luogo e
adesso vedo anche delle om-
bre sconosciute ma amiche,
poi mi illumino, ho visto la
nonna, la mia cara nonnina:
- nonna, nonna! – chiamo e
lei mi viene incontro e mi
abbraccia.
“Nonnina voglio rimanere per sempre qui!” grido,
stringendomi forte a lei.
Mi guarda con sincero
rammarico, “non puoi” mi
dice ‘tu hai un corpo che ti
aspetta e finché è vivo non
puoi stare qui!’
Le sue parole producono
un effetto immediato e mi
ritrovo nel tunnel buio e viscido, faccio la strada all’indietro fino alla linda camera
dove rivedo quell’essere
immobile disteso che devo
essere io.
Sono anni che il corpo
che faceva parte della mia
vita, è bloccato in un fondo
di letto e tiene prigioniera la
mia anima, ancorata in un
mondo che non mi appartiene più. Sento un medico
che parla ad altri medici:
‘Non soffre’ dice ‘ma la sua
condizione è priva di dignità. Il suo corpo è senza la
capacità di provare qualsiasi
esperienza, totalmente nelle
mani del personale che la
assiste. La sua condizione è
penosa e tutti hanno perduto
la speranza del suo risveglio,
troppi anni la tengono costretta in una non vita!”
‘La mia anima, dunque, è
prigioniera in un corpo che
non è più mio!” mi ripeto
con estremo rammarico ‘E’ la
volontà di Dio o è la volontà
Iquadernidiviadelvento
Maschere diverse (e altri scritti)
M
aschere diverse (e
altri scritti) del pittore belga
James Ensor (Ostenda, 13 aprile
1860 - 19 novembre 1949).
Questo il titolo del volumetto numero 52 (pagg. 36, euro 4),
della collana quadrimestrale
“iquadernidiviadelvento”, curata da Fabrizio Zollo, dato alle
stampe per conto delle Edizioni
Via del Vento, piccola ma prestigiosa casa editrice pistoiese
che da alcuni anni propone,
agli appassionati bibliofili, testi
inediti e rari del Novecento.
Dell’incompreso pittore di
Ostenda, che passerà poi alla
Storia dell’arte come uno dei
precursori dell’espressionismo,
vengono presentati ai lettori alcuni scritti, in gran parte inediti
in Italia, tradotti da Francesca
Celli. A pagina 2 una foto di
James, nel 1888 circa, mentre
quattro incisioni ad acquaforte
sono sparse qua e là nel libretto,
oltre a quella di copertina.
Duemila gli esemplari numerati, impressi su carta vergatina avorio, per i tipi della
Stamperia Elle Emme di Pieve
a Nievole (Pistoia).
Figlio di un ingegnere di
origine inglese e madre belga, a
soli sedici anni, dopo due anni di
James Ensor nel 1888 circa
liceo, James realizza i suoi primi
dipinti e segue i corsi di disegno
dell’Accademia di Ostenda. A
diciassette anni entra all’Accademia di Bruxelles, ammesso
subito al corso di pittura di
Natura dal vero. La sua prima
esposizione risale al 1881, mentre
negli anni successivi aderisce al
gruppo artistico di avanguardia
“I Venti”. Oltre a rappresentare
nelle sue opere motivi fantastici,
maschere e scheletri, si cimenta
anche nella tecnica dell’incisione
ad acquaforte, realizzandone
complessivamente più di cento.
Nel ’95 i Musei reali di Belle
Arti di Bruxelles acquistano un
suo quadro e alcune incisioni
e nella stessa città tiene la sua
prima mostra personale.
Nel ’99 espone a Ostenda le
sue acqueforti e l’Albertina di
Vienna gli acquista un centinaio
di incisioni.
Nel 1908 viene pubblicata
una monografia della sua opera. Nel 1920, a Bruxelles, gli
viene dedicata la prima grande
retrospettiva e vengono pubblicati i suoi scritti. Ancora, nel
’21 espone ad Anversa e nel
’26 lo troviamo alla Biennale di
Venezia. Nel ’31 gli viene dedicato un monumento a Ostenda,
nel ’32 espone a Parigi e l’anno
successivo, a Bruxelles, viene
proclamato “principe dei pittori” e la Francia gli conferisce la
Legion d’Onore. Alla sua morte
viene sepolto, vicino a Ostenda,
con funerali di Stato.
“Negli scritti di James Ensor
- evidenzia nella postfazione Fabrizio Zollo – si vive, sia a livello
sintattico che semantico, con un
linguaggio ricco di invenzioni
verbali, la stessa spiazzante
complessità dei suoi dipinti,
spesso soggetti non ad una sola
chiave di lettura ma a molteplici
piani interpretativi. In pochi pittori é del resto possibile riscontrare una libertà espressiva come
in Ensor, libertà che ha condotto
questo spirito anarchico e ribelle
verso soluzioni formali che per
la loro arditezza risultano anticipatrici di movimenti artistici
sviluppatisi solo molti decenni
dopo”.
La collana quadrimestrale
di prosa “iquadernidiviadelvento” è in distribuzione presso
le migliori librerie e si può
ricevere anche in abbonamento
annuale mentre, per maggiori
informazioni e curiosità sulla
casa editrice pistoiese, è attivo il
sito internet all’indirizzo www.
viadelvento.it.
Franco Benesperi
degli uomini che pensano
che la scienza possa fare a
meno di Lui?’
Il mio corpo vive, infatti,
perché mi imbottiscono di
preparati chimici, un brodo
che vuole sostituire il pane e
l’acqua ma che non ha nulla
a che vedere né con il pane
né con l’acqua e che se non ci
3
fossero quelle macchine a cui
sono attaccata me ne potrei
andare nella Casa del Padre,
della quale ho intravisto una
luce celestiale…
Non abbiate paura, se mi
staccherete dalle macchine,
non morirò né di fame né di
sete, e finalmente potrò andarmene nella luce di Dio.
Poeti Contemporanei
RITORNANO
Si avvicina il giorno che muore
ritornano memorie
voci d’amici
e come allora
un chiamarsi e richiamarsi
per restare insieme…
Quel gran campo
ora è giardino
ma per noi è ancora “Piazza d’armi”
e proprio là
vicino a quel bastione fortezza medicea
i tigli giganti eran le nostre rispettive porte
il pallone un rassodato involucro di stracci
tenuti insieme alla meglio
La fantasia d’ognuno sognava praterie sterminate
e le semplici canne tra le nostre esili gambe
eran cavalli bradi
rincorrevan all’impazzata sogni senza confini
gareggiavamo cò cerchioni arrugginiti di biciclette
con noci e noccioli di pesca con figurine…
giocavamo quasi con niente.
Poi nel tempo d’estate
su declivi del Montalbano
a cercar nidi a salir sempre più in alto a scoprir qualcosa
a dissetarci alle improvvise sorgive
a nascondersi qua e là ad ascoltar la natura che profumava di vita.
E senza accorgersene fummo maturi adolescenti
vestivamo alla “zuava”
poi d’improvviso quasi ci vestirono di “grigio verde”
tutti travolti dalla guerra beffarda.
Fummo nelle trincee negli anfratti tra la melma ed il gelo
nelle bianche sconfinate pianure del Don
nelle dune infuocate del deserto né mari e sù monti
e quando ci ritrovammo si leggeva sù volti
la giovinezza rubata dalla tragedia.
Ora che il giorno muore
ritornano gli amici
s’avvicinano uno ad uno li chiamo col soprannome…
ritornano nel gran silenzio della sera
ritornano per l’ultimo addio
ed è abbraccio d’amore…
Scende dal cuore
una rugiada di lacrime.
Giovanni Burchietti
4 attualità ecclesiale
Un nuovo
protagonismo
ecclesiale e politico
del laicato
di Giuseppe Savagnone
I
l Mezzogiorno
non è un problema, ma
una risorsa per il Paese. E
le Chiese del Sud possono
contribuire in modo decisivo ad attivare questa
risorsa. È il messaggio
che emerge dal Convegno
delle diocesi meridionali, svoltosi a Napoli
il 12 e 13 febbraio, per
iniziativa del card. Crescenzio Sepe, presidente
della Conferenza episcopale campana, insieme
agli altri presidenti delle
Conferenze episcopali
lucana, pugliese, calabra
e siciliana.
Il Convegno è stato
pensato – come ha spiegato il card. Sepe introducendo i lavori – in occasione del ventesimo anniversario del documento della
Conferenza episcopale
italiana “La Chiesa italiana e il Mezzogiorno”,
pubblicato nel 1989. In un
momento storico in cui la
“questione meridionale”
sembra essere scomparsa
dall’agenda dei nostri
governi e dall’attenzione
dell’opinione pubblica,
oscurata dall’esplodere della “questione settentrionale”, la Chiesa
italiana – attraverso gli
episcopati del Sud – sente
il bisogno di riaffermarne
l’urgenza, purificandone
Le tre conversioni
prima della Pasqua
di Bruno Maggioni
“R
icordati che
sei polvere e in polvere
ritornerai” era la formula
abitualmente usata nella
cerimonia dell’imposizione delle ceneri. Oggi
si preferisce una formula
meno ruvida: “Convertitevi e credete al Vangelo”. “Sei polvere e in
polvere devi tornare”
sono le parole che Dio
rivolge ad Adamo dopo
il peccato (Genesi 3,19).
Più che un castigo queste
parole dicono che cosa
è l’uomo se guarda se
stesso senza una Parola
che ne sveli il significato
nascosto. Se osserva soltanto la propria esistenza, che altro può dire un
uomo? È un vivente che,
come ogni altro vivente e
proprio perché vivente, è
destinato a morire. I suoi
giorni scorrono più veloci della spola e subito
terminano per mancanza
n. 7
22 febbraio 2009
IL SUD E LA CHIESA
Da problemi a risorsa
la formulazione dalle scorie di un meridionalismo
assistenzialistico e paternalistico che in passato
l’ha solo aggravata.
In primo piano, nel
Convegno, la lezione
della realtà. Innanzitutto
una domanda: esiste il
Mezzogiorno? Oggi c’è
chi lo nega, invocando
una pluralità di “Mezzogiorni” difficilmente
riconducibili ad unità. Ma
proprio questa varietà è
una caratteristica propria
del Meridione, che non ne
elimina i tratti unificanti.
Anzi, precisamente questa
apertura alla diversità ne
costituisce un modello significativo anche per altre
aree del Paese. Non solo:
oggi si recupera anche
il senso della specificità
che lo sviluppo dovrebbe
avere nel Mezzogiorno, in
rapporto a un patrimonio
di tradizioni e di valori
che lo rendono irriducibile a un modello univoco
importato dall’esterno e
ne escludono una interpretazione angustamente
economicista. Anche sotto
questo profilo la riflessione sul Mezzogiorno può
dire qualcosa di significa-
tivo per il resto d’Italia e
trasformare quest’area, da
“problema”, in fecondo laboratorio di nuovi modelli, da fardello opprimente
in risorsa per tutti.
Non si tratta di chiudere gli occhi sui problemi
più concreti. Nessun vago
idealismo, nei lavori del
Convegno, nessun moralismo: in primo piano, i
fatti. E i fatti, come è stato
detto chiaramente dalle
relazioni di Piero Barucci
e di Sandro Pajno, parlano
di una consistente disparità di trattamento, in termini finanziari, fra Nord e
Sud, a danno del secondo,
nonché di una tendenza a
intendere il federalismo
in una prospettiva che
mortifica la solidarietà e
la stessa unità del Paese.
Ma evidenziano anche
l’urgente necessità che il
Mezzogiorno, da parte
sua, si congedi definitivamente dalla logica perversa della ricchezza senza la
produttività, del “posto”
senza il lavoro, della politica senza la prospettiva
del bene comune. Si esige
un profondo rinnovamento della classe dirigente,
specialmente di quella
politica e, più a monte,
della società civile di cui
esse sono espressione.
È qui che il ruolo della Chiesa può risultare
determinante a patto che
essa riesca a ritrovare la
carica profetica che le
è propria, uscendo dal
recinto del tempio e valorizzando l’impegno dei
laici nell’esercizio di una
cittadinanza consapevole
e responsabile. Per questo è necessaria, come è
emerso nella relazione di
Carlo Greco, una profonda trasformazione della
pastorale.
Di essa si è molto parlato, in questi vent’anni,
anche sull’onda del documento della Cei del 1989.
Si sono celebrati convegni, si sono pubblicati
documenti, si sono fatti
appelli. Si sono dette an-
LE CENERI
Liberi dall’arroganza
di filo, dice Giobbe.
Ricordare che siamo
polvere è già una prima
conversione, capace di
liberarci dalle molte arroganze che riempiono la
vita, illudendoci di dare
un senso a noi stessi senza Dio. “Il ricco, quando
muore, con sé non porta
nulla”, dice l’antica saggezza. E ancora: “Non
irritarti per chi ha successo, non irritarti; ancora
un poco e scompare,
cerca il suo posto e più
non lo trova” (Salmo 37).
Lo sguardo disincantato
di chi ricorda la propria
caducità, libera dall’arroganza, dalle illusioni,
dalle invidie e, persino,
dalla paura dei potenti,
come il profeta Isaia che
ha trovato la libertà di
sbeffeggiare la ridicola
prepotenza del re di Tiro
di salire in cielo, sopra le
stelle, per erigervi il suo
trono: “Invece sei caduto
dal cielo, sotto di te si
stendono le larve, i vermi sono la tua coperta”
(14,11-12).
È vero: l’uomo è polvere e le sue arroganze
sono così ridicole! Ma se
la liturgia invita l’uomo a
ricordarsene, è per aprire
lo spazio all’ascolto della
Parola di Dio che gli indica un ben altro destino.
Solo se si prende coscienza della propria caducità,
lo sguardo si fa pulito in
modo d’essere capace di
scorgere la potenza salvifica dell’amore di Dio.
“Che cosa è l’uomo?”,
si chiede il salmista (Salmo 8). Intelligentemente
non pone la domanda
a se stesso, né agli altri
uomini, ma a Dio. Per
conoscersi guarda in alto.
Chiedesse soltanto a se
stesso la propria identità,
concluderebbe semplicemente di essere polvere.
Guardando invece verso
Dio si accorge di una
verità che lo riempie di
stupore: “Quando contemplo i cieli, opera delle
tue dita, che cosa è l’uomo, perché ti ricordi di
lui, un figlio d’uomo perché te ne prendi cura?”.
Se lo confronti con l’immensità del firmamento
– noi potremmo dire se
lo misuri con il tempo, la
morte, con il susseguirsi
delle generazioni, con
il numero sterminato
degli uomini che nascono, vivono un’esistenza
che pare insignificante,
che muoiono – viene
spontaneo pensare “che
cosa conta un uomo?”.
Eppure Dio si ricorda
di lui. L’uomo è sospeso alla memoria di Dio
– una memoria che non
dimentica! – e qui trova
la sua grandezza nonostante la piccolezza, qui
trova la consistenza e la
durata nonostante la sua
precarietà. Cambiare la
direzione dello sguardo è
la seconda conversione.
Una considerazione
analoga si legge anche
nel profeta Isaia (40,6):
“Ogni carne è come
l’erba e ogni sua gloria
è come un fiore del campo... L’erba secca, il fiore
appassisce, ma la Parola
del nostro Dio dura per
sempre”. C’è dunque un
modo per sfuggire alla
precarietà: poggiare la
propria esistenza sulla
Parola di Dio, affidandosi alla sua fedeltà.
L’uomo che confida in
se stesso è polvere, ma
non l’uomo che confida
in Dio. Il prologo del
Vita
La
che cose molto profonde e
molto coraggiose. Spesso
queste elaborazioni sono
rimaste sul “piano nobile”
frequentato da una èlite di
preti e laici “impegnati”,
senza mai arrivare a incidere in modo significativo
su quel “pianterreno” che
nella Chiesa è costituito
dalla grande maggioranza del popolo di Dio.
Per risolvere i suoi
problemi il Meridione ha
bisogno di una comunità
cristiana che sia capace di
operare non solo al primo
livello, ma anche al secondo, incidendo sulla realtà.
Ma ciò richiede iniziative
concrete, che scendano
sul terreno della pratica
pastorale ordinaria, e soprattutto un impegno di
formazione permanente,
che dia un volto nuovo
alle nostre parrocchie.
Un segno di speranza
che il rinnovamento sia
possibile è il “progetto
Policoro”, che coniuga
efficacemente una sana
laicità, una costruttiva
proiezione nel futuro e
una forte solidarietà tra
tutte le Chiese, incluse
quelle del Nord.
In questa rinnovata
strategia si inserisce la
prospettiva, indicata da
mons. Agostino Superbo,
di un Meridione dove
finalmente la politica
non sia più dominata dal
clientelismo ma dalla logica del bene comune. In
questa battaglia, i cristiani
del Sud, come ha detto lo
stesso card. Angelo Bagnasco, non sono sole: le
Chiese d’Italia sanno che
non cresceranno se non
insieme.
vangelo di Giovanni
va oltre le parole del
profeta: “E la Parola si è
fatta carne” (1,14). Non
soltanto la Parola salva
la nostra caducità, ma è
entrata nel mondo della
nostra precarietà, in tal
modo condividendola e
salvandola. Fatto uomo,
il Figlio di Dio ha condiviso la morte dell’uomo,
mostrando che non è più
un cammino verso la
polvere, ma verso la risurrezione. Lasciare che
la pasqua del Signore
imprima senso e direzione alla nostra esistenza
è la terza conversione,
verso la quale tutta la
quaresima è orientata.
Ma non senza un’ultima precisazione: con la
sua vita e la sua morte
il Figlio di Dio ha mostrato con chiarezza che
non ogni modo di vivere
vince la precarietà, ma
soltanto una vita orientata al dono di sé.
È l’amore che vince la
morte.
È il Crocifisso che è
risorto.
Vita
La
22 febbraio 2009
attualità ecclesiale
n. 7
CHIESA E CRISI ECONOMICA
Un duplice segnale
Cei e diocesi a sostegno
delle famiglie in difficoltà
di Stefano Fontana
I
l là era stato dato dal
Consiglio permanente dei vescovi
italiani, che il 3 febbraio comunicava di voler promuovere un’iniziativa nazionale a sostegno delle
famiglie che, oggi sulla soglia
dell’assistenza, rischiano di accrescere il numero degli indigenti. Da
allora nelle diocesi è tutto un susseguirsi di iniziative per la solidarietà con le famiglie in difficoltà
nella crisi economica.
Si tratta di solidarietà. L’enciclica Deus caritas est di Benedetto
XVI spiega che la carità non nega
la giustizia e nemmeno le si aggiunge semplicemente. La carità
“purifica” la giustizia. Questo significa almeno due cose. La prima
è che di carità ce ne sarà sempre
bisogno e anche in un’ipotetica
società perfettamente funzionante
gli uomini avranno sempre bisogno di essere solidali tra loro.
La seconda è che la carità aiuta
la giustizia ad essere veramente
tale. La giustizia significa dare a
ciascuno il suo, ma siamo sicuri
che senza la carità sia veramente possibile vedere bene in cosa
consista questo “suo” che dovrebbe essere dato a ciascuno? Don
Mazzolari diceva che “per vedere
i poveri bisogna volerli vedere”,
cioè bisogna amarli. La carità apre
gli occhi, aguzza l’ingegno nel
trovare le soluzioni, anche quelle
politiche. Senza la carità, la giustizia è sempre esposta al pericolo di
essere una “fredda giustizia”.
Gli interventi che le diocesi
stanno mettendo in atto in aiuto
delle famiglie strette dalla morsa
della crisi appartengono a questa
carità, che esprime la natura stessa
della Chiesa. Una carità disinteressata, fatta anche con le risorse dell’otto per mille, ma non solo. Carità che la Chiesa attua in proprio,
tramite le proprie organizzazioni
come la Caritas, ma che più spesso realizza in collaborazione con
altri soggetti: comuni, fondazioni
bancarie, associazioni, diventando
così soggetto di reti collaborative e
solidali. In questo modo le iniziative a sostengo delle famiglie diventano occasioni di crescita civile,
di assunzione di responsabilità dal
basso, di educazione alla sussidiarietà. Hanno insomma un significato educativo, mobilitano le persone, le associazioni e le istituzioni
intermedie a darsi da fare, prima
e a latere rispetto agli interventi
dello Stato, per affrontare i problemi della povertà. Oltre a produrre
risultati concreti, esse generano
anche socialità e spirito civico.
La Chiesa italiana intende ancora essere una “Chiesa di popolo”. Per questo cerca d’incontrare
i bisogni della popolazione, da
qualsiasi parte provengano. Si tratta infatti di interventi non rivolti
alle famiglie cattoliche, ma alle
famiglie bisognose. Solo in questo
modo la Chiesa può avere un’autorevolezza tale da parlare ed essere
ascoltata anche su altre situazioni
– si pensi ai temi della vita e della
famiglia – senza essere considerata un corpo estraneo rispetto al
Paese, oppure venire accusata di
moralismo. La politica non può
non apprezzare questo sforzo a
sostegno di chi è in difficoltà in
questi momenti difficili e, nello
stesso tempo, non può dare credito
alla Chiesa solo come agenzia assistenziale ma come soggetto pienamente inserito nella vita nazionale,
dal punto di vista religioso, etico e
solidale.
I vescovi italiani sono convinti
della validità di questo sforzo,
tanto è vero che nella riunione del
Consiglio permanente di marzo
lo preciseranno meglio nelle sue
motivazioni e metodologie. Sono
però anche consapevoli che si
tratta di una goccia nell’oceano.
Non può esser questo a sostituire
le vere politiche per la famiglia e,
soprattutto per la famiglia in difficoltà economica. Questi interventi
a favore delle famiglie in difficoltà
si collegano, quindi, con le iniziative della Chiesa e del mondo
cattolico per avere nuove politiche
familiari nel nostro Paese. Dopo il
Family day, il Forum delle associazioni familiari ha presentato una
petizione per un “fisco a misura
di famiglia” corredata da migliaia
di firme. Dal mondo cattolico
– in particolare dal quotidiano
“Avvenire” – sono arrivate molte
critiche al progetto governativo
del “bonus famiglie” inserito nel
decreto anticrisi, in quanto risponderebbe ancora ad una logica
individuale più che familiare e penalizzerebbe la famiglia costituita
da una coppia sposata con figli.
La Chiesa insiste molto sul “quoziente familiare” e non manca di
ricordare che questo obiettivo era
presente nel programma di questo
governo, anche se poi il ministro
Sacconi lo ha posto come obiettivo
di legislatura data la scarsità delle
risorse a disposizione. Insomma,
sulla famiglia la Chiesa non molla.
Questi interventi di solidarietà intendono dire che la famiglia sta a
cuore sempre alla Chiesa, che essa
fa quanto può fare, ma che questo
non basta. Servono interventi molto più ampi e coordinati da parte
di politiche adeguate.
La carità suscita la giustizia,
che è l’obiettivo proprio della politica.
5
La Parola e le parole
VII domenica Tempo
ordinario - anno B
Is 43,18-25; Sal 40; 2Cor 1,18-22; Mc 2,1-12
“Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada”
Il libro del secondo Isaia (Is 40-55), profeta che svolge la sua attività
e scrive nel tempo in cui si sta concludendo la drammatica esperienza dell’esilio, è un testo di speranza. Il brano che oggi leggiamo
inizia con l’invito ‘Non ricordate più le cose passate’: fondamentale
nell’esperienza d’Israele è innanzitutto il ricordare. Vanno ricordati
i segni dell’agire di Dio in mezzo al suo popolo, si deve fare memoria
delle parole del Signore. Qui invece il profeta invita a non ricordare
più: si tratta di un invito a non porsi nella condizione di non sapere
guardare il presente, di rimanere insensibili alla novità che si sta
attuando. Il ricordo di cose passate è significativo solamente nella
misura in cui genera nuova attenzione al presente e una rinnovato
affidamento in Dio. Ma non ha senso se rimane fissazione su fatti
ormai accaduti e lontani, o pretesa di sicurezza e privilegio. La ‘cosa
nuova’ che il Signore sta facendo e che deve attirare attenzione e
ricordo è l’apertura di una strada nel deserto. L’immagine rinvia al
cammino dell’esodo: il ritorno dall’esilio viene qui interpretato dal
profeta come un rinnovarsi dell’esperienza dell’esodo. Come allora
il cammino nel deserto fu scoperta della presenza vicina di Dio e
approfondimento della fiducia in Lui, così oggi si rinnova il dono
di una comunicazione che rievoca il momento della creazione:’il
popolo che io ho plasmato per me’ è chiamato così a ritornare al
Signore a celebrare le lodi. Ma il dialogo tra Dio e il popolo viene a
questo punto presentato come un ‘dibattimento’ e una contesa. Dio
rinfaccia ad Israele il suo comportamento di infedeltà all’alleanza.
C’è nel testo il ripetersi del vocabolario della stanchezza, perchè se
il popolo ha manifestato l’abbandono del riferimento a Dio, d’altra
parte anche Dio rivolge la sua accusa e presenta il suo sdegno: egli
non ha mai stancato il popolo con richieste inutili e ora dice ‘mi hai
stancato con le tue iniquità’. Compare anche l’espressione ‘tu mi
stai asservendo con i tuoi peccati’: è una dura requisitoria contro
coloro che si pongono in una tale indipendenza da Dio al punto da
renderlo servo delle proprie visioni. Invece di servire Dio, orizzonte
di tutto il cammino dell’Esodo, il popolo ha fatto di Dio il suo servo.
Si rinnova qui la critica profetica al culto separato dalla vita. Ma su
tutto questo prevale la grandezza di Dio di perdonare i peccati, di
cancellare e di ‘non ricordare’ nemmeno l’infedeltà. La novità appare
come il dono di salvezza offerto gratuitamente da Dio, una strada
nuova nel deserto, anche se il suo popolo si trova in una condizione
senza uscita. E’ un segno della gratuità dell’azione di Dio, e della
sua apertura universale.
“Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico:
figlio, ti sono perdonati i tuoi peccati”
I capitoli 2 e 3 del vangelo di Marco presentano una serie di dibattiti
tra Gesù e i rappresentanti religiosi e politici. Scribi e farisei, figure
religiose, e gli erodiani, un partito politico, si scontrano con Gesù su
diverse questioni: sul potere di rimettere i peccati, sull’accoglienza
e solidarietà con i peccatori, sulla questione del digiuno, sul sabato,
e sulla possibilità di gesti di guarigione nel giorno del sabato. Dopo
questi contrasti già è presentato il primo rifiuto e l’idea di far morire
Gesù. Marco ha presente l’orizzonte della croce come asse centrale
di tutto il vangelo. A Cafarnao Gesù è presentato nel suo insegnare
e nel suo agire: ‘annunciava la parola’ e lo faceva in modo di ‘conversare’ e di ‘parlare’ con le persone che si radunavano attorno a
lui - come dice il verbo usato da Marco -. Al centro di tutto il brano
sta la parola di Gesù che porta il perdono. In questo contesto ‘si
recarono a lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone’.
Il gesto presentato rinvia ad una concretezza e ad una capacità di
trovare soluzioni di fronte a problemi contingenti. Il paralitico nel suo
pagliericcio è calato dai quattro che - dice il testo - ‘scoperchiarono
il tetto’, fatto di travetti e cannicciato ricoperto di fango, abbastanza
facile quindi da rimuovere. La narrazione si concentra poi sulle parole
di Gesù: ‘vista la loro fede disse ti sono perdonati i tuoi peccati’. E’
offerta del perdono, pretesa di colui che solo può conoscere il cuore
umano, donato per la fede di chi ha sollevato. Non c’è solamente la
fede che Gesù altrove richiede o ammira in chi si accosta a lui: qui
c’è la fiducia di altri, di chi solleva e cerca di superare ogni ostacolo
solo per far giungere il paralitico ad accostarsi a Gesù. Il perdono è
azione di Dio solo, come ricordano i testi del Primo Testamento e la
reazione degli scribi. Gesù qui va alla radice del male, la sua parola
e la sua autorità possono guarire e salvare. Gesù guarisce perché
sa che la malattia è qualcosa che deve essee combattuta e vinta, ma
non è sufficiente perché la persona nella sua totalità è chiamata ad
essere sanata. La guarigione è un segno della parola di Gesù capace
di perdonare, di sanare. E quest’opera può essere solo di Dio che
toglie l’uomo dalla sfera del peccato. ‘Alzati, prendi la barella e
va a casa tua’: il perdono è dono della potenza di Dio che compie
una risurrezione, suscita un alzarsi che rende possibile camminare
in una vita nuova. Marco descrive Gesù con un titolo particolare:
‘Figlio dell’uomo’. E’ un’espressione che riguarda la sua identità,
dice la condivisione della vita umana, fa riferimento al servo che
affronta la sofferenza ed è rinvio alla figura del messia in rapporto
agli ultimi tempi. Marco presenta Gesù come ‘figlio dell’uomo’ che
porta un perdono senza limiti.
Alessandro Cortesi op
6
n. 7
A
ttraverso un lavoro di ricerca svolto agli inizi degli anni ottanta,
poco prima di assumere la carica di
presidente provinciale, ho raccolto
testimonianze e documenti sulle Acli
di Pistoia del primo quarantennio.
Ero spinto dall’intenzione di dare
una risposta al perché della crisi della
politica che si andava delineando, e
di individuare idee e indicazioni utili,
nelle origini del movimento che affondano le proprie radici nell’immediato
dopoguerra. Ho pensato inoltre che
avrei potuto comporre un profilo far
storico del movimento, incrociando
questo materiale con i miei trent’anni
di militanza nelle Acli. Un obiettivo
reso molto difficile dalla parzialità del
materiale in mio possesso, e dal non
poter accedere al deposito storico delle
Acli, che, o non è catalogato, o, come a
Pistoia, è andato disperso.
In un comunità nazionale più confusa che desacralizzata, contraddistinta
da una società civile votata al nihilismo,
e da un apparato politico ottuso e
conflittuale, che senso ha ricordare e
indagare gli ideali e i comportamenti di
un importante movimento di cattolici
nell’arco di tempo che va dalle origini
agli anni ottanta?
Non è facile da parte mia, dare
una risposta. Cioè, districarmi fra ricordi, idee, emozioni, incontri, marce,
studi, ricerche, corsi, manifestazioni.
Immagini e pensieri, si affollano, si
sovrappongono, si confondono dentro
la mente.
Al termine di un faticoso tentativo
di analisi, è affiorata l’idea che i contenuti e i valori delle Acli di quel tempo,
non sono affatto obsoleti, anche se
risultano difficilmente proponibili nel
clima di sbornia mediatica nel quale ci
troviamo a vivere.
Dentro i valori che hanno improntato le origini delle Acli, e nel processo
attraverso del quale si è definito il
loro ruolo, c’erano inoltre le premesse
L’uso
strumentale
del caso
Eluana
N
el numero di questa settimana
di Famiglia cristiana leggo su “Primo
piano” (l’editoriale del settimanale) un
giusto richiamo a non considerare la
dottrina sociale della chiesa come una
specie di supermercato dalla quale si
può attingere quel che più fa comodo.
Non voglio volutamente riparlare del
tristissimo caso riguardante Eluana
perché devo dire di essermi sentito a
disagio di fronte a tanto schiamazzo
privo di vera pietà. D’altronde non
posso fare a meno di non osservare
alcune furberie che ben riporta questa
settimana Famiglia Cristiana, e che non
solo condivido ma ritengo essere palesi.
Si nota infatti una profonda incoerenza
di chi firma un decreto sicurezza con
una netta piega razzista predicando
una sorta di “odio salutare nei confronti dei diversi” (per noi i poveri) e
buttarsi a capo fitto nella difesa della
vita, scatenando una delirante baruffa
parlamentare. Il leghista Coda ha sbandierato per un giorno intero “nessuno
oggi deve morire di fame o di sete”, e
allo stesso tempo è primo fautore della
22 febbraio 2009
Vita
La
Un’interessante ricerca
Un frammento di storia locale
per un ruolo unitario e determinante
della società civile. Le Acli infatti, si
caratterizzarono fin dall’inizio come
un’esperienza non confessionale, seppur orientata dai valori del Vangelo e
improntata dai contenuti della dottrina
sociale della Chiesa. Assumendo una
posizione lontana anni luce, dall’abitudine di utilizzare questi valori e
contenuti, per rafforzare, ma non per
fondare, le proprie posizioni politiche.
Avverto inoltre che quello che pensavamo e per cui combattevamo, conserva,
a distanza di tempo, un odore di freschezza e direi quasi di attualità.
È opinione comune, che nel periodo che va dagli dal dopoguerra agli
anni ottanta del secolo scorso, la società
italiana ed europea abbiano vissuto una
trasformazione profonda, attraverso un
cammino turbolento, lungo il quale si
sono scontrate idee di convivenza civile
e politica estremamente conflittuali fra
loro, ma capaci di dare impulso alla
crescita economica e sociale.
Con la caduta del muro di Berlino,
i cambiamenti sociali e politici hanno
avuto un’accelerazione vorticosa. In
breve tempo, il socialismo storico e
ideologico è stato sradicato, le idee e
i progetti di un umanesimo cristiano
sociale, si sono spenti per incuria e
abbandono, ma le idee liberali, morte
come ideologia, sono risorte come
mercato.
Sembra che, scossa da questa tempesta, la società italiana abbia iniziato
una lunga regressione, dentro la quale
non c’è il ricordo e la valorizzazione
del passato, ma la sua proiezione nel
presente attraverso una visione distorta
e aggiustata, dove i contenuti e i valori,
sono affermati con il solo scopo di
mascherare manovre di navigazione
Il ruolo politico delle Acli e dell’associazionismo,
negli anni 45-85 (contenuti e valori)
di Orazio Tognozzi
a vista, indirizzate alla salvaguardia di
interessi particolari. Con il risultato che
l’economia del nostro paese perde continuamente quote di mercato, la società
affonda, le persone sono sfiduciate.
Nella mia trentennale esperienza
dentro le Acli, ho recepito e praticato
una caratteristica di questo movimento,
che forse può essere utile, per riflettere
sopra i problemi dell’oggi: la sua linea
politica fondata sull’autonomia, sul
primato del sociale, sulla politica come
servizio, sulla fede, come sostegno
e criterio di giudizio nei confronti
dell’azione.
Principi fondanti che hanno con-
tinuato a caratterizzare l’operato delle
Acli, anche nel momento di Vallombrosa settanta, (ipotesi socialista), e ugualmente dopo la ferita della scissione. Al
contrario, i laici e gli ecclesiastici che
hanno promosso questa operazione,
hanno rivendicato il collateralismo
con la Dc, in un momento nel quale la
società civile reclamava autonomia e
partecipazione (metà anni settanta). Di
conseguenza, la loro opera ha ottenuto
il risultato di ridimensionare il movimento, e di orientare la maggioranza
dei sacerdoti su posizioni anti Acli.
Tutti costoro, si ergevano a paladini
della tradizione, ma tradivano lo spirito
Lettere in Redazione
legge che dovrebbe costringere i medici
a denunciare i sofferenti irregolari…
Dove sta la misura? Dove stiamo andando? Credo che dobbiamo tenere ben
presente quanto sia chiara la dottrina
sociale della Chiesa, e l’obbligo di noi
cattolici, se così ci vogliamo definire di
seguirne o quantomeno sforzarci di farlo. Dobbiamo serenamente stare attenti
anche a non farci strumentalizzare da
nessuno. Vorrei ricordare infine come
molto velocemente sia stata fatta la
legge sul “lodo alfano” e come invece si
sia strumentalmente fatta attendere una
legge importantissima (che non c’è) sul
testamento biologico e che senza dubbio
è importantissimo colmare il vuoto.
Massimo Alby
Una
riflessione
attuale
C
onsiglierei di leggere attentamente
il “Dossier 2008 sulle povertà” fatto
dalla Caritas diocesana. Documento
scaturito da un’attenta osservazione e
da una scrupolosa azione direttamente
impegnata nel tessuto della società (in
questo caso la nostra provincia). Non
si può davvero che essere grati a tutte
quelle splendide persone che ogni giorno animano la Caritas. Sento il bisogno
di porre una riflessione proprio a seguire
di queste primarie un po’ al vetriolo del
Pd pistoiese; inutile non soffermarsi su
un’inevitabile amalgama non coeso di
codesto partito che aldilà della buon’abitudine delle primarie si presenta
come la somma algebrica perfetta delle
due nomenclature dei diversi partiti di
origine (Partito democratico di sinistra
e margherita), come non sfugge un certo
malessere nelle fila ex Pds altrimenti
non si spiegherebbe una doppia candidatura (Daniela Gai, Cecilia Turco) e le
varie polemiche spesso uguali a quelle
nazionali. È evidente che l’assenza di
un ricambio generazionale, c’è bisogno
di idee giovani nuove, soprattutto in
campo economico, (revisione del welfare superamento di una visione sociale
basata solo sul far quadrare i conti);
c’è bisogno di una classe politica che
non si faccia prendere la giacchetta dai
soliti furbacchioni ricchi; e aggiungo le
5 proposte che caratterizzano l’appello
alle istituzioni locali fatto (cito pag.105106) del Dossier caritas: 1) Un maggiore
impiego di operatorie assistenti sociali
troppo isolati; 2) Più integrazione tra
pubblico e privato nella fase di analisi
dei bisogni, soprattutto più integrazione
tra i settori (Comuni, provincia, azienda
sanitaria) cito quanto scritto, che questi
enti delle nostre istituzioni lavorino
insieme e non solo nel proprio orticello.
3) un impegno economico nuovo e reale
che superi le vecchie logiche del non si
può fare proviamo a imporci di dire
l’opposto “si può fare perché così fa
bene a tutti”. 4e 5) meno burocrazia e
trasparenza e più innovazione guardare
i modelli che funzionano.
Rinnovo la stima nel lavoro prezioso che
tutta la redazione del giornale de La Vita
ogni giorno offre ai suoi lettori.
Massimo Alby
Spensieriamoci
nel Carnevale
C
aro direttore,
spensieriamoci nel Carnevale 2009. È
e la lettera dello statuto delle Acli, acceleravano la crisi di tutto movimento
dei circoli, separandolo da quello delle
autonomie, e depotenziando anche
quest’ultimo. Infine, contribuivano a
posizionare la Dc nella retroguardia
della politica… Bingo!
Vi sono coloro che, legittimamente
ma non avvedutamente, sostengono il
contrario. Io posso soltanto testimoniare
che la maggioranza dei dirigenti e dei
militanti delle Acli, sostenevano la linea
dell’autonomia nei confronti dei partiti,
e dell’azione politica e sociale condotta
insieme alla gente e per la gente. In quel
di Pistoia, amo ricordare come esempio
il caro e indimenticabile Fabio Giaconi,
ma anche Tebro Sottili e Piero Bargellini.
A Roma, mi basti ricordare i contributi
di Giovanni Penazzato, Giorgio Pazzini, Michele Giacomantonio, Emilio
Gabaglio, Domenico Rosati, e tanti altri,
compreso lo stesso Livio Labor.
Attraverso un percorso caratterizzato dalla fedeltà al Vangelo, alla
Chiesa ed ai lavoratori, le Acli hanno
assunto la fisionomia di associazione
che svolge un ruolo di controllo, indirizzo, animazione, e arricchimento
di contenuti, nei confronti delle istituzioni della politica. Dai partiti, alle
articolazioni dello stato. Nemmeno
nel momento della loro massima consistenza organizzativa, sociale e politica,
hanno pensato di poter svolgere, da
sole, questo compito.
C’è qualcuno, in proposito, che
dichiari che non c’è bisogno dell’assunzione di questo ruolo, da parte
della società civile? O qualcun altro, che
affermi che esiste in questo momento,
qualcuno, o qualcosa, capace di adempierlo con efficacia?
Urgono risposte.
tempo di “vino, donne e canto”. Coriandoli, carri allegorici, moltitudine di
maschere. Quale Carnevale ci potrebbe
allestire Dioniso con un’accentrata
programmazione dei mass media,
sollecitando connessioni e interattività
internet? Il Carnevale ha origine come
cerimonia pagana. L’attuale calendario
dispone il periodo di carnovaleggiare.
Poi la Quaresima che propone restrizioni più severe dei piaceri e dei vizi. Nei
giorni di Carnevale 2009 le cronache
tracciano frammenti su come sarà,
prossimamente, il percorso di fine-vita.
Siamo tutti a chiederci se fare o no testamento biologico. Sembra un… blog di
Apollo, per contrastare il gran veglione
di Dioniso! Dicevamo… spensieriamoci
nel Carnevale 2009. Anzi, con il filosofo
che lasciò anche ricordo di “un canto
sommesso… suonando lungamente a
memoria Wagner”, ripetiamo: “Dieci
volte devi ridere al giorno ed essere
allegro: altrimenti di notte ti dà fastidio
lo stomaco, questo padre della malinconia”. Proviamo a ridere subito, almeno
una volta, visto che “per Carnevale ogni
scherzo vale”! Come? Tirando giù dallo
scaffale –a caso- un libro e cogliendo, a
vista rapida e unica, un breve capoverso
da riprodurre: “Un altro errore, dovuto
alla confusione dei concetti di essere
umano e di individuo è l’uguaglianza
democratica. Questo dogma si spezza
oggi sotto i colpi dell’esperienza dei
popoli ed è quindi inutile dimostrarne
la falsità, ma ci si deve meravigliare del
suo lungo successo”. B.P. Barni
Pistoia
Sette
N.
7
22 FEBBRAIO 2009
CENTRO FAMIGLIA S. ANNA
L’emergenza educativa
e la figura paterna
I
l Centro Studi e Documentazione sulla Famiglia propone
alcuni spunti di riflessione su un
problema di sempre più rilevante
importanza sociale ed etica.
Sempre più frequenti e drammatici fatti di cronaca causati da
abuso di alcol, spaccio e consumo
di droga cui conseguono furti,
stupri e omicidi, vedono come
protagonisti ragazzi giovanissimi, spesso ancora minorenni e
ciò ha fatto rilevare da più parti
che siamo ormai in presenza di
una vera e propria emergenza
educativa. In tanti giovani, infatti, il desiderio di evasione,
lo smarrimento morale dovuto
alla relativizzazione, quando
non all’assenza di valori, sono
venuti crescendo, certo non arginati in molti casi dalle precarie
condizioni socio-affettive in cui si
trovano, vivendo situazioni familiari di disagio dovute spesso
all’assenza di un genitore, in ge-
I
nere il padre. Certo, specialmente
quando la famiglia è divisa, la
trasmissione di certi principi,
delle linee guida per un comportamento, non solo formalmente corretto, l’insegnamento
dei valori-base dell’esistenza,
se affidati solo alla madre, per
quanti sforzi ella possa o voglia
fare, diventano più difficili e
faticosi e l’educazione talvolta
si risolve nella “trasmissione di
informazioni e specifiche abilità”
senza arrivare ad essere lievito
indispensabile per la formazione
della persona.
Eppure, come ha dichiarato
Anna Oliviero Ferrari nel saggio:
“Dai figli non si divorzia” (Ed.
Mondadori), sono loro, i figli,
che, prima spettatori muti e
straniti da una situazione in cui
vengono in molti casi manipolati
psicologicamente, si trovano poi
a subire l’assenza del padre che,
col passare del tempo, finisce per
essere sempre meno coinvolto
nelle scelte quotidiane della loro
vita, fino ad arrivare al totale
disinteresse e, in certi casi, a delegare al nuovo convivente della
moglie, se c’è, l’educazione dei
figli, limitandosi - ed anche questo non sempre - ad assolvere i
suoi “obblighi” di mantenimento
della prole. Ma, come ha voluto
sottolineare e stigmatizzare una
recente sentenza che ha condannato un genitore per violazione
dell’art. 550 del Codice Penale,
gli adempimenti economici non
bastano, perché i figli hanno anche – e soprattutto – bisogno di
amore. Infatti, se fin da bambini
avvertono l’assenza di dialogo,
la mancanza della autorevolezza
paterna, del suo ruolo di guida,
di appoggio, di conforto, crescendo, resi fragili e disorientati dalle
carenze affettive e da validi punti
di riferimento, finiscono per cercare e trovare altrove nuovi “modelli” non positivi ed adeguarsi
acriticamente ad essi, giungendo
ad una “deriva etica” che, nei casi
più gravi, è di difficile recupero.
Pertanto la marginalizzazione della figura paterna è un grave
danno non solo per i figli, ma
anche per l’intera società e quindi diviene sempre più urgente
che l’uomo comprenda il ruolo
straordinariamente prezioso e
gratificante dell’essere padre.
Daniela Gori
La consulenza familiare
l servizio di consulenza
familiare del Centro S. Anna ha
promosso un programma di incontri
utili alla comunità per fronteggiare le
problematiche che attualmente “affliggono” la famiglia. Questo servizio
è presente al Centro Famiglia S. Anna
da 20 anni; è un servizio a disposizione della famiglia, come spiega la
responsabile Bianca Maria Bencini,
e quindi per tutti i suoi membri: dal
bambino, all’anziano, alla coppia.
Si avvale di specialisti con tagli
diversi di professionalità: dal consulente familiare che è la prima persona
che accoglie il caso alle varie figure
specifiche per quella situazione: per
esempio la consulenza mette a disposizione gratuitamente il ginecologo, lo
psicologo, lo psicoterapeuta di coppia,
Una serie di incontri
organizzati dal Centro
l’avvocato, il mediatore familiare e il
consulente etico. Le domande di aiuto
possono essere le più svariate: da
problemi legali a problemi medici, a
problemi di relazione all’interno della
coppia, a problemi di difficoltà nella
gestione dei figli in caso di separazione dei coniugi.
Per una conoscenza più specifica
del servizio sono stati programmati
alcuni incontri che termineranno nel
mese di marzo.
Il 10 febbraio si è tenuto un incontro che ha illustrato, a grandi linee,
cosa è la consulenza familiare. Il programma prosegue nel mese di marzo:
il 10 marzo alle 16 si terrà un incontro
di approfondimento su cosa è la
“Mediazione familiare”. A condurre
l’appuntamento saranno la dottoressa
Silvana Guiducci, mediatrice familiare
e psicologa, e Massimiliano Vignoli,
mediatore familiare ed educatore.
Il 21 aprile alle 21, presso la saletta
convegni del Centro, sarà trattato il
seguente tema: “Parliamo di nullità
matrimoniale”; sarà presente il dottor
Sergio Teglia, psicologo, e Roberto
Culivicchi, avvocato rotale.
La segreteria del Centro Famiglia
S. Anna è aperta tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12, dalle 15
alle 18. Attraverso la segreteria si può
contattare il servizio di consulenza
familiare (tel. 0573.368780).
Daniela Raspollini
RETROUVAILLE
Testimonianze
Annamaria e Luca 3 figli: la mancanza di dialogo
ha distrutto la loro relazione. Ricostruire
il matrimonio è “missione possibile”
5 anni di fidanzamento, 16 di matrimonio e tre figli, elementi che ci inducono
a pensare a un sereno menage matrimoniale. Ma non è così. Le piccole ferite
del quotidiano li trascina in litigi che sboccano inesorabilmente alla rottura
che si concretizza con la separazione per ben quattro lunghi mesi. Poi arriva la
decisione di partecipare a Retrouvaille.
Luca: Dopo sposati mi sembrava di vivere in paradiso: eravamo pieni d’amore e di gioia, e abbiamo lasciato libertà al Signore di mandarci il nostro primo
figlio che è nato dopo un anno e io ero felice di essere diventato padre. Dopo
la nascita di Francesco hanno iniziato a manifestarsi le prime incomprensioni.
Siccome è nato col parto cesareo i medici ci hanno consigliato di non avere figli
per due anni. Con l’arrivo degli altri due figli Davide e Letizia sono nate delle
incomprensioni, che ci hanno portati a vivere due vite divergenti senza più un
vero dialogo. Piano piano siamo giunti ad essere scapoli sposati, si parlava il
meno possibile per non litigare e ognuno frequentava persone diverse nel tempo
libero. Anche durante le ferie litigavamo e nel 2004 Anna mi ha detto che non
mi amava più. Mi sentivo distrutto deluso triste e amareggiato. Un sabato sera
verso la fine del gennaio 2005 abbiamo litigato e io sono uscito di casa, e sono
andato a vivere a casa di mia madre. Ero avvilito e pieno di rancore, mi sembrava
d’aver perso vent’anni della mia vita.
Annamaria: Negli anni d’infanzia dei nostri figli, sentivo molto la mancanza
di dialogo con mio marito, che aveva problemi molto diversi dai miei, lo sentivo
sempre più lontano da me, poco interessato a me se non fisicamente, e spesso
infastidito dalla presenza dei bambini con i quali giocava sempre meno; ma non
sapevo bene come fare ed i consigli che ricevevo dai padri spirituali erano più
utili alla mia anima che al nostro rapporto. Ci dividevano modi differenti di
vivere la sessualità, la fede e l’essere genitori; e quando entravamo in conflitto
su uno di questi temi, ci facevamo del male, lanciando accuse e rimproveri uno
addosso all’altro e nessuno chiedeva mai perdono. Cercavo spesso di evitare i
conflitti, per non turbare la pace familiare. Mi sentivo non ascoltata e non amata
e peggio ancora incapace di corrispondere alle sue aspettative, che per quanti
sforzi facessi erano sempre chilometri avanti a me. Ci furono alcuni episodi gravi
di litigi furiosi, di violenze verbali che lasciarono ferite profonde, che ancora
oggi sanguinano talora. Questo periodo durò moltissimo tempo, anche dopo
la delusione grave di non aver trovato alcun aiuto nel consultorio di pastorale
familiare. Se neanche la chiesa può aiutarci, mi dicevo, è proprio tutto finito.
Quando Luca se ne andò di casa, io non l’avrei chiamato perché tornasse. Fu
una sorpresa ritrovarci a parlare presso don Marco e sentire che avrebbe voluto
tornare a casa ma io dissi di no. Occorreva un aiuto ben al di sopra di tutte le
nostre forze. Quando vidi il volantino di Retrouvaille ne fui attratta e lo proposi
a Luca che sembrava non aspettasse altro nella vita.
Luca: Il nostro fine settimana di Retrouvaille è stato sconvolgente come
una bomba atomica; abbiamo lavorato e pianto parecchio; raramente ho aperto
il cuore come in quei giorni. Ho capito che amare è una decisione e che per
amare ed essere amato bisogna dialogare, cioè condividere i propri sentimenti
e qualità. Confrontarci per condividere i nostri pensieri e desideri. Prendere le
decisioni insieme e darci da fare per realizzarle. Durante il cammino di Retrouvaille, tra alti e bassi, abbiamo capito che tutto questo lavoro insieme ci unisce
e ci fa tanto bene e abbiamo deciso di condividere con altre coppie in difficoltà
la nostra esperienza. Ora penso di amare Annamaria come mai in passato. La
nostra esperienza di sofferenza può essere d’aiuto e di consolazione per tante
altre coppie che soffrono come noi. E’ un compito che Dio ha affidato a noi sposi
e a nessun altro. Chi ha sperimentato il dolore, lo può testimoniare in modo più
comprensivo e più vicino a chi sta soffrendo, infondendo speranza e desiderio
di ricostruire il matrimonio.
Annamaria: L’esperienza del fine settimana di Retrouvaille è stata un punto
cardine della mia vita, mi ha permesso di vedere me stessa con lo sguardo di
Luca, e di comprendere i suoi sentimenti, ed i miei, meglio di quanto fosse mai
stato possibile nel nostro rapporto. Abbiamo finalmente ricevuto degli strumenti
validi con cui “lavorare”, è la parola giusta, a costruire la nostra relazione; quello
che ho capito in quei due giorni ed in seguito, è che amarsi è veramente una
scelta, una decisione da rinnovare tutti i giorni, e che comporta un impegno
molto serio in due. La vita ora è per me un percorso che spero duri ancora,
insieme, per tutti i nostri giorni.
Commissione diocesana pastorale con la famiglia
8 chiesa pistoiese
n. 7
Due amici scrivono
Ricordo affettuoso
di
Vinicio
Nesti
Cattolico convinto che spese la sua vita
per il progresso della società
Ho tre immagini di Vinicio Nesti che mi tornano
alla mente.
La prima è la sua bottega di ottico che per tanti
anni è stata un crocevia
di incontri: democristiani
e politici di altri partiti,
sindacalisti, giornalisti
passavano a dare e cercare notizie, a scambiarsi
opinioni, a ascoltare il suo
giudizio equilibrato e sicuro anche sulle questioni
più intricate. Vinicio Nesti
è stato un uomo appassionato dell’impegno civile
e politico; traeva da una
fede profonda l’ispirazione per il suo impegno
politico nel solco della tradizione del cattolicesimo
democratico; aveva una
forte identità, ma sapeva
capire le ragioni degli altri,
ascoltare, dialogare, trovare soluzioni. Nel partito e
nelle istituzioni dove ha
operato, questo è stato il
suo tratto caratteristico.
Il secondo ricordo che
ho di Vinicio è legato alla
sua presenza nel Consiglio
di Amministrazione della
Cassa di Risparmio di
Pistoia e Pescia. Diffidava
delle complicate espressioni inglesi di cui sono pieni
i dossier della finanza, o
di certi tecnicismi contabili, ma sapeva cogliere gli
aspetti veri delle questioni.
E il suo criterio di giudizio
era semplice: favorire un
sempre più forte impegno
della banca per il sostegno
delle famiglie e delle imprese della nostra comunità, far si che la Cassa fosse
una banca diversa dalle
altre per quello che faceva
e per come lo faceva.
Ricordo con ammirazione le volte in cui in
Consiglio contrastava quei
provvedimenti che riteneva poco rispettosi dell’autonomia della Cassa.
Con il suo tono misurato e
pacato sapeva far capire la
sua visione di banca locale,
legata al territorio, veloce
nelle decisioni, autorevole
perché autonoma.
Il terzo ricordo è legato
alla sua lunga, terribile
malattia che lo ha presto
costretto su una poltrona
senza forza e senza voce.
In questi casi i più si rinchiudono in se stessi con il
proprio dolore e sembrano
avercela con tutto e con
tutti.
Vinicio era fatto di un
impasto diverso. Quando
andavi a trovarlo non si
parlava mai dei suoi pro-
blemi, ma dei problemi
degli altri , della politica,
delle istituzioni locali, della banca, delle associazioni
di categoria. Insomma,
continuava ad ascoltare,
a intrecciare fili, a cercar
soluzioni, a dar consigli.
E quando non ha più
potuto parlare non si è
dato per vinto cercando
di farsi capire con l’aiuto
di una tabella con tutte
le lettere dell’alfabeto che
con il dito faticosamente
scorreva per comporre
parole e frasi.
Poi è venuto il computer che poteva, anche se
con grande fatica, usare
con gli occhi per scrivere.
Aveva imparato ad inviare
e ricevere email; aveva
ristabilito un contatto con
il mondo senza il quale si
sentiva perso.
Vinicio è stato un esempio di uomo forte e buono,
saldo nelle proprie convinzioni, con una passione
civile autentica e disinteressata, che si è battuto per
le proprie idee senza avere
mai nemici, che ha avuto
della vita, del dolore e della morte un’idea speciale.
Caro Vinicio, ti saluto con
l’augurio della tua Chiesa:
“che in paradiso ti conducano gli angeli”.
Gabriele Zollo
QUELLE FAMOSE
LENTI
Quando con Renzo
Bardelli, in un giorno della
scorsa estate s’andò a trovare Vinicio nella sua poltrona e, prima, lui m’aveva
detto “Bisogna essere in
due per reggere la conversazione”, trasformai in un
piccolo pezzo –mania dei
giornalisti!– questo nostro
bell’incontro con un amico
che, era chiarissimo, ci
avrebbe lasciato presto.
Mi venne scritto che
Vinicio, di professione
ottico, ormai era ridotto a
parlare solo con gli occhi.
Il dettaglio piacque molto
al titolista e il pezzo uscì
proprio con il riferimento
agli occhi… dell’ottico.
Ci pensavo questa mattina, nella piccola chiesetta di campagna, mentre
in tanti si dava l’ultimo
addio a un Vinicio ormai
chiuso in una bara.
E pensavo che lui,
come ottico, mi ha sempre
aiutato a vederci meglio:
gli occhiali, nell’ultimo
quarantennio, mi sono
sempre venuti da quella
bottega. E fu Vinicio ad
anticiparmi una notizia
(“vedrai, attorno ai 50
comincerai a non vederci
più neppure da vicino”)
poi rivelatasi autentica.
Ripensavo anche a questo,
stamattina nella chiesetta
del Santomato.
E siccome non ho scritto nulla nel registro delle
visite, forse avrei potuto
scrivere “Caro Vinicio,
adesso che Lassù ci sei arrivato, cerca di continuare
a fare il tuo vecchio mestiere: fammi vedere con
chiarezza, trovami quelle
lenti di cui mi parlavi,
quelle che riescono a far
vedere bene sia da lontano
che da vicino”.
Come siamo fragili,
davanti alla morte di uno
a cui hai voluto bene; uno
che ha sofferto tanto; uno
che ha creduto fino in
fondo; uno che è morto
pochi giorni dopo Eluana
e che ti costringe, anche
lui, anche se tu proprio
non vuoi, a riflettere sul significato della sofferenza,
sul valore della speranza,
sull’esistenza di Dio.
Siamo fragili, è vero,
ma posso confessare una
cosa. A me, stamattina,
Vinicio e la sua bella famiglia, hanno fatto un
gran bel regalo. Così come
Vinicio me l’aveva fatto,
altrettanto bello, in quel
pomeriggio estivo che
andammo a trovarlo e si
finì, tutti e tre, a dir male
di Berlusconi. “Certe visite
– dissi allora, con gli occhi
dell’ottico Nesti ancora
nella mente, così felici di
esprimere voglia di vivere
– fanno forse bene a chi le
riceve, ma il bene migliore
è per chi le compie”.
Oggi posso aggiungere
che anche questo funerale,
a me e forse non solo a me,
ha fatto davvero un gran
bel regalo.
Sono uscito di chiesa
triste ma consolato, con le
lacrime agli occhi ma con
gli occhi più puliti, con
tanti ricordi lontani ma
anche con una certezza
in più. “Da qualche parte
dove esiste la vita eterna,
ho un amico in più. E
siccome mi sono sempre
rivolto a lui per vederci
meglio, sono certo che
quelle famose lenti, quelle
per vederci bene sia da
vicino che da lontano, me
le troverà ancora lui. E,
come al solito, a un prezzo
onesto”.
Mauro Banchini
Vita
La
22 febbraio 2009
Chiesa di San Giovanni Fuorcivitas
Restaurato il «S. Andrea» del Matteini
È
Il prezioso dipinto settecentesco è stato recuperato
grazie all’intervento della Fondazione Caripit
stato ricollocato nella
chiesa di San Giovanni Fuorcivitas, il quadro di Teodoro
Matteini (1754-1831) «Morte
di Sant’Andrea Avellino», restaurato grazie al sostegno
finanziario della Fondazione
Cassa di risparmio di Pistoia e
Pescia. La cerimonia di presentazione dell’avvenuto restauro
si è svolta sabato 14 febbraio e
nell’occasione è stato presentato
il volumetto di Nina Gori Bucci
«Teodoro Matteini di Pistoia,
pittore», edito dalla Brigata
del Leoncino, con il contributo
dell’Aci di Pistoia. «Sant’Andrea Avellino –spiega Maria
Valbonesi, vicepresidente della
Brigata del Leoncino– è un santo
oggi poco conosciuto a Pistoia,
ma nel Settecento aveva una
congrega di devoti, presso la
parrocchia di S. Giovanni, che
ad un certo punto chiesero un
quadro che lo rappresentasse e
riuscirono ad ottenerlo tramite
la mediazione di Tommaso
Puccini. Il quadro fu appunto
eseguito da Teodoro Matteini».
Il dipinto venne realizzato in
momenti diversi; infatti, in
fase di restauro è stata notata
una certa discrepanza stilistica
fra la parte superiore e quella
inferiore dell’opera. «Il dipinto
rappresenta la morte del santo
–prosegue Valbonesi- avvenuta
immediatamente dopo la celebrazione della messa, ai piedi
dell’altare. È un quadro che ha
una certa teatralità. È un’opera
di gusto ancora un po’ barocco».
Il quadro era in origine nella
chiesa di San Giovanni, dalla
quale scomparve misteriosamente durante l’ultima guerra.
Patrizio Ceccarelli
Circolo parrocchiale “Oscar Romero”
Cena con i prodotti di Libera
V
enerdì 20 febbraio,
alle 20 ci sarà, presso il circolo
parrocchiale “Oscar Romero”
di Santomato una cena con i
prodotti di “Libera”. Saranno
presenti: Alessandro Leo, pre-
A
causa di alcuni
lavori al centro comunitario gli
esercizi spirituali previsti e già
comunicati saranno spostati
in Seminario a Pistoia con il
seguente svolgimento:
sabato 21 febbraio
dalle 17 alle 19: relazione di
don Roberto Breschi
domenica 22 febbraio
ore 8,30; colazione; ore 9:
sidente Cooperativa Terre di
Puglia - Libera Terra; Antonio
Napoli della cooperativa Valle
del Marro - Libera Terra
Il costo della cena è di 18
euro per adulti - 10 euro per
bambini e studenti. Il ricavato
servirà a sostenere le cooperative
di LIBERA TERRA.
INFO e prenotazioni:
35-5870091 Alessandra
339-1304854 Vladi
Azione cattolica
Esercizi spirituali
Lodi; ore 9,30: intervento don
Roberto Breschi; segue dibattito;
ore 12: Messa; ore 13: pranzo
presso la Casa dell’Anziano;
ore 14,30: Saluto del vescovo
monsignor Mansueto Bianchi;
ore 15: Intervento del presidente
nazionale Ac Franco Miano; ore
16,30: conclusioni e preghiera
finale.
L’iscrizione è di 5 euro e il
pranzo è di 15 euro.
INFO: Chiara Gentili tel.
0571/57487 o 349/3148113;
Giovanna Maraviglia tel.
0573/734141 o 338/8022242.
Pastorale familiare
Stile di vita della famiglia cristiana
L’
incontro è fissato per
domenica 1 marzo sul tema:
“Stile di vita della famiglia
cristiana” presso il Seminario
Vescovile di Pistoia e sarà guidato da don Sergio Niccolli,
direttore dell’ufficio di pastorale
familiare nazionale. Il programma dell’iniziativa ha inizio con
l’accoglienza prevista alle 9.30,
a cui seguirà un momento di
preghiera e meditazione alle 10.
Alle 12.30 pranzo al sacco e alle
14.30 si terranno i “laboratori di
riflessione e condivisione”. Per
concludere, alle 16, Santa Messa.
Per il servizio di animazione dei
bambini contattare: Piero e Paola
tel. 333.3611458 e Daniele e Silvia
tel. 349.2562162.
Piteglio
Nomina per don Vignozzi
I
l pievano di Piteglio,
don Giuseppe Vignozzi, è stato
nominato dalla curia romana
cappellano del Papa Benedetto
XVI con il titolo di monsignore.
Domenica 8 febbraio la chiesa
di Piteglio ha avuto la visita
pastorale da parte del vescovo
di Pistoia Mansueto Bianchi
che ha celebrato la messa in
Santa Maria Assunta e dato la
bella notizia del titolo concesso
a don Giuseppe. Il 95enne parroco di Piteglio è nato a Vinci il
26 settembre 1914. Nominato
sacerdote nel 1939, nel 1940 è
parroco di Piteglio: sono 69 anni
che guida anche le comunità
religiose di Prataccio, La Pieve
Vecchia e Migliorini. Nella sua
lunga esistenza è stato professo-
re di scuola media insegnando
religione. Negli anni ‘50 fondò
il bollettino parrocchiale “Voci
Amiche”, riscuotendo consensi
anche da una università degli
Stati Uniti. Il giornalino fu anello di congiunzione ed informazione tra la gente di Piteglio e gli
emigranti. La pubblicazione in
passato ha avuto una tiratura di
1200 copie. Monsignor Vignozzi
fu per lunghi anni presidente
delle famiglie Caduti in guerra:
infatti aveva perso il babbo
nella prima guerra mondiale.
Alcuni anni fa ha concelebrato
la messa con Giovanni Paolo
II a Castelgandolfo residenza
estiva dei pontefici. Attualmente
don Giuseppe svolge le funzioni
della chiesa con lucidità, capaci-
tà ed entusiasmo cristiano.
Giorgio Ducceschi
Vita
La
22 febbraio 2009
chiesa pistoiese
n. 7
9
UCSI TOSCANA - FEBBRAIO 2009
Interventi sul caso di Eluana Englaro
MICHELE BRANCALE
Concordo. Il fondamentalismo a me non
piace, sia quando porta
una croce o una mezzaluna, sia quando è radicale: sono due facce della
stessa medaglia e a me
non piacciono nessuna
delle due.
Tutti parlano del
dubbio, ma se tutti confermano il dubbio non
si capisce perché questo
non valga per la povera
Eluana. I genitori amano
i figli, in generale questo
è vero. Ma i figli, anche
i più amati, non sono
proprietà dei genitori,
così come i genitori non
sono proprietà dei parenti: ho presente quante
volte l’arbitrio dei figli
ha determinato la fine di
tanti anziani: decidevano
di loro senza nemmeno
andare a trovarli e volontari che erano diventati
familiari di quei malati
non potevano avere alcuna voce in capitolo.
Io tutto questo accanimento terapeutico nei
confronti dei malati proprio non lo vedo e me ne
rammarico. Soprattutto
gli anziani sono spesso
vittime di un’eutanasia
da abbandono: tanto è
vecchio, morirà, a che
serve? La carezza del
Nazareno, invocata da
Jannacci, ha molto colpito anche me.
E’ un’intervista molto bella, perché molto
umana.
Resto convinto che la
svolta culturale si determina più con incontri diretti che con i comunicati
(non mi riferisco a quello
che intendi fare: chi ha
responsabilità pastorali,
possibilmente è meglio
che incontri i diretti interessati e ci parli. Nessun
incontro può essere sostituito da un pezzo di
carta: mi sembra sia stato
questo un limite nella
vicenda Welby, per quel
che ho potuto capire.
GIOVANNI SPINOSO
Grazie per avermi
segnalata l’intervista a
Jannacci. E’ molto istruttiva, tranne in qualche
sfumatura. Vediamo
come uscirne. Intanto
vorrei capire una cosa:
ma la ragazza fino a che
non è arrivata a Udine,
respirava senza macchine o era sempre con
l’ossigeno e le macchine
per respirare? Io non farei tanto un discorso se il
paziente soffre troppo o
meno. Purtroppo la vita
e la storia ci mostrano
come milioni di persone
al mondo soffrono e soffrono con dolori disumani, ma sempre purtroppo
umano, e continuano a
vivere. E per di più sono
coscienti!
Sono le croci che
toccano ad alcuni e non
ad altri, meritate o non
meritate. Direi che è
appunto il concetto di
eutanasia che deve essere mascherato come una
delle ipocrisie e degli
egoismi più atroci che
ci sia. Certo è che se si è
contro l’eutanasia si deve
essere contro, in modo
radicale, a tutte le pene
di morte stabilite secondo diritto in molti Stati,
anche quelli cosiddetti
democratici.
Perché non andiamo
come soci Ucsi a fare una
visita discreta al Cottolengo di Firenze (non so
se si chiama così), ma
quando ero molto giovane ci andai e vi assicuro
che dopo non servono
né parole, né discorsi, né
indumenti. Con questo,
intendete, non dico che
non si debba e possa far
sentire la nostra voce,
ma più direi come contributo alla riflessione
del mondo cattolico. Facciamo maturare quello
e poi possiamo anche
spunzecchiare o staffilare
i radicali, i superficiali di
ogni credo.
LUIGI COBISI
Grazie per il documento che rappresenta
il frutto di un esperienza che in Emilia è stata
condotta con umanità e
coerenza. Avrai visto tra
i soggetti partecipanti:
“La Casa di Luca” detta
anche “Casa dei Risvegli”, un luogo dove - dall’esperienza di una famiglia - si è cercato di dare
una risposta di speranza
e dignità.
Vedi la differenza:
non irreparabilità del
coma, ma risveglio!
Come ricorderai Bologna, la mia città d’origine, ha vissuto anche
il lungo coma del prof.
Andreatta.
Da queste esperienze
sono nate strutture e
analisi che oggi più che
mai si rivelano di importanza capitale per
continuare ad avere speranza nella vita, dono di
Nostro Signore, quando
oggi invece - con quella
nuova suadente parola
L’articolo dell’ateo Enzo Jannacci
(che ha considerato allucinante fermare le
cure per la vita di Eluana), pubblicato sul
“Corriere della Sera” del 6 febbraio
e diffuso dall’Unione cattolica stampa
italiana della Toscana,
ha provocato una serie di risposte
di cui riportiamo le principali
nei vari studi televisivi.
Di fronte a questa evidente strumentalizzazione a fini politici e di
audience, preferisco
accogliere l’invito di Napolitano al silenzio, un
silenzio pieno di dubbi
ai quali, in coscienza,
cercherò di dare una risposta: magari anche con
una riflessione nostra
comune, ma non ora, vi
prego!
MARIANGELA
MARAVIGLIA
“fine vita” - si parla solo
di morte.
MAURIZIO GORI
Condivido pienamente quello che dici e ti
ringrazio del regalo che
mi fai mandandomi l’intervista di Jannacci.
Aggiungerei, però,
che nella bufera di dichiarazioni varie sulla
vicenda molti hanno
spesso parlato di interrompere “l’accanimento
terapeutico”, cosa ben
diversa da quella che è la
situazione della ragazza.
Se vogliamo parlare
di eutanasia, parliamone con chiarezza e non
fornendo informazioni
errate.
Per le tante Eluane
che in silenzio vivono la
loro vita, con le proprie
famiglie, basta chiedere a chi fa volontariato
all’Aias o in centri analoghi...
MAURIZIO NALDINI
Mi chiedo se non sarebbe il caso di riunirci
per discuterne a mente e
cuore aperto.
Personalmente credo
che tutto derivi da quel
Cogito ergo sum sul quale
si è voluto costruire una
civiltà dimenticando che
già Vico la considerava
(50 anni dopo) una fesseria.
E infatti, portiamo
alle estreme conseguenze
quella frase del buon
Cartesio. Chi non ha
consapevolezza di essere
non esiste. Via dunque
il mondo vegetale, via
quello animale, via i
bambini, i vecchi rincoglioniti , gli stupidi. Via
tutto ciò che a lungo andare non mi piace o peggio che non è funzionale
al mio essere.
Resterà solo Dio o
piuttosto l’io?
ISABELLA POLI
Devo confessarvi che
il can can mediatico e
politico sulla morte di
questa giovane donna
- per la quale possiamo
solo pregare, come ci ha
insegnato Gesù’, in silenzio e senza ostentazione
- mi ha creato profondo
disagio.
I “coccodrilli“ erano
già pronti e così i politici
Tra le tantissime parole lette e ascoltate in
questi giorni, mi ha colpito la testimonianza di
un semplice infermiere:
«Io lavoro in ospedale e
vedo queste persone di
fatto morte ma tenute
artificialmente in una situazione di non vita. C’è
qualcuno che non accetta
l’inevitabilità della morte, eppure la cultura della vita comprende anche
la serena accettazione
della morte».
Nessuna parola mi è
sembrata tanto semplicemente efficace: dopo
aver ascoltato, letto, meditato sulle dichiarazioni
di teologi, medici, filosofi, scienziati, questa mi
sembra la cifra più vera
del dramma che stiamo
vivendo.
Ci sembra, con le nostre meraviglie tecniche,
di poter sconfiggere la
morte, ci sembra che prolungare la non vita significhi aver vinto almeno
in parte, ancora per un
po’, la morte.
Se lo posso capire per
Ferrara o qualche altro
ateo devoto, confesso che
non riesco a capirlo da
parte dei sinceri credenti:
come si può preferire la
non vita all’abbraccio del
Signore?
Tralasciando le abominevoli strumentalizzazioni della politica,
alle quali non voglio in
questo momento dedicare alcuno spazio; tralasciando la pesantezza
dell’intervento ecclesiastico - a cui ho risposto
firmando gli appelli in
difesa di Napolitano e
della Costituzione -; un
tema tra i tanti mi interpella particolarmente,
come credente, in questo
momento: la dimensione
di relazione, costitutiva della persona nella
antropologia cristiana,
fondata sulla stessa relazione originaria delle
persone divine.
Che significato abbiano, in questo quadro
interpretativo, vite ridotte a pura biologia, è
una interrogazione legittima, a cui dobbiamo
riconoscere di non avere
risposte ultimative e convincenti. A cui dobbiamo
riconoscere che nessuna
Chiesa, nessuna religione, spogliate da precomprensioni ideologiche,
ha risposte ultimative e
convincenti.
Che c’entra con il
messaggio biblico ed
evangelico l’ideologia
della ‘biologia equivalente a vita’?
Che c’entra con il
messaggio biblico ed
evangelico l’imposizione
a tutti, con legge dello
Stato, di una propria personale, intima scelta etica
e antropologica?
Scelta, si badi bene,
che appartiene ad alcuni
credenti e non ad altri,
che appartiene ad alcuni
non credenti e non ad
altri.
Ma se invece, come
abbiamo sentito in questi
giorni, riteniamo che tutti i credenti dovrebbero
obbligatoriamente aderire a questa ideologia, mi
chiedo quale immagine
di Dio stiamo coltivando
e proponendo.
In nome del ripudio
di derive relativistiche ed
eutanasiche, un Dio che
sa dire soltanto no alla
libertà, alla coscienza, a
qualsiasi forma di autonomia personale. Un Dio
che fa del dono gratuito
della vita una clava, un
carcere, una condanna:
non è il Dio che mi hanno trasmesso e in cui ho
imparato a credere, non
è il Dio che nutre la mia
difficile ma amata speranza cristiana.
Credo davvero che
dobbiamo recuperare il
senso del limite, il limite
della tecnica che non ci
può costringere, se non
vogliamo, a vivere vite
artificiali.
Credo davvero che
dobbiamo riapprendere
la sapienza di una vita
che sfocia ineludibilmente nella morte. Una morte che, nella “folle” prospettiva cristiana, non ha
l’ultima parola ma apre
le braccia del Padre.
Paladini della vita
biologica, afasici sulla
vita escatologica: non mi
sembra un annuncio né
fedele né credibile del
Vangelo di fronte alle sfide della modernità.
10 comunità e territorio
N
asce a Pistoia, primo caso in Italia per numero di
enti coinvolti, il sistema provinciale per il microcredito, con
l’obiettivo di aiutare persone
e famiglie in difficoltà a causa
della crisi economica, ma anche
associazioni che si occupano
del sociale.
Il protocollo d’intesa è stato
firmato da quasi tutte le banche
radicate sul territorio pistoiese
(Banca di Pistoia, Banca di Pescia, Banca di Vignole, Banca di
Masiano, Banca della Valdinievole, Banca della Montagna P.se,
Cassa di risparmio di Pistoia e
Pescia), Misericordia di Pistoia,
Fondazione Un Raggio di Luce
Onlus, Le Caritas di Pistoia e
Pescia e la Fondazione Cassa di
risparmio di Pistoia e Pescia.
Il progetto, illustrato in conferenza stampa dai rappresentanti degli enti coinvolti (nella
foto), prevede l’erogazione di
piccoli prestiti a condizioni
particolarmente vantaggiose
a persone fisiche, cooperative
sociali, associazioni di volontariato e imprese a conduzione
femminile. Lo scopo è quello
di intervenire in situazioni di
A
iutiamo a scegliere.
Si chiama così il progetto già
partito nei giorni scorsi che si
propone di aiutare attraverso
una serie di incontri gli orientamenti scolastici degli studenti di
scuola media inferiore di Pistoia
e della Valdinievole.
Gli incontri cercano di introdurre una discussione fra i genitori dei ragazzi delle seconde
e terze classi per illustrare loro
un percorso sull’istruzione che
non verta soltanto sullo studio
ma anche sull’educazione sulla
comprensione e sulle manifestazioni di disagio dei figli.
Si cerca in pratica di promuovere e mettere al centro il
ruolo della famiglia dialogando
e confrontandosi con operatori
del settore e con altre famiglie.
Fra i temi più trattati ora
che siamo nell’era di internet
c’è quello dell’insuccesso e del
disagio scolastico ma anche di
quello delle famiglie. Già nei
n. 7
MICROCREDITO
Un milione di euro per persone
e famiglie in difficoltà
bisogno, sovente momentaneo
ma acuto, nei confronti di quei
soggetti appartenenti alla ormai
nota “fascia grigia” a cui non è
possibile sopperire mediante interventi meramente assistenziali,
né attraverso normali interventi
di concessione di credito da parte
del sistema bancario, secondo gli
usuali criteri.
Gli importi massimi conce-
dibili sono di 7.000 euro per le
persone fisiche e di 15.000 euro
(tetto eccezionalmente elevabile
a 25mila) per le cooperative
sociali e associazioni di volontariato.
«Il plafond che è stato concordato in prima battuta – spiega
il presidente della Fondazione
Caripit, Ivano Paci – è pari a un
milione di euro».
«Siamo molto contenti – afferma il presidente della Bcc
di Pistoia, Piergiorgio Caselli
–, perché per la prima volta
in Toscana, ma probabilmente
anche in Italia, tante banche del
territorio si mettono insieme,
per una finalità così benefica e
improntata alla solidarietà».
«In sostanza – aggiunge
Paolo Carrara, presidente di Un
raggio di luce – abbiamo voluto
dare risposte sia alle persone,
sia a quei tipi di associazioni che
normalmente hanno difficoltà
a trovare un credito presso il
sistema bancario tradizionale».
Esperienza analoga era stata
attivata in passato da Misericordia, Banca di Pistoia e Un raggio
di luce.
«Un’esperienza – spiega
È il risultato
dell’accordo tra
banche del
territorio,
Fondazione Caripit,
Misericordia e
Fondazione
Un raggio di luce,
che prevede
l’erogazione
di piccoli prestiti
a cittadini
e associazioni
solitamente ritenuti
non bancabili
Roberto Fratoni, segretario generale della Misericordia di
Pistoia – che ha dato dei risultati
positivi, in quanto ci ha permesso di effettuare ben 52 pratiche,
per un totale di finanziamenti
per oltre 240mila euro, a persone
cosiddette non bancabili».
Patrizio Ceccarelli
Incontri di orientamento per i giovani
Aiutiamo a scegliere
mesi scorsi si è tenuto una sorta
di salone dell’orientamento che
ha registrato una vasta partecipazione di studenti e genitori di
tutta la provincia.
“Riteniamo comunque –dicono dalla Provincia attraverso
un comunicato– che l’orientamento sia la chiave di volta per
costruire un percorso personale,
fra istruzione, formazione e lavoro, che permetta allo studente
di mettere in risalto le sue doti
personali con la conoscenza della
realtà professionale del territorio
al fine di auto-orientarsi nella
scelta della scuola superiore
in vista di una professione futura.”
Per questo la Provincia si
è impegnata con una serie di
azioni sul territorio relative
all’assolvimento dell’obbligo
formativo quali i percorsi integrati nel biennio degli istituti
superiori professionali e artistici,
i percorsi di apprendistato e
l’intervento dei tutor dei centri
impiego. I prossimi incontri
nell’area pistoiese sono previsti
il 24 dalle 18 alle 20 al Sestini
di Agliana dove lo psicologo
Giuliano Giuntoli parlerà delle
difficoltà dell’educare e della
comprensione dei bisogni dei
figli. Il 3 marzo sempre dalle 18
alle 20 al Fermi di Casalguidi interverrà Luigi Aprile del Dipartimento di scienze dell’educazione
dell’Università di Firenze che
illustrerà le problematiche dell’essere genitori oggi nell’era di
internet.
Per quanto riguarda l’area
della Valdinievole il 26 febbraio
alla scuola media Andreotti di
Pescia parlerà Chiara Batistini
dell’istituto Reich di Firenze e
introdurrà il tema “L’orientamento in famiglia, chi sceglie e
come i familiari entrano nella
scelta.” Il 5 marzo alla “Giusti”
di Monsummano, Luigi Aprile
riprenderà l’argomento previsto
il 3 marzo a Casalguidi.
Gli incontri sono rivolti alle
scuole medie che hanno aderito al progetto dell’assessorato
all’istruzione della Provincia
svolto dall’ente Camposampiero
che propone azioni diversificate
per l’orientamento e rientra
nell’impegno dell’assessorato
di coniugare comunicazione e
dialogo con il mondo scolastico
al fine di orientare con successo
e prevenire la dispersione scolastica.
Edoardo Baroncelli
Quarrata
Un progetto per condomini sostenibili
I
Pubblicato il bando del Comune.
l Comune di Quarrata ha pubblicato il bando di
selezione per il progetto “Condomini sostenibili”, un progetto
di Agenda21 – Ala 21 Vivere
Sostenibile, promosso insieme
ai comuni di Agliana, Montale
e Montemurlo.
Il bando ha come obiettivo
quello di individuare un condominio presente sul territorio che
abbia alcuni requisiti specifici fra
cui l’essere costituito da un minimo di 6 fino ad un massimo di 12
appartamenti ad uso abitazione
dove in almeno il 20% di questi
deve essere domiciliato uno o
più minorenni, la presenza di
un’area verde condominiale e la
presenza di un amministratore
disponibile a partecipare alle
Vita
La
22 febbraio 2009
Le domande entro il 28 febbraio.
Il progetto fa parte di un percorso
promosso da Agenda21 per diffondere
buone pratiche ambientali
ed ecosostenibili
attività progettuali.
Il modulo del bando è disponibile presso l’Urp del Comune
oppure sul sito internet all’indirizzo www.comune.quarrata.
pt.it alla voce Bandi. La domanda deve essere presentata entro
il 28 febbraio 2009.
Il progetto, che partirà entro
la fine di marzo e avrà una dura-
ta di 12 mesi, ha tra gli obiettivi
principali quello di diffondere
nelle famiglie la consapevolezza
che anche piccoli comportamenti quotidiani possono avere
riscontri oggettivi sulla qualità
dell’ambiente ed incoraggiare
l’adozione di buone pratiche
ambientali ed ecosostenibili. Per
questo il condominio è sembrata
una forma di aggregazione piccola ma sufficientemente grande per poter cercare soluzioni
condivise per la riduzione dei
consumi energetici domestici
come acqua, luce e gas che possono portare anche a vantaggi di
tipo economico.
Il condominio che sarà prescelto dovrà partecipare ad
incontri di sensibilizzazione,
formazione e informazione
sull’importanza dei comportamenti “sostenibili” e a tutte
le famiglie sarà consegnato
un kit contenente “prodotti
verdi” come lampadine ad alta
efficienza energetica, riduttori
di flusso per rubinetti e prodotti
per la casa a marchio ecologico
e biologico.
Acli
Un gruppo di esperti
aiuterà i consumatori
Lo sportello provinciale di corso Gramsci
potenzia il servizio
grazie ad uno staff di consulenti
U
no staff tecnico a tutela dei cittadini alle prese con i mille
problemi legati alle utenze, al fisco, ai mutui bancari non sempre
trasparenti. Lo ha istituito la Lega Consumatori delle Acli di Pistoia, di cui è presidente provinciale Simona Innocenti, mettendo a
disposizione un legale, l’avv. Rachele Stignani, un commercialista,
Luca Bartolozzi, un tributarista, Andrea Capecchi e un consulente
del lavoro, Lucia Zani.
La maggior parte delle richieste di aiuto giunte negli ultimi tempi
alla sede provinciale di corso Gramsci, 77, di cui è coordinatrice
Gianna Tosi, riguardano la questione dei mutui: famiglie che non
riescono a far fronte alle rate molto alte, e le banche che non agevolano
la rinegoziazione dei contratti. Oltre a questo, rimane alta la richiesta
di tutela per le bollette elevate, anche a causa di conguagli o peggio
ancora di errori effettuati in fase di fatturazione dalle diverse società
erogatrici di servizi pubblici, che in molti casi mettono in crisi il già
precario bilancio familiare, messo a dura prova dalla crisi economica
e in molti casi anche dalla perdita del posto di lavoro.
«Tutto questo – sottolinea Franco Baldaccini, presidente regionale
di Lega Consumatori – ha indotto la nostra associazione a creare con
i nostri volontari uno staff tecnico di consulenti ed esperti in varie
materie, in grado di rispondere alle più ampie esigenze degli utenti.
Analoga iniziativa è allo studio anche per la sede di Montecatini». Lo
sportello di Pistoia è aperto al pubblico il lunedì (ore 15-17), con l’avvocato; il martedì (10-12.30), nella sede della Camera di commercio; il
mercoledì (10-12), con un consulente del lavoro; il giovedì (10-12.30,
con la coordinatrice; il venerdì (15-17), con i commercialisti.
P.C.
Coordinamento donne Acli
Bonus famiglia
N
ei giorni scorsi l’agenzia delle entrate ha
rilasciato la circolare con la quale sono stati forniti ulteriori chiarimenti riguardo “al Bonus straordinario 2009”
per famiglie, lavoratori, pensionati, non autosufficienti
e unici componenti aventi redditi da pensione.
La responsabile provinciale del coordinamento, Nadia Buzzoni, invita tutte le donne a verificare la propria
situazione familiare chiedendo informazioni agli sportelli di: Patronato e Caaf Acli ubicati in Corso A. Gramsci,
77 – 51100 Pistoia tel. 0573.24653 o 0573.24654.
Vita
La
22 febbraio 2009
CULTURA
T
Ceppo Pistoia:
ecco i finalisti
utto pronto per
il Premio letterario nazionale «Ceppo Pistoia». La
giuria, composta da Vittorio Brachi (presidente),
Paolo Fabrizio Iacuzzi
(vicepresidente e direttore
artistico), Giuliano Livi,
Alberto Bertoni, Martha
Canfield, Martino Baldi,
Milo De Angelis, Andrea
Mati, Giusi Quarenghi,
Benedetta Livi (segretaria), ha scelto i tre vincitori del Premio «Selezione
Ceppo», quest’anno dedicato alla poesia.
I finalisti e le rispettive
opere sono: Roberto Bartoli, “Sull’Ara del mondo”
edizioni Effige; Emilio
Rentocchini, “Del perfetto
amore” edizioni Donzelli; Mario Santagostini,
“Versi del Malanimo”
Mondadori. Ad ognuno
di loro andranno anno
mille euro della Fondazione Cassa di Risparmio di
Pistoia e Pescia. Intanto
una copia dei tre volumi
è stata consegnata a 21
I
l Comune di
Agliana ha recentemente
emesso un bando di gara
per la gestione nel servizio Centro infanzia adolescenza famiglie, noto
come Ciaf, per il periodo
compreso tra il 1 settembre
2009 e il 30 giugno 2012.
Le domande di partecipazione dovranno pervenire
all’ufficio comunale di
protocollo entro le 12 di
lunedì 9 marzo (ovvero
entro e non oltre le 9 del
giorno successivo in caso
di chiusura dell’ufficio
protocollo per sciopero
del personale o cause di
La cerimonia di premiazione si svolgerà
il 21 marzo nella Sala maggiore
del Palazzo comunale
Vittorio Brachi
giovani lettori (una giuria composta da studenti
e lavoratori dai 16 ai 35
anni in rappresentanza
della società pistoiese) i
quali sceglieranno, con
voto segreto, il loro autore
11
n. 7
preferito durante la cerimonia di premiazione del
“Ceppo” che si svolgerà
il 21 marzo, alle ore 17
nella Sala Maggiore del
Comune di Pistoia. Al
primo classificato andran-
no altri millecinquecento
euro della Caripit spa, un
ceppo d’argento offerto
dalla Provincia e una targa della Presidenza della
Repubblica. L’Accademia
è impegnata a scegliere chi si aggiudicherà i
premi “Ceppo poesia per
l’infanzia e l’adolescenza”
e “Ceppo cultura del verde” che verrà assegnato
a uno scrittore che con la
sua opera ha contribuito
a diffondere il rispetto
della natura. Al primo
sono destinati mille euro
concessi ancora dalla Cassa di Risparmio di Pistoia
e Pescia, al secondo mille
euro messi a disposizione
dall’Azienda Piante Mati.
Nella settimana dal 18 al
21 marzo è previsto un fitto programma di incontri
e iniziative culturali con
i poeti vincitori e alcuni
membri della giuria. Il
Premio gode del patrocinio del Presidente della
Repubblica, del Comune
e della Provincia di Pistoia ed è sostenuto, oltre
che dalle istituzioni cittadine, da: Confartigianato, Camera Commercio,
Aci, Lions Club Pistoia,
Confesercenti, Coldiretti,
Centro Congressi Villa
Rospigliosi”, Assindustria.
Pa.Ce.
Agliana
Bando per la gestione del Ciaf
forza maggiore).
Il giorno successivo
avrà luogo la verifica delle
offerte e, successivamente, in uno o più sedute
riservate, la commissione
giudicatrice esaminerà la
documentazione presentata dai candidati ancora
in gara per la valutazione
del “merito tecnico-organizzativo” e della “qualità
dell’offerta” e l’attribuzione dei punteggi relativi a
tali elementi.
Il progetto del Ciaf,
attivo da alcuni anni sul
territorio del Comune di
Agliana riguarda attività
settimanali di vario genere dedicate a bambini e
adulti. Lo scopo del bando
è sicuramente legato ad
individuare i soggetti più
idonei alla pianificazione
delle, all’allestimento di
un laboratorio più strutturato a numero chiuso
(per un massimo di 20
ragazzi) almeno un po-
meriggio alla settimana,
alle modalità di impiego
di eventuali volontari,
tirocinanti e/o giovani
in servizio civile e allo
sviluppo di inserimento e
integrazione dei soggetti
diversamente abili.
L’intero testo del bando è consultabile sul sito
internet www.comune.
agliana.pt.it, nell’apposita
sezione “Gare, appalti,
concorsi”.
M. B.
Mammiano
di Alessandro Tonarelli
rano le ore 17,30
di martedì 12 febbraio
2008 quando sulla via
Pietro Leopoldo di San
Marcello, che stava attraversando per raggiungere
la sua auto dopo aver
partecipato a una riunione
della Caritas, il popolarissimo pensionato 78enne
venne investito da una
macchina condotta da
un fiorentino che stava
rientrando dall’Abetone,
dove si era recato a sciare
assieme al suo figlio in tenera età. Santi venne soccorso e trasportato reparto
di Terapia intensiva dell’ospedale di Pescia, dove
San Biagio- e con un Santo
Rosario. Nonché, come lui
avrebbe voluto, con un
buffet offerto a tutti i convenuti. I quali, rimpiangendo lo Scomparso, sottolineavano come l’anno
trascorso dalla sua morte
abbia confermato che sostituire Adriano Santi non
è difficile: è impossibile.
“Comunque -come sottolineava il suo fraterno
amico Mauro Banchini,
direttore dell’Ufficio Comunicazione sociale della
diocesi- senz’altro anche
in Paradiso Adriano avrà
gite da organizzare. E magari anche qualche congresso da vincere, come
sempre”.
Ricordo di Adriano Santi
E
morì poco dopo. Il paese
di Mammiano e l’intera
Montagna Pistoiese persero così un personaggio
che aveva fortemente caratterizzato la loro storia.
Pensionato della Smi di
Campotizzoro, lo scomparso era stato esponente
di primo piano del Volontariato cattolico non solo
locale, per due mandati
consigliere comunale Dc
a San Marcello (fu grande
amico di Giulio Andreotti), fondatore e presidente
del Gruppo turistico giovanile La Mongolfiera, per
il quale era solito organizzare gite in tutta Europa e
soprattutto nei Santuari
Mariani. Prima che ogni
autobus partisse, Adriano
invitava puntualmente
tutti i gitanti a recitare con
lui una preghiera.
Domenica scorsa, nel
primo anniversario della
sua drammatica scomparsa, proprio il Centro turistico giovanile ‘La Mongolfiera’, di concerto con
Venerabile Compagnia e
Parrocchia locali, ha commemorato Santi nella chiesa pievana di Mammiano
con celebrazioni liturgiche
–una delle quali solenne
e accompagnata dai canti
del locale Piccolo Coro di
TERRAZZA SULLA CITTÀ
Donne di scuola
I
n occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, sono state allestite due mostre coordinate sulla
scuola del passato attraverso immagini fotografiche e
quaderni d’epoca. La prima, nei locali della Biblioteca
San Giorgio, a cura della sezione “Storia e Storie al
Femminile” dell’Istituto Storico Lucchese e dell’Archivio di Stato di Pistoia – sezione di Pescia, ha proposto
immagini di educatrici ed insegnanti del territorio
pistoiese e lucchese fra la seconda metà del secolo XIX
e la prima metà del secolo successivo, provenienti da
raccolte pubbliche e collezioni private.
La seconda, nella Biblioteca Forteguerriana, ha
esposto quaderni ed elaborati didattici di una mostra
realizzata a Pistoia nel 1929 per descrivere il patrimonio paesaggistico, storico e culturale della Provincia di
Pistoia appena istituita; i pezzi esposti sono stati 363,
provenienti dalle scuole elementari di tutto il territorio
provinciale e consegnati alla Forteguerriana nello stesso
anno. All’inaugurazione hanno portato i loro saluti
l’assessore alla Cultura del Comune di Pistoia Rosanna
Moroni, Vincenza Papini dell’Istituto Storico Lucchese
e Carlo Vivoli direttore dell’Archivio di Stato pistoiese;
sono intervenuti Luigi Tomassini, dell’Università degli
Studi di Bologna (“Il catalogo della Mostra: documento
per una storia fotografica della scuola”), e Teresa Dolfi,
della Biblioteca comunale Forteguerriana di Pistoia
(“La raccolta dei quaderni del 1929 conservati alla Forteguerriana”). La visita alla mostra è stata introdotta
dalla curatrice grafica Claudia Massi, l’iniziativa ha
avuto il patrocinio della Provincia di Pistoia.
È stato ricordato a 60 anni dalla sua uccisione il
giovane operaio della San Giorgio Ugo Schiano (il 16
ottobre 1948), a seguito di uno scontro con la polizia
nel corso di un manifestazione, definita “la marcia della
fame”, alla quale presero parte 1200 operai della SMI,
colpiti da licenziamenti selvaggi, accompagnati da
mogli e figli, la classe operaia pistoiese in generale (tra
i quali 2000 dipendenti della San Giorgio), impiegati
e cittadini comuni. L’evento maturò nel clima di gravi
tensioni politiche e sociali del 1948. Il corteo funebre,
nel giorno del 18 ottobre, si trasformò in un’immensa
manifestazione e nell’occasione fu indetto lo sciopero
generale in Toscana. L’iniziativa del ricordo è stata
organizzata dal Comitato unitario per la difesa delle
istituzioni repubblicane del Comune di Pistoia, da
Fiom e Spi Cgil e dalla Rsu di Ansaldo Breda. Presso la
Sala Maggiore di Palazzo di Giano sono intervenuti il
Sindaco di Pistoia Renzo Berti e Massimo Masat della
Fiom Cgil nazionale.
Sono seguite testimonianze di colleghi di lavoro di
Ugo Schiano e del fratello Piero. Deposta infine una
corona di alloro sotto la lapide alla memoria in via
Cavour.
Leonardo Soldati
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
Vita
12 economia e lavoro
n. 7
CONFARTIGIANATO
Assemblee territoriali Confartigianato
Prima di licenziare,
cerchiamo altre soluzioni
L
a crisi che sta travolgendo l’economia pone molti
imprenditori di fronte a scelte
difficili. Una delle ipotesi più
dure da valutare è quella del
licenziamento dei dipendenti:
nell’artigianato e nella piccola
impresa, infatti, fra titolari e
dipendenti si instaurano rapporti personali, improntanti
ad una collaborazione che
difficilmente si può riscontrare
nelle grandi aziende.
Tuttavia, per salvare la propria ditta, alcuni imprenditori
si trovano oggi di fronte alla
necessità di effettuare dolorosi
tagli al personale.
Confartigianato Imprese
Pistoia ha predisposto un servizio di consulenza per valutare fino in fondo ogni possibilità alternativa al licenziamento
e si appella agli imprenditori:
“Il patrimonio più importante
delle imprese artigiane e delle
Pmi, più che dai macchinari
e dalle tecnologie, è costituito
dalla forza lavoro, dalle persone che conoscono il mestiere
e hanno le competenze e la
flessibilità necessaria per man-
dare avanti la ditta. Quando la
crisi sarà passata, poter contare su professionalità acquisite
darà la spinta fondamentale
per la ripresa. Se invece certe
figure saranno state eliminate,
ricominciare sarà difficilissimo. Per questo, nell’interesse
stesso delle imprese, prima di
licenziare, cerchiamo insieme
soluzioni alternative”.
Per informazioni e appuntamenti, contattare l’ufficio
sindacale di Confartigianato
Imprese Pistoia (tel. 0573937848)
Uscire dalla crisi,
problemi e opportunità
per le imprese
Parliamone insieme
Martedì 24 febbraio
Area LARCIANO – LAMPORECCHIO
ore 21 – Sala consiliare Comune Larciano – p.za V. Veneto
Mercoledì 25 febbraio
Area QUARRATA
ore 21 – Confartigianato Quarrata – via Marco Polo, 80
Lunedì 2 marzo
Area MONTAGNA
ore 21 – Confartigianato San Marcello – via Marconi, 2
Mercoledì 4 marzo
Area AGLIANA-MONTALE
ore 21 -auditorium Misericordia Montale- p.zza Giovanni XXIII
Giovedì 5 marzo
Area VALDINIEVOLE EST
ore 21 – Confartigianato Montecatini – via Pistoiese, 19
Martedì 10 marzo
Area PISTOIA
ore 21 – Confartigianato Pistoia – via Fermi, 49
sport pistoiese
Il mestiere più difficile
del mondo:
genitore di uno sportivo
Se ne discuterà al Legno Rosso a Capostrada
na serata da non perdere. Venerdì 27
febbraio, con inizio alle 21 agli impianti sportivi
del Legno Rosso, a Capostrada (Pistoia), si svolgerà
un incontro-dibattito, fortemente voluto dall’assessore allo sport della Provincia di Pistoia, Floriano
Frosetti, da sempre impegnato a fondo per lo sport
del nostro territorio, e organizzato dall’assessorato
allo sport dell’ente di Piazza San Leone, dal titolo
“Le darà tante soddisfazioni… Per quei genitori che
non vogliono il figlio campione”. Considerazioni ad
alta voce sul ruolo di genitori di figli che praticano lo sport, il calcio in particolare.
Prendendo punto dall’ultimo libro dello psicologo e psicoterapeuta Sergio Teglia,
proprio intitolato così, introdurrà i lavori il già citato Frosetti, interverranno lo
stesso Teglia, il presidente del Coni provinciale di Pistoia, Guido Pederzoli, il
presidente del Gruppo sportivo Avanguardia, Renzo Corsini, e il presidente della
Federazione scherma regionale, Edoardo Morini; parteciperanno all’evento, moderato dal giornalista Gianluca Barni, lo psicopedagogista ed educatore sportivo
Maurizio Tempestini, l’allenatore della formazione Berretti della Pistoiese, Antonio Niccolai, figlio del più famoso Comunardo, ex stopper del Cagliari campione
d’Italia di “Giggirriva” e della nazionale azzurra a Mexico ’70, il responsabile del
settore giovanile dell’Aglianese, Piero Marini, e il tecnico della squadra Allievi
Nazionali della Pistoiese, Lorenzo Fontana. Un’occasione importante di confronto
e apprendimento per genitori e figli che, curiosi, ascolteranno le parole di Teglia,
laureato in Psicologia a Padova nel 1977, psicologo dirigente all’Asl 3 di Pistoia,
ma che potranno interloquire con lui e le numerose personalità presenti. Per l’Asl
3, Teglia è responsabile del “Progetto genitori” e dalla “Scuola per genitori”. E’
anche consulente di più scuole calcio e docente dell’Università del Tempo Libero
di Pistoia dal 1997. Per informazioni telefonare in Provincia a Simona Pallini
0573.374273 o scriverle un’e-mail a [email protected].
Gianluca Barni
Nella foto: Floriano Frosetti
La
Giovedì 26 febbraio
Area VALDINIEVOLE OVEST
ore 21 – Confartigianato Pescia – via Amendola, 13
EVENTI
U
22 febbraio 2009
contropiede
di Enzo Cabella
O
rgoglio Carmatic. Benché
priva dei suoi due play (Darby e Mc
Cullough), la squadra ha superato
brillantemente Scafati e ha lasciato
l’ultimo posto in classifica. Già questo
è un aspetto importante e confortante.
La squadra allenata da Moretti ha dimostrato di essere viva, di avere molte
frecce nella faretra e di avere buone
possibilità di salvarsi, dal momento
che ha ritrovato lo spirito di gruppo,
l’intensità difensiva (aspetto fondamentale, soprattutto per chi lotta per
la salvezza) e i suoi frombolieri Tyler,
Toppo e Brian. Insomma, contro Scafati, la formazione biancorossa ha interpretato la gara alla perfezione, unendo
alla sagacia tattica e tecnica le sue
migliori doti morali: cuore, carattere,
orgoglio. Dovrà lavorare ancora tanto
per eliminare certe scorie che si manifestano in campo in varie circostanze,
ma possiamo affermare che si è vista
un’altra squadra. Nell’ambiente -società, squadra e tifosi- è tornata la fiducia.
La prossima domenica c’è un’altra battaglia da affrontare, quella contro Soresina, seconda forza del campionato. Tra
le due squadre c’è una differenza di 10
punti, la squadra lombarda è forte ed
esperta, ma la ritrovata compattezza di
gruppo della Carmatic induce a sperare in una prova positiva di Toppo e
compagni.
Nella Pistoiese la crisi ha raggiunto
il suo apice con la quinta sconfitta di
fila e le conseguenti dimissioni dell’allenatore Polverino, che abbandonando
la barcollante navicella si è addossato
tutte le colpe della sua gestione. Bisogna riconoscere che non tutti gli allenatori si comportano così. Il tecnico
napoletano, che risiede a Pistoia da 25
anni, ha compiuto un gesto di grande coerenza, tenendo fede a quanto
aveva dichiarato («se fra tre mesi non
avrò migliorato la situazione, toglierò il disturbo») al momento del suo
arrivo sulla panchina della squadra
arancione.
Ora si riparte con un nuovo tecnico e la speranza di potersi salvare.
La situazione, a 12 giornate dalla fine
del campionato, però è gravissima,
quasi disperata: la Pistoiese è ultima,
a 2 punti dal Potenza e a 8 dalla Juve
Stabia. Gli arrivi di Dal Rio e Artistico,
due attaccanti ‘veri’, dovrebbero migliorare le potenzialità offensive della
squadra, fino ad ora molto deboli (Dal
Rio, contro il Sorrento, ha segnato un
gol e uno, regolare, gli è stato annullato dall’arbitro), ma tutta la squadra
dovrà migliorare notevolmente il rendimento in campo per sperare di scavalcare il Potenza ed evitare così l’ultimo posto che significa retrocessione
diretta. Se riuscirà in questa impresa,
si giocherà la permanenza in Prima
categoria ai playout e a quel punto entreranno in gioco tanti fattori, che non
sono solo le qualità tecniche ma anche
la condizione fisica e...la fortuna.
Vita
Q
La
22 febbraio 2009
uello di Eluana Englaro è stato “un caso di eutanasia pura, volutamente fatto
passare come caso emblematico per introdurre tale pratica
in Italia”. Ne è convinto Giuseppe Savagnone, docente di
filosofia nei licei e direttore del
Centro diocesano per la pastorale della cultura di Palermo,
che interpellato, nonostante la
tragicità di quanto accaduto,
dà una lettura “in positivo”
delle sorti future del “dialogo
sulla vita” tra cattolici e laici.
A partire dalla consapevolezza
che - come non si stanca di ripetere la Chiesa - “la vita è vita
sempre, e come tale va difesa,
non soltanto nello stato vegetativo persistente”. Lo abbiamo
intervistato.
Dopo la morte di Eluana
quali spazi di dialogo sono
possibili, tra i diversi - e spesso opposti - pensieri sulla
“cultura della vita”?
“Io credo che tragedie come
quella a cui abbiamo assistito
possano essere uno stimolo
- solo apparentemente paradossale - a riscoprire la pienezza della vita, che purtroppo
finora - e il caso di Eluana lo ha
rivelato pienamente - spesso
non è stata riconosciuta, misconoscendo ad esempio che vita
umana è anche quella prenatale e quella nelle fasi terminali.
La vita, infatti, non si riduce
ad una semplice funzione:
nemmeno a quella dell’autocoscienza, che è importante ma
non è il sigillo unico ed esclusivo della vita di un essere umano. Potrebbe essere questa, mi
auguro, l’occasione per un recupero della persona, della sua
identità, nel suo essere e non
solo nelle sue attività, che siano
funzioni mentali o di altro tipo.
Recuperare l’essere, insomma,
che è qualcosa di più radicale
“I
diritti di
tutti si tutelano a partire dal rispetto dei diritti dei più indifesi”: è
la chiave di lettura che,
in un’ampia intervista,
il presidente della Cei
ha proposto sui grandi
temi dell’attualità politica e legislativa. Tra
questi il dibattito sulla
legge sul “fine vita”, in
agenda a Palazzo Madama, rappresenta un
passaggio significativo,
una occasione. Certo,
si può leggere ancora
una volta come ulteriore momento di una
infinita e stucchevole
contrapposizione tra
“laici” e “cattolici”.
Se ci avviassimo
per questa strada però
ancora una volta perderemmo un’occasione,
da due punti di vista.
Innanzi tutto resteremmo prigionieri di
una visione già falsificata. Che un destino di
dall’Italia
n. 7
ELUANA E NOI
Il futuro del dialogo
tra pensieri diversi
su vita e morte
Una nuova alleanza?
delle sue manifestazioni”.
Bisogna, in altre parole, allargare lo sguardo?
“L’apertura alla persona
implica sicuramente - e questo
potrebbe essere un punto di
incontro tra laici e cattolici - che
si guardi molto di più a quello
che è il tratto intermedio tra i
due momenti estremi della fase
prenatale e di quella terminale
della vita. È urgente una nuova
alleanza, un nuovo patto, per
difendere la vita di ogni essere
umano, specialmente il più
povero, il più debole, il più indifeso, che oggi viene calpestato non solo negli eventi legati
all’inizio e alla fine della vita,
ma soprattutto anche nel lungo
spazio che intercorre tra que-
sti due momenti. Il problema,
oggi, è che chi insiste molto sulla vita nel suo momento iniziale
e terminale rischia di trascurare
la vita nella sua fase intermedia, mentre chi si concentra solo
sulla vita nella fase intermedia
corre il pericolo di sottovalutare
le grandi questioni legate al nascere e al morire”.
Quale il ruolo dei cattolici?
“Ci vuole uno sguardo più
ampio, e noi cattolici siamo
i più adeguati per adottarlo.
Nella sua etimologia, infatti,
il termine cattolico significa
secondo pienezza, e denota
un’universalità qualitativa, non
quantitativa, del cristianesimo.
Il cattolicesimo comporta l’accoglienza di tutta la pienezza
dell’umanità, perché il sapere
cattolico è un sapere per essenza universale. Il contrario,
significa essere di parte”.
Oltre al primato della persona, uno dei capisaldi del
pensiero di papa Benedetto è
l’insistere sul primato della
“legge naturale”. Si può ripartire anche da qui per un dialogo tra credenti e non credenti
sulla vita?
“L’insistere, come fa il
Papa, sul primato della legge
naturale è solo apparentemente una posizione di tipo conservatorista. Al contrario, l’idea
di una legge naturale come
presidio dell’umano è un’idea
rivoluzionaria, perché rappresenta una difesa contro tutte le
di M. Michela Nicholais
aberrazioni che ogni forma di
potere tende a creare. Difendere la legge naturale significa
fare appello all’autenticità di
ogni essere umano, che ci consente di sfuggire ai poteri di
questo mondo, i quali tendono
a plasmarci come vogliono
loro. L’uomo è una realtà di cui
nessuno può disporre: è questo
il fondamento della legge naturale, un’idea che molti credono
difensiva e che va invece riletta
e ribaltata come tentativo di
emergere dalla logica di tutti i
poteri, per ascoltare il richiamo
di ogni essere umano e la sua
inalienabile dignità”.
A volte i giovani danno
l’impressione di non comprendere pienamente lo
“spessore” della vita. Come
dialogare con loro?
“Oggi i giovani sono tempestati da una cultura che li
mette davanti all’alternativa
tra una versione nichilista dell’esistenza e una versione dogmatista, che spesso si presenta
in un modo che non li aiuta a
capire. In realtà, nichilismo e
dogmatismo sono due facce
dello stesso vuoto, mentre
la vera posizione cristiana è
l’intelligenza del discorso sui
valori, nella ricerca della consapevolezza. La vera alternativa al nichilismo consiste nel far
capire ai giovani che la vita è
ricerca, riflessione, interiorizzazione, non dogmi precostituiti.
In questa prospettiva, la pastorale non può essere indottrinamento, ma deve consistere
nell’offrire saperi alternativi al
nichilismo dominante”.
LEGGE SUL “FINE VITA”
Non solo una questione
cattolica
secolarizzazione non
è l’inevitabile punto
di arrivo delle società
occidentali e dunque
in particolare proprio
dell’Italia, è stato uno
degli elementi chiave
della predicazione e
della testimonianza di
Papa Giovanni Paolo
II, ripreso in modo penetrante e cruciale da
Benedetto XVI. Di qui
l’impegno per ritessere
il tessuto dell’unità e
dell’identità nazionale,
e nello stesso tempo
l’operosità dei cattolici
nel rispondere alle nuove sfide, in particolare
sui nuovi temi della
Urge un confronto culturale
non ideologico
di Francesco Bonini
“questione antropologica”. Sempre nel segno
del “bene comune”,
cuore della dottrina
sociale: questo comincia
dalla comprensione del
senso del limite (relativo al bilanciamento diritti - doveri) e proprio
dall’affermazione del
rispetto dei diritti dei
più deboli e indifesi. Si
può qui identificare un
terreno di confronto, di
discussione, guardando
all’agenda di oggi e di
domani? Abbiamo bisogno di un confronto
culturale non ideologico e per fare questo
è necessario proprio
porsi in avanti. Uno
degli elementi più significativi del dibattito
di queste settimane, per
quello che possono valere le indicazioni quantitative e le indagine
13
demoscopiche, è che,
man mano che cresceva
l’informazione, man
mano che passavano i
giorni e il dibattito andava più in profondità,
cresceva l’opinione che
considerava indisponibile il diritto alla vita, la
bilancia si spostava nel
senso dell’affermazione
del valore della vita. E
questo però non è una
prerogativa cattolica,
ma è un bene comune,
è un valore di tutti e
non di una parte.
Può partire di qui
un dialogo? Per avere
delle buone risposte
è necessario porre le
domande giuste. Su
tutti i grandi temi della
politica e della legislazione, ma in particolare
proprio sui temi della
“biopolitica” si tratta
realizzare un esercizio
delicato di sintesi e di
bilanciamento e nello
stesso tempo operare
con chiarezza e determinazione. Bisogna
affermare principi
semplici, per garantire
appunto i più deboli
e potere dare, sulle
frontiere dalla fine
della vita, risposte di
vita e di speranza. La
mozione approvata recentemente dal Senato
indirizza il dibattito per
la legge sul fine-vita in
modo chiaro e preciso,
scongiurando insinuanti derive verso l’eutanasia. Si può fare presto e
bene e realizzare, nella
chiarezza dei principi,
ampi consensi.
14 dall’Italia
P
erdute le elezioni
regionali della Sardegna, il Partito Democratico ha avvertito
al suo interno i contraccolpi di
una cocente sconfitta, che si va
ad aggiungere alle altre subite
fin dal suo sorgere. Così, stanco
di lottare contro la consueta
riottosità tipica dei partiti che
toccano la sinistra, il segretario nazionale Walter Veltroni,
eletto solo qualche mese fa con
un plebiscito vero e proprio da
parte degli iscritti e dei simpatizzanti, ha rassegnato melanconicamente le sue dimissioni.
Una crisi che colpisce non solo
il centro-sinistra, ma, come avvertono i più avveduti analisti
e commentatori, l’intero sistema
politico italiano. E’ in questione
infatti il cosiddetto bipartitismo,
che si pensava ormai di avere
raggiunto e consolidato. Difficile prevedere cosa avverrà nel
prossimo futuro. L’attenzione e
la tensione sono in questo momento al massimo livello.
Qualche riflessione però si
può aggiungere da parte di chi
guarda le cose dall’esterno. Il
nuovo partito si era presentato
come un partito “nuovo”, soprattutto per quanto riguarda
il modo diverso di fare politica
e di comportarsi al suo interno
e al suo esterno. Forse non è
esagerato dire che tutto questo
è andato miseramente fallito
per le resistenze di coloro che
da sempre detengono il potere
Se non si guarda
ai Paesi meno sviluppati
di Stefano Fontana
C
ome far entrare nell’attuale dibattito sulla crisi
finanziaria ed economica i paesi
poveri del pianeta? Di solito
l’idea è che se le risorse non ci
sono non possono essere distribuite. Quindi prima di tutto la
stabilizzazione e la ripresa e poi
eventualmente gli aiuti. Eppure
dal vertice dei ministri economici del G7 tenutasi a Roma
nei giorni scorsi e che prelude
al prossimo G7 che si terrà nell’isola della Maddalena, sono
arrivati forti impegni per darsi
delle regole e per recuperare le
basi morali del sistema finanziario, sfuggite ampiamente
di mano nell’inseguimento dei
prodotti finanziari artificiali
e del guadagno facile a breve
termine. Ci si chiede, quindi,
come sarà possibile lasciare
fuori da questa ricostruzione di
regole e principi i paesi poveri,
come non parlare dei paradisi
finanziari artificiali che nessuno controlla, della corruzione
oppure della armonizzazione
dei sistemi daziari e fiscali. Se
si avrà il coraggio di affrontare
tutti questi problemi bisognerà
fare un discorso globale e non
solo ristretto ai paesi più avanzati. La colpa della crisi non
è certo dei paesi poveri, che
però la pagheranno forse più
degli altri. Sarebbe assurdo che
i paesi ricchi,dopo essere stati i
n. 7
Vita
La
22 febbraio 2009
Il difficile momento
del Partito democratico
Un momento difficile per l’intero
sistema politico italiano.
Oltre i facili inni di vittoria, si cerchi di vedere fino
in fondo i problemi attuali del Paese.
È necessario ricordare con forza ai partiti, in questo
caso a quelli del centrosinistra, che bisogna
assolutamente cambiare metodi e sistemi.
Per questi cambiamenti è forse già troppo tardi
di Giordano Frosini
e non hanno nessuna intenzione di lasciarlo a forze nuove, a
uomini nuovi, a giovani puliti e
desiderosi di fare la loro parte in
un momento assai difficile per la
situazione del paese.
Ciò che è successo a Roma è
successo anche nelle province,
forse senza nessuna eccezione.
Le primarie di Firenze hanno
dato un segnale di novità e di
nuova vitalità. Soprattutto va
sottolineata la sconfitta degli apparati ormai logori e frusti, senza
ormai quasi nessuna capacità di
agganciare la simpatia e il favore
della gente. Stupisce anche la
sconfitta di Bersani, forse uno
dei maggiori responsabili della
crisi nazionale, che dimostra una
grande valentia nel trattamento
dei problemi economico-sociali,
ma dà poche garanzie su un
piano di leadership generale.
Si dovrebbe aver capito ormai
(da sinistra: forse sulla destra il
discorso potrebbe essere anche
diverso) che di certi volti la gente
non ne vuole più sapere, che degli “anda e rianda” usuali ormai
da troppo tempo, che dell’eterno
spartimento del potere fra i soliti
noti, la gente è stufa da tempo e
sogna (aveva sognato!) nuove
prospettive. Si facciano bene
i conti finché siamo ancora in
tempo. Ammesso che non sia già
troppo tardi.
Parole severe, che si appellano più a motivi etici che formalmente politici. E che per questo
hanno maggiore forza.
Un ultimo accenno a un male
endemico che sta rovinando la
nostra società, tarpa le ali al merito e alla competenza, mortifica
in modo quasi irrimediabile le
energie e le speranze dei nostri
giovani. Un rilievo legato strettamente a quello di sopra, ma
che coinvolge persone, famiglie,
gruppi di potere, lobbies, partiti
(diventati ormai pressappoco
una vera e propria oligarchia). Si
aprano i posti per tutti, sulla base
delle competenze e dei meriti;
si facciano concorsi seri e non
truccati; si torni al dettato costituzionale che esige una parità
di diritti e di doveri per tutti. Si
rispetti fino in fondo la dignità di
ogni persona umana. Chi è testimone di tante lamentale, di tante
fughe, di tanti scoraggiamenti
ha il dovere di far sentire fortemente la sua voce. La speranza
di essere ascoltati è tenue, però
esiste ancora.
CRISI ECONOMICA
Un errore di prospettiva
responsabili della crisi volessero
anche essere i soli attori della
ripresa.
Il recente G7 economico di
Roma, guidato dal ministro
Tremonti dato che in questo
periodo l’Italia ha in mano il
timone del G7, non ha preso
grandi decisioni tecniche. Bisognerà aspettare il G20 di Londra
previsto per il 2 aprile (con la
presenza di Cina, India, Russia
e Brasile) e poi, come si diceva,
il vertice della Maddalena. Ha
però detto con molta forza che
serve un nuovo ordine mondiale dell’economia e della finanza.
Cosa che, del resto, Tremonti
scrive e dice da molto tempo.
Per fare questo bisognerà però
che questi vertici dei paesi più
sviluppati colleghino le loro
decisioni con quanto emerso
dalla Conferenza Onu di Doha
sul finanziamento allo sviluppo
tenutati dal 30 novembre al 2
dicembre scorso. In quell’occasione infatti sono stati assunti
impegni internazionali affinché
la crisi finanziaria non comporti
un blocco del finanziamento per
lo sviluppo, anzi sia occasione
di ripensamento per l’intero sistema. La ripresa deve avvenire
assieme ai poveri e non contro
di loro.
A Doha, per esempio, era
stato detto di combattere la volatilità dei capitali che danneggia
i paesi poveri e questa esigenza
concorda con la decisione presa
a Roma di stabilizzare il settore
finanziario. Questo non significa
solo stabilizzare le borse di Wall
Street o di Tokyo, ma anche stabilizzare il sistema generale, in
modo che i capitali non escano
dai paesi poveri per andare a finanziare le borse di quelli ricchi,
data la mancanza di veri mercati
finanziari alternativi. A Doha
era anche stato detto di lottare
contro la corruzione e contro
il finanziamento al terrorismo.
Anche questi due punti hanno
carattere globale. La corruzione
c’è dappertutto, nelle sofisticate
pieghe dei derivati finanziari
come nelle élite ricche dei paesi
poveri che investono i loro capitali in quei derivati. Quanti Stati
che ora si dicono impegnati nella
ripresa non hanno ancora firmato la Convenzione Onu contro
la corruzione? Il finanziamento
del terrorismo è una delle tante
forme di uso illecito delle risorse
finanziare che passano spesso
dai centro off shore, i cosiddetti
“paradisi artificiali”. Il Pontificio Consiglio della Giustizia
e della Pace, in una articolata
Nota in vista della Conferenza
di Doha ne aveva con chiarezza
denunciato l’immoralità e aveva
chiesto una disciplina al riguardo. Anche questa è una necessità
del nuovo ordine mondiale dell’economia.
Una dei più importanti messaggi usciti dal vertice G7 di
Roma dei giorni scorsi è stato
che non bisogna cedere al protezionismo. Perché mai, allora,
i paesi ricchi appesantiscono di
tasse le rimesse degli immigrati
nei loro paesi? Perché non si
procede con il Doha Round sul
commercio internazionale, con
effetti orientati allo sviluppo, tenendo conto tra l’altro delle speciali necessità dei Paesi meno
sviluppati? Alla Conferenza di
Doha era stato anche detto che
bisognava rivedere i criteri di
rating bancario internazionale,
trovando dei codici di comportamento comuni per tutto
il mondo. Si era anche detto di
rafforzare la trasparenza dei
mercati finanziari internazionali
e di favorire la nascita di mercati
finanziari nazionali per impedire i flussi di capitali dai paesi
poveri ai paesi ricchi che è oggi
la modalità più evidente con cui
il Sud finanzia il Nord.
Un’enciclica di Giovanni
Paolo II, la Sollicitudo rei socialis, dice una cosa apparentemente strana: i poveri devono
essere considerati non un fardello ma una risorsa. Questo errore
di prospettiva è ben presente
anche davanti alla attuale crisi
finanziaria internazionale. Ma
rimane un errore di prospettiva.
Vita
La
P
oste a cavallo del
quadrante a nord-Pacifico, in cui si svolge
il grande gioco strategico tra Usa, Cina,
Giappone e Russia,
e quello del sud-est
asiatico, in cui confluiscono gli interessi per
gli approvvigionamenti
energetici che passano attraverso lo stretto della Malacca, le Filippine rivestono
un delicato ruolo geopolitico, ma sono perennemente
a rischio di instabilità.
Il Paese, infatti, è terreno fertile per l’islamismo
radicale, che si è ramificato
nello sterminato mosaico
di isole e atolli, soprattutto nelle propaggini meridionali dove, da secoli,
rivendica la propria autonomia.
“Le loro ribellioni –ricorda Emanuele Scimia- risalgono già alla colonizzazione spagnola cominciata
nel diciassettesimo secolo,
riproponendosi durante
il protettorato americano
stabilito a partire dal 1898
e dopo la proclamazione
del primo governo indi-
I volontari della Croce Rossa
rapiti nelle Filippine
I
ncroci particolarmente
intensi nell’agenda internazionale hanno caratterizzato
gli ultimi giorni. Dagli States,
dopo i primi gesti studiati con
cura, come il provvedimento su
Guantanamo, la telefonata ad
Abu Mazen e l’intervista ad Al
Arabiya, Obama ha presentato
al Parlamento la legge sulla
equiparazione dei salari tra
uomini e donne e il pacchetto di
interventi per reagire alla crisi,
incassando un voto quasi unanime sulla prima e l’approvazione con i soli voti democratici
per i secondi. Contemporaneamente si sono svolte le elezioni
amministrative irachene, con
una partecipazione non scontata del 51% degli elettori e
un risultato che dà ossigeno a
chi nel Paese sta cercando di
sviluppare un percorso politico
nazionale rispettoso ma non
vincolato dalla religione. Un
risultato parzialmente inatteso
e importante, perché può esercitare una qualche influenza
anche sul prossimo processo
elettorale iraniano. Negli stessi
giorni l’Unione Africana riunita ad Addis Abeba ha eletto
Gheddafi presidente di turno
per il 2009. Il leader libico, da
sempre sostenitore partigiano
22 febbraio 2009
dall’estero
n. 7
Filippine, si teme
un nuovo inganno
Il Paese riveste un delicato ruolo geopolitico
ed è sempre a rischio instabilità
di Angela Carusone
pendente filippino nel 1946:
la rivolta scoppiò con maggior violenza, e senza più
arrestarsi –spiega l’analista
politico- negli anni settanta,
mescolando rivendicazioni
indipendentiste e farneticazioni islamiste”.
L’instabilità politica, la
corruzione dilagante nella
società filippina, l’impreparazione tecnica e materiale
dell’esercito nazionale, assieme ai problemi legati
alla conformazione del territorio, non hanno portato a
una reale soluzione: impegnate ad accusarsi reciprocamente per la sterminata
serie di omicidi politici,
le autorità governative, le
forze politiche di maggioranza e di opposizione e,
non ultimo, l’esercito non
sembrano in grado di arrestare la multiforme spirale
di violenza generata dai
gruppi islamisti.
Di più, oggi il Paese si
trova sull’orlo di una crisi
costituzionale, a causa dei
cambiamenti proposti dai
partiti della presidente Gloria Macapagal Arroto.
Nel 2010 la popolazione
delle Filippine sarà chiamata alle urne per eleggere
il nuovo presidente e la
Arroto, al potere dal 2001,
non potrà ricandidarsi.
E, secondo l’opposizione,
dietro la volontà del suo
partito di modificare il sistema politico filippino, si
celerebbe il velato intento di
prolungare il governo della
stessa, schivando l’attuale
prescrizione costituzionale
che impedisce al presidente
di essere rieletto.
Gli emendamenti proposti riguardano infatti il
passaggio dall’attuale sistema presidenziale di tipo
americano a un sistema parlamentare monocamerale, e
la decentralizzazione dei
poteri dello Stato, passando
da un sistema statale unitario a un sistema federale. La
popolazione –riferiscono
gli osservatori- critica però
la tempistica del governo
che, a ridosso delle elezioni
presidenziali, propone di
cambiare il sistema politico
facendo nascere il sospetto
che tali emendamenti non
siano fatti nell’interesse
del Paese: e, d’altro canto,
con il nuovo sistema, l’attuale presidente potrebbe
concorrere nuovamente
alle elezioni aspirando alla
carica di primo ministro,
ottenendo così legalmente
la possibilità di continuare
a governare il Paese.
A rendere ancora più
complicata l’azione del governo, è poi la necessità di
riaprire le trattative di pace
con il fronte di liberazione
Moro, interrotto da qualche
mese dopo che, nell’agosto
2008, la bozza degli accordi è stata bocciata dalla
Corte suprema: il punto
di incontro tra le parti in
causa, governo e ribelli
musulmani, prevedeva
una maggiore autonomia
politica del Fronte, nonché
l’estensione della regione
autonoma del Mindanao
musulmano.
Per questo motivo, tra
le proposte di emendamento, c’è anche quella di
passare a uno Stato federale che, secondo alcuni
politici, rappresenta l’unica
via percorribile per risolvere lo spinoso problema
che affligge il Paese da
decenni.
È un fatto che le Filippine siano tra quei Paesi
asiatici che hanno conosciuto tante speranze deluse. “Prima colonia asiatica
a dichiararsi indipendente
Da Belèm a Davos
Incroci intensi nell’agenda degli ultimi giorni
del processo di unione continentale, ha rilanciato l’idea
della moneta unica e degli Stati
Uniti d’Africa. I capi di stato e
di governo presenti gli hanno
attribuito un convinto sostegno,
ma il neopresidente si troverà a
dover gestire situazioni particolarmente delicate, che forse
nemmeno la sua autorevolezza
nel continente potrà domare: le
tensioni nel Darfur e in Congo,
l’impasse in Zimbabwe, dove
Mugabe continua a mantenere
un assurdo braccio di ferro col
suo paese, e il futuro incerto
della Somalia. Nell’agenda
internazionale era annotato in
questi giorni anche il rituale
forum economico di Davos,
ma mai come quest’anno l’incontro si è rivelato di modesta
rilevanza. Il tono minore, nonostante i 2.500 delegati, non era
dovuto solo al contemporaneo
svilupparsi di altri eventi nel
panorama internazionale, quanto ad una sorta di imbarazzo a
vedere riuniti insieme, fra gli
altri, quasi tutti i protagonisti
e responsabili della crisi finan-
ziaria. Molti si sono chiesti che
cosa avessero da insegnare alla
comunità internazionale coloro
che nell’ultimo anno avevano
saputo solo andare a chiedere
ai propri governi di tappare i
buchi che loro avevano creato.
E non a caso Obama, che ha
inviato a Davos un solo suo rappresentante e sta dimostrando
discreta sagacia nel collocare i
propri interventi, ha denunciato
negli stessi giorni i bonus che i
banchieri si sono fatti pagare
proprio mentre le loro società
incassavano il massimo delle
perdite. Nei dibattiti c’è stata
tensione, poca politica, molto
imbarazzo, e quasi nulla della
passata sicurezza, se non, addirittura, un’improbabile denuncia dell’“invadenza degli Stati
nazionali”, tanto isolata quanto
disorientata. Mentre i 2.500
erano a Davos, più di centomila
persone si riunivano, sfilavano,
danzavano e discutevano di
sviluppo sostenibile a Belem, in
Amazzonia. Come di consueto
il Forum sociale mondiale si è
svolto riunendo partecipanti
da tutto il pianeta e soprattutto dalle nazioni del Sud del
mondo. Cinque capi di Stato
latinoamericani, Lula, Correa,
Morales, Lugo e Chavez, hanno
partecipato, dando legittimazione politica all’incontro che da
anni è l’ambito per confrontare
idee sulla costruzione di un
futuro condiviso per il pianeta.
Diversi osservatori si sono divertiti a misurare il numero dei
capi di Stato presenti tra Belem
e Davos, dove ha partecipato
il solo Shimon Peres, peraltro
bersaglio di una rumorosa
polemica da parte del premier
turco Erdogan su Gaza. Ma
la competizione tra Belem e
Davos, più che segnare vittorie
e sconfitte, manifesta la fatica
a trovare sedi adeguate per
la costruzione del consenso
internazionale in modo democratico, rispettoso cioè del protagonismo, della libertà e della
responsabilità delle persone e
degli Stati. In entrambi i forum
si è affermato che la formula
del G8 è insufficiente, né può
bastare l’allargamento a 13 o 14
nel 1898, l’effimera prima
repubblica delle Filippine
fu rapidamente schiacciata,
inizialmente con metodi brutali, finché il Paese
ottenne l’autonomia, nel
1935, e quindi l’indipendenza nel 1946”, ricorda
lo storico David Camroux,
sottolineando che, in seguito, le Filippine sono state
ridotte a semplici pedine
del gioco della guerra fredda in Asia.
“Ma al di là dei fattori
geopolitici e delle vicissitudini legate a comportamenti personali –rimarca
Camroux- la vita politica
filippina è contrassegnata
da una serie di fattori, il
primo dei quali è il suo
carattere oligarchico”. Il
clientelismo filippino, infatti, funziona nel contesto
di un sistema teoricamente
democratico, ma in pratica
elitario, fondato su feudi
locali. La Costituzione del
1987 ha tentato di eliminare
la politica dinastica imponendo un limite ai mandati
parlamentari e ai candidati
eletti nelle liste dei partiti,
ma ancora nel 2004 il due
terzi dei membri del Congresso provenivano da
famiglie dell’oligarchia.
E così, in un Paese giovane e costretto all’emigrazione dei suoi figli più
qualificati e motivati, dove
il 40-50 per cento vive al di
sotto della soglia di povertà, la mancanza di democrazia economica rende
difficile anche la democrazia politica, avvitandosi
in una spirale sempre più
pericolosa.
a cui sta lavorando il governo
italiano per il prossimo vertice
di maggio. Altrettanto inadeguata, benché più partecipata,
è quella del G20 che si riunirà
prossimamente sulle questioni finanziarie, dando seguito
all’incontro di Washington di
dicembre. Anche a Davos è stata
evocata la proposta che da anni
le reti di società civile internazionale promuovono, quella di
dare all’Ecosoc, il Consiglio per
le questioni economico e sociali
delle Nazioni Unite, un ruolo di
maggior rilievo, eventualmente
riformandone la composizione. Rimarrebbe un organismo
relativamente macchinoso, ma
con piena legittimità giuridica
e politica, requisito del tutto
assente da tutti i vari “G” oggi
attivi.
Se Obama ha risvegliato la
politica, e forse anche la voglia
di far politica, con la sua elezione e i suoi primi atti, rimane
ancora aperta la questione dei
luoghi corretti della politica
internazionale. La sfida della
democrazia per governare la
globalizzazione, cioè di processi
in cui cittadini e Stati sono davvero protagonisti, è ancora tutta
da raccogliere.
Riccardo Moro
15
Dal
mondo
LAVORO IN RUSSIA
Un rapporto dell’organizzazione “Human Rights Watch” sugli immigrati in Russia denuncia
l’aggravarsi delle loro
già non facili condizioni
di vita: salari non pagati,
abusi della polizia, attacchi razzisti, assistenza
medica negata, alloggi
indecorosi; è studio basato su interviste a 146
immigrati, provenienti
dal Caucaso e dalle
ex-repubbliche sovietiche dell’Asia centrale,
che hanno lavorato in 49
città russe tra il 2006 e il
2008; molti hanno trovato impiego nell’edilizia,
settore in crescita - prima che si aprisse il tempo della crisi economica
mondiale - e capace di
assorbire fino al 40% dei
9 milioni di lavoratori
stranieri in Russia.
VOLONTARIATO
EUROPEO
L’anno europeo del volontariato sarà il 2011. È
un annuncio dato dalla
parlamentare europea
Marian Harkin nell’ambito del convegno di presentazione del progetto
“Debate Europe 20082009”, tenutosi in questo
mese di febbraio a Roma
ed organizzato dal coordinamento nazionale
dei centri di servizio per
il volontariato (Csvnet)
e dalla rappresentanza
in Italia della Commissione europea; Marian
Harkin si è fortemente
impegnata per due anni
allo scopo di raggiungere questo traguardo, un
obiettivo che onora la
dedizione, il sacrificio, le
competenze di coloro i
quali operano nel mondo del volontariato.
“GRAZIA” IN CINA
Grazie alla collaborazione fra Mondadori e Seec
Media Group Limited,
dall’11 febbraio il periodico “Grazia” è presente
nel vasto mercato della
Cina. Il nuovo quindicinale ha contenuti originali in lingua cinese e
dispone di una redazione sua propria. Roberto
Briglia, direttore generale “divisione periodici
Mondadori”, conferma
che “con la nascita di
‘Grazia’ in Cina Mondadori compie un passo
concreto nel mercato
pubblicitario dei periodici cinesi”. In Cina, la
moda italiana e il made
in Italy continuano a registrare uno straordinario apprezzamento, ciò
dovuto alla qualità del
lavoro italiano.
16 musica e spettacolo
T ERRAZZA
n. 7
SULLE STELLE
Il ritorno di Belmondo
di Leonardo Soldati
A
75 anni d’età ha
d e c i s o d i d a re
scacco alla malattia. Ebbe in ictus
cerebrale nel 2001,
fu ridotto su una
sedia a rotelle e costretto ad una penosa riabilitazione. Adesso Bébél torna alla vita
interpretando “L’homme
et son chien” (L’uomo e
il suo cane), remake di
un film-culto del cinema
italiano, “Umberto D.”,
girato da Vittorio De Sica
nel 1952. Una specie di
“resurrezione” la sua: a
lungo assente dal set e
dalla vita mondana, Jean
Paul Belmondo sembrava
appartenere al passato.
Nel film, che racconta la
storia di un uomo ridotto
allo stato di clochard,
cacciato dall’ex amante
e costretto a mendicare,
ha il viso stanco, il passo
incerto, la voce flebile: ma
Bébél appare sempre forte
e coraggioso come quando aveva vent’anni. Girato
in poche settimane da
Francis Hustler, interpre-
tato da una cinquantina di
attori che hanno lavorato
quasi gratis, il film è stato
dedicato da Belmondo
ai giovani handicappati
che ha conosciuto nella
convalescenza: «Mi sono
reso conto che ci sono
tanti ragazzi che vivono in
condizioni peggiori delle
mie. Ho voluto battermi
per mostrare che non bisogna arrendersi. L’ho fatto
per loro, per aiutarli». Il
IN MARGINE AL FESTIVAL DI SANREMO
Patty Pravo, eterna ragazza
P
atty Pravo ha
compiuto 60 anni, ma è
sempre l’eterna ragazza
del Piper, il mitico locale
dove la Divina ballava
con una grazia ed una
femminilità surreali. Interprete mancata di “Donna con te” nell’edizione di
Sanremo ’90, è tornata sul
palcoscenico dell’Ariston
con il brano “E io verrò un
giorno là”. «Quando ho
ascoltato quella canzone
mi sono venuti i brividi,
ho visto la luce, e mi sono
detta: merita un grande
pubblico, perché non portarla a Sanremo?» afferma
lei. Un pezzo firmato da
Andrea Cutri, chitarrista
29 enne di Cabras, appassionato della Sardegna e
di rockblues.
«Il testo ha un contenuto molto spirituale,
mentre la musica ha un
andamento ha un andamento melodico, con
qualche piccola apertura
rock» spiega lui, che per
Patty ha realizzato anche
un altro brano, dal titolo
“L’oscurità” e che uscirà
in autunno.
La musa del pensiero
stupendo, classe 1948, si
è preparata alla settimana sanremese (per lei la
settima volta) in Riviera,
scegliendo i vestiti dello
stilista palestinese Jamal
Taslaq. In merito alla sua
canzone: «Ha un testo
molto speciale, che cia-
scuno può interpretare
come crede. Non mi è
interessato il senso della
gara, sono stata al Festival
solo perché ho pensato
di avere un bel pezzo da
cantare. E poi Sanremo
è l’unica cosa divertente
che ci rimane. È come se
il Festival si comprasse la
tua anima d’artista; dolo
la prima volta, ogni anno
scatta la lotta per tornarci.
Nel ’70 dissi al grande Ennio Melis, allora direttore
della Rca, la mia casa discografica, “mi piacerebbe vedere com’è il Festival…” e mi ritrovai subito
in gara con “La spada nel
cuore” assieme a Little
Tony. Quell’anno i super
favoriti erano Adriano
Cementano e Claudia
Mori con “Chi non lavora
non fa l’amore”, ma nelle
votazioni della prima serata riuscimmo a batterli.
Per me i duetti hanno
ragione di esistere se nascono da un’amicizia o da
affinità artistica, da due
anime che si incontrano
per comunicare qualcosa
assieme; quando sono
fatti per marketing non
mi interessano. Guardando ai miei ho amato
quelli con Vinicius De
Moraes, con Pavarotti,
con Robert Charlebois,
con Sinatra, con Sacha
Distel, coi New Trolls, con
i La Crus. Qualche anno fa
mi avevano proposto un
disco con Nina Simone e
Eartha Kitt, ma ho aspettato troppo ed ora che non
ci sono più mi dispiace
perché le loro voci me le
porto dentro fin dall’adolescenza». Il pezzo di Sanremo rientra in un album
di Leonardo Soldati
dal vivo inciso all’Arena
di Verona, con la cover di
“E mi manchi tanto” degli
Alunni del Sole.
Vita
La
22 FEBBRAIO 2009
mondo della spettacolo
rende adesso omaggio a
questo eroe della settima
arte: sopravvissuto del
periodo d’oro del cinema,
insieme ad Alain Delon
ha incantato milioni di
spettatori, compagno di
attrici leggendarie come
Laura Antonelli e Ursula
Andress, riassume in sé
50 anni di divismo. Si è
cimentato in tutti i generi.
Ha girato con i più grandi, da Godard a Truffaut.
Spericolato al limite dell’incoscienza, ha interpretato senza controfigura
le scene più rischiose. «È
sempre rimasto un adolescente», ha detto di lui
il regista Lelouch che lo
ha diretto in diversi film.
Fra i suoi grandi successi,
“Fino all’ultimo respiro”
(il primo film, manifesto
della Nouvelle Vague, girato nel 1959, con la regia
di Godard, accanto alla
bella Jean Seberg), “L’uomo di Rio”, “L’incorreggibile”, “Il Magnifico”. Dieci
anni fa l’ictus cerebrale
mentre era in vacanza in
Corsica.
Se la cavò, ma dovette
affrontare un calvario spaventoso. Ci riuscì grazie al
suo coraggio ed all’aiuto
della moglie Natty, ex
ballerina, con cui viveva
da vent’anni. Si erano
incontrati sulle panchine
del Roland Garros, dove
assistevano ad un incontro di tennis e non si erano
più lasciati. Memorabili le
serate parigine organizzate da Natty.
Trasformatasi in infermiera, ha aiutato il suo
compagno a superare la
malattia con una dedizione assoluta. Nel 2002
invece Bébél si ruppe il
femore e indomito si lanciò in una nuova serie di
cure. Il 29 dicembre di
quello stesso anno decise di sposare Natty, con
un matrimonio celebrato
davanti ad amici attori e
registi. Nell’agosto 2003
la coppia ebbe una bambina, Stella. Nel 2008 però
i due si separarono. Di
fatto Belmondo continua
a vivere tuttora con Natty
e Stella, in una lussuosa
dimora parigina. Come se
fossero, nonostante tutto,
inseparabili.
Ad ottobre prossimo
invece uscirà un album di
soli inediti: ci sono canzoni del Nucleo, di Bugo dei
Baustelle, di Enrico Ruggeri, di Piero Cassano dei
Matia Bazar e di Cutri, ma
sono stati coinvolti anche
dei giovani come il “gitano” Sharo. Afferma infatti
al riguardo la Divina: «Mi
piace dare ai nuovi autori
l’opportunità di mettere
in campo il loro valore».
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n. 7 22 febbraio