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Lettera del Presidente delle Acli della Sardegna, Ottavio Sanna
Carissimi amici, questa è la XXIII^ edizione del Premio di poesia delle Acli, ventitrè anni
di intensa attività che significano, prima di tutto, passione e amore per la poesia sarda,
preceduto da altri due o tre anni di preparazione maturati con l'esperienza, sul campo. Ma
significano anche profondi sentimenti per la cultura, la tradizione e il canto sardo. Insomma,
hanno il valore di una continua e accurata attività mirata a valorizzare e promuovere uno
dei patrimoni più antichi e più importanti della nostra terra.
Per questo mi sento sicuramente di dire che l'impegno del responsabile di questa
manifestazione, Franceschino Dettori, equivale a un'opera altamente meritoria,
indispensabile -non soltanto preziosa-, per la Sardegna e per le Acli.
Indispensabile, soprattutto, perché Franceschino Dettori ha scelto di realizzare questo
evento letterario facendolo camminare in mezzo alla gente, e nel territorio, rendendolo così
unico in Sardegna e forse anche in Italia. La cerimonia di premiazione, infatti, si svolge
ogni anno in una località differente. Da Sassari a Decimomannu, da Milis a Siniscola, da
Meana Sardo a Tula, da Buddusò da Biella, da Pozzomaggiore a Tergu, da Siurgus Dinigala
a Porto Torres. E quest'anno a Montresta. Con il risultato che ovunque questa
manifestazione ha portato un contributo di cultura, non solo di poesia, insieme a una
concreta occasione di incontro, dialogo e riflessione. Coinvolgendo, oltre ai poeti, anche le
Amministrazioni locali, le scuole e la popolazione.
Ritengo particolarmente opportuna, non solo sensata, l'idea di celebrare -anche all'interno
di questa manifestazione- il 150° dell'Unità d'Italia. A questo scopo è stato proposto
quest'anno, nella Sezione riservata agli anziani e in quella di ragazzi e bambini, proprio il
tema dell'Unità d'Italia. Il che costituisce un segno di partecipazione alle celebrazioni che
si stanno svolgendo nel 2011, anche su sollecitazione del Presidente Giorgio Napolitano, in
tutta Italia, a vari livelli.
Mi fa poi piacere che nell'abituale e corposo libretto, previsto anche quest'anno, sia stato
riservato uno spazio specifico per ricordare la figura e l'opera di Cicito Canu, già presidente
provinciale delle Acli, e grande sostenitore di questo Premio di poesia sarda. Decisamente
saggia, non soltanto opportuna, mi sembra poi la scelta di dedicare una Sezione del Premio
alla sua memoria. Questo vuole significare che le Acli e la Segretaria del Premio intendono
ricordare nel tempo la figura e l'opera di Cicito Canu.
In conclusione, sono particolarmente felice di poter accompagnare, ancora una volta,
questa importante manifestazione. Orgoglioso di constatare come e quanto siano condivisi
i suoi valori e le sue aspettative poetiche e insieme culturali. Non mi rimane che ringraziare
quanti hanno lavorato attivamente per la riuscita di questa XXIII^ edizione, facendo così
in modo che venga apprezzata sempre e ovunque. Sentiti ringraziamenti, dunque, al
responsabile del Concorso Franceschino Dettori, alla Giuria e ai vari altri collaboratori che
in silenzio e discretamente hanno dato il loro provvidenziale contributo.
Complimenti e auguri per la prossima edizione.
Cagliari, novembre 2011
Ottavio Sanna
Il Presidente A.C.L.I. della Sardegna, Ottavio Sanna
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RINGRAZIAMENTI
Il Presidente Regionale delle A.C.L.I. Ottavio Sanna, il Sindaco di Montresta Antonio
Zedda e Franceschino Dettori, responsabile del Concorso C.R.E.I. A.C.L.I.
RINGRAZIANO:
La Fondazione Banco di Sardegna
La Nuova Sardegna
L’Unione Sarda
Il Messaggero Sardo
Radio e Televisioni
Paolo Camboni Sassari
Battista Enna - Alghero
Alessandro Coroforo – Sassari
Mario Fiori Consigliere Provinciale Acli
Agriturismo Monte Entosu
La Cantina Del Vermentino di Monti
La Cantina Delle Vigne di Piero Mancini
Proloco di Montresta
Mirto di Sindia di Antonello Ghisu
Panificio Bistoccu di Montresta di Salvatore Fancellu
Pastificio di Tanda e Spada, iesi
Panetteria Sanna di Pozzomaggiore
Sas Pipioriolagios de sa pasta tipica montrestina “Pipiriolos de Montresta”
Sas cosidoras montrestinas de isciareu
Sa buttega de sas maraviglias de Antoni Scarpa
Tonino Sanna - Pozzomaggiore
Tenore di Neoneli, gruppo Alberto Zucca
COMITATO D’ONORE
Andrea Oliviero, Presidente Nazionale ACLI
Michele Rizzi, Presidente Nazionale Patronato ACLI
Ottavio Sanna, Presidente A.C.L.I. della Sardegna
Ugo Capellacci, Presidente della regione Sardegna
Antonio Zedda, Sindaco di Montresta
Gianfranco Satta, Sindaco di Tergu
Sergio Milia, Assessore Regionale alla Cultura e Pubblica istruzione
Antonello Liori, Assessore Regionale Lavoro, Emigrazine Immigrazione
Antonello Arru, Presidente Fondazione Banco di Sardegna
Silvio Lai, Consigliere Nazionale ACLI
Antonio Strinna, Poeta e Scrittore
Cosimo Cadoni, Vice Sindaco di Montresta
Cristoforo Fancellu, Ass. di Montresta
CANTADORES CHITERRA NOITOLOS:
Gavino Manca
di Nulvi
Omar Manca
di Nulvi
Matteo Dore
di Osilo
Mirco Manca
di Nulvi
Pasqualino Sardu, Ass. di Montresta
Mauro Mastino, Ass. di Montresta
CANTADORES A CHITERRA DE DERIS, DE OE E DE SEMPRE:
Mario Mannu
di Cossoine
Peppe Pintus
di Bonorva
Mimmia Muntoni
di Tula
Maurizio Moccci
di Riola Sardo
Giuseppe Masia
di Sassari
Tonino Mulas, Presidente FAES
Luciano Turini, Segretario Regionale F.A.P.- A.C.L.I.
Massimo Sechi, Segretario Provinciale F.A.P.- A.C.L.I
Fabio Meloni, Presidente provinciale ACLI Cagliari
CHITARRISTI:
Antonio Marongiu
Mario Careddu
Nicola Saba
di Osilo
di Cabras
di Cossoine
Enrico Orru’, Presidente Provinciale ACLI Oristano
FISARMONICISTA:
Paolo Satta
di Alghero
Marco Zoppi, Dirigente ACLI Nuoro
Gianfranco Pilo, Presidente Provinciale ACLI Sassari
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REGOLAMENTO
DEL
CONCORSO
Il Comitato per l’Emigrazione e Immigrazione A.C.L.l.
Sardegna, settore FoIk e Cultura sarda, in collaborazione con le Presidenze Provinciali di
Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari, bandisce il XXIII Concorso di Poesia Sarda inedita
(già Concorso Presidenza Provinciale A. C. L. I. Sassari).
REGOLAMENTO DEL CONCORSO
IL CONCORSO SI ARTICOLA IN QUATTRO SEZIONI
(A – B – C – D)
Possono partecipare tutti i poeti sardi, anche non residenti in Sardegna. Le poesie, espresse
nelle varianti della lingua sarda, incluse le parlate alloglotte di cui si richiede la traduzione
in una delle principali varianti della lingua sarda, non devono superare i 50 versi.
Sono esclusi dalla partecipazione i poeti che hanno vinto il Primo premio nell'edizione
precedente, limitatamente alla Sezione nella quale hanno conseguito tale Premio. Possono
invece partecipare in una Sezione diversa.
SEZIONE A: POESIA IN RIMA INEDITA
Si concorre con una o due poesie in rima e metriche, a tema libero.
SEZIONE B: POESIA SENZA RIMA INEDITA
"In memoria di Ignazio Marras, dirigente A.C.L.I."
Si concorre con una o due poesie senza rima, a tema libero.
SEZIONE C (La sezione è suddivisa in due sottosezioni)
E): Riservata agli alunni frequentanti la Scuola Elementare nell’anno scolastico 2010/2011;
M): Riservata agli alunni frequentanti la Scuola Media inferiore nell’anno scolastico 2010/2011.
Sia gli alunni della scuola elementare che quelli della scuola media possono partecipare al
concorso con una o due poesie, uno o due temi, racconti o novelle che non superino le due
cartelle dattiloscritte a spazio due. In occasione del 150° dell'Unità d'Italia, si suggerisce di
trattare anche il tema proposto nella Sezione D: “150 ANNI DI UNITA' D'ITALIA”.
Si raccomanda vivamente ai concorrenti e agli insegnanti che curano il settore cultura sarda
di attenersi alle norme di carattere generale previste dal Bando e di allegare in busta chiusa
il certificato di frequenza, le generalità e il recapito completo e corretto dei concorrenti.
SEZIONE D: In memoria di Francesco Becchere nato a Bultei e morto Sào Caetaneo
Do (Sào Paolo) in Brasile.
POESIA A TEMA: “150 ANNI DI UNITA’ D’ITALIA”.
Sezione voluta dalla FAP ACLI della Sardegna -Federazione anziani pensionati.
E' ammessa la partecipazione a tutte le sezioni, con il limite di 2 (due) opere per ciascuna
sezione. Verrà premiata una sola opera dello stesso poeta.
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Le opere chiaramente dattiloscritte, vanno spedite in 8 (otto) copie o fotocopie, per
raccomandata, entro il 30 Giugno 2011 al seguente indirizzo: COMITATO REGIONALE
EMIGRAZIONE e IMMIGRAZIONE – A.C.L.I. - Via Roma, 130 - 07100 SASSARI
Per la data di spedizione farà fede il timbro postale.
Le opere trasmesse devono essere inedite e mai premiate in altri concorsi. Tale clausola
deve sussistere fino al momento della premiazione del concorso di cui al presente bando.
Le opere concorrenti devono essere completamente anonime o contrassegnate con un motto
o uno pseudonimo. Tale motto, le generalità, l’indirizzo e eventuale numero telefonico, vanno
scritti in foglio a parte, chiuso in busta non trasparente, da allegare alle poesie inviate.
Il Comitato per l’Emigrazione e Immigrazione e la Presidenze Provinciali delle ACLI si
riservano tutti i diritti di trasmissione e pubblicazione delle opere premiate.
La premiazione avverrà in una delle quattro province sarde o presso sedi di emigrati sardi
nella penisola o all’estero, che ne abbiano fatto richiesta.
Si è candidata ad ospitare la premiazione del Concorso di cui al presente Bando
l’Amministrazione Comunale di MONTRESTA - OR Gli autori premiati, menzionati o segnalati saranno avvisati per tempo a domicilio. Tutti i
concorrenti sono invitati alla premiazione la cui data sarà comunicata tempestivamente
dalla segreteria del Concorso tramite stampa o altro mezzo.
XXIII CONCORSO DI POESIA SARDA CREI ACLI – VERBALE N. 1
Sassari, 9 Luglio 2011
In data odierna il Segretario del Concorso di Poesia Sarda CREI ACLI Bruno Satta,
coadiuvato dal Responsabile del Concorso Franceschino Dettori, ha provveduto all’apertura
delle buste inviate dai poeti partecipanti e alla ripartizione delle opere nelle varie sezioni: ab-d-c previste dal Bando. Durante la suddetta operazione era presente Giampaolo Sardu,
componente della Giuria.
Risultano pervenute nei termini e in regola n. 124 opere inviate.
Nel corso delle operazioni sono state escluse n. 17 opere in quanto non in regola con le norme
del Bando di Concorso.
Gli adempimenti si sono svolti regolarmente e nel rispetto di quanto previsto dal Bando di
Concorso.
La riunione di valutazione delle opere viene fissata per il giorno 6 Agosto 2011, alle ore 16.00,
presso i locali della Sede Provinciale Acli di Sassari in via Roma N.130. I singoli componenti
della giuria saranno convocati formalmente al loro domicilio.
Il Segretario del Concorso
Bruno Satta
Il Responsabile del Concorso
Franceschino Dettori
Premi e riconoscimenti dovranno essere ritirati dall’Autore o persona autorizzata per iscritto
dallo stesso. La Segreteria declina ogni responsabilità per la mancata consegna di premi e
riconoscimenti.
Il giudizio della Giuria è insindacabile.
Compongono la Giuria:
Nino Fois
Giovanni Fiori
Salvatore Luiu
Giampaolo Sardu
Salvatore Tola
Bruno Satta
Presidente
Commissario
Commissario
Commissario
Commissario
Segretario
Il Comitato per l’Emigrazione e Immigrazione ACLI Sardegna si riserva il diritto di
pubblicare opere di altri poeti partecipanti o no al Concorso.
Il Presidente delle ACLI della Sardegna
Ottavio Sanna
Il Responsabile del Concorso
Franceschino Dettori
Da sinistra: Franceschino Dettori, Bruno Satta, Paolo Camboni, Gianfranco Satta, Giovanni Fiori, Salvatore Luiu, Giampaolo
Sardu, Salvatore Tola.
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XXIII CONCORSO DI POESIA SARDA CREI ACLI – VERBALE N. 2
LE GRADUATORIE
Sassari, 6 Agosto 2011
In data odierna ha avuto luogo, presso i locali della sede Provinciale ACLI di Sassari in via
Roma 130, la riunione della Commissione esaminatrice per il XXIII Concorso di poesia
sarda promosso dal CREI ACLI della Sardegna con la partecipazione dei sigg:
Nino Fois
Giovanni Fiori
Salvatore Luiu
Gianpaolo Sardu
Salvatore Tola
Bruno Satta
Presidente
Commissario
Commissario
Commissario
Commissario
Segretario
SEZIONE “A” - POESIA IN RIMA
In memoria di Cicito Canu
1° Premio “In cali celu ses” di Teresa Piredda Paoloni (Escolca)
2° Premio “Su dolu ‘e sa gruxi” di Dante Erriu (Silius)
MENZIONI D’ONORE
“Amori di Patria” di Domenico Mela (Castelsardo)
Ha presenziato alla riunione i Signor Franceschino Dettori, responsabile del Concorso.
I componenti della commissione si sono presentati alla riunione dopo aver attentamente
esaminato le opere ricevute dalla Segreteria del Concorso.
A seguito di approfondita discussione sui contenuti, sulle forme e sul valore delle opere
presentate, si è proceduto alla valutazione di merito delle opere nelle singole sezioni del
Concorso e, infine, a redigere le relative graduatorie.
Si è preso atto, con gradimento, della rilevante partecipazione di Autori alle varie sezioni
con la presentazione di opere che denotano un notevole impegno nella stesura delle stesse
ed un appropriato impiego della lingua sarda e delle tematiche proposte.
E’ opportuno rilevare che nella pubblicazione delle opere si é ritenuto conservare la grafia
utilizzata da ciascun autore anche quando non sono state osservate le regole comunemente
accettate e proposte della Commissione Regionale per l’unificazione della grafia della lingua
sarda.
A conclusione del dibattito e della valutazione delle opere vincitrici sono state redatte le
graduatorie di merito.
Il Presidente della Giuria
Nino Fois
Il Segretario del Concorso
Bruno Satta
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SEGNALAZIONI
“Custu bene mannu” di Giangavino Vasco (Bortigali)
“Ardias de fantasia” di Luigi Piu (Magomadas)
“Bisos de chelu e de terra” di Gonario Carta Brocca (Dorgali)
“Stasgioni d’amori” di Mario A. Careddu (Sassari)
SEZIONE “B” - POESIA SENZA RIMA
In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna
1° Premio “Sa luna mia” di Maria Sale di (Chiaramonti)
2° Premio “Barandiglia di Ruseddu” di Pier Giuseppe Branca (Sassari)
3° Premio “Lu Candareri di li pizzinni” di Antonello Bazzu (Sassari)
4° Premio “Ea muta” di Anna Maria Careddu (Sassari)
SEGALAZIONI
“Ulthimi di la terra” di Mario Lucio Marras (Sassari)
“S’arremoriu de sa vida” di Rosanna Podda (Sorgono)
“Dulci notti” di Maddalena Spano Santor (Sassari)
“Mengianu Grisu” di Marinella Sestu (Iglesias)
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SEZIONE “D”
PREMIO FAP ACLI DELLA SARDEGNA (Federazione anziani e pensionati)
Poesia a tema: L’unità d’Italia
In memoria di Francesco Becchere nato a Bultei e morto Sào Caetaneo Do (Sào Paolo)
in Brasile
MENZIONE D’ONORE
“Candu una trumba” di Raffaele Piras (Quartucciu)
“S’Italia unida” di Mauritziu Faedda (Ittiri)
SEZIONE “C” - Sottosezione M
1° Premio “Si fia istada” di Serra Ylenia, Scuola Media (Bonnanaro)
2° Premio “ti dao...unu fiore” di Rita Andrea Serra, Scuola Media (Bonnanaro)
3° Permio “Cando” di Laura Serras, Scuola Media (Bonnanaro)
MENZIONI D’ONORE
“Tue” Maria Domenica Masia, Scuola Media (Bonnanaro)
“Sa televisione” di Chiara Serra, Giuseppino Pirisi, Scuola Media (Bonnanaro)
“Su peccadu” di Chiara Serra, Agostina Fancellu, Giuseppino Pirisi, Scuola Media
(Bonnanaro)
Luciano Turini, segretario regionale FAP, premia il poeta Luciano Cuccuru. Franceschino Dettori
SEZIONE “C” SOTTOSEZIONE E
1° Premio “Carrasegare” di Alice Deriu, Scuola Elementare di Santulussurgiu
2° Premio “Sas mascheras” di Alessia Casula, Scuola Elementare di Santulussurgiu
3° Permio “Babbu” di Gloria Casula, Scuola Elementare di Santulussurgiu
MENZIONI D’ONORE
“Eranu” di Elisa Guspini, Scuola Elementare di Santulussurgiu
“Su giardinu” di Gaio Deriu, Scuola Elementare di Santulussurgiu
Premio fuori concorso della presidenza provinciale Acli di Sassari alla poesia
LAMENTU DE S’ISVIADU. In memoria di CICITO CANU. Emerito Presidente e valente
collaboratore del concorso. Di Salvatore Irranca (Alghero)
Giuseppe Pintus, Mauritziu Faedda, Franceschino Dettori, Paolo Camboni
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1° PREMIO
1° PREMIO
SEZIONE A - POESIA IN RIMA (In memoria di Cicito Canu)
SEZIONE A - POESIA IN RIMA (In memoria di Cicito Canu)
“IN CALI CELU SEUS”
di Teresa Piredda Paoloni, Escolca
“IN CALI CELU SEUS”
di Teresa Piredda Paoloni, Escolca
In quale cielo sei? Non qui, in mezzo a noi. E siamo proprio noi ad allontanarci da te, a fare
in modo che tu sia altrove. Come se non avessimo più bisogno di te.
“... e duncas, cumpadessi cust'abétiu/ torra! Po cussus chi non tanti cretiu”. E' l'invocazione
con la quale l'autrice di questi versi cerca di trovare una risposta alla triste ipotesi iniziale:
“Amori, nanta ca ti ses fuiu/ e in d'unu celu nou ses cuau...”
La fede è ancora presente in mezzo agli uomini, con la sua efficacia, o invece tutto si ferma
al momento della morte, negando ogni speranza e ogni salvezza?
L'attesa che il bene riesca finalmente a prevalere sul male è ancora lunga, e noi non siamo
capaci di portarla a compimento, a trasformarla in salvezza delle nostre vite e delle nostre
anime. Perciò, conclude la poetessa, torna! E in questa parola riesce a riassumere una
grandissima forza -umana, poetica e cristiana-, che poi conferisce a questi versi una
dimensione particolarmente densa di vita, speranza e spiritualità.
Amori, nanta ca ti ses fuiu
e in d-unu celu nou ses cuau
ca ses sunfrendi custu dd'apu biu
nontesta puru dd'apu tzerriàu
su tempus tùu s'es fatu pedidori
fortzis poita ddi naras "Amori".
Si in cussu celu nou acantu sesi
de angiulleddu nd'at cancunu in prusu
betìndi ca non passat vespru in mesu
chi un innotzenti bolit fac'a susu.
Su mundu at èssi bellu ma ddi timu
poita a is ‘oras tresi" parit frimu
Po medas ses su stùgiu ancà stimai
sa vida guadangiàda cun su spreni
ses sèmini ch'indullit a ispartai
s'arràmu antigu ancà crescit su beni
ma custu prus a menti non teneus
ca donnia cosa parit chi andit peus
ma chentz'e duda sòdigu a ti crei
arteria e vena de luxi presenti
ca de su coru umanu ses s'arrei
sa manu chi arrespetat s'innotzenti
e dùncas, cumpadèssi cust' abètiu
torra! Po cussus chi non t’anti crétiu.
e totus mi pispisanta de tui
naran' chi siast fradi de sa luna
e fastigiau t'apat una nui
ca no nci bis comenti 'e sa fortuna
e ca ses nàsciu in mesi de Freaxu
de una prafalla tèssia in su tralaxu
Teresa Piredda
Escolca
ma fillu ses de mama poboresa
t'est babbu su trumentu de 'olii iscìri
si làngiu ses de tratus 'e bellesa
ses fatu pò donai non pò pedìri
e dona-dona ses a peis scrutzus
però' non trobis alas e ni brutzus.
Massimo Sechi, segretario FAP Provincia di Sassari, premia un alunno della scuola elementare di Santulussurgiu
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2° PREMIO
2° PREMIO
SEZIONE A - POESIA IN RIMA (In memoria di Cicito Canu)
SEZIONE A - POESIA IN RIMA (In memoria di Cicito Canu)
“SU DOLU 'E SA GRUXI”
di Dante Erriu, Silius
“SU DOLU 'E SA GRUXI”
di Dante Erriu, Silius
E' così il lenzuolo di Maria, impregnato della compassione della croce. E' così e si riflette
ovunque, con grande tristezza, spiega il poeta, vedendo e ascoltando ciò che succede al
mondo. Anche la luna ha intorno a sé una cornice di tristezza e la sua luce non porta allegria.
“Su coru ddu portat in dolu/ imprenu de grandu amargura”. La sofferenza del poeta sembra
diffondersi senza limiti, sola e disperata, perché proprio così la vede in mezzo agli uomini,
quale risultato del loro comportamento. Ma non è meno presente la presenza di una madre,
Maria, e quella di una croce. Dalla quale possiamo sempre attendere una luce vera, duratura
e capace di guarire le malattie più profonde. Del resto, anche in questi versi si può intravedere
-sia pure sottinteso-, il desiderio di una luce che dia gioia e non più tristezza, né dolore.
Cuntenta si ponit in giogu
sa luna ca est beni fata,
mi mandai sa luxi de prata
ch'in coru nd'allogu un'arrogu.
Mischina! est posta in tristura!
Su tempus no donat consolu!
Su coru ddu portat in dolu
imprenu de grandu amargura.
Notesta ca portat sa corti
dda sigu cun s'ogu in s'incanto
in modu chi serrit su prantu
de chini oi est pagu sa sorti.
Est trista pò fìnas sa luxi,
no mandat su sinnu 'e alligna;
est grai, su lentzoru 'e Maria,
cun totu su dolu 'e sa Gruxi.
Dante Erriu
Silius
Sa chèscia, dd'aferru in su coru,
de totu su mundu primau,
de chini est mali assortau,
de chini no tenit decoru.
Sa mama si càstiat a celu
pò biri sa luxi 'e sa luna
ca pérdiu at sa mellus furtuna
e, tristu, ddu bestit su velu.
E s'enna ca est scaringiàda
nci lassat brintai su lugori
in modu chi dongat amori
a marna chi est sempri primàda.
Gavinuccio Pinna premia un’alunna delle scuole medie
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MENZIONE D’ONORE
SEGNALAZIONI
SEZIONE A - POESIA IN RIMA (In memoria di Cicito Canu)
SEZIONE A - POESIA IN RIMA (In memoria di Cicito Canu)
“AMORI DI PATRIA”
di Domenico Mela, Castelsardo
“CUSTU BENE MANNU”
di Giangavino Vasco, Bortigali
E' staddu, babbu meu, richiamaddu
pa la gherra di lu quindigi-diciottu,
paltuddu, n'era tandu, un beddhu fìotu
parecchji la so vidda hani lagaddu. Ma
chissi hani l'Italia libaraddu
prighendi a Deu e fendi calchi votu,
i lu Piave e i lu monti Sabotinu
lu sangu inghì, scurrìa che traìnu,
Candu la molt'a babbu,era chiammendi
m'ha dittu d'appuglilli la so maglia
cusgjidda v'era in pettu una midaglia
l'haìa miritadda cumbattendi.
Poi m'ha dittu a ca l'era pultendi
" a tutti li caduddi i la battaglia"
par'eddhu no è stadda molti fèa
pinsendi a li cumpagni di trincèa
Di tuttu,chissu vecchjiu, s'ammintava
che un eroi fendimi li conti,
a volti, i li trincei di lu fronti
viginu la granata scuppiava.
Dugnunu pa la Patria luttava
cu li fusili in manu sempri pronti,
stiniendi la fammi e cungiladdi
galletti e risu e cun botti sfundaddi.
Avà chilta pulitiga Italiana
di l'accaduddu, nuddha li risulta,
si la voni spalti che una tulta
cu la mentaliddài pogu sana.
V’ è ca vò tuttaganta la Padana
pa noi la spaltimenta no è giulta,
ma.. ca v'ha bon sensu, auddu ha la
manera l’Italia felteggià e la bandera
N'haìa, di chissi loghi,rimpianti
chi s'ha lagaddu parecchi fidali
propriu d'inverru,in notti di Nadali
a fìanc'a eddhu.n'era moltu tanti.
Li fìriddi a uruli strazianti
chiammavani li soi a cabizzali,
calcunu a tunchjiu intunava i l'aria
soggu murendi pa salva l'Italia.
Domenico Mela
Castelsardo
Cando t 'apo connotu, sos isteddos
s 'ermosura 'e su chelu m 'an mustradu;
de su coro apo intesu sos faeddos
chi carpidu m'an s 'ànima e-i sa mente;
e mai aia créttidu o pensadu
de èsser pò s'amore sufferente.
Perdonami si pagu ti carigno,
cando mi mustro a tie indifferente
e de miradas durches non ti digno.
Ma custu bene mannu chi ti cherzo
po te est sempre biu in custa mente,
e cun su coro 'e tando ti l'offerzo.
Colore rosa, a frores, fìt s'estire
chi bestias, pitzinna, in cussos die
chi s'amore m 'as fattu fiorire
intr ' 'e su coro ancora indromigadu;
e che sole in s 'ilgerru, astrau e nie
cun su calore tou as iscazadu.
Giangavino Vasco
Bortigali
E m'as tintu sas dies cun colores
chi cun sos ojos mios non bidia;
e nottes m'as atzesu cun lugores
inube innanti mere fìt s 'iscuru.
In mesu 'e tanta zente, non creia
chi podias esìster tue puru.
E medas annos como sun colados
cun tegus sempre a costas, onzi die.
Ligadu amos a pare duos fados
chi sighin ambosduos su caminu
ube su coro tou as dadu a mie
e su meu t'as postu intr ' 'e su sinu.
Eddhu diggìa tandu... Italia mea
sulpirendi da fondu di lu cori
noi inghì v'emmu missu sangu e amori
pa unì la Patria tuttagant’intrea.
Ava voni spaltilla e so a brèa
e la bandera ha pessu lu valori,
si chissa propolta entra in poltu
sarà un'ilfreggiu mannu a cal'è moltu.
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SEGNALAZIONI
SEGNALAZIONI
SEZIONE A - POESIA IN RIMA (In memoria di Cicito Canu)
SEZIONE A - POESIA IN RIMA (In memoria di Cicito Canu)
“ARDIAS DE FANTASIA”
di Luigi Piu, Magomadas
“STASGIONI D'AMORI”
di Mario A. Careddu, Sassari
Cando allegraimis sas carrelas
Cun cadditos de ferula e de canna,
Ogni die pariat festa manna
Cun fiores campiles prò bàndelas.-
Custos ammentos de sende minore
In sas orijas mias sunt ancora,
Sa 'oghe 'e sa dechìda tessidora
Intonende cantones de amore.-
E sende nois currinde e brinchende
B'aiat carchi 'etza pili-cana,
Imbolighende lòrimos de lana
E unu 'etzu chìndalu girende.-
Como non s'idet ballende su fusu
Nen sa cannùgia ràida 'e lana,
Ne in carrela si setzit bagiana
A ricamare, no usant piusu.-
In tantu chi currimis che cràbolos,
Sas bagianeddas cun modu dèghile:
Si setziant in s'oru 'e su giannile
Ricamende tìazas e lèntolos.-
Su 'ider medas cosas cambiadas
De fartza biadia sunt tintinnos.......
Non b'at pius cadditos nen pitzinnos
In domos mudas e jannas serradas.-
Currinde a pe iscurzu in s'impedradu
Istrochinde su caddu 'e tia Mena....
A domo'torraia prò sa chena
Cun su pòddighe mannu iscucuradu.-
Currinde s'ardia 'e sa fantasia
In bidda mia bi fimis a trumas,
Che puzones apena postu pumas
Ponimis sa carrela in allegria.-
A sa fine de totu sas matanas
Che 'ogni cosa chi finit in glòria,
Iscurtaimis carchi parestoria
E contados de pòsidos e Janas.-
Luigi Piu
Magomadas
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Un buvoni bulendi l'alta sera
Mi' isitta pa' fammi un faori,
Primmurosu e di bona manera
Z'allunghesi da me lu malumori,
Mi disi ch'è intrendi primmaera..
Spagliendi li biddhesi di l'amori.
Fiori di tutti li sceri e vintini
Ti n'aggiu a rigalà middhi duzini!
In chiddhu camasinu v'è un rangiolu
Ch'ha stirrutu una tela riffinuta
Di 'arru si ni stazi frittu e solu
Aspittendi la musca: benvinuta!
Pur'a me, cara mea, dai cunsolu..
E l'amori è la cosa più graduta!
E candu tu m'abbrazzi mi ti donu..
E mi t'affiangiu e cantu e sonu.
E candu chiddh'abbitta minoreddha
Ni tira la dulzura da li fiori
Ch'è arriendi lu stiu si faeddha,
Bàrriu di luzi e di calori.
Lu soli è carighendi la frueddha..
E tandu più licchittu è l'amori.
Cun dun abbrazzu folti m'appizzigu
E t'allisgiu e no intengu e ne vigu!
Mario A. Careddu
Sassari
La frummigula no lassa di carrà..
L'attungiu è arriendi pedi-pedi.
Tutti li foddhi lu 'entu n'ha a lampà..
Ma l'amori è be' attaccatu e no zedi.
E' folti lu disizzu e no si credi,,
Canti basgi e carigni t'aggiu a da'.
Tandu m'accostu e sentu li cunfolti
E n'appruvettu di la bona solti.
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1° PREMIO
1° PREMIO
SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna)
SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna)
“SA LUNA MIA”
di Maria Sale, Chiaramonti
“SA LUNA MIA”
di Maria Sale, Chiaramonti
At leadu sa torrada/ e tremet istremende/ a s'ala de sole inciupida,/ sa luna mia incanida”.
Con questa suggestiva metafora la poetessa segue e racconta, passo dopo passo, il viaggio
percorso dalla sua luna: dalla sua esistenza terrena. Lo sguardo è distaccato quanto basta per
cogliere momenti e sfumature come fossero scolpiti nel cuore, non solo nella memoria, ma
è anche denso di partecipazione, il suo sguardo.
E' un viaggio a ritroso, quello della poetessa, capace di cogliere il passato -tutto quanto in
esso è contenuto-, con la discrezione di un respiro, di una speranza che fruga nella memoria
per guardare ancora al futuro.
E' viaggio, racconto ed è anche dialogo, con la sua preziosa luna. E proprio l'ultima parola intessuta profondamente nella sua poesia-, la pronuncia la sua compagna luna. “Deris sero
m'at contadu/ de sos frueddos annoados...” dice la luna. “Su chi deo appo piantadu/ contivizat
issa inie”, conclude la poetessa, sottolineando come la luna sia ancora la sua migliore
consigliera. E' il segno che ogni gesto continua a vivere, così nel tempo, così nella memoria,
soprattutto quando è la poesia a farsi carico del suo essere vita, ieri come oggi. E questo la
poetessa, Maria Sale, lo ha saputo rendere con sapiente efficacia.
A passos prios iscradiat
in drettos fitianos,
sa luna mia
issogadora de nottes
cun giobos de lughe.
At leadu sa torrada
e tremet istremenende
a s'ala de sole inciupida,
sa luna mia incanida.
Deri sero, m'at contadu,
de sos frueddos annoàdos,
su chi deo appo piantadu
contivizat issa inie.
Meledat e porrit a mie,
sa luna mia cossizera,
de su tempus fattu altare.
Maria Sale
Chiaramonti
Tzoccat gianna a disora,
s'accerat fuiditta e si cuat,
no pasat inziende affaìnu,
sa luna sempre in bighinu.
E bizat sa pidiga iscutta,
candela, in mesu sa nue,
isganzittende s'intrada,
sa luna cun manu accabada.
L'appo 'ida cari tunda,
codulende, intro su poju,
ispijendesi a s'abboju
cuncordadu a s'intrinada,
sa luna mia ingiogatzada.
Bratzi cultza, no giompia
a la poder carignare;
tando in s'oru, imbenujada,
bestighittas isterria,
a sa luna totta mia.
Fit inie chi tenia
un'appittu, unu cunzadu
tottu a rosas piantadu.
Chena tzinnu, in pedra lada,
da-e su poju s'est boltada,
a ispijare atter'annada.
Mario Fiori, premia la poetessa Giuseppina Schirru
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2° PREMIO
2° PREMIO
SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna)
SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna)
“BARANDIGLIA DI RUSEDDU”
di Pier Giuseppe Branca, Sassari
“BARANDIGLIA DI RUSEDDU”
(a l'amigghi chi si so' pessi)
di Pier Giuseppe Branca, Sassari
Non per caso, credo, questa poesia è dedicata agli amici perduti. Infatti, anche la fontana di
Rosello è ormai uno di questi amici perduti. Fra i più importanti della città antica. La sua
storia, una volta, era una sorta di favola che incantava -dice il poeta non senza nostalgia-,
bambini e ragazzi, una favola capace di produrre suoni che sembravano canzoni e di
trasformare ogni angolo della città in preziosi gioielli.
Poi, col tempo, tutto è cambiato. Un cinico progresso ha cancellato quasi ogni traccia. E
l'indifferenza della città, ormai con il volto del benessere, ha trascinato nell'oblio anche la
sua storia. Non riconosce né ascolta più il suo cuore.
Eppure, dice il poeta in un sospiro, certe sere succede che dalla balaustra di Rosello e dalle
sue acque si levino delle voci ancora affamate di vita. Le voci di chi è volato giù nel vuoto, in
un attimo di smarrimento, quando tutto sembrava irrimediabile, e ora cerca attingere agli
ultimi frammenti di un tesoro scomparso. E questa poesia, sostituendosi agli amici perduti,
è sicuramente il miglior modo per ritrovare quel tesoro.
Càntari e bàzzami
di la ziddai veccia
sabbìani cuntà a li pizzinni
chi s'acciarabani a l'oru di chissi
ipicci, fori incantaddi
undì li cabisthuri dibintàbani
curaddi, immerasdhi l'àiburi,
rubinu un frabaìnzu
e diamanti l’isthelli, la notti.
turritana, si pèsani a sera,
da la barandìglia di Ruseddu,
li bozi abbramìddi
d'umaniddai di ca' ha brincaddu
i' lu biòddu e cun occi
d'innuzzènzia torra a acciaràssi
a l'ipìcci incantadòri
di càntari e bàzzami,
a umpissinni la pogga
fùndarìzza rimastha
di chissu siddaddu pessu.
A ischustallu, lu traìnu
parìa la bozi agliana
d'un'antigga dibiniddai
ch'a firu di prata liàba
esisthenzi ischàburi e soni
di parauri in un siddaddu
d'umaniddai, da undì dugnunu
umpìa lu chi li tucaba.
Pier Giuseppe Branca
Sassari
Ma abà chi lu ghìndaru
di la moderniddai
ghinda li nosthri esisthenzi
bioddi ind un'azzòra
d'indiffarènzia, un'asthra
dibiniddai iffidiadda
intrama ingruziaddi d'aifasthu
i' li càburi nobi
e, tra chintari d'azzaggiu
e cimentu, istherri anderi
di pressa e d'affùlladdi soriddai.
Cussì, a vosthi,
cumenti ind una Spoon River
Il Sindaco Gianfranco Satta, premia gli alunni della scuola Elementare di Silius
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3° PREMIO
3° PREMIO
SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna)
SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna)
“LU CANDARERI DI LI PIZZINNI”
di Antonello Bazzu, Sassari
“LU CANDARERI DI LI PIZZINNI”
di Antonello Bazzu, Sassari
Brè brè, brèghede brè... Un rullare indiavolato di tamburi accompagna un candeliere lungo
una via, portato da un ragazzo. E' quanto basta perché la città ritrovi la sua anima. Un'anima
che d'un tratto prende a ballare, allegramente, in giro per la città. E' una meraviglia questo
prodigioso rinascere della città antica, fra zigzago, raspa e passo della bandiera. E ancora e
ovunque brè brè, brèghede brè. Canto e ballo insieme.
La via, dove ora passano tutti i candelieri dei ragazzi, è il Corso. Siamo alla Faradda, ormai,
tra due ali di folla festante, quasi in delirio, sino a tarda notte. La memoria della città, vissuta
nel cuore della gente, si materializza come per incanto.
Ma viene poi il momento di tornare a casa. La festa è finita. E la poesia, questa di Antonello
Bazzu, solleva nell'aria un soffio di malinconia. Come se anche la memoria, insieme alla
Faradda, si fosse esaurita. I ricordi ormai ridotti in cenere. Sino alla prossima Faradda, si
capisce.
Massimo Sechi, segretario Provinciale FAP ACLI, premia il poeta Gigi Angeli
Brè brè, brèghede brè!
Un raglià indiauraddu
accumpagna un candareri
i' la carrera di casa.
Attraucaddu l'occi
mi soggu acciappaddu in piazza,
impar'a babbu cument'e dugn'annu,
agguasdhendi la faradda
di li frabbiggamuri
pa' aguralli a zent'anni
a li so' cumpagni in frachina,
camìsgia bianca
e cuibatt'a fioccu nieddu.
Faraddu lu candareri
zi ni turràbami a casa pianu
pianu, pasèndizi dugna
tantu, cument'e li me' pinsamenti
abà, chi pasaddu lu ventu,
l'isthura di lu tempu
ha fatt'a chisgina l'ammenti.
Ah chi biddèzia!
Chi cosa d'ipantu a videllu
girendi in tondu, baddendi,
li pizzinni allisthriddi, sighendi
l'ucciaddi e lu bora bora1
di lu cabbu candareri.
Chi dozzura lu zigozago2
cu' l'isthanghi bedd'isthrinti,
l'undiggià di li cùmmari a tempu,
lu gioggu ben fattu di l'anchi
e li passi prizzisi, allineaddi,
andendi nàiga nàiga
a sonu di tamburu i' la carrera
e chi gosu la ràipa
o assinnò lu passu di bandera
... brè brè, brèghede brè!
Brè brè, brèghede brè!
Bressaglieri mi pàrini
pronti a dà l'attaccu,
lu digógliu fattu fattu
di la pizzunàglia
inzirriendi a lu baddu.
Antonello Bazzu
Sassari
1
Lu cabbu candareri guida le danze del cero aiutandosi con la mimica facciale ma sopratutto con una sorta
di scettro sul tipo delle ghirlande di carta e fiori che adomano il capitello del candeliere e dalle quali prende
il nome: lu bora bora.
2
Lu zigzago, la ràipa e lu passu di la bandera sono tré dei significativi motivi che accompagnano la danza
dei candelieri durante la faradda
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4° PREMIO
4° PREMIO
SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna)
SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna)
“ÈA MUTA”
di Anna Maria Careddu, Sassari
“ÈA MUTA”
di Anna Maria Careddu, Sassari
Come una preghiera o un'invocazione, la poesia di Anna Maria Careddu si rivolge al vento
-candu la dì si imbruna-, perché le asciughi il pianto. Un pianto incapace di parlare. E
soprattutto ascolti le urla nascoste del cuore. Malgrado la sera, quella della vita, stia già
arrivando, regalami -dice sempre la poetessa-, quell'amore che è sempre messaggero di luce
e dunque di speranza.
E' particolarmente atteso, poi, il suono dolce dell'acqua: perché scolora ogni pena, la rende
più sopportabile. E' una invocabile umana -ricca di profondi sentimenti-, che ha anche
qualcosa di religioso, e per questo unisce il presente con il passato. Fa camminare insieme
un uomo e una donna, tenendosi per mano, mentre le campane scandiscono l'ora dell'Ave
Maria. E' il momento della fede e dell'amore. Perché nessuna invocazione, che scaturisca dal
cuore, può essere ignorata dal cielo.
Muta,
patrona di li me pinseri
Liati a l'anima imbituta
d'ammenti e di dulori.
Ventu
asciutta lu pientu senza
parauli, l'urruli cuati
Indrentu a lu còri.
E
Candu la dì si imbruna
rigalami la màgica luci
di l'amori.
Lu sònu dulci di l'èa comu
Musica chi sculora dugna
Pena.
E insembi a te a lu toccu
Di l'Ave o Maria, manu
Illa manu faremu tré ghjri
Li ghjri di la fidi
e di l'amori
senza più peni
ne timori.
Anna Maria Careddu
Sassari
Gaetano Tufariello, premia la poetessa Mari Antonia Fara
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SEGNALAZIONE
SEGNALAZIONE
SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna)
SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna)
“ULTHIMI DI LA TERRA”
di Mario Lucio Marras, Sassari
“S'ARREMòRIU DE SA VIDA”
di Rosanna Podda, Cagliari
Ulthimi di la terra,
figliori di la làsthima
e òifani di sonnii,
troppu longhi
li vosthri dì sott'a lu sori,
a chirì umaniddai
da ca si magna
finz'e li fuifuniddi
di lu piùbaru.
Soru pa pogghi
la banca è apparicciadda;
l'althri
aiséttani fora
cumenti li cucciucci:
chissà candu
l’ulthimi abarani a assé primi,
chissà candu
sarà niziadda la caddena
di lu disiperu!
La dì chi sarà pianaddu lu trabentu,
soru allora
la répura di l’òmmini
abarà a brusgià lu curiri
sanguroni
cun la legna aurradda di la bramusìa.
E nisciunu più
sarà isthragnu digradiddu
di la terra.
Ita bentu est custu
chi notesta mi caritziat
a speras ligeras e drucis...
passant a strioris
asuba 'e carris indromiscàdas
asuba 'e notis spibillàdas
infrissìas di axìus antìgus.
It'est imoi custu prantu
chi totu in d-una
calat sullenu e druci
sgutendi in coru
sentìdus scarèscius...
stramancàus in pinnìcas
acuadas in s'anima.
Una boxi misteriosa
giungit di atesu
i aporrit pregùntas
a scedas pèrdias...
una nea di arrosa
s'annùntziat e dividit
sa luxi de s'umbra.
E torrat a s'oru de sa dì
sa cadentza fadada
de s'arremòriu de sa vida.
Rosanna Podda
Sorgono
Mario Lucio Marras
Sassari
Franceschino Dettori, premia il poeta Pietro Dettori
Sebastiano Cascioni, premia la poetessa Maddalena Spano Santor
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SEGNALAZIONE
SEGNALAZIONE
SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna)
SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna)
“DULCI NOTTI ”
di Maddalena Spano Santor, Sassari
“MENGIANU GRISU”
di Marinella Sestu, Iglesias
Disici suspesi in un abbracciu
chi vularìa filmà tempu e stasgioni
e strignì li rocchi nudi in una manu
i' l’ànsima timurosa d'un suspiru.
In middi trasparenzi s'abbandona
la mirata nostra, dulci prisgiunera
di curoni di parauli in fiuritura,
in chista stanzia che celi sciaratu
da neuli gjabbosi di tristura.
I’ l’agnati bicchiddati di la menti
pàssani ammenti di la piccinnìa,
'jochi d'abbagliu, longhi sirintini
sutt'a l'occj d'oru di lu soli aldenti
chi abbampàa cilachi e cald'aresti.
Signuzzi di frina a l'intrinata
arreani cu lu passu biddutatu
pa' no tulbà la paci di la sera.
Un guttiggju di spiranzia i’ lu branu
rallegra un cori pienu d'amaresa
chi mai mustràa spantu d'alligria
strintu illu cilcju di la so' pilea.
Mancu un trostu càlpi
chista paci,
chi la cuprenda tessi di la notti,
solu li griddi zìrriani a li stelli
un'almuniosa e dulci sirinata
chi suai carigna l'ali di l'immensu.
Mengianu grisu de istadi
sbodiu de luxis chi currint
in i' logus e in is ingestus
costumaus a si bistiri de soli.
Arrampus de oliòni
sbentulant s'umbra 'e su bentu
chi s'imboddiat e si sboddiat
a comenti is denghis de custa dì sene gana.
Sempri de prus s'intippit
s'aria
mentris stontonant i' crucueus
in is ferrus arruinaus de sa prazza.
S'anima e is ogus circant
àlidus de aqua frisca
arregorta in strexus arestis
sene murus a bullu
chi dda incadenant in tretus de
axedumini.
Sonus de campanas
s'amesturant a disigius de nuis
banduleras..,
In s'aria buddia
stiddius de meli.
Marinella Sestu
Iglesias
Maddalena Spano Santor
Sassari
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MENZIONE
MENZIONE
SEZIONE D - PREMIO FAP ACLI DELLA SARDEGNA (Federazione anziani e pensionati)
Poesia a tema: L’unità d’Italia
SEZIONE D - PREMIO FAP ACLI DELLA SARDEGNA (Federazione anziani e pensionati)
Poesia a tema: L’unità d’Italia
“DE SA MATA DE IS ANNUS”
di Raffaele Piras, Quartucciu
“S'ITALIA UNIDA”
di Mauritziu Faedda, Ittiri
Sa fortza ch'in s'edadi birdi ti fùt stètia
cumpàngia, t'indi dd'hat pigàda
a pagu a pagu su tempus pò ti cunsignai,
chene difensa, a s'jerru, babu.
in corteu e s'incàrant de su balconi
de is ogus is timorìas chi, intre ganas
axiosas de sonnu, ti oprìmint
e spìngint a ti stentai in bagantinus
de dudas undi t'amatànas a cuncepiri
bisionis de Paradisu.
Imoi chi totu mìras
de sa mata de is annus, intèndis
ca prus no t'apartènit su mundu
ca ingràiat e no fait scontus
su càrrigu de is stasonis passàdas.
Hem'a bolli trogai medassas de vida
a su fusu tuu spollincu ma, ohi ohi,
su miu dd'hapu depiu usai
pò amparai su coru de is bentus
fridus chi dd'aciòtant! Sitiau
de umbras, billau de su silentziu,
scienti ca no hant a donai prus frutu
is cambus, manixas a su propriu
s'illudidura chi su soli
ti potzat ancora favoressi.
Ma is manus chi siddas a traballu
pò protergi su chi t'est abarrau,
arrenenèscint apenas a sfogliai
su liburu de su tempus tuu
chi torras a bivi proietendi
in su schermu de su coru
is imaginis chi tòrrant a pigai
corpus e t'amòstant pipiu
scampirrai sbentiau in is campus
de is birdis stasonis! Ma stesiadas
is durcis emotzionis, sfìlant
Raffaele Piras
Quartucciu
Bird 'e isperas bias e ammajos,
biancu nidu tessidu in sa tela,
ruju 'e samben peri sa carrela
chi untinadu han babbos e jajos.
In rudes cuntierras che massajos
e marineris ch' altzian sa vela,
pinta 'e tres colorés sa bandela
chi de lugores ispramat a rajos.
Has in sos montes nies de ierru,
de musicos cantores ses funtana,
sos fizos malos ch' has postu in s' inferru.
Bantu 'e sa nassione Italiana,
arte e trabagliu cun coro 'e ferru
de donnosmannos chi unidu t' hana.
E ti sobran de lughe soliana
sos caros frades ch' han fattu disterru.
Mauritziu Faedda
Ittiri
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CICITO CANU E IL PREMIO DI POESIA SARDA
DELLE ACLI DELLA SARDEGNA
Dopo la sua morte, avvenuta a Sassari il 24 maggio 2011, riteniamo che il miglior modo per
ricordare Cicito Canu sia quello di ripercorrere il suo cammino accanto a quello del Premio
di poesia sarda delle Acli della Sardegna: un segno di riconoscenza nei confronti di un uomo
che, fin dal primo momento, si è dimostrato un concreto sostenitore di questa
manifestazione, oltre che un'autentica colonna portante delle Acli sarde. Ecco l'elenco e la
descrizione di alcune tappe di questo viaggio così importante per noi.
L'idea del Premio nacque nel 1986 da una trasmissione radiofonica in sardo che Franceschino
Dettori allora conduceva negli studi di Radio Holliday. A questa trasmissione “Faeddamus
de tottu e cun tottu in limba nostra” partecipavano molti poeti in lingua sarda, più o meno
noti, che raccontavano la loro passione per la composizione di poesie e infine le recitavano;
erano poesie che poi lasciavano in omaggio al conduttore. Di queste opere Franceschino
Dettori parlò a Cicito Canu, allora Presidente Provinciale delle Acli di Sassari, ne parlò con
la sua abituale passione per proporgli un progetto ben preciso e anche ambizioso: quello di
far nascere un Concorso di poesia sarda, promosso dalle Acli, con la partecipazione di tutti
i poeti che andavano a recitare alla sua trasmissione, compresi gli ascoltatori.
Con l'entusiastico consenso di Cicito Canu, si decise di svolgere la cerimonia di premiazione
nel salone di Casa Serena, a Sassari, anche con lo scopo di far trascorrere agli anziani un
giorno diverso e gradevole. Il Direttore di Casa Serena, che allora era il Dottor Antonio
Fiori, fu subito d'accordo su questa iniziativa. Ci diede così il suo benestare. E non mancava,
a questo punto, neppure il parere positivo del proprietario di Radio Holliday, signor Carlo
Borghesi, a mandare in onda la cerimonia di premiazione.
Alla prima edizione, tenutasi nel 1986, parteciparono 13 poeti; ai quali era stato proposto il
tema: “S'anzianu”.
Alla seconda edizione, che si svolse l'anno successivo, parteciparono 35 poeti. Il tema
proposto era: “Sa mama".
Alla terza edizione, tenutasi nel 1988, parteciparono 42 poeti. Il tema proposto era: “S’amigu”.
Premio poesia sarda delle ACLI Provinciali di Sassari – Edizione nr 1
Cerimonia di Premiazione Casa serena, Sassari, 5 febbraio 1989.
Le AGLI Provinciali di Sassari, negli ultimi anni, avevano patrocinato alcuni concorsi di poesia in
collaborazione con la direzione di Casa Serena e della Radio Holiday.
Considerata la larga adesione di numerosi poeti sardi a tali manifestazioni, la Presidenza ha deciso
questa volta di farsi direttamente promotrice del 1° Concorso di poesia sarda nella variante logudorese
e/o simile, in modo che la nostra Associazione di lavoratori, che ha forti radici e tradizioni popolari,
possa avviare un discorso sulla poesia sarda.
Ciò è stato possibile grazie alla costanza e tenacia del dirigente e responsabile del settore Francesco Dettori,
al Patrocinio concesso dalla Provincia di Sassari con il sostegno del Presidente Dr. Vittorio Sanna, nonché
all'impegno del Comune di Sassari, alla disponibilità di Casa Serena nella persona del suo Direttore
Antonio Fiori e dei suoi collaboratori e di quanti hanno contribuito e lavorato per la riuscita di questo
1° Concorso ed in particolare, ringraziandoli per la collaborazione e l'impegno:
i componenti la Giuria Tonino Rubattu, Nino Fois, Franco Manca,
Antonio Luigi Piredda, Antonino Paba ed il segretario Giovanni Guido;
La Presidenza Regionale delle Acli e dell'Enaip;
La Presidenza Provinciale delle Acli di Sassari;
Francesco Dedola ed Antonio Strinna.
Colgo l'occasione ancora per ringraziare i numerosi poeti che hanno onorato questo 1° Concorso e formulo
l'augurio che esso non sia che il primo di una lunga serie e che possa crescere, svilupparsi ed affermarsi
con eguale serietà di intenti e di attuazione come in questa circostanza, con una sempre maggiore
partecipazione di concorrenti e possa così contribuire alla crescita culturale della nostra Associazione in
particolare e della Sardegna in generale.
Il Presidente Provinciale
Cicito Canu
A meta del 1988, Franceschino Dettori propose alla Presidenza delle Acli (Cicito Canu
Presidente, Giuseppe Canu Segretario, commissari Piero Fiori, Franco Paglia, Francesco Salis
e Pietrino Rizzu) di istituire un Premio di poesia sarda espressamente chiamato Premio
poesia sarda Acli. Dopo ampia discussione sulle spese che il Premio avrebbe comportato e
pur considerando la limitatezza di risorse disponibili, la Presidenza approvò all’unanimità
la proposta. Anche in questa occasione prevalse il detto sardo: “In camminu s'acconzat
barriu”. Cosi si diede il via al primo Bando del concorso di poesia sarda ACLI, con scadenza
22 Novembre 1988. La cerimonia di premiazione si svolse nel salone di Casa Serena, in data
5 Febbraio 1989. E qui si svolsero anche le successive quattro edizioni.
A queste cinque edizioni diedero il loro apporto: l’Amministrazione provinciale di Sassari,
la Banca Cariplo, l'Istituto Cassa Serena e altri ancora. All’interno delle ACLI è stata la
Presidenza provinciale di Sassari a sostenere queste prime cinque edizioni.
Un ulteriore cambiamento si verificò nel 1994, quando il Concorso passò al Comitato
Regionale per l'Emigrazione e l'Immigrazione. Trasformandolo da locale, come tutti i
Concorsi, a itinerante. Nel contempo, il Concorso è stato arricchito con una sezione dedicata
-in modo permanente- alle tematiche degli anziani, voluta e sostenuta dalla FAP delle ACLI
della Sardegna.
Cicito Canu alla premiazione del XXII concorso di Poesia Sarda a Tergu
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Premio di poesia sarda delle Acli Provinciali di Sassari - Edizione n. 2 Premiazione a Casa Serena, Sassari - 11 Febbraio 1990
Premio di poesia sarda delle Acli Provinciali di Sassari - Edizione n. 4
Premiazione presso Casa Serena, Sassari - 15 marzo 1992
Il Concorso ACLI di poesia sarda, quest'anno alla sua seconda edizione, si è esteso a quasi
tutta la Sardegna.
E' un evidente segno della sua crescita, del buon esito del 1° Concorso e dunque dell'interesse
che ha suscitato fra gli appassionati di poesia sarda.
Tutto ciò grazie all'impegno ed alla fattiva collaborazione di quanti hanno reso possibile questa manifestazione: il responsabile del settore Francesco Dettori, l'Amministrazione
Provinciale dì Sassari, il Comune di Sassari, la Cariplo, la presidenza Provinciale delle ACLI,
la Presidenza Regionale dell'ENAIP, l'Unità Didattica n. 4 dell'ENAIP di Cagliari, il Direttore
Provinciale dell'ENAIP Pasquino Porcu, la Direzione di Casa Serena, i componenti la Giuria
che con competenza, serietà e serenità hanno esaminato le poesia pervenute, dal Presidente
Tonino Rubattu ai componenti Tonino Canu, Nino Fois, Giorgio Spanu, Francesco Dedola ed
al Segretario Giovanni Guido. E' doveroso ricordare, inoltre, 'zio' Antonino Paba, poeta validissimo e già componente la Giuria del 1° Concorso, scomparso poco tempo dopo la premiazione dello scorso anno.
Ringrazio tutti i poeti, molto numerosi, che hanno partecipato a questo secondo Concorso ed
auguro che la loro vena poetica continui ad esprimersi ancora.
Il Concorso ACLI di poesia sarda ha varcato la soglia del Quirinale. I volumetti che raccolgono
le poesie delle tre precedenti edizioni sono stati presentati, in occasione di un incontro con una
delegazione di aclisti della Sardegna, al Presidente della Repubblica. Francesco Cossiga ha
accettato volentieri l'omaggio, si è compiaciuto dell'iniziativa, l'ha apprezzata ed ha espresso il
suo pensiero sulla lingua sarda.
Siamo al 4° appuntamento ed il Concorso, anno dopo anno, mette radici più profonde, si consolida e cresce. Tutto ciò per merito dei poeti, degli organizzatori, della Giuria e di tutti coloro
(Amministrazioni Pubbliche, Enti, Associazioni e privati) che hanno collaborato e dato il loro
contributo per la riuscita della manifestazione. Ad essi il mio ringraziamento e l'augurio “a
medas annos”.
Cicito Canu
Presidente Provinciale delle Acli
Premio Poesia Sarda delle Acli regionali, Edizione n. 5
Premiazione Casa Serena, Sassari - 31 ottobre1993
Cicito Canu
Presidente Provinciale delle Acli di Sassari
Premio di poesia sarda delle Acli Provinciali di Sassari - Edizione n. 3
Premiazione a Casa Serena, Sassari - 24 febbraio1991
Il concorso Acli di Poesia sarda, quest'anno alla terza edizione, comprende tra l'altro il tema
quanto mai attuale della “Siccagna”, problema particolarmente grave e sentito in questi ultimi
anni dalla popolazione sarda.
Considerato poi che il Premio ha raggiunto una sua dimensione partecipativa di vasta importanza, ritengo doveroso ringraziare tutti coloro che hanno collaborato a questa manifestazione
e l'hanno resa possibile: il responsabile del settore Francesco Dettori, l'Amministrazione
Provinciale di Sassari, il Comune di Sassari, la Presidenza Regionale delle Acli, la Presidenza
Provinciale delle Acli, la Direzione Provinciale dell'Enaip, la Direzione di Casa Serena, la
Giuria che ha esaminato le poesie: il Presidente Tonino Rubattu, i componenti Tonino Canu,
Nino Pois, Francesco Dedola, Giorgio Spanu ed il Segretario Giovanni Guido.
A tutti, compresi i poeti, vada l'augurio di incontrarci nuovamente al prossimo anno in una
festa che sia di serenità e di pace.
Cicito Canu
Presidente Provinciale ACLI SASSARI
Anche la quinta Edizione del Concorso regionale di poesia sarda, promosso dalla Presidenza
Provinciale delle ACLI di Sassari, giunge felicemente in porto. L'impegno tutt'altro che agevole, che ha comportato l'attuazione di questo Premio, è stato sicuramente confortato dalla notevole partecipazione di poeti di tutta la Sardegna e dal valore delle opere presentate.
Come non riconoscere anche in questo fermento letterario un segno della vitalità della lingua
e della cultura sarda? Purtroppo - mentre scrivo queste righe - siamo ancora in attesa del loro
giusto riconoscimento da parte del Governo centrale. Tuttavia, anche per superare le difficoltà
dovute alla frammentazione linguistica, sarà necessaria, appena approvata la Legge, una seria
e diffusa attenzione da parte della scuola, degli operatori culturali e di quanti sentono che lingua e cultura sarda sono parte imprescindibile della nostra storia passata e futura.
Il destino della lingua, della cultura e della storia sarda, in definitiva, dipende soprattutto da
noi.
Infine il mio ringraziamento - sentito e affettuoso - ai poeti, alla Giuria, a Enti,
Amministrazioni, Radio, TV e Giornali, Direzione Casa Serena, agli artisti che si esibiranno
nella serata della premiazione, e a quanti altri hanno colla-borato per la riuscita della quinta
Edizione del Premio regionale ACLI. E, come sempre, l'augurio “A medas annos”.
Cicito Canu
Presidente Provinciale ACLI Sassari
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Premio fuori concorso della presidenza provinciale Acli di Sassari, alla poesia
LAMENTU DE S’ISVIADU. In memoria di CICITO CANU.
Emerito Presidente e valente collaboratore del concorso.
LAMENTU DE S' ISVIADU
di Salvatore Irranca, Alghero
Inue su tribagliu 'iden mancare,
s' agatan in disagiu e malumore;
ca est prò totu s' iscopu mazore
e dirittu su poder tribagliare,
ma si devet a totu assegurare
no prò clientelismu ne favore...
Prite sol' in Sardìgna isviados
duchentamiza che nd at affannados.
Est ora 'e nos mover totucantos
contr' a zertos politicos drommìdos,
chen' ispettare donos de partidos
ne meraculu 'e santas ne de santos.
Ponzen in motu cussos impiantos
ca bi at milliardos investidos;
cantu brigana pensen a su male
innant chi perdemus saccu e sale.
A sos chi s' an tot' ismentigadu
su chi an prò sos votos promittidu
già chi an sa vittoria ottenidu
est tempus chi lis siat ammentadu
chi si an sa cadrea balànzadu
nois puru b' amus contribuidu
ma s’issoro politicu progettu
mi paret contra a nois a dispettu.
Ma altzemus sa 'oghe tot' umpare
fatendelis intender sa protesta;
de accoglier sa nostra richiesta
in modu de los poder ischidare,
ca si no amus pagh' it' isperare,
s'issoro paga cura est manifesta!
Pagu lu sentit su bisonz' anzenu
ca issos su portafogliu s’an pienu...
Sos guvernantes bintren in rejone
e de dare tribagliu si nde curen,
custu dovere issoro no trascuren
sos Ministros c’an bona intentzione;
cantu patit sa populassione
a cunfrontu cun issos lu mesuren...
ch’at gioventude meda a ispassu
bundat sa miseria in donzi giassu.
Naro: chi est ora de la finire
de nos ponner contin' in penetentzia:
Ma si ponzan sa man' in sa cussentzia
già chi semus istraccos de patìre
zesset sa mania de promitire
a su popoli dian assistentzia
senza li faghere nudda mancare
cantu prestu si potat mezzorare.
Cicito Canu premia il poeta Nino Trunfio al primo concorso di poesia sarda ACLI Provinciale Sassari
Salvatore Irranca
Alghero
Cicito Canu alla manifestazione del secondo premio di poesia sarda ACLI Pronvinciale Sassari
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1° PREMIO
SEZIONE C - SOTTOSEZIONE M
1° PREMIO
SEZIONE C - SOTTOSEZIONE M
“SI FIA ISTADA”
di Ylenia Serra - Scuola media Classe 5a Bonnanaro
“SI FIA ISTADA”
di Ylenia Serra - Scuola media Classe 5a Bonnanaro
Fare ipotesi, ipotesi di ogni genere, è sempre piacevole e anche suggestivo, come sognare
o andare in viaggio dove non possiamo andare. Fare ipotesi non è un esercizio come un
altro, soprattutto se a condurlo è la fantasia.
E' proprio la fantasia, che a Ylenia non manca di certo, quella che regna in questi versi:
immaginare di essere una chiave capace di aprire il cuore di un altro, immaginare di essere
una lacrima che desidera carezzare il viso dell'amato. Infine, immaginare di essere una
stella cadente che combacia perfettamente con il desiderio di chi si è innamorati.
Insomma, grazie alla sua fertile immaginazione, sono ipotesi che in questi versi diventano
subito realtà. Dunque ipotesi da vivere, e poco importa se la vita non ha ancora dato il
suo benestare.
Si fia istada una giae
aio chefidu aberrere su coro tou.
Si fia istada una lagrima
aio chefidu carignare sa cara tua.
Si fia istada un’istella rue-rue
aio chefidu essere su disizu tou
Ylenia Serra
Bonnanaro
Giovanni Fiori, premia le alunne della scuola media di Bonnanaro
Gianfranco Satta, premia la poetessa Marinella Sestu
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2° PREMIO
SEZIONE C - SOTTOSEZIONE M
2° PREMIO
SEZIONE C - SOTTOSEZIONE M
“TI DAO…. UNU FIORE ”
di Rita Andrea Deriu - Scuola media, Classe 5a Bonnanaro
“TI DAO…. UNU FIORE ”
di Rita Andrea Deriu - Scuola media, Classe 5a Bonnanaro
Ci sono tanti modi con i quali esprimere affetto. Non ci mancano certo le parole, le
immagini e le metafore per comunicarlo. Ma alla fine il modo più efficace, e anche più
semplice, è quello di dire: sei il mio bene, la mia ricchezza. Del resto, è proprio quello
che vogliamo sentirci dire.
E' vero, possiamo anche dire, in modo speculare, ti do un gelsomino (perché apprezzo la
tua fragilità), ti do una margherita (segno d'innocenza), ti do un biancospino (perché
con te è sempre primavera), ti do un girasole (perché sei il mio sole), e così di seguito.
Ma per dimostrare tutto l'amore che uno prova, ci assicura Rita Andrea Serra, è meglio
dire all'amato e all'amata: tu sei il mio bene, la mia ricchezza.
Ti dao unu gesminu
ca de a tie istimo sa fragilesa.
Ti dao una margarita
Simbulu de s’innotzentzia mia.
Ti dao unu calarighe
pruite cun a tie sempre est beranu.
Ti dao unu zirasole
ca tue ses su sole meu.
Ti dao unu lizu
simbulu de sa puresa mia.
Ti dao unu nartzisu
ca ses sa pessone pius importante pro a mie.
Ti dao una corcorija de abba
Pro ti dimustrare s’amore meu.
Ti dao una rosa ruja
Pro ti narrere: ses sa sienda mia.
Rita Andrea Deriu
Bonnanaro
Peppino Cocco, dirigente ACLI Nuoro, premia le alunne della scuola media di Bonnanaro
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3° PREMIO
SEZIONE C - SOTTOSEZIONE M
3° PREMIO
SEZIONE C - SOTTOSEZIONE M
“CANDO…”
di Laura Serra - Scuola media, Classe 5a Bonnanaro
“CANDO…”
di Laura Serra - Scuola media, Classe 5a Bonnanaro
E' uno sguardo davvero particolare quello di Laura Serra, uno sguardo che vive
intensamente mentre osserva il suo lui. Rivela infatti che, mentre lo guarda, il suo cuore
viene come attraversato da una lancia che acceca la sua vita e alla fine si sbriciola in mille
frammenti. E ogni frammento, inevitabilmente, parla del suo lui.
Ne parla con parole mescolate a lacrime e felicità, dolore e speranza, allegria e tristezza.
Sono sentimenti che le fanno scoprire la vita nella sua interezza. Del resto, il suo sguardo
penetra e si lascia penetrare come una lancia. E' già tempo di vivere, sino in fondo, afferma
il suo sguardo senza incertezze.
Cando.... t’abbaido
su coro meu,
passadu dae una lantza chi
intzegat sa vida mia,
s’isfrafaruzat in milli biculos
onzi biculu
faeddat de a tie :
lagrimas, felitzidade,
dolore, ispera,
allegria, tristura,
cando.... t’abbaido.
Laura Serra
Bonnanaro
Pubblico presente alla cerimonia di premiazione del XXII concorso a Tergu
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Giampaolo Sardu, premia un alunna della scuola media di Bonnanaro
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MENZIONE D’ONORE
SEZIONE C - SOTTOSEZIONE M
MENZIONE D’ONORE
SEZIONE C - SOTTOSEZIONE M
“TUE”
di Maria Domenica Masia - Scuola media, Classe 5a Bonnanaro
“SA TELEVISIONE”
di Chiara Serra - Giuseppino Pirisi
Scuola media, Classe 5a Bonnanaro
Ogni die su pessamentu
bolat in su tzelembru meu:
tue, solu tue!
Tue vida mia!
Cando babbu aiat batidu, a domo, pro sa primma bolta, sa televisione, Giaia aiat
ottantaduos annos. L’aiat sistemada in sa camera de pranzu e subra b’aiat postu una
lampada. Naraiant chi sa lughighedda atzesa serviat a non faghere male a sos ojos, daghi
s’abbaidaiat sa televisione. Giaia fit curiosa comente una creaduredda e cheriat ischire a
ite serviat cussa carrita cuadrata cun su bidru.
E ite mobile est? E pruite giughet su bidru? E custos butones a ite servint? –
Issa fit sétzida in duna cadrea, si nde fit pesada, immentighendesi sos dolores de s’ischina,
pro pisigulare cussu motre addaenanti e addaesegus. Babbu l’aiat nadu chi fit sa
televisione, chi batiat sas notiscias, e puru sa zente, intro de domo, sentza b’aere bisonzu
de bessire. Giaia s’abbaidaiat a babbu cun sos ojos risidos, minudos e nieddos comente
su titone, pariant duos culilughes, minudos, ma bios, e subra giughiat unu chizu chi
abbratzaiat totos duos ojos e, sempre abbaidendesilu, li naraiat chi non la bufonaiat
nisciunu.
E comente faghet custu cuadratu mannu a fagher benner sa zente a domo mia? A mi
l’ischis narrer ah? –
Ti naro de pius, daghi atzendes su butone, s’atzendet sa televisione e bides zente, animales
e cosas e sas matessi s’ident in calesisiat domo chi atzendet sa televisione.
–Ohi! Iscur’a mie! Ite fizu chi apo, non ti faghìo goi macu. –
Giaia fit pisigula e cumintzaiat a ispinghere su butone de s’acensione e, mancu a lu fagher
a posta, si fit atzesu su cuadru e fit bessidu un’ omine.
- Acudide, acudide e ite apo fatu? Ite cheret cust’omine a cust’ora in domo mia? - Dae
s’assuconu che fit ruta setzida in sa cadrea.
- Mama, no est solu in domo nostra, est in totu sas domos chi ant sa televisione. –
- Ello! Non m’as a faghere a creere chi est Deus: est in chelu, in terra e in d’ogni logu?Babbu, essende meda buglista, si fit apentende e cun isse puru mama e tiu.
Nono mama, custu est unu programma chi servit pro agiuare sas pessones chi no ischint
né leger e né iscrier e si narat: “Non è mai troppo tardi” e isse est su mastru Manzi. Ogni
sero as bidu tota cussa zente chi andat a sa sede de s’ACLI? Andat pro imparare a legger
e a iscriver, sighende cussu mastru. –
B’at de narrer chi solu in sa sede de s’ACLI, bi fit sa televisione e sa zente chi no ischiat
né leger né iscrier fit meda, fint mamas de famiglia, omines chi recuiant dae sas
campagnas, chi dogni sero andaiant a “iscola”, cun su cuadernu e sa matita, istracos e
mortos, ma cuntentos de imparare a iscriere assumancu su numene issoro.
In cue su mastru aiat saludadu: Buona sera –
E Giaia l’aiat rispostu: Bona sero –
Mama non t’intendet, non deves ripondere! –
Ello! Bella custa iscena! Deo l’intendo e isse nono e poi su saludu est educassione!
Non b’ant paraulas pro narrere
s’amore meu
acheradi a su coro..
as a bidere cosas meda:
tue vida, tue sole, tue respiru
tue prenda mia,
tue
solu tue
totu s’ateru est neula.
Maria Domenica Masia
Bonnanaro
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Setzidebos
cumpostos, massimatotu tue Marì setzida cumposta chi b’est su segnore chi t’est abbaidende.
In cue giaia aiat leadu unu telu de coghina e l’aiat postu subra sos benujos de mama,
covachendeli sas ancas e nendeli:
Male protzedida, isbirgonzada, covacadi. Giaia fit bascita e cun s’ischina pijada, sos pilos, biancos che nie, ligados in d’unu mogniu,
su nare mannu che unu bicu de corroncia e sas orijas isvutonadas; fit sempatica solu a
l’abbaidare. No cuntenta de sas cosas chi l’aiat nadu babbu si nde fit pesada e aiat giradu su
mobile pro bidere dae ue fit intradu s’istranzu, ma non bidente nudda si fit innevosida: Beh!
Ma nd’amus pro meda de àere istranzos in domo ah? Como cumintzade a che fagher andare
custa zente, mastru o no mastru, non mi nde importat nudda, ca, si no imbaglio, at sonadu
s’Ave Maria et est ora de chenare. –
In cussu mamentu fit bessida sa presentatrice:
Signore e signori buona sera, trasmettiamo: “Oggi le comiche”….. –
Bona sero! B’at de bi lis reconnoschere chi sunt meda educados, ma como, bida s’ora
mandadechelos a domo issoro , faghimus che sas comares daghi sonaiat s’Ave Maria: Ave
Maria chi è in casa d’altri se ne “vadi” via, non dico a voi comare, potete fare come vi
pare, ma se io fossi stata in casa d’altri sarebbe ora di andare via. –
Mama si narat “vada”, non vadi e poi isse no intendent. Mama, impertantu, fit aparitzende sa mesa, ma giaia fit cuntrariada ca non cheriat cumbidare
a nisciunu, in su mentre in sa televisione fint bessidos Stanlio e Ollio chi si fint ammanitzende
pro mandigare: si fint lighende su pannutzu in su tujiu e giughiant sa furcheta in duna manu
e s’urteddu in s’àtera.
Átere chi non nos intendent! Bidu azis chi si sunt ammanitzados de pannutzu, de furcheta e
de burteddu? Mandadechelos o mi che fuo deo, e poi cussu culi mannu già est cosa, non che
lu drommis cun dunu piatu de minestrone, comente e miminu si che mandigant puru a nois!
Tue pruite ses iscumposta? Abbasciadi sa munnedda, isbirgonzada chi non ses àtera!
Mama tranchilla, non nos bident! Giaia fit afannada e fit cumintzende a repirare male. Tropu cosas istranas fint sutzedende in
domo sua, cando aiant tzocadu a sa gianna e fint intrados sos carrelajos chi cheriant bider sa
televisione. Ognunu giughiat unu banchitu, pro si setzere a bidere sa televisione. Giaia in su
fratempus si fit setzida in sa mesa, dapoi chi fit resessida a nde la faghere istudare, e daghi
fint intrados sos bighinos lis aiat nadu: Torrade dapoi chi amus chenàdu ca, in sa televisione,
b’aiat tropu zente chi si cheriat cumbidada e, abbasciende sa oghe, aiat nadu a babbu: Ma!
Cussos de sa televisione amus fatu lestros a che los mandare, est bastadu de ispinghere unu
butone, ma custos bighinos, cun su famine chi ant, si los faghes setzere non b’ant butones
chi tenzant pro che los mandare. –
Sos bighinos, si puru ammutzigonados, si che fint andados, lassende sos setzidolzos,
promitende de torrade pius tardu.
Giaia, serena e tranchilla, ca totu sos istranzos si che fint andados, aiat cumintzadu a
mandigare, ma ogni tantu altziaiat s’ojiu pro bidere si cussu motre cuadratu fit istudadu o si
b’aiat calicunu chi fit apitende.
Chiara Serra - Agostina Fancellu - Giuseppino Pirisi
Bonnanaro
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MENZIONE D’ONORE
SEZIONE C - SOTTOSEZIONE M
“SU PECCADU”
di Chiara Serra - Agostina Fancellu - Giuseppino Pirisi
Scuola media, Classe 5a Bonnanaro
Babbai est intro su cufessionale
- Apo furadu su tùcaru a mama- Si cufessat Giuanna
- No est cosa mala, ma no lu fetas pius! E dapoi?- Apo nadu sas faulas…- Ista atenta! Sas faulas non si narant ca sunt fizas de su diaulu, cumpresu?- Emmo Babbà! Però apo fatu àteras cosas, no isco comente bos lu narrer… su…chi…apo…
fatu in domo de mammai. Babbai iscudet unu brincu e nde bessit dae su cufessionale, la leat a unu bratzu e che la
giughet trazende in sagrestìa. Èst rassu, mati mannu, cun sos pilos biancos comente su nie,
su nare est istrizile e longu cun sa punta falada a “piscinbuca”. Sas laras russas e biaitas e sas
dentes minoreddas e biancas, sas orijas a paraentu, parent sempre prontas a iscultare sas
lamentelas de sa bidda.
- Como mi naras ite as fatu in domo de mammai!Giuanna est allogada in domo de segnora Sidorica, chi totu, in bidda, giamant mammai (
tando sa mastra de partu la giamaiant gai), et est babbai chi l’at fata intrare in cussa domo
pro tribagliare. Su parracu timet chi, cumportendesi male, Giuanna li seghet sa cara a sos
ojos de sa segnora e de sa bidda. E b’at àteru de narrer: mammai est reconnoschente a babbai
pro l’àer dadu a Giuanna ( chi issa creet femina de fidutzia) chi a sas festas cumandadas li
mandat su porcheddu e sas alisanzas.
Giuanna istat muda e tando babbai insistit, altzende sa boghe:
- Ite as fatu, a mi lu naras o no? - Nde apo birgonza, chi si l’ischit mama, cussa mi ochit !- Ohi! Ite as fatu? - Babba vostè at già cumpresu, apo… apo…. f..fu..fu..furadu! Giuanna comintzat a piangher e tra una lagrima e unu tunciu sighit a contare…
- E non est sa prima bolta! Apo furadu dinari e cosas chi poi apo béndidu. - Ohi…non bi cherzo creere! E deo chi pensaio de àer dadu a segnora Sidorica unu anghelu!
Unu dimoniu l’apo dadu! -Babbà non mi brighet, apo cumpresu de àer imbagliadu!
- M’as nadu chi no est sa prima bolta, ma chi bi ses torrada; comente fato a creere chi ti ses
penetida? No as cumpresu chi su peccadu est difitzile de irraighinare, una bolta fatu, si
appresentat sempre, massimatotu si non si bi ponent sas bonas intentziones .- Ma Babbà, aio bisonzu de dinari pruite s’innamoradu meu aiat fatu unu dépidu e si no aiat
àpidu pagadu che fit finidu in galera. –
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- Non podisti dimandare a postu de furare?- Mi nde birgonzaio. Comente fato! Bi lu tia cherrer narrer, ma daghi bido a mammai non
resesso a l’abbaidare in cara. Mi nde so penetìda, ma non bi lu poto nàrrer ca mi che catzat
dae domo e deo apo bisonzu de tribagliare. - Non ti poto assolvere si non che passat assumancu, as..sumancu un annu dae custu
mamentu; cherzo bider si non bi torras a ruer.- Mai pius, mai pius! Giuro, mai pius!- Narat Giuanna ponzendesi sas manos a rughe in sas
petorras e sos poddighes, sempre a rughe, in sas laras.
- No fiza de Deus, un annu che devet passare ca t’apo nadu chi su pecadu est difitzile de
irraighinare; ti naro de pius, su pecadu… comente ti lu poto faghere a cumprendere, ah!
Como bi so; iscultami bene.. iscultende mi ses?
- Emmo babbà, narade …su pecadu, fiza mia, su pecadu… s’imprimet in s’anima che - i sa merda puddina in
s’impedradu. As cumpresu? –
Giuanna pensat a sas puddas chi pasculant in carreledda e pensat a cantu issa bi ponet, su
manzanu chito, a nde umpire sa brutura chi lassant e s’ammentat chi est beru chi una bolta
intrada in s’impedradu non resessit a nde la bogare. Cumprendet su cunfrontu fatu dae
babbai li promitit:
- babbà, at a bider chi pro a mie no at a esser gai! Non si b’at a irraighinare, giuro. - Li narat
ponzendesi sa manu dresta subra de su coro.
- Pro penitentzia, primu de s’assolutzione, chi t’apo a dare dae cue a un annu, deves narrer
tres rosarios a sa die e ti deves tènner lontana dae sas tentatziones, as cumpresu? Bisonzu
o no bisonzu - Emmo, babbà! - Giuanna si nde altziat dae imbenujada e si ch’est andende cando torrat in
segus e li narat: - Babbà, ma non mi assolvet assumancu pro sa fura de su tucaru e pro sas
faulas? –
Babbai como est arrabiadu deabberu, est ruju che chibuddone e li narat a boghe alta:
- Bae e anda! Est àteru chi at bisonzu de s’assolutzione. In dogni modu bi devo pensare, ma
tue ammentadi sempre custas paraulas: “su pecadu s’imprimet in s’anima che - i – sa merda
puddina in s’impedradu”, ammentadinde sempre si non cheres finire a ispalare fogu in
s’isferru! Nende gai babbai la leat a unu bratzu e che la bogat dae sa sagrestìa e dapoi li tancat sa
gianna in cara. Issa restat immamurada abbaidendesi in tundu e cando detzidit de si che
andare intendet sa boghe de babbai chi dae intro narat a boghe alta:
Ammentadi: su peccadu s’imprimet in s’animu che - i - sa merda puddina in s’impedradu.
Ammentadinde, ammentadinde, ammentadindeeeeeeeee. –
Giuanna, ancora abolotada dae sas boghes de babbai retore, s’abbaidat intundu e bidet, in sa
capella de su presepiu, Barore su mandrone chi imbenujadu addenanti a Gesù Bambinu li
narat:
Oh Segnore meu, faghemi agatare unu siddadu, ite ti costat! Gai mi sistemo a vida e non ti
disturbo pius! Si mi faghes custu meraculu ti promito chi fato sa limosina a sos poveros e
non friastimo pius. -
Giuanna s’est ismentigada de sos males suos e andat, pro intendere mezus, addaesegus
de su presepiu, suta su pitzinneddu; daghi Barore preguntat, pro sa ‘e deghe bortas su
meraculu, Giuanna, fatende sa boghe fine de una creaduredda li narat:
Bae a tribagliare mandrone!!!! Barore non creedet a sas orijas suas, s’abbaidat intundu, ma non bidet a niunu e creedet
de àer sonniadu, tando torrat a preguntare sa grascia, custa ‘olta a boghe pius bascia:
mi racumando faghemi sa grascia, restat tra nois, non lu fato ischire a niunu, gai sos
ateros non ti disturbant! Giuanna est ammoddigada dae su risu, ma faghet de totu pro no si fagher iscoberrere e
li torrat a narrere: bae e tribaglia mandrò!!! Tando at intesu bene, no at sonniadu! Barore si ripigliat e resentìdu meda e arrabbiadu
rispondet: “cagliadi mudu, tue, culi cagadu, pruite non so faeddende cun tegus, ma cun
babbu tou!”
Giuanna est a proa a crebare dae su risu e dae sa gana de currere a fora pro contare a sas
amigas su chi at bidu e intesu, ma est timende chi Barore la potat iscoberrer e non ischit
comente fagher pro si ch’andare; pro fortuna babbai, dae sagrestia, sonat sa campanedda
chi cheret narrer: como devo tancare sa cheja, andadeboche. Giuanna che faghet bessire a Barore e poi cando est acurtzu a sa gianna pro si ch’andare,
e intro de issa est già pensende a comente fagher su contu de Barore, a sas amigas, e a
comente lu fiorire, accò sa boghe de babbai chi la faghet trèmer e frimmare tota paris:
Giuanna, beni a inoghe! Apo pensadu a sa penitentzia de ti dare: tando, ti deves
ismentigare de totu su chi as intesu e bidu in cheja, già mas cumpresu de ite so faeddende,
beru? Non nde fetas peraula cun anima bia, cussa est sa penitentzia pro àer nadu sas
fàulas e furadu su tùcaru, cumpresu? Creo chi siat una proa manna pro una trobeddosa
che a tie, beru? Babbà, non mi podet dare unu’atera penitantzia? Comente fato! Non isco si bi la fato a
tenner su segretu! – Babbai la faghet imbenujare in su confessionale:
ammentadi Giuanna chi si non faghes sa penitentzia, chi t’apo dadu, daghi moris che
finis in su fogu de s’isferru! As cumprese? Como anda! – Giuanna che bessit dae cheja,
confusa, tantu chi li paret de giugher, intro sa conca, unu casiddu de apes. Est abolotada,
ca pro issa est tropu su chi l’at dimandadu su retore e intro de a issa narat: - nudda, nudda
est! A daghi morzo, at nadu Babbai, apo a essere in su fogu de s’iferru! Pro a mie so como
in su fogu, fogu in tota sa pessone, ma massimatotu in sa limba chi cheret faeddare, ma
non podet, ca babbai non cheret! Ma ite b’intro deo cun sos males de Barore! -Giuanna
andende a domo sua non faghet ateru che pensare a comente contare su fatu a sas amigas
e a comente fagher pro no ispalare fogu in s’isferru.
A cantu nos est dadu de ischire, si como lu semus contende, b’est reséssida.
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Chiara Serra - Agostina Fancellu - Giuseppino Pirisi
Bonnanaro
1° PREMIO
SEZIONE C - SOTTOSEZIONE E
1° PREMIO
SEZIONE C - SOTTOSEZIONE E
“CARRASEGARE”
di Alice Deriu - Scuola Elementare, Classe 5a Santulussurgiu
“CARRASEGARE”
di Alice Deriu - Scuola Elementare, Classe 5a Santulussurgiu
C'è forse qualcosa che ci arricchisce più della memoria e del passato? Alice Deriu, in
questa poesia, è sicura che raccogliere la storia del paese, anche i singoli frammenti, sia
come alimentare il futuro e se stessi. Per questo osserva con stupore i cavalli che
sull'acciottolato corrono come vento impetuoso, stupita per la loro forza che pure sembra
volare leggera.
Li osserva e intanto nota come i cavalli, e insieme la gente, si muovono lungo viuzze che
ora diventano uno spazio d'altri tempi, a lungo immersi nel silenzio.
Ruba quei momenti, Alice, decisa a conservarli per sempre dentro di sé.
Sos caddos
che furia
curren che su entu
in s'impredadu
e deo comente
unu ranu de rena
abbaido
meravigliada
cussa potentzia.
Su tzaculittare allegru
de sa zente
ch'intrat in sos
uturinos,
in atteros tempos
mudos;
furo cussos momentos
detzisa
a dos regoller
pò semper
aintro 'e me.
Alice Deriu
Santulussurgiu
Cantadores e Sonadores che hanno allietato la serata della premiazione del XXII concorso a Tergu
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2° PREMIO
SEZIONE C - SOTTOSEZIONE E
“SA MASCHERA”
di Alessia Casula, Scuola elementare
Classe 2a Santulussurgiu
Nessuna paura, soltanto emozione, ci rassicura Alessia Casula mentre in questi versi racconta
delle maschere di carnevale. Infatti, dietro quei volti falsi, oltre quelle maschere, ci sono
soltanto delle persone. In fondo, è una finzione, un gioco come tanti altri.
Terminato il carnevale, quelle maschere svaniscono nel nulla, e insieme a loro svaniscono
anche i colori e l'allegria tipica del carnevale. Persino la sua anima si perde nel nulla. Nella
mente e nel cuore rimane l'emozione, per fortuna. Nessuna paura è rimasta dal momento
che si è capito sino in fondo che è tutto un gioco di maschere, di semplici persone che
vogliono solo divertirsi.
Mi emoziono
canno das io
ma, non das timo
ca isco,
ca a segus de cussas
caras faltzas
du'at una pessona.
Finidu su carrasegare
isparin,
si perden sos colores,
e s'allerghia,
s'anima
de su carrasegare
si perdet in su nudda
Dirigenti e soci del circolo “Quattro Mori” di Augsrurg (Germania) con Cantadores e Sonadores de chiterra
Dirigenti e soci del circolo “S’Unidade Sarda” di Norimberga (Germania) con Cantadores e Sonadores de chiterra
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3° PREMIO
SEZIONE C - SOTTOSEZIONE E
3° PREMIO
SEZIONE C - SOTTOSEZIONE E
“BABBU”
di Gloria Casula, Scuola elementare, Classe 5a Santulussurgiu
“BABBU”
di Gloria Casula, Scuola elementare, Classe 5a Santulussurgiu
Gloria è combattuta fra due tipi di padre. Fra quello che le riserva le cose più belle e più
gradevoli e quello che invece è più esigente, che la punisce per certi suoi comportamenti.
Il primo la porta in campagna, la tiene in grembo e le canta la ninna nanna. Il secondo
non le permette di comportarsi male, né di fare capricci.
Certo non può scegliere, perché questi due tipi di padre appartengono a un solo padre. E
allora? Allora, pensa lei, l'unica cosa giusta è quella di cercare di farlo contento, cioè di
essere più buona e di impegnarsi a scuola e nelle faccende di casa, anche se non sempre
ci riesce. Va comunque bene, se almeno ci prova.
M'aggradat
canno mi portas
a campagna,
canno mi ninnias
in cambas tuas
e canno mi lusingas,
ca intenno
cantu mi cheres bene.
Non m'aggradat
canno mi brigas,
canno m'iscudes
ca pentzo
ca non t'aggradat nudda
de su chi fatzo.
Po ti fagher cuntentu
cherio fagher prus a
bonu,
mi tia cherrer
impignare
prus in iscola
e in domo
ma....
no est semper chi che
risulto.
Gloria Casula
Santulussurgiu
Cantadores Noitolos: Gavino Manca, Omar Manca, Mirco Manca, Matteo Dore; che si esibiranno il 26 Novembre 2011
a Montresta in occasione del XXIII concorso di Poesia Sarda
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MENZIONE D’ONORE
SEZIONE C - SOTTOSEZIONE E
MENZIONE D’ONORE
SEZIONE C - SOTTOSEZIONE E
“ERANU”
di Elisa Guspini, Scuola elementare, Classe 5a Santulussurgiu
“ SU GIARDINU ”
di Gaio Deriu, Scuola elementare, Classe 2a Santulussurgiu
Su chelu chena nues,
biaittu,
cun dunu sole
biancu che sa chera
faghet bier sa idda
bia e colorada.
Est arrivadu su ‘eranu,
sa natura s'ischidat.
Sas runnines,
che lampos
si curren in fattu
paren faghinne
una danza.
Sas campagnas
che arca 'e Noè,
cun frores
de ogna zenia,
de ogna colore,
calan che istrampu
finzas a bidda
e da prenan
de cuntentesa.
Su coro meu puru
est cuntentu
ca potzo essire
a zogare.
Est profumadu,
coloradu!
Immazino
Zuanne Corona
chi lezet e iscriet
e chi provat
sas sensaziones
chi provo deo.
Cussos colores:
un'arca 'e Noè.
Cussu nuscu:
cuntentesa e allerghia.
Mi enit gana
de zogare
cun sas fozas
e fagher sas domos
a sas pibiolas,
o a das fagher bolare
che alas de mariposa.
Gaio Deriu
Santulussurgiu
Elisa Guspini
Santulussurgiu
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ISTòRIA DE MONTRESTA
S
os primos riferimentos a un’insediamentu abitativu in custa zona los agatamus
intre sos sèculos XIV e XV, in sos Registros de sas Dègumas. In custos
documentos cumparent sos nùmenes de duos tzentros abitados de sa diòtzesi de
Bosa chi pagaiant sas dègumas, Suttamonte e Megorgor.
Fortzis est pro custu chi suta s’episcopadu de Gavino Manca Cedrelles (1605-1612)
est istada fraigada sa cresia de Santu Chistòvulu.
Su primu nùcleu de sa bidda atuale, chi si naraiat Villa San Cristòforo, est de sa
metade de su Setighentos. In su 1750 Carlo Emanuele III, cherende populare sos
logos desertos de sa Sardigna, pensat fintzas a sa regione de Montresta.
Arribant duncas dae sa Corsica 148 Grecos, divididos in 52 familias, e comintzant a
traballare sa terra e a fraigare sa bidda.
Su re no aiat pensadu, però, chi in sos logos chi issu aiat cuntzessu a sos Grecos sos
abitantes de Bosa fiant abituados dae semper a bi fàghere pasculare su bistiàmene
chena vìnculos perunos.
Sos Bosincos duncas abaidaiant cun difidèntzia a sos colonos, creende chi cuddos
los aerent ispozados de sas propriedades issoro. Sos pastores fiant abituados a si
contare meres assolutos e incontrastados de sa zona, e bidende chi sas terras
destinadas a s’agricoltura creschiant a pagu a pagu e sos pasculos minimaiant,
abaidaiant a sos Grecos cun rancore.
Sos raportos si faghent tesos a manera chi sos pastores organizant una congiura pro
ochire a totu sos Grecos intro de note. Ma unu pastore (Leonardu Pira) s’aponet, e
duncas sa cosa no andat in portu.
Sa comunidade de Montresta dae tando at bividu semper in istadu de gherra. In su
libru de sos mortos de sa parrochia, dae su 1803 comintzant sos atos de morte chi
giughent sa postilla “Mortu de corpu de balla”.
In su 1836 (mancu chent’annos a pustis de s’insediamentu de sos grecos), cando La
Marmora bisitat a Montresta, b’agatat duos Grecos ebia: una fèmina (chi però fortzis
non fiat mancu greca ma cojuada cun unu Grecu) e su sìndigu. Vittorio Angius narat
chi cust’òmine diat èssere figiu de Dimas Passerò, chi fiat unu de sos capos de sa
colònia. In sos documentos de sa parrochia s’ùrtimu Grecu portat su nùmene de
Elias Passerò e est su capostipite de sos Passerò de Montresta, mortu in su 1844 a 98
annos.
De sos àteros Grecos fundadores, caligunu l’aiant mortu “a balla”, caligunu fiat mortu
“de Deus” (comente si naraiat) a motivu de sas epidemìas, e caligunu si nche fiat
torradu a Còrsica.
In custos annos, intantu, fiant arribados a Montresta àteros colonos dae àteras partes
de Sardigna e sa populatzione fiat crèschida, ma sighiat a bìvere in poberesa.
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Montresta
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PREMIO POESIA SARDA ACLI DELLA SARDEGNA
Ammentos
- RICORDO DEL GENERALE “ARMANDO DIAZ” - Salvatore Pinna de Puttumajore 1931
- SA FUNDAZIONE DE MONTRESTA - Pietro Zedda de Montresta
- A TRIESTE ITALIANA (Finalmente ses torrada)
- SA CAMINADA - Simone Delogu de Usini 1986
La poesia “ Ricordo del generale Armando Diaz”, qui pubblicata, fa seguito a “De fronte a su munumentu de
sos Mortos in gherra....Orfanu” contenuta nel libretto relativo alla XXII edizione del premio poesia sarda delle
Acli – Tergu 2010. è stata estrapolata dalla medesima opera intitolata “ Regolta de poesias Puttumaggioresas
a premiu “, Edita nel l’anno 1931 dalla tipografia l’Etruria.
Ricordo del Generale “ARMANDO DIAZ”
Sa memoria tua est' immortale
Mancari sias mortu e post’ in losa,
Ca ses de ammentare, Generale!
Pro s'Opera ch'has fattu prodigiosa.
E manna, chi est memore a su Regnu,
In sa lotta mundana imperiosa.
- PRO MAMA - Sistu Chighine Usini 1987
- FORTETZA E NURAGHE - Tziu Frantziscu
Chi has salvadu cun su tou ingegnu,
Dae s' abissu chi l' hat giutta attere,
A sa perdizione a dare segnu.
Poi ch' has tentu tue su podere,
De terra, mare e forzas in s'aera,
Faghindhe, e imponinde su dovere,
Has post’ in salvu s'Italia intera.
Pro cussu sind'ammentat donzi umanu
E costante ti faghet preghiera!
Ses tue chi a su Regnu Italianu
Has fattu alanzare sa Vittoria
Contra s'Imperu Austro-Germanu...
Como riposas in s' Eterna Gloria!
Salvatore Pinna
de Puttumajore 1931
Ottavio Sanna, Silvio Lai e Gianfranco Satta
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SA FUNDAZIONE DE MONTRESTA
Dae Corsica unidos in comùnu
sos grecos a Montresta sun bennìdos
su mill'e settighentos chimbantunu.
Prò viaggiu ispèsas assistìdos
dae Barozzi e Gaserà sun bistàdos
finas ch'in sa foresta si sun bìdos.
Tra Minerva, Navrinu e Sa Pittada
de piantas e binzas abbellìda
sa idda de Montresta es situàda.
Dae grecos antigos tentu at vida
ca idda no b'aiat in Montresta
issos T’ana fundada e costruìda.
Deghe francos a s'annu fin pagàdos
atter'e tantu pò donzi pessòne
benìan de su pane asseguràdos.
Solu Santu Cristolu in sa foresta
possedìat sa chejia e su villaggiu
e sos bosanos li faghìan festa.
pagas domittas de pellegrinaggiu
solu sos novenantes ospitìana
ca non b'aiad' atteru vantaggiu.
E cando su terrinu an bidu aràdu
in attunz'in jerru e in berànu
sos pastores de Bosa an decretàdu.
Ateras boltas los'an' assaltàdos
parte sun mortos parte sun fuìdos
e tres sol'in Montresta sun restàdos.
Sos grecos de occhire a lepp'in manu
ma unu certu Piras Leonardu
at impedìdu su gest'inumanu.
Custos tres cun famìlias unidos
an leadu possessu e residentzia
cun atteros istranzos accudìdos.
Ca nd'at tentu rimorsu e riguardu
gai sos grecos si sunu salvàdos
da su crudele e terrorosu azàrdu.
Sardos ma de diversa dipendèntzia
custos s'an binza e domo costruìdu
inue ancora tenen'esistèntzia.
Prò si fagher sa domo in unione
dughentos francos s'unu lis an dadu
e i sas terras in proportzione.
E sos chi a Cristolu s'invochìana
tando no lu festìan'in Aprile
naran chi in Austu lu festìana.
Su semene sos boes cun s'aràdu
de ferramenta donzi atretzadùra
a sos chimb'annos dilatzionadu.
In zona calchi miseru cuile
no podìat mancare, naturale
cun barraccos de sida e su crabìle.
Prima e comintzare s'aradura
lis an post'in cuntratt'a s'ann'in puntu
de torrare su semene in natura.
Santos Pedru, Micheli cun Miale
unidos tottu cun Santa Maria
fin da su monte Tepore a Pasciale.
Gai sos grecos sos boes an giuntu
e a segundu su c'an pattuìdu
responsabiles tottu s'an'assùntu.
Bi fid'in d'onzi zon'una eresìa
in sa deserta e buscosa montagna
comente puntos de pregadorìa.
Ma mai annada bona no nd'an bìdu
pò mantenner sos pattos chi teniana
a sos chimb'annos no an'adempìdu.
Chentu famiglias de grecian'intragna
in pagu tempus in Montresta sunu
prò occupare foresta e campagna.
E sos pastores los odiaìana
ca sa cussorza lis an'incurtzàdu
e pius libertàde non ternana.
Pietro Zedda
Montresta
Pubblico presente alla cerimonia di premiazione del XXII concorso a Tergu
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A TRIESTE ITALIANA
(Finalmente ses torrada)
SA CAMINADA
Finalmente ses torrada
de Mamma tua a su sinu:
in affannosu pidinu
troppu tempus est 'istada.
Ah,cuss'ora disizada
no l'hat Issa,cantu e cantu?... Disdiciada
dogni tantu,
ma orgogliosa e fiera,
de ogn'umana manera
t'hat difesa,tantas bias,
da e zegas bramosìas,
da e perfidos dissignas;
e a sos Suòs carignas
finalmente ses torrada!
Finalmente in gradu tou
postu t'h'an Trieste bella
e s’italica istella
ti protegit da e nou:
daghi lughe a totu prou
det ispargher in totue,
la torramus a inue
sun sas tuas sorrigheddas.
Isettente, s'iscureddas,
un'ora che-i cust'ora;
e si bisonzat ancora
caldu samban sardignolu,
ogni sardu, senza dolu,
det ponner su pagu sou.
Finalmente haer pasu
Da e sas Alpes a mare
sos chi sun rutos in dare
a sa gloria unu 'asu.
Oe,a su soldadu rasu
che a s'altu generale,
a su festosu signale
chi sa Patria t'offerit,
sa terra chi los coberit
lis hat a parrer lezzera:
sos' chi da e sa trincera
sun torrados binchidores
godin,ca tantos dolores
non suffrein prò accasu.
A crebu de, ogn'anima mezzana
viva, viva Trieste italiana!
Com'a s’arriva pagu trettu b'ada
ca mind'abbizo chi est già finida
cudd'affannosa mia caminada.
App'agattad'intoppos in s'istrada
e, cun tottu sos annos ch’appo a coddu,
mi sun pesende med'a s'arrivada.
Però prima de fagher concluida
m'es doveros'unu ringraziamentu
prò cantos passos apo postu in vida
Valore no apo de unu soddu:
finzas sas pagas boltas chi so sanu
mi sent'istraccu e bezzu cadroddu.
A mi frimmare da ch'est su momentu
prò premiu 'e. s'iscrurrizada mia.
Ca fit misciad'a troppu suffrimentu
Mi narada un'omine anzianu
ch'aggregadu mi so in cumpagnia
ind'un'er'e repos'unu manzanu
o Deus, s'est possibile, cheria,
si lu merito, no atteras cosas:
Tue sempre mi fettaa'cumpagnia
in sas turbadas nottes Iscurosas.
sighende andare cun issu via
mi so pesadu reu, so partidu
in custa tribulada istrada mia.
Simone Delogu
Usini 1986
Andende male,'ortas mi so'idu
ma in coro nde so meravigliadu
ch'attesu goi nde sia arrividu.
A zertos a dananta so coladu
e no es bantu chi mi chelzo dare
si nd'appo a daisegus cuizadu.
C'a len'a lenu,ma sighend'andare
a passu passu,andende continu
totta sa vida senza mi frimmare.
Già nd'appo fattu meda de caminu
e si andend’ancora rezo reu
lu devo tott'a su Babbu Divinu.
Antoninu Paba de Giave
Tathari 6 de Sant’Aine 1954
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So preparadu, prontu a ch’arrivire
de su caminu chi sa vida m'ada
istabilidu, accant'a finir
A caminare goi no est feu
ma su ch'impressione a mie dada
est s'andare a s'afficcu de Deu.
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PRO MAMA
FORTETZA E NURAGHE
Cantu faghet sa mama prò sos fizos
cando in domo los tenet minores
e in cumpensu poi nd'hat dolores:
dispiagheres mannos e fastizos.
Uè mancat su maternu amore
bi hat tristura e seriedade!
ca sa mama est sa filizidade
de affettu, gioia è bonumore.
Dae Livorno DEIAS m’at imbiadu
de un’antiga fortetza su ritratu
onore mannu a chie l’at fatu
si bi est deaberu apentadu.
Pro sos fizos si truppiat su coro
cun affettu sinseru los immannat,
e si los bidet serios s'affannat
ca s'istima materna est tesoro.
S'istima maestosa digna e rara
la podet dare una mama ebbia,
ca fit e hat a.esser garanzia
de sa vida sa prenda pius cara.
Paret cun sa fortetza fraigadu
a issa est pretzis’e cumpatu
e de siguru at dadu cumbatu
l’aere a su forte incrastadu.
Non bi hat fitzu chi non s'est dormidu
cantadu da sa mam'a boghe manna,
sos versos de sa bella ninna,nanna
innu suav'e su Nadale nidu.
Sistu Chighine
Azis sos livornesos sardizadu
cun cussa imprentada seculare
s’incròciu, fortetza cun nuraghe.
Usini 1987
Creo chi l’apan issos apretzadu
custu abbis si potat averare,
sinnu de fratellanza e de paghe.
Mama mia nd'hat pius de ottanta
de annos e nde meritat sas lodes,
ogni die cun fizos e nebodes
l'adoramus comente una Santa.
Tziu Frantziscu
De fitzos nd'hat tentu,una dmozina,
unu l'est nortu a vinti ghinba'annos,
undighi viventese,semus mannos
e babbu ch'este in sa norantina!
Dagh'in domo nos bidet si cuntentat
issa gentile cosa on'aprontat,
est un amore cando nos racontat
de pizzinnia su chi si amiaentat.
Cando de bonu sos cossizos narat:
si favore li pedis non ti negat,
e prò sos fizos isperat e pregat
e sughi podet a issos preparat!
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CANTADORES A CHITERRA DE DERIS, DE OE E DE SEMPRE
L'Associazione culturale e folkloristica “Cantadores a chiterra de deris, de oe e de sempre”
si propone di valorizzare e diffondere il grande patrimonio del canto tradizionale sardo, in
particolare del canto a chitarra. A questo scopo, l'Associazione mette a disposizione dei
Comitati locali e dei Circoli sardi (in Italia e all'estero) i suoi artisti, quelli giovani e quelli di
grande esperienza. Si ricorda qui per inciso la partecipazione di questi cantadores al
Convegno realizzato per ricordare lo studioso piementose Giuseppe Ferraro, in provincia di
Alessandria, e infine alla prestigiosa Biennale di Venezia, edizione 2008. Inoltre, si deve anche
a questa Associazione il progetto del Parco e Museo del canto sardo a chitarra, già fruibile
nel sito www.cantosardoachitarra.it, ideato e realizzato insieme a FAP ACLI Sardegna.
Per la partecipazione di questi artisti a manifestazioni o semplici serate - in Sardegna, nella
penisola e all'estero-, l'Associazione chiede unicamente il rimborso delle spese di viaggio, il
vitto e l'alloggio.
Chi fosse interessato a questa proposta può rivolgersi direttamente al Presidente
dell'Associazione Giuseppe Masia 079/269302, 340/2279363
Cantadores e Sonadores che hanno allietato la serata del XXII concorso di Poesia Sarda a Tergu
ELENCO DEI SOCI DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE E FOLKLORISTICA
“CANTADORES A CHITERRA DE DERIS, DE OE E DE SEMPRE”
CANTADORES DE DERIS, DE OE E DE SEMPRE
- Carta Vincenzo
Olbia
- Casu Giovannino
Porto Torres
- Cau Antonino
Olbia
- Cubeddu Antonio
Seneghe
- Falchi Agostino
Porto Torres
- Flore Giovanni
Scano Montiferro
- Mannu Mario
Cannigione
- Mongili Giovanni
Tula
- Marongiu Pietrino
Osilo
- Muntoni Giovanni Maria
Tempio Pausania
- Pintus Giuseppe
Bonorva
- Pirrigheddu Maria Teresa Tempio Pausania
- Zou Virgilio
Narbolia
CANTADORES DE OE
Silvio Lai, Gianfranco Satta, Franceschino Dettori, Ottavio Sanna
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- Casula Andrea
- Cossu Luigino
- Manchia Francesco
- Masia Giuseppe
- Massaiu Giuseppe
- Mocci Maurizio
- Murrighili Massimiliano
- Medde Raffaele
- Sias Marco
- Tamponi Giuseppe
- Zucca Alberto
Pozzomaggiore
Sassari
Chiaramonti
Sassari
Oliena
Riola Sardo
Telti
Cuglieri
Padria
Tempio Pausania
Neoneli
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CHITARRISTA DE DERIS, DE OE E DE SEMPRE
- Marongiu Antonio
Osilo
- Speranza Vito
Cuglieri
- Careddu Mario
- Mancini Pierpaolo
- Saba Nicola
CHITARRISTAS DE OE
Cabras
Sassari
Cossoine
FISARMONICISTAS DE DERIS, DE OE E DE SEMPRE
- Satta Angelo Paolo
Alghero
- Franco Fannì
Seneghe
- Franceschino Dettori
- Antonio Strinna
PRESENTATORI
Pozzomaggiore
Osilo
- Asara Maria Francesca
- Corosu Giovanni Andrea
Porto Torres
Olbia
SOCI
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Le fotografie del XXII Concorso di Poesia Sarda CREI-ACLI sono di: Luciano Turini e Battista Enna
Impaginazione e Stampa:
In2Grafica - Gianni Biddau & Luca Seno
Tel. 079 2006030 - SASSARI
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