2 Lettera del Presidente delle Acli della Sardegna, Ottavio Sanna Carissimi amici, questa è la XXIII^ edizione del Premio di poesia delle Acli, ventitrè anni di intensa attività che significano, prima di tutto, passione e amore per la poesia sarda, preceduto da altri due o tre anni di preparazione maturati con l'esperienza, sul campo. Ma significano anche profondi sentimenti per la cultura, la tradizione e il canto sardo. Insomma, hanno il valore di una continua e accurata attività mirata a valorizzare e promuovere uno dei patrimoni più antichi e più importanti della nostra terra. Per questo mi sento sicuramente di dire che l'impegno del responsabile di questa manifestazione, Franceschino Dettori, equivale a un'opera altamente meritoria, indispensabile -non soltanto preziosa-, per la Sardegna e per le Acli. Indispensabile, soprattutto, perché Franceschino Dettori ha scelto di realizzare questo evento letterario facendolo camminare in mezzo alla gente, e nel territorio, rendendolo così unico in Sardegna e forse anche in Italia. La cerimonia di premiazione, infatti, si svolge ogni anno in una località differente. Da Sassari a Decimomannu, da Milis a Siniscola, da Meana Sardo a Tula, da Buddusò da Biella, da Pozzomaggiore a Tergu, da Siurgus Dinigala a Porto Torres. E quest'anno a Montresta. Con il risultato che ovunque questa manifestazione ha portato un contributo di cultura, non solo di poesia, insieme a una concreta occasione di incontro, dialogo e riflessione. Coinvolgendo, oltre ai poeti, anche le Amministrazioni locali, le scuole e la popolazione. Ritengo particolarmente opportuna, non solo sensata, l'idea di celebrare -anche all'interno di questa manifestazione- il 150° dell'Unità d'Italia. A questo scopo è stato proposto quest'anno, nella Sezione riservata agli anziani e in quella di ragazzi e bambini, proprio il tema dell'Unità d'Italia. Il che costituisce un segno di partecipazione alle celebrazioni che si stanno svolgendo nel 2011, anche su sollecitazione del Presidente Giorgio Napolitano, in tutta Italia, a vari livelli. Mi fa poi piacere che nell'abituale e corposo libretto, previsto anche quest'anno, sia stato riservato uno spazio specifico per ricordare la figura e l'opera di Cicito Canu, già presidente provinciale delle Acli, e grande sostenitore di questo Premio di poesia sarda. Decisamente saggia, non soltanto opportuna, mi sembra poi la scelta di dedicare una Sezione del Premio alla sua memoria. Questo vuole significare che le Acli e la Segretaria del Premio intendono ricordare nel tempo la figura e l'opera di Cicito Canu. In conclusione, sono particolarmente felice di poter accompagnare, ancora una volta, questa importante manifestazione. Orgoglioso di constatare come e quanto siano condivisi i suoi valori e le sue aspettative poetiche e insieme culturali. Non mi rimane che ringraziare quanti hanno lavorato attivamente per la riuscita di questa XXIII^ edizione, facendo così in modo che venga apprezzata sempre e ovunque. Sentiti ringraziamenti, dunque, al responsabile del Concorso Franceschino Dettori, alla Giuria e ai vari altri collaboratori che in silenzio e discretamente hanno dato il loro provvidenziale contributo. Complimenti e auguri per la prossima edizione. Cagliari, novembre 2011 Ottavio Sanna Il Presidente A.C.L.I. della Sardegna, Ottavio Sanna 3 4 RINGRAZIAMENTI Il Presidente Regionale delle A.C.L.I. Ottavio Sanna, il Sindaco di Montresta Antonio Zedda e Franceschino Dettori, responsabile del Concorso C.R.E.I. A.C.L.I. RINGRAZIANO: La Fondazione Banco di Sardegna La Nuova Sardegna L’Unione Sarda Il Messaggero Sardo Radio e Televisioni Paolo Camboni Sassari Battista Enna - Alghero Alessandro Coroforo – Sassari Mario Fiori Consigliere Provinciale Acli Agriturismo Monte Entosu La Cantina Del Vermentino di Monti La Cantina Delle Vigne di Piero Mancini Proloco di Montresta Mirto di Sindia di Antonello Ghisu Panificio Bistoccu di Montresta di Salvatore Fancellu Pastificio di Tanda e Spada, iesi Panetteria Sanna di Pozzomaggiore Sas Pipioriolagios de sa pasta tipica montrestina “Pipiriolos de Montresta” Sas cosidoras montrestinas de isciareu Sa buttega de sas maraviglias de Antoni Scarpa Tonino Sanna - Pozzomaggiore Tenore di Neoneli, gruppo Alberto Zucca COMITATO D’ONORE Andrea Oliviero, Presidente Nazionale ACLI Michele Rizzi, Presidente Nazionale Patronato ACLI Ottavio Sanna, Presidente A.C.L.I. della Sardegna Ugo Capellacci, Presidente della regione Sardegna Antonio Zedda, Sindaco di Montresta Gianfranco Satta, Sindaco di Tergu Sergio Milia, Assessore Regionale alla Cultura e Pubblica istruzione Antonello Liori, Assessore Regionale Lavoro, Emigrazine Immigrazione Antonello Arru, Presidente Fondazione Banco di Sardegna Silvio Lai, Consigliere Nazionale ACLI Antonio Strinna, Poeta e Scrittore Cosimo Cadoni, Vice Sindaco di Montresta Cristoforo Fancellu, Ass. di Montresta CANTADORES CHITERRA NOITOLOS: Gavino Manca di Nulvi Omar Manca di Nulvi Matteo Dore di Osilo Mirco Manca di Nulvi Pasqualino Sardu, Ass. di Montresta Mauro Mastino, Ass. di Montresta CANTADORES A CHITERRA DE DERIS, DE OE E DE SEMPRE: Mario Mannu di Cossoine Peppe Pintus di Bonorva Mimmia Muntoni di Tula Maurizio Moccci di Riola Sardo Giuseppe Masia di Sassari Tonino Mulas, Presidente FAES Luciano Turini, Segretario Regionale F.A.P.- A.C.L.I. Massimo Sechi, Segretario Provinciale F.A.P.- A.C.L.I Fabio Meloni, Presidente provinciale ACLI Cagliari CHITARRISTI: Antonio Marongiu Mario Careddu Nicola Saba di Osilo di Cabras di Cossoine Enrico Orru’, Presidente Provinciale ACLI Oristano FISARMONICISTA: Paolo Satta di Alghero Marco Zoppi, Dirigente ACLI Nuoro Gianfranco Pilo, Presidente Provinciale ACLI Sassari 5 6 REGOLAMENTO DEL CONCORSO Il Comitato per l’Emigrazione e Immigrazione A.C.L.l. Sardegna, settore FoIk e Cultura sarda, in collaborazione con le Presidenze Provinciali di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari, bandisce il XXIII Concorso di Poesia Sarda inedita (già Concorso Presidenza Provinciale A. C. L. I. Sassari). REGOLAMENTO DEL CONCORSO IL CONCORSO SI ARTICOLA IN QUATTRO SEZIONI (A – B – C – D) Possono partecipare tutti i poeti sardi, anche non residenti in Sardegna. Le poesie, espresse nelle varianti della lingua sarda, incluse le parlate alloglotte di cui si richiede la traduzione in una delle principali varianti della lingua sarda, non devono superare i 50 versi. Sono esclusi dalla partecipazione i poeti che hanno vinto il Primo premio nell'edizione precedente, limitatamente alla Sezione nella quale hanno conseguito tale Premio. Possono invece partecipare in una Sezione diversa. SEZIONE A: POESIA IN RIMA INEDITA Si concorre con una o due poesie in rima e metriche, a tema libero. SEZIONE B: POESIA SENZA RIMA INEDITA "In memoria di Ignazio Marras, dirigente A.C.L.I." Si concorre con una o due poesie senza rima, a tema libero. SEZIONE C (La sezione è suddivisa in due sottosezioni) E): Riservata agli alunni frequentanti la Scuola Elementare nell’anno scolastico 2010/2011; M): Riservata agli alunni frequentanti la Scuola Media inferiore nell’anno scolastico 2010/2011. Sia gli alunni della scuola elementare che quelli della scuola media possono partecipare al concorso con una o due poesie, uno o due temi, racconti o novelle che non superino le due cartelle dattiloscritte a spazio due. In occasione del 150° dell'Unità d'Italia, si suggerisce di trattare anche il tema proposto nella Sezione D: “150 ANNI DI UNITA' D'ITALIA”. Si raccomanda vivamente ai concorrenti e agli insegnanti che curano il settore cultura sarda di attenersi alle norme di carattere generale previste dal Bando e di allegare in busta chiusa il certificato di frequenza, le generalità e il recapito completo e corretto dei concorrenti. SEZIONE D: In memoria di Francesco Becchere nato a Bultei e morto Sào Caetaneo Do (Sào Paolo) in Brasile. POESIA A TEMA: “150 ANNI DI UNITA’ D’ITALIA”. Sezione voluta dalla FAP ACLI della Sardegna -Federazione anziani pensionati. E' ammessa la partecipazione a tutte le sezioni, con il limite di 2 (due) opere per ciascuna sezione. Verrà premiata una sola opera dello stesso poeta. 8 Le opere chiaramente dattiloscritte, vanno spedite in 8 (otto) copie o fotocopie, per raccomandata, entro il 30 Giugno 2011 al seguente indirizzo: COMITATO REGIONALE EMIGRAZIONE e IMMIGRAZIONE – A.C.L.I. - Via Roma, 130 - 07100 SASSARI Per la data di spedizione farà fede il timbro postale. Le opere trasmesse devono essere inedite e mai premiate in altri concorsi. Tale clausola deve sussistere fino al momento della premiazione del concorso di cui al presente bando. Le opere concorrenti devono essere completamente anonime o contrassegnate con un motto o uno pseudonimo. Tale motto, le generalità, l’indirizzo e eventuale numero telefonico, vanno scritti in foglio a parte, chiuso in busta non trasparente, da allegare alle poesie inviate. Il Comitato per l’Emigrazione e Immigrazione e la Presidenze Provinciali delle ACLI si riservano tutti i diritti di trasmissione e pubblicazione delle opere premiate. La premiazione avverrà in una delle quattro province sarde o presso sedi di emigrati sardi nella penisola o all’estero, che ne abbiano fatto richiesta. Si è candidata ad ospitare la premiazione del Concorso di cui al presente Bando l’Amministrazione Comunale di MONTRESTA - OR Gli autori premiati, menzionati o segnalati saranno avvisati per tempo a domicilio. Tutti i concorrenti sono invitati alla premiazione la cui data sarà comunicata tempestivamente dalla segreteria del Concorso tramite stampa o altro mezzo. XXIII CONCORSO DI POESIA SARDA CREI ACLI – VERBALE N. 1 Sassari, 9 Luglio 2011 In data odierna il Segretario del Concorso di Poesia Sarda CREI ACLI Bruno Satta, coadiuvato dal Responsabile del Concorso Franceschino Dettori, ha provveduto all’apertura delle buste inviate dai poeti partecipanti e alla ripartizione delle opere nelle varie sezioni: ab-d-c previste dal Bando. Durante la suddetta operazione era presente Giampaolo Sardu, componente della Giuria. Risultano pervenute nei termini e in regola n. 124 opere inviate. Nel corso delle operazioni sono state escluse n. 17 opere in quanto non in regola con le norme del Bando di Concorso. Gli adempimenti si sono svolti regolarmente e nel rispetto di quanto previsto dal Bando di Concorso. La riunione di valutazione delle opere viene fissata per il giorno 6 Agosto 2011, alle ore 16.00, presso i locali della Sede Provinciale Acli di Sassari in via Roma N.130. I singoli componenti della giuria saranno convocati formalmente al loro domicilio. Il Segretario del Concorso Bruno Satta Il Responsabile del Concorso Franceschino Dettori Premi e riconoscimenti dovranno essere ritirati dall’Autore o persona autorizzata per iscritto dallo stesso. La Segreteria declina ogni responsabilità per la mancata consegna di premi e riconoscimenti. Il giudizio della Giuria è insindacabile. Compongono la Giuria: Nino Fois Giovanni Fiori Salvatore Luiu Giampaolo Sardu Salvatore Tola Bruno Satta Presidente Commissario Commissario Commissario Commissario Segretario Il Comitato per l’Emigrazione e Immigrazione ACLI Sardegna si riserva il diritto di pubblicare opere di altri poeti partecipanti o no al Concorso. Il Presidente delle ACLI della Sardegna Ottavio Sanna Il Responsabile del Concorso Franceschino Dettori Da sinistra: Franceschino Dettori, Bruno Satta, Paolo Camboni, Gianfranco Satta, Giovanni Fiori, Salvatore Luiu, Giampaolo Sardu, Salvatore Tola. 9 10 XXIII CONCORSO DI POESIA SARDA CREI ACLI – VERBALE N. 2 LE GRADUATORIE Sassari, 6 Agosto 2011 In data odierna ha avuto luogo, presso i locali della sede Provinciale ACLI di Sassari in via Roma 130, la riunione della Commissione esaminatrice per il XXIII Concorso di poesia sarda promosso dal CREI ACLI della Sardegna con la partecipazione dei sigg: Nino Fois Giovanni Fiori Salvatore Luiu Gianpaolo Sardu Salvatore Tola Bruno Satta Presidente Commissario Commissario Commissario Commissario Segretario SEZIONE “A” - POESIA IN RIMA In memoria di Cicito Canu 1° Premio “In cali celu ses” di Teresa Piredda Paoloni (Escolca) 2° Premio “Su dolu ‘e sa gruxi” di Dante Erriu (Silius) MENZIONI D’ONORE “Amori di Patria” di Domenico Mela (Castelsardo) Ha presenziato alla riunione i Signor Franceschino Dettori, responsabile del Concorso. I componenti della commissione si sono presentati alla riunione dopo aver attentamente esaminato le opere ricevute dalla Segreteria del Concorso. A seguito di approfondita discussione sui contenuti, sulle forme e sul valore delle opere presentate, si è proceduto alla valutazione di merito delle opere nelle singole sezioni del Concorso e, infine, a redigere le relative graduatorie. Si è preso atto, con gradimento, della rilevante partecipazione di Autori alle varie sezioni con la presentazione di opere che denotano un notevole impegno nella stesura delle stesse ed un appropriato impiego della lingua sarda e delle tematiche proposte. E’ opportuno rilevare che nella pubblicazione delle opere si é ritenuto conservare la grafia utilizzata da ciascun autore anche quando non sono state osservate le regole comunemente accettate e proposte della Commissione Regionale per l’unificazione della grafia della lingua sarda. A conclusione del dibattito e della valutazione delle opere vincitrici sono state redatte le graduatorie di merito. Il Presidente della Giuria Nino Fois Il Segretario del Concorso Bruno Satta 11 SEGNALAZIONI “Custu bene mannu” di Giangavino Vasco (Bortigali) “Ardias de fantasia” di Luigi Piu (Magomadas) “Bisos de chelu e de terra” di Gonario Carta Brocca (Dorgali) “Stasgioni d’amori” di Mario A. Careddu (Sassari) SEZIONE “B” - POESIA SENZA RIMA In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna 1° Premio “Sa luna mia” di Maria Sale di (Chiaramonti) 2° Premio “Barandiglia di Ruseddu” di Pier Giuseppe Branca (Sassari) 3° Premio “Lu Candareri di li pizzinni” di Antonello Bazzu (Sassari) 4° Premio “Ea muta” di Anna Maria Careddu (Sassari) SEGALAZIONI “Ulthimi di la terra” di Mario Lucio Marras (Sassari) “S’arremoriu de sa vida” di Rosanna Podda (Sorgono) “Dulci notti” di Maddalena Spano Santor (Sassari) “Mengianu Grisu” di Marinella Sestu (Iglesias) 12 SEZIONE “D” PREMIO FAP ACLI DELLA SARDEGNA (Federazione anziani e pensionati) Poesia a tema: L’unità d’Italia In memoria di Francesco Becchere nato a Bultei e morto Sào Caetaneo Do (Sào Paolo) in Brasile MENZIONE D’ONORE “Candu una trumba” di Raffaele Piras (Quartucciu) “S’Italia unida” di Mauritziu Faedda (Ittiri) SEZIONE “C” - Sottosezione M 1° Premio “Si fia istada” di Serra Ylenia, Scuola Media (Bonnanaro) 2° Premio “ti dao...unu fiore” di Rita Andrea Serra, Scuola Media (Bonnanaro) 3° Permio “Cando” di Laura Serras, Scuola Media (Bonnanaro) MENZIONI D’ONORE “Tue” Maria Domenica Masia, Scuola Media (Bonnanaro) “Sa televisione” di Chiara Serra, Giuseppino Pirisi, Scuola Media (Bonnanaro) “Su peccadu” di Chiara Serra, Agostina Fancellu, Giuseppino Pirisi, Scuola Media (Bonnanaro) Luciano Turini, segretario regionale FAP, premia il poeta Luciano Cuccuru. Franceschino Dettori SEZIONE “C” SOTTOSEZIONE E 1° Premio “Carrasegare” di Alice Deriu, Scuola Elementare di Santulussurgiu 2° Premio “Sas mascheras” di Alessia Casula, Scuola Elementare di Santulussurgiu 3° Permio “Babbu” di Gloria Casula, Scuola Elementare di Santulussurgiu MENZIONI D’ONORE “Eranu” di Elisa Guspini, Scuola Elementare di Santulussurgiu “Su giardinu” di Gaio Deriu, Scuola Elementare di Santulussurgiu Premio fuori concorso della presidenza provinciale Acli di Sassari alla poesia LAMENTU DE S’ISVIADU. In memoria di CICITO CANU. Emerito Presidente e valente collaboratore del concorso. Di Salvatore Irranca (Alghero) Giuseppe Pintus, Mauritziu Faedda, Franceschino Dettori, Paolo Camboni 13 14 1° PREMIO 1° PREMIO SEZIONE A - POESIA IN RIMA (In memoria di Cicito Canu) SEZIONE A - POESIA IN RIMA (In memoria di Cicito Canu) “IN CALI CELU SEUS” di Teresa Piredda Paoloni, Escolca “IN CALI CELU SEUS” di Teresa Piredda Paoloni, Escolca In quale cielo sei? Non qui, in mezzo a noi. E siamo proprio noi ad allontanarci da te, a fare in modo che tu sia altrove. Come se non avessimo più bisogno di te. “... e duncas, cumpadessi cust'abétiu/ torra! Po cussus chi non tanti cretiu”. E' l'invocazione con la quale l'autrice di questi versi cerca di trovare una risposta alla triste ipotesi iniziale: “Amori, nanta ca ti ses fuiu/ e in d'unu celu nou ses cuau...” La fede è ancora presente in mezzo agli uomini, con la sua efficacia, o invece tutto si ferma al momento della morte, negando ogni speranza e ogni salvezza? L'attesa che il bene riesca finalmente a prevalere sul male è ancora lunga, e noi non siamo capaci di portarla a compimento, a trasformarla in salvezza delle nostre vite e delle nostre anime. Perciò, conclude la poetessa, torna! E in questa parola riesce a riassumere una grandissima forza -umana, poetica e cristiana-, che poi conferisce a questi versi una dimensione particolarmente densa di vita, speranza e spiritualità. Amori, nanta ca ti ses fuiu e in d-unu celu nou ses cuau ca ses sunfrendi custu dd'apu biu nontesta puru dd'apu tzerriàu su tempus tùu s'es fatu pedidori fortzis poita ddi naras "Amori". Si in cussu celu nou acantu sesi de angiulleddu nd'at cancunu in prusu betìndi ca non passat vespru in mesu chi un innotzenti bolit fac'a susu. Su mundu at èssi bellu ma ddi timu poita a is ‘oras tresi" parit frimu Po medas ses su stùgiu ancà stimai sa vida guadangiàda cun su spreni ses sèmini ch'indullit a ispartai s'arràmu antigu ancà crescit su beni ma custu prus a menti non teneus ca donnia cosa parit chi andit peus ma chentz'e duda sòdigu a ti crei arteria e vena de luxi presenti ca de su coru umanu ses s'arrei sa manu chi arrespetat s'innotzenti e dùncas, cumpadèssi cust' abètiu torra! Po cussus chi non t’anti crétiu. e totus mi pispisanta de tui naran' chi siast fradi de sa luna e fastigiau t'apat una nui ca no nci bis comenti 'e sa fortuna e ca ses nàsciu in mesi de Freaxu de una prafalla tèssia in su tralaxu Teresa Piredda Escolca ma fillu ses de mama poboresa t'est babbu su trumentu de 'olii iscìri si làngiu ses de tratus 'e bellesa ses fatu pò donai non pò pedìri e dona-dona ses a peis scrutzus però' non trobis alas e ni brutzus. Massimo Sechi, segretario FAP Provincia di Sassari, premia un alunno della scuola elementare di Santulussurgiu 15 16 2° PREMIO 2° PREMIO SEZIONE A - POESIA IN RIMA (In memoria di Cicito Canu) SEZIONE A - POESIA IN RIMA (In memoria di Cicito Canu) “SU DOLU 'E SA GRUXI” di Dante Erriu, Silius “SU DOLU 'E SA GRUXI” di Dante Erriu, Silius E' così il lenzuolo di Maria, impregnato della compassione della croce. E' così e si riflette ovunque, con grande tristezza, spiega il poeta, vedendo e ascoltando ciò che succede al mondo. Anche la luna ha intorno a sé una cornice di tristezza e la sua luce non porta allegria. “Su coru ddu portat in dolu/ imprenu de grandu amargura”. La sofferenza del poeta sembra diffondersi senza limiti, sola e disperata, perché proprio così la vede in mezzo agli uomini, quale risultato del loro comportamento. Ma non è meno presente la presenza di una madre, Maria, e quella di una croce. Dalla quale possiamo sempre attendere una luce vera, duratura e capace di guarire le malattie più profonde. Del resto, anche in questi versi si può intravedere -sia pure sottinteso-, il desiderio di una luce che dia gioia e non più tristezza, né dolore. Cuntenta si ponit in giogu sa luna ca est beni fata, mi mandai sa luxi de prata ch'in coru nd'allogu un'arrogu. Mischina! est posta in tristura! Su tempus no donat consolu! Su coru ddu portat in dolu imprenu de grandu amargura. Notesta ca portat sa corti dda sigu cun s'ogu in s'incanto in modu chi serrit su prantu de chini oi est pagu sa sorti. Est trista pò fìnas sa luxi, no mandat su sinnu 'e alligna; est grai, su lentzoru 'e Maria, cun totu su dolu 'e sa Gruxi. Dante Erriu Silius Sa chèscia, dd'aferru in su coru, de totu su mundu primau, de chini est mali assortau, de chini no tenit decoru. Sa mama si càstiat a celu pò biri sa luxi 'e sa luna ca pérdiu at sa mellus furtuna e, tristu, ddu bestit su velu. E s'enna ca est scaringiàda nci lassat brintai su lugori in modu chi dongat amori a marna chi est sempri primàda. Gavinuccio Pinna premia un’alunna delle scuole medie 17 18 MENZIONE D’ONORE SEGNALAZIONI SEZIONE A - POESIA IN RIMA (In memoria di Cicito Canu) SEZIONE A - POESIA IN RIMA (In memoria di Cicito Canu) “AMORI DI PATRIA” di Domenico Mela, Castelsardo “CUSTU BENE MANNU” di Giangavino Vasco, Bortigali E' staddu, babbu meu, richiamaddu pa la gherra di lu quindigi-diciottu, paltuddu, n'era tandu, un beddhu fìotu parecchji la so vidda hani lagaddu. Ma chissi hani l'Italia libaraddu prighendi a Deu e fendi calchi votu, i lu Piave e i lu monti Sabotinu lu sangu inghì, scurrìa che traìnu, Candu la molt'a babbu,era chiammendi m'ha dittu d'appuglilli la so maglia cusgjidda v'era in pettu una midaglia l'haìa miritadda cumbattendi. Poi m'ha dittu a ca l'era pultendi " a tutti li caduddi i la battaglia" par'eddhu no è stadda molti fèa pinsendi a li cumpagni di trincèa Di tuttu,chissu vecchjiu, s'ammintava che un eroi fendimi li conti, a volti, i li trincei di lu fronti viginu la granata scuppiava. Dugnunu pa la Patria luttava cu li fusili in manu sempri pronti, stiniendi la fammi e cungiladdi galletti e risu e cun botti sfundaddi. Avà chilta pulitiga Italiana di l'accaduddu, nuddha li risulta, si la voni spalti che una tulta cu la mentaliddài pogu sana. V’ è ca vò tuttaganta la Padana pa noi la spaltimenta no è giulta, ma.. ca v'ha bon sensu, auddu ha la manera l’Italia felteggià e la bandera N'haìa, di chissi loghi,rimpianti chi s'ha lagaddu parecchi fidali propriu d'inverru,in notti di Nadali a fìanc'a eddhu.n'era moltu tanti. Li fìriddi a uruli strazianti chiammavani li soi a cabizzali, calcunu a tunchjiu intunava i l'aria soggu murendi pa salva l'Italia. Domenico Mela Castelsardo Cando t 'apo connotu, sos isteddos s 'ermosura 'e su chelu m 'an mustradu; de su coro apo intesu sos faeddos chi carpidu m'an s 'ànima e-i sa mente; e mai aia créttidu o pensadu de èsser pò s'amore sufferente. Perdonami si pagu ti carigno, cando mi mustro a tie indifferente e de miradas durches non ti digno. Ma custu bene mannu chi ti cherzo po te est sempre biu in custa mente, e cun su coro 'e tando ti l'offerzo. Colore rosa, a frores, fìt s'estire chi bestias, pitzinna, in cussos die chi s'amore m 'as fattu fiorire intr ' 'e su coro ancora indromigadu; e che sole in s 'ilgerru, astrau e nie cun su calore tou as iscazadu. Giangavino Vasco Bortigali E m'as tintu sas dies cun colores chi cun sos ojos mios non bidia; e nottes m'as atzesu cun lugores inube innanti mere fìt s 'iscuru. In mesu 'e tanta zente, non creia chi podias esìster tue puru. E medas annos como sun colados cun tegus sempre a costas, onzi die. Ligadu amos a pare duos fados chi sighin ambosduos su caminu ube su coro tou as dadu a mie e su meu t'as postu intr ' 'e su sinu. Eddhu diggìa tandu... Italia mea sulpirendi da fondu di lu cori noi inghì v'emmu missu sangu e amori pa unì la Patria tuttagant’intrea. Ava voni spaltilla e so a brèa e la bandera ha pessu lu valori, si chissa propolta entra in poltu sarà un'ilfreggiu mannu a cal'è moltu. 19 20 SEGNALAZIONI SEGNALAZIONI SEZIONE A - POESIA IN RIMA (In memoria di Cicito Canu) SEZIONE A - POESIA IN RIMA (In memoria di Cicito Canu) “ARDIAS DE FANTASIA” di Luigi Piu, Magomadas “STASGIONI D'AMORI” di Mario A. Careddu, Sassari Cando allegraimis sas carrelas Cun cadditos de ferula e de canna, Ogni die pariat festa manna Cun fiores campiles prò bàndelas.- Custos ammentos de sende minore In sas orijas mias sunt ancora, Sa 'oghe 'e sa dechìda tessidora Intonende cantones de amore.- E sende nois currinde e brinchende B'aiat carchi 'etza pili-cana, Imbolighende lòrimos de lana E unu 'etzu chìndalu girende.- Como non s'idet ballende su fusu Nen sa cannùgia ràida 'e lana, Ne in carrela si setzit bagiana A ricamare, no usant piusu.- In tantu chi currimis che cràbolos, Sas bagianeddas cun modu dèghile: Si setziant in s'oru 'e su giannile Ricamende tìazas e lèntolos.- Su 'ider medas cosas cambiadas De fartza biadia sunt tintinnos....... Non b'at pius cadditos nen pitzinnos In domos mudas e jannas serradas.- Currinde a pe iscurzu in s'impedradu Istrochinde su caddu 'e tia Mena.... A domo'torraia prò sa chena Cun su pòddighe mannu iscucuradu.- Currinde s'ardia 'e sa fantasia In bidda mia bi fimis a trumas, Che puzones apena postu pumas Ponimis sa carrela in allegria.- A sa fine de totu sas matanas Che 'ogni cosa chi finit in glòria, Iscurtaimis carchi parestoria E contados de pòsidos e Janas.- Luigi Piu Magomadas 21 Un buvoni bulendi l'alta sera Mi' isitta pa' fammi un faori, Primmurosu e di bona manera Z'allunghesi da me lu malumori, Mi disi ch'è intrendi primmaera.. Spagliendi li biddhesi di l'amori. Fiori di tutti li sceri e vintini Ti n'aggiu a rigalà middhi duzini! In chiddhu camasinu v'è un rangiolu Ch'ha stirrutu una tela riffinuta Di 'arru si ni stazi frittu e solu Aspittendi la musca: benvinuta! Pur'a me, cara mea, dai cunsolu.. E l'amori è la cosa più graduta! E candu tu m'abbrazzi mi ti donu.. E mi t'affiangiu e cantu e sonu. E candu chiddh'abbitta minoreddha Ni tira la dulzura da li fiori Ch'è arriendi lu stiu si faeddha, Bàrriu di luzi e di calori. Lu soli è carighendi la frueddha.. E tandu più licchittu è l'amori. Cun dun abbrazzu folti m'appizzigu E t'allisgiu e no intengu e ne vigu! Mario A. Careddu Sassari La frummigula no lassa di carrà.. L'attungiu è arriendi pedi-pedi. Tutti li foddhi lu 'entu n'ha a lampà.. Ma l'amori è be' attaccatu e no zedi. E' folti lu disizzu e no si credi,, Canti basgi e carigni t'aggiu a da'. Tandu m'accostu e sentu li cunfolti E n'appruvettu di la bona solti. 22 1° PREMIO 1° PREMIO SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna) SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna) “SA LUNA MIA” di Maria Sale, Chiaramonti “SA LUNA MIA” di Maria Sale, Chiaramonti At leadu sa torrada/ e tremet istremende/ a s'ala de sole inciupida,/ sa luna mia incanida”. Con questa suggestiva metafora la poetessa segue e racconta, passo dopo passo, il viaggio percorso dalla sua luna: dalla sua esistenza terrena. Lo sguardo è distaccato quanto basta per cogliere momenti e sfumature come fossero scolpiti nel cuore, non solo nella memoria, ma è anche denso di partecipazione, il suo sguardo. E' un viaggio a ritroso, quello della poetessa, capace di cogliere il passato -tutto quanto in esso è contenuto-, con la discrezione di un respiro, di una speranza che fruga nella memoria per guardare ancora al futuro. E' viaggio, racconto ed è anche dialogo, con la sua preziosa luna. E proprio l'ultima parola intessuta profondamente nella sua poesia-, la pronuncia la sua compagna luna. “Deris sero m'at contadu/ de sos frueddos annoados...” dice la luna. “Su chi deo appo piantadu/ contivizat issa inie”, conclude la poetessa, sottolineando come la luna sia ancora la sua migliore consigliera. E' il segno che ogni gesto continua a vivere, così nel tempo, così nella memoria, soprattutto quando è la poesia a farsi carico del suo essere vita, ieri come oggi. E questo la poetessa, Maria Sale, lo ha saputo rendere con sapiente efficacia. A passos prios iscradiat in drettos fitianos, sa luna mia issogadora de nottes cun giobos de lughe. At leadu sa torrada e tremet istremenende a s'ala de sole inciupida, sa luna mia incanida. Deri sero, m'at contadu, de sos frueddos annoàdos, su chi deo appo piantadu contivizat issa inie. Meledat e porrit a mie, sa luna mia cossizera, de su tempus fattu altare. Maria Sale Chiaramonti Tzoccat gianna a disora, s'accerat fuiditta e si cuat, no pasat inziende affaìnu, sa luna sempre in bighinu. E bizat sa pidiga iscutta, candela, in mesu sa nue, isganzittende s'intrada, sa luna cun manu accabada. L'appo 'ida cari tunda, codulende, intro su poju, ispijendesi a s'abboju cuncordadu a s'intrinada, sa luna mia ingiogatzada. Bratzi cultza, no giompia a la poder carignare; tando in s'oru, imbenujada, bestighittas isterria, a sa luna totta mia. Fit inie chi tenia un'appittu, unu cunzadu tottu a rosas piantadu. Chena tzinnu, in pedra lada, da-e su poju s'est boltada, a ispijare atter'annada. Mario Fiori, premia la poetessa Giuseppina Schirru 23 24 2° PREMIO 2° PREMIO SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna) SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna) “BARANDIGLIA DI RUSEDDU” di Pier Giuseppe Branca, Sassari “BARANDIGLIA DI RUSEDDU” (a l'amigghi chi si so' pessi) di Pier Giuseppe Branca, Sassari Non per caso, credo, questa poesia è dedicata agli amici perduti. Infatti, anche la fontana di Rosello è ormai uno di questi amici perduti. Fra i più importanti della città antica. La sua storia, una volta, era una sorta di favola che incantava -dice il poeta non senza nostalgia-, bambini e ragazzi, una favola capace di produrre suoni che sembravano canzoni e di trasformare ogni angolo della città in preziosi gioielli. Poi, col tempo, tutto è cambiato. Un cinico progresso ha cancellato quasi ogni traccia. E l'indifferenza della città, ormai con il volto del benessere, ha trascinato nell'oblio anche la sua storia. Non riconosce né ascolta più il suo cuore. Eppure, dice il poeta in un sospiro, certe sere succede che dalla balaustra di Rosello e dalle sue acque si levino delle voci ancora affamate di vita. Le voci di chi è volato giù nel vuoto, in un attimo di smarrimento, quando tutto sembrava irrimediabile, e ora cerca attingere agli ultimi frammenti di un tesoro scomparso. E questa poesia, sostituendosi agli amici perduti, è sicuramente il miglior modo per ritrovare quel tesoro. Càntari e bàzzami di la ziddai veccia sabbìani cuntà a li pizzinni chi s'acciarabani a l'oru di chissi ipicci, fori incantaddi undì li cabisthuri dibintàbani curaddi, immerasdhi l'àiburi, rubinu un frabaìnzu e diamanti l’isthelli, la notti. turritana, si pèsani a sera, da la barandìglia di Ruseddu, li bozi abbramìddi d'umaniddai di ca' ha brincaddu i' lu biòddu e cun occi d'innuzzènzia torra a acciaràssi a l'ipìcci incantadòri di càntari e bàzzami, a umpissinni la pogga fùndarìzza rimastha di chissu siddaddu pessu. A ischustallu, lu traìnu parìa la bozi agliana d'un'antigga dibiniddai ch'a firu di prata liàba esisthenzi ischàburi e soni di parauri in un siddaddu d'umaniddai, da undì dugnunu umpìa lu chi li tucaba. Pier Giuseppe Branca Sassari Ma abà chi lu ghìndaru di la moderniddai ghinda li nosthri esisthenzi bioddi ind un'azzòra d'indiffarènzia, un'asthra dibiniddai iffidiadda intrama ingruziaddi d'aifasthu i' li càburi nobi e, tra chintari d'azzaggiu e cimentu, istherri anderi di pressa e d'affùlladdi soriddai. Cussì, a vosthi, cumenti ind una Spoon River Il Sindaco Gianfranco Satta, premia gli alunni della scuola Elementare di Silius 25 26 3° PREMIO 3° PREMIO SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna) SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna) “LU CANDARERI DI LI PIZZINNI” di Antonello Bazzu, Sassari “LU CANDARERI DI LI PIZZINNI” di Antonello Bazzu, Sassari Brè brè, brèghede brè... Un rullare indiavolato di tamburi accompagna un candeliere lungo una via, portato da un ragazzo. E' quanto basta perché la città ritrovi la sua anima. Un'anima che d'un tratto prende a ballare, allegramente, in giro per la città. E' una meraviglia questo prodigioso rinascere della città antica, fra zigzago, raspa e passo della bandiera. E ancora e ovunque brè brè, brèghede brè. Canto e ballo insieme. La via, dove ora passano tutti i candelieri dei ragazzi, è il Corso. Siamo alla Faradda, ormai, tra due ali di folla festante, quasi in delirio, sino a tarda notte. La memoria della città, vissuta nel cuore della gente, si materializza come per incanto. Ma viene poi il momento di tornare a casa. La festa è finita. E la poesia, questa di Antonello Bazzu, solleva nell'aria un soffio di malinconia. Come se anche la memoria, insieme alla Faradda, si fosse esaurita. I ricordi ormai ridotti in cenere. Sino alla prossima Faradda, si capisce. Massimo Sechi, segretario Provinciale FAP ACLI, premia il poeta Gigi Angeli Brè brè, brèghede brè! Un raglià indiauraddu accumpagna un candareri i' la carrera di casa. Attraucaddu l'occi mi soggu acciappaddu in piazza, impar'a babbu cument'e dugn'annu, agguasdhendi la faradda di li frabbiggamuri pa' aguralli a zent'anni a li so' cumpagni in frachina, camìsgia bianca e cuibatt'a fioccu nieddu. Faraddu lu candareri zi ni turràbami a casa pianu pianu, pasèndizi dugna tantu, cument'e li me' pinsamenti abà, chi pasaddu lu ventu, l'isthura di lu tempu ha fatt'a chisgina l'ammenti. Ah chi biddèzia! Chi cosa d'ipantu a videllu girendi in tondu, baddendi, li pizzinni allisthriddi, sighendi l'ucciaddi e lu bora bora1 di lu cabbu candareri. Chi dozzura lu zigozago2 cu' l'isthanghi bedd'isthrinti, l'undiggià di li cùmmari a tempu, lu gioggu ben fattu di l'anchi e li passi prizzisi, allineaddi, andendi nàiga nàiga a sonu di tamburu i' la carrera e chi gosu la ràipa o assinnò lu passu di bandera ... brè brè, brèghede brè! Brè brè, brèghede brè! Bressaglieri mi pàrini pronti a dà l'attaccu, lu digógliu fattu fattu di la pizzunàglia inzirriendi a lu baddu. Antonello Bazzu Sassari 1 Lu cabbu candareri guida le danze del cero aiutandosi con la mimica facciale ma sopratutto con una sorta di scettro sul tipo delle ghirlande di carta e fiori che adomano il capitello del candeliere e dalle quali prende il nome: lu bora bora. 2 Lu zigzago, la ràipa e lu passu di la bandera sono tré dei significativi motivi che accompagnano la danza dei candelieri durante la faradda 27 28 4° PREMIO 4° PREMIO SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna) SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna) “ÈA MUTA” di Anna Maria Careddu, Sassari “ÈA MUTA” di Anna Maria Careddu, Sassari Come una preghiera o un'invocazione, la poesia di Anna Maria Careddu si rivolge al vento -candu la dì si imbruna-, perché le asciughi il pianto. Un pianto incapace di parlare. E soprattutto ascolti le urla nascoste del cuore. Malgrado la sera, quella della vita, stia già arrivando, regalami -dice sempre la poetessa-, quell'amore che è sempre messaggero di luce e dunque di speranza. E' particolarmente atteso, poi, il suono dolce dell'acqua: perché scolora ogni pena, la rende più sopportabile. E' una invocabile umana -ricca di profondi sentimenti-, che ha anche qualcosa di religioso, e per questo unisce il presente con il passato. Fa camminare insieme un uomo e una donna, tenendosi per mano, mentre le campane scandiscono l'ora dell'Ave Maria. E' il momento della fede e dell'amore. Perché nessuna invocazione, che scaturisca dal cuore, può essere ignorata dal cielo. Muta, patrona di li me pinseri Liati a l'anima imbituta d'ammenti e di dulori. Ventu asciutta lu pientu senza parauli, l'urruli cuati Indrentu a lu còri. E Candu la dì si imbruna rigalami la màgica luci di l'amori. Lu sònu dulci di l'èa comu Musica chi sculora dugna Pena. E insembi a te a lu toccu Di l'Ave o Maria, manu Illa manu faremu tré ghjri Li ghjri di la fidi e di l'amori senza più peni ne timori. Anna Maria Careddu Sassari Gaetano Tufariello, premia la poetessa Mari Antonia Fara 29 30 SEGNALAZIONE SEGNALAZIONE SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna) SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna) “ULTHIMI DI LA TERRA” di Mario Lucio Marras, Sassari “S'ARREMòRIU DE SA VIDA” di Rosanna Podda, Cagliari Ulthimi di la terra, figliori di la làsthima e òifani di sonnii, troppu longhi li vosthri dì sott'a lu sori, a chirì umaniddai da ca si magna finz'e li fuifuniddi di lu piùbaru. Soru pa pogghi la banca è apparicciadda; l'althri aiséttani fora cumenti li cucciucci: chissà candu l’ulthimi abarani a assé primi, chissà candu sarà niziadda la caddena di lu disiperu! La dì chi sarà pianaddu lu trabentu, soru allora la répura di l’òmmini abarà a brusgià lu curiri sanguroni cun la legna aurradda di la bramusìa. E nisciunu più sarà isthragnu digradiddu di la terra. Ita bentu est custu chi notesta mi caritziat a speras ligeras e drucis... passant a strioris asuba 'e carris indromiscàdas asuba 'e notis spibillàdas infrissìas di axìus antìgus. It'est imoi custu prantu chi totu in d-una calat sullenu e druci sgutendi in coru sentìdus scarèscius... stramancàus in pinnìcas acuadas in s'anima. Una boxi misteriosa giungit di atesu i aporrit pregùntas a scedas pèrdias... una nea di arrosa s'annùntziat e dividit sa luxi de s'umbra. E torrat a s'oru de sa dì sa cadentza fadada de s'arremòriu de sa vida. Rosanna Podda Sorgono Mario Lucio Marras Sassari Franceschino Dettori, premia il poeta Pietro Dettori Sebastiano Cascioni, premia la poetessa Maddalena Spano Santor 31 32 SEGNALAZIONE SEGNALAZIONE SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna) SEZIONE B - POESIA SENZA RIMA (In memoria di Ignazio Marras, dirigente ACLI Sardegna) “DULCI NOTTI ” di Maddalena Spano Santor, Sassari “MENGIANU GRISU” di Marinella Sestu, Iglesias Disici suspesi in un abbracciu chi vularìa filmà tempu e stasgioni e strignì li rocchi nudi in una manu i' l’ànsima timurosa d'un suspiru. In middi trasparenzi s'abbandona la mirata nostra, dulci prisgiunera di curoni di parauli in fiuritura, in chista stanzia che celi sciaratu da neuli gjabbosi di tristura. I’ l’agnati bicchiddati di la menti pàssani ammenti di la piccinnìa, 'jochi d'abbagliu, longhi sirintini sutt'a l'occj d'oru di lu soli aldenti chi abbampàa cilachi e cald'aresti. Signuzzi di frina a l'intrinata arreani cu lu passu biddutatu pa' no tulbà la paci di la sera. Un guttiggju di spiranzia i’ lu branu rallegra un cori pienu d'amaresa chi mai mustràa spantu d'alligria strintu illu cilcju di la so' pilea. Mancu un trostu càlpi chista paci, chi la cuprenda tessi di la notti, solu li griddi zìrriani a li stelli un'almuniosa e dulci sirinata chi suai carigna l'ali di l'immensu. Mengianu grisu de istadi sbodiu de luxis chi currint in i' logus e in is ingestus costumaus a si bistiri de soli. Arrampus de oliòni sbentulant s'umbra 'e su bentu chi s'imboddiat e si sboddiat a comenti is denghis de custa dì sene gana. Sempri de prus s'intippit s'aria mentris stontonant i' crucueus in is ferrus arruinaus de sa prazza. S'anima e is ogus circant àlidus de aqua frisca arregorta in strexus arestis sene murus a bullu chi dda incadenant in tretus de axedumini. Sonus de campanas s'amesturant a disigius de nuis banduleras.., In s'aria buddia stiddius de meli. Marinella Sestu Iglesias Maddalena Spano Santor Sassari 33 34 MENZIONE MENZIONE SEZIONE D - PREMIO FAP ACLI DELLA SARDEGNA (Federazione anziani e pensionati) Poesia a tema: L’unità d’Italia SEZIONE D - PREMIO FAP ACLI DELLA SARDEGNA (Federazione anziani e pensionati) Poesia a tema: L’unità d’Italia “DE SA MATA DE IS ANNUS” di Raffaele Piras, Quartucciu “S'ITALIA UNIDA” di Mauritziu Faedda, Ittiri Sa fortza ch'in s'edadi birdi ti fùt stètia cumpàngia, t'indi dd'hat pigàda a pagu a pagu su tempus pò ti cunsignai, chene difensa, a s'jerru, babu. in corteu e s'incàrant de su balconi de is ogus is timorìas chi, intre ganas axiosas de sonnu, ti oprìmint e spìngint a ti stentai in bagantinus de dudas undi t'amatànas a cuncepiri bisionis de Paradisu. Imoi chi totu mìras de sa mata de is annus, intèndis ca prus no t'apartènit su mundu ca ingràiat e no fait scontus su càrrigu de is stasonis passàdas. Hem'a bolli trogai medassas de vida a su fusu tuu spollincu ma, ohi ohi, su miu dd'hapu depiu usai pò amparai su coru de is bentus fridus chi dd'aciòtant! Sitiau de umbras, billau de su silentziu, scienti ca no hant a donai prus frutu is cambus, manixas a su propriu s'illudidura chi su soli ti potzat ancora favoressi. Ma is manus chi siddas a traballu pò protergi su chi t'est abarrau, arrenenèscint apenas a sfogliai su liburu de su tempus tuu chi torras a bivi proietendi in su schermu de su coru is imaginis chi tòrrant a pigai corpus e t'amòstant pipiu scampirrai sbentiau in is campus de is birdis stasonis! Ma stesiadas is durcis emotzionis, sfìlant Raffaele Piras Quartucciu Bird 'e isperas bias e ammajos, biancu nidu tessidu in sa tela, ruju 'e samben peri sa carrela chi untinadu han babbos e jajos. In rudes cuntierras che massajos e marineris ch' altzian sa vela, pinta 'e tres colorés sa bandela chi de lugores ispramat a rajos. Has in sos montes nies de ierru, de musicos cantores ses funtana, sos fizos malos ch' has postu in s' inferru. Bantu 'e sa nassione Italiana, arte e trabagliu cun coro 'e ferru de donnosmannos chi unidu t' hana. E ti sobran de lughe soliana sos caros frades ch' han fattu disterru. Mauritziu Faedda Ittiri 35 36 CICITO CANU E IL PREMIO DI POESIA SARDA DELLE ACLI DELLA SARDEGNA Dopo la sua morte, avvenuta a Sassari il 24 maggio 2011, riteniamo che il miglior modo per ricordare Cicito Canu sia quello di ripercorrere il suo cammino accanto a quello del Premio di poesia sarda delle Acli della Sardegna: un segno di riconoscenza nei confronti di un uomo che, fin dal primo momento, si è dimostrato un concreto sostenitore di questa manifestazione, oltre che un'autentica colonna portante delle Acli sarde. Ecco l'elenco e la descrizione di alcune tappe di questo viaggio così importante per noi. L'idea del Premio nacque nel 1986 da una trasmissione radiofonica in sardo che Franceschino Dettori allora conduceva negli studi di Radio Holliday. A questa trasmissione “Faeddamus de tottu e cun tottu in limba nostra” partecipavano molti poeti in lingua sarda, più o meno noti, che raccontavano la loro passione per la composizione di poesie e infine le recitavano; erano poesie che poi lasciavano in omaggio al conduttore. Di queste opere Franceschino Dettori parlò a Cicito Canu, allora Presidente Provinciale delle Acli di Sassari, ne parlò con la sua abituale passione per proporgli un progetto ben preciso e anche ambizioso: quello di far nascere un Concorso di poesia sarda, promosso dalle Acli, con la partecipazione di tutti i poeti che andavano a recitare alla sua trasmissione, compresi gli ascoltatori. Con l'entusiastico consenso di Cicito Canu, si decise di svolgere la cerimonia di premiazione nel salone di Casa Serena, a Sassari, anche con lo scopo di far trascorrere agli anziani un giorno diverso e gradevole. Il Direttore di Casa Serena, che allora era il Dottor Antonio Fiori, fu subito d'accordo su questa iniziativa. Ci diede così il suo benestare. E non mancava, a questo punto, neppure il parere positivo del proprietario di Radio Holliday, signor Carlo Borghesi, a mandare in onda la cerimonia di premiazione. Alla prima edizione, tenutasi nel 1986, parteciparono 13 poeti; ai quali era stato proposto il tema: “S'anzianu”. Alla seconda edizione, che si svolse l'anno successivo, parteciparono 35 poeti. Il tema proposto era: “Sa mama". Alla terza edizione, tenutasi nel 1988, parteciparono 42 poeti. Il tema proposto era: “S’amigu”. Premio poesia sarda delle ACLI Provinciali di Sassari – Edizione nr 1 Cerimonia di Premiazione Casa serena, Sassari, 5 febbraio 1989. Le AGLI Provinciali di Sassari, negli ultimi anni, avevano patrocinato alcuni concorsi di poesia in collaborazione con la direzione di Casa Serena e della Radio Holiday. Considerata la larga adesione di numerosi poeti sardi a tali manifestazioni, la Presidenza ha deciso questa volta di farsi direttamente promotrice del 1° Concorso di poesia sarda nella variante logudorese e/o simile, in modo che la nostra Associazione di lavoratori, che ha forti radici e tradizioni popolari, possa avviare un discorso sulla poesia sarda. Ciò è stato possibile grazie alla costanza e tenacia del dirigente e responsabile del settore Francesco Dettori, al Patrocinio concesso dalla Provincia di Sassari con il sostegno del Presidente Dr. Vittorio Sanna, nonché all'impegno del Comune di Sassari, alla disponibilità di Casa Serena nella persona del suo Direttore Antonio Fiori e dei suoi collaboratori e di quanti hanno contribuito e lavorato per la riuscita di questo 1° Concorso ed in particolare, ringraziandoli per la collaborazione e l'impegno: i componenti la Giuria Tonino Rubattu, Nino Fois, Franco Manca, Antonio Luigi Piredda, Antonino Paba ed il segretario Giovanni Guido; La Presidenza Regionale delle Acli e dell'Enaip; La Presidenza Provinciale delle Acli di Sassari; Francesco Dedola ed Antonio Strinna. Colgo l'occasione ancora per ringraziare i numerosi poeti che hanno onorato questo 1° Concorso e formulo l'augurio che esso non sia che il primo di una lunga serie e che possa crescere, svilupparsi ed affermarsi con eguale serietà di intenti e di attuazione come in questa circostanza, con una sempre maggiore partecipazione di concorrenti e possa così contribuire alla crescita culturale della nostra Associazione in particolare e della Sardegna in generale. Il Presidente Provinciale Cicito Canu A meta del 1988, Franceschino Dettori propose alla Presidenza delle Acli (Cicito Canu Presidente, Giuseppe Canu Segretario, commissari Piero Fiori, Franco Paglia, Francesco Salis e Pietrino Rizzu) di istituire un Premio di poesia sarda espressamente chiamato Premio poesia sarda Acli. Dopo ampia discussione sulle spese che il Premio avrebbe comportato e pur considerando la limitatezza di risorse disponibili, la Presidenza approvò all’unanimità la proposta. Anche in questa occasione prevalse il detto sardo: “In camminu s'acconzat barriu”. Cosi si diede il via al primo Bando del concorso di poesia sarda ACLI, con scadenza 22 Novembre 1988. La cerimonia di premiazione si svolse nel salone di Casa Serena, in data 5 Febbraio 1989. E qui si svolsero anche le successive quattro edizioni. A queste cinque edizioni diedero il loro apporto: l’Amministrazione provinciale di Sassari, la Banca Cariplo, l'Istituto Cassa Serena e altri ancora. All’interno delle ACLI è stata la Presidenza provinciale di Sassari a sostenere queste prime cinque edizioni. Un ulteriore cambiamento si verificò nel 1994, quando il Concorso passò al Comitato Regionale per l'Emigrazione e l'Immigrazione. Trasformandolo da locale, come tutti i Concorsi, a itinerante. Nel contempo, il Concorso è stato arricchito con una sezione dedicata -in modo permanente- alle tematiche degli anziani, voluta e sostenuta dalla FAP delle ACLI della Sardegna. Cicito Canu alla premiazione del XXII concorso di Poesia Sarda a Tergu 37 38 Premio di poesia sarda delle Acli Provinciali di Sassari - Edizione n. 2 Premiazione a Casa Serena, Sassari - 11 Febbraio 1990 Premio di poesia sarda delle Acli Provinciali di Sassari - Edizione n. 4 Premiazione presso Casa Serena, Sassari - 15 marzo 1992 Il Concorso ACLI di poesia sarda, quest'anno alla sua seconda edizione, si è esteso a quasi tutta la Sardegna. E' un evidente segno della sua crescita, del buon esito del 1° Concorso e dunque dell'interesse che ha suscitato fra gli appassionati di poesia sarda. Tutto ciò grazie all'impegno ed alla fattiva collaborazione di quanti hanno reso possibile questa manifestazione: il responsabile del settore Francesco Dettori, l'Amministrazione Provinciale dì Sassari, il Comune di Sassari, la Cariplo, la presidenza Provinciale delle ACLI, la Presidenza Regionale dell'ENAIP, l'Unità Didattica n. 4 dell'ENAIP di Cagliari, il Direttore Provinciale dell'ENAIP Pasquino Porcu, la Direzione di Casa Serena, i componenti la Giuria che con competenza, serietà e serenità hanno esaminato le poesia pervenute, dal Presidente Tonino Rubattu ai componenti Tonino Canu, Nino Fois, Giorgio Spanu, Francesco Dedola ed al Segretario Giovanni Guido. E' doveroso ricordare, inoltre, 'zio' Antonino Paba, poeta validissimo e già componente la Giuria del 1° Concorso, scomparso poco tempo dopo la premiazione dello scorso anno. Ringrazio tutti i poeti, molto numerosi, che hanno partecipato a questo secondo Concorso ed auguro che la loro vena poetica continui ad esprimersi ancora. Il Concorso ACLI di poesia sarda ha varcato la soglia del Quirinale. I volumetti che raccolgono le poesie delle tre precedenti edizioni sono stati presentati, in occasione di un incontro con una delegazione di aclisti della Sardegna, al Presidente della Repubblica. Francesco Cossiga ha accettato volentieri l'omaggio, si è compiaciuto dell'iniziativa, l'ha apprezzata ed ha espresso il suo pensiero sulla lingua sarda. Siamo al 4° appuntamento ed il Concorso, anno dopo anno, mette radici più profonde, si consolida e cresce. Tutto ciò per merito dei poeti, degli organizzatori, della Giuria e di tutti coloro (Amministrazioni Pubbliche, Enti, Associazioni e privati) che hanno collaborato e dato il loro contributo per la riuscita della manifestazione. Ad essi il mio ringraziamento e l'augurio “a medas annos”. Cicito Canu Presidente Provinciale delle Acli Premio Poesia Sarda delle Acli regionali, Edizione n. 5 Premiazione Casa Serena, Sassari - 31 ottobre1993 Cicito Canu Presidente Provinciale delle Acli di Sassari Premio di poesia sarda delle Acli Provinciali di Sassari - Edizione n. 3 Premiazione a Casa Serena, Sassari - 24 febbraio1991 Il concorso Acli di Poesia sarda, quest'anno alla terza edizione, comprende tra l'altro il tema quanto mai attuale della “Siccagna”, problema particolarmente grave e sentito in questi ultimi anni dalla popolazione sarda. Considerato poi che il Premio ha raggiunto una sua dimensione partecipativa di vasta importanza, ritengo doveroso ringraziare tutti coloro che hanno collaborato a questa manifestazione e l'hanno resa possibile: il responsabile del settore Francesco Dettori, l'Amministrazione Provinciale di Sassari, il Comune di Sassari, la Presidenza Regionale delle Acli, la Presidenza Provinciale delle Acli, la Direzione Provinciale dell'Enaip, la Direzione di Casa Serena, la Giuria che ha esaminato le poesie: il Presidente Tonino Rubattu, i componenti Tonino Canu, Nino Pois, Francesco Dedola, Giorgio Spanu ed il Segretario Giovanni Guido. A tutti, compresi i poeti, vada l'augurio di incontrarci nuovamente al prossimo anno in una festa che sia di serenità e di pace. Cicito Canu Presidente Provinciale ACLI SASSARI Anche la quinta Edizione del Concorso regionale di poesia sarda, promosso dalla Presidenza Provinciale delle ACLI di Sassari, giunge felicemente in porto. L'impegno tutt'altro che agevole, che ha comportato l'attuazione di questo Premio, è stato sicuramente confortato dalla notevole partecipazione di poeti di tutta la Sardegna e dal valore delle opere presentate. Come non riconoscere anche in questo fermento letterario un segno della vitalità della lingua e della cultura sarda? Purtroppo - mentre scrivo queste righe - siamo ancora in attesa del loro giusto riconoscimento da parte del Governo centrale. Tuttavia, anche per superare le difficoltà dovute alla frammentazione linguistica, sarà necessaria, appena approvata la Legge, una seria e diffusa attenzione da parte della scuola, degli operatori culturali e di quanti sentono che lingua e cultura sarda sono parte imprescindibile della nostra storia passata e futura. Il destino della lingua, della cultura e della storia sarda, in definitiva, dipende soprattutto da noi. Infine il mio ringraziamento - sentito e affettuoso - ai poeti, alla Giuria, a Enti, Amministrazioni, Radio, TV e Giornali, Direzione Casa Serena, agli artisti che si esibiranno nella serata della premiazione, e a quanti altri hanno colla-borato per la riuscita della quinta Edizione del Premio regionale ACLI. E, come sempre, l'augurio “A medas annos”. Cicito Canu Presidente Provinciale ACLI Sassari 39 40 Premio fuori concorso della presidenza provinciale Acli di Sassari, alla poesia LAMENTU DE S’ISVIADU. In memoria di CICITO CANU. Emerito Presidente e valente collaboratore del concorso. LAMENTU DE S' ISVIADU di Salvatore Irranca, Alghero Inue su tribagliu 'iden mancare, s' agatan in disagiu e malumore; ca est prò totu s' iscopu mazore e dirittu su poder tribagliare, ma si devet a totu assegurare no prò clientelismu ne favore... Prite sol' in Sardìgna isviados duchentamiza che nd at affannados. Est ora 'e nos mover totucantos contr' a zertos politicos drommìdos, chen' ispettare donos de partidos ne meraculu 'e santas ne de santos. Ponzen in motu cussos impiantos ca bi at milliardos investidos; cantu brigana pensen a su male innant chi perdemus saccu e sale. A sos chi s' an tot' ismentigadu su chi an prò sos votos promittidu già chi an sa vittoria ottenidu est tempus chi lis siat ammentadu chi si an sa cadrea balànzadu nois puru b' amus contribuidu ma s’issoro politicu progettu mi paret contra a nois a dispettu. Ma altzemus sa 'oghe tot' umpare fatendelis intender sa protesta; de accoglier sa nostra richiesta in modu de los poder ischidare, ca si no amus pagh' it' isperare, s'issoro paga cura est manifesta! Pagu lu sentit su bisonz' anzenu ca issos su portafogliu s’an pienu... Sos guvernantes bintren in rejone e de dare tribagliu si nde curen, custu dovere issoro no trascuren sos Ministros c’an bona intentzione; cantu patit sa populassione a cunfrontu cun issos lu mesuren... ch’at gioventude meda a ispassu bundat sa miseria in donzi giassu. Naro: chi est ora de la finire de nos ponner contin' in penetentzia: Ma si ponzan sa man' in sa cussentzia già chi semus istraccos de patìre zesset sa mania de promitire a su popoli dian assistentzia senza li faghere nudda mancare cantu prestu si potat mezzorare. Cicito Canu premia il poeta Nino Trunfio al primo concorso di poesia sarda ACLI Provinciale Sassari Salvatore Irranca Alghero Cicito Canu alla manifestazione del secondo premio di poesia sarda ACLI Pronvinciale Sassari 41 42 1° PREMIO SEZIONE C - SOTTOSEZIONE M 1° PREMIO SEZIONE C - SOTTOSEZIONE M “SI FIA ISTADA” di Ylenia Serra - Scuola media Classe 5a Bonnanaro “SI FIA ISTADA” di Ylenia Serra - Scuola media Classe 5a Bonnanaro Fare ipotesi, ipotesi di ogni genere, è sempre piacevole e anche suggestivo, come sognare o andare in viaggio dove non possiamo andare. Fare ipotesi non è un esercizio come un altro, soprattutto se a condurlo è la fantasia. E' proprio la fantasia, che a Ylenia non manca di certo, quella che regna in questi versi: immaginare di essere una chiave capace di aprire il cuore di un altro, immaginare di essere una lacrima che desidera carezzare il viso dell'amato. Infine, immaginare di essere una stella cadente che combacia perfettamente con il desiderio di chi si è innamorati. Insomma, grazie alla sua fertile immaginazione, sono ipotesi che in questi versi diventano subito realtà. Dunque ipotesi da vivere, e poco importa se la vita non ha ancora dato il suo benestare. Si fia istada una giae aio chefidu aberrere su coro tou. Si fia istada una lagrima aio chefidu carignare sa cara tua. Si fia istada un’istella rue-rue aio chefidu essere su disizu tou Ylenia Serra Bonnanaro Giovanni Fiori, premia le alunne della scuola media di Bonnanaro Gianfranco Satta, premia la poetessa Marinella Sestu 43 44 2° PREMIO SEZIONE C - SOTTOSEZIONE M 2° PREMIO SEZIONE C - SOTTOSEZIONE M “TI DAO…. UNU FIORE ” di Rita Andrea Deriu - Scuola media, Classe 5a Bonnanaro “TI DAO…. UNU FIORE ” di Rita Andrea Deriu - Scuola media, Classe 5a Bonnanaro Ci sono tanti modi con i quali esprimere affetto. Non ci mancano certo le parole, le immagini e le metafore per comunicarlo. Ma alla fine il modo più efficace, e anche più semplice, è quello di dire: sei il mio bene, la mia ricchezza. Del resto, è proprio quello che vogliamo sentirci dire. E' vero, possiamo anche dire, in modo speculare, ti do un gelsomino (perché apprezzo la tua fragilità), ti do una margherita (segno d'innocenza), ti do un biancospino (perché con te è sempre primavera), ti do un girasole (perché sei il mio sole), e così di seguito. Ma per dimostrare tutto l'amore che uno prova, ci assicura Rita Andrea Serra, è meglio dire all'amato e all'amata: tu sei il mio bene, la mia ricchezza. Ti dao unu gesminu ca de a tie istimo sa fragilesa. Ti dao una margarita Simbulu de s’innotzentzia mia. Ti dao unu calarighe pruite cun a tie sempre est beranu. Ti dao unu zirasole ca tue ses su sole meu. Ti dao unu lizu simbulu de sa puresa mia. Ti dao unu nartzisu ca ses sa pessone pius importante pro a mie. Ti dao una corcorija de abba Pro ti dimustrare s’amore meu. Ti dao una rosa ruja Pro ti narrere: ses sa sienda mia. Rita Andrea Deriu Bonnanaro Peppino Cocco, dirigente ACLI Nuoro, premia le alunne della scuola media di Bonnanaro 45 46 3° PREMIO SEZIONE C - SOTTOSEZIONE M 3° PREMIO SEZIONE C - SOTTOSEZIONE M “CANDO…” di Laura Serra - Scuola media, Classe 5a Bonnanaro “CANDO…” di Laura Serra - Scuola media, Classe 5a Bonnanaro E' uno sguardo davvero particolare quello di Laura Serra, uno sguardo che vive intensamente mentre osserva il suo lui. Rivela infatti che, mentre lo guarda, il suo cuore viene come attraversato da una lancia che acceca la sua vita e alla fine si sbriciola in mille frammenti. E ogni frammento, inevitabilmente, parla del suo lui. Ne parla con parole mescolate a lacrime e felicità, dolore e speranza, allegria e tristezza. Sono sentimenti che le fanno scoprire la vita nella sua interezza. Del resto, il suo sguardo penetra e si lascia penetrare come una lancia. E' già tempo di vivere, sino in fondo, afferma il suo sguardo senza incertezze. Cando.... t’abbaido su coro meu, passadu dae una lantza chi intzegat sa vida mia, s’isfrafaruzat in milli biculos onzi biculu faeddat de a tie : lagrimas, felitzidade, dolore, ispera, allegria, tristura, cando.... t’abbaido. Laura Serra Bonnanaro Pubblico presente alla cerimonia di premiazione del XXII concorso a Tergu 47 Giampaolo Sardu, premia un alunna della scuola media di Bonnanaro 48 MENZIONE D’ONORE SEZIONE C - SOTTOSEZIONE M MENZIONE D’ONORE SEZIONE C - SOTTOSEZIONE M “TUE” di Maria Domenica Masia - Scuola media, Classe 5a Bonnanaro “SA TELEVISIONE” di Chiara Serra - Giuseppino Pirisi Scuola media, Classe 5a Bonnanaro Ogni die su pessamentu bolat in su tzelembru meu: tue, solu tue! Tue vida mia! Cando babbu aiat batidu, a domo, pro sa primma bolta, sa televisione, Giaia aiat ottantaduos annos. L’aiat sistemada in sa camera de pranzu e subra b’aiat postu una lampada. Naraiant chi sa lughighedda atzesa serviat a non faghere male a sos ojos, daghi s’abbaidaiat sa televisione. Giaia fit curiosa comente una creaduredda e cheriat ischire a ite serviat cussa carrita cuadrata cun su bidru. E ite mobile est? E pruite giughet su bidru? E custos butones a ite servint? – Issa fit sétzida in duna cadrea, si nde fit pesada, immentighendesi sos dolores de s’ischina, pro pisigulare cussu motre addaenanti e addaesegus. Babbu l’aiat nadu chi fit sa televisione, chi batiat sas notiscias, e puru sa zente, intro de domo, sentza b’aere bisonzu de bessire. Giaia s’abbaidaiat a babbu cun sos ojos risidos, minudos e nieddos comente su titone, pariant duos culilughes, minudos, ma bios, e subra giughiat unu chizu chi abbratzaiat totos duos ojos e, sempre abbaidendesilu, li naraiat chi non la bufonaiat nisciunu. E comente faghet custu cuadratu mannu a fagher benner sa zente a domo mia? A mi l’ischis narrer ah? – Ti naro de pius, daghi atzendes su butone, s’atzendet sa televisione e bides zente, animales e cosas e sas matessi s’ident in calesisiat domo chi atzendet sa televisione. –Ohi! Iscur’a mie! Ite fizu chi apo, non ti faghìo goi macu. – Giaia fit pisigula e cumintzaiat a ispinghere su butone de s’acensione e, mancu a lu fagher a posta, si fit atzesu su cuadru e fit bessidu un’ omine. - Acudide, acudide e ite apo fatu? Ite cheret cust’omine a cust’ora in domo mia? - Dae s’assuconu che fit ruta setzida in sa cadrea. - Mama, no est solu in domo nostra, est in totu sas domos chi ant sa televisione. – - Ello! Non m’as a faghere a creere chi est Deus: est in chelu, in terra e in d’ogni logu?Babbu, essende meda buglista, si fit apentende e cun isse puru mama e tiu. Nono mama, custu est unu programma chi servit pro agiuare sas pessones chi no ischint né leger e né iscrier e si narat: “Non è mai troppo tardi” e isse est su mastru Manzi. Ogni sero as bidu tota cussa zente chi andat a sa sede de s’ACLI? Andat pro imparare a legger e a iscriver, sighende cussu mastru. – B’at de narrer chi solu in sa sede de s’ACLI, bi fit sa televisione e sa zente chi no ischiat né leger né iscrier fit meda, fint mamas de famiglia, omines chi recuiant dae sas campagnas, chi dogni sero andaiant a “iscola”, cun su cuadernu e sa matita, istracos e mortos, ma cuntentos de imparare a iscriere assumancu su numene issoro. In cue su mastru aiat saludadu: Buona sera – E Giaia l’aiat rispostu: Bona sero – Mama non t’intendet, non deves ripondere! – Ello! Bella custa iscena! Deo l’intendo e isse nono e poi su saludu est educassione! Non b’ant paraulas pro narrere s’amore meu acheradi a su coro.. as a bidere cosas meda: tue vida, tue sole, tue respiru tue prenda mia, tue solu tue totu s’ateru est neula. Maria Domenica Masia Bonnanaro 49 50 Setzidebos cumpostos, massimatotu tue Marì setzida cumposta chi b’est su segnore chi t’est abbaidende. In cue giaia aiat leadu unu telu de coghina e l’aiat postu subra sos benujos de mama, covachendeli sas ancas e nendeli: Male protzedida, isbirgonzada, covacadi. Giaia fit bascita e cun s’ischina pijada, sos pilos, biancos che nie, ligados in d’unu mogniu, su nare mannu che unu bicu de corroncia e sas orijas isvutonadas; fit sempatica solu a l’abbaidare. No cuntenta de sas cosas chi l’aiat nadu babbu si nde fit pesada e aiat giradu su mobile pro bidere dae ue fit intradu s’istranzu, ma non bidente nudda si fit innevosida: Beh! Ma nd’amus pro meda de àere istranzos in domo ah? Como cumintzade a che fagher andare custa zente, mastru o no mastru, non mi nde importat nudda, ca, si no imbaglio, at sonadu s’Ave Maria et est ora de chenare. – In cussu mamentu fit bessida sa presentatrice: Signore e signori buona sera, trasmettiamo: “Oggi le comiche”….. – Bona sero! B’at de bi lis reconnoschere chi sunt meda educados, ma como, bida s’ora mandadechelos a domo issoro , faghimus che sas comares daghi sonaiat s’Ave Maria: Ave Maria chi è in casa d’altri se ne “vadi” via, non dico a voi comare, potete fare come vi pare, ma se io fossi stata in casa d’altri sarebbe ora di andare via. – Mama si narat “vada”, non vadi e poi isse no intendent. Mama, impertantu, fit aparitzende sa mesa, ma giaia fit cuntrariada ca non cheriat cumbidare a nisciunu, in su mentre in sa televisione fint bessidos Stanlio e Ollio chi si fint ammanitzende pro mandigare: si fint lighende su pannutzu in su tujiu e giughiant sa furcheta in duna manu e s’urteddu in s’àtera. Átere chi non nos intendent! Bidu azis chi si sunt ammanitzados de pannutzu, de furcheta e de burteddu? Mandadechelos o mi che fuo deo, e poi cussu culi mannu già est cosa, non che lu drommis cun dunu piatu de minestrone, comente e miminu si che mandigant puru a nois! Tue pruite ses iscumposta? Abbasciadi sa munnedda, isbirgonzada chi non ses àtera! Mama tranchilla, non nos bident! Giaia fit afannada e fit cumintzende a repirare male. Tropu cosas istranas fint sutzedende in domo sua, cando aiant tzocadu a sa gianna e fint intrados sos carrelajos chi cheriant bider sa televisione. Ognunu giughiat unu banchitu, pro si setzere a bidere sa televisione. Giaia in su fratempus si fit setzida in sa mesa, dapoi chi fit resessida a nde la faghere istudare, e daghi fint intrados sos bighinos lis aiat nadu: Torrade dapoi chi amus chenàdu ca, in sa televisione, b’aiat tropu zente chi si cheriat cumbidada e, abbasciende sa oghe, aiat nadu a babbu: Ma! Cussos de sa televisione amus fatu lestros a che los mandare, est bastadu de ispinghere unu butone, ma custos bighinos, cun su famine chi ant, si los faghes setzere non b’ant butones chi tenzant pro che los mandare. – Sos bighinos, si puru ammutzigonados, si che fint andados, lassende sos setzidolzos, promitende de torrade pius tardu. Giaia, serena e tranchilla, ca totu sos istranzos si che fint andados, aiat cumintzadu a mandigare, ma ogni tantu altziaiat s’ojiu pro bidere si cussu motre cuadratu fit istudadu o si b’aiat calicunu chi fit apitende. Chiara Serra - Agostina Fancellu - Giuseppino Pirisi Bonnanaro 51 MENZIONE D’ONORE SEZIONE C - SOTTOSEZIONE M “SU PECCADU” di Chiara Serra - Agostina Fancellu - Giuseppino Pirisi Scuola media, Classe 5a Bonnanaro Babbai est intro su cufessionale - Apo furadu su tùcaru a mama- Si cufessat Giuanna - No est cosa mala, ma no lu fetas pius! E dapoi?- Apo nadu sas faulas…- Ista atenta! Sas faulas non si narant ca sunt fizas de su diaulu, cumpresu?- Emmo Babbà! Però apo fatu àteras cosas, no isco comente bos lu narrer… su…chi…apo… fatu in domo de mammai. Babbai iscudet unu brincu e nde bessit dae su cufessionale, la leat a unu bratzu e che la giughet trazende in sagrestìa. Èst rassu, mati mannu, cun sos pilos biancos comente su nie, su nare est istrizile e longu cun sa punta falada a “piscinbuca”. Sas laras russas e biaitas e sas dentes minoreddas e biancas, sas orijas a paraentu, parent sempre prontas a iscultare sas lamentelas de sa bidda. - Como mi naras ite as fatu in domo de mammai!Giuanna est allogada in domo de segnora Sidorica, chi totu, in bidda, giamant mammai ( tando sa mastra de partu la giamaiant gai), et est babbai chi l’at fata intrare in cussa domo pro tribagliare. Su parracu timet chi, cumportendesi male, Giuanna li seghet sa cara a sos ojos de sa segnora e de sa bidda. E b’at àteru de narrer: mammai est reconnoschente a babbai pro l’àer dadu a Giuanna ( chi issa creet femina de fidutzia) chi a sas festas cumandadas li mandat su porcheddu e sas alisanzas. Giuanna istat muda e tando babbai insistit, altzende sa boghe: - Ite as fatu, a mi lu naras o no? - Nde apo birgonza, chi si l’ischit mama, cussa mi ochit !- Ohi! Ite as fatu? - Babba vostè at già cumpresu, apo… apo…. f..fu..fu..furadu! Giuanna comintzat a piangher e tra una lagrima e unu tunciu sighit a contare… - E non est sa prima bolta! Apo furadu dinari e cosas chi poi apo béndidu. - Ohi…non bi cherzo creere! E deo chi pensaio de àer dadu a segnora Sidorica unu anghelu! Unu dimoniu l’apo dadu! -Babbà non mi brighet, apo cumpresu de àer imbagliadu! - M’as nadu chi no est sa prima bolta, ma chi bi ses torrada; comente fato a creere chi ti ses penetida? No as cumpresu chi su peccadu est difitzile de irraighinare, una bolta fatu, si appresentat sempre, massimatotu si non si bi ponent sas bonas intentziones .- Ma Babbà, aio bisonzu de dinari pruite s’innamoradu meu aiat fatu unu dépidu e si no aiat àpidu pagadu che fit finidu in galera. – 52 - Non podisti dimandare a postu de furare?- Mi nde birgonzaio. Comente fato! Bi lu tia cherrer narrer, ma daghi bido a mammai non resesso a l’abbaidare in cara. Mi nde so penetìda, ma non bi lu poto nàrrer ca mi che catzat dae domo e deo apo bisonzu de tribagliare. - Non ti poto assolvere si non che passat assumancu, as..sumancu un annu dae custu mamentu; cherzo bider si non bi torras a ruer.- Mai pius, mai pius! Giuro, mai pius!- Narat Giuanna ponzendesi sas manos a rughe in sas petorras e sos poddighes, sempre a rughe, in sas laras. - No fiza de Deus, un annu che devet passare ca t’apo nadu chi su pecadu est difitzile de irraighinare; ti naro de pius, su pecadu… comente ti lu poto faghere a cumprendere, ah! Como bi so; iscultami bene.. iscultende mi ses? - Emmo babbà, narade …su pecadu, fiza mia, su pecadu… s’imprimet in s’anima che - i sa merda puddina in s’impedradu. As cumpresu? – Giuanna pensat a sas puddas chi pasculant in carreledda e pensat a cantu issa bi ponet, su manzanu chito, a nde umpire sa brutura chi lassant e s’ammentat chi est beru chi una bolta intrada in s’impedradu non resessit a nde la bogare. Cumprendet su cunfrontu fatu dae babbai li promitit: - babbà, at a bider chi pro a mie no at a esser gai! Non si b’at a irraighinare, giuro. - Li narat ponzendesi sa manu dresta subra de su coro. - Pro penitentzia, primu de s’assolutzione, chi t’apo a dare dae cue a un annu, deves narrer tres rosarios a sa die e ti deves tènner lontana dae sas tentatziones, as cumpresu? Bisonzu o no bisonzu - Emmo, babbà! - Giuanna si nde altziat dae imbenujada e si ch’est andende cando torrat in segus e li narat: - Babbà, ma non mi assolvet assumancu pro sa fura de su tucaru e pro sas faulas? – Babbai como est arrabiadu deabberu, est ruju che chibuddone e li narat a boghe alta: - Bae e anda! Est àteru chi at bisonzu de s’assolutzione. In dogni modu bi devo pensare, ma tue ammentadi sempre custas paraulas: “su pecadu s’imprimet in s’anima che - i – sa merda puddina in s’impedradu”, ammentadinde sempre si non cheres finire a ispalare fogu in s’isferru! Nende gai babbai la leat a unu bratzu e che la bogat dae sa sagrestìa e dapoi li tancat sa gianna in cara. Issa restat immamurada abbaidendesi in tundu e cando detzidit de si che andare intendet sa boghe de babbai chi dae intro narat a boghe alta: Ammentadi: su peccadu s’imprimet in s’animu che - i - sa merda puddina in s’impedradu. Ammentadinde, ammentadinde, ammentadindeeeeeeeee. – Giuanna, ancora abolotada dae sas boghes de babbai retore, s’abbaidat intundu e bidet, in sa capella de su presepiu, Barore su mandrone chi imbenujadu addenanti a Gesù Bambinu li narat: Oh Segnore meu, faghemi agatare unu siddadu, ite ti costat! Gai mi sistemo a vida e non ti disturbo pius! Si mi faghes custu meraculu ti promito chi fato sa limosina a sos poveros e non friastimo pius. - Giuanna s’est ismentigada de sos males suos e andat, pro intendere mezus, addaesegus de su presepiu, suta su pitzinneddu; daghi Barore preguntat, pro sa ‘e deghe bortas su meraculu, Giuanna, fatende sa boghe fine de una creaduredda li narat: Bae a tribagliare mandrone!!!! Barore non creedet a sas orijas suas, s’abbaidat intundu, ma non bidet a niunu e creedet de àer sonniadu, tando torrat a preguntare sa grascia, custa ‘olta a boghe pius bascia: mi racumando faghemi sa grascia, restat tra nois, non lu fato ischire a niunu, gai sos ateros non ti disturbant! Giuanna est ammoddigada dae su risu, ma faghet de totu pro no si fagher iscoberrere e li torrat a narrere: bae e tribaglia mandrò!!! Tando at intesu bene, no at sonniadu! Barore si ripigliat e resentìdu meda e arrabbiadu rispondet: “cagliadi mudu, tue, culi cagadu, pruite non so faeddende cun tegus, ma cun babbu tou!” Giuanna est a proa a crebare dae su risu e dae sa gana de currere a fora pro contare a sas amigas su chi at bidu e intesu, ma est timende chi Barore la potat iscoberrer e non ischit comente fagher pro si ch’andare; pro fortuna babbai, dae sagrestia, sonat sa campanedda chi cheret narrer: como devo tancare sa cheja, andadeboche. Giuanna che faghet bessire a Barore e poi cando est acurtzu a sa gianna pro si ch’andare, e intro de issa est già pensende a comente fagher su contu de Barore, a sas amigas, e a comente lu fiorire, accò sa boghe de babbai chi la faghet trèmer e frimmare tota paris: Giuanna, beni a inoghe! Apo pensadu a sa penitentzia de ti dare: tando, ti deves ismentigare de totu su chi as intesu e bidu in cheja, già mas cumpresu de ite so faeddende, beru? Non nde fetas peraula cun anima bia, cussa est sa penitentzia pro àer nadu sas fàulas e furadu su tùcaru, cumpresu? Creo chi siat una proa manna pro una trobeddosa che a tie, beru? Babbà, non mi podet dare unu’atera penitantzia? Comente fato! Non isco si bi la fato a tenner su segretu! – Babbai la faghet imbenujare in su confessionale: ammentadi Giuanna chi si non faghes sa penitentzia, chi t’apo dadu, daghi moris che finis in su fogu de s’isferru! As cumprese? Como anda! – Giuanna che bessit dae cheja, confusa, tantu chi li paret de giugher, intro sa conca, unu casiddu de apes. Est abolotada, ca pro issa est tropu su chi l’at dimandadu su retore e intro de a issa narat: - nudda, nudda est! A daghi morzo, at nadu Babbai, apo a essere in su fogu de s’iferru! Pro a mie so como in su fogu, fogu in tota sa pessone, ma massimatotu in sa limba chi cheret faeddare, ma non podet, ca babbai non cheret! Ma ite b’intro deo cun sos males de Barore! -Giuanna andende a domo sua non faghet ateru che pensare a comente contare su fatu a sas amigas e a comente fagher pro no ispalare fogu in s’isferru. A cantu nos est dadu de ischire, si como lu semus contende, b’est reséssida. 53 54 Chiara Serra - Agostina Fancellu - Giuseppino Pirisi Bonnanaro 1° PREMIO SEZIONE C - SOTTOSEZIONE E 1° PREMIO SEZIONE C - SOTTOSEZIONE E “CARRASEGARE” di Alice Deriu - Scuola Elementare, Classe 5a Santulussurgiu “CARRASEGARE” di Alice Deriu - Scuola Elementare, Classe 5a Santulussurgiu C'è forse qualcosa che ci arricchisce più della memoria e del passato? Alice Deriu, in questa poesia, è sicura che raccogliere la storia del paese, anche i singoli frammenti, sia come alimentare il futuro e se stessi. Per questo osserva con stupore i cavalli che sull'acciottolato corrono come vento impetuoso, stupita per la loro forza che pure sembra volare leggera. Li osserva e intanto nota come i cavalli, e insieme la gente, si muovono lungo viuzze che ora diventano uno spazio d'altri tempi, a lungo immersi nel silenzio. Ruba quei momenti, Alice, decisa a conservarli per sempre dentro di sé. Sos caddos che furia curren che su entu in s'impredadu e deo comente unu ranu de rena abbaido meravigliada cussa potentzia. Su tzaculittare allegru de sa zente ch'intrat in sos uturinos, in atteros tempos mudos; furo cussos momentos detzisa a dos regoller pò semper aintro 'e me. Alice Deriu Santulussurgiu Cantadores e Sonadores che hanno allietato la serata della premiazione del XXII concorso a Tergu 55 56 2° PREMIO SEZIONE C - SOTTOSEZIONE E “SA MASCHERA” di Alessia Casula, Scuola elementare Classe 2a Santulussurgiu Nessuna paura, soltanto emozione, ci rassicura Alessia Casula mentre in questi versi racconta delle maschere di carnevale. Infatti, dietro quei volti falsi, oltre quelle maschere, ci sono soltanto delle persone. In fondo, è una finzione, un gioco come tanti altri. Terminato il carnevale, quelle maschere svaniscono nel nulla, e insieme a loro svaniscono anche i colori e l'allegria tipica del carnevale. Persino la sua anima si perde nel nulla. Nella mente e nel cuore rimane l'emozione, per fortuna. Nessuna paura è rimasta dal momento che si è capito sino in fondo che è tutto un gioco di maschere, di semplici persone che vogliono solo divertirsi. Mi emoziono canno das io ma, non das timo ca isco, ca a segus de cussas caras faltzas du'at una pessona. Finidu su carrasegare isparin, si perden sos colores, e s'allerghia, s'anima de su carrasegare si perdet in su nudda Dirigenti e soci del circolo “Quattro Mori” di Augsrurg (Germania) con Cantadores e Sonadores de chiterra Dirigenti e soci del circolo “S’Unidade Sarda” di Norimberga (Germania) con Cantadores e Sonadores de chiterra 57 58 3° PREMIO SEZIONE C - SOTTOSEZIONE E 3° PREMIO SEZIONE C - SOTTOSEZIONE E “BABBU” di Gloria Casula, Scuola elementare, Classe 5a Santulussurgiu “BABBU” di Gloria Casula, Scuola elementare, Classe 5a Santulussurgiu Gloria è combattuta fra due tipi di padre. Fra quello che le riserva le cose più belle e più gradevoli e quello che invece è più esigente, che la punisce per certi suoi comportamenti. Il primo la porta in campagna, la tiene in grembo e le canta la ninna nanna. Il secondo non le permette di comportarsi male, né di fare capricci. Certo non può scegliere, perché questi due tipi di padre appartengono a un solo padre. E allora? Allora, pensa lei, l'unica cosa giusta è quella di cercare di farlo contento, cioè di essere più buona e di impegnarsi a scuola e nelle faccende di casa, anche se non sempre ci riesce. Va comunque bene, se almeno ci prova. M'aggradat canno mi portas a campagna, canno mi ninnias in cambas tuas e canno mi lusingas, ca intenno cantu mi cheres bene. Non m'aggradat canno mi brigas, canno m'iscudes ca pentzo ca non t'aggradat nudda de su chi fatzo. Po ti fagher cuntentu cherio fagher prus a bonu, mi tia cherrer impignare prus in iscola e in domo ma.... no est semper chi che risulto. Gloria Casula Santulussurgiu Cantadores Noitolos: Gavino Manca, Omar Manca, Mirco Manca, Matteo Dore; che si esibiranno il 26 Novembre 2011 a Montresta in occasione del XXIII concorso di Poesia Sarda 59 60 MENZIONE D’ONORE SEZIONE C - SOTTOSEZIONE E MENZIONE D’ONORE SEZIONE C - SOTTOSEZIONE E “ERANU” di Elisa Guspini, Scuola elementare, Classe 5a Santulussurgiu “ SU GIARDINU ” di Gaio Deriu, Scuola elementare, Classe 2a Santulussurgiu Su chelu chena nues, biaittu, cun dunu sole biancu che sa chera faghet bier sa idda bia e colorada. Est arrivadu su ‘eranu, sa natura s'ischidat. Sas runnines, che lampos si curren in fattu paren faghinne una danza. Sas campagnas che arca 'e Noè, cun frores de ogna zenia, de ogna colore, calan che istrampu finzas a bidda e da prenan de cuntentesa. Su coro meu puru est cuntentu ca potzo essire a zogare. Est profumadu, coloradu! Immazino Zuanne Corona chi lezet e iscriet e chi provat sas sensaziones chi provo deo. Cussos colores: un'arca 'e Noè. Cussu nuscu: cuntentesa e allerghia. Mi enit gana de zogare cun sas fozas e fagher sas domos a sas pibiolas, o a das fagher bolare che alas de mariposa. Gaio Deriu Santulussurgiu Elisa Guspini Santulussurgiu 61 62 ISTòRIA DE MONTRESTA S os primos riferimentos a un’insediamentu abitativu in custa zona los agatamus intre sos sèculos XIV e XV, in sos Registros de sas Dègumas. In custos documentos cumparent sos nùmenes de duos tzentros abitados de sa diòtzesi de Bosa chi pagaiant sas dègumas, Suttamonte e Megorgor. Fortzis est pro custu chi suta s’episcopadu de Gavino Manca Cedrelles (1605-1612) est istada fraigada sa cresia de Santu Chistòvulu. Su primu nùcleu de sa bidda atuale, chi si naraiat Villa San Cristòforo, est de sa metade de su Setighentos. In su 1750 Carlo Emanuele III, cherende populare sos logos desertos de sa Sardigna, pensat fintzas a sa regione de Montresta. Arribant duncas dae sa Corsica 148 Grecos, divididos in 52 familias, e comintzant a traballare sa terra e a fraigare sa bidda. Su re no aiat pensadu, però, chi in sos logos chi issu aiat cuntzessu a sos Grecos sos abitantes de Bosa fiant abituados dae semper a bi fàghere pasculare su bistiàmene chena vìnculos perunos. Sos Bosincos duncas abaidaiant cun difidèntzia a sos colonos, creende chi cuddos los aerent ispozados de sas propriedades issoro. Sos pastores fiant abituados a si contare meres assolutos e incontrastados de sa zona, e bidende chi sas terras destinadas a s’agricoltura creschiant a pagu a pagu e sos pasculos minimaiant, abaidaiant a sos Grecos cun rancore. Sos raportos si faghent tesos a manera chi sos pastores organizant una congiura pro ochire a totu sos Grecos intro de note. Ma unu pastore (Leonardu Pira) s’aponet, e duncas sa cosa no andat in portu. Sa comunidade de Montresta dae tando at bividu semper in istadu de gherra. In su libru de sos mortos de sa parrochia, dae su 1803 comintzant sos atos de morte chi giughent sa postilla “Mortu de corpu de balla”. In su 1836 (mancu chent’annos a pustis de s’insediamentu de sos grecos), cando La Marmora bisitat a Montresta, b’agatat duos Grecos ebia: una fèmina (chi però fortzis non fiat mancu greca ma cojuada cun unu Grecu) e su sìndigu. Vittorio Angius narat chi cust’òmine diat èssere figiu de Dimas Passerò, chi fiat unu de sos capos de sa colònia. In sos documentos de sa parrochia s’ùrtimu Grecu portat su nùmene de Elias Passerò e est su capostipite de sos Passerò de Montresta, mortu in su 1844 a 98 annos. De sos àteros Grecos fundadores, caligunu l’aiant mortu “a balla”, caligunu fiat mortu “de Deus” (comente si naraiat) a motivu de sas epidemìas, e caligunu si nche fiat torradu a Còrsica. In custos annos, intantu, fiant arribados a Montresta àteros colonos dae àteras partes de Sardigna e sa populatzione fiat crèschida, ma sighiat a bìvere in poberesa. 63 Montresta 64 PREMIO POESIA SARDA ACLI DELLA SARDEGNA Ammentos - RICORDO DEL GENERALE “ARMANDO DIAZ” - Salvatore Pinna de Puttumajore 1931 - SA FUNDAZIONE DE MONTRESTA - Pietro Zedda de Montresta - A TRIESTE ITALIANA (Finalmente ses torrada) - SA CAMINADA - Simone Delogu de Usini 1986 La poesia “ Ricordo del generale Armando Diaz”, qui pubblicata, fa seguito a “De fronte a su munumentu de sos Mortos in gherra....Orfanu” contenuta nel libretto relativo alla XXII edizione del premio poesia sarda delle Acli – Tergu 2010. è stata estrapolata dalla medesima opera intitolata “ Regolta de poesias Puttumaggioresas a premiu “, Edita nel l’anno 1931 dalla tipografia l’Etruria. Ricordo del Generale “ARMANDO DIAZ” Sa memoria tua est' immortale Mancari sias mortu e post’ in losa, Ca ses de ammentare, Generale! Pro s'Opera ch'has fattu prodigiosa. E manna, chi est memore a su Regnu, In sa lotta mundana imperiosa. - PRO MAMA - Sistu Chighine Usini 1987 - FORTETZA E NURAGHE - Tziu Frantziscu Chi has salvadu cun su tou ingegnu, Dae s' abissu chi l' hat giutta attere, A sa perdizione a dare segnu. Poi ch' has tentu tue su podere, De terra, mare e forzas in s'aera, Faghindhe, e imponinde su dovere, Has post’ in salvu s'Italia intera. Pro cussu sind'ammentat donzi umanu E costante ti faghet preghiera! Ses tue chi a su Regnu Italianu Has fattu alanzare sa Vittoria Contra s'Imperu Austro-Germanu... Como riposas in s' Eterna Gloria! Salvatore Pinna de Puttumajore 1931 Ottavio Sanna, Silvio Lai e Gianfranco Satta 65 66 SA FUNDAZIONE DE MONTRESTA Dae Corsica unidos in comùnu sos grecos a Montresta sun bennìdos su mill'e settighentos chimbantunu. Prò viaggiu ispèsas assistìdos dae Barozzi e Gaserà sun bistàdos finas ch'in sa foresta si sun bìdos. Tra Minerva, Navrinu e Sa Pittada de piantas e binzas abbellìda sa idda de Montresta es situàda. Dae grecos antigos tentu at vida ca idda no b'aiat in Montresta issos T’ana fundada e costruìda. Deghe francos a s'annu fin pagàdos atter'e tantu pò donzi pessòne benìan de su pane asseguràdos. Solu Santu Cristolu in sa foresta possedìat sa chejia e su villaggiu e sos bosanos li faghìan festa. pagas domittas de pellegrinaggiu solu sos novenantes ospitìana ca non b'aiad' atteru vantaggiu. E cando su terrinu an bidu aràdu in attunz'in jerru e in berànu sos pastores de Bosa an decretàdu. Ateras boltas los'an' assaltàdos parte sun mortos parte sun fuìdos e tres sol'in Montresta sun restàdos. Sos grecos de occhire a lepp'in manu ma unu certu Piras Leonardu at impedìdu su gest'inumanu. Custos tres cun famìlias unidos an leadu possessu e residentzia cun atteros istranzos accudìdos. Ca nd'at tentu rimorsu e riguardu gai sos grecos si sunu salvàdos da su crudele e terrorosu azàrdu. Sardos ma de diversa dipendèntzia custos s'an binza e domo costruìdu inue ancora tenen'esistèntzia. Prò si fagher sa domo in unione dughentos francos s'unu lis an dadu e i sas terras in proportzione. E sos chi a Cristolu s'invochìana tando no lu festìan'in Aprile naran chi in Austu lu festìana. Su semene sos boes cun s'aràdu de ferramenta donzi atretzadùra a sos chimb'annos dilatzionadu. In zona calchi miseru cuile no podìat mancare, naturale cun barraccos de sida e su crabìle. Prima e comintzare s'aradura lis an post'in cuntratt'a s'ann'in puntu de torrare su semene in natura. Santos Pedru, Micheli cun Miale unidos tottu cun Santa Maria fin da su monte Tepore a Pasciale. Gai sos grecos sos boes an giuntu e a segundu su c'an pattuìdu responsabiles tottu s'an'assùntu. Bi fid'in d'onzi zon'una eresìa in sa deserta e buscosa montagna comente puntos de pregadorìa. Ma mai annada bona no nd'an bìdu pò mantenner sos pattos chi teniana a sos chimb'annos no an'adempìdu. Chentu famiglias de grecian'intragna in pagu tempus in Montresta sunu prò occupare foresta e campagna. E sos pastores los odiaìana ca sa cussorza lis an'incurtzàdu e pius libertàde non ternana. Pietro Zedda Montresta Pubblico presente alla cerimonia di premiazione del XXII concorso a Tergu 67 68 A TRIESTE ITALIANA (Finalmente ses torrada) SA CAMINADA Finalmente ses torrada de Mamma tua a su sinu: in affannosu pidinu troppu tempus est 'istada. Ah,cuss'ora disizada no l'hat Issa,cantu e cantu?... Disdiciada dogni tantu, ma orgogliosa e fiera, de ogn'umana manera t'hat difesa,tantas bias, da e zegas bramosìas, da e perfidos dissignas; e a sos Suòs carignas finalmente ses torrada! Finalmente in gradu tou postu t'h'an Trieste bella e s’italica istella ti protegit da e nou: daghi lughe a totu prou det ispargher in totue, la torramus a inue sun sas tuas sorrigheddas. Isettente, s'iscureddas, un'ora che-i cust'ora; e si bisonzat ancora caldu samban sardignolu, ogni sardu, senza dolu, det ponner su pagu sou. Finalmente haer pasu Da e sas Alpes a mare sos chi sun rutos in dare a sa gloria unu 'asu. Oe,a su soldadu rasu che a s'altu generale, a su festosu signale chi sa Patria t'offerit, sa terra chi los coberit lis hat a parrer lezzera: sos' chi da e sa trincera sun torrados binchidores godin,ca tantos dolores non suffrein prò accasu. A crebu de, ogn'anima mezzana viva, viva Trieste italiana! Com'a s’arriva pagu trettu b'ada ca mind'abbizo chi est già finida cudd'affannosa mia caminada. App'agattad'intoppos in s'istrada e, cun tottu sos annos ch’appo a coddu, mi sun pesende med'a s'arrivada. Però prima de fagher concluida m'es doveros'unu ringraziamentu prò cantos passos apo postu in vida Valore no apo de unu soddu: finzas sas pagas boltas chi so sanu mi sent'istraccu e bezzu cadroddu. A mi frimmare da ch'est su momentu prò premiu 'e. s'iscrurrizada mia. Ca fit misciad'a troppu suffrimentu Mi narada un'omine anzianu ch'aggregadu mi so in cumpagnia ind'un'er'e repos'unu manzanu o Deus, s'est possibile, cheria, si lu merito, no atteras cosas: Tue sempre mi fettaa'cumpagnia in sas turbadas nottes Iscurosas. sighende andare cun issu via mi so pesadu reu, so partidu in custa tribulada istrada mia. Simone Delogu Usini 1986 Andende male,'ortas mi so'idu ma in coro nde so meravigliadu ch'attesu goi nde sia arrividu. A zertos a dananta so coladu e no es bantu chi mi chelzo dare si nd'appo a daisegus cuizadu. C'a len'a lenu,ma sighend'andare a passu passu,andende continu totta sa vida senza mi frimmare. Già nd'appo fattu meda de caminu e si andend’ancora rezo reu lu devo tott'a su Babbu Divinu. Antoninu Paba de Giave Tathari 6 de Sant’Aine 1954 69 So preparadu, prontu a ch’arrivire de su caminu chi sa vida m'ada istabilidu, accant'a finir A caminare goi no est feu ma su ch'impressione a mie dada est s'andare a s'afficcu de Deu. 70 PRO MAMA FORTETZA E NURAGHE Cantu faghet sa mama prò sos fizos cando in domo los tenet minores e in cumpensu poi nd'hat dolores: dispiagheres mannos e fastizos. Uè mancat su maternu amore bi hat tristura e seriedade! ca sa mama est sa filizidade de affettu, gioia è bonumore. Dae Livorno DEIAS m’at imbiadu de un’antiga fortetza su ritratu onore mannu a chie l’at fatu si bi est deaberu apentadu. Pro sos fizos si truppiat su coro cun affettu sinseru los immannat, e si los bidet serios s'affannat ca s'istima materna est tesoro. S'istima maestosa digna e rara la podet dare una mama ebbia, ca fit e hat a.esser garanzia de sa vida sa prenda pius cara. Paret cun sa fortetza fraigadu a issa est pretzis’e cumpatu e de siguru at dadu cumbatu l’aere a su forte incrastadu. Non bi hat fitzu chi non s'est dormidu cantadu da sa mam'a boghe manna, sos versos de sa bella ninna,nanna innu suav'e su Nadale nidu. Sistu Chighine Azis sos livornesos sardizadu cun cussa imprentada seculare s’incròciu, fortetza cun nuraghe. Usini 1987 Creo chi l’apan issos apretzadu custu abbis si potat averare, sinnu de fratellanza e de paghe. Mama mia nd'hat pius de ottanta de annos e nde meritat sas lodes, ogni die cun fizos e nebodes l'adoramus comente una Santa. Tziu Frantziscu De fitzos nd'hat tentu,una dmozina, unu l'est nortu a vinti ghinba'annos, undighi viventese,semus mannos e babbu ch'este in sa norantina! Dagh'in domo nos bidet si cuntentat issa gentile cosa on'aprontat, est un amore cando nos racontat de pizzinnia su chi si amiaentat. Cando de bonu sos cossizos narat: si favore li pedis non ti negat, e prò sos fizos isperat e pregat e sughi podet a issos preparat! 71 72 CANTADORES A CHITERRA DE DERIS, DE OE E DE SEMPRE L'Associazione culturale e folkloristica “Cantadores a chiterra de deris, de oe e de sempre” si propone di valorizzare e diffondere il grande patrimonio del canto tradizionale sardo, in particolare del canto a chitarra. A questo scopo, l'Associazione mette a disposizione dei Comitati locali e dei Circoli sardi (in Italia e all'estero) i suoi artisti, quelli giovani e quelli di grande esperienza. Si ricorda qui per inciso la partecipazione di questi cantadores al Convegno realizzato per ricordare lo studioso piementose Giuseppe Ferraro, in provincia di Alessandria, e infine alla prestigiosa Biennale di Venezia, edizione 2008. Inoltre, si deve anche a questa Associazione il progetto del Parco e Museo del canto sardo a chitarra, già fruibile nel sito www.cantosardoachitarra.it, ideato e realizzato insieme a FAP ACLI Sardegna. Per la partecipazione di questi artisti a manifestazioni o semplici serate - in Sardegna, nella penisola e all'estero-, l'Associazione chiede unicamente il rimborso delle spese di viaggio, il vitto e l'alloggio. Chi fosse interessato a questa proposta può rivolgersi direttamente al Presidente dell'Associazione Giuseppe Masia 079/269302, 340/2279363 Cantadores e Sonadores che hanno allietato la serata del XXII concorso di Poesia Sarda a Tergu ELENCO DEI SOCI DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE E FOLKLORISTICA “CANTADORES A CHITERRA DE DERIS, DE OE E DE SEMPRE” CANTADORES DE DERIS, DE OE E DE SEMPRE - Carta Vincenzo Olbia - Casu Giovannino Porto Torres - Cau Antonino Olbia - Cubeddu Antonio Seneghe - Falchi Agostino Porto Torres - Flore Giovanni Scano Montiferro - Mannu Mario Cannigione - Mongili Giovanni Tula - Marongiu Pietrino Osilo - Muntoni Giovanni Maria Tempio Pausania - Pintus Giuseppe Bonorva - Pirrigheddu Maria Teresa Tempio Pausania - Zou Virgilio Narbolia CANTADORES DE OE Silvio Lai, Gianfranco Satta, Franceschino Dettori, Ottavio Sanna 73 - Casula Andrea - Cossu Luigino - Manchia Francesco - Masia Giuseppe - Massaiu Giuseppe - Mocci Maurizio - Murrighili Massimiliano - Medde Raffaele - Sias Marco - Tamponi Giuseppe - Zucca Alberto Pozzomaggiore Sassari Chiaramonti Sassari Oliena Riola Sardo Telti Cuglieri Padria Tempio Pausania Neoneli 74 CHITARRISTA DE DERIS, DE OE E DE SEMPRE - Marongiu Antonio Osilo - Speranza Vito Cuglieri - Careddu Mario - Mancini Pierpaolo - Saba Nicola CHITARRISTAS DE OE Cabras Sassari Cossoine FISARMONICISTAS DE DERIS, DE OE E DE SEMPRE - Satta Angelo Paolo Alghero - Franco Fannì Seneghe - Franceschino Dettori - Antonio Strinna PRESENTATORI Pozzomaggiore Osilo - Asara Maria Francesca - Corosu Giovanni Andrea Porto Torres Olbia SOCI 75 Le fotografie del XXII Concorso di Poesia Sarda CREI-ACLI sono di: Luciano Turini e Battista Enna Impaginazione e Stampa: In2Grafica - Gianni Biddau & Luca Seno Tel. 079 2006030 - SASSARI