Romano Beretta
DAI PIREEI A SATIAGO
Breve diario
di un lungo cammino
Premessa
Non avrei mai pensato di scrivere un libro (un libretto, a dire il
vero) sulla mia esperienza del Cammino di Santiago de
Compostela. E, in fondo, fino all'anno scorso non avrei
neanche pensato di farlo davvero, il Cammino. Certo è che ci
pensavo da qualche tempo, da quando una mia giovane collega
psicologa, che non vedevo da alcuni anni, mi venne a trovare
raccontandomi che lo aveva fatto, che aveva incontrato l'uomo
della sua vita e che addirittura si era trasferita da lui in Francia.
Il racconto mi aveva incuriosito e affascinato, ma lì per lì
avevo smesso di pensarci. Il ricordo, però, ogni tanto
riaffiorava, come succede a volte con certi libri che non hai mai
letto e che, quando ti cade l'occhio sulla libreria dove li hai
dimenticati, sembra ti dicano: "Cosa aspetti a leggermi?"
Provavo sentimenti contrastanti rispetto al Cammino: per metà
avevo un senso di rifiuto verso un'impresa che mi sembrava
una fatica priva di senso, per chi non avesse una motivazione
spirituale o religiosa, ed io non sono credente. Intravvedevo
come un bisogno mistico di "espiazione" in chi intraprende una
prova così impegnativa e faticosa (parlo ovviamente di coloro
che compiono l'intero percorso), che secondo me sfiorava il
masochismo. Tuttavia non riuscivo a non provare, allo stesso
tempo, una specie di attrazione verso l'impresa, che, come tutte
le imprese, contiene sempre (almeno per me) anche un aspetto
eroico, di sfida e superamento di un limite.
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Un'altra cosa che mi frenava era il fatto che io mi ritengo
fondamentalmente pigro, salvo buttarmi in cose un po' fuori
dalla norma quando sento una forte motivazione o le condivido
con altri.
Quindi ho iniziato, un pò sul serio e un pò per scherzo, a
parlarne con qualche amico. Ad un iniziale interesse condiviso
sono seguite però da un lato le diversità di situazioni personali
e familiari (impegni, disponibilità di tempo limitate, ecc.),
dall'altro la mia crescente convinzione che se davvero volevo
affrontare il Cammino, e volevo farlo solo a condizione di
percorrerlo tutto intero, dovevo partire da solo. Convinzione,
quest'ultima, maturata dopo aver raccolto una certa mole
d'informazioni e suggerimenti, soprattutto su Internet, da parte
di chi aveva già fatto questa esperienza.
E così, tra ansie, perplessità, interesse ed entusiasmo crescente,
l'idea ha iniziato a prendere forma.
Con quali motivazioni, dunque? Difficile trovarne una
prevalente su tutte, forse le più importanti non sono nemmeno
così consapevoli, come a volte accade. Sfida con me stesso,
ricerca interiore, bisogno di un'esperienza "diversa", più
autentica rispetto a quelle che ti offre la nostra "società dei
consumi", per usare un termine di moda. Anche alcune
conoscenze personali, fatte negli ultimi due anni, con alcune
persone che avevano compiuto il Cammino e ne parlavano
comunque con entusiasmo, hanno avuto il loro ruolo nel
convincermi.
Essendo pigro, come dicevo, quindi per nulla allenato a
camminare a lungo, non avendo però nemmeno la vocazione
del kamikaze o la voglia di farmi del male, ho pensato che
dovevo allenarmi. Ho iniziato così, circa otto mesi prima della
partenza, a cimentarmi in alcuni trekking, alcuni di due giorni,
altri di quattro o cinque.
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Ho dedicato diversi sabati o domeniche a camminare nei
parchi meno distanti da casa mia (hinterland milanese,
Brianza), compiendo ogni volta, percorsi di dieci-quindici km
con zaino di 3-5 kg in spalla, per abituarmi al peso e alla fatica.
Devo dire che ciò non è servito ad evitarmi i malanni tipici del
Cammino (vesciche, tendiniti), ma sono quasi sicuro che i miei
problemi fisici siano stati causati dall'aver ecceduto nello
sforzo, senza graduare la lunghezza delle tappe. Percorrere 30
km quasi ogni giorno per poco meno di quattro settimane di
fila è troppo anche per gente più allenata di me, l'ho constatato
di persona.
D'altra parte avevo solo 26 giorni a disposizione, contro i 30
che vengono considerati il minimo per compiere l'intero
percorso, che è di circa 800 km. Ma sapere che due amiche,
entrambe ben oltre i 50 anni, avevano già fatto il Cammino
intero nello stesso numero di giorni, mi aveva spinto a
provarci. In fondo, non è andata male: i miei malanni mi hanno
costretto a fermarmi un solo giorno su ventisei.
Sconsiglio a chi volesse provarci senza adeguata e solida
preparazione, di compiere più di venti-venticinque km al
giorno, per arrivare a Santiago tutto intero. E comunque, vorrei
dare un suggerimento, ascoltate sempre il vostro corpo, le
vostre sensazioni e non superate i vostri limiti, lo dice uno che
ha commesso questo errore. Ma ovviamente "Ad ognuno il suo
Cammino", come si dice da quelle parti.
Dicevo all'inizio che non pensavo di scrivere un libro, pur
avendo fatto la fatica di scrivere quasi ogni giorno, sebbene
annebbiato dalla stanchezza, il mio diario quotidiano. Le
persone che l'hanno voluto leggere mi hanno però incoraggiato
a scrivere e a renderlo pubblico, cosa che faccio con l'intento
di essere d'aiuto a chi vuole realizzare questa impresa.
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Chi legge questo scritto, se non ha già fatto il Cammino
probabilmente ci sta pensando, quindi sa di cosa si tratta. La
domanda "cos'è il Cammino di Santiago?" troverà risposta
nelle pagine che seguono.
Naturalmente consiglio a chiunque stia sentendo il richiamo di
questa esperienza, di ascoltare questo richiamo: prima o poi lo
farà sicuramente, anche solo una parte, ne vale comunque la
pena. La fatica, le sofferenze e le difficoltà che s'incontrano
sono ripagate da un senso di condivisione, di appartenenza, di
umanità e solidarietà, ma anche (perchè no?) di soddisfazione
personale, che nel nostro mondo quotidiano forse si sono un po'
perse.
In ogni caso è un'esperienza unica e indimenticabile, qualunque
cosa ti accada.
Soprattutto, il Cammino di Santiago mi ha ricordato una verità
che anch'io ogni tanto dimentico: la fatica è sempre presente
nelle imprese e nelle soddisfazioni più grandi. Ed ho scoperto
che noi abbiamo un corpo, una mente e un cuore molto più
forti, resistenti e pieni di energie di quanto il nostro modo di
vivere agiato e impigrito a volte ci spinga a credere.
BUEN CAMINO!
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1. 20 AGOSTO 2010.
LA PARTEZA
Alla fine eccoci qua, l'ora X è arrivata, il giorno fatidico è
iniziato. Dopo tanto pensare, programmare, dubitare, cambiare
idea ("ma chi te lo fa fare? Cosa vai cercando?...", ecc.), la
decisione è presa e si parte. Non so ancora bene neppure io
perché mi sto imbarcando in quest'avventura, che un po' mi
affascina e un po' mi spaventa. Ma tant'è... Dopo attenta
valutazione e ripetuti tentativi, ho pronto uno zaino ridotto
all'essenziale, 7,5 kg in tutto.
Come sempre mi accade in vista di partenze importanti, questa
notte ho dormito poco e male, si e no 3-4 ore. L'adrenalina è in
circolo da 2 o 3 giorni, in forma di ansia, preoccupazione per
l'impresa che mi attende, eccitazione. Ma quando esco di casa,
alle 6.10, sembra svanita. Alla stazione centrale di Milano
prendo la navetta che mi porterà all'aeroporto di Orio al Serio.
Arrivo a Orio prima del previsto, non sono ancora le 8. Mi
aspetto il controllo dello zaino, mi hanno raccontato che quelli
di Ryanair sono pignoli su peso e dimensioni del bagaglio a
mano. Invece, l'addetta della compagnia aerea, dopo avermi
squadrato in un attimo, mi indirizza subito al controllo del
metal detector. Tutto bene, mi imbarco per Londra, deviazione
obbligatoria che da lì mi porterà in Francia a Biarritz e poi da
Bayonne, con un trenino, a Saint Jean Pied de Port (S.J.P.d.P.),
punto d'inizio del Cammino.
A Londra, al controllo prima del secondo imbarco, mi svuotano
lo zaino. Trovano le forbicine e il coltellino svizzero, ma con
mia sorpresa l'unica cosa che fanno è mettermi i tubetti dei
liquidi in un sacchetto di plastica...Incredibile!!! Allora perché
tutto quel terrorismo sugli oggetti contundenti, il rischio
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attentati, ecc? Mah! Consumo un rapido spuntino: un
tramezzino e una bottiglietta d'acqua. Al momento di pagare
mi dicono che il resto è solo in sterline. Mi danno l'equivalente
di circa 4 €, che decido di cambiare nuovamente nella nostra
moneta. Al cambio mi danno indietro 1 € e se ne trattengono
2.50 di commissione!!! A quel punto, molto seccato e alzando
la voce, esclamo davanti all'impiegata: "Come into European
Union! Come into European Union!". Ma quanto sono stronzi e
presuntuosi questi inglesi!
Alle 15.00 atterro a Biarritz. Subito fuori dall'aeroporto c'è la
fermata del bus che mi porterà a Bayonne. Aspetto una
mezz'ora ed eccolo che arriva. Abbigliamento e bagaglio di
alcune persone intorno a me rivelano in modo abbastanza
inequivocabile che trattasi di quelli che da domani si
chiameranno "Pellegrini". Intorno alle 16.00 sono a Bayonne, il
bus ci scarica direttamente davanti alla stazione ferroviaria.
Un'ora e un quarto d'attesa per il treno che va a SJPdP. Allora
ne approfitto per un panino e una birra e per buttare l'occhio nei
dintorni della stazione e scattare qualche foto.
Alle 17.20 arriva il treno...TRENO?? Una vecchia caffettiera
semovente, con una locomotiva che dal suono sembra un tir
con motore diesel, dentro una vera fornace, nonostante fuori la
temperatura sia mite e ventilata. In compenso il panorama è
suggestivo: il treno attraversa interi boschi di castagni: potresti
raccogliere un riccio con la mano anche solo sporgendoti dal
finestrino; poi s'inerpica lentamente sulle prime pendici dei
Pirenei. Vedo spuntare le cime delle prime montagne e mi sale
l'ansia pensando a cosa mi aspetta domani. Ovviamente non
sono solo: con me ci saranno almeno una quindicina di
Pellegrini. Inizio a fare mente locale ai problemi logistici: la
ricerca dell'ufficio del Pellegrino, il posto per dormire,
sperando che non ci sia il "tutto esaurito", la cena...
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Dal finestrino scorgo un gruppo di turisti che scende il fiume,
che costeggia la ferrovia, facendo RAFTING. Mi tornano in
mente analoghe e divertenti esperienze americane e nepalesi...
Il caldo è opprimente; il treno è rovente, ma fuori sembra molto
più fresco. Siamo ormai alle porte di SJPdP, sempre immersi
tra boschi, prati e graziose casette sparse qua e la. Davanti ai
miei occhi vedo passare cavalli, mucche, pecore e anche un
grosso maiale.
Il treno impiega la bellezza di un'ora e un quarto a percorrere (a
40 km l'ora...) gli ultimi 50 km che mi separano da SJPdP. Dal
momento in cui sono uscito di casa questa mattina sono passate
circa 12 ore. Se fossi partito in treno, anziché in aereo, non
sarei neanche a metà strada (ho calcolato infatti che ce ne
vorrebbero più di 30).
C'è una certa emozione nell'uscire dalla stazione: ormai
l'avventura è proprio iniziata! Il primo segnale in questo senso
ce l'ho dopo poche centinaia di metri: la prima freccia gialla,
accompagnata dalla CONCHA (la conchiglia simbolo del
Cammino) e che indicherà la direzione per quasi 800 km, la
incontro infatti ancor prima di entrare nel centro del paese. Il
borgo è piccolo e molto bello, è facile trovare il Centro di
accoglienza dei Pellegrini. Mi appongono il primo SELLO
(timbro) sulla Credencial, ma mi dicono che i posti letto sono
esauriti. Trovo posto in un ostello secondario. Bello, pulito,
piccolo, solo una dozzina di letti. Sono ancora spaesato, ogni
tanto penso con preoccupazione ai km da percorrere: NON CE
LA FARO' MAI!...Ma SJPdP, con la sua atmosfera intima e
raccolta, mi dirotta verso sensazioni più piacevoli. Cena
ipercalorica: uovo e lardo fritto, salsa di carne e pomodoro,
formaggio stagionato e un quarto di un vino rosso che sembra
il nostro Primitivo di Manduria, tanto è corposo.
Dopo un breve giro in paese, alle 22.00 circa mi preparo per la
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notte. C'è una strana atmosfera: la gente in camerata parla
poco, si respira come un'aria di attesa, di timore e di
eccitazione al tempo stesso. Arriva anche un gruppetto di 5 o 6
ciclisti. Un pellegrino si arrabbia perché uno di loro inizia a
parlare al cellulare in mezzo alla stanza a voce alta, manco
fosse ad un comizio...Non siamo ancora abbastanza lontani
dalla "civiltà".... Dopo pochi minuti si sentono come degli
spari. Mi affaccio alla finestra e...ci sono i fuochi d'artificio!
Durano solo qualche minuto, ma mi sembrano di buon auspicio
e, comunque, un bel saluto a chi parte...
BUEN CAMINO, PEREGRINOS!
1. La “concha” (conchiglia), famoso simbolo del Cammino
10
INDICE
Pag. 3
Pag. 6
1.
Pag. 13
2.
Pag. 19
3.
Pag. 25
4.
Pag. 31. 5.
Pag. 35
6.
Pag. 43
7.
Pag. 47
8.
Pag. 51
9.
Pag. 55 10/11.
Pag. 61
Pag. 65
Pag. 69
12.
13.
14.
Pag. 73
Pag. 77
Pag. 81
Pag. 85
Pag. 89
15.
16.
17.
18.
19.
Pag. 95
Pag. 101
Pag. 105
Pag. 109
Pag. 113
Pag. 119
Pag. 123
Pag. 127
20.
21.
22.
23.
24.
25.
26.
27.
Premessa
20 agosto 2010. La partenza
21 agosto 2010. Saint Jean Pied de Port - Roncisvalle
22 agosto 2010. Roncisvalle - Trinidad de Arre
23 agosto 2010.Trinidad de Arre - Puente la Reina
24 agosto 2010. Puente La Reina - Estella
25 agosto 2010. Estella - Torres del Rio
26 agosto 2010. Torres del Rio - Navarrete
27 agosto 2010. Navarrete - Azofra
28 agosto 2010. Azofra - Viloria de Rioja
29/30 agosto 2010. Villoria de Rioja - San Juan de Ortega
e San Juan de Ortega - Burgos
31 agosto 2010. Burgos - Hontanas
1 settembre 2010. Hontanas - Boadilla del Camino
2 settembre 2010. Boadilla del Camino - Carrion de los
Condes
3 settembre 2010. Carrion de los Condes - San Nicolas
4 settembre 2010. San Nicolas - Reliegos
5 settembre 2010. Reliegos - Leon
6 settembre 2010. Leon - Puente Hospital de Orbigo
7 settembre 2010. Puente Hospital de Orbigo - Astorga e
Astorga - Rabanal del Camino... in autobus
8 settembre 2010. Rabanal del Camino - Ponferrada
9 settembre 2010. Ponferrada - Pereje
10 settembre 2010. Pereje - Hospital de la Condesa
11 settembre 2010. Hospital de la Condesa - Sarria
12 settembre 2010. Sarria - Hospital de la Cruz
13 settembre 2010. Hospital de la Cruz - Melide
14 settembre 2010. Melide - Pedrouzo
15 settembre 2010. Pedrouzo - Santiago de Compostela
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