GIGI TOSCANO - GIOVANNI TURCO MALDIVIAGGI MANUALE SANITARIO DEL VIAGGIATORE Castalia MALDIVIAGGI Testo: Gigi Toscano & Giovanni turco Disegni: Lorenzo Montecchi Foto di copertina: Gigi Toscano Disegno retro copertina: Tullio Regge Copiright © Castalia Edizioni Via Peyron 38 10143 Torino Stampa: Litografia Cirone, Torino Printed in Italy Castalia IBSN 88-7701-103-3 BIOGRAFIA Giovanni Turco e Gigi Toscano sono medici chirurghi con la vocazione al vagabondaggio. Hanno viaggiato in oltre 100 Paesi sparsi nei 5 continenti, con predilezione per angoli più remoti del pianeta. Questo libro è il frutto delle loro conoscenze mediche e chirurgiche e delle loro esperienze personali, maturate durante questi ultimi venticinque anni di “viaggi e medicina”. 3 PREFAZIONE “Maldiviaggi” non deve essere usato come un testo di medicina. E` stato concepito come strumento atto a migliorare la cultura sanitaria generale ed è dedicato a quanti stanno per intraprendere un viaggio che li porti in un ambiente diverso da quello nel quale sono abituati a condurre la propria esistenza. Indicazioni. A chi viaggia per affari o ad un turista a breve termine, questo manuale dà indicazioni sulle vaccinazioni utili per quel determinato paese e sulle norme alimentari ed igieniche atte ad evitare di trascorrere il proprio tempo in trattamenti medici non sempre gradevoli. Al turista o al viaggiatore più impegnato suggerisce quello che si deve fare, ma soprattutto quello che non si deve fare in occasione di emergenze sanitarie. Controindicazioni. Imprudenza ed arroganza comportamentale sono controindicazione assoluta. Posologia. Dosi massicce prima del viaggio o, al massimo, durante i voli di trasferimento. Dosi moderate in occasione di sempre possibili problemi insorgenti nel corso del viaggio. Effetti collaterali. Aggravamento di sintomi per effetto della suggestione. Presentazione. Un gradevole volume facilmente leggibile e consultabile. Conservazione. Conservare con cura e non prestarlo agli amici: potrebbe non ritornare mai più. Avvertenze. Non ci stancheremo mai abbastanza di ripetere: “Conoscere per prevenire”. Sapere in anticipo i pericoli ai quali si potrebbe essere esposti è un ottimo metodo per evitarli o per ridurre le conseguenze, nella malaugurata ipotesi del verificarsi di uno spiacevole evento. E soprattutto gli autori declinano ogni responsabilità derivante da un uso disinvolto dei suggerimenti e delle indicazioni contenute in questo libretto. Nel bisogno ricorrete, se possibile, ai consigli ed all’opera di un buon medico. Ed ora... buon viaggio. Gli autori 5 6 PRIMA DELLA PARTENZA CONTROLLI SANITARI Non tutti i viaggi richiedono un controllo preventivo dello stato di salute e di quello immunitario. Tuttavia, quando il viaggio si preannuncia di lunga durata e/o la meta è una zona a rischio per malattie trasmissibili e prevenibili mediante immunizzazione, questi controlli sono certamente consigliabili: - visita medica (attenzione particolare alla pressione arteriosa), semplici esami del sangue e delle urine, elettrocardiogramma; - visita dentistica: certamente, nei viaggi, è più difficile trovare un buon dentista che un medico; - valutazione dell’immunità nei confronti di talune infezioni mediante esami sierologici (Epatite A e B, TBC) e controllo del proprio tesserino di vaccinazione (febbre gialla, tifo, tetano, difterite, poliomielite, colera, ecc.). La scelta degli accertamenti da effettuare varia in funzione della destinazione e delle altre caratteristiche del viaggio e può essere concordata con il proprio medico di base. Per informazioni più dettagliate sui singoli paesi, consultare il sito http://www.viaggiare [email protected]. VACCINAZIONI Troppo spesso le vaccinazioni sono considerate come aggressioni al nostro organismo, un qualche cosa che bisogna subire per cui si finisce facilmente col dubitare della loro necessità. Tutto ciò ci fa dimenticare di come sia possibile, ancora oggi, contrarre la poliomielite a trent’anni, o come sia frequente il morire di tetano nel XXI secolo. Guarire una tubercolosi richiede, ancora oggi, nove mesi di trattamento estenuante e trattare la febbre gialla è ancora impossibile... Una conoscenza dettagliata delle vaccinazioni oggi disponibili ci metterà in condizione di affrontare il viaggio con le dovute precauzioni. 8 Vaccinazioni obbligatorie. Alcuni Paesi esigono una o più vaccinazioni per poter attraversare la loro frontiera. Queste regolamentazioni variano però di anno in anno, seguendo lo sviluppo o la sparizione della malattia in causa. E` pertanto necessario, per maggiore sicurezza, contattare l’ambasciata del Paese ospite o l’Istituto di Igiene della propria città. Le vaccinazioni obbligatorie devono poi essere certificate sul proprio “Certificato di vaccinazione internazionale”, reperibile nei centri appositi. FEBBRE GIALLA: vaccino anti-febbre gialla - una sola somministrazione per via sottocutanea - tempo di induzione: 10 giorni - durata immunità: 10 anni - effetti collaterali: febbre, malessere, dolore, arrossamento - interazioni: non somministrare assieme al colera. È spesso obbligatoria o comunque rigorosamente consigliata in tutti i Paesi dell’Africa intertropicale e in tutti i Paesi dell’America Centrale e del Sud, con le sole eccezioni di Cile, Argentina e Uruguay. Ricordiamo a tale proposito che la malattia è spesso mortale e non esistono terapie. COLERA: vaccino anti-colera - 2 somministrazioni per via intramuscolare ad intervallo di un mese, in alternativa dose unica doppia - durata immunità: 3/6 mesi; protezione 40% - effetti collaterali: vedi febbre gialla - interazioni: non somministrare assieme alla febbre gialla. Attualmente tale vaccino non è più disponibile, sono allo studio promettenti vaccini per bocca (OROCHOL) non in commercio in Italia. È piuttosto consigliato il rigoroso rispetto delle norme di igiene alimentare (vedi capitolo specifico). Vaccinazioni raccomandate non obbligatorie TETANO: vaccino antitetanico - 3 somministrazioni per via intramuscolare: 1° dose tempo 0, 2° 9 10 da: Healt information for internetional travel 2003. www.cdc.gov/travel 11 dose dopo 6/8 settimane, 3° dose dopo 6/12 mesi - durata immunità: 5/10 anni e più. Tutti, viaggiatori e non, devono essere vaccinati contro il tetano. In caso di incidenti con oggetti arrugginiti, ferite da spine, ecc., rispettate questa tabella: - soggetti non vaccinati o con vaccino datato oltre i 10 anni: 2 iniezioni separate da 3 settimane più un richiamo 1 o 2 anni dopo - soggetti con vaccino datato fra i 5 e i 10 anni: un richiamo è sufficiente. TIFO: vaccino costituito da salmonelle typhi vive e attenuate (VIVOTIF) - una capsula al giorno per 3 giorni alterni (1°, 3°, 5°); assumere almeno un’ora prima dei pasti - tempo di induzione immunità: 15 giorni - durata immunità: 5 anni - conservare il vaccino in frigorifero tra 2° e 8°C, differire in caso di febbre - effetti collaterali: diarrea - interazioni: antibiotici e sulfamidici riducono il potere di immunizzazione. Il vaccino è vivamente consigliato a tutti coloro che si recano in Paesi tropicali. POLIOMIELITE: vaccino antipoliomielite - 4 capsule per via orale: 1° tempo 0, 2° dopo 6/8 settimane, 3° dopo 6/12 mesi, 4° dopo 3/6 anni - durata immunità: 10 anni. Nel soggetto adulto, l’eventualità di contrarre questa malattia è piuttosto rara, assolutamente da escludersi dopo i 40 anni. È comunque importante il mantenimento di uno stato immunitario a livello protettivo. DIFTERITE: vaccino anti difterite - le modalità di somministrazione sono le stesse del tetano; i due vaccini, del resto, sono spesso associati. Il mantenimento di uno stato immunitario, attraverso una iniezione 12 di richiamo, sarebbe consigliabile, essendo la malattia ancora presente nei Paesi in via di sviluppo. MENINGITE MENINGOCOCCICA - una somministrazione unica per iniezione sottocutanea - durata immunità: 3 anni La vaccinazione è indicata per viaggiatori che vivano in stretto contatto con la popolazione locale, in particolar modo durante la stagione secca e dove siano state segnalate epidemie (in particolare America del Sud e Africa del Nord). Resta comunque malattia molto rara fra i turisti. ENCEFALITE GIAPPONESE - 3 somministrazioni a intervalli di 1-2 settimane una dall’altra - durata immunità: 1/4 anni. La vaccinazione è indicata per soggiorni prolungati in aree rurali di Giappone, Cina, Indocina, India e Nepal. Il vaccino deve essere richiesto alle Autorità Sanitarie del Paese in questione, una volta arrivati sul posto. Rara malattia virale trasmessa da zanzare. EPATITE VIRALE A Viene trasmesso con il cibo, acqua, pesci in conchiglia e pratiche sessuali oro-anali. Il vaccino (HAVRIX) somministrato in tre dosi intramuscolo. -durata immunità 10 anni. Disponibile in associazione a quello dell’epatite B (TWINRIX). EPATITE VIRALE B: vaccino antiepatite - 3/4 dosi per via intramuscolo - durata immunità: 10 anni La vaccinazione è fortemente raccomandata per chi intenda esercitare la professione sanitaria e per chi intenda avere rapporti sessuali con partner occasionali, essendo la malattia trasmissibile per via ematica (sanguigna). RABBIA: vaccino antirabbico - Profilassi pre esposizione: 1) vaccinazione standard, intramuscolo o sottocutanea, secondo lo 13 schema: 1ª dose giorno 0, 2ª dose giorno 7, 3ª dose giorno 21,4ª dose giorno 28. 2) vaccinazione rapida: 1ª dose giorno 0, 2ª dose dopo 7 giorni, 3ª dose dopo 14 giorni, 4ª dose dopo 28 giorni. Utile un richiamo dopo un anno. - Profilassi dopo esposizione (vedi: Malattie trasmissibili in seguito a morsi o punture). La vaccinazione pre-esposizione è vivamente consigliata a tutti coloro che abbiano opportunità di venire a contatto con gli animali (veterinari, speleologi, missionari). CHEMIOPROFILASSI Per chemioprofilassi si intende l’impiego preventivo di farmaci, con lo scopo di impedire l’insorgere di una data malattia. MALARIA: chemioprofilassi antimalarica La seconda linea di difesa nei confronti della malaria, dopo le misure di protezione contro le punture di zanzara (vedi capitolo specifico), è la chemioprofilassi. Innanzi tutto occorre decidere se fare o meno la chemioprofilassi: il rischio di malaria può essere minore di quello degli effetti tossici legati all’uso di antimalarici. In caso affermativo occorre scegliere quali farmaci utilizzare. Per schematicità l’OMS divide il globo in tre zone: A, B, C. (fig.1) A: Nord e Centro America, parte meridionale del Sud America, Europa, Medio Oriente, Nord Africa, Cina, Giappone, Australia; B e C: Africa equatoriale, Indocina, Nuova Guinea, parte settentrionale del Sud America,continente indiano e Indonesia. A) Nella zona A i rischi sono generalmente bassi o stagionali, non esistono rischi in molte aree (per esempio quelle urbane). P. falciparum assente o sensibile alla clorochina. Profilassi: - o clorochina (2 compresse una volta alla settimana, a partire da due settimane prima del viaggio e per 4 settimane dopo il ritorno), - o nessuna profilassi (in caso di rischio molto basso) premunendosi di clorochina, quale trattamento di riserva. 14 15 FIG. 1 - CHEMIOPROFILASSI ANTIMALARICA - WHO BeC) Alto rischio nella maggior parte delle aree, in particolare in Africa e nel bacino amazzonico. Profilassi: Lariam (1 compressa una volta alla settimana, a partire da 10 giorni prima del viaggio e per 4 settimane dopo il ritorno). - Malarone, in casi di intolleranza al Lariam, o in aree resistenti (confini tra Thailandia, Cambogia e Birmania). La dose è di una compressa al giorno, iniziando due giorni prima fino a 7 giorni dopo il ritorno. - o clorochina + proguanil, se il Lariam è controindicato. In questo caso portare con sè uno dei seguenti farmaci: Halfan, Cotecxin, Coartem, come trattamento in caso di malattia. Per quanto riguarda il Lariam, è consigliabile non superare complessivamente le 8 capsule, perchè il farmaco può dare effetti indesiderati (sintomi psichici). Per soggiorni superiori alle 4 settimane, la posologia può essere ridotta, dopo la quarta dose, o dimezzando la dose settimanale, o assumendo la dose piena a settimane alterne. Se ne sconsiglia l’assunzione per periodi superiori ai 2-3 mesi. Si sconsiglia inoltre di iniziare una gravidanza prima di 3 mesi dalla sospensione del trattamento (vedi anche capitolo Malaria). FARMACIA DA VIAGGIO Per confezionare una farmacia necessita un minimo di cura e di organizzazione, in altre parole dovrete perdere un pò di tempo per avere un insieme razionale, solido, pratico leggero e riutilizzabile. Il contenitore dovrebbe essere leggero e resistente, magari impermeabile come alcuni cofanetti in plastica realizzati per sport acquatici o per conservare gli alimenti nel frigorifero. Sopprimere, per quanto possibile, tutte le scatole e i flaconi in vetro, sostituendo questi ultimi con contenitori in plastica come quelli delle pellicole fotografiche. Scrivere con pennarello indelebile sui blister e sui flaconi il tipo di farmaco, l’uso e la posologia. Proteggere la farmacia da calore, gelo, acqua e dagli urti tutto ciò che è fragile, come fiale, termometro ecc. 16 Non cestinare i foglietti illustrativi dei farmaci: possono sempre tornare utili per rinfrescare l’utilizzo di un farmaco e, uniti tutti insieme, contribuire a tenere fermo il tutto. Prima di assumere un farmaco, leggere attentamente il foglio illustrativo alle voci che riguardano l’utilizzazione, la posologia, le controindicazioni e gli effetti collaterali. Nel caso in cui dopo l’assunzione del farmaco comparissero orticaria, prurito o altre manifestazioni allergiche, sospendere immediatamente l’uso. La farmacia è da adattare al tipo di viaggio, alla sua durata, al peso e al volume disponibili, al numero dei partecipanti e alle conoscenze mediche di questi. Vi proponiamo un esempio di quello che riteniamo sufficiente per 24 persone in isolamento medico per 3 settimane circa. Voi adotterete questo esempio se si avvicina al vostro progetto. I farmaci con asterisco sono quelli che potrete portare in una piccola scatola per un soggiorno esotico breve (7-10 giorni), del tipo “viaggio organizzato”. Antibiotici Zimox co da 1 gr.* - Bactrim forte co * - Flagyl co Antidiarroici Imodium cor * - Reidrax bustine Antidolorifici / Antalgici Lixidol co o Glifan co - Voltaren fl - Buscopan co e fl* Aspirina co o Novalgina co o Aulin co o bust* Antinfiammatori Feldene co o Aulin co o bust *- Deflan co - Bentelan fl Antimalarici Clorochina - 1 scatola a persona - Lariam o Malarone Coartem o Halfan o Cotecxin Sterilizzazione acqua Steridolo o Euclorina o Amuchina o Micropure Disinfettanti cutanei Euclorina bustine * o Betadine soluzione Betadine pomata * 17 Antistaminici Polaramin * Dermatologici Flubason emulsione - Foille pomata - Nizoral pomata - Aureomicina pomata - Gentalin ß* Sonno e Angoscia Lexotan 1,5 mg. co - Stilnox co * Apparato digestivo Maalox co - Plasil co e fl - Guttalax perle o gocce - Glicerina supposte - Travelgum Occhio Vasofen collirio * Orecchio Otalgan gocce Tosse Sobrepin co o Fluimucil co - Silomat gocce * Anestetico locale eventuale Igiene personale Candinet detergente * -Fissan polvere Medicazioni e Utensili Garza 10x10 sterile 2-3 pacchetti - Bende di garza orlata 2-3 rotolini * - Rotolo cerotto carta - Rotolo cerotto tela * - Cerottini una scatola * - Siringhe monouso da 5 cc 3-4 siringhe - Spenco 2ND Skin o Comped - 1 boccetta di plastica da 200 cc (per diluire l’Euclorina, se la utilizzate) * - 1-2 confezioni di Aghi Sutura - 1 pinza Klemmer piccola - 1 pinzetta - 1 forbice piccola e ben affilata - 1 Victorinox (coltellino svizzero milleusi) * - Farmacia personale - 1 bombola di Baygon Mettere tutti i medicamenti corrispondenti ai vostri piccoli mali abituali (cefalea, insonnia, emorroidi ecc), aggiungete la vostra crema antisolare, il repellente per insetti e le compresse di vitamine (es. Betotal) in caso di alimentazione povera di vitamine. Per maggiori informazioni sui farmaci e sul loro impiego vedi anche capitolo 9. 18 PREPARAZIONE FISICA Non tutti i viaggi richiedono una preparazione fisica specifica o particolare. Tuttavia se, programmando il nostro viaggio, decidiamo di utilizzare sistematicamente mezzi di trasporto di cui facciamo raramente uso nella vita quotidiana (moto, bicicletta, canoa, cavallo ecc.), o semplicemente decidiamo di compiere spostamenti a piedi a cui non siamo assolutamente abituati, certamente una preparazione fisica specifica è fondamentale. Essa deve essere: 1- Adatta o specifica: cioè, per quanto possibile, equivalente per modi e condizioni all’attività in programma (es.: se decidiamo di trascorrere le vacanze in bici tra i vulcani del Guatemala, dobbiamo prepararci con la bicicletta in montagna!). 2- Progressiva: ad ogni seduta di allenamento aumentare gradualmente lo sforzo (per intensità o durata). Non bisogna evitare la fatica, ma il dolore! 3- Continuativa: una seduta ogni venti giorni è poco ma meglio di niente! Per quanto riguarda il caldo, il freddo e l’altitudine, oltre a preparazioni specifiche in luoghi con simili condizioni ambientali, è necessario prevedere 2 o 3 giorni di “acclimatamento” sul posto (vedi anche capitolo specifico). IL VOLO AEREO Apriamo questo importante capitolo introduttivo al volo aereo con alcune considerazioni tecniche fondamentali. Dobbiamo infatti sapere che nelle cabine aeree esiste, durante il volo, una pressione di 600 mm Hg, che equivale a quella esistente ad un’altezza di circa 2000 m. sul livello del mare, grazie ad un complicato sistema di pressurizzazione. Questo comporta, tra l’altro, una caduta della pressione parziale di ossigeno (come in montagna) a 74 mm Hg, contro i 103 mm Hg presenti a livello del mare. Lo stesso sistema permette, inoltre, un controllo costante sulla temperatura all’interno della cabina stessa. 19 Il volo aereo è pertanto seriamente sconsigliato a tutti coloro che soffrono di problemi respiratori particolari, di problemi cardiovascolari o che siano stati recentemente sottoposti ad interventi chirurgici, a tutti coloro, insomma, le cui condizioni possono aggravarsi in seguito a rapido sbalzo pressorio o ad improvviso stato di ipossia (carenza di ossigeno). Fortunatamente la stragrande maggioranza dei passeggeri non ha questo tipo di problemi, ma non è comunque immune da altri piccoli rischi. Li elencheremo qui di seguito dettagliatamente, in quanto la conoscenza di questi permetterà, nella maggioranza dei casi, di prevenirli con un semplice comportamento corretto: - IPOSSIA: questa condizione di diminuzione della pressione parziale di ossigeno (già vista precedentemente) è peggio tollerata dai forti fumatori e dai forti bevitori, i quali dovrebbero astenersi dal vizio almeno durante il volo. I sintomi di una leggera ipossia sono: euforia, incoordinazione mentale e motoria, perdita della memoria ecc.; possono essere curati con la somministrazione di ossigeno. - IPERVENTILAZIONE: questo stato può essere causato dall’ipossia, oppure presentarsi isolato nei soggetti particolarmente ansiosi, i quali dovrebbero essere leggermente sedati prima del volo. I sintomi sono: agitazione, respiro rapido, disturbi visivi. La perdita di biossido di carbonio, provocata dall’iperventilazione, può essere controllata facendo inspirare l’aria appena espirata (per esempio da un sacchetto di carta opaca: non di plastica!). - ESPANSIONE DEI GAS INTESTINALI: questo fenomeno e le sue spiacevoli conseguenze possono essere evitati limitando l’uso di bevande alcooliche o gassate e l’assunzione di cibi come fagioli, cavoli, rape ecc. durante il volo. - DISIDRATAZIONE: è la diretta conseguenza della circolazione dell’aria secca nelle cabine pressurizzate. Bere spesso e molto, preferendo acqua naturale e succhi di frutta alle bibite gassate. Per quanto riguarda i portatori di lenti a contatto, la secchezza dell’aria è anche causa di problemi agli occhi; essi dovrebbero preferire, in volo, lenti soffici o, meglio ancora, occhiali tradizionali. 20 - ORECCHIE E SENI PARANASALI: l’orecchio medio ed i seni paranasali possono essere soggetti, in particolari condizioni, a traumatismi pressori, specialmente nei soggetti affetti da importanti raffreddori. Una utile manovra può essere quella di chiudere il naso con le dita e soffiare forte a bocca chiusa, oppure quella di bere con il naso chiuso, manovra da effettuarsi a regolari intervalli, quando la pressione a livello del timpano è consistente. - MAL D’ARIA: questo fenomeno, insieme con il mal di mare ed il mal d’auto, è illustrato nel capitolo apposito. - IMMOBILITÀ: la prolungata stazione seduta favorisce rigonfiamenti dei piedi e delle gambe (edema posturale), il che rende spesso molto difficoltoso il rimettersi le scarpe al termine del volo, predisponendo, inoltre, alla formazione delle vene varicose. È pertanto consigliabile fare frequenti passeggiatine durante il volo o la ginnastica isometrica suggerita a bordo. - JET LAG: sotto questa espressione intraducibile sono raccolti tutti quei fenomeni di squilibrio del ritmo sonno-veglia, legati ad uno spostamento aereo tra due luoghi con notevole differenza di fuso orario. Il problema, data la sua complessità, viene trattato nel capitolo seguente. JET LAG Il rapido cambio di fuso orario, determinato dallo spostamento in aereo, comporta sempre un più o meno grosso squilibrio del ritmo sonno-veglia e appetito-digestione; i sintomi principali ad esso collegati sono: inappetenza, insonnia, irritabilità, stanchezza ed un senso generale di malessere. Esistono due metodi che favoriscono un rapido adattamento al nuovo fuso orario; essi si basano sulla dieta e sull’assunzione di sonniferi. - DIETA: deve essere modificata 4 giorni prima della colazione che si consumerà sul posto e prevede un elevato consumo di proteine a colazione e a pranzo e di carboidrati a cena. Il primo giorno della nuova dieta (4 giorni prima dell’arrivo previsto) 21 mangiate molto, il secondo giorno mangiate poco, il terzo mangiate ancora molto e il quarto ancora poco. Berrete caffè o sostanze contenenti caffeina soltanto dalle ore 15 alle 17, tranne il giorno prima dell’arrivo, in cui bevete tali bevande al mattino, se siete diretti verso ovest, oppure tra le ore 18 e le 23, se siete diretti ad est. È consigliabile, una volta sull’aereo, evitare il consumo di bevande alcooliche e limitarsi nel cibo. Sforzatevi di dormire durante il viaggio solo se nel luogo dove siete diretti è, in quel momento, notte (aiutarsi eventualmente con l’uso di una mascherina). Giunti a destinazione consumate una prima colazione ricca di proteine e cercate di rimanere attivi per tutto il giorno. - SONNIFERI: questo sistema, molto più sbrigativo, prevede l’assunzione di un sonnifero per i primi 3-4 giorni che seguono l’arrivo sul posto. Se il vostro spostamento è stato verso Est, avrete grande difficoltà a prendere sonno: è pertanto consigliabile un sonnifero a rapida e breve azione (tipo Stilnox 10 mg.); se è invece stato verso Ovest, avrete tendenza a svegliarvi molto presto: in questo caso è meglio un prodotto a maggiore durata d’azione (tipo Felison 15 mg. o Lexotan 1,5 mg.- 2 compresse). Ricordate che lalcool può avere effetti particolarmente nocivi se assunto in coincidenza con i sonniferi, i quali sono da usare una tantum e in occasioni particolari, poiché un uso reiterato vi esporrebbe a indesiderati effetti collaterali o al rischio di assuefazione. Qualunque sistema venga utilizzato è sempre prudente, una volta giunti a destinazione, non intraprendere subito traversate impegnative o trekking massacranti, ma concedersi invece una tonificante dormita ed almeno un buon giorno, pieno, di riposo. Per curiosità, riportiamo qui di seguito la “formula di Buley”, la quale serve a calcolare il tempo di riposo necessario, in funzione del cambio di fuso orario, della durata del viaggio, dell’ora di partenza e di arrivo. 22 TR = (T/2 + (Z-4) + Cp + Ca:10 TR= tempo di riposo calcolato in unità giorno (1=24h.) T = durata del volo Z = numero fusi orari attraversati Cp = variabile in base all’ora locale di partenza Ca = variabile in base all’ora locale di arrivo ORE 08.00 - 11.59 12.00 - 17.59 18.00 - 21.59 22.00 - 00.59 01.00 - 07.59 Cp 0 (buono) 1 (conveniente) 2 (conveniente) 3 (mediocre) 4 (pessimo) Ca 4 (pessimo) 2 (conveniente) 0 (buono) 1 (conveniente) 3 (mediocre) Esempio: un viaggiatore lascia Torino alle h.13 ora locale (Cp=1), viaggia 22 ore e arriva a Kathmandu alle h.17 ora locale (Ca=2), dopo aver attraversato 6 fusi orari. Il numero di giorni di riposo a lui necessario è: (22/2 + (6-4) +1+2) : 10 = 1,6 giorni = h. 38,5 vale a dire: una notte di riposo, un giorno di tranquillità e una seconda notte di riposo. FIG. 2 23 PROBLEMI LEGATI ALL’ASPETTO FISICO, AMBIENTALE E CLIMATICO ALIMENTAZIONE Alimentazione in viaggio La dieta dovrà essere, per quanto possibile, bilanciata: - a lento assorbimento 50 / 60% di GLUCIDI (pane, pasta, riso, mais) - a rapido assorbimento (zuccheri p.d.) 20 / 25% di GRASSI (di preferenza vegetali) 12% di PROTEINE (carne, pesce, uova, latte, formaggio) Equilibrata anche in calorie, cioè l’introduzione calorica deve essere proporzionale al dispendio energetico, senza dimenticare le regole di igiene alimentare che impongono alcuni Paesi del Terzo Mondo (vedi dopo). Sarà compito vostro cercare di bilanciare giornalmente la dieta, secondo il proprio gusto e la disponibilità di generi alimentari. Una tranquilla vacanza, normalmente, non richiede particolari attenzioni alimentari. I problemi sorgono se, nel vostro viaggio, avete incluso attività sportive, come trekking, scalate, kayak, moutain-bike o comunque lavori muscolari gravosi, specialmente se svolti in condizioni climatiche particolari (es. molto caldo). Se, per esempio, durante una lunga marcia non si introduce abbastanza cibo, l’organismo, dopo aver dato fondo alle proprie riserve, reagisce con la sensazione di fame. Successivamente compaiono crampi allo stomaco e diminuisce la forza fisica; continuando nello sforzo sopraggiungono pallore, sudorazione, vertigini e affaticamento intenso, fino allo svenimento. Ma sappiate che questa sintomatologia compare anche in seguito ad un pasto ricco di zuccheri, allorché si intraprenda un lavoro muscolare importante. MA ALLORA, COME COMPORTARSI ? Ecco l’ essenziale: 24 Prima dell’ impegno fisico: evitare cibi zuccherini, dando la preferenza a glucidi a lento assorbimento, proteine e lipidi normali. Durante l’ impegno fisico: mangiare prima di avere la sensazione di fame, introducendo piccole quantità per volta e frequentemente, privilegiando gli zuccheri e pochi cibi sapidi, facili da mangiare e da digerire. Ma più la fatica aumenta, più è difficile alimentarsi: in questi casi sono preferibili delle bibite zuccherate. In conclusione: - colazione del mattino variata e poco dolce, consumata almeno un’ora prima del “cimento”, senza forzare al principio; - alimentazione piccola e frequente, durante l’ impegno fisico; - pranzo leggero a metà giornata (facoltativo, ma sovente gradevole); - cena ricostituente, facilmente digeribile, da consumarsi nelle due ore seguenti la fine del lavoro muscolare. Ricordate, inoltre, di far trascorrere almeno 2-3 ore dal pasto, prima di intraprendere un lavoro gravoso, altrimenti si avrà un rallentamento della digestione, poi un blocco, finchè lo stomaco non rinvierà tutto all’esterno... Il sale Quando, in seguito ad un impegno muscolare, noi sudiamo, perdiamo insieme all’acqua ma in misura proporzionale minore anche il sale. Di conseguenza possiamo immaginare che l’ interno del corpo diventi più salato.Viene da sè: non dobbiamo ingerire sale, bensì acqua per ripristinare l’equilibrio. Il problema è lievemente diverso quando l’ impegno fisico interessa tutto l’ arco della giornata, durante la quale la traspirazione è stata abbondante e largamente compensata dall’ introduzione di liquidi. In questo caso l’ingestione di sale è auspicabile, soprattutto sotto forma di alimenti e non di compresse. Ma è anche controproducente salare troppo i cibi, poiché l’organismo apprende a limitare le perdite (adattamento) e più l’alimentazione è ricca in sale, meno ne viene ritenuto, con maggiori chance di andare in debito dopo una lunga giornata di sforzi. 25 L’ acqua Bisogna bere prima di avere sete, frequentemente e a piccole quantità per volta. Non ghiacciata, eventualmente con qualche cucchiaio di zucchero disciolto per gli sforzi di intensità media. Le vitamine Un’alimentazione equilibrata e varia, apporta una quantità largamente sufficiente di vitamine. Tuttavia, in viaggi particolari, in zone dove spesso è difficile consumare frutta e verdura fresca, è consigliabile aggiungere alla dieta 1 compressa di polivitaminico b (BETOTAL) - il lievito di birra è una buona alternativa - a colazione e 1-2 compresse di vitamina C durante la giornata. Alimentazione in Paesi a baso tenore di igiene Scelta del cibo: - scegliere cibi cotti da poco e ben caldi; - mangiare frutta che potete pelare (banane, arance, melone, papaya, mango); - scegliere degli accettabili piatti locali, piuttosto che imitazioni di piatti nostrani. Non mangiare: - insalate; - cibi sui quali non avete certezza che siano cotti da poco (inclusi i buffet serviti in alcuni hotel, lasciati all’aperto in climi caldi; - cibi dove ci sono o potevano posarsi mosche; - piatti che per la preparazione hanno richiesto molte manipolazioni; - gelati - non fare uso di ghiaccio; - latte fresco (non bollito); - salse e condimenti lasciati sulla tavola. Quando non vi sono alternative, piccole quantità sono normalmente scevre da pericolo, ma considerate anche di saltare il pasto. Piatti, posate e bicchieri devono essere lavati con acqua e sapone, risciacquati con acqua pulita e protetta dalle mosche. Se questo non è stato fatto o sospettate che siano contaminati, risciacquateli con un pò di tè caldo o strofinateli con un tovagliolo pulito. 26 Le mani dovrebbero essere lavate ad ogni opportunità. Se toccate del cibo, mangiatelo solo se le avete veramente pulite, altrimenti maneggiatelo con un tessuto pulito, l’interno di un sacchetto di plastica, un pezzo di pane; se usate le dita, gettate via la parte toccata. In definitiva: “cook it, boilit, peelitor forget it” Utile il sito: www.foodsafety.ufl.edv. CALORE Meccanismo di termoregolazione Il meccanismo che permette al nostro organismo di mantenere una temperatura inferiore ai 40°C è detto di termoregolazione; esso si basa sui concetti di TRASPIRAZIONE, CONVEZIONE e RESPIRAZIONE. La traspirazione è l’ evaporazione dell’acqua sulla pelle, quando è molto efficace il sudore non si vede nemmeno, perché evapora prima di gocciolare. Essa Ë favorita dall’aria secca e da un ambiente ventilato, è invece ostacolata da indumenti impermeabili e da un’ atmosfera umida. La convezione è la cessione di calore del nostro corpo all’aria che ci circonda, a condizione che la temperatura di questa sia più bassa di quella della pelle; anche in questo caso il rinnovo dell’aria (vento) facilita questo meccanismo. Attraverso la respirazione, infine, l’ aria inspirata è riscaldata e saturata in vapore acqueo, passando nei polmoni. Inconvenienti dovuti al calore LO SFINIMENTO DA CALORE ( per diminuzione di introduzione d’acqua o per perdita di sali) Il primo sovviene quando l’introduzione dell’acqua è forzatamente ridotta (acqua razionata), in situazione di stress e di forte calore. Il soggetto è sudato e assetato, le urine poche e scure, si possono aggiungere malessere e palpitazioni. È necessario bere abbondantemente, fino a che le urine tornano normali per colore e quantità (1/2 litro d’acqua ogni 15 min.). Il secondo tipo di sfinimento, per deficienza di sali, interviene in 27 soggetti non ben acclimatati sottoposti a sforzi particolari in ambiente molto caldo, con normale introduzione di liquidi, ma poca introduzione di cibo; vomito e diarrea ne facilitano l’insorgenza. I sintomi principali sono: malessere, mal di testa, sudorazione, vertigine, pallore, crampi muscolari. È necessario riposo in ambiente fresco e introduzione di bibite salate (1 cucchiaio di zucchero + 1/2 cucchiaino di sale per litro d’acqua); in seguito si riprenderà l’introduzione anche forzata di cibo. DIFFERENZA FRA SFINIMENTO DA CALORE E COLPO DI CALORE COLPO DI CALORE SFINIMENTO DA CALORE CUTE SECCA, ROSSA E CALDA SUDATO, PALLIDO, PELLE FREDDA PUPILLE LARGHE NO FEBBRE FEBBRE DEBOLEZZA LA PERSONA È MOLTO MALATA O INCONSCIA FIG. 3 - L’ INSOLAZIONE È il risultato dell’ effetto diretto dei raggi del sole sul cranio e/o sulla nuca. Può dare mal di testa, capogiro, nausea e sensazione di malessere intenso. Bisogna tenere il soggetto al riparo dal sole e inumidire la testa con tessuti bagnati. - IL COLPO DI CALORE Corrisponde ad uno stato febbrile che compare quando la produzione di calore, associata ad una temperatura esterna più o meno alta, supera le possibilità di refrigerazione dell’organismo. La pelle si presenta rossa e secca, quindi non sudata, segno di arresto della traspirazione, dopodichè seguono confusione e malessere, fino ad arrivare, nei casi gravissimi, alla sincope ed al coma. È fondamentale mettere il soggetto in un luogo fresco ed aerato, raffreddarlo con tessuti inumiditi e farlo bere abbondantemente. 28 - LE INFEZIONI CUTANEE È un problema indirettamente collegato al calore, in quanto certe parti del corpo traspirano altrettanto che le altre, ma, non avendo possibilità di evaporazione, possono andare incontro a fenomeni di macerazione prima e di infezione dopo (piedi, inguine, ascelle). Per prevenire il fenomeno sarebbe utile aerare il più sovente possibile queste parti e lavarle con acqua disinfettata e sapone. Una volta che il processo si è instaurato e si manifesta con fenomeni di rossore, bruciore e fastidio localizzato, la parte deve essere ben lavata, risciacquata, asciugata, trattata con polvere assorbente tipo FISSAN e ben aerata. La cura dovrebbe essere mantenuta per 2-3 settimane (vedi anche capitolo dermatologico). Un discorso a parte meritano le ferite, che in un ambiente caldo vanno facilmente incontro ad infezioni anche gravi, con formazione di ulcere (cd. ulcere tropicali), vedi capitolo sulle ferite. - IL PRURITO DA CALORE (MILIARIA) Si presenta come piccolissime vescicole circondate da una minutissima area infiammata, accompagnata da forte prurito. Interviene in soggetti non acclimatati posti in ambiente caldo-umido. Tenere la zona fresca e asciutta e utilizzare una crema cortisonica (tipo FLUBASON). L’EDEMA DA CALORE Si presenta come un rigonfiamento delle caviglie, soprattutto nei primi LO SVENIMENTO DA CALORE È un normale svenimento, facilitato dal caldo, dovuto ad una prolungata stazione eretta o ad un cambio repentino di posizione. Fare sdraiare il soggetto. Prevenzione degli effetti negativi del calore - Compensare prontamente la perdita di acqua - Bere prima di avere sete (il fabbisogno di acqua è superiore alla sensazione di sete) - Portare vestiti leggeri, chiari ed ampi che permettano all’aria di circolare - Proteggere la testa con cappelli, meglio se bagnati 29 - Evitare di consumare alcool - Nelle ore più calde della giornata, se possibile, evitare l’esposizione diretta ai raggi solari - Utile può essere in climi caldo-secchi refrigerare la pelle con acqua spruzzata attraverso un vaporizzatore. Ricordiamo, infine, che una acclimatazione al calore esiste; essa si completa in qualche settimana, ma già nei primi giorni comincia a dare i primi benefici. Il suo rapido instaurarsi è favorito da: - riduzione, soprattutto nei primi giorni, di attività faticose; - buon riposo notturno; - limitazione dell’aria condizionata ; - evitare il consumo di alcool. SOLE Caratteristiche dei raggi solari La componente dei raggi solari che più ci interessa riguarda quella ultravioletta, in particolare del tipo A e B, in quanto la componente C è arrestata dalla sfera di ozono. Il tipo A è responsabile della cuperose, delle allergie solari e di un’abbronzatura leggera; il tipo B, invece, dell’abbronzatura stabile ed intensa, ma anche del cancro della pelle e del colpo di sole. Durante l’esposizione ad essi è necessario tenere in considerazione alcune loro caratteristiche: 1) le prime esposizioni devono essere di breve durata, poi progressivamente si può aumentare, perché aumentano le difese intrinseche della pelle; 2) prima delle 10 del mattino e dopo le 15, i raggi ultravioletti B sono praticamente assenti; l’esposizione senza questi raggi è particolarmente indicata nei primi giorni, perché permette di iniziare la produzione della melanina senza rischiare un colpo di sole; 3) quanto più ci si avvicina all’equatore, tanto più numerosi dono i raggi U.V. B che raggiungono la terra, dovendo compiere meno percorso per arrivarci; 4) sulla sabbia i raggi U.V. sono riflessi per il 20%, sull’acqua del mare solo per il 5%; 30 5) in altitudine la quantità di U.V.A non cambia, mentre gli U.V.B aumentano del 30% a 2000m. e del 45% a 3000m.! 6) sulla neve gli U.V. sono riflessi per l\rquote 80%; 7) alcune nuvole lasciano passare il 90% degli U.V.; 8) le zone del corpo più sensibili sono: la fronte, il naso, le spalle, i seni, l’interno delle cosce, i polpacci ed in genere tutte quelle parti che sono quasi sempre coperte. Protezioni antisolari Creme filtranti e schermi Le creme filtranti filtrano solo gli U.V.B e lasciano passare gli U.V.A. Per schermi, invece, si intendono creme che riflettono sia gli U.V.A che gli U.V.B, lasciando passare sia gli uni che gli altri in misura variabile. L’indice di protezione (da 2 a 10) indica appunto il grado di efficacia del prodotto. Molto schematicamente: la protezione n° 2 lascia passare 50% di U.V. “ n° 3 “ 33% “ “ n° 4 “ 25% “ “ n° 5 “ 20% “ “ n° 6 “ 17% “ “ n° 8 “ 13% “ “ n°10 “ 10% “ A parità di protezione, lo schermo appare pù efficace delle creme filtranti, perché attivo anche sugli U.V.A, responsabili della maggior parte delle allergie solari, anche se presenta l’inconveniente di essere più opaco, quindi meno estetico, ed ha tendenza a macchiare i vestiti. A parità di prodotto, la crema è molto più resistente all’acqua, alla traspirazione, ecc., anche se meno delicata ed estetica, rispetto ad un olio o ad un latte. Gli acceleratori di abbronzatura, da soli o uniti ad un filtro, sono concettualmente validi perchè favoriscono una produzione più imponente di melanina, determinando una protezione naturale più rapida, ma devono essere utilizzati con estrema cautela, specialmente nei Paesi tropicali. 31 La preparazione al sole attraverso l’utilizzo di lampade abbronzanti è generalmente consigliata, fatta eccezione per le persone particolarmente sensibili agli U.V. I prodotti autoabbronzanti non forniscono protezione antisolare. Sono da evitare prodotti grassi, tipo olio, burro, vaselina, i quali facilitano enormemente la possibilità di un colpo di sole. Per contro, le creme idratanti dopo-sole evitano di spellare troppo rapidamente. Per la scelta dei prodotti diamo ampia libertà all’utente di usare le “cremine” di fiducia o di “stagione”. Inconvenienti dovuti al sole IL COLPO DI SOLE Questa reazione agli U.V. può andare dal semplice arrossamento fino alla bruciatura profonda, con problemi importanti anche generali. La bruciatura, a sua volta, può infettarsi o, comunque, dare origine a macchie rosa o brune indelebili. La terapia del colpo di sole è la seguente: 1°grado (rossore semplice, indolore) - latte dopo-sole - ghiaccio o impacchi freddi. 2°grado (pelle rossa, calda e dolente) - latte dopo-sole - aspirina (3 compresse al giorno) - ghiaccio o impacchi freddi. 3°grado (pelle rossa, calda, dolente e leggermente gonfia) - latte dopo-sole - aspirina - pomata cortisonica, tipo FLUBASON - ghiaccio o impacchi freddi. 4°grado (bruciore intenso, bolle o vescichette, bruciature o ulcere) - pomata, tipo FOILLE - aspirina - ghiaccio o impacchi freddi - vedi capitolo su bruciature ed ustioni. 32 Se non disponete di latte dopo sole e la pelle è dolente, potete sbattere l’albume di un uovo e pennellare il preparato sulla parte arrossata e dolente. Allergie solari L’allergia solare vera è piuttosto rara; frequenti sono invece le allergie dovute alla interazione tra il sole e sostanze ingerite o applicate sulla pelle. Tra le sostanze applicate ricorderemo in particolare quasi tutti i profumi, alcuni anti-acneici, alcuni disinfettanti cutanei, alcuni saponi (REXONA!), le pomate antibiotiche a base di sulfamidici, la maggior parte delle creme decontratturanti, la clorofilla (non prendere il sole sdraiati sull’erba). Tra quelle ingerite ricorderemo, tra le più comuni, i sulfamidici (BACTRIM), alcuni diuretici (LASIX), alcuni zuccheri di sintesi (SUCARYL), la clorochina, la pillola anticoncezionale. La condotta da tenere al manifestarsi di un\rquote allergia solare è la seguente: - ricercare l’agente causale e, se possibile, sopprimerlo; - evitare assolutamente l’esposizione al sole; - tamponare con una soluzione antisettica, tipo EUCLORINA o BETADINE; - applicare un cortisonico, tipo FLUBASON; - prendere un antiallergico, tipo TELFAST o POLARAMIN (2 cps. al giorno). LE LABBRA Prevenire lesioni alle labbra con l’utilizzo di prodotti antisolari specifici o generici. Alcuni rossetti sono fotosensibilizzanti. I prodotti grassi semplici (burro di cacao) devono essere utilizzati solo dopo l’esposizione al sole. In caso di lesione impiegare un antisettico, tipo una soluzione di EUCLORINA o altro. GLI OCCHI Per evitare problemi agli occhi, l’unica difesa sono un buon paio di 33 occhiali da sole. Quando i problemi si sono già instaurati (palpebre gonfie, congiuntiva arrossata, mal di testa, talvolta febbre), questa è la condotta corretta da tenere: - creare oscurità, al limite con una mascherina opaca sugli occhi; - aspirina; - somministrazione di un collirio antisettico (VASOFEN 1 o 2 gocce ogni 4 ore); - non usare un collirio anestetico o a base di cortisone. FREDDO Il meccanismo di termoregolazione riflessa La temperatura centrale del corpo umano tende a rimanere costante attraverso due meccanismi fondamentali: la termogenesi e l’isolamento dovuto alla pelle. 1) Termogenesi: il corpo può utilizzare automaticamente tutte le sostanze energetiche disponibili per un aumento generale del metabolismo, anche se il migliore apporto di calore resta il lavoro muscolare (anche sotto forma di brividi o tremori). 2) Il primo segno visibile del freddo è la cosiddetta “pelle d’oca”; la pelle appare raggrinzita per via della contrazione dei muscoli orripilatori, primo mezzo di isolamento della pelle per evitare la dispersione del calore. Secondariamente avviene una vasocostrizione cutanea (i vasi della cute restringono il loro diametro), in modo che il sangue non sia esposto al freddo, e la pelle si trasformi in isolante termico. Le difese dal freddo Limitare la perdita di calore Importantissimo il ruolo dei vestiti: essi non devono essere troppo aderenti, onde permettere una normale circolazione sanguigna (scarpe specialmente); numerosi piccoli strati proteggono più di uno grosso, lasciare meno parti scoperte del corpo possibili. È importantissimo comprendere nel proprio bagaglio un telo di alluminio-amianto (coperta termica), leggerissimo e capace di limitare al massimo la perdita di calore. 34 Difendersi dagli alleati del freddo Il vento può moltiplicare per 10 l’azione del freddo: difendersi con paraventi o ripari improvvisati (buco nella neve, ecc.). L’umidità può moltiplicare per 14 l’azione del freddo, evitare per quanto possibile di avere mani o piedi umidi. L’altitudine contribuisce ad una diminuzione di 6°C ogni 1000m. di altezza e quanto più si è alti, tanto più sono rapide le variazioni di temperatura (tra giorno e notte, sole e ombra, ecc.): cercare di prevenire la sensazione di freddo o l’insorgere di brividi, coprendosi in anticipo. In quota, inoltre, c’ è meno ossigeno (ipossia), il che provoca aumento della respirazione (iperventilazione) e del numero di globuli rossi (poliglobulia), tutti fattori che limitano la produzione e il trasporto di calore e che ne favoriscono la dispersione. L’aria fredda e secca di montagna provoca sovente irritazione delle vie respiratorie con tosse secca e mal di gola (vedi capitolo relativo). Aumentare la produzione di calore Attraverso il lavoro muscolare (preferibilmente la contrazione muscolare statica) e l\rquote apporto energetico legato al cibo assunto (possibilmente caldo). L’alcool e il fumo L’alcool, essendo un vasodilatatore, può prevenire l’insorgenza dei geloni, ma favorisce la dispersione del calore (ipotermia), fornendo un beneficio al freddo solo illusorio. Le sigarette, per contro, avendo un’azione opposta vasocostrittrice, aggravano il rischio di geloni, senza migliorare di molto la perdita di calore. Purtroppo è sbagliato pensare che una sigaretta possa valere come antidoto ad una sorsata di alcool! L’acclimatamento A differenza del caldo, per il freddo non esistono meccanismi di acclimatizzazione, per cui è ancora più fondamentale essere ben attrezzati contro di esso, con vestiti caldi e buone attrezzature. Inconvenienti dovuti al freddo LESIONI LOCALIZZATE: CONGELAMENTO E GELONI Le zone più esposte sono le dita, le mani, i piedi ed il viso (orecchie, 35 naso). La parte colpita si presenta bianca, fredda, indurita, difficile a muovere ed insensibile al tatto. In seguito al riscaldamento diventa violacea, dolorante ed inizia a gonfiare. Solo dopo parecchi giorni si può definire la gravità, si va dalla guarigione senza postumi fino alla gangrena; dipende dalla parte colpita, dall’umidità, dalla temperatura e dal tempo intercorso. La specifica terapia di questo tipo di lesioni è riscaldare la parte, immergendola in un bagno di acqua calda a 40°-42°C per 30 minuti. In alternativa, riscaldarla ponendola a diretto contatto con il corpo di un compagno (ascelle, inguine, pancia). Questa operazione potrebbe essere molto dolorosa per cui conviene assumere antidolorifici, tipo ASPIRINA o VOLTAREN o AULIN o LIXIDOL (2 cps. o 1 fiala al giorno). Se dopo questa operazione la parte ritorna a essere dolorante, sospettare un’infezione e prendere un antibiotico, tipo ZIMOX (3 cps. al giorno per 7 giorni); prevenire il rischio infettivo anche quando dovessero residuare sulla parte bolle o vescicole (non aprirle!). Compiere tutte queste operazioni di riscaldamento della parte solo quando si abbia la sicurezza di potere mantenere la parte stessa al caldo ed a riposo per diverso tempo: una nuova esposizione al freddo sarebbe catastrofica. Ricordiamo a questo proposito che è ancora possibile, in caso di necessità, camminare con i piedi congelati, ma assolutamente impossibile, quando questi siano stati appena scongelati. Per rendere più efficace il riscaldamento locale è utile riscaldare a dovere tutto il corpo e assumere bevande e cibo possibilmente caldi. IPOTERMIA Essa è la conseguenza di una produzione di calore insufficiente a mantenere la temperatura centrale del corpo sopra i 35°. Quando la temperatura del corpo è localizzata tra i 37° e i 35°, il soggetto è cosciente e capace di descrivere le proprie sensazioni; tra i 35° e i 32°, il soggetto è affaticato, sonnolento, confuso, tremolante, 36 con pelle fredda, viso livido e difficoltà di parola. Sotto i 32° si ha perdita della coscienza, sparizione dei brividi, spesso coma; la sopravvivenza diventa improbabile sotto i 28°. Il trattamento delle situazioni di emergenza è il seguente: - riscaldare con priorità il torace, prima di pensare agli arti (se possibile, immergere il torso della vittima in una vasca di acqua calda, lasciando fuori braccia e gambe penzoloni); - eliminare i vestiti bagnati e cambiarli con altri asciutti, possibilmente già indossati da altri, per cui caldi; - alloggiare il soggetto in un sacco a pelo o in un letto, possibilmente già scaldato (utilizzare borracce riempite con acqua a 40°42°); - sfruttare il calore del corpo dei compagni per trasferirlo al soggetto in ipotermia (dormire con lui a stretto contatto); - se il soggetto è cosciente fargli bere bevande calde zuccherate (tè), prima di passare ad una alimentazione solida. - non dare alcool, tabacco o caffeina. LA FATICA, IL SONNO, L’ANGOSCIA La fatica psichica è normalmente collegata ad una estrema tensione nervosa: questo provoca il facile sovvenire di incidenti e problemi, anche per futili motivi, e prelude ad una sensazione di abbandono. In tale situazione psicologica è consigliabile agire e comportarsi con prudenza particolare. L’insonnia e l’angoscia sono spesso collegate tra loro e possono talvolta sopravvenire durante un viaggio, a causa della differenza di fuso orario o di problemi tecnico-organizzativi particolari. Se siete principalmente tesi o angosciati, potete prendere un ansiolitico, tipo LEXOTAN compresse 15mg.(1 o 2 cps. mattino e sera); lo stesso trattamento può essere utilizzato in caso di sonno leggero o agitato (assumendo solo la dose della sera). Se invece il vostro è un problema di risveglio troppo precoce, è consigliabile un prodotto con proprietà sonnifere dominanti, tipo FELISON, una compressa prima di coricarsi. Se invece il problema è legato ad un addormentamento laborioso, 37 associato ad un risveglio penoso, è preferibile un sonnifero ad azione breve (3-4 ore), tipo STILNOX 10mg. L’uso di questi farmaci non deve essere trasformato in abuso o abitudine, ma rimanere circoscritto allo stretto necessario, pena sgradevoli effetti collaterali o assuefazione. L’ALTITUDINE Il Male Acuto di Montagna (MAM) In altitudine esiste una pressione atmosferica più bassa rispetto a quella del livello del mare, di conseguenza anche la pressione di ossigeno nell’aria è notevolmente diminuita (a 5000 m. è la metà di quella a livello del mare). Questo provoca una diminuzione di ossigeno disponibile per i tessuti (ipossia). L’organismo compensa quindi con un aumento della ventilazione e con una accelerazione del ritmo cardiaco; la maggiore produzione di globuli rossi (deputati al trasporto dell’ossigeno nel sangue) è un meccanismo più tardivo. Il respiro più rapido e la tachicardia portano però con s’é un aumento generale e permanente del debito di ossigeno, il quale, alla lunga, può essere causa del male acuto di montagna (MAM). Prevenzione del MAM L’unico modo per prevenirlo è dare ai meccanismi di compenso il tempo necessario per entrare in azione gradualmente, senza sovraccaricare l’organismo. Questo si ottiene principalmente con una ascensione graduale, vale a dire che dopo i 3000 m. non bisogna accamparsi a più di 400 m. di dislivello rispetto al campo precedente. Sarebbe inoltre consigliabile accamparsi ad una quota leggermente inferiore a quella massima raggiunta in quella giornata. È inoltre suggeribile il concedersi almeno una giornata di riposo, dopo l’arrivo con l’aereo direttamente ad una quota superiore ai 2000 m. 38 Sintomi principali Compaiono nei soggetti non adattati dai 3500-4000 m. Il primo segno è l’euforia, spesso accompagnata da insonnia. Quindi compaiono cefalea, vertigini, seguite da nausea e vomito. Sopra i 50006000 m. la sincope è frequente. Queste manifestazioni possono accompagnarsi a disturbi visivi e a gonfiore delle mani e del viso. Se cominciano a comparire alcuni di questi sintomi, una giornata di riposo si impone immediatamente; se il giorno seguente i sintomi non sono diminuiti, è necessario aiutare il malato a ridiscendere. Questa procedura è l’unica che permetta di evitare il sopraggiungere di una catastrofe, cioè l’edema polmonare acuto o l’edema cerebrale. Complicazioni del MAM Edema polmonare acuto: a) i segni del MAM si aggravano; b) diminuzione della produzione di urine; c) comparsa di un affanno anormale a riposo; d) tosse secca prima, schiumosa poi, con la sensazione di avere l’acqua nei polmoni; e) respiro difficile, con suono simile al rumore di bolle che scoppiano. Edema cerebrale: a) intenso mal di testa; b) vomito abbondante; c) visione disturbata; d) turbe della coscienza. Terapia delle complicazioni È la stessa sia per l\rquote edema cerebrale che per quello polmonare e si avvale di: - DIURETICI (specialmente nell’edema polmonare), i quali aiutano il malato a urinare rapidamente; molto usato il LASIX intravenoso o intramuscolare (2 fiale) o per via orale (2 o 3 compresse); - CORTISONICI (specialmente per l’edema cerebrale); BENTELAN intravenoso o intramuscolare (2 fiale); 39 - OSSIGENO (quando disponibile); - DISCESA a una quota inferiore: è la misura più importante del trattamento, da effettuare il più precocemente possibile; nell’edema polmonare, mantenere assolutamente la posizione seduta o semi-seduta, anche durante la discesa. Altri problemi legati all’altitudine Problemi digestivi Essi possono essere legati alla dilatazione dei gas in altitudine, all’alimentazione o agli spasmi provocati dal freddo. Possono essere usati antiacidi, tipo MAALOX compresse e antispastici, tipo BUSCOPAN. Emorroidi Problema molto frequente in altitudine; è necessario arricchire la farmacia con una pomata antiemorroidaria, tipo RUSCOROID e con un venotonico, tipo DAFLON (6 compresse al giorno). Vedi anche capitolo apposito. Flebiti Irritazione delle vie respiratorie (vedi capitolo sul freddo). IL MARE MALATTIE LEGATE AL MARE Molti considerano l’acqua, e gli sport ad essa legati, una parte essenziale delle loro vacanze, ma sfortunatamente molte attività presentano qualche elemento di rischio. Lungo le coste degli Oceani bisogna porre attenzione alle correnti di marea. Si distinguono per l’acqua torbida, con movimento veloce come quello di un fiume che scorre da riva verso il mare. Se vi capitasse di trovarvici dentro, non tentate di nuotare contro corrente, ma lasciatevi trasportare fino a quando non lascerete l’area di influenza della corrente stessa. 40 L’uso di maschere e pinne è un modo divertente di esplorare il fondo marino e conoscere i suoi multicolori abitanti. Se vi cimentate nella discesa in apnea, non fate più di uno o due respiri profondi prima di scendere. La tecnica di iperventilazione (respirare velocemente e profondamente) non allungherà il tempo di permanenza sott’acqua, ma avrà l’unico risultato di facilitarvi la perdita di coscienza in fase di risalita, con il rischio di annegamento. Scuba diving Self containing underwater Breathy Apparatus, o immersione con le bombole, dovrebbe essere intrapreso solo dopo un adeguato e qualificato training. Una storia medica di affezioni croniche alle orecchie e ai seni facciali o interventi al cranio, asma, bronchiti, pneumotorace, disturbi cardiaci, epilessia, diabete vi rende non idonei a questo tipo di sport. Se avete intenzione di intraprendere questo “piacere” all’estero, munitevi di un certificato medico, poiché sono difficili e molto cari da ottenere in loco. Non immergetevi se non vi sentite bene: per es. mal digestione, freddo, se avete il raffreddore, mal di gola, bronchite o se siete psicologicamente stressati e mai, mai da soli. Bagnandosi nei mari tropicali, ricordate che le acque calde presenti a questa latitudine sono sospensione di batteri e altri piccoli organismi, i quali possono provocare un’infezione dell’orecchio esterno (otite esterna). Può essere evitata risciacquando con acqua dolce le orecchie e scuotendo la testa (evitare di asciugarsi il canale con asciugamano, cotton fioc, dita, ecc.). L’otite media è causata da batteri che risalgono nell’orecchio da infezioni della gola e del naso, facilitata dalle manovre di compensazione. Per maggiori dettagli vedi problemi auricolari. Dopo l’immersione non bisogna fare docce calde, non si deve consumare alcool né fare sforzi eccessivi e ricordate che devono passare almeno 24 ore dall’ultima immersione prima di prendere un aereo. 41 Vela - wind-surf - ski d’acqua Indossare un giubbotto salvagente, anche se siete esperti. Nello ski d’acqua le donne possono prevenire indesiderati “lavaggi vaginali” indossando un adeguato costume o una tuta di neoprene. Animali marini non velenosi L’aggressione da parte di squali è un fenomeno raro. Milioni di persone ogni giorno scendono in mare senza essere attaccate; è il mare in se stesso ad essere maggiormente pericoloso. è più facile che l’uomo faccia male allo squalo che viceversa. Tuttavia questi animali devono essere trattati con rispetto sia perché invidiamo il loro habitat, sia perché tutte le specie superiori a un metro e mezzo sono da ritenersi potenzialmente pericolose. Nel caso vi trovaste di fronte ad uno squalo, evitate ogni brusco movimento e allontanatevi lentamente da lui, senza mai voltargli la schiena. Se arrivasse tanto vicino da poterlo toccare, affrontatelo con qualsiasi cosa: pugni sul muso, sugli occhi, sulle branchie sono spesso sufficienti ad allontanarlo... Altri pesci a lesività meccanica sono: barracuda e cernie, murene e razze normalmente non aggressive se non molestate. Pesci velenosi Possiamo dividerli in passivamente tossici: acquistano dall’ambiente tossine, diventando tossici, non per se stessi, ma per chi ne fa uso; e attivamente tossici: capaci di produrre sostanze tossiche a scopo di offesa o di difesa. Passivamente tossici Questi pesci provocano avvelenamento in seguito ad ingestione di tossine, non inattivabili dalla cottura, presenti nelle loro carni. PESCI PALLA, chiamati “fugu” in Giappone, sono talmente deliziosi da “correre il rischio”. I cuochi devono avere una particolare licenza per rimuovere i visceri e la pelle, che contengono le tetrodotossine. Ma ogni anno vi sono parecchi morti per l’ingestione del fugu. Provoca sintomi neurologici, formicolii, paralisi, ipersalivazione, fino al blocco respiratorio. 42 CIGUATERA. Questa malattia è conosciuta fin dalla scoperta dell’America; infatti i conquistadores avevano come principale cibo una conchiglia chiamata “cigua”. Questa cigua provocava delle turbe intestinali e nervose che furono associate, sotto il nome di ciguatera, a delle turbe simili a quelle provocate da alcuni pesci. In causa vi sono tossine provenienti da un microrganismo marino, che si sviluppa nel corallo morto: il gambierdiscus toxicus, che viene ingerito da pesci erbivori. I pesci carnivori si cibano dei precedenti, concentrando a loro volta le tossine. È presente soprattutto a Cuba e Haiti; ne sono intossicati: barracuda, ricciole, cernie, murene, pesci pappagallo e alcune testuggini. Dopo circa 6 ore, si sviluppano nausea, vomito, diarrea e senso di bocca arida, prurito, profonda stanchezza, formicolii, dolori muscolari e articolari, sino alla paresi. La letalità è bassa. PARALITIC SHELL FISH POISONING. L’avvelenamento è causato dall’ingestione di pesce o conchiglia, che hanno ingerito plancton contenente saxitossina (elaborata da un protozoo: goniaulax). Quando questi parassiti sono presenti in grosse quantità, provocano quel fenomeno conosciuto come “marea rossa”. I sintomi compaiono subito e sono sovrapponibili a quelli della ciguatera. SCOMBROID POISONING. Pesci come tonni, bonito, sgombri, sarde, aringhe possono essere causa di avvelenamento se non adeguatamente conservati e refrigerati al momento della pesca. È provocato da batteri che passando dall’intestino nelle carni metabolizzano i muscoli e rilasciano sostanze tossiche. I sintomi sono prevalentemente digestivi con nausea, vomito, diarrea, coliche addominali, orticaria e cefalee; iniziano due ore dopo il pasto e durano per dodici ore circa. Nessun trattamento. Malattia benigna. Questo tipo di avvelenamento può avvenire ovunque nel mondo. Attivamente tossici RAZZE o TRIGONI: vivono sui fondali sabbiosi; se calpestati, muovono violentemente la coda, dove è inserito l’aculeo, provocando una ferita più o meno profonda, con liberazione di sostanze tossiche (fig. 4). 43 FIG. 4 A RAZZA FIG. 4 B TRACINA FIG. 4 C LION FISH FIG. 4 D SCORPION FISH TRACINE o PESCE RAGNO: in acque poco profonde, sommersi dalla sabbia, possono uscire solo le spine dorsali. Le lesioni si hanno per calpestamento; frequenti nei nostri litorali. SCORFANI: appartengono a questa famiglia (scorpaenidae) i bellissimi pteroides o Lion fish, gli Scorpion fish e i letali Stone fish tropicali. Sicuri del loro mimetismo essi non si muovono; gli incidenti capitano accidentalmente, per distrazione, durante le immersioni subacquee. Il dolore è immediato, costante ed estremamente violento e si irradia a tutto l’arto, talora di tale intensità da indurre a malessere e svenimento. Ovvio che possa mettere in seria difficoltà un subacqueo che deve risalire. Sulla ferita insorge una reazione infiammatoria, con gonfiore pallido; successivo ingrossamento dei linfonodi alla radice dell’arto. La sintomatologia dolorosa provoca angoscia, tachicardia, difficoltà di respirazione e diminuzione della pressione. Questi segni di shock possono essere variamente pronunciati, fino alla perdita di cono44 scenza. Talvolta prevalgono sintomi neurologici con vertigini, formicolii, contratture e spasmi muscolari, convulsioni e delirio. TRATTAMENTO E PREVENZIONE. Irrigare la ferita con acqua di mare ed estirpare ogni frammento accessibile di spine. Se la ferita interessa un arto, ritardare la diffusione del veleno con un laccio emostatico al di sopra della ferita, rilasciato ogni 10 minuti per circa 2 minuti. Se si dispone di un aspiraveleno, può essere efficacemente impiegato. Allo scopo di inattivare il veleno iniettato, immergere la parte colpita in acqua più calda possibile, per almeno un’ora. In caso di puntura di razza, può essere vantaggiosamente impiegata anche una soluzione di acqua e aceto. Per diminuire il dolore si può iniettare localmente un anestetico senza adrenalina. Forti antalgici (tipo VOLTAREN o LIXIDOL) e tranquillanti (tipo LEXOTAN), intramuscolo o per bocca. Il cortisone è valido sia sulle manifestazioni da shock, sia su quelle tossiche propriamente dette. Se l’infortunato perde conoscenza, smette di respirare e non si riesce a sentire il polso, iniziate la respirazione bocca a bocca e il massaggio cardiaco (vedi Pronto soccorso). Celenterati. Appartengono a questa specie: meduse, idrozoi, anemoni e coralli. Hanno in comune degli organuli microscopici chiamati cnidocidi, presenti sui tentacoli e sul corpo. Dentro tali organuli vi è un microscopico mezzo di offesa/difesa, detto nematociste, con un unico filamento avvolto a spirale al suo interno. È un insieme stupefacente di fucile sottomarino e di siringa ipodermica. Quando l’animale viene a contatto con un corpo estraneo, si ha l’espulsione violenta della nematociste, che perfora il corpo della preda estroflettendo il filamento e iniettando le tossine. Sono animali attivamente tossici, innocui se ingeriti, poiché le tossine proteiche sono distrutte dalla cottura e dagli enzimi intestinali. 45 REAZIONI DA MEDUSE. Le manifestazioni cutanee si presentano come cordoncini lineari rossi e gonfi, variamente figurati con dolore, prurito, bruciore, che possono perdurare anche 1-2 settimane. In base all’area colpita vi possono essere anche sintomi generali: crampi, dolori muscolari, dispnea, dolori addominali, cardiopalmo, che generalmente si risolvono in 24 ore. Gli esiti della dermatite sono spesso cicatriziali o con alterazione del colore cutaneo. In occasione di tempeste, le nematocisti distaccate dai tentacoli galleggiano, liberando tossine per diversi mesi. Si osservano infatti “epidemie” di eruzioni cutanee, pruriginose, che non hanno i caratteri tipici provocati dal contatto con l’animale. Il più potente veleno marino è quello di alcune meduse presenti nel Pacifico sud-orientale (box jellyfish o chironex flecheri), le quali possono condurre a morte in poche ore (vi è un antiveleno fabbricato in Australia). FIG. 5 A MEDUSA COTYLORHIZA (MEDITERRANEA) FIG. 5 B BOX JELLYFISH FIG. 5 C PHYSALIA FIG. 5 D ATTINA 46 REAZIONI DA ATTINIE. Solitamente, per contatto accidentale, le attinie inducono lesioni cutanee molto simili a quelle delle meduse, ma accompagnate da formazione di bolle e da gonfiore più spiccato. REAZIONI DA FISALIE. Sono chiamate anche “caravelle portoghesi” e sono simili alle meduse. La fisalia è un idroide composto da migliaia di organismi individuali situati sui “tentacoli”. I tentacoli sono collegati al vessillo, a cui è dovuto il galleggiamento e la locomozione per effetto dei venti. I tentacoli, che possono raggiungere anche decine di metri, provocano a contatto con la pelle un dolore di tale violenza e intensità da causare svenimento. Si accompagna a bruciore. Le lesioni sono simili a quelle delle meduse, ma con possibile formazione di vescicole e bolle. I sintomi generali, solitamente, si risolvono in poche giorni, ma talvolta possono portare al coma. REAZIONI DA CORALLI. Possono provocare reazione al contatto delle nematocisti di lieve entità e ferite provocate dallo scheletro. Le lesioni vanno trattate con acqua e sapone, per rimuovere il residuo calcareo, poi con acqua ossigenata e pomata antibiotica. Il “corallo di fuoco”, che non è un vero corallo, è presente in tutti i mari tropicali e si presenza più spesso a forma di ventaglio calcareo di colore, più o meno, beige. L’eruzione compare nel giro di un’ora e si risolve, senza postumi, in 2-3 giorni. TRATTAMENTO DELLE REAZIONI DA CELENTERATI. Lavare l’area colpita: non usare acqua dolce perché rompe le nematocisti. Qualunque tipo di alcool (anche liquori o profumi), ammoniaca diluita, aceto, sono validi per inattivare le tossine e l’ulteriore azione delle nematocisti. In alternativa trattare la parte con acqua di mare riscaldata al limite della tolleranza. 47 Non bisogna strofinare la cute allo scopo di allontanare i tentacoli, la sabbia, ecc., ma dopo aver lavato, aspergere la zona con bicarbonato in polvere, talco, farina o sabbia asciutta e rimuovere il tutto raschiando, gentilmente, con un coltello o simile; ultimare l’operazione lavando accuratamente con acqua di mare, asciugando e applicando una pomata di cortisone (FLUBASON o GENTALYN B). Se vi è prurito, non controllabile dalla pomata, assumere un confetto di POLARAMIN. Se vi è dolore somministrare un antidolorifico (VOLTAREN o LIXIDOL). Se vi è la compromissione dello stato generale, somministrare del cortisone intramuscolo (BENTELAN). Altri animali inferiori RICCI di MARE. Vi sono alcune specie tossiche nel Pacifico e nell’Atlantico. Oltre che nelle spine alcune tossine si trovano anche nelle gonadi o uova che possono essere tossiche per chi le mangia. Solitamente provocano sintomi gastrointestinali di lieve entità che si risolvono da soli. La penetrazione degli aculei causa forte dolore urente con arrossamento e gonfiore. Bisogna immediatamente rimuovere le spine, trattare la zona con acqua molto calda, se sono presenti gonfiore e dolore, e se è anche infetta applicare una pomata antibiotica (AUREOMICINA). Gli aculei di alcune specie possono essere dissolte dai tessuti in qualche giorno, quelli di altre specie non dissolvono e si rende necessario l’intervento chirurgico. MOLLUSCHI. Appartengono a questa specie i Bivalvi (mitili e ostriche), le conchiglie, i polipi, i calamari e le seppie. I bivalve sono animali filtratori (possono filtrare fino a 30 litri di acqua al giorno) con la possibilità di ingerire microrganismi produttori di tossine e risultare, a loro volta, tossici (vedi shell fish poisoning). Per la loro bellezza, la conchiglie sono molto ambite dai collezionisti; tra queste ci sono i Conidi, alcuni dei quali posseggono una 48 sorta di pungiglione, contenuto in una proboscide all’apice della conchiglia, la cui puntura provoca sintomi locali e generali fino a morte. Raccogliere quindi la conchiglia dalla base larga e lasciare andare la stessa, se estende la proboscide. In caso di puntura estrarre immediatamente il pungiglione e immergere la parte in acqua molto calda per almeno mezz’ora. Anche l’applicazione del laccio al di sopra della puntura (rilasciato per 2 minuti ogni 10 minuti), può avere qualche beneficio. Usando guanti si diminuisce il rischio. I polipi e fratelli sono normalmente innocui, eccetto un piccolo polipo (10cm.) australiano, chiamato “blu- ringed-octopus”, il cui morso ha un effetto mortale nel 25% dei casi. La sede di lesione mostra un caratteristico sanguinamento, dolore urente, nei casi gravi si arriva a paralisi respiratoria. Non vi è trattamento, ma il laccio può ritardare l’assorbimento del veleno, finché l’infortunato raggiunge l’ospedale. FIG. 6 - CONUS TEXTILE SPUGNE. Organismi pluricellulari filtratori, sono pericolose soprattutto quelle tropicali. Tra queste ultime, la “spugna di fuoco” (rosso arancio o vermiglio), in seguito a contatto, induce dapprima prurito e bruciore, poi dolore con gonfiore e formazione di bolle. La sintomatologia si risolve senza problemi, in un paio di giorni. Talvolta presenta evoluzione infettiva. La “poison bun sponge” cresce in piccole masse, bruna con tramature simili a quelle di un soffice pane e provvista di osculi (fori) larghi abbastanza da farci passare un dito, produce reazione più violenta della precedente. 49 STELLA di MARE. Alcune stelle del tipo ACANSTER (corona di spine) presenti sulla barriera corallina, possono infliggere una puntura dolorosa. Alcune, mediterranee, secernono tossine che possono avere effetto irritante sull’epidermide. VERMI MARINI o ANELLIDI. Il famigerato “verme cane” abbonda soprattutto nell’Egeo, in Sicilia; ha forma allungata con setole ai lati di ciascun anello. La penetrazione delle setole nella cute procura prurito e gonfiore, arrossamento e dolore. Viene introdotta anche una tossina, la quale può provocare fenomeni di ipersensibilità, con reazioni allergiche, anche gravi. Le setole vanno rimosse subito con un cerotto adesivo. Utile la somministrazione di corticosteroidi (DEFLAN 30). Dermatiti acquatiche DERMATITE da CERCARIA. È diffusa in tutto il mondo, può essere contratta in acque salate e in acque dolci. Gli agenti in causa sono parassiti ematici che uccelli e mammiferi emettono con le feci. L’uomo è ospite occasionale. Vi è una sensazione puntoria, seguita da ponfi, che si risolvono esitando in una macchiolina rossa. Dopo alcune ore si trasformano in papule con presenza di prurito. L’eruzione papulosa si risolve in una settimana. Terapia: spugnature antisettiche e antistaminici per via generale. ERUZIONE dei BAGNANTI. Le cause sono molteplici (fra le quali anche una microalga: lyngbya), anche se a volte non riconoscibili; si trvaprevalentemente nei mari caldi, conosciuto in varie parti del mondo come “el Caribe”, “agua mala” o “sea bath eruption”. Le sedi più colpite sono quelle coperte dal costume da bagno. Inizio acuto con macchie, papule e ponfi rossi, che insorgono nel giro di due ore con prurito, brividi e anche febbricola. Autorisolutiva nel giro di una settimana, utilizzando antistaminici (POLARAMIN) e cortisonici nei casi gravi. FERITE VARIE. L’acqua di mare è una sospensione diluita di batteri, molti dei quali patogeni per l’uomo. Bisogna porre particolare cura per le ferite in ambiente marino, perché facilmente evolvono verso 50 l’infezione. Prevenzione: si attiva tramite frequenti detersioni con soluzioni antisettiche e applicazioni di pomata antibiotica (vedi capitolo ferite). DERMATITE da ACQUA SALATA. La prolungata immersione in acqua o il contatto con il costume bagnato, insieme con la sudorazione, possono causare un certo grado di macerazione. Nelle zone soggette a frizione (inguine) si può avere un effetto abrasivo con bruciore; la cute si presenta arrossata, talvolta gonfia. È sufficiente la pulizia della parte, asciugatura e aspersione di polvere FISSAN o talco, per curare tale dermatite. L’otite esterna è frequente per macerazione della cute nel condotto uditivo, su cui agiscono batteri e microrganismi presenti nei mari caldi. I primi segni sono prurito e dolore con essudazione (vedi Scuba diving). MAL DI MARE, AEREO E MACCHINA (CINETOSI) Coloro i quali soffrono questo tipo di male devono assumere, a scelta, questi farmaci a scopo preventivo: 1) cerotto a base di Scopolamina, tipo TRANSCOP, da applicare dietro l’orecchio prima di intraprendere il viaggio; ha una durata di circa 72 ore, è privo di effetti collaterali ed è particolarmente efficace (escluse le persone anziane); 2) confetto gommoso da masticare, tipo TRAVELGUM, da assumere all’insorgere dei primi sintomi: l’effetto si manifesta durante i primi 3 minuti e perdura 4-6 ore. Se non avete a disposizione uno di questi farmaci, potete utilizzare una compressa di POLARAMIN, ma sappiate che provoca sonnolenza. Oltre a questi farmaci è opportuno consumare piccoli pasti ad intervalli di tempo ravvicinati, limitare al massimo l’assunzione di liquidi ed evitare nel modo più assoluto le bevande alcooliche. Ricordiamo ancora che i posti meno soggetti a sollecitazioni sono generalmente quelli situati al centro, in qualunque tipo di mezzo di 51 trasporto (pullman, aereo, nave). La posizione semi-distesa, ottenuta regolando adeguatamente la poltrona o il sedile, è quella che permette alla testa di rimanere il più possibile ferma; guardate poi sempre in avanti e non fate movimenti bruschi, specialmente con il corpo. Per coloro che soffrono di glaucoma o per gli “intolleranti ai farmaci” esistono sul mercato dei braccialetti che sfruttando l’acupressione possono prevenire l’insorgenza dei sintomi; gli stessi risultati si avrebbero succhiando un pezzetto di radice di zenzero. 52 MALATTIE ESOTICHE MALATTIE LEGATE ALL’ASSUNZIONE DI CIBO ED ACQUA CONTAMINATI Igiene alimentare: condotta pratica L’ACQUA e la sua POTABILIZZAZIONE. Nei Paesi in via di sviluppo l’acqua del rubinetto non è quasi mai potabile, persino negli alberghi di lusso. Consideratela potabile solo quando vi venga espressamente indicato da persone qualificate. In caso di necessità, è più sicura l’acqua calda, lasciata intiepidire, piuttosto che l’acqua fredda. L’acqua di fiumi, ruscelli, ecc. è potabile solo quando non vi siano villaggi, campeggi o pascoli a monte di essa. L’acqua dei pozzi è da considerare non potabile, se acque di ruscelli vi possono affluire direttamente. In conclusione, l’acqua naturalmente potabile è una rarità sulla quale è meglio non fare affidamento. Possiamo invece bere con sicurezza: le bevande in bottiglia, incapsulate e sigillate, aperte davanti ai nostri occhi (attenzione che la bevanda non sia stata reimbottigliata artigianalmente: vedi deformazioni del tappo a corona o imperfezioni del sigillo, prima dell’apertura); il tè, a patto che l’ebollizione dell’acqua sia avvenuta correttamente. Evitare il ghiaccio, a meno che non provenga da acqua sicuramente potabile. In conclusione oltre all’acqua naturalmente potabile, l’acqua delle bottigliette ed il tè, possiamo ancora bere l’acqua sterilizzata da noi stessi attraverso mezzi fisici o chimici. I metodi più comuni sono: a) l’ebollizione: è un mezzo molto sicuro, a condizione che l’acqua venga fatta bollire per almeno 3 minuti; b) la filtrazione: esiste una filtrazione grossolana, attuata con tessuti di cotone o tela (fazzoletto), necessaria in caso di acque torbide prima di una sterilizzazione vera e propria, e una filtrazione fine, attuata con filtri di ceramica, al carbone (non molto raccomandabi53 le) o a base di sali d’argento, tutti reperibili sul mercato sotto forma di cannucce o pompe-filtro; c) il cloro (EUCLORINA bustine, STERIDOLO compresse, AMUCHINA soluzione): è pratico ed economico, ma i virus e le cisti amebiche vengono distrutti lentamente. Molto versatili e assolutamente consigliabili sono le bustine di EUCLORINA, le quali possono essere utilizzate, diluite in acqua a diverse concentrazioni, per moltissimi usi. Ne illustriamo schematicamente alcuni, specificando la corretta concentrazione: - per la disinfezione e la medicazione di ferite, abrasioni, piaghe, infezioni cutanee: 4 bustine in 1 litro d’acqua (oppure una bustina in un bicchiere d’acqua), - per l’igiene intima esterna, i pediluvi, la disinfezione di vasche o impianti sanitari ed il lavaggio antisettico di frutta e verdura: 1 bustina in 1 litro d’acqua; - per la disinfezione dell’acqua da bere, in caso di necessità diluire 1 bustina in 1 litro d’acqua (soluzione concentrata). Da questa soluzione concentrata prelevare 1 cucchiaino da caffè (5 ml.) e diluirlo in 1 litro d’acqua, oppure 1 bustina in 200 cc di acqua e utilizzare 1cc (20 gocce) per litro (più facilmente trasportabile). L’acqua così trattata può essere utilizzata mezz’ora dopo la preparazione. Efficace, ma forse meno pratica, è anche l’AMUCHINA, in commercio sotto forma di flaconi da mezzo litro. Si può utilizzare pura o in soluzione ipertonica al 10% per la disinfezione di ferite, piaghe ed ulcere, in soluzione isotonica al 5% per le irrigazioni vaginali e per l’igiene intima, in soluzione ipotonica all’1,5% per il lavaggio antisettico di frutta e verdura. Per la disinfezione dell’acqua da bere è sufficiente 1 goccia per ogni litro d’acqua. Per un esclusivo uso legato alla potabilizzazione il prodotto più comodo resta , però, lo STERIDOLO, disponibile in compresse (1 compressa per litro d’acqua). Anche in questo caso è necessario attendere 30 minuti prima di bere la soluzione ottenuta; Si può usare anche la CANDEGGINA; importante leggere sull’etichetta la percentuale di cloro attivo, che generalmente è intorno al 54 5%. Sono sufficienti 1-2 gocce per litro, a seconda della limpidezza dell’acqua. Annusare sempre l’acqua trattata, se non si sente odore di cloro, aggiungerne dell’altro. Da ricordare che l’acqua trattata con i prodotti clorati andrebbe consumata entro 48 ore, poiché tutti i prodotti clorati non sono batteriostatici, cioè non attivi per prevenire una susseguente crescita batterica. d) lo iodio: è economico, molto efficace anche con l’ameba, ma poco pratico. È disponibile sotto forma di tintura di iodio al 7% (3 gocce per 1 litro d’acqua) o di alcool iodato al 2% (10 gocce per 1 litro d’acqua). Bisogna attendere 30 minuti prima dell’uso ed è consigliabile aggiungere iposolfito di sodio al 2% per eliminare il gusto cattivo. e) l’argento: è pratico, NON efficace contro ameba e giardia, piuttosto caro e difficilmente reperibile in Italia. In Svizzera è in commercio sotto forma di compresse MICROPURE (1 compressa ogni litro d’acqua). Molto valido per la conservazione e immagazzinamento dell’acqua, attivo fino a 6 mesi. Recentemente è stato commercializzato il MICROPURE FORTE che è attivo anche contro i predetti protozoi. Tutte le dosi sopraelencate vanno raddoppiate in caso di acque torbide. Esistono infine alcuni sistemi per ottenere acqua naturalmente potabile in situazioni di emergenza: - acqua piovana fatta defluire e raccolta in contenitori idonei: un tecnica molto usata dai trapper è quella di raccogliere la pioggia dagli alberi a tronco liscio. Si lega stretto diagonalmente al tronco, a circa un metro di altezza da terra, un fazzoletto, lasciando una punta della stoffa sporgente, perché incanali l’acqua e la raccolga verso un contenitore (non consigliabile in paesi tropicali); - acqua di condensa ottenuta con la tecnica dell’alambicco solare: si scava una buca a cono, del diametro di circa 1m. e profonda 50cm. Sul fondo si mette un recipiente collegato con l’esterno da un tubicino di gomma o di plastica. Coprire la buca con un foglio di plastica pesante trasparente (eventualmente con la superficie interna 55 graffiata con carta abrasiva, perché le gocce d’acqua vi aderiscano più facilmente) e chiudere perfettamente il bordo con terra e sassi, perché non esca umidità. In mezzo al foglio di plastica si metterà un peso per dargli una forma a cono. 100 FIG. 7 - ALAMBICCO SOLARE Per effetto del calore del sole l’umidità notturna del suolo evapora e si condensa sotto il foglio di plastica, formando delle gocce di acqua che scivoleranno nel recipiente. È necessario che la buca venga scavata appositamente. Se è possibile, sul fondo, accanto al recipiente, si metteranno piante grasse o ricche di acqua, tagliate a pezzi, perché essendo ricche di umidità, aumenteranno la quantità di acqua raccolta. Si potrà aumentare la funzionalità della buca scavando lungo le pareti inclinate altre piccole buche. Se si ha acqua di mare o non potabile, la si potrà versare (2-3cm.) in un recipiente largo e basso da porre di fianco al recipiente raccoglitore. Il calore solare distillerà l’acqua che si condenserà sul foglio di plastica e poi si depositerà nel recipiente raccoglitore. IL LATTE. Il latte fresco è generalmente da evitare (quindi anche formaggi freschi, creme, burro, yogurt, ecc.). Può essere consumato senza rischi solo se, appena munto, viene fatto bollire per 20 minuti e rapida56 mente consumato. Il latte in bottiglia sigillata non presenta rischi, se le condizioni di scadenza ed ermeticità sono rispettate. LEGUMI E CEREALI. O.K. dopo lavaggio in una soluzione sterilizzante, utilizzando a vostra scelta EUCLORINA, AMUCHINA, IODIO o altro (vedi frutta), sarebbe meglio evitare di consumare legumi crudi. È sempre consigliabile una buona cottura, dopo sterilizzazione. FRUTTA. La frutta da consumarsi con la buccia deve essere lavata in una soluzione sterilizzante, utilizzando una bustina di EUCLORINA diluita in un litro d’acqua, oppure una soluzione ipotonica di AMUCHINA all’1,5%, oppure ancora lo iodio o l’argento. Quella con la buccia deve invece essere assolutamente sbucciata, meglio ancora se da voi stessi. LA CARNE. Deve avere un aspetto normale e soprattutto deve essere ben cotta. LE UOVA. Devono essere fresche e cotte (un uovo fresco non galleggia nell’acqua salata). PESCI, CROSTACEI e CONCHIGLIE. I pesci e i crostacei devono essere freschi e ben cotti, le conchiglie possono essere responsabili di gravi intossicazioni, sarebbero quindi da evitare se non si è certi della loro provenienza. LE CONSERVE. Devono essere eliminate le scatole: a) bombate, b) che lasciano uscire aria all’apertura, c) vecchie o perforate, d) il contenuto delle quali abbia odore o aspetto strani. Un leggero dubbio può essere eliminato portando ad ebollizione la scatola o il contenuto per 30 minuti. (vedi anche capitolo “Igiene alimentare in Paesi a basso tenore di igiene”) La diarrea del viaggiatore La diarrea è il sintomo principale di tutte le malattie legate all’assunzione di cibi ed acqua contaminati. Più semplicemente, è la semplice reazione al cambiamento del clima e delle abitudini alimenta57 ri. In questo caso è chiamata “diarrea del viaggiatore”; dura qualche giorno e guarisce spontaneamente. Pochi elementi, però, permettono di differenziare questo tipo di diarrea da una diarrea infettiva, la quale deve invece essere trattata. Di conseguenza, consigliamo di trattare sistematicamente tutte le diarree, febbrili o no, utilizzando questo schema di trattamento. TRATTAMENTO DIETETICO. Per le prime 12-18 ore è opportuna una dieta esclusivamente liquida per rimpiazzare le perdite di sali: acqua con 1 bustina di REIDRAX (sali minerali) per litro, oppure 1 cucchiaio di zucchero, 1/2 cucchiaino di sale e 1/2 di bicarbonato in 1 litro d’acqua, bibite non gasate, succhi di frutta. Con il miglioramento della sintomatologia, si passerà ad una dieta leggera e povera di scorie: tè diluito, pane bianco, riso, craker, carni magre, formaggi magri, pochi grassi e condimenti, no spezie. TRATTAMENTO FARMACOLOGICO. IMODIUM, una compressa dopo ogni scarica, per rallentare il transito intestinale. Calmare eventuali dolori addominali con BUSCOPAN (2 cps. 3 volte al giorno). CIPROXIN 500 mg (1 cps. al mattino e 1 alla sera, per 3-5 giorni) oppure BACTRIM di seconda scelta, come terapia antimicrobica. Segni di miglioramento dovrebbero comparire 24 ore dopo la terapia e la diarrea terminare in tre giorni. In caso di vomito: PLASIL fiale intramuscolo, sempre continuando la reidratazione. È sempre utile, durante il decorso della malattia, reintegrare la flora intestinale con FERMENTI LATTICI, acquistati sul posto o portati da casa (CODEX). Nel caso che nessuna di queste terapie dovesse dare buoni risultati, ci troviamo sicuramente di fronte ad una infezione intestinale diversa (giardia, ameba, ecc.), per la quale sarà bene rivolgersi ad un centro specializzato. In caso di impossibilità, aggiungere alla terapia sopraindicata anche il FLAGYL (vedi AMEBA). 58 Amebiasi È una parassitosi intestinale che si presenta con dolori addominali, tipo colica, talvolta violenti, falso desiderio di defecare, diarrea con muco e sangue, spesso senza febbre. L’incubazione è variabile da 2 a 4 settimane. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA. Tutte le zone tropicali e subtropicali. FIG. 8 - AMEBIASI. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA PREVENZIONE E TERAPIA. Non esiste alcun vaccino; si raccomanda il rispetto delle norme di igiene alimentare. La terapia è quella generica della diarrea. Farmaco specifico di elezione: FLAGYL (metronidazolo). Giardia È una malattia diarroica protozoaria, che si presenta con caratteristiche simili a quelle dell’ameba (le feci sono raramente striate di sangue). DISTRIBUZIONE E TERAPIA. vedi AMEBA. Colera È una infezione intestinale acuta, causata da un virus, il vibrio Cholerae. L’inizio è improvviso e caratterizzato da diarrea, detta “acqua di riso” (le feci sono liquide come acqua e contengono dei 59 grassi risiformi), vomito importante, febbre solitamente assente. Incubazione breve (ore o pochi giorni). DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA. Sud-est Asiatico, India, Africa, Centro America e Perù. FIG. 9 - COLERA DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA PREVENZIONE E TERAPIA. Esiste un vaccino capace di coprire il 50% dei soggetti. Il rischio del colera varia da un anno all’altro nelle singole regioni, è quindi necessario informarsi prima della partenza. In caso di epidemia in corso o forte endemia, prendere 1 compressa al giorno di BASSADO e continuare per 3 giorni dopo essere usciti da questa zona. Si raccomanda severo rispetto delle norme di igiene alimentare. In caso di diarrea ad “acqua di riso”, iniziare prontamente la terapia classica delle diarree, associando immediatamente BACTRIM forte, 3 cps. al giorno per 6 gg. La reidratazione massiccia è importantissima e può, nei casi particolarmente gravi, salvare la vita. Tifo e paratifo È una diarrea infettiva con febbre molto elevata, forte cefalea, nau60 sea e vomito. Incubazione da 1 a 3 settimane. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA. Ubiquitaria, specialmente in regioni tropicali e subtropicali. PREVENZIONE E TERAPIA. Per il tifo esistono validissimi vaccini orali, assolutamente consigliabili (vedi capitolo VACCINAZIONI), i quali non escludono però l’igiene dell’alimentazione e delle mani. La terapia è quella delle diarree con associazione di BACTRIM forte, anche se la diagnosi di certezza può essere fatta solo con l’analisi delle feci. Shigellosi e salmonellosi La sintomatologia è simile a quella del tifo, l’incubazione più breve (da 1 a 3 gg.). DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA. Ubiquitaria. PREVENZIONE E TERAPIA. Non esistono vaccini e la terapia è quella del tifo. Epatite virale A È una malattia virale, trasmessa attraverso il consumo di cibo ed acqua contaminati, caratterizzata da diarrea, febbre, nausea, vomito e prostrazione. Talvolta, dopo la scomparsa della febbre, può comparire una colorazione giallastra della pelle. Periodo d’incubazione: 2-6 settimane. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA. Ubiquitaria, specialmente in regioni tropicali e subtropicali. PREVENZIONE E TERAPIA. Esiste il vaccino specifico (HAVRIX) o in associazione con quello dell’epatite B (TWINRIX). È anche possibile la somministrazione di Gammaglobuline dopo eventuale contagio. Non esistono terapie specifiche; in caso di diarrea, adottare la terapia indicata nel capitolo apposito. Elmintiasi intestinali (o verme solitario) Si tratta di infestazioni da agenti differenti: NEMATODI, CESTODI (tenia), TREMATODI, il cui ciclo biologico comporta una fase obbligata nel canale digerente. Le conseguenze iniziali più frequenti sono: tosse, asma, orticaria, dolori addominali, diarrea, disturbi 61 della nutrizione, carenze vitaminiche. I tempi di comparsa dei sintomi, quando presenti, sono quasi sempre dopo i 2 mesi dal contagio. Nel caso della tenia è frequente il riscontro di proglottidi (segmenti di essa), talora mobili, nelle feci. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA. Cosmopolita, compresa Europa e America del Nord, con una percentuale superiore di casi in Asia. PREVENZIONE E TERAPIA. La prevenzione è legata all’osservanza delle norme di igiene alimentare. Non mangiare pesce o crostacei crudi o poco cotti (nematodi e trematodi), carni di suini e bovini poco cotte (cestodi). Evitare contatti con cani e loro escrementi (cestodi). Terapia: VERMOX (mebendazolo), ZENTEL (albendazolo) per nematodi e cestodi; CESOL (praziquantel) per cestodi e trematodi. Specifico per la tenia: YOMESAN, 4 compresse masticate a stomaco pieno; vecchio metodo naturale: 40 semi di zucca, di dubbia efficacia. Dracunculosi (Filariosi di Medina) Si tratta di un verme (nematode) che si alloggia sotto la cute degli arti inferiori, più frequentemente alla caviglia. Il verme può raggiungere la lunghezza di 1 metro. Oltre al fastidio e al ribrezzo, esso può dare origine ad ascessi, ulcere ed infezioni. Completano questo quadro locale molto specifico i sintomi classici della specie (vedi ELMINTIASI), come orticaria, asma, vomito e diarrea. Come si può contrarre la filaria di Medina? Al momento di deporre le uova il verme perfora la pelle del malato parassitato. Se la gamba di questo viene a contatto con l’acqua le uova si sviluppano in un piccolo crostaceo d’acqua dolce (cyclops). L’uomo si contamina bevendo l’acqua contenente questi cyclops parassitati. Una volta ingerita la larva si localizza nella gamba dell’ospite (uomo) attraverso la via linfatica e qui si sviluppa. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA. È diffusa in Africa Equatoriale e nella valle del Nilo, in Arabia, nell’Asia Centrale e soprattutto in India. 62 FIG. 10- TENIA A, TESTA B, CODA FIG. 11- PIEDE AFFETTO DA FILARIA DI MEDINA PREVENZIONE E TERAPIA. La prevenzione è solo legata alla bollitura o filtrazione dell’acqua. I vermi adulti sono sensibili all’assunzione di FLAGYL per via orale, ma rimane ancora valido il vecchio metodo di estrazione progressiva del verme per arrotolamento su un bastoncello, operazione che dura alcuni giorni; tale procedura è resa più sicura con l’uso di anestetici, che paralizzano il verme, e di disinfettanti. MALATTIE TRASMISSIBILI DIRETTAMENTE ATTRAVERSO LA PELLE Prevenzione: norme generali Evitare il contatto diretto della pelle con fango, acqua dolce stagnante o corsi d’acqua a lento movimento, specialmente se vicini ad insediamenti umani. In altre parole, niente bagni né pediluvi. Per la toilette, bucato ecc. utilizzare acqua potabile o potabilizzata (cloro, iodio, calore a 50°). In caso di contatto accidentale, asciugarsi strofinando bene con un asciugamano. Precisiamo che le acque fredde di montagna e quelle del mare, non pongono problemi (o quasi!). 63 Non camminate mai scalzi, preferendo, quando è possibile, calzature chiuse. Al mare non sdraiatevi direttamente sulla sabbia, specialmente se incrociate lo sguardo affettuoso di qualche animale domestico! Tetano Il tetano è ancora un’importante causa di morte nei Paesi in via di sviluppo. La maggior parte dei decessi interessano i neonati, per i non igienici metodi di taglio e medicazione del cordone ombelicale. Era molto comune in Europa sessanta anni fa; oggi la vaccinazione e le cure mediche hanno notevolmente ridotto la sua incidenza. Dovuta ad un battere che vive nell’intestino di numerosi mammiferi (compreso l’uomo), dove non provoca disturbi, ma produce spore che attraverso le feci contaminano il suolo. Tali spore sono resistentissime e possono persistere anni nel terreno. Se le spore contaminano una ferita, il battere può svilupparsi e produrre la tossina che causa spasmi muscolari violenti, fino a che la respirazione è impedita. Il primo segno è la rigidità della mandibola per contrazione muscolare. I sintomi iniziano solitamente una o due settimane dopo il trauma; molte ferite interessano i piedi o le gambe, per cui è consigliabile non camminare a piedi nudi, anche per il rischio di larve migrans o pulci penetranti. Malattia spesso letale, è di difficile trattamento, ma di facile prevenzione (vedi vaccinazioni e capitolo Ferite). Bilharziosi Si ritrova nelle fasce tropicali e subtropicali. Almeno 200 milioni di persone ne sono interessate. Paradossalmente, tutte le misure atte a diminuire la povertà e la fame (progetti agricoli, dighe e canali di irrigazione) creano condizioni favorevoli allo sviluppo della malattia. I parassiti vivono nelle pareti intestinali (schistosoma mansoni) o nelle vie urinarie (schistosoma ematobium), dove producono uova che vengono emesse con le feci e con le urine. A contatto con l’acqua le uova si schiudono; la larva infetta un mollusco d’acqua dolce dove prosegue il suo ciclo, riproducendosi. A maturazione, esce dal mollusco allo stato infettante, in quanto è capace di attraversare 64 attivamente la cute dell’uomo. FIG. 12 - BILHARZIOSI. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA La penetrazione causa dermatite pruriginosa. Qualche settimana dopo, quando il parassita comincia a produrre le uova, si ha febbre alta con tosse, dolori addominali, nausea; è presente, di frequente, il sangue nelle urine e nelle feci. Sono particolarmente a rischio coloro che si bagnano in fiumi, corsi d’acqua, laghi; in particolare coloro che praticano sport d’acqua (kayak, windsurf, ecc.). I luoghi più pericolosi sono: la valle del Nilo, il lago Vittoria, il lago Kariba (Zimbabwe) il lago Volta (Ghana) e il lago Malawi. PREVENZIONE. Non esiste vaccino. Evitare il contatto con l’acqua, anche per pochi istanti, in fiumi a lento flusso, stagni, condotti di irrigazione. In caso di contatto, asciugare prontamente la parte e i vestiti, poiché la larva non sopravvive asciutta. L’acqua clorata o fatta riposare per 48 ore è sicura. TERAPIA. Oggi ve n’è una molto efficace: praziquantel (CESOL) in unica somministrazione. Larva migrans cutanea La larva migrans è una sgradevole parassitosi cutanea che si contrae generalmente sulle spiagge, per contatto con sabbia contaminata 65 con escrementi di animali domestici (cani, gatti), perciò solitamente vicino ad insediamenti umani. La larva provoca prurito e, muovendosi sotto pelle (in media 1cm in 24 ore), traccia dei tragitti serpiginosi visibili, come cordoncini rossi. La malattia è autolimitante: il parassita muore dopo circa 4 settimane. Essa è frequente su tutti i litorali tropicali, dove vedete passeggiare cani randagi sulle spiagge. PREVENZIONE. Nelle aree a rischio è meglio interporre un asciugamano tra la pelle e la sabbia dorata, durante un bagno di sole, e una soletta tra la pianta dei piedi e il terreno. Il bagnasciuga è scevro da pericoli. TERAPIA. Esistono farmaci adatti: il Tiabendazolo (MINTEZOL) o l’Albendazolo (ZENTEL), molto efficaci anche in pomata, preparata su richiesta da un farmacista con 0,5gr. di Tiabendazolo e 10gr. di vaselina. MALATTIE TRASMISSIBILI DA INSETTI Protezione contro gli insetti I Paradisi Tropicali sono, purtroppo, popolati da bestiole che sovente rendono il soggiorno meno idilliaco. Gli insetti possono essere vettori di numerose malattie; la prevenzione è la migliore ed effettiva precauzione al fine di diminuire il rischio. REPELLENTI. Agiscono interferendo sugli organi di senso degli insetti. Contengono dietiltoluamide chiamata anche DEET (AUTAN) e dimetilftalato (D.P.SILICONÉ, Francia) sotto forma di gel o spray, efficaci contro tutti gli insetti capaci di pungere. Applicati sulla cute sono efficienti solo per poche ore, ma la loro validità aumenta fino a qualche settimana, se usati impregnando gli indumenti di cotone, specialmente se racchiusi in sacchetti di plastica quando non utilizzati. È preferibile bagnare gli indumenti da indossare sopra altri, per diminuire il contatto del prodotto con la pelle. Per le punture alle caviglie o ai piedi, quando si è seduti a godersi una cena o un aperitivo al tramonto, si possono usare cavigliere sportive di cotone o un calzino tagliato, imbevuti di repellente. È 66 consigliabile evitare l’uso di profumi e deodoranti. In aree infestate consigliamo di munirsi di un prodotto che abbia almeno una concentrazione di DEET al 30%, reperibile negli outlet di materiale militare o presso negozi specializzati in gadget da viaggio. Attenzione a non toccarsi gli occhi né la bocca. INDUMENTI. È raccomandabile usare, nelle “ore di punta”, abiti con maniche lunghe, pantaloni lunghi; il tessuto, ovviamente, non dovrà essere troppo sottile od avere aperture beanti. Attenzione, però: il colore blu è considerato attraente per la mosca tze-tze... REPELLENTI ELETTRONICI. Questi apparecchi dovrebbero simulare il suono delle zanzare maschio e tale ronzio risultare orrendo per le femmine affamate. Di scarsa efficacia, il loro uso è stato abbandonato. ZANZARIERE. Vivamente consigliate, devono essere a maglia molto fine, senza strappi e aperture libere, disposte in modo che non tocchino la pelle del dormiente e con il bordo libero ben rimboccato sotto il materasso o il materassino se si dorme alla belle étoile! Naturalmente, dopo averle installate, controllare bene di non aver intrappolato qualche ospite. Si realizza così un bozzolo protettivo che ci difenderà da qualsiasi bestiola, grande o piccola (mosche, ragni, rettili, ecc.), assicurandoci un bel sonno ristoratore. La sicurezza può essere aumentata impregnando il tessuto della zanzariera con un insetticida a base di piretro. Molti hotel tropicali sono provvisti di zanzariere, ma spesso queste non sono in ottime condizioni, per cui è consigliabile avere la propria. Ne esistono di molto leggere e compatte. Le migliori sono quelle rettangolari (tipo militare USA) o quelle tipo “canadese”, rispetto a quelle con aggancio centrale sul soffitto (più ingombranti e difficili da posizionare). SPIRALI, VAPORIZZATORI E SPRAY. Efficaci in uso domestico, uccidono gli insetti se la camera è chiusa; se aperta sono sufficienti per tenerli alla larga. I vaporizzatori a liquido o a piastrina sono i più efficaci, ma se vi sono problemi elettrici (differente voltaggio, spine non compatibili), 67 bisogna ricorrere alle spirali che, bruciando lentamente, liberano il piretro per 6-8 ore. Acquistare marche conosciute, poiché alcune non contengono piretro. Gli aerosol spray, sempre a base di piretroidi, sono ottimi per “ripulire” la stanza prima di andare a letto, ma inefficaci per gli insetti che entrano dopo, durante la notte. Non nocivi per animali domestici, non vaporizzare su cibo scoperto, aerare il locale prima di soggiornarvi. ALTRE MISURE. Non dimenticate che trovarvi vicino ad una persona dalla pelle apprezzata dagli insetti costituisce una protezione non indifferente, a condizione che questa non usi repellenti. Malaria Malattia parassitaria veicolata dalla zanzara anofele. Presente in più di un centinaio di Paesi, nel mondo circa 250 milioni di persone ne sono interessate e, solo in Italia, importiamo circa 200 nuovi casi ogni anno. Il rischio di contrarre la malattia varia fortemente da un Paese all’altro e, nell’ambito di questo, non è omogeneo, aumentando nel periodo delle piogge, diminuendo nei grossi centri urbani e annullandosi al di sopra dei 1500m. È ausata da quattro specie di protozoi: plasmodio falciparum, p. vivax, p. ovale, p. malariae. Il falciparum è il più pericoloso: mentre tutte le altre forme possono rovinarvi il viaggio con uno stato di malattia più o meno serio, questo può uccidervi in pochi giorni. FIG. 13 CULEX AEDES ANOFELE Bisogna dunque essere stretti sulla profilassi antimalarica, in altre parole, sull’assunzione rigorosa e regolare, nei tempi e nelle quanti68 tà, dei farmaci prescritti. Non meno importante è la protezione contro gli insetti (vedi). L’incubazione varia tra i 7 e i 30 giorni. L’inizio è brusco con forti brividi, febbre che sale rapidamente a 39-40, accompagnati da sintomi variabili, fra cui nausea, vomito, mal di stomaco, mal di schiena e diarrea. In questa fase assomiglia molto ad una influenza con mal di testa e disturbi digestivi. Ricordate che l’infezione da falciparum può iniziare senza febbre, solo con malessere, mal di testa e diarrea. La durata di questo stadio varia da 4 a 7 giorni, a cui subentra un altro caratteristico con accessi febbrili. La temperatura sale violentemente con brivido, dura qualche ora e poi decresce rapidamente con sudorazione profusa, a cui segue un periodo senza febbre. Gli accessi si ripetono ogni 1, 2 o3 giorni. Possono verificarsi recidive nel tempo, anche a distanza di anni, indipendentemente dalla cura. PROFILASSI (vedi anche capitolo sulla Chemioprofilassi). Grande importanza rivestono le misure atte a ridurre i contatti con l’insetto (vedi paragrafo precedente).L’assunzione dei farmaci profilattici non ci evita al 100% un attacco malarico ma, qualora si presentasse, sarebbe di lieve entità e ben lungi dall’essere fatale. La profilassi con farmaci (chemioprofilassi) si attua con la CLOROCHINA alle dosi di 2 compresse alla settimana (sempre lo stesso giorno, preferibilmente a stomaco pieno), da iniziarsi 2 settimane prima e terminare almeno 4 settimane dopo il rientro dalla zona endemica. Ben tollerato in gravidanza e dai bambini. Farmaco alternativo è il proguanil (PALUDRINE, non in commercio in Italia), 1 compressa al giorno per 6 giorni alla settimana. Preferibile per profilassi a lungo termine 3 o più mesi). Meglio tollerato del precedente. Vi sono zone nel mondo dove i parassiti del p. falciparum hanno sviluppato resistenza verso la Clorochina. Per coloro che si recano in queste aree è consigliabile l’associazione di Clorochina (2 cpr. alla settimana) con Paludrin (1 cpr. al giorno per 6 giorni). Il paludrin può essere comperato e iniziato in loco e proseguito per 3 settimane dopo il rientro. L’alternativa alla seccante associazione di Clorochina e Paludrin è la 69 Meflochina (LARIAM), solo 1 compressa alla settimana! Si incomincia una settimana prima e si conclude 3 settimane dopo. In ogni caso la durata del trattamento non deve essere inferiore alle 6 settimane, anche per brevi viaggi. Meglio non usare questo farmaco per profilassi oltre i 2-3 mesi. La somministrazione può essere dimezzata a partire dalla quarta settimana, assumendo quindi 1/2 compressa alla settimana o 1 a settimane alterne. L’O.M.S. ne sconsiglia l’uso nella profilassi per non indurre resistenza, come già avvenuto per altri farmaci, anche se i Center for Disease Control la definiscono di prima scelta nelle aree dove è presente una resistenza a più farmaci (zone rurali e foreste di Colombia, Suriname e Brasile). La Meflochina non va assolutamente usata in gravidanza. Le donne gravide dovrebbero evitare le aree malariche, poiché la prevenzione non è completa e, nel caso di malattia, questa si presenterà molto più severa per la madre, con rischio di parto prematuro o aborto. Da ricordare che alcune persone sviluppano sintomi psichici, come depressione, nervosismo, angoscia. In alternativa rimane il MALARONE, ultimo arrivato in commercio,ottimo ma costosissimo (una compr. Al dì). TERAPIA. Riservata a coloro che si trovino lontani da strutture sanitarie o comunque non facilmente raggiungibili, poiché anche nei piccoli centri è facile trovare qualcuno in grado di esegure con precisione l’esame della goccia di sangue. Naturalmente può essere difficile differenziare un attacco malarico da altre patologie infettive, inclusa “l’influenza”, ma in caso di sospetta infezione somministrare (in adulto) Clorochina 4 cpr. subito, 2 dopo 6 ore, 2 il secondo giorno, 2 il terzo (in zone di non resistenza). Alternativa in zone di resistenza alla clorochina e l’HALFAN, 6 compresse (2 compr. ogni sei ore); oppure COTECXIN, 8 compresse (2 compr. il primo giorno, 1 nei seguenti) in associazione con BASSADO (1 compr. al giorno). Ultimo grido nella terapia il COARTEM non ancora in Italia (4 compr.subito, 4 dopo 8 ore,4 dopo 24,4 dopo 48). 70 FIG. 13A - MALARIA. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA - VEDI ANCHE FIG. 1 Per i bambini attenersi alle posologie indicate nei foglietti illustrativi dei relativi farmaci. In ogni caso provvedere al trasporto immediato del malato verso il più vicino centro medico o grande città, provvedendo se il caso per il rimpatrio. Febbre gialla Malattia che colpisce le scimmie che vivono nelle foreste pluviali: varie zanzare veicolano il virus da scimmia a uomo e da uomo a uomo, quindi è possibile contrarla non solo nelle giungle, ma anche nei centri urbani. Ha un periodo di incubazione di una settimana, a cui fanno seguito febbre, mal di testa, mal di pancia e vomito. Dopo circa un giorno di lieve sollievo, ritorna la febbre, compaiono emorragie, shock ittero e perdita di proteine con le urine (urine schiumose). Mortalità molto alta. Non esiste terapia. PREVENZIONE. Vaccinazione efficace per dieci anni dopo una sola somministrazione. Da praticarsi prima di partire, viene annotata sul certificato Internazionale di Vaccinazione che viene richiesto da numerosi Paesi. Da evitarsi nelle donne gravide e nei bambini al di sotto di un anno. Normalmente la vaccinazione non dà reazioni. 71 FIG. 14 - FEBBRE GIALLA. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA Dengue Trasmessa da zanzare del genere Aedes, provoca febbre, mal di testa e forte dolore alle articolazioni e ai muscoli: da qui il nome popolare di “malattia delle ossa rotte”. Ai sintomi sopra elencati possono associarsi eruzioni cutanee, nausea, vomito e diarrea. Dura al massimo tre, quattro giorni; ha un decorso benigno, non esiste vaccino nè terapie specifiche: si usano farmaci atti a mitigare i sintomi. Prevenzione contro gli insetti (vedi capitolo). Encefalite giapponese Rara, ma seria infezione virale trasmessa da zanzare del genere Culex. La protezione contro gli insetti è essenziale. Esiste il vaccino, ma deve essere solo considerato da coloro che viaggiano per lungo tempo in Asia e soprattutto nelle zone rurali. Non in commercio, può essere richiesto alle autorità sanitarie dei singoli Paesi. Filariosi Comprendono numerose varietà di infestazioni da vermi; sono confinate ai tropici e veicolate da insetti (zanzare, mosche, moscerini). Sono causate da parassiti che vivono sotto la pelle e nei tessuti linfatici. 72 Il verme può vivere molti anni nell’uomo, producendo le larve che infettano l’insetto. La severità della malattia dipende dal numero di vermi adulti presente nell’organismo, i quali dipendono a loro volta dal numero di punture infettanti ricevute. FILARIOSI LINFATICA. Il verme vive nei vasi linfatici, bloccandone il flusso, provocando quella che viene chiamata Elefantiasi, ovvero rigonfiamento irreversibile, enorme di una gamba, un braccio o altre parti (seno, testicoli). CECITÀ DEI FIUMI. I vermi adulti vivono in piccoli noduli sotto la pelle, i quali, producendo larve, provocano orticaria, prurito e affezioni oculari che negli stadi avanzati arrivano alla cecità. LOA LOA. Trasmessa da un tafano, è caratterizzata da Edemi migranti, dolenti e pruriginosi. PREVENZIONE. Non fatevi impressionare da queste terribili descrizioni, in quanto i viaggiatori hanno poco da temere, se prendono le minime precauzioni contro le punture di insetti. TERAPIA. Esiste un trattamento farmacologico efficace. FIG. 15 - DENGUE. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA Bartonellosi Dovuta ad un batterio e trasmessa attraverso una piccola zanzara (flebotomo), la si incontra nelle alte valli della Cordigliera delle 73 Ande, tra i 600 e i 3500 metri. Esiste in due forme: -forma CUTANEA (verruga), che è benigna e provoca un bottone verrucoso rosso vivo; -forma SETTICEMICA (febbre di Oroya), che, a differenza della prima, è grave. Il periodo di incubazione è di tre settimane e, in assenza di trattamento, può essere letale in tre quattro settimane. Malattia rara. PREVENZIONE. Non esiste vaccinazione o chemioprofilassi. Evitare le punture di insetti. Borelliosi (lyme disease) Rara malattia dovuta a un batterio e trasmessa da una zecca. Si caratterizza inizialmente con un eritema sul sito di puntura, accompagnato da febbre e dolori muscolari e articolari. Tale malattia è presente negli Stati Uniti, soprattutto in quelli Sud, della costa Est e in California. La prevenzione consiste nell’evitare le punture di insetti. La terapia riguarda l’assunzione di antibiotici (tetracicline). Leishmaniosi Parassitosi dovuta a protozoi e trasmessa attraverso dei moscerini (dim.: 2-5 mm.), chiamati flebotomi (sand fly) e attivi di notte, al tramonto, con tempo caldo e umido, senza vento (fig. 19). Si tratta di una malattia propria degli animali, dove l’uomo è un ospite accidentale: roditori, cani e scimmie sono serbatoio dell’infezione. - forma CUTANEA. Il “bottone d’oriente” che troviamo nel bacino mediterraneo e le forme cutanee americane nelle regioni umide del Centro-America (zone archeologiche Maya), sono malattie della pelle senza particolare gravità né segni di cicatrici. La lesione si manifesta molti mesi dopo la puntura infettante. - forma VISCERALE. Chiamata “Kala azar”, provoca dopo molti mesi un quadro caratterizzato da febbre, affaticamento, anemia, ingrossamento epatico e perdita di peso. Se in un quadro di leucemia, soprattutto in un bambino che è stato anni prima nel bacino del 74 FIG. 16 - FILAROSI. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA Mediterraneo, viene sospettato il “Kala azar”, la diagnosi è facile e il trattamento efficace. PREVENZIONE. I sand fly pungono soprattutto all’alba e al tramonto: evitare di esporsi in questi momenti, cercare di dormire elevati da terra e dove c’è una certa brezza: i moscerini non sono capaci di salire oltre i 60 cm. FIG. 17-SIMULIUM (2-4 mm.) FIG. 18-CRYSOPS (6-10 mm.) FIG. 19-FLEBOTOMO (2-5 mm.) Malattia del sonno o Tripasonomiasi africana Trasmessa dalla famosa mosca tze-tze (Glossina), grossa mosca che punge solo di giorno (fig. 21). La sua puntura provoca un piccolo rigonfiamento che si ulcera e, a distanza di tempo (settimane o mesi), compaiono febbre resistente ai trattamenti abituali e linfonodi viciniori ingrossati. Dopo molti mesi si instaurano turbe neurologiche, tra le quali lo stato sonnolente di giorno. Se ne distinguono due varietà: 75 FIG. 20 - LEISHMANIOSI. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA - GAMBIENSE, nell’Africa Occidentale, soprattutto nelle foreste intorno ai fiumi; la malattia si trasmette da uomo a uomo. - RHODESIENSE, nelle regioni di savana dell’Africa Centrale e Orientale. Serbatoio sono gli animali selvaggi: antilopi e bush-buck. Solo pochissimi tra le migliaia di turisti che partono in safari nei Parchi Nazionali dell’Est Africa vengono infettati; il rischio è veramente basso nelle aree turistiche ben sviluppate. Gli altri turisti che si addentrano in aree remote o coloro che lavorano con gli animali selvaggi possono essere a rischio. Non esiste vaccino, n’é profilassi; per prevenire bisogna evitare la puntura della mosca, che si presenta di taglia simile a quella di una mosca domestica. L’insetto è attratto dagli oggetti che si muovono velocemente, da alcuni odori e, pare, dal colore blu scuro. Le mosche seguono ostinatamente qualunque veicolo attraversi la loro zona: sarà opportuno tenere i finestrini chiusi (questo è un problema, quando ci sono 40 gradi fuori e 100 nel vano motore!) o uccidere qualsiasi mosca entri nell’abitacolo con del piretro spray. Sono meno attirate dalle persone a piedi, ma consigliamo ugualmente l’uso di un repellente (come la dietiltoluamide), anche se di scarsa efficacia. 76 FIG. 21- MOSCA TZE - TZE (6-15 mm.) FIG. 22 - CIMICE “KISSING BUG” (1-4 cm.) FIG. 24 - CIMICE DEI LETTI FIG. 23 - MOSCA “TUMBU FLY” (7-12 mm.) FIG. 25 - TEMITE Tripanosomiasi americana Questa è trasmessa da cimici (kissing bugs, fig. 22), che vivono all’interno di abitazioni nelle zone rurali del Centro e Sud America (Messico e Brasile). In Brasile vengono chiamate “vinchuca”, che vuol dire “lasciarsi cadere dall’alto”: infatti amano farsi cadere sulle vittime mentre queste dormono. Il contagio avviene durante la puntura per deposizione di feci sulla ferita. Un nodulo rosso compare nel sito di inoculazione; dopo qualche settimana si sviluppano febbre, ingrossamento dei linfonodi, manifestazioni allergiche cutanee, meningite e, a distanza di tempo, intervengono lesioni a vari organi: cuore, apparato digerente. Non vi è vaccino, non vi è chemioterapia preventiva che valgono, e neanche un valido farmaco per la terapia post-infettiva. I visitatori delle città o della giungla non sono a rischio, che esiste invece per coloro che abitano o pernottano in capanne di fango o in ricoveri coi tetti di foglie di palma. PREVENZIONE. Usare la zanzariera e controllare che sia ben rimboccata sotto il materasso (o dormire sotto le stelle!). 77 FIG. 26 - TRIPANOSOMIASII. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA Miasi Le larve di certe mosche tropicali sono capaci di perforare la pelle e svilupparsi al di sotto. Malattie prevalentemente del bestiame, possono però infettare accidentalmente l’uomo. La mosca “Tumbu” (Cordylobia) è presente in numerosi Paesi del Centro ed Est Africa (fig. 23). Depone le uova su vestiti appesi o adagiati al suolo ad asciugare in zone d’ombra. Le uova si schiudono a contatto con la pelle e le larve penetrano, producendo un grosso foruncolo che non contiene pus, bensì la larva stessa. Alla sommità del foruncolo è possibile individuare l’apparato respiratorio del parassita (si presenta come due punti neri), che può essere rimosso mettendoci sopra dell’olio o acqua e spremendo il foruncolo: non è un bello spettacolo, ma orsù, facciamoci coraggio! Sul versante Est delle Ande esiste un’altra specie (Dermatobia), caratteristica per il modo in cui inocula le uova nel nuovo ospite. La mosca cattura un altro insetto, solitamente una zanzara diurna, e tenendolo ben fermo gli “incolla” sull’addome una dozzina di uova, per poi liberarlo. Le larve all’interno delle uova, appena percepiscono la presenza di un ospite a sangue caldo, rapidamente maturano, penetrando nella cute. Per questa caratteristica la mosca viene chiamata “hitch-hiker” (autostoppista). 78 Altre mosche sono capaci di deporre uova direttamente su ferite o piaghe. PREVENZIONE. Preferibilmente stirare gli indumenti o appendere gli stessi ad asciugare all’interno. Scacciare sempre le mosche. Coprire i cibi. Medicare e proteggere le lesioni cutanee. Vedi anche “protezione contro gli insetti”. MORSI, PUNTURE E INFESTAZIONI Mosche, zanzare, tafani e cimici Per quanto riguarda la protezione, rimandiamo a quanto già detto. Dopo la puntura è consigliabile non grattare, disinfettare invece la parte con acqua e sapone, o meglio con un comune disinfettante (EUCLORINA, BETADINE, alcool), dopodichè utilizzare una crema per calmare il prurito (GENTALYN ß), in mancanza della quale si può utilizzare una poltiglia di polpa di papaya. Gli impacchi di ghiaccio, quando è disponibile, sono utilissimi per alleviare il dolore. In alternativa esistono in commercio stick a base di ammoniaca (AFTER BITE), per calmare sia dolore che prurito. Si deve a questo proposito ricordare come possa essere usata, con la stessa efficacia dell’ammoniaca, la propria urina, anche se il metodo è obsoleto, da riservare a casi particolari, in assenza di qualsiasi altro rimedio. Nel caso il prurito fosse insopportabile, utilizzare un antiallergico per via orale (POLARAMIN, 1-2 cps al giorno). Le cimici dei letti (bed bugs) si presentano di colore brunastro, di dimensioni variabili tra i 6 e gli 8 mm. (fig. 24). Se sospettate la loro presenza, scostate il letto dal muro e cercate di dormire con la luce accesa, poiché preferiscono nutrirsi al buio; oppure vaporizzate del piretro spray sul telaio del letto e nelle fessure vicine. Api, vespe, calabroni, formiche e termiti Solitamente compare solo dolore, gonfiore e arrossamento della parte. Eliminare l’eventuale pungiglione con l’unghia o con un coltello. Per il resto procedere come sopra. Se la reazione è molto importante, oltre all’antiallergico aggiungere un cortisonico (DEFLAN 30, 1 cps 2 volte al giorno). 79 Se il gonfiore compare con qualche giorno di ritardo e se c’è febbre, prendere un antibiotico (ZIMOX 2 cpr 2 volte al giorno per 8 giorni). Se compaiono reazioni allergiche come nausea, vomito, difficoltà di respirazione rapide e intense, iniettare rapidamente un cortisonico per via endovenosa o intramuscolare (BENTELAN 1-2 fiale) o in alternativa ADRENALINA sottocutanea. Serpenti I serpenti velenosi sono presenti in quasi tutte le zone del mondo, con esclusione dell’Antartide, Nuova Zelanda, Madagascar, Irlanda, Islanda e la maggior parte delle isole caraibiche (fig. 27). Possiamo dividerli, a scopo didattico, in quattro famiglie principali: - i crotalidi (crotalo rosso); - i viperidi (vipera rinoceronte, vipera Russel, vipera del Gabon); - gli elapidi (cobra, mamba, corallo e kraits); - gli hydrofidi (serpenti di mare e serpenti terrestri australiani). Tutte le morsicature associate a immediato e intenso dolore, con rapido gonfiore, necrosi e sanguinamento sono dovute con probabilità a crotalidi e viperidi (sindrome emorragico-emolitica). Se questi sintomi sono meno intensi e compaiono più tardivamente, si tratta più probabilmente di avvelenamento da elapidi o hydrofidi. Tra i segni caratteristici e precoci di questi ultimi sono invece la sonnolenza, la caduta delle palpebre, l’annebbiamento visivo e la paralisi respiratoria e muscolare (sindrome neurotossica). Fortunatamente le morsicature di questi animali sono piuttosto rare, specialmente se, in particolari situazioni ambientali (es.: tenda nel deserto), ci si attiene a semplici norme di comportamento. Tra queste, ricordiamo di chiudere sempre la lampo della tenda e del sacco a pelo, scuotere energicamente i vestiti al mattino prima di indossarli, capovolgere le calzature per allontanare eventuali ospiti non graditi, guardare sempre attentamente prima di toccare qualsiasi cosa con le mani nude, utilizzare calzature chiuse e alte alla caviglia, fare uso sistematico della zanzariera. In caso di morsicatura è necessario intervenire in questo modo: 1) limitare la diffusione dell’eventuale veleno: paziente a riposo, coricato e tranquillo, parte colpita immobile, se possibile legatura 80 FIG. 27 VIPERIDE con lacci o fasciature a monte del morso (la legatura non deve essere troppo stretta e deve essere allentata per qualche minuto ogni mezz’ora). Se il paziente è molto agitato, somministrare un calmante leggero. 2) Sedare il dolore, quando presente, con LIXIDOL (evitare l’Aspirina), oppure VOLTAREN intramuscolari. 3) Somministrare un cortisonico intramuscolare o endovenoso (BENTELAN 1-2 fiale), rinnovabile dopo un paio d’ore e poi ogni 6 ore, se non sovvengono miglioramenti. 4) Disinfettare infine il punto di morsicatura e somministrare un antibiotico, per sicurezza (ZIMOX cpr 2 volte al giorno per 8 giorni). 5) Astenersi da rimedi come incisioni o suzioni a bocca del veleno, se non si ha la certezza di farlo correttamente, perché ogni tipo di manipolazione della parte rischia di accelerare la circolazione locale, favorendo la diffusione interna del veleno. 6) Non usare ghiaccio sulla zona colpita. 7) Identificare se possibile il serpente, ma non molestarlo; se ucciso portarlo presso un centro medico per l’identificazione. 8) Il siero specifico antiveleno resta sempre la terapia elettiva di 81 emergenza; sfortunatamente esso è di difficile conservazione e quasi mai disponibile in tempi brevi. 9) La famosa “pietra nera” è in grado, inserita nella ferita, di assorbire il veleno, anche se non esistono prove scientifiche in proposito. Se ne possedete una usatela, senza astenervi dall’intervenire secondo lo schema sopra riportato. 10) Esistono in commercio delle mini pompe a depressione (ASPIVENIN), dall’aspetto simile a quello di una siringa, capaci di aspirare piuttosto bene il veleno se applicate rapidamente. Anche in questo caso siete tenuti a completare il vostro primo soccorso seguendo lo schema su riportato. 11) Se il veleno raggiunge malauguratamente gli occhi (alcuni serpenti sputano a grande distanza, un tipo di cobra per esempio), lavarli abbondantemente con acqua. 12) Resta inteso comunque che la rapida ospedalizzazione, quando possibile, è vivamente consigliata. Per la tranquillità del viaggiatore sarebbe utile saper distinguere un serpente velenoso da uno non velenoso: a grandi linee i caratteri principali di differenziazione sono legati alla forma della testa, alla disposizione della pupilla e al taglio della coda (fig. 28). In molti serpenti non velenosi la testa ha una forma affusolata, non ben distinguibile dal resto del corpo, ricoperta da grandi scaglie regolari; in quelli velenosi la testa è invece leggermente triangolare, con scaglie piccole e irregolari. FIG. 28 NON VELENOSI VELENOSI 82 La pupilla dei serpenti non velenosi ha una forma rotonda, quella dei velenosi ha invece una forma a losanga quasi verticale, che ricorda quella del gatto in condizioni di elevata luminosità. Nei serpenti innocui, infine, la coda ha forma allungata e sottile, in quelli velenosi invece è breve o tozza, quasi tronca. Un ultimo elemento distingue ancora i due tipi di serpenti: il morso! In quelli non velenosi la ferita si presenta come una doppia fila di minuti forellini; al contrario nella ferita provocata da quelli velenosi si notano due fori caratteristici, causati dal morso dei due denti veleniferi, distanti tra loro circa un centimetro, i quali causano dolore intenso e si rigonfiano in breve tempo. Ragni La maggior parte dei ragni sono benefici per l’ambiente e innocui. Alcuni sono però velenosi e possono essere talvolta letali. Le specie più terribili e conosciute sono: - la vedova nera: misura circa 4 cm. con le estremità estese, presenta un caratteristico disegno di clessidra sotto l’addome e vive in Sud America. Il morso è sovente indolore, seguito da nausea, febbre e contrattura muscolare; - la tarantola: il ragno è lungo 3 cm., con un segno a freccia sull’addome, non tesse la tela ed è presente su tutti i continenti (fig. 29). - il ragno bruno eremita (brown recluse): il corpo è lungo circa 1 cm. con arti lunghi e sottili, vive in Nord America e l’azione del suo veleno è soprattutto emorragico-emolitica; - il ragno della tela imbuto di Sydney: vive solo in Australia e in Nuova Zelanda, il suo veleno è tipicamente neurotossico; - il ragno vagabondo o ragno banana (banana spider): conosciuto come “Armadeira” in Sud America, è uno tra i più grossi ragni conosciuti, misurando in corpo 5 cm. e in diametro complessivo 15 cm. Il morso, molto doloroso, è seguito da spasmi muscolari, nonché da una spettacolare erezione (priapismo). Sia per prevenire che per curare un eventuale morso di ragno velenoso, valgono le stesse indicazioni già fornite riguardo ai serpenti, alle quali vi rimandiamo. 83 FIG. 29 - TARANTOLA FIG. 30 - SCORPIONE FIG. 31A - MILLEPIEDI FIG. 31B - SCOLOPEANDRA FIG. 32A PULCE FIG. 32B PIDOCCHIO FIG. 33 - ZECCA FIG. 34 - SANGUISUGA 84 FIG. 35 - SCARAFAGGIO Se disponete di ghiaccio, usatelo per prevenire il gonfiore e alleviare il dolore locale. Scorpioni Scorpioni velenosi sono presenti in tutti i continenti: Sud Africa, Africa Mediterranea, Medio Oriente, Asia Centro Sud, America e Carabi (fig. 30). Il loro veleno produce sintomi come vomito, diarrea, dolori addominali ecc., avendo un’azione soprattutto neurotossica periferica. La puntura è dolorosissima e in certi casi può essere mortale. Valgono anche qui gli stessi accorgimenti consigliati per prevenire il morso dei serpenti e il medesimo approccio di pronto soccorso. Un impacco freddo aiuterà a calmare il dolore locale. Millepiedi e centopiedi I millepiedi possono secernere liquidi irritanti, che a loro volta possono produrre vescicole sulla pelle o effetti più gravi, se vengono interessati gli occhi (fig. 31 a). I centopiedi (Scolopendra) sono talora capaci di infliggere morsi velenosi, ma raramente costituiscono un pericolo (fig. 31 b). Il primo intervento in caso di contatto è quello di lavare per bene la parte interessata con acqua e sapone, assumere poi POLARAMIN 1 cps ogni 6-8 ore ed applicare 2 volte al giorno una crema cortisonica, tipo GENTALYN ß. L’applicazione di impacchi freddi è sempre indicata. Pulci pidocchi e scabbia Sia pulci che pidocchi hanno dimensioni di 2-3 mm. (fig. 32 a-b). Le prime possono compiere salti fino a 20 cm. e infestano preferibilmente le caviglie; i secondi infestano, secondo le specie, o il cuoio capelluto, alla base del quale depongono le uova, o tutte le zone pelose (pube, ascelle, ecc.) o infine i vestiti. Esiste una pulce, presente in Centro America e in Africa, che penetra nella pelle, specialmente dei piedi, causando infiammazioni e ulcerazioni (Tunga penetrans). Tutti i pidocchi si nutrono del sangue dell’ospite. 85 Pulci e pidocchi causano quasi sempre disagio e prurito, ma quasi mai malattie di rilievo. 1) Il primo provvedimento da prendere in caso di infestazione è quello di una toeletta completa con un sapone antisettico e poi l’applicazione su tutto il corpo di MOM shampoo, prodotto a base di zolfo e mercurio, strofinando bene i capelli e le aree pelose, lasciando agire per qualche minuto. Il trattamento è da ripetere il giorno dopo e a distanza di 7-10 giorni. In alternativa si possono impiegare prodotti tipo MITIGAL shampoo (benzoato di benzile) o LINDANE shampoo (benzene esacloride), non in commercio in Italia. Questi trattamenti non rimuovono le uova; un sistema per eliminare anche queste, è quello di passare un pettine a denti fini impregnato di aceto. 2) I vestiti e la biancheria da letto vanno lavati in acqua molto calda (55°C), altrimenti possono essere lasciati in buste di nylon ben chiuse, per almeno 2 settimane, in attesa della inattivazione delle uova. Gli oggetti da toeletta (pettini, spazzole) vanno immersi in acqua calda almeno per 1 ora. 3) Il prurito spesso persiste anche dopo la rimozione degli ospiti, per cui è sempre indicato un antiallergico (POLARAMIN 2 cps al giorno). 4) Se la pelle è irritata dal troppo grattare, disinfettarla accuratamente (EUCLORINA o altro). 5) Per quanto riguarda la pulce sottocutanea (Tunga), spesso localizzata nel piede, è necessario estrarla rapidamente prima che provochi infezione, allargando e aumentando il foro di entrata con un ago sterile. Proseguire con disinfezione locale accurata (BETADINE pomata). Per evitare il contagio, non camminare a piedi nudi sulla sabbia umida, vicino a fiumi e laghi del Centro e Sud America e dell’Africa Occidentale. La scabbia è invece una malattia portata da un minuscolo acaro (Sarcoptes scabiei) che tumefà gli strati più superficiali della cute, causando anch’esso un caratteristico prurito. La sua localizzazione è frequente alle mani, alle braccia e agli organi genitali. La sintomatologia si manifesta solo dopo 6-8 settimane 86 dal contagio. La terapia si basa sull’uso di MITIGAL pomata, applicata per 3 sere consecutive o LINDANE una sola volta, lasciata per 24-48 ore. I preparati vanno applicati su tutta la cute e non solo sulle lesioni, dopo un bagno saponato caldo. Contemporaneamente lavare la biancheria personale e da letto, come esposto per i pidocchi. La prevenzione nei confronti di tutti questi ospiti indesiderati si basa sull’igiene personale, evitando il contatto con persone e luoghi infestati (facile a dirsi, difficilissimo in pratica), l’uso promiscuo di indumenti e di biancheria da letto. A tal proposito, se avete dubbi sulla pulizia di federe e lenzuola (vanno ricercati capelli, peli o piccole stropicciature, lasciati dall’ospite precedente), non esitate a farvele cambiare, oppure utilizzate il sacco a pelo o il sacco lenzuolo personale. Zecche Le zecche hanno dimensioni di circa 3mm., ma ingrossano fino a 2 cm. quando sono piene di sangue (fig. 33). La loro morsicatura è indolore. Devono essere estratte delicatamente con una pinzetta facendo attenzione a non lasciare la testa in sede, esercitando prima una pressione e poi una trazione progressiva. Spesso può essere di aiuto stordire prima le bestiole con etere, petrolio, benzina o profumo. La pazienza è la chiave del successo dell’estrazione! Far sempre seguire un’accurata disinfezione locale. Sanguisughe Anche la morsicatura della sanguisuga è assolutamente indolore; essa aderisce alla pelle, si riempie di sangue e poi si stacca, liberando però nel punto di aggressione una sostanza anticoagulante che provoca sanguinamento prolungato (fig. 34). Difendersi dalle sanguisughe nella giungla può risultare talora impossibile, vista la loro straordinaria capacità di infilarsi ovunque (orlo dei legacci delle scarpe, maglie larghe dei tessuti) e la possibilità che hanno alcune specie di paracadutarsi dagli alberi sulla vittima (pioggia carnosa!). 87 Sono comunque indispensabili, per limitare i danni, scarpe alte ben chiuse, pantaloni lunghi, maglie con maniche lunghe, elastici ben serrati sotto il ginocchio e a livello dei gomiti, cappello e guanti. L’impregnare gli indumenti, specialmente le calze, con dietiltoluamide (AUTAN) o Jungle Juice, scoraggia notevolmente il simpatico anellide. Esistono molti sistemi ingegnosi per staccare le sanguisughe dal loro ospite: aspergere la parte con sale o con etere, bruciarle con il mozzicone acceso di una sigaretta, eccetera; anche se il metodo più rapido e comodo è quello di allontanarle con la lama di un coltello, fatta scorrere a 45° rispetto al piano della cute. Dopo aver eliminato l’ospite, è consigliabile come sempre una buona disinfezione della parte (BETADINE pomata). Scarafaggi Gli scarafaggi, solitamente neri e della lunghezza variabile da pochi cm. fino a 7-8, sono presenti nelle stanze d’albergo di tutti i paesi del mondo (fig. 35). Essi prediligono i luoghi sordidi e sporchi, ma non disdegnano talvolta alberghi a 5 stelle! Di per se stessi non sono pericolosi per l’uomo e raramente sono portatori di malattie; la loro presenza è comunque sempre sgradita, spesso causa di rocambolesche cacce notturne o quanto meno di litigi, discussioni e notti insonni! Viene caldamente consigliata quindi una preventiva disinfestazione della stanza e l’utilizzo di tutti i mezzi di difesa a nostra disposizione. Gli scarafaggi, così come i ragni, gli scorpioni, i serpenti, le cimici, le pulci, ecc. sono altamente sensibili al BAYGON, reperibile ovunque sotto forma di spray o di polvere. È buona norma spruzzare abbondantemente BAYGON nella stanza interessata, specialmente sotto i letti e negli anfratti più nascosti, dopodiché evacuare la stessa per qualche tempo (1 ora). Munitevi quindi di un secchiello per il recupero delle salme ed aerate la stanza prima di soggiornarvi. Fate uso sistematico di zanzariera e ricordate di rimboccarla accuratamente sotto il materasso. In mancanza di questa, vi aiuterà, alme88 no psicologicamente, scostare abbondantemente il letto dal muro. Fra i metodi più pittoreschi ricorderemo quello di adagiare le quattro gambe del letto in recipienti pieni d’acqua, onde evitare la scalata delle stesse da parte di qualunque bestiola malintenzionata; in alternativa, cospargete le gambe del letto con olii, BAYGON o altri repellenti. Un buon sonnifero aiuterà infine... a dimenticare. Candiru Sotto questo nome si cela una creatura terrificante, che sembra uscita dalle sale di tortura medievali. Si tratta di un piccolissimo pesce, imparentato con il pesce gatto, presente in alcune aree di quasi tutti i fiumi del Sud America. Attratto probabilmente dai detriti organici, il candiru ha la capacità di infilarsi in ogni orifizio umano disponibile (uretra o ano), dove s’incunea in virtù di piccole spine presenti sul suo corpo, così che solo un intervento chirurgico può rimuoverlo. Questo pesce fornisce già una buona ragione per non bagnarsi nudi nei fiumi del bacino amazzonico. Piraña Di veramente terribile questo pesce ha solo il potente apparato masticatorio, il quale ha alimentato numerosi aneddoti e leggende. Sicuramente qualcuno è stato ucciso dai piraña, ma non vedrete mai alcun abitante del luogo intimorito nello scendere in acqua o nel nuotare. È pericoloso se pescato poiché è difficile estrargli l’amo e non muore facilmente; è capace di mordere anche alcune ore dopo la sua cattura. Comunque, se la gente del posto vi dice di stare attenti ai piraña, ascoltate il loro avvertimento. Mammiferi e rabbia La ferita provocata dal morso di un mammifero deve essere ripulita assolutamente entro 3 ore con ogni liquido a vostra disposizione: acqua e sapone sono facilmente rimediabili. È necessario pulire in profondità la ferita, anche se, in mancanza di 89 anestetico locale, tale operazione dovesse risultare molto dolorosa. Se potete disporre di whisky, utilizzatelo imbevuto in tamponi, per meglio detergere la parte (sono altrettanto valide tutte le soluzioni a base alcoolica). Non è consigliabile far rimarginare morsi inflitti da un animale con punti di sutura. Se la ferita risulta piuttosto grave è consigliabile sottoporsi a una cura di antibiotici, tipo ZIMOX, per 4-5 giorni. Dopo ogni morso di mammiferi tipo volpi, roditori, canidi, gatti, pipistrelli, ecc., deve essere sempre tenuto in considerazione il rischio rabbia, terribile malattia virale, praticamente cosmopolita. Siccome stabilire se un animale è rabbico non è facile al di fuori dell’esame in laboratorio, tutti gli animali selvatici anormalmente aggressivi e mordaci sono da considerare infetti. La malattia si dichiara entro 20 giorni dalla morsicatura, e la sua gravità è direttamente proporzionale alla profondità del morso e alla sua distanza dalla testa. Il trattamento preventivo si può effettuare in due modi: 1) dopo il morso, sottoponendovi rapidamente a più iniezioni di siero e vaccino antirabbico, che devono essere praticate da un medico. Se il vostro isolamento vi colloca a più giorni di distanza da questi, potrebbe essere troppo tardi; 2) tramite una vaccinazione, che dipende dal progetto che vi siete posti: vivere e dormire all’aperto, viaggiare a piedi o in bicicletta (cacciatori, botanici o zoologi). Nelle zone endemiche evitate il contatto con animali domestici e selvatici (soprattutto se questi sembrano addomesticati): la mancanza di timore nell’animale è segno precoce di rabbia. PREVENZIONE: vedi vaccinazioni. 90 MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE Generalità Chi parte lo fa per scopi diversi: per uscire dalla routine, per affari, per interessi scientifici o culturali; bene o male un individuo che si muove è più soggetto a nuove esperienze, a nuove avventure, agli incontri con nuovi amici: Il sesso fa sicuramente parte delle attrazioni; qualche volta è il solo fine del viaggio, come evidenzia “l’industria del sesso” di talune parti dell’Asia. I fattori di rischio dipendono dal comportamento individuale. Il pericolo aumenta con l’aumentare del numero di compagni occasionali e con la frequenza dei rapporti. U’alta percentuale di rischio si manifesta con partners di età compresa tra i 15 e i 30 anni; teoricamente il rischio diminuisce scegliendo un compagno più maturo. Un altro ruolo importante lo riveste la scelta del compagno/a, poiché alcuni individui sono ad alto rischio: tossicomani, omosessuali, prostitute, bisessuali, giovani con molti partners, emofilici, residenti in Africa e Haiti (80% di sieroposività all’HIV fra le prostitute di alcuni Paesi africani). Una larga varietà di malattie sono trasmesse per contatto sessuale (più di 20 tra batteri, protozoi, virus, pidocchi, ecc.). GONORREA: si manifesta con secrezione genitale giallastra o giallo verdastra. TRICOMONAS: provoca secrezione giallo verdastra, schiumosa, con irritazione cutanea nelle donne; debole sintomatologia nell’uomo (nulle o lievi perdite mattutine). CLAMIDIA: vi è secrezione chiara nell’uomo ma nessun sintomo nella donna. SIFILIDE: appare dopo 2-6 settimane dal contagio sotto forma di ulcera, con ingrossamento di linfonodi non dolenti. Inoltre: HERPES GENITALE, EPATITE B, AIDS. Profilassi La sola, assoluta sicurezza è ovviamente data dall’astinenza o dalla certezza che il proprio partner abituale non abbia rapporti con altri 91 FIG. 36 - AIDS POSSIBILITÀ DI CONTAGIO: OVUNQUE individui. Ricordiamo che tutte le secrezioni corporee come la saliva, lo sperma, il fluido vaginale, il sangue e le urine possono trasmettere malattie, che solo il corretto uso del preservativo può prevenire. Vi esortiamo a non curarvi da soli, poiché talora è difficile arrivare a una esatta diagnosi senza esami di laboratorio, e tanto più precisa sarà questa tanto più efficace risulterà il trattamento. Non vi è un farmaco capace di curare tutti i possibili accidenti, e un uso improprio del medicinale vi esporrebbe a indesiderabili effetti collaterali senza ottenere benefici; inoltre c’è il problema della resistenza che i batteri hanno sviluppato verso numerosi farmaci. Arrivare da soli ad una diagnosi e a un trattamento può darvi un falso senso di sicurezza; voi pensate di essere migliorati perché i sintomi sono diminuiti, ma solo per riapparire in futuro in forma più violenta. Per queste ragioni è meglio non essere riluttanti nel recarsi presso un centro medico, se pensate di avere un problema. 92 93 INCIDENTI E TRAUMATISMI LE FERITE E LE LORO COMPLICAZIONI Generalità Ogni tipo di ferita, piccola o grossa che sia, deve essere in primo luogo detersa e/o disinfettata. La detersione viene effettuata con l’uso di acqua corrente direttamente sulla ferita o con l’acqua sterilizzata per essere bevuta. La disinfezione viene effettuata con acqua e sapone o, meglio ancora, con soluzioni specifiche, tipo EUCLORINA o MERCUROCROMO o acqua ossigenata; non esitate a sfregare scrupolosamente l’area con garza sterile imbevuta di queste soluzioni. Se la ferita non è così grave da richiedere innanzi tutto l’applicazione di punti di sutura (vedi capitolo sulle ferite aperte e sull’emorragia), sarà buona norma medicarla con pomata antibiotica tipo BETADINE e coprirla con cerotto, garze sterili o fogli medicati, tipo CONNETTIVINA, a protezione della stessa da polvere e mosche (anche se piccola come un ponfo di zanzara escoriato dal grattamento!). La fasciatura della ferita è un argomento piuttosto dibattuto perché, mentre da una parte isola il campo, facilita la riunione dei margini ed evita il rischio di una sovrainfezione, dall’altra favorisce la macerazione della cute e di conseguenza ritarda la cicatrizzazione. Essa pertanto deve essere rinnovata sovente, per una buona sorveglianza della ferita e, ovviamente, non deve essere talmente stretta da limitare il flusso della circolazione sanguigna (la superficie intorno alla zona interessata dovrà apparire rosea e tiepida al tatto). Le ferite aperte Le ferite di una profondità superiore ai 2 o 3 mm. con tendenza a restare aperte dovranno essere suturate; ciò limiterà il rischio d’infezione e favorirà una cicatrizzazione molto rapida. L’occorrente per una sutura è: un ago ricurvo sterile con filo applicato (per esempio di nylon 3-0), un “porta-aghi” (strumento chirurgico utile per facilitare la presa dell’ago e garantirne il preciso uti94 FIG. 37A - INFISSIONE ED ESTRAZIONE DELL’AGO SECONDO LA SUA LINEA DI CURVATURA FIG. 37B - LEGATURA STRUMENTALE DI UNA SUTURA 1 2 3 4 5 1 2 3 FIG. 37C - 1) INSUFFICENTE PRESA 2) DISUGLUALE PRESA 3) CORRETTA PRESA CHE GARANTISCE UN BUON AFFRONTAMENTO DEI BORDI 95 lizzo sui margini della ferita) e, se disponibile, una pinzetta chirurgica (atta ad afferrare il lembo della ferita stessa per meglio trafiggerlo). Dopo aver appoggiato e leggermente infisso la punta dell’ago su di un lembo della ferita, girate il polso in modo che l’ago stesso si infili nella pelle, eseguendo un movimento arcuato. Continuare il movimento del polso fino a che l’ago, dopo aver completato un mezzo cerchio nei tessuti, non esca in superficie, trafiggendo l’altro lembo della ferita. È importante che l’ago abbia interessato un uguale spessore di tessuto da entrambi i lati della ferita stessa. È necessario fare a questo punto due o tre nodi di sicurezza, prima di tagliare i capi liberi del filo. Evitare di esercitare troppa trazione, onde evitare di strappare il filo o di lacerare la pelle. Esistono delle piccolissime cucitrici monouso a punti metallici (PRECISE 5-SHOT della 3M), di uso veramente semplicissimo, contenute in involucro sterile ed impermeabile (il tutto grande quanto un coltellino svizzero). Nel caso che gli strumenti chirurgici sopra elencati non siano disponibili o che nessuno dei presenti si senta di praticare una sutura chirurgica, esistono dei sistemi alternativi per chiudere una ferita aperta. Fra di essi il più noto è l’utilizzo dello STERI-STRIP o del COVERSTRIP (nastro adesivo sterile ed inestensibile), da applicare direttamente sulla ferita. L’efficacia di questo sistema è legata al suo utilizzo corretto su di una pelle non bagnata nè sottoposta a particolari trazioni (in prossimità di un’articolazione è preferibile immobilizzare la parte). Nel caso questi prodotti non fossero disponibili è possibile ovviare con del normale cerotto sterile, modellando un certo numero di pezzettini lunghi circa 2-3 cm., a forma di farfalla. Queste “farfalline” verranno applicate su tutta la lunghezza della ferita, a cavallo tra un lembo e l’altro, in modo che la parte centrale, molto sottile, non interferisca con la ferita e le due parti laterali più grandi (le ali della “farfalla”) garantiscano un’ampia superficie di adesione ai due lati della ferita. L’utilizzo di una ulteriore fasciatura consoliderà il tutto. Qualunque sistema di sutura venga utilizzato non dimentichiamo comunque di detergere e disinfettare accuratamente la ferita prima 96 di intraprendere qualunque altra procedura (vedi capitolo precedente). Ricordate ancora che la sutura va rimossa dopo 7-8 giorni. Le emorragie Quando da una ferita sgorga copiosamente sangue è necessario, come prima cosa, arrestare il sanguinamento comprimendo direttamente la ferita con le dita o con la mano (meglio ancora con una garza sterile) per almeno 10’ - 15’ . Se ciò non bastasse e il sanguinamento si presentasse a “scatti”, cercare di comprimere l’arteria responsabile subito a monte della ferita, procedendo per tentativi (vedi anche capitolo “Basi delle tecniche di pronto soccorso”). Una volta che il sanguinamento diminuisca o si arresti, eseguire un bendaggio compressivo, senza dimenticare la pulizia e la disinfezione. Tale bendaggio non deve certamente impedire la normale circolazione del sangue, minima e necessaria, e deve essere rimosso in caso di sintomi indicativi a valle del bendaggio (pallore, freddo, sensazioni strane). Per lo stesso motivo è sconsigliato il laccio o la legaFIG. 38 - COME FARE LE “FARFALLINE” CON IL CEROTTO ADESIVO FIG. 39 - BENDAGGIO COMPRESSIVO CEROTTO COMPRESSA 97 tura stretta a monte della ferita, manovra che potrebbe portare alla necessità di amputazione dell’arto in questione! Tenere sempre in considerazione la possibilità di una sutura chirurgica (vedi capitolo precedente). Se disponete inoltre di una fialetta di anestetico (lidocaina), essa dovrà essere iniettata tutto intorno alla ferita; si otterrà così il vantaggio di arrestare il dolore locale per qualche ora, permettendo di effettuare tranquillamente la sutura chirurgica. Un ultimo vecchio metodo, rubato alla medicina tradizionale, per fermare una emorragia, è quello di applicare sulla ferita la poltiglia nera ricavata dal dare fuoco a del cotone idrofilo, dopo aver atteso l’esaurirsi della fiamma e del calore. Le escoriazioni Le ferite superficiali, dovute a sfregamento con un corpo ruvido, sono spesso molto fastidiose, accompagnate da senso di dolore o di bruciore e possono essere all’origine di pericolose infezioni. Come tutte le ferite esse devono essere preventivamente deterse e disinfettate nella maniera più accurata possibile, usando le soluzioni indicate nei capitoli precedenti. Questo tipo di ferite non può mai essere suturato, ma deve essere invece medicato direttamente con pomate, tipo BETADINE, e coperto con garze sterili o fogli di CONNETTIVINA. In alternativa a questo trattamento ancora meglio sarebbe coprire l’escoriazione con SPENCO 2nd SKIN (seconda pelle), prodotto di elezione per ustioni e bruciature. Questo nuovo medicamento americano, reperibile in Italia nei magazzini sportivi francesi, è composto da un gel formato per il 4% da ossido di polietilene e per il 96% di acqua. È disponibile in fogli sterili di varia forma e misura e confezionato in buste ermetiche; è molto freddo al tatto, tanto che talvolta viene utilizzato per abbassare la febbre dei bambini. Ha tre proprietà che lo rendono così utile in tante occasioni: 1) elimina ogni tipo di frizione tra due superfici (parte lesa - vestiti); 2) pulisce e disinfetta la ferita, assorbendo sangue, siero o pus; 3) il suo effetto refrigerante calma moltissimo il dolore ed il bruciore. 98 Estratto dalla busta ermetica esso si presenterà ancora isolato tra due foglietti di plastica trasparente: toglierne uno e fare aderire quella parte alla ferita, fissare il tutto con un bendaggio. In conclusione, lo SPENCO 2nd SKIN dovrebbe sempre fare parte della nostra farmacia da viaggio, nonostante il suo costo, purtroppo oggi ancora elevato. All’estero è reperibile nei negozi di articoli sportivi e nelle farmacie; in Italia vi è un prodotto simile, a base di idrocolloidi (COMPEED). Infezione di una ferita Anche dopo una disinfezione apparentemente corretta capita talvolta che una ferita si infetti. Specialmente nei paesi tropicali, dove già la sudorazione ritarda i processi rigenerativi, nemici come insetti, mosche, sporcizia sono sempre in agguato e spesso non è sufficiente la rigorosa protezione della ferita, che attuiamo con creme, garze e bendaggi. (Ricordare di non lasciare mai una ferita a diretto contatto con l’ambiente esterno; nei paesi esotici o al mare significa pericolo di infezione al 100%!) A volte ancora non è sufficiente il frequente rinnovo della medicazione e la sorveglianza attenta della ferita, anche se manovre obbligate e corrette. Talvolta, anche inspiegabilmente, dopo circa 24 ore la ferita comincia a presentare i primi segni di infiammazione (dolore, rossore, gonfiore, calore) e va pertanto considerata come infetta. Se la ferita è ben chiusa, senza pus, perseverate in una attenta disinfezione, rinnovando frequentemente la medicazione; se invece presenta del pus bisogna eliminarlo completamente. Per poter fare questo scollate la crosta, se necessario riaprite la ferita e praticate una pulizia perfetta. Questa pulizia, seguita da rigorosa disinfezione e applicazione di antibiotico, tipo AUREOMICINA, è da ripetere fino a quando i segni dell’infezione non sono scomparsi. Sarà di aiuto l’applicazione sulla ferita aperta di un impacco caldo e umido per 15 o 20 minuti ogni 2 ore; questa manovra faciliterà il drenaggio della ferita e la circolazione locale, promuovendo l’innescarsi delle difese proprie dell’organismo. Per concludere far assumere al paziente un antibiotico a largo spet99 tro d’azione, tipo ZIMOX (1 compresse mattino e sera per 8 giorni). LE USTIONI In base alla severità del danno le ustioni si dividono in tre gradi: il primo grado (superficiale) in cui avremo arrossamento, secchezza e dolore; il secondo grado (parziale assottigliamento della pelle) in cui la cute si presenta dolente e umida, a volte con formazioni bollose; il terzo grado (lesioni profonde) in cui vi è ampia perdita di sostanza e spesso assenza di dolore, per via della estesa distruzione del tessuto nervoso. Il trattamento delle ustioni sia di primo, secondo o terzo grado, è stato rivoluzionato con l’avvento dello SPENCO 2nd SKIN, il cui uso è ampiamente descritto nel capitolo dedicato alle escoriazioni. Vediamo però nel dettaglio gli approcci da tenere a seconda della gravità, della estensione e della localizzazione della ustione. I GRADO: non sono quasi mai necessari particolari trattamenti, spesso è molto utile l’uso di pomate tipo FLUBASON e l’applicazione di ghiaccio o acqua ghiacciata o impacchi di camomilla fredda. II GRADO: il rischio di infezione è molto alto, così come quello di esiti cicatriziali deturpanti. Dobbiamo pertanto: 1) disinfettare la parte con sapone non medicato e acqua; 2) applicare sull’ustione una pomata grassa, tipo FOILLE, ricoprendola con garze sterili e cambiando l’impacco ogni 3 giorni; 3) se la parte interessata è nei pressi di un’articolazione, immobilizzare la stessa in una posizione di relativa estensione, in modo che l’eventuale cicatrice retrattile non limiti i movimenti dell’articolazione; 4) per calmare il dolore e controllare l’infiammazione assumere ASPIRINA (3 grammi al dì), eventualmente con un altro antidolorifico (VOLTAREN o AULIN, 4 compresse al dì); 5) bere abbondantemente per compensare la perdita di liquidi; 6) se possedete lo SPENCO 2nd SKIN, i punti 2, 3, 4 possono essere sostituiti dall’applicazione di un foglio di questo medicamento direttamente sulla parte lesa, fissandolo con una fasciatura. 100 Se persiste rossore e gonfiore dopo qualche tempo, ciò può facilmente essere indicativo di una infezione. In questo caso provvedere ad una copertura antibiotica specifica, tipo ZIMOX (1cps. mattino e sera per 7 giorni) e favorire l’entrata in funzione dei meccanismi propri di difesa, con l’applicazione di impacchi caldo umidi, mantenuti in sede per la durata di 15-20 minuti e rinnovati ogni 2 ore (vedi capitolo sull’infezione delle ferite). III GRADO: le ustioni di III grado, se interessano meno del 10% della superficie del corpo, non dovrebbero richiedere il trattamento dello shock; talvolta richiedono però degli innesti di cute, in attesa dei quali è indicatissimo l’utilizzo dello SPENCO 2nd SKIN. II GRADO (con interessamento di mani e viso) e III GRADO (con interessamento di più del 10% della superficie corporea): oltre al trattamento locale, queste situazioni di emergenza impongono un trattamento medico generale di estrema urgenza. Il pericolo principale a cui ci troviamo di fronte è quello dello shock ipovolemico. L’unico mezzo per contrastarlo, in una situazione di isolamento medico, è quello di prevenirlo con una grande assunzione di liquidi. Il rimpiazzo ideale di liquidi potrebbe essere rappresentato da GATORADE diluito 1:1 con acqua, oppure da una soluzione idrosalina, preparata con 1 cucchiaio di zucchero + 1/2 cucchiaino di sale per litro d’acqua. Ottimi anche i succhi di arancia e di mela (entrambi ricchi di potassio), nonché i succhi di frutta in genere e le bibite zuccherine. Dopo 2 o 3 giorni passare ad una dieta non troppo ricca in carboidrati, ma ricca invece di proteine; sarebbero molto utili complessi vitaminici B e 200 mg. di vitamina C al giorno, per integrare la dieta stessa. Utilizzare un antibiotico per via orale, tipo ZIMOX (1compressa al mattino e 1 alla sera per 7 giorni) o BACTRIM, solo quando sovvengono i primi segni di infezione. Per quanto riguarda il trattamento locale dell’ustione, essa deve essere disinfettata e detersa quotidianamente, utilizzando anche creme ad azione antidolorifica, tipo FOILLE. 101 Il trattamento con SPENCO 2nd SKIN resta, anche e soprattutto in questo caso, il trattamento più sicuro. MANI, PIEDI E LORO PICCOLI PROBLEMI Bolle da frizione Frequenti nei piedi per l’uso di calzature nuove o inadatte. Possono essere prevenute utilizzando due calze, una sopra l’altra. Se la bolla si sta formando (ai primi bruciori), si può proteggere la zona interessata coprendola estesamente con un cerotto a nastro. Se si è già formata, disinfettare la cute, bucare la bolla e spremere il contenuto, coprire poi con SPENCO 2nd SKIN oppure, in mancanza di questo, con un cerotto ben teso. Se la bolla è già rotta disinfettare, ritagliare i frustoli di pelle rimanenti, trattare con pomata antibiotica (AUREOMICINA) o pomata di BETADINE e coprire con SPENCO. In mancanza di esso utilizzare una garza grassa o resa grassa dalla pomata; bloccare il tutto con cerotto a nastro. Ematoma sottoungueale Per trauma sul corpo ungueale o piccoli traumi ripetuti si può avere una piccola emorragia sotto l’unghia; molto dolorosa e pulsante. Raffreddare la parte e con uno spillo reso incandescente bucare l’unghia al di sopra del versamento (non fa male), facendo in tal modo uscire il sangue. Questa manovra allevia immediatamente il dolore. (Fig. 40) Possono essere usati antidolorifici per bocca (ASPIRINA, VOLTAREN). Unghia incarnata È causata da fattori meccanici che provocano la penetrazione dei bordi laterali dell’unghia nelle parti molli vicine. Si instaura una reazione infiammatoria che facilmente si infetta, con scarsa tendenza alla guarigione.(Fig. 41) Intervengono fattori quali l’uso di scarpe inadatte che stringono troppo in punta o il taglio delle unghie. L’unghia deve essere taglia102 ta diritta, arrotondando appena gli angoli; è un grave errore tagliarla arrotondata. (Fig. 41 B e C) FIG. 40 FIG. 41A - UNGHIA INCARNATA O SUL PUNTO DI ESSERLO. TAGLIARE L’ANGOLO IN DIAGONALE PERMETTENDO COSÌ DI SCHIACCIARE PROGRESSIVAMENTE I TESSUTI. 41C - OTTENUTO QUESTO RISULTATO, IL TAGLIO DELL’UNGHIA DEVE SEMPRE LASCIARE L’ANGOLO AL DI FUORI DE TESSUTO. A B C Vi sono alcune manovre che possono rapidamente portare dei benefici. Il primo passo è cercare di tagliare l’angolo corneo che penetra nella carne, pulire e disinfettare bene. Una tecnica è quella di fissare l’estremità di un cerotto a nastro sulla cute laterale all’unghia, senza toccare questa, poi tirare verso il basso, in modo da distanziare la cute dal margine ungueale, e bloccare in questa posizione, attaccando il nastro attorno all’alluce. Il margine cutaneo è così distanziato dall’unghia, diminuendo in dolore. Un altro metodo è quello di grattare la sommità dell’unghia, dalla matrice alla estremità libera, con un coltello o altro strumento affilato, fino a che, sottile a sufficienza, può diminuire il suo arco e quindi sollevare i margini. Questi metodi dovrebbero essere impiegati in associazione con pomata antibiotica (AUREOMICINA). Se sopraggiunge l’infezione, oltre alla pomata saranno utili bagni caldi e antibiotici, tipo ZIMOX 1 x 2. Un trattamento definitivo dell’unghia incarnata recidivante è quello chirurgico. Tendinite Infiammazione provocata da surmenage di un tendine, frequente al tendine di Achille. È presente dolore sotto sforzo, molto localizzato, e alla palpazione. Si può prevenire con allenamento progressivo e riscaldamento 103 opportuno. Terapia: ghiaccio subito, riposo sportivo completo, pomate antinfiammatorie (ZEPELIN) e antidolorifici per bocca (AULIN). Piede d’atleta (vedi Dermatologia) TRAUMATOLOGIA CONTUSIONI: Evento drammatico non fratturativo. Le contusioni possono essere escoriate o no; tutte beneficiano del trattamento con impacchi freddi (15 min. di applicazioni ogni ora) nelle prime 12 ore dall’evento traumatico. In quelle interessanti tendini e/o articolazioni la parte contusa deve essere immobilizzata e comunque limitata nei suoi movimenti da una fasciatura semirigida. Tutte necessitano di un periodo di riposo variabile. Non massaggiare mai la parte contusa. Se escoriata il primo atto dovrà essere la disinfezione della lesione cutanea, ed il bendaggio andrà rinnovato almeno ogni 24 h per controllare la stessa (pericolo di contaminazione). DISTORSIONI. La distorsione é dovuta allo stiramento ed eventuale lesione più o meno completa di un legamento; la più frequente è certamente quella della caviglia. Essa è benigna quando i movimenti sono dolorosi ma possibili, l’articolazione è moderatamente gonfia ed è ancora possibile camminare. Si presenta invece grave quando il dolore iniziale è generalmente fortissimo, talvolta accompagnato da sensazione di CRACK, alcuni movimenti sono molto dolorosi, la marcia è difficile, il gonfiore è rapido ed importante e dopo qualche ora si presenta un ematoma. Sospettare di una frattura quando l’appoggio sulla caviglia diventa assolutamente impossibile. Il primo provvedimento sarà il riposo immediato ed il raffreddamento, evitando il massaggio. Bendaggio elastico di contenzione anche nella forma benigna, cercando di ridurre sopratutto i movimenti di lateralità e utilizzando al di sotto del bendaggio delle bande adesive inestensibili (elastoplast) o, in mancanza di queste, 104 del semplice cerotto in nastro, come esemplificato nell’illustrazione. É importante che il bendaggio non sia così stretto da impedire la circolazione del sangue. Comunque nelle 24 h seguenti il trauma è buona norma mantenere l’arto alzato, con il piede ad una altezza superiore rispetto a quella del ginocchio per favorire lo scarico venoso e contrastare il gonfiore, che può essere prevenuto o ridotto con l’assunzione di un antiedemigeno per i 3-4 gg. seguenti il trauma (es.; DANZEN 1 cpr. x 3/die). FELDENE in compresse, 2 al giorno in prima e seconda giornata, poi 1 al giorno a stomaco pieno come antinfiammatorio. Quando è il caso aggiungere antidolorifici specifici tipo LIXIDOL, AULIN. DISTORSIONI DELLE DITA. Capita frequentemente che un soggetto traumatizzato delle dita non riesca più a levare l’anello. É sufficiente prendere un filo di seta (filo interdentale) arrotolarlo stringendo bene attorno alle dita. (Fig. 43) Arrivato all’anello il filo verrà fatto passare al di sotto di questo, e poi lentamente srotolato, fino a ottenere la progressione dell’anello verso la punta del dito. In caso di distorsione è opportuna l’immobilizzazione con stecca di alluminio modellabile (in commercio) della articolazione interessata per permettere comunque l’utilizzo indolore della mano. L’immobilizzazione andrà effettuata in posizione di leggera flessione (30° per le articolazioni delle dita e 60° per le articolazioni tra LEGAMENTI BANDE ADESIVE LATERALI BENDAGGIO CIRCOLARE DI ANCORAGGIO FIG.42 mano e dita). Importante l’immobilizzazione dell’articolazione del pollice con la mano in caso di distorsione della stessa. Uno scorretto trattamento può portare ad una permanente invalidità della presa. 105 LUSSAZIONI Si intende per lussazione lo spostamento dei capi articolari con perdita permanente dei loro rapporti. Normalmente si presenta come una deformazione dolorosa dopo un traumatismo violento. Spesso è difficile la differenziazione tra una lussazione ed una frattura articolare, eccetto il caso di lussazione della spalla o della mandibola, piuttosto caratteristiche. Teoricamente bisognerebbe riportare l’osso nella sua posizione primitiva, attraverso opportuna manipolazione: trazione, che però è di difficile esecuzione e pericolosa se mal praticata. In pratica è consigliabile, di fronte ad una deformazione articolare, comportarsi come per una frattura: immobilizzazione in attesa di raggiungere un centro medico. Illustriamo qui di seguito alcune metodiche per la riduzione delle lussazioni più frequenti. FIG.43 - COME SFILARE UN’ANELLO DAL DITO FIG.44 Spalla: Metodo del secchio (o di Stimpson) L’infortunato, prono su di un piano, afferra con la mano dell’arto interessato un secchio vuoto, riempito progressivamente di acqua. Una delicata trazione laterale del braccio, ed una rotazione interna dello stesso possono facilitare la riduzione, comunque dolorosissima. Il braccio verrà in seguito sostenuto da una benda appesa al collo. 106 Mandibola: L’infortunato si presenta con la bocca spalancata con impossibilità a chiudere. Introdurre due pollici in bocca, sugli ultimi molari, e spingere verso il basso mentre con le altre dita, poste all’angolo della mandibola, si provoca un movimento di bascula in basso ed in avanti. FIG.45 Dolore all’articolazione senza trauma Il dolore localizzato ad una articolazione, in assenza di un episodio traumatico, può facilmente essere dovuto ad artrite, borsite o tendinite, spesso causate da un uso improprio e/o continuato dell’articolazione in causa (gomito del tennista). La terapia consiste nell’uso di un antidolorifico, tipo FELDENE 1-2 compresse al giorno, l’utilizzo di impacchi caldi può alleviare la sintomatologia; se al contrario la aggrava, sostituirli con impacchi freddi. Evitare i movimenti dolorosi dell’articolazione interessata per 5-7 giorni, eventualmente aiutandosi con fasciature contenitive. L’immobilità protratta oltre la settimana potrebbe risultare dannosa. Fratture Il riconoscimento di una frattura è agevole solo quando vi sia uno spostamento dei due capi ossei fratturati, con relativa deformazione della zona interessata; talvolta infatti ci può essere uno spostamento invisibile ed impercettibile o addirittura inesistente (frattura non scomposta). Alcuni segni di riconoscimento possono essere: - un violento dolore al momento dell’incidente - la mobilizzazione della parte colpita genera nuovamente vivo dolore - si può localizzare molto precisamente il punto doloroso, mediante palpazione delicata 107 - un rapido gonfiore della regione interessata. Il primo provvedimento da effettuare, in caso di frattura, sarebbe quello di riallineare l’arto colpito, nel caso che i capi di frattura abbiano subito uno spostamento, in modo da evitare gravi complicazioni, come la compressione di un nervo o di un’arteria. Per fare ciò una persona tiene l’arto e l’altra cerca di riallinearlo senza forzare, esercitando un movimento iniziale di trazione parallela all’asse lungo dell’osso. È consigliabile effettuare tale manovra solo se esperti e molto lontani da centri medici e, se l’arto appare pallidobluastro da 5-10 minuti o se il soggetto comincia a lamentare formicolii diffusi, subito dopo è necessaria una immobilizzazione assoluta della parte, utilizzando steccatura e bendaggi, in modo tale che le articolazioni immediatamente al di sopra e al di sotto della frattura siano anch’esse immobili. La frattura della mano può generalmente essere immobilizzata con una manciata di stoffa stretta nel pugno, che viene quindi fasciato esternamente. Un braccio fratturato è generalmente fissato contro il corpo; un dito è solidarizzato a quello vicino e tutti e due ad una tavoletta. La gamba sana può servire come steccatura per quella fratturata, meglio ancora se viene usata anche una stecca, un bastone ecc.; la frattura a livello della coscia richiede una steccatura dai piedi alle ascelle, solidarizzando le stecche e le due gambe con robuste fasciature. Dopo aver effettuato la fasciatura assicuratevi che sia conservata una normale circolazione sanguigna: se, per esempio, le dita divengono bianche e perdono sensibilità, controllate il vostro bendaggio ed eventualmente rifatelo più lento. Per calmare il dolore usate BARALGINA fiale intramuscolari, associando FELDENE compresse. Il trasporto del ferito verso un centro specializzato si impone al più presto. In caso che i capi della frattura abbiano lacerato la cute dall’interno, oltre a tutte le manovre descritte, si impone l’assunzione di antibiotici, tipo ZIMOX da 1 gr. ogni 12 ore, oltre alla medicazione della ferita come illustrato nel capitolo specifico. 108 FIG.46 - ESEMPI DI BENDAGGI Un discorso ancora a parte meritano le fratture delle costole. Mentre molto raramente sarà richiesto un bendaggio del torace, salvo che tale bendaggio allevi la sintomatologia dolorosa, sarà invece consigliabile per il traumatizzato respirare normalmente e provocare 109 alcuni riflessi di tosse, per favorire la salute polmonare. Evitare movimenti superflui, la guarigione avverrà spontaneamente in qualche settimana. Utilizzare farmaci antidolorifici come FELDENE e antibiotici come ZIMOX, in caso di febbre. Fasciature e bendaggi Tutti questi esempi di fasciatura possono essere variamente utilizzati in caso di distorsioni, slogature, lussazioni e fratture, previo utilizzo, a seconda dei casi, di cerotti inestensibili o steccature. Polso - spalla - caviglia - ginocchio - osso lungo (Fig. 46) BASI DELLE TECNICHE DI PRONTO SOCCORSO Rianimazione cardiorespiratoria Termine generico per designare misure e tecniche per sostenere in vita un individuo che sembra morto. RESPIRAZIONE ARTIFICIALE Si pratica ad una persona vittima di un incidente, che si presenta priva di conoscenza; bisogna agire velocemente, ponendo il ferito supino, e iperestendendo il capo, ponendo una mano sulla fronte e una sotto il mento, per rendere pervie le vie aeree. Rimuovere eventuali protesi dentarie rimovibili. Avvicinare l’orecchio per percepire il respiro e guardare il torace per accertare movimenti respiratori. sia che incominci a respirare rumorosamente, sia che non respiri, è opportuno pulire le vie aeree, girando il capo della vittima da un lato e introducendo due dita, asportare eventuali cause di ostruzione come neve, vomito, muco, cibo, dentiere. Se il respiro non è presente bisogna iniziare la respirazione artificiale bocca a bocca. La mano sulla fronte pinzerà il naso, l’altra prima sul mento può essere meglio posizionata sotto il collo, e somministrare 2 respiri lunghi e profondi, controllando il sollevamento e l’abbassamento del torace. Immediatamente dopo controllare la pulsazione, ponendo due dita a lato del pomo d’Adamo, vicino al 110 fascio muscolare. Se non vi è pulsazione bisognerà intraprendere il massaggio cardiaco; se si sente la pulsazione e l’infortunato non respira da solo bisogna continuare la respirazione bocca a bocca, al ritmo di 12 al minuto. L’unico modo per imparare questa tecnica è seguire un corso di pronto soccorso, non può essere adeguatamente appresa da soli. FIG.47A - IPERESTENDERE IL CAPO E CHIUDERE LE NARICI FIG.47B - CONTROLLARE MOVIMENTI TORACICI FIG.47C - CONTROLLARE PULSAZIONE MASSAGGIO CARDIACO O COMPRESSIONE TORACICA. Se il polso carotideo è assente il soccorritore deve provvedere alla circolazione artificiale, in aggiunta alla respirazione bocca a bocca. Per far ciò si pone una mano (solitamente la destra) o 2-3 dita trasverse dalla cima dello sterno, l’altra mano sopra l’altra e, intrecciando le dita, esercitare una pressione verso il basso che produce un movimento di circa 3-4 cm.. La pressione è rapida, ma rilasciata armonicamente. Bisogna eseguire 15 compressioni, alla frequenza di 80 al minuto. Immediatamente dopo 2 insufflazioni bocca a bocca. Eseguire 4 cicli completi di 15 compressioni e 2 ventilazioni, poi controllare il polso carotideo; se assente continuare ancora per 4 cicli. Se presente monitorare accuratamente il respiro e la pulsazione. Se c’ è pulsazione e non respiro, continuare la ventilazione artificiale, al ritmo di 12 al minuto e controllare attentamente la pulsazione. Se la rianimazione cardiopolmonare è protratta, fermarsi e controllare l’eventuale ritorno spontaneo della respirazione e della pulsazione 111 ogni 2-3 minuti. Non interrompere la RCP per più di 7 secondi. Se la compressione è stata continuata per più di 30 minuti senza ripristino della funzione cardiaca, gli occhi sono sempre fissi e non reattivi alla luce, il paziente può essere considerato deceduto, eccetto in casi di ipotermia o shock elettrico. Il solo modo per apprendere questa tecnica è seguire un corso di pronto soccorso, non può essere in nessun modo adeguatamente appreso da soli. FIG.48 FIG.49A - 15 COMPRESSIONI FIG.49B - 2 RAPIDE INSUFFLAZIONI Annegamento 1) Recupero dell’annegato: - mantenere la testa dell’annegato fuori dall’acqua durante le fasi del salvataggio. Se non si è nuotatori esperti, cercare di raggiungere la persona in difficoltà con un asse, un bastone o un asciugamano, per evitare di essere afferrati, con il rischio di annegare. - praticare la respirazione bocca a bocca già in acqua, se possibile - portare il prima possibile l’annegato a riva o su un battello. 2) Rianimazione: - rapido drenaggio delle vie aeree senza perdere tempo, poiché 112 spesso questa manovra non è efficace; FIG.50A - respirazione bocca a bocca; - eventuale massaggio cardiaco; - se vomita, o comunque con la ripresa del respiro, porre il paziente di fianco, in posizione di recupero.(Fig. 51). Questa posizione assicura ad una vittima inconscia, che però respira, di mantenere pervie le vie aeree (da non usare in FIG.50B caso di frattura spinale). 3) Ricovero in ospedale. Sanguinamento - emorragia Due tipi : ARTERIOSA - sangue rosso a scatti. VENOSA - sangue più scuro che fluisce costantemente. Il primo passo per fermare un’emorragia è applicare una pressione diretta sulla ferita, con le dita, la mano o con una medicazione. Se possibile quest’ultima dovrebbe essere sterile, da non rimuovere quando FIG.51 già impregnata, ma apporre una extra medicazione sulla prima. Anche sopraelevare la parte (se possibile) e applicare il ghiaccio: aiutano a rallentare l’emorragia. Se ciò non bastasse e l’emorragia interessasse un arto, la pressione verrà applicata su un “punto di pressione“ per più di 10’ dove l’arteria tributaria è facilmente comprimibile. Sincope o svenimento Perdita brusca e transitoria di coscienza riferibile a cause varie. Più frequentemente in individui sani si verifica per affaticamento e prolungata stazione eretta, facilitata da clima caldo o caldo-umido, oppure per intensa stimolazione nervosa (per paura, trauma, dolore, sforzo durante la digestione o ancora iperventilazione per ansia). È sufficiente far assumere una posizione sdraiata, magari alzando le 113 gambe per qualche minuto, per avere la pronta scomparsa della sintomatologia. Per coloro che in climi caldi hanno uno svenimento e che hanno normalmente la pressione sanguigna bassa, accusando stanchezza, lieve vertigine e lieve malessere, possono giovare una decina di gocce di GUTRON al dì, per evitare l’insorgere dei fenomeni. Soffocamento In caso di soffocamento da corpi estranei, se la persona tossisce dovrebbe essere incoraggiata a tossire, ma di fronte ad una ostruzione completa delle vie aeree, non sarà in grado di tossire, né di FIG.52 114 parlare. In questo caso è indispensabile effettuare immediatamente la manovra di Heimlich: porsi dietro al paziente ed applicare una mano stretta a pugno sotto la gabbia toracica e premerla con l’altra mano, applicando spinte piccole, veloci e ripetute, dirette verso l’alto. Non perdete tempo a disporre il paziente in una posizione particolare. In alternativa è anche consigliabile sferrare colpi decisi a mano aperta sulla schiena del paziente, nello spazio compreso tra le scapole. Il bambino piccolo può essere messo a testa in giù e trattenuto tra le gambe del soccorritore seduto. Non cercate di mettergli subito le mani in bocca, per evitare di spingere l’oggetto ancora più in giù. FIG.53 MANOVRA DI HEIMLICH FIG.54 Come fare una iniezione intramuscolare 1) Lavarsi le mani 2) Preparare accuratamente il materiale 3) Limare la fiala, poi romperla 4) Inserire l’ago nella siringa, tenendolo dal cappuccio, esercitando una lieve rotazione 5) Aspirare il contenuto della fiala 6) Palpare la massa muscolare nel punto prescelto 7) Detergere accuratamente la cute 115 OSSO DEL BACINO A B FIG.55 8) Infiggere l’ago con gesto delicato, ma unico e deciso, mantenendo l’ago perpendicolare alla cute 9) Aspirare lievemente, per evitare che una iniezione intramuscolo si trasformi in endovena: se compare sangue bisognerà arretrare lievemente l’ago. 10) Massaggiare la zona dopo l’estrazione dell’ago. Per una iniezione intramuscolare glutea, il punto di introduzione dell’ago si trova tracciando una linea immaginaria tra l’inizio della linea interglutea A e la spina iliaca B (punto anteriore più prominente dell’osso del bacino). La si divide in tre parti e si inietta tra il III medio il III laterale (fig. 55). 116 PROBLEMI COMUNI DI ORDINE MEDICO Febbre La febbre è un sintomo che può essere collegato a una grande quantità di malattie, per esempio a: - una otite, se si associa a mal d’orecchie - una sinusite, se si ha male intorno agli occhi e il naso cola - una angina, se si ha male alla gola - una bronchite, se si ha una tosse produttiva (con catarro) - una infezione urinaria, se si ha male ad urinare - una infezione cutanea (ferite infette, ascessi) - una malaria, se ci si trova in una zona endemica (vedi capitolo sulla malaria) - una infezione intestinale, se associata a diarrea - una tossinfezione alimentare, se collegata all’assunzione di cibo contaminato - ecc. In ogni caso ricercando la causa della febbre stessa è necessario fare scendere la temperatura corporea. La comune ASPIRINA va benissimo, 1 o 2 gr. al dì, così come la NOVALGINA o il BUFFERIN e in generale tutti i prodotti a base di acido acetilsalicilico. Se vicino a 40°, bisogna raffreddare con compresse fredde o ghiaccio sulla fronte e sulla nuca. Se la febbre dura inspiegabilmente per più di 2 giorni, escludere prima la malaria (vedi capitolo specifico) e poi non esitare a cominciare una terapia antibiotica, ben sapendo che un antibiotico correttamente preso può sia dare rapidi miglioramenti, sia essere assolutamente inefficace (per esempio nelle forme virali: influenza), senza comunque essere causa di un aggravamento. Per comodità limitiamo la nostra attenzione a 2 antibiotici, con i quali crediamo di coprire tutte le necessità: - un antibiotico a largo spettro d’azione, tipo ZIMOX (1 compressa al mattino e 1 alla sera, per 7 giorni, da assumere durante o fuori dai 117 pasti) - un antibiotico destinato a diarree (vedi), infezioni urinarie o, in alternativa agli altri antibiotici, un sulfamidico tipo BACTRIM forte (1 compressa mattino e sera, per 7 giorni, da assumere durante i pasti). Tutti gli antibiotici sono pericolosi solo allorquando vi sia allergia nei confronti di essi, o quando siano presi in dosi troppo leggere, per troppo poco tempo e in maniera discontinua (questo potrebbe provocare resistenza dei microbi, rendendoli più forti). La terapia antibiotica dunque, quando iniziata, deve essere mantenuta in maniera continuativa alle dosi prescritte, e protratta per almeno 3-4 giorni. Se dopo 2 o 3 giorni di trattamento non vi è nessun tipo di miglioramento, cercate di consultare un medico o, se questo non è possibile, provate almeno a cambiare antibiotico. TABELLA DI CONVERSIONE DELLA TEMPERATURA Per leggere i vari termometri utilizzate questa tabella che indica come convertire le temperature CELSIUS e FAHRENHEIT F°= 9/5 C° + 32 C°= 5/9 F° - 32 Per una lettura più immediata: FIG.56 Un metodo empirico che dà un’idea approssimativa della temperatura è quello di misurare la pulsazione, se l’individuo conosce la sua pulsazione di riposo. La frequenza del battito cardiaco aumenta di 8 pulsazioni per ogni °C in più di temperatura. 118 Dolore Per contrastare il dolore, in qualsiasi regione sia esso localizzato, oltre ovviamente ad eliminare la causa del dolore stesso, possiamo usare antidolorifici o antalgici generici. Esistono diverse possibilità e numerosi prodotti commerciali; fra di essi abbiamo scelto: -VOLTAREN (1 compressa 3 volte al giorno) -AULIN (come sopra) - LIXIDOL (1 compressa 2 volte al giorno) - ASPIRINA (1 compressa da 1 gr. 3 volte al giorno), la quale ha un’azione sia antalgica che antinfiammatoria e antipiretica. Essa ha anche un’azione sul sangue, diminuendone la coagulabilità, e va pertanto evitata nei casi di sanguinamento o di dolori di stomaco. Stesse indicazioni hanno gli altri composti derivati dall’acido acetilsalicilico, come il BUFFERIN, BUFFERED, NOVALGINA, ASPEGIC 1000 ecc. Per dolori viscerali (collegati ad organi interni) sono più efficaci farmaci tipo: - BUSCOPAN (2 compresse 3 volte al giorno oppure 1 fiala intramuscolare 3 volte al giorno) dotata di attività antispastica e quindi molto indicata negli spasmi intestinali (coliche). Se il dolore è molto violento (coliche renali, dolori artrosici ecc.), può essere associato. - VOLTAREN (1 fiala intramuscolo o 1-2 supposte al giorno). Dolori addominali Una dieta diversa, l’ansietà, i nuovi ritmi di vita possono essere causa di dolori addominali. Essi possono essere curati con antidolorifici, tipo BUSCOPAN (compresse o fiale iniettabili), associati eventualmente ad altri antidolorifici (LIXIDOL o VOLTAREN). Se il dolore è associato a bruciore, assumere un antiacido tipo MAALOX (1-2 compresse ogni ora, se necessario) o un prodotto leggero a base di latte. Se si associa vomito prolungato assumete PLASIL (compresse o 119 fiale iniettabili); in caso di febbre assumete un sulfamidico, tipo BACTRIM forte (vedi anche capitolo sulla febbre). In ogni caso di dolore molto accentuato è consigliabile non ingerire cibo e bere frequentemente piccoli sorsi di soluzione idrosalina (1 cucchiaio di zucchero + 1/2 cucchiaino di sale per litro di acqua) o succhi di frutta o altro. Se il dolore è molto forte e localizzato nella parte inferiore destra dell’addome, accentuato da movimenti, respirazione profonda, tosse e starnuti e si associa a febbre alta e talvolta vomito, potrebbe trattarsi di appendicite (emergenza medico-chirurgica assoluta!). Colica renale La colica renale è caratterizzata da dolori, generalmente tanto violenti da rendere agitato il soggetto, procedono ad ondate, localizzati preferibilmente a livello dei reni e dei fianchi in genere, con frequenti irradiazioni alla radice delle cosce. Le urine sono spesso scure, tendenti al rossastro, e può essere presente febbre. Ricordiamo che colui il quale è affetto da una colica renale è probabile che ne abbia già sofferto in precedenza, per cui sarà lui stesso a fare la diagnosi e a proporre la terapia. In ogni caso noi consigliamo: - VOLTAREN (1 fiala intramuscolo) associando - BUSCOPAN (1 o 2 fiale intramuscolari o endovenose). In un secondo tempo fare bere al paziente molta acqua. Disturbi dell’apparato urinario Le infezioni dell’apparato urinario sono più frequenti nelle donne che nell’uomo; i sintomi principali sono uno stimolo frequente a urinare, leggero bruciore durante la minzione e talvolta presenza di sangue nelle urine. Se i sintomi sono leggeri e i fastidi sopportabili sarà sufficiente assumere una grande quantità di liquidi. Se invece la sintomatologia, specie quella dolorosa, è più consistente, utilizzare un sulfamidico, tipo BACTRIM forte (1 compressa 2 volte al giorno) per una sola volta o per 10 giorni, secondo la sintomatologia, e rimettersi quanto prima ad un centro medico per esami e terapia mirata. 120 Vomito In caso di vomito è necessario evidenziare ulteriori sintomi, in modo da determinare la causa ed eliminarla. Tante volte il vomito è solo la manifestazione di uno stato di malessere generale; in questo caso è necessario, come prima cosa, attuare una reidratazione idrosalina, come in caso di diarrea, utilizzando soluzioni idrosaline (1 cucchiaio di zucchero + un cucchiaino di sale per litro d’acqua) oppure succhi di frutta, limonata calda o altro. I liquidi devono essere assunti gradatamente (un cucchiaio alla volta). Dopo un periodo di qualche ora di digiuno (con la sola assunzione di liquidi) è consigliabile passare a una dieta atta ad assorbire l’eccesso di secrezione gastrica: pane, biscotti, patate. Il farmaco di elezione per arrestare una situazione di vomito irrefrenabile è PLASIL (1 fiala intramuscolare o endovenosa o compresse, se non vomitate troppo). Se non disponete di questo farmaco, potete fare da voi stessi la “pozione di Riberio”: fate bollire in 2 litri d’acqua 5 limoni tagliati in quattro, fino a che il volume d’acqua non si dimezzi. Bere quindi la soluzione ottenuta a cucchiai, alla distanza di 10 minuti l’uno dall’altro. Singhiozzo Questa semplice ma molesta affezione può essere provocata da infinite cause. Più frequentemente generata da ingestione troppo rapida di cibo o liquidi o aerofagia. Respirare profondamente, poi trattenere il respiro. Ingerire rapidamente acqua a piccoli sorsi o ghiaccio tritato o pane secco. Provocare lo starnuto, solleticando le narici, o il vomito, toccandosi il fondo della lingua. Maldigestione (dispepsia) Si manifesta con aerofagia e/o produzione di gas intestinali. Mangiare lentamente, masticare bene, non bere troppo, specialmente bibite gassate, gelati, gomme da masticare, cibi grassi, latte, 121 cipolle, patate, alcool, tè e caffè; non fumare. Un problema passeggero solitario può essere risolto con una compressa di PLASIL prima dei pasti. Per difficoltà digestive che si presentano dopo pasti pesanti e/o abbondanti è sufficiente 1/2 cucchiaino di Magnesia. Malattie da raffreddamento Il classico raffreddore e i disturbi ad esso connessi sono malattie virali, pertanto insensibili alle terapie antibiotiche. I sintomi più comuni sono malessere generale, tosse secca, mal di gola e ipersecrezione di muco nasale. Alcuni ritengono che la vitamina C, presa a dosi massicce, possa servire come prevenzione al raffreddore; al di là di questo è certamente consigliabile non esporsi al freddo, seguire una dieta bilanciata ed evitare persone portatrici di virus (raffreddate). I rimedi al raffreddore sono i più vari e talvolta si colorano di magia e di superstizione (brodo di pollo). Vanno sempre bene farmaci tipo ASPIRINA, VICKS SINEX, TACHIPIRINA, NOVALGINA ecc. Prodotti tipo ACTIGRIP, ACTIFED possono diminuire la sintomatologia iniziale (occhio rosso, naso pieno ecc.). Se dopo una settimana i sintomi non recedono, potrà rivelarsi utile una settimana di terapia a base di ERITROCINA o ZIMOX. Il riposo è sempre consigliato per una più rapida guarigione. Tosse Esistono fondamentalmente due tipi di tosse: quella secca, irritativa, senza febbre, fastidiosa e persistente e quella catarrosa e grassa, talvolta legata a febbre. La prima si può curare con dei composti tipo SILOMAT o BRONCHENOLO (2 compresse 3 volte al giorno) e antinfiammatori tipo ASPIRINA. La seconda invece, catarrosa, può essere collegata ad una infezione tipo bronchite o altro e deve essere trattata in primo luogo con abbondante ingestione di liquidi durante il giorno e con fluidificanti, quali SOBREPIN compresse da 200 mg. (1 ogni 8 ore) e antinfiammatori, tipo ASPIRINA o DANZEN. Se è presente febbre, asso122 ciare un antibiotico tipo ZIMOX. Il farmaco antitussivo deve essere riservato solo per la notte, poiché la tosse catarrosa, in questi casi, è spesso utile per liberare i bronchi e andrebbe pertanto rispettata. Le bevande calde aiutano nella sedazione della tosse di ogni tipo. Stitichezza Il problema della stitichezza è molto comune in viaggio ed è legato a cause di ordine climatico e ambientale, a variazioni nella dieta e nel ritmo di vita ed al cambio di fuso orario. La situazione va affrontata senza affanno, cercando di ingerire una buona quantità di liquidi e seguendo una dieta il più possibile varia e bilanciata. Consumate molta frutta e verdura e privilegiate i cibi ricchi di fibre, di cui i paesi del Terzo Mondo sono peraltro ricchi. Se questo non dovesse bastare assumete un lassativo tipo Glicerina in perette o supposte, oppure un cucchiaio di MAGNESIA, ottima anche, in piccole dosi, per digerire un pasto abbondante. Infine, si può ricorrere eccezionalmente a preparati tipo GUTTALAX o alle ottime prugne della california. Emorroidi La migliore forma di prevenzione delle emorroidi consiste nell’evitare la stitichezza, adottando quindi una dieta ricca di fibre (verdure cotte o crude, frutta - sarebbe meglio con la buccia in paesi non a rischio! - pane integrale ecc.), assumendo una buona quantità di liquidi e mantenendo una igiene personale rigorosa. È inoltre necessario astenersi dai cibi speziati (pepe soprattutto) e dagli alcoolici; anche la diarrea irrita notevolmente le varici. Consigliabile l’applicazione di RUSCOROID pomata dopo ogni defecazione. Tenete inoltre presente che l’olio medicinale, ingerito, favorisce notevolmente il transito intestinale. In caso di infiammazione con dolore o rialzo febbrile, sono necessari riposo a letto, bagni freddi della parte, antidolorifici per bocca, pomata antiemorroidaria, complessi venoprotettori (DAFLON capsule 6 al dì). 123 Se presente emorragia alla defecazione, cessa di regola spontaneamente; qualora persistesse la febbre è opportuno associare un antibiotico per bocca, tipo ZIMOX (1 compressa due volte al dì). Ottimo per la detersione in viaggio l’ANONET crema, a base vegetale con proprietà anche lenitive. 124 PROBLEMI SPECIALISTICI DI ORDINE MEDICO OCCHIO Corpi estranei È molto utile in questi casi disporre di una lente di ingrandimento e di una torcia tascabile, in modo da valutare con precisione la sede del corpo estraneo. Se disponete di un collirio anestetico, tipo NOVESINA, usatelo, altrimenti utilizzate alcune gocce di un qualsiasi anestetico locale in fiala. Cercate poi di localizzare e di eliminare il corpo estraneo con un bastoncino con l’estremità avvolta da cotone umido, o irrigando tramite una siringa piena d’acqua. Talora è opportuno girare la palpebra superiore per avere accesso alle aree sottostanti; per tale manovra è necessario tirare le ciglia e, ponendo l’estremità di un bastoncino sulla palpebra, premere delicatamente verso il basso, mentre si tirano lievemente le ciglia verso l’alto. Se la scheggia, o altro, fosse impiantata nella cornea, può essere gentilmente rimosso (da mano ferma e sicura) utilizzando la punta di un ago da siringa. Sappiate che un corpo estraneo lasciato in sito 3-4 giorni porta ad un’ulcera corneale di trattamento ben più difficile. Fa seguito un collirio antibiotico tipo VASOFEN, o meglio una pomata tipo TOBRAL, e bendaggio dell’occhio chiuso. Se a questo punto avete ancora qualcosa nell’occhio, cercate di raggiungere al più presto uno specialista. In caso di causticazione (acidi, veleni ecc.), occorre subito irrigare copiosamente e accuratamente l’occhio con acqua, con acqua e limone se trattasi di base (calce) o con acqua e bicarbonato, se trattasi di acidi; usate poi un collirio antibiotico e bendate l’occhio. Per il dolore oculare, di qualsiasi origine, è bene non usare sovente il collirio anestetico, bensì un qualunque antidolorifico per via generale (es. VOLTAREN, AULIN). 125 Abrasioni oculari Causate da rami, sabbia, neve o vento gelido e da manovre per la rimozione di corpi estranei. Ridurre il dolore con un collirio anestetico e medicare con uno antibiotico, o pomata, e finire bendando l’occhio per almeno 24 ore. Congiuntivite da raggi U.V. Causata da lunghe esposizioni alla luce solare, in luoghi dove essa è notevolmente riflessa (neve, acqua), si presenta con diminuzione della vista e forte dolore, solitamente ad entrambi gli occhi, che si protrae da alcune ore a qualche giorno. Utili gli impacchi freddi, un uso moderato del collirio anestetico, antidolorifici per bocca (LIXIDOL o AULIN), collirio antibiotico (VASOFEN) e tenere a riposo gli occhi (chiusi per 24 ore). Prevenzione: usate occhiali da sole o, in mancanza di questi, usate qualsiasi cosa a portata di mano atta a diminuire il riflesso: da un cartoncino ritagliate una forma simile ad un occhiale, praticando una sottile fessura orizzontale all’altezza delle pupille, o usate una sciarpa avvolta intorno alla testa, lasciando una fessura per la visione ecc. Congiuntivite Un’infezione della congiuntiva provoca sensazione di bruciore o di “occhio secco”, riferite anche come fine sabbia nell’occhio o sensazione di corpo estraneo. La parte bianca si presenta arrossata e al mattino ci si sveglia con gli occhi incrostati da secrezione. Le infezioni virali provocano generalmente un arrossamento a macchie ed una secrezione chiara, mentre in quelle batteriche l’arrossamento è uniforme e la secrezione simile a pus (ma non è sempre così!). Nelle forme allergiche l’occhio si presenta modicamente arrossato, con una secrezione chiara, accompagnata solitamente da palpebre gonfie e altri sintomi allergici a livello nasale (starnutazione, scolo nasale ecc.), senza febbre. Il trattamento si avvale di un collirio antibiotico, come il VASOFEN, in entrambi gli occhi e solitamente si dovrebbe avere miglioramento entro 2-3 giorni; in caso di mancata risposta, sospendere l’anti126 biotico, perché la causa o è virale o allergica. Non usare preparati cortisonici, poiché se sono presenti virus possono provocare seri problemi; sono utilizzabili con moderazione se il soggetto ha una storia di problemi allergici (pollini) e in associazione con antistaminici (TELFAST). Orzaiolo L’infezione di una ghiandola della palpebra, o orzaiolo, è un inconveniente abbastanza frequente e piuttosto fastidioso. Esso si può curare con impacchi tiepidi oppure applicando sull’occhio un cucchiaio precedentemente immerso in acqua bollente. Il calore dovrà essere applicato per almeno 10 minuti ogni 3 ore e favorirà la maturazione e la rottura dell’orzaiolo, il quale si romperà da sé. È possibile, anche in questo caso, utilizzare un collirio antibiotico per maggiore sicurezza. Contusioni oculari Durante le prime 24 ore, le contusioni palpebrali (“occhio nero”) devono essere trattate con impacchi ghiacciati, per impedire il gonfiore; normalmente l’applicazione è di 5 minuti ogni ora. Un trauma del globo può danneggiare gravemente le strutture interne. Sedare il dolore con un analgesico (LIXIDOL o AULIN), instillare gocce antibiotiche, bendare l’occhio e rimettere all’osservazione di uno specialista. Emorragie subcongiuntivali Ci si accorge occasionalmente di avere l’occhio iniettato di sangue, generalmente in seguito a piccoli traumi, sforzi, starnuti, tosse. Queste emorragie sono allarmanti, ma di scarso significato patologico e vengono riassorbite spontaneamente dopo un paio di settimane. Lenti a contatto I problemi per i portatori di lenti, in presenza di irritazione oculare, sono riconducibili a lente sporca, rotta, corpo estraneo. 127 Controllare la lente e lavarla accuratamente. Usare un collirio antibiotico (VASOFEN) e chiudere l’occhio per almeno 24 ore. Nel caso di congiuntivite levare le lenti per qualche giorno e, se possibile, sterilizzarle; usare collirio antibiotico e occhiali da sole. Medicazioni oculari Il bendaggio oculare richiede alcuni foglietti di garza, fino ad arrivare ad uno spessore di 4-5 mm., piegati o ritagliati, che coprano tutto il perimetro dell’orbita e pezzetti di cerotto di carta, tesi in diagonale dal centro della fronte alla guancia; va cambiato ogni 24 ore. In caso di infezione evidente non bisogna bendare, bensì usare occhiali scuri, cappelli o altre misure che diminuiscano l’esposizione alla luce. Lavare frequentemente gli occhi con dell’acqua disinfettata o Acido borico, per rimuovere le secrezioni. Applicare gli antibiotici, come indicato nelle congiuntiviti. PELLE Igiene personale La superficie cutanea è ricoperta da un “film” di liquidi e acqua, prodotto dalle ghiandole sebacee e sudoripare. Esso mantiene un’adeguata acidità, che protegge da insediamenti batterici e micotici e fa sì che la pelle sia adeguatamente idratata. La forte traspirazione, ma soprattutto la detersione con saponi, modificano drasticamente l’acidità e quindi lo schermo protettivo, lasciando l’epidermide per qualche ora indifesa. Tutti i saponi (di Marsiglia, da bagno, medicati, neutri) modificano l’acidità ed asportano insieme alle impurità anche il film idrolipidico protettivo. A differenza di questi, i detergenti sintetici non modificano né l’acidità né i grassi cutanei, pur conservando potere detergente e schiumogeno; inoltre alcuni hanno attività inibenti la crescita batterica e fungina, particolarmente utili in estate o in climi caldi. Consigliamo un prodotto unico per la pelle e per i capelli, per le strette analogie strutturali, utilizzabile anche per l’igiene intima e su 128 lesioni dermatologiche, perciò pratico, nonché di minimo ingombro (es. CANDINET). Micosi (infezioni fungine) Provocate da funghi che hanno affinità per la cheratina dell’epidermide, sono frequenti nei climi tropicali, favoriti dalla temperatura e dalla sudorazione. PITIRIASI VERSICOLOR. Ci si accorge di tale infezione solitamente al mare, quando ci si abbronza. Infatti le lesioni, che si presentano come piccole macchie, rimangono più chiare rispetto alla cute circostante del collo, del torace o della schiena; non sono pruriginose. Queste “macchie solari” sono poco contagiose per gli altri, poiché vi è una predisposizione individuale. L’insediamento è favorito da clima caldo-umido, ipersecrezione sebacea, forte sudorazione, contraccezione orale ecc. Per sbarazzarsene la terapia deve essere osservata meticolosamente per lungo tempo. In soggetti predisposti, come prevenzione può essere usato, in primavera e in estate, il PEVARYL schiuma, per 5-6 giorni una volta al mese. Terapia: ketoconazolo (NIZORAL compresse, 1 al giorno per 3 gg.) + crema o shampoo NIZORAL per 6gg. TINEA CORPORIS. La lesione è caratterizzata da elementi anulari arrossati, lievemente rilevati, a bordi netti. Tende a risolversi al centro e ad espandersi alla periferia, con o senza prurito. TINEA INGUINALE. Si estende sulla faccia interna della coscia, solitamente pruriginoso e di aspetto figurato come la tinea corporis. Favorita dall’uso di indumenti attillati e in fibra sintetica (jeans, slip, collant), specialmente in clima caldo-umido. TINEA PEDIS (PIEDE D’ATLETA). Interessa il 3° e 4° spazio interdigitale, ha inizio con desquamazione secca o umida che, dopo prolungata traspirazione, si fa biancastra, come “cotta” per la macerazione; si può avere bruciore e prurito. La contaminazione avviene solitamente per calpestamento a piedi nudi di docce, moquette e 129 bagni di hotel o per camminare a piedi scalzi in zone umide. Favorita dall’uso di calze e calzature di materiali sintetici, può essere confusa con macerazione dello spazio interdigitale da ipersudorazione o da calzature troppo strette. Tendente alle recidive, è meglio trattarla per lungo tempo. Terapia: DIFLUCAN 1 compresa al dì per 20 gg. oppure NIZORAL 1 compressa al dì per 20 gg. oltre all’applicazione di tintura EOSINA basica in base acquosa 2% + crema NIZORAL. ERITRASMA. Dovuta ad un batterio, molto comune soprattutto nei maschi, colpisce la superficie interna delle cosce. Si presenta con chiazze rosse, a limiti netti, molto simili a quelle della tinea inguinale, dalla quale si differenzia per i bordi non rilevati e la non risoluzione centrale. Terapia: ERITROCINA crema 3%. PALMELLINA. Affezione dei peli dovuta ad un battere, localizzata spesso nei cavi ascellari. I peli in queste zone presentano delle minute concrezioni nodulari giallastre, come un rosario. Predilige i soggetti biondi che sudano molto sotto le ascelle. Terapia: ERITROCINA crema 3%. DERMATITE INGUINALE DA ACQUA SALATA. vedi capitolo mare. Orticaria Eruzione cutanea più o meno estesa, arrossata, pruriginosa con inizio improvviso e durata variabile da qualche ora a qualche giorno. Dovuta a cause fisiche (freddo, pressione, caldo sudore) o a cibi verso i quali si è sviluppata allergia, come latte, pesci, uova, fragole, crostacei, farmaci quali aspirina, sulfamidici, antimalarici. Per ingestione di cibi contaminati, spesso è accompagnata da vomito e/o diarrea. Altra causa di orticaria è la presenza di parassiti (vermi) nell’intestino. Terapia: vedi Prurito. Prurito Questa fastidiosa sintomatologia può essere provocata da numero130 se cause (punture di insetti, contatto con meduse, reazioni solari ecc.). Le terapie specifiche per ogni causa sono discusse nei capitoli appositi, in cui verrà anche spiegato come prevenire l’aggressione da parte dei singoli fattori causali. Talvolta può però insorgere un prurito aspecifico, di cui cioè non riconosciamo nessuna causa in particolare; ci interesserà quindi alleviarlo, curandosi unicamente di esso. Potranno essere certamente di aiuto in questi casi rimedi generici, fra i quali: - applicazione di garze fredde, per un’ora, più volte al giorno, - assunzione di antistaminici per via orale, tipo POLARAMIN (da evitare nei soggetti asmatici), - applicazione locale di cortisonici, tipo FLUBASON o GENTALYN beta, presenta numerose controindicazioni: è pertanto da limitare a casi particolari (punture di insetti). Evitare tè, caffè, bagni caldi. Utili invece prodotti a base di mentolo e canfora ad uso locale (es. Talco Mentolato). Verruche Molto frequenti, di origine virale, contagiose. Sede preferenziale è il dorso delle mani, ma possono essere anche plantari. Si presentano come piccole escrescenze nodulari della grandezza di una lenticchia, di colorito simile alla cute. La terapia deve essere affidata ad uno specialista; in questa sede vogliamo ricordare che si contraggono per contatto con il suolo (spogliatoi, docce, tappeti da bagno, moquette, spiaggia ecc.) o attraverso calzature contaminate. Non tutti però sono suscettibili all’infezione; un fattore favorente l’impianto pare essere la cute macerata, come si riscontra in soggetti che sudano molto o soggetti che hanno lunghi contatti con l’acqua. Herpes Si pensa che, dopo una prima infezione asintomatica, il virus abbia la capacità di integrarsi in alcune cellule nervose e rimanere silente. Si avrebbe la riproduzione periodica in seguito ad eventi “stressan131 ti” come: mestruazioni, fatica fisica o psichica, farmaci, Raggi ultravioletti, febbre, infezioni da altri virus ecc. Solitamente al labbro (ma anche nel naso o nell’occhio), l’esordio è preceduto da un prurito o lieve bruciore, segue un arrossamento che successivamente si gonfia e compaiono delle bollicine. Nel giro di 3-4 giorni si rompono, si forma una crosta, successivamente si ha guarigione senza cicatrici in 7-8 giorni. La terapia si avvale di pomate come lo ZOVIRAX, da applicare 4-5 volte al giorno, soprattutto all’esordio quando la lesione non si è ancora manifestata. Per le forme più gravi, come quelle nasali o oculari, esiste anche in fiale da praticarsi endovena. Foruncolo “Inestetismo” cutaneo piuttosto frequente. Spesso, nel tentativo di accorciarne il decorso, viene spremuto, inciso, maltrattato, con il risultato di un maggior gonfiore e il rischio di infezione ben più seria (in passato si poteva anche morire). Applicare invece impacchi caldo-umidi intermittenti, fino a spontanea suppurazione, poi eventualmente trattare con pomata tipo FUCIDIN. In alternativa GENTALYN ß o AUREOMICINA. ORECCHIO NASO GOLA Disturbi all’orecchio MAL D’ORECCHIO può essere la conseguenza di diverse malattie, che devono essere senza dubbio ricercate. Il dolore senza altri sintomi si può curare con OTALGAN gocce, da somministrare in caso di sintomi blandi e febbre scarsa (l’OTALGAN deve essere intiepidito, strofinando la boccetta tra le mani per qualche minuto, prima della sua introduzione nell’orecchio). Il paziente dopo la somministrazione delle gocce deve restare coricato sul lato dell’orecchio non trattato, per dare modo al prodotto di agire. Da non usare in caso di secrezione dal canale. Se la sintomatologia è intensa e si protrae da 3-4 giorni, o se la feb132 bre è discreta (38°C), aggiungere senz’altro un antibiotico sistemico come ZIMOX oppure BACTRIM forte. Impacchi caldi contro l’orecchio e somministrazione di gocce di prodotti oleosi, dolci, tiepidi possono sempre aiutare. TAPPI DI CERUME. La formazione di tappi di cerume è paradossalmente frequente in soggetti che fanno uso di cotton-fioc o altre manovre atte a mantenere l’igiene intrauricolare. Spesso l’eccesso di cerume è già presente prima della partenza ma trova, in viaggio, le condizioni favorevoli per aggregarsi e creare un tappo di fronte al timpano (variazioni d’altitudine, restrizioni igieniche, maldestre manipolazioni da parte di “pulitori di orecchie” indiani o orientali in genere ecc.). Il paziente riferisce diminuzione, a volte marcata, dell’udito all’orecchio colpito, senso di fastidio (ingombro) del condotto uditivo, più raramente dolore e vertigini o rumori fastidiosi. Somministrare per 2-3 giorni 3 o 4 gocce ogni 8 ore di un qualsiasi prodotto oleoso (DEBROX), per ammorbidire il tappo stesso, avendo l’accortezza di rimanere per 5 minuti coricato sul lato dell’orecchio non trattato. Dopodiché procedere ad un lavaggio endoauricolare, utilizzando acqua a temperatura corporea e indirizzando il rubinetto della doccia all’interno della mano, posta a conca davanti al padiglione dell’orecchio. Meglio ancora sarebbe rivolgersi a qualsiasi ospedale o presso qualsiasi medico del posto (in tutti i luoghi del mondo i medici dispongono di un siringone per lavaggi endoauricolari, essendo un metodo datato centinaia di anni fa). Ricordiamo ancora che lunghi bagni in mare o in piscina potrebbero talvolta di per se stessi risolvere il problema. INSETTI NEL CONDOTTO UDITIVO ESTERNO. Se dovesse verificarsi questa fastidiosa eventualità, disponete il paziente coricato sul lato dell’orecchio non “occupato”, depositate nell’orecchio alcune gocce di alcool (whisky) e dopo qualche minuto, quando l’insetto sarà morto, rimuovetelo con un lavaggio di acqua tiepida. 133 Frattura del naso Un trauma diretto sul naso provoca molto dolore, gonfiore e sanguinamento talvolta abbondante (vedi Epistassi). Se durante l’impatto il naso si è spostato lateralmente, sarà importante riportarlo in posizione con manovra rapida e decisa; se al contrario risulta schiacciato, la manovra di riposizionamento dovrà essere effettuata da uno specialista. Sarà sempre opportuno limitare il gonfiore applicando, quando disponibili, impacchi freddi. Epistassi (sangue dal naso) La maggior parte degli episodi di sanguinamento dal naso può essere bloccata premendo il naso con indice e pollice per 10-15 minuti, con la testa piegata in avanti o impacchi freddi sulla fronte. Se questo non è sufficiente tamponate con ovatta; ricordate di bagnare il tampone quando lo rimuovete, per facilitare il distacco ed impedire una nuova emorragia (NO cotone emostatico). Sarà poi necessario lasciare il naso a riposo per almeno 24 ore (non soffiate il naso, respirate con la bocca, cercate di prevenire gli starnuti spingendo la lingua contro la parte alta del labbro superiore, all’interno della bocca). Mal di gola Affezione frequente in viaggio. Aria condizionata, finestrini aperti, escursioni termiche in genere ne favoriscono l’insorgenza. Normalmente si tratta di una infezione della faringe con interessamento tonsillare, provocata da batteri o da virus, accompagnata da febbre e malessere. La terapia si avvale di sintomatici del dolore, quali ASPIRINA o NOVALGINA; solitamente sarà bene aggiungere un antibiotico, tipo ZIMOX (2 compresse al giorno per almeno 3 giorni) e riposo, meglio se a letto. Sinusite Cefalea frontale con dolore ai denti superiori, ostruzione nasale ed esacerbazione dei sintomi con movimenti bruschi del capo sono 134 sintomi di infiammazione dei seni paranasali, spesso conseguenza di un raffreddore. È consigliabile in questo caso, oltre al riposo, aprire le vie nasali o con vapore caldo o con spray nasali (ARGOTONE), fluidificare le secrezioni con SOBREPIN compresse o FLUIMUCIL 600 e bere molto nell’arco della giornata. Continuare poi con una terapia antibiotica, utilizzando ZIMOX (2 cps. al giorno per almeno 7 giorni). Se la sintomatologia non accenna a miglioramento nel giro di 3 giorni, sarà opportuno affiancare una terapia cortisonica, tipo DEFLAN 30, 1 al mattino e 1/2 alla sera. Rottura timpanica traumatica Solitamente per colpi sul padiglione o per barotrauma (immersioni subacquee), pericoloso in questo caso perché il dolore o la vertigine che ne consegue possono portare a perdita momentanea di coscienza, con rischio di annegamento. Evitate perciò immersioni subacquee o rapide ascese d’altitudine in auto o in aereo, se avete congestione nasale e/o sinusale in atto. Per lo specifico danno al timpano è opportuno far fuoriuscire l’acqua (nel caso) e provvedere alla pulizia con acqua disinfettata da bere. Sarà opportuno poi seguire una terapia antibiotica preventiva (ZIMOX) e sottoporsi quanto prima a visita medica specialistica. Proteggere l’orecchio dall’ambiente esterno, ponendo un batuffolo di ovatta nel condotto. Otite esterna Processo infiammatorio che interessa il condotto uditivo esterno. Riconosce varie cause, ma frequentemente colpisce i cosiddetti “pulitori”, cioè coloro che ostinatamente introducono qualsiasi cosa nell’orecchio, pur di pulirlo. Sopravviene frequentemente nei mari tropicali, per la concentrazione di microrganismi presente nelle loro acque. Si manifesta con prurito, dolore (esacerbato dalla trazione del lobo) e con presenza o meno di secrezione. La terapia si avvale di lavaggi con acqua e instillazione di antibioti135 ci (anche il collirio). Se il dolore diventa importante e compare febbre sarà necessaria una terapia antibiotica per bocca (ZIMOX) e cortisone (DEFLAN 30 1 + 1/2 al dì). L’otite esterna è facilmente prevenibile risciacquando con acqua dolce le orecchie, dopo i bagni in mare, e asciugandole solo scuotendo la testa. In caso di gonfiore del canale che impedisca l’immissione di farmaci, procedere direttamente alla suddetta terapia. Otite interna Infiammazione che interessa l’orecchio medio e la membrana del timpano, solitamente per propagazione di infezioni delle prime vie aeree (raffreddori, sinusiti ecc.). Facilitata da squilibri pressori, come viaggi in aereo o immersioni subacquee; a questo proposito ricordiamo che è sempre bene, soffiandosi il naso, tappare prima una narice e poi l’altra. I primi sintomi sono diminuzione dell’udito, ronzio, senso di pienezza dell’orecchio, dolore lieve e saltuario. Sono utili, a questo punto, farmaci antinfiammatori e antistaminici , oltre a decongestionanti nasali. Se compare anche dolore pulsante e continuo, con o senza febbre, è opportuno aggiungere anche antibiotici (ZIMOX) e antidolorifici (LIXIDOL), eventualmente cortisonici. Nel caso di otite interna che non reagisce alla terapia antibiotico/cortisone, o addirittura peggiora con dolori e fitte violenti ed eventuale sanguinamento misto a secrezione, può trattarsi di funghi; in questo caso sospendere la terapia e sciacquare con NIZORAL soluzione. DENTI E BOCCA Mal di denti Il classico “mal di denti”, se dovuto ad una carie o ad una infiammazione della polpa del dente, può trarre giovamento nei casi non 136 gravi dal’applicazione locale, tramite piccolo batuffolo di cotone, di EUGENOLO, della fiala odontalgica del DOTT. KNAPP o simili. Nei casi più gravi somministrare un antidolorifico da assumere per bocca, tipo LIXIDOL (1 compressa ogni 8 ore) o NOVALGINA gocce (20 gocce o più al bisogno, fino ad un massimo di 1 goccia per chilogrammo di peso nell’arco dell’intera giornata). È consigliabile associare antibiotici tipo ZIMOX (1 compressa ogni 8 ore per 5 giorni), specialmente in caso di infiammazione o ascesso. Ricordiamo che questi metodi sono solo palliativi ed è necessario rivolgersi ad un dentista quanto prima. Lussazione e frattura dentaria La lussazione si verifica in seguito ad un traumatismo su un elemento dentario. Più frequente nei bambini, può andare da una semplice mobilità del dente fino alla sua completa avulsione: nel primo caso cercare di toccarlo il meno possibile, nel secondo ricercare e conservare il dente, ponendolo in acqua e ghiaccio o reinfilandolo nel suo alveolo, o tenerlo in bocca, cercando quanto prima persona capace di curare e bloccare il dente in causa. Utile la somministrazione di antidolorifici ed eventualmente antibiotici. Le fratture possono interessare la corona o la radice. Le piccole fratture parcellari della corona non pongono alcun problema, se non dolorifico. Le fratture più estese o totali o quelle della radice (spesso invisibili), denunciate da mobilità dentaria, devono essere prontamente sottoposte all’opera di uno specialista per la cura e/o per l’immobilizzazione del dente. Gengivite Sintomo spesso sottovalutato è il sanguinamento dentario durante la spazzolatura dei denti. La persona che ne è affetta automaticamente diminuisce le frequenze o sospende del tutto le manovre igieniche; a questo punto la gengivite diventerà sempre più florida. Perciò di fronte a sangue sullo spazzolino insistere delicatamente nella pulizia, aumentando la frequenza giornaliera e associando l’uso del filo interdentale 137 (spesso sconosciuto) e di un colluttorio e in assenza di questo anche acqua e sale, tè o solo acqua. Nei casi più gravi con dolore, bruciore, gonfiore e rossore gengivale, sarà opportuno assumere un antibiotico, tipo ROVAMICINA meglio se masticata, e rivolgersi poi ad un dentista. Perdita di otturazioni È una evenienza piuttosto rara, se sono stati rispettati i controlli periodici dal proprio dentista. Se vi succedesse in viaggio sarà necessario provvedere ad una otturazione temporanea, la quale potrà essere effettuata da un dentista locale oppure, se il vostro progetto vi ha portato lontano da strutture sanitarie, da voi stessi. Il materiale occorrente è rappresentato da un semplice tubetto di CAVIT (non in commercio, da richiedere al vostro dentista), morbida pasta da collocare nella cavità residua del dente in questione, la quale si indurisce a contatto con la saliva. Afte Piccole ulcerette sulla mucosa buccale, intensamente dolorose e urenti all’assunzione di cibi e bevande acide. Intervengono in individui predisposti, frequentemente non fumatori, in seguito a stress psicofisici. Durano in media una settimana, ma possono ripresentarsi subito dopo. Per accelerare il processo di guarigione, sono utili toccature con Nitrato d’Argento all’1% e con pomate anestetiche, per diminuire il disturbo causato dall’alimentazione. Herpes labiale: vedi capitolo sulla pelle 138 GINECOLOGIA Perdite di sangue Ricordiamo che alterazioni contenute del flusso mestruale, sia in difetto che in eccesso, possono facilmente essere legate allo stress del viaggio. Diverso è invece il caso di gravi emorragie, che possono verificarsi sia durante una gravidanza, che al di fuori di questa. Nel caso di emorragie durante una gravidanza è assolutamente necessario l’intervento di un medico competente; se invece siete in grado di escludere l’eventualità di una gravidanza e vi trovate in una situazione di estremo isolamento medico, potete prendere un preparato a base di Progesterone (DUFASTON, FARLUTAL 10 mg.) 3-4 volte al giorno per 4-5 giorni. In mancanza di questo può essere utile l’assunzione di una qualsiasi pillola anticoncezionale 4 volte al giorno per 4-5 giorni. L’emorragia dovrebbe cessare entro un giorno e la nuova mestruazione dovrebbe verificarsi una settimana dopo la sospensione della terapia. Ripetiamo che questa terapia d’urto deve essere riservata a soggetti assolutamente non gravidi in quanto, se è in corso una gravidanza, potrebbe danneggiare il feto. Dolori pelvici L’evenienza più grave è la gravidanza extra uterina, sospettabile se vi è una storia di mancata mestruazione e successiva comparsa dei dolori, eventuale perdita di sangue, anche scarsa, e possibili svenimenti improvvisi. Per tale patologia è necessario un intervento chirurgico urgente. Altra evenienza rara è la torsione o la rottura di una cisti ovarica: i sintomi sono quelli di un attacco di appendicite (vedi Dolori addominali) e richiede trattamento chirurgico urgente. Dolori pelvici localizzati, febbre, dolore alla palpazione addominale bassa e all’esplorazione vaginale orientano per una infiammazione degli annessi (tube e ovaie); il primo intervento è a base di antibio139 tici, come le tetracicline (doxiciclina BASSADO). Se ai dolori pelvici si unisce un frequente stimolo a urinare accompagnato da bruciore o talvolta dolori alla schiena, può trattarsi di una infezione delle vie urinarie (vedi disturbi dell’apparato urinario). Mestruazione dolorosa In caso di mestruazioni accompagnate da dolore in sede pelvica o lombosacrale (dismenorrea) talvolta associati disturbi di carattere generale è utile somministrare: BUSCOPAN (2 capsule al dì) associato ad un antinfiammatorio tipo FELDENE, VOLTAREN, LIXIDOL o anche ASPIRINA. Per chi è incline a questo tipo di patologia è più utile assumere 1 compressa di ASPIRINA al dì negli ultimi due giorni del ciclo prima della mestruazione, per minimizzare i dolori. Perdite vaginali Talvolta la causa può semplicemente essere l’uso di biancheria o collant sintetici o abiti troppo stretti in ambienti umidi. L’uso di indumenti di cotone o l’eliminazione di indumenti intimi per un breve periodo, unitamente ad una corretta igiene, permetterà una rapida guarigione. Se le perdite sono biancastre e consistenti, accompagnate da una fastidiosa sensazione di prurito, si tratta molto probabilmente di una infezione da funghi, soprattutto se negli ultimi tempi si è seguita una terapia antibiotica. Le candelette vaginali tipo DAKTARIN o NIZORAL sono utilissime allo scopo, altrimenti provate con lavande vaginali di acqua e aceto o acqua e yogurt. Se le perdite sono fortemente maleodoranti, potrebbe trattarsi di infezione da gardnerella o trichomonas, per le quali occorre terapia specifica, tipo FLAGYL ovuli 1 al giorno o compresse 2 al giorno per 7-10 giorni. In caso di prurito vulvare e/o bruciore molto intensi, si può usare localmente un gel anestetico (LUAN) oppure una crema antiemorroidaria (es. RUSCOROID) o, per brevissimi periodi, una crema cor140 tisonica (FLUBASON). Questi farmaci non curano, ma possono alleviare in fretta sintomi molto intensi. Pillola anticoncezionale Talvolta l’uso della pillola può essere modificato per particolari esigenze di viaggio. Se ad esempio stiamo assumendo la pillola e prevediamo il verificarsi delle mestruazioni in un periodo “scomodo” (attività sportivoagonistiche, utilizzo di mezzi di trasporto molto scomodi, incontri amorosi inderogabili ecc.), possiamo senza conseguenze mantenere l’assunzione giornaliera della pillola, senza l’interruzione prevista, fino ad aver superato il periodo incriminato, posticipando artificialmente il momento del flusso. Allo stesso modo è possibile anticipare le mestruazioni, interrompendo anzitempo l’assunzione della pillola. Ricordiamo che tali sistemi non devono essere assolutamente abusati, ma riservati a situazioni particolari. Bartolinite Evenienza stimolata dai disagi del viaggio può essere la comparsa di una infiammazione a carico di una ghiandola posta nella parte inferiore delle grandi labbra. I sintomi sono gonfiore anche notevole, rossore e dolore piuttosto intenso. Conviene usare subito un antibiotico a dose piena, tipo doxiciclina (BASSADO, 2 compresse al dì) ed antinfiammatori per il dolore (VOLTAREN, LIXIDOL). Per chi ha coraggio e fiducia, un eventuale ascesso può essere temporaneamente drenato con immediato sollievo aspirando il contenuto della ghiandola con una comune siringa monouso, il cui ago va inserito nella parte interna del grande labbro, previa disinfezione. 141 SOSTANZE PSICOTROPE I viaggiatori che fanno uso di qualsiasi tipo di droga lo fanno, chiaramente, a loro rischio e pericolo, ma devono essere messi in allerta sul fatto che sostanze di produzione locale possono avere effetti potenti ed inaspettati e che le pene per il possesso delle stesse possono essere talvolta molto severe. Alcune tra le sostanze più note sono: - tabacco ed alcool, disponibili ovunque nel mondo, con l’esclusione di alcuni paesi Islamici, dove sono imposte pene severe, anche corporali, per il consumo o il traffico di questi ultimi; - cannabis, preparata sotto forma di hascisc o marijuana, cresce e può essere coltivata in molte parti del mondo ed è, dal 1960, motivo di devoti pellegrinaggi in paesi come India, Pakistan e Nepal; - oppio, dal quale la morfina e l’eroina sono derivati, è derivato da un papavero che cresce in una fascia geografica che va dal Golfo del Tonchino, in Vietnam, fino all’Anatolia; - cocaina, derivata dalle foglie di coca, cresce naturalmente in America Latina. Prima di diventare oggetto di manipolazioni chimiche tali foglie erano semplicemente masticate o messe in infusione come il tè, così come potrete vedere fare comunemente a tutt’oggi in paesi come Perù Colombia e Bolivia, per alleviare il mal di testa provocato dall’altitudine; - altre droghe: sostanze tratte dal Peyote Cactus, presente negli U.S.A. ed in Messico; funghi “magic” presenti in Europa Occidentale ed in Sud America (come lo psilocybin e l’amanita muscaria), o in Nord America, Nord Europa e Nord Africa (come il “fly-agaric”) o ancora nel Sud Est Asiatico, hanno tutti forti proprietà allucinogene. L’uso di una qualunque di queste sostanze può dare adito, specialmente in viaggio, a gravi problemi di ordine fisico. Una overdose da oppiacei per esempio può provocare una importante diminuzione di sensibilità da parte dei centri respiratori, tale da permettere perfino una naturale occlusione delle vie aeree. Mentre attendete assistenza medica è bene girare il soggetto in una posizione semiprona, in decubito pressochè laterale e con il collo 142 ben esteso (pensate alla posizione dei fumatori di oppio nelle fumerie), vedi anche capitolo sul Pronto soccorso. Reazioni ansiose e stati allucinatori sono invece caratteristici di sostanze come alcool, cannabis e soprattutto di droghe psichedeliche, e vanno fino alla terribile sensazione di morte imminente. Poca utilità ha in questo caso l’uso di tranquillanti. Ricordiamo, a proposito dell’alcool, di come esso interagisca, se preso in stretta concomitanza, con diverse categorie di farmaci, fra i quali alcuni antidolorifici, i sulfamidici, l’aspirina ecc., determinando gravi stati di malessere ed episodi di vomito. L’alcool ancora interagisce anche con quasi tutte le altre sostanze psicotrope, aumentandone incontrollabilmente gli effetti; se ne sconsiglia quindi vivamente l’uso associato. Reazioni indesiderate, determinate dall’uso di cocaina e prodotti anfetaminici, sono invece la paranoia e il senso di persecuzione; i disturbi passano solitamente in 3-4 giorni, se il soggetto sospende l’assunzione. Tutte le manifestazioni sopra riportate possono chiaramente manifestarsi ovunque, ma le conseguenze possono essere più spiacevoli e talvolta drammatiche in viaggio, in assenza di amici ed in un ambiente non familiare, e possono anche esporvi a problemi di sicurezza personale. La potenza delle droghe nei paesi dove essa viene prodotta, inoltre, può essere molto superiore a quella a cui siete abituati; il che non è sempre un “vantaggio”. 143 FARMACI, NON MIRACOLI Diamo qui di seguito una trattazione più esauriente dei farmaci elencati nel capitolo 1, per un facile impiego e reperibilità, nel caso non troviate esattamente il prodotto citato. Antibiotici ZIMOX compresse da 1 gr. (Amoxocillina) è una penicillina, antibiotico di uso generale, normalmente 1 cps. / 12 h per 5-8 giorni. BACTRIM FORTE compresse (Sulfamidico) per diarrea, per gli allergici alle penicilline, per infezioni urinarie, 1 cps. / 12 h. FLAGYL compresse da 250 mg. (Metronidazolo) per infezioni intestinali da ameba e giardia, 2 cps./8h, non bere alcool, molti effetti collaterali. Antidiarroici IMODIUM compresse (Loperamide), 2 cps. subito e 1 dopo ogni scarica. Sali minerali come REIDRAX bustine sono un’alternativa pronta all’uso alla soluzione reidratante fatta in casa con zucchero e sale. Antidolorifici o antalgici LIXIDOL compresse (Ketorolac) 1 cps. / 6-8 h, prodotto recente, molto efficace, piuttosto caro; a stomaco pieno. In alternativa il GLIFAN (Glafenina) o AULIN (Nimesulide) o SYNFEX 550 (Naproxene), stessa posologia del precedente. VOLTAREN fiale (Diclofenac) 1-2 fiale al giorno, intramuscolo, per casi particolari quali i dolori molto intensi, coliche, impossibilità di terapia orale e in tutti i casi in cui si vuole un effetto pronto e intenso. Possiede anche effetto antinfiammatorio e antipiretico. BUSCOPAN compresse e fiale (Bromuro di Joshina) solo nelle coliche e in tutti i dolori a partenza dal ventre (viscerali). L’uso delle compresse o delle fiale è dettato dall’intensità dei sintomi. ASPIRINA (Acido Acetilsalicilico) antalgico, antinfiammatorio e antipiretico, 0,5-1 gr. per 3 volte al giorno. Vi sono anche altri prodotti conosciuti in tutto il mondo, come CEMERIT, BUFFERIN, 144 UPSA. Si può definire come il più “leggero” dei farmaci di questa categoria. Assumere a stomaco pieno. NOVALGINA compresse o gocce (Noramidopirina) 1-2 cps. al giorno o 20-30 gocce 2-3 volte al dì, antidolorifico e antipiretico, in alternativa all’Aspirina. Antinfiammatori Tutti i farmaci sopra citati (antidolorifici) hanno potere antinfiammatorio, qui aggiungiamo il FELDENE compresse da 20 mg. (Piroxicam) 1 sola somministrazione al giorno a stomaco pieno, ottimo per traumatismi e dolori articolari. Appartengono a questo gruppo i cortisonici: DEFLAN 30 compresse (Deflazacort) in terapia d’ attacco si somministra 1 cps. al mattino e 1/2 al pomeriggio, passando il giorno dopo a 1 cps. al mattino. A miglioramento avvenuto è meglio finire a scalare, nel senso di 1/2 cps. al dì, poi 1/4, poi basta. Da sospendere in caso di dolori di stomaco. BENTELAN fiale da 4 mg. (Betametazone) da usare per casi gravi (serpenti, meduse, shock ecc.). I farmaci cortisonici sono sostanze molto efficaci, ma presentano molte controindicazioni; andrebbero usati per casi ben specifici e da persone che abbiano dimestichezza o conoscenza di tali presidi. Anestetico locale MEPIVACAINA, LIDOCAINA per la sutura della cute, in emergenza come gocce oculari o auricolari anestetiche. Una fiala potrete chiederla al vostro dentista. Antimalarici CLOROCHINA (RESOCHINE, NIVAQUINE in altri paesi), LARIAM (Meflochina), MALARONE (Atovaquanone + proguanil), HALFAN (Alofantrina), COARTEM (Artemisina +Lumefantrin), COTECXIN (Artemisia) Vedi capitolo sulla malaria. 145 Sterilizzazione acqua STERIDROLO compresse, AMUCHINA soluzione, EUCLORINA bustine, MICROPURE compresse, JODIO tintura. Vedi capitolo Potabilizzazione acqua. Disinfettanti cutanei Un ottimo disinfettante cutaneo è BETADINE soluzione. Da evitare in soggetti allergici allo jodio e in associazione a derivati mercuriali come il MERCUROCROMO, utile quest’ultimo su ferite secernenti (siero, pus). Ricordiamo che la tintura di Iodio non va usata su ferite aperte e che, in mancanza di tutto, acqua potabile e sapone hanno un sufficiente potere disinfettante. L’EUCLORINA è in polvere (sacchettini) da diluire in acqua bollita (aspettare 20’ prima di utilizzarla); molto pratica da trasportare. Per maggiori dettagli vedi capitolo sulla Potabilizzazione dell’acqua. BETADINE POMATA germicida antisettico, ottimo per medicazioni di qualsiasi ferita. Antiparassitari Nel capitolo delle infestazioni da pulci, pidocchi ed altri piccoli animali abbiamo citato il MOM, il MITIGAL e il LINDANE shampoo. Per dettagli si rimanda al capitolo relativo. Antipruriginosi GENTALYN BETA pomata è una associazione di cortisone + antibiotico (Gentamicina + Betametazone) utile per punture di insetti e pruriti localizzati in genere, prevenendo eventuali infezioni. FLUBASON emulsione è un cortisonico molto leggero, utile per superfici cutanee più vaste, in caso di eritemi solari o reazioni allergiche. POLARAMIN confetti da 2 mg. (Clorfeniramina) copre tutte le manifestazioni allergiche, nonché cinetosi, agitazione psichica (sedativo), vomito, vertigine, raffreddore da fieno ecc. Solitamente 2 cps. al giorno. Effetti collaterali: SONNOLENZA - attenzione! Vi sono in commercio prodotti che danno meno effetti collaterali, 146 ottimi per le riniti allergiche, ma meno efficaci contro il prurito (TELDANE 2 cps. al dì). Controindicazioni: glaucoma, ipertrofia prostatica, gravidanza, allattamento. Trattamento di bruciature FOILLE pomata, BETADINE pomata. Antifungini NIZORAL pomata (Ketoconazolo). Antibiotici cutanei AUREOMICINA pomata (Clortetraciclina) per medicazione di qualsiasi piaga o ferita infetta. Sonno e angoscia LEXOTAN 1,5 mg. capsule (Bromazepam) sedativo, tranquillante, anche lieve sonnifero. FELISON 15 mg. (Flurazepam) sonnifero a lunga durata d’azione, lascia un lieve senso di stordimento al mattino. STILNOX 10 mg. (Zolpiden) sonnifero, o meglio ipnoinduttore a breve durata, non lascia residui al mattino. Questi prodotti sono psicofarmaci, danno fenomeni di assuefazione ed altri effetti collaterali per un uso prolungato. Se ne consiglia un uso sporadico e ragionato, magari dopo averne parlato con il vostro medico. Apparato digestivo Bruciori di stomaco - MAALOX compresse (Idrossido di Mg e Al) da masticare in caso di dolore. Nausea e vomito - PLASIL compresse e fiale (Metoclopramide) I cps. 20’ prima di mangiare o al momento della nausea. Stitichezza - GUTTALAX gocce o perle, GLICERINA supposte. Emorroidi - RUSCOROID pomata anche lievemente anestetica, DAFLON capsule, tonico venoso, 6-8 cps. al dì in caso di dolore, ANONET per la pulizia della parte, nonché lenitivo, a base di pro147 dotti naturali. Occhio TOBRAL (Tobramicina) pomata oftalmica antibiotica (soprattutto per abrasioni) VASOFEN (C.A.F.) collirio antibiotico + vasocostrittore (non cortisonico). Orecchio naso gola OTALGAN gocce anestetiche per dolori auricolari, ad uso locale, DEBROX gocce per sciogliere tappi di cerume, ARGOTONE gocce nasali per disostruire le vie aeree. Respiratorio Raffreddore - ACTIGRIP, ACTIFED contengono antistaminico + Aspirina o derivati, servono per diminuire la sintomatologia iniziale. In mancanza, 1 cps. di antistaminico può sostituire. Tosse - SILOMAT gocce antitosse (sedativo della tosse secca), SOBREPIN compresse e FLUIMUCIL compresse sono fluidificanti delle secrezioni, validi per tosse grassa. Soggiorno in altitudine al di sopra dei 3000 m. LASIX compresse o fiale da 25 mg., POLASE Potassio per le perdite indotte dal Lasix, BENTELAN fiale Cortisone, OSSIGENO se possibile. Molti di questi farmaci sono venduti solo dietro presentazione di ricetta medica, per cui consigliamo di rivolgervi al vostro medico, anche per maggiori e ulteriori ragguagli. 148 DOPO IL VIAGGIO Normalmente, al ritorno da brevi viaggi, non sono necessari controlli medici particolari, a meno che il viaggiatore non abbia manifestato segni o sintomi significativi. Sono allora indicate una visita medica ed eventualmente, a giudizio del curante, l’effettuazione di esami clinici. Fra i più importanti: - un esame emocromocitometrico (del sangue), - prove di funzionalità epatica o renale, - VES. In caso di problemi particolari: - controllo radiografico, - test tubercolinico, - dosaggio dei markers della Epatite B, - coprocoltura (esame delle feci). È doveroso in questa sede ricordare che molte malattie tropicali hanno un’incubazione piuttosto lunga o talvolta molto variabile e che, anche in presenza di sintomi, gli agenti responsabili non possono essere identificati se non dopo diverso tempo. Riportiamo, qui di seguito, alcuni esempi di tempi di incubazione medi di alcune malattie tropicali. MALARIA: 7 - 30 giorni (anche anni) LEISHMANIOSI: da 10 giorni ad anni TRIPANOSOMIASI: da pochi giorni ad anni GIARDIASI: 1 - 4 settimane AMEBIASI: 2 - 4 settimane Ed alcuni esempi di tempi necessari per evidenziarne clinicamente altre: DRACUNCULOSI: 9 - 15 MESI LARVA MIGRANS: 1 settimana ASCARIDIOSI: 2 mesi TENIASI: 1 - 3 mesi BILHARZIOSI: 2 - 3 mesi. 149 Per cui è molto importante, di fronte ad una qualsiasi sintomatologia che si manifesti dopo il viaggio, far presente al medico curante i viaggi in ambienti tropicali o in aree a rischio per malattie esotiche. Troppo sovente vengono curate come sindromi influenzali forme anche gravi di malaria, le quali arrivano poi all’osservazione dello specialista in stato già avanzato. 150 CONCLUSIONI Nonostante tutto, non rinunciare a partire al più presto! 151 APPENDICE PRINCIPALI UNITÀ DI MISURA LUNGHEZZA Inch (pollici) Hand (palmo) Foot (piede) Yard (jarda) = 4 pollici\tab = 12 pollici\tab = 3 piedi\tab \tab = 2,54 cm = 10,16 cm = 30,48 cm = 91,4399 cm CAPACITÀ Gill (gill) Pint (pinta) = 1/4 di pinta = 1/8 di gallone Gallon (gallone) PESI Grain (grano) Dram (dramma) Ounce (oncia) Pound (libbra) Stone (stone) = 0,142 l = 0,586 l (Imperial) 0,473 l (Winchester) = 4,546 l (Imperial) 3,785 l (Winchester) = 0,0648 g = 1,77 g = 28,35 g = 453 g = 6350 g = 16 dr = 16 oz = 14 libbre ALCUNI SITI INTERNET PER LA MEDICINA DEL VIAGGIATORE HYPERLINK “http:// www.viaggiaresicuri.mae.aci.it - tel. 06 491115 www.travelclinic.it www.travelmedicine.it www.viaggiesalute.org www.ilgirodelmondo.it www.ministerosalute.it www.promedmail.org www.who.int www.wpro.who.int www.afro.who.int www.paho.org www.diplomatie.gouv.fr www.cdc.gov www.voyage.gc.ca www.travel.state.gov www.fit-for-travel.de 152 153 INDICE ANALITICO BIOGRAFIA DEGLI AUTORI .......................................... 3 PREFAZIONE ................................................................. 5 CAP. 1 PRIMA DELLA PARTENZA............................... 7 CONTROLLI SANITARI.................................................. 7 VACCINAZIONI .............................................................. Vaccinazioni obbligatorie Vaccinazioni raccomandate non obbligatorie Immunoglobuline 7 CHEMIOPROFILASSI .................................................... 13 FARMACIA DA VIAGGIO ............................................... 15 PREPARAZIONE FISICA................................................ 18 VOLO AEREO ................................................................ 18 JET LAG .......................................................................... 20 CAP. 2 PROBLEMI LEGATI ALL’ASPETTO SPORTIVO, AMBIENTALE E CLIMATICO............................... 23 ALIMENTAZIONE .......................................................... 23 Alimentazione in viaggio Il sale L’acqua Le vitamine Alimentazione in Paesi a basso tenore di igiene 154 CALORE.......................................................................... 26 Meccanismo di termoregolazione Inconvenienti dovuti al calore Lo sfinimento da calore L’insolazione Il colpo di calore Le infezioni cutanee Il prurito da calore L’edema da calore Lo svenimento da calore Prevenzione degli effetti negativi del calore SOLE............................................................................... 29 Caratteristiche dei raggi solari Protezioni anti-solari Inconvenienti dovuti al sole Il colpo di sole Le allergie solari Le labbra Gli occhi FREDDO ......................................................................... 33 Meccanismo di termoregolazione riflessa Le difese dal freddo Inconvenienti dovuti al freddo Lesioni localizzate: congelamento e geloni Ipotermia FATICA , SONNO E ANGOSCIA.................................... 36 ALTITUDINE ................................................................... 37 Il male acuto di montagna(MAM) Prevenzione del MAM Sintomi principali 155 Complicazioni del MAM Terapia delle complicazioni Altri problemi legati all’altitudine CAP. 3 IL MARE ............................................................ 39 MALATTIE LEGATE AL MARE ..................................... 39 Scuba diving Vela, wind surf e ski d’acqua Animali marini non velenosi Pesci velenosi Passivamente tossici Attivamente tossici Celenterati Altri animali inferiori Dermatiti acquatiche MAL DI MARE, AEREO E MACCHINA (CINETOSI) ... 50 CAP. 4 MALATTIE ESOTICHE ...................................... 52 MALATTIE LEGATE ALL’ASSUNZIONE DI CIBO ED ACQUA CONTAMINATI ................................................ 52 Igiene alimentare: condotta pratica Acqua e potabilizzazione Diarrea del viaggiatore Amebiasi Giardia Colera Tifo e Paratifo Shigellosi e Salmonellosi Epatite virale A Elmintiasi intestinali Dracunculosi 156 MALATTIE TRASMISSIBILI DIRETTAMENTE ATTRAVERSO LA PELLE .............................................. 62 Prevenzione: norme generali Tetano Bilarziosi Larva migrans cutanea MALATTIE TRASMISSIBILI DA INSETTI ..................... 65 Protezione contro gli insetti Malaria Febbre gialla Dengue Encefalite giapponese Filariosi Loa Loa Bartonellosi Borelliosi Irish maniosi Malattia del sonno Miasi MORSI, PUNTURE E INFESTAZIONI ........................... 78 Zanzare, mosche, tafani, cimici Api, vespe, calabroni, formiche, termiti Serpenti Ragni Scorpioni Millepiedi e centopiedi Pulci, pidocchi e scabbia Zecche Sanguisughe Scarafaggi Candiru 157 Piraña Mammiferi (Rabbia) MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE ................ 90 Generalità Profilassi CAP. 5 INCIDENTI E TRAUMATISMI LE FERITE E LE LORO COMPLICAZIONI .................. 92 Generalità Le ferite aperte Le emorragie Le escoriazioni Infezione di una ferita LE USTIONI ................................................................... 98 MANI, PIEDI E LORO PICCOLI PROBLEMI ............... 100 Bolle da frizione Ematoma sottoungueale Unghia incarnata Tendinite Piede d’atleta (vedi Pelle - micosi pag. 127 ) TRAUMATOLOGIA ........................................................ 102 Contusioni Slogature-Distorsioni Lussazioni Fratture Bendaggi e fasciature BASI DELLE TECNICHE DI PRONTO SOCCORSO .... 108 Rianimazione cardiorespiratoria Annegamento 158 Sanguinamento emorragia Sincope o svenimento Soffocamento Come fare una iniezione intramuscolare CAP. 6 PROBLEMI COMUNI DI ORDINE MEDICO..... 115 Febbre Dolore Dolore addominale Colica renale Disturbi all’apparato urinario Vomito Sighiozzo Mal digestione (Dispepsia) Malattie da raffreddamento Tosse Diarrea (vedi diarrea del viaggiatore pag. 56) Stitichezza Emorroidi Prurito (vedi Pelle - Prurito pag. 128) CAP. 7 PROBLEMI SPECIALISTICI DI ORDINE MEDICO OCCHIO ......................................................................... 123 Corpi estranei Abrasioni oculari Congiuntivite da raggi UV Congiuntivite Orzaiolo Contusioni oculari Emorragie subcongiuntivali Lenti a contatto Medicazioni oculari 159 PELLE ............................................................................ 126 Igiene personale Micosi (infezioni fungine) Orticaria Prurito Verruche Herpes Foruncolo ORECCHIO NASO GOLA ............................................. 130 Disturbi all’orecchio Tappi di cerume Insetti nel condotto uditivo esterno Frattura del naso Epistassi Mal di gola Sinusite Rottura timpanica traumatica Otite esterna Otite interna DENTI E BOCCA ........................................................... 134 Mal di denti Perdita di otturazioni Lussazione e frattura dentaria Gengivite Afte Herpes labiale (vedi Herpes pag. 129) Lussazione della mandibola (vedi Lussazioni pag. 104) GINECOLOGIA .............................................................. 137 Perdite di sangue Dolori pelvici Mestruazioni dolorose 160 Perdite vaginali Pillola anticoncezionale Bartolinite CAP. 8 SOSTANZE PSICOTROPE ................................. 140 CAP. 9 FARMACI NON MIRACOLI ............................... 142 CAP. 10 DOPO IL VIAGGIO ........................................... 147 CONCLUSIONI .............................................................. 149 161