GIGI TOSCANO - GIOVANNI TURCO
MALDIVIAGGI
MANUALE SANITARIO DEL VIAGGIATORE
Castalia
MALDIVIAGGI
Testo: Gigi Toscano & Giovanni turco
Disegni: Lorenzo Montecchi
Foto di copertina: Gigi Toscano
Disegno retro copertina: Tullio Regge
Copiright © Castalia Edizioni
Via Peyron 38
10143 Torino
Stampa: Litografia Cirone, Torino
Printed in Italy
Castalia
IBSN 88-7701-103-3
BIOGRAFIA
Giovanni Turco e Gigi Toscano sono medici chirurghi con la vocazione al vagabondaggio.
Hanno viaggiato in oltre 100 Paesi sparsi nei 5 continenti, con
predilezione per angoli più remoti del pianeta.
Questo libro è il frutto delle loro conoscenze mediche e chirurgiche e delle loro esperienze personali, maturate durante questi
ultimi venticinque anni di “viaggi e medicina”.
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PREFAZIONE
“Maldiviaggi” non deve essere usato come un testo di medicina.
E` stato concepito come strumento atto a migliorare la cultura
sanitaria generale ed è dedicato a quanti stanno per intraprendere un viaggio che li porti in un ambiente diverso da quello nel
quale sono abituati a condurre la propria esistenza.
Indicazioni. A chi viaggia per affari o ad un turista a breve termine,
questo manuale dà indicazioni sulle vaccinazioni utili per quel
determinato paese e sulle norme alimentari ed igieniche atte ad
evitare di trascorrere il proprio tempo in trattamenti medici non
sempre gradevoli. Al turista o al viaggiatore più impegnato suggerisce quello che si deve fare, ma soprattutto quello che non si deve
fare in occasione di emergenze sanitarie.
Controindicazioni. Imprudenza ed arroganza comportamentale
sono controindicazione assoluta.
Posologia. Dosi massicce prima del viaggio o, al massimo, durante i voli di trasferimento. Dosi moderate in occasione di sempre
possibili problemi insorgenti nel corso del viaggio.
Effetti collaterali. Aggravamento di sintomi per effetto della suggestione.
Presentazione. Un gradevole volume facilmente leggibile e consultabile.
Conservazione. Conservare con cura e non prestarlo agli amici:
potrebbe non ritornare mai più.
Avvertenze. Non ci stancheremo mai abbastanza di ripetere:
“Conoscere per prevenire”. Sapere in anticipo i pericoli ai quali si
potrebbe essere esposti è un ottimo metodo per evitarli o per
ridurre le conseguenze, nella malaugurata ipotesi del verificarsi di
uno spiacevole evento. E soprattutto gli autori declinano ogni
responsabilità derivante da un uso disinvolto dei suggerimenti e
delle indicazioni contenute in questo libretto. Nel bisogno ricorrete, se possibile, ai consigli ed all’opera di un buon medico.
Ed ora... buon viaggio.
Gli autori
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PRIMA DELLA PARTENZA
CONTROLLI SANITARI
Non tutti i viaggi richiedono un controllo preventivo dello stato di
salute e di quello immunitario. Tuttavia, quando il viaggio si preannuncia di lunga durata e/o la meta è una zona a rischio per malattie
trasmissibili e prevenibili mediante immunizzazione, questi controlli sono certamente consigliabili:
- visita medica (attenzione particolare alla pressione arteriosa),
semplici esami del sangue e delle urine, elettrocardiogramma;
- visita dentistica: certamente, nei viaggi, è più difficile trovare un
buon dentista che un medico;
- valutazione dell’immunità nei confronti di talune infezioni mediante esami sierologici (Epatite A e B, TBC) e controllo del proprio tesserino di vaccinazione (febbre gialla, tifo, tetano, difterite, poliomielite, colera, ecc.).
La scelta degli accertamenti da effettuare varia in funzione della
destinazione e delle altre caratteristiche del viaggio e può essere
concordata con il proprio medico di base. Per informazioni più dettagliate sui singoli paesi, consultare il sito http://www.viaggiare
[email protected].
VACCINAZIONI
Troppo spesso le vaccinazioni sono considerate come aggressioni al
nostro organismo, un qualche cosa che bisogna subire per cui si
finisce facilmente col dubitare della loro necessità. Tutto ciò ci fa
dimenticare di come sia possibile, ancora oggi, contrarre la poliomielite a trent’anni, o come sia frequente il morire di tetano nel XXI
secolo.
Guarire una tubercolosi richiede, ancora oggi, nove mesi di trattamento estenuante e trattare la febbre gialla è ancora impossibile...
Una conoscenza dettagliata delle vaccinazioni oggi disponibili ci
metterà in condizione di affrontare il viaggio con le dovute precauzioni.
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Vaccinazioni obbligatorie.
Alcuni Paesi esigono una o più vaccinazioni per poter attraversare la
loro frontiera. Queste regolamentazioni variano però di anno in
anno, seguendo lo sviluppo o la sparizione della malattia in causa.
E` pertanto necessario, per maggiore sicurezza, contattare l’ambasciata del Paese ospite o l’Istituto di Igiene della propria città.
Le vaccinazioni obbligatorie devono poi essere certificate sul proprio “Certificato di vaccinazione internazionale”, reperibile nei centri
appositi.
FEBBRE GIALLA: vaccino anti-febbre gialla
- una sola somministrazione per via sottocutanea
- tempo di induzione: 10 giorni
- durata immunità: 10 anni
- effetti collaterali: febbre, malessere, dolore, arrossamento
- interazioni: non somministrare assieme al colera.
È spesso obbligatoria o comunque rigorosamente consigliata in
tutti i Paesi dell’Africa intertropicale e in tutti i Paesi dell’America
Centrale e del Sud, con le sole eccezioni di Cile, Argentina e
Uruguay. Ricordiamo a tale proposito che la malattia è spesso mortale e non esistono terapie.
COLERA: vaccino anti-colera
- 2 somministrazioni per via intramuscolare ad intervallo di un
mese, in alternativa dose unica doppia
- durata immunità: 3/6 mesi; protezione 40%
- effetti collaterali: vedi febbre gialla
- interazioni: non somministrare assieme alla febbre gialla.
Attualmente tale vaccino non è più disponibile, sono allo studio
promettenti vaccini per bocca (OROCHOL) non in commercio in
Italia. È piuttosto consigliato il rigoroso rispetto delle norme di
igiene alimentare (vedi capitolo specifico).
Vaccinazioni raccomandate non obbligatorie
TETANO: vaccino antitetanico
- 3 somministrazioni per via intramuscolare: 1° dose tempo 0, 2°
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da: Healt information for internetional travel 2003.
www.cdc.gov/travel
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dose dopo 6/8 settimane, 3° dose dopo 6/12 mesi
- durata immunità: 5/10 anni e più.
Tutti, viaggiatori e non, devono essere vaccinati contro il tetano.
In caso di incidenti con oggetti arrugginiti, ferite da spine, ecc.,
rispettate questa tabella:
- soggetti non vaccinati o con vaccino datato oltre i 10 anni: 2 iniezioni separate da 3 settimane più un richiamo 1 o 2 anni dopo
- soggetti con vaccino datato fra i 5 e i 10 anni: un richiamo è sufficiente.
TIFO: vaccino costituito da salmonelle typhi vive e attenuate (VIVOTIF)
- una capsula al giorno per 3 giorni alterni (1°, 3°, 5°); assumere
almeno un’ora prima dei pasti
- tempo di induzione immunità: 15 giorni
- durata immunità: 5 anni
- conservare il vaccino in frigorifero tra 2° e 8°C, differire in caso di
febbre
- effetti collaterali: diarrea
- interazioni: antibiotici e sulfamidici riducono il potere di immunizzazione.
Il vaccino è vivamente consigliato a tutti coloro che si recano in
Paesi tropicali.
POLIOMIELITE: vaccino antipoliomielite
- 4 capsule per via orale: 1° tempo 0, 2° dopo 6/8 settimane, 3° dopo
6/12 mesi, 4° dopo 3/6 anni
- durata immunità: 10 anni.
Nel soggetto adulto, l’eventualità di contrarre questa malattia è
piuttosto rara, assolutamente da escludersi dopo i 40 anni. È
comunque importante il mantenimento di uno stato immunitario a
livello protettivo.
DIFTERITE: vaccino anti difterite
- le modalità di somministrazione sono le stesse del tetano; i due
vaccini, del resto, sono spesso associati.
Il mantenimento di uno stato immunitario, attraverso una iniezione
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di richiamo, sarebbe consigliabile, essendo la malattia ancora presente nei Paesi in via di sviluppo.
MENINGITE MENINGOCOCCICA
- una somministrazione unica per iniezione sottocutanea
- durata immunità: 3 anni
La vaccinazione è indicata per viaggiatori che vivano in stretto contatto con la popolazione locale, in particolar modo durante la stagione secca e dove siano state segnalate epidemie (in particolare
America del Sud e Africa del Nord). Resta comunque malattia molto
rara fra i turisti.
ENCEFALITE GIAPPONESE
- 3 somministrazioni a intervalli di 1-2 settimane una dall’altra
- durata immunità: 1/4 anni.
La vaccinazione è indicata per soggiorni prolungati in aree rurali di
Giappone, Cina, Indocina, India e Nepal. Il vaccino deve essere
richiesto alle Autorità Sanitarie del Paese in questione, una volta
arrivati sul posto. Rara malattia virale trasmessa da zanzare.
EPATITE VIRALE A
Viene trasmesso con il cibo, acqua, pesci in conchiglia e pratiche
sessuali oro-anali.
Il vaccino (HAVRIX) somministrato in tre dosi intramuscolo.
-durata immunità 10 anni.
Disponibile in associazione a quello dell’epatite B (TWINRIX).
EPATITE VIRALE B: vaccino antiepatite
- 3/4 dosi per via intramuscolo
- durata immunità: 10 anni
La vaccinazione è fortemente raccomandata per chi intenda esercitare la professione sanitaria e per chi intenda avere rapporti sessuali con partner occasionali, essendo la malattia trasmissibile per via
ematica (sanguigna).
RABBIA: vaccino antirabbico
- Profilassi pre esposizione:
1) vaccinazione standard, intramuscolo o sottocutanea, secondo lo
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schema: 1ª dose giorno 0, 2ª dose giorno 7, 3ª dose giorno 21,4ª
dose giorno 28.
2) vaccinazione rapida: 1ª dose giorno 0, 2ª dose dopo 7 giorni, 3ª
dose dopo 14 giorni, 4ª dose dopo 28 giorni. Utile un richiamo dopo
un anno.
- Profilassi dopo esposizione (vedi: Malattie trasmissibili in seguito
a morsi o punture).
La vaccinazione pre-esposizione è vivamente consigliata a tutti
coloro che abbiano opportunità di venire a contatto con gli animali
(veterinari, speleologi, missionari).
CHEMIOPROFILASSI
Per chemioprofilassi si intende l’impiego preventivo di farmaci, con
lo scopo di impedire l’insorgere di una data malattia.
MALARIA: chemioprofilassi antimalarica
La seconda linea di difesa nei confronti della malaria, dopo le misure di protezione contro le punture di zanzara (vedi capitolo specifico), è la chemioprofilassi. Innanzi tutto occorre decidere se fare o
meno la chemioprofilassi: il rischio di malaria può essere minore di
quello degli effetti tossici legati all’uso di antimalarici. In caso affermativo occorre scegliere quali farmaci utilizzare. Per schematicità
l’OMS divide il globo in tre zone: A, B, C. (fig.1)
A: Nord e Centro America, parte meridionale del Sud America,
Europa, Medio Oriente, Nord Africa, Cina, Giappone, Australia;
B e C: Africa equatoriale, Indocina, Nuova Guinea, parte settentrionale del Sud America,continente indiano e Indonesia.
A) Nella zona A i rischi sono generalmente bassi o stagionali, non
esistono rischi in molte aree (per esempio quelle urbane). P. falciparum assente o sensibile alla clorochina.
Profilassi:
- o clorochina (2 compresse una volta alla settimana, a partire da
due settimane prima del viaggio e per 4 settimane dopo il ritorno),
- o nessuna profilassi (in caso di rischio molto basso) premunendosi di clorochina, quale trattamento di riserva.
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FIG. 1 - CHEMIOPROFILASSI ANTIMALARICA - WHO
BeC) Alto rischio nella maggior parte delle aree, in particolare in
Africa e nel bacino amazzonico.
Profilassi:
Lariam (1 compressa una volta alla settimana, a partire da 10 giorni
prima del viaggio e per 4 settimane dopo il ritorno).
- Malarone, in casi di intolleranza al Lariam, o in aree resistenti
(confini tra Thailandia, Cambogia e Birmania). La dose è di una
compressa al giorno, iniziando due giorni prima fino a 7 giorni dopo
il ritorno.
- o clorochina + proguanil, se il Lariam è controindicato. In questo
caso portare con sè uno dei seguenti farmaci: Halfan, Cotecxin,
Coartem, come trattamento in caso di malattia.
Per quanto riguarda il Lariam, è consigliabile non superare complessivamente le 8 capsule, perchè il farmaco può dare effetti indesiderati (sintomi psichici). Per soggiorni superiori alle 4 settimane,
la posologia può essere ridotta, dopo la quarta dose, o dimezzando
la dose settimanale, o assumendo la dose piena a settimane alterne. Se ne sconsiglia l’assunzione per periodi superiori ai 2-3 mesi. Si
sconsiglia inoltre di iniziare una gravidanza prima di 3 mesi dalla
sospensione del trattamento (vedi anche capitolo Malaria).
FARMACIA DA VIAGGIO
Per confezionare una farmacia necessita un minimo di cura e di
organizzazione, in altre parole dovrete perdere un pò di tempo per
avere un insieme razionale, solido, pratico leggero e riutilizzabile.
Il contenitore dovrebbe essere leggero e resistente, magari impermeabile come alcuni cofanetti in plastica realizzati per sport acquatici o per conservare gli alimenti nel frigorifero.
Sopprimere, per quanto possibile, tutte le scatole e i flaconi in vetro,
sostituendo questi ultimi con contenitori in plastica come quelli
delle pellicole fotografiche. Scrivere con pennarello indelebile sui
blister e sui flaconi il tipo di farmaco, l’uso e la posologia.
Proteggere la farmacia da calore, gelo, acqua e dagli urti tutto ciò
che è fragile, come fiale, termometro ecc.
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Non cestinare i foglietti illustrativi dei farmaci: possono sempre tornare utili per rinfrescare l’utilizzo di un farmaco e, uniti tutti insieme, contribuire a tenere fermo il tutto.
Prima di assumere un farmaco, leggere attentamente il foglio illustrativo alle voci che riguardano l’utilizzazione, la posologia, le controindicazioni e gli effetti collaterali. Nel caso in cui dopo l’assunzione del farmaco comparissero orticaria, prurito o altre manifestazioni allergiche, sospendere immediatamente l’uso.
La farmacia è da adattare al tipo di viaggio, alla sua durata, al peso
e al volume disponibili, al numero dei partecipanti e alle conoscenze mediche di questi.
Vi proponiamo un esempio di quello che riteniamo sufficiente per 24 persone in isolamento medico per 3 settimane circa. Voi adotterete questo esempio se si avvicina al vostro progetto.
I farmaci con asterisco sono quelli che potrete portare in una piccola scatola per un soggiorno esotico breve (7-10 giorni), del tipo “viaggio organizzato”.
Antibiotici
Zimox co da 1 gr.* - Bactrim forte co * - Flagyl co
Antidiarroici
Imodium cor * - Reidrax bustine
Antidolorifici / Antalgici
Lixidol co o Glifan co - Voltaren fl - Buscopan co e fl*
Aspirina co o Novalgina co o Aulin co o bust*
Antinfiammatori
Feldene co o Aulin co o bust *- Deflan co - Bentelan fl
Antimalarici
Clorochina - 1 scatola a persona - Lariam o Malarone
Coartem o Halfan o Cotecxin
Sterilizzazione acqua
Steridolo o Euclorina o Amuchina o Micropure
Disinfettanti cutanei
Euclorina bustine * o Betadine soluzione
Betadine pomata *
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Antistaminici
Polaramin *
Dermatologici
Flubason emulsione - Foille pomata - Nizoral pomata - Aureomicina
pomata - Gentalin ß*
Sonno e Angoscia
Lexotan 1,5 mg. co - Stilnox co *
Apparato digestivo
Maalox co - Plasil co e fl - Guttalax perle o gocce - Glicerina supposte - Travelgum
Occhio
Vasofen collirio *
Orecchio
Otalgan gocce
Tosse
Sobrepin co o Fluimucil co - Silomat gocce *
Anestetico locale
eventuale
Igiene personale
Candinet detergente * -Fissan polvere
Medicazioni e Utensili
Garza 10x10 sterile 2-3 pacchetti - Bende di garza orlata 2-3 rotolini
* - Rotolo cerotto carta - Rotolo cerotto tela * - Cerottini una scatola * - Siringhe monouso da 5 cc 3-4 siringhe - Spenco 2ND Skin o
Comped - 1 boccetta di plastica da 200 cc (per diluire l’Euclorina, se
la utilizzate) * - 1-2 confezioni di Aghi Sutura - 1 pinza Klemmer piccola - 1 pinzetta - 1 forbice piccola e ben affilata - 1 Victorinox (coltellino svizzero milleusi) * - Farmacia personale - 1 bombola di Baygon
Mettere tutti i medicamenti corrispondenti ai vostri piccoli mali abituali (cefalea, insonnia, emorroidi ecc), aggiungete la vostra crema
antisolare, il repellente per insetti e le compresse di vitamine (es.
Betotal) in caso di alimentazione povera di vitamine.
Per maggiori informazioni sui farmaci e sul loro impiego vedi anche
capitolo 9.
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PREPARAZIONE FISICA
Non tutti i viaggi richiedono una preparazione fisica specifica o particolare. Tuttavia se, programmando il nostro viaggio, decidiamo di
utilizzare sistematicamente mezzi di trasporto di cui facciamo raramente uso nella vita quotidiana (moto, bicicletta, canoa, cavallo
ecc.), o semplicemente decidiamo di compiere spostamenti a piedi
a cui non siamo assolutamente abituati, certamente una preparazione fisica specifica è fondamentale.
Essa deve essere:
1- Adatta o specifica: cioè, per quanto possibile, equivalente per
modi e condizioni all’attività in programma (es.: se decidiamo di trascorrere le vacanze in bici tra i vulcani del Guatemala, dobbiamo
prepararci con la bicicletta in montagna!).
2- Progressiva: ad ogni seduta di allenamento aumentare gradualmente lo sforzo (per intensità o durata). Non bisogna evitare la fatica,
ma il dolore!
3- Continuativa: una seduta ogni venti giorni è poco ma meglio di
niente!
Per quanto riguarda il caldo, il freddo e l’altitudine, oltre a preparazioni specifiche in luoghi con simili condizioni ambientali, è necessario prevedere 2 o 3 giorni di “acclimatamento” sul posto (vedi
anche capitolo specifico).
IL VOLO AEREO
Apriamo questo importante capitolo introduttivo al volo aereo con
alcune considerazioni tecniche fondamentali. Dobbiamo infatti
sapere che nelle cabine aeree esiste, durante il volo, una pressione
di 600 mm Hg, che equivale a quella esistente ad un’altezza di circa
2000 m. sul livello del mare, grazie ad un complicato sistema di
pressurizzazione. Questo comporta, tra l’altro, una caduta della
pressione parziale di ossigeno (come in montagna) a 74 mm Hg,
contro i 103 mm Hg presenti a livello del mare. Lo stesso sistema
permette, inoltre, un controllo costante sulla temperatura all’interno della cabina stessa.
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Il volo aereo è pertanto seriamente sconsigliato a tutti coloro che
soffrono di problemi respiratori particolari, di problemi cardiovascolari o che siano stati recentemente sottoposti ad interventi chirurgici, a tutti coloro, insomma, le cui condizioni possono aggravarsi in seguito a rapido sbalzo pressorio o ad improvviso stato di ipossia (carenza di ossigeno).
Fortunatamente la stragrande maggioranza dei passeggeri non ha
questo tipo di problemi, ma non è comunque immune da altri piccoli rischi. Li elencheremo qui di seguito dettagliatamente, in quanto la conoscenza di questi permetterà, nella maggioranza dei casi, di
prevenirli con un semplice comportamento corretto:
- IPOSSIA: questa condizione di diminuzione della pressione parziale di ossigeno (già vista precedentemente) è peggio tollerata dai
forti fumatori e dai forti bevitori, i quali dovrebbero astenersi dal
vizio almeno durante il volo.
I sintomi di una leggera ipossia sono: euforia, incoordinazione mentale e motoria, perdita della memoria ecc.; possono essere curati
con la somministrazione di ossigeno.
- IPERVENTILAZIONE: questo stato può essere causato dall’ipossia,
oppure presentarsi isolato nei soggetti particolarmente ansiosi, i
quali dovrebbero essere leggermente sedati prima del volo. I sintomi sono: agitazione, respiro rapido, disturbi visivi.
La perdita di biossido di carbonio, provocata dall’iperventilazione,
può essere controllata facendo inspirare l’aria appena espirata (per
esempio da un sacchetto di carta opaca: non di plastica!).
- ESPANSIONE DEI GAS INTESTINALI: questo fenomeno e le sue
spiacevoli conseguenze possono essere evitati limitando l’uso di
bevande alcooliche o gassate e l’assunzione di cibi come fagioli,
cavoli, rape ecc. durante il volo.
- DISIDRATAZIONE: è la diretta conseguenza della circolazione dell’aria secca nelle cabine pressurizzate. Bere spesso e molto, preferendo acqua naturale e succhi di frutta alle bibite gassate. Per quanto riguarda i portatori di lenti a contatto, la secchezza dell’aria è
anche causa di problemi agli occhi; essi dovrebbero preferire, in
volo, lenti soffici o, meglio ancora, occhiali tradizionali.
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- ORECCHIE E SENI PARANASALI: l’orecchio medio ed i seni paranasali possono essere soggetti, in particolari condizioni, a traumatismi pressori, specialmente nei soggetti affetti da importanti raffreddori. Una utile manovra può essere quella di chiudere il naso con le
dita e soffiare forte a bocca chiusa, oppure quella di bere con il naso
chiuso, manovra da effettuarsi a regolari intervalli, quando la pressione a livello del timpano è consistente.
- MAL D’ARIA: questo fenomeno, insieme con il mal di mare ed il
mal d’auto, è illustrato nel capitolo apposito.
- IMMOBILITÀ: la prolungata stazione seduta favorisce rigonfiamenti dei piedi e delle gambe (edema posturale), il che rende spesso
molto difficoltoso il rimettersi le scarpe al termine del volo, predisponendo, inoltre, alla formazione delle vene varicose.
È pertanto consigliabile fare frequenti passeggiatine durante il volo
o la ginnastica isometrica suggerita a bordo.
- JET LAG: sotto questa espressione intraducibile sono raccolti tutti
quei fenomeni di squilibrio del ritmo sonno-veglia, legati ad uno
spostamento aereo tra due luoghi con notevole differenza di fuso
orario.
Il problema, data la sua complessità, viene trattato nel capitolo
seguente.
JET LAG
Il rapido cambio di fuso orario, determinato dallo spostamento in
aereo, comporta sempre un più o meno grosso squilibrio del ritmo
sonno-veglia e appetito-digestione; i sintomi principali ad esso collegati sono: inappetenza, insonnia, irritabilità, stanchezza ed un
senso generale di malessere.
Esistono due metodi che favoriscono un rapido adattamento al
nuovo fuso orario; essi si basano sulla dieta e sull’assunzione di
sonniferi.
- DIETA: deve essere modificata 4 giorni prima della colazione che
si consumerà sul posto e prevede un elevato consumo di proteine a
colazione e a pranzo e di carboidrati a cena.
Il primo giorno della nuova dieta (4 giorni prima dell’arrivo previsto)
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mangiate molto, il secondo giorno mangiate poco, il terzo mangiate
ancora molto e il quarto ancora poco. Berrete caffè o sostanze contenenti caffeina soltanto dalle ore 15 alle 17, tranne il giorno prima
dell’arrivo, in cui bevete tali bevande al mattino, se siete diretti
verso ovest, oppure tra le ore 18 e le 23, se siete diretti ad est. È consigliabile, una volta sull’aereo, evitare il consumo di bevande alcooliche e limitarsi nel cibo.
Sforzatevi di dormire durante il viaggio solo se nel luogo dove siete
diretti è, in quel momento, notte (aiutarsi eventualmente con l’uso
di una mascherina). Giunti a destinazione consumate una prima
colazione ricca di proteine e cercate di rimanere attivi per tutto il
giorno.
- SONNIFERI: questo sistema, molto più sbrigativo, prevede l’assunzione di un sonnifero per i primi 3-4 giorni che seguono l’arrivo
sul posto. Se il vostro spostamento è stato verso Est, avrete grande
difficoltà a prendere sonno: è pertanto consigliabile un sonnifero a
rapida e breve azione (tipo Stilnox 10 mg.); se è invece stato verso
Ovest, avrete tendenza a svegliarvi molto presto: in questo caso è
meglio un prodotto a maggiore durata d’azione (tipo Felison 15 mg.
o Lexotan 1,5 mg.- 2 compresse).
Ricordate che lalcool può avere effetti particolarmente nocivi se
assunto in coincidenza con i sonniferi, i quali sono da usare una tantum e in occasioni particolari, poiché un uso reiterato vi esporrebbe
a indesiderati effetti collaterali o al rischio di assuefazione.
Qualunque sistema venga utilizzato è sempre prudente, una volta
giunti a destinazione, non intraprendere subito traversate impegnative o trekking massacranti, ma concedersi invece una tonificante
dormita ed almeno un buon giorno, pieno, di riposo.
Per curiosità, riportiamo qui di seguito la “formula di Buley”, la
quale serve a calcolare il tempo di riposo necessario, in funzione del
cambio di fuso orario, della durata del viaggio, dell’ora di partenza
e di arrivo.
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TR = (T/2 + (Z-4) + Cp + Ca:10
TR= tempo di riposo calcolato in unità giorno (1=24h.)
T = durata del volo
Z = numero fusi orari attraversati
Cp = variabile in base all’ora locale di partenza
Ca = variabile in base all’ora locale di arrivo
ORE
08.00 - 11.59
12.00 - 17.59
18.00 - 21.59
22.00 - 00.59
01.00 - 07.59
Cp
0 (buono)
1 (conveniente)
2 (conveniente)
3 (mediocre)
4 (pessimo)
Ca
4 (pessimo)
2 (conveniente)
0 (buono)
1 (conveniente)
3 (mediocre)
Esempio: un viaggiatore lascia Torino alle h.13 ora locale (Cp=1),
viaggia 22 ore e arriva a Kathmandu alle h.17 ora locale (Ca=2), dopo
aver attraversato 6 fusi orari.
Il numero di giorni di riposo a lui necessario è:
(22/2 + (6-4) +1+2) : 10 = 1,6 giorni = h. 38,5
vale a dire: una notte di riposo, un giorno di tranquillità e una
seconda notte di riposo.
FIG. 2
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PROBLEMI LEGATI ALL’ASPETTO FISICO,
AMBIENTALE E CLIMATICO
ALIMENTAZIONE
Alimentazione in viaggio
La dieta dovrà essere, per quanto possibile, bilanciata:
- a lento assorbimento
50 / 60% di GLUCIDI
(pane, pasta, riso, mais)
- a rapido assorbimento (zuccheri p.d.)
20 / 25% di GRASSI
(di preferenza vegetali)
12% di PROTEINE
(carne, pesce, uova, latte, formaggio)
Equilibrata anche in calorie, cioè l’introduzione calorica deve essere proporzionale al dispendio energetico, senza dimenticare le regole di igiene alimentare che impongono alcuni Paesi del Terzo Mondo
(vedi dopo).
Sarà compito vostro cercare di bilanciare giornalmente la dieta,
secondo il proprio gusto e la disponibilità di generi alimentari. Una
tranquilla vacanza, normalmente, non richiede particolari attenzioni
alimentari. I problemi sorgono se, nel vostro viaggio, avete incluso
attività sportive, come trekking, scalate, kayak, moutain-bike o
comunque lavori muscolari gravosi, specialmente se svolti in condizioni climatiche particolari (es. molto caldo).
Se, per esempio, durante una lunga marcia non si introduce abbastanza cibo, l’organismo, dopo aver dato fondo alle proprie riserve,
reagisce con la sensazione di fame. Successivamente compaiono
crampi allo stomaco e diminuisce la forza fisica; continuando nello
sforzo sopraggiungono pallore, sudorazione, vertigini e affaticamento intenso, fino allo svenimento.
Ma sappiate che questa sintomatologia compare anche in seguito
ad un pasto ricco di zuccheri, allorché si intraprenda un lavoro
muscolare importante.
MA ALLORA, COME COMPORTARSI ?
Ecco l’ essenziale:
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Prima dell’ impegno fisico: evitare cibi zuccherini, dando la preferenza a glucidi a lento assorbimento, proteine e lipidi normali.
Durante l’ impegno fisico: mangiare prima di avere la sensazione di
fame, introducendo piccole quantità per volta e frequentemente,
privilegiando gli zuccheri e pochi cibi sapidi, facili da mangiare e da
digerire.
Ma più la fatica aumenta, più è difficile alimentarsi: in questi casi
sono preferibili delle bibite zuccherate.
In conclusione:
- colazione del mattino variata e poco dolce, consumata almeno
un’ora prima del “cimento”, senza forzare al principio;
- alimentazione piccola e frequente, durante l’ impegno fisico;
- pranzo leggero a metà giornata (facoltativo, ma sovente gradevole);
- cena ricostituente, facilmente digeribile, da consumarsi nelle due
ore seguenti la fine del lavoro muscolare.
Ricordate, inoltre, di far trascorrere almeno 2-3 ore dal pasto, prima
di intraprendere un lavoro gravoso, altrimenti si avrà un rallentamento della digestione, poi un blocco, finchè lo stomaco non rinvierà tutto all’esterno...
Il sale
Quando, in seguito ad un impegno muscolare, noi sudiamo, perdiamo insieme all’acqua ma in misura proporzionale minore anche il
sale. Di conseguenza possiamo immaginare che l’ interno del corpo
diventi più salato.Viene da sè: non dobbiamo ingerire sale, bensì
acqua per ripristinare l’equilibrio.
Il problema è lievemente diverso quando l’ impegno fisico interessa
tutto l’ arco della giornata, durante la quale la traspirazione è stata
abbondante e largamente compensata dall’ introduzione di liquidi.
In questo caso l’ingestione di sale è auspicabile, soprattutto sotto
forma di alimenti e non di compresse.
Ma è anche controproducente salare troppo i cibi, poiché l’organismo apprende a limitare le perdite (adattamento) e più l’alimentazione è ricca in sale, meno ne viene ritenuto, con maggiori chance di
andare in debito dopo una lunga giornata di sforzi.
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L’ acqua
Bisogna bere prima di avere sete, frequentemente e a piccole quantità per volta. Non ghiacciata, eventualmente con qualche cucchiaio
di zucchero disciolto per gli sforzi di intensità media.
Le vitamine
Un’alimentazione equilibrata e varia, apporta una quantità largamente sufficiente di vitamine. Tuttavia, in viaggi particolari, in zone
dove spesso è difficile consumare frutta e verdura fresca, è consigliabile aggiungere alla dieta 1 compressa di polivitaminico b
(BETOTAL) - il lievito di birra è una buona alternativa - a colazione
e 1-2 compresse di vitamina C durante la giornata.
Alimentazione in Paesi a baso tenore di igiene
Scelta del cibo:
- scegliere cibi cotti da poco e ben caldi;
- mangiare frutta che potete pelare (banane, arance, melone, papaya, mango);
- scegliere degli accettabili piatti locali, piuttosto che imitazioni di
piatti nostrani.
Non mangiare:
- insalate;
- cibi sui quali non avete certezza che siano cotti da poco (inclusi i
buffet serviti in alcuni hotel, lasciati all’aperto in climi caldi;
- cibi dove ci sono o potevano posarsi mosche;
- piatti che per la preparazione hanno richiesto molte manipolazioni;
- gelati - non fare uso di ghiaccio;
- latte fresco (non bollito);
- salse e condimenti lasciati sulla tavola.
Quando non vi sono alternative, piccole quantità sono normalmente scevre da pericolo, ma considerate anche di saltare il pasto.
Piatti, posate e bicchieri devono essere lavati con acqua e sapone,
risciacquati con acqua pulita e protetta dalle mosche. Se questo non
è stato fatto o sospettate che siano contaminati, risciacquateli con
un pò di tè caldo o strofinateli con un tovagliolo pulito.
26
Le mani dovrebbero essere lavate ad ogni opportunità. Se toccate
del cibo, mangiatelo solo se le avete veramente pulite, altrimenti
maneggiatelo con un tessuto pulito, l’interno di un sacchetto di plastica, un pezzo di pane; se usate le dita, gettate via la parte toccata.
In definitiva: “cook it, boilit, peelitor forget it”
Utile il sito: www.foodsafety.ufl.edv.
CALORE
Meccanismo di termoregolazione
Il meccanismo che permette al nostro organismo di mantenere una
temperatura inferiore ai 40°C è detto di termoregolazione; esso si
basa sui concetti di TRASPIRAZIONE, CONVEZIONE e RESPIRAZIONE.
La traspirazione è l’ evaporazione dell’acqua sulla pelle, quando è
molto efficace il sudore non si vede nemmeno, perché evapora
prima di gocciolare. Essa Ë favorita dall’aria secca e da un ambiente ventilato, è invece ostacolata da indumenti impermeabili e da un’
atmosfera umida.
La convezione è la cessione di calore del nostro corpo all’aria che ci
circonda, a condizione che la temperatura di questa sia più bassa di
quella della pelle; anche in questo caso il rinnovo dell’aria (vento)
facilita questo meccanismo.
Attraverso la respirazione, infine, l’ aria inspirata è riscaldata e saturata in vapore acqueo, passando nei polmoni.
Inconvenienti dovuti al calore
LO SFINIMENTO DA CALORE ( per diminuzione di introduzione d’acqua o per
perdita di sali)
Il primo sovviene quando l’introduzione dell’acqua è forzatamente
ridotta (acqua razionata), in situazione di stress e di forte calore. Il
soggetto è sudato e assetato, le urine poche e scure, si possono
aggiungere malessere e palpitazioni. È necessario bere abbondantemente, fino a che le urine tornano normali per colore e quantità
(1/2 litro d’acqua ogni 15 min.).
Il secondo tipo di sfinimento, per deficienza di sali, interviene in
27
soggetti non ben acclimatati sottoposti a sforzi particolari in
ambiente molto caldo, con normale introduzione di liquidi, ma poca
introduzione di cibo; vomito e diarrea ne facilitano l’insorgenza.
I sintomi principali sono: malessere, mal di testa, sudorazione, vertigine, pallore, crampi muscolari. È necessario riposo in ambiente
fresco e introduzione di bibite salate (1 cucchiaio di zucchero + 1/2
cucchiaino di sale per litro d’acqua); in seguito si riprenderà l’introduzione anche forzata di cibo.
DIFFERENZA FRA SFINIMENTO DA
CALORE E COLPO DI CALORE
COLPO DI CALORE
SFINIMENTO DA CALORE
CUTE SECCA,
ROSSA E CALDA
SUDATO, PALLIDO,
PELLE FREDDA
PUPILLE LARGHE
NO FEBBRE
FEBBRE
DEBOLEZZA
LA PERSONA È MOLTO
MALATA O INCONSCIA
FIG. 3
- L’ INSOLAZIONE
È il risultato dell’ effetto diretto dei raggi del sole sul cranio e/o sulla
nuca. Può dare mal di testa, capogiro, nausea e sensazione di malessere intenso.
Bisogna tenere il soggetto al riparo dal sole e inumidire la testa con
tessuti bagnati.
- IL COLPO DI CALORE
Corrisponde ad uno stato febbrile che compare quando la produzione di calore, associata ad una temperatura esterna più o meno alta,
supera le possibilità di refrigerazione dell’organismo.
La pelle si presenta rossa e secca, quindi non sudata, segno di arresto della traspirazione, dopodichè seguono confusione e malessere, fino ad arrivare, nei casi gravissimi, alla sincope ed al coma. È
fondamentale mettere il soggetto in un luogo fresco ed aerato, raffreddarlo con tessuti inumiditi e farlo bere abbondantemente.
28
- LE INFEZIONI CUTANEE
È un problema indirettamente collegato al calore, in quanto certe
parti del corpo traspirano altrettanto che le altre, ma, non avendo
possibilità di evaporazione, possono andare incontro a fenomeni di
macerazione prima e di infezione dopo (piedi, inguine, ascelle).
Per prevenire il fenomeno sarebbe utile aerare il più sovente possibile queste parti e lavarle con acqua disinfettata e sapone.
Una volta che il processo si è instaurato e si manifesta con fenomeni di rossore, bruciore e fastidio localizzato, la parte deve essere ben
lavata, risciacquata, asciugata, trattata con polvere assorbente tipo
FISSAN e ben aerata. La cura dovrebbe essere mantenuta per 2-3
settimane (vedi anche capitolo dermatologico).
Un discorso a parte meritano le ferite, che in un ambiente caldo
vanno facilmente incontro ad infezioni anche gravi, con formazione
di ulcere (cd. ulcere tropicali), vedi capitolo sulle ferite.
- IL PRURITO DA CALORE (MILIARIA)
Si presenta come piccolissime vescicole circondate da una minutissima area infiammata, accompagnata da forte prurito. Interviene in
soggetti non acclimatati posti in ambiente caldo-umido.
Tenere la zona fresca e asciutta e utilizzare una crema cortisonica
(tipo FLUBASON).
L’EDEMA DA CALORE
Si presenta come un rigonfiamento delle caviglie, soprattutto nei
primi
LO SVENIMENTO DA CALORE
È un normale svenimento, facilitato dal caldo, dovuto ad una prolungata stazione eretta o ad un cambio repentino di posizione.
Fare sdraiare il soggetto.
Prevenzione degli effetti negativi del calore
- Compensare prontamente la perdita di acqua
- Bere prima di avere sete (il fabbisogno di acqua è superiore alla
sensazione di sete)
- Portare vestiti leggeri, chiari ed ampi che permettano all’aria di circolare
- Proteggere la testa con cappelli, meglio se bagnati
29
- Evitare di consumare alcool
- Nelle ore più calde della giornata, se possibile, evitare l’esposizione diretta ai raggi solari
- Utile può essere in climi caldo-secchi refrigerare la pelle con acqua
spruzzata attraverso un vaporizzatore.
Ricordiamo, infine, che una acclimatazione al calore esiste; essa si
completa in qualche settimana, ma già nei primi giorni comincia a
dare i primi benefici. Il suo rapido instaurarsi è favorito da:
- riduzione, soprattutto nei primi giorni, di attività faticose;
- buon riposo notturno;
- limitazione dell’aria condizionata ;
- evitare il consumo di alcool.
SOLE
Caratteristiche dei raggi solari
La componente dei raggi solari che più ci interessa riguarda quella
ultravioletta, in particolare del tipo A e B, in quanto la componente
C è arrestata dalla sfera di ozono.
Il tipo A è responsabile della cuperose, delle allergie solari e di
un’abbronzatura leggera; il tipo B, invece, dell’abbronzatura stabile
ed intensa, ma anche del cancro della pelle e del colpo di sole.
Durante l’esposizione ad essi è necessario tenere in considerazione
alcune loro caratteristiche:
1) le prime esposizioni devono essere di breve durata, poi progressivamente si può aumentare, perché aumentano le difese intrinseche della pelle;
2) prima delle 10 del mattino e dopo le 15, i raggi ultravioletti B sono
praticamente assenti; l’esposizione senza questi raggi è particolarmente indicata nei primi giorni, perché permette di iniziare la produzione della melanina senza rischiare un colpo di sole;
3) quanto più ci si avvicina all’equatore, tanto più numerosi dono i
raggi U.V. B che raggiungono la terra, dovendo compiere meno percorso per arrivarci;
4) sulla sabbia i raggi U.V. sono riflessi per il 20%, sull’acqua del
mare solo per il 5%;
30
5) in altitudine la quantità di U.V.A non cambia, mentre gli U.V.B
aumentano del 30% a 2000m. e del 45% a 3000m.!
6) sulla neve gli U.V. sono riflessi per l\rquote 80%;
7) alcune nuvole lasciano passare il 90% degli U.V.;
8) le zone del corpo più sensibili sono: la fronte, il naso, le spalle, i
seni, l’interno delle cosce, i polpacci ed in genere tutte quelle parti
che sono quasi sempre coperte.
Protezioni antisolari
Creme filtranti e schermi
Le creme filtranti filtrano solo gli U.V.B e lasciano passare gli U.V.A.
Per schermi, invece, si intendono creme che riflettono sia gli U.V.A
che gli U.V.B, lasciando passare sia gli uni che gli altri in misura
variabile. L’indice di protezione (da 2 a 10) indica appunto il grado
di efficacia del prodotto. Molto schematicamente:
la protezione n° 2 lascia passare 50% di U.V.
“
n° 3
“
33%
“
“
n° 4
“
25%
“
“
n° 5
“
20%
“
“
n° 6
“
17%
“
“
n° 8
“
13%
“
“
n°10
“
10%
“
A parità di protezione, lo schermo appare pù efficace delle creme filtranti, perché attivo anche sugli U.V.A, responsabili della maggior
parte delle allergie solari, anche se presenta l’inconveniente di essere più opaco, quindi meno estetico, ed ha tendenza a macchiare i
vestiti.
A parità di prodotto, la crema è molto più resistente all’acqua, alla
traspirazione, ecc., anche se meno delicata ed estetica, rispetto ad
un olio o ad un latte.
Gli acceleratori di abbronzatura, da soli o uniti ad un filtro, sono
concettualmente validi perchè favoriscono una produzione più
imponente di melanina, determinando una protezione naturale più
rapida, ma devono essere utilizzati con estrema cautela, specialmente nei Paesi tropicali.
31
La preparazione al sole attraverso l’utilizzo di lampade abbronzanti
è generalmente consigliata, fatta eccezione per le persone particolarmente sensibili agli U.V.
I prodotti autoabbronzanti non forniscono protezione antisolare.
Sono da evitare prodotti grassi, tipo olio, burro, vaselina, i quali
facilitano enormemente la possibilità di un colpo di sole.
Per contro, le creme idratanti dopo-sole evitano di spellare troppo
rapidamente.
Per la scelta dei prodotti diamo ampia libertà all’utente di usare le
“cremine” di fiducia o di “stagione”.
Inconvenienti dovuti al sole
IL COLPO DI SOLE
Questa reazione agli U.V. può andare dal semplice arrossamento
fino alla bruciatura profonda, con problemi importanti anche generali. La bruciatura, a sua volta, può infettarsi o, comunque, dare origine a macchie rosa o brune indelebili.
La terapia del colpo di sole è la seguente:
1°grado (rossore semplice, indolore)
- latte dopo-sole
- ghiaccio o impacchi freddi.
2°grado (pelle rossa, calda e dolente)
- latte dopo-sole
- aspirina (3 compresse al giorno)
- ghiaccio o impacchi freddi.
3°grado (pelle rossa, calda, dolente e leggermente gonfia)
- latte dopo-sole
- aspirina
- pomata cortisonica, tipo FLUBASON
- ghiaccio o impacchi freddi.
4°grado (bruciore intenso, bolle o vescichette, bruciature o ulcere)
- pomata, tipo FOILLE
- aspirina
- ghiaccio o impacchi freddi
- vedi capitolo su bruciature ed ustioni.
32
Se non disponete di latte dopo sole e la pelle è dolente, potete sbattere l’albume di un uovo e pennellare il preparato sulla parte arrossata e dolente.
Allergie solari
L’allergia solare vera è piuttosto rara; frequenti sono invece le allergie dovute alla interazione tra il sole e sostanze ingerite o applicate
sulla pelle.
Tra le sostanze applicate ricorderemo in particolare quasi tutti i profumi, alcuni anti-acneici, alcuni disinfettanti cutanei, alcuni saponi
(REXONA!), le pomate antibiotiche a base di sulfamidici, la maggior
parte delle creme decontratturanti, la clorofilla (non prendere il sole
sdraiati sull’erba).
Tra quelle ingerite ricorderemo, tra le più comuni, i sulfamidici
(BACTRIM), alcuni diuretici (LASIX), alcuni zuccheri di sintesi
(SUCARYL), la clorochina, la pillola anticoncezionale.
La condotta da tenere al manifestarsi di un\rquote allergia solare è
la seguente:
- ricercare l’agente causale e, se possibile, sopprimerlo;
- evitare assolutamente l’esposizione al sole;
- tamponare con una soluzione antisettica, tipo EUCLORINA o
BETADINE;
- applicare un cortisonico, tipo FLUBASON;
- prendere un antiallergico, tipo TELFAST o POLARAMIN (2 cps. al
giorno).
LE LABBRA
Prevenire lesioni alle labbra con l’utilizzo di prodotti antisolari specifici o generici.
Alcuni rossetti sono fotosensibilizzanti.
I prodotti grassi semplici (burro di cacao) devono essere utilizzati
solo dopo l’esposizione al sole. In caso di lesione impiegare un antisettico, tipo una soluzione di EUCLORINA o altro.
GLI OCCHI
Per evitare problemi agli occhi, l’unica difesa sono un buon paio di
33
occhiali da sole. Quando i problemi si sono già instaurati (palpebre
gonfie, congiuntiva arrossata, mal di testa, talvolta febbre), questa è
la condotta corretta da tenere:
- creare oscurità, al limite con una mascherina opaca sugli occhi;
- aspirina;
- somministrazione di un collirio antisettico (VASOFEN 1 o 2 gocce
ogni 4 ore);
- non usare un collirio anestetico o a base di cortisone.
FREDDO
Il meccanismo di termoregolazione riflessa
La temperatura centrale del corpo umano tende a rimanere costante attraverso due meccanismi fondamentali: la termogenesi e l’isolamento dovuto alla pelle.
1) Termogenesi: il corpo può utilizzare automaticamente tutte le
sostanze energetiche disponibili per un aumento generale del metabolismo, anche se il migliore apporto di calore resta il lavoro
muscolare (anche sotto forma di brividi o tremori).
2) Il primo segno visibile del freddo è la cosiddetta “pelle d’oca”; la
pelle appare raggrinzita per via della contrazione dei muscoli orripilatori, primo mezzo di isolamento della pelle per evitare la dispersione del calore. Secondariamente avviene una vasocostrizione
cutanea (i vasi della cute restringono il loro diametro), in modo che
il sangue non sia esposto al freddo, e la pelle si trasformi in isolante termico.
Le difese dal freddo
Limitare la perdita di calore
Importantissimo il ruolo dei vestiti: essi non devono essere troppo
aderenti, onde permettere una normale circolazione sanguigna
(scarpe specialmente); numerosi piccoli strati proteggono più di
uno grosso, lasciare meno parti scoperte del corpo possibili.
È importantissimo comprendere nel proprio bagaglio un telo di
alluminio-amianto (coperta termica), leggerissimo e capace di limitare al massimo la perdita di calore.
34
Difendersi dagli alleati del freddo
Il vento può moltiplicare per 10 l’azione del freddo: difendersi con
paraventi o ripari improvvisati (buco nella neve, ecc.).
L’umidità può moltiplicare per 14 l’azione del freddo, evitare per
quanto possibile di avere mani o piedi umidi.
L’altitudine contribuisce ad una diminuzione di 6°C ogni 1000m. di
altezza e quanto più si è alti, tanto più sono rapide le variazioni di
temperatura (tra giorno e notte, sole e ombra, ecc.): cercare di prevenire la sensazione di freddo o l’insorgere di brividi, coprendosi in
anticipo. In quota, inoltre, c’ è meno ossigeno (ipossia), il che provoca aumento della respirazione (iperventilazione) e del numero di
globuli rossi (poliglobulia), tutti fattori che limitano la produzione e
il trasporto di calore e che ne favoriscono la dispersione.
L’aria fredda e secca di montagna provoca sovente irritazione delle
vie respiratorie con tosse secca e mal di gola (vedi capitolo relativo).
Aumentare la produzione di calore
Attraverso il lavoro muscolare (preferibilmente la contrazione
muscolare statica) e l\rquote apporto energetico legato al cibo
assunto (possibilmente caldo).
L’alcool e il fumo
L’alcool, essendo un vasodilatatore, può prevenire l’insorgenza dei
geloni, ma favorisce la dispersione del calore (ipotermia), fornendo
un beneficio al freddo solo illusorio.
Le sigarette, per contro, avendo un’azione opposta vasocostrittrice,
aggravano il rischio di geloni, senza migliorare di molto la perdita di
calore.
Purtroppo è sbagliato pensare che una sigaretta possa valere come
antidoto ad una sorsata di alcool!
L’acclimatamento
A differenza del caldo, per il freddo non esistono meccanismi di
acclimatizzazione, per cui è ancora più fondamentale essere ben
attrezzati contro di esso, con vestiti caldi e buone attrezzature.
Inconvenienti dovuti al freddo
LESIONI LOCALIZZATE: CONGELAMENTO E GELONI
Le zone più esposte sono le dita, le mani, i piedi ed il viso (orecchie,
35
naso).
La parte colpita si presenta bianca, fredda, indurita, difficile a muovere ed insensibile al tatto.
In seguito al riscaldamento diventa violacea, dolorante ed inizia a
gonfiare. Solo dopo parecchi giorni si può definire la gravità, si va
dalla guarigione senza postumi fino alla gangrena; dipende dalla
parte colpita, dall’umidità, dalla temperatura e dal tempo intercorso.
La specifica terapia di questo tipo di lesioni è riscaldare la parte,
immergendola in un bagno di acqua calda a 40°-42°C per 30 minuti.
In alternativa, riscaldarla ponendola a diretto contatto con il corpo
di un compagno (ascelle, inguine, pancia). Questa operazione
potrebbe essere molto dolorosa per cui conviene assumere antidolorifici, tipo ASPIRINA o VOLTAREN o AULIN o LIXIDOL (2 cps. o 1
fiala al giorno).
Se dopo questa operazione la parte ritorna a essere dolorante,
sospettare un’infezione e prendere un antibiotico, tipo ZIMOX (3
cps. al giorno per 7 giorni); prevenire il rischio infettivo anche quando dovessero residuare sulla parte bolle o vescicole (non aprirle!).
Compiere tutte queste operazioni di riscaldamento della parte solo
quando si abbia la sicurezza di potere mantenere la parte stessa al
caldo ed a riposo per diverso tempo: una nuova esposizione al freddo sarebbe catastrofica. Ricordiamo a questo proposito che è ancora possibile, in caso di necessità, camminare con i piedi congelati,
ma assolutamente impossibile, quando questi siano stati appena
scongelati.
Per rendere più efficace il riscaldamento locale è utile riscaldare a
dovere tutto il corpo e assumere bevande e cibo possibilmente
caldi.
IPOTERMIA
Essa è la conseguenza di una produzione di calore insufficiente a
mantenere la temperatura centrale del corpo sopra i 35°.
Quando la temperatura del corpo è localizzata tra i 37° e i 35°, il soggetto è cosciente e capace di descrivere le proprie sensazioni; tra i
35° e i 32°, il soggetto è affaticato, sonnolento, confuso, tremolante,
36
con pelle fredda, viso livido e difficoltà di parola. Sotto i 32° si ha
perdita della coscienza, sparizione dei brividi, spesso coma; la
sopravvivenza diventa improbabile sotto i 28°.
Il trattamento delle situazioni di emergenza è il seguente:
- riscaldare con priorità il torace, prima di pensare agli arti (se possibile, immergere il torso della vittima in una vasca di acqua calda,
lasciando fuori braccia e gambe penzoloni);
- eliminare i vestiti bagnati e cambiarli con altri asciutti, possibilmente già indossati da altri, per cui caldi;
- alloggiare il soggetto in un sacco a pelo o in un letto, possibilmente già scaldato (utilizzare borracce riempite con acqua a 40°42°);
- sfruttare il calore del corpo dei compagni per trasferirlo al soggetto in ipotermia (dormire con lui a stretto contatto);
- se il soggetto è cosciente fargli bere bevande calde zuccherate (tè),
prima di passare ad una alimentazione solida.
- non dare alcool, tabacco o caffeina.
LA FATICA, IL SONNO, L’ANGOSCIA
La fatica psichica è normalmente collegata ad una estrema tensione
nervosa: questo provoca il facile sovvenire di incidenti e problemi,
anche per futili motivi, e prelude ad una sensazione di abbandono.
In tale situazione psicologica è consigliabile agire e comportarsi con
prudenza particolare.
L’insonnia e l’angoscia sono spesso collegate tra loro e possono talvolta sopravvenire durante un viaggio, a causa della differenza di
fuso orario o di problemi tecnico-organizzativi particolari.
Se siete principalmente tesi o angosciati, potete prendere un ansiolitico, tipo LEXOTAN compresse 15mg.(1 o 2 cps. mattino e sera); lo
stesso trattamento può essere utilizzato in caso di sonno leggero o
agitato (assumendo solo la dose della sera).
Se invece il vostro è un problema di risveglio troppo precoce, è consigliabile un prodotto con proprietà sonnifere dominanti, tipo FELISON, una compressa prima di coricarsi.
Se invece il problema è legato ad un addormentamento laborioso,
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associato ad un risveglio penoso, è preferibile un sonnifero ad azione breve (3-4 ore), tipo STILNOX 10mg.
L’uso di questi farmaci non deve essere trasformato in abuso o abitudine, ma rimanere circoscritto allo stretto necessario, pena sgradevoli effetti collaterali o assuefazione.
L’ALTITUDINE
Il Male Acuto di Montagna (MAM)
In altitudine esiste una pressione atmosferica più bassa rispetto a
quella del livello del mare, di conseguenza anche la pressione di
ossigeno nell’aria è notevolmente diminuita (a 5000 m. è la metà di
quella a livello del mare). Questo provoca una diminuzione di ossigeno disponibile per i tessuti (ipossia). L’organismo compensa
quindi con un aumento della ventilazione e con una accelerazione
del ritmo cardiaco; la maggiore produzione di globuli rossi (deputati al trasporto dell’ossigeno nel sangue) è un meccanismo più tardivo.
Il respiro più rapido e la tachicardia portano però con s’é un aumento generale e permanente del debito di ossigeno, il quale, alla lunga,
può essere causa del male acuto di montagna (MAM).
Prevenzione del MAM
L’unico modo per prevenirlo è dare ai meccanismi di compenso il
tempo necessario per entrare in azione gradualmente, senza sovraccaricare l’organismo.
Questo si ottiene principalmente con una ascensione graduale, vale
a dire che dopo i 3000 m. non bisogna accamparsi a più di 400 m. di
dislivello rispetto al campo precedente. Sarebbe inoltre consigliabile accamparsi ad una quota leggermente inferiore a quella massima
raggiunta in quella giornata.
È inoltre suggeribile il concedersi almeno una giornata di riposo,
dopo l’arrivo con l’aereo direttamente ad una quota superiore ai
2000 m.
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Sintomi principali
Compaiono nei soggetti non adattati dai 3500-4000 m. Il primo
segno è l’euforia, spesso accompagnata da insonnia. Quindi compaiono cefalea, vertigini, seguite da nausea e vomito. Sopra i 50006000 m. la sincope è frequente. Queste manifestazioni possono
accompagnarsi a disturbi visivi e a gonfiore delle mani e del viso.
Se cominciano a comparire alcuni di questi sintomi, una giornata di
riposo si impone immediatamente; se il giorno seguente i sintomi
non sono diminuiti, è necessario aiutare il malato a ridiscendere.
Questa procedura è l’unica che permetta di evitare il sopraggiungere di una catastrofe, cioè l’edema polmonare acuto o l’edema cerebrale.
Complicazioni del MAM
Edema polmonare acuto:
a) i segni del MAM si aggravano;
b) diminuzione della produzione di urine;
c) comparsa di un affanno anormale a riposo;
d) tosse secca prima, schiumosa poi, con la sensazione di avere l’acqua nei polmoni;
e) respiro difficile, con suono simile al rumore di bolle che scoppiano.
Edema cerebrale:
a) intenso mal di testa;
b) vomito abbondante;
c) visione disturbata;
d) turbe della coscienza.
Terapia delle complicazioni
È la stessa sia per l\rquote edema cerebrale che per quello polmonare e si avvale di:
- DIURETICI (specialmente nell’edema polmonare), i quali aiutano il
malato a urinare rapidamente; molto usato il LASIX intravenoso o
intramuscolare (2 fiale) o per via orale (2 o 3 compresse);
- CORTISONICI (specialmente per l’edema cerebrale); BENTELAN
intravenoso o intramuscolare (2 fiale);
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- OSSIGENO (quando disponibile);
- DISCESA a una quota inferiore: è la misura più importante del trattamento, da effettuare il più precocemente possibile;
nell’edema polmonare, mantenere assolutamente la posizione
seduta o semi-seduta, anche durante la discesa.
Altri problemi legati all’altitudine
Problemi digestivi
Essi possono essere legati alla dilatazione dei gas in altitudine,
all’alimentazione o agli spasmi provocati dal freddo.
Possono essere usati antiacidi, tipo MAALOX compresse e antispastici, tipo BUSCOPAN.
Emorroidi
Problema molto frequente in altitudine; è necessario arricchire la
farmacia con una pomata antiemorroidaria, tipo RUSCOROID e con
un venotonico, tipo DAFLON (6 compresse al giorno). Vedi anche
capitolo apposito.
Flebiti
Irritazione delle vie respiratorie (vedi capitolo sul freddo).
IL MARE
MALATTIE LEGATE AL MARE
Molti considerano l’acqua, e gli sport ad essa legati, una parte
essenziale delle loro vacanze, ma sfortunatamente molte attività
presentano qualche elemento di rischio.
Lungo le coste degli Oceani bisogna porre attenzione alle correnti di
marea. Si distinguono per l’acqua torbida, con movimento veloce
come quello di un fiume che scorre da riva verso il mare. Se vi capitasse di trovarvici dentro, non tentate di nuotare contro corrente,
ma lasciatevi trasportare fino a quando non lascerete l’area di
influenza della corrente stessa.
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L’uso di maschere e pinne è un modo divertente di esplorare il
fondo marino e conoscere i suoi multicolori abitanti. Se vi cimentate nella discesa in apnea, non fate più di uno o due respiri profondi
prima di scendere. La tecnica di iperventilazione (respirare velocemente e profondamente) non allungherà il tempo di permanenza
sott’acqua, ma avrà l’unico risultato di facilitarvi la perdita di
coscienza in fase di risalita, con il rischio di annegamento.
Scuba diving
Self containing underwater Breathy Apparatus, o immersione con le
bombole, dovrebbe essere intrapreso solo dopo un adeguato e qualificato training.
Una storia medica di affezioni croniche alle orecchie e ai seni facciali
o interventi al cranio, asma, bronchiti, pneumotorace, disturbi cardiaci, epilessia, diabete vi rende non idonei a questo tipo di sport.
Se avete intenzione di intraprendere questo “piacere” all’estero,
munitevi di un certificato medico, poiché sono difficili e molto cari
da ottenere in loco.
Non immergetevi se non vi sentite bene: per es. mal digestione,
freddo, se avete il raffreddore, mal di gola, bronchite o se siete psicologicamente stressati e mai, mai da soli.
Bagnandosi nei mari tropicali, ricordate che le acque calde presenti
a questa latitudine sono sospensione di batteri e altri piccoli organismi, i quali possono provocare un’infezione dell’orecchio esterno
(otite esterna). Può essere evitata risciacquando con acqua dolce le
orecchie e scuotendo la testa (evitare di asciugarsi il canale con
asciugamano, cotton fioc, dita, ecc.).
L’otite media è causata da batteri che risalgono nell’orecchio da
infezioni della gola e del naso, facilitata dalle manovre di compensazione.
Per maggiori dettagli vedi problemi auricolari.
Dopo l’immersione non bisogna fare docce calde, non si deve consumare alcool né fare sforzi eccessivi e ricordate che devono passare almeno 24 ore dall’ultima immersione prima di prendere un
aereo.
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Vela - wind-surf - ski d’acqua
Indossare un giubbotto salvagente, anche se siete esperti.
Nello ski d’acqua le donne possono prevenire indesiderati “lavaggi
vaginali” indossando un adeguato costume o una tuta di neoprene.
Animali marini non velenosi
L’aggressione da parte di squali è un fenomeno raro. Milioni di persone ogni giorno scendono in mare senza essere attaccate; è il mare
in se stesso ad essere maggiormente pericoloso. è più facile che
l’uomo faccia male allo squalo che viceversa.
Tuttavia questi animali devono essere trattati con rispetto sia perché invidiamo il loro habitat, sia perché tutte le specie superiori a
un metro e mezzo sono da ritenersi potenzialmente pericolose. Nel
caso vi trovaste di fronte ad uno squalo, evitate ogni brusco movimento e allontanatevi lentamente da lui, senza mai voltargli la
schiena. Se arrivasse tanto vicino da poterlo toccare, affrontatelo
con qualsiasi cosa: pugni sul muso, sugli occhi, sulle branchie sono
spesso sufficienti ad allontanarlo...
Altri pesci a lesività meccanica sono: barracuda e cernie, murene e
razze normalmente non aggressive se non molestate.
Pesci velenosi
Possiamo dividerli in passivamente tossici: acquistano dall’ambiente tossine, diventando tossici, non per se stessi, ma per chi ne fa
uso; e attivamente tossici: capaci di produrre sostanze tossiche a
scopo di offesa o di difesa.
Passivamente tossici
Questi pesci provocano avvelenamento in seguito ad ingestione di
tossine, non inattivabili dalla cottura, presenti nelle loro carni.
PESCI PALLA, chiamati “fugu” in Giappone, sono talmente deliziosi da “correre il rischio”. I cuochi devono avere una particolare licenza per rimuovere i visceri e la pelle, che contengono le tetrodotossine. Ma ogni anno vi sono parecchi morti per l’ingestione del fugu.
Provoca sintomi neurologici, formicolii, paralisi, ipersalivazione, fino
al blocco respiratorio.
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CIGUATERA. Questa malattia è conosciuta fin dalla scoperta
dell’America; infatti i conquistadores avevano come principale cibo
una conchiglia chiamata “cigua”. Questa cigua provocava delle turbe
intestinali e nervose che furono associate, sotto il nome di ciguatera, a delle turbe simili a quelle provocate da alcuni pesci.
In causa vi sono tossine provenienti da un microrganismo marino,
che si sviluppa nel corallo morto: il gambierdiscus toxicus, che viene
ingerito da pesci erbivori. I pesci carnivori si cibano dei precedenti,
concentrando a loro volta le tossine.
È presente soprattutto a Cuba e Haiti; ne sono intossicati: barracuda, ricciole, cernie, murene, pesci pappagallo e alcune testuggini.
Dopo circa 6 ore, si sviluppano nausea, vomito, diarrea e senso di
bocca arida, prurito, profonda stanchezza, formicolii, dolori muscolari e articolari, sino alla paresi. La letalità è bassa.
PARALITIC SHELL FISH POISONING. L’avvelenamento è causato
dall’ingestione di pesce o conchiglia, che hanno ingerito plancton
contenente saxitossina (elaborata da un protozoo: goniaulax).
Quando questi parassiti sono presenti in grosse quantità, provocano quel fenomeno conosciuto come “marea rossa”. I sintomi compaiono subito e sono sovrapponibili a quelli della ciguatera.
SCOMBROID POISONING. Pesci come tonni, bonito, sgombri,
sarde, aringhe possono essere causa di avvelenamento se non adeguatamente conservati e refrigerati al momento della pesca. È provocato da batteri che passando dall’intestino nelle carni metabolizzano i muscoli e rilasciano sostanze tossiche.
I sintomi sono prevalentemente digestivi con nausea, vomito, diarrea, coliche addominali, orticaria e cefalee; iniziano due ore dopo il
pasto e durano per dodici ore circa.
Nessun trattamento. Malattia benigna. Questo tipo di avvelenamento può avvenire ovunque nel mondo.
Attivamente tossici
RAZZE o TRIGONI: vivono sui fondali sabbiosi; se calpestati, muovono violentemente la coda, dove è inserito l’aculeo, provocando
una ferita più o meno profonda, con liberazione di sostanze tossiche
(fig. 4).
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FIG. 4 A
RAZZA
FIG. 4 B
TRACINA
FIG. 4 C
LION FISH
FIG. 4 D
SCORPION FISH
TRACINE o PESCE RAGNO: in acque poco profonde, sommersi dalla
sabbia, possono uscire solo le spine dorsali. Le lesioni si hanno per
calpestamento; frequenti nei nostri litorali.
SCORFANI: appartengono a questa famiglia (scorpaenidae) i bellissimi pteroides o Lion fish, gli Scorpion fish e i letali Stone fish tropicali. Sicuri del loro mimetismo essi non si muovono; gli incidenti
capitano accidentalmente, per distrazione, durante le immersioni
subacquee.
Il dolore è immediato, costante ed estremamente violento e si irradia a tutto l’arto, talora di tale intensità da indurre a malessere e
svenimento.
Ovvio che possa mettere in seria difficoltà un subacqueo che deve
risalire.
Sulla ferita insorge una reazione infiammatoria, con gonfiore pallido; successivo ingrossamento dei linfonodi alla radice dell’arto.
La sintomatologia dolorosa provoca angoscia, tachicardia, difficoltà
di respirazione e diminuzione della pressione. Questi segni di shock
possono essere variamente pronunciati, fino alla perdita di cono44
scenza. Talvolta prevalgono sintomi neurologici con vertigini, formicolii, contratture e spasmi muscolari, convulsioni e delirio.
TRATTAMENTO E PREVENZIONE.
Irrigare la ferita con acqua di mare ed estirpare ogni frammento
accessibile di spine.
Se la ferita interessa un arto, ritardare la diffusione del veleno con
un laccio emostatico al di sopra della ferita, rilasciato ogni 10 minuti per circa 2 minuti.
Se si dispone di un aspiraveleno, può essere efficacemente impiegato.
Allo scopo di inattivare il veleno iniettato, immergere la parte colpita in acqua più calda possibile, per almeno un’ora. In caso di puntura di razza, può essere vantaggiosamente impiegata anche una
soluzione di acqua e aceto.
Per diminuire il dolore si può iniettare localmente un anestetico
senza adrenalina. Forti antalgici (tipo VOLTAREN o LIXIDOL) e tranquillanti (tipo LEXOTAN), intramuscolo o per bocca.
Il cortisone è valido sia sulle manifestazioni da shock, sia su quelle
tossiche propriamente dette.
Se l’infortunato perde conoscenza, smette di respirare e non si
riesce a sentire il polso, iniziate la respirazione bocca a bocca e il
massaggio cardiaco (vedi Pronto soccorso).
Celenterati.
Appartengono a questa specie: meduse, idrozoi, anemoni e coralli.
Hanno in comune degli organuli microscopici chiamati cnidocidi,
presenti sui tentacoli e sul corpo. Dentro tali organuli vi è un microscopico mezzo di offesa/difesa, detto nematociste, con un unico filamento avvolto a spirale al suo interno. È un insieme stupefacente di
fucile sottomarino e di siringa ipodermica.
Quando l’animale viene a contatto con un corpo estraneo, si ha l’espulsione violenta della nematociste, che perfora il corpo della
preda estroflettendo il filamento e iniettando le tossine.
Sono animali attivamente tossici, innocui se ingeriti, poiché le tossine proteiche sono distrutte dalla cottura e dagli enzimi intestinali.
45
REAZIONI DA MEDUSE.
Le manifestazioni cutanee si presentano come cordoncini lineari
rossi e gonfi, variamente figurati con dolore, prurito, bruciore, che
possono perdurare anche 1-2 settimane.
In base all’area colpita vi possono essere anche sintomi generali:
crampi, dolori muscolari, dispnea, dolori addominali, cardiopalmo,
che generalmente si risolvono in 24 ore.
Gli esiti della dermatite sono spesso cicatriziali o con alterazione
del colore cutaneo.
In occasione di tempeste, le nematocisti distaccate dai tentacoli galleggiano, liberando tossine per diversi mesi. Si osservano infatti
“epidemie” di eruzioni cutanee, pruriginose, che non hanno i caratteri tipici provocati dal contatto con l’animale. Il più potente veleno
marino è quello di alcune meduse presenti nel Pacifico sud-orientale (box jellyfish o chironex flecheri), le quali possono condurre a
morte in poche ore (vi è un antiveleno fabbricato in Australia).
FIG. 5 A
MEDUSA
COTYLORHIZA
(MEDITERRANEA)
FIG. 5 B
BOX
JELLYFISH
FIG. 5 C
PHYSALIA
FIG. 5 D
ATTINA
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REAZIONI DA ATTINIE.
Solitamente, per contatto accidentale, le attinie inducono lesioni
cutanee molto simili a quelle delle meduse, ma accompagnate da
formazione di bolle e da gonfiore più spiccato.
REAZIONI DA FISALIE.
Sono chiamate anche “caravelle portoghesi” e sono simili alle
meduse. La fisalia è un idroide composto da migliaia di organismi
individuali situati sui “tentacoli”. I tentacoli sono collegati al vessillo, a cui è dovuto il galleggiamento e la locomozione per effetto dei
venti.
I tentacoli, che possono raggiungere anche decine di metri, provocano a contatto con la pelle un dolore di tale violenza e intensità da
causare svenimento. Si accompagna a bruciore.
Le lesioni sono simili a quelle delle meduse, ma con possibile formazione di vescicole e bolle.
I sintomi generali, solitamente, si risolvono in poche giorni, ma talvolta possono portare al coma.
REAZIONI DA CORALLI.
Possono provocare reazione al contatto delle nematocisti di lieve
entità e ferite provocate dallo scheletro.
Le lesioni vanno trattate con acqua e sapone, per rimuovere il residuo calcareo, poi con acqua ossigenata e pomata antibiotica.
Il “corallo di fuoco”, che non è un vero corallo, è presente in tutti i
mari tropicali e si presenza più spesso a forma di ventaglio calcareo
di colore, più o meno, beige.
L’eruzione compare nel giro di un’ora e si risolve, senza postumi, in
2-3 giorni.
TRATTAMENTO DELLE REAZIONI DA CELENTERATI.
Lavare l’area colpita: non usare acqua dolce perché rompe le nematocisti.
Qualunque tipo di alcool (anche liquori o profumi), ammoniaca
diluita, aceto, sono validi per inattivare le tossine e l’ulteriore azione delle nematocisti. In alternativa trattare la parte con acqua di
mare riscaldata al limite della tolleranza.
47
Non bisogna strofinare la cute allo scopo di allontanare i tentacoli,
la sabbia, ecc., ma dopo aver lavato, aspergere la zona con bicarbonato in polvere, talco, farina o sabbia asciutta e rimuovere il tutto
raschiando, gentilmente, con un coltello o simile; ultimare l’operazione lavando accuratamente con acqua di mare, asciugando e
applicando una pomata di cortisone (FLUBASON o GENTALYN B).
Se vi è prurito, non controllabile dalla pomata, assumere un confetto di POLARAMIN.
Se vi è dolore somministrare un antidolorifico (VOLTAREN o LIXIDOL).
Se vi è la compromissione dello stato generale, somministrare del
cortisone intramuscolo (BENTELAN).
Altri animali inferiori
RICCI di MARE. Vi sono alcune specie tossiche nel Pacifico e
nell’Atlantico. Oltre che nelle spine alcune tossine si trovano anche
nelle gonadi o uova che possono essere tossiche per chi le mangia.
Solitamente provocano sintomi gastrointestinali di lieve entità che
si risolvono da soli.
La penetrazione degli aculei causa forte dolore urente con arrossamento e gonfiore. Bisogna immediatamente rimuovere le spine,
trattare la zona con acqua molto calda, se sono presenti gonfiore e
dolore, e se è anche infetta applicare una pomata antibiotica
(AUREOMICINA).
Gli aculei di alcune specie possono essere dissolte dai tessuti in
qualche giorno, quelli di altre specie non dissolvono e si rende
necessario l’intervento chirurgico.
MOLLUSCHI. Appartengono a questa specie i Bivalvi (mitili e ostriche), le conchiglie, i polipi, i calamari e le seppie.
I bivalve sono animali filtratori (possono filtrare fino a 30 litri di
acqua al giorno) con la possibilità di ingerire microrganismi produttori di tossine e risultare, a loro volta, tossici (vedi shell fish poisoning).
Per la loro bellezza, la conchiglie sono molto ambite dai collezionisti; tra queste ci sono i Conidi, alcuni dei quali posseggono una
48
sorta di pungiglione, contenuto in una proboscide all’apice della
conchiglia, la cui puntura provoca sintomi locali e generali fino a
morte. Raccogliere quindi la conchiglia dalla base larga e lasciare
andare la stessa, se estende la proboscide. In caso di puntura estrarre immediatamente il pungiglione e immergere la parte in acqua
molto calda per almeno mezz’ora. Anche l’applicazione del laccio al
di sopra della puntura (rilasciato per 2 minuti ogni 10 minuti), può
avere qualche beneficio. Usando guanti si diminuisce il rischio.
I polipi e fratelli sono normalmente innocui, eccetto un piccolo polipo (10cm.) australiano, chiamato “blu- ringed-octopus”, il cui morso
ha un effetto mortale nel 25% dei casi. La sede di lesione mostra un
caratteristico sanguinamento, dolore urente, nei casi gravi si arriva
a paralisi respiratoria. Non vi è trattamento, ma il laccio può ritardare l’assorbimento del veleno, finché l’infortunato raggiunge l’ospedale.
FIG. 6 - CONUS TEXTILE
SPUGNE. Organismi pluricellulari filtratori, sono pericolose soprattutto quelle tropicali. Tra queste ultime, la “spugna di fuoco” (rosso
arancio o vermiglio), in seguito a contatto, induce dapprima prurito
e bruciore, poi dolore con gonfiore e formazione di bolle. La sintomatologia si risolve senza problemi, in un paio di giorni. Talvolta
presenta evoluzione infettiva. La “poison bun sponge” cresce in piccole masse, bruna con tramature simili a quelle di un soffice pane e
provvista di osculi (fori) larghi abbastanza da farci passare un dito,
produce reazione più violenta della precedente.
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STELLA di MARE. Alcune stelle del tipo ACANSTER (corona di
spine) presenti sulla barriera corallina, possono infliggere una puntura dolorosa. Alcune, mediterranee, secernono tossine che possono avere effetto irritante sull’epidermide.
VERMI MARINI o ANELLIDI. Il famigerato “verme cane” abbonda
soprattutto nell’Egeo, in Sicilia; ha forma allungata con setole ai lati
di ciascun anello. La penetrazione delle setole nella cute procura
prurito e gonfiore, arrossamento e dolore. Viene introdotta anche
una tossina, la quale può provocare fenomeni di ipersensibilità, con
reazioni allergiche, anche gravi. Le setole vanno rimosse subito con
un cerotto adesivo. Utile la somministrazione di corticosteroidi
(DEFLAN 30).
Dermatiti acquatiche
DERMATITE da CERCARIA. È diffusa in tutto il mondo, può essere
contratta in acque salate e in acque dolci. Gli agenti in causa sono
parassiti ematici che uccelli e mammiferi emettono con le feci.
L’uomo è ospite occasionale. Vi è una sensazione puntoria, seguita
da ponfi, che si risolvono esitando in una macchiolina rossa. Dopo
alcune ore si trasformano in papule con presenza di prurito.
L’eruzione papulosa si risolve in una settimana.
Terapia: spugnature antisettiche e antistaminici per via generale.
ERUZIONE dei BAGNANTI. Le cause sono molteplici (fra le quali
anche una microalga: lyngbya), anche se a volte non riconoscibili; si
trvaprevalentemente nei mari caldi, conosciuto in varie parti del
mondo come “el Caribe”, “agua mala” o “sea bath eruption”. Le sedi
più colpite sono quelle coperte dal costume da bagno. Inizio acuto
con macchie, papule e ponfi rossi, che insorgono nel giro di due ore
con prurito, brividi e anche febbricola. Autorisolutiva nel giro di una
settimana, utilizzando antistaminici (POLARAMIN) e cortisonici nei
casi gravi.
FERITE VARIE. L’acqua di mare è una sospensione diluita di batteri,
molti dei quali patogeni per l’uomo. Bisogna porre particolare cura
per le ferite in ambiente marino, perché facilmente evolvono verso
50
l’infezione.
Prevenzione: si attiva tramite frequenti detersioni con soluzioni
antisettiche e applicazioni di pomata antibiotica (vedi capitolo ferite).
DERMATITE da ACQUA SALATA. La prolungata immersione in acqua
o il contatto con il costume bagnato, insieme con la sudorazione,
possono causare un certo grado di macerazione. Nelle zone soggette a frizione (inguine) si può avere un effetto abrasivo con bruciore;
la cute si presenta arrossata, talvolta gonfia. È sufficiente la pulizia
della parte, asciugatura e aspersione di polvere FISSAN o talco, per
curare tale dermatite.
L’otite esterna è frequente per macerazione della cute nel condotto
uditivo, su cui agiscono batteri e microrganismi presenti nei mari
caldi. I primi segni sono prurito e dolore con essudazione (vedi
Scuba diving).
MAL DI MARE, AEREO E MACCHINA (CINETOSI)
Coloro i quali soffrono questo tipo di male devono assumere, a scelta, questi farmaci a scopo preventivo:
1) cerotto a base di Scopolamina, tipo TRANSCOP, da applicare dietro l’orecchio prima di intraprendere il viaggio; ha una durata di
circa 72 ore, è privo di effetti collaterali ed è particolarmente efficace (escluse le persone anziane);
2) confetto gommoso da masticare, tipo TRAVELGUM, da assumere
all’insorgere dei primi sintomi: l’effetto si manifesta durante i primi
3 minuti e perdura 4-6 ore.
Se non avete a disposizione uno di questi farmaci, potete utilizzare
una compressa di POLARAMIN, ma sappiate che provoca sonnolenza.
Oltre a questi farmaci è opportuno consumare piccoli pasti ad intervalli di tempo ravvicinati, limitare al massimo l’assunzione di liquidi ed evitare nel modo più assoluto le bevande alcooliche.
Ricordiamo ancora che i posti meno soggetti a sollecitazioni sono
generalmente quelli situati al centro, in qualunque tipo di mezzo di
51
trasporto (pullman, aereo, nave). La posizione semi-distesa, ottenuta regolando adeguatamente la poltrona o il sedile, è quella che permette alla testa di rimanere il più possibile ferma; guardate poi sempre in avanti e non fate movimenti bruschi, specialmente con il
corpo.
Per coloro che soffrono di glaucoma o per gli “intolleranti ai farmaci” esistono sul mercato dei braccialetti che sfruttando l’acupressione possono prevenire l’insorgenza dei sintomi; gli stessi risultati si
avrebbero succhiando un pezzetto di radice di zenzero.
52
MALATTIE ESOTICHE
MALATTIE LEGATE ALL’ASSUNZIONE DI CIBO ED
ACQUA CONTAMINATI
Igiene alimentare: condotta pratica
L’ACQUA e la sua POTABILIZZAZIONE.
Nei Paesi in via di sviluppo l’acqua del rubinetto non è quasi mai
potabile, persino negli alberghi di lusso. Consideratela potabile
solo quando vi venga espressamente indicato da persone qualificate. In caso di necessità, è più sicura l’acqua calda, lasciata intiepidire, piuttosto che l’acqua fredda. L’acqua di fiumi, ruscelli, ecc. è
potabile solo quando non vi siano villaggi, campeggi o pascoli a
monte di essa.
L’acqua dei pozzi è da considerare non potabile, se acque di ruscelli vi possono affluire direttamente. In conclusione, l’acqua naturalmente potabile è una rarità sulla quale è meglio non fare affidamento.
Possiamo invece bere con sicurezza: le bevande in bottiglia, incapsulate e sigillate, aperte davanti ai nostri occhi (attenzione che la
bevanda non sia stata reimbottigliata artigianalmente: vedi deformazioni del tappo a corona o imperfezioni del sigillo, prima dell’apertura); il tè, a patto che l’ebollizione dell’acqua sia avvenuta correttamente. Evitare il ghiaccio, a meno che non provenga da acqua
sicuramente potabile.
In conclusione oltre all’acqua naturalmente potabile, l’acqua delle
bottigliette ed il tè, possiamo ancora bere l’acqua sterilizzata da noi
stessi attraverso mezzi fisici o chimici.
I metodi più comuni sono:
a) l’ebollizione: è un mezzo molto sicuro, a condizione che l’acqua
venga fatta bollire per almeno 3 minuti;
b) la filtrazione: esiste una filtrazione grossolana, attuata con tessuti
di cotone o tela (fazzoletto), necessaria in caso di acque torbide
prima di una sterilizzazione vera e propria, e una filtrazione fine,
attuata con filtri di ceramica, al carbone (non molto raccomandabi53
le) o a base di sali d’argento, tutti reperibili sul mercato sotto forma
di cannucce o pompe-filtro;
c) il cloro (EUCLORINA bustine, STERIDOLO compresse, AMUCHINA
soluzione): è pratico ed economico, ma i virus e le cisti amebiche
vengono distrutti lentamente. Molto versatili e assolutamente consigliabili sono le bustine di EUCLORINA, le quali possono essere
utilizzate, diluite in acqua a diverse concentrazioni, per moltissimi
usi. Ne illustriamo schematicamente alcuni, specificando la corretta
concentrazione:
- per la disinfezione e la medicazione di ferite, abrasioni, piaghe,
infezioni cutanee: 4 bustine in 1 litro d’acqua (oppure una bustina in
un bicchiere d’acqua),
- per l’igiene intima esterna, i pediluvi, la disinfezione di vasche o
impianti sanitari ed il lavaggio antisettico di frutta e verdura: 1
bustina in 1 litro d’acqua;
- per la disinfezione dell’acqua da bere, in caso di necessità diluire
1 bustina in 1 litro d’acqua (soluzione concentrata).
Da questa soluzione concentrata prelevare 1 cucchiaino da caffè (5
ml.) e diluirlo in 1 litro d’acqua, oppure 1 bustina in 200 cc di acqua
e utilizzare 1cc (20 gocce) per litro (più facilmente trasportabile).
L’acqua così trattata può essere utilizzata mezz’ora dopo la preparazione.
Efficace, ma forse meno pratica, è anche l’AMUCHINA, in commercio sotto forma di flaconi da mezzo litro. Si può utilizzare pura o in
soluzione ipertonica al 10% per la disinfezione di ferite, piaghe ed
ulcere, in soluzione isotonica al 5% per le irrigazioni vaginali e per
l’igiene intima, in soluzione ipotonica all’1,5% per il lavaggio antisettico di frutta e verdura. Per la disinfezione dell’acqua da bere è
sufficiente 1 goccia per ogni litro d’acqua.
Per un esclusivo uso legato alla potabilizzazione il prodotto più
comodo resta , però, lo STERIDOLO, disponibile in compresse (1
compressa per litro d’acqua). Anche in questo caso è necessario
attendere 30 minuti prima di bere la soluzione ottenuta;
Si può usare anche la CANDEGGINA; importante leggere sull’etichetta la percentuale di cloro attivo, che generalmente è intorno al
54
5%. Sono sufficienti 1-2 gocce per litro, a seconda della limpidezza
dell’acqua.
Annusare sempre l’acqua trattata, se non si sente odore di cloro,
aggiungerne dell’altro.
Da ricordare che l’acqua trattata con i prodotti clorati andrebbe consumata entro 48 ore, poiché tutti i prodotti clorati non sono batteriostatici, cioè non attivi per prevenire una susseguente crescita batterica.
d) lo iodio: è economico, molto efficace anche con l’ameba, ma poco
pratico. È disponibile sotto forma di tintura di iodio al 7% (3 gocce
per 1 litro d’acqua) o di alcool iodato al 2% (10 gocce per 1 litro d’acqua). Bisogna attendere 30 minuti prima dell’uso ed è consigliabile
aggiungere iposolfito di sodio al 2% per eliminare il gusto cattivo.
e) l’argento: è pratico, NON efficace contro ameba e giardia, piuttosto
caro e difficilmente reperibile in Italia. In Svizzera è in commercio
sotto forma di compresse MICROPURE (1 compressa ogni litro d’acqua). Molto valido per la conservazione e immagazzinamento dell’acqua, attivo fino a 6 mesi. Recentemente è stato commercializzato il MICROPURE FORTE che è attivo anche contro i predetti protozoi.
Tutte le dosi sopraelencate vanno raddoppiate in caso di acque torbide.
Esistono infine alcuni sistemi per ottenere acqua naturalmente
potabile in situazioni di emergenza:
- acqua piovana fatta defluire e raccolta in contenitori idonei: un tecnica molto usata dai trapper è quella di raccogliere la pioggia dagli
alberi a tronco liscio. Si lega stretto diagonalmente al tronco, a circa
un metro di altezza da terra, un fazzoletto, lasciando una punta della
stoffa sporgente, perché incanali l’acqua e la raccolga verso un contenitore (non consigliabile in paesi tropicali);
- acqua di condensa ottenuta con la tecnica dell’alambicco solare: si
scava una buca a cono, del diametro di circa 1m. e profonda 50cm.
Sul fondo si mette un recipiente collegato con l’esterno da un tubicino di gomma o di plastica. Coprire la buca con un foglio di plastica pesante trasparente (eventualmente con la superficie interna
55
graffiata con carta abrasiva, perché le gocce d’acqua vi aderiscano
più facilmente) e chiudere perfettamente il bordo con terra e sassi,
perché non esca umidità. In mezzo al foglio di plastica si metterà un
peso per dargli una forma a cono.
100
FIG. 7 - ALAMBICCO SOLARE
Per effetto del calore del sole l’umidità notturna del suolo evapora
e si condensa sotto il foglio di plastica, formando delle gocce di
acqua che scivoleranno nel recipiente. È necessario che la buca
venga scavata appositamente. Se è possibile, sul fondo, accanto al
recipiente, si metteranno piante grasse o ricche di acqua, tagliate a
pezzi, perché essendo ricche di umidità, aumenteranno la quantità
di acqua raccolta. Si potrà aumentare la funzionalità della buca scavando lungo le pareti inclinate altre piccole buche. Se si ha acqua di
mare o non potabile, la si potrà versare (2-3cm.) in un recipiente
largo e basso da porre di fianco al recipiente raccoglitore. Il calore
solare distillerà l’acqua che si condenserà sul foglio di plastica e poi
si depositerà nel recipiente raccoglitore.
IL LATTE.
Il latte fresco è generalmente da evitare (quindi anche formaggi freschi, creme, burro, yogurt, ecc.). Può essere consumato senza rischi
solo se, appena munto, viene fatto bollire per 20 minuti e rapida56
mente consumato. Il latte in bottiglia sigillata non presenta rischi,
se le condizioni di scadenza ed ermeticità sono rispettate.
LEGUMI E CEREALI.
O.K. dopo lavaggio in una soluzione sterilizzante, utilizzando a
vostra scelta EUCLORINA, AMUCHINA, IODIO o altro (vedi frutta),
sarebbe meglio evitare di consumare legumi crudi. È sempre consigliabile una buona cottura, dopo sterilizzazione.
FRUTTA.
La frutta da consumarsi con la buccia deve essere lavata in una soluzione sterilizzante, utilizzando una bustina di EUCLORINA diluita in
un litro d’acqua, oppure una soluzione ipotonica di AMUCHINA
all’1,5%, oppure ancora lo iodio o l’argento. Quella con la buccia
deve invece essere assolutamente sbucciata, meglio ancora se da
voi stessi.
LA CARNE.
Deve avere un aspetto normale e soprattutto deve essere ben cotta.
LE UOVA.
Devono essere fresche e cotte (un uovo fresco non galleggia nell’acqua salata).
PESCI, CROSTACEI e CONCHIGLIE.
I pesci e i crostacei devono essere freschi e ben cotti, le conchiglie
possono essere responsabili di gravi intossicazioni, sarebbero quindi da evitare se non si è certi della loro provenienza.
LE CONSERVE.
Devono essere eliminate le scatole: a) bombate, b) che lasciano
uscire aria all’apertura, c) vecchie o perforate, d) il contenuto delle
quali abbia odore o aspetto strani.
Un leggero dubbio può essere eliminato portando ad ebollizione la
scatola o il contenuto per 30 minuti.
(vedi anche capitolo “Igiene alimentare in Paesi a basso tenore di
igiene”)
La diarrea del viaggiatore
La diarrea è il sintomo principale di tutte le malattie legate all’assunzione di cibi ed acqua contaminati. Più semplicemente, è la semplice reazione al cambiamento del clima e delle abitudini alimenta57
ri. In questo caso è chiamata “diarrea del viaggiatore”; dura qualche
giorno e guarisce spontaneamente.
Pochi elementi, però, permettono di differenziare questo tipo di
diarrea da una diarrea infettiva, la quale deve invece essere trattata.
Di conseguenza, consigliamo di trattare sistematicamente tutte le
diarree, febbrili o no, utilizzando questo schema di trattamento.
TRATTAMENTO DIETETICO.
Per le prime 12-18 ore è opportuna una dieta esclusivamente liquida per rimpiazzare le perdite di sali: acqua con 1 bustina di REIDRAX
(sali minerali) per litro, oppure 1 cucchiaio di zucchero, 1/2 cucchiaino di sale e 1/2 di bicarbonato in 1 litro d’acqua, bibite non
gasate, succhi di frutta.
Con il miglioramento della sintomatologia, si passerà ad una dieta
leggera e povera di scorie: tè diluito, pane bianco, riso, craker, carni
magre, formaggi magri, pochi grassi e condimenti, no spezie.
TRATTAMENTO FARMACOLOGICO.
IMODIUM, una compressa dopo ogni scarica, per rallentare il transito intestinale.
Calmare eventuali dolori addominali con BUSCOPAN (2 cps. 3 volte
al giorno).
CIPROXIN 500 mg (1 cps. al mattino e 1 alla sera, per 3-5 giorni)
oppure BACTRIM di seconda scelta, come terapia antimicrobica.
Segni di miglioramento dovrebbero comparire 24 ore dopo la terapia e la diarrea terminare in tre giorni.
In caso di vomito: PLASIL fiale intramuscolo, sempre continuando
la reidratazione.
È sempre utile, durante il decorso della malattia, reintegrare la flora
intestinale con FERMENTI LATTICI, acquistati sul posto o portati da
casa (CODEX).
Nel caso che nessuna di queste terapie dovesse dare buoni risultati, ci troviamo sicuramente di fronte ad una infezione intestinale
diversa (giardia, ameba, ecc.), per la quale sarà bene rivolgersi ad un
centro specializzato. In caso di impossibilità, aggiungere alla terapia
sopraindicata anche il FLAGYL (vedi AMEBA).
58
Amebiasi
È una parassitosi intestinale che si presenta con dolori addominali,
tipo colica, talvolta violenti, falso desiderio di defecare, diarrea con
muco e sangue, spesso senza febbre.
L’incubazione è variabile da 2 a 4 settimane.
DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA. Tutte le zone tropicali e subtropicali.
FIG. 8 - AMEBIASI. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA
PREVENZIONE E TERAPIA. Non esiste alcun vaccino; si raccomanda il rispetto delle norme di igiene alimentare. La terapia è quella
generica della diarrea. Farmaco specifico di elezione: FLAGYL
(metronidazolo).
Giardia
È una malattia diarroica protozoaria, che si presenta con caratteristiche simili a quelle dell’ameba (le feci sono raramente striate di
sangue).
DISTRIBUZIONE E TERAPIA. vedi AMEBA.
Colera
È una infezione intestinale acuta, causata da un virus, il vibrio
Cholerae. L’inizio è improvviso e caratterizzato da diarrea, detta
“acqua di riso” (le feci sono liquide come acqua e contengono dei
59
grassi risiformi), vomito importante, febbre solitamente assente.
Incubazione breve (ore o pochi giorni).
DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA. Sud-est Asiatico, India, Africa,
Centro America e Perù.
FIG. 9 - COLERA
DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA
PREVENZIONE E TERAPIA. Esiste un vaccino capace di coprire il
50% dei soggetti. Il rischio del colera varia da un anno all’altro nelle
singole regioni, è quindi necessario informarsi prima della partenza.
In caso di epidemia in corso o forte endemia, prendere 1 compressa
al giorno di BASSADO e continuare per 3 giorni dopo essere usciti
da questa zona.
Si raccomanda severo rispetto delle norme di igiene alimentare. In
caso di diarrea ad “acqua di riso”, iniziare prontamente la terapia
classica delle diarree, associando immediatamente BACTRIM forte,
3 cps. al giorno per 6 gg. La reidratazione massiccia è importantissima e può, nei casi particolarmente gravi, salvare la vita.
Tifo e paratifo
È una diarrea infettiva con febbre molto elevata, forte cefalea, nau60
sea e vomito. Incubazione da 1 a 3 settimane.
DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA. Ubiquitaria, specialmente in regioni
tropicali e subtropicali.
PREVENZIONE E TERAPIA. Per il tifo esistono validissimi vaccini
orali, assolutamente consigliabili (vedi capitolo VACCINAZIONI), i
quali non escludono però l’igiene dell’alimentazione e delle mani.
La terapia è quella delle diarree con associazione di BACTRIM forte,
anche se la diagnosi di certezza può essere fatta solo con l’analisi
delle feci.
Shigellosi e salmonellosi
La sintomatologia è simile a quella del tifo, l’incubazione più breve (da 1
a 3 gg.).
DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA. Ubiquitaria.
PREVENZIONE E TERAPIA. Non esistono vaccini e la terapia è quella
del tifo.
Epatite virale A
È una malattia virale, trasmessa attraverso il consumo di cibo ed
acqua contaminati, caratterizzata da diarrea, febbre, nausea, vomito
e prostrazione. Talvolta, dopo la scomparsa della febbre, può comparire una colorazione giallastra della pelle. Periodo d’incubazione:
2-6 settimane.
DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA. Ubiquitaria, specialmente in regioni
tropicali e subtropicali.
PREVENZIONE E TERAPIA. Esiste il vaccino specifico (HAVRIX) o in
associazione con quello dell’epatite B (TWINRIX). È anche possibile
la somministrazione di Gammaglobuline dopo eventuale contagio.
Non esistono terapie specifiche; in caso di diarrea, adottare la terapia indicata nel capitolo apposito.
Elmintiasi intestinali (o verme solitario)
Si tratta di infestazioni da agenti differenti: NEMATODI, CESTODI
(tenia), TREMATODI, il cui ciclo biologico comporta una fase obbligata nel canale digerente. Le conseguenze iniziali più frequenti
sono: tosse, asma, orticaria, dolori addominali, diarrea, disturbi
61
della nutrizione, carenze vitaminiche. I tempi di comparsa dei sintomi, quando presenti, sono quasi sempre dopo i 2 mesi dal contagio.
Nel caso della tenia è frequente il riscontro di proglottidi (segmenti
di essa), talora mobili, nelle feci.
DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA. Cosmopolita, compresa Europa e
America del Nord, con una percentuale superiore di casi in Asia.
PREVENZIONE E TERAPIA. La prevenzione è legata all’osservanza
delle norme di igiene alimentare. Non mangiare pesce o crostacei
crudi o poco cotti (nematodi e trematodi), carni di suini e bovini
poco cotte (cestodi). Evitare contatti con cani e loro escrementi
(cestodi).
Terapia: VERMOX (mebendazolo), ZENTEL (albendazolo) per nematodi e cestodi; CESOL (praziquantel) per cestodi e trematodi.
Specifico per la tenia: YOMESAN, 4 compresse masticate a stomaco
pieno; vecchio metodo naturale: 40 semi di zucca, di dubbia efficacia.
Dracunculosi (Filariosi di Medina)
Si tratta di un verme (nematode) che si alloggia sotto la cute degli
arti inferiori, più frequentemente alla caviglia. Il verme può raggiungere la lunghezza di 1 metro. Oltre al fastidio e al ribrezzo, esso può
dare origine ad ascessi, ulcere ed infezioni. Completano questo quadro locale molto specifico i sintomi classici della specie (vedi
ELMINTIASI), come orticaria, asma, vomito e diarrea.
Come si può contrarre la filaria di Medina? Al momento di deporre le
uova il verme perfora la pelle del malato parassitato. Se la gamba di
questo viene a contatto con l’acqua le uova si sviluppano in un piccolo crostaceo d’acqua dolce (cyclops). L’uomo si contamina bevendo l’acqua contenente questi cyclops parassitati. Una volta ingerita
la larva si localizza nella gamba dell’ospite (uomo) attraverso la via
linfatica e qui si sviluppa.
DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA. È diffusa in Africa Equatoriale e
nella valle del Nilo, in Arabia, nell’Asia Centrale e soprattutto in
India.
62
FIG. 10- TENIA
A, TESTA
B, CODA
FIG. 11- PIEDE AFFETTO DA FILARIA
DI MEDINA
PREVENZIONE E TERAPIA. La prevenzione è solo legata alla bollitura o filtrazione dell’acqua. I vermi adulti sono sensibili all’assunzione di FLAGYL per via orale, ma rimane ancora valido il vecchio
metodo di estrazione progressiva del verme per arrotolamento su un
bastoncello, operazione che dura alcuni giorni; tale procedura è resa
più sicura con l’uso di anestetici, che paralizzano il verme, e di disinfettanti.
MALATTIE TRASMISSIBILI DIRETTAMENTE
ATTRAVERSO LA PELLE
Prevenzione: norme generali
Evitare il contatto diretto della pelle con fango, acqua dolce stagnante o corsi d’acqua a lento movimento, specialmente se vicini ad
insediamenti umani.
In altre parole, niente bagni né pediluvi. Per la toilette, bucato ecc.
utilizzare acqua potabile o potabilizzata (cloro, iodio, calore a 50°).
In caso di contatto accidentale, asciugarsi strofinando bene con un
asciugamano.
Precisiamo che le acque fredde di montagna e quelle del mare, non
pongono problemi (o quasi!).
63
Non camminate mai scalzi, preferendo, quando è possibile, calzature chiuse.
Al mare non sdraiatevi direttamente sulla sabbia, specialmente se
incrociate lo sguardo affettuoso di qualche animale domestico!
Tetano
Il tetano è ancora un’importante causa di morte nei Paesi in via di
sviluppo. La maggior parte dei decessi interessano i neonati, per i
non igienici metodi di taglio e medicazione del cordone ombelicale.
Era molto comune in Europa sessanta anni fa; oggi la vaccinazione
e le cure mediche hanno notevolmente ridotto la sua incidenza.
Dovuta ad un battere che vive nell’intestino di numerosi mammiferi
(compreso l’uomo), dove non provoca disturbi, ma produce spore
che attraverso le feci contaminano il suolo. Tali spore sono resistentissime e possono persistere anni nel terreno. Se le spore contaminano una ferita, il battere può svilupparsi e produrre la tossina
che causa spasmi muscolari violenti, fino a che la respirazione è
impedita. Il primo segno è la rigidità della mandibola per contrazione muscolare. I sintomi iniziano solitamente una o due settimane
dopo il trauma; molte ferite interessano i piedi o le gambe, per cui
è consigliabile non camminare a piedi nudi, anche per il rischio di
larve migrans o pulci penetranti. Malattia spesso letale, è di difficile trattamento, ma di facile prevenzione (vedi vaccinazioni e capitolo Ferite).
Bilharziosi
Si ritrova nelle fasce tropicali e subtropicali. Almeno 200 milioni di
persone ne sono interessate. Paradossalmente, tutte le misure atte
a diminuire la povertà e la fame (progetti agricoli, dighe e canali di
irrigazione) creano condizioni favorevoli allo sviluppo della malattia. I parassiti vivono nelle pareti intestinali (schistosoma mansoni)
o nelle vie urinarie (schistosoma ematobium), dove producono uova
che vengono emesse con le feci e con le urine. A contatto con l’acqua le uova si schiudono; la larva infetta un mollusco d’acqua dolce
dove prosegue il suo ciclo, riproducendosi. A maturazione, esce dal
mollusco allo stato infettante, in quanto è capace di attraversare
64
attivamente la cute dell’uomo.
FIG. 12 - BILHARZIOSI.
DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA
La penetrazione causa dermatite pruriginosa. Qualche settimana
dopo, quando il parassita comincia a produrre le uova, si ha febbre
alta con tosse, dolori addominali, nausea; è presente, di frequente,
il sangue nelle urine e nelle feci.
Sono particolarmente a rischio coloro che si bagnano in fiumi, corsi
d’acqua, laghi; in particolare coloro che praticano sport d’acqua
(kayak, windsurf, ecc.).
I luoghi più pericolosi sono: la valle del Nilo, il lago Vittoria, il lago
Kariba (Zimbabwe) il lago Volta (Ghana) e il lago Malawi.
PREVENZIONE. Non esiste vaccino. Evitare il contatto con l’acqua,
anche per pochi istanti, in fiumi a lento flusso, stagni, condotti di
irrigazione. In caso di contatto, asciugare prontamente la parte e i
vestiti, poiché la larva non sopravvive asciutta. L’acqua clorata o fatta
riposare per 48 ore è sicura.
TERAPIA. Oggi ve n’è una molto efficace: praziquantel (CESOL) in
unica somministrazione.
Larva migrans cutanea
La larva migrans è una sgradevole parassitosi cutanea che si contrae
generalmente sulle spiagge, per contatto con sabbia contaminata
65
con escrementi di animali domestici (cani, gatti), perciò solitamente vicino ad insediamenti umani.
La larva provoca prurito e, muovendosi sotto pelle (in media 1cm in
24 ore), traccia dei tragitti serpiginosi visibili, come cordoncini rossi.
La malattia è autolimitante: il parassita muore dopo circa 4 settimane. Essa è frequente su tutti i litorali tropicali, dove vedete passeggiare cani randagi sulle spiagge.
PREVENZIONE. Nelle aree a rischio è meglio interporre un asciugamano tra la pelle e la sabbia dorata, durante un bagno di sole, e una
soletta tra la pianta dei piedi e il terreno.
Il bagnasciuga è scevro da pericoli.
TERAPIA. Esistono farmaci adatti: il Tiabendazolo (MINTEZOL) o
l’Albendazolo (ZENTEL), molto efficaci anche in pomata, preparata
su richiesta da un farmacista con 0,5gr. di Tiabendazolo e 10gr. di
vaselina.
MALATTIE TRASMISSIBILI DA INSETTI
Protezione contro gli insetti
I Paradisi Tropicali sono, purtroppo, popolati da bestiole che sovente rendono il soggiorno meno idilliaco. Gli insetti possono essere
vettori di numerose malattie; la prevenzione è la migliore ed effettiva precauzione al fine di diminuire il rischio.
REPELLENTI. Agiscono interferendo sugli organi di senso degli
insetti. Contengono dietiltoluamide chiamata anche DEET (AUTAN)
e dimetilftalato (D.P.SILICONÉ, Francia) sotto forma di gel o spray,
efficaci contro tutti gli insetti capaci di pungere. Applicati sulla cute
sono efficienti solo per poche ore, ma la loro validità aumenta fino
a qualche settimana, se usati impregnando gli indumenti di cotone,
specialmente se racchiusi in sacchetti di plastica quando non utilizzati. È preferibile bagnare gli indumenti da indossare sopra altri, per
diminuire il contatto del prodotto con la pelle.
Per le punture alle caviglie o ai piedi, quando si è seduti a godersi
una cena o un aperitivo al tramonto, si possono usare cavigliere
sportive di cotone o un calzino tagliato, imbevuti di repellente. È
66
consigliabile evitare l’uso di profumi e deodoranti.
In aree infestate consigliamo di munirsi di un prodotto che abbia
almeno una concentrazione di DEET al 30%, reperibile negli outlet
di materiale militare o presso negozi specializzati in gadget da viaggio. Attenzione a non toccarsi gli occhi né la bocca.
INDUMENTI. È raccomandabile usare, nelle “ore di punta”, abiti con
maniche lunghe, pantaloni lunghi; il tessuto, ovviamente, non dovrà
essere troppo sottile od avere aperture beanti. Attenzione, però: il
colore blu è considerato attraente per la mosca tze-tze...
REPELLENTI ELETTRONICI. Questi apparecchi dovrebbero simulare il suono delle zanzare maschio e tale ronzio risultare orrendo per
le femmine affamate.
Di scarsa efficacia, il loro uso è stato abbandonato.
ZANZARIERE. Vivamente consigliate, devono essere a maglia molto
fine, senza strappi e aperture libere, disposte in modo che non tocchino la pelle del dormiente e con il bordo libero ben rimboccato
sotto il materasso o il materassino se si dorme alla belle étoile!
Naturalmente, dopo averle installate, controllare bene di non aver
intrappolato qualche ospite.
Si realizza così un bozzolo protettivo che ci difenderà da qualsiasi
bestiola, grande o piccola (mosche, ragni, rettili, ecc.), assicurandoci un bel sonno ristoratore.
La sicurezza può essere aumentata impregnando il tessuto della
zanzariera con un insetticida a base di piretro.
Molti hotel tropicali sono provvisti di zanzariere, ma spesso queste
non sono in ottime condizioni, per cui è consigliabile avere la propria. Ne esistono di molto leggere e compatte. Le migliori sono
quelle rettangolari (tipo militare USA) o quelle tipo “canadese”,
rispetto a quelle con aggancio centrale sul soffitto (più ingombranti
e difficili da posizionare).
SPIRALI, VAPORIZZATORI E SPRAY. Efficaci in uso domestico, uccidono gli insetti se la camera è chiusa; se aperta sono sufficienti per
tenerli alla larga.
I vaporizzatori a liquido o a piastrina sono i più efficaci, ma se vi
sono problemi elettrici (differente voltaggio, spine non compatibili),
67
bisogna ricorrere alle spirali che, bruciando lentamente, liberano il
piretro per 6-8 ore. Acquistare marche conosciute, poiché alcune
non contengono piretro.
Gli aerosol spray, sempre a base di piretroidi, sono ottimi per “ripulire” la stanza prima di andare a letto, ma inefficaci per gli insetti che
entrano dopo, durante la notte. Non nocivi per animali domestici,
non vaporizzare su cibo scoperto, aerare il locale prima di soggiornarvi.
ALTRE MISURE. Non dimenticate che trovarvi vicino ad una persona dalla pelle apprezzata dagli insetti costituisce una protezione
non indifferente, a condizione che questa non usi repellenti.
Malaria
Malattia parassitaria veicolata dalla zanzara anofele.
Presente in più di un centinaio di Paesi, nel mondo circa 250 milioni di persone ne sono interessate e, solo in Italia, importiamo circa
200 nuovi casi ogni anno.
Il rischio di contrarre la malattia varia fortemente da un Paese all’altro e, nell’ambito di questo, non è omogeneo, aumentando nel
periodo delle piogge, diminuendo nei grossi centri urbani e annullandosi al di sopra dei 1500m.
È ausata da quattro specie di protozoi: plasmodio falciparum, p.
vivax, p. ovale, p. malariae. Il falciparum è il più pericoloso: mentre
tutte le altre forme possono rovinarvi il viaggio con uno stato di
malattia più o meno serio, questo può uccidervi in pochi giorni.
FIG. 13
CULEX
AEDES
ANOFELE
Bisogna dunque essere stretti sulla profilassi antimalarica, in altre
parole, sull’assunzione rigorosa e regolare, nei tempi e nelle quanti68
tà, dei farmaci prescritti. Non meno importante è la protezione contro gli insetti (vedi).
L’incubazione varia tra i 7 e i 30 giorni. L’inizio è brusco con forti brividi, febbre che sale rapidamente a 39-40, accompagnati da sintomi
variabili, fra cui nausea, vomito, mal di stomaco, mal di schiena e
diarrea. In questa fase assomiglia molto ad una influenza con mal di
testa e disturbi digestivi. Ricordate che l’infezione da falciparum può
iniziare senza febbre, solo con malessere, mal di testa e diarrea.
La durata di questo stadio varia da 4 a 7 giorni, a cui subentra un
altro caratteristico con accessi febbrili. La temperatura sale violentemente con brivido, dura qualche ora e poi decresce rapidamente
con sudorazione profusa, a cui segue un periodo senza febbre. Gli
accessi si ripetono ogni 1, 2 o3 giorni. Possono verificarsi recidive
nel tempo, anche a distanza di anni, indipendentemente dalla cura.
PROFILASSI (vedi anche capitolo sulla Chemioprofilassi). Grande
importanza rivestono le misure atte a ridurre i contatti con l’insetto
(vedi paragrafo precedente).L’assunzione dei farmaci profilattici non
ci evita al 100% un attacco malarico ma, qualora si presentasse,
sarebbe di lieve entità e ben lungi dall’essere fatale.
La profilassi con farmaci (chemioprofilassi) si attua con la CLOROCHINA alle dosi di 2 compresse alla settimana (sempre lo stesso
giorno, preferibilmente a stomaco pieno), da iniziarsi 2 settimane
prima e terminare almeno 4 settimane dopo il rientro dalla zona
endemica. Ben tollerato in gravidanza e dai bambini.
Farmaco alternativo è il proguanil (PALUDRINE, non in commercio
in Italia), 1 compressa al giorno per 6 giorni alla settimana.
Preferibile per profilassi a lungo termine 3 o più mesi). Meglio tollerato del precedente.
Vi sono zone nel mondo dove i parassiti del p. falciparum hanno sviluppato resistenza verso la Clorochina. Per coloro che si recano in
queste aree è consigliabile l’associazione di Clorochina (2 cpr. alla
settimana) con Paludrin (1 cpr. al giorno per 6 giorni). Il paludrin
può essere comperato e iniziato in loco e proseguito per 3 settimane dopo il rientro.
L’alternativa alla seccante associazione di Clorochina e Paludrin è la
69
Meflochina (LARIAM), solo 1 compressa alla settimana! Si incomincia una settimana prima e si conclude 3 settimane dopo. In ogni
caso la durata del trattamento non deve essere inferiore alle 6 settimane, anche per brevi viaggi. Meglio non usare questo farmaco per
profilassi oltre i 2-3 mesi. La somministrazione può essere dimezzata a partire dalla quarta settimana, assumendo quindi 1/2 compressa alla settimana o 1 a settimane alterne.
L’O.M.S. ne sconsiglia l’uso nella profilassi per non indurre resistenza, come già avvenuto per altri farmaci, anche se i Center for
Disease Control la definiscono di prima scelta nelle aree dove è presente una resistenza a più farmaci (zone rurali e foreste di Colombia,
Suriname e Brasile).
La Meflochina non va assolutamente usata in gravidanza. Le donne
gravide dovrebbero evitare le aree malariche, poiché la prevenzione
non è completa e, nel caso di malattia, questa si presenterà molto più
severa per la madre, con rischio di parto prematuro o aborto. Da ricordare che alcune persone sviluppano sintomi psichici, come depressione, nervosismo, angoscia.
In alternativa rimane il MALARONE, ultimo arrivato in commercio,ottimo ma costosissimo (una compr. Al dì).
TERAPIA. Riservata a coloro che si trovino lontani da strutture sanitarie o comunque non facilmente raggiungibili, poiché anche nei
piccoli centri è facile trovare qualcuno in grado di esegure con precisione l’esame della goccia di sangue. Naturalmente può essere difficile differenziare un attacco malarico da altre patologie infettive,
inclusa “l’influenza”, ma in caso di sospetta infezione somministrare (in adulto) Clorochina 4 cpr. subito, 2 dopo 6 ore, 2 il secondo
giorno, 2 il terzo (in zone di non resistenza).
Alternativa in zone di resistenza alla clorochina e l’HALFAN, 6 compresse (2 compr. ogni sei ore); oppure COTECXIN, 8 compresse (2
compr. il primo giorno, 1 nei seguenti) in associazione con BASSADO (1 compr. al giorno).
Ultimo grido nella terapia il COARTEM non ancora in Italia (4
compr.subito, 4 dopo 8 ore,4 dopo 24,4 dopo 48).
70
FIG. 13A - MALARIA.
DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA - VEDI ANCHE FIG. 1
Per i bambini attenersi alle posologie indicate nei foglietti illustrativi dei relativi farmaci.
In ogni caso provvedere al trasporto immediato del malato verso il più
vicino centro medico o grande città, provvedendo se il caso per il rimpatrio.
Febbre gialla
Malattia che colpisce le scimmie che vivono nelle foreste pluviali:
varie zanzare veicolano il virus da scimmia a uomo e da uomo a
uomo, quindi è possibile contrarla non solo nelle giungle, ma anche
nei centri urbani.
Ha un periodo di incubazione di una settimana, a cui fanno seguito
febbre, mal di testa, mal di pancia e vomito. Dopo circa un giorno di
lieve sollievo, ritorna la febbre, compaiono emorragie, shock ittero e
perdita di proteine con le urine (urine schiumose). Mortalità molto
alta. Non esiste terapia.
PREVENZIONE. Vaccinazione efficace per dieci anni dopo una sola
somministrazione. Da praticarsi prima di partire, viene annotata sul
certificato Internazionale di Vaccinazione che viene richiesto da
numerosi Paesi.
Da evitarsi nelle donne gravide e nei bambini al di sotto di un anno.
Normalmente la vaccinazione non dà reazioni.
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FIG. 14 - FEBBRE GIALLA. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA
Dengue
Trasmessa da zanzare del genere Aedes, provoca febbre, mal di testa
e forte dolore alle articolazioni e ai muscoli: da qui il nome popolare di “malattia delle ossa rotte”.
Ai sintomi sopra elencati possono associarsi eruzioni cutanee, nausea, vomito e diarrea. Dura al massimo tre, quattro giorni; ha un
decorso benigno, non esiste vaccino nè terapie specifiche: si usano
farmaci atti a mitigare i sintomi.
Prevenzione contro gli insetti (vedi capitolo).
Encefalite giapponese
Rara, ma seria infezione virale trasmessa da zanzare del genere
Culex.
La protezione contro gli insetti è essenziale.
Esiste il vaccino, ma deve essere solo considerato da coloro che
viaggiano per lungo tempo in Asia e soprattutto nelle zone rurali.
Non in commercio, può essere richiesto alle autorità sanitarie dei
singoli Paesi.
Filariosi
Comprendono numerose varietà di infestazioni da vermi; sono confinate ai tropici e veicolate da insetti (zanzare, mosche, moscerini). Sono
causate da parassiti che vivono sotto la pelle e nei tessuti linfatici.
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Il verme può vivere molti anni nell’uomo, producendo le larve che
infettano l’insetto. La severità della malattia dipende dal numero di
vermi adulti presente nell’organismo, i quali dipendono a loro volta
dal numero di punture infettanti ricevute.
FILARIOSI LINFATICA. Il verme vive nei vasi linfatici, bloccandone il
flusso, provocando quella che viene chiamata Elefantiasi, ovvero
rigonfiamento irreversibile, enorme di una gamba, un braccio o altre
parti (seno, testicoli).
CECITÀ DEI FIUMI. I vermi adulti vivono in piccoli noduli sotto la
pelle, i quali, producendo larve, provocano orticaria, prurito e affezioni oculari che negli stadi avanzati arrivano alla cecità.
LOA LOA. Trasmessa da un tafano, è caratterizzata da Edemi
migranti, dolenti e pruriginosi.
PREVENZIONE. Non fatevi impressionare da queste terribili descrizioni, in quanto i viaggiatori hanno poco da temere, se prendono le
minime precauzioni contro le punture di insetti.
TERAPIA. Esiste un trattamento farmacologico efficace.
FIG. 15 - DENGUE. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA
Bartonellosi
Dovuta ad un batterio e trasmessa attraverso una piccola zanzara
(flebotomo), la si incontra nelle alte valli della Cordigliera delle
73
Ande, tra i 600 e i 3500 metri.
Esiste in due forme:
-forma CUTANEA (verruga), che è benigna e provoca un bottone verrucoso rosso vivo;
-forma SETTICEMICA (febbre di Oroya), che, a differenza della
prima, è grave. Il periodo di incubazione è di tre settimane e, in
assenza di trattamento, può essere letale in tre quattro settimane.
Malattia rara.
PREVENZIONE. Non esiste vaccinazione o chemioprofilassi. Evitare
le punture di insetti.
Borelliosi (lyme disease)
Rara malattia dovuta a un batterio e trasmessa da una zecca.
Si caratterizza inizialmente con un eritema sul sito di puntura,
accompagnato da febbre e dolori muscolari e articolari.
Tale malattia è presente negli Stati Uniti, soprattutto in quelli Sud,
della costa Est e in California.
La prevenzione consiste nell’evitare le punture di insetti.
La terapia riguarda l’assunzione di antibiotici (tetracicline).
Leishmaniosi
Parassitosi dovuta a protozoi e trasmessa attraverso dei moscerini
(dim.: 2-5 mm.), chiamati flebotomi (sand fly) e attivi di notte, al tramonto, con tempo caldo e umido, senza vento (fig. 19).
Si tratta di una malattia propria degli animali, dove l’uomo è un
ospite accidentale: roditori, cani e scimmie sono serbatoio dell’infezione.
- forma CUTANEA. Il “bottone d’oriente” che troviamo nel bacino
mediterraneo e le forme cutanee americane nelle regioni umide del
Centro-America (zone archeologiche Maya), sono malattie della
pelle senza particolare gravità né segni di cicatrici. La lesione si
manifesta molti mesi dopo la puntura infettante.
- forma VISCERALE. Chiamata “Kala azar”, provoca dopo molti mesi
un quadro caratterizzato da febbre, affaticamento, anemia, ingrossamento epatico e perdita di peso. Se in un quadro di leucemia,
soprattutto in un bambino che è stato anni prima nel bacino del
74
FIG. 16 - FILAROSI. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA
Mediterraneo, viene sospettato il “Kala azar”, la diagnosi è facile e il
trattamento efficace.
PREVENZIONE. I sand fly pungono soprattutto all’alba e al tramonto:
evitare di esporsi in questi momenti, cercare di dormire elevati da
terra e dove c’è una certa brezza: i moscerini non sono capaci di salire oltre i 60 cm.
FIG. 17-SIMULIUM
(2-4 mm.)
FIG. 18-CRYSOPS
(6-10 mm.)
FIG. 19-FLEBOTOMO
(2-5 mm.)
Malattia del sonno o Tripasonomiasi africana
Trasmessa dalla famosa mosca tze-tze (Glossina), grossa mosca che
punge solo di giorno (fig. 21).
La sua puntura provoca un piccolo rigonfiamento che si ulcera e, a
distanza di tempo (settimane o mesi), compaiono febbre resistente
ai trattamenti abituali e linfonodi viciniori ingrossati.
Dopo molti mesi si instaurano turbe neurologiche, tra le quali lo
stato sonnolente di giorno.
Se ne distinguono due varietà:
75
FIG. 20 - LEISHMANIOSI. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA
- GAMBIENSE, nell’Africa Occidentale, soprattutto nelle foreste
intorno ai fiumi; la malattia si trasmette da uomo a uomo.
- RHODESIENSE, nelle regioni di savana dell’Africa Centrale e
Orientale. Serbatoio sono gli animali selvaggi: antilopi e bush-buck.
Solo pochissimi tra le migliaia di turisti che partono in safari nei
Parchi Nazionali dell’Est Africa vengono infettati; il rischio è veramente basso nelle aree turistiche ben sviluppate. Gli altri turisti che
si addentrano in aree remote o coloro che lavorano con gli animali
selvaggi possono essere a rischio.
Non esiste vaccino, n’é profilassi; per prevenire bisogna evitare la
puntura della mosca, che si presenta di taglia simile a quella di una
mosca domestica.
L’insetto è attratto dagli oggetti che si muovono velocemente, da
alcuni odori e, pare, dal colore blu scuro. Le mosche seguono ostinatamente qualunque veicolo attraversi la loro zona: sarà opportuno tenere i finestrini chiusi (questo è un problema, quando ci sono
40 gradi fuori e 100 nel vano motore!) o uccidere qualsiasi mosca
entri nell’abitacolo con del piretro spray.
Sono meno attirate dalle persone a piedi, ma consigliamo ugualmente l’uso di un repellente (come la dietiltoluamide), anche se di
scarsa efficacia.
76
FIG. 21- MOSCA TZE - TZE
(6-15 mm.)
FIG. 22 - CIMICE
“KISSING BUG” (1-4 cm.)
FIG. 24 - CIMICE DEI LETTI
FIG. 23 - MOSCA
“TUMBU FLY” (7-12 mm.)
FIG. 25 - TEMITE
Tripanosomiasi americana
Questa è trasmessa da cimici (kissing bugs, fig. 22), che vivono
all’interno di abitazioni nelle zone rurali del Centro e Sud America
(Messico e Brasile).
In Brasile vengono chiamate “vinchuca”, che vuol dire “lasciarsi
cadere dall’alto”: infatti amano farsi cadere sulle vittime mentre
queste dormono.
Il contagio avviene durante la puntura per deposizione di feci sulla
ferita. Un nodulo rosso compare nel sito di inoculazione; dopo qualche settimana si sviluppano febbre, ingrossamento dei linfonodi,
manifestazioni allergiche cutanee, meningite e, a distanza di tempo,
intervengono lesioni a vari organi: cuore, apparato digerente.
Non vi è vaccino, non vi è chemioterapia preventiva che valgono, e
neanche un valido farmaco per la terapia post-infettiva.
I visitatori delle città o della giungla non sono a rischio, che esiste
invece per coloro che abitano o pernottano in capanne di fango o in
ricoveri coi tetti di foglie di palma.
PREVENZIONE. Usare la zanzariera e controllare che sia ben rimboccata sotto il materasso (o dormire sotto le stelle!).
77
FIG. 26 - TRIPANOSOMIASII.
DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA
Miasi
Le larve di certe mosche tropicali sono capaci di perforare la pelle e
svilupparsi al di sotto. Malattie prevalentemente del bestiame, possono però infettare accidentalmente l’uomo.
La mosca “Tumbu” (Cordylobia) è presente in numerosi Paesi del
Centro ed Est Africa (fig. 23). Depone le uova su vestiti appesi o adagiati al suolo ad asciugare in zone d’ombra. Le uova si schiudono a
contatto con la pelle e le larve penetrano, producendo un grosso
foruncolo che non contiene pus, bensì la larva stessa. Alla sommità
del foruncolo è possibile individuare l’apparato respiratorio del
parassita (si presenta come due punti neri), che può essere rimosso
mettendoci sopra dell’olio o acqua e spremendo il foruncolo: non è
un bello spettacolo, ma orsù, facciamoci coraggio!
Sul versante Est delle Ande esiste un’altra specie (Dermatobia),
caratteristica per il modo in cui inocula le uova nel nuovo ospite.
La mosca cattura un altro insetto, solitamente una zanzara diurna, e
tenendolo ben fermo gli “incolla” sull’addome una dozzina di uova,
per poi liberarlo. Le larve all’interno delle uova, appena percepiscono la presenza di un ospite a sangue caldo, rapidamente maturano,
penetrando nella cute. Per questa caratteristica la mosca viene chiamata “hitch-hiker” (autostoppista).
78
Altre mosche sono capaci di deporre uova direttamente su ferite o
piaghe.
PREVENZIONE. Preferibilmente stirare gli indumenti o appendere
gli stessi ad asciugare all’interno. Scacciare sempre le mosche.
Coprire i cibi. Medicare e proteggere le lesioni cutanee. Vedi anche
“protezione contro gli insetti”.
MORSI, PUNTURE E INFESTAZIONI
Mosche, zanzare, tafani e cimici
Per quanto riguarda la protezione, rimandiamo a quanto già detto.
Dopo la puntura è consigliabile non grattare, disinfettare invece la
parte con acqua e sapone, o meglio con un comune disinfettante
(EUCLORINA, BETADINE, alcool), dopodichè utilizzare una crema
per calmare il prurito (GENTALYN ß), in mancanza della quale si può
utilizzare una poltiglia di polpa di papaya. Gli impacchi di ghiaccio,
quando è disponibile, sono utilissimi per alleviare il dolore.
In alternativa esistono in commercio stick a base di ammoniaca
(AFTER BITE), per calmare sia dolore che prurito. Si deve a questo
proposito ricordare come possa essere usata, con la stessa efficacia
dell’ammoniaca, la propria urina, anche se il metodo è obsoleto, da
riservare a casi particolari, in assenza di qualsiasi altro rimedio.
Nel caso il prurito fosse insopportabile, utilizzare un antiallergico
per via orale (POLARAMIN, 1-2 cps al giorno).
Le cimici dei letti (bed bugs) si presentano di colore brunastro, di
dimensioni variabili tra i 6 e gli 8 mm. (fig. 24). Se sospettate la loro
presenza, scostate il letto dal muro e cercate di dormire con la luce
accesa, poiché preferiscono nutrirsi al buio; oppure vaporizzate del
piretro spray sul telaio del letto e nelle fessure vicine.
Api, vespe, calabroni, formiche e termiti
Solitamente compare solo dolore, gonfiore e arrossamento della
parte. Eliminare l’eventuale pungiglione con l’unghia o con un coltello. Per il resto procedere come sopra. Se la reazione è molto
importante, oltre all’antiallergico aggiungere un cortisonico
(DEFLAN 30, 1 cps 2 volte al giorno).
79
Se il gonfiore compare con qualche giorno di ritardo e se c’è febbre,
prendere un antibiotico (ZIMOX 2 cpr 2 volte al giorno per 8 giorni).
Se compaiono reazioni allergiche come nausea, vomito, difficoltà di
respirazione rapide e intense, iniettare rapidamente un cortisonico
per via endovenosa o intramuscolare (BENTELAN 1-2 fiale) o in
alternativa ADRENALINA sottocutanea.
Serpenti
I serpenti velenosi sono presenti in quasi tutte le zone del mondo,
con esclusione dell’Antartide, Nuova Zelanda, Madagascar, Irlanda,
Islanda e la maggior parte delle isole caraibiche (fig. 27).
Possiamo dividerli, a scopo didattico, in quattro famiglie principali:
- i crotalidi (crotalo rosso);
- i viperidi (vipera rinoceronte, vipera Russel, vipera del Gabon);
- gli elapidi (cobra, mamba, corallo e kraits);
- gli hydrofidi (serpenti di mare e serpenti terrestri australiani).
Tutte le morsicature associate a immediato e intenso dolore, con
rapido gonfiore, necrosi e sanguinamento sono dovute con probabilità a crotalidi e viperidi (sindrome emorragico-emolitica).
Se questi sintomi sono meno intensi e compaiono più tardivamente, si tratta più probabilmente di avvelenamento da elapidi o hydrofidi. Tra i segni caratteristici e precoci di questi ultimi sono invece la
sonnolenza, la caduta delle palpebre, l’annebbiamento visivo e la
paralisi respiratoria e muscolare (sindrome neurotossica).
Fortunatamente le morsicature di questi animali sono piuttosto
rare, specialmente se, in particolari situazioni ambientali (es.: tenda
nel deserto), ci si attiene a semplici norme di comportamento. Tra
queste, ricordiamo di chiudere sempre la lampo della tenda e del
sacco a pelo, scuotere energicamente i vestiti al mattino prima di
indossarli, capovolgere le calzature per allontanare eventuali ospiti
non graditi, guardare sempre attentamente prima di toccare qualsiasi cosa con le mani nude, utilizzare calzature chiuse e alte alla
caviglia, fare uso sistematico della zanzariera.
In caso di morsicatura è necessario intervenire in questo modo:
1) limitare la diffusione dell’eventuale veleno: paziente a riposo,
coricato e tranquillo, parte colpita immobile, se possibile legatura
80
FIG. 27
VIPERIDE
con lacci o fasciature a monte del morso (la legatura non deve essere troppo stretta e deve essere allentata per qualche minuto ogni
mezz’ora). Se il paziente è molto agitato, somministrare un calmante leggero.
2) Sedare il dolore, quando presente, con LIXIDOL (evitare
l’Aspirina), oppure VOLTAREN intramuscolari.
3) Somministrare un cortisonico intramuscolare o endovenoso
(BENTELAN 1-2 fiale), rinnovabile dopo un paio d’ore e poi ogni 6
ore, se non sovvengono miglioramenti.
4) Disinfettare infine il punto di morsicatura e somministrare un
antibiotico, per sicurezza (ZIMOX cpr 2 volte al giorno per 8 giorni).
5) Astenersi da rimedi come incisioni o suzioni a bocca del veleno,
se non si ha la certezza di farlo correttamente, perché ogni tipo di
manipolazione della parte rischia di accelerare la circolazione locale, favorendo la diffusione interna del veleno.
6) Non usare ghiaccio sulla zona colpita.
7) Identificare se possibile il serpente, ma non molestarlo; se ucciso
portarlo presso un centro medico per l’identificazione.
8) Il siero specifico antiveleno resta sempre la terapia elettiva di
81
emergenza; sfortunatamente esso è di difficile conservazione e quasi
mai disponibile in tempi brevi.
9) La famosa “pietra nera” è in grado, inserita nella ferita, di assorbire il veleno, anche se non esistono prove scientifiche in proposito. Se ne possedete una usatela, senza astenervi dall’intervenire
secondo lo schema sopra riportato.
10) Esistono in commercio delle mini pompe a depressione (ASPIVENIN), dall’aspetto simile a quello di una siringa, capaci di aspirare piuttosto bene il veleno se applicate rapidamente.
Anche in questo caso siete tenuti a completare il vostro primo soccorso seguendo lo schema su riportato.
11) Se il veleno raggiunge malauguratamente gli occhi (alcuni serpenti sputano a grande distanza, un tipo di cobra per esempio),
lavarli abbondantemente con acqua.
12) Resta inteso comunque che la rapida ospedalizzazione, quando
possibile, è vivamente consigliata.
Per la tranquillità del viaggiatore sarebbe utile saper distinguere un
serpente velenoso da uno non velenoso: a grandi linee i caratteri
principali di differenziazione sono legati alla forma della testa, alla
disposizione della pupilla e al taglio della coda (fig. 28).
In molti serpenti non velenosi la testa ha una forma affusolata, non
ben distinguibile dal resto del corpo, ricoperta da grandi scaglie
regolari; in quelli velenosi la testa è invece leggermente triangolare,
con scaglie piccole e irregolari.
FIG. 28
NON VELENOSI
VELENOSI
82
La pupilla dei serpenti non velenosi ha una forma rotonda, quella
dei velenosi ha invece una forma a losanga quasi verticale, che ricorda quella del gatto in condizioni di elevata luminosità.
Nei serpenti innocui, infine, la coda ha forma allungata e sottile, in
quelli velenosi invece è breve o tozza, quasi tronca.
Un ultimo elemento distingue ancora i due tipi di serpenti: il morso!
In quelli non velenosi la ferita si presenta come una doppia fila di
minuti forellini; al contrario nella ferita provocata da quelli velenosi
si notano due fori caratteristici, causati dal morso dei due denti
veleniferi, distanti tra loro circa un centimetro, i quali causano dolore intenso e si rigonfiano in breve tempo.
Ragni
La maggior parte dei ragni sono benefici per l’ambiente e innocui.
Alcuni sono però velenosi e possono essere talvolta letali.
Le specie più terribili e conosciute sono:
- la vedova nera: misura circa 4 cm. con le estremità estese, presenta un caratteristico disegno di clessidra sotto l’addome e vive in Sud
America. Il morso è sovente indolore, seguito da nausea, febbre e
contrattura muscolare;
- la tarantola: il ragno è lungo 3 cm., con un segno a freccia sull’addome, non tesse la tela ed è presente su tutti i continenti (fig. 29).
- il ragno bruno eremita (brown recluse): il corpo è lungo circa 1 cm.
con arti lunghi e sottili, vive in Nord America e l’azione del suo veleno è soprattutto emorragico-emolitica;
- il ragno della tela imbuto di Sydney: vive solo in Australia e in
Nuova Zelanda, il suo veleno è tipicamente neurotossico;
- il ragno vagabondo o ragno banana (banana spider): conosciuto
come “Armadeira” in Sud America, è uno tra i più grossi ragni conosciuti, misurando in corpo 5 cm. e in diametro complessivo 15 cm. Il
morso, molto doloroso, è seguito da spasmi muscolari, nonché da
una spettacolare erezione (priapismo).
Sia per prevenire che per curare un eventuale morso di ragno velenoso, valgono le stesse indicazioni già fornite riguardo ai serpenti,
alle quali vi rimandiamo.
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FIG. 29 - TARANTOLA
FIG. 30 - SCORPIONE
FIG. 31A - MILLEPIEDI
FIG. 31B - SCOLOPEANDRA
FIG. 32A
PULCE
FIG. 32B
PIDOCCHIO
FIG. 33 - ZECCA
FIG. 34 - SANGUISUGA
84
FIG. 35 - SCARAFAGGIO
Se disponete di ghiaccio, usatelo per prevenire il gonfiore e alleviare il dolore locale.
Scorpioni
Scorpioni velenosi sono presenti in tutti i continenti: Sud Africa,
Africa Mediterranea, Medio Oriente, Asia Centro Sud, America e
Carabi (fig. 30).
Il loro veleno produce sintomi come vomito, diarrea, dolori addominali ecc., avendo un’azione soprattutto neurotossica periferica.
La puntura è dolorosissima e in certi casi può essere mortale.
Valgono anche qui gli stessi accorgimenti consigliati per prevenire il
morso dei serpenti e il medesimo approccio di pronto soccorso.
Un impacco freddo aiuterà a calmare il dolore locale.
Millepiedi e centopiedi
I millepiedi possono secernere liquidi irritanti, che a loro volta possono produrre vescicole sulla pelle o effetti più gravi, se vengono
interessati gli occhi (fig. 31 a).
I centopiedi (Scolopendra) sono talora capaci di infliggere morsi
velenosi, ma raramente costituiscono un pericolo (fig. 31 b).
Il primo intervento in caso di contatto è quello di lavare per bene la
parte interessata con acqua e sapone, assumere poi POLARAMIN 1
cps ogni 6-8 ore ed applicare 2 volte al giorno una crema cortisonica, tipo GENTALYN ß.
L’applicazione di impacchi freddi è sempre indicata.
Pulci pidocchi e scabbia
Sia pulci che pidocchi hanno dimensioni di 2-3 mm. (fig. 32 a-b).
Le prime possono compiere salti fino a 20 cm. e infestano preferibilmente le caviglie; i secondi infestano, secondo le specie, o il
cuoio capelluto, alla base del quale depongono le uova, o tutte le
zone pelose (pube, ascelle, ecc.) o infine i vestiti. Esiste una pulce,
presente in Centro America e in Africa, che penetra nella pelle, specialmente dei piedi, causando infiammazioni e ulcerazioni (Tunga
penetrans).
Tutti i pidocchi si nutrono del sangue dell’ospite.
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Pulci e pidocchi causano quasi sempre disagio e prurito, ma quasi
mai malattie di rilievo.
1) Il primo provvedimento da prendere in caso di infestazione è
quello di una toeletta completa con un sapone antisettico e poi l’applicazione su tutto il corpo di MOM shampoo, prodotto a base di
zolfo e mercurio, strofinando bene i capelli e le aree pelose, lasciando agire per qualche minuto. Il trattamento è da ripetere il giorno
dopo e a distanza di 7-10 giorni. In alternativa si possono impiegare prodotti tipo MITIGAL shampoo (benzoato di benzile) o LINDANE
shampoo (benzene esacloride), non in commercio in Italia.
Questi trattamenti non rimuovono le uova; un sistema per eliminare anche queste, è quello di passare un pettine a denti fini impregnato di aceto.
2) I vestiti e la biancheria da letto vanno lavati in acqua molto calda
(55°C), altrimenti possono essere lasciati in buste di nylon ben chiuse, per almeno 2 settimane, in attesa della inattivazione delle uova. Gli
oggetti da toeletta (pettini, spazzole) vanno immersi in acqua calda
almeno per 1 ora.
3) Il prurito spesso persiste anche dopo la rimozione degli ospiti,
per cui è sempre indicato un antiallergico (POLARAMIN 2 cps al
giorno).
4) Se la pelle è irritata dal troppo grattare, disinfettarla accuratamente (EUCLORINA o altro).
5) Per quanto riguarda la pulce sottocutanea (Tunga), spesso localizzata nel piede, è necessario estrarla rapidamente prima che provochi infezione, allargando e aumentando il foro di entrata con un
ago sterile. Proseguire con disinfezione locale accurata (BETADINE
pomata). Per evitare il contagio, non camminare a piedi nudi sulla
sabbia umida, vicino a fiumi e laghi del Centro e Sud America e
dell’Africa Occidentale.
La scabbia è invece una malattia portata da un minuscolo acaro
(Sarcoptes scabiei) che tumefà gli strati più superficiali della cute,
causando anch’esso un caratteristico prurito.
La sua localizzazione è frequente alle mani, alle braccia e agli organi genitali. La sintomatologia si manifesta solo dopo 6-8 settimane
86
dal contagio.
La terapia si basa sull’uso di MITIGAL pomata, applicata per 3 sere
consecutive o LINDANE una sola volta, lasciata per 24-48 ore. I preparati vanno applicati su tutta la cute e non solo sulle lesioni, dopo
un bagno saponato caldo. Contemporaneamente lavare la biancheria personale e da letto, come esposto per i pidocchi.
La prevenzione nei confronti di tutti questi ospiti indesiderati si
basa sull’igiene personale, evitando il contatto con persone e luoghi
infestati (facile a dirsi, difficilissimo in pratica), l’uso promiscuo di
indumenti e di biancheria da letto.
A tal proposito, se avete dubbi sulla pulizia di federe e lenzuola
(vanno ricercati capelli, peli o piccole stropicciature, lasciati dall’ospite precedente), non esitate a farvele cambiare, oppure utilizzate
il sacco a pelo o il sacco lenzuolo personale.
Zecche
Le zecche hanno dimensioni di circa 3mm., ma ingrossano fino a 2
cm. quando sono piene di sangue (fig. 33). La loro morsicatura è
indolore.
Devono essere estratte delicatamente con una pinzetta facendo
attenzione a non lasciare la testa in sede, esercitando prima una
pressione e poi una trazione progressiva. Spesso può essere di aiuto
stordire prima le bestiole con etere, petrolio, benzina o profumo.
La pazienza è la chiave del successo dell’estrazione!
Far sempre seguire un’accurata disinfezione locale.
Sanguisughe
Anche la morsicatura della sanguisuga è assolutamente indolore;
essa aderisce alla pelle, si riempie di sangue e poi si stacca, liberando però nel punto di aggressione una sostanza anticoagulante
che provoca sanguinamento prolungato (fig. 34).
Difendersi dalle sanguisughe nella giungla può risultare talora
impossibile, vista la loro straordinaria capacità di infilarsi ovunque
(orlo dei legacci delle scarpe, maglie larghe dei tessuti) e la possibilità che hanno alcune specie di paracadutarsi dagli alberi sulla vittima (pioggia carnosa!).
87
Sono comunque indispensabili, per limitare i danni, scarpe alte ben
chiuse, pantaloni lunghi, maglie con maniche lunghe, elastici ben
serrati sotto il ginocchio e a livello dei gomiti, cappello e guanti.
L’impregnare gli indumenti, specialmente le calze, con dietiltoluamide (AUTAN) o Jungle Juice, scoraggia notevolmente il simpatico
anellide.
Esistono molti sistemi ingegnosi per staccare le sanguisughe dal
loro ospite: aspergere la parte con sale o con etere, bruciarle con il
mozzicone acceso di una sigaretta, eccetera; anche se il metodo più
rapido e comodo è quello di allontanarle con la lama di un coltello,
fatta scorrere a 45° rispetto al piano della cute.
Dopo aver eliminato l’ospite, è consigliabile come sempre una
buona disinfezione della parte (BETADINE pomata).
Scarafaggi
Gli scarafaggi, solitamente neri e della lunghezza variabile da pochi
cm. fino a 7-8, sono presenti nelle stanze d’albergo di tutti i paesi
del mondo (fig. 35). Essi prediligono i luoghi sordidi e sporchi, ma
non disdegnano talvolta alberghi a 5 stelle!
Di per se stessi non sono pericolosi per l’uomo e raramente sono
portatori di malattie; la loro presenza è comunque sempre sgradita,
spesso causa di rocambolesche cacce notturne o quanto meno di
litigi, discussioni e notti insonni!
Viene caldamente consigliata quindi una preventiva disinfestazione
della stanza e l’utilizzo di tutti i mezzi di difesa a nostra disposizione.
Gli scarafaggi, così come i ragni, gli scorpioni, i serpenti, le cimici, le
pulci, ecc. sono altamente sensibili al BAYGON, reperibile ovunque
sotto forma di spray o di polvere.
È buona norma spruzzare abbondantemente BAYGON nella stanza
interessata, specialmente sotto i letti e negli anfratti più nascosti,
dopodiché evacuare la stessa per qualche tempo (1 ora). Munitevi
quindi di un secchiello per il recupero delle salme ed aerate la stanza prima di soggiornarvi.
Fate uso sistematico di zanzariera e ricordate di rimboccarla accuratamente sotto il materasso. In mancanza di questa, vi aiuterà, alme88
no psicologicamente, scostare abbondantemente il letto dal muro.
Fra i metodi più pittoreschi ricorderemo quello di adagiare le quattro gambe del letto in recipienti pieni d’acqua, onde evitare la scalata delle stesse da parte di qualunque bestiola malintenzionata; in
alternativa, cospargete le gambe del letto con olii, BAYGON o altri
repellenti. Un buon sonnifero aiuterà infine... a dimenticare.
Candiru
Sotto questo nome si cela una creatura terrificante, che sembra
uscita dalle sale di tortura medievali. Si tratta di un piccolissimo
pesce, imparentato con il pesce gatto, presente in alcune aree di
quasi tutti i fiumi del Sud America.
Attratto probabilmente dai detriti organici, il candiru ha la capacità
di infilarsi in ogni orifizio umano disponibile (uretra o ano), dove
s’incunea in virtù di piccole spine presenti sul suo corpo, così che
solo un intervento chirurgico può rimuoverlo.
Questo pesce fornisce già una buona ragione per non bagnarsi nudi
nei fiumi del bacino amazzonico.
Piraña
Di veramente terribile questo pesce ha solo il potente apparato
masticatorio, il quale ha alimentato numerosi aneddoti e leggende.
Sicuramente qualcuno è stato ucciso dai piraña, ma non vedrete mai
alcun abitante del luogo intimorito nello scendere in acqua o nel
nuotare.
È pericoloso se pescato poiché è difficile estrargli l’amo e non
muore facilmente; è capace di mordere anche alcune ore dopo la
sua cattura.
Comunque, se la gente del posto vi dice di stare attenti ai piraña,
ascoltate il loro avvertimento.
Mammiferi e rabbia
La ferita provocata dal morso di un mammifero deve essere ripulita
assolutamente entro 3 ore con ogni liquido a vostra disposizione:
acqua e sapone sono facilmente rimediabili.
È necessario pulire in profondità la ferita, anche se, in mancanza di
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anestetico locale, tale operazione dovesse risultare molto dolorosa.
Se potete disporre di whisky, utilizzatelo imbevuto in tamponi, per
meglio detergere la parte (sono altrettanto valide tutte le soluzioni
a base alcoolica).
Non è consigliabile far rimarginare morsi inflitti da un animale con
punti di sutura. Se la ferita risulta piuttosto grave è consigliabile
sottoporsi a una cura di antibiotici, tipo ZIMOX, per 4-5 giorni.
Dopo ogni morso di mammiferi tipo volpi, roditori, canidi, gatti,
pipistrelli, ecc., deve essere sempre tenuto in considerazione il
rischio rabbia, terribile malattia virale, praticamente cosmopolita.
Siccome stabilire se un animale è rabbico non è facile al di fuori dell’esame in laboratorio, tutti gli animali selvatici anormalmente
aggressivi e mordaci sono da considerare infetti.
La malattia si dichiara entro 20 giorni dalla morsicatura, e la sua
gravità è direttamente proporzionale alla profondità del morso e alla
sua distanza dalla testa.
Il trattamento preventivo si può effettuare in due modi:
1) dopo il morso, sottoponendovi rapidamente a più iniezioni di
siero e vaccino antirabbico, che devono essere praticate da un medico. Se il vostro isolamento vi colloca a più giorni di distanza da questi, potrebbe essere troppo tardi;
2) tramite una vaccinazione, che dipende dal progetto che vi siete
posti: vivere e dormire all’aperto, viaggiare a piedi o in bicicletta
(cacciatori, botanici o zoologi).
Nelle zone endemiche evitate il contatto con animali domestici e
selvatici (soprattutto se questi sembrano addomesticati): la mancanza di timore nell’animale è segno precoce di rabbia.
PREVENZIONE: vedi vaccinazioni.
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MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE
Generalità
Chi parte lo fa per scopi diversi: per uscire dalla routine, per affari,
per interessi scientifici o culturali; bene o male un individuo che si
muove è più soggetto a nuove esperienze, a nuove avventure, agli
incontri con nuovi amici: Il sesso fa sicuramente parte delle attrazioni; qualche volta è il solo fine del viaggio, come evidenzia “l’industria del sesso” di talune parti dell’Asia.
I fattori di rischio dipendono dal comportamento individuale. Il
pericolo aumenta con l’aumentare del numero di compagni occasionali e con la frequenza dei rapporti.
U’alta percentuale di rischio si manifesta con partners di età compresa tra i 15 e i 30 anni; teoricamente il rischio diminuisce scegliendo un compagno più maturo.
Un altro ruolo importante lo riveste la scelta del compagno/a, poiché alcuni individui sono ad alto rischio: tossicomani, omosessuali,
prostitute, bisessuali, giovani con molti partners, emofilici, residenti in Africa e Haiti (80% di sieroposività all’HIV fra le prostitute di
alcuni Paesi africani).
Una larga varietà di malattie sono trasmesse per contatto sessuale
(più di 20 tra batteri, protozoi, virus, pidocchi, ecc.).
GONORREA: si manifesta con secrezione genitale giallastra o giallo
verdastra.
TRICOMONAS: provoca secrezione giallo verdastra, schiumosa, con
irritazione cutanea nelle donne; debole sintomatologia nell’uomo
(nulle o lievi perdite mattutine).
CLAMIDIA: vi è secrezione chiara nell’uomo ma nessun sintomo
nella donna.
SIFILIDE: appare dopo 2-6 settimane dal contagio sotto forma di
ulcera, con ingrossamento di linfonodi non dolenti.
Inoltre: HERPES GENITALE, EPATITE B, AIDS.
Profilassi
La sola, assoluta sicurezza è ovviamente data dall’astinenza o dalla
certezza che il proprio partner abituale non abbia rapporti con altri
91
FIG. 36 - AIDS
POSSIBILITÀ DI CONTAGIO: OVUNQUE
individui.
Ricordiamo che tutte le secrezioni corporee come la saliva, lo sperma, il fluido vaginale, il sangue e le urine possono trasmettere
malattie, che solo il corretto uso del preservativo può prevenire.
Vi esortiamo a non curarvi da soli, poiché talora è difficile arrivare a
una esatta diagnosi senza esami di laboratorio, e tanto più precisa
sarà questa tanto più efficace risulterà il trattamento. Non vi è un
farmaco capace di curare tutti i possibili accidenti, e un uso improprio del medicinale vi esporrebbe a indesiderabili effetti collaterali
senza ottenere benefici; inoltre c’è il problema della resistenza che i
batteri hanno sviluppato verso numerosi farmaci.
Arrivare da soli ad una diagnosi e a un trattamento può darvi un
falso senso di sicurezza; voi pensate di essere migliorati perché i sintomi sono diminuiti, ma solo per riapparire in futuro in forma più
violenta.
Per queste ragioni è meglio non essere riluttanti nel recarsi presso
un centro medico, se pensate di avere un problema.
92
93
INCIDENTI E TRAUMATISMI
LE FERITE E LE LORO COMPLICAZIONI
Generalità
Ogni tipo di ferita, piccola o grossa che sia, deve essere in primo
luogo detersa e/o disinfettata.
La detersione viene effettuata con l’uso di acqua corrente direttamente sulla ferita o con l’acqua sterilizzata per essere bevuta.
La disinfezione viene effettuata con acqua e sapone o, meglio ancora, con soluzioni specifiche, tipo EUCLORINA o MERCUROCROMO
o acqua ossigenata; non esitate a sfregare scrupolosamente l’area
con garza sterile imbevuta di queste soluzioni.
Se la ferita non è così grave da richiedere innanzi tutto l’applicazione di punti di sutura (vedi capitolo sulle ferite aperte e sull’emorragia), sarà buona norma medicarla con pomata antibiotica tipo
BETADINE e coprirla con cerotto, garze sterili o fogli medicati, tipo
CONNETTIVINA, a protezione della stessa da polvere e mosche
(anche se piccola come un ponfo di zanzara escoriato dal grattamento!).
La fasciatura della ferita è un argomento piuttosto dibattuto perché,
mentre da una parte isola il campo, facilita la riunione dei margini
ed evita il rischio di una sovrainfezione, dall’altra favorisce la macerazione della cute e di conseguenza ritarda la cicatrizzazione. Essa
pertanto deve essere rinnovata sovente, per una buona sorveglianza
della ferita e, ovviamente, non deve essere talmente stretta da limitare il flusso della circolazione sanguigna (la superficie intorno alla
zona interessata dovrà apparire rosea e tiepida al tatto).
Le ferite aperte
Le ferite di una profondità superiore ai 2 o 3 mm. con tendenza a
restare aperte dovranno essere suturate; ciò limiterà il rischio d’infezione e favorirà una cicatrizzazione molto rapida.
L’occorrente per una sutura è: un ago ricurvo sterile con filo applicato (per esempio di nylon 3-0), un “porta-aghi” (strumento chirurgico utile per facilitare la presa dell’ago e garantirne il preciso uti94
FIG. 37A - INFISSIONE ED
ESTRAZIONE DELL’AGO
SECONDO LA SUA LINEA
DI CURVATURA
FIG. 37B - LEGATURA STRUMENTALE
DI UNA SUTURA
1
2
3
4
5
1
2
3
FIG. 37C - 1) INSUFFICENTE PRESA 2) DISUGLUALE PRESA 3) CORRETTA PRESA CHE
GARANTISCE UN BUON AFFRONTAMENTO DEI BORDI
95
lizzo sui margini della ferita) e, se disponibile, una pinzetta chirurgica (atta ad afferrare il lembo della ferita stessa per meglio trafiggerlo).
Dopo aver appoggiato e leggermente infisso la punta dell’ago su di
un lembo della ferita, girate il polso in modo che l’ago stesso si infili nella pelle, eseguendo un movimento arcuato. Continuare il movimento del polso fino a che l’ago, dopo aver completato un mezzo cerchio nei tessuti, non esca in superficie, trafiggendo l’altro lembo
della ferita. È importante che l’ago abbia interessato un uguale spessore di tessuto da entrambi i lati della ferita stessa. È necessario fare
a questo punto due o tre nodi di sicurezza, prima di tagliare i capi
liberi del filo. Evitare di esercitare troppa trazione, onde evitare di
strappare il filo o di lacerare la pelle.
Esistono delle piccolissime cucitrici monouso a punti metallici
(PRECISE 5-SHOT della 3M), di uso veramente semplicissimo, contenute in involucro sterile ed impermeabile (il tutto grande quanto
un coltellino svizzero).
Nel caso che gli strumenti chirurgici sopra elencati non siano disponibili o che nessuno dei presenti si senta di praticare una sutura chirurgica, esistono dei sistemi alternativi per chiudere una ferita aperta.
Fra di essi il più noto è l’utilizzo dello STERI-STRIP o del COVERSTRIP (nastro adesivo sterile ed inestensibile), da applicare direttamente sulla ferita. L’efficacia di questo sistema è legata al suo utilizzo corretto su di una pelle non bagnata nè sottoposta a particolari trazioni (in prossimità di un’articolazione è preferibile immobilizzare la parte).
Nel caso questi prodotti non fossero disponibili è possibile ovviare
con del normale cerotto sterile, modellando un certo numero di pezzettini lunghi circa 2-3 cm., a forma di farfalla. Queste “farfalline” verranno applicate su tutta la lunghezza della ferita, a cavallo tra un
lembo e l’altro, in modo che la parte centrale, molto sottile, non
interferisca con la ferita e le due parti laterali più grandi (le ali della
“farfalla”) garantiscano un’ampia superficie di adesione ai due lati
della ferita. L’utilizzo di una ulteriore fasciatura consoliderà il tutto.
Qualunque sistema di sutura venga utilizzato non dimentichiamo
comunque di detergere e disinfettare accuratamente la ferita prima
96
di intraprendere qualunque altra procedura (vedi capitolo precedente).
Ricordate ancora che la sutura va rimossa dopo 7-8 giorni.
Le emorragie
Quando da una ferita sgorga copiosamente sangue è necessario,
come prima cosa, arrestare il sanguinamento comprimendo direttamente la ferita con le dita o con la mano (meglio ancora con una
garza sterile) per almeno 10’ - 15’ . Se ciò non bastasse e il sanguinamento si presentasse a “scatti”, cercare di comprimere l’arteria
responsabile subito a monte della ferita, procedendo per tentativi
(vedi anche capitolo “Basi delle tecniche di pronto soccorso”).
Una volta che il sanguinamento diminuisca o si arresti, eseguire un
bendaggio compressivo, senza dimenticare la pulizia e la disinfezione.
Tale bendaggio non deve certamente impedire la normale circolazione del sangue, minima e necessaria, e deve essere rimosso in
caso di sintomi indicativi a valle del bendaggio (pallore, freddo, sensazioni strane). Per lo stesso motivo è sconsigliato il laccio o la legaFIG. 38 - COME FARE LE “FARFALLINE”
CON IL CEROTTO ADESIVO
FIG. 39 - BENDAGGIO
COMPRESSIVO
CEROTTO
COMPRESSA
97
tura stretta a monte della ferita, manovra che potrebbe portare alla
necessità di amputazione dell’arto in questione!
Tenere sempre in considerazione la possibilità di una sutura chirurgica (vedi capitolo precedente).
Se disponete inoltre di una fialetta di anestetico (lidocaina), essa
dovrà essere iniettata tutto intorno alla ferita; si otterrà così il vantaggio di arrestare il dolore locale per qualche ora, permettendo di
effettuare tranquillamente la sutura chirurgica.
Un ultimo vecchio metodo, rubato alla medicina tradizionale, per
fermare una emorragia, è quello di applicare sulla ferita la poltiglia
nera ricavata dal dare fuoco a del cotone idrofilo, dopo aver atteso
l’esaurirsi della fiamma e del calore.
Le escoriazioni
Le ferite superficiali, dovute a sfregamento con un corpo ruvido,
sono spesso molto fastidiose, accompagnate da senso di dolore o di
bruciore e possono essere all’origine di pericolose infezioni.
Come tutte le ferite esse devono essere preventivamente deterse e
disinfettate nella maniera più accurata possibile, usando le soluzioni indicate nei capitoli precedenti. Questo tipo di ferite non può mai
essere suturato, ma deve essere invece medicato direttamente con
pomate, tipo BETADINE, e coperto con garze sterili o fogli di CONNETTIVINA.
In alternativa a questo trattamento ancora meglio sarebbe coprire
l’escoriazione con SPENCO 2nd SKIN (seconda pelle), prodotto di
elezione per ustioni e bruciature. Questo nuovo medicamento americano, reperibile in Italia nei magazzini sportivi francesi, è composto da un gel formato per il 4% da ossido di polietilene e per il 96%
di acqua. È disponibile in fogli sterili di varia forma e misura e confezionato in buste ermetiche; è molto freddo al tatto, tanto che talvolta viene utilizzato per abbassare la febbre dei bambini. Ha tre
proprietà che lo rendono così utile in tante occasioni:
1) elimina ogni tipo di frizione tra due superfici (parte lesa - vestiti);
2) pulisce e disinfetta la ferita, assorbendo sangue, siero o pus;
3) il suo effetto refrigerante calma moltissimo il dolore ed il bruciore.
98
Estratto dalla busta ermetica esso si presenterà ancora isolato tra
due foglietti di plastica trasparente: toglierne uno e fare aderire
quella parte alla ferita, fissare il tutto con un bendaggio.
In conclusione, lo SPENCO 2nd SKIN dovrebbe sempre fare parte
della nostra farmacia da viaggio, nonostante il suo costo, purtroppo
oggi ancora elevato.
All’estero è reperibile nei negozi di articoli sportivi e nelle farmacie;
in Italia vi è un prodotto simile, a base di idrocolloidi (COMPEED).
Infezione di una ferita
Anche dopo una disinfezione apparentemente corretta capita talvolta che una ferita si infetti. Specialmente nei paesi tropicali, dove già
la sudorazione ritarda i processi rigenerativi, nemici come insetti,
mosche, sporcizia sono sempre in agguato e spesso non è sufficiente la rigorosa protezione della ferita, che attuiamo con creme, garze
e bendaggi. (Ricordare di non lasciare mai una ferita a diretto contatto con l’ambiente esterno; nei paesi esotici o al mare significa
pericolo di infezione al 100%!)
A volte ancora non è sufficiente il frequente rinnovo della medicazione e la sorveglianza attenta della ferita, anche se manovre obbligate e corrette.
Talvolta, anche inspiegabilmente, dopo circa 24 ore la ferita comincia a presentare i primi segni di infiammazione (dolore, rossore,
gonfiore, calore) e va pertanto considerata come infetta.
Se la ferita è ben chiusa, senza pus, perseverate in una attenta disinfezione, rinnovando frequentemente la medicazione; se invece presenta del pus bisogna eliminarlo completamente. Per poter fare
questo scollate la crosta, se necessario riaprite la ferita e praticate
una pulizia perfetta. Questa pulizia, seguita da rigorosa disinfezione
e applicazione di antibiotico, tipo AUREOMICINA, è da ripetere fino
a quando i segni dell’infezione non sono scomparsi.
Sarà di aiuto l’applicazione sulla ferita aperta di un impacco caldo e
umido per 15 o 20 minuti ogni 2 ore; questa manovra faciliterà il drenaggio della ferita e la circolazione locale, promuovendo l’innescarsi delle difese proprie dell’organismo.
Per concludere far assumere al paziente un antibiotico a largo spet99
tro d’azione, tipo ZIMOX (1 compresse mattino e sera per 8 giorni).
LE USTIONI
In base alla severità del danno le ustioni si dividono in tre gradi: il
primo grado (superficiale) in cui avremo arrossamento, secchezza e
dolore; il secondo grado (parziale assottigliamento della pelle) in
cui la cute si presenta dolente e umida, a volte con formazioni bollose; il terzo grado (lesioni profonde) in cui vi è ampia perdita di
sostanza e spesso assenza di dolore, per via della estesa distruzione
del tessuto nervoso.
Il trattamento delle ustioni sia di primo, secondo o terzo grado, è
stato rivoluzionato con l’avvento dello SPENCO 2nd SKIN, il cui uso
è ampiamente descritto nel capitolo dedicato alle escoriazioni.
Vediamo però nel dettaglio gli approcci da tenere a seconda della
gravità, della estensione e della localizzazione della ustione.
I GRADO: non sono quasi mai necessari particolari trattamenti,
spesso è molto utile l’uso di pomate tipo FLUBASON e l’applicazione di ghiaccio o acqua ghiacciata o impacchi di camomilla fredda.
II GRADO: il rischio di infezione è molto alto, così come quello di
esiti cicatriziali deturpanti. Dobbiamo pertanto:
1) disinfettare la parte con sapone non medicato e acqua;
2) applicare sull’ustione una pomata grassa, tipo FOILLE, ricoprendola con garze sterili e cambiando l’impacco ogni 3 giorni;
3) se la parte interessata è nei pressi di un’articolazione, immobilizzare la stessa in una posizione di relativa estensione, in modo che
l’eventuale cicatrice retrattile non limiti i movimenti dell’articolazione;
4) per calmare il dolore e controllare l’infiammazione assumere
ASPIRINA (3 grammi al dì), eventualmente con un altro antidolorifico (VOLTAREN o AULIN, 4 compresse al dì);
5) bere abbondantemente per compensare la perdita di liquidi;
6) se possedete lo SPENCO 2nd SKIN, i punti 2, 3, 4 possono essere sostituiti dall’applicazione di un foglio di questo medicamento
direttamente sulla parte lesa, fissandolo con una fasciatura.
100
Se persiste rossore e gonfiore dopo qualche tempo, ciò può facilmente essere indicativo di una infezione. In questo caso provvedere
ad una copertura antibiotica specifica, tipo ZIMOX (1cps. mattino e
sera per 7 giorni) e favorire l’entrata in funzione dei meccanismi propri di difesa, con l’applicazione di impacchi caldo umidi, mantenuti
in sede per la durata di 15-20 minuti e rinnovati ogni 2 ore (vedi capitolo sull’infezione delle ferite).
III GRADO: le ustioni di III grado, se interessano meno del 10% della
superficie del corpo, non dovrebbero richiedere il trattamento dello
shock; talvolta richiedono però degli innesti di cute, in attesa dei
quali è indicatissimo l’utilizzo dello SPENCO 2nd SKIN.
II GRADO (con interessamento di mani e viso) e III GRADO (con interessamento di più del 10% della superficie corporea): oltre al trattamento locale, queste situazioni di emergenza impongono un trattamento medico generale di estrema urgenza. Il pericolo principale a
cui ci troviamo di fronte è quello dello shock ipovolemico. L’unico
mezzo per contrastarlo, in una situazione di isolamento medico, è
quello di prevenirlo con una grande assunzione di liquidi.
Il rimpiazzo ideale di liquidi potrebbe essere rappresentato da
GATORADE diluito 1:1 con acqua, oppure da una soluzione idrosalina, preparata con 1 cucchiaio di zucchero + 1/2 cucchiaino di sale
per litro d’acqua. Ottimi anche i succhi di arancia e di mela (entrambi ricchi di potassio), nonché i succhi di frutta in genere e le bibite
zuccherine.
Dopo 2 o 3 giorni passare ad una dieta non troppo ricca in carboidrati, ma ricca invece di proteine; sarebbero molto utili complessi
vitaminici B e 200 mg. di vitamina C al giorno, per integrare la dieta
stessa.
Utilizzare un antibiotico per via orale, tipo ZIMOX (1compressa al
mattino e 1 alla sera per 7 giorni) o BACTRIM, solo quando sovvengono i primi segni di infezione.
Per quanto riguarda il trattamento locale dell’ustione, essa deve
essere disinfettata e detersa quotidianamente, utilizzando anche
creme ad azione antidolorifica, tipo FOILLE.
101
Il trattamento con SPENCO 2nd SKIN resta, anche e soprattutto in
questo caso, il trattamento più sicuro.
MANI, PIEDI E LORO PICCOLI PROBLEMI
Bolle da frizione
Frequenti nei piedi per l’uso di calzature nuove o inadatte. Possono
essere prevenute utilizzando due calze, una sopra l’altra.
Se la bolla si sta formando (ai primi bruciori), si può proteggere la
zona interessata coprendola estesamente con un cerotto a nastro.
Se si è già formata, disinfettare la cute, bucare la bolla e spremere il
contenuto, coprire poi con SPENCO 2nd SKIN oppure, in mancanza
di questo, con un cerotto ben teso.
Se la bolla è già rotta disinfettare, ritagliare i frustoli di pelle rimanenti, trattare con pomata antibiotica (AUREOMICINA) o pomata di
BETADINE e coprire con SPENCO. In mancanza di esso utilizzare
una garza grassa o resa grassa dalla pomata; bloccare il tutto con
cerotto a nastro.
Ematoma sottoungueale
Per trauma sul corpo ungueale o piccoli traumi ripetuti si può avere
una piccola emorragia sotto l’unghia; molto dolorosa e pulsante.
Raffreddare la parte e con uno spillo reso incandescente bucare
l’unghia al di sopra del versamento (non fa male), facendo in tal
modo uscire il sangue. Questa manovra allevia immediatamente il
dolore. (Fig. 40)
Possono essere usati antidolorifici per bocca (ASPIRINA, VOLTAREN).
Unghia incarnata
È causata da fattori meccanici che provocano la penetrazione dei
bordi laterali dell’unghia nelle parti molli vicine. Si instaura una reazione infiammatoria che facilmente si infetta, con scarsa tendenza
alla guarigione.(Fig. 41)
Intervengono fattori quali l’uso di scarpe inadatte che stringono
troppo in punta o il taglio delle unghie. L’unghia deve essere taglia102
ta diritta, arrotondando appena gli angoli; è un grave errore tagliarla arrotondata. (Fig. 41 B e C)
FIG. 40
FIG. 41A - UNGHIA INCARNATA O SUL PUNTO DI ESSERLO.
TAGLIARE L’ANGOLO IN DIAGONALE PERMETTENDO
COSÌ DI SCHIACCIARE PROGRESSIVAMENTE I TESSUTI.
41C - OTTENUTO QUESTO RISULTATO, IL TAGLIO DELL’UNGHIA DEVE SEMPRE LASCIARE L’ANGOLO AL DI
FUORI DE TESSUTO.
A
B
C
Vi sono alcune manovre che possono rapidamente portare dei benefici.
Il primo passo è cercare di tagliare l’angolo corneo che penetra nella
carne, pulire e disinfettare bene. Una tecnica è quella di fissare l’estremità di un cerotto a nastro sulla cute laterale all’unghia, senza
toccare questa, poi tirare verso il basso, in modo da distanziare la
cute dal margine ungueale, e bloccare in questa posizione, attaccando il nastro attorno all’alluce. Il margine cutaneo è così distanziato dall’unghia, diminuendo in dolore.
Un altro metodo è quello di grattare la sommità dell’unghia, dalla
matrice alla estremità libera, con un coltello o altro strumento affilato, fino a che, sottile a sufficienza, può diminuire il suo arco e
quindi sollevare i margini.
Questi metodi dovrebbero essere impiegati in associazione con
pomata antibiotica (AUREOMICINA). Se sopraggiunge l’infezione,
oltre alla pomata saranno utili bagni caldi e antibiotici, tipo ZIMOX
1 x 2.
Un trattamento definitivo dell’unghia incarnata recidivante è quello
chirurgico.
Tendinite
Infiammazione provocata da surmenage di un tendine, frequente al
tendine di Achille.
È presente dolore sotto sforzo, molto localizzato, e alla palpazione.
Si può prevenire con allenamento progressivo e riscaldamento
103
opportuno.
Terapia: ghiaccio subito, riposo sportivo completo, pomate antinfiammatorie (ZEPELIN) e antidolorifici per bocca (AULIN).
Piede d’atleta (vedi Dermatologia)
TRAUMATOLOGIA
CONTUSIONI: Evento drammatico non fratturativo.
Le contusioni possono essere escoriate o no; tutte beneficiano del
trattamento con impacchi freddi (15 min. di applicazioni ogni ora)
nelle prime 12 ore dall’evento traumatico. In quelle interessanti
tendini e/o articolazioni la parte contusa deve essere immobilizzata
e comunque limitata nei suoi movimenti da una fasciatura semirigida. Tutte necessitano di un periodo di riposo variabile. Non massaggiare mai la parte contusa. Se escoriata il primo atto dovrà essere la disinfezione della lesione cutanea, ed il bendaggio andrà rinnovato almeno ogni 24 h per controllare la stessa (pericolo di contaminazione).
DISTORSIONI.
La distorsione é dovuta allo stiramento ed eventuale lesione più o
meno completa di un legamento; la più frequente è certamente
quella della caviglia. Essa è benigna quando i movimenti sono dolorosi ma possibili, l’articolazione è moderatamente gonfia ed è ancora possibile camminare. Si presenta invece grave quando il dolore
iniziale è generalmente fortissimo, talvolta accompagnato da sensazione di CRACK, alcuni movimenti sono molto dolorosi, la marcia è
difficile, il gonfiore è rapido ed importante e dopo qualche ora si
presenta un ematoma. Sospettare di una frattura quando l’appoggio
sulla caviglia diventa assolutamente impossibile.
Il primo provvedimento sarà il riposo immediato ed il raffreddamento, evitando il massaggio. Bendaggio elastico di contenzione
anche nella forma benigna, cercando di ridurre sopratutto i movimenti di lateralità e utilizzando al di sotto del bendaggio delle
bande adesive inestensibili (elastoplast) o, in mancanza di queste,
104
del semplice cerotto in nastro, come esemplificato nell’illustrazione.
É importante che il bendaggio non sia così stretto da impedire la circolazione del sangue. Comunque nelle 24 h seguenti il trauma è
buona norma mantenere l’arto alzato, con il piede ad una altezza
superiore rispetto a quella del ginocchio per favorire lo scarico
venoso e contrastare il gonfiore, che può essere prevenuto o ridotto
con l’assunzione di un antiedemigeno per i 3-4 gg. seguenti il trauma (es.; DANZEN 1 cpr. x 3/die). FELDENE in compresse, 2 al giorno in prima e seconda giornata, poi 1 al giorno a stomaco pieno
come antinfiammatorio. Quando è il caso aggiungere antidolorifici
specifici tipo LIXIDOL, AULIN.
DISTORSIONI DELLE DITA. Capita frequentemente che un soggetto traumatizzato delle dita non riesca più a levare l’anello. É sufficiente prendere un filo di seta (filo interdentale) arrotolarlo stringendo bene attorno
alle dita. (Fig. 43) Arrivato all’anello il filo verrà fatto passare al di sotto
di questo, e poi lentamente srotolato, fino a ottenere la progressione dell’anello verso la punta del dito. In caso di distorsione è opportuna l’immobilizzazione con stecca di alluminio modellabile (in commercio) della
articolazione interessata per permettere comunque l’utilizzo indolore
della mano. L’immobilizzazione andrà effettuata in posizione di leggera
flessione (30° per le articolazioni delle dita e 60° per le articolazioni tra
LEGAMENTI
BANDE
ADESIVE
LATERALI
BENDAGGIO
CIRCOLARE
DI ANCORAGGIO
FIG.42
mano e dita). Importante l’immobilizzazione dell’articolazione del pollice
con la mano in caso di distorsione della stessa. Uno scorretto trattamento può portare ad una permanente invalidità della presa.
105
LUSSAZIONI
Si intende per lussazione lo spostamento dei capi articolari con perdita permanente dei loro rapporti.
Normalmente si presenta come una deformazione dolorosa dopo un
traumatismo violento.
Spesso è difficile la differenziazione tra una lussazione ed una frattura articolare, eccetto il caso di lussazione della spalla o della mandibola, piuttosto caratteristiche.
Teoricamente bisognerebbe riportare l’osso nella sua posizione primitiva, attraverso opportuna manipolazione: trazione, che però è di
difficile esecuzione e pericolosa se mal praticata.
In pratica è consigliabile, di fronte ad una deformazione articolare,
comportarsi come per una frattura: immobilizzazione in attesa di
raggiungere un centro medico.
Illustriamo qui di seguito alcune metodiche per la riduzione delle
lussazioni più frequenti.
FIG.43 - COME SFILARE
UN’ANELLO
DAL DITO
FIG.44
Spalla: Metodo del secchio (o di Stimpson)
L’infortunato, prono su di un piano, afferra con la mano dell’arto
interessato un secchio vuoto, riempito progressivamente di acqua.
Una delicata trazione laterale del braccio, ed una rotazione interna
dello stesso possono facilitare la riduzione, comunque dolorosissima.
Il braccio verrà in seguito sostenuto da una benda appesa al collo.
106
Mandibola:
L’infortunato si presenta
con la bocca spalancata
con impossibilità a chiudere.
Introdurre due pollici in
bocca, sugli ultimi molari, e
spingere verso il basso
mentre con le altre dita,
poste all’angolo della mandibola, si provoca un movimento di bascula in basso
ed in avanti.
FIG.45
Dolore all’articolazione senza trauma
Il dolore localizzato ad una articolazione, in assenza di un episodio
traumatico, può facilmente essere dovuto ad artrite, borsite o tendinite, spesso causate da un uso improprio e/o continuato dell’articolazione in causa (gomito del tennista).
La terapia consiste nell’uso di un antidolorifico, tipo FELDENE 1-2
compresse al giorno, l’utilizzo di impacchi caldi può alleviare la sintomatologia; se al contrario la aggrava, sostituirli con impacchi freddi.
Evitare i movimenti dolorosi dell’articolazione interessata per 5-7
giorni, eventualmente aiutandosi con fasciature contenitive.
L’immobilità protratta oltre la settimana potrebbe risultare dannosa.
Fratture
Il riconoscimento di una frattura è agevole solo quando vi sia uno
spostamento dei due capi ossei fratturati, con relativa deformazione
della zona interessata; talvolta infatti ci può essere uno spostamento invisibile ed impercettibile o addirittura inesistente (frattura non
scomposta).
Alcuni segni di riconoscimento possono essere:
- un violento dolore al momento dell’incidente
- la mobilizzazione della parte colpita genera nuovamente vivo dolore
- si può localizzare molto precisamente il punto doloroso, mediante
palpazione delicata
107
- un rapido gonfiore della regione interessata.
Il primo provvedimento da effettuare, in caso di frattura, sarebbe
quello di riallineare l’arto colpito, nel caso che i capi di frattura
abbiano subito uno spostamento, in modo da evitare gravi complicazioni, come la compressione di un nervo o di un’arteria. Per fare
ciò una persona tiene l’arto e l’altra cerca di riallinearlo senza forzare, esercitando un movimento iniziale di trazione parallela all’asse
lungo dell’osso. È consigliabile effettuare tale manovra solo se
esperti e molto lontani da centri medici e, se l’arto appare pallidobluastro da 5-10 minuti o se il soggetto comincia a lamentare formicolii diffusi, subito dopo è necessaria una immobilizzazione assoluta della parte, utilizzando steccatura e bendaggi, in modo tale che
le articolazioni immediatamente al di sopra e al di sotto della frattura siano anch’esse immobili.
La frattura della mano può generalmente essere immobilizzata con
una manciata di stoffa stretta nel pugno, che viene quindi fasciato
esternamente. Un braccio fratturato è generalmente fissato contro il
corpo; un dito è solidarizzato a quello vicino e tutti e due ad una
tavoletta. La gamba sana può servire come steccatura per quella
fratturata, meglio ancora se viene usata anche una stecca, un bastone ecc.; la frattura a livello della coscia richiede una steccatura dai
piedi alle ascelle, solidarizzando le stecche e le due gambe con
robuste fasciature.
Dopo aver effettuato la fasciatura assicuratevi che sia conservata
una normale circolazione sanguigna: se, per esempio, le dita divengono bianche e perdono sensibilità, controllate il vostro bendaggio
ed eventualmente rifatelo più lento.
Per calmare il dolore usate BARALGINA fiale intramuscolari, associando FELDENE compresse.
Il trasporto del ferito verso un centro specializzato si impone al più
presto.
In caso che i capi della frattura abbiano lacerato la cute dall’interno,
oltre a tutte le manovre descritte, si impone l’assunzione di antibiotici, tipo ZIMOX da 1 gr. ogni 12 ore, oltre alla medicazione della ferita come illustrato nel capitolo specifico.
108
FIG.46 - ESEMPI DI BENDAGGI
Un discorso ancora a parte meritano le fratture delle costole. Mentre
molto raramente sarà richiesto un bendaggio del torace, salvo che
tale bendaggio allevi la sintomatologia dolorosa, sarà invece consigliabile per il traumatizzato respirare normalmente e provocare
109
alcuni riflessi di tosse, per favorire la salute polmonare.
Evitare movimenti superflui, la guarigione avverrà spontaneamente
in qualche settimana.
Utilizzare farmaci antidolorifici come FELDENE e antibiotici come
ZIMOX, in caso di febbre.
Fasciature e bendaggi
Tutti questi esempi di fasciatura possono essere variamente utilizzati in caso di distorsioni, slogature, lussazioni e fratture, previo utilizzo, a seconda dei casi, di cerotti inestensibili o steccature.
Polso - spalla - caviglia - ginocchio - osso lungo (Fig. 46)
BASI DELLE TECNICHE DI PRONTO SOCCORSO
Rianimazione cardiorespiratoria
Termine generico per designare misure e tecniche per sostenere in
vita un individuo che sembra morto.
RESPIRAZIONE ARTIFICIALE
Si pratica ad una persona vittima di un incidente, che si presenta
priva di conoscenza; bisogna agire velocemente, ponendo il ferito
supino, e iperestendendo il capo, ponendo una mano sulla fronte e
una sotto il mento, per rendere pervie le vie aeree. Rimuovere eventuali protesi dentarie rimovibili.
Avvicinare l’orecchio per percepire il respiro e guardare il torace per
accertare movimenti respiratori. sia che incominci a respirare rumorosamente, sia che non respiri, è opportuno pulire le vie aeree,
girando il capo della vittima da un lato e introducendo due dita,
asportare eventuali cause di ostruzione come neve, vomito, muco,
cibo, dentiere.
Se il respiro non è presente bisogna iniziare la respirazione artificiale bocca a bocca. La mano sulla fronte pinzerà il naso, l’altra prima
sul mento può essere meglio posizionata sotto il collo, e somministrare 2 respiri lunghi e profondi, controllando il sollevamento e
l’abbassamento del torace. Immediatamente dopo controllare la
pulsazione, ponendo due dita a lato del pomo d’Adamo, vicino al
110
fascio muscolare.
Se non vi è pulsazione bisognerà intraprendere il massaggio cardiaco; se si sente la pulsazione e l’infortunato non respira da solo bisogna continuare la respirazione bocca a bocca, al ritmo di 12 al minuto.
L’unico modo per imparare questa tecnica è seguire un corso di
pronto soccorso, non può essere adeguatamente appresa da soli.
FIG.47A - IPERESTENDERE
IL CAPO E CHIUDERE LE
NARICI
FIG.47B - CONTROLLARE
MOVIMENTI TORACICI
FIG.47C - CONTROLLARE
PULSAZIONE
MASSAGGIO CARDIACO O COMPRESSIONE TORACICA.
Se il polso carotideo è assente il soccorritore deve provvedere alla
circolazione artificiale, in aggiunta alla respirazione bocca a bocca.
Per far ciò si pone una mano (solitamente la destra) o 2-3 dita trasverse dalla cima dello sterno, l’altra mano sopra l’altra e, intrecciando le dita, esercitare una pressione verso il basso che produce
un movimento di circa 3-4 cm.. La pressione è rapida, ma rilasciata
armonicamente. Bisogna eseguire 15 compressioni, alla frequenza
di 80 al minuto.
Immediatamente dopo 2 insufflazioni bocca a bocca. Eseguire 4 cicli
completi di 15 compressioni e 2 ventilazioni, poi controllare il polso
carotideo; se assente continuare ancora per 4 cicli. Se presente
monitorare accuratamente il respiro e la pulsazione.
Se c’ è pulsazione e non respiro, continuare la ventilazione artificiale, al ritmo di 12 al minuto e controllare attentamente la pulsazione.
Se la rianimazione cardiopolmonare è protratta, fermarsi e controllare l’eventuale ritorno spontaneo della respirazione e della pulsazione
111
ogni 2-3 minuti. Non interrompere la RCP per più di 7 secondi. Se la
compressione è stata continuata per più di 30 minuti senza ripristino
della funzione cardiaca, gli occhi sono sempre fissi e non reattivi alla
luce, il paziente può essere considerato deceduto, eccetto in casi di
ipotermia o shock elettrico.
Il solo modo per apprendere questa tecnica è seguire un corso
di pronto soccorso, non può essere in nessun modo adeguatamente appreso da soli.
FIG.48
FIG.49A - 15 COMPRESSIONI
FIG.49B - 2 RAPIDE INSUFFLAZIONI
Annegamento
1) Recupero dell’annegato:
- mantenere la testa dell’annegato fuori dall’acqua durante le fasi
del salvataggio.
Se non si è nuotatori esperti, cercare di raggiungere la persona in
difficoltà con un asse, un bastone o un asciugamano, per evitare di
essere afferrati, con il rischio di annegare.
- praticare la respirazione bocca a bocca già in acqua, se possibile
- portare il prima possibile l’annegato a riva o su un battello.
2) Rianimazione:
- rapido drenaggio delle vie aeree senza perdere tempo, poiché
112
spesso questa manovra non è efficace;
FIG.50A
- respirazione bocca a bocca;
- eventuale massaggio cardiaco;
- se vomita, o comunque con la ripresa
del respiro, porre il paziente di fianco, in
posizione di recupero.(Fig. 51). Questa
posizione assicura ad una vittima inconscia, che però respira, di
mantenere pervie le vie aeree (da non usare in
FIG.50B
caso di frattura spinale).
3) Ricovero in ospedale.
Sanguinamento - emorragia
Due tipi : ARTERIOSA - sangue rosso a scatti.
VENOSA - sangue più scuro che fluisce costantemente.
Il primo passo per fermare
un’emorragia è applicare una
pressione diretta sulla ferita,
con le dita, la mano o con una
medicazione. Se possibile quest’ultima dovrebbe essere sterile, da non rimuovere quando
FIG.51
già impregnata, ma apporre
una extra medicazione sulla
prima. Anche sopraelevare la parte (se possibile) e applicare il
ghiaccio: aiutano a rallentare l’emorragia.
Se ciò non bastasse e l’emorragia interessasse un arto, la pressione
verrà applicata su un “punto di pressione“ per più di 10’ dove l’arteria tributaria è facilmente comprimibile.
Sincope o svenimento
Perdita brusca e transitoria di coscienza riferibile a cause varie.
Più frequentemente in individui sani si verifica per affaticamento e
prolungata stazione eretta, facilitata da clima caldo o caldo-umido,
oppure per intensa stimolazione nervosa (per paura, trauma, dolore, sforzo durante la digestione o ancora iperventilazione per ansia).
È sufficiente far assumere una posizione sdraiata, magari alzando le
113
gambe per qualche minuto, per avere la pronta scomparsa della sintomatologia.
Per coloro che in climi caldi hanno uno svenimento e che hanno
normalmente la pressione sanguigna bassa, accusando stanchezza,
lieve vertigine e lieve malessere, possono giovare una decina di
gocce di GUTRON al dì, per evitare l’insorgere dei fenomeni.
Soffocamento
In caso di soffocamento da corpi estranei, se la persona tossisce
dovrebbe essere incoraggiata a tossire, ma di fronte ad una ostruzione completa delle vie aeree, non sarà in grado di tossire, né di
FIG.52
114
parlare.
In questo caso è indispensabile effettuare immediatamente la
manovra di Heimlich: porsi dietro al paziente ed applicare una mano
stretta a pugno sotto la gabbia toracica e premerla con l’altra mano,
applicando spinte piccole, veloci e ripetute, dirette verso l’alto. Non
perdete tempo a disporre il paziente in una posizione particolare.
In alternativa è anche consigliabile sferrare colpi decisi a mano
aperta sulla schiena del paziente, nello spazio compreso tra le scapole.
Il bambino piccolo può essere messo a testa in giù e trattenuto tra
le gambe del soccorritore seduto. Non cercate di mettergli subito le
mani in bocca, per evitare di spingere l’oggetto ancora più in giù.
FIG.53
MANOVRA DI
HEIMLICH
FIG.54
Come fare una iniezione intramuscolare
1) Lavarsi le mani
2) Preparare accuratamente il materiale
3) Limare la fiala, poi romperla
4) Inserire l’ago nella siringa, tenendolo dal cappuccio, esercitando
una lieve rotazione
5) Aspirare il contenuto della fiala
6) Palpare la massa muscolare nel punto prescelto
7) Detergere accuratamente la cute
115
OSSO DEL
BACINO
A
B
FIG.55
8) Infiggere l’ago con gesto delicato, ma unico e deciso, mantenendo l’ago perpendicolare alla cute
9) Aspirare lievemente, per evitare che una iniezione intramuscolo si
trasformi in endovena: se compare sangue bisognerà arretrare lievemente l’ago.
10) Massaggiare la zona dopo l’estrazione dell’ago.
Per una iniezione intramuscolare glutea, il punto di introduzione
dell’ago si trova tracciando una linea immaginaria tra l’inizio della
linea interglutea A e la spina iliaca B (punto anteriore più prominente dell’osso del bacino). La si divide in tre parti e si inietta tra il
III medio il III laterale (fig. 55).
116
PROBLEMI COMUNI
DI ORDINE MEDICO
Febbre
La febbre è un sintomo che può essere collegato a una grande quantità di malattie, per esempio a:
- una otite, se si associa a mal d’orecchie
- una sinusite, se si ha male intorno agli occhi e il naso cola
- una angina, se si ha male alla gola
- una bronchite, se si ha una tosse produttiva (con catarro)
- una infezione urinaria, se si ha male ad urinare
- una infezione cutanea (ferite infette, ascessi)
- una malaria, se ci si trova in una zona endemica (vedi capitolo
sulla malaria)
- una infezione intestinale, se associata a diarrea
- una tossinfezione alimentare, se collegata all’assunzione di cibo
contaminato
- ecc.
In ogni caso ricercando la causa della febbre stessa è necessario fare
scendere la temperatura corporea.
La comune ASPIRINA va benissimo, 1 o 2 gr. al dì, così come la
NOVALGINA o il BUFFERIN e in generale tutti i prodotti a base di
acido acetilsalicilico.
Se vicino a 40°, bisogna raffreddare con compresse fredde o ghiaccio sulla fronte e sulla nuca.
Se la febbre dura inspiegabilmente per più di 2 giorni, escludere
prima la malaria (vedi capitolo specifico) e poi non esitare a cominciare una terapia antibiotica, ben sapendo che un antibiotico correttamente preso può sia dare rapidi miglioramenti, sia essere assolutamente inefficace (per esempio nelle forme virali: influenza),
senza comunque essere causa di un aggravamento.
Per comodità limitiamo la nostra attenzione a 2 antibiotici, con i
quali crediamo di coprire tutte le necessità:
- un antibiotico a largo spettro d’azione, tipo ZIMOX (1 compressa
al mattino e 1 alla sera, per 7 giorni, da assumere durante o fuori dai
117
pasti)
- un antibiotico destinato a diarree (vedi), infezioni urinarie o, in
alternativa agli altri antibiotici, un sulfamidico tipo BACTRIM forte
(1 compressa mattino e sera, per 7 giorni, da assumere durante i
pasti).
Tutti gli antibiotici sono pericolosi solo allorquando vi sia allergia
nei confronti di essi, o quando siano presi in dosi troppo leggere,
per troppo poco tempo e in maniera discontinua (questo potrebbe
provocare resistenza dei microbi, rendendoli più forti).
La terapia antibiotica dunque, quando iniziata, deve essere mantenuta in maniera continuativa alle dosi prescritte, e protratta per
almeno 3-4 giorni.
Se dopo 2 o 3 giorni di trattamento non vi è nessun tipo di miglioramento, cercate di consultare un medico o, se questo non è possibile, provate almeno a cambiare antibiotico.
TABELLA DI CONVERSIONE DELLA TEMPERATURA
Per leggere i vari termometri utilizzate questa tabella che indica
come convertire le temperature CELSIUS e FAHRENHEIT
F°= 9/5 C° + 32
C°= 5/9 F° - 32
Per una lettura più immediata:
FIG.56
Un metodo empirico che dà un’idea approssimativa della temperatura è quello di misurare la pulsazione, se l’individuo conosce la sua
pulsazione
di riposo. La frequenza del battito cardiaco aumenta di 8 pulsazioni
per ogni °C in più di temperatura.
118
Dolore
Per contrastare il dolore, in qualsiasi regione sia esso localizzato,
oltre ovviamente ad eliminare la causa del dolore stesso, possiamo
usare antidolorifici o antalgici generici.
Esistono diverse possibilità e numerosi prodotti commerciali; fra di
essi abbiamo scelto:
-VOLTAREN (1 compressa 3 volte al giorno)
-AULIN (come sopra)
- LIXIDOL (1 compressa 2 volte al giorno)
- ASPIRINA (1 compressa da 1 gr. 3 volte al giorno), la quale ha un’azione sia antalgica che antinfiammatoria e antipiretica. Essa ha
anche un’azione sul sangue, diminuendone la coagulabilità, e va
pertanto evitata nei casi di sanguinamento o di dolori di stomaco.
Stesse indicazioni hanno gli altri composti derivati dall’acido acetilsalicilico, come il BUFFERIN, BUFFERED, NOVALGINA, ASPEGIC
1000 ecc.
Per dolori viscerali (collegati ad organi interni) sono più efficaci farmaci tipo:
- BUSCOPAN (2 compresse 3 volte al giorno oppure 1 fiala intramuscolare 3 volte al giorno) dotata di attività antispastica e quindi
molto indicata negli spasmi intestinali (coliche). Se il dolore è
molto violento (coliche renali, dolori artrosici ecc.), può essere
associato.
- VOLTAREN (1 fiala intramuscolo o 1-2 supposte al giorno).
Dolori addominali
Una dieta diversa, l’ansietà, i nuovi ritmi di vita possono essere
causa di dolori addominali.
Essi possono essere curati con antidolorifici, tipo BUSCOPAN
(compresse o fiale iniettabili), associati eventualmente ad altri antidolorifici (LIXIDOL o VOLTAREN).
Se il dolore è associato a bruciore, assumere un antiacido tipo MAALOX (1-2 compresse ogni ora, se necessario) o un prodotto leggero
a base di latte.
Se si associa vomito prolungato assumete PLASIL (compresse o
119
fiale iniettabili); in caso di febbre assumete un sulfamidico, tipo
BACTRIM forte (vedi anche capitolo sulla febbre).
In ogni caso di dolore molto accentuato è consigliabile non ingerire
cibo e bere frequentemente piccoli sorsi di soluzione idrosalina (1 cucchiaio di zucchero + 1/2 cucchiaino di sale per litro di acqua) o succhi
di frutta o altro.
Se il dolore è molto forte e localizzato nella parte inferiore destra
dell’addome, accentuato da movimenti, respirazione profonda,
tosse e starnuti e si associa a febbre alta e talvolta vomito, potrebbe trattarsi di appendicite (emergenza medico-chirurgica assoluta!).
Colica renale
La colica renale è caratterizzata da dolori, generalmente tanto violenti da rendere agitato il soggetto, procedono ad ondate, localizzati preferibilmente a livello dei reni e dei fianchi in genere, con frequenti irradiazioni alla radice delle cosce. Le urine sono spesso
scure, tendenti al rossastro, e può essere presente febbre.
Ricordiamo che colui il quale è affetto da una colica renale è probabile che ne abbia già sofferto in precedenza, per cui sarà lui stesso a
fare la diagnosi e a proporre la terapia.
In ogni caso noi consigliamo:
- VOLTAREN (1 fiala intramuscolo) associando
- BUSCOPAN (1 o 2 fiale intramuscolari o endovenose).
In un secondo tempo fare bere al paziente molta acqua.
Disturbi dell’apparato urinario
Le infezioni dell’apparato urinario sono più frequenti nelle donne
che nell’uomo; i sintomi principali sono uno stimolo frequente a urinare, leggero bruciore durante la minzione e talvolta presenza di
sangue nelle urine.
Se i sintomi sono leggeri e i fastidi sopportabili sarà sufficiente
assumere una grande quantità di liquidi. Se invece la sintomatologia, specie quella dolorosa, è più consistente, utilizzare un sulfamidico, tipo BACTRIM forte (1 compressa 2 volte al giorno) per una
sola volta o per 10 giorni, secondo la sintomatologia, e rimettersi
quanto prima ad un centro medico per esami e terapia mirata.
120
Vomito
In caso di vomito è necessario evidenziare ulteriori sintomi, in modo
da determinare la causa ed eliminarla.
Tante volte il vomito è solo la manifestazione di uno stato di malessere generale; in questo caso è necessario, come prima cosa, attuare una reidratazione idrosalina, come in caso di diarrea, utilizzando
soluzioni idrosaline (1 cucchiaio di zucchero + un cucchiaino di sale
per litro d’acqua) oppure succhi di frutta, limonata calda o altro.
I liquidi devono essere assunti gradatamente (un cucchiaio alla
volta).
Dopo un periodo di qualche ora di digiuno (con la sola assunzione
di liquidi) è consigliabile passare a una dieta atta ad assorbire l’eccesso di secrezione gastrica: pane, biscotti, patate.
Il farmaco di elezione per arrestare una situazione di vomito irrefrenabile è PLASIL (1 fiala intramuscolare o endovenosa o compresse,
se non vomitate troppo).
Se non disponete di questo farmaco, potete fare da voi stessi la
“pozione di Riberio”: fate bollire in 2 litri d’acqua 5 limoni tagliati in
quattro, fino a che il volume d’acqua non si dimezzi. Bere quindi la
soluzione ottenuta a cucchiai, alla distanza di 10 minuti l’uno dall’altro.
Singhiozzo
Questa semplice ma molesta affezione può essere provocata da infinite cause. Più frequentemente generata da ingestione troppo rapida di cibo o liquidi o aerofagia.
Respirare profondamente, poi trattenere il respiro.
Ingerire rapidamente acqua a piccoli sorsi o ghiaccio tritato o pane
secco.
Provocare lo starnuto, solleticando le narici, o il vomito, toccandosi
il fondo della lingua.
Maldigestione (dispepsia)
Si manifesta con aerofagia e/o produzione di gas intestinali.
Mangiare lentamente, masticare bene, non bere troppo, specialmente bibite gassate, gelati, gomme da masticare, cibi grassi, latte,
121
cipolle, patate, alcool, tè e caffè; non fumare.
Un problema passeggero solitario può essere risolto con una compressa di PLASIL prima dei pasti.
Per difficoltà digestive che si presentano dopo pasti pesanti e/o
abbondanti è sufficiente 1/2 cucchiaino di Magnesia.
Malattie da raffreddamento
Il classico raffreddore e i disturbi ad esso connessi sono malattie
virali, pertanto insensibili alle terapie antibiotiche.
I sintomi più comuni sono malessere generale, tosse secca, mal di
gola e ipersecrezione di muco nasale. Alcuni ritengono che la vitamina C, presa a dosi massicce, possa servire come prevenzione al
raffreddore; al di là di questo è certamente consigliabile non esporsi al freddo, seguire una dieta bilanciata ed evitare persone portatrici di virus (raffreddate).
I rimedi al raffreddore sono i più vari e talvolta si colorano di magia
e di superstizione (brodo di pollo). Vanno sempre bene farmaci tipo
ASPIRINA, VICKS SINEX, TACHIPIRINA, NOVALGINA ecc. Prodotti
tipo ACTIGRIP, ACTIFED possono diminuire la sintomatologia iniziale (occhio rosso, naso pieno ecc.).
Se dopo una settimana i sintomi non recedono, potrà rivelarsi utile
una settimana di terapia a base di ERITROCINA o ZIMOX.
Il riposo è sempre consigliato per una più rapida guarigione.
Tosse
Esistono fondamentalmente due tipi di tosse: quella secca, irritativa, senza febbre, fastidiosa e persistente e quella catarrosa e grassa,
talvolta legata a febbre.
La prima si può curare con dei composti tipo SILOMAT o BRONCHENOLO (2 compresse 3 volte al giorno) e antinfiammatori tipo
ASPIRINA.
La seconda invece, catarrosa, può essere collegata ad una infezione
tipo bronchite o altro e deve essere trattata in primo luogo con
abbondante ingestione di liquidi durante il giorno e con fluidificanti, quali SOBREPIN compresse da 200 mg. (1 ogni 8 ore) e antinfiammatori, tipo ASPIRINA o DANZEN. Se è presente febbre, asso122
ciare un antibiotico tipo ZIMOX.
Il farmaco antitussivo deve essere riservato solo per la notte, poiché
la tosse catarrosa, in questi casi, è spesso utile per liberare i bronchi e andrebbe pertanto rispettata.
Le bevande calde aiutano nella sedazione della tosse di ogni tipo.
Stitichezza
Il problema della stitichezza è molto comune in viaggio ed è legato
a cause di ordine climatico e ambientale, a variazioni nella dieta e
nel ritmo di vita ed al cambio di fuso orario.
La situazione va affrontata senza affanno, cercando di ingerire una
buona quantità di liquidi e seguendo una dieta il più possibile varia
e bilanciata. Consumate molta frutta e verdura e privilegiate i cibi
ricchi di fibre, di cui i paesi del Terzo Mondo sono peraltro ricchi.
Se questo non dovesse bastare assumete un lassativo tipo Glicerina
in perette o supposte, oppure un cucchiaio di MAGNESIA, ottima
anche, in piccole dosi, per digerire un pasto abbondante.
Infine, si può ricorrere eccezionalmente a preparati tipo GUTTALAX
o alle ottime prugne della california.
Emorroidi
La migliore forma di prevenzione delle emorroidi consiste nell’evitare la stitichezza, adottando quindi una dieta ricca di fibre (verdure
cotte o crude, frutta - sarebbe meglio con la buccia in paesi non a
rischio! - pane integrale ecc.), assumendo una buona quantità di
liquidi e mantenendo una igiene personale rigorosa.
È inoltre necessario astenersi dai cibi speziati (pepe soprattutto) e
dagli alcoolici; anche la diarrea irrita notevolmente le varici.
Consigliabile l’applicazione di RUSCOROID pomata dopo ogni defecazione.
Tenete inoltre presente che l’olio medicinale, ingerito, favorisce
notevolmente il transito intestinale.
In caso di infiammazione con dolore o rialzo febbrile, sono necessari riposo a letto, bagni freddi della parte, antidolorifici per bocca,
pomata antiemorroidaria, complessi venoprotettori (DAFLON capsule 6 al dì).
123
Se presente emorragia alla defecazione, cessa di regola spontaneamente; qualora persistesse la febbre è opportuno associare un antibiotico per bocca, tipo ZIMOX (1 compressa due volte al dì). Ottimo
per la detersione in viaggio l’ANONET crema, a base vegetale con
proprietà anche lenitive.
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PROBLEMI SPECIALISTICI
DI ORDINE MEDICO
OCCHIO
Corpi estranei
È molto utile in questi casi disporre di una lente di ingrandimento
e di una torcia tascabile, in modo da valutare con precisione la sede
del corpo estraneo.
Se disponete di un collirio anestetico, tipo NOVESINA, usatelo,
altrimenti utilizzate alcune gocce di un qualsiasi anestetico locale in
fiala. Cercate poi di localizzare e di eliminare il corpo estraneo con
un bastoncino con l’estremità avvolta da cotone umido, o irrigando
tramite una siringa piena d’acqua.
Talora è opportuno girare la palpebra superiore per avere accesso
alle aree sottostanti; per tale manovra è necessario tirare le ciglia e,
ponendo l’estremità di un bastoncino sulla palpebra, premere delicatamente verso il basso, mentre si tirano lievemente le ciglia verso
l’alto.
Se la scheggia, o altro, fosse impiantata nella cornea, può essere
gentilmente rimosso (da mano ferma e sicura) utilizzando la punta
di un ago da siringa. Sappiate che un corpo estraneo lasciato in sito
3-4 giorni porta ad un’ulcera corneale di trattamento ben più difficile.
Fa seguito un collirio antibiotico tipo VASOFEN, o meglio una
pomata tipo TOBRAL, e bendaggio dell’occhio chiuso. Se a questo
punto avete ancora qualcosa nell’occhio, cercate di raggiungere al
più presto uno specialista.
In caso di causticazione (acidi, veleni ecc.), occorre subito irrigare
copiosamente e accuratamente l’occhio con acqua, con acqua e
limone se trattasi di base (calce) o con acqua e bicarbonato, se trattasi di acidi; usate poi un collirio antibiotico e bendate l’occhio.
Per il dolore oculare, di qualsiasi origine, è bene non usare sovente
il collirio anestetico, bensì un qualunque antidolorifico per via generale (es. VOLTAREN, AULIN).
125
Abrasioni oculari
Causate da rami, sabbia, neve o vento gelido e da manovre per la
rimozione di corpi estranei.
Ridurre il dolore con un collirio anestetico e medicare con uno antibiotico, o pomata, e finire bendando l’occhio per almeno 24 ore.
Congiuntivite da raggi U.V.
Causata da lunghe esposizioni alla luce solare, in luoghi dove essa
è notevolmente riflessa (neve, acqua), si presenta con diminuzione
della vista e forte dolore, solitamente ad entrambi gli occhi, che si
protrae da alcune ore a qualche giorno.
Utili gli impacchi freddi, un uso moderato del collirio anestetico,
antidolorifici per bocca (LIXIDOL o AULIN), collirio antibiotico
(VASOFEN) e tenere a riposo gli occhi (chiusi per 24 ore).
Prevenzione: usate occhiali da sole o, in mancanza di questi, usate
qualsiasi cosa a portata di mano atta a diminuire il riflesso: da un
cartoncino ritagliate una forma simile ad un occhiale, praticando
una sottile fessura orizzontale all’altezza delle pupille, o usate una
sciarpa avvolta intorno alla testa, lasciando una fessura per la visione ecc.
Congiuntivite
Un’infezione della congiuntiva provoca sensazione di bruciore o di
“occhio secco”, riferite anche come fine sabbia nell’occhio o sensazione di corpo estraneo. La parte bianca si presenta arrossata e al
mattino ci si sveglia con gli occhi incrostati da secrezione.
Le infezioni virali provocano generalmente un arrossamento a macchie ed una secrezione chiara, mentre in quelle batteriche l’arrossamento è uniforme e la secrezione simile a pus (ma non è sempre
così!). Nelle forme allergiche l’occhio si presenta modicamente
arrossato, con una secrezione chiara, accompagnata solitamente da
palpebre gonfie e altri sintomi allergici a livello nasale (starnutazione, scolo nasale ecc.), senza febbre.
Il trattamento si avvale di un collirio antibiotico, come il VASOFEN,
in entrambi gli occhi e solitamente si dovrebbe avere miglioramento entro 2-3 giorni; in caso di mancata risposta, sospendere l’anti126
biotico, perché la causa o è virale o allergica.
Non usare preparati cortisonici, poiché se sono presenti virus possono provocare seri problemi; sono utilizzabili con moderazione se
il soggetto ha una storia di problemi allergici (pollini) e in associazione con antistaminici (TELFAST).
Orzaiolo
L’infezione di una ghiandola della palpebra, o orzaiolo, è un inconveniente abbastanza frequente e piuttosto fastidioso.
Esso si può curare con impacchi tiepidi oppure applicando sull’occhio un cucchiaio precedentemente immerso in acqua bollente. Il
calore dovrà essere applicato per almeno 10 minuti ogni 3 ore e
favorirà la maturazione e la rottura dell’orzaiolo, il quale si romperà
da sé.
È possibile, anche in questo caso, utilizzare un collirio antibiotico
per maggiore sicurezza.
Contusioni oculari
Durante le prime 24 ore, le contusioni palpebrali (“occhio nero”)
devono essere trattate con impacchi ghiacciati, per impedire il gonfiore; normalmente l’applicazione è di 5 minuti ogni ora.
Un trauma del globo può danneggiare gravemente le strutture interne. Sedare il dolore con un analgesico (LIXIDOL o AULIN), instillare gocce antibiotiche, bendare l’occhio e rimettere all’osservazione
di uno specialista.
Emorragie subcongiuntivali
Ci si accorge occasionalmente di avere l’occhio iniettato di sangue,
generalmente in seguito a piccoli traumi, sforzi, starnuti, tosse.
Queste emorragie sono allarmanti, ma di scarso significato patologico e vengono riassorbite spontaneamente dopo un paio di settimane.
Lenti a contatto
I problemi per i portatori di lenti, in presenza di irritazione oculare,
sono riconducibili a lente sporca, rotta, corpo estraneo.
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Controllare la lente e lavarla accuratamente. Usare un collirio antibiotico (VASOFEN) e chiudere l’occhio per almeno 24 ore.
Nel caso di congiuntivite levare le lenti per qualche giorno e, se possibile, sterilizzarle; usare collirio antibiotico e occhiali da sole.
Medicazioni oculari
Il bendaggio oculare richiede alcuni foglietti di garza, fino ad arrivare ad uno spessore di 4-5 mm., piegati o ritagliati, che coprano tutto
il perimetro dell’orbita e pezzetti di cerotto di carta, tesi in diagonale dal centro della fronte alla guancia; va cambiato ogni 24 ore.
In caso di infezione evidente non bisogna bendare, bensì usare
occhiali scuri, cappelli o altre misure che diminuiscano l’esposizione alla luce. Lavare frequentemente gli occhi con dell’acqua disinfettata o Acido borico, per rimuovere le secrezioni. Applicare gli
antibiotici, come indicato nelle congiuntiviti.
PELLE
Igiene personale
La superficie cutanea è ricoperta da un “film” di liquidi e acqua, prodotto dalle ghiandole sebacee e sudoripare. Esso mantiene un’adeguata acidità, che protegge da insediamenti batterici e micotici e fa
sì che la pelle sia adeguatamente idratata.
La forte traspirazione, ma soprattutto la detersione con saponi,
modificano drasticamente l’acidità e quindi lo schermo protettivo,
lasciando l’epidermide per qualche ora indifesa.
Tutti i saponi (di Marsiglia, da bagno, medicati, neutri) modificano
l’acidità ed asportano insieme alle impurità anche il film idrolipidico protettivo. A differenza di questi, i detergenti sintetici non modificano né l’acidità né i grassi cutanei, pur conservando potere detergente e schiumogeno; inoltre alcuni hanno attività inibenti la crescita batterica e fungina, particolarmente utili in estate o in climi
caldi.
Consigliamo un prodotto unico per la pelle e per i capelli, per le
strette analogie strutturali, utilizzabile anche per l’igiene intima e su
128
lesioni dermatologiche, perciò pratico, nonché di minimo ingombro
(es. CANDINET).
Micosi (infezioni fungine)
Provocate da funghi che hanno affinità per la cheratina dell’epidermide, sono frequenti nei climi tropicali, favoriti dalla temperatura e
dalla sudorazione.
PITIRIASI VERSICOLOR. Ci si accorge di tale infezione solitamente
al mare, quando ci si abbronza. Infatti le lesioni, che si presentano
come piccole macchie, rimangono più chiare rispetto alla cute circostante del collo, del torace o della schiena; non sono pruriginose.
Queste “macchie solari” sono poco contagiose per gli altri, poiché vi
è una predisposizione individuale. L’insediamento è favorito da
clima caldo-umido, ipersecrezione sebacea, forte sudorazione, contraccezione orale ecc.
Per sbarazzarsene la terapia deve essere osservata meticolosamente per lungo tempo.
In soggetti predisposti, come prevenzione può essere usato, in primavera e in estate, il PEVARYL schiuma, per 5-6 giorni una volta al
mese.
Terapia: ketoconazolo (NIZORAL compresse, 1 al giorno per 3 gg.) +
crema o shampoo NIZORAL per 6gg.
TINEA CORPORIS. La lesione è caratterizzata da elementi anulari
arrossati, lievemente rilevati, a bordi netti. Tende a risolversi al centro e ad espandersi alla periferia, con o senza prurito.
TINEA INGUINALE. Si estende sulla faccia interna della coscia, solitamente pruriginoso e di aspetto figurato come la tinea corporis.
Favorita dall’uso di indumenti attillati e in fibra sintetica (jeans, slip,
collant), specialmente in clima caldo-umido.
TINEA PEDIS (PIEDE D’ATLETA). Interessa il 3° e 4° spazio interdigitale, ha inizio con desquamazione secca o umida che, dopo prolungata traspirazione, si fa biancastra, come “cotta” per la macerazione; si può avere bruciore e prurito. La contaminazione avviene
solitamente per calpestamento a piedi nudi di docce, moquette e
129
bagni di hotel o per camminare a piedi scalzi in zone umide. Favorita
dall’uso di calze e calzature di materiali sintetici, può essere confusa con macerazione dello spazio interdigitale da ipersudorazione o
da calzature troppo strette. Tendente alle recidive, è meglio trattarla per lungo tempo.
Terapia: DIFLUCAN 1 compresa al dì per 20 gg. oppure NIZORAL 1
compressa al dì per 20 gg. oltre all’applicazione di tintura EOSINA
basica in base acquosa 2% + crema NIZORAL.
ERITRASMA. Dovuta ad un batterio, molto comune soprattutto nei
maschi, colpisce la superficie interna delle cosce. Si presenta con
chiazze rosse, a limiti netti, molto simili a quelle della tinea inguinale, dalla quale si differenzia per i bordi non rilevati e la non risoluzione centrale.
Terapia: ERITROCINA crema 3%.
PALMELLINA. Affezione dei peli dovuta ad un battere, localizzata
spesso nei cavi ascellari. I peli in queste zone presentano delle
minute concrezioni nodulari giallastre, come un rosario. Predilige i
soggetti biondi che sudano molto sotto le ascelle.
Terapia: ERITROCINA crema 3%.
DERMATITE INGUINALE DA ACQUA SALATA. vedi capitolo mare.
Orticaria
Eruzione cutanea più o meno estesa, arrossata, pruriginosa con inizio improvviso e durata variabile da qualche ora a qualche giorno.
Dovuta a cause fisiche (freddo, pressione, caldo sudore) o a cibi
verso i quali si è sviluppata allergia, come latte, pesci, uova, fragole,
crostacei, farmaci quali aspirina, sulfamidici, antimalarici.
Per ingestione di cibi contaminati, spesso è accompagnata da vomito e/o diarrea.
Altra causa di orticaria è la presenza di parassiti (vermi) nell’intestino.
Terapia: vedi Prurito.
Prurito
Questa fastidiosa sintomatologia può essere provocata da numero130
se cause (punture di insetti, contatto con meduse, reazioni solari
ecc.).
Le terapie specifiche per ogni causa sono discusse nei capitoli
appositi, in cui verrà anche spiegato come prevenire l’aggressione
da parte dei singoli fattori causali.
Talvolta può però insorgere un prurito aspecifico, di cui cioè non
riconosciamo nessuna causa in particolare; ci interesserà quindi
alleviarlo, curandosi unicamente di esso.
Potranno essere certamente di aiuto in questi casi rimedi generici,
fra i quali:
- applicazione di garze fredde, per un’ora, più volte al giorno,
- assunzione di antistaminici per via orale, tipo POLARAMIN (da evitare nei soggetti asmatici),
- applicazione locale di cortisonici, tipo FLUBASON o GENTALYN
beta, presenta numerose controindicazioni: è pertanto da limitare a
casi particolari (punture di insetti).
Evitare tè, caffè, bagni caldi. Utili invece prodotti a base di mentolo
e canfora ad uso locale (es. Talco Mentolato).
Verruche
Molto frequenti, di origine virale, contagiose. Sede preferenziale è il
dorso delle mani, ma possono essere anche plantari. Si presentano
come piccole escrescenze nodulari della grandezza di una lenticchia,
di colorito simile alla cute.
La terapia deve essere affidata ad uno specialista; in questa sede
vogliamo ricordare che si contraggono per contatto con il suolo
(spogliatoi, docce, tappeti da bagno, moquette, spiaggia ecc.) o
attraverso calzature contaminate. Non tutti però sono suscettibili
all’infezione; un fattore favorente l’impianto pare essere la cute
macerata, come si riscontra in soggetti che sudano molto o soggetti che hanno lunghi contatti con l’acqua.
Herpes
Si pensa che, dopo una prima infezione asintomatica, il virus abbia
la capacità di integrarsi in alcune cellule nervose e rimanere silente.
Si avrebbe la riproduzione periodica in seguito ad eventi “stressan131
ti” come: mestruazioni, fatica fisica o psichica, farmaci, Raggi ultravioletti, febbre, infezioni da altri virus ecc.
Solitamente al labbro (ma anche nel naso o nell’occhio), l’esordio è
preceduto da un prurito o lieve bruciore, segue un arrossamento che
successivamente si gonfia e compaiono delle bollicine. Nel giro di
3-4 giorni si rompono, si forma una crosta, successivamente si ha
guarigione senza cicatrici in 7-8 giorni.
La terapia si avvale di pomate come lo ZOVIRAX, da applicare 4-5
volte al giorno, soprattutto all’esordio quando la lesione non si è
ancora manifestata.
Per le forme più gravi, come quelle nasali o oculari, esiste anche in
fiale da praticarsi endovena.
Foruncolo
“Inestetismo” cutaneo piuttosto frequente. Spesso, nel tentativo di
accorciarne il decorso, viene spremuto, inciso, maltrattato, con il
risultato di un maggior gonfiore e il rischio di infezione ben più seria
(in passato si poteva anche morire).
Applicare invece impacchi caldo-umidi intermittenti, fino a spontanea suppurazione, poi eventualmente trattare con pomata tipo
FUCIDIN. In alternativa GENTALYN ß o AUREOMICINA.
ORECCHIO NASO GOLA
Disturbi all’orecchio
MAL D’ORECCHIO può essere la conseguenza di diverse malattie,
che devono essere senza dubbio ricercate.
Il dolore senza altri sintomi si può curare con OTALGAN gocce, da
somministrare in caso di sintomi blandi e febbre scarsa (l’OTALGAN
deve essere intiepidito, strofinando la boccetta tra le mani per qualche minuto, prima della sua introduzione nell’orecchio). Il paziente
dopo la somministrazione delle gocce deve restare coricato sul lato
dell’orecchio non trattato, per dare modo al prodotto di agire. Da
non usare in caso di secrezione dal canale.
Se la sintomatologia è intensa e si protrae da 3-4 giorni, o se la feb132
bre è discreta (38°C), aggiungere senz’altro un antibiotico sistemico
come ZIMOX oppure BACTRIM forte.
Impacchi caldi contro l’orecchio e somministrazione di gocce di prodotti oleosi, dolci, tiepidi possono sempre aiutare.
TAPPI DI CERUME. La formazione di tappi di cerume è paradossalmente frequente in soggetti che fanno uso di cotton-fioc o altre
manovre atte a mantenere l’igiene intrauricolare. Spesso l’eccesso
di cerume è già presente prima della partenza ma trova, in viaggio,
le condizioni favorevoli per aggregarsi e creare un tappo di fronte al
timpano (variazioni d’altitudine, restrizioni igieniche, maldestre
manipolazioni da parte di “pulitori di orecchie” indiani o orientali in
genere ecc.).
Il paziente riferisce diminuzione, a volte marcata, dell’udito all’orecchio colpito, senso di fastidio (ingombro) del condotto uditivo, più
raramente dolore e vertigini o rumori fastidiosi.
Somministrare per 2-3 giorni 3 o 4 gocce ogni 8 ore di un qualsiasi
prodotto oleoso (DEBROX), per ammorbidire il tappo stesso, avendo l’accortezza di rimanere per 5 minuti coricato sul lato dell’orecchio non trattato. Dopodiché procedere ad un lavaggio endoauricolare, utilizzando acqua a temperatura corporea e indirizzando il rubinetto della doccia all’interno della mano, posta a conca davanti al
padiglione dell’orecchio.
Meglio ancora sarebbe rivolgersi a qualsiasi ospedale o presso qualsiasi medico del posto (in tutti i luoghi del mondo i medici dispongono di un siringone per lavaggi endoauricolari, essendo un metodo datato centinaia di anni fa).
Ricordiamo ancora che lunghi bagni in mare o in piscina potrebbero talvolta di per se stessi risolvere il problema.
INSETTI NEL CONDOTTO UDITIVO ESTERNO. Se dovesse verificarsi questa fastidiosa eventualità, disponete il paziente coricato sul
lato dell’orecchio non “occupato”, depositate nell’orecchio alcune
gocce di alcool (whisky) e dopo qualche minuto, quando l’insetto
sarà morto, rimuovetelo con un lavaggio di acqua tiepida.
133
Frattura del naso
Un trauma diretto sul naso provoca molto dolore, gonfiore e sanguinamento talvolta abbondante (vedi Epistassi).
Se durante l’impatto il naso si è spostato lateralmente, sarà importante riportarlo in posizione con manovra rapida e decisa; se al contrario risulta schiacciato, la manovra di riposizionamento dovrà
essere effettuata da uno specialista.
Sarà sempre opportuno limitare il gonfiore applicando, quando
disponibili, impacchi freddi.
Epistassi (sangue dal naso)
La maggior parte degli episodi di sanguinamento dal naso può essere bloccata premendo il naso con indice e pollice per 10-15 minuti,
con la testa piegata in avanti o impacchi freddi sulla fronte.
Se questo non è sufficiente tamponate con ovatta; ricordate di
bagnare il tampone quando lo rimuovete, per facilitare il distacco ed
impedire una nuova emorragia (NO cotone emostatico).
Sarà poi necessario lasciare il naso a riposo per almeno 24 ore (non
soffiate il naso, respirate con la bocca, cercate di prevenire gli starnuti spingendo la lingua contro la parte alta del labbro superiore,
all’interno della bocca).
Mal di gola
Affezione frequente in viaggio. Aria condizionata, finestrini aperti,
escursioni termiche in genere ne favoriscono l’insorgenza.
Normalmente si tratta di una infezione della faringe con interessamento tonsillare, provocata da batteri o da virus, accompagnata da
febbre e malessere.
La terapia si avvale di sintomatici del dolore, quali ASPIRINA o
NOVALGINA; solitamente sarà bene aggiungere un antibiotico, tipo
ZIMOX (2 compresse al giorno per almeno 3 giorni) e riposo, meglio
se a letto.
Sinusite
Cefalea frontale con dolore ai denti superiori, ostruzione nasale ed
esacerbazione dei sintomi con movimenti bruschi del capo sono
134
sintomi di infiammazione dei seni paranasali, spesso conseguenza di
un raffreddore.
È consigliabile in questo caso, oltre al riposo, aprire le vie nasali o
con vapore caldo o con spray nasali (ARGOTONE), fluidificare le
secrezioni con SOBREPIN compresse o FLUIMUCIL 600 e bere molto
nell’arco della giornata. Continuare poi con una terapia antibiotica,
utilizzando ZIMOX (2 cps. al giorno per almeno 7 giorni).
Se la sintomatologia non accenna a miglioramento nel giro di 3 giorni, sarà opportuno affiancare una terapia cortisonica, tipo DEFLAN
30, 1 al mattino e 1/2 alla sera.
Rottura timpanica traumatica
Solitamente per colpi sul padiglione o per barotrauma (immersioni
subacquee), pericoloso in questo caso perché il dolore o la vertigine che ne consegue possono portare a perdita momentanea di
coscienza, con rischio di annegamento.
Evitate perciò immersioni subacquee o rapide ascese d’altitudine in
auto o in aereo, se avete congestione nasale e/o sinusale in atto.
Per lo specifico danno al timpano è opportuno far fuoriuscire l’acqua (nel caso) e provvedere alla pulizia con acqua disinfettata da
bere.
Sarà opportuno poi seguire una terapia antibiotica preventiva
(ZIMOX) e sottoporsi quanto prima a visita medica specialistica.
Proteggere l’orecchio dall’ambiente esterno, ponendo un batuffolo
di ovatta nel condotto.
Otite esterna
Processo infiammatorio che interessa il condotto uditivo esterno.
Riconosce varie cause, ma frequentemente colpisce i cosiddetti
“pulitori”, cioè coloro che ostinatamente introducono qualsiasi cosa
nell’orecchio, pur di pulirlo.
Sopravviene frequentemente nei mari tropicali, per la concentrazione di microrganismi presente nelle loro acque.
Si manifesta con prurito, dolore (esacerbato dalla trazione del lobo)
e con presenza o meno di secrezione.
La terapia si avvale di lavaggi con acqua e instillazione di antibioti135
ci (anche il collirio).
Se il dolore diventa importante e compare febbre sarà necessaria
una terapia antibiotica per bocca (ZIMOX) e cortisone (DEFLAN 30 1
+ 1/2 al dì).
L’otite esterna è facilmente prevenibile risciacquando con acqua
dolce le orecchie, dopo i bagni in mare, e asciugandole solo scuotendo la testa.
In caso di gonfiore del canale che impedisca l’immissione di farmaci, procedere direttamente alla suddetta terapia.
Otite interna
Infiammazione che interessa l’orecchio medio e la membrana del
timpano, solitamente per propagazione di infezioni delle prime vie
aeree (raffreddori, sinusiti ecc.).
Facilitata da squilibri pressori, come viaggi in aereo o immersioni
subacquee; a questo proposito ricordiamo che è sempre bene, soffiandosi il naso, tappare prima una narice e poi l’altra.
I primi sintomi sono diminuzione dell’udito, ronzio, senso di pienezza dell’orecchio, dolore lieve e saltuario. Sono utili, a questo
punto, farmaci antinfiammatori e antistaminici , oltre a decongestionanti nasali.
Se compare anche dolore pulsante e continuo, con o senza febbre,
è opportuno aggiungere anche antibiotici (ZIMOX) e antidolorifici
(LIXIDOL), eventualmente cortisonici.
Nel caso di otite interna che non reagisce alla terapia
antibiotico/cortisone, o addirittura peggiora con dolori e fitte violenti ed eventuale sanguinamento misto a secrezione, può trattarsi
di funghi; in questo caso sospendere la terapia e sciacquare con
NIZORAL soluzione.
DENTI E BOCCA
Mal di denti
Il classico “mal di denti”, se dovuto ad una carie o ad una infiammazione della polpa del dente, può trarre giovamento nei casi non
136
gravi dal’applicazione locale, tramite piccolo batuffolo di cotone, di
EUGENOLO, della fiala odontalgica del DOTT. KNAPP o simili.
Nei casi più gravi somministrare un antidolorifico da assumere per
bocca, tipo LIXIDOL (1 compressa ogni 8 ore) o NOVALGINA gocce
(20 gocce o più al bisogno, fino ad un massimo di 1 goccia per chilogrammo di peso nell’arco dell’intera giornata). È consigliabile
associare antibiotici tipo ZIMOX (1 compressa ogni 8 ore per 5 giorni), specialmente in caso di infiammazione o ascesso.
Ricordiamo che questi metodi sono solo palliativi ed è necessario
rivolgersi ad un dentista quanto prima.
Lussazione e frattura dentaria
La lussazione si verifica in seguito ad un traumatismo su un elemento dentario.
Più frequente nei bambini, può andare da una semplice mobilità del
dente fino alla sua completa avulsione: nel primo caso cercare di
toccarlo il meno possibile, nel secondo ricercare e conservare il
dente, ponendolo in acqua e ghiaccio o reinfilandolo nel suo alveolo, o tenerlo in bocca, cercando quanto prima persona capace di
curare e bloccare il dente in causa. Utile la somministrazione di antidolorifici ed eventualmente antibiotici.
Le fratture possono interessare la corona o la radice. Le piccole fratture parcellari della corona non pongono alcun problema, se non
dolorifico. Le fratture più estese o totali o quelle della radice (spesso invisibili), denunciate da mobilità dentaria, devono essere prontamente sottoposte all’opera di uno specialista per la cura e/o per
l’immobilizzazione del dente.
Gengivite
Sintomo spesso sottovalutato è il sanguinamento dentario durante
la spazzolatura dei denti.
La persona che ne è affetta automaticamente diminuisce le frequenze o sospende del tutto le manovre igieniche; a questo punto
la gengivite diventerà sempre più florida. Perciò di fronte a sangue
sullo spazzolino insistere delicatamente nella pulizia, aumentando
la frequenza giornaliera e associando l’uso del filo interdentale
137
(spesso sconosciuto) e di un colluttorio e in assenza di questo
anche acqua e sale, tè o solo acqua.
Nei casi più gravi con dolore, bruciore, gonfiore e rossore gengivale,
sarà opportuno assumere un antibiotico, tipo ROVAMICINA meglio
se masticata, e rivolgersi poi ad un dentista.
Perdita di otturazioni
È una evenienza piuttosto rara, se sono stati rispettati i controlli
periodici dal proprio dentista.
Se vi succedesse in viaggio sarà necessario provvedere ad una otturazione temporanea, la quale potrà essere effettuata da un dentista
locale oppure, se il vostro progetto vi ha portato lontano da strutture sanitarie, da voi stessi.
Il materiale occorrente è rappresentato da un semplice tubetto di
CAVIT (non in commercio, da richiedere al vostro dentista), morbida
pasta da collocare nella cavità residua del dente in questione, la
quale si indurisce a contatto con la saliva.
Afte
Piccole ulcerette sulla mucosa buccale, intensamente dolorose e
urenti all’assunzione di cibi e bevande acide.
Intervengono in individui predisposti, frequentemente non fumatori, in seguito a stress psicofisici. Durano in media una settimana, ma
possono ripresentarsi subito dopo.
Per accelerare il processo di guarigione, sono utili toccature con
Nitrato d’Argento all’1% e con pomate anestetiche, per diminuire il
disturbo causato dall’alimentazione.
Herpes labiale:
vedi capitolo sulla pelle
138
GINECOLOGIA
Perdite di sangue
Ricordiamo che alterazioni contenute del flusso mestruale, sia in
difetto che in eccesso, possono facilmente essere legate allo stress
del viaggio.
Diverso è invece il caso di gravi emorragie, che possono verificarsi
sia durante una gravidanza, che al di fuori di questa. Nel caso di
emorragie durante una gravidanza è assolutamente necessario l’intervento di un medico competente; se invece siete in grado di escludere l’eventualità di una gravidanza e vi trovate in una situazione di
estremo isolamento medico, potete prendere un preparato a base di
Progesterone (DUFASTON, FARLUTAL 10 mg.) 3-4 volte al giorno per
4-5 giorni.
In mancanza di questo può essere utile l’assunzione di una qualsiasi pillola anticoncezionale 4 volte al giorno per 4-5 giorni.
L’emorragia dovrebbe cessare entro un giorno e la nuova mestruazione dovrebbe verificarsi una settimana dopo la sospensione della
terapia.
Ripetiamo che questa terapia d’urto deve essere riservata a soggetti assolutamente non gravidi in quanto, se è in corso una gravidanza, potrebbe danneggiare il feto.
Dolori pelvici
L’evenienza più grave è la gravidanza extra uterina, sospettabile se vi
è una storia di mancata mestruazione e successiva comparsa dei
dolori, eventuale perdita di sangue, anche scarsa, e possibili svenimenti improvvisi. Per tale patologia è necessario un intervento chirurgico urgente.
Altra evenienza rara è la torsione o la rottura di una cisti ovarica: i
sintomi sono quelli di un attacco di appendicite (vedi Dolori addominali) e richiede trattamento chirurgico urgente.
Dolori pelvici localizzati, febbre, dolore alla palpazione addominale
bassa e all’esplorazione vaginale orientano per una infiammazione
degli annessi (tube e ovaie); il primo intervento è a base di antibio139
tici, come le tetracicline (doxiciclina BASSADO).
Se ai dolori pelvici si unisce un frequente stimolo a urinare accompagnato da bruciore o talvolta dolori alla schiena, può trattarsi di
una infezione delle vie urinarie (vedi disturbi dell’apparato urinario).
Mestruazione dolorosa
In caso di mestruazioni accompagnate da dolore in sede pelvica o
lombosacrale (dismenorrea) talvolta associati disturbi di carattere
generale è utile somministrare:
BUSCOPAN (2 capsule al dì) associato ad un antinfiammatorio tipo
FELDENE, VOLTAREN, LIXIDOL o anche ASPIRINA.
Per chi è incline a questo tipo di patologia è più utile assumere 1
compressa di ASPIRINA al dì negli ultimi due giorni del ciclo prima
della mestruazione, per minimizzare i dolori.
Perdite vaginali
Talvolta la causa può semplicemente essere l’uso di biancheria o
collant sintetici o abiti troppo stretti in ambienti umidi. L’uso di
indumenti di cotone o l’eliminazione di indumenti intimi per un
breve periodo, unitamente ad una corretta igiene, permetterà una
rapida guarigione.
Se le perdite sono biancastre e consistenti, accompagnate da una
fastidiosa sensazione di prurito, si tratta molto probabilmente di
una infezione da funghi, soprattutto se negli ultimi tempi si è seguita una terapia antibiotica.
Le candelette vaginali tipo DAKTARIN o NIZORAL sono utilissime
allo scopo, altrimenti provate con lavande vaginali di acqua e aceto
o acqua e yogurt.
Se le perdite sono fortemente maleodoranti, potrebbe trattarsi di
infezione da gardnerella o trichomonas, per le quali occorre terapia
specifica, tipo FLAGYL ovuli 1 al giorno o compresse 2 al giorno per
7-10 giorni.
In caso di prurito vulvare e/o bruciore molto intensi, si può usare
localmente un gel anestetico (LUAN) oppure una crema antiemorroidaria (es. RUSCOROID) o, per brevissimi periodi, una crema cor140
tisonica (FLUBASON). Questi farmaci non curano, ma possono alleviare in fretta sintomi molto intensi.
Pillola anticoncezionale
Talvolta l’uso della pillola può essere modificato per particolari esigenze di viaggio.
Se ad esempio stiamo assumendo la pillola e prevediamo il verificarsi delle mestruazioni in un periodo “scomodo” (attività sportivoagonistiche, utilizzo di mezzi di trasporto molto scomodi, incontri
amorosi inderogabili ecc.), possiamo senza conseguenze mantenere
l’assunzione giornaliera della pillola, senza l’interruzione prevista,
fino ad aver superato il periodo incriminato, posticipando artificialmente il momento del flusso.
Allo stesso modo è possibile anticipare le mestruazioni, interrompendo anzitempo l’assunzione della pillola.
Ricordiamo che tali sistemi non devono essere assolutamente abusati, ma riservati a situazioni particolari.
Bartolinite
Evenienza stimolata dai disagi del viaggio può essere la comparsa di
una infiammazione a carico di una ghiandola posta nella parte inferiore delle grandi labbra.
I sintomi sono gonfiore anche notevole, rossore e dolore piuttosto
intenso. Conviene usare subito un antibiotico a dose piena, tipo
doxiciclina (BASSADO, 2 compresse al dì) ed antinfiammatori per il
dolore (VOLTAREN, LIXIDOL).
Per chi ha coraggio e fiducia, un eventuale ascesso può essere temporaneamente drenato con immediato sollievo aspirando il contenuto della ghiandola con una comune siringa monouso, il cui ago va
inserito nella parte interna del grande labbro, previa disinfezione.
141
SOSTANZE PSICOTROPE
I viaggiatori che fanno uso di qualsiasi tipo di droga lo fanno, chiaramente, a loro rischio e pericolo, ma devono essere messi in allerta sul fatto che sostanze di produzione locale possono avere effetti
potenti ed inaspettati e che le pene per il possesso delle stesse possono essere talvolta molto severe.
Alcune tra le sostanze più note sono:
- tabacco ed alcool, disponibili ovunque nel mondo, con l’esclusione di alcuni paesi Islamici, dove sono imposte pene severe, anche
corporali, per il consumo o il traffico di questi ultimi;
- cannabis, preparata sotto forma di hascisc o marijuana, cresce e
può essere coltivata in molte parti del mondo ed è, dal 1960, motivo di devoti pellegrinaggi in paesi come India, Pakistan e Nepal;
- oppio, dal quale la morfina e l’eroina sono derivati, è derivato da
un papavero che cresce in una fascia geografica che va dal Golfo del
Tonchino, in Vietnam, fino all’Anatolia;
- cocaina, derivata dalle foglie di coca, cresce naturalmente in
America Latina. Prima di diventare oggetto di manipolazioni chimiche tali foglie erano semplicemente masticate o messe in infusione
come il tè, così come potrete vedere fare comunemente a tutt’oggi
in paesi come Perù Colombia e Bolivia, per alleviare il mal di testa
provocato dall’altitudine;
- altre droghe: sostanze tratte dal Peyote Cactus, presente negli
U.S.A. ed in Messico; funghi “magic” presenti in Europa Occidentale
ed in Sud America (come lo psilocybin e l’amanita muscaria), o in
Nord America, Nord Europa e Nord Africa (come il “fly-agaric”) o
ancora nel Sud Est Asiatico, hanno tutti forti proprietà allucinogene.
L’uso di una qualunque di queste sostanze può dare adito, specialmente in viaggio, a gravi problemi di ordine fisico.
Una overdose da oppiacei per esempio può provocare una importante diminuzione di sensibilità da parte dei centri respiratori, tale
da permettere perfino una naturale occlusione delle vie aeree.
Mentre attendete assistenza medica è bene girare il soggetto in una
posizione semiprona, in decubito pressochè laterale e con il collo
142
ben esteso (pensate alla posizione dei fumatori di oppio nelle fumerie), vedi anche capitolo sul Pronto soccorso.
Reazioni ansiose e stati allucinatori sono invece caratteristici di
sostanze come alcool, cannabis e soprattutto di droghe psichedeliche, e vanno fino alla terribile sensazione di morte imminente. Poca
utilità ha in questo caso l’uso di tranquillanti.
Ricordiamo, a proposito dell’alcool, di come esso interagisca, se
preso in stretta concomitanza, con diverse categorie di farmaci, fra i
quali alcuni antidolorifici, i sulfamidici, l’aspirina ecc., determinando gravi stati di malessere ed episodi di vomito. L’alcool ancora
interagisce anche con quasi tutte le altre sostanze psicotrope,
aumentandone incontrollabilmente gli effetti; se ne sconsiglia quindi vivamente l’uso associato.
Reazioni indesiderate, determinate dall’uso di cocaina e prodotti
anfetaminici, sono invece la paranoia e il senso di persecuzione; i
disturbi passano solitamente in 3-4 giorni, se il soggetto sospende
l’assunzione.
Tutte le manifestazioni sopra riportate possono chiaramente manifestarsi ovunque, ma le conseguenze possono essere più spiacevoli
e talvolta drammatiche in viaggio, in assenza di amici ed in un
ambiente non familiare, e possono anche esporvi a problemi di sicurezza personale.
La potenza delle droghe nei paesi dove essa viene prodotta, inoltre,
può essere molto superiore a quella a cui siete abituati; il che non è
sempre un “vantaggio”.
143
FARMACI, NON MIRACOLI
Diamo qui di seguito una trattazione più esauriente dei farmaci
elencati nel capitolo 1, per un facile impiego e reperibilità, nel caso
non troviate esattamente il prodotto citato.
Antibiotici
ZIMOX compresse da 1 gr. (Amoxocillina) è una penicillina, antibiotico di uso generale, normalmente 1 cps. / 12 h per 5-8 giorni.
BACTRIM FORTE compresse (Sulfamidico) per diarrea, per gli allergici alle penicilline, per infezioni urinarie, 1 cps. / 12 h.
FLAGYL compresse da 250 mg. (Metronidazolo) per infezioni intestinali da ameba e giardia, 2 cps./8h, non bere alcool, molti effetti
collaterali.
Antidiarroici
IMODIUM compresse (Loperamide), 2 cps. subito e 1 dopo ogni scarica.
Sali minerali come REIDRAX bustine sono un’alternativa pronta
all’uso alla soluzione reidratante fatta in casa con zucchero e sale.
Antidolorifici o antalgici
LIXIDOL compresse (Ketorolac) 1 cps. / 6-8 h, prodotto recente,
molto efficace, piuttosto caro; a stomaco pieno.
In alternativa il GLIFAN (Glafenina) o AULIN (Nimesulide) o
SYNFEX 550 (Naproxene), stessa posologia del precedente.
VOLTAREN fiale (Diclofenac) 1-2 fiale al giorno, intramuscolo, per
casi particolari quali i dolori molto intensi, coliche, impossibilità di
terapia orale e in tutti i casi in cui si vuole un effetto pronto e intenso. Possiede anche effetto antinfiammatorio e antipiretico.
BUSCOPAN compresse e fiale (Bromuro di Joshina) solo nelle coliche e in tutti i dolori a partenza dal ventre (viscerali). L’uso delle
compresse o delle fiale è dettato dall’intensità dei sintomi.
ASPIRINA (Acido Acetilsalicilico) antalgico, antinfiammatorio e
antipiretico, 0,5-1 gr. per 3 volte al giorno. Vi sono anche altri prodotti conosciuti in tutto il mondo, come CEMERIT, BUFFERIN,
144
UPSA. Si può definire come il più “leggero” dei farmaci di questa
categoria. Assumere a stomaco pieno.
NOVALGINA compresse o gocce (Noramidopirina) 1-2 cps. al giorno
o 20-30 gocce 2-3 volte al dì, antidolorifico e antipiretico, in alternativa all’Aspirina.
Antinfiammatori
Tutti i farmaci sopra citati (antidolorifici) hanno potere antinfiammatorio, qui aggiungiamo il FELDENE compresse da 20 mg.
(Piroxicam) 1 sola somministrazione al giorno a stomaco pieno, ottimo per traumatismi e dolori articolari.
Appartengono a questo gruppo i cortisonici:
DEFLAN 30 compresse (Deflazacort) in terapia d’ attacco si somministra 1 cps. al mattino e 1/2 al pomeriggio, passando il giorno dopo
a 1 cps. al mattino. A miglioramento avvenuto è meglio finire a scalare, nel senso di 1/2 cps. al dì, poi 1/4, poi basta. Da sospendere in
caso di dolori di stomaco.
BENTELAN fiale da 4 mg. (Betametazone) da usare per casi gravi
(serpenti, meduse, shock ecc.). I farmaci cortisonici sono sostanze
molto efficaci, ma presentano molte controindicazioni; andrebbero
usati per casi ben specifici e da persone che abbiano dimestichezza
o conoscenza di tali presidi.
Anestetico locale
MEPIVACAINA, LIDOCAINA per la sutura della cute, in emergenza
come gocce oculari o auricolari anestetiche. Una fiala potrete chiederla al vostro dentista.
Antimalarici
CLOROCHINA (RESOCHINE, NIVAQUINE in altri paesi), LARIAM
(Meflochina), MALARONE (Atovaquanone + proguanil), HALFAN
(Alofantrina), COARTEM (Artemisina +Lumefantrin), COTECXIN
(Artemisia)
Vedi capitolo sulla malaria.
145
Sterilizzazione acqua
STERIDROLO compresse, AMUCHINA soluzione, EUCLORINA
bustine, MICROPURE compresse, JODIO tintura.
Vedi capitolo Potabilizzazione acqua.
Disinfettanti cutanei
Un ottimo disinfettante cutaneo è BETADINE soluzione. Da evitare
in soggetti allergici allo jodio e in associazione a derivati mercuriali
come il MERCUROCROMO, utile quest’ultimo su ferite secernenti
(siero, pus).
Ricordiamo che la tintura di Iodio non va usata su ferite aperte e
che, in mancanza di tutto, acqua potabile e sapone hanno un sufficiente potere disinfettante.
L’EUCLORINA è in polvere (sacchettini) da diluire in acqua bollita
(aspettare 20’ prima di utilizzarla); molto pratica da trasportare. Per
maggiori dettagli vedi capitolo sulla Potabilizzazione dell’acqua.
BETADINE POMATA germicida antisettico, ottimo per medicazioni
di qualsiasi ferita.
Antiparassitari
Nel capitolo delle infestazioni da pulci, pidocchi ed altri piccoli animali abbiamo citato il MOM, il MITIGAL e il LINDANE shampoo. Per
dettagli si rimanda al capitolo relativo.
Antipruriginosi
GENTALYN BETA pomata è una associazione di cortisone + antibiotico (Gentamicina + Betametazone) utile per punture di insetti e
pruriti localizzati in genere, prevenendo eventuali infezioni.
FLUBASON emulsione è un cortisonico molto leggero, utile per
superfici cutanee più vaste, in caso di eritemi solari o reazioni allergiche.
POLARAMIN confetti da 2 mg. (Clorfeniramina) copre tutte le manifestazioni allergiche, nonché cinetosi, agitazione psichica (sedativo), vomito, vertigine, raffreddore da fieno ecc. Solitamente 2 cps. al
giorno. Effetti collaterali: SONNOLENZA - attenzione!
Vi sono in commercio prodotti che danno meno effetti collaterali,
146
ottimi per le riniti allergiche, ma meno efficaci contro il prurito (TELDANE 2 cps. al dì).
Controindicazioni: glaucoma, ipertrofia prostatica, gravidanza, allattamento.
Trattamento di bruciature
FOILLE pomata, BETADINE pomata.
Antifungini
NIZORAL pomata (Ketoconazolo).
Antibiotici cutanei
AUREOMICINA pomata (Clortetraciclina) per medicazione di qualsiasi piaga o ferita infetta.
Sonno e angoscia
LEXOTAN 1,5 mg. capsule (Bromazepam) sedativo, tranquillante,
anche lieve sonnifero.
FELISON 15 mg. (Flurazepam) sonnifero a lunga durata d’azione,
lascia un lieve senso di stordimento al mattino.
STILNOX 10 mg. (Zolpiden) sonnifero, o meglio ipnoinduttore a
breve durata, non lascia residui al mattino.
Questi prodotti sono psicofarmaci, danno fenomeni di assuefazione
ed altri effetti collaterali per un uso prolungato. Se ne consiglia un
uso sporadico e ragionato, magari dopo averne parlato con il vostro
medico.
Apparato digestivo
Bruciori di stomaco - MAALOX compresse (Idrossido di Mg e Al) da
masticare in caso di dolore.
Nausea e vomito - PLASIL compresse e fiale (Metoclopramide) I cps.
20’ prima di mangiare o al momento della nausea.
Stitichezza - GUTTALAX gocce o perle, GLICERINA supposte.
Emorroidi - RUSCOROID pomata anche lievemente anestetica,
DAFLON capsule, tonico venoso, 6-8 cps. al dì in caso di dolore,
ANONET per la pulizia della parte, nonché lenitivo, a base di pro147
dotti naturali.
Occhio
TOBRAL (Tobramicina) pomata oftalmica antibiotica (soprattutto
per abrasioni)
VASOFEN (C.A.F.) collirio antibiotico + vasocostrittore (non cortisonico).
Orecchio naso gola
OTALGAN gocce anestetiche per dolori auricolari, ad uso locale,
DEBROX gocce per sciogliere tappi di cerume, ARGOTONE gocce
nasali per disostruire le vie aeree.
Respiratorio
Raffreddore - ACTIGRIP, ACTIFED contengono antistaminico +
Aspirina o derivati, servono per diminuire la sintomatologia iniziale.
In mancanza, 1 cps. di antistaminico può sostituire.
Tosse - SILOMAT gocce antitosse (sedativo della tosse secca),
SOBREPIN compresse e FLUIMUCIL compresse sono fluidificanti
delle secrezioni, validi per tosse grassa.
Soggiorno in altitudine al di sopra dei 3000 m.
LASIX compresse o fiale da 25 mg., POLASE Potassio per le perdite
indotte dal Lasix, BENTELAN fiale Cortisone, OSSIGENO se possibile.
Molti di questi farmaci sono venduti solo dietro presentazione di
ricetta medica, per cui consigliamo di rivolgervi al vostro medico,
anche per maggiori e ulteriori ragguagli.
148
DOPO IL VIAGGIO
Normalmente, al ritorno da brevi viaggi, non sono necessari controlli medici particolari, a meno che il viaggiatore non abbia manifestato segni o sintomi significativi. Sono allora indicate una visita
medica ed eventualmente, a giudizio del curante, l’effettuazione di
esami clinici. Fra i più importanti:
- un esame emocromocitometrico (del sangue),
- prove di funzionalità epatica o renale,
- VES.
In caso di problemi particolari:
- controllo radiografico,
- test tubercolinico,
- dosaggio dei markers della Epatite B,
- coprocoltura (esame delle feci).
È doveroso in questa sede ricordare che molte malattie tropicali
hanno un’incubazione piuttosto lunga o talvolta molto variabile e
che, anche in presenza di sintomi, gli agenti responsabili non possono essere identificati se non dopo diverso tempo. Riportiamo, qui
di seguito, alcuni esempi di tempi di incubazione medi di alcune
malattie tropicali.
MALARIA: 7 - 30 giorni (anche anni)
LEISHMANIOSI: da 10 giorni ad anni
TRIPANOSOMIASI: da pochi giorni ad anni
GIARDIASI: 1 - 4 settimane
AMEBIASI: 2 - 4 settimane
Ed alcuni esempi di tempi necessari per evidenziarne clinicamente
altre:
DRACUNCULOSI: 9 - 15 MESI
LARVA MIGRANS: 1 settimana
ASCARIDIOSI: 2 mesi
TENIASI: 1 - 3 mesi
BILHARZIOSI: 2 - 3 mesi.
149
Per cui è molto importante, di fronte ad una qualsiasi sintomatologia che si manifesti dopo il viaggio, far presente al medico curante i
viaggi in ambienti tropicali o in aree a rischio per malattie esotiche.
Troppo sovente vengono curate come sindromi influenzali forme
anche gravi di malaria, le quali arrivano poi all’osservazione dello
specialista in stato già avanzato.
150
CONCLUSIONI
Nonostante tutto, non rinunciare a partire al più presto!
151
APPENDICE
PRINCIPALI UNITÀ DI MISURA
LUNGHEZZA
Inch (pollici)
Hand (palmo)
Foot (piede)
Yard (jarda)
= 4 pollici\tab
= 12 pollici\tab
= 3 piedi\tab \tab
= 2,54 cm
= 10,16 cm
= 30,48 cm
= 91,4399 cm
CAPACITÀ
Gill (gill)
Pint (pinta)
= 1/4 di pinta
= 1/8 di gallone
Gallon (gallone)
PESI
Grain (grano)
Dram (dramma)
Ounce (oncia)
Pound (libbra)
Stone (stone)
= 0,142 l
= 0,586 l (Imperial)
0,473 l (Winchester)
= 4,546 l (Imperial)
3,785 l (Winchester)
= 0,0648 g
= 1,77 g
= 28,35 g
= 453 g
= 6350 g
= 16 dr
= 16 oz
= 14 libbre
ALCUNI SITI INTERNET PER LA MEDICINA DEL VIAGGIATORE
HYPERLINK “http://
www.viaggiaresicuri.mae.aci.it - tel. 06 491115
www.travelclinic.it
www.travelmedicine.it
www.viaggiesalute.org
www.ilgirodelmondo.it
www.ministerosalute.it
www.promedmail.org
www.who.int
www.wpro.who.int
www.afro.who.int
www.paho.org
www.diplomatie.gouv.fr
www.cdc.gov
www.voyage.gc.ca
www.travel.state.gov
www.fit-for-travel.de
152
153
INDICE ANALITICO
BIOGRAFIA DEGLI AUTORI ..........................................
3
PREFAZIONE .................................................................
5
CAP. 1 PRIMA DELLA PARTENZA...............................
7
CONTROLLI SANITARI..................................................
7
VACCINAZIONI ..............................................................
Vaccinazioni obbligatorie
Vaccinazioni raccomandate non obbligatorie
Immunoglobuline
7
CHEMIOPROFILASSI .................................................... 13
FARMACIA DA VIAGGIO ............................................... 15
PREPARAZIONE FISICA................................................ 18
VOLO AEREO ................................................................ 18
JET LAG .......................................................................... 20
CAP. 2 PROBLEMI LEGATI ALL’ASPETTO SPORTIVO,
AMBIENTALE E CLIMATICO............................... 23
ALIMENTAZIONE .......................................................... 23
Alimentazione in viaggio
Il sale
L’acqua
Le vitamine
Alimentazione in Paesi a basso tenore di igiene
154
CALORE.......................................................................... 26
Meccanismo di termoregolazione
Inconvenienti dovuti al calore
Lo sfinimento da calore
L’insolazione
Il colpo di calore
Le infezioni cutanee
Il prurito da calore
L’edema da calore
Lo svenimento da calore
Prevenzione degli effetti negativi del calore
SOLE............................................................................... 29
Caratteristiche dei raggi solari
Protezioni anti-solari
Inconvenienti dovuti al sole
Il colpo di sole
Le allergie solari
Le labbra
Gli occhi
FREDDO ......................................................................... 33
Meccanismo di termoregolazione riflessa
Le difese dal freddo
Inconvenienti dovuti al freddo
Lesioni localizzate: congelamento e geloni
Ipotermia
FATICA , SONNO E ANGOSCIA.................................... 36
ALTITUDINE ................................................................... 37
Il male acuto di montagna(MAM)
Prevenzione del MAM
Sintomi principali
155
Complicazioni del MAM
Terapia delle complicazioni
Altri problemi legati all’altitudine
CAP. 3 IL MARE ............................................................ 39
MALATTIE LEGATE AL MARE ..................................... 39
Scuba diving
Vela, wind surf e ski d’acqua
Animali marini non velenosi
Pesci velenosi
Passivamente tossici
Attivamente tossici
Celenterati
Altri animali inferiori
Dermatiti acquatiche
MAL DI MARE, AEREO E MACCHINA (CINETOSI) ... 50
CAP. 4 MALATTIE ESOTICHE ...................................... 52
MALATTIE LEGATE ALL’ASSUNZIONE DI CIBO ED
ACQUA CONTAMINATI ................................................ 52
Igiene alimentare: condotta pratica
Acqua e potabilizzazione
Diarrea del viaggiatore
Amebiasi
Giardia
Colera
Tifo e Paratifo
Shigellosi e Salmonellosi
Epatite virale A
Elmintiasi intestinali
Dracunculosi
156
MALATTIE TRASMISSIBILI DIRETTAMENTE
ATTRAVERSO LA PELLE .............................................. 62
Prevenzione: norme generali
Tetano
Bilarziosi
Larva migrans cutanea
MALATTIE TRASMISSIBILI DA INSETTI ..................... 65
Protezione contro gli insetti
Malaria
Febbre gialla
Dengue
Encefalite giapponese
Filariosi
Loa Loa
Bartonellosi
Borelliosi
Irish maniosi
Malattia del sonno
Miasi
MORSI, PUNTURE E INFESTAZIONI ........................... 78
Zanzare, mosche, tafani, cimici
Api, vespe, calabroni, formiche, termiti
Serpenti
Ragni
Scorpioni
Millepiedi e centopiedi
Pulci, pidocchi e scabbia
Zecche
Sanguisughe
Scarafaggi
Candiru
157
Piraña
Mammiferi (Rabbia)
MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE ................ 90
Generalità
Profilassi
CAP. 5 INCIDENTI E TRAUMATISMI
LE FERITE E LE LORO COMPLICAZIONI .................. 92
Generalità
Le ferite aperte
Le emorragie
Le escoriazioni
Infezione di una ferita
LE USTIONI ................................................................... 98
MANI, PIEDI E LORO PICCOLI PROBLEMI ............... 100
Bolle da frizione
Ematoma sottoungueale
Unghia incarnata
Tendinite
Piede d’atleta (vedi Pelle - micosi pag. 127 )
TRAUMATOLOGIA ........................................................ 102
Contusioni
Slogature-Distorsioni
Lussazioni
Fratture
Bendaggi e fasciature
BASI DELLE TECNICHE DI PRONTO SOCCORSO .... 108
Rianimazione cardiorespiratoria
Annegamento
158
Sanguinamento emorragia
Sincope o svenimento
Soffocamento
Come fare una iniezione intramuscolare
CAP. 6 PROBLEMI COMUNI DI ORDINE MEDICO..... 115
Febbre
Dolore
Dolore addominale
Colica renale
Disturbi all’apparato urinario
Vomito
Sighiozzo
Mal digestione (Dispepsia)
Malattie da raffreddamento
Tosse
Diarrea (vedi diarrea del viaggiatore pag. 56)
Stitichezza
Emorroidi
Prurito (vedi Pelle - Prurito pag. 128)
CAP. 7 PROBLEMI SPECIALISTICI DI ORDINE MEDICO
OCCHIO ......................................................................... 123
Corpi estranei
Abrasioni oculari
Congiuntivite da raggi UV
Congiuntivite
Orzaiolo
Contusioni oculari
Emorragie subcongiuntivali
Lenti a contatto
Medicazioni oculari
159
PELLE ............................................................................ 126
Igiene personale
Micosi (infezioni fungine)
Orticaria
Prurito
Verruche
Herpes
Foruncolo
ORECCHIO NASO GOLA ............................................. 130
Disturbi all’orecchio
Tappi di cerume
Insetti nel condotto uditivo esterno
Frattura del naso
Epistassi
Mal di gola
Sinusite
Rottura timpanica traumatica
Otite esterna
Otite interna
DENTI E BOCCA ........................................................... 134
Mal di denti
Perdita di otturazioni
Lussazione e frattura dentaria
Gengivite
Afte
Herpes labiale (vedi Herpes pag. 129)
Lussazione della mandibola (vedi Lussazioni pag. 104)
GINECOLOGIA .............................................................. 137
Perdite di sangue
Dolori pelvici
Mestruazioni dolorose
160
Perdite vaginali
Pillola anticoncezionale
Bartolinite
CAP. 8 SOSTANZE PSICOTROPE ................................. 140
CAP. 9 FARMACI NON MIRACOLI ............................... 142
CAP. 10 DOPO IL VIAGGIO ........................................... 147
CONCLUSIONI .............................................................. 149
161
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