P. Marcello Spagnolo cp
(manoscritto inedito)
BIOGRAFIA del Servo di Dio
Mons. Eugenio Raffaele FAGGIANO
Vescovo di Cariati (Cs) 1936-1956
Sua Eccellenza Mons. Eugenio Raffaele Faggiano, Vescovo
di Cariati (Cs) dal 1936 al 1956, nacque a Salice Salentino,
gentile cittadina delle Puglie, in provincia di Lecce, il 28
gennaio 1877.
Suoi genitori furono Donato e Concetta Leuzzi. Riteniamo
interessanti in una biografia anche le notizie sul luogo natio:
fanno parte del soggetto.
Invitato a partecipare al Congresso Eucaristico Nazionale di
Lecce (1955) S. Eccellenza richiamava nella lettera di risposta,
il paese natio, come un titolo di più per aderire e formulare i
suoi migliori voti (Minute di Lettere, 7).
Ma data la brevità che ci proponiamo, rimettiamo ad altri
l’impegno di adeguate ricerche sulla terra diletta. Chissà
per quale distrazione, l’Enciclopedia Italiana (Treccani) salta
a piè pari Salice Salentino. L’Enciclopedia Curcio ne dà un
brevissimo cenno; in compenso riproduce in margine la bella
facciata della chiesa parrocchiale. Il paese è situato a 48 m.
di altezza, con territorio comunale ampio 59 kmq. e con 7526
abitanti (1961).
Dei genitori è doveroso parlarne. Sono la pianta che ci ha
dato il frutto. E se il frutto è stato buono c’è da concludere
che anche la pianta è stata buona. Coniugi abbastanza agiati
e, quel che più conta, profondamente cristiani. Oltre al nostro
Raffaele, ebbero altri due figli: Maria Addolorata e Salvatore,
vissuti e morti da ottimi cristiani.
Dell’educazione ricevuta in famiglia, ci basti la nota che
qui raccolgo e trascrivo. E’ di un’anima confidente, che
naturalmente vuol restare segreta, e a cui dobbiamo anche
altri particolari. Riportandoli, ci sembra di ascoltarli dalle
labbra di Monsignore.
“Fra i primi ricordi della sua infanzia, mi è rimasta impressa
l’educazione forte, pronta al sacrificio, ricevuta dai suoi
genitori. Suo padre, di sera, usciva di solitocoi suoi ragazzi,
e la passeggiata terminava in chiesa davanti al Tabernacolo,
dove si tratteneva mezz’ora in ginocchio, senza appoggiarsi; e
la stessa compostezza esigeva dai suoi figliuoli, mettendosene
uno a destra e l’altro a sinistra”.
Ce lo figuriamo questo padre austero e pio, tra i suoi figli,
viva immagine di orante. La madre non doveva essere da
meno.
E torniamo al bambino, di cui abbiamo notato solo la data
di nascita. Egli nacque, per essere precisi alle ore 22 del 28
gennaio 1877.
Dobbiamo gratitudine al P. Filippo della S. Famiglia, il buon
raccoglitore delle cose memorabili di Congregazione, che ha
dedicato un cenno al nostro Monsignore .
Così siamo informati che Raffaele Faggiano nacque alle ore
22 del 28 gennaio 1877 e che fu battezzato il 1° febbraio da
don Vincenzo Capocelli.
Il sacramento della cresima lo ricevette da S. Ecc. Mons
Alessio Aguilar, Arcivescovo di Brindisi, il 16 maggio 1882.
L’ambiente domestico, oltre che dai genitori, era formato
dalla sorella e dal fratello. Poi c’era la nonna.
La sorella Addolorata, di qualche anno più grande, era per
lui come un angelo tutelare aggiunto. Raffaele le voleva un
bene particolare e a lei tutto si confidava. Fu sempre così,
tutta la vita.
I primi studi dové farli al paese, come si potevano fare in quei
tempi non tanto facili che seguirono l’unità d’Italia. Perché
di natura sveglio e pieno di volontà, non dubitiamo del suo
profitto.
Ignoriamo quali altri studi abbia potuto fare. Le notizie
che abbiamo passano subito a dirci della sua vocazione.
“Quando egli aveva una quindicina d’anni, al suo paese,
Salice Salentino, ferventi Passionisti tennero una S. Missione,
però le prediche di massima, non gli fecero tanta impressione,
non avendo a quell’età niente di grave da preoccupare la sua
coscienza” - spontanea testimonianza dell’innocenza del
giovanetto - “Ciò che invece colpì il suo spirito giovanile e
lo fece vibrare di casto entusiasmo, fu una canzoncina che i
Padri cantarono con fervente espressione:
Mondo, ti lascio, addio!
Al ciel voglio aspirar
a godere Iddio
All’eco di quel canto un raggio della grazia divina lo pervade”
e risolvè. “Anch’io voglio esser tutto di Dio” e corse dalla
sorella Addolorata a confidarle il suo proposito di farsi
Passionista.
Ma che proposito era il suo? Non si trattava di una delle solite
vampate che si appigliano a un cuore di fanciullo e che poi
subito si spengono? Così dovette pensare la cara sorella nel
vedersi davanti il caro Rafeluccio a farle le sue confidenze,
bello nel viso emozionato, e con quella bella chiome di capelli
neri, che gli aggiungeva tanta grazia. Doveva avere già un
culto per l’eleganza a quell’età; e la sorella doveva saperlo
molto bene.
“La sorella rimase esitante e disse: «ci credo soltanto se sei
capace di tagliarti i capelli che coltivi con tanta cura».
L’Addolorata chiedeva dunque un segno, e glielo chiedeva
a modo di sfida. Se l’ebbe subito. “In silenzio uscì di casa
in traccia del barbiere, e tornò in breve con la testa rasa e la
gioia di una prima vittoria. Così tutti di casa si resero conto
della sua decisione”.
Ora le reazioni.
Il papà piegò la testa. Lo rivediamo prostrato davanti al
Tabernacolo; forse il Signore aveva ascoltato la sua preghiera.
La mamma parlerà’ per ultimo; intanto lo segue con attenzione
materna. E la nonna? “La nonna rimase contenta della sua
vocazione al sacerdozio”. Ma non voleva che avesse lasciata
la famiglia. Un buon prete, ma di casa. Questo voleva. “Però
s’industriava ad avviarlo verso il Seminario, offrendogli
regali e promesse”.
Rafeluccio ci scherzava. “Nonna - diceva - accetto i tuoi doni,
però prete non mi faccio; ma Passionista”. P. Filippo viene
ora con i suoi dati ufficiali, precisi, a confermarci il racconto.
“Nel novembre 1892 tre nostri Padri si portarono a Salice,
dove predicarono una fruttuosissima Missione. Il giovinetto
Raffaele Faggiano ne restò preso, e, maturata ancora per
un anno la sua vocazione, il 4 novembre del 1893 giunse al
nostro noviziato di Paliano”. Ma occorrono le note intime
dell’anima confidente, a far vibrare questa prosa così sobria.
“Ora dato che
per avere l’ammissione tra i Passionisti si richiedeva la licenza
media che non aveva, riprese con slancio la scuola e in pochi
mesi superò gli esami”.
Questa nota ci fa supporre che si iniziassero subito le pratiche
per l’ammissione, e ci lascia immaginare il giovinetto ansioso
di spiccare il volo. Ma... le ali? Occorre dare ben altre prove
che quella di recidersi i capelli! Si tratta di riprendere gli studi
e di abilitarsi. Queste sono le ali. E il giovinetto riprende “con
slancio la scuola” e in pochi mesi vinse l’ostacolo.
Ma la casa di Noviziato è lontana. Solo nel 1896 si aprirà un
Noviziato per i Pugliesi nella vicina Manduria.
Paliano è nel basso Lazio a diverse centinaia di chilometri da
Salice. Rafeluccio non ha paura delle distanze; è disposto a
tutto.
E l’ultima nota, ancora dell’anima confidente, quella
della mamma. Sarà come sigillo di questa prima pagina
biografica.
“La mamma temendo di un entusiasmo passeggero, prima
di lasciarlo partire gli disse: «Bada a quello che fai, perché se
torni indietro ti metterò fuori la porta» - Naturalmente sono
parole che si dicono. “Lui rispose: Stai tranquilla mamma,
non tornerò”. E la chiusura trionfale: “E partì con la gioia
nel cuore per raggiungere il suo ideale”. Mentre il treno lo
portava lontano, al cuore del giovinetto - ne siamo moralmente
certi-dovevano risuonare le note della canzoncina che tanto
l’avevano commosso: Mondo, ti lascio, addio! Lasciò il mondo
senza rimpianto. Per sempre. E non tornò indietro.
DA NOVIZIO A SOLDATO
E SACERDOTE
Il 4 novembre 1893 era a Paliano. Lo accoglievano festosamente
i religiosi di comunità. P. Flaviano, il nuovo Rettore, eletto
in quello stesso anno, un Padre tutto bontà, e il P. Tito di S.
Paolo della Croce, Maestro dei Novizi, aprirono le braccia
e il cuore al nuovo venuto, che dové riceverne la più bella
impressione.
Il 20 dello stesso mese ebbe luogo la vestizione religiosa. Fu
compiuta dal Rettore che non mancò di rivolgere al novizio
la sua calda e affascinante parola.
Confratel Eugenio, così d’ora innanzi si chiamerà, cominciava
quel giorno il suo anno di prova.
La prova fu superata agevolmente.
La ruvidezza dell’abito, le veglie notturne, le penitenze
aggiunte per saggiare la vocazione, furono nulla di fronte
all’impegno e al fervore del giovane. “Durante l’anno di
prova si mantenne sempre fervoroso, e i Padri furono felici
di poterlo ammettere alla professione”. Il giorno era stato
preveduto e scelto con religiosa premura:
21 novembre, Festa della Presentazione di Maria SS.ma al
Tempio, giorno memorabilissimo nei fasti del Santo Fondatore
e della Congregazione.
Il giovanetto si consacrò quel giorno tutto al Signore
sull’esempio della Vergine Santissima. P. Filippo ci avverte
che erano le ore 7,30 come per dirci che era di buon mattino
e che l’operaio inizia il suo lavoro di buon’ora per condurlo a
termine prima che il sole tramonti.
Seguirono gli anni di studio.
Fu mandato al ritiro di Airola. Qui ebbe a Lettore e Direttore P.
Giuseppe di Gesù e Maria, un gran servo di Dio. “Nel lontano
1894 - 1898 ebbi la fortuna di essere discepolo nel ginnasio e
in qualche anno di liceo, del caro Servo di Dio P. Giuseppe
di Gesù e Maria, e ricordo le sue eroiche virtù, che mi sono
sempre rimaste impresse nell’anima” - così Monsignore in
una lettera postulatoria del 1958 per impetrare l’introduzione
della Causa.
Pensiamo come, oltre al profitto negli studi, il giovanetto
dovette avvantaggiarsi nella virtù a contatto con uomini così
santi. Che fortuna poter proseguire sempre così!...
Ma non si può. Nel 1897 lo raggiunge un biglietto: quello
della chiamata al servizio militare. Scoccano i venti anni,
sacri alla Patria!
Confratel Eugenio riprende il suo nome di Raffaele e va
animoso incontro al nuovo dovere.
Abbiamo sott’occhi il “Libretto Personale” e il “Foglio di
matricola”, accuratamente conservati.
Il 21 ottobre 1897 Raffaele Faggiano risulta soldato di leva
1a categoria, rilasciato in congedo illimitato. Il 9 marzo 1898
risulta effettivamente chiamato e assegnato all’11° Compagnia
di Sanità, quale infermiere. Il 21 settembre 1899 è promosso
Caporale, e il 31 gennaio 1900, Caporal maggiore.
E’ congedato il 20 settembre dello stesso anno con tutti gli
attestati di buona condotta e con la dichiarazione di aver
servito con fedeltà ed onore.
Ci piace notarlo fin d’ora. Quello che ammiriamo in quest’uomo
è il carattere che mai si smentisce: di compiere sempre con
esattezza e scrupolosità sorprendenti tutti i doveri inerenti ai
vari stati e mansioni a cui è chiamato. In famiglia: giovinetto
costumato e devoto studente impegnato; da novizio e da
religioso, fervente; da militare, esatto e irreprensibile.
Così sarà da superiore religioso, così da Vescovo. Sempre.
Il servizio militare si svolse a Bari: dal 9 marzo 1898 al 20
settembre 1900. Circa tre anni.
Un insigne sacerdote nostro benefattore, il Canonico Don
Pietro Maddalena, scrive: “Lo conoscemmo a casa nostra
quando fu militare a Bari: giovane pio, modesto, edificante,
caritatevole, ammirato dai compagni e dai superiori”. Un bel
ritratto e un grande elogio in poche parole.
Ma ecco la parola dell’anima confidente che ci scopre lembi
nascosti di quell’anima in grigioverde, e ci dà dei preziosi
dettagli.
“Quando da studente fu strappato al calore della vita
religiosa per il servizio militare, trovò il modo di ricevere
quotidianamente la S. Comunione, impegnandosi
volontariamente a tirare un carretto; così si fermava davanti
alla chiesa e in pochi minuti, senza venir meno alla puntualità
militare, assicurava al suo spirito il Pane dei forti. In tal
periodo - prosegue - non gli mancarono prove da parte del
mondo corrotto, ed in una occasione, mentre si stava radendo
la barba, mise in fuga la persona insidiatrice, dicendo che
sarebbe stato capace di
difendersi anche col rasoio”.
Questo riguarda la virtù. E l’impegno per lo studio? “Oltre
l’alimento celeste della Comunione, un aiuto, sia formativo
sia spirituale che intellettuale, lo ebbe dal Servo di Dio P.
Bernardo Maria di Gesù’, Generale dei Passionisti, dal quale
ebbe molte lettere “tutte bellissime” - così mi disse - e che
consegnò poi alla Postulazione, quando nel 1934 depose sulle
virtù del Servo di Dio. Io conservo - come reliquia - una postale
inviatagli dal medesimo in data 7/01/1899, e dice così: “Caro
Raffaele, Vi mando i libri richiesti: sono tre volumi. Vedete
però di tenerli da conto, e rimandarli dopo che vi avranno
servito”. Si vede che il tempo libero, da militare, lo utilizzava
scrupolosamente tra studio e spirito di pietà, in modo che
la sua virtù rifulse di maggior chiarezza, preparando la sua
anima a nuove ascensioni con intrepida fortezza e generosità
che gli era tutta propria”. Qualunque parola aggiungessimo,
guasterebbe.
Il citato benefattore di Bari dice che fu “ammirato dai
compagni e dai superiori”. P. Filippo ce ne da una prova,
quando riferendosi al periodo militare del nostro scrive
che “si mantenne sempre fedele alla sua vocazione con una
condotta tanto esemplare che lo stesso Colonnello non dubitò
di scrivere ai Superiori della Congregazione definendolo un
angelo”.
Terminato il servizio militare il giovane si affrettò a rientrare
in convento per riprendere gli esercizi della vita religiosa
e il corso regolare degli studi che dovevano prepararlo al
Sacerdozio.
“Il 21 settembre 1900 poté tornare, maggiormente temprato
nel bene, nel Ritiro
di Airola (Benevento)”. Da notare che Raffaele, ritornato
conf. Eugenio, fu licenziato il 20 settembre. E il 21 già sarebbe
ad Airola! Possiamo avere i nostri dubbi sull’esattezza della
data, pur conoscendo la scrupolosità del P. Filippo. Non sarà
passato da Salice a salutare i suoi cari e trattenersi qualche
giorno con loro? Cose tanto ovvie. Eppure non è improbabile
che il Confratello abbia voluto osservare alla lettera la sua
Regola riguardante i Missionari, i quali sono invitati, dopo
predicata la Missione, a tornare ‘recto tramite sarebbe a dire
per direttissima in Ritiro. Ora egli aveva adempiuta la sua
missione durata tre anni tra i giovani
soldati suoi compagni, tra i suoi superiori, e aveva predicato
con l’esempio, diportandosi da angelo. Terminata la Missione,
ritornava, a norma della Regola, al suo Ritiro, a quello da cui
era partito.
Nel Ritiro di Airola ritrovò i suoi compagni di studio; ma egli
non poteva unirsi ad essi che erano ormai avanti nel corso.
I superiori lo destinarono dapprima a Pontecorvo e poi a
Manduria.
Come spiegare questo movimento verso la terra natale?
Ce lo spiega benissimo la Cronistoria della Congregazione,
conservata tuttora nelle Platee dei Ritiri. Fin dal 1896 era
stato messo a Manduria un Noviziato per uso dei Pugliesi,
che aveva funzionato, bene o male, fino al 1901.
In quest’anno i superiori vollero tirare le somme e s’accorsero
che non tornavano. Era più la spesa che l’impresa. Quindi
“decretarono che si chiudesse” il Noviziato, e vi trasferirono
lo Studio, prima quello di letteratura, poi quello di teologia.
Così il nostro Confratello raggiunge Manduria, ove ritrova
come Rettore il già nominato P. Flaviano dell’Addolorata.
Ma non si ferma a Manduria.
Nel 1902 ci fu il Capitolo Provinciale (il 43°) che produsse
la solita scossa sismica che suol produrre ogni Capitolo,
spostando e cambiando superiori e sudditi. P. Flaviano
da Rettore di Manduria veniva eletto a Rettore di Ceglie
Messapica. E come ho notato nelle “Note biografiche”
dedicate a questo nostro insigne Padre, “Con lo spostarsi di
P. Flaviano si dà nuovo ordine ai quadri delle Comunità. Gli
Studenti che avevano terminato il corso Teologico, passarono
a Ceglie per farvi la Sacra Eloquenza sotto la direzione del
Rettore”.
Chi meglio di P. Flaviano avrebbe potuto assolvere tale
compito? Un oratore nato, di una facondia ammirevole.
Tra gli studenti che seguirono a Ceglie il P. Flaviano figura
tra i primi il P. Eugenio. Ed è sotto la guida di così santo ed
insigne religioso che egli si prepara sempre più intensamente
alla grande grazia del sacerdozio.
Michelangelo dell’Immacolata (che non aveva ancora l’età
canonica di 35 anni, per cui gli occorse la dispensa), e a
coadiuvarlo come Vice-Maestro il P. Provinciale gli mise a
fianco il P. Eugenio di S. Raffaele Arcangelo, ancora Studente
di S. Eloquenza.
Il 31 maggio 1903 è il grande giorno che corona i sogni del
nostro giovane. In questo indimenticabile giorno, nella Chiesa
Cattedrale di Taranto il Confr. Eugenio fu ordinato sacerdote
dall’Arcivescovo Mons. Jorio. Il grande traguardo, quello
a cui mirava dal giorno in cui il Signore lo aveva invitato
a lasciare tutto e a seguirlo, era raggiunto. Era diventato
tutto del Signore e tutto spirante il Signore: chè questo è il
Sacerdote.
LA NUOVA PROVINCIA
RELIGIOSA
(1904 - 1915)
Dopo l’Ordinazione Sacerdotale il nostro P. Eugenio continuò
il corso di S. Eloquenza sotto l’impareggiabile guida di p.
Flaviano.
Nel 1904 è ancora studente; ma comincia già a rendersi utile
all’Istituto, occupando una delicata mansione nel più delicato
dei settori, qual è la formazione dei Novizi.
Il Noviziato, tolto da Manduria nel 1902, a motivo della scarsa
resa, fu rimesso, con più logico ripensamento, due anni dopo,
nel 1904. Meglio poco che niente! - si dovette pensare. Solo
che invece di Manduria si mise a Ceglie.
A Maestro dei Novizi fu eletto fuori Capitolo, il M.R.P.
E’ chiaro che per affidargli un ufficio di tanta responsabilità,
il novello Sacerdote, ancora Studente, doveva dimostrare
pregi non comuni.
L’anno 1905 si annunciava ricco di promesse per i Ritiri delle
Puglie. Si parlava di erigerli in Provincia autonoma. Fino al
1905 essi facevano parte della Provincia napoletana con sede
provincializia a Falvaterra (FR).
Le promesse non furono deluse, e i Ritiri pugliesi di Manduria,
Novoli e Ceglie Mess., ai quali ben presto si sarebbero
aggiunti quelli di Bovino (FG) e Laurignano (CS), furono
eretti in Provincia a sé, col nome religioso di “Provincia del
S. Costato di Gesù’”.
A primo Provinciale fu scelto il P. Flaviano dell’Addolorata,
Rettore di Ceglie, il cui nome abbiamo fatto più volte in queste
pagine. P. Flaviano era l’uomo che il Signore aveva preparato
da gran tempo all’importante carica, esonerandolo per questo
da cariche ben più onorifiche, come quella dell’arcivescovato
di Brindisi a cui la S. Sede avrebbe voluto promuoverlo, dopo
il ben espletato incarico di Visitatore Apostolico.
P. Flaviano fu il Provinciale che plasmò la nuova Provincia
reggendola con la forza del suo esempio e la mitezza del suo
carattere, fattosi padre e madre amorevole per tutti i suoi
religiosi.
Benché povera di soggetti, il prudente e lungimirante
Superiore, coadiuvato dai suoi Consultori, si studiò di
organizzare e avviare la Provincia a più alte e feconde mete.
Oltre alla vita comunitaria dei singoli Ritiri e il ministero
delle S. Missioni stavano a cuore a P. Flaviano i buoni studi,
così necessari ai Ministri del Signore. Sotto questo aspetto
P. Flaviano fu un precorritore dei tempi. Anche ai suoi
tempi vi erano, in questo campo degli studi, progressisti e
tradizionalisti. Purtroppo questi ultimi finivano sempre per
aver partita vinta. Meglio per costoro la “santa ignoranza” e
la “rustica simplicitas”, e forse si riempivano la bocca delle
parole dell’Apostolo: “Non in persuasibilibus humanae
sapientiae verbis...” (1 Cor 2,4), e dell’Apostolo forse non
conoscevano altro.
Qual era la cultura in Congregazione ai tempi di P. Flaviano?
Sarebbe interessante uno studio sull’argomento.
Per quanto ci è dato saperne così da uno sguardo - che
potrebbe anche essere superficiale - il livello culturale non
doveva essere molto elevato.
Si mirava a preparare Missionari, predicatori popolari, che
annunciassero le eterne verità della fede, facessero conoscere
i doveri religiosi del cristiano, e innamorassero le anime di
Gesù’ Crocifisso. Cercavano di dare ai Missionari soprattutto
una profonda preparazione spirituale, cosa certo encomiabile.
Ma gli studi si riducevano a quelli puramente ecclesiastici:
teologia e filosofia scolastica. Gli autori erano quelli di più
stretta osservanza. Coltivata era pure la Sacra Scrittura e
l’annessa Patristica. Deficiente, invece, molto deficiente, il
settore “letteratura”, che pure ha tanta importanza.
La Congregazione dei Passionisti non spicca per numero e
fecondità di scrittori. Alcune opere di teologia e di filosofia,
un buon manipolo di scritti ascetici e agiografici sono la
messe mietuta dai suoi figli in questo campo. E se si indaga
sugli scrittori si avrà spesso la sorpresa di apprendere che
essi si formarono fuori della Congregazione, prima cioè di
entrare tra i Passionisti.
I Passionisti mirano a predicare, non a scrivere! - potrebbe
essere il loro slogan. I manoscritti dei Missionari, prediche
di Massima, Istruzioni e meditazioni - scritti e trascritti,
copiati e ricopiati, si tramandavano per lo più di uno ad
altro missionario; si imparavano a memoria e si andava a
recitarli mettendoci dentro però - e questo spiega il frutto il loro spirito e il loro fervore. Ma non si può negare che in
quegli scritti mancasse qualcosa che non va disprezzata: il
gusto letterario; gusto che non si può apprendere se non dai
buoni scrittori. Gli scrittori più conosciuti in Congregazione,
le cui opere si leggevano e rileggevano in continuazione - e
si è continuato fino a non molti anni fa - erano: la “Storia
universale della Chiesa Cattolica” del Rorbacher, l’esercizio’
“Esercizio di virtù cristiane e religiose” del p. Rodriquez,
e le “Lezioni sulla Sacra Scrittura” del P. Zucconi: libri che
sentono di stantio sotto l’aspetto letterario.
Non direi che nessuno si avvedesse di questa lacuna. Uomini
di gusto ne sorgono sempre, e ne saranno sorti anche tra i
Passionisti. Perciò sarebbe interessante uno studio.
Nel 1876 si può vedere un segno di provvidenziale risveglio.
P. BERNARDO DI S. GIUSEPPE, che resse la Congregazione
per due anni tra grandi difficoltà (siamo in piena lotta contro
le istituzioni religiose) nella Lettera Circolare di Pasqua
1876, manifesta la volontà di incrementare gli Studi in
Congregazione, secondo le raccomandazioni avute dal Santo
Padre Pio IX, “il quale si è perfino impegnato con vistose
somme alla costruzione di un secondo piano nel Ritiro della
Scala Santa allo scopo di farne un’ampia casa di Studio”.
Il progetto del P. Generale fu eseguito, e nacque lo studio
della Scala Santa, a cui già cominciava a darsi il nome di
Università passionista, che dava tanto da sperare. Vi furono
chiamati ad insegnare i più forti ingegni dell’Istituto, che
non mancavano: P. Germano di S. Stanislao, P. Ireneo di S.
Giovanni Evangelista ecc.
Ma non durò molto. Il Generale che l’aveva concepito e
attuato non durò in carica che poco più di due anni: 1876
e 1878. Il suo successore, pur tanto benemerito P. Bernardo
M. di Gesù’, il grande Generale - grande per tanti aspetti soppresse lo Studio e fece svanire tutte le belle speranze che
si erano concepite. Si mise, almeno questa volta, dalla parte
dei “conservatori”.
Eppure le acque erano mosse.
D’ora innanzi, in ogni Capitolo - Generale o Provinciale - si
propone il problema degli studi che vanno migliorati.
Un fatto positivo si avverò nel 1905, l’anno della nascita della
nostra Provincia.
Nell’autunno del 1905 il P. Generale Bernardo M. di Gesù’
attuò il progetto della Commissione degli Studi, “dando vita
nel Ritiro dei SS. Giovanni e Paolo ad un Corso biennale di
perfezionamento negli studi per i giovani sacerdoti che in
un domani sarebbero stati i Lettori nelle rispettive Province”
(cfr. Circ. Acta XIX p. 91-92).
Potrebbe dirsi una tardiva riparazione per il soppresso studio
della Scala Santa. Meglio così...
Il Provinciale della Provincia del Sacro Costato, non solo
applaudì all’iniziativa, ma fu il primo a voler approfittare del
corso di perfezionamento a favore della Provincia; e, benché
bisognoso al sommo di soggetti, seppe fare il sacrificio di
mandare a Roma per due anni, due dei suoi migliori giovani
sacerdoti, a fine di riaverli poi più preparati per la scuola a
vantaggio dell’intera Provincia. Il primo dei giovani designati
fu il P. Eugenio di S. Raffaele Arcangelo, l’altro il P. Atanasio
di S.Giuseppe. E’ così che nel 1906 e il 1907 il nostro si trova a
Roma, dove ha la fortuna di avere insigni maestri nelle varie
discipline, e di completare la sua formazione specialmente
letteraria. Molto coltivato l’italiano, il latino e il greco; e
grande il profitto, perché’ il nostro si impegnava sempre in
qualsiasi cosa venisse destinato. Della sua conoscenza del
greco ne diede prova, tra l’altro, in occasione del Sinodo
Diocesano di Molfetta, tenuto il 1928 e al quale partecipò in
veste di Provinciale. Egli - come ho inteso dire - fu di valido
aiuto nel preparare le versioni di alcuni testi greci.
Questo complemento di cultura non si saprebbe dire quanto
gli sia giovato nell’esercizio del suo ministero, soprattutto
pastorale. I suoi scritti, sia in italiano che in latino, sono corretti,
ed egli mostra buona padronanza e abilità nel comporre.
Tra gli insegnanti che più influirono su di lui sono da ricordare
il dottissimo P. Luigi Besi, P. Giovanni di Gesù (Testi) e P.
Ireneo di S. Giovanni Evangelista. Quest’ultimo ci tenne a
presenziare alla Consacrazione Vescovile del suo discepolo,
volle fare da cerimoniere e gli dedicò una bellissima poesia
in eleganti distici latini, data alle stampe.
IN PROVINCIA
Tornato in Provincia, P. Eugenio fu naturalmente destinato
all’insegnamento. Ma con l’insegnamento è prassi che si affidi
anche il compito della formazione morale degli studenti. Il
Lettore è ordinariamente anche Direttore. E P. Eugenio fu per
parecchi anni Lettore e Direttore degli Studenti, mettendo
in tale ufficio tutte le belle doti di cui il Signore l’aveva
arricchito.
Dopo il Corso di S. Eloquenza, dopo il perfezionamento
degli Studi compiuto a Roma “la formazione intellettuale e
morale di P. Eugenio era solida, e i Superiori, conoscendo le
sue belle doti di mente e di cuore, ne vollero approfittare e gli
affidarono la scuola e la direzione dei nostri giovani studenti”
(P. Filippo, o.c., p. 22).
Il Nostro profuse i tesori della mente e del cuore - la scienza
che aveva acquistata e la bontà che gli era innata - nell’animo
dei suoi studenti, i quali in coro ne esaltano la cara immagine
paterna e il gran bene ricevuto.
“Adempì questo delicato ufficio - conferma il P. Filippo - per
più anni, non risparmiandosi nel sacrificio allo scopo di dare
alla Congregazione soggetti capaci”.
La Provincia ne era soddisfatta e pensava di affidare al
giovane Lettore, uffici di maggiore responsabilità.
Nel Capitolo Provinciale del 15/19 giugno 1914 <terzo
della serie> restò eletto 1° Consultore Provinciale. Dopo
il periodo del Lettorato, che non poco gli sarà giovato per
l’accrescimento della sua cultura, già vasta, si apre quello
delle cariche canoniche. Entra a far parte della Curia, anzi è
il primo dopo il Provinciale. Questo significa 1° Consultore
Provinciale .
Quello del 1914 fu l’ultimo Capitolo Provinciale. In esso
veniva eletto per la quarta volta Provinciale il degnissimo P.
Flaviano, e lo si affiancava col valido sostegno di nuove forze
giovanili.
Sembrava questa una vocazione del Nostro affiancare il P.
Flaviano, da lui incontrato dal primo metter piede in Religione
e sempre seguito con instancabile devozione.
Ma l’orizzonte si offuscava, e l’anno seguente scoppiava
l’uragano della prima grande guerra europea 1915-1918.
Il nostro P. Eugenio veniva richiamato alle Armi. La Patria
aveva nuovamente bisogno di lui.
DA CAPPELLANO MILITARE
A VICE-PROVINCIALE
1915 - 1919.
Il 22 maggio 1915 P. Eugenio di S. Raffaele Arcangelo,
1° Consultore Provinciale, è richiamato alle armi per
mobilitazione.
Il 24 dello stesso mese raggiunge Bari per “riprendere” il
suo servizio nell’11a Compagnia di Sanità. Bari è considerata
zona di guerra. Non passarono però molti giorni, tanti quanti
ne bastarono forse per riallacciare le antiche amicizie coi
benefattori tanto devoti. Il 2 giugno riceve la sua destinazione
definitiva. E’ comandato a prestare servizio presso l’Ospedale
Militare di Riserva S.Benedetto in Brindisi, quale aiutante di
Sanità”.
Non termina l’anno che è nominato Cappellano Militare.
L’11 dicembre - leggiamo nel foglio matricolare - “è nominato
Cappellano Militare e destinato presso gli Ospedali del
Presidio di Brindisi”.
Questa semplice serie di ascese ci dice da sola come il Nostro
continuasse il suo stile di uomo inteso sempre al proprio
dovere, qualunque esso fosse. Il che non poteva sfuggire ai
suoi Superiori. Saremmo ben lieti di raccogliere qui fatti e
parole riguardanti questo periodo.
Ma i documenti scarseggiano e non possiamo riferire altro
che voci generiche circa l’assoluta dedizione del Nostro
all’adempimento dei suoi doveri, [ora non semplicemente
civili, ma anche religiosi; perché egli è un soldato che serve la
Patria, ma la serve da cappellano Militare, ossia da Sacerdote,
a cui stanno a cuore in modo particolare le anime oltre i
corpi].
E’ rimasta particolarmente memorabile l’opera da lui svolta
in occasione dello scoppio della Corazzata “Benedetto Brin”
avvenuta nel porto di Brindisi il 27 settembre 1915. “Si
prodigò con abnegazione all’opera di salvataggio e assistenza
religiosa ai molti feriti e moribondi” {relazione del Ten.
Colonnello Giovanni Nisi, Cugino}. “Si fece ammirare per il
suo contegno e per il suo zelo illuminato. Sprezzante ogni
pericolo accorreva ovunque vedesse necessaria la sua opera,
come avveniva dopo le incursioni aeree e nello scoppio della
Corazzata <Benedetto Brin>” (P. Filippo).
L’Arcivescovo di Brindisi, Mons. Valeri, ne concepì grande
stima, e lo volle ospite in Episcopio per tutto il tempo che vi
dimorò.
Il buon nome lasciato da P. Eugenio, Cappellano, a Brindisi,
fu secondo alcuni, una delle cause che influirono alla sua
elevazione a Vescovo. Si potrebbe anche concedere; ma nel
senso che tutta la sua condotta, pervasa dallo zelo di Dio e
delle anime, fu, nei disegni del Cielo, un avanzare verso l’alta
meta cui era destinato.
Durante il servizio militare, P. Eugenio, quando poteva, salvi
tutti gli impegni del suo incarico, si portava nei nostri Ritiri
per rinfrancare lo spirito.
Il libro della “Comunità religiosa” di Laurignano segna
la dimora di alcuni giorni del P. Eugenio proveniente da
Brindisi.
Arriva il 31 luglio e ne riparte il 2 agosto. Si tratta di alcuni
giorni di “permesso” avuti.
Il 10 luglio 1915 sarebbe stata necessaria la sua presenza a
Manduria per una Consulta che doveva tenersi. Non può
parteciparvi e supplisce per lettera. Il periodo della guerra
1915-1918 ricco di meriti per il Nostro riuscì dolorosissimo per
la perdita di carissimi giovani suoi Studenti che egli amava
come padre e nei quali aveva collocate tante belle speranze
per l’avvenire della Provincia. Due di essi, in modo speciale,
li pianse con le lacrime del cuore, lacrime che volle tradurre
anche in gentile poesia. Dettò dei commoventi versi. E’ del
4 novembre il celebre “Bollettino della Vittoria” che porta la
firma di Diaz. Gli animi si aprirono a liete speranze. I soldati
sognarono ciascuno la sua casa. P. Eugenio sognò la Casa del
Signore.
Il 5 dicembre fu lasciato in “licenza illimitata”, che il 31 dello
stesso mese diventò “congedo assoluto”.
P. Eugenio lasciava allora la città di Brindisi coi suoi Ospedali,
dove aveva svolto il suo prezioso ministero; salutava con
grato animo Sua Eccellenza Mons. Valeri, che gli aveva dato
tanti segni di stima, e tornò definitivamente a Manduria per
mettersi a lato del P. Provinciale Flaviano e concertare insieme
i piani di una ripresa della Provincia dopo il disastroso
periodo che apriva tanti problemi alla giovane Provincia.
Si cominciò subito a pensare al Capitolo Provinciale, che non
si teneva più dal giugno 1914. Erano trascorsi 5 anni; due più
del dovuto. Si pensò a maggio come ad una nuova, sia pure
timida primavera, dopo il rigido inverno.
Si facevano già dei disegni per il Capitolo, che avrebbe dovuto
segnare una tappa: un punto di arrivo e di partenza per la
Provincia dolorosamente provata.
Della gioventù che aveva lasciato il Ritiro per la caserma,
lo studio e gli esercizi di pietà per la vita di trincea e per il
campo di battaglia, non pochi mancavano all’appello: alcuni
per essere eroicamente caduti sui campi dell’onore, altri per
essere stati arretiti da altre visioni di vita.
Pure per quanto ridotti non pensiamo che i soggetti fossero
di meno da quando nel 1905 si costituì la nuova Provincia.
Grande era invece la depressione e l’avvilimento di alcuni
individui.
Difficoltà di riorganizzarsi non mancavano. A questo avrebbe
dovuto rispondere il Capitolo.
DISCORSO PER IL CAPITOLO
Tra le carte del P. Eugenio trovo un discorso non terminato, che
ha per titolo: “Discorso per il Capitolo Provinciale 1919”.
Come è di prassi è compito del 1° Consultore tenere il
discorso ai Padri Capitolari in preparazione all’elezione dei
Superiori. Si suole tenere il giorno precedente, a vespro. Tutto
fa supporre che P. Eugenio, consapevole del suo dovere, ma
probabilmente incaricato dal P. Provinciale, si fosse applicato
a prepararlo. Il discorso però non è stato condotto a termine,
perché le cose cambiarono e bruscamente furono rivolte in
altra direzione.
Il discorso svolge il tema obbligatorio delle doti del
Superiore. Per questo si serve in modo geniale di un passo
di S. Bonaventura che vuole il Superiore più che angelo,
un serafino. E perché i serafini sono adorni di sei ali, così
il Superiore deve essere ornato di sei ali. Queste ali sono le
virtù caratteristiche del Superiore. E sulla scorta del Dottore
Serafico svolge il suo pensiero.
Prima ala: lo zelo della giustizia
Seconda ala: l’amore fraterno
Terza ala: la pazienza e longanimità
Quarta ala: il buon esempio
Quinta ala: la prudenza
E’ sulla quinta ala che il discorso si spezza.
Interessante è l’introduzione che si riporta al tempo e alle
circostanze particolari del momento. Alcune frasi e qualche
squarcio:
“La grande bufera ebbe termine! E’ pur finito il grande
cataclisma mondiale in cui milioni di vite umane furono
soffocate nel sangue!...
“Anche noi, o Ven. Padri, bevemmo a larghi sorsi il calice del
dolore e del pianto. La nostra cara ed amata Congregazione
ha dovuto contribuire con le sue vittime innocenti, che
accolse con tanto amore, allevò nel suo seno con le cure più
affettuose e materne, e che ha pianto inconsolabilmente.
Anche questa Provincia, che potremmo dire adolescente e
bisognosa di nuove forze ed energie, fu terribilmente provata.
O care esistenze troncate al più bello della vostra vita! O
cari giovani, o piante strappate al giardino della Religione,
per cui dovevate fiorire e fruttificare, [la vostra memoria è
incancellabile, le vostre virtù religiose serviranno di esempio
a tutti i vostri compagni].
Molto bella è a proposito l’immagine dell’agricoltore.
“Dopo terribile uragano, colpito l’instancabile agricoltore nel
più bello dei suoi lavori e delle sue speranze, profitta della
calma profonda succeduta alla tempesta, per raccogliere gli
avanzi risparmiati dal ciclone sterminatore, e pur piangendo
tante perdite, pensa a ripararne i danni, si studia a preparare
il terreno per nuove raccolte.
Operai nel campo della Chiesa, noi pure, o Ven. Padri,
profittando della calma succeduta al terribile turbinio della
guerra, siamo stati chiamati a riordinare la vigna del Signore,
a raccogliere ciò che fu disperso dal flagello sterminatore, a
riparare le perdite più luttuose che seco portò la guerra nel
campo spirituale, [in questo eletto giardino, affidato dalla
Provvidenza alle cure dei Superiori, che ne sono i coltivatori,
i custodi]”.
NOVITÀ’ DA ROMA...
Il discorso volgeva alla fine in quel 12 maggio 1910, quando
giungevano novità da Roma: una lettera Circolare stampata
del M.R.P. Salvatore di Maria Vergine, 1° Consultore Generale,
che nell’assenza del P. Rev.mo, Silvio di S.Bernardo, ne faceva
le veci.
La lettera diceva che con l’intesa dello stesso P. Reverendissimo
e l’unanime voto della Curia Generalizia la Provincia del
Sacro Costato veniva riunita ad tempus alla Provincia
dell’Addolorata, e il Capitolo delle due Province riunite si
doveva celebrare nel Ritiro di S. Sosio presso Falvaterra il 21
del mese. Si era ottenuto il Decreto della Sacra Congregazione
dei Religiosi che sigillava tale risoluzione. Motivo: la scarsità
dei soggetti della Provincia.
“Il numero dei sacerdoti talmente ridotto che è appena
sufficiente a coprire le cariche necessarie sia pel Governo
della Provincia e delle Comunità, come per la direzione dei
Novizi, degli Alunni e degli Studenti ecc”.
La Circolare dispensava dunque i solerti agricoltori, gli
operai della Vigna ad occuparsi degli “avanzi risparmiati
dal ciclone” a raccogliere, a riparare le perdite... subite dalla
Provincia.
Altri se ne sarebbe occupato.
La Lettera e le decisioni prese da Roma non riuscirono gradite,
come è ovvio immaginare. Si distruggeva una Provincia;
e si sa che ognuno ci tiene alla propria esistenza, sia pure
stentata.
Questo sembra rilevarsi anche dal tono con cui il P. Provinciale
Flaviano comunica ai suoi Religiosi la notizia e le disposizioni
di Roma. P. Eugenio lasciò cadere la penna e non finì il discorso
[che sarebbe stato fatto da altri.
E a P. Flaviano vennero meno le dolci parole di cui era solito
condire le sue circolari.
Si dispose la partenza per S. Sosio dove i Padri Capitolari
dovevano trovarsi fin dalla sera del 20 maggio.
Il Capitolo si svolse con molto ordine e grande carità nel
luogo e nella data fissata. Furono scelti ottimi Superiori. P.
Flaviano, ex Provinciale del S. Costato fu fatto 2° Consultore.
E P. Eugenio fu eletto fuori Capitolo Vice-Provinciale per i
Ritiri di Puglia. Il titolo doveva essere come un simbolo di
sopravvivenza, un segno di speranza per un non lontano
futuro. La carica era prevista nelle disposizioni date da Roma:
“Il Provinciale, col voto decisivo dei Consultori
e l’approvazione del Rev.mo P. Generale, eleggerà un suo
rappresentante che col titolo di Vice-Provinciale, risiederà
nella Provincia del S. Costato e vi eserciterà quelle attribuzioni
che verranno determinate dalla Consulta Provincializia con
l’assenso del P. Rev.mo”.
Dopo l’elezione della Curia Provincializia che ebbe luogo il
25 maggio, la stessa Curia si riunì in Consulta per nominare
il Vice-Provinciale pei Ritiri delle Puglie. Così all’inizio della
Sessione seguente la mattina del 26, il Presidente (P. Salvatore
di Maria Vergine) potè annunciare che il P. Eugenio era stato
nominato a detta carica.
Il Capitolo onorò con ciò il Nostro Padre, e ne riconobbe i
meriti e la personalità.
Cosa poi abbia fatto in pratica P. Eugenio come ViceProvinciale nel periodo che seguì il Capitolo è cosa quasi
tutta da scoprire, sepolta sotto le “vecchie carte” che ora noi
andremo interrogando.
VARIE MANSIONI (1919 - 1925)
Quale era il compito del Vice-Provinciale affidato al P. Eugenio
dal Capitolo del 1919? Nella “Lettera Circolare” del M.R.P.
Salvatore di Maria Vergine del 10 maggio 1919 si stabiliva: “Il
Provinciale col voto decisivo dei Consultori e l’approvazione
del Rev.mo P. Generale, eleggerà un suo rappresentante che,
col titolo di Vice-Provinciale, risiederà nella Provincia del
Sacro Costato e vi eserciterà quelle attribuzioni che verranno
determinate dalla Consulta Provinciale con l’assenso del P.
Rev.mo”.
La prima parte di questa disposizione, che è la terza nella
Circolare, venne attuata la mattina del 26 maggio 1919,
subito che fu eletta la Curia Provincializia. La seconda parte,
riguardante “le facoltà e attribuzioni” del Vice-Provinciale
venne resa nota da una “Notificazione” del P. Provinciale
Angelo dell’Addolorata d’intesa col Presidente del Capitolo
e dei PP.Consultori in data 28 maggio 1919.
Riportiamo le facoltà e attribuzioni.
1. Il Padre Vice-Provinciale ha giurisdizione sui Ritiri e su
tutti i Religiosi delle Comunità e può quindi trasferirli da
un Ritiro all’altro secondo che crederà espediente. La Visita
Canonica però in tutti i Ritiri è di spettanza esclusiva del P.
Provinciale, come pure a lui è riservata la nomina dei Vice
Rettori, dei Direttori e Lettori degli Studenti.
2. Il Vice-Provinciale accetta Postulanti e Novizi, ma la
professione di questi è riservata al P. Provinciale.
3. Può accettare Ministeri e designare Missionari, rendendone
però consapevole il P. Provinciale.
4. Il P. Vice-Provinciale nei Ritiri di sua giurisdizione ha
tutti gli onori del P. Provinciale, fuori solo le precedenze di
Consultore Provinciale; incontrandosi però con qualsiasi dei
precedenti è inferiore a tutti e tre.
5. Il deposito della Provincia sarà custodito dall’Economo
Provinciale, il quale avrà una chiave, la seconda la terrà il
Vice-Provinciale, la terza un Sacerdote da destinarsi dal P.
Provinciale.
Il Vice-Provinciale ha tutti i giorni la Messa libera.
6. Il concedere ai Sacerdoti la licenza di prendere lo
stipendio della Messa libera settimanale o ritenere altro
denaro per qualsiasi titolo da chiunque è riservata al M.R.P.
Provinciale”.
Dubitiamo che tali disposizioni e precisazioni siano mai state
chiamate in causa dal P. Eugenio a prova dei suoi diritti o
giurisdizione.
MONOPOLI (Ba)
L’attività che svolse P. Eugenio in questo periodo fu a favore
del Ritiro di Monopoli, che era in via di fondazione.
Anche in questa importante città del barese, sede vescovile, i
Passionisti vi andarono in seguito a Missioni date al popolo.
La prima fu data nel 1890 e fin d’allora si accese un gran
desiderio di avere i Padri fra loro. Ma restò solo un desiderio.
Nel 1900, altra Missione, altri desideri e qualche tentativo.
Finalmente la Missione del 1908 ottenne il risultato. Fu
acquistato il suolo e si cominciarono i lavori. Purtroppo
la guerra del 1915-18 li interruppe e parve per sempre. La
scarsità dei fondi, l’entusiasmo affievolito, e tante difficoltà
che s’incontravano, persuasero non pochi che sarebbe stato
il caso di lasciare ogni cosa e non pensarci più. “Chi si
oppose energicamente a questa corrente - scrive l’articolista
del Numero Unico del Cinquantenario - fu il P. Eugenio di
S. Raffaele Arc., il quale, costituito dai Superiori addetto
speciale per la novella fondazione di Monopoli, animato da
grande volontà e costanza, s’addossò il non facile peso.
Fece eseguire un progetto dall’Ing. Ambrogio Lisi di Ceglie
Messapica e dopo sacrifici inauditi, nel 1921 poteva vedere
già eretta la prima parte del convento, nella zona nord-est,
consistente in poche stanze, con annessa una cappellina
pubblica e piccola sacrestia. I Superiori vi stabilivano intanto
una piccola comunità di Religiosi con il primo Superiore che
fu lo stesso P. Eugenio.
Il campo di lavoro del Nostro nel triennio 1919-1922 fu
dunque Monopoli.
IL 49° CAPITOLO
Passato il triennio, col ritorno della primavera 1922, si
adunava il 49° Capitolo Provinciale, il 2° delle due Province
riunite, questa volta a Napoli, nel Ritiro di Santa Maria ai
Monti, dove si era trasferita la Casa Provincializia.
In questo Capitolo non compare il nome del P. Eugenio nella
veste di Vice-Provinciale; e non c’era bisogno. Perché fin dalle
prime Sessioni si agitò tra i Padri la questione della divisione
delle due Province. Non si approdò a nulla, perché, “passati
i voti, questi risultarono per tre volte metà favorevoli e metà
contrari”, e la decisione si rimise alla Curia Generalizia.
L’anno seguente 1923, si ottenne una certa autonomia.
L’ex Provincia Sacro Costato fu eretta in Commissariato
Generalizio.
A BORGETTO IN SICILIA
Dai Registri del Ritiro di Borgetto, per me gentilmente
consultati dal M.R.P. Gioacchino, risulta che P. Eugenio il 3
agosto 1922 è a Borgetto, destinato Superiore in quel Ritiro.
Sappiamo dalla monografia che ce ne ha data il P. Amedeo
Naselli “I Passionisti in Sicilia”, che Borgetto fu la prima
Casa che i nostri religiosi aprirono in Sicilia nel 1916. Si tratta
di un’antica “grancia” benedettina, che era alle dipendenze
dell’Abbazia delle Ciambre (uno dei dodici Monasteri fondati
da S. Gregorio Magno nell’Isola).
Precisamente il 6 gennaio 1916 il P. Salvatore di Maria Vergine
(il Padre che già conosciamo), in qualità di Primo Consultore
generale e quale Delegato del Rev.mo Preposito Generale dei
Passionisti, prendeva possesso del Ritiro e ne diveniva poi
primo Superiore.
Da Borgetto i Passionisti passarono a Mascalucia, la futura
Casa Provincializia, ma prima che la Sicilia raggiunga il
traguardo di “Provincia” dovrà passare per ignem et aquam.
I suoi Ritiri passeranno da Provincia a Provincia. Saranno
prima alle dipendenze della Curia Generalizia, poi saranno
unite in qualche modo alla Provincia del Sacro Costato, e
dal 1928, finché non abbiano ottenuto l’autonomia, saranno
appoggiate alla Provincia romano-toscana.
“Molte le difficoltà e le prove nel primo decennio soprattutto
negli anni che vanno dal 1922 al 1926” - scrive il P.Naselli
(pag 25).
In questi anni difficili, il “Sacro Costato” pur nella povertà di
soggetti in cui si dibatteva trovò modo di dare una mano ai
Confratelli siciliani. Proprio nel 1922 P. Eugenio è a Borgetto
per guidare quella Comunità, dove fin dal 1921 si era aperto
un piccolo Noviziato.
Ecco quanto risulta da notizie assunte.
“P. Eugenio scese in Sicilia a prendere il posto di Superiore
di quella Casa in luogo del P. Gregorio (della Presentazione),
richiamato fulmineamente in Provincia”.
Né solo gli convenne addossarsi il peso del Superiore. Non
passarono tre mesi che gli convenne addossarsi anche quello
di Maestro dei Novizi. Il 28 ottobre “per deficienza di soggetti
aggiunse a quella di Superiore anche la carica di Maestro dei
Novizi nello stesso Ritiro” (Platea del Ritiro).
Come e da chi P. Eugenio fu destinato a Borgetto?
Momentaneamente ci sfugge. Ma non ha interesse. Ci interessa
invece il giudizio che troviamo espresso sulla sua opera di
Superiore e di Maestro. Ce ne parlano i suoi discepoli.
“Ricordo - scrive uno di essi - come da Superiore era attivo
e premuroso per ogni bisogno del Ritiro o dei Religiosi. Da
mane a sera non si dava requie accorrendo dappertutto, per
la casa, per l’orto [di cui aveva buona competenza], per la
chiesa, per la cucina e specialmente per il coro, di giorno e di
notte, non volendo mai mancare a nessun atto di osservanza.
In questa era di edificazione e di stimolo a tutti, e si dispiaceva
manifestamente e persino protestava qualche volta, quando
venivano a disturbarlo in coro e lo costringevano ad
uscirne, sia durante il Divino Ufficio, sia durante l’orazione
mentale”.
“Gli ultimi sette mesi che fu in Sicilia - continua - certamente
per imposizione dovette accollarsi anche l’ufficio di Maestro
dei Novizi. Difatti diceva esplicitamente e frequentemente
che l’ufficio di Superiore era incompatibile con l’ufficio di
Maestro dei Novizi e dichiarava di non arrivare, perché non
poteva assistere i Novizi come avrebbe desiderato. Ricordo
perciò che si moltiplicava correndo a destra e a sinistra in
casa. Non si assentava mai dal Ritiro.
Non faceva viaggi alla vicina Palermo, tanto che mi restò
impressa nella mente quell’unica volta che si assentò,
evidentemente per vera necessità, non so se per due o tre
giorni, e fu un fatto straordinario.
“Con tutti, ma particolarmente coi giovani, era pieno di
premure, di cordialità e anche di lepidezza. Se qualcuno
era ammalato prendeva il massimo interesse, e quando io
ebbi male agli occhi e chi mi suggerì una cosa e chi un’altra
arrecandomi più male, fu lui che seppe darmi i rimedi più
adatti ed efficaci, con la massima amorevolezza.
“Non aveva particolarità o avversione per nessuno: tutti
trattava con uguale affetto e cordialità.
Era di una dirittura morale, lealtà e sincerità a tutta prova.
Serio, cordiale e coscienzioso con tutti, mostrava di essere
uomo di carattere e di convinzioni. Aveva anche una cultura
ed una erudizione che lo elevava sul comune livello ed era
amante degli studi”.
Non si poteva dire di meglio.
Aggiunge quindi queste altre notizie che giova riferire.
“Penso che abbia lasciato così presto Borgetto e la Sicilia,
perché soffriva vedendo di non poter fare insieme da
Superiore della Casa e da Maestro dei Novizi. Rientrando
in Provincia, accompagnò i due neoprofessi siciliani (P.
Gioacchino e il sottoscritto) a Laurignano dove si trovavano
già altri Studenti siciliani.
P. Gioacchino dell’Immacolata, qui accennato, condiscepolo
del P. Domenico, a cui dobbiamo le riferite notizie ce le
conferma in una sua.
“Io l’ho avuto Maestro di Noviziato per sette mesi e lo ricordo
un Religioso esemplare, fervoroso ed osservante scrupoloso
delle Regole, tenacemente attaccato alle nostre tradizioni”.
La partenza da Borgetto è segnata in data 4 giugno 1923, con
questa nota: “Va a Fuscaldo eletto Rettore di quella nostra
Casa”.
Questo suppone un movimento di cose nell’ambito della
Provincia.
COMMISSARIO GENERALIZIO
Il 24 febbraio 1923 i Ritiri delle Puglie e Calabria: Manduria,
Novoli, Ceglie Messapica, Laurignano, Monopoli e Fuscaldo
venivano eretti in Commissariato Generalizio. Commissario:
P. Isidoro di S. Domenico; Consultori, i Padri Idelfonso
dell’Addolorata e Michelino di S. Giuseppe.
Nel primo Congresso Capitolare tenuto nel Ritiro di Fuscaldo
il 12 marzo di quell’anno, si eleggevano i Rettori di Fuscaldo
e di Ceglie Messapica, rimasti vacanti per la promozione dei
rispettivi Superiori alla carica di Consultori.
“A Rettore del Ritiro di Fuscaldo fu eletto il M.R.P. Eugenio di
S. Raffaele Arcangelo”. Ma P. Eugenio, impegnato a Borgetto
nel duplice ufficio di Superiore della Casa e di Maestro dei
Novizi, non potè districarsi così presto per portarsi al Ritiro
di cui era stato fatto canonicamente Superiore.
Non potè lasciare la Sicilia prima del 4 giugno 1923. E questo
giorno segna un’altra fase o periodo della sua vita religiosa
di servitù e obbedienza.
Dal 3 agosto 1922 al 4 giugno 1923 (10 mesi) egli ha portato - e
con tanto amore e dedizione - il suo contributo alla formazione
della Provincia di Sicilia, accompagnando a Laurignano
due dei suoi Novizi, ormai professi, perché si uniscano
agli altri studenti siciliani. Si stabilisce tra la Provincia del
Sacro Costato e i Passionisti della Sicilia una stretta unione
destinata ad essere incrementata. E fa piacere leggere nella
Platea di Laurignano sotto l’anno 1958 la Relazione del
Primo Congresso Capitolare che la Curia della Vice-Provincia
siciliana del “SS.
Crocifisso”, allora eletta, vi tenne in questo Ritiro, da cui
uscirono eletti i primi Superiori.
“Notiamo con piacere - commenta il Cronista, dopo aver
riferito sul Congresso Capitolare - come il primo atto di
giurisdizione della nuova Curia sia avvenuto nel nostro Ritiro,
all’ombra del Santuario della Madonna, il che, vogliamo
credere, sarà di buon augurio”.
SUPERIORE DI FUSCALDO
Il Registro dei Religiosi di Laurignano segna sotto la data
dell’8 giugno il passaggio di P. Eugenio diretto a Fuscaldo.
Col suo sono segnati anche i nomi dei due Studenti siciliani.
L’11 giugno è segnata la partenza per Fuscaldo.
Dell’opera svolta a Fuscaldo come Superiore di quella
comunità ne abbiamo una bella testimonianza nel Numero
Unico, pubblicato in occasione del “Trentennio dei Passionisti
a Fuscaldo”.
P. Celestino Giannelli tesse la cronistoria dei diversi Superiori
che vi si sono succeduti. Dopo P. Idelfonso che può considerarsi
il fondatore del Ritiro Passionista, viene il Nostro.
Fu Superiore per il triennio 1923-1925. Si distinse per
l’osservanza. Il suo primo pensiero si rivolse al coro, che volle
bello e funzionale. Vi creò nuovi stalli e di buona fattura.
Quindi alla sacrestia che arricchì di un nuovo armadio e di
bei parati. Per la Chiesa fece eseguire dal Cav. Manzo di Lecce
due quadri in Plastica dedicati ai nostri santi: S. Paolo della
Croce e S. Gabriele dell’Addolorata.
Ci appressiamo così al 1925, anno di benedizione per la
Provincia del Sacro Costato. Era l’anno destinato per il
Capitolo Provinciale. E il suo Commissario Generalizio
P. Isidoro di S. Domenico, ci teneva a fare il grande atteso
regalo: quello di ottenere il pieno ripristino della Provincia;
per modo che col Capitolo che si annunciava vicino avesse
potuto riprendere il proprio cammino.
Non si loderà mai abbastanza la bontà, prudenza, amorevolezza,
unita a fortezza e nobiltà d’animo, del P. Isidoro. Fin dal
primo istante che egli fu nominato Commissario Generalizio,
s’impegnò a fondo per la restaurazione della Provincia che
intanto resse e governò con tanta saggezza.
Il Commissario Generalizio presentò alla Santa Sede la
domanda di reintegrazione della Provincia del Sacro Costato,
e in data 21 gennaio 1925 si aveva risposta favorevole.
Dell’esecuzione veniva incaricato il P. Generale, Silvio di S.
Bernardo, il quale fu ben lieto di compiere simile atto in data
23 gennaio. Quindi il 2 febbraio ne dava il lieto annuncio alla
Provincia con una breve Circolare. Tutti i Superiori venivano
confermati nel loro grado fino al Capitolo.
P. Isidoro, ormai “Provinciale” indiceva il Capitolo: il IV
Capitolo Provinciale della Provincia del Sacro Costato per il
25 agosto 1925.
La Provincia riprendeva il suo corso.
IL PROVINCIALE 1925 - 1931
IL CAPITOLO PROVINCIALE: 1925
Il Capitolo tanto atteso si aprì, come era stato stabilito, il 25
agosto 1925. Gli Atti si introducono facendo la triste storia
della soppressione della Provincia, dovuta alle conseguenze
della guerra.
“Nel 1919 i Religiosi della Provincia del Sacro Costato di Gesù
ebbero a soffrire non poco, perché, causa l’immane guerra
mondiale, videro quasi soppressa la loro amata Provincia.
Cinque anni ebbero a gemere e sospirare, aspettando ansiosi
il giorno del suo ripristinamento a Provincia Canonica”.
“Il 25 gennaio fu grande festa per la nostra Provincia e tutti i
Religiosi videro con somma soddisfazione che ai loro Superiori
Maggiori Provinciali venivano concessi tutti i privilegi
inerenti alla loro carica...Era la totale restaurazione”.
“Ora la Provincia, in quest’anno santo, in cui tutto il mondo
cattolico cerca la rinnovazione dello spirito cristiano..., ha
la fortuna di vedere radunato il suo IV Capitolo, in cui,
con l’aiuto del Signore, cercherà di temprare le sue energie
spirituali e dare ad Essa Superiori secondo il cuore di Dio”.
La guida della Provincia che si assumerà tale compito sarà il
nostro P. Eugenio .
L’antivigilia delle elezioni, nella quarta sessione, il M.R.P.
Isidoro, fece formale rinuncia alla voce passiva, rinunciava
evidentemente a porre la sua candidatura a Provinciale, pur
essendone degnissimo. Riteneva espletato il suo compito
e voleva rimettere la Provincia, ormai ricostituita, nelle
mani dei suoi diretti rappresentanti. Egli, soddisfatto della
missione compiuta, sarebbe rientrato nella propria Provincia
dell’Addolorata. Così spontaneamente decise e i Capitolari
dovettero rispettare tale decisione.
La mattina del 28 agosto, dopo aver osservato tutte le
cerimonie d’uso - ci fu la Messa solenne in onore dello
Spirito Santo - nella sesta sessione si venne alla elezione del
Provinciale.
Tutti giurarono di dare il loro voto a colui che davanti a Dio
stimavano il più degno.
Subito si venne agli scrutini.
L’eletto da Dio si fece un po’ attendere, ma finalmente rimase
incluso il M.R.P. Eugenio di S. Raffaele Arcangelo, già rettore
di Fuscaldo. Dopo il “placet” rituale fu letto lo scrutinio e,
avuto anche il “placet” per la lettura del decreto di elezione,
il 1° scrutatore lo pubblicò.
L’eletto tutto commosso fece il suo meglio perché si accettasse
la sua rinuncia, ma, non essendo essa stata accettata, pressato
dolcemente da tutti i Capitolari, si sottomise a fare la volontà
di Dio. Fu chiamata subito la Comunità e da tutti si prestò
l’ubbidienza al nuovo eletto, scendendo quindi in Chiesa per
il canto del “Te Deum”.
A Consultori furono eletti i PP. Idelfonso dell’Addolorata
e Giovanni di S. Domenico. La Provincia riprendeva il suo
cammino sotto buone guide.
I PRIMI ATTI DEL GOVERNO
Sfogliando i documenti d’archivio, relativi a questo periodo,
possiamo seguire i principali atti di Provincialato del Nostro
P. Eugenio .
Il 26 aprile 1925 il nostro Ven. Vincenzo M. Strambi era stato
elevato agli onori dei Beati. In ogni casa di Congregazione
doveva celebrarsi un Triduo solenne in suo onore. Il Provinciale
dà norme e disposizioni per l’ordinata e degna riuscita di
tali celebrazioni. La sua Lettera è del 9 settembre. Il 12 dello
stesso mese tiene un Congresso Capitolare per l’elezione
del Rettore di Ceglie Messapica, risultando rinunziatario il
Padre eletto nel Capitolo. Il 14 dello stesso mese indirizza
alla Provincia la sua prima Lettera Circolare, nella quale apre
a tutti il suo animo e il suo cuore.
Prima, uno sguardo retrospettivo. Richiama gli anni di dura
prova attraversati dalla Provincia e se ne chiede il motivo. La
nostra Provincia era stata provata dalla guerra. Ma anche le
altre avevano sofferto, eppure avevano saputo riprendersi.
Perché la nostra Provincia, solo la nostra Provincia, ha dovuto
subire l’umiliazione di vedersi come annientata?
Il motivo deve cercarsi nel deprezzamento di noi stessi,
nell’ingiusta disistima scambievole.
“Si è voluto giudicare a priori di deficienze assolute, di
inettitudini a tutta prova”. “Falsi allarmi hanno demoralizzato
gli animi e li hanno resi piccoli e vili”.
“Tale nostra condizione è dipesa ancora da ingiusta disistima
scambievole... si son voluti far notare i difetti, solamente i
difetti... per cui si è gridato ai quattro venti: Non abbiamo
soggetti!
Non si può tirare avanti! Se baderemo a questo, non troveremo
mai una via di scampo: religiosi perfetti non li troveremo mai
in questa vita...”.
Rimedi a questi mali sono l’impegno di ciascun religioso a
dare alla Provincia il proprio contributo.
“Allora un Ordine, una Provincia, una Comunità è florida...
quando ciascuno dei suoi membri compie il proprio dovere,
si sforza di rendersi utile secondo la propria condizione”.
“Dobbiamo essere uniti di mente e di cuore per menare avanti
la mistica navicella della Provincia”.
Passando a fare la propria presentazione, si riconosce
incapace al peso che gli è stato addossato, ma confida
nell’aiuto del Signore. Egli ama tutti, e spinto dall’amore
che è essenzialmente operoso, farà quanto potrà per il bene
della Provincia. La scarsità dei soggetti c’impone di saperci
moltiplicare, affrontando i sacrifici, ma ci conforta la speranza
di giorni migliori. Il Provinciale pensa “ai giovani Studenti
che ora si educano, e agli alunni che aspirano alla nostra vita
religiosa”.
La Lettera si chiude dando ottime e opportune disposizioni
per sudditi e superiori.
Intanto il buon Pastore visita il suo gregge. E’ uno dei
principali doveri del Provinciale fare la Sacra Visita.
Nel Novembre fece la S. Visita a tutti i Ritiri di Provincia,
avvicinando tutti i Religiosi e rendendosi conto dei bisogni
di ciascuno. Il 26 luglio dell’anno seguente, ormai ben edotto
dello stato delle cose, dettò la grande Circolare in cui ribadisce
quanto aveva detto nella prima circa i falsi ingiustificati
allarmi e il troppo avvilimento, e dà “monita salutis” ai
Religiosi.
Non vuole che un giorno debba rimproverarsi: “Vae mihi
quia tacui” (Is 6,5). Parlerà liberamente mosso dal desiderio
del bene dei Religiosi e della gloria di Dio. La prima parola
la rivolge ai Missionari. Li richiama circa la carità che deve
regnare tra loro.
Se manca la carità non è possibile fare il predicatore.
“Qui caritatem erga alterum non habet, predicationis officium
suscipere nullatenus debet” (S. Gregorio).
Vuole che si predichi, come è dovere, la Passione del Signore
per soddisfare al nostro Voto. “Vogliamo - dice in proposito
- che dopo ciascuna Missione ci riferiscano se i Missionari, e
specialmente il Predicatore, abbiano adempito bene a questa
importantissima parte”. Vuole che i Missionari, tornati in
Ritiro, si applichino allo studio di buoni libri per rendersi
sempre più atti alla predicazione.
Dopo i Missionari e l’adempimento del quarto voto, passa a
dire dell’osservanza della Povertà. Anche in questa materia
si sono introdotti degli abusi dopo la guerra. Il Provinciale
dà avvisi salutari e propone efficaci rimedi per stroncare tali
abusi. Tolte o limitate le licenze di avere o di disporre della
moneta. Assegnato un limite al peculio particolare. “Non si
oltrepassino le 60 lire”.
A fine di poter meglio vigilare ed essere in diretto contatto
coi Missionari, avoca a sé la direzione delle Missioni, che fino
allora aveva affidato al 1° Consultore P. Idelfonso. Comanda,
sempre in tema di povertà, a chi avesse libri appartenenti ad
altri Ritiri, di restituirli, prima che vadano smarriti. Rivolge
ottimi consigli ai confessori. Per ultimo fa noto come “piacendo
a Dio, nel prossimo ottobre l’Alunnato sarà trasferito dal Ritiro
di Ceglie a quello di Monopoli, appositamente costruito”.
Fa appello a tutti e singoli i Superiori perché concorrano,
ciascuno al suo meglio, alle grandi spese.
L’ALUNNATO DI MONOPOLI
La prima realizzazione del Provincialato di P. Eugenio è
l’Alunnato di Monopoli. Al principio del secondo anno di
governo egli è in grado di trasferire l’Alunnato in una sede
che sembra veramente ideale. Riportiamo qui il nostro
personale giudizio, che però ci siamo formato ascoltando il
parere di altri.
Monopoli è degna sede di Alunnato. Monopoli è una città,
con sede vescovile, alle porte della metropoli delle Puglie.
Un Collegio, dove sono tanti ragazzi, dove non mancano
malattie e disturbi, che richiedono spesso la consultazione
o il ricorso a specialisti, non è conveniente che si trovi in un
paese arretrato e molto meno in luogo di profonda solitudine.
Monopoli è sul mare e il mare è “un grande medico”. E’ anche
favorevole dal lato materiale. I buoni pescatori, specialmente
quelli di Polignano, sono generosi e non fanno mancare mai
il buon pesce fresco ai Religiosi.
C’è purtroppo il lato negativo. Come costruzione Monopoli è
tra i Ritiri di Provincia quello che è stato peggio condotto, fatta
eccezione per il vecchio Ritiro di Ceglie. Per continuarne la
costruzione, mai portata a compimento, date le proporzioni,
e per le riparazioni occorse, Monopoli ha ingoiato, come una
voragine, ogni provento della Provincia, a cominciare dal
ricavato della vendita del suolo edificatorio di Manduria. Ma
questo esula dal presente lavoro e nulla toglie alle intenzioni e
al merito di P. Eugenio Provinciale. Egli vide l’Alunnato fiorire
sotto i suoi occhi. A distanza di un anno dal trasferimento,
Monopoli ospita trenta giovinetti.
E il numero sarebbe maggiore se vi fossero i mezzi
corrispondenti. Perciò rivolge appelli e preghiere ai Rettori
delle Case perché vengano in aiuto dell’Alunnato “finché la
Provvidenza non apra altre vie”.
IL CAPITOLO PROVINCIALE
DEL 1928
Intanto si avvicina il tempo del Capitolo. Il 25 marzo 1928
invia la Circolare di convocazione.
Indìce preghiere, dà le debite disposizioni. La mattina del
17 giugno 1928 si aprì il Capitolo ed ebbe luogo la prima
Sessione. Era presieduto dal P. Rev.mo Leone del Sacro Cuore
(Kielkers). Il giorno 20 si venne all’elezione del Provinciale,
e al terzo scrutinio risultava eletto confermato il Nostro P.
Eugenio , che così continuò per un altro triennio a portare il
peso della prima carica della Provincia, sempre con lo stesso
zelo e lo stesso amore.
Non troviamo nulla di particolare da segnalare, oltre i vari
Congressi Capitolari, di amministrazione ordinaria per un
Provinciale.
Al termine del triennio, nell’agosto 1931, si tenne nuovamente
il Capitolo Provinciale, il VI° della serie. Esso fu preceduto
da lieti eventi.
Il 28 aprile di quell’anno, il P. Generale Leone del S.Cuore
riceveva la consacrazione episcopale, essendo stato
promosso a Delegato Apostolico delle Indie Orientali. Tutti i
Superiori Maggiori gli fecero corona. Il Nostro indirizzò per
la circostanza una Circolare alla Provincia.
Nel maggio seguente ebbe luogo il Capitolo Generale, da cui
uscì eletto il Rev.mo P. Tito di Gesù, ottimo Padre e degno
dell’alto ufficio (mostrò sempre grande attaccamento alla
nostra Provincia). Al termine dei lavori capitolari, i Padri
furono ricevuti in speciale udienza dal S. Padre PIO XI che
tenne loro una paterna allocuzione.
Il Papa disse “di vedere nei diletti Passionisti gli operai
laboriosi della vigna del Signore in un passato di glorioso
apostolato, in un presente fecondo di santità e di azione e in
un futuro pieno di belle speranze per la gloria di Dio e pel
bene delle anime”.
Pieno lo spirito di sì dolci e santi ricordi, P. Eugenio scriveva
e inviava ai suoi Religiosi la Lettera di convocazione del
Capitolo in data 24 maggio.
In essa rievoca l’esaltazione del Rev.mo P. Leone, e ringrazia
la Provincia che non è stata seconda a nessuno nell’esternare
anche sensibilmente la partecipazione alla festa del Padre.
“Egli ha gradito assai tale dimostrazione di affetto”.
Parla del Capitolo Generale a cui ha partecipato. Rileviamo
questo brano molto significativo: “Il Capitolo Generale
XXXIII è già avvenuto con la grazia del Signore. Già ne sapete
l’esito.
Le vostre preghiere, le preghiere di tutti i Religiosi sono
state esaudite. Ottimi Superiori Generali governarono la
nostra Madre, la Congregazione nell’ultimo sessennio. In
questo lasso di tempo è cresciuta di prestigio «coram Deo
et hominibus». Si è aumentata nei soggetti, nelle Province,
nelle mansioni «inter infideles» e ciò in modo meraviglioso.
In questi giorni poi il Dator di ogni bene ci ha provvisti di
altri Superiori che sapranno fare altrettanto, essendo pieni
dello Spirito di Dio e dello zelo del bene della Congregazione
e delle anime.
Riconosciamoli quali luogotenenti di Dio; amiamoli,
rispettiamoli, ubbidiamoli «toto corde et, animo».
“Resta un altro avvenimento - prosegue - : il Capitolo della
nostra amata Provincia”. Ed entra nell’argomento che più
immediatamente lo interessa.
Il Capitolo ebbe luogo alla data fissata 18-25 agosto. Esso ci
diede il nuovo Provinciale nella persona del M.R.P. Raimondo
dell’Addolorata (Matera), che fu accolto con grande
entusiasmo dai Religiosi. Era stato discepolo prediletto del
P. Eugenio, era giovane, pieno di nobili e grandi ideali e
di grande volontà. Fece un grande bene alla Provincia che
diresse per ben nove anni. Morì in età di anni 58, quando
poteva fare ancora tanto. Anche di lui si potrebbero scrivere
tante cose!
Il nostro P. Eugenio fu dal Capitolo eletto Maestro dei
Novizi.
“Dopo formata la Curia, - scrivono gli Atti - si passò subito ai
voti per la carica del Maestro dei Novizi e al secondo scrutinio,
a pieni voti, veniva eletto l’amatissimo P. Provinciale uscente,
che dolcemente sorridendo chinava senz’altro la fronte
ai voleri di Dio, protestandosi di voler sempre obbedire ai
Superiori «in omnibus ac semper usque ad mortem»”.
Sempre nel suo stile di rettitudine, di correttezza, da uomo
di Dio.
Con l’elezione a Maestro dei Novizi, il Nostro chiudeva il
suo sessennio di Provincialato (1925-1931). Egli scende di
qualche gradino nella scala delle cariche e dignità; ma sarà
per ascendere poi più in alto quando piacerà al Signore.
Intanto egli si reca a Laurignano, il Ritiro dove ha dimorato
per tanti anni coi suoi giovani studenti, per fare il Maestro.
I RICORDI DEL SUO PASSAGGIO
Mentre il treno si allontana mi viene in mente di cercare i
ricordi da lui lasciati sul suo passaggio, alcuni indovinandoli,
altri constatandoli.
Indoviniamo il suo lavoro nel campo delle Missioni. Egli non
era missionario, ma fece molto incoraggiando, ammonendo,
esortando i Missionari. Nel luglio del 1926 (con la grande
Circolare) prese per sé la direzione delle Missioni, che prima
aveva affidato al suo I° Consultore.
Non sarebbe privo d’interesse compulsare i Registri e trarre
utili indicazioni.
Ci consta che nel periodo del suo Provincialato si interessò
della venuta delle Suore d’Ivrea a Manduria. Egli dirigeva
nello spirito la signorina Luisa Mariggiò e la nipote Caterina,
due sante anime. P. Eugenio ebbe la sua gran parte nel
far decidere la signorina “zia Isa” a lasciare alle suore la
propria casa con annesso ampio giardino, che tanto bene si
prestava all’opera. Le Suore lo ricordavano poi sempre con
riconoscenza. E in casa di “zia Isa” si parlava sempre di P.
Eugenio con grande e commossa ammirazione.
Altro ricordo dovrebbe essere la sua partecipazione al
Concilio plenario di Molfetta.
I LAVORI DI MANDURIA
Ma per la comunità di Manduria, il più bel ricordo che P.
Eugenio lasciava del suo Provincialato è il recinto del grande
orto e la bella pineta che gli fa corona intorno.
A chi va a Manduria anche per semplice visita non sfugge
la bella posizione che occupa il Ritiro dei Passionisti, posto
ormai in mezzo ai fabbricati, eppure circondato da bella,
verde e grande solitudine. Potrebbe pensare che le cose siano
andate così da sé. Se invece vorrà saperne la storia troverà
che il merito in gran parte va al nostro P. Eugenio.
Diciamo “in gran parte” perché non vogliamo detrarre al
merito di chi lo precedette, e furono diversi.
Si trattava di questo. I Padri oltre l’orto retrostante al Ritiro,
possedevano (acquistato con occhio lungimirante dal
“fondatore del Convento” P. Francesco Saverio) una larga
striscia di terreno di fronte al Ritiro, al di là della strada
che passava di fronte al convento. Quando il Comune volle
realizzare il grande viale che conduce alla stazione, non poteva
farlo senza prima averne acquistato il terreno dai Padri.
Costoro, anziché vendere, cercarono o ne approfittarono
per addivenire ad una permuta. I Padri avrebbero ceduto il
terreno per il viale e il comune avrebbe ceduto la vecchia strada
antistante al Convento, che i Padri avrebbero incorporato e
recintato insieme all’altro terreno.
Si mirava alla solitudine del Ritiro, che si prevedeva sarebbe
stato circondato da abitazioni, come di fatto è avvenuto. L’idea
era bella, da ogni punto di vista, e si lavorò per attuarla.
Nel 1919 risulta dalla Platea che se ne occupò il Provinciale
Angelo dell’Addolorata e il nostro P. Eugenio, rispettivamente
Provinciale delle due Province riunite e Vice-Provinciale per
i Ritiri delle Puglie. Molto collaborò con essi il P. Celestino di
S.Giuseppe. Eletto Commissario P. Isidoro di S. Domenico,
anch’egli lavorò per lo stesso scopo.
Ma chi lavorò di più e riuscì a portare a termine l’impresa
fu P. Eugenio Provinciale. Gli costò però fastidi a non finire.
Ma egli non era l’uomo che si tirasse indietro davanti
agli ostacoli, quando si trattava di cosa di gloria di Dio.
Nella vertenza ricorrono i nomi del Commissario Mattesi,
succeduto al Commissario Prefettizio Martellotta col quale
si era sul punto di concludere. Perché non si concluse? Si
era in prossimità del Capitolo Provinciale, e non si volevano
assumere responsabilità. Si trattava del Capitolo Provinciale
1925 da cui uscì eletto il Nostro, e così toccò a P. Eugenio
affrontare la pratica. P. Eugenio lo fece.
“Il nuovo Provinciale - leggiamo nella Platea - con la Curia
prese a petto la faccenda per portarla a termine... Ma qui
cominciarono le dolorose note. Il Sig. Mattesi, pretendeva
sfruttare la nostra bontà”. Si parlò e si discusse molto
inutilmente. Seguì una lotta ancora più accesa quando
si prese ad innalzare il muro e le colonne. Il gesto del P.
Eugenio suppone che già si fosse arrivati ad un contratto, e si
facesse questione solo di dettagli, volendo ciascuno cavarne
i maggiori vantaggi possibili, specialmente il Comune. Il
Commissario Zappetti che seguì al Mattesi, ne seguì anche le
tracce. Ma il P. Provinciale Eugenio non si lasciò sorprendere
in nessun modo.
Seguì nel 1928 il Podestà Tommaso Schiavoni-Paganetti,
da cui si sperava molto, ma costui “non aveva doti per
governare e imporsi, e faceva ogni cosa dietro consiglio del
Segretario Comunale Sig. Dimitri, sempre ostile ai Religiosi”.
Finalmente dietro i buoni uffici di persone autorevoli presso
il Ministero, si venne ad una transazione che è quella che fu
attuata e riuscì di comune soddisfazione. Fu stipulata il 16
maggio 1930 tra il Podestà e il nostro P. Provinciale.
“Ora - conclude soddisfatto il cronista - questo Ritiro gode
davvero i benefici della solitudine, essendo ormai circondato
da un grandissimo orto tutto recintato con muro a fabbrica,
altro oltre tre metri”. Per la pineta, che aggiunge tanta
suggestiva bellezza al Ritiro, che certamente fu voluta dal P.
Eugenio, amante appassionato di fiori e di verde, è doveroso
ricordare un altro nome, il nome di un umile religioso: P.
Benedetto dell’Annunziata, che vi profuse preziosi sudori
per piantare e irrigare, lasciando pure al Signore - come era
giusto - il compito di dare l’incremento.
Oggi la pineta è una meraviglia. Ma quando P. Eugenio la
lasciò per portarsi a Laurignano non era ancora così slanciata
nell’azzurro.
IL MAESTRO DEI NOVIZI
1931-1936
P. Eugenio non tardò a raggiungere la sede del Noviziato,
Laurignano, il caro ritiro dove aveva trascorso anni sereni di
vita religiosa da Lettore e Direttore degli Studenti. Il Registro
di Famiglia segna la data del suo arrivo il 2 settembre 1931.
Prese subito possesso del suo ufficio.
L’ufficio di Maestro non è un ufficio da poco. Se quello di
Provinciale ha le grandi responsabilità dell’andamento della
Provincia, quello di Maestro ha le sue non meno grandi
responsabilità di formare i Religiosi che dovranno domani
governare la Provincia.
P. Eugenio era l’uomo adatto al grande compito. Formato
egli stesso alla virtù, pieno dello spirito della Congregazione,
poteva impiegarsi alla formazione degli altri, senza dire
cheaveva già fatto le prime prove in Sicilia, e aveva perciò
un’esperienza diretta dei giovani Novizi.
Quanti ne sono passati sotto il suo magistero durato circa sei
anni? (2-9-1931 \ 26-11-1935).
Consultato il libro del Noviziato, ne abbiamo contati
quarantaquattro, tra Chierici e Fratelli.
Ogni anno col tornar dell’autunno, un gruppetto di giovanetti,
educati nelle nostre scuole apostoliche, salivano la collina del
Santuario per compiervi l’anno di prova sotto la protezione
della Vergine SS.ma della Catena. Era il frutto più bello che
dava l’autunno.
Al Maestro il compito di accogliere, plasmare, formare i
cuori giovanetti alla vita religiosa. Come adempiva a questo
ufficio?
Come adempiva ogni cosa a cui si dedicasse: con impegno.
Vi riusciva? Dovremmo interrogare gli interessati, i suoi stessi
Novizi. Lo abbiamo fatto, nei limiti che ci è stato possibile, ed
ecco le risposte che ci sono giunte. Ne riportiamo i brani che
ci sono sembrati più interessanti, tacendo naturalmente sulle
persone.
“Lo avevo visto parecchie volte e conosciuto da Provinciale,
mentre ero ancora alunno a Monopoli... ma fu durante
il Noviziato che potei veramente conoscerlo e stimarlo e
come Religioso e come moderatore di spirito. Esemplare ed
edificante in tutti gli atti della regolare
osservanza fino allo scrupolo. Bastava guardarlo per
sentirsi spronato a camminare con fervore di spirito. Era
il modello e lo specchio di tutte quelle religiose virtù, che
tanto inculcava e voleva dai Novizi. Come vogliono le Sante
Regole insisteva perché da Novizi si procedesse sempre con
cura e retta intenzione, che si compisse tutto alla presenza di
Dio, che si avesse esatta notizia degli usi e costumanze della
Congregazione.
Nulla lasciava passare senza richiamo e correzione e, quando
era necessario, senza adeguata penitenza, perché i Novizi
imparassero a disprezzare se stessi e a trionfare delle proprie
passioni. Non permetteva nel modo più assoluto che nelle
ricreazioni si parlasse dai Novizi di cose inutili o che potevano
distrarre lo spirito: dei propri parenti, della patria, ecc...E
chi mai potrà dimenticare la sua squisita carità e dolcezza
verso chi soffriva sia nel corpo che nello spirito? Con lui
ci si apriva volentieri nelle spirituali conferenze, perché si
era sicuri di ascoltare da lui - esperto Maestro e Direttore
di Spirito - una parola che tranquillizzava e rasserenava.
Quando si ammalava qualche novizio, era una vera madre
verso l’infermo. Alla triste notizia della sua morte provai lo
stesso dolore che provai alla morte del mio papà”.
Così uno dei suoi ex novizi.
Un altro continua. “Era paternamente severo ma molto
premuroso e comprensivo. Gli era a cuore la nostra formazione
religiosa, secondo lo spirito del Nostro Santo Fondatore, e non
risparmiava attenzioni perché lo possedessimo appieno. Si
interessava e preoccupava della nostra salute come potrebbe
interessarsi e preoccuparsi solo una vera mamma. Ci voleva
sempre contenti e allegri, essendo nemico della tristezza e
della malinconia. Era osservantissimo delle Nostre Sante
Regole e non si concedeva mai una esenzione. Per noi era
veramente il modello di vita religiosa. Eravamo tutti contenti
di lui e lo amavamo di vero cuore e cercavamo di imitarlo
nell’esercizio delle virtù religiose”.
Mi piace portare per intero quanto scrive un altro suo ottimo
ex novizio, trovandolo particolarmente istruttivo, oltrechè
edificante.
“I miei ricordi di Mons. Faggiano.
Ho conosciuto P. Eugenio nel lontano 1928. Era Provinciale,
mentre lo scrivente era entrato da pochi giorni nella scuola
apostolica di Monopoli. Fu una conoscenza esteriore e quasi
di paura. Nelle visite fatte al Ritiro di Monopoli lo vedevamo
passeggiare per i giardini e i corridoi, silenzioso, riservato,
austero. Ricordo la mia impressione quando nel 1931 fu
fatto Maestro dei Novizi. Doveva essere il mio Maestro.
Avevo molta apprensione. E quando nel 1932 con altri tre
Chierici andammo al Noviziato, non potevamo nascondere
questo stato d’animo. Il P. Eugenio si accorse della nostra
difficoltà, usò ogni mezzo per dissipare ogni paura. Durante
la ricreazione ci faceva qualche domanda, raccontava delle
barzellette, ci parlava spesso dei fiori e diceva altre frasi da
cui si poteva capire che il passato non esisteva più: ora il P.
Eugenio era il Maestro, il padre, il responsabile della nostra
formazione religiosa.
I miei ricordi personali col mio P. Maestro sono troppo intimi
e non li ho mai manifestati a nessuno e non nascondo un
senso d’indecisione se debba accennare o meno. Lo faccio con
molto riserbo; e non vorrei che perdessero in me la freschezza
del primo ricordo, così come li ho sempre ricordati.
In una conferenza spirituale il P. Maestro fece delle domande
sulla vocazione, sulle difficoltà nell’osservanza della S. Regola;
risposi con precisione a tutte le domande, ma vi era in me
qualcosa che mi turbava e che non riuscivo a manifestare; non
trovavo parole adatte. Il P. Maestro capì tutto e mi disse: Se
questo stato d’animo si ripete vieni da me e stai tranquillo.
Erano passati circa dieci giorni e le solite preoccupazioni mi
tormentavano, cercai di reagire, ma inutilmente, decisi di
andare dal P. Maestro.
Ero in ginocchio nella sua cella, dissi poche parole, comprese
tutto; si alzò, mi diede la sua benedizione, mise le mani sul
capo e mi disse con sicurezza: Vada pure; non torneranno
più. Non ho più sofferto simili lotte.
Altro ricordo. Durante il Noviziato improvvisamente fui
assalito da una febbre altissima, né sapevo spiegare il
motivo. Lo feci presente al P. Maestro; toccò il polso; era
accelleratissimo.
Mi ordinò di andare a letto. Dopo alcuni minuti venne a
visitarmi, si rese conto se avevo sufficienti coperte, chiese se
avessi bisogno di qualche cosa e uscì di camera. Non so dire
quante volte sia venuto nella mia camera, sempre premuroso
e preoccupato di far alleggerire la febbre. Tornò a visitarmi
dopo cena, dopo il Rosario, e prima di andare a letto tornò
ancora, chiese se avessi bisogno di qualche cosa, mi diede
la benedizione e andò via. L’indomani ero sfebbrato, la
temperatura era normale, alle dieci ero in piedi a riprendere
l’osservanza.
Questi due episodi particolari hanno prodotto in me
un’impressione meravigliosa del mio Maestro e ne serberò
sempre il ricordo.