Quaderni del volontariato
Il Cesvol svolge le sue attività con risorse del Fondo Speciale per il
Volontariato amministrato dal Comitato di gestione dell'Umbria e
alimentato dalle seguenti Fondazioni bancarie:
Fondazione Cassa Risparmio Perugia
Fondazione Monte Paschi Siena
Fondazione Cassa Risparmio Terni e Narni
Fondazione Cassa Risparmio Spoleto
Emozioni da saltimbanco
IV Edizione del Concorso di Poesia non competitivo
a cura di Simone Fagioli
a cura di Simone Fagioli
7
Centro Culturale “Città Nuova”
Forum dei Giovani Spoletini “Una Finestra sul Futuro”
Fondazione Cassa Risparmio Foligno
Fondazione Cassa Risparmio Orvieto
Fondazione Cassa Risparmio Città di Castello
Fondazione Cassa Risparmio Province Lombarde
Emozioni da saltimbanco
Q
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Quaderni del volontariato
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Centro Culturale “Città Nuova”
Forum dei Giovani Spoletini "Una Finestra sul Futuro"
Emozioni da Saltimbanco
Cesvol
Centro Servizi Volontariato
della Provincia di Perugia
Via Sandro Penna 104/106
Sant’Andrea delle Fratte
06132 Perugia
tel.075/5271976
fax.075/5287998
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Pubblicazione a cura di
Con il patrocinio
della Regione Umbria
Con il patrocinio del
Comune di Spoleto
Con il Patrocinio della
Provincia di Perugia
Copertina di Esmeralda (Cristina Marchionni)
Progetto grafico e videoimpaginazione
Chiara Gagliano
© 2008 CESVOL
2008 FUTURA soc.coop.
ISBN 88-95132-38-6
I quaderni del volontariato,
un viaggio attraverso un libro nel mondo del sociale
Il CESVOL, centro servizi volontariato per la Provincia di
Perugia, nell’ambito delle proprie attività istituzionali, ha definito
un piano specifico nell’area della pubblicistica del volontariato.
L’obiettivo è quello di fornire proposte ed idee coerenti rispetto
ai temi di interesse e di competenza del settore, di valorizzare il
patrimonio di esperienze e di contenuti già esistenti nell’ambito
del volontariato organizzato ed inoltre di favorire e promuovere
la circolazione e diffusione di argomenti e questioni che possono
ritenersi coerenti rispetto a quelli presenti al centro della riflessione regionale o nazionale sulle tematiche sociali.
La collana I quaderni del volontariato presenta una serie di produzioni pubblicistiche selezionate attraverso un invito periodico
rivolto alle associazioni, al fine di realizzare con il tempo una
vera e propria collana editoriale dedicata alle tematiche sociali,
ma anche ai contenuti ed alle azioni portate avanti dall’associazionismo provinciale.
I Quaderni del volontariato, inoltre, rappresentano un utile supporto per chiunque volesse approfondire i temi inerenti il sociale
per motivi di studio ed approfondimento.
5
Introduzione
EMOZIONI DA SALTIMBANCO1
Oh! Questa vita sterile, di sogno!
Meglio la vita ruvida concreta
del buon mercante inteso alla moneta,
meglio andare sferzati dal bisogno,
ma vivere di vita! Io mi vergogno,
sì, mi vergogno d'essere un poeta!2
La presente antologia poetica, dal titolo Emozioni da saltimbanco, nasce dalla necessaria esigenza di far conoscere la voce poetica del mondo giovanile, o meglio, di far conoscere ai lettori la
voce dei giovani poeti.
La condizione esistenziale e materiale di un poeta oggi, nella
società post-moderna, sembra uguale e, per certuni aspetti, diversa da quella dei poeti del primo novecento, dei “poeti novissimi”,
dei “poeti innamorati” ed, infine, dei “poeti-poeti”. La diversità è
data dalle contingenze storico-temporali che differenziano la
costituzione di tali linee poetiche, l’egualità è invece prodotta da
una medesima e molteplice istanza: lo smarrimento del poeta e la
crisi del linguaggio poetico.
La poesia contemporanea vive un’ epoca di crisi, all’interno di
una sfera società-mondo che versa in uno stato di forte decadenza, poiché colpita da una devastante deriva culturale e morale.
1
L’espressione “Emozioni da saltimbanco” nasce da un verso della poesia “Il foglio
delle poesie” inserita all’interno della presente antologia, cfr. p. 22 crf. anche, S. Fagioli,
Un poeta: l’ombra della sua città, Alberti Editore, Arezzo 2003, p. 19; ID, in AA.VV.,
Dossier poesia 2004, Book Editore, Bologna 2004, p. 150.
2 G. Gozzano, La Signorina Felicità ovvero La Felicità, in Poeti italiani del Novecento,
a cura di P. V. Mengaldo, Mondadori, Milano 200519, P. 114.
7
Introduzione
Nella società post-moderna, la figura del poeta non viene riconosciuta come tale e, molto spesso, il poeta è considerato un artista
di second'ordine che scrive per un ristretto numero di appassionati lettori di poesia.
I versi di Gozzano citati in exergo alla presente introduzione, che
esprimono la vergogna del poeta di vivere una vita fatta di illusioni e di fantasticherie, e non una vita concreta, volta all'agire
pratico ed al guadagno, non sorprendono affatto, anzi, esprimono
una condizione quanto mai vera ed attuale e pongono in essere un
importante quesito esistenziale. Quale è il valore e il ruolo del
poeta nella società contemporanea? È ancora possibile essere un
“poeta”3?.
Sì, è ancora possibile parlare della poesia e di colui che scrive in
versi, del poeta. Crediamo fortemente che un poeta, un intellettuale, o comunque, un artista, sia una risorsa utile per la società e
per la comunità nella quale vive. Il poeta non è solamente colui
che scrive in versi, ma è colui che scrive per trasmettere le proprie intime emozioni affinché il lettore in esse possa immedesimarsi; egli scrive non solo per il semplice bisogno di poetare, ma
per meravigliare il lettore nella consapevolezza, sia di esprimere
la bellezza dell'anima, sia di produrre la conoscenza dell’essere.
La poesia, come del resto la filosofia, sono le cure dell'anima.
3
Naturalmente, con l’espressione “poeta” intendiamo l’immagine del “poeta di professione”, ovvero, di un poeta che abbia un ruolo ed una funzione all’interno della società.
8
Introduzione
Nella fattispecie, appare di vitale importanza dar voce ai giovani
poeti, alla loro visione del mondo che raffigura l’effettivo status
quaestionis della realtà nella quale viviamo.
I loro versi, la loro voce giovane ma disincantata, sciolta da qualsiasi sovrastruttura sociale e/o culturale è il modo migliore per
conoscersi e per riflettere sulle contemporanee relazioni umane.
Noi, “poeti disincantati”, consapevoli delle sorti del mondo e del
nostro destino, delle nostre ragioni del cuore e della ragione, non
dimentichiamo, però,«[...] che per esser detto: poeta, conviene /
viver ben altra vita!»4. Noi non siamo poeti di professione, non
siamo professionisti della parola, non viviamo dell'onesto lavoro
del poeta: anche se vorremo vivere del semplice pane della poesia, un simile privilegio non ci è concesso.
Proprio per questa considerazione, possiamo ben dire di essere e,
parimenti, di non essere, poeti: «Chi sono? / Sono forse un poeta?
/ No certo. / Non scrive che una parola, ben strana, / la penna dell’anima mia: / follìa»5.
Tuttavia, crediamo di non poter essere definiti “non poeti”, perchè tale definizione snaturerebbe la natura dei versi che ogni
giorno facciamo vivere all'interno di bianchi fogli di emozioni.
Naturalmente i caratteri essenziali che contraddistinguono la giovane poesia italiana sono ben diversi da quelli che si sono rincorsi lungo la storia della poesia novecentesca. Ad esempio, nella
presente antologia non riscontriamo un carattere unitario che
accomuni diverse modalità espressive: ogni autore non possiede
ancora una propria voce ed un soggettivo timbro stilistico che lo
contraddistingue, ma utilizza ugualmente una metodologia propria che cerca di esprimere al meglio tutto ciò che egli sente6 .
4
S. Corazzini, Desolazione del povero poeta sentimentale, in Poeti italiani del Novecento,
cit., p. 38
5 A. Palazzeschi, Chi sono?, in Poeti italiani del Novecento, cit., p. 52
6 Per una ricognizione sulla nuovissima poesia italiana, cfr. Nuovissima poesia italiana, a cura di M. Cucchi e A. Riccardi, Mondadori, Milano 20041
9
Introduzione
I temi che frequentemente ricorrono all’interno del volume non
sono volti ad una analisi generale dell'essere e della vita, ma ciascun autore analizza i propri vissuti, il proprio cosmo personale e
le singolari esperienze di vita. Troviamo affrontate le problematiche, spesso controverse, dell'esserci, dell’amore e del sentimento; ogni lirica assume, così, una cifra personale, emozionale, sentimentale, intima. Sotto tale rispetto, i protagonisti diventano i
medesimi autori che narrano di oggetti di vita quotidiana, di
riflessioni interiori, di immaginazioni, di situazioni visionarie, di
difficoltà relazionali.
I poeti raccolti nella presente antologia hanno certamente sperimentato quel “male di vivere”7 che sovente è la scaturigine dell'ispirazione poetica, tuttavia, la poesia sembra essere un efficace
medicamento della malattia dell’anima e una via preferenziale
d'indagine esistenziale.
La poesia è un’ emozione, o meglio, ogni poesia nasce da un’emozione. Le nostre, sebbene “da saltimbanco”, sono e resteranno,
comunque, “emozioni”.
Simone Fagioli
7
Cfr. E. Montale, Spesso il male di vivere ho incontrato, in Tutte le poesie, a cura di
G. Zampa, Mondadori, Milano 200417 p. 35.
10
GIOVANI POETI UMBRI
11
Chiara De Santis
CHIARA DE SANTIS
Chiara De Santis è nata nel 1982 a Perugia
dove ha completato gli studi, laureandosi
con lode nel 2004 in Filosofia.
Ha conseguito la Laurea Magistrale in
“Filosofia teoretica, morale, politica ed
estetica” con la votazione 110/110 con
lode.
È dal 2008 Dottore di Ricerca in Filosofia
presso l’Università degli Studi di Verona,
dove si occupa del pensiero di B.
Lonergan.
Collabora con diverse importanti riviste
filosofiche. Alle attività didattiche svolte
presso le Università degli Studi di Perugia
foto di Giovanni Guadagnoli
e di Verona, unisce l’impegno formativo, collaborando con l’équipe di formazione in campo sociale legata all’Associazione “Mi fido
di te”.
Esordisce nella presente antologia poetica con i suoi versi giovanili, composti nel periodo compreso tra gli anni 1996-2000.
12
Chiara De Santis
GABBIANO
Volare nel sole, librarsi sul mare,
specchiarmi nel cielo.
Gabbiano che si libra nell’aria,
che vuole volare più in alto,
disposto a morire pur di vivere.
Libera finalmente,
anche se sola,
anche se ormai forse per sempre,
disperatamente sola.
NOTTE DI NATALE
È la vigilia di Natale,
la città è illuminata da mille luci
e risuona delle risate delle persone.
Un uomo cammina solo nella neve,
vicino a lui la gente ride ed è felice,
gli passa accanto ma non lo vede.
Dalle finestre delle case
vede i bambini che scherzano contenti
sotto gli occhi raggianti dei genitori;
tanti pacchetti sotto l’albero
e un bel presepe nell’angolo.
Tutti ridono e sono felici
mentre fuori un uomo,
alla vigilia di Natale,
passeggia da solo nella neve.
13
Chiara De Santis
DISATTENZIONE - ATTENZIONE
Una ragazza sbattuta contro un muro
sotto gli occhi di persone che passano oltre;
amici che decidono di morire
sotto i nostri occhi che preferiscono chiudersi;
occhi di madri che hanno visto morire i figli
che si volgono verso i nostri...
troppo occupati a restare fissi al suolo.
Una voce grida:
“Attenzione!”.
Ma nessun orecchio la sente e
su nessuna bocca rimbalza il suo grido.
Nessun occhio cerca di vedere da dove giunga,
nessuna mano apre quella porta per liberarla.
E la vita scompare,
pian piano, lentamente se ne va
mentre del suo grido
non resta che un sussurro
e di noi nient’altro
che spettatori impotenti.
Persone sedute in un cinema
che non si preoccupano di vedere, di sapere
chi seduto al loro fianco.
Occhi fissi allo schermo,
per captare suoni e dialoghi
e fuori dal cinema
un’ombra lentamente si avvia
verso l’orizzonte e si fonda con esso.
Il film è finito,
e con lui la vita.
14
Chiara De Santis
INCONTRO
Lo vidi lì, seduto che contemplava
le nuvole con uno sguardo incantato,
stupito; quando di alzò lo seguii
senza neanche capirne perché,
forse volevo solo capire, sapere cosa guardasse,
cosa riuscisse a vedere...
Lo seguii con lo sguardo mentre le
nostre due strade si separavano
e lo vidi allontanarsi da me...
...Forse per sempre!
Chi fosse non ho mai saputo.
ONDE
Seduta davanti alla
finestra guardò per un’ultima
volta il suo mare, nelle cui
acque tante volte si era
specchiata e riconosciuta.
Il mare la salutò rombando
e correndo verso gli scogli
cercando di riafferrarla
quasi scongiurandola di
non partire!
15
Simone Fagioli
SIMONE FAGIOLI
Nato a Spoleto (PG) il 08-051983. Laureato in “Filosofia”
presso l’Università degli Studi di
Perugia con la votazione di
110/110 con lode, con una tesi
dal titolo “La struttura dell’argomentazione nella ‘Retorica’ di
Aristotele”, sotto la guida del Prof.
A. Pieretti. Socio Corrispondente
dell’Accademia Internazionale
d’Arte Moderna (A.I.A.M.).
Laureando in “Etica delle Relazioni
umane” (Laurea Magistrale) presso
l’Università degli Studi di Perugia.
Ha svolto l’attività di tutorato per
l’Insegnamento di Epistemologia
per l’A.A. 2007/2008 presso
l’Università degli Studi di Perugia.
Collabora in esclusiva con i portali http://www.spoletoclick.it e
http://www.umbriaclick.it. Ha ricevuto importanti premi letterari
nazionali ed internazionali.
Ha recentemente pubblicato la raccolta di poesie Un poeta: l’ombra della sua città, Casa Editrice Alberti & C. Editori (Arezzo,
2003). Il volume ha vinto il II Premio Trofeo Internazionale
“Medusa Aurea XXVIII Edizione” dell’Accademia Internazionale
d’Arte Moderna (Roma, 2005).
Sue poesie figurano in prestigiose antologie e volumi collettivi.
Del suo lavoro si sono occupati vari critici, tra cui Maurizio Cucchi,
Sergio Mazzetelli, Maurizio Terzetti, Roberto Rizzoli, Marcello
Tucci, Carmen Moscariello, Anna Maria Cioffi, Elio Picardi,
Giuseppe Martella.
16
Simone Fagioli
CHIARA, TÒ TÌ ESTI…
A Chiara
Sensazioni instabili nel tempo
prendono forma sullo spazio della ragione,
intuizioni intuite, poi immaginate
convergono nei disegni stabili del tempo.
È chiaro il progetto, indecidibile il fine;
impronunciabili le parole, non-scritti i versi,
ambigui i segni, le coincidenze e le epifanie
si susseguono in meraviglie infinite.
È come un quadro dipinto e non pensato,
come un fiore mai nato e già fiorito,
come un giorno di sole senza sole,
come un filo nel cielo senza aquilone.
Ora dimmi, Chiara,
perché tutto questo essere
senza un perché,
perché tutto questo esserci
che respiro, vivo e sento in te...
Che cos’è?
17
Simone Fagioli
VENERE DI RIMMEL
A Chiara
Mostruosa è la solitudine su questo treno
già troppe volte verso casa,
sotto un buio cielo non vero
si nasconde una luna dolcemente rosa.
Forse è solo arrossita, emozionata
perché ha visto l’amore vero per me,
ho scoperto Chiara in una fredda giornata,
divino lampo d’amore nella mia vita.
E cade una lacrima d’amore per te
su questa ingiallita pagina di Aristotele,
coi pensieri mi perdo nei tuoi occhi,
nei tuoi capelli mi confondo, siamo solo noi.
Venere di Rimmel, venere
silenziosa e tremante, venere,
dolce visione di vivere, venere
di sogni e di emozioni eteree,
Venere di Rimmel.
18
Simone Fagioli
SERATA JAZZ
Luci rosse soffuse
su quel piccolo spazio d’artista,
sax e fisarmonica insieme
rimbalzano note sul vetro del bicchiere.
È il muro arancione di fronte
il viso riflesso della mente
e Lei ancora la protagonista
che diventa per un eterno istante
la bella ragazza di Ipanema.
La musica riempie della tua assenza il silenzio
e la candela tremula di luce
è una stella solitaria che trema
sui bordi di microcosmi vitali.
Le ragazze intorno diventano ombra
alla luce chiara del tuo sorriso
e non solo per i Martini-Cola
che scivolano come la tua persona.
Pensiero e volontà vorrebbero ora
svestire ogni tuo dubbio assoluto
e forse qualche retorica parola
ricorre sui destini senza tempo.
19
Simone Fagioli
FOGLIE
Il frusciare di secche foglie addormentate
sotto il peso melanconico di tristi figure;
il rubare col pensiero giorno ai giorni
mentre i sogni cadono a terra come spezzati;
il rivederti in versi uguali, omonimi, discreti
e pensare un sorriso che non potrò baciare mai;
è la vita, che lascia il posto all’inverno
mentre il sole scalda appena il mattino
e la notte gela la notte, gela la vita.
20
Simone Fagioli
IL FOGLIO DELLE POESIE
Il foglio delle poesie
incompiute a metà
cerca ancora inchiostro,
vorrebbe un altro verso.
Io ho finito di parlare
non ho parole e cerco voce;
la mano inizia a tremare
e la mente corre veloce.
Tu sei lontana da qui,
cerchi amore e poesia;
nuovo cantore e follia;
nobil cuore e fantasia.
Il foglio resta ora bianco
di idee e mie astrazioni,
geniali e futili distrazioni
ed emozioni da saltimbanco.
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Paola Gubbini
PAOLA GUBBINI
Nata a Foligno il 28-9-1986,
residente a Castel Ritaldi dalla
nascita.
Ha frequentato per due anni il
liceo linguistico, ha svolto
diversi tipi di lavoro ma tutti a
contatto con la gente, dalla
parrucchiera alla barista per
concludere con lo svolgimento
del servizio civile nazionale
presso alcuni asili nido.
Attualmente lavora in un bar e
ed è in cerca di un lavoro
migliore, del resto come molti dei suoi coetanei. Ha iniziato a
familiarizzare con lo scrivere versi dall'età di dieci anni.
Il periodo in cui ha visto iniziar fiorire la sua attitudine alla poesia è stata l'adolescenza, fase in cui ha appena transitato, un
periodo abbastanza burrascoso, legato a molte domande, a periodi bui ma anche a tanta adrenalina e forza!
“Ogni forma d'espressione artistica dovrebbe aver come risultato
disegnare un' immagine, creare un'emozione; lo spazio in cui
tutto riesce a fermarsi, in cui tutto riesce a vibrare in un unico
struggente brivido, quello spazio dove corpo anima e natura dialogano nell'ormai troppo spesso dimenticata 'comunicazione del
silenzio' ”
In tali considerazioni autobiografiche emerge la sua forte curiosità ed attrazone verso l’arte. Tra i suoi tanti interessi, ricordiamo
quello per le danze caraibiche.
La sua vita è stata riassunta a grandi linee; il suo spirito saranno
i versi a raccontarlo.
Il mio indirizzo e mail è: [email protected]
22
Paola Gubbini
EVA
Troppe notti ho perso a piangere su quel muretto che
non alimentava altro che i miei se,
troppi tramonti ho consumato dietro alla fotografia
di un lucifero incastrato nella mia poesia.
Troppi stormi di farfalle ho lasciato volar via,
ignara che erano i miei sogni e non solo fantasia.
Poi lampade interrotte,
sanguinose lotte...
volai su un cielo che accettava pure me.
Eva, scappata dagli abissi di un poderoso impero;
credeva nei califfi e rinnegava il clero.
Peccatrice resa celebre dalle sue curiosità,
ottenne un “non c’è posto e non puoi restare qua”.
Un satana ripudiato dal suo stesso male
e smarrita iniziò a vagare nelle nuvole di sale.
Solo perché coltivava gli incubi ed osservava il Fuoco,
le dissero “tu voli, non basta così poco”.
Strega ardente tra i ruderi dei suoi ricordi,
nuotò sublime tra i pensieri sordi.
Mentre un monaco maledì il suo circondario,
lei stupida fissava ancora quel lacero diario.
Aspettava il calare delle Ombre
per poi gustare la paura di averle addosso,
per sentire la precarietà pungerle la pelle,
per guardare in alto e vedere solo stelle
o forse per giacere in un brivido;
volare nel nulla gelido
e lasciare al mondo un gemito.
Aspettava la Notte, persa nell'Immenso,
per strappare alla vita solo un morso di silenzio.
2003
23
Paola Gubbini
FARFALLE DI GOMMA
Non le fermo perché sudano
queste parole senza macchia né pudore
questi brandelli della mia coscienza
che escono dalla forma di un taciuto.
Non le accolgo, le lascio solo sviscerare
dalle stanze in cui non vivono
senza saper che dicono.
Non ho la mente che le firma col consenso
ma le sputo come farfalle di gomma sul cemento.
Non le ascolto e le assecondo
con il volto di uno straniero,
senza badar all'occhio di chi legge,
senza soddisfare le carezze amiche;
senza bandirne alcuna al pugno di chi scrive.
Le osservo solo perdersi
in una notte con qualche sasso
che non conosce la precarietà del gesso.
Non le guardai schiudersi alla vittoria dei cammini persi
ma le ammiro scorrere stanotte attraverso i versi.
Le conobbi quando al mio petto si chiusero gli occhi
le ho dimenticate all'indomani rileggendone il descritto
le ho continuate sentendone battere i riflessi
e le cito ora non pronunciandole in questo scritto.
Sono vecchia e mai arrangiata nei miei giorni persi
mi riconosco non riconosciuta
nel mio irto cammino zitto.
La propaganda alle mie illusioni
non fu demagogica,
vivo avvolta dalle mie passioni
avvelenando l’irregolare sequenza logica.
24
Paola Gubbini
Lavano le mie parole
la seta bianca su troppa cenere.
Le lascio scivolar via sulla trama di una bandiera mai stanca
di riscaldare il candido corpo di una Venere.
Ti scrivo carta, che scrivi le mie parole
che citi la loro storia
in questi attimi di sudore.
Mentre ne lambisci la perdizione
ne rafforzi costituendone perfezione,
per questo io ti ci perdo scriverne dentro
affinché la lingua non ne perda mai.
È col cuore che nel mio attraverso
senza pensieri te ne concedo il senso,
è senza macchia che le codifico alla tua sintassi
come se io stessa diaframmatica mi cingessi.
E come nel tuo riverbero mi specchio senza forma
è a te che abbandono le mie pure farfalle di gomma.
9/4/2006 h, 3:13'
25
Paola Gubbini
SARA
Fate di carta straccia
e foglie
dietro un angolo cieco, vedono come minaccia
tra le tante voglie
un fiore che le coglie.
Le facce nascoste
di sbiadito candore corrotto
le osservo d'obliquo
ne scorgo il profilo
che sa di fumo,
volti di tanto nessuno.
Residui di fondotinta sfruttato
gettato sfumato
dietro il tuo sorriso cristallo
cicatrizzato.
Susine di rosa mattone
falsari che ricompongono un nome,
sono tra i muri più stretti
sotto le gocce che stanno lasciando i tetti
le ho viste specchiarvi dentro i propri difetti
nascosti nei loro corpetti
mentre scendevano le scale
quasi fossero dispetti
che in fondo fanno male.
Sono le pulci del nostro momento
le fate di carta riciclata
specializzate nel darsi tormento
biglie di mozzarella
con cui gioca una bambina monella.
Fu lei a rivelarmi quanto vi ho detto
non voleva le cercassi gli occhi ma l’ho fatto.
Non sa che l'ho seguita con il capo volto
26
Paola Gubbini
mente raggiungeva il muretto
scivolavano a tentoni lei e la sua ombra al tetto
e mi accorsi che sapeva anche essere bella
col corpo diritto.
Così l’ho lasciata,
dopo averle parlato
dopo averle invano il viso cercato
ma fu il fondo degli occhi a rivelarmi quanto vi ho detto
non voleva glieli cercassi ma l’ho fatto.
5/11/2007
27
Paola Gubbini
SENZA CHE CHIEDO
È per me prezioso ciò che affido al vento
come una foglia d’alloro che cade
dallo zigomo al mento
e non erge altre strade.
È un velo idrofilo che si stende
sulle gote inumidite dal siderale unguento
come sentire ciò che non si attende
tutto in un solo momento.
È così che sentii per un attimo utile il mio tempo
nel percepirmi schiudersi gli occhi al venusto corredo
l'unico ente che sa recapitar la mia epistola in un lampo
e che ascolta il mio sentor senza che chiedo.
12/4/2008
28
Paola Gubbini
STRANOTTE
Strana, la gente percossa
di niente
che spara arance
sulla mosca che piange.
Nel pianto rimpiange
il suo amato regresso
osservando un bicchiere che è sempre lo stesso
(né vuoto né pieno).
Se ne resta lì ferma
cercando nel veleno
la dolce conferma.
Resta così sospesa come nebbia in inverno,
risucchiata dal nulla gira intorno al suo perno;
che fisso la osserva ridendo con scherno
mentre vende il suo sangue per un una conferma.
Strana la gente cosparsa
di larve
che spara sui bossoli
delle farfalle.
Arancia marcita con l'odor della vita
che rifiutando l'ha resa fallita...
Per evitare di piangere per bucce e animali,
la gente Strana ha perso le ali.
30/05/04
29
Carlo Loreti
CARLO LORETI
Ho 12 anni e frequenterò la classe terza alla scuola media Statale
“Dante Alighieri” di Spoleto.
Mi piace molto stare in compagnia, sia dei miei 5 fratelli, sia dei
miei amici. Amo la mountain bike e la musica. Da circa 2 anni studio batteria col mio maestro Roberto, e nel tempo libero suono la
tastiera elettrica riproducendo le mie melodie preferite. Prendendo
spunto dagli argomenti che trattiamo a scuola o dai fatti di attualità, mi piace scrivere poesie per comunicare le mie impressioni e i
miei sentimenti. La mia passione sono i cani, specie il mio Pippo.
Dallo scorso anno, grazie all'aiuto e alle indicazioni di mamma
(anche lei scrive poesie e racconti) ho cominciato a partecipare a
Concorsi Letterari, vincendo i seguenti premi:con la poesia
“Acqua”, I Premio al Concorso Letterario Nazionale “Il fuoco”
2007 della Ass. Culturale “I giardini dell’anima”; Premio Speciale
della giuria al Premio Internazionale di Poesia Teramo 2007 Gino
Recchiuti; III Classificato al I concorso Nazionale di Poesia
“Poesie in barca a vela” Comune di Terrasini, XI Classificato al
30
Carlo Loreti
VII Premio Nazionale di Poesia Italo Carretto 2008. Con la poesia “Qui e là”, I Classificato al Premio Letterario ed Artistico “I
colori della vita” 2008 della Ass. Culturale I giardini dell’anima Roma; Menzione d’onore al Premio Internazionale di poesia
“Poseidonia Paestum” XIV Edizione.
31
Carlo Loreti
ACQUA
Acqua nostra più grande risorsa
Acqua donata a noi dalla natura
Acqua che ora stiamo finendo
Acqua delle lacrime che non stiamo piangendo
Acqua nelle grida che non stiamo ascoltando
Acqua nei sogni in Africa di bimbi che
Acqua magari sognano ma non sanno com’è.
Acqua nei nostri lussi di idromassaggi terme e piscine
Acqua!, che il deserto chiede al cielo sere e mattine.
Acqua ma poche parole
Acqua in azioni e fatti!
Acqua che abbraccia il mondo
Nei grandi oceani e nelle più piccole parti
Acqua non nei discorsi vuoti, senza colori
Acqua per un futuro senza più sete, cari Signori.
Acqua per un battesimo di uguaglianza
Acqua, disseta i cuori!
Acqua, bagno di pace e di speranza.
32
Carlo Loreti
AMORE
Amore che sboccia
Come un fiore
Che rinasce
Amore che non sai
Dove andare
Finalmente
Incontri due persone
Che ti possono ospitare
Nel loro cuore
14 Febbraio 2006
33
Carlo Loreti
QUI E LÀ
Qui vedo bambini che ridendo acqua si tirano
Là li vedo che urlando disperati se la litigano.
Qui vedo cene abbondanti con antipasto, primo e secondo
Là vedo pugni di riso per un intero giorno.
Qui vedo obesi e bimbi che non vogliono mangiare
Là vedo gente che ci muore per fame.
Qui vedo bimbi che giocano con pistole a pallini
Là li vedo che uccidono con mitraglie già da piccolini.
Qui vedo politici, senatori e ministri
che in cambio di voti cambieranno il mondo.
Là vedo volti tristi
che in cambio di nulla chiedono un sogno.
34
Aristide Loria
ARISTIDE LORIA
Nasce ad Ancona il 5 Settembre 1981.
Cresce a Spoleto e si trasferisce due
anni a Perugia per frequentare la Facoltà
di Lingue e Letteratura Straniera.
Successivamente si trasferisce a Firenze
dove frequenta due anni la Facoltà di
Disegno Industriale, inizia a dipingere e
questa sarà la sua attività principale.
Resta a Firenze cinque anni compreso
un breve soggiorno a Montevarchi e di
nuovo a Perugia. Torna a Spoleto nel
2006 dove farà la sua prima mostra personale, patrocinata dal Comune di
Spoleto e curata dall'Assessore alla Cultura Giorgio Flamini.
Farà una seconda mostra personale a Spoleto ed una a Pisa.
I suoi lavori sono visionabili sul sito internet: http://aristideloria.googlepages.com
35
Aristide Loria
UNTITLED/1
Volge al termine un altro giorno di fame
e il catrame come madre
ci veste con tatto,
e il contatto di un cane
conclude il miraggio.
Vorrei essere l’inizio di un viaggio,
l'assenza di colpe,
un abbraccio d’amore
uno sguardo,
ma non quel presagio
che toglie
al futuro il suo pane.
Mentre il cielo ci stava schiacciando
stavamo contando
i riquadri di pietra che schiacciavamo
e in quel grigio, di nuovo,
mi sono meravigliato
di essermi sentito un uomo.
UNTITLED/2
Il resoconto puzzava,
era sazio e non concedeva
a nessuno il minimo sconto.
Sotto il lampione mi abbuffo
di luce, alla fine
il sapore rimane di insetti
che a branchi affollavano
il cono di luce
nel quale rinchiuso rimango
lo stesso.
36
Aristide Loria
UNTITLED/3
Era assetata d’amore e di vita
Minerva Jones,
di cui ho letto
le sue ultime grida postume.
Disteso sul letto
contavo i miei passi di fantasia,
il libro sul petto,
questa è la mia
maternità indesiderata.
E rimane assetata la mia bocca,
cerco di bere non da un calice
ma da una misera brocca
che vuota delude le mie aspettative,
come nella vita di un'emigrata.
E Minerva rimane lì, a guardarmi,
e nei suoi occhi scorgo una sorta
di calda empatia, contorta e assetata
di armi.
37
Federica Mosca
FEDERICA MOSCA
Nata il 21 Giugno del 1991 a
Firenze, ma ora abito con i miei
genitori in località la Bruna nei
pressi di Spoleto.
Ho diciassette anni e frequento
il terzo anno del Liceo Socio
Psicopedagogico.
Ho iniziato a scrivere per gioco
tre anni fa, grazie alla mia insegnante di lettere e partecipando ad un concorso a Vallo di Nera, da
lì è partito tutto: ho iniziato la mia folle corsa, il mio volo e non mi
sono più fermata. Ormai la scrittura si è tramutata nella mia amica
più vera, la mia più intima confidente. Quello che segue è l'elenco
dei Concorsi ai quali sono stata premiata o segnalata al merito: Il
racconto del nonno (Vallo di Nera) - Menzione al merito; VI
Classificata Premio di Poesia Intervallo (Siena); I Classificata
Premio letterario “Sentieri di Pace” VIII Edizione (Marciano);
Menzione al merito - Premio internazionale di poesia “Il Fuoco”
(Roma); III Classificata Premio letterario Città di Montieri II
Edizione (Boccheggiano); Menzione al merito - Concorso letterario Ama Rossella (Roma); VI Classificata Concorso internazionale di poesia “Arnaldo da Brescia” (Brescia); III Classificata
Premio di poesia Città di Montieri III ediz (Boccheggiano); I
Classificata - Premio di poesia e narrativa Poestrillo (Spoleto);
Pubblicazione poesia inedita nell' Antologia. “Verrà il mattino e
avrà un tuo verso” Aletti Editore (Roma); II Classificata Premio
letterario “Sentieri di Pace” X Edizione (Marciano).
38
Federica Mosca
IL SEGRETO DEI FOGLI BIANCHI
Tutto mi sembrava doloroso, disperato, difficile. Ero lì, armata soltanto delle mie idee e la spada di una matita.
I fogli erano davanti a me. Bianchi , immacolati, puri. Cos'era quella
cosa che mi attirava verso di loro? Perché li fissavo come fossero libri
antichissimi mai letti da nessuno? Perché mi facevano piangere e tornare alla mente i tristi ricordi? E soprattutto, perché non riuscivo più a
scrivere? Perché quella ‘follia’ mi aveva abbandonata?
Continuai a fissare i fogli ancora per molto, gli occhi rossi per le lacrime la testa leggermente china.
Cosa nascondevano quei fogli apparentemente puri e immacolati?
“Ohimé di che genere di terre devo ancora vedere?
Sono passata dal Monte Olimpo
E arrivata ormai nell'isola di Disperazione.
Come una pazza vagavo,
per mari e per monti erravo.
Son passati ormai trenta giorni e
Per trenta giorni la mia mente è stata dominata
dalla dea Persuasione”
come infuriato il dio del vento ululava
e la mente mia si agitava.
“Oh, da che genere di idee mi devo ancor liberare?
Forse violente, orrende o disperate.
Cosa potrei fare,
se non lasciarmi andare?”
E fu così che arrivò, con l’ultima offerta,
la Ninfa Persuasione.
Mi venne incontro, lo sguardo
da felino e la mente laboriosa.
“Fidarmi non posso:
chissà a che genere di trucco possa far ricorso?”
Mi dissi;
così, seguita dalla sua follia, ohimé,
per mari se ne andò.
39
Federica Mosca
“Oh, sono ormai diciassette i giorni passati in mare!
Il cielo è cupo e desolato
Come cupo e desolato è il mio animo”
Nell’Abisso delle lacrime era in
corso una violenta tempesta.
“Lampi, tuoni, il Dio del Mare solo saprà
Se da quest’inferno mi salverà.”
Così invocandolo
Passò selvaggio il tempo:
cupi e violenti erano i giorni.
“Ohimé, cosa di male ho fatto
per meritarmi questo?”
Quella così pensando
Un lungo grido gettò: e si destò, riposata...viva!
La dea Saggezza l'aveva aiutata
E nell’isola di Concorso riportata.
Intorno a me il sole alzò la testa tra
le spalle della notte e i fiori
si aprirono come un libro,
quand’ecco che udii, e dico sul serio,
una voce in lontananza.
Forse un infante, o un cantore, chissà?
L’aedo venne verso di me cantando.
Giammai avrei pensato di intendere quelle parole.
“Navigò su fragili vascelli
Per affrontar...” l’aedo cantò.
“...del mondo la burrasca. Ombre di facce,
facce di ciclopi.” Continuai.
“Come questo canto riesci a sapere?” Il probo uomo disse.
E quella, con i rossi occhi colmi di lacrime,
semplicemente rispose:
“questa è la Guerra delle Idee,
ora tu la stai raccontando
e io l’ho vissuta.”
40
Federica Mosca
L’aedo, sgranando gli occhi, chiese:
“qual è il nome vostro?”
Ma non ebbe risposta alcuna:
la Ragazza Senza Nome le spalle gli voltò
e verso castelli inargentati se ne andò.
“Aspettate! Pria di partire,
cantatemi la storia vostra.”
Ma nulla accadde.
“Quanti innocenti all'orrenda agonia
Votaste decidendone la sorte, e...”
L’aedo non finì la frase:
La Ragazza Senza Nome verso di lui si voltò.
“...e ogni più ambito sogno cancellaste...
Va bene, se la storia mia vuoi, l’avrai.”
Così pensando le parve cosa migliore cominciare.
(Il probo uomo si sedette.)
“E vidi la terra: tutto intorno a me era
arido e secco: la terra di Sconforto
mi aveva ospitata.
Era ormai il settimo giorno di Novembre,
quando, una violenta tempesta,
mi spinse sino alla terra degli Speròfagi.
Ogni mio desio venne cancellato
E le idee abbandonate, quand’ecco che
La dea della Scrittura nell’isola di Auxilium mi portò.
Mi svegliai nel chiarore antelucano
Quando la luce ha un piede in mare
e l’altro in terra.
Mi svegliai stremata, con un libro nella mano
E tante idee in testa.
Mi svegliai, quand’ecco che qualcuno
Dal dio Follia mi portò.
Codesto era della dea Saggezza il padre.
Sereno, venne verso di me.
41
Federica Mosca
“Accomodati in quella sedia”
Smarrita e intimorita, ciò che disse feci.
Con le dita, il libro che avevo in mano sfiorò,
un bagliore lo avvolse.
“Ora tienilo. Questo è il libro nel quale tutte le idee
Per tornare a scrivere sono racchiuse.
Se non lo aprirai, come prima tornerai,
in contrario caso, per sempre le Grandi Idee perderai.
Adesso prosegui il viaggio tuo.”
Ciò detto se ne andò.
Nove sono i giorni passati nel Mare delle Riflessioni
Come nove sono state del libro le tentazioni.
Nell’ultima, la dea Angoscia,
ad aprire il libro mi spinse:
tutte le Grandi Idee uscirono,
scatenando una violenta tempesta.
Tutto era perduto.
Ogni speranza mia avevo abbandonato
E il desio di tornare a scrivere in aria si dileguò.
E fu così, che quando la mente mia
Gli apogei della disperazione toccò,
la dea Speranza, con i suoi consigli mi carezzò.
“Codesto è il destino tuo” mi disse.
“Torna in patria e scrivi: io ti aiuterò.”
Ciò addusse la mia decisione:
“Per mari partirò: la Terra dei Racconti mi aspetta.”
Difficile fu del ritorno il viaggio.
Un tuono brontolò con voce d’orco,
quand’ecco che la patria mia scorsi, o così mi sembrò.
Giammai avrei pensato di scorger simili cose:
la Terra dei Racconti,
racconti non ospitava più,
di fogli non ne vidi,
soltanto cialtroni popolavano ormai la mia patria.
42
Federica Mosca
Di insulti e risa mi coprirono,
nell’orgoglio mi colpirono,
ma l’ultima prova rimaneva:
la Ragazza Senza Nome scriver doveva.
Tutti di lei si fecero beffe, ma
La spada di una matita sfoderò
E la forza della Scrittura rivelò.
Aveva vinto.
L’aedo mi osservò, e con un selenico manto mi avvolse.
Tutto intorno a me era luminoso, bello...
Il probo uomo mi guardò, disse qualcosa...
... Poi mi svegliai, guardai i fogli e capii: si può scrivere anche ciò che
non si riesce a scrivere.
Sorrisi, ora tutto era come prima: ero ancora in viaggio, ancora armata
di una matita. C’ero riuscita!
Anche i fogli più bianchi hanno in sé una storia.
“Resta quella che sei
Non arrenderti mai
Credi in te e guarda avanti.
C’è chi ti giudicherà, chi ti deriderà,
non importa:
tu sogna.”
Queste sono le parole che il probo uomo mi sussurrò poco prima di svegliarmi, o forse sto ancora sognando?!
L’aedo mi sorrise ancora...
43
Federica Mosca
PER NON PERDERTI
Penso a te:
vedo un viburnio,
è bello, leggiadro
con la sua leggera chioma.
Ripenso a te:
ritorno con i piedi a terra.
Spero non soffi vento...
44
Federica Mosca
PETALI
Guarda gli occhi d’un bimbo:
vedrai il volo di un uccello.
Ascolta il canto del vento
E scrivilo su petali di fiori:
il mare li cullerà, li porterà lontano...
guarda le mani dei bimbi:
vedrai, in ognuna un petalo
portato dal mare, dal vento, dai sogni...
guarda le tue mani:
anche tu hai un petalo: questo.
45
Paolo Parigi
PAOLO PARIGI
Nato a Chieri in provincia di
Torino, in arte Pablos, inizia a
scrivere i primi versi nel 1998
in seguito ad un litigio con un
amico. Quei versi diventeranno la sua prima canzone.
Da quel momento ogni situazione, diventa fonte di ispirazione sia per la scrittura di
poche righe, sia per la composizione di una canzone, oppure semplicemente per confessare al suo libretto tutti i pensieri. L’attività “letteraria” è quasi sempre accompagnata da
musiche appositamente composte per i suoi testi, con l'accompagnamento della chitarra e specialmente del pianoforte, strumento
che suona fin dall'età di otto anni. Nasce così negli anni l'esigenza di sperimentare e conoscere a fondo gli artifici letterari e figure retoriche nonché le forme più utilizzate dalla tradizione poetico-letteraria. La vena musicale si trasformerà sempre più in poesia con l'arrivo dell'autore a Spoleto. Lasciando Torino e trovando nuove ispirazioni, si cimenta nella scrittura di un libretto operistico “Fuori dal Tempo” scritto di concerto all'altro autore spoletino Jacopo Feliciani. Nel febbraio del 2007, ottiene la prima
volta la pubblicazione di una sua poesia “Pianoforte” pubblicata
da Aletti Editore di Roma. Nel viaggio a Berlino dell'aprile 2008
scrive un ciclo di poesie, che nasce dalla suggestione di luoghi
evocanti la Grande Guerra e il dramma dell’Olocausto, pensieri
confusi e dispersi nella moderna Città.
a cura di Jacopo Feliciani
46
Paolo Parigi
SCHEGGE DI VIAGGIO
20 Aprile 2008
Parti per un viaggio
Amato contento e pronto
Sei deciso a sentire
Lontano dal tuo solito avvertire...
Vedo i tuoi occhi, da un misero spiraglio in un papavero rosso.
Voli con un siluro meccanizzato
A svariate mila piedi da paure piegato,
la terra dall'alto come una bambola
di pezza, di colori, fango, di fiori...
Sento il tuo cuore attraverso un bosco nero di marmoree lapidi.
Cammino su un tappeto di belle avventure
Stringo la tua mano forte calda, sicura,
ancora più avanti tra nuove esperienze
al tuo corpo sinuoso mi aggrappo, tremo...
Tra poche ore, la voce di un piccolo gioiello
Mi guiderà nel cielo a te
In una teca di zinco mi avvolgerà e
Come uno schermo d'oro
Mi accompagnerà e proteggerà...
Da schegge di bei ricordi.
47
Paolo Parigi
BERLINO VISTA I
21 Aprile 2008
Dal freddo sole Berlinese
Ripari i tuoi occhi chiari
Con scure lenti grosse ed ovali
Accarezzi la guancia rossa
Scaldando la tua creatura.
Continua scoperta questa pianura
Questa parte dell’est Europa a me oscura
Che cresce cambia e lavora
Di forme assai lontane
Di parchi, di vie, di costumi
Di Laghi, foreste e geometriche costruzioni
Respirano vivono e non sentono rumori.
Interi quartieri di vetro ed acciaio
Interi viali di prato e di fiori
Solo le due ruote dominano la strada
Lasciando poco spazio al rumore del motore
I colori teneri dei boschi e del fogliame
Come leggere pennellate sull’anime umane.
L’uomo di poche parole dette
Con sguardi fugaci e donne snelle
Nell’intima stanza danno alla vita
occhi azzurri come il cielo ghiaccio
con andature decise fisse ed erette
portano le creature nella Natura come sola palestra
in questa vita per l'uomo già da subito mesta.
Seduto sotto un raggio di Sole,
sento il mio cuore tra le viole.
48
Paolo Parigi
BERLINO VISTA II
21 Aprile 2008 ore 22:32
Dal freddo sole Berlinese
Ripari i tuoi occhi chiari
Con scure lenti grosse ed ovali
Accarezzi la livida guancia
Scaldando la tua creatura.
Cubi squadratamente imperfetti
Rombi di erbe multi colori
ricoperti di vivacissimi fiori
Paludi di canne,
laghi di marmo
canali di lastre nero rivestiti
ricreano la Natura
dove il cemento,
l'umano lamento
l'aveva cancellata,
sepolta e sterilizzata.
Un platano di 160 anni
resiste nel regno dell'era
post-moderna
di cimeli metalli luminescenti,
con la sua chioma verde tutto intorno riscalda,
rigenera il germe dell'antico uomo
solo Natura e superstizione.
Via la superstizione, via la paura dell'ignoto
Uomo del medio europeo
Insegnaci a rivelare la Nostra Natura.
Finestre geometricamente ripetute
Copiate ed incollate
Su estese e magnifiche facciate
Viali di alberi fioriti
Verso boschi dei parchi
49
Paolo Parigi
Di tanti colori
Respira l’aria del Mare del Nord,
copia lo stile del normanno uomo
lascia l'auto inforca la bicicletta
e ritrova la tua forma più perfetta.
Seduto sotto un altro raggio di Sole,
sento ancor di più il mio cuore tra le viole.
50
Paolo Parigi
KURFUSTENSTRASSE
24 Aprile 2008
Ciondolavo solo nella confusione
Con pensieri lontani e contorti
Ho visto i tuoi occhi, dipingere
In mezzo alla gente
Ti ho sentita parlare con quella tua voce
in inglese chiara e netta
a quella bionda giovinetta.
Ho visto i tuoi occhi
Dipingere l'anima
Ho sentito la tua voce
Chiamare il tuo piccolo
Chiamarlo a te e sentire il contatto
Un abbraccio... . L’innesco per il tuo ritratto.
Sento la voce che mi chiama
Sento la voce
In un coro di angeli
Voci Spezzate di cattedrale, soprannaturale
L’organo suona riempie l’animo
Accompagna il tuo pennello
Che dipinge nel cielo il settimo
Sulla fontana di marmo
Con giochi di luce, ecco fatto,
tu hai dipinto per l'eterno
Il suo viso nel ritratto.
51
Paolo Parigi
OLOCAUSTO
23 Aprile 2008 ore 13.35
Scorre l’acqua sinuosa
Lambisce le sponde tanto odiate
Scorre l’acqua di scarichi umani
Accarezza le zolle con fatica lavorate.
Sana ora se stessa tra il vetro ed il cemento
Porta lontane le anime insane
Sana lo Spirito più violento
Con quello scorrere naturale, lento.
Sprea è il suo geografico nome
In anni ed anni con fare incessante
Unisce, salda e guarisce dall’ottantanove
Politiche intolleranze gente ed usanze,
quelle ferree ed imponenti figure
che le due Berlino han costruito
vogliono dimenticare e con forza sotterrare
quelle orrende e malefiche torture.
Alla memoria di quelle Anime
Nel cielo troppo presto volate
Umanamente violentate.
52
Il museo ebraico visto attraverso la suggestiva visione dell'architetto polacco Daniel Libeshind. La Germania cerca di imparare
dal proprio passato, affrontandolo invece di ignorarlo. Il Museo,
inaugurato nel 2001 a Berlino ovest, è un impressionante monumento al dramma del popolo nel mondo e all'orrore che
l'Olocausto vi ha lasciato.
53
Lorenzo Petrini
LORENZO PETRINI
Nato a Spoleto il 29/03/’90, sin da piccolo ebbe passione per la musica e per
la poesia, non da molto conciliatore
delle due arti in canzoni composte per il
suo gruppo musicale; frequenta il corso
socio psicopedagogico del Liceo
“Pontano Sansi” di Spoleto e ha una
grande passione per la filosofia, in particolare per quella greca; la sua poesia
parla in particolare dell’amore, il sentimento, “se puro”, più nobile e appagante fra tutti, e tratta della corruzione delle
maggiori istituzioni, in rapporto diciamo con le mentalità, le varie mentalità che talvolta cedono troppo
spazio alla regola della sottomissione, in particolare fra padroni e
servi inconsci di esserlo. In sintesi denuncia la corruzione della
società odierna e pone come rimedio l'amore fra due persone, punto
focale delle poesie che seguono.
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Lorenzo Petrini
L’INNESTO FRA I DUE
Tutto ciò che è raro e inconsueto acquista e cede di più.
Ciò che si vede spesso non dona attimi in più di vita,
la dolce voce di un sax
e il rassicurante suono di te
tutto cede in due passaggi,
il tuo secondo si è dimenticato di presentarsi
sin dalla genesi del tuo mito orfico,
con a capo una stupenda donna,
tu ne sei al di fuori,
al di fuori il viso tuo,
l'innesto fra un acanto e una fresia,
nei tuoi anni assiomi di brividi e sorrisi
che aspettano di inebriarti nuovamente
nel nome del dolore e della felicità,
perché l’orgasmo potrebbe essere
il solo vivere
se solo uno morisse tutto il giorno... .
CLOROFILLA
Ancora di coccole materne in questa pianta autunnale
abbiamo bisogno;
che ancora bisbigliamo all'orecchio del leopardo.
Affluente di oceani troppo grandi da riempire
Troppo grandi da colmare.
E noi,gatti di una stessa razza, senza baffi.
E tu, clorofilla alla luce perenne.
55
Lorenzo Petrini
TEMPO
Mi vieni in mente, corri spensierata tra bacche
di ginepro e fiori di lavanda,
in campi dove con un salto spicchi il volo
appena sfiorata dal vento con la dolcezza
di una carezza materna.
Tu, che sdraiavi la tua testa sull’erba come
un neonato si addormenta sul seno appena
appoggiato ai contorni di una foglia
verde vivo.
Ecco, guarda, c’è una fotografia di quando
Prendevi il sole, nella tua città
natale, dove i ragazzi ammiravano i raggi
che scaldavano le tue minute spalle di
donna acerba;
ora, sulla tua strada, che questo non ti
debba dare malinconia,ma solo una sensazione
del tempo che è passato;
tu sei sempre l’adolescente che piange sdraiata
sul letto per un divieto da parte altrui.
Ricorda
che tu fai e farai sempre parte del grappolo d’uva.
Ora sorridi.
56
Lorenzo Petrini
MONDI DISPERSI
Circuiti ad anello, ragnatele immense dalle quali nessuno può scappare; riecheggia un carillon nelle nostre menti, la voce interiore in eterno
castigo in un angolo di felicità persa e intrisa tra fili di seta aggrovigliati dal tempo.
Compromessi tra ego e pazzia, con l’indefinibile vincita del migliore;
pelle di petali rosa, inumiditi dalla rugiada e freschi di giovinezza;
inconsapevole omicidio di emozioni, talvolta indispensabili per la
sopravvivenza delle nostre menti, che ne elogiano altre fantasma; noi,
avvolti da veli opachi capaci di emergere solo in presenza di verità sensibile.
Aghi nelle vene turgide questo Stato, e Chiesa che prospera in nome
dell'ignoranza che come un'ombra attonita inebriata di comoda falsità
fissa il tempo che scorre, inconsapevole che nel frattempo sangue scorre lento, ma veloce.
Mi chiamano tempo, osservo che ondeggiate fra oleandri e rose, queste
ultime che alludono a plasma di vita morta, morta nell’anima, morta nel
cuore, morto lo sguardo.
Pagine ormai ingiallite di un futile libro, ammaliatore dell’innocenza,
l’innocenza umana da cui traspare ignoranza, ben visibile e nitida
all'occhio della ragione, sconosciuto per gran parte delle persone.
Risucchio di vita attraverso la storia e sofisticata trama di una società
trama di una società ormai persa in sé stessa, con modelli troppo diversi, troppo malati, che contagiano senza richiesta il pensiero umani e ne
condizionano i nostri rapporti; noi siamo i creatori e i distruttori di noi
stessi fino a quando le parti che sono proprie dell'uomo, ma mai emergenti, non si trasformino in ragione, altruismo e amore. Parole troppo
incomprese di un frastuono silenzioso, ultrasuoni che purtroppo rimangono tali.
Decessi precoci di fantasia, con cui a volte non solo si apre la mente ma
si concretizzano quei ragionamenti che altrimenti con la ragione sarebbero impossibili da fare. Pensieri scissi in valvole non autosufficienti,
mondi dispersi colmi di versamenti, speranze raggrumate da un mantello pesante che copre l'intero universo, vane fuoriuscite le quali solo
la pura intelligenza sa trovare, o meglio, ritrovare, poiché c'è stato già
57
Lorenzo Petrini
un periodo in cui si era più disponibili e vicini alla verità, al senso della
vita.
E ancora oggi, con la consapevolezza di essere piccoli e deboli, che è
eternamente in fondo all'anima ma sapientemente nascosta da un manto
di seta rossa, la gloria.
Ora fermati, rilassati e cambia per una attimo la visuale; la ormai imposta prospettiva, falsa, ingannevole e portatrice di temporanea e vana
felicità. Non seguire gli ideali di qualcun altro, ognuno ha il suo secondo senso di vita, un obiettivo biunivoco dove tu esisti perché esso esiste.
L’ideale comune, o meglio la regola solenne che ogni essere vivente
deve rispettare è la molteplice parola che è nascosta in ogni cosa che
appare ai nostri occhi, persa e intrisa tra fili di seta aggrovigliati dal
tempo, cercala, perché dove c’è vita c’è amore.
58
Lorenzo Ricci
TIGY ’86
(ALIAS LORENZO RICCI)
Tigy’86, è il nome con cui scrive le
sue poesie e con il quale si presenta al
pubblico con la sua rock-band.
Nasce il 21 settembre del 1986 a
Spoleto.
Si avvicina in modo molto particolare
alla letteratura prima con l'approccio
filosofico tramite il libro “sull’utilità
ed il danno della storia per la vita” del
filosofo tedesco F. Nietzsche, poi
completa il suo particolare modo di
scrittura con la passione per la musica hair-metal, in particolare usando forti immagini malinconiche
similari alle ballate anni ’80, nel quale riconosce il miglior modo di
esprimere i propri sentimenti.
Un modo di scrivere legato al dolore, e ai sentimenti scatenati,dalla
sua diretta esperienza.
Molto importante è stata anche la profonda ammirazione per le
composizioni del grande poeta cileno Pablo Neruda.
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Lorenzo Ricci
PRIGIONE
A Margherita
Io guardo i tuoi occhi
Ed ho un sussulto
Quando mi accorgo che essi sono...
...La prigione del mio cuore.
SENZA TITOLO
A Notre-Dame de Paris
Immensità
maestosità,
elogio a Dio
o alla potenza dell'uomo?
Poca luce penetra
al tuo interno,
proiettandovi ombre
che incutono soggezione.
Un intrigo di segreti
avvolge la tua creazione,
sapienza nascosta
conosciuta da poche abili menti.
Ogni dubbio su di Te
contribuisce a renderti
perfetta forma d'arte,
e specchio di ciò che è, da sempre,
l’animo umano.
Parigi 18/03/2008 Ore 07:50 p. m.
60
Lorenzo Ricci
TEMPO
A Doriana
Guardare muoverti
fare i gesti più semplici,
per poi fissare il mio sguardo sul tuo viso
e i tuoi occhi,
capaci di fermare il cuore
e il tempo nell'anima di un uomo.
Solo allora
in quel magico istante,
trovo la pace dei sensi
e vorrei che,
il mio tempo,
si fermasse così per l’eternità.
Perché
allora
avrò trovato,
in quell'immagine di Te,
Il mio paradiso terrestre.
Spoleto 23/07/2006 Ore 21:30
61
Lorenzo Ricci
DELUSIONE DI UN SOGNO
A Michela
Sogno...
... Sogno di camminare,
su di un arido campo e
dopo tanto vagare,
di scorgere al centro di esso,
una stupenda creatura.
Bella, ma forte,
abbastanza da sopravvivere là,
dai lineamenti dolci
eppure spinosa e rossa,
come il sangue di un cuore spezzato da poco.
La colgo,
per poter dimostrare a qualcuno
che anche in un campo,
arido e secco,
come il mio cuore,
può crescere qualcosa di bello.
Così camminando,
con ritrovata forza d'animo,
arrivo in vista del confine di quell'arida steppa ...
... E lì la delusione.
La delusione di vedere un essere di suprema bellezza
camminare lungo quel confine,
senza entrare.
Bella,
a tal punto
da farmi cadere in ginocchio,
62
Lorenzo Ricci
e mandare la rosa nella polvere,
dimenticata lì a seccare.
Grande è la delusione,
la delusione di poter cogliere quella totale bellezza,
solo con uno sguardo fugace,
d’un uomo a lei incomprensibile...
... Sperando di poterla di nuovo cogliere,
nel prossimo sogno.
Spoleto 24/02/2006 Ore 03:15
63
Lorenzo Ricci
SENZA TITOLO
A Francesca
Tu dolce ragazza,
il tuo pensiero scatena in me
un tumulto di emozioni,
come un’onda, che violenta, si scaglia
sull'impervia scogliera,
addolcendone, con pazienza millenaria,
i bordi taglienti.
Così tu poco a poco,
avvicinandoti e ritraendoti, come l’onda,
ti apri una strada
verso il mio cuore e la mia anima.
Vorrei che come l’onda,
che accoglie in se ciò che scioglie dalla scogliera,
i nostri corpi potessero fondersi.
Nel piacere della nostra unione,
in un dolce violento amplesso,
i nostri corpi imperlati di sudore, come gli scogli,
sui quali l'onda lascia gocce salate,
sarebbero fusi, per una manciata di minuti,
rimanendo legati, per millenni,
nello spirito,
come l'onda alla scogliera
nella terra del mio cuore.
Spoleto 26/01/2008 Ore 01:10 a.m.
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Cristian Sordini
CRISTIAN SORDINI
Nato a Spoleto (Pg) il 18/10/1982.
Dopo aver frequentato l'Istituto
Tecnico Commerciale e per Geometri
G. Spagna indirizzo amministrativo a
Spoleto, ha conseguito la Laurea
in Comunicazione d’Impresa,
Marketing e Pubblicità presso
l'università L.U.M.S.A. di Roma,
con una tesi sulla situazione del
cinema americano nell'immediato
Secondo Dopoguerra dal titolo
“Easy Rider: alle soglie della nuova Hollywood”. Attualmente studia
per conseguire la Laurea Specialistica in Comunicazione d'Impresa,
Pubblicità e Nuovi Media presso la stessa università. È la prima volta
che pubblica delle poesie.Tra i suoi interessi maggiori, è parte attiva
dell’A.G.E.S.C.I. (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani)
presso il gruppo Scout Spoleto. Ha studiato tastiera e chitarra e compone musica anche su richiesta. DJ da molti anni, ha lavorato per lo
più in feste e pub e per qualche occasione anche in discoteche locali;
ha lavorato per la durata di tre anni presso una radio di Spoleto.
Per ulteriori contatti: [email protected]
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Cristian Sordini
TU NEL MIO PASSATO DEL PRESENTE
Dove sei?...
Questa è la retorica domanda.
Ora ti cerco e ti penso nell'aria che respiro
nella lontana e distorta musica
che proviene dal mio Natio Borgo
che ora sento ed ora ancora più lieve odo...
Stai forse anche tu a scrivere?
Magari stai sognando
o studiando...
e io...perché sogno ancora?
Sebbene la data, per me è un illuso giorno
che passa in piano come gli altri
'che solo il tuo sordo abbraccio di ricatto
oggi, mi ha dato quell'emozione
che sta risfociando in Amore
come ricordo bene
in principio di quel giorno;...è il diciassette.
Io lo ricordo, pure come eri vestita
semplice e bella, e tu che rapisti il mio giovane cuore
che fai?
Potresti stare con i tuoi
o magari, nella speranza che c’è in me ancora
legger con te stessa quella lettera
che fece tanto scalpore l'anno oramai passato
quando mi dicesti che tu eri felice come eri
illusa come me, che il tutto era oramai per sempre
Ora la musica è finita
e tutti se ne vanno a casa
dalle proprie amate persone;
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Cristian Sordini
e mano a mano si dilegua
la voce di chi è nelle strade
al contrario del mio Amore
che si fa sempre più vivo... .
17 Novembre 00, Ore 07:15 p.m.
AL MIO AMORE (sogno)
Oh mio amore ti vedo
e in me sei molto presente
forse perché d'amor vivo
'che da te i miei occhi traggono la vera luce.
Tu, che li rapisci
che mi avvolgi con i tuoi
non sai che dentro sto morendo per essi
e per lei, la tua bellezza che pare non passare mai…
Tu, perché non ascolti il mio cor
che dentro d'altro non vive:
senza di te la mia età non è età
di bellezza che deve essere in perpetua noia si tramuta.
Giammai io penserò che avrò di te più grande amore
nel mio aperto cuore
che ora certo non si guarirà mai
se della tua medicina non ne verrà a contatto:
è del tuo amore a cui io mio riferisco.
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Cristian Sordini
Però al mio crudo destino io ancor non mi rassegno
sperando che un giorno migliore a me venga
come l'onda delle emozioni che mi travolge
quando te ammiro mio caro e dolce amore.
Novembre 09.20 a.m.-12:40 p.m.
IL GIORNO DOPO LA NEVE
Piove...e il vento soffia
mentre il mio pensiero và
verso le montagne dove ieri fu neve...
e...poi via
come un gabbiano vola, sempre più in alto
ora stabile e poi giù ancora
tra gli alberi bagnati
veloce tra i cespugli
libero e poi ancora in alto, verso l'amore infinito
più profondo, quello vero
e così in un attimo giunge da te il mio pensiero...
...e mentre soffia il vento
fuori...piove.
28 Febbraio 01, Ore 09:50 a.m.
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Cristian Sordini
LEGAME TRA LUCE ED OMBRE
Solo gli uccelli nell’aria
sembrano i soli padroni del cielo
e nient’altro intorno...
Si odono i loro freschi e svegli cinguettii nella fresca mattinata estiva
e nient’altro osa disturbarli.
Sono dei piccoli razzi pieni di energia
che sfrecciano nell’esteso ed uniforme azzurro
ancora un po’bianco a spazi decorato:
è una tipica giornata tranquilla ancora fresca
che ama farti ricordare quanto è bello il mondo fuori
e le cose che lo completano dentro.
In alto, però c’è ancora lei, la luna calante
che con il suo ultimo quarto
rappresenta ciò che ancora ci lega alla notte passata
come a voler ricordare che anche se ora è giorno
lei ancora esiste.
Ed ora, quando il mondo assume piano piano
una diversa gradazione di favolose luci e poche ombre
il nascere, dietro le ancora pallide eppur verdi colline
dell’altra parte perpetua... .
15 Giugno 01 05:32 a.m.
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Cristian Sordini
RIFLESSIONE SULLA VITA, UNA NOTTE...
Che buffa che è la vita.
E’come un dado che rotola.
Una volta ti mostra uno
come un’altra volta ti può mostrare sei.
Ciò non lo decidiamo noi.
Queste sono le molteplici sfaccettature
che si vengono a creare
giorno per giorno.
Dobbiamo accettarle qualunque sia la faccia, con filosofia
perché come a gente può dire sempre sei,
a certa gente dice sempre e solo uno.
15 Maggio 02, Ore 01:00 a.m.
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Filippo Tocchio
FILIPPO TOCCHIO
Nato a Foligno (Pg) il 08-06-1983.
Ha frequentato gli studi classici.
Laureato triennale in “EconomiaManagement Internazionale” presso la LUISS Guido Carli di Roma
con la votazione di 109/110 con
lode, ha conseguito nell’a.a. 2006/2007 anche la laurea specialistica
in “Economia-Amministrazione d’impresa” presso la medesima università con la votazione di 110/110 e lode con una tesi dal titolo
“Sviluppo strategico del mercato cinematografico italiano: il caso
The Business Street”, sotto la guida del Prof. P. Boccardelli.
Lavora come barista a Roma e inoltre, lavora temporaneamente presso i festival cinematografici internazionali di Cannes di Roma e di
Venezia, sempre nell'ambito organizzativo.
Comincia tardi l’attività di scrittore, ha presentato le proprie opere letterarie ad alcuni concorsi letterari tra cui quelli indetti da “Giulio
Perrone Editore” e dall’ “Associazione Culturale Tapirulan”.
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Filippo Tocchio
IL PIACERE NEL SUONO
L’essenza disprezzabile delle parole
ci domina. È difficile pensare
di tornare liberi
con loro.
La loro essenza ambigua
ci perseguita, e non trovi mai
la giusta, se non sai cosa è
una strada.
L’essenza abbagliante rassicura
nel buio, di una sicurezza
che ci porterà fino in fondo
alla fine.
L’essenza pura e sorgente ci lava,
espugna con fango appiccicoso, solo
cambiando pelle riusciremo
nell’ imbrogliarla.
Ne abbiamo creato l'essenza vuota
ed essa ci schiaccia in basso
a soffocare.
Impossibile descrivere questo in fondo
con le parole.
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Filippo Tocchio
SALDI AL CENTRO COMMERCIALE
Mi hanno offerto un lavoro che
non esiste, ho accettato
di resistere, ed è facile per me
Mi hanno offerto una vita
gratuitamente, ho accettato
e ne ho fatto un castello
di vetro
Qual è il prezzo che gli dai tu alle cose?
Ha un senso solo restare nudi,
o è l'ennesimo regalo?
Abbiamo bisogno di conforto
nel prendere strade coraggiose,
così ho scoperto di non essere
abbastanza forte.
Mi hanno offerto una vita
gratuitamente, ho accettato
e ne ho fatto un castello di sabbia
(o rabbia)
Se puoi, solamente
se puoi, fammi sapere
Qual è il prezzo che dai tu
alla tua vita?
Io mi regolerò di conseguenza.
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Filippo Tocchio
L'IMPERO DEL TEMPO
Babilonia è nata,
ha amato le sue genti
le ha costrette a morire.
Da allora è morta,
i suoi resti ritrovati a Uruk,
esclusi dalla propria dimensione.
Sono refoli di vento,
soffi solo la fine dei sogni
al calare del tempo.
Babilonia ancora è viva, nera
nel ricordo, opprimente
di chi l'ha sognata.
Le genti ammirano un fantasma
ai piedi di una montagna di macerie,
e lo chiamano
impero.
BABÙ
Capitai nel buio sotto ai margini
della foresta.
E la luce era talmente accecante
che persi la coscienza
Perché dovrei abbandonare, me stesso
(il mio rifugio)
la mia foresta?
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Filippo Tocchio
ABITANTE PERDUTO IN CERCHIO
Ecco prendi il cielo d’estate,
conta in cielo le stelle, mi sentivo più forte
e il sole nel mezzo del mio cuore spento,
pensavo fosse il mio sogno,
invece è il tempo che passa
e cerca un suo dio (altrove)
Ecco prendi il cielo d’autunno,
le foglie cadere, non voglio restare (spiazzato),
troppa gente ha cambiato il colore
improprio, senza dirlo
mentre il resto intorno a me gira fermo
Per questo
odio il grigio del vento che dice che non torneremo,
ma è dove il tempo passa e scuote le ore.
Ecco prendi il cielo d’inverno,
bianco come tutti i miei sbagli, il colore dei monti,
se non sei più al centro
quando il tempo passato è la forma delviso,
e senti che il gelo non gratterà indietro
tutto quello che hai perso
Ho visto mio nonno sparire,
mio padre cadere,
cosciente il mio corpo
impazzire, ed i miei occhi cambiati nel tono.
La prospettiva di per sé la stessa,
ma il tempo che passa cambia le mosse,
il modo di agire,
e come si ammira una bocca spenta
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Filippo Tocchio
Cosa ne ho avuto da tutto il cercare?
Brandelli
Aspettare la primavera
vale da sola una vita venduta
a una causa mai nata?
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Indice
INTRODUZIONE
p. 7
CHIARA DE SANTIS
p. 12
Gabbiano
Notte di Natale
Disattenzione - attenzione
Incontro
Onde
SIMONE FAGIOLI
p. 16
Chiara, tò tì esti...
Venere di Rimmel
Serata jazz
Foglie
Il foglio delle poesie
PAOLA GUBBINI
p. 22
Eva
Farfalle di Gomma
Sara
Senza che chiedo
Stranotte
CARLO LORETI
p. 30
Acqua
Amore
Qui e Là
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Indice
ARISTIDE LORIA
p. 35
Untitled/1
Untitled/2
Untitled/3
FEDERICA MOSCA
P.
38
Il segreto dei fogli bianchi
Per non perderti
Petali
PAOLO PARIGI
p. 46
Schegge di viaggio
Berlino vista I
Berlino vista II
Kurfustenstrasse
Olocausto
LORENZO PETRINI
L’innesto fra i due
Clorofilla
Tempo
Mondi dispersi
78
p. 54
Indice
TIGY’ 86 (Alias Lorenzo Ricci)
Prigione
Senza titolo
Tempo
Delusione di un sogno
Senza titolo
p. 59
CRISTIAN SORDINI
p. 65
Tu nel mio passato del presente
Al mio amore (sogno)
Il giorno dopo la neve
Legame tra luce ed ombre
Riflessione sulla vita, una notte
FILIPPO TOCCHIO
p. 71
Il piacere nel suono
Saldi al Centro commerciale
L’impero del tempo
Babù
Abitante perduto in cerchio
79
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