Club Alpino Italiano
Comitato Scientifico Veneto Friulano e Giuliano
Commissione TAM
Corso per operatori sezionali
Mestre, 28 settembre 2013
• La Cultura del CAI
• La storia del CAI
• L’identità del CAI
• I principi fondatori del CAI
• Le radici culturali del CAI, le nostre strutture
• La struttura del CAI
• Organi tecnici centrali e territoriali
• I titolati del CAI
• Unicai
• Il protocollo CAI-MIUR.
Club Alpino Italiano
• Il Club Alpino Italiano è
stato costituito il 23 ottobre 1863, a
Torino, dopo la celebre salita al
Monviso, avvenuta il 12 agosto, ad
opera di Quintino Sella, Giovanni
Baracco, Paolo e Giacinto di Saint
Robert.
• il Club Alpino Italiano è una libera
associazione nazionale che, come
recita l’articolo 1 del suo Statuto, “ha
per scopo l’alpinismo in ogni sua
manifestazione, la conoscenza e lo
studio delle montagne, specialmente
quelle italiane, e la difesa del loro
ambiente naturale”.
lettera di Quintino Sella a B. Gastaldi, segretario
della Scuola per gli Ingegneri, 15 agosto 1863
• A Londra si è fatto un Club Alpino di persone
che spendono qualche settimana dell’anno
nel salire le Alpi, le nostre Alpi! Ivi si hanno
tutti i libri e le memorie desiderabili;
strumenti tra di loro paragonati con cui si
possono fare sulle cime osservazioni
comparabili; si leggono le descrizioni di ogni
salita; si conviene per parlare della bellezza
incomparabile dei nostri monti e per
ragionare sulle osservazioni scientifiche; ivi
si ha insomma potentissimo incentivo non
solo al tentare nuove salite, al superare
difficoltà non ancora vinte, ma all’osservare
quei fatti di cui la scienza ancora difetti.
• Già si sono pubblicati tre eleganti volumi.
• Anche a Vienna si è fatto un Alpenverein ed
un primo interessantissimo volume è
appunto venuto in luce in questi giorni.
lettera di Quintino Sella
• Ora non si potrebbe fare alcunché di simile da noi? Io crederei di sì.
• Ogni estate cresce di molto l’affluenza delle persone ai luoghi
montuosi e tu vedi i nostri migliori appendicisti, intraprendere e
descrivere le salite alpestri, e con bellissime parole levare a cielo le
bellezze delle Alpi. Ei mi pare che non ci debba voler molto per
indurre i nostri giovani, a dar di piglio al bastone ferrato ed a
procurarsi la soddisfazione di solcare in varie direzioni e sino alle più
alte cime queste meravigliose Alpi, che ogni popolo ci invidia. Col
crescere di questo gusto crescerà pure l’amore per lo studio delle
scienze naturali, e non ci occorrerà più di veder le cose nostre
talvolta studiate più dagli stranieri, che non dagli italiani.
MONTAGNA PER CHI?
Alessandro Pastore
•
Nel corso di un secolo e mezzo il Club Alpino ltaliano ha enormemente
ampliato la sua presenza nella società italiana. Il numero dei soci si è
elevato da meno di 200 a fine 1863 sino a quota 319.467 nell'anno 2011,
con un percorso di crescita graduale, ma anche contrassegnato da
rallentamenti, flessioni, brusche impennate.
• Più difficile invece andare al di là delle cifre, e cercare di cogliere la realtà
che sta dietro, e cioè il ceto sociale di riferimento, la professione e il
mestiere esercitati, mentre è più agevole accertare il riferimento
geografico grazie al collegamento alle sezioni territoriali del sodalizio.
• Paradossalmente appare più semplice misurarsi con i primi decenni di vita
del CAl, quelli più lontani da noi, che non con la situazione attuale.
Paradossalmente, e non tanto, perché i piccoli numeri e gli insiemi ridotti
permettono di dare maggiore evidenza e concretezza ai singoli individui e
ai gruppi ristretti, e quindi di collocarli con maggiore precisione sulla scena
della società italiana.
Legge n. 91/1963
Articolo 2
Il Club Alpino Italiano provvede, a favore sia dei propri soci sia di altri, nell'ambito delle facoltà previste dallo
statuto, e con le modalità ivi stabilite:
a. alla realizzazione, alla manutenzione ed alla gestione dei rifugi alpini e dei bivacchi d'alta quota di
proprietà del Club Alpino Italiano e delle singole sezioni, fissandone i criteri ed i mezzi;
b. al tracciamento, alla realizzazione ed alla manutenzione di sentieri, opere alpine e attrezzature
alpinistiche;
c. alla diffusione della frequentazione della montagna ed all'organizzazione di iniziative alpinistiche,
escursionistiche e speleologiche;
d. all'organizzazione ed alla gestione di corsi d'addestramento per le attività alpinistiche, sci-alpinistiche,
escursionistiche, speleologiche, naturalistiche;
e. alla formazione di istruttori necessari allo svolgimento delle attività di cui alla lettera d.;
g. all'organizzazione di idonee iniziative tecniche per la vigilanza e la prevenzione degli infortuni
nell'esercizio delle attività alpinistiche, escursionistiche e speleologiche, per il soccorso degli infortunati
o dei pericolanti e per il recupero dei caduti;
h. alla promozione di attività scientifiche e didattiche per la conoscenza di ogni aspetto dell'ambiente
montano;
i. alla promozione di ogni iniziativa idonea alla protezione ed alla valorizzazione dell'ambiente montano
nazionale.
CLUB ALPINO ITALIANO
gli ordinamenti principali
• STATUTO
Assemblea dei Delegati, registrazione notarile,
approvazione ministeriale, pubblicazione G.U.
• REGOLAMENTO GENERALE
Consiglio Centrale
Regolamento generale
Art. 1 – Finalità
1. Il Club alpino italiano per conseguire – ai sensi della legge 24 dicembre 1985, n. 776 – le
finalità istituzionali, a favore sia dei propri soci, sia di altri, utenti tutti di un comune
patrimonio culturale e sociale, in collaborazione con organismi dello stato e degli enti
autonomi, con enti pubblici e privati e con fondazioni che si occupano di problemi
connessi con le aree montane, con istituti scientifici e universitari e con associazioni e
organismi anche esteri aventi scopi analoghi o utili al conseguimento delle proprie
finalità:
a) tutela gli interessi generali dell’alpinismo; promuove la pratica delle attività istituzionali
nelle aree montane nazionali, europee ed extraeuropee;
b) promuove la formazione etico-culturale e l’educazione alla solidarietà, alla sicurezza, alla
conoscenza e al rispetto dell’ambiente, specialmente dei giovani, mediante:
1) la realizzazione e la gestione di strutture operative, destinate alla ricerca e alla didattica;
2) lo svolgimento di corsi tecnici di introduzione, di formazione e di perfezionamento;
3) la presenza di propri operatori nelle scuole di ogni ordine e grado;
4) ogni altro tipo di iniziativa utile;
c) provvede a formare, perfezionare, aggiornare, organizzare e tutelare i propri operatori –
accompagnatori, esperti, istruttori ed altri – necessari allo svolgimento delle iniziative di
cui alla lettera b);
d) facilita la diffusione della frequentazione della montagna e delle escursioni, anche in
forma collettiva, costruendo e mantenendo in efficienza strutture ricettive e sentieri;
Regolamento generale
Art. 1 – Finalità
e) assume iniziative tecniche per la prevenzione degli infortuni e per il soccorso dei
pericolanti, nonché per la ricerca dei dispersi e per il recupero degli infortunati; a tale
scopo organizza specifiche strutture operative per il soccorso alpino e speleologico e
per il servizio valanghe;
f) promuove la redazione, la pubblicazione e la diffusione di opere, quali guide e
monografie, relazioni, memorie, carte tematiche, su qualsiasi tipo di supporto;
favorisce gli studi scientifici, storici, economici, artistici e letterari, per la diffusione
della conoscenza dell’ambiente montano nei suoi molteplici aspetti e del patrimonio
culturale delle sue genti; pubblica un bollettino, una rivista ed altri eventuali periodici;
g) cura l’ordinamento della propria biblioteca nazionale e la sua interconnessione in rete
con le biblioteche sezionali; provvede a sostenere il centro italiano studio
documentazione alpinismo extraeuropeo e il museo nazionale della montagna;
h) promuove la fotografia e la cinematografia di montagna e cura la organizzazione della
cineteca con particolare riguardo alla sezione storica;
i) opera per la conservazione della cultura alpina e per la pratica di ogni attività connessa
con la frequentazione e la conoscenza della montagna; assume e promuove iniziative
atte a perseguire la difesa dell’ambiente montano e in genere delle terre alte, anche al
fine di salvaguardare dalla antropizzazione le zone di particolare interesse alpinistico o
naturalistico.
Il CAI e la comunicazione
Club Alpino Italiano: quale identità?
Club Alpino Italiano ed identità della montagna
(montagna e sua evoluzione)
CAI e montagna – evoluzione storica di un mito
Club Alpino Italiano per 150 anni punto di riferimento obbligato per la montagna
L’evoluzione della montagna nel vissuto dei nativi e nel vissuto dei cittadini
Il concetto di montagna evoluto nel tempo
La montagna è sempre esistita, è divenuta “argomento” quando è stata “scoperta”
La montagna “inventata” (‘700)
La montagna “scoperta” (‘700/’800)
La montagna “conquistata” (‘800/’900)
11
Sei filoni interpretativi
del concetto di montagna
Il luogo romantico della vita semplice e “naturale” (Rousseau)
L’orrido ed il sublime (Ruschin)
Un campo scientifico eccezionale (De Saussure - Agassiz - Forbes)
Luogo di avventura e di scoperta (Paccard – Balmat – e poi gli inglesi)
Un’immagine straordinaria per pittori ed incisori (Turner – Brochedon – ecc.)
Il filone etico (…)
Dallo statuto fondativo:
1859 – Club Alpino inglese
- L’intento educativo e pedagogico
1862. – Club Alpino austriaco
- La sicurezza
1863 – Club Alpino italiano
1865 – Club Alpino francese
- L’andar per monti
- L’orgoglio patrio
- La competizione nella scalata
- La guida turistica
12
Seconda metà dell’800:
Età
dell’oro della conquista dell’alpe - Il CAI
3.500 soci, 36 Sezioni, i primi rifugi
Appunti sulla storia del
CAI e dell’alpinismo:
alcuni momenti
I primi anni del ‘900:
Comparsa dello sci - Alpinismo senza guide - La “lotta con
l’alpe”- l’eroismo – “la montagna assassina”
Il periodo fascista: il CAI organo para militare – Il CAI da 36.000 a 63.000 soci – 330
rifugi – eroi individualistici – Cordate classiche – Imprese alpinistiche – Il modello educativo
totalizzante – I treni della neve – le gite in torpedone – Gli sci club – L’autarchia – periodo della
manualistica e della formazione – L’alpinista che soffre per un ideale (Pio XI) – Nelle vicende
della guerra, gli alpini/figura dell’alpinista; confusione di figure; profilo del CAI sfuocato
Dopoguerra e conquista del K2: 1954 - il CAI promotore della spedizione –
identificazione montagna-alpinismo-CAI - Bonatti – Cassin – Maestri – Nascita di gruppi
spontanei – Il CAI comunque casa comune – La società del boom economico – Turismo invernale
(sci ed abbigliamento sportivo) – Il CAI perde ogni potere di mediazione – L’accesso alla
montagna è diretto – Il “nuovo mattino” a Torino, nuove generazioni di alpinisti
Anni ’70 – ’80: la montagna antieroica – Guido Rossa l’onda lunga della contestazione al
“sistema CAI” - Le nuove riviste specializzate – Il CDA di Torino – L’arrampicata sportiva - Il
fenomeno “low cost” l’agriturismo montano invade l’area dei rifugi CAI
13
Imago CAI
L’immagine ideale del CAI (e dei suoi associati), da opinion leader
• portatore di valori culturali
• portatore di ideali storici
• esperti alpinisti
• paladini dell’ambiente
• offre contributi al sapere scientifico
• offre immagine di altruismo e volontariato
• organizzatori di corsi e gestori di rifugi
• club di incontro ed amicizia
• club di sportivi della montagna
• altro
14
Per la comunicazione esterna
Le principali cose da fare (da opinion leader e riflessioni in corso)
• chiarire la propria identità
• definire il profilo
• comunicazioni chiare e costanti (TV)
• ufficio stampa
• mezzi innovativi
• evidenziare le cose migliori che il CAI possiede
• tempestività nella comunicazione esterna
• creare eventi
• presenza in avvenimenti culturali, scientifici e per l’ambiente
• sede centrale da/per coordinamento attività
15
Identità e ruolo del Club Alpino Italiano in
una società in trasformazione
Note per Operatori Sezionali
Tematiche aperte
 Filosofie dell’Alpinismo e dell’andar per monti
 Politiche dell’ambiente e dei territori montani
 Rapporti con le culture e le economie di montagna
 Natura e struttura del CAI: quali cambiamenti?
 Cultura, comunicazione e formazione
 L’Associazione di fronte ai mondi giovanili
16
Filosofie dell’Alpinismo
e dell’andar per monti (nel post modern)
Dall’andar per monti, continuità per fare, per conoscere e documentare
Il socio CAI (ed Istruttore CAI) =
Alpinista + montanaro
Dalla cordata, all’esperienza graduale nell’avvicinamento al pericolo
Un Club alpino non alpinistico, non sportivo/agonistico, non agenzia viaggi
La forza dei 300.000 soci/istruttori/accompagnatori/eroi
Alpinismo: libera espressione, forma creativa e fantastica nel fare x conoscere
L’istruttore/accompagnatore: comunicatore
di conoscenza consapevole
di sensazioni forti mediatore
17
Politiche dell’ambiente
e dei territori montani
Un Club per
un laboratorio sulla montanità
Mediatori per l’inserimento nel ciclo della natura
Un Club di inter
connessione fra città e montagna: la rete
Confini/ cerniere
Sopra l’alta quota (perturbante e sublime)
Sotto
Ruoli e condivisioni della
l’antropizzato, la media montagna
TAM e del Comitato Scientifico
18
Natura e struttura del CAI:
quali cambiamenti?
Un Club con una struttura adeguata
fra il pubblico (iper burocratizzato) ed il privato (agile, snello competitivo)
Moltissimi i GR – Gruppi Regionali sul territorio Nazionale
– Decentramento, autonomie, rapporti con le realtà locali
Semplificazioni e snellimenti, etica e sostenibilità del volontariato
– esigenze di modernità e di professionalità
Il patrimonio immobiliare del CAI: rifugi, opere alpine, sede centrale, …
La quota sociale: percentuali ed utilizzi
Altro ?
19
La montagna ed il CAI oggi
Senso di smarrimento per una identità perduta …
Ricerca di nuove forme di identità
nella ri - appropriazione di una montagna sostenibile
“Il tramonto delle identità
tradizionali – Spaesamento e disagio esistenziale nelle alpi”
2007 – libro
“agghiacciante e coraggioso” del Presidente del CAI:
In negativo: > La montagna soccombe alla cultura cittadina:
inurbamenti immobiliari, rumore, automobili, impianti invasivi
In positivo: > Le nuove generazioni riscoprono il mondo alpino
Convenzione delle Alpi – Le filosofie “slow trekking”
Il futuro
20
I soci del CAI: un pianeta sconosciuto,
variegato e variopinto
Oggi, una base numerosa e vivace per quantità e qualità
Oggi, chi sono i più vicini al CAI: … trentenni, quarantenni, cinquantenni, sessantenni
Fasce d’età iscritti al CAI ( arr.)
Fasce d’età della popolazione italiana ( arr.)
0 -13
17.000
5%
0 -13
8.000.000
13%
14 - 18
16.000
5%
14 - 18
3.000.000
5%
19 - 25
20.000
7%
19 - 25
4.000.000
7%
26 - 40
51.000
17%
26 - 40
13.000.000
22%
41 - 60
140.000
46%
41 - 60
17.000.000
29%
61 - 100
60.000
20%
61 - 100
15.000.000
24%
(rif. CAI - 2006)
304.000 ( arr.)
100%
(rif. ISTAT - 2006)
60.000.000 ( arr.)
100%
Sono comunque rappresentate tutte le fasce d’età … maggioranze silenziose che partecipano in quale forma?
… molti intervistati … sottolineano …. che il CAI … ha molte anime
21
Coesistenza all’interno di un dibattito
(e di attività) per la montagna (quale“fil rouge”)
[1/2]
La montagna come avventura e divertimento: gioco, classicismo,
ardimento, eroismo, himalaismo, modernismo, ecc.
arrampicata libera–sci fuori pista–moutain bike–torrentismo–parapendio–trial–motoslitte–snow board (?)
La montagna come retorica del tempo antico: romanticismo, lotta
con l’alpe, patria, idealismo, solitario, ecc.
tradizionalismo-chiusura-rifiuto del nuovo-etnocentrismo (?)
La montagna come spettacolo: cinema, incisioni, fotografia, pittura,
musica, spettacoli, ecc.
Funivie-ghiacciai-vie ferrate-punti panoramici (?)
La montagna assassina: giovinezza, tragedie, cronaca, ecc.
Supereroismo - nazionalismo/nazismo-disinformazione (?)
La montagna come laboratorio scientifico: fisiologia, medicina,
botanica, geologia, geografia, cartografia, ambiente, ecc.
Riduttivismo-eccessivo tecnicismo scientifico (?)
22
Coesistenza all’interno di un dibattito (e di
attività) per la montagna (quale“fil rouge”) [2/2]
La montagna culturale: racconti, saggi, libri, recensioni, riviste, Museo
nazionale della Montagna del CAI, Biblioteca nazionale del CAI, Film Festival di
Trento, Cineteca nazionale del CAI, ecc.
Pericolo di “passatismo”-eccessi di intellettualismo-”museificazione” (?)
La montagna pre - organizzata: guide specifiche, manuali tecnici, guide
CAI-TCI, rifugi, bivacchi, ecc.
eccessi di organizzazione (?)
La montagna da proteggere: MMM Messner, Mountain Wilderness, Lega
ambiente, Movimenti locali, ecc.
Integralismo-rifiuto del nuovo-filosofie “slow” (?)
Il mondo CAI con forti intersecazioni, con soci dispiegati su tutti questi fronti
Tendenze: recessive (romanticismo?), emergenti (ambientalismo?)
“ritardi del CAI? ”–“ la linea del CAI? ”… cosa fare da/per la montagna?
23
Il CAI e la comunicazione
“lo stato di salute” mediamente discreto del CAI (dati da campione)
CAI in generale
%
CAI - trend
%
CAI - futuro
%
positivo
70
medio/stazionario
15
negativo
15
(rispetto a 10 anni fa)
positivo
54
meglio
77
medio/stazionario
23
peggio
8
negativo
23
incerto
15
100
100
100
Eccellenze: storia e tradizione, l’etica del fare, la forza dei soci, organizzazione, trasversalità, ecc.
Criticità: burocrazia, campanilismi, frammentazioni, eccesso di democrazia(!), incapacità di affrontare temi
ambientali, comunicazione esterna scarsa, difficoltà di ricambio generazionale, ecc.
24
Il CAI e la comunicazione
la comunicazione interna (dati da campione)
INFO CAI
%
Comunicare cosa/come:
- La ricchezza culturale del CAI
Lo Scarpone
100
- Attualizzare la memoria storica
La Rivista del CAI
100
- Forum di riflessione e scambio
Il sito del CAI
92
- Maggiori link delle sezioni
Mountain Blog
62
- Gruppi regionali troppo decentrati
- Tempestività info
la comunicazione
- Scala delle priorità
esterna
- Potenziare lo Scarpone e ripensare La Rivista
(dati da campione)
- Sfruttare i mezzi di stampa e new media
La comunicazione esterna non c’è, non c’è visibilità, non si comprende l’identità, i
rapporti con i media sono insufficienti, frammenti di notizie, ecc.
25
Il CAI e la
comunicazione
Test proiettivo
Cosa pensa la gente del CAI – se fosse un animale africano …
- identificazione
non sa
38%
23%
8%
31%
Cosa vorrei che fosse il CAI – se fosse un animale africano …
non sa
30%
23%
8%
8%
31%
26
CAI - molte anime interne
•CNSASA
•ON-TAM
Ambiente
Tecnica
Didattica
Formazione
•CCS
•SVI
•CSC
•CCS
•SVI
•CoNSFE
•CCAG
•CCE
•C. Medica
Scienza
•CAAI
•CSC
•AGAI
•CCTAM
•CNAS
UniCAI
•Museo Naz. Montagna
•Riviste
•Sito Web
•Blog
•Notiziari sez.
•Biblioteca Nazionale
•Trento Filmfestival
•Cineteca Nazionale
Manifestazioni
•Palamonti
•C. Pubblicazioni
•Manuali
Cultura
Gestione
organizzata
Comunicazione
Sede Centrale
Gruppi regionali
27
Target CAI
Piramide del “potenziale mercato”
Target generalisti
Soci
300.000
1.000.000
3.000.000
5.000.000
50.000.000
60.000.000
CAI
Soci CAI +
parenti e amici
Persone sensibili
Target specialistici: (mondo) politico
nazionale/locale, istruzione/ricerca, cattolico
+ interlocutori & partners
Aspettative, atteggiamenti,
comportamenti fidelizzati
Coscienza ambientale, livello
culturale elevato
Frequentatori della montagna
“Consumatori”, livello
culturale medio/basso
Area dell’indifferenza
Pubblico indifferenziato,
livello culturale basso
Popolazione italiana
(Quantità/Qualità)
marginalità
28
Due visioni della montagna
simmetriche e antitetiche
SACRALE La montagna è un luogo sacro,
CONSUMISTICA La montagna appare come una
separato dal resto (profano) e accessibile a una
ristretta schiera di eletti. L’alta quota incarna
l’idea di purezza.
appendice della città. Si perde la distinzione fra i due
mondi e l’esperienza si riduce all’unica modalità
concessa, quella dell’acquisto.
CONTEMPLATIVA La lentezza è condizione
SPORTIVA La montagna è una palestra su cui
DELL’ITINERE La via per trasferirsi da un luogo
TURISTICA Le mete segnalate dalle guide e
essenziale dell’andare per monti. Sui sentieri ci si
riappropria finalmente del tempo, per dare
ascolto alla natura e alla propria interiorità.
misurare le proprie performance e il tempo diventa
padrone delle azioni compiute. La dimensione
qualitativa dell’ambiente cede il passo a dislivelli e gradi
di difficoltà.
all’altro è più importante della meta: è nel
camminare che si viene a contatto con nuove
persone, nuovi luoghi e nuovi stili di vita.
immortalate dalle cartoline sono lo scopo prioritario
della vacanza. L’imperativo è esserci, per sovrapporre la
propria immagine mentale al luogo.
CULTURALE Il paesaggio alpino acquista valore
EDONISTICA
se porta i segni dell’attività umana. I fondovalle e
le sedi di antichi insediamenti affascinano più
delle vette e dei ghiacciai solitari.
Modalità di fruizione concentrata
nell’attimo presente: passato e futuro sono annichiliti
nell’ebbrezza dell’adrenalina o nell’estasi di un bagno
termale. Sci e centri benessere grandi esperienze.
29
La struttura sociale del CAI
492 SEZIONI CAI
308 SOTTOSEZIONI
320.000 SOCI
SEDE
CENTRALE
GRUPPI
REGIONALI
GRUPPI
REGIONALI
SEZIONE
SEZIONE
SEZIONE
SEZIONE
SEZIONE
GRUPPI
REGIONALI
SEZIONE
SEZIONE
SEZIONE
SEZIONE
LA STRUTTURA DELLE SEZIONI DEL CAI
SEZIONI
Sezioni territoriali
Sezioni nazionali
CAAI, AGAI, CNSAS
Sezioni particolari
STATUTO CAI
Art. 29 – Sezioni nazionali
1. Per il raggiungimento delle finalità istituzionali, il CDC può proporre la costituzione
di sezioni non aventi una determinata circoscrizione, denominate sezioni nazionali,
strutturate in un numero indeterminato di raggruppamenti su base territoriale,
rette da specifico ordinamento. La costituzione di una sezione nazionale è
deliberata dal CC e approvata dalla AD nella prima seduta utile.
2. i soci delle sezioni nazionali sono soci ordinari del Club alpino italiano.
3. Sono sezioni nazionali del Club alpino italiano: il Club alpino accademico italiano
(C.A.A.I.), l’Associazione guide alpine italiane (A.G.A.I.) e il Corpo nazionale
soccorso alpino e speleologico (C.N.S.A.S.).
4. L’iscrizione alle sezioni nazionali richiede il possesso dei requisiti previsti nei
rispettivi ordinamenti e può avvenire:
a) presso una sezione territoriale, con adesione anche alla Sezione nazionale, in
regime di doppia appartenenza contestuale;
b) direttamente presso la Sezione nazionale.
Sezioni Nazionali del CAI: CAAI
•
Il Club Alpino Accademico Italiano (CAAI) è nato nel 1904 con lo scopo di riunire i Soci
del CAI che avessero acquisito meriti speciali nell’alpinismo senza guide. Esso è una
Sezione Nazionale del Club Alpino Italiano.
•
Scopo del CAAI è promuovere l’alpinismo ad elevato livello di difficoltà su tutte le
catene montuose del mondo, è aperto a tutti i Soci maggiorenni del CAI che abbiano
svolto attività alpinistica di particolare rilievo per almeno cinque anni e agli alpinisti
residenti all’estero anche non iscritti al CAI.
•
Costituiscono titoli aggiuntivi di merito, a integrazione di quelli solamente alpinistici, le
attività a carattere esplorativo, a carattere culturale e organizzativo, le attività inerenti la
montagna e l’alpinismo, le attività svolte in seno al CAI.
•
Sono invece incompatibili con l’ammissione al CAAI l’attività professionistica, come
quella della guida alpina, e la pratica dell’alpinismo come fonte prevalente di reddito.
Sezioni Nazionali del CAI: CNSAS
• Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico è una sezione nazionale del
Club Alpino Italiano. Nato ufficialmente il 12 dicembre 1954 con la
denominazione "Corpo di Soccorso Alpino" (CSA), nel 2011 la legge 74/2001
riconosce al CNSAS la funzione di servizio di pubblica utilità.
•
E' composta di circa 7.200 tecnici che operano prevalentemente lungo l'arco
alpino e la dorsale appenninica. La struttura territoriale si compone di 21
Servizi Regionali, 32 Delegazioni Alpine con 235 Stazioni e 15 Delegazioni
Speleologiche con 32 Stazioni di soccorso.
•
L'attività addestrativa, molto intensa si svolge seguendo programmi consolidati
messi a punto dalle Scuole nazionali alle quali è demandata la formazione dei
vari operatori tecnici.
Sezioni Nazionali del CAI: AGAI
•
•
•
Inquadrata all’interno delle strutture del Club Alpino Italiano fin dalla nascita del
Sodalizio, nel 1863, la figura della guida alpina esisteva tuttavia ben prima.
Convenzionalmente dal 1786, anno della prima ascensione al Monte Bianco
effettuata da Balmat e Paccard, aiutati da guide alpine.
Col tempo questa figura si è professionalizzata e organizzata con la creazione di un
Collegio Nazionale e di una Commissione Tecnica Nazionale, i cui rispettivi compiti
sono complementari.
Tra le attività del Collegio Nazionale vi sono il coordinamento dei Collegi provinciali
e regionali nei quali sono organizzate le guide alpine, gli accompagnatori di media
montagna e le guide vulcanologiche italiane; l’elaborazione delle norme della
deontologia professionale; la definizione dei programmi dei corsi e dei criteri per le
prove di esame; l’organizzazione dei corsi per l’abilitazione tecnica all’esercizio
della professione di guida alpina-maestro di alpinismo; l’organizzazione dei corsi e
degli esami per il conseguimento del diploma di istruttore per guide alpine.
STRUTTURA TECNICA DEL CAI
ORGANI
e STRUTTURE CENTRALI
1 - OTCC
2 - OTCO
3 - STRUTTURE
OPERATIVE
STATUTO CAI
Art. 20 – Organi consultivi – Organi operativi – Strutture operative
1. In assolvimento delle proprie funzioni specifiche, il CC può istituire:
a) organi tecnici centrali consultivi;
b) organi tecnici centrali operativi;
c) strutture operative.
Essi operano nell’ambito della struttura centrale allo scopo di favorire o
svolgere per obiettivi o con continuità specifiche finalità istituzionali;
• al CC competono la scelta, la nomina o l’elezione dei componenti e del
presidente, le funzioni di indirizzo, di coordinamento e di controllo.
• 2. Gli organi operativi di cui alla lettera b) sono retti da un unico
regolamento, le strutture di cui alla lettera c) sono rette ciascuna da un
proprio ordinamento, soggetto ad approvazione da parte del CC, che può
attribuire loro ampia autonomia organizzativa, funzionale e patrimoniale.
•
•
•
•
•
OTCO
1 - ORGANI TECNICI CENTRALI CONSULTIVI
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
Commissione Centrale Biblioteca Nazionale
Commissione Centrale Medica
Commissione Centrale Pubblicazioni
Commissione Centrale Cinematografica
Commissione Centrale Rifugi e Opere Alpine
Commissione Legale
(Gruppi di lavoro)
REGOLAMENTO GENERALE
Art. 31 – Organi tecnici centrali (OTC) consultivi
1. Gli OTC consultivi sono composti da un massimo di cinque
componenti. Essi sono scelti e nominati dal CC anche su
proposta del CDC.
2. I componenti degli OTC consultivi operano, singolarmente o
collegialmente solo su richiesta del CDC o del CC e sulla base
di un incarico fiduciario che può essere limitato nel tempo.
3. La delibera di costituzione di un OTC consultivo deve
contenere le finalità dell’organo, il numero e la nomina dei
componenti e la durata dell’incarico.
OTCO
2 - ORGANI TECNICI CENTRALI OPERATIVI
con figure di titolati
1. CNSASA - Commissione Nazionale Scuole Alpinismo e
Scialpinismo
2. CCE - Commissione Centrale Escursionismo
3. CCAG - Commissione Centrale Alpinismo Giovanile
4. CNS - Commissione Nazionale Speleologia
5. SVI - Servizio Valanghe Italiano
6. CSC - Comitato Scientifico Centrale
7. CCTAM - Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano
OTCO
• Agli Organi Tecnici Centrali Operativi è riconosciuto il
compito:
• svolgere funzioni tecniche di proposta e di supporto
all’attività degli Organi Centrali,
• attuare le funzioni di indirizzo stabilite dal CC,
• sviluppare progetti e promuovere iniziative nell’ambito dei
programmi di attività approvati,
• indicare gli orientamenti tecnici ed impartire le
conseguenti direttive agli OTPO, ed, attraverso
quest’ultimi, agli organismi sezionali, ferma restando
l’autonomia politico-gestionale delle Sezioni.
OTTO
• Gli OTTO rappresentano un punto d’intersezione territoriale,
poiché operano nell’ambito dei GR alle dipendenze del
corrispondente OTCO di cui attuano le direttive e gli
orientamenti tecnici, mentre i CDR svolgono le funzioni di
coordinamento dei programmi e di controllo dei risultati
raggiunti.
• Ricevono i fondi necessari per la loro attività tecnica
direttamente dal rispettivo OTCO, mentre alle spese di
funzionamento provvede il GR di appartenenza, o, nel caso di
Organi tecnici interregionali, i vari GR.
ORGANI TECNICI CENTRALI DEL CAI
COMITATO SCIENTIFICO CENTRALE
COMMISSIONE CENTRALE MEDICA
COMMISSIONE CENTRALE ALPINISMO GIOVANILE
COMMSSIONE CENTRALE TUTELA AMBIENTE MONTANO
COMMISSIONE NAZIONALE SCUOLE DI ALPINISMO
COMMISSIONE CENTRALE PER L’ESCURSIONISMO
SERVIZIO VALANGHE ITALIANO
COMMISSIONE CENTRALE PER LA SPELEOLOGIA
La struttura tecnica-operativa del CAI
ORGANI
TECNICI
CENTRALI
OPERATIVI
ORGANI
TECNICI
TERRITORIALI
(regionali)
ORGANI
TECNICI
SEZIONALI
ORGANI
TECNICI
SEZIONALI
ORGANI
TECNICI
TERRITORIALI
(regionali)
ORGANI
TECNICI
TERRITORIALI
(regionali)
ORGANI
TECNICI
SEZIONALI
ORGANI
TECNICI
SEZIONALI
ORGANI
TECNICI
SEZIONALI
I TITOLATI DEL CAI
ISTRUTTORE DI ALPINISMO
ISTRUTTORE DI SCI ALPINISMO
ISTRUTTORE DI SPELEOLOGIA
ACCOMPAGNATORE DI ESCURSIONISMO
ACCOMPAGNATORE DI ALPINISMO GIOVANILE
OPERATORE NATURALISTICO
CIRCA
11.000 TITOLATI CAI
7.000 TECNICI SOCCORSO
OPERATORE TUTELA AMBIENTE MONTANO
STRUTTURA OPERATIVA CENTRO
STUDI MATERIALI E TECNICHE
STRUTTURA OPERATIVA CORPO
NAZIONALE SOCCORSO ALPINO E
SPELEOLOGICO
ORGANI TECNICI CENTRALI
SCUOLE CENTRALI
• Le Scuole centrali hanno prioritariamente il compito di
sviluppare, nel loro specifico ambito disciplinare, la ricerca,
l’elaborazione e la codificazione delle metodologie di
insegnamento e delle tecniche di esecuzione in sicurezza
della loro relativa attività.
• Dipendono direttamente dal proprio OTCO che ne stabilisce
la composizione, le competenze, i criteri di ingresso e di
permanenza dei componenti.
SCUOLE CENTRALI
1.
2.
3.
4.
5.
6.
SCAAR - Scuola Centrale di Alpinismo e Arrampicata Libera
SCSA – Scuola Centrale Sci Alpinismo
SCE - Scuola Centrale Escursionismo
SCAG - Scuola Centrale Alpinismo Giovanile
SNS – Scuola Nazionale Speleologia
SCSVI – Scuola Centrale Servizio Valanghe Italiano
SCUOLE CENTRALI E NAZIONALI
Scuola Centrale
Servizio Valanghe
Italiano
SCUOLA
CENTRALE
ESCURSIONISMO
ORGANI TECNICI CENTRALI e SCUOLE CENTRALI
Scuola Centrale
Servizio Valanghe
Italiano
SCUOLA CENTRALE
ESCURSIONISMO
STRUTTURA TECNICA
OTCO +
SCUOLE CENTRALI
OTTO +
SCUOLE REGIONALI
TITOLATI +
SCUOLE SEZIONALI
STRUTTURA SOCIALE
AD
ORGANI CENTRALI
GRUPPI
REGIONALI
SEZIONI
REGOLAMENTO GENERALE
Art. 33 – Strutture operative
1.
2.
3.
Specifico ordinamento dispone sulle finalità, sulla
organizzazione, sulle modalità di funzionamento e sul grado
di autonomia di ciascuna struttura operativa rispetto alla
struttura centrale del Club alpino italiano.
L’ordinamento delle strutture operative è redatto a cura del
CDC per iniziativa del CC, e adottato dallo stesso CC.
In caso di inerzia accertata, il CC subentra d’ufficio con
funzioni di supplenza, anche affidando l'incarico a terzi.
Strutture Operative del CAI
Il Centro Studi Materiali e Tecniche
• Il CSMT è una struttura operativa del CAI che dal giugno
'09 è subentrata alla Commissione Centrale per i
Materiali e le Tecniche (CCMT). Il CSMT si occupa dei
problemi di sicurezza connessi all'attività alpinistica e
all'arrampicata.
• E' composto da un ristretto numero di persone, incaricato
dal Consiglio Centrale del CAI; sono inoltre presenti sul
territorio nazionale due distaccamenti, le Strutture
Periferiche Materiali e Tecniche Veneto-Friulano-Giuliana
(CSMT VFG) e Lombarda (CSMT LOM).
• Il CSMT si avvale inoltre del supporto di consulenti esterni
e, per le prove sul campo, della collaborazione di alpinisti,
in particolare Istruttori; un valido sostegno è fornito dalla
Scuola Alpina Guardia di Finanza.
Strutture Operative del CAI
Il Centro Studi Materiali e Tecniche
•
•
•
•
•
•
Nata a metà degli anni Sessanta del secolo scorso la
CCMT, ora CSMT, opera nell'ambito della struttura
centrale CAI
Obiettivi: studio, teorico e pratico, dei problemi
legati alla sicurezza nella progressione in montagna e
in parete; caratteristiche di resistenza e le
prestazioni delle attrezzature alpinistiche e
speleologiche.
Collaborazione con l'analoga Commissione dell'UIAA
(Unione Internazionale Associazioni Alpinistiche): la
Commission de Sécurité.
Lavoro comune dei due organismi:
definizione delle Norme che regolano l'assegnazione
nell'attrezzatura alpinistica, del Marchio di qualità
LABEL UIAA
controllo della corretta utilizzazione del Label da
parte dei fabbricanti.
CLUB ALPINO ITALIANO
GRUPPO REGIONALE DEL VENETO
REGOLAMENTO PER GLI ORGANI TECNICI OPERATIVI
CENTRALI E TERRITORIALI
Articolo 2
1.Gli Organi Tecnici Centrali Operativi (OTCO)
• operano nell’ambito della struttura centrale per la crescita e la
promozione, anche culturale ed etica, del Sodalizio;
• svolgono con continuità specifiche funzioni tecniche di proposta e
di supporto all’attività degli Organi Centrali;
• attuano le funzioni di indirizzo stabilite dal CC;
• sviluppano progetti e promuovono iniziative nell’ambito dei
programmi di attività approvati dal CC, sulla base di budget di
spesa approvati dal CDC.
REGOLAMENTO PER GLI ORGANI TECNICI OPERATIVI
CENTRALI E TERRITORIALI
Articolo 2
2. Indicano gli orientamenti tecnici ed impartiscono le conseguenti
direttive agli OTTO, costituiti nell’ambito dei GR ed, attraverso questi
ultimi, agli organismi tecnici sezionali. Ne controllano l’attuazione,
ferma restando l’autonomia politico-gestionale delle Sezioni.
3. Organizzano, ove dotati di figure titolate o di propria Scuola Centrale,
le modalità della formazione e dell’aggiornamento nel rispetto delle
direttive UNICAI, retta da apposito regolamento.
I TITOLATI del CAI
TITOLATI del CAI – art. 29
1. I titolati CAI sono inquadrati nelle seguenti categorie:
• - istruttori
• - accompagnatori
• - operatori
2. Per ogni categoria di titolati possono esistere due livelli:
• – primo livello (regionale);
• – secondo livello (nazionale).
TITOLATI del CAI – art. 29
3. Ogni OTCO può inoltre proporre la nomina di titolati:
• – “emeriti”, soci CAI che hanno maturato una operatività diretta di almeno 10
anni consecutivi;
• - “onorari”, soci CAI che in un settore specifico, pur senza essere titolati,
hanno svolto un significativo livello di attività.
• Le nomine spettano al P.G.
4. Ogni OTCO, relativamente ai corsi di formazione e aggiornamento di primo e
di secondo livello, fissa i criteri di ammissione e le modalità di svolgimento e
frequenza, ferma restando la necessità di acquisizione del modulo della base
culturale e tecnica comune nei modi e contenuti stabiliti da Unicai.
5. Le specializzazioni per i titolati, ispirate a criteri di trasversalità, sono istituite
dal CC su proposta di UniCai
TITOLATI del CAI – art. 31
1.L’accesso ai corsi di formazione per titolati del CAI è subordinato al possesso
dei seguenti requisiti, certificati da apposita dichiarazione valida ai sensi di
legge:
a) essere socio ordinario o familiare con almeno due anni compiuti di iscrizione
al Sodalizio;
b) avere compiuto il 21° anno di età, per i titolati di primo livello; il 23° per quelli
di secondo livello, ove presenti, salvo più restrittive disposizioni dei
regolamenti dei singoli OTCO;
c) essere in possesso del godimento dei diritti civili.
2. Per accedere ai corsi di secondo livello è necessario:
a) che l’aspirante abbia svolto almeno due anni di attività con la qualifica di
titolato di primo livello;
b) che abbia ottenuto l’attestato di idoneità tecnica e didattica, nelle rispettive
discipline, conseguito dopo apposito esame sostenuto a conclusione dei corsi
di qualificazione di primo livello.
TITOLATO CAI
Un bene in comproprietà
- Sezione
- Scuola sezionale
- OTCO
- Scuola Centrale
Sede Centrale
- OTTO
- Scuola regionale
TITOLATI del CAI
• I programmi per la formazione e l’aggiornamento dei
titolati e dei sezionali del CAI, restano a carico dei rispettivi
OTCO, ma saranno rivisti e coordinati secondo i principi
UNICAI;
• L’accesso ai corsi rimane subordinato al possesso dei
requisiti previsti. Il libretto di qualifica personale dovrà
essere unificato tra tutti gli OTCO.
• Le qualifiche vengono attribuite del PG, su segnalazione
dell’OTCO, atteso il positivo esito degli esami relativi ad
ogni corso, cui segue l’iscrizione all’Albo istituito presso la
Sede Centrale.
TITOLATI del CAI
• I titolati dovranno spendere la propria qualifica e prestare
la loro attività solo nell’ambito delle Sezioni, delle
Sottosezioni e delle Scuole del CAI.
• Il mancato rinnovo, anche per un solo anno, dell’iscrizione
comporterà la decadenza del titolo.
• In ogni caso è opportuno il rinnovo dell’iscrizione entro il
31 marzo di ogni anno poiché, decorso tale termine, cessa
la copertura assicurativa e, di conseguenza, è inibita, fino al
rinnovo dell’iscrizione e comunque non oltre il 31 ottobre,
ogni attività operativa o didattica.
TITOLATI del CAI
• La sospensione della qualifica di titolato interviene invece a
seguito del mancato aggiornamento od espletamento di
attività; sarà disposta dal PG su proposta dell’OTCO e
rimarrà aperta per un massimo di tre anni, dopodichè
subentrerà la decadenza definitiva.
• Qualora i titolati di secondo livello perdano la qualifica per
indisponibilità ad operare a tale livello, potranno
mantenere il livello di qualifica inferiore, rispettando le
condizioni di operatività previste.
TITOLATI SEZIONALI
• Gli OTCO dovranno pianificare nuove procedure per
curarne la formazione e l’aggiornamento, gli OTPO con i GR
dovranno attuarle e gestire un proprio albo dei “Sezionali”.
• Al Presidente della Sezione di appartenenza spetterà invece
il rilascio della qualifica.
TITOLATI DEL CAI - 2011
(1° e 2° livello)
5600
5400
5367
5200
5157
5000
4800
4983
4875
4898
4714
4600
4400
4200
2001
2003
51% CNSASA
2005
2007
+ 10%
2009
2010
1,7%
I titolati del CAI al 31 dicembre 2010
ISTRUTTORI
340
837
317
722
113
218
20
54
140
29
153
80
49
16
49
istruttori nazionali di alpinismo
istruttori di alpinismo
istruttori nazionali di sci alpinismo
istruttori di sci alpinismo
istruttori nazionali di arrampicata libera
istruttori di arrampicata libera
istruttori snowboard alpinismo
istruttori nazionali di speleologia
istruttori di speleologia
istruttori nazionali sci fondo-escursionismo
istruttori di sci fondo-escursionismo
esperti nazionali valanghe
tecnici del distacco artificiale
tecnici della neve
osservatori neve e valanghe
I titolati del CAI al 31 dicembre 2010
ACCOMPAGNATORI
109
606
26
968
accompagnatori nazionali di alpinismo giovanile
accompagnatori di alpinismo giovanile
accompagnatori nazionali di escursionismo
accompagnatori di escursionismo
I titolati del CAI al 31 dicembre 2010
OPERATORI
48
74
178
69
152
operatori nazionali naturalistici del Comitato scientifico
operatori regionali naturalistici del Comitato scientifico
osservatori glaciologici del Comitato scientifico
operatori nazionali tutela ambiente montano
operatori regionali tutela ambiente montano
TITOLATI DEL CAI - 2011
(1° e 2° livello)
CNSASA
AG
ESC
TAM
CSC
Speleo
SVI
II liv.
799
109
26
69
48
54
80
I liv.
1950
606
968
152
252
140
114
TOT
2749
715
994
221
300
194
194
%
51,2%
13,3%
18,5%
4,1%
5,6%
3,6%
3,6%
VENETO
II liv.
146
12
2
2
7
9
0
I liv.
413
82
118
21
20
17
0
TOT
559
94
120
23
27
26
0
%
65,8%
11,1%
14,1%
2,7%
3,2%
3,1%
0
TITOLATI DEL CAI
(1° e 2° livello)
Nazionale
70
Veneto
60
50
40
30
20
10
0
CNSASA
AG
ESC
TAM
CSC
Speleo
SVI
UNICAI
UNITA’ FORMATIVA
DI BASE
DELLE STRUTTURE
DIDATTICHE
DEL CLUB ALPINO
ITALIANO
UNICAI
REGOLAMENTO
approvato dal Comitato
Centrale (16
settembre 2011)
Le origini
• Il Comitato Centrale d’Indirizzo e Controllo nella seduta del 18 novembre 2005
deliberò la conclusione dell’esperienza nata l’8 febbraio 2003 sotto la
denominazione di “Libera Università della Montagna” e l’avvio di una nuova
esperienza: UNICAI.
• UNICAI venne ideato come una struttura leggera, agile e flessibile.
• UNICAI assumeva la forma di gruppo di lavoro con carattere permanente e
rinnovabile.
UNICAI
UNITÀ FORMATIVA DI BASE DELLE STRUTTURE DIDATTICHE
REGOLAMENTO
approvato dal Comitato Centrale (16 settembre 2011)
Art. 1 – Costituzione e scopo
1. UniCai è una struttura di studio e di coordinamento a carattere
permanente e rinnovabile le cui finalità specifiche sono perseguite
mediante un adeguato e costante coordinamento degli OTCO dotati di
figure didattico-operative.
2. UniCai favorisce la maturazione e la condivisione della comune identità
dei titolati del CAI e persegue la realizzazione della loro base culturale
comune, la razionalizzazione e integrazione delle loro strutture
organizzative.
UNICAI
UNITÀ FORMATIVA DI BASE DELLE STRUTTURE DIDATTICHE
Art. 3 – La struttura
UniCai è composto da:
• Un Comitato Tecnico Culturale
(CTC) di sei persone:
• un componente C.A.A.I.;
• un componente A.G.A.I.;
• un componente C.N.S.A.S.;
• tre componenti esperti;
• Un Coordinamento
OTCO, composto dai
Presidenti degli OTCO
dotati di figure
didattiche titolate, tra
loro in posizione
paritetica.
CNSASA, CCS, SVI, CCAG, CCE, CCTAM, CSC
IL SISTEMA INTEGRATO
Obiettivi governance sezionale
Gestione del sistema
• ideazione sinergie e concertazioni tra diversi gruppi di titolati
all’interno della medesima sezione;
• valorizzazione delle risorse umane e condivisione delle competenze
esistenti;
• partecipazione incrociata nei gruppi e nelle scuole sezionali;
• scambi di ruoli e di presenze;
• verifica periodica dei risultati alla luce delle esperienze;
• costruzione programmazioni annuali delle attività sociali;
Buona fortuna a tutti i coraggiosi
Grazie per la paziente attenzione
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Diapositiva 1 - Comitato Scientifico Veneto Friulano Giuliano