Quaderni del volontariato
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Edizione 2010
Centro Culturale “Città Nuova”
Forum dei Giovani Spoletini “Una finestra sul futuro”
Associazione culturale “FareCultura”
a cura di Simone Fagioli
Burattinai di Parole
“V Edizione del Concorso di Poesia
non competitivo”
Cesvol
Centro Servizi Volontariato
della Provicia di Perugia
Via Sandro Penna 104/106
Sant’Andrea delle Fratte
06132 Perugia
tel. 075.5271976
fax. 075.5287998
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Con il Patrocinio della Regione Umbria
Edizione: Settembre 2010
Progetto grafico e videoimpaginazione: Chiara Gagliano
Immagine di copertina di: Cristina Marchionni, in arte “Esmeralda”
Tutti i diritti sono riservati
Ogni riproduzione, anche parziale è vietata
ISBN: 88-96649-08-4
I QUADERNI DEL VOLONTARIATO,
UN VIAGGIO ATTRAVERSO UN LIBRO NEL MONDO DEL SOCIALE
Il CESVOL, centro servizi volontariato per la Provincia di Perugia,
nell’ambito delle proprie attività istituzionali, ha definito un piano specifico nell’area della pubblicistica del volontariato.
L’obiettivo è quello di fornire proposte ed idee coerenti rispetto ai
temi di interesse e di competenza del settore, di valorizzare il patrimonio di esperienze e di contenuti già esistenti nell’ambito del volontariato organizzato ed inoltre di favorire e promuovere la
circolazione e diffusione di argomenti e questioni che possono ritenersi coerenti rispetto a quelli presenti al centro della riflessione regionale o nazionale sulle tematiche sociali.
La collana I quaderni del volontariato presenta una serie di produzioni pubblicistiche selezionate attraverso un invito periodico rivolto alle associazioni, al fine di realizzare con il tempo una vera e
propria collana editoriale dedicata alle tematiche sociali, ma anche
ai contenuti ed alle azioni portate avanti dall’associazionismo provinciale.
I Quaderni del volontariato, inoltre, rappresentano un utile supporto
per chiunque volesse approfondire i temi inerenti il sociale per motivi di studio ed approfondimento.
Introduzione di Simone Fagioli
I “POETI DISINCANTATI” NEL TEMPO DELLA POVERTÀ
I poeti sono burattinai, che, attraverso un filo emozionale, guidano
più o meno sapientemente le parole, simboli linguistici dell’anima.
Le parole simboleggiano, invece, dei burattini che rispondono perfettamente ad ogni comando del loro creatore: le parole sono pezzi
di vita, frammenti di anima, schegge d’esistenza che si separano dal
poeta per prendere forma in una nuova vita.
Nella poesia, un poeta ritrova se stesso: in quei burattini, opere d’arte
create dalla sua intelligenza e dall’attività della sua anima, egli si riconosce e in essi rivive.
Un poeta è un burattinaio di parole.
In tale contesto, il poeta ha il compito intellettuale e sociale di permettere all’essere, al mondo nella sua totalità, di disvelarsi: attraverso
il linguaggio poetico, infatti, l’essere si disvela all’uomo che lo interroga. Solo nel linguaggio autentico della poesia, si possono trovare
le vere risposte che riguardano la nostra esistenza.
L’uomo è il pastore dell’essere, è colui che fa da guardia, che preserva
la verità dell’essere: «il linguaggio è la casa dell’essere, abitando la
quale l’uomo esiste, appartenendo alla verità dell’essere e custodendola»1. L’uomo abita nel linguaggio, casa dell’essere: «i pensatori e i
poeti sono i custodi di questa dimora. Il loro vegliare è il portare a
compimento la manifestatività dell’essere; essi, infatti, mediante il
loro dire, la conducono al linguaggio e nel linguaggio la custodiscono»2.
È questo il senso e il perché dei poeti nel tempo della povertà e del
post-moderno3: nella notte del mondo, dove tutto appare povero, farmmentato, precario, infondato e relativo, il linguaggio poetico, unico
mezzo linguistico nel quale l’essere si disvela, è l’unica fonte di salvezza umana. In questo frastagliato e sincretico orizzonte esistenziale,
chi è il poeta? Il poeta è il custode, è colui che si prende cura della dimora dell’essere.
M. Heidegger, Lettera sull’umanismo, a cura di F. Volpi, Adelphi edizioni, Milano 1995, p. 61.
Ibid., p. 31.
3 Cfr., M. Heidegger, Perché i poeti?, in Sentieri interrotti, Firenze, La Nuova Italia, 1968, pp. 247-297
1
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Introduzione di Simone Fagioli
Egli è nel mondo come custode della casa dell’essere, del luogo, della
radura dove la verità non si nasconde. In forza di ciò, l’uomo, nella
veste di poeta, è il legislatore, il sacerdote, il re del mondo, è il pastore
dell’essere.
«Poeti sono i mortali che [...] seguono le tracce degli dei fuggiti, restano su queste tracce e così rintracciano la direzione della svolta
per i loro fratelli mortali. L’Etere, nel quale soltanto gli Dei sono
Dei, è la loro divinità. L’elemento di questo Etere, in cui la divinità
stessa è presente, è il Sacro. L’elemento dell’Etere per il ritorno degli
Dei, il Sacro, è la traccia degli Dei fuggiti»4.
Pertanto, i poeti disincantati5 hanno il difficile compito di interpretare
il post-moderno, momento storico dell’umanità simboleggiato dall’espressione “il tempo della povertà”, attraverso i differenti linguaggi poetici di cui sono artefici.
Solo per mezzo della poesia essi potranno salvare sia il mondo sia
loro stessi, a patto che ci sarà ancora un mondo da salvare.
Simone Fagioli
4
Ibid., p. 250
5
Per una definizione di “poeta disincantato”, cfr. S. Fagioli “Emozioni da Saltimbanco”, Cesvol-Futura, Perugia 2009,
pp. 7-10.
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Gionada Battisti
Gionada Battisti
Tu metti in pratica
quello che a me
piacerebbe pensare.
Questa è una breve poesia di Gionada Battisti. L’ho conosciuto così.
È succinto nel suo modo di esprimersi, ma comunica con gli occhi.
Dal mio pianeta poetico sono entrato nel suo mondo, fatto di pensieri veloci e pungenti.
Crescendo si è accorto che la vita cambia ed oggi alle volte trova rifugio nella carta e nella penna che gli permettono di fantasticare.
“Non accontentarti dell’orizzonte, cerca l’infinito” recita un aforismo di Jim Morrison. Jonny vive a S. Anatolia di Narco, nel cuore
della Valnerina, in provincia di Perugia. Vive e lavora gestendo il bar
di famiglia. Dio ci ha dato due orecchie, ma soltanto una bocca, proprio per ascoltare il doppio e parlare la metà, così recita un epitteto
anonimo che riflette perfettamente il modo di essere e scrivere di
Gionada.
A cura di Paolo Parigi
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Gionada Battisti
Volevo odiarti e dimenticarti,
ma più ci speravo e meno ci riuscivo
volevo non vederti più,
ma speravo di incontrarti,
volevo non amarti, invano
...
...
Oh! mia dolce
ti cerco e non ti trovo
poi compari all'improvviso,
passi come un leggero vento di ebbrezza
accarezzando il mio cuore.
Non riesco a guardarti negli occhi
sei la mia tentazione
sei il mio DESIDERIO.
...
...
Il coraggio
è solo un sentimento
che puoi provare...
un attimo dopo...
aver avuto paura.
...
...
Non basterebbe
strizzare una nuvola
per raggiungere le lacrime
che ho versato
per te...
...
Passero solitario che canta all’alba,
goccia di rugiada che scivola
giù da una piccola foglia;
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Gionada Battisti
raggio di sole riflesso nel mare,
parlo di te,
mio dolce
e tenero Amore.
...
...
Sei passata nella mia vita
come una stella cadente
un attimo e te ne sei andata.
Quando hai attraversato il mio cielo
ho espresso un desiderio...
che rimanessi con me.
NON TUTTI I DESIDERI
SI AVVERANO!
...
...
Sono matto, si...lo so!
ma matto sul serio
la mia mente mi inganna
cose stupide
è difficile così
e mi fa stare male.
...
...
Non saprei dipingere il tuo volto,
la mia mano è incapace di dare
seguito alla gioia degli occhi!
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Giuseppe Carracchia
Giuseppe Carracchia
Di Giuseppe Carracchia sono state pubblicate due sillogi poetiche:
- Pensieri Notturni, Edessae edizioni
- Anime Vagabonde, il Filo edizioni
Qualche suo scritto è stato raccolto in antologie.
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Giuseppe Carracchia
POESIE COL NASTRO ROSSO
Se chiedi a me perché
amore, ti rispondo non so
e se so non capisco.
Ma c’è un fiore sulla mia scrivania,
un fiore di carta, amore mio.
L’hai portato stamattina
in abbonato col caffè.
C'è un fiore di carta
solo per me, tutto rosso,
e gli abbiamo dato da bere
a più non posso
perchè il nostro amore
è più grande del sapere
e cresce.
I
La poesia più bella non l’ho mai scritta.
Me la porto dentro, al centro.
II
Ho trangugiato l’odore del bucato steso,
ho lanciato gli occhi in alto
e ho visto due rondini ricamare
con ago e filo nero tutto il cielo.
Piccioli amanti come aquiloni
arrotolarsi in spazi imprendibili
disegnando nella berceuse dello sfiorare
figure incomprensibili, perché l’amore
pure quello per la vita
non sempre è spiegabile.
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Giuseppe Carracchia
III
La batimetria cardiologica
è un’aritmia illogica
logicamente instabile
tanto quanto amabile.
IV
L’uno più completo è, dell’amore
amuleto, il doppio. Essenza
principale della stella polare
senza la quale l’umanità non sarebbe qua.
V
Amare è amare se è carne da toccare
ferita da rimarginare e sangue da benedire
amare è credere che ci sia qualcosa
da cui fuggire e qualcosa a cui tornare.
VI
Poggiata la tua veste ho per terra,
tutta dal colletto in giù
di spilli l’ho seminata - cosicché tu
non ti rivesta mai più.
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Elisabetta Comastri
Elisabetta Comastri
Elisabetta Comastri è nata a Perugia 46 anni fa e da molti anni vive
a Spoleto. Laureata in Lettere e docente di Italiano e Latino al Liceo
scientifico della sua città, è madre di 4 figli e appassionata di lettura,
scrittura e cucina.
Nel 2005 ha pubblicato il suo primo libro di poesie “Il volo”, Ed.
Morlacchi, Perugia. Il volume è uscito nel Febbraio 2006 in edizione
bilingue italiano e tedesco, ed è stato presentato con cerimonia ufficiale a Schwetzingen, città gemellata con Spoleto. “Il volo” ha ricevuto il diploma di merito come finalista al premio Città di Arona
2006.
Dal 2005 all’anno in corso ha partecipato a molti concorsi letterari
di poesia e prosa, riportando numerosi successi con componimenti
in versi, racconti o fiabe. Ha per la precisione conquistato 9 primi
posti, varie altre volte il 2° o il 3° posto e numerose segnalazioni di
merito a premi nazionali e internazionali, per un totale, a tutt’oggi,
di oltre 50 concorsi premiati. Fra i premi si segnala il primo posto al
concorso Tabarrini-Castel Ritaldi il paese delle fiabe edizione 2009,
con la Fiaba “Sofia e l’anello mancante”. Vari suoi scritti sono stati
antologizzati da case editrici come “Pagine”,“Montedit”, “Pragmata”, “Progetto cultura”, “Albus edizioni”, “Ibiskos Ulivieri”, Artescrittura e altre.
Amante del teatro, ha fatto parte delle compagnie teatrali dialettali
“La maschera” di Spoleto e “Diecca fo’ di Campello sul Clitunno
partecipando a commedie in lingua locale spoletina in vari ruoli. Organizza e partecipa a reading di poesia. Nell’agosto 2009, per la rassegna di arte contemporanea tenutasi a Spoleto presso L’Hotel
Albornoz Palace Hotel ha allestito con la direzione del regista Carlo
del Giudice lo spettacolo “...non avevano cravatte” con testi delle
sue poesie e con la partecipazione dei musicisti Marco di Battista,
Cristian Panetto, Daniela Panetta e C. J. Everett.
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Elisabetta Comastri
Nel 2009 è stata insignita del premio Talegalli dalla Associazione
Amici di Eggi – Spoleto, quale riconoscimento per la sua attività di
scrittura e per il contributo alla vita culturale della sua città.
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Elisabetta Comastri
RITORNO A SCUOLA
C’è ancora l’odore del sole
nella memoria dei gelati settembrini
ma già la vacanza della sveglia s’invola
in nuovo odore di carta negli zaini arrampicati
su spalle abbronzate e su volti spalancati
a salutare il nuovo inizio della scuola.
Girano i cardini e piangono d’aule
lasciate troppo vuote di vera nostalgia
per improbe parabole, traslati, sezioni auree
per scisti, buchi neri o brecce a Porta Pia.
Cigolano carrucole in pozzanghere d’indifferenza
e il nuovo professore conta le ore
di concesso sognarsi narratore d’onniscienza.
Sarà ritorno a scuola di Pitagora
a quadrar rette sulle ipotenuse
per mondi astratti e studenti già distratti
dalle radici quadre di schermi e stelle ottuse.
E la professoressa paludata
sgrana rosari e sguardi insofferenti
sulla platea d’indegni se li chiami studenti
che arrabbiano d’errori
che ammorbano di noia
che perdi se ci provi senza arrenderti alla voglia.
Risuona fra i banchi il sogno d’una lezione
per scrivere una lettera ad un destinatario
entro il limiti della seconda ora del quadro orario
a un amico del futuro, come se il cuore fosse finzione
su carta profumata, come l’inchiostro di una volta
che ci travesti i tuoi mali
mentre ti storcono gli occhi addosso
gli allievi nati all’ingrosso coi pollici digitali.
E se volano è di dita
su schermi al quarzo luminescenti
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Elisabetta Comastri
ché se sprechi la carta poi gli alberi piangono
come ci insegnano ad altre messe
e ti ci salvi con un tvb
incastrato nei limiti di un sms.
Bestemmiano la nozione
coppie di orecchie sorde
senza motivazione
e arrampicano piani di un’ offerta formativa
strateghi malpagati
in una scuola di stato dal respiro contato
ma è lotta già persa a giocarla
come il grido di un senza fiato
se sempre e solo male se ne parla.
Ma l’inerzia sostiene anche i tagli di spesa
ed è certo anche il ritorno della rosa
che già declina i suoi casi
al passo incerto e corto di un’asmatica
come a sudare i suoi improbabili destini
nascosti nel mistero magistrale della grammatica.
Forse sarà soggetto
o causa efficiente d’allergia
ignara nel suo semplice ablativo
di come un pegno solo probabile d’amore
minacci spine ipotetiche d’abulia
all’ombra di un verbo al congiuntivo.
E via così, fino al Maggio venturo
che aspetta ondivaghe conclusioni
attraversando i giorni e il parolare
di un altro anno passato ad attendere
ritorno a scuola come ritorno a sognare.
E un’altra rosa sboccerà sul suo gambo
ma coi suoi sogni fragili di petali
inciderà su corolle mai colte da nessuno
l’introvabile legge che svela solo al vento
il caso che si flette al suo profumo.
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Elisabetta Comastri
I PERCHÉ DEL MIO SCRIVERE
Perché scrivere.
È il mio chiedere
di sempre insoddisfatto.
È forse il mio azzittare la bocca
che non sprechi ondivaghe
cianfrusaglie di voce
confuse nel chiasso
che si fa scuraglia.
È il mio illudere i tramonti
con misture inchiostrate
dietro lo spiraglio della porta
per lacrimare fessure di luce
sul bordo generoso della carta.
È il mio chiudermi negli occhi
a ritrovare memorie di sorrisi
fingendomi il dissolversi
delle brume negli oggi novembrini.
È il mio sognare di aver pianto mai
per l’alchemico potere
di parole scoperte
dentro crisalidi di dolore
dischiuse ad ali aperte
a volarmi colori nelle disillusioni
a farsi farfalle
che al male donano ragioni.
È il mio parlare da viva alla morte
senza ingannarla
senza aspettarla
prima che mai giungesse
per il mio fragile mancare di promesse
per questo tremito d’anima
se tento il mantenere.
Dubbio che mi precipita
negli occhi dei figli da capire.
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Elisabetta Comastri
Così mi scampo
da un adesso da spiegare
io, fatta di carta e di parole,
sbavate a una vita di righi, senza decidere.
Saranno dei miei figli, nei venti che vorranno.
E a loro sveleranno
i perché del mio scrivere.
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Elisabetta Comastri
A MIA FIGLIA, CASTELLI
Ho costruito su di te un castello
in aria.
Di nuvole variava, il panorama
mai fisso
mai uguale
draghi, streghe
o angeli di sogni.
Ancora
allora
eri dentro di me,
io che di mura ti proteggevo,
tu che nel mare primordiale
di vita
nuotavi
verso me.
Ho vinto la battaglia più dura di tutta la guerra
insieme a te,
fra risa ed urla mescolate
insieme.
La roccaforte dalle mura
verdoline
con il suo odore di sangue
il suo sapore ferrigno
fu da noi espugnata.
Il parto:
ed un eroico grido
ci ha viste vincitrici
entrambe
insieme unite da un abbraccio
nel dolore
che si mutava già in ricordo.
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Elisabetta Comastri
Ho architettato insieme a te
castelli di carte,
carponi
sferrando attacchi
alle guglie, alle torri, ai bastioni
cintati di merli
insidiosi di equilibri instabili.
Crollavano i manieri,
al suono delle risa
di te, di bimba,
di giochi e di colori.
Hai scolpito poi per me
castelli di sabbia,
con decori di conchiglia,
con desideri di meraviglia.
Bastava un’onda a portarli via,
bastava un mio sorriso e ti sentivi
di nuovo
la Principessa mia.
Hai smesso coi castelli
hai smesso con le fiabe
hai preso a camminare nel traffico mondano delle strade,
troppe streghe, poche fate.
Dicono che sei grande,
che io “C’ero una volta...”
ma io cerco la pietra per base a quel castello,
il più bello,
per te,
per sempre principessa
per sempre figlia mia.
Per te,
che un dì nel mare dentro
mi nuotavi,
per me,
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Elisabetta Comastri
che forse poche fiabe t’ho narrato
lavoro ad un castello
che ti desidera regina
signora onnipotente di una fiaba.
Serenità, ha nome quel castello.
Vita, la fiaba che ti narrerei.
Contenta, felice col tuo principe
è come ti vorrei.
LA PAROLA ALLA COLPA
E cosa avete ancora da guardare?
Nelle mie gambe di torri
è stanco il passo del senso.
Ponte che fui, do la parola alla colpa
caduto per esilio del consenso
se nato per unire
non ho più fianchi da ricamare
nell’eco che mi addita
monumento di vergogna
per la storia che ho tradita
sbavandole la gloria che ci insegna.
E cosa avete allora da parlare?
Se la mia bocca spavalda si spalanca
è per un urlo muto
gridato a un cielo di sotto
che troppo ha ingoiato
di sogni di gloria
caduti come promesse
di un’era che ha dismesso la memoria.
E cosa avete allora da pensare?
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Elisabetta Comastri
È lunga la sequela
di angeli caduti
a vivere dannati
che per una catarsi incommutabile
ho addosso la colpa
di aver sacrificati.
Caduti come gli espulsi
da un vostro millantato Paradiso
che dicono abbisogni di una porta
da chiudervici dentro
protetti nella boria che vi ammorba.
E cosa avete allora da salvare?
Forse soltanto la falsa coscienza
dai fantasmi di chi
del vostro Eden decise di far senza
privato anche dell’ultimo dei sogni da sognare
caduto nella colpa
di non avervi estorto
il senso che significa volare.
E cosa avete ancora da gridare?
Chiudetevi pure dentro
all’Eden trionfante
dei vivi privi di torti
liberi ormai del debito
coi cristi e coi risorti.
Io sarò allora il ponte degli angeli
nel cielo di sotto precipitati
nel suicidio che li ha salvati
dopo che erano già morti.
Rimango ma non da solo
io sto cogli angeli perduti
ponte di torri erette
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Elisabetta Comastri
a monumento dei caduti.
E sgranerò rosari di luce
riflessa sulle mie pietre dalle stelle
mentre voi, a tatuarvi di farfalle
per riciclare posticcio dolore sulla pelle,
mai saprete il colore
che grida la voce della colpa
nel volo caduto di ogni angelo ribelle.
FABULA DI MILLE DONNE
in memoria di Alda Merini
Fabula delle donne
che spesso voce non hanno
ma non più mute nei tuoi versi
ove gridasti in sussurri il coraggio
di stracciarsi le gonne
di strapparsi le penne
pretese lucide, sempre pronte,
ma per voli che ci impongono
e che tu chiamasti oltraggio.
In te fu il dolore delle ore
e l’imparare ad amarlo,
benedicendo l’odio
senza rifiutarlo
tu, che sapesti come non ha colpa
la rosa non fiorita in alcun maggio.
Ora è nei ventri avidi del sempre
quel tuo sapere di resistenza cinica
alla forma costretta
alle gabbie fin troppo scomode
di una maschera maledetta.
Volubile dicesti la vita
che non ha anime uguali per nessuno
accoccolasti il vento
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Elisabetta Comastri
nel nero di catrami, in volute di fumo
di sigarette che bruciano come spesso i “ti amo”
e che tu lucida svelasti
incapaci di dono.
Ma tu pagasti coi tuoi denari
perché di spendere si nutre l’investire
malgrado i conti, salati, fatti di giorni
come le guerre, con meno albe che tramonti.
L’esistere non tolse mai forza alla tua lotta
armata di parole, dure di senza suono
perché solo la voce è antidoto ai silenzi
e non è in clinica che si cura
o che risarciscono l’abbandono.
Si spegne come di rosso vespertino
la tua brace catartica per una vita di falso amore
con cui avesti di un premio solo orfica illusione
che del male t’illuse poter tenere il timone.
Vola nel nulla solo per chi è sordo
la poesia che espirasti in libere volute
ma viva si libra nella fabula
di mille donne altrimenti senza te
dannate e mute.
Hai sfidato la quiete di spesso comodi silenzi
col grido zitto che chiamano follia
ma la tua anima fattasi parola
con l’urto dell’urlo risarciva il silenzio
da far sana la fuga nella malattia.
E fu salute, senza bisogno di guarire,
la voce di quel male nella tua poesia
così risorgi, fabula delle donne, Saffo dei navigli,
e dietro al goffo volo amaro della morte
è solo vita, in fondo, quella che va via.
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Sandro Costanzi
Sandro Costanzi
Nato a Spoleto il 4 maggio 1981, ha frequentato dal 1995 al 2000 il
Liceo Pontano Sansi (indirizzo socio-psico-pedagogico). Dal 2000
al 2005 ha studiato presso l’Istituto Teologico di Assisi, ove nel 2007
si è laureato con la tesi “Tertulliano: l’anima e la sua realtà (De anima
22)”. In passato ha collaborato con vari enti ed associazioni culturali
nell’organizzazione di mostre d’arte ed eventi musicali. Dal 2007
collabora con AnnaMaria Polidori nella gestione e animazione del
Centro Culturale Poli d’Arte. Attualmente insegna religione cattolica
in vari istituti didattici del circondario spoletino. È uno dei soci fondatori dell’associazione culturale “FareCultura”.
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Sandro Costanzi
IL FUOCO, LA TERRA, L’ARIA E L’ACQUA
Fiamma, alito di genio
Regalità e sacralità sono in te
Incise, scolpite e illuminate,
Mentre la luce scaglia su scaglia
Ascende verso gli occhi tuoi
E danza trepidante sulle tue ali.
Ci inginocchiamo innanzi a te,
O Drago, re e sacerdote del fuoco:
Spirito, forza e genio creativo
Fluttuano in lingue eclettiche,
Mentre il buio spira nella luce.
Vieni, o Drago, vieni e alita:
Fanciullo innocente e ludico,
Saggio e barbuto filosofo,
Purificazione che nelle ceneri
Doni una culla ai semi nascituri.
Venerdì, 28 novembre 2008
TERRA, A TE APPARTENGO
La pioggia libera e diffonde
Le tue fragranze e la tua storia,
Mentre feconda e fertile
Ti penetra nelle profondità
Più inconsce e recondite.
Esplodono e s’innalzano profumi
Fermentati e celati pazientemente
Quale incenso al mistero della vita:
Accogliente e profonda come nebbia
Inebriata e pregna della tua essenza.
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Sandro Costanzi
O terra, mentre ti odoro e ti plasmo
In te adoro la vita che si svela fluente.
E mi ritrovo essere parte della sua storia
In te, ove le ere non trasmutano senza
Lasciare un seme e una testimonianza
Su cui innestare e realizzare un’era altra.
Mercoledì, 5 marzo 2008
SOLCHI DI FUTURO
Solcano decisi e graffianti
I cieli plastici e malleabili
E vi imprimono carnosi
Candide scie nell’azzurro
Immenso come l’orizzonte:
Informe e metafisico limite.
Mercoledì 12 marzo 2008
L’ECO DI EA
Sinuosa e recondita l’eco
Di Ea nelle profondità scolpite
Della terra e delle acque.
Acque che goccia su goccia
Rendono solido e sacrale
L’inconscio criptico e cristallino
In silenti e cadenzate cattedrali.
Acque che donano fiori e licheni
Ai relitti, oscuri e profondi santuari
Di micro organismi: silenti sacerdoti
Di ciclici corsi della vita corrente.
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Sandro Costanzi
Acque che annunciano storie e pensieri
Riflessi e modulati su onde fluenti e miti
Di un inconscio che pacificato emerge
Con tutte le sue evoluzioni e stratificazioni.
Plastica e duttile ondeggia
La saggezza augure e vivida
Di Ea, che permane diffusa
Profonda-mente in-forme.
Tu ...
I nostri silenzi i campi distesi
Verso gli orizzonti tutti interiori
Dell’anima timorosa a schiudersi.
Tu che bussi agli occhi miei,
I portali della mia anima,
E chiedi loro il permesso
Di entrare in casa, tu ospite
Mio consolatore nel donarti.
Tu che taci e mi scruti
Tu che mi illumini gli occhi
Tu che mi consoli l’anima
Tu che mi scaldi il cuore
Tu che mi carezzi le mani:
Io che mi ristoro sulle tue spalle.
Noi che abbracciamo questo segreto...
Sabato, 6 dicembre 2008
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Simone Fagioli
Simone Fagioli
Laureato in “Etica delle Relazioni umane” (Laurea Magistrale) presso
l’Università degli Studi di Perugia con la votazione di 110/110 con
lode, con una tesi dal titolo “La ‘Retorica’ di Aristotele: verso una logica
argomentativa”, sotto la guida del Prof. A. Pieretti.
Laureato in “Filosofia” presso l’Università degli Studi di Perugia con
la votazione di 110/110 con lode, con una tesi dal titolo “La struttura
dell’argomentazione nella Retorica di Aristotele”, sotto la guida del Prof.
A. Pieretti. Socio Corrispondente dell’Accademia Internazionale
d’Arte Moderna (A.I.A.M.).
Presidente dell’Associazione Culturale “Fare Cultura”.
Ha svolto l’attività di tutorato per l’insegnamento di Epistemologia
per l’A.A. 2007/2008 presso l’Università degli Studi di Perugia. Ha
collaborato in qualità di addetto stampa al Convegno Nazionale “La
cura filosofica” presso la Sala dei Notari del Comune di Perugia – Università degli Studi di Perugia – (Perugia 2008). Ha svolto uno Stage/Tirocinio svolto nell’anno 2006 presso il Servizio Attività Culturali e dello
Spettacolo presso la Regione Umbria.
Collabora con alcuni portali on-line. È ideatore del progetto “Poetry
and Jazz Music”, recital poetico-musicale di chiara fama nazionale.
Ha ricevuto importanti premi letterari. Ricordiamo alcuni tra i numerosi riconoscimenti: 1° Classificato Premio Nazionale di Poesia
“Versi Distillati” (Brescia 2009); 1° Classificato Sezione Poesia del
Concorso “Giugno in Arte 2009” (Perugia 2009); 1° Classificato II
Edizione Premio Nazionale di Poesia “Igino Giordani” (Caltanissetta, 2001); 1° Classificato XXIII Edizione Premio Nazionale di
Poesia “Primavera Strianese (Striano, 2003); 1° Classificato VI Concorso Nazionale di Poesia “Poesia in notes”, sul tema “L'uomo e il
mare” – Casa Editrice Ennepilibri – (Imperia, 2006); 2° Premio Tro-
32
Simone Fagioli
feo Internazionale “Medusa Aurea XXVIII Edizione” – poesia edita
– (Roma, 2005); 2° Premio XI Edizione Concorso Nazionale di Poesia
“Madre Claudia Russo” – Centro Ester – poesia inedita – (Napoli,
2005); 2° Classificato I Edizione Premio Letterario Internazionale
“Treditre Editori – Città di Avezzano” (Avezzano, 2004); 3° Classificato Concorso Nazionale di Poesia ”Massimo D’Azeglio” (Barletta,
2000); Finalista XI Edizione Premio Letterario Nazionale di Poesia e
Giornalismo “La fonte – Città di Caserta” (Caserta, 2003); Finalista
con Menzione di Merito X Edizione del Premio Letterario Internazionale di Poesia “Poseidonia – Paestum” (Paestum, 2004); Finalista
con Menzione di Merito III Edizione del Premio Letterario Internazionale “Trofeo Giacomo Leopardi” (Recanati, 2005); Finalista Premio
Letterario Nazionale di Poesia “Valle dell’Aniene” – (Cineto Romano,
2007).
Ha recentemente curato una antologia di giovani poeti umbri (Emozioni da Saltimbanco, a cura di S. Fagioli, edito da Cesvol Perugia
2008). Nel 2003 ha pubblicato la raccolta di poesie, “Un poeta: l’ombra della sua città”, Casa Editrice Alberti & C. Editori. Il volume ha
vinto il II Premio Trofeo Internazionale “Medusa Aurea XXVIII
Edizione” dell’Accademia Internazionale d’Arte Moderna (Roma,
2005).
Sue poesie figurano in prestigiose antologie e volumi collettivi. Del
suo lavoro si sono occupati vari critici, tra cui Maurizio Cucchi, Sergio Mazzetelli, Maurizio Terzetti, Roberto Rizzoli, Marcello Tucci,
Carmen Moscariello, Anna Maria Cioffi, Elio Picardi, Giuseppe
Martella. Tra gli altri, hanno parlato di lui: La Stampa, La Nazione, Il
Messaggero, Il Corriere dell’Umbria, Il Giornale dell’Umbria, Il Centro – Quotidiano dell’Abruzzo, Abruzzo Oggi, Il Quotidiano, La
Voce La Riviera, Poesia – Mensile Internazionale di cultura poetica,
Poeti e Poesia – Rivista Internazionale.
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Simone Fagioli
FRAMMENTO NEL TEMPO
Una montagna di libri
adagiati sopra la mia scrivania
liberi viaggiano nei miei pensieri,
partono e tornano liberi e verosimili
dentro pagine lette e rilette o da studiare,
da ripetere lentamente a voce bassa
ma che ora vorrei tanto urlare e...
In questi momenti incessanti di panico,
perso in lunghe giornate passate a studiare,
nei “pane e nutella” che non potevo mangiare...
Sono ancora io a giocare con le parole,
a creare versi e strofe e a rimare,
a scrivere canzoni e poesie,
mie storie che non sono solamente mie,
semplicemente mie, semplicemente.
Siamo architetti tra il detto ed il non-detto,
burattinai di parole, di linguaggi e di vite
che cadono, si perdono e si rialzano in altre vite.
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Simone Fagioli
FUMO E POESIA
Una mezza minerale ferma lì
a guardare il tempo intorno a me;
una terza Marlboro di compagnia
che il suo fumo allontana e porta via.
Gli alberi intorno, un rumore in sottofondo,
il via vai frenetico di una città
che guardo da un piccolo squarcio
in lontananza, da un punto indefinito.
Il fumo vola sempre alto,
silenzioso ed ancora scomoda
trasgressione della mia morale
che alterno tra gioia ed abitudine.
Il fumo denso che ripetutamente
respiro senza veramente fumare
ha reso chiaro, sciolto dubbi antichi:
il vivere è ovunque lo stesso vivere.
Socrate avrebbe pronunciato
il vivere ha definizione universale
ma un misero poeta scrive in versi
solo il mondo che gli vive accanto.
La città, al contempo avara e triste
rimane in attesa, tra inappagamento,
tensione, angosce e misere felicità.
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Simone Fagioli
ALTRE FOGLIE
Ho visto la mia città di notte
addormentata sotto una stella infuocata,
sotto la luce dei lampioni,
sotto il rumore del gira e passa dell’acqua
che trascina secche foglie via da me
e sotto il peso dei miei passi,
che infrangono mantelli di aghi di pino,
è il silenzio, un silenzio che non c’è.
RITORNANDO VERSO CASA
Ruvido asfalto vedo sui marciapiedi,
angusta e strana sensazione di smarrimento:
è solo polvere che scorre sotto i miei piedi.
È disincanto del mondo,
è meraviglia della natura,
è sbigottimento di essere piccoli punti neri.
É il privilegio di guardare il mondo
dal più basso dei punti di vista.
È il mondo dall’unica
prospettiva della terra,
è l’essere senza cielo
che contempla il cielo,
è l’essere senza il fuoco
dove il fuoco può bruciare,
e l’essere privo del mare
quando il mare smette di riposare.
Nella nostra totale indifferenza
di costanti viaggianti senza viaggio,
noi vediamo lì solamente marciapiedi,
36
Simone Fagioli
solo strisce continue del mondo
dove posare le nostre ombre
nell’eterno rischio, sola certezza
di perdere la vita per un niente.
È LA VITA
È un autobus che va di fretta
in ritardo lungo il traffico della città;
è un treno che non ti aspetta
fino a quando un altro treno non arriverà;
è un taxi che chiami per ore
e speri di vedere sotto la pioggia che bagnerà
la vita.
È una perduta occasione,
la vita;
è un vecchio amore,
la vita;
è gioia, è pianto ed ancora dolore,
la vita.
È un vivere senza intuizione,
non è la vita;
è un vivere con rassegnazione,
non è la vita,
è perdere ogni volta,
non è la vita.
È vivere per una ragione,
la mia vita;
vivere dentro una canzone,
la mia vita;
vivere in sogni senza realtà,
la mia vita.
37
Simone Fagioli
È la pagina di un libro che sfogli da ore
e non riesci ancora a capire;
è il rumore incessante di tanti pensieri
che non riuscirai mai ad inseguire;
è il ronzare attorno di un dubbio eterno,
di questo lento scorrere senza tempo,
la vita.
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Jacopo Feliciani
Jacopo Feliciani
Autore letterario libero e spoletino, profondo conoscitore del
mondo del Melodramma, e da sempre affascinato dalle magie della
musica Sacra. Collabora con numerosi portali on-line, prediligendo
i Festivals, e la stagione lirica, mettendo in risalto la bellezza delle
rarità presentate nella Città dei Due Mondi. Nel 2008 è autore insieme a Paolo Parigi di un libretto operistico dal titolo “Fuori dal
tempo”. È ideatore del blog “http://notitiae.wordpress.com”. Collabora con “Spoleto 7 giorni”.
Negli ultimi anni si è lasciato prendere dalla poesia iniziando a scrivere in occasione delle serate organizzate durante il Festival da una
nota Cantina per celebrare il “Rosso di Montefalco”. La sua attività
artistica in campo musicale lo vede impegnato come cantore della
Cappella musicale della Cattedrale di Spoleto e come compositore
di qualche lirica. Ha partecipato ai reading poetici dell’Associazione
“FareCultura” presentando il Melodramma in esplicativa ed originale
chiave poetico-letteraria. Le poesie presentate sono state ispirate dai
meandri più reconditi ed affascinanti della Conoscenza umana, sempre oggetto di approfondimento e studio; rese poi marmo stabile
da una perifrasi lineare e descrittiva, ma molto disomogenea. Si ha
l’impressione di vedere un quadro con pennellate di colore di intensità sempre diverse e leggermente sfumate, confuse dalla luce del
crepuscolo: la luce che l’autore ama maggiormente.
A cura di Paolo Parigi
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Jacopo Feliciani
PER GIOCO
Con passo felpato superi la porta che immette nell'atrio.
Non ci sono ostacoli... . Si apre l’ingresso al tempio.
In fondo intravedi l’altare. Non è orientato a Nord.
I muratori sono all’opera...non sono incappucciati.
I maestri son due, pur loro senza cappuccio nero.
Dov’è la cazzuola, il martelletto?
Riconosci il compasso, ma non c'è la squadra. Hanno il grembiule,
non i guanti bianchi.
E la spada? No, tengono in mano un stecca ed indossano il grembiule.
Mirano una biglia che colpisce di rinterzo i birilli.
È filotto!
Ad uno ad uno cadono...e l’altra palla va in buca.
LI CADUTI
Mo m’hanno dittu de scrie nà poisia...
Su li caduti. Ma fijittu mia...
ma come faccio a scrie! Mica sò un paeta?
Li caduti sò caduti.
E se sò caduti jè canti uno bello requiem
e chiudi lo sonettu.
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Jacopo Feliciani
L’“NORCINO”
Lesto girovago lavora maiali, agnelli e asini.
Chiamato senza timore
Per quotidiani lavori
Diviene impopolare
Per straordinarie occasioni.
Economico e popolare cava denti e pietre per due scudi.
L’Empirico passa per la via
Col pesante bagaglio.
Specializzato Figaro
Stimato Ciarlatano.
Eccentrico e singolare estrae testicoli per terapia e pel “Canto”.
Cura e salva vite
Crea “artisti virtuosi”
Annodando vasi
Inventando pei gatti frattaglie.
VINO: SECONDA PERSONA, “VARIABILE”
Fai sistemare quegli arbusti.
Si aggrappano viticci elicoidali.
Prendono a rampicare.
Attendi di stupire ai tuoi banchetti.
Conquistare, dominare...
Salti nella vasca e pigi a piedi scalzi acini ora bianchi, ora scuri.
Salti, ridi,...ti riposi. Pigi, obbedisci con assenso al tuo padrone.
Riposi nel tino nell’autunno e sei novello.
Maturi nella botte nell’inverno.
Sei vino, desiderato.
Apollo confonde; azzurri giorni felici che Era sarà a salvare.
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Jacopo Feliciani
LA FILOSSERA
Oh maledetta, che vite distruggi.
Bestia invisibile inviata da Ade.
Vinta non l’hai.
Innesto, inebrianti serate. Bacco trionfante!
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Paola Gubbini
Paola Gubbini
Paola Gubbini, nasce a Foligno il 28/9/1986, risiede a Castel Ritaldi
dalla nascita. Inizia a scrivere poesie all’età di dieci anni e negli ultimi
tempi scopre il piacere di scrivere anche testi di narrativa come monologhi e fiabe.
Numerosi concorsi hanno notato e selezionato sue poesie ai fini
della pubblicazione.
Possiamo leggere i suoi testi all’interno dei seguenti volumi:
“Spiragli 61” Editrice Nuovi Autori;
“Emozioni da saltimbanco” edito dal Cesvol;
“Parole in fuga” vol. 6 Aletti Editore;
“Tra un fiore colto e l’altro donato” vol.7 Aletti Editore.
Ha partecipato e partecipa a numerosi recital e iniziative organizzate
nel suo territorio, rivolte alla poesia ed ha vinto nell’anno 2009 il
primo “Poetry Slam” svolto nella città di Spoleto.
La sua poesia è realtà, trasfigurata quanto ammiccante; quasi mai rivelata ma solo tratteggiata e accennata.
Le chiavi di lettura si percepiscono leggendo i testi con tutti i sensi,
lasciando al suono delle parole la possibilità di creare immagini, affinché possano evocare alcuni dei nostri mondi.
Nella sua poesia c’è l’istinto poetico, l’istinto sicuro di chi nasce
poeta, di chi è abituato a leggere il mondo in versi ed in versi esprimerlo.
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Paola Gubbini
L’INQUADRIAMO
E la linea scolpita nel cielo
un canto sottile
che bacia il sereno
come una pesca
matura giunta al suo giorno
così è per noi dolce
osservare un tramonto.
Il tempo si perde
poi ciondola piano
è custode di tutto
l’armonia d’un ordinato volo ameno
e traccia una riga
obliqua nel vento
a un tratto fermato da cotanto incanto.
L’aria ferma accoglie il bagliore
e noi così in basso,
fiori senza nome
ascoltiamo il cielo come fosse onde
e l’inquadriamo con lo sguardo discreto
in una cornice senza orizzonte.
Ci si trova ad esser tutto
in questo infinito scorcio di mondo
non è caldo né freddo
è il tramonto
che pian piano fa spazio
a giochi di ombre
in questa monastica vallata
ove tutto si nasconde.
Il tempo danza nell’aria
trepida e tacita
come un sottile velo disteso
su questa cartolina lucida.
44
Paola Gubbini
Così mi diletto a guardarmi intorno
or che un oggi s’incammina alla fine del giorno
e in questo accogliente ritrovo
non esiston le ore
come nel mentre in cui meramente
m’innamora l’amore.
ODORE DI SIGARO
Odore di sigaro
a sangue caldo
geografico.
Una sagoma attraversa
orizzontalmente una parte del mondo,
non ne è muro portante
tanto è piccola, che non solo non ne vede l’orizzonte
ma non ne scorge neanche la metà.
Si limita a far scorrergliene addosso
il riflesso di soppiatto.
Come a confondersi col grigio del cemento
come a distinguersi
mistica astrazione d’olio in un catino d’acqua,
è uno sfumarsi così volutamente
camaleontico
atto a osservare moto ognuno della città.
Anice e cannella
mi sembra di non riconoscerla
è la fragranza che non appartiene ad alcun passante
prima di togliersi il cappello.
Un gesto inaspettato e rassicurante
era solo una valigia.
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Paola Gubbini
Si cammina
su di un velo di morbida e viscida
marmellata di castagne
tra l’odore del freddo
che gela e arrossisce le estremità delle mani
così uguali tra tutte e cosi critiche tra loro,
è a guardarle ora così imbalsamate
che s’evidenziano dell’ennesima forma.
È il tanto che si vede e ci prende
in una tarda e giovane ora pomeridiana
nuova anonima
in cui mi converto nel passeggiare
a sangue caldo
geometrico
e ritrovo,
perdendolo,
il nome.
QUELLE TRE NOTE
Le ho riconosciute,
quelle tre note
riecheggiare nel silenzio disturbato
il mentre in cui il sole stava prendendo il caffè.
Quel pomeriggio in cui il vento sapeva di fragola
le ha trasportate la tradizione
al mio cervello che scoppia.
Non so come sono
non chiedermi come sono.
Non cosa il mio cuore va figurando
al saluto loro.
Né il pregato che le chiama che nome ha,
non me ne chiedere il nome, ti prego!
Non cosa ho saputo nel raccontarle ora
né cosa ho poi da raccontare...
46
Paola Gubbini
È solo...
come non so perché la mia calligrafia
ora cambia forma:
è solo.
L’indefinibilità che avvolge così tanti gesti
è l’unica risposta che do,
l’unica domanda che ho.
Mi vengono a far giorno
improvvise e svilite
come un puzzle dai contorni sbiaditi.
Le ho riconosciute
quelle tre note
senza forma senza odore
con forma e odore.
Ma non chiedermi cosa scrivo.
Se cerchi qui delle risposte
io non sto a raccontare
quel che il vento mi volle far conoscere,
a tutte le domande non posso dar figli
né la presunzione di dar consigli,
quei petali che volano oggi
tra i fili di ogni bosco.
Io di quelle note non so niente
ma riecheggiando nel silenzio disturbato
le riconosco.
47
Paola Gubbini
LAMPARA
Guardava lo spettatore disciplinato
la danza d’innumerevoli e infuocate lumachine
apparse e dimenticate sul manto ovattato
di un interminabile anno ormai alla fine.
È negli albori postumi che si lasciava intravedere
la profondità del cielo
come una lampada che sta per cadere
brucia un brandello del suo candido velo.
Così ribelle è quel lembo che brucia
che pare di San Vito esser lo sposo
in un ballo privo di fiducia
si dimena senza riposo.
Note ataviche di un soprano
continuano a dipinger lumachine
dello splendore antelucano
in eclissi vespertine.
È il guardare concentrico e commosso
che regna nelle notti di mezz’Aprile
nei Sabba in cui saltando il fosso
non si saluta mai con la parola fine.
48
Paola Gubbini
METTERSI IN RIGA
Da questa prospettiva
sembra tutto più semplice
le nuvole, le case sembrano semplicemente
nuvole e case.
Da qui all’ultima chiusa
nel vertice dell’angolo
traccio una linea obliqua con lo sguardo.
Chi vorresti essere stato?
Che vorresti essere?
Un falco una cimice uno scoiattolo
e alcune note che si ripetono che
mi risvegliano.
Da dove vengono, è qui che approdano?
In una semplice ora pomeridiana
in cui il non saper che fare
mi conduce qui
al centro di un tavolo blu.
Una cicca che sembra fumo il primo incontro,
tra pochi punti sulla linea che la sfiora
a destra e non si desta
pallida ad osservarla.
Il solito smalto rosso,
il silenzio ora.
Un punto di colla
forse latte scivolato da una tazza
e rimasto sul tavolo
mi fa attaccare il foglio alla plastica
e tira con metodica richiesta
come il pensiero, una risposta.
Sembra accontentarsi che gli lasci qui il foglio
a tutto purché muti,
disposta.
E sento troppi rumori
labili e tremuli,
ballate fragili.
49
Paola Gubbini
Una macchina s’è frapposta
tra me e quell’ultima casa.
La linea non fa più mettere in riga i pensieri
scorgo se voglio,
un albero,
ma non si può arrivare alla V
senza passare prima per la Q...
non sarebbe lo stesso.
E mi arresto
a tre quarti dall’inizio
del mio percorso
modesto e molesto
come ogni talpa che stana nel suo corso
ogni vermicello nascosto.
E non mi riconosco
non mi chiedo che città m’ospita,
non imploro la compagnia di un’ostrica.
Posso vedere la perla senza trattenerla.
Qualche riga parla di vuoto.
Descrive un volto
che non ho ancora incontrato
ma che vi racconterò
col giusto ritardo meritato.
Ora ascolto
ispiro
e mi volto
spalle al foglio
una parola distratta
definita tutta d’un fiato è il mio commiato
e vado
un piede che segue l’altro
senza fretta
curiosa d’istinto armata
proseguo il mio viaggio
e mantengo ogni giorno
sempre più stretto il mio anonimato.
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Federico Lanzi
Federico Lanzi
Sono nato ad Assisi nel 1981 e attualmente sono insegnante di matematica nelle scuole superiori; al di fuori del lavoro, sono piuttosto
attivo nel volontariato e sono il responsabile di un blog su internet
che si interessa a temi di natura sociale e culturale (www.socialmentegiovani.blogspot.com). In generale mi reputo una persona dinamica, motivata, che cerca di dare sempre il meglio di sé stessa
nonostante gli inevitabili errori.
Relativamente al mio rapporto con la scrittura, ho incominciato ad
impugnare una penna circa una decina di anni fa e da allora, seppure
in un rapporto non continuo, non ho più smesso. Scrivere costituisce
per me un’occasione di svago, di sfogo, di gioco e di riflessione in
cui cercare di coniugare la musicalità e il suono delle parole con la
concretezza dei contenuti su cui vado a cimentarmi. In realtà è da
poco tempo che ho scoperto la poesia come mezzo di espressione;
in effetti la mia produzione in versi è molto limitata e sicuramente
secondaria rispetto agli scritti di analisi e di opinione. Tuttavia apprezzo la poesia come potente strumento per fissare emozioni, descriverle, sublimarle.
S. Elia, 11 Luglio 2009
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Federico Lanzi
Sant’Elia è un piccolo paese abruzzese, completamente distrutto dal
sisma dell’Aprile 2009, che ho avuto modo di visitare a pochi mesi
dal terremoto. Di fronte alla devastazione e alla desolazione di quei
momenti, le parole sarebbero dovute venire meno; eppure scrivere
è stata una reazione quasi naturale...
S. ELIA
Case nell’ombra
di una mesta rovina
sventrate, ferite,
abbattute.
Pietre disseminate
nell’arco di una collina
tegole, calcinacci,
mattoni.
Squarci dilanianti
di pareti sbriciolate
lampadari, vestiti,
divani.
Oggetti personali
reliquie dissacrate
a memoria di un tempo
non lontano.
Soffia forte il vento
si fa spazio tra le strade
incontrastato innalza
la polvere.
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Federico Lanzi
E ruota nel silenzio
varcando quelle frane
in cui ogni cosa, promiscua,
si confonde.
Ampi viali deserti
non si sente alcuna voce
le finestre sono chiuse
e le porte.
Improvvisa un’inquietudine
un urlo strozzato e atroce
il 6 aprile, la notte oscura
a Sant’Elia.
Case senza più abitanti
perduti nelle tende
fantasmi che aleggiano
altrove.
Il palpito del nulla
del vuoto che si estende
in un malinconico, interiore
dolore.
53
Federico Lanzi
Componimento ironico composto dopo un matrimonio, in cui i convitati altro
sembrava non riuscissero a fare che intessere lodi smisurate per una cravatta
gialla che indossavo.
Come se il valore della mia persona dipendesse da quel feticcio.
30 Aprile 2007
TUTTI AMANO LA MIA CRAVATTA GIALLA
Tutti amano la mia cravatta gialla
di sete preziose, lino e diamanti
spirali geometriche si intrecciano in fiori
riflessi rubini, intensi e cargianti.
Tutti amano la mia cravatta gialla
il raffinato stile ne ammirano i signori
e le donne sussurrano estasiati pensieri
ammaliate e perdute nei dorati colori.
Tutti amano la mia cravatta gialla
passaporto per il mondo nella mia vaganza
ovunque sia andato mi hanno aperto le porte
per godere della luce della sua estrema eleganza.
Tutti amano la mia cravatta gialla
una traccia divina in lei si condensa
del fascino assoluto custodisco il segreto
il mistero incognito della sua essenza.
54
Federico Lanzi
Non è certo una poesia, se non altro perché manca del presupposto necessario
del verso in rima. Solo parole sull’umana solidarietà, dopo un incontro casuale
come se ne fanno tanti nel corso della vita...
13 Novembre 2004
DOLCE BAMBINA
Non so chi tu sia né lo saprò mai,
Non ti avevo mai incontrato prima d'ora.
Chissà quante volte abbiamo condiviso
quello stesso quotidiano viaggio...
Senza mai scambiarci un solo sguardo,
in una reciproca indifferenza.
Ma oggi no...
Per caso mi sono seduto vicino a te.
Ho subito notato la tua faccia da bambina,
il tuo volto timido e pallido.
Toccavi in continuazione i tuoi capelli neri,
nascondevi i tuoi occhi, in gesti concitati.
Cercavi di leggere un libro inutile
ma era chiaro che ne eri ben distante.
Avevo capito che stavi soffrendo.
Per un attimo hai alzato il tuo sguardo.
Gli occhi neri luminosi,
un accenno di sorriso molto dolce.
Forse mi stavo sbagliando.
Hai subito richinato il capo,
hai nuovamente iniziato a muovere i tuoi capelli.
E all’improvviso... . La verità.
Dai tuoi occhi colavano lacrime,
tutta la tua pena si è resa manifesta.
55
Federico Lanzi
Chissà per cosa soffrivi,
o a quale persona era rivolto il tuo pianto?
Per un uomo che non ti merita?
Per una persona che non c'è più?
Non mi è lecito saperlo,
non ti conosco nemmeno.
Ma mi hai stretto il cuore.
Ho sentito una partecipazione intima
al tuo dolore a me sconosciuto,
in un attimo diventato anche mio.
Perché siamo destinati a soffrire tanto?
Perché la felicità è l’eccezione al dolore?
Per pochi secondi...ti ho voluto bene.
Piangi dolce bambina,
sfoga la tua sofferenza.
Ma reagisci...
Il riflesso dei tuoi occhi scuri,
la tenerezza del tuo sorriso
sono più dolci di qualsiasi lacrima.
56
Federico Lanzi
Versi scritti al termine di un’estenuante giornata di lavoro, quando insulse e
mediocri piccolezze misero a dura prova il mio usuale buon umore. Ne scaturì
inevitabile una lunga sequela di pensieri negativi, che in un attimo si gonfiarono
in esagerate iperboli esistenziali. Per fortuna tali degenerazioni sono solo momentanee...
01 Luglio 2009
RUMORI DI FONDO
Rumori di fondo di giornate estenuanti
Lavori meccanici che spossano la mente
Tolgono alla notte i sonni vacanti
Corrompono lo spirito ogni giorno più assente
Rumori di fondo di società mediocri
Oramai spogliate di qualsiasi valore
A consumo e miti vacui innalzan simulacri
Di senso e dignità hanno perso sentore.
Rumori di fondo di silenzi strozzati
Malattie e sofferenze lancinanti nei cuori
Sguardi piangenti, da duri eventi segnati
Anime affrante in infiniti dolori.
Rumori di fondo; logorii nevrotici
addentro alla vita
rumori che spengono, a volte,
anche il desiderio di un sorriso.
57
Federico Lanzi
Una filastrocca come fanciullesca per descrivere una speranza, un’utopia, un
pensiero folle; che un giorno scoppi la pace nel mondo...
10 Dicembre 2004
FILASTROCCA DELLA PACE DEL MONDO
È scoppiata la pace nel mondo
I carro armati non sparano più
Non si sente alcun più rimbombo
Se non grida di felicità.
È scoppiato l’amore del mondo
Ogni odio è scomparso oramai
Ogni cuor è pien fino in fondo
Di gioia, allegria e bontà.
Nessuno più inquina il pianeta
L’aria sempre più pulita sarà
Ogni sporcizia è in eterno bandita
Della natura risplende beltà.
Alcuna gente proverà più dolore
Di sofferenza mai più si vedrà
La filastrocca che contagia ogni cuore
Solo amore e ancor amor canterà.
58
Chiara Mancuso
Chiara Mancuso
Chiara Mancuso nasce a Palermo.
Già da bambina inizia a scrivere poesie e racconti; per combattere
la timidezza inizia a studiare recitazione e dai sette anni segue dei
corsi di teatro tenuti da una compagnia di teatro dialettale di Palermo.
All’età di quattordici anni si trasferisce in Umbria per studiare Chitarra Classica al Conservatorio “Morlacchi” di Perugia e si diplomerà, con due anni di anticipo, all’Istituto Musicale Pareggiato
“Briccialdi” di Terni.
Contemporaneamente si diploma al Liceo Classico di Assisi.
Dopo il diploma segue il corso di propedeutica teatrale presso il
C.U.T di Perugia ed entra a far parte del Coro lirico del Conservatorio “Morlacchi”. In seguito canterà come contralto anche con il
Coro dell’Università di Perugia, con il Coro Lirico dell’Umbria e con
il Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto.
A soli quindici anni è invitata dal comitato “8 Marzo”, a leggere le
sue poesie, in qualità di finalista più giovane al concorso letterario
indetto dallo stesso comitato.
Si classifica terza al concorso nazionale “Una poesia per il Giubileo”,
e finalista al concorso per racconti indetto dal comitato culturale
“L’Angelo”.
Attualmente lavora come insegnante di chitarra classica e moderna.
59
Chiara Mancuso
TENTAZIONI
Nelle corde
di una notte
d’Estate
vibrano
atavici
pensieri di morte,
saltellanti
come le lanterne
delle lucciole
allegre
fra il grano bagnato.
Negli echi dei boschi,
di notte,
puoi sentire i fantasmi
investire il tuo cuore,
tramutare
il tuo sangue
in fiumi selvaggi
sotto la pelle,
afferrarti i capelli,
di notte,
come stormi
di nuvole
in tempesta.
E la Luna rossa
mi invita
piano
a corteggiare
la mia ultima ora,
vestita di perle
di rugiada,
intessuta
sulle ragnatele pazienti,
distesa
60
Chiara Mancuso
sul profilo
dolce
di una collina
che trema
di notte.
Così bella,
silenziosa,
muta,
nuda,
avvolta
da un cielo sfocato,
lei,
goccia di
ghiaccio bollente
sulla schiena madida,
lei,
con le parole
di arcani mondi,
arcani pensieri,
atavici,
selvaggi
desideri di sangue.
Lei,
temuta
e tanto amata
lama di un così
sottile filo,
Signora del non ritorno,
dissolta
al mattino
in un calice
di lacrime
amare.
16 Giugno 2003
61
Chiara Mancuso
ALBA
Alba...
Eravamo due ombre di luce
stagliate appena
sulla parete
affrescata
dai nostri ricordi.
Alba...
Eravamo due nuvole rosa
sospese appena
sul mare.
Sulla pelle
una lacrima
ancora tiepida
ci intimava
la fine del sogno.
Sulle spiagge lisce
un pallido vento
disegnava una timida ruga.
Quanti sogni
si attardavano
ancora
sotto le ciglia
chiuse
Quanti sogni
si aggrappavano
impauriti
alle tende gonfie...
Alba...
le lanterne consumate
regalavano
un ultimo
tepore...
Alba...
Non ricordo
62
Chiara Mancuso
quando ci svegliammo...
ricordo solo
che al mattino
tu eri me
ed io ero te.
SENTIERI NELLA NOTTE
Entra,
entra pure
se vuoi:
questo è il momento
dell’oblìo,
è il momento
di valli palustri,
è il momento
di coprire gli specchi,
è il momento
di recidere i fiori morti...
Taci!
Non fiatare!
Anche un sospiro
rimbomba
in questa notte
sommessa e
muta.
Taci!
Non respirare!
Quando il silenzio
avvolge ogni cosa
anche un respiro
può spezzare
il sonno
dei viandanti stanchi
alloggiati
nei tuoi occhi.
63
Chiara Mancuso
Taci!
Ascolta:
lontano,
un eco
di una ninna-nanna
assonnata
rimbalza sulle
culle
insonni,
scivola
sotto le gonne
delle balie stanche,
si insinua
fra le fessure
da dove il sole
non riesce più
a passare.
Entra,
ma fai piano:
non spezzare
gli incantesimi
delle streghe acerbe,
con gli occhi rossi
per la veglia forzata...
Ascolta:
gli sbadigli si rincorrono
come canoni
impazziti,
snocciolando un tempo
che non passa,
mentre l’alba
ancora si attarda
nelle feste
di cieli lontani.
Mille e più fiabe
da inventare
64
Chiara Mancuso
nell’attesa della luce
del mattino...
Mille e
mille ancora
sogni
da tenere sotto
gli occhi,
prima che
si alzi il mattino...
Ma già
tace la civetta
in cima ai rami,
sbadigliano
i primi fiori,
i grilli
ripongono
i loro violini...
Ecco:
adesso è il momento
di cacciare
i fantasmi,
è il momento
di affilare le lame,
è il momento
di lasciare
le lenzuola tiepide,
è il momento
di scoprire
dietro i veli di
sangue
i misteriosi
cieli
senza tramonto.
65
Chiara Mancuso
TU
Tu
sei la Boemia
triste
distesa in praterie
smeralde,
sotto una coperta
di tempeste...
e sotto la mia mano
trema
la tua pelle
come quell’erba
al mattino,
sotto il mio sguardo
ti distendi
stanco,
dentro ai miei occhi
schiudi
il tuo sguardo
azzurro,
forse,di spumose
tempeste senza scogli,
azzurro,
di cieli freschi,
di piogge campestri
che profumano d’incenso
e di terra;
o verde,
di vallate dolci
o di fiori acerbi
mai nati
prigionieri di una notte ghiacciata.
Tu
sei questo verso triste
e come un ruscello
66
Chiara Mancuso
scorri via
in questo foglio,
scrosci cantando
fra le mie dita,
scivoli
portando con te
foglie di rubino
e d’oro...
Tu sei
l’ospite straniero
del mio cuore
vuoto...
Tu sei già,
in qualche angolo
nascosto,
lontano
dai miei occhi,
e fino a quando
al mio risveglio
non troverò
la tua mano
fra i miei capelli,
gettate via
il chiaro di Luna,
dite ai tramonti
di morire più in fretta,
dite ai fiori
di non sbocciare,
così,
amore mio,
ti sveglierà
la prima lacrima dei fiori nati
dentro al tuo sorriso.
Novembre 2000
67
Chiara Mancuso
I NOSTRI RICORDI
Forse,
tu non ricorderai,
ma nel mio cuore
si scioglie ancora
il sole
nella Senna
lenta,
insanguinata
dall’agonia di
quel sole
che tingeva di
rosso
anche gli occhi tuoi
belli,
azzurri...
Tu non ricordi,
non puoi...
ma se avessi la voce,
ancora racconteresti
le favole
che scaldano la sera...
Mille brividi
dalla mente al cuore,
dal cuore alla pelle,
dalla pelle agli occhi...
Figlio
di questa notte infinita,
figlio
di questa foglia di maggio,
figlio
di questi occhi bagnati...
figlio,figlio,figlio,
del cuore
I nostri ricordi.
68
Chiara Mancuso
Forse,
tu non ricorderai,
ma nel mio cuore
si scioglie ancora
il sole
nella Senna
lenta,
insanguinata
dall’agonia di
quel sole
che tingeva di
rosso
anche gli occhi tuoi
belli,
azzurri...
Tu non ricordi,
non puoi...
ma se avessi la voce,
ancora racconteresti
le favole
che scaldano la sera...
Mille brividi
dalla mente al cuore,
dal cuore alla pelle,
dalla pelle agli occhi...
Figlio
di questa notte infinita,
figlio
di questa foglia di maggio,
figlio
di questi occhi bagnati...
figlio,figlio,figlio,
del cuore
ti ho visto
sorgere
e tramontare ancora,
69
Chiara Mancuso
svegliami,
quando lo vedrai
da lontano
questo amore
più lento del dolore,
più forte della morte,
vestito di bellezza e baci,
di giorno e notte...
svegliami
amica cara,
perché sono stanca,
e voglio riposare.
02 Maggio 2002
70
Federica Mosca
Federica Mosca
Nata a Firenze il 21-06-1991 e iscritta al quarto anno del liceo sociopsicopedagogico “Pontano Sansi” di Spoleto; ha iniziato a scrivere
nel 2006 debuttando al concorso di narrativa “Il racconto del
Nonno” (Vallo di Nera) con “Il mistero di Nicola”. Nei tre anni successivi ha ricevuto riconoscimenti interregionali, nazionali e internazionali in campo letterario.
Presto partecipa inoltre a manifestazioni artistico – poetiche nella
sua città.
Amante della musica e dell’arte, nel tempo libero si dedica al canto,
allo studio del pianoforte e alla scrittura.
Da grande sogna di continuare a scrivere, magari poesie del filone
romantico e racconti dallo sfondo psicologico-sociale.
71
Federica Mosca
DONNA BAMBINA
Era vestita da donna
Quella bambina
Sul ciglio della strada
Uno scricciolo di stella
Dal mondo abbandonata.
Aspettava con impazienza
Quell’uomo che
Nelle viscere
L’avrebbe infangata
Faceva male
lo sapeva
ma ancor più male
avrebbero fatto le botte
di quel mostro
che da donna
l’avevan vestita
per essere dal mondo bandita.
Quel peso gravava ormai su di lei
Vuota
Osservava il nero del cielo
Nero come l’orizzonte
Di cui non riesce più a scorgere il sereno.
XIV
Io che mi chiamo Poeta
Ma poeta non sono.
Io che scrivo versi
In realtà troppo diversi tra loro.
Io con la mia anima di carta
E inchiostro
Accartocciata e
72
Federica Mosca
Gettata lì in un angolo.
Forse anch’io
Poeta delle non-poesie
In realtà non sono altro che niente.
MEJO N’ POETA DOPPO MORTU CHE N’PORCU QUANN’ÈVIU
U poeta è come u porcu
Né de più, né de meno:
Na vita a magnà a uffa
S’angrasa e n fa gnente
– dice tutta la gente –
Ma doppo mortu
Vidissi commo corrono tutti
De quillu porcu
Che prima iono scansatu!
Adesso
N ce lassono pù gnente:
è tuttu bonu
tuttu da tenè caru!
Se che bella soddisfazione
Pe’ n poru poeta cojone!
AI MOLTI
Non medicare le ferite
Lasciale nascoste
Compagne del vento
E quando ti diranno:
“Nulla sei!”
Mostrale
Vanne fiero
Coprile di sale
73
Federica Mosca
E sorridi al dolore:
ogni ferita è una battaglia vinta,
la guerra
è la Vita.
SFOGO DI UN POETA
L’anima dell’uomo
è uno specchio:
riflette il mondo
visto dagli umani occhi.
Benedetti i ciechi
Che solo bene
Possono immaginare!
74
Miklo
Miklo
(Loriano Grullini)
“Sono nato 48 anni fa a Spoleto, città dove tuttora vivo.
La mia propensione verso la scrittura si è manifestata sin dai tempi
della scuola, ma solo una decina di anni fa l’esigenza di esternare le
varie manifestazioni della mia interiorità, ha preso corpo tramite la
poesia.
Scrivere, per me, è prendere l’essenza delle varie esperienze della vita
e sublimarle con l’animo del poeta; a volte attingo dal passato, a volte
colgo la forza dell’attimo che mi passa davanti. Di sicuro nei miei
versi non occulto nulla dei miei stati d’animo, sia quando brucio tra
le fiamme degli inferi, sia quando vivo estasi paradisiache.
Nei miei scritti amo anche affrontare tematiche sociali; insomma la
poesia che parte come passione, e sfocia in un mezzo per manifestarmi in tutte le sfaccettature.
Non a caso il mio primo e unico libro, edito nel 2006 dalla LibroitalianoWorld, ha per titolo A VOLTO SCOPERTO: perchè un vero
poeta, a mio parere, non può esimersi dal mettersi a nudo... .
Costi quel che costi!”
75
Miklo
GELO
Quando toglierò ogni delega
alla preghiera
e soffierò
sull’ultima fiammella
di speranza
quando vestirò la vita
con l’inviolabile corazza
dell'indifferenza
e su ogni mia lacrima
scenderà il gelo
stremato dal vano sforzo
di rifuggirlo
godrò ogni attimo
di questo esilio.
23 Luglio 2006
DI SCORZA DURA
Percorro la notte
camminando sui frantumi acuminati
di questo giorno
insonnia inutile
perchè il filo delle illusioni
s’è fatto più tenue
e i sogni
sono ormai dispersi
a distanze siderali
76
Miklo
Percorro questa notte
pervaso dal rancore e dal sarcasmo
tentato dalla corda
e dal sapone
Ma devo onorare
il disegno divino
del mio respiro
deludere
chi mi vuole
cancellato
Vivere
oltre gli agguati
del giorno e della notte.
19 Dicembre 2009
INVASIONE DI DECIBEL NEL BOSCO SACRO DI MONTELUCO
Tappeto d’ombra
con rari intervalli di sole
trovo nel bosco
al mio passo
un ibrido
tra stanco e mistico
è il suono secco e felpato
dei sandali sul fogliame
misero umano contributo
ai canti elevati che rompono
77
Miklo
di cinguettii il silenzio
sulle cime di lecci secolari
ma Luglio
è afa e baccano
è tempo di stronzi che violentano
con overdosi di decibel
la silente forza di queste cortecce
tornerò
quando la neve chiamerà
le mie suole
quando i lecci intoneranno
HAPPY CHRISTMAS
e gli stronzi saranno
già in letargo
16 luglio 2009
EVASIONE
Gabbia è la vita
Lunghezza variabile
del nostro cammino
tra le mura innalzate al primo vagito
protratte fino all'invalicabilità
dell'ultimo rantolo
E in questi confini
tracciati scavalcando
ogni nostro volere
c’affanniamo nel prendere distanza
dall’Amara Certezza
78
Miklo
Manie di grandezza sete di potere
non sono che maschere messe
su volti segnati dalla precarietà
Le mura ci scrutano
immobili
ci lasciano danzare e recitare
sul palcoscenico che pian piano
si restringe
S’ode al calar del sipario
farsi strada un silenzio
surreale
L’uomo
è sparito dal palco
eludendo la gabbia.
IL PRIGIOMIERO È LIBERO
29 Gennaio 2010
SENZA PIÙ VOLTARMI INDIETRO
Il tempo
mi trascina via con sé
verso l’orrore
dell'ultimo respiro
La strada della fede
è un varco che si apre
sull’angoscia
Che sia essa
speranza ultraterrena
o solo rifugio
in un divino palliativo
79
Miklo
Tutto procede a ritroso
anche il fiume inverte
il suo corso
riottoso all'abbraccio con la foce
Mi volto anch’io
pari a questo fiume
indomito a cercar
la mia sorgente
E vedo l’ingordigia
dei giorni andati
azzannare coi denti aguzzi
dei ricordi
tutto quanto sto vivendo
nel presente
Ma ho voglia
finalmente di nutrirmi
solo del pane fresco
di giornata
e forza troverò
per invertir la rotta
Dovessi anche sfidare
a spada tratta
gli ostacoli innalzati dal destino
Senza fermarmi
per ragione alcuna
a testa alta e impavido
Libero
COME UN FIUME SENZA META
28 Gennaio 2010
80
Pablos
Pablos
(Paolo Parigi)
Nato a Chieri in provincia di Torino. I primi versi stesi nel 1998 sono
ispirati da una discussione con un’amica. L’attività “letteraria” è
spesso accompagnata da musiche appositamente composte per i suoi
testi, per chitarra e specialmente per pianoforte, strumento che
suona fin dall’età di otto anni. La vena musicale si trasforma sempre
più in poesia con l’arrivo a Spoleto nel febbraio 2007. Si cimenta
nella scrittura di un Libretto operistico “Fuori dal Tempo” di concerto
con altro Autore spoletino. La sua poesia “Pianoforte” sarà notata nel
febbraio 2007 dall’Aletti Editore di Roma che la includerà nelle sue
pubblicazioni. Il viaggio a Berlino dell’aprile 2008 ispirerà un ciclo
di poesie, che verrà contenuto nella pubblicazione “Emozioni da saltimbanco”. È attualmente impegnato in numerosi reading poetici nella
città di Spoleto, con le poesie e la musica.
81
Pablos
SENSAZIONE SECONDA
Alla mia Marty
Nel silenzio vigoroso della stanza
chiudo gli occhi ed odo il respiro
dolcemente rilassato, con cadenza
lenta...lenta risuona come un violino
che tira due note ne acute ne basse
si alternano ritmicamente ininterrotte
la melodia del tuo animo, come casse
suonano i mottetti, mi incantano le note
alte nelle volte a vela d’antiche chiese
riecheggiano in un fiato e un preciso accordo
intonato e rapido percuotono corde tese
del poeta notturno che agita fogli, è sordo
per lo stridio di acute corde dai crini lese
ed irrompe con un canto per te monocordo.
S. Giovanni di B., lì 18 Gennaio 2010. Ore 2:30.
82
Pablos
SENTIERO PESSIMISTICO
Cammino su un sentiero
sconnesso, erto e nascosto
tra grossi massi di bianco calcare
di muschi scuri e di Capelvenere
ricoperti come d’anni di storia.
Secolari alberi coprono con lunghe braccia
il bosco d’argento che nei secoli diviene oro,
secolari vecchi dalle rugose braccia
coltivano i semi che solo domani...
Aria e acqua germineranno.
Noi, microscopici batterici invasori,
l’amore vogliamo sentire
in un rapido secondo scoprire.
Noi, microscopici individui distruttori
le ore vogliamo scoppiare
di infiniti impegni affogare.
Noi, microscopici ominidi sognatori
un altro mondo vorremmo conoscere
e tutto in poco tempo sapere,
subito, presto come un batter di ciglio
il cuor ardere di quel color vermiglio.
Coniglio nella bassa boscaglia
correre senza vedere tra le foglie
quella trappola infame, ferraglia
in un attimo tutta la vita,
come può finire ogni preziosa vita
e tristemente scoprire il lago rosso
dal nostro cuore sgorgare
senza fine, senza fine, senza scoprire
il vero senso del nostro vivere
essere felice e poco avere
del vero amore poter così godere.
83
Pablos
L’amore vero tempo non vuole
l’anima con un’altra anima
s’avvicina naturalmente...per diffusione
si fonde con l’altra nelle onde
naturalmente diffonde nel mondo
quel lieve profumo di polline
di primavera che ogni stagione
ci ricorda quanto l’uomo spera:
quel lento lavoro sui fiori del pronubo
come l’uomo che costruisce il suo futuro.
Spoleto, lì 23 Giugno 2008. Ore 1:10.
84
Pablos
ASHA IBRAHIM DHUHULOW
Ancora oggi ventinove
ottobre del duemila e otto
una donna è giustiziata
il suo corpo colpito
ripetutamente violato
abbattuto da una pratica
in un incerto hadith citata...
con le pietre di media
grandezza per una morte
non istantanea, spettacolarizzata
adultera sì condannata
in piazza alla lapidazione
come unica soluzione...
“l’abbiamo sentita urlare”
è un corpo di donna fragile
sotto una scarica di pietre
e sotto una scarica di fucile
poi un bambino ucciso...
un danno collaterale
ad un odio del tutto legale.
S. Giovanni di B., lì 01 Dicembre 2008. Ore 23:14.
Dedicato alla giovane Asha Ibrahim Dhuhulow. Aveva solo 23 anni;
e come lei altre donne subiscono ogni giorno in ogni angolo del
mondo.
85
Pablos
Miliziani somali fedeli alle deposte Corti islamiche hanno giustiziato
in pubblico una giovane donna accusata di adulterio, ricorrendo all’arcaico e macabro metodo della lapidazione: lo hanno denunciato
testimoni oculari, secondo cui l’esecuzione è avvenuta nella tarda serata di ieri a Chisimaio, città portuale situata circa 520 chilometri a
sud-ovest di Mogadiscio, dopo la condanna a morte emessa da una
corte islamica e davanti a centinaia di spettatori, molti dei quali costretti ad assistervi, parenti della vittima compresi. Tradizionale velo
verde sul capo, il volto coperto da un panno nero, è stata condotta
sul luogo del supplizio a bordo di un furgone per poi essere sepolta
fino al collo e massacrata. Ai presenti è stato detto che lei stessa
aveva riconosciuto la propria colpa, e accettato il suo crudele destino:
ma, al momento di essere trucidata, si è messa a urlare e a divincolarsi, mentre i carnefici la immobilizzavano legandole mani e piedi.
A quel punto un congiunto le è corso incontro, tentando di aiutarla,
ma gli integralisti di guardia hanno aperto il fuoco per fermarlo, e
hanno ucciso un bambino. Secondo i familiari, Asha non ha ricevuto
un “processo” coranico equo: «L’Islam», ha ricordato uno di loro,
«non permette che una donna sia messa a morte per adulterio se
non sono presentati pubblicamente l’uomo con cui ha avuto rapporti sessuali e quattro testimoni del fatto». I giudici fondamentalisti
si sono però limitati a replicare che puniranno in maniera adeguata
la guardia responsabile della morte del bimbo.
Chisimaio, lì 28 Ottobre 2008
Un grazie speciale al blog Charliebrown01.
86
Pablos
NEVICATA NOVEMBRINA
NELLA CINTA NURSINA
Cade ed ancora cade
candida si posa leggera
scende e lenta sale
la luce verso la notte nera
la boscaglia tutto intorno tace
come questa sintetica mia lettera
le piazze dopo S.Martino innevate
da qualche anno non si vedean
Poche parole e rade
sul foglio in questa sera
per descrivere nevicate
improvvisa polveriera
che esplode in certe nottate
liberando scorci inaspettati di cera
come espressioni di edifici, case
in attesa di una storia vera.
Portici di pietre bianche levigate
del tempo autentica miniera
memoria di re e regine passate
sontuosi cavalli dalla divisa straniera;
scalinate da leoni governate
agghindate da una sottile, sincera
candida pellicola di neve
che tutto vela in tal maniera.
Silenzio! È la notte delle fate
non senti l’aria che c’è...
Nursino, dove eri? Per le strade
87
Paolo Parigi
c’era solo l’elfo dalla penna nera
che ora ti racconta a rate
come l’aria era strana ed effimera
mentre le vostre teste erano occupate
da un insistente rumore di latte smaltate.
S. Giovanni di B.,lì 25 Novembre 2008
MATTINA NURSINA UNO
Alle mie cuoche preferite
della “Cantina de Norsia”
Ci sono giornate piene d’impegni
alle volte vuote di un alito spirituale
scorrono le strade, le ruote tra disegni
ed alle volte non sai se la fatica vale.
Ci sono giornate vissute tra le persone
tra le voci di sensazioni, e le espressioni
su fogli sudaticci bianchi e parole sole
attaccate per un filo blu di impressioni.
Sole ed aria sul viso si posano dal vicolo
e ti svegliano in un bel mondo fatato
e ti spogliano di tutto, ti vestono di ridicolo.
Pendii acclivi oggi m’hanno stancato
con pensieri continui, il mio corpo ostacolo
peso da trascinare nel salto di uno steccato...
un piccolo gradino è maturato
sulla scala della crescita...ogni volta sudato.
Norcia, 28 Marzo 2009, ore 13:12.
88
Pierinoeillupo
Pierinoeillupo
(Filippo Tocchio)
Sin dal 1983, anno di nascita, in banca e alla posta, quando c’è da
pagare, cercano Filippo Tocchio. Quando deve incassare invece, non
lo cercano mai. Nel corso degli anni studia tanto, impara poco, capisce ancora meno. Di Economia, di finanza, di come fregare creativamente il prossimo. Lui finge di assimilare e ricopia. A modo suo.
Finge sicurezza nei propri mezzi per motivi di copione. Aspetta che
la Beata Vergine Maria gli parli e gli spieghi definitivamente se è più
vicino all’uomo o all’animale. Nel frattempo passa le notti insonni
al lume del rancore cercando di comunicare con lei attraverso la
scrittura.
89
Pierinoeillupo
QUANDO ARRIVA IL TURNO MI SONO PERSO IL TICKET
Il mondo inizia quando due si baciano
Octavio Paz
Ho visto gente alla posta
di-menticata morire di solitudine
di lentezza di noia, di mal di gola e di neon
di occhi spenti e ciglia finte, finti di nervi
e di foglibianchissimi
di timbri bum bum, e di giovani giù e di meno sù,
e di fisco-mamme
di seggiolini di pannoloni e di tacchi perchè, di su e giù e di sbuffi
di treno e di aipodde che tanto lo sento, e piedi a tempo
e di pensieri perduti per l’inferno, di pensieri nel tempo e
dirimorsiescusaeprego
e di minuti più, e di minuti meno, e moglisparo
di mani alzate e piedi di troppa voglia, come neonati e di neonati
de tickketakke di regime e di voglia spenta
come i bus notturni bui, ti fisso e mi chiami
di fisso il muro che tanto mi fate schifo e mi addoloro
di “nnn” di led, di sospiri e di ops, e di danze avanti e andrè
di anatemi e disorrisi e antisorrisi e peggio ancora,
di mezzi sorrisi
che faccio anch’io, di me che sembro in fila e tengo il tempo
di tutto questo e del mondo intorno-sopratutto
di paura di perdere il mio turno
di paura che non sarà l’ultima volta
che vedrò la gente, come cattivattori d un film cho giavvisto
di-menticata morire di solitudine
90
Pierinoeillupo
LABBRA E PAROLE
Mia
devo sapere cosa hai oltre i tuoi ricci, il rosso
dove passa il silenzio
delle tue labbra invece delle tue parole
come se fossi vittima perenne
dell’imbuto che nel tempo
hai costruito
per me
DALLE GUERRE QUI, ALLE GUERRE LÌ
(MONEI FACILI
VITE IMPERVIE
MANI SUDATE
CAMBI GOMME
FINE)
Vissero pensierosi e felici
Costruirono immobili
i propri desideri più grandi
Scolpirono maschere tribali
i visi dei nonni pregarono
Sulle spalle dei figli. Precari
posarono mani e lacrime
raccolsero secondo tradizione
dentro vasi non comunicanti
Soldi utili e avidi sgusciavano
otturando i solchi delle strade
Erano ere di mezzo
91
Pierinoeillupo
Era tardi. Dilagavano la peste
Si calpestava il calpestabile e più
del salvabile si salverà, nei libri:
Con sguardi Rapidi
A loro modo videro
E col tempo fecero la guerra.
LA CANZONE DEL LÈMUR PERDUTO
L’amore per me
è che io ho raccolto una cartaccia da terra
una cartaccia seduta accanto al mare
e tu quella volta mi hai dato un bacio
e la spiaggia era una spiaggia pulita
Ioladoro
perché la portava a saltare coi sacchi
di stoffa marrone per spiegargli l’amore,
inciampicandosi
invece di spiegargli lamore seduti,
la portava a vedere i pesci in barca
i pesci dalla barca attraverso lacqua
evitando accuratamente di pescarli,
per spiegargli lempatia dell’acqua
e la importanza di non toccare.
Dormivano per terra dentrun campo pieno
di pollini viole,
per attirarne lallergia bestemmiando dietro ai pollini
e diventarne immuni immaginando
solo un campo di viole senza più pollini;
perché immaginavano
e disegnavano cose che non esistevano ancora
per fingere che ciò che immaginavano avesse senso,
92
Pierinoeillupo
e spingersi oltre i loro confini del loro amore,
i confini delloro universo e di quello di altri,
finoltre i pianeti di classe ipsilon di capitano Kirk.
Ioladoro
Perché entravano in seggi nudici
insieme e con una penna a sfera nelle mani
seggio a b c indifferenti alle circoscrizioni
e alle cose che non si cancellano
e votavano candidati scomparsi nel vento
defunti, vento di tanto tempo fa, sepoltri
per convincersi dell’importanza delle scelte
per gli altri
oltre la morte. E bevevano sempre coca cola a gògò
mezzo litro almeno in cartoni separati
per continuare a sperare insieme, guardandosi
reciproca mente,
rigorosa mente perché avevanoappreso
che tanto bene fa lo zucchero nei liquidi
dolcifi cante romantico
e sopratutto sopra tutti
l’importanza delle amate multinazionali
per le amate multi coscienze voraci di noi
dèi esseri umani.
93
Pierinoeillupo
MISCELA D’UMORI
Io
l’uomo chentra scalzo alle parole
vuole imparare a togliere peso
come sporco dalle mani che gratta.
Chiuderle nel vetro.
Guardare in alto.
E ascoltare il rumore.
Strofinare a fondo la ragione.
Regolare il getto.
Spremerla dai pori come proiettili
sparati
in una Miscela di umori.
Perché i tuoi ordini tra i bulbi
le sue ronde a fior di pelle, gli scrosci
in bolle daccuse tra le mani
sappiano di schiuma di doccia
che di strofinii abbondanti
scivoli lungo i fianchi.
Dopo un lungo giorno passato .
Sarà il pensiero di stanotte
quando dormendo pulito fino alle palpebre
farà di tutto
per rimanere distante.
94
Carla Rastelli
Carla Rastelli
Nata a Spoleto, il 19 agosto del 1964.
Ha frequentato gli studi classici presso il Liceo-Ginnasio “PontanoSansi di Spoleto (1983).
Si è laureata in Lettere Moderne, presso l’Ateneo “La Sapienza” di
Roma, Indirizzo di Storia della Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea, con la votazione di 100 / 110, (1996).
Sotto la guida del Prof. Mario Petrucciani, con una tesi dal titolo:
“Dino Campana e l’Orfismo nella poesia italiana del Novecento”.
Conferimento di Menzione d’Onore per la poesia “Un’infanzia felice”. Conferimento dell’attestato di partecipazione per il racconto
“La dama e il brigante” e “Serafino il bevitore sopraffino” – al Concorso Letterario Premio Falacrinum, tema “Raccontastorie”, Cittareale (Ri), (1999). Conferimento dell’attestato di partecipazione al
corso di formazione lavoro per “Addetto alla gestione e promozione
turistica”, (2000). Ha conseguito la specializzazione, per l’abilitazione
all’insegnamento, presso la S.S.I.S, nella facoltà di Scienze della Formazione di Perugia, con voto 70 / 80, (2001).
Attualmente è insegnante di materie letterarie presso le Scuole Secondarie di Primo Grado: “Dante Alighieri” e “Pianciani-Manzoni”
di Spoleto. È stata assistente al programma “Uno Mattina Estate –
Rai TV 1” nel 1998.
Collaborazione e pubblicazioni al periodico SPOLETO 90, con articoli su itinerari turistici, paesaggistici, presso la Pro Loco di Spoleto.
(agosto-settembre 2000, giugno 2005).
Pubblicazione di articoli culturali sul settimanale d’informazione LA
VOCE, Perugia, aprile-giugno 2008. Recentemente è stata intervistata dal poeta Riccardo Maria Gradassi all’interno della rubrica
“Poeti alla ribalta” della rivista “Avanguardia” della Casa editrice Pagine di Roma. Collabora, inoltre, con l’Associazione culturale “Fare
Cultura”.
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Carla Rastelli
LA NOTTE
(Nella notte si assiste all’enigma del mistero delle stelle)
Un senso di mistero e dolce incoscienza
Apre le porte alla Notte.
Notte “dolce, amara, cosciente, incosciente, tempestosa, innocente”...
“rumorosa, silenzosa”.
Sei a volte “maliziosa, lussuriosa, ansiosa, irosa”,
altre volte divieni “ sonnacchiosa ...”.
La notte....“dolce” culla i bambini,
si perde in sogni incantevoli, di castelli, fate, maghi e principi azzurri,
si diffonde in magiche atmosfere: di cieli stellati, di irreali emozioni,
di fugaci ed impalpabili sensazioni.
La notte...“amara” accompagna nell’Ade le anime che cercano di
espiare le loro colpe, per conquistarsi il Paradiso.
La notte...“cosciente” assiste gli insonni desiderosi di perder coscienza e di sprofondare a forza tra le braccia di Morfeo ristoratore.
La “notte”...“incosciente” tiene svegli i nottambuli, gli amanti del
brivido della notte, delle scorribande;
gli studenti, ragazzi spensierati, sfacciati intenti all’alcool o a balli
sfrenatisi sconsiderati.
La notte che culla i bambini,
che fa compagnia agli insonni,
che protegge gli amanti,
che lancia proibite delizie agli ingrati,
che fa dormire in pace gli avi.
Sembra vestita a volte nei panni d’una dama
96
Carla Rastelli
Affascinante, austera ed elegante,
Altre volte nei panni d’un incubo, spettrale, orripilante, mostruoso,
occhiuto..., sembra toglierci il respiro, sottrarci ogni desiderio,
spiarci, ingannarci, trasformarsi in strega cattiva
2010
VERSI SPARSI
Un’infanzia felice
La vita, l’amore, l’arte, le sensazioni delle coscienze.
Un’indimenticabile notte di plenilunio.
L’incantevole sguardo di un bambino.
I giardini dell’Eden mi ricordavano strani profili di donne.
Una luce, lontano, illuminava un paesaggio incantevole.
Tutta la città era immersa in una dolce melodia,
canti e balli di bambini che giocavano a rincorrersi,
i colori di un’infanzia felice,
il bianco, il rosa, il celestiale profumo di fiori in primavera.
La dolce ninna nanna di una nonna,
le stelle filanti, le fiere, gli zuccheri filanti, le girandole
volteggiando nell’aria, lasciavano gli sguardi dei bambini
come sospesi in un azzurreggiare.
1998
RICORDI D’ORIENTE
Il corpo di Lei emanava un profumo orientale
la sua pelle era ambrata,
i suoi fianchi quelli di un’Amazzone
i suoi seni erano incredibilmente protesi.
Profili di donne, cariatidi di volti imbiancati dal tempo,
statue di marmo dalle forme addolcite
in sensuali movenze.
97
Carla Rastelli
Seduto ai suoi piedi m’incantavo al suo Pathos.
Lui, invece, guerriero greco,
profilo fiero,
forte nel corpo,
gli occhi d’onice emanavano un fascino antico.
SINFONIA IN BLU
Quanto è stata bella la notte,
una notte in cui i nostri sguardi si sono incrociati.
Dolcemente i nostri pensieri si sono incrociati dentro un sogno,
un fantastico sogno, dentro una sinfonia in blu,
una dolce melodia.
I nostri attimi non sono più sfuggenti, ma si sono eternati.
Ora, finalmente, ci possiamo divertire a rincorrere i ricordi,
a giocare con le immagini di lontananze infinite che fanno
rivivere all’istante le nostre più vere emozioni.
Emozioni, suggestioni, sensazioni impercettibili
Sembrano non finire più, ma ora come possiamo sentirci felici?
Lacrime scendevano come gocce di rugiada e bagnavano il volto
Di madreperla, un volto incredibilmente bello, un sorriso di bambola,
due occhi splendenti.
Qualcosa era accaduto, qualcosa aveva turbato l’equilibrio splendido,
l’incantesimo, la giostra incantata, l’estasi di paradisi perduti.
Ma restava il desiderio di ricomporre i cristalli magici,
che avevano pure la brillantezza dell’ultimo incontro.
E come il sole che brillava al mattino, lontano, tutto splendeva.
Cercavamo forse d’inebriarci di nuovo dei profumi della campagna,
dei fiori, dei colori, delle musiche d’Oriente, di tutto ciò
che ci circondavano.
98
Michela Ravaglia
Michela Ravaglia
Michela Ravaglia vive a Spoleto dal 2000, anno del suo matrimonio.
È nata a Perugia nel 1972, ed è mamma di due bambini.
Nel 1991 ha conseguito il diploma di Maturità d’Arte Applicata
presso l’Istituto d’Arte Bernardino di Betto di Perugia e da questa
esperienza nascono le sue passioni per la storia dell’arte e la pittura,
che poi verranno approfondite, soprattutto la prima, nel corso degli
anni seguenti con l’iscrizione alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Perugia tradottasi poi in una laurea in lettere moderne
ad indirizzo storico-geografico.
Amante della lettura, concilia con il ruolo di mamma a tempo pieno,
anche la recente scoperta dell’arte del ricamo. La famiglia e le passioni descritte sono gli ideali attorno ai quali ha costruito e continua
a costruire la propria vita.
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Michela Ravaglia
A MIO FIGLIO ALESSANDRO
Che suono melodioso hanno le tue parole...
che come candide farfalle volano intorno a me.
I tuoi occhi brillano ed emanano la luce più abbagliante che possa
esistere
sono occhi di fanciullo che portano dentro il miracolo della vita.
Morbida è la tua pelle come un velo di seta che lascia trasparire tutta
la bellezza di bimbo.
Pura è la tua anima innocente che vorrei stringere per sempre tra le
mie mani.
Colorati sono i tuoi sogni che vorrei vivere con te.
Egoista sarei...se non ti lasciassi volare con tutta la libertà possibile.
NINNA NANNA
Dormi bimbo mio, la mamma veglia il tuo sonno,
sembri un angelo piccolo e silenzioso.
Candido è il tuo visino disteso e spensierato.
Dormi bimbo mio la mamma ti osserva e si commuove perché la
tua vita le è sembrato un grande miracolo.
L’AMORE IMPOSSIBILE
In cima ad un colle addormentato
ascolto il pianto segreto di una piccola nuvola
che fa crescere la vita,
sento strani profumi,
nell’aria umida e carica di cose lontane,
osservo i boschi che piangono la verde livrea,
foglie che mostrano la loro morte.
Allora penso che l’autunno
sta aprendo le porte al bianco inverno
per seppellire gli ultimi ricordi di un amore impossibile.
100
Michela Ravaglia
VOGLIA DI VOLARE
Vicini, sopra un tavolo a disegnare,
ma io con la fantasia volo altrove...
mio figlio potrebbe interrompere questo viaggio,
ancora non si è accorto che sto scrivendo
ma lentamente si insospettisce
e mi infastidisce perché vuol parlare.
Lo allontano con una scusa,
ora è andato in un’altra stanza,
mi parla continuamente,
di certo mi vuol bene,
di certo non si diverte.
Cosa penso? Al passato al presente a niente.
Non scrivo più, sono scesa da quel treno,
ora parlo con mio figlio che è qui presente;
niente di prima sta più nella mia mente.
NOSTALGIA
Il rosso di un tramonto
mi fa scivolare lontano da qui,
e nella vastità del cielo dove sta scomparendo la luce,
ritrovo quel punto lontano dell’orizzonte,
dove non potrò più ritornare.
Gli esili rami di un albero, protesi all’infinito,
sembrano le piccole mani del mio bambino.
Nostalgia, foriera di tristezza,
va a ripescare l’eco lontana della mia voce infantile,
e la mente giunge a mio nonno che m’ha lasciata facendo crollare
un pezzo della mia storia passata.
Un uomo sta accendendo un fuoco,
e chiusa dietro un vetro ripenso a quando i fuochi li accendevano
altri
ed io ero piccola e vedevo salir scoppiettando tante lingue arancioni
che paragonavo a scie di drago.
101
Michela Ravaglia
Il presente mi richiama con un brivido di freddo,
a vedere il sole che se ne va, come sempre per una notte soltanto,
sulla musica degli ultimi rintocchi di campana,
trascinando le mie memorie, che sanno d’amaro, verso il silenzio.
L’ultima brace del fuoco,
mette tutto a tacere
e per quanto io mi sforzi,
non trovo più nulla dentro di me.
Cerco allora di vivere con passione lo scrivere queste ultime parole,
sperando che domani possano ardere nuove gioie e nuove speranze
e tutti i miei ricordi ancora.
102
Lorenzo Ricci
Lorenzo Ricci
Nasce Spoleto il 21/09/1986.
Inizia a scrivere all’età di sedici anni, mosso dalla scoperta della letteratura, attraverso il libro “Sull’utilità e il danno della storia per la
vita di F. Nietzsche e dalla scoperta del poeta cileno P. Neruda.
Esprime però la sua scrittura attraverso forti immagini che si rifanno
alle ballad musicali degli anni ottanta, periodo fiorente di un nuovo
modo, più duro,malinconico e figurato di esprimersi.
Non mancano però le influenze letterarie di Neruda e dei poeti maledetti.
I suoi scritti variano dall’amore alle donne, al personale vissuto, all’erotismo, spaziando su qualunque cosa susciti in lui emozioni e
sensazioni abbastanza forti da non poter essere espresse se non dalla
parola poetica, per farle restare, in qualche modo, “eterne”.
103
Lorenzo Ricci
DESERTO
Momenti ...
... In cui la vita è una solitaria
estenuante ricerca.
E ti senti come un cowboy
che solitario nel deserto cammina
tra le rocce rosse e roventi
come le labbra di una bella donna.
Avanzi sulla tua strada intima
con solo il ticchettio dei tuoi pensieri
a farti sentire vivo
come il cowboy avanza
solo con la compagnia del battere dei suoi stivali
sul terreno arido e screpolato
come la pelle di un vecchio.
Cerchi e cammini ancora e ancora
sul tuo sentiero guardandoti intorno
come il cowboy si trascina
con solo morte ed arsura intorno e dentro di se.
E all’improvviso capisci
realizzi che il cowboy sei tu
come in un sogno di te stesso
capisci che sarai un vero uomo solo
se troverai quello che cerchi
prima di morire
come il cowboy che è in te
che sarà un vero uomo solo se
prima che il deserto lo prenda
troverà quel che cerca...
... Acqua.
104
Lorenzo Ricci
Combatti lotta più forte
molto più forte del cowboy
poiché lui sa già ciò che cerca
tu no e allora corri
corri più veloce
supera il cowboy nel tuo cuore
e allora sarai un vero uomo.
Spoleto 19/05/2008
Ore 08:50 p.m.
MICROCOSMO
Cammino all’orizzonte tra i monti
in bilico sulla linea del tramonto
come un astronauta sospeso
nell’orbita lunare.
Con immane sforzo di volontà
riesco a distogliere lo sguardo
dall’immensità della natura che mi circonda.
Con timore lo focalizzo
sul mio microcosmo
temendo per ciò che potrò vedervi.
Una stella vecchia
pronta ad esplodere, di certo
un bello spettacolo
per chi lo vive dal di fuori.
Cammino ancora e ancora mentre in me con forza
nasce qualcosa di nuovo
la sete di una conoscenza diversa
profonda.
105
Lorenzo Ricci
Vado avanti
mentre ormai la notte è scesa
e solo la Luna
ormai alta nel cielo mi accompagna
e con la sua fredda luce argentea getta a terra
con forza
le nere ombre dei miei incubi.
Ritorno quasi all’alba
nell’abbraccio delle fredde mura della casa
addormentandomi con la prima luce
che quasi dissolve le sensazioni
del mio viaggio notturno
lasciandomene lontana reminiscenza.
Così chiudo gli occhi
consapevole che molte altre notti
dovrò viaggiare insieme alla Luna
nella speranza di una dolce fusione cosmica
tra Lei e il mio essere
in un’estasi di conoscenza
prima della mia ultima alba.
Gavelli 06/09/2008
Ore 05:27 a.m.
106
Lorenzo Ricci
SPOSA
Sono entrato in te,
per unire le nostre anime
attraverso il piacere
dei nostri sensi in tumulto.
Ho sfiorato la tua pelle vellutata,
baciato l’anima tua
posando le mie labbra sulle tue.
Ho toccato le profondità
più dolci
del tuo sacro ventre.
Mentre ci univamo
una lieve brezza estiva,
quasi un dono divino
ci avvolgeva
sensuale e sinuosa
spingendoci, ancor più,
l’uno dentro l’altra.
Tu sopra di me
bella e perfetta
come mai.
Nuda ma con un candido
svolazzante velo sul capo.
Si sembravi una sposa
solo per l’illusione
d’una bianca tenda
smossa dall’estiva brezza.
Eppure se solo è stata
casuale illusione,
107
Lorenzo Ricci
ti ho sentito perfetta sposa
della mia anima,
nell’immenso totale amore
dei nostri cuori e dei nostri corpi.
TI AMO!
Mia nuda sposa dell’anima,
racchiusa nel mio cuore,
affaticato dal piacere,
sotto il mio nudo petto,
d’uomo innamorato.
a G.
Parigi 19/03/2008
Ore 01:25 a.m.
UNA NOTTE DI R ‘N’ R
Musica,
metal che mi scorre in vena
e rimbomba nelle orecchie.
Urla, di persone che,
per capirsi, devono superare
i decibel della chitarra elettrica.
Cimeli, piatti e chitarre,
firmati dai grandi, e ancora vestiti
e dischi di platino in teche di vetro.
Essere ammirati,
ed incazzati, per non essere
totalmente parte di quel mondo.
Vorrei anche io essere,
davvero un dio,
un punto sopra la fiumana.
108
Lorenzo Ricci
Mi aggiro, con la voglia di sesso ed alcool,
in un’oscura atmosfera
riuscendo a soddisfare i mie bisogni.
Mi nutro ora di ceneri di sogni infranti,
dalle quali rinasce, come una fenice,
un nuovo sogno di dura dolce realtà.
Spoleto 12/03/2010
Ore 10:45 a.m.
Ti svegli,
all’alba e la vedi
li di fianco a te
dolce ed indifesa
fra le braccia di Morfeo.
Quella notte
tu l’hai amata
immensamente.
Ma sai
sai
che non potrete mai
mai
più amarvi.
Lei è nuda
indossa solo la tua anima
tu sei nudo indossi solo
il suo profumo.
E quando le vostre strade si separano
tu vorresti poterlo tenere
si, vorresti poter tenere
109
Lorenzo Ricci
il suo profumo
sul tuo petto e le tue mani
per sempre.
Tutto questo rallegra il tuo tempo
fino a quando
quel delicato forte profumo
non svanisce.
Allora una domanda
un angosciante interrogativo
ti brucia nell’anima.
Ti chiedi gioirò mai più così?
Avrò mai più il desiderio d’amare fino in fondo?
Vorrò mai più tenere addosso
e dentro l’anima
il profumo di un’altra donna.
E ti rispondi in una brutta notte solitaria...
... No.
a G.
110
Emanuele Savasta
Emanuele Savasta
Nato a Siracusa il 10 Febbraio del 1984, risiede a Palazzolo Acreide
(Sr) ma in realtà è domiciliato in tutta Italia.
Laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Catania.
Vincitore del Premio Poesia 2002, con la pubblicazione della Silloge
Poetica “A Vele Spiegate”, Libro Italiano Editore.
Ha già Pubblicato:
“A Una Venere Appena Sconosciuta”, Editrice Urso 2007;
“Il Confessionale” in Timpanova aa.vv. 2005;
“Salvatore Certo, Artista e Artigiano del Legno” 2008.
In Seguito inoltratosi nel campo dell’arte visiva ha curato:
Il Soggetto e Sceneggiatura per il Cortometraggio “Soldato Piero”
Per la Regia di Giorgio Bruno, 2004;
Il Soggetto per il cortometraggio “Miserere” per la regia di Giorgio
Bruno 2006;
Il Saggio Cinematografico: “Il Mito Della Caverna”.
Fotografia è stato:
Vincitore del Primo Premio del Concorso Fotografico “Paese In
Pixel” 2008;
Partecipante al Primo Concorso Fotografico “Foto In Festa” 2008
111
Emanuele Savasta
ROULET
Dei nostri affanni tristi possiamo ora parlare, ricordandoli.
Perché anche dei mali, passato il tempo, può ormai parlare serenamente chi
molto ha dovuto soffrire e molto vagare.
Omero
Notte come ogni notte
s’astiene.
Sedili carrozzelle e sguardi
del solito giro di ronda.
La giostra si ripete
crescendo la bile a dismisura.
L’abitudine al dolore,
un ricordo
forse di un viso ormai noto.
Brucia... brucia.
Vegliardo notturno
in un’impronta di te,
nel tuo respiro,
un desiderio che m’appassioni
per annegare piacevolmente
nel bruciore di una notte facile,
senza luna.
112
Emanuele Savasta
LE ALI SPEZZATE DAL FIRMAMENTO
La barca dell’amore sta naufragando
sugli scogli della quotidianità.
V. Majakovskij
Il verbo del dolore
si ricongiungerà al tuo dorso
attraversando gli occhi e osando fino al cuore.
Si ricongiungerà a te, come l’eterno corruccio
del vento gelido, e non come le cose fuggitive
che passano.
Le lacrime inonderanno il tuo corpo,
i tuoi seni s’indoreranno di brina.
In cuor tuo la scelta sarà difficile, per la gaiezza che ti fa donna,
per questa Venezia che pur bagnata và in fiamme,
per questa barca che ondeggia fingendosi sobria d’acqua
ma che in verità affonda e và verso il largo
dove non c’è speranza.
Resto dubbioso sul valore del mio canto
sul potere salvifico d’una parola non detta,
mancata
TEATRI D’AMORE
Contemplo i fiori che mi hai disegnato,
m’affondo sotto tutù rosati
fra gambe d’intimità
fra le luci degli specchi
fra le paglie delle sedie ed il cotone dei cuscini.
Perso in una serratura,
spio il tuo nudo imbarazzato, rosato come quei tutù.
Scura solo la tua chioma ed il tuo ventre,
rosa nuovamente la tua anima
113
Emanuele Savasta
danzante.
In un’adagio
m’impasto il cuore con fard e rossetti,
nel fumo delle sigarette, nella nebbia dei salotti.
Mitici cigni da valzer
si sfiorano d’un tratto
sospesi
entrano di corsa a duellarci.
Restiamo truccati incapaci d’esser normali.
IO E TU
Vestigio fluttuante di lieve bruma,
risata cinta dalla lieve spuma,
musica
d’arpa d’oro
Bacio dell’alba, onda di luce.
Questa sei tu!
Tu, ombra del cielo, che quando
provo a toccarti svanisci
come l’anima, come la musica,
come la nebbia, come i sospiri.
a Roberta
Dal mare alla spiaggia, onda rumorosa
nel vuoto, cometa errante;
lamento
del rauco vento,
ansia perpetua di un mondo migliore,
questo sono io.
Io, che stupido e instancabile corro
dietro un ombra, dietro la luce ardente
di una visione.
omaggio a Bécquer
114
Emanuele Savasta
PRINCIPIO DI FINITUDINE
Non v’è rimedio per la nascita e la morte
salvo godersi l’intervallo
.
Arthur Schopenhauer
Non più ore vedesti a pieno, O giglio dorato,
uomo di gioventù passata,
statua di gracile marmo.
Tu monotono universo atonico
tendi all’infinito.
Il sipario con prestezza calerà
mostrando l’invaghito pubblico d’applausi.
Il chiavistello del camerino darà i suoi soliti rintocchi.
Il tuo ultimo sorriso da commedia o pianto da tragedia
sfinirà i tuoi polmoni.
Il sentimento catartico l’incontrerai
così bello per com’è e si dice,
t’abbandonerai ai suoi servigi ponendogli vittoria.
Caro Arlecchino...
la vita è morte rinviata.
115
Indice
Introduzione di Simone Fagioli
6
Gionada Battisti
9
Giuseppe Carracchia
13
Elisabetta Comastri
16
Sandro Costanzi
28
Simone Fagioli
32
Jacopo Feliciani
39
Paola Gubbini
43
Federico Lanzi
51
Chiara Mancuso
59
Federica Mosca
71
Miklo (Loriano Grullini)
75
116
Indice
Pablos (Paolo Parigi)
81
Pierinoeillupo (Filippo Tocchio)
89
Carla Rastelli
95
Michela Ravaglia
99
Lorenzo Ricci
103
Emanuele Savasta
111
Biografia di Esmeralda (Cristina Marchionni)
119
117
Biografia di Cristina Marchionni in arte “Esmeralda”
CRISTINA MARCHIONNI
in arte “ESMERALDA”
Nata a Spoleto (Italia), ha vissuto e operato in Italia, Francia, Spagna
e Stati Uniti. Nomade dell’arte, innamorata della vita, archetipo di
donna determinata a vivere a pieno la sua vita e la sua dote senza
compromessi e senza dilazioni, le sue opere rappresentano donne
di qualunque tempo, di qualunque razza e di qualunque religione,
un tributo artistico al mondo femminile. È nata per essere artista e
crescendo imbocca la strada delle arti figurative, sicuramente con
molti contrasti interiori, ma in una costante esigenza di coerenza.
Prevalgono le esigenze del suo carattere, che la spingono verso realtà
diverse, compiendo un atto di fedeltà verso se stessa. In piena libertà
d’animo, esprime il suo stile ed il fascino delle sue opere , esercitando
verso di noi un richiamo irresistibile.
Di anno in anno, studiando i lavori di Cristina Marchionni, sicuramente potremo capire i suoi stadi d’animo, quindi tradurre le atmosfere più o meno incantate che la vita le ha saputo riservare. Dagli
anni’ 90 ad oggi ha allestito numerose mostre personali e a ha partecipato su invito a varie workshop e performance in varie parti del
globo (Spoleto, Trevi, Assisi, Perugia, Roma, Firenze, Milano, Tolosa, Parigi, Antregues, Sargumin, Pazilos, Collioure, Port Vendres,
Begur, Barcellona, Santa Julia de Lorià, New York, alla 11ª edizione
mmart a Medana Slovenia).
Danilo Gasperini
Sito Internet:
www.cristinamarchionni.com
[email protected]
119
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