PREMESSA Un sentito ringraziamento ai Professori per avere segnalato, fra i libri da consultare a integrazione del corso i seguenti: - Interpretazione della Bibbia nella Chiesa - Veritatis Splendor Mentre il primo libro l’avevo già letto in occasione di un altro esame, non soffermandomi, però, specificatamente sul punto 6 - lettura fondamentalista della Bibbia, il secondo l’avevo comprato poco dopo l’uscita dell’Enciclica, nel 1993 - neo convertito - per contestare solo alcune teorie buoniste che non mi avevano convinto e mi ero limitato a leggere i punti 109 - 110 - 111: Il servizio dei teologi moralisti. Poi mi lo sono letto tutto, anche l’introduzione di Mons. Luigi Tettamanzi. Per approfondire alcuni concetti di “verità collegata alla libertà” della Veritatis Splendor, sono andato a leggermi con santa pazienza la Fides et Ratio del 1998. Leggendo la Fides et Ratio mi ha incuriosito il rapporto dei teologi con il Magistero e quello che lì viene definito “sana dottrina”. Niente paura, vado dal mio parroco e gli chiedo la Dichiarazione “Dominus Jesus” del 2000. In quest’ultima al punto 4, trovo esaminate ben otto o nove deviazioni dottrinali. Dal momento che la Veritatis Splendor, nel 1993 ne metteva in discussione tre o quattro e la Fides et Ratio, ne metteva in discussione di nuovo quelle della Veritatis Splendor più un altro paio e la Dominus Jesus arrivava ad esaminarne nove, a titolo di esempio, mi è venuta spontanea una domanda, da profano o da studente alle prime armi: - possibile che, nel tempo, più Encicliche nel campo della Teologia Morale, e dichiarazioni sul primato del Magistero si promulgano e più errori teologici o deviazioni dottrinali si vedono? (venghino, 24Teopitbul-Rivelazione.wps venghino, più gente entra, e più bestie si vedono) A questo punto mi sono preso la briga di vedere un libretto del teologo Verweyen: “La Teologia nel segno della ragione debole”. Ho letto l’introduzione che spiegava quali sono le ragioni dei tentativi di svuotamento dall’interno dei nostri presupposti di fede, il relativismo riferito anche al Magistero e il largo uso di opinioni personali in sostituzione dei presupposti morali della fede nell’atto del giudizio del singolo, quindi di valore relativo, e sempre e comunque scusabile e attribuibile, non a responsabilità proprie, ma a difficoltà ambientali. Ci siamo, mi sono detto, siamo tornati al solito scarica-barile di Genesi 1 : Dio - uomo - donna - serpente (chi l’ha mandato, poi il serpente, ancora oggi non si sa) Per caso, un amico, mi ha fatto il nome dell’ultimo libro a cui accennerò in questo lavoro: si tratta di: 2084, di Anonimo Trevisano. Ho cominciato a leggerlo per ridere e mi sono accorto della profonda conoscenza dottrinale, teologica, ecclesiologica dell’autore, della sua profonda conoscenza di usi e abitudini arabe, della buona dimestichezza nell’applicare correttamente alle situazioni contingenti i dettami del Corano, omettendo solo di riportare il numero relativo della sura, perché la mia lettura cambiasse carattere. Ho cominciato a mettere in relazione le ultime deviazioni dottrinali segnalate dalla Dichiarazione Dominus Jesus col romanzesco “salto della quaglia” del clero cattolico trevigiano, soprattutto riferito alla sua genesi, che sembra proprio l’altra faccia della medaglia della Dominus Jesus capitolo 4°. Per finire questa premessa, vorrei fare un’ultima annotazione: la Veritatis Splendor era un documento specifico per i teologi moralisti e scarsamente conosciuto fra i fedeli. 1 Con Fides et Ratio, stesso discorso, ma, con in più, un accenno a generiche posizioni molto dure del Magistero che non erano gradite a molti teologi e intellettuali, e anche questo di poca importanza per i fedeli. Il mio parroco mi ha suggerito anche il libro di Verweyen. Già che c’ero, ho aggiunto un libretto di Tahar Ben Jelloun: “Il razzismo spiegato a mia figlia” (Bompiani 1998). Devo qui ringraziare la Provvoidenza che mi dato un parroco fornitissimo per tutte le esigenze (il Corano che ho letto quattro anni fa, l’ho trovato da lui). Chiedo scusa per questa lunga premessa, ma spero sia servita a inquadrare l’ambito della ricerca attraverso: - ciò che di queste due Encicliche verrà messo a fuoco, - della relazione fra la Dichiarazione Dominus Jesus e il libro di Verweyen in rapporto all’erosione dall’interno di diversi principi dottrinali, - della possibile transizione dall’erosione di questi principi alla genesi di alcuni atteggiamenti costitutivi della apostasia dalla dottrina, considerati in “2084” di Anonimo Trevisano, anche se inseriti in un romanzo di fantascienza - ma non troppo-. Il libro situa questo possibile fatto da qui a vent’anni, e, però centra con estreme precisione le sue premesse negli anni precedenti, premesse che già oggi possiamo toccare con mano. (Barzelletta o profezia?) Infine, vi sono tre allegati, per quel poco che possono contare, della mia esperienza di catechista con i ragazzi da preparare per la cresima: - Satana se lo conosci lo eviti - Dio, patria, famiglia - Consiglio Pastorale Vicariale: considerazioni sulla guerra NATO nella ex Jugoslavia. E’ un modo diverso di mettere a contatto i ragazzi con delle realtà loro poco conosciute, in maniera “scanzonata” e senza troppi moralismi per: “Satana se lo 24Teopitbul-Rivelazione.wps conosci lo eviti”, “Dio-patria-famiglia”, e in maniera soavemente terribile per la guerra in Kossovo. Userò lo stesso linguaggio in questa tesi. 1 - Interpretazione della Bibbia nella Chiesa (questa non fa parte della tesi) Nel 1993 la P.C.B. ha pubblicato un documento sull’interpretazione della Bibbia nella Chiesa. Bisogna evitare una lettura della Bibbia solo razionalista o solo fondamentalista. “E’ necessaria una attualizzazione che adatti l’interpretazione del testo biblico alla mentalità e al linguaggio contemporanei” “La Sacra Scrittura, in quanto Parola di Dio in linguaggio umano è stata composta da autori umani”. Per capire meglio cosa volevano dire alle persone a cui allora si rivolgevano, e per non fare così della lettura della Bibbia una semplice devozione o un ammasso informe di prediche precotte o surgelate, da tirare fuori a seconda delle circostanze, sono stati e vengono utilizzate diversi strumenti di studio e di lettura. L’analisi narrativa: Il racconto e la testimonianza sono il modo di comunicare nel Vangelo. Cosa voleva comunicare l’autore, allora, ai suoi, con le parole che diceva? L’analisi semiotica: La lingua e la grammatica analizzate a livello narrativo, discorsivo, logico-semantico. Corre il rischio di essere settoriale e, una sterzata dopo l’altra, di perdere la bussola rispetto all’argomento analizzato. (questo è la mia sensazione) L’analisi sociologica che studia le tradizioni della Bibbia nei vari ambienti della vita di origine e i rapporti dei testi del N.T. con la vita della Chiesa primitiva L’antropologia culturale che permette di definire le caratteristiche dei diversi tipi di uomini inseriti nel loro ambiente, sia profano che religioso (basta 2 non arrivare a dissertare a lungo su che numero di scarpa portava la Madonna) Psicologia e psicanalisi: permette di analizzare come l’uomo, attraverso le sue pulsioni profonde, entra in contatto con il senso del sacro e può decifrare il linguaggio umano della Rivelazione. Il documento della P.C.B. illustra anche diversi metodi di lettura della Bibbia: Lettura contestuale della Bibbia: Significa prendere come criterio un particolare punto di vista corrispondente alla mentalità e alle preoccupazioni di alcuni ambienti. lettura femminista, che si basa su: Gal.3,28 “in Cristo Gesù non c’è più uomo e donna” e sulla riscoperta nel volto paterno di Dio degli aspetti della Sua tenerezza e amore materno - quello che nel Corano definisce Allah ‘il misericordioso’ lettura liberazionista, connessa alla teologia della liberazione, nata nell’America Latina per opporsi a un potere violento in maniera violenta o invece sostenere la lotta cristiana tendente a trasformare la società per mezzo della giustizia e dell’amore. (cosa assai difficile da fare verso gli intolleranti, anche di casa nostra). Con la fine del marxismo sotto il crollo del muro di Berlino, in questo momento la lettura liberazionista è un po’ fuori moda, ma sta venendo recuperata velocemente dai no-global e loro satelliti (sul piano culturale e non delle botte, per ora) anche cattolici. (Pax Cristi su Legge Bossi-Fini e analoghi) lettura fondamentalista della Bibbia, che dice che il testo deve essere interpretato alla lettera in tutti i suoi dettagli e non riconosce l’interpretazione data dalla tradizione della Chiesa. Il pericolo è che attira le persone che cercano in tempo reale, risposte bibliche ai loro problemi di vita. (Tipo: avete un callo fastidioso? Isaia 52,7-8 Almeno andare a vedere di che si tratta e farci due oneste risate sopra.) 24Teopitbul-Rivelazione.wps Torniamo alla tesi Questi metodi di lettura influiscono fortemente sul giudizio etico di scelta del singolo. Ogni tipo di lettura, infatti, dà un particolare peso alla norma intesa come statuto-legge-punizione per trasgressione oppure chiamata e risposta alla chiamata (vocazione) oppure chiamata, accettazione, affido, percorso di vita. Ognuna di queste differenti risposte alla Rivelazione di Dio in Gesù Cristo, contenuta nei testi Sacri, determina un valore primario da dare alla coscienza nel compiere la sua scelta negli atti particolari. Tale valore può essere razionale o di fede, o di fede compresa attraverso la Teologia (Teologia Morale). Bisognerà sempre tenere presente i diversi approcci alle scritture, specie quando ci si avventura fuori dalla tradizione del Magistero. Il magistero può essere considerato un pitbull (il teo-pitbull, appunto) che assale e morde ogni tentativo di comprensione della fede a margine o sulla border-line dei canoni tradizionali o anche del cervello di alcuni teologi. Il Magistero può essere considerato un marchio d.o.c. della fede degli apostoli trasmessa nella tradizione e una conformità secondo la norma ISO 9002 dei requisiti del “depositum fidei” affidati alla tradizione del Magistero. Esamineremo poi, attraverso la Veritatis Splendor, la Fides et Ratio e la Dominus Jesus, i diversi tentativi ancora in atto di sganciare il Magistero dalle prerogative sopra illustrate. 2 - Una osservazione di metodo Dal momento che ho fatto, allora, il liceo scientifico per non trovarmi di fronte greco e filosofia, oggi devo pagare pegno, in base, però, alle mie reali possibilità e non a quella parte teorico-filosofica che non ho mai approfondito e che spero ora non mi sia di impedimento. 3 Ho provato, quindi, a esprimere con parole mie i concetti delle cinque immagini di vita contenute nelle dispense, per poter, poi, avere dei semplici riferimenti alle risposte che le due encicliche e la dichiarazione danno agli interrogativi evidenziati nelle dispense. Seguirà, poi, una serie di riflessioni singole, purtroppo molte volte non collegate (sono uno studente, non un teologo) sui singoli capitoli e su alcuni paragrafi dei tre documenti. Alla fine cercherò di fare sintesi fra le riflessioni emerse dalla lettura attenta (e anche abbastanza lunga) dei documenti e le immagini di vita proposte e i fondamenti essenziali dell’istanza morale. Le cinque immagini di vita e di coscienza 1 - L’autonomia del singolo (pag.6 - 7): - mi regolo da me = autonomia - mi lascio regolare da qualcun altro (Dio) = eteronomia Autonomia come: monade (illuminismo) Autonomia come: superuomo (nazional-socialismo) Autonomia come: mi faccio i cavoli miei in lungo e in largo (spirito libertario) Come sopra ma senza nessuno che si immischi (spirito anarchico) Autonomia come: dignità della singola persona ed espressione delle sua libertà (Carta diritti dell’uomo 1948 -ONU) Autonomia come: libero assenso alla delega del potere a un organismo elettivo (democrazia parlamentare) Autonomia come: non rompetemi le scatole e basta (individualismo) Queste affermazioni di autonomia portano alcune conseguenze nella vita pratica: - di che cosa ho bisogno oggi? : vado dove tira il vento migliore per averlo. Etica della libertà: vuoi autodeterminazione per un bene superiore o lo vuoicchi, o lo vuoi, o lo vuoi veramente?: mah! ... , dipende da come mi sento in quel momento. 24Teopitbul-Rivelazione.wps Il dubbio su tutto e di tutto eletto a sistema di decisione etica: vai con l’esistenzialismo! - Vorrei, ma non me la sento oggi, domani poi si vedrà, e son fatti miei. Con questi valori bisogna dialogare. Istintivamente viene da usare il moralismo da strapazzo, quello che abbiamo assimilato purtroppo solo in pillole, dalle prediche dei nostri parroci, ma la teologia non può contentarsi di cose così semplici. Deve almeno cercare da dove vengono nei Testi biblici, cosa sconosciuta alla maggioranza e che dovrebbe essere inserita a martellate negli ordini del giorno dei vari Consigli Pastorali, ma tant’è. 2 - L’uomo secolarizzato - Uomo teocratico: Maometto: la sharia diventa fonte del diritto e ne determina i contenuti normativi, un po’ come il bene comune in San Tommaso d’Aquino. - Uomo secolarizzato: dà valore alle realtà immediate per quello che sono, senza simboli, senza richiami (simboli) alla trascendenza. Con questo modo di pensare si passa dall’escatologia al “qui ed ora” (Jesus Chist super star - balletto: paradise now) E meno male che qui, almeno, il paradiso c’è ancora! - L’ uomo a una dimensione: Marcuse, divinità del ‘68 - mi ero appena laureato. - Fideismo come sentimento interiore, ma non di cui si possa rendere conto al alcuno, come Paolo chiedeva per la nostra fede - che tempi! - Supermarket delle religioni - Clubs delle sette (sataniche, ufologiche, spiritualistiche, massoniche, del potenziale umano, ecc.) - Trasmissioni TV su esoterismo, maghi, astrologi e superstizioni. In questo clima, dove usare la propria testa è una operazione altamente a rischio per la propria carriera o il proprio successo sociale, la Fides et Ratio ci viene a dire - ma guarda un po’ - che fede e ragione sono due ali per volare dritti, se 4 no, generalmente, con un’ala sola, non importa quale, c’è lo stallo, l’avvitamento, la caduta. Ciò vale per uccelli ed aerei e in senso simbolico, se lo vogliamo accettare, per gli uomini. - Conseguente separazione fede-religione: l’utero è mio e me lo gestisco io la fede è mia e me la gestisco io. - Dio va anche bene, ma i suoi precetti no, anzi mi intrigano, quindi rimango a loro indifferente, non mi prendo neanche più la briga di contraddirli (rivoluzione del pensiero debole) - La colpa è un’ opinione, non dipende dalla mia responsabilità, ma è sempre colpa di qualcun’altro. Il conseguente male è pensato come un incidente di percorso nell’organizzazione, quindi basta cambiare le regole organizzative (fecondazione eterologa, eutanasia, pedofilia, ecc.). - In definitiva: carpe diem! - una carpa al giorno! E pensare che c’è un cantante noto (qui non si fa pubblicità) che cantava: “cerco un centro di gravità permanente”, ma guarda un po’ che tipo contro corrente; sarà stato capito? 3 - La vita frammentaria - Vita frammentaria: morale frammentaria. Per dipingere una parete grande ci vuole un pennello grande. No, ci vuole un grande pennello (segue la marca) - è uno spot televisivo. Che si possa applicare un ragionamento così semplice anche alla teologia morale? Lo scopriremo quando andremo a vedere cosa ci dice la Fides et Ratio e la Dominus Jesus, per definire la “sana dottrina”. - Processi specialistici determinano diversi ambiti tecnici. - ciascun ambito ha il suo codice di comportamento e la sua etica di valore separata. Tale etica è assoluta per l’ambito in cui si applica ed è relativa, invece, per la situazione generale. Da qui il dialogo interdisciplinare, le sinergie, ecc. per produrre a costi minori - vedi WTO -. 24Teopitbul-Rivelazione.wps Ogni scelta etica, quindi diventa autoreferenziale e ciò, attraverso l’empirismo, fa nascere il relativismo etico. Faccio un giro attraverso tutte le religioni, ne provo un po’ e aderisco a quella o all’insieme di quelle che al momento maggiormente mi soddisfa. In questo caso la Chiesa diventa una dispensatrice di risposte qualunque ai bisogni religiosi, e più le risposte sono differenziate, più gente si pesca e più soldi entrano - vedi le varie chiese protestanti, e non solo quelle). Condizione essenziale per la buona riuscita di queste operazioni è la negazione di Satana (un’opinione, che può spaventare i bambini), e dell’inferno rigorosamente vuoto: ma il relativo teologo, dopo esserci stato mandato, avrà constatato, poi, di persona? - Si crea la frattura tra momento privato e pubblico in pubblico si lavora e in privato si crede: rispetto della privacy, libertà di coscienza, schizofrenia. (di solito esistono in contemporanea). - In pubblico chi non lavora in mangia: grande discriminazione. San Paolo affermava: “chi non lavora, neppure mangi” (penso, per non essere di peso alla comunità: la solidarietà allora impazzava, ma non era ancora stato inventato l’assistenzialismo) 4 - Vita immediata: - Fascino del potere del progresso Attento all’uso, potresti prenderlo dove batte il sole, solo se sdraiato a pancia in giù. - Riduzione del bene al benessere: il fitness, il training autogeno, il reiki, gli psicofarmaci, tutto per star bene, sentirsi bene, essere in forma. Così c’è la caduta delle ideologie civili (che lasciate in mano ai partiti hanno combinato guerre ed altro). La caduta di questo modo d’uso non è male, però è fondata sul: e chi se ne frega ... basta che “io me la cavo”. 5 - Il senso della Storia passata e futura viene riassunto in: ma quanto poco mi hanno reso le FIAT privilegiate e quanto renderanno i BOT a tre anni? - La situazione di insicurezza del futuro, nelle sole mani della scienza e dei soliti partiti che la controllano genera ansia, angoscia. Signori, si chiude! Maranatà: vieni Signore, e finiamola lì. Oppure: “Del doman non v’è certezza, chi vuol esser lieto sia”! E pensavamo fosse un ferro vecchio del 1500. - Importanza di sapere la propria storia e di confrontarsi con essa: (l’ho già sentita questa frase: è la ricerca dell’identità). - Le decisioni, nell’incertezza, si stemperano nel tempo: non schiodano mai di casa, neanche a 35/40 anni. la mamma che si fa gli amici della figlia / il papà che si fa le amiche del figlio (eterna giovinezza!) 5 - Vita convenzionale - Vita civile organizzata sulla base del patto sociale, convenzione consensuale tra interessi per attribuire funzioni reciproche. Il patto, con queste caratteristiche, si chiamava foedus ed è alla base del federalismo. Oggi la società è complessa, quindi multietnica, multireligiosa, multirazziale. Queste tre caratteristiche vengono interpretate dai buonisti di oggi, come multilegale. Vaglielo a raccontare, col federalismo, che c’è un patto di convivenza fra le diverse entità. No: solidarietà imposta e a senso unico. Questo atteggiamento se normalmente prodotto in dittatura, porta alla rivoluzione (vedi il romanzo fantascientifico, ma non troppo, 2084, che esaminerò dopo, solo per alcuni aspetti che toccano il campo della teologia). - L’idealizzazione del giovane: I fossili e il successo nel sentirsi ancora giovane. 24Teopitbul-Rivelazione.wps - E la pubblicità: “Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova. C’è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente. Farvi sbavare è la mia missione. Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma”. ( 26.900 Beigbeder ) “questo libro è dedicato a mia mamma, perché tutte le volte che ho sentito parlare di partite del cuore, concerti di solidarietà, mega eventi per l’Africa, Pavarotti & friends, l’asta con le mutande di Madonna, la solidarietà del Billionaire, cocktail, lustrini, pailette, e lusso esibito “afindibeneperò”, l’ONU, l’UNICEF, la FAO e i pranzi per la fame del mondo a base di aragosta e champagne, la beneficenza come marketing, il prossimo usato come categoria del business, affari e buoni sentimenti, lacrime e soldi, spot a buon mercato sulla pelle (nera) dei poveri, carrozzoni che dovrebbero portare nel mondo il bene e invece si riempiono d convegni, sontuosi buffet e altre ipocrisie, amore universale e questioni di bottega, tutte le volte che leggevo una notizia di queste, mi è sempre venuta in mente la mia mamma. La sua faccia dura e il suo cuore grande.” (Attenti ai buoni Giordano). Suggerirei di dare una scorsa anche a questi due libri nella trattazione del prossimo corso di teologia morale. Ce n’è a volontà, e cose basate su fatti concreti e non su dissertazioni filosofiche, che comunque sempre si possono fare, dopo averli letti. 3 - Veritatis Splendor (1993) Indirizzata ai Vescovi perché vigilino che il diritto dei cristiani alla trasmissione di una “sana dottrina” trasmessa dal Magistero della Chiesa, in comunione col Papa e i Vescovi, sia sempre garantito, nella sua formulazione attuale che non deve modificare la Dottrina, ma renderla attuale e comprensibile ai fedeli. 6 La V.S. vuole essere la risposta del Magistero alla crisi della riflessione teologico-morale post-conciliare. “Si tratta di precisare alcuni aspetti dottrinali, tanto sono gravi le difficoltà che ne conseguono per la vita morale dei fedeli, per la comunione nella Chiesa e per un’esistenza sociale giusta e solidale”. Come si vede gli aspetti dottrinali suscettibili di riconferma rispetto a teorie errate sono divisi in tre gruppi, e riguardano il periodo immediatamente post-conciliare. La crisi è sviluppata a livello di Teologia morale fondamentale attorno a due aspetti: - quello filosofico del rapporto fra libertà e verità - quello teologico nella tendenza alla separazione della morale dalla fede. “Il Magistero non intende imporre ai fedeli nessun sistema teologico, né filosofico, ma -per custodire santamente ed esporre fedelmente la parola di Dio- ha il dovere di dichiarare l’incompatibilità di certi orientamenti teologici o di affermazioni filosofiche con la Verità Rivelata”. Questo non è fondamentalismo religioso, ma è mettere con onestà le carte della Rivelazione, in tavola, mettendo in guardia su pericolose speculazioni filosofico-dottrinali, sganciate dai dati della Rivelazione o possibili scorciatoie teologiche per ridare la responsabilità del giudizio morale solo alla creatura, relegano il Creatore a semplice legge quadro. Il rapporto verità e libertà viene affrontato su due versanti: - quello della Legge di Dio, sia universale, sia nella sua applicazione alla situazione personale concreta, la coscienza. - quello della libertà nelle scelte fondamentali e particolari, sia nel suo termine, che è l’atto morale. Il rapporto verità libertà riguarda l’identità stessa dell’uomo (ma questo aspetto verrà trattato nell’esame di antropologia teologica) in quanto l’etica presuppone ed 24Teopitbul-Rivelazione.wps esprime una visione antropologica riferita ad un determinato momento. Insegnando l’esistenza del male intrinseco di determinati atti umani, la Chiesa rimane fedele alla verità integrale dell’uomo e lo rispetta e lo promuove nella sua dignità e vocazione. Non è appiattirgli la testa, come qualunque ideologia ha tentato e oggi il mondialismo torna a tentare, ma è rendere l’uomo libero dai condizionamenti contingenti nelle sue scelte e , quando si accorge che da solo non ce la fa a metterle in pratica, renderlo sicuro nella fede che il Signore, quello che promette, mantiene: è solo questione di tempi tecnici (escatologia). 1) Chi decide cosa? “ il potere di decidere del bene e del male non appartiene all’uomo, ma a Dio solo” Vediamo come sganciarci da questa imbarazzante presenza, che in apparenza, opprime l’autonomia assoluta dell’uomo. La libertà umana potrebbe creare i valori e avrebbe un primato sulla verità al punto che essa stessa sarebbe considerata una creazione della libertà. Questa così avrebbe la sua autonomia morale, dal momento che la verità l’ha creata lei stessa con la sua libertà. Cortocircuito, black-out della mente. Ma alcune tendenze teologiche insistono. Alcuni teorizzano una completa sovranità della ragione per le norme morali per l’ordine della vita e la chiamano morale umana, espressione della ragione umana (36). Si è così introdotta una distinzione tra l’ordine etico e l’ordine della salvezza. L’etico ha origine umana e per la salvezza avrebbero importanza solo alcune intenzioni e atteggiamenti interiori circa Dio e il prossimo (37). Lo sganciamento è stato fatto, quindi la Rivelazione non ha un contenuto morale specifico e il Magistero della Chiesa non ha competenza di dottrina circa le norme morali riguardanti il bene umano. Il relativismo etico è stato sdoganato dalla teologia. 7 Ma l’autonomia della ragione non può significare la creazione da sé dei valori e delle norme morali. La Chiesa parla di una autonomia morale relativa in relazione con la verità dell’uomo che si trova nella verità di Dio, creatore dell’uomo. La libera obbedienza alla legge di Dio usa la partecipazione della ragione e della volontà umana alla Sapienza e alla Provvidenza di Dio. (41) 2) La legge morale naturale Le leggi morali sarebbero solo leggi biologiche, formate da comportamenti umani. Si sarebbe arbitrariamente dato a questi comportamenti un carattere immutabile e così si sarebbe preteso di formulare norme morali universalmente valide. L’uomo viene dissociato in due: anima e corpo, esaltando l’anima come la libertà e il corpo come qualcosa di estrinseco alla persona. Si distingue così tra beni morali (teorici) e beni fisici premorali (pratici). Naturalmente tra la teoria e la pratica la continuità va a farsi benedire, peccato che Dio ci abbia creato completi di anima e corpo e questa unità dell’essere serva per la retta comprensione della legge naturale. Anche questa è stata creata nel rapporto di rivelazione di Dio all’uomo e, non a caso nella seconda Tavola dei comandamenti ritroviamo norme di comportamento (morali) che già altri popoli seguivano prima dell’Alleanza sul Sinai. La Tavola non fa che confermarli come invito per stabilire nei fatti e nelle regole il Patto (Berìt) di alleanza fra Dio e il suo popolo, coi relativi bonus (le benedizioni) e le relative sanzioni (le maledizioni). L’uomo non ha preso i comandamenti in leasing. 3) Immutabilità della legge naturale Diversi tentativi di adattarla alla cultura o alle culture predominanti, adeguandola alle mutate condizioni storiche. Non è il caso di chiamare a difesa di tale teoria il sistema di “inculturazione del Vangelo”, perché in questo caso non si adatta la 24Teopitbul-Rivelazione.wps verità all’ambiente, ma si mette in contatto l’identità delle persone autoctone con la verità del Vangelo in modo che queste possano capirla. Questa è la principale differenza tra “la salvezza offerta a tutti“ (Giovanni) e la salvezza imposta a tutti dopo i 4 mesi sacri (Corano sura 9,5). Si tratta di cercare la formulazione più adeguata ai diversi contesti culturali delle norme morali universali e permanenti. Per capirci, i teologi sono i meccanici del Magistero: se la macchina non funziona a dovere, il meccanico la ripara, non cambia la macchina se non va, o sostituisce i pezzi con altri pezzi, non in garanzia, magari a basso prezzo di importazione cinese. 4) La coscienza e la verità Con la coscienza morale creativa, è la coscienza a dare a se stessa la sua legge, senza dipendere da alcuna legge superiore. La coscienza creativa non giudica più (il discernimento basato su non si sa che cosa - Scritture - diventa un ferrovecchio), ma decide, per raggiungere la sua maturità morale: faso tuto mi. Il Magistero della Chiesa è causa, presso i fedeli, dell’insorgere di inutili conflitti di coscienza. Va meglio quindi lo psicanalista del profondo che il confessore. (chissà che il nostro corso di psicologia della religione possa servire a qualcosa). C’è un duplice statuto della verità morale (56) una verità speculativa e una pratica. Considerando l’esistenza e le circostanze della situazione (e magari le attenuanti), si possono fare delle eccezioni alla regola generale e permettere di compiere con buona coscienza ciò che è detto intrinsecamente cattivo dalla legge morale. L’uomo dispone (e decide) e Dio propone (suggerimenti morali). Ma chissà perché uno che vuole farsi i cavoli suoi salvando la faccia, si definisce ‘creativo’. Di Creatore, ricordo, ce n’è uno solo e non è così pirla. 8 L’enciclica afferma (56) che questa impostazione mette in questione l’identità stessa della coscienza morale di fronte alla libertà dell’uomo e alla legge di Dio: la dignità della coscienza morale è il luogo nel quale Dio parla all’uomo e diventa luogo di retto giudizio per l’uomo. Il giudizio della coscienza non stabilisce la legge, ma attesta l’autorità della legge naturale in riferimento al bene supremo. (che per arrivarci la via non è la filosofia, ma, terra terra, seguire i comandamenti con quell’entusiasmo che solo la Grazia di Dio e non la filosofia, ci può dare) Basta poi far fuori la Verità e l’uomo torna padrone di se stesso (Feuerbach - Marx). Praticamente il cristiano vede con gli occhiali della fede: nel caso della coscienza retta si tratta della verità oggettiva accolta dall’uomo; in quello della coscienza erronea si tratta di ciò che l’uomo, sbagliando, ritiene soggettivamente vero (63). Forse che usando le lenti progressive funzioni meglio? 5) La scelta fondamentale e i comportamenti concreti Cominciamo col dissociare questi due tipi di libertà e di scelta: il bene e il male morale li mettiamo nella dimensione trascendente, poi qualifichiamo come giuste o sbagliate le scelte particolari contingenti riguardanti le relazioni dell’uomo con se stesso e con gli altri. L’ordine del bene e il male dipendente dalla volontà da una parte e i comportamenti determinati dall’altra, giusti o sbagliati in dipendenza dalla proporzione di beni e mali che seguono all’azione. Conseguenze: scegliere il male minore, invocare le attenuanti generiche, interpretazione propria del bene e del male. L’opzione morale non c’entra niente con i comportamenti concreti: non c’è trippa per gatti, non c’è trippa per furbi. Separare l’opzione fondamentale dai comportamenti concreti contraddice l’unità personale di corpo e anima, produce l’uomo dissociato e lo schizofrenico 24Teopitbul-Rivelazione.wps religioso e sdogana a tutti gli effetti i cattolici par-time. 6) Il peccato mortale Separa l’uomo da Dio e si verifica soltanto nel rifiuto di Dio, compiuto a un livello della libertà non identificabile con un atto di scelta, né attingibile con consapevolezza riflessa (69). Per questi teologi: il peccato mortale? una svista. 7) Teleologia (73) La vita morale possiede un’essenziale carattere teleologico (conoscenza dei fini) perché consiste nella deliberata ordinazione degli atti umani a Dio, fine ultimo dell’uomo. Divisione fra morale e premorale fonti della moralità teleologiche una all’ordine morale teorico e l’altra all’ordine premorale pratico le conseguenze della singola azione. Bontà morale e giustezza pratica di un’azione divise: buono per il perdonismo globale buonista. Ci fanno anche la bella figura! La teleologia è diventata reinterpretazione delle fonti della moralità e vale più l’intenzione soggettiva e le circostanze che l’oggetto dell’atto morale: relativismo dell’azione morale ritagliata sulla morale del singolo. Si danno atti intrinsecamente cattivi (in sè e per sè e quindi sempre) e sono definiti dal loro oggetto indipendentemente dalle ulteriori intenzioni di chi agisce e dalle circostanze. Questo è un atto non ordinabile a Dio perché contraddice il bene della persona fatta a Sua immagine e somiglianza: gli atti cattivi non possono diventare buoni in forza dell’intenzione e della situazione. E che, siamo al medioevo? L’atto passa dal male al bene in automatico, basta l’intenzione. L’atto cattivo diventa buono per necessità contingenti, e non se ne parli più. (venghino, venghino, più gente entra, e più bestie si vedono). 8) Chiesa e bene morale 9 Le norme morali hanno un significato e una forza insieme personale e sociale (97) possono alimentare il rinnovamento personale capace di assicurare giustizia, solidarietà, onestà e trasparenza. Queste sono le condizioni per vincere le più diverse forme di totalitarismo e per aprire la via alla libertà della persona (99). Queste cose fanno bene nel campo sociale, economico, politico. L’osservanza della legge di Dio può essere difficile, ma non è mai impossibile (102). C’è l’aiuto, se richiesto, della misericordia di Dio per il peccato dell’uomo che si converte e la comprensione per l’umana debolezza: comprensione non significa mai compromettere e falsificare la misura del bene e del male per adattarla alle circostanze (104). Un bene e male elastici per ogni circostanza, sono più moderni, danno una migliore visibilità sociale e, se del caso, fanno prendere anche più voti. Così una cosa non vale per sè stessa, ma per chi la dice. La versione strumentale della verità di parte, che riduce tutte le idee degli altri ad opinione, salvo le proprie, trova il suo fondamento nel bene e male elasticizzati, per coprire ogni evenienza. Dò un esempio: Versione buonista: se qualcosa non va facciamo finta di niente e via, ti ho fatto un piacere, ricordatelo. (“Attenti ai buoni”) Versione “Sprofondo” (organizzazione umanitaria di Sarajevo): stai sprofondando nella m.... e ci sei fino al collo e, se vuoi, ti aiuto a venirne fuori, insieme. (presuppone che lì ci entri anch’io per aiutarti a venirne fuori e non ti aspetti fuori bello pulito per giudicarti poi) Il buon samaritano ha colpito ancora. 9) I Vescovi Sono i destinatari di questa Enciclica e devono vegliare sulla trasmissione fedele dell’insegnamento della universalità ed immutabilità dei comandamenti morali perché i fedeli siano custoditi da ogni dottrina e teoria ad essi contraria con l’autorità che deriva, con l’assistenza dello 24Teopitbul-Rivelazione.wps Spirito Santo e nella comunione con Pietro e sotto Pietro, dalla nostra fedeltà alla fede cattolica ricevuta dagli apostoli (116). Come vescovi abbiamo l’obbligo di vigilare personalmente perché la “sana dottrina” (per vedere cos’è “sana”: vedere 1Tm 1,10: “certo noi sappiamo che la legge è buona se uno ne usa legalmente; sono convinto che la legge non è fatta per il giusto, ma per gli iniqui e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per i sacrileghi e i profanatori, per i parricidi e i matricidi, per gli assassini, i fornicatori, i pervertiti, i trafficanti di uomini, i falsi, gli spergiuri e per ogni altra cosa che è contraria alla sana dottrina”) sia insegnata nelle nostre diocesi. Dall’elenco mancano i tangentisti, meno male! non i trafficanti in gommone. Vescovo si diceva Episcopus esattamente come il prefetto, di romana tradizione. Entrambi sono mandati da Roma per vigilare. Che ci piaccia o no. 10) Osservazioni varie (aforismi) durante la lettura dei capitoli n° 29: ancora la “sana dottrina”, questa volta in 2Tm 4,3: “verrà giorno infatti in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. “ Continua: “tu però vigila attentamente, ...... “ non come un teopitbull, né col moralismo parrocchiale da strapazzo, né col tiro a segno all’avversario politico di turno, ma segui e con l’esempio cerca di far seguire, a chi interessa, la legge del Signore. n° 3: la Chiesa, esperta di umanità si pone al servizio di ogni uomo e di tutto il mondo. L’Islam, esperto di umanità si pone al comando di ogni uomo e di tutto il mondo: “voi siete gli uomini migliori di questa terra” (Corano). La vita morale apre la via della salvezza a tutti gli uomini di buona volontà, anche non cristiani. 10 Senza perdere nulla della Rivelazione siamo usciti dal provincialismo. n° 4: con la fede si appartiene alla Chiesa, nell’ambito morale c’è pluralismo di opinioni e comportamenti lasciati al giudizio della coscienza individuale o alla diversità dei contesti sociali e culturali. C’è in contemporanea il pericolo di negazione delle verità fondamentali, il relativismo dottrinale del Magistero, i Comandamenti come optional. Nel contesto culturale c’è ovviamente anche il gay-pride. Perché discriminare? Un dubbio maligno (il dubbio lo è sempre?) La grossa differenza fra noi e l’Islam è che questo non ha il Magistero, noi si. Dai e dai, riducendo progressivamente l’importanza del Magistero o annullandolo, potremo anche noi dialogare liberi da ogni pregiudizio con i vari Islam. Il dialogo è comunque necessario perché, almeno fin che si dialoga, non ci si picchia (vedi “2084, Anonimo Trevisano). n° 7: Gesù fa la Chiesa per un luogo di incontro fra uomo e Dio. La teologia morale farà in modo che la sua esposizione illustri la vocazione che i fedeli hanno ricevuto in Cristo. n° 8: Maestro cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna? Fate come Lui. Facile a dirsi, ma non a farsi, senza la Grazia. La Grazia non è un superpotere o qualcosa di magico o esoterico (new-age indiarsi - ecc.), ma è un dono di Dio. Non si riceve fermo posta, ma bisogna chiederlo e arriva generalmente a tutti gli uomini di buona volontà. Basta che ricordino (odiosa discriminazione) che Cristo è fonte dell’agire morale. n° 11: E arriva un pacco dono: paghi 1 e prendi 3: la legge + il cuore nuovo + lo spirito nuovo, il tutto con garanzia UE di 2 anni (minimo che la legge oggi richiede). 24Teopitbul-Rivelazione.wps n° 12: Il comandamento si lega ad una promessa: nell’antica Alleanza era il possesso di una terra, nella Nuova Alleanza è il Regno dei Cieli, la vita eterna. Vedere per credere, e qui cominciano le difficoltà sia per la terra promessa, che per il Regno dei Cieli. Caspita, che tempi lunghi ha il Signore! n° 15: I comandamenti non sono limiti alla libertà individuale, ma invito ad amare, non facendo il c... agli altri - ama il prossimo tuo come te stesso -. n° 16: “Se vuoi essere perfetto, va, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi”. Per questa messa a punto del motore cristiano occorre dare una regolata ai comandamenti con le beatitudini. Operazione da ripetere ogni qualvolta il motore si scarbura. n° 18: La chiamata: tutti possiamo essere perfetti, nessuno escluso “Siate voi dunque perfetti, come è perfetto il Padre vostro”. Ma va! e noi che credevamo che la perfezione fosse riservata ai Santi ed eventualmente a quelli più bravi in parrocchia!. n° 21: Seguire Cristo e non filosofie varie e interpretazioni di comodo. Con la conversione si perdono le proprie sicurezze per seguire Gesù. E’ un po’ come una roulette russa. n° 24: La Grazia: forza supplementare che Dio ci dà per fare la sua volontà. Eh, ma che leggi dure e rigoriste: meglio lasciar perdere o meglio ancora fare come la volpe e l’uva; ma dura lex, sed lex: Signore aiutami!. n° 25: “Io sono con voi tutti i giorni”. Cristo è contemporaneo a noi nella sua Chiesa. Le prescrizioni morali, per essere fedelmente custodite e rimanere contemporanee vanno attualizzate nelle differenti culture, nel corso della storia. 11 Attualizzare non vuol dire modificare (riecco i meccanici del Magistero -pag 8). n° 26: Denuncia dei fautori di divisione che scassa l’armonia tra la fede e la vita: l’unità della Chiesa è ferita non solo dai cristiani che rifiutano o stravolgono le verità della fede, ma anche da quelli che misconoscono gli obblighi morali a cui li chiama il Vangelo. Roba da matti, roba per i Corinzi! Noi siamo moderni, anzi post-moderni, perbacco! n° 27: Attualità dei Comandamenti e loro uso. La tradizione e l’interpretazione autentica del Vangelo spetta al Magistero, che lavora nel nome di Gesù Cristo. Capitolo 2° : Non conformatevi alla mentalità di questo mondo. Il nostro vescovo, che di sicuro si è letto l’Enciclica, vuole cristiani maturi ed anticonformisti. Purtroppo sul mercato, almeno fino ad oggi, si offrono solo cattolici democratici, cattolici tradizionalisti, cattolici padani, cristiano sociali ed altre speci. Sempre in attesa del cattolico anticonformista e basta n° 31: La verità vi farà liberi Non di farvi i c.... vostri, ma di seguire la verità ultima, che è Dio e che vi libera da tutti i condizionamenti. Persa l’idea di una verità universale sul bene, si concede alla coscienza dell’individuo di fissare in modo autonomo i criteri del bene e del male e di agire di conseguenza. Mi regolo da me, in coscienza. n° 34: Si nega la dipendenza della libertà dalla verità e cosi: ognuno per sé e Dio per tutti. n° 35: Ma il bene e il male dipendono da una mela. Mi chiedo ancora, ma chi ce l’avrà messo lì, il serpente? 24Teopitbul-Rivelazione.wps n° 37: Il Magistero con le norme morali determinate dal bene umano, non centra: non sono della Rivelazione e non sono rilevanti in ordine della salvezza. Ghe pensi mì ... contento te, ... contenti tutti. Capitolo 3°: Perché non venga resa vana la Croce di Cristo Togliamo il Crocifisso dalle aule e dai luoghi pubblici. n° 84: “Solamente la libertà che si sottomette alla verità conduce la persona umana al suo vero bene. Il bene della persona è di essere nella verità e di fare la verità”. E se non lo fa, a calci nel c... ! - parola di teopitbull n° 87: Gesù rivela a fatti che la libertà si realizza nell’amore, cioè nel dono di sé. Questa è la differenza fra libertà e libertario. Questo non dona, ma usa la sua libertà e non la smette neanche quando comincia quella dell’altro (rompendo le scatole). n° 89: Chi dice: Lo conosco e non osserva i Suoi Comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui. Mediante la vita morale la fede diventa confessione a Dio e testimonianza agli uomini. I Comandamenti si possono osservare in vari modi: a) col binocolo; b) da lontano e tirare diritti; c) fare tutta una serie di osservazioni sull’osservanza dei Comandamenti; d) osservarli per paura dell’inferno, per i superstiti che ancora ci credono; e) per amore del Signore, col retropensiero di guadagnarsi la vita eterna; f) perché rendono liberi, anche se un po’ controcorrente. E poi, finiamola una buona volta, osservarli o no, è un fatto di coscienza individuale. Come si vede i teologi morali hanno ampia scelta per le loro speculazioni. 12 n° 90: Inaccettabilità delle teorie teleologiche e proporzionaliste che negano l’esistenza di norme morali negative riguardanti determinati comportamenti, senza eccezioni. La morale elastica è servita. Cristo non si baratta; ci hanno provato i mercanti e gli è andata male. n° 93: Il martirio serve anche perché all’interno delle stesse comunità ecclesiali non si precipiti nella crisi più pericolosa: la confusione del bene e del male che rende impossibile costruire e conservare l’ordine morale dei singoli e delle comunità. Come si vede anche i buonisti hanno i loro limiti teologici. E poi se comunque da loro va perdonato tutto, comunque, Cristo in croce che ci è salito a fare? Sport? n° 96: Di fronte alle norme morali che proibiscono il male intrinseco non ci sono privilegi, ne eccezioni per nessuno. Compagni, siamo tutti uguali, anche prima che lo dicesse Marx. n° 99: Il totalitarismo nasce dalla negazione della verità: se non esiste una verità trascendente, non esiste nessun principio sicuro che garantisca giusti rapporti umani. Il loro interesse di classe, di gruppo, di nazione, li oppone gli uni agli altri; se non si riconosce la realtà trascendente, allora trionfa la forza del potere e ciascuno tende a realizzare fino in fondo i fini con mezzi di cui dispone per imporre il proprio interesse o la propria opinione senza riguardo ai diritti dell’altro, diritti che nessuno può violare, né l’individuo, né il gruppo, né la classe, né la nazione, né lo stato; nemmeno la maggioranza di un corpo sociale che si ponga contro la minoranza emarginandola, opprimendola, sfruttandola o tentando di annientarla. Eh, le nostre radici cristiane! Ma non saremo mica matti a metterle nella costituzione europea: potrebbe succedere quanto appena detto! 24Teopitbul-Rivelazione.wps n° 100: Esigenze morali per l’ambito politico C’è rischio per la negazione dei diritti della persona umana e il riassorbimento nella politica della stessa domanda religiosa: è il rischio dell’alleanza fra democrazia e relativismo etico. Se non esiste nessuna verità ultima che guida e orienta l’azione politica, allora le idee e le convenzioni possono essere facilmente strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo (Centesimus Annus) E tutti i politici in coro gridavano: siamo belli, siamo buoni, siamo bravi, siamo i meglio cattolici, votateci! Oggi la gerarchia e la A.C. si meravigliano dell’afasia dei cattolici. Afasia vuol dire rimanere muti per ragioni mediche o psicologiche: non ho parole. Un tempo c’era l’obiezione di coscienza, inventata dai cattolici e utilizzata al 90% per evitare il servizio militare. Oggi il servizio militate obbligatorio è stato abolito, ma l’obiezione di coscienza no. Bisogna ricordarlo ai nostri cattolici che militano nelle diverse parti politiche e che con questa loro azione sono come lievito per la società (Giovanni Paolo 2°). Per riprendere la sana abitudine dell’obiezione di coscienza (dal momento che non c’è più l’unità dei cattolici in un partito, ne la gerarchia lo richiede) e fare una azione di lobby con un movimento trasversale per la difesa dei nostri principali valori morali, nelle Istituzioni (es: pannilini reclamizzati senza neonati - per la tutela dei minori in TV), occorrono due cose: qualcosa su cui obbiettare e la coscienza di farlo. Cose in effetti rarissime in queste momento di conformismo e sudditanza psicologica, dei cristiani, specie nello schieramento di sinistra. Non potendo mai e comunque avere torto e dovendo continuare nell’operazione di gramsciana memoria di demolizione e demonizzazione dell’avversario, 13 comunque, si sono trovati soli al potere in tutte le realtà ecclesiastiche o quasi. Di fronte a questo atteggiamento, la reazione degli ‘altri’ cristiani è stata l’afasia; quindi soli al potere dicendo di rappresentare tutti. Di fatto sono isolati nella comunità, ma non se ne accorgono. Ognuno si è fatto il suo “forum” dove tutti entrano, ma si è ascoltati solo se dell’idea di chi organizza il “forum”. Questo vale anche per l’A.C.- Se il Forum generale richiesto si farà, sarà il Forum dei “cattolici e basta”. Vuol dire che ognuno, per parteciparvi, dovrà lasciare i suoi aggettivi (ma non i suoi attributi) fuori dalla porta altrimenti succederà di nuovo che ci faremo il ‘forum’ a vicenda. n° 104: La comprensione per la debolezza umana non può cambiare le carte in tavola, ma solo chiedere misericordia a Dio, e scusate se è poco. “Siamo tutti pubblicani” ... magari! n° 109: Il servizio dei teologi moralisti. Il teologo è una vocazione suscitata dallo Spirito (e se non è così si faccia suscitare, prego) e ha la funzione di acquisire, in comunione col Magistero, un’intelligenza sempre più profonda della parola di Dio contenuta nella scittura ispirata e trasmessa nella tradizione della Chiesa. La scienza teologica cerca l’intelligenza della fede e aiuta il popolo a rendere conto della sua speranza a coloro che lo richiedono. La teologia può fiorire e svilupparsi mediante una responsabile partecipazione alla Chiesa quale comunità di fede, cui va il frutto della ricerca e dell’approfondimento teologico. Ecco fissato il recinto del Teologo. 4 - Fides et ratio 1998 La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della Verità. E’ Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la Verità e in definitiva di conoscere Lui perché l’uomo 24Teopitbul-Rivelazione.wps possa giungere anche alla piena verità su se stesso. (vedi pag 4) Semplice, no? Invece no. n° 2: L’uomo desidera conoscere la Verità. Ogni verità raggiunta è una tappa. n° 4: Perbacco! Son qui, esisto con gli altri: che palle! (Genesi dell’individualismo e del sapere sistematico) La ragione retta riesce a formulare principi condivisi, conoscenze come patrimonio comune spirituale dell’umanità. n° 5: Filosofia per comunicare il Vangelo a chi non lo conosce, attraverso i principi filosofici. Filosofia: aiuto per intelligenza della fede. Pluralismo indifferente, agnosticismo, relativismo, scetticismo, sfiducia nella verità, il dubbio di tutto e su tutto eletto a sistema di scelta: tutto è opinione. n° 6: Invito a teologi e filosofi a riflettere sulla verità ultima dell’uomo. Dalla Rivelazione alla Sapienza che dà gioia e riposo dalla fatica. La verità e il suo fondamento in rapporto alla fede: testimoniare la verità (seconda rata dopo Veritatis Splendor). L’effimero è un valore, la realtà è virtuale, manca fondamento per costruire identità dell’esistenza personale. (chissà perché chi ricerca la propria identità è definito razzista?) La filosofia ha la responsabilità di formare il pensiero e la cultura attraverso il richiamo perenne alla ricerca del vero, deve recuperare con forza la sua vocazione originaria. n° 13: Il mistero si capisce accettandolo per fede. E’ un piacere che ci ha fatto il Signore da che ci ha creati con una testa non infinita ma c’è qualcuno che pensa sempre di averla e con cui appunto si può discutere all’infinito senza cavare un ragno dal buco. 14 Nella fede la libertà è esigita e la fede permette a ciascuno di esprimere al meglio la propria libertà. La libertà non si realizza nelle scelte contro Dio. Può essere considerato uso autentico della libertà il rifiuto di aprirsi verso ciò che permette la realizzazione di se stesso? Libero di fare i c.... miei, ma così non realizzo la mia dignità di persona; ma chi se ne frega? e poi, anche la dignità è un’opinione. I segni della Rivelazione (Sacramenti) sono aiuto alla ragione per capire un po’ il mistero, Dio Eucarestia, per esempio. n° 15: La Rivelazione apre la ragione alla trascendenza, capendola, per quanto può, nel mistero. Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo perché tu dica: “chi salirà per noi?” ... Non è al di là del mare perché tu dica. “chi attraverserà per noi?” .... La libertà è anche responsabilità personale e voglia di cercarla. n° 45: Nell’Alto Medioevo la distinzione tra teologia e filosofia passa da separazione a contrasto; poi arriva la religione “oppio dei popoli” e la nuova religione ideologica marxista-leninista; poi finalmente arriva il crollo del muro di Berlino e il problema pare risolto, però ..... siamo ancora in cerca di un marxismo-leninismo realizzato senza stragi in qualche regime comunista superstite. n° 46: dopo il razionalismo arriva il nichilismo: il nulla nella vita, solo sensazioni perché tutto è fugace e provvisorio. Toh, chi si rivede ... vanitas vanitatis, tutto è vento - Qoelet . Questo qui, però era all’inseguimento di Dio e non in fuga da Dio. n° 47: Ideologie: forme di razionalità strumentale per l’uso dei beni finalizzato al potere di una parte sull’altra. L’uomo si 24Teopitbul-Rivelazione.wps sente minacciato da quel che produce e incomincia ad avere paura delle sue scoperte. Qualcuno si ricorda dell’etica nella ricerca scientifica: cominciano i primi convegni. Dura reazione in quanto la dignità della ragione verrebbe messa in ripostiglio. n° 48: Ragione e fede deboli l’una di fronte all’altra non sono un guadagno per l’uomo. Poca ragione (pensiero debole), poca fede non si aiutano reciprocamente, restano deboli l’una di fronte all’altra. La psicoanalisi scopre i germi di pensiero che, se approfonditi, possono far scoprire il cammino della verità: analisi sulla percezione e l’esperienza, sull’immaginario e l’inconscio, sulla personalità e l’intersoggettività, sulla libertà, i valori e la morte. Però ! .... le vie psicoanalitiche della Provvidenza! n° 64: Teologia: contenuti della Rivelazione più riflessione speculativa sui contenuti (auditus fidei e intellectus fidei) Per l’auditus la filosofia reca alla teologia il suo contributo quando considera la struttura della conoscenza, della comunicazione e del linguaggio. n° 66: Per l’intellectus fidei: la filosofia per il significato di salvezza per tutti gli uomini, che le Scritture hanno. La teologia dogmatica spiega i dogmi, e implica una filosofia dell’uomo e del mondo e dell’essere fondata sulla verità oggettiva. n° 67: La teologia fondamentale è di aiuto al credente che si rende meglio conto della Rivelazione; la filosofia: uomo e rapporto col mondo fondato sulla verità oggettiva che la ragione già coglie di per sé. La Rivelazione viene comunicata con il linguaggio della trascendenza, con la filosofia. Il legame tra fede e ragione permette il libero assenso alle verità di fede. 15 Necessità per la ragione di farsi forte della fede per scoprire gli orizzonti ai quali da sola non potrebbe giungere. La fede dà lo sprint alla ragione. n° 68: Teologia morale: riceve aiuto dalla filosofia per i principi generali di una decisione etica. n° 68: Il pluralismo delle culture non è un valore universale. Quel che di universale è in comune con le varie culture, per comprenderlo, serve scienza più filosofia che universalizza quel che conosce la scienza. Non le varie opinioni umane, ma solamente la verità può essere di aiuto alla teologia. La ricchezza della salvezza in Cristo è tanta e si offre a tutti, quindi possono cadere i muri di divisione: nella partecipazione al Suo Mistero, ce n’è per tutti. In tutte le culture l’uomo è aperto all’universale e alla trascendenza. Si danno approcci diversi alla verità che rimane una. n° 71: La cultura tende a un compimento dell’uomo: ha la possibilità di accogliere la Rivelazione; l’ideologia no. Aderire alla fede non cancella la propria identità. I battezzati sanno accogliere ogni cultura non come criterio di giudizio, ma di chiamata alla verità piena. In questa possibilità di incontro, le culture si aprono. n° 72: Inculturazione: non confondere le specificità delle culture con il chiudersi nelle proprie differenze, contrario allo spirito umano che ha esigenze universali. n° 74: Teologia e filosofia in un rapporto di circolarità: Parola di Dio e sua migliore conoscenza con la ragione che scopre la Parola di Dio. n° 75: La Grazia non distrugge, ma perfeziona il libero arbitrio che accoglie la Rivelazione. Non necessariamente la Grazia rincoglionisce i filosofi. 24Teopitbul-Rivelazione.wps n° 76: Filosofia cristiana, non è la filosofia ufficiale della Chiesa, ma può trovare motivi di speculazione concepiti in unione con la fede e la Rivelazione (problemi del male, della sofferenza, dell’identità di Dio, senso della vita o domanda metafisica: perché c’è qualcosa? - per pagarci le tasse sopra -). Filosofia cristiana come purificazione della ragione; umiltà che permette di utilizzare i dati della Rivelazione: Dio Creatore, realtà del Male, peccato, dignità, uguaglianza, libertà della persona, vocazione dell’uomo, peccato originale sono nuovi possibili ambiti di indagine. n° 78: Il filosofo ha il suo metodo, ma la Verità che studia è una sola: la persona di Cristo: Via, Verità e Vita. La ragione non può far da sé e pretendere, anche, di centrare l’obiettivo. n° 86: Eclettismo: di tutto un po’. Manca di coerenza e di basi di partenza per il discernimento della verità di un pensiero. n° 87: Storicismo: una verità vale se è adeguata a un compito in un determinato periodo. Poi la verità passa di moda e la troviamo nei saldi. E’ visione strumentale e funzionale e nega il valore assoluto al significato di un evento nella storia. E se no, gli stilisti del pensiero che ci starebbero a fare? (vedi 26.900 di Beigbeder) n° 88: Modernismo: rifatto il look alla Rivelazione con: Scientismo: credo a quel che vedo, misuro, esperimento. Ciò che è tecnicamente fattibile è automaticamente, anche moralmente ammissibile. (Es: risanamento bilanci INPS mantenendo pensioni di anzianità e applicando l’eutanasia su vasta scala. Non si muore più di fame, ma per libera scelta) 16 Pragmatismo: scelte senza principi etici, una cosa per quel che vale adesso; la maggioranza decide i comportamenti etici. n° 90: Nichilismo: l’uomo senza identità. L’uomo a 1 dimensione, di Marcuse, era già uno spreco. n° 92: Compito della teologia è presentare la Rivelazione in modo che corrisponda alle esigenze del nostro tempo e da questo venga capita. Per questo teologia più filosofia in comune anche se con metodi diversi. Ricerca di una verità universalmente valida per un sincero dialogo tra le persone; non è intolleranza perché la si propone alla speculazione filosofica e non la si impone (come nel Corano). n° 94: Il rapporto tra il fatto e il suo significato, nelle Scritture, va trasmesso immutato, altrimenti si perde il significato originale trasmesso dalla Chiesa. Esempio scemo: nei Vangeli si parla spesso delle pecore. Le pecore da noi sono simbolo di poveri pastori, mentre per Israele le greggi e il loro numero era simbolo di ricchezza. Quindi le pecore per noi sono come la FIAT (quando funzionava). Non per questo gli antichi ebrei andavano in automobile. n° 97: Le verità di fede non sono solo comportamenti (e neanche noccioline, aggiungo) Ci sono verità comode da vivere col fai da te, basta sceglire i pezzi adatti. n° 98: La teologia morale deve far ricorso a un’etica filosofica rivolta alla verità del bene. Per una visione unitaria dell’uomo (visto che non è stato creato a stadi, ma quando Dio ci alitò sopra, il processo era completo) l’etica necessita della antropologia e più la metafisica del bene per definire la dignità della persona. n° 101: Teologia e filosofia in relazione di scambio. L’uomo più uomo (quello che 24Teopitbul-Rivelazione.wps non deve chiedere mai) si apre spontaneamente a Cristo. n° 103: La filosofia può essere lo specchio del bello, buono e vero contenuto in Cristo. n° 104: La filosofia è l’unico terreno di dialogo con chi non condivide la nostra fede (non nel senso: restiamo nel vago così evitiamo rogne), ad esempio: ricerca sui problemi della libertà, dell’ecologia, dell’equilibrio mondiale, dell’uso dell’acqua ecc. La filosofia, quindi, un terreno neutro per il dialogo, alla scoperta di valori comuni alla base di quei problemi. n° 106: Filosofia come risposta alla Rivelazione: il bene che la verità contiene per l’uomo serve alla sua dignità; le scoperte scientifiche + i valori etici e il loro uso a difesa della dignità umana. 5 - Dichiarazione “Dominus Jesus” circa l’unicità e l’universalità salvifica di Cristo e della Chiesa. - Congregazione per la dottrina della fede anno 2000. Meno male che oggi si chiama così perché se tornassimo indietro al Sant’Uffizio e all’Inquisizione, il trisnonno di Ratzinger, invece di una dichiarazione, avrebbe approntato uno stadio con un buon numero di roghi, e tutto sarebbe finito lì. Ma oggi, per fortuna, siamo in democrazia, lo stato non è ancora teocratico (vedere “2084”, Anonimo Trevisano) e le cose si risolvono, o così sembra, con una dichiarazione. Vediamo il capitolo 4°. “Il perenne annuncio missionario della Chiesa viene oggi messo in pericolo da teorie di tipo relativistico, che intendono giustificare il pluralismo religioso, non solo de facto, ma anche de iure (o di principio). Di conseguenza si ritengono superate verità come ad esempio: 1 - il carattere definitivo e completo della Rivelazione di Gesù Cristo (ricordarsi che 17 l’ultimo profeta, anzi il sigillo dei profeti, è Maometto) 2 - il carattere ispirato dei libri della Sacra Scrittura 3 - l’unità personale tra il Verbo eterno e Gesù di Nazareth 4 - l’unità dell’economia del Verbo Incarnato e dello Spirito Santo 5 - l’unicità e l’universalità salvifica del mistero di Gesù Cristo 6 - la mediazione salvifica universale della Chiesa 7 - l’inseparabilità, pur nella distinzione tra il regno di Dio, il Regno di Cristo e la Chiesa 8 - la sussistenza nella Chiesa Cattolica dell’unica Chiesa di Cristo. Mi sembra che ce ne sia abbastanza per fondare una nuova religione con principi duttili, elasticizzati, in grado di confluire in un dialogo fra le diverse fedi monoteiste per creare una religione globale, destinata a servire un lungo periodo di pace a tutta l’umanità. Se ben ricordo, era il programma dell’Anticristo. Comunque, non mettiamo limiti alla Provvidenza. Le radici di queste affermazioni sono da ricercarsi in alcuni presupposti di natura sia filosofica che teologica, che ostacolano l’intelligenza e l’accoglienza della verità rivelata. Se ne possono segnalare alcuni: a) la convinzione della inesprimibilità e inafferrabilità della Verità divina (caspita, vogliono fare tutto con la testa, chissà se riescono a segnarci anche un gol) b) l’atteggiamento relativistico nei confronti della verità, per cui ciò che è vero per alcuni, non lo sarebbe per altri (tutti gli altri, tranne me, hanno solo opinioni) c) la contrapposizione radicale che si pone tra la mentalità logica occidentale e quella simbolica orientale (occhio ai cattolici new - age e reiki - se ne vanno pian piano senza accorgersene, anche continuando a venire a messa: vedi: ‘Cristo portatore dell’acqua viva’, 2002) 24Teopitbul-Rivelazione.wps d) il soggettivismo di chi, considerando la ragione come unica fonte di conoscenza, diventa incapace di sollevare lo sguardo verso l’alto per osare di raggiungere la verità dell’essere (Fides et Ratio è solo di due anni prima di Dominus Jesus, ma la Veritatis Splendor è di sette prima e oggi che scrivo, ne fa dieci. Errare umanum est ..... ma non facciamo il solito moralismo da strapazzo, e soprattutto non diamo troppo onore a Satana) e) la difficoltà di comprendere e accogliere la presenza di eventi definitivi ed escatologici nella storia f) lo svuotamento dell’evento dell’Incarnazione storica del Logos Eterno, ridotto a mero apparire di Dio nella storia (abbiamo perso Gesù, Figlio di Dio, per strada,ci stiamo avvicinando all’ebraismo?) g) l’eclettismo di chi nella ricerca teologica assume idee derivate da differenti contesti filosofici e religiosi, senza badare né alla loro coerenza e connessione sistematica, né alla loro compatibilità con la Verità Cristiana (il teococktail) h) la tendenza a leggere e interpretare la Sacra Scrittura fuori dalla tradizione e dal Magistero della Chiesa. Come far rientrare il gregge dei teologi di cui ai punti da a) fino a g), nel “recinto del Teologo” della Veritatis Splendor n° 109, non è un fatto di buon pastore, purtroppo, ma è un problema teologico ancora aperto. n° 6: La Rivelazione di Gesù Cristo sarebbe complementare a quella presente nelle altre religioni. La verità di Dio non può essere capita nella sua globalità, da nessuna religione, neanche dal cristianesimo. Ce lo stanno Maomettendo? L’obbedienza della fede comporta l’accoglienza della verità della Rivelazione di Cristo, garantita da Dio che è la Verità stessa. Bene, credo in Dio, ma mi faccio i cavoli miei. 18 Si identifica la fede teologale e la credenza nella altre religioni che è esperienza religiosa ancora alla ricerca della Verità Assoluta e priva, ancora dell’assenso a Dio che si rivela. Si tende, invece, a ridurre, fino talvolta ad annullare le differenze tra il cristianesimo e le altre religioni. Verità Rivelata o esperienza religiosa priva dell’assenso alla Rivelazione, fa lo stesso, tutto fa brodo! e poi, nella globaloizzazione ci si mimetizza meglio! n° 9: per giustificare l’universalità della salvezza cristiana e il pluralismo religioso viene proposto un’economia del Verbo Eterno, valida anche al fuori della Chiesa e (ma le pensano proprio di notte) senza rapporto con essa, e una economia del Verbo Incarnato. La prima avrebbe un plusvalore di universalità rispetto alla seconda limitata ai soli cristiani. Ricordi, Ario? quanti guai allora! ma oggi il Verbo eterno è globalizzato e il Verbo Incarnato vale solo per i cristiani. Mica male, per il dialogo religioso! n° 12: Si prospetta l’ipotesi di una economia dello Spirito Santo con un carattere più universale di quella del Verbo Incarnato. Lo Spirito Santo non è alternativo a Cristo, nè riempie una specie di vuoto (ma le pensano proprio di notte) come talvolta si ipotizza esserci tra Cristo e il Logos. Lo Spirito Global! Va bene che soffia dove vuole, ma fa ancora parte della Trinità, fino al prossimo pensiero di notte. Chissà se fare, in quelle ore, dell’altro nuocerebbe di più o di meno alla teologia morale della Chiesa!. n° 15: Si propone di evitare in teologia termini come unicità, universalità, assolutezza il cui uso darebbe l’impressione di enfasi eccessiva circa il significato e il valore dell’evento salvifico di Cristo nei confronti delle altre religioni. Smorza la fede, se non gli altri di 24Teopitbul-Rivelazione.wps offendono! I mussulmani poi, coi terroristi fondamentalisti .... non di sa mai. Un auspicio: Sancalcinculo proteggici tu. n° 17: Esiste un’unica Chiesa di Cristo che sussiste nella Chiesa Cattolica. Le Chiese che, pur non in perfetta cominione con essa, restano unite ad essa per mezzo di strettissimi vincoli quali la successione apostolica e la valida Eucarestia, sono vere Chiese particolari (Vat. 2°). Anche in queste Chiese è presente e operante la Chiesa di Cristo sebbene manchi la piena comunione in quanto non accettano la dottrina del primato, che, secondo volere di Dio, il Vescovo di Roma ha ed esercita su tutta la Chiesa. Si porrà, un giorno, la questione del “modo di gestire il primato”; il Papa ne ha già fatto cenno anni fa. E se provassimo con una gestione federale del primato (primus inter pares, come era all’inizio) senza che questa crei tante chiese nazionali? La Chiesa di Cristo non è la somma differenziata ed unitaria insieme delle Chiese, comunità ecclesiali, né i fedeli possono pensare che la Chiesa di Cristo oggi non esista più (Ma chi l’ha fregata?) in nessun luogo e che perciò debba essere soltanto oggetto di ricerca da parte di tutte le Chiese e comunità. n° 18: Se si distacca il Regno da Gesù, non si ha più il Regno di Dio da Lui rivelato e si finisce per distorcere sia il senso del Regno, che rischia di trasformarsi in un obiettivo puramente umano o ideologico, sia l’identità di Cristo, che non appare più il Signore. Il Regno riguarda tutti, non dovendosi escludere l’opera dello Spirito fuori dai confini visibili della Chiesa (Red. Missio), quindi persone, società, mondo intero. Costruire il Regno vuol dire lavorare per la liberazione dal male in tutte le sue forme. Il Regno non è un’ideologia o un potere, non lo avevano capito, allora gli apostoli quando discutevano su chi fosse il primo ministro del Regno, e si continua a non volerlo capire. 19 n° 21: La parità che è presupposto del dialogo, si riferisce alla pari dignità personale delle parti, non ai contenuti dottrinali, ne tantomeno, a Gesù Cristo, che è Dio stesso fatto uomo, in confronto con i fondatori di altre reloigioni. I pensatori notturni, sono avvisati! 6 - 2084 Anonimo Trevisano Romanzo di fantascienza -ma non troppodi un anonimo trevisano di profonda cultura religiosa, vasta conoscenza ecclesiologica, notevole (quasi sospetta) dimestichezza con il Corano, la sharia e gli hadith “puri” del Profeta, ottima conoscenza linguistica del vernacolo trevisano, e, con tutto ciò, non si sa ancora chi sia, anche se il suo libro e uscito nelle librerie questo giugno. Siamo a Treviso nel 2084. Cinquanta anni prima, nel 2032, anno 1410 dell’Egira, la Repubblica italiana islamica è già una realtà, e Treviso passa all’Islam. Le odierne statistiche demografiche ci dicono che fra trent’anni saremo numericamente superati dagli immigrati: nel 2033, guarda caso. Quello che ci importa, però, a livello teologico, non sono le date, ma il come e per quali ragioni fondanti Treviso è passata dal cristianesimo all’islam. Il cattolicesimo romano veniva ancora tollerato come religio licita cioè “permitted religion” nel ‘vecchio’ dialetto trevigiano. “Al momento della conversione in massa dei cattolici trevigiani all’islam, quasi 60 anni prima (2084-60=2024), vivevano nel vittoriese circa 3.000 Sikh con le loro famiglie. Gente orgogliosa, erano rimasti sempre fedeli alla loro religione. Le nuove autorità islamiche decisero di dar loro un ultimatum verso il 1420 dell’Egira. Se non si fossero convertiti alla vera fede entro 30 giorni sarebbero stati espulsi. L’idea di espulsione, per gli immam, aveva un significato del tutto particolare. Scaduti i 30 giorni (Corano sura 9,5) senza che i Sikh si convertisserro, vennero fatti affluire dalla Bosnia alcuni battaglioni militari 24Teopitbul-Rivelazione.wps composti da fanatici tagliagole (Zulfikar, 1995 Konijc-Bosnia) che ebbero carta bianca contro quei kadir (infedeli). I bosniaci entravano di notte nelle case e sgozzavano vecchi, donne e bambini, nel nome di Allah. Di giorno rastrellavano gli uomini fuggiti in montagna, poi li uccidevano nei modi più fantasiosi, lasciando i cadaveri sui bordi delle strade. Li sgozzavano, li crocifiggevano, li impalavano, li arrostivano vivi (questi 2 modi non li abbiamo allora sentiti), li gettavano sotto le ruote dei camion o li trascinavano per chilometri sull’asfalto, sicuri che Allah, il misericordioso, apprezzasse.” ......... Subito dopo gli imprenditori più avveduti del nord est si erano trasferiti in Romania, dove i cristiani ortodossi si erano mantenuti sani nella fede, salvando così capitali, religione e famiglia.” ...... “In America era stato innalzato al soglio di Pietro un nuovo Papa, dato che quello romano, Giovanni Paolo 3°, un negro giamaicano di nome Robert Balingo, qualche anno dopo essere stato eletto, si era convertito all’islam.” Segue dettagliata descrizione della Treviso islamica, simpatica da leggere per chi è stato in qualche paese arabo o in Afganistan. Vediamo come, nel libro, si arriva alla conversione in massa all’islam. “D’accordo, gli immigrati mussulmani si erano moltiplicati a velocità spaventosa, ma non erano ancora riusciti a superare numericamente gli autoctoni. La conversione in massa era stata possibile grazie alla resa all’islam di un clero cattolico impazzito che aveva da un pezzo perduto sia la fede in Cristo, sia il lume della ragione. Prima era stata smantellata, in Concilio la tradizione, in nome del progresso e delle modernità. Il latino, elemento unificante della cattolicità era stato abolito e con la cancellazione della lingua liturgica era subentrato un generale sbracamento morale e materiale, doppiato da un deprimente pressapochismo teologale (e per quest’ultimo, vedi la D.J. 20 n° 1- 8 cap.4). L’insegnamento del catechismo era stato assegnato alle comari. Cessate le ragioni profonde del Credo Niceno (Veritatis Splendor Cap. 2) le istituzioni ecclesiastiche si erano trasformate in centri di assistenza con il motto: ‘solidarietà ai poveri del mondo’. Il tutto a spese della terza virtù teologale, completamente cancellata dai cuori e dalla teste cristiane: la Carità. La Chiesa incapace di fare nuovi proseliti, o almeno di farne quanti ne avrebbe voluti, si era trasformata in centro di contestazione sociale, pronta ad ogni avventura eversiva (scout , A.C. e no global uniti). Siccome poi i poveri del mondo erano soprattutto mussulmani, ridotti in uno stato estremo di indigenza dai propri governanti, ma questo non interessava ai preti cattolici, nacquero e si diffusero le prime simpatie per quella religione (e qui, oggi, ci siamo abbondantemente). La conversione del clero cattolico, avventatamente preparata con tali deviazioni ideologiche e teologali (vedi il gregge dei teologi e il recinto del Teologo pag 14), aveva ricevuto la spinta decisiva quando lo stesso clero aveva realizzato con chiarezza quale grado di potere, quale controllo assoluto, i religiosi mussulmani avevano sui propri fedeli (qui siamo nella fantascienza). Loro invece -i preti cattolici- ormai si erano ridotti a comandare solo ai propri bigotti che frequentavano ancora le parrocchie e che si mostravano disposti a credere alle madonne che piangono. Anche quelli, però, sempre più spesso, mordevano la mano soprattutto quando non ricevevano i favori richiesti (qui non siamo nella fantascienza). “ ..... “Nel lussuoso appartamento che era stato nel vescovo di Treviso il gran muftì del domo, Omar Suqqa dava le ultime disposizioni per la repressione di teppistelli disposti a tutto e mestatori di professione: cattolici, tute bianche, black-block, pacifisti, no global, disobbedienti, animalisti, terroristi kamikaze e non, giovani dei centri sociali. Lo stesso muftì, da giovane militava dall’altra parte della 24Teopitbul-Rivelazione.wps barricata e guidava i suoi giovani dei centri sociali all’assalto dei Mc Donald’s. ..... Il colonnello dei carabinieri Nadir (Salvatore) Anacardio pensò: ‘Mio Dio da quando loro hanno preso il potere non si pensa che a condannare a morte, frustare, torturare. E tutti noi, sempre là ad odiare, sempre a pensare di sparare in faccia a qualcuno, tutti urlano e nessuno ragiona più. Pietà è morta’ (il dialogo, pure)” ..... “Layla, la moglie mussulmana dell’ultimo parroco del duomo, il mullah Muhammad (Vincenzo) Pozzobon ‘M’hai sempre detto che ti sei convertito alla fede in Allah perché ti sembrava una religione più autentica e forte del cristianesimo, nella pura semplicità del suo credo. Il cattolicesimo ti appariva una religione pagana, con tutti quei santi, quelle immagini, quella teologia contorta e quelle pie leggende. Dicevi che anche l’islam onorava Gesù come uno dei massimi profeti e come Messia. Che quindi non rinnegavi la tua antica fede, ma ne abbracciavi la forma più pura. (vedi D.J. n°1 e n° 5 pag 15) Ma ora la crudeltà della punizione inflitta a Sherazade, innocente (la lapidazione) ti fa apparire l’Islam come una fede di uomini crudeli, di fanatici accecati dalla superbia e dalla presunzione. A me piace tanto la meravigliosa storia di Maria’ continuò’ una ragazza come tante che però divenne Madre di Dio’. ‘Non bestemmiare Layla! Nessuna ragazza, nessuna figlia dell’uomo può diventare madre dell’Altissimo. Allah il Misericordioso non ha una madre; Dio non può avere una madre’. Layla: ‘Tu non mi hai mai catechizzato, ne mi hai parlato delle verità di fede dei cristiani, ma io ho conosciuto la religione di Gesù attraverso di te; ho conosciuto fino in fondo il tuo cuore, ho compreso che una fede capace di produrre uomini buoni come te non può essere una cattiva fede, Vincenzo anzi ....’ ‘E’ vero che per i preti cristiani la consacrazione rimane valida per sempre anche se rinnegano la loro fede? E’ vero che ai preti cattolici spetta il titolo di Don? 21 Allora, Don Vincenzo, marito mio amatissimo, tu che sei prete in perpetuo, consacrato sulle mani, fai diventare cristiana questa povera donna araba. Te lo chiede come una grazia, perché vuole onorare in questo modo, la Vergine Maria, Madre di Dio.’ Don Vincenzo rispose: ‘Sei impazzita, Layla’. ‘Che cosa occorre fare per diventare cristiani?’ ‘Occorre ... ricevere il Santo Battesimo’ ‘E’ una cosa come la circoncisione o la infibulazione, si sente molto male?’ ‘No, non fa male. Il Battesimo è un sacramento, un simbolo di culto e di fede che rende cristiani e figli di Dio’ ‘Te l’ho detto, Layla, tu sei pazza. Io non posso battezzarti e non lo voglio. Lo sai che cosa fanno .... che cosa facciamo a chi abbandona la vera fede.’ ‘Non tu lo fai, ma loro lo fanno’ ‘Certo che lo so. Li crocifiggono. Questa crudeltà è uno dei principali motivi che mi spingono ad abbandonare la fede del profeta. Domani, se non ti faranno a pezzi subito, perché pazzi di collera, dopo, metteranno in croce anche te, don Vincenzo. Non illuderti che non l’abbia capito. Ed anche tu lo sai.” (fantascienza o dialogo interreligioso, anche se ormai a cose fatte?) Per farla breve, anche la lapidazione di Shaerazad Tesser, viene impedita con una serie di interventi singoli, fra cui determinante è l’apparizione, in piazza dei Signori, sopra la donna chiusa nella buca fino ai fianchi, di San Teonisto. La folla ammirata tace, il vecchi rivoluzionario cattolico riesce fortunosamente a uccidere il muftì Omar Suqqa, e in quel momento il prode colonnello dei carabinieri Anacardio, tornato di nome Salvatore, prende in mano la situazione e ristabilisce con grande sollievo di tutti i mussulmani vecchi e nuovi trevisani, la situazione precedente alla dittatura del muftì. Molti si riconvertono al cristianesimo. Non per continuare a rigirare il coltello nella fantascientifica piaga, ma è utile cogliere anche il clima sociale che aveva portato a questo. 24Teopitbul-Rivelazione.wps “La rivista ‘Parentela Cristiana’, che dopo la conversione all’islam si era chiamata Famiglia mussulmana e il cui abbonamento era strettamente obbligatorio per ogni maschi mussulmano adulto e maritato, aveva martellato per anni le menti dei propri lettori su quattro punti, preparando la conversione in massa all’islam. La crescita demografica degli immigrati aveva fatto il resto. (sono stato abbonato per circa otto anni a Famiglia Cristiana, poi, visto la piega di parte che aveva preso e continuato a mantenere, ho disdetto l’abbonamento, due anni fa) Alla rivista l’occidente faceva schifo, colla sua libertà e la sua tolleranza delle diversità. In definitiva era la casa di ogni male sulla terra. Primo punto: i fondamentalisti mussulmani, erano tutti, senza eccezione, brave persone, e in fondo in fondo non avevano torto a fare i loro attentati sanguinosi contro tutto e contro tutti. Le loro vittime se li erano meritati. Secondo punto: l’occidente sfruttava con brutale cinismo l’intero mondo e recuperava i propri aiuti umanitari con profitto centuplicato, vendendo armi ai Paesi poveri. Terzo punto: gli immigrati arabi - allora erano ancora immigrati e non padroni erano agli occhi della rivista, soggetto di ogni diritto immaginabile, di ogni ragione possibile e di nessun dovere, tanto meno della buona creanza. Quarto punto: d’altra parte ‘Parentela Cristiana’, con grande comprensione e notevole fair-play non vedeva certe cose. Non vedeva la violenza e l’intolleranza connaturata nella feroce teologia dei fondamentalisti. Ma forse l’aveva vista e la cosa le andava bene così. Non vedeva il martirio di massa dei cristiani nei paesi arabi e l’oppressione delle donne ( vedi: I nuovi perseguitati di Antonio Socci). Non vedeva i sanguinari tiranni mussulmani ammassare ingenti ricchezze ed opprimere nella povertà e nell’ignoranza la propria stessa gente. No vedeva l’aggressività di certi immigrati e la protervia dei loro comportamenti.” 22 (che strano, cinque anni fa sono anche uscito dalla caritas perché i nostri poveri “non esistevano” continuando, comunque ad aiutarli, non più con l’organizzazione, ma con forze parrocchiali spontanee). Passiamo alla fine del libro. “I vecchi trevisani memori dell’uguale apparizione sopra il rogo delle suppellettili e delle sante reliquie tolte dal duomo (anno 1420 dell’Egira) avevano subito riconosciuto in essa il loro antico Vescovo Teonisto, Santo protettore della città. I nuovi trevisani l’avevano invece interpretata come l’Arcangelo Gabriele, inviato da Allah, il giusto e misericordioso, per salvare una donna innocente, ingiustamente condannata alla lapidazione. Ma fu difficile per loro sostenerlo a lungo, dato che l’abbigliamento della visione, senza dubbio, era quello di un Vescovo cristiano. L’immediata certezza che le verità di fede mussulmane, non fossero poi tali, si insinuò nell’animo di molti. I mussulmani non presenti in piazza, però non accettarono la cosa, risero dell’apparizione e formarono un gruppo terroristico che assunse il nome di ‘Brigate dei veri credenti che non hanno creduto’. Per dare una lezione di sano realismo ai trevisani mussulmani e ai vecchi e nuovi cattolici che invece avevano creduto al miracolo di San Teonisto, finanziati dal muftì di Padova, cominciarono ad aggredire la gente nelle strade, bastonarono, ferirono, stuprarono e sgozzarono senza distinzione di sesso e di età. Fu allora che la Treviso “persona” si risvegliò e si mosse, come ai tempi di Alberico da Romano. Com’è regola aurea, in ogni tempo e a tutte le latitudini, nei disordini in cui entra la religione, non vi fu misericordia per nessuno. Ed ancora ci andarono di mezzo vecchi, donne e bambini. Ed anche gli atei, gli indifferenti e gli agnostici che non c’entravano per nulla con la teologia.” Non amen. 01.10.2003 Roberto Kolm 24Teopitbul-Rivelazione.wps Bibliografia: Veritatis Splendor Fides et Ratio Dichiarazione Dominus Jesus Interpretare e vivere oggi la Bibbia Fabris Ed. Paoline La teologia nel segno della ragione debole Verweyen - Ed. Queriniana Il razzismo spiegato a mia figlia Tahar Ben Jelloun - Ed Bompiani 2084 Anonimo Trevisano Ed. Piazza Attenti ai buoni Mario Giordano Ed Mondadori 26.900 Beigbeder Ed. Feltrinelli Nomadi spirituali C. Gatto Trocchi Ed. Mondadori I nuovi perseguitati A. Socci Ed. Piemme Corano Guzzetti Ed. LDC Il libro della scala di Maometto Rossi-Testa Ed. Mondadori L’autunno della guerra santa Gilles Kepel Ed. Carocci APPENDICE “Quando la vittoria dei vecchi trevisani si fu consolidata, il vino ricomparve come per miracolo nelle cantine di tutta la città, corse a fiumi, soprattutto il prosecco. Piacque anche ai mussulmani sopravvissuti. Akla Abdr Soqr, alias Claudio Sòcolo, il vecchio mullah di S. Bona, tornato a predicare aveva ufficialmente decretato che bere khamr, cioè vino, non era peccato neanche per i buoni seguaci del Profeta. ..... Secondo lui la proibizione non si trovava in maniera definitiva nel Corano (da notare che i mussulmani non hanno il Magistero). Il khamr vi era nominato solo un paio di volte, la prima per riprovarne l’uso, la seconda per esaltarlo. Perché proibirlo allora? Se Allah aveva concesso a Noè di trovare il modo per produrre il vino, non aveva certo consentito la cosa solo per compiacere il grande Patriarca. Quel sant’uomo, dopo il diluvio, non poteva neanche più spiare l’acqua, ma doveva pur bere qualcosa per vivere. E Allah non vi aveva consentito nemmeno perché il vino fosse, dopo l’Egira, cervelloticamente proibito ai veri credenti. Sarebbe stata una penitenza ingiustificata e insensata. Allah, come ognuno sa, è tutto fuorché insensato. Allora l’Onnipotente, aveva concesso al Patriarca di trovare il modo di produrre il vino affinché egli e tutti gli uomini che sarebbero usciti dai suoi lombi per ripopolare la terra, potessero accompagnarlo 23 al cibo con la dovuta moderazione e potessero godere delle sue straordinarie virtù terapeutiche. Non si può ragionevolmente spiegare come il Misericordioso abbia concesso proprio ai sapienti mussulmani il privilegio di scoprire per primi il metodo di distillazione del al-kuhl cioè dell’alcol, solo perché poi qualche prete dovesse proibirne l’uso ai veri credenti.” Amen. “La proibizione, invece era stata inventata dai fondamentalisti che non sono mai stanchi di trovare nuovi modi per opprimere il popolo dei fedeli e tenerlo nella più cupa malinconia.” (da: Treviso 2084 di Anonimo Trevisano) 24Teopitbul-Rivelazione.wps 24