PREMESSA
Un sentito ringraziamento ai Professori
per avere segnalato, fra i libri da
consultare a integrazione del corso i
seguenti:
- Interpretazione della Bibbia nella Chiesa
- Veritatis Splendor
Mentre il primo libro l’avevo già letto in
occasione di un altro esame, non
soffermandomi, però, specificatamente sul
punto 6 - lettura fondamentalista della
Bibbia, il secondo l’avevo comprato poco
dopo l’uscita dell’Enciclica, nel 1993 - neo
convertito - per contestare solo alcune
teorie buoniste che non mi avevano
convinto e mi ero limitato a leggere i punti
109 - 110 - 111: Il servizio dei teologi
moralisti.
Poi mi lo sono letto tutto, anche
l’introduzione di Mons. Luigi Tettamanzi.
Per approfondire alcuni concetti di “verità
collegata alla libertà” della Veritatis
Splendor, sono andato a leggermi con
santa pazienza la Fides et Ratio del 1998.
Leggendo la Fides et Ratio mi ha
incuriosito il rapporto dei teologi con il
Magistero e quello che lì viene definito
“sana dottrina”.
Niente paura, vado dal mio parroco e gli
chiedo la Dichiarazione “Dominus Jesus”
del 2000.
In quest’ultima al punto 4, trovo esaminate
ben otto o nove deviazioni dottrinali.
Dal momento che la Veritatis Splendor,
nel 1993 ne metteva in discussione tre o
quattro e la Fides et Ratio, ne metteva in
discussione di nuovo quelle della Veritatis
Splendor più un altro paio e la Dominus
Jesus arrivava ad esaminarne nove, a
titolo di esempio, mi è venuta spontanea
una domanda, da profano o da studente
alle prime armi:
- possibile che, nel tempo, più Encicliche
nel campo della Teologia Morale, e
dichiarazioni sul primato del Magistero si
promulgano e più errori teologici o
deviazioni dottrinali si vedono? (venghino,
24Teopitbul-Rivelazione.wps
venghino, più gente entra, e più bestie si
vedono)
A questo punto mi sono preso la briga di
vedere un libretto del teologo Verweyen:
“La Teologia nel segno della ragione
debole”.
Ho letto l’introduzione che spiegava quali
sono le ragioni dei tentativi di svuotamento
dall’interno dei nostri presupposti di fede, il
relativismo riferito anche al Magistero e il
largo uso di opinioni personali in
sostituzione dei presupposti morali della
fede nell’atto del giudizio del singolo,
quindi di valore relativo, e sempre e
comunque scusabile e attribuibile, non a
responsabilità proprie, ma a difficoltà
ambientali.
Ci siamo, mi sono detto, siamo tornati al
solito scarica-barile di Genesi 1 :
Dio - uomo - donna - serpente (chi l’ha
mandato, poi il serpente, ancora oggi non
si sa)
Per caso, un amico, mi ha fatto il nome
dell’ultimo libro a cui accennerò in questo
lavoro: si tratta di: 2084, di Anonimo
Trevisano.
Ho cominciato a leggerlo per ridere e mi
sono accorto della profonda conoscenza
dottrinale, teologica, ecclesiologica
dell’autore, della sua profonda
conoscenza di usi e abitudini arabe, della
buona dimestichezza nell’applicare
correttamente alle situazioni contingenti i
dettami del Corano, omettendo solo di
riportare il numero relativo della sura,
perché la mia lettura cambiasse carattere.
Ho cominciato a mettere in relazione le
ultime deviazioni dottrinali segnalate dalla
Dichiarazione Dominus Jesus col
romanzesco “salto della quaglia” del clero
cattolico trevigiano, soprattutto riferito alla
sua genesi, che sembra proprio l’altra
faccia della medaglia della Dominus Jesus
capitolo 4°.
Per finire questa premessa, vorrei fare
un’ultima annotazione: la Veritatis
Splendor era un documento specifico per i
teologi moralisti e scarsamente conosciuto
fra i fedeli.
1
Con Fides et Ratio, stesso discorso, ma,
con in più, un accenno a generiche
posizioni molto dure del Magistero che
non erano gradite a molti teologi e
intellettuali, e anche questo di poca
importanza per i fedeli.
Il mio parroco mi ha suggerito anche il
libro di Verweyen.
Già che c’ero, ho aggiunto un libretto di
Tahar Ben Jelloun: “Il razzismo spiegato a
mia figlia” (Bompiani 1998).
Devo qui ringraziare la Provvoidenza che
mi dato un parroco fornitissimo per tutte le
esigenze (il Corano che ho letto quattro
anni fa, l’ho trovato da lui).
Chiedo scusa per questa lunga premessa,
ma spero sia servita a inquadrare l’ambito
della ricerca attraverso:
- ciò che di queste due Encicliche verrà
messo a fuoco,
- della relazione fra la Dichiarazione
Dominus Jesus e il libro di Verweyen in
rapporto all’erosione dall’interno di diversi
principi dottrinali,
- della possibile transizione dall’erosione di
questi principi alla genesi di alcuni
atteggiamenti costitutivi della apostasia
dalla dottrina, considerati in “2084” di
Anonimo Trevisano, anche se inseriti in un
romanzo di fantascienza - ma non troppo-.
Il libro situa questo possibile fatto da qui a
vent’anni, e, però centra con estreme
precisione le sue premesse negli anni
precedenti, premesse che già oggi
possiamo toccare con mano. (Barzelletta o
profezia?)
Infine, vi sono tre allegati, per quel poco
che possono contare, della mia
esperienza di catechista con i ragazzi da
preparare per la cresima:
- Satana se lo conosci lo eviti
- Dio, patria, famiglia
- Consiglio Pastorale Vicariale:
considerazioni sulla guerra NATO nella ex
Jugoslavia.
E’ un modo diverso di mettere a contatto i
ragazzi con delle realtà loro poco
conosciute, in maniera “scanzonata” e
senza troppi moralismi per: “Satana se lo
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conosci lo eviti”, “Dio-patria-famiglia”, e in
maniera soavemente terribile per la guerra
in Kossovo. Userò lo stesso linguaggio in
questa tesi.
1 - Interpretazione della Bibbia nella
Chiesa (questa non fa parte della tesi)
Nel 1993 la P.C.B. ha pubblicato un
documento sull’interpretazione della
Bibbia nella Chiesa.
Bisogna evitare una lettura della Bibbia
solo razionalista o solo fondamentalista.
“E’ necessaria una attualizzazione che
adatti l’interpretazione del testo biblico alla
mentalità e al linguaggio contemporanei”
“La Sacra Scrittura, in quanto Parola di
Dio in linguaggio umano è stata composta
da autori umani”.
Per capire meglio cosa volevano dire alle
persone a cui allora si rivolgevano, e per
non fare così della lettura della Bibbia una
semplice devozione o un ammasso
informe di prediche precotte o surgelate,
da tirare fuori a seconda delle circostanze,
sono stati e vengono utilizzate diversi
strumenti di studio e di lettura.
L’analisi narrativa:
Il racconto e la testimonianza sono il modo
di comunicare nel Vangelo.
Cosa voleva comunicare l’autore, allora, ai
suoi, con le parole che diceva?
L’analisi semiotica:
La lingua e la grammatica analizzate a
livello narrativo, discorsivo,
logico-semantico. Corre il rischio di essere
settoriale e, una sterzata dopo l’altra, di
perdere la bussola rispetto all’argomento
analizzato. (questo è la mia sensazione)
L’analisi sociologica
che studia le tradizioni della Bibbia nei vari
ambienti della vita di origine e i rapporti dei
testi del N.T. con la vita della Chiesa
primitiva
L’antropologia culturale
che permette di definire le caratteristiche
dei diversi tipi di uomini inseriti nel loro
ambiente, sia profano che religioso (basta
2
non arrivare a dissertare a lungo su che
numero di scarpa portava la Madonna)
Psicologia e psicanalisi:
permette di analizzare come l’uomo,
attraverso le sue pulsioni profonde, entra
in contatto con il senso del sacro e può
decifrare il linguaggio umano della
Rivelazione.
Il documento della P.C.B. illustra anche
diversi metodi di lettura della Bibbia:
Lettura contestuale della Bibbia:
Significa prendere come criterio un
particolare punto di vista corrispondente
alla mentalità e alle preoccupazioni di
alcuni ambienti.
lettura femminista,
che si basa su: Gal.3,28 “in Cristo Gesù
non c’è più uomo e donna” e sulla
riscoperta nel volto paterno di Dio degli
aspetti della Sua tenerezza e amore
materno - quello che nel Corano definisce
Allah ‘il misericordioso’ lettura liberazionista,
connessa alla teologia della liberazione,
nata nell’America Latina per opporsi a un
potere violento in maniera violenta o
invece sostenere la lotta cristiana
tendente a trasformare la società per
mezzo della giustizia e dell’amore.
(cosa assai difficile da fare verso gli
intolleranti, anche di casa nostra).
Con la fine del marxismo sotto il crollo del
muro di Berlino, in questo momento la
lettura liberazionista è un po’ fuori moda,
ma sta venendo recuperata velocemente
dai no-global e loro satelliti (sul piano
culturale e non delle botte, per ora) anche
cattolici. (Pax Cristi su Legge Bossi-Fini e
analoghi)
lettura fondamentalista della Bibbia,
che dice che il testo deve essere
interpretato alla lettera in tutti i suoi
dettagli e non riconosce l’interpretazione
data dalla tradizione della Chiesa. Il
pericolo è che attira le persone che
cercano in tempo reale, risposte bibliche
ai loro problemi di vita. (Tipo: avete un
callo fastidioso? Isaia 52,7-8 Almeno
andare a vedere di che si tratta e farci due
oneste risate sopra.)
24Teopitbul-Rivelazione.wps
Torniamo alla tesi
Questi metodi di lettura influiscono
fortemente sul giudizio etico di scelta del
singolo.
Ogni tipo di lettura, infatti, dà un
particolare peso alla norma intesa come
statuto-legge-punizione per trasgressione
oppure chiamata e risposta alla chiamata
(vocazione) oppure chiamata,
accettazione, affido, percorso di vita.
Ognuna di queste differenti risposte alla
Rivelazione di Dio in Gesù Cristo,
contenuta nei testi Sacri, determina un
valore primario da dare alla coscienza nel
compiere la sua scelta negli atti particolari.
Tale valore può essere razionale o di fede,
o di fede compresa attraverso la Teologia
(Teologia Morale).
Bisognerà sempre tenere presente i
diversi approcci alle scritture, specie
quando ci si avventura fuori dalla
tradizione del Magistero.
Il magistero può essere considerato un
pitbull (il teo-pitbull, appunto) che assale e
morde ogni tentativo di comprensione
della fede a margine o sulla border-line dei
canoni tradizionali o anche del cervello di
alcuni teologi.
Il Magistero può essere considerato un
marchio d.o.c. della fede degli apostoli
trasmessa nella tradizione e una
conformità secondo la norma ISO 9002
dei requisiti del “depositum fidei” affidati
alla tradizione del Magistero.
Esamineremo poi, attraverso la Veritatis
Splendor, la Fides et Ratio e la Dominus
Jesus, i diversi tentativi ancora in atto di
sganciare il Magistero dalle prerogative
sopra illustrate.
2 - Una osservazione di metodo
Dal momento che ho fatto, allora, il liceo
scientifico per non trovarmi di fronte greco
e filosofia, oggi devo pagare pegno, in
base, però, alle mie reali possibilità e non
a quella parte teorico-filosofica che non ho
mai approfondito e che spero ora non mi
sia di impedimento.
3
Ho provato, quindi, a esprimere con parole
mie i concetti delle cinque immagini di vita
contenute nelle dispense, per poter, poi,
avere dei semplici riferimenti alle risposte
che le due encicliche e la dichiarazione
danno agli interrogativi evidenziati nelle
dispense.
Seguirà, poi, una serie di riflessioni
singole, purtroppo molte volte non
collegate (sono uno studente, non un
teologo) sui singoli capitoli e su alcuni
paragrafi dei tre documenti.
Alla fine cercherò di fare sintesi fra le
riflessioni emerse dalla lettura attenta (e
anche abbastanza lunga) dei documenti e
le immagini di vita proposte e i fondamenti
essenziali dell’istanza morale.
Le cinque immagini di vita e di coscienza
1 - L’autonomia del singolo (pag.6 - 7):
- mi regolo da me = autonomia
- mi lascio regolare da qualcun altro (Dio)
= eteronomia
Autonomia come: monade (illuminismo)
Autonomia come: superuomo
(nazional-socialismo)
Autonomia come: mi faccio i cavoli miei in
lungo e in largo (spirito libertario)
Come sopra ma senza nessuno che si
immischi (spirito anarchico)
Autonomia come: dignità della singola
persona ed espressione delle sua libertà
(Carta diritti dell’uomo 1948 -ONU)
Autonomia come: libero assenso alla
delega del potere a un organismo elettivo
(democrazia parlamentare)
Autonomia come: non rompetemi le
scatole e basta (individualismo)
Queste affermazioni di autonomia portano
alcune conseguenze nella vita pratica:
- di che cosa ho bisogno oggi? : vado
dove tira il vento migliore per averlo.
Etica della libertà: vuoi
autodeterminazione per un bene superiore
o lo vuoicchi, o lo vuoi, o lo vuoi
veramente?: mah! ... , dipende da come
mi sento in quel momento.
24Teopitbul-Rivelazione.wps
Il dubbio su tutto e di tutto eletto a sistema
di decisione etica: vai con
l’esistenzialismo!
- Vorrei, ma non me la sento oggi, domani
poi si vedrà, e son fatti miei.
Con questi valori bisogna dialogare.
Istintivamente viene da usare il moralismo
da strapazzo, quello che abbiamo
assimilato purtroppo solo in pillole, dalle
prediche dei nostri parroci, ma la teologia
non può contentarsi di cose così semplici.
Deve almeno cercare da dove vengono
nei Testi biblici, cosa sconosciuta alla
maggioranza e che dovrebbe essere
inserita a martellate negli ordini del giorno
dei vari Consigli Pastorali, ma tant’è.
2 - L’uomo secolarizzato
- Uomo teocratico: Maometto: la sharia
diventa fonte del diritto e ne determina i
contenuti normativi, un po’ come il bene
comune in San Tommaso d’Aquino.
- Uomo secolarizzato: dà valore alle realtà
immediate per quello che sono, senza
simboli, senza richiami (simboli) alla
trascendenza.
Con questo modo di pensare si passa
dall’escatologia al “qui ed ora” (Jesus
Chist super star - balletto: paradise now)
E meno male che qui, almeno, il paradiso
c’è ancora!
- L’ uomo a una dimensione: Marcuse,
divinità del ‘68 - mi ero appena laureato.
- Fideismo come sentimento interiore, ma
non di cui si possa rendere conto al
alcuno, come Paolo chiedeva per la nostra
fede - che tempi! - Supermarket delle religioni
- Clubs delle sette (sataniche, ufologiche,
spiritualistiche, massoniche, del potenziale
umano, ecc.)
- Trasmissioni TV su esoterismo, maghi,
astrologi e superstizioni.
In questo clima, dove usare la propria
testa è una operazione altamente a rischio
per la propria carriera o il proprio
successo sociale, la Fides et Ratio ci
viene a dire - ma guarda un po’ - che fede
e ragione sono due ali per volare dritti, se
4
no, generalmente, con un’ala sola, non
importa quale, c’è lo stallo, l’avvitamento,
la caduta.
Ciò vale per uccelli ed aerei e in senso
simbolico, se lo vogliamo accettare, per gli
uomini.
- Conseguente separazione fede-religione:
l’utero è mio e me lo gestisco io
la fede è mia e me la gestisco io.
- Dio va anche bene, ma i suoi precetti no,
anzi mi intrigano, quindi rimango a loro
indifferente, non mi prendo neanche più la
briga di contraddirli (rivoluzione del
pensiero debole)
- La colpa è un’ opinione, non dipende
dalla mia responsabilità, ma è sempre
colpa di qualcun’altro. Il conseguente male
è pensato come un incidente di percorso
nell’organizzazione, quindi basta cambiare
le regole organizzative (fecondazione
eterologa, eutanasia, pedofilia, ecc.).
- In definitiva: carpe diem! - una carpa al
giorno!
E pensare che c’è un cantante noto (qui
non si fa pubblicità) che cantava: “cerco
un centro di gravità permanente”, ma
guarda un po’ che tipo contro corrente;
sarà stato capito?
3 - La vita frammentaria
- Vita frammentaria: morale frammentaria.
Per dipingere una parete grande ci vuole
un pennello grande.
No, ci vuole un grande pennello (segue la
marca) - è uno spot televisivo.
Che si possa applicare un ragionamento
così semplice anche alla teologia morale?
Lo scopriremo quando andremo a vedere
cosa ci dice la Fides et Ratio e la Dominus
Jesus, per definire la “sana dottrina”.
- Processi specialistici determinano diversi
ambiti tecnici.
- ciascun ambito ha il suo codice di
comportamento e la sua etica di valore
separata. Tale etica è assoluta per
l’ambito in cui si applica ed è relativa,
invece, per la situazione generale. Da qui
il dialogo interdisciplinare, le sinergie, ecc.
per produrre a costi minori - vedi WTO -.
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Ogni scelta etica, quindi diventa
autoreferenziale e ciò, attraverso
l’empirismo, fa nascere il relativismo etico.
Faccio un giro attraverso tutte le religioni,
ne provo un po’ e aderisco a quella o
all’insieme di quelle che al momento
maggiormente mi soddisfa. In questo caso
la Chiesa diventa una dispensatrice di
risposte qualunque ai bisogni religiosi, e
più le risposte sono differenziate, più
gente si pesca e più soldi entrano - vedi le
varie chiese protestanti, e non solo
quelle).
Condizione essenziale per la buona
riuscita di queste operazioni è la
negazione di Satana (un’opinione, che può
spaventare i bambini), e dell’inferno
rigorosamente vuoto:
ma il relativo teologo, dopo esserci stato
mandato, avrà constatato, poi, di
persona?
- Si crea la frattura tra momento privato e
pubblico
in pubblico si lavora e in privato si crede:
rispetto della privacy, libertà di coscienza,
schizofrenia. (di solito esistono in
contemporanea).
- In pubblico chi non lavora in mangia:
grande discriminazione.
San Paolo affermava: “chi non lavora,
neppure mangi” (penso, per non essere di
peso alla comunità: la solidarietà allora
impazzava, ma non era ancora stato
inventato l’assistenzialismo)
4 - Vita immediata:
- Fascino del potere del progresso
Attento all’uso, potresti prenderlo dove
batte il sole, solo se sdraiato a pancia in
giù.
- Riduzione del bene al benessere: il
fitness, il training autogeno, il reiki, gli
psicofarmaci, tutto per star bene, sentirsi
bene, essere in forma. Così c’è la caduta
delle ideologie civili (che lasciate in mano
ai partiti hanno combinato guerre ed altro).
La caduta di questo modo d’uso non è
male, però è fondata sul: e chi se ne frega
... basta che “io me la cavo”.
5
- Il senso della Storia passata e futura
viene riassunto in: ma quanto poco mi
hanno reso le FIAT privilegiate e quanto
renderanno i BOT a tre anni?
- La situazione di insicurezza del futuro,
nelle sole mani della scienza e dei soliti
partiti che la controllano genera ansia,
angoscia.
Signori, si chiude! Maranatà: vieni
Signore, e finiamola lì.
Oppure:
“Del doman non v’è certezza, chi vuol
esser lieto sia”! E pensavamo fosse un
ferro vecchio del 1500.
- Importanza di sapere la propria storia e
di confrontarsi con essa: (l’ho già sentita
questa frase: è la ricerca dell’identità).
- Le decisioni, nell’incertezza, si
stemperano nel tempo:
non schiodano mai di casa, neanche a
35/40 anni.
la mamma che si fa gli amici della figlia / il
papà che si fa le amiche del figlio (eterna
giovinezza!)
5 - Vita convenzionale
- Vita civile organizzata sulla base del
patto sociale, convenzione consensuale
tra interessi per attribuire funzioni
reciproche.
Il patto, con queste caratteristiche, si
chiamava foedus ed è alla base del
federalismo.
Oggi la società è complessa, quindi
multietnica, multireligiosa, multirazziale.
Queste tre caratteristiche vengono
interpretate dai buonisti di oggi, come
multilegale. Vaglielo a raccontare, col
federalismo, che c’è un patto di
convivenza fra le diverse entità. No:
solidarietà imposta e a senso unico.
Questo atteggiamento se normalmente
prodotto in dittatura, porta alla rivoluzione
(vedi il romanzo fantascientifico, ma non
troppo, 2084, che esaminerò dopo, solo
per alcuni aspetti che toccano il campo
della teologia).
- L’idealizzazione del giovane:
I fossili e il successo nel sentirsi ancora
giovane.
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- E la pubblicità:
“Io vi drogo di novità, e il vantaggio della
novità è che non resta mai nuova. C’è
sempre una novità più nuova che fa
invecchiare la precedente.
Farvi sbavare è la mia missione. Nel mio
mestiere nessuno desidera la vostra
felicità, perché la gente felice non
consuma”. ( 26.900 Beigbeder )
“questo libro è dedicato a mia mamma,
perché tutte le volte che ho sentito parlare
di partite del cuore, concerti di solidarietà,
mega eventi per l’Africa, Pavarotti &
friends, l’asta con le mutande di Madonna,
la solidarietà del Billionaire, cocktail,
lustrini, pailette, e lusso esibito
“afindibeneperò”, l’ONU, l’UNICEF, la FAO
e i pranzi per la fame del mondo a base di
aragosta e champagne, la beneficenza
come marketing, il prossimo usato come
categoria del business, affari e buoni
sentimenti, lacrime e soldi, spot a buon
mercato sulla pelle (nera) dei poveri,
carrozzoni che dovrebbero portare nel
mondo il bene e invece si riempiono d
convegni, sontuosi buffet e altre ipocrisie,
amore universale e questioni di bottega,
tutte le volte che leggevo una notizia di
queste, mi è sempre venuta in mente la
mia mamma. La sua faccia dura e il suo
cuore grande.” (Attenti ai buoni Giordano).
Suggerirei di dare una scorsa anche a
questi due libri nella trattazione del
prossimo corso di teologia morale. Ce n’è
a volontà, e cose basate su fatti concreti e
non su dissertazioni filosofiche, che
comunque sempre si possono fare, dopo
averli letti.
3 - Veritatis Splendor (1993)
Indirizzata ai Vescovi perché vigilino che il
diritto dei cristiani alla trasmissione di una
“sana dottrina” trasmessa dal Magistero
della Chiesa, in comunione col Papa e i
Vescovi, sia sempre garantito, nella sua
formulazione attuale che non deve
modificare la Dottrina, ma renderla attuale
e comprensibile ai fedeli.
6
La V.S. vuole essere la risposta del
Magistero alla crisi della riflessione
teologico-morale post-conciliare.
“Si tratta di precisare alcuni aspetti
dottrinali, tanto sono gravi le difficoltà che
ne conseguono per la vita morale dei
fedeli, per la comunione nella Chiesa e per
un’esistenza sociale giusta e solidale”.
Come si vede gli aspetti dottrinali
suscettibili di riconferma rispetto a teorie
errate sono divisi in tre gruppi, e
riguardano il periodo immediatamente
post-conciliare.
La crisi è sviluppata a livello di Teologia
morale fondamentale attorno a due
aspetti:
- quello filosofico del rapporto fra libertà e
verità
- quello teologico nella tendenza alla
separazione della morale dalla fede.
“Il Magistero non intende imporre ai fedeli
nessun sistema teologico, né filosofico,
ma -per custodire santamente ed esporre
fedelmente la parola di Dio- ha il dovere di
dichiarare l’incompatibilità di certi
orientamenti teologici o di affermazioni
filosofiche con la Verità Rivelata”.
Questo non è fondamentalismo religioso,
ma è mettere con onestà le carte della
Rivelazione, in tavola, mettendo in guardia
su pericolose speculazioni
filosofico-dottrinali, sganciate dai dati della
Rivelazione o possibili scorciatoie
teologiche per ridare la responsabilità del
giudizio morale solo alla creatura,
relegano il Creatore a semplice legge
quadro.
Il rapporto verità e libertà viene affrontato
su due versanti:
- quello della Legge di Dio, sia universale,
sia nella sua applicazione alla situazione
personale concreta, la coscienza.
- quello della libertà nelle scelte
fondamentali e particolari, sia nel suo
termine, che è l’atto morale.
Il rapporto verità libertà riguarda l’identità
stessa dell’uomo (ma questo aspetto verrà
trattato nell’esame di antropologia
teologica) in quanto l’etica presuppone ed
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esprime una visione antropologica riferita
ad un determinato momento.
Insegnando l’esistenza del male intrinseco
di determinati atti umani, la Chiesa rimane
fedele alla verità integrale dell’uomo e lo
rispetta e lo promuove nella sua dignità e
vocazione.
Non è appiattirgli la testa, come qualunque
ideologia ha tentato e oggi il mondialismo
torna a tentare, ma è rendere l’uomo libero
dai condizionamenti contingenti nelle sue
scelte e , quando si accorge che da solo
non ce la fa a metterle in pratica, renderlo
sicuro nella fede che il Signore, quello che
promette, mantiene: è solo questione di
tempi tecnici (escatologia).
1) Chi decide cosa? “ il potere di decidere
del bene e del male non appartiene
all’uomo, ma a Dio solo”
Vediamo come sganciarci da questa
imbarazzante presenza, che in apparenza,
opprime l’autonomia assoluta dell’uomo.
La libertà umana potrebbe creare i valori e
avrebbe un primato sulla verità al punto
che essa stessa sarebbe considerata una
creazione della libertà. Questa così
avrebbe la sua autonomia morale, dal
momento che la verità l’ha creata lei
stessa con la sua libertà.
Cortocircuito, black-out della mente. Ma
alcune tendenze teologiche insistono.
Alcuni teorizzano una completa sovranità
della ragione per le norme morali per
l’ordine della vita e la chiamano morale
umana, espressione della ragione umana
(36). Si è così introdotta una distinzione
tra l’ordine etico e l’ordine della salvezza.
L’etico ha origine umana e per la salvezza
avrebbero importanza solo alcune
intenzioni e atteggiamenti interiori circa
Dio e il prossimo (37).
Lo sganciamento è stato fatto, quindi la
Rivelazione non ha un contenuto morale
specifico e il Magistero della Chiesa non
ha competenza di dottrina circa le norme
morali riguardanti il bene umano.
Il relativismo etico è stato sdoganato dalla
teologia.
7
Ma l’autonomia della ragione non può
significare la creazione da sé dei valori e
delle norme morali. La Chiesa parla di una
autonomia morale relativa in relazione con
la verità dell’uomo che si trova nella verità
di Dio, creatore dell’uomo. La libera
obbedienza alla legge di Dio usa la
partecipazione della ragione e della
volontà umana alla Sapienza e alla
Provvidenza di Dio. (41)
2) La legge morale naturale
Le leggi morali sarebbero solo leggi
biologiche, formate da comportamenti
umani. Si sarebbe arbitrariamente dato a
questi comportamenti un carattere
immutabile e così si sarebbe preteso di
formulare norme morali universalmente
valide.
L’uomo viene dissociato in due: anima e
corpo, esaltando l’anima come la libertà e
il corpo come qualcosa di estrinseco alla
persona. Si distingue così tra beni morali
(teorici) e beni fisici premorali (pratici).
Naturalmente tra la teoria e la pratica la
continuità va a farsi benedire, peccato che
Dio ci abbia creato completi di anima e
corpo e questa unità dell’essere serva per
la retta comprensione della legge naturale.
Anche questa è stata creata nel rapporto
di rivelazione di Dio all’uomo e, non a caso
nella seconda Tavola dei comandamenti
ritroviamo norme di comportamento
(morali) che già altri popoli seguivano
prima dell’Alleanza sul Sinai. La Tavola
non fa che confermarli come invito per
stabilire nei fatti e nelle regole il Patto
(Berìt) di alleanza fra Dio e il suo popolo,
coi relativi bonus (le benedizioni) e le
relative sanzioni (le maledizioni).
L’uomo non ha preso i comandamenti in
leasing.
3) Immutabilità della legge naturale
Diversi tentativi di adattarla alla cultura o
alle culture predominanti, adeguandola
alle mutate condizioni storiche. Non è il
caso di chiamare a difesa di tale teoria il
sistema di “inculturazione del Vangelo”,
perché in questo caso non si adatta la
24Teopitbul-Rivelazione.wps
verità all’ambiente, ma si mette in contatto
l’identità delle persone autoctone con la
verità del Vangelo in modo che queste
possano capirla. Questa è la principale
differenza tra “la salvezza offerta a tutti“
(Giovanni) e la salvezza imposta a tutti
dopo i 4 mesi sacri (Corano sura 9,5).
Si tratta di cercare la formulazione più
adeguata ai diversi contesti culturali delle
norme morali universali e permanenti. Per
capirci, i teologi sono i meccanici del
Magistero: se la macchina non funziona a
dovere, il meccanico la ripara, non cambia
la macchina se non va, o sostituisce i
pezzi con altri pezzi, non in garanzia,
magari a basso prezzo di importazione
cinese.
4) La coscienza e la verità
Con la coscienza morale creativa, è la
coscienza a dare a se stessa la sua legge,
senza dipendere da alcuna legge
superiore. La coscienza creativa non
giudica più (il discernimento basato su non
si sa che cosa - Scritture - diventa un
ferrovecchio), ma decide, per raggiungere
la sua maturità morale: faso tuto mi.
Il Magistero della Chiesa è causa, presso i
fedeli, dell’insorgere di inutili conflitti di
coscienza.
Va meglio quindi lo psicanalista del
profondo che il confessore. (chissà che il
nostro corso di psicologia della religione
possa servire a qualcosa).
C’è un duplice statuto della verità morale
(56) una verità speculativa e una pratica.
Considerando l’esistenza e le circostanze
della situazione (e magari le attenuanti), si
possono fare delle eccezioni alla regola
generale e permettere di compiere con
buona coscienza ciò che è detto
intrinsecamente cattivo dalla legge
morale.
L’uomo dispone (e decide) e Dio propone
(suggerimenti morali).
Ma chissà perché uno che vuole farsi i
cavoli suoi salvando la faccia, si definisce
‘creativo’. Di Creatore, ricordo, ce n’è uno
solo e non è così pirla.
8
L’enciclica afferma (56) che questa
impostazione mette in questione l’identità
stessa della coscienza morale di fronte
alla libertà dell’uomo e alla legge di Dio: la
dignità della coscienza morale è il luogo
nel quale Dio parla all’uomo e diventa
luogo di retto giudizio per l’uomo. Il
giudizio della coscienza non stabilisce la
legge, ma attesta l’autorità della legge
naturale in riferimento al bene supremo.
(che per arrivarci la via non è la filosofia,
ma, terra terra, seguire i comandamenti
con quell’entusiasmo che solo la Grazia di
Dio e non la filosofia, ci può dare)
Basta poi far fuori la Verità e l’uomo torna
padrone di se stesso (Feuerbach - Marx).
Praticamente il cristiano vede con gli
occhiali della fede: nel caso della
coscienza retta si tratta della verità
oggettiva accolta dall’uomo; in quello della
coscienza erronea si tratta di ciò che
l’uomo, sbagliando, ritiene
soggettivamente vero (63). Forse che
usando le lenti progressive funzioni
meglio?
5) La scelta fondamentale
e i comportamenti concreti
Cominciamo col dissociare questi due tipi
di libertà e di scelta: il bene e il male
morale li mettiamo nella dimensione
trascendente, poi qualifichiamo come
giuste o sbagliate le scelte particolari
contingenti riguardanti le relazioni
dell’uomo con se stesso e con gli altri.
L’ordine del bene e il male dipendente
dalla volontà da una parte e i
comportamenti determinati dall’altra, giusti
o sbagliati in dipendenza dalla proporzione
di beni e mali che seguono all’azione.
Conseguenze: scegliere il male minore,
invocare le attenuanti generiche,
interpretazione propria del bene e del
male. L’opzione morale non c’entra niente
con i comportamenti concreti: non c’è
trippa per gatti, non c’è trippa per furbi.
Separare l’opzione fondamentale dai
comportamenti concreti contraddice l’unità
personale di corpo e anima, produce
l’uomo dissociato e lo schizofrenico
24Teopitbul-Rivelazione.wps
religioso e sdogana a tutti gli effetti i
cattolici par-time.
6) Il peccato mortale
Separa l’uomo da Dio e si verifica soltanto
nel rifiuto di Dio, compiuto a un livello della
libertà non identificabile con un atto di
scelta, né attingibile con consapevolezza
riflessa (69).
Per questi teologi: il peccato mortale? una
svista.
7) Teleologia (73)
La vita morale possiede un’essenziale
carattere teleologico (conoscenza dei fini)
perché consiste nella deliberata
ordinazione degli atti umani a Dio, fine
ultimo dell’uomo. Divisione fra morale e
premorale fonti della moralità teleologiche
una all’ordine morale teorico e l’altra
all’ordine premorale pratico le
conseguenze della singola azione.
Bontà morale e giustezza pratica di
un’azione divise: buono per il perdonismo
globale buonista. Ci fanno anche la bella
figura!
La teleologia è diventata reinterpretazione
delle fonti della moralità e vale più
l’intenzione soggettiva e le circostanze che
l’oggetto dell’atto morale: relativismo
dell’azione morale ritagliata sulla morale
del singolo.
Si danno atti intrinsecamente cattivi (in sè
e per sè e quindi sempre) e sono definiti
dal loro oggetto indipendentemente dalle
ulteriori intenzioni di chi agisce e dalle
circostanze. Questo è un atto non
ordinabile a Dio perché contraddice il bene
della persona fatta a Sua immagine e
somiglianza: gli atti cattivi non possono
diventare buoni in forza dell’intenzione e
della situazione. E che, siamo al
medioevo? L’atto passa dal male al bene
in automatico, basta l’intenzione. L’atto
cattivo diventa buono per necessità
contingenti, e non se ne parli più.
(venghino, venghino, più gente entra, e
più bestie si vedono).
8) Chiesa e bene morale
9
Le norme morali hanno un significato e
una forza insieme personale e sociale (97)
possono alimentare il rinnovamento
personale capace di assicurare giustizia,
solidarietà, onestà e trasparenza. Queste
sono le condizioni per vincere le più
diverse forme di totalitarismo e per aprire
la via alla libertà della persona (99).
Queste cose fanno bene nel campo
sociale, economico, politico. L’osservanza
della legge di Dio può essere difficile, ma
non è mai impossibile (102). C’è l’aiuto, se
richiesto, della misericordia di Dio per il
peccato dell’uomo che si converte e la
comprensione per l’umana debolezza:
comprensione non significa mai
compromettere e falsificare la misura del
bene e del male per adattarla alle
circostanze (104).
Un bene e male elastici per ogni
circostanza, sono più moderni, danno una
migliore visibilità sociale e, se del caso,
fanno prendere anche più voti. Così una
cosa non vale per sè stessa, ma per chi la
dice. La versione strumentale della verità
di parte, che riduce tutte le idee degli altri
ad opinione, salvo le proprie, trova il suo
fondamento nel bene e male elasticizzati,
per coprire ogni evenienza. Dò un
esempio:
Versione buonista: se qualcosa non va
facciamo finta di niente e via, ti ho fatto un
piacere, ricordatelo. (“Attenti ai buoni”)
Versione “Sprofondo” (organizzazione
umanitaria di Sarajevo): stai sprofondando
nella m.... e ci sei fino al collo e, se vuoi, ti
aiuto a venirne fuori, insieme. (presuppone
che lì ci entri anch’io per aiutarti a venirne
fuori e non ti aspetti fuori bello pulito per
giudicarti poi)
Il buon samaritano ha colpito ancora.
9) I Vescovi
Sono i destinatari di questa Enciclica e
devono vegliare sulla trasmissione fedele
dell’insegnamento della universalità ed
immutabilità dei comandamenti morali
perché i fedeli siano custoditi da ogni
dottrina e teoria ad essi contraria con
l’autorità che deriva, con l’assistenza dello
24Teopitbul-Rivelazione.wps
Spirito Santo e nella comunione con Pietro
e sotto Pietro, dalla nostra fedeltà alla
fede cattolica ricevuta dagli apostoli (116).
Come vescovi abbiamo l’obbligo di vigilare
personalmente perché la “sana dottrina”
(per vedere cos’è “sana”: vedere 1Tm
1,10: “certo noi sappiamo che la legge è
buona se uno ne usa legalmente; sono
convinto che la legge non è fatta per il
giusto, ma per gli iniqui e i ribelli, per gli
empi e i peccatori, per i sacrileghi e i
profanatori, per i parricidi e i matricidi, per
gli assassini, i fornicatori, i pervertiti, i
trafficanti di uomini, i falsi, gli spergiuri e
per ogni altra cosa che è contraria alla
sana dottrina”) sia insegnata nelle nostre
diocesi. Dall’elenco mancano i tangentisti,
meno male! non i trafficanti in gommone.
Vescovo si diceva Episcopus esattamente
come il prefetto, di romana tradizione.
Entrambi sono mandati da Roma per
vigilare. Che ci piaccia o no.
10) Osservazioni varie (aforismi) durante
la lettura dei capitoli
n° 29: ancora la “sana dottrina”, questa
volta in 2Tm 4,3: “verrà giorno infatti in cui
non si sopporterà più la sana dottrina, ma
per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si
circonderanno di maestri secondo le
proprie voglie, rifiutando di dare ascolto
alla verità per volgersi alle favole. “
Continua: “tu però vigila attentamente, ......
“ non come un teopitbull, né col moralismo
parrocchiale da strapazzo, né col tiro a
segno all’avversario politico di turno, ma
segui e con l’esempio cerca di far seguire,
a chi interessa, la legge del Signore.
n° 3: la Chiesa, esperta di umanità si pone
al servizio di ogni uomo e di tutto il mondo.
L’Islam, esperto di umanità si pone al
comando di ogni uomo e di tutto il mondo:
“voi siete gli uomini migliori di questa
terra” (Corano).
La vita morale apre la via della salvezza a
tutti gli uomini di buona volontà, anche
non cristiani.
10
Senza perdere nulla della Rivelazione
siamo usciti dal provincialismo.
n° 4: con la fede si appartiene alla Chiesa,
nell’ambito morale c’è pluralismo di
opinioni e comportamenti lasciati al
giudizio della coscienza individuale o alla
diversità dei contesti sociali e culturali.
C’è in contemporanea il pericolo di
negazione delle verità fondamentali, il
relativismo dottrinale del Magistero, i
Comandamenti come optional. Nel
contesto culturale c’è ovviamente anche il
gay-pride. Perché discriminare?
Un dubbio maligno (il dubbio lo è
sempre?) La grossa differenza fra noi e
l’Islam è che questo non ha il Magistero,
noi si. Dai e dai, riducendo
progressivamente l’importanza del
Magistero o annullandolo, potremo anche
noi dialogare liberi da ogni pregiudizio con
i vari Islam. Il dialogo è comunque
necessario perché, almeno fin che si
dialoga, non ci si picchia (vedi “2084,
Anonimo Trevisano).
n° 7: Gesù fa la Chiesa per un luogo di
incontro fra uomo e Dio.
La teologia morale farà in modo che la sua
esposizione illustri la vocazione che i
fedeli hanno ricevuto in Cristo.
n° 8: Maestro cosa devo fare di buono per
ottenere la vita eterna? Fate come Lui.
Facile a dirsi, ma non a farsi, senza la
Grazia.
La Grazia non è un superpotere o
qualcosa di magico o esoterico (new-age indiarsi - ecc.), ma è un dono di Dio. Non
si riceve fermo posta, ma bisogna
chiederlo e arriva generalmente a tutti gli
uomini di buona volontà. Basta che
ricordino (odiosa discriminazione) che
Cristo è fonte dell’agire morale.
n° 11: E arriva un pacco dono: paghi 1 e
prendi 3: la legge + il cuore nuovo + lo
spirito nuovo, il tutto con garanzia UE di 2
anni (minimo che la legge oggi richiede).
24Teopitbul-Rivelazione.wps
n° 12: Il comandamento si lega ad una
promessa: nell’antica Alleanza era il
possesso di una terra, nella Nuova
Alleanza è il Regno dei Cieli, la vita
eterna. Vedere per credere, e qui
cominciano le difficoltà sia per la terra
promessa, che per il Regno dei Cieli.
Caspita, che tempi lunghi ha il Signore!
n° 15: I comandamenti non sono limiti alla
libertà individuale, ma invito ad amare,
non facendo il c... agli altri - ama il
prossimo tuo come te stesso -.
n° 16: “Se vuoi essere perfetto, va, vendi
quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai
un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi”.
Per questa messa a punto del motore
cristiano occorre dare una regolata ai
comandamenti con le beatitudini.
Operazione da ripetere ogni qualvolta il
motore si scarbura.
n° 18: La chiamata: tutti possiamo essere
perfetti, nessuno escluso “Siate voi
dunque perfetti, come è perfetto il Padre
vostro”. Ma va! e noi che credevamo che
la perfezione fosse riservata ai Santi ed
eventualmente a quelli più bravi in
parrocchia!.
n° 21: Seguire Cristo e non filosofie varie
e interpretazioni di comodo. Con la
conversione si perdono le proprie
sicurezze per seguire Gesù.
E’ un po’ come una roulette russa.
n° 24: La Grazia: forza supplementare che
Dio ci dà per fare la sua volontà.
Eh, ma che leggi dure e rigoriste: meglio
lasciar perdere o meglio ancora fare come
la volpe e l’uva; ma dura lex, sed lex:
Signore aiutami!.
n° 25: “Io sono con voi tutti i giorni”. Cristo
è contemporaneo a noi nella sua Chiesa.
Le prescrizioni morali, per essere
fedelmente custodite e rimanere
contemporanee vanno attualizzate nelle
differenti culture, nel corso della storia.
11
Attualizzare non vuol dire modificare
(riecco i meccanici del Magistero -pag 8).
n° 26: Denuncia dei fautori di divisione che
scassa l’armonia tra la fede e la vita:
l’unità della Chiesa è ferita non solo dai
cristiani che rifiutano o stravolgono le
verità della fede, ma anche da quelli che
misconoscono gli obblighi morali a cui li
chiama il Vangelo.
Roba da matti, roba per i Corinzi!
Noi siamo moderni, anzi post-moderni,
perbacco!
n° 27: Attualità dei Comandamenti e loro
uso.
La tradizione e l’interpretazione autentica
del Vangelo spetta al Magistero, che
lavora nel nome di Gesù Cristo.
Capitolo 2° : Non conformatevi alla
mentalità di questo mondo.
Il nostro vescovo, che di sicuro si è letto
l’Enciclica, vuole cristiani maturi ed
anticonformisti.
Purtroppo sul mercato, almeno fino ad
oggi, si offrono solo cattolici democratici,
cattolici tradizionalisti, cattolici padani,
cristiano sociali ed altre speci. Sempre in
attesa del cattolico anticonformista e basta
n° 31: La verità vi farà liberi
Non di farvi i c.... vostri, ma di seguire la
verità ultima, che è Dio e che vi libera da
tutti i condizionamenti.
Persa l’idea di una verità universale sul
bene, si concede alla coscienza
dell’individuo di fissare in modo autonomo
i criteri del bene e del male e di agire di
conseguenza.
Mi regolo da me, in coscienza.
n° 34: Si nega la dipendenza della libertà
dalla verità e cosi: ognuno per sé e Dio
per tutti.
n° 35: Ma il bene e il male dipendono da
una mela. Mi chiedo ancora, ma chi ce
l’avrà messo lì, il serpente?
24Teopitbul-Rivelazione.wps
n° 37: Il Magistero con le norme morali
determinate dal bene umano, non centra:
non sono della Rivelazione e non sono
rilevanti in ordine della salvezza.
Ghe pensi mì ... contento te, ... contenti
tutti.
Capitolo 3°: Perché non venga resa vana
la Croce di Cristo
Togliamo il Crocifisso dalle aule e dai
luoghi pubblici.
n° 84: “Solamente la libertà che si
sottomette alla verità conduce la persona
umana al suo vero bene. Il bene della
persona è di essere nella verità e di fare la
verità”.
E se non lo fa, a calci nel c... ! - parola di
teopitbull n° 87: Gesù rivela a fatti che la libertà si
realizza nell’amore, cioè nel dono di sé.
Questa è la differenza fra libertà e
libertario. Questo non dona, ma usa la sua
libertà e non la smette neanche quando
comincia quella dell’altro (rompendo le
scatole).
n° 89: Chi dice: Lo conosco e non osserva
i Suoi Comandamenti, è bugiardo e la
verità non è in lui. Mediante la vita morale
la fede diventa confessione a Dio e
testimonianza agli uomini.
I Comandamenti si possono osservare in
vari modi: a) col binocolo; b) da lontano e
tirare diritti; c) fare tutta una serie di
osservazioni sull’osservanza dei
Comandamenti; d) osservarli per paura
dell’inferno, per i superstiti che ancora ci
credono; e) per amore del Signore, col
retropensiero di guadagnarsi la vita
eterna; f) perché rendono liberi, anche se
un po’ controcorrente.
E poi, finiamola una buona volta,
osservarli o no, è un fatto di coscienza
individuale. Come si vede i teologi morali
hanno ampia scelta per le loro
speculazioni.
12
n° 90: Inaccettabilità delle teorie
teleologiche e proporzionaliste che
negano l’esistenza di norme morali
negative riguardanti determinati
comportamenti, senza eccezioni.
La morale elastica è servita. Cristo non si
baratta; ci hanno provato i mercanti e gli è
andata male.
n° 93: Il martirio serve anche perché
all’interno delle stesse comunità ecclesiali
non si precipiti nella crisi più pericolosa: la
confusione del bene e del male che rende
impossibile costruire e conservare l’ordine
morale dei singoli e delle comunità.
Come si vede anche i buonisti hanno i loro
limiti teologici.
E poi se comunque da loro va perdonato
tutto, comunque, Cristo in croce che ci è
salito a fare? Sport?
n° 96: Di fronte alle norme morali che
proibiscono il male intrinseco non ci sono
privilegi, ne eccezioni per nessuno.
Compagni, siamo tutti uguali, anche prima
che lo dicesse Marx.
n° 99: Il totalitarismo nasce dalla
negazione della verità: se non esiste una
verità trascendente, non esiste nessun
principio sicuro che garantisca giusti
rapporti umani. Il loro interesse di classe,
di gruppo, di nazione, li oppone gli uni agli
altri; se non si riconosce la realtà
trascendente, allora trionfa la forza del
potere e ciascuno tende a realizzare fino
in fondo i fini con mezzi di cui dispone per
imporre il proprio interesse o la propria
opinione senza riguardo ai diritti dell’altro,
diritti che nessuno può violare, né
l’individuo, né il gruppo, né la classe, né la
nazione, né lo stato; nemmeno la
maggioranza di un corpo sociale che si
ponga contro la minoranza
emarginandola, opprimendola,
sfruttandola o tentando di annientarla.
Eh, le nostre radici cristiane! Ma non
saremo mica matti a metterle nella
costituzione europea: potrebbe succedere
quanto appena detto!
24Teopitbul-Rivelazione.wps
n° 100: Esigenze morali per l’ambito
politico
C’è rischio per la negazione dei diritti della
persona umana e il riassorbimento nella
politica della stessa domanda religiosa: è il
rischio dell’alleanza fra democrazia e
relativismo etico.
Se non esiste nessuna verità ultima che
guida e orienta l’azione politica, allora le
idee e le convenzioni possono essere
facilmente strumentalizzate per fini di
potere. Una democrazia senza valori si
converte facilmente in un totalitarismo
aperto oppure subdolo (Centesimus
Annus)
E tutti i politici in coro gridavano: siamo
belli, siamo buoni, siamo bravi, siamo i
meglio cattolici, votateci!
Oggi la gerarchia e la A.C. si meravigliano
dell’afasia dei cattolici. Afasia vuol dire
rimanere muti per ragioni mediche o
psicologiche: non ho parole.
Un tempo c’era l’obiezione di coscienza,
inventata dai cattolici e utilizzata al 90%
per evitare il servizio militare. Oggi il
servizio militate obbligatorio è stato
abolito, ma l’obiezione di coscienza no.
Bisogna ricordarlo ai nostri cattolici che
militano nelle diverse parti politiche e che
con questa loro azione sono come lievito
per la società (Giovanni Paolo 2°).
Per riprendere la sana abitudine
dell’obiezione di coscienza (dal momento
che non c’è più l’unità dei cattolici in un
partito, ne la gerarchia lo richiede) e fare
una azione di lobby con un movimento
trasversale per la difesa dei nostri
principali valori morali, nelle Istituzioni (es:
pannilini reclamizzati senza neonati - per
la tutela dei minori in TV), occorrono due
cose: qualcosa su cui obbiettare e la
coscienza di farlo. Cose in effetti rarissime
in queste momento di conformismo e
sudditanza psicologica, dei cristiani,
specie nello schieramento di sinistra.
Non potendo mai e comunque avere torto
e dovendo continuare nell’operazione di
gramsciana memoria di demolizione e
demonizzazione dell’avversario,
13
comunque, si sono trovati soli al potere in
tutte le realtà ecclesiastiche o quasi.
Di fronte a questo atteggiamento, la
reazione degli ‘altri’ cristiani è stata
l’afasia; quindi soli al potere dicendo di
rappresentare tutti. Di fatto sono isolati
nella comunità, ma non se ne accorgono.
Ognuno si è fatto il suo “forum” dove tutti
entrano, ma si è ascoltati solo se dell’idea
di chi organizza il “forum”. Questo vale
anche per l’A.C.- Se il Forum generale
richiesto si farà, sarà il Forum dei “cattolici
e basta”. Vuol dire che ognuno, per
parteciparvi, dovrà lasciare i suoi aggettivi
(ma non i suoi attributi) fuori dalla porta
altrimenti succederà di nuovo che ci
faremo il ‘forum’ a vicenda.
n° 104: La comprensione per la debolezza
umana non può cambiare le carte in
tavola, ma solo chiedere misericordia a
Dio, e scusate se è poco.
“Siamo tutti pubblicani” ... magari!
n° 109: Il servizio dei teologi moralisti.
Il teologo è una vocazione suscitata dallo
Spirito (e se non è così si faccia suscitare,
prego) e ha la funzione di acquisire, in
comunione col Magistero, un’intelligenza
sempre più profonda della parola di Dio
contenuta nella scittura ispirata e
trasmessa nella tradizione della Chiesa.
La scienza teologica cerca l’intelligenza
della fede e aiuta il popolo a rendere conto
della sua speranza a coloro che lo
richiedono. La teologia può fiorire e
svilupparsi mediante una responsabile
partecipazione alla Chiesa quale comunità
di fede, cui va il frutto della ricerca e
dell’approfondimento teologico.
Ecco fissato il recinto del Teologo.
4 - Fides et ratio 1998
La fede e la ragione sono come le due ali
con le quali lo spirito umano si innalza
verso la contemplazione della Verità.
E’ Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il
desiderio di conoscere la Verità e in
definitiva di conoscere Lui perché l’uomo
24Teopitbul-Rivelazione.wps
possa giungere anche alla piena verità su
se stesso. (vedi pag 4)
Semplice, no? Invece no.
n° 2: L’uomo desidera conoscere la Verità.
Ogni verità raggiunta è una tappa.
n° 4: Perbacco! Son qui, esisto con gli
altri: che palle! (Genesi dell’individualismo
e del sapere sistematico) La ragione retta
riesce a formulare principi condivisi,
conoscenze come patrimonio comune
spirituale dell’umanità.
n° 5: Filosofia per comunicare il Vangelo a
chi non lo conosce, attraverso i principi
filosofici. Filosofia: aiuto per intelligenza
della fede.
Pluralismo indifferente, agnosticismo,
relativismo, scetticismo, sfiducia nella
verità, il dubbio di tutto e su tutto eletto a
sistema di scelta: tutto è opinione.
n° 6: Invito a teologi e filosofi a riflettere
sulla verità ultima dell’uomo. Dalla
Rivelazione alla Sapienza che dà gioia e
riposo dalla fatica. La verità e il suo
fondamento in rapporto alla fede:
testimoniare la verità (seconda rata dopo
Veritatis Splendor).
L’effimero è un valore, la realtà è virtuale,
manca fondamento per costruire identità
dell’esistenza personale.
(chissà perché chi ricerca la propria
identità è definito razzista?)
La filosofia ha la responsabilità di formare
il pensiero e la cultura attraverso il
richiamo perenne alla ricerca del vero,
deve recuperare con forza la sua
vocazione originaria.
n° 13: Il mistero si capisce accettandolo
per fede.
E’ un piacere che ci ha fatto il Signore da
che ci ha creati con una testa non infinita ma c’è qualcuno che pensa sempre di
averla e con cui appunto si può discutere
all’infinito senza cavare un ragno dal buco.
14
Nella fede la libertà è esigita e la fede
permette a ciascuno di esprimere al
meglio la propria libertà.
La libertà non si realizza nelle scelte
contro Dio. Può essere considerato uso
autentico della libertà il rifiuto di aprirsi
verso ciò che permette la realizzazione di
se stesso?
Libero di fare i c.... miei, ma così non
realizzo la mia dignità di persona; ma chi
se ne frega? e poi, anche la dignità è
un’opinione.
I segni della Rivelazione (Sacramenti)
sono aiuto alla ragione per capire un po’ il
mistero, Dio Eucarestia, per esempio.
n° 15: La Rivelazione apre la ragione alla
trascendenza, capendola, per quanto può,
nel mistero.
Questo comando che oggi ti ordino non è
troppo alto per te, né troppo lontano da te.
Non è nel cielo perché tu dica: “chi salirà
per noi?” ... Non è al di là del mare perché
tu dica. “chi attraverserà per noi?” ....
La libertà è anche responsabilità
personale e voglia di cercarla.
n° 45: Nell’Alto Medioevo la distinzione tra
teologia e filosofia passa da separazione a
contrasto; poi arriva la religione “oppio dei
popoli” e la nuova religione ideologica
marxista-leninista; poi finalmente arriva il
crollo del muro di Berlino e il problema
pare risolto, però ..... siamo ancora in
cerca di un marxismo-leninismo realizzato
senza stragi in qualche regime comunista
superstite.
n° 46: dopo il razionalismo arriva il
nichilismo: il nulla nella vita, solo
sensazioni perché tutto è fugace e
provvisorio.
Toh, chi si rivede ... vanitas vanitatis, tutto
è vento - Qoelet . Questo qui, però era
all’inseguimento di Dio e non in fuga da
Dio.
n° 47: Ideologie: forme di razionalità
strumentale per l’uso dei beni finalizzato al
potere di una parte sull’altra. L’uomo si
24Teopitbul-Rivelazione.wps
sente minacciato da quel che produce e
incomincia ad avere paura delle sue
scoperte. Qualcuno si ricorda dell’etica
nella ricerca scientifica: cominciano i primi
convegni.
Dura reazione in quanto la dignità della
ragione verrebbe messa in ripostiglio.
n° 48: Ragione e fede deboli l’una di fronte
all’altra non sono un guadagno per l’uomo.
Poca ragione (pensiero debole), poca fede
non si aiutano reciprocamente, restano
deboli l’una di fronte all’altra.
La psicoanalisi scopre i germi di pensiero
che, se approfonditi, possono far scoprire
il cammino della verità: analisi sulla
percezione e l’esperienza,
sull’immaginario e l’inconscio, sulla
personalità e l’intersoggettività, sulla
libertà, i valori e la morte.
Però ! .... le vie psicoanalitiche della
Provvidenza!
n° 64: Teologia: contenuti della
Rivelazione più riflessione speculativa sui
contenuti (auditus fidei e intellectus fidei)
Per l’auditus la filosofia reca alla teologia il
suo contributo quando considera la
struttura della conoscenza, della
comunicazione e del linguaggio.
n° 66: Per l’intellectus fidei: la filosofia per
il significato di salvezza per tutti gli uomini,
che le Scritture hanno. La teologia
dogmatica spiega i dogmi, e implica una
filosofia dell’uomo e del mondo e
dell’essere fondata sulla verità oggettiva.
n° 67: La teologia fondamentale è di aiuto
al credente che si rende meglio conto
della Rivelazione; la filosofia: uomo e
rapporto col mondo fondato sulla verità
oggettiva che la ragione già coglie di per
sé. La Rivelazione viene comunicata con il
linguaggio della trascendenza, con la
filosofia. Il legame tra fede e ragione
permette il libero assenso alle verità di
fede.
15
Necessità per la ragione di farsi forte della
fede per scoprire gli orizzonti ai quali da
sola non potrebbe giungere.
La fede dà lo sprint alla ragione.
n° 68: Teologia morale: riceve aiuto dalla
filosofia per i principi generali di una
decisione etica.
n° 68: Il pluralismo delle culture non è un
valore universale. Quel che di universale è
in comune con le varie culture, per
comprenderlo, serve scienza più filosofia
che universalizza quel che conosce la
scienza.
Non le varie opinioni umane, ma
solamente la verità può essere di aiuto
alla teologia.
La ricchezza della salvezza in Cristo è
tanta e si offre a tutti, quindi possono
cadere i muri di divisione: nella
partecipazione al Suo Mistero, ce n’è per
tutti. In tutte le culture l’uomo è aperto
all’universale e alla trascendenza.
Si danno approcci diversi alla verità che
rimane una.
n° 71: La cultura tende a un compimento
dell’uomo: ha la possibilità di accogliere la
Rivelazione; l’ideologia no. Aderire alla
fede non cancella la propria identità.
I battezzati sanno accogliere ogni cultura
non come criterio di giudizio, ma di
chiamata alla verità piena. In questa
possibilità di incontro, le culture si aprono.
n° 72: Inculturazione: non confondere le
specificità delle culture con il chiudersi
nelle proprie differenze, contrario allo
spirito umano che ha esigenze universali.
n° 74: Teologia e filosofia in un rapporto di
circolarità: Parola di Dio e sua migliore
conoscenza con la ragione che scopre la
Parola di Dio.
n° 75: La Grazia non distrugge, ma
perfeziona il libero arbitrio che accoglie la
Rivelazione. Non necessariamente la
Grazia rincoglionisce i filosofi.
24Teopitbul-Rivelazione.wps
n° 76: Filosofia cristiana, non è la filosofia
ufficiale della Chiesa, ma può trovare
motivi di speculazione concepiti in unione
con la fede e la Rivelazione (problemi del
male, della sofferenza, dell’identità di Dio,
senso della vita o domanda metafisica:
perché c’è qualcosa? - per pagarci le
tasse sopra -).
Filosofia cristiana come purificazione della
ragione; umiltà che permette di utilizzare i
dati della Rivelazione: Dio Creatore, realtà
del Male, peccato, dignità, uguaglianza,
libertà della persona, vocazione dell’uomo,
peccato originale sono nuovi possibili
ambiti di indagine.
n° 78: Il filosofo ha il suo metodo, ma la
Verità che studia è una sola: la persona di
Cristo: Via, Verità e Vita.
La ragione non può far da sé e
pretendere, anche, di centrare l’obiettivo.
n° 86: Eclettismo: di tutto un po’. Manca di
coerenza e di basi di partenza per il
discernimento della verità di un pensiero.
n° 87: Storicismo: una verità vale se è
adeguata a un compito in un determinato
periodo. Poi la verità passa di moda e la
troviamo nei saldi. E’ visione strumentale
e funzionale e nega il valore assoluto al
significato di un evento nella storia.
E se no, gli stilisti del pensiero che ci
starebbero a fare? (vedi 26.900 di
Beigbeder)
n° 88: Modernismo: rifatto il look alla
Rivelazione con:
Scientismo: credo a quel che vedo,
misuro, esperimento.
Ciò che è tecnicamente fattibile è
automaticamente, anche moralmente
ammissibile.
(Es: risanamento bilanci INPS
mantenendo pensioni di anzianità e
applicando l’eutanasia su vasta scala. Non
si muore più di fame, ma per libera scelta)
16
Pragmatismo: scelte senza principi etici,
una cosa per quel che vale adesso; la
maggioranza decide i comportamenti etici.
n° 90: Nichilismo: l’uomo senza identità.
L’uomo a 1 dimensione, di Marcuse, era
già uno spreco.
n° 92: Compito della teologia è presentare
la Rivelazione in modo che corrisponda
alle esigenze del nostro tempo e da
questo venga capita. Per questo teologia
più filosofia in comune anche se con
metodi diversi.
Ricerca di una verità universalmente
valida per un sincero dialogo tra le
persone; non è intolleranza perché la si
propone alla speculazione filosofica e non
la si impone (come nel Corano).
n° 94: Il rapporto tra il fatto e il suo
significato, nelle Scritture, va trasmesso
immutato, altrimenti si perde il significato
originale trasmesso dalla Chiesa.
Esempio scemo:
nei Vangeli si parla spesso delle pecore.
Le pecore da noi sono simbolo di poveri
pastori, mentre per Israele le greggi e il
loro numero era simbolo di ricchezza.
Quindi le pecore per noi sono come la
FIAT (quando funzionava). Non per questo
gli antichi ebrei andavano in automobile.
n° 97: Le verità di fede non sono solo
comportamenti (e neanche noccioline,
aggiungo) Ci sono verità comode da
vivere col fai da te, basta sceglire i pezzi
adatti.
n° 98: La teologia morale deve far ricorso
a un’etica filosofica rivolta alla verità del
bene. Per una visione unitaria dell’uomo
(visto che non è stato creato a stadi, ma
quando Dio ci alitò sopra, il processo era
completo) l’etica necessita della
antropologia e più la metafisica del bene
per definire la dignità della persona.
n° 101: Teologia e filosofia in relazione di
scambio. L’uomo più uomo (quello che
24Teopitbul-Rivelazione.wps
non deve chiedere mai) si apre
spontaneamente a Cristo.
n° 103: La filosofia può essere lo specchio
del bello, buono e vero contenuto in
Cristo.
n° 104: La filosofia è l’unico terreno di
dialogo con chi non condivide la nostra
fede (non nel senso: restiamo nel vago
così evitiamo rogne), ad esempio: ricerca
sui problemi della libertà, dell’ecologia,
dell’equilibrio mondiale, dell’uso dell’acqua
ecc. La filosofia, quindi, un terreno neutro
per il dialogo, alla scoperta di valori
comuni alla base di quei problemi.
n° 106: Filosofia come risposta alla
Rivelazione: il bene che la verità contiene
per l’uomo serve alla sua dignità; le
scoperte scientifiche + i valori etici e il loro
uso a difesa della dignità umana.
5 - Dichiarazione “Dominus Jesus”
circa l’unicità e l’universalità salvifica di
Cristo e della Chiesa. - Congregazione per
la dottrina della fede anno 2000.
Meno male che oggi si chiama così perché
se tornassimo indietro al Sant’Uffizio e
all’Inquisizione, il trisnonno di Ratzinger,
invece di una dichiarazione, avrebbe
approntato uno stadio con un buon
numero di roghi, e tutto sarebbe finito lì.
Ma oggi, per fortuna, siamo in
democrazia, lo stato non è ancora
teocratico (vedere “2084”, Anonimo
Trevisano) e le cose si risolvono, o così
sembra, con una dichiarazione.
Vediamo il capitolo 4°.
“Il perenne annuncio missionario della
Chiesa viene oggi messo in pericolo da
teorie di tipo relativistico, che intendono
giustificare il pluralismo religioso, non solo
de facto, ma anche de iure (o di principio).
Di conseguenza si ritengono superate
verità come ad esempio:
1 - il carattere definitivo e completo della
Rivelazione di Gesù Cristo (ricordarsi che
17
l’ultimo profeta, anzi il sigillo dei profeti, è
Maometto)
2 - il carattere ispirato dei libri della Sacra
Scrittura
3 - l’unità personale tra il Verbo eterno e
Gesù di Nazareth
4 - l’unità dell’economia del Verbo
Incarnato e dello Spirito Santo
5 - l’unicità e l’universalità salvifica del
mistero di Gesù Cristo
6 - la mediazione salvifica universale della
Chiesa
7 - l’inseparabilità, pur nella distinzione tra
il regno di Dio, il Regno di Cristo e la
Chiesa
8 - la sussistenza nella Chiesa Cattolica
dell’unica Chiesa di Cristo.
Mi sembra che ce ne sia abbastanza per
fondare una nuova religione con principi
duttili, elasticizzati, in grado di confluire in
un dialogo fra le diverse fedi monoteiste
per creare una religione globale, destinata
a servire un lungo periodo di pace a tutta
l’umanità.
Se ben ricordo, era il programma
dell’Anticristo. Comunque, non mettiamo
limiti alla Provvidenza.
Le radici di queste affermazioni sono da
ricercarsi in alcuni presupposti di natura
sia filosofica che teologica, che ostacolano
l’intelligenza e l’accoglienza della verità
rivelata.
Se ne possono segnalare alcuni:
a) la convinzione della inesprimibilità e
inafferrabilità della Verità divina
(caspita, vogliono fare tutto con la testa,
chissà se riescono a segnarci anche un
gol)
b) l’atteggiamento relativistico nei
confronti della verità, per cui ciò che è
vero per alcuni, non lo sarebbe per altri
(tutti gli altri, tranne me, hanno solo
opinioni)
c) la contrapposizione radicale che si pone
tra la mentalità logica occidentale e quella
simbolica orientale (occhio ai cattolici new
- age e reiki - se ne vanno pian piano
senza accorgersene, anche continuando a
venire a messa: vedi: ‘Cristo portatore
dell’acqua viva’, 2002)
24Teopitbul-Rivelazione.wps
d) il soggettivismo di chi, considerando la
ragione come unica fonte di conoscenza,
diventa incapace di sollevare lo sguardo
verso l’alto per osare di raggiungere la
verità dell’essere
(Fides et Ratio è solo di due anni prima di
Dominus Jesus, ma la Veritatis Splendor è
di sette prima e oggi che scrivo, ne fa
dieci. Errare umanum est ..... ma non
facciamo il solito moralismo da strapazzo,
e soprattutto non diamo troppo onore a
Satana)
e) la difficoltà di comprendere e accogliere
la presenza di eventi definitivi ed
escatologici nella storia
f) lo svuotamento dell’evento
dell’Incarnazione storica del Logos Eterno,
ridotto a mero apparire di Dio nella storia
(abbiamo perso Gesù, Figlio di Dio, per
strada,ci stiamo avvicinando
all’ebraismo?)
g) l’eclettismo di chi nella ricerca teologica
assume idee derivate da differenti contesti
filosofici e religiosi, senza badare né alla
loro coerenza e connessione sistematica,
né alla loro compatibilità con la Verità
Cristiana (il teococktail)
h) la tendenza a leggere e interpretare la
Sacra Scrittura fuori dalla tradizione e dal
Magistero della Chiesa.
Come far rientrare il gregge dei teologi di
cui ai punti da a) fino a g), nel “recinto del
Teologo” della Veritatis Splendor n° 109,
non è un fatto di buon pastore, purtroppo,
ma è un problema teologico ancora
aperto.
n° 6: La Rivelazione di Gesù Cristo
sarebbe complementare a quella presente
nelle altre religioni. La verità di Dio non
può essere capita nella sua globalità, da
nessuna religione, neanche dal
cristianesimo. Ce lo stanno
Maomettendo?
L’obbedienza della fede comporta
l’accoglienza della verità della Rivelazione
di Cristo, garantita da Dio che è la Verità
stessa. Bene, credo in Dio, ma mi faccio i
cavoli miei.
18
Si identifica la fede teologale e la
credenza nella altre religioni che è
esperienza religiosa ancora alla ricerca
della Verità Assoluta e priva, ancora
dell’assenso a Dio che si rivela. Si tende,
invece, a ridurre, fino talvolta ad annullare
le differenze tra il cristianesimo e le altre
religioni.
Verità Rivelata o esperienza religiosa priva
dell’assenso alla Rivelazione, fa lo stesso,
tutto fa brodo! e poi, nella globaloizzazione
ci si mimetizza meglio!
n° 9: per giustificare l’universalità della
salvezza cristiana e il pluralismo religioso
viene proposto un’economia del Verbo
Eterno, valida anche al fuori della Chiesa
e (ma le pensano proprio di notte) senza
rapporto con essa, e una economia del
Verbo Incarnato. La prima avrebbe un
plusvalore di universalità rispetto alla
seconda limitata ai soli cristiani. Ricordi,
Ario? quanti guai allora! ma oggi il Verbo
eterno è globalizzato e il Verbo Incarnato
vale solo per i cristiani. Mica male, per il
dialogo religioso!
n° 12: Si prospetta l’ipotesi di una
economia dello Spirito Santo con un
carattere più universale di quella del Verbo
Incarnato. Lo Spirito Santo non è
alternativo a Cristo, nè riempie una specie
di vuoto (ma le pensano proprio di notte)
come talvolta si ipotizza esserci tra Cristo
e il Logos.
Lo Spirito Global! Va bene che soffia dove
vuole, ma fa ancora parte della Trinità,
fino al prossimo pensiero di notte.
Chissà se fare, in quelle ore, dell’altro
nuocerebbe di più o di meno alla teologia
morale della Chiesa!.
n° 15: Si propone di evitare in teologia
termini come unicità, universalità,
assolutezza il cui uso darebbe
l’impressione di enfasi eccessiva circa il
significato e il valore dell’evento salvifico di
Cristo nei confronti delle altre religioni.
Smorza la fede, se non gli altri di
24Teopitbul-Rivelazione.wps
offendono! I mussulmani poi, coi terroristi
fondamentalisti .... non di sa mai.
Un auspicio: Sancalcinculo proteggici tu.
n° 17: Esiste un’unica Chiesa di Cristo che
sussiste nella Chiesa Cattolica. Le Chiese
che, pur non in perfetta cominione con
essa, restano unite ad essa per mezzo di
strettissimi vincoli quali la successione
apostolica e la valida Eucarestia, sono
vere Chiese particolari (Vat. 2°). Anche in
queste Chiese è presente e operante la
Chiesa di Cristo sebbene manchi la piena
comunione in quanto non accettano la
dottrina del primato, che, secondo volere
di Dio, il Vescovo di Roma ha ed esercita
su tutta la Chiesa.
Si porrà, un giorno, la questione del “modo
di gestire il primato”; il Papa ne ha già fatto
cenno anni fa. E se provassimo con una
gestione federale del primato (primus inter
pares, come era all’inizio) senza che
questa crei tante chiese nazionali?
La Chiesa di Cristo non è la somma
differenziata ed unitaria insieme delle
Chiese, comunità ecclesiali, né i fedeli
possono pensare che la Chiesa di Cristo
oggi non esista più (Ma chi l’ha fregata?)
in nessun luogo e che perciò debba
essere soltanto oggetto di ricerca da parte
di tutte le Chiese e comunità.
n° 18: Se si distacca il Regno da Gesù,
non si ha più il Regno di Dio da Lui rivelato
e si finisce per distorcere sia il senso del
Regno, che rischia di trasformarsi in un
obiettivo puramente umano o ideologico,
sia l’identità di Cristo, che non appare più
il Signore. Il Regno riguarda tutti, non
dovendosi escludere l’opera dello Spirito
fuori dai confini visibili della Chiesa (Red.
Missio), quindi persone, società, mondo
intero. Costruire il Regno vuol dire
lavorare per la liberazione dal male in tutte
le sue forme.
Il Regno non è un’ideologia o un potere,
non lo avevano capito, allora gli apostoli
quando discutevano su chi fosse il primo
ministro del Regno, e si continua a non
volerlo capire.
19
n° 21: La parità che è presupposto del
dialogo, si riferisce alla pari dignità
personale delle parti, non ai contenuti
dottrinali, ne tantomeno, a Gesù Cristo,
che è Dio stesso fatto uomo, in confronto
con i fondatori di altre reloigioni.
I pensatori notturni, sono avvisati!
6 - 2084 Anonimo Trevisano
Romanzo di fantascienza -ma non troppodi un anonimo trevisano di profonda
cultura religiosa, vasta conoscenza
ecclesiologica, notevole (quasi sospetta)
dimestichezza con il Corano, la sharia e
gli hadith “puri” del Profeta, ottima
conoscenza linguistica del vernacolo
trevisano, e, con tutto ciò, non si sa
ancora chi sia, anche se il suo libro e
uscito nelle librerie questo giugno.
Siamo a Treviso nel 2084. Cinquanta anni
prima, nel 2032, anno 1410 dell’Egira, la
Repubblica italiana islamica è già una
realtà, e Treviso passa all’Islam.
Le odierne statistiche demografiche ci
dicono che fra trent’anni saremo
numericamente superati dagli immigrati:
nel 2033, guarda caso.
Quello che ci importa, però, a livello
teologico, non sono le date, ma il come e
per quali ragioni fondanti Treviso è
passata dal cristianesimo all’islam.
Il cattolicesimo romano veniva ancora
tollerato come religio licita cioè “permitted
religion” nel ‘vecchio’ dialetto trevigiano.
“Al momento della conversione in massa
dei cattolici trevigiani all’islam, quasi 60
anni prima (2084-60=2024), vivevano nel
vittoriese circa 3.000 Sikh con le loro
famiglie. Gente orgogliosa, erano rimasti
sempre fedeli alla loro religione. Le nuove
autorità islamiche decisero di dar loro un
ultimatum verso il 1420 dell’Egira. Se non
si fossero convertiti alla vera fede entro 30
giorni sarebbero stati espulsi. L’idea di
espulsione, per gli immam, aveva un
significato del tutto particolare. Scaduti i
30 giorni (Corano sura 9,5) senza che i
Sikh si convertisserro, vennero fatti affluire
dalla Bosnia alcuni battaglioni militari
24Teopitbul-Rivelazione.wps
composti da fanatici tagliagole (Zulfikar,
1995 Konijc-Bosnia) che ebbero carta
bianca contro quei kadir (infedeli).
I bosniaci entravano di notte nelle case e
sgozzavano vecchi, donne e bambini, nel
nome di Allah. Di giorno rastrellavano gli
uomini fuggiti in montagna, poi li
uccidevano nei modi più fantasiosi,
lasciando i cadaveri sui bordi delle strade.
Li sgozzavano, li crocifiggevano, li
impalavano, li arrostivano vivi (questi 2
modi non li abbiamo allora sentiti), li
gettavano sotto le ruote dei camion o li
trascinavano per chilometri sull’asfalto,
sicuri che Allah, il misericordioso,
apprezzasse.” .........
Subito dopo gli imprenditori più avveduti
del nord est si erano trasferiti in Romania,
dove i cristiani ortodossi si erano
mantenuti sani nella fede, salvando così
capitali, religione e famiglia.” ......
“In America era stato innalzato al soglio di
Pietro un nuovo Papa, dato che quello
romano, Giovanni Paolo 3°, un negro
giamaicano di nome Robert Balingo,
qualche anno dopo essere stato eletto, si
era convertito all’islam.”
Segue dettagliata descrizione della
Treviso islamica, simpatica da leggere per
chi è stato in qualche paese arabo o in
Afganistan.
Vediamo come, nel libro, si arriva alla
conversione in massa all’islam.
“D’accordo, gli immigrati mussulmani si
erano moltiplicati a velocità spaventosa,
ma non erano ancora riusciti a superare
numericamente gli autoctoni. La
conversione in massa era stata possibile
grazie alla resa all’islam di un clero
cattolico impazzito che aveva da un pezzo
perduto sia la fede in Cristo, sia il lume
della ragione. Prima era stata smantellata,
in Concilio la tradizione, in nome del
progresso e delle modernità. Il latino,
elemento unificante della cattolicità era
stato abolito e con la cancellazione della
lingua liturgica era subentrato un generale
sbracamento morale e materiale, doppiato
da un deprimente pressapochismo
teologale (e per quest’ultimo, vedi la D.J.
20
n° 1- 8 cap.4). L’insegnamento del
catechismo era stato assegnato alle
comari. Cessate le ragioni profonde del
Credo Niceno (Veritatis Splendor Cap. 2)
le istituzioni ecclesiastiche si erano
trasformate in centri di assistenza con il
motto: ‘solidarietà ai poveri del mondo’. Il
tutto a spese della terza virtù teologale,
completamente cancellata dai cuori e dalla
teste cristiane: la Carità. La Chiesa
incapace di fare nuovi proseliti, o almeno
di farne quanti ne avrebbe voluti, si era
trasformata in centro di contestazione
sociale, pronta ad ogni avventura eversiva
(scout , A.C. e no global uniti). Siccome
poi i poveri del mondo erano soprattutto
mussulmani, ridotti in uno stato estremo di
indigenza dai propri governanti, ma questo
non interessava ai preti cattolici, nacquero
e si diffusero le prime simpatie per quella
religione (e qui, oggi, ci siamo
abbondantemente). La conversione del
clero cattolico, avventatamente preparata
con tali deviazioni ideologiche e teologali
(vedi il gregge dei teologi e il recinto del
Teologo pag 14), aveva ricevuto la spinta
decisiva quando lo stesso clero aveva
realizzato con chiarezza quale grado di
potere, quale controllo assoluto, i religiosi
mussulmani avevano sui propri fedeli (qui
siamo nella fantascienza). Loro invece -i
preti cattolici- ormai si erano ridotti a
comandare solo ai propri bigotti che
frequentavano ancora le parrocchie e che
si mostravano disposti a credere alle
madonne che piangono. Anche quelli,
però, sempre più spesso, mordevano la
mano soprattutto quando non ricevevano i
favori richiesti (qui non siamo nella
fantascienza). “ .....
“Nel lussuoso appartamento che era stato
nel vescovo di Treviso il gran muftì del
domo, Omar Suqqa dava le ultime
disposizioni per la repressione di teppistelli
disposti a tutto e mestatori di professione:
cattolici, tute bianche, black-block,
pacifisti, no global, disobbedienti,
animalisti, terroristi kamikaze e non,
giovani dei centri sociali. Lo stesso muftì,
da giovane militava dall’altra parte della
24Teopitbul-Rivelazione.wps
barricata e guidava i suoi giovani dei centri
sociali all’assalto dei Mc Donald’s. .....
Il colonnello dei carabinieri Nadir
(Salvatore) Anacardio pensò: ‘Mio Dio da
quando loro hanno preso il potere non si
pensa che a condannare a morte, frustare,
torturare. E tutti noi, sempre là ad odiare,
sempre a pensare di sparare in faccia a
qualcuno, tutti urlano e nessuno ragiona
più. Pietà è morta’ (il dialogo, pure)” .....
“Layla, la moglie mussulmana dell’ultimo
parroco del duomo, il mullah Muhammad
(Vincenzo) Pozzobon ‘M’hai sempre detto
che ti sei convertito alla fede in Allah
perché ti sembrava una religione più
autentica e forte del cristianesimo, nella
pura semplicità del suo credo.
Il cattolicesimo ti appariva una religione
pagana, con tutti quei santi, quelle
immagini, quella teologia contorta e quelle
pie leggende. Dicevi che anche l’islam
onorava Gesù come uno dei massimi
profeti e come Messia. Che quindi non
rinnegavi la tua antica fede, ma ne
abbracciavi la forma più pura. (vedi D.J.
n°1 e n° 5 pag 15) Ma ora la crudeltà della
punizione inflitta a Sherazade, innocente
(la lapidazione) ti fa apparire l’Islam come
una fede di uomini crudeli, di fanatici
accecati dalla superbia e dalla
presunzione. A me piace tanto la
meravigliosa storia di Maria’ continuò’ una
ragazza come tante che però divenne
Madre di Dio’. ‘Non bestemmiare Layla!
Nessuna ragazza, nessuna figlia
dell’uomo può diventare madre
dell’Altissimo. Allah il Misericordioso non
ha una madre; Dio non può avere una
madre’. Layla: ‘Tu non mi hai mai
catechizzato, ne mi hai parlato delle verità
di fede dei cristiani, ma io ho conosciuto la
religione di Gesù attraverso di te; ho
conosciuto fino in fondo il tuo cuore, ho
compreso che una fede capace di
produrre uomini buoni come te non può
essere una cattiva fede, Vincenzo anzi ....’
‘E’ vero che per i preti cristiani la
consacrazione rimane valida per sempre
anche se rinnegano la loro fede? E’ vero
che ai preti cattolici spetta il titolo di Don?
21
Allora, Don Vincenzo, marito mio
amatissimo, tu che sei prete in perpetuo,
consacrato sulle mani, fai diventare
cristiana questa povera donna araba. Te
lo chiede come una grazia, perché vuole
onorare in questo modo, la Vergine Maria,
Madre di Dio.’ Don Vincenzo rispose: ‘Sei
impazzita, Layla’. ‘Che cosa occorre fare
per diventare cristiani?’ ‘Occorre ...
ricevere il Santo Battesimo’
‘E’ una cosa come la circoncisione o la
infibulazione, si sente molto male?’
‘No, non fa male. Il Battesimo è un
sacramento, un simbolo di culto e di fede
che rende cristiani e figli di Dio’
‘Te l’ho detto, Layla, tu sei pazza. Io non
posso battezzarti e non lo voglio. Lo sai
che cosa fanno .... che cosa facciamo a
chi abbandona la vera fede.’
‘Non tu lo fai, ma loro lo fanno’
‘Certo che lo so. Li crocifiggono. Questa
crudeltà è uno dei principali motivi che mi
spingono ad abbandonare la fede del
profeta. Domani, se non ti faranno a pezzi
subito, perché pazzi di collera, dopo,
metteranno in croce anche te, don
Vincenzo. Non illuderti che non l’abbia
capito. Ed anche tu lo sai.”
(fantascienza o dialogo interreligioso,
anche se ormai a cose fatte?)
Per farla breve, anche la lapidazione di
Shaerazad Tesser, viene impedita con
una serie di interventi singoli, fra cui
determinante è l’apparizione, in piazza dei
Signori, sopra la donna chiusa nella buca
fino ai fianchi, di San Teonisto. La folla
ammirata tace, il vecchi rivoluzionario
cattolico riesce fortunosamente a uccidere
il muftì Omar Suqqa, e in quel momento il
prode colonnello dei carabinieri Anacardio,
tornato di nome Salvatore, prende in
mano la situazione e ristabilisce con
grande sollievo di tutti i mussulmani vecchi
e nuovi trevisani, la situazione precedente
alla dittatura del muftì.
Molti si riconvertono al cristianesimo.
Non per continuare a rigirare il coltello
nella fantascientifica piaga, ma è utile
cogliere anche il clima sociale che aveva
portato a questo.
24Teopitbul-Rivelazione.wps
“La rivista ‘Parentela Cristiana’, che dopo
la conversione all’islam si era chiamata
Famiglia mussulmana e il cui
abbonamento era strettamente
obbligatorio per ogni maschi mussulmano
adulto e maritato, aveva martellato per
anni le menti dei propri lettori su quattro
punti, preparando la conversione in massa
all’islam. La crescita demografica degli
immigrati aveva fatto il resto. (sono stato
abbonato per circa otto anni a Famiglia
Cristiana, poi, visto la piega di parte che
aveva preso e continuato a mantenere, ho
disdetto l’abbonamento, due anni fa)
Alla rivista l’occidente faceva schifo, colla
sua libertà e la sua tolleranza delle
diversità. In definitiva era la casa di ogni
male sulla terra. Primo punto: i
fondamentalisti mussulmani, erano tutti,
senza eccezione, brave persone, e in
fondo in fondo non avevano torto a fare i
loro attentati sanguinosi contro tutto e
contro tutti. Le loro vittime se li erano
meritati. Secondo punto: l’occidente
sfruttava con brutale cinismo l’intero
mondo e recuperava i propri aiuti
umanitari con profitto centuplicato,
vendendo armi ai Paesi poveri.
Terzo punto: gli immigrati arabi - allora
erano ancora immigrati e non padroni erano agli occhi della rivista, soggetto di
ogni diritto immaginabile, di ogni ragione
possibile e di nessun dovere, tanto meno
della buona creanza.
Quarto punto: d’altra parte ‘Parentela
Cristiana’, con grande comprensione e
notevole fair-play non vedeva certe cose.
Non vedeva la violenza e l’intolleranza
connaturata nella feroce teologia dei
fondamentalisti. Ma forse l’aveva vista e la
cosa le andava bene così. Non vedeva il
martirio di massa dei cristiani nei paesi
arabi e l’oppressione delle donne ( vedi:
I nuovi perseguitati di Antonio Socci). Non
vedeva i sanguinari tiranni mussulmani
ammassare ingenti ricchezze ed
opprimere nella povertà e nell’ignoranza la
propria stessa gente. No vedeva
l’aggressività di certi immigrati e la
protervia dei loro comportamenti.”
22
(che strano, cinque anni fa sono anche
uscito dalla caritas perché i nostri poveri
“non esistevano” continuando, comunque
ad aiutarli, non più con l’organizzazione,
ma con forze parrocchiali spontanee).
Passiamo alla fine del libro.
“I vecchi trevisani memori dell’uguale
apparizione sopra il rogo delle suppellettili
e delle sante reliquie tolte dal duomo
(anno 1420 dell’Egira) avevano subito
riconosciuto in essa il loro antico Vescovo
Teonisto, Santo protettore della città. I
nuovi trevisani l’avevano invece
interpretata come l’Arcangelo Gabriele,
inviato da Allah, il giusto e misericordioso,
per salvare una donna innocente,
ingiustamente condannata alla
lapidazione. Ma fu difficile per loro
sostenerlo a lungo, dato che
l’abbigliamento della visione, senza
dubbio, era quello di un Vescovo cristiano.
L’immediata certezza che le verità di fede
mussulmane, non fossero poi tali, si
insinuò nell’animo di molti. I mussulmani
non presenti in piazza, però non
accettarono la cosa, risero dell’apparizione
e formarono un gruppo terroristico che
assunse il nome di ‘Brigate dei veri
credenti che non hanno creduto’. Per dare
una lezione di sano realismo ai trevisani
mussulmani e ai vecchi e nuovi cattolici
che invece avevano creduto al miracolo di
San Teonisto, finanziati dal muftì di
Padova, cominciarono ad aggredire la
gente nelle strade, bastonarono, ferirono,
stuprarono e sgozzarono senza
distinzione di sesso e di età. Fu allora che
la Treviso “persona” si risvegliò e si
mosse, come ai tempi di Alberico da
Romano. Com’è regola aurea, in ogni
tempo e a tutte le latitudini, nei disordini in
cui entra la religione, non vi fu
misericordia per nessuno. Ed ancora ci
andarono di mezzo vecchi, donne e
bambini. Ed anche gli atei, gli indifferenti e
gli agnostici che non c’entravano per nulla
con la teologia.”
Non amen.
01.10.2003
Roberto Kolm
24Teopitbul-Rivelazione.wps
Bibliografia:
Veritatis Splendor
Fides et Ratio
Dichiarazione Dominus Jesus
Interpretare e vivere oggi la Bibbia
Fabris Ed. Paoline
La teologia nel segno della ragione debole
Verweyen - Ed. Queriniana
Il razzismo spiegato a mia figlia
Tahar Ben Jelloun - Ed Bompiani
2084
Anonimo Trevisano Ed. Piazza
Attenti ai buoni
Mario Giordano Ed Mondadori
26.900
Beigbeder Ed. Feltrinelli
Nomadi spirituali
C. Gatto Trocchi Ed. Mondadori
I nuovi perseguitati
A. Socci Ed. Piemme
Corano
Guzzetti Ed. LDC
Il libro della scala di Maometto
Rossi-Testa Ed. Mondadori
L’autunno della guerra santa
Gilles Kepel Ed. Carocci
APPENDICE
“Quando la vittoria dei vecchi trevisani si fu
consolidata, il vino ricomparve come per miracolo
nelle cantine di tutta la città, corse a fiumi,
soprattutto il prosecco. Piacque anche ai
mussulmani sopravvissuti. Akla Abdr Soqr, alias
Claudio Sòcolo, il vecchio mullah di S. Bona,
tornato a predicare aveva ufficialmente decretato
che bere khamr, cioè vino, non era peccato
neanche per i buoni seguaci del Profeta. .....
Secondo lui la proibizione non si trovava in
maniera definitiva nel Corano (da notare che i
mussulmani non hanno il Magistero). Il khamr vi
era nominato solo un paio di volte, la prima per
riprovarne l’uso, la seconda per esaltarlo. Perché
proibirlo allora? Se Allah aveva concesso a Noè di
trovare il modo per produrre il vino, non aveva
certo consentito la cosa solo per compiacere il
grande Patriarca. Quel sant’uomo, dopo il diluvio,
non poteva neanche più spiare l’acqua, ma doveva
pur bere qualcosa per vivere. E Allah non vi aveva
consentito nemmeno perché il vino fosse, dopo
l’Egira, cervelloticamente proibito ai veri credenti.
Sarebbe stata una penitenza ingiustificata e
insensata.
Allah, come ognuno sa, è tutto fuorché insensato.
Allora l’Onnipotente, aveva concesso al Patriarca
di trovare il modo di produrre il vino affinché egli e
tutti gli uomini che sarebbero usciti dai suoi lombi
per ripopolare la terra, potessero accompagnarlo
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al cibo con la dovuta moderazione e potessero
godere delle sue straordinarie virtù terapeutiche.
Non si può ragionevolmente spiegare come il
Misericordioso abbia concesso proprio ai sapienti
mussulmani il privilegio di scoprire per primi il
metodo di distillazione del al-kuhl cioè dell’alcol,
solo perché poi qualche prete dovesse proibirne
l’uso ai veri credenti.”
Amen.
“La proibizione, invece era stata inventata dai
fondamentalisti che non sono mai stanchi di
trovare nuovi modi per opprimere il popolo dei
fedeli e tenerlo nella più cupa malinconia.”
(da: Treviso 2084 di Anonimo Trevisano)
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PREMESSA Un sentito ringraziamento ai Professori