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Anno 112
n.
DOMENICA
15 NOVEMBRE 2009
N
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€ 1,10
“Niente sarà più
come prima”
e ultime parole famose. Difficile, impossibile
dire chi è stato il primo a pensare e divulgare la frase
che figura nel nostro titolo. Certo è che, in seguito,
sono stati molti, moltissimi, a ripeterla. Questa
volta abbiamo capito la lezione, non potremo tornare alle condizioni di prima, sembrava un ritornello
quasi comune. Chi si aspettava di conseguenza una
decisa manovra di cambiamento è rimasto però deluso, visto come le cose stanno di nuovo procedendo.
Già si avvertono qua e là voci preoccupate e gridi di
allarme. Sono dunque bastati pochi mesi e l’annuncio che il peggio è superato a far cambiare le idee?
Anche Benedetto XVI, nell’ultima sua enciclica,
ha posto l’accento sulla gravità della crisi, chiedendo che essa diventasse un’occasione di ripensamenti
e di cambiamenti non soltanto superficiali. E’ stato
ascoltato? Le sue indicazioni erano veramente di
natura profonda e risolutiva, dettate da uno spirito
nuovo, che invece tarda a essere recepito dall’opinione pubblica e dalla mentalità troppo interessata dei
politici e degli uomini della finanza. E’ troppo difficile andare contro se stessi.
Lo spirito nuovo, che il Papa non poteva non indicare a nome dell’intera tradizione della chiesa, è
quello della centralità e del rispetto di ogni persona
umana, della solidarietà e della fraternità estesa a
tutti gli uomini e a tutti i popoli. In questa contesto,
si cominciava a mettere sotto accusa un certo esercizio dell’attività finanziaria, di cui, non da una sola
parte, si invocava la messa all’indice e la condanna
morale. Forse questo non è giusto, certo è però che,
nel nostro tempo, abbiamo dovuto assistere a una
sua sopravvalutazione, che andava di pari passo con
la sottovalutazione del lavoro. Certamente una stortura, di cui le prime vittime sono state le persone più
povere e disagiate. Ora le borse hanno ripreso il loro
consueto cammino, insieme alle banche che non hanno probabilmente sofferto un gran che della crisi economico-fimanziaria. E’ bastato questo a fare gridare
al miracolo, dimenticando il grandissimo numero di
disoccupati e sottoccupati (per di più in crescita) non
All ’interno
I VESCOVI ITALIANI
IN ASSEMBLEA
Alla prolusione del presidente cardinal Bagnasco, che ha passato in rassegna i problemi più
attuali della società e della chiesa in Italia,
ha fatto seguito il messaggio di Benedetto XVI
che ha messo
l’accento sulla
sfida educativa,
sull’anno
sacerdotale,
sulla questione
meridionale e sul
mistero della morte
SERVIZI A PAGINA
4-5
soltanto in Italia, ma in Europa e nel mondo intero.
Ancora: viva il profitto a sé stante, senza nessuna
pietà per le vittime che questo atteggiamento ha provocato nel passato e provoca nel presente. Punto e a
capo.
L’enciclica pontificia, insieme a tante altre voci,
provenienti da ogni parte, chiedeva un cambiamento di rotta per quanto riguarda l’ideologia che ha
governato il mondo occidentale negli ultimi anni.
L’ideologia del mercato libero, senza freni e senza
controlli, che va sotto il nome di neoliberismo, secondo cui l’economia e la finanza sono capaci di governarsi e regolarsi da sole, senza interventi esterni
che ne inquinerebbero il libero corso. Un’eredità di
Giovanni Paolo II che, specialmente negli anni finali
del suo pontificato, aveva bollato l’ultima ideologia
capitalistica come inumana e anticristiana. La legge
della giungla, che elimina senza pietà e senza rimpianti gli elementi più umili e indifesi, applicata alla
vita della società. I crocifissi della storia!
Occorre rendersi conto che la crisi lamentata in
questi ultimi anni non è un evento inatteso e impreparato, ma la conseguenza ineluttabile della matrice
culturale, che ha sorretto finora il sistema economico. Siccome poi essa ha attraversato e attraversa
l’intera ecumene, cioè il mondo intero, sarà necessario per questo pensare urgentemente e seriamente a
una governance mondiale, capace di imporre indistintamente a tutti regole e orientamenti, eliminando
alla radice le storture e gli inconvenienti originali,
che hanno bloccato fin da principio l’attività dell’ONU, ridotta oggi più o meno a una specie di suppellettile ornamentale. Tutto questo fa capire quanto
sarà difficile vincere alla radice la nostra sfida. In
questo campo (come in tanti altri, del resto), non esiste una vittoria a buon mercato, a basso prezzo. E’
ancora la “storiografia del profondo” che è chiamata
in causa. Ma chi l’insegnerà ai nostri politici, anchilosati nella loro attività dagli interessi di parte, dal
populismo a effetto immediato, dallo sguardo superficiale che sembra inscritto indistintamente nel loro
comune DNA?
Il quadro che Benedetto XVI ha tracciato nell’en-
Ernesto Olivero, un testimone straordinario
del nostro tempo, traccia le linee
di una comunità cristiana che sia in tutto
e per tutto segno evangelico
di speranza e di amore universale
SERVIZIO A PAGINA
2
ciclica Caritas in veritate scende fino in fondo, non
dimentica nulla di quanto attualmente interessa
l’ordine sociale e internazionale. Saranno i cristiani
mediatori di un pensiero così ricco e attuale? Una
cosa però domandiamo a tutti i responsabili onesti:
finché ci sono tanti disoccupati e tante famiglie incapaci di arrivare alla fine del mese, per carità, non ci
parlate di crisi superata!
Giordano Frosini
ANCORA UN APPELLO FAO
PER SCONFIGGERE
LA FAME
RIPRESA
O NON RIPRESA?
I diversi comunicati dell’Ocse
lasciano alquanto perplessi sulla
situazione economica attuale:
una volta la ripresa c’è, una
volta non è ancora arrivata,
una volta è arrivata
però con l’avvertimento
che la disoccupazione
è ancora alta e che andrà
crescendo. Forse l’indicazione
più attendibile è questa
ultima e non è
certo una gran bella notizia
FONTANA A PAGINA
LA CHIESA CHE AMO
Esperti cautamente ottimisti sulla possibilità
di aumentare la produzione agroalimentare
13
CARUSONE A PAGINA
15
2 in primo piano
L’abitudine, la legge al posto
dello Spirito hanno ucciso tante vocazioni nella Chiesa, spento tanti sogni.
Anche noi, chiamati dal Signore, se
non lo amiamo con tutto il cuore e
non amiamo ogni fratello con amore
paterno e materno, possiamo entrare
in questa abitudine -avere semplicemente un’etichetta e non più il cuore.
Il futuro attende una Chiesa-comunità
che sappia ritrovare la forza della
profezia vivendo le beatitudini. Una
Chiesa il cui volto più noto torni ad
essere l’amore.
n. 40
MEDITAZIONE DI UN TESTIMONE
La Chiesa che amo
Una Chiesa dalle braccia aperte, con il coraggio
della verità e della profezia. Un ritorno completo,
anche se attualizzato, ai primi tempi della sua vita
di Ernesto Olivero
DA CHI ANDREMO?
Per molti oggi la Chiesa è sinonimo di severità, di noia, di divieti.
Sarebbe bello invece che la gente la
vedesse con le braccia aperte, come
Gesù l’ha pensata. Quando Gesù dice:
“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò ristoro”
(Mt 11,28), dà un volto preciso alla
Sua Chiesa. Se un uomo vive un momento di angoscia senza fine, da chi
può andare? Se un odio improvviso è
pronto a far diventare la sua vita una
follia, una mano chi gliela può dare?
Se è divorziato, che futuro può avere
nella Chiesa? Se un ragazzo lotta con
la sua omosessualità, se il suo corpo
ribolle di sensazioni, chi lo può aiutare a districarsi? Se un ex carcerato
assassino dopo aver scontato la pena
continua a non dormire di notte per il
rimorso, chi lo acquieta? Se mille giovani sono attratti dall’autodistruzione,
chi è capace di guardarli negli occhi
con tenerezza e ascoltarli? Se l’uomo
o la donna di Chiesa hanno il bastone
in mano, il giudizio sulle labbra, la
durezza nel cuore, sono severi e basta,
questa gente da chi andrà? Magari da
una cartomante, da un guru, in qualche setta, ma non più verso la Chiesa.
Non possiamo ignorarlo, né
accontentarci di essere quelli che
“stanno dentro”. Cerchiamo invece
di convertirci al Vangelo, cerchiamo
di fare nostra una Chiesa che abbia il
cuore grande del Padre, la compassione di Gesù, soprattutto verso i persi,
l’amore dello Spirito, l’accoglienza di
Maria. Non è utopia, è Parola di Dio
che ci interpella e ci fa desiderare una
Chiesa capace di non chiudere mai
la porta a nessuno. Una Chiesa che
sente come un fuoco incontenibile il
desiderio di portare la parola della
consolazione ad ogni uomo, ad ogni
donna. Una Chiesa il cui cuore arde
dal desiderio di far sapere a tutti che
Gesù è il ponte definitivo tra l’umanità e Dio. Una Chiesa aperta notte e
giorno, pronta ad accogliere l’angosciato, a dar speranza allo sfiduciato,
ad accompagnare lo smarrito verso il
senso della vita.
La mia speranza è che le nostre
comunità cristiane tornino ad essere
segno evangelico del dividere il pane
con l’affamato, del dare da bere all’assetato, del visitare il carcerato, del
vestire chi è nudo, dell’accogliere lo
straniero, dell’offrire anche solo un
bicchiere d’acqua ad uno dei piccoli
del Regno nel nome di Gesù, o dell’aver compassione del ferito lungo
il ciglio della strada. È urgente che
torniamo a declinare così il comando
dell’amore, il cuore della nostra fede.
L’apostolo Giovanni ci ricorda: “Chi
infatti non ama il proprio fratello che
vede, non può amare Dio che non
vede” (1 Gv 4,20). E questa Parola ci
inchioda nella concretezza delle scelte
quotidiane: senza amore per il fratello
15 Novembre 2009
non può esserci fede nel Signore Gesù.
“SE ANCHE IL SALE
PERDESSE IL SAPORE, CON
CHE COSA LO SI SALERÀ?”
(LC 14,34)
Ci vuole il coraggio della verità.
Noi cristiani abbiamo smesso di essere
segno, siamo diventati i cristiani del
“buon senso”, del quieto vivere; un
po’ alla volta, siamo riusciti a conciliare il Vangelo con la mentalità del
mondo. Che il mondo attorno a noi
tornasse ad essere pagano ne è stata la
logica conseguenza. Oggi il Vangelo
è diventato “scandalo” prima di tutto
per noi battezzati, inconciliabile con la
nostra vita, con le nostre esigenze, con
i nostri desideri. Continuiamo a girare
attorno al problema con indagini, convegni, e non arriviamo a sciogliere il
nodo del “venite e vedrete” (Gv 1,39).
Spesso oggi, come singoli e come comunità cristiane, non siamo testimoni
credibili dell’amore reciproco e della
condivisione. La mentalità del nostro
tempo fatto di benessere, di prevalenza dell’io sul noi, di immagine, di
autosufficienza... ci è entrata talmente
dentro da soffocare la mentalità biblica
dei “piccoli e dei poveri di Yahvè”. Se
non torniamo a sentirci infinitamente
poveri, se non ritroviamo la strada
dell’umiltà di chi sa di aver bisogno
in tutto e sempre di Dio e dell’altro, il
fratello, non c’è più incontro con Dio,
non c’è più dialogo tra la creatura e il
suo Creatore, non c’è più comunione
tra credenti, non c’è più comunità. E la
Chiesa non dice più Gesù alla gente.
I discepoli di Gesù, i primi cristiani, con tutte le loro sofferenze, con
tutte le loro difficoltà hanno portato
la loro testimonianza decisiva nel
mondo pagano che li circondava,
perché sono stati credibili, e quindi
autorevoli. Lannuncio era la loro vita,
davvero intrisa di Gesù. Il poter dare
testimonianza dell’incontro con Gesù
era la loro forza, le sue Parole e il suo
Corpo erano il pane condiviso tra loro.
La loro gioia era la gioia di una vita
povera ma donata, perché davvero “vi
è più gioia nel dare che nel ricevere”
(At 20,35). Avevano aperto gli occhi
alla semplicità dell’amore, che scioglie
ogni nodo, ogni invidia, ogni tensione
e crea comunione. E sapevano dove
attingere, perché l’acqua pura che portavano non si esaurisse mai.
Loro avevano creduto alle parole
di Gesù: “In verità, in verità vi dico:
anche chi crede in me, compirà le
opere che io compio e ne farà di più
grandi” (Gv 14,12).
ESSERE COMUNITÀ
PROFETICA
Ora questa sfida è affidata a noi, al
nostro tempo. Non sono un sognatore
e non considero questo tipo di vita
un’utopia. Credo davvero che l’umanità, se non impara a rispettare le
risorse e a condividerle in modo equo,
a scegliere una vita più sobria, a restituire intelligenza, capacità, conoscenze
a chi ha avuto meno, implode. E oggi
di quest’implosione cominciamo a vedere i segni. A forza di guardare solo a
noi stessi, abbiamo perso una visione
ampia del mondo, dei rapporti, del
futuro. Abbiamo perso la speranza.
Oggi a noi Chiesa è affidata la
missione profetica di testimoniare una
nuova umanità possibile, improntata
sull’amore. Ma non bastano pochi
uomini di buona volontà. C’è bisogno
di intere comunità, c’è bisogno che la
Chiesa tutta si converta a questa missione e lo faccia subito! Abbiamo fatto
molto, abbiamo realizzato una fitta
rete di associazioni di volontariato cui
abbiamo affidato le povertà emergenti
del nostro tempo, il Terzo Mondo... I
più sensibili si sono impegnati nella
carità, a nome di tutti. Ma non basta.
Il Vangelo è per tutti; il cristiano,
qualunque cristiano, ha nel Vangelo
il suo codice di riferimento. E tutti
sono chiamati a lasciarsi interrogare
dall’esempio del samaritano che sulle
strade del mondo scende dal cavallo
delle sue certezze e si prende cura del
ferito.
Ma per scaldare il cuore agli altri
dobbiamo conservarlo caldo noi. C’è
bisogno che anzitutto noi Chiesa ci
rievangelizziamo per dare al mondo
la buona notizia. Allora le campane
delle nostre chiese non saranno
folclore o disturbo della quiete, ma
memoria di una buona notizia da
vivere ogni giorno, di un amore che
non ha ferie né segreteria telefonica e
può fluire da ogni cristiano. Sarà una
conversione che porterà molti di noi
ad interrogarci sulle strutture di peccato, a volte opera anche di uomini e
donne cristiani. Una conversione che,
per essere comunitaria, dovrà toccare
cardinali e industriali, generali e operai, intellettuali e casalinghe, giovani
e anziani, portando nella loro quotidianità quell’amore di cui il mondo ha
tanto bisogno.
Uno dei segni che il paganesimo
ci ha presi è che anche nei nostri ambienti la gente attribuisce a Dio tanti
mali frutto invece dell’avidità, dell’incuria, del disinteresse di molti di noi.
Le nostre comunità devono tornare a
“parlar cristiano”, ad “amare Dio con
tutto il cuore, con tutta l’anima e con
tutte le forze” (Dt 6,5). Il Signore, ne
sono convinto, ci sta domandando con
forza di tornare ad essere cristiani a
tempo pieno, 24 ore su 24.
IL FUTURO FREME
Mi piacerebbe che noi cristiani del
terzo millennio trovassimo il modo di
far rivivere le pagine dell’autore anonimo del Il secolo che scrive la Lettera
a Diogneto. I cristiani vi sono descritti
come brava gente, si vogliono bene,
rispettano le leggi, vivono nella loro
patria, ma come forestieri, dimorano
sulla terra ma hanno la cittadinanza
in cielo; non gettano i neonati, vivono
del loro lavoro, non si distinguono
per un abito particolare ma sono riconoscibili per la bontà; quando sono
maltrattati, ingiuriati e condannati
benedicono. Sono l’anima del mondo.
Sarebbe bello che, da oggi, di noi
cristiani si potesse dire: sono donne
e uomini che si vogliono bene tra di
loro, che non parlano mai male di nessuno; che quando sanno di un problema, di una povertà si fanno in quattro
senza attendersi un grazie; sono quelli
che non fanno manifestazioni “contro” qualcuno ma portano in piazza
la loro speranza, per dire che la luce
è alla portata di tutti; che non condannano nessuno, perché Gesù non
condanna. Ama, continuamente.
Non dobbiamo avere paura di
guardare lontano, di interrogarci: cosa
ne sarà della Chiesa in Italia fra 10 o
20 anni? Esisterà ancora o altre religioni ci avranno superato, e saremo
un gregge talmente piccolo da non
avere più un futuro? Se siamo obiettivi e non falsi sognatori ci dovremmo
spaventare. Ma l’oggi è ancora nelle
nostre mani. Se entriamo nella logica
di Gesù non avremo paura del futuro,
ed il futuro fremerà di impazienza
nell’attesa della Chiesa di Gesù.
CHIESA
DELLE BEATITUDINI
Mi piacerebbe che la gente ricono-
Vita
La
scesse in noi laici, religiosi, sacerdoti
la Chiesa delle beatitudini, una Chiesa
che vive con serenità e con forza il
“Beati voi...” (Mt 5,1-11; Lc 6,20-26).
Ripeto spesso e con molta convinzione un’affermazione di Michele
Do: “La Chiesa non è una struttura
da aggiornare, ma una presenza,
quella di Cristo, a cui convertirsi”. È
una presenza a volte difficile da riconoscere, faticosa da vivere, al limite
dell’impossibile, ma è reale. Il cuore
del cristianesimo è la conversione alla
mentalità delle beatitudini, e la forza
della Chiesa è la logica di Dio: l’umiltà, cioè, di chi come Gesù si mette
a servizio, disposto a perdere tutto
per guadagnare anche uno solo alla
fede, per portare vita. La Chiesa può
crescere fino ad abbracciare l’intera
umanità, ma converte solo se torna a
vivere la gioia di essere come Gesù, se
torna a vivere le beatitudini.
Se non ci sono questi due passaggi -passione e compassione- noi
diventiamo dei rami secchi. Saremo
luce che converte il mondo se ognuno
di noi diventerà tempio di Dio, in cui
il sorriso, la commozione non sono
un’apparenza ma la sostanza che fascia, consiglia, soccorre, tace, prega in
continuazione, per essere totalmente
di Dio e totalmente a servizio dei fratelli. Oggi ognuno di noi è chiamato
a diventare cattedrale che rende culto
al suo Dio, lo ama perdutamente
nell’uomo, nel creato, nella storia, in
tutto ciò che lo circonda.
Gesù ha voluto che la Chiesa fosse
il suo Corpo, che i cristiani fossero
le sue membra. Il corpo di un uomo
funziona bene se la gamba fa la gamba, se la testa fa la testa. Quando c’è
confusione di ruoli, quando prevale
l’invidia, il non fare, il quieto vivere,
la Chiesa non è più Chiesa: è un ammasso di istituzioni che stanno insieme per paura, per ipocrisia.
Spero in una Chiesa aperta ad accogliere i carismi che il Signore dona
ancora oggi, carismi intorno ai quali
nascono nuovi movimenti e comunità,
servizi nuovi, modi nuovi di vivere la
missione; una Chiesa che non si limita
ad esercitare il suo potere, ma lo trasforma in un potere che sa servire.
Tutti dovrebbero concorrere a far
bello il Corpo che è la Chiesa, anziché
dividerlo: chi ha il carisma dell’amore
gioisce per chi ha quello della speranza e insieme sussultano per chi ha il
dono di chinarsi`verso i più poveri.
Comunità, gruppi, parrocchie e singoli cristiani, stanno sulla barca di
Pietro per essere punto di riferimento
della salvezza, della speranza, della
contentezza.
Abbiamo bisogno di Pastori che
ci aiutino a vivere l’unità non addormentando le idee, ma stimolando tutti
a vivere la preghiera, la condivisione,
la sobrietà; incoraggiando tutti a vivere i vari carismi senza distaccarsi dalla
Chiesa.
La Chiesa se è veramente innamorata del suo Dio ridiventa pura,
abbandona le incrostazioni, torna ad
essere missionaria, portatrice dell’annuncio che Dio ama l’uomo. Torna a
parlare all’uomo con l’unico linguaggio comprensibile a tutti e con gesti
pieni di significato, di trascendenza,
di amore a Dio. Torna a parlare ai
giovani soprattutto, i più poveri tra i
poveri, con la schiena piegata dai non
valori che hanno respirato. Torna ad
essere fatta di uomini e donne di pace.
Vita
La
15 Novembre 2009
cultura
n. 40
Dopo il fortunato romanzo “Non ti muovere” per la Mazzantini arriva il Campiello
Diventare madre a Sarajevo
“G
li scrittori di denuncia, quelli
cosiddetti ‘impegnati’, li detesto insieme a quelli della domenica, di puro
intrattenimento o svago; preferisco
gli outsider, quelli che dirazzano, che
non sono nel solco”: così si è espressa
Margaret Mazzantini, recentemente,
fiera dei tanti successi della sua “pagina scritta”, primo fra tutti quel “Non
ti muovere” (Premio Strega), che ci
aveva fatto conoscere una narratrice
diversa, appassionata dello scrivere e,
soprattutto, della vita e dei suoi destini,
scolpiti nelle coscienze di uomini spesso
dimenticati. Sì, una scrittrice che evita di
seguire le “mode”, già con quel padre
combattuto tra professione e amore,
che si trova di fronte al dilemma di una
figlia tra la vita e la morte; ora, “Venuto
al mondo” cammina sulla stessa linea
di originalità e di intuizione tutta per-
“Venuto al mondo” è una storia di dopoguerra,
una sfida alla vita giocata sui temi
del sentimento e della passione
di Angelo Rescaglio
sonale, al punto che l’autrice rivelerà
di avere scritto e pianto, tanta è stata la
partecipazione alla vicenda.
La protagonista è Gemma, raggiunta per telefono, un giorno qualunque,
da una voce che parte da Sarajevo, la
terra dell’orrore e dei ricordi: un vecchio
amico, Gojko -poeta bosniaco e amore
mancato- la invita a a tornare, mentre
vive a Roma, e sposata con un ufficiale
dei carabinieri, insieme a un figlio
adolescente, Pietro, nato fuori da quel
matrimonio (intraprenderà il viaggio
con questa creatura, per fargli conoscere
i luoghi in a cui il suo vero padre è morto...). Chiamerà il tutto “Viaggio della
speranza”, pur nella realtà di una città
distrutta dalla brutalità della pulizia
etnica (un fugace accenno: “Qualcuno
passa, un uomo che si attarda su un
bidone dell’immondizia, un poveraccio
che cerca qualcosa, qualche avanzo che
abbia ancora sapore, qualche scarto che
valga la pena. Come me, in fondo”).
Due i piani di lettura, per cogliere
gli aspetti validi di un romanzo che
si muove tra la storia e la dimensione
esistenziale: da una parte, Pietro, che
è il risultato di un forte desiderio di
dare alla luce un figlio, dopo tanti
inutili tentativi; dall’altra, la città
della guerra che, nei tempi precedenti,
Gemma ha scelto per documentarsi su
Ivo Andric, l’autore del “Ponte sulla
Drina” (successivamente, conoscerà
Diego, un ragazzo genovese dal vissuto
difficile, fotografo di professione, con il
soggetto prediletto le “pozzanghere”:
tra i due nasce una forte passione, che
si concluderà con l’abbandono e la
morte in solitudine dell’uomo, dopo
l’avventura dell’arrivo di una creatura
(“Ci siamo messi a parlare, gli dico che
mio marito è rimasto laggiù, che è un
fotografo”, fedeli all’ idea che la legge
può farsi una passeggiata, l’amore va
lasciato dove sta...”).
Sullo sfondo il dramma di una città
quasi senza nome, che la Mazzantini sa
cogliere nella sua intima tragedia: “La
nostra kafana non c’era più. Polverizzata. Centrata in pieno da una granata.
Non restava che un bruco spettrale, metallo avviluppato, futurista. Per fortuna
Il primo romanzo di Grazia Frisina “A passi incerti”
Le diversità lungo il cammino della vita
D
omenica pomeriggio; tra due
appuntamenti, su cui ancora far ricadere la scelta, si infila un cartoncino
ricevuto a scuola da una collega e alla
fine vado alla presentazione. Peccato
non poter rimanere fino alla conclusione, ma porto con me il libro: è un
romanzo, io solitamente leggo altre
cose, ma il pomeriggio seguente lo
inizio e arrivo all’ultima pagina. La
lettura quindi scorre, il linguaggio è
naturale e accurato; felice l’assonanza
dei riferimenti tra gli stati d’animo e
certi oggetti o rumori intorno alle persone. Ci sono dei protagonisti, ma è la
poesia ad emergere con la sua bellezza
e potenzialità.
C’è un gioco di incastri, travestimenti ed equivoci, complice anche
internet con le nuove possibilità di
approccio e conoscenza a distanza.
Emilia è diversamente abile a causa
dell’atrofia muscolare spinale. Dopo
‘handicappato’, ‘disabile’, neppure
‘diversamente abile’ è una terminologia
convincente. C’è stata una evoluzione
analoga, da parte dei cristiani, nei
confronti degli atei: da ‘non credenti’
(terminologia negativa che esprime
soltanto qualcosa che manca) a ‘persone di convinzioni diverse’ (si paga il
prezzo di una terminologia più lunga
per esprimere qualcosa che c’è). Rimane
però quel ‘diverso’ che sa di separazione
e stride un po’. Alcuni cristiani si rivolgono alle ‘persone di convinzioni non
religiose’, quindi si potrebbe dire ‘persone con abilità non ……’ Si aspettano
proposte! La diversità comunque c’è,
bisogna vedere come si accetta e come
si convive insieme.
Sentiamo cosa dice Emilia:
“Oggi ho smesso di guardare l‘umanità
divisa in due: i normali e i disabili, i primi
abitanti nell‘olimpo, i secondi negli inferi,
perché ho capito che ogni uomo può trovarsi
indifferentemente a percorrere le infinite
strade che portano ai due regni, un giorno
una via, un giorno un‘altra, senza che
nessuno abbia la volontà di farlo: è questa
la condanna e la bellezza della vita. Ma un
sorriso, un amico, una poesia, una pietra,
forse possono aiutare ad attraversarle meglio. Possono aiutare a camminare, seppure
a passi incerti”
La sorella, Stella, studia, ha altri
interessi e un diverso approccio alla vita:
sono l’una di fronte all’altra su un’altalena di scontri e di complicità.
“Due porte sbattono contemporanea-
mente: l‘uscio dell‘appartamento e la porta
di una stanza da letto. Lo stesso schianto
rimbomba nel petto delle due sorelle. […]
Quando Stella ritorna, nel cuore della notte, la trova al fondo del buio del corridoio,
ancora vestita. Senza dirsi una parola si
abbracciano e provano entrambe quel calore
dolce e familiare che le libera, finalmente,
dall‘angoscia che hanno avuto per tutta
la sera e che le ha tenute però legate l‘una
all‘altra con un invisibile filo. Il filo di affetto
che avvolge, senza fine, le loro vite. Tutte
e due comunque sanno che tutto questo
accadrà di nuovo.”
Due persone diverse o la descrizione più distinta dei diversi sentimenti,
dei diversi pensieri che convivono e
si alternano in ciascuno di noi e delle
diverse maschere che ci mettiamo davanti agli altri?
L’altro è Athos, incontrato per prima
(o per seconda!?) da Emilia. Ma come si
incontrano tra gli innumerevoli, banali
e anonimi contatti internet? La passione
comune per la poesia (Emily Dickinson
per Emilia e Hölderlin per Athos) gioca
un ruolo importante, ma qualcosa di più
grande e profondo li fa avvicinare. In
Emilia risuona una frase che Athos scrive sul forum poeti nascosti e risponderà
ad un altro suo messaggio:
“Athos: solitario mi trovo, come sempre,
sotto il cielo
X: mi hanno imprigionato gli occhi e
i piedi in un nascondiglio irraggiungibile.
Aiutami tu a slegare questi nodi. Forse
per questa notte il cielo farà a meno di due
solitudini.”
La sofferenza ti isola dagli altri o ti
permette di capire, di accorgerti e quindi
di legarti più strettamente a qualcuno?
Nell’innesto due piante diventano una
cosa sola se prima vengono scorzate e
poi unite sul vivo, sul nudo.
“Si è dischiusa alla vita accogliendo ciò
che essa, giorno per giorno, le offre. Piccole
semplici cose. Fatte di attimi incastonati di
emozioni. Piccole cose senza pretesa. Ha
imparato a vederne la bellezza e l‘amore.
Già, perché solo la forza dell‘amore
può aver compiuto il miracolo nel cuore di
Emilia: l‘amore delle persone che le vivono
accanto, che pazientemente non si sono
stancate di raschiare via la crosta del suo
astio e della sua pena, sanandola con tenera
premura e con affetto, di smuovere dal suo
volto i sorrisi intirizziti, quando l‘apatia,
l‘insofferenza e la rabbia stavano rendendo
i rapporti con gli altri privi di senso e il suo
vivere stava divenendo un deserto ostile.”
Abile-disabile, la vita è condannabellezza, solitudine-amicizia, sanomalato, vedere-non vedere, Dio c’è-non
c’è, amore-dolore. Il romanzo si snoda
rimbalzando su questi opposti. In che
rapporto stanno? Un’idea ce la può dare
il simbolo del Tao: nel bianco c’è un po’
di nero e viceversa, il tutto (il cerchio)
si divide nelle due realtà, non sono
separati o accostati in maniera netta,
ma l’andamento sinuoso dà l’idea di
un combaciare. A proposito di simboli,
quello del cristianesimo ci ricorda il
culmine del dolore, culmine dell’amore.
Torna in mente l’esperienza che Chiara
M racconta in “Crudele dolcissimo
amore” e in “Oscura luminosissima
notte”. Si, procediamo a passi incerti:
3
nessuno dei nostri amici era lì. L’esplosione era avvenuta al mattino presto,
a rimetterci era stato solo un povero
inserviente albanese che dormiva nel
retro... Ci eravamo abituati alle sirene
degli allarmi, ai sibili delle granate...
Imparammo che le tregue erano finte,
duravano poche ore e poi ricominciava
la musica. Le strade cambiavano faccia
ogni giorno, si sfaldavano e si ricomponevano miseramente... Eppure di notte
continuava la vita, si sopravviveva nelle
cantine e nei locali a colpi di battute
amare… C’era la speranza che tutto
sarebbe finito prima dell’estate… Non
c’era più intimità. In quella casa, come
in ogni casa di Sarajevo, si dormiva
tutti insieme, materassi ammucchiati
in corridoi, lontano dalle finestre, dalle
zone più esposte ai colpi degli obici,
dei cannoni”.
In questa realtà terribile, che appare
come “un grande poligono all’aperto...
Una riserva di caccia”, il bisogno
della maternità appare come una luce
d’infinito, che allontana la voce della
guerra; in un momento di disperazione,
Gemma ha pure la sua strana preghiera,
tanto bella perché scava nell’interiorità: “Della fede non ho il coraggio.
E neanche l’innocenza. Dio è solo un
complice remoto delle menomazioni
degli uomini... Forse io non credo in Te,
ma forse Tu sei così prodigo da credere
in me... Adesso ho imparato a pregare...
dammi la possibilità di leggere un segno
migliore in questo destino solo questo
Ti chiedo”.
Forse, Margaret Mazzantini ha
affidato il messaggio del suo romanzo
a queste due considerazioni della
sua “protagonista”: “Sogno una città
posata sulla mia pancia” e “Caro, dico,
caro. Caro perché la vita ci verrà tolta
a tutti”.
una cosa bella, un incontro, una capacità si può rivelare, ad un certo punto,
un passo difficile sul terreno cedevole
della delusione, così come una cosa
brutta, uno scontro, una incapacità può
portare il nostro piede titubante su un
appiglio più alto che non si vedeva. E
nei rapporti con gli altri l’avanzare della
fiducia e della sincerità, il retrocedere
della diffidenza e della maschera.
E quando non si vuole o non si può
fare un passo avanti?
“Ancora il suo animo, in certe giornate,
imbocca il vicolo cieco della disperazione e
della tristezza, allora il tormento inizia il
suo assillo senza sosta, fino a che qualcosa,
qualcuno, dentro o fuori di lei, non l‘abbranca per trascinarla via dal chiuso e dal
grigiore dei suoi pensieri e condurla verso
spazi d‘arcobaleno”
A passi incerti, ma andando avanti
qualcosa si trova, qualcuno si incon-
Poeti
Contemporanei
DORME LA NATURA
Quieta è la sera.
Nel dolce imbrunire
che d’ocra e d’indaco
colora i clivi e i colli,
soavemente scendono le tenebre.
Un solo rumore,
il ruscello,
instancabile presenza.
Qualche assopito suono ancora.
Poi tutto tace,
tutto riposa,
dorme la natura.
Si sveglierà domani
anelante di mille battiti
negli ori mattutini.
Alessandro Orlando
4 attualità ecclesiale
Parole anche per l’oggi
di Fabio Zavattaro
L’
immagine della vedova
e del suo obolo come messaggio contro l’ipocrisia, tensione
verso la verità e ricerca di uno
stile di vita essenziale: “azzimo”, ricordava il Papa nella
sua riflessione di Pasqua. Ed è
alla luce di questa icona della
vedova che papa Benedetto,
nel suo viaggio a Brescia, parla
della Chiesa e rende omaggio
alla figura di Paolo VI, figlio
della terra bresciana. Da Papa,
il 29 giugno del 1975, chiedeva
ai neo-sacerdoti di saper ascoltare “il gemito del povero, la
voce candida del bambino, il
grido pensoso della gioventù,
il lamento del lavoratore affaticato, il sospiro del sofferente
e la critica del pensatore”. Un
programma per mettere in
pratica l’“amore appassionato”
per la Chiesa che ha cercato
“con tutte le sue forze di far
comprendere e amare”. Così,
ricorda Benedetto XVI, Montini parla della Chiesa nel suo
“Pensiero alla morte”: “Vorrei
finalmente comprenderla tutta,
nella sua storia, nel suo disegno
divino, nel suo destino finale,
nella sua complessa, totale e
unitaria composizione, nella
sua umana e imperfetta consistenza, nelle sue sciagure e nelle
sue sofferenze, nelle debolezze
e nelle miserie di tanti suoi figli,
nei suoi aspetti meno simpatici,
e nel suo sforzo perenne di fedeltà, di amore, di perfezione e
“U
na certa risonanza ha
avuto nelle settimane scorse, ma
assai di più ne avrebbe meritato,
l’annuncio choccante che sette
nostri fratelli cristiani sono stati
orribilmente uccisi nel Sudan
meridionale in una macabra
parodia della crocifissione”. È
stato questo il primo argomento
affrontato dal presidente della
Cei, card. Angelo Bagnasco,
nella prolusione (testo integrale: clicca qui)ai lavori della 60ª
assemblea generale dei vescovi
(Assisi, 9-12 novembre 2009).
Parlando dell’Africa e poi facendo riferimento al Sinodo che si è
svolto recentemente in Vaticano,
ha sottolineato “il suo profondo
senso di Dio”, definendolo con
le parole del Papa un “tesoro
inestimabile per il mondo intero”. Ha quindi notato che “il
fenomeno della fame non dipende tanto dalla scarsità materiale
n. 40
BENEDETTO XVI
Sulle orme di Paolo VI
di carità”. Una Chiesa che Paolo
VI vuole povera e libera, e qui
torna il riferimento alla figura
evangelica della vedova del
Vangelo di Marco. La Chiesa,
dice Benedetto XVI, per riuscire
a parlare all’umanità contemporanea deve essere così.
Papa Ratzinger sottolinea,
con le parole della prima enciclica montiniana “Ecclesiam
Suam”, 6 agosto 1964, che Paolo
VI “ha dedicato tutte le sue
energie al servizio di una Chiesa il più possibile conforme al
suo Signore Gesù Cristo, così
che, incontrando lei, l’uomo
contemporaneo possa incontrare Lui”. E come non vedere,
afferma ancora il Papa a Brescia,
che “la questione della Chiesa,
della sua necessità nel disegno
di salvezza e del suo rapporto
con il mondo, rimane anche oggi
assolutamente centrale? Che,
anzi, gli sviluppi della secolariz-
delle risorse quanto da fattori
sociali e istituzionali, ai quali
occorre volersi applicare senza
esitazioni”.
ANGLICANI
“La chiave missionaria mi
pare la più indicata anche per
comprendere l’iniziativa che
nelle ultime settimane ha preso
configurazione nei riguardi dei
fratelli – chierici e fedeli – anglicani che da tempo chiedevano di
entrare nella piena comunione
con la Chiesa cattolica”, ha poi
detto Bagnasco aggiungendo che
“per le modalità in cui è maturata ed è stata anche annunciata
l’iniziativa oggi riguardante gli
anglicani, e per la sapienza che
complessivamente la ispira, non
possiamo non vedervi riflessa
l’impronta dell’attuale Pontefice, indomito e dolce, coraggioso
e illuminato”.
zazione e della globalizzazione
l’hanno resa ancora più radicale,
nel confronto con l’oblio di Dio,
da una parte, e con le religioni
non cristiane, dall’altra?”
È dunque più che mai attuale la riflessione sulla Chiesa
condotta da Montini; “e più
ancora è prezioso afferma papa
Ratzinger – l’esempio del suo
amore per lei, inscindibile da
quello per Cristo. Il mistero
della Chiesa – leggiamo sempre
nell’Enciclica Ecclesiam Suam
– non è semplice oggetto di conoscenza teologica, dev’essere
un fatto vissuto”.
Papa Benedetto non si ferma qui nel ricordo del suo
predecessore che ha portato a
conclusione il Vaticano II. Ne
ripropone il pensiero sul celibato sacerdotale – è dono che
avvicina a Cristo che ha offerto
tutto se stesso per la Chiesa. Ne
ricorda l’attenzione con la quale
Vita
La
15 Novembre 2009
guardava alle difficoltà del postConcilio che si sommavano con
i fermenti del mondo giovanile.
È il 1978 e Montini, ai seminaristi lombardi, sottolinea come
in molti si attendessero “gesti
clamorosi, interventi energici e
decisivi” e sostiene di non dover
seguire “altra linea che non sia
quella della confidenza in Gesù
Cristo, a cui preme la sua Chiesa
più che non a chiunque altro.
Sarà Lui a sedare la tempesta.
Non si tratta di un’attesa sterile
o inerte: bensì di attesa vigile
nella preghiera. È questa la condizione che Gesù ha scelto per
noi, affinché Egli possa operare
in pienezza. Anche il Papa ha
bisogno di essere aiutato con la
preghiera”.
La formazione dei giovani
costituisce poi una costante nel
pensiero e nell’azione di Montini: “Viviamo in tempi nei quali
si avverte una vera emergenza
educativa. Formare le giovani
generazioni, dalle quali dipende il futuro, non è mai stato
facile […] si vanno diffondendo
un’atmosfera, una mentalità e
una forma di cultura che portano a dubitare del valore della
persona, del significato della verità e del bene, in ultima analisi
della bontà della vita. Eppure si
avverte con forza una diffusa
sete di certezze e di valori”.
Generazioni di giovani universitari hanno trovato in Montini
assistente della Fuci, la Federazione degli universitari cattolici, “un punto di riferimento, un
formatore di coscienze, capace
di entusiasmare, di richiamare
al compito di essere testimoni
in ogni momento della vita,
facendo trasparire la bellezza
dell’esperienza cristiana”. Per
papa Montini il giovane va
educato a considerarsi come
persona e non numero nella
massa; va aiutato ad avere un
“pensiero forte” capace di un
“agire forte”. Con coraggio,
“indicò la strada dell’incontro
con Cristo come esperienza
educativa liberante e unica
vera risposta ai desideri e alle
aspirazioni”.
Da “vecchio amico dei giovani”, come si definiva, Montini
“sapeva riconoscere e condividere il loro tormento quando si
dibattono tra la voglia di vivere,
il bisogno di certezza, l’anelito
all’amore, e il senso di smarrimento, la tentazione dello
scetticismo, l’esperienza della
delusione”. Diceva: “L’uomo
contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri,
o se ascolta i maestri lo fa perché
sono dei testimoni”.
CEI: ASSEMBLEA GENERALE
Pensieri e impegni
I principali temi della prolusione
del cardinal Angelo Bagnasco
CULTURA IRREALE
DELLA MORTE
“Anche quando la maschera
della morte scende sul volto dei
propri cari, dunque si fa più
prossima e meno facilmente evitabile, anche allora non di rado
si tende a rimuovere l’evento, a
scantonarlo, a scongiurare ogni
coinvolgimento”: così il card.
Bagnasco ha introdotto l’argomento della nuova edizione
italiana del “Rito delle esequie”.
“Il fenomeno determina la pratica sparizione dell’esperienza
della morte e di ogni suo simulacro dalla scena della vita
– ha aggiunto –. Va da sé che la
comunità cristiana non possa
avallare una tale cultura così
irreale: nascondere la morte e
dimenticare l’anima non rende
più allegra la vita, in genere la
rende solo più superficiale”.
“DIO OGGI”, MURO
DI BERLINO, EUROPA
Il convegno internazionale
su “Dio oggi”, previsto dal 10
al 12 dicembre e la “caduta
del muro di Berlino” sono stati
altri due argomenti toccati dal
presidente dei vescovi italiani.
Sul primo ha detto che “non si
parlerà di Dio in modo generico
o convenzionale”. Sul dopo
“muro di Berlino” ha invece notato che “cambiamenti vorticosi
si sono succeduti, e difficoltà
inedite sono affiorate ad Ovest
come ad Est, dove l’elemento
della secolarizzazione ha finito
con l’imporsi quale denominatore comune più rapidamente di
quanto si sia radicato il costume
democratico”.
CROCIFISSO:
SENTENZA ALQUANTO
SURREALE
Una “sentenza alquanto
surreale emessa dalla Corte di
Strasburgo, a proposito della
presenza dei crocifissi nelle
aule scolastiche italiane, nei
confronti della quale bene ha
fatto il governo ad annunciare
ricorso”: così l’ha definita il
presidente della Cei. “Lungi
infatti dal minacciare le responsabilità educative della famiglia
e quelle laiche di ogni Stato
moderno, il crocifisso nella molteplicità dei suoi significati può
suggerire solo valori positivi
di inclusione, di comprensione
reciproca, in ultima istanza di
amore vicendevole”, ha poi
affermato.
RU486,
SCUOLA LIBERA
“Principi non negoziabili”,
pillola Ru486, obiezione di
coscienza di operatori sanitari, farmacisti e farmacisti
ospedalieri sono stati oggetto
dei successivi passaggi della
prolusione. Sulla Ru486, in
particolare, ha affermato che
“l’intera operazione volta a
rendere fruibile la controversa
pillola non ci ha convinto né
come cittadini né come pastori”. Circa l’obiezione di coscienza ha invece sottolineato che “in
queste nostre osservazioni non
c’è alcuna sottovalutazione del
dramma in cui può trovarsi la
donna, in particolare quando
il pensiero di interrompere la
gravidanza dovesse presentarsi
per motivi legati alla condizione economica”. Sull’“ora di
religione islamica” ha affermato
che “non è in discussione… la
libertà religiosa di chicchessia” e sulla “scuola libera” ha
ribadito l’auspico che “le cifre
inizialmente previste con decurtazioni consistenti possano
essere prontamente reintegrate
in modo da consentire agli enti
erogatori dei servizi di mantenere gli impegni già assunti”.
FAR CRESCERE
IL PAESE
“Svelenire il clima generale” in politica, puntare alla
crescita del Paese, come “condizione fondamentale per una
giustizia sociale che migliori le
condizioni del nostro Meridione”, sono stati gli ultimi temi
affrontati dal presidente della
Cei. “Il nostro popolo, che tanti
sacrifici ha affrontato e affronta
– ha affermato – gradirebbe
davvero uno scatto in avanti
nel segno della risolutezza e del
superamento delle campagne
denigratorie come delle polemiche strumentali. Ciascuno,
ripeto, è chiamato in causa
in quest’opera d’amore verso
l’Italia”.
Vita
La
15 Novembre 2009
In occasione dei lavori del-
la 60ª Assemblea generale della
Conferenza episcopale italiana, in
corso ad Assisi, Benedetto XVI ha
inviato un messaggio al presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinal Angelo Bagnasco.
LA SFIDA EDUCATIVA
“Sono trascorsi pochi mesi
dal nostro incontro in occasione
dell’Assemblea generale svoltasi a
maggio – scrive il Papa -, nel corso della quale è stata individuata
nell’educazione la prospettiva di
fondo degli orientamenti pastorali
per il prossimo decennio”. Per il
Pontefice, “l’emergere dell’istanza
educativa è un segno dei tempi
che provoca l’Italia intera a porre
la formazione delle nuove generazioni al centro dell’attenzione e
dell’impegno di ciascuno, secondo
le rispettive responsabilità e nel
quadro di un’ampia convergenza
di intenti”. Inoltre, l’educazione
è “una esigenza costitutiva e permanente della vita della Chiesa”
e “si colloca nel cuore della sua
missione, volta a far sì che ogni
persona possa incontrare e seguire
il Signore Gesù, Via che conduce
all’autenticità dell’amore, Verità
che ci viene incontro e Vita del
mondo”. La sfida educativa, sottolinea il Santo Padre, “attraversa
tutti i settori della Chiesa ed esige
che siano affrontate con decisione le grandi questioni del tempo
contemporaneo: quella relativa
alla natura dell’uomo e alla sua dignità - elemento decisivo per una
formazione completa della persona - e la ‘questione di Dio’, che
sembra quanto mai urgente nella
nostra epoca”.
UN CAMMINO DI SANTITÀ
“Perché ciò si realizzi – prosegue Benedetto XVI - occorre che
noi per primi, cari fratelli vescovi,
con tutto il nostro essere, diventiamo adorazione vivente, dono che
trasforma il mondo e lo restituisce
a Dio”. È questo “il messaggio
profondo dell’Anno sacerdotale,
che costituisce una straordinaria
occasione per andare al cuore del
ministero ordinato, riconducendo a unità, in ciascun sacerdote,
l’identità e la missione”. Il Papa si
dichiara contento di vedere come,
nelle diocesi italiane, “questa
speciale proposta stia generando
non poche iniziative soprattutto di
carattere spirituale e vocazionale,
e contribuisca a mettere in luce il
cammino di santità tracciato nel
tempo da tanti vescovi e presbiteri italiani”. La storia d’Italia,
infatti, è “anche la storia di un’innumerevole schiera di sacerdoti
che si sono chinati sulle ferite di
un’umanità smarrita e sofferente,
facendo di se stessi un’offerta di
salvezza. Mi auguro che possiate
raccogliere abbondanti frutti da
questa corale preghiera e meditazione sul dono del sacerdozio,
scaturito dal cuore di Cristo per la
salvezza del mondo”.
CON LA TENACE FORZA
DEL BENE
Un altro tema sul quale si sofferma il Santo Padre e al quale
sarà dedicato ampio spazio nei
lavori della Assemblea generale,
attualità ecclesiale
n. 40
BENEDETTO XVI ALLA CEI
Essere dono
per il mondo
I temi più importanti nel messaggio ai vescovi
è la “questione meridionale”. A
vent’anni dalla pubblicazione
del documento “Sviluppo nella
solidarietà. Chiesa italiana e Mezzogiorno”, evidenzia il Pontefice,
“avvertite il bisogno di farvi voce
e carico delle esigenze di un Paese
che non crescerà se non insieme.
Nelle terre del Sud la presenza
della Chiesa è germe di rinnovamento, personale e sociale, e di
sviluppo integrale”. “Possa il Signore benedire gli sforzi di coloro
che operano, con la tenace forza
del bene, per la trasformazione
delle coscienze e la difesa della
verità dell’uomo e della società”, è
l’auspicio del Papa.
UNA LUCE SUL MISTERO
DELLA MORTE
Non è mancato un riferimento
alla nuova edizione italiana del
Rito delle esequie, che sarà esaminata nel corso dell’Assemblea.
“Essa – afferma Benedetto XVI
- risponde alla necessità di coniugare la fedeltà all’originale latino
con gli opportuni adattamenti
alla situazione nazionale, facendo
tesoro dell’esperienza maturata
dopo il Concilio Vaticano II, con
sguardo attento al mutato conte-
sto socio-culturale e alle esigenze
della nuova evangelizzazione”. Il
momento delle esequie costituisce
“un’importante occasione per annunciare il Vangelo della speranza
e manifestare la maternità della
Chiesa”. “In una cultura che tende
a rimuovere il pensiero della morte, quando addirittura non cerca di
esorcizzarla riducendola a spettacolo o trasformandola in un diritto,
è compito dei credenti – avverte il
Santo Padre - gettare su tale mistero la luce della rivelazione cristiana, certi ‘che l’amore possa giungere fin nell’aldilà, che sia possibile
un vicendevole dare e ricevere, nel
quale rimaniamo legati gli uni agli
altri con vincoli di affetto’”. Infine,
il Papa ricorda che “cinquant’anni
fa, al termine del XVI Congresso
eucaristico nazionale e dopo una
straordinaria peregrinatio Mariae,
i vescovi italiani vollero consacrare
l’Italia al Cuore Immacolato di Maria”. “Di tale atto così significativo
e fecondo – conclude Benedetto
XVI -, voi rinnoverete la memoria,
confermando il particolarissimo
legame di affetto e devozione che
unisce il popolo italiano alla celeste
Madre del Signore”.
Non è necessaria la scomunica
I mafiosi sono già fuori
della Chiesa
“E’
vero che nel Mezzogiorno si registra la presenza della criminalità
organizzata, ma non bisogna considerarla una realtà insuperabile e invincibile.
La prospettiva con cui la Chiesa guarda a questa realtà è quella del ‘grido’
di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi quando evocò il giudizio di Dio
sulla mafia”: così si è espresso mons. Mariano Crociata rispondendo a una
domanda dei giornalisti circa il documento Cei sul Mezzogiorno in discussione all’assemblea. “Per coloro che aderiscono a queste organizzazioni - ha
aggiunto - non servono scomuniche, perché di fatto chi ne fa parte è già fuori
dalla comunione ecclesiale, anche se si ammanta di comportamenti religiosi.
Invece la presenza della criminalità organizzata impegna tutti, a partire dalle
istituzioni educative come famiglia, scuola, perché si realizzi una cultura della
legalità. Bisogna constatare - ha poi sottolineato - che si registrano reazioni
positive da parte di settori della società civile, un impegno che sta crescendo
e che sarebbe auspicabile divenisse corale. La crescita della coscienza civile
esige un impegno formativo nei confronti soprattutto dei giovani”.
5
La Parola e le parole
XXXIII Domenica del
tempo ordinario - Anno B
Dan 12,1-3; Sal 15; Eb 10,11-18; Mc 13,24-32
“I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro
che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le
stelle per sempre”
Nelle domeniche dell’ultimo periodo dell’anno liturgico le pagine
bibliche ci invitano a guardare alle ‘cose ultime’. Nella teologia tradizionale si parlava dei ‘novissimi’ per indicare le realtà che stanno
dopo la morte. La riflessione più recente e più accorta sottolinea non
tanto una serie di ‘situazioni’ di cui è impossibile poter dire qualcosa,
piuttosto invita a considerare ciò che è il senso ultimo della nostra
esistenza in rapporto all’Ultimo, e all’incontro con lui, il Cristo risorto che tornerà e verrà ad incontrarci per attuare una comunione
nuova. La prima lettura dal libro di Daniele offre uno squarcio sulla
speranza che si fa strada poco a poco nel percorso della vicenda
biblica: è quella di una attesa della risurrezione come risveglio che
si compirà alla fine dei tempi. Daniele parla di un tempo di angoscia,
un tempo però in cui si attua una salvezza, e sarà salvato ‘chiunque
si troverà scritto nel libro’. Il riferimento è al ‘giorno del Signore’
di cui i profeti Sofonia (1,14-18) e Gioele (2,1; 4,16-17) parlano: è un
tempo annunciato come ‘vicino’, verso cui guardare con attenzione
e con impegno della vita. In esso si manifesta da un lato l’ira di Dio
contro il peccato, ma dall’altro è un giorno di salvezza per coloro
che sono rimasti fedeli all’alleanza. L’annuncio del giorno di Jahwè
è così un richiamo alla relazione di vita e di alleanza con Dio. E’
rinvio alla responsabilità nel presente e diviene motivo di speranza
perché in tale orizzonte il giorno di Jahwè è momento di luce e di
salvezza. Il testo di Daniele risale alla metà del II secolo a.C.: è scritto
in un momento di prova per la fede in Israele. E’ l’epoca in cui la
politica del re siriaco Antioco IV, dominatore di Israele, è intesa
sradicare la fede e le tradizioni religiose del giudaismo, imponendo
la cultura ellenistica. Da qui sorge una reazione, guidata dai fratelli
Maccabei, tesa a riproporre l’identità e la tradizione rifuggendo dall’abbadonare la fede dei padri per abbracciare gli stili di vita pagani
dell’ellenismo. In tale contesto il profeta Daniele offre uno sguardo
sulla vittoria finale del Dio d’Israele. E’ una parola di lettura della
realtà e di speranza rivolta a coloro che cercano di rimanere fedeli.
I credenti sono invitati a leggere la situazione di persecuzione nel
piano di Dio. E’ così utilizzato il linguaggio della risurrezione vista
come evento dell’ultimo giorno, in un futuro da attendere. Daniele
parla di una risurrezione che vedrà una divisione tra coloro che sono
rimasti fedeli e coloro che si sono piegati alle lusinghe di un potere.
La metafora della risurrezione, che si affaccia per la prima volta
quando Ezechiele descrive il rialzarsi del popolo dall’esilio (Ez 37,414) nella grandiosa immagine delle ossa che riprendono vita nella
pianura desolata, diviene a questo punto non più un’immagine ma
un’idea portante della stessa fede ebraica. Essa apre lo sguardo non
solo all’immortalità, ma ad un’opera di fedeltà di Dio che riguarderà
tutto l’uomo alla fine dei tempi (cfr 2Mac 7,21-23).
“Per questo gioisce il mio cuore ed esulta la mia anima anche il
mio corpo risposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita
negli inferi, né lascerai che il tuo fedele veda la fossa”
Anche il salmo di questa domenica, uno dei bellissimi salmi cosiddetti
‘mistici’, apre uno squarcio sulla fiducia in Dio che fa guardare la
morte e oltre la morte con abbandono e serenità, fondandosi sull’unica ragione della fedeltà di Dio: la fede nella risurrezione trova radice
e appoggio sulla fedeltà di Jahwè che non può venir meno alle sue
promesse e al suo amore.
“Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo
ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina.
Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che
egli è vicino, è alle porte”
Prima dei giorni di Gerusalemme Marco nel suo vangelo introduce
una parola di Gesù che va sotto il nome di discorso ‘apocalittico’ (o
di rivelazione). E’ una parola sulla fine dei tempi: Gesù utilizza un
tipo di linguaggio particolare, popolato di immagini, di riferimenti
agli sconvolgimenti della natura. Ma il messaggio di fondo che
intende lasciare ai suoi discepoli non è per impaurirli, ma per farli
vivere in un orizzonte preciso. La vicenda del mondo avrà una fine
ma Dio che è signore della storia e del cosmo ha un disegno di vita
sul cosmo e sulla storia. L’ultima parola non sarà la fine di tutto, ma
sarà il venire del ‘figlio dell’uomo’ e l’attuarsi di un grande raduno:
“vedranno il figlio dell’uomo venire sulle nubi… egli manderà i suoi
angeli e radunerà i suoi eletti…”. Una antica preghiera dei primi
cristiani che segnava la loro vita e le loro liturgie era Marana thà,
‘vieni Signore Gesù’ (Ap 22,17.22; 1Cor 16,22). E’ un’invocazione ed
un’attesa che coinvolge tutta l’esistenza ed anche la creazione stessa
(Rom 8,19-22). E non importa il ‘quando’ o il ‘come’: l’invito di Gesù
ai suoi è stare nell’attesa sicuri che, se pure tutto passa, le sue parole
non passeranno. Ai cristiani è chiesto di vivere in questa fiducia con
attitudine di vigilanza. Ciò implica la capacità e l’educazione a saper
scorgere sin d’ora – come nei germogli del fico - i segni di una storia
nuova, le tracce della presenza e della visita del Risorto. E si tratta
anche di ‘affrettare’ anche (1Pt 3,12) con le scelte e i gesti della propria
vita tale venuta che sarà incontro e comunione.
Alessandro Cortesi op
6
Lettere in Redazione
Discutiamone
E
Le morti La memoria
improvvise negata
gregio direttore, a pagina 14
de “La Vita” n. 36 leggo, direi
con stupore, di una ricerca sulla
criminalità nel nostro paese: ad
opera della guida per informazione sociale 2010 in accordo
con Caritas e Cei, che mette in
evidenza come la criminalità
straniera nel nostro paese sia
inferiore alla nostra. E il ricercatore indugia con precisi riferimenti percentuali e decimali.
Senza discutere sulla veridicità
o meno della stessa, mi ha colpito il tono in positivo di questa
affermazione. Come se una
madre dichiarasse soddisfatta
che i propri figli sono peggiori
degli altri. Ed ho pure pensato
a quei cari nonni e bisnonni che
in recenti secoli hanno donato le
loro giovani vite per un sogno,
quello di un’Italia unita e libera
con la lettera maiuscola. Tornando alla suddetta statistica,
senz’altro l’impegno è stato forte
e soprattutto sentito. Dunque
dovremo rallegrarci, ogni allarme è immotivato, le religioni si
affratellano anche se qualche
genitore uccide le proprie figlie
se provano amore e desiderio
non solo di occidentalizzarsi ma
soprattutto di amare e convivere
con i nostri ragazzi. Sporadici
aneddoti che non scalfiscono i
dubbi di qualche italiano. “Doman te n’avvedrai” diceva un
saggio parente e difficilmente
sbagliava. Per quanto riguarda
il problema dei “respingimenti”
è chiaro che ogni essere umano
non può che esprimere un giudizio più che negativo. La vita di
ognuno è sacra a prescindere da
tutto il resto e va salvaguardata
in ogni modo. Ma lasciamo alla
Chiesa gridare il suo sdegno e
il suo vero dolore. Purtroppo
oggi sul pianeta c’è una generale
sponsorizzazione del crimine
che non ha avuto uguali. Dopo
un crimine orrendo c’è sempre
qualcuno che ne compie uno
peggiore. Voglia di notorietà?
Anche. Quello che non dovrebbe avvenire è il disinteresse ai
vertici dell’Ue di far credere che
l’unico aiuto possibile è il dirottarlo verso paesi come l’Italia,
tutto oro e benessere. Chi lo fa o
vive in letargo oppure più semplicemente per qualsiasi scopo
racconta fandonie. Per non parlare di chi eguaglia l’emigrazione degli italiani di un tempo con
l’attuale immigrazione. Una mia
conoscente che ha lavorato anni
in Svizzera e avere lì incontrato
un connazionale regolarmente
sposato, fu costretta a lasciare
per sette lunghi anni la sua bambina in Italia perché a questa non
fu permesso entrare. Per questo
rientrò in Italia rinunciando al
lavoro. Chiesa e politica hanno
quasi sempre obiettivi diversi,
la storia ce lo insegna. Per tornaconto si può anche far credere il
contrario. Non sarebbe la prima
volta. È compito della Chiesa
tenere gli occhi aperti? Forse sì,
e sempre perseverando nella sua
insostituibile opera.
Tina Tecchi
n. 40
lcuni giorni fa, ho provaLa scomparsa di Anna Maria A
to una sensazione di nausea
e Fausto, giovani concittadini
aglianesi, permette di richiamare l’attenzione sulle morti improvvise che, tra le diverse relazioni
sono anche causate dal particolato fine e i microinquinanti
emessi in quantità industriali
dagli impianti d’incenerimento
dei rifiuti. Lo studio epidemiologico Enhance Health Coriano
ha evidenziato la relazione
causale tra questi inquinanti,
lo sviluppo dei tumori e alcune
malattie dell’apparato circolatorio che, per i loro effetti, non
sono da ritenersi meno gravi
delle forme tumorali. Esso ha
permesso di qualificare l’effetto
dell’incenerimento anche sulle
malattie non neoplastiche qual è
l’ictus cerebrale che, seppur non
sempre mortale, è gravemente
invalidante. A oggi l’elenco di
giovani prematuramente scomparsi -e senza facoltà di protesta
alcuna- si è allungato, gettando
sul lutto un senso d’angoscia
per la consapevolezza della minaccia incombente sulla salute,
viste per le analisi rese pubbliche
da Asl e Arpat, e non dico poco!
Anche per l’amianto è stato
necessario un lungo periodo di
attesa (ovvero anche di omessa
applicazione del principio di precauzione) con l’esito di decine di
morti prima della scoperta della
relazione di causa con il terribile
mesotelioma pleurico. Siamo
quindi di fronte a una pandemia
silenziosa della cittadinanza
della piana, esposta al quasi
trentennale inquinamento fatto
certo come -i sistemi di filtraggio
a carboni attivi- sono impiegati
da solo due lustri nel trattamento dei fumi del protestato
impianto di Montale. Solo uno
studio epidemiologico svolto da
un ente di diritto pubblico, terzo,
indipendente ed estraneo a ogni
ingerenza potrebbe classificare
gli effetti trascorsi e tutt’ora
in essere sulla mortalità della
cittadinanza esposta. La cosa
strabiliante è kafkianamente
nota dai cittadini la diffusione
di programmi amministrativi
delle varie coalizioni politiche
che -nonostante la dimostrata
evidenza di inquinamento diffuso sul territorio- predicano
indifferentemente l’avvio della
“filiera alimentare corta” disconoscendo di fatto, l’azione
sull’organismo umano di diossine, furani e policlorobifenili,
per citare solo tre delle centinaia
d’inquinanti emessi dalla canna fumaria! Qual è il termine
medio di latenza delle malattie
riconducibili all’incenerimento
da rifiuti e classificate come tali
dagli studi condotti? Qualcuno
potrà/dovrà rispondere a queste
domande o si continuerà con la
scellerata politica dello struzzo?
[email protected]
nell’apprendere la notizia che
un docente universitario della
Sapienza di Roma, Antonio
Caracciolo, ha affermato che
l’olocausto è una leggenda e
che la condanna all’ergastolo di
Erich Priebke è stato un atto di
vendetta e non di giustizia. Questo, della teoria negazionista, è
un argomento che mi preme se
non altro per amor di parentela:
vorrei che a parlarne fosse mio
nonno, deportato a Mauthausen
l’8 marzo 1944, “marchiato” col
numero 56911, tornato a casa
dopo 16 mesi di campo, unico
superstite di Campi Bisenzio dei
136 operai catturati, a seguito di
una retata per sciopero, alla ditta
Campolmi di Prato. Mi limiterò a
creare i presupposti per indurre
chi legge a riflettere. Intanto è
bene precisare che negazionismo
non equivale a revisionismo
storico. Revisionismo è una
corrente storica distinta che dà
un contributo all’abbandono di
una visione ideologica delle vicende e mette in pratica la ricerca
della verità relativa al passato
proponendo una revisione del
giudizio storico, negazionismo è l’arte di insinuare dubbi
negando l’autenticità di fatti
ed eventi realmente accaduti.
Il negazionista sceglie solo le
prove che avvalorano la sua tesi
e ignora quelle contrarie, isola la
testimonianza dal suo contesto
immediato, getta dubbi sulla
credibilità del testimone e ricerca
assillantemente la qualsivoglia
imprecisione. Alla fine il gioco è
fatto ed il dubbio insinuato. In
alcuni paesi europei il negazionismo è considerato reato. Non
a caso nel 2007 il negazionista
britannico Irving fu condannato
dalla corte d’assise di Vienna a
trentasei mesi di prigione per
aver negato l’esistenza dell’Olocausto. Il processo si basò su
un’intervista del 1989 e alcuni
discorsi tenuti durante una
visita di Irving in Austria, in
cui negò che il genocidio degli
ebrei fosse un crimine. Irving
era stato arrestato nel novembre
2005 quando fu fermato mentre
viaggiava su un’autostrada
austriaca. Purtroppo non basta, perché propagandisti come
Irving e Smith, altro convinto
negazionista, o come Faurisson
ex professore di lettere presso
l’Università di Lione, sono diffusori di fermenti di pregiudizio
antiebraico la cuiconseguenza
è la pericolosità dell’approccio
acritico con le teorie negazioniste alle quali soprattutto i
giovani accedono attraverso i
siti internet, un enorme bagaglio
di informazioni tossiche per la
mente di ognuno e specialmente
per quella di un adolescente. Un
fascino particolare sprigiona su
tanti navigatori, qualsiasi teoria
contro-corrente, priva della benché minima analisi o di alcuna
base scientifica, senza bisogno di
confronto alcuno. Così in un clic
di mouse vengono buttati alle
ortiche decenni di ricerche e di
testimonianze di tutti i paesi che
sono stati vittime della Shoah.
Per esempio: un certo Rassinier
si pone la domanda se i milioni
di paia di scarpe ammucchiate
dentro i lager siano o meno
appartenute a persone gassate
o, piuttosto, se molti detenuti
dei campi fossero impiegati
a fabbricare calzature. Simili
cretinerie sono inaccettabili!
Non è solo perché mio nonno fu
testimone di Mauthausen, che
sono fortemente indisponibile
a certe falsificazioni, ma anche
per sensatezza. Io non sono uno
storico, non seguo una corrente
particolare e se ho un’idea politica la tengo fuori da siffatte
questioni cercando di essere
obiettivo, sono semplicemente
una persona che vive il tempo
che gli è dato vivere e segue il
buon senso, forse un po’ corrotto
da sentimenti familiari. Sembra
che tutto quello che comprova l’esistenza di genocidi o di
crimini contro l’umanità possa
indurre a creare una sorta di
vittimismo o persecuzione in
queste minoranze estremiste.
Le vere vittime sono i milioni di
esseri umani uccisi. Ebrei, testimoni di Geova, zingari, omosessuali, oppositori politici tedeschi
e sovietici, malati di mente,
disabili, questi sono i martiri
del disegno pazzesco di Hitler.
Finito il discorso? No! Urge a
questo punto l’esigenza di appurare la vera differenza che esiste
tra i campi di concentramento
nazisti e altri campi. L’universo
concentrazionario nazista ha
delle caratteristiche che non possono essere assimilate a quelle
di altri mondi concentrazionari,
di cui, pure, non si deve negare
l’orrore. La differenza principale
consisteva nella finalità che era
quella di cancellare dal mondo
interi popoli ed intere culture. Da
parte dei nazisti esisteva forte la
speranza di cancellare il concetto
stesso di ebreo, omosessuale o
zingaro. In nessun altro sistema
concentrazionario si pensava ad
un fine ultimo come quello del
genocidio; si pensava, infatti,
che un intero gruppo etnico,
indipendentemente dal comportamento che assumeva era
destinato ad essere soppresso.
Parlando esclusivamente di
campi si può asserire che nessun campo diverso da quello di
concentramento nazista è stato
mai concepito esclusivamente
per lo sterminio di una razza.
La soluzione finale non ha mai
avuto l’obiettivo di conquistare
un territorio o di imporre pazzesche ideologie. E’ stata ben altro!
Mi piacerebbe molto avere un
confronto con Caracciolo che
invoca la teoria negazionista
come unica fonte di verità. Non
farei grandi discorsi complicati,
15 Novembre 2009
cercherei, per quanto mi fosse
possibile, di spiegargli cosa
si leggeva negli occhi di mia
nonna quando apprese la notizia
della deportazione del marito,
cercherei di fargli rivivere le
immagini di morte, di sofferenze
e di vicende inenarrabili che
erano scorse davanti al nonno
sotto i cieli di Mauthausen. Se
potessi gli farei ascoltare le voci
e i pianti dei bambini internati
a Birkenau o a Terezin prima di
entrare nelle camere a gas. Forse
servirebbe a qualcosa? Forse a
niente? Chissà? Comunque sia, è
doveroso stimolare le istituzioni
a vari livelli affinché si adoperino
perché il 27 gennaio di ogni
anno, giornata della memoria,
nella scuola di ogni ordine e
grado si usasse l’orario delle
lezioni per ricordare con letture e
video quello che è stato. Potrebbe
essere un inizio per riflettere e
rafforzare le proprie coscienze,
per contaminare ed essere contaminati, per comunicare agli
altri che cosa, ancora oggi, si può
nascondere dietro ad un mondo
cosiddetto civile e progredito.
Infine, il rendere accessibili gli
archivi segreti di Bad Arolsen,
cittadina dell’Assia, ex caserma
dell’SS, costituisce una fonte di
testimonianze e, se nonostante
tutto fosse ancora necessario, la
prova scientifica determinante di
quanto avvenne e come avvenne
nei campi di concentramento nazisti. Pur rispettando gli aspetti
intimi e personali di informazioni relative a 18 milioni e mezzo
di persone morte nei campi, il
rendere accessibili le notizie raccolte in questo archivio si rivela
elemento utile alla ricostruzione
degli eventi più particolari e
occultati della Shoah. L’attuale
Pontefice, riguardo la Shoah ha
avvertito: La Shoah sia per tutti
monito contro l’oblio, contro la negazione o il riduzionismo, perché la
violenza fatta contro un solo essere
umano è violenza contro tutti. E
ancora: I lager nazisti, come ogni
campo di sterminio, possono essere
considerati simboli estremi del male,
dell’inferno che si apre sulla terra
quando l’uomo dimentica Dio e a
Lui si sostituisce, usurpandogli il
diritto di decidere che cosa è bene e
che cosa è male, di dare la vita e la
morte. Personalmente penso che
sarà bene porre molta attenzione
poiché La Bestia che era, ma non è
più. Potrebbe tornare ancora. Un
internato ad Westerbork disse
che Cose del genere si possono solo
subire, non raccontare ed è in
questa frase che nasce il dramma
e il miracolo del male assoluto.
La grande difficoltà di capire i
fattori scatenanti, di tenere alta
l’attenzione, di conservarne
memoria, questo è il dramma.
Riuscire a continuare a credere
nell’Uomo dopo quello che è
successo, questo è il miracolo.
Purtroppo questa riflessione
rimane nota minima di quanto
ho scritto, ma diventa anche
sorgente inesauribile di quanto
rimane ancora da dire.
Alessandro Orlando
Vita
La
Questione
morale
Il fossato tra classe politica,
economica e la società civile
è sempre più ampio. Infatti
siamo davvero di fronte ad una
degenerata e trasversale caduta
della moralità e dell’onestà nel
sistema politico che non mi
asterrei dal definire vera casta
oligarchica (caso Mils, lo scandalo
escort, caso Marrazzo, e la temuta
trattativa tra organi dello stato e
le mafie). Si assiste ogni giorno
alla delegittimazione continua
degli organi di stato cruciali
come la corte costituzionale o gli
organi giudiziari vere colonne
della democrazia. Io credo che i
poteri forti non abbiano un solo
riferimento politico, tutt’altro,
preferiscano avere un largo
spettro su tutte le forze politiche
in concorrenza: si chiamano
massoneria, servizi deviati che
mirano a conservare e aumentare il proprio esclusivo interesse
erodendo le istituzioni. Ultimamente il Pd ha eletto il suo
segretario con la stupefacente
partecipazione civile di 3 milioni
di votanti, è veramente una importante boccata di ossigeno per
la tenuta democratica del paese.
Ora però non bisogna fermarsi
a questo episodio, urge subito
aprire una seria questione morale, conoscere in entrata ogni
possibile iscritto, e redarre una
semplice scheda informativa che
sondi l’attendibilità pubblica di
ogni individuo. Occorre anche
rivolgere un severo sguardo
alle classi dirigenti esistenti
oramai cristallizzate nei loro
alveoli dorati (mi viene in mente la situazione pistoiese con
non ultima, l’accettazione delle
dimissioni di Braccesi davvero
rappresentante il nuovo). Non
partire dalla questione morale
cancellerebbe il disegno politico
del partito democratico, come
non meno dannosa sarebbe
una involuzione ideologica del
partito stesso. Il Pd deve essere
la sintesi dell’incontro tra il
riformismo socialista e quello
cattolico, due anime unite, significa non alzare steccati ma
condividere e cercare sempre
una sintesi. Una deriva laicista
comporterebbe senz’altro un’auto emarginazione dei cattolici
rendendo al Pd una facciata
oramai vecchia. Certamente importanti saranno anche le future
strategie di alleanza altro nodo
che metterà in risalto la vera
tenuta politica. In fine non meno
importante la messa in atto di un
nuovo riformismo libero dalle
pressioni dei poteri forti, e libero
dai gruppi di pressione. Termino
con una domanda: “Si vedranno
con chiarezza queste suddette
già a partire dalla politica nella
nostra città? Si potrà sperare
in un serio miglioramento e
aumento degli interventi a favore delle classi meno abbienti
(con un equa redistribuzione
delle tasse) anche tagliando in
settori di interesse aristocratico?
Vedremo.
Massimo Alby
Pistoia
Sette
N.
40
15 Novembre 2009
CENTRO CULTURALE “J. MARITAIN”
L’enciclica postcapitalista
di Benedetto XVI
Il principale consulente
di Benedetto XVI per l’enciclica sociale in uscita martedì 7 luglio è stata la crisi
economica-finanziaria che
ha funestato il sistema capitalistico globale a partire
dalla primavera del 2008.
Essa non ha rappresentato
unicamente un fattore di
ritardo del lavoro redazionale, per gli aggiornamenti
indispensabili, ma anzitutto
una svolta ermeneutica nel
ripensamento complessivo
della dottrina sociale della
Chiesa cattolica a proposito
del capitalismo.
Nel settembre 2008, all’indomani della frana della
Lehman Brothers, nella riunione del gruppo redazionale
incaricato dell’istruttoria
dell’enciclica e composto
da undici grandi personalità della Chiesa (di cui uno
solo laico), era chiaro che
gli ultimi difensori della
“teologia del capitalismo”
erano stati messi in fuga dai
fatti. Il campo era divenuto
improvvisamente sgombro
per quello che si candida
ad essere il primo grande
documento post-capitalistico
del magistero sociale della
Chiesa: post-capitalistico
nel senso che assume per la
prima volta con precisione
scientifica la non equivalenza
tra economia di mercato e sistema capitalistico, riconosce
alcuni fianchi ancora validi
di questa forma particolare
del mercato ma non la ritiene
esaustiva né la canonizza: se
l’economia di mercato è il
“genus”, il capitalismo è da
considerare solo una “specie”
di cui si augura il superamento. Una distinzione che
non era talmente chiara nella
“Centesimus annus” pubblicata da Wojtyla all’indomani
del crollo del Muro assume
nel testo di Benedetto XVI
contorni meno equivoci.
Tuttavia la sua anima
agostiniana, accanto alla passione giovanile per San Bonaventura da Bagnoregio (tema
della sua tesi di dottorato) ha
infine fatto prevalere il suo
realismo, ben memore che la
L’incontro si terrà venerdì 20 novembre
alle 21 nella sede del centro.
Guiderà l’incontro Giancarlo Zizola,
vaticanista de “Il Sole24Ore”.
Seguirà il dibattito
prima costruzione di un’economia di mercato si deve
ai seguaci di San Francesco
d’Assisi: oltre a Bonaventura, Antonino da Firenze,
che il laicissimo Schumpeter
definiva ”il più grande economista di tutti i tempi prima
di Adam Smith”. L’opzione
di Ratzinger è stata chiara fin
dalla scelta del titolo: di fronte
all’alternativa, che il gruppo
redazionale non aveva saputo risolvere, tra “Veritas
in caritate” oppure “Caritas
in veritate”, il papa ha scelto
decisamente quest’ultimo,
convinto che la ricerca della
verità se non è finalizzata al
primato del bene comune
finirebbe nell’integralismo
o anche nel giustizialismo.
La “carità” ha rango di discriminante forte: una carità
intesa addirittura come critica
dell’assistenzialismo pigro
e rifiuto dei surrogati filantropici a coprire le divisioni
strutturali tra ricchi e poveri.
Lo scopo esplicito di questa
riflessione papale sul senso
dell’economico nel mondo
globale non è “cristianizzare”
il mercato, ma umanizzarlo.
La sua critica alla pretesa dell’autonomia moderna
dall’etica ha buon gioco del
resto nell’argomentare apologeticamente sulla crisi economica per denunciare gli effetti
distruttivi dell’abuso dello
strumento economico a meri
scopi di massimizzazione del
profitto individuale. Il testo
coglie la crisi come un’opportunità provvidenziale per
un recupero di forme civili
dell’economico che integrino
in modo creativo principi fondamentali non più valicabili
né accessori.
In particolare si tratta
della centralità della persona
umana e del concetto di bene
comune come fine pertinente
del sistema economico: un
concetto che torna infinite
volte nel documento. Sono i
pilastri dottrinali classici della
visione sociale della Chiesa
ma vengono rivisitati alla
luce di una storia economica
nella quale già nel Medioevo
grandi istituzioni, anche di
origine cristiana, avevano
dato vita a un’economia non
capitalistica che innervava il
sistema cooperativo, i Monti
di pietà, l’integrazione delle
classi marginali e del sottoproletariato nella logica della
produzione della ricchezza.
Ma qui l’analisi del papa
aggredisce apertamente la distorsione del sistema ancora
vigente e della sua ortodossia
liberista: “è da ritenersi errata
la visione di quanti pensano
che l’economia di mercato
abbia strutturalmente bisogno di una quota di povertà
e di sottosviluppo per poter
funzionare meglio. E’ interesse del mercato promuovere
emancipazione”. Un altro
“mito” capitalistico che cade
sotto la sferza pontificia è
quello dei due tempi, prima
la produzione della ricchezza,
poi la sua distribuzione. Secondo l’enciclica la giustizia
distributiva va integrata nel
processo stesso di produzione
della ricchezza.
In questa prospettiva i
laboratori di un’economia
pre-capitalistica vengono
evocati come una possibile
prefigurazione utopica di
un’economia globale che voglia farsi sostenibile. L’utopia
economica di Ratzinger(in cui
pare riverberare il sogno di
Gioachino da Fiore) si spinge
ad assumere il principio di
gratuità, il gesto del dono
non più come forma periferica, terapeutica, religiosa o
giustapposta per compensare
i fallimenti del sistema econo-
mico e ridurre l’indisciplina
sociale, bensì come forma
strutturata del mercato: “lo
sviluppo economico, sociale
e politico – dice –ha bisogno,
se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio
al principio di gratuità come
espressione di fraternità”.
Infine, è notevole che nel
proporre alcune ispirazioni
per la governance globale
dell’ordine internazionale
l’enciclica scarti risolutamente l’ipotesi di forme di
superstato o equivalenti e si
faccia invece portabandiera
di una visione poliarchica,
cioè di una pluralità di centri
di potere, secondo il criterio
della sussidiarietà. Ratzinger
recupera dal Concilio Vaticano II l’enfasi sul principio
(biblico e patristico) della
destinazione universale dei
beni della terra (che sono
stati creati per l’intera famiglia umana e non solo per
minoranze di privilegiati).
Deludendo le pressioni di
circoli conservatori vaticani
per un documento sociale
che determinasse una discontinuità rispetto all’enciclica di Paolo VI “Populorum
progressio”(1967), Benedetto
XVI ha voluto ricongiungersi
organicamente a quel testo,
a suo tempo a torto sottostimato o vituperato come
filo-marxista, al quale egli
dedica l’intero primo capitolo
dell’enciclica,riconoscendone
il carattere profetico. Il papa
lascia alla creatività sociale,
anche dei cattolici (ma non
solo) la ricerca di strutture
nuove da creare all’altezza
delle esigenze di un mondo
globale.
G.Z.
Inizio del corso speciale di teologia
Una Chiesa
per il Regno
L
unedì 16 novembre alle ore 20,45 avrà inizio
il corso speciale della Scuola di Formazione Teologica dedicato al tema “La Chiesa inizio e serva del
Regno”.
Il corso che continuerà fino alla fine di aprile sarà
iniziato da monsignor Giordano Frosini che spiegherà
il senso e dell’attualità del tema.
Proprio in questi giorni la Conferenza episcopale
italiana ha auspicato una Chiesa estroversa, cioè
non chiusa in se stessa ma aperta alle esigenze e alle
aspettative del mondo intero. Una Chiesa missionaria
nel senso più forte della parola. E’ da tempo ormai
che si ripete che la Chiesa non c’è per se stessa ma c’è
per il mondo. Un’affermazione che va di pari passo
con l’altra: la Chiesa esiste per il Regno. E’ la lezione
del Concilio Vaticano II che ha avuto un suo meraviglioso sviluppo nei pontificati che l’hanno seguito.
Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI ci sono
decisamente collocati in questa linea. Anche l’ultima
Enciclica “Caritas in Veritate” è un documento da
leggersi in questa luce.
Si tratta dunque di un argomento di piena attualità, destinato, se preso sul serio e portato alle sue
ultime conseguenze, a cambiare se non proprio a
rivoluzionare certe impostazioni pastorali rimaste
legate al passato.
Vogliamo sperare che l’iniziativa, perdurante ormai da tanti anni, incontri, come sempre e maagari
più di sempre, il favore di molti interessati.
R.
In vendita alla Libreria S. Jacopo
Anche la chiesa ha
il suo “calendario”
Parte dal 29 novembre, prima domenica
di Avvento. Per ogni giorno dell’anno
riporta le fondamentali indicazioni
liturgico-pastorali
I
ndispensabile per sacerdoti ma anche per tutti
coloro, laici compresi, che nelle parrocchie svolgono
ruoli pastorali e di servizio. E’ il “calendario liturgico
pastorale” che per la diocesi di Pistoia ha curato don
Luca Carlesi, direttore dell’Ufficio Liturgico. Fresco
di stampa, ha due versioni: il volume e il fascicolo
tascabile.
Dalla prima domenica di Avvento (29 novembre
2009) accompagna giorno dopo giorno la vita della
comunità ecclesiale fino al sabato 27 novembre 2010,
l’ultimo giorno prima dell’inizio del nuovo Avvento.
Per ogni giorno sono indicate le letture, le ricorrenze
dei santi, i colori dei paramenti sacri, gli eventuali anniversari. Il fascicolo è aperto con i dati relativi a tutte le
diocesi toscane e con particolari riferimenti a specifiche
dimensioni di ciascuna chiesa particolare: i dati sul vescovo (e sull’eventuale vescovo emerito) nonché quelli
sul vicario generale e sui direttori di tre settori (liturgia,
musica, arte sacra). Il “calendario liturgico pastorale”
è reperibile presso la libreria di via Puccini.
M.B.
8 comunità ecclesiale
n. 40
15 Novembre 2009
Vita
La
Una lodevole iniziativa
Nasce un gruppo di riflessione politica
L
a prima riunione del
gruppo di riflessione politica,
attraverso gli interventi di tutti
i presenti, ha messo anzitutto in
luce la sostanziale concordanza
sull’analisi della situazione di
rilevante degrado che si nota sia
in campo nazionale che locale.
Crisi dei valori, dimenticanza
del bene comune, mancanza
di adeguata informazione, cattivo uso del potere, assenza di
opera educativa in favore dei
giovani prime vittime delle
opinioni di moda, immoralità
dilagante gi in tutti i sensi e in
tutti i settori, ineguaglianza dei
cittadini nei concorsi e nella
ricerca di un impiego, problemi
emergenti e sempre più gravi
come quelli dell’immigrazione,
del carcere, dell’ambiente, delle
nuove povertà, sono stati i
punti maggiormente segnalati
negli interventi, che si sono
susseguiti a ruota libera, anche
alla ricerca dei temi più urgenti
e importanti da trattarsi nelle
future riunioni. La stanchezza
dell’opinione pubblica è sotto gli
Una prima riunione ha dato l’avvio a un
gruppo di riflessione politica con lo scopo
di indagare sulle lacune e sui necessari
cambiamenti dell’attuale situazione
di Piero Bargellini
occhi di tutti e potrebbe portare
a nuove cocenti sorprese in un
prossimo futuro. Naturalmente,
nell’elencazione dei mali che
gravano oggi sull’attività politica di tutto l’arco costituzionale,
non sono mancate le indicazioni
da suggerire e da adottare a tutti
i livelli. L’impressione è che le
cose debbano quasi ricominciare
da capo, con una vera e propria
conversione a U. La citazione
biblica del “cuore nuovo” e
dello “spirito nuovo”, fatta da
una partecipante, è parsa quanto
mai a proposito. Qui si innesta
naturalmente anche l’impegno
della comunità cristiana, che
brilla normalmente per la sua
latitanza. Un rilievo che deve
preoccupare tutti è quello dell’irrilevanza dei cattolici (in molti
casi della vera e propria assenza)
in un momento così importante
e denso di conseguenze come
quello che stiamo attraversando.
1 mezzi di comunicazione sociale sono pieni di voci, ma fra tutte
non si può non rilevare la scarsezza delle voci cattoliche. Una
situazione che richiama tutti alle
proprie responsabilità e possibilmente anche a un severo esame
di coscienza sugli avvenimenti
che hanno preparato questa
incresciosa situazione.
Per quanto riguarda la natura del gruppo politico è stato
detto che si tratta di una iniziativa di carattere privato, non
ufficiale, che non ha quindi altra
raccomandazione al di fuori del
valore dei propri interventi e
dei propri elaborati. Un gruppo
Scuola di formazione teologica diocesana
Quando il credente
studia teologia
E’
una fra le più antiche
d’Italia, attiva dagli anni immediatamente successivi al
Concilio Vaticano II, e serve per
aiutare “a vivere con maggiore
consapevolezza la propria fede
cristiana e a mantenerla aggiornata con le recenti acquisizioni
e prospettive sullo sfondo della
cultura contemporanea”.
Diretta dal suo fondatore,
mons. Giordano Frosini, la
Scuola di Formazione Teologica della diocesi di Pistoia ha
da poco cominciato un nuovo
anno accademico. Nei tre anni
ordinari sono in tutto iscritti una
settantina di studenti: fra i 20 e i
70 anni, sono tutti laici, maschi
e femmine, e provengono non
solo dalla città ma anche da molte parrocchie della periferia. Al
termine di ogni anno sostengono gli esami e alla fine del terzo
anno, se tutti gli esami sono stati
superati, ottengono un attestato.
Chi vuole, può proseguire in un
quarto anno di approfondimento (le iscrizioni sono ancora in
corso: il tema 2009/2010, con
lezioni il lunedì partendo dal 16
novembre, è “La Chiesa inizio e
serva del Regno”).
Le lezioni del primo anno
(sette insegnamenti: Teologia fondamentale, Storia della
ChiesaI, Introduzione alla morale, alla Sacra Scrittura, alla
Liturgia, L’Uomo nella cultura
contemporanea, Cristologia) si
tengono il martedì così come
quelle dei due anni successivi
Molti i pistoiesi iscritti ai tre anni della
Scuola diretta da monsignor Frosini.
E’ ancora possibile iscriversi
(in tutto otto: Patrologia, Storia
della Chiesa2, Ecclesiologia,
Morale della vita fisica, Sacra
Scrittura/Geremia, Liturgia,
Cristo Rivelatore di Dio, Sacra
Scrittura/Il Vangelo di Matteo).
Tutte le lezioni si tengono a
Pistoia nell’antico Seminario di
via Puccini dalle 20:45 alle 22:15.
C’è un Collegio di docenti (in
tutto 17, di cui 8 laici) presieduto
da Frosini. E c’è stata la prolusione: l’ha tenuta Mariangela
Maraviglia
s u
don Primo
Mazzolari (“Voce
profetica
n e l l a
Chiesa
del Novecento”).
L’attestato finale ha un valore pratico solo per chi intende
insegnare religione cattolica
nelle scuole (è richiesto per
l’abilitazione). Le lezioni proseguono fino ad aprile/maggio.
La prossima serata di lezioni è
martedì 10 novembre. E’ possibile frequentare alcuni corsi in
qualità di uditore.
Maggiori informazioni presso la segreteria della Scuola
(telefono 0573/959059).
Mauro Banchini
che si muove nel campo del
prepolitico, del culturale e del
mondo dell’etica. A esso sono
invitati gli appartenenti a tutti
gli schieramenti politici, purché
ci sia l’intenzione di aderire a
questi principi, sulla linea di
un’ispirazione cristiana che, a
giudizio degli organizzatori, va
di pari passo con una serena e
fondata analisi della ragione,
quindi su una linea di vera e
propria laicità.
La elevatezza e la passione
dimostrate nel corso della discussione dai diversi intervenuti
è garanzia di un futuro proficuo
lavoro.
La prossima riunione, che
si terrà alle 17 di venerdì 27
novembre nei locali delle Suore
Domenicane di piazza san Domenico, dovrà anzitutto mettere
a fuoco i problemi (o il problema)
che risultano più urgenti in questo momento. Un suggerimento
potrebbe essere anche quello
di una presa di posizione per
le prossime elezioni regionali,
ancora gravate dalla mancanza
del voto di preferenza e quindi
sostanzialmente determinate
dalle segreterie dei partiti o da
chi per esse. Una presa di posizione che molti si attendono,
anche se ormai è troppo tardi.
Per i docenti di religione cattolica
Insegnanti di religione
nella scuola di base
T
utti gli insegnanti di
religione cattolica (IRC) che già
insegnano, e vogliono continuare a farlo, nella scuola primaria
e dell’infanzia sul territorio
della diocesi di Pistoia sono
chiamati a frequentare un corso
di aggiornamento organizzato
dalla diocesi. Lo scrive don
Alessandro Carmignani, direttore dell’Ufficio Scuola nella
diocesi, in una comunicazione
appena inviata agli insegnanti
idonei e ai dirigenti scolastici.
“Molto è infatti cambiato negli
ultimi anni visto il susseguirsi di
riforme– scrive don Carmignani
nel presentare il programma
– anche per l’insegnamento della
religione cattolica nella scuola
primaria e dell’infanzia”).
Il corso (“Insegnare IRC
oggi: la formazione permanente.
Passione o necessità dei tempi?”)
Corso di formazione e di aggiornamento
dal 24 novembre. Iscrizione entro il 21
novembre
inizierà il prossimo 24 novembre, per un totale di 30 ore, fino
a metà febbraio. 15 gli incontri
divisi in tre aree tematiche:
pedagogico-didattica, teologicodottrinale, legislativo-amministrativa. Per sostenere l’esame
finale, necessario a mantenere
l’idoneità all’insegnamento, è richiesta una presenza minima dei
4/5 delle ore: non si potranno,
cioè, fare più di 6 ore di assenza.
Al primo incontro (interverrà
anche il vescovo Mansueto
Bianchi) l’introduzione (“Idee
per IRC nella scuola di base:
conoscere le norme … partire
dal bambino”) è affidata al peda-
Chiesa Madonna dell’Umiltà
Gara di solidarietà
per Viktor Medaglia
S
abato 7 novembre è stata
promossa una rassegna di alcuni corali della diocesi per la
raccolta di fondi in favore del
bambino. Portavoce e direttore
del coro di Candeglia, Gabriele
Argangeli e il promotore dell’iniziativa afferma: vi è stata la
partecipazione della gente, abbiamo raccolto più di 1.000 euro,
e già consegnati alla famiglia.
Hanno aderito all’ iniziativa le
corali Madonna dell’Umiltà, “
Le voci di Santa Maria di Piteccio, la corale di San Francesco,
“I Grilli di Pistoia la corale
di Montale intitolata a Sergio
Domeniconi e la polifonica di
Montemurlo “Giorgio la Pira”,
questa rassegna di solidarietà
ha avuto il patrocino della Cassa
di Risparmio di Pistoia e Pescia.
Nel corso della serata vi è stato
l’ intervento del medico dottor
Daniele Fronges che ha piegato
la malattia del bambino. L’idea
di fare questa evento di solidarietà è stata di una componente
del co, e tutti gli altri hanno
condiviso. Gabriele afferma
che è stato un lavoro laborioso
nel riunire tutte le corali, ma il
risultato è stato positivo una
rassegna che è stata intitolata
“cantiamo per la Vita”.
La gara di solidarietà continua in questo momento, aiutano
questa famiglia, enti, privati,
e tutto ciò può dare speranza
ai genitori di poterlo portare a
Boston al Children’s Hospital
dove Viktor potrebbe essere
guarito.
La malattia del bambino
è la neurofibromatosi è una
malattia genetica caratterizzata
dalla presenza di tumori benigni
che si sviluppano a livello dei
nervi. Al dramma della malattia
poi alla famiglia Medaglia si è
aggiunto anche la perdita del
lavoro del padre.
Prosegue la gara di solidarietà per aiutare la famiglia è
stato aperto un conto corrente
per chi chiunque voglia dare
gogista Gianluca Perticone. Fra
i relatori anche la pedagogista
Daniela Mezzani, i teologi Giordano Frosini e Andrea Vaccaro.
Tutti gli incontri si terranno, in
orario pomeridiano, nell’aula
magna del seminario di Pistoia: il
termine per le iscrizioni è fissato
al 21 novembre. Gli insegnanti
“specialisti” di religione cattolica
sono, nelle scuole per l’infanzia e
nelle primarie dell’intera diocesi,
45 a cui si aggiungono altri 132
insegnanti “titolari” (di cui 7 che
lavorano in sezioni di scuole per
l’infanzia e 125 in classi di scuole
primarie).
M.B.
Il bambino di 5
anni che vive nella
nostra città,
necessita di cure
all’ospedale di
Boston al Children
Hospital per
migliorare le sue
gravi condizioni di
salute
un contributo economico per la
cura e la guarigione del piccolo
il conto è aperto alla Cassa di
Risparmio di Pistoia e Pescia filiale di porta San Marco intestato
a Ludmila Zekuciova IBAN
IT52Y0626013807100000000013
Causale “Viaggio della speranza
per Medaglia Vicktor”.
Si rinnova l’invito a ciascuno di dare il proprio contributo
e dare la possibilità ai genitori
di fare il viaggio della speranza
affinché questo dramma si possa
poi risolvere al più presto con
la guarigione del piccolo e che
questa famigli a possa tornare a
vivere serena.
Daniela Raspollini
Vita
La
15 Novembre 2009
comunità ecclesiale
n. 40
Il breviario di don Gatti
S
i è mai visto un autore che, dinanzi alla frase:
«complimenti per il suo
secondo libro», quasi si
giustifica per il timore di
apparire vanaglorioso?
Così unico è don Mauro
Gatti che, a breve distanza
dal suo testo autobiografico Una vita per gli altri, offre
adesso Il breviario di viaggio.
I Salmi, una riflessione accurata, ma soprattutto un
atto di amore nei confronti
delle Lodi e dei Vespri
della Liturgia delle Ore e
delle preghiere essenziali
del Padre nostro e dell’Ave
Maria. Nella successione dei due libri – apparentemente molto diversi
– è possibile intravedere
un’intima unione e una
stretta complementarietà.
Dopo che con il primo don
Mauro ha fatto riemergere
gli eventi, gli incontri, le
azioni più significative
della propria vita come le
figure di un grande arazzo,
ecco che con questo Breviario di viaggio, egli mostra il
retro, ovvero la trama della
tessitura che tiene unito,
lega forte e dà senso a tutto
questo. E la trama è la preghiera costante, ripetuta,
ma sempre nuova, della
Liturgia delle Ore che lo
ha accompagnato diuturnamente, ha rinforzato la
sua vicinanza a Dio, gli ha
permesso di pregare con
la stessa Parola di Dio. E’
questa la vera nerbatura,
la struttura che regge tutto
e che non deflette, la fonte
di ogni pensiero, parola ed
azione. Il vescovo Mansueto Bianchi, nelle sue parole
di presentazione al libro,
scrive: «Oggi don Mauro
offre queste “briciole” di
spiritualità e di sapienza,
il suo breve commento ai
Salmi, ad una cerchia più
ampia di fratelli, perché
anch’essi siano incoraggiati ad inoltrarsi nella
preghiera liturgica, sostenuti e motivati in questo
gesto bello di parlare a
Dio con le parole di Dio.
E’, ancora una volta, un
atto sacerdotale, di servizio
alla fede, quello che don
Mauro compie, in sintonia
con quello che ha fatto
in tutta la sua lunga vita.
Che il Signore benedica
ed accompagni il cammino tra la gente di questo
Moica
20° anniversario
del Movimento
In occasione del 20° anniversario del Movimento italiano casalinghe
piccolo libro che parla,
umilmente, delle “Cose”
più grandi!».
Don Mauro si premura
spesso di sottolineare che
egli, con questi suoi scritti,
non vuole insegnare nulla
a nessuno. Egli può stare
tranquillo: l’insegnamento
vero, don Mauro lo ha impartito giorno dopo giorno
nelle relazioni umane con
tutti coloro che ha incontrato.
A.V.
Fondazione Santi e Irene
Ricordo di monsignor Bertini
I
l 6 novembre la Fondazione Santi e Irene ha ricordato
con una messa il suo fondatore
monsignor Sabatino Bertini
Nato a Vignole il 9 gennaio
1913, monsignor Bertìni è morto
il 15 novembre 1997. Laureato
in lettere, fu preside alla scuola
media per diversi anni. Parroco
di San Pantaleo, dopo la sofferta
esperienza dell’assistenza ai
suoi cari, progettò e realizzò
l’associazione Teisd, allo scopo
di sostenere gli anziani ammalati
e aiutare le loro famiglie, sia da
un punto di vista materiale sia
spirituale.
Oggi il Teisd continua a
portare avanti la propria missione, grazie all’impegno di un
gruppo di volontarie, aiutando
molti anziani malati della diocesi
attraverso visite settimanali e
varie iniziative, tra cui anche la
Chiesa della Vergine
Gruppo di preghiera San Pio:
rinnovo delle cariche
N
ella parrocchia della
Vergine sono state rinnovate le
cariche all’interno del gruppo
S. Maria delle Grazie dedicato
a Padre Pio.
Direttore spirituale è il parroco don Tommaso Chalupczak
che prende il posto di don Paolo
Palazzi; capogruppo è stata
riconfermata Carla Vannucchi
Tuci; vicedirettore Riccardo
Poli e Rossella Pagliai, mentre
Daniele Di Marzio è il nuovo
segretario.
Il gruppo, presente in parrocchia da 16 anni, si ritrova il
secondo mercoledì del mese per
il rosario e la messa.
I fedeli presenti alle celebrazioni sono molti, segno che
la devozione all’umile frate di
Teatro Mascagni di Popiglio
consegna di pacchi dono in occasione delle festività natalizie.
Chi volesse dare il proprio
contributo per il servizio di
volontariato per l’assistenza
agli anziani può rivolgersi allo
0573 570543.
Daniela Raspollini
Pietralcina è molto viva.
Per ribadire l’importanza
di questa figura nella Chiesa, citiamo le parole del Papa
espresse durante una liturgia
dedicata al padre cappuccino:
“La sua prima preoccupazione
è stata quella che le persone
ritornassero a Dio, che potessero
sperimentare la sua misericordia
e interiormente rinnovate, riscoprissero la bellezza e la gioia di
essere cristiani...”
D.R.
Sant’Angelo a Bottegone
La Misericordia festeggia gli anziani Incontri di
T
formazione
La festa si terrà domenica 15 novembre
per catechisti
orna la Festa degli anziani organizzata dalla Misericordia di Popiglio.
Quest’anno la festa si arricchisce di una particolare
emozione: il centenario, della
“Peppa”, una signora non
popigliese ma di fatto adottata da Popiglio perché da
anni vive con la figlia Liana
in paese.
La Festa degli anziani quest’anno si aprirà alle 15 con il
ricevimento delle autorità, cui
seguirà l’esibizione canora dei
corso gramsci, 159/b - cell. 338.5308048 - pistoia
aperto pranzo e cena
bambini seguiti da Barbara
Cabras, Monica Amato, Beatrice Castelli, Anna Cirame e
Luciana Milani. Alle 15,30 il
presidente della Misericordia
saluterà i festeggiati e alle 16
ci sarà un angolo di comicità.
Alle 16,30 si terranno la consegna alla Peppa della targa
ricordo e il taglio della torta e
alle 17 la Misericordia consegnerà agli anziani un piccolo
omaggio accompagnato da
un rinfresco. Il pomeriggio
sarà allietato dalle musiche
del giovane “Metteo” che
tanto successo ha riscosso in
estate alla Misericordia di
Popiglio.
La festa è aperta a tutti.
Roberto Fini
9
e per coloro che
vogliono approfondire
la loro fede
Gli incontri si tengono presso
la parrocchia di Sant’Angelo in
Bottegone alle ore 21,15
Venerdì 13 novembre 2009
Il volto storico di Gesù
Giovedì 10 dicembre 2009
Gesù rivela un Dio diverso
Venerdì 29 gennaio 2010
La Chiesa di Gesù
Giovedì 11 febbraio 2010
La Chiesa, un popolo di
corresponsabili e partecipanti
Giovedì 11 marzo 2010
“Senza di me non potete fare nulla”
Giovedì 15 aprile 2010
Gesù e il senso della storia
coordinatore monsignor
Giordano Frosini
di Pistoia giovedì 19 novembre alle 16 nell’Aula magna del seminario
vescovile di Pistoia sarà
sar presentato il libro collettivo “Invisibili – Verrà
il mattino e la tela irrorata dalle tue lacrime sembrer
sembrerà un gioiello”. Il
libro è interamente finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio
di Pistoia e Pescia.
Programma della giornata:
ore 16: Messa celebrata in Santa Chiara dal vescovo di Pistoiaa,
monsignor Mansueto Bianchi; alle 17,15: introduce Ivano Paci,
presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia;
a seguire: presentazione da parte di Anna Maria Michelon Palchetti,
presidente del Moica di Pistoia del libro. Intervento di Tina Leonzi,
presidente nazionale del Moica. Poi seguiranno alcune riflessioni
delle autrici introdotte dalla giornalista Lucia Agati. A seguire
interventi liberi degli intervenuti.
INFO: tel. 0573.364628 – fax 0573.368576.
Anna Maria Michelon Palchetti
Convento San Domenico
Serate di convento
2009/2010
Mercoledì 18 novembre, presso il convento di San Domenico, si
terrà il consueto appuntamento mensile per pregare insieme, condividere la mensa ed approfondire la fede in rapporto con il nostro
tempo. L’orario è il seguente:
ore 19: preghiera dei vespri
ore 20: cena condivisa
ore 21: incontro con Giovanna Negrotto Cambiaso, sorella pellegrina
– Assisi, autrice di “I sentieri inesplorati”, Padova ed. Messaggero
2009 che parlerà sul tema: Sentieri inesplorati del dialogo e dell’invisibile.
Ingresso da via delle Logge n.6 (con possibilità di parcheggio nell’orto
del convento)
Capostrada
Restaurato
il tabernacolo della
Madonna dei Minelli
È
stato inaugurato sabato scorso, dopo l’avvenuto restauro, il
tabernacolo della Madonna dei Minelli a Capostrada. Al finanziamento, insieme ai parrocchiani e ai commercianti della zona, hanno
contribuito: l’assessorato ai lavori pubblici del Comune di Pistoia,
la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, la Fondazione
Banche di Pistoia e Vignole per la Cultura e lo Sport e la Banca
Popolare dell’Emilia Romagna - Gruppo Bper, i cui rappresentanti
sono intervenuti, insieme a don Giacinto, parroco della Madonna
della Salute di Capostrada, alla cerimonia inaugurale. Il progetto,
per conto della Parrocchia, è stato curato dagli architetti Alessandro
Baldi e Paolo Caggiano. Il restauro si è svolto sotto l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza, architetto Valerio Tesi. Per ricordare
l’evento è stata realizzata la pubblicazione «La Madonna dei Minelli
a Capostrada - Cenni storici e documentazione del restauro di un tabernacolo pistoiese», Edizioni del Comune di Pistoia - Circoscrizione
n.3, realizzata dagli architetti Alessandro Baldi e Paolo Caggiano. Il
libretto documenta la storia del tabernacolo e del restauro che ha
consentito di veder riaffiorare tracce dell’affresco seicentesco della
Madonna col Bambino, che purtroppo la mano di un vandalo ha
cancellato durante i lavori.
Primo appuntamento
dell’Anno Pastorale
della terza età
L
a Pastorale Terza Età, riunita la commissione ha deciso il
primo appuntamento dell’ anno al quale ne succederanno altri due
da concordare. Il diacono Paolo Gelli, il responsabile invita alla
partecipazione a questo incontro che si terrà il 23 novembre alle
ore 15.30 nella saletta presbiterale del seminario interverrà il dottor
Sergio Teglia sul tema “Gli anziani oggi”.
10 comunità e territorio
I
n. 40
15 Novembre 2009
Vita
La
Un nuovo insediamento turistico
sul Montalbano
l comune di Serravalle
autorizza la costruzione di un
villaggio turistico di 25.000metri
cubi sul Montalbano, territorio
collinare di grande qualità paesaggistica, destinato a parco.
Per capire le dinamiche del
turismo e calarle nel nostro contesto locale ci siamo basati sulle
analisi elaborate nel documento
Ocse, l’organizzazione per la
cooperazione e lo sviluppo
economico che raggruppa circa
trenta tra i paesi più industrializzati, dove si legge: “Il processo
di globalizzazione intensifica la
concorrenza a scala planetaria e
stimola la ristrutturazione del
turismo”.
Le politiche regionali toscane negli anni hanno stimolato la
nascita di Pmi (piccole e medie
imprese) le quali “In molti casi
si sentono impotenti di fronte
al potere delle multinazionali”.
Non di rado la struttura aziendale così piccola si è rivelata
onerosa e talvolta non riesce
neppure a raggiungere il punto
di pareggio dei costi: l’offerta
individuale molto ristretta è
condizionata da quella troppo
ampia del mercato, essendo aumentati i posti letto disponibili,
a tutto vantaggio dei clienti che
condizionano i prezzi al ribasso.
“Inoltre numerose Pmi non
dispongono delle competenze
necessarie”. I nuovi piccoli
imprenditori propongono locations ottime, camere accoglienti
e funzionali, alcune caratterizzate da pregevoli ristrutturazioni
(In linea con la direttiva comunitaria 42/2001 concernente
la valutazione degli effetti di
determinati piani e programmi
sull’ambiente e la convenzione
europea sul paesaggio siglata a
Firenze il 20 ottobre 2000), ma
presentano notevoli difficoltà di
comunicazione per “l’impossibilità di svolgere analisi di mercato
nei paesi di origine della domanda”. Questa difficoltà si abbina
spesso ad una scarsa conoscenza
delle lingue straniere più diffuse: non è difficile incontrare turisti che al momento del rientro
dalla vacanza lamentano di aver
avuto difficoltà di comunicazione anche in inglese. “Le Pmi
possono trarre vantaggio dalla
mondializzazione costituendo
e gestendo reti e grappoli di
imprese utilizzando le nuove
tecnologie, soprattutto Internet”. “Le politiche governative
devono rispondere a questi bisogni e farsi promotore di appositi
corsi di formazione”. Spesso le
politiche regionali si sono basate
sull’ottimismo di una sicura
ripresa del comparto, sulla
fiducia che la crescita avrebbe
interessato anche i mercati più
maturi come quello italiano.
“In realtà il turismo è cresciuto
globalmente, ma a vantaggio
soprattutto dei paesi in via di
sviluppo”.
Alla profusione normativa
riguardante il settore, non corrisponde una visione univoca
da parte dell’ente legislativo.
In larga misura le politiche regionali fin qui applicate, hanno
incentivato la realizzazione di
Bed&Breakfast e agriturismo
di piccole dimensioni “che devono confrontarsi con l’intensificazione rapida del turismo
mondiale”. Le Pmi da un lato
Analisi di vantaggi e svantaggi
per il territorio
di Marinella Sichi
devono adattarsi alle mutevoli
istanze di una domanda elastica
ed instabile, soggetta all’effettotraino piuttosto che all’effettosnob, d’altro canto producono
reddito che entra direttamente
nei circuiti locali, vitalizzando il
territorio. “Il denaro pagato dai
visitatori è incassato dalle differenti imprese sia commerciali
che industriali”. Se la proprietà
dell’impresa turistica è locale i
redditi prodotti sia dell’impresa
direttamente che dell’indotto
che mobilita ricadranno positivamente sul territorio; se
invece il complesso turistico
è di proprietà di una impresa
multinazionale -come nel caso
delle Rocchette- evidentemente
la maggior parte del reddito
sarà distribuita agli azionisti,
ovunque essi risiedano.
L’Ocse dichiara: “La domanda di turismo mondiale viene gestita e indotta in larga misura da
grandi Tour operators e catene
alberghiere multinazionali, che
selezionano le destinazioni non
solo in base ai prezzi, ma anche
alla rispondenza dei servizi e
alla finalità di raggiungimento
del massimo profitto per le
imprese che vi operano”. Tutto
ciò senza preoccuparsi delle
esternalità negative che ricadono
sul territori. «L’offerta italiana, è
invece composta da strutture che
si caratterizzano per l’angustia
naturale di molte localizzazioni
[…] e la frammentazione del
mercato» (A. Magliulo 2007). “Le
nazioni industrializzate hanno
certamente perduto quote di
mercato” e le mete turistiche più
mature presentano le maggiori
criticità.
LE ROCCHETTE
POTRÀ OFFRIRE
VANTAGGI ALLA
COMUNITÀ LOCALE?
Paolo Baldeschi in un suo
suo articolo pubblicato sul sito
Eddyburg evidenzia alcuni
svantaggi, come la sottrazione
di suolo agroforestale, perchè
la realizzazione del villaggio è
prevista in un’area boschiva;
l’utilizzo a fini privati di un
Un’esempio di villaggio
turistico che offre l’idea
di quello che potrebbe
sorgere sul nostro
Montalbano
SOSTENIBILE
Il connubio tra umanizzazione del paesaggio, amore
per l’arte e la bellezza che si è
protratto nei secoli, ha elaborato il nostro territorio fino a
farlo percepire come un giardino
diffuso, di valore collettivo. E’
quindi verso un turismo sostenibile che si devono orientare
le politiche pubbliche con un
sostegno non materiale, né
economico, ma di conoscenze
e competenze; occorre riempire
quel divario conoscitivo che ci
Anteas
Incontro
sulla Costituzione
Palazzo dei Vescovi (g.c dalla Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia)
si terrà una conferenza sul tema: “Dalla dittatura alla democrazia
– 1922/1945. La Costituzione e la sua attualità”. I relatori saranno:
Francesca Giunti dell’Istituto ricerche storiche e archeologiche di
Pistoia, Fabio Giannelli, direttore Istituto storico della resistenza
di Pistoia, Roberto Barontini, presidente dell’Istituto storico della
resistenza di Pistoia. Il tema, suggerito da un nostro socio ricercatore
storico, si inserisce nel programma del nuovo semestre dedicato a
“Percorsi della memoria”. Tutti sono invitati. Rossana Nerozzi
Necessario un nuovo parcheggio?
a lasciare la propria auto lungo
via Pacinotti e via Mattei, spesso
in zone di sosta improvvisate
o al di fuori delle apposite
delimitazioni. La proposta di
costruire un nuovo parcheggio,
magari a pagamento con tariffa
giornaliera e/o settimanale, trova consensi soprattutto tra quei
pendolari che utilizzano quotidianamente il proprio mezzo
per recarsi alla stazione. Un
nuovo spazio di circa 50-70 posti
auto consentirebbe di decongestionare quest’area, offrendo al
contempo maggiori opportunità
di parcheggio – attualmente
scarse – per i clienti degli esercizi commerciali situati lungo via
Luxemburg. Esso porterebbe
TURISMO
pone in ombra. “Il concetto di
sostenibilità -ambientale sociale
ed economica- deve entrare a far
parte del bagaglio culturale sia
degli operatori turistici che dei
decisori politici” (“codice dei
beni culturali e del paesaggio”,
dal sito del Ministero per i beni
e le attività culturali). Il turismo
è una attività economica ormai
radicata nella nostra cultura,
in questo contesto di crisi deve
essere sostenuto abbandonando
il concetto di crescita illimitata a
favore di una politica di miglioramento qualitativo dell’esistente. La conoscenza ed il rispetto
di regole condivise e di legalità
deve divenire patrimonio comune, evitando le azioni egoistiche
individuali, nella prospettiva
di attirare un turista attento
all’equilibrio sociale, alla cura ed
alla salvaguardia del patrimonio
ambientale e culturale ereditato
dal passato, a favore delle generazioni future.
Concludendo dichiariamo
la nostra contrarietà al sorgere
del nuovo villaggio turistico.
Il materiale è reperibile sul
sito: www.oecd.org/cfe/tourism.
Sabato 14 novembre alle 16, presso la Sala Sinodale dell’Antico
Sono molte e contrastanti Stazione di Montale
le opinioni sulla soluzione da
adottare per risolvere il problema della mancanza di sufficienti posti auto nel parcheggio
della stazione di Montale. In
ogni caso, tutti concordano
sulla necessità di agire, possibilmente in tempi rapidi, per
sanare una situazione che già
da molto tempo crea disagio a
pendolari e residenti. Attualmente il parcheggio antistante
la stazione e quelli situati lungo
via Garibaldi e via Luxemburg
possono ospitare in totale un
numero massimo di circa 150
vetture, cifra comunque insufficiente a coprire una domanda
di almeno 200 posti auto. Molti
pendolari, nell’impossibilità
di trovare posto nei suddetti
parcheggi, soprattutto durante
gli orari di punta, sono costretti
bene patrimonio naturale e
cultuale che, secondo numerosi
studi e progetti, sarebbe dovuto
diventare un’area protetta; tutto
questo senza che si sia avviato
nessun percorso democraticopartecipativo. Se il turismo
non aumenta, come sottolinea
l’Ocse, si possono prevedere
perdite di posti di lavoro presso
le strutture attualmente esistenti,
presumibilmente il tour operator
straniero gestirà il villaggio con
manager e addetti olandesi,
mentre ai giovani italiani rimarranno i lavori dequalificati.
poi ad un incremento del volume di utenza della stazione
stessa, con benefici sensibili per
il trasporto ferroviario lungo la
linea Pistoia – Firenze. Ma c’è
anche chi si mostra contrario a
tale progetto e sottolinea l’inutilità della costruzione di un
nuovo parcheggio, il cui utilizzo
rischierebbe di essere limitato
alle sole ore lavorative e all’uso
pressoché esclusivo da parte dei
pendolari. La chiave del problema deve essere ricercata nella
scelta del trasporto pubblico
quale mezzo privilegiato per
giungere alla stazione, limitando il più possibile l’utilizzo dell’auto privata. Soluzione senza
dubbio economica ed ecologica,
ma che necessita di un maggiore
investimento di risorse da parte
delle aziende Copit e Lam e
delle amministrazioni locali per
essere attuata. Si avrebbero così,
dopo un potenziamento del
servizio, collegamenti frequenti e capillari tra i centri della
piana e la stazione di Montale,
destinata a diventare fulcro
nevralgico della mobilità dell’intera area posta al confine tra
Prato e Pistoia. Resta da capire
quale sia la posizione assunta
dall’amministrazione comunale
montalese al riguardo, e se siano
al vaglio soluzioni o progetti che
vadano nel senso di una delle
due proposte indicate.
Andrea Capecchi
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
Vita
La
S
i è trasformata in una
vera e propria festa paesana,
l’inaugurazione della variante
di Gello, alla cui cerimonia, oltre
al sindaco Renzo Berti, hanno
preso parte anche il vicesindaco
Mario Tuci, l’assessore alla viabilità Riccardo Pallini, il presidente della Circoscrizione 3 Silvano
Pocci e almeno un centinaio di
cittadini. Segno di quanto era
attesa quest’opera dagli abitanti
della frazione e da quelli dei
paesi collinari che adesso sono
meglio collegati con la città. Il
nuovo tratto stradale, lungo 380
metri e largo 7, si estende da via
di Gello, presso il sottopasso e il
circolo Arci, fino a via dei Ciuti
ed è il proseguimento di via di
Brandeglio.
Oltre al nuovo tratto viario
sono stati realizzati anche un
parcheggio da 15 posti auto
dietro la ex scuola, due rotonde
all’inizio e alla fine della strada
di quartiere, percorsi pedonali,
tre aree a verde e un impianto di
illuminazione pubblica. Il costo
15 Novembre 2009
11
n. 40
VIABILITÀ
Inaugurata la variante di Gello
La nuova strada rende più agevole il
collegamento dei paesi della Valle del
Vincio di Brandeglio con la città.
Realizzato anche un parcheggio
e due rotonde
di Patrizio Ceccarelli
complessivo per gli interventi
ammonta a 1.145.000 euro. La
cerimonia di inaugurazione si è
conclusa con la benedizione del
parroco, Carlo Bonaiuti.
«Questo intervento – ha detto il sindaco Renzo Berti - consentirà di alleggerire il traffico e
di mettere in sicurezza l’abitato
di Gello. Il percorso, inoltre, sarà
a servizio dell’intera vallata del
Vincio di Brandeglio. Visto che
negli ultimi anni gli abitanti
di Gello, Sarripoli, Pupigliana,
Campiglio e Castello di Cireglio
sono aumentati considerevolmente, era necessario dotare la
zona di una strada di quartiere,
esterna al vecchio abitato di Gello, per collegarsi alla città».
«Questo intervento – ha
aggiunto l’assessore Pallini
- testimonia la volontà dell’amministrazione comunale
di proseguire nel recupero e
valorizzazione anche delle realtà
più periferiche».
La nuova strada è affiancata
da un percorso pedonale di un
metro e mezzo realizzato sul lato
destro della carreggiata, che si
ricongiunge con il marciapiede
già esistente presso le villette a
schiera. Queste abitazioni sono
separate dalla nuova strada
oltre che da parcheggi di fronte
alle stesse, da un’aiuola di due
metri con piante sempreverdi.
Prima dell’inizio del paese è
stata realizzata una rotonda del
diametro di 35 metri, abbellita
da un’aiuola interna delimitata
da un muretto, dalla quale parte
la strada in direzione nord-ovest
fino ad immettersi all’inizio di
via dei Ciuti. Anche in questa
intersezione è stata costruita una
rotonda larga 40 metri arredata
con piante. Le aree a verde realizzate nella zona sono dotate di
impianto di irrigazione e alberature formate da cipressi.
Pistoia ha finalmente il suo Urbanistica
primo parcheggio in struttura. È
stato inaugurato l’altra settimana in via Ciliegiole. Dislocato su
tre piani, due dei quali interrati,
il nuovo parcheggio dispone di
233 posti auto. Il costo è di un
euro l’ora. La tariffa si applica
dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle
20, gratuito dal lunedì a sabato
dalle 20 alle 8.30 e la domenica.
Sono possibili anche abbonamenti mensili da 30 euro validi
dal lunedì al venerdì oppure da
40 euro mensili dal lunedì al
sabato. L’abbonamento mensile
consente anche l’accesso ad altri
parcheggi di attestamento: Porta
al Borgo, Manzoni, Resistenza,
Antonini e San Lorenzo. Con
80 centesimi si potrà viaggiare
per l’intera giornata sulle linee
dei bus che collegano questo
parcheggio al centro. La nuova
area di sosta ha 23 stalli riservati
ai residenti, tutti situati a piano
terra, e dieci per i portatori di
handicap distribuiti sui tre piani.
Un parcheggio in struttura all’ex Breda
Il parcheggio è aperto 24 ore su
24 e sarà controllato grazie ad
un sistema di videosorveglianza che registrerà tutto ciò che
avviene all’interno dell’area.
Le immagini potranno essere
messe a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il parcheggio è
dotato anche di un ascensore per
accedere ai vari piani. In quelli
sotterranei non possono sostare
veicoli più alti di 2,20 metri.
«Dopo la riapertura del Lingottino –dice il sindaco– offriamo
ai cittadini un’altra possibilità
di parcheggiare l’auto a ridosso
della terza cerchia di mura e
quindi a due passi dal centro. Si
tratta di un’opera che fa parte
della riqualificazione delle aree
ex Breda a vantaggio non solo
di chi deve andare in centro,
ma anche a servizio di pendolari e di chi proviene dalla zona
sud e ha necessità di svolgere
commissioni in città. Adesso in
quest’area sono a disposizione
quasi 900 posti auto». Oltre al
San Giorgio, infatti, nella zona vi
sono i parcheggi pubblici Pertini
(295 posti), quello vicino all’istituto Einaudi con un centinaio di
stalli a sosta libera, oltre a quelli
su via Pertini nei pressi della
biblioteca (circa 80). Questi si
sommano ai posti del Lingottino
(160) per un totale di circa 870.
«Successivamente all’apertura
del nuovo parcheggio –sottolineano gli assessori Ginanni e
Pallini– chiuderà il Pacinotti,
per consentire la realizzazione
delle opere previste in questa
zona dal piano di recupero
nelle ex Breda. In pratica però
il numero complessivo dei posti
auto a servizio della zona non
verrà ridotto grazie alla nuova
area di sosta e all’ampliamento,
già avvenuto nel mese scorso,
del Pertini».
Patrizio Ceccarelli
Limestre
Un riconoscimento
La Fondazione Humanitas di
Milano premia la Dynamo camp
di Alessandro Tonarelli
L
a struttura che, insediata nell’area di ex industria metallurgica
Smi e altri possedimenti della famiglia imprenditoriale degli Orlando,
è la prima in Italia degli Hole in the Wall Camps istituiti dall’indimenticabile attore americano Paul Newman ed ospita gratuitamente
centinaia di bambini e ragazzi affetti da gravi patologie praticando
loro un’assai proficua ludoterapia, è stata premiata dall’importante
Fondazione di Milano con la significativa motivazione: “Al Dynamo
Camp i bimbi tornano a sorridere”. Il premio è stato ritirato dalla
vice presidente dell’associazione Dynamo Camp Onlus, Maria Serena
Porcari la quale, dicendosi orgogliosa di ricevere il riconoscimento
da parte di una delle Fondazioni italiane più prestigiose per quanto
concerne ricerca scientifica e assistenza ai malati quale l’Humanitas, ha
aggiunto: “Tanto più siamo emozionati nel ricevere una menzione per
le attività di ‘umanizzazione’ che svolgiamo con il nostro progetto”.
Il Camp di Limestre ha ospitato dal 2007, quando è stato istituito,
718 bambini, di cui 55 nella sessione di oncoematologia. Sono sue
partner 34 strutture ospedaliere italiane e altrettante sono le patologie
accolte, 56 le associazioni con cui collabora, 330 i volontari che vi
hanno prestato servizio nella scorsa estate: un direttore medico, 10
medici, 26 operatori dello staff regionale e 23 dipendenti annuali. I
finanziamenti raccolti finora ammontano a ben 8 milioni di euro.
La struttura conta di accogliere, nel corso del 2010, 800 bambini,
inclusi quelli stranieri che vengono curati nel nostro Paese. Il primo
Camp degli Hole in te wall venne inaugurato nel 1988 in America e
attualmente esistono in tutto il mondo 11 Camps. Sono finora stati
globalmente assistiti oltre 106mila bambini provenienti da 50 Stati
Usa e 39 altre nazioni. I Camp ospitano oltre 150 patologie e coinvolgono ogni anno più di 10mila volontari.
Dalla biblioteca comunale di Agliana
Donati mille libri
a “Libera”
C
irca 1000 libri sono stati donati dalla biblioteca comunale
aglianese “Angela Marcesini” a Libera, importante movimento che
da anni lotta contro la criminalità organizzata. La donazione servirà
a contribuire alla realizzazione di una nuova biblioteca a Castelvolturno, località campana tristemente nota come snodo della tratta di
esseri umani, per lo sfruttamento del lavoro nero e della prostituzione
e per l’incredibile pressione esercitata dalla camorra. “Quando siamo
venuti a conoscenza della possibilità di partecipare al progetto – ha
spiegato Paola Cipriani, consigliere comunale con delega alle attività
della biblioteca, nel corso di una recente conferenza stampa– abbiamo
aderito con grande entusiasmo e ci siamo messi in contatto con la
referente di Libera per la provincia di Pistoia. E’ davvero significativo
che una biblioteca aiuti a nascere una struttura analoga in una terra
così martoriata”.
Il direttore della biblioteca Marcesini, Riccardo Bruni, ha sottolineato che “indirettamente i testi sono stati donati dai cittadini dato
che si tratta di volumi che, nel corso degli anni, abbiamo ricevuto in
dono dagli aglianesi”.
Alessandra Pastore di Libera Pistoia ricorda che l’iniziativa di
contribuire alla nascita della biblioteca a Castelvolturno è nata da
Pisa e ha interessato subito il coordinamento toscano dell’associazione. “Attraverso Libera di Caserta e il comitato Beppe Diana –ha
evidenziato – si sta costituendo una cooperativa che gestirà i beni
confiscati ad un boss locale. Vogliamo in ogni modo mantenere viva
l’attenzione sul contrasto alla piaga della criminalità organizzata.
Ringraziamo di cuore la biblioteca comunale di Agliana e tutti i
privati che ci hanno generosamente donato i loro testi”.
La collaborazione tra Libera e il territorio aglianese vedrà anche
l’organizzazione di una cena della legalità che si svolgerà, presso i
locali della parrocchia di San Piero, venerdì 20 novembre. La mattina
seguente, presso l’istituto tecnico Aldo Capitini di San Piero Agliana,
avrà luogo, invece, la presentazione del libro “Ragazzi nella Terra di
nessuno” di Gianni Solino. L’incontro sarà coordinato dal professor
Alessandro Galardini. Ad entrambi gli appuntamenti parteciperanno
importanti autorità del territorio locale.
Marco Benesperi
Prunetta
Il Reno nell’ecomuseo
U
na serie di incontri con i cittadini della montagna per
illustrare il piano triennale delle opere pubbliche. La sta attuando
l’amministrazione del Comune di Piteglio che nei giorni scorsi ha
visto una delegazione recarsi a Prunetta per il primo dei confronti
in programma.
Capitanata dal sindaco di Piteglio Claudio Gaggini, la delegazione incontrerà anche gli abitanti di Casa di Monte con Calamecca,
Lanciole, Crespole, Prataccio, Piteglio, Popiglio.
Durante il confronto con i residenti di Prunetta, Gaggini ha reso
neto anche quelle che saranno le spese per il servizio di manutenzione
del 2010, mentre l’assessore all’ambiente Carlo Rasi ha illustrato le
opere che il Comune intende realizzare in paese: un’area pubblica in
centro, l’asfaltatura di un parcheggio e la sistemazione della strada
delle case popolari.
Da parte dei cittadini si è voluta sottolineare la necessità di
valorizzare la presenza del fiume Reno, che nasce proprio a nord
del paese: la richiesta è quella di far entrare la sorgente del Reno nel
percorso dell’Ecomuseo della montagna pistoiese, per consentire di
ottenere ritorni economici e turistici.
Giorgio Ducceschi
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“Con la mia offerta ogni anno intendo ricordare un sacerdote di cui
non ho mai conosciuto il nome, ma che mi è stato vicino alla morte
di mia madre. Ricordo le sue parole miti e non di circostanza, la
modestia del suo vivere. Per me è diventato il simbolo del pastore,
secondo Nostro Signore. E’ quindi per onorare i tanti sacerdoti che
offrono la loro vita in silenzio ed umiltà che cerco, nel mio piccolo,
di partecipare al loro sostentamento.”
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“Perché penso che senza l’impegno di tanti preti diocesani nelle
nostre città, senza i loro progetti di carità e il dono di se stessi agli
altri, l’Italia sarebbe un Paese diverso. Bisognerebbe far conoscere a tutti il bene che realizzano.”
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“Perché abbiamo assoluto bisogno dei nostri cari sacerdoti, sempre
pronti a rispondere alle nostre richieste. Così non mi sono tirato
indietro.”
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“Ci tengo ad offrire il mio contributo soprattutto per quei meravigliosi preti che ho incontrato durante la mia vita e che mi hanno
sempre sostenuta e aiutata, senza giudicarmi mai.”
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“Ogni anno versiamo presso l’Istituto della diocesi, come faceva
nostra madre, la nostra donazione: è modesta rispetto alle necessità
e al compito altissimo dei sacerdoti, ma non lo facciamo mancare.”
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“Dono la mia offerta perché dopo un’intera vita, nonostante i miei
limiti, sento ancora oggi che il Signore mi è accanto attraverso la
voce del sacerdote. Quindi mando sempre il mio piccolo contributo
e il mio grazie per tutto quanto i sacerdoti fanno per ognuno di noi.”
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“Potrei raccontare per ore dell’importanza fondamentale che ha
avuto il sacerdote amico della nostra famiglia con la sua illuminata
presenza. Dico solo che è davvero stato ed è un dono del Signore.”
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“Sostengo il clero diocesano con le mie offerte perché senza l’aiuto
dei sacerdoti non potremmo vivere a fondo la nostra vita spirituale.”
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“Perché l’offerta è il mio augurio a tutti i sacerdoti per la loro
difficile e importantissima opera.”
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“Perché desidero aiutare la Chiesa con la preghiera e con le opere,
perché ritorni ad essere come la prima comunità descritta negli Atti
degli Apostoli, in cui tutti ‘erano un cuore sole e un’anima sola.”
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“Dono la mia offerta perché è bello partecipare e sentirsi coinvolti
rendendosi utili, collaborando a promuovere il bene. Aiutare i
sacerdoti è un gesto di riconoscenza per il loro operato e per la loro
presenza in mezzo a noi.”
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Vita
La
15 Novembre 2009
CARCERE
La dolorosa vicen-
da di Stefano Cucchi, il
giovane morto a Roma in
circostanze poco chiare
ad una settimana dall’arresto, e il suicidio nel carcere romano di Rebibbia
della brigatista Diana Blefari hanno sollevato il coperchio su una situazione
carceraria drammatica, di
disagio estremo: sia per il
sovraffollamento (65.000
detenuti su una capienza
regolamentare di 43.000;
con 38.500 agenti penitenziari, 5.000 in meno
di quanto necessario), sia
per il rischio di atti violenti. Secondo dati forniti
dalla rivista del carcere
di Padova “Ristretti orizzonti”, quest’anno sono
stati 61 i suicidi di detenuti nelle carceri italiane
(501 dal 2000 ad oggi),
con 10 casi al giorno di
autolesionismo. Dall’altra
parte, il sindacato Uilpa
penitenziari denuncia in
18 mesi più di 900 aggressioni nei confronti degli
agenti penitenziari e 14
suicidi in meno di 2 anni.
In questi giorni il Garante
dei detenuti della Regione
Lazio Angiolo Marroni
ha chiesto una seduta
parlamentare per discutere della gravità della
situazione. Stesso appello
dalle associazioni che si
occupano di carcere (tra
le quali Gruppo Abele e
Coordinamento nazionale
delle comunità di acco-
Lottare contro ogni
forma di violenza nei confronti dei bambini, garantire loro un’educazione di
qualità, sostenere le famiglie fragili e umanizzare la
giustizia minorile e l’assistenza ai giovani in conflitto con la legge. Queste,
in sintesi, le “sfide” dell’”Appello mondiale per
una nuova mobilitazione
a favore dell’infanzia”,
presentato il 5 novembre
all’Università Cattolica di
Milano, a conclusione del
convegno “Minori, giustizia, sicurezza sociale”.
A promuovere l’incontro,
nel ventennale dall’adozione della Convenzione
delle Nazioni Unite sui
diritti dell’infanzia ad
oggi sottoscritta da 193
Paesi, sono stati la stessa
Università Cattolica, il
Bice (Bureau International
Catholique de l’Enfance)
e la commissione “Cooperazione italiana allo
sviluppo” del ministero
degli Esteri.
L’Appello, che verrà
consegnato all’Onu nella
sessione di gennaio del
Comitato che esamina
l’applicazione della Convenzione da parte degli
Stati, “supera la Convenzione relativa ai diritti
del bambino” ha spiegato
dall’Italia
n. 40
Liberare la verità
glienza), che continuano
a chiedere di accertare al
più presto le circostanze
della morte di Cucchi.
EQUILIBRIO
E RESPONSABILITÀ
“Il mondo del carcere
andrebbe rivisitato con
tanta misura, equilibrio
e responsabilità da parte
di tutti, con il buon senso
e la volontà di arrivare a
delle soluzioni. Invece in
questo momento c’è un
irrigidimento”. È l’appello
di padre Vittorio Trani, da
oltre 25 anni cappellano
del carcere romano di Regina Coeli, l’istituto a cui
era stato destinato Cucchi.
“Questo giovane - osserva
p. Trani - è stato davanti
a magistrati, in contesti istituzionali. Possibile
che nessuno abbia avuto
l’attenzione di valutare
i fatti? Poi c’è la mania,
da parte della stampa e
dell’opinione pubblica,
di ingigantire tutto…”.
“Credo - commenta - che
la cosa più saggia sia astenersi dal dare giudizi.
Bisogna aspettare che si
definiscano i contorni della vicenda”. Domenica
1° novembre, durante la
messa, è stato ricordato il
giovane morto. “I detenuti
Alessandra Aula (Bice),
secondo la quale “lo sradicamento fisico e psicosociale cui sono sottoposti
i bambini provoca gravi
conseguenze” ed è necessario che “Stati, comunità
internazionale, stampa,
autorità morali e religiose,
e società civile contribuiscano attivamente a una
cultura di tutela e promozione dell’infanzia”. Il documento chiede anzitutto
agli Stati di “ratificare, nel
caso non l’abbiano ancora
fatto, la Convenzione” e “il
Protocollo facoltativo sulla
vendita e la prostituzione
di bambini”; di adottare
“politiche a favore dell’infanzia e della famiglia”,
di “favorire il sistema di
verifica e controllo della
Convenzione”. Alla comunità internazionale i firmatari chiedono “un nuovo
sistema di governance
mondiale” per le questioni
transnazionali concernenti
l’infanzia (migrazione,
tratta, rete di pornografia
infantile, vendita di organi…), ma anche di esigere
che “le nazioni rispettino
l’impegno a sostenere per
lo 0,7% del loro Pil i Paesi
in via di sviluppo”. Introdurre “nella loro carta
etica o deontologica una
riflessione sull’infanzia”
- racconta il cappellano
- hanno partecipato con
grande senso di responsabilità, senza nessuna
polemica. È stato un momento di testimonianza
cristiana”.
UNA DIVERSA
GESTIONE
DEGLI ARRESTI
Padre Trani, parlando “dall’esterno”, senza
conoscere “tutti i dettagli e senza un riscontro
fondato”, non crede ci
siano state “responsabilità o azioni negative”
da parte della polizia penitenziaria. “A volte si
creano delle situazioni in
cui bisogna intervenire
con energia, comunque
sono fatti rarissimi. Ma in
questo momento c’è molta
attenzione”. Il cappellano
di Regina Coeli sottolinea
che “il disagio nelle carceri è ampio”, con “una
situazione anacronistica
che andrebbe affrontata
seriamente”. Tra i suggerimenti, quello di “capire
come amministrare la fase
iniziale dell’arresto in situazioni particolari. I tossicodipendenti, ad esempio, potrebbero essere
indirizzati verso comunità
terapeutiche. Lo stesso per
i malati di mente”. Anche
“misure alternative” come
la semilibertà, a suo avviso, sono utili per “gestire il
problema”. “È dimostrato
dai dati - precisa - che solo
una percentuale minima
di chi usufruisce di misure alternative torna in
carcere”.
ANCHE LUOGO
DI VIOLENZA
Questi “fatti luttuosi
riflettono lo stato delle
nostre carceri. Ci auguriamo che la verità venga
accertata, ma soprattutto
che non cali l’attenzione
sul carcere e la sua realtà”. A parlare è Elisabetta
Lagana, presidente della
Conferenza nazionale volontariato e giustizia e del
Seac, il coordinamento del
volontariato che opera
nelle carceri. “Il carcere
- ricorda - esiste tutti i
giorni dell’anno e nelle
incontenibili cifre del sovraffollamento e dei gravi
episodi dovrebbe essere
considerato un’emergenza nazionale”. “È risaputo
che in carcere si muore, ci
si suicida e si compiono
più atti autolesivi rispetto
alla popolazione libera”,
commenta Lagana. E ci
sono pure abusi: “Il car-
cere - afferma - è anche
un luogo di violenza. Gli
stessi sindacati di polizia
penitenziaria non hanno
smentito questa voce.
Anzi, è loro interesse chiedere che siano appurate
verità e giustizia su questo caso, altrimenti tutta la
categoria viene messa sotto accusa. Ma questi fatti
purtroppo esistono”.
MALESSERE
PROFONDO
Allora come prevenire
gli abusi? “Le condizioni
attuali del carcere - risponde Lagana - inducono malessere a 360 gradi, anche
per chi ci lavora. È chiaro
che il sovraffollamento
sottopone il personale a
condizioni di lavoro stressanti. Ci sono anche agenti di polizia penitenziaria
MINORI E GIUSTIZIA
Vegliare
sui piccoli
Per il rispetto della dignità e dei diritti
di Giovanna Pasqualin Traversa
e “contribuire alla diffusione di una cultura dei
diritti” dei minori sono le
richieste ai media. “Noi richiamiamo le autorità morali e religiose - conclude
l’Appello - a vegliare sul
rispetto di dignità e diritti
del bambino”; a contribuire al dialogo interculturale
e interreligioso; a “educare
sempre più ai valori” che
soli “possono garantire
una vita umana e spirituale degna”; a “mostrare
il valore di ogni persona
umana” e i legami “tra il
messaggio etico e religioso
ed i diritti dell’uomo”.
SICUREZZA E DIRITTI
DI STRANIERI E ROM
Per Milena Santerini, docente di pedagogia
alla Cattolica, i bambini
stranieri e rom “sono una
minoranza da proteggere”. Di qui l’importanza di tutelarne la salute
“attraverso la garanzia
dell’accessibilità ai servizi materno-infantili e
all’assistenza sanitaria”,
e di facilitare “i ricongiungimenti familiari”.
Centrali la “formazione
mirata degli insegnanti
alla prevenzione dell’abbandono scolastico per i
minori rom e immigrati”
e la “costruzione di una
rete di servizi integrata”
in grado di rispondere alle
loro esigenze “attraverso
la mediazione culturale e
sociale”. “Ogni bambino
ha diritto ad un equo e
dignitoso trattamento di
fronte alla legge, ad essere ascoltato nel corso di
un procedimento che lo
riguardi e a difendersi di
fronte a un’autorità imparziale”, ha detto Sandro
Calvani, direttore Unicri
(United Nations Interregional Crime and Justice
research Institute). Eppure “in molti Paesi non esistono sistemi di giustizia
minorile. Il bambino in
conflitto con la legge viene condannato e punito
come un adulto” e “nelle
carceri molti minori anziché riabilitarsi, imboccano
definitivamente la strada
della marginalizzazione
sociale”. Per questo, secondo l’esperto, occorre
impedire “che un errore
commesso da giovani si
tramuti in un’autentica
condanna a vita”. Di qui,
a tiolo esemplificativo, i
due programmi di rafforzamento della giustizia
minorile promossi con
Unicef e Undoc in Angola
e Mozambico.
13
La morte di
Stefano Cucchi e il
suicidio di Diana
Blefari
di Patrizia Caiffa
che si suicidano. Questo
è davvero un segnale
di malessere profondo”.
A suo avviso bisogna
“migliorare l’istituzione
carceraria, ad esempio
attivando dei presidii
di salute mentale” che
aiutino “anche gli agenti
di polizia penitenziaria,
che vivono in condizioni
difficili”. La Conferenza
nazionale volontariato
e giustizia auspica infine che “lo sconcerto per
questi fatti coaguli tutte
le forze politiche e sociali
affinché sia ribadito il
valore e la garanzia dei
diritti fondamentali per
qualsiasi uomo, in primis il diritto alla vita, in
qualsiasi circostanza o
situazione”.
RAFFORZARE LA
GIUSTIZIA MINORILE
Sul contributo della
cooperazione internazionale all’armonizzazione della
giustizia penale minorile
in Afghanistan, Bosnia e
Mozambico si è soffermato
Joseph Moyersoen, giudice
onorario al Tribunale per
i minorenni di Milano ed
esperto per i programmi di
cooperazione allo sviluppo in materia di giustizia
minorile. Secondo Moyersoen, questo contributo
consiste in un percorso
che prevede: “revisione
delle normative; assistenza
tecnica, costruzione di abilità; strutture e rete”. Di qui
“l’importanza di lavorare
con le organizzazioni governative e non”, ponendo
“attenzione non solo alla
materia penale, ma anche
al lavoro di prevenzione,
trattamento e recupero”.
Per quanto riguarda l’Europa, ha concluso, solo in
alcuni Paesi, tra i quali il
Belgio, è stata avviata in
modo strutturato “l’esigenza, avvertita da tutti
i giudici minorili, della
formazione e dell’aggiornamento sia dei giudici
minorili (togati e onorari),
sia degli avvocati e degli
operatori della giustizia
minorile in senso lato”.
14 dall’Italia
C
osa s’intende per
“spesa improduttiva”?
Come è possibile tagliarla? Perché una ripresa
che non sovverta i conti
pubblici dovrebbe passare da qui? Al recente
convegno di Capri
dei giovani industriali
l’espressione “spesa
improduttiva” è stata
evocata dalla presidente
di Confindustria, Emma
Marcegaglia. Il suo
ragionamento è stato
semplice e lineare: se
si vuole investire per
anticipare la ripresa
e, nello stesso tempo,
non aumentare il deficit
pubblico, allora bisogna
tagliare, appunto, le
“spese improduttive”.
Investire per anticipare
la ripresa vuol dire, per
esempio, ridurre le tasse
sulle imprese e, soprattutto, quelle sul lavoro.
Non aumentare il deficit
pubblico vuol dire non
andare a prestito di soldi
dai cittadini, ma lasciare
che i loro risparmi – abbiamo appena celebrano
la Giornata nazionale del
risparmio che, anche in
tempi di crisi, continua
a mantenere la sua importanza – alimentino il
credito al sistema produttivo.
La presidente Marcegaglia ha anche fatto
delle ipotesi di lavoro:
ricondurre la spesa pubblica ai valori del 2000
al netto dell’inflazione,
accorpare province e
prefetture, migliorare la
giustizia. Secondo lei, in
questo modo si risparmierebbero 15 miliardi
L’Ocse dice che
la ripresa non arriva.
L’Ocse dice che la ripresa è arrivata. L’Ocse
dice che la ripresa è
arrivata ma ci saranno
ancora problemi per
l’occupazione. L’Ocse
invita a leggere i suoi
dati con circospezione.
Tra tutte le sue indicazioni forse la più attendibile è quest’ultima.
Nei giorni scorsi
l’Organizzazione con
sede a Parigi ha parlato di un notevole
rialzo degli indici della
cosiddetta area Ocse.
A settembre il cosiddetto super-indice che
riguarda i 30 Paesi
maggiormente sviluppati ha avuto un nuovo
rialzo: 1,3 punti rispetto
ad agosto, e 3,4 punti
su settembre 2008. Il
Paese che dimostra un
incremento maggiore è
la Germania (+2 punti,
e +5,7 punti rispetto al
2008) ma su base annua
è proprio l’Italia ad
andare meglio (+10,8
n. 40
da destinare alla ripresa
economica e a garantire
ulteriormente chi perde
il posto di lavoro. La
disoccupazione è infatti
al 9 per cento e si preannunciano mesi piuttosto
duri su questo fronte.
A dire il vero queste
proposte ci sembrano
fatte fin con troppo
garbo e buone maniere. A guardarci attorno
sembra che le “spese improduttive” siano molte
altre e siano anche ben
altre. Nei giorni scorsi il
ministro della Pubblica
Istruzione ha emanato
un decreto che vieta di
appaltare all’esterno le
pulizie delle scuole perché i collaboratori scolastici devono tornare a
fare le pulizie. Almeno il
30 per cento delle scuole
si era avvalso di questo
servizio esterno attuando una spesa veramente
improduttiva. Le spese
improduttive non sono
solo quelle cui pensava
Emma Marcegaglia. A
questo genere di spese
improduttive, però, si
può far fronte. Esse, in
fin dei conti, non si fondano sul potere politico,
semmai sulle disfunzioni
amministrative possibili
per la complicità di funzionari e sindacati oppure sulla corruzione che è
un fenomeno non nuovo
e che può essere ridotto
con decreti Brunetta. Il
vero problema è un altro, ed è quello decisivo,
di cui nemmeno Emma
Marcegaglia ha parlato.
Una volta si diceva:
perché mai un Comune
punti). L’Ocse giudica
la nostra economia “in
espansione”. A dire il
vero tutte le economie
dell’area Ocse lo sono
su base annua – tranne
il Giappone (-0,7 punti),
il Brasile (-7,1 punti) e
la Russia (-6,7 punti)
– ma l’Italia cresce di
più.
Eppure a fine giugno
scorso la stessa Ocse
aveva giudicato molto
preoccupante la situazione del nostro Paese,
considerandoci in piena
recessione anche a causa del debito pubblico.
Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l’Italia avrebbe
conosciuto una timida
ripresa solo nel 2010
mentre per la ripresa
vera e propria avremmo dovuto attendere il
2011. A giugno l’Ocse
sosteneva che molti sarebbero cresciuti prima
di noi, appunto a causa
del nostro pesante debito pubblico e, tra questi,
15 Novembre 2009
ECONOMIA
Altri tagli urgono
Non c’è solo la “spesa improduttiva”
di Stefano Fontana
dovrebbe gestire una
centrale del latte? Ed
infatti le centrali del latte comunali sono state
privatizzate. Oggi in
molti si chiedono: perché
un Ente lirico (in deficit
costitutivo) deve essere
in mano ad un Comune?
Perché le aziende che
forniscono utilities – acqua, gas, elettricità – devono essere a gestione
pubblica o semi pubbli-
ca? Perché le autostrade
sono società in mano ad
enti pubblici territoriali?
Perché tanti aeroporti sono gestiti non da
privati ma da società
partecipate pubbliche?
Molti di questi enti sono
in attivo in quanto gestiti in modo oculato ed
imprenditorialmente avveduto. Ma altri no, sono
in rosso. E comunque,
Vita
La
anche se non sono in rosso, manifestano lo stesso
sprechi improduttivi
di vario genere. Senza
contare la questione fatta
emergere qualche anno
fa e poi sopita di quanti
sono i consigli di amministrazione di questi
enti e, di conseguenza,
quanti sono i gettoni di
presenza.
Non è critica qualunquistica, ma indicazione
che il vero nodo da sciogliere è politico. Ha fatto
bene la Marcegaglia a
parlare anche ai sindacati oltre che al governo
e agli imprenditori, ma
prima di tutto bisognerebbe parlare ai partiti.
Chi rinuncia a queste
posizioni, a collocare i
propri uomini nei punti
di rendita politica, chi
rinuncia alla fabbrica
del consenso? In teoria
solo un governo che
goda di una grande
maggioranza come l’attuale sarebbe in grado
di fare riforme di questo
genere, infischiandosi
di far male a qualcuno
e rischiando anche l’impopolarità, che potrebbe
recuperare poi in seguito, dopo aver ottenuto
risultati tangibili. Ma
il coraggio uno non se
lo può dare e in genere
prevale la tendenza a
premiare i propri con
posti di prestigio.“Spesa
improduttiva” è così
un’espressione che mette
in luce la debolezza del
sistema politico che premia troppo se stesso e
continua ad occupare la
società.
Ripresa o non ripresa?
A proposito dei dati Ocse
il Giappone. Ora, invece, nonostante il debito
pubblico inferiore al
nostro, il Giappone non
cresce su base annua e
noi sì. Insomma: il 2009
avrebbe dovuto essere
ancora un anno di piena
crisi, ma così non è stato. Non tutto quello che
l’Ocse dispone si avvera
poi effettivamente.
A giugno e a settembre non mancarono
coloro che accusavano
l’Ocse di eccessivo pessimismo e non avevano
torto. Sono però gli stessi che ora, invece, plaudono alla serietà di analisi dell’Ocse per i nuovi
dati ottimisti sulla
crescita italiana. In questa crisi le strumentalizzazioni politiche sono
state tante: chi ha enfa-
tizzato la crisi, parlando
in certi casi di “migliaia
e migliaia” di imprese
che chiudevano; chi, al
contrario, l’ha sottovalutata. E i dati Ocse non
sono serviti a fare maggiore chiarezza. Il che
ci dice, da un lato, che
le previsioni in economia sono molto difficili
– altrimenti avremmo
previsto anche la crisi
stessa – e, dall’altro, che
sono esse stesse soggetti
che influenzano il mercato. Il primo motivo
per cui le previsioni non
sono mai completamente attendibili è che esse
stesse sono “dentro” il
mercato, lo influenzano
e quindi determinano
possibili esiti contrari
a quanto da esse stesse
sostenuto.
Ciò non vuol dire
che non dobbiamo
essere contenti delle
previsioni Ocse sullo
sviluppo dell’Italia. I
dati però devono essere
valutati con i piedi per
terra. Può essere ripresa
duratura oppure fuoco
di paglia. Che la ripresa
sia generalizzata ci conforta maggiormente. Il
fatto di aver superato
il Pil della Gran Bretagna accarezza il nostro
sciovinismo. Ma se
diamo credito all’Ocse
per queste previsioni di
crescita dobbiamo coerentemente ascoltarla
anche per le previsioni
sulla disoccupazione e,
forse, anche per quelle
sull’aumento del debito
pubblico. Tutti elementi
che potrebbero rallentare, nei prossimi mesi, la
ripresa iniziata in modo
così promettente.
Due considerazioni
sono condivisibili. La
prima è l’interpretazione legata alla situazione
reale dell’economia
italiana: siamo potuti
ripartire perché la nostra economia non era
drogata dalla finanza
d’arrembaggio e perché
le famiglie italiane non
erano indebitate. La
seconda è la proposta
d’intervenire subito
per favorire il consolidamento della ripresa,
soprattutto mediante la
detassazione di famiglie
e imprese e l’attuazione
delle riforme. Nel momento in cui l’economia
riparte è la politica a
dover fare pienamente
il proprio dovere, senza
aspettare i prossimi dati
Ocse, che potrebbero
essere diversi dagli attuali.
S.T.
Vita
La
15 Novembre 2009
dall’estero
n. 40
Ancora un appello Fao
per sconfiggere la fame
A
ssicurare il più
basilare dei diritti umani, il diritto al cibo. Dovrebbe essere il compito
principale di ogni governo, di ogni organizzazione internazionale
e, invece, costantemente
e periodicamente le
Nazioni Unite sono costrette a lanciare appelli
in proposito, a ricordare
che senza gli opportuni
aiuti e investimenti la
vergogna di veder morire migliaia di persone
per fame continuerà
ancora.
L’ultimo appello in
ordine di tempo lanciato
dalla Fao, l’organizzazione dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura, in occasione della sua
assemblea questo mese a
Roma, riguarda la necessità di produrre il 70 per
cento di cibo in più per
gli oltre nove miliardi di
persone che abiteranno
il pianeta nel 2050, combattendo al tempo stesso
i problemi della povertà,
usando in maniera più
efficace le scarse risorse
naturali, e adattandosi al
cambiamento climatico.
“Gli effetti combinati
dell’incremento demografico e dell’urbanizzazione avranno come
risultato una domanda
di cibo doppia rispetto
ad oggi”, ha spiegato il
direttore generale della
Fao Jaques Diouf, ricordando che “la sfida
non è solo incrementare
la produzione globale
futura, ma aumentarla
laddove e per coloro che
ne hanno più bisogno”.
Gli esperti sono
cautamente ottimisti
riguardo la possibilità
L
e bottiglie di Dom
Perignon sono già in frigo.
Sono tornati i tempi d’oro
per le banche e le società
di investimento che prevedono di pagare incentivi ai
dirigenti per 140 miliardi di
dollari, pari quasi al doppio del fatturato della Fiat.
Le grandi banche ora sono
aziende a rischio con garanzie da parte degli Stati. Il loro
business è cambiato: non
è più il finanziamento o la
consulenza alle aziende ma
sono gli utili di negoziazione
grazie al rialzo delle borse
e alla concorrenza che si è
ridotta dopo la scomparsa
di Lehman Brothers, Bear
Stearns e altre.
Prendiamo ad esempio
la miglior banca al mondo:
Goldman Sachs. Gli utili
Esperti cautamente ottimisti sulla
possibilità di aumentare la produzione
agroalimentare
di Angela Carusone
di produrre cibo a sufficienza per nutrire la popolazione mondiale, ma
ritengono sia necessaria
un’adeguata struttura
socioeconomica in grado
di affrontare gli squilibri
e le disuguaglianze esistenti, di assicurare che
ogni essere umano nel
mondo abbia accesso al
cibo di cui ha bisogno
e che la produzione alimentare sia realizzata
tenendo conto dei limiti
imposti dalle risorse naturali.
Secondo le stime
Onu, nel 2050 la popolazione mondiale sarà superiore ai nove miliardi
di persone, e di queste
circa il 70 per cento vivrà
nelle città e nelle aree
urbane, contro l’attuale
49 per cento. Si ridurrà
quindi la popolazione
rurale che, senza investimenti in agricoltura primaria, rischia di rarefarsi
ulteriormente.
Gli investimenti in
agricoltura primaria
-sottolineano gli esperti- dovrebbero diventare
una priorità ed essere aumentati di circa il 60 per
cento, perché l’agricoltura non solo produce cibo
ma favorisce la sussistenza nelle aree rurali; servono inoltre investimenti
nelle infrastrutture rurali
(strade, proti, elettricità,
sistemi di stoccaggio e di
irrigazione), investimenti
nelle istituzioni, nella
ricerca, nello sviluppo
dei servizi, nei diritti di
proprietà terriera, nella
gestione del rischio, nei
sistemi di controllo veterinario e della sicurezza
alimentare.
Senza sviluppo e
investimenti nelle aree
rurali dei Paesi poveri avverte la Fao- il bisogno
e le disuguaglianze rimarranno estese. Si prevede anche, infatti, che il
consumo dell’acqua per
l’irrigazione dei campi
debba crescere di un 11
per cento, un aumento
sostenibile delle risorse
idriche, ma va ricordato
che queste sono distribuite in maniera diseguale e quindi la scarsità
di acqua raggiungerà
livelli preoccupanti in un
crescente numero di Paesi, o di regioni interne ai
vari Paesi.
C’è poi la sfida climatica: l’adattamento
del settore agricolo al
cambiamento del clima
sarà infatti costoso ma
essenziale per la sicurezza alimentare, per la
riduzione della povertà e
per il mantenimento degli ecosistemi. “L’impulso attuale ad investire in
migliori politiche, istituzioni e tecnologie agricole al fine di raggiungere
Ma la crisi non era finita?
sono spaventosi: triplicati a
10 miliardi di dollari in un
trimestre, 111 milioni al giorno. Che ridere, 10 miliardi
sono stati i soldi prestati per
salvarla (già restituiti) e ora
li guadagna in tre mesi di
attività. Il suo fondo premi è
per ora arrivato a 17 miliardi
di dollari con una media di
700mila (467.000 euro) per
ciascuno dei suoi 31.700
dipendenti.
L’amministratore delegato ha girato il mondo nelle
scorse settimane predicando
le virtù della moderazione,
autodisciplina e responsabilità, riconoscendo che la rabbia
dei contribuenti è “comprensibile e giustificata”. Paul
Volcker, consigliere di Obama, ha detto riferendosi ai
banchieri: «E’ osceno quello
che guadagnano».
I contribuenti, dopo aver
salvato le banche dal fallimento per la crisi finanziaria da esse causata, ora si
ritrovano a pagare un costo
ben più alto con la perdita
di posti di lavoro, tagli alla
spesa pubblica e aumento
delle tasse. Le stime della
Banca Mondiale parlano di
90 milioni di nuovi poveri
che scenderanno sotto la
soglia della povertà estrema
(un dollaro al giorno) entro
la fine del 2010 come tragico
esito della crisi degli ultimi
due anni.
Triste notizia anche per
Aig, colosso mondiale dell’assicurazione. Il governo
Usa era intervenuto con 250
miliardi di dollari per non
farlo fallire: ci sarà un taglio
di 198 milioni di dollari sui
bonus previsti per il 2010 e
occorrerà recuperare 45 milioni gìà pagati nel 2009. Anche l’assistente di cucina che
ha incassato 7700 dollari.
Per quanto riguarda l’Italia c’è da ricordare che Sergio
Marchionne, amministratore
delegato della Fiat, proprio in
questi giorni ha detto: «Spero
che gli incentivi verranno
rinnovati anche per i1 2010,
altrimenti sarà un disastro».
gli obiettivi energetici e
di sicurezza alimentare
-spiegano gli studiosirappresenta un’opportunità unica di canalizzare
gli interventi relativi al
cambiamento climatico
in agricoltura”.
Quanto alla terra,
sebbene si calcoli che il
90 per cento della crescita della produzione
agricola deriverà da un
aumento dei rendimenti
delle colture e da una
maggiore intensità di
sfruttamento agricolo, le
terre coltivabili dovranno aumentare di circa
120 milioni di ettari nei
Paesi in via di sviluppo,
in particolare nell’Africa
sub-sahariana e in America Latina. E renderle
effettivamente produttive richiede notevoli
investimenti.
Di qui la richiesta di
Diouf, che ha sollecitato
i leader mondiali a incrementare gli aiuti esteri
allo sviluppo del 17 per
cento, il livello che avevano nel 1980, rispetto
all’attuale cinque per
cento. “L’ammontare di
44 miliardi di dollari di
aiuti ufficiali allo sviluppo che dobbiamo dedicare allo sviluppo agricolo è molto poco -ha
ricordato il direttore generale della Fao- se paragonato ai 365 miliardi di
dollari spesi nel 2007 a
sostegno dell’agricoltura
dei Paesi ricchi, ai 1.340
miliardi che si spendono
ogni anno nel mondo
in armamenti, e alle
migliaia di miliardi di
dollari raccolti solo negli
ultimi mesi per puntellare il settore finanziario”.
È anche importante
colmare il gap tecnologico tra i Paesi tramite
il trasferimento delle
conoscenze nord-sud,
sud-sud e la cooperazione triangolare. I Paesi
donatori ricchi, i Paesi
in via di sviluppo e le
istituzioni per gli aiuti
devono adesso tutti puntare su politiche che assistano l’oltre un miliardo
di persone che soffre la
fame.
C’è motivo per ben
sperare: il Ghana, il
Malati, il Mozambico,
l’Uganda i Vietnam e la
Thailandia, fanno notare
gli esperti, negli ultimi
cinque anni hanno ridotto in modo significativo
il numero delle persone
sottonutrite. “Questo
significa -è il messaggio
che lancia la Fao- che
sappiamo cosa deve essere fatto e come va fatto: programmi, progetti
e piani esistono già, sono
semplicemente in attesa
della volontà politica e
delle risorse per diventare operativi”.
15
Dalmondo
ELICOTTERI AGUSTA
Una società del gruppo
italiano Finmeccanica,
l’Agusta Westland, si è
accaparrata un contratto
del valore di circa 480
milioni di euro nel contesto del programma
“Agusta integrated operational support”, piano
finalizzato al supporto
operativo integrato dei
67 elicotteri Apache
in servizio nelle forze
armate britanniche. Il
contratto avrà evoluzione dal 2010 al 2014, e
fornirà all’esercito inglese una più larga disponibilità operativa degli
Apache assicurando in
pari tempo una sensibile riduzione dei costi di
gestione degli elicotteri.
PAVELIC IN CROAZIA
L’iniziativa di un’organizzazione non governativa croata di inaugurare a Zagabria una
statua in onore di Ante
Pavelic, capo del regime
filo nazista degli ustascia durante il secondo
conflitto mondiale, ha
destato la reazione indignata del centro Simon
Wiesenthal sui crimini
nazisti. Efraim Zuroff,
responsabile del centro
a Gerusalemme, ha dichiarato che è inconcepibile che un paese sul
punto di entrare nell’Ue
possa erigere un monumento siffatto; è un
insulto, ha continuato,
ai civili serbi, rom, ebrei
e croati, uccisi dagli
ustascia.
“METROPOLI
D’ASIA”
Con il proposito di tenere alta l’attenzione sui
linguaggi della contemporaneità asiatica è nata
a Milano la casa editrice
“Metropoli d’Asia”, fondata da Andrea Berrini
in collaborazione con
Giunti editore. Questi,
i primi titoli disponibili
in libreria: “Come un
diamante nel cielo” di
Sliazia Omar (bengalese, analista finanziaria
approdata alla letteratura dopo il crollo delle
Torri gemelle nelle quali
si trovava Fl 1 settembre
2001), e “Ravan e Eddie” di Kiran Nagarkar
(autore indiano che qui
racconta la cruda realtà
di Bombay).
16 musica e spettacolo
E
ra il marzo del 1995, mi
pare, quando io e Francesco
Bargellini -allora compagni di
liceo, lui due anni avanti a me-,
durante una gita a Roma, ci
ritrovammo in un’osteria vicino
a Piazza di Spagna, a mangiare
un po’ d’abbacchio insieme
a un altro commensale che la
memoria ormai ha cancellato.
Non ricordo la conversazione
con esattezza ma, tra un discorso
e l’altro, fece capolino la poesia.
Non parlammo più di un simile
argomento fino a quando, un
anno più tardi, con Francesco
alle soglie della maturità, lui mi
mise in mano quel “Transeunda” (tiitolo evocativo sull’età
adolescenziale, che è un’età di
passaggi, di sogni sfumati e forse di rimpiariti), che costituisce
il suo primo lavoro letterario.
Ricordo bene che, tra lo stupito
per il gesto e l’ammirato per il
risultato -un verso certo ancora
acerbo ma ricco di originalitàgli scrissi immediatamente una
lettera in cui gli citavo quei poeti
che mi era parso di ritrovare tra
le sue righe e che quindi ritenevo
fossero stati per lui fonte d’ispirazione. Francesco mi rispose
con una missiva -che conservo
ancora gelosamente tra le cose
più care- in cui si schermiva
umilmente dagli elogi che gli
facevo e in cui dichiarava di
aver assorbito forse inconsapevolmente i nomi che gli avevo
accennato. Mi confessò di aver
subito una particolare suggestione da Pascoli e Ungaretti
-cosa di cui ancor oggi non mi
stupisco, perché già allora un
verso, non ricordo più di quale
poesia, mi aveva colpito, “il
n. 40
“IL SIGNIFICATO” È IN LIBRERIA
Bargellini, l’amore per il verso
di Francesco Sgarano
rumore dei miei vecchi”, in cui,
com’è ovvio, si fa riferimento
agli attrezzi dei contadini: un
rumore “amico”, un compagno
per Francesco, che rimanda a
un’antica tradizione, che va
dalla poesia bucolica a quella
pastorale a quella, appunto, più
intima e umile di Pascoli.
Ho fatto questa non trascurabile premessa perché non
posso non dire che di Bargellini
sono amico, e tuttavia la mia
ammirazione per il suo talento poetico -di vecchia data- è
totalmente scissa dall’affetto
personale. Parlo insomma nelle
scomode vesti di critico. Lo posso fare anche perché, nonostante
ci conosciamo da anni, di lui praticamente non so niente, intendo
biograficamente, e quindi ogni
verso, anche per me, è soggetto
a personale interpretazione, se
Dio vuole, aggiungo. Ne conosco bene invece l’intelligenza
acuta, la sensibilità accentuata,
una sincera modestia di fondo
che traspare da un carattere
piuttosto introverso, a volte schivo. La sua poesia -che congloba
molte voci importanti del Novecento letterario- è una poesia
che bene rispecchia la persona:
pulita, sincera, vera. Bargellini,
in queste venti poesie, concentratissime nella loro invidiabile
essenzialità, parla di sé: racconta
delle sue gioie e dei suoi dolori,
delle sue conquiste e delle sue
perdite, dei suoi sollievi e dei
suoi affanni (compresa una cura
psicanalitica), ma lo fa sempre
con un versaggiare in sordina,
elegiaco. La sua è una poesia dai
mezzitoni, policroma di sicuro
ma mai virante al colore acceso,
più a suo agio nelle sfumature.
Un amante del bello scrivere,
delle formule retoriche, resterebbe impressionato dalla poesia
di Bargellini, nonostante -va da
sé- questa non sia la componente fondamentale di un testo
poetico. Poliptoti, rime interne,
cesure ben studiate, consonanze,
paronomasie (splendida quella
“capaci e rapaci”, riferita ai
dottori), anafore, si rincorrono
in queste poche pagine, ed è
sicuramente una festa per i metricologi, i retori accademici. Ma
limitare la bellezza della poesia
di Bargellini a quest’aspetto
vorrebbe dire limitarla imperdonabilmente, svilirla. Nei versi di
Francesco brilla qualcosa di più
prezioso, scorre una linfa rara,
che non s’impara sui manuali
universitari, ed è la capacità di
restituire sulla pagina la fatica
di vivere. Argomento che -tutti
lo sanno- è stato quello principe
della lirica novecentesca e che
nei versi di Bargellini assume
una veste propria, intrisa spesso
di uno spiritualismo -ma laicissimo- che mi ha fatto riandare
con la mente a Clemente Rebora. Molti sono gli episodi che
certificano quest’inclinazione,
dal “pessimo cristo” (con la
minuscola, riferito a “il Nonno”) all’analogia con la figura
francescana di “Colpi di vento”
(e quindi anche qui il nome con
la minuscola, riferendosi a se
stesso), dalla “chioma di spine”
della preghiera posta in fondo
alla raccolta –commovente- alla
benedizione che dà il titolo invece al brano incipitario.
Ci sono molti sprazzi di
grande poesia in questo libriccino -dalla mole inversamente
proporzionale al peso specifico
dei contenuto. Oltre alla insistita
e complessa dialettica “mio-tuonostro” di “Non abbiamo figli
nostri”, ci sono passaggi che recano alla memoria letture famose, come quelle di Dante (“State
contenti al quia”) o di Catullo
(meravigliosa la singolare figura
del passero che allieta il pianto
della donna amata, però sposata
ad un altro, chiamata Clodia in
“Addio poesia”, proprio con
quel nome che apparteneva
all’amata di Catullo). In effetti a Clodia-Claudia (la quasi
omofonia non è evidentemente
casuale) sono dedicati squarci di
dolente, a volte desolata poesia
(il cortocircuito spazio-temporale de “Lo scherzo” è una grande
pagina, soprattutto la seconda
CINEMA
I 50 anni di Michelle Pfeifer
di Leonardo Soldati
H
a compiuto 50 anni ma
è sempre bellissima l’attrice più
elegante e di classe sulla piazza,
Michelle Pfeiffer, che in proposito ha dichiarato in un’intervista,
dimostrando anche uno spiccato
senso dell’ironia: «Alla mia età
posso anche permettermi di
avere qualche smagliatura sulla
pancia. Non posso più abusare
del mio corpo come un tempo.
Mi autodisciplino, ho un intero
team a seguirmi. Ho eliminato
il fumo, cerco di dormire tanto
Vita
La
15 Novembre 2009
e mangiare sano. Qualche volta,
quando non lavoro, mi concedo
patatine, cibo salato, ciambelle.
Ma se divento rotonda, cerco di
non farmi vedere in giro. Invecchiando si abbassa la vista, e un
motivo ci sarà. Meno ci vedi,
meno noti i difetti e tutti sembrano più carini, persino noi,
quando ci guardiamo allo specchio. Io reciterei gratis, ma i soldi
li voglio solo per sopportare il
peso di essere un personaggio
pubblico». Infatti la celebre e
sensuale artista ha lasciato Los
Angeles per vivere in un ranch
della California: «Quando mi
E’ morto Renato Izzo
Doppiando i due grandi conquistatori, ha fatto innamorare mi-
gliaia di donne italiane Renato Izzo. Aveva doppiato più di 1000
film, a capo di una dinastia di attori e doppiatori con le figlie Simona, Rossella, Fiamma e Giusy. Attore negli anni ’60, aveva compiuto
80 anni. Con la moglie Liliana, con la quale era sposato da 56 anni,
aveva fondato la società Pumais. Apparteneva a quella generazione
di artisti, che aveva doppiato in italiano i film di Gregory Peck, Paul
Newman e Alain Delon. Se ne è andato a seguito di un intervento
chirurgico. La figlia Simona ha sottolineato che «ha lasciato una
scuola di doppiaggio che porta il suo nome, un gioco interattivo
in dvd per imparare a doppiare, “Doppio anch’io”, il libro “Cattivi”
che pubblicheremo postumo, e una dinastia di doppiatori».
L.S.
sono resa conto che per me era
diventato normale uscire di casa
e trovarmi addosso un obiettivo,
ho capito che per me era il tempo
di scappare. Fosse per me sarei
vissuta come un’eremita che
dipinge quadri a olio. E invece
essere madre mi ha costretto a
uscire, e a farmi nuovi amici.
Ho la tendenza a tenere
tutto sotto controllo per paura,
così ora cerco di convivere con
l’imprevisto». Quando le è stato
chiesto il segreto del successo,
il segreto di tanta saggezza, la
-credo, parafrasando Rilke-: la
scrittura è fatica, è un’imposizione cui non riesci a rinunciare. In
quest’ultimo corpus poetico mi
pare di scorgere (oltre a quella
dell’amore per “le trite parole
che non uno osava” di Saba,
opportunamente osservato da
Fabio Flego nell’introduzione)
un’ulteriore influenza montaliana: l’uso di forestierismi, la
propensione, qua e là, verso tonalità prosastiche (“Il rosmarino
sta morendo”), la numerazione
delle strofe (in “Asia e Ansia”)
richiamano la poetica imprescindibile di “Satura” e -mi pare di
notare- anche la sconsolata presa
di coscienza al termine de “Lo
scherzo” riconduce allo “sbaglio
di Natura” de “I limoni”.
La poesia di Bargellini, così
memore della tradizione eppure così nuova nella multiforme
poliedricità dei suoi sviluppi,
è uno dei punti più alti -non
stento ad affermarlo- della
nostra poesia contemporanea,
spesso viziata da presenze
indegne e da risultati nel migliore dei casi sopravvalutati.
In Bargellini dimora una voce
preziosa che, se coltivata a
dovere e promossa nella giusta
maniera, molta strada ha di
fronte a sé. Editorialisti e editori
sono avvisati.
LaVita
Settimanale cattolico toscano
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Giordano Frosini
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N. 8 del 15 Novembre 1949
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bionda attrice ha risposto: «Anni
in analisi per fare chiarezza. È il
mio secondo lavoro».
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strofa; in un testo qui non pubblicato, di icasticità epigrammatica, Francesco ricalca Sandro
Penna e scrive così “Signore per
cortesia/mandami pure la malsania/ma non portarmi Claudia
via”), così come teneri, delicati
versi sono indirizzati (oltre alla
dedica) alla figlioletta di sette
anni Asia, cui Francesco, da autentico padre “nudo” -credo di
poter leggere come “indifeso”
oltre che “scoperto” nella sua
franchezza- confessa (in “Asia e
Ansia”) di averla amorosamente risparmiata da uno scomodo
nomen-omen, “la stella di suo
padre”, suggellando il tutto
con un “Amen” che riconduce
ancora una volta a quel senso
di umanissima, silenziosissima
preghiera che menzionavamo
di sopra.
L’ultima osservazione -ma
decine ancora sarebbero opportune, e manca lo spazio- riguarda la cifra stilistica di Bargellini.
È chiaro che il poeta attinge dal
bacino dell’esperienza ermetica,
senza per questo essere oscuro
o volutamente criptico. Il suo
verso dimostra di farsi via via
più cesellato, scolpito con arte
più consapevole: è quel “labor
limae” di oraziana memoria che
lo pervade e lo corrode, come
una volta lui stesso mi confessò
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n. 40 15 Novembre