Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma, 2, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/308372 Fax 0573/25149 sito internet: www.settimanalelavita.it e_mail: [email protected] Abb. annuo € 42,00 (Sostenitore € 65,00) c/c p.n. 11044518 Pistoia CONTIENE I.P. L G I O LaVita R N A L E C A T T O L I C O T O S C A 40 Anno 112 n. DOMENICA 15 NOVEMBRE 2009 N O € 1,10 “Niente sarà più come prima” e ultime parole famose. Difficile, impossibile dire chi è stato il primo a pensare e divulgare la frase che figura nel nostro titolo. Certo è che, in seguito, sono stati molti, moltissimi, a ripeterla. Questa volta abbiamo capito la lezione, non potremo tornare alle condizioni di prima, sembrava un ritornello quasi comune. Chi si aspettava di conseguenza una decisa manovra di cambiamento è rimasto però deluso, visto come le cose stanno di nuovo procedendo. Già si avvertono qua e là voci preoccupate e gridi di allarme. Sono dunque bastati pochi mesi e l’annuncio che il peggio è superato a far cambiare le idee? Anche Benedetto XVI, nell’ultima sua enciclica, ha posto l’accento sulla gravità della crisi, chiedendo che essa diventasse un’occasione di ripensamenti e di cambiamenti non soltanto superficiali. E’ stato ascoltato? Le sue indicazioni erano veramente di natura profonda e risolutiva, dettate da uno spirito nuovo, che invece tarda a essere recepito dall’opinione pubblica e dalla mentalità troppo interessata dei politici e degli uomini della finanza. E’ troppo difficile andare contro se stessi. Lo spirito nuovo, che il Papa non poteva non indicare a nome dell’intera tradizione della chiesa, è quello della centralità e del rispetto di ogni persona umana, della solidarietà e della fraternità estesa a tutti gli uomini e a tutti i popoli. In questa contesto, si cominciava a mettere sotto accusa un certo esercizio dell’attività finanziaria, di cui, non da una sola parte, si invocava la messa all’indice e la condanna morale. Forse questo non è giusto, certo è però che, nel nostro tempo, abbiamo dovuto assistere a una sua sopravvalutazione, che andava di pari passo con la sottovalutazione del lavoro. Certamente una stortura, di cui le prime vittime sono state le persone più povere e disagiate. Ora le borse hanno ripreso il loro consueto cammino, insieme alle banche che non hanno probabilmente sofferto un gran che della crisi economico-fimanziaria. E’ bastato questo a fare gridare al miracolo, dimenticando il grandissimo numero di disoccupati e sottoccupati (per di più in crescita) non All ’interno I VESCOVI ITALIANI IN ASSEMBLEA Alla prolusione del presidente cardinal Bagnasco, che ha passato in rassegna i problemi più attuali della società e della chiesa in Italia, ha fatto seguito il messaggio di Benedetto XVI che ha messo l’accento sulla sfida educativa, sull’anno sacerdotale, sulla questione meridionale e sul mistero della morte SERVIZI A PAGINA 4-5 soltanto in Italia, ma in Europa e nel mondo intero. Ancora: viva il profitto a sé stante, senza nessuna pietà per le vittime che questo atteggiamento ha provocato nel passato e provoca nel presente. Punto e a capo. L’enciclica pontificia, insieme a tante altre voci, provenienti da ogni parte, chiedeva un cambiamento di rotta per quanto riguarda l’ideologia che ha governato il mondo occidentale negli ultimi anni. L’ideologia del mercato libero, senza freni e senza controlli, che va sotto il nome di neoliberismo, secondo cui l’economia e la finanza sono capaci di governarsi e regolarsi da sole, senza interventi esterni che ne inquinerebbero il libero corso. Un’eredità di Giovanni Paolo II che, specialmente negli anni finali del suo pontificato, aveva bollato l’ultima ideologia capitalistica come inumana e anticristiana. La legge della giungla, che elimina senza pietà e senza rimpianti gli elementi più umili e indifesi, applicata alla vita della società. I crocifissi della storia! Occorre rendersi conto che la crisi lamentata in questi ultimi anni non è un evento inatteso e impreparato, ma la conseguenza ineluttabile della matrice culturale, che ha sorretto finora il sistema economico. Siccome poi essa ha attraversato e attraversa l’intera ecumene, cioè il mondo intero, sarà necessario per questo pensare urgentemente e seriamente a una governance mondiale, capace di imporre indistintamente a tutti regole e orientamenti, eliminando alla radice le storture e gli inconvenienti originali, che hanno bloccato fin da principio l’attività dell’ONU, ridotta oggi più o meno a una specie di suppellettile ornamentale. Tutto questo fa capire quanto sarà difficile vincere alla radice la nostra sfida. In questo campo (come in tanti altri, del resto), non esiste una vittoria a buon mercato, a basso prezzo. E’ ancora la “storiografia del profondo” che è chiamata in causa. Ma chi l’insegnerà ai nostri politici, anchilosati nella loro attività dagli interessi di parte, dal populismo a effetto immediato, dallo sguardo superficiale che sembra inscritto indistintamente nel loro comune DNA? Il quadro che Benedetto XVI ha tracciato nell’en- Ernesto Olivero, un testimone straordinario del nostro tempo, traccia le linee di una comunità cristiana che sia in tutto e per tutto segno evangelico di speranza e di amore universale SERVIZIO A PAGINA 2 ciclica Caritas in veritate scende fino in fondo, non dimentica nulla di quanto attualmente interessa l’ordine sociale e internazionale. Saranno i cristiani mediatori di un pensiero così ricco e attuale? Una cosa però domandiamo a tutti i responsabili onesti: finché ci sono tanti disoccupati e tante famiglie incapaci di arrivare alla fine del mese, per carità, non ci parlate di crisi superata! Giordano Frosini ANCORA UN APPELLO FAO PER SCONFIGGERE LA FAME RIPRESA O NON RIPRESA? I diversi comunicati dell’Ocse lasciano alquanto perplessi sulla situazione economica attuale: una volta la ripresa c’è, una volta non è ancora arrivata, una volta è arrivata però con l’avvertimento che la disoccupazione è ancora alta e che andrà crescendo. Forse l’indicazione più attendibile è questa ultima e non è certo una gran bella notizia FONTANA A PAGINA LA CHIESA CHE AMO Esperti cautamente ottimisti sulla possibilità di aumentare la produzione agroalimentare 13 CARUSONE A PAGINA 15 2 in primo piano L’abitudine, la legge al posto dello Spirito hanno ucciso tante vocazioni nella Chiesa, spento tanti sogni. Anche noi, chiamati dal Signore, se non lo amiamo con tutto il cuore e non amiamo ogni fratello con amore paterno e materno, possiamo entrare in questa abitudine -avere semplicemente un’etichetta e non più il cuore. Il futuro attende una Chiesa-comunità che sappia ritrovare la forza della profezia vivendo le beatitudini. Una Chiesa il cui volto più noto torni ad essere l’amore. n. 40 MEDITAZIONE DI UN TESTIMONE La Chiesa che amo Una Chiesa dalle braccia aperte, con il coraggio della verità e della profezia. Un ritorno completo, anche se attualizzato, ai primi tempi della sua vita di Ernesto Olivero DA CHI ANDREMO? Per molti oggi la Chiesa è sinonimo di severità, di noia, di divieti. Sarebbe bello invece che la gente la vedesse con le braccia aperte, come Gesù l’ha pensata. Quando Gesù dice: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11,28), dà un volto preciso alla Sua Chiesa. Se un uomo vive un momento di angoscia senza fine, da chi può andare? Se un odio improvviso è pronto a far diventare la sua vita una follia, una mano chi gliela può dare? Se è divorziato, che futuro può avere nella Chiesa? Se un ragazzo lotta con la sua omosessualità, se il suo corpo ribolle di sensazioni, chi lo può aiutare a districarsi? Se un ex carcerato assassino dopo aver scontato la pena continua a non dormire di notte per il rimorso, chi lo acquieta? Se mille giovani sono attratti dall’autodistruzione, chi è capace di guardarli negli occhi con tenerezza e ascoltarli? Se l’uomo o la donna di Chiesa hanno il bastone in mano, il giudizio sulle labbra, la durezza nel cuore, sono severi e basta, questa gente da chi andrà? Magari da una cartomante, da un guru, in qualche setta, ma non più verso la Chiesa. Non possiamo ignorarlo, né accontentarci di essere quelli che “stanno dentro”. Cerchiamo invece di convertirci al Vangelo, cerchiamo di fare nostra una Chiesa che abbia il cuore grande del Padre, la compassione di Gesù, soprattutto verso i persi, l’amore dello Spirito, l’accoglienza di Maria. Non è utopia, è Parola di Dio che ci interpella e ci fa desiderare una Chiesa capace di non chiudere mai la porta a nessuno. Una Chiesa che sente come un fuoco incontenibile il desiderio di portare la parola della consolazione ad ogni uomo, ad ogni donna. Una Chiesa il cui cuore arde dal desiderio di far sapere a tutti che Gesù è il ponte definitivo tra l’umanità e Dio. Una Chiesa aperta notte e giorno, pronta ad accogliere l’angosciato, a dar speranza allo sfiduciato, ad accompagnare lo smarrito verso il senso della vita. La mia speranza è che le nostre comunità cristiane tornino ad essere segno evangelico del dividere il pane con l’affamato, del dare da bere all’assetato, del visitare il carcerato, del vestire chi è nudo, dell’accogliere lo straniero, dell’offrire anche solo un bicchiere d’acqua ad uno dei piccoli del Regno nel nome di Gesù, o dell’aver compassione del ferito lungo il ciglio della strada. È urgente che torniamo a declinare così il comando dell’amore, il cuore della nostra fede. L’apostolo Giovanni ci ricorda: “Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1 Gv 4,20). E questa Parola ci inchioda nella concretezza delle scelte quotidiane: senza amore per il fratello 15 Novembre 2009 non può esserci fede nel Signore Gesù. “SE ANCHE IL SALE PERDESSE IL SAPORE, CON CHE COSA LO SI SALERÀ?” (LC 14,34) Ci vuole il coraggio della verità. Noi cristiani abbiamo smesso di essere segno, siamo diventati i cristiani del “buon senso”, del quieto vivere; un po’ alla volta, siamo riusciti a conciliare il Vangelo con la mentalità del mondo. Che il mondo attorno a noi tornasse ad essere pagano ne è stata la logica conseguenza. Oggi il Vangelo è diventato “scandalo” prima di tutto per noi battezzati, inconciliabile con la nostra vita, con le nostre esigenze, con i nostri desideri. Continuiamo a girare attorno al problema con indagini, convegni, e non arriviamo a sciogliere il nodo del “venite e vedrete” (Gv 1,39). Spesso oggi, come singoli e come comunità cristiane, non siamo testimoni credibili dell’amore reciproco e della condivisione. La mentalità del nostro tempo fatto di benessere, di prevalenza dell’io sul noi, di immagine, di autosufficienza... ci è entrata talmente dentro da soffocare la mentalità biblica dei “piccoli e dei poveri di Yahvè”. Se non torniamo a sentirci infinitamente poveri, se non ritroviamo la strada dell’umiltà di chi sa di aver bisogno in tutto e sempre di Dio e dell’altro, il fratello, non c’è più incontro con Dio, non c’è più dialogo tra la creatura e il suo Creatore, non c’è più comunione tra credenti, non c’è più comunità. E la Chiesa non dice più Gesù alla gente. I discepoli di Gesù, i primi cristiani, con tutte le loro sofferenze, con tutte le loro difficoltà hanno portato la loro testimonianza decisiva nel mondo pagano che li circondava, perché sono stati credibili, e quindi autorevoli. Lannuncio era la loro vita, davvero intrisa di Gesù. Il poter dare testimonianza dell’incontro con Gesù era la loro forza, le sue Parole e il suo Corpo erano il pane condiviso tra loro. La loro gioia era la gioia di una vita povera ma donata, perché davvero “vi è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20,35). Avevano aperto gli occhi alla semplicità dell’amore, che scioglie ogni nodo, ogni invidia, ogni tensione e crea comunione. E sapevano dove attingere, perché l’acqua pura che portavano non si esaurisse mai. Loro avevano creduto alle parole di Gesù: “In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi” (Gv 14,12). ESSERE COMUNITÀ PROFETICA Ora questa sfida è affidata a noi, al nostro tempo. Non sono un sognatore e non considero questo tipo di vita un’utopia. Credo davvero che l’umanità, se non impara a rispettare le risorse e a condividerle in modo equo, a scegliere una vita più sobria, a restituire intelligenza, capacità, conoscenze a chi ha avuto meno, implode. E oggi di quest’implosione cominciamo a vedere i segni. A forza di guardare solo a noi stessi, abbiamo perso una visione ampia del mondo, dei rapporti, del futuro. Abbiamo perso la speranza. Oggi a noi Chiesa è affidata la missione profetica di testimoniare una nuova umanità possibile, improntata sull’amore. Ma non bastano pochi uomini di buona volontà. C’è bisogno di intere comunità, c’è bisogno che la Chiesa tutta si converta a questa missione e lo faccia subito! Abbiamo fatto molto, abbiamo realizzato una fitta rete di associazioni di volontariato cui abbiamo affidato le povertà emergenti del nostro tempo, il Terzo Mondo... I più sensibili si sono impegnati nella carità, a nome di tutti. Ma non basta. Il Vangelo è per tutti; il cristiano, qualunque cristiano, ha nel Vangelo il suo codice di riferimento. E tutti sono chiamati a lasciarsi interrogare dall’esempio del samaritano che sulle strade del mondo scende dal cavallo delle sue certezze e si prende cura del ferito. Ma per scaldare il cuore agli altri dobbiamo conservarlo caldo noi. C’è bisogno che anzitutto noi Chiesa ci rievangelizziamo per dare al mondo la buona notizia. Allora le campane delle nostre chiese non saranno folclore o disturbo della quiete, ma memoria di una buona notizia da vivere ogni giorno, di un amore che non ha ferie né segreteria telefonica e può fluire da ogni cristiano. Sarà una conversione che porterà molti di noi ad interrogarci sulle strutture di peccato, a volte opera anche di uomini e donne cristiani. Una conversione che, per essere comunitaria, dovrà toccare cardinali e industriali, generali e operai, intellettuali e casalinghe, giovani e anziani, portando nella loro quotidianità quell’amore di cui il mondo ha tanto bisogno. Uno dei segni che il paganesimo ci ha presi è che anche nei nostri ambienti la gente attribuisce a Dio tanti mali frutto invece dell’avidità, dell’incuria, del disinteresse di molti di noi. Le nostre comunità devono tornare a “parlar cristiano”, ad “amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” (Dt 6,5). Il Signore, ne sono convinto, ci sta domandando con forza di tornare ad essere cristiani a tempo pieno, 24 ore su 24. IL FUTURO FREME Mi piacerebbe che noi cristiani del terzo millennio trovassimo il modo di far rivivere le pagine dell’autore anonimo del Il secolo che scrive la Lettera a Diogneto. I cristiani vi sono descritti come brava gente, si vogliono bene, rispettano le leggi, vivono nella loro patria, ma come forestieri, dimorano sulla terra ma hanno la cittadinanza in cielo; non gettano i neonati, vivono del loro lavoro, non si distinguono per un abito particolare ma sono riconoscibili per la bontà; quando sono maltrattati, ingiuriati e condannati benedicono. Sono l’anima del mondo. Sarebbe bello che, da oggi, di noi cristiani si potesse dire: sono donne e uomini che si vogliono bene tra di loro, che non parlano mai male di nessuno; che quando sanno di un problema, di una povertà si fanno in quattro senza attendersi un grazie; sono quelli che non fanno manifestazioni “contro” qualcuno ma portano in piazza la loro speranza, per dire che la luce è alla portata di tutti; che non condannano nessuno, perché Gesù non condanna. Ama, continuamente. Non dobbiamo avere paura di guardare lontano, di interrogarci: cosa ne sarà della Chiesa in Italia fra 10 o 20 anni? Esisterà ancora o altre religioni ci avranno superato, e saremo un gregge talmente piccolo da non avere più un futuro? Se siamo obiettivi e non falsi sognatori ci dovremmo spaventare. Ma l’oggi è ancora nelle nostre mani. Se entriamo nella logica di Gesù non avremo paura del futuro, ed il futuro fremerà di impazienza nell’attesa della Chiesa di Gesù. CHIESA DELLE BEATITUDINI Mi piacerebbe che la gente ricono- Vita La scesse in noi laici, religiosi, sacerdoti la Chiesa delle beatitudini, una Chiesa che vive con serenità e con forza il “Beati voi...” (Mt 5,1-11; Lc 6,20-26). Ripeto spesso e con molta convinzione un’affermazione di Michele Do: “La Chiesa non è una struttura da aggiornare, ma una presenza, quella di Cristo, a cui convertirsi”. È una presenza a volte difficile da riconoscere, faticosa da vivere, al limite dell’impossibile, ma è reale. Il cuore del cristianesimo è la conversione alla mentalità delle beatitudini, e la forza della Chiesa è la logica di Dio: l’umiltà, cioè, di chi come Gesù si mette a servizio, disposto a perdere tutto per guadagnare anche uno solo alla fede, per portare vita. La Chiesa può crescere fino ad abbracciare l’intera umanità, ma converte solo se torna a vivere la gioia di essere come Gesù, se torna a vivere le beatitudini. Se non ci sono questi due passaggi -passione e compassione- noi diventiamo dei rami secchi. Saremo luce che converte il mondo se ognuno di noi diventerà tempio di Dio, in cui il sorriso, la commozione non sono un’apparenza ma la sostanza che fascia, consiglia, soccorre, tace, prega in continuazione, per essere totalmente di Dio e totalmente a servizio dei fratelli. Oggi ognuno di noi è chiamato a diventare cattedrale che rende culto al suo Dio, lo ama perdutamente nell’uomo, nel creato, nella storia, in tutto ciò che lo circonda. Gesù ha voluto che la Chiesa fosse il suo Corpo, che i cristiani fossero le sue membra. Il corpo di un uomo funziona bene se la gamba fa la gamba, se la testa fa la testa. Quando c’è confusione di ruoli, quando prevale l’invidia, il non fare, il quieto vivere, la Chiesa non è più Chiesa: è un ammasso di istituzioni che stanno insieme per paura, per ipocrisia. Spero in una Chiesa aperta ad accogliere i carismi che il Signore dona ancora oggi, carismi intorno ai quali nascono nuovi movimenti e comunità, servizi nuovi, modi nuovi di vivere la missione; una Chiesa che non si limita ad esercitare il suo potere, ma lo trasforma in un potere che sa servire. Tutti dovrebbero concorrere a far bello il Corpo che è la Chiesa, anziché dividerlo: chi ha il carisma dell’amore gioisce per chi ha quello della speranza e insieme sussultano per chi ha il dono di chinarsi`verso i più poveri. Comunità, gruppi, parrocchie e singoli cristiani, stanno sulla barca di Pietro per essere punto di riferimento della salvezza, della speranza, della contentezza. Abbiamo bisogno di Pastori che ci aiutino a vivere l’unità non addormentando le idee, ma stimolando tutti a vivere la preghiera, la condivisione, la sobrietà; incoraggiando tutti a vivere i vari carismi senza distaccarsi dalla Chiesa. La Chiesa se è veramente innamorata del suo Dio ridiventa pura, abbandona le incrostazioni, torna ad essere missionaria, portatrice dell’annuncio che Dio ama l’uomo. Torna a parlare all’uomo con l’unico linguaggio comprensibile a tutti e con gesti pieni di significato, di trascendenza, di amore a Dio. Torna a parlare ai giovani soprattutto, i più poveri tra i poveri, con la schiena piegata dai non valori che hanno respirato. Torna ad essere fatta di uomini e donne di pace. Vita La 15 Novembre 2009 cultura n. 40 Dopo il fortunato romanzo “Non ti muovere” per la Mazzantini arriva il Campiello Diventare madre a Sarajevo “G li scrittori di denuncia, quelli cosiddetti ‘impegnati’, li detesto insieme a quelli della domenica, di puro intrattenimento o svago; preferisco gli outsider, quelli che dirazzano, che non sono nel solco”: così si è espressa Margaret Mazzantini, recentemente, fiera dei tanti successi della sua “pagina scritta”, primo fra tutti quel “Non ti muovere” (Premio Strega), che ci aveva fatto conoscere una narratrice diversa, appassionata dello scrivere e, soprattutto, della vita e dei suoi destini, scolpiti nelle coscienze di uomini spesso dimenticati. Sì, una scrittrice che evita di seguire le “mode”, già con quel padre combattuto tra professione e amore, che si trova di fronte al dilemma di una figlia tra la vita e la morte; ora, “Venuto al mondo” cammina sulla stessa linea di originalità e di intuizione tutta per- “Venuto al mondo” è una storia di dopoguerra, una sfida alla vita giocata sui temi del sentimento e della passione di Angelo Rescaglio sonale, al punto che l’autrice rivelerà di avere scritto e pianto, tanta è stata la partecipazione alla vicenda. La protagonista è Gemma, raggiunta per telefono, un giorno qualunque, da una voce che parte da Sarajevo, la terra dell’orrore e dei ricordi: un vecchio amico, Gojko -poeta bosniaco e amore mancato- la invita a a tornare, mentre vive a Roma, e sposata con un ufficiale dei carabinieri, insieme a un figlio adolescente, Pietro, nato fuori da quel matrimonio (intraprenderà il viaggio con questa creatura, per fargli conoscere i luoghi in a cui il suo vero padre è morto...). Chiamerà il tutto “Viaggio della speranza”, pur nella realtà di una città distrutta dalla brutalità della pulizia etnica (un fugace accenno: “Qualcuno passa, un uomo che si attarda su un bidone dell’immondizia, un poveraccio che cerca qualcosa, qualche avanzo che abbia ancora sapore, qualche scarto che valga la pena. Come me, in fondo”). Due i piani di lettura, per cogliere gli aspetti validi di un romanzo che si muove tra la storia e la dimensione esistenziale: da una parte, Pietro, che è il risultato di un forte desiderio di dare alla luce un figlio, dopo tanti inutili tentativi; dall’altra, la città della guerra che, nei tempi precedenti, Gemma ha scelto per documentarsi su Ivo Andric, l’autore del “Ponte sulla Drina” (successivamente, conoscerà Diego, un ragazzo genovese dal vissuto difficile, fotografo di professione, con il soggetto prediletto le “pozzanghere”: tra i due nasce una forte passione, che si concluderà con l’abbandono e la morte in solitudine dell’uomo, dopo l’avventura dell’arrivo di una creatura (“Ci siamo messi a parlare, gli dico che mio marito è rimasto laggiù, che è un fotografo”, fedeli all’ idea che la legge può farsi una passeggiata, l’amore va lasciato dove sta...”). Sullo sfondo il dramma di una città quasi senza nome, che la Mazzantini sa cogliere nella sua intima tragedia: “La nostra kafana non c’era più. Polverizzata. Centrata in pieno da una granata. Non restava che un bruco spettrale, metallo avviluppato, futurista. Per fortuna Il primo romanzo di Grazia Frisina “A passi incerti” Le diversità lungo il cammino della vita D omenica pomeriggio; tra due appuntamenti, su cui ancora far ricadere la scelta, si infila un cartoncino ricevuto a scuola da una collega e alla fine vado alla presentazione. Peccato non poter rimanere fino alla conclusione, ma porto con me il libro: è un romanzo, io solitamente leggo altre cose, ma il pomeriggio seguente lo inizio e arrivo all’ultima pagina. La lettura quindi scorre, il linguaggio è naturale e accurato; felice l’assonanza dei riferimenti tra gli stati d’animo e certi oggetti o rumori intorno alle persone. Ci sono dei protagonisti, ma è la poesia ad emergere con la sua bellezza e potenzialità. C’è un gioco di incastri, travestimenti ed equivoci, complice anche internet con le nuove possibilità di approccio e conoscenza a distanza. Emilia è diversamente abile a causa dell’atrofia muscolare spinale. Dopo ‘handicappato’, ‘disabile’, neppure ‘diversamente abile’ è una terminologia convincente. C’è stata una evoluzione analoga, da parte dei cristiani, nei confronti degli atei: da ‘non credenti’ (terminologia negativa che esprime soltanto qualcosa che manca) a ‘persone di convinzioni diverse’ (si paga il prezzo di una terminologia più lunga per esprimere qualcosa che c’è). Rimane però quel ‘diverso’ che sa di separazione e stride un po’. Alcuni cristiani si rivolgono alle ‘persone di convinzioni non religiose’, quindi si potrebbe dire ‘persone con abilità non ……’ Si aspettano proposte! La diversità comunque c’è, bisogna vedere come si accetta e come si convive insieme. Sentiamo cosa dice Emilia: “Oggi ho smesso di guardare l‘umanità divisa in due: i normali e i disabili, i primi abitanti nell‘olimpo, i secondi negli inferi, perché ho capito che ogni uomo può trovarsi indifferentemente a percorrere le infinite strade che portano ai due regni, un giorno una via, un giorno un‘altra, senza che nessuno abbia la volontà di farlo: è questa la condanna e la bellezza della vita. Ma un sorriso, un amico, una poesia, una pietra, forse possono aiutare ad attraversarle meglio. Possono aiutare a camminare, seppure a passi incerti” La sorella, Stella, studia, ha altri interessi e un diverso approccio alla vita: sono l’una di fronte all’altra su un’altalena di scontri e di complicità. “Due porte sbattono contemporanea- mente: l‘uscio dell‘appartamento e la porta di una stanza da letto. Lo stesso schianto rimbomba nel petto delle due sorelle. […] Quando Stella ritorna, nel cuore della notte, la trova al fondo del buio del corridoio, ancora vestita. Senza dirsi una parola si abbracciano e provano entrambe quel calore dolce e familiare che le libera, finalmente, dall‘angoscia che hanno avuto per tutta la sera e che le ha tenute però legate l‘una all‘altra con un invisibile filo. Il filo di affetto che avvolge, senza fine, le loro vite. Tutte e due comunque sanno che tutto questo accadrà di nuovo.” Due persone diverse o la descrizione più distinta dei diversi sentimenti, dei diversi pensieri che convivono e si alternano in ciascuno di noi e delle diverse maschere che ci mettiamo davanti agli altri? L’altro è Athos, incontrato per prima (o per seconda!?) da Emilia. Ma come si incontrano tra gli innumerevoli, banali e anonimi contatti internet? La passione comune per la poesia (Emily Dickinson per Emilia e Hölderlin per Athos) gioca un ruolo importante, ma qualcosa di più grande e profondo li fa avvicinare. In Emilia risuona una frase che Athos scrive sul forum poeti nascosti e risponderà ad un altro suo messaggio: “Athos: solitario mi trovo, come sempre, sotto il cielo X: mi hanno imprigionato gli occhi e i piedi in un nascondiglio irraggiungibile. Aiutami tu a slegare questi nodi. Forse per questa notte il cielo farà a meno di due solitudini.” La sofferenza ti isola dagli altri o ti permette di capire, di accorgerti e quindi di legarti più strettamente a qualcuno? Nell’innesto due piante diventano una cosa sola se prima vengono scorzate e poi unite sul vivo, sul nudo. “Si è dischiusa alla vita accogliendo ciò che essa, giorno per giorno, le offre. Piccole semplici cose. Fatte di attimi incastonati di emozioni. Piccole cose senza pretesa. Ha imparato a vederne la bellezza e l‘amore. Già, perché solo la forza dell‘amore può aver compiuto il miracolo nel cuore di Emilia: l‘amore delle persone che le vivono accanto, che pazientemente non si sono stancate di raschiare via la crosta del suo astio e della sua pena, sanandola con tenera premura e con affetto, di smuovere dal suo volto i sorrisi intirizziti, quando l‘apatia, l‘insofferenza e la rabbia stavano rendendo i rapporti con gli altri privi di senso e il suo vivere stava divenendo un deserto ostile.” Abile-disabile, la vita è condannabellezza, solitudine-amicizia, sanomalato, vedere-non vedere, Dio c’è-non c’è, amore-dolore. Il romanzo si snoda rimbalzando su questi opposti. In che rapporto stanno? Un’idea ce la può dare il simbolo del Tao: nel bianco c’è un po’ di nero e viceversa, il tutto (il cerchio) si divide nelle due realtà, non sono separati o accostati in maniera netta, ma l’andamento sinuoso dà l’idea di un combaciare. A proposito di simboli, quello del cristianesimo ci ricorda il culmine del dolore, culmine dell’amore. Torna in mente l’esperienza che Chiara M racconta in “Crudele dolcissimo amore” e in “Oscura luminosissima notte”. Si, procediamo a passi incerti: 3 nessuno dei nostri amici era lì. L’esplosione era avvenuta al mattino presto, a rimetterci era stato solo un povero inserviente albanese che dormiva nel retro... Ci eravamo abituati alle sirene degli allarmi, ai sibili delle granate... Imparammo che le tregue erano finte, duravano poche ore e poi ricominciava la musica. Le strade cambiavano faccia ogni giorno, si sfaldavano e si ricomponevano miseramente... Eppure di notte continuava la vita, si sopravviveva nelle cantine e nei locali a colpi di battute amare… C’era la speranza che tutto sarebbe finito prima dell’estate… Non c’era più intimità. In quella casa, come in ogni casa di Sarajevo, si dormiva tutti insieme, materassi ammucchiati in corridoi, lontano dalle finestre, dalle zone più esposte ai colpi degli obici, dei cannoni”. In questa realtà terribile, che appare come “un grande poligono all’aperto... Una riserva di caccia”, il bisogno della maternità appare come una luce d’infinito, che allontana la voce della guerra; in un momento di disperazione, Gemma ha pure la sua strana preghiera, tanto bella perché scava nell’interiorità: “Della fede non ho il coraggio. E neanche l’innocenza. Dio è solo un complice remoto delle menomazioni degli uomini... Forse io non credo in Te, ma forse Tu sei così prodigo da credere in me... Adesso ho imparato a pregare... dammi la possibilità di leggere un segno migliore in questo destino solo questo Ti chiedo”. Forse, Margaret Mazzantini ha affidato il messaggio del suo romanzo a queste due considerazioni della sua “protagonista”: “Sogno una città posata sulla mia pancia” e “Caro, dico, caro. Caro perché la vita ci verrà tolta a tutti”. una cosa bella, un incontro, una capacità si può rivelare, ad un certo punto, un passo difficile sul terreno cedevole della delusione, così come una cosa brutta, uno scontro, una incapacità può portare il nostro piede titubante su un appiglio più alto che non si vedeva. E nei rapporti con gli altri l’avanzare della fiducia e della sincerità, il retrocedere della diffidenza e della maschera. E quando non si vuole o non si può fare un passo avanti? “Ancora il suo animo, in certe giornate, imbocca il vicolo cieco della disperazione e della tristezza, allora il tormento inizia il suo assillo senza sosta, fino a che qualcosa, qualcuno, dentro o fuori di lei, non l‘abbranca per trascinarla via dal chiuso e dal grigiore dei suoi pensieri e condurla verso spazi d‘arcobaleno” A passi incerti, ma andando avanti qualcosa si trova, qualcuno si incon- Poeti Contemporanei DORME LA NATURA Quieta è la sera. Nel dolce imbrunire che d’ocra e d’indaco colora i clivi e i colli, soavemente scendono le tenebre. Un solo rumore, il ruscello, instancabile presenza. Qualche assopito suono ancora. Poi tutto tace, tutto riposa, dorme la natura. Si sveglierà domani anelante di mille battiti negli ori mattutini. Alessandro Orlando 4 attualità ecclesiale Parole anche per l’oggi di Fabio Zavattaro L’ immagine della vedova e del suo obolo come messaggio contro l’ipocrisia, tensione verso la verità e ricerca di uno stile di vita essenziale: “azzimo”, ricordava il Papa nella sua riflessione di Pasqua. Ed è alla luce di questa icona della vedova che papa Benedetto, nel suo viaggio a Brescia, parla della Chiesa e rende omaggio alla figura di Paolo VI, figlio della terra bresciana. Da Papa, il 29 giugno del 1975, chiedeva ai neo-sacerdoti di saper ascoltare “il gemito del povero, la voce candida del bambino, il grido pensoso della gioventù, il lamento del lavoratore affaticato, il sospiro del sofferente e la critica del pensatore”. Un programma per mettere in pratica l’“amore appassionato” per la Chiesa che ha cercato “con tutte le sue forze di far comprendere e amare”. Così, ricorda Benedetto XVI, Montini parla della Chiesa nel suo “Pensiero alla morte”: “Vorrei finalmente comprenderla tutta, nella sua storia, nel suo disegno divino, nel suo destino finale, nella sua complessa, totale e unitaria composizione, nella sua umana e imperfetta consistenza, nelle sue sciagure e nelle sue sofferenze, nelle debolezze e nelle miserie di tanti suoi figli, nei suoi aspetti meno simpatici, e nel suo sforzo perenne di fedeltà, di amore, di perfezione e “U na certa risonanza ha avuto nelle settimane scorse, ma assai di più ne avrebbe meritato, l’annuncio choccante che sette nostri fratelli cristiani sono stati orribilmente uccisi nel Sudan meridionale in una macabra parodia della crocifissione”. È stato questo il primo argomento affrontato dal presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, nella prolusione (testo integrale: clicca qui)ai lavori della 60ª assemblea generale dei vescovi (Assisi, 9-12 novembre 2009). Parlando dell’Africa e poi facendo riferimento al Sinodo che si è svolto recentemente in Vaticano, ha sottolineato “il suo profondo senso di Dio”, definendolo con le parole del Papa un “tesoro inestimabile per il mondo intero”. Ha quindi notato che “il fenomeno della fame non dipende tanto dalla scarsità materiale n. 40 BENEDETTO XVI Sulle orme di Paolo VI di carità”. Una Chiesa che Paolo VI vuole povera e libera, e qui torna il riferimento alla figura evangelica della vedova del Vangelo di Marco. La Chiesa, dice Benedetto XVI, per riuscire a parlare all’umanità contemporanea deve essere così. Papa Ratzinger sottolinea, con le parole della prima enciclica montiniana “Ecclesiam Suam”, 6 agosto 1964, che Paolo VI “ha dedicato tutte le sue energie al servizio di una Chiesa il più possibile conforme al suo Signore Gesù Cristo, così che, incontrando lei, l’uomo contemporaneo possa incontrare Lui”. E come non vedere, afferma ancora il Papa a Brescia, che “la questione della Chiesa, della sua necessità nel disegno di salvezza e del suo rapporto con il mondo, rimane anche oggi assolutamente centrale? Che, anzi, gli sviluppi della secolariz- delle risorse quanto da fattori sociali e istituzionali, ai quali occorre volersi applicare senza esitazioni”. ANGLICANI “La chiave missionaria mi pare la più indicata anche per comprendere l’iniziativa che nelle ultime settimane ha preso configurazione nei riguardi dei fratelli – chierici e fedeli – anglicani che da tempo chiedevano di entrare nella piena comunione con la Chiesa cattolica”, ha poi detto Bagnasco aggiungendo che “per le modalità in cui è maturata ed è stata anche annunciata l’iniziativa oggi riguardante gli anglicani, e per la sapienza che complessivamente la ispira, non possiamo non vedervi riflessa l’impronta dell’attuale Pontefice, indomito e dolce, coraggioso e illuminato”. zazione e della globalizzazione l’hanno resa ancora più radicale, nel confronto con l’oblio di Dio, da una parte, e con le religioni non cristiane, dall’altra?” È dunque più che mai attuale la riflessione sulla Chiesa condotta da Montini; “e più ancora è prezioso afferma papa Ratzinger – l’esempio del suo amore per lei, inscindibile da quello per Cristo. Il mistero della Chiesa – leggiamo sempre nell’Enciclica Ecclesiam Suam – non è semplice oggetto di conoscenza teologica, dev’essere un fatto vissuto”. Papa Benedetto non si ferma qui nel ricordo del suo predecessore che ha portato a conclusione il Vaticano II. Ne ripropone il pensiero sul celibato sacerdotale – è dono che avvicina a Cristo che ha offerto tutto se stesso per la Chiesa. Ne ricorda l’attenzione con la quale Vita La 15 Novembre 2009 guardava alle difficoltà del postConcilio che si sommavano con i fermenti del mondo giovanile. È il 1978 e Montini, ai seminaristi lombardi, sottolinea come in molti si attendessero “gesti clamorosi, interventi energici e decisivi” e sostiene di non dover seguire “altra linea che non sia quella della confidenza in Gesù Cristo, a cui preme la sua Chiesa più che non a chiunque altro. Sarà Lui a sedare la tempesta. Non si tratta di un’attesa sterile o inerte: bensì di attesa vigile nella preghiera. È questa la condizione che Gesù ha scelto per noi, affinché Egli possa operare in pienezza. Anche il Papa ha bisogno di essere aiutato con la preghiera”. La formazione dei giovani costituisce poi una costante nel pensiero e nell’azione di Montini: “Viviamo in tempi nei quali si avverte una vera emergenza educativa. Formare le giovani generazioni, dalle quali dipende il futuro, non è mai stato facile […] si vanno diffondendo un’atmosfera, una mentalità e una forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona, del significato della verità e del bene, in ultima analisi della bontà della vita. Eppure si avverte con forza una diffusa sete di certezze e di valori”. Generazioni di giovani universitari hanno trovato in Montini assistente della Fuci, la Federazione degli universitari cattolici, “un punto di riferimento, un formatore di coscienze, capace di entusiasmare, di richiamare al compito di essere testimoni in ogni momento della vita, facendo trasparire la bellezza dell’esperienza cristiana”. Per papa Montini il giovane va educato a considerarsi come persona e non numero nella massa; va aiutato ad avere un “pensiero forte” capace di un “agire forte”. Con coraggio, “indicò la strada dell’incontro con Cristo come esperienza educativa liberante e unica vera risposta ai desideri e alle aspirazioni”. Da “vecchio amico dei giovani”, come si definiva, Montini “sapeva riconoscere e condividere il loro tormento quando si dibattono tra la voglia di vivere, il bisogno di certezza, l’anelito all’amore, e il senso di smarrimento, la tentazione dello scetticismo, l’esperienza della delusione”. Diceva: “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”. CEI: ASSEMBLEA GENERALE Pensieri e impegni I principali temi della prolusione del cardinal Angelo Bagnasco CULTURA IRREALE DELLA MORTE “Anche quando la maschera della morte scende sul volto dei propri cari, dunque si fa più prossima e meno facilmente evitabile, anche allora non di rado si tende a rimuovere l’evento, a scantonarlo, a scongiurare ogni coinvolgimento”: così il card. Bagnasco ha introdotto l’argomento della nuova edizione italiana del “Rito delle esequie”. “Il fenomeno determina la pratica sparizione dell’esperienza della morte e di ogni suo simulacro dalla scena della vita – ha aggiunto –. Va da sé che la comunità cristiana non possa avallare una tale cultura così irreale: nascondere la morte e dimenticare l’anima non rende più allegra la vita, in genere la rende solo più superficiale”. “DIO OGGI”, MURO DI BERLINO, EUROPA Il convegno internazionale su “Dio oggi”, previsto dal 10 al 12 dicembre e la “caduta del muro di Berlino” sono stati altri due argomenti toccati dal presidente dei vescovi italiani. Sul primo ha detto che “non si parlerà di Dio in modo generico o convenzionale”. Sul dopo “muro di Berlino” ha invece notato che “cambiamenti vorticosi si sono succeduti, e difficoltà inedite sono affiorate ad Ovest come ad Est, dove l’elemento della secolarizzazione ha finito con l’imporsi quale denominatore comune più rapidamente di quanto si sia radicato il costume democratico”. CROCIFISSO: SENTENZA ALQUANTO SURREALE Una “sentenza alquanto surreale emessa dalla Corte di Strasburgo, a proposito della presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche italiane, nei confronti della quale bene ha fatto il governo ad annunciare ricorso”: così l’ha definita il presidente della Cei. “Lungi infatti dal minacciare le responsabilità educative della famiglia e quelle laiche di ogni Stato moderno, il crocifisso nella molteplicità dei suoi significati può suggerire solo valori positivi di inclusione, di comprensione reciproca, in ultima istanza di amore vicendevole”, ha poi affermato. RU486, SCUOLA LIBERA “Principi non negoziabili”, pillola Ru486, obiezione di coscienza di operatori sanitari, farmacisti e farmacisti ospedalieri sono stati oggetto dei successivi passaggi della prolusione. Sulla Ru486, in particolare, ha affermato che “l’intera operazione volta a rendere fruibile la controversa pillola non ci ha convinto né come cittadini né come pastori”. Circa l’obiezione di coscienza ha invece sottolineato che “in queste nostre osservazioni non c’è alcuna sottovalutazione del dramma in cui può trovarsi la donna, in particolare quando il pensiero di interrompere la gravidanza dovesse presentarsi per motivi legati alla condizione economica”. Sull’“ora di religione islamica” ha affermato che “non è in discussione… la libertà religiosa di chicchessia” e sulla “scuola libera” ha ribadito l’auspico che “le cifre inizialmente previste con decurtazioni consistenti possano essere prontamente reintegrate in modo da consentire agli enti erogatori dei servizi di mantenere gli impegni già assunti”. FAR CRESCERE IL PAESE “Svelenire il clima generale” in politica, puntare alla crescita del Paese, come “condizione fondamentale per una giustizia sociale che migliori le condizioni del nostro Meridione”, sono stati gli ultimi temi affrontati dal presidente della Cei. “Il nostro popolo, che tanti sacrifici ha affrontato e affronta – ha affermato – gradirebbe davvero uno scatto in avanti nel segno della risolutezza e del superamento delle campagne denigratorie come delle polemiche strumentali. Ciascuno, ripeto, è chiamato in causa in quest’opera d’amore verso l’Italia”. Vita La 15 Novembre 2009 In occasione dei lavori del- la 60ª Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, in corso ad Assisi, Benedetto XVI ha inviato un messaggio al presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinal Angelo Bagnasco. LA SFIDA EDUCATIVA “Sono trascorsi pochi mesi dal nostro incontro in occasione dell’Assemblea generale svoltasi a maggio – scrive il Papa -, nel corso della quale è stata individuata nell’educazione la prospettiva di fondo degli orientamenti pastorali per il prossimo decennio”. Per il Pontefice, “l’emergere dell’istanza educativa è un segno dei tempi che provoca l’Italia intera a porre la formazione delle nuove generazioni al centro dell’attenzione e dell’impegno di ciascuno, secondo le rispettive responsabilità e nel quadro di un’ampia convergenza di intenti”. Inoltre, l’educazione è “una esigenza costitutiva e permanente della vita della Chiesa” e “si colloca nel cuore della sua missione, volta a far sì che ogni persona possa incontrare e seguire il Signore Gesù, Via che conduce all’autenticità dell’amore, Verità che ci viene incontro e Vita del mondo”. La sfida educativa, sottolinea il Santo Padre, “attraversa tutti i settori della Chiesa ed esige che siano affrontate con decisione le grandi questioni del tempo contemporaneo: quella relativa alla natura dell’uomo e alla sua dignità - elemento decisivo per una formazione completa della persona - e la ‘questione di Dio’, che sembra quanto mai urgente nella nostra epoca”. UN CAMMINO DI SANTITÀ “Perché ciò si realizzi – prosegue Benedetto XVI - occorre che noi per primi, cari fratelli vescovi, con tutto il nostro essere, diventiamo adorazione vivente, dono che trasforma il mondo e lo restituisce a Dio”. È questo “il messaggio profondo dell’Anno sacerdotale, che costituisce una straordinaria occasione per andare al cuore del ministero ordinato, riconducendo a unità, in ciascun sacerdote, l’identità e la missione”. Il Papa si dichiara contento di vedere come, nelle diocesi italiane, “questa speciale proposta stia generando non poche iniziative soprattutto di carattere spirituale e vocazionale, e contribuisca a mettere in luce il cammino di santità tracciato nel tempo da tanti vescovi e presbiteri italiani”. La storia d’Italia, infatti, è “anche la storia di un’innumerevole schiera di sacerdoti che si sono chinati sulle ferite di un’umanità smarrita e sofferente, facendo di se stessi un’offerta di salvezza. Mi auguro che possiate raccogliere abbondanti frutti da questa corale preghiera e meditazione sul dono del sacerdozio, scaturito dal cuore di Cristo per la salvezza del mondo”. CON LA TENACE FORZA DEL BENE Un altro tema sul quale si sofferma il Santo Padre e al quale sarà dedicato ampio spazio nei lavori della Assemblea generale, attualità ecclesiale n. 40 BENEDETTO XVI ALLA CEI Essere dono per il mondo I temi più importanti nel messaggio ai vescovi è la “questione meridionale”. A vent’anni dalla pubblicazione del documento “Sviluppo nella solidarietà. Chiesa italiana e Mezzogiorno”, evidenzia il Pontefice, “avvertite il bisogno di farvi voce e carico delle esigenze di un Paese che non crescerà se non insieme. Nelle terre del Sud la presenza della Chiesa è germe di rinnovamento, personale e sociale, e di sviluppo integrale”. “Possa il Signore benedire gli sforzi di coloro che operano, con la tenace forza del bene, per la trasformazione delle coscienze e la difesa della verità dell’uomo e della società”, è l’auspicio del Papa. UNA LUCE SUL MISTERO DELLA MORTE Non è mancato un riferimento alla nuova edizione italiana del Rito delle esequie, che sarà esaminata nel corso dell’Assemblea. “Essa – afferma Benedetto XVI - risponde alla necessità di coniugare la fedeltà all’originale latino con gli opportuni adattamenti alla situazione nazionale, facendo tesoro dell’esperienza maturata dopo il Concilio Vaticano II, con sguardo attento al mutato conte- sto socio-culturale e alle esigenze della nuova evangelizzazione”. Il momento delle esequie costituisce “un’importante occasione per annunciare il Vangelo della speranza e manifestare la maternità della Chiesa”. “In una cultura che tende a rimuovere il pensiero della morte, quando addirittura non cerca di esorcizzarla riducendola a spettacolo o trasformandola in un diritto, è compito dei credenti – avverte il Santo Padre - gettare su tale mistero la luce della rivelazione cristiana, certi ‘che l’amore possa giungere fin nell’aldilà, che sia possibile un vicendevole dare e ricevere, nel quale rimaniamo legati gli uni agli altri con vincoli di affetto’”. Infine, il Papa ricorda che “cinquant’anni fa, al termine del XVI Congresso eucaristico nazionale e dopo una straordinaria peregrinatio Mariae, i vescovi italiani vollero consacrare l’Italia al Cuore Immacolato di Maria”. “Di tale atto così significativo e fecondo – conclude Benedetto XVI -, voi rinnoverete la memoria, confermando il particolarissimo legame di affetto e devozione che unisce il popolo italiano alla celeste Madre del Signore”. Non è necessaria la scomunica I mafiosi sono già fuori della Chiesa “E’ vero che nel Mezzogiorno si registra la presenza della criminalità organizzata, ma non bisogna considerarla una realtà insuperabile e invincibile. La prospettiva con cui la Chiesa guarda a questa realtà è quella del ‘grido’ di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi quando evocò il giudizio di Dio sulla mafia”: così si è espresso mons. Mariano Crociata rispondendo a una domanda dei giornalisti circa il documento Cei sul Mezzogiorno in discussione all’assemblea. “Per coloro che aderiscono a queste organizzazioni - ha aggiunto - non servono scomuniche, perché di fatto chi ne fa parte è già fuori dalla comunione ecclesiale, anche se si ammanta di comportamenti religiosi. Invece la presenza della criminalità organizzata impegna tutti, a partire dalle istituzioni educative come famiglia, scuola, perché si realizzi una cultura della legalità. Bisogna constatare - ha poi sottolineato - che si registrano reazioni positive da parte di settori della società civile, un impegno che sta crescendo e che sarebbe auspicabile divenisse corale. La crescita della coscienza civile esige un impegno formativo nei confronti soprattutto dei giovani”. 5 La Parola e le parole XXXIII Domenica del tempo ordinario - Anno B Dan 12,1-3; Sal 15; Eb 10,11-18; Mc 13,24-32 “I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre” Nelle domeniche dell’ultimo periodo dell’anno liturgico le pagine bibliche ci invitano a guardare alle ‘cose ultime’. Nella teologia tradizionale si parlava dei ‘novissimi’ per indicare le realtà che stanno dopo la morte. La riflessione più recente e più accorta sottolinea non tanto una serie di ‘situazioni’ di cui è impossibile poter dire qualcosa, piuttosto invita a considerare ciò che è il senso ultimo della nostra esistenza in rapporto all’Ultimo, e all’incontro con lui, il Cristo risorto che tornerà e verrà ad incontrarci per attuare una comunione nuova. La prima lettura dal libro di Daniele offre uno squarcio sulla speranza che si fa strada poco a poco nel percorso della vicenda biblica: è quella di una attesa della risurrezione come risveglio che si compirà alla fine dei tempi. Daniele parla di un tempo di angoscia, un tempo però in cui si attua una salvezza, e sarà salvato ‘chiunque si troverà scritto nel libro’. Il riferimento è al ‘giorno del Signore’ di cui i profeti Sofonia (1,14-18) e Gioele (2,1; 4,16-17) parlano: è un tempo annunciato come ‘vicino’, verso cui guardare con attenzione e con impegno della vita. In esso si manifesta da un lato l’ira di Dio contro il peccato, ma dall’altro è un giorno di salvezza per coloro che sono rimasti fedeli all’alleanza. L’annuncio del giorno di Jahwè è così un richiamo alla relazione di vita e di alleanza con Dio. E’ rinvio alla responsabilità nel presente e diviene motivo di speranza perché in tale orizzonte il giorno di Jahwè è momento di luce e di salvezza. Il testo di Daniele risale alla metà del II secolo a.C.: è scritto in un momento di prova per la fede in Israele. E’ l’epoca in cui la politica del re siriaco Antioco IV, dominatore di Israele, è intesa sradicare la fede e le tradizioni religiose del giudaismo, imponendo la cultura ellenistica. Da qui sorge una reazione, guidata dai fratelli Maccabei, tesa a riproporre l’identità e la tradizione rifuggendo dall’abbadonare la fede dei padri per abbracciare gli stili di vita pagani dell’ellenismo. In tale contesto il profeta Daniele offre uno sguardo sulla vittoria finale del Dio d’Israele. E’ una parola di lettura della realtà e di speranza rivolta a coloro che cercano di rimanere fedeli. I credenti sono invitati a leggere la situazione di persecuzione nel piano di Dio. E’ così utilizzato il linguaggio della risurrezione vista come evento dell’ultimo giorno, in un futuro da attendere. Daniele parla di una risurrezione che vedrà una divisione tra coloro che sono rimasti fedeli e coloro che si sono piegati alle lusinghe di un potere. La metafora della risurrezione, che si affaccia per la prima volta quando Ezechiele descrive il rialzarsi del popolo dall’esilio (Ez 37,414) nella grandiosa immagine delle ossa che riprendono vita nella pianura desolata, diviene a questo punto non più un’immagine ma un’idea portante della stessa fede ebraica. Essa apre lo sguardo non solo all’immortalità, ma ad un’opera di fedeltà di Dio che riguarderà tutto l’uomo alla fine dei tempi (cfr 2Mac 7,21-23). “Per questo gioisce il mio cuore ed esulta la mia anima anche il mio corpo risposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita negli inferi, né lascerai che il tuo fedele veda la fossa” Anche il salmo di questa domenica, uno dei bellissimi salmi cosiddetti ‘mistici’, apre uno squarcio sulla fiducia in Dio che fa guardare la morte e oltre la morte con abbandono e serenità, fondandosi sull’unica ragione della fedeltà di Dio: la fede nella risurrezione trova radice e appoggio sulla fedeltà di Jahwè che non può venir meno alle sue promesse e al suo amore. “Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte” Prima dei giorni di Gerusalemme Marco nel suo vangelo introduce una parola di Gesù che va sotto il nome di discorso ‘apocalittico’ (o di rivelazione). E’ una parola sulla fine dei tempi: Gesù utilizza un tipo di linguaggio particolare, popolato di immagini, di riferimenti agli sconvolgimenti della natura. Ma il messaggio di fondo che intende lasciare ai suoi discepoli non è per impaurirli, ma per farli vivere in un orizzonte preciso. La vicenda del mondo avrà una fine ma Dio che è signore della storia e del cosmo ha un disegno di vita sul cosmo e sulla storia. L’ultima parola non sarà la fine di tutto, ma sarà il venire del ‘figlio dell’uomo’ e l’attuarsi di un grande raduno: “vedranno il figlio dell’uomo venire sulle nubi… egli manderà i suoi angeli e radunerà i suoi eletti…”. Una antica preghiera dei primi cristiani che segnava la loro vita e le loro liturgie era Marana thà, ‘vieni Signore Gesù’ (Ap 22,17.22; 1Cor 16,22). E’ un’invocazione ed un’attesa che coinvolge tutta l’esistenza ed anche la creazione stessa (Rom 8,19-22). E non importa il ‘quando’ o il ‘come’: l’invito di Gesù ai suoi è stare nell’attesa sicuri che, se pure tutto passa, le sue parole non passeranno. Ai cristiani è chiesto di vivere in questa fiducia con attitudine di vigilanza. Ciò implica la capacità e l’educazione a saper scorgere sin d’ora – come nei germogli del fico - i segni di una storia nuova, le tracce della presenza e della visita del Risorto. E si tratta anche di ‘affrettare’ anche (1Pt 3,12) con le scelte e i gesti della propria vita tale venuta che sarà incontro e comunione. Alessandro Cortesi op 6 Lettere in Redazione Discutiamone E Le morti La memoria improvvise negata gregio direttore, a pagina 14 de “La Vita” n. 36 leggo, direi con stupore, di una ricerca sulla criminalità nel nostro paese: ad opera della guida per informazione sociale 2010 in accordo con Caritas e Cei, che mette in evidenza come la criminalità straniera nel nostro paese sia inferiore alla nostra. E il ricercatore indugia con precisi riferimenti percentuali e decimali. Senza discutere sulla veridicità o meno della stessa, mi ha colpito il tono in positivo di questa affermazione. Come se una madre dichiarasse soddisfatta che i propri figli sono peggiori degli altri. Ed ho pure pensato a quei cari nonni e bisnonni che in recenti secoli hanno donato le loro giovani vite per un sogno, quello di un’Italia unita e libera con la lettera maiuscola. Tornando alla suddetta statistica, senz’altro l’impegno è stato forte e soprattutto sentito. Dunque dovremo rallegrarci, ogni allarme è immotivato, le religioni si affratellano anche se qualche genitore uccide le proprie figlie se provano amore e desiderio non solo di occidentalizzarsi ma soprattutto di amare e convivere con i nostri ragazzi. Sporadici aneddoti che non scalfiscono i dubbi di qualche italiano. “Doman te n’avvedrai” diceva un saggio parente e difficilmente sbagliava. Per quanto riguarda il problema dei “respingimenti” è chiaro che ogni essere umano non può che esprimere un giudizio più che negativo. La vita di ognuno è sacra a prescindere da tutto il resto e va salvaguardata in ogni modo. Ma lasciamo alla Chiesa gridare il suo sdegno e il suo vero dolore. Purtroppo oggi sul pianeta c’è una generale sponsorizzazione del crimine che non ha avuto uguali. Dopo un crimine orrendo c’è sempre qualcuno che ne compie uno peggiore. Voglia di notorietà? Anche. Quello che non dovrebbe avvenire è il disinteresse ai vertici dell’Ue di far credere che l’unico aiuto possibile è il dirottarlo verso paesi come l’Italia, tutto oro e benessere. Chi lo fa o vive in letargo oppure più semplicemente per qualsiasi scopo racconta fandonie. Per non parlare di chi eguaglia l’emigrazione degli italiani di un tempo con l’attuale immigrazione. Una mia conoscente che ha lavorato anni in Svizzera e avere lì incontrato un connazionale regolarmente sposato, fu costretta a lasciare per sette lunghi anni la sua bambina in Italia perché a questa non fu permesso entrare. Per questo rientrò in Italia rinunciando al lavoro. Chiesa e politica hanno quasi sempre obiettivi diversi, la storia ce lo insegna. Per tornaconto si può anche far credere il contrario. Non sarebbe la prima volta. È compito della Chiesa tenere gli occhi aperti? Forse sì, e sempre perseverando nella sua insostituibile opera. Tina Tecchi n. 40 lcuni giorni fa, ho provaLa scomparsa di Anna Maria A to una sensazione di nausea e Fausto, giovani concittadini aglianesi, permette di richiamare l’attenzione sulle morti improvvise che, tra le diverse relazioni sono anche causate dal particolato fine e i microinquinanti emessi in quantità industriali dagli impianti d’incenerimento dei rifiuti. Lo studio epidemiologico Enhance Health Coriano ha evidenziato la relazione causale tra questi inquinanti, lo sviluppo dei tumori e alcune malattie dell’apparato circolatorio che, per i loro effetti, non sono da ritenersi meno gravi delle forme tumorali. Esso ha permesso di qualificare l’effetto dell’incenerimento anche sulle malattie non neoplastiche qual è l’ictus cerebrale che, seppur non sempre mortale, è gravemente invalidante. A oggi l’elenco di giovani prematuramente scomparsi -e senza facoltà di protesta alcuna- si è allungato, gettando sul lutto un senso d’angoscia per la consapevolezza della minaccia incombente sulla salute, viste per le analisi rese pubbliche da Asl e Arpat, e non dico poco! Anche per l’amianto è stato necessario un lungo periodo di attesa (ovvero anche di omessa applicazione del principio di precauzione) con l’esito di decine di morti prima della scoperta della relazione di causa con il terribile mesotelioma pleurico. Siamo quindi di fronte a una pandemia silenziosa della cittadinanza della piana, esposta al quasi trentennale inquinamento fatto certo come -i sistemi di filtraggio a carboni attivi- sono impiegati da solo due lustri nel trattamento dei fumi del protestato impianto di Montale. Solo uno studio epidemiologico svolto da un ente di diritto pubblico, terzo, indipendente ed estraneo a ogni ingerenza potrebbe classificare gli effetti trascorsi e tutt’ora in essere sulla mortalità della cittadinanza esposta. La cosa strabiliante è kafkianamente nota dai cittadini la diffusione di programmi amministrativi delle varie coalizioni politiche che -nonostante la dimostrata evidenza di inquinamento diffuso sul territorio- predicano indifferentemente l’avvio della “filiera alimentare corta” disconoscendo di fatto, l’azione sull’organismo umano di diossine, furani e policlorobifenili, per citare solo tre delle centinaia d’inquinanti emessi dalla canna fumaria! Qual è il termine medio di latenza delle malattie riconducibili all’incenerimento da rifiuti e classificate come tali dagli studi condotti? Qualcuno potrà/dovrà rispondere a queste domande o si continuerà con la scellerata politica dello struzzo? [email protected] nell’apprendere la notizia che un docente universitario della Sapienza di Roma, Antonio Caracciolo, ha affermato che l’olocausto è una leggenda e che la condanna all’ergastolo di Erich Priebke è stato un atto di vendetta e non di giustizia. Questo, della teoria negazionista, è un argomento che mi preme se non altro per amor di parentela: vorrei che a parlarne fosse mio nonno, deportato a Mauthausen l’8 marzo 1944, “marchiato” col numero 56911, tornato a casa dopo 16 mesi di campo, unico superstite di Campi Bisenzio dei 136 operai catturati, a seguito di una retata per sciopero, alla ditta Campolmi di Prato. Mi limiterò a creare i presupposti per indurre chi legge a riflettere. Intanto è bene precisare che negazionismo non equivale a revisionismo storico. Revisionismo è una corrente storica distinta che dà un contributo all’abbandono di una visione ideologica delle vicende e mette in pratica la ricerca della verità relativa al passato proponendo una revisione del giudizio storico, negazionismo è l’arte di insinuare dubbi negando l’autenticità di fatti ed eventi realmente accaduti. Il negazionista sceglie solo le prove che avvalorano la sua tesi e ignora quelle contrarie, isola la testimonianza dal suo contesto immediato, getta dubbi sulla credibilità del testimone e ricerca assillantemente la qualsivoglia imprecisione. Alla fine il gioco è fatto ed il dubbio insinuato. In alcuni paesi europei il negazionismo è considerato reato. Non a caso nel 2007 il negazionista britannico Irving fu condannato dalla corte d’assise di Vienna a trentasei mesi di prigione per aver negato l’esistenza dell’Olocausto. Il processo si basò su un’intervista del 1989 e alcuni discorsi tenuti durante una visita di Irving in Austria, in cui negò che il genocidio degli ebrei fosse un crimine. Irving era stato arrestato nel novembre 2005 quando fu fermato mentre viaggiava su un’autostrada austriaca. Purtroppo non basta, perché propagandisti come Irving e Smith, altro convinto negazionista, o come Faurisson ex professore di lettere presso l’Università di Lione, sono diffusori di fermenti di pregiudizio antiebraico la cuiconseguenza è la pericolosità dell’approccio acritico con le teorie negazioniste alle quali soprattutto i giovani accedono attraverso i siti internet, un enorme bagaglio di informazioni tossiche per la mente di ognuno e specialmente per quella di un adolescente. Un fascino particolare sprigiona su tanti navigatori, qualsiasi teoria contro-corrente, priva della benché minima analisi o di alcuna base scientifica, senza bisogno di confronto alcuno. Così in un clic di mouse vengono buttati alle ortiche decenni di ricerche e di testimonianze di tutti i paesi che sono stati vittime della Shoah. Per esempio: un certo Rassinier si pone la domanda se i milioni di paia di scarpe ammucchiate dentro i lager siano o meno appartenute a persone gassate o, piuttosto, se molti detenuti dei campi fossero impiegati a fabbricare calzature. Simili cretinerie sono inaccettabili! Non è solo perché mio nonno fu testimone di Mauthausen, che sono fortemente indisponibile a certe falsificazioni, ma anche per sensatezza. Io non sono uno storico, non seguo una corrente particolare e se ho un’idea politica la tengo fuori da siffatte questioni cercando di essere obiettivo, sono semplicemente una persona che vive il tempo che gli è dato vivere e segue il buon senso, forse un po’ corrotto da sentimenti familiari. Sembra che tutto quello che comprova l’esistenza di genocidi o di crimini contro l’umanità possa indurre a creare una sorta di vittimismo o persecuzione in queste minoranze estremiste. Le vere vittime sono i milioni di esseri umani uccisi. Ebrei, testimoni di Geova, zingari, omosessuali, oppositori politici tedeschi e sovietici, malati di mente, disabili, questi sono i martiri del disegno pazzesco di Hitler. Finito il discorso? No! Urge a questo punto l’esigenza di appurare la vera differenza che esiste tra i campi di concentramento nazisti e altri campi. L’universo concentrazionario nazista ha delle caratteristiche che non possono essere assimilate a quelle di altri mondi concentrazionari, di cui, pure, non si deve negare l’orrore. La differenza principale consisteva nella finalità che era quella di cancellare dal mondo interi popoli ed intere culture. Da parte dei nazisti esisteva forte la speranza di cancellare il concetto stesso di ebreo, omosessuale o zingaro. In nessun altro sistema concentrazionario si pensava ad un fine ultimo come quello del genocidio; si pensava, infatti, che un intero gruppo etnico, indipendentemente dal comportamento che assumeva era destinato ad essere soppresso. Parlando esclusivamente di campi si può asserire che nessun campo diverso da quello di concentramento nazista è stato mai concepito esclusivamente per lo sterminio di una razza. La soluzione finale non ha mai avuto l’obiettivo di conquistare un territorio o di imporre pazzesche ideologie. E’ stata ben altro! Mi piacerebbe molto avere un confronto con Caracciolo che invoca la teoria negazionista come unica fonte di verità. Non farei grandi discorsi complicati, 15 Novembre 2009 cercherei, per quanto mi fosse possibile, di spiegargli cosa si leggeva negli occhi di mia nonna quando apprese la notizia della deportazione del marito, cercherei di fargli rivivere le immagini di morte, di sofferenze e di vicende inenarrabili che erano scorse davanti al nonno sotto i cieli di Mauthausen. Se potessi gli farei ascoltare le voci e i pianti dei bambini internati a Birkenau o a Terezin prima di entrare nelle camere a gas. Forse servirebbe a qualcosa? Forse a niente? Chissà? Comunque sia, è doveroso stimolare le istituzioni a vari livelli affinché si adoperino perché il 27 gennaio di ogni anno, giornata della memoria, nella scuola di ogni ordine e grado si usasse l’orario delle lezioni per ricordare con letture e video quello che è stato. Potrebbe essere un inizio per riflettere e rafforzare le proprie coscienze, per contaminare ed essere contaminati, per comunicare agli altri che cosa, ancora oggi, si può nascondere dietro ad un mondo cosiddetto civile e progredito. Infine, il rendere accessibili gli archivi segreti di Bad Arolsen, cittadina dell’Assia, ex caserma dell’SS, costituisce una fonte di testimonianze e, se nonostante tutto fosse ancora necessario, la prova scientifica determinante di quanto avvenne e come avvenne nei campi di concentramento nazisti. Pur rispettando gli aspetti intimi e personali di informazioni relative a 18 milioni e mezzo di persone morte nei campi, il rendere accessibili le notizie raccolte in questo archivio si rivela elemento utile alla ricostruzione degli eventi più particolari e occultati della Shoah. L’attuale Pontefice, riguardo la Shoah ha avvertito: La Shoah sia per tutti monito contro l’oblio, contro la negazione o il riduzionismo, perché la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti. E ancora: I lager nazisti, come ogni campo di sterminio, possono essere considerati simboli estremi del male, dell’inferno che si apre sulla terra quando l’uomo dimentica Dio e a Lui si sostituisce, usurpandogli il diritto di decidere che cosa è bene e che cosa è male, di dare la vita e la morte. Personalmente penso che sarà bene porre molta attenzione poiché La Bestia che era, ma non è più. Potrebbe tornare ancora. Un internato ad Westerbork disse che Cose del genere si possono solo subire, non raccontare ed è in questa frase che nasce il dramma e il miracolo del male assoluto. La grande difficoltà di capire i fattori scatenanti, di tenere alta l’attenzione, di conservarne memoria, questo è il dramma. Riuscire a continuare a credere nell’Uomo dopo quello che è successo, questo è il miracolo. Purtroppo questa riflessione rimane nota minima di quanto ho scritto, ma diventa anche sorgente inesauribile di quanto rimane ancora da dire. Alessandro Orlando Vita La Questione morale Il fossato tra classe politica, economica e la società civile è sempre più ampio. Infatti siamo davvero di fronte ad una degenerata e trasversale caduta della moralità e dell’onestà nel sistema politico che non mi asterrei dal definire vera casta oligarchica (caso Mils, lo scandalo escort, caso Marrazzo, e la temuta trattativa tra organi dello stato e le mafie). Si assiste ogni giorno alla delegittimazione continua degli organi di stato cruciali come la corte costituzionale o gli organi giudiziari vere colonne della democrazia. Io credo che i poteri forti non abbiano un solo riferimento politico, tutt’altro, preferiscano avere un largo spettro su tutte le forze politiche in concorrenza: si chiamano massoneria, servizi deviati che mirano a conservare e aumentare il proprio esclusivo interesse erodendo le istituzioni. Ultimamente il Pd ha eletto il suo segretario con la stupefacente partecipazione civile di 3 milioni di votanti, è veramente una importante boccata di ossigeno per la tenuta democratica del paese. Ora però non bisogna fermarsi a questo episodio, urge subito aprire una seria questione morale, conoscere in entrata ogni possibile iscritto, e redarre una semplice scheda informativa che sondi l’attendibilità pubblica di ogni individuo. Occorre anche rivolgere un severo sguardo alle classi dirigenti esistenti oramai cristallizzate nei loro alveoli dorati (mi viene in mente la situazione pistoiese con non ultima, l’accettazione delle dimissioni di Braccesi davvero rappresentante il nuovo). Non partire dalla questione morale cancellerebbe il disegno politico del partito democratico, come non meno dannosa sarebbe una involuzione ideologica del partito stesso. Il Pd deve essere la sintesi dell’incontro tra il riformismo socialista e quello cattolico, due anime unite, significa non alzare steccati ma condividere e cercare sempre una sintesi. Una deriva laicista comporterebbe senz’altro un’auto emarginazione dei cattolici rendendo al Pd una facciata oramai vecchia. Certamente importanti saranno anche le future strategie di alleanza altro nodo che metterà in risalto la vera tenuta politica. In fine non meno importante la messa in atto di un nuovo riformismo libero dalle pressioni dei poteri forti, e libero dai gruppi di pressione. Termino con una domanda: “Si vedranno con chiarezza queste suddette già a partire dalla politica nella nostra città? Si potrà sperare in un serio miglioramento e aumento degli interventi a favore delle classi meno abbienti (con un equa redistribuzione delle tasse) anche tagliando in settori di interesse aristocratico? Vedremo. Massimo Alby Pistoia Sette N. 40 15 Novembre 2009 CENTRO CULTURALE “J. MARITAIN” L’enciclica postcapitalista di Benedetto XVI Il principale consulente di Benedetto XVI per l’enciclica sociale in uscita martedì 7 luglio è stata la crisi economica-finanziaria che ha funestato il sistema capitalistico globale a partire dalla primavera del 2008. Essa non ha rappresentato unicamente un fattore di ritardo del lavoro redazionale, per gli aggiornamenti indispensabili, ma anzitutto una svolta ermeneutica nel ripensamento complessivo della dottrina sociale della Chiesa cattolica a proposito del capitalismo. Nel settembre 2008, all’indomani della frana della Lehman Brothers, nella riunione del gruppo redazionale incaricato dell’istruttoria dell’enciclica e composto da undici grandi personalità della Chiesa (di cui uno solo laico), era chiaro che gli ultimi difensori della “teologia del capitalismo” erano stati messi in fuga dai fatti. Il campo era divenuto improvvisamente sgombro per quello che si candida ad essere il primo grande documento post-capitalistico del magistero sociale della Chiesa: post-capitalistico nel senso che assume per la prima volta con precisione scientifica la non equivalenza tra economia di mercato e sistema capitalistico, riconosce alcuni fianchi ancora validi di questa forma particolare del mercato ma non la ritiene esaustiva né la canonizza: se l’economia di mercato è il “genus”, il capitalismo è da considerare solo una “specie” di cui si augura il superamento. Una distinzione che non era talmente chiara nella “Centesimus annus” pubblicata da Wojtyla all’indomani del crollo del Muro assume nel testo di Benedetto XVI contorni meno equivoci. Tuttavia la sua anima agostiniana, accanto alla passione giovanile per San Bonaventura da Bagnoregio (tema della sua tesi di dottorato) ha infine fatto prevalere il suo realismo, ben memore che la L’incontro si terrà venerdì 20 novembre alle 21 nella sede del centro. Guiderà l’incontro Giancarlo Zizola, vaticanista de “Il Sole24Ore”. Seguirà il dibattito prima costruzione di un’economia di mercato si deve ai seguaci di San Francesco d’Assisi: oltre a Bonaventura, Antonino da Firenze, che il laicissimo Schumpeter definiva ”il più grande economista di tutti i tempi prima di Adam Smith”. L’opzione di Ratzinger è stata chiara fin dalla scelta del titolo: di fronte all’alternativa, che il gruppo redazionale non aveva saputo risolvere, tra “Veritas in caritate” oppure “Caritas in veritate”, il papa ha scelto decisamente quest’ultimo, convinto che la ricerca della verità se non è finalizzata al primato del bene comune finirebbe nell’integralismo o anche nel giustizialismo. La “carità” ha rango di discriminante forte: una carità intesa addirittura come critica dell’assistenzialismo pigro e rifiuto dei surrogati filantropici a coprire le divisioni strutturali tra ricchi e poveri. Lo scopo esplicito di questa riflessione papale sul senso dell’economico nel mondo globale non è “cristianizzare” il mercato, ma umanizzarlo. La sua critica alla pretesa dell’autonomia moderna dall’etica ha buon gioco del resto nell’argomentare apologeticamente sulla crisi economica per denunciare gli effetti distruttivi dell’abuso dello strumento economico a meri scopi di massimizzazione del profitto individuale. Il testo coglie la crisi come un’opportunità provvidenziale per un recupero di forme civili dell’economico che integrino in modo creativo principi fondamentali non più valicabili né accessori. In particolare si tratta della centralità della persona umana e del concetto di bene comune come fine pertinente del sistema economico: un concetto che torna infinite volte nel documento. Sono i pilastri dottrinali classici della visione sociale della Chiesa ma vengono rivisitati alla luce di una storia economica nella quale già nel Medioevo grandi istituzioni, anche di origine cristiana, avevano dato vita a un’economia non capitalistica che innervava il sistema cooperativo, i Monti di pietà, l’integrazione delle classi marginali e del sottoproletariato nella logica della produzione della ricchezza. Ma qui l’analisi del papa aggredisce apertamente la distorsione del sistema ancora vigente e della sua ortodossia liberista: “è da ritenersi errata la visione di quanti pensano che l’economia di mercato abbia strutturalmente bisogno di una quota di povertà e di sottosviluppo per poter funzionare meglio. E’ interesse del mercato promuovere emancipazione”. Un altro “mito” capitalistico che cade sotto la sferza pontificia è quello dei due tempi, prima la produzione della ricchezza, poi la sua distribuzione. Secondo l’enciclica la giustizia distributiva va integrata nel processo stesso di produzione della ricchezza. In questa prospettiva i laboratori di un’economia pre-capitalistica vengono evocati come una possibile prefigurazione utopica di un’economia globale che voglia farsi sostenibile. L’utopia economica di Ratzinger(in cui pare riverberare il sogno di Gioachino da Fiore) si spinge ad assumere il principio di gratuità, il gesto del dono non più come forma periferica, terapeutica, religiosa o giustapposta per compensare i fallimenti del sistema econo- mico e ridurre l’indisciplina sociale, bensì come forma strutturata del mercato: “lo sviluppo economico, sociale e politico – dice –ha bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità”. Infine, è notevole che nel proporre alcune ispirazioni per la governance globale dell’ordine internazionale l’enciclica scarti risolutamente l’ipotesi di forme di superstato o equivalenti e si faccia invece portabandiera di una visione poliarchica, cioè di una pluralità di centri di potere, secondo il criterio della sussidiarietà. Ratzinger recupera dal Concilio Vaticano II l’enfasi sul principio (biblico e patristico) della destinazione universale dei beni della terra (che sono stati creati per l’intera famiglia umana e non solo per minoranze di privilegiati). Deludendo le pressioni di circoli conservatori vaticani per un documento sociale che determinasse una discontinuità rispetto all’enciclica di Paolo VI “Populorum progressio”(1967), Benedetto XVI ha voluto ricongiungersi organicamente a quel testo, a suo tempo a torto sottostimato o vituperato come filo-marxista, al quale egli dedica l’intero primo capitolo dell’enciclica,riconoscendone il carattere profetico. Il papa lascia alla creatività sociale, anche dei cattolici (ma non solo) la ricerca di strutture nuove da creare all’altezza delle esigenze di un mondo globale. G.Z. Inizio del corso speciale di teologia Una Chiesa per il Regno L unedì 16 novembre alle ore 20,45 avrà inizio il corso speciale della Scuola di Formazione Teologica dedicato al tema “La Chiesa inizio e serva del Regno”. Il corso che continuerà fino alla fine di aprile sarà iniziato da monsignor Giordano Frosini che spiegherà il senso e dell’attualità del tema. Proprio in questi giorni la Conferenza episcopale italiana ha auspicato una Chiesa estroversa, cioè non chiusa in se stessa ma aperta alle esigenze e alle aspettative del mondo intero. Una Chiesa missionaria nel senso più forte della parola. E’ da tempo ormai che si ripete che la Chiesa non c’è per se stessa ma c’è per il mondo. Un’affermazione che va di pari passo con l’altra: la Chiesa esiste per il Regno. E’ la lezione del Concilio Vaticano II che ha avuto un suo meraviglioso sviluppo nei pontificati che l’hanno seguito. Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI ci sono decisamente collocati in questa linea. Anche l’ultima Enciclica “Caritas in Veritate” è un documento da leggersi in questa luce. Si tratta dunque di un argomento di piena attualità, destinato, se preso sul serio e portato alle sue ultime conseguenze, a cambiare se non proprio a rivoluzionare certe impostazioni pastorali rimaste legate al passato. Vogliamo sperare che l’iniziativa, perdurante ormai da tanti anni, incontri, come sempre e maagari più di sempre, il favore di molti interessati. R. In vendita alla Libreria S. Jacopo Anche la chiesa ha il suo “calendario” Parte dal 29 novembre, prima domenica di Avvento. Per ogni giorno dell’anno riporta le fondamentali indicazioni liturgico-pastorali I ndispensabile per sacerdoti ma anche per tutti coloro, laici compresi, che nelle parrocchie svolgono ruoli pastorali e di servizio. E’ il “calendario liturgico pastorale” che per la diocesi di Pistoia ha curato don Luca Carlesi, direttore dell’Ufficio Liturgico. Fresco di stampa, ha due versioni: il volume e il fascicolo tascabile. Dalla prima domenica di Avvento (29 novembre 2009) accompagna giorno dopo giorno la vita della comunità ecclesiale fino al sabato 27 novembre 2010, l’ultimo giorno prima dell’inizio del nuovo Avvento. Per ogni giorno sono indicate le letture, le ricorrenze dei santi, i colori dei paramenti sacri, gli eventuali anniversari. Il fascicolo è aperto con i dati relativi a tutte le diocesi toscane e con particolari riferimenti a specifiche dimensioni di ciascuna chiesa particolare: i dati sul vescovo (e sull’eventuale vescovo emerito) nonché quelli sul vicario generale e sui direttori di tre settori (liturgia, musica, arte sacra). Il “calendario liturgico pastorale” è reperibile presso la libreria di via Puccini. M.B. 8 comunità ecclesiale n. 40 15 Novembre 2009 Vita La Una lodevole iniziativa Nasce un gruppo di riflessione politica L a prima riunione del gruppo di riflessione politica, attraverso gli interventi di tutti i presenti, ha messo anzitutto in luce la sostanziale concordanza sull’analisi della situazione di rilevante degrado che si nota sia in campo nazionale che locale. Crisi dei valori, dimenticanza del bene comune, mancanza di adeguata informazione, cattivo uso del potere, assenza di opera educativa in favore dei giovani prime vittime delle opinioni di moda, immoralità dilagante gi in tutti i sensi e in tutti i settori, ineguaglianza dei cittadini nei concorsi e nella ricerca di un impiego, problemi emergenti e sempre più gravi come quelli dell’immigrazione, del carcere, dell’ambiente, delle nuove povertà, sono stati i punti maggiormente segnalati negli interventi, che si sono susseguiti a ruota libera, anche alla ricerca dei temi più urgenti e importanti da trattarsi nelle future riunioni. La stanchezza dell’opinione pubblica è sotto gli Una prima riunione ha dato l’avvio a un gruppo di riflessione politica con lo scopo di indagare sulle lacune e sui necessari cambiamenti dell’attuale situazione di Piero Bargellini occhi di tutti e potrebbe portare a nuove cocenti sorprese in un prossimo futuro. Naturalmente, nell’elencazione dei mali che gravano oggi sull’attività politica di tutto l’arco costituzionale, non sono mancate le indicazioni da suggerire e da adottare a tutti i livelli. L’impressione è che le cose debbano quasi ricominciare da capo, con una vera e propria conversione a U. La citazione biblica del “cuore nuovo” e dello “spirito nuovo”, fatta da una partecipante, è parsa quanto mai a proposito. Qui si innesta naturalmente anche l’impegno della comunità cristiana, che brilla normalmente per la sua latitanza. Un rilievo che deve preoccupare tutti è quello dell’irrilevanza dei cattolici (in molti casi della vera e propria assenza) in un momento così importante e denso di conseguenze come quello che stiamo attraversando. 1 mezzi di comunicazione sociale sono pieni di voci, ma fra tutte non si può non rilevare la scarsezza delle voci cattoliche. Una situazione che richiama tutti alle proprie responsabilità e possibilmente anche a un severo esame di coscienza sugli avvenimenti che hanno preparato questa incresciosa situazione. Per quanto riguarda la natura del gruppo politico è stato detto che si tratta di una iniziativa di carattere privato, non ufficiale, che non ha quindi altra raccomandazione al di fuori del valore dei propri interventi e dei propri elaborati. Un gruppo Scuola di formazione teologica diocesana Quando il credente studia teologia E’ una fra le più antiche d’Italia, attiva dagli anni immediatamente successivi al Concilio Vaticano II, e serve per aiutare “a vivere con maggiore consapevolezza la propria fede cristiana e a mantenerla aggiornata con le recenti acquisizioni e prospettive sullo sfondo della cultura contemporanea”. Diretta dal suo fondatore, mons. Giordano Frosini, la Scuola di Formazione Teologica della diocesi di Pistoia ha da poco cominciato un nuovo anno accademico. Nei tre anni ordinari sono in tutto iscritti una settantina di studenti: fra i 20 e i 70 anni, sono tutti laici, maschi e femmine, e provengono non solo dalla città ma anche da molte parrocchie della periferia. Al termine di ogni anno sostengono gli esami e alla fine del terzo anno, se tutti gli esami sono stati superati, ottengono un attestato. Chi vuole, può proseguire in un quarto anno di approfondimento (le iscrizioni sono ancora in corso: il tema 2009/2010, con lezioni il lunedì partendo dal 16 novembre, è “La Chiesa inizio e serva del Regno”). Le lezioni del primo anno (sette insegnamenti: Teologia fondamentale, Storia della ChiesaI, Introduzione alla morale, alla Sacra Scrittura, alla Liturgia, L’Uomo nella cultura contemporanea, Cristologia) si tengono il martedì così come quelle dei due anni successivi Molti i pistoiesi iscritti ai tre anni della Scuola diretta da monsignor Frosini. E’ ancora possibile iscriversi (in tutto otto: Patrologia, Storia della Chiesa2, Ecclesiologia, Morale della vita fisica, Sacra Scrittura/Geremia, Liturgia, Cristo Rivelatore di Dio, Sacra Scrittura/Il Vangelo di Matteo). Tutte le lezioni si tengono a Pistoia nell’antico Seminario di via Puccini dalle 20:45 alle 22:15. C’è un Collegio di docenti (in tutto 17, di cui 8 laici) presieduto da Frosini. E c’è stata la prolusione: l’ha tenuta Mariangela Maraviglia s u don Primo Mazzolari (“Voce profetica n e l l a Chiesa del Novecento”). L’attestato finale ha un valore pratico solo per chi intende insegnare religione cattolica nelle scuole (è richiesto per l’abilitazione). Le lezioni proseguono fino ad aprile/maggio. La prossima serata di lezioni è martedì 10 novembre. E’ possibile frequentare alcuni corsi in qualità di uditore. Maggiori informazioni presso la segreteria della Scuola (telefono 0573/959059). Mauro Banchini che si muove nel campo del prepolitico, del culturale e del mondo dell’etica. A esso sono invitati gli appartenenti a tutti gli schieramenti politici, purché ci sia l’intenzione di aderire a questi principi, sulla linea di un’ispirazione cristiana che, a giudizio degli organizzatori, va di pari passo con una serena e fondata analisi della ragione, quindi su una linea di vera e propria laicità. La elevatezza e la passione dimostrate nel corso della discussione dai diversi intervenuti è garanzia di un futuro proficuo lavoro. La prossima riunione, che si terrà alle 17 di venerdì 27 novembre nei locali delle Suore Domenicane di piazza san Domenico, dovrà anzitutto mettere a fuoco i problemi (o il problema) che risultano più urgenti in questo momento. Un suggerimento potrebbe essere anche quello di una presa di posizione per le prossime elezioni regionali, ancora gravate dalla mancanza del voto di preferenza e quindi sostanzialmente determinate dalle segreterie dei partiti o da chi per esse. Una presa di posizione che molti si attendono, anche se ormai è troppo tardi. Per i docenti di religione cattolica Insegnanti di religione nella scuola di base T utti gli insegnanti di religione cattolica (IRC) che già insegnano, e vogliono continuare a farlo, nella scuola primaria e dell’infanzia sul territorio della diocesi di Pistoia sono chiamati a frequentare un corso di aggiornamento organizzato dalla diocesi. Lo scrive don Alessandro Carmignani, direttore dell’Ufficio Scuola nella diocesi, in una comunicazione appena inviata agli insegnanti idonei e ai dirigenti scolastici. “Molto è infatti cambiato negli ultimi anni visto il susseguirsi di riforme– scrive don Carmignani nel presentare il programma – anche per l’insegnamento della religione cattolica nella scuola primaria e dell’infanzia”). Il corso (“Insegnare IRC oggi: la formazione permanente. Passione o necessità dei tempi?”) Corso di formazione e di aggiornamento dal 24 novembre. Iscrizione entro il 21 novembre inizierà il prossimo 24 novembre, per un totale di 30 ore, fino a metà febbraio. 15 gli incontri divisi in tre aree tematiche: pedagogico-didattica, teologicodottrinale, legislativo-amministrativa. Per sostenere l’esame finale, necessario a mantenere l’idoneità all’insegnamento, è richiesta una presenza minima dei 4/5 delle ore: non si potranno, cioè, fare più di 6 ore di assenza. Al primo incontro (interverrà anche il vescovo Mansueto Bianchi) l’introduzione (“Idee per IRC nella scuola di base: conoscere le norme … partire dal bambino”) è affidata al peda- Chiesa Madonna dell’Umiltà Gara di solidarietà per Viktor Medaglia S abato 7 novembre è stata promossa una rassegna di alcuni corali della diocesi per la raccolta di fondi in favore del bambino. Portavoce e direttore del coro di Candeglia, Gabriele Argangeli e il promotore dell’iniziativa afferma: vi è stata la partecipazione della gente, abbiamo raccolto più di 1.000 euro, e già consegnati alla famiglia. Hanno aderito all’ iniziativa le corali Madonna dell’Umiltà, “ Le voci di Santa Maria di Piteccio, la corale di San Francesco, “I Grilli di Pistoia la corale di Montale intitolata a Sergio Domeniconi e la polifonica di Montemurlo “Giorgio la Pira”, questa rassegna di solidarietà ha avuto il patrocino della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia. Nel corso della serata vi è stato l’ intervento del medico dottor Daniele Fronges che ha piegato la malattia del bambino. L’idea di fare questa evento di solidarietà è stata di una componente del co, e tutti gli altri hanno condiviso. Gabriele afferma che è stato un lavoro laborioso nel riunire tutte le corali, ma il risultato è stato positivo una rassegna che è stata intitolata “cantiamo per la Vita”. La gara di solidarietà continua in questo momento, aiutano questa famiglia, enti, privati, e tutto ciò può dare speranza ai genitori di poterlo portare a Boston al Children’s Hospital dove Viktor potrebbe essere guarito. La malattia del bambino è la neurofibromatosi è una malattia genetica caratterizzata dalla presenza di tumori benigni che si sviluppano a livello dei nervi. Al dramma della malattia poi alla famiglia Medaglia si è aggiunto anche la perdita del lavoro del padre. Prosegue la gara di solidarietà per aiutare la famiglia è stato aperto un conto corrente per chi chiunque voglia dare gogista Gianluca Perticone. Fra i relatori anche la pedagogista Daniela Mezzani, i teologi Giordano Frosini e Andrea Vaccaro. Tutti gli incontri si terranno, in orario pomeridiano, nell’aula magna del seminario di Pistoia: il termine per le iscrizioni è fissato al 21 novembre. Gli insegnanti “specialisti” di religione cattolica sono, nelle scuole per l’infanzia e nelle primarie dell’intera diocesi, 45 a cui si aggiungono altri 132 insegnanti “titolari” (di cui 7 che lavorano in sezioni di scuole per l’infanzia e 125 in classi di scuole primarie). M.B. Il bambino di 5 anni che vive nella nostra città, necessita di cure all’ospedale di Boston al Children Hospital per migliorare le sue gravi condizioni di salute un contributo economico per la cura e la guarigione del piccolo il conto è aperto alla Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia filiale di porta San Marco intestato a Ludmila Zekuciova IBAN IT52Y0626013807100000000013 Causale “Viaggio della speranza per Medaglia Vicktor”. Si rinnova l’invito a ciascuno di dare il proprio contributo e dare la possibilità ai genitori di fare il viaggio della speranza affinché questo dramma si possa poi risolvere al più presto con la guarigione del piccolo e che questa famigli a possa tornare a vivere serena. Daniela Raspollini Vita La 15 Novembre 2009 comunità ecclesiale n. 40 Il breviario di don Gatti S i è mai visto un autore che, dinanzi alla frase: «complimenti per il suo secondo libro», quasi si giustifica per il timore di apparire vanaglorioso? Così unico è don Mauro Gatti che, a breve distanza dal suo testo autobiografico Una vita per gli altri, offre adesso Il breviario di viaggio. I Salmi, una riflessione accurata, ma soprattutto un atto di amore nei confronti delle Lodi e dei Vespri della Liturgia delle Ore e delle preghiere essenziali del Padre nostro e dell’Ave Maria. Nella successione dei due libri – apparentemente molto diversi – è possibile intravedere un’intima unione e una stretta complementarietà. Dopo che con il primo don Mauro ha fatto riemergere gli eventi, gli incontri, le azioni più significative della propria vita come le figure di un grande arazzo, ecco che con questo Breviario di viaggio, egli mostra il retro, ovvero la trama della tessitura che tiene unito, lega forte e dà senso a tutto questo. E la trama è la preghiera costante, ripetuta, ma sempre nuova, della Liturgia delle Ore che lo ha accompagnato diuturnamente, ha rinforzato la sua vicinanza a Dio, gli ha permesso di pregare con la stessa Parola di Dio. E’ questa la vera nerbatura, la struttura che regge tutto e che non deflette, la fonte di ogni pensiero, parola ed azione. Il vescovo Mansueto Bianchi, nelle sue parole di presentazione al libro, scrive: «Oggi don Mauro offre queste “briciole” di spiritualità e di sapienza, il suo breve commento ai Salmi, ad una cerchia più ampia di fratelli, perché anch’essi siano incoraggiati ad inoltrarsi nella preghiera liturgica, sostenuti e motivati in questo gesto bello di parlare a Dio con le parole di Dio. E’, ancora una volta, un atto sacerdotale, di servizio alla fede, quello che don Mauro compie, in sintonia con quello che ha fatto in tutta la sua lunga vita. Che il Signore benedica ed accompagni il cammino tra la gente di questo Moica 20° anniversario del Movimento In occasione del 20° anniversario del Movimento italiano casalinghe piccolo libro che parla, umilmente, delle “Cose” più grandi!». Don Mauro si premura spesso di sottolineare che egli, con questi suoi scritti, non vuole insegnare nulla a nessuno. Egli può stare tranquillo: l’insegnamento vero, don Mauro lo ha impartito giorno dopo giorno nelle relazioni umane con tutti coloro che ha incontrato. A.V. Fondazione Santi e Irene Ricordo di monsignor Bertini I l 6 novembre la Fondazione Santi e Irene ha ricordato con una messa il suo fondatore monsignor Sabatino Bertini Nato a Vignole il 9 gennaio 1913, monsignor Bertìni è morto il 15 novembre 1997. Laureato in lettere, fu preside alla scuola media per diversi anni. Parroco di San Pantaleo, dopo la sofferta esperienza dell’assistenza ai suoi cari, progettò e realizzò l’associazione Teisd, allo scopo di sostenere gli anziani ammalati e aiutare le loro famiglie, sia da un punto di vista materiale sia spirituale. Oggi il Teisd continua a portare avanti la propria missione, grazie all’impegno di un gruppo di volontarie, aiutando molti anziani malati della diocesi attraverso visite settimanali e varie iniziative, tra cui anche la Chiesa della Vergine Gruppo di preghiera San Pio: rinnovo delle cariche N ella parrocchia della Vergine sono state rinnovate le cariche all’interno del gruppo S. Maria delle Grazie dedicato a Padre Pio. Direttore spirituale è il parroco don Tommaso Chalupczak che prende il posto di don Paolo Palazzi; capogruppo è stata riconfermata Carla Vannucchi Tuci; vicedirettore Riccardo Poli e Rossella Pagliai, mentre Daniele Di Marzio è il nuovo segretario. Il gruppo, presente in parrocchia da 16 anni, si ritrova il secondo mercoledì del mese per il rosario e la messa. I fedeli presenti alle celebrazioni sono molti, segno che la devozione all’umile frate di Teatro Mascagni di Popiglio consegna di pacchi dono in occasione delle festività natalizie. Chi volesse dare il proprio contributo per il servizio di volontariato per l’assistenza agli anziani può rivolgersi allo 0573 570543. Daniela Raspollini Pietralcina è molto viva. Per ribadire l’importanza di questa figura nella Chiesa, citiamo le parole del Papa espresse durante una liturgia dedicata al padre cappuccino: “La sua prima preoccupazione è stata quella che le persone ritornassero a Dio, che potessero sperimentare la sua misericordia e interiormente rinnovate, riscoprissero la bellezza e la gioia di essere cristiani...” D.R. Sant’Angelo a Bottegone La Misericordia festeggia gli anziani Incontri di T formazione La festa si terrà domenica 15 novembre per catechisti orna la Festa degli anziani organizzata dalla Misericordia di Popiglio. Quest’anno la festa si arricchisce di una particolare emozione: il centenario, della “Peppa”, una signora non popigliese ma di fatto adottata da Popiglio perché da anni vive con la figlia Liana in paese. La Festa degli anziani quest’anno si aprirà alle 15 con il ricevimento delle autorità, cui seguirà l’esibizione canora dei corso gramsci, 159/b - cell. 338.5308048 - pistoia aperto pranzo e cena bambini seguiti da Barbara Cabras, Monica Amato, Beatrice Castelli, Anna Cirame e Luciana Milani. Alle 15,30 il presidente della Misericordia saluterà i festeggiati e alle 16 ci sarà un angolo di comicità. Alle 16,30 si terranno la consegna alla Peppa della targa ricordo e il taglio della torta e alle 17 la Misericordia consegnerà agli anziani un piccolo omaggio accompagnato da un rinfresco. Il pomeriggio sarà allietato dalle musiche del giovane “Metteo” che tanto successo ha riscosso in estate alla Misericordia di Popiglio. La festa è aperta a tutti. Roberto Fini 9 e per coloro che vogliono approfondire la loro fede Gli incontri si tengono presso la parrocchia di Sant’Angelo in Bottegone alle ore 21,15 Venerdì 13 novembre 2009 Il volto storico di Gesù Giovedì 10 dicembre 2009 Gesù rivela un Dio diverso Venerdì 29 gennaio 2010 La Chiesa di Gesù Giovedì 11 febbraio 2010 La Chiesa, un popolo di corresponsabili e partecipanti Giovedì 11 marzo 2010 “Senza di me non potete fare nulla” Giovedì 15 aprile 2010 Gesù e il senso della storia coordinatore monsignor Giordano Frosini di Pistoia giovedì 19 novembre alle 16 nell’Aula magna del seminario vescovile di Pistoia sarà sar presentato il libro collettivo “Invisibili – Verrà il mattino e la tela irrorata dalle tue lacrime sembrer sembrerà un gioiello”. Il libro è interamente finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia. Programma della giornata: ore 16: Messa celebrata in Santa Chiara dal vescovo di Pistoiaa, monsignor Mansueto Bianchi; alle 17,15: introduce Ivano Paci, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia; a seguire: presentazione da parte di Anna Maria Michelon Palchetti, presidente del Moica di Pistoia del libro. Intervento di Tina Leonzi, presidente nazionale del Moica. Poi seguiranno alcune riflessioni delle autrici introdotte dalla giornalista Lucia Agati. A seguire interventi liberi degli intervenuti. INFO: tel. 0573.364628 – fax 0573.368576. Anna Maria Michelon Palchetti Convento San Domenico Serate di convento 2009/2010 Mercoledì 18 novembre, presso il convento di San Domenico, si terrà il consueto appuntamento mensile per pregare insieme, condividere la mensa ed approfondire la fede in rapporto con il nostro tempo. L’orario è il seguente: ore 19: preghiera dei vespri ore 20: cena condivisa ore 21: incontro con Giovanna Negrotto Cambiaso, sorella pellegrina – Assisi, autrice di “I sentieri inesplorati”, Padova ed. Messaggero 2009 che parlerà sul tema: Sentieri inesplorati del dialogo e dell’invisibile. Ingresso da via delle Logge n.6 (con possibilità di parcheggio nell’orto del convento) Capostrada Restaurato il tabernacolo della Madonna dei Minelli È stato inaugurato sabato scorso, dopo l’avvenuto restauro, il tabernacolo della Madonna dei Minelli a Capostrada. Al finanziamento, insieme ai parrocchiani e ai commercianti della zona, hanno contribuito: l’assessorato ai lavori pubblici del Comune di Pistoia, la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, la Fondazione Banche di Pistoia e Vignole per la Cultura e lo Sport e la Banca Popolare dell’Emilia Romagna - Gruppo Bper, i cui rappresentanti sono intervenuti, insieme a don Giacinto, parroco della Madonna della Salute di Capostrada, alla cerimonia inaugurale. Il progetto, per conto della Parrocchia, è stato curato dagli architetti Alessandro Baldi e Paolo Caggiano. Il restauro si è svolto sotto l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza, architetto Valerio Tesi. Per ricordare l’evento è stata realizzata la pubblicazione «La Madonna dei Minelli a Capostrada - Cenni storici e documentazione del restauro di un tabernacolo pistoiese», Edizioni del Comune di Pistoia - Circoscrizione n.3, realizzata dagli architetti Alessandro Baldi e Paolo Caggiano. Il libretto documenta la storia del tabernacolo e del restauro che ha consentito di veder riaffiorare tracce dell’affresco seicentesco della Madonna col Bambino, che purtroppo la mano di un vandalo ha cancellato durante i lavori. Primo appuntamento dell’Anno Pastorale della terza età L a Pastorale Terza Età, riunita la commissione ha deciso il primo appuntamento dell’ anno al quale ne succederanno altri due da concordare. Il diacono Paolo Gelli, il responsabile invita alla partecipazione a questo incontro che si terrà il 23 novembre alle ore 15.30 nella saletta presbiterale del seminario interverrà il dottor Sergio Teglia sul tema “Gli anziani oggi”. 10 comunità e territorio I n. 40 15 Novembre 2009 Vita La Un nuovo insediamento turistico sul Montalbano l comune di Serravalle autorizza la costruzione di un villaggio turistico di 25.000metri cubi sul Montalbano, territorio collinare di grande qualità paesaggistica, destinato a parco. Per capire le dinamiche del turismo e calarle nel nostro contesto locale ci siamo basati sulle analisi elaborate nel documento Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che raggruppa circa trenta tra i paesi più industrializzati, dove si legge: “Il processo di globalizzazione intensifica la concorrenza a scala planetaria e stimola la ristrutturazione del turismo”. Le politiche regionali toscane negli anni hanno stimolato la nascita di Pmi (piccole e medie imprese) le quali “In molti casi si sentono impotenti di fronte al potere delle multinazionali”. Non di rado la struttura aziendale così piccola si è rivelata onerosa e talvolta non riesce neppure a raggiungere il punto di pareggio dei costi: l’offerta individuale molto ristretta è condizionata da quella troppo ampia del mercato, essendo aumentati i posti letto disponibili, a tutto vantaggio dei clienti che condizionano i prezzi al ribasso. “Inoltre numerose Pmi non dispongono delle competenze necessarie”. I nuovi piccoli imprenditori propongono locations ottime, camere accoglienti e funzionali, alcune caratterizzate da pregevoli ristrutturazioni (In linea con la direttiva comunitaria 42/2001 concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente e la convenzione europea sul paesaggio siglata a Firenze il 20 ottobre 2000), ma presentano notevoli difficoltà di comunicazione per “l’impossibilità di svolgere analisi di mercato nei paesi di origine della domanda”. Questa difficoltà si abbina spesso ad una scarsa conoscenza delle lingue straniere più diffuse: non è difficile incontrare turisti che al momento del rientro dalla vacanza lamentano di aver avuto difficoltà di comunicazione anche in inglese. “Le Pmi possono trarre vantaggio dalla mondializzazione costituendo e gestendo reti e grappoli di imprese utilizzando le nuove tecnologie, soprattutto Internet”. “Le politiche governative devono rispondere a questi bisogni e farsi promotore di appositi corsi di formazione”. Spesso le politiche regionali si sono basate sull’ottimismo di una sicura ripresa del comparto, sulla fiducia che la crescita avrebbe interessato anche i mercati più maturi come quello italiano. “In realtà il turismo è cresciuto globalmente, ma a vantaggio soprattutto dei paesi in via di sviluppo”. Alla profusione normativa riguardante il settore, non corrisponde una visione univoca da parte dell’ente legislativo. In larga misura le politiche regionali fin qui applicate, hanno incentivato la realizzazione di Bed&Breakfast e agriturismo di piccole dimensioni “che devono confrontarsi con l’intensificazione rapida del turismo mondiale”. Le Pmi da un lato Analisi di vantaggi e svantaggi per il territorio di Marinella Sichi devono adattarsi alle mutevoli istanze di una domanda elastica ed instabile, soggetta all’effettotraino piuttosto che all’effettosnob, d’altro canto producono reddito che entra direttamente nei circuiti locali, vitalizzando il territorio. “Il denaro pagato dai visitatori è incassato dalle differenti imprese sia commerciali che industriali”. Se la proprietà dell’impresa turistica è locale i redditi prodotti sia dell’impresa direttamente che dell’indotto che mobilita ricadranno positivamente sul territorio; se invece il complesso turistico è di proprietà di una impresa multinazionale -come nel caso delle Rocchette- evidentemente la maggior parte del reddito sarà distribuita agli azionisti, ovunque essi risiedano. L’Ocse dichiara: “La domanda di turismo mondiale viene gestita e indotta in larga misura da grandi Tour operators e catene alberghiere multinazionali, che selezionano le destinazioni non solo in base ai prezzi, ma anche alla rispondenza dei servizi e alla finalità di raggiungimento del massimo profitto per le imprese che vi operano”. Tutto ciò senza preoccuparsi delle esternalità negative che ricadono sul territori. «L’offerta italiana, è invece composta da strutture che si caratterizzano per l’angustia naturale di molte localizzazioni […] e la frammentazione del mercato» (A. Magliulo 2007). “Le nazioni industrializzate hanno certamente perduto quote di mercato” e le mete turistiche più mature presentano le maggiori criticità. LE ROCCHETTE POTRÀ OFFRIRE VANTAGGI ALLA COMUNITÀ LOCALE? Paolo Baldeschi in un suo suo articolo pubblicato sul sito Eddyburg evidenzia alcuni svantaggi, come la sottrazione di suolo agroforestale, perchè la realizzazione del villaggio è prevista in un’area boschiva; l’utilizzo a fini privati di un Un’esempio di villaggio turistico che offre l’idea di quello che potrebbe sorgere sul nostro Montalbano SOSTENIBILE Il connubio tra umanizzazione del paesaggio, amore per l’arte e la bellezza che si è protratto nei secoli, ha elaborato il nostro territorio fino a farlo percepire come un giardino diffuso, di valore collettivo. E’ quindi verso un turismo sostenibile che si devono orientare le politiche pubbliche con un sostegno non materiale, né economico, ma di conoscenze e competenze; occorre riempire quel divario conoscitivo che ci Anteas Incontro sulla Costituzione Palazzo dei Vescovi (g.c dalla Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia) si terrà una conferenza sul tema: “Dalla dittatura alla democrazia – 1922/1945. La Costituzione e la sua attualità”. I relatori saranno: Francesca Giunti dell’Istituto ricerche storiche e archeologiche di Pistoia, Fabio Giannelli, direttore Istituto storico della resistenza di Pistoia, Roberto Barontini, presidente dell’Istituto storico della resistenza di Pistoia. Il tema, suggerito da un nostro socio ricercatore storico, si inserisce nel programma del nuovo semestre dedicato a “Percorsi della memoria”. Tutti sono invitati. Rossana Nerozzi Necessario un nuovo parcheggio? a lasciare la propria auto lungo via Pacinotti e via Mattei, spesso in zone di sosta improvvisate o al di fuori delle apposite delimitazioni. La proposta di costruire un nuovo parcheggio, magari a pagamento con tariffa giornaliera e/o settimanale, trova consensi soprattutto tra quei pendolari che utilizzano quotidianamente il proprio mezzo per recarsi alla stazione. Un nuovo spazio di circa 50-70 posti auto consentirebbe di decongestionare quest’area, offrendo al contempo maggiori opportunità di parcheggio – attualmente scarse – per i clienti degli esercizi commerciali situati lungo via Luxemburg. Esso porterebbe TURISMO pone in ombra. “Il concetto di sostenibilità -ambientale sociale ed economica- deve entrare a far parte del bagaglio culturale sia degli operatori turistici che dei decisori politici” (“codice dei beni culturali e del paesaggio”, dal sito del Ministero per i beni e le attività culturali). Il turismo è una attività economica ormai radicata nella nostra cultura, in questo contesto di crisi deve essere sostenuto abbandonando il concetto di crescita illimitata a favore di una politica di miglioramento qualitativo dell’esistente. La conoscenza ed il rispetto di regole condivise e di legalità deve divenire patrimonio comune, evitando le azioni egoistiche individuali, nella prospettiva di attirare un turista attento all’equilibrio sociale, alla cura ed alla salvaguardia del patrimonio ambientale e culturale ereditato dal passato, a favore delle generazioni future. Concludendo dichiariamo la nostra contrarietà al sorgere del nuovo villaggio turistico. Il materiale è reperibile sul sito: www.oecd.org/cfe/tourism. Sabato 14 novembre alle 16, presso la Sala Sinodale dell’Antico Sono molte e contrastanti Stazione di Montale le opinioni sulla soluzione da adottare per risolvere il problema della mancanza di sufficienti posti auto nel parcheggio della stazione di Montale. In ogni caso, tutti concordano sulla necessità di agire, possibilmente in tempi rapidi, per sanare una situazione che già da molto tempo crea disagio a pendolari e residenti. Attualmente il parcheggio antistante la stazione e quelli situati lungo via Garibaldi e via Luxemburg possono ospitare in totale un numero massimo di circa 150 vetture, cifra comunque insufficiente a coprire una domanda di almeno 200 posti auto. Molti pendolari, nell’impossibilità di trovare posto nei suddetti parcheggi, soprattutto durante gli orari di punta, sono costretti bene patrimonio naturale e cultuale che, secondo numerosi studi e progetti, sarebbe dovuto diventare un’area protetta; tutto questo senza che si sia avviato nessun percorso democraticopartecipativo. Se il turismo non aumenta, come sottolinea l’Ocse, si possono prevedere perdite di posti di lavoro presso le strutture attualmente esistenti, presumibilmente il tour operator straniero gestirà il villaggio con manager e addetti olandesi, mentre ai giovani italiani rimarranno i lavori dequalificati. poi ad un incremento del volume di utenza della stazione stessa, con benefici sensibili per il trasporto ferroviario lungo la linea Pistoia – Firenze. Ma c’è anche chi si mostra contrario a tale progetto e sottolinea l’inutilità della costruzione di un nuovo parcheggio, il cui utilizzo rischierebbe di essere limitato alle sole ore lavorative e all’uso pressoché esclusivo da parte dei pendolari. La chiave del problema deve essere ricercata nella scelta del trasporto pubblico quale mezzo privilegiato per giungere alla stazione, limitando il più possibile l’utilizzo dell’auto privata. Soluzione senza dubbio economica ed ecologica, ma che necessita di un maggiore investimento di risorse da parte delle aziende Copit e Lam e delle amministrazioni locali per essere attuata. Si avrebbero così, dopo un potenziamento del servizio, collegamenti frequenti e capillari tra i centri della piana e la stazione di Montale, destinata a diventare fulcro nevralgico della mobilità dell’intera area posta al confine tra Prato e Pistoia. Resta da capire quale sia la posizione assunta dall’amministrazione comunale montalese al riguardo, e se siano al vaglio soluzioni o progetti che vadano nel senso di una delle due proposte indicate. Andrea Capecchi PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633 - [email protected] - [email protected] SEDE PISTOIA Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected] FILIALI CHIAZZANO Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected] PISTOIA Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected] MONTALE Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected] MONTEMURLO Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected] SPAZZAVENTO Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected] LA COLONNA Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected] PRATO Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected] S. AGOSTINO Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected] CAMPI BISENZIO Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected] BOTTEGONE Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected] Vita La S i è trasformata in una vera e propria festa paesana, l’inaugurazione della variante di Gello, alla cui cerimonia, oltre al sindaco Renzo Berti, hanno preso parte anche il vicesindaco Mario Tuci, l’assessore alla viabilità Riccardo Pallini, il presidente della Circoscrizione 3 Silvano Pocci e almeno un centinaio di cittadini. Segno di quanto era attesa quest’opera dagli abitanti della frazione e da quelli dei paesi collinari che adesso sono meglio collegati con la città. Il nuovo tratto stradale, lungo 380 metri e largo 7, si estende da via di Gello, presso il sottopasso e il circolo Arci, fino a via dei Ciuti ed è il proseguimento di via di Brandeglio. Oltre al nuovo tratto viario sono stati realizzati anche un parcheggio da 15 posti auto dietro la ex scuola, due rotonde all’inizio e alla fine della strada di quartiere, percorsi pedonali, tre aree a verde e un impianto di illuminazione pubblica. Il costo 15 Novembre 2009 11 n. 40 VIABILITÀ Inaugurata la variante di Gello La nuova strada rende più agevole il collegamento dei paesi della Valle del Vincio di Brandeglio con la città. Realizzato anche un parcheggio e due rotonde di Patrizio Ceccarelli complessivo per gli interventi ammonta a 1.145.000 euro. La cerimonia di inaugurazione si è conclusa con la benedizione del parroco, Carlo Bonaiuti. «Questo intervento – ha detto il sindaco Renzo Berti - consentirà di alleggerire il traffico e di mettere in sicurezza l’abitato di Gello. Il percorso, inoltre, sarà a servizio dell’intera vallata del Vincio di Brandeglio. Visto che negli ultimi anni gli abitanti di Gello, Sarripoli, Pupigliana, Campiglio e Castello di Cireglio sono aumentati considerevolmente, era necessario dotare la zona di una strada di quartiere, esterna al vecchio abitato di Gello, per collegarsi alla città». «Questo intervento – ha aggiunto l’assessore Pallini - testimonia la volontà dell’amministrazione comunale di proseguire nel recupero e valorizzazione anche delle realtà più periferiche». La nuova strada è affiancata da un percorso pedonale di un metro e mezzo realizzato sul lato destro della carreggiata, che si ricongiunge con il marciapiede già esistente presso le villette a schiera. Queste abitazioni sono separate dalla nuova strada oltre che da parcheggi di fronte alle stesse, da un’aiuola di due metri con piante sempreverdi. Prima dell’inizio del paese è stata realizzata una rotonda del diametro di 35 metri, abbellita da un’aiuola interna delimitata da un muretto, dalla quale parte la strada in direzione nord-ovest fino ad immettersi all’inizio di via dei Ciuti. Anche in questa intersezione è stata costruita una rotonda larga 40 metri arredata con piante. Le aree a verde realizzate nella zona sono dotate di impianto di irrigazione e alberature formate da cipressi. Pistoia ha finalmente il suo Urbanistica primo parcheggio in struttura. È stato inaugurato l’altra settimana in via Ciliegiole. Dislocato su tre piani, due dei quali interrati, il nuovo parcheggio dispone di 233 posti auto. Il costo è di un euro l’ora. La tariffa si applica dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 20, gratuito dal lunedì a sabato dalle 20 alle 8.30 e la domenica. Sono possibili anche abbonamenti mensili da 30 euro validi dal lunedì al venerdì oppure da 40 euro mensili dal lunedì al sabato. L’abbonamento mensile consente anche l’accesso ad altri parcheggi di attestamento: Porta al Borgo, Manzoni, Resistenza, Antonini e San Lorenzo. Con 80 centesimi si potrà viaggiare per l’intera giornata sulle linee dei bus che collegano questo parcheggio al centro. La nuova area di sosta ha 23 stalli riservati ai residenti, tutti situati a piano terra, e dieci per i portatori di handicap distribuiti sui tre piani. Un parcheggio in struttura all’ex Breda Il parcheggio è aperto 24 ore su 24 e sarà controllato grazie ad un sistema di videosorveglianza che registrerà tutto ciò che avviene all’interno dell’area. Le immagini potranno essere messe a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il parcheggio è dotato anche di un ascensore per accedere ai vari piani. In quelli sotterranei non possono sostare veicoli più alti di 2,20 metri. «Dopo la riapertura del Lingottino –dice il sindaco– offriamo ai cittadini un’altra possibilità di parcheggiare l’auto a ridosso della terza cerchia di mura e quindi a due passi dal centro. Si tratta di un’opera che fa parte della riqualificazione delle aree ex Breda a vantaggio non solo di chi deve andare in centro, ma anche a servizio di pendolari e di chi proviene dalla zona sud e ha necessità di svolgere commissioni in città. Adesso in quest’area sono a disposizione quasi 900 posti auto». Oltre al San Giorgio, infatti, nella zona vi sono i parcheggi pubblici Pertini (295 posti), quello vicino all’istituto Einaudi con un centinaio di stalli a sosta libera, oltre a quelli su via Pertini nei pressi della biblioteca (circa 80). Questi si sommano ai posti del Lingottino (160) per un totale di circa 870. «Successivamente all’apertura del nuovo parcheggio –sottolineano gli assessori Ginanni e Pallini– chiuderà il Pacinotti, per consentire la realizzazione delle opere previste in questa zona dal piano di recupero nelle ex Breda. In pratica però il numero complessivo dei posti auto a servizio della zona non verrà ridotto grazie alla nuova area di sosta e all’ampliamento, già avvenuto nel mese scorso, del Pertini». Patrizio Ceccarelli Limestre Un riconoscimento La Fondazione Humanitas di Milano premia la Dynamo camp di Alessandro Tonarelli L a struttura che, insediata nell’area di ex industria metallurgica Smi e altri possedimenti della famiglia imprenditoriale degli Orlando, è la prima in Italia degli Hole in the Wall Camps istituiti dall’indimenticabile attore americano Paul Newman ed ospita gratuitamente centinaia di bambini e ragazzi affetti da gravi patologie praticando loro un’assai proficua ludoterapia, è stata premiata dall’importante Fondazione di Milano con la significativa motivazione: “Al Dynamo Camp i bimbi tornano a sorridere”. Il premio è stato ritirato dalla vice presidente dell’associazione Dynamo Camp Onlus, Maria Serena Porcari la quale, dicendosi orgogliosa di ricevere il riconoscimento da parte di una delle Fondazioni italiane più prestigiose per quanto concerne ricerca scientifica e assistenza ai malati quale l’Humanitas, ha aggiunto: “Tanto più siamo emozionati nel ricevere una menzione per le attività di ‘umanizzazione’ che svolgiamo con il nostro progetto”. Il Camp di Limestre ha ospitato dal 2007, quando è stato istituito, 718 bambini, di cui 55 nella sessione di oncoematologia. Sono sue partner 34 strutture ospedaliere italiane e altrettante sono le patologie accolte, 56 le associazioni con cui collabora, 330 i volontari che vi hanno prestato servizio nella scorsa estate: un direttore medico, 10 medici, 26 operatori dello staff regionale e 23 dipendenti annuali. I finanziamenti raccolti finora ammontano a ben 8 milioni di euro. La struttura conta di accogliere, nel corso del 2010, 800 bambini, inclusi quelli stranieri che vengono curati nel nostro Paese. Il primo Camp degli Hole in te wall venne inaugurato nel 1988 in America e attualmente esistono in tutto il mondo 11 Camps. Sono finora stati globalmente assistiti oltre 106mila bambini provenienti da 50 Stati Usa e 39 altre nazioni. I Camp ospitano oltre 150 patologie e coinvolgono ogni anno più di 10mila volontari. Dalla biblioteca comunale di Agliana Donati mille libri a “Libera” C irca 1000 libri sono stati donati dalla biblioteca comunale aglianese “Angela Marcesini” a Libera, importante movimento che da anni lotta contro la criminalità organizzata. La donazione servirà a contribuire alla realizzazione di una nuova biblioteca a Castelvolturno, località campana tristemente nota come snodo della tratta di esseri umani, per lo sfruttamento del lavoro nero e della prostituzione e per l’incredibile pressione esercitata dalla camorra. “Quando siamo venuti a conoscenza della possibilità di partecipare al progetto – ha spiegato Paola Cipriani, consigliere comunale con delega alle attività della biblioteca, nel corso di una recente conferenza stampa– abbiamo aderito con grande entusiasmo e ci siamo messi in contatto con la referente di Libera per la provincia di Pistoia. E’ davvero significativo che una biblioteca aiuti a nascere una struttura analoga in una terra così martoriata”. Il direttore della biblioteca Marcesini, Riccardo Bruni, ha sottolineato che “indirettamente i testi sono stati donati dai cittadini dato che si tratta di volumi che, nel corso degli anni, abbiamo ricevuto in dono dagli aglianesi”. Alessandra Pastore di Libera Pistoia ricorda che l’iniziativa di contribuire alla nascita della biblioteca a Castelvolturno è nata da Pisa e ha interessato subito il coordinamento toscano dell’associazione. “Attraverso Libera di Caserta e il comitato Beppe Diana –ha evidenziato – si sta costituendo una cooperativa che gestirà i beni confiscati ad un boss locale. Vogliamo in ogni modo mantenere viva l’attenzione sul contrasto alla piaga della criminalità organizzata. Ringraziamo di cuore la biblioteca comunale di Agliana e tutti i privati che ci hanno generosamente donato i loro testi”. La collaborazione tra Libera e il territorio aglianese vedrà anche l’organizzazione di una cena della legalità che si svolgerà, presso i locali della parrocchia di San Piero, venerdì 20 novembre. La mattina seguente, presso l’istituto tecnico Aldo Capitini di San Piero Agliana, avrà luogo, invece, la presentazione del libro “Ragazzi nella Terra di nessuno” di Gianni Solino. L’incontro sarà coordinato dal professor Alessandro Galardini. Ad entrambi gli appuntamenti parteciperanno importanti autorità del territorio locale. Marco Benesperi Prunetta Il Reno nell’ecomuseo U na serie di incontri con i cittadini della montagna per illustrare il piano triennale delle opere pubbliche. La sta attuando l’amministrazione del Comune di Piteglio che nei giorni scorsi ha visto una delegazione recarsi a Prunetta per il primo dei confronti in programma. Capitanata dal sindaco di Piteglio Claudio Gaggini, la delegazione incontrerà anche gli abitanti di Casa di Monte con Calamecca, Lanciole, Crespole, Prataccio, Piteglio, Popiglio. Durante il confronto con i residenti di Prunetta, Gaggini ha reso neto anche quelle che saranno le spese per il servizio di manutenzione del 2010, mentre l’assessore all’ambiente Carlo Rasi ha illustrato le opere che il Comune intende realizzare in paese: un’area pubblica in centro, l’asfaltatura di un parcheggio e la sistemazione della strada delle case popolari. Da parte dei cittadini si è voluta sottolineare la necessità di valorizzare la presenza del fiume Reno, che nasce proprio a nord del paese: la richiesta è quella di far entrare la sorgente del Reno nel percorso dell’Ecomuseo della montagna pistoiese, per consentire di ottenere ritorni economici e turistici. Giorgio Ducceschi ������������������������������� ��������������������������������������� ��������������������������� ��������������������������� ������������������������� �������������������������������������������������� ������������������������������������������������������� ����� �������� ��� ������� ������� ��� �������������� �� ���������������������������������������������������� ������������������������������������������������������ ������������������������������������������������������� ��������������������������������������������������������� ������������������������������������������������������ ��������������������������������������������������� ������� ������� ������ ����� ��� ������ ������� ��� ����� � ��������������������������������������������������� ������������������������������������������������� ��� ��� ������ ������� ���� ���� ������� ��������� ���������������������������������������������������� ������ ��� ��������������� ���� ��� ����� ������ ������� ������������������������������������������������������ ����������������������������������������������������� ��������������������������������������������������� ����������������������������������������������������� �������� ������� �������� ���� ������� ������������ ������������������������������������������������������ ����� ���� ��� ����� �� ����� ������ ���������� �� ���� ��� ������� �������� ��������������� ������������ �������� ���������������������������������������������������� ���������������������������������������������������� ����������������������������������������������������� ���������������������������������������������������� ������������������������������������������������������ �� ���� ��������� ��� ������ ������ ����� ���� ������� ���� ������������ ���� �� ������ ���� �������� ������� �� ���� �� ������ ������������� ���� ����� �������������� ����� �������� �� �������� ������ ���� ��� �������� ��������� ����������������������������������������������������� ��� ����� ���������� ����������� ���� ������� �������� �� ���������� �� ������������������ ���� ����������� ��� ���������������������������������������������������� ������������������� �������������������� ����������������������������������������������������� ��������������������������� ����������������������������������������������������������������������������������������������������������������� ��������������������������������������������������������������������������������������������������������������������� �������������������������������������������������������������������������������������������� “Con la mia offerta ogni anno intendo ricordare un sacerdote di cui non ho mai conosciuto il nome, ma che mi è stato vicino alla morte di mia madre. Ricordo le sue parole miti e non di circostanza, la modestia del suo vivere. Per me è diventato il simbolo del pastore, secondo Nostro Signore. E’ quindi per onorare i tanti sacerdoti che offrono la loro vita in silenzio ed umiltà che cerco, nel mio piccolo, di partecipare al loro sostentamento.” �������������� “Perché penso che senza l’impegno di tanti preti diocesani nelle nostre città, senza i loro progetti di carità e il dono di se stessi agli altri, l’Italia sarebbe un Paese diverso. Bisognerebbe far conoscere a tutti il bene che realizzano.” ������������� “Perché abbiamo assoluto bisogno dei nostri cari sacerdoti, sempre pronti a rispondere alle nostre richieste. Così non mi sono tirato indietro.” ������������������� “Ci tengo ad offrire il mio contributo soprattutto per quei meravigliosi preti che ho incontrato durante la mia vita e che mi hanno sempre sostenuta e aiutata, senza giudicarmi mai.” ������������������ “Ogni anno versiamo presso l’Istituto della diocesi, come faceva nostra madre, la nostra donazione: è modesta rispetto alle necessità e al compito altissimo dei sacerdoti, ma non lo facciamo mancare.” ��������������������� “Dono la mia offerta perché dopo un’intera vita, nonostante i miei limiti, sento ancora oggi che il Signore mi è accanto attraverso la voce del sacerdote. Quindi mando sempre il mio piccolo contributo e il mio grazie per tutto quanto i sacerdoti fanno per ognuno di noi.” �������������������������������������� “Potrei raccontare per ore dell’importanza fondamentale che ha avuto il sacerdote amico della nostra famiglia con la sua illuminata presenza. Dico solo che è davvero stato ed è un dono del Signore.” ��������������������������������� “Sostengo il clero diocesano con le mie offerte perché senza l’aiuto dei sacerdoti non potremmo vivere a fondo la nostra vita spirituale.” ���������������� “Perché l’offerta è il mio augurio a tutti i sacerdoti per la loro difficile e importantissima opera.” ������������� “Perché desidero aiutare la Chiesa con la preghiera e con le opere, perché ritorni ad essere come la prima comunità descritta negli Atti degli Apostoli, in cui tutti ‘erano un cuore sole e un’anima sola.” ���������������������������������������� “Dono la mia offerta perché è bello partecipare e sentirsi coinvolti rendendosi utili, collaborando a promuovere il bene. Aiutare i sacerdoti è un gesto di riconoscenza per il loro operato e per la loro presenza in mezzo a noi.” ������������������� ����������������������������������������������������������� ����������������������������������������� ����������������������������������������������������������� ��������������������������������������� ������������������ ���� ������ ��������� ������� ����������� ���������� � ���������� ��������� �������������� ������ �� � ����������� ��������� ������������������������������ ��� ����� ���� ���� ���� ������ ��������� �������� ��������� ���� ��������� ��� ������ �� ��� ������������������������� ������ �������� ��������������������������������� ���������������������� ���������������������������������� �������������������������������������������������������������� ��������������������������������������������������������������� �������������������� �������������������������������������������������������������� ������������������������������������������������������������ �������������������������� ����������������������������� ����������������������������������������������������������������� ����������������������������������������������������������������� �������� ����������������������������������������������������� ������������������������������������������������������������ ��� �������� ��� ������� ������ ���������� ��� �������� ���������� �������������������������������������������������������������� ������� �� ��������� ���� �������� �� ���� ���������� �� ����������� ������������������������������������� ��������������������������������������������������������� ���������� �� ����� ����� ���������� ��������� ���� ��� ����������� ����������������������������������������������������������������� �������������������������������������������������������������� ����������������������������������������������������������������� ����������������������������������������������������������� ���������������������������������������������������������������� ������������������������������������������������������������� ���������� ����� ������������������� ���� ������� �������� ����� ������������������������������������������������������ ��������������������������������������������������������� �������������������������� ���������������������������������������������������������������� �������� ���� ����� ���������� ������ ����������� ������ ������ ������� �������������������������������������������������������������������� ��������������������������������������������������������������� ������� �� ������ �������� ������ ������ ����������� ���������� ��� �� ��������������������������������������������������������������� ��������������������������������������������������������������� ��� ����� �������������� ������� ��� ����������� ������ ��� ������ �� ������������������������������� ��������������������������������������������� �������������������������������������������������������������� ���� ��������������� ������ �������� ��� ���������� ���� ����������� ������������������������������������������������������������� ���� ��� �������� ��� �������� ������� ����� ��� ������ ���������� ����� ������������������������������������������������������������� ����� �������� ��� ���� ��� ��������� ���� ������� ��� ����� ����������� ������������������������������������������������������������� �������������������������������������������������������������� ����� ��� ����� ���� ���������� ��� �������� ���� ��� ������ ��� ������ ������������������ ���������������������������������������������� �������������������������������������������������������������� �������������������������������������������������������������� Vita La 15 Novembre 2009 CARCERE La dolorosa vicen- da di Stefano Cucchi, il giovane morto a Roma in circostanze poco chiare ad una settimana dall’arresto, e il suicidio nel carcere romano di Rebibbia della brigatista Diana Blefari hanno sollevato il coperchio su una situazione carceraria drammatica, di disagio estremo: sia per il sovraffollamento (65.000 detenuti su una capienza regolamentare di 43.000; con 38.500 agenti penitenziari, 5.000 in meno di quanto necessario), sia per il rischio di atti violenti. Secondo dati forniti dalla rivista del carcere di Padova “Ristretti orizzonti”, quest’anno sono stati 61 i suicidi di detenuti nelle carceri italiane (501 dal 2000 ad oggi), con 10 casi al giorno di autolesionismo. Dall’altra parte, il sindacato Uilpa penitenziari denuncia in 18 mesi più di 900 aggressioni nei confronti degli agenti penitenziari e 14 suicidi in meno di 2 anni. In questi giorni il Garante dei detenuti della Regione Lazio Angiolo Marroni ha chiesto una seduta parlamentare per discutere della gravità della situazione. Stesso appello dalle associazioni che si occupano di carcere (tra le quali Gruppo Abele e Coordinamento nazionale delle comunità di acco- Lottare contro ogni forma di violenza nei confronti dei bambini, garantire loro un’educazione di qualità, sostenere le famiglie fragili e umanizzare la giustizia minorile e l’assistenza ai giovani in conflitto con la legge. Queste, in sintesi, le “sfide” dell’”Appello mondiale per una nuova mobilitazione a favore dell’infanzia”, presentato il 5 novembre all’Università Cattolica di Milano, a conclusione del convegno “Minori, giustizia, sicurezza sociale”. A promuovere l’incontro, nel ventennale dall’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ad oggi sottoscritta da 193 Paesi, sono stati la stessa Università Cattolica, il Bice (Bureau International Catholique de l’Enfance) e la commissione “Cooperazione italiana allo sviluppo” del ministero degli Esteri. L’Appello, che verrà consegnato all’Onu nella sessione di gennaio del Comitato che esamina l’applicazione della Convenzione da parte degli Stati, “supera la Convenzione relativa ai diritti del bambino” ha spiegato dall’Italia n. 40 Liberare la verità glienza), che continuano a chiedere di accertare al più presto le circostanze della morte di Cucchi. EQUILIBRIO E RESPONSABILITÀ “Il mondo del carcere andrebbe rivisitato con tanta misura, equilibrio e responsabilità da parte di tutti, con il buon senso e la volontà di arrivare a delle soluzioni. Invece in questo momento c’è un irrigidimento”. È l’appello di padre Vittorio Trani, da oltre 25 anni cappellano del carcere romano di Regina Coeli, l’istituto a cui era stato destinato Cucchi. “Questo giovane - osserva p. Trani - è stato davanti a magistrati, in contesti istituzionali. Possibile che nessuno abbia avuto l’attenzione di valutare i fatti? Poi c’è la mania, da parte della stampa e dell’opinione pubblica, di ingigantire tutto…”. “Credo - commenta - che la cosa più saggia sia astenersi dal dare giudizi. Bisogna aspettare che si definiscano i contorni della vicenda”. Domenica 1° novembre, durante la messa, è stato ricordato il giovane morto. “I detenuti Alessandra Aula (Bice), secondo la quale “lo sradicamento fisico e psicosociale cui sono sottoposti i bambini provoca gravi conseguenze” ed è necessario che “Stati, comunità internazionale, stampa, autorità morali e religiose, e società civile contribuiscano attivamente a una cultura di tutela e promozione dell’infanzia”. Il documento chiede anzitutto agli Stati di “ratificare, nel caso non l’abbiano ancora fatto, la Convenzione” e “il Protocollo facoltativo sulla vendita e la prostituzione di bambini”; di adottare “politiche a favore dell’infanzia e della famiglia”, di “favorire il sistema di verifica e controllo della Convenzione”. Alla comunità internazionale i firmatari chiedono “un nuovo sistema di governance mondiale” per le questioni transnazionali concernenti l’infanzia (migrazione, tratta, rete di pornografia infantile, vendita di organi…), ma anche di esigere che “le nazioni rispettino l’impegno a sostenere per lo 0,7% del loro Pil i Paesi in via di sviluppo”. Introdurre “nella loro carta etica o deontologica una riflessione sull’infanzia” - racconta il cappellano - hanno partecipato con grande senso di responsabilità, senza nessuna polemica. È stato un momento di testimonianza cristiana”. UNA DIVERSA GESTIONE DEGLI ARRESTI Padre Trani, parlando “dall’esterno”, senza conoscere “tutti i dettagli e senza un riscontro fondato”, non crede ci siano state “responsabilità o azioni negative” da parte della polizia penitenziaria. “A volte si creano delle situazioni in cui bisogna intervenire con energia, comunque sono fatti rarissimi. Ma in questo momento c’è molta attenzione”. Il cappellano di Regina Coeli sottolinea che “il disagio nelle carceri è ampio”, con “una situazione anacronistica che andrebbe affrontata seriamente”. Tra i suggerimenti, quello di “capire come amministrare la fase iniziale dell’arresto in situazioni particolari. I tossicodipendenti, ad esempio, potrebbero essere indirizzati verso comunità terapeutiche. Lo stesso per i malati di mente”. Anche “misure alternative” come la semilibertà, a suo avviso, sono utili per “gestire il problema”. “È dimostrato dai dati - precisa - che solo una percentuale minima di chi usufruisce di misure alternative torna in carcere”. ANCHE LUOGO DI VIOLENZA Questi “fatti luttuosi riflettono lo stato delle nostre carceri. Ci auguriamo che la verità venga accertata, ma soprattutto che non cali l’attenzione sul carcere e la sua realtà”. A parlare è Elisabetta Lagana, presidente della Conferenza nazionale volontariato e giustizia e del Seac, il coordinamento del volontariato che opera nelle carceri. “Il carcere - ricorda - esiste tutti i giorni dell’anno e nelle incontenibili cifre del sovraffollamento e dei gravi episodi dovrebbe essere considerato un’emergenza nazionale”. “È risaputo che in carcere si muore, ci si suicida e si compiono più atti autolesivi rispetto alla popolazione libera”, commenta Lagana. E ci sono pure abusi: “Il car- cere - afferma - è anche un luogo di violenza. Gli stessi sindacati di polizia penitenziaria non hanno smentito questa voce. Anzi, è loro interesse chiedere che siano appurate verità e giustizia su questo caso, altrimenti tutta la categoria viene messa sotto accusa. Ma questi fatti purtroppo esistono”. MALESSERE PROFONDO Allora come prevenire gli abusi? “Le condizioni attuali del carcere - risponde Lagana - inducono malessere a 360 gradi, anche per chi ci lavora. È chiaro che il sovraffollamento sottopone il personale a condizioni di lavoro stressanti. Ci sono anche agenti di polizia penitenziaria MINORI E GIUSTIZIA Vegliare sui piccoli Per il rispetto della dignità e dei diritti di Giovanna Pasqualin Traversa e “contribuire alla diffusione di una cultura dei diritti” dei minori sono le richieste ai media. “Noi richiamiamo le autorità morali e religiose - conclude l’Appello - a vegliare sul rispetto di dignità e diritti del bambino”; a contribuire al dialogo interculturale e interreligioso; a “educare sempre più ai valori” che soli “possono garantire una vita umana e spirituale degna”; a “mostrare il valore di ogni persona umana” e i legami “tra il messaggio etico e religioso ed i diritti dell’uomo”. SICUREZZA E DIRITTI DI STRANIERI E ROM Per Milena Santerini, docente di pedagogia alla Cattolica, i bambini stranieri e rom “sono una minoranza da proteggere”. Di qui l’importanza di tutelarne la salute “attraverso la garanzia dell’accessibilità ai servizi materno-infantili e all’assistenza sanitaria”, e di facilitare “i ricongiungimenti familiari”. Centrali la “formazione mirata degli insegnanti alla prevenzione dell’abbandono scolastico per i minori rom e immigrati” e la “costruzione di una rete di servizi integrata” in grado di rispondere alle loro esigenze “attraverso la mediazione culturale e sociale”. “Ogni bambino ha diritto ad un equo e dignitoso trattamento di fronte alla legge, ad essere ascoltato nel corso di un procedimento che lo riguardi e a difendersi di fronte a un’autorità imparziale”, ha detto Sandro Calvani, direttore Unicri (United Nations Interregional Crime and Justice research Institute). Eppure “in molti Paesi non esistono sistemi di giustizia minorile. Il bambino in conflitto con la legge viene condannato e punito come un adulto” e “nelle carceri molti minori anziché riabilitarsi, imboccano definitivamente la strada della marginalizzazione sociale”. Per questo, secondo l’esperto, occorre impedire “che un errore commesso da giovani si tramuti in un’autentica condanna a vita”. Di qui, a tiolo esemplificativo, i due programmi di rafforzamento della giustizia minorile promossi con Unicef e Undoc in Angola e Mozambico. 13 La morte di Stefano Cucchi e il suicidio di Diana Blefari di Patrizia Caiffa che si suicidano. Questo è davvero un segnale di malessere profondo”. A suo avviso bisogna “migliorare l’istituzione carceraria, ad esempio attivando dei presidii di salute mentale” che aiutino “anche gli agenti di polizia penitenziaria, che vivono in condizioni difficili”. La Conferenza nazionale volontariato e giustizia auspica infine che “lo sconcerto per questi fatti coaguli tutte le forze politiche e sociali affinché sia ribadito il valore e la garanzia dei diritti fondamentali per qualsiasi uomo, in primis il diritto alla vita, in qualsiasi circostanza o situazione”. RAFFORZARE LA GIUSTIZIA MINORILE Sul contributo della cooperazione internazionale all’armonizzazione della giustizia penale minorile in Afghanistan, Bosnia e Mozambico si è soffermato Joseph Moyersoen, giudice onorario al Tribunale per i minorenni di Milano ed esperto per i programmi di cooperazione allo sviluppo in materia di giustizia minorile. Secondo Moyersoen, questo contributo consiste in un percorso che prevede: “revisione delle normative; assistenza tecnica, costruzione di abilità; strutture e rete”. Di qui “l’importanza di lavorare con le organizzazioni governative e non”, ponendo “attenzione non solo alla materia penale, ma anche al lavoro di prevenzione, trattamento e recupero”. Per quanto riguarda l’Europa, ha concluso, solo in alcuni Paesi, tra i quali il Belgio, è stata avviata in modo strutturato “l’esigenza, avvertita da tutti i giudici minorili, della formazione e dell’aggiornamento sia dei giudici minorili (togati e onorari), sia degli avvocati e degli operatori della giustizia minorile in senso lato”. 14 dall’Italia C osa s’intende per “spesa improduttiva”? Come è possibile tagliarla? Perché una ripresa che non sovverta i conti pubblici dovrebbe passare da qui? Al recente convegno di Capri dei giovani industriali l’espressione “spesa improduttiva” è stata evocata dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Il suo ragionamento è stato semplice e lineare: se si vuole investire per anticipare la ripresa e, nello stesso tempo, non aumentare il deficit pubblico, allora bisogna tagliare, appunto, le “spese improduttive”. Investire per anticipare la ripresa vuol dire, per esempio, ridurre le tasse sulle imprese e, soprattutto, quelle sul lavoro. Non aumentare il deficit pubblico vuol dire non andare a prestito di soldi dai cittadini, ma lasciare che i loro risparmi – abbiamo appena celebrano la Giornata nazionale del risparmio che, anche in tempi di crisi, continua a mantenere la sua importanza – alimentino il credito al sistema produttivo. La presidente Marcegaglia ha anche fatto delle ipotesi di lavoro: ricondurre la spesa pubblica ai valori del 2000 al netto dell’inflazione, accorpare province e prefetture, migliorare la giustizia. Secondo lei, in questo modo si risparmierebbero 15 miliardi L’Ocse dice che la ripresa non arriva. L’Ocse dice che la ripresa è arrivata. L’Ocse dice che la ripresa è arrivata ma ci saranno ancora problemi per l’occupazione. L’Ocse invita a leggere i suoi dati con circospezione. Tra tutte le sue indicazioni forse la più attendibile è quest’ultima. Nei giorni scorsi l’Organizzazione con sede a Parigi ha parlato di un notevole rialzo degli indici della cosiddetta area Ocse. A settembre il cosiddetto super-indice che riguarda i 30 Paesi maggiormente sviluppati ha avuto un nuovo rialzo: 1,3 punti rispetto ad agosto, e 3,4 punti su settembre 2008. Il Paese che dimostra un incremento maggiore è la Germania (+2 punti, e +5,7 punti rispetto al 2008) ma su base annua è proprio l’Italia ad andare meglio (+10,8 n. 40 da destinare alla ripresa economica e a garantire ulteriormente chi perde il posto di lavoro. La disoccupazione è infatti al 9 per cento e si preannunciano mesi piuttosto duri su questo fronte. A dire il vero queste proposte ci sembrano fatte fin con troppo garbo e buone maniere. A guardarci attorno sembra che le “spese improduttive” siano molte altre e siano anche ben altre. Nei giorni scorsi il ministro della Pubblica Istruzione ha emanato un decreto che vieta di appaltare all’esterno le pulizie delle scuole perché i collaboratori scolastici devono tornare a fare le pulizie. Almeno il 30 per cento delle scuole si era avvalso di questo servizio esterno attuando una spesa veramente improduttiva. Le spese improduttive non sono solo quelle cui pensava Emma Marcegaglia. A questo genere di spese improduttive, però, si può far fronte. Esse, in fin dei conti, non si fondano sul potere politico, semmai sulle disfunzioni amministrative possibili per la complicità di funzionari e sindacati oppure sulla corruzione che è un fenomeno non nuovo e che può essere ridotto con decreti Brunetta. Il vero problema è un altro, ed è quello decisivo, di cui nemmeno Emma Marcegaglia ha parlato. Una volta si diceva: perché mai un Comune punti). L’Ocse giudica la nostra economia “in espansione”. A dire il vero tutte le economie dell’area Ocse lo sono su base annua – tranne il Giappone (-0,7 punti), il Brasile (-7,1 punti) e la Russia (-6,7 punti) – ma l’Italia cresce di più. Eppure a fine giugno scorso la stessa Ocse aveva giudicato molto preoccupante la situazione del nostro Paese, considerandoci in piena recessione anche a causa del debito pubblico. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l’Italia avrebbe conosciuto una timida ripresa solo nel 2010 mentre per la ripresa vera e propria avremmo dovuto attendere il 2011. A giugno l’Ocse sosteneva che molti sarebbero cresciuti prima di noi, appunto a causa del nostro pesante debito pubblico e, tra questi, 15 Novembre 2009 ECONOMIA Altri tagli urgono Non c’è solo la “spesa improduttiva” di Stefano Fontana dovrebbe gestire una centrale del latte? Ed infatti le centrali del latte comunali sono state privatizzate. Oggi in molti si chiedono: perché un Ente lirico (in deficit costitutivo) deve essere in mano ad un Comune? Perché le aziende che forniscono utilities – acqua, gas, elettricità – devono essere a gestione pubblica o semi pubbli- ca? Perché le autostrade sono società in mano ad enti pubblici territoriali? Perché tanti aeroporti sono gestiti non da privati ma da società partecipate pubbliche? Molti di questi enti sono in attivo in quanto gestiti in modo oculato ed imprenditorialmente avveduto. Ma altri no, sono in rosso. E comunque, Vita La anche se non sono in rosso, manifestano lo stesso sprechi improduttivi di vario genere. Senza contare la questione fatta emergere qualche anno fa e poi sopita di quanti sono i consigli di amministrazione di questi enti e, di conseguenza, quanti sono i gettoni di presenza. Non è critica qualunquistica, ma indicazione che il vero nodo da sciogliere è politico. Ha fatto bene la Marcegaglia a parlare anche ai sindacati oltre che al governo e agli imprenditori, ma prima di tutto bisognerebbe parlare ai partiti. Chi rinuncia a queste posizioni, a collocare i propri uomini nei punti di rendita politica, chi rinuncia alla fabbrica del consenso? In teoria solo un governo che goda di una grande maggioranza come l’attuale sarebbe in grado di fare riforme di questo genere, infischiandosi di far male a qualcuno e rischiando anche l’impopolarità, che potrebbe recuperare poi in seguito, dopo aver ottenuto risultati tangibili. Ma il coraggio uno non se lo può dare e in genere prevale la tendenza a premiare i propri con posti di prestigio.“Spesa improduttiva” è così un’espressione che mette in luce la debolezza del sistema politico che premia troppo se stesso e continua ad occupare la società. Ripresa o non ripresa? A proposito dei dati Ocse il Giappone. Ora, invece, nonostante il debito pubblico inferiore al nostro, il Giappone non cresce su base annua e noi sì. Insomma: il 2009 avrebbe dovuto essere ancora un anno di piena crisi, ma così non è stato. Non tutto quello che l’Ocse dispone si avvera poi effettivamente. A giugno e a settembre non mancarono coloro che accusavano l’Ocse di eccessivo pessimismo e non avevano torto. Sono però gli stessi che ora, invece, plaudono alla serietà di analisi dell’Ocse per i nuovi dati ottimisti sulla crescita italiana. In questa crisi le strumentalizzazioni politiche sono state tante: chi ha enfa- tizzato la crisi, parlando in certi casi di “migliaia e migliaia” di imprese che chiudevano; chi, al contrario, l’ha sottovalutata. E i dati Ocse non sono serviti a fare maggiore chiarezza. Il che ci dice, da un lato, che le previsioni in economia sono molto difficili – altrimenti avremmo previsto anche la crisi stessa – e, dall’altro, che sono esse stesse soggetti che influenzano il mercato. Il primo motivo per cui le previsioni non sono mai completamente attendibili è che esse stesse sono “dentro” il mercato, lo influenzano e quindi determinano possibili esiti contrari a quanto da esse stesse sostenuto. Ciò non vuol dire che non dobbiamo essere contenti delle previsioni Ocse sullo sviluppo dell’Italia. I dati però devono essere valutati con i piedi per terra. Può essere ripresa duratura oppure fuoco di paglia. Che la ripresa sia generalizzata ci conforta maggiormente. Il fatto di aver superato il Pil della Gran Bretagna accarezza il nostro sciovinismo. Ma se diamo credito all’Ocse per queste previsioni di crescita dobbiamo coerentemente ascoltarla anche per le previsioni sulla disoccupazione e, forse, anche per quelle sull’aumento del debito pubblico. Tutti elementi che potrebbero rallentare, nei prossimi mesi, la ripresa iniziata in modo così promettente. Due considerazioni sono condivisibili. La prima è l’interpretazione legata alla situazione reale dell’economia italiana: siamo potuti ripartire perché la nostra economia non era drogata dalla finanza d’arrembaggio e perché le famiglie italiane non erano indebitate. La seconda è la proposta d’intervenire subito per favorire il consolidamento della ripresa, soprattutto mediante la detassazione di famiglie e imprese e l’attuazione delle riforme. Nel momento in cui l’economia riparte è la politica a dover fare pienamente il proprio dovere, senza aspettare i prossimi dati Ocse, che potrebbero essere diversi dagli attuali. S.T. Vita La 15 Novembre 2009 dall’estero n. 40 Ancora un appello Fao per sconfiggere la fame A ssicurare il più basilare dei diritti umani, il diritto al cibo. Dovrebbe essere il compito principale di ogni governo, di ogni organizzazione internazionale e, invece, costantemente e periodicamente le Nazioni Unite sono costrette a lanciare appelli in proposito, a ricordare che senza gli opportuni aiuti e investimenti la vergogna di veder morire migliaia di persone per fame continuerà ancora. L’ultimo appello in ordine di tempo lanciato dalla Fao, l’organizzazione dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura, in occasione della sua assemblea questo mese a Roma, riguarda la necessità di produrre il 70 per cento di cibo in più per gli oltre nove miliardi di persone che abiteranno il pianeta nel 2050, combattendo al tempo stesso i problemi della povertà, usando in maniera più efficace le scarse risorse naturali, e adattandosi al cambiamento climatico. “Gli effetti combinati dell’incremento demografico e dell’urbanizzazione avranno come risultato una domanda di cibo doppia rispetto ad oggi”, ha spiegato il direttore generale della Fao Jaques Diouf, ricordando che “la sfida non è solo incrementare la produzione globale futura, ma aumentarla laddove e per coloro che ne hanno più bisogno”. Gli esperti sono cautamente ottimisti riguardo la possibilità L e bottiglie di Dom Perignon sono già in frigo. Sono tornati i tempi d’oro per le banche e le società di investimento che prevedono di pagare incentivi ai dirigenti per 140 miliardi di dollari, pari quasi al doppio del fatturato della Fiat. Le grandi banche ora sono aziende a rischio con garanzie da parte degli Stati. Il loro business è cambiato: non è più il finanziamento o la consulenza alle aziende ma sono gli utili di negoziazione grazie al rialzo delle borse e alla concorrenza che si è ridotta dopo la scomparsa di Lehman Brothers, Bear Stearns e altre. Prendiamo ad esempio la miglior banca al mondo: Goldman Sachs. Gli utili Esperti cautamente ottimisti sulla possibilità di aumentare la produzione agroalimentare di Angela Carusone di produrre cibo a sufficienza per nutrire la popolazione mondiale, ma ritengono sia necessaria un’adeguata struttura socioeconomica in grado di affrontare gli squilibri e le disuguaglianze esistenti, di assicurare che ogni essere umano nel mondo abbia accesso al cibo di cui ha bisogno e che la produzione alimentare sia realizzata tenendo conto dei limiti imposti dalle risorse naturali. Secondo le stime Onu, nel 2050 la popolazione mondiale sarà superiore ai nove miliardi di persone, e di queste circa il 70 per cento vivrà nelle città e nelle aree urbane, contro l’attuale 49 per cento. Si ridurrà quindi la popolazione rurale che, senza investimenti in agricoltura primaria, rischia di rarefarsi ulteriormente. Gli investimenti in agricoltura primaria -sottolineano gli esperti- dovrebbero diventare una priorità ed essere aumentati di circa il 60 per cento, perché l’agricoltura non solo produce cibo ma favorisce la sussistenza nelle aree rurali; servono inoltre investimenti nelle infrastrutture rurali (strade, proti, elettricità, sistemi di stoccaggio e di irrigazione), investimenti nelle istituzioni, nella ricerca, nello sviluppo dei servizi, nei diritti di proprietà terriera, nella gestione del rischio, nei sistemi di controllo veterinario e della sicurezza alimentare. Senza sviluppo e investimenti nelle aree rurali dei Paesi poveri avverte la Fao- il bisogno e le disuguaglianze rimarranno estese. Si prevede anche, infatti, che il consumo dell’acqua per l’irrigazione dei campi debba crescere di un 11 per cento, un aumento sostenibile delle risorse idriche, ma va ricordato che queste sono distribuite in maniera diseguale e quindi la scarsità di acqua raggiungerà livelli preoccupanti in un crescente numero di Paesi, o di regioni interne ai vari Paesi. C’è poi la sfida climatica: l’adattamento del settore agricolo al cambiamento del clima sarà infatti costoso ma essenziale per la sicurezza alimentare, per la riduzione della povertà e per il mantenimento degli ecosistemi. “L’impulso attuale ad investire in migliori politiche, istituzioni e tecnologie agricole al fine di raggiungere Ma la crisi non era finita? sono spaventosi: triplicati a 10 miliardi di dollari in un trimestre, 111 milioni al giorno. Che ridere, 10 miliardi sono stati i soldi prestati per salvarla (già restituiti) e ora li guadagna in tre mesi di attività. Il suo fondo premi è per ora arrivato a 17 miliardi di dollari con una media di 700mila (467.000 euro) per ciascuno dei suoi 31.700 dipendenti. L’amministratore delegato ha girato il mondo nelle scorse settimane predicando le virtù della moderazione, autodisciplina e responsabilità, riconoscendo che la rabbia dei contribuenti è “comprensibile e giustificata”. Paul Volcker, consigliere di Obama, ha detto riferendosi ai banchieri: «E’ osceno quello che guadagnano». I contribuenti, dopo aver salvato le banche dal fallimento per la crisi finanziaria da esse causata, ora si ritrovano a pagare un costo ben più alto con la perdita di posti di lavoro, tagli alla spesa pubblica e aumento delle tasse. Le stime della Banca Mondiale parlano di 90 milioni di nuovi poveri che scenderanno sotto la soglia della povertà estrema (un dollaro al giorno) entro la fine del 2010 come tragico esito della crisi degli ultimi due anni. Triste notizia anche per Aig, colosso mondiale dell’assicurazione. Il governo Usa era intervenuto con 250 miliardi di dollari per non farlo fallire: ci sarà un taglio di 198 milioni di dollari sui bonus previsti per il 2010 e occorrerà recuperare 45 milioni gìà pagati nel 2009. Anche l’assistente di cucina che ha incassato 7700 dollari. Per quanto riguarda l’Italia c’è da ricordare che Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, proprio in questi giorni ha detto: «Spero che gli incentivi verranno rinnovati anche per i1 2010, altrimenti sarà un disastro». gli obiettivi energetici e di sicurezza alimentare -spiegano gli studiosirappresenta un’opportunità unica di canalizzare gli interventi relativi al cambiamento climatico in agricoltura”. Quanto alla terra, sebbene si calcoli che il 90 per cento della crescita della produzione agricola deriverà da un aumento dei rendimenti delle colture e da una maggiore intensità di sfruttamento agricolo, le terre coltivabili dovranno aumentare di circa 120 milioni di ettari nei Paesi in via di sviluppo, in particolare nell’Africa sub-sahariana e in America Latina. E renderle effettivamente produttive richiede notevoli investimenti. Di qui la richiesta di Diouf, che ha sollecitato i leader mondiali a incrementare gli aiuti esteri allo sviluppo del 17 per cento, il livello che avevano nel 1980, rispetto all’attuale cinque per cento. “L’ammontare di 44 miliardi di dollari di aiuti ufficiali allo sviluppo che dobbiamo dedicare allo sviluppo agricolo è molto poco -ha ricordato il direttore generale della Fao- se paragonato ai 365 miliardi di dollari spesi nel 2007 a sostegno dell’agricoltura dei Paesi ricchi, ai 1.340 miliardi che si spendono ogni anno nel mondo in armamenti, e alle migliaia di miliardi di dollari raccolti solo negli ultimi mesi per puntellare il settore finanziario”. È anche importante colmare il gap tecnologico tra i Paesi tramite il trasferimento delle conoscenze nord-sud, sud-sud e la cooperazione triangolare. I Paesi donatori ricchi, i Paesi in via di sviluppo e le istituzioni per gli aiuti devono adesso tutti puntare su politiche che assistano l’oltre un miliardo di persone che soffre la fame. C’è motivo per ben sperare: il Ghana, il Malati, il Mozambico, l’Uganda i Vietnam e la Thailandia, fanno notare gli esperti, negli ultimi cinque anni hanno ridotto in modo significativo il numero delle persone sottonutrite. “Questo significa -è il messaggio che lancia la Fao- che sappiamo cosa deve essere fatto e come va fatto: programmi, progetti e piani esistono già, sono semplicemente in attesa della volontà politica e delle risorse per diventare operativi”. 15 Dalmondo ELICOTTERI AGUSTA Una società del gruppo italiano Finmeccanica, l’Agusta Westland, si è accaparrata un contratto del valore di circa 480 milioni di euro nel contesto del programma “Agusta integrated operational support”, piano finalizzato al supporto operativo integrato dei 67 elicotteri Apache in servizio nelle forze armate britanniche. Il contratto avrà evoluzione dal 2010 al 2014, e fornirà all’esercito inglese una più larga disponibilità operativa degli Apache assicurando in pari tempo una sensibile riduzione dei costi di gestione degli elicotteri. PAVELIC IN CROAZIA L’iniziativa di un’organizzazione non governativa croata di inaugurare a Zagabria una statua in onore di Ante Pavelic, capo del regime filo nazista degli ustascia durante il secondo conflitto mondiale, ha destato la reazione indignata del centro Simon Wiesenthal sui crimini nazisti. Efraim Zuroff, responsabile del centro a Gerusalemme, ha dichiarato che è inconcepibile che un paese sul punto di entrare nell’Ue possa erigere un monumento siffatto; è un insulto, ha continuato, ai civili serbi, rom, ebrei e croati, uccisi dagli ustascia. “METROPOLI D’ASIA” Con il proposito di tenere alta l’attenzione sui linguaggi della contemporaneità asiatica è nata a Milano la casa editrice “Metropoli d’Asia”, fondata da Andrea Berrini in collaborazione con Giunti editore. Questi, i primi titoli disponibili in libreria: “Come un diamante nel cielo” di Sliazia Omar (bengalese, analista finanziaria approdata alla letteratura dopo il crollo delle Torri gemelle nelle quali si trovava Fl 1 settembre 2001), e “Ravan e Eddie” di Kiran Nagarkar (autore indiano che qui racconta la cruda realtà di Bombay). 16 musica e spettacolo E ra il marzo del 1995, mi pare, quando io e Francesco Bargellini -allora compagni di liceo, lui due anni avanti a me-, durante una gita a Roma, ci ritrovammo in un’osteria vicino a Piazza di Spagna, a mangiare un po’ d’abbacchio insieme a un altro commensale che la memoria ormai ha cancellato. Non ricordo la conversazione con esattezza ma, tra un discorso e l’altro, fece capolino la poesia. Non parlammo più di un simile argomento fino a quando, un anno più tardi, con Francesco alle soglie della maturità, lui mi mise in mano quel “Transeunda” (tiitolo evocativo sull’età adolescenziale, che è un’età di passaggi, di sogni sfumati e forse di rimpiariti), che costituisce il suo primo lavoro letterario. Ricordo bene che, tra lo stupito per il gesto e l’ammirato per il risultato -un verso certo ancora acerbo ma ricco di originalitàgli scrissi immediatamente una lettera in cui gli citavo quei poeti che mi era parso di ritrovare tra le sue righe e che quindi ritenevo fossero stati per lui fonte d’ispirazione. Francesco mi rispose con una missiva -che conservo ancora gelosamente tra le cose più care- in cui si schermiva umilmente dagli elogi che gli facevo e in cui dichiarava di aver assorbito forse inconsapevolmente i nomi che gli avevo accennato. Mi confessò di aver subito una particolare suggestione da Pascoli e Ungaretti -cosa di cui ancor oggi non mi stupisco, perché già allora un verso, non ricordo più di quale poesia, mi aveva colpito, “il n. 40 “IL SIGNIFICATO” È IN LIBRERIA Bargellini, l’amore per il verso di Francesco Sgarano rumore dei miei vecchi”, in cui, com’è ovvio, si fa riferimento agli attrezzi dei contadini: un rumore “amico”, un compagno per Francesco, che rimanda a un’antica tradizione, che va dalla poesia bucolica a quella pastorale a quella, appunto, più intima e umile di Pascoli. Ho fatto questa non trascurabile premessa perché non posso non dire che di Bargellini sono amico, e tuttavia la mia ammirazione per il suo talento poetico -di vecchia data- è totalmente scissa dall’affetto personale. Parlo insomma nelle scomode vesti di critico. Lo posso fare anche perché, nonostante ci conosciamo da anni, di lui praticamente non so niente, intendo biograficamente, e quindi ogni verso, anche per me, è soggetto a personale interpretazione, se Dio vuole, aggiungo. Ne conosco bene invece l’intelligenza acuta, la sensibilità accentuata, una sincera modestia di fondo che traspare da un carattere piuttosto introverso, a volte schivo. La sua poesia -che congloba molte voci importanti del Novecento letterario- è una poesia che bene rispecchia la persona: pulita, sincera, vera. Bargellini, in queste venti poesie, concentratissime nella loro invidiabile essenzialità, parla di sé: racconta delle sue gioie e dei suoi dolori, delle sue conquiste e delle sue perdite, dei suoi sollievi e dei suoi affanni (compresa una cura psicanalitica), ma lo fa sempre con un versaggiare in sordina, elegiaco. La sua è una poesia dai mezzitoni, policroma di sicuro ma mai virante al colore acceso, più a suo agio nelle sfumature. Un amante del bello scrivere, delle formule retoriche, resterebbe impressionato dalla poesia di Bargellini, nonostante -va da sé- questa non sia la componente fondamentale di un testo poetico. Poliptoti, rime interne, cesure ben studiate, consonanze, paronomasie (splendida quella “capaci e rapaci”, riferita ai dottori), anafore, si rincorrono in queste poche pagine, ed è sicuramente una festa per i metricologi, i retori accademici. Ma limitare la bellezza della poesia di Bargellini a quest’aspetto vorrebbe dire limitarla imperdonabilmente, svilirla. Nei versi di Francesco brilla qualcosa di più prezioso, scorre una linfa rara, che non s’impara sui manuali universitari, ed è la capacità di restituire sulla pagina la fatica di vivere. Argomento che -tutti lo sanno- è stato quello principe della lirica novecentesca e che nei versi di Bargellini assume una veste propria, intrisa spesso di uno spiritualismo -ma laicissimo- che mi ha fatto riandare con la mente a Clemente Rebora. Molti sono gli episodi che certificano quest’inclinazione, dal “pessimo cristo” (con la minuscola, riferito a “il Nonno”) all’analogia con la figura francescana di “Colpi di vento” (e quindi anche qui il nome con la minuscola, riferendosi a se stesso), dalla “chioma di spine” della preghiera posta in fondo alla raccolta –commovente- alla benedizione che dà il titolo invece al brano incipitario. Ci sono molti sprazzi di grande poesia in questo libriccino -dalla mole inversamente proporzionale al peso specifico dei contenuto. Oltre alla insistita e complessa dialettica “mio-tuonostro” di “Non abbiamo figli nostri”, ci sono passaggi che recano alla memoria letture famose, come quelle di Dante (“State contenti al quia”) o di Catullo (meravigliosa la singolare figura del passero che allieta il pianto della donna amata, però sposata ad un altro, chiamata Clodia in “Addio poesia”, proprio con quel nome che apparteneva all’amata di Catullo). In effetti a Clodia-Claudia (la quasi omofonia non è evidentemente casuale) sono dedicati squarci di dolente, a volte desolata poesia (il cortocircuito spazio-temporale de “Lo scherzo” è una grande pagina, soprattutto la seconda CINEMA I 50 anni di Michelle Pfeifer di Leonardo Soldati H a compiuto 50 anni ma è sempre bellissima l’attrice più elegante e di classe sulla piazza, Michelle Pfeiffer, che in proposito ha dichiarato in un’intervista, dimostrando anche uno spiccato senso dell’ironia: «Alla mia età posso anche permettermi di avere qualche smagliatura sulla pancia. Non posso più abusare del mio corpo come un tempo. Mi autodisciplino, ho un intero team a seguirmi. Ho eliminato il fumo, cerco di dormire tanto Vita La 15 Novembre 2009 e mangiare sano. Qualche volta, quando non lavoro, mi concedo patatine, cibo salato, ciambelle. Ma se divento rotonda, cerco di non farmi vedere in giro. Invecchiando si abbassa la vista, e un motivo ci sarà. Meno ci vedi, meno noti i difetti e tutti sembrano più carini, persino noi, quando ci guardiamo allo specchio. Io reciterei gratis, ma i soldi li voglio solo per sopportare il peso di essere un personaggio pubblico». Infatti la celebre e sensuale artista ha lasciato Los Angeles per vivere in un ranch della California: «Quando mi E’ morto Renato Izzo Doppiando i due grandi conquistatori, ha fatto innamorare mi- gliaia di donne italiane Renato Izzo. Aveva doppiato più di 1000 film, a capo di una dinastia di attori e doppiatori con le figlie Simona, Rossella, Fiamma e Giusy. Attore negli anni ’60, aveva compiuto 80 anni. Con la moglie Liliana, con la quale era sposato da 56 anni, aveva fondato la società Pumais. Apparteneva a quella generazione di artisti, che aveva doppiato in italiano i film di Gregory Peck, Paul Newman e Alain Delon. Se ne è andato a seguito di un intervento chirurgico. La figlia Simona ha sottolineato che «ha lasciato una scuola di doppiaggio che porta il suo nome, un gioco interattivo in dvd per imparare a doppiare, “Doppio anch’io”, il libro “Cattivi” che pubblicheremo postumo, e una dinastia di doppiatori». L.S. sono resa conto che per me era diventato normale uscire di casa e trovarmi addosso un obiettivo, ho capito che per me era il tempo di scappare. Fosse per me sarei vissuta come un’eremita che dipinge quadri a olio. E invece essere madre mi ha costretto a uscire, e a farmi nuovi amici. Ho la tendenza a tenere tutto sotto controllo per paura, così ora cerco di convivere con l’imprevisto». Quando le è stato chiesto il segreto del successo, il segreto di tanta saggezza, la -credo, parafrasando Rilke-: la scrittura è fatica, è un’imposizione cui non riesci a rinunciare. In quest’ultimo corpus poetico mi pare di scorgere (oltre a quella dell’amore per “le trite parole che non uno osava” di Saba, opportunamente osservato da Fabio Flego nell’introduzione) un’ulteriore influenza montaliana: l’uso di forestierismi, la propensione, qua e là, verso tonalità prosastiche (“Il rosmarino sta morendo”), la numerazione delle strofe (in “Asia e Ansia”) richiamano la poetica imprescindibile di “Satura” e -mi pare di notare- anche la sconsolata presa di coscienza al termine de “Lo scherzo” riconduce allo “sbaglio di Natura” de “I limoni”. La poesia di Bargellini, così memore della tradizione eppure così nuova nella multiforme poliedricità dei suoi sviluppi, è uno dei punti più alti -non stento ad affermarlo- della nostra poesia contemporanea, spesso viziata da presenze indegne e da risultati nel migliore dei casi sopravvalutati. In Bargellini dimora una voce preziosa che, se coltivata a dovere e promossa nella giusta maniera, molta strada ha di fronte a sé. Editorialisti e editori sono avvisati. LaVita Settimanale cattolico toscano Direttore responsabile: Giordano Frosini STAMPA: Tipografia Artigiana Pistoia IMPIANTI: Palmieri e Bruschi Pistoia FOTOCOMPOSIZIONE: Graficamente Pistoia tel. 0573.308372 e-mail: grafi[email protected] - [email protected] Registrazione Tribunale di Pistoia N. 8 del 15 Novembre 1949 [email protected] bionda attrice ha risposto: «Anni in analisi per fare chiarezza. È il mio secondo lavoro». Sostieni LaVita Abbonamento 2010 Abbonamento 2009-2010 Sostenitore 2010 Amico 2010 c/c postale 11044518. strofa; in un testo qui non pubblicato, di icasticità epigrammatica, Francesco ricalca Sandro Penna e scrive così “Signore per cortesia/mandami pure la malsania/ma non portarmi Claudia via”), così come teneri, delicati versi sono indirizzati (oltre alla dedica) alla figlioletta di sette anni Asia, cui Francesco, da autentico padre “nudo” -credo di poter leggere come “indifeso” oltre che “scoperto” nella sua franchezza- confessa (in “Asia e Ansia”) di averla amorosamente risparmiata da uno scomodo nomen-omen, “la stella di suo padre”, suggellando il tutto con un “Amen” che riconduce ancora una volta a quel senso di umanissima, silenziosissima preghiera che menzionavamo di sopra. L’ultima osservazione -ma decine ancora sarebbero opportune, e manca lo spazio- riguarda la cifra stilistica di Bargellini. È chiaro che il poeta attinge dal bacino dell’esperienza ermetica, senza per questo essere oscuro o volutamente criptico. Il suo verso dimostra di farsi via via più cesellato, scolpito con arte più consapevole: è quel “labor limae” di oraziana memoria che lo pervade e lo corrode, come una volta lui stesso mi confessò euro euro euro euro Sede centrale Via IV Novembre, 108 Vignole di Quarrata (Pistoia) Tel. 0573 70701 - Fax 0573 717591 Indirizzo internet: www.bccvignole.it 42,00 75,00 65,00 110,00 I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero 0573.308372 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia. Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio. 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