Presentazione
Cari ragazzi,
fuori da ogni mia previsione, siamo giunti – dopo appena un anno – alla pubblicazione di
nuovi casi notarili. Non ristampa dei precedenti, che pure avviene quasi in contempora­
nea con aggiornamenti, ma una nuova opera, con casi nuovi.
Non provo neanche a nasconderlo: è una soddisfazione immensa, per un lavoro fin
dall’origine rischioso, sudato, realizzato in un tempo minore di quello che avrebbe richie­
sto. Vi offro ancora una volta questo strumento, stavolta con un po’ di tempo in più, e
qualche caso in meno, sperando che vi sia utile.
Qualcuno potrebbe chiedersi perché, a distanza di un anno soltanto, pubblico casi nuovi.
Il successo ha superato le mie aspettative, il motivo non è strettamente commerciale.
Anzi, molti ragazzi ancora non hanno finito di studiare i precedenti. Le ragioni, invero,
sono due.
La prima è, ancora una volta, il desiderio di mettermi in gioco, di chiedere conferma dopo
un esordio felice, perché si sa, emergere è difficile, ma confermarsi lo è ancora di più.
Voglio allora capire quanto questo successo è stato meritato, se è stato un exploit del
momento, o se davvero il mio impegno mi ha fatto realizzare qualcosa di buono che pri­
ma non c’era. Le testimonianze di amici, lettori, notai, per mio carattere, mi lusingano,
ma non mi convincono, io ho bisogno sempre di altre “prove”. Voglio ancora crescere, fare
del mio meglio, insieme a voi, protagonisti insieme a me di questa bellissima storia.
Perché, dopo la fortuna di un successo, tanta voglia di rischiare?
Un’opera casistica è un rischio: ci si lancia in soluzioni che possono non soltanto non pia­
cere, ma anche risultare erronee, perché le normative oggi cambiano molto velocemente
(addirittura alcune tra la correzione bozze e la stampa), perché gli orientamenti giuri­
sprudenziali sono soggetti a continue variazioni, o semplicemente per distrazione.
Sapete, non penso affatto che chi vince il concorso notarile non possa mai sbagliare …
Non m’importa, affronterò ancora il pericolo: non c’è cosa più bella che sbagliare, se da ciò
nasce qualcosa di nuovo o di utile. Per fortuna siete stati tutti (troppo) buoni nei giudizi!
Proprio da voi viene la seconda ragione. L’esperienza della prima edizione è stata, dal
punto di vista umano e professionale, stimolante, direi emozionante. Si sono interessati ai
casi tanti colleghi (ancora ho un istante di esitazione e riverenza nel chiamare così i no­
tai), anche qualche periodico non specifico per il notariato (Familiaria, Altalex), e moltis­
simi siti specializzati.
I siti dedicati ai praticanti sono stati palcoscenico della discussione di singoli casi, di isti­
tuti, soluzioni, orientamenti giurisprudenziali, con toni a volte anche accesi, ma sempre
(o quasi sempre) mirati al solo scopo dell’esito ragionativo.
Soprattutto, è nata una bellissima “storia” tra me e i miei lettori: ho conservato una ad
una le bellissime mail nelle quali ragazzi come me mi ringraziavano per le parole della
presentazione alla prima edizione (la cosa migliore, come dico sempre, dell’intera opera),
mi chiedevano consigli non soltanto giuridici, mi raccontavano i dubbi sul se consegnare
o meno al concorso, ed ancora lacrime, preoccupazioni, abbracci, silenzi, esattamente
come quelli che ho vissuto io.
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Non posso che ringraziare, allora, tutti voi.
Ho detto più di una volta, anche in pubblico, che la presentazione è la parte più bella dei
casi: essa non ha nulla di giuridico, ma è la porta d’ingresso di questo percorso, che lo
mostra nudo, in tutta la sua difficoltà, propone un’opera per natura densa di fragilità, di
“rischi”, esattamente come il lungo cammino che è il concorso notarile.
L’ho scritto proprio l’anno scorso: il concorso è una prova psicologica, fisica, giuridica, e l’ordi­
ne non è casuale. L’aspetto umano, sempre troppo trascurato, è centrale: dalle incertezze dei
primi momenti, alle paure dell’attesa, all’emozione del risultato. Troppe volte accade di vede­
re la “pianta uomo” sradicata da un meccanismo burocratico inaccettabile nelle sue compli­
cazioni e nelle sue maldestre soluzioni ai problemi organizzativi, e vilipesa in una corsa a
ostacoli eccessiva ed esasperata da una posta in gioco sempre più alta: giorni, mesi, anni della
propria vita. Sempre di più, mentre le alternative sono sempre meno.
Occorre grande stabilità, in un percorso competitivo, perché il concorso, lo si voglia dire
o meno, è una competizione. Ed è una competizione che forse non abbandona mai chi
l’affronta, né in caso di sconfitta, né in caso di vittoria …
E allora, ragazzi, non dimentichiamo l’amicizia: Enzo Bassi, uno di coloro ai quali era
dedicata la prima edizione, ce l’ha fatta, al concorso 2008; mi ha telefonato dopo i soliti
giorni dell’attesa con il suo “Carlè ce l’ho fatta!”, dandomi un’immensa gioia, ed è ancora
qui a prendermi in giro, quando non sparisce in giro per l’Italia (lui sì che sa godersela la
vittoria!). Ora mi raccomando, tocca agli altri due …
Mentre intorno tutto scorre, dentro e fuori dalla mia vita, io voglio continuare a confron­
tarmi con voi, a scoprire cose nuove, e ad arricchire questo lavoro: in contemporanea con
i casi nuovi, viene ripubblicata l’opera dell’anno scorso, aggiornata con le molteplici no­
vità normative, sia nelle parti redazionali, che in quelle teoriche e di materiali (massime
e bibliografia), ed anche con qualche correzione legata alle vostre brillantissime osserva­
zioni.
Qualcuno si sorprende del mio comportamento. “Ma è vero che Carbone, quello dei casi,
sta su facebook?” è una delle domande più ricorrenti tra i praticanti di nuova iscrizione.
“Notaio, ma di quante ora è fatta la Sua giornata? Perché lei perde tanto tempo con noi?”.
Ragazzi, io ho avuto un grande Maestro, e la vita mi ha insegnato a non tradire ciò che mi
è stato donato. Questo Maestro ha fatto qualcosa che altri non avrebbero mai fatto: con­
cedere un “palcoscenico” importantissimo ad un neocollega giovane, rampante, che chis­
sà quanti altri avrebbero giudicato “pericoloso”. Ci sono anch’io ora, tra i docenti di quel­
la “Scuola Notarile Napoletana” di cui solo l’anno scorso, nella presentazione, parlavo
come fosse un Santuario. Ora, se Lodovico Genghini, che non smetterò mai di ringraziare,
ha fatto questo per me, tra migliaia di persone passate ad attingere dal suo sapere, per­
ché io non posso aiutare tutti gli altri meglio che posso? E allora ragazzi grazie, grazie,
grazie a voi!
Qualche altro “grazie”, anche quest’anno è d’obbligo.
Ringrazio ancora la mia amata Bernadette, modello di pazienza e di presenza, finalmen­
te mia promessa sposa, per il sol fatto di “esserci”. Per le sue troppe parole, e per i suoi
silenzi, per le critiche e i rimproveri che merito, per la luce che ha saputo vedere in me, e
che spero di poter riflettere. Ci vediamo in aprile amore mio …
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Ringrazio i miei genitori, che continuano ad aiutarmi, ora con l’apertura studio che av­
viene proprio in questi giorni, sopportando con pazienza anch’essi le lungaggini di questa
macchina lenta …
Grazie di cuore ai miei suoceri, per il supporto e la disponibilità immancabile di questi
mesi.
Grazie ai miei fratelli, e in particolare a mia sorella “Miuy”, mia confidente, e ai miei co­
gnati, e un immenso grazie ai miei più inconsapevoli compagni, i miei bellissimi nipoti,
Emiddio, Lorenza, Leonardo, Ugo, per i sorrisi che mi strappano ogni giorno, anche quan­
do afferrano i fogli con le bozze ...
Grazio al mio amico Raul Apicella, un “mistero” di questo concorso, modello di cultura
non solo giuridica, che con grande dignità prosegue in questo percorso, nonostante tutto,
e senza vacillare continua ad aiutarmi in questa difficile opera, senza mai una parola di
fastidio, di astio, verso uno (io) che ha saltato l’ostacolo che a volte, nella lunga attesa,
vogliamo vedere marcio e sospetto.
Grazie al mio amico Alessandro Italiano, e alla sua bella Erika, perché anche se ci vedia­
mo poco, sono sempre nei miei pensieri. Grazie a tutti “i ragazzi di Salerno”, per i bei
momenti trascorsi nell’estate passata, e per la fiducia che mi avete dato.
Grazie al mio amico Paolo, anche se non si fa mai vedere e non mi richiama, perché la sua
presenza, ed il suo sguardo impresso nei miei pensieri, sono guida inattaccabile, e banco
di giudizio delle mie riflessioni. Ci vediamo in aprile amico mio ….
Grazie all’allievo e praticante Gabriele Burlarelli, che ha voglia di trasferirsi a 600 chilo­
metri da casa pur di “seguirmi”, per l’ausilio nella fase di correzione di bozze e per le
“dritte” preziose.
Grazie a Niccolò Fibbi, per l’esempio di dedizione alla vita che mi sta mostrando proprio
in questi giorni.
Grazie all’ineffabile Marco Giorgianni, un vero punto di riferimento per tutti i praticanti,
centro di una rete inestricabile di contatti e di amicizie sincere, prezioso coltivatore di
rapporti ed organizzatore di occasioni che fanno bene all’amicizia e allo spirito. Devi
passare presto la barricata, servono quelli come te tra i notai!
Grazie all’amica Roberta Pepe, infaticabile faro della Scuola Notarile Napoletana, per la
preziosa amicizia a me e a Bernadette, e per qualche benevolo rimprovero.
Grazie a Luca e Dajana, i colleghi meno colleghi e più amici che abbia, in ricordo del so­
stegno e dell’amicizia reciproca nei momenti facili e in quelli difficili.
Grazie infinite al mio amico e dominus Pietro Ferrara, per avermi consentito con genero­
sità e fiducia, e con il suo impareggiabile staff, un durissimo periodo da coadiutore, nel
quale ho imparato tantissimo, in assoluta libertà d’azione.
Grazie all’amico notaio Sergio Barela, e ai suoi collaudati e gioiosi collaboratori, per
l’ospitalità nel periodo di tirocinio a Battipaglia.
Grazie alla Casa Editrice, ed in particolare alla grande (non solo per statura) Iolanda
Pepe, la “formichina atomica” di un metro e ottanta, che ha creduto ed investito in me alla
prima edizione, e mantiene tutti con i piedi per terra, tanto è oculata!
Grazie alla redazione tutta, ed in particolare alla solare e attentissima Eva Delli Veneri
per l’assistenza quotidiana nella fase di revisione.
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Grazie a Luigi Iazzetta per l’opera di diffusione che ogni giorno compie del mio lavoro.
Grazie ai ragazzi del forum sarannonotai.it, che hanno animato la “diretta con l’autore”
dell’autunno 2010, e ai ragazzi di romoloromani.it per i preziosi suggerimenti, che conti­
nuo a leggere e conservare per studiare. Non avrei sperato in un’accoglienza così bella e
calorosa, pur con qualche eccezione che, nella vita, è sempre bene che ci sia.
Grazie a tutti coloro che scrivono sul mio blog (www.notaiocarlocarbone.it) per confron­
tarsi con me, per questioni giuridiche e non: è una manifestazione di stima bellissima.
Dulcis in fundo. Grazie ai ragazzi della Scuola Notarile Napoletana, ai fantastici allievi
del giovedì mattina, per i loro sorrisi e per l’incoraggiamento, dalle lacrime della mia
prima lezione, all’indimenticabile applauso dell’ultima di quest’anno.
In bocca al lupo a tutti, e grazie a voi con tutto il cuore.
Carlo
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Premessa di metodo
Questo nuovo lavoro, che segue la fortunata edizione dei primi 3 tomi, è anch’esso articolato in tre volumi, quante sono le prove scritte del concorso per la nomina a notaio,
e si propone come sussidio teorico-pratico per affrontare questo temutissimo ostacolo.
Gli scritti del concorso richiedono, da un lato, un solido retroterra giuridico, dall’altro l’attitudine e la capacità di porsi di fronte al caso specifico con concretezza e senso pratico.
Gli 11 casi proposti per ciascuna materia, tutti originali a cura dell’autore, frutto dell’esperienza degli anni intensi di studio e pratica notarile, prospettano un ventaglio di problemi
e soluzioni di forte verosimiglianza concorsuale, tentando di mediare, per quanto possibile,
tra la naturale propensione, tipica di chi, come il praticante notaio, possiede un vasto bagaglio di nozioni, verso la scelta più affascinante scientificamente, ma più complessa e talora
fuorviante, e il necessario raccordo con le molteplici esigenze pratiche che il notaio, nello
svolgimento delle sue funzioni, non può non considerare.
La scarsa propensione di molti concorrenti all’esercitazione pratica “completa” rende
particolarmente ostico affrontare la tre-giorni concorsuale: “resistere” alla scrivania
per otto ore consecutive richiede un allenamento che non è soltanto giuridico, ma anche fisico e nervoso.
è indispensabile pertanto, negli ultimi mesi che separano dalle prove scritte, maturare
l’abitudine allo svolgimento della prova di concorso, organizzando vere e proprie “simulazioni”.
La simulazione di concorso dev’essere condotta in maniera matura e “organizzata”: le
canoniche otto ore devono essere rispettate; si deve cercare, per quanto possibile, di
creare una situazione esterna in qualche modo affine (anche se è ben difficile) a quella
che si crea nei giorni del concorso; bisogna evitare di consultare fonti esterne, anche
per testare la propria capacità di “cavarsela” di fronte ad argomenti su cui non si ha una
preparazione specifica (proprio come accade durante i giorni del concorso).
Lo scopo di quest’opera è quello di consentire l’approccio al caso, consentendo uno
svolgimento in modalità “simulazione” fornendo la possibilità di confronto finale con
la soluzione.
Per ciascun caso è stato seguito un iter metodologico preciso, che vuole rappresentare
un consiglio d’impostazione del caso in sede di concorso.
Le tracce che presentano, anche nell’esperienza concorsuale, un numero sempre cospicuo di problemi formali, sostanziali e di legittimazione, richiedono in primo luogo
una lettura silenziosa e completa in ogni punto. Le singole problematiche devono essere
analizzate nel complesso, senza privilegiare una alle altre, con l’ausilio di una scaletta,
o di richiami grafici che consentano, alla seconda lettura, di avere un ancor più rapido
e intuitivo quadro per lo svolgimento.
è sicuramente pericoloso iniziare subito a risolvere i problemi man mano che si presentano nell’ordine della traccia, ed è anzi questo l’atteggiamento che più di frequente
conduce al “travisamento”. Spesso, anche per questo, si è scelto di sistemare gli elementi problematici del caso in più punti della traccia, a volte nel finale, proprio per
abituare il candidato alla lettura completa.
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Per l’atto, il consiglio d’impostazione è trovare una resa di facile comprensione, che
non imponga al lettore “sforzi” interpretativi: la commissione non deve avere “problemi” nel reperire le singole clausole o nel comprenderne il senso. Attenzione, a tal fine,
anche alla resa in lingua italiana.
Le formule scelte sono facilmente memorizzabili, mirando al risultato della completezza senza appesantire eccessivamente la stesura. L’intitolazione dell’atto è la più completa possibile, per rendere subito chiara la soluzione adottata e quindi dare una prima
idea, a chi legge, dell’orientamento del candidato. A ciascuna clausola è dedicato un
articolo, che ha un suo titoletto: ciò attribuisce ordine e chiarezza allo svolgimento.
Quanto alla sostanza, si è cercato di proporre soluzioni a volte “coraggiose” ma non
“ardite”, nella consapevolezza che spesso la traccia di concorso impone scelte difficili al
primo approccio, ma in qualche modo obbligate.
Graficamente, si è cercato di riprodurre un atto scritto a mano, e la stesura è stata idealmente effettuata come su foglio di quattro facciate. Sono state inserite pertanto le
firme marginali, considerando però i fogli non “a libretto”, ma uno dopo l’altro. Pertanto, ad esempio, per un atto composto di 6 facciate, le firme marginali si trovano solo sul
primo foglio (per mera comodità sulla prima facciata), e non altrove, in quanto il secondo foglio (dalla quinta facciata in poi) risulta sottoscritto in fine.
Si è preferito esporre la motivazione al tempo presente indicativo, per mostrare la necessità che il ragionamento su ciascuna problematica sia sempre ricondotto a una visione d’insieme, nella quale le diverse esigenze prospettate al candidato non sono analizzate separatamente e poi dimenticate per passare alla successiva, ma sono tasselli di
un unico mosaico da comporre per la soluzione più soddisfacente.
Nel motivare le scelte è opportuno non esasperare la trattazione di singoli argomenti, ma
limitarsi alle informazioni essenziali per giustificare la soluzione. è questo uno dei momenti più difficili dello svolgimento, in quanto richiede precisione, coerenza e una buona padronanza delle nozioni coinvolte. Sicuramente utili, purché precisi, sono i richiami normativi:
dimostrare una piena padronanza della disciplina giuridica degli istituti può senza’altro
favorire l’espressione e rendere l’idea di quanto si conosce la materia.
Può essere inoltre opportuno, quando il caso non sia così intricato da richiedere l’immediata concentrazione sulle soluzioni, non trascurare, già nella prima fase di analisi,
la parte teorica, nella quale si richiede la trattazione di argomenti attinenti alla traccia:
la stesura di tale parte dell’elaborato può essere utile sia per un ripasso degli istituti
coinvolti sia per maturare nel frattempo la soluzione più adeguata.
Nel lavoro si è scelto di esporre parte teorica e motivazione separatamente, proponendo però, in alcuni casi (Casi 9 e 11 Inter vivos del Vol. II, Caso 1 Diritto commerciale del
Vol. III), l’esposizione congiunta: in sede di concorso, infatti, salve specifiche richieste,
non vi è alcun obbligo di trattazione unitaria, potendo il candidato optare per l’una o
l’altra strada in base alle proprie preferenze e al caso sottoposto. Ove, ad esempio, le
problematiche impongano la stesura di atti molto lunghi, o particolarmente laboriosi,
è consigliabile la trattazione congiunta. Essa però, si precisa, dev’essere bilanciata, indagando gli istituti nelle linee generali, senza però mai trascurare il contatto con il caso
concreto.
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Non trascurabile, sia per la parte motivazionale, che per la parte teorica, è l’uso di un
linguaggio giuridico adeguato. Si deve tener presente che ciascuna definizione ha un
suo puntuale referente significativo, e troppo spesso classi di termini sono utilizzate
come un unico genus: così, inefficacia, invalidità e nullità diventano sinonimi, e atto
giuridico, negozio e contratto sono espressioni utilizzate quasi in maniera indifferente,
anche da chi dimostra poi, nello svolgimento della parte pratica, di conoscerne il significato giuridico. L’approssimazione linguistica rischia non soltanto di sminuire intuizioni giuste, ma anche di esprimere a chi legge una scarsa consapevolezza di quanto
sostenuto.
Per arrivare a una soluzione compiuta e coerente, occorre una base teorica, che non
può prescindere dall’ausilio della giurisprudenza relativa ai singoli istituti: per questo,
è parso opportuno dare suggerimenti bibliografici essenziali, indicando anche la pagina, per favorire il ripasso nei momenti ultimi prima delle prove concorsuali, e nel contempo le massime giurisprudenziali più significative.
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Presentazione - Notaio Carlo Carbone