Anno III - Numero 129 - Domenica 1 giugno 2014 Direttore: Francesco Storace Roma, via Giovanni Paisiello n. 40 Berlusconi-Alfano Rapporto del Censis Un libro per l’estate Prove tecniche di dialogo Allarme scuole: cadono a pezzi Proposte di lettura sotto l’ombrellone Sarra a pag. 2 Brogino a pag. 3 a pag. 12 EDITORIALE DELLA DOMENICA di Roberto Buonasorte una settimana esatta dalla consultazione elettorale e a mente fredda, analisi, soluzioni e prospettive appaiono meno difficili da delineare. Innanzitutto il dato dell’affluenza che continua a scendere. Nonostante il movimento di Grillo, che per molti avrebbe dovuto portare a compimento la “rivoluzione”, o il Pd di Renzi che comunque, numeri alla mano, ha rappresentato l’ancora di “salvataggio” per i più, ha votato appena il 57% degli elettori. Sul fronte del centrosinistra è indubbia la vittoria riportata dal Partito democratico. Da questa parte della barricata si registra un’avanzata della Lega, che probabilmente è stata premiata per una condotta politica netta, riconoscibile e assai coerente soprattutto sul fronte anti-euro. Riguardo alle formazioni minori dello schieramento, indipendentemente da chi, come il Nuovo Centrodestra, ha superato di poco lo sbarramento o di chi, come Fratelli d’Italia, non ce l’ha fatta, il dato politico è che probabilmente l’elettore si è indirizzato verso i tre grandi contenitori. Il cittadino, dei piccoli non ha voluto sapere; soprattutto poi se questi negli ultimi anni per linea di partito o peggio ancora per condotta personale sono stati molto ambigui. Ammaccato quanto volete, dunque, per poter ricostruire il centrodestra non si può che ripartire da Forza Italia. Certo, la crisi della politica è profonda, e il processo di secolarizzazione che sta mutando sempre piu velocemente la società non aiuta. Mancano i riferimenti culturali, etici e comportamentali, la crisi economica che attanaglia A d’Italia, il partito ha retto meglio, basti pensare al quasi 20 per cento raccolto a Napoli e a Palermo, al 24 a Catania e al 26 a Bari. Incredibile invece il dato della Capitale, appena il 13 per cento. Certo, la batosta alle Comunali dello scorso anno - ma anche la scelta del sindaco sconfitto che ha preferito candidarsi altrove - non hanno aiutato, in termini di fiducia, la rimonta. Molto spesso però da un male può nascere un bene. Il dibattito che si è aperto nelle ultime ore a proposito di partecipazione, primarie e meritocrazia, è molto importante. Occorre dunque ripartire dal territorio con le tante persone di buona volontà che ancora credono nella politica del consenso, del radicamento, della competenza. D’altra parte fummo proprio noi, e proprio nella Capitale, che nel 1998, per primi, adottammo l’esperimento delle primarie. All’epoca sembravamo destinati alla sconfitta eterna, all’opposizione senza fine: la Regione era governata da Badaloni, la Provincia da Fregosi, a Roma il sindaco era Rutelli e a Palazzo Chigi siedeva Massimo D’Alema. Da quelle primarie, che poi portarono alla vittoria e alla conquista della Provincia di Roma da parte di Silvano Moffa, iniziò la lunga stagione dei governi del centrodestra: in Regione, al governo nazionale, fino alla conquista di Roma. Occorre oggi tornare a quella formula, con modestia e tanta voglia di rimboccarsi le maniche. Serietà e radicamento sono alla base di un grande movimento popolare che può tornare ad affascinare milioni di elettori apparentemente rassegnati. RIPARTIRE DAL TERRITORIO Serietà e radicamento sono alla base di un grande movimento popolare che può tornare ad affascinare milioni di elettori apparentemente rassegnati imprese e famiglie è più evidente nelle grandi realtà industriali o nelle desolanti periferie delle immense aree metropolitane. Il fenomeno dell’incontrollata immigrazione quotidiana getta nelle disperazione loro e noi, ma l’Europa dei burocrati e dei banchieri se ne frega. Tornando al dato elettorale, scopriamo che per Forza Italia nelle grandi città del Nord il risultato è stato molto deludente, soprattutto a Torino e Genova. Nel Centro, e in particolare nel Mezzogiorno ANNIVERSARIO DI GEZI PARK: ARRESTI DI MASSA A ISTANBUL ECCO LE VERE “RIFORME” DEL GOVERNO RENZI Padoan non ha dubbi: alzare l’età pensionabile enzi parla di riforme. Padoan le prepara. Riforma della giustizia? Attendere prego. Italicum? L’utente è occupato. Abbassare l’età pensionabile? Sì, cioè no: alziamola! Il ministro, al Festival dell’Economia di Trento, è tornato sul capitolo pensioni. “Sono favorevole ad un graduale aumento dell’età pensionabile, non ad una riduzione. Mi chiedo cosa succederà in Germania dove sono andati nella direzione opposta”. Ma notoriamente l’Italia a trazione Pd, in questi tre anni, ha fatto passi da gigante sulla Germania, anche grazie alla feroce opposizione alle politiche di austerità imposte al nostro Paese che, da Bersani a Renzi passando per Letta, il centro-sinistra ha esercitato nelle opportune sedi europee… Padoan, però, la sua ricetta ce l’ha. “Il dramma dell’Italia è il calo della produttività. Un abbattimento più deciso del cuneo fiscale ci porterebbe a crescere”, ha spiegato. Già: un abbattimento del cuneo fiscale R COSE TURCHE n anno fa scoppiò inattesa la rivolta di U Gezi Park. Ieri, nell’anniversario, il premier turco Erdogan è stato chiaro: chiunque si avvicinerà a piazza Taksim (che fu il cuore della rivolta) verrà arrestato. È stato di parola: arresti di massa si sono verificati per tutta la giornata, con violenze e tensione alle stelle. In carcere persino un giornalista di Cnn. che può essere anche temporale, questo il colpo di genio del nostro ministro! 80 euro al mese in più, al netto di nuove tasse e balzelli, fino a 80 anni! Con una promessa del genere, uno in pensione che ci dovrebbe andare a fare? Certo, degli 80 euro è rimasto poco anche perché Bankitalia ha certificato l’aumento del 60% delle tasse locali. E Padoan che dice? “L’aumento era atteso, apparentemente gigantesco. D’altronde la Tasi l’anno scorso non c’era”. Un fenomeno, l’unico riformatore possibile, giacché le altre riforme di Renzi (“una al mese”, aveva assicurato) sono tutte ancora ferme ai blocchi di partenza. Chissà che però, alla fine, non convenga convincere il premier a farne un’altra: abbassare l’età di pensionamento di certi ministri all’Economia. Almeno si dedicherebbero all’orto, invece che alle ricette per il “benessere” Bruno Rossi degli italiani… 2 Domenica 1 giugno 2014 Attualità È ANCORA PRESTO PER UN PROGETTO POLITICO, MA IL CANALE DI DIALOGO SI È APERTO Centrodestra, finalmente si discute Da Berlusconi ad Alfano, passando per Storace, Fitto, Salvini e Meloni. Una giornata all’insegna del confronto: duro ma schietto. Primarie sì, ma prima le idee e il territorio di Giuseppe Sarra Q ualcosa si muove. Dopo la brutta sconfitta elettorale dell’intero centrodestra, sembra aprirsi il dialogo tra le forze politiche d’area per la coalizione che verrà. In un sabato di fine maggio che sa’ d’estate, a gettare il sasso nello stagno, pur ricco di contraddizioni visto che la sua creatura, il Nuovo centrodestra, oltre ad aver raggiunto un risultato striminzito alle europee pur potendo contare del supporto dell’Udc, sorregge la maggioranza del governo Renzi, è stato il ministro dell’Interno Angelino Alfano che dalle colonne de “La Stampa” ha colto l’occasione per inviare un messaggio a Silvio Berlusconi. “Una coalizione popolare italiana che non sia una somma di sigle e abbia un programma sul modello della Coaliciòn Popular della Spagna post-franchista”, ha detto il numero uno di Ncd che poi ha punto il suo ex leader. “L’alleanza tra Forza Italia e la Lega? La contraddizione parla da sé: un partito membro del Ppe che si precipita a cercare accordi con la variante italiana del lepenismo. Penso alle enormi praterie che si aprirebbero per il Nuovo centrodestra, se fossi così cinico da volerne approfittare”, ha osservato ancora Alfano. Parole che lasciano più di qualche dubbio, ma che comunque hanno un senso logico in mancanza d’umiltà: “La debolezza di Fi è tale – ha ribadito il ministro dell’Interno che rischia di trasformare la Lega nell’autista”. Un’intervista, quella rilasciata al quotidiano di Torino, che ha scatenato reazioni a non finire tra gli esponenti del centrodestra. Musica per le orecchie del leader de La Destra, Francesco Storace, che in un tweet secco e velenoso riporta sulla terra il capo del Viminale: “Fa sorridere Alfano che pensa – ha cinguettato l’ex governatore del Lazio - di poter dettare condizioni al centrodestra dovendo invece accendere un cero all'Udc mentre governa con Renzi”. Colpito e affondato. Tant’è che tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio si susseguono dichiarazioni critiche nei confronti del ministro dell’Interno, fino a quando il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, non ha richiamato i suoi: “Chiedo a tutti – ha strigliato l’ex premier – di non proseguire con uno sterile dibattito a mezzo stampa sulle primarie”, tracciando la strada proseguire: “Il cambio di passo che l’elettorato ci chiede non può ri- dursi al solo confronto su organigrammi e metodi di selezione”. Ad alzare il polverone sulle primarie, mister preferenze del centrodestra e neo eletto europarlamentare azzurro, Raffaele Fitto, che sul Corsera aveva detto “basta” alle nomine dall’alto a tutti i livelli, oltre a sottolineare che il “nostro elettore non si è spostato altrove, ma si è rifugiato nell’astensionismo mandandoci un chiaro segnale: vi svegliate o la prossima volta dobbiamo votare per altri?”, ha osservato Fitto. La pensa così pure il consigliere politico di Berlusconi e fresco di elezione a Bruxelles, Giovanni Toti, anche se ha utilizzato, nel suo stile, toni più morbidi: “Siamo sempre aperti al confronto, senza nessun pregiudizio di sorta”, con un paletto inamovibile: “Costruire una coalizione di centrodestra alternativa, e possibilmente vincente, al governo delle sinistre; partendo però dai fatti concreti, dai problemi della gente: dalla stangata sulla casa all’emergenza abitativa, dai referendum della Lega all’elezione diretta del capo dello Stato”, ha chiarito Toti. Insomma: proposte concrete, senza personalismi, un modo d’essere SU CHANGE.ORG STA SPOPOLANDO LA PETIZIONE CONTRO IL LEADER DELM5S ENNESIMO BALZELLO PER GLI ITALIANI Grillo: è sindrome del #vinciamomai L a democrazia della rete? Bella. Chissà se a Beppe Grillo piace però anche il rovescio della medaglia. Chissà se insomma il leader del Movimento Cinque Stelle, reduce dalla settimana più difficile da quando è voluto irrompere sulla scena politica italiana, prenderà atto della “votazione on line” che è in corso. Più che una votazione è però un plebiscito, giacché si tratta della petizione per costringerlo a farsi da parte. L’ha lanciata Michele Iannone, iscritto al Movimento Cinque Stelle di Bari. Che su Change.org sta invitandogli italiani a firmare contro Grillo. “Caro Beppe, se ami davvero questo movimento, se tieni al futuro di questa Nazione, rimetti ai cittadini la decisione sul ruolo che da oggi dovrai ricoprire. Permetti agli iscritti, nel pieno rispetto della democrazia che contraddistingue il M5S, di decidere come proseguire questo magnifico percorso insieme”, ha scritto. Il fatto è che non si può neanche parlare di chiedere le dimissioni, poiché Grillo a ben vedere non ha neanche alcun incarico ricoperto, se non quello di padre padrone. Ma tant’è. La piattaforma Change, uno dei “must” dei convinti assertori che i Paesi si cambiano dalla tastiera del proprio computer, se non addirittura dal touch screen del proprio dispositivo mobile, ha fatto registrare in poche ore 4500 adesioni. Pare che non siano poche. Pare pure che dalle parti di Grillo e Casaleggio la questione sia vissuta con angoscia e trepidazione, ma soprattutto con un’enorme porzione di feroce disappunto. Non a caso ieri pomeriggio l’ufficio stampa del Movimento Cinque Stelle di Bari, tramite un messaggio postato su facebook, ha sconfessato il proprio concittadino dichiarando di aver piena fiducia nell’operato di Beppe Grillo cavalcato ancora da Alfano. Si dice disponibile al confronto per un nuovo centrodestra anche la presidente di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, Giorgia Meloni, che ha annunciato che nei prossimi giorni incontrerà il segretario della Lega, Matteo Salvini. Qualche ora più tardi, arriva la lettera di Fitto a Berlusconi che, oltre a raccogliere l’appello rivolto dal numero di FI e a proporre il prossimo ufficio di presidenza del partito in diretta streaming, ha spiegato: “Quello che fa male al nostro movimento – ha scritto - non è certamente il libero dibattito di idee, condotto da chi come me lo fa lealmente, ma la piccola dose quotidiana di falsità e veleni che alcuni mettono in circolo da troppo tempo”. Più sintetico Francesco Storace che su Twitter mette a segno un altro “cinguettio”: “Mi sa che l’Alfano di cui si parla è omonimo di quello che al momento della decadenza di Berlusconi – ha scritto - se ne fregò e si aggrappò al governo”. Ripartire sì, ma con umiltà. Alfano, forse, ha ancora molta strada da fare. riconosciuto come unico vero leader del movimento. Espulsioni in vista, insomma. Tant’è. A leggere i commenti che da tutte le parti fioccano dopo la sconfitta elettorale, ci sarebbe da paventare un’espulsione di massa. Anche perché vasta è soprattutto la gamma di coloro che si sono fatti venire l’orticaria per i contatti che Grillo ha avviato con Nigel Farage, al fine di non gettare alle ortiche (appunto) quel tesoretto di voti comunque conquistato domenica. Costringere gli eurodeputati pentastellati a sedere nel gruppo dei Non Iscritti, una specie di limbo europeista dove la visibilità politica si riduce al lumicino non piace ai guru, ma quell’Ukip è vista come il fumo negli occhi dalla base, che non ha perso così’ l’occasione di dimostrare la propria profonda e irriducibile natura sinistrorsa. #Vinciamonoi, #vinciamopoi? Robert Vignola No. #Vinciamomai… Passaporto più caro: ringraziate il Pd iete tra i pochi fortunati che hanno avuto gli 80 euro? Dovete fare un viaggio all’estero, magari per lavoro? Il bonus è già in fumo. Sorpresa, il passaporto è diventato più caro e per ottenerne il rilascio (oltre al costo del libretto, anche con chip per le impronte digitali) si dovranno sborsare 73,50 euro a titolo di contributo amministrativo. La novità è contenuta in un emendamento (firmato da Giorgio Tonini del Pd) approvato dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato durante l'esame del decreto Irpef. Il contributo, praticamente raddoppiato (prima era di 40,29 euro), scatterà alla data di entrata in vigore del decreto e insieme al costo del libretto (ancora cartaceo) sarà aggiornato dal ministero dell'Economia ogni due anni. Anche il riconoscimento della cittadinanza italiana sarà salato: lo stesso emendamento fissa in 300 euro i diritti consolari da riscuotere per i maggiorenni. Insomma, 80 euro già finiti. Anzi no, vi restano sei euro e mezzo. Andateci al cinema… Magari danno un film con l’Italia che cambia verso. B.R. S LO ZOO DI SPIDERITA Il valore dell’unità i siamo, siamo arrivati al dopo voto ed è arrivato il momento di trarre profitto dalla lezione che la gente ha voluto impartirci. Ha vinto Renzi, si è ridimensionato Grillo ma abbiamo soprattutto perso noi. Non c’è dubbio, la vittoria schiacciante del PD, fatte salve analisi di percentuale votanti, è storica. Mai il centro sinistra nella storia del nostro Paese aveva toccato il 40% e non è detto che riesca a fidelizzare questo score. Dipenderà solo da noi, se abbiamo capito o no, se vogliamo mantenere idee e percorsi valoriali del passato in una nuova compagine politica che deve cominciare a prender forma. Parliamoci chiaro, Il demagogo Renzi ha vinto con il nostro pensiero, ce lo ha scippato e lo ha venduto come suo, noi invece ci siamo fermati a coltivare il nostro piccolo orticello, ai rancori am- C mucchiati nel tempo e nella discordia, alle competizioni territoriali, animati solo da spirito di vendetta e di sopraffazione di una banda sull’altra, ma sempre nello stesso orto, giocando maldestramente a chi riusciva a raccogliere più prodotti dell’altro, magari ogni tanto fregando qualche zucchina all’altro che fino a qualche tempo fa aveva condiviso fraternamente le nostre stesse battaglie, ma il campo era lo stesso. Dove è finito quello schieramento che predicava compatto il rinnovamento delle istituzioni? Un altro è riuscito a farlo al posto nostro, azzerando le guerre fratricide in campo, solo perché rappresentava una novità che dava sicurezza e non incuteva paura come Grillo, ha trasmesso serenità negli intenti, cosa che non hanno fatto i nostri, troppo impegnati a darsi battaglia per l’acquisizione di una parte di territorio. Veniamo al dunque, il richiamo alle armi è forte e ci pervade sin nelle viscere e per questo mi chiedo che senso abbia ancora oggi frazionare gli eserciti per conquistare un’egemonia territoriale con piccoli numeri, quando invece diventa necessaria una lotta compatta contro due schieramenti che viaggiano su numeri a due cifre? Facciamocene una ragione, mettiamo da parte beghe, antipatie e idee precon- cette e volgiamoci verso un percorso comune, dove troveranno spazio idee e valori di ognuno sia pur nelle differenze. Questo è il tempo della battaglia, dove l’unione richiama la forza, dove le truppe avanzano verso il comune obiettivo e la disfatta dell’avversario. Un percorso dove le competenze dei più si mettono a disposizione dei nuovi che dobbiamo considerare come valore aggiunto e non disgiunto, con la sempre eterna scusa e la mancata accettazione del nuovo per richiamo a vincoli presunti di militanza, invece l’esperienza degli uni sarà frutto da cogliere per chi saprà incarnare il volto pulito del popolo dei moderati di centro e di destra in quest’Italia che ancor oggi necessita di una visione liberal-sociale che fu dei nostri padri. Non sciupiamo il nostro patrimonio di idee per personale ingordigia e arroganza, non abbandoniamoci agli egoismi dell’affermazione personale. Insieme sotto un solo grido d’armi: unione o morte! Via Giovanni Paisiello n.40 00198 Roma Tel. 06 85357599 - 06 84082003 Fax 06 85357556 email: [email protected] Direttore responsabile Francesco Storace Amministratore Roberto Buonasorte Direttore Generale Niccolò Accame Capo Redattore Igor Traboni Progetto grafico Raffaele Di Cintio Società editrice Amici del Giornale d’Italia Sito web www.ilgiornaleditalia.org Per la pubblicità Responsabile Marketing Daniele Belli tel. 335 6466624 - 06 37517187 mail: [email protected] -----------------Autorizzazione del Tribunale di Roma n° 286 del 19-10-2012 3 Domenica 1 giugno 2014 Attualità DRAMMATICA FOTOGRAFIA SCATTATA DAL CENSIS SULLO STATO DELL’ARTE DEGLI ISTITUTI DI TUTTA ITALIA La scuola fa acqua da tutte le parti Impianti fuori norma in oltre la metà dei plessi: 3600 quelli che hanno bisogno di interventi alle strutture portanti. In altri duemila si studia e si lavora in presenza di amianto di Valter Brogino pochi giorni dalla fine dell’anno, il quadro dello stato di salute dell’edilizia scolastica italiana che fa il Censis sembra suggerire una drastica decisione: abbattete al suolo tutto e ritiratelo su dalle fondamenta. Cosa che sarà impossibile, a maggior ragione visto che una delle favolette preferite da Renzi è proprio quella di pensare innanzitutto alla scuola. Eallora un’altra delle “emergenze strutturali” con cui questo Paese è condannato a convivere è servita: ne sentiremo parlare per anni, forse ci sarà pure da piangere per qualche tragedia annunciata. E nonostante un serio programma di ristrutturazioni servirebbe anche all’economia di questo Paese, oltre che alla sua immagine e alla sicurezza dei bambini (ed anche dei docenti), si andrà avanti con la solita, miope politica dei rattoppi. Si diceva del Censis: la sua foto della situazione, contenuta nel quinto “Diario della transizione” pubblicato ieri, è davvero triste. Intonaci che crollano, rubinetti che perdono e vetri rotti. Ma anche seri problemi strutturali. Degli oltre 41.000 edifici scolastici statali, il Censis stima che in 24.000 gli impianti (elettrici, idraulici, termici) non funzionano, sono insufficienti o non sono a norma. Sono 9.000 le strutture con gli intonaci a pezzi. In 7.200 edifici occorrerebbe rifare tetti e coperture. Sono 3.600 le sedi che necessitano di interventi sulle strutture portanti (tra queste mura 580.000 ragazzi trascorrono ogni giorno parecchie ore) e 2.000 le scuole che espongono i loro 342.000 alunni e studenti al rischio amianto. Edifici malandati e vetusti: più del 15% è stato co- A struito prima del 1945, altrettanti datano tra il '45 e il '60, il 44% risale all'epoca 1961-1980, e solo un quarto degli stabili è stato costruito dopo il 1980. Figuriamoci se poi manca la manutenzione, che rimane un dente sul quale la lingua dei politici batte, ma non il portafogli. Secondo i 2.600 dirigenti scolastici consultati nell'ambito dell’indagine, per il 36% degli edifici è prioritario avviare lavori di manutenzione straordinaria. Ma nella maggioranza dei casi (il 57%) l'esigenza è dare continuità agli interventi di manutenzione ordinaria. Nonostante il patrimonio immobiliare scolastico sia vetusto, e benché si tratti generalmente di strutture che corrispondono a modelli oggi non più funzionali, anche quando sono state progettate dal principio come scuole e non ricavate da caserme o conventi, solo nel 7% dei casi si ritiene fondamentale la costruzione di un edificio più adeguato o il trasferimento della scuola in un'altra sede. Il fatto è anche, però, che la qualità degli interventi realizzati negli ultimi anni si è rivelata scadente. Roba da Procura, s’intende, che nei Paesi civilizzati non si sognano neanche nel peggiore degli incubi. Ma qui siamo in Italia e secondo le valutazioni dei dirigenti scolastici, che hanno considerato la qualità degli interventi realizzati in più di 10.000 edifici scolastici pubblici negli ultimi tre anni, sono più di un quarto le strutture in cui sono stati effettuati lavori ritenuti inadeguati. Si tratta del 20,5% delle scuole in cui gli interventi hanno riguardato l'abbattimento del- le barriere architettoniche, del 22,5% degli edifici in cui sono stati realizzati lavori di manutenzione ordinaria, del 32,8% delle opere di manutenzione straordinaria, del 33,7% delle strutture in cui sono state realizzate reti o introdotti servizi per la didattica digitale. Fossero almeno fatti in tempi brevi, ’sti benedetti lavori. Invece, neanche quello. La recente assegnazione del 95,7% dei 150 milioni di euro stanziati con il Decreto del fare per l'avvio immediato di 603 progetti di edilizia scolastica rappresenta sicuramente un cambio di passo rispetto alle lunghe e farraginose procedure degli anni passati. Sulla base delle risorse stanziate e dei ritardi di spesa accumulati, alla fine del 2013 il ministero delle Infrastrutture stimava in 110 anni il tempo necessario per mettere in sicurezza tutti gli edifici scolastici italiani. Gli interventi straordinari che via via sono stati programmati dopo il tragico crollo della scuola di San Giuliano hanno mobilitato poco meno di 2 miliardi di euro rispetto a un fabbisogno stimato di 13 miliardi. Notevoli i ritardi nell'attuazione. Dei 500 milioni di euro attivati con le delibere Cipe del 2004 e del 2006, a metà del 2013 ne erano stati utilizzati 143 milioni, relativi a 527 interventi sui 1.659 previsti. Per gli stanziamenti successivi, tutti i progetti sono ancora in attuazione o addirittura in fase di istruttoria. Speriamo allora che, per quanto riguarda almeno gli interventi già messi in campo, si riesca a correggere adeguatamente il tiro. Il Programma operativo 2007-2013 gestito dal Miur e relativo al Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale), attivo nelle regioni Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, ha assegnato più di 220 milioni di euro a 541 scuole per interventi nell'ambito della sicurezza degli edifici, del risparmio energetico, per l'accessibilità delle strutture e le attività sportive. Nel frattempo è scattata la ''Operazione edilizia scolastica'' del Governo, per censire le priorità d'intervento e le risorse necessarie, cui per ora hanno aderito 4.400 Comuni. Per garantire la tempestività della manutenzione ordinaria e accelerare la realizzazione dei piccoli interventi necessari è stata prospettata recentemente la possibilità di dotare le scuole di un budget specifico. La maggioranza dei dirigenti scolastici interpellati dal Censis (il 54%) si dichiara favorevole, anche se il 45% condiziona tale eventualità alla semplificazione delle procedure per l'affidamento dei lavori. È SCONTRO SULLA MOLE DEI CREDITI VANTATI DALLE IMPRESE NEI CONFRONTI DELLE VARIE ISTITUZIONI L’accusa: lo Stato si tiene 100 miliardi Giuseppe Bortolussi (Cgia): “Bankitalia non considera le piccole e medie imprese” ivedete i conti. Perché i debiti complessivi della Pubblica amministrazione (Pa) ammontano a oltre 100 miliardi di euro. È la Cgia a lanciare l'allarme, polemizzando sulle stime ufficiali e spiegando, in un’articolata nota, di avere prodotto questo impressionate numero dopo aver appreso il risultato emerso da una serie di indagini campionarie condotte dalla Banca d'Italia. Quest'ultima, spiega l'associazione veneta, ha approssimato in poco più di 75 miliardi di euro l'indebitamento complessivo delle Amministrazioni pubbliche maturato nel corso del 2013. Indagini che, come hanno avuto modo di precisare gli stessi ricercatori di via Nazionale presentano una serie di limiti. Ovvero, fa sapere la Cgia, non rilevano né le imprese con meno di 20 addetti, che costituiscono il 98 per cento del totale delle imprese R presenti in Italia, né quelle operanti nei servizi sociali e sanitari che, come noto, trattengono fortissimi rapporti commerciali con le Amministrazioni pubbliche. “Se nell'importo individuato dalla Banca d'Italia includiamo anche i debiti in capo alle piccolissime imprese e a quelle che lavorano nella sanità e nel sociale - dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia - è verosimile ritenere che il debito complessivo sfori la soglia dei 100 miliardi di euro. Sebbene nel 2013 siano stati pagati oltre 23 miliardi di euro, la lentezza con la quale la nostra Pubblica amministrazione salda i propri fornitori rimane inaccettabile. Continuiamo a essere i peggiori pagatori d''Europa. Nonostante la Direttiva europea 2011/7/Ue imponga alle pubbliche amministrazioni di pagare le forniture commerciali entro 30 giorni - aggiunge Bortolussi - tranne alcune eccezioni riguardanti principalmente i servizi sanitari, per i quali il limite è di 60 giorni, in Italia la media è di 165 giorni. Se in questo ambito anche le Pubbliche amministrazioni di Grecia, Cipro, Serbia e Bosnia sono più efficienti della nostra, vuol dire che il lavoro da fare è ancora molto”. La Cgia sostiene poi che un deciso contenimento dei tempi di pagamento dovrebbe avvenire con l'avvio della fatturazione elettronica prevista nei prossimi giorni per ministeri, agenzie fiscali, enti di previdenza ed assistenza e da giugno 2015 anche per le Amministrazioni locali e per le altre Amministrazioni centrali. “In buona sostanza - conclude la nota - si prevede il divieto da parte della pubblica amministrazione di pagare le fatture dei fornitori che non vengono imputate in una piattaforma elettronica predisposta con la legge n° 244 del 2007 e regolamentata con il decreto ministeriale n° 55 del 2013”. Bruno Rossi Domenica 1 giugno 2014 4 Storia ECONOMISTA E FASCISTA, MINISTRO DELLE FINANZE E DEL TESORO, TAGLIA LA SPESA PUBBLICA E SOSTIENE L’ECONOMIA De Stefani, il pareggio di bilancio e la lotta alla disoccupazione La sua opera per l’Italia è grandiosa; si stacca progressivamente dal Fascismo e il 25 luglio vota l’Odg Grandi di Emma Moriconi conomista e fascista, il personaggio a cui è dedicato il “ritratto” di oggi è Alberto De Stefani, veronese, deputato del Partito Nazionale Fascista, ministro delle Finanze e del Tesoro. Dottore in giurisprudenza, De Stefani è anche professore nelle università di Venezia, Padova, Ferrara e Roma, presidente dell’Associazione dei consorzi di bonifica, direttore di sezione dell’Enciclopedia italiana. È pittore e autore di romanzi e novelle, oltre che di testi economici. Da ministro incontra non poche difficoltà per rimettere in sesto l’economia: adotta una politica di severo taglio della spesa pubblica e di investimenti nello sviluppo dell’economia in un’Italia reduce da una guerra mondiale dalla quale è uscita vittoriosa ma sofferente. Dopo un anno dall’affermazione del Fascismo, nel Paese inizia la ripresa economica, che proseguirà negli anni a fasi alterne: quella di cui parliamo è un’epoca difficile, e lo sforzo che fa il Regime per risollevare l’Italia dalla sua sorte di Paese non al passo con gli altri Paesi europei è titanico. Vengono infatti incrementate le esportazioni, il settore industriale ottiene un certo sviluppo, anche la disoccupazione vive un’inversione di tendenza di carattere epocale: nel 1921 i disoccupati sono 600.000, nel 1926 sono 100.000. Alberto De Stefani il 2 giugno 1925 annuncia il raggiungimento del pareggio di bilancio, evento stra- E ordinario nella storia di un Paese che negli ultimi decenni – lo sappiamo – sta vivendo un vero e proprio dramma dal punto di vista politico ed economico, oltre che valoriale ed etico. Per fermare l’inflazione, De Stefani fa distruggere la cartamoneta, facendo incendiare 320 milioni di lire. Abbiamo visto in numerose occasioni, nel corso del nostro speciale quotidiano dedicato ai “ritratti” – che ormai va avanti da mesi – come nel Fascismo si confrontino molte “anime”, spesso diversissime tra loro. Accade anche in questo ambito: la fascia più radicale del Fascismo reputa De Stefani troppo liberale, la Banca d’Italia si assesta su posizioni diverse in ambito di politica monetaria, Mussolini è fermamente convinto di voler raggiungere la fatidica “Quota 90” (si veda a questo proposito il “ritratto” dedicato a Giuseppe Volpi, sul Giornale d’Italia dello scorso 12 novembre) e De Stefani non vede di buon occhio le politiche messe in atto a tal fine. Insomma, la situazione si fa tesa e De Stefani viene sostituito proprio con Giuseppe Volpi, nel 1925, e viene nominato Preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma. Poi diventa membro del Gran Consiglio e, dal 1939, Accademico dei Lincei e vicepresidente dell’Accademia d’Italia. Nel frattempo è commentatore del Corriere della Sera e poi de La Stampa e del Giornale d’Italia, e nel 1937 mette mano alla riorganizzazione amministrativa della Repubblica di Cina, per la quale è consulente economico (viene infatti nominato Alto Consulente a Vita). Dopo le numerose divergenze con il Regime, che si esprimono in maniera evidente in molti ambiti (per fare un esempio pratico, De Stefani è favorevole all’apertura con l’estero e rifiuta ogni genere di politica autarchica, che invece si renderà necessario adottare per Mussolini all’indomani delle sanzioni imposte all’Italia dalla Lega delle Nazioni). Il 25 luglio del 1943 vota a favore dell’odine del giorno Grandi, per cui viene condannato a morte in contumacia al processo di Verona.Viene poi accusato di collaborazionismo con il nazismo e assolto nel 1947. Muore nel 1969, dedicando l’ultimo periodo della sua vita al giornalismo. Molte le sue opere editoriali, tra cui “L’azione dello Stato per le opere pubbliche”,“La legislazione economica della guerra” e “L’oro e l’aratro”. Nonostante il tradimento del 25 luglio, non si possono negare i risultati portati da De Stefani alla politica nazionale: oltre quelli che abbiamo già avuto modo di illustrare, bisogna sottolineare il fatto che la spesa pubblica era passata dal 35% al 13% del Pil. [email protected] 5 Domenica 1 giugno 2014 Esteri L’AUTOPROCLAMATA REPUBBLICA DI DONETSK RESTA SOTTO ASSEDIO Sotto tiro a Sloviansk, trincea dei russofoni La rabbiosa vendetta ucraina per l’elicottero abbattuto giovedì ha fatto strage di civili e di bambini. Tra le vittime c’è anche un campione di kick boxing. Profughi verso la Crimea di Bruno Rossi a colonna sonora di un’Europa che balla sul cornicione della storia sono i bombardamenti dell'artiglieria ucraina sulla città di Sloviansk, una delle roccaforti russofone nella regione di Donetsk. “Il bombardamento ha causato vittime tra i civili”, scrive Ria Novosti. “È una vendetta per l'abbattimento dell'elicottero” ucraino, accusano i filorussi. Un loro portavoce racconta: “Il bombardamento è durato diverse ore, in questo momento tutto sembra calmo”. Erano le ore della mattinata di ieri, in cui si contavano danni, morti, feriti.“In genere bombardano di notte e all’alba, temiamo nuovi colpi”, aggiunge un’altra testimonianza.Venerdì un colpo di artiglieria è piovuto addirittura sull’ospedale pediatrico della città. Secondo ItarTass sono rimasti feriti sette bambini. I piccoli pazienti sono stati fatti evacuare in un rifugio antiaereo, e sono rimasti tutti illesi. Tra le vittime ce n’è una, a suo L INDIA Stupro di massa, altri due arresti salito a cinque il numero degli uomini finora arrestati per lo stupro e l'uccisione delle due cuginette indiane, violentate a ripetizione e poi impiccate a un albero di mango, in un villaggio nello Stato settentrionale del'Uttar Pradesh. La scoperta dei corpi delle due bimbe - una di 14 anni, l'altra di 12, appartenenti alla comunità dei 'dalit', i cosiddetti 'intoccabili' esclusi dal tradizionale sistema delle caste - ha scatenato l'indignazione in un Paese già sotto shock per una serie di efferate violenze contro le donne. La polizia ha reso noto che sono stati arrestati finora cinque uomini: tre accusati di stupro, due poliziotti accusati di connivenza e di È aver trascurato di raccogliere la denuncia dei famigliari delle vittime. Secondo la famiglia contadina delle due cuginette, le due ragazze avrebbero infatti potuto essere "salvate", ma la polizia si è rifiutata di aiutarli quando hanno scoperto che appartenevano a una casta inferiore. Nella denuncia dei familiari c'è il nome anche di altri due uomini che però ancora mancano all'appello. E la famiglia non si dà pace: "Lei era tutto per me, il mio mondo, E ora il mio mondo è finito", ha pianto uno dei due padri. Il sistema delle caste, in teoria abolito per legge, di fatto è ancora dominante nei rapporti sociali in India. Gustavo Lidis modo, illustre. Anche l'ex campione del mondo di kick-boxing, Nikolay Leonov, è stato ucciso negli scontri all'aeroporto di Donetsk del 26 maggio. Il corpo, scrive Ria Novosti, è stato identificato e trasportato nella città natale di Dnepropetrovsk. Leonov aveva 31 anni, aveva vinto il titolo nel 2007 nel contest di Marina di Carrara, in Italia. Allo scoppiare della crisi era entrato a far parte delle milizie separatiste. Ovviamente, tra gli effetti collaterali della guerra civile scoppiata nell’autoproclamata Repubblica di Donetsk, c’è anche quello dei profughi. Che scappano con terrore nella direzione opposta a quella dalla quale vengono le truppe di Kiev. La Russia, per bocca del responsabile dei Diritti dell’infanzia, Astakhov, si dice pronta ad accogliere un gruppo di 175 bambini provenienti dalle zone di conflitto dell’est Ucraina che sono arrivati a Camp Artek, in Crimea. Camp Artek è la struttura di Yalta dove peraltro morì 50 anni fa Palmiro Togliatti, da sempre struttura di accoglienza delle colonie estive per adolescenti e bambini. “Ho chiesto a ministri e governatori delle regioni confinanti con l'Ucraina di mettere a punto piani d'evacuazione, predisporre il transito al confine e dare status legale alle famiglie dei piccoli”, ha detto Astakhov citato da Itar-Tass. Nella sola Sloviansk ci sarebbero circa 20mila minori, 5.000 i bimbi. Nel complesso scacchiere all’est dell’Europa, si registra inoltre anche la “guerra” per il gas. L'Ucraina ha pagato venerdì una prima tranche di 786 milioni di dollari del suo debito sul gas alla Russia. L’annuncio è arrivato, significativamente, dal commissario Ue all'Energia, Gunther Oettinger, al termine dei negoziati a Berlino con il ministro russo dell'Energia Alexandre Novak, l'ucraino Iuri Prodan e i dirigenti di Gazprom e Naftogaz. I negoziati proseguiranno domani a Bruxelles. Non è un segreto che la crisi in Ucraina potrebbe portare a un gelido inverno, dal punto di vista dei rifornimenti, non solo per Kiev. Un altro effetto collaterale di cui, però, gli italiani sembrano curarsi poco. 6 Domenica 1 giugno 2014 Da Roma e dal Lazio I DIPENDENTI ROMANI SI PREPARANO A SCENDERE DI NUOVO IN PIAZZA Campidoglio ad alta tensione Ignazio Marino in balia delle correnti e dei “disastri” amministrativi di Giuseppe Sarra n’altra settimana di proteste per la capitale. Tra cinque giorni, infatti, a scendere di nuovo in piazza gli amministrativi del Comune che di gettare la spugna sul salario accessorio, la cosiddetta produttività, non ne vogliono proprio sapere. Una mobilitazione che potrebbe mandare in tilt il traffico del centro storico, come già accaduto peraltro un mese fa quando dodicimila persone si diedero appuntamento in piazza del Campidoglio per contestate il sindaco Ignazio Marino e la sua maggioranza. Questa volta, però, le sigle sindacati puntano al tutto esaurito: ben ventiquattromila dipendenti. Intanto nei giorni scorsi si sono susseguiti una serie di incontri tra le organizzazioni sindacali e l’amministrazione comunale volti a trovare un’intesa. Ma le parti sono ancora molto distanti. I sindacati accusano la giunta Marino “di non avere alcuna idea ne’ su come risolvere la questione relativa al salario accessorio, ne’ su quale U potrà essere un piano futuro dei servizi organizzativi della città”. Anzi, secondo le sigle, “l’amministrazione voglia usare i dipendenti capitolini come ‘ombrello’ per coprire i disordini amministrativi e di bilancio evidenziati nel documento del Mef”. Non va meglio ai vigili urbani, ai quali l’amministrazione ha proposto una produttività legata alle contravvenzioni. Un’ipotesi rispedita al mittente ovviamente dai sindacati. Insomma, non proprio un bel clima a ridosso del bilancio e del piano di rientro. Ma c’è dell’altro. Tra le tante preoccupazioni di Marino, l’instabilità politica che regna ormai incontrastata nell’attuale maggioranza. In particolare nel Partito democratico. Accuse e rivendicazioni spuntano fuori come funghi quando piove. Ad animare il dibattito interno le correnti: quella capitanata da Goffredo Maria Bettini e l’altra da Enrico Gasbarra. Tra i più attivi, il deputato Roberto Morassut che parla di “una città che sta precipitando in una voragine” e che da sei anni il Pd “non ha uno straccio di idea per la città”. A vestire i panni da pompiere, il collega a Montecitorio Marco Di Stefano che, sulla stessa lunghezza d’onda di quanto dichiarato al “Giornale d’Italia”, auspica la pace fra le correnti e richiama i dirigenti del piddì a lavorare uniti per il partito per “sconfessare Renzi con inutili guerre clandestine”. L’ennesimo appello caduto nel vuoto... IL CASO ARRIVA IN REGIONE LAZIO Il sindaco chiude pure i canili Interrogazione del vicepresidente del Consiglio, Francesco Storace, al governatore Nicola Zingaretti sulla delibera del 22 maggio scorso, che sancisce la soppressione delle strutture comunali l vicepresidente del Consiglio regionale e capogruppo de La Destra, Francesco Storace, presenterà alla riapertura degli uffici una interrogazione urgente al governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, per chiedere chiarimenti all’amministrazione di Roma Capitale guidata da Ignazio Marino, sulla delibera capitolina approvata il 22 maggio scorso che stabilisce la chiusura delle strutture comunali canili e gattili - ad oggi ritenute non a norma da una relazione presentata dall'apposito “Gruppo di Lavoro” istituito da un precedente provvedimento della assemblea romana. Il provvedimento porta alla chiusura del Rifugio Vitinia ex Poverello, Valle dei Cuccioli, Oasi felina Villa Flora e ridimensionamento di Muratella dagli attuali 640 cani a 250. I Nello specifico, la delibera del 22 maggio – si legge nell’interrogazione - prevede: chiusura delle strutture che il Gruppo di Lavoro ha classificato come “non adeguabili”; ricollocamento del maggior numero di animali presenti nelle strutture che si va a chiudere ricorrendo alla temporanea ospitalità presso quelle private autorizzate e convenzionate con Roma Capitale, ovvero avviando specifiche campagne di adozione promosse attraverso una fitta rete di informazione volta a sensibilizzare la cittadinanza; dare mandato agli Uffici di porre in essere tutti gli atti amministrativi necessari per provvedere alla realizzazione dei lavori di adeguamento dei canili di Muratella e Ponte Marconi garantendo la continuità del servizio presso le attuali 6 strutture che rimangono nel frattempo operative; prevedere nel bando di affidamento delle strutture capitoline destinate a ricovero di cani e gatti, una volta eseguiti i lavori di adeguamento, l’inserimento di specifiche clausole di salvaguardia sociale volte all’assorbimento di personale già impiegato dai precedenti gestori. L’obiettivo della recente delibera della Giunta Marino – prosegue Storace nell’interrogazione - sembra quello di arrivare allo smantellamento del sistema di accoglienza pubblica per appaltarlo in toto ai privati, con canili sparsi in tutta la regione Lazio. I canili privati, che percepiscono una diaria giornaliera di 6 euro a cane e che quindi fatti un po' di calcoli costano molto di più, non hanno alcun interesse a far uscire e ricollocare gli animali. Oltre al fatto che per aiutare le adozioni sono necessarie competenze, forze, tempo, impegno. Ritenuto che – conclude Storace nell’interrogazione - è in corso il trasferimento di 67 cani da Muratella a strutture private convenzionate, trasferimento che costa all’amministrazione comunale in un anno circa 150 mila euro di diarie giornaliere per la sola alimentazione e pulizia delle gabbie e con parte di questi soldi potrebbe essere messa a norma una delle strutture che si vuole chiudere, si interroga il Presidente della Giunta Regionale, Nicola Zingaretti, per sapere come intende intervenire presso il comune di Roma per evitare lo smantellamento dei canili comunali ed evitare che la gestione del ricovero e il mantenimento di cani e gatti passi ai privati comportando un aumento della spesa pubblica. Nel resto d’Italia, infatti, si sta cercando di aumentare le strutture pubbliche anche per stroncare il business privato che troppo spesso fa rima con maltrattamenti, mentre l’attuale amministrazione capitolina sta seguendo il percorso inverso. Daniele Belli S’INFIAMMA LA CAMPAGNA ELETTORALE IN VISTA DEL BALLOTTAGGIO DI DOMENICA PROSSIMA Presunte irregolarità a Civita Castellana Stando all’esposto del capo della coalizione di centrodestra, l’attuale vicesindaco di centrosinistra e capolista in una civica avrebbe violato il silenzio elettorale alla vigilia del voto n dibattito politico infuocato a Civita Castellana, nel Viterbese, in vista del ballottaggio di domenica prossima. La coalizione di centrodestra, capitanata da Franco Colamedici, che può contare sul sostegno di Forza Italia, Fratelli d’Italia e liste civiche, punta il dito nei confronti di quella di centrosinistra, sostenuta dal Partito democratico, Sinistra ecologia e libertà, Italia dei valori e un movimento civico, risultata vincente al primo turno, denunciando il mancato U rispetto del “silenzio elettorale”, disciplinato dalla legge del 4 aprile del 1956 numero 212. Nel mirino di Colamedici, l’attuale vicesindaco e capolista della lista a sostegno del candidato sindaco di centrosinistra “Civita Civica”, Giancarlo Contessa, nonché docente presso il liceo scientifico cittadino. Secondo quanto ricostruito, in un dettagliatissimo esposto presentato alla stazione locale dei Carabinieri e alla Procura della Repubblica di Viterbo e indirizzato anche al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, al dirigente dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio Maria Maddalena Novelli e al dirigente scolastico dell’istituto Massimo Bonelli, il giorno precedente all’apertura delle urne l’attuale vicesindaco “violava il silenzio elettorale inviando a propri conoscenti, probabilmente studenti, il messaggio con tanto di simbolo della lista nella quale è candidato: ‘Ma tu voti? Sai già per chi votare? Se non hai nessuno ci conto!’”. Un atteggiamento ripetuto più volte alla vigilia del voto, stando all’esposto presentato da Colamedici. Un fatto che, ovviamente, ha accesso ulteriormente il rush finale verso il ballottaggio di domenica. Una sfida che, secondo gli addetti ai lavori, si sta giocando G.S sul filo del rasoio. 7 Domenica 1 giugno 2014 BLITZ IN PIAZZA SAN GIOVANNI IN LATERANO In chiesa per rubare le offerte dei fedeli: arrestato un bulgaro Da Roma e dal Lazio PRIMAVALLE: ANCORA VIOLENZA NELLA CAPITALE Picchiano e scippano anziano: in manette due nomadi Ostia: “Mai più”, corteo contro la violenza domestica Ricercato il terzo rapinatore, anche lui romeno ggredito, picchiato e rapinato da tre romeni. Questo il triste e sfortunato episodio di cui è rimasto vittima un anziano romano di 77 anni. E’ quanto accaduto venerdì mattina nella capitale d’Italia, mentre l’uomo era intento a tagliare l’erba nel terreno di sua proprietà, quando ha visto sopraggiungere tre individui. Dopo essersi avvicinati al 77enne, secondo quanto raccontato alla Polizia dall’anziano, uno di questi prima gli ha chiesto di fargli provare il falcetto che aveva tra le mani e poi al suo rifiuto, glielo ha strappato dalle mani puntandoglielo contro. Non solo: l’ha colpito con un pugno al volto e poi gli ha strappato la catenina d’oro che aveva al collo. Tutti e tre, allarmati dalle urla dell’uomo in cerca di aiuto, sono poi fuggiti all’interno del comprensorio di Santa Maria della Pietà, ubicato lì vicino, facendo perdere le proprie tracce. Quando è arrivata la segnalazione della rapina, gli agenti del reparto Volanti in servizio per il controllo del territorio, questi immediatamente sono accorsi in aiuto dell’anziano rapinato e, acquisite le descrizioni dei tre fuggitivi, si sono messi immediatamente sulle loro tracce. Una volta giunti nei pressi del campo nomadi di via Cesare Lombroso, i poliziotti hanno notato due uomini uscire frettolosamente A opo un’attenta e lunghissima attività di indagine, grazie ad una serie di pedinamenti e appostamenti, i carabinieri hanno assicurato alla giustizia il ladro che rubava le offerte dei fedeli nelle chiese della capitale. A finire in manette un bulgaro di 23 anni, già noto alle forze dell’ordine. Nella tarda serata di venerdì, il ragazzo è entrato nella Basilica di San Giovanni in Laterano e dopo aver scavalcato la balaustra posta a protezione dell’Altare Maggiore, ha tentato di impossessarsi delle offerte lasciate dai devoti. A notare il furto messo a segno dal 23enne, sono D stati gli stessi fedeli mettendolo in fuga a mani vuote per poi allertare il “112”. Immediato l’intervento sul posto della pattuglia dei carabinieri del nucleo radiomobile di Roma, unitamente a quella della compagnia Roma piazza Dante, che hanno bloccato il ladro mentre stava correndo lungo piazza San Giovanni in Laterano nel tentativo di far perdere le proprie tracce. Arrestato dai carabinieri, il ladro è stato accompagnato in caserma, dove rimarrà a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa del rito direttissimo. Dovrà rispondere di tentato furto agG.S gravato. ai più! Un anno dopo”. Questo lo slogan del corteo, che ha percorso lo stesso itinerario del 1 giugno 2013 fino a piazza Anco Marzio, organizzato dall’associazione “Punto D” ad Ostia contro la violenza di genere. Oltre duecento persone hanno aderito all’evento per ricordare la morte di Michela Fioretti, uccisa dal marito con sei mesi colpi di pistola, e Alessandra Iacullo, ammazzata dall’ex fidanzato con venti coltellate. Momento di preghiera anche per Chiara Insidioso Monda, massacrata di botte pochi mesi fa dal compagno ed entrata in coma irreversibile. “La morte di Michela e Iacullo ha aperto una ferita insanabile - ha detto Manuela Campitelli, presidente dell’associazione Punto D - Oggi c’è Chiara in coma irreversibile per mano del compagno a ricordarci quanto nel municipio X sia urgente intraprendere un’azione di sensibilizzazione e prevenzione della violenza contro le donne. E’ fondamentale – ha concluso - creare sul territorio un centro anti violenza”. Marco Compagnoni “M dal parco di Santa Maria della Pietà che, quando hanno visto la volante, sono rientrati all’interno del comprensorio. Insospettiti dal loro atteggiamento, gli agenti hanno fermato e bloccato i due, S.F.V. e C.F.S. queste le loro iniziali, romeni, rispettivamente di 20 e 23 anni, che corrispondevano alla descrizione fornita dalla vittima. Successivamente i due, riconosciuti anche dal 77enne, sono stati accompagnati negli uffici del commissariato Primavalle dove sono stati arrestati per rapina aggravata. Proseguono, intanto, le indagini per l’identificazione del terzo rapinatore. Un altro episodio di violenza che va ad aggiungersi ai tantissimi che sono andati in scena nei giorni scorsi nella Roma di Ignazio Marino e che aumenta lo stato di delinquenza nei villaggi della solidarietà, meglio conosciuti come i campi rom, per chi non ama il politically correct, della capitale. G.S 8 Domenica 1 giugno 2014 Dall’Italia MILANO - UNA CURIOSA STORIA IN TEMPI DI CRISI Rapina la banca e restituisce il bottino Un uomo di mezza età si è portato via un malloppo da 6.500 euro: “Non sono un ladro, è un prestito senza interessi”. Dopo una settimana arriva una busta con dentro 500 euro di Barbara Fruch apina una banca. Bottino: 6.500 euro. Ma promette: “Li restituirò”. E la prima tranche è già arrivata. Cinquecento euro in una busta, diretta proprio a quell’istituto. È l’ennesima storia in tempo di crisi quella che arriva da un quartiere di Milano. Un episodio che, probabilmente nasconde l’ennesimo dramma di un cittadino. Protagonista un signore di mezza età, una persona all’apparenza innocua che è entrata tranquillamente nella filiale. A raccontare l’evento è il Corriere che spiega come il ladro genti- R luomo pare non fosse neppure armato. Nessun gesto violento insomma, nella tasca dei pantaloni la sagoma d’una pistola, forse semplicemente fatta con le due dita, come i bambini: pollice e indice. Dell’uomo, a impiegati e direttore, sono rimasti impressi il timbro di voce, il tono perentorio, la rapidità delle frasi. Ha urlato ai presenti di dargli il denaro. L’impiegato ha eseguito. Presi i soldi in cassa, seimila e cinquecento euro, il “malvivente” è cambiato. Ha rallentato, ha parlato, e molto. Ci teneva a ribadire il concetto: non sono tipo che deruba la gente, non l’ho mai fatto. “E’ un prestito senza interessi, giuro, ve li restituirò” avrebbe detto. Una frase di circostanza? Una “promessa” non mantenuta? Tutt’altro. Nel giro di una settimana alla banca è arrivata una busta, via posta, all’interno cinquecento euro in banconote e un foglietto con due righe. “Questa è la prima tranche”. Il direttore dell’istituto di credito di Milano non vuole parlare. “Non dica chi siamo... La banca intendo... Mi lasci in pace... Senta i carabinieri, o i poliziotti, insomma chi indaga”. In seguito al colpo, che risale a qualche mese fa, è stato aperto infatti un fascicolo in Procura. Sicuramente il ladro, al momento anonimo, verrà catturato per il reato commesso ed è solo questione di tempo la sua condanna. Il ricercato è un incensurato e di lui non c’è traccia nel database delle forze dell’ordine. Il bandito era parzialmente travisato, raccontano i dipendenti di un ufficio vicino i quali, naturalmente, dicono che, a pensarci, un tipo sospetto che perlustrava la zona, i giorni prima, c’era. Intanto resta la curiosità: chissà quando l’uomo si degnerà di restituire il resto del maltolto, se in altre rate e se saranno rate mensili oppure annuali. Di certo non si può dire che l’uomo non sia stato di parola, almeno al momento. Magari lui è l’ennesima vittima della crisi e aveva semplicemente bisogno di soldi subito. Forse non ha più il lavoro, forse ha avuto una disgrazia in famiglia oppure è finito in mano agli strozzini. Chissà. Non è la prima volta che persone si ritrovano a fare gesti estremi per disperazione. Qualche mese fa fece, infatti, molto scalpore il caso della dona di settanta anni che a Prato entrò nella sede della Cassa di Risparmio di Lucca-Pisa-Livorno e minacciò i cassieri con una pistola giocattolo e un taglierino, riuscendo a farsi dare quattro mila euro. L’anziana signora era disperata perché non riusciva a comprare le medicine e quindi aveva deciso per quel gesto così estremo. DUPLICE OMICIDIO NEL NAPOLETANO Usura: fratelli crivellati di colpi Roberto e Giovanni Scognamiglio, pregiudicati di 26 e 42 anni, sono stati uccisi dai killer che hanno fatto irruzione nella loro abitazione. I due prestavano soldi con tassi del 170% n agguato in piena regola quello avvenuto nella tarda serata di venerdì, erano le 23,30 circa, in traversa Andolfi ai confini tra Torre Annunziata (Napoli). Due fratelli pregiudicati sono stati uccisi nel seminterrato della villetta di proprietà di uno dei due. Le vittime si chiamavano Roberto e Giovanni Scognamiglio, di 26 e 42 anni: sono stati investiti da una vera e propria pioggia di fuoco. Una dinamica che non lascia margini alla matrice camorristica. Alla luce di quanto già appurato dalle forze dell’ordine accorse sul luogo, primi a giungere gli uomini della Polizia di Torre Annunziata agli ordini del dirigente Rossella Zingaro, i due hanno aperto la porta di casa ai loro assassini, elemento questo che fa pensare che killer e vittime si conoscessero, che li hanno crivellati di colpi. Sul luogo dell’agguato la polizia scientifica ha trovato U decine di bossoli, ogive, frammenti di proiettili e anche una pistola calibro 9 Luger con ancora 10 cartucce nel caricatore e il colpo in canna. Roberto è morto sul posto, Giovanni, invece, è stato trasportato dal 118 prima nell’ospedale di Boscotrecase e poi al Loreto Mare di Napoli dove è deceduto poco prima dell’una. Nella casa al momento dell’irruzione erano presenti anche i figli piccoli di Giovanni che, fortunatamente, sono stati risparmiati dalla pioggia di colpi esplosi. Dopo il rumore della raffica di colpi, nel silenzio della notte, alcuni vicini, hanno sentito il rombo di una moto di grossa cilindrata. I fratelli Scognamiglio avevano dei precedenti e l’anno scorso furono arrestati assieme al padre, Umberto, con diversi capi d’accusa, fra cui usura, spaccio di droga e di armi, oltre a subire un sequestro di beni mobili per circa 2 milioni di euro. La cosa, chiaramente, non è passata inosservata alla Polizia di Torre Annunziata, che non escludono alcuna ipotesi tendono a prevalere per quella dell’omicidio maturato a causa delle attività usuraie dei due fratelli. Stando alle indagini dell’epoca, gli Scognamiglio imponevano tassi usurai, anche fino al 170% all’anno. Nella loro morsa erano finiti una ventina di imprenditori, non solo della zona. Soldi, successivamente, riciclati in diverse attività tra cui anche un centro scommesse. La pista seguita è dunque quella di regolamento di conti legato alle loro attività illecite, tenendo anche conto del fatto che le vittime conoscessero i loro aguzzini dal momento che hanno lasciato che entrassero dalla porta principale in tarda serata. Al momento le indagini sono ancora in corso, in attesa di nuovi risvolti che riescano a portare al riconoscimento dei killer di cui non si sa ancora nulla. B.F. BARI - ATTIVATE LE PROCEDURE PER LA PROFILASSI Muore di meningite, allarme fra i componenti del seggio La ragazza aveva lavorato come rappresentante di lista in una scuola alle ultime elezioni veva lavorato ai seggi, domenica, quando era stata rappresentante di lista nel capoluogo pugliese. Alessia Pistolato, diciottenne è morta presso il Policlinico di meningite fulminante, dove era stata ricoverata dopo un forte mal di testa accompagnato a vomito e febbre alta. Immediata la corsa in ospedale dove però non c’è stato nulla da fare, la giovane è entrata in coma. Uno stato da cui non si è più risvegliata. La ragazza ha partecipato allo spoglio alle ultime elezioni Europee e Comunali e la notizia ha subito scatenato il panico in tutti quelli che erano lì nell’edificio con lei. La paura del contagio è altissima. Non risulterebbero in pericolo gli elettori, essendo rimasti pochissimo tempo nello stesso ambiente della giovane. I sanitari, con l’aiuto delle autorità comunali stanno provvedendo a individuare e rintracciare tutti i componenti del seggio, per essere sottoposti a profilassi. Una serie di accertamenti medici sono in corso anche presso i parenti, i compagni di scuola e i ragazzi che frequentano la parrocchia nella quale la giovane era molto A attiva, nel quartiere San Pasquale di Bari. Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, si è detto “profondamente addolorato e rattristato per questa immane tragedia che, in soli due giorni, ha portato alla scomparsa di una ragazza di 18 anni”. Emiliano, in qualità di massima autorità sanitaria cittadina, è al lavoro con gli altri rappresentanti delle istituzioni.“Abbiamo immediatamente richiamato tutti i componenti del seggio della scuola dove sarebbe stata contratta la malattia, e li stiamo sottoponendo ad una massima profilassi oltre a tutti gli accertamenti del caso. Non abbiamo notizie di altri eventuali episodi epidemiologici”. Fonti sanitarie, tuttavia, fanno sapere che il rischio di contrarre la malattia in tale modo è molto basso, per cui non ci si troverebbe di fronte ad una vera e propria emergenza. “La contagiosità del malato - sottolinea inoltre la Asl - cessa 24 ore dopo l’inizio di un adeguato trattamento antimicrobico. Le autorità sanitarie hanno messo in essere, per il caso in questione, tutte le procedure previste sin dal momento della prima comunicazione, in attesa dell’identificazione di laboratorio dell’agente patogeno. L’inchiesta epidemiologica, immediatamente attivata ha permesso così di individuare tutti i soggetti che nei giorni precedenti alla manifestazione dei sintomi sono stati a ‘stretto contatto’ con la paziente” i quali “sono stati tutti sottoposti a sorveglianza sanitaria e a chemioprofilassi con la somministrazione di antibiotico secondo gli schemi previsti da protocollo. La probabilità di osservare casi secondari ad un primo caso di malattia meningococica - si ribadisce ancora nella nota è epidemiologicamente molto bassa. La profilassi antibiotica non è utile né necessaria nei contatti occasionali. Riguardo agli ambienti frequentati dal caso nei giorni precedenti all’esordio della malattia - conclude la nota si precisa che il meningococco è altamente sensibile alla luce solare, alle variazioni di temperatura e all’essiccamento ed è sufficiente procedere ad una accurata pulizia degli ambienti con i comuni prodotti contenenti ammonio quaternario e/o ipoclorito di sodio e all'aerazione dei locali. Procedure che sono state immediatamente suggerite C.B. ed effettuate”. 9 Domenica 1 giugno 2014 Dall’Italia NON SI FERMA L’ESODO VERSO LE COSTE ITALIANE Sbarchi, soccorsi altri tremila immigrati Tra loro anche donne incinte e bambini. Cresce l’allarme, in soli quattro mesi già superato il numero degli stranieri “approdati” in tutto il 2013 di Barbara Fruch ontinuano gli sbarchi in Sicilia dove, nelle ultime ore, sono stati soccorsi 3.300 migranti. Numeri da capogiro che fanno gridare all’emergenza. Sono nordafricani, per la maggior parte, ma anche siriani, tante donne, spesso in gravidanza, e bambini, tutti tratti in salvo nelle acque del Mediterraneo dai mezzi impegnati nell'operazione “Mare Nostrum”. Il rimorchiatore Asso 25 e la nave Libra hanno fatto rotta verso Pozzallo con a bordo complessivamente 1.750 persone, mentre a Sud di Lampedusa la nave San Giorgio ha recuperato altre 200 persone, tra cui 12 bambini e 29 donne (tre gravide). Porto Empedocle, invece, è la destinazione degli oltre 837 migranti imbarcati sulla nave Euro e sulla motovedetta Peluso della Guardia Costiera. Alcuni stranieri, sono stati trasportati a Lampedusa d’urgenza perché in condizioni critiche di salute. Nella notte tra venerdì e sabato infatti due profughi sono stati trasferiti all’ospedale di Lampedusa con l’elicottero di nave Euro, mentre una motovedetta della Guardia costiera ha condotto una donna al nono mese di C gravidanza che era stata soccorsa dalla nave Libra. Un fenomeno che ha assunto dimensioni allarmati. Con la nuova ondata di oltre 3mila stranieri è stato raggiunto il numero totale di immi- grati, nel nostro Paese, del 2013: quota 43mila, tra l’altro a soli 5 mesi dall’inizio del 2014. I minorenni non accompagnati sarebbero secondo alcune stime più di 1.300, in aggiunta ai circa 5.350 già presenti nelle strutture di accoglienza per minori stranieri presenti su tutto il territorio nazionale. Una situazione dettata sicuramente dalla condizione politica sempre più critica nelle zone “calde” d’Africa e Medio Oriente: si pensi a Libia e Siria in particolar modo, ma incentivata anche dal comportamento dell’Italia e dell’Europa, pronte a “soccorrere” i profughi non appena si affacciano nel Mediterraneo. Una modalità di agire che, tra l’altro, “incentiva” le organizzazioni internazionali pronte a lucrare sui viaggi (si tenga presente che per ogni tratta tali organizzazioni guadagnano circa 150mila euro). A questo punto è a serio rischio il record del 2011, l’anno delle primavere arabe e della guerra in Libia, quando sbarcarono in Italia quasi 63mila persone. Il trend migratorio, infatti, come ha spiegato lo stesso ministro dell’Interno, Angelino Alfano, pochi giorni fa al Comitato Schengen, è in crescita. La gran parte delle partenze (oltre il 90%) avviene dalle coste della Libia, dove l’instabilità politica impedisce qualsiasi tentativo di controllo. Eritrei e siriani le nazionalità più rappresentate. Il grande numero di arrivi sta mettendo a dura prova ovviamente il sistema di accoglienza. Ma d’altronde l’Italia si è ormai piegata ed è costretta ad accogliere chiunque sbarchi, senza nessun aiuto da Mamma Europa. Per questo è stato realizzato il Piano nazionale di riparto dei migranti redatto dal dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del ministero, con il concorso di prefetture, Regioni ed enti locali. L’obiettivo è sia quello di garantire accoglienza e procedure di smistamento celeri per gli arrivati, sia assicurare un’equa suddivisione dei migranti su tutto il territorio, utilizzando i posti del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) messi a disposizione dagli enti locali. Insomma più stranieri arrivano, più vanno smistati per la Nazione. Il tutto a spese di un governo che pare pensi in primis ai profughi. SALUTE - PARLA L’ENDOCRINOLOGO GAROFALO: “ATTENZIONE A CERTI COMPORTAMENTI” Tiroide e mente: ecco la correlazione L a tiroide è una ghiandola endocrina a forma di ‘H’, o farfalla, posizionata nella regione anteriore del collo, davanti alla trachea. Con un peso di circa 20 grammi nell’adulto, ha dimensioni modeste, malgrado ricopra un ruolo fondamentale per il nostro benessere. Intanto si è da poco conclusa la Settimana mondiale della tiroide, nel corso della quale sono emersi nuovi dati: più di 300 milioni di persone nel mondo soffrono di disturbi della tiroide. In Italia ne soffre una persona su 5, ovvero un milione di persone; ma se si contano anche i potenziali pazienti tiroidei - fanno sapere gli esperti - arriviamo a circa 10 milioni. Per saperne di più la Dire ha intervistato l’endocrinologo Piernicola Garofalo. “Tiroide problema sociale, dal corpo alla mente” è stato il tema conduttore della Settimana mondiale della tiroide 2014. Ma è vero che esiste una correlazione tra tiroide e mente? “Esiste indubbiamente una correlazione tra tiroide e mente. A tale proposito abbiamo diversi riferimenti: familiari, personali, storici, letterari. L’ipertiroideo, per esempio, è sempre stato configurato come una persona molto attiva, vivace, pronta ad agire; l’ipotiroideo, di contro, nell’immaginario collettivo è uno letargico, con poca voglia di fare le cose, che dorme sempre. Insomma non c’è dubbio che, anche nella percezione collettiva, ci sia una netta distinzione tra l’ipertiroideo, esageratamente attivo, e l’ipotiroideo, straordinariamente non attivo”. La questione è ancora apertissima, ma pare che le pazienti che presentano sintomi di problemi tiroidei spesso vengano trattate con psicofarmaci. Lo conferma? “In effetti oggi anche i colleghi psichiatri sono molto, ma molto più adusi a riconoscere eventuali condizioni di ipofunzione o iperfunzione tiroidea, perché succede che i sintomi possano essere confusi, o comunque sovrapponibili. L’ipotiroi- dismo per esempio con una sindrome depressiva apatica, mentre l’ipertiroidismo con una condizione euforica e marcatamente ansiosa, talvolta anche eccitatoria in maniera patologica. Allora a volte succede che ragazzi molto agitati, che magari non riescono a stare fermi in classe, vadano ad essere valutati dallo psichiatra. Io stesso ho avuto alcuni ragazzi che mi sono stati ‘mandati indietro’ da neuropsichiatri esperti, perché hanno scoperto che erano ipertiroidei. Questo per dire che l’ipertiroidismo dà un’irrequietezza estrema che può essere spesso confusa, specie in alcune fasce d’età, con una malattia da agitazione psicomotoria globale. Lo stesso vale per le donne di mezza età, che vanno poco oltre la menopausa, e che iniziano ad essere un più pacate o sonnolenti, con un aumento anche del colesterolo. Anche per loro può accadere che vengano inviate dal neuropsichiatra, dal momento che presentano una sintomatologia sfumatamente depressiva. Insomma, ancora una volta, può capitare che la malattia tiroidea venga confusa con una malattia del comportamento e che dunque si ‘vada in pasto’ ai colleghi psichiatri e alle indicazioni tipiche della farmacologia neuropsichiatrica”. La tiroide, oppure “ghiandola a forma di farfalla” – come spesso è chiamata - è al centro del nostro benessere... Ma perché è così importante? “Senza tiroide non si può riprodurre, o meglio, la funzione tiroidea è indispensabile ai fini riproduttivi. La riproduzione, da un punto di vista ontologico ed evoluzionistico, rappresenta infatti il mantenimento della specie. Morale: così come senza gonadi non si possono avere figli, allo stesso modo, senza tiroide non si possono avere figli. La tiroide è quindi centrale nella evoluzione globale della specie. Ma c’è anche un altro aspetto: se manca la tiroide, e se non viene trattata, il cervello non si sviluppa correttamente. Ecco allora come la tiroide rappresenta sia il regista della mente sia il regista del corpo. Direi che forse la tiroide è l’unico organo che riesce a controllare contemporaneamente il corpo e la mente”. Quali sono i segnali delle malattie tiroidee e quali sono i suoi consigli per proteggere questa ghiandola? “A me non piace mai dare i segnali di malattia, perché poi inevitabilmente diffondono la probabilità di sentirsi malati, quando uno ne parla, e questo non mi pare educativo. Quello che è importante, piuttosto, è conoscere le malattie tiroidee e capire perché e a chi possono capitare. Va certamente bene riconoscere la sintomatologia, ma in generale credo che occorra essere informati e, più che preoccuparsi, occuparsi dell’esistenza della tiroide. In generale tali malattie possono capitare a gruppi specifici di persone, come a chi ha una familiarità per gozzo, noduli, tiroiditi, ecc. Certo è che abbiamo un dato epidemiologico che ci inchioda: oggi in Italia, tra pazienti con noduli tiroidei, pazienti con gozzo, pazienti con tiroidite autoimmune, pazienti insomma che hanno a che fare con la tiroide, contiamo circa 10 milioni di potenziali pazienti tiroidei, che è un gran numero. È ovvio che gran parte di questi non richiederà terapie o controlli specifici, ma è un grande bacino epidemiologico su cui inevitabilmente, anche se per piccole percentuali, la malattia tiroidea può diventare eclatante o addirittura minacciosa per la vita. I malati ‘veri’ corrispondono circa al 10%, parliamo quindi di un milione di persone. In ogni caso il farmaco tipico della malattia tiroidea, la leutoxina, nel nostro Paese è ai primissimi posti per consumo di farmaco su base annuale. Questo dà l’idea di quanto sia diffusa la malattia tiroidea”. Agenzia Dire 10 Domenica 1 giugno 2014 Cucina DAL 29 MAGGIO AL 20 GIUGNO, TORNA LA RASSEGNA DEDICATA ALL'ENOGASTRONOMIA DELLA CAPITALE E DELLE ZONE CIRCOSTANTI “Romanesco”: cibo, eccellenza e tradizione La 2a edizione della manifestazione propone un’ampia e qualificata scelta di menu e locali “made in Rome” a tradizione culinaria romana, con i suoi prodotti tipici e ricette antichissime, è un patrimonio da tutelare, proteggere e diffondere. Ed è proprio questo lo scopo di “Romanesco”, una rassegna enogastronomica giunta quest'anno alla sua seconda edizione. Al centro delle serate in programma che per circa un mese (dal 29 maggio al 20 giugno) sono state organizzate in una serie di qualificati e prestigiosi locali della Capitale, c'è appunto il “romanesco” che, come ha spiegato Aldo Mattia, componente della Camera di Commercio cittadina e presidente dell'Azienda Romana Mercati (promotrice della manifestazione), non è solo una gamma di alimenti e materie prime originarie delle campagne circostanti la città, ma anche un vero e proprio stile di vita e di consumo. “La storia alimentare di Roma e del suo territorio – ha dichiarato Mattia - ha radici antichissime e numerose sono le testimonianze presenti nel patrimonio culturale del nostro paese che consentono una lettura della tradizione gastronomica locale nell’arco dei secoli per apprezzare gli elementi di continuità con il presente o individuare possibili percorsi di recupero di prodotti e ricette. Il punto di forza L di questa tradizione è l’utilizzo delle materie prime, ovvero del ricco paniere di prodotti tipici romaneschi, testimonianza attuale di cultura e sapori secolari”. E per far conoscere al pubblico le prelibate eccellenze del territorio, una selezione di venti ristoratori proporranno a turno un menù “made in Rome”, interpretando i piatti tipici della tradizione secondo il loro stile personale: classico, innovatore o emergente. Ma sempre legato ai gusti e sapori di una delle cucine più famose del mondo. Si va dalla cucina tipica di Testaccio a quella del Ghetto passando per quella delle campagne dei Castelli, proposte da locali che “per farsi interpreti e garanti della cultura enogastronomica romanesca, hanno attivato rapporti commerciali con le diverse imprese produttrici e artigiane del territorio così da poter rivendicare a ragione, la specificità e l’autenticità di Roma in tavola” conclude Aldo Mattia. Per chi, dopo aver gustato ed apprezzato le ricette romane, volesse cimentarsi nel prepararle a casa propria, nei ristoranti che hanno aderito alla manifestazione saranno disponibili dei volumetti che raccolgono le varie ricette, con ingredienti e modalità di preparazione. I dettagli dei vari appuntamenti sono illustrati nel sito dedicato alla manifestazione, che per questa sua seconda edizione si propone anche un nuovo importante obiettivo: il mettere in risalto le caratteristiche di cinque prodotti del paniere agroalimentare locale, ovvero l'abbacchio, il pecorino, la ricotta, le olive da Mensa e l'olio sabino. “Cinque eccellenze che saranno protagoniste – si legge nel comunicato stampa di presentazione – non solo nei piatti dei menù di Romanesco, ma anche nei negozi di Roma in Tavola, l'iniziativa collegata alla rassegna che coinvolge una serie di esercizi di gastronomia della città”. Non resta che approfondire dunque, e soprattutto gustare! Cristina Di Giorgi IL FENOMENO, GIÀ MOLTO DIFFUSO ALL'ESTERO, STA PRENDENDO SEMPRE PIÙ PIEDE ANCHE NEL NOSTRO PAESE Social eating: stasera si cena da me Tante le piattaforme on line sulle quali prenotare il proprio posto a eventi culinari e artistici, condividendo interessi e risparmio ibo e cultura. Un binomio che molto spesso crea particolari alchimie, che coinvolgono e attirano sempre più persone. Quando poi al quadro complessivo – di volta in volta diverso – si uniscono anche gli ingredienti della condivisione e della novità, il successo è decisamente assicurato. Come nel caso del Social eating. Il fenomeno, da tempo diffuso all’estero e ora sempre più apprezzato anche in Italia, consiste nell’aprire spazi domestici privati a sconosciuti con cui si entra in contatto per mezzo dei social media. In pratica si organizza un evento che unisce convivialità, cibo e interessi vari; lo si pubblicizza in rete, si raccolgono le adesioni e il gioco è fatto. “Le cucine aperte dei social eating - scrive Laura De Carolis su Eidos – offrono ai partecipanti pranzi, cene, brunch, colazioni o aperitivi, con prenotazione/iscrizione on line e un contributo economico. Ogni evento ha un menù, un programma, la presentazione di artisti o scrittori e un numero massimo di partecipanti, stabilito C da chi organizza e ospita la serata anche in base alle dimensioni della propria casa. Non solo cene quindi, ma anche spettacoli teatrali, musicali e incontri a tema”. Si tratta quindi di eventi che uniscono la possibilità di fare nuove conoscenze con il gusto di assaporare piatti magari particolari o tradizionali, condividendo con perfetti sconosciuti passioni ed interessi culturali. Un’idea che, in un periodo di crisi come l'attuale, consente – sia per chi organizza sia per chi partecipa - di unire l'utile al dilettevole, ovvero il fare un'esperienza insolita ed originale con il risparmiare tempo e denaro. Le piattaforme virtuali legate a questo nuovo fenomeno sono diverse: tra esse “Gnammo”, un social network interamente dedicato ad eventi culinari casalinghi che mette in contatto appassionati di tutta Italia. Tra le altre, ognuna con caratteristiche e scopi particolari, vi sono poi: “Le cesarine”, associazione culturale che riserva agli iscritti la partecipazione ad eventi ristretti legati alla promozione e mantenimento delle tradizioni culinarie locali; “Cene romane”, una community dedicata alla Capitale e rivolta principalmente ai turisti, che comprende anche corsi di cucina e visite guidate ai quartieri della città; “Ploonge” (dall'inglese 'tuffarsi'), che permette di organizzare e prendere parte non solo a cene e pranzi, ma anche brunch, feste in hotel, musei e ville. E ancora: “Ma'hidden kitchen supper club” (mailing list riservata che comunica solo ai primi otto prenotati il luogo ed il menù, di volta in volta diverso), “Elle cuisine” (Como), “Homemade 54” (Milano), “New gusto”, “Bon appetour” (che consente di cucinare insieme ai padroni di casa), “Social dining Italia” e tante altre. E se c'è chi protesta, denunciando il fenomeno del social eating (definito una dannosa forma di abusivismo, da limitare e controllare, sia fiscalmente sia quanto alle norme di sicurezza e di tutela dei lavoratori), la curiosità dei sempre più numerosi partecipanti sembra comunque CdG in crescita. Pittsburgh: cibo e politica al “Conflict Kitchen” È il “Sublimotion” il ristorante più costoso del mondo L’insolito locale serve solo piatti tipici dei paesi anti-statunitensi Ibiza: esperienze multisensoriali per 2000 dollari a pasto a cucina unita all’attualità e alla politica, in particolare quella relativa agli scenari bellici in cui sono coinvolti gli Stati Uniti: è questa la ricetta che fa del Conflict Kitchen (questo l’assai indicativo nome del ristorante) un locale decisamente fuori dal comune. Ai loro avventori, i gestori dell’insolita “cucina” (che si trova a Pittsburgh, in Pennsylvania) propongono e servono esclusivamente menù composti da piatti tipici legati alla tradizione culinaria ed alimentare di paesi in conflitto con gli Usa. Alla ricerca enogastronomica sono inoltre associati l’immagine e la cucina del ristorante, oltre alla proposta L di approfondimenti sul paese specifico preso in considerazione in quel momento. Caratteristica richiesta, la sussistenza di “cattive relazioni” con gli Stati Uniti. Fino ad ora sono stati presi in considerazione Cuba, Afghanistan, Venezuela ed Iran. “L’idea - si legge in un articolo di ‘Notizie dal mondo’ - è quella di stimolare il dibattito su paesi che in realtà la gran parte degli americani conosce in modo molto superficiale e di spingere quindi a una discussione sulla retorica della politica e sulle semplificazioni dei media. La convinzione è che la conoscenza reciproca CdG possa aiutare a migliorare le relazioni”. i chiama “Sublimotion” ed è il ristorante più costoso del mondo: chi vuole infatti pranzare o cenare in questo particolarissimo locale di Ibiza (situato all’interno dell’Hard Rock Hotel), deve essere disposto a sborsare una cifra considerevole: 2000 dollari a persona per pasto. A rendere decisamente fuori dall’ordinario i pranzi al “Sublimotion” (e a giustificarne i prezzi) è il concept attorno al quale il progetto è stato realizzato: all’interno sono infatti ammessi soltanto dodici commensali per volta e la cena è pensata per essere un’esperienza multisensoriale, fatta di piatti insoliti e atmosfera de- S cisamente unica, con giochi di luce e cura dell’ambientazione. A condurre, dalla cucina, questo esclusivo ristorante, c’è il celebre cuoco Paco Roncero, che ha definito il “Sublimotion” come il suo sogno che diviene realtà. Un’idea che il noto chef ha detto di aver realizzato non solo grazie alla fortuna, ma anche e soprattutto per l’impegno, l’entusiasmo e il duro lavoro. E anche – ha aggiunto Roncero - per l’apporto “di altri professionisti, che hanno contribuito con la tecnologia, il design, e lo studio del ruolo dei sensi”. CdG 11 Domenica 1 giugno 2014 Sport AL GIORNALE D’ITALIA L’APPELLO DELLA SQUADRA ABRUZZESE PER PORTARE AVANTI L’ATTIVITÀ AGONISTICA Un hashtag per sensibilizzare: #savelaquilarugby Nonostante le vittorie in campionato, i giocatori rischiano di non poter arrivare fino alla fine di Francesca Ceccarelli del mondo, ma soprattutto facendo seguito alle numerose richieste pervenuteci di volerci dare un contributo concreto abbiamo aperto un conto corrente di squadra, con la collaborazione dell'Air (Associazione Rugbisti Italiani), per far confluire eventuali donazioni o fondi che saranno utilizzati non solo per pagare i nostri stipendi ma anche quelli delle altre persone che a vario titolo lavorano in società( amministrativi ecc). Di seguito gli estremi del suddetto conto: na mobilitazione partita da Facebook e che sta raccogliendo sempre più sostenitori: un hashtag, #savelaquilarugby per la squadra abruzzese. A un passo dal ritorno in Eccellenza, è crisi nera per la società neroverde che ha ben poche certezze economiche per il futuro. I giocatori chiedono aiuto a società e sponsor dalle pagine del socialnetwork, in vista di un futuro che potrebbe essere per nulla roseo: gli stipendi, infatti, sono fermi a dicembre e i soci del club e gli sponsor sono ormai "latitanti". Sessanta mila euro da reperire entro 10 giorni, l'impresa titanica di Iovenitti che però sembra essere l'ennesima azione tappabuchi che non risolverebbe certo il problema più grande, l'organizzazione e i soldi per la prossima stagione.Nel frattempo il colosso farmaceutico Dompé che ha sede all'Aquila ha fatto l'ingresso tra gli sponsor neroverdi, in vista della prossima stagione. U “Salve, scrivo a nome dei giocatori de L'Aquila Rugby 1936. Abbiamo creato l'hashtag #savelaquilarugby per sensibilizzare i tifosi e gli sportivi sulla situazione di estremo disagio che il nostro gruppo sta vivendo. Senza stipendio dal mese di dicembre, con grandissimi sa- crifici, abbiamo portato a termine sino ad oggi la stagione con ottimi risultati sportivi: vincitori della regoular season con 17 vittorie, 4 pareggi e una sconfitta, qualificati per la finale valevole per la promozione in Eccellenza, campionato di massima serie italiana. E' nostra intenzione puntualizzare la situazione economica e di estremo di- sagio in cui versiamo noi giocatori, soprattutto i compagni non aquilani, non avendo mezzi per poterci sostenere. Vista la numerosa partecipazione da tutta Italia e altre parti INTESTAZIONE C/C AIR - Associazione Italiana Rugbysti IBAN IT 32 D 03015 03200 000000085949 BIC SWIFT (per i bonifici internazionali) UNCRITMM CAUSALE Save L'Aquila Rugby. Aspettando la partecipazione degli eventuali "sostenitori" ci concentriamo questa settimana per poter dare il meglio nell'ultima partita e dimostrare ancora l'impegno dedicato nell'intera stagione. Ringrazio per l'attenzione che ci vorrete dedicare e porgo a nome di tutti i miei compagni i nostri più cordiali saluti. il portavoce Francesco Palmisano” A PARMA NASCE UN CENTRO TECNICO FEDERALE D’ECCELLENZA Tutto pronto per la “Cittadella” La costruzione è ospitata nel paese di Moletolo presso l’Ernesto Ceresini n sogno che diventa realtà. Accadein provincia di Parma dove è stata inaugurata la “Cittadella” del Rugby, il centro tecnico federale all’interno di una struttura di assoluta eccellenza, realizzata a Moletolo, nel Centro sportivo “Ernesto Ceresini”. Grazie ad una convenzione fra Comune e Federazione Italiana Rugby, la struttura di Moletolo è stata ampliata e riqualificata, tanto da diventare un centro tecnico destinato ad ospitare uffici della Federazione, stage e allenamenti della Nazionale, gare delle Nazionali giovanili, attività promosse dalla FIR, oltre che proporsi come una preziosa risorsa per il mondo sportivo locale. Per effetto della convenzione è stata realizzata la nuova tribuna nord dello stadio, è stata collocata la tribuna temporanea a sud inoltre sono stati costruiti gli uffici della Federazione, gli spogliatoi e due campi regolari da rugby in erba sintetica. La gestione dell’intera struttura è stata affidata dal Comune alla Federazione Italiana Rugby. Lo stadio ospita anche le partite internazionali di Celtic League della squadra delle Zebre. La Cittadella è il secondo stadio cittadino, dopo lo stadio Ennio Tardini, e dispone ora di una capienza di 5.000 spettatori. Infatti qui si stanno già disputando le partite del Campionato Europeo e saranno ospitati gli stage della U nazionale maggiore e delle squadre nazionali giovanili. Si tratta di una delle migliori strutture per il rugby presenti in Italia: la FIR ha fatto un investimento notevole, non lontano dai due milioni di euro, e gestisce l’intera Cittadella a costo zero per il Comune. Il Presidente nazionale della FIR Alfredo Gavazzi ha definito quella di Moletolo “una delle strutture migliori d’Italia, con un bello stadio e 4 campi di cui due in sintetico, tutti dedicati al rugby”. Emozionatissimo Giancarlo Dondi, che gestisce la struttura e la vive tutti i giorni:””E’ stato un tragitto lungo e irto di difficoltà – ha affermato il presidente onorario FIR - passato attraverso due amministrazioni e con in mezzo il Commissario, che ha voluto la conferma di questo straordinario progetto, nel quale la Federazione, insieme al Comune, è intervenuta in modo significativo. La Cittadella oggi è realtà – ha concluso ringraziando tutti gli attori dell’operazione – ed è davvero bella e funzionale: quando guardo fuori da queste finestre e vedo i ragazzi giocare, mi rassereno”. Nell’anno 2012 la realizzazione della Cittadella fu fra le poche nuove opere pubbliche per le quali il commissario straordinario decise di mantenere il finanziamento, sia in considerazione dell’effetto positivo indotto dalla presenza a Parma del Centro Tecnico Federale (una specie di Coverciano del rugby), sia per il significativo peso del cofinanziamento FIR, che avrebbe dotato al città di due campi moderni in sintetico utilizzabili in tutte le stagioni. Sempre nell’anno 2012, l’attuale Amministrazione ha proposto alla FIR – in quanto ente di diritto pubblico rappresentativo di tutto il movimento della palla ovale - una convenzione per la gestione di tutte le strutture legate al rugby (lo stadio, i due campi in sintetico e i due campi in erba). La Federazione ha accettato la proposta, accollandosi le utenze e gli oneri di gestione del complesso, riservandosi ovviamente la priorità nell’utilizzo degli impianti, per i quali comunque resta garantita una quota di uso pubblico riservato al Comune o a manifestazioni indicate dal Comune; in capo alla stessa FIR rimane l’impegno di utilizzare le strutture per valorizzare il movimento rugbistico parmigiano, nell’ambito dei suoi compiti federali. Inoltre la FIR si obbliga a versare al Comune 200.000 euro in un’unica soluzione a titolo di canone anticipato per le strutture affidate in gestione per il periodo previsto dalla convenzione, 20 anni per i campi, un tempo più lungo per la palazzina sede FIR, oggetto della precedente convenzione di costruzione. A questo punto lo stadio è agibile e può contare su un numero di posti a sedere pari a 5.000 adeguato per ospitare manifestazioni, sportive F.Ce. e spettacolari, di assoluto rilievo. Domenica 1 giugno 2014 12 Cultura DAL ROMANZO PIÙ LEGGERO AL LIBRO PIÙ IMPEGNATO, LE NOVITÀ E I CLASSICI CHE NON TRAMONTANO MAI Letture per l’estate/ 2 La rubrica domenicale con i nostri suggerimenti per trascorrere i momenti di libertà concedendosi un po’ di svago ma anche tenendo la mente sempre attiva ALLE RADICI DI UNA COMUNITÀ a nostra rubrica “Letture per l'estate” prosegue con la recensione un volume dedicato ad uno dei più grandi politici della nostra storia, Giorgio Almirante. La recentissima biografia dedicata allo storico segretario del Movimento Sociale, scritta da Gigi Montonato e pubblicata dalla Eclettica edizioni (aprile 2014), parte dall'identificazione del Capo con il partito da lui diretto: “Almirante fu il MSI e il MSI Almirante. Quel che si dice per l'uno, vale per l'altro”. Sulla base di tale assunto, l'autore – giornalista e docente di materie storico-letterarie negli istituti superiori – accompagna il lettore in un viaggio che, attraverso diverse questioni e sequenze tematiche, si articola in due percorsi: “Il primo – scrive Montonato nella nota critico editoriale che precede il testo – vede Almirante all'interno del Msi e delle sue vicende burrascose; nel secondo la vita di Almirante incrocia la storia politica italiana di gran parte del Novecento fino al 1988, anno della sua morte”. Sulla base di fonti sia giornalistiche, parlamentari e di partito, sia storiografiche, politologiche e memorialistiche, le circa duecento pagine dell'interessante volume di Montonato forniscono un ritratto del grande ed amato Segretario che mette in luce molte delle diverse fasi della sua L Giorgio Almirante, L’italiano d’Italia Nuova interessante biografia dedicata al segretario del Msi, per capirne luci e ombre e per ripercorrerne l’eredità parabola umana e politica. E non tralascia la trattazione di aspetti d'ombra che, “come in genere nel profilo biografico di un politico o di un partito, rendono qualsiasi lavoro che lo riguardi come un edificio in costruzione. L'importante è che questo edificio lasci gli appoggi ai successivi costruttori per essere continuato” conclude l'autore. E questo stesso ragionamento vale (o dovrebbe valere) per le idee alla base dell'azione politica di Almirante, l'Italiano d'Italia, fascista, missino e leader. Oltre che abilissimo oratore, giornalista e politico rispettato anche dai suoi “nemici”. Traendo le fila di tutti questi aspetti, trattati in altrettante parti di questa biografia, Montonato si chiede, nell'ultimo capitolo, se Almirante è un vincitore o un vinto, anche alla luce di ciò che è stato fatto dell'eredità politica lasciata a chi è venuto dopo di lui. E la risposta viene dalle sue stesse parole, tratte da una delle ultime interviste rilasciate dal Segretario poco prima della sua morte. A chi gli chiedeva se non era dispiaciuto per aver lasciato agli avversari spazi che dovevano e potevano essere del suo partito, Almirante rispose: “Quando vedi la tua verità fiorire sulle labbra del tuo nemico, devi gioire, perché questo è il segno della Vittoria”. Parole senz'altro vere e fiduciose. Che lasciano però una sensazione di amarezza (per i tempi attuali) mista a speranza per il futuro: perché forse l'eredità ideale di Almirante può ancora essere trasformata in qualcosa Cristina Di Giorgi di reale e attuale. STORIA D'AMORE, CORAGGIO E AMICIZIA NELLA FIUME IRREDENTA impresa dei legionari dannunziani, la vita a Fiume nel periodo della Reggenza del Carnaro, la politica, le avventure, il cuore e l'animo di Uomini che hanno creduto nello spirito rivoluzionario e nell'Amicizia. E le loro vicende personali, che si intrecciano con gli avvenimenti storici in un tutt'uno che fa di “Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana” un libro che merita di essere letto non solo per trascorrere qualche ora piacevole, ma anche per conoscere e lasciarsi coinvolgere da un periodo di cui anche molti giovani ribelli di oggi avrebbero voluto essere parte. Gabriele Marconi è quindi riuscito, traendo dalla sua fantasia personaggi per la maggior parte inventati, ma assolutamente verosimili in riferimento alla cornice storica in cui ha inserito gli eventi del suo romanzo, a scrivere un'opera che coinvolge ed emoziona. E che, grazie al suo stile diretto e appropriato, porta chi legge direttamente all'interno dei fatti e nell’atmosfera del periodo. Giulio e Marco, due Arditi che hanno fatto amicizia al fronte, nei giorni della Vittoria alla fine della Grande guerra si ritrovano a Trieste per andare a trovare Daria, una crocerossina di cui sono entrambi infatuati. Rientrati ognuno a casa propria, si trovano a vivere il senso di inquietudine e disagio vissuto dai combattenti, ostacolo quasi insormontabile L’ Le stelle danzanti Il romanzo di Gabriele Marconi racconta le vicende dei giovani legionari che seguirono D’Annunzio nella sua Impresa per il ritorno a una vita “normale”. Per vie diverse, si ritrovano a Fiume, che in quel febbraio 1920 è “un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri d’ogni parte d’Europa affollano la città, chi in buona fede e chi per rimestare nel torbido. Il clima è rivoluzionario-libertino”. Giulio e Marco, ai quali si aggiungono via via altri personaggi, vivono l'avventura fiumana intensamente, fino al Natale di sangue. Con la passione e volontà d’azione che caratterizzò tutti i giovani legionari che seguirono D'Annunzio a Fiume, una città che in poco tempo di trasformò in un laboratorio rivoluzionario che segnò i primi decenni de Novecento. La scintilla creata dalla presenza di tanti giovani e tanti artisti trasforò quella che era iniziata come un’istanza di rivendicazione nazionale in qualcosa di diverso e straordinario. Qualcuno ha paragonato l’esperienza fiumana alla più recente rivolta del Sessantotto, proprio per l’adesione concomitante di ragazzi e in- telettuali. In verità ci fu una differenza sostanziale, come ricorda Marconi: “Nel ’68, gli artisti che firmavano manifesti incendiari in appoggio alla lotta armata (e che ancora oggi fanno i maestri della cultura italiana), lo facevano bevendo champagne al caldo dei salotti borghesi; mentre quelli che andarono con D’Annunzio a Fiume furono artisti da prima linea, esempi di coerenza, coraggio e carattere”. E se il Vate “fu l'interprete ispirato di uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia - si legge nella quarta di copertina - i protagonisti assoluti di quell'avventura furono i tantissimi giovani che, disertando o scappando di casa, si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L’età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all’Impresa fu di ventitré anni. Il simbolo di quell’esperienza straordinaria furono le stelle dell’Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare”. Le IL GRANDE CLASSICO DI ALEXANDRE DUMAS no dei libri che, tra i grandi classici della letteratura mondiale, rappresenta un esempio di genio assoluto della scrittura è senz'altro “Il conte di Montecristo” di Alexandre Dumas. Se i lettori meno avvezzi possono forse spaventarsi di fronte alla mole del volume, chi decide, nonostante le diverse centinaia di pagine, di avventurarsi tra i capitoli dello scrittore francese, ne viene magicamente avvolto e coinvolto. La trama della storia è nota: il protagonista, Edmond Dantes, sogna di coronare il suo amore con la bella Mercedes. Ma la loro felicità, che sembra a portata di mano, suscita invidie e gelosie che, tradotte in un efficace tranello, portano all'arresto e alla condanna di Edmond, che viene segregato nella prigione isola di If. Dove rischia di impazzire, se non fosse per l'incontro con uno strano vecchio, Faria, che gli rivela il nascondiglio di un inestimabile tesoro. Quando, avventurosamente, Emond riesce a fuggire, si reca nel luogo indicato da Faria. E grazie alle ricchezze di cui U Sulle orme di Edmond Dantes Il Conte di Montecristo, nel suo intreccio di vicende e personaggi, percorre l’intera gamma dei sentimenti umani entra in possesso, si trasforma nel misterioso Conte di Montecristo, e in altri personaggi (come l'abate Busoni) che agiscono conformemente a un piano pensato per ottenere un'agognata vendetta. Tra incontri emozionanti con persone del passato di Edmond, nuovi amici e avventure d’ogni tipo, l'avvincente racconto - tratteggiato con un'attenzione per i particolari e una profondità psicologica dei personaggi che ne fanno un autentico capolavoro - si dipana tra colpi di scena e curiosità fino al sorprendente finale. Che non mancherà di stupire e di appassionare anche coloro che vi si accostano dopo aver visto le varie trasposizioni cinematografiche dell'opera (celebre e ben fatta quella interpretata da Gerard Depardieu). Un libro adatto a tutti, da non perdere! CdG stelle danzanti appunto che, come viene ricordato nell’incipit del romanzo citando Nietzsche, solo dal caos possono nascere. Un caos vitale e fertilissimo come fu quella città in CdG quei giorni indimenticabili.