Anno III - Numero 129 - Domenica 1 giugno 2014
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
Berlusconi-Alfano
Rapporto del Censis
Un libro per l’estate
Prove tecniche
di dialogo
Allarme scuole:
cadono a pezzi
Proposte di lettura
sotto l’ombrellone
Sarra a pag. 2
Brogino a pag. 3
a pag. 12
EDITORIALE DELLA DOMENICA
di Roberto Buonasorte
una settimana esatta
dalla consultazione
elettorale e a mente
fredda, analisi, soluzioni e prospettive appaiono meno difficili da delineare.
Innanzitutto il dato dell’affluenza
che continua a scendere.
Nonostante il movimento di Grillo, che per molti avrebbe dovuto
portare a compimento la “rivoluzione”, o il Pd di Renzi che comunque, numeri alla mano, ha
rappresentato l’ancora di “salvataggio” per i più, ha votato
appena il 57% degli elettori.
Sul fronte del centrosinistra è
indubbia la vittoria riportata dal
Partito democratico.
Da questa parte della barricata
si registra un’avanzata della
Lega, che probabilmente è stata
premiata per una condotta politica netta, riconoscibile e assai
coerente soprattutto sul fronte
anti-euro.
Riguardo alle formazioni minori
dello schieramento, indipendentemente da chi, come il Nuovo Centrodestra, ha superato
di poco lo sbarramento o di
chi, come Fratelli d’Italia, non
ce l’ha fatta, il dato politico è
che probabilmente l’elettore si
è indirizzato verso i tre grandi
contenitori.
Il cittadino, dei piccoli non ha
voluto sapere; soprattutto poi se
questi negli ultimi anni per linea
di partito o peggio ancora per
condotta personale sono stati
molto ambigui.
Ammaccato quanto volete, dunque, per poter ricostruire il centrodestra non si può che ripartire
da Forza Italia.
Certo, la crisi della politica è profonda, e il
processo di secolarizzazione che sta mutando
sempre piu velocemente la società non aiuta.
Mancano i riferimenti culturali, etici e comportamentali, la crisi economica che attanaglia
A
d’Italia, il partito ha retto meglio,
basti pensare al quasi 20 per
cento raccolto a Napoli e a Palermo, al 24 a Catania e al 26 a
Bari.
Incredibile invece il dato della
Capitale, appena il 13 per cento.
Certo, la batosta alle Comunali
dello scorso anno - ma anche
la scelta del sindaco sconfitto
che ha preferito candidarsi altrove - non hanno aiutato, in termini di fiducia, la rimonta. Molto
spesso però da un male può
nascere un bene.
Il dibattito che si è aperto nelle
ultime ore a proposito di partecipazione, primarie e meritocrazia, è molto importante.
Occorre dunque ripartire dal
territorio con le tante persone
di buona volontà che ancora
credono nella politica del consenso, del radicamento, della
competenza.
D’altra parte fummo proprio
noi, e proprio nella Capitale,
che nel 1998, per primi, adottammo l’esperimento delle primarie.
All’epoca sembravamo destinati alla sconfitta eterna, all’opposizione senza fine: la Regione era governata da Badaloni, la Provincia da Fregosi, a
Roma il sindaco era Rutelli e a
Palazzo Chigi siedeva Massimo
D’Alema.
Da quelle primarie, che poi
portarono alla vittoria e alla
conquista della Provincia di
Roma da parte di Silvano Moffa,
iniziò la lunga stagione dei governi del centrodestra: in Regione, al governo nazionale,
fino alla conquista di Roma.
Occorre oggi tornare a quella
formula, con modestia e tanta voglia di rimboccarsi le maniche.
Serietà e radicamento sono alla base di un
grande movimento popolare che può tornare
ad affascinare milioni di elettori apparentemente rassegnati.
RIPARTIRE
DAL TERRITORIO
Serietà e radicamento sono alla base di un grande movimento popolare
che può tornare ad affascinare milioni di elettori apparentemente rassegnati
imprese e famiglie è più evidente nelle grandi
realtà industriali o nelle desolanti periferie
delle immense aree metropolitane.
Il fenomeno dell’incontrollata immigrazione
quotidiana getta nelle disperazione loro e
noi, ma l’Europa dei burocrati e dei banchieri
se ne frega.
Tornando al dato elettorale, scopriamo che
per Forza Italia nelle grandi città del Nord il
risultato è stato molto deludente, soprattutto
a Torino e Genova.
Nel Centro, e in particolare nel Mezzogiorno
ANNIVERSARIO DI GEZI PARK: ARRESTI DI MASSA A ISTANBUL
ECCO LE VERE “RIFORME” DEL GOVERNO RENZI
Padoan non ha dubbi:
alzare l’età pensionabile
enzi parla di riforme. Padoan le
prepara. Riforma della giustizia?
Attendere prego. Italicum? L’utente
è occupato. Abbassare l’età pensionabile?
Sì, cioè no: alziamola! Il ministro, al
Festival dell’Economia di Trento, è tornato
sul capitolo pensioni. “Sono favorevole
ad un graduale aumento dell’età pensionabile, non ad una riduzione. Mi
chiedo cosa succederà in Germania
dove sono andati nella direzione opposta”. Ma notoriamente l’Italia a trazione
Pd, in questi tre anni, ha fatto passi da gigante sulla
Germania, anche grazie alla feroce opposizione alle
politiche di austerità imposte al nostro Paese che, da
Bersani a Renzi passando per Letta, il centro-sinistra
ha esercitato nelle opportune sedi europee…
Padoan, però, la sua ricetta ce l’ha. “Il dramma dell’Italia è il calo della produttività. Un abbattimento
più deciso del cuneo fiscale ci porterebbe a crescere”,
ha spiegato. Già: un abbattimento del cuneo fiscale
R
COSE TURCHE
n anno fa scoppiò inattesa la rivolta di
U
Gezi Park. Ieri, nell’anniversario, il premier
turco Erdogan è stato chiaro: chiunque si
avvicinerà a piazza Taksim (che fu il cuore
della rivolta) verrà arrestato. È stato di parola:
arresti di massa si sono verificati per tutta la
giornata, con violenze e tensione alle stelle.
In carcere persino un giornalista di Cnn.
che può essere anche temporale,
questo il colpo di genio del nostro ministro! 80 euro al mese in più, al netto
di nuove tasse e balzelli, fino a 80
anni! Con una promessa del genere,
uno in pensione che ci dovrebbe andare
a fare?
Certo, degli 80 euro è rimasto poco
anche perché Bankitalia ha certificato
l’aumento del 60% delle tasse locali. E
Padoan che dice? “L’aumento era atteso,
apparentemente gigantesco. D’altronde
la Tasi l’anno scorso non c’era”. Un fenomeno,
l’unico riformatore possibile, giacché le altre riforme
di Renzi (“una al mese”, aveva assicurato) sono
tutte ancora ferme ai blocchi di partenza. Chissà che
però, alla fine, non convenga convincere il premier a
farne un’altra: abbassare l’età di pensionamento di
certi ministri all’Economia. Almeno si dedicherebbero
all’orto, invece che alle ricette per il “benessere”
Bruno Rossi
degli italiani…
2
Domenica 1 giugno 2014
Attualità
È ANCORA PRESTO PER UN PROGETTO POLITICO, MA IL CANALE DI DIALOGO SI È APERTO
Centrodestra, finalmente si discute
Da Berlusconi ad Alfano, passando per Storace, Fitto, Salvini e Meloni. Una giornata
all’insegna del confronto: duro ma schietto. Primarie sì, ma prima le idee e il territorio
di Giuseppe Sarra
Q
ualcosa si muove. Dopo la
brutta sconfitta elettorale
dell’intero centrodestra, sembra aprirsi il dialogo tra le
forze politiche d’area per la
coalizione che verrà.
In un sabato di fine maggio che sa’
d’estate, a gettare il sasso nello stagno,
pur ricco di contraddizioni visto che
la sua creatura, il Nuovo centrodestra,
oltre ad aver raggiunto un risultato
striminzito alle europee pur potendo
contare del supporto dell’Udc, sorregge la maggioranza del governo
Renzi, è stato il ministro dell’Interno
Angelino Alfano che dalle colonne de
“La Stampa” ha colto l’occasione per
inviare un messaggio a Silvio Berlusconi.
“Una coalizione popolare italiana che
non sia una somma di sigle e abbia
un programma sul modello della Coaliciòn Popular della Spagna post-franchista”, ha detto il numero uno di Ncd
che poi ha punto il suo ex leader.
“L’alleanza tra Forza Italia e la Lega?
La contraddizione parla da sé: un
partito membro del Ppe che si precipita a cercare accordi con la variante
italiana del lepenismo. Penso alle enormi praterie che si aprirebbero per il
Nuovo centrodestra, se fossi così cinico
da volerne approfittare”, ha osservato
ancora Alfano. Parole che lasciano più
di qualche dubbio, ma che comunque
hanno un senso logico in mancanza
d’umiltà: “La debolezza di Fi è tale –
ha ribadito il ministro dell’Interno che rischia di trasformare la Lega
nell’autista”.
Un’intervista, quella rilasciata al quotidiano di Torino, che ha scatenato
reazioni a non finire tra gli esponenti
del centrodestra.
Musica per le
orecchie del leader de La Destra,
Francesco Storace, che in un tweet secco e velenoso riporta sulla
terra il capo del
Viminale: “Fa sorridere Alfano che
pensa – ha cinguettato l’ex governatore del Lazio - di poter dettare condizioni al
centrodestra dovendo invece accendere un cero all'Udc mentre governa
con Renzi”.
Colpito e affondato. Tant’è che tra la
tarda mattinata e il primo pomeriggio
si susseguono dichiarazioni critiche
nei confronti del ministro dell’Interno,
fino a quando il presidente di Forza
Italia, Silvio Berlusconi, non ha richiamato i suoi: “Chiedo a tutti – ha
strigliato l’ex premier – di non proseguire con uno sterile dibattito a mezzo
stampa sulle primarie”, tracciando la
strada proseguire: “Il cambio di passo
che l’elettorato ci chiede non può ri-
dursi al solo confronto su organigrammi
e metodi di selezione”.
Ad alzare il polverone sulle primarie,
mister preferenze del centrodestra e
neo eletto europarlamentare azzurro,
Raffaele Fitto, che sul Corsera aveva
detto “basta” alle nomine dall’alto a
tutti i livelli, oltre a sottolineare che il
“nostro elettore non si è spostato altrove, ma si è rifugiato nell’astensionismo mandandoci un chiaro segnale:
vi svegliate o la prossima volta dobbiamo votare per altri?”, ha osservato
Fitto. La pensa così pure il consigliere
politico di Berlusconi e fresco di elezione a Bruxelles, Giovanni Toti, anche
se ha utilizzato, nel suo stile, toni più
morbidi: “Siamo sempre aperti al
confronto, senza nessun pregiudizio
di sorta”, con un paletto inamovibile:
“Costruire una coalizione di centrodestra alternativa, e possibilmente
vincente, al governo delle sinistre;
partendo però dai fatti concreti, dai
problemi della gente: dalla stangata
sulla casa all’emergenza abitativa, dai
referendum della Lega all’elezione
diretta del capo dello Stato”, ha chiarito
Toti. Insomma: proposte concrete, senza personalismi, un modo d’essere
SU CHANGE.ORG STA SPOPOLANDO LA PETIZIONE CONTRO IL LEADER DELM5S
ENNESIMO BALZELLO PER GLI ITALIANI
Grillo: è sindrome del #vinciamomai
L
a democrazia della rete? Bella. Chissà se a
Beppe Grillo piace però anche il rovescio
della medaglia. Chissà se insomma il leader
del Movimento Cinque Stelle, reduce dalla settimana
più difficile da quando è voluto irrompere sulla
scena politica italiana, prenderà atto della “votazione
on line” che è in corso. Più che una votazione è
però un plebiscito, giacché si tratta della petizione
per costringerlo a farsi da parte. L’ha lanciata Michele Iannone, iscritto al Movimento Cinque Stelle
di Bari. Che su Change.org sta invitandogli italiani
a firmare contro Grillo. “Caro Beppe, se ami
davvero questo movimento, se tieni al futuro di
questa Nazione, rimetti ai cittadini la decisione
sul ruolo che da oggi dovrai ricoprire. Permetti
agli iscritti, nel pieno rispetto della democrazia
che contraddistingue il M5S, di decidere come
proseguire questo magnifico percorso insieme”,
ha scritto. Il fatto è che non si può neanche
parlare di chiedere le dimissioni, poiché Grillo a
ben vedere non ha neanche alcun incarico
ricoperto, se non quello di padre padrone. Ma
tant’è. La piattaforma Change, uno dei “must”
dei convinti assertori che i Paesi si cambiano
dalla tastiera del proprio computer, se non addirittura dal touch screen del proprio dispositivo
mobile, ha fatto registrare in poche ore 4500
adesioni. Pare che non siano poche. Pare pure
che dalle parti di Grillo e Casaleggio la questione
sia vissuta con angoscia e trepidazione, ma soprattutto con un’enorme porzione di feroce disappunto. Non a caso ieri pomeriggio l’ufficio
stampa del Movimento Cinque Stelle di Bari,
tramite un messaggio postato su facebook, ha
sconfessato il proprio concittadino dichiarando
di aver piena fiducia nell’operato di Beppe Grillo
cavalcato ancora da Alfano.
Si dice disponibile al confronto per
un nuovo centrodestra anche la presidente di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, Giorgia Meloni, che ha annunciato che nei prossimi giorni incontrerà il segretario della Lega,
Matteo Salvini. Qualche ora più tardi,
arriva la lettera di Fitto a Berlusconi
che, oltre a raccogliere l’appello rivolto
dal numero di FI e a proporre il prossimo ufficio di presidenza del partito
in diretta streaming, ha spiegato: “Quello che fa male al nostro movimento –
ha scritto - non è certamente il libero
dibattito di idee, condotto da chi come
me lo fa lealmente, ma la piccola
dose quotidiana di falsità e veleni che
alcuni mettono in circolo da troppo
tempo”.
Più sintetico Francesco Storace che
su Twitter mette a segno un altro “cinguettio”: “Mi sa che l’Alfano di cui si
parla è omonimo di quello che al
momento della decadenza di Berlusconi – ha scritto - se ne fregò e si aggrappò al governo”.
Ripartire sì, ma con umiltà. Alfano,
forse, ha ancora molta strada da
fare.
riconosciuto come unico vero leader del movimento. Espulsioni in vista, insomma. Tant’è. A
leggere i commenti che da tutte le parti fioccano
dopo la sconfitta elettorale, ci sarebbe da paventare
un’espulsione di massa. Anche perché vasta è
soprattutto la gamma di coloro che si sono fatti
venire l’orticaria per i contatti che Grillo ha avviato
con Nigel Farage, al fine di non gettare alle ortiche
(appunto) quel tesoretto di voti comunque conquistato domenica. Costringere gli eurodeputati
pentastellati a sedere nel gruppo dei Non Iscritti,
una specie di limbo europeista dove la visibilità
politica si riduce al lumicino non piace ai guru,
ma quell’Ukip è vista come il fumo negli occhi
dalla base, che non ha perso così’ l’occasione di
dimostrare la propria profonda e irriducibile
natura sinistrorsa. #Vinciamonoi, #vinciamopoi?
Robert Vignola
No. #Vinciamomai…
Passaporto più caro:
ringraziate il Pd
iete tra i pochi fortunati che hanno avuto gli 80 euro?
Dovete fare un viaggio all’estero, magari per lavoro? Il
bonus è già in fumo. Sorpresa, il passaporto è diventato
più caro e per ottenerne il rilascio (oltre al costo del libretto,
anche con chip per le impronte digitali) si dovranno sborsare
73,50 euro a titolo di contributo amministrativo. La novità è
contenuta in un emendamento (firmato da Giorgio Tonini del
Pd) approvato dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato
durante l'esame del decreto Irpef. Il contributo, praticamente
raddoppiato (prima era di 40,29 euro), scatterà alla data di
entrata in vigore del decreto e insieme al costo del libretto
(ancora cartaceo) sarà aggiornato dal ministero dell'Economia
ogni due anni. Anche il riconoscimento della cittadinanza italiana
sarà salato: lo stesso emendamento fissa in 300 euro i diritti
consolari da riscuotere per i maggiorenni. Insomma, 80 euro
già finiti. Anzi no, vi restano sei euro e mezzo. Andateci al cinema… Magari danno un film con l’Italia che cambia verso. B.R.
S
LO ZOO DI SPIDERITA
Il valore dell’unità
i siamo, siamo arrivati al dopo voto
ed è arrivato il momento di trarre
profitto dalla lezione che la gente
ha voluto impartirci. Ha vinto Renzi, si è
ridimensionato Grillo ma abbiamo soprattutto perso noi. Non c’è dubbio, la
vittoria schiacciante del PD, fatte salve
analisi di percentuale votanti, è storica.
Mai il centro sinistra nella storia del
nostro Paese aveva toccato il 40% e
non è detto che riesca a fidelizzare
questo score. Dipenderà solo da noi,
se abbiamo capito o no, se vogliamo
mantenere idee e percorsi valoriali del
passato in una nuova compagine politica
che deve cominciare a prender forma.
Parliamoci chiaro, Il demagogo Renzi
ha vinto con il nostro pensiero, ce lo ha
scippato e lo ha venduto come suo,
noi invece ci siamo fermati a coltivare il
nostro piccolo orticello, ai rancori am-
C
mucchiati nel tempo e nella discordia,
alle competizioni territoriali, animati
solo da spirito di vendetta e di sopraffazione di una banda sull’altra, ma sempre nello stesso orto, giocando maldestramente a chi riusciva a raccogliere
più prodotti dell’altro, magari ogni tanto
fregando qualche zucchina all’altro che
fino a qualche tempo fa aveva condiviso
fraternamente le nostre stesse battaglie,
ma il campo era lo stesso. Dove è finito
quello schieramento che predicava
compatto il rinnovamento delle istituzioni? Un altro è riuscito a farlo al posto
nostro, azzerando le guerre fratricide
in campo, solo perché rappresentava
una novità che dava sicurezza e non incuteva paura come Grillo, ha trasmesso
serenità negli intenti, cosa che non
hanno fatto i nostri, troppo impegnati a
darsi battaglia per l’acquisizione di una
parte di territorio.
Veniamo al dunque, il richiamo alle
armi è forte e ci pervade sin nelle
viscere e per questo mi chiedo che
senso abbia ancora oggi frazionare gli
eserciti per conquistare un’egemonia
territoriale con piccoli numeri, quando
invece diventa necessaria una lotta
compatta contro due schieramenti che
viaggiano su numeri a due cifre? Facciamocene una ragione, mettiamo da
parte beghe, antipatie e idee precon-
cette e volgiamoci verso un percorso
comune, dove troveranno spazio idee
e valori di ognuno sia pur nelle differenze. Questo è il tempo della battaglia,
dove l’unione richiama la forza, dove le
truppe avanzano verso il comune obiettivo e la disfatta dell’avversario. Un percorso dove le competenze dei più si
mettono a disposizione dei nuovi che
dobbiamo considerare come valore
aggiunto e non disgiunto, con la sempre
eterna scusa e la mancata accettazione
del nuovo per richiamo a vincoli presunti
di militanza, invece l’esperienza degli
uni sarà frutto da cogliere per chi saprà
incarnare il volto pulito del popolo dei
moderati di centro e di destra in quest’Italia che ancor oggi necessita di una
visione liberal-sociale che fu dei nostri
padri. Non sciupiamo il nostro patrimonio
di idee per personale ingordigia e arroganza, non abbandoniamoci agli egoismi dell’affermazione personale. Insieme
sotto un solo grido d’armi: unione o
morte!
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n° 286 del 19-10-2012
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Domenica 1 giugno 2014
Attualità
DRAMMATICA FOTOGRAFIA SCATTATA DAL CENSIS SULLO STATO DELL’ARTE DEGLI ISTITUTI DI TUTTA ITALIA
La scuola fa acqua da tutte le parti
Impianti fuori norma in oltre la metà dei plessi: 3600 quelli che hanno bisogno di interventi
alle strutture portanti. In altri duemila si studia e si lavora in presenza di amianto
di Valter Brogino
pochi giorni dalla fine
dell’anno, il quadro dello
stato di salute dell’edilizia
scolastica italiana che fa
il Censis sembra suggerire una drastica decisione: abbattete
al suolo tutto e ritiratelo su dalle
fondamenta. Cosa che sarà impossibile, a maggior ragione visto che
una delle favolette preferite da Renzi
è proprio quella di pensare innanzitutto alla scuola. Eallora un’altra
delle “emergenze strutturali” con
cui questo Paese è condannato a
convivere è servita: ne sentiremo
parlare per anni, forse ci sarà pure
da piangere per qualche tragedia
annunciata. E nonostante un serio
programma di ristrutturazioni servirebbe anche all’economia di questo Paese, oltre che alla sua immagine e alla sicurezza dei bambini
(ed anche dei docenti), si andrà
avanti con la solita, miope politica
dei rattoppi.
Si diceva del Censis: la sua foto
della situazione, contenuta nel quinto
“Diario della transizione” pubblicato
ieri, è davvero triste. Intonaci che
crollano, rubinetti che perdono e
vetri rotti. Ma anche seri problemi
strutturali. Degli oltre 41.000 edifici
scolastici statali, il Censis stima che
in 24.000 gli impianti (elettrici, idraulici, termici) non funzionano, sono
insufficienti o non sono a norma.
Sono 9.000 le strutture con gli intonaci a pezzi. In 7.200 edifici occorrerebbe rifare tetti e coperture.
Sono 3.600 le sedi che necessitano
di interventi sulle strutture portanti
(tra queste mura 580.000 ragazzi
trascorrono ogni giorno parecchie
ore) e 2.000 le scuole che espongono i loro 342.000 alunni e studenti
al rischio amianto. Edifici malandati
e vetusti: più del 15% è stato co-
A
struito prima del 1945, altrettanti
datano tra il '45 e il '60, il 44% risale
all'epoca 1961-1980, e solo un quarto
degli stabili è stato costruito dopo
il 1980.
Figuriamoci se poi manca la manutenzione, che rimane un dente
sul quale la lingua dei politici batte,
ma non il portafogli. Secondo i
2.600 dirigenti scolastici consultati
nell'ambito dell’indagine, per il 36%
degli edifici è prioritario avviare
lavori di manutenzione straordinaria.
Ma nella maggioranza dei casi (il
57%) l'esigenza è dare continuità
agli interventi di manutenzione ordinaria. Nonostante il patrimonio
immobiliare scolastico sia vetusto,
e benché si tratti generalmente di
strutture che corrispondono a modelli oggi non più funzionali, anche
quando sono state progettate dal
principio come scuole e non ricavate da caserme o conventi, solo
nel 7% dei casi si ritiene fondamentale la costruzione di un edificio
più adeguato o il trasferimento della
scuola in un'altra sede.
Il fatto è anche, però, che la qualità
degli interventi realizzati negli ultimi
anni si è rivelata scadente. Roba da
Procura, s’intende, che nei Paesi civilizzati non si sognano neanche nel
peggiore degli incubi. Ma qui siamo
in Italia e secondo le valutazioni dei
dirigenti scolastici, che hanno considerato la qualità degli interventi
realizzati in più di 10.000 edifici
scolastici pubblici negli ultimi tre
anni, sono più di un quarto le strutture in cui sono stati effettuati lavori
ritenuti inadeguati. Si tratta del 20,5%
delle scuole in cui gli interventi
hanno riguardato l'abbattimento del-
le barriere architettoniche, del 22,5%
degli edifici in cui sono stati realizzati
lavori di manutenzione ordinaria,
del 32,8% delle opere di manutenzione straordinaria, del 33,7% delle
strutture in cui sono state realizzate
reti o introdotti servizi per la didattica
digitale.
Fossero almeno fatti in tempi brevi,
’sti benedetti lavori. Invece, neanche
quello. La recente assegnazione del
95,7% dei 150 milioni di euro stanziati con il Decreto del fare per
l'avvio immediato di 603 progetti di
edilizia scolastica rappresenta sicuramente un cambio di passo rispetto alle lunghe e farraginose
procedure degli anni passati. Sulla
base delle risorse stanziate e dei
ritardi di spesa accumulati, alla fine
del 2013 il ministero delle Infrastrutture stimava in 110 anni il tempo
necessario per mettere in sicurezza
tutti gli edifici scolastici italiani. Gli
interventi straordinari che via via
sono stati programmati dopo il tragico crollo della scuola di San Giuliano hanno mobilitato poco meno
di 2 miliardi di euro rispetto a un
fabbisogno stimato di 13 miliardi.
Notevoli i ritardi nell'attuazione. Dei
500 milioni di euro attivati con le
delibere Cipe del 2004 e del 2006,
a metà del 2013 ne erano stati utilizzati 143 milioni, relativi a 527 interventi sui 1.659 previsti. Per gli
stanziamenti successivi, tutti i progetti
sono ancora in attuazione o addirittura in fase di istruttoria.
Speriamo allora che, per quanto riguarda almeno gli interventi già
messi in campo, si riesca a correggere adeguatamente il tiro. Il Programma operativo 2007-2013 gestito
dal Miur e relativo al Fesr (Fondo
europeo di sviluppo regionale),
attivo nelle regioni Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, ha assegnato
più di 220 milioni di euro a 541
scuole per interventi nell'ambito
della sicurezza degli edifici, del risparmio energetico, per l'accessibilità delle strutture e le attività
sportive. Nel frattempo è scattata la
''Operazione edilizia scolastica'' del
Governo, per censire le priorità
d'intervento e le risorse necessarie,
cui per ora hanno aderito 4.400 Comuni.
Per garantire la tempestività della
manutenzione ordinaria e accelerare
la realizzazione dei piccoli interventi
necessari è stata prospettata recentemente la possibilità di dotare le
scuole di un budget specifico. La
maggioranza dei dirigenti scolastici
interpellati dal Censis (il 54%) si
dichiara favorevole, anche se il 45%
condiziona tale eventualità alla semplificazione delle procedure per
l'affidamento dei lavori.
È SCONTRO SULLA MOLE DEI CREDITI VANTATI DALLE IMPRESE NEI CONFRONTI DELLE VARIE ISTITUZIONI
L’accusa: lo Stato si tiene 100 miliardi
Giuseppe Bortolussi (Cgia): “Bankitalia non considera le piccole e medie imprese”
ivedete i conti. Perché i debiti
complessivi della Pubblica amministrazione (Pa) ammontano
a oltre 100 miliardi di euro. È la Cgia
a lanciare l'allarme, polemizzando
sulle stime ufficiali e spiegando, in
un’articolata nota, di avere prodotto
questo impressionate numero dopo
aver appreso il risultato emerso da
una serie di indagini campionarie
condotte dalla Banca d'Italia. Quest'ultima, spiega l'associazione veneta,
ha approssimato in poco più di 75
miliardi di euro l'indebitamento complessivo delle Amministrazioni pubbliche maturato nel corso del 2013.
Indagini che, come hanno avuto modo
di precisare gli stessi ricercatori di
via Nazionale presentano una serie
di limiti. Ovvero, fa sapere la Cgia,
non rilevano né le imprese con meno
di 20 addetti, che costituiscono il 98
per cento del totale delle imprese
R
presenti in Italia, né quelle operanti
nei servizi sociali e sanitari che, come
noto, trattengono fortissimi rapporti
commerciali con le Amministrazioni
pubbliche.
“Se nell'importo individuato dalla Banca d'Italia includiamo anche i debiti
in capo alle piccolissime imprese e a
quelle che lavorano nella sanità e nel
sociale - dichiara Giuseppe Bortolussi
segretario della Cgia - è verosimile
ritenere che il debito complessivo
sfori la soglia dei 100 miliardi di euro.
Sebbene nel 2013 siano stati pagati
oltre 23 miliardi di euro, la lentezza
con la quale la nostra Pubblica amministrazione salda i propri fornitori
rimane inaccettabile. Continuiamo a
essere i peggiori pagatori d''Europa.
Nonostante la Direttiva europea
2011/7/Ue imponga alle pubbliche
amministrazioni di pagare le forniture
commerciali entro 30 giorni - aggiunge
Bortolussi - tranne alcune eccezioni
riguardanti principalmente i servizi
sanitari, per i quali il limite è di 60
giorni, in Italia la media è di 165 giorni.
Se in questo ambito anche le Pubbliche
amministrazioni di Grecia, Cipro, Serbia e Bosnia sono più efficienti della
nostra, vuol dire che il lavoro da fare
è ancora molto”.
La Cgia sostiene poi che un deciso
contenimento dei tempi di pagamento
dovrebbe avvenire con l'avvio della
fatturazione elettronica prevista nei
prossimi giorni per ministeri, agenzie
fiscali, enti di previdenza ed assistenza
e da giugno 2015 anche per le Amministrazioni locali e per le altre Amministrazioni centrali. “In buona sostanza - conclude la nota - si prevede
il divieto da parte della pubblica amministrazione di pagare le fatture dei
fornitori che non vengono imputate
in una piattaforma elettronica predisposta con la legge n° 244 del 2007 e
regolamentata con il decreto ministeriale n° 55 del 2013”.
Bruno Rossi
Domenica 1 giugno 2014
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Storia
ECONOMISTA E FASCISTA, MINISTRO DELLE FINANZE E DEL TESORO, TAGLIA LA SPESA PUBBLICA E SOSTIENE L’ECONOMIA
De Stefani, il pareggio di bilancio
e la lotta alla disoccupazione
La sua opera per l’Italia è grandiosa; si stacca progressivamente dal Fascismo e il 25 luglio vota l’Odg Grandi
di Emma Moriconi
conomista e fascista, il personaggio
a cui è dedicato il “ritratto” di oggi
è Alberto De Stefani, veronese, deputato del Partito Nazionale Fascista,
ministro delle Finanze e del Tesoro.
Dottore in giurisprudenza, De Stefani è
anche professore nelle università di Venezia,
Padova, Ferrara e Roma, presidente dell’Associazione dei consorzi di bonifica, direttore
di sezione dell’Enciclopedia italiana. È pittore
e autore di romanzi e novelle, oltre che di
testi economici.
Da ministro incontra non poche difficoltà per
rimettere in sesto l’economia: adotta una politica di severo taglio della spesa pubblica e
di investimenti nello sviluppo dell’economia
in un’Italia reduce da una guerra mondiale
dalla quale è uscita vittoriosa ma sofferente.
Dopo un anno dall’affermazione del Fascismo,
nel Paese inizia la ripresa economica, che
proseguirà negli anni a fasi alterne: quella di
cui parliamo è un’epoca difficile, e lo sforzo
che fa il Regime per risollevare l’Italia dalla
sua sorte di Paese non al passo con gli altri
Paesi europei è titanico. Vengono infatti incrementate le esportazioni, il settore industriale
ottiene un certo sviluppo, anche la disoccupazione vive un’inversione di tendenza di carattere epocale: nel 1921 i disoccupati sono
600.000, nel 1926 sono 100.000. Alberto De
Stefani il 2 giugno 1925 annuncia il raggiungimento del pareggio di bilancio, evento stra-
E
ordinario nella storia di un Paese che negli
ultimi decenni – lo sappiamo – sta vivendo un
vero e proprio dramma dal
punto di vista politico ed economico, oltre che valoriale ed
etico. Per fermare l’inflazione,
De Stefani fa distruggere la cartamoneta, facendo incendiare
320 milioni di lire.
Abbiamo visto in numerose occasioni, nel corso del nostro
speciale quotidiano dedicato
ai “ritratti” – che ormai va avanti
da mesi – come nel Fascismo
si confrontino molte “anime”,
spesso diversissime tra loro.
Accade anche in questo ambito:
la fascia più radicale del Fascismo reputa De Stefani troppo
liberale, la Banca d’Italia si assesta su posizioni diverse in
ambito di politica monetaria,
Mussolini è fermamente convinto di voler raggiungere la
fatidica “Quota 90” (si veda a
questo proposito il “ritratto”
dedicato a Giuseppe Volpi, sul
Giornale d’Italia dello scorso
12 novembre) e De Stefani non
vede di buon occhio le politiche
messe in atto a tal fine. Insomma, la situazione si fa tesa e De
Stefani viene sostituito proprio
con Giuseppe Volpi, nel 1925,
e viene nominato Preside della Facoltà di
Scienze Politiche dell’Università di Roma. Poi
diventa membro del Gran Consiglio e, dal
1939, Accademico dei Lincei e vicepresidente
dell’Accademia d’Italia. Nel frattempo è commentatore del Corriere della Sera e poi de La
Stampa e del Giornale d’Italia, e nel 1937
mette mano alla riorganizzazione amministrativa della Repubblica di Cina, per la quale è
consulente economico (viene infatti nominato
Alto Consulente a Vita).
Dopo le numerose divergenze con il Regime,
che si esprimono in maniera evidente in molti
ambiti (per fare un esempio pratico, De Stefani
è favorevole all’apertura con l’estero e rifiuta
ogni genere di politica autarchica, che invece
si renderà necessario adottare per Mussolini
all’indomani delle sanzioni imposte all’Italia
dalla Lega delle Nazioni). Il 25 luglio del 1943
vota a favore dell’odine del giorno Grandi,
per cui viene condannato a morte in contumacia al processo di Verona.Viene poi accusato
di collaborazionismo con il nazismo e assolto
nel 1947. Muore nel 1969, dedicando l’ultimo
periodo della sua vita al giornalismo. Molte
le sue opere editoriali, tra cui “L’azione dello
Stato per le opere pubbliche”,“La legislazione
economica della guerra” e “L’oro e l’aratro”.
Nonostante il tradimento del 25 luglio, non si
possono negare i risultati portati da De Stefani
alla politica nazionale: oltre quelli che abbiamo
già avuto modo di illustrare, bisogna sottolineare il fatto che la spesa pubblica era passata
dal 35% al 13% del Pil.
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Domenica 1 giugno 2014
Esteri
L’AUTOPROCLAMATA REPUBBLICA DI DONETSK RESTA SOTTO ASSEDIO
Sotto tiro a Sloviansk, trincea dei russofoni
La rabbiosa vendetta ucraina per l’elicottero abbattuto giovedì ha fatto strage di civili e di
bambini. Tra le vittime c’è anche un campione di kick boxing. Profughi verso la Crimea
di Bruno Rossi
a colonna sonora di un’Europa che balla sul cornicione della storia sono i
bombardamenti dell'artiglieria ucraina sulla città
di Sloviansk, una delle roccaforti
russofone nella regione di Donetsk.
“Il bombardamento ha causato vittime tra i civili”, scrive Ria Novosti.
“È una vendetta per l'abbattimento
dell'elicottero” ucraino, accusano i
filorussi. Un loro portavoce racconta:
“Il bombardamento è durato diverse
ore, in questo momento tutto sembra
calmo”. Erano le ore della mattinata
di ieri, in cui si contavano danni,
morti, feriti.“In genere bombardano
di notte e all’alba, temiamo nuovi
colpi”, aggiunge un’altra testimonianza.Venerdì un colpo di artiglieria
è piovuto addirittura sull’ospedale
pediatrico della città. Secondo ItarTass sono rimasti feriti sette bambini.
I piccoli pazienti sono stati fatti evacuare in un rifugio antiaereo, e sono
rimasti tutti illesi.
Tra le vittime ce n’è una, a suo
L
INDIA
Stupro di massa,
altri due arresti
salito a cinque il numero
degli uomini finora arrestati per lo stupro e
l'uccisione delle due cuginette indiane, violentate a
ripetizione e poi impiccate
a un albero di mango, in un
villaggio nello Stato settentrionale del'Uttar Pradesh.
La scoperta dei corpi delle
due bimbe - una di 14 anni,
l'altra di 12, appartenenti alla
comunità dei 'dalit', i cosiddetti 'intoccabili' esclusi dal
tradizionale sistema delle
caste - ha scatenato l'indignazione in un Paese già
sotto shock per una serie di
efferate violenze contro le
donne. La polizia ha reso
noto che sono stati arrestati
finora cinque uomini: tre accusati di stupro, due poliziotti
accusati di connivenza e di
È
aver trascurato di raccogliere
la denuncia dei famigliari
delle vittime.
Secondo la famiglia contadina delle due cuginette, le
due ragazze avrebbero infatti
potuto essere "salvate", ma
la polizia si è rifiutata di aiutarli quando hanno scoperto
che appartenevano a una
casta inferiore. Nella denuncia dei familiari c'è il nome
anche di altri due uomini
che però ancora mancano
all'appello. E la famiglia non
si dà pace: "Lei era tutto per
me, il mio mondo, E ora il
mio mondo è finito", ha pianto uno dei due padri. Il sistema delle caste, in teoria
abolito per legge, di fatto è
ancora dominante nei rapporti sociali in India.
Gustavo Lidis
modo, illustre. Anche l'ex campione
del mondo di kick-boxing, Nikolay
Leonov, è stato ucciso negli scontri
all'aeroporto di Donetsk del 26 maggio. Il corpo, scrive Ria Novosti, è
stato identificato e trasportato nella
città natale di Dnepropetrovsk. Leonov aveva 31 anni, aveva vinto il
titolo nel 2007 nel contest di Marina
di Carrara, in Italia. Allo scoppiare
della crisi era entrato a far parte
delle milizie separatiste.
Ovviamente, tra gli effetti collaterali
della guerra civile scoppiata nell’autoproclamata Repubblica di Donetsk, c’è anche quello dei profughi.
Che scappano con terrore nella direzione opposta a quella dalla quale
vengono le truppe di Kiev. La Russia,
per bocca del responsabile dei Diritti dell’infanzia, Astakhov, si dice
pronta ad accogliere un gruppo di
175 bambini provenienti dalle zone
di conflitto dell’est Ucraina che sono
arrivati a Camp Artek, in Crimea.
Camp Artek è la struttura di Yalta
dove peraltro morì 50 anni fa Palmiro
Togliatti, da sempre struttura di accoglienza delle colonie estive per
adolescenti e bambini. “Ho chiesto
a ministri e governatori delle regioni
confinanti con l'Ucraina di mettere
a punto piani d'evacuazione, predisporre il transito al confine e dare
status legale alle famiglie dei piccoli”, ha detto Astakhov citato da
Itar-Tass. Nella sola Sloviansk ci sarebbero circa 20mila minori, 5.000
i bimbi. Nel complesso scacchiere
all’est dell’Europa, si registra inoltre
anche la “guerra” per il gas. L'Ucraina ha pagato venerdì una prima
tranche di 786 milioni di dollari del
suo debito sul gas alla Russia. L’annuncio è arrivato, significativamente,
dal commissario Ue all'Energia,
Gunther Oettinger, al termine dei
negoziati a Berlino con il ministro
russo dell'Energia Alexandre Novak,
l'ucraino Iuri Prodan e i dirigenti di
Gazprom e Naftogaz. I negoziati
proseguiranno domani a Bruxelles.
Non è un segreto che la crisi in
Ucraina potrebbe portare a un gelido
inverno, dal punto di vista dei rifornimenti, non solo per Kiev. Un altro
effetto collaterale di cui, però, gli
italiani sembrano curarsi poco.
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Domenica 1 giugno 2014
Da Roma e dal Lazio
I DIPENDENTI ROMANI SI PREPARANO A SCENDERE DI NUOVO IN PIAZZA
Campidoglio ad alta tensione
Ignazio Marino in balia delle correnti e dei “disastri” amministrativi
di Giuseppe Sarra
n’altra settimana di proteste
per la capitale. Tra cinque
giorni, infatti, a scendere di
nuovo in piazza gli amministrativi del Comune che di
gettare la spugna sul salario accessorio, la cosiddetta produttività, non
ne vogliono proprio sapere. Una mobilitazione che potrebbe mandare in
tilt il traffico del centro storico, come
già accaduto peraltro un mese fa
quando dodicimila persone si diedero
appuntamento in piazza del Campidoglio per contestate il sindaco Ignazio
Marino e la sua maggioranza. Questa
volta, però, le sigle sindacati puntano
al tutto esaurito: ben ventiquattromila
dipendenti.
Intanto nei giorni scorsi si sono susseguiti una serie di incontri tra le organizzazioni sindacali e l’amministrazione comunale volti a trovare un’intesa. Ma le parti sono ancora molto
distanti.
I sindacati accusano la giunta Marino
“di non avere alcuna idea ne’ su
come risolvere la questione relativa
al salario accessorio, ne’ su quale
U
potrà essere un piano futuro dei servizi organizzativi della città”. Anzi,
secondo le sigle, “l’amministrazione
voglia usare i dipendenti capitolini
come ‘ombrello’ per coprire i disordini
amministrativi e di bilancio evidenziati
nel documento del Mef”.
Non va meglio ai vigili urbani, ai quali
l’amministrazione ha proposto una
produttività legata alle contravvenzioni.
Un’ipotesi rispedita al mittente ovviamente dai sindacati.
Insomma, non proprio un bel clima a
ridosso del bilancio e del piano di
rientro. Ma c’è dell’altro. Tra le tante
preoccupazioni di Marino, l’instabilità
politica che regna ormai incontrastata
nell’attuale maggioranza. In particolare
nel Partito democratico. Accuse e rivendicazioni spuntano fuori come
funghi quando piove. Ad animare il
dibattito interno le correnti: quella
capitanata da Goffredo Maria Bettini
e l’altra da Enrico Gasbarra. Tra i più
attivi, il deputato Roberto Morassut
che parla di “una città che sta precipitando in una voragine” e che da
sei anni il Pd “non ha uno straccio di
idea per la città”.
A vestire i panni da pompiere, il
collega a Montecitorio Marco Di Stefano che, sulla stessa lunghezza d’onda
di quanto dichiarato al “Giornale d’Italia”, auspica la pace fra le correnti e
richiama i dirigenti del piddì a lavorare
uniti per il partito per “sconfessare
Renzi con inutili guerre clandestine”.
L’ennesimo appello caduto nel vuoto...
IL CASO ARRIVA IN REGIONE LAZIO
Il sindaco chiude pure i canili
Interrogazione del vicepresidente del Consiglio, Francesco Storace, al governatore Nicola Zingaretti
sulla delibera del 22 maggio scorso, che sancisce la soppressione delle strutture comunali
l vicepresidente del Consiglio regionale e capogruppo de La Destra,
Francesco Storace, presenterà alla
riapertura degli uffici una interrogazione urgente al governatore del Lazio,
Nicola Zingaretti, per chiedere chiarimenti all’amministrazione di Roma
Capitale guidata da Ignazio Marino,
sulla delibera capitolina approvata il
22 maggio scorso che stabilisce la
chiusura delle strutture comunali canili e gattili - ad oggi ritenute non a
norma da una relazione presentata
dall'apposito “Gruppo di Lavoro” istituito da un precedente provvedimento
della assemblea romana. Il provvedimento porta alla chiusura del Rifugio
Vitinia ex Poverello, Valle dei Cuccioli,
Oasi felina Villa Flora e ridimensionamento di Muratella dagli attuali 640
cani a 250.
I
Nello specifico, la delibera del 22
maggio – si legge nell’interrogazione
- prevede: chiusura delle strutture che
il Gruppo di Lavoro ha classificato
come “non adeguabili”; ricollocamento
del maggior numero di animali presenti
nelle strutture che si va a chiudere ricorrendo alla temporanea ospitalità
presso quelle private autorizzate e
convenzionate con Roma Capitale,
ovvero avviando specifiche campagne
di adozione promosse attraverso una
fitta rete di informazione volta a sensibilizzare la cittadinanza; dare mandato
agli Uffici di porre in essere tutti gli
atti amministrativi necessari per provvedere alla realizzazione dei lavori di
adeguamento dei canili di Muratella
e Ponte Marconi garantendo la continuità del servizio presso le attuali 6
strutture che rimangono nel frattempo
operative; prevedere nel bando di affidamento delle strutture capitoline
destinate a ricovero di cani e gatti,
una volta eseguiti i lavori di adeguamento, l’inserimento di specifiche
clausole di salvaguardia sociale volte
all’assorbimento di personale già impiegato dai precedenti gestori.
L’obiettivo della recente delibera della
Giunta Marino – prosegue Storace
nell’interrogazione - sembra quello
di arrivare allo smantellamento del
sistema di accoglienza pubblica per
appaltarlo in toto ai privati, con canili
sparsi in tutta la regione Lazio. I canili
privati, che percepiscono una diaria
giornaliera di 6 euro a cane e che
quindi fatti un po' di calcoli costano
molto di più, non hanno alcun interesse
a far uscire e ricollocare gli animali.
Oltre al fatto che per aiutare le adozioni
sono necessarie competenze, forze,
tempo, impegno.
Ritenuto che – conclude Storace nell’interrogazione - è in corso il trasferimento di 67 cani da Muratella a
strutture private convenzionate, trasferimento che costa all’amministrazione comunale in un anno circa 150
mila euro di diarie giornaliere per la
sola alimentazione e pulizia delle gabbie e con parte di questi soldi potrebbe
essere messa a norma una delle strutture che si vuole chiudere, si interroga
il Presidente della Giunta Regionale,
Nicola Zingaretti, per sapere come
intende intervenire presso il comune
di Roma per evitare lo smantellamento
dei canili comunali ed evitare che la
gestione del ricovero e il mantenimento
di cani e gatti passi ai privati comportando un aumento della spesa
pubblica. Nel resto d’Italia, infatti, si
sta cercando di aumentare le strutture
pubbliche anche per stroncare il business privato che troppo spesso fa
rima con maltrattamenti, mentre l’attuale amministrazione capitolina sta
seguendo il percorso inverso.
Daniele Belli
S’INFIAMMA LA CAMPAGNA ELETTORALE IN VISTA DEL BALLOTTAGGIO DI DOMENICA PROSSIMA
Presunte irregolarità a Civita Castellana
Stando all’esposto del capo della coalizione di centrodestra, l’attuale vicesindaco di
centrosinistra e capolista in una civica avrebbe violato il silenzio elettorale alla vigilia del voto
n dibattito politico infuocato a Civita Castellana,
nel Viterbese, in vista del ballottaggio di domenica
prossima. La coalizione di centrodestra, capitanata
da Franco Colamedici, che può contare sul sostegno
di Forza Italia, Fratelli d’Italia e liste civiche, punta il
dito nei confronti di quella di centrosinistra, sostenuta
dal Partito democratico, Sinistra ecologia e libertà,
Italia dei valori e un movimento civico, risultata
vincente al primo turno, denunciando il mancato
U
rispetto del “silenzio elettorale”, disciplinato dalla
legge del 4 aprile del 1956 numero 212.
Nel mirino di Colamedici, l’attuale vicesindaco e
capolista della lista a sostegno del candidato sindaco
di centrosinistra “Civita Civica”, Giancarlo Contessa,
nonché docente presso il liceo scientifico cittadino.
Secondo quanto ricostruito, in un dettagliatissimo
esposto presentato alla stazione locale dei Carabinieri
e alla Procura della Repubblica di Viterbo e indirizzato
anche al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, al
dirigente dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio
Maria Maddalena Novelli e al dirigente scolastico dell’istituto Massimo Bonelli, il giorno precedente all’apertura delle urne l’attuale vicesindaco “violava il
silenzio elettorale inviando a propri conoscenti, probabilmente studenti, il messaggio con tanto di simbolo
della lista nella quale è candidato: ‘Ma tu voti? Sai già
per chi votare? Se non hai nessuno ci conto!’”. Un
atteggiamento ripetuto più volte alla vigilia del voto,
stando all’esposto presentato da Colamedici.
Un fatto che, ovviamente, ha accesso ulteriormente il
rush finale verso il ballottaggio di domenica. Una
sfida che, secondo gli addetti ai lavori, si sta giocando
G.S
sul filo del rasoio.
7
Domenica 1 giugno 2014
BLITZ IN PIAZZA SAN GIOVANNI IN LATERANO
In chiesa per rubare
le offerte dei fedeli:
arrestato un bulgaro
Da Roma e dal Lazio
PRIMAVALLE: ANCORA VIOLENZA NELLA CAPITALE
Picchiano e scippano anziano:
in manette due nomadi
Ostia: “Mai più”,
corteo contro la
violenza domestica
Ricercato il terzo rapinatore, anche lui romeno
ggredito, picchiato
e rapinato da tre
romeni. Questo il
triste e sfortunato episodio di cui è rimasto
vittima un anziano romano di 77 anni. E’
quanto accaduto venerdì
mattina nella capitale
d’Italia, mentre l’uomo
era intento a tagliare l’erba nel terreno di sua
proprietà, quando ha visto sopraggiungere tre
individui.
Dopo essersi avvicinati
al 77enne, secondo
quanto raccontato alla
Polizia dall’anziano, uno di questi prima gli
ha chiesto di fargli provare il falcetto che
aveva tra le mani e poi al suo rifiuto, glielo
ha strappato dalle mani puntandoglielo
contro. Non solo: l’ha colpito con un pugno
al volto e poi gli ha strappato la catenina
d’oro che aveva al collo.
Tutti e tre, allarmati dalle urla dell’uomo in
cerca di aiuto, sono poi fuggiti all’interno
del comprensorio di Santa Maria della
Pietà, ubicato lì vicino, facendo perdere le
proprie tracce. Quando è arrivata la segnalazione della rapina, gli agenti del reparto Volanti in servizio per il controllo
del territorio, questi immediatamente sono
accorsi in aiuto dell’anziano rapinato e,
acquisite le descrizioni dei tre fuggitivi, si
sono messi immediatamente sulle loro
tracce.
Una volta giunti nei pressi del campo nomadi
di via Cesare Lombroso, i poliziotti hanno
notato due uomini uscire frettolosamente
A
opo un’attenta e lunghissima attività di indagine, grazie ad una
serie di pedinamenti e appostamenti, i carabinieri
hanno assicurato alla giustizia il ladro che rubava
le offerte dei fedeli nelle
chiese della capitale. A finire in manette un bulgaro
di 23 anni, già noto alle
forze dell’ordine. Nella tarda serata di venerdì, il ragazzo è entrato nella Basilica di San Giovanni in
Laterano e dopo aver scavalcato la balaustra posta
a protezione dell’Altare
Maggiore, ha tentato di
impossessarsi delle offerte
lasciate dai devoti.
A notare il furto messo a
segno dal 23enne, sono
D
stati gli stessi fedeli mettendolo in fuga a mani vuote per poi allertare il “112”.
Immediato l’intervento sul
posto della pattuglia dei
carabinieri del nucleo radiomobile di Roma, unitamente a quella della compagnia Roma piazza Dante,
che hanno bloccato il ladro
mentre stava correndo lungo piazza San Giovanni in
Laterano nel tentativo di
far perdere le proprie tracce. Arrestato dai carabinieri, il ladro è stato accompagnato in caserma,
dove rimarrà a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa del rito direttissimo. Dovrà rispondere di tentato furto agG.S
gravato.
ai più! Un anno dopo”. Questo
lo slogan del corteo, che ha
percorso lo stesso itinerario
del 1 giugno 2013 fino a piazza Anco
Marzio, organizzato dall’associazione
“Punto D” ad Ostia contro la violenza di
genere. Oltre duecento persone hanno
aderito all’evento per ricordare la morte
di Michela Fioretti, uccisa dal marito
con sei mesi colpi di pistola, e Alessandra
Iacullo, ammazzata dall’ex fidanzato con
venti coltellate.
Momento di preghiera anche per Chiara
Insidioso Monda, massacrata di botte
pochi mesi fa dal compagno ed entrata
in coma irreversibile.
“La morte di Michela e Iacullo ha aperto
una ferita insanabile - ha detto Manuela
Campitelli, presidente dell’associazione
Punto D - Oggi c’è Chiara in coma irreversibile per mano del compagno a ricordarci quanto nel municipio X sia urgente intraprendere un’azione di sensibilizzazione e prevenzione della violenza
contro le donne. E’ fondamentale – ha
concluso - creare sul territorio un centro
anti violenza”.
Marco Compagnoni
“M
dal parco di Santa Maria della Pietà che,
quando hanno visto la volante, sono rientrati
all’interno del comprensorio.
Insospettiti dal loro atteggiamento, gli agenti
hanno fermato e bloccato i due, S.F.V. e
C.F.S. queste le loro iniziali, romeni, rispettivamente di 20 e 23 anni, che corrispondevano alla descrizione fornita dalla vittima.
Successivamente i due, riconosciuti anche
dal 77enne, sono stati accompagnati negli
uffici del commissariato Primavalle dove
sono stati arrestati per rapina aggravata.
Proseguono, intanto, le indagini per l’identificazione del terzo rapinatore.
Un altro episodio di violenza che va ad aggiungersi ai tantissimi che sono andati in
scena nei giorni scorsi nella Roma di Ignazio
Marino e che aumenta lo stato di delinquenza nei villaggi della solidarietà, meglio
conosciuti come i campi rom, per chi non
ama il politically correct, della capitale.
G.S
8
Domenica 1 giugno 2014
Dall’Italia
MILANO - UNA CURIOSA STORIA IN TEMPI DI CRISI
Rapina la banca e restituisce il bottino
Un uomo di mezza età si è portato via un malloppo da 6.500 euro: “Non sono un ladro, è
un prestito senza interessi”. Dopo una settimana arriva una busta con dentro 500 euro
di Barbara Fruch
apina una banca. Bottino: 6.500
euro. Ma promette: “Li restituirò”. E la prima tranche è
già arrivata. Cinquecento euro
in una busta, diretta proprio a quell’istituto.
È l’ennesima storia in tempo di crisi
quella che arriva da un quartiere di
Milano. Un episodio che, probabilmente nasconde l’ennesimo dramma
di un cittadino.
Protagonista un signore di mezza età,
una persona all’apparenza innocua
che è entrata tranquillamente nella
filiale. A raccontare l’evento è il Corriere che spiega come il ladro genti-
R
luomo pare non fosse neppure armato.
Nessun gesto violento insomma, nella
tasca dei pantaloni la sagoma d’una
pistola, forse semplicemente fatta con
le due dita, come i bambini: pollice e
indice.
Dell’uomo, a impiegati e direttore,
sono rimasti impressi il timbro di
voce, il tono perentorio, la rapidità
delle frasi. Ha urlato ai presenti di
dargli il denaro. L’impiegato ha eseguito.
Presi i soldi in cassa, seimila e cinquecento euro, il “malvivente” è cambiato. Ha rallentato, ha parlato, e molto.
Ci teneva a ribadire il concetto: non
sono tipo che deruba la gente, non
l’ho mai fatto. “E’ un prestito senza
interessi, giuro, ve li restituirò” avrebbe
detto.
Una frase di circostanza? Una “promessa” non mantenuta? Tutt’altro.
Nel giro di una settimana alla banca
è arrivata una busta, via posta, all’interno cinquecento euro in banconote
e un foglietto con due righe. “Questa
è la prima tranche”.
Il direttore dell’istituto di credito di
Milano non vuole parlare. “Non dica
chi siamo... La banca intendo... Mi
lasci in pace... Senta i carabinieri, o i
poliziotti, insomma chi indaga”.
In seguito al colpo, che risale a qualche
mese fa, è stato aperto infatti un fascicolo in Procura. Sicuramente il
ladro, al momento anonimo, verrà
catturato per il reato commesso ed è
solo questione di tempo la sua condanna. Il ricercato è un incensurato e
di lui non c’è traccia nel database
delle forze dell’ordine. Il bandito era
parzialmente travisato, raccontano i
dipendenti di un ufficio vicino i quali,
naturalmente, dicono che, a pensarci,
un tipo sospetto che perlustrava la
zona, i giorni prima, c’era.
Intanto resta la curiosità: chissà quando
l’uomo si degnerà di restituire il resto
del maltolto, se in altre rate e se saranno rate mensili oppure annuali.
Di certo non si può dire che l’uomo
non sia stato di parola, almeno al momento. Magari lui è l’ennesima vittima
della crisi e aveva semplicemente
bisogno di soldi subito. Forse non ha
più il lavoro, forse ha avuto una disgrazia in famiglia oppure è finito in
mano agli strozzini. Chissà.
Non è la prima volta che persone si
ritrovano a fare gesti estremi per disperazione. Qualche mese fa fece,
infatti, molto scalpore il caso della
dona di settanta anni che a Prato
entrò nella sede della Cassa di Risparmio di Lucca-Pisa-Livorno e minacciò i cassieri con una pistola giocattolo e un taglierino, riuscendo a
farsi dare quattro mila euro. L’anziana
signora era disperata perché non riusciva a comprare le medicine e quindi
aveva deciso per quel gesto così
estremo.
DUPLICE OMICIDIO NEL NAPOLETANO
Usura: fratelli crivellati di colpi
Roberto e Giovanni Scognamiglio, pregiudicati di 26 e 42 anni, sono stati uccisi dai killer
che hanno fatto irruzione nella loro abitazione. I due prestavano soldi con tassi del 170%
n agguato in piena regola quello avvenuto
nella tarda serata di venerdì, erano le 23,30
circa, in traversa Andolfi ai confini tra Torre
Annunziata (Napoli). Due fratelli pregiudicati sono
stati uccisi nel seminterrato della villetta di proprietà
di uno dei due. Le vittime si chiamavano Roberto e
Giovanni Scognamiglio, di 26 e 42 anni: sono stati
investiti da una vera e propria pioggia di fuoco.
Una dinamica che non lascia margini alla matrice
camorristica. Alla luce di quanto già appurato dalle
forze dell’ordine accorse sul luogo, primi a giungere
gli uomini della Polizia di Torre Annunziata agli ordini
del dirigente Rossella Zingaro, i due hanno aperto la
porta di casa ai loro assassini, elemento questo che
fa pensare che killer e vittime si conoscessero, che li
hanno crivellati di colpi.
Sul luogo dell’agguato la polizia scientifica ha trovato
U
decine di bossoli, ogive, frammenti di proiettili e
anche una pistola calibro 9 Luger con ancora 10
cartucce nel caricatore e il colpo in canna. Roberto è
morto sul posto, Giovanni, invece, è stato trasportato
dal 118 prima nell’ospedale di Boscotrecase e poi al
Loreto Mare di Napoli dove è deceduto poco prima
dell’una.
Nella casa al momento dell’irruzione erano presenti
anche i figli piccoli di Giovanni che, fortunatamente,
sono stati risparmiati dalla pioggia di colpi esplosi.
Dopo il rumore della raffica di colpi, nel silenzio della
notte, alcuni vicini, hanno sentito il rombo di una
moto di grossa cilindrata.
I fratelli Scognamiglio avevano dei precedenti e
l’anno scorso furono arrestati assieme al padre,
Umberto, con diversi capi d’accusa, fra cui usura,
spaccio di droga e di armi, oltre a subire un sequestro
di beni mobili per circa 2 milioni di euro. La cosa,
chiaramente, non è passata inosservata alla Polizia
di Torre Annunziata, che non escludono alcuna
ipotesi tendono a prevalere per quella dell’omicidio
maturato a causa delle attività usuraie dei due fratelli.
Stando alle indagini dell’epoca, gli Scognamiglio
imponevano tassi usurai, anche fino al 170% all’anno.
Nella loro morsa erano finiti una ventina di imprenditori, non solo della zona. Soldi, successivamente,
riciclati in diverse attività tra cui anche un centro
scommesse.
La pista seguita è dunque quella di regolamento di
conti legato alle loro attività illecite, tenendo anche
conto del fatto che le vittime conoscessero i loro
aguzzini dal momento che hanno lasciato che entrassero dalla porta principale in tarda serata. Al momento le indagini sono ancora in corso, in attesa di
nuovi risvolti che riescano a portare al riconoscimento
dei killer di cui non si sa ancora nulla.
B.F.
BARI - ATTIVATE LE PROCEDURE PER LA PROFILASSI
Muore di meningite, allarme fra i componenti del seggio
La ragazza aveva lavorato come rappresentante di lista in una scuola alle ultime elezioni
veva lavorato ai seggi, domenica, quando
era stata rappresentante di lista nel capoluogo pugliese. Alessia Pistolato, diciottenne è morta presso il Policlinico di meningite fulminante, dove era stata ricoverata
dopo un forte mal di testa accompagnato a
vomito e febbre alta.
Immediata la corsa in ospedale dove però
non c’è stato nulla da fare, la giovane è entrata
in coma. Uno stato da cui non si è più risvegliata.
La ragazza ha partecipato allo spoglio alle ultime elezioni Europee e Comunali e la notizia
ha subito scatenato il panico in tutti quelli che
erano lì nell’edificio con lei. La paura del contagio è altissima. Non risulterebbero in pericolo
gli elettori, essendo rimasti pochissimo tempo
nello stesso ambiente della giovane.
I sanitari, con l’aiuto delle autorità comunali
stanno provvedendo a individuare e rintracciare tutti i componenti del seggio, per essere
sottoposti a profilassi. Una serie di accertamenti
medici sono in corso anche presso i parenti, i
compagni di scuola e i ragazzi che frequentano
la parrocchia nella quale la giovane era molto
A
attiva, nel quartiere San Pasquale di Bari.
Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, si è detto
“profondamente addolorato e rattristato per
questa immane tragedia che, in soli due giorni,
ha portato alla scomparsa di una ragazza di
18 anni”. Emiliano, in qualità di massima autorità sanitaria cittadina, è al lavoro con gli
altri rappresentanti delle istituzioni.“Abbiamo
immediatamente richiamato tutti i componenti
del seggio della scuola dove sarebbe stata
contratta la malattia, e li stiamo sottoponendo
ad una massima profilassi oltre a tutti gli accertamenti del caso. Non abbiamo notizie di
altri eventuali episodi epidemiologici”.
Fonti sanitarie, tuttavia, fanno sapere che il rischio di contrarre la malattia in tale modo è
molto basso, per cui non ci si troverebbe di
fronte ad una vera e propria emergenza. “La
contagiosità del malato - sottolinea inoltre la
Asl - cessa 24 ore dopo l’inizio di un adeguato
trattamento antimicrobico. Le autorità sanitarie
hanno messo in essere, per il caso in questione,
tutte le procedure previste sin dal momento
della prima comunicazione, in attesa dell’identificazione di laboratorio dell’agente
patogeno. L’inchiesta epidemiologica, immediatamente attivata ha permesso così di individuare tutti i soggetti che nei giorni precedenti
alla manifestazione dei sintomi sono stati a
‘stretto contatto’ con la paziente” i quali “sono
stati tutti sottoposti a sorveglianza sanitaria e
a chemioprofilassi con la somministrazione
di antibiotico secondo gli schemi previsti da
protocollo. La probabilità di osservare casi
secondari ad un primo caso di malattia meningococica - si ribadisce ancora nella nota è epidemiologicamente molto bassa. La profilassi antibiotica non è utile né necessaria
nei contatti occasionali. Riguardo agli ambienti
frequentati dal caso nei giorni precedenti
all’esordio della malattia - conclude la nota si precisa che il meningococco è altamente
sensibile alla luce solare, alle variazioni di
temperatura e all’essiccamento ed è sufficiente procedere ad una accurata pulizia
degli ambienti con i comuni prodotti contenenti ammonio quaternario e/o ipoclorito
di sodio e all'aerazione dei locali. Procedure
che sono state immediatamente suggerite
C.B.
ed effettuate”.
9
Domenica 1 giugno 2014
Dall’Italia
NON SI FERMA L’ESODO VERSO LE COSTE ITALIANE
Sbarchi, soccorsi altri tremila immigrati
Tra loro anche donne incinte e bambini. Cresce l’allarme, in soli quattro
mesi già superato il numero degli stranieri “approdati” in tutto il 2013
di Barbara Fruch
ontinuano gli sbarchi in Sicilia
dove, nelle ultime ore, sono
stati soccorsi 3.300 migranti.
Numeri da capogiro che fanno gridare all’emergenza.
Sono nordafricani, per la maggior
parte, ma anche siriani, tante donne,
spesso in gravidanza, e bambini,
tutti tratti in salvo nelle acque del
Mediterraneo dai mezzi impegnati
nell'operazione “Mare Nostrum”.
Il rimorchiatore Asso 25 e la nave
Libra hanno fatto rotta verso Pozzallo
con a bordo complessivamente
1.750 persone, mentre a Sud di
Lampedusa la nave San Giorgio ha
recuperato altre 200 persone, tra
cui 12 bambini e 29 donne (tre gravide). Porto Empedocle, invece, è
la destinazione degli oltre 837 migranti imbarcati sulla nave Euro e
sulla motovedetta Peluso della Guardia Costiera.
Alcuni stranieri, sono stati trasportati
a Lampedusa d’urgenza perché in
condizioni critiche di salute. Nella
notte tra venerdì e sabato infatti due
profughi sono stati trasferiti all’ospedale di Lampedusa con l’elicottero
di nave Euro, mentre una motovedetta della Guardia costiera ha condotto una donna al nono mese di
C
gravidanza che era stata soccorsa
dalla nave Libra.
Un fenomeno che ha assunto dimensioni allarmati. Con la nuova
ondata di oltre 3mila stranieri è stato
raggiunto il numero totale di immi-
grati, nel nostro Paese, del 2013:
quota 43mila, tra l’altro a soli 5 mesi
dall’inizio del 2014. I minorenni
non accompagnati sarebbero secondo alcune stime più di 1.300, in
aggiunta ai circa 5.350 già presenti
nelle strutture di accoglienza per minori stranieri presenti su tutto
il territorio nazionale.
Una situazione dettata
sicuramente dalla condizione politica sempre
più critica nelle zone
“calde” d’Africa e Medio Oriente: si pensi a
Libia e Siria in particolar modo, ma incentivata anche dal comportamento dell’Italia
e dell’Europa, pronte
a “soccorrere” i profughi non appena si affacciano nel Mediterraneo. Una modalità di
agire che, tra l’altro, “incentiva” le organizzazioni internazionali
pronte a lucrare sui
viaggi (si tenga presente che per ogni tratta tali organizzazioni
guadagnano
circa
150mila euro).
A questo punto è a serio rischio il
record del 2011, l’anno delle primavere arabe e della guerra in
Libia, quando sbarcarono in Italia
quasi 63mila persone. Il trend migratorio, infatti, come ha spiegato
lo stesso ministro dell’Interno, Angelino Alfano, pochi giorni fa al Comitato Schengen, è in crescita. La
gran parte delle partenze (oltre il
90%) avviene dalle coste della Libia,
dove l’instabilità politica impedisce
qualsiasi tentativo di controllo. Eritrei
e siriani le nazionalità più rappresentate.
Il grande numero di arrivi sta mettendo a dura prova ovviamente il
sistema di accoglienza. Ma d’altronde l’Italia si è ormai piegata ed
è costretta ad accogliere chiunque
sbarchi, senza nessun aiuto da Mamma Europa. Per questo è stato realizzato il Piano nazionale di riparto
dei migranti redatto dal dipartimento
per le Libertà civili e l’Immigrazione
del ministero, con il concorso di
prefetture, Regioni ed enti locali.
L’obiettivo è sia quello di garantire
accoglienza e procedure di smistamento celeri per gli arrivati, sia
assicurare un’equa suddivisione dei
migranti su tutto il territorio, utilizzando i posti del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati
(Sprar) messi a disposizione dagli
enti locali. Insomma più stranieri
arrivano, più vanno smistati per la
Nazione. Il tutto a spese di un governo che pare pensi in primis ai
profughi.
SALUTE - PARLA L’ENDOCRINOLOGO GAROFALO: “ATTENZIONE A CERTI COMPORTAMENTI”
Tiroide e mente: ecco la correlazione
L
a tiroide è una ghiandola endocrina a
forma di ‘H’, o farfalla, posizionata nella
regione anteriore del collo, davanti alla
trachea. Con un peso di circa 20 grammi
nell’adulto, ha dimensioni modeste, malgrado
ricopra un ruolo fondamentale per il nostro benessere. Intanto si è da poco
conclusa la Settimana mondiale della tiroide,
nel corso della quale sono emersi nuovi dati:
più di 300 milioni di persone nel mondo soffrono
di disturbi della tiroide. In Italia ne soffre una
persona su 5, ovvero un milione di persone; ma
se si contano anche i potenziali pazienti tiroidei
- fanno sapere gli esperti - arriviamo a circa 10
milioni. Per saperne di più la Dire ha intervistato
l’endocrinologo Piernicola Garofalo.
“Tiroide problema sociale, dal corpo alla mente”
è stato il tema conduttore della Settimana mondiale della tiroide 2014. Ma è vero che esiste
una correlazione tra tiroide e mente?
“Esiste indubbiamente una correlazione tra tiroide e mente. A tale proposito abbiamo diversi
riferimenti: familiari, personali, storici, letterari.
L’ipertiroideo, per esempio, è sempre stato configurato come una persona molto attiva, vivace,
pronta ad agire; l’ipotiroideo, di contro, nell’immaginario collettivo è uno letargico, con poca
voglia di fare le cose, che dorme sempre. Insomma non c’è dubbio che, anche nella percezione collettiva, ci sia una netta distinzione tra
l’ipertiroideo, esageratamente attivo, e l’ipotiroideo, straordinariamente non attivo”.
La questione è ancora apertissima, ma pare
che le pazienti che presentano sintomi di problemi tiroidei spesso vengano trattate con psicofarmaci. Lo conferma?
“In effetti oggi anche i colleghi psichiatri sono
molto, ma molto più adusi a riconoscere eventuali
condizioni di ipofunzione o iperfunzione tiroidea,
perché succede che i sintomi possano essere
confusi, o comunque sovrapponibili. L’ipotiroi-
dismo per esempio con una sindrome depressiva
apatica, mentre l’ipertiroidismo con una condizione euforica e marcatamente ansiosa, talvolta
anche eccitatoria in maniera patologica. Allora
a volte succede che ragazzi molto agitati, che
magari non riescono a stare fermi in classe, vadano ad essere valutati dallo psichiatra. Io stesso
ho avuto alcuni ragazzi che mi sono stati ‘mandati
indietro’ da neuropsichiatri esperti, perché
hanno scoperto che erano ipertiroidei. Questo
per dire che l’ipertiroidismo dà un’irrequietezza
estrema che può essere spesso confusa, specie
in alcune fasce d’età, con una malattia da agitazione psicomotoria globale. Lo stesso vale per
le donne di mezza età, che vanno poco oltre la
menopausa, e che iniziano ad essere un più
pacate o sonnolenti, con un aumento anche del
colesterolo. Anche per loro può accadere che
vengano inviate dal neuropsichiatra, dal momento
che presentano una sintomatologia sfumatamente
depressiva. Insomma, ancora una volta, può capitare che la malattia tiroidea venga confusa
con una malattia del comportamento e che
dunque si ‘vada in pasto’ ai colleghi psichiatri e
alle indicazioni tipiche della farmacologia neuropsichiatrica”.
La tiroide, oppure “ghiandola a forma di farfalla”
– come spesso è chiamata - è al centro del
nostro benessere... Ma perché è così importante?
“Senza tiroide non si può riprodurre, o meglio,
la funzione tiroidea è indispensabile ai fini riproduttivi. La riproduzione, da un punto di vista
ontologico ed evoluzionistico, rappresenta infatti
il mantenimento della specie. Morale: così come
senza gonadi non si possono avere figli, allo
stesso modo, senza tiroide non si possono avere
figli. La tiroide è quindi centrale nella evoluzione
globale della specie. Ma c’è anche un altro
aspetto: se manca la tiroide, e se non viene
trattata, il cervello non si sviluppa correttamente.
Ecco allora come la tiroide rappresenta sia il
regista della mente sia il regista del corpo. Direi
che forse la tiroide è l’unico organo che riesce
a controllare contemporaneamente il corpo e
la mente”.
Quali sono i segnali delle malattie tiroidee e
quali sono i suoi consigli per proteggere questa
ghiandola?
“A me non piace mai dare i segnali di malattia,
perché poi inevitabilmente diffondono la probabilità di sentirsi malati, quando uno ne parla,
e questo non mi pare educativo. Quello che è
importante, piuttosto, è conoscere le malattie tiroidee e capire perché e a chi possono capitare.
Va certamente bene riconoscere la sintomatologia, ma in generale credo che occorra essere
informati e, più che preoccuparsi, occuparsi
dell’esistenza della tiroide. In generale tali
malattie possono capitare a gruppi specifici di
persone, come a chi ha una familiarità per
gozzo, noduli, tiroiditi, ecc. Certo è che abbiamo
un dato epidemiologico che ci inchioda: oggi
in Italia, tra pazienti con noduli tiroidei, pazienti
con gozzo, pazienti con tiroidite autoimmune,
pazienti insomma che hanno a che fare con la
tiroide, contiamo circa 10 milioni di potenziali
pazienti tiroidei, che è un gran numero. È ovvio
che gran parte di questi non richiederà terapie
o controlli specifici, ma è un grande bacino
epidemiologico su cui inevitabilmente, anche
se per piccole percentuali, la malattia tiroidea
può diventare eclatante o addirittura minacciosa
per la vita. I malati ‘veri’ corrispondono circa al
10%, parliamo quindi di un milione di persone.
In ogni caso il farmaco tipico della malattia tiroidea, la leutoxina, nel nostro Paese è ai primissimi posti per consumo di farmaco su base
annuale. Questo dà l’idea di quanto sia diffusa
la malattia tiroidea”.
Agenzia Dire
10
Domenica 1 giugno 2014
Cucina
DAL 29 MAGGIO AL 20 GIUGNO, TORNA LA RASSEGNA DEDICATA ALL'ENOGASTRONOMIA DELLA CAPITALE E DELLE ZONE CIRCOSTANTI
“Romanesco”: cibo, eccellenza e tradizione
La 2a edizione della manifestazione propone un’ampia e qualificata scelta di menu e locali “made in Rome”
a tradizione culinaria romana, con i
suoi prodotti tipici e ricette antichissime,
è un patrimonio da tutelare, proteggere
e diffondere. Ed è proprio questo lo
scopo di “Romanesco”, una rassegna enogastronomica giunta quest'anno alla sua seconda
edizione. Al centro delle serate in programma
che per circa un mese (dal 29 maggio al 20
giugno) sono state organizzate in una serie
di qualificati e prestigiosi locali della Capitale,
c'è appunto il “romanesco” che, come ha spiegato Aldo Mattia, componente della Camera
di Commercio cittadina e presidente dell'Azienda Romana Mercati (promotrice della
manifestazione), non è solo una gamma di
alimenti e materie prime originarie delle
campagne circostanti la città, ma anche un
vero e proprio stile di vita e di consumo.
“La storia alimentare di Roma e del suo territorio – ha dichiarato Mattia - ha radici antichissime e numerose sono le testimonianze
presenti nel patrimonio culturale del nostro
paese che consentono una lettura della tradizione gastronomica locale nell’arco dei secoli
per apprezzare gli elementi di continuità con
il presente o individuare possibili percorsi di
recupero di prodotti e ricette. Il punto di forza
L
di questa tradizione è l’utilizzo delle materie
prime, ovvero del ricco paniere di prodotti
tipici romaneschi, testimonianza attuale di cultura e sapori secolari”.
E per far conoscere al pubblico le prelibate
eccellenze del territorio, una selezione di
venti ristoratori proporranno a turno un menù
“made in Rome”, interpretando i piatti tipici
della tradizione secondo il loro stile personale:
classico, innovatore o emergente. Ma sempre
legato ai gusti e sapori di una delle cucine
più famose del mondo. Si va dalla cucina
tipica di Testaccio a quella del Ghetto passando
per quella delle campagne dei Castelli, proposte da locali che “per farsi interpreti e
garanti della cultura enogastronomica romanesca, hanno attivato rapporti commerciali
con le diverse imprese produttrici e artigiane
del territorio così da poter rivendicare a ragione, la specificità e l’autenticità di Roma in
tavola” conclude Aldo Mattia.
Per chi, dopo aver gustato ed apprezzato le
ricette romane, volesse cimentarsi nel prepararle a casa propria, nei ristoranti che hanno
aderito alla manifestazione saranno disponibili dei volumetti
che raccolgono le varie ricette,
con ingredienti e modalità di
preparazione.
I dettagli dei vari appuntamenti
sono illustrati nel sito dedicato
alla manifestazione, che per questa sua seconda edizione si propone anche un nuovo importante
obiettivo: il mettere in risalto le
caratteristiche di cinque prodotti
del paniere agroalimentare locale, ovvero l'abbacchio, il pecorino, la ricotta,
le olive da Mensa e l'olio sabino. “Cinque eccellenze che saranno protagoniste – si legge
nel comunicato stampa di presentazione –
non solo nei piatti dei menù di Romanesco,
ma anche nei negozi di Roma in Tavola, l'iniziativa collegata alla rassegna che coinvolge
una serie di esercizi di gastronomia della
città”. Non resta che approfondire dunque, e
soprattutto gustare!
Cristina Di Giorgi
IL FENOMENO, GIÀ MOLTO DIFFUSO ALL'ESTERO, STA PRENDENDO SEMPRE PIÙ PIEDE ANCHE NEL NOSTRO PAESE
Social eating: stasera si cena da me
Tante le piattaforme on line sulle quali prenotare il proprio posto
a eventi culinari e artistici, condividendo interessi e risparmio
ibo e cultura. Un binomio che molto spesso
crea particolari alchimie, che coinvolgono
e attirano sempre più persone. Quando
poi al quadro complessivo – di volta in volta diverso – si uniscono anche gli ingredienti della
condivisione e della novità, il successo è decisamente assicurato. Come nel caso del Social
eating. Il fenomeno, da tempo diffuso all’estero
e ora sempre più apprezzato anche in Italia,
consiste nell’aprire spazi domestici privati a
sconosciuti con cui si entra in contatto per
mezzo dei social media. In pratica si organizza
un evento che unisce convivialità, cibo e interessi
vari; lo si pubblicizza in rete, si raccolgono le
adesioni e il gioco è fatto.
“Le cucine aperte dei social eating - scrive
Laura De Carolis su Eidos – offrono ai partecipanti
pranzi, cene, brunch, colazioni o aperitivi, con
prenotazione/iscrizione on line e un contributo
economico. Ogni evento ha un menù, un programma, la presentazione di artisti o scrittori e
un numero massimo di partecipanti, stabilito
C
da chi organizza e ospita la serata anche in
base alle dimensioni della propria casa. Non
solo cene quindi, ma anche spettacoli teatrali,
musicali e incontri a tema”.
Si tratta quindi di eventi che uniscono la possibilità
di fare nuove conoscenze con il gusto di assaporare piatti magari particolari o tradizionali,
condividendo con perfetti sconosciuti passioni
ed interessi culturali. Un’idea che, in un periodo
di crisi come l'attuale, consente – sia per chi organizza sia per chi partecipa - di unire l'utile al
dilettevole, ovvero il fare un'esperienza insolita
ed originale con il risparmiare tempo e denaro.
Le piattaforme virtuali legate a questo nuovo
fenomeno sono diverse: tra esse “Gnammo”,
un social network interamente dedicato ad
eventi culinari casalinghi che mette in contatto
appassionati di tutta Italia. Tra le altre, ognuna
con caratteristiche e scopi particolari, vi sono
poi: “Le cesarine”, associazione culturale che
riserva agli iscritti la partecipazione ad eventi
ristretti legati alla promozione e mantenimento
delle tradizioni culinarie locali; “Cene romane”,
una community dedicata alla Capitale e rivolta
principalmente ai turisti, che comprende anche
corsi di cucina e visite guidate ai quartieri della
città; “Ploonge” (dall'inglese 'tuffarsi'), che permette di organizzare e prendere parte non solo
a cene e pranzi, ma anche brunch, feste in
hotel, musei e ville. E ancora: “Ma'hidden kitchen
supper club” (mailing list riservata che comunica
solo ai primi otto prenotati il luogo ed il menù,
di volta in volta diverso), “Elle cuisine” (Como),
“Homemade 54” (Milano), “New gusto”, “Bon
appetour” (che consente di cucinare insieme
ai padroni di casa), “Social dining Italia” e tante
altre. E se c'è chi protesta, denunciando il fenomeno del social eating (definito una dannosa
forma di abusivismo, da limitare e controllare,
sia fiscalmente sia quanto alle norme di sicurezza
e di tutela dei lavoratori), la curiosità dei sempre
più numerosi partecipanti sembra comunque
CdG
in crescita.
Pittsburgh: cibo e politica
al “Conflict Kitchen”
È il “Sublimotion” il ristorante
più costoso del mondo
L’insolito locale serve solo piatti tipici dei paesi anti-statunitensi
Ibiza: esperienze multisensoriali per 2000 dollari a pasto
a cucina unita all’attualità e alla politica, in particolare quella relativa agli scenari bellici in cui
sono coinvolti gli Stati Uniti: è questa la ricetta
che fa del Conflict Kitchen (questo l’assai indicativo
nome del ristorante) un locale decisamente fuori dal
comune. Ai loro avventori, i gestori dell’insolita
“cucina” (che si trova a Pittsburgh, in Pennsylvania)
propongono e servono esclusivamente menù composti
da piatti tipici legati alla tradizione culinaria ed
alimentare di paesi in conflitto con gli Usa. Alla
ricerca enogastronomica sono inoltre associati l’immagine e la cucina del ristorante, oltre alla proposta
L
di approfondimenti sul paese specifico preso in considerazione in quel momento. Caratteristica richiesta,
la sussistenza di “cattive relazioni” con gli Stati Uniti.
Fino ad ora sono stati presi in considerazione Cuba,
Afghanistan, Venezuela ed Iran.
“L’idea - si legge in un articolo di ‘Notizie dal mondo’
- è quella di stimolare il dibattito su paesi che in
realtà la gran parte degli americani conosce in modo
molto superficiale e di spingere quindi a una discussione
sulla retorica della politica e sulle semplificazioni dei
media. La convinzione è che la conoscenza reciproca
CdG
possa aiutare a migliorare le relazioni”.
i chiama “Sublimotion” ed è il ristorante più
costoso del mondo: chi vuole infatti pranzare o
cenare in questo particolarissimo locale di Ibiza
(situato all’interno dell’Hard Rock Hotel), deve essere
disposto a sborsare una cifra considerevole: 2000
dollari a persona per pasto.
A rendere decisamente fuori dall’ordinario i pranzi al
“Sublimotion” (e a giustificarne i prezzi) è il concept
attorno al quale il progetto è stato realizzato: all’interno
sono infatti ammessi soltanto dodici commensali
per volta e la cena è pensata per essere un’esperienza
multisensoriale, fatta di piatti insoliti e atmosfera de-
S
cisamente unica, con giochi di luce e cura dell’ambientazione.
A condurre, dalla cucina, questo esclusivo ristorante,
c’è il celebre cuoco Paco Roncero, che ha definito il
“Sublimotion” come il suo sogno che diviene realtà.
Un’idea che il noto chef ha detto di aver realizzato
non solo grazie alla fortuna, ma anche e soprattutto
per l’impegno, l’entusiasmo e il duro lavoro. E anche
– ha aggiunto Roncero - per l’apporto “di altri professionisti, che hanno contribuito con la tecnologia,
il design, e lo studio del ruolo dei sensi”.
CdG
11
Domenica 1 giugno 2014
Sport
AL GIORNALE D’ITALIA L’APPELLO DELLA SQUADRA ABRUZZESE PER PORTARE AVANTI L’ATTIVITÀ AGONISTICA
Un hashtag per sensibilizzare:
#savelaquilarugby
Nonostante le vittorie in campionato, i giocatori rischiano di non poter arrivare fino alla fine
di Francesca Ceccarelli
del mondo, ma soprattutto facendo
seguito alle numerose richieste
pervenuteci di volerci dare un
contributo concreto abbiamo
aperto un conto corrente di squadra, con la collaborazione dell'Air
(Associazione Rugbisti Italiani),
per far confluire eventuali donazioni o fondi che saranno utilizzati
non solo per pagare i nostri stipendi ma anche quelli delle altre
persone che a vario titolo lavorano
in società( amministrativi ecc). Di
seguito gli estremi del suddetto
conto:
na mobilitazione partita
da Facebook e che sta raccogliendo sempre più sostenitori: un hashtag, #savelaquilarugby per la
squadra abruzzese. A un passo dal
ritorno in Eccellenza, è crisi nera
per la società neroverde che ha
ben poche certezze economiche
per il futuro. I giocatori chiedono
aiuto a società e sponsor dalle pagine del socialnetwork, in vista di
un futuro che potrebbe essere per
nulla roseo: gli stipendi, infatti, sono
fermi a dicembre e i soci del club
e gli sponsor sono ormai "latitanti".
Sessanta mila euro da reperire entro
10 giorni, l'impresa titanica di Iovenitti che però sembra essere
l'ennesima azione tappabuchi che
non risolverebbe certo il problema
più grande, l'organizzazione e i soldi
per la prossima stagione.Nel frattempo il colosso farmaceutico Dompé che ha sede all'Aquila ha fatto
l'ingresso tra gli sponsor neroverdi,
in vista della prossima stagione.
U
“Salve, scrivo a nome dei giocatori
de L'Aquila Rugby 1936. Abbiamo
creato l'hashtag #savelaquilarugby
per sensibilizzare i tifosi e gli sportivi sulla situazione di estremo disagio che il nostro gruppo sta vivendo. Senza stipendio dal mese
di dicembre, con grandissimi sa-
crifici, abbiamo portato a termine
sino ad oggi la stagione con ottimi
risultati sportivi: vincitori della regoular season con 17 vittorie, 4
pareggi e una sconfitta, qualificati
per la finale valevole per la promozione in Eccellenza, campionato
di massima serie italiana. E' nostra
intenzione puntualizzare la situazione economica e di estremo di-
sagio in cui versiamo noi giocatori,
soprattutto i compagni non aquilani,
non avendo mezzi per poterci sostenere. Vista la numerosa partecipazione da tutta Italia e altre parti
INTESTAZIONE C/C
AIR - Associazione Italiana Rugbysti
IBAN
IT 32 D 03015 03200 000000085949
BIC SWIFT
(per i bonifici internazionali)
UNCRITMM
CAUSALE
Save L'Aquila Rugby.
Aspettando la partecipazione degli
eventuali "sostenitori" ci concentriamo questa settimana per poter
dare il meglio nell'ultima partita
e dimostrare ancora l'impegno
dedicato nell'intera stagione.
Ringrazio per l'attenzione che ci
vorrete dedicare e porgo a nome
di tutti i miei compagni i nostri più
cordiali saluti.
il portavoce
Francesco Palmisano”
A PARMA NASCE UN CENTRO TECNICO FEDERALE D’ECCELLENZA
Tutto pronto per la “Cittadella”
La costruzione è ospitata nel paese di Moletolo presso l’Ernesto Ceresini
n sogno che diventa realtà. Accadein
provincia di Parma dove è stata inaugurata
la “Cittadella” del Rugby, il centro tecnico
federale all’interno di una struttura di assoluta
eccellenza, realizzata a Moletolo, nel Centro
sportivo “Ernesto Ceresini”.
Grazie ad una convenzione fra Comune e Federazione Italiana Rugby, la struttura di Moletolo
è stata ampliata e riqualificata, tanto da diventare un centro tecnico destinato ad ospitare
uffici della Federazione, stage e allenamenti
della Nazionale, gare delle Nazionali giovanili,
attività promosse dalla FIR, oltre che proporsi
come una preziosa risorsa per il mondo sportivo locale.
Per effetto della convenzione è stata realizzata
la nuova tribuna nord dello stadio, è stata collocata la tribuna temporanea a sud inoltre
sono stati costruiti gli uffici della Federazione,
gli spogliatoi e due campi regolari da rugby
in erba sintetica. La gestione dell’intera struttura
è stata affidata dal Comune alla Federazione
Italiana Rugby.
Lo stadio ospita anche le partite internazionali
di Celtic League della squadra delle Zebre.
La Cittadella è il secondo stadio cittadino,
dopo lo stadio Ennio Tardini, e dispone ora di
una capienza di 5.000 spettatori. Infatti qui si
stanno già disputando le partite del Campionato Europeo e saranno ospitati gli stage della
U
nazionale maggiore e delle squadre nazionali
giovanili. Si tratta di una delle migliori strutture
per il rugby presenti in Italia: la FIR ha fatto
un investimento notevole, non lontano dai due
milioni di euro, e gestisce l’intera Cittadella a
costo zero per il Comune.
Il Presidente nazionale della FIR Alfredo Gavazzi ha definito quella di Moletolo “una delle
strutture migliori d’Italia, con un bello stadio
e 4 campi di cui due in sintetico, tutti dedicati
al rugby”.
Emozionatissimo Giancarlo Dondi, che gestisce
la struttura e la vive tutti i giorni:””E’ stato un
tragitto lungo e irto di difficoltà – ha affermato
il presidente onorario FIR - passato attraverso
due amministrazioni e con in mezzo il Commissario, che ha voluto la conferma di questo
straordinario progetto, nel quale la Federazione,
insieme al Comune, è intervenuta in modo significativo. La Cittadella oggi è realtà – ha
concluso ringraziando tutti gli attori dell’operazione – ed è davvero bella e funzionale:
quando guardo fuori da queste finestre e
vedo i ragazzi giocare, mi rassereno”.
Nell’anno 2012 la realizzazione della Cittadella
fu fra le poche nuove opere pubbliche per le
quali il commissario straordinario decise di
mantenere il finanziamento, sia in considerazione dell’effetto positivo indotto dalla presenza
a Parma del Centro Tecnico Federale (una
specie di Coverciano
del rugby), sia per il significativo peso del cofinanziamento FIR, che
avrebbe dotato al città
di due campi moderni
in sintetico utilizzabili in
tutte le stagioni.
Sempre nell’anno 2012,
l’attuale Amministrazione ha proposto alla FIR
– in quanto ente di diritto
pubblico rappresentativo di tutto il movimento
della palla ovale - una
convenzione per la gestione di tutte le strutture
legate al rugby (lo stadio, i due campi in sintetico e i due campi in erba). La Federazione
ha accettato la proposta, accollandosi le utenze
e gli oneri di gestione del complesso, riservandosi ovviamente la priorità nell’utilizzo
degli impianti, per i quali comunque resta
garantita una quota di uso pubblico riservato
al Comune o a manifestazioni indicate dal
Comune; in capo alla stessa FIR rimane l’impegno di utilizzare le strutture per valorizzare
il movimento rugbistico parmigiano, nell’ambito dei suoi compiti federali.
Inoltre la FIR si obbliga a versare al Comune
200.000 euro in un’unica soluzione a titolo di
canone anticipato per le strutture affidate in
gestione per il periodo previsto dalla convenzione, 20 anni per i campi, un tempo più
lungo per la palazzina sede FIR, oggetto della
precedente convenzione di costruzione. A
questo punto lo stadio è agibile e può contare
su un numero di posti a sedere pari a 5.000
adeguato per ospitare manifestazioni, sportive
F.Ce.
e spettacolari, di assoluto rilievo.
Domenica 1 giugno 2014
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Cultura
DAL ROMANZO PIÙ LEGGERO AL LIBRO PIÙ IMPEGNATO, LE NOVITÀ E I CLASSICI CHE NON TRAMONTANO MAI
Letture per l’estate/ 2
La rubrica domenicale con i nostri suggerimenti per
trascorrere i momenti di libertà concedendosi un po’
di svago ma anche tenendo la mente sempre attiva
ALLE RADICI DI UNA COMUNITÀ
a nostra rubrica “Letture per l'estate” prosegue con la recensione un volume dedicato ad uno dei più grandi politici della
nostra storia, Giorgio Almirante. La recentissima
biografia dedicata allo storico segretario del
Movimento Sociale, scritta da Gigi Montonato e
pubblicata dalla Eclettica edizioni (aprile 2014),
parte dall'identificazione del Capo con il partito
da lui diretto: “Almirante fu il MSI e il MSI Almirante. Quel che si dice per l'uno, vale per l'altro”.
Sulla base di tale assunto, l'autore – giornalista
e docente di materie storico-letterarie negli
istituti superiori – accompagna il lettore in un
viaggio che, attraverso diverse questioni e sequenze tematiche, si articola in due percorsi: “Il
primo – scrive Montonato nella nota critico editoriale che precede il testo – vede Almirante all'interno del Msi e delle sue vicende burrascose;
nel secondo la vita di Almirante incrocia la storia
politica italiana di gran parte del Novecento fino
al 1988, anno della sua morte”.
Sulla base di fonti sia giornalistiche, parlamentari
e di partito, sia storiografiche, politologiche e
memorialistiche, le circa duecento pagine dell'interessante volume di Montonato forniscono
un ritratto del grande ed amato Segretario che
mette in luce molte delle diverse fasi della sua
L
Giorgio Almirante,
L’italiano d’Italia
Nuova interessante biografia dedicata al segretario del
Msi, per capirne luci e ombre e per ripercorrerne l’eredità
parabola umana e politica. E non tralascia la
trattazione di aspetti d'ombra che, “come in genere nel profilo biografico di un politico o di un
partito, rendono qualsiasi lavoro che lo riguardi
come un edificio in costruzione. L'importante è
che questo edificio lasci gli appoggi ai successivi
costruttori per essere continuato” conclude l'autore.
E questo stesso ragionamento vale (o dovrebbe
valere) per le idee alla base dell'azione politica
di Almirante, l'Italiano d'Italia, fascista, missino e
leader. Oltre che abilissimo oratore, giornalista
e politico rispettato anche dai suoi “nemici”.
Traendo le fila di tutti questi aspetti, trattati in altrettante parti di questa biografia, Montonato si
chiede, nell'ultimo capitolo, se Almirante è un
vincitore o un vinto, anche alla luce di ciò che è
stato fatto dell'eredità politica lasciata a chi è
venuto dopo di lui. E la risposta viene dalle sue
stesse parole, tratte da una delle ultime interviste
rilasciate dal Segretario poco prima della sua
morte. A chi gli chiedeva se non era dispiaciuto
per aver lasciato agli avversari spazi che dovevano
e potevano essere del suo partito, Almirante rispose: “Quando vedi la tua verità fiorire sulle
labbra del tuo nemico, devi gioire, perché questo
è il segno della Vittoria”. Parole senz'altro vere e
fiduciose. Che lasciano però una sensazione di
amarezza (per i tempi attuali) mista a speranza
per il futuro: perché forse l'eredità ideale di Almirante può ancora essere trasformata in qualcosa
Cristina Di Giorgi
di reale e attuale.
STORIA D'AMORE, CORAGGIO E AMICIZIA NELLA FIUME IRREDENTA
impresa dei legionari dannunziani,
la vita a Fiume nel periodo della Reggenza del Carnaro, la politica, le avventure, il cuore e l'animo di Uomini che
hanno creduto nello spirito rivoluzionario e
nell'Amicizia. E le loro vicende personali,
che si intrecciano con gli avvenimenti storici
in un tutt'uno che fa di “Le stelle danzanti. Il
romanzo dell'impresa fiumana” un libro che
merita di essere letto non solo per trascorrere
qualche ora piacevole, ma anche per conoscere e lasciarsi coinvolgere da un periodo
di cui anche molti giovani ribelli di oggi
avrebbero voluto essere parte.
Gabriele Marconi è quindi riuscito, traendo
dalla sua fantasia personaggi per la maggior
parte inventati, ma assolutamente verosimili
in riferimento alla cornice storica in cui ha
inserito gli eventi del suo romanzo, a scrivere
un'opera che coinvolge ed emoziona. E che,
grazie al suo stile diretto e appropriato, porta
chi legge direttamente all'interno dei fatti e
nell’atmosfera del periodo.
Giulio e Marco, due Arditi che hanno fatto
amicizia al fronte, nei giorni della Vittoria
alla fine della Grande guerra si ritrovano a
Trieste per andare a trovare Daria, una crocerossina di cui sono entrambi infatuati. Rientrati ognuno a casa propria, si trovano a vivere
il senso di inquietudine e disagio vissuto dai
combattenti, ostacolo quasi insormontabile
L’
Le stelle danzanti
Il romanzo di Gabriele Marconi racconta le vicende dei giovani
legionari che seguirono D’Annunzio nella sua Impresa
per il ritorno a una vita “normale”.
Per vie diverse, si ritrovano a Fiume, che in
quel febbraio 1920 è “un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri d’ogni parte d’Europa affollano la città,
chi in buona fede e chi per rimestare nel torbido. Il clima è rivoluzionario-libertino”.
Giulio e Marco, ai quali si aggiungono via via
altri personaggi, vivono l'avventura fiumana
intensamente, fino al Natale di sangue. Con
la passione e volontà d’azione che caratterizzò
tutti i giovani legionari che seguirono D'Annunzio a Fiume, una città che in poco tempo
di trasformò in un laboratorio rivoluzionario
che segnò i primi decenni de Novecento. La
scintilla creata dalla presenza di tanti giovani
e tanti artisti trasforò quella che era iniziata
come un’istanza di rivendicazione nazionale
in qualcosa di diverso e straordinario. Qualcuno ha paragonato l’esperienza fiumana alla
più recente rivolta del Sessantotto, proprio
per l’adesione concomitante di ragazzi e in-
telettuali. In verità ci fu una differenza sostanziale, come ricorda Marconi: “Nel ’68, gli
artisti che firmavano manifesti incendiari in
appoggio alla lotta armata (e che ancora
oggi fanno i maestri della cultura italiana), lo
facevano bevendo champagne al caldo dei
salotti borghesi; mentre quelli che andarono
con D’Annunzio a Fiume furono artisti da
prima linea, esempi di coerenza, coraggio e
carattere”.
E se il Vate “fu l'interprete ispirato di uno
slancio d'amore che non ha eguali nella storia
- si legge nella quarta di copertina - i protagonisti assoluti di quell'avventura furono i
tantissimi giovani che, disertando o scappando
di casa, si riversarono nella città irredenta e
là rimasero per oltre un anno. L’età media
dei soldati che, da soli o a battaglioni interi,
parteciparono all’Impresa fu di ventitré anni.
Il simbolo di quell’esperienza straordinaria
furono le stelle dell’Orsa Maggiore, che nel
nostro cielo indicano la Stella Polare”. Le
IL GRANDE CLASSICO DI ALEXANDRE DUMAS
no dei libri che, tra i grandi classici della
letteratura mondiale, rappresenta un esempio
di genio assoluto della scrittura è senz'altro
“Il conte di Montecristo” di Alexandre Dumas. Se
i lettori meno avvezzi possono forse spaventarsi
di fronte alla mole del volume, chi decide, nonostante le diverse centinaia di pagine, di avventurarsi
tra i capitoli dello scrittore francese, ne viene magicamente avvolto e coinvolto.
La trama della storia è nota: il protagonista,
Edmond Dantes, sogna di coronare il suo amore
con la bella Mercedes. Ma la loro felicità, che
sembra a portata di mano, suscita invidie e gelosie
che, tradotte in un efficace tranello, portano all'arresto e alla condanna di Edmond, che viene segregato nella prigione isola di If. Dove rischia di
impazzire, se non fosse per l'incontro con uno
strano vecchio, Faria, che gli rivela il nascondiglio
di un inestimabile tesoro. Quando, avventurosamente, Emond riesce a fuggire, si reca nel luogo
indicato da Faria. E grazie alle ricchezze di cui
U
Sulle orme
di Edmond Dantes
Il Conte di Montecristo, nel suo intreccio di vicende e
personaggi, percorre l’intera gamma dei sentimenti umani
entra in possesso, si trasforma nel misterioso
Conte di Montecristo, e in altri personaggi (come
l'abate Busoni) che agiscono conformemente a
un piano pensato per ottenere un'agognata vendetta.
Tra incontri emozionanti con persone del passato
di Edmond, nuovi amici e avventure d’ogni tipo,
l'avvincente racconto - tratteggiato con un'attenzione
per i particolari e una profondità psicologica dei
personaggi che ne fanno un autentico capolavoro
- si dipana tra colpi di scena e curiosità fino al
sorprendente finale. Che non mancherà di stupire
e di appassionare anche coloro che vi si accostano
dopo aver visto le varie trasposizioni cinematografiche dell'opera (celebre e ben fatta quella interpretata da Gerard Depardieu). Un libro adatto a
tutti, da non perdere!
CdG
stelle danzanti appunto che, come viene ricordato nell’incipit del romanzo citando Nietzsche, solo dal caos possono nascere. Un caos
vitale e fertilissimo come fu quella città in
CdG
quei giorni indimenticabili.
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