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Hai firmato la petizione
contro l’ideologia gender nelle scuole?
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DIFENDI
DIFENDI
IL FUTURO DEI TUOI FIGLI
E DEI TUOI NIPOTI
IL FUTURO DEI TUOI FIGLI
E DEI TUOI NIPOTI
Associazione ONLUS
Associazione ONLUS
#quotidiano contro i falsi miti di progresso
€ 1,50 | Anno 1 | Numero 2 | Mercoledì 14 gennaio 2015 | Santo del Giorno: San Felice da Nola, Confessore e martire |
|
14 gennaio 1524 – Carlo V impone le sue condizioni a Francesco I (tra
queste la cessione in ostaggio dei figli); 1784 – Il Congresso US ratifica il Trattato
di Parigi - finisce la Guerra d’indipendenza americana; 1900 – la Tosca di Puccini
viene rappresentata a Roma per la prima volta; 1954 – Marilyn Monroe sposa
Joe DiMaggio; 1976 – Esce in edicola il primo numero di La Repubblica;
2000 – Un tribunale US condanna cinque croati bosniaci per l’eccidio di più di
cento musulmani (1993).
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#CULTURA |
HO PIANTO
E HO RISO MOLTO
QUAL È
LA MINACCIA
ALL’OCCIDENTE
#CHIESA |
di PAOLA BELLETTI| pag. 4
di GIUSEPPE PERRI | pag. 6
di don FABIO BARTOLI | pag. 5
#STORIE |
Grazie
presidente
LA SPLENDENTE
LUCIDITÀ
DI CHESTERTON
G
iorgio Napolitano lascia oggi la
presidenza della Repubblica. È
stato il più longevo capo dello Stato
in sette decenni di storia post-monarchica. E c’è chi l’ha dipinto proprio
come un re. Sicuramente dal 2011,
con l’arrivo del governo Monti, ha
svolto un ruolo che è andato anche oltre le sue prerogative istituzionali. Ha
rappresentato un punto di riferimento
politico mentre in Parlamento le beghe tra i partiti facevano somigliare
l’Italia a una barca ingovernabile. Non
tutto quello che ha fatto è condivisibile, sui temi della vita che più ci stanno
a cuore ha sbagliato, ma resta un fondo di gratitudine per l’opera compiuta.
IL VIAGGIO IN ASIA |
#Francesco: «Basta equivoci»
Il Papa, nel suo discorso sul dialogo interreligioso tenuto a Colombo, chiede parole di
chiarezza prive di qualsiasi ambiguità in particolare ai capi delle varie fedi riuniti insieme a lui.
È solo questa la via, peraltro stretta, che conduce a un orizzonte di pacificazione
IL PAPA
E L’ORRORE
DEL CALIFFO
di Mario Adinolfi
I
l viaggio di Francesco in Sri Lanka si sta
rivelando carico non solo dei meravigliosi colori che persino le foto che vi offriamo nelle nostre pagine interne rendono
evidenti, ma anche carico di significati per
molti inaspettati. Con la morbidezza dei toni
che è congeniale alla sua comunicazione
Papa Bergoglio si è incamminato sulla strada più stretta: quella dell’enfatizzazione del
valore del dialogo interreligioso a partire
da un’affermazione netta e rispettosa delle
identità di ciascun credo, con un richiamo
però fortissimo a chiudere la stagione delle
ambiguità nel rapporto con la violenza.
Se si pubblicano
le immagini di un ragazzino
che spara alla testa dei
prigionieri siamo oltre
l’indicibile
Quelle di ieri sono state parole che non
lasciano spazio ad interpretazioni. Dice il
Santo Padre: “Per il bene della pace, non si
deve permettere che le credenze religiose
vengano abusate per la causa della violenza o della guerra. Dobbiamo essere chiari e
non equivoci nell’invitare le nostre comunità a vivere pienamente i precetti di pace e
convivenza presenti in ciascuna religione e
denunciare gli atti di violenza quando vengono commessi”.
Il Pontefice non è ispirato solo dagli avvenimenti violenti e mediaticamente molto forti
degli ultimi giorni: è il grido di cento milioni
di cristiani perseguitati che sale fino a lui. E
il Papa ora pretende parole chiare proprio
da parte dei capi religiosi. Si fa fatica a credere che non ci sia un riferimento diretto
ai capi islamici, alcuni dei quali evidentemente mantengono atteggiamenti equivoci
anche dopo gli ultimi fatti.
CINEMA |
La via scelta da Francesco, lo ripetiamo, è
stretta: mette insieme dialogo, identità,
nettezza nella condanna di ogni fondamentalismo violento. Ma proprio perché è stretta pare l’unica logicamente percorribile in
una condizione di estrema difficoltà come
quella attuale, dove personalità che pure
cercano di ammantarsi di un ruolo religioso
hanno ormai avviato un processo di avvelenamento dei pozzi del dialogo. Il veleno
della violenza, non solo fisica, ma che deriva anche dall’omertà e dal silenzio complice deve trovare un antidoto.
Papa Francesco ancora una volta senza
suscitare particolare clamore lavora all’antidoto e forse lui stesso lo è. Anche per
questo ha rifiutato un inasprimento delle
misure di sicurezza a protezione della sua
persona e del Vaticano, quando pare evidente che piazza San Pietro potrebbe essere un obiettivo simbolicamente e mediaticamente molto ghiotto per l’estremismo
islamico di ogni fatta. Ma non si devono costruire muri e Bergoglio anche da Papa resta
con l’umiltà tutta pastorale del cardinale di
Buenos Aires che va in ufficio prendendo la
metropolitana. Non permette la crescita di
pericolosi diaframmi e anche in questo dimostra la scelta coraggiosa di percorrere la
via stretta.
Che è, crediamo che ormai sia chiaro a tutti,
l’unica percorribile.
14 GENNAIO 2015
E L’ITALIA
VOLTÒ
PAGINA
Si chiude nello stesso
giorno il novennato di Giorgio
Napolitano al Quirinale e il
semestre di guida italiana
dell’Europa.
M
atteo Renzi, parlando ieri all’Europarlamento, ha dichiarato di
dover “scappare” a fare le riforme. In realtà è scappato a Roma per avviare le grandi danze che porteranno ad un
nuovo inquilino del Quirinale il cui nome
con grande probabilità lui ha già in mente.
Resta comunque l’occasione per l’Italia di
aprire una nuova pagina della sua storia
>> a pag. 2
Domani Francesco arriva nelle Filippine, il Paese con il più alto
tasso di cattolici dell’intero continente asiatico. Il percorso di
pace toccherà un’altra tappa decisiva
#EDITORIALINO |
#ALLARME |
QUEL BIMBO
CHE UCCIDE
TENERE ALTA
LA GUARDIA
di HASHTAG
È un dato particolarmente evidente dopo
aver visto le immagini, che ci rifiutiamo di
pubblicare su questo giornale, di un ragazzino che spara in testa a uomini di origine
kazaka accusati di essere spie russe. Il filmato choc postato in rete dai profili internettiani che fanno riferimento all’ISIS producono un’altra puntata della soap opera
dell’orrore costruita dal califfo Al-Baghdadi.
L
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Come si può rispondere addirittura al sangue versato per mano di un bambino? Davvero l’unica strada su cui ci si può incamminare è quella indicata da Francesco in un
viaggio in Asia che sta assumendo i contorni
di un orizzonte profetico che cura il male di
credenti e non credenti, dei cattolici e dei
fedeli di altre religioni.
#EXODUS PER VEDERE
SUL GRANDE SCHERMO
DIO CHE TRAVOLGE
e immagini di un ragazzino che spara
alla testa di prigionieri kazaki messe
in rete dai profili social dell’ISIS richiamano un orrore senza pari. Eravamo
stati raggiunti negli scorsi giorni dalle notizie di bambine usate come kamikaze da
Boko Haram in Nigeria. Non aver visto ci
aveva quasi tranquillizzati in una dimensione inconscia. Ora l’orrore vero è materializzato davanti ai nostri occhi. Neanche
l’innocenza viene risparmiata.
17 Gennaio 2015
necessario rispetto alla città di Roma
continuare a tenere alta la guardia.
L’allarme provocato dai fatti di Parigi non è svanito anche se continuano ad
arrivare voci tranquillizzanti che hanno
l’evidente obiettivo di non seminare panico tra la popolazione della capitale.
Obiettivo senz’altro condivisibile, ma occorre anche essere realistici. Il messaggio
che arriva dal Vaticano, che giustamente
non vuole alzare né steccati né muri di
sicurezza, va temperato con le ragioni
dell’intelligence più accurata. Noi nella
nostra redazione quando saliamo le scale
ci guardiamo le spalle.
è
Associazione ONLUS
Siamo andati a una anteprima del kolossal che ha provocato
mille polemiche in tutto il mondo. Una potenza visiva che lascia
senza parole e interroga.
di Costanza Miriano
POLITICA |
È bello ricordare che, quando serve, il Dio che si è fatto bambino povero ed è morto mitemente in croce è anche il Dio degli eserciti. Quando noi gli chiediamo seriamente aiuto
contro il nostro peccato lui travolge cavallo e cavaliere. E se qualcuno commette una grave ingiustizia contro di noi facciamoci difendere solo da lui, che è sicuramente l’avvocato
migliore su piazza, e quando serve, l’ho sperimentato, è anche il generale più abile. Se si
incacchia sistema le cose per bene.
>> a pag. 2
ore
15:00
DIFENDIAMO IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI
E DEI NOSTRI NIPOTI
Stiamo vivendo un’emergenza educativa: nelle scuole si vuole persino imporre la
pericolosa ideologia del gender!
AUDITORIUM
TESTORI
Piazza Città di Lombardia, 1
MILANO
Per questo ProVita, l’Ass. Italiana Genitori, l’Ass. Genitori delle Scuole Cattoliche,
il Movimento per la Vita e Giuristi per la Vita, hanno lanciato questa petizione
propositiva al Ministro dell’Istruzione, nonché al Presidente della Repubblica e al
Presidente del Consiglio, affinché i nostri figli possano trovare nella scuola progetti
educativi giusti, in armonia con i diritti della famiglia e con le istanze etiche.
Per firmare la petizione sull’educazione affettiva e sessuale
nelle scuole vai su www.notizieprovita.it
Fermiamo assieme l’ideologia gender nelle scuole!
Mercoledì 14 gennaio 2015 |
Semestre e novennato #addio
Oggi l’Italia prova a voltare pagina. Si è chiuso con il discorso di Matteo Renzi
all’Europarlamento il semestre di presidenza, mentre oggi arriveranno le dimissioni di Giorgio
Napolitano. Questo 14 gennaio 2015 è il giorno in cui può cominciare una storia nuova.
di Mario Adinolfi
Q
uesto 14 gennaio 2015 lo ricorderemo a lungo perché è il giorno
in cui si chiude il novennato alla
presidenza della Repubblica di Giorgio
Napolitano a ventiquattro ore di distanza
dalla fine del semestre italiano di presidenza europea. Il premier Matteo Renzi
nel suo discorso all’Europarlamento ha
dichiarato di voler “scappare” a fare le riforme. In realtà doveva scappare a Roma
per cercare di mettere ordine in quel
Palio di Siena che è la corsa al Quirinale. Secondo quanto ci dicono in molti il
presidente del Consiglio ha già deciso il
nome del successore di Napolitano, ma
neanche sotto tortura lo rivelerebbe perché il suo piano avrà successo solo se
riuscirà a farlo eleggere entro il quarto,
massimo quinto scrutinio. Dunque ora il
gioco è quello di bruciare i candidati che
più possono far da ostacolo a quello che
ha in mente Renzi, con una serie di mosse tattiche che caratterizzeranno per le
prossime due settimane almeno il panorama politico italiano.
In realtà bisognerebbe riuscire ad avere
uno sguardo d’insieme un po’ più ampio,
perché davvero questo 14 gennaio 2015
può essere l’occasione per l’Italia per voltare definitivamente pagina. I nove anni
della presidenza Napolitano sono stati politicamente convulsi e il panorama
è drasticamente cambiato se pensiamo
ai giorni primaverili del 2006 in cui l’ex
esponente comunista salì al Quirinale.
Non sembrano trascorsi nove anni ma una
vera e propria era geologica. Pensate, nel
2006 non esisteva il Partito democratico,
Matteo Renzi era appena stato eletto presidente della provincia di Firenze e non lo
conosceva praticamente nessuno, Prodi
vincicchiava le elezioni e Berlusconi si
preparava ad abbatterlo alle elezioni del
2008 con una maggioranza parlamentare di cui praticamente nessun governo repubblicano aveva mai goduto. Alle
elezioni di cinque anni dopo nel 2013 un
Pd dato per vincente veniva battuto nelle
urne in Italia dal neonato movimento di
Beppe Grillo.
Nella fase (breve) del governo Letta così
come con il precedente governo Monti il presidente Napolitano ha svolto una
funzione di fatto politica regnante. Poi
all’inizio del 2014 lo scettro è finito nelle
mani di Matteo Renzi che, forte di un risultato delle europee inimmaginabile alla
vigilia, ora può permettersi di far eleggere
un vero presidente di garanzia senza reali
funzioni di guida politica. Almeno fino a
quando non dovesse palesarsi una nuova
crisi politica, magari causata dall’aggravarsi della crisi economica. Sono scenari per ora però ancora poco prevedibili.
Quello che accadrà è che da domani si
darà la caccia al nome segreto che Renzi
serba nel suo cuore. Non è un nome che
scalderà i cuori, ci verrebbe da pensare.
Perché dovrà essere ligio al volere del
presidente del Consiglio, che certo non
cederà quote di sovranità verso il nuovo
inquilino del Quirinale.
duta comune con i cinquantotto delegati
delle Regioni per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Anche i seguaci
di Raffaele Fitto nel centrodestra sognano di essere determinanti, ma la verità è
che il premier proverà a imporre una “pax
renziana”, come tutti i veri imperatori.
Se eleggeranno il nuovo Capo dello Stato entro il quinto scrutinio l’operazione
sarà riuscita, altrimenti verrà dichiarata
tristemente fallita. Ma allora la vendetta
di questo “imperatore” neoquarantenne
potrebbe essere pesantissima e immediatamente tramutata in elezioni politiche
anticipate.
Comunque andrà a finire oggi, 14 gennaio
2015, in qualche modo l’Italia volta pagina.
Speriamo sia in grado di farlo davvero. n
Da oggi, 14 gennaio 2015, osserviamo
con attenzione come evolverà il quadrò
politico complessivo. Le varie minoranze
proveranno a dimostrarsi decisive: gli oppositori interni di Renzi nel Pd sognano di
inchiodare il premier a una sorta di Vietnam parlamentare appena la presidente
Laura Boldrini convocherà come da dettato costituzionale il Parlamento in se-
#AUGURI REP.!
#quotidiano contro i falsi miti di progresso
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Organo dell’Associazione “Voglio la Mamma”
R oma al numero 235/2014 del 21 ottobre 2014
ISSN: 2420-8612
EDITORE: Social Network s.r.l.s. - Piazza del Gesù 47 - 00186 Roma
registrato al tribunale di
DIRETTORE RESPONSABILE: Mario Adinolfi [email protected]
STAMPATO DA Stampa quotidiana s.r.l. - loc. Colle Marcangeli - 67063 Oricola (Aq)
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Cara Repubblica,
anche se sono nata solo ieri, mentre tu tanti anni fa, ho
già imparato che siamo sorelle, perché siamo nate dagli
stessi genitori, cioè dal popolo e dall’editoria.
Proprio oggi ho scoperto una cosa buffa, sorellona: anche se tu hai tanti anni più di me, abbiamo i compleanni
attaccati. La mamma mi ha detto che tu sei nata proprio
trentanove anni fa, mentre in Italia stavano succedendo
tante cose brutte e difficili. Ma tu dici che i giornali nascono così? Che la mamma e il papà li fanno quando c’è
un momento difficile? Perché pure se non ho visto i tuoi
giorni, quelli in cui sei nata tu, anche i giorni in cui sono
nata io non mi sembrano tanto facili.
Comunque un compleanno è sempre un bel giorno, è un
giorno di festa, e quindi ti faccio gli auguri.
Sai che mi riesce proprio difficile immaginarti piccola come me, perfino neonata? Però la mamma dice che
davvero lo sei stata, e allora penso che un giorno magari
anch’io diventerò grande come te.
Quando sarò grande come te, però, vorrei essere sposata, come mamma e papà: tu hai avuto tanti fidanzati,
tutti belli, profumati e ben vestiti, ma perché non ti sei
mai sposata?
Questo se vuoi me lo dici un’altra volta. Adesso però
devo chiederti un’ultima cosa, perché la mamma mi ha
detto una cosa che proprio non riesco a credere: dice la
mamma che quando sei nata, nel 1976, ti ha messo addosso un gioiello che aveva comprato in Spagna, al País
– si chiamava “il garante dei lettori”. È vero? E adesso
dove ce l’hai? Me lo fai vedere?
Ah, non ce l’hai più... e come mai non ce l’hai più? L’hai
perso da qualche parte? O magari l’hai dato via in cambio di qualcosa? Nel caso, spero ne valesse la pena.
Io sono piccola e non capisco tante cose da grandi, però
quella mi sembrava una bella idea: magari ti avrebbe
aiutata a non fare quel pasticcio di Milano la settimana
scorsa (io stavo ancora nella pancia della mamma, ma
me l’ha raccontato papà): perché vai in giro a dire ai lettori cose che non sono vere? Mamma e papà mi dicono
che i giornali servono per raccontare ai lettori come le
cose sono andate veramente, perché magari la televisione e la radio non hanno tempo di farlo, e su internet
c’è così tanta roba che nessuno capisce niente. Perché
allora racconti cose che non sono mai accadute? Non è
che dici un po’ di bugie? Papà mi ha raccontato che hai
incontrato anche delle persone importanti, negli ultimi
tempi, e non hai raccontato alla gente le cose che quelli
ti dicevano veramente, ma quelle che tu volevi che la
gente pensasse. Le bugie non dobbiamo dirle noi piccoli,
ma non vuol dire che i grandi le possano dire, sorellona.
Che peccato che non ce l’hai più, “il garante dei lettori”,
forse ti aiuterebbe ad essere più buona – magari capita
pure che alla fine incontri uno che ti piace veramente e
te lo sposi.
Come dici? Perché non me lo faccio io, un garante dei
lettori? Mamma non c’è andata, al País quando mi aspettava, ma chissà che magari ci ritorni, un giorno...
Però io penso una cosa, sorellona. Forse non è la fine del
mondo aver perso quel gioiello che avevi da neonata,
anche se era una cosa bella: l’importante è non dire le
bugie ai lettori.
Tanti auguri per i tuoi 39 anni, Repubblica.
La tua sorellina
La Croce
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PS: posso chiamarti anch’io “Rep.”? Grazie.
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ASSOCIAZIONISMO |
I CIRCOLI VLM
A DIFESA
DELLA #VITA
Una forma di azione sul territorio contro i “falsi miti”
di Mirko De Carli
L
e sfide di oggi vedono la persona protagonista di un processo di commercializzazione drammaticamente violento.
Non parliamo di diverse visioni dei fondamentali della convivenza civile (come in buona
parte è stato per la battaglia delle sinistre per
il divorzio) ma di snaturamento complesso
dell’impianto dei diritti dell’uomo: la persona da soggetto inalienabile diventa oggetto
di compravendita. Di questo si tratta. E dobbiamo dirlo ad alta voce, senza mezze misure
o reticenze. Oggi stiamo assistendo ad una
consapevole e violenta campagna mediatica
volta a distruggere tutte le forme di socialità
diffusa (in primis la famiglia) che hanno tentato di proteggere,da duemila anni a questa
parte, la persona dal deplorevole regime di
schiavitù. Sì schiavitù. Perché un figlio che si
può comprare attraverso il pagamento di una
somma di danaro o un aborto post nascita
perché il figlio non è come i genitori lo vogliono non è altro che rendere quel soggetto
uno schiavo del Dio danaro. Niente più. E se
noi, mondo occidentale, andiamo dichiarando che è contro ogni diritto dell’uomo quello che accade in tanti paesi del terzo mondo dove la schiavitù è all’ordine del giorno,
come possiamo essere i promotori di simili
atti di violenza sulla vita dei neonati? Stesso
vale per pratiche come l’eutanasia. Un’incoerenza che noi, come circoli Voglio la mamma,
raccontiamo attraverso il continuo presidio
dei territori dove siamo presenti. Il nostro
compito è proprio quello di essere sentinelle
capaci di ‘squillare’ nel momento in cui atti
contrari alla dignità dell’uomo (riassunti nei
famosi venti punti del libro Voglio la mamma)
vengono perpetuati nelle città italiane. Nel
fare questo siamo diventati audaci comunità
a difesa della verità e della vita: incontriamo
altre realtà impegnate, nella chiesa e non, a
difendere i valori a noi più cari, realizziamo
momenti di incontro per confrontarci sopratutto con chi non ha ancora confidenza con
questi temi ‘essenziali’ ma sente l’urgenza
di approfondire... Insomma siamo comunità cristiane consapevoli, pronte a difendere
ciò che hanno di più caro. Lo abbiamo fatto
accompagnando Mario Adinolfi a Brescia,
davanti alle minacce ricevute da chi non la
pensa come noi. Lo abbiamo fatto a Roma
andando con lui nell’università in cui avevo
negato l’intervento a Benedetto XVI. Lo abbiamo fatto andando a Napoli in consiglio
comunale protetti da diverse camionette
della polizia di stato dopo che il sindaco De
Magistris aveva bloccato la sala dell’incontro
per mancanza di agibilità dei locali. Insomma, siamo per le strade delle nostre città per
portare il messaggio che Mario Adinolfi ci ha
consegnato: che le persone non sono cose,
che i figli non si comprano, e che la morte
non ce la si da da soli. Lo faremo anche grazie
a La croce, dove avremo l’opportunità di dare
voce alle tante storie che nascono dai territori e che i mass media tradizionali non raccontano. Storie di mamme e di papà, storie di
aborti non consentiti, storie di eutanasia praticate anche senza una legge dello stato che
lo autorizzi. Lo faremo perché siamo consapevoli che la verità vince su ogni menzogna.
Noi faremo della verità un nostro scudo con
cui andare in battaglia ogni giorno. Perché la
vita ha un senso solo se difendiamo ciò che ci
definisce come uomini e non ciò che ci rende
schiavi del potere di turno. n
#quotidiano contro i falsi miti di progresso
| Mercoledì 14 gennaio 2015
PALAZZO MADAMA |
Discutendo con i #senatori delle unioni gay
Il presidente dei Giuristi per la Vita è stato convocato ieri dalla commissione Giustizia del Senato per
dare il suo parere di esperto nel corso della discussione attorno al disegno di legge che vorrebbe aprire la
strada al riconoscimento di patti paramatrimoniali tra omosessuali. Questo il suo resoconto per noi.
di Gianfranco Amato
In un’aula tristemente anonima ad accogliermi è stato il cordiale saluto di due
amici: Lucio Malan e Gabriele Albertini.
Così è cominciata la mia audizione alla
Commissione Giustizia del Senato sul disegno di legge Cirinnà. Dopo i saluti e i
ringraziamenti di rito, ho spiegato ai senatori che qualunque seria discussione sulla
delicata materia delle unioni gay e coppie
di fatto non può prescindere dal dettato
costituzionale.
L’art. 29 della Costituzione stabilisce che
«La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul
matrimoni».Il verbo “riconosce” riveste
un significato assai importante in questo
contesto, rilevando che lo Stato si limita
a “prendere atto” di un dato oggettivo di
natura. Non si dice che la Repubblica “istituisce” la famiglia – perché se così fosse
avrebbe diritto a porre tutte le modifiche
ritenute opportune –, ma che “riconosce”
quell’istituto. In questo senso la famiglia
viene definita una elemento prepolitico e
pregiuridico, essendo sottratta alla disponibilità dell’ordinamento giuridico.
V’è un dato storico interessante, in questo
senso. La famiglia entra a far parte dei documenti giuridici nazionali ed internazionali soltanto dopo un particolare momento storico: la seconda guerra mondiale.
L’esperienza allora dimostrò come nello
tsunami devastante della tragedia bellica, la famiglia fosse stata l’unica cosa che
avesse retto a livello sociale, in un quadro
complessivo di disgregazione anche sul
piano istituzionale. Basti pensare a cosa
è stato l’8 settembre 1943 per il nostro
Paese. Ecco che, quindi, proprio alla luce
di quell’evidenza, si ritenne di dover tributare alla famiglia il giusto riconoscimento,
di prendere atto della sua fondamentale
importanza e di tutelarne la delicata funzione. Per questa ragione oltre che nella Dichiarazione Universale dei Diritti
dell’Uomo del 1948, l’importanza della
famiglia verrà riconosciuta dalle maggiori costituzioni europee, da quella tedesca
fino alla nostra (lo Statuto Albertino, infatti, non faceva alcun cenno alla famiglia,
proprio perché considerata elemento naturale prepolitico e pregiuridico).
Prendere atto, però, non significa, come
abbiamo visto, istituire.
Ho spiegato ai senatori che noi abbiamo
voluto approfondire questo particolare
aspetto attraverso un’attenta esegesi dei
lavori preparatori della nostra Costituzione e del relativo dibattito assembleare,
partendo proprio dalla «società naturale», perché in essa risiede il nocciolo della
questione. Lo spazio di tempo a disposizione ha consentito soltanto di limitare le
citazioni a tre interventi: le dichiarazioni di
voto degli onorevoli Moro, La Pira e Mortati. Il primo affermò quanto segue: «Dichiarando che la famiglia è una società naturale si intende stabilire che la famiglia ha una
sua sfera di ordinamento autonomo nei
confronti dello Stato, il quale, quando interviene, si trova di fronte a una realtà che
non può menomare né mutare». Il secondo, La Pira, precisò che «con l’espressione
società naturale si intende un ordinamento di diritto naturale che esige una costituzione e una finalità secondo il tipo della
Moro interruppe, che lo fulminò con queste parole: «Non è una definizione, è una
determinazione di limiti». Con quelle tre
parole, espressione dell’indiscutibile intelligenza di un uomo come Aldo Moro, in
maniera sintetica ed efficace fu riprodotto
il pensiero della maggioranza dell’Assemblea, che volle infatti mantenere la formula «società naturale».
Ora, a noi pare che il disegno di legge Cirinnà travalichi decisamente i limiti posti
dai Padri costituenti. Si sta, infatti, addirittura introducendo una nuova forma di fa-
sola eccezione dell’adozione. Quest’ultimo inciso, peraltro, non è destinato ad
avere vita lunga, perché provvederà la
Corte Costituzionale ad eliminarlo, sulla
base dell’assunto per cui «come rilevato
da recente giurisprudenza di legittimità,
in assenza di certezze scientifiche o dati
di esperienza, costituisce mero pregiudizio la convinzione che sia dannoso per
l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto
di vivere in una famiglia incentrata su una
coppia omosessuale». Tribunale dei Minori
di Bologna docet!
organizzazione familiare». Il terzo, Mortati,
volle precisare il carattere normativo della
definizione di famiglia come società naturale, dichiarando che «con essa si vuole,
infatti, assegnare all’istituto familiare una
sua autonomia originaria, destinata a circoscrivere i poteri del futuro legislatore in
ordine alla sua regolamentazione».
Poche furono le voci critiche rispetto a
quella formula, e solo perché le attribuirono una portata meramente definitoria.
per lo più che altro di carattere metodologico. L’on. Ruggiero, per esempio, rilevò
che la Costituzione non doveva dare definizioni degli istituti, e che il progetto non
ne dava alcuna, tranne che per la famiglia.
Nel suo ragionamento fu interrotto dall’on.
miglia, composta tra persone dello stesso
sesso, attraverso la modifica dell’istituto
del matrimonio.
Sì, perché, al di là di ogni risibile velo d’ipocrisia, questo disegno di legge introduce di fatto il matrimonio gay. Non è una
questione nominalistica ma sostanziale.
Non conta il “nomen juris” che si attribuisce a questo nuovo istituto – lo si chiami
come si vuole – ma la sua reale natura.
E per comprendere quale sia tale natura
è sufficiente una media conoscenza della
lingua italiana.
L’art. 3, primo comma, ad esempio, ci
dice che «ad ogni effetto, all’unione civile si applicano tutte le disposizioni di
legge previste per il matrimonio», con la
Per capire che siamo in presenza di un matrimonio a tutti gli effetti è sufficiente, poi,
continuare la lettura dello stesso art.3, al
secondo comma, laddove si specifica che
«la parte dell’unione civile tra persone
dello stesso sesso è familiare dell’altra
parte ed è equiparata al coniuge per ogni
effetto», e anche al terzo comma, in cui
si precisa che le parole “coniuge”, “marito” e “moglie”, ovunque ricorrano nelle
leggi, decreti e regolamenti, si intendono
riferite anche alla parte della unione civile
tra persone dello stesso sesso». Potremmo
continuare con l’art. 4 che estende i diritti alla successione legittima del coniuge
alla parte legata al defunto da un’unione
civile tra persone dello stesso sesso, op-
Il triste boom del #divorziobreve
Proviamo a pensare ai giovani di domani, a coloro che
diventeranno adulti in un Paese dove la fine di un matrimonio
sarà rapida come una firma e costerà meno di una pizza.
di Giuliano Guzzo
T
rentacinque pratiche di separazione e
divorzio a Genova, quasi trenta a Bari
mentre Brescia, per fronteggiare l’onda anomala, sono già corsi ai ripari istituendo un nuovo sportello e un numero di telefono per appuntamenti con l’ufficio di Stato
Civile. Il 2015 è appena agli inizi ma una
certezza, purtroppo, pare già esservi: sarà
l’anno del “divorzio breve”. Il pronostico,
d’altra parte, non era difficile da azzeccare
se si pensa che, per la sola città di Milano,
uno studio del Sole 24 Ore quantificava in
oltre 25.000 le rotture coniugali pronte ad
essere formalizzate una volta approvata la
nuova normativa.
Ora però che la Legge 162 del 2014 è a
tutti gli effetti vigore e che, soprattutto, i
Comuni, con efficienza degna di miglior
causa, si stanno attrezzando al meglio per
applicarla aspettiamoci numeri crescenti e
sempre più impressionanti. Anche perché,
oltre alle tempistiche, pure i costi hanno
subito una drastica riduzione e per dirsi addio archiviando il precedente matrimonio,
d’ora in poi, basteranno 16 euro; saranno
contenti a L’Espresso dato che lo scorso
agosto, commentando un lieve calo delle
separazioni – scese da 104.500 a 98.000
in tre anni – lamentavano: «Troppo poveri
per divorziare».
Ad ogni modo, occorrerà ancora qualche
mese per farsi un’idea dell’effettivo successo del divorzio express anche se, lo abbiamo visto, i primi riscontri non sono affatto
incoraggianti. Segno che la politica, commenterà qualcuno, ha finalmente varato un
provvedimento corrispondente ai desideri
dei cittadini. D’accordo, ma al pericolo di
un precariato affettivo dilagante si è pensato? La possibilità che ad una semplificazione delle procedure per dirsi addio possa
seguire una sorta di incentivo a farlo è stata
considerata? Sono interrogativi tutt’altro
che polemici dal momento che l’esperienza
insegna come non vi sia legge, tanto meno
sul versante morale, che determini effetti
giuridici senza comportarne di valoriali.
Proviamo per un momento a pensare ai giovani di domani, a coloro che diventeranno
adulti in un Paese dove la conclusione di un
matrimonio sarà rapida come una firma e
costerà meno di mangiarsi una pizza fuori:
come sarà possibile, per noi come cittadini, come comunità e come Italia ricordare
ancora l’importanza del promettersi amore
eterno e del provare a rendere concreta
quella promessa? Come potremo solo immaginare di chiedere a coloro che verranno dopo di testimoniare quegli stessi valori
che noi per primi abbiamo messo clamorosamente fra parentesi? Chi potrà biasimare
l’atteggiamento di quanti, domani, troveranno indifendibili i principi che noi oggi,
per pigrizia o per rassegnazione, ci asteniamo dal difendere?
Vale la pena chiederselo davanti ad una politica che da un lato velocizza i tempi della
fine di un matrimonio e, dall’altro, nulla o
quasi fa per incentivare le coppie a sposarsi e per incoraggiarle a restare unite,
neppure quando di mezzo ci sono quei figli
che dell’instabilità coniugale, si sa, sono le
prime vittime. E, si badi, qui non si sta facendo un discorso cattolico: fino a prova
contraria c’è ancora una Costituzione che
osa definire la famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio» (art. 29) e che
impegna la Repubblica ad agevolare «con
misure economiche e altre provvidenze la
formazione della famiglia e l’adempimento
dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose» (art. 31). Peccato che troppi, a destra come a sinistra, se
lo siano dimenticato. n
pure con l’art.2, secondo comma, il quale
prevede che «le parti dell’unione civile tra
persone dello stesso sesso stabiliscono il
cognome della famiglia scegliendolo tra i
loro cognomi» (si afferma quindi che sono
una “famiglia”), arrivando a precisare che
il cognome scelto «è conservato durante
lo stato vedovile». Quest’ultima espressione, peraltro, qualora vi fossero stati dubbi,
pare chiudere definitivamente la questione sulla natura di vero e proprio matrimonio che ha la cosiddetta “unione”.
Questa è una nuova forma di famiglia ma
non è la famiglia prevista dalla Costituzione.
Un inciso di carattere giuridico.
Qual è il fondamento su cui si basa
questa “unione civile” tra persone
dello stesso sesso? La risposta la dà
il secondo comma dell’art.1: «il reciproco vincolo affettivo». Ho confessato ai senatori che quando ho
letto questa espressione non ho potuto fare a meno di tornare con la
mente a trentatré anni fai, quando
ciò dovetti affrontare all’Università
Cattolica del Sacro Cuore di Milano
l’incubo di tutti gli studenti di giurisprudenza: l’esame di diritto privato. Ricordo ancora quella prova, e
ricordo benissimo che una domanda verteva sul concetto di rapporto
giuridico. Mi si chiedeva quale fosse
la differenza tra rapporto giuridico
e rapporto giuridicamente irrilevante, ossia perché il diritto non si
doveva occupare di rapporti quali
l’amicizia, l’affetto, il sentimento,
la cortesia. Il mio esaminatore, che
era particolarmente colto, mi spiegò perché il legislatore «non può
il libito far licito in sua legge», citando il Sommo Poeta in un celebre
passo dell’Inferno. Altri tempi, qualcuno dirà, quando il diritto era una
cosa seria.
Non mi pare, però, che oggi le cose
siano cambiate, per cui delle due
l’una: o si aggiornano i manuali di
diritto, o le leggi si adeguano al diritto. C’è
una terza alternativa: che il diritto si trasformi in desiderio e fantasia.
Tornando alle cose serie, ho ribadito con
forza ai senatori che qualunque tipo di modifica di intenda fare in ordine alla famiglia, ciò deve avvenire solo nell’alveo del
dettato costituzionale. Dobbiamo capire
se siamo ancora inserito nella tradizione
culturale, giuridica e di civiltà dei Padri costituenti. Se così non è, allora quello che
occorre fare è semplice, basta modificare
l’art.29. Ad esempio in questo modo: «La
Repubblica istituisce la famiglia, definendone la natura, le funzioni e i relativi diritti e doveri». A quel punto il parlamento
può fare tutto. Che so, stabilire che cinque
donne tutte unite da un «reciproco vincolo affettivo» possano formare una nuova forma di famiglia. Ma, vivaddio, non si
può dire che questa fosse l’idea di famiglia
che avevano Togliatti, De Gasperi, Nenni,
e tutti i Padri costituenti. Sono cambiati i
tempi, benissimo allora cambiamo la Costituzione.
Tra l’altro, vista la portata delle implicazioni non solo di carattere sociologico ma addirittura antropologico di queste modiche
giuridiche, il luogo più idoneo per affrontarle è proprio quello della sede costituzionale. Solo in un dibattito di alto livello
istituzionale e con un adeguato profilo
culturale si possono assumere decisione
destinate a segnare il futuro della nostra
civiltà.
Quello che, invece, non si deve fare è tentare una rivoluzione antropologia attraverso un uso surrettizio e fraudolento della
norma.
Ho concluso ricordando, infatti, ai senatori
che Il 10 ottobre 2014 sono stato invitato
come relatore ad un convegno organizzato dall’Ordine degli Avvocati di Roma,
nell’ambito delle iniziative per la formazione professionale dei legali. Il titolo di
quell’evento era “Matrimoni Adozioni tra
tutela dell’infanzia e parità dei diritti civili”.
Io ero stato chiamato a fare da controcanto alla vulgata politically correct su quei
temi. Ho avuto un sussulto d’inquietudine
quando ho ascoltato questo ragionamento: «bisogna prendere atto che la nostra
società non è ancora matura su questioni come l’adozione gay o la fecondazione
artificiale per le coppie omosessuali, ma è
proprio per questo che occorre introdurre delle norme: riusciremo a far evolvere
la società con la forza pedagogica delle
leggi». Ho percepito immediatamente che
qualcosa non quadrava. A me è sempre
stato insegnato che la norma è uno strumento che regola i rapporti tra i cittadini, e che è la legge che deve adeguarsi
al naturale evolvere della società. Non il
contrario. Nessuna legge, neppure se voluta dall’Europa, può rappresentare un traguardo da raggiungere o imporre. Questa
la mia conclusione: «Onorevoli senatori,
non so a voi, ma a me l’utilizzo ideologico
della funzione legislativa per imporre un
modello culturale alla maggioranza fa venire i brividi!». Nessuno ha potuto opporre
obiezioni sul ragionamento dell’art. 29. n
Mercoledì 14 gennaio 2015 |
#quotidiano contro i falsi miti di progresso
HO #PIANTO E HO #RISO
MOLTO
Si può dire a una donna che piange per la malattia del figlio che
“l’importante è la salute”, e così ottenere che quella scoppi a ridere?
Si può. Purché il momento sia quello buono e ci s’intenda sulle parole.
di Paola Belletti
S
ono andata a confessarmi.
Cerco di farlo almeno una volta al
mese. Desidererei farlo di più.
Ho scelto il Santuario vicino a casa, un bel
santuario mariano come ce ne sono molti
in Italia.
VITE VISSUTE |
#GIANNA: L’INFANZIA,
LE CURE, L’AMORE
Anche ad un’osservazione frettolosa ci si
accorge subito che è frequentato, vivace.
Tutto un via vai di pullman, ondate di pellegrini over ’60, facciamo anche over ’75,
che si dirigono acciaccati ma spediti dalla
madonnina e poi al negozio di souvenir. Ma
anche molti giovani, molte persone e basta insomma. Anche alla Messa delle 7.00
e a quella delle 9.00. nei giorni feriali.
Prego da tempo perché il Signore mi faccia imbattere in un bravo confessore che
magari potrebbe pure sobbarcarsi l’onere
di una vera e propria direzione spirituale.
O almeno che mi aiuti ad averla una direzione e a smetterla di girare in tondo.
Essendo un santuario molto frequentato
e avendo una grande area dedicata alle
confessioni, trovo coda. Aspetto il mio
turno iniziando molte volte l’esame di coscienza, così come me lo ricordo dal catechismo delle elementari.
Poi però do un’occhiata in giro e mi imbatto nel foglio lasciato sui banchi per
aiutare i fedeli nella preparazione al sacramento. Poi mi viene in mente che avevo letto una bella riflessione di S. Giovanni Paolo II da qualche parte, la trovo sul
La vita di Gianna Jessen sembra limitarsi, a guardarla da
fuori, al tentato omicidio con cui si è aperta e a quello che di
lei si vede ora – una bella giovane donna che gira il mondo a
raccontare del tentato omicidio cui è sopravvissuta. C’è però
un’infanzia, di mezzo; c’è l’adolescenza, c’è l’amore. Qui lo dice.
di Gianna Jessen
D
opo l’ospedale, sono stata messa in
affido temporaneo presso un mucchio di idioti, i quali avevano deciso
che io non piacevo loro. Noti un filo conduttore? Sono appena sopravvissuta ad un
aborto, mi mettono tre mesi nell’unità di
terapia intensiva; non potevano affidarmi
alla mia madre biologica perché lei era instabile – e non perché mi avesse abortito,
ma perché proprio non era in grado. Quindi questi idioti mi chiudevano in una stanza per dei bei pezzi, perché il padre aveva
deciso che io non gli piacevo. Un bambino
gli in affido, tutto da sola, da single. Mi ha
lasciato un’eredità eccezionale. Se non fossi stata adottata da queste persone, avrei
perso Penny. E penso che il Signore sapesse
che il mio cuore, il mio spirito non avrebbe
saputo affrontarlo. Che potevo affrontare
un’infanzia difficile, ma non avrei saputo
affrontare la perdita di Penny.
Negli anni dell’adolescenza, poi, erano prevalenti nella stessa maniera sia la speranza
sia la disperazione. Facevo quello che faccio adesso. Era un grosso peso da portare,
ma allo stesso tempo sono sempre stata incredibilmente vicina a Gesù. Sono sua e ho
sempre saputo che, anche durante momenti
di difficoltà e ingiustizia, in qualche modo
lui era con me, in qualche modo mi avrebbe
aiutata. Quindi io gli davo tutto, continuamente. Per quanto riguarda l’amore, non ha
mai avuto veramente un padre, ho avuto un
padre adottivo, ma non uno che fosse come
un padre. Quindi non avevo un’idea chiara,
non come ce l’ho adesso, di come un uomo
dovesse essere. C’era solo un continuo tentativo di sopravvivenza, un continuo dirmi
che ce l’avrei fatta, ma è terribile a quell’età
essere disabili ed essere buttati nell’“arena”
dell’amore. Questo sta cambiando adesso in
America, ma spesso, almeno qui, sei immediatamente buttato nella categoria di quelli
che sono speciali e che ispirano gli altri, ma
non quelli a cui viene detto “sposami”, oppure “voglio che tu sia la mia ragazza”. «Tu
mi sei di ispirazione, ma non ti voglio sposare» – questo genere di cose. Ed è straziante.
Fino ai trent’anni di età, quando ho incontrato quest’uomo bellissimo – un uomo da cui
ero attratta ma che non mi interessava (non
so se mi spiego): pensava che io avessi un
interesse per lui, ma si comportava con me
come se gli dovessi essere grata per l’attenzione che mi concedeva, e questo mi faceva
infuriare. Gli uomini europei sembrano avere una reazione diversa nei miei confronti
rispetto agli americani. Loro pensano, non
tutti chiaramente, che io sia veramente meravigliosa, voglio dire bella fisicamente, non
solo nello spirito.n
(Traduzione di Federica Paparelli Thistle)
2. continua
Ecco, è il mio turno. Preparatissima sulle
prime due domande dell’esame e decisa
ad improvvisare sul resto entro e mi inginocchio.
Mi accoglie un sacerdote anziano. Inizio a
consegnare con la voce e col cuore i miei
peccati a Dio e approfitto del fatto che
ci sia una persona costretta ad ascoltarmi
per aprire le cateratte e piangere di nuovo per il mio bimbo malato.
Accidenti volevo essere più asciutta...
Perché mi lascio andare così, perché non
riesco a trattenere le
lacrime?
Va bene. Non importa; usiamoci un po’
di indulgenza. E poi
chissà che non arrivi
qualche preziosa parola di consolazione
da questo caro sacerdote.
In effetti spende
qualche parola in più
per me.
Racconta di sua madre, dei suoi molti
figli, del fatto che
allora non c’erano
ecografie e controlli
e indagini come succede ora e forse era
meglio. Era meglio?
Mi chiedo. Non lo so.
A me, a noi tocca vivere in quest’epoca
di gravidanze commissariate dai medici e caricate di ansie
indicibili.
mi piace anche questa idea di dire: «Che
cos’altro posso provare?» – perché mi insegna qualcosa su me stessa.
Ma torniamo alla casa di Penny. Sono stata
adottata da sua figlia e così Penny, la mia
madre affidataria, è diventata mia nonna. E
adesso, con tutto il rispetto, posso dire che
la mia adozione, la mia infanzia, sono state
molto difficili. La misericordia e la bellezza
della storia della mia adozione sono Penny.
Io mi sono legata a lei come una madre, non
come a una nonna, e senza Penny adesso
sarei un relitto. Mi ha amato come fa una
madre. Mi ha appena lasciato, è andata in
paradiso, nel novembre del 2013, aveva
91 anni. Si è presa cura di cinquantasei fi-
Penny ha pregato per me, mi ha fatto fare fisioterapia, pur non
credendo nella mia ripresa. Con rispetto, ma lei non ci credeva.
Dio deve averle detto: «Non con questa qui, ci devi lavorare
sopra, perché questa ragazza qui ha un futuro davanti»
non distingue la differenza fra una mezz’ora, un’ora… Specialmente quando sei stato
appena abbandonato in una stanza, con
tutto il mio trascorso, e poi ancora altro
abbandono. Lo Stato ha scoperto questa
situazione, mi ha tolto da lì, e sono stata messa nella casa di una donna di nome
Penny. A questo punto io avevo diciassette
mesi, facevo sedici chili di peso morto ed
ero incapace di muovermi. La mia prognosi era orribile: tutto quello che avrei fatto
sarebbe stato restare lì sdraiata per tutta
la vita, e bla bla bla… Ma Penny ha pregato per me, mi ha fatto fare fisioterapia, pur
non credendo nella mia ripresa. Con rispetto, ma lei non ci credeva. Deve aver visto la
mia forza di volontà, Dio deve averle detto:
«Non con questa qui, ci devi lavorare sopra, perché questa ragazza qui ha un futuro
davanti». Mi faceva fisioterapia tre volte al
giorno, ha pregato per me, ho cominciato
a poter sostenere la testa, poi il dottore ha
detto che non sarei mai stata seduta. E io
ho cominciato a mettermi seduta. Non gattonerà mai. Ho cominciato a camminare a
gattoni. Non camminerà mai, ho cominciato a camminare, a tre anni e mezzo, con un
deambulatore e tutori alle gambe. Oggi ho
qualche problema di equilibrio e un’andatura claudicante, ovviamente, perché la paralisi cerebrale è un danno al cervello, ma
mi difendo, anche se da qualche tempo non
faccio più maratone, mentre prima le correvo. Ovviamente non le correvo nel senso
convenzionale del termine, ma le vincevo
a modo mio. Mi sono allenata per un anno
e ho corso sulla parte anteriore del piede,
per sette ore e mezza, per la National Marathon, e sono arrivata al traguardo. Tutto
quello che volevo era finirla, tutta, tutte le
26 miglia.
Poi ho incontrato un signore inglese che
mi ha chiesto di correre. L’anno successivo,
nonostante una ferita alla gamba, ho corso
con questo signore inglese, sempre in punta di piedi, per nove ore e mezza. Adesso ho
detto basta alla corsa: ho ottenuto quello
che volevo. Adesso voglio provare a scalare
una montagna. Sì, mi piace l’idea di essere una ragazza, mi piace la femminilità, ma
mio sdrucito libretto di preghiere che di
solito mi segue in borsa. Resisto a fatica
alla tentazione di approfondire la ricerca
su google.
A me è toccato di
vivere quella del
nostro ultimo nato
con molta angoscia, torturandomi
nelle sale d’attesa
di molti luminari,
sottoponendo me e
lui a risonanze magnetiche e numerosi
esami. Rispondendo
tante e tante volte
alle stesse domande
involontariamente
di Katia Giardiello
N
crudeli. Senza ottenere risposte umane
soddisfacenti. E ora ci tocca il dolore di
accompagnarlo in una malattia ancora
misteriosa ma seria, antipatica da morire,
perfida addirittura. Certo, di malattie simpatiche non credo ce ne siano molte.
Ho parlato di questo tra i singhiozzi al
caro sacerdote.
Devo avere singhiozzato troppo perché
ha voluto lasciarmi con un po’ (troppo
poca) di saggezza popolare. Mi ha detto, citando sua madre, che a lei , quando
nascevano i suoi figli, andava bene tutto:
«l’importante è che fossero sani».
Ho pianto e ho pure riso molto. E sono
uscita, grazie a quel sacerdote, con la mia
anima candida e un Dio del tutto smemorato dei miei molti e sciocchi peccati.
L’importante è la salute.
L’importante è la salvezza.
Sia Benedetto il Nome del Signore.
Questo è il numero zero della
rubrica “Il mondo di Paola”,
firmata da Paola Belletti.
Una bella donna, una moglie,
una madre di quattro bambini,
l’ultimo dei quali si chiama Ludovico è affetto da una grave
malattia fin dalla nascita, ma è
stato voluto, desiderato, amato e accolto come si devono
accogliere i più deboli tra noi,
che poi sono capaci di insegnare tanto, di donarci tutto e di
renderci chiara l’essenza della
vita.
Su La Croce racconteremo la
quotidianità di Paola per capire come si fa.
Perché Paola, a cui tuttora
chiedono persino con il sorriso
di compatimento perché non
abbia abortito Ludovico una
volta saputo della sua malattia, spiega a tutti noi come si
fa.
Occhi negli #occhi
on c’è luce. Da quel momento per me
inizia una dura lotta.
Non ho mai chiesto il perché, mai,
non ho nemmeno mai chiesto la guarigione
di mia figlia, non ci riuscivo, ma la cosa che
mi distruggeva è che la parola morte stava
prendendo il sopravvento e che temevo mio
no a ridursi. La strada è lunga ma è questa.
Padre. Poi dal timore è arrivata la rabbia. mi
Dobbiamo continuare in questa direzione»
scoprivo a sfidarlo, ma desideravo ardente(ndr. da letteratura scientifica le riduzioni
mente che lui ci fosse. Lo bestemmiavo perdopo i trattamenti si vedono nel giro di un
ché ero come ogni figlio che vuole dimentimese, dopo non cambia quasi nulla). Il mio
care un Padre, in fondo continua a cercarlo
cuore smette di battere. Si risale in giostra.
sempre. «Cosa vuoi ancora? non ti lascerò
Si richiede pazienza speranza forza d’animo
andare finché non mi avrai benedetta! come
amore e fiducia piena, con deposizione di
Giacobbe dall’altra parte del fiume ti aspetarmi. Ecco, tutto è difficile, ma quest’ultima
terò e ci picchieremo e ne sopravviverà solo
cosa senza le preghiere di tutti coloro che
uno… e non sei Tu! …rihanno sostenuto M e senza
spondi! dove sei? Io voglio
la presenza dei nostri cari e
che tu ci sia, benedicimi!». Lo bestemmiavo come amici accanto non sarebbe
Urla mute.
stata possibile, sarebbe staun figlio che vuole
25 aprile, in auto verso
dimenticare un Padre ta disumana. La deposizioVezzolano e poi colle Don
ne delle armi è disumana.
Bosco. «Chiunque crede
14 maggio: terza operazioin me, anche se muore vivrà, chiunque vive
ne, M esce dalla sala, post operatorio lungo.
e crede in me, non morirà in eterno. Credi
28 maggio: entra la neurochirurga in stanza
questo?». Credi questo? Credi questo? Dee ci dice che anche l’aneurisma più grosso si
pongo le armi e Ti chiedo per la prima volta:
sta riducendo e che altre due vene stanno
«Papà, guarisci il mio cuore e guarisci la mia
drenando naturalmente al suo posto nel cerbambina». Mai il nome Papà mi era sembrato
vello — «ti lodo, perché mi hai fatto come
tanto dolce.
un prodigio» — non ci sarà una quarta operazione.
8 maggio ore 15: «Non sia turbato il tuo
Silenziosa e composta, incredula e profoncuore e non abbia timore». 8 maggio ore
dissima gioia.
16 ci chiama la dottoressa e ci dice: «Il 14
Io non sono stata e non mi sento una mammaggio è confermato, ma volevamo coma forte, io non credo di essere forte nemmunicarvi che siamo stupiti dalla risonanza
meno nella fede. Io non credo di aver capito
di ieri, perché si può vedere che anche la
molto. Né del dolore né della resurrezione.
sacca più grossa sta iniziando piano piaLa morte la malattia il dolore restano un mi-
Chiedersi perché lei sì e altri bambini no non ha senso, fa solo male.
A volte come mamma mi succede.
stero. Sono piena di gioia ma anche di dolore
per l’“àlzati” che Gesù ha voluto dire alla mia
piccola M, per la gloria di Dio, ma chiedersi
perché lei sì e altri bambini no non ha senso,
fa solo male. Ma a volte come mamma mi
succede. Quello che so è che per essere pienamente umani dobbiamo Stare, senza fuga,
in qualsiasi cosa.
Lui ci vuole così.
Per questo è incisa dentro di me, nella parte
più intima del mio dolore e della mia gioia,
l’immagine di Maria: La Madre Stava. Stabat
Mater. Vangelo di Giovanni, la madre stava.
Stava, lì, in silenzio, sotto la croce. Stare è disumano, devastante, semplicemente atroce.
Ma Stare è disumano anche e proprio perché
non è solo umano. Per Stare ci deve essere
un secondo “Sì”. A Lui.
È passato un mese e mezzo dall’operazione,
facciamo controlli regolari perché M resta
in sorveglianza speciale, e la nostra vita ha
cominciato ad essere piano piano una vita
“normale”. Così mi ritrovo spesso di notte
a pensare. Penso a questa avventura con
la nostra piccola grande M, ai primi attimi,
a quando me l’hanno portata via. E penso a
Chiara Corbella Petrillo, al suo dire che il nostro cuore conosce bene quale sia la Verità e
penso che Dio è Padre buono, perché ti insegna ad Amare a piccoli passi proprio lì dove
è la tua più grande Paura.
Desidero con tutto il cuore dire ai tanti e cari
genitori nella fatica di non abbattersi.
Ci saranno i giorni e soprattutto le notti
dell’angoscia, suderete sangue e lacrime,
bestemmierete, e il vostro spirito sarà come
schiacciato da un enorme sasso che non vi
farà respirare. Sarete nel sepolcro più buio.
Ma non fatevi vincere dall’angoscia. Forza!
Chiedete incessantemente, stringetevi forte
a Lui, stringete forte vostro marito e vostro
figlio. E fidatevi e affidatevi agli strumenti che Dio vorrà donarvi, i dottori e tutto lo
staff dell’ospedale hanno bisogno della vostra fiducia. Fidatevi di chi pur avendo una
grande professionalità resta uomo umile. Fidatevi di vostro figlio e poi ancora, chiedete
a chi vi sta accanto di sostenervi con la preghiera. Fatevi accompagnare da un frate, un
prete, una persona di Fede e di esperienza,
che possa camminare con voi nella prova, le
amicizie tra laici e consacrati sono un Dono
prezioso, non ringrazieremo mai abbastanza
il nostro amico e padre V. Voi ce la farete ad
Amare il vostro bambino pienamente. Io non
so se ci sarà una guarigione o no, ma quello
che è importante è Stare occhi negli occhi.
Amando. Dando Tutto ciò che possiamo. Vi
voglio bene, non sapete quanto, e vi sono
vicina. Prego per voi e per la vostra pace. n
2. fine
#quotidiano contro i falsi miti di progresso
| Mercoledì 14 gennaio 2015
FRANCESCO AI CAPI RELIGIOSI:
«DENUNCIATE GLI ATTI DI #VIOLENZA»
di Papa Francesco
materiali e spirituali dei poveri, degli indiQueste lodevoli iniziative hanno offerto opgenti, di quanti ansiosamente attendono
portunità di dialogo, essenziale se vogliamo
una parola di consolazione e di speranza.
conoscerci, capirci e rispettarci l’un l’altro.
ari Amici,
Penso qui anche alle molte famiglie che
Ma, come insegna l’esperienza, perché tale
sono grato per l’opportunità di parcontinuano a piangere la perdita dei loro
dialogo ed incontro sia efficace, deve fontecipare a questo incontro, che riucari.
darsi su una presentazione piena e schietta
nisce insieme, tra gli altri, le quattro comudelle nostre rispettive convinzioni. Certanità religiose più grandi, parte integrante
Soprattutto, in questo momento della stomente tale dialogo farà risaltare quanto
della vita dello Sri Lanka: Buddhismo, Induria della vostra Nazione, quante persone
siano diverse le nostre credenze, tradizioni
ismo, Islam e Cristianesimo. Vi ringrazio per
di buona volontà cercano di ricostruire le
e pratiche. E tuttavia,
la vostra presenza e
fondamenta morali dell’intera società! Posse siamo onesti nel
per il caloroso benvesa il crescente spirito di cooperazione tra
presentare
le
nostre
nuto. Ringrazio anche
Nel Concilio Vaticano II la
i dirigenti delle diverse comunità religiose
convinzioni, saremo
quanti hanno offerto
trovare espressione in un impegno a porre
preghiere e benedi- Chiesa Cattolica ha dichiarato in grado di vedere più
la riconciliazione fra tutti gli srilankesi al
zioni, e in modo parti- il proprio rispetto profondo e chiaramente quanto
cuore di ogni sforzo per rinnovare la società
colare esprimo la mia duraturo per le altre religioni: abbiamo in comune.
e le sue istituzioni.
Nuove strade si aprigratitudine al Vesco«Nulla rigetta di quanto è
ranno per la mutua
vo Cletus Chandrasiri
vero e santo»
Per il bene della pace, non si deve permetstima, cooperazione
Perera e al Venerabile
tere che le credenze religiose vengano
e anche amicizia.
Vigithasiri Niyangoda
abusate per la causa della violenza o delThero per le loro corla guerra. Dobbiamo
Tali sviluppi positivi
tesi parole.
essere chiari e non
nelle relazioni internell’invitare
religiose ed ecumeniSono giunto in Sri Lanka sulle orme dei miei
Come insegna l’esperienza, equivoci
le nostre comunità
che assumono un sipredecessori, i Papi Paolo VI e Giovanni Paperché tale dialogo ed
a vivere pienamente
gnificato particolare
olo II, per dimostrare il grande amore e la
i precetti di pace e
ed urgente nello Sri
sollecitudine della Chiesa Cattolica per lo
incontro sia efficace, deve
Lanka. Per troppi anni
Sri Lanka. È una grazia particolare per me vifondarsi su una presentazione convivenza presenti
in ciascuna religione
gli uomini e le donne
sitare la comunità cattolica locale, conferpiena e schietta delle nostre e denunciare gli atti
di questo Paese sono
marla nella fede in Cristo, pregare con essa
di violenza quando
stati vittime di lotta
e condividerne le gioie e le sofferenze. Ed
rispettive convinzioni
vengono commessi.
civile e di violenza.
è ugualmente una grazia l’essere con tutti
Ciò di cui ora c’è bivoi, uomini e donne di queste grandi tradiCari amici, vi ringrazio
sogno è il risanamento e l’unità, non ultezioni religiose, che condividete con noi un
ancora per la generoriori conflitti o divisioni. Certamente la prodesiderio di sapienza, di verità e di santità.
sa accoglienza e per
mozione del risanamento e dell’unità è un
Nel Concilio Vaticano II la Chiesa Cattolica
Spero che la collaborazione
la vostra attenzione.
impegno nobile che incombe su tutti coloro
ha dichiarato il proprio rispetto profondo e
interreligiosa ed ecumenica
Che questo fraterno
che hanno a cuore il bene della Nazione e
duraturo per le altre religioni. Ha dichiarato
dimostrerà che, per vivere in
incontro confermi noi
dell’intera famiglia umana. Spero che la
che «nulla rigetta di quanto è vero e santo
tutti negli sforzi per
collaborazione interreligiosa ed ecumenica
in queste religioni. Essa considera con sinarmonia con i loro fratelli e
vivere in armonia e
dimostrerà che, per vivere in armonia con i
cero rispetto [quei] modi di agire e di vivere,
sorelle, gli uomini e le donne
diffondere le benediloro fratelli e sorelle, gli uomini e le donne
[quei] precetti e [quelle] dottrine» (Nostra
non devono dimenticare la
zioni della pace. n
non devono dimenticare la propria identità,
aetate, 2). Da parte mia, desidero riaffermapropria identità
sia essa etnica o religiosa.
re il sincero rispetto della Chiesa per voi, le
vostre tradizioni e le vostre credenze.
Quanti modi ci sono
per i seguaci delle Dobbiamo essere chiari e non
È in questo spirito di rispetto che la Chiesa
diverse religioni per equivoci nell’invitare le nostre
Cattolica desidera collaborare con voi e con
realizzare questo ser- comunità a vivere pienamente
tutte le persone di buona volontà, nel ricervizio! Quanti sono i
care la prosperità di tutti gli srilankesi. Spei precetti di pace e convivenza
bisogni a cui provvero che la mia visita aiuterà ad incoraggiare
dere con il balsamo presenti in ciascuna religione
ed approfondire le varie forme di collaboradella solidarietà frazione interreligiosa ed ecumenica, che sono
e denunciare gli atti di
terna! Penso in partistate intraprese negli anni recenti.
violenza
colare alle necessità
C
Quello pubblicato qui di fianco è il discorso integrale pronunciato
al Bandaranaike Memorial Conference Hall di Colombo
da Papa Francesco sul dialogo interreligioso in apertura
del suo viaggio in Asia che dopo questa tappa in Sri Lanka lo vedrà arrivare
domani nelle Filippine
“G.K. WEEKLY” |
LA SPLENDENTE LUCIDITÀ
DI #CHESTERTON
Il fatto è che l’uomo è irrazionale, la realtà è irrazionale, e per adattarla alla sfera perfetta delle nostre
teorie bisogna tagliarne inevitabilmente dei pezzi e va a finire che qualcuno rimane sempre fuori.
E, guarda un po’, sono sempre i più deboli...
di don Fabio Bartoli
Q
uando ho saputo che Mario Adinolfi aveva deciso di fondare un quotidiano per proseguire la battaglia
culturale e politica iniziata con “Voglio la
mamma”, devo dire che ho provato sentimenti contrastanti. Da una parte sono stato
entusiasta dell’idea in sé, la lotta ormai si è
fatta incandescente e il quadro di riferimento muta con tale rapidità che uno strumento
di informazione e raccordo agile come un
quotidiano era ed è assolutamente necessario, dall’altra però il titolo scelto mi ha dato
qualche mal di pancia. «Ma come?» dicevo
a me stesso «Continuiamo ad insistere sulla
laicità delle nostre idee, facciamo sforzi pazzeschi per smarcarci dall’etichetta di “Cattolici” usata per ghettizzarci e Mario sceglie un
titolo che più confessionale non si può? La
sua forza, la sua originalità consiste proprio
nel fatto che è impossibile ricondurlo allo
schema del Cattolico di allevamento e poi mi
sciupa tutto così?».
Devo ammettere che sulle prime ho pensato
che si trattasse di un clamoroso autogol. Ma
poi mi è capitata in mano una famosa pagina
del grande Chesterton, splendente di intelligenza e lucidità come sempre, ed allora ho
capito. La pagina in questione è tratta dal
prologo de “La sfera e la croce”, in cui dialogano un anziano monaco, Michele, e Lucifero
stesso. La riporto qui di lato per comodità:
Lucifero guardò il vecchio monaco mordendosi le labbra. «È vera questa storia?»
«No» disse Michele «è una parabola: la parabola di tutti voi razionalisti e di te stesso.
Cominciate con lo spezzare la croce, ma fi-
nite col distruggere il mondo abitabile. Tu hai
detto che nessuno deve entrare nella Chiesa
contro la sua volontà e un minuto dopo dici
che nessuno ha la volontà di entrarvi. Sostieni che non è mai esistito l’Eden, e il giorno
dopo affermi che non esiste l’Irlanda. Cominci con l’odiare l’irrazionale e arrivi a detestare
ogni cosa, perché tutto è irrazionale». (da La
sfera e la croce, Piemme 1991, 20-22)
“Cominciate con lo spezzare la croce e finite
col distruggere il mondo abitabile!”. Provate
a togliere la Croce dalla nostra cultura, dalla
nostra umanità, e vi troverete rapidamente a
non aver più in mano né una cultura né un’umanità.
È vero, la croce è arbitraria, irragionevole,
«Come ti stavo dicendo» seguitò Michele «anche quell'uomo aveva
adottato l'opinione che il segno del Cristianesimo fosse un simbolo
di barbarie e di irragionevolezza. È una storia assai interessante. Ed
è una perfetta allegoria di ciò che accade ai razionalisti come te. Egli
cominciò, naturalmente, col bandire il crocefisso da casa sua, dal collo
della sua donna, perfino dai quadri. Diceva, come tu dici, che era una
forma arbitraria e fantastica, una mostruosità; e che la si amava soltanto perché era paradossale. Poi diventò ancora più furioso, ancora
più eccentrico; e avrebbe voluto abbattere le croci che si innalzavano
lungo le strade del suo paese, che era un paese cattolico romano. Finalmente, si arrampicò sopra il campanile di una chiesa, ne strappò la
croce e l'agitò nell'aria in un tragico soliloquio sotto le stelle. Una sera
d'estate, mentre ritornava lungo un viale, a casa sua, il demone della
sua follia lo ghermì di botto, gittandolo in quel delirio che trasfigura
il mondo agli occhi dell'insensato. Si era fermato per un momento,
fumando la sua pipa di fronte a una lunghissima palizzata: e fu allora
che i suoi occhi si spalancarono improvvisamente. Non brillava una
luce, non si muoveva una foglia; ma egli credette di vedere, come in
un fulmineo cambiamento di scena, la lunga palizzata tramutata in
un esercito di croci, legate l'una all'altra, su per la collina, giù per la
valle. Allora, facendo volteggiare nell'aria il suo pesante bastone, egli
mosse contro la palizzata, come contro una schiera di nemici. E, per
quanto era lunga la strada, spezzò, strappò, sradicò tutte quelle assi
che incontrava sul suo cammino. Egli odiava la croce ed ogni palo era
per lui una croce. Quando arrivò a casa era pazzo da legare. Si lasciò
cadere sopra una sedia, ma rimbalzò subito in piedi perché sul pavimento scorgeva l'intollerabile immagine. Si buttò sopra un letto; ma
tutte le cose che lo circondavano avevano ormai l'aspetto del simbolo
maledetto. Distrusse tutti i suoi mobili, appiccò il fuoco alla casa, perché anche questa era ormai fatta di croci; e l'indomani lo trovarono
nel fiume». (G.K. C.)
contraddittoria, ma proprio per questo è il
simbolo più umano che ci sia. È insieme il
segno di una delle torture più crudeli mai
inventate dall’uomo e dell’atto d’amore più
gratuito e sconvolgente della nostra storia,
esprime contemporaneamente quanto di più
alto e quanto di più basso c’è in ciascuno di
noi e proprio per questo può rappresentarci meglio di qualunque altra cosa. La croce
è nemica di ogni ideologia, perché racconta innanzitutto un fatto, un avvenimento: un
uomo ha amato tanto da dare la vita. È in se
stessa contraddittoria, in questa sua pretesa
di protendersi contemporaneamente verso
l’alto e orizzontalmente, ma proprio per questo può cogliere ed abbracciare tutta la realtà, perché questa è la medesima contraddizione che ogni uomo porta in sé.
Paragonatela alla forma razionalista per definizione: la sfera. Armonica, uguale da ogni
lato, perfetta nella sua essenzialità, ma anche chiusa in sé, inaccessibile dal di fuori. La
croce non ha l’armonia e l’equilibrio di una
sfera non c’è dubbio, ma se vi capitasse di
cadere sareste capaci di aggrapparvi ad una
sfera? Non è infinitamente più appropriata la
Croce a questo scopo? La Croce è il simbolo
dei deboli, rappresenta il forte che si fa debole per amore, ed è per questo nemica di ogni
totalitarismo.
Il fatto è che l’uomo è irrazionale, la realtà è
irrazionale, e per adattarla alla sfera perfetta
delle nostre teorie bisogna tagliarne inevitabilmente dei pezzi e va a finire che qualcuno
rimane sempre fuori. E, guarda un po’, sono
sempre i più deboli... bambini, anziani... insomma quelli di cui parla “Voglio la Mamma”. Per
questo la Croce, sommamente irrazionale è
anche sommamente ragionevole, perché è la
sola che può abbracciare l’uomo, tutto l’uomo.
><><><><><><><><><>
I
n quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di
Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera
di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli
si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed
ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli
indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che
erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un
luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli
disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi
anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando
i demonî.
<><><><><><><><><>< Marco
1,29-39
Mercoledì 14 gennaio 2015 |
#quotidiano contro i falsi miti di progresso
Qual è la vera #minaccia
“al nostro ideale occidentale e umanista”
Da più parti si parla di guerra aperta e scontro di civiltà: anche papa Francesco ha denunciato “una guerra mondiale a tappe”. Se pure le cose stessero
davvero così, non potrà che giovare qualche considerazione storica e sociologica sull’identità occidentale ferita. Partendo dalla Francia. Naturalmente.
IMMIGRARE IN FRANCIA
UNO SCORCIO #STORICO
di Giuseppe Perri
G
li eventi degli ultimi giorni a Parigi
hanno indubbiamente lasciato il
segno sulle opinioni pubbliche dei
Paesi occidentali. Nell’Europa post-bellica
non si ricordano fatti di questo genere,
cioè attacchi così sanguinosi a redazioni
di giornali; si tratta davvero di un evento
epocale e terribile, poiché colpisce uno
dei fondamenti della convivenza sociale
europea.
Quel che più dà da pensare è l’evidente
disorientamento generale che è seguito al
massacro della redazione di Charlie Hebdo.
Gli eventi dell’undici settembre americano sembravano, per quanto apocalittici,
di più facile lettura. Da noi, Franco Cardini
ha dichiarato: «Siamo in guerra, ma contro chi?»; Umberto Eco ha fatto scattare la
reductio ad Hitlerum, dichiarando: «Siamo
in guerra fino al collo, l’Isis è il nuovo nazismo»; Bernard-Henri Lévy ha sentenziato
sui giornali italiani: «Il culto del sacro, in
democrazia, è una minaccia alla libertà di
pensiero». Il colmo dell’illogicità è poi stato raggiunto da qualche giovane politicante che, nel condannare l’intolleranza islamista, ha pensato bene di attaccare anche
le parole di tolleranza del Papa.
In Francia, il parterre dei commentatori
più autorevoli ha già trovato l’asse interpretativo su cui far ruotare le reazioni al
terribile evento; ci si divide infatti lungo la
linea di confine dell’amalgame, cioè dello
scongiuramento della confusione tra i terroristi e l’intera comunità di francesi islamici (che conta ormai ben 6 milioni di persone). Guillaume Bigot, su L’Événement du
jeudi e su Le Monde, reagisce rovesciando
sui tedeschi le accuse d’islamofobia: «È a
Dresda, in Germania – egli protesta – e non
a Parigi e a Lione, che le folle manifestano
per denunciare la supposta islamizzazione
del loro Paese». Bigot difende anche Houellebecq, di cui è in uscita la Soumission
(in cui s’immagina un prossimo venturo
presidente francese
islamico), che viene
velatamente accusato di essere tra
coloro che, attaccando l’islamismo,
hanno preparato i
fatti di Parigi.
Ora, la storia dell’emigrazione in Francia,
per chi ne abbia una seppur minima conoscenza, non è mai stata una storia facile
(uno dei migliori lavori su questi temi è:
G. Noiriel, Les origines républicaines de Vichy, Hachette, Parigi 1999). Alla fine degli
anni ’20 la Francia era il Paese al mondo
con la più alta percentuale di stranieri residenti rispetto alla popolazione totale.
Larga parte della società reagì con riflessi
protezionistici forti: tra il 1880 e il 1914,
ad esempio, diverse decine di progetti di
legge contrari all’utilizzo di manodopera
straniera furono depositate alla Camera.
Il sentimento xenofobo popolare si rivolse
spesso, negli stessi anni, contro i numerosi
immigrati italiani (si veda: E. Barnabà, Morte agli italiani. Il massacro di Aigues-Mortes, Infinito edizioni, Formigine 20082); ma
coinvolse anche gli spagnoli, i belgi e i nomadi, con gravi e ripetuti episodi di violenza. D’altra parte furono proprio gli operai
italiani, lavorando anche nei giorni festivi,
a rendere possibile la veloce costruzione
della torre Eiffel. Nella Terza Repubblica, la
maggior parte delle leggi sociali sul lavoro
erano riservate ai cittadini francesi (“prima i francesi”), mentre gli stranieri erano
esclusi dalla funzione pubblica e dai set-
C’È #LAICITÀ E “LAÏCITÉ”
APPUNTI SOCIALI
tori economici vitali per la sicurezza nazionale (come l’industria degli armamenti
e i trasporti); l’esercizio della professione
medica era riservato ai laureati in Francia
(poi ai soli cittadini francesi).
di Daniela Bovolenta
I
recenti attentati terroristici che hanno
sconvolto la Francia richiedono prima di
tutto una dura condanna di ogni atto di
violenza che usa le provocazioni come pretesto per seminare morte e panico.
Tuttavia si rischia di confondere la doverosa
pietà per le vittime con la loro santificazione. “Charlie Hebdo” e i suoi giornalisti non
erano parte di una controcultura eroica e
sotterranea, ma facevano parte a pieno titolo del mainstream della laïcité alla francese: una cultura dove la libertà di parola e
di religione è dosata in funzione del gradimento espresso dalla cultura dominante e
dai poteri forti.
La riforma del codice della nazionalità del
1945 fu anche più restrittiva, con l’aggiunta di accenni eugenetici sulla salute
dei naturalizzati, prima assenti. Solo nel
1983 vi sarà finalmente l’abolizione di
ogni discriminazione legale nei confronti
dei naturalizzati. Intanto, a partire dagli
anni Cinquanta e Sessanta, le cose si erano
complicate, poiché il progressivo e massiccio afflusso d’immigrati provenienti dai
paesi arabi e islamici metteva in pericolo
il “dogma” principale dei cosiddetti valori
repubblicani francesi, vale a dire la laicità
dello Stato. La risposta è stata quella della
costruzione di un modello d’integrazione
“repubblicano” e non comunitario, di cui
l’emblema più significativo è la legge sul
divieto di ostentazione dei simboli religiosi, la cui natura paradossale fu evidenziata
dall’ipotesi, poi scartata, di considerare
ostentatoria anche un’appendice naturale
del corpo come la barba.
I fatti di Parigi tornano a mettere in discussione sia l’attitudine francese ed europea
nei confronti dell’“altro” (dell’immigrato in
primo luogo e ancor di più dell’immigrato
“etnico”) sia la soluzione laicista francese
al problema dell’integrazione (non che le
altre fin qui escogitate, quella comunitaria
inglese, il presunto melting pot americano,
il puzzle indistinto italiano, ecc., diano segni migliori).
Già Braudel (Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II, 2 voll., Einaudi, Torino 1994 – la seconda edizione francese è
del 1966) paragonava le civiltà alle dune,
che, nonostante gli effetti degli agenti atmosferici, hanno una persistenza naturale
e tornano a riapparire, come se nulla fosse,
davanti ai nostri occhi. I decisori sociopolitici europei hanno invece preferito
vederle come mazzi di carte, la cui mescolanza è oltremodo
facile,
spontanea.
Anzi, hanno pensato
a un effetto di mera
sostituzione, sperando che l’imperante
ideologia del consumo livellasse ogni
cosa; invece, proprio
la propaganda edonista produce quell’universale ansia di possesso e di potere, che,
se non soddisfatta, genera le follie nichiliste del terrorismo suicida.
D’altra parte, come ha insegnato Beck (La
società del rischio. Verso una seconda modernità, Carocci, Roma 2000), si tratta di
un’attitudine tipica della tecnoscienza politico-economica dominante, che produce
rischi sistemici e incontrollabili: situazioni
senza soluzioni (astratte).
Tornare al concreto significa riscoprire i
ritmi propri del confronto tra le civiltà, che
è fatto di scontri ma anche di naturalissimi incontri, scambi e assimilazioni reciproche; almeno il 10% dei dizionari delle
lingue europee, per fare un solo esempio,
è infatti costituito da parole di origine
arabo-islamica. Incontri che hanno però i
tempi e i modi delle civiltà: la natura, però,
come sintetizzava Francis Bacon, non si
vince se non dopo essere accordiati alle
sue dinamiche: «Natura non nisi parendo
vincitur». n
Senza risalire alle guerre di spopolamento in Vandea a seguito della Rivoluzione
Francese, proviamo a fare un breve quadro
del passato prossimo: nel 1996 la Francia
pubblica l’elenco di 173 “sette pericolose”,
sospettate – tra l’altro – di manipolazione
mentale. Tra queste troviamo gli ebrei hassidim, i testimoni di Geova, gruppi cattolici
carismatici, la Soka Gakkai e Scientology.
«Imparare a pensare, a riflettere, a essere precisi,
a pesare i termini del proprio discorso, a “s-cambiare i concetti”,
ad ascoltare l’altro – questo significa essere capaci di dialogare,
ed è il solo mezzo di arginare la spaventosa violenza che sale
attorno a noi. La parola è il rifugio contro la bestialità.
Quando non si sa, quando non ci si può esprimere, quando non
si maneggiano che vaghe approssimazioni, come tanti giovani
dei nostri giorni, quando la parola non è tale da essere intesa,
non è abbastanza elaborata perché il pensiero è confuso e
imbrogliato, non restano che i pugni, le botte, la violenza
frusta, stupida, cieca. Ed è questo che minaccia di inghiottire il
nostro ideale occidentale e umanista»
#ACCADEMICA DI FRANCIA |
JACQUELINE WORMS DE ROMILLY
È stata detta “la più grande ellenista del XX secolo”.
Nata a Chartres nel 1913, ha frequentato le più prestigiose scuole
di Francia (Lycée Molière ed École Normale Supérieure), prima di
essere castigata dal regime di Vichy per le sue origini ebraiche.
Finissima grecista e raffinata politologa, insegnò per più di quindici
anni alla Sorbonne, per poi passare al Collège de France.
Lì fu la prima donna ad entrare, mentre fu la seconda ad essere
accolta nell’Académie française.
Visse in Grecia e dal governo greco fu nominata “ambasciatrice
dell’ellenismo”: le sue passioni, ossatura del suo umanesimo
radicale e profondamente occidentale, erano lo storico Tucidide e i
tragici Eschilo, Sofocle ed Euripide. Morì nel 2010.
Da più parti si hanno
stesso) indulgendo a un
saggi dell’opportunismo
vago buonismo privo di
politico di quanti fomen-
un progetto concreto.
tano le fobie popolari in
La storia e le scienze
materia di immigrazione e
integrazione, o (ma è lo
sociali indicano un’altra
strada: l’umanesimo.
Nel 2001 entra in vigore una legge “antisette”. Nello stesso anno è abbattuta ad
opera dell’esercito la statua religiosa di un
piccolo gruppo di fedeli della religione aumista, che ha sede sui Pirenei.
Nel 2004 il parlamento francese approva
la legge contro i simboli religiosi a scuola e
nei luoghi pubblici, detta legge “anti-velo”,
che in realtà proibisce anche kippah e croci
visibili. Nello stesso anno viene approvata
una legge sull'omofobia che proibisce di
dire pubblicamente che i figli hanno diritto
a una mamma e a un papà.
Nel 2006 la Commissione sui Diritti Umani delle Nazione Unite redige un rapporto
sull’intolleranza religiosa dello stato francese.
Nel 2008 Vincent Peillon, attuale ministro
dell’educazione del governo Hollande, affermava: «Non si potrà mai costruire un paese libero con la religione cattolica».
Al contrario, Inna Shevchenko, leader del
gruppo Femen, nel 2013 è finita su un francobollo commemorativo dela Republique,
nonostante il gruppo a cui appartiene
si sia distinto per
atti
dissacratori
all’interno di chiese cattoliche. Nello
stesso anno sono
numerosi gli interventi di repressione, anche poliziesca, contro La Manif pour
tous e i manifestanti contrari al matrimonio
omosessule.
All’inizio del 2014 viene modificata la legge
sull’aborto, creando una specie di reato di
“abortofobia”, in pratica non solo è vietato
ostacolare in qualunque modo l’intenzione
di abortire di una donna, ma si impedisce di
darle qualunque informazione che potrebbe provocare un ripensamento: gli attivisti
pro-life che si avvicinano agli ospedali, così
come quelli che gestiscono siti internet prolife, rischiano sanzioni e anche la prigione.
Risulta piuttosto evidente come nel quadro
della laicità francese non tutte le libertà siano ugualmente tutelate: la tutela è tanto
maggiore quanto le libertà vanno contro la
religione in generale e il cattolicesimo in
particolare.
Come guardare allora ai recenti atti terroristici di Parigi, senza ridurli a un semplice
“essere” o “non essere” Charlie?
Forse potrebbe essere utile non ridurre tutto a una reazione spropositata contro delle
vignette blasfeme. La blasfemia, e non verso una sola religione, c’è stata ed è stata
l’occasione prossima, ma forse bisognerebbe leggere il fatto puntuale in una trama più
ampia. Ecco alcuni fili di questa trama: c’è
una componente, minoritaria ma agguerrita, del mondo islamico che vuole spazzare
via non solo l’occidente, che considera corrotto, ma anche ogni islam moderato. Invoca il rispetto e la tolleranza fino a quando
si trova in posizione di debolezza, ma ha
pronta la shari’a da imporre a fil di spada
non appena ritenga di averne le chances. Un
islam che rifiuta di essere criticato dove è in
minoranza, sventolando il reato di islamofobia, mentre è pronto ad uccidere, stuprare e
ridurre in schiavitù laddove ne abbia il potere. I nomi dell’Isis e di Boko Haram valgano
come esempio per tutti.
Questo islam non solo non si diluisce tra gli
immigrati nei paesi occidentali, ma al contrario molto spesso conosce nei cittadini
europei di seconda o terza generazione una
radicalizzazione su cui bisogna riflettere
seriamente. In bilico tra due culture, l’islam
mediamente più moderato dei loro genitori
e la società occidentale, materialista, complessata, contraddittoria e relativista, scelgono una terza via. Si radicalizzano facendo scelte estreme, cercando una presunta
purezza nel fondamentalismo, che è sempre
un fenomeno moderno di ritorno a un rigore
delle origini ampiamente immaginario. Pare
proprio che atti come quelli di Parigi siano
un enorme spot per coalizzare gli animi
attorno a questo islam e, indifferenti a milioni di persone – anche musulmane – che
condannano senza se e senza ma ogni atto
di terrorismo, agli estremisti basta trovare
qualche migliaio di nuovi combattenti pronti a lasciare l’Europa per unirsi ai combattenti in Iraq, Siria o altrove.
Come si affronta questo nemico asimmetrico, ricco di figli, soldi e armi, e senza nessuno scrupolo nell’usarli?
Non è facile dirlo, forse intanto non chiudendo gli occhi recitando il mantra dell’islam sempre e comunque religione di pace
e tolleranza, non – soprattutto – lasciando
proliferare numerose zone d’ombra nei nostri paesi, dove si infibula nel sottoscala, si
applica la legge coranica nelle sale di preghiera, si portano davanti alla decisione
dell’imam questioni che riguardano non
solo il diritto di famiglia – ed è già grave –
ma anche la giustizia penale. Non va affrontato permettendo ai musulmani di avere
quartieri propri, come accade in Gran Bretagna, al di fuori della legge, in cui le scuole
sono centri di propaganda, e le strade sono
pericolose per i non islamici.
Cioè, andando ancora più a fondo, il
problema si affronta andando all’origine del nostro vivere
in comune, dei principi che informano
le nostre leggi, dei
valori che riteniamo intangibili. Ma, prima
di tutto, cercando di capire che le civiltà,
come la natura, non tollerano il vuoto: in
un certo senso il cancro laicista, che rende
sempre più disumane le nostre società, e la
denatalità, che le svuota, rendono marcio
dall’interno quell’occidente che non sa resistere poi all’arrivo del radicalmente diverso. Non è l’islam che ci conquista, siamo noi
che ci stiamo suicidando.
Sarebbe inutile, dunque, contrapporre al
fondamentalismo dell’islam il fondamentalismo della laicità. Stiamo vedendo due
totalitarismi che si affrontano, ma dobbiamo avere ben chiaro che la civiltà occidentale, o quel che ne resta, va difesa proprio
in quanto non si identifica con il culto dello
stato che controlla le coscienze: al contrario si basa su quello straordinario incontro
di cultura greco-latina, giudeo-cristiana e
barbarica che nell’Incarnazione del Figlio
di Dio, nel Logos vivente, vede la base della dignità umana, in cui il rispetto del sacro
rende possibile la convivenza tra gli uomini,
in cui la libertà di espressione ha un limite
nella verità e la ragione è alleata, non antagonista, della religione. Una lezione che
nel 2006, a Ratisbona, Benedetto XVI non
ha dato solo all’islam, ma anche ai laicisti di
casa nostra. n
#quotidiano contro i falsi miti di progresso
| Mercoledì 14 gennaio 2015
#EXODUS DI RIDLEY SCOTT, OVVERO
COME TI SPALANCO LA #VITA
Esce domani nelle sale cinematografiche il nuovo grande film ispirato all’epica biblica: dopo il maestoso e complesso Noah di Aronofsky è
nientemeno che il padre de “Il gladiatore” a produrre l’ultimo “kolossal”. Potenza e ritmo, spettacolo e dramma, misericordia e massacro si alternano
nell’affresco del più grande evento salvifico della storia umana (dopo la risurrezione del Cristo): si fa memoria di un Dio che interviene “con mano
potente e braccio spiegato” a fare letteralmente di tutto per quelli che gli sono cari. Persino spalancare il mare.
di Costanza Miriano
I
ntanto uscire di casa per andare al cinema ripassando i dieci comandamenti è già
una cosa. «Ho fatto i pop corn», «quinto non uccidere», «tu prendi l’acqua», «gli
atti impuri che sono? – dunque, aspetta te
lo spiego in macchina», «no la cioccolata
no abbiamo esagerato ultimamente – ma
se io desidero la roba della mia compagna
di banco come faccio a non desiderare?»,
«comunque ragazzi, ricordatevelo, i comandamenti sono le cose che ci fanno vivere
meglio, non sono ordini ma il nostro libretto di istruzioni se vogliamo funzionare bene
senza romperci, adesso però sbrighiamoci
che è tardi».
Insomma, uno va a vedere Exodus coi figli e
cerca di ravanare nella memoria quello che
si ricorda di Mosè, e una cosa certa è che
è stato lui a ricevere le tavole della legge,
e con quelle non si sbaglia mai, e poi un ripassino serve sempre (voi li ricordate tutti in
fila, su due piedi? Bravi, non tutti purtroppo
sono così preparati, neanche tra noi aspiranti cattolici). Poi, certo, ci saranno sicuramente quelli che la Bibbia la conoscono davvero,
e che troveranno errori, imprecisioni, piccole o grandi infedeltà in questo Exodus, dèi e
re che esce il 15 nelle sale italiane, con un
Christian Bale sul quale non vorrei esprimermi perché sono una donna sposata. Io invece
l’ho trovato bellissimo.
Effetti speciali grandiosi ma non ridicoli (magari fra qualche anno lo sembreranno, ma
adesso proprio no), una gioia per gli occhi,
un tripudio, un godimento. Scene di massa
grandiose, veramente bibliche. Una festa per
gli occhi, un regalo. La regia mai banale, mai
ovvia: d’altra parte è di Ridley Scott, quello
di Blade Runner e del Gladiatore. Il regista lo
ha dedicato al collega e fratello Tony, morto recentemente. Lo so perché mio marito
è montatore e mi ha fatto vedere molti dei
film importanti della storia del cinema, come
condizione al nostro matrimonio. Grazie a
lui mi sono fatta anche un po’ d’occhio sul
montaggio, d’altra parte sarebbe anche il
mio lavoro (sono giornalista televisiva) e
posso dire che in Exodus non ho visto un taglio banale o una caduta di ritmo in queste
due ore e mezza di film che hanno tenuto
incollate anche
due bambine di
otto anni, e con
pochissime patatine.
La storia, si sa, è
quella di Mosè,
raccontato
da
quando è grande
e amato dal faraone che lo ha
cresciuto,
precisamente dalla
battaglia
degli
Egiziani contro
gli Ittiti. Scopre la
sua storia e sempre un po’ contro
voglia – come
succede sempre
con le cose di
Dio – capisce che
deve portare il
suo popolo fuori
dall’Egitto. D’altra parte Mosè,
che poi gli Ebrei
dicono “Mòshe”, è del popolo di “Israele”,
che significa colui che lotta con Dio.
Per quanto mi riguarda è questa la bellezza
del film: ripercorrere la storia della salvezza
non come la storia di un popolo, ma la mia
personale. Ricordare quante volte Dio mi
ha aperto il Mar Rosso – che scena! – per
tirarmi fuori dai pasticci in cui mi ero messa. Mettere al posto del faraone il peccato,
mettere al posto dell’Egitto il mio star bene
nel peccato, il mio accontentarmi di essere
sì schiava, ma almeno con una sistemazione
sicura. È per questo che è bello ricordare
che, quando serve, il Dio che si è fatto bambino povero ed è morto mitemente in croce
è anche il Dio degli eserciti. Quando noi gli
chiediamo seriamente aiuto contro il nostro peccato lui travolge cavallo e cavaliere. E se qualcuno commette una grave ingiustizia contro di noi facciamoci difendere
solo da lui, che è sicuramente l’avvocato
migliore su piazza, e quando serve, l’ho sperimentato, è anche il generale più abile. Se
si incacchia sistema le cose per bene.
Travestendomi da critica cinematografica
proverei anche ad aggiungere che ho trovato il casting direi perfetto, le facce giuste al
posto giusto: John Turturro, Ben Kingsley, e
anche le signore, Sigourney Weaver e Hiam
Abbass, che nonostante la fama accettano
di mostrarsi con tutta la bellezza delle rughe (chissà se anche loro come la Magnani
le difendono: «Ho fatto tanto per farmele
venire!»). Bellissima ma di una bellezza non
convenzionale Maria Valverde nella parte
della moglie Zipporah. Anche Christian Bale
si è presentato alla macchina da presa con
una ragionevole quantità di muscoli, insomma senza esagerare.
Come dicevo prima gli effetti speciali meri-
tano da soli il biglietto, le piaghe sono rappresentate senza sconti (la mia Lavinia ieri
si è scoperta una bollicina sul ginocchio ed
era terrorizzata, temeva di avere contratto
le temibili pustole del faraone, forse per essersi seduta in una fila un po’ troppo avanti, vicina allo schermo) ed è un godimento
puro per la vista, una memoria della potenza di Dio per l’anima.
Unico appunto, per quanto mi riguarda, Dio
che parla con la voce e l’aspetto di un ragazzino. Ma è talmente non rappresentabile Dio – «nessuno lo ha mai visto», dice la
Bibbia – che qualsiasi tentativo sarà sempre ridicolo (compresi, per inciso, i nostri
di mettergli in bocca i nostri pensieri e le
nostre parole, o di farlo dispensatore di soluzioni facili, quando a volte davanti al mistero di certi dolori ci sarebbe solo da stare
zitti). Noi non ci scandalizziamo di nessun
tentativo, al limite ne sorridiamo (non così
in alcuni paesi musulmani: il primo a chiedere il ritiro del film è stato il Marocco perché per l’Islam è blasfemia qualsiasi raffigurazione di Dio).
si l’ingiustizia lui stesso, prendendo su di sé
i peccati e facendosi mettere mitemente,
silenziosamente, in croce. n
Infine per rispondere a quelli che hanno
trovato da ridire sulla “cattiveria” di questo
Dio, di una fede religiosa trasformata in fanatismo, a me pare che nell’Antico Testamento di episodi in cui Dio non corrisponde
all’immagine edulcorata che ci siamo fatti
ce ne siano diversi. È una storia piuttosto
cruenta, quella dell’Antico Testamento, è la
storia della pedagogia che Dio ha avuto con
noi: l’uomo, quando gli sembrava ragionevole uccidere chi ti rubava una pecora, non
poteva capire il concetto di misericordia, e
allora già la legge del taglione – pecora per
pecora – è stato un passo avanti. Quanto
alla morte degli innocenti che ha scandalizzato alcuni, nella Bibbia c’è, esiste (e anche
nella realtà). Fa parte del mistero del male
cui Gesù è venuto a rispondere, non ristabilendo la giustizia ma morendo, assumendo-
#PROGRAMMITV
#PROGRAMMITV
06:00 Euronews
06:10 Il caffè di Raiuno
06:30 TG 1
06:43 CCISS Viaggiare informati
06:45 Unomattina
06:55 Parlamento Telegiornale
07:00 TG 1
07:10 Unomattina
07:30 TG 1 L.I.S.
07:33 Unomattina
08:00 TG 1
08:25 Che tempo fa
08:27 Unomattina
09:00 TG 1
09:03 Unomattina
09:30 TG1 FLASH
09:35 Unomattina
10:00 Storie Vere
10:58 Unomattina
11:00 TG 1
11:05 Che tempo fa
11:10 A conti fatti
12:00 La prova del cuoco
13:30 TELEGIORNALE
14:00 TG1 Economia
14:05 Dolci dopo il Tiggì
14:40 Torto o ragione? Il verdetto finale
16:00 La vita in diretta
16:27 Che tempo fa
16:30 TG 1
16:40 La vita in diretta
18:50 L’Eredità
20:00 TELEGIORNALE
20:30 Affari tuoi
21:10 Carosello Reloaded
21:15 Che Dio ci aiuti
23:30 Porta a porta
01:05 TG1 NOTTE
01:40 Sottovoce
02:10 RAI CULTURA presenta Terza pagina
02:40 Io, Agata e tu
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05:45 Euronews
06:00 Detto Fatto
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08:30 Il tocco di un angelo
10:00 Tg2 Insieme
11:00 I fatti vostri
13:00 TG2 GIORNO
13:30 TG 2 Costume e società
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16:15 Ghost Whisperer
17:00 Cold Case - Delitti irrisolti
17:45 TG2
17:50 In diretta dallo stadio “Ennio Tardini” di
Parma, Parma-Cagliari (ottavi di finale coppa Italia)
20:30 TG2 20:30
20:55 In diretta dallo stadio “Olimpico” di Torino,
Torino-Lazio (ottavi di finale coppa Italia)
23:00 TG 2
23:15 Shark invasion (USA 2005)
00:45 Hawaii Five-0
01:40 La Piovra 6
03:15 Videocomic Passerella di comici in tv
03:55 I fatti vostri
05:50 Detto Fatto
06:00 Morning News
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06:28 Traffico
06:30 Rassegna stampa italiana e internazionale
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07:30 TGR Buongiorno Regione
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11:10 TG3 Minuti
11:13 Elisir
11:55 Meteo 3
12:00 TG3
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12:45 Pane quotidiano
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15:05 TGR Piazza Affari
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16:40 Geo
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19:53 TG Regione Meteo
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00:13 TG3 Linea notte
01:00 Meteo 3
01:05 RAI Parlamento
01:15 RAI CULTURA presenta Eco della Storia
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03:04 RAInews
03:14 Next
03:34 RAInews
03:46 Riflettendo con...
03:51 USA 24 H
04:04 RAInews
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04:21 Magazine tematico di Rainews
04:34 RAInews
05:16 America today
05:21 Superzap
05:34 RAInews
06:00RAInews
06:00 Prima pagina
07:55 Traffico
07:58 Meteo.it
08:00 Tg5 Mattina
08:45 Mattino Cinque
10:00 TG5 - ore 10
11:00 Forum
13:00 Tg5 - Meteo.it
13:40 Beautiful
14:45 Uomini e Donne
16:15 Il segreto
17:00 Pomeriggio Cinque
18:45 Avanti un altro
19:55 Tg5 - Prima Pagina
20:00 Tg5 - Meteo.it
20:40 Striscia la notizia
21:10 Solo per amore
01:20 Tg5 Notte - Meteo.it
02:00 Striscia la notizia
02:30 Uomini e Donne
04:00 Telefilm
05:00 Mediashopping
05:15 Tg5 - Meteo.it
05:45 Mediashopping
06:25 True Jackson, VP
06:45 Cartoni animati
08:30 Una mamma per amica
10:30 Everwood
12:25 Studio Aperto
12:55 Meteo.it
13:00 Sport Mediaset
14:05 I Simpson
14:35 I Griffin
14:55 Arrow
15:45 The Vampire Diaries
16:35 Dr. House - Medical Division
18:30 Studio Aperto
19:15 Meteo.it
19:20 C.S.I. New York
21:10 Dal “Mediolanum Forum” di Assago, Pintus
@ Forum
23:15 Mi fido di te (Italia 2007)
01:30 Sport Mediaset
01:45 Studio Aperto - La giornata
02:10 Trasformat
20:50 Mediashopping
03:05 Trasformat
03:45 Mediashopping
03:50 La guerra del ferro (Italia 1982)
05:20 Mediashopping
05:35 True Jackson, VP
06:00 Tg4 Night News
06:20 Mediashopping
06:50 Zorro
07:10 Hunter
08:05 Cuore ribelle
09:30 Carabinieri 7
10:35 Sai cosa mangi?
10:45 Ricette all’italiana
11:30 Tg4
11:55 Meteo.it
12:00 Un detective in corsia
13:00 La signora in giallo
14:00 Lo sportello di Forum
15:30 Hamburg - Distretto 21
16:35 Il delitto perfetto (Usa 1954)
18:55 Tg4
19:30 Meteo.it
19:35 Tempesta d’amore
20:10 Centovetrine
20:45 Tempesta d’amore
21:15 Major crimes
23:05 The Mentalist
00:55 Tg4 Night News
01:15 Ieri e oggi in TV
02:45 Napoli spara! (Italia 1977)
04:15 Mediashopping
04:30 Nella città l’inferno (Italia 1958)
05:00 Zig zag
06:20 SALMI
06:25RECITIAMO IL CREDO assieme alle
Monache Benedettine di Orte
06:30 RASSEGNA STAMPA
06:50 Rosario dal Santuario di Pompei
07:30 BELTEMPO SI SPERA
08:30SANTA MESSA dal Santuario di Santa
Maria di Galloro
09:10 BELTEMPO SI SPERA
10:00 IL MIO MEDICO
11:00 QUEL CHE PASSA IL CONVENTO
11:54 ANGELUS DA LOURDES
12:00 TG 2000
12:15L’ISPETTORE DERRICK La tentazione - la
figlia del poliziotto
14:10 REPARTO MATERNITA’
14:50 ALLA SOGLIA DEL CUORE: LE STORIE
15:00SALMI
15:05LA CORONCINA DELLA DIVINA
MISERICORDIA
15:24 SIAMO NOI
17:00IL DIARIO DI PAPA FRANCESCO in diretta
18:00Rosario
18:30 TG 2000
19:00 ATTENTI AL LUPO
19:30 Borghi d’Italia’
20:00 Rosario da Lourdes - in differita
20:30 TG TG
21:00Il meglio del viaggio di Papa Francesco
21:30Signora per un giorno (USA 1933)
23:05 Effetto notte (replica)
23:55 Rosario dal Santuario di Pompei
05:25 Omnibus La7
06:00 Tg La7 - Morning news
06:05 Meteo
06:10 Oroscopo/ Traffico
06:15 Tg La7 - Morning news
06:20 Meteo
06:25 Oroscopo/ Traffico
06:30 Tg La7 - Morning news
06:35 Meteo
06:40 Oroscopo/ Traffico
06:45 Tg La7 - Morning news
06:50 Meteo
06:55 Movie flash
07:00 Omnibus - Rassegna stampa
07:30 Tg La7
07:50 Omnibus meteo
07:55 Omnibus La7 (live)
09:45 Coffee Break (live)
11:00 L’aria che tira (live)
13:30 Tg La7
14:00 Tg La7 Cronache
14:35 Anteprima Cuochi e Fiamme
14:40 Il commissario Maigret
16:25 L’ispettore Tibbs
17:40 L’ispettore Tibbs
18:05 Crossing Jordan
19:55 Meteo
20:00 Tg La7
20:30 Otto e mezzo
21:10 Le invasioni barbariche
00:00 Tg La7
00:15 Otto e mezzo
00:55 Coffee Break
02:15 L’aria che tira (replica)
04:40 Omnibus La7 (replica)
per le frequenze consulta: www.radiomaria.it
00:00 Con voi nella notte - musicale
06:00 Santo del giorno
06:15Orizzonti cristiani - meditazione
06:30Lodi in latino
07:00 I giochi dell’armonia
07:30 Santa Messa in latino
08:00Radiogiornale
08:50Che tempo fa
08:56 Luce verde - traffico a Roma
09:06Al di là della notizia - l’edicola del giorno
09:44Chiave di lettura - commento
09:56 Che treno fa
10:00Radio Inblu notizie flash
10:04 Luce verde - Viabilità Lazio
10:08 La notizia del giorno
10:16 Redazioni in linea
10:30 Luce verde - Traffico a Roma
10:35 Rassegna stampa Roma e Lazio
11:08 Interviste Roma e Lazio
11:16 Voci dal territorio Roma e Lazio
11:35 Magari - cooperazione internazionale
11:56 Che treno fa
12:00 Radiogiornale italiano
12:15 Chiave di lettura ®
12:35 Magari - cooperazione internazionale
13:00 Radiogiornale francese
13:11Al di là della notizia - cronache e commenti
14:00Radiogiornale
15:06Afrimusicultura
16:28Focus on - salotto musicale
18:29 Il Funambolo - attualità ®
19:30 Radiogiornale italiano
19:50 Diapason - musica
20:40 Santo Rosario in latino
23:00 Radiogiornale italiano ®
23:20 Compieta in latino
00:00 S. Rosario
00:27 Commento alla stampa e catechesi
(p. Livio)
01:50 Gli esercizi spirituali di Sant’Ignazio di
Loyola (d. Giovanni Poggiali - d. Pietro Cantoni)
02:50 Coroncina alla Divina Misericordia S. Rosario
03:40 Racconti di un pellegrino russo (Dizione:
Roberta)
04:30 Il discernimento spirituale (P. Livio)
05:45 S. Rosario
06:10 Medjugorie, il cielo sulla terra (Mons.
Alessandro Pronzato)
06:45 Il buongiorno di Radio Maria
07:00 Preghiere del mattino - Il Santo del
giorno
07:30 S. Rosario - S. Messa - Lodi Cappella
suore domenicane (Sassari)
08:45 Commento alla stampa del giorno
(P. Livio)
09:30 Catechesi (P. Livio )
10:30 Incontri con la geriatra (Marilena
Cerliani)
11:55 I Salmi
12:00 Angelus - Ora Media
12:25 Intervista a Ivan di Medjugorie
13:30 Notizie dal mondo e dalla Chiesa – Il
fatto del giorno (Riccardo Cascioli)
14:00 Pomeriggio insieme: dediche, saluti e
auguri dall’Italia e dall’estero (Roberta)
15:05 Cultura per ragazzi (Ilaria)
15:45 Maria Immacolata regina della storia
(p. Salvatore Fiumanò)
16:45Ora di spiritualità: S.Rosario - Vespri Benedizione Eucaristica
17:45 Frammenti di Luce (P. Livio )
18:00 Racconti di un esorcista
19:30 Notizie Radio Vaticana
20:00 Preghiere della sera. Preghiere dei
bambini in diretta telefonica
20:30 S. Rosario con le famiglie
21:00 Un solco nell’anima (d. Marino Gobbin)
22:30 Catechesi odierna del S. Padre
22:50Compieta
23:00 Lettera ai Romani (S. Em. Gianfranco
Ravasi)
Mercoledì 14 gennaio 2015 |
#quotidiano contro i falsi miti di progresso
Il pallone d’oro è un premio forse sopravvalutato ma per la terza volta è andato al campione portoghese
del Real Madrid. A meritarlo davvero sarebbe invece stato il bianconero Tevez, non foss’altro per quella
finale “Argentina-Germania” che con lui in campo la Selección avrebbe vinto.
Lo ha vinto #Cristiano, ma doveva
andare nella Carlito’s Way
Nato Carlos Martínez il neonato Carlitos viene abbandonato dalla madre
biologica, Fabiana Martínez, a soli tre
mesi. A dieci mesi è vittima di un grave incidente domestico: gli cade sul
viso l’acqua bollente di un bollitore.
Viene portato in ospedale avvolto
da una coperta di nylon che, scioltasi, aggrava ancora di più le ustioni di
primo e secondo grado. Rimane in terapia intensiva per due mesi, e porta
ancora oggi i segni dell’incidente sul
viso e sul collo.
Quando si riprese, Tevez venne affidato agli zii materni, Adriana Martínez
e Segundo Tevez. Insieme vivevano
al primo piano della Torre 1 a Fuerte Apache, a pochi metri dal temuto
Nudo 14. Tevez ha iniziato a giocare a
pallone al Club Santa Clara. All’età di
cinque anni il padre biologico, Carlos,
che non lo aveva mai riconosciuto,
viene ucciso nel corso di una sparatoria con 23 colpi d’arma da fuoco.
Nell’estate del 1989 viene notato da
un osservatore del Club Atlético All
Boys venuto a Fuerte Apache alla riFoto © ANSA
A quindici anni venne
ufficialmente adottato
da Segundo Tevez, prendendone il cognome, per
ottenere un nuovo cartellino e passare al Boca
Juniors.
Il 29 luglio 2014, Segundo Tevez viene sequestrato da un gruppo di tre uomini mentre
era alla guida della sua macchina a El Palomar, nel dipartimento di Morón, in Argentina.
Segundo è stato rapito tra le cinque e le sette
di mattina e liberato poche ore dopo. Sembra
che Carlitos abbia dato disposizioni di pagare
un riscatto.
Una storia così bella e terribile di dolore e riscatto, che sembra appartenere di diritto al
mondo del cinema o della grande letteratura
più che a quella della palla che rotola, meritava
a nostro avviso un riconoscimento planetario.
E’ vero che nei primi anni del millennio Carlitos si è aggiudicato tre volte il Pallone d’Oro
sudamericano, ma si sa che quello che conta
è quello europeo. Avrebbe dovuto vincerlo
per un’assenza decisiva: avesse giocato, anzi,
fosse stato convocato dall’ennesimo perso-
SA
Durante gli anni al Manchester United, Tevez
viene informato che Juan
Alberto, l’unico fratello
biologico con il quale aveva
mantenuto i contatti, e suo cognato Carlos Avalos erano stati
arrestati per l’assalto a un furgone
blindato. Da quel momento Tevez
deciderà di troncare ogni rapporto con
il fratello. I rapporti con la famiglia adottiva invece si sono mantenuti molto bene
tanto che ogni mese Tevez invia del denaro
ad Adriana e Segundo.
AN
Invece il tecnico della albiceleste non l’ha
neanche convocato, Bielsa non sopportava
Tevez, aveva paura che gli rovinasse lo spogliatoio. E così s’è rovinato lui. Come il marito che per far dispetto alla moglie eccetera
eccetera. E poi, diciamoci la verità, Carlitos il
Pallone d’Oro lo meriterebbe anche per la sua
straordinaria storia. Ricordiamola per sommi
capi. Perché pochi lo sanno ma è la storia di
un ragazzo talmente povero e rifiutato da tutti da essere nato persino con un altro nome
cerca di nuovi talenti, Carlitos aveva solo cinque anni.
©
Come avremmo voluto che andasse noi?
Considerato che Leo Messi aveva già vinto
immeritatamente il premio di miglior giocatore del mondiale brasiliano, forse si poteva
osare con la fantasia. Ad esempio si sarebbe
potuto premiare il giocatore che, mancando
al mondiale brasiliano, ha evidenziato maggiormente proprio con la sua assenza la sua
capacità di essere decisivo. Chi è questo giocatore? Claro, Carlitos Tevez. Pensate alla finale del Maracanà tra Argentina e Germania,
pensatela con il numero dieci della Juventus
al posto di Higuain o dell’esangue Palacio.
Avrebbe avuto un altro esito? Credo proprio
di sì. Tevez avrebbe fatto vincere la Coppa
all’Argentina e poiché gliel’avrebbe fatta vincere in terra brasiliana il trionfo sarebbe valso
il doppio. Invece.
to
pa dalle grandi orecchie vinta dai blancos il
Pallone d’Oro è finito nelle mani un po’ coatte
del bulletto portoghese. E’ andata così.
Fo
I
l Pallone d’Oro lo ha vinto Cristiano Ronaldo e veramente non si capisce come possa
essere stato premiato il giocatore portoghese in un anno in cui al mondiale è stato
abulico portabandiera di una squadra che è
stata totalmente inconsistente nel torneo
brasiliano che ha incoronato i tedeschi come
campioni planetari. Invece niente, restano a
bocca asciutta i crucchi che hanno chiuso il
poker di titoli mondiali, per premiare questo bullo che certamente ha alzato al cielo
la Champions League, ma l’ha fatto da stella
di un Real Madrid stellare, quello per capirci
della follia di spendere cento milioni di euro
per un giocatore fortissimo ma forse non
proprio così forte come Christian Bale. Ma,
insomma, forse in omaggio alla decima Cop-
naggio fastidioso capitato
nella sua complessa
vita, avrebbe certamente vinto quella maledetta finale mondiale. Invece,
niente. E niente premio, vince Cristiano Ronaldo, quello dai capelli impomatati dal gel
dello sponsor. Avremmo voluto il riscatto definitivo dell’ultimo e invece ha vinto il solito
primo della classe.
Peccato. Qui si continuerà a fare il tifo per
Carlitos, per la sua professionalità e la sua
classe cristallina: è l’unico campione vero rimasto al calcio italiano, alla Serie A sempre
più impoverita di talenti e campioni. Lui vuole tornarsene in Argentina, ha già annunciato che l’anno prossimo quando scadrà il suo
contratto con la Juventus non ha intenzione
di rinnovarlo. Il richiamo del barrio è troppo
forte, il richiamo della terra non
può essere rifiutato da un
argentino che appartiene all’Argentina. Ora
che se ne è andato Bielsa, Tevez è stato riconvocato anche in nazionale. Chissà che ai
mondiali russi non abbia la chance in extremis
di portarsi a casa il mondiale che l’Argentina
non ha saputo o voluto vincere in Brasile perché ha fatto a meno di lui. n
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