Anno della fede
Fides christianorum
resurrectio Christi est
Sant’Agostino
ANNO XXX N.3/4 - 2012 - € 5
2012-2013
www.30giorni.it
MENSILE SPED. ABB. POST. 45% D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/04 N.46) ART.1, COMMA 1 DCB - ROMA. In caso di mancato
recapito rinviare a Ufficio Poste Roma Romanina per la restituzione al mittente previo addebito. ISSN 0390-4539
nella Chiesa e nel mondo
Diretto da Giulio Andreotti
«Sono molto contento che 30Giorni faccia una nuova edizione di questo piccolo libro
contenente le preghiere fondamentali dei cristiani maturatesi nel corso dei secoli.
A questo piccolo libro auguro che possa diventare un compagno di viaggio per molti
cristiani».
dalla presentazione del cardinale Joseph Ratzinger del 18 febbraio 2005
(eletto Papa il 19 aprile 2005 con il nome di Benedetto XVI)
CHI PREGA SI SALVA
Il piccolo libro, di cui 30Giorni ha già distribuito centinaia di migliaia di copie,
contiene le preghiere più semplici della vita cristiana,
come quelle del mattino e della sera,
e tutto ciò che aiuta a fare una buona confessione
FORMATO PICCOLO
Tascabile, misura 10,5x15 cm
COSTA €1 A COPIA
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ad essere lasciato
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in lingua portoghese, inglese,
francese, spagnola, tedesca e cinese.
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È possibile richiedere copie
sia dell’edizione grande
che di quella piccola
e delle edizioni estere
telefonando al numero verde gratuito
oppure scrivendo a 30GIORNI
via Vincenzo Manzini, 45 - 00173 Roma
o all’indirizzo e-mail: [email protected]
don Giacomo Tantardini
27 marzo 1946 – 19 aprile 2012
«Veni ergo Domine Iesu...
Ad me veni, quaere me, inveni me,
suscipe me, porta me»
«Vieni, dunque, Signore Gesù...
Vieni a me, cercami, trovami,
prendimi in braccio, portami»
(Sant’Ambrogio,
Expositio in psalmum 118)
Chiesa
La redazione del mensile
30Giorni nella Chiesa e nel mondo,
diretto da Giulio Andreotti, annuncia la scomparsa di don Giacomo Tantardini, avvenuta nella
serata di giovedì 19 aprile 2012,
a Roma. Sacerdote, anima della
nostra rivista insieme al senatore
Andreotti che la dirige dal 1993,
don Giacomo Tantardini era nato a Barzio (Lecco) il 27 marzo
1946. Battezzato il 31 marzo dello stesso anno, fu cresimato dal
beato cardinale Ildefonso Schuster il 7 luglio 1953 e ricevette la
prima comunione il 27 maggio
1954. Studiò Teologia nella Facoltà teologica di Milano del Seminario di Venegono. Incontrò
don Luigi Giussani e fu ordinato
sacerdote dal cardinale Giovanni Colombo, arcivescovo di Milano, il 27 giugno 1970. Nei primi anni Settanta conseguì la licenza in Diritto canonico presso
la Pontificia Università Gregoriana. Ha svolto la sua attività
pastorale soprattutto tra gli studenti dell’Università di Roma.
Incardinato nella diocesi di Roma, dal 1983 al 1997 è stato parroco di Santa Margherita Maria
Alacoque a Tor Vergata e assistente ecclesiastico dell’Università di Tor Vergata. Ha insegnato
alla Libera Università San Pio V
di Roma, all’Università degli
Studi di Padova e alla Pontificia
Facoltà Teologica San Bonaventura – Seraphicum – di Roma.
Nei primi anni Ottanta, su richiesta di giovani che si convertivano al cristianesimo, ha raccolto in un piccolo libro le preghiere più semplici della vita cristiana e tutto ciò che aiuta a fare
una buona confessione. Il piccolo libro dal titolo Chi prega si salva, tradotto nelle principali lingue, viene distribuito in centinaia di migliaia di copie in tutto
il mondo. Il cardinale Joseph
Ratzinger il 18 febbraio 2005 ne
ha scritto la presentazione.
In prima pagina, don Giacomo durante la presentazione del libro, edito da 30Giorni, Montini e Agostino.
Sant’Agostino negli appunti inediti di Paolo VI, a Padova, il 25 novembre 2008; qui a destra, don Giacomo
durante la messa solenne in occasione del suo quarantesimo anniversario di sacerdozio nella chiesa parrocchiale
di Sant'Alessandro, a Barzio (Lecco), suo paese natale, il 1 agosto 2010. Alla sua sinistra, l‘allora parroco di Barzio,
don Alfredo Comi
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3OGIORNI - 3/4 - 2012
3OGIORNI - 3/4 - 2012
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Chiesa
Fiducia!
È la mano di Gesù
che conduce tutto…
Santa Teresa
di Gesù Bambino
Nel 2010 don Giacomo festeggiava quarant’anni di sacerdozio. Per ricordare l’evento,
don Alfredo Comi, parroco di Barzio fin dai tempi in cui don Giacomo
fu ordinato sacerdote, gli scrisse invitandolo, il 1 agosto di quell’anno, nel paese d’origine.
Pubblichiamo la lettera di risposta di don Giacomo
Roma, giugno 2010
Carissimo don Alfredo,
la ringrazio contento dell’invito a
ricordare il quarantesimo anniversario della mia ordinazione sacerdotale a Barzio, la prima domenica
di agosto, quando nella nostra parrocchia si celebra la festa della Madonna del Rosario.
Quanti ricordi traboccanti di commozione e di gratitudine al Signore
rinnova la festa della Madonna del
Rosario con la processione alla sera
per le vie del paese! Quelle feste e
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3OGIORNI - 3/4 - 2012
quelle processioni sono state forse
il momento più lieto e più bello
della mia fanciullezza. Come era
bella agli occhi di un bambino
l’immagine tutta d’oro della Madonna esposta in chiesa e portata
in processione!
Solo di recente ho saputo dalle mie
sorelle che mia mamma, subito dopo
il mio battesimo, davanti a quell’immagine aveva offerto alla Madonna il
suo primo figlio reso, un istante prima, figlio di Dio. Quante lacrime di
gratitudine ha donato alla mia vita
quel gesto di mia madre.
Vorrei esprimere tutto il cammino
di questi quarant’anni di sacerdozio
con le parole di sant’Ambrogio: «Omnia igitur habemus in Christo, omnia Christus est nobis / In Cristo abbiamo tutto, Cristo è tutto per noi».
Queste parole le ho imparate a memoria nel mio seminario e già allora
mi apparivano così belle. È stato il
cammino degli anni, con gli incontri
di grazia, la rinnovata misericordia
per i poveri peccati, i miracoli, a rendere così reale, così bella, così vicina al
mio povero cuore la realtà stessa che
quelle parole indicano.
Così, «a lode e gloria della Sua grazia con la quale ci ha graziati nel Suo
Figlio diletto» (san Paolo, Lettera agli
Efesini 1, 6), trascrivo le parole di
sant’Ambrogio:
«In Cristo abbiamo tutto.
Ognuno si avvicini a Lui: chi è am-
malato a causa dei peccati, chi è come
inchiodato dalla sua concupiscenza,
chi è imperfetto ma desideroso di progredire con intensa preghiera, chi è già
cresciuto in molte virtù.
Siamo tutti del Signore e Cristo è
tutto per noi.
Se desideri risanare le tue ferite, egli
è medico; se sei arso dalla febbre, egli
è fonte; se ti trovi oppresso dalla colpa, egli è giustizia; se hai bisogno di
aiuto, egli è forza; se hai paura della
morte, egli è vita; se desideri il paradiso, egli è via; se fuggi le tenebre, egli è
luce; se cerchi il cibo, egli è nutrimento. “Gustate dunque e vedete quanto è
dolce il Signore. Felice l’uomo che
spera in Lui” (Salmo 33, 9)».
Con rinnovati sentimenti di gratitudine e di stima,
don Giacomo
Non stanchiamoci
di pregare.
La fiducia fa miracoli.
Santa Teresa
di Gesù Bambino
3OGIORNI - 3/4 - 2012
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anno XXX
In copertina:
L’incredulità
di Tommaso,
Sacro Speco,
Subiaco (Roma)
Sommario
N. 3/4 ANNO
2012
Questo numero di 30Giorni, chiuso in redazione il 20 aprile 2012,
è stato ideato, realizzato e rivisto con don Giacomo Tantardini, come sempre
3OGIORNI
nella Chiesa e nel mondo
Direttore Giulio Andreotti
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Pina Baglioni, Marie-Ange Beaugrand, Maurizio Benzi,
Lorenzo Bianchi, Lorenzo Biondi, Massimo Borghesi,
Lucio Brunelli, Rodolfo Caporale, Lorenzo Cappelletti,
Gianni Cardinale, Stefania Falasca, Giuseppe Frangi,
Silvia Kritzenberger, Walter Montini, Jane Nogara,
Stefano M. Paci, Felix Palacios, Tommaso Ricci,
Giovanni Ricciardi
Hanno inoltre collaborato a questo numero:
il cardinale Georges Cottier,
il cardinale Jaime Lucas Ortega y Alamino,
il patriarca Béchara Boutros Raï
Segreteria
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Ufficio legale
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3OGIORNI nella Chiesa e nel mondo
è una pubblicazione mensile registrata
presso il Tribunale di Roma in data 11/11/93, n. 501.
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art.1, comma 2 - DCB - Roma
Questo numero è stato chiuso
in redazione il 20 aprile 2012
Finito di stampare nel mese di maggio 2012
pag. 40
Il testimone
è colui che offre
il proprio corpo
Il cardinale Georges Cottier: l’immagine della luna
aiuta a cogliere la natura della Chiesa e l’orizzonte
della sua missione
Copertina
Anno della fede
10 Fides christianorum
resurrectio Christi est
Discorso di Paolo VI
Viaggio pastorale a Cuba
48 La visita di un Papa
conciliatore e i suoi frutti
— del cardinale
Jaime Lucas Ortega y Alamino
ai partecipanti al Simposio
sul mistero della risurrezione
di Gesù, Roma, 4 aprile 1970
53 Papa Benedetto
ai bambini messicani
L’intervento tenuto sabato 24 marzo
In questo numero
Ecclesiam Suam
40 Il testimone è colui
in Plaza de la Paz a Guanajuato
Pasqua 2012
62 Surrexit Christus spes mea
Brani tratti dalle omelie
che offre il proprio corpo
e dai discorsi di papa Benedetto XVI
— del cardinale Georges Cottier
in occasione della Santa Pasqua
pag. 78
Casa di Dante
Incontro con il cardinale
Gianfranco Ravasi: come Dante
può essere utile alla Chiesa
perché essa torni a parlare di Dio
Viaggi apostolici
pag. 48
Un articolo del cardinale
Jaime Lucas Ortega y Alamino,
arcivescovo di San Cristóbal
de La Habana, sui frutti del viaggio
di Benedetto XVI a Cuba
pag. 84
Anniversari
Intervista con il cardinale
bibliotecario Raffaele Farina
in occasione dei quattrocento anni
dell’Archivio Segreto Vaticano
Omelia
72 «Se Cristo non è risorto,
vuota è anche la vostra fede»
— del patriarca di Antiochia dei Maroniti
Béchara Boutros Raï
Cristianesimo
91 «Dio, come bambino,
mendica, per così dire,
il nostro amore»
L’omelia di papa Benedetto XVI
in occasione della santa messa
Dante
78 Il cardinale a casa del poeta
per il suo ottantacinquesimo
compleanno
Intervista con il cardinale
Gianfranco Ravasi — di P. Mattei
Anniversari
84 La propensione
della Chiesa alla memoria
Intervista con il cardinale Raffaele Farina
— di R. Rotondo
Rubriche
18 Lettere da tutto il mondo
56 30Giorni in breve
CREDITI FOTOGRAFICI
Franco Capovilla: p.3;
Marco Ganassa: p.5;
Getty Images: pp.18,32-33,
35,48-49; Corbis: pp.18-19,
21,22,26,38; Contrasto:
pp.28-29,80; Reuters/
Contrasto: pp.30-31;
Lessing/Contrasto:
pp.36-37; Osservatore
Romano: pp.48,4849,49,50-51,53,
63,64,65,66-67,68,91,92,
95; Associated Press/
LaPresse: pp.51,52,59,80,
82,84; Per gentile
concessione del Patriarcato
di Antiochia dei Maroniti:
pp.73,75; Archivi Alinari,
Firenze. Per concessione
del Ministero per i Beni e
le Attività Culturali: p.78;
Paolo Galosi: p.78;
Immagini tratte dal
catalogo Lux in Arcana.
LʼArchivio Segreto Vaticano
si rivela, Palombi Editore:
pp.84, 85,87,88; Romano
Siciliani: p.85.
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Editoriale
Anno della fede
ANNO DELLA FEDE
Fides christianorum
resurrectio Christi est
Come editoriale di questo numero pubblichiamo il discorso di Paolo VI
ai partecipanti al Simposio sul mistero della risurrezione di Gesù,
Roma, 4 aprile 1970
Gentili signori,
siamo molto colpiti per le parole piene
di affetto e fiducia che il reverendo padre
Dhanis ci ha rivolto a nome vostro, e ringraziamo il Signore che ci dona questo
incontro con specialisti altamente qualificati nel campo dell’esegesi, della teologia e della filosofia venuti a condividere
fraternamente le loro ricerche sul mistero
della risurrezione di Cristo. Sì, davvero ci
rallegriamo molto per questo Symposium, favorito dall’amabile ospitalità dell’Istituto San Domenico sulla via Cassia e
ci felicitiamo con i responsabili e tutti i
partecipanti che cordialmente accogliamo qui, felici di esprimere loro, unitamente alla nostra profonda stima, la nostra particolare benevolenza e il nostro
più vivo incoraggiamento.
Per venire incontro alle vostre attese,
vorremmo in tutta semplicità offrirvi ¬
Paolo VI in preghiera
al Santo Sepolcro
In queste pagine, alcuni affreschi del XIV secolo, Chiesa superiore del Sacro Speco, Subiaco (Roma);
nella pagina accanto, Gesù risorto e l’apostolo Tommaso, particolare
3OGIORNI - 3/4 - 2012
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Editoriale
alcuni pensieri che ci suggerisce questo
fondamentale tema della risurrezione di
Gesù, da voi felicemente scelto come oggetto dei vostri lavori.
1. C’è bisogno forse, tanto per cominciare, di farvi presente l’importanza basilare che Noi attribuiamo a questo studio,
al pari di tutti i nostri figli e fratelli cristiani, e, oseremmo dire, ancor più di tutti
loro, dato il posto in cui il Signore ci ha
collocato in seno alla sua Chiesa, quale
testimone e custode privilegiato della fede? Voi ne siete fin troppo convinti!
La storia evangelica non è forse tutta
centrata sulla risurrezione: senza di essa,
che cosa sarebbero gli stessi Vangeli, i
quali annunciano la Buona Novella del
Signore Gesù? Non si trova forse in essa
la fonte di tutta la predicazione cristiana, a
cominciare dal primo kerygma, che nasce
proprio dalla testimonianza della Risurrezione (cfr. At 2, 32)?
Non è forse il perno di tutta l’epistemologia della fede, senza del quale essa
perderebbe la sua consistenza, secondo
le parole stesse dell’apostolo san Paolo:
«Ma se Cristo non è risorto, allora […] è
vana la nostra fede» (cfr. 1Cor 15, 14)?
Non è forse solo la risurrezione di Gesù a conferire senso a tutta la liturgia, alle
nostre “Eucaristie”, coll’assicurare la presenza del Risorto che noi celebriamo nel12
3OGIORNI - 3/4 - 2012
l’azione di grazie: «Annunciamo la tua
morte, o Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta»
(Anamnesi)?
Sì, tutta la speranza cristiana si fonda
sulla risurrezione di Cristo, sulla quale
si “àncora” la nostra stessa risurrezione
con lui. Anzi, siamo fin d’ora risorti con
lui (cfr. Col 3, 1): tutta la stoffa della nostra vita cristiana è intessuta di questa
incrollabile certezza e di questa realtà
nascosta, con la gioia e il dinamismo
che ne derivano.
2. Inoltre, non è forse stupefacente
che un siffatto mistero, tanto fondamentale per la nostra fede, così prodigioso per la nostra intelligenza, abbia
sempre suscitato, insieme all’interesse
appassionato degli esegeti, varie forme di contestazione in tutto il corso
della storia? Fenomeno che già si manifestò quando ancora era in vita l’evangelista Giovanni, il quale ritenne
necessario precisare che l’incredulo
Tommaso era stato invitato a toccare
con le proprie mani i segni dei chiodi e
il costato ferito del Verbo della vita risorto (cfr. Gv 20, 24-29).
Come non ricordare, da quel momento in poi, i tentativi, di una gnosi
sempre rinascente sotto molteplici forme, di penetrare questo mistero con
ANNO DELLA FEDE
Le tre Marie al sepolcro
ogni risorsa dello spirito umano e cercare di ridurlo alle dimensioni di categorie meramente umane? Tentazione
ben comprensibile, certo, e senz’altro
inevitabile, ma di cui una temibile china tende a svuotare impercettibilmente
tutte le ricchezze e la portata di quello
che è innanzitutto un fatto: la risurrezione del Salvatore.
Ancora oggi – e non è certo a voi che
Noi dobbiamo ricordarlo – vediamo
questa tendenza manifestare le sue ultime drammatiche conseguenze giungendo a negare, da parte di fedeli che si dicono cristiani, il valore storico delle testimonianze ispirate o, più recentemente, interpretando in modo puramente
mitico, spirituale o morale, la risurrezione fisica di Gesù. Come non avvertire
nettamente l’effetto distruttivo in tanti
fedeli di queste discussioni deleterie?
Ma – Noi lo proclamiamo con forza – ¬
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Editoriale
Gesù risorto e Maria Maddalena
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3OGIORNI - 3/4 - 2012
ANNO DELLA FEDE
è senza timore che consideriamo tutto
questo, perché, oggi come ieri, la testimonianza «degli Undici e dei loro compagni» è in grado, con la grazia dello
Spirito Santo, di suscitare la vera fede:
«Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone» (Lc 24, 34-35).
3. È con questi sentimenti che Noi seguiamo con grande rispetto il lavoro ermeneutico ed esegetico che uomini di
scienza qualificati come voi svolgono su
questo tema fondamentale. Questo atteggiamento è conforme ai principi e alle norme che la Chiesa cattolica ha stabilito per gli studi biblici; basti qui ricordare le ben note encicliche dei nostri
predecessori, la Providentissimus Deus, di
Leone XIII, del 1893, e la Divino afflante
Spiritu di Pio XII, del 1943, oltre alla recente costituzione dogmatica Dei Verbum del Concilio Vaticano II: non solo vi
si trova riconosciuta la giusta libertà di
ricerca, ma vi si raccomanda anche lo
sforzo necessario di adattare lo studio
della Sacra Scrittura alle esigenze d’oggi
e di «comprendere in maniera esatta ciò
che l’autore sacro ha voluto affermare»
(cfr. Dei Verbum, n. 12).
Questa prospettiva suscita l’attenzione del mondo della cultura ed è fonte di
nuovi arricchimenti per gli studi biblici.
Noi siamo felici che sia così. Come sempre la Chiesa si mostra custode gelosa
della rivelazione scritta; e oggi si mostra
animata da una preoccupazione realistica: conoscere tutto e ponderare tutto con
discernimento, interpretando in modo
critico il testo biblico. In tal modo la
Chiesa, mentre si dota dei mezzi per conoscere il pensiero altrui, cerca di verificare quanto le è proprio e di offrire occasioni di incontri franchi e confortanti a
tanti spiriti retti in ricerca. Anzi, la Chiesa stessa incontra le difficoltà inerenti all’esegesi di testi dubbi e difficili, e sperimenta l’utilità di opinioni diverse. Già
sant’Agostino osservava: «Utile est autem ut de obscuritatibus divinarum
Scripturarum, quas exercitationis nostrae causa Deus esse voluit, multae inveniantur sententiae, cum aliud alii videtur, quae tamen omnes sanae fidei
doctrinaeque concordent» (Ep. ad Paulinum 149, 3, 34: PL 33, 644) [È utile d’altronde che a proposito di passi oscuri
delle Sacre Scritture, permessi da Dio affinché fossimo indotti a esercitarci nella
ricerca, s’incontrino molte opinioni, visto che alcuni vi vedono una cosa, alcuni
un’altra, purché la divergenza delle interpretazioni non sia in contrasto con la
sana dottrina della fede].
E la Chiesa esorta, sempre sotto la guida di sant’Agostino, a cercare le soluzioni attraverso lo studio unito alla preghiera: «Non solum admonendi sunt studiosi venerabilium Litterarum, ut in Scripturis sanctis genera locutionum sciant
[…], verum etiam, quod est praecipuum
et maxime necessarium, orent ut intelligant» (De doctrina christiana 3, 37, 56: PL
34, 89). [Quanto agli studiosi dei testi
sacri, non solo li si deve spingere a co- ¬
3OGIORNI - 3/4 - 2012
15
Editoriale
noscere i generi letterari in uso nelle Sacre
Scritture […] ma anche, e ciò è la cosa
principale e più necessaria, a pregare per
comprendere].
4. Ma torniamo al tema che è l’oggetto del vostro Symposium. Ci sembra che
l’insieme delle analisi e delle riflessioni
giunga a confermare, con l’aiuto di nuove ricerche, la dottrina che la Chiesa riconosce e professa per quanto concerne
il mistero della Risurrezione. Come notava con finezza e delicatezza il compianto Romano Guardini in una acuta
meditazione di fede, i racconti evangelici sottolineano «spesso e con forza che
Cristo risorto è diverso da come era prima della Pasqua e dagli altri uomini. La
sua natura, nei racconti, ha qualcosa di
strano. Il suo avvicinarsi sconvolge,
riempie di spavento. Mentre in precedenza “veniva” e “andava”, ora si dice
che “appariva” “all’improvviso”, accanto ai viandanti, che “spariva”» (cfr. Mc
16, 9-14; Lc 24, 31-36). Le barriere corporee non esistono più per lui. Non è
più legato alle frontiere dello spazio e
del tempo. Si muove con una libertà
nuova, sconosciuta sulla terra, ma allo
stesso tempo viene affermato con forza
che Egli è Gesù di Nazareth, in carne e
ossa, quello che ha vissuto precedentemente con i suoi, e non un fantasma».
Sì, «il Signore è trasformato. Egli vive in
16
3OGIORNI - 3/4 - 2012
un modo diverso da prima. La sua esistenza presente è per noi incomprensibile. Eppure è corporea, contiene Gesù
tutto intero [...] anzi, attraverso le sue
piaghe, contiene tutta la sua vita vissuta,
la sorte che egli ha subito, la sua passione e la sua morte». Non si tratta dunque
soltanto della sopravvivenza gloriosa
del suo io. Siamo in presenza di una
realtà profonda e complessa, di una vita
nuova, pienamente umana: «La penetrazione, la trasformazione di tutta la vita, compreso il corpo, per la presenza
dello Spirito Santo […] Noi
realizziamo questo cambiamento d’asse che si chiama fede e che, invece di
pensare Cristo in funzione
del mondo, fa sì che si pensi il mondo e tutte le cose in
funzione di Cristo […] La
Risurrezione sviluppa un
germe da sempre presente
in lui». Sì, diremo con Romano Guardini: «La Risurrezione e la trasfigurazione
ci sono necessarie per comprendere veramente cos’è il
corpo umano […] in realtà,
soltanto il cristianesimo ha
osato porre il corpo nelle
profondità più recondite di
Dio» (R. Guardini, Le Sei-
ANNO DELLA FEDE
gneur, trad. R. P. Lorson, vol. II, Alsatia,
Paris 1945, pp. 119-126).
Davanti a questo mistero siamo tutti
presi dall’ammirazione e colmi di stupore, proprio come davanti ai misteri dell’Incarnazione e della nascita verginale
(cfr. san Gregorio Magno, Hom. 26 in Ev.,
lettura del breviario della Domenica in
Albis). Lasciamoci quindi introdurre,
con gli apostoli, nella fede in Cristo risorto che solo può darci la salvezza (cfr.
At 4, 12). E siamo anche pieni di fiducia,
nella sicurezza della Tradizione che la
Chiesa garantisce con il suo magistero, la
Chiesa che incoraggia lo studio scientifico e al tempo stesso continua a proclamare la fede degli apostoli.
Cari signori, queste poche semplici
parole al termine dei vostri dotti lavori
non volevano peraltro che incoraggiarvi
a proseguirli in questa stessa fede, senza
mai perdere di vista il servizio al popolo
di Dio, completamente rigenerato «mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai
morti, per una speranza viva» (1Pt 1, 3).
E noi, a nome di colui «che è morto ed è
tornato alla vita», questo «testimone fedele e il primogenito dei morti» (Ap 2, 8;
1, 5), vi impartiamo di tutto cuore, come pegno di copiose grazie per la fecondità delle vostre ricerche, la nostra apostolica benedizione.
Tratto da 30Giorni del gennaio 2008
L’incredulità di Tommaso
3OGIORNI - 3/4 - 2012
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L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o
PERÙ
MONASTERO SANTA CLARA
30Giorni ci permette di essere
aggiornate sulla nostra Chiesa
Cusco, 3 gennaio 2012
Signor direttore,
nel porgerle un cordiale saluto di pace e bene, a nome di tutte le suore clarisse della città di Cusco, ed
esprimendo l’augurio che abbia trascorso felici feste di Natale e che in questo 2012 sia colmato delle
benedizioni di Nostro Signore, desideriamo ringraziarla per la rivista che amabilmente ci inviava fino a
circa sei mesi fa.
Rinnovo le mie felicitazioni per il grande lavoro
che realizzate con la rivista 30Giorni, che è uno strumento ricco di informazioni, che ci permette di essere continuamente aggiornate sulla nostra Chiesa.
Tuttavia, con la presente, le comunico che purtrop-
La sala del Cenacolo
o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o
CUBA
Abbiamo ricevuto Quien reza se salva
per le comunità povere che visitiamo
L’Avana, 8 gennaio 2012
Caro signor Giulio Andreotti,
pace e salute!
Le scrivo questa lettera per ringraziarla di tutto
cuore della sua attenzione per noi e, in particolare,
per le comunità povere di cui ci occupiamo e che visitiamo. Abbiamo ricevuto presto e in buono stato i due
pacchetti contenenti i libri Quien reza se salva.
Ieri, 7 gennaio, abbiamo iniziato l’Anno giubilare mariano per i quattrocento anni del ritrovamento
in mare della benedetta statua della Madonna della
Caridad del Cobre e il 26 marzo avremo la visita di
papa Benedetto XVI per due giorni.
Non vogliamo disturbarla, ma quando può inviarci qualche aiuto, sappia che è cosa molto gradita di cui ne abbiamo bisogno. Senza denaro per pagare ma con un cuore riconoscente in Cristo, le rinnoviamo i nostri ringraziamenti.
Le offro la mia casa quando vorrà venire.
Grazie e benedizioni,
Sergio León Mendiboure
BANGLADESH
XAVERIAN HOUSE
In queste pagine, alcune immagini dei luoghi
della Passione di Gesù a Gerusalemme;
sopra, una panoramica del Monte degli Ulivi
La messa vale molto più
dei miei buoni pensieri
Dhaka, 8 gennaio 2012
po da circa sei mesi non riceviamo più la prestigiosa
rivista ed essendo grande desiderio di tutte le suore
continuare a riceverla per quest’anno, le chiedo di
continuare ad inviarcela. Se fosse necessario fare
qualcosa a tale scopo, le chiedo di comunicarcelo.
Porgiamo gli auguri perché continui il successo
della rivista, chiedendo sempre all’Altissimo di benedire l’opera che lei realizza.
La saluto fraternamente in Cristo, Francesco e
Chiara, in attesa di una sua risposta.
Cari amici della redazione di 30Giorni,
un cordiale augurio di buon anno.
Secondo il vostro invito celebrerò una santa messa per
don Tantardini, anche perché mi sento in debito per le
sue illuminanti meditazioni su sant’Agostino. Ora sto
stampando in bengalese una edizione delle Confessioni. Spesso ho pensato a lui. Ma la messa vale molto di
più dei miei buoni pensieri, perché ci mette in contatto
diretto con il nostro intercessore presso il Padre.
la badessa suor Leocadia Sallo Huaman
padre Silvano Garello
3OGIORNI - 3/4 - 2012
19
L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o
FILIPPINE
CARMELITANE DEL MONASTERO
SAINT JOHN OF THE CROSS
Molte grazie per il dono
di Who prays is saved
Ozamiz City, 8 gennaio 2012
Festa del Battesimo del Signore.
Gentile senatore Andreotti,
siano lodati Gesù Cristo e Maria, nostra benedetta
Madre!
Un felice nuovo anno colmo di grazie a lei, ai
suoi famigliari e ai suoi collaboratori di 30Days!
Molte grazie per il dono di Who prays is saved,
da noi richiesto per poterlo offrire come omaggioricordo per l’imminente ricorrenza dei cinquant’anni di fondazione del nostro Carmelo, il 3 ottobre di quest’anno. Abbiamo ricevuto le diciotto
scatole, perfettamente imballate e intatte, appena
poco prima di Natale. Grazie infinite per la generosa e sollecita risposta alla nostra richiesta. Siamo rimaste davvero commosse, e profondamente,
dal loro arrivo quale dono speciale d’amore per
noi in questo Natale.
Al momento, in particolar modo qui da noi, a
Mindanao, siamo tutti impegnati a darci pena e fare il possibile per aiutare con abiti usati e ogni altra
forma di solidarietà la nostra popolazione, vittima
del terribile tifone che ha colpito parte del nostro
Paese. Alcune comunità sono state completamente spazzate via dall’improvviso arrivo delle acque alluvionali, violente e rapide, che in alcune zone hanno raggiunto i nove metri e una velocità tale da cogliere di sorpresa molti che non hanno potuto far
niente e sono stati trascinati via e annegati. A tutt’oggi non mangiamo pesce per i moltissimi cadaveri dispersi nei nostri mari ancora in attesa di essere recuperati.
20
3OGIORNI - 3/4 - 2012
Il Signore vi ricompensi con mille benedizioni per la vostra carità, gentilezza, generosità e bontà. Voi e la vostra opera dentro e per la Chiesa siete ormai parte importante dei nostri sentimenti e delle nostre
preghiere.
Nella nostra prima lettera accennavo alla
speranza di far tradurre Who prays is saved
in cebuano per quelli della nostra gente che
si sentono più a loro agio a pregare nel dialetto locale. A voi non crea problemi se lo facciamo tradurre, vero? Non siamo però sicure
che il progetto possa andare in porto, visto che
al momento non abbiamo nessuno disposto a
finanziarne la pubblicazione. Ad ogni modo,
rimettiamo tutto nelle mani amorevoli di Dio.
Dio benedica lei, i suoi famigliari e i suoi
collaboratori di 30Days, gentile senatore
Andreotti. Ancora una volta grazie per tutto
quello che avete fatto per noi. Per quanto riguarda la nostra campana, un amico ingegnere ci ha assicurato che è possibile farne
fondere una di discreta qualità per il nostro
monastero qui nelle Filippine. La terremo
informata sulla vicenda.
Ogni benedizione dal Signore e dalla nostra Beata Vergine del Carmelo.
A nome della reverenda madre e della comunità,
suor Mary Therese, ocd
CANADA
MISSIONARIE DI CRISTO RE
30Giorni per le nostre sorelle
in Benin e Costa D’Avorio
Montréal, Québec, 10 gennaio 2012
Signor direttore,
con queste poche righe desideriamo ringraziarla
sinceramente per la sua fedeltà nell’inviarci la bella
rivista 30Giorni nella Chiesa e nel mondo che ci
mette al corrente dell’irraggiamento, degli impegni
e dell’attualità della Chiesa universale nel mondo.
Siamo una congregazione esclusivamente missionaria, che opera accanto ai più poveri in diversi
o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o
Chiesa dell’Agonia, nei pressi
del Monte degli Ulivi
Paesi; può capire, quindi, quanto ci interessi la sua
rivista. Vorremmo che le nostre suore che sono in
Benin e Costa d’Avorio potessero beneficiare delle
notizie della sua bella pubblicazione. Potrebbe gentilmente inviarla anche a loro, come fa con noi,
ogni mese? Se la risposta è positiva, potremmo
mandarle il loro indirizzo postale.
Cogliamo l’occasione per augurarle un anno di
felicità e pace. Il Signore la guidi sempre. Ancora
una volta, grazie del suo gesto di gratuità.
In unione di preghiera,
la superiora generale
suor Claudette Morin, mcr
ITALIA
CLARISSE CAPPUCCINE DEL MONASTERO SAN GIUSEPPE
Le nostre preghiere
alla Vergine Immacolata per
la guarigione di don Giacomo Tantardini
Capriate San Gervasio, Bergamo,
10 gennaio 2012
Aderiamo volentieri all’invito di pregare per don
Giacomo Tantardini ed eleviamo le nostre umili suppliche alla Vergine Immacolata per impetrarle la grazia della guarigione.
¬
3OGIORNI - 3/4 - 2012
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L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o
BRASILE
SCUOLA PROFESSIONALE PIAMARTINA JOÃO XXIII
Il Signore benedica il vostro impegno
“nella Chiesa e nel mondo”
Ponta Grossa, Paraná, 11 gennaio 2012
Approfittiamo per ringraziare della bellissima rivista 30Giorni che ci offre una panoramica a largo
raggio della vita ecclesiale e sociale!
Grazie, anche per il libretto e il cd dei bellissimi
canti gregoriani!
Con ricordo orante,
suor Mariangela e sorelle clarisse cappuccine
Ulivi nel giardino del Getsemani
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3OGIORNI - 3/4 - 2012
Pregiatissima redazione di 30Giorni,
da anni la nostra missione sta ricevendo 30Giorni,
nell’edizione portoghese e, assieme alla mia comunità religiosa, vengo a esprimere la più viva riconoscenza.
Io personalmente mi trovo in Brasile da trentasette anni, impegnato con la comunità religiosa
Piamartina nell’accoglienza e formazione umana,
cristiana e professionale di bambini, adolescenti e
giovani provenienti dalle classi più povere, orfani
e con situazioni familiari disastrose, spesso addirittura tragiche.
Mentre ringrazio per il dono della rivista, che riceviamo regolarmente, vorrei chiedervi di aggiornare il nostro indirizzo.
o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o
Grazie per la vostra cortese attenzione.
Con i migliori auguri di buona continuazione nel
nuovo anno da poco iniziato, saluto cordialmente
chiedendo al Signore di benedire il vostro impegno
“nella Chiesa e nel mondo”.
Con grande stima,
padre Livio Bosetti
re per l’invio il nuovo indirizzo che allego qui di
seguito.
Ho lasciato il ministero episcopale circa otto anni fa. Grazie a Dio sono ancora in grado di offrire il
mio servizio alla gente in alcune parrocchie nei fine
settimana e a svolgere attività di formazione di fede
per adulti durante la settimana.
Queste attività mi fanno sentire felice e utile.
monsignor Peter Chung Hoan Ting,
arcivescovo emerito di Kuching
UGANDA
COMBONIANE DEL LACOR HOSPITAL
Who prays is saved è una vera
benedizione per i malati
Gulu, 16 gennaio 2012
La chiesa della Flagellazione
MALAYSIA
ARCIDIOCESI DI KUCHING
È un piacere leggere
la vostra eccellente rivista
Kuching, Sarawak, 13 gennaio 2012
Gentile direttore,
le scrivo per esprimere i miei sentiti ringraziamenti
a lei e all’editore per l’invio, ogni mese da anni ormai, di una copia omaggio della vostra eccellente rivista. È un piacere leggerla e di solito la passo poi a
un parroco per la biblioteca della sua parrocchia
perché anche altri possano leggerla.
Sarei grato di continuare a ricevere 30Days.
Avendo cambiato abitazione, le chiedo di utilizza-
Onorevole senatore Andreotti,
con questa mia voglio informarla di
aver ricevuto cinquanta copie dei piccoli libri Who prays is saved, che ritengo un immenso dono.
Non so descriverle la grande gioia
per l’opportunità di fare contenti tanti
malati ricoverati nel nostro ospedale,
che spesso chiedono riviste, giornali,
libretti di argomento religioso per
riempire il tempo che non passa mai.
Molti di loro sono persone colte, cristiani convinti che sanno attirare, convincere, trasmettere il vero
significato della preghiera. Anch’io ritengo Who
prays is saved una vera benedizione, giunta tramite
la sua carità. Voglia gradire il mio sincero e doveroso grazie, che in realtà è ben poco, ma le prometto
la mia preghiera e quella dei beneficiandi.
Con sincero affetto e tanta riconoscenza, rinnovo il mio sincero e doveroso grazie e l’augurio di
buon anno 2012.
suor Romilde Spinato
P.S. Dimenticavo di ringraziarla per la bellissima rivista 30Giorni in italiano e in inglese che arriva puntualmente. Voglia il Signore ricompensarla ampiamente!
3OGIORNI - 3/4 - 2012
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L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o
BRASILE
DIOCESI DI AMPARO
Auguro che 30Giorni riceva
sempre le grazie di Dio
Amparo, San Paolo, 20 gennaio 2012
ANGOLA
DOMENICANE DEL MONASTERO MÃE DE DEUS
Grazie per Quem reza se salva
che abbiamo distribuito ai poveri
Kuito, Bié, 16 gennaio 2012
Stimatissimo nel Signore
signor Giulio Andreotti, riceva il nostro cordiale saluto nel Signore. Auguriamo salute e serenità a lei, a
tutti i suoi collaboratori e alla sua famiglia, sperando
che il nuovo anno 2012 le abbia portato la gioia e la
benedizione di Dio nostro Signore.
La nostra comunità, per grazia di Dio nostro Padre provvidente, ha cominciato il nuovo anno con
rinnovato entusiasmo, confidando nella Sua misericordia, per i giorni futuri. Abbiamo trascorso i giorni di Natale con grande letizia comunitaria, per la
presenza del Dio-con-noi. Gli abbiamo chiesto di
darci la grazia della fedeltà e di farci permanere
sempre nel suo amore.
Le scriviamo solo per ringraziarla di aver accolto
la nostra richiesta di libretti Quem reza se salva, dei
quali ci sono arrivate 84 copie che abbiamo già distribuito a tutti i poveri del nostro quartiere e della
parrocchia di São José.
La ringraziamo del suo impegno e lavoro, per
diffondere la dottrina della nostra fede in modo molto accessibile alla gente semplice del popolo di Dio;
preghiamo perché non le manchino mai la fortezza
e l’amore nella dedizione a una così bella missione
nella Vigna del Signore che è la Santa Chiesa.
Le assicuro il nostro ricordo costante nella preghiera.
Sempre uniti nella preghiera,
suor Maria Reis do Espírito Santo
Uno scorcio della Via Dolorosa
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3OGIORNI - 3/4 - 2012
Pregiato direttore Andreotti,
le auguro molta pace. È stato per me motivo di grande gioia ricevere puntualmente la rivista 30Giorni
nella Chiesa e nel mondo, perché così ho avuto la
possibilità di seguire da vicino il cammino della nostra
Chiesa nelle diverse parti del mondo.
o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o
FRANCIA
ABBAYE NOTRE-DAME SAINT-EUSTASE
L’umanità di Cristo è la nostra felicità
è un dono splendido
Eyres-Moncube, 20 gennaio 2012
Caro signore,
un grande ringraziamento per i due pacchi contenenti ognuno un buon numero di copie della meditazione L’umanità di Cristo è la nostra felicità.
È uno splendido dono che potremo, a nostra volta, donare a sacerdoti e laici attorno a noi.
Le assicuriamo la nostra preghiera riconoscente.
la badessa suor Françoise Marie
MESSICO
MONASTERO VISITACIÓN DE SANTA MARÍA
Grazie per 30Días
Guadalajara, Jalísco, 22 gennaio 2012
La piccola cappella della terza stazione
della Via Crucis
Auguro che questo mezzo di comunicazione riceva sempre le grazie di Dio per continuare a realizzare la volontà del Signore nel campo dell’evangelizzazione, aiutando i fratelli a seguire le vie indicate
da Dio.
Ora, in qualità di emerito, mi è stato chiesto di
assumere l’impegno di accompagnare la pastorale
sanitaria nel Regional Sul I, ed è stata una cosa molto positiva per me, per poter continuare a dare un
aiuto in quello che posso, nonostante l’età.
Mi auguro che abbia trascorso un felice Natale e
che il 2012 sia un anno di prosperità.
monsignor Francisco José Zugliani,
vescovo emerito di Amparo
Stimatissimo senatore Giulio Andreotti e collaboratori di 30Días,
salutiamo molto cordialmente tutti voi augurandovi
pace e gioia in Cristo, nostro Sommo Bene.
Con la presente, desideriamo ringraziarvi per la
carità che ci fate inviandoci gratuitamente la rivista
e i supplementi che arrivano puntualmente. Attraverso il vostro splendido lavoro professionale e cristiano diffondete il Vangelo di Cristo che illumina
sorprendentemente il mondo e l’uomo di oggi e ci
rende coscienti della nostra condizione di essere sale e luce per il mondo.
In questa novena per la celebrazione di san Francesco di Sales, nostro santo fondatore e patrono dei
giornalisti, vi porgiamo le nostre felicitazioni e, nella
nostra vocazione contemplativa, preghiamo per voi
in modo particolare, perché cresciate nello zelo per la
gloria di Dio e la salvezza delle anime. Vi chiediamo di
pregare per la pace e la giustizia nel nostro Paese.
Molto fraternamente a nome della superiora,
reverenda madre María Esther Vallejo
3OGIORNI - 3/4 - 2012
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L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o
nostra preghiera quotidiana, affinché il Signore le
conceda di lavorare ancora a lungo nella Sua vigna
e per il bene di tanti monasteri.
Con gratitudine le porgiamo i nostri più deferenti saluti.
suor Maria Geltrude dell’Immacolata, ocd
ITALIA
CARMELITANE SCALZE DEL MONASTERO DI SAN SILVESTRO
UNGHERIA
Assicuriamo la nostra preghiera
per don Giacomo Tantardini
Pescara, 22 gennaio 2012
Onorevole senatore,
le siamo molto riconoscenti per la rivista 30Giorni
che ci fa pervenire puntualmente ogni mese. La troviamo molto interessante e anche stimolante sotto
tutti gli aspetti.
La ringraziamo anche per il libretto che ultimamente vi è stato accluso, L’umanità di Cristo è la
nostra felicità, meditazione di don Giacomo Tantardini per il quale assicuriamo la nostra preghiera
affinché il Signore gli doni la guarigione completa
dal suo male.
Infine ci permettiamo di chiederle in dono il cd dei
Canti della Tradizione perché a noi non è arrivato.
Ricordandola nelle nostre preghiere, la ringraziamo sentitamente per tutto il bene che ci vuole.
suor Maria Geltrude dell’Immacolata, ocd
Pescara, 3 febbraio 2012
Onorevole senatore,
la ringraziamo sentitamente per averci fatto pervenire, con tanta sollecitudine, il libretto e il cd I canti
della Tradizione. Il tutto ci potrà servire per migliorare sempre più la nostra lode a Dio, secondo gli
orientamenti della Chiesa.
Stia pur certo che lei sarà sempre presente nella
A destra, la piccola cappella della quarta stazione
della Via Crucis; nella pagina accanto,
il luogo dove venne fissata la croce sul monte Calvario,
attualmente dentro la Basilica del Santo Sepolcro
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3OGIORNI - 3/4 - 2012
CARMELITANE DEL MONASTERO TOUS LES SAINTS
Bellissima la meditazione
sul mistero del Natale
Magyarszék, 23 gennaio 2012
Cari amici,
preghiamo di tutto cuore per la guarigione di don
Giacomo Tantardini, di cui ci avete inviato la bellis-
o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o
gratuito della rivista durante questo anno che sta
per finire. Grazie alle letture spirituali e ai chiari articoli presenti nella rivista, ho potuto conoscere il cristianesimo fedele alla Tradizione della Chiesa. Durante questi anni di formazione nel seminario, ho
potuto sperimentare le parole di sant’Ambrogio:
«Non potes sequi Christum nisi ipse te attrahat /
non puoi seguire Cristo se lui stesso non ti attrae».
Grazie per la vostra generosità e memoria del
Signore nel mondo. Prego il Signore per voi e per
don Giacomo in cui Cristo risplende e ci permette
di riconoscerlo in chi si è lasciato irradiare dalla
sua bellezza.
In Cristo e Maria Vergine,
Jorge Inaldi Heredia Lagos, seminarista
P.S. Stimati amici, vorrei chiedervi un grande favore:
quello di inviarmi, se potete, alcune copie – se possibile
settanta – di Quien reza se salva, per donarle a un gruppo di giovani che si preparano alla cresima e con i quali
farò un ritiro. Attendo una risposta.
COLOMBIA
sima meditazione sul mistero del Natale. Il Signore
lo aiuti in questa dura prova della malattia e gli dia
forza e pace del cuore perché possa vivere le sue
sofferenze offrendole in unione con quelle di Gesù
per la salvezza di molti e perché guarisca, se questa
è la volontà di Dio, per continuare a servirlo con tutto il cuore sulla nostra terra.
In comunione di preghiera, a nome di suor
Ágnes, nostra priora,
suor Colette-Marie
CILE
SEMINARIO METROPOLITANO
«Non puoi seguire Cristo
se lui stesso non ti attrae»
Concepción, 23 gennaio 2012
Stimati amici di 30Giorni,
nel salutarvi mi permetto di ringraziarvi per l’invio
DIOCESI DI SINCELEJO
Chiedo la meditazione
di don Giacomo Tantardini
sulla santa Pasqua
Sincelejo, 24 gennaio 2012
Stimato signor Andreotti,
un cordiale saluto per l’anno nuovo nello spirito del Natale, spirito di pace, di speranza e di salvezza umana.
Ho avuto l’opportunità di conoscerla personalmente quando ero studente al Collegio Pio Latino a
Roma. Anzi, qualche volta sono stato invitato al
Congresso della Democrazia cristiana che si svolgeva lì. È stata un’opportunità importante per stabilire
relazioni con quest’ottica “carismatica”, propria del
suo tempo, al fine di essere presenza incisiva nel
mondo politico a favore del bene comune.
Credo che all’esperienza della Democrazia cristiana sia mancato il fatto di trarre lezione e di ispirarsi a
modelli nuovi di partecipazione cristiana per poter
incidere nel mondo delle realtà “temporali”.
¬
3OGIORNI - 3/4 - 2012
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L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o
Ricevo regolarmente la rivista 30Días e ne seguo il pensiero, ne assimilo i punti di vista e subito la
passo ad altri perché ne possano trarre profitto.
Spero di riceverla sempre.
Di recente mi è arrivato il numero 6 del 2011,
attraverso il quale sono venuto a sapere di una meditazione di don Giacomo Tantardini sulla santa
Pasqua. Vorrei sapere come posso averla, dato che
ho visto commenti molto positivi e, del resto, conosco l’autore da tempo.
Mi scusi se rivolgo a lei questa richiesta, ma ho
voluto cogliere l’occasione per salutarla personalmente.
Il Signore ci benedica tutti,
Nel Beltrán Santamaría, vescovo di Sincelejo
REPUBBLICA CENTRAFRICANA
MISSIONARI COMBONIANI
Gioia per il dono
di Qui prie sauve son âme
Bangui, 27 gennaio 2012
Gentilissimo senatore Andreotti,
ho appena ricevuto cinquanta copie di Qui prie
sauve son âme e vorrei riuscire a esprimerle la gioia che ho provato ricevendo questo bel dono, che
mi è giunto tanto più gradito in quanto mi ha sorpreso la prontezza della risposta favorevole.
Grazie, senatore. Possa lei sentire in sé tanta
gioia quanta ne ho provata io, e quanta ne proveranno i catechisti del territorio affidatomi quando,
venendo per la sessione di formazione, si vedranno
mettere in mano questo libretto bello e utile. E possa questa gioia accompagnare lei e i suoi collaboratori lungo tutto questo nuovo anno.
Approfitto di quest’occasione anche per ringraziarla ancora per la rivista 30Jours che leggiamo
28
3OGIORNI - 3/4 - 2012
sempre con interesse, io e i confratelli della mia
comunità, come anche i missionari di passaggio.
Proprio oggi un confratello mi mostrava un numero di 30Jours di cinque anni fa, certamente perdutosi in qualche ufficio postale, e di cui decantava
un articolo.
Ancora grazie per tutto il bene che fa a noi e a
tanti come noi.
Il Signore la benedice di certo e io Lo prego di
darle tante grazie abbondanti.
padre Gianantonio Berti, mcci
o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o
GRECIA
Vorrei ricevere 30Giorni presso
il mio eremo sul Monte Athos
Monte Athos, 30 gennaio 2012
Signor Giulio Andreotti, direttore,
ho fatto conoscenza con 30Giorni (in inglese) nell’arcivescovado ortodosso di Atene, dove sono stato ieromonaco. Ora sono al Monte Athos, dove abito da solo
in un eremo, vicino al monastero di Karakallou. Po-
Una panoramica della città vecchia
di Gerusalemme
trebbe farmi sapere le varie possibiltà per ricevere
30Giorni? Vorrei abbonarmi all’edizione in lingua
francese, ma so leggere anche in italiano.
Vi ringrazio per le informazioni. Vi assicuro la mia
fraterna preghiera davanti all’icona di Cristo amico
nostro Salvatore.
Con rispetto, Lui sia nostra gioia!
padre Iakovos
3OGIORNI - 3/4 - 2012
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L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o
NICARAGUA
PARROCCHIA SANTA CRUZ
Quien reza se salva sarà di grande aiuto
per la gente povera
Casares, 6 febbraio 2012
Stimati amici,
abbiamo ricevuto le cinquecento copie di Quien
reza se salva, che avete voluto generosamente inviarci. Sono arrivate in pochi giorni. Vi ringraziamo immensamente. Saranno di grande aiuto per
la gente di qui, bambini e adulti, che non ha mezzi
economici. Preghiamo per voi e per la vostra opera. Ricordateci davanti al Signore.
padre Balbino Rodríguez Lorenzana
CROAZIA
DIOCESI DI PARENZO E POLA
Preghiamo perché i sacerdoti siano
santi secondo il Cuore di Gesù
Pola, 8 febbraio 2012
Stimatissimo onorevole Giulio Andreotti,
le sono riconoscente per la sua rinomata rivista
30Giorni che mi spedisce da anni, ultimamente in italiano, lingua che intendo meglio del tedesco.
Anch’io stimo e leggo la rivista ricca di informazioni
da varie parti del mondo, articoli e studi di teologia,
storia della Chiesa e pastorale. Ne sono riconoscente e
ho celebrato la santa messa per la guarigione miracolosa di don Giacomo Tantardini, se è volontà del Signore che lo conservi ancora in questo mondo.
Essendo io stato nell’opera pastorale in Europa,
America Latina e in Cina come missionario fidei donum, pregherei che mi inviaste una copia in italiano e
due in cinese del piccolo libro Chi prega si salva. Sono
30
3OGIORNI - 3/4 - 2012
stato in Cina otto anni come padre spirituale in un seminario Redemptoris Mater per il popolo cinese.
Ho fondato anche a Pola un simile seminario che
ha dato in quindici anni cinquantadue preti e tre diaconi. È uno dei frutti del cammino neocatecumenale. Sono lieto che poco tempo fa siano stati fondati seminari
simili a Trieste e a Sarajevo.
In Istria siamo partiti da zero. Nel seminario minore
di Pazin, dove ero direttore spirituale, c’erano trecento
seminaristi: alla fine solo uno, che aveva come unico
compagno il cane da guardia.
Preghiamo per questi e per tutti i seminaristi e preti
nel mondo, affinché siano preti santi secondo il Cuore
di Gesù.
Dio benedica lei e i suoi collaboratori nell’opera di
evangelizzazione in tutto il mondo.
Con ossequi, la mia benedizione.
Antonio Bogetić, vescovo emerito di Parenzo e Pola
o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o
ITALIA
PASSIONISTE DEL MONASTERO TINELLA
L’umanità di Cristo
è la nostra felicità
Costigliole d’Asti, 11 febbraio 2012
Stimatissimo senatore Andreotti,
ad multos annos! Con questo augurio-preghiera
che si attualizza nel corso dei giorni per lei e per gli
insigni collaboratori, mentre la ringraziamo per la
rivista 30Giorni, ci sembra ancora doveroso esprimerle una gamma di sentimenti che vanno dalla
profonda stima per la sapiente e acuta competenza
con cui la dirige, alla cordiale e sincera ammirazione per la misura alta della sua personalità morale e
spirituale che intravvediamo e respiriamo nell’editoriale et in reliquis...
È una vera gioia avere tra le mani una rivista così
prestigiosa: veste tipografica distinta, repertorio fotografico bellissimo e articoli di alto contenuto per formazione, informazione, cultura, e ricchi di stimoli
esaurienti per ampliare la conoscenza del mistero ecclesiale e del nostro povero mondo, che è pur sempre
assetato di Dio.
Un vero “organo”, ora che è infiorato dalle note
gregoriane di cui noi usufruiamo ferialmente per la liturgia eucaristica e per quella delle ore canoniche nelle
feste e solennità! Grazie del dono, e grazie, se oso ancora insistere, perché questa “preziosità” abbia il primato anche nelle parrocchie.
Ma ecco, ora, il motivo di questa missiva: notificare
al reverendo don Giacomo la nostra vicinanza spirituale, in questa pausa di più intensa partecipazione alla
Passione del Signore, memori delle parole di san Paolo ai Filippesi: «A noi è stata concessa la grazia non solo
di credere in Gesù ma anche di soffrire per Gesù».
¬
Uno scorcio della città
vecchia di Gerusalemme
con la Basilica
del Santo Sepolcro
L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o
MALAWI
CLARISSE DEL MONASTERO DI MARIA REGINA E MADRE
DI MISERICORDIA
Siamo sopraffatte dalla gioia
per la meditazione sul Natale
Lilongwe, 11 febbraio 2012
Lo affidiamo alla Vergine Madre, perché lo avvolga nel suo verginale e materno amore e lo guarisca, così che possa continuare il suo prezioso mistero-ministero sacerdotale e diffondere, tramite il
dono della parola, la conoscenza di Gesù! Ho letto
con un gaudio inesprimibile il supplemento al numero 11 del 2011, la meditazione L’umanità di
Cristo è la nostra felicità.
Oserei chiederne delle copie, se fosse possibile,
per farne dono e suscitare l’attrattiva di Gesù. Grazie! È troppo bello, bellissimo, straordinario nell’esposizione, è una stupenda mistica di interiorità.
Si percepisce un fascino, una certa unzione che non
ci si stanca di leggere e rileggere. Sembra che sia lo
stesso autore a leggere quelle espressioni, tanta è la
luce e la dolcezza che infondono nel cuore. Grazie!
Il Signore doni a don Giacomo sempre più luce e
unzione spirituale con la salute pur tanto necessaria.
La Vergine Maria ci immetta nel mistero e ci lasci nel
mistero per esserne sedotte.
Religiosi saluti e “frullo d’ali” di note gregoriane...
suor Maria Virginia Sivolella
Costigliole d’Asti, 19 febbraio 2012
Illustrissimo senatore Giulio,
è con molta gioia ed emozione che ringrazio del
“copioso e prezioso” regalo giunto così tempestivamente in una data solenne per la nostra congregazione: “commemorazione della Passione” con santa messa e ufficio proprio e, per di più, anniversario
del mio battesimo!
La gratitudine più bella sarà segnata dalla celebrazione di una santa messa il 29 corrente mese per
le sue intenzioni e per la guarigione del reverendo
don Giacomo.
Distinti saluti come fiori profumati!
Devotissima,
suor Maria Virginia Sivolella
32
3OGIORNI - 3/4 - 2012
Gentile signor Andreotti,
desideriamo esprimerle la nostra più sincera gratitudine per la rivista 30Days che ci avete inviato finora. I suoi contenuti, che toccano tutto il mondo,
sono molto profondi e arricchenti, e in particolar
modo l’ultimo numero di novembre 2011 con il
messaggio del Papa sulla fede. È davvero pieno di
nutrimento sostanzioso per la riflessione. Le suore
imparano molto da questa rivista. Grazie infinite!
Siamo state inoltre sopraffatte dalla gioia di trovarvi allegato il libretto con la meditazione sul Natale dal titolo The humanity of Christ is our happiness, che coincide perfettamente con ciò che fanno le clarisse di tutto il mondo, celebrando gli ottocento anni dalla consacrazione della madre santa
Chiara, ossia: «Guardatelo! Contemplatelo!», secondo l’invito di santa Chiara a sant’Agnese di
Le cupole della Basilica del Santo Sepolcro
o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o
Boemia. Il vostro dono è quindi anche un evento
storico per noi.
Per tutti questi doni, ci sentiamo davvero in debito con voi e siamo unite a voi nelle nostre preghiere,
che recitiamo anche per la guarigione di don Giacomo Tantardini.
Con gratitudine, vostre in Cristo,
e 9 professori, gradirei far recapitare anche lì una
copia dell’edizione inglese di 30Days: è il seminario
dell’Immacolata Concezione di Maria di Bùi Chu.
Credo che i seminaristi ne saranno felicissimi.
Ancora grazie.
Vi benedicano Gesù e Maria,
monsignor Joseph Hoàng Van Tiem,
vescovo della diocesi di Bùi Chu
suor Miriam Chidzanja e comunità
VIET NAM
AUSTRALIA
DIOCESI DI BÙI CHU
DIOCESI DI ARMIDALE
30Days per il nuovo seminario
Grazie per 30Giorni
Bùi Chu, 11 febbraio 2012
Tamworth, 14 febbraio 2012
Gentile signor Andreotti,
sono monsignor Joseph Hoàng Van Tiem, sdb,
vescovo della diocesi di Bùi Chu, e le mando i miei
migliori saluti.
Moltissime grazie per l’invio della vostra rivista
30Days. È davvero stupendo leggerla, con i suoi vari
articoli su temi religiosi e sociali. Dal momento che
ho un nuovo seminario maggiore con 59 seminaristi
Salve,
sua eccellenza Luc Matthys, vescovo della diocesi di
Armidale, nel New South Wales, Australia, si è ritirato a riposo.
Gradirebbe continuare a ricevere 30Giorni.
Grazie.
Gabrielle Kelly,
assistente personale del vescovo Michael Kennedy
L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o
CILE
COMUNITÀ MISSIONARIA SAN MARTÍN DE PORRES
Grazie per il cd dei canti gregoriani
(come sono belli!)
Ovalle, 16 febbraio 2012
Sia benedetto Dio che tanto ci ama.
Illustrissimo senatore,
mi auguro che la presente la trovi in buona salute assieme a tutti coloro che collaborano con lei alla pub-
blicazione di 30Días. Abbiamo ricevuto i cd con i
canti gregoriani (come sono belli!) e li abbiamo distribuiti in altre missioni, così i ragazzi saranno in
condizione di cantarli durante la messa. La ringraziamo infinitamente per la sua generosità e per l’immensa gentilezza di inviarci gratuitamente 30Días.
I suoi articoli sono molto interessanti e sono in molti
che, per la propria edificazione, li leggono ogni mese. Durante il tempo santo della Quaresima faremo
delle visite domiciliari in molte case di persone lontane dalla Chiesa e ci piacerebbe dare loro del materiale utile. Per questo chiedo a vostra eccellenza di
inviarci, se possibile, trenta copie di Quien reza se
salva per poterlo regalare a queste famiglie. Prego
il Signore e la sua santissima Madre per tutti voi,
fratello Pedro Galvez Rojo
La Pietra dell’Unzione all’interno
della Basilica del Santo Sepolcro
o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o
BRASILE
Una Via Crucis per le strade di Gerusalemme
COMISSÃO NACIONAL DOS PRESBÍTEROS, CNBB
A humanidade de Cristo é a nossa
felicidade per la nostra comunità
Betim, Minas Gerais, 1 marzo 2012
Illustre signor Giulio Andreotti,
siano lodati Gesù e Maria Santissima.
Le sono immensamente grato per la gentilezza con
cui mi invia regolarmente la rivista 30Dias che è
molto apprezzata dalla comunità.
Lavoro molto con le famiglie e per Natale intensifichiamo il lavoro perché il tempo di Natale è propizio per la pastorale familiare. Per questo anno
2012 vorremmo utilizzare come testo base per le
nostre meditazioni sul Natale la riflessione di don
Giacomo Tantardini A humanidade de Cristo é a
nossa felicidade, pubblicata da 30Dias.
Mi rivolgo a lei, signor Andreotti, per chiederle,
se è possibile, di inviarci cinquanta copie di questo
libretto per il nostro lavoro di quest’anno con la speranza che possa soddisfare la nostra richiesta.
In attesa di una risposta positiva, invio la mia benedizione sacerdotale, da estendere a tutti i collaboratori di 30Dias.
Conti sempre sulle mie preghiere.
Con i miei saluti,
padre Leutenberg Sousa Neto
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L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o
SUDAFRICA
CARMELITANE DEL MONASTERO CARMEL OF SAINT JOSEPH
Grazie infinte per la meravigliosa rivista
che ci conserva nella fede
Cape Town, 4 marzo 2012
La pace di Cristo!
Gentile signor Andreotti,
con cuore colmo di gratitudine desideriamo ringraziarla per il così generoso invio della rivista
30Days. Per un certo periodo ci siamo chieste chi
fosse il generoso benefattore e ci perdoni, quindi,
se abbiamo tardato così tanto a esprimerle la nostra gratitudine.
Grazie infinite per la sua meravigliosa rivista che
ci conserva nella fede, con i suoi articoli sulla storia
antica e le illustrazioni d’arte antica e moderna, e gli
articoli sulla fede di ogni parte del mondo. Grazie
infinite da tutte noi.
Vi portiamo tutti nella nostra preghiera, chiedendo ogni grazia per l’ottimo lavoro che svolgete. Insieme alla nostra benedetta Madre Maria, preghiamo
perché Dio continui a benedire la vostra opera.
suor Catherine of Christ, ocd
SPAGNA
CARMELITANE DEL MONASTERO DI CUERVA
Grazie per Quien reza se salva
che abbiamo distribuito in ospedale
Cuerva, 8 marzo 2012
Stimato signor direttore,
Dio ricompensi con abbondanti benedizioni lei e
tutti i membri che lavorano nella rivista 30Días per
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3OGIORNI - 3/4 - 2012
la generosità che avete mostrato nell’inviarci le copie del libretto Quien reza se salva prima in spagnolo e poi in inglese.
La coincidenza ha voluto che lo stesso giorno in
cui abbiamo ricevuto il libretto Quien reza se salva
in spagnolo, avevamo una suora di 91 anni ricoverata e abbiamo colto l’occasione per distribuire il libretto ad altre persone che avevano parenti ricoverati;
erano le persone stesse a chiederci di regalare loro il
libro e sono state contente di riceverlo. Bisogna dire
che queste persone non andavano a messa e la suora che assisteva la nostra anziana consorella ha ap-
o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o
profittato dell’occasione per fare apostolato. Come
si può vedere ancora una volta, Dio dai mali trae il
bene per la salvezza delle anime.
La mia madre priora vorrebbe mandarle una
piccola somma per i libretti ricevuti; le saremmo
grate se potesse indicarci come inviarla. Per quanto riguarda i libretti in inglese, ci sono persone che
parlano questa lingua e verranno dati a loro.
Uniti nella preghiera, buona Pasqua di Risurrezione.
le sue sorelle del Carmelo di Cuerva, ocd
MALTA
AGOSTINIANI DEL PRIORATO SAINT THOMAS
DI VILLANOVA
Ho tradotto Chi prega si salva
in lingua maltese
Pietà, 13 marzo 2012
Ho appena ricevuto la rivista 30Giorni, che trovo
sempre interessante, e, da agostiniano, oggi ho letto
con particolare attenzione l’articolo sulla Città di Dio
di padre Cipriani. Di questa stupenda opera di sant’Agostino esiste una traduzione in maltese di Val V.
Barbara, con un’introduzione del professore agostiniano padre Salvino Caruana. Sono da sempre appassionato delle opere di sant’Agostino e ho tradotto
in maltese il libro scritto dallo scomparso padre agostiniano John Rottel, tradotto anche in portoghese,
quando ero in Brasile, per le edizioni Vice’s.
Vorrei chiedervi di inviare la rivista e il libretto
Quem reza se salva ai nostri padri in Brasile, all’indirizzo che ho allegato.
Spero che la mia traduzione in maltese del libretto Chi prega si salva vada in stampa.
Grazie per tutto.
Buona Pasqua e in bocca al lupo per il futuro.
Vostro
padre Paul Aquilina, osa
ARGENTINA
MISSIONARI SCALABRINIANI
Grati per Chi prega si salva
Rosario, 15 marzo 2012
Onorevole Giulio Andreotti,
da tempo ricevo 30Giorni. In passato le ho inviato i
miei ringraziamenti (a quel tempo vivevo nella città
di Córdoba, dove ricevevo la rivista; ora sono a Rosario, trecento chilometri da Buenos Aires).
Il motivo per cui torno a dirle grazie è sia per me
che per coloro ai quali mostro e commento ¬
Il Santo Sepolcro
3OGIORNI - 3/4 - 2012
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L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o
PANAMÁ
PARROCCHIA SAN JERÓNIMO
Cinquecento copie di Quien reza se salva
Las Cumbres, 24 marzo 2012
30Giorni. Lo presto solo a chi so che poi me lo restituisce. C’è gente veramente grata. In particolare le
segnalo l’effetto positivo prodotto da due articoli: sul
peccato originale (sant’Agostino) e sulla fede (don
Giussani), 30Giorni n. 12, anno 2011. Direi che
hanno provocato entusiasmo e gioia per la competenza, profondità teologica e spiritualità degli argomenti, così vitali e cari alla vita del cristiano.
Grazie, onorevole, e se posso ricompensarla, sarà certamente con la preghiera, in compagnia della
mia gente.
Cari fratelli,
un saluto da padre Konrado Sang, parroco della
parrocchia di San Jerónimo, Panamá.
Con questa desidero chiedere l’invio di cinquecento copie del libro Quien reza se salva, che ci è
necessario per la formazione dei partecipanti al corso per la prima comunione e per la cresima.
Nel ringraziarvi, vi prego di comunicarci, al più
presto possibile, la vostra disponibilità ad inviarci
questo materiale.
padre Konrado Sang
padre Italo Serena, scalabriniano
SPAGNA
CLARISSE DEL MONASTERO SANTA CLARA
Quien reza se salva
per i nostri visitatori
Huesca, 26 marzo 2012
Pace e bene nel Signore.
Siamo una comunità di suore clarisse di Huesca, Spagna. Vorrei chiedervi la gentilezza di inviarci alcune
copie del libro Quien reza se salva, che è molto adatto per essere regalato alle persone che vengono in
chiesa da noi. Ci direte come pagarlo. Vorremmo anche farvi i nostri complimenti per la rivista 30Días
che ci inviate con tanta generosità ogni mese. È una
bella rivista, con articoli interessanti, profondi e attuali. Piace a tutte le suore che la leggono con profitto. Nostro Signore vi ricompensi di tutto. Noi continuiamo a pregare molto perché il Signore vi benedica con abbondanza e continui ad aiutarvi perché possiate diffonderla sempre. Colgo l’occasione per augurarvi una santa e felice Pasqua di Risurrezione di
Nostro Signore Gesù Cristo.
Uniti nel Signore, fraternamente.
suor Teresita del Niño Jesús, osc
L’interno della Basilica del Santo Sepolcro
o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o • L e t t e re d a t u t t o i l m o n d o
La redazione di 30Giorni suggerisce
un piccolo gesto di carità che non costa nulla:
devolvere il cinque per mille
all’Associazione Piccola Via onlus
COME SI EFFETTUA LA DONAZIONE DEL CINQUE PER MILLE:
basta scrivere il codice fiscale
dell’ASSOCIAZIONE PICCOLA VIA ONLUS
9 7 5 9 0 9 9 0 5 8 2
nel CUD o nel Modello 730 o nel Modello Unico
e firmare nell’apposito rigo
Il testimone
è colui che offre
il proprio corpo
R I F L E S S I O N I S U L M I S T E R O E L A V I TA D E L L A C H I E S A
del cardinale Georges Cottier, op
teologo emerito della Casa Pontificia
Leggendo L’Osservatore Romano, sono rimasto colpito da un articolo scritto dal cardinale Kurt Koch e pubblicato
lo scorso 27 gennaio con una titolazione piuttosto
singolare. L’articolo si intitolava Ecclesiologia lunare. E recensiva il volume del cardinale Walter
Kasper Chiesa cattolica. Essenza, realtà, missione, recentemente pubblicato in Italia dalla editrice
Queriniana. Nei passi del libro valorizzati anche
dalla recensione ho trovato spunti che mi sembrano preziosi, soprattutto in vista dell’Anno della fede e del prossimo sinodo dei vescovi sulla nuova
evangelizzazione.
Il titolo della recensione del cardinale Koch rinvia a un’analogia tradizionale applicata alla Chiesa
già dai Padri dei primi secoli, ripresa anche nel
Medioevo: quella secondo cui la natura della Chiesa si può cogliere usando la figura della luna. La luna porta la luce nella notte, ma la luce non viene da
lei, viene dal sole. Così è la Chiesa: essa porta la luce al mondo, ma questa luce che porta non è sua.
È la luce di Cristo. «La Chiesa», commenta il cardinale Koch nella sua recensione, «non deve voler
essere sole, ma deve rallegrarsi di essere luna, di ricevere tutta la sua luce dal sole e di farla risplendere dentro la notte». Nel ricevere la luce da Cristo la
Chiesa vive tutta la sua pienezza di letizia, «giacché
essa», come confessò Paolo VI nel Credo del popolo di Dio, «non possiede altra vita se non quella
della grazia».
Alla vigilia dell’Anno della fede, l’immagine della
luna aiuta a cogliere anche quali siano la natura della
Chiesa e l’orizzonte proprio della sua missione.
Il paragone con la luna non va preso come una
marginalizzazione della missione della Chiesa. La
Chiesa è a suo modo responsabile della luce di Cristo che è chiamata a riflettere. Quella luce non va
oscurata. La Chiesa deve riverberare, e non appannare o spegnere in sé quel riflesso. Come fa la
luna durante la notte, essa deve diffondere la luce
di Cristo nella notte del mondo che, lasciato a sé
stesso, rimarrebbe nel peccato e nell’ombra della
morte. Come annotava sempre Paolo VI nel suo
discorso d’apertura della seconda sessione del
Concilio ecumenico Vaticano II: «Quando il la- ¬
In queste pagine, alcune formelle del X secolo del portale
della chiesa di San Zeno, a Verona; qui a sinistra,
la deposizione dalla croce
3OGIORNI - 3/4 - 2012
41
L’Ultima cena, particolare
voro di santificazione interiore sarà stato compiuto, la Chiesa potrà mostrare il suo volto al mondo
intero, dicendo queste parole: Chi vede me, vede
Cristo, così come il divin Redentore aveva detto di
sé: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9)».
L’immagine della luna aiuta anche a cogliere
la dinamica propria della missione a cui la Chiesa
è chiamata. Come lo stesso Paolo VI riconosceva
già nell’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi (1975): «L’uomo contemporaneo ascolta
più volentieri i testimoni che i maestri», e se
ascolta i maestri «lo fa perché sono dei testimoni». Nietzsche ha parlato di «diffidenza metodica». Per questo, soprattutto nei nostri tempi, la
modalità più consona e più disarmante con cui la
luce della parola di Dio si offre al mondo è quella
della testimonianza. Anche a questo riguardo
l’immagine della luna suggerisce spunti di riflessione e conforto.
Il testimone è per definizione un teste, uno che
testifica qualcosa di altro da sé, senza aggiungere
cose sue. Anche la testimonianza di fede cristiana
non coincide con un proprio darsi da fare, un aggiungere impegni ulteriori alle cose della vita. Tanto meno significa fare propaganda o proselitismo
per certe idee.
Il testimone è colui che offre il proprio corpo,
mette a disposizione la concretezza della propria
condizione umana affinché in essa agisca e risplenda la grazia del Signore. Proprio come fa la
luna, sul cui corpo opaco si riflette la luce irradiata
dal sole. «Vi esorto fratelli, per la misericordia di
Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto
spirituale»: così scrive san Paolo nella Lettera ai
Romani (12,1). E come ha suggerito Benedetto
XVI nella sua recente Lectio divina tenuta al Seminario romano maggiore, proprio l’offerta del
nostro corpo, del nostro vivere quotidiano è la
condizione per cui «il nostro corpo unito al corpo
di Cristo diventa gloria di Dio, diventa liturgia», e il
corpo stesso diventa «la realizzazione della nostra
adorazione». L’azione della grazia sulle vite dei testimoni si manifesta nella santità, che proprio per
questo non è una conquista riservata a pochi, ma
una possibilità reale che si affaccia sulle vite concrete di tutti i battezzati, come ha suggerito anche
il beato Giovanni Paolo II nella lettera apostolica
Novo millennio ineunte. La santità è ciò che meglio esprime l’intimo mistero della Chiesa.
42
3OGIORNI - 3/4 - 2012
La realtà che permette l’incontro degli uomini
con Cristo è la vita stessa dei suoi discepoli. Che non
sono attivisti di un messaggio estrinseco rispetto alle
proprie vite. Come insegna il Concilio Vaticano II, la
grazia opera su di loro in modo che la ricchezza del
suo dono non può essere trattenuta e quasi sequestrata in maniera egoistica, come un possesso da cui
escludere gli altri. Piuttosto, essa si comunica gratuitamente per forza propria, splendendo nel fulgore
della fede, della speranza e della carità che rende testimonianza a Cristo nella vita stessa dei cristiani: «fide, spe, caritate fulgentes», come è scritto al paragrafo 31 della Lumen gentium. Ha detto una volta
don Luigi Giussani: «Il vero annuncio lo facciamo attraverso quello che Cristo ha perturbato nella nostra
vita, avviene attraverso la perturbazione che Cristo
realizza in noi: noi rendiamo presente Cristo attraverso il cambiamento che Cristo opera in noi. È il
concetto di testimonianza».
Il testimone è colui che mette a disposizione la concretezza della propria
condizione umana affinché in essa agisca e risplenda la grazia del Signore.
Proprio come fa la luna, sul cui corpo opaco si riflette la luce irradiata
dal sole. Per la Chiesa, come per ogni singolo cristiano, questa offerta
del proprio corpo e della propria condizione perché in essi agisca e risplenda
la grazia del Signore si esprime come domanda, cioè come preghiera
Ciò che vale per il singolo battezzato, vale anche per la Chiesa. La Chiesa non ha da inventarsi nulla. Come fa la luna col sole, essa mette solo
a disposizione il proprio corpo perché la grazia
possa riflettersi in esso. Quando la Chiesa pretende di attestare sé stessa, non appare né attraente né allietata e consolata dal Signore. E an-
che le vicende ecclesiali finiscono fatalmente per
essere contrassegnate da quella «vanagloria che
è contro di me e mi rende infelice» a cui ha accennato Benedetto XVI nel suo ultimo incontro coi
parroci di Roma.
Per la Chiesa, come per ogni singolo cristiano,
questa offerta del proprio corpo e della propria ¬
3OGIORNI - 3/4 - 2012
43
La luna porta la luce nella notte, ma la luce non viene da lei, viene dal sole.
Così è la Chiesa: essa porta la luce al mondo, ma questa luce che porta
non è sua. È la luce di Cristo. Nel ricevere la luce da Cristo
la Chiesa vive tutta la sua pienezza di letizia, «giacché essa»,
come confessò Paolo VI nel Credo del popolo di Dio, «non possiede
altra vita se non quella della grazia»
condizione perché in essi agisca e risplenda la
grazia del Signore si esprime come domanda,
cioè come preghiera. Proprio perché è semplice
mettere a disposizione, tale offerta ha come forma propria la domanda cioè la preghiera. A questo proposito, vanno registrate le parole dal cardinale Kasper nel finale del suo libro, quando scrive che «la Chiesa del futuro sarà soprattutto una
Chiesa di oranti». Nell’invocazione della preghiera che domanda, ma anche nella preghiera di lode, attestiamo la nostra dipendenza da Dio. In essa l’accento non è messo sulla suggestione ma sul
fatto che siamo graziati. Essendo delle creature libere, la nostra libertà si compie nella soddisfazione di accogliere il dono, così che portino frutto in
noi le sue risorse di per sé da noi impensabili.
La testimonianza dei cristiani e la missione della Chiesa si realizzano in un contesto che è spesso
segnato da contrarietà e opposizioni. Sono le sofferenze apostoliche, di cui già parlava san Paolo.
In molti Paesi occidentali vediamo il sorgere di
movimenti anticristiani aggressivi. Cresce la negazione della fede. Cresce anche la Chiesa, ma i cristiani soffrono persecuzioni in tante parti del mondo. Tutto questo non deve sorprenderci. I Vangeli,
le Lettere di san Paolo e anche l’Apocalisse già ci
dicono che la persecuzione fa parte della condizione della Chiesa sulla terra. E con l’ultimo Concilio
la Chiesa ha ritrovato in maniera più intensa quello che ha sempre saputo e vissuto nei suoi santi come Francesco d’Assisi: il fatto cioè che davanti a
difficoltà e persecuzioni c’è una maniera evangelica, vorrei quasi dire uno “stile” evangelico di reagire: quello descritto nelle Beatitudini. Invece, un
certo modo di rispondere alle avversità continua
ad avere come prospettiva ultima quella che si è
espressa in passato nelle Crociate. Capita di sentire discorsi che prendono spunto dalle persecuzioni o dalla cosiddetta “cristianofobia” per rilanciare
strategie di battaglia. Mentre le vicende stesse della storia hanno chiarito ormai a tutti che la pro44
3OGIORNI - 3/4 - 2012
spettiva della Crociata rappresenta una mondanizzazione e una strumentalizzazione del cristianesimo, e il suo esaurirsi ha rappresentato una liberazione e un vantaggio per la Chiesa. Inoltre, è
sempre fuorviante pensare che ci siano epoche
più amate da Dio rispetto ad altre. Si tratta di una
tentazione millenaristica che non corrisponde all’autentico sensus fidei. Dio ama anche il nostro
tempo, con tutti i suoi problemi. Piuttosto che ripiegarsi in nostalgie utopiche e ingannevoli, occorre guardare a quelli che il Concilio Vaticano II
ha definito come i segni dei tempi. Ad esempio, gli
intensi fenomeni migratori in atto rappresentano
una circostanza concreta per sperimentare davvero – e forse per la prima volta in maniera così intensa – l’universalità del Vangelo. Oggi un europeo, per incontrare e conoscere un cinese, non
deve più fare diecimila chilometri. I cinesi, gli indiani, gli arabi li incontra abitualmente nelle metropoli e nei paesi della sua nazione. La situazione
è per certi versi simile a quella vissuta e abbracciata da sant’Agostino, quando l’arrivo di nuove genti
segnò la fine di una certa fase storica, ma aprì nuove possibilità di diffusione alla forza disarmata dell’annuncio cristiano.
A tale riguardo, sono un conforto per tutti
proprio le parole suggerite da Benedetto XVI negli ultimi tempi. Quando il Papa ripete che «la
Chiesa non esiste per sé stessa, non è il punto
d’arrivo, ma deve rinviare oltre sé, verso l’alto, al
di sopra di noi», e quando aggiunge che «la Chiesa non si autoregola, non dà a sé stessa il proprio
ordine, ma lo riceve dalla Parola di Dio, che
ascolta nella fede e cerca di comprendere e di vivere», tali espressioni usate proprio nell’omelia
per la festa della Cattedra di San Pietro colgono
con realismo di sguardo amoroso e appassionato
il mistero stesso della Chiesa. E possono aiutare
tutti a intuire i pericoli e le possibilità che nelle attuali circostanze segnano il cammino della Chiesa nel tempo.
q
La deposizione dalla croce
3OGIORNI - 3/4 - 2012
45
Viaggi pastorali  Cuba
La visita di un Papa
conciliatore e i suoi frutti
Papa Benedetto a Cuba nella cronaca scritta per 30Giorni
dal cardinale arcivescovo di San Cristóbal de La Habana
del cardinale Jaime Lucas Ortega y Alamino
a visita apostolica di papa
Benedetto XVI a Cuba si è
svolta nel contesto della celebrazione dei quattrocento anni
dalla scoperta dell’immagine della
Vergine della Carità nelle acque
del mare vicino alla costa settentrionale della regione orientale
dell’isola. L’immagine fu portata
fra le montagne a sud della regione dove ci sono miniere di rame;
da questo, la devozione popolare
alla Virgen del Cobre.
La visita del Papa a Cuba è
stata preceduta da un pellegrinaggio missionario di un’immagine della Vergine della Carità
L
Il cardinale Jaime Lucas Ortega y Alamino
accoglie Benedetto XVI all’aeroporto
internazionale “José Martí” dell’Avana,
a Cuba, il 27 marzo 2012
48
3OGIORNI - 3/4 - 2012
In questa pagina, alcune immagini della messa celebrata da Benedetto XVI
in Plaza de la Revolución a L’Avana, il 28 marzo; a destra, il saluto
del presidente del Consiglio di Stato e del Consiglio dei Ministri cubano,
Raúl Modesto Castro Ruz, al termine della cerimonia
molto venerata dal nostro popolo, che ha percorso più di trentamila chilometri attraverso campi,
città, villaggi e nuovi insediamenti umani. Centinaia di migliaia di
persone hanno partecipato a vere e proprie manifestazioni di fede. Ciò che colpiva non erano le
moltitudini, anche se straordinariamente numerose, ma era contemplare i volti, vedere i gesti di
pietà di uomini e donne, giovani,
adulti e bambini che si inginocchiavano, alzavano le braccia, si
facevano il segno della croce con
le lacrime agli occhi, e gridavano:
«Viva la Madonna» al passaggio
dell’immagine. È stata una grande missione nazionale che ci ha
permesso di evangelizzare nelle
piazze, nei giardini, per le strade
con macchine dotate di altoparlanti, distribuzione di volantini eccetera. Abbiamo constatato, in
questa missione, che la fede è
presente in una percentuale molto alta di cubani.
Alla fine della missione, nel
dicembre del 2011, è stata annunciata la visita del Santo Padre a Cuba.
La notizia è stata ricevuta con
una gioia straordinaria. La sua
presenza è venuta a confermare
questa fede del nostro popolo, a
chiarirla con la sua parola. La visita del Santo Padre al santuario
della Vergine della Carità a El Cobre è stata molto significativa e altamente apprezzata da tutti.
Il Papa, nelle sue parole, fin dal
suo arrivo nel nostro Paese, ha
fatto notare che veniva come Pellegrino della Carità «per confer- ¬
3OGIORNI - 3/4 - 2012
49
Viaggi pastorali  Cuba
mare nella fede i miei fratelli e incoraggiarli nella speranza». Erano
le parole giuste ed erano sentite
con emozione da tutti quelli che
avevano, come me, la fortuna di
accogliere il Successore di Pietro.
Il Santo Padre ha voluto sottolineare che la sua visita era in continuità con quella del beato Giovanni Paolo II. Quella visita pastorale cambiò la vita della Chiesa a
Cuba. La Chiesa cattolica ebbe allora le sue prime manifestazioni
pubbliche e le prime trasmissioni
televisive di cerimonie cattoliche.
Il mondo intero e gli stessi cubani
compresero che la Chiesa era viva, che aveva continuato a essere
presente in tanti anni di difficoltà
e di silenzio. Dopo quell’evento si
cominciò a celebrare il Natale come festa civile, vi furono interventi radiofonici di vari vescovi in alcune date importanti; la copertura mediatica della morte e dei funerali di Giovanni Paolo II fu veramente impressionante.
Da quel momento cominciano a farsi frequenti le apparizioni
del Papa alla televisione per Natale, Pasqua e in altre occasioni,
come la Via Crucis del Venerdì
Santo; le pubblicazioni della
Chiesa si diffondono e sono molto apprezzate. Dopo quella visita, viene permesso l’ingresso nel
Paese al personale religioso, sacerdoti e donne e uomini consacrati, e la Chiesa ha la possibilità
di celebrare pubblicamente la fede con processioni e altre cerimonie. Sono aperte “case di
preghiera” in centinaia di luoghi,
dove i fedeli si riuniscono per la
catechesi, la celebrazione della
santa messa e altre attività.
La Chiesa aspira ora a rendere sistematica la sua presenza nei
media, soprattutto alla radio e alla televisione.
La Chiesa, in questi ultimi anni, ha incrementato la sua attività sociale attraverso la Caritas,
che ha un grande volontariato
nazionale. In caso di uragani,
l’intervento della Caritas è effica50
3OGIORNI - 3/4 - 2012
A destra, Benedetto XVI
presiede la santa messa
nella solennità
dell’Annunciazione
del Signore, in occasione
del quarto centenario del
ritrovamento della statuetta
della Virgen de la Caridad
del Cobre. La piccola scultura
lignea, rinvenuta nel 1606
da tre pescatori
nelle acque della Bahía
de Nipe e conservata
nel Santuario nazionale,
è stata per l’occasione
esposta in Plaza Antonio
Maceo a Santiago de Cuba
il 26 marzo
Il Papa, nelle sue parole, fin dal suo
arrivo nel nostro Paese, ha fatto notare
che veniva come Pellegrino della Carità
«per confermare nella fede i miei fratelli
e incoraggiarli nella speranza»
ce e rapido nella distribuzione di
aiuti che arrivano dai Paesi stranieri e di quanto la Chiesa a Cuba porta in queste circostanze.
La Caritas ha molte mense
nelle chiese parrocchiali e altri
locali per persone della terza
età. Ha anche asili nido per
bambini da uno a cinque anni,
appartenenti a famiglie irregolari, in diverse località del Paese.
Questa attività assistenziale della Caritas è molto apprezzata
dalla popolazione.
Due anni fa la Chiesa, di
fronte ai conflitti sorti con le
mogli dei carcerati, che manifestavano perché i propri mariti
fossero liberati, si rivolse al gover no per esprimere la sua
preoccupazione e fu invitata a
mediare con quelle donne, a
chiedere loro che formulassero
le proprie richieste e desideri.
Fra le altre cose, esse proposero al cardinale che i mariti fossero mandati in un altro Paese
perché era «preferibile essere
separati dal mare piuttosto che
dalle grate del carcere».
Queste proposte furono portate a conoscenza del governo
che decise la scarcerazione di
cinquantatré detenuti nella primavera del 2003, facendoli
uscire dal Paese verso la Spagna, che li accolse con i loro familiari. Dei cinquantatré scarcerati, dodici rimasero a Cuba per
loro desiderio e, in seguito, uno
di essi si recò negli Stati Uniti. Si
andò avanti fino alla liberazione
di oltre centoventi detenuti per
motivi politici. Alcuni di questi
erano stati in carcere per diversi
anni. L’arcivescovado dell’Ava-
La visita di un Papa conciliatore e i suoi frutti
Sotto,
fedeli cubani
per le strade
di Santiago
de Cuba
attendono
il passaggio
di Benedetto XVI
in Plaza Antonio
Maceo,
il 26 marzo
na riceve richieste da parte di familiari di detenuti e, se si tratta
di casi di prigionieri per motivi di
coscienza o per motivi politici,
abbiamo la possibilità di presentarli alle autorità.
Dopo la scarcerazione del numero di prigionieri sopra citato
non sono stati presentati nuovi
ricorsi di questo genere.
Dobbiamo ricordare che la
pastorale carceraria, che si occupa di ogni genere di prigionieri, è ben organizzata: si lavora
con le famiglie dei detenuti, vi
sono visite regolari in carcere,
con catechesi e celebrazioni dell’Eucaristia.
Papa Benedetto XVI era
informato sullo sviluppo della vita della Chiesa dopo la visita del
beato Giovanni Paolo II. Per
questo ha voluto camminare sulle orme lasciate da quel viaggio
pontificio. Nella sua omelia a
L’Avana, il Papa ha toccato il tema della verità, l’unica sulla quale – ha detto – è possibile fondare
un’etica che sia accettata da tutti. Ha annunciato Gesù Cristo
come la verità e ha fatto notare,
fedele allo spirito del suo pontificato, le perplessità dell’uomo di
fronte alla verità, come Pilato
che «aveva davanti a sé la Verità»
e non la vedeva in Cristo. Il Papa
ha insistito sulla razionalità della
fede davanti a quanti arbitrariamente oppongono fede e ragione. Tutte queste precisazioni acquistano una rilevanza particolare da noi.
Ha indicato nella verità il fondamento della libertà e ha fatto
riferimento ai passi che sono stati fatti a Cuba rispetto alla libertà
religiosa, auspicando che si
estendano sempre di più le sue
possibilità.
In proposito, ha fatto riferimento sia alla partecipazione
della Chiesa nel campo dell’educazione sia a quella dei cristiani
nella costruzione della società. Il
Papa ha chiesto – al momento
del congedo – che nessuno si
senta impedito a prendere parte
a questo appassionante compito
«per limitazione delle proprie libertà fondamentali, né si senta
esonerato da esso per negligenza o carenza di mezzi materiali».
Il Papa invitava così tutti i cubani a partecipare alla costruzione di «una società di ampi orizzonti, rinnovata e riconciliata»,
superando qualsiasi difficoltà e
ostacolo in questo impegno.
Ha augurato che la luce del
Signore, che ha brillato con fulgore nei giorni della sua presenza fra noi, non si spenga e aiuti
tutti a rafforzare la concordia e a
«far fruttificare il meglio dell’anima cubana, i suoi valori più nobili, sui quali è possibile fondare
una società rinnovata e riconciliata». Il Santo Padre ha precisato che la situazione che Cuba vive «risulta aggravata dalle misure economiche restrittive imposte dal di fuori del Paese, che
pesano negativamente sulla popolazione».
Riassumendo, il Papa ha fatto
un appello per eliminare, nella
dimensione nazionale e internazionale, «posizioni inamovibili e
punti di vista unilaterali», proponendo di non fermarsi nel cammino del dialogo paziente e sin¬
cero che genera speranza.
3OGIORNI - 3/4 - 2012
51
Viaggi pastorali  Cuba
Il Papa ha fatto riferimento ai cambiamenti
di modello socioeconomico necessari a Cuba
e ha detto che noi cristiani dobbiamo appoggiare
questa ricerca «con pazienza e in modo
costruttivo, evitando traumi»
Nelle sue prime parole su
Cuba, sull’aereo che lo conduceva in America, il Papa ha fatto riferimento ai cambiamenti di
modello socioeconomico necessari a Cuba e ha detto che
noi cristiani dobbiamo appoggiare questa ricerca «con pazienza e in modo costruttivo,
evitando traumi». È un giusto
suggerimento, perché qualsiasi
salto brusco o violento produce
traumi sociali che lasciano impronte negative nei popoli.
Il Santo Padre, fedele al suo
programma fondamentale come
Successore di Pietro – quello che
ha presentato ai cardinali riuniti
per il conclave quando ha spie52
3OGIORNI - 3/4 - 2012
gato di aver scelto il nome di Benedetto perché il suo ultimo antecessore che aveva portato questo nome era stato un Pontefice
conciliatore – è venuto a Cuba
facendo veramente onore al
progetto conciliatore del suo
pontificato, e lo ha fatto senza
tacere la verità, con chiarezza e
all’altezza programmatica del
suo sommo ministero.
Sentiamo fin d’ora che l’orma del suo passo ha segnato il
popolo cubano, profondamente
colpito dalla mitezza e dalla
bontà riflesse nelle parole e nei
gesti di papa Benedetto XVI,
che rappresentano una benedizione speciale per tutta la nazio-
Fedeli cubani accolgono
festosamente l’arrivo
di Benedetto XVI
in Plaza Antonio Maceo
a Santiago de Cuba,
il 26 marzo
ne cubana e per ciascuno di noi.
Questa visita del Santo Padre
nell’Anno giubilare mariano di
Cuba ci incoraggia e ci dà forza
nella celebrazione dell’Anno della fede che il Successore di Pietro propone con tanta sollecitudine alla Chiesa universale. Sarà
un’occasione speciale per approfondire la fede che abbiamo
constatato essere viva nel cuore
dei nostri fratelli cubani.
Rimane, dunque, un profondo sentimento di gratitudine e di
speranza nella nostra Chiesa a
Cuba e in tutto il nostro popolo
per la visita di papa Benedetto
XVI, e un ricordo commosso per
la sua presenza fra noi.
q
PAPA BENEDETTO AI BAMBINI MESSICANI
Prima di recarsi a Cuba dal 26 al 29 marzo, papa Benedetto XVI ha voluto
incontrare i bambini durante la sua visita pastorale in Messico,
svoltasi dal 23 al 26 marzo. Ecco il suo intervento, tenuto sabato 24 marzo
in Plaza de la Paz, a Guanajuato, capitale dell’omonimo Stato messicano
Cari bambini,
sono felice di potervi incontrare e di vedere i vostri volti
allegri che riempiono questa bella piazza. Voi occupate
un posto molto importante nel cuore del Papa. E in questo momento desidero che lo sappiano tutti i bambini del
Messico, particolarmente quelli che sopportano il peso
della sofferenza, lʼabbandono, la violenza o la fame, che
in questi mesi, a causa della siccità, si è fatta sentire fortemente in alcune regioni. Grazie per questo incontro di
fede, per la presenza festosa e la gioia, che avete
espresso con i canti. Oggi siamo pieni di giubilo, e questo è importante. Dio vuole che siamo sempre felici. Egli
ci conosce e ci ama. Se lasciamo che lʼamore di Cristo
cambi il nostro cuore, allora noi potremo cambiare il
mondo. Questo è il segreto della felicità autentica.
Questo luogo nel quale ci ritroviamo ha un nome
che esprime lʼanelito presente nel cuore di tutti i popoli:
“la pace”, un dono che proviene dallʼAlto. «La pace sia
con voi» (Gv 20, 21). Sono le parole del Signore risorto.
Le ascoltiamo in ogni messa, e oggi risuonano di nuovo qui, con la speranza che ciascuno si trasformi in seminatore e messaggero di quella pace per la quale Cristo donò la sua vita.
Il discepolo di Gesù non risponde al male con il male, bensì è sempre strumento del bene, araldo del perdono, portatore di allegria, servitore dellʼunità. Gesù
vuole scrivere in ognuna delle vostre vite una storia di
amicizia. Abbiatelo, allora, come il migliore dei vostri
amici. Egli non si stancherà di dirvi di amare sempre
tutti e di fare il bene. Voi lo ascolterete, se avrete sempre un rapporto assiduo con Lui, che vi aiuterà anche
nelle situazioni più difficili.
Benedetto XVI si affaccia dal balcone centrale del Palazzo
presidenziale di Guanajuato per un saluto e una benedizione
ai bambini
Sono venuto perché sentiate il mio affetto. Ciascuno
di voi è un regalo di Dio per il Messico e per il mondo. La
vostra famiglia, la Chiesa, la scuola e chi ha responsabilità nella società devono lavorare uniti perché voi possiate ricevere come eredità un mondo migliore, senza invidie né divisioni.
Per questo, desidero levare la mia voce invitando tutti
a proteggere e accudire i bambini, perché mai si spenga il
loro sorriso, possano vivere in pace e guardare al futuro
con fiducia.
Voi, miei piccoli amici, non siete soli. Contate sullʼaiuto di Cristo e della sua Chiesa per condurre uno stile di vita cristiano. Partecipate alla messa domenicale, alla catechesi, a qualche gruppo di apostolato, cercando luoghi
di preghiera, fraternità e carità. Così vissero i beati Cristobal, Antonio e Giovanni, i piccoli martiri di Tlaxcala, che
conoscendo Gesù, al tempo della prima evangelizzazione del Messico, scoprirono che non esiste tesoro più
grande di Lui. Erano piccoli come voi, e da loro possiamo
imparare che non esiste età per amare e servire.
Avrei il desiderio di trattenermi più tempo con voi, ma
devo già andarmene. Continueremo a rimanere uniti nella
preghiera. Vi invito, allora, a pregare sempre, anche a casa; così sperimenterete la gioia di parlare con Dio in famiglia. Pregate per tutti, anche per me. Io pregherò per voi,
perché il Messico sia un focolare nel quale tutti i suoi figli vivano in serenità e armonia. Vi benedico di cuore e vi invito
a portare lʼaffetto e la benedizione del Papa ai vostri genitori e fratelli, così come a tutti gli altri che vi sono cari. Che
la Vergine vi accompagni. Molte grazie, miei piccoli amici!
Benedetto XVI accolto da alcuni bambini al suo arrivo
all’aeroporto di Guanajuato, il 23 marzo
© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana
3OGIORNI - 3/4 - 2012
53
Sviluppo mercati esteri per piccole e medie imprese
Assistenza operativa su mercati esteri
Predisposizione Company Profiles
Strategie e organizzazione d’impresa
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Spicchi Spicchi Spicch
3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3
PAPA
La Confessione è “via“ per la nuova evangelizzazione
Fedeli in fila davanti al confessionale di san Pio da Pietrelcina
Il 9 marzo Benedetto XVI è intervenuto all’annuale corso sul Foro interno promosso dalla Penitenzieria apostolica. Riportiamo parte del suo discorso, pubblicato sull’Osservatore Romano del 10
marzo: «In che senso allora la Confessione sacramentale è “via” per la nuova evangelizzazione?
Anzitutto perché la nuova evangelizzazione trae
linfa vitale dalla santità dei figli della Chiesa, dal
cammino quotidiano di conversione personale e
comunitaria per conformarsi sempre più profondamente a Cristo. E c’è uno stretto legame tra
santità e Sacramento della Riconciliazione, testimoniato da tutti i santi della storia. La reale conversione dei cuori, che è aprirsi all’azione trasformante e rinnovatrice di Dio, è il “motore” di ogni
riforma e si traduce in una vera forza evangelizzante. Nella Confessione il peccatore pentito, per
56
3OGIORNI - 3/4 - 2012
l’azione gratuita della misericordia divina, viene
giustificato, perdonato e santificato, abbandona
l’uomo vecchio per rivestirsi dell’uomo nuovo.
Solo chi si è lasciato profondamente rinnovare
dalla Grazia divina, può portare in sé stesso, e
quindi annunciare, la novità del Vangelo [...]. La
nuova evangelizzazione, allora, parte anche dal
confessionale! Parte cioè dal misterioso incontro
tra l’inesauribile domanda dell’uomo, segno in lui
del Mistero Creatore, e la misericordia di Dio, unica risposta adeguata al bisogno umano di infinito.
Se la celebrazione del Sacramento della Riconciliazione sarà questo, se in essa i fedeli faranno reale esperienza di quella misericordia che Gesù di
Nazareth, Signore e Cristo, ci ha donato, allora
diverranno essi stessi testimoni credibili di quella
santità, che è il fine della nuova evangelizzazione».
hi Spicchi Spicchi Spicchi
3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI
Chiesa/1
Bertello, la fede
dei semplici e
i miracoli di Gesù
«Ci sono due modi per avvicinarsi a Gesù: con l’approccio dei “sapienti”, che
mettono in dubbio le sue parole, o con quello della gente
semplice, che dà testimonianza dei miracoli di Cristo
e ha gli occhi per vedere
l’Atteso». Così il cardinale
Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato
dello Stato della Città del
Vaticano, in un’omelia durante una messa celebrata
nella chiesa di Santa Maria
della Pietà al Colosseo. Le
parole del porporato sono
state riprese sull’Osservatore Romano del 4 aprile.
le impresa di salvare, attraverso le proprie categorie,
Gesù Cristo e la Sua Parola.
Ma in questa immagine siamo rappresentati anche noi,
ogni qual volta, con i nostri
piani pastorali, con i nostri
progetti e dibattiti, avulsi da
una vera fede, pretendiamo
di spiegare a Gesù Cristo chi
Egli è. Cleopa, il suo compagno di cammino – e dopo di
loro i discepoli di ogni tempo –, alla fine esprimono tutta la loro desolazione e sfiducia nei confronti di Gesù e
del suo operato; le parole
dei due e l’uso del tempo imperfetto risultano inequivocabili: “… noi speravamo
che fosse Lui a liberare
Israele; con tutto ciò sono
passati tre giorni…” (Lc 24,
21). Quando la fede viene
meno, o non è più in grado
di sostenere e fecondare la
vita dei discepoli, allora ogni
discorso teologico, ogni piano pastorale o copertura
mediatica appaiono insufficienti. E noi ci troviamo nella stessa condizione dei due
discepoli di Emmaus, incapaci d’andar oltre le loro logiche, i loro stati d’animo,
scoprendoci prigionieri delle
loro paure. Teniamo conto
di tutto ciò alla vigilia dell’incipiente Anno della fede».
Sacro Collegio/1
La morte dei cardinali
Sánchez, Daoud
e Aponte.
Gli ottant’anni
di Quezada ed Egan
Il 9 marzo è scomparso il cardinale filippino José T. Sán-
chez, 92 anni, prefetto emerito della Congregazione per
il Clero. Il 7 aprile è venuto
meno il porporato siriano
Ignace Moussa Daoud, 81
anni, patriarca emerito di
Antiochia dei Siri e prefetto
emerito della Congregazione per le Chiese orientali. Il
10 aprile è morto il cardinale
latinoamericano Luis Aponte Martínez, 89 anni, arcivescovo emerito di San Juan
de Puerto Rico.
L’8 marzo ha compiuto
ottant’anni il cardinale Rodolfo Quezada Toruño, arcivescovo emerito di Città del
Guatemala, mentre il 2 aprile
ha raggiunto la medesima età
il porporato Edward M.
Egan, arcivescovo emerito di
New York.
Al 20 aprile quindi il Collegio cardinalizio conta ¬
Chiesa/2
Moraglia e l’anno
della fede
Il 25 marzo il nuovo patriarca di Venezia, Francesco
Moraglia, si è insediato nella
nuova sede episcopale. Nella sua prima messa si è soffermato sul brano del Vangelo riguardante la Cena di
Emmaus. Ne riportiamo un
passaggio: «I due pellegrini –
Cleopa e il compagno di
strada – stanno camminando con Gesù risorto e sono
tristi perché, per loro, è ancora morto; a un determinato momento, pretendono,
addirittura, di spiegare proprio a Lui che cosa era successo nei giorni precedenti,
in Gerusalemme [...]. Pare
di intravedere, in questo
goffo tentativo, l’immagine
di certa teologia, più volenterosa che illuminata, tutta
dedita all’ardua e improbabi-
Gesù risorto con i due discepoli di Emmaus, Duccio di Buoninsegna, Museo dell’Opera del Duomo, Siena
3OGIORNI - 3/4 - 2012
57
Spicchi Spicchi Spicch
3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3
ANNO DELLA FEDE
Messori: la fede è solo «scommettere» sulla risurrezione di Gesù
stiano, è questo, e solo questo: “scommettere”
Su Sette del 5 aprile (supplemento settimanale
(per usare il termine di Pascal, grande devoto e
del Corriere della Sera) è apparso un interessangrande matematico) sulla verità dei Vangeli, che
te articolo a firma di Vittorio Messori. Ne riproci narrano del sepolcro vuoto, il terzo giorno, e
poniamo alcuni passaggi: «Domenica di Pasqua.
delle apparizioni del Crocifisso per ben quaranta
Per la fede, è l’evocazione della risurrezione di
giorni [...]. Questo è il fondamento. Tutto il resto
quel Gesù, crocifisso tre giorni prima, che – pronon è che conseguenza e commento, per quanto
prio uscendo dal sepolcro – mostra di essere il
indispensabile e importante. Ed è proprio a queCristo, il Messia annunciato dai profeti e atteso
sto fondamento, a questa semplicità che Joseph
da Israele. Molti, anche tra i credenti, hanno diRatzinger esortava a tornare, in tutto il quarto di
menticato che, per secoli, in confronto alla Pasecolo in cui fu “prefetto della fede“. Ora, da pasqua il Natale fu una festa secondaria e che, anpa, vuole aiutare a ritornarci, con l’aiuto dell’ancora oggi, le Chiese orientali danno maggior rino apposito che dicevamo [...]. Il cristianesimo
salto liturgico alla Epifania, segno della manifenon è una sapienza, non è un’etica, una cultura,
stazione di quel Messia a tutte le genti. E quanti,
un complesso di norme di vita, per quanto sagge.
pur tra coloro che praticano la messa, ricordano
È anche questo, ma in modo derivato, perché nel
che la domenica si chiama così (Dies Domini,
suo nucleo essenziale è una storia, è un racconto
giorno del Signore) perché è il rinnovamento,
vero, che culmina nella Risurrezione».
cinquattaquattro volte l’anno, di quel “giorno dopo il sabato“ in cui avvenne il Grande Evento? [...]. San Paolo, autore
Maria Maddalena e l’altra Maria al sepolcro,
da scrittura sintetica e nervosa, paropera della Comunità della Riconciliazione-Santa Teresa di Gesù bambino,
Borgo Pio, Roma
la chiaro, ammonendo i cristiani di
Corinto: “Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la mia predicazione
ed è vana anche la vostra fede… Se
noi abbiamo avuto speranza in Lui
soltanto in questa vita, siamo da
compiangere più di tutti gli uomini”.
Perché ridire oggi queste cose? Ma
per ricordare che quella fede, cui
Benedetto XVI ha deciso di dedicare un apposito anno di riflessione e
di riscoperta, quella fede è assai più
semplice di quanto non sembri a
molti. E ben meno complessa di
quanto abbiano rischiato di farci dimenticare anche uomini di Chiesa,
sommergendoci di parole dette e
scritte, di enunciati teologici, di prescrizioni morali. Credere, per un cri58
3OGIORNI - 3/4 - 2012
hi Spicchi Spicchi Spicchi
3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI
210 membri, di cui 123 elettori in un eventuale conclave.
Il 17 maggio compie 80
anni il cardinale Miloslav Vlk,
arcivescovo emerito di Praga.
MEDIO ORIENTE
Grossman: «Perché dico no alla guerra all’Iran»
Una manifestazione
Sacro Collegio/2
per le strade
di Tel Aviv,
Le dimissioni
del cardinale Turcotte
a Montréal
Il 20 marzo sono state accolte
le dimissioni del cardinale
Jean-Claude Turcotte, 76 anni il prossimo giugno, da arcivescovo di Montréal in Canada. Al suo posto è stato nominato monsignor Christian Lépine, sessant’anni, dal luglio
2011 ausiliare della medesima arcidiocesi.
Cristianesimo
L’umiltà
di Benedetto XVI
Filippo Di Giacomo, sull’Unità del 28 marzo, ha firmato
un interessante articolo sul recente viaggio del Papa in
America Latina (Messico e
Cuba), in particolare sulla calorosa accoglienza a lui riservata
in questo continente. Conclude Di Giacomo: «Agli inizi degli anni Sessanta, Yves Congar insegnava che il peccato
più grande che i cattolici possano compiere verso il Successore di Pietro consiste nel
trasformarlo in idolo, nel renderlo oggetto di “papolatria”,
nel far credere che solo ciò che
viene dall’alto della gerarchia è
cattolico. In realtà, il Papa “è
Pietro” quando riesce a confermare nella fede chiunque
gli sia fratello nell’unico Battesimo. Benedetto XVI ha confidato che si recava in Messico
e a Cuba “per imparare”: è un
bel modo di fare il Papa».
¬
contro l’ipotesi
di un attacco
preventivo
israeliano agli
impianti nucleari
iraniani,
il 24 marzo 2012
Un’interessante riflessione su un possibile attacco preventivo all’Iran è apparsa sulle colonne della Repubblica
del 12 marzo a firma di David Grossman. Così il noto romanziere israeliano: «L’Iran, come si sa, non è solo
un Paese fondamentalista ed estremista. Ampie fasce della sua popolazione sono laiche, colte e progredite.
Numerosi rappresentanti del suo vasto ceto medio hanno manifestato
con coraggio e a rischio della propria
vita contro un regime religioso e tirannico che detestano. Non sto dicendo che una parte del popolo iraniano provi simpatia per Israele ma
un giorno, in futuro, queste persone
potrebbero governare l’Iran ed essere forse più propense a Israele. Una
tale possibilità sfumerebbe tuttavia se
Israele attaccasse l’Iran raffigurandosi
come una nazione arrogante e megalomane, un nemico storico contro il
quale lottare strenuamente, anche
agli occhi dei moderati iraniani. Questa eventualità è più o meno pericolosa di un Iran nucleare? E cosa farà
Israele se a un certo punto anche l’Arabia Saudita deciderà di volere armi
nucleari e le otterrà? Sferrerà un altro
attacco? E se anche l’Egitto, sotto il
nuovo governo, sceglierà questa strada? Israele lo bombarderà? E rimarrà
per sempre l’unico Paese della regione autorizzato ad avere armi nucleari?». Così conclude Grossman: «Un simile attacco sarebbe azzardato, sconsiderato, precipitoso e potrebbe cambiare completamente il nostro futuro,
non oso nemmeno immaginare come. Anzi, no: lo posso immaginare,
ma la mano si rifiuta di scriverlo [...].
Penso al fatto che in una situazione
tanto ambigua e controversa l’unica
cosa certa talvolta è la paura. Sarebbe
allettante aggrapparvisi, consentirle
di consigliarci e guidarci, percepire il
palpito familiare che noi israeliani riconosciamo. Sono sicuro che chi è a
favore di un attacco all’Iran lo giustifica sostenendo che in questo modo si
eviterà la possibilità di un incubo peggiore in futuro. Ma chi ha il diritto di
condannare a morte così tante persone solo in nome di un timore che potrebbe non concretizzarsi mai?». Titolo dell’articolo: Perché dico no alla
guerra all’Iran.
3OGIORNI - 3/4 - 2012
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Spicchi Spicchi Spicch
3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3
CHIESA
La predilezione di Dio «per ciò che è piccolo»
«“Le grandi cose iniziano sempre in un
Gesù e i bambini, Luca Ch’en,
grano di senape e i movimenti di massa
Galleria d’arte contemporanea
hanno sempre una breve durata”.
Pro Civitate Christiana, Assisi
Questa frase scritta per descrivere le
esigenze di una nuova evangelizzazione da papa Benedetto XVI, quando era
ancora prefetto della Congregazione
per la Dottrina della fede, mette bene a
fuoco ciò che sta a cuore a Joseph Ratzinger in quanto teologo, vescovo e papa». Questo l’incipit di un articolo del
cardinale Kurt Koch, presidente del
Pontificio Consiglio per la Promozione
dell’unità dei cristiani, apparso sull’Osservatore Romano dello scorso 15
aprile. Così, per il porporato, il Santo
Padre pone a «principio basilare» dell’agire di Dio nella storia proprio la
«predilezione per ciò che è piccolo». E
spiega: «Il granello di senape non è solo
un paragone della speranza cristiana,
ma evidenzia anche che il grande nasce dal piccolo non per mezzo di stravolgimenti rivoluzionari e neppure perché noi uomini ne assumiamo la regia
ma perché ciò avviene in modo lento e
graduale, seguendo una dinamica propria. Di fronte a esso l’atteggiamento
cristiano può solo essere di amore e
pazienza, che è il lungo respiro dell’amore. [...] Al contrario noi uomini siamo sempre tentati di prendere il particolare per il nape il Papa sottolinea che l’azione nella Chiesa
tutto, di scambiare il finito per l’infinito e, di conse- dovrebbe avere come punto di riferimento il suo
guenza, porre l’accento, nel paragone di Gesù, sul- mistero e non esigere di trarne subito un grande alla crescita; vorremmo, con nervosa impazienza, bero. La Chiesa è al tempo stesso granello di senaavere molto velocemente un grande albero robusto pe e albero e il Papa lo sottolinea precisando che:
e, se necessario, contribuirvi con le nostre mani, “Forse noi dovremmo, la Chiesa dovrebbe trovarsi
nel nostro sforzo di scorgere subito un risultato di davanti a grandi prove (1Ts 1, 6) per imparare di
tutto rispetto, e nella pastorale rischiamo di nuovo di cosa vive anche oggi, vive per la speranza
confondere la cura di anime con la preoccupazione del granello di senape e non per la forza dei suoi
per il numero [...]. Con il paragone del grano di se- progetti e delle sue strutture”».
60
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hi Spicchi Spicchi Spicchi
3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI
Stati Uniti
Brzezinski: una guerra
contro l’Iran
avrebbe conseguenze
devastanti
«“Che cosa prevede sull’evoluzione della Primavera araba?”. “Dipende dal fatto se
sarà evitato o meno il conflitto con l’Iran. Una guerra tra
Usa e Iran, conseguente a un
attacco militare israeliano
contro l’Iran, avrebbe conseguenze devastanti nella regione, spingendo gli Stati
Uniti in una guerra con molte
somiglianze, purtroppo, con
la recente campagna militare
in Iraq. Tornare alle politiche
solitarie e unilaterali seguite
dal secondo presidente Bush
sarebbe molto controproducente”». Così Zbigniew Brzezinski, già consigliere per la
sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter, in un’intervista rilasciata alla Stampa il 5 marzo.
Italia/1
Confermato Bagnasco
alla Cei
Il 7 marzo il Papa ha confermato il cardinale Angelo Bagnasco, 69 anni, dal 2006
arcivescovo di Genova, come presidente della Cei per
un secondo quinquennio.
Italia/2
nato sacerdote nel 1982 per
la diocesi di Nocera Inferiore – Sarno, dal maggio 2005
arcivescovo di Sant’Angelo
dei Lombardi – Conza – Nusco – Bisaccia, è stato nominato arcivescovo di Sorrento – Castellammare di Stabia.
Il 4 aprile monsignor
Francesco Milito, 64 anni,
dal 1972 sacerdote per la
diocesi di Rossano – Cariati e
dal 2007 vicario episcopale
per l’ecumenismo e la cultura
per la medesima diocesi, è
stato nominato vescovo di
Oppido Mamertina – Palmi.
Nuovi vescovi
a Sorrento e Oppido
Mamertina
Diplomazia
Il 10 marzo monsignor Francesco Alfano, 56 anni, ordi-
Il 10 marzo l’arcivescovo
sardo Mario Roberto Cassa-
Nuovo nunzio
in Sudafrica
ri, 68 anni, è stato nominato
nunzio in Sudafrica, Botswana, Namibia e Swaziland. Arcivescovo dal 1999,
dopo essere stato nunzio in
Africa, dal febbraio 2008
era rappresentante pontificio in Croazia. Il 17 marzo
Cassari è stato nominato
anche nunzio in Lesotho.
Il 24 marzo l’arcivescovo siciliano Santo Gangemi, cinquant’anni, nominato a gennaio nunzio nelle
Isole Salomone, è stato nominato nunzio anche in Papua Nuova Guinea. Mentre
il 14 aprile l’arcivescovo polacco Marek Solczynski, 51
anni, nominato lo scorso
novembre nunzio in Georgia e a dicembre in Armenia, è stato nominato rappresentante pontificio anche in Azerbaigian.
q
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del Santo Padre. Encicliche,
viaggi pastorali, messaggi e lettere,
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in lingua straniera.
Ogni volume è corredato di tre
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PASQUA 2012
Surrexit Christus
spes mea
Brani tratti dalle omelie e dai discorsi
di papa Benedetto XVI
per la celebrazione della Santa Pasqua
Gesù risorto e Maria Maddalena, Giotto, Cappella degli Scrovegni, Padova
62
3OGIORNI - 3/4 - 2012
Il linguaggio di Colui che è veramente bambino
«I discepoli, la cui vicinanza Gesù cercò in quell’ora di estremo
travaglio come elemento di sostegno umano, si addormentarono
presto. Sentirono tuttavia alcuni frammenti delle parole di preghiera
di Gesù e osservarono il suo atteggiamento. Ambedue le cose si
impressero profondamente nel loro animo ed essi le trasmisero ai
cristiani per sempre. Gesù chiama Dio “Abbà”. Ciò significa – come
essi aggiungono – “Padre”. Non è, però, la forma usuale per la parola
“padre”, bensì una parola del linguaggio dei bambini – una parola
affettuosa con cui non si osava rivolgersi a Dio. È il linguaggio di Colui
che è veramente “bambino”, Figlio del Padre, di Colui che si trova
nella comunione con Dio, nella più profonda unità con Lui».
Omelia del Giovedì Santo, messa in Coena Domini, 5 aprile
3OGIORNI - 3/4 - 2012
63
I cristiani con il loro inginocchiarsi
entrano nella preghiera di Gesù
«Luca, invece, ci dice che Gesù pregava in ginocchio. Negli Atti degli
Apostoli, egli parla della preghiera in ginocchio da parte dei santi:
Stefano durante la sua lapidazione, Pietro nel contesto della risurrezione
di un morto, Paolo sulla via verso il martirio. Così Luca ha tracciato
una piccola storia della preghiera in ginocchio nella Chiesa nascente.
I cristiani, con il loro inginocchiarsi, entrano nella preghiera di Gesù
sul Monte degli Ulivi. Nella minaccia da parte del potere del male,
essi, in quanto inginocchiati, sono dritti di fronte al mondo, ma, in quanto
figli, sono in ginocchio davanti al Padre. Davanti alla gloria di Dio,
noi cristiani ci inginocchiamo e riconosciamo la sua divinità,
ma esprimiamo in questo gesto anche la nostra fiducia che Egli vinca».
Omelia del Giovedì Santo, messa in Coena Domini, 5 aprile
64
3OGIORNI - 3/4 - 2012
Brani dalle omelie e dai discorsi di papa Benedetto XVI
La luce rende possibile la vita. Rende possibile l’incontro
«Che cosa intende dire con ciò il racconto della creazione?
La luce rende possibile la vita. Rende possibile l’incontro. Rende possibile
la comunicazione. Rende possibile la conoscenza, l’accesso alla realtà,
alla verità. E rendendo possibile la conoscenza, rende possibile la libertà
e il progresso. Il male si nasconde. La luce pertanto è anche espressione
del bene che è luminosità e crea luminosità. È giorno in cui possiamo
operare. Il fatto che Dio abbia creato la luce significa che Dio ha creato
il mondo come spazio di conoscenza e di verità, spazio di incontro
e di libertà, spazio del bene e dell’amore. La materia prima del mondo
è buona, l’essere stesso è buono. E il male non proviene dall’essere
che è creato da Dio, ma esiste solo in virtù della negazione. È il “no”».
Omelia della Veglia pasquale, Sabato Santo, 7 aprile
PASQUA 2012
Surrexit Christus, spes mea
«“Surrexit Christus, spes mea / Cristo, mia speranza,
è risorto” (Sequenza pasquale).
Giunga a tutti voi la voce esultante della Chiesa,
con le parole che l’antico inno pone sulle labbra
di Maria Maddalena, la prima a incontrare Gesù
risorto il mattino di Pasqua. Ella corse dagli altri
discepoli e, col cuore in gola, annunciò loro:
“Ho visto il Signore!” (Gv 20, 18). Anche noi, che
abbiamo attraversato il deserto della Quaresima
e i giorni dolorosi della Passione, oggi diamo spazio
al grido di vittoria: “È risorto! È veramente risorto!”».
Messaggio Urbi et orbi, Santa Pasqua, 8 aprile
Con Lui posso sperare che la mia vita sia piena
«Ogni cristiano rivive l’esperienza di Maria di Magdala.
È un incontro che cambia la vita: l’incontro con un Uomo
unico, che ci fa sperimentare tutta la bontà e la verità di Dio,
che ci libera dal male non in modo superficiale,
momentaneo, ma ce ne libera radicalmente, ci guarisce
del tutto e ci restituisce la nostra dignità. Ecco perché la
Maddalena chiama Gesù “mia speranza”: perché è stato Lui
a farla rinascere, a donarle un futuro nuovo, un’esistenza
buona, libera dal male. “Cristo mia speranza” significa che
ogni mio desiderio di bene trova in Lui una possibilità reale:
con Lui posso sperare che la mia vita sia buona e sia piena,
eterna, perché è Dio stesso che si è fatto vicino fino
a entrare nella nostra umanità».
Messaggio Urbi et orbi, Santa Pasqua, 8 aprile
Brani dalle omelie e dai discorsi di papa Benedetto XVI
Victimae paschali
Victimae paschali laudes
immolent christiani.
Agnus redemit oves:
Christus innocens Patri
reconciliavit peccatores.
Mors et vita duello
conflixere mirando:
dux vitae mortuus, regnat vivus.
Dic nobis, Maria,
quid vidisti in via?
Sepulchrum Christi viventis,
et gloriam vidi resurgentis:
angelicos testes,
sudarium et vestes.
Surrexit Christus spes mea:
praecedet suos in Galilaeam.
Scimus Christum surrexisse
a mortuis vere:
tu nobis, victor Rex, miserere.
Amen. Alleluia.
3OGIORNI - 3/4 - 2012
67
PASQUA 2012
Nel cuore della Vergine Maria, la madre di Gesù,
la fiammella è rimasta accesa in modo vivo anche
nel buio della notte
«Con la morte di Gesù, sembrava fallire la speranza di quanti confidavano
in Lui. Ma quella fede non venne mai meno del tutto: soprattutto
nel cuore della Vergine Maria, la madre di Gesù, la fiammella è rimasta
accesa in modo vivo anche nel buio della notte».
Messaggio Urbi et orbi, Santa Pasqua, 8 aprile
68
3OGIORNI - 3/4 - 2012
Brani dalle omelie e dai discorsi di papa Benedetto XVI
Allora Lui, Gesù, è qualcuno di cui ci possiamo fidare
in modo assoluto, e non soltanto confidare
nel suo messaggio, ma proprio in Lui
«Cari fratelli e sorelle! Se Gesù è risorto, allora – e solo allora – è avvenuto
qualcosa di veramente nuovo, che cambia la condizione dell’uomo
e del mondo. Allora Lui, Gesù, è qualcuno di cui ci possiamo fidare
in modo assoluto, e non soltanto confidare nel suo messaggio,
ma proprio in Lui, perché il Risorto non appartiene al passato,
ma è presente oggi, vivo».
Messaggio Urbi et orbi, Santa Pasqua, 8 aprile
Se Cristo non è risorto, vuota è anche la vostra fede
«Cari fratelli e sorelle!
Buona giornata a voi tutti! Il lunedì dopo Pasqua è in molti Paesi
una giornata di vacanza, in cui fare una passeggiata in mezzo alla natura,
oppure andare a visitare parenti un po’ lontani per ritrovarsi insieme
in famiglia. Ma vorrei che fosse sempre presente nella mente e nel cuore
dei cristiani il motivo di questa vacanza, cioè la Risurrezione di Gesù,
il mistero decisivo della nostra fede. Infatti, come scrive san Paolo
ai Corinzi, “se Cristo non è risorto, vuota è allora la nostra predicazione,
vuota anche la vostra fede” (1Cor 15, 14). Perciò in questi giorni
è importante rileggere le narrazioni della risurrezione di Cristo
che troviamo nei quattro Vangeli, e leggerle con il nostro cuore.
Si tratta di racconti che, in modi diversi, presentano gli incontri
dei discepoli con Gesù risorto, e ci permettono così di meditare su questo
evento stupendo che ha trasformato la storia e dà senso all’esistenza
di ogni uomo, di ognuno di noi».
Lunedì dell’Angelo, dopo il Regina Coeli, 9 aprile
L
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PASQUA 2012
Maria Maddalena e l’altra Maria al sepolcro e la successiva apparizione a loro di Gesù,
particolare della miniatura del Vangelo di Rabbula riprodotta infra a pagina 74
«Se Cristo non è risorto,
vuota è anche la vostra fede»
Dal 14 al 16 settembre 2012 il Papa si recherà in Libano
dove renderà pubblica l’esortazione postsinodale del Sinodo
speciale dei patriarchi e dei vescovi del Medio Oriente,
svoltosi in Vaticano nell’ottobre 2010. Anche in vista di questo
appuntamento, pubblichiamo l’omelia di sua beatitudine
Béchara Boutros Raï, patriarca di Antiochia dei Maroniti,
in occasione della Pasqua del Signore
72
3OGIORNI - 3/4 - 2012
In occasione della festa di Pasqua, invio i miei migliori auguri alla direzione di 30Giorni e ai lettori della rivista. Ringrazio la direzione per aver voluto pubblicare questa omelia, che ho pronunciato in occasione della messa di Pasqua
al patriarcato maronita di Bkerke. Mi auguro che possa fornire ai lettori un contributo di crescita spirituale.
Béchara Boutros Raï
patriarca di Antiochia dei Maroniti e di tutto l’Oriente
«Voi cercate Gesù Nazareno, il
crocifisso. È risorto, non è qui»
(Mc 16, 6)
a verità della morte di Cristo
e della sua sepoltura, le sue
apparizioni e il sepolcro vuoto, tutto ciò conferma la sua Risurrezione. Figlio di Dio fatto carne,
Gesù è morto davvero sulla croce
per la redenzione dei peccati di tutta l’umanità. Per mezzo del suo
sangue, ha riconciliato Dio con ciascun uomo, affinché noi viviamo la
riconciliazione con Dio e gli uni
con gli altri. È risorto per la nostra
giustificazione (Rm 4, 25) e per donarci la vita nuova, che è la vita divina in noi. È questa la portata dell’annuncio dell’angelo alle donne,
all’alba della domenica della Risurrezione: «Non abbiate paura! Voi
cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui» (Mc 16, 6).
A nostra volta, noi annunciamo
L
questa notizia al mondo intero: Cristo è risorto! È veramente risorto!
Eccellenza, presidente Michel
Suleiman, siamo lieti che lei sia in
prima fila tra i fedeli in questa festa
della Risurrezione dai morti del Signore Gesù. In mezzo a questi fedeli ci sono ministri, deputati, presidenti di municipalità, sindaci e altre personalità della vita pubblica e
del settore privato. A lei, signor
presidente, e a tutti i presenti vorremmo esprimere il nostro augurio
più sincero che Cristo Signore, risuscitato dai morti, vi possa donare
in abbondanza le sue grazie, la sua
pace, la sua gioia, e che doni al Libano e ai Paesi arabi, oggi in crisi,
di ritrovare l’unità, la stabilità e una
pace giusta e generalizzata.
La sua presenza in questa sede
patriarcale aggiunge gioia e letizia
al carattere sacro di questa festa.
Siamo altrettanto felici del fatto
che, in virtù della sua fede nella gloriosa Risurrezione di Cristo dai
morti, sorgente della risurrezione
dei cuori, lei possa operare, in
quanto guida della Repubblica, per
la risurrezione del Paese dalle rovine della guerra come dagli inciampi della vita politica, economica e
sociale. Lei sta cercando inoltre di
abbattere i muri della discordia e
della divisione, ispirando uno spirito di fratellanza e di collaborazione
fondato sulla cittadinanza e l’appartenenza a un Paese che ha bisogno del contributo di tutti i suoi figli
e di tutte le sue componenti per rinascere al progresso e alla stabilità.
In questo lei realizza ciò a cui Gesù
Cristo ci invita con la sua morte e la
Il patriarca Béchara Boutros Raï
durante la messa di Pasqua, 8 aprile,
a Bkerke, Beirut
sua Risurrezione, e ciò che esprime
l’apostolo Paolo: «Ora invece, in
Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini
grazie al sangue di Cristo […] colui
che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo […] per
mezzo della sua carne […]. Per
mezzo della croce, ha distrutto l’inimicizia. Egli è venuto perciò ad annunziare pace a voi che eravate
lontani e pace a coloro che erano
vicini. […] Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete ¬
3OGIORNI - 3/4 - 2012
73
PASQUA 2012
concittadini dei santi e familiari di
Dio» (Ef 2, 13-19).
Insieme a lei, signor presidente,
e insieme a tutti gli uomini di buona
volontà, noi operiamo, come Chiesa, per l’unità del popolo libanese
con tutte le sue confessioni e le sue
componenti, lontani da qualunque
divisione e inimicizia, lontani da
qualsiasi posizione unilaterale e di
parte. Il valore di questo Paese sta
nella sua pluralità culturale, religiosa e politica, cuore della democrazia fondata sulla convivenza nell’eguaglianza dei diritti e dei doveri di
fronte alla legge, sul rispetto della
diversità a tutti i livelli, sulla promozione delle libertà civili, e in particolare quelle d’opinione, d’espressione e di fede, e sulla garanzia dei diritti fondamentali dell’uomo.
Insieme a lei noi operiamo per
evitare il coinvolgimento del nostro Paese nella logica delle alleanze e dei patti regionali o internazionali su base politica, religiosa o
confessionale. Il Libano, in ragione della sua conformazione geografica e politica, è chiamato a essere neutrale. In questo modo il Libano può essere un fattore di stabilità nella regione, e un’oasi di incontro e dialogo per le culture e le
religioni, più impegnato nella difesa della causa [così in francese;
in arabo “nelle questioni”, ndr] dei
Paesi arabi e della comunità internazionale per stabilire pace e giustizia, affrontare la violenza e il terrorismo, promuovere i valori della
modernità, giocando un ruolo di
ponte tra Oriente e Occidente.
Nell’esortazione apostolica
Una nuova speranza per il Libano si legge: «La costruzione della
società è un’opera comune a tutti i
libanesi» (§ 1). Non bisogna allora
escludere, dimenticare o eliminare nessuno. Le diverse scelte politiche devono rimanere una ricchezza e un mezzo per raggiungere il bene comune, da cui deriva il
bene di ogni persona. Le scelte
politiche non sono forse declinazioni diverse dell’arte del possibile? Nessuna scelta politica può ve-
74
3OGIORNI - 3/4 - 2012
Una delle miniature del Vangelo di Rabbula raffigurante la crocifissione
e la risurrezione di Gesù Cristo, Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze.
Il testo dei Vangeli in lingua siriaca, compilato probabilmente nel 586,
è l’unico codice miniato della Siria paleocristiana sopravvissuto fino ai giorni
nostri. A partire dall’XI secolo il documento è stato custodito dai patriarchi
maroniti di Antiochia, che alla fine del XV secolo lo donarono alla famiglia
dei Medici di Firenze
nir presa per assoluta. Tutte le
scelte sono relative, perché adottano i mezzi migliori per attuare
dei principi generali e delle tradizioni nazionali, al servizio del bene
comune, del cittadino libanese,
della società e della nazione. Si
chiede solo che le scelte rimangano fedeli ai principi generali e alle
tradizioni nazionali, così come
agli obiettivi delle scelte stesse.
«Voi cercate Gesù Nazareno, il
crocifisso. È risorto, non è qui» (Mc
16, 6). È questa la testimonianza
dell’angelo alle donne. Ma la Risurrezione è, in origine, la testimonianza di Dio riguardo a Gesù Cristo, testimonianza confermata dall’apostolo Pietro: «Essi lo uccisero
appendendolo a una croce, ma
Dio lo ha risuscitato al terzo giorno, noi tutti ne siamo testimoni»
«Se Cristo non è risorto, vuota è anche la vostra fede»
(At 2, 32; 10, 38-40); e da Paolo
all’Areopago di Atene: «Dio ne ha
dato a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti» (At 17, 31). Garanzia della nostra risurrezione spirituale – grazie alla penitenza – e fisica – grazie alla risurrezione della
carne. Garanzia della verità di Cristo e dell’autenticità della sua persona e della sua missione. Questa
garanzia si perpetua nel mondo
per l’azione dello Spirito Santo che
«convincerà il mondo quanto al
peccato, alla giustizia e al giudizio.
Quanto al peccato, perché non
credono in me; quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non
mi vedrete più; quanto al giudizio,
perché il principe di questo mondo
è stato giudicato» (Gv 16, 8-11).
Secondo Paolo, la Risurrezione di
Cristo è la base su cui si edifica la fede cristiana: «Se Cristo non è risorto, vuota è anche la vostra fede […]
noi siamo falsi testimoni […] siamo
da compiangere più di tutti gli uomini» (1Cor 15, 14-15 e 19).
Per mezzo della sua Risurrezione
Cristo è diventato la nostra pace (cfr.
Ef 2, 14), il fondamento della nostra
condizione di figli di Dio, e la fraternità tra gli uomini. Dopo la sua Risurrezione, Cristo ha usato spesso le
parole “fraternità”, “pace” ed “essere figli di Dio”. A Maria Maddalena che piangeva davanti al sepolcro
la mattina della domenica di Risurrezione, Cristo appare e le dice: «Va’
dai miei fratelli e di’ loro: io salgo al
Padre mio e Padre vostro, Dio mio e
Dio vostro» (Gv 20, 17). Tramite
Cristo tutti gli uomini sono divenuti
fratelli, e tramite Cristo figlio del Dio
eterno tutti i credenti sono divenuti
figli di Dio. Noi crediamo a questa
nuova identità, la insegniamo e operiamo per la sua realizzazione.
Ogni volta che Cristo appariva ai
suoi discepoli durante i quaranta
giorni, li salutava dicendo: «La pace
sia con voi!» (Gv 20, 19 e 26); con
questo saluto donava loro sicurezza
e pace interiore, cancellava la paura
dai loro cuori, manifestava i segni e
li confortava nella loro missione. La
pace di Cristo è la cultura che predichiamo, la scelta che sempre manteniamo, perché la condizione di figli di Dio si traduce in azioni e iniziative di pace, secondo la parola di
Cristo Signore: «Beati gli operatori
di pace perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5, 9).
La Risurrezione di Cristo dai
morti è la garanzia della risurrezione
dei cuori dalla morte del peccato e
dal male. Cristo è vivo: è presente
nella Chiesa e agisce nel mondo fino alla fine dei tempi (cfr. Mt 28,
20). Presente e attivo per mezzo
della sua parola viva, del suo corpo e
del suo sangue nel sacramento dell’Eucaristia, della grazia dei sacramenti, del suo Spirito vivo e santo
che realizza tra i fedeli i frutti della
Redenzione e della Salvezza.
Cristo risuscitato dai morti è vicino a ogni uomo, contemporaneo a ogni uomo. È il Signore
«che è, che era e che viene» (Ap 1,
4); è colui che la Chiesa, colui che
tutti i credenti invocano ogni giorno: «Vieni, Signore Gesù!» (Ap
22, 20). A Te lode e gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Cristo è risorto! È veramente
risorto!
q
A sinistra,
il patriarca durante
la santa messa
di Pasqua
alla presenza
delle massime
autorità civili
libanesi; sopra,
un momento
della processione
del giorno
di Pasqua
3OGIORNI - 3/4 - 2012
75
Letteratura  Dante
Il cardinale
a casa del poeta
«Ho la netta impressione che anche da posizioni radicalmente lontane
venga una domanda sincera alla Chiesa: che torni a parlare
della sostanza del suo messaggio, che torni insomma a parlare di Dio.
E Dante in questo può esserci d’aiuto».
Incontro con il cardinale Gianfranco Ravasi
di Paolo Mattei
a quasi cento anni ogni
domenica mattina a Roma si sente cantare Dante. È dal 1914 infatti che i più illustri dantisti italiani recitano e commentano la Divina Commedia
mescolando le terzine ai rintocchi
D
delle campane di Trastevere, dove
sta il quattrocentesco Palazzetto
degli Anguillara, la storica sede della Casa di Dante. Fondata nel
1913 su iniziativa di Sidney Sonnino, allora ministro degli Esteri pro
tempore, la Casa di Dante, «asso-
Dante Alighieri, affresco di Andrea del Castagno, conservato
negli Uffizi di Firenze; sotto, il quattrocentesco Palazzetto
degli Anguillara, a Roma, storica sede della Casa di Dante
Intervista con il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura
ciazione culturale apolitica e senza
fini di lucro», da quasi un secolo
promuove conferenze e pubbliche
letture di opere dantesche e svolge
attività «idonee a sostenere gli studi
e a illustrare e favorire la migliore
conoscenza della vita, dei tempi e
delle opere del Poeta», come recita
lo Statuto. Lo scorso febbraio ne è
diventato presidente il cardinale
Gianfranco Ravasi, subentrando al
senatore Giulio Andreotti, ora presidente onorario.
Il cardinale Ravasi, che ha raccontato di avere accolto con
«grande gioia e stupore» l’invito
ad accettare la carica, è il presidente del Pontificio Consiglio del-
ideale e spirituale generata da
due fatti particolari: il primo è la
mia passione per la poesia, che
coltivo fin dall’adolescenza. Sono sempre stato un grande lettore di poesia, di tutte le matrici,
anche straniere. Il secondo fatto
è stato, per così dire, un colpo di
fortuna: al liceo del seminario di
Milano ho avuto un professore
di letteratura italiana innamorato di Dante. La sua biblioteca
conservava una raccolta sterminata di commenti alle opere del
poeta e la sua esegesi liceale era
ininterrottamente innervata dalle diverse voci di tali commentatori. Operava per noi, in quel
Il cardinale Gianfranco
Ravasi con il professor
Enrico Malato, durante
la conferenza stampa
di presentazione delle
iniziative della Casa
di Dante e del Pontificio
Consiglio della Cultura
in vista del settimo
centenario della morte
del poeta (1321-2021),
Roma, 7 marzo 2012
la Cultura della Santa Sede, con il
quale ha costituito da pochissimo
un Comitato scientifico-organizzativo per promuovere le celebrazioni in vista del settimo centenario della morte di Dante, nel
2021. Un’occasione, ha detto il
porporato, per «creare sinergie
tra istituzioni ecclesiali e civili».
Lo abbiamo incontrato per
parlare del poeta fiorentino, e
non solo.
Eminenza, come nasce il
suo legame con Dante?
G I A N F R A N C O R AVA S I :
Non da una competenza propriamente tecnica o accademica, perché i miei studi si sono
sviluppati in altro ambito. Si
tratta piuttosto di una simbiosi
mondo sterminato, una selezione attraverso cui ci proponeva,
come un vero appassionato,
continue aperture di orizzonte.
Gli sono grato perché mi ha insegnato a leggere Dante con
amore, ma anche con il rigore
che la poesia richiede.
Che intende per “rigore”?
La poesia non è il linguaggio
istintivo e spontaneista dei molti
versificatori che compongono liberissime e infinite variazioni su
rose e stille di rugiada… La poesia è il massimo della razionalità,
è una logica superiore, trascendente, con una sua grammatica,
un suo rigore straordinario. Immaginiamo per un momento
quanto fossero importanti per
Dante la precisione geometrica
del verso, il rispetto degli accenti
e delle cesure, la scrupolosa ricerca delle rime… Questa accuratezza è imprescindibile anche
nella musica. Penso, per esempio, a Bach. Alcune delle sue
composizioni possono essere
pensate, con un’immagine utilizzata spesso anche per rappresentare la Divina Commedia,
come cattedrali. All’inizio di alcune sue opere c’è una “guglia”
musicale che torna, alla fine, come parallelismo necessario.
Dopo quell’inizio liceale,
ha continuato a frequentare
l’opera del poeta fiorentino?
Sì, ho sempre cercato di preservare delle isole di tempo da
dedicare alla lettura dei versi della Commedia. Del resto, in questo senso ho avuto l’esempio illustre di Giovanni Galbiati, mio
predecessore alla Biblioteca Ambrosiana. Si era fatto costruire
una torretta – che io avrei poi
successivamente utilizzato come
mio studiolo privato – nella quale
ogni giorno saliva per leggere un
canto della Commedia. Probabilmente considerava la poesia
come un esercizio dell’anima,
come una preghiera.
Amerà sicuramente Dante anche per la teologia presente nelle sue terzine…
Naturalmente. Come ha teorizzato lo scienziato Stephen J.
Gould, la teologia e la filosofia,
che studiano il “fondamento”,
appartengono a un piano di conoscenza trascendente, un piano distinto da quello della conoscenza empirico-scientifica, che
si occupa del “fenomeno”, della
“scena”. Ecco: la vera poesia si
situa sullo stesso livello della teologia e della filosofia. È certamente il caso di Dante, che sa inglobare e trasfigurare nel linguaggio della poesia la teologia e
l’esegesi del suo tempo, di cui
aveva una conoscenza tecnica
molto profonda. In anni più vicini ai nostri, è riuscito a farlo, mutatis mutandis, anche un al- ¬
3OGIORNI - 3/4 - 2012
79
Letteratura  Dante
tro poeta che amo molto, Thomas Stearns Eliot, nei Quattro
quartetti. La teologia in Dante
celebra la sua grande epifania e
tutti i teologi che ignorano Dante
come teologo, sbagliano. Del resto, Marie-Dominique Chenu
spiegava, nella sua Teologia del
XII secolo, quanto sia necessario
riservare attenzione alle opere
artistiche, non solo letterarie, ma
anche plastiche e figurative, perché esse non sono, diceva, «soltanto illustrazioni estetiche, ma
dei veri “luoghi” teologici». Mi
piacerebbe che si potesse insegnare l’opera di Dante con tale
criterio di fondo. Anche per questo sarebbe bello riproporre l’istituzione di una cattedra di Studi
danteschi nell’Università Cattolica, come già fece nell’aprile
1965 Paolo VI con la lettera
apostolica, data in forma di motu proprio, Altissimi cantus,
scritta per i settecento anni dalla
nascita del Poeta.
Lei ha recentemente osservato come anche nelle
scuole l’insegnamento di
Dante sia insoddisfacente…
Spesso la maniera di presentarlo agli studenti è priva di fascino, di attrattiva. Ma Dante è affascinante e attraente! In questo
senso Roberto Benigni con le
sue lecturae ha avuto il merito e
il coraggio di mostrare come
80
3OGIORNI - 3/4 - 2012
Dante sappia parlare all’uomo di
oggi; è riuscito a far vedere come
in una frase egli riesca a dire su
realtà così profonde tutto quello
che raffinati intellettuali non sarebbero in grado di spiegare
nemmeno con migliaia di parole… Il merito di Benigni è stato
questo: con una lettura “lineare”, narrativa, e senza troppe
chiose, è riuscito a far parlare
Dante a milioni di persone.
Spesso invece nelle scuole i docenti ne propongono esasperanti interpretazioni filologiche, sottoponendo il testo a una continua e defatigante analisi strutturale… Ricordo la lezione di un
critico americano strutturalista, il
quale considerava bellissimo il
passo della Commedia che stava
commentando soltanto perché
lo si poteva completamente
“smontare”, fare a pezzi, ridurre
a figurine da découpage.
Che cosa si potrebbe fare
di positivo per questo?
Si dovrebbe lavorare sulla formazione dei docenti. E gli operatori culturali e della comunicazione dovrebbero cambiare atteggiamento nei confronti del grande
pubblico, per il quale spesso nu-
A destra, il cardinale Ravasi;
sotto, da sinistra,
Vittorio Sermonti e Roberto Benigni
trono pessimismo, se non disprezzo. Invece non solo Benigni,
ma anche Vittorio Sermonti ha
dimostrato che c’è per queste cose una sete diffusa e una ricettività
molto più profonda di quanto si
pensi. Ho assistito qualche tempo
fa a una sua lectura Dantis a Santa Maria delle Grazie, a Milano:
fuori della chiesa c’erano lunghe
file di persone che non erano riuscite a entrare. Anch’io mi sono
spesso stupito di quanta curiosità
vi sia per temi che vengono considerati normalmente riserve di
Intervista con il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura
caccia per specialisti. Ricordo con
meraviglia la folla silenziosa e attenta che, a Mantova, sotto un sole implacabile, ascoltava una mia
conferenza su Qoelet. E le assicuro che non erano professori.
Dante, quindi, può ancora parlare al mondo.
Dante ha parlato anche
alla Chiesa del suo tempo, e
spesso con durezza…
L’amore per la Chiesa, l’amore per la fede, si può manifestare
rare al clero, per cui un animo così devoto alla Chiesa, come quello
di Dante, ne doveva essere assai
disgustato, quando sappiamo che
anche uomini insigni per santità
allora le riprovarono severamente?». E Paolo VI, nella lettera Altissimi cantus, nota: «Né rincresce ricordare che la sua voce si sia
levata e abbia risuonato duramente contro alcuni pontefici romani,
e che abbia ripreso con asprezza
istituzioni ecclesiastiche e uomini
Pastoralmente parlando, sento
necessario in questo periodo ritornare a ribadire – pur senza retorica o enfasi – il senso del bene
e del male. Anche in questo, Dante può essere di aiuto.
Anche nel dialogo con i
non credenti, o con chi è lontano dalla Chiesa?
Certo. Il dialogo rischia di morire perché spesso lo si fa sconfinare nel sincretismo o nel fondamentalismo. Purtroppo il con-
Sotto, Dante Alighieri e i regni dell’oltretomba, Domenico di Michelino, Santa Maria del Fiore, Firenze
L’amore per la Chiesa,
l’amore per la fede,
si può manifestare anche
attraverso la critica
appassionata. C’è un esercizio
della critica serio, motivato,
fondato, che nelle
argomentazioni può essere
anche discutibile, ma che
nasce da un’autentica
passione dello spirito
anche attraverso la critica appassionata. C’è un esercizio della critica serio, motivato, fondato, che
nelle argomentazioni può essere
anche discutibile, ma che nasce
da un’autentica passione dello
spirito. Dante è questo. Benedetto XV, nell’enciclica In praeclara
summorum, redatta nell’aprile
del 1921 in occasione dei seicento anni dalla morte del poeta, e rivolta ai professori e agli alunni degli istituti letterari e di alta cultura
del mondo cattolico, pone questo
interrogativo retorico: «Chi potrebbe negare che in quel tempo
vi fossero delle cose da rimprove-
che furono ministri e rappresentanti della Chiesa». Proprio perché la sua fede non era l’adesione
a delle verità razionali, ma l’amore dell’essere intero a Cristo e alla
Sua Chiesa, Dante ha potuto introdurre nella Commedia tutta la
dimensione morale che la connota, con la sottolineatura della distinzione fra ciò che bene e ciò
che è male. Io sono convinto che
vi sia oggi bisogno di ritornare a
parlare del concetto di male,
usando proprio i termini più chiari: colpa, peccato. Il concetto di
peccato si è perso, si è stinto in
una nebbia incolore, si è estinto.
fronto mediaticamente vincente
è quello tra credenti con posizioni
incredibilmente rigide e i “non
credenti dello sberleffo”, per i
quali tutto si risolve nella parodia
e nello spettacolo. Per questo
motivo voglio evitare che le iniziative del Cortile dei Gentili [istituzione del Pontificio Consiglio della Cultura per il dialogo tra credenti e agnostici o atei, ndr] siano
condotte da credenti e da non
credenti fondamentalisti. Bisogna essere capaci di argomentare
e ascoltare senza però recedere di
un passo: e questo non è fondamentalismo ma il vero senso ¬
3OGIORNI - 3/4 - 2012
81
Letteratura  Dante
Da sinistra
in alto, in senso
orario:
Benedetto XV,
Paolo VI
e Benedetto XVI
del dialogo. Io – l’ho detto spesso
– sono contrario al “duello” perché sono a favore del “duetto”,
nel quale le voci, pur se appartenenti ad antipodi sonori, sanno
produrre armonia senza dover rinunciare alla propria identità,
cioè, per essere concreti, senza
scolorirsi in un vago sincretismo
ideologico. Mi ha colpito un confronto pubblico che ho avuto di
recente, proprio durante un’iniziativa del Cortile dei Gentili, con
Gian Enrico Rusconi. Ho avuto la
netta impressione che anche da
posizioni così radicalmente lontane venga una domanda sincera
alla Chiesa: che torni a parlare
della sostanza del suo messaggio,
che torni insomma a parlare di
Dio. Spesso ci si perde dietro a
piccoli particolari e non si tiene
conto di tutto l’affresco. Anche in
questo, Dante, con il suo spirito
82
3OGIORNI - 3/4 - 2012
“sistematico” medievale – un respiro che noi abbiamo perso –
può esserci d’aiuto.
Lei ha citato Benedetto
XV e Paolo VI. Ma anche Benedetto XVI ama Dante…
Sì. Lo ricorda già da cardinale,
nel suo testo Introduzione al cristianesimo; e poi da papa, in varie occasioni: nell’enciclica Deus
caritas est, in un intervento rivolto ai partecipanti a un incontro
promosso dal Pontificio Istituto
Giovanni Paolo II e poi durante
l’Angelus per la festa dell’Immacolata Concezione del 2006, dove, chiedendosi perché tra tutte le
donne Dio abbia scelto proprio
Maria di Nazareth, cita i versi meravigliosi della preghiera di san
Bernardo alla Madonna. «La risposta», dice il Papa, «è nascosta
nel mistero insondabile della divina volontà. Tuttavia c’è una ragione che il Vangelo pone in evidenza: la sua umiltà. Lo sottolinea bene Dante Alighieri nell’ultimo canto del Paradiso: “Vergine Madre,
figlia del tuo Figlio, / umile e alta
più che creatura, / termine fisso
d’etterno consiglio”».
q
La Preghiera di san Bernardo a Maria (canto XXXIII del Paradiso),
miniatura di Giovanni di Paolo tratta dal codice Yates-Thompson
della Divina Commedia, British Library, Londra
Anniversari  I quattrocento anni dell’Archivio Segreto Vaticano
Il registro dei giuramenti
di fedeltà a Innocenzo VI
redatto, presumibilmente,
a partire dal 1356
La propensione
della Chiesa
alla memoria
Intervista con il cardinale bibliotecario
Raffaele Farina: perché la Chiesa
ha sempre sentito il bisogno
di conservare sistematicamente
atti e documenti della sua attività
La Sala degli Angeli musicanti,
nel piano nobile
dell’Archivio Segreto Vaticano
In queste pagine, alcuni documenti esposti
alla mostra Lux in arcana, Musei Capitolini,
di Roberto Rotondo
l transitus Domini, ovvero il
passaggio che lega la Chiesa
alla Tradizione e alle sue origini
secondo una nota espressione di
Paolo VI, è l’aspetto più importante ma anche il meno evidenziato
I
84
3OGIORNI - 3/4 - 2012
Roma, fino al 9 settembre 2012
dell’Archivio Segreto Vaticano.
L’archivio centrale della Santa Sede, infatti, è molto più famoso per
le sue dimensioni: creato quattrocento anni fa da papa Paolo V nella sede in cui è anche oggi e a cui si
accede dal Cortile del Belvedere in
Vaticano, raccoglie dodici secoli di
storia in ottantacinque chilometri
di scaffali. È uno dei centri di ricerche storiche più importanti e celebri al mondo, vi sono conservati
Lux in arcana
nei primi secoli. L’esi- ciali, formule di giuramento, attemilioni di documenti di
genza nasceva dalla ne- stati di consacrazione di chiese o
cui moltissimi di valore
cessità di tramandare fondazioni di abbazie, papiri ristorico inestimabile e,
memoria dell’azione guardanti la corrispondenza inolnaturalmente, è in condella Chiesa nascente trata ai pontefici dagli imperatori
tinua crescita. Per capidopo le persecuzioni e d’Oriente, prima, e d’Occidente,
re a che cosa serve e codal bisogno “ammini- poi, e altri scritti pastorali e ammime si è formato l’Archistrativo” della Chiesa nistrativi, come ben dimostra il Livio dei papi, abbiamo riromana stessa, che na- ber diurnus Romanorum Pontifivolto alcune domande a
turalmente desiderava cum, un antico codice formulario
Raffaele Farina, cardi- Il cardinale
conoscere i testimoni di cancelleria posseduto dall’Arnale archivista dell’Ar- Raffaele Farina
della fede morti per Cri- chivio Segreto Vaticano che risale
chivio Segreto Vaticano
e bibliotecario di Santa Romana sto (il migliore suo tesoro di fede) e alla fine dell’VIII secolo o all’inizio
Chiesa. Il cardinale bibliotecario è l’azione dei pastori e dei fedeli nel- del IX secolo.
Quindi non era solo una
una specie di patrono della Biblio- l’Urbe. Dal IV secolo in poi l’Architeca Apostolica Vaticana e dell’Ar- vio della Chiesa di Roma si arricchì necessità legata alle funzioni
chivio Segreto, mentre la gestione di documenti, codici, libri provin- del papato specialmente ¬
è affidata rispettivamente a due
prefetti. Il cardinale Farina, salesiano, storico, esegeta, con una lunga
La faccia anteriore del sigillo d’oro
esperienza anche come prefetto
di papa Clemente VII
della Biblioteca Apostolica Vaticana, ci riceve nel suo studio e, prima
di iniziare l’intervista, ricorda con
piacere il rapporto speciale che lega Benedetto XVI alla Biblioteca e
all’Archivio: lo stesso papa Ratzinger, quando venne qui in visita nel
2007, raccontò che quando era
prefetto della Congregazione per
la Dottrina della fede chiese più di
una volta a Giovanni Paolo II di essere nominato cardinale bibliotecario, e per un periodo fu anche
convinto che quello sarebbe stato il
suo futuro incarico, ma le cose andarono diversamente e in Biblioteca ci è andato da Papa.
atto di abiura di Galileo Galilei e la bolla di deposizione dellʼimperatore
La mostra ai Musei Capitolini
Eminenza, l’Archivio Segreto ha quattrocento anni
ma raccoglie documenti molto più antichi. Perché la Chiesa ha sempre sentito il bisogno di conservare atti e documenti della sua attività in modo così sistematico?
RAFFAELE FARINA: Fin dai
primissimi tempi della Chiesa di
Roma, come ricorda il Liber Pontificalis, i papi usarono custodire
nel proprio “scrinium” (archivio) le
gesta martyrum, i codici liturgici,
le memorie delle consacrazioni
episcopali, le donazioni compiute
al vescovo di Roma e ai cristiani
L’
Federico II. La Regola di Francesco di Assisi e la bolla di canonizzazione
di Francesco Saverio, una lettera di Erasmo da Rotterdam e una di Michelangelo Buonarroti. Lux in arcana più che una mostra è unʼimmersione nelle fonti
della storia. Cento documenti originali dallʼArchivio Segreto Vaticano, scelti
tra codici e pergamene, filze, registri e manoscritti, per la prima volta sono
esposti al pubblico per circa sette mesi, dal marzo a settembre 2012, nei Musei Capitolini a Roma.
La mostra, organizzata in occasione del quarto centenario della fondazione dellʼArchivio Segreto Vaticano, vuole spiegare e raccontare che cosʼè e come funziona lʼArchivio dei papi e, nel contempo, “rendere visibile lʼinvisibile”
e permettere lʼaccesso ad alcune meraviglie documentarie. Sono esposti anche alcuni documenti del periodo la cui consultazione è ancora interdetta agli
studiosi, ovvero quello del pontificato di Pio XII contenente fra lʼaltro un resoconto della strage delle Fosse Ardeatine, una rubrica che annota i nomi dei sacerdoti internati a Dachau, un racconto del bombardamento di San Lorenzo
fuori le Mura a Roma.
R.R.
3OGIORNI - 3/4 - 2012
85
Anniversari  I quattrocento anni dell’Archivio Segreto Vaticano
L’ Archivio Segreto Vaticano
Q
uando si parla dellʼArchivio Segreto Vaticano, si
parla del moderno archivio della Santa Sede fondato da Paolo V intorno al 1610, nella sede che affaccia
sul Cortile del Belvedere dove si trova tuttʼora, sebbene
enormemente ingrandita. Ma la storia dellʼarchivio dei romani pontefici affonda in tempi ben più lontani, collegandosi con lʼorigine, la natura, lʼattività e lo sviluppo della
Chiesa stessa.
Il patrimonio documentario conservato nei grandi
depositi copre un arco cronologico di circa dodici secoli
(dallʼVIII al XX secolo). Costituito da oltre seicento fondi
archivistici, si estende per ottantacinque chilometri lineari di scaffalature, collocate, fra lʼaltro, nel Bunker, un
locale su due piani, ricavato nel sottosuolo del Cortile
della Pigna dei Musei Vaticani.
Da quando papa Leone
XIII, nel 1881, ne aprì le porte agli studiosi, lʼArchivio Segreto Vaticano è divenuto un centro di ricerche storiche
fra i più importanti e celebri al mondo. Per approfondirne
la storia e lʼevoluzione segnaliamo il volume Archivio
Segreto Vaticano a cura di monsignor Sergio Pagano
(Gangemi editore, 2000). Nel saggio viene spiegata la
lunga storia di come fu costituito lʼArchivio, gli archivi
che ha incamerato, le vicissitudini e i trasferimenti (come gli anni di stanza a Castel SantʼAngelo oppure il trasferimento forzato dellʼArchivio per ordine di Napoleone
e il successivo ritorno a Roma).
Sono centinaia gli storici che da tutto il mondo chiedono di consultare lʼArchivio, il quale però ha anche una
sua attualità dal punto di vista giornalistico, come rilevò
all’esercizio del potere temporale...
Alle origini non vi è il potere
temporale del papa, che iniziò soltanto con papa Adriano (772795); vi era quindi una preoccupazione memorialistica, pastorale e
amministrativa. Con la nascita dello Stato della Chiesa si aggiunse anche una preoccupazione di governo del Patrimonium Petri dipendente dal pontefice. La cosa più importante, come detto, è la propensione primaria della Chiesa a far
memoria. Quasi istintiva, direi, alla
cura e alla custodia di ciò che la collega alla sua origine. Anche il manoscritto anticamente veniva considerato una specie di reliquia.
L’Archivio ha avuto varie
vicissitudini prima dello spo-
86
3OGIORNI - 3/4 - 2012
Uno scorcio del deposito dell’Archivio Segreto
anni fa il famoso vaticanista Benny Lai, il quale scrisse
che lʼArchivio permette di approfondire la conoscenza
delle strutture e del metodo di lavoro degli uffici vaticani,
di penetrarne lʼintimità. La corrispondenza diplomatica
fra la Segreteria di Stato e i nunzi apostolici, al di là del valore dei temi trattati, infatti, illumina il modo di pensare e di
agire che il succedersi degli anni non ha sostanzialmente
modificato. Inoltre la consultazione dei documenti conservati allʼArchivio non serve solo a chiarire i problemi
storici, grandi o piccoli che siano, a studiare sotto diverse
angolazioni le fasi della formazione della civiltà occidentale o la perenne questione di fondo dei rapporti fra Chiesa e Stato; a volte dalle vecchie carte, che molti si ostinano a considerare morto passato, emergono vicende
umane che il tempo non è riuscito a sclerotizzare.
R.R.
stamento nell’attuale sede. La
costituzione di un archivio
centrale nel XVII secolo fu dovuta anche alle esigenze della
nascente scienza archivistica?
Le ragioni che possono aver influito sono diverse. Resta il fatto
che i pontefici del XVI e XVII secolo tentarono a più riprese di riunire
in un solo luogo, ben vigilato, i documenti della Santa Sede: operarono in tal senso Paolo IV (15551559), san Pio V (1566-1572),
Sisto V (1585-1590), Clemente
VIII (1592-1605) senza riuscirvi
per svariate ragioni. Vi riuscì invece Paolo V Borghese che all’inizio
del 1612 fece confluire nelle sale
attigue al Salone Sistino della Biblioteca Vaticana, abitate fino a
quel tempo dal cardinal nipote, i
nuclei documentari provenienti da
diversi punti del Palazzo Apostolico e dal vecchio Archivio di Castel
Sant’Angelo.
L’Archivio è anche stato
definito un oceano, ma c’è
un settore più importante
degli altri?
Tutte le carte d’archivio sono
equivalenti in sé stesse, perché tutte appartengono a un unicum che
lega e tiene insieme le pratiche; valutare o svalutare qualcuna di esse
significherebbe decretarne inevitabilmente la sua salvezza o il suo accantonamento. Questo negli archivi non si opera mai. Tutti gli
scritti sono importanti e tutti hanno una loro ragione, che li vincola
gli uni agli altri. Ciò non vuol dire
che alcuni celebri atti della storia
Lux in arcana
A sinistra, una pagina del volume
del processo di Galileo Galilei
con la sua firma; sotto, pergamena
della lettera del califfo Abu Hasfs
‘Umar al-Murtada a Innocenzo IV:
nella missiva il sovrano marocchino
chiede al Pontefice che il nuovo vescovo
inviato in Marocco sia uomo
dallo spirito lucido e che si sforzi
di evitare ogni male
colpiscano più di altri la fantasia o
la mente dello storico.
Che importanza ha oggi
l’Archivio Segreto Vaticano
per la Chiesa e il Papa? Che
ruolo svolge?
L’Archivio Segreto Vaticano
conserva gli atti dei pontefici romani e della loro Curia, praticamente senza soluzione di continuità, dall’XI secolo fino ad oggi.
Da qui la sua ovvia importanza. Il
ruolo dell’Archivio è prima di tutto
“amministrativo”, in quanto serve
all’azione del Pontefice e degli organismi della Curia romana per lo
studio dei precedenti di questioni e
situazioni. In questo senso l’Archivio serve principalmente e primariamente al Sommo Pontefice e alla Segreteria di Stato. Il suo ruolo è
poi anche di custode della memoria della Santa Sede. L’Archivio riceve periodicamente i versamenti
di parte degli archivi della Curia romana (fatte alcune eccezioni), così
come l’abbondante materiale documentario delle varie rappresentanze pontificie nel mondo.
Non crede che l’attualità
dell’Archivio dal punto di vista giornalistico sia anche la
possibilità di approfondire la
conoscenza delle strutture e
del metodo di lavoro degli uffici vaticani? La corrispondenza diplomatica tra la Segreteria di Stato e i nunzi apostolici, al di là dei temi trattati, illumina nei più minuti dettagli
un modo di pensare e agire
che il succedersi degli anni e
dei pontificati non ha sostanzialmente modificato…
Certo, ma c’è anche un altro
aspetto che è poco studiato: la
Chiesa, dalla fine delle persecuzioni, ha preso l’impronta della riforma dello Stato voluta da Diocleziano e da Costantino, sia nella divisione geografica in diocesi, sia nell’imitazione della cancelleria imperiale. A volte gli storici sottovalutano il
fatto che le cancellerie avevano una
loro politica e che su certi temi avevano anche un certo potere decisionale. Così per capire i comportamenti di alcuni papi del passato
bisogna tener conto anche della
Segreteria di Stato, della Curia.
Quante persone lavorano
nell’Archivio?
L’ordinario governo dell’Archivio è affidato dal Pontefice al suo
prefetto, che è coadiuvato dal viceprefetto, dal segretario generale,
da archivisti, scrittori, addetti e impiegati ai vari livelli: in tutto cinquantaquattro persone. Un numero esiguo, se si confronta con il
personale di altri archivi di Stato
paragonabili in certo modo all’Archivio Segreto Vaticano. Si spera
che in futuro tali forze possano aumentare, secondo le compatibilità
di bilancio della Santa Sede, che
per l’Archivio Segreto Vaticano e
per la sua apertura gratuita agli studiosi di tutto il mondo investe già
una rilevante somma.
Oggi quanto è importante
per gli studiosi l’Archivio e
quanto viene valorizzato?
Quali sono le epoche storiche
che vengono più consultate?
L’importanza dell’Archivio Segreto Vaticano per i solidi studi storici è ovvia. Quasi nessun saggio
storico serio, tanto in Europa,
quanto nelle parti del mondo in cui
la Chiesa cattolica è stata presente,
può ignorare l’Archivio Segreto
Vaticano; e così accade nei fatti,
perché al nostro Archivio ricorrono ogni anno più di duemila ricercatori da tutto il mondo. Le epoche
più studiate oscillano secondo gli
interessi storiografici del tempo: fino alla metà del Novecento prevaleva senza dubbio il Medioevo e
l’Età moderna; dalla metà del Novecento e tanto più negli ultimi ¬
3OGIORNI - 3/4 - 2012
87
Anniversari  I quattrocento anni dell’Archivio Segreto Vaticano
decenni è molto indagata anche
l’epoca contemporanea, fino alla
morte di Pio XI (febbraio 1939).
Quali sono stati i Papi di
epoca moderna che hanno
maggiormente valorizzato
l’Archivio Segreto?
A mia conoscenza hanno valorizzato molto le fonti dell’Archivio
per il loro magistero o per il loro governo ordinario Pio XI, Pio XII, il
beato Giovanni XXIII (che si recò in
visita più volte) e Paolo VI. Molta attenzione riserva all’Archivio l’attuale nostro pontefice Benedetto XVI.
L’Archivio Segreto Vaticano è tra i più accessibili al
mondo eppure gode di un’immeritata fama secondo la
quale è un luogo dove vengono nascosti chissà quali segreti e documenti scomodi
per la Chiesa. Perché questo
preconcetto che si concretizza nella richiesta pressante
di aprire sempre nuovi settori e fondi?
Questa domanda mi è stata rivolta numerose volte, ma solo da
persone che non sono addentro
alle ricerche storiche o prive della
reale conoscenza dell’Archivio.
La favola di oscure trame che in
esso si ordirebbero deriva dal suo
nome: Archivio Segreto Vaticano. Quel «segreto», che dice semplicemente archivio «privato» (come era l’Archivio segreto degli
Estensi, dei Gonzaga, degli Sforza
eccetera) è letto nell’immaginazione popolare o di alcuni romanzieri
come “misterioso”, oscuro. Forse
nessun archivio al mondo è più
“aperto” dell’Archivio Segreto
Vaticano, che mette a disposizione dei ricercatori i suoi circa 630
fondi da più d’un secolo.
Oltre all’apertura alla consultazione dei documenti relativi al pontificato di Pio XII,
quali altri progetti si prevedono nei prossimi anni?
I progetti sono tanti, ma i mezzi
economici per attuarli piuttosto
modesti, almeno per ora. In questi
ultimi decenni, sotto la prefettura
88
3OGIORNI - 3/4 - 2012
La bolla di canonizzazione
di Francesco Saverio
di monsignor Sergio Pagano, si
sono realizzate tre nuove sale di
studio, tre nuovi laboratori, si è
passati alla fotografia digitale, alla
informatizzazione di procedure
amministrative, si sono incrementate di molto le collane di pubblicazioni dell’Archivio. Oltre a ciò, si
vorrebbe nel futuro procedere alla
informatizzazione delle domande
di consultazione dei documenti e si
vorrebbe incrementare la riproduzione digitale degli oltre duemila
indici o inventari dell’Archivio. E
forse altro ancora, con l’aiuto di
Dio. Per ciò che concerne i documenti del pontificato di Pio XII,
tornando alla sua domanda, è quasi sicuro che tra meno di due anni
saranno disponibili.
Quanto i documenti conservati nell’Archivio e nella Biblioteca Apostolica Vaticana
sono di aiuto per la Chiesa nell’affrontare i problemi attuali?
Questa è una domanda che fa
riferimento alla teologia oltre che
alla storia. Per esempio, durante il
Concilio Vaticano II, per il tema
della riforma liturgica, lo studio dei
testi antichi conservati nella Biblioteca fu importantissimo. Venne
sfatato anche il mito che il Medioevo fosse un’epoca buia, mentre, al
contrario, dal punto di vista della liturgia e della pietà popolare, fu invece un’epoca ricchissima. In generale, penso che riscoprire le ricchezze della Tradizione nel corso
dei secoli fa crescere la Chiesa. Un
po’ come nella storia della nostra
vita personale. Ciò che abbiamo
fatto di bene non viene cancellato.
Così è anche per la Chiesa. Rinnovamento è anche guardare indietro
alla Chiesa antica come modello di
riforma, alla Chiesa come Corpo di
Cristo senza macchia e senza rughe. Conservare comporta anche
un arricchimento.
q
I canti gregoriani più semplici che
i fedeli sono invitati a imparare
e cantare secondo l’intenzione della
costituzione del Concilio Vaticano II
sulla Sacra Liturgia
Sacrosanctum Concilium
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CRISTIANESIMO
«Dio, come bambino, mendica,
per così dire, il nostro amore»
L’omelia di papa Benedetto XVI
in occasione della santa messa
per il suo ottantacinquesimo compleanno
Cappella Paolina, lunedì, 16 aprile 2012
CRISTIANESIMO
illuminista del XIX secolo, in una povertà difficilmente immaginabile. La prigione, che era
stata abbandonata perché troppo insalubre, diventò, alla fine – dopo qualche esitazione –, la
dimora della famiglia, nella quale ella trascorse
l’infanzia. Non c’era la possibilità di avere formazione scolastica, solo un po’ di catechismo
per la preparazione alla Prima comunione. Ma
proprio questa fanciulla semplice, che nel suo
cuore era rimasta pura e schietta, aveva il cuore
che vede, era capace di vedere la Madre del Signore e in Lei il riflesso della bellezza e della
bontà di Dio. A questa fanciulla, Maria poteva
mostrarsi e attraverso lei parlare al secolo e oltre il secolo stesso. Bernadette sapeva vedere,
con il cuore puro e genuino. E Maria le indica la
sorgente: lei può scoprire la sorgente, acqua viva, pura e incontaminata; acqua che è vita, acqua che dona purezza e salute. E attraverso i secoli, ormai, quest’acqua viva è un segno da parte di Maria, un segno che indica dove si trovano
le sorgenti della vita, dove
possiamo purificarci, dove
troviamo ciò che è incontaminato. In questo nostro tempo,
in cui vediamo il mondo in tanto affanno, e in cui prorompe
la necessità dell’acqua, dell’acqua pura, questo segno è tanto più grande. Da Maria, dalla
Madre del Signore, dal cuore
puro viene anche l’acqua pura, genuina, che dà la vita,
l’acqua che in questo secolo –
e nei secoli che possono venire – ci purifica e ci guarisce.
Penso che possiamo considerare quest’acqua come
un’immagine della verità che
ci viene incontro nella fede: la
Benedetto XVI con il cardinale decano del Sacro Collegio, Angelo Sodano,
verità non simulata, ma incondopo l’indirizzo di saluto all’inizio della messa di ringraziamento
per l’ottantacinquesimo genetliaco del Pontefice
taminata. Infatti, per poter viSignori cardinali, cari fratelli nell’episcopato
e nel sacerdozio, cari fratelli e sorelle!
Nel giorno del mio compleanno e del mio
Battesimo, il 16 aprile, la liturgia della Chiesa
ha posto tre segnavia che mi indicano dove
porta la strada e che mi aiutano a trovarla. In
primo luogo, c’è la memoria di santa Bernadette Soubirous, la veggente di Lourdes; poi, c’è
uno dei santi più particolari della storia della
Chiesa, Benedetto Giuseppe Labre; e poi, soprattutto, c’è il fatto che questo giorno è sempre immerso nel mistero pasquale, nel mistero
della Croce e della Risurrezione, e nell’anno
della mia nascita è stato espresso in modo particolare: era il Sabato Santo, il giorno del silenzio
di Dio, dell’apparente assenza, della morte di
Dio, ma anche il giorno nel quale si annunciava
la Risurrezione.
Bernadette Soubirous, la ragazza semplice
del Sud, dei Pirenei, tutti la conosciamo e la
amiamo. Bernadette è cresciuta nella Francia
92
3OGIORNI - 3/4 - 2012
«Dio, come bambino, mendica, per così dire, il nostro amore»
L’apparizione della Vergine di Lourdes a santa Bernadette
in un’antica immaginetta
vere, per poter diventare puri, abbiamo bisogno che ci sia in noi la nostalgia della vita pura,
della verità non travisata, di ciò che non è contaminato dalla corruzione, dell’essere uomini
senza macchia. Ecco che questo giorno, questa piccola santa è sempre stata per me un segno che mi ha indicato da dove proviene l’acqua viva di cui abbiamo bisogno – l’acqua che
ci purifica e che dà la vita –, e un segno di come
dovremmo essere: con tutto il sapere e tutte le
capacità, che pure sono necessari, non dobbiamo perdere il cuore semplice, lo sguardo
semplice del cuore, capace di vedere l’essenziale, e dobbiamo sempre
pregare il Signore affinché conserviamo in noi l’umiltà che consente
al cuore di rimanere chiaroveggente – di vedere ciò che è semplice ed
essenziale, la bellezza e la bontà di
Dio – e di trovare così la sorgente
dalla quale viene l’acqua che dona
la vita e purifica.
Poi c’è Benedetto Giuseppe
Labre, il pio pellegrino mendicante del XVIII secolo che, dopo
diversi tentativi inutili, trova finalmente la sua vocazione di pellegrinare come mendicante – senza
niente, senza alcun appoggio e
non tenendo per sé nulla di quel
che riceveva se non ciò di cui aveva assolutamente bisogno –, pellegrinare attraverso tutta l’Europa, a tutti i santuari dell’Europa,
dalla Spagna fino alla Polonia e
dalla Germania fino alla Sicilia:
un santo veramente europeo!
Possiamo anche dire: un santo un
po’ particolare che, mendicando,
vagabonda da un santuario all’altro e non vuole fare altro che pregare e con ciò rendere testimonianza a quello che conta in questa vita: Dio.
Certo, non rappresenta un esempio da emulare, ma è un segnavia, un dito teso verso
l’essenziale. Egli ci mostra che Dio da solo
basta; che al di là di tutto ciò che può esserci
in questo mondo, al di là delle nostre necessità e capacità, quello che conta, l’essenziale
è conoscere Dio. Egli da solo basta. E questo
«solo Dio», egli lo indica a noi in modo drammatico. E al tempo stesso, questa vita realmente europea che, da santuario a santuario, abbraccia l’intero continente euro- ¬
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CRISTIANESIMO
E poi, infine, c’è il mistero pasquale. Nello stesso giorno in cui
sono nato, grazie alla premura
dei miei genitori, sono anche rinato dall’acqua e dallo Spirito,
come abbiamo appena ascoltato
nel Vangelo. In primo luogo, c’è
il dono della vita che i miei genitori mi hanno fatto in tempi molto difficili, e per il quale li devo
ringraziare. Ma non è scontato
che la vita dell’uomo in sé sia un
dono. Può veramente essere un
bel dono? Sappiamo che cosa
incombe sull’uomo nei tempi bui
che si troverà davanti – anche in
quelli più luminosi che potranno
venire? Possiamo prevedere a
quali affanni, a quali terribili
eventi potrà essere esposto? È
giusto dare la vita così, semplicemente? È responsabile o è troppo incerto? È un dono problematico, se rimane a sé stante. La
vita biologica di per sé è un dono, eppure è circondata da una
Benedetto Giuseppe Labre in preghiera nel Colosseo,
dipinto di autore anonimo del XIX secolo conservato a Roma,
grande domanda. Diventa un venella cappella di via dei Serpenti 2, sorta nella casa in cui il santo morì
ro dono solo se, insieme a essa,
si può dare una promessa che è
peo rende evidente che colui che si apre a più forte di qualunque sventura che ci possa
Dio non si estranea dal mondo e dagli uomi- minacciare, se essa viene immersa in una
ni, bensì trova fratelli, perché da parte di Dio forza che garantisce che è un bene essere uocadono le frontiere, solo Dio può eliminare mo, che per questa persona è un bene qualle frontiere perché grazie a Lui siamo tutti siasi cosa possa portare il futuro. Così, alla
solo fratelli, facciamo parte gli uni degli altri; nascita va associata la rinascita, la certezza
rende presente che l’unicità di Dio significa, che, in verità, è un bene esserci, perché la
al contempo, la fratellanza e la riconciliazio- promessa è più forte delle minacce. Questo è
ne degli uomini, l’abbattimento delle frontie- il senso della rinascita dall’acqua e dallo Spire che ci unisce e ci guarisce. Così egli è un rito: essere immersi nella promessa che solo
santo della pace proprio in quanto è un san- Dio può fare: è bene che tu ci sia, e ne puoi
to senza alcuna esigenza, che muore povero essere certo, qualsiasi cosa accada. A partire
da questa certezza ho potuto vivere, rinato
di tutto eppure benedetto con ogni cosa.
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«Dio, come bambino, mendica, per così dire, il nostro amore»
dall’acqua e dallo Spirito. Nicodemo chiede
al Signore: «Un vecchio può forse rinascere?». Ora, la rinascita ci è donata nel Battesimo, ma noi dobbiamo continuamente crescere in essa, dobbiamo sempre di nuovo lasciarci immergere da Dio nella sua promessa, per essere veramente rinati nella grande,
nuova famiglia di Dio che è più forte di tutte
le debolezze e di tutte le potenze negative
che ci minacciano. Perciò questo è un giorno
di grande ringraziamento.
Il giorno in cui sono stato battezzato, come ho detto, era Sabato Santo. Allora si usava ancora anticipare la Veglia Pasquale nella
mattinata, alla quale sarebbe seguito ancora
il buio del Sabato Santo, senza l’Alleluia. Mi
sembra che questo singolare paradosso,
questa singolare anticipazione della luce in
un giorno oscuro, possa essere quasi un’immagine della storia dei nostri giorni. Da un
lato, c’è ancora il silenzio di Dio e la sua as-
senza, ma nella Risurrezione di Cristo già c’è
l’anticipazione del «sì» di Dio, e in base a questa anticipazione noi viviamo e, attraverso il
silenzio di Dio, sentiamo il suo parlare, e attraverso il buio della sua assenza intravvediamo la sua luce. L’anticipazione della Risurrezione nel mezzo di una storia che si evolve è
la forza che ci indica la strada e che ci aiuta
ad andare avanti.
Ringraziamo il buon Dio perché ci ha donato questa luce e lo preghiamo affinché essa
possa rimanere sempre. E in questo giorno
ho motivo di ringraziare Lui e tutti coloro che
sempre di nuovo mi hanno fatto percepire la
presenza del Signore, che mi hanno accompagnato affinché io non perdessi la luce.
Mi trovo di fronte all’ultimo tratto del percorso della mia vita e non so cosa mi aspetta.
So, però, che la luce di Dio c’è, che Egli è risorto, che la sua luce è più forte di ogni oscurità; che la bontà di Dio è più forte di ogni male di questo mondo. E questo
mi aiuta a procedere con sicurezza. Questo aiuta noi ad andare avanti, e in questa ora
ringrazio di cuore tutti coloro
che continuamente mi fanno
percepire il «sì» di Dio attraverso la loro fede.
Alla fine, cardinale decano,
un cordiale ringraziamento
per le sue parole di fraterna
amicizia, per tutta la collaborazione in tutti questi anni. E
un grande grazie a tutti i collaboratori dei trent’anni in cui
sono a Roma, che mi hanno
aiutato a portare il peso della
mia responsabilità. Grazie.
Amen.
Benedetto XVI, con il fratello Georg, in visita alla chiesa parrocchiale
di Sankt Oswald, a Marktl am Inn, suo paese natale, dove si trova il fonte
presso il quale venne battezzato il 16 aprile 1927, il giorno stesso della sua nascita
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