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L
LaVita
dal 1897
G I O R N A L E
a terza domenica di pasqua, centrata sulla figura del buon pastore (o
bel pastore, come dice il
testo originale) diventa
l’occasione per riflettere
in termini sempre aggiornati sul ministero pastorale voluto da Cristo, anzitutto sulla figura del vescovo, che di
questa funzione ecclesiale rimane il
primo e massimo rappresentante. La
revisione della sua immagine è andata di pari passo con la riscoperta della chiesa particolare, praticamente
dimenticata nel corso dei secoli, che
egli è chiamato a presiedere in forza
della sua stessa consacrazione e non
per benevola concessione di un’autorità esterna. “In principio erano i
vescovi”, diceva con forza uno dei
più grandi teologi contemporanei,
Karl Rahner. Un’affermazione che rispecchia l’intera nuova impostazione
della teologia del ministero ordinato,
al di là del vecchia concezione, basata sul concetto di sacerdozio, che per
forza di cose doveva ridurre l’episcopato a una funzione semplicemente
giuridica, delegata e onorifica.
Guida e pastore della chiesa particolare (o diocesi), manifestazione e
incarnazione della chiesa cattolica, il
vescovo trova nel concilio Vaticano II
l’espressione definitiva della sua vera
identità e della sua funzione, fondamentale nella vita e nell’organizzazione della sua chiesa. Maestro della
Parola, primo responsabile della vita
liturgica, egli è la guida pastorale indiscussa del gregge che gli è stato affidato, suo visibile principio e fondamento di raccordo e di unità. In più,
come membro del collegio episcopale,
egli partecipa con tutti gli altri vescovi, “cum papa et sub papa”, alla direzione della chiesa universale.
Accanto a lui si trovano i ministri
subordinati (i presbiteri), suoi necessari collaboratori nell’adempimento
di una missione che egli non può
eseguire da solo. Fra tutti esiste (o
dovrebbe esistere) una collaborazione
fraterna e solidale, cui, per la loro
parte, sono chiamati a partecipare
anche i diaconi, con l’ultima parola
lasciata al vescovo: ai collaboratori
è concessa solo la facoltà del consiglio. Un’affermazione che, così come
suona e come sta dimostrando ogni
giorno l’attuale situazione della chiesa, sembra eccessivamente generosa
nei suoi riguardi e ingiustamente limitativa per i suoi collaboratori, laici
compresi. Su tale questione verte la
discussione più animata in questo
momento. È il problema della sinodalità. Ogni volta che si parla di potere,
si pone anche il problema dei suoi
limiti. Un discorso che vale anche (si
direbbe soprattutto) all’interno di
una comunità come quella cristiana,
in cui tutti i componenti sono inabitati e animati dallo Spirito Santo.
È vero che uno dei grandi testimoni della chiesa primitiva, Ignazio di
Antiochia, scriveva giustamente che
niente si deve fare senza il vescovo,
19
Anno 117
C A T T O L I C O
18 MAGGIO 2014
T O S C A N O
e1,10
1,10
e
Il vescovo
nella sua chiesa
ma è anche vero che un altro testimone dello stesso tempo, Cipriano di
Cartagine, aggiungeva che altrettanto
deve saper fare il vescovo nell’esercizio del suo ministero: “Niente senza il
presbiterio”; anzi addirittura: “niente senza il popolo di Dio”. La chiesa
attuale è sospesa a questa problematica, di cui da più parti si avverte
l’importanza decisiva per il nostro
futuro. Il concilio ci ripete che la
partecipazione alla vita della chiesa
(insegnamento compreso) è comune a
tutti i membri battezzati, anche se la
responsabilità dei singoli componenti
è diversificata e complementare. Una
questione delicatissima in cui non si
può procedere per sentito dire e per
approssimazione, ma comunitariamente e con il contributo di tutti,
compresa la gerarchia. Papa Francesco, con le sue azioni e le sue parole,
ci sta dando un aiuto decisivo per la
soluzione dell’importante problema.
Ma il popolo cristiano è attualmente capace di usufruire pienamente delle responsabilità di cui l’ha
investito la riflessione teologica e lo
stesso magistero della chiesa? Certamente no, se si pensa al popolo cristiano nella sua totalità; però è anche
vero che ci sono persone e gruppi già
in possesso di questa capacità, che
rimane comunque da approfondire
ed estendere il più possibile per una
crescita qualitativa e collettiva delle
nostre comunità. Le grandi idee, come
quella di cui stiamo parlando, esigono
attenzione, concentrazione, volontà
decisa per poterle mettere in pratica.
Per questo, le nostre comunità sono
chiamate a svestirsi dell’abito comodo
della delega e del dolce far nulla e
rivestire i panni della partecipazione
responsabile e della corresponsabilità.
La chiesa appartiene indistintamente
a tutti.
La sinodalità è la parola d’ordine
del momento. Nessuna usurpazione
di potere e nessuno spirito rivoluzionario. Siamo nell’ordine voluto dalla
chiesa conciliare e post-conciliare.
Essendo la comunione la nota fondamentale della chiesa – è stato detto
dallo stesso magistero-, ci deve essere
partecipazione e corresponsabilità in ogni suo ordine e grado. Cioè
nella chiesa universale, nella chiesa
particolare o diocesana, nella chiesa
parrocchiale. Una indicazione preziosa da valorizzare a pieno, perché su
questa tematica saremo giudicati da
Dio e dalla storia. Su di essa sta il segreto della nostra riuscita o del nostro
fallimento.
Giordano Frosini
L’identità
del
vescovo
ideale
Papa Francesco ha tracciato l’identikit del vescovo
indicando in tal modo i temi fondamentali per la
nostra riflessione e la nostra preghiera in attesa
della nomina del nuovo vescovo. Un invito rivolto
alle parrocchie, alle associazioni, ai gruppi
e a tutte le persone della nostra diocesi
A PAGINA 2
2
primo piano
Le doti di
un vescovo
Vescovi
“kerigmatici”
Secondo At. 6,10-7, gli Apostoli impongono le mani su coloro che devono servire le mense
perché non possono «lasciare da
parte la Parola di Dio». Poiché la
fede viene dall’annuncio, abbiamo
bisogno di vescovi kerigmatici.
Uomini che rendono accessibile
quel “per voi” di cui parla san Paolo. Uomini custodi della dottrina
non per misurare quanto il mondo viva distante dalla verità che
essa contiene, ma per affascinare
il mondo, per incantarlo con la
bellezza dell’amore, per sedurlo
con l’offerta della libertà donata
dal Vangelo. La chiesa non ha bisogno di apologeti delle proprie
cause né di crociati delle proprie
battaglie, ma di seminatori umili
e fiduciosi della verità, che sanno
che essa è sempre loro di nuovo
consegnata e si fidano della sua
potenza.Vescovi consapevoli che
anche quando sarà notte e la fatica del giorno li troverà stanchi,
nel campo le sementi staranno
germinando. Uomini pazienti
perché sanno che la zizzania non
sarà mai così tanta da riempire
il campo. Il cuore umano è fatto
per il grano, è stato il nemico che
di nascosto ha gettato il cattivo
seme. Il tempo della zizzania
tuttavia è già irrevocabilmente
fissato.
Bisogna quindi impegnarsi
piuttosto sulla preparazione del
terreno, sulla larghezza della
semina. Agire come fiduciosi seminatori, evitando la paura di chi
si illude che il raccolto dipenda
solo da sé, o l’atteggiamento disperato degli scolari che, avendo
tralasciato di fare i compiti, gridano che ormai non c’è più nulla
da fare.
Vescovi oranti
Il medesimo testo di At 6,1-7
si riferisce alla preghiera come
ad uno dei due compiti essenziali
del vescovo: «Dunque, fratelli,
cercate tra voi sette uomini di
buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece,
ci dedicheremo alla preghiera e
al servizio della parola» (vv. 3-4).
Ho parlato di vescovi kerigmatici, adesso segnalo l’altro tratto
dell’identità del vescovo: uomo di
preghiera. La stessa parresia che
deve avere nell’annuncio della parola, deve averla nella preghiera,
trattando con Dio nostro Signore il bene del suo popolo, la salvezza del suo popolo. Coraggioso
nella preghiera di intercessione
come Abramo, che negoziava con
Dio la salvezza di quella gente
(cfr Gen 18,22-33); come Mosè
quando si sente impotente per
guidare il popolo (Nm 11,10-15),
quando il Signore è stufo del
suo popolo (cfr Nm 14,10-19),
o quando gli dice che sta per distruggere il popolo e promette a
lui di farlo capo di un altro popolo. Quel coraggio di dire no, non
negozio il mio popolo, davanti a
lui! (cfr Es 32,11-14.30-32). Un
uomo che non ha il coraggio di
discutere con Dio in favore del
Vita
La
n. 19 18 Maggio 2014
I vescovi secondo
Papa Francesco
Pastori
Per scegliere tali ministri abbiamo bisogno tutti Vescovi
Nelle parole che ho rivolto ai
noi di elevarci, di salire anche noi al “piano
rappresentanti pontifici, ho così
superiore”. Non possiamo fare a meno di salire, tracciato il profilo dei candidati
siano pastori vicini
non possiamo accontentarci delle misure basse. all’episcopato:
alla gente, «padri e fratelli, siano
Dobbiamo alzarci oltre e sopra le nostre eventuali miti, pazienti e misericordiosi;
preferenze, simpatie, appartenenze o tendenze amino la povertà, interiore come
libertà per il Signore e anche
per entrare nell’ampiezza dell’orizzonte di Dio
esteriore come semplicità e aue per trovare questi portatori del suo sguardo
sterità di vita, che non abbiano
una psicologia da “Principi”; …
dall’alto. Non uomini condizionati dalla paura
non siano ambiziosi e che
dal basso, ma Pastori dotati di parresia, capaci che
non ricerchino l’episcopato …
di assicurare che nel mondo c’è un sacramento siano sposi di una chiesa, sendi unità e perciò l’umanità non è destinata allo za essere in costante ricerca
di un’altra - questo si chiama
sbando e allo smarrimento
adulterio. Siano capaci di “sorsuo popolo non può essere vescovo -questo lo dico dal cuore,
sono convinto-, e neppure colui
che non è capace di assumere la
missione di portare il popolo di
Dio fino al luogo che lui, il Signore, gli indica (cfr Es 32,33-34).
E questo vale anche per la
pazienza apostolica: la medesima
hypomone che deve esercitare
nella predicazione della parola
(cfr 2 Cor 6,4) la deve avere nella
sua preghiera. Il vescovo dev’essere capace di “entrare in pazienza” davanti a Dio, guardando e
lasciandosi guardare, cercando e
lasciandosi cercare, trovando e lasciandosi trovare, pazientemente
davanti al Signore. Tante volte addormentandosi davanti al Signore,
ma questo è buono, fa bene!
Parresia e hypomone nella
preghiera forgiano il cuore del
vescovo e lo accompagnano nella
parresia e nella hypomone che
deve avere nell’annuncio della parola nel kerigma. Questo capisco
quando leggo il versetto 4 del capitolo 6 degli Atti degli apostoli.
vegliare” il gregge che sarà loro
affidato, di avere cioè cura per
tutto che lo mantiene unito; …
capaci di “vegliare” per il gregge»
(21 giugno 2013).
Ribadisco che la chiesa ha bisogno di pastori autentici; e vorrei approfondire questo profilo
del pastore. Guardiamo il testamento dell’apostolo Paolo (cfr At
20,17-38). Si tratta dell’unico discorso pronunciato dall’Apostolo
nel libro degli Atti che è diretto
ai cristiani. Non parla ai suoi avversari farisei, né ai sapienti greci,
ma ai suoi. Parla a noi. Egli affida
Dall’Evangelii gaudium
Ogni chiesa particolare, porzione della chiesa cattolica sotto la guida del suo Vescovo, è anch’essa chiamata alla conversione missionaria. Essa è il soggetto dell’evangelizzazione, in quanto è la manifestazione concreta dell’unica chiesa in
un luogo del mondo, e in essa «è veramente presente e opera la chiesa di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica». È
la chiesa incarnata in uno spazio determinato, provvista di tutti i mezzi di salvezza donati da Cristo, però con un volto
locale. La sua gioia di comunicare Gesù Cristo si esprime tanto nella sua preoccupazione di annunciarlo in altri luoghi
più bisognosi, quanto in una costante uscita verso le periferie del proprio territorio o verso i nuovi ambiti socio-culturali. Si
impegna a stare sempre lì dove maggiormente mancano la luce e la vita del risorto. Affinché questo impulso missionario
sia sempre più intenso, generoso e fecondo, esorto anche ciascuna chiesa particolare ad entrare in un deciso processo di
discernimento, purificazione e riforma.
Il vescovo deve sempre favorire la comunione missionaria nella sua chiesa diocesana perseguendo l’ideale delle prime
comunità cristiane, nelle quali i credenti avevano un cuore solo e un’anima sola (cfr At 4,32). Perciò, a volte si porrà davanti per indicare la strada e sostenere la speranza del popolo, altre volte starà semplicemente in mezzo a tutti con la
sua vicinanza semplice e misericordiosa, e in alcune circostanze dovrà camminare dietro al popolo, per aiutare coloro che
sono rimasti indietro e -soprattutto- perché il gregge stesso possiede un suo olfatto per individuare nuove strade. Nella
sua missione di favorire una comunione dinamica, aperta e missionaria, dovrà stimolare e ricercare la maturazione degli
organismi di partecipazione proposti dal codice di diritto canonico e di altre forme di dialogo pastorale, con il desiderio
di ascoltare tutti e non solo alcuni, sempre pronti a fargli i complimenti. Ma l’obiettivo di questi processi partecipativi non
sarà principalmente l’organizzazione ecclesiale, bensì il sogno missionario di arrivare a tutti.
i pastori della chiesa «alla parola
della grazia che ha il potere di
edificare e di concedere l’eredità». Dunque, non padroni della
parola, ma consegnati a essa, servi della parola. Solo così è possibile edificare e ottenere l’eredità
dei santi. A quanti si tormentano
con la domanda sulla propria
eredità – “qual è il lascito di un
vescovo? L’oro o l’argento?” - Paolo risponde: la santità. La chiesa
rimane quando si dilata la santità
di Dio nei suoi membri. Quando
dal suo cuore intimo, che è la Trinità santissima, tale santità sgorga
e raggiunge l’intero corpo. C’è
bisogno che l’unzione dall’alto
scorra fino all’orlo del mantello.
Un vescovo non potrebbe mai
rinunciare all’ansia che l’olio dello
spirito di santità arrivi fino all’ultimo lembo della veste della sua
chiesa.
Il concilio Vaticano II afferma
che ai vescovi «è pienamente affidato l’ufficio pastorale, ossia l’assidua e quotidiana cura del gregge» (Lumen gentium, 27). Bisogna
soffermarsi di più su questi due
qualificativi della cura del gregge:
assidua e quotidiana. Nel nostro
tempo l’assiduità e la quotidianità
sono spesso associate alla routine e alla noia. Perciò non di rado
si cerca di scappare verso un permanente “altrove”. Questa è una
tentazione dei pastori, di tutti i
pastori. I padri spirituali devono
spiegarcelo bene, affinché noi lo
capiamo e non cadiamo. Anche
nella chiesa purtroppo non siamo
esenti da questo rischio. Perciò
è importante ribadire che la missione del vescovo esige assiduità
e quotidianità. Io penso che in
questo tempo di incontri e di
convegni è tanto attuale il decreto di residenza del concilio di
Trento: è tanto attuale e sarebbe
bello che la Congregazione dei
Vescovi scrivesse qualcosa su
questo. Al gregge serve trovare
spazio nel cuore del pastore. Se
questo non è saldamente ancorato in sé stesso, in Cristo e nella
sua chiesa, sarà continuamente
sballottato dalle onde alla ricerca
di effimere compensazioni e non
offrirà al gregge alcun riparo.
Conclusione
Alla fine di queste mie parole
mi domando: dove possiamo trovare tali uomini? Non è facile. Ci
sono? Come selezionarli? Penso
al profeta Samuele alla ricerca
del successore di Saul (cfr 1 Sam
16,11-13) che domanda al vecchio Iesse: «Sono qui tutti i suoi
figli?», e sentendo che il piccolo
Davide era a pascolare il gregge
ordina: «Manda a prenderlo».
Anche noi non possiamo fare a
meno di scrutare i campi della
chiesa cercando chi presentare
al Signore perche egli ti dica:
«Ungilo: è lui!». Sono certo che
essi ci sono, perché il Signore
non abbandona la sua chiesa.
Forse siamo noi che non giriamo
abbastanza per i campi a cercarli.
Forse ci serve l’avvertenza di
Samuele: «Non ci metteremo a
tavola prima che egli sia venuto
qui». È di questa santa inquietudine che vorrei vivesse questa
congregazione.
dal discorso di Papa Francesco
del 27 febbraio 2014
Vita
La
18 Maggio 2014
n. 19
LEGGERE
è PENSARE
Storia
del “giallo”
La
Veronica
di
Péguy
3
di Alessandro Orlando
“
Invece è l’uomo di famiglia a
essere un avventuriero, colui che vive non solo alcune
avventure, ma una sola,
una grande, un’immensa, una totale
avventura; l’avventura più terribile,
la più costantemente tragica; la cui
vita stessa è un’avventura, il tessuto
stesso della vita, la trama e l’ordine,
il pane quotidiano”.
L’elogio del quotidiano, dell’apparentemente “borghese” e insulso,
non appartiene solo a Chesterton e
a Manzoni, oltre che a Pascoli, solo
per fare pochi nomi. Anche Charles Péguy (1873-1914) di cui cade
quest’anno il centenario della morte
in battaglia durante la prima fase
della Grande Guerra, riteneva che ci
fosse più eroismo nel labirinto della
quotidiana lotta del signor nessuno
che nei duelli tra cavalieri medioevali.
Anche lui, come Kierkegaard, aveva di
fronte la scelta estetico-intellettuale,
anche lui conosceva le tentazioni
del don Giovanni o, all’opposto, del
misticismo senza materia. E anche lui
aveva capito, anzi, soprattutto lui, che
il grande coraggio è quello di offrire
se stessi non per una roboante causa,
ma per costruire una vita comune
nella modestia e nell’apparente noia,
se non nell’indigenza e nella paura.
Gli snob alla Wilde sarebbero inorriditi di fronte a questa professione
di scelta etica: l’uomo sposato e
padre contro il superuomo-dandy
o il nichilista imbevuto di Nietzsche
o Schopenhauer. Il suo maestro
semmai era stato il grande filosofo
Bergson, colui che dalla cattedra
della Sorbona aveva contribuito a
demolire il materialismo del positi-
Pubblicato da Marietti un testo che è
un unicum nella letteratura moderna
di Marco Testi
vismo, riscoprendo l’intuizione e lo
spirito. Ora è possibile leggere una
sua sorprendete opera postuma,
dalla quale abbiamo tratto le parole
d’inizio, “Véronique. Dialogo della
storia e dell’anima carnale” (Marietti,
207 pagine, con una postfazione di
Giacomo Tantardini), che è un unicum
nella letteratura moderna, perché
non è né un romanzo, né un poema,
né un saggio. Sarebbe, il condizionale
è d’obbligo, un dialogo, se non fosse
che i personaggi non sono persone
vere e proprie e che vi è una presenza
ostensiva, vale a dire continuamente
presente anche quando non appare:
la Veronica. Che c’entra la Veronica,
colei che secondo alcuni apocrifi
asciuga il sudore del Cristo durante il
Calvario, con la personificazione della
storia e con l’anima incarnata nell’uomo e nella donna? Péguy è convinto
che la storia, la vecchia, stanca storia,
non sia né quella ordinata e divisa
in tanti bei periodi degli storici di
professione, né quella senza senso dei
nichilisti, ma che ad un certo punto
ci sia stata una svolta, rappresentata
dall’incarnazione di Cristo e dalla
sua passione. L’umile, piccola, sco-
nosciuta Veronica asciuga il mortale
sudore di Gesù, e diviene scheggia
che fa impazzire la storia, facendola
uscire fuori dai binari razionalistici e
deterministici. Quel semplice gesto
fa della donna qualcosa di incomparabilmente diverso dai grandi gesti,
di condottieri, avventurieri ed eroi
che siano. Ma la storia, ammonisce
Péguy, se non è solo materia, non è
neanche solo spirito: “Negare il cielo
quasi sicuramente non è pericoloso
(…). E’ talmente superficiale. Negare
la terra, invece, è allettante. (…) E’
là quindi, l’eresia pericolosa, l’eresia
senza futuro”. Consapevole delle
tentazioni apparentemente meno
pericolose, l’antico socialista e poi
cristiano ma ancora socialista in senso morale, Péguy attacca senza tregua
le sirene della modernità, le mode,
alcuni settori della Chiesa stessa, la
fede vista come impiego e il socialismo usato come trampolino di lancio
per la carriera politica, accollandosi
sempre e comunque le conseguenze
economiche e sociali della sua solitaria e coraggiosa battaglia. Una lezione
morale valida anche e soprattutto ai
nostri giorni.
I
l termine “giallo” che identifica questo genere letterario
in verità trae origine dal
colore che contrassegnava la
collana specializzata italiana di genere, edita da Arnoldo Mondadori.
In altri paesi si è parlato di “noir”,
di “roman policier” (Francia), di
“detective novel”, “mistery”, “thriller”, “suspense”, “crime novels”,
“true novels” (paesi anglosassoni),
“krime” (Germania). Anche su cosa
si intenda per “romanzo giallo” si è
parlato molto, varie le definizioni,
ma sostanzialmente il romanzo
poliziesco presuppone il racconto
di un fatto criminoso con l’autore
che presenta una storia, dei personaggi che la animano, disseminando
la storia stessa di enigmi, quesiti,
personaggi e eventi vari, in un
crescendo di misteri da svelare.
Insieme ai protagonisti ci sarà
anche il lettore coinvolto in questa
sorta di caccia al colpevole. Quindi
una storia, un crimine, la caccia al
responsabile, l’abilità nel trascinare
anche il lettore a diventare parte
attiva in tutto questo. Una cosa che
fa sempre discutere è da quando si
può cominciare a parlare di “giallo”. Alcuni partono da Shakespeare,
altri da Sofocle, alcuni addirittura
dalla Bibbia. Certamente spunti, indicazioni, personaggi, temi, ma tutto
può dare inizio a un libro giallo, o
meglio tutto può aver contribuito
ROMANZO SUL DECLINO DEL REGIME COMUNISTA
“Albania. Ultimo atto”
di Leonardo Soldati
D
ebutto in lingua italiana per lo scrittore albanese Qerim Skenderaj, che
vive da più di dieci anni a Pistoia,
con “Albania. L’ultimo atto” edito da
Albatros: un romanzo nato dall’esperienza del
declino del regime comunista nel Paese d’origine, in una cornice di fatti realmente accaduti ma
letterariamente inoltrati in una realtà simbolica,
segno dell’amore dell’autore per il suo popolo
e la sua terra d’origine, con le contraddizioni
delle vicende narrate.Vito, il protagonista della
storia, è scampato ad un eccidio, riesce dunque
ad infiltrarsi nel regime autoritario, del quale
si iniziano ad intravedere le prime “crepe”.
Lo fa partendo dai livelli più bassi, venendo in
contatto con la parte più pura del sottomesso
popolo albanese che vive grandi difficoltà. Una
testimonianza delle sofferenze vissute al tempo
in Albania, con la personale indignazione dello
scrittore verso una dittatura assolutista. L’opera
è dedicata in particolare alle giovani generazioni,
affinché «possano riconoscere il passato, riflettere sul presente e progettare il futuro» dice
Skenderaj.
Due i veri personaggi del romanzo, spiega, la
vita e la morte. Con la prima che attacca la
seconda «perché questa è capace di scrivere la
storia. -afferma- La battaglia è terribile.Vengono
puniti e muoiono innocenti soltanto perché la
pensano diversamente dagli alleati della morte».
Crollato il regime, però, viene meno anche il
“muro” di silenzio che attraversa tutte le dittature più o meno velate. La vita dunque alla fine
trionfa, in queste pagine piene di sentimenti e
poesia, inizia una nuova epoca piena di luce e futuro. Adesso occorrono nuove pagine di storia
e di sentimenti, su ciò che è accaduto successivamente in Albania, tra luci ed ombre.
a piantare le radici di questa forma
di letteratura. In effetti il romanzo
giallo non è altro che la narrazione
di un fatto criminale, del mistero
che verte intorno a esso, cioè un
delitto, la ricerca del colpevole,
della motivazione del fatto, di
come il delitto è stato commesso.
Il detective conduce l’indagine
attraverso la quale arriverà a individuare il colpevole. Certamente
anche il lettore può avventurarsi su
questa strada pur ignorando quello
che poi per l’autore sarà il finale.
Specialmente nei gialli “classici” la
sfida a cui era chiamato il lettore
basava su una serie di domande e
anche di trappole a cui certamente
dovevano rispondere l’incaricato
delle indagini ma anche il lettore
stesso. Sarebbe sbagliato definire
il giallo solo come un enigma, nel
giallo occorre una causa aderente
alla realtà della vita quotidiana e a
questo si arriva seguendo il processo investigativo, e d’altra parte
ulteriore caratteristica del giallo è
quello di ristabilire l’ordine e eliminare il mistero. Infine si può ricordare in questa specie di premessa
che la narrativa poliziesca si affida
molto al metodo deduttivo, cioè si
parte dal generale per arrivare a
basarsi sul particolare, ed in questo
era maestro Sherlock Holmes, anche se molti giallisti sono ricorsi al
metodo induttivo che si identifica
nello studio di un minimo indizio, a
volte insignificante, per arrivare al
generale. Ma a parte le definizioni
è importante ribadire che la letteratura gialla si affida al ragionamento, allo stimolare il lettore nell’analisi del caso, molti critici hanno
parlato di letteratura di evasione,
certo è che gli autori di romanzi
gialli non scriveranno dei saggi ma
nemmeno delle banalità.
Poeti
Contemporanei
Virtù
Grido al mondo
l’innocenza torturata dei virtuosi,
che dall’abisso della luce
lottano e muoiono ogni giorno.
Pace a chi soffre
per essere migliore.
Simone Magli
www.simonemagli.blogspot.it
4
attualità ecclesiale
Oltre 300mila persone
in piazza san Pietro
per un grande incontro
della scuola italiana.
“Si vede -ha scandito
Francesco- che questa
manifestazione
non è contro, è per.
Non è un lamento,
è una festa!”
n. 19 18 Maggio 2014
10 MAGGIO 2014
“Non lasciamoci rubare
l’amore per la scuola”
di M. Michela Nicolais
T
ornare tra i banchi, con il cielo
e il sole al posto del soffitto.
Tutti insieme, senza etichette
o distinzioni perché la scuola
pubblica è statale e paritaria. Piazza San
Pietro, è una grande aula in festa, abitata
da tre generazioni: studenti, insegnanti,
genitori. Non era mai accaduto che il
mondo dell’educazione al completo
si radunasse intorno al Papa. E Papa
Francesco non ha deluso le attese.“Questo incontro è molto buono, un grande
incontro della scuola italiana, tutta la
scuola”, ha esordito.“Si vede che questa
manifestazione non è contro, è per”, ha
esclamato quasi rivolgendosi a ciascuno
dei presenti: “Non è un lamento, è una
festa! Una festa per la scuola. Sappiamo
bene che ci sono problemi e cose che
non vanno. Ma voi siete qui, noi siamo
qui perché amiamo la scuola”. “Per
favore, non lasciamoci rubare l’amore
per la scuola!”, il suo appello di congedo.
Dall’“I care”
di Barbiana al
“We care” di Roma
e dell’Italia
Perché il futuro del Paese passa da
qui: dalla passione per l’educare. A testimoniare che “la chiesa è per la scuola”,
“
Dove sei?” è forse una delle
domande più frequenti che
un sacerdote impegnato
nella scuola si sente rivolgere
dai cristiani della propria parrocchia.
Una domanda, che potrebbe essere
avvertita quasi come un rimprovero,
ma che rivela molto più il segno di
una relazione radicata nelle nostre
comunità e provocata da una discontinuità inattesa. Il tempo e la dedizione
pastorale del sacerdote è sempre a
servizio di tutta la chiesa, ma quando
questo si realizza anche in ambienti
non comuni alla storia recente dei
nostri paesi, ecco il disappunto, lo
sconcerto, la sorpresa e talvolta la
fatica a comprendere.
Papa Francesco ci chiede di non
rimanere “pettinatori di pecore”, ma
di essere sempre più “pescatori”, di
non aver paura d’essere anche chiesa
“incidentata”, perché osa frequentare
strade diverse. I pochi sacerdoti impegnati nella scuola statale o nella scuola
in genere possono a buona ragione
essere annoverati tra i pescatori inviati a tessere reti non scontate e non
sempre così evidenti.
Dai corridoi alle aule scolastiche,
dagli spazi di ricreazione ai collegi
docenti, dalle lezioni ai dialoghi in
chat con alunni e colleghi docenti, il
mare nel quale un sacerdote docente
di religione si trova a navigare è assai
vasto e popolato. La maggioranza dei
giovani che incontra nelle classi della
scuola secondaria di secondo grado
non frequenta più abitualmente i
luoghi del sacro, siano essi la chiesa
o l’oratorio. Qualcuno ancora per un
po’ si ripresenta al Grest, ma sono i
protagonisti di un inesorabile congedo
dai noti spazi religiosi, quelli che un
Vita
La
come recita il titolo dell’appuntamento di
oggi, sono le oltre 300mila persone che
hanno gremito piazza san Pietro e via della Conciliazione.Alle 14.30, solo mezz’ora
dopo l’apertura dei varchi, la piazza era
già tutta piena. Ha cominciato ad animarsi alle 15, con l’esibizione dal palco degli
artisti seguiti dalle testimonianze. Colore
dominante: il blu delle migliaia di fazzoletti
sventolati a più riprese.Variopinti i cappellini degli studenti di tutte le età, dai 1.500
bambini delle scuole dell’infanzia fino agli
agguerriti ragazzi dei licei. Fantasiosi e
spiritosi gli striscioni. Uno per tutti: “Papa
Francesco pensaci tu: brutti voti non ne
vogliamo più”.Alle 16.15, puntuale, la jeep
bianca scoperta con il Papa ha fatto il suo
ingresso nella piazza: tre quarti d’ora la
durata del “bagno di folla” da san Pietro
fino alle sponde del Tevere. Poi il momento
di spettacolo con attori come Max Giusti,
Giulio Scarpati,Veronica Pivetti, e cantanti
del calibro di Francesco Renga e Fiorella
Mannoia. Ma anche saliti di recente
all’attenzione del grande pubblico, come
Niccolò Agliardi, autore della colonna
sonora di “Braccialetti rossi”.
Il segreto della
scuola? “Imparare
a imparare”
Ne è convinto il Papa, che nel suo
discorso ha rivelato: “Io amo la scuola,
l’ho amata da alunno, da studente e da
insegnante, e poi da vescovo”. Poi una
confidenza, fuori testo, per spiegare che
“non si cresce da solo, c’è sempre uno
sguardo che ti aiuta a crescere” : “Ho
un’immagine, l’immagine del mio primo
insegnante, quella maestra che mi ha
preso a sei anni al primo livello della
scuola. Mai ho potuto dimenticarla, lei mi
ha fatto amare la scuola e poi io sono
andato a trovarla durante tutta la vita,
fino a quando è venuta a mancare, a 90
anni.Amo la scuola perché quella donna
mi ha insegnato ad amarla”. La scuola,
ha proseguito il Papa, è un luogo dove
scuola/buone pratiche
Nell’era del “touch”
il sacerdote in classe
è narrazione pura
Il papa chiede ai preti di essere sempre più “pescatori”. I sacerdoti impegnati nella
scuola statale o nella scuola in genere possono a buon ragione essere annoverati
tra i pescatori inviati a tessere reti non scontate e non sempre così evidenti
di Mario Da Ros
docente di religione, sacerdote o laico,
si trova nell’ora settimanale di Irc.
È certamente una sfida dagli sviluppi
mai prevedibili, quella di far ritrovare
le coordinate culturali e sociali della
dimensione spirituale dell’uomo alla
fascia giovanile della popolazione
presente a scuola. Non si tratta di
fare catechesi, ma di una ricerca di
senso, di un pellegrinaggio attraverso le
domande e le testimonianze, l’eredità
e le provocazioni di comunità cristiane
oggi in seria difficoltà nel custodire e
nell’accompagnare le giovani generazioni a vivere in modo personale la
propria libera vicenda religiosa.
Un sacerdote a scuola è memoria
di una tradizione e insieme occhi
spalancati sulle anche più piccole
scintille di speranza. Ricorda il dono
della fede o almeno la storia di un
insegnamento di cui spesso la nostra
famiglia ci ha fatto eredi, accende una
possibile domanda di senso, che non
sia semplice verifica di un’idea, ma
effettivo cammino di ricerca personale
e condivisa. A centinaia di giovani per i
quali Eucaristia e Riconciliazione sono
diventate parole lontane, Vocazione e
Spiritualità dimensioni intime e senza
interferenze con legami comunitari
forti, la presenza di un sacerdote tra i
banchi di scuola rinnova la possibilità
di una riscoperta diretta e graduale di
un’esperienza sempre attesa dal cuore
umano: la fede.
Nella scuola il sacerdote non compie
una liturgia, non predica, non amministra i sacramenti, ma ne è memoria
personale e viva, ne è narrazione presente e tangibile. Nell’era del “touch”,
del toccare per vedere e dunque
credere, la presenza fisica di un sacerdote tra docenti e studenti, anche
senza agire alla maniera del presbitero,
rimette in contatto battezzati e non
con la Chiesa del Risorto, che non è
solamente fatto storico e illustrazione
in vario modo stampata sui libri, ma
vissuto contemporaneo all’uomo e alla
donna di oggi. Il sacerdote a scuola è un
vaccino contro quel virus, che vorrebbe
fare dello spirituale, e del cristianesimo
in particolare, un oggetto da museo.
Per il sacerdote trovarsi tra fratelli e
sorelle laici, docenti e studenti, è anche
un banco di prova per la propria fede
e il ministero, ora sempre più sfidato
a farsi vicinanza e ascolto, prossimità
solidale e solida per un’umanità la cui
libertà invoca paternità e gioia. Non
sarà soddisfazione e leaderismo, ma
rischio e affiancamento, non gratificazione e seguito, ma simpatia e fatica, il
percorso da una classe all’altra, da un
colloquio con i genitori ad una uscita
didattica...
“Dove sei?”, a questa non banale questione il sacerdote che insegna a scuola
potrà rispondere: “Dove il Signore mi
ha inviato perché l’uomo non dimentichi e la sua ricerca non tralasci il Volto
che l’ama e continuerà ad amarlo
ovunque egli andrà”. Forse a questo
punto sarà proprio quella catechista
o quell’anziano o l’animatore a dirgli:
“Vai don, perché non ci siamo solo noi!”
con un sorriso di complicità e un cuore
carico di preghiera per una missione
speciale, ma non altra da quella che
egli vive in oratorio o nella liturgia.
“nei primi anni si impara a 360 gradi,
poi piano piano si approfondisce un
indirizzo e infine ci si specializza”. “Ma
se uno ha imparato a imparare, questo
gli rimane per sempre”, come insegnava
“un grande educatore italiano, che era
un prete: don Lorenzo Milani”. “Se un
insegnante non è aperto a imparare,
non è un buon insegnante, e non è
nemmeno interessante”, ha ammonito
Francesco, e i ragazzi “hanno fiuto” per
quegli insegnanti che “contagiano” gli
studenti. Scuola come “luogo di incontro
fondamentale nell’età della crescita”,
come “complemento alla famiglia, perché “la famiglia e la scuola non vanno
mai contrapposte”, devono collaborare
“nel rispetto reciproco”. “La missione
della scuola è di sviluppare il senso
del vero, del bene e del bello”, perché
“l’educazione non può essere neutra: o
è positiva o è negativa, o arricchisce o
impoverisce, o fa crescere la persona o
la deprime”.
“È più bella una
sconfitta pulita che
una vittoria sporca”
È la frase, detta poco prima dal
campione olimpico Juri Chechi, che il
Papa ha chiesto alla folla di ripetere con
lui. Poco prima, una analoga richiesta
per un proverbio africano “molto bello”, che recita: “per educare un figlio ci
vuole un villaggio”. E ancora, sempre a
braccio: “la scuola non è un parcheggio,
ma un luogo di incontro e di cammino,
e noi abbiamo bisogno di questa cultura
dell’incontro”.
Le tre lingue
della scuola
“Si educa per conoscere tante cose
importanti, per avere certe abitudini e
anche per assumere certi valori”, ha
ricordato il Papa nella parte finale del
suo discorso, dove ha abbandonato definitivamente il testo per descrivere “le
tre lingue che una persona matura deve
saper parlare”, grazie alla scuola:“la lingua della mente, la lingua del cuore e la
lingua delle mani, ma armoniosamente.
Pensare quello che tu senti e quello che
tu fai, sentire quello che tu pensi e quello
che tu fai e fare bene quello che tu pensi
e quello che tu senti”.
“La vera educazione
ci fa amare la vita
e ci apre alla
pienezza della vita”
Parola di Papa. Una missione impossibile, senza la sapiente ed esigente
arte del dialogo e della prossimità. Senza
la voglia di spendersi, ognuno per la
propria parte. “I problemi della scuola
sono strutturali”, ha detto il cardinale
Angelo Bagnasco, presidente della Cei,
salutando il Papa e definendo la scuola
“un tassello decisivo nella costruzione
della città dell’uomo”. “Non scommettete su quello che farete, ma su quello
che sarete”, il consiglio agli studenti
del ministro dell’Istruzione, Stefania
Giannini. Ogni mattina - ha ricordato 22.500 scuole statali e paritarie aprono
le porte ad otto milioni di studenti e ai
loro insegnanti. “In questo modo, l’Italia
cresce ogni giorno”. Ma “è un esercizio
quotidiano che non fa rumore”.
Vita
La
L
e elezioni al Parlamento europeo si svolgeranno il 22–25 maggio 2014.
Il loro esito darà forma alla legislatura Ue
per i prossimi cinque anni e avrà rilevanti
implicazioni per coloro che guideranno l’Unione nel
corso dei prossimi anni. È essenziale che i cittadini
Ue partecipino al processo democratico esprimendo il loro voto il giorno delle elezioni. Più elevata
sarà l’affluenza, più forte sarà la nuova legislatura.
Il periodo che precede le elezioni offre un’opportunità alla società europea nel suo insieme di
dibattere le questioni socio-economiche centrali
che daranno forma all’Unione negli anni a venire.
Sentiamo come nostro dovere, quali vescovi della
Comece, di offrire orientamenti all’elettore Ue
formandone la coscienza, e desideriamo farlo
sottolineando le questioni di rilievo, valutandole
attraverso il prisma della dottrina sociale cattolica.
Anche se ci rivolgiamo, in prima istanza, ai
cittadini Ue cattolici, ci auguriamo che le nostre
raccomandazioni possano essere ascoltate con
favore anche da parte di tutti gli uomini e le donne
di buona volontà che hanno a cuore il successo
del progetto europeo. Ci auguriamo che la nostra
voce venga udita anche da coloro che intendono
ricevere un mandato per prestare servizio presso
il Parlamento europeo.
In primo luogo, intendiamo attirare l’attenzione
su alcune considerazioni generali:
1. Ciascun cittadino Ue ha il diritto e il dovere
di esprimere il proprio voto. Molti milioni di giovani
cittadini voteranno per la prima volta, alcuni ancora
inseriti nel sistema educativo, altri nel mercato del
lavoro, ma molti, purtroppo, disoccupati. Incoraggiamo i nostri giovani a fare in modo che la loro
voce venga ascoltata, impegnandosi nel dibattito
politico e, soprattutto, votando.
2. È importante che coloro che aspirano all’ufficio di parlamentare o che cercano la rielezione
al Parlamento Europeo siano coscienti del danno
collaterale causato dalla crisi bancaria/economica
iniziata nel 2008. Papa Francesco ha attirato
l’attenzione pubblica sulla difficile situazione di
coloro che sono già poveri e vulnerabili, dei giovani
e dei disabili, senza dimenticare coloro che sono
stati spinti nella povertà di recente dalla crisi. I
numeri dei “nuovi poveri” stanno crescendo ad un
ritmo allarmante.
3. Il messaggio cristiano è un messaggio di
speranza. È nostra convinzione che il progetto
europeo sia ispirato da una visione nobile del
genere umano. Singoli cittadini, comunità e anche
L
attualità ecclesiale
n. 19
ELEZIONI PARLAMENTARI EUROPEE 2014
18 Maggio 2014
a meditazione che siamo invitati a
fare in questa domenica ruota attorno alle domande che due apostoli,
Tommaso e Filippo, pongono a Gesù
(lettura evangelica, Gv 14,1-12): «Gli disse
Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai;
come possiamo conoscere la via?” […] Gli disse
Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”».
Ambedue le domande sono provocate da Gesù
con dichiarazioni contenenti già in anticipo le
risposte. Questo gioco di domande-risposte getta
una luce viva sulla missione di Gesù e, prima
ancora, sulla sua persona. Le due domande sembrano derivare ambedue da un’unica domanda,
non espressa ma evidentemente sottintesa: «Ma
tu cosa sei venuto a fare in terra?». Rovesciando
l’ordine delle risposte, avremmo: «Io sono la
perfetta immagine del Padre, ovverosia in me voi
vedete esattamente ciò che il Padre vuole che di
lui sia da voi conosciuto e vedete anche ciò che è
funzionale per il raggiungimento della pienezza
della vostra esistenza [si potrebbe dire anche
“della vostra salvezza” ma questo suonerebbe
riduttivo]. Guardando il Padre attraverso me, sua
perfetta immagine, voi trovate ciò che vi serve
per raggiungerlo». Dicendo, poi, “Io sono la via, la
verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non
per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”, Gesù rispondeva non solo
a Tommaso, ma anche a Filippo prima ancora
che gli facesse la domanda.
Il fine che si propone Gesù nel diventare per noi
“via, verità e vita” è ben delineato dall’apostolo
Pietro (seconda lettura, Pt 2, 4-9): «Quali pie-
5
Dichiarazione
dei vescovi europei
stati-nazione devono essere capaci di mettere da
parte l’interesse particolare alla ricerca del bene
comune. L’esortazione papale Ecclesia in Europa
emessa da Papa Giovanni Paolo II nel 2003 è stato
un testo di speranza, ed è con ferma convinzione
in un futuro migliore che la Chiesa si accosta alla
sfida Europea.
4. La temperanza è una delle virtù naturali
poste al cuore della spiritualità cristiana. Una cultura di moderazione deve dare forma all’economia
sociale di mercato e alle politiche ambientali. Dobbiamo imparare a vivere con meno, ma allo stesso
tempo fare in modo che coloro che si trovano in
una condizione di reale povertà ottengano una
parte più giusta.
Possiamo altresì indirizzare l’attenzione dei
nostri concittadini verso aree specifiche delle
politiche UE:
1. È importante che il susseguirsi dei passi
nella direzione dell’unità all’interno dell’Ue non
sacrifichi il principio di sussidiarietà, un pilastro
basilare dell’unica famiglia di stati-nazione che
costituiscono l’UE, né comprometta le risalenti tradizioni prevalenti in così tanti tra gli stati membri.
2. Un altro pilastro dell’Unione ma anche
un principio posto alla base della dottrina sociale
cattolica è quello di solidarietà. Occorre fare in
modo che esso guidi le politiche ad ogni livello
all’interno dell’Ue, tra le nazioni, le regioni e i
gruppi della popolazione. Dobbiamo costruire un
mondo differente, con la solidarietà al suo cuore.
3. È essenziale ricordare che tutte le aree
delle politiche socio-economiche sono sorrette
da una visione dell’uomo radicata in un profondo
rispetto della dignità umana. La vita umana deve
essere protetta dal momento del concepimento
fino a quello della morte naturale. La famiglia,
quale elemento costruttivo fondamentale della
società, deve anch’essa godere della protezione
di cui necessita.
4. L’Europa è un continente in movimento e
l’immigrazione interna e dall’esterno ha un impatto
sulla vita dell’individuo e della società. L’Ue ha
una frontiera esterna comune. La responsabilità
dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti e
dei richiedenti asilo deve essere condivisa in maniera proporzionata dagli stati membri. È vitale che
il trattamento dei migranti al punto d’accesso al
territorio sia umano, che i loro diritti umani vengano
scrupolosamente rispettati, e che di conseguenza
ogni sforzo venga compiuto, anche da parte delle
chiese, per assicurare un’integrazione efficace nelle
società riceventi all’interno dell’Ue.
5. Siamo responsabili per la creazione e
dobbiamo approfondire la nostra determinazione
a rispettare e raggiungere obiettivi di emissione
di CO2, promuovere una visione internazionale in
tema di cambiamento climatico, impegnarci ad
un approccio più verde e insistere sul fatto che
la sostenibilità è un elemento fondamentale di
qualsiasi politica di crescita o sviluppo.
6. La libertà religiosa è una caratteristica fondamentale di una società tollerante e aperta.Tale
libertà include il diritto di manifestare le proprie
convinzioni in pubblico. Accogliamo con favore le
linee guida Ue sulla promozione e la protezione
della libertà di religione e credo e ci auguriamo
che il nuovo Parlamento europeo intensificherà il
proprio lavoro su questa importante materia.
7. Supportiamo tutte le misure volte a proteggere il giorno di riposo settimanale comunemente
condiviso, che è la domenica.
La Parola e le parole
V Domenica di Pasqua
anno a
tre vive siete costruiti anche voi come edificio
spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire
sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù
Cristo […].Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è
acquistato perché proclami le opere ammirevoli
di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua
luce meravigliosa». Davvero, dunque, si tratta di
ben più della semplice “salvezza”!
In realtà, il vero tema di questa domenica è Gesù
quale unico ed insostituibile tramite per arrivare al Padre, come dice, sempre nella seconda
lettura, l’apostolo Pietro citando il salmo 118,
22: «La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo,
pietra di scandalo”, ripetendo quello che di Gesù
aveva preannunciato il vecchio Simeone quando
Maria glielo pose in braccio nel tempio di Gerusalemme: « «Ecco, egli è qui per la caduta e la
risurrezione di molti in Israele e come segno di
contraddizione» (Lc 2, 34). Il concetto di Gesù
“pietra d’angolo” doveva tornare spesso, giustamente, nella predicazione di Pietro. Ecco, per
esempio, quello che egli proclama decisamente
davanti ai capi del popolo e agli anziani: « Gesù
Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e
che Dio ha risuscitato dai morti […] è la pietra,
che è stata scartata da voi, costruttori, e che è
diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è
salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome
dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati» (At 4, 10-12).
Quindi, almeno secondo questa netta affermazione di Pietro, solo Gesù è salvezza, con conseguente esclusione di altri “salvatori”, siano essi
Budda, Maometto, Marx o chiunque altro, che, a
noi cristiani, nella migliore delle ipotesi, non solo
non servono, ma che, abbastanza facilmente,
possono essere invece di danno. Nel dialogo
con i non cristiani non dovremmo, dunque, mai
nascondere o minimizzare, per malintesa arte
diplomatica, questa nostra profonda convinzione,
se non altro perché potremmo correre il rischio
di creare nei nostri interlocutori l’illusione di possibili sincretismi.
Splendido esempio di questa limpida “strategia”
è l’incontro di S. Francesco, accompagnato da un
suo frate, con Malik al-Kamil, sultano d’Egitto,
nel 1219: «Giunti alla presenza del sultano, lo
salutarono. Il sultano rispose al saluto e poi domandò loro se intendevano farsi saraceni oppure
se erano venuti a portare qualche messaggio.
Essi risposero che giammai si sarebbero fatti saraceni, ma piuttosto erano venuti a lui portatori
di un messaggio da parte del Signore Dio, per la
salvezza della sua anima. E proseguirono: “Se voi
non volete credere, noi consegneremo la vostra
anima a Dio, perché vi diciamo in verità che
8. Nel corso dei prossimi cinque anni il cambiamento demografico avrà un impatto più profondo
sulla vita dell’Ue. Invochiamo a nome dei nostri
cittadini anziani il livello e la qualità delle cure
alle quali essi hanno diritto, ma invocheremmo
anche politiche che creino nuove opportunità per
i giovani. L’Unione Europea è a un punto di svolta.
La crisi economica, provocata dal collasso bancario
del 2008, ha messo alla prova le relazioni tra gli
stati membri, ha messo in discussione il principio
fondante della solidarietà all’interno dell’Unione,
e ha portato con sé un incremento della povertà
per un grande numero di cittadini, oltre ad aver
compromesso le future prospettive di molti tra i
nostri giovani. La situazione è drammatica, per
molti addirittura tragica.
Noi, vescovi cattolici, chiederemmo che il
progetto Europeo non venga messo a rischio o
abbandonato sotto le attuali costrizioni.
È essenziale che tutti noi – politici, candidati
all’ufficio di parlamentare, tutti i soggetti interessati
– contribuiamo in maniera costruttiva a plasmare
il futuro dell’Europa.
Abbiamo troppo da perdere da un eventuale
deragliamento del progetto Europeo.
È essenziale che tutti noi cittadini Europei ci
rechiamo ai seggi elettorali il 22–25 maggio.
Noi vescovi raccomanderemmo che il voto
venga espresso in risposta alle sollecitazioni di una
coscienza informata.
se morirete in questa legge che ora professate,
voi sarete perduto, né mai Dio avrà la vostra
anima”» (racconto di Jacques de Vitry, vescovo
d’Acri, in una lettera del 1220 a papa Onorio III).
Questo non vuol affatto dire che chi non conosce
Cristo debba per forza andare incontro alla dannazione. Lo spiega bene la costituzione Lumen
Gentium del Concilio Vaticano II: «Quelli che
senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua
Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente
Dio e coll’aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta
attraverso il dettame della coscienza, possono
conseguire la salvezza eterna. Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a
coloro che non sono ancora arrivati alla chiara
cognizione e riconoscimento di Dio, ma si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una
vita retta» (n. 16).
Una considerazione speciale merita la strategia
degli Apostoli, per noi molto istruttiva, descrittaci
dalla prima lettura (At 6, 1-7): «Non è giusto
che noi lasciamo da parte la parola di Dio per
servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra
voi sette uomini […] ai quali affideremo questo
incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola».
Evidentemente, piaccia o non piaccia, gli Apostoli
fanno scendere il “sociale” al secondo posto,
affinché non impedisca loro le attività che invece
ritenevano primarie, ovverosia la preghiera, ivi
compresa, naturalmente, l’attività liturgica, e il
“servizio” della predicazione.
mons. Umberto Pineschi
Pistoia
Sette
N.
19
18 Maggio 2014
IN CATTEDRALE
Il saluto di monsignor Mansueto
Bianchi alla diocesi
«
Sorelle e Fratelli miei,
ci incontriamo stasera
nell’abbraccio austero
e solenne della nostra
Cattedrale per darci
l’Addio. Non nel senso nostalgico
o lacrimoso da tardo romanticismo, ma nel senso sobriamente
cristiano, di chi umilmente e fiduciosamente affida un tratto di
strada, un segmento di vita, nelle
mani paterne di Dio.
Non è stata lunga la nostra
strada: neppure otto anni, non
certo il tempo di una fruttificazione, ma appena quello di una
seminagione; davvero un “tempo
pellegrino” nel quale ha dominato
più la fatica del camminare che la
gioia per le mete raggiunte. Non è
questo dunque il tempo dei bilanci
o delle sintesi: altri le faranno se e
quando sarà possibile.
È invece il tempo di ringraziare
insieme il Signore per il dono di
questo incontro, per le strade che
si sono intrecciate, per quanto siamo riusciti ad essere di sostegno
gli uni per gli altri ed a costruire
non solo rapporti funzionali, ma
vicinanza di cuori e passione condivisa per il Signore e per il Suo
Vangelo.
La nostra Diocesi non ha grandi risorse né numeri forti per costruire vicende o risultati pastorali
da vetrine: ha ricevuto dal Signore
il difficile dono della piccolezza,
della limitatezza, della fatica. E questo deve fare: non trasformare le
difficoltà e le sofferenze in inasprimento, in reciproca accusa, in recriminazione, ma in spinta alla vicinanza fraterna ed all’abbandono
confidente nelle mani del Signore.
È così che la povertà diventa ricchezza, e la debolezza diventa forza: se e quando viviamo il nostro
limite come mano tesa verso il
Signore e verso il fratello, anziché
come dito puntato nell’accusa o
come insaccamento nelle nostre
depressioni e nei nostri sconforti.
Ad una Chiesa debole ed affaticata, come la nostra, il Signore
nell’Apocalisse dice “Io conosco la
tua fatica e la tua povertà: eppure
tu sei ricca!” (2,9). Ed il Vangelo
che poco fa abbiamo ascoltato ci
diceva che il Signore “chiama le
sue pecore, ciascuna per nome, e
le conduce fuori”. Il Buon Pastore
dunque conosce la povertà e la
fatica di questa nostra Chiesa, ne
pronuncia il nome con tenerezza
d’amore e ci avvia su una strada
che è secondo la nostra possibilità
e la nostra forza. Chiesa di Pistoia,
le tue ferite sono anche le tue
gemme, la tua preziosità, che chiama l’amore e la dedizione di Cristo Buon Pastore; la tua piccolezza
e la tua fatica sono la tua risorsa e
la tua forza se sai trasformarle in
gesto di fraternità, di affidamento,
di Fede.
Che cosa deve dire un Vescovo nel momento in cui saluta la
sua Diocesi? Certo molte cose,
per tanti aspetti scontate e routinarie. Possiamo risparmiarcele
stasera.
Di una cosa però devo ringraziare l’intera Chiesa di Pistoia:
quella di avermi insegnato che
la sofferenza e l’amore camminano insieme, come inseparabili
compagni di strada. Non è una
visione afflizionista: è una verità
elementare che qualunque genitore o qualunque coniuge potrebbe
insegnarmi. Essi si illuminano, si
motivano, si purificano reciprocamente. È la stessa verità che la
festa liturgica di oggi ci consegna
attraverso la figura di Cristo Buon
Pastore: “Io sono il Buon Pastore.
Il Buon Pastore dà la vita per le
sue pecore”, dove il gesto supremo dell’amore, dare la vita, ed
il vestire del dolore, la Croce, si
corrispondono e si sovrappongono. È un dono prezioso, anche se
difficile che, spero, mi sarà fedele
compagno di viaggio nel tempo
che mi rimane.
Una seconda cosa di cui devo
ringraziare questa Chiesa di Pistoia è di avermi insegnato il cammino della comunione.
Nome facile e frequente a
pronunciarsi quello della comunione, ma tanto difficile a viversi;
riempie più facilmente la bocca
che la volontà ed il cuore. È una
strada in salita quella su cui la nostra Diocesi sta camminando, sia
per la particolare eppur positiva
configurazione del suo Presbiterio,
cui va tutto il mio affetto e la mia
gratitudine, sia per certi risorgenti
individualismi, personalismi e ruvidezze che ci vengono dalla formazione ricevuta ma anche dal carattere e dal genio toscano. In questi
anni ho visto la fatica del mio popolo, ho misurato l’impegno e la
tenacia della mia Chiesa a camminare sulla strada della comunione.
E questo è stato un grande dono
ed una grande forza anche per me
a cercare di percorrere sempre,
nel governo della Diocesi e nel
rapporto con le persone, la strada
dell’ascolto, della persuasione, talora dell’attesa o dei piccoli passi,
anche a costo di apparire debole o
indeciso, sempre confrontandomi
con qualche organismo di partecipazione ecclesiale. La strada della
Comunione mi ha anche insegnato
a non ritagliarmi una Chiesa dentro la Chiesa, un gruppo di seguaci
o di amici all’interno o contro
quelli che non lo erano, una Chiesa elitaria o alternativa (non si
capisce bene a chi od a che cosa)
nei confronti di tutto il concreto
popolo di Dio che vive a Pistoia.
Mi sembra di poter dire che ho
cercato l’incontro, l’accoglienza,
possibilmente il coinvolgimento da
parte di tutti, anche se tante volte
ciò non è accaduto, certo per un
mio limite od una mia colpa. Un
giorno il Signore giudicherà.
C’è una terza cosa di cui devo
ringraziare la Chiesa di Pistoia ed
è quella di avermi insegnato uno
stile di presenza dentro la città.
Una presenza fatta non di giudizi o di freddi ammaestramenti,
ma di immersione concreta dentro i problemi ed i disagi, di assunzione di responsabilità, di vicinanza
umana e collaborativa verso chi
soffre. Ho incontrato ed imparato
a Pistoia una Chiesa “in uscita”
verso le periferie, ancor prima che
Papa Francesco ci insegnasse queste terminologie e questi percorsi
di fede e di umanità. Credo che sia
questa una grande testimonianza
della lunga presenza e dell’opera
di Mons. Simone Scatizzi in mezzo
a noi.
Questa presenza dentro la
vita ed i problemi della città si è
arricchita di un dialogo franco e
costruttivo con i responsabili della
vicenda civile, amministrativa ed
istituzionale del territorio: anche
a loro stasera dico grazie, certamente per il reciproco rispetto,
ma anche per l’intensità umana,
che oserei chiamare amicale, di
cui il rapporto si è arricchito ed
avvantaggiato.
C’è un ultimo grazie che vorrei pronunciare, ed è il più intenso
ed il più commosso di tutti: grazie
a voi sorelle e fratelli miei, grazie
a voi gente di Pistoia. Siete stati la
cosa più bella e più preziosa che
ho incontrato in questi otto anni,
siete stati la perla custodita e racchiusa nello scrigno di questa città
e del suo territorio. Ricordo come
un dono di Dio, come una sua carezza la mia presenza in mezzo a
voi, nella bellezza di questa Cattedrale o nelle diverse Chiese della
Diocesi, dall’Abetone a Limite
sull’Arno. Ricordo le cresime e migliaia di ragazzi, la partecipazione
alle feste, la celebrazione dell’Eucarestia nel cuore delle varie Comunità, il contatto ed il colloquio
personale, l’amicizia e l’affetto che
molti di voi mi hanno donato, fino
a farmi l’onore di aprirmi la porta
di casa ed accogliermi nella loro
famiglia.
Allora, nel momento intenso
e sobrio dell’addio cristiano, consentitemi di dirvi che all’ombra
del Cupolone porterò nel cuore
l’immagine cara di un’altra cupola,
quella della Madonna dell’Umiltà;
tra le basiliche romane carezzerò
l’immagine delle Chiese della nostra montagna e della nostra campagna, e non credo che San Pietro
se ne avrà a male se nella sua città,
Roma, ci sarà qualcuno che, sotto
sotto, continuerà a pensare a Pistoia, alla città di San Jacopo: Lui
che, peraltro, non fu concorrente
di Pietro, ma suo amico, compagno
di pesca e fratello di martirio.
Che il Signore, nostro Buon
Pastore, tutti vi benedica e possa
farvi Lui quel bene che non sono
stato capace di fare io: sorelle e
fratelli miei!ı
8
comunità ecclesiale
n. 19 18 Maggio 2014
Il saluto di monsignor Palazzi al vescovo Mansueto
Vita
La
“La sua voce ha gettato profumi
di sapienza e santità”
«
Il Cantico dei cantici è antologia di
poesie di amore di
un giovane (sposo,
diletto, amato) e una ragazza
del cuore (fidanzata, amata,
sposa, sorella, amica) che
vivono intensamente il loro
rapporto, che si incontrano a
volte non si trovano e sono
felici nel loro stare insieme.
Ogni brano, ogni dialogo,
ogni monologo e coro, canti
delle figlie di Gerusalemme
rivelano freschezza, felicità,
aria profumata, sogni e realtà
che palesano una impressionante forza e un incantevole
bellezza di relazioni profonde
e sincere, anche se a volte
sofferte.
È una parabola nuziale
che è penetrata intensamente
di religiosità e di mistero e
parla del rapporto di amore
tra Jahvè e Israele e dopo la
rilettura cristiana proclama
l’amore di Cristo per la sua
sposa, la chiesa popolo della
nuova alleanza.
Il valore alto del suo magistero di vescovo di Pistoia
è stata ed è la voce forte
dell’amato, del re che ha gettato a piene mani gli aromi
profumati della regalità e della
sapienza, che sono dono dello
spirito santo. Una parola di
vescovo di Pistoia autorevole, fresca e godibile che ha
coperto la sua sposa che ha
ascoltato, ma a volte qualcuno
non ha accolto.
Il Cantico parla anche di
“Volpi piccoline” (2, 15) che
sono gli amanti della vigna,
sono gli idoli che hanno la
bocca e non parlano gli occhi e
non vedono, ma pretendono di
vedere e di imporsi alla verità.
L’amore dello sposo è
migliore del vino, la grazia, il
dono dello spirito santo è
migliore dell’alleanza fondata
sulla legge perché accetta la
croce come benedizione e non
come condanna e nella croce
da lei portata, vescovo Mansueto, in Cristo e con Cristo,
hanno forse riposato anche
queste piccole volpi. È l’amore
che dall’alto della croce grida
“Padre perdonali perché non
sanno quello che fanno”.
Si legge nel salmo 131
“Signore il mio cuore non è
ambizioso, non si leva con
superbia il mio sguardo” per
ricordarci che ciò che è contrario alla misericordia e
tenerezza di Dio, l’alterigia, la
violenza e la superbia fanno
parte dell’uomo vecchio sepolto nelle acque del battesimo e nella tomba vuota di
Cristo risorto.
Ci lascia una chiesa viva,
una chiesa conciliare, una chiesa missionaria che attraverso
i gruppi del vangelo e di altre
realtà annuncia Cristo risorto
nei frammenti più lontani,
o nelle periferie del nostro
territorio.“Annunciare Cristo
significa mostrare che credere
in lui e seguirlo non è soltanto
una cosa vera e giusta, ma anche bella capace di colmare la
vita di un nuovo splendore e di
una gioia profonda”(E.G. 167).
La riforma dei vicariati,
non tanto come modifica
geografica, ma sopratutto
per favorire la fraternità presbiterale attraverso incontri
mensili con valenza spirituale,
formativa, partecipativa e conviviale ed offrire un servizio
presbiterale e pastorale in
persona Cristi ad ogni comunità parrocchiale, secondo la
parola di san Paolo “Caritas
Cristi urget nos”.
La sua presenza pastorale
ha partecipato con attenzione,
con passione e con forza alla
difficile esistenza di numerose
famiglie che hanno perduto il
posto di lavoro a motivo della
crisi economica italiana.
La lettura da lei espressa
anche pubblicamente è stata
rigorosa e puntuale, sottile
e autorevole, esplicitata con
attenta e curata conoscenza
delle problematiche sociali ed
economiche delle varie aziende che lei ha visitato. (Ne cito
una per tutte, la sua forte voce
all’Ansaldo Breda di Pistoia).
Il liberismo senza regole, ci
ricorda ancora papa Francesco,
produce l’idolatria del denaro,
l’adorazione dell’antico vitello
d’oro che è la brama del potere e dell’avere che produce
una dittatura economica ingiusta e disumana.
Il volto delle persone sofferenti per l’incertezza del
futuro è una traccia indimenticabile di solidarietà e di
amore che rimangono fissate
indelebilmente nella sua mente
e nel suo cuore, come anche lo
sguardo sofferto e delicato da
loro mostrato e che attendeva
con fiducia soluzioni positive.
La sua chiamata a Roma
voluta dalla santa sede come
assistente generale dell’Azione cattolica italiana significa
un nuovo e fondamentale
servizio che certamente produrrà effetti positivi sul piano
pastorale e personale per far
crescere la presenza qualitativa
dell’associazione all’interno
della chiesa italiana.
Siamo certi che il suo ministero episcopale porterà un
nuovo entusiasmo non superficiale ma motivato e incarnato
nella centralità del mistero
pasquale che fa esultare nel
viverlo quotidianamente.
Esprimo il pensiero del
popolo di Dio della chiesa di
Pistoia e del territorio provinciale, in particolare di oltre
100 presbiteri che faranno
memoria a lungo della sua
presenza di pastore che ha
donato un’acqua viva che ha
fatto crescere l’albero della
vita, e un pane, non come la
manna nel deserto, ma che
discende dal cielo.
Ma anche il saluto di tutte
le autorità civili e militari che
sono state in relazione dialogica nel rispetto di tutte le diversità costitutive del tessuto
cittadino.
La vita nostra appartiene al
Signore e a lui il nostro grazie
per la sua presenza come vescovo in mezzo a noi. Ma grazie
anche a lei, vescovo Mansueto,
per le tracce di santità che ci
ha lasciato nella certezza di un
apostolato nuovo ricco di frutti spirituali di pace e di serenità.
L’amore di Cristo risorto,
buon pastore emani sempre
dal suo cuore e dalla sua parola
per entrare e uscire e trovare
pascolo e gustare la bellezza
eterna e primaverile del volto
di Dio.
Grazie di cuore vescovo
Mansueto.»
INCONTRO A ROMA DELL’AZIONE CATTOLICA
Corresponsabili della gioia di vivere
G
iungere nella città e diocesi di
Roma per “Videre
Petrum” significa
sempre entrare nel cuore
della chiesa.
Salutare ed ascoltare il
successore di Pietro, di colui
cioè che per primo vide il
Sepolcro vuoto, ricevere il
mandato apostolico e la sua
benedizione apre la nostra
vita spesso stanca ed offuscata
ai doni della grazia.
Sulla piazza i tanti volti
gioiosi di giovani e adulti
riuniti sabato 3 maggio per
incontrare papa Francesco;
semplice ed eloquente il logo
stampato sul libretto per la
preghiera, al centro la croce di
Gesù dalla quale scaturiscono
raggi di luce, ai lati la chiesa
ed il mondo, la casa e la città.
Entrati nell’aula Paolo
VI ed ammirata la bellissima
scultura del risorto, abbiamo
avuto la possibilità di salutare direttamente monsignor
Mansueto Bianchi assistente
generale dell’Azione cattolica
dal 30 aprile, eravamo circa
quindici rappresentanti di
alcuni gruppi parrocchiali della
nostra diocesi.
Ed è stato proprio lui ad
esprimere una riflessione sul
brano delle beatitudini tratto
dal vangelo di Matteo proclamato durante la preghiera.
Il centro del vangelo
dov’è? Ha domandato il ve-
scovo, potremmo rispondere
che è l’amore di Dio ma
possiamo affermare che centrali sono anche le beatitudini
perché ci conducono al volto
di Dio; esse sono pronunciate
per la chiesa e attraverso di lei
sono destinate a tutte le genti.
Ma Gesù le beatitudini
dove le ha imparate? Le ha
lette nel cuore della trinità,
prima di dirci cosa dobbiamo
fare, Gesù ci dice chi è Dio e
qual è il suo volto.
Parlano di persone che
piangono nelle diverse situazioni della vita, tuttavia
esprimono l’impegno che Dio
assume nei loro confronti
nella garanzia della persona di
Gesù, è la croce del Signore
che ha ribaltato la storia.
Le beatitudini sono la
soglia per la nostra entrata
incontro a Cristo e la porta
di uscita incontro al mondo.
Siate corresponsabili nella
storia ha concluso il vescovo,
sentitevi presenza accanto
a coloro che soffrono per
essere semi di gioia dentro la
vita che geme.
L’ingresso di papa Francesco nella Sala Nervi gremita
è stato salutato con la gioia
della festa.
Franco Miano, presidente
nazionale che ha terminato il
suo mandato, ha espresso il
saluto al santo padre.
L’Azione cattolica in ogni
parrocchia egli ha detto, ha lo
stesso progetto della chiesa,
questo è per noi un impegno
ed una promessa, un impegno
di fedeli laici che quotidianamente cercano di tradurre
nella vita i principi evangelici,
una promessa di uomini e
donne consapevoli dei propri
limiti ma animati dal proposito
di servire il Signore e di contribuire a migliorare questo
nostro paese.
Successivamente il saluto
del vescovo Bianchi: “Beatissi-
mo Padre, conti su di noi per
quell’immagine di Chiesa delineata nell’Evangelii Gaudium.
Parafrasando l’affermazione di un noto teologo
potremmo dire che l’Azione
cattolica vuole essere come
l’asino con cui Gesù compì il
suo ingresso in Gerusalemme,
non siamo cavalli di razza! ma
desideriamo portare il Signore
dentro le città”.
Papa Francesco si è rivolto
a noi con queste parole: “Cari
amici dell’Azione cattolica
do il benvenuto a tutti voi,
partecipanti all’assemblea nazionale, presidenti parrocchiali,
sacerdoti assistenti e amici di
altri paesi.
Il tema della vostra XV
assemblea “Persone nuove
in Cristo Gesù” si inserisce
bene nel tempo pasquale che
è un tempo di gioia, la quale richiede di essere interiorizzata
dentro uno stile evangelizzatore capace di incidere nella vita.
Nell’attuale contesto sociale ed ecclesiale siete chiamati a rinnovare la scelta
missionaria, aperta agli orizzonti che lo spirito indica alla
chiesa, questo è il paradigma
e la scelta che oggi fa l’Azione
cattolica. Le parrocchie sono
spesso segnate da chiusure,
hanno bisogno di dinamismo
creativo, accogliete chi si sente
lontano, si tratta di aprire le
porte perché “Gesù” possa
andare fuori, siamo chiesa in
uscita!
Vi è di aiuto la popolarità
della vostra associazione, che
agli impegni intraecclesiali sa
unire quello di contribuire alla
trasformazione della società
per orientarla al bene.
Ho pensato di consegnarvi
tre verbi che possono costituire una traccia di cammino:
rimanere in Gesù per godere
della sua compagnia, andare
sulle strade nelle città e nei
paesi per annunciare che Dio
è padre e che Gesù Cristo ve
lo ha fatto conoscere, gioire
sempre nel Signore, che significa “cantare la fede” come dice
sant’Agostino.
Il Signore ci accompagna
sempre anche nelle giornate
buie, evitate le tentazioni
della quiete inoperosa, della
serietà formale e di chiudervi
nell’intimismo.
Se volete prendere il consiglio dell’assistente generale
siate pure “asinelli”, ma per
favore mai statue da museo!
Chiediamo al Signore occhi che sappiano vedere oltre
l’apparenza, orecchie per udire
il grido dei poveri, mani per
sostenere e curare.
Vi accompagni nel cammino Maria immacolata ed anche
la mia benedizione”.
Parole che hanno toccato
in profondità i presenti e che
sono di orientamento per
tutta la chiesa.
Massimo Gori
Vita
La
18 Maggio 2014
A
nche quest’anno si sono
svolti gli esercizi spirituali
promossi dalle associazioni laicali e guidati da don
Diego Pancaldo,presso il monastero
della Santa Croce a Bocca di Magra.
Con l’aiuto degli scritti di Sant’Ignazio di Loyola che ha indicato come
compiere gli esercizi spirituali i quali
“predispongano l’anima a liberarsi
da tutte le affezioni disordinate e,
dopo averle eliminate, a cercare e
trovare la volontà di Dio nell’organizzazione della propria vita in
ordine alla salvezza dell’anima” e
con quello delle encicliche “Lumen
Fidei”,“Spe Salvi”,“Deus Caritas est”
e “Evangelii gaudium”, don Diego ci
ha introdotto, con grande sapienza
ed estrema delicatezza, alla ricerca
della gioia che proviene dall’incontro
e dall’abbandono a Dio.
Le tre virtù teologali, fede, speranza
e carità, predispongono i cristiani a
vivere in relazione con la santissima
Trinità e sono donate da Dio all’uomo per renderlo capace di agire
secondo la sua parola.
La realtà della fede è una realtà
donata che però necessita costantemente di essere rafforzata,come succedeva agli apostoli dopo la Pasqua
di resurrezione: essa trasforma la
vita dell’uomo, la mette in relazione
con Cristo che ci ama con donazione
totale, ci dona occhi nuovi, gli occhi
della fede, che ci permettono di riconoscere i segni dell’amore di Dio.
La luce della fede illumina tutta
l’esistenza e nasce dall’incontro
con il Dio vivente che ci svela il
suo amore, amore che ci precede e
associazioni laicali
Esercizi spirituali
a Bocca di Magra
trasforma la nostra vita. L’incontro
con la fede è un incontro a cuore
aperto, in cui Cristo ci parla con
parole che spesso non sono quelle
che vogliamo sentire, ma è sempre
un racconto d’amore: noi ci lasciamo
incontrare, ci abbandoniamo a lui e
con l’abbandono, atto più libero della
libertà, ci lasciamo amare.
La speranza, secondo il catechismo
della chiesa cattolica, corrisponde
alle aspirazioni alla felicità, le assume,
le purifica e salvaguarda l’uomo dallo
scoraggiamento, sostiene nei momenti di abbandono, dilata il cuore
CEIS di PISTOIA
Progetto A.ma.mi.
Accoglienza mamme e minori
I
l 12 aprile scorso è stata inaugurata, con una cerimonia ufficiale, una Casa di accoglienza
per mamme e minori nelle
adiacenze della Comunità del Ceis “il
Poggiolino” a Larciano, in attuazione
del progetto denominato A.ma.mi.
(Accoglienza mamme e minori). A
questa ha fatto seguito la celebrazione della Messa e un momento
conviviale tra gli intervenuti e gli
ospiti attuali della struttura.
Il progetto nasce da una collaborazione tra il Ceis di Pistoia e la
società della salute della Valdinievole
per rispondere ad una esigenza
crescente di ospitare giovani madri
o gestanti che versano in gravi difficoltà economiche e condizioni di
disagio psico sociale nell’ambito di
una struttura idonea di accoglienza
e sostegno alla genitorialità.
Questa collaborazione è stata
formalizzata in una convenzione
tra i due organismi e intende dare
risposte concrete ed immediate
a situazioni di disagio sociale che
interessano gestanti o giovani madri
che necesitano di un temporaneo
allontanamento dal contesto familiare come fase intermedia di un
intervento sociale più ampio.
In particolare, il progetto A.ma.
mi. ha come obiettivo qualificante lo
sviluppo di azioni educative con le
madri al fine di rafforzarne e recuperarne la capacità genitoriale.
La sua attuazione prevede una
serie di fasi che vanno dall’ospitalità,
all’osservazione ed alla valutazione
comunità ecclesiale
n. 19
delle specifiche situazioni individuali,
fino allo svolgimento di attività di
socializzazione, ricreative e di guida
verso un reiserimento sociale e lavorativo con guida a servizi di orientamento e formazione professionale
prelavorativa (tirocini, stages).
La programmazione e l’attuazione degli specifici inteventi si
collocano all’interno di progetti
individuali concordati con i servizi
sociali territoriali.
La struttura di accoglienza (una
ex casa colonica:“la casina”), adeguata, in parte, a tali interventi, è in grado
di garantire alle ospiti un sostegno
materiale durante il periodo della
gravidanza e durante i primi mesi/
anni di crescita ed educazione dei
figli, in quanto prive del sostegno di
relazioni familiari, parentali e sociali,
oppure perchè si trovano i condizioni
di disagio psicologico e richedono
pertanto una preparazione alla maternità ed alla relazione con il figlio/i.
Per la fase di avvio di questo nuovo servizio, è stato predisposto anche
un progetto più ampio di sostegno
allo “start up” presentato al Cesvot
per un suo eventuale cofinanziamento ad integrazione delle risorse del
Ceis di Pistoia.
La struttura è prioritariamente
rivolta a casi emergenti nei comuni
dell’area valdinievole, ma è in grado
di dare rispose anche ai territori
limitrofi, potendo ospitare una decina
tra mamme e minori.
Franco Burchietti
presidente del Ceis di Pistoia
e conduce alla gioia; qual è l’opposto
della speranza? È l’accidia,la chiusura
dell’orizzonte di Dio, e quando si verifica questa chiusura l’uomo cerca
altrove, cerca la compagnia delle figlie
dell’accidia che San Tommaso d’Aquino mirabilmente nomina: evagatio
mentis, il moderno sballo, la fuga da
sé; instabilitas loci vel propositi, la fuga
dalla realtà; rancor ed altre.Per questo
la speranza è il contrario dell’accidia,
è, come dice San Bonaventura,“volare, alzare il capo verso l’alto, alzare il
cuore verso il sommo amore e verso
i suoi effetti sull’umanità”: questo
movimento verso Dio trascina con
sé tutto l’uomo che usa la preghiera
e l’agire e soffrire come luoghi di
apprendimento e di esercizio della
speranza; così ci insegna il cardinale
Van Thuan nel suo “Testimoni della
Speranza “ e così il martire vietnamita Le BaoThin il quale, nonostante i
tormenti dell’inferno del lager,“per la
grazia di Dio è pieno di gioia perché
non è solo ma Cristo è con lui! Vince
la luce, la sofferenza, senza cessare di
essere sofferenza, è sempre un canto
di lode”; la sofferenza si trasforma
in dolcezza mediante la forza della
speranza che proviene dalla fede.
La terza meditazione ha avuto come
centro la Enciclica “Deus Caritas est”
con la relazione tra Eros ,amore che
tende all’infinito, e Agape, pienezza,
sovrabbondanza d’amore che si
dona.
La fede cristiana ha sempre considerato le due nature dell’uomo,spirito
e materia, come una cosa sola e
quindi l’eros ci solleva, sì, verso il divino ma con un percorso di rinunce
e purificazioni. Il percorso dell’eros
9
che diventa agape è proprio nel
Cantico dei Cantici, dove l’amore
non cerca più se stesso ma cerca il
bene dell’amato, si sacrifica addirittura: l’amore è più forte del peccato
e della morte e l’incarnazione più
alta di quest’amore è Gesù. Ma non
bisogna ridurre l’agape alla filantropia
perché se non ho contatto con Dio
impoverisco l’agape nei confronti
dell’altro mentre se guardo solo in
alto perdo di vista l’altro. L’eros di
Dio per l’uomo è anche agape perché riesce anche a perdonare, non
solo perché si dona interamente e
gratuitamente: lo dimostra quando
non rompe il patto con Israele che
lo ha tradito, Dio ama appassionatamente il suo popolo!
E degna conclusione del cammino
nelle tre Virtù Teologali è la gioia
(Evangelii Gaudium) perché il desiderio di Dio è riempirci della sua gioia,
una gioia che, come dice Sant’Ignazio,
nasce da dentro, ti quieta, ti calma.
La gioia della fede è contrapposta
alla tristezza del mondo e, dice Papa
Francesco, proviene da un cuore
comodo e avaro,da una coscienza
isolata che ricerca solo il piacere
superficiale e non palpita più per il
desiderio di fare il bene. Ma la grazia
dell’incontro con l’amore di Dio,
che si è donato a noi e per noi, ci
spinge verso gli altri e ci restituisce
la speranza,la freschezza di un amore
sempre attuale, innovativo, che ci
stupisce ogni volta perché Lui ci ha
preceduto, ci ha amati per primo e
ci ha offerto tutto!
Chiara Geri
Parrocchia San Germano Santonuovo
Rassegna di cori in memoria
di monsignor Cinotti
Domenica 18 maggio alle 16,30 presso la chiesa di Santonuovo, si svolgerà
una rassegna di cori in memoria di monsignor Cinotti, parroco per 73 anni
che ha speso tutta la sua vita per Santonuovo e che se ne è andato all’età
di 99 anni il 19 dicembre scorso.
Saranno presenti: il coro dei bambini della parrocchia, il coro dei cresimandi della parrocchia, il coro parrocchiale ‘Maria Forever’, il coro giovanile
‘Madonna della Salute’ di Capostrada, il coro ‘Incipit’ di Valdibrana, il coro
parrocchiale di San Piero Agliana.
in cattedrale
S
Alessio Tagliafierro
e Gildas Sangou
diventano accoliti
abato 24 maggio alle 18 in
Cattedrale l’amministratore diocesano, monsignor
Paolo Palazzi, conferirà ai
seminaristi Gildas Sangou ed Alessio
Tagliafierro il ministero di accolito.
Chi è l’accolito
e quale il suo
compito?
La lettera apostolica “Ministeria
quaedam” di Paolo VI al n. 8 ci dice
che: “l’ufficio liturgico dell’accolito è
di aiutare il presbitero e il diacono
nelle azioni liturgiche; di distribuire
o di esporre, come ministro straordinario, l’eucarestia. Di conseguenza deve curare con impegno il
servizio all’altare e farsi educatore
di chiunque nella comunità presta
il suo servizio alle azioni liturgiche.
Il contatto che il suo ministero lo
spinge ad avere con i “deboli e gli
infermi” lo stimola a farsi strumento
dell’amore di Cristo e della chiesa nei
loro confronti.
Il suo impegno sarà quindi quello di
conoscere e penetrare lo spirito del-
la liturgia e le norme che la regolano;
di acquisire un profondo amore per
il popolo di Dio e specialmente per
i sofferenti”.
10 comunità e territorio
n. 19 18 Maggio 2014
EVENTI
Torna «Un altro
parco in città»,
l’iniziativa nata
dall’idea di un gruppo di giovani architetti che l’8 giugno
trasformerà il
centro storico in un
grande giardino
di Patrizio Ceccarelli
F
are un pic-nic sdraiati
sull’erba in piazza della
Sala? Non è un sogno irrealizzabile, si potrà farlo
domenica 8 giugno, quando Pistoia
ospiterà la terza edizione di «Un
altro parco in città». L’iniziativa nata
dall’idea di un gruppo di giovani architetti sostenuti inizialmente dalla
Giorgio Tesi Group e dalle imprese
del comparto Sala, Piazzetta degli
Ortaggi e zone
limitrofe, che ha già riscosso
grande successo nel 2012 e nel 2013
e che quest’anno sarà ulteriormente
sviluppata.
Nella prima edizione l’iniziativa
si è svolta in Piazzetta dell’Ortaggio,
mentre nel corso del 2013 si è estesa
anche a Piazza della Sala e ad un
tratto di via dei Fabbri.
La Sala si veste
di verde
Quest’anno l’appuntamento è
per domenica 8 giugno, con una
connotazione ancora più ampia e
strutturata. Naturalmente rimane centrale l’installazione a verde
nell’area della Sala, che sarà impreziosita anche da attività convegnistiche
sui temi del verde e dell’ambiente
curate dalla Giorgio Tesi Group, ma
con questa edizione si svolgeranno
anche altri eventi collaterali che
prenderanno il via già venerdì 6 giugno e si amplierà la porzione di città
interessata dalla manifestazione. Il
Giardino zoologico di Pistoia allestirà
una vera e propria fattoria didattica
in piazza S. Leone, con capre, galline
e molti altri animali domestici. Aci
Pistoia esporrà da venerdì 6, presso
il palazzo comunale di Pistoia, i lavori
dei ragazzi che hanno partecipato al
concorso Aci km green, e sempre
venerdì organizzerà un incontro con
i bambini delle scuole elementari
pistoiesi sull’eco-sostenibilità. Tra le
idee di Aci anche quella di installare
in piazza Duomo uno spazio di pratica golf, in collaborazione con il Golf
ANSALDO-BREDA
Contratto da 98 milioni
di euro con Ferrovie Nord
N
Riguarda la fornitura di sette treni a due piani.
Il design è realizzato in collaborazione con Pininfarina
uovo contratto per AnsaldoBreda. L’ad Maurizio
Manfellotto ha firmato
con Ferrovie Nord un ac-
cordo per la realizzazione di 7 treni,
modello TSR (Treno Servizio Regionale), per un valore complessivo di
98,8 milioni di euro. Questa fornitura
LOTTA ALLA SLA
Raccolti 22mila
euro per il
progetto Gughi
Serviranno per formare medici in grado di assistere
al meglio i malati di sclerosi laterale amiotrofica.
Il progetto prende il nome di un medico pistoiese
colpito dalla Sla e promotore dell’iniziativa
S
ono 22.200 gli euro raccolti nel corso di tre diverse iniziative promosse
dai Rotary club di Pistoia e di Montecatini e da Aisla Pistoia. Serviranno
a finanziare il Progetto Gughi, l’iniziativa ideata dal dottor Guglielmo
Bonacchi, colpito dalla Sla, che prevede la formazione, presso il Centro
Nemo di Milano, di medici e personale sanitario per metterli in grado di assistere
al meglio i malati di sclerosi laterale amiotrofica. La giornata dedicata al torneo
pomeridiano di burraco e alla cena di beneficienza a Villa Cappugi, ha fruttato
oltre 7.000 euro. All’evento hanno partecipato anche il direttore dell’ospedale
San Jacopo, Roberto Biagini, il direttore della neurologia,Volpi e Chiara Sonnoli che
avrà la funzione di tutor del progetto. La serata è stata allietata dalle creazioni
floreali di Erica Bartolini che ha saputo mettere in luce quello che nelle intenzioni
della referente di Aisla Pistoia, Daniela Morandi Matteoli, era l’aspetto più bello
della serata: quello della donazione e della speranza nella cura di una patologia
così orribile e devastante. Ai 7.000 euro raccolti si aggiungono quelli ottenuti nel
corso dell’iniziativa che si è svolta presso il Centro Hidron, organizzata dai due
club rotariani di Pistoia e Lucca, e che ne ha fruttato 14.000. L’ultima iniziativa
in ordine di tempo si è tenuta a Porcari, presso lo splendido ambiente della
Fondazione Lazzareschi messo a disposizione da Cristina Lazzareschi per un
evento benefico organizzato dalle mogli rotariane del distretto di Montecarlo
Piana di Lucca. Si è trattato di un torneo di burraco nel corso del quale sono
stati raccolti altri 1.200 euro.
si aggiunge a quella della fine del
2013 che riguardava altri 7 convogli. Il TSR è un veicolo a due piani
componibile in veicoli da 3, 4, 5 e 6
casse. Costituisce da anni l’ossatura
portante del trasporto lombardo e
può raggiungere la velocità di 140
km/h. La motrice (con cabina e toilet
per disabili) può trasportare 91 passeggeri, le carrozze intermedie 113.
Ogni veicolo consta di 2 motrici e 4
carrozze intermedie. Il TSR possiede
anche la caratteristica di mantenere
invariate le prestazioni in tutte le
composizioni possibili e può contare su una elevata accelerazione,
che permette gestioni ottimizzate
in percorsi con fermate frequenti
ottimizzando i tempi di percorrenza
dei percorsi suburbani e regionali. Il
design del treno è stato realizzato
in cooperazione con Industrial Designer “Pininfarina”.
Intanto si apprende che le ferrovie belghe, AnsaldoBreda e la sua
capogruppo Finmeccanica hanno
raggiunto un accordo che definisce
la controversia sui treni V250 e la
risoluzione del relativo contratto.
La soluzione prevede il pagamento
alle ferrovie belghe di un importo
pari a 2,5 milioni di euro da parte
di AnsaldoBreda. “L’accordo - si
legge in una nota dell’azienda pistoiese - è stato raggiunto in considerazione dei vantaggi previsti da
entrambe le parti nell’evitare lunghi
procedimenti giudiziari e consente
ad AnsaldoBreda di concentrare le
proprie energie e risorse finanziarie
sui progetti di treni ad alta velocità
con altri clienti”.
Vita
La
club di Montecatini.
Gli architetti di «Un altro studio»,
il Consorzio Turistico Città di Pistoia,
l’Amministrazione comunale, l’Aci, la
Giorgio Tesi Group, Publiambiente e
Giardino Zoologico di Pistoia, con
il contributo della Camera di Commercio, collaboreranno da qui all’8
giugno, ciascuno per il proprio ambito
di competenza, su questo importante
progetto con l’obiettivo di rafforzare
il messaggio del rapporto tra città,
verde, natura e sostenibilità.
Si muoverà così il primo passo
verso un percorso che intende portare l’iniziativa a divenire un vero e
proprio elemento di valorizzazione e
promozione turistica della città di Pistoia e dell’intero territorio pistoiese.
Lo scopo è anche quello di
sensibilizzare i pistoiesi e i visitatori
sul tema del verde e dell’ambiente,
elementi centrali nell’economia pistoiese e temi particolarmente attuali
dal punto di vista della sostenibilità.
Migliorano i conti
della Bcc Pistoia
La raccolta complessiva aumenta di 26 milioni,
mentre il disavanzo si riduce del 40%
M
igliorano i conti della Banca di credito cooperativo di Pistoia, che
ha chiuso il bilancio 2013 con una sostanziale riduzione del
disavanzo economico passato dai 5 milioni di euro del 2012 ai
3 milioni del 2013, mentre la raccolta complessiva è stata di 671
milioni (+26 rispetto al 2012).
Numeri che tutto sommato inducono a guardare al futuro con ottimismo, come
sottolineano i vertici di piazza Treviso.
«Continueremo a prestare massima attenzione nei confronti di soci, famiglie e
imprese che operano nel nostro territorio di competenza – dicono all’unisono il
presidente Vittorio Nardini e il direttore generale Maurizio Farnesi -, impegnandoci
ad allargare la base sociale, incrementare il patrimonio, fidelizzare ancora di più
chi ha sempre creduto in noi facendoci avvertire quotidianamente e concretamente fiducia e stima. Crediamo nella forza di questi valori, certi che saranno vincenti».
«Un leggero calo degli impieghi per rispettare il doveroso riequilibrio nel rapporto
con i depositi», sottolineano ancora da piazza Treviso, e un disavanzo economico
di circa 3 milioni «su cui incidono le pesanti svalutazioni ma che comunque riduce
di oltre il 40% le perdite rispetto allo scorso esercizio».
Confortanti i numeri del primo quadrimestre 2014, con un aumento del capitale
sociale di oltre 800mila euro, ma soprattutto una netta riduzione delle posizioni
rubricate a incaglio.
L’aumento del numero dei soci (4.611 al 31 dicembre 2013, +538 rispetto al
31 dicembre 2012) è uno degli elementi che testimonia la fiducia riposta nei
vertici aziendali, con l’avvocato Maurizio Farnesi, già vicedirettore generale, che
da pochi mesi siede sulla poltrona più importante dell’esecutivo.
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
Vita
La
n. 19
GALLERIA VANNUCCI
L’affresco di un’epoca nelle
opere di Alfiero Cappellini
«
Io per mia natura non
potevo essere fra gli incoronati. Ho dovuto riscaldarmi solo al fuocherello
della stima di tanti amici artisti e
basta”, così scriveva Alfiero Cappellini all’amico Colacicchi, in una delle
tante fitte corrispondenze che il
pittore pistoiese, nato nel 1905, intrattenne con i più noti e apprezzati
artisti e intellettuali del suo tempo.
Da Guttuso a Bigongiari, da Moravia
a Michelucci: molti furono i grandi ai
quali Alfiero Cappellini fu legato da
reciproci rapporti di stima e affetto,
e dai quali l’artista, nato da una famiglia di umili origini, trasse profonda
ispirazione e insegnamento.
Riscoprire la poetica e il lavoro
del pittore pistoiese – Cappellini fu
presente alla Biennale di Venezia nel
‘36 e addirittura nel ‘40 con una sala
interamente a lui dedicata – è dunque l’intento della Galleria Vannucci,
che venerdì 9 maggio ha aperto nei
suoi spazi squarci rivelatori sull’arte
diretta, vivace e autentica di Cappellini, nell’auspicio che questo possa
essere il punto di partenza per una
nuova e doverosa rilettura critica.
La mostra, curata da Massimiliano
Vannucci, si snoda perciò a partire dai
grandi quadri tutti dedicati al tema
del lavoro – opere serie e potenti, dai
colori scuri – per arrivare – passando
da una ricca carrellata di ritratti dai
toni brillanti e accessi, eseguiti in
punta di pennello (fra i tanti volti,
vi è anche quello del pittore Vinicio
N
ei giorni scorsi è tornata a visitare i
vivai di Pistoia Onofria Burgio, del Ministero politiche agricole, alimentari e
forestali, dove recentemente ha avuto
un importante incarico alla direzione degli affari
generali, delle risorse umane, dei rapporti con le
regioni ed enti territorali.
La Burgio, (nella foto con la figlia Benedetta) che
nel soggiorno pistoiese è stata guidata da Renzo
Benesperi, segretario generale dell’Associazione internazionale produttori del verde “Moreno Vannucci” ha detto, fra l’altro, che il nuovo ed importante
“Nursery Park” all’uscita dell’autostrada è meraviglioso e molto utile per gli operatori del settore,
favorendo un’educazione ambientale a tutti i livelli.
Inoltre con la presenza di suo marito Nikolay Bogatzky, noto direttore d’orchestra, è stata fatta una
ipotesi progettuale molto articolata dell’iniziativa
“Verde & musica”, da effettuare nell’ambito della
XV edizione del “Meeting 2014 sul Florovivaismo
in Europa”, tra natura, colori, arte e cultura del
verde.
Berti) – fino alle sorprendenti ed inedite incursioni nell’astrattismo, con
sperimentazioni perfino successive
agli anni della malattia.
Ma non solo: Cappellini, uno dei
sodali del cosiddetto “Cenacolo di
Pistoia”, fu anche un punto di riferimento per la generazione artistica
successiva e, da Lando Landini a
Francesco Melani, da Alfredo Fabbri
NURSERY PARK
Una visita
eccellente
IN PROGRAMMA
S
comunità e territorio
18 Maggio 2014
Giugno aglianese 2014
aranno circa 170 gli eventi, tra concerti, iniziative gastronomiche e culturali, danza, sport e talk show, che
caratterizzeranno il Giugno Aglianese 2014.“Festival
delle culture popolari” è il titolo di un’edizione che si
annuncia completamente rinnovata, nata dalla collaborazione
tra il Comune e l’associazione Artigiano di Luca Nesti.
Il budget messo a disposizione dell’amministrazione è di
10mila euro, mentre altre risorse per circa 32mila sono giunte
dai contributi degli sponsor. Un programma che si snoda dal
6 al 29 giugno, con qualche anticipazione già dall’ultimo
giorno di maggio, e che tornerà ad interessare diverse zone
di Agliana. Gli eventi saranno localizzati principalmente in 6
aree: le piazze Gramsci, Magnani, IV Novembre e Bellucci, via
Roma ed il Parco Pertini. Al centro resterà piazza Gramsci
ed assumerà un ruolo di primo piano il Parco Pertini, che,
spiega l’organizzatore Luca Nesti,“sarà il circolo degli artisti”,
vero centro della programmazione musicale, dove troveranno
spazio il rock, il jazz, la musica classica, i dj set e l’anteprima
del Pistoia Blues con “Obiettivo Blues In” la sera del 10 giu-
gno. Saranno ambientati al parco, tra gli altri, il concerto dei
Diaframma di Federico Fiumani (11 giugno), quello di Petra
Magoni e Ferruccio Spinetti (18 giugno) e “La Notte degli Indipendenti”, a cura dell’etichetta fiorentina Pippola Music (23
giugno). Sempre al Pertini “Cento Voci per Agliana” (19 giugno),
“La Notte delle Chitarre Classiche (24 giugno), la finale del
premio Magnino (25 giugno). Sul palco di Piazza Gramsci il
concerto di Paola Turci e Veronica De Simone (14 giugno) e
le serate di teatro. La piazza centrale di Agliana sarà il luogo
della tradizionale sagra del pesce del 29 giugno, giunta alla
46ª edizione, delle esibizioni delle scuole di danza, dei concerti
della banda “I Tigrotti” (27 giugno) e del coro “Terra Betinga”
(25 giugno) e delle iniziative delle associazioni locali. Anche
la Festa dei Popoli sarà in piazza Gramsci (21 e 22 giugno):
“un’inziativa – sottolinea il sindaco Eleanna Ciampolini – alla
quale l’amministrazione tiene particolarmente e che rappresenta Agliana come comunità multietnica composta anche da
persone provenienti da paesi e culture diverse”.
M.B.
a Fernando Melani – con il quale in
particolare fu legato da profonda
stima e conflittualità –, molti furono
coloro che guardarono al lavoro
dell’esperto pittore pistoiese.
Grazie alle opere di questi stessi
artisti – esposte per l’occasione dal
collezionista Mario Lucarelli – la
Galleria ha dunque il merito di esplicitare, in modo diretto ed immediato,
le similitudini, i reciproci legami e
le influenze che definirono l’arte di
Cappellini. Un lavoro quasi dal sapore
museale.
La mostra chiude una stagione
espositiva della Galleria durata più
di cinquant’anni:“Quando mio nonno
Ermanno aprì la Galleria nel ‘59 fu
molto aiutato da Alfiero Cappellini,
al quale inizialmente si appoggiò per
coinvolgere gli altri artisti pistoiesi”,
chiarisce Massimiliano Vannucci. “Ci
sembrava perciò giusto concludere
questo primo ciclo proprio con
l’esposizione delle opere di Cappellini, in attesa della riapertura a
settembre che ci vedrà operare in
due diverse direzioni: mio padre
11
Enrico manterrà il tradizionale focus
sull’arte moderna, mentre io aprirò
la Galleria alle sperimentazioni
dell’arte contemporanea”.
Non poteva davvero esserci
artista migliore di Alfiero Cappellini
per rappresentare idealmente queste due nuove anime: tradizione ed
innovazione hanno entrambe trovato
una felice e proficua convivenza nella
sua produzione, e nel fitto scambio
di stimoli, idee, temi e soggetti che
lo vide confrontarsi con il mondo
artistico del suo tempo, un’intera
epoca ha trovato la sua più intensa
e veritiera rappresentazione. Una
vocazione per l’arte e “un destino
inequivocabile”, quelli di Cappellini,
come ben spiega Lorenzo Cipriani
nel testo critico della mostra.
L’esposizione “Alfiero Cappellini.
Una vita d’artista” rimarrà aperta
al pubblico fino al 14 giugno, dal
martedì al sabato, dalle 9 alle 12 e
dalle 16 alle 19.30. Per informazioni:
0573-20066, [email protected].
Silvia Mauro
Resistenze attive
A
La strage di San Lorenzo
e il dramma della famiglia Puglia
La Schetta, sopra la frazione
di Candeglia a
Pistoia, i tedeschi se ne erano già andati
nel corso del 1944, ritirandosi sopra il paese di Villa
di Baggio muniti di cannoni.
Era rimasto qualche soldato
tedesco sbandato raccontava Gina Gualandi all’età
di 87 anni, affamati e disperati tanto che qualcuno della popolazione gli dava
da mangiare come atto di misericordia umana. Il 12 settembre di quell’anno la
famiglia Gualandi udiva uno schianto improvviso seguito da un urlo, raccontava la
signora con i fatti ricostruiti da Renzo Corsini, esponente dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi) di Pistoia. Gina e sua madre Attilia si precipitarono
quindi fuori casa, correndo lungo il sentiero che scende verso gli orti e vedendo
così il corpo di un giovane riverso a terra, sanguinante, colpito da schegge di un
albero di pero spezzato da una cannonata tedesca. Aveva il corpo squarciato
all’altezza del fegato, Gina, 23 anni, lo trascinò verso la stalla aiutata dalla mamma,
dove la famiglia si era sistemata sentendosi più al riparo da proiettili di cannone
e bombe, ma il ragazzo morì tra le loro mani. Era un giovane sfollato verso Villa
di Baggio dove viveva pressoché “murato” in casa come tanti altri a quel tempo,
per sottrarsi alle razzie dei tedeschi.
Solo un anno era trascorso dal tragico 12 settembre 1943, quando in piazza San
Lorenzo a Pistoia vennero mitragliati sei civili contro il muro del vecchio distretto
militare: Ivo Bovani, Dino Chiti, Lino Lotti, Gino Puglia con il figlio minore Alfio di
ventisette anni, Maria Tasselli.
Una lapide del 1945, posta dai cittadini del rione San Marco ricorda la strage,
una delle prime in Italia dopo l’armistizio dell’8 settembre ’43. L’altro figlio di Gino
Puglia,Vinicio, sposato con un figlio, si era rifugiato con altri nel vivaio di Riccardo
Lotti, in San Lorenzo, poi catturato da tedeschi. Suo padre Gino, noto calzolaio del
quartiere, corse verso di loro, implorandogli di lasciarlo libero ma finendo pure lui
al muro. Anche Maria Tasselli, abitante in via Buonfanti, saputo della cattura della
figlia incinta, si precipitò a chiedere la sua liberazione, ma finendo anch’essa al
muro in cambio del rilascio della figlia, subito ricoverata in ospedale per aborto
a causa del trauma, la cui creatura, settima vittima della strage, nacque morta.
Nel 2002 il n. 4 dei Quaderni di Farestoria dell’Istituto storico provinciale della
Resistenza ricostruì questi fatti drammatici, mentre a distanza di anni i ricordi di
Gina Gualandi e del figlio Francesco permisero di legare la strage di San Lorenzo
con l’episodio di La Schetta, dove il giovane ucciso era Vinicio Puglia, esattamente lo
stesso giorno, seppur un anno dopo, della trucidazione di suo padre e suo fratello.
Adesso la memoria cittadina non può che legare il progetto di riqualificazione
di piazza San Lorenzo al ricordo della famiglia Puglia oltre che di tutte le altre
vittime innocenti. Secondo i racconti di Gina Gualandi, scriveva già Corsini, la moglie di Vinicio Puglia e la mamma della signora si conobbero durante le visite alla
piccola croce posta dalla moglie sul luogo della scomparsa, poi sostituita da una
in ferro con ovale in bronzo, su cui impresso nome e data del fatto. In memoria,
in piazza San Lorenzo vi è una scultura del maestro pistoiese Flavio Bartolozzi,
nipote di una delle vittime, oltre alla lapide del Comitato rionale San Marco sulla
quale, come osserva Renzo Corsini, spetterebbe di aggiungere dunque i nomi di
Vinicio Puglia e della nipotina di Maria Tasselli, alla quale la vita fu negata prima
ancora di nascere dalla barbarie dei nazi-fascisti.
Leonardo Soldati
12
T
comunità e territorio
ra il 22 e il 25 maggio ognuno dei 28 paesi dell’Unione
europea si recherà alle urne
in giorni diversi e con un
sistema elettorale diverso, che discende dalle diverse storie elettorali
dei singoli paesi.
Il voto in Italia
In Italia vige un sistema elettorale
proporzionale con soglia di sbarramento
al 4%.
Nel voto di domenica 25 maggio
(urne aperte dalle 8 alle 22) i 73 seggi
che spettano all’Italia saranno scelti
con il principio proporzionale “tanti
voti, tanti seggi”. Unico limite: la soglia
di sbarramento al 4%. Quei partiti che
Vita
La
n. 19 18 Maggio 2014
Elezioni Europee 2014
Come si vota in Italia
Tra il 22 e il 25 maggio circa 400 milioni di persone si recheranno alle urne in tutti i 28 Paesi dell’Unione Europea per eleggere il nuovo Europarlamento. In Italia si vota domenica 25 maggio 2014 dalle ore 8,00 alle 22,00.
Ogni Stato ha una legge elettorale diversa
a livello nazionale non raggiungeranno
almeno quella soglia non entreranno
nell’europarlamento.
Il territorio nazionale è diviso in 5
circoscrizioni: Nord-Est (14 seggi), NordOvest (20), Centro (14), Sud (17) e Isole
(8). Possono votare tutti i cittadini che
hanno compiuto 18 anni e sono eleggibili
quelli che hanno compiuto 25 anni. Non
sono previste coalizioni, con l’eccezione
della possibilità di collegamento per le
liste delle minoranze linguistiche con
un’altra lista.
Nell’Italia centrale le schede sono
11, ognuna con 14 candidati.
L’elettore dovrà scegliere una delle
liste candidate semplicemente facendo
un segno sul simbolo relativo. Inoltre
può esprimere fino a tre preferenze,
scrivendo il nome dei candidati negli
spazi accanto al simbolo.
Il Parlamento ha appena introdotto
una norma sulle cosiddette ‘quote rosa’
che entrerà in vigore a pieno nel 2019
ma che avrà parziali effetti anche per il
voto del 25 maggio: in caso in cui venissero espresse tre preferenze per candidati
dello stesso sesso, la terza preferenza
sarà annullata. Quindi nell’esprimere tre
preferenze bisogna ricordarsi che almeno una deve essere per un candidato di
sesso diverso dagli altri due.
Fax simile della scheda elettorale della circoscrizione Italia centro in cui sono disponibili 14 seggi
spor t pistoiese
Un memorial Bardelli
di valori in una società
di disvalori
T
rent’anni e non sentirli. È stato presentato (nella foto un momento della
conferenza stampa tenuta all’Hotel
Villa Cappugi di Pistoia) in questi giorni il
“Memorial Giampaolo Bardelli”, prestigioso premio
a chi compie atti tangibili contro il doping, da qualche anno assegnato anche a chi ha meriti sportivi
e alle eccellenze pistoiesi, ideato dal giornalista e
scrittore Renzo Bardelli, organizzato dal Gruppo
Sportivo Giampaolo Bardelli per lo sport etico e
che quest’anno festeggia il trentesimo anniversario.
Riconoscimento di valori sportivi e umani, che lo scorsa edizione insignì anche Monsignor Giordano
Frosini, voglia di distinguersi da una società che, invece, rincorre il facile e non il giusto. La cerimonia
di premiazione si terrà sabato 7 giugno, dalle ore 9, nella suggestiva Sala Maggiore del Comune di
Pistoia. Per la sezione “Lotta al doping”, il Memorial sarà attribuito allo staff della Mapei SP Sport
di Milano, con in testa il presidente, nonché numero uno di Confindustria e massimo dirigente del
Sassuolo calcio, Giorgio Squinzi, il direttore di “Tuttobici” Pier Augusto Stagi, il giornalista UNVS (Unione
Nazionale Veterani dello Sport) Gianfranco Guazzone, i medici delle giovanili della Fiorentina, Giovanni Serni, e dell’Asl di Lucca, Carlo Giammattei. Per l’“Handicap” i premiati saranno Gianni Nerozzi,
pianista non vedente dalla nascita, e a Rossano Baronti, atleta paraolimpico. Per l’“Attività operativa
per i Mondiali di ciclismo in Toscana 2013”, Benedetto Piccinini di Lucca, Annalisa Giunti, comandante
della Polizia Municipale di Pistoia, Iginia Bartoletti, funzionario servizio Cultura del Comune di Pistoia, e
Simona Pallini, funzionario servizio Sport della Provincia di Pistoia.Tra gli “Ex ciclisti 80enni”, troveremo
Marcello Chiti di Chiazzano Pistoia, Paolo Guazzini di Prato, Francesco Bertini di Livorno, Damasco
Bocconi di Lamporecchio (Pistoia) e Giacomo Fini di Pietrasanta (Lucca). Fra le “Eccellenze pistoiesi”,
l’Avis comunale, Ugo Baldi, amministratore delegato della Conad del Tirreno, Simone Balli, presidente
di Confartigianato, Gessica Beneforti, segretaria provinciale della CGIL, Marcello Bucci, ex sindaco,
Remo Fattorini, portavoce del presidente della Regione Toscana Rossi, Annalia Galardini, già dirigente
scolastica del Comune, Massimiliano Irrati, primo arbitro pistoiese a dirigere una gara di serie A, il
medico Alberto Marini, Vittorio Nardini, presidente della Banca di Pistoia, Andrea Ottanelli, scrittore, e
Alessandra Sala, pittrice. Gli ospiti d’onore, di fama internazionale, verranno comunicati una decina di
giorni prima dell’evento.
Gianluca Barni
Calcio - Basket
Tempi Supplementari
F
di Enzo Cabella
avola cinque. Cinque come le vittorie consecutive dello straordinario
finale di ‘regular season’, cinque
come i punti di scarto su Caserta
nel decisivo spareggio per la conquista dell’ultimo posto (l’ottavo) dei playoff,
appendice riservata alla conquista dello scudetto tricolore. Il Pistoia Basket ha realizzato
un sogno, raggiungendo un traguardo così
lontano da non poterlo nemmeno immaginare. Considerando il modesto budget iniziale
della società, le scommesse fatte in sede di
campagna acquisti, gli investimenti in giocatori
americani pressoché sconosciuti e inesperti
del campionato italiano, la veste di neo promossa, l’inizio assai incerto della stagione, la
consapevolezza di dover lottare fino all’ultima
giornata per la salvezza: tutti buoni e validissimi motivi per essere soddisfatti e orgogliosi di
quanto la squadra ha fatto. Oltre alle qualità
tecniche, ha fatto affidamento allo spirito provinciale, di gruppo, alla tenacia di non doversi
mai arrendere. E’ successo così che le scelte
tecniche si siano rivelate giuste e vincenti, che
la squadra si sia ben presto ambientata nella
massima categoria, abbia cominciato a vincere
e battere addirittura squadre che da anni sono
tra le protagoniste del campionato. C’è da
aggiungere che la squadra è stata guidata da
un coach intelligente, con le idee chiare, che ha
trovato nell’ambiente pistoiese l’habitat ideale
per dare il meglio di sé e da ciascun giocatore. Non bisogna dimenticare il ruolo, a volte
decisivo, del pubblico al PalaCarrara, sempre
straripante, sempre caldissimo, che ha trascinato la squadra verso successi impensabili. La
squadra biancorossa ha raggiunto il massimo
della forma nel finale di campionato, vincendo
le ultime cinque partite e conquistando il pass
per i playoff, dove esordirà contro l’Armani
Milano, la superfavorita per il successo finale.
Nella partita-spareggio contro Caserta c’è
stato anche l’omaggio dei tifosi e dei compagni
di squadra a Gek Galanda, monumento della
pallacanestro italiana venuto a Pistoia con
l’obiettivo di dare un contributo importante
alla crescita della squadra biancorossa. C’è
riuscito, il grande Gek, non solo sotto l’aspetto
tecnico ma anche dal punto di vista morale e
umano, da vero uomo-spogliatoio, rendendosi
protagonista fuori dal parquet di tante iniziative sociali. A 40 anni ha appeso le scarpette al
classico chiodo e ha detto basta: domenica 11
maggio, proprio lo stesso giorno in cui vinse il
suo primo scudetto a Varese. Chapeau.
La Pistoiese ha cominciato la ‘poule scudetto’ pareggiando in casa con la Lucchese. Un
derby classico e antico, tra squadre illustri,
che si sono divise la partita: primo tempo a
favore della Pistoiese, che ha fallito un paio
di gol che sembravano... già fatti, secondo a
favore della Lucchese che ha avuto anche lei
due grosse occasioni per segnare. Pari e patta,
con la Lucchese però che è uscita favorita
dal confronto. La Pistoiese, ora, deve vincere
ad Ancona per continuare la strada verso lo
scudetto tricolore. Ma sarà molto dura.
Vita
La
18 Maggio 2014
Addio salotti
buoni
Chi va e chi
viene...
PRESENTATE LE LINeE GUIDA SUL TERZO SETTORE
C
13
Raccogliere
la sfida riformista
di Nicola Salvagnin
ome stiamo uscendo dalla crisi che ha squassato
l’economia italiana negli
ultimi sette anni? Uscendo
all’esterno, e lasciando entrare. Fiat è
la punta di diamante della prima tendenza: lasciando perdere una storica
propensione a campare grazie agli
aiuti di Stato, con Marchionne l’azienda
automobilistica torinese ha allargato sia
la propria stazza sia i propri mercati
grazie anche a una gamma di prodotti
ben più ampia delle solite utilitarie.
Pagherà un prezzo ma sta salvando gli
stabilimenti italiani, valorizzando marchi
come Maserati e rilanciando ora pure
l’Alfa Romeo. Dietro di lei, una miriade di
aziende della moda, del lusso, dell’agroalimentare, della meccanica di precisione
e quant’altro, che hanno preso d’assalto
ogni mercato del mondo per vendere i
propri prodotti: è l’export che sta salvando la nostra economia. Per competere
a livello globale, dobbiamo innovare
prodotti e lavorazioni, allargare il marketing, conoscere i mercati, allargare le
spalle per affrontare il mondo. Tanto
sano “allenamento” che ci permetterà
di essere un’economia valida e competitiva anche nel post-globalizzazione,
fenomeno che sta spegnendo la vecchia
manifattura italiana ormai sempre più
dislocata laddove il lavoro costa meno.
Ma la crisi ha anche costretto molte
aziende a lasciar entrare capitali
stranieri nel loro azionariato. Comprando marchi prossimi al fallimento o
portando capitali freschi laddove quelli
nostrani erano ormai stremati o riluttanti: vedi l’arrivo di fondi d’investimento
americani o arabi nelle banche, nelle
assicurazioni, nelle comunicazioni, nelle
catene alberghiere, nelle maison della
moda. Rompendo due vecchie logiche
italiche: quella del “salotto buono” che
intrecciava soldi dei soliti noti in azionariati quanto mai confusi e riluttanti agli
investimenti; quella dell’ultima istanza
chiamata Stato. Se va male, ci si rivolge
a lui. Privatizzare gli utili, socializzare
le perdite.
Nessun pasto è gratis, dicono gli inglesi.
Un conto, comunque, alla fine si paga.
Le aziende che escono, rischiano di
perdere velocemente le radici italiane.
Se si ragiona a livello globale, gli interessi
tricolori non hanno più l’importanza
di prima. Così come il mescolamento
dei capitali fa sì che le decisioni non
si prendano più a Milano o Roma, ma
magari a Londra, New York, Abu Dhabi.
Ultimo ma non meno importante: perde
peso “l’interesse nazionale”: non è sciovinismo alla francese, ma un fenomeno
che interessa l’intera economia globalizzata. Sanzioni alla Russia di Putin? Non
scherziamo, i suoi ricchi connazionali
hanno importanti investimenti ovunque.
Se poi pensiamo ai cinesi… Insomma
non è né un bene né un male: è così.
Queste sono le regole del nuovo gioco
mondiale, dove gli attori principali non
sono i soliti sette-otto Paesi occidentali.
Possono piacere o meno, ma gli asfittici
mercati interni, le piccole dimensioni,
l’autarchia nazionale, la politica che
sovrintende e s’intromette sono ormai
asset al tramonto ovunque. E l’Italia
si trova ora nel guado: se fa crescere
i propri “campioni” nazionali, giocherà
ancora in serie A. Se perderà i nuovi treni, si troverà nella B delle nuove colonie
economiche, con scarsissime possibilità
di promozione. In una parola: declino
dall’Italia
n. 19
Le importanti modifiche
bastano per un giudizio
positivo di Pietro
Barbieri, portavoce del
Forum del Terzo Settore
di Luigi Crimella
T
erzo Settore: una realtà con
301.191 enti non profit presenti oggi in Italia (erano
235.232 nel 2001). Vi prestano servizio oltre 4.700.000 volontari,
con la creazione di 957.000 posti di
lavoro di cui 681.000 dipendenti. Il Pil
generato ogni anno è di 67 miliardi di
euro, pari al 4,3% di quello nazionale.
Ne parliamo perché il premier Matteo
Renzi ha rese pubbliche le “Linee guida
per una riforma del Terzo Settore”,
annunciando che entro il 13 giugno
verranno raccolti suggerimenti e nelle
due settimane successive il governo predisporrà il disegno di legge delega, da approvare nel Consiglio dei ministri del 27
giugno 2014. Nelle “linee guida” ci sono
varie novità: sostenere il Terzo Settore
“con adeguati incentivi”, valorizzare “la
sussidiarietà verticale e orizzontale”, far
decollare l’impresa sociale, ripristinare
il “servizio civile” universale per giovani
dai 18 ai 29 anni (100mila all’anno),
ampliare il sostegno economico pubblico
e privato, fiscalità di vantaggio, 5 per
mille, titoli finanziari etici detassati. Su
tutto, si chiede trasparenza, bilanci pubblici, aggiornamento delle leggi 266/91
(volontariato) e 383/2000 (associazioni
di promozione sociale), creazione di una
specifica Authority. Per commentare
questa ipotesi di riforma il abbiamo
intervistato il portavoce del Forum del
Terzo Settore, Pietro Barbieri.
M
atteo Renzi, che
è stato sindaco di
Firenze fino a ieri,
ma che ora si trova dalla parte opposta -e cioè a
capo del governo- ha minacciato
di farlo, senza però farlo ancora:
mettere le mani dentro la giungla
di enti locali e municipalizzate che
in questi anni sono spuntati come
funghi in tutt’Italia. Migliaia di
realtà -storiche o nuove di zeccache fanno riferimento a Regioni,
Province, Comuni, enti intermedi
e che fanno di tutto, di più.
La stampa nazionale ha recentemente scoperto un’avanguardia
locale di questa tendenza: il
Comune benzinaio. A Verona -in
verità da un paio d’anni- la locale
Agsm (energia, gas, rifiuti) ha
creato una partnership con dei
privati per gestire alcune pompe
di benzina. Scandalo. Ma dipende
dalla parte dalla quale si guarda
la questione: se le municipalizzate
oggi producono elettricità, bruciano rifiuti, erogano gas, perché non
dovrebbero fare affari nel campo
della distribuzione di carburanti?
Perché non dovrebbero fare affari
ovunque questi si prospettino?
Giusto. E consideriamo pure la
motivazione che sorregge siffatte
attività imprenditoriali: gli utili fini-
È sorpreso dai contenuti
delle Linee guida per la riforma del Terzo Settore?
“No, assolutamente. Era stata
annunciata da Renzi la volontà di fare
interventi di riforma strutturale e abbiamo partecipato al gruppo di lavoro
promosso dal ministro Boschi per arrivare a questo risultato. Ci aspettavamo
un documento più di tipo elettoralistico
e invece è uscito un testo attento anche
a questioni tecniche, cosa che valutiamo
positivamente”.
In che modo la proposta
di Renzi appare così positiva?
“Ridisegna un quadro nuovo, più attinente, meno attento alle regole che devono certificare la singola organizzazione, ma orientato a come accompagnare
lo sviluppo dell’impegno civico. In ogni
territorio e ambito i cittadini conoscono
associazioni e cooperative che si occupano delle persone in maggior difficoltà,
o dell’ambiente, o di circoli ricreativi e di
quelli per i giovani, promuovendo capacità e innovazione, anche sviluppando
talenti. Tutto questo nelle linee guida
viene rafforzato, rinnovato e rilanciato”.
Il Terzo Settore non “vive
d’aria”. Ha bisogno di fondi
e finanziamenti. Cosa dite al
riguardo?
“L’aspetto finanziario è importante.
Fare azioni di welfare, di promozione culturale e dell’ambiente esige risorse, ma
queste azioni sono le meno finanziate.
Sicuramente meno rispetto alle imprese
profit. Ci si deve invece rendere conto che
sono ambiti dove si può produrre buona
occupazione. Penso al tema della povertà oggi, un problema gigantesco che sta
attraversando ormai non solo le fasce
degli immigrati e non riguarda solo il Sud
Pietro Barbieri
del Paese. Mi pare che il Terzo Settore
sia, sotto questo aspetto, uno strumento
straordinario che rigenera la capacità
d’includere chi è in difficoltà, chi ha perso
il lavoro o lo cerca, e offre la possibilità
che queste persone si emancipino”.
Qual è la genesi culturale
del Terzo Settore?
“Il volontariato interpreta un’idea di
fraternità, che nella storia dell’Occidente
è la terza gamba del motto ‘liberté, égalité, fraternité’ della rivoluzione francese.
Tra chi propende per il liberalismo, e chi
per l’egualitarismo, la terza opzione,
quella della ‘fraternità’, è alla base della
scelta del Terzo Settore, che punta alla
vicinanza all’altro, alla prossimità, all’aiuto. Ciò definisce l’impegno civico nella
cooperazione, nelle attività educative e
nell’impresa sociale”.
Le imprese del Terzo Settore rifiutano l’idea di “fare
utili”? E se li fanno, come li
usano?
“Le nostre imprese si definiscono ‘no
profit’ e non distribuiscono utili.Altrimenti
si rischierebbe che il tipo di attività che
mettono in campo divenga preda del
settore in cui operano. Concepiscono,
invece, il concetto di equilibrio dell’impresa. Andare in perdita significherebbe
rendere non utilizzabile lo strumento di
partecipazione civica e di sussidiarietà.
C’è un dato su tutti che spiega questa
convinzione e ce lo dicono le banche:
le sofferenze che registrano sul settore
‘profit’, a seguito della crisi, sono a 2
cifre; il ‘no profit’ invece è al 2% massimo.
Stiamo parlando di estrema credibilità
del settore, senza sbilanci economici”.
In un’era di “tagli” alla
spesa pubblica, chiedete e
chiederete “aiuti di Stato”?
“Non bisogna pensare al settore
come a un semplice fornitore d’opera o
come a dei sub-appaltatori dello Stato.
Invece la partecipazione dei cittadini è un
contributo straordinario al bene pubblico.
Perciò si devono trovare spazi nuovi per
gestire beni comuni e lavorare su beni relazionali, nella direzione della fratellanza
e della riduzione delle diseguaglianze”.
ECONOMIA
La giungla
delle municipalizzate
Renzi avrà il coraggio di disboscare le rendite dei sindaci?
di Nicola Salvagnin
scono alla collettività e non nelle
tasche di pochi; c’è la possibilità
di calmierare le tariffe e di aiutare
chi è più debole. C’è un forte
legame con la politica quand’essa
disegna il futuro di una comunità.
Allora, qual è il problema?
Che siamo in Italia, che la teoria è
sempre una cosa, la realtà un’altra.
E la fotografia di questo vasto
mondo è scoraggiante: sono attività gestite spesso in regime di monopolio; il fatto che le tariffe siano
più basse è molto discutibile; che
gli utili finiscano alla collettività
anche: spesso corroborano i bilanci comunali, quindi le politiche
(o gli sprechi) di questo o quel
sindaco. Discutibilissima la qualità
del servizio, soprattutto per le
aziende monopolistiche che raramente brillano per efficienza e,
appunto, qualità. Discutibile che gli
enti locali s’immischino nella creazione e/o gestione di autostrade,
aeroporti, porti, metropolitane e
quant’altro. Ancor più discutibile
che poi gli stessi enti locali si
svenino per coprire i buchi di bilancio che spesso queste aziende
creano, dai trasporti pubblici in
giù.
Il caso di Roma è esemplare: un
Comune in dissesto finanziario
cronico a causa proprio delle
sue avventure imprenditoriali, a
volte mascherate da “servizi” da
erogare. E i cittadini romani sono
costretti a pagare le più alte tasse
comunali d’Italia, di conseguenza.
Ma vogliamo parlare dei poltronifici? Della pletora di consigli di
amministrazione, di presidenti e
direttori, di revisori dei conti con
gettone allegato? Delle assunzioni fatte per colore politico? Per
sistemare cognati e cugine? Delle
consulenze esterne che beneficano legioni di persone o con
motivazioni assurde o fittizie, o
per far sì che qualcuno, al di fuori,
faccia quello che chi è assunto
non ha particolare voglia di fare
all’interno?
Alla fine paga Pantalone, come al
solito. Forse un po’ stufo di farlo,
visto che capisce sempre meno
le motivazioni. E si irrita quando
poi vede i sindaci piangere miseria
in diretta televisiva, allungando la
mano per ottenere fondi statali
mentre non si sognano manco
morti di dismettere queste proprietà o di lasciare spazio ai privati. Che se falliscono o lavorano
male, pagano in prima persona e
non si fanno confezionare decreti
legge ad hoc per chiudere l’ennesimo occhio.
14 dall’italia
n. 19 18 Maggio 2014
GIOVANI & LAVORO
Vita
La
Arriva “Garanzia giovani
in Toscana”
A
l via dal 1° maggio scorso,
Festa del lavoro, il piano
nazionale per l’occupazione “Garanzia Giovani”,
rivolto a persone dai 15 ai 29 anni
d’età che non lavorano e non sono
impegnati in percorsi scolastici o
di formazione professionale. Oltre
due milioni infatti i giovani che non
lavorano, così a differenza di altri
Paesi europei, dove il limite d’età
nell’accesso al progetto è di 24 anni,
in Italia arriva perciò a 29. L’obiettivo è di offrire entro quattro mesi,
dall’inizio della disoccupazione o
dall’uscita dal sistema d’istruzione,
un’offerta di lavoro, proseguimento
degli studi, apprendistato, tirocinio o
praticantato professionale retribuito,
altre misure di formazione, oppure
proposte di auto imprenditorialità
ed autoimpiego. Le regioni potranno
offrire delle specificità nel servizio
oltre a gestirlo per meglio adattarlo
alle caratteristiche dei territori, non
tutte hanno sottoscritto la convenzione con il ministero del lavoro fin
dal 1° maggio, la Toscana è invece
tra quelle già operative. Stanziati in
totale 1,513 miliardi di euro per il
2014 e 2015, «verranno spesi tutti»
osserva il ministro del lavoro Poletti.
Per la Toscana lo stanziamento è di
circa 64,8 milioni di euro, cui è da
aggiungersi il cofinanziamento regionale. La Regione è già stata apripista
in quest’ambito con il progetto Giovanisì, al quale va adesso ad integrarsi
Garanzia giovani: ai cinque ambiti d’in-
P
rima l’arresto dell’ex ministro Claudio Scajola accusato di essersi adoperato
per l’ex parlamentare Pdl
Amedeo Matacena, condannato per
concorso esterno in associazione
mafiosa e attualmente a Dubai in
attesa di estradizione. Poi la notizia
del micidiale giro di mazzette per gli
appalti dell’Expo di Milano con tanto
di video che riprende la consegna di
una busta contenente 15mila euro.
Cade in questa Italia del malaffare,
un libro dedicato alla “Onestà” (edito da Cortina) scritto dalla filosofa
Francesca Rigotti.
Che cosa si è rotto in
Italia? Quando e dove si è
allentato il senso dell’onestà?
“È difficile ascriverlo solo all’Italia. Un grosso contributo a questa
rottura, per esempio, sono stati i
nuovi media che hanno dato luogo
ad una società di non commitment, di
non impegno perché l’impegno può
essere continuamente corretto dallo
strumento stesso. Ma questo è un
discorso generale che vale per tutti
i Paesi mentre nel discorso italiano è
forse legato alla costruzione del mito
della casta. Mito per il quale tutto è
uguale a tutto, la destra uguale alla
sinistra, Berlusconi uguale a Cofferati. Tutto è un unico minestrone in
cui tutti sono ladri. Intanto, primo:
questo non è vero. Secondo, ha dato
luogo ai famosi populismi alla Grillo
che fanno presa perché si oppongono alla casta indifferenziatamente”.
di Leonardo Soldati
tervento già previsti si aggiungeranno
via via nuove iniziative. Riguardo ai
requisiti si deve essere residenti in
Italia, comunitari o stranieri extra
Ue regolarmente soggiornanti, occorre registrarsi sul portale www.
garanziagiovani.gov.it; possedendo un
indirizzo e-mail ed un telefono cellulare e fornendo codice fiscale e cap di
residenza e domicilio. Si riceve quindi
una mail con la password provvisoria
per completare il proprio profilo sul
sito www.cliclavoro.gov.it;
Al primo collegamento si sostituisce la password provvisoria con
una propria, accedendo alla pagina
personale, è possibile iscriversi anche
usando il proprio account Facebook
NUOVA TANGENTOPOLI
“Ma l’onestà è molto più
del non rubare”
La filosofa Francesca Rigotti sottolinea come sia
trascurato “l’aspetto legato alla verità, al dire il vero,
o almeno a dire ciò che si pensa sia il vero.
Parlo della onestà intellettuale e dell’integrità morale”.
Il ruolo dei nuovi media nella costruzione
di una società del non impegno
di Maria Chiara Biagioni
Che non esista più la destra e la sinistra a molti sembra però un fatto evidente.
“Certo, in Italia ha influito molto
il venire meno della destra e della
sinistra come classificazioni che a
mio avviso per lo meno aiutavano a
indentificarsi nel panorama, a indicare
quale fosse la concezione del bene.
Ma dire che viviamo tutti in un mondo in cui tutti sono disonesti, fa venire meno da una parte la fiducia nel
bene che esiste, e dall’altra fa venir
meno l’impegno, la parola data. Siamo
stati abituati nell’ultimo ventennio al
fatto che si poteva dire qualsiasi cosa
e negarla il giorno dopo e nessuno
protestava”.
Chi è allora la persona
onesta?
“Negli ultimi decenni che coincidono con la mercificazione del
mondo, il termine onesto ha acquisito una accezione squisitamente
economica legata al denaro. Per cui
onestà è astenersi dalla sottrazione
indebita del denaro, dalla frode o
dalla corruzione. È onesto colui che
non ruba. Ma nell’onestà c’è molto
di più. E molto di questo di più si
è perso per strada. Prendiamo per
esempio tutto l’aspetto legato alla
verità, al dire il vero, o almeno a dire
ciò che si pensa sia il vero. Parlo della
onestà intellettuale, dell’integrità
morale, intesa come comportamento
coerente in tutte le scelte secondo
le proprie convinzioni”.
Ma vale la pena essere
onesti oggi? La virtù dell’onestà appare una strada in
salita.
“Certo, la strada della disonestà è
tutta in discesa ma porta nel fosso”.
L’impressione è che si
tratti comunque di un fosso
dorato?
“La strada della disonestà è comoda. Mi chiedo però: davvero oggi
tutto si può comprare? Una laurea
comprata non è un traguardo che si
è meritato. Certo, la si può esibire
su una scrivania, mettere sotto vetro,
ma rimarrà pur sempre qualcosa di
comprato o con i soldi o con altri
favori. E mi voglio illudere che in
qualche modo quella persona si senta
a disagio”.
Sta dicendo che parlare
di onestà significa parlare di
felicità?
“Sì, alla fine sei più contento: se
hai fregato ed hai viaggiato sull’autobus gratis, provi sicuramente
una piccola felicità. Ma se ricevi un
premio per qualcosa che hai fatto,
il sentimento che provi vale molto
di più di quel piccolo istante di
godimento. Attenzione però a non
creare un mondo adamantino di
cavalieri erranti”.
o Twitter.
La domanda di adesione prevede
la selezione di un Centro per l’impiego (Cpi), con cui concordare un
percorso personalizzato (Patto di
servizio) a partire dal primo appuntamento disponibile fornito. Entro
quattro mesi dalla stipula del Patto,
l’utente riceverà un’opportunità di
lavoro o formativa. Il sistema incrocia una serie di variabili, territoriali,
demografiche, familiari ed individuali,
sulla base di informazioni fornite
dall’utente. Le Regioni contatteranno
quindi gli iscritti, proponendo corsi
di formazione mirati come stage in
aziende, servizio civile ecc. oppure
offerte di lavoro vere e proprie.
Oltre 7.500 le iscrizioni nei primi
giorni, comprendendo il sito www.
garanziagiovani.gov.it; o i singoli
portali regionali (2.700), circa mille
in Toscana.
Garanzia giovani è espressione
del piano europeo per la lotta alla
disoccupazione giovanile, usufruendo
di uno specifico capitolo di spesa
previsto per i Paesi, come l’Italia,
dove il tasso di disoccupazione
giovanile è superiore al 25%. Per informazioni consultare su internet la
pagina dedicata: http://www.giovanisi.
it/2014/04/28/garanzia-giovani-intoscana-2/ per contatti: numero
verde Giovanisì lunedì-venerdì, ore
9.30-16, 800 098 719; Fse Toscana
lunedì-venerdì, ore 10/18, 800 142
020.
Una curiosità: le donne
sono più oneste degli uomini?
“Le donne oggi sembrano meno
corruttibili degli uomini e più disposte a scusarsi per gli errori commessi. Naturalmente ci sono donne
disoneste. Ma nella quotidianità o
sul lavoro si può dire che le donne
hanno una maggiore propensione
all’onestà. Forse perché sono appena
arrivate. Forse perché devono stare
più attente. Forse perché per loro
nulla è scontato e devono essere
più brave perché altrimenti il posto
va al maschio. Forse allora perché
questo maggior impegno le porta ad
una maggiore attenzione sul lavoro”.
Allora il mondo in mano
alle donne sarebbe un mondo
più onesto?
“Mah. A vedere queste sciacquette che riempiono il panorama
politico, non direi proprio. Non
spingiamoci troppo. Sono frasi fatte”.
E allora il suo libro sulla
onestà a chi lo consegnerebbe?
“A chi si deve occupare della
formazione dei funzionari e degli
amministratori. Una volta c’erano le
scuole di partito: il Pci nel quale io
militavo, aveva la scuola di Frattocchie. E così pure i democristiani, i
socialisti educavano in questo senso.
Ecco, ci vuole una formazione di
chi va a fare politica. Cominciamo
almeno da loro”.
Vita
La
Il partito dell’Anc
(African nazional
congress) si ferma al
60%. Dal voto emerge
la difficoltà del
partito di Mandela,
sempre più rappresentativo della maggioranza nera della
popolazione, di
realizzare il sogno
della “Nazione
Arcobaleno”
di Davide Maggiore
H
a vinto l’Anc,
come previsto, ma
lo scrutinio potrebbe riservare
qualche delusione imprevista
al presidente in carica Jacob
Zuma e ai suoi compagni di
partito. A un terzo circa dello
spoglio, lo storico movimento
di liberazione sembra aver
ottenuto intorno al 60% dei
voti nelle elezioni generali di
ieri: con il passare delle ore
la percentuale aumenta, ma
la maggioranza dei due terzi,
in cui Zuma sperava, resterà
quasi certamente lontana,
e nemmeno il risultato del
2009 (oltre il 65%) dovrebbe
ripetersi. In grande crescita,
invece, la Democratic Alliance,
opposizione di centrodestra,
guidata da Helen Zille: anche
L
e inaudite violenze
a sfondo religioso
che insanguinano
la Nigeria, perpetrate dai famigerati Boko Haram, sono un fenomeno non
solo inquietante, ma anche
rivelatore della debolezza
sistemica di un Paese sempre
più in bilico tra democrazia e
anarchia.
Al grido di “Allah Akbar”,
“Dio è grande” i Boko Haram
ultimamente hanno preso
grande dimestichezza nel
rapire giovani donne, addirittura adolescenti, con l’intento
dichiarato di venderle negli
Stati confinanti, come schiave
o concubine, alla cifra irrisoria di 12 euro. In questo
modo vorrebbero seminare
il panico tra coloro, cristiani
e musulmani, che intendono
far studiare le proprie figlie,
in contrasto con la sharìa.
Nel frattempo, i Boko Haram,
continuano a ricevere aiuti
militari dal Camerun, Ciad e
Niger, a riprova dell’esistenza
di legami con organizzazioni
quali al Qaida nel Maghreb
islamico, come peraltro ben
documentato da oltre tre
anni dall’intelligence nigeriana.
Sta di fatto che l’accresciuta
attività dei Boko Haram va
anche inserita nel contesto
dei fragili equilibri politici e
sociali della Nigeria. Il loro
obiettivo, infatti, è quello di
destabilizzare l’intera nazione.
A parte un coinvolgimento
del salafismo saudita, lo stesso che ha foraggiato alacre-
18 Maggio 2014
dall’estero
n. 19
IL VOTO IN SUDAFRICA
Gli eredi di Mandela
vincora ancora
ma non sfondano
se il partito di riferimento di
molti bianchi non raggiungerà,
come pure aveva sperato nelle
scorse ore, il 30%, il 25% verso
cui sembra avviato significa 9
punti in più rispetto alle scorse
consultazioni. Distante, con il
4%, il terzo partito, gli Economic Freedom Fighters di Julius
Malema, leader di estrema
sinistra. A favorire i partiti
d’opposizione e a penalizzare
l’Anc potrebbe essere anche
l’affluenza, ferma al 72% e in
calo rispetto a cinque anni
fa. Ciononostante, ieri alcune
sezioni elettorali sono dovute
restare aperte fin oltre le 21,
orario previsto di fine delle
operazioni, per permettere a
tutti di esprimere il voto.Tranquilla anche la situazione di
sicurezza, nonostante i timori
della vigilia, quando alcuni seggi
a Bekkersdal, nel Gauteng,
e nel KwaZulu-Natal erano
stati dati alle fiamme. Chiuse
le urne, per i vincitori è però
il momento di affrontare i nodi
irrisolti del Paese, in particolare quelli economici.
Problemi
strutturali
“Tutti i problemi di questo
tipo che esistevano prima della
campagna elettorale, continueranno ad essere presenti
- prevede Raymond Perrier,
direttore del Jesuit Institute
di Johannesburg - perché nessun partito ha fatto proposte
davvero risolutive”. Questa,
prosegue è anche la ragione
per cui “gli Economic Freedom Fighters hanno destato
interesse: sembrano avere
delle soluzioni, che in realtà
non sono buone, ma quando
le persone sono preoccupate,
cercano qualsiasi rimedio che
abbia una minima possibilità di
funzionare”. A peggiorare lo
scenario, e a porre ulteriori sfide al prossimo governo, continua Perrier, contribuiscono
anche fattori macroeconomici,
che incidono sul costo della
vita, “sempre più difficile da
sopportare”, non solo per le
categorie tradizionalmente più
deboli, ma “anche per i comuni
cittadini sudafricani”: è questo,
conclude, uno dei motivi per
cui “tra la popolazione c’è
tanta rabbia”. Un altro fattore
importante da questo punto di
vista è la corruzione: secondo
il direttore del Jesuit Institute,
“quel che il governo dovrebbe fare per sconfiggerla è
semplicemente cominciare ad
affrontarla” e in questo senso
la comunque scontata conferma di Jacob Zuma al vertice
dello Stato non aiuta, perché
Viaggio nel pianeta
“Boko Haram”
che soffoca la Nigeria
Il Paese è governato da oligarchie incapaci di garantire il benessere
del popolo. In questo contesto si inserisce l’azione degli estremisti
islamici che hanno rapito giovani donne che vengono vendute
di Giulio Albanese
mente al-Qaeda, vi sarebbero,
come vedremo più avanti,
complicità interne al “sistema
Paese”, sia nelle forze armate
nigeriane sia anche nel Parlamento federale.
Tutto ciò avviene in un Paese
che galleggia sul petrolio, con
oltre 250 gruppi etnici, ma
in cui l’unico vero collante,
a parte i confini geografici,
è rappresentato da un ordinamento costituzionale di
tipo federale, che dall’indipendenza ad oggi è passato
dalla gestione civile a quella
militare. La frammentazione
interna alla società nigeriana
ha fatto sì che si affermassero
col tempo oligarchie in forte
competizione. Ciò ha determinato una gestione clientelare
delle risorse di oro nero e
acuito a dismisura la povertà
della maggioranza della popolazione.
È bene rammentare che
i Boko Haram sono nati
proprio a Maiduguri, capitale del Borno, per iniziativa
dell’imam Ustaz Mohammed
Yusuf, nel 2002, con l’idea di
instaurare la sharìa, grazie
all’appoggio dell’ex governatore Ali Modu Sheriff. Animato
da un fanatismo religioso,
fortemente intollerante nei
confronti del governo centrale
di Abuja,Yusuf diede vita ad
un complesso religioso che
comprendeva una moschea
ed una scuola, dove le famiglie appartenenti ai ceti meno
abbienti di fede islamica potessero iscrivere i propri figli.
La setta comunque, fin dalle
origini, venne concepita in funzione antioccidentale, anche
se rimase nell’ombra fino al
2009, quando diede il via a
una serie di attacchi diretti
principalmente contro obiettivi
governativi e in particolare nei
confronti della polizia locale.
L’arresto di Yusuf, morto in prigione in circostanze misteriose, ha di fatto lasciato spazio
a una forte segmentazione
del movimento in varie cellule.
Col tempo, però, si è affermata la componente estremista.
Per comprendere i tratti
fisiognomici del movimento
eversivo, vi sono due ricercatori che hanno fornito delle
utilissime indicazioni. Secondo
Eric Guttschuss, ricercatore di
Human Rights Watch, che ha
raccolto numerose testimonianze tra alcuni ex adepti di
Yusuf, quest’ultimo riusciva ad
adescare con successo giovani
seguaci tra i disoccupati “parlando loro male della polizia
e della corruzione politica”.
Abdulkarim Mohammed, un
altro autorevole studioso di
Boko Haram, ritiene, comunque, che le insurrezioni violente in Nigeria siano dovute
“alla frustrazione per la corruzione e al malessere sociale
sulla povertà e la disoccupazione”. Non sorprende allora
sapere che un portavoce di
Boko Haram abbia dichiarato
nel 2012 che Ibrahim Shekarau e Isa Yuguda, ambedue
musulmani, rispettivamente
governatore dello Stato di
Kano e governatore di Bauchi,
abbiano entrambi pagato
mensilmente il gruppo terroristico. Com’è noto, i Boko
Haram vorrebbero imporre la
sharìa a tutta la Repubblica
Federale, che finora ha goduto
di una costituzione garante
della laicità delle istituzioni
- ricorda Perrier - il presidente in carica “è stato accusato
da un procuratore di essersi
impadronito di denaro pubblico”. Una mossa del genere,
sintetizza lo studioso “mostra
che non c’è un vero impegno
contro la corruzione”, anche
se si continua a parlarne.
“Nazione
arcobaleno” e
società civile
Il voto ha coinciso anche
con il ventennale della giovane
democrazia sudafricana, fondata sull’ideale della “Nazione
Arcobaleno” sognata da Manpolitiche.
Il problema di fondo è che
la legge islamica è già stata
introdotta nella Nigeria
settentrionale ben 14 anni
fa, in flagrante violazione
del dettato costituzionale. Si
trattò, a detta di autorevoli
osservatori, di una debolezza
dell’allora presidente Olusegun Obasanjo (cristiano), sul
quale pesa la responsabilità
storica di aver ceduto alle
pressioni dei poteri forti che
intendevano minare la stabilità nazionale. In questi anni,
l’episcopato cattolico ha fortemente criticato la decisione
di Obasanjo, ricordando che
nel Corano non v’è traccia di
sharìa. È menzionata invece
nella Sunna, ovvero la tradizione del profeta Mohammed, da cui molti giureconsulti conservatori attingono,
prendendola alla lettera. In
questo contesto, comunque,
alla contrapposizione tra il
Nord musulmano ed il Sud
cristiano, si aggiunge la lotta
per il potere su base etnicoregionale. Ecco perché le
vere ragioni dell’accresciuta
attività del movimento vanno
rintracciate nei rapporti che
in questi anni i suoi componenti hanno stretto con politici altolocati e membri delle
forze armate appartenenti
alle etnie del Nord, interessati alla radicalizzazione della
violenza al fine di destabilizzare il Paese.
A questo punto viene spontaneo chiedersi in che modo
sarà mai possibile sconfiggere questi sobillatori islamici.
15
dela.Anche in questo, secondo
Perrier, l’Anc di oggi si sta
allontanando in qualche modo
dal sogno del suo storico
leader: “la campagna dell’Anc
ha mostrato uno spostamento
dalla visione di un movimento
che è sempre stato multirazziale - giudica - nella direzione
di un partito dei neri, come
se l’Anc avesse deciso di non
poter più ottenere il voto
degli elettori bianchi, coloured
e indiani e si accontentasse di
concentrarsi sul gruppo che
costituisce la maggioranza
della popolazione”. Nell’affrontare le sfide future del
Sudafrica, però, riconosce il
direttore del Jesuit Institute,
può essere prezioso anche il
contributo di realtà diverse
dai partiti, come quelle della
società civile. In questo senso
le Chiese “continuano a giocare un ruolo importante nel
campo dei servizi educativi”,
nota. E aggiunge: “Parliamo di
un contributo non enorme
in termini di numeri, ma importante quando si tratta di
mostrare che le scuole pubbliche gestite da organizzazioni
religiose possono ottenere
risultati migliori di quelle gestite dal governo utilizzando
lo stesso budget”, rappresentando dunque un esempio “di
ciò che si potrebbe fare nella
fornitura dei servizi”.
Da alcune settimane, lo stato
maggiore nigeriano ha avviato, oltre ai rastrellamenti a
tappeto da parte delle forze
speciali, una serie interminabile di bombardamenti aerei
per snidare gli estremisti nella
foresta Sambisa, lungo il confine con il Camerun. Purtroppo
i risultati lasciano molto a
desiderare, col risultato che
si verificano costantemente
episodi gravissimi, come il sequestro di oltre 200 ragazze,
avvenuto il 14 aprile scorso
nella scuola Chibok. In questi
mesi, l’attuale presidente, Goodluck Jonathan, ha tentato
ripetutamente di fare piazza
pulita di tutti coloro che, in un
modo o nell’altro, hanno fallito
nella lotta contro l’estremismo islamico e la corruzione
dilagante nelle istituzioni.
Dopo aver silurato in gennaio
i vertici delle forze armate
e nominato 12 ministri in
sostituzione di quelli da lui
giudicati inefficienti, ha addirittura licenziato, a febbraio,
il suo capo di gabinetto, Mike
Oghiadomhe, altro tassello di
una serie di cambiamenti nei
vertice del Paese. I detrattori
del presidente lo accusano di
essersi accorto troppo tardi
delle inadempienze dei suoi
collaboratori, poco importa se
politici o militari, non foss’altro
perché non è ancora riuscito a sconfiggere i terroristi.
D’altronde, il fenomeno dei
Boko Haram, parafrasando
un proverbio africano, è come
“quel serpente che ha già posto le sue uova nel nido delle
aquile”.
16 musica e spettacolo
Vita
La
n. 19 18 Maggio 2014
QUALE SERVIZIO PUBBLICO?
Nella Rai dei cittadini
si gioca la sfida
della relazione umana
N
el 2016 scadrà la
convenzione con la
quale lo Stato riconosce alla Rai il compito esclusivo di svolgere servizio
pubblico, e in vista del rinnovo
della concessione il mondo cattolico rilancia il dibattito su questo
tema cruciale per la comunicazione. A dare il via al processo
di riflessione è stato l’incontro
promosso a Roma, nella sede de
La Civiltà Cattolica, dalla rivista
dei gesuiti e dall’Unione cattolica
stampa italiana. “Anche noi”,
ha esordito p. Antonio Spadaro,
direttore de La Civiltà Cattolica,
inaugurando la tavola rotonda
“La Rai dei cittadini. Il servizio
pubblico per la qualità della
comunicazione”, vogliamo “discutere sulle condizioni e sui criteri
della convenzione. Lo facciamo
nello stile di questo Pontificato
in cui per noi è più importante
far nascere nuovi processi umani
che conquistare spazi”.
No a “sindrome
dell’imbarazzo”
Spadaro si è soffermato sull’evoluzione del concetto di informazione, che da “broadcasting”
sta diventando sempre più
“sharing”, mentre sta sfumando
la figura del semplice “utente”.
Necessaria “una conversione radicale” verso “una convergenza
È
una ghiottissima
occasione per gli
amanti delle gite
fuoriporta la mostra
su Camille Pissarro che è stata
allestita nelle Scuderie del
Castello Visconteo di Pavia, che
una volta Petrarca definì “il più
bel monumento che possasi
vedere”. Si tratta, in effetti, di
una retrospettiva assai interessante, non solo per la trentina
di pregevolissime opere esposte
–anche un paio di Corot e alcune del figlio Lucien Pissarro- ma
anche per lo scenario suggestivo che, immerso quasi nel buio
di una sala cinematografica,
offre al visitatore, in ogni ambiente, anche un documentario,
proiettato a parete intera, di un
vecchio attore che impersona
l’artista, che è stato –tutti lo
sanno- non solo uno dei primi
artefici del nuovo movimento
impressionista ma anche uno
dei suoi principali teorici, soprattutto per quanto riguarda
la ricerca luministica e il ruolo
del colore –sfumature e pigmentazioni comprese. La pennellata “a tratti” è ben visibile
in molti quadri, tutti di piccolamedia grandezza, da quelli che
raffigurano i castagni coperti
dalla neve a Louvenciennes,
per diversi anni residenza del
“La Rai dei cittadini. Il servizio pubblico
per la qualità della comunicazione”
di Giovanna Pasqualin Traversa
dei media”, per cui il flusso dei
contenuti “avvenga in maniera
integrata, interattiva, partecipativa su più piattaforme”. Per la
Rai, ha concluso, è forse tempo,
di porsi “al centro di una fase approfondita di riflessione pubblica
sul proprio futuro”. Da monsignor Galantino, segretario della
Cei, l’invito ai cattolici a scrollarsi
di dosso “una sorta di ‘sindrome
dell’imbarazzo’, che troppo
spesso sembra aver catturato
alcune fasce del mondo credente
e che porta ad avallare la dissociazione tra fede e cultura”.
Il presule ha messo in guardia
dal “pericolo” di un “eccessivo
lobbismo intorno agli argomenti”.
Occorre, ha ammonito, “dare a
tutti la possibilità di dire le proprie ragioni su ogni argomento”.
La comunicazione “rimane una
sfida essenzialmente umana”,
e se non spetta alla chiesa
“suggerire come vada gestita la
Rai”, essa può tuttavia “ricordare
che nel nostro Paese c’è ancora
bisogno di un servizio pubblico”
in grado di “stimolare l’ambiente
comunicativo, elevando la qualità
dei modelli culturali offerti”. Di
qui la raccomandazione di pen-
sare ai giovani, facendosi carico
della “trasmissione di un sistema
credibile di valori che possa
essere” da loro “intercettato e
fatto proprio”, e l’invito ai cattolici a “riscoprire una presenza
di lievito”.
Baluardo della
civiltà italiana
“Essere sulla frontiera della
tecnologia, puntare alla qualità
e varietà dell’offerta, essere
efficienti, efficaci, solidi e trasparenti”. Queste, per Anna Maria
Tarantola, presidente della Rai,
le caratteristiche che dovrebbero avere i servizi pubblici. A
leggere il suo messaggio inviato
all’incontro è stato il giornalista
Massimo Bernardini, moderatore
della tavola rotonda. Per Luigi
Gubitosi, direttore generale Rai,
“Se la Rai dovesse avere un
sottotitolo, questo dovrebbe essere ‘ultimo baluardo della civiltà
italiana’”.“Dobbiamo continuare
-ha esortato- a spingere sulla
cultura, perché è la nostra principale missione”. Nel richiamare
il successo di “Braccialetti rossi”,
Gubitosi ha sottolineato l’importanza di “far passare ai giovani
messaggi positivi”. L’azienda
“è attrezzata sul fronte della
tecnologia, ma saranno i valori
a portarci nel 2016”.
Parlare a tutti
i cittadini
Il servizio pubblico deve restare
al centro della comunicazione”, ha sostenuto il presidente
dell’Ucsi,Andrea Melodia, secondo il quale la Rai “deve diventare
una media company” per “presidiare il sistema comunicativo garantendone qualità e diffusione
universale”. Qualità che è “utilità
sociale; capacità di contrastare
le emergenze educative; dialogo
interculturale, interreligioso e
intergenerazionale”; lotta al
“divide”; stimolo all’innovazione,
“capacità di mantenere valori
nel tempo”. Secondo Melodia,
occorre salvaguardare la televisione generalista che “può
essere la vera leva della coesione
sociale”, e il servizio pubblico
deve “parlare a tutti i cittadini”,
ma per questo la Rai ha bisogno
di “un’operazione editoriale
complessiva e coordinata”.
Crescita e utili
sociali
Sulla stessa linea Giuseppe
Roma, direttore del Censis: “Più
che l’idea di un servizio pubblico,
è importante l’idea di un grande
patrimonio comune a tutti gli
italiani”. Richiamando la riflessione di mons. Galantino, Roma
ha osservato: “Il mondo dei giovani non è facile da ‘convertire’
ma non lo ritengo impossibile”
a condizione di “lavorare sul
territorio”. Quanto alla Rai, è
necessaria “qualche operazione
di bonifica interna”. Per Vittorio
Di Trapani, segretario dell’Usigrai,
l’azienda “non deve produrre
utili economici, ma utili sociali”.
Fondamentale “l’accountability,
la capacità di rendere conto ed
essere in relazione”. Un tema
sollevato da diversi relatori è
stato la riforma del canone e
l’ipotesi di legarlo alla capacità
di spesa dei cittadini.“Dobbiamo
fare una riforma” ha concluso il
sottosegretario del ministero dello Sviluppo economico, Antonello
Giacomelli, “che instauri un rapporto positivo con la tassa, garantisca equità ed elimini il dato
imbarazzante dell’evasione”.
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arte
Pissarro, l’anima
dell’impressionismo
Una mostra al Castello Visconteo di Pavia
di Francesco Sgarano
pittore, a quelli che offrono
squarci di suprema bellezza di
roseti fioriti o frutteti o la fila di
meli ad Eragny, tarda dimora di
Pizzarro. Un lavoro totalmente
en plein air, come nella rigorosa concezione impressionista,
un’attenzione e un amore nei
confronti della natura che, in
questo frangente particolare,
trova un esito indimenticabile.
Chi guarda non può provare
che un immenso piacere, non
dimenticandosi di quanto sia
stato tortuoso il cammino dei
vari Renoir, Monet, Manet e
compagnia verso il successo,
che non arrise mai a Pizzarro
se non negli ultimi anni. Impreziosiscono il catalogo un autoritratto, tipico genere assimilato
tout-court dagli impressionisti,
che Pizzarro sa rendere con
realismo convincente, due vedute di intensità straordinaria
della Parigi fin-de-siecle, quando
era la capitale assoluta del
benessere e dell’armonia in
piena Belle Epoque, tra cui
“Il Boulevard Montmartre nel
Mardi Gras”, con precisissimi
tocchi di pennello per restituire
una folla sterminata per strada.
Che Pizzarro sia partito quasi
come epigono di Corot e della
scuola di Barbizon è evidente
da un paio di tele, in debito
evidente con la corrente paesaggista, poi però si scorge
un’evoluzione costante –da
vero artista apripista e anticonvenzionale- che, attraverso
la cifra stilistica dell’ “impressione”, lo conduce addirittura
a sposare le innovazioni puntiniste e divisioniste di Seurat
e Signac (inequivocabili nel
“Ritratto di Felix con la gonna”),
che in seguito abbandona per
l’eccessivo impiego di tempo
che –come esplicita in una
lettera- lo fa crollare in una profonda crisi artistica. Scorrendo,
in preda all’ammirazione più
profonda, i vari titoli –provenienti da collezioni di tutto il
mondo, dai musei di Belgrado
a Johannesburg- si scorgono
anche due ritratti d’autore
di Gauguin e –in acquaforte,
altra tecnica in cui Pizzarro
eccelleva- di Cezanne, che si
proclamò sempre fiero seguace
e allievo dello spesso bistrattato
maestro. Proprio attraverso il
vincolo cezanniano, che –come
gli storici dell’arte sovente hanno sottolineato- ha influenzato
tutte le avanguardie del primo
Novecento –il Cubismo su tutti,
per la ricerca della tridimensionalità pittorica- Pizzarro può
trovare ancora oggi un posto
di sicuro prestigio nell’arte
odierna.
LaVita
Settimanale cattolico toscano
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Giordano Frosini
STAMPA: Tipografia GF Press Masotti
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CHIUSO IN TIPOGRAFIA: 14 MAGGIO 2014
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n. 19 18 Maggio