42 — contemporanea ritratti «Il compositore è un inventore di modelli» Un’intervista a Claudio Ambrosini contemporanea L di Andrea Oddone Martin a Venezia migliore, quella lontana dai copiosi flussi turistici di questo periodo, ci circonda, assolata. Siamo nello studio di Claudio Ambrosini, compositore vincitore del Leone d’Oro della Biennale 2007 e direttore dell’Ex Novo Ensemble, formazione veneziana che ha fondato esattamente trent’anni fa. Il catalogo di Ambrosini si estende su un lungo arco di tempo, la sua attività creativa si svolge ininterrotta dagli anni settanta, ma che ruolo ha, al giorno d’oggi, il compositore? Il compositore di ricerca, oggi come nel passato, ha un ruolo propulsivo fondamentale. Forse il pubblico non se ne rende conto, e neanche i produttori di «musica di consumo», ma gran parte di ciò che c’è nella musica che essi mettono in vendita oggi è la copia, ridotta a prodotto da supermercato, delle ricerche svolte trenta, e anche cinquant’anni fa. Ho già avuto modo di dimostrare come le basi del rap e dell’hiphop, per esempio, siano già perfettamente delineate in una composizione di Schaeffer del 1948. Per cui, se non altro, il compositore d’avanguardia serve a produrre i modelli di quello che si ascolterà fra cinquant’anni! Per questo i primi che dovrebbero sostenere la sperimentazione sono proprio i produttori della musica di consumo, perché altriClaudio Ambrosini menti non avranno più niente da copiare. Bisogna dire che, fatalmente e regolarmente, questo sostegno non c’è. Nel 2001 la Svezia, presidente di turno della Comunità Europea, decise di dar vita a un grande convegno sulla condizione di vita dell’artista oggi. Riunirono tutti i ministri della Cultura e tutti i direttori delle radio europee – naturalmente l’Italia non mandò nessuno – e chiesero a tre esponenti dell’attività artistica (uno scrittore polacco, una pittrice inglese e un musicista, che ero io) quali fossero le difficoltà che incontravano per vivere e far conoscere i propri lavori. In quell’occasione proposi tra l’altro l’idea di creare i Pioneers’ Rights cioè «diritti dei pionieri»: ossia che per ogni suono, effetto, apparecchio o procedimento sonoro che arriva alla distribuzione di massa come prodotto di consumo, ci sia il riconoscimento di un diritto ai «padri lontani» che lo hanno concepito. Se ascoltiamo i suoni di una qualsiasi canzone o di una tastiera elet- tronica di oggi, potrei dirti da quale brano di musica contemporanea, di qualche decennio fa, quel suono o quell’effetto son stati rubati. Facciamo un esempio: oggi si sta diffondendo nelle nostre case il cosiddetto Home Theatre, cioè un impianto d’ascolto basato sull’uso di diversi altoparlanti disposti intorno all’ascoltatore. Cioè su cosa? Sulla spazializzazione del suono sperimentata dalla musica concreta e quella elettronica, da Nono, Maderna, Stockhausen come pure, nel 1958, da Xenakis, col suo Padiglione Philips a decine di altoparlanti. Quindi la mia proposta di Pioneers’ Right era: prelevare una percentuale anche minima ma da tutte le transazioni economiche del commercio musicale. Non certo per impiegarla per compensare tardivamente (e spesso postumamente) il singolo ricercatore del passato ma per dedicarla al finanziamento della ricerca, all’incoraggiamento dei «nuovi pionieri»: borse di studio, premi, aiuto ai progetti, sostegno ai giovani. Immediatamente degli economisti svedesi provarono a calcolare quanto anche la semplice percentuale dello 0,01 – ma su tutto – avrebbe prodotto: si trattava di molti miliardi di euro, da destinare al futuro della musica. Ma noi viviamo in una società che nega ormai perfino il diritto d’autore, per cui l’iniziativa non ebbe un seguito concreto, ma la ritengo tutt’ora valida. Può sembrare una domanda scontata, è d’accordo sul mantenere il diritto d’autore? Assolutamente sì. È illuminante la frase dell’annullo postale francese, il timbro che si trova sui loro francobolli: «Droit d’auteur, liberté de l’auteur». Il diritto d’autore equivale alla libertà dell’autore perché impedisce che l’artista sia costretto a fare altri lavori, non musicali, o ad accettare – pur nella musica – dei lavori che lo sottoimpiegano, o a sottomettersi ai gusti del mercato. Il diritto d’autore salvaguarda il principio fondamentale della libertà dell’arte. Purtroppo l’arte è sempre stata costosa: uno scultore ha bisogno del marmo, un pittore di tele e colori e così un regista o un architetto. Un cd di nuova musica nasce dal lavoro di tanti: compositori, musicisti, tecnici, grafici, traduttori, stampatori, spazi di prova, studi di registrazione e così via. I diritti sono uno dei modi di riconoscere il valore di tutto questo sforzo e permettere di andare avanti. Le prossime esecuzioni della sua musica a Venezia? Il 3 ottobre alla Chiesa dei Frari, l’Orchestra del Teatro La Fenice, diretta da Andrea Molino, darà il concerto conclusivo del World Forum (cfr pagg. 44-45)organizzato dall’IAES per discutere dei problemi mondiali dell’ambiente, con l’apporto di specialisti e premi Nobel. Presenterò delle trascrizioni per orchestra: tre da Giovanni Gabrieli e, in prima assoluta, la Toccata da L’Orfeo del mio amato Monteverdi. ◼ contemporanea — 43 Al debutto due lavori inediti del compositore veneto L a musica di Paolo Furlani, compositore nativo di Isola del- la Scala ma da molti anni residente a Venezia, è tra settembre e ottobre protagonista di due debutti teatrali assoluti. Il primo è L’appel de la pompe à feu, una serata «dada» scritta da Agathe L. Thalazac e dedicata a Erik Satie, che vedrà la luce a Parigi il prossimo 15 settembre. Gli chiediamo com’è nata questa collaborazione. Alcuni anni fa, nel 2002, ho contribuito a ricavare la versione ridotta de L’appel de la pompe à feu proponendo ad Agathe L. Thalazac molti tagli del testo originale che mantenessero la continuità della storia raccontata e una equa distribuzione degli interventi tra i personaggi. Dovevamo preparare un libretto d’opera per partecipare a un concorso. Il testo attuale è rimasto pressoché quello del libretto d’opera, ma è cambiata la partecipazione della musica al progetto. Gli usuali piccoli interventi musicali che punteggiano la recitazione del testo in uno spettacolo di prosa, sono affidati a un piccolo ensemble formato da Clarinetto, Violoncello, Pianoforte e Percussioni, che suona in palcoscenico. Un qualche ricordo del progetto di opera lirica originale è rimasto nella scelta di far cantillare e cantare gli attori, che a volte sono riuniti in piccoli cori. Ho pensato di seguire Agathe tuffandomi nel suo mondo visionario, pieno di surreali giochi di parole e di immagini flamboyant, cercando un suono corrispondente che pur danzando come un funambolo sul filo della tradizione della musica classica occidentale potesse stupire con qualche inaspettata piroetta, gioiosamente folle, nel segno di Stravinskij o Poulenc. In questa direzione va l’uso delle percussioni – spesso strumenti giocattolo – affidate anche agli attori, necessarie a punteggiare la recitazione del testo ma anche a creare un mondo sonoro inaspettato, geometrico e un po’ piccante, a tratti ingenuamente infantile. Ho deliberatamente evitato ogni riferimento diretto alle musiche di Erik Satie, ma ho voluto inserire diversi ritmi di danza, che Satie utilizzava nelle sue serate di cabaret: questo è il vero omaggio della mia composizione al grande musicista francese. Il secondo spettacolo rientra nell’ampia produzione che Furlani ha destinato ai più piccoli, creando per loro delle vere e proprie opere da camera. Si tratta del Vestito nuovo dell’imperatore, ricavata dalla favola di Hans Christian Andersen. Questa è una commissione del «Carlo Felice» di Genova che andrà in scena a ottobre in prima assoluta al Teatro Comunale «Chiabrera» di Savona. In quest’occasione sfrutto una ri- duzione teatrale firmata da Gianni Rodari del testo originale di Andersen. Ci sono una moltitudine di personaggi interpretati da bambini, e gli adulti sono soltanto tre: il re, la regina e il sarto, che imbroglia il re il vendendogli il vestito inesistente. Ho scritto la musica di questo lavoro, che è la mia decima opera, cercando di unire la meravigliosa tradizione del repertorio per bambini al mio linguaggio musicale. La tradizione cui faccio riferimento è quella nata sulla radice dei canti popolari su cui si sono innestate varie composizioni d’arte, spesso anche teatrali, con un linguaggio musicale semplice ma mai banale, come è necessario che sia un repertorio rivolto a chi muove i primi passi all’interno della nostra grande tradizione culturale. Il mio linguaggio invece si è sviluppato nella direzione di un rapporto consonante tra la dimensione orizzontale – melodica – e il controllo degli incontri verticali – armonici. Una soluzione che ho trovato è quella dell’uso di piccoli gruppi di note, cellule, nella fattispecie di quattro note, che in ogni singolo momento governano le due dimensioni. Nel caso specifico di quest’opera la scelta è caduta su quattro note diatoniche, per la vicinanza che queste hanno con il mondo tradizionale della musica tonale. C’è anche un gioco contemporanea Paolo Furlani tra serate «dada» e Andersen Un disegno di Licia Lucchese. di specchi, ben adatti a dei vanitosi come il re e la regina: le quattro note sono usate quindi anche nella loro inversione, che sa di «modo minore» laddove l’originale profuma di «modo maggiore». Ma su tutto sarà la combinazione – la composizione! – di questi elementi di base a essere nuova. Questa è una delle tante sfide della mia professione: verificare l’efficacia per le orecchie di un «mondo sonoro» che coniuga un’estrema riconoscibilità, quale è quella delle quattro note diatoniche, e una composizione più libera, che piega quelle cellule verso direzioni impreviste, in combinazioni inconsuete». (l.m.) ◼ 44 — contemporanea IlWorldVeniceForum difende l’ambiente a suon di musica Tra i compositori coinvolti Sciarrino, Mosca e Ambrosini di un programma culturale che in qualche modo accompagnasse i lavori del Forum non solo ho accettato con entusiasmo ma ho portato avanti delle proposte concrete affinché questo programma non fosse una semplice celebrazione, una sorta di decorazione dei lavori del Forum, ma si inserisse invece organicamente all’interno di essi e parlasse delle tematiche ambientali con il linguaggio della musica. Tutti i compositori che ci hanno regalato nuovi lavori appositamente per quest’occasione – per citarne solo alcuni nomino Salvatore Sciarrino, Claudio Ambro- T contemporanea ra il 2 e il 3 ottobre Venezia sarà teatro del World Veni- ce Forum, manifestazione che affronta questioni cruciali legate all’ambiente e che sarà accompagnata da un nutritissimo programma di eventi musicali. Al direttore artistico della kermesse, Andrea Molino, chiediamo innanzi tutto che cos’è più precisamente questo Forum. Il World Venice Forum è un’iniziativa organizzata dall’Accademia internazionale di Scienze ambientali che mira a costituire un tribunale internazionale per i crimini contro l’ambiente. Quest’idea esiste già da alcuni anni, ed è stata presentata dal Dalai Lama insieme ad Adolfo Perez Esquivel, il Premio Nobel per la pace argentino, che è anche il presidente dell’Accademia (mentre Antonino Abrami è l'importante presidente vicario). Il Forum intende convocare a Venezia personaggi del mondo della politica, compresi capi di stato e di governo, della società civile, come diversi Nobel per la Pace, e naturalmente anche della cultura e dell’arte, per sostenere il progetto delle Corti Penali Internazionali per i crimini contro l’ambiente. Questo è forse l’aspetto più rivoluzionario del progetto, perché attualmente tali crimini – pensiamo soltanto a Chernobyl o a Bhopal – non sono sottomessi a una giurisdizione di tipo internazionale, per cui i responsabili possono tranquillamente rimanere a casa loro, protetti e impuniti. Ecco allora l’esigenza di creare – parallelo al Tribunale dell’Aja per i crimini contro l’umanità – un tribunale con sede a Venezia che abbia giurisdizione internazionale sulle questioni ambientali. E la musica come incontra questo progetto? Già nel passato ho lavorato e con grande passione sull’interazione tra tematiche a carattere sociale e operazioni musicali. Questa è un po’ la mia personalità, artistica e umana, quindi quando l’Accademia mi ha proposto di occuparmi Immagini di Bhopal (foto di Federica Palmarin e Raoul Girotto) Sarebbe impossibile dare conto di tutti gli eventi musicali che si susseguono o sovrappongono durante la fittissima due giorni del World Venice Forum, che ha inizio alle 8.30 del mattino e si conclude a tarda sera. Cerchiamo perciò di dare conto almeno delle prime assolute ideate appositamente per la manifestazione. Venerdì 2 ottobre ore 13.45, atrio del Conservatorio «B. Marcello» In collegamento live con Manchester, Gran Bretagna e con il Conservatorio «B. Marcello», Venezia – Michele Dall’Ongaro, Green Piece esecuzione simultanea da Manchester e Venezia – Luca Mosca, Cinque Piccoli scherzi, per flauto, clarinetto, violino e violoncello (in collaborazione con Manchester Camerata ed Ex Novo Musica) ore 20.00, atrio del Conservatorio «B. Marcello» In collegamento live con Hellerau-European Centre for the Arts, Dresda, Germania – Linda Buckley, Turn esecuzione simultanea da Dresda e Venezia (in collaborazione con Dresdner Sinfoniker, HellerauEuropean Centre for the Arts ed Ex Novo Musica) sabato 3 ottobre ore 15.30, Villa Herion In collegamento live con Vienna, Austria – Peter Ablinger, Opera nuova Ore 20.00, Basilica dei Frari Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia – Salvatore Sciarrino,Fluente per flauto e orchestra – Jennifer Walshe, Libris Solar, per voce e orchestra – Andrea Molino, Of Flowers And Flames, concerto multimediale in occasione del XXV anniversario del disastro di Bhopal – Claudio Monteverdi – Claudio Ambrosini, Orfeo, Sinfonia, per orchestra sini, Michele Dall’Ongaro e Luca Mosca, con le due giovani irlandesi Jennifer Wlashe e Linda Buckley – si sono prestati a scrivere pezzi che hanno a che fare, in modo più o meno astratto, con le tematiche del Forum. Un altro aspetto a mio avviso piuttosto interessante è quello del ricorso alle tecnologie della comunicazione in campo artistico e musicale. Grazie al loro utilizzo noi potremo inserirci nell’ambito del Forum con una serie di connessioni live da posti diversi di Venezia e anche da luoghi lontani come l’Inghilterra, l’Australia, la Nuova Zelanda, la Germania o l’Austria. Diversi partner internazionali si collegheranno in diretta con Venezia offrendo dei contributi musicali, mentre in altri momenti ci saranno musicisti che in punti diversi della città suoneranno contemporaneamente e saranno sincronizzati attraverso internet. Per cui per esempio la sera del giorno 2 l’Orchestra Sinfonica di Dresda suonerà in sincrono con l’Ensemble Ex Novo di Venezia in un brano inedito di Linda Buckley. (l.m.) ◼ contemporanea — 45 Un’opera multimediale sul disastro dimenticato di Bhopal sto un imperativo categorico: i materiali visivi non avrebbero dovuto essere in alcun modo una sorta di illustrazione della musica, e allo stesso tempo la musica non avrebbe dovuto fungere da accompagnamento delle riprese. Al contrario l’intera composizione doveva essere organicamente unitaria. Parlando del lavoro su Bhopal, tengo a sottolineare il fatto che non ho scritto una nota prima di andare in India: volevo che i materiali raccolti sul luogo – visivi ma anche ritmici – influenzassero l’aspetto creativo della composizione. Per fare solo un esempio, ho chiesto ad alcune persone legate al movimento per la ricerca della giustizia di Bhopal di accompagnarci nella fabbrica – che adesso è una specie di affascinante sito di archeologia el 1984 la fuga di quaranta tonnellate di isociaindustriale – e colpire lo scheletro metallico dell’insediamennato di metile, prodotte dalla multinazionale americana Union to con dei bastoni e delle mazze, creando un ritmo che succesCarbide presso la fabbrica indiana di Bhopal, causarono la sivamente sarebbe entrato a far parte del pezzo. La musica inmorte immediata di circa 1800 persone, secondo le fonti ufficiali, e ne avsomma non è un’illustrazione astratta, ma diventa un tutt’univelenarono da 150000 a 600000, a seconda delle stime. La contaminaco con il video, e questo per me è esteticamente una necessizione di quelle terre è ancora attiva. Su questo disastro ambientale Antà assoluta. Ricerco un modo diverso di costruire un rappordrea Molino, dopo un mese passato sul luogo con un’équipe di videoperatoto tra aspetti visivi e acustici: così ri, ha composto l’opera multimediale Of come in altri miei lavori, la musica Flowers And Flames, che trae il tiTestimonianze da Bhopal che sto finendo di scrivere in quetolo dalla frase di uno dei sopravvissuti. sti giorni non sarà pensabile senIl sottotitolo invece è To Those Who Federica Palmarin, autrice e regista del video utilizzaza video, e viceversa. E spero che Were There, For Those Who Weto per Of Flowers And Flames, ci dà un telegrafico spaccato della situazione in cui attualmente versano gli abiquesto sia percepibile da chi il 3 otre Not, dove questi ultimi non sono sotanti di Bhopal: «La realtà è veramente tragica, molto tobre verrà alla basilica dei Frari lo coloro che non hanno avuto esperienza di più di quanto si possa immaginare da lontano. La (cfr. box a p. 44, ndr) per assistediretta della tragedia, e che quindi hanfabbrica non è mai stata bonificata e lì intorno tutt’ora re al lavoro. no bisogno di una narrazione per potervivono più di 20.000 persone. Anche semplicemente camminando si sente il forte odore degli agenti chimiCome mai la scelta di un luogo così ne comprendere la portata, ma anche coci che sono fuoriusciti durante l’esplosione. In più l’acparticolare? loro che, pur non essendo stati presenti qua è ancora contaminata, e gli abitanti la bevono quoÈ stata una serie di coinciden– talvolta non ancora nati – al momentidianamente. Il panorama è desolante, agghiaccianze, che però ha donato un merato del disastro ne portano ugualmente le te. Greenpeace ci aveva fornito delle protezioni ma alla fine abbiamo smesso di usarle, perché faceva tropviglioso valore aggiunto al noconseguenze, come per esempio un elevapa impressione vedere a pochi passi bambini e animastro progetto. Da un lato esisteto numero di bambini nati malformati: li che scorazzavano davanti a noi senza alcun tipo di va un rapporto personale tra i rele cosiddette «vittime di seconda generaprecauzione». sponsabili della Basilica e l’Accazione». Chiediamo al musicista come è Anche Raoul Girotto, executive producer del progetto e parte dell’équipe che ha realizzato i materiali video, sottolinea le demia internazionale di Scienze strutturato questo lavoro. condizioni in cui venticinque anni dopo il disastro la gente ambientali. Dall’altro la Fenice e Il progetto è stato anticipato da continua a vivere nell’indifferenza generale. «Spero che la sua orchestra, che con grande altre occasioni in cui mi sono troquesto evento possa contribuire a richiamare l’attenzione passione hanno appoggiato quevato ad affrontare questioni civisulla situazione devastante che abbiamo trovato a Bhopal. Per questo vorrei approfittare per ringraziare qui chi ha reso sto progetto, per motivi di cali attraverso la musica e le immapossibile quest’iniziativa, cioè – oltre al sostegno del Casinò lendario non potevano mettergini. Per esempio nel 2000 ho readi Venezia, da sempre sensibile a operazioni che uniscono ci a disposizione i loro spazi per lizzato un’iniziativa sul tema delarte e solidarietà – Gianluca Pecchini, direttore generale il concerto. Ma in realtà la cornila pena di morte, creando ad hoc della Nazionale Italiana Cantanti – che del resto già nel 2005 si era occupata dei problemi dell’India sovvenzionando ce meravigliosa dei Frari regaleun concerto multimediale che si la costruzione di una scuola nella zona di Dharamsala – e rà anche un’emozione in più, diserviva di materiali video girati presidente dell’Associazione Umanità senza Confini». (l.m.) venterà – teatralmente – parte da Oliviero Toscani nelle prigioni integrante del progetto. (l.m.) ◼ americane. Già allora mi ero po- «Of Flowers And Flames» di scena ai Frari contemporanea N